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La mia ora non è ancora giunta

Difficile dare un giudizio su quello che potrebbe essere stata la reazione di Gesù alla
privazione della libertà, una cosa questa che non si manifestata nel giro di pochi anni,
ma che ha avuto una sua crescita nell'ambito di ciascuna nazione sovrana, già dai
primordi della sua comparsa.
Il dato oggettivo è che oggi stanno simulando un obbligo sotto forma di lascia
passare, anche per evitare di poter essere querelati in virtù dei cosiddetti effetti
collaterali che a carico dell'ente che obbliga qualcosa di sperimentale. Quindi fino ad
oggi, le strade percorribili sono almeno tre, che rappresentano sempre la stessa
faccia della medaglia, in una maniera soft, ma non meno coercitiva se consideriamo
l'alternativa percorribile di un trattamento oro/faringeo ogni 48 ore, che alla fine si
concretizza in una tortura uguale se non peggiore dell'obbligo.
Vediamo ora come reagì Gesù nei confronti di chi lo voleva crocifisso per fare un
confronto, anche se tutto sommato non paragonabile, alla situazione odierna. Gesù
in molte occasioni scampò alla lapidazione o all'arresto da parte dei Farisei o dei
Sommi Sacerdoti, perché la "sua ora non era giunta", e questa a noi ci lascia molto
con l'amaro in bocca, perché diversamente da Lui, noi non possiamo capire (se non
per poche persone), quando arriva la nostra ora.
Ma se poi scorriamo la vita di Gesù, fino ad arrivare alla sua cattura, notiamo che lui si
appartò per pregare sul monte degli Ulivi e dopo aver detto agli apostoli "Pregate di
non entrare in tentazione". Egli si staccò da loro circa un tiro di sasso e postosi in
ginocchio pregava, dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non
la mia volontà, ma la tua sia fatta».
Quindi sembra che la strada privilegiata per capire se fosse giunta la sua ora, sia stata
la preghiera.
Di li a poco gli si avvicinò Giuda, che invece di pregare per non entrare in tentazioni,
accolse la tentazione di tradire il suo maestro e lo baciò come segnale del tradimento.
Subito i suoi apostoli volevano intervenire prontamente, ma Gesù glielo impedì
perché in questo caso sapeva che la sua ora era arrivata, addirittura guarì con un
gesto l'orecchio dell'uomo che era stato colpito dalla spada di Pietro.
Poi disse: «Siete usciti con spade e bastoni, come contro un brigante! Mentre ero
ogni giorno con voi nel tempio, non mi avete mai messo le mani addosso; ma questa
è l'ora vostra, questa è la potenza delle tenebre».
In questo passo si scorge tutta l'insidia di una legge che non è Legge, ma che in forza
di legge, determina l'obbligo oppure la liceità di certi atti.
Importante sono anche i tre tradimenti di Pietro, che in questo caso sono la coscienza
sopita di persone che guardano lo spettacolo, non intervengono e anzi si fanno
scherno di chi è sotto processo, sotto accusa, è la parte debole.
Confidiamo che come Pietro, questa coscienza popolare, arrivi a capire e pianga
amaramente come lui, e questo sarebbe l'epilogo voluto da tutti.
Nel caso di Gesù invece, i capi dei sacerdoti e gli scribi si riuniscono per decidere la
sua sorte, ma dato che non era possibile uccidere un uomo, un profeta perché la
legge stessa glielo impediva, si appellarono ad un'autorità al di fuori di israele, la
legge romana rappresentata da Pilato.
Non c'è bisogno di spiegare un parallelismo tra questa vicenda e la nostra, dove alla
fine, la legge si serve dell'ultimo cittadino, è lui che mette in pratica questa
coercizione.
E ritorniamo a Pilato che alla fine constatata l'innocenza del Maestro afferma: «Io
sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi». E tutto il popolo rispose:
«Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».
Si potrebbero fare ancora molti accostamenti tra allora e oggi e tutti calzerebbero a
pennello, perché l'uomo di oggi è quello di ieri.
Ma nella sostanza Gesù accettò la volontà del Padre, che gli diceva che la sua ora era
giunta, e l'aveva capito ancora meglio nella meditazione al monte degli Ulivi.
Non voglio influenzare la coscienza di nessuno, ognuno è libero di decidere e di dare
ascolto alla voce di Dio, oppure di andare avanti nel suo cammino.
Solo una riflessione che ci invita a capire, quando "la nostra ora" sia arrivata, ovvero,
quando siamo difronte a fare o a non fare qualcosa.
E soprattutto il considerare che non c'è nulla di disonorevole, se Gesù ci ha insegnato
che ci si può consegnare senza lottare a chi ci vuole crocifiggere.
C'è sempre un punto di rottura, ma andare oltre può significare scendere a
compromesso con i Giuda e con Farisei o i Sommi Sacerdoti del momento.
Ricordate che la colpa per un giusto condannato, ricade sulle generazioni di chi
questo giusto o giusti, hanno condannato. Non annulliamo la Giustizia Divina,
quando è il nostro turno, quando è giunta la nostra ora, capiamolo.

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