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MARIA TROVATO

RITRATTO D’IGNOTO MARINAIO- ANTONELLO DA MESSINA

Data 1465-1476
Museo Museo Mandralisca, Cefalù
Tecnica olio su tavola
Dimensioni 31×24,5 cm

RITRATTO D’UOMO: IL GRANDE CAMBIAMENTO


I cambiamenti che Antonello da Messina apportò al genere della
ritrattistica furono notevoli. In Italia nel 1400 la ritrattistica veniva
rappresentata attraverso le effigi che comparivano sulle medaglie.
In queste rappresentazioni il volto del soggetto appariva sempre di
profilo.
Il ritratto con il volto di tre quarti o di fronte, in origine approdò in
Italia grazie ai dipinti dei pittori fiamminghi. Van Eyck, Hans
Memling, furono esempi che influenzarono il genere e anche la
cultura di Antonello.
Tuttavia questi straordinari artisti non si limitarono a cambiare la
posizione del soggetto, ma ne indagarono gli aspetti più specifici
del volto: ne ritrassero i dettagli, indugiando su particolari
caratteristiche morfologiche, illuminando imperfezioni e catalogando minimi tratti del viso.

ANTONELLO DA MESSINA E I PITTORI FIAMMINGHI


Il soggetto è vittima di una sorta di scrutamento impietoso in cui tutto ciò che è visibile, reale, deve essere
riportato sulla tela. Antonello da Messina va oltre. Non si limita a seguire gli insegnamenti dei fiamminghi
utilizzando il suo straordinario talento per riprendere nei minimi dettagli il soggetto del ritratto, ma ne indaga
anche gli elementi psicologici.
Questa è la grande differenza rispetto ai fiamminghi e in generale la novità che Antonello introduce nella
storia dell’arte.

I ritratti dei pittori fiamminghi sono inespressivi, impersonali e privi di qualsiasi elemento che ne richiami il
carattere. Antonello invece indaga il soggetto.

RITRATTO D’UOMO – RITRATTO D’IGNOTO MARINAIO: ANALISI DELL’OPERA


In questo dipinto intitolato RITRATTO D’UOMO – RITRATTO D’IGNOTO MARINAIO, coglie il sorriso beffardo
del soggetto, lo sguardo ironico, l’intelligenza velata, la smorfia beffarda delle labbra.
L’artista rappresenta un personaggio sfuggente che passa da uno sguardo ironico ad una smorfia irriverente
che lo rende enigmatico. Qualsiasi tratto del volto è una prova di questa ricerca.

Antonello vuole mostrare un personaggio non passivo ma in continuo movimento, come se in un attimo
attraversassero il volto dell’uomo espressioni diverse. Osservando meglio il soggetto si viene attirati dalla sua
affabilità ma contemporaneamente si prova un senso di smarrimento di fronte alla sua ironia.

Anche gli abiti sono dipinti con ricchezza di dettagli fino alla impressionante resa degli occhielli e dei bottoni.
Ma ciò che colpisce di più è la dinamicità del volto.
L’uomo sembra spostarsi mentre osserva lo spettatore che a sua volta rimane in dubbio sulla natura benevola
o maligna del soggetto.
Mentre si osserva il volto dell’uomo si esplora la sua personalità e si sviluppano congetture fantasiose o
verosimili sul suo carattere, sulla sua storia, sul suo ruolo. L’immenso talento di Antonello da Messina si può in
parte ammirare in questa storia narrata attraverso le vicissitudini di un volto.

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