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INTRODUZIONE AL MEDIOEVO

La mentalità

La mentalità medievale era, nella sostanza, molto diversa dalla nostra. Alcune riflessioni saranno
utili per chiarire in che senso va intesa tale diversità (occorre imparare a procedere attraverso
contestualizzazione e confronto).

Il Medioevo inizia, convenzionalmente, con un evento percepito come catastrofico, ossia la caduta
dell’impero romano d’Occidente (476 d. C.); tale evento è accompagnato dalle invasioni barbariche
e dalla diffusione, progressiva e tenace, di una religione mediorientale (il cristianesimo), i cui
cardini erano profondamente estranei alla tradizione romana. Ne deriva una sensazione diffusa di
angoscia ed estraneità, almeno per tutto l’alto Medioevo (età feudale).

La caduta dell’impero romano d’Occidente porta con sé la fine della forza centripeta di Roma;
l’Europa occidentale e parte del Nord Africa diventano dominii dei barbari, cioè di quei popoli del
Nord la cui organizzazione sociale e politica è rudimentale, se paragonata a quella romana. Le
prime evidenti conseguenze di queste trasformazioni riguardano la vita materiale: ad esempio,
poiché nessuna autorità centrale si preoccupa più di garantire la manutenzione delle strade, la rete
viaria, che Roma aveva diffuso capillarmente nel territorio imperiale, decade e si frammenta,
isolando i luoghi e le regioni. In tutta Europa, infatti, la vegetazione riprende il sopravvento
(riforestazione) e diventa molto difficile, nonché pericoloso, viaggiare. Col tempo, la natura appare
sempre di più come un elemento temibile, perché o ignota, o incontrollabile. Inoltre, l’assenza
dell’autorità centrale romana rende progressivamente inutile per il popolo conoscere il latino, cioè
la lingua con cui si tenevano i contatti con l’amministrazione (con la conseguente nascita dei
volgari).

La vita spirituale, poi, è profondamente modificata dal cristianesimo e, in ogni caso, da un


atteggiamento genericamente religioso nei confronti della realtà. Si considerino le seguenti
osservazioni:

“Tutto è permeato di religione” (A. Hauser, Storia sociale dell’arte)

“Popolo di credenti, si dice volentieri, per caratterizzare l’atteggiamento religioso dell’Europa


feudale. Se si intende dire, così, che qualsiasi concezione del mondo da cui fosse escluso il
soprannaturale restava profondamente estranea agli spiriti di quell’epoca; che, più precisamente, la
loro visione dei destini dell’uomo e dell’universo si inscriveva quasi unicamente nel disegno
tracciato dalla teologia e dall’escatologia cristiana, nelle loro forme occidentali, nulla di più esatto”
(M. Bloch, La società feudale, 1949)

“L’uomo medievale viveva effettivamente in un mondo popolato di significati, rimandi, sovrasensi,


manifestazioni di Dio nelle cose, in una natura [...] in cui un leone non era solo un leone, una noce
non era solo una noce, un ippogrifo era reale come un leone perché come quello era segno,
esistenzialmente trascurabile, di una verità superiore” (U. Eco)

Per sintetizzare e confrontare alcune caratteristiche della mentalità romana e di quella medievale, si
consideri la seguente schematizzazione:

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Mentalità romana Mentalità medievale (in particolare,
altomedievale)
 Centralità dell’uomo (antropocentrismo,  Centralità di Dio (teocentrismo),
humanitas), all’interno di un cosmo all’interno di un cosmo gerarchicamente
gerarchicamente ordinato. Prospettiva ordinato. Prospettiva teleologica.
teleologica.  Atteggiamento passivo nei confronti della
 Atteggiamento demiurgico nei confronti natura (la natura è segno di Dio e,
della natura (la natura è manipolata per pertanto, va osservata e interpretata in
soddisfare i bisogni della civilizzazione). chiave religiosa, per indovinare la
 Politeismo. volontà del creatore).
 Primato della dimensione politica  Monoteismo.
(officium, negotium) su quella privata e  Primato della dimensione familiare e, in
familiare. Mos maiorum. particolare, del rapporto con la comunità
 Il civis come modello di uomo ideale. dei credenti, sulla dimensione politica.
 Il santo come modello di uomo ideale.

Ovviamente, la schematizzazione non evidenzia il fatto che fra le due mentalità esistevano non solo
differenze, ma anche alcuni punti di possibile contatto; ad esempio, il diffondersi a Roma di alcune
filosofie ellenistiche, quali lo stoicismo e anche l’epicureismo, aveva da tempo messo in crisi la
centralità del civis e le avevano sostituito quella del sapiens (che, per essere davvero beatus, doveva
raggiungere aponia ed atarassia.

Ci sono altri punti di consonanza, fra le due mentalità:


 l’idea che la storia sia un progressivo allontanamento da una condizione di perfezione (con
tanto di prove del fatto che il mondo è nella fase di declino; motivo del mundus senescit);
 l’idea che l’uomo sia superiore agli animali e possa farne ciò che vuole;
 l’idea che la ragione (ratio) accomuni l’uomo, il cosmo e dio;
 l’intellettualismo etico (se conosco il bene, non posso non farlo. Perciò, devo impegnarmi a
sviluppare la conoscenza, studiando e meditando, perché è mia responsabilità scegliere il
bene. L’ignoranza porta al male: chi sceglie di non intraprendere la via della sapienza è
responsabile del suo male);
 l’idea, di ascendenza platonica, che il corpo imprigioni l’anima e che l’anima aneli a
ritornare nel mondo spirituale da cui si è separata, quando è stata infusa nel corpo.

Tuttavia, fondamentalmente le due mentalità, romana e cristiana, erano per molti aspetto antitetiche,
al punto che, per alcuni secoli, i cristiani furono perseguitati (e si pensi che i Romani erano molto
tolleranti rispetto ai culti degli altri).

L’Alto Medioevo è, dunque, pervaso dal senso della catastrofe: il mondo, come lo si era conosciuto
per secoli, perde il suo baricentro (Roma) ed è costretto a reinventarsi un’identità. Sarà solo con
l’anno Mille (Basso Medioevo) che l’Europa uscirà da tale percezione.

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L’atteggiamento nei confronti della natura

Videmus nunc per speculum in aenigmate, tunc autem facie ad facies, “ora vediamo come attraverso
uno specchio, allora vedremo faccia a faccia” (Paolo, Corinzi, I).

“L’uomo medievale viveva effettivamente in un mondo popolato di significati, rimandi, sovrasensi,


manifestazioni di Dio nelle cose, in una natura [...] in cui un leone non era solo un leone, [...] un
ippogrifo era reale come un leone perché come quello era segno, essenzialmente trascurabile, di una
verità superiore.” (U. Eco)

Questa “eccezionale sensibilità alle pretese manifestazioni soprannaturali suscitava negli animi una
costante e quasi morbosa attenzione a qualsiasi specie di segni, sogni, allucinazioni” (M. Bloch, , La
società feudale, 1949)

L’atteggiamento del Medioevo nei confronti della natura è non – scientifico, ma mistico e
genericamente religioso. Ciò produce timore (la realtà è inconoscibile, nel suo vero significato, e
dunque è misteriosa) e disinteresse nei confronti di un’indagine empirica della natura: l’uomo non
indaga ciò che gli sta intorno, ma decifra ed interpreta quelli che sono visti come puri e semplici
segni. In questa attività, l’uomo medievale è preso da una vera e propria frenesia, attento com’è a
scovare segnali e indizi, a cercare Dio e il diavolo nelle cose e negli avvenimenti.

Che cosa scopre l’uomo medievale in questo suo furor interpretativo?


1. Nella realtà in cui l’uomo è immerso agiscono le forze superiori del Bene e del Male: al di là
di qualsiasi evento, infatti, stanno angeli e demoni. La realtà vera si intravede nei segni e nei
sogni, in cui essa si manifesta. Tutto ha un sovrasenso e questo sovrasenso è mistico,
religioso. Lo spazio è il regno di Dio; esso è stato creato secondo un ordine razionale ed ha
un fine ben preciso, noto solo a Dio. Dio è il sommo bene, cioè la razionalità. Lo spazio
naturale, in cui l’uomo agisce, gli parla attraverso segni e simboli. Si può conoscere la verità
studiando le Sacre Scritture e le opere dei teologi: né le une, né le altre possono essere
contraddette (auctoritas).
2. Il tempo umano è solo un frammento di eternità e la storia si sviluppa andando verso Dio ed
il giudizio universale. La storia conosce tre tempi: creazione, incarnazione, giudizio finale. Il
tempo è di Dio. Tema del mundus senescit.

Il dualismo bene – male, verità – apparenza, divino – umano si ritrova anche nell’idea
medievale del rapporto corpo – anima.

In sintesi:

 Dio è al centro (senso e fine ultimo dell’esistenza)


 La natura, creata da Dio, è apparenza
 L’uomo è teso verso il mondo ultrasensibile e disprezza la realtà, in quanto inconsistente
 Il santo è l’uomo ideale

Il carnevalesco
Si potrebbe pensare che il Medioevo sia stato abitato da un popolo di santi, tutti dediti alla
mortificazione della carne e alla preghiera. Tuttavia, come ha dimostrato M. Bachtin, nel Medioevo
c’è spazio per il cosiddetto carnevalesco, che permea la cultura popolare, ma non solo.
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Bachtin infatti afferma: "I divertimenti di tipo carnevalesco e le azioni o i riti comici ad essi
collegati, avevano un ruolo enorme nella vita dell'uomo del Medioevo. Oltre al carnevale [...] si
celebrava la 'festa dei folli' e la 'festa dell'asino'; ed esisteva anche uno speciale 'riso pasquale'
libero, consacrato dalla tradizione. Inoltre, quasi tutte le feste religiose avevano un loro aspetto
comico, pubblico e popolare, anch'esso consacrato dalla tradizione. [...] L 'atmosfera carnevalesca
(..) regnava egualmente in alcune feste agricole, come la vendemmia. che era celebrata anche in
città. Il riso accompagnava anche le cerimonie e i riti civili della vita di ogni giorno: buffoni e stolti
vi partecipavano sempre e parodia vano tutti i diversi momenti del cerimoniale serio. [...] Tutte
queste forme, organizzate sul principio del riso, [...] sembravano aver edificato accanto al mondo
ufficiale un secondo mondo e una seconda vita, di cui erano partecipi, in misura più o meno grande,
tutti gli uomini del Medioevo e in essi vivevano in corrispondenza con alcune date particolari. Tutto
ciò aveva creato un particolare dualismo del mondo."

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