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27/09/2021 – lez.

Se il contratto collettivo definisce le condizioni di lavoro e quindi i diritti e anche gli obblighi dei lavoratori con riferimento
ai vari aspetti e istituti giuridici, e li definisce in modo uniforme per applicarsi a tutta una serie di lavoratori e lo fa perchè
la stipulazione del contratto nel momento in cui si stipula, perciò il contratto collettivo esprime una tutela delle condizioni
di lavoro, quindi il singolo lavoratore può modificare i contenuti del contratto collettivo?  è evidente che se la risposta è
affermativa il contratto collettivo rischia di essere posto nel nulla. Art. 2077 cc : stabilisce l’obbligo di uniformità del
contratto individuale rispetto al contratto collettivo, ma se poi invece diventassero difformi? Non dice nulla rispetto alle
difformità del contratto individuale rispetto al contratto collettivo. Il secondo comma dice “le clausole difformi dei contratti
individuali, preesistenti o successivi al contratto collettivo, sono sostituite di diritto da quelle del contratto collettivo, salvo
che contengano speciali condizioni più favorevoli ai prestatori di lavoro” quindi il contratto collettivo è totalmente
inderogabile o c’è possibilità di derogare? C’è possibilità di derogare, la regola è che il contratto collettivo non può
essere derogato prevedendo condizioni peggiorative, es. il contratto collettivo stabilisce che sono 36 le ore di lavoro
settimanali mentre il contratto individuale ne prevede 40 questa è una condizione di lavoro peggiorativa, non cosi invece
nell’ipotesi di condizioni più favorevoli per il lavoratori, questo vuol dire che può esserci diversità di trattamento tra i
lavoratori. Come funziona in concreto questa disposizione? Se ci troviamo di fronte a un accordo individuale peggiorativo
che cosa succede? Nella dinamica nei rapporti tra datore di lavoro e lavoratore il concetto di sostituzione di diritto vuol
dire che il legislatore vuole assicurare la massima tutela possibile ma comunque anche questo concetto deve poi
confrontarsi con la concretezza della situazione fattuale, tendenzialmente io lavoratore dovrò rivolgermi al datore di
lavoro e poi contestarlo, ma se il datore di lavoro non ci sente, l’unica soluzione è andare davanti al giudice che
accerterà che una clausola è peggiorativa e quindi  poi sostituirà di diritto la clausola peggiorativa e con la sentenza
stabilirà che si applica quell’orario nel nostro esempio piuttosto che quell’altro.

Questa norma 2077 è inserita nel cc nel libro 5 del lavoro sotto il capo dedicato al contratto collettivo e corporativo. Nel
1943 cade il fascismo, il governo che nasce dalla caduta del fascismo decreta la abrogazione dell’ordinamento
corporativo e delle norme corporative non solo quelle contenute nelle leggi speciali, ma anche norme che riguardano il
contratto collettivo corporativo presente nel cc e poi stabilisce l’abrogazione  dei sindacati fascisti e quindi quelle
soluzioni viste fino adesso vengono meno, si riaprono i problemi che abbiamo visto perché il fenomeno
dell’organizzazione sindacale torna a porsi sul terreno del diritto privato, non è più un problema di diritto pubblico, ma
torna ad essere un problema di diritto privato, vengono ricostituite le organizzazioni sindacali esistenti prima del periodo
fascista e vengono ricostituite a fronte della situazione di precarietà del contesto politico e sociale per favorire una
ripresa successiva al termine della guerra, inizialmente tutte le correnti esistenti confluiscono in questa organizzazione
sindacale come la corrente comunista, la corrente cattolica e la corrente socialista repubblicana, e di fatti la costituzione
come referente avrà presente una situazione di unità sindacale ma nn c’è più un obbligo, è una scelta dei vari soggetti
sindacali di mettersi insieme e confluire in un’unica organizzazione; fino a che questa unità sindacale nel 1950 la
corrente cattolica fuoriesce e costituisce la CISL, poi anche la corrente socialista fuoriesce dall’organizzazione unitaria  e
costituisce la UIL ciò che resta nel sindacato in origine unitario che è la parte comunista che costituiva la maggioranza e
questa organizzazione prende il nome di CGIL, che sono le 3 grandi confederazioni sindacali esistenti ancora oggi.
Perché si è arrivati alla rottura? Perché il clima era accesso di contrasti ideologici in certe zone dell’italia come nell’emilia
romagna, le correnti partigiane di sinistra non deposero le armi di un tentativo di guerra civile che fu scongiurata dalla
costituzione; il segretario dell’allora partito comunista Togliatti prese atto che in italia la via insurrezionale rivoluzionaria x
la conquista del potere nn era perseguibile per le tradizioni storiche dell’italia e quindi ritenne che si dovesse adottare
una dialettica democratica x arrivare a conseguire il potere secondo le dinamiche e modalità conformi alla dinamica
democratica.

Nella corrente comunista il sindacato è sempre stato considerato una cinghia di trasmissione del partito e quindi c’era
una connessione forte tra il partito comunista e sindacato e quindi l’azione politico sindacale del sindacato era dettata dal
partito comunista e l’azione sindacale è sempre stata considerata dalla sinistra come un aspetto fondamentale della
propria azione e questa loro predominanza tendeva a prevaricare rispetto agli spazi da riconoscere e consentire a altre
correnti. In questo clima abbiamo la riproposizione di tutti i problemi: il primo problema che abbiamo detto, cioè la
soggettività giuridica delle associazioni sindacali in realtà trova soluzione nel codice civile perché con gli art. 12 ss e gli
art. 36 ss cc vengono introdotte le associazioni distinguendosi in associazioni con e senza personalità giuridica, le
associazioni con personalità giuridica hanno una autonomia patrimoniale perfetta oppure associazioni non riconosciute
in cui questo non riconoscimento però nn riguarda l’esistenza di un soggetto giuridico collettivo, anche l’associazione
non riconosciuta è un soggetto giuridico, ma l’associazione non riconosciuta si fonda sugli accordi stipulati dagli aderenti,
dall’altro ha un’autonomia patrimoniale che non è perfetta. Ma ciò che a noi interessa è che queste disposizioni in
particolare l’art. 36 (le associazioni nn riconosciute) rispondono al nostro primo problema, le associazioni sindacali
rinascono sul terreno privatistico una volta chiusa l’azione fascista attraverso il filtro dell’art. 36 del codice civile.

Il soggetto sindacale è dotato di una propria identità giuridica ed è un soggetto che può esercitare autonomia collettiva
stipulando contratti collettivi, il problema è vedere a chi si applicano questi contratti, quindi qui si apre un problema:
inderogabilità del contratto collettivo rispetto ai contratti individuali. Quella norma art. 2077 è da ritenersi abrogata
essendo parte di quel capo relativo al contratto collettivo che è stato cancellato nel 44.

La soluzione di questo secondo problema è empirica, cioè la giurisprudenza ha continuato ad applicare l’art. 2077, ma la
giurisprudenza ha continuato a far riferimento a questa norma quindi il problema l’ha risolto in modo creativo facendo
rinascere la norma del codice civile. Mentre il problema dell’efficacia soggettiva del contratto collettivo è il problema del
diritto sindacale perché nn c’è una soluzione consolidata e questo perché in costituzione noi troviamo una norma che
riguarda questo problema. L’Art. 39 è stato voluto dai vari costituenti proprio per rispondere e sostenere l’azione
sindacale e per dare una risposta al problema dell’efficacia del contratto collettivo. perché nella costituzione noi troviamo
una norma espressamente dedicata alle organizzazioni sindacali? il fatto che il legislatore costituente abbia fatto questa
scelta vuol dire che ha considerato il fenomeno sindacale come fondamentale di una nuova società che si vuole creare
dalle ceneri del fascismo, quindi ha individuato nella dimensione aggregativa dei lavoratori a tutela dei propri interessi
un architrave importante della società civile, questo si lega all’art. 2 per cui nn è più individuo singolo ma è la persona in
quanto situata nel contesto sociale. È una risposta al passato è una volontà di chiudere rispetto all’esperienza passata e
c’è anche la volontà di sostenere l’organizzazione sindacale. Ci sono 4 commi e dobbiamo capire il loro valore giuridico
e cosa ne è stato dell’art. 39:  “L’organizzazione sindacale è libera (co1), ai sindacati non può essere imposto altro
obbligo se nn la loro registrazione presso ufficii locali o centrali, secondo le norme di legge. E` condizione per la
registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati
hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti
collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce. “

Quale di questi commi risponde al nostro problema? L’unico obblio che può essere imposto ai sindacati è la
registrazione presso uffici pubblici, per poter essere registrati devono avere un ordinamento interno a basa democratica
e attraverso la registrazione i sindacati acquisiscono personalità giuridica di diritto privato, e a quel punto cosa dovrebbe
succedere riguardo il problema dell’efficacia del contratto collettivo? Qui noi abbiamo la scelta del legislatore che mira a
garantire l’efficacia erga omnes del contratto collettivo attraverso la registrazione, acquisizione personalità giuridica e poi
c’è un passaggio importante che dice: “i sindacati hanno personalità giuridica, possono presentati unitariamente,
stipulare contratti di lavoro con efficacia obbligatoria ecc..” quindi si presuppone che esistano più sindacati e questo
pluralismo, è sancito nell’art. 39 nel primo comma perché l’organizzazione sindacale è libera, se è libera vuol dire che
posso accordarmi con chi voglio per istituire un’organizzazione e indicare l’ambito in cui voglio esercitare la mia azione.

Qui la costituzione vuole da un lato garantire il pluralismo sindacale, dall’altro si pone il problema che se ci sono tanti
sindacati ci sono tanti contratti collettivi, bisognerebbe avere un contratto collettivo con efficacia erga omnes, ma se
abbiamo piu contratti collettivi questo risultato non ci può essere. Dal pluralismo sindacale x poter arrivare all’efficacia
erga omnes del contratto, hanno inventato questo meccanismo: registrazione, personalità giuridica e a stipulare il
contratto è un organismo che rappresenta in proporzione al numero degli iscritti. Questo contratto diventa efficace erga
omnes perché quel contratto rappresenta tutti i lavoratori.

Ciò che troviamo nell’art. 39 della costituzione è queste due prospettive di fondo: libertà sindacale e quindi pluralismo
sindacale, e dall’altra parte c’è il tentativo di non perdere quel risultato a cui arrivava la legislazione fascista di un
contratto collettivo con efficacia erga omnes, questa è la massima estensione dell’efficacia del contratto collettivo che
garantisce maggiore tutela per i lavoratori e il legislatore ritiene che quell’obiettivo sia rilevante e quindi ipotizza un
percorso che contemperi il pluralismo sindacale con l’unicità del contratto collettivo. Ma il problema non è risolto, è
ancora aperto perché questa seconda parte dell’art. 39 (commi 2,3,4) nn sono mai stati attuati quindi noi abbiamo una
norma costituzionale, con la valenza propria delle norme costituzionali, una norma costituzionale che è precettiva per
quanto riguarda il primo comma ( produce subito i suoi effetti) e abbiamo la seconda parte che richiede un intervento
legislativo perché per ottenere la personalità giuridica devono registrarsi presso uffici pubblici e è necessaria una legge
che stabilisca quali sono questi uffici, come deve essere effettuata la registrazione, quali sono i vincoli richiesti, le
procedure, ecc. quindi x forza la seconda parte richiede un intervento legislativo, ma Questo intervento legislativo non
c’è mai stato, ci sono stati ei progetti di legge negli anni 50 ma non sono mai giunti a essere approvati dal parlamento
anche perché le organizzazioni sindacali si sono opposte all’attuazione di questa norma. Le organizzazioni sindacali non
vedevano di buon occhio la registrazione che comunque ha portato a un controllo sui loro ordinamenti democratici e
sulla loro consistenza. Quindi il contratto collettivo che oggi viene normalmente stipulato non ha efficacia erga omnes, il
contratto collettivo nazionale di lavoro dei metal meccanici, tessili, chimici, settore trasporto, contratti collettivi nazionali di
categoria e in generale i contratti collettivi hanno un’efficacia obbligatoria cioè l’efficacia propria di un contratto di diritto
privato, art. 1374-> che dice che il contratto ha forza di legge tra le parti. Quali sono le parti di un contratto collettivo? Le
parti di un contratto sono in linea di massima uno dei lavoratori e uno dei datori, salvo l’ipotesi che il contratto sia
aziendale cioè stipulato con riferimento a un’azienda dove il datore di lavoro è un singolo e non un’organizzazione.

Una volta stipulato il contratto, quali sono i lavoratori tenuti a uniformare o i cui contratti di lavoro sono disciplinati dal
contratto collettivo? Immaginate che 5 di voi non aderiscono a nessuna società di sindacati, gli altri 25-> 15 aderiscono a
un’associazione sindacale A e altri 15 a un’associazione sindacale B. il contratto  è stipulato con il datore di lavoro solo x
l’organizzazione sindacale A. Questo contratto collettivo trova applicazione ai 15 aderenti all’organizzazione A? oppure
si applica anche ai 15 dell’associazione B oppure si applica a tutti? E quindi anche ai 5 che non sono organizzati
sindacalmente? Bisogna individuare, una volta che il contratto è stipulato da soggetti collettivi, quali sono i singoli
lavoratori che sono tenuti, obbligati ad applicare e a vedersi regolato il rapporto da quel contratto.  

Abbiamo detto nn è efficace erga omnes perché non è applicabile l’art. 39, ma ha efficacia obbligatoria, cioè efficacia
propria di un contratto per cui sono vincolate le parti; chi sono secondo voi le parti del contratto collettivo intendendo le
parti come singoli lavoratori? Sono solo gli iscritti all’organizzazione che sottoscrivo perché c’è un vincolo giuridico per
cui io aderisco all’organizzazione sindacale e aderendo all’organizzazione sindacale conferisco anche a questa
organizzazione la capacità di rappresentarmi e quindi gli effetti dell’azione sindacale si riverberano nei miei confronti,
dopodichè è discusso che sia un fenomeno di rappresentanza giuridica poiché la spiegazione dell’effetto vincolante
derivi da altro, però l’adesione all’organizzazione sindacale implica il fatto che l’attività e i prodotti dell’attività sindacale
posti in essere dall’organizzazione hanno effetto nella mia sfera giuridica, questo vuol dire che vincolano soltanto gli
scritti per loro natura giuridica. Questo vuol dire che di fatto se in una fabbrica metalmeccanica dove ci sono 15 che
hanno aderito al sindacato che è iscritto, 10 no perché fanno parte di un altro sindacato che non è iscritto e altri 5 no,
quindi in questa fabbrica c’è il contratto collettivo nazionale, questo vuol dire che di fatto quel contratto si applica soltanto
a quei 15? E quindi poi ci saranno altre regole applicabili ai 10 e ai 5 non iscritti? È chiaro che l’organizzazione produttiva
per un problema di semplicità dell’organizzazione stessa per un problema di costi ha interesse a istituire una disciplina
unica. In realtà anche il legislatore si è mosso in questa direzione.

Ci sono oltre l’efficacia che abbiamo detto quindi al di fuori di questo inquadramento giuridico del contratto collettivo
attuale, efficacia obbligatoria e nn erga omens, aldilà di questo ci sono prassi ci sono interpretazioni giurisprudenziali,
disposizioni di legge che hanno come loro esito e come obiettivo quello di realizzare un’applicazione generalizzata del
contratto a tutti i lavoratori quindi potremmo dire che vogliono realizzare un’efficacia erga omnes, vogliono estendere
l’applicazione del contratto collettivo oltre quello che è il campo di applicazione soggettivo suo proprio.

Il fatto che la seconda parte dell’art. 39 non sia stata attuata significa anche che non c’è più? Che non produce effetti?
La legge ordinaria finchè non viene abrogata produce effetti, quindi anche se non attuata produce effetti. Quindi
l’inattuazione non significa abrogazione della norma, il problema è l’efficacia delle norme. Quali sono gli effetti che
produce una norma di livello costituzionale inattuata? Nn si può arrivare a realizzare l’efficacia erga omnes dei contratti
collettivi in modi diversi. Una legge ordinaria che stabilisse un meccanismo diverso per produrre l’effetto di rendere erga
omnes un contratto collettivo si porrebbe in conflitto con l’art. 39. Nel 1951 il fenomeno della contrattazione collettiva non
si era sviluppato come oggi e quindi c’erano molti lavoratori sprovvisti di tutele contrattuali allora ai lavoratori si è posto il
problema di garantire un minimo di tutela x tutti i lavoratori. I contratti collettivi che regolavano la parte economica
normativa dei rapporti di lavoro stipulati dalle organizzazioni sindacali  possono essere depositati presso il ministero del
lavoro e vengono assunti come contenuti di decreti legislativi che a quel punto diventano efficaci, in questo modo nella
logica di questa legge, la fonte diretta del vincolo nei confronti dei lavoratori era un decreto legislativo però il contenuto
era quello dei contratti collettivi, questa legge aveva una durata annuale e al termine dell’anno il legislatore dice
proviamo a prorogare, le esigenze ci sono, prorogo per un altro periodo di tempo l’efficacia della legge. Questa legge
viene portata alla corte costituzionale che dice: la legge di proroga è illegittima perchè configura un’ipotesi di
realizzazione dell’efficacia erga omnes dei contratti collettivi al di fuori di quanto previsto dalla costituzione, cioè la
proroga del tempo, questa dinamica che rende stabile il meccanismo originario è ritenuta dalla corte in contrasto con
l’art. 39 seconda parte perché realizza l’efficacia erga omnes dei contratti in modalità diverse da quelle previste. La corte
ha salvato la prima legge perché ha detto che l’obiettivo di garantire i lavoratori è un obiettivo sociale che non è di
competenza esclusiva della contrattazione collettiva e quindi interessa anche il legislatore e il parlamento e perciò a
fronte dell’esistenza di situazioni rilevanti un intervento temporaneo era legittimo, ma se tende a diventare duraturo allora
si pone in conflitto con la corte costituzionale e questo è l’effetto che ancora oggi produce l’art. 39 è negativo, o lo
applichi oppure nn si otterrà mai quel risultato. Questa norma produce effetti perché valida ed efficace e impedisce la
realizzazione dello stesso obiettivo ma con modalità diverse. In realtà questa norma ha un effetto diretto perché a fronte
di situazioni di conflitto sindacale rispetto alla figura dei contratti collettivi da forza al sindacato che si oppone perché
impedisce l’intervento legislativo, se non ci fosse questa norma si potrebbe prevedere che attraverso atti del governo
possa essere riconosciuta in determinate condizioni l’efficacia generalizzata a questo apporto collettivo. Il contratto
collettivo (definito contratto di diritto comune) stipulato oggi nn ha efficacia erga omnes ma obbligatoria perché la
seconda parte dell’art. 39 nn è stata applicata e questa parte prevedeva una modalità x arrivare all’efficacia erga omnes
del contratto. Su questo problema si è sviluppato il diritto sindacale che a parte alcune altre norme ha pochissime
disposizioni di legge che riguardano la possibilità delle organizzazioni sindacali di essere presenti in azienda. Tutto il
dibattito riguarda l’efficacia soggettiva dei contratti collettivi.

Quali sono le modalità attraverso cui normalmente si realizza l’estensione del contratto collettivo? Si può applicare la
disciplina del contratto collettivo anche ai lavoratori che nn sono iscritti alle organizzazioni sindacali. Es. io sono un
lavoratore e non sono iscritto a nessuna organizzazione sindacale, però nella mia azienda viene applicato il contratto
collettivo alle categorie di riferimento, come fa il datore di lavoro a vincolarsi e a vincolare i lavoratori? Art. 8: “per quanto
non espressamente previsto dal contratto individuale si rimanda alle norme del codice civile e a quelle del CCNL del
settore.” Cioè c’è un accordo tra la parti, c’è una clausola del contratto individuale che rimanda alla disciplina del
rapporto di lavoro alla contrattazione collettiva quindi c’è un obbligo, che le parti consensualmente assumono di
osservare quella disciplina., questo è il meccanismo più semplice che di norma viene applicato. Nel contratto si dice “ si
applica la normativa nazionale del settore” È una formula generica,  che può porre problemi perchè il contratto collettivo
nazionale è a tempo determinato (3 anni), l’efficacia degli effetti si producono fino a scadenza del contratto dopo
interviene un nuovo contratto collettivo, di norma le parti intervengono o modificando delle clausole es. i livelli retributivi
adeguandoli e accrescendoli, oppure aggiungendo clausole che prima non c’erano. Nel percorso dalla stipula alla
scadenza è intervenuta una norma di legge che dice che se vuoi stipulare un contratto part-time devi garantire
determinate cose e se io non le inserisco non potrò stipulare il contratto part-time. Oppure è cambiata l’organizzazione
produttiva e ho bisogno di modificare la disciplina dell’orario di lavoro perché quella precedente era strutturata su un tipo
di organizzazione produttiva che non c’è più, quindi le parti secondo alcune regole arrivano a un accordo che integra il
testo del contratto precedente. Posta questa dinamica, dobbiamo capire che se noi facciamo riferimento a un contratto
collettivo nazionale di lavoro del 27 settembre 2021, io faccio riferimento a quel contratto e quindi rinvio alla disciplina
contenuta in quel contratto come stipulato il 27 settembre 2021, cosa succede se quel contratto scade? Si aprono
problemi nel senso che potrebbe essere contestabile da parte del lavoratore, quindi possiamo avere un rimando statico
a quel contratto collettivo e questo pone un problema nel momento in cui quel contratto scade, oppure per risolvere
questo problema e garantirgli con certezza senza problemi x nessuno né per il lavoratore né per il datore di lavoro che il
rinvio riguardi anche i contratti successivi posso anticiparlo, rimando alla contrattazione nazionale collettiva di settore,
però queste formule possono cambiare radicalmente la situazione delle parti nel rapporto. Si è posto qualche problema
nel momento in cui tradizionalmente da decenni le grandi associazioni sindacali stipulano il contratto unitariamente, però
può porsi e si è posto all’inizio degli anni 2000 che un certo contratto dei metalmeccanici nn è stato scritto dalla FIM,
avevamo 2 contratti dei metalmeccanici nazionali, il contratto collettivo nazionale inizialmente sottoscritto da tutti che è
giunto a scadenza è stato disdettato dalla CISL e anche dalla UIL che hanno stipulato un nuovo contratto, invece la
CGIL che non ha sottoscritto alcun contratto. Di per se nn è detto che la scadenza naturale del contratto implichi
cessazione degli effetti perché di norma i tempi previsti x il rinnovo vengono rispettati e allora per garantire una
continuità x la produzione di effetti del contratto si inserisce nel contratto collettivo una clausola di ultrattività.  

Ci sono poi altre modalità che hanno origine giurisprudenziale o legislativa, la giurisprudenza dice: ci sono 3 linee
diverse che hanno lo stesso obiettivo: 1-> secondo la giurisprudenza il datore di lavoro che aderisce all’organizzazione
datoriale che ha sottoscritto il contratto collettivo, si impegna nei confronti dell’organizzazione stessa ad applicare quel
contratto a tutti i propri dipendenti prescindere dalla loro sindacalizzazione, quindi ci sarebbe un obbligo che nasce
dall’adesione del datore di lavoro all’organizzazione che ha stipulato il contratto che quest’obbligo  ha riguardo
all’applicazione del contratto collettivo a tutti i propri dipendenti. Qui il problema giuridico è che se nn lo applico a tutti i
lavoratori, pongo in essere un comportamento inadempiente nei confronti dell’organizzazione sindacale; questa linea
giurisprudenziale ha un valore importante però nn risolve tutti i problemi, il lavoratore ha titolo x far valere questa
situazione? no, perché l’obbligo è nei confronti dell’organizzazione datoriale.

2-> può anche essere che ci siano comportamenti concludenti, io sono datore di lavoro, non sono iscritto
all’associazione sindacale, ma applico il contratto collettivo di quel settore. Questo comportamento ripetuto nel tempo
può essere considerato come un impegno vincolante. Io attraverso il mio comportamento manifesto la volontà di
vincolarmi a quel contratto, qui il problema è capire quando sorga e in che termini possa individuarsi un vincolo di questo
tipo, basta l’applicazione di alcune clausole? Io potrei applicare le tariffe retributive es. ma non tutto il resto, qui la
giurisprudenza dice che deve essere l’applicazione ripetuta di una parte significativa delle clausole del contratto
collettivo, certamente nn rilevano le clausole retributive, che stabiliscono il trattamento economico del lavoratore perché
qui abbiamo la terza linea di interpretazione giurisprudenziale che ha realizzato una vera e propria estensione erga
omnes di questa parte del contratto collettivo. Dagli anni 50 la giurisprudenza afferma che la costituzione all’art. 36
riconosce al lavoratore un diritto soggettivo perfetto che può essere fatto valere davanti ai giudici nel momento in cui il
datore ritenga che la propria retribuzione non sia corrispondente ai principi costituzionali, oppure questa è una norma
programmatica? X norma programmatica si intende che la norma prevede la realizzazione di un determinato risultato ma
per essere realizzato ciò ha bisogno della mediazione legislativa; rispetto all’art. 36 si è posto questo problema  cioè il
diritto alla retribuzione proporzionale è un diritto soggettivo perfetto e quindi direttamente azionabile oppure richiede la
mediazione del legislatore? i giudici hanno tagliato il nodo e hanno detto no se il lavoratore si rivolge al giudice possiamo
stabilire se la retribuzione percepita è o no conforme ai principi costituzionali. I livelli retributivi previsti dal contratto
collettivo si presumono conformi ai principi costituzionali quindi laddove il datore di lavoro nn applichi il contratto
collettivo e la retribuzione sia inferiore il lavoratore va davanti al giudice e il giudice può decidere di adeguare i livelli
retributivi. È una presunzione creata dalla giurisprudenza negli anni 50, che ha reso vincolante il livello retributivo dei
contratti retributivi attraverso il legame dell’articolo 36.  

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