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QUADRO STORICO

Verso il 1896 la grande depressione originatasi intorno al 1873 può dirsi risolta. Per l’economia
mondiale inizia una fase di ripresa e di sviluppo economico che, a parte qualche periodo di
rallentamento e di caduta, si protrarrà fino al 1929; ciò ha indotto gli storici a parlare di seconda
rivoluZIone industriale. E’ in questo clima di effervescente espansione e di egemonia capitalistica che
si determinano profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali, trasformazioni che, a loro
volta, creano quel disagio espresso da tanti intellettuali e artisti che lo choc della modernità o
esalteranno incondizionatamente o rifiuteranno. E’ proprio nelle opere di questi artisti e scrittori che
si ritrova quella sensazione di disorientamento all’interno di un’epoca caratterizzata dal progresso e
dalla razionalità. Artisti quali Eduard Munch riuscirono infatti a raccontare nei propri dipinti lo stato
d’animo comune a tanti intellettuali. Con la realizzazione del dipinto ” L’urlo”, risalente al 1893, Munch
sembrava esprimere attraverso delle linee molto grossolane che lo caratterizzano come pre-
espressionista, una critica estrema e assoluta nei confronti di ogni valore positivo e progressivo, fino a
creare nell’uomo quel senso angoscioso che lo porta a distaccarsi dalla realtà.
Altri intellettuali e scrittori quali Svevo, Proust e Joyce esprimevano la loro percezione della realtà
attraverso i pensieri e i punti di vista dei protagonisti delle loro opere; protagonisti che attraverso una
coscienza pluripersonale e una molteplicità dell’io riuscivano a riappropriarsi dei frammenti della
realtà.
La rivoluzione scientifica e la formidabile espansione tecnologica portano a completa maturazione lo
sviluppo imperialistico voluto dalla grande borghesia e iniziato negli ultimi decenni del
diciannovesimo secolo. Il nuovo capitalismo monopolistico esporta ed investe enormi capitali negli
Stati più arretrati o nelle colonie per meglio sfruttarne le risorse e ricavare più alti profitti.
L’imperialismo esercita in tal modo un’egemonia mondiale, ma crea enormi squilibri. Il divario tra
Paesi ricchi e Paesi poveri, tra aree di sviluppo e aree di sottosviluppo si allarga, sia a livello
internazionale che nazionale. In Italia, ad esempio, si accentua lo squilibrio tra il Nord, sempre più
industrializzato, e il Sud di fatto escluso dal moto ascendente del resto del Paese; la questione
meridionale pertanto diviene ancor più grave e drammatica. Proprio quando l’impetuosa borghesia
europea giunge a conquistare il mondo e a stabilizzare la propria egemonia, si affacciano per essa i
primi segni di minaccia. Stati Uniti e Giappone infatti si inseriscono prepotentemente in ambito
internazionale e contendono da pari con i più forti stati del vecchio continente. Ciò provoca scontri e
conflitti economici sempre più numerosi e violenti; ben presto questi conflitti da economici si
trasformano in politici coinvolgendo negativamente le relazioni diplomatiche tra i vari Paesi. Infatti i
vertici degli Stati sono a tal punto assoggettati al grande capitale delle banche, ai grandi monopoli, da
non essere più in grado di comporre le tensioni tra le varie potenze. E’ in questo clima di guerra
economica che maturano i virus che in seguito scateneranno il primo conflitto mondiale e il senso
angoscioso di un’epoca al tramonto.
Purtroppo il decollo industriale non avviene senza contraddizioni. Infatti i costi dell’industrializzazione
ricadono soprattutto sulle classi lavoratrici, determinando un conflitto tra la classe borghese e il
proletariato, che porterà ad una crisi della società europea. Inoltre l’industrializzazione diffonde i
primi sintomi di malessere urbano, di inquietudine sociale, di perdita della propria identità in una
società che si avvia a diventare sempre più di massa.
La crisi della società causò anche una cultura della crisi. La scienza, infatti, che nell’Ottocento, grazie ai
suoi grandi progressi, aveva raggiunto il suo massimo prestigio, presentandosi come unica
dispensatrice di verità, veniva ora messa in discussione.
La fine dell’Ottocento si caratterizzava quindi per la crisi del sapere scientifico e dell’idea positivistica
di razionalità e di progresso in cui la borghesia liberale si era lungamente riconosciuta. Questa crisi
epistemologica portava al crollo dei fondamenti tradizionali, cosicchè le geometrie euclidee venivano
sostitute da nuovi linguaggi matematici, la teoria dello spazio e del tempo, che Newton aveva posto
alla base della sua descrizione della natura, subiva una trasformazione secondo cui non era più ovvio
che qualsiasi fenomeno fisico fosse ordinabile nel tempo indipendentemente dalla sua collocazione
nello spazio; e a ciò si aggiungeva la teoria della relatività elaborata da Albert Einstein. Decisivo per
questa crisi fu inoltre l’intervento di alcuni filosofi quali Friedrich Nietzsche che poneva sotto una
critica radicale le strutture del pensiero occidentale: scienza, metafisica, morale, religione; Henri
Begson che riformulava la concezione del tempo basandosi sulla dimensione qualitativa della durata;
e Sigmund Freud che con la fondazione della psicoanalisi rivoluzionava la struttura della coscienza. Il
pensiero di questi filosofi, particolarmente di Nietzsche e di Freud, mise in discussione la razionalità
positivistica e i valori della cultura borghese a partire dalla consapevolezza della repressione della
dimensione istintuale degli uomini.
Fin dal 1912 l’economia europea registra una leggera stagnazione, determinando, all’interno degli
Stati, acuti conflitti sociali che si accompagnano a forme di governo sempre più autoritarie e
repressive. La saturazione dei mercati apre la strada alla guerra, unitamente ad altre cause che vanno
cercate nella permanente tensione sia tra Francia e Germania per l’Aslazia e la Lorena, tolte alla
Francia sin dal 1870, sia tra Austria e Russia per il controllo dei Balcani. Queste tensioni avevano
portato ad un irrigidimento degli schieramenti internazionali: da una parte la Triplice Alleanza tra
Germania, Austria e Italia; dall’altra la Triplice Intesa tra Francia, Inghilterra e Russia. Ma tra le cause
del primo conflitto mondiale si deve annoverare anche la volontà di guerra della grande borghesia
capitalistica per creare una diversione alle lotte politiche e sociali interne, sempre più intense per la
pressione delle classi lavoratrici e per la resistenza opposta dai ceti industriali. La guerra fu quindi
accolta, in un primo momento, con grande entusiasmo da alcuni intellettuali, che vedevano nel
conflitto mondiale un evento purificatore che avrebbe sottratto l’Europa a una condizione stagnante.
Tuttavia le conseguenze causate dalla Prima Guerra Mondiale portarono tutta l’Europa a una grave
crisi, non solo economica ma anche morale. La morale, infatti veniva messa in discussione dal rifiuto
del suo fondamento primo, il dovere, che aveva portato milioni di uomini alla morte. La crisi sul piano
intellettuale si manifestava in un radicale allontanamento dalle posizioni razionaliste, secondo una
tendenza che già aveva caratterizzato il periodo tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX. Molto
importante nell’espressione di questo nuovo disagio e disorientamento, già avvertito alla fine del
1800 da molti intellettuali che misero in crisi tutto il sapere della cultura occidentale, fu ” l’Europa
smarrita”, un saggio realizzato nel 1922 dallo scrittore austriaco Robert Musil, nel quale affermava:
“….La vita continua esattamente come in passato, un po’ indebolita forse, colle prudenze tipiche della
convalescenza; la guerra ci è apparsa più simile al carnevale (…) e la rivoluzione è finita in parlamento.
Siamo dunque stati tutto senza tuttavia cambiare niente, abbiamo visto molto e nulla imparato (…).
Non ci è restato addosso se non un senso di disagio pieno di stupore. Un disagio …”.

FRIEDRICH NIETZSCHE
Nel processo di demitizzazione della cultura occidentale avviato alla fine dell’Ottocento, Nietzsche
occupa un posto centrale.
La filosofia di Nietzsche è volta infatti a distruggere quei valori, miti e credenze che venivano elevati a
verità assolute nell’epoca del Positivismo. In realtà Nietzsche riteneva che quelle certezze (metafisiche,
morali, religiose, ecc) fossero state costruite dall’uomo, e che servissero a questo stesso per poter
sopportare il caos della vita. Questi valori, infatti, da lui stesso creati, erano frutto di un’invenzione
sorta dalla necessità di sopravvivenza in un mondo mosso dal disordine. Da ciò egli arrivava a definire
quella che finora era stata considerata una verità assoluta, come una verità menzognera, una falsità
che andava messa in discussione dallo stesso filosofo. Tutte le certezze secondo Nietzsche che
stavano alla base della civiltà occidentale e dalla razionalità del Positivismo nascevano dalla
repressione della dimensione istintuale consolidatasi nel tempo nella morale comune che portava
però alla negazione dell’aspetto vitale dell’uomo.
La filosofia di Nietzsche è quindi portata a distruggere queste credenze, partendo dall’analisi del
proibito, dell’aspetto istintuale degli uomini per arrivare all’accettazione dell’irrazionalità della vita,
dalla quale scaturisce l’amore per essa.
Quest’accettazione della vita nel suo aspetto crudele, doloroso e irrazionale oltre che gioioso è sorta
nel pensiero nietzscheano in seguito all’influenza esercitata su di lui da Schopenhauer. Fu proprio di
fronte al pessimismo schopenhaneriano, secondo cui l’uomo non trova risposta al suo continuo
soffrire in un modo retto da un principio irrazionale, che Nietzsche trova rimedio alla sofferenza
umana attraverso l’accettazione della vita in tutta la sua bellezza, ma anche nel suo lato più
disordinato e torbido. Quest’accettazione della vita può avvenire solo attraverso il recupero della
dimensione istintuale degli uomini che Nietzsche avvia con la sua opera. “La nascita della tragedia”
(1871) dove egli porta avanti una vera e propria analisi della tragedia greca, considerata da lui la
massima espressione artistica e culturale perché momento di incontro del duplice aspetto dello
Spirito Greco, l’Apollineo e il Dionisiaco. Apollo rappresenta l’armonia, l’ordine, l’equilibrio e la
bellezza; Dionisio la vitalità, il desiderio di vivere, il caos. Apollo è lo spirito che si rassegna e accetta la
vita racchiudendola in forme stabili e armoniche come è avvenuto nella civiltà occidentale, Dionisio è
lo spirito che fa esperienza del caos, che liberandosi dalle barriere culturali afferma ed esalta la vita,
come il lato istintuale e vitale dell’uomo finora represso dai valori morali. L’emergere della civiltà
occidentale ha avuto inizio quando Socrate pose fine alla tragedia negando lo Spirito Dionisiaco, e
recidendo quindi le radici vitali dell’uomo, dando vita alla menzogna dei valori morali e alla
decadenza. La morale di questa civiltà risulta infatti una falsità, in quanto nata non dalla “voce della
coscienza”, ma dalle autorità sociali, dall’assoggettamento dell’uomo alle direttive fissate dagli
esponenti delle élites dominanti. Questa morale ebbe origine al momento in cui la morale degli
schiavi improntata sui valori anti-vitali, di sacrificio di sé e di abnegazione, ebbe il sopravvento sulla
morale dei signori, espressione di vitalità, forza, e fierezza. La morale quindi nacque dal risentimento
e dall’invidia degli schiavi, dei più deboli, degli impotenti per i signori, i più forti, gli uomini potenti, ai
quali i primi imposero le loro limitazioni quali per esempio l’incapacità di vivere come delle regole o
principi morali a cui attenersi. Alla critica della morale e alla trasvalutazione dei suoi valori, Nietzsche
affianca la critica dello storicismo, accusa infatti la cultura occidentale di estremo storicismo, fondato
su una concezione lineare del tempo.
Questa interpretazione dell’esistenza umana si muove sulla base del prima e del poi, ossia su continui
riferimenti al passato, che l’uomo in virtù di una sorta di meta, di scopo, proietta nel futuro, senza mai
vivere nel presente, reprimendo quindi e negando ancora una volta il suo principio di vitalità. In realtà
Nietzsche proponeva una nuova chiave di lettura del mondo: la scienza. La scienza come lui la
intendeva però, si distaccava parecchio da quella tradizionale che pretendeva di racchiudere in leggi e
principi oggettivi la razionalità e l’ordine, inesistenti, peraltro, del mondo. La sua scienza è infatti
analisi critica, esercizio del dubbio, diffidenza metodica. Portavoce di questa nuova visione della
scienza è lo Spirito libero che assume un atteggiamento scettico e coraggioso, pronto per la
valorizzazione di grandi progetti e l’esaltazione della grandezza dell’esistenza. Lo Spirito libero è colui
che con coraggio fa della vita un continuo esperimento, che non si china dietro dei valori prestabiliti,
ma creandoli egli stesso dà inizio ad un’esistenza libera e felice.
La critica mossa da Nietzsche alla cultura occidentale porta ad un vero e proprio crollo dei fondamenti
che avevano finora costituito i pilastri del sapere umano, causando nell’uomo una sensazione
angosciosa che approda prima al Nichilismo assoluto e che arriva al momento culminante con
l’annuncio della morte di Dio.
Col Nichilismo l’uomo perde tutte le certezze finora possedute e sente quindi di essere circondato dal
Nulla, perde la speranza di una dimensione sovrumana, di un mondo ideale contrapposto a quello
terrestre, dove avrebbe ritrovato la razionalità e l’ordine.
Il Nichilismo e la morte di Dio contrassegnano tuttavia la possibilità di una nuova esistenza non più
rispettosa e passiva di fronte ai principi della civiltà occidentale, ma attiva, pronta a riscoprire il lato
vitale a lungo represso. Il Nichilismo infatti mostra due aspetti, quello passivo tipico di coloro che
riconoscono l’insensatezza del mondo e vivono un sentimento di perdita e di dolore, per i quali nulla
ha più senso; e quello attivo, rappresentato da coloro che con coraggio saranno pronti a fare della
vita un continuo esperimento, distinguendosi dalla massa e dal suo atteggiamento rinunciatario.
Questo modello d’uomo viene definito Superuomo, massima realizzazione dello Spirito libero, che
deve la sua superiorità alla consapevolezza che oltre alla vita sulla terra vi è solo il nulla, che dopo la
morte di Dio è crollata l’illusione di un mondo ultraterreno.
La sua grandezza scaturisce da questa presa di coscienza che lo porta quindi a vivere in pieno e in
armonia col presente accettando la vita anche nei suoi lati più oscuri, come ” transizione e tramonto”
come Nietzsche stesso afferma nel brano “La morte di Dio e il Superuomo” da “Così parlò
Zarathustra”: “La grandezza dell’uomo è di essere un ponte e non uno scopo: nell’uomo si può amare
che egli sia una transizione e un tramonto”.
Strettamente legato al concetto di Superuomo vi è la volontà di potenza. Per volontà di potenza si
intende il modo di essere del Superuomo, una libertà creatrice, che si erge al di sopra del caos per
imporre alla vita stessa i propri valori e principi. La volontà di potenza è volontà di dominio sugli altri,
ma soprattutto è volontà della stessa volontà di affermarsi. L’uomo è ora cosciente dell’inesistenza di
un mondo ideale, e con la morte di Dio è arrivato alla resurrezione di se stesso, cioè padrone del
proprio destino, la sua volontà libera è pronta ad emergere. Soggetto di volontà di potenza, di
conseguenza, è colui che ha la forza per affermare le proprie prospettive del mondo. Realizzazione di
questo progetto è appunto il Superuomo.
La figura del Superuomo è perfettamente integrata nella dottrina dell’eterno ritorno in cui Nietzsche
elabora una concezione ciclica del tempo che si contrappone a quella lineare tipica della tradizione
ebraico-cristiana. Nietzsche stesso diceva nel brano “L’Eterno ritorno dell’uguale” da ” Così parlò
Zarathustra”: “Tutte le cose diritte mentono ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo”. La
concezione lineare, caratterizzata da una meta, da una destinazione a cui arrivare, non permetteva
all’uomo di vivere nel presente, ma al contrario lo portava ad affacciarsi continuamente nel passato
per proiettarsi poi nel futuro. La concezione ciclica, invece, afferma che gli eventi sono destinati a
ripetersi eternamente, proprio per questo vale la pena di vivere al meglio e pienamente ogni attimo
del presente, come se fosse eterno.
Infatti Nietzsche nel brano ” L’Eterno ritorno dell’uguale ” affermava “Ognuna delle cose che possono
camminare, non dovrà forse avere già percorso questa via? Non dovrà ognuna delle cose che,
possono accadere, già essere accaduta, fatta, trascorsa una volta?….” Ogni momento vissuto in
maniera completa sarà soggetto all’eterno ritorno e quindi si ripeterà in eterno. Per questa ragione il
Superuomo vuole la ripetizione dell’attimo, egli è infatti capace di vivere ogni attimo del presente in
maniera esauriente, e vuole che si ripeta.

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