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Ugo Foscolo è uno dei poeti più influenti della letteratura

italiana dell'Ottocento. Egli nacque a Zante, isola greca a


cui dedica una poesia molto celebre, conosciuta con il
titolo di A Zacinto. Questa poesia rievoca in pieno il
luogo natio di Ugo Foscolo. Il celebre poeta si formò e
studiò in Dalmazia, per poi trasferirsi successivamente
nella città di Venezia. Nel 1812 poi decise di trasferirsi
nella città di Firenze, in cui continuò la sua attività
poetica. Tra le liriche celebri del poeta si ricordano Alla
sera, in cui il poeta descrive la sera come unico
momento della giornata in cui riesce a rasserenarsi.
Molto celebri sono anche le poesie raccolte in Dei
Sepolcri e quelle contenute nell'opera letteraria Le
ultime lettere di Jacopo Ortis. I temi che ricorrono spesso
nelle liriche del Foscolo sono quelli della m orte,
dell'esilio, etc... ta di Ugo Foscolo: Ugo Foscolo nacque
1795 a Zante, isola greca da Andrea e Diamantina, a 10
anni viene arrestato perché assieme a una brigata di
monelli assaltarono un ghetto per liberare gli ebrei
rinchiusi.
Studiò in Dalmazia e poi raggiunse Venezia nel 1792. Era
un personaggio sospetto quindi si trasferì nella
Repubblica
Cispadana dove conobbe gli ideali di Napoleone.
Ugo Foscolo rientrò a Venezia, fu nominato segretario
della municipalità provvisoria, venne inviato in missione
presso Bonaparte ma rimane deluso dall’incontro. Il
trattato di Campoformio fu percepito da Ugo come la
fine dell’Italia.
Si trasferì a Milano, conobbe Parini e Monti, inizi a
scrivere Le ultime lettere di Jacopo Ortis. Si arruolò nella
Guardia Nazionale combattendo con i francesi. Dopo la
vittoria di Bonaparte andò in molte città. Nel 1808 fu
nominato professore di eloquenza all’Università di Pavia.
Nel 1812 Ugo Foscolo si trasferì a Firenze, si dedicò alla
poesia, nel 1813 Foscolo tornò a Milano mettendosi
come ufficiale al servizio del viceré per mantenere
l’indipendenza.Gli austriaci gli proposero di collaborare
ma egli preferì l’esilio. Morì nel 1827 a Londra
perseguitato da creditori.
Ugo Foscolo, poesie: Foscolo opera nel periodo
napoleonico. La sua produzione comprende vari generi
letterari, dal romanzo alla lirica, al teatro. In queste
opere, Foscolo essendo un neoclassicista, si intrecciano
tendenze neoclassiche volte alla ricerca di equilibrio,
armonia che si rifà all’antichità classica e dell’imitazione
dei greci e romani ed è anche un anticipatore del
romanticismo. Le tendenze neoclassiche si intrecciano
con quelle preromantiche caratterizzate dalle passioni,
espressioni di forti sentimenti. Importanti sono le
traduzioni di opere classiche o i saggi di critica letteraria.
Ugo Foscolo coinvolto intellettualmente ed
emotivamente nelle vicende dell’Italia e di Venezia prese
spunto dagli eventi politici e militari che caratterizzavano
periodo storico travagliato.
1798: Le ultime lettere di Jacopo Ortis: romanzo
epistolare autobiografico incentrato su due temi:

1. passione politica deluso dal trattato di


Campoformio del 1797
2.

3. sentimento d’amore assimilabile anche nell’opera di


Goeth. Foscolo nell’Ortis da libero sfogo alla
delusioni di Napoleone e traspone in Jacopo l’amore
per Teresa non corrisposto la sua passione per
Isabella Roncioni. Questo romanzo subì varie
rielaborazioni periodo in cui furono pubblicate varie
edizioni.
4.

1803: elaborò Poesie che comprendevano le lodi di


espressioni neoclassiche. I sonetti si possono dividere in:
1798-1802: primi otto ritenuti minori dalla critica, affinità
di contenuti con ortis per acceso autobiografismo,
ripresa di temi già presenti in Ortis.
1802-3: altri otto sono maggiori composti pur
riprendendo motivi romantici di impronta ortisiana ma
sono caratterizzati da armonia classica e da una
compostezza stilistica che li fa rientrare nel
neoclassicismo. Lui compone due famose lodi che
esaltano la bellezza femminile vista dall’autore come
valore assoluto.
A Luigia Pallavicini caduta da cavallo è dedicata alla
nobile donna caduta da cavallo su una scogliera. La
donna è descritta come una divinità, dea e diventa
simbolo della bellezza classica.
La seconda è stata composta per Antonietta Faniani
tornata a risplendere della bellezza dopo essere afflitta
da una malattia. Celebrata bellezza come serenità per
l’uomo.
Ugo Foscolo inizia a scrivere il poemetto Le Grazie, 1822
lo riprese ma rimase incompiuto, questo poema suscitò
nei nobili sentimenti negli animi degli uomini compiono
un azione civilizzatrice volta a liberare il genere umano
dalle passioni terrene, aggressività primitive. E’ un
esempio perfetto di neoclassicismo poetica e permette e
Foscolo di fuggire dalla realtà per trovare dei valori
ideali nel mondo classico antico della mitologia.
1806: scrive Il Carne dei Sepolcri pubblicato nel 1807
ideato in seguito a una discussione che aveva avuto sulla
validità dell’editto di Saint Cloud entrato in Italia che
vietava per motivi di igiene di seppellire i cadaveri
all’interno delle chiese e stabiliva che i cimiteri fossero
posti fuori dalle mura delle città. L’editto prescriveva che
le tombe fossero tutte uguali e solo in caso di uomini
illustri potevano valutare se porre sul sepolcro due
righe.Si fondono i due aspetti principali della poesia di
Foscolo, intimo che caratterizza i sonetti.
Il tema centrale del Carme è l’importanza del culto dei
morti e delle loro tombe ma non in senso religioso ma in
un senso civile, laico. Secondo Ugo Foscolo la memoria
degli uomini illustri deve portare l’uomo a crescere.
A Ugo Foscolo vengono attribuite 3 tragedie:

5. Trieste, incentrata sulle tematiche della morte e


dell’esilio che successivamente riprese nello Jacopo
Ortis e ispirate al modello Alfieriano.
6.

7. Ajace, trattava il tema della cortesia per l’eredità


delle armi di Achille e riguarda l’epica classica alle
minacce, non accetta che le armi di Achille
passassero in eredità ad Ulisse e le pretendeva
Ajace che si suicida. Lui rappresenta la virtù che si
rifà ad Agamennone che fa scattare l’ira di Achille
quando pretende la concubina di Achille che si ritirò
dal campo, che viene assimilato come Napoleone.
8.

9. la Ricciarda incentrata su tematiche amorose.


L’ammirazione di Foscolo per i classici è fondata
sulla traduzione e interpretazione di testi. Si dedica
allo studio e alla traduzione Il De Reum Natura (
natura delle cose in latino).
10.

Linguaggio
:
-è aulico, vuole rendere immortale la bellezza della
donna in cui trasforma Diana e Venere in divinità
immortali. pubblico e civile e quello privato
-poesia assume una funzione eternatrice proiettando la
bellezza in una dimensione infinita.
Pensiero e poetica:
-carattere passionale che lo portava a vivere delle forti
delusioni, partecipò alle vicende del suo tempo
intellettualmente e emotivamente. Le sue opere sono
autobiografiche.
-Pone confronto gli ideali e condizione reale dell’ uomo
nella storia che erano contrapposti ai valori ideali. Come
tanti altri intellettuali Foscolo visse profondamente il
messaggio spirituale che deriva dalla teoria che il mondo
e il uomo avevano un ciclo di vita limitato che si conclude
con la morte.
-scorrere del tempo porta a vicende storiche cosicchè le
opere degli uomini vengono distrutte dal tempo. In
questo processo la vita individuale di ciascuno risulta
essere effimera destinata a durare poco
-ricerca di uno scopo dell’esistenza umana, fu
influenzato dal pensiero di Gian Battista Vico che
credeva che il mondo fosse sottoposto a un processo di
trasformazione che puntava volto al progresso. In
questo senso l’esistenza umana è destinata alla
condizione bestiale alla civiltà e da ciò deriva
l’importanza dello studio della storia e del culto dei
grandi in grado di incitare negli animi a imprese storiche
e a ispirare ad opere elevate di qualsiasi tipo.
- Giunge ad una conclusione: la caducità della vita può
essere riscattata dalla sopravvivenza di alcuni nobili
ideali resi eterni dalla poesia. L’eternità viene resa dalla
poesia. In Foscolo vi è una sorta di idealismo in
contraddizione con il materialismo meccanicistico
influenzato a causa della circolazione delle idee
illuministiche. Questa prospettiva idealistica si alterna in
Foscolo però anche ad un cupo pessimismo indotto dal
materialismo e dalla meditazione sul suo tempo, tristi
vicende storiche che lo porteranno alla solitudine ed
esilio. Lui diventa perla generazione romantica Il vate
che è il profeta che indica gli ideali della vita. L’eroe
perdente che propone di credere nell’illusione di una
sopravvivenza umana dopo la morte attraverso il
perdurare dei valori e del perpetuarsi della memoria.
Ideali:
-libertà, concepita come conquista che comporta
l’impegno e la partecipazione dell’ individuo.
-patria intesa come una nazione libera da qualsiasi
governo assolutistico, da qualsiasi oppressore.
-gloria che si ottiene attraverso il forte sentire e l’azione
magnanima.
-amore, gli affetti famigliare, la bellezza.
Questi valori positivi non hanno un fondamento
oggettivo nella vita del uomo ma sono motivo di
consolazione.
Funzione della poesia: Secondo Foscolo la poesia ha
una funzione di celebrare e rendere eterna gli animi e gli
uomini che hanno difeso nel corso della loro esistenza.
La poesia diventa una strumento anche di educazione
morale e civile e assume funzione didascalica,
superando conflitto per creare un mondo di serenità e
armonia. Alla poesia vanno riconosciute tre funzioni
fondamentali:
-Funzione eternatrice della poesia
-Civilizzatrice: armonia con cui espressi gli ideali portano
gli uomini a coltivarli
-Rasserenatrice e consolatoria sollevando l’uomo per
appagarlo nel suo bisogno di perfezione e di assoluto.
Affermò questi principi in un'opera: Principi di critica
poetica, descrizione dell’epoca in cui visse Foscolo.
Ugo Foscolo, riassunto
Vita e opere: Nacque nel 1778 nell'isola greca di Zacinto
(Zante) da padre veneziano e madre greca. Nel 1792 si
trasferì a Venezia dove approfondì la lettura dei classici e
dei grandi filosofi. Molto giovane il poeta si incominciò
ad appassionare alla politica, ed appoggiò con
entusiasmo Napoleone Bonaparte, nella speranza che
riuscisse a creare una nazione libera ed unita.
Dopo il trattato di Campoformio, Napoleone, cedette
Venezia all'Austria e Foscolo, deluso da questa decisione,
si rifugiò per un po' di tempo sui colli euganei.
Qui compose il romanzo epistolare intitolato "Le lettere
di Jacopo Ortis".
Le composizioni di Foscolo rispecchiano sempre questi
ideali: l'amore per la politica e i tormentoni amorosi
Dopo l'ingresso degli Austriaci a Milano, Foscolo, decise
di andare in esilio volontario in Svizzera e poi in
Inghilterra dove in seguito morì nel 1827.
Pensiero: egli è considerato il massimo rappresentante
del Neoclassicismo, ma anche l'anticipatore di un nuovo
movimento culturale detto "Romanticismo".
Le prime parti delle composizioni di Foscolo rispettano
aspetti preromantici (inquietudine e tormento), in
seguito invece si accostano ad aspetti Romantici veri e
propri.
Nelle sue opere ricerca sempre la perfezione formale.
I temi dominanti sono come ho già detto: la passione per
la politica e la passione amorosa.
Le opere però hanno un fondo di pessimismo, però a
questo pessimismo l'uomo può reagire con le "illusioni
foscoliane" che sostengono sempre gli ideali dell'amore,
della giustizia, della bellezza e della libertà. La poesia
traduce queste illusioni in una forma d'arte che fa
rivivere gli antichi miti per illuminare di bellezza e di
armonia il presente.
Le opere di maggior importanza: Le lettere di Jacopo
Ortis, All'amica risanata, Le odi, dei sepolcri, a Zacinto,
alla sera; sono le opere di maggiore importanza.

Ugo Foscolo, sintesi


Vita:: la personalità di Ugo Foscolo è all’insegna della
contraddizione, oscilla tra stati d’animo opposti, e la sua
poesia porta i segni di questo squilibrio e della nuova
condizione di intellettuale, che fa i conti con la propria
autonomia.
Ugo Foscolo nasce nel 1778 a Zante, un’isola nello Ionio,
allora appartenente alla repubblica Veneta. La nascita in
un’isola legata alla cultura greca ha un certo rilievo
nell’amore per il mondo classico. Nel ’93 raggiunge la
madre a Venezia, è un adolescente ma alla lingua
materna, il greco, aggiunge preso un possesso profondo
dell’italiano e delle grandi lingue classiche. Ha modo di
farsi apprezzare nei prestigiosi ambienti letterari
veneziani. Si impegna a favore della Francia
rivoluzionaria ed è costretto a lasciare la città. Quando
Napoleone cede Venezia all’Austria con il trattato di
Campoformio, le posizioni ideologiche del giovane poeta
falliscono. Si sposta a Milano e pubblica le “Ultime lettere
di Jacopo Ortis”, l’ode “A Luigia Pallavicini caduta da
cavallo”. Tra il 1802-03 pubblica varie edizioni delle
“Poesie”: che comprende 12 sonetti e 2 odi. Nel marzo
del 1805 conosce a Parigi Manzoni, incontra
Pindemonte, al quale dedica il poemetto “Dei Sepolcri”.
Viene nominato professore di eloquenza latina e italiana
all’università di Pavia. Foscolo passa da una polemica
all’altra, viene censurata la tragedia “Ajace” poiché
vengono ravvisati riferimenti polemici a Napoleone e al
governo francese.
Dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia , si dedica alla
difesa del regno Italico nella sollevazione di Milano.
Fugge in esilio, prima in Svizzera, poi in Germania e
infine in Inghilterra. Sarà il periodo più duro per il poeta
in cui emergono i due aspetti della sua personalità: il
rispetto dei propri ideali e la dignità nella vita; e la ricerca
del lusso e il temperamento polemico. Ai problemi di
salute si aggiungono problemi economici, viene aiutato
dalla figlia e dai pochi amici, ciò nonostante riesce a
produrre una quantità di scritti: Lettere dall’Inghilterra,
ultimi ritocchi dell’Ortis, le Grazie, la Lettera apologetica
(appassionata difesa della propria coerenza politica).
Muore nel settembre del 1827.
Dall’illuminismo Foscolo deriva una visione laica della
storia e della società, nonché una solida prospettiva
materialistica. Vede l’intellettuale una coscienza
collettiva. Politicamente assume i tratti di un inquieto
giacobinismo e di una carica pessimistico-negativa nei
confronti delle strutture sociali esistenti. Egli attribuisce
alla poesia la gestione eroica dei grandi valori di civiltà
(Parini) e inoltre critica il potere reale e la borghesia per
la loro incapacità di trasformare i valori particolari in
valori generali (Parini e Alfieri).
Le Ultime lettere di Jacopo Ortis: La composizione di
quest’opera impegnò il poeta dai diciott’anni per tutta la
vita, la versione definitiva apparve a Londra nel ’17.
Dall'adolescenza alla maturità, nel corso delle diverse
redazioni, le lettere che il ribelle Jacopo indirizza
all'amico Lorenzo Alderani, vanno così adeguandosi al
mondo interiore dello scrittore e alla sua vitalità
passionale impetuosa e desiderosa di imporre il proprio
individuale «sentire». E Jacopo appare sì un tragico eroe
alfieriano, ma un eroe alfieriano che con tutta la sua
assoluta ansia di libertà contro la tirannide, scende dalle
remote e mitiche scene, e viene a vivere e a morire
nell'Italia borghese, prosaica e antieroica dell'ultimo
Settecento. Al tramonto del mito napoleonico e delle
grandi speranze libertarie e ugualitarie, il tragico scontro
con i limiti imposti dalla realtà presente si consuma,
infatti, in un'Italia «schiava, denudata, venduta» e in una
società storica e umana «foresta di belve». Sono
costituite de una raccolta ordinata di lettere indirizzare
da Jacopo all’amico Lorenzo Alderini, e alcune all’amata
Teresa e ad altri. La vicenda si snoda tra delusioni
politiche e amorose e termina con il suicidio del giovane
Jacopo. La sintassi è percossa da continue esclamazioni,
per favorire la complicità con il lettore.
I Sonetti e le Odi: Il canzoniere comprende 12 sonetti e 2
odi composti tra i venti e i venticinque anni. L’ode a
Luigia Pallavicini caduta da cavallo si ricollega al gusto
arcadico, All’amica risanata, dedicata all’amante del
poeta, è caratterizzata da una sensualità malinconica e
da una raffinatezza neoclassica, la bellezza della donna
corrisponde alla bellezza della poesia. Il modello del
canzoniere è senza dubbio simile a quello petrarchesco,
ma risulta decisiva la lezione pariniana per le odi e quella
di Alfieri per i sonetti. I temi sono vari: amoroso, politico-
culturali, e la tendenza all’autoritratto, e la psicologia
foscoliana all’insegna tra tensione e conflitto che si
percepisce nei 4 sonetti ultimi: Alla Sera, A Zacinto, Alla
Musa e In morte del fratello Giovanni.
Le Grazie: In quest’opera le due tendenze della poesia
foscoliana risultano divise e non complementari, come
accade invece nella produzione delle grandi opere. Le
due tendenze sono: il confronto diretto con il
presente(produzione civile) e la fuga verso un’idea
astorica e assoluta dell’arte (scrittura raffinata). A cause
del rientro a Milano e dei burrascosi eventi, il poema
rimase incompiuto. È strutturato in tre parti, tre inni
distinti: a Venere, a Vesta e a Pallade. Il primo dedicato
all’apparizione di Venere nel mare greco e delinea la
nascita della civiltà greca classica. Il secondo inno a Vesta
rappresenta il passaggio delle Grazie dalla Grecia
all’Italia, il poeta raduna tre donne a Firenze, celebrando
la bellezza della civiltà italiana. Nel terzo inno, che si
presenta più degli altri in forma di abbozzo, descrive la
fuga delle Grazie nella mitica Atlantide, per
l’imbarbarimento degli uomini e il degradamento del
mondo. Emerge un sentimento tragico della negatività
del presente, della precarietà della condizione umana, e
la bellezza serva a dare coerenza al passato, riscatto al
presente e senso al futuro.
Dei Sepolcri: La composizione del carme avviene tra il
1806 e il 1807. Proprio in quel periodo viene esteso
all’Italia l’Editto di Saint-Cloud, il quale stabiliva il divieto
di seppellire i morti all’interno delle zone abitate e
l’obbligo di prevedere la sepoltura in cimiteri
extraurbani. L’idea di questa nuova opera nacque molto
probabilmente per suggestione da una discussione
avuta con Pindemonte (dedicatario dell’opera, che scrive
un testo simile) e con altri amici sul tema delle sepolture.
Il testo può essere considerato un carme, una raccolta di
epistolae o un poemetto filosofico. È costituito da 295
endecasillabi, ed è divisibile in quattro parti. Nella prima
parte affronta il tema dell’utilità delle tombe e dei riti
dedicati ai morti. Chiarisce l’inutilità dal punto di vista
materialistico e laico ma sottolinea il senso legato alla
dimensione sociale dell’uomo e ai superstiti che lo
piangono e lo ricordano (porta l’esempio di Parini che
non è stato seppellito come meritava). Nella seconda
parte descrive i vari culti nel corso della civiltà. La terza
parte tratta il significato pubblico e privato, come le
tombe dei grandi comunicano il loro esempio per
stimolare i superstiti a proseguire l’opera (esempio di
Alfieri). La quarta parte, conclusiva, è introdotta da un
esempio mitico: il mare depose sulla tomba di Ajace le
armi di Achille. Una funzione centrale è assegnata alla
poesia, che come la tomba celebra le virtù presenti e
antiche per conservare il ricordo.

Biografia e opere di Foscolo


La vita di Ugo Foscolo: Ugo Foscolo nasce nel 1778 a
Zacinto, isola ionica sotto il dominio della Repubblica di
Venezia. Suo padre è veneziano e sua madre greca.
Quando muore il padre, nel 1792, la famiglia si
trasferisce a Venezia.
Qui Ugo Foscolo sente il fascino delle idee nate dalla
rivoluzione francese e diviene un convinto sostenitore
della politica di Napoleone Bonaparte: rimane però
profondamente deluso quando l'imperatore francese
cedette Venezia agli austriaci in seguito al trattato
Campoformio.
Costretto ad abbandonare Venezia, si trasferisce prima a
Milano poi a Bologna e Firenze, poi di nuovo a Milano.
Sebbene critico nei confronti di Napoleone, non vedendo
alternative migliori, continua a sostenerlo combattendo
come ufficiale di cavalleria nell'armata francese.
Nel 1808 diventa professore di letteratura all'Universita
di Pavia. Nel 1814, dopo l'esilio di Napoleone all'Elba e la
caduta del Regno d'Italia, preferisce allontanarsi da
Milano, tornata sotto il dominio austriaco e si rifugia
prima in Svizzera poi in Inghilterra. Lontano dall'Italia,
povero e malato, trova conforto nella figlia Florian, nata
da una breve relazione con una inglese, e nell'attività
letteraria.
Ugo Foscolo muore in un villaggio presso Londra nel
1827. Nel 1871 le sue spoglie vengono portate a Firenze
e oggi riposano nella chiesa di S.Croce dove sono sepolti
molti grandi personaggi della cultura Italiana.

Pensiero di Ugo Foscolo


Niccolò Ugo Foscolo (Zante 1778 - Londra 1827), uno dei
massimi poeti italiani del secolo XIX, riflette nella sua
opera e nella sua vita il critico momento di passaggio
della cultura europea e italiana dall'illuminismo al
romanticismo. Di qui il suo difficile tentativo di
mediazione tra un intimo e appassionato romanticismo
e la ricerca di equilibrio e serenità, tra la formazione
filosofica settecentesca e la nascente sensibilità artistica
romantica, peraltro mitigata dal culto della bellezza e
dell'armonia che gli derivava dallo studio dei classici.
Considerato la più viva espressione del neoclassicismo
letterario italiano, Foscolo fu stimato anche come
maestro di vita ed esempio di dignità e patriottismo dai
maggiori esponenti del Risorgimento come Cattaneo,
Mazzini e più tardi il critico Francesco De Sanctis.
Vita e opere: di famiglia veneziana, Foscolo nacque a
Zante, isola dell'arcipelago greco, che resterà la sua
patria ideale e fonte ispiratrice della sua poesia. Dopo
aver compiuto gli studi a Zante e a Spalato, nutrendosi
dei classici greci e latini e dei filosofi settecenteschi, si
trasferì a Venezia, cominciando ben presto a comporre
versi di ispirazione arcadica o romantica, come i versi
sciolti del poemetto Al sole (1797). Nello stesso anno
fece rappresentare con successo la prima tragedia, di
ispirazione alfieriana, Tieste, ma nell'aprile fu costretto a
lasciare Venezia per rifugiarsi a Bologna, a causa dei suoi
atteggiamenti ostili alla oligarchia veneta. Qui scrisse
l'Ode a Bonaparte liberatore e, per dimostrare
attivamente la propria adesione agli ideali nuovi, si
arruolò nell'esercito della Cispadana, tornando nella
Venezia repubblicana. Ma dopo il trattato di
Campoformio con il quale Napoleone cedeva Venezia
all'Austria andò nuovamente in esilio. La delusione
politica, unita all'ardente passionalità amorosa,
costituirono il nucleo tematico del romanzo epistolare Le
ultime lettere di Jacopo Ortis, iniziato nel 1798 e
terminato nel 1802. Primo esempio di romanzo
moderno nella storia letteraria italiana, costruito sul
modello della Nouvelle Héloïse di J.J. Rousseau e dei
Dolori del giovane Werther di W. Goethe, esso contiene
tutti i motivi della poesia foscoliana, dalla passione
politica e civile al culto della bellezza rasserenatrice,
dall'amore per la patria all'amore per la donna, e mette
in evidenza quel contrasto tra cuore e ragione che
attraversa tutta l'opera di Foscolo, nel tentativo di
mediazione tramite il mito delle "illusioni", cioè dei più
alti ideali che sopravvivono eternamente nella poesia. In
questi anni il poeta iniziò la composizione di un'opera a
carattere autobiografico, rimasta incompiuta, Il sesto
tomo dell'Io, mentre partecipava a varie battaglie,
distinguendosi nella difesa di Genova contro gli austriaci.
A Genova scrisse l'ode A Luigia Pallavicini caduta da
cavallo che, insieme alla seconda ode All'amica risanata,
dedicata all'amante milanese Antonietta Fagnani Arese,
canta la potenza rasserenatrice della bellezza, il cui
carattere effimero è mitigato dalla poesia che dura in
eterno. Le due odi furono pubblicate nel 1803 insieme a
dodici sonetti, nei più maturi ed originali dei quali (Alla
Musa, A Zacinto, In morte del fratello Giovanni, Alla sera)
il poeta aveva felicemente tentato di assopire "quello
spirto guerrier ch'entro [mi] rugge", cioè la passionalità e
il dissidio interiore, nel nitore e nella limpidezza del
dettato poetico, così come nelle Odi, dove però
l'esercizio stilistico prevaleva nella rievocazione di miti
classici. Dopo il soggiorno a Milano, nel 1804 Foscolo
seguì l'armata italiana di Napoleone in Francia, dove
restò fino al 1806, a Boulogne e a Valenciennes. In quegli
anni si dedicò alla traduzione dell'Iliade, della Chioma di
Berenice di Callimaco e del Viaggio sentimentale di L.
Sterne che fu per lui magistrale esempio di bonaria e
ironica saggezza, distante dalla furia delle passioni.
Alla traduzione di Sterne il poeta premise la Notizia
intorno a Didimo Chierico, inventando un personaggio
che, come Jacopo Ortis, rappresenta un alter ego
foscoliano e concretizza la maturazione del poeta verso
un atteggiamento più distaccato e sorridente, in cui le
passioni, mai spente, traspaiono però come "calore di
fiamma lontana".
Grazie a questo nuovo equilibrio interiore nasce il
capolavoro foscoliano, il carme I Sepolcri, composto a
Milano, ma pubblicato a Brescia nel 1807,
contemporaneamente al Nuovo esperimento di
traduzione dell'Iliade. In questo carme civile in
endecasillabi sciolti, Foscolo ribadisce il valore delle
illusioni di contro al pessimismo materialistico: la tomba,
inutile per i morti, è tuttavia per i vivi testimonianza degli
affetti familiari, segno di civiltà e soprattutto incitamento
a egregie imprese col ricordo della gloria dei grandi e
fonte di ispirazione per i poeti che canteranno, come
Omero, le gesta degli eroi con una voce che saprà
vincere il silenzio anche quando il tempo avrà distrutto
le tombe.
Nel 1808 Foscolo ottenne la cattedra di eloquenza
all'Università di Pavia, ma fece appena in tempo a
leggere la prolusione Dell'origine e dell'ufficio della
Letteratura e a tenere cinque lezioni, che la cattedra fu
soppressa.
Dopo la rappresentazione senza successo della seconda
tragedia, Aiace (1811), Foscolo si trasferì a Firenze dove
rimase due anni, trascorrendo il periodo più sereno della
sua vita, pieno di rinnovato fervore creativo: compose
infatti la terza tragedia, Ricciarda, e cominciò a lavorare
all'incompiuto poema Le grazie, nei cui frammenti è
testimoniato il definitivo approdo foscoliano nelle
regioni della poesia e delle illusioni raffigurate attraverso
la contemplazione di miti classici. Ritornato a Milano nel
1813 vi restò fino al 1815, quando al ritorno degli
austriaci, prima di prestar giuramento al nuovo regime
in qualità di capitano dell'esercito, preferì lasciare la città
e rifugiarsi in Svizzera, dove pubblicò i discorsi Della
servitù d'Italia, ristampò l'Ortis, e scrisse
l'Hypercalypseos, satira contro i letterati italiani. Nel
1816 si trasferì a Londra dove visse fino alla morte con la
figlia: dapprima agiatamente, poi, anche a causa della
vita dispendiosa, costretto a lavorare assiduamente
scrivendo articoli di critica letteraria (sulla Commedia, sul
Decamerone, sul Petrarca, saggi che segnano la nascita
della moderna critica letteraria italiana) e dando lezioni
private. Morì perseguitato dai creditori e ormai caduto in
disgrazia. Sepolto in un cimitero di un sobborgo
londinese, le sue ossa furono tumulate nel 1871 nel
tempio di S. Croce a Firenze.
Testimonianze critiche. La personalità e l'opera
foscoliane, l'una così vitale e tormentata, l'altra così
estranea agli schemi correnti, profondamente
rivoluzionaria e preromantica, suscitarono nei
contemporanei un misto di ammirazione e di
incomprensione: basti citare per tutti il giudizio di Pietro
Giordani sui Sepolcri, definiti "fumoso enigma". Intanto
si veniva creando il mito risorgimentale del Foscolo,
grazie soprattutto all'interpretazione di Giuseppe
Mazzini che sottolineò il significato storico della sua
poesia ed esaltò la sua funzione di vate civile e
patriottico, ponendo le basi per la successiva
fondamentale analisi di Francesco De Sanctis, con lo
studio nuovo della personalità del poeta alla luce della
sua vocazione e con una reinterpretazione del suo
classicismo e delle sue contraddizioni come espressione
di un'epoca di feconda crisi. Successivamente una messe
di studi eruditi, filologici e biografici poco aggiunse alla
valutazione dell'opera del poeta veneziano, mentre la
critica novecentesca, a partire dai saggi di E. Donadoni,
con i contributi di B. Croce, G. De Robertis, A.
Momigliano, L. Russo, W. Binni e altri, ha concentrato la
propria attenzione su alcune questioni fondamentali: il
rilievo dell'Ortis come depositario di tutti i temi
fondamentali della poetica foscoliana; l'importanza del
momento "sterniano" nell'evoluzione dello stile e della
poetica; la posizione storica in relazione con i grandi
poeti del neoclassicismo romantico europeo (Hölderlin,
Keats, Shelley); il problema dell'unità dei Sepolcri; la
rivalutazione delle Grazie come momento culminante
dell'itinerario artistico foscoliano; infine l'importanza
della critica letteraria del Foscolo come iniziatrice della
tradizione critica italiana.

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