Sei sulla pagina 1di 674

Cognome: Di Napoli

Nome: Luca

Scienze e Tecnologia

Elementi di
Argyris Kostopoulos

TELECOMUNICAZIONI
Per il secondo biennio ARTICOLAZIONE
INFORMATICA
• Trattamento dei segnali
e sistemi di comunicazione
• Dispositivi e reti elettriche
• Quadripoli e telemetria
• Tecniche di modulazione
analogica e digitale
• Elementi sulle reti
• Complementi di elettronica
e dispositivi

Edizione Riforma

Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289E


Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Elementi di
TELECOMUNICAZIONI
Ambiente educativo

ebook
studente
www.scuola.com Libro di testo Il libro dello studente in
misto versione digitale anche su
Il sito della Casa Editrice:
risorse aggiuntive a portata Il libro cartaceo: punto di TABLET (iOS e Android):
di un click! riferimento condiviso da studenti • tutte le unità didattiche
• Aggiornamenti e insegnanti per un apprendimento • note tecniche
• Simulazioni integrato e completo, supportato • attività di laboratorio
dalle risorse digitali • fogli tecnici
online e offline. • test interattivi
• dizionario inglese/italiano

Per l’Insegnante
Nel sito, strumenti utili per un isegnamento personalizzato.
• Guida didattica con suggerimenti e strumenti per la programmazione
• Risorse multimediali
• Aggiornamenti
• Simulazioni

Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara

telecom_UNICO_fronte.indd 3 25/02/13 14:48


Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

internet: www.petrini.it
e-mail: scrivi@scuola.com

Redattore responsabile: Monica Martinelli


Redazione: Barbara De Bernardis
Tecnico responsabile: Riccardo Massaro
Copertina: Simona Corniola
Realizzazione: Essegi
Disegni: Leprechaun
Ricerca iconografica: Laura Fiorenzo

Art Director: Nadia Maestri

Proprietà letteraria riservata


© 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
1ª edizione: gennaio 2013

Foto di copertina:
© Andrew Brookes/Corbis

Le fotografie di questo volume sono state fornite da:


dreamstime; iStockphoto; Photos.com; Shutterstock

L’Editore dichiara la propria disponibilità a regolarizzare eventuali omissioni o errori di attribuzione.


Nel rispetto del DL 74/92 sulla trasparenza nella pubblicità, le immagini escludono ogni e qualsiasi possi-
bile intenzione o effetto promozionale verso i lettori.
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte del materiale protetto da questo copyright potrà essere riprodotta in
alcuna forma senza l’autorizzazione scritta dell’Editore.
Il software è protetto dalle leggi italiane e internazionali. In base ad esse è quindi vietato decompilare, dis-
assemblare, ricostruire il progetto originario, copiare, manipolare in qualsiasi modo i contenuti di questo
software. Analogamente le leggi italiane e internazionali sul diritto d’autore proteggono il contenuto di que-
sto software sia esso testo, suoni e immagini (fisse o in movimento). Ne è quindi espressamente vietata la
diffusione, anche parziale, con qualsiasi mezzo. Ogni utilizzo dei contenuti di questo software diverso da
quello per uso personale deve essere espressamente autorizzato per iscritto dall’Editore, che non potrà in
nessun caso essere ritenuto responsabile per eventuali malfunzionamenti e/o danni di qualunque natura.
Eventuali segnalazioni di errori, refusi, richieste di chiarimento di funzionamento tecnico dei supporti mul-
timediali del corso o spiegazioni sulle scelte operate dagli autori e della Casa Editrice possono essere
inviate all’indirizzo di posta elettronica scrivi@scuola.com

Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Presentazione Presentazione

Concezione e struttura dell’opera


Il presente manuale di Telecomunicazioni, proposto in un volume unico, è destinato agli studenti del
secondo biennio (terzo e quarto anno) degli Istituti Tecnici settore tecnologico indirizzo Informatica
e Telecomunicazioni articolazione Informatica.
In base all’attuale ordinamento degli Istituti Tecnici la disciplina Telecomunicazioni tratta in un
unico contesto i contenuti dell’Elettronica e delle Telecomunicazioni, in quanto discipline affini e
complementari tra loro.

Ciascun volume è suddiviso in Sezioni, a loro volta frazionate in Unità didattiche, che alternano in
modo opportuno gli argomenti delle due discipline, proponendo ampi contenuti di Elettronica, che
servono come prerequisiti per affrontare Telecomunicazioni.
La suddivisione dei contenuti ha origine dalla necessità di strutturare per grandi aree tematiche
il vasto insieme di argomenti, indicati nelle Linee guida ministeriali, in modo da evitare la dispersio-
ne dell’apprendimento e facilitare il reperimento delle informazioni che via via diventano propedeu-
tiche allo studio di temi successivi.

Il ricco materiale multimediale a corredo fornisce i necessari approfondimenti, salvaguardando l’agi-


lità del manuale cartaceo. Si tratta delle note di approfondimento, siglate NA (che seguono la nume-
razione delle unità didattiche del volume) e delle note tecniche, siglate NT.
Tale impostazione, unita a un’esposizione caratterizzata spesso da un andamento «a spirale», in
cui un tema può essere ripreso più volte a diversi livelli di dettaglio, pone il docente nelle condizio-
ni di impostare il percorso didattico in base alle proprie esigenze.
Anche le schede di laboratorio (LAB), disponibili in versione digitale (formato pdf), sono sele-
zionabili a seconda delle necessità e della disponibilità di tempo e di attrezzature.
Completa l’offerta digitale un ricco apparato di strumenti per il consolidamento e la verifica
dell’apprendimento (esercizi svolti, test interattivi).

Su www.scuola.com saranno resi disponibili periodicamente gli aggiornamenti che si renderanno


necessari.

Sommario delle aree tematiche delle Sezioni del volume


1 Informazione e trattamento dei segnali
2 Componenti e reti elettriche
3 Dispositivi elettronici digitali
4 Dispositivi elettronici analogici
5 Sistemi di comunicazione e tecniche di trasmissione
6 Canali di comunicazione fisici e quadripoli
7 Ponti radio terrestri: antenne
8 Apparati di comunicazione: amplificatori operazionali e filtri
9 Trattamento e analisi di segnali in tempo e in frequenza
10 Tecniche e sistemi di trasmissione in banda traslata
11 Sistemi di trasmissione TDM
12 Tecniche di modulazione digitali in banda base
13 Trasmissione dati: modem e proprietà, tecnologia xDSL
14 Reti informatiche: Lan e Wlan

III
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Presentazione

Descrizione visuale dell’opera

Le Sezioni sono introdotte da una PONT


I RAD
IO TERR SE ZIO
pagina che ne elenca i contenuti. EST NE
ANTE RI:
NNE
7
U13 P
ro
U14 Fu prietà delle
n on
U15 P zionamento de elettrom
onti ra e param agn
dio etri del etiche
le ante
nn e

À
UNIT
a AM
19 Tecnic
Nella
Se
ni di ba zione 7 si
se dell'e esamina
la tra
e lettrom
lazion agnetis smissione
e modu mo, il de
funzion i segnali tra
lazion he di amento mite
modu tecnic e i vari antenne.
it à della el le varie A M
tipi di Si an
antenne alizzano le
Fin al d ze n e
ione
nozio-
frequ
en zio a .
19.1 ificaz delle odula monic
Class ione e dem dulante ar
19.2 ificaz zione o
Class odula con m
19.3 ce tt i di m ampiezza
Co n ed i
19.4 lazion
Modu idale) iezza
19.5 so i amp
(sinu one d
em o dulazi
D
19.6 AM
ione
smiss
i di tra
stem
.1 Si ori AM t,
NA 19 odulat ori AM jt, fe
uti .1 M ulat nici (b
Contenediali NT 19 em od elettro
.2 D ne AM cuiti
multim NT 19 ulazio ni cir
.1 Mod di alcu
LAB 19 na m ento diodi)
io di

ncetti
se su
cc
> Co atori di pi e di trigo
l funz a ponte
di ba o, circuiti
nomet
ria Per ogni Unità si dichiarano i contenuti; sia
uisiti rivel formul
Prereq
> Prin
cipali

azione
AM
ne
quelli presenti nel volume sia quelli
ze modul ulazio
noscen di mo-de

Compe
tenze
> Co iche
• Tecn etri caratte
ram
ristici
m
di mod
odulat
ori AM
in fre
quen
za multimediali, i Prerequisiti e le Competenze.
• Pa ie de po sia
ulator in tem

> Ab
M
ili
od

ntar e i segnal
i AM
e in
sia
ba
slata
nda tra ne
azio
Il testo è articolato su due livelli di
pprese e le tecnich modul
• Ra etri di
noscer
• Rico re i vari
• Ca
lcola
param
profondità: il paragrafo e il sottoparagrafo,
che compongono un percorso didattico
strutturato e graduale.

ESEM
PIO
• R 3.2
esis
— 2 tenza a
4
— R (1 cifra) bande:
a
= 26 ; ro
• R 0 kX 6 (2 a ci sso – bl
esis ± 5% fra); u
— 3 tenza a 4 (m – giallo Com
5 ba oltipl pone
(1 a ci nde: icator – oro nti pa

• R
± fr a)
— R 2% (tol ; 4 (2 a ci ancio
= 34 le ranz fr
ar
a);
esiste 8 kX ± 2%a) = 348 8 (3 a ci lo – grig
∙ 10 2
– gial
fra);
e); ±

io –
5%
(tolle
ranz
a) = 26
ssivi
3
UNIT
À
— 7 nza a X= 2 (m ross ∙ 10 4
(1 a ci 6 ba 34 ol o X
fra); nde: 800 tiplic = 26
di vi X ator 0 000
— R tempera 1 (2 a ci ola – m e = 10 2 X
= 71 tu fra) ar ); Circui LAB 3.
5 kX ra ±25 ; 5 (3 a rone – 1
± 0,5% = 71 cifra) verd elem ti
± 25 5 ∙ 10 3 X ; 3 (mol e – aran
en
resis tari
3.1.4 [10 -6 = tipl ci tiv
brea i su
Colle /°C] 715 000 icatore o – verd d-bo
I circ gam X = 10 3 e – gi ard
uiti enti ); ± al
elettr 0,5% lo
D resis (tolle
cors ue o più ici si po tenze ranz
i dalla sson a); co
Nel colonnino della pagina, le parole chiave (R
La co
nnes
el
stessa ementi
ente
o di
corr elettric inguere
i
st
I (fig si defini r due
in se
pe
rie e
in pa
ra
eff.

eq ), av
si on . 3.5 scon ti ll elo
ente e in seri o co pi di co
in colore evidenziano il concetto definito o La co
Req =
R1 +
valo
re pa
e di
ri
n re
alla sist
).

en
som ze equi
llega
ti in
llega
se
men
rie (o ti : in se
R2 + in ca rie e in
sent nfiguraz …+ ma de va
spiegato nel testo, per una più agevole a) la
ata in
Nella fig. 3.
ione
conn 5b, ch scata di
in ca
ession iamat
Rn

fi
lle si le a una
ngol
e re resisten
sisten
ze
za, ch
scata) pa
se so rallelo.
no pe
r-
iamat serie
elem caduta a ap g. 3.5a
consultazione del manuale e per favorire la ento

VR =
di
e in
se
resist tensione rie si ev o «equ trasform
ivo)
è dive su ogni
punt
iden
si
iv
zian alente». così in
o
a
a eq
uiva
lente

rsa e resi du un ’altra


La so 1 R1 · I; vale stenza (c e aspett
memorizzazione delle nozioni. b) pe
mma
VAB =
delle
VR =
2 R ·
singol 2 I; …; V
e ca Rn = R
ioè
la pe
i im
rdita
port
di te
anti:
pi ù sem
plice
rapp
[3.5]

re-
r de VR + dute n ·I
VR + nsio
La numerazione delle equazioni e delle resist finizion
enze e
1
2

e va la corren Rn = (R +
le
…+

te I
V
di te

1
nsio
R2 +
ne è
pari
alla
ne pr
ovoc
ata
da og
ni
ESER
CIZI
> 8-9,
21
I = __VAB che …+ tens
ione
formule consente un agile sistema di Se si
lente ha un co
__
Req ossia
I = __
VR +
__ 1
__VR +
__
1
__…+
attrav
ersa
og
Rn ) ·
ni re
I=R
sisten
eq · I
appl
icata
ai ca
pi A
[3.6]
si ot lle ____VR za si eB
tiene gamen Req
riferimenti, utile soprattutto negli esercizi ngol
__n
dalla to in aè
com
Due Req = form serie di une [3.7]
n·R ula n re a tu
stessa o più el sisten
ze de
tte le
tens ementi
svolti. A questi ultimi si rimanda con ione
(fig.
si de
).
fi
3.6a niscon
o in
vece
llo st
esso
valo
re R
la re
[3 .8]
Misu LAB 3.
loscopre sull’osc
para io dei il-
3

sisten m
colle ed f etri V, T
apposito simbolo, in modo da potersi A

VR
R1

1
I
R2
gati
in pa
ralle
lo se
ai lo
za eq
ui va -
VR ro ca
esercitare immediatamente, volendo, con VAB
2

VR
n
Rn

B
pi è
appl
icata
[3.9]
la
para
I llelo
un’applicazione concreta della teoria. (a) A Req

B
fig. 3.
5
VAB (a) Co
di n llegam
re
(b) in se sistenz ento
(b) rarie; e
zione ppresent
equi a-
vale
nte.

45

IV
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Presentazione

Al termine di ogni Sezione, una raccolta di strumenti didattici


fornisce un supporto costante per lo studio.
Gli Strumenti per il ripasso, interamente tradotti in inglese (Revision
aids), forniscono in maniera schematica un riassunto delle formule
utilizzate nella Sezione, suddivise per Unità didattiche.
Gli esercizi svolti offrono dei modelli per lo svolgimento dei
8

SEZIONE
Revision aid
s problemi di calcolo; gli esercizi da svolgere, corredati di soluzione,
so
per il ripas mettono alla prova le competenze acquisite. Ogni esercizio svolto è
Strumenti i
ne parametr
Descrizio

UNITÀ 16
Unità
Formula Description
of paramete
rs
correlato esplicitamente ai paragrafi in cui sono esposte le nozioni
a Formula
Grandezz
Quantity
Unit
Amplifica
Ideal amp
tore ideale
lifier
necessarie alla risoluzione.
Relazione
tra tensione V o = A OL ∙
(V P - V N) Le Verifiche delle competenze (a scelta multipla, a completamento,
tensioni
di uscita e
di ingresso

Relations
hip between
t
V V o = A OL ∙ id
VP = VN
V

+Vcc vero/falso) sono utili per una rapida autovalutazione.


ge and inpu +
output volta AV
voltages Vid
A OL " ∞

ad VP Vo
di tensione
Guadagno to VN –Vcc
anello aper
gain
Open-loo
p voltage Ri " ∞
di ingre sso X IP = IN = 0
Resistenza
tance
Input resis Ro " 0
di uscita X
Resistenza
tance
Output resis
di banda
di BW " ∞
Larghezza
frequenza
h tore reale
y bandwidt Amplifica
Frequenc
lifier
Real amp
e e R r si può
e reti elettrich za variabil
2

SEZIONE
+V
V CM =
V P ____
____ N
della resisten
Componenti V o nel caso
o il valore ___
co R c eI = R c
2
di modo com
une V che regoland
Tensione
ula [3.16]
si deduce ente sul cari
e voltage sima corr imo valore
nel
Common-mod ∙A Dalla form I. Si ha la mas il min
V o = A OL ∙ V id + V CM CM a corrente tre si otti
ene
di uscita Rf valore dell ne 1), men 1).
variare il
V
Tensione alla posizio ne
2 spostato spostato alla posizio
ge
0 (cursore
in cui R r = = R r + R r2 (cursore
Output volta Vo
___ 2
A OL = V
differenziale
id R
caso in cui r
1
Guadagno Rs +
o: sono
+ Ro
o stesso mod ndo la
zionano nell
gain Vo
Differential
regolare gira
____
A CM = V Ri
er iometri fun
3.2.2 Trimm si possono trimmer da 680 X,
+ Vid
in modo com
une CM
Vs
+ A OL⋅ Vid Vo i e i potenz
Guadagno mer resistiv le. I trimmer un
lmente i trim resistenza regolabi avendo a disposizione


e gain dam enta di i-
Common-mod Fon re
Per esempio, X.
Vo
___
SR = t trimmer i con valo za tra il term si
salita dei resistor cacciavite. 680 la resisten
Velocità di silio di un ico da 0 a misurare i due late
rali
(Slew rate)
V/ns
vite con l’au valore ohm mer si può stenza tra
lare il suo re ohmico di un trim ndo invece la resi
si può rego re il valo rali; misura ai potenzio-
Slew rate Per conosce sore) e i due late .
V CM
A OL = ____
____ rido tte rispetto sì che essi
CMRR = A CM V id LAB 3.4 e (cur mer ente più a fa
di reiezione nale central simo valore del trim dimensioni decisam ). Tale caratteristic fase di tara-
Rapporto Circuiti con i mas (fig. 3.9a erno, in
di modo com
une A OL
____
= 20 log A CM potenziometr ottiene il ponenti pre
sentano
o robusti lati dall’est
CMRR dB su bread-bo
ard Questi com strutturalmente meninfatti, vengono rego
dB
375 ltano tato:
Common-mod
e rejection metri e risu ti a un uso più limi te.
o frequen
ratio siano destina do in modo men (¾ di giro );

La presenza di note di
approfondimento (NA), di note
tecniche (NT) e di laboratori (LAB)
direttamente correlate a un
determinato passaggio della teoria è
segnalata in colonnino.

Contenuti multimediali Linee di trasmissione NA 11.1


1 Linee di trasmissione

Il materiale multimediale è stato concepito come continuazione e comple- Le linee di trasmissione provvedono a trasferire i segnali sotto forma elettrica tra due luoghi distanti. Quelle
fisiche e metalliche sono costituite da più conduttori, i quali trasportano i segnali di informazione tra sorgente
e destinazione.
La scelta della costituzione di questi mezzi dipende dall’impiego cui sono destinati.w

tamento dei volumi. I contenuti sono i seguenti: Nei prossimi paragrafi descriveremo e tratteremo le linee aeree, che vengono impiegate solo per la telegrafia,
le linee in cavo impiegate nella telefonia e nella trasmissione dati, le coppie simmetriche e coassiali, impiegate
nel campo delle alte frequenze sia della telefonia sia della televisione, e le guide d’onda, che rappresentano
l’unico mezzo di trasmissione nel campo delle microonde (frequenze superiori a 3 GHz).
Le linee di trasmissione si comportano come quadripoli passivi (vedi Sezione 7), e come tali attenuano i segna-
li che li percorrono.

• Laboratorio: schede operative in formato pdf e di simulazioni virtuali In questo approfondimento esamineremo i principali aspetti teorici delle linee costituite da conduttori metalli-
ci: la loro struttura fisica, le equazioni di propagazione e i vari parametri che caratterizzano le linee trasmissi-
ve. Tali parametri si distinguono in:

permettono di affrontare il lato pratico della disciplina e di guidare l’at- — costanti primarie;
— costanti secondarie.

1.1 Costanti primarie


tività della classe in laboratorio. Le costanti primarie fanno riferimento ai parametri resistivi e reattivi.
Precisamente, i parametri resistivi rappresentano la resistenza equivalente del conduttore metallico (R) e la
parametri
resistivi
conduttanza equivalente (G) dovuta alle perdite della linea causate dal non perfetto isolamento tra i condut-

• Note di approfondimento e Note tecniche: a supporto del corso, approfon- tori costituenti la linea. La conduttanza non è quindi relativa ai conduttori metallici, bensì all’isolante che li
separa.
I parametri reattivi, invece, rappresentano l’induttanza equivalente (L), dovuta al concatenamento dei flussi
parametri
reattivi

discono gli aspetti più tecnici e matematici della teoria.


magnetici generati dai conduttori costituenti la linea, che dipende dalla distanza tra essi, e la capacità equiva-
lente (C), dovuta al fatto che i conduttori – insieme all’isolante che li separa – si comportano come un conden-
satore avente una capacità che dipende dalla distanza tra i conduttori stessi.
La resistenza R e l’induttanza L vengono chiamate costanti longitudinali, la capacità C e la conduttanza G costanti

• Test interattivi: si tratta di test che consentono di valutare la propria vengono chiamate costanti trasversali. Tali costanti non devono essere considerate concentrate in un punto della longitudinali
linea, ma distribuite uniformemente lungo la stessa (si possono ritenere concentrate se la linea è corta). Per e trasversali
questo motivo le costanti primarie vengono definite per unità di lunghezza della linea (km). Su tratti infinite-
simi le costanti primarie coincidono e sono rappresentate dalle corrispondenti grandezze elettriche R, L, C, G.

preparazione sugli argomenti delle varie sezioni. Resistenza kilometrica. La resistenza (R) è definita dalla relazione
Elementi di telecomunicazioni Petrini © 2013 - De Agostini Scuola SpA - Novara

l
R = t · __ [X/km]

• Esercizi svolti: ampliano l’offerta didattica del libro. S


dove t è la resistività del conduttore espressa in X mm2/km ed è direttamente proporzionale alla temperatura,
l è la lunghezza della linea espressa in km ed S è la sezione del conduttore espressa in mm2.

• Fogli tecnici: raccolgono i dati tecnici di alcuni dispositivi citati nel testo. I valori della resistenza kilometrica sono riferiti alla temperatura ambiente, considerata di 20 °C. Per tem-
perature T diverse, cioè più elevate, si deve tenere conto della variazione subita dalla resistenza in base
alla relazione
resistenza
kilometrica

RT = R20° [1 + a (T - 20)] coefficiente di


temperatura
dove a prende il nome di coefficiente di temperatura (°C-1) e dipende dal materiale del conduttore, R20° è la

Sono segnalati numerosi link a siti che si occupano di elettronica, teleco- resistenza misurata a 20 °C.

ESEMPIO 1

municazioni e di formazione professionale. Un conduttore di rame lungo 1 km, di diametro 6,8 mm, che si trova alla temperatura di 30  °C avrà una
resistenza kilometrica R30° = R20° [1 + 0,0039 (30 - 20)]
l 1 · 106

Il mini dizionario tecnico inglese-italiano, invece, fornisce lemmi di uso fre- R20° = t · _ = 0,0017 · ________
s
quindi R30° = 48,6 X
3,42 · 3,14
= 46,8 X

quente nella letteratura tecnica di settore. Ciò significa che per un aumento di temperatura di 10 °C la resistenza kilometrica subisce un aumento circa
del 4% rispetto al valore della resistenza a 20 °C.

Su www.scuola.com saranno resi disponibili gli aggiornamenti che si rende- NA11.1/1

ranno necessari.

V
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Indice Indice

3.3 Condensatori 50
Sezione 1 .................................................................................
3.3.1 Principio di funzionamento – 3.3.2 Carat-
Informazione e trattamento teristiche dei condensatori – 3.3.3 Valori com-
merciali dei condensatori – 3.3.4 Codici dei
dei segnali condensatori – 3.3.5 Collegamento di conden-
satori in serie e in parallelo
3.4 Carica e scarica del condensatore. Costante di
Unità 1 tempo .................................................................................................... 58
L’informazione 3.5 Tipi di condensatori ............................................................... 60
3.5.1 Condensatori elettrolitici – 3.5.2 Collega-
1.1 L’informazione ............................................................................. 4 menti
1.2 Misura dell’informazione ................................................ 5 3.6 Condensatori variabili (trimmer capacitivi) .... 62
1.3 Entropia .............................................................................................. 6 3.7 Induttore ............................................................................................ 64
3.7.1 Caratteristiche degli induttori – 3.7.2 Valori
commerciali – 3.7.3 Codici a colori degli indut-
Unità 2 tori – 3.7.4 Collegamento induttori in serie e in
parallelo
Trattamento dei segnali 3.8 Carica e scarica dell’induttore ..................................... 68
2.1 Classificazione dei segnali .............................................. 8
2.1.1 Segnali analogici – 2.1.2 Segnali discreti
Unità 4
2.2 Cenni sui segnali dell’informazione ..................... 15
2.2.1 Segnali audio – 2.2.2 Segnali immagine Fondamenti di reti elettriche
(video) – 2.2.3 Segnali digitali (dati)
2.3 Rappresentazione dei segnali periodici ........... 20 4.1 Definizioni e regole fondamentali .......................... 70
2.3.1 Rappresentazione temporale 4.2 Legge di Ohm generalizzata ......................................... 72
2.4 Rappresentazione spettrale ........................................... 25 4.3 Partitore di tensione .............................................................. 72
2.4.1 Segnali in banda base e in banda traslata 4.4 Partitore di corrente ............................................................... 74
– 2.4.2 Segnali armonici e non armonici 4.5 Principi di Kirchhoff ............................................................... 75
4.5.1 Metodo di risoluzione di una rete elettrica
Strumenti per il ripasso/Revision aids ............................... 27
4.6 Teorema di sovrapposizione degli effetti ........ 77
Esercizi svolti ................................................................................................. 29
4.7 Teorema di Thévenin ............................................................ 79
Esercizi da svolgere ................................................................................. 33
4.8 Teorema di Norton ................................................................. 81
Verifica delle competenze ................................................................. 35
Strumenti di ripasso/Revision aids ........................................ 83
Esercizi svolti ................................................................................................. 90
Esercizi da svolgere ................................................................................. 101
Sezione 2 Verifica delle competenze ................................................................. 104
Componenti e reti elettriche
Unità 3 Sezione 3
Componenti passivi Fondamenti di elettronica e
3.1 Resistori .............................................................................................. 40 dispositivi digitali
3.1.1 Caratteristiche dei resistori – 3.1.2 Valori
commerciali dei resistori – 3.1.3 Codici a colori
dei resistori – 3.1.4 Collegamenti resistenze in
serie e in parallelo Unità 5
3.2 Resistori variabili ...................................................................... 47 Fondamenti di elettronica digitale
3.2.1 Reostati – 3.2.2 Trimmer – 3.2.3 Poten-
ziometri 5.1 Sistemi di numerazione .................................................... 108

VI
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Indice

5.1.1 Sistema binario – 5.1.2 Sistema esadeci-


male
Sezione 4
5.2 Conversioni tra sistemi di numerazione ......... 110 Dispositivi elettronici analogici
5.2.1 Binario-Decimale – 5.2.2 Decimale-Bina-
rio – 5.2.3 Esadecimale-decimale – 5.2.4 Deci- e fondamenti di Elettronica
male-esadecimale 5.2.5 – Binario-esadecimale
– 5.2.6 Esadecimale-binario
5.3 Operazioni aritmetiche con i numeri binari 113
Unità 7
5.3.1 Numeri binari con segno – 5.3.2 Somma Diodi
– 5.3.3 Sottrazione – 5.3.4 Moltiplicazione –
5.3.5 Divisione 7.1 Giunzione pn ................................................................................. 170
7.2 Il diodo ................................................................................................. 171
7.2.1 Polarizzazione diretta – 7.2.2 Polarizza-
Unità 6 zione inversa – 7.2.3 Caratteristiche dei diodi
Dispositivi digitali 7.3 Modelli semplificati del diodo
per grandi segnali .................................................................... 175
6.1 Funzioni logiche ........................................................................ 118 7.3.1 Diodo come interruttore (diodo ideale) –
6.1.1 Definizione di una funzione logica tramite 7.3.2 Diodo come generatore di tensione idea-
una frase logica – 6.1.2 Definizione di una fun- le – 7.3.3 Diodo come generatore di tensione
zione logica tramite un’espressione booleana – reale – 7.3.4 Soluzione grafica – 7.3.5 Soluzione
6.1.3 Definizione di una funzione logica tramite numerica con il metodo iterativo (fixedpoint)
una tavola di verità 7.4 Modelli semplificati del diodo
6.2 Porte logiche .................................................................................. 120 per piccoli segnali .................................................................... 180
6.2.1 Porta OR – 6.2.2 Porta AND – 6.2.3 Porta 7.5 Parametri caratteristici dei diodi .............................. 183
NOT – 6.2.4 Porta EX-OR(o XOR) – 6.2.5 Porta 7.6 Diodo Zener ................................................................................... 184
NOR – 6.2.6 Porta NAND – 6.2.7 Porta EX- 7.6.1 Parametri caratteristici del diodo Zener –
NOR (o xnor) 7.6.2 Circuito come stabilizzatore di tensione –
6.3 Realizzazione circuitale tramite integrati ....... 125 7.6.3 Dimensionamento della resistenza stabi-
6.3.1 Implementazione di una NAND con porte lizzante e potenza dissipata – 7.6.4 Collegamen-
NOR – 6.3.2 Implementazione di una NOR con to serie-parallelo di diodi Zener – 7.6.5 Circuito
porte NAND come limitatore di tensione – 7.6.6 Valori e sigle
6.4 Forme canoniche ...................................................................... 128 commerciali dei diodi Zener
6.5 Minimizzazione ......................................................................... 128
6.6 Reti combinatorie ..................................................................... 131 Unità 8
6.6.1 Dalla funzione in uscita alla tavola di
verità – 6.6.2 Dalla tavola di verità alla funzio-
Transistori bipolari (BJT)
ne minimizzata – 6.6.3 Dal circuito logico alla
8.1 Transistore BJT ............................................................................ 192
tavola di verità
8.1.1 Principio di funzionamento – 8.1.2 Equa-
6.7 Scala di integrazione zioni fondamentali del BJT
e famiglie logiche integrate ........................................... 135 8.2 Caratteristiche del BJT ......................................................... 196
6.8 Caratteristiche e parametri 8.2.1 Zone di funzionamento
delle porte logiche ................................................................... 137 8.3 Retta di carico e punto di lavoro .............................. 200
6.8.1 Alimentazione – 6.8.2 Potenza assorbita 8.4 Polarizzazione del BJT ........................................................ 201
dall’integrato – 6.8.3 Ritardo di propagazione 8.5 Applicazioni dei BJT .............................................................. 205
(propagation delay time) – 6.8.4 Livelli di ten- 8.5.1 BJT come interruttore digitale ON-OFF –
sione e margini di rumore – 6.8.5 Correnti di 8.5.2 BJT come amplificatore – 8.5.3 BJT come
ingresso e di uscita – 6.8.6 Fan-out separatore di impedenza

Strumenti per il ripasso/Revision aids ............................... 146 Strumenti per il ripasso/Revision aids ............................... 209
Esercizi svolti ................................................................................................. 152 Esercizi svolti ................................................................................................. 217
Esercizi da svolgere ................................................................................. 164 Esercizi da svolgere ................................................................................. 234
Verifica delle competenze ................................................................. 166 Verifica delle competenze ................................................................. 237

VII
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Indice

Sezione 5 Unità 12
Sistemi di comunicazione Quadripoli
e tecniche di trasmissione 12.1 Rappresentazione
di un quadripolo passivo ................................................. 270
12.1.1 Impedenza di ingresso e di uscita –
Unità 9 12.1.2 Adattamento di un quadripolo. Impe-
denza caratteristica
Sistemi di comunicazione 12.2 Quadripolo di adattamento di impedenza ... 273
12.2.1 Reti di adattamento a due impedenze –
9.1 Modello di un sistema
12.2.2 Reti di adattamento a tre impedenze
di comunicazione ..................................................................... 242 12.3 Attenuazione di un quadripolo .................................. 275
9.1.1 Processo del segnale – 9.1.2 Il concetto 12.3.1 Relazione tra attenuazione e guadagno
di modulazione
12.4 Rappresentazione di un quadripolo attivo .... 281
9.2 Sistemi in banda traslata ................................................. 246 12.4.1 Parametri
9.2.1 Il sistema radiofonico – 9.2.2 Il sistema
televisivo – 9.2.3 Il sistema telefonico mobile Strumenti per il ripasso/Revision aids ............................... 284
– 9.2.4 Il sistema trasmissione dati (banda tra- Esercizi svolti ................................................................................................. 286
slata) Esercizi da svolgere ................................................................................. 288
9.3 Sistemi in banda base ......................................................... 251 Verifica delle competenze ................................................................. 289
9.3.1 Il sistema telefonico fisso – 9.3.2 Sistema
di trasmissione dati (banda base)

Unità 10 Sezione 7
Tecniche di trasmissione Ponti radio terrestri: antenne
10.1 Multiplazione a divisione di frequenza ............. 254
10.2 Multiplazione a divisione di tempo ...................... 255
Unità 13
10.3 Digitalizzazione di un segnale analogico ....... 256 Proprietà delle onde
Strumenti per il ripasso/Revision aids ............................... 259
elettromagnetiche
Esercizi svolti ................................................................................................. 260 13.1 Parametri e grandezze che regolano la propaga-
Esercizi da svolgere ................................................................................. 261 zione delle onde elettromagnetiche ..................... 293
Verifica delle competenze ................................................................. 262 13.2 Polarizzazione delle onde
elettromagnetiche .................................................................... 295
13.3 Modi di propagazione delle onde
elettromagnetiche .................................................................... 296
Sezione 6
Canali di comunicazione Unità 14
fisici e quadripoli Funzionamento e parametri
delle antenne
Unità 11 14.1 Principio di funzionamento .......................................... 301
Canali di trasmissione 14.2 Caratteristiche elettriche delle antenne ............ 303
14.2.1 Dimensioni fisiche – 14.2.2 Impedenza
11.1 Classificazione dei canali – 14.2.3 Gamma di frequenze – 14.2.4 Potenza
di irradiazione. Rendimento – 14.2.5 Guadagno
di comunicazione ..................................................................... 266
– 14.2.6 Area efficace – 14.2.7 Banda passan-
11.2 Caratteristiche dei canali te – 14.2.8 Rapporto segnale /rumore – 14.2.9
di comunicazione ..................................................................... 267 Alimentazione

VIII
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Indice

14.3 Caratteristiche direzionali delle antenne ......... 312 17.6.1 Filtro passa-basso – 17.6.2 Filtro passa-
14.3.1 Isotropia – 14.3.2 Direttività – 14.3.3 Ango- alto – 17.6.3 Filtro passa-banda
lo di radiazione – 14.3.4 Rapporto avanti/dietro 17.7 Filtri attivi di secondo ordine ....................................... 370
17.8 Filtri del secondo ordine vcvs
Unità 15 (o Sallen-Key) ................................................................................ 372
17.9 Filtri a retroazione negativa multipla .................. 374
Ponti radio
Strumenti per il ripasso/Revision aids ............................... 375
15.1 Antenne per ponti radio terrestri ............................. 318 Esercizi svolti ................................................................................................. 384
15.2 Antenne per satelliti artificiali ..................................... 322 Esercizi da svolgere ................................................................................. 398
15.2.1 Antenne per televisione. TVSAT
Verifica delle competenze ................................................................. 400
Strumenti per il ripasso/Revision aids ............................... 327
Esercizi svolti ................................................................................................. 330
Esercizi da svolgere ................................................................................. 331
Verifica delle competenze ................................................................. 332 Sezione 9
Trattamento dei segnali nel
dominio del tempo e della
Sezione 8 frequenza
Apparati di comunicazione
Unità 18
Unità 16 Analisi dei segnali
Amplificatori operazionali
18.1 Serie di Fourier ............................................................................ 408
16.1 AMP-OP ideale ............................................................................ 336 18.1.1 Trasformata e integrale di Fourier di fun-
16.1.1 Caratteristiche e parametri dell’AMP-OP zioni periodiche
ideale 18.2 Rappresentazione temporale e spettrale dei
16.2 AMP-OP reale ............................................................................... 339 segnali aperiodici o di forma arbitraria ............. 416
16.2.1 Caratteristiche e parametri dell’AMP-OP 18.3 Parametri caratteristici dei segnali ........................ 417
reale – 16.2.2 Compensazione dell’offset in uscita
16.3 Configurazioni fondamentali degli AMP-OP .... 342 Strumenti per il ripasso/Revision aids ............................... 421
16.3.1 AMP-OP invertente – 16.3.2 AMP-OP Esercizi svolti ................................................................................................. 424
non invertente – 16.3.3 Inseguitore di tensione Esercizi da svolgere ................................................................................. 434
o buffer – 16.3.4 AMP-OP sommatore – 16.3.5 Verifica delle competenze ................................................................. 435
AMP-OP differenziale – 16.3.6 AMP-OP Sam-
ple &Hold (S/H)
16.4 Classificazione e sigle degli AMP-OP ................. 350
Sezione 10
Unità 17 Tecniche e sistemi di
Filtri
trasmissione in banda traslata
17.1 Classificazione dei filtri ...................................................... 352
17.2 Parametri dei filtri .................................................................... 354
17.3 Filtri passivi LC ........................................................................... 355
Unità 19
17.3.1 Dimensionamento di un filtro LC Tecnica AM
17.4 Filtri passivi RC ........................................................................... 359
17.4.1 Dimensionamento dei filtri RC 19.1 Finalità della modulazione ............................................. 438
17.5 Filtri attivi .......................................................................................... 363 19.2 Classificazione delle varie tecniche
17.5.1 Classificazione dei filtri attivi di modulazione ........................................................................... 439
17.6 Filtri del primo ordine ......................................................... 365 19.3 Classificazione delle frequenze ................................. 440

IX
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Indice

19.4 Concetti di modulazione 22.2 Campionamento. Teorema di Shannon ........... 489


e demodulazione AM ........................................................... 441 22.3 Ricostruzione del segnale campionato.
19.5 Modulazione di ampiezza con modulante Problemi di distorsione ..................................................... 493
armonica (sinusoidale) ...................................................... 442
19.5.1 Indice di modulazione – 19.5.2 Spettro
del segnale AM – 19.5.3 Potenza del segnale
Unità 23
modulato e rendimento – 19.5.4 Modulazione Tecnica PAM
con modulante non armonica
19.6 Demodulazione di ampiezza ....................................... 451 23.1 Modulazione PAM .................................................................. 496
23.1.1 Multiplo PAM telefonico
23.2 Demodulazione PAM 499
Unità 20 ...........................................................

Tecnica DSB-SSB Unità 24


20.1 Modulazione DSB con modulante armonica .. 453 Tecnica PCM
20.1.1 Spettro del segnale DSB – 20.1.2 Poten-
za del segnale modulato e rendimento 24.1 Quantizzazione .......................................................................... 502
20.2 Modulazione con modulante non armonica ... 456 24.1.1 Quantizzazione lineare – 24.1.2 Quan-
20.3 Modulazione SSB ..................................................................... 457 tizzazione non lineare
20.4 Demodulazione DSB/SSB .............................................. 457 24.2 Sistemi PCM .................................................................................. 509
24.2.1 Caratteristiche del segnale PCM – 24.2.2
20.5 Confronto tra AM-DSB-SSB .......................................... 457
Trasmettitore PCM – 24.2.3 Ricevitore PCM –
24.2.4 Rigenerazione
Unità 21 Strumenti per il ripasso/Revision aids ............................... 514
Tecnica FM Esercizi svolti ................................................................................................. 516
Esercizi da svolgere ................................................................................. 521
21.1 Modulazione di frequenza con modulante
Verifica delle competenze ................................................................. 522
armonica ............................................................................................ 460
21.1.1 Deviazione di frequenza – 21.1.2 Indice
di modulazione – 21.1.3 Spettro del segnale
FM – 21.1.4 Banda passante – 21.1.5 Potenza
del segnale modulato Sezione 12
21.2 Modulazione di frequenza con modulante Tecniche esistemi digitali in
non armonica ............................................................................... 468
21.3 Demodulazione FM ............................................................... 469 banda base
21.4 Confronto tra modulazione AM e FM ................ 470
Strumenti per il ripasso/Revision aids ............................... 471 Unità 25
Esercizi svolti ................................................................................................. 475 Tecnica FSK
Esercizi da svolgere ................................................................................. 479
Verifica delle competenze ................................................................. 480 25.1 Modulazione FSK ..................................................................... 527
25.2 Demodulazione FSK ............................................................. 529
25.2.1 Demodulatore incoerente – 25.2.2 Demo-
dulatore digitale
Sezione 11
Sistemi di trasmissione TDM Unità 26
Tecnica MPSK
Unità 22 26.1 Modulazione / demodulazione PSK .................... 532
Tecnica TDM e campionamento 26.2 Modulazione 2PSK ................................................................. 533
26.3 Modulazione differenziale 4PSK .............................. 535
22.1 Principio della tecnica TDM ......................................... 486 26.4 Modulazione differenziale 8PSK .............................. 538

X
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Indice

26.5 Demodulazione 2PSK 540


26.5.1 Demodulazione coerente (CPSK) – 26.5.2
..........................................................
Sezione 14
Demodulazione differenziale (DPSK) Elementi di reti cablate
26.6 Demodulazione 4PSK .......................................................... 541
26.7 Demodulazione 8PSK .......................................................... 542
e wireless

Unità 27 Unità 31
Tecnica digitale DPSK Reti locali
27.1 Codifica DPSK digitale ........................................................ 544 31.1 Classificazione delle reti ................................................... 590
27.2 Decodifica DPSK digitale ................................................. 548 31.2 Requisiti delle LAN ................................................................. 591
31.3 Struttura delle LAN ................................................................. 592
Strumenti per il ripasso/Revision aids ............................... 549
31.4 Caratteristiche delle LAN ................................................. 593
Esercizi svolti ................................................................................................. 551 31.4.1 Tipi di mezzi trasmissivi – 31.4.2 Sistemi
Esercizi da svolgere ................................................................................. 552 di cablaggio
Verifica delle competenze ................................................................. 553 31.5 Realizzazione di una LAN con cablaggio
strutturato ........................................................................................ 599
31.5.1 Collegamenti
31.6 Topologie di rete ........................................................................ 601
Sezione 13 31.7 Tecniche di trasmissione .................................................. 603
Trasmissione dati 31.7.1 Tecniche di trasmissione in banda base
– 31.7.2 Tecniche di trasmissione a banda larga
31.8 Tecniche di controllo di accesso .............................. 605
Unità 28
Sistemi di trasmissione dati Unità 32
28.1 Struttura di un sistema teleprocessing ............. 558 Reti locali senza fili (WLAN).
28.2 Caratteristiche di un sistema TD ............................. 559 Modello ISO-OSI
28.2.1 Tipi di trasmissione – 28.2.2 Tipi di esercizio
– 28.2.3 Tipi di rete – 28.2.4 Tipi di collegamento 32.1 Tecnologia IEEE 802.11 ...................................................... 608
32.2 Tecnologia bluetooth ............................................................ 609
Unità 29 32.3 Struttura delle WLAN ........................................................... 610
32.4 Caratteristiche delle WLAN ............................................ 611
Modem e proprietà 32.5 Topologia delle WLAN ........................................................ 612
29.1 Classificazione dei modem ............................................ 569 32.5.1 WLAN RF – 32.5.2 WLAN IR
29.2 Proprietà dei modem ........................................................... 570 32.6 Tecniche di trasmissione nelle WLAN ............... 614
32.7 Tecniche di controllo di accesso .............................. 615
32.8 Modello ISO-OSI ...................................................................... 615
Unità 30 32.8.1 ModelloISO-OSI nelle LAN
Tecnologia xDSL 32.9 Interconnessione tra LAN ............................................... 618

30.1 Generalità sulla rete xDSL ............................................... 573


30.2 Struttura della rete xDSL .................................................. 575 Unità 33
30.3 Rete ADSL ........................................................................................ 577 Tecnologia cellulare
30.3.1 Struttura della rete ADSL – 30.3.2 Strut-
tura dell’utente – 30.3.3 Tecnica di trasmissio- 33.1 Pianificazione delle cellule ............................................. 625
ne – 30.3.4 Modem ADSL 33.1.1 Grandezza della cellula – 33.1.2 Riuso
delle frequenze e assegnazione dei canali –
Strumenti per il ripasso/Revision aids ............................... 584 33.1.3 Ripartizione delle cellule – 33.1.4 Inter-
Verifica delle competenze ................................................................. 587 ferenze

XI
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Indice

Unità 34 34.3 Rete EDGE ....................................................................................... 634


34.4 Rete UMTS ...................................................................................... 635
Sistemi radiomobili di quarta 34.4.1 Architettura del sistema – 34.4.2 Servizi
generazione (GPRS e UMTS)
Strumenti per il ripasso/Revision aids ............................... 638
34.1 HSCSD ................................................................................................. 631 Verifica delle competenze ................................................................. 644
34.2 Rete GPRS ........................................................................................ 631
34.2.1 Architettura del sistema – 34.2.2 Struttu-
ra multitrama GPRS Soluzioni ................................................................................................... 647

XII
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Indice dei materiali multimediali


Indice

NA 12.1 Telemetria
Note di approfondimento (NA)
NA 15.1 Tipi di antenne
NA 3.1 Circuiti RCL in regime sinusoidale NA 15.2 Antenne Ground Plane
NA 4.1 Trasformatori e generatori NA 15.3 Antenne multibanda
NA 5.1 Sistema ottale NA 15.4 Antenne elicoidali
NA 6.1 Operatori logici NA 15.5 Ponti radio spaziali
NA 6.2 Dispositivi digitali a media scala di integrazione NA 16.1 Funzionamento AMP-OP ad anello aperto
NA 6.3 Codice ascii NA 17.1 Filtri del secondo ordine vcvs (o Sallen-Key)
NA 6.4 Codice bcd NA 19.1 Sistemi di trasmissione AM
NA 6.5 Dispositivi digitali a piccola scala di NA 21.1 Sistemi di trasmissione FM
integrazione NA 21.2 Tecnica PM (modulazione di fase)
NA 6.6 Registri NA 21.3 Modulatori e demodulatori PM
NA 6.7 Contatori NA 21.4 Confronto tra modulazione FM e PM
NA 7.1 Struttura atomica dei materiali NA 21.5 Sistemi di ricezione AM/FM
NA 7.2 Applicazioni del diodo (raddrizzatori, NA 22.1 Tipi di campionamento. Effetti della
limitatori, fissatori, moltiplicatori) larghezza dell’impulso
NA 7.3 Altri tipi di diodi (varicap, LED) NA 23.1 Modulatori PAM
NA 7.4 Diodo Schottky NA 23.2 Rapporto S/N nel sistema PAM
NA 7.5 Diodo laser NA 24.1 Confronto tra i sistemi TDM e FDM
NA 8.1 BJT per piccoli segnali NA 24.2 Gerarchia dei segnali PCM-TDM
NA 8.2 Parametri e valori dei BJT NA 24.3 Codifica di canale
NA 8.3 Sigle commerciali dei BJT NA 25.1 Tecnica ASK
NA 8.4 Transistori a effetto di campo (FET) NA 26.1 Tecniche miste
NA 28.1 Protocolli di comunicazione
NA 8.5 Configurazioni del JFET
NA 29.1 Circuiti di interfaccia V.24/V.28 (EIARS232.C)
NA 8.6 Parametri e sigle commerciali dei JFET
NA 29.2 Modem fonici
NA 8.7 I Mosfet
NA 29.3 Modem in banda base
NA 9.1 Trasduttori
NA 29.4 Qualità di trasmissione
NA 9.2 Principi fisici di trasduzione primaria
NA 30.1 Rete ISDN
NA 9.3 Principi fisici di trasduzione secondaria
NA 30.2 Rete e servizi internet
NA 9.4 Rumore
NA 31.1 Metodi di accesso nelle reti locali cablate
NA 10.1 Elementi di telefonia
(LAN)
NA 10.2 L’apparecchio telefonico NA 32.1 Tecniche di accesso nelle WLAN: DSSS e
NA 11.1 Linee di trasmissione FHSS
NA 11.2 Condizioni di adattamento NA 33.1 Sistemi radiomobili di prima generazione
NA 11.3 Tipi di linea in cavo NA 33.2 Sistemi radiomobili di seconda generazione
NA 11.4 Determinazione delle costanti secondarie (TACS-E-TACS)
NA 11.5 Fibre ottiche NA 33.3 Sistemi radiomobili GSM di terza generazione
NA 11.6 Realizzazione tecnologica delle fibre ottiche NA 33.4 Sistemi cordless

XIII
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Indice

NT 29.1 Interfaccia USB


Note tecniche (NT)
NT 29.2 Tipi di equalizzatori
NT 3.1 Comportamento della resistenza in alta NT 29.3 Scrambler e descrambler
frequenza NT 30.1 Modulazione DMT (Discrete multi tone)
NT 3.2 Tecnologie costruttive dei resistori NT 31.1 IEEE8023-Ethernet
NT 3.3 Tecnologie costruttive dei condensatori NT 31.2 RetiWireless
NT 6.1 Circuito anti rimbalzo
NT 9.1 Monitor a tubo catodico (CRT)
NT 9.2 Misura del rumore di fondo
Laboratorio (LAB)
NT 10.1 Centrali di commutazione LAB 2.1 Lettura dei segnali sull’analizzatore di spettro
NT 11.1 Trasformatore differenziale (forchetta LAB 3.1 Circuiti elementari resistivi su bread-board
telefonica) LAB 3.2 Strumentazione di base
NT 11.2 Amplificatori a impedenza negativa LAB 3.3 Misure sull’oscilloscopio dei parametri V, Tedf
NT 11.3 Apparati in linea LAB 3.4 Circuiti con potenziometri su bread-board
NT 11.4 Equalizzatori LAB 3.5 Carica e scarica del condensatore
NT 12.1 Reti di adattamento a tre impedenze LAB 4.1 Circuito partitore di tensione su bread-board
NT 15.1 Dati tecnici di alcune antenne per microonde LAB 4.2 Circuiti elementari su bread-board
NT 15.2 Dati tecnici di alcune antenne AM - FM - VHF LAB 6.1 Progettazione
NT 15.3 Altri tipi di antenne a larga banda LAB 6.2 Circuiti combinatori
NT 18.1 Analizzatore di spettro LAB 6.3 Intergrati su bread-board 74LSXX
NT 19.1 Modulatori AM LAB 7.1 Caratteristica I-V del diodo
NT 19.2 Demodulatori AM LAB 7.2 Misure su circuiti con diodi normali, Zener e
NT 20.1 Modulatori DSB led
NT 20.2 Modulatori SSB LAB 8.1 Misure sui BJT
NT 20.3 Demodulatori DSB/SSB LAB 10.1 Segnali multiplexati
NT 20.4 Anello ad aggancio di fase (PLL) LAB 10.2 Collegamenti telefonici tripolari
NT 20.5 Modulazione VSB (vestigial side band) LAB 10.3 Collegamenti telefonici multipli
NT 21.1 Modulatori FM LAB 10.4 Collegamenti telefonici a plug
NT 21.2 Demodulatori FM LAB 12.1 Adattamento di impedenza
NT 21.3 Reti di deenfasi e preenfasi LAB 15.1 Realizzazione di un prototipo di antenna
NT 21.4 Modulatore di Armstrong (metodo indiretto) Cassegrain
NT 21.5 Ricevitore AM supereterodina LAB 17.1 Realizzazione di un filtro passa-basso LC di
NT 22.1 Altri tipi di modulazione impulsiva (PWM-PPM) tipo r
NT 24.1 Codificatori e decodificatori di canale LAB 18.1 Uso dell’analizzatore di spettro e lettura dei
NT 24.2 Compressione ed espansione della dinamica segnali
di un segnale LAB 18.3 Analisi di un segnale armonico con il
NT 24.3 Rigenerazione nei sistemi PCM supporto di un analizzatore di spettro
NT 24.4 Struttura della trama di un segnale TDM-PCM LAB 19.1 Modulazione AM
NT 26.1 Codifica convoluzionale LAB 20.1 Modulazione DSB-SSB
NT 27.1 Anello di Costas (Costas loop) LAB 21.1 Modulazione FM
NT 28.1 Dispositivi di misura e di controllo-Data tester LAB 23.1 Campionamento. Modulazione di ampiezza
NT 28.2 Funzionamento e programmazione di un a impulsi (PAM)
Data Tester Multipunto (DTM) LAB 23.2 Tecnica PAM-TDM (multiplexer a divisione
NT 28.3 Sistemi di rivelazione degli errori. Codici di tempo)
NT 28.4 Rivelazione e correzione degli errori a LAB 24.1 Tecnica PCM (modulazione mediante codice
carattere di controllo del blocco (BBC) di impulsi)

XIV
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Indice

LAB 25.1 Modulazione e demodulazione FSK LAB 29.4 Collegamento tra un PC e una stampante
(Frequency Shift Keying) remota su linea commutata
LAB 26.1 Modulazione e demodulazione PSK (Phase LAB 29.5 Collegamento tra un PC e una stampante
Shift Keying) remota su linea privata
LAB 28.1 Dispositivi di misura e di controllo LAB 29.6 Collegamento multipunto tramite modem in
LAB 28.2 Altri casi di impiego dei visualizzatori di banda base
interfaccia (VIF) LAB 31.1 Assemblaggio di un cavo tipo UTP/STP
LAB 29.1 Criteri di utilizzo e verifica dell’interfaccia cat.5 tramite connettore RJ45
seriale
LAB 29.2 Collegamento di due modem fonici FSK
Esercizi svolti
(300 bit/s) su linea commutata
LAB 29.3 Collegamento punto-punto di due modem
in banda base Simulazioni

XV
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

SEZIONE
INFORMAZIONE E
TRATTAMENTO DEI SEGNALI
1

U1 L’informazione
U2 Rappresentazione e tipi di segnali

La Sezione 1 si apre con il concetto di informazione trattato attraverso l’analisi della sua
natura, di come venga generata, dal metodo della sua misura e delle caratteristiche che per-
mettono di distinguere un messaggio da un altro.
Vengono in seguito presentate le nozioni teoriche fondamentali sui segnali con rappresenta-
zioni matematiche che ne permettono l’analisi.
Queste nozioni sono di fondamentale importanza per la ricerca della massima prestazione
del mezzo trasmissivo, indipendentemente dalle tecniche che possono essere adottate.

Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

UNITÀ

1 L’informazione

1.1 L’informazione
1.2 Misura dell’informazione
1.3 Entropia

Prerequisiti > Logaritmi

Competenze > Conoscenze


• Significato e misura dell’informazione
> Abilità
• Calcolare l’entropia e la quantità dell’informazione

Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
1
Nome: Luca

Informazione e trattamento dei segnali

Prima di esaminare i sistemi di comunicazione e i problemi teorici a questi connessi è


informazione opportuno fare alcune rapide considerazioni su che cosa si intenda per informazione, sulla
sua natura, su come essa viene generata, sulle caratteristiche che permettono di distinguere
un messaggio da un altro e su come si può misurare un’informazione, in modo da chiarire
meglio il concetto di quantità di informazione che può transitare in un canale trasmissivo.
Tale concetto è di fondamentale importanza per la ricerca della massima prestazione del
mezzo (trasmissione senza errori), indipendentemente dalle tecniche adottate.

1.1 L’informazione
Per poter parlare della natura dell’informazione è necessario dare prima una definizione
«classica» di informazione. Tale definizione è strettamente legata al concetto di contenuto
informativo. Un esempio può facilitarne la comprensione.
Consideriamo un ascoltatore che percepisce le parole di una persona che parla di un
certo argomento; in quel momento l’ascoltatore cerca di acquisire dei concetti che gli ser-
viranno a comprendere l’argomento in oggetto. Per far ciò è indispensabile in primo luogo
che l’ascoltatore conosca la lingua di chi parla, e in secondo luogo che comprenda il signi-
ficato della terminologia che viene usata nel discorso. Ciò significa che l’ascoltatore deve
avere una preparazione di base sull’argomento che gli permetta di capirne i concetti. Inol-
tre, l’acquisizione dei contenuti sarà sicuramente diversa da parte di un altro ascoltatore
che, pur avendo pressapoco la stessa preparazione del primo, non abbia la stessa capacità
mentale individuale di elaborare e di comprendere. Da questo esempio si può capire che i
contenuti dei concetti sono diversi nei due casi considerati. In altri termini, dal grado di
acquisizione dei contenuti nasce il processo dell’apprendimento. Dopo tale apprendimento
(acquisizione parziale o totale dei concetti), l’ascoltatore sarà senza dubbio arricchito men-
talmente rispetto a prima, quindi potrà dare da solo, in qualche modo, certe risposte o
soluzioni ai suoi dubbi o incertezze.
Si può ora dare la definizione di informazione.
Per informazione si intende tutto ciò che permette all’utilizzatore di eliminare totalmente
o parzialmente delle incertezze o dubbi dalle sue conoscenze su un argomento specifico.

È intuitivo dire allora che quando cresce l’incertezza su un argomento la quantità dell’in-
formazione richiesta è maggiore, poiché occorrono più contenuti informativi per mutare
l’incertezza in certezza. Se invece si conosce a priori, con certezza, il contenuto informativo
(incertezza nulla) l’informazione fornita all’utilizzatore è nulla. In altre parole, non si è
trasmesso niente di nuovo rispetto a ciò che si sapeva già.
Si può ora passare alla natura dell’informazione (o messaggio), che interessa soprattut-
to il processo della generazione dell’informazione stessa e della sua successiva trasforma-
zione. Come vedremo nell’Unità 2, il messaggio può essere di tipo analogico o digitale.
Un messaggio analogico, per esempio, può essere la voce, la musica, il suono in genera-
le. Il messaggio digitale, invece, può essere una sequenza di caratteri o simboli codificati,
che sono generalmente chiamati dati.
I messaggi all’inizio sono di natura fisica (voce, pressione, temperatura, immagine ecc.);
per poterli trasmettere occorre trasformarli in segnali elettrici analogici o digitali con pro-
cedimenti e modalità diverse, in quanto diversa è la loro natura. In telefonia, per esempio,
la voce che rappresenta l’informazione provoca delle vibrazioni sulla membrana dell’appa-
rato telefonico (microfono) che vengono trasformate in segnale elettrico. Nel campo tele-
visivo l’immagine (messaggio) viene trasformata in segnale elettrico, in base alla differente
luminosità dei punti che la costituiscono, per mezzo di un apparato speciale (telecamera).
Nel campo della trasmissione dati ogni messaggio (insieme di caratteri) viene trasforma-
to in un insieme di simboli che in seguito vengono codificati. La codifica consiste nell’attri-
buire a ogni simbolo un insieme di impulsi elettrici positivi e negativi.

4
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

1
Nome: Luca

UNITÀ
L’informazione

1.2 Misura dell’informazione


Nella pratica, in una comunicazione capita spesso che l’informazione, durante la transizione
dalla sorgente alla destinazione, subisca un deterioramento a causa delle caratteristiche non
ideali dei canali di comunicazione.
Tale fatto, però, non compromette il contenuto dell’informazione, che potrà ugualmen-
te essere opportunamente ricostruito con adeguati accorgimenti. Pertanto, la comprensione
del messaggio non è determinata dalla ricostruzione del segnale nella sua forma originaria,
ma dal suo contenuto informativo che viene esaminato dal destinatario, risolvendo così le
eventuali incertezze.
È importante allora poter quantificare l’informazione emessa, quantità che è una delle
caratteristiche fondamentali della sorgente. In questo caso si parla di quantità di informa-
zione, concetto strettamente legato alle caratteristiche del canale.

Per un buon funzionamento del sistema occorre che le caratteristiche della sorgente siano
compatibili con quelle del canale. Quantificare l’informazione significa associare una misu-
ra alla quantità di informazione emessa dalla sorgente.
In base a quanto detto finora e come sarà meglio illustrato nelle prossime sezioni, si può
affermare che la quantità di informazione associata a un determinato messaggio o evento
emesso dalla sorgente è tanto maggiore quanto minore è la probabilità che tale messaggio
si verifichi.
Le considerazioni si faranno su informazioni di tipo discreto per generalizzare il discor-
so, in quanto un segnale analogico può essere convertito in un segnale digitale, secondo le
indicazioni della teoria del campionamento.

Per comprendere come si misura l’informazione consideriamo la trasmissione di un


messaggio in due modi diversi:
a) trasmettendo caratteri tutti uguali tra loro;
b) trasmettendo caratteri tutti diversi tra loro.
Nel primo caso l’informazione ricevuta è nulla, perché si è certi che durante questa trasmis-
sione si può ricevere solamente un simbolo: la condizione di certezza pone la condizione di
massima probabilità.
Nel secondo caso, invece, l’informazione ricevuta è massima perché non si sa quale
simbolo si riceverà in quanto la presenza di ogni carattere è equiprobabile: la condizione
di incertezza pone la condizione di minima probabilità. In questo caso ogni simbolo può
comparire con una probabilità P = 1/N tra gli N eventi possibili.

Si può attribuire come unità di misura dell’informazione il bit (BInary digiT)


T che viene bit
definito come la quantità di informazione che occorre per eliminare l’incertezza tra due
eventi equiprobabili.

Si può esprimere pertanto la quantità di informazione per N eventi equiprobabili come

1 1
Q = log2 __ = -log2 P = -log2 __ = log2 N [1.1] ESERCIZI
P N > 3-4
La scelta della base del logaritmo è legata all’unità di misura della quantità che è il bit,
inteso come la quantità di informazione associata a una incertezza binaria (due alternative).
A titolo di esempio, per trasmettere l’informazione Q che è contenuta in un messaggio
formato da 128 caratteri o simboli, occorrono 7 bit

Q = log2 128 = 7 bit

5
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
1
Nome: Luca

Informazione e trattamento dei segnali

ESEMPIO 1.1
Calcolare la quantità di informazione per ogni simbolo emesso da una sorgente che utilizza
in totale 8 simboli, le cui probabilità sono riportate nella tab. 1.1.

Simboli S1 S2 S3 S4 S5 S6 S7 S8
Probabilità 0,18 0,17 0,05 0,15 0,14 0,06 0,21 0,04
tab. 1.1
Per la [1.1] valgono le seguenti equivalenze
Q1 = - log2 0,18 = - (- 2,474) = 2,474 bit Q5 = - log2 0,14 = - (- 2,835) = 2,835 bit
Q2 = - log2 0,17 = - (- 2,556) = 2,556 bit Q6 = - log2 0,06 = - (- 4,058) = 4,058 bit
Q3 = - log2 0,05 = - (- 4,324) = 4,324 bit Q7 = - log2 0,21 = - (- 2,252) = 2,252 bit
Q4 = - log2 0,15 = - (- 2,737) = 2,737 bit Q8 = - log2 0,04 = - (- 4,642) = 4,642 bit
I simboli più rari portano più informazione perché si verificano con poche probabilità.

1.3 Entropia
Rispetto al caso in cui la quantità di informazione si esprime tramite la [1.1], tenendo conto
di N eventi aventi la stessa probabilità, si può esaminare il caso più complesso in cui una
sorgente emette M simboli diversi non correlati tra loro. In questo caso la quantità di infor-
mazione sarà espressa dalla somma delle quantità di informazione portate da ciascun sim-
quantità di bolo, aventi probabilità P1, P2, P3, ..., Pm. La quantità di informazione data da un generico
informazione simbolo k, avente probabilità Pk, sarà

Qk = log2 e ___ o = - log2 Pk


1
ESERCIZI [1.2]
Pk
> 3-4
Dato che le quantità di informazione dei simboli più rari hanno minor peso per la determi-
media pesata nazione del valor medio di informazione, è necessario calcolare la media pesata su ciascun
simbolo, calcolando il prodotto della quantità di informazione e della probabilità dello stesso.
In definitiva, l’informazione media per simbolo è

H = ∑ Pk · log2 e ___ o = -∑ Pk · log2 Pk


n n
1
ESERCIZI [bit/simbolo] [1.3]
k=1 P k k=1
> 3-5
entropia La grandezza H data dalla [1.3] prende il nome di entropia dell’informazione.
La quantità totale di informazione per gli M simboli sarà data da
quantità totale
di informazione I=M·H [bit] [1.4]

ESERCIZIO
>4

6
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

UNITÀ

2 Trattamento dei segnali

2.1 Classificazione dei segnali


2.2 Cenni sui segnali dell’informazione
2.3 Rappresentazione dei segnali periodici
2.4 Rappresentazione spettrale

Contenuti LAB 2.1 Lettura dei segnali sull’analizzatore di spettro


multimediali

Prerequisiti > Concetti di base sui parametri dei segnali elettrici


> Equazione di una retta passante per due punti, sommatorie
> Funzione sinusoidale

Competenze > Conoscenze


• Rappresentazione dei segnali elettrici
> Abilità
• Riconoscere i vari tipi di segnali
• Determinare i segnali elettrici semplici

Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
1
Nome: Luca

Informazione e trattamento dei segnali

In questa Unità vengono presentate le nozioni teoriche fondamentali sui segnali (in parti-
colare quelli elettrici), ossia le grandezze variabili che contengono e trasportano le infor-
mazioni di varia natura riguardanti un sistema fisico reale. Il primo passo dello studio dei
segnali prevede la ricerca di una possibile loro rappresentazione.

Lo studio dei segnali ha per obiettivo la loro rappresentazione matematica per una
successiva analisi.

Rappresentare con formule matematiche le varie forme d’onda dei segnali significa consi-
derare la loro evoluzione nel dominio del tempo oppure nel dominio delle frequenze, in
quanto un segnale elettrico può essere completamente descritto dai parametri ampiezza
(tensione)-tempo-fase (V-t-{) oppure dai parametri ampiezza-frequenza-fase (V-f-{).
Analizzare i segnali significa invece poter conoscere il contenuto informativo dei segna-
li stessi, soprattutto di quelli complessi, in modo da ricondurne la descrizione e la rappre-
sentazione a quella dei segnali semplici (si indica con questo termine un segnale sinusoida-
le puro; vedi più avanti).

2.1 Classificazione dei segnali


In primo luogo, i segnali si possono classificare in bipolari e unipolari.
segnali Per un segnale bipolare (fig. 2.1a), in un determinato istante (t0) il valore istantaneo
bipolari dell’ampiezza è nullo, perché la curva attraversa l’asse dei tempi, dopodiché il segnale
inverte la polarità (l’ampiezza passa da valori positivi a valori negativi) fino al successivo
passaggio per lo zero (istante t1) in cui riassume una polarità positiva.
segnali I segnali unipolari, invece, (fig. 2.1b) non presentano variazioni di polarità e l’ampiezza
unipolari assume soltanto valori positivi (o soltanto valori negativi).
I segnali unipolari possono essere visti come somma di un segnale bipolare e di un
segnale continuo Vdc (costante nel tempo). La componente continua Vdc prende il nome di
offset offset. Traslando un segnale bipolare, rispetto all’asse dei tempi, dell’offset (Vdc) si ottiene
appunto un segnale unipolare.
Le forme d’onda dei vari segnali elettrici, ai quali possono essere associate delle infor-
mazioni, permettono di formulare una classificazione più generale (fig. 2.2), basata sull’an-
fig. 2.1 damento delle ampiezze (tensioni) in funzione del tempo (o della frequenza).
(a) Segnale Una funzione f(t) (p. es. una tensione) è continua sul suo dominio (p. es. un intervallo
bipolare; temporale) se è definita per ogni punto del dominio, e al variare di t all’interno di quest’ul-
(b) segnale
unipolare e timo f(t) assume tutti gli infiniti valori compresi nel suo codominio. In pratica, è continua
offset Vdc. se il suo grafico varia senza soluzione di continuità, altrimenti è discontinua.

V V

+ + Vdc

0 t t
t0 – t1

(a) (b)

8
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

2
Nome: Luca

UNITÀ
Trattamento dei segnali

Segnali elettrici

dipendenti dal tempo indipendenti dal tempo

unipolari bipolari costanti ( f(t) = 0)

V V
t V +V

t t
discontinui continui discontinui continui –V

discreti analogici Segnali in continua

sinusoidali

onde quadre
digitali impulsivi deterministici onde rettangolari
o numerici casuali o periodici
onde triangolari
Dati
onde a dente di sega

Segnali sonori Segnali immagine


(audio) (video)

Nella fig. 2.2 si distinguono anzitutto due casi principali, in base al tempo: fig. 2.2
a) segnali continui nel tempo; Classificazione
b) segnali discontinui nel tempo. dei segnali
elettrici in
Per i segnali continui nel tempo la tensione V assume un valore per ogni istante, e i valori funzione
del tempo.
assunti da V nel tempo sono infiniti. È il caso, per esempio, del segnale bipolare rappre-
sentato in fig. 2.1a; si osserva che non ci sono interruzioni di tensione nel tempo e che i
valori istantanei variano in modo graduale e non brusco.
Questi segnali sono detti segnali analogici perché la loro forma d’onda varia «in analo- segnali
gia» con la grandezza che rappresentano. analogici
Esempi di grandezze analogiche sono la tensione, il suono, la pressione, la temperatura ecc.

Per i segnali discontinui nel tempo si può considerare un’ulteriore classificazione in:
— segnali discontinui nel tempo e discontinui nelle ampiezze (fig. 2.3a);
— segnali discontinui nel tempo ma continui nelle ampiezze (fig. 2.3b).
Per i primi la tensione (ampiezza) assume valori diversi in modo discreto (presenza di «salti»
o «gradini») cioè è presente a tratti, e in numero finito. Vengono perciò detti segnali discre- segnali
ti, in contrapposizione ai segnali analogici. Esempi di segnali discreti sono quelli associati discreti
all’apertura e chiusura di un interruttore (on/off), l’accensione e lo spegnimento di un led,
la sequenza che corrisponde alla trasmissione dei caratteri alfabetici ecc.
Sono del secondo tipo, invece, i segnali campionati, raddrizzati ecc., cioè quei segnali che
derivano da un segnale analogico prelevandone i valori solo a determinati intervalli di tempo.
I segnali sia analogici sia discreti possono assumere ampiezze sia continue sia discontinue
(fig. 2.2).

9
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
1
Nome: Luca

Informazione e trattamento dei segnali

V Discontinuità in ampiezza V Continuità in ampiezza


di ampiezze finito
Intervallo

t t

Discontinuità nel tempo


Discontinuità nel tempo

(b)
Intervallo di tempo finito

(a)

fig. 2.3 2.1.1 Segnali analogici


(a) Segnale
bipolare A questo punto, sempre seguendo lo schema di fig. 2.2, si può fare un’ulteriore suddivisio-
discontinuo nel ne per i segnali analogici. Essi si possono suddividere in:
tempo e nelle
ampiezze;
— segnali deterministici (tra cui quelli periodici);
(b) segnale — segnali aperiodici casuali, o aleatori.
unipolare
discontinuo
nel tempo e
Segnali deterministici. I segnali deterministici sono quelli per cui lo sviluppo temporale è
continuo nelle rappresentabile tramite una funzione matematica, che descrive l’andamento della forma d’on-
ampiezze. da del segnale stesso. Fanno parte di questo tipo di segnali tutti quelli che si ripetono dopo un
certo intervallo di tempo, chiamato periodo (T ). I segnali periodici, dunque, sono quelli descrit-
ti da una formula matematica e che si ripetono ogni T unità di tempo (tipicamente secondi).
Il numero di periodi (o cicli) che si ripete nell’unità di tempo, cioè in un secondo, defi-
nisce la frequenza ( f ) del segnale, che si misura in hertz [Hz]. La frequenza determina il
ritmo con il quale un segnale si ripete in un secondo. Sussiste pertanto la seguente relazio-
ne tra frequenza e periodo
1 1
ESERCIZIO f = __ [Hz] oppure T = __ [s] [2.1]
T f
>7
Si nota che all’aumentare del periodo diminuisce la frequenza del segnale e viceversa, in
quanto le due grandezze sono inversamente proporzionali.
Il seguente esempio chiarisce ulteriormente il concetto di frequenza: se il periodo T
(cioè, nel caso di segnale bipolare, il tempo corrispondente alla durata di una semionda
positiva più una semionda negativa) di un segnale è pari a 20 ms, allora nel tempo di 1000
1000
ms (cioè 1 s) si ripetono _____ = 50 periodi. In altri termini, in 1 s passano 50 semionde
20
positive e 50 semionde negative. Si dice pertanto che la frequenza del segnale è pari a 50 Hz
o è di 50 cicli.
1 1 1 1
Infatti: f = __ = ______ = _________
-3
= __ · 102 s-1 = 50 Hz.
T 20 ms 20 · 10 s 2
Le forme più importanti e più conosciute dei segnali periodici sono (fig. 2.4):
— onda sinusoidale;
— onda quadra;
— onda rettangolare;
— onda triangolare;
— onda a dente di sega.

10
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

2
Nome: Luca

UNITÀ
Trattamento dei segnali

fig. 2.4
Alcuni segnali
(a) bipolari;
V
V Segnale sinusoidale (b) unipolari.

1 VM + Vdc
Vpp
– t t

T T

V Segnale ad onda quadra V

VM
VM +
Vdc
Vpp
2
t t

τq τq
T T

V Segnale rettangolare V Segnale rettangolare


VM
VM +
Vdc
Vpp
3
t t

τr τr
T T

V Segnale triangolare V

VM
VM
Vpp
+ Vdc
4
– t t

T T

V Segnale a dente di sega V

VM
VM
+
Vpp
5
– t t

T T
(a) (b)

11
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
1
Nome: Luca

Informazione e trattamento dei segnali

Nella fig. 2.4 sono indicati alcuni parametri caratteristici:


Vpp = valore di tensione picco-picco (si considerano il valore di cresta positivo e il valore di
cresta negativo);
VM = valore di tensione massimo o di picco (si considera il massimo valore raggiunto).

Di solito le grandezze elettriche, in questo caso le tensioni, vengono misurate in valore efficace.

valore efficace Il valore efficace di una tensione è, quel valore di tensione corrispondente a un livello
in corrente continua che produrrebbe gli stessi effetti di dissipazione termica su una
resistenza R.

valore medio Un altro valore importante è il valore medio, che esprime l’ampiezza media del ciclo, rife-
rita solamente alle semionde positive (unipolari). Il valore medio delle tensioni bipolari è
sempre nullo, se il segnale in questione è simmetrico rispetto all’asse X.
In merito a tali parametri ci riserviamo uno studio più dettagliato (vedi Unità 20).

La forma d’onda quadra differisce da quella rettangolare solo nella durata (xq) della semi-
onda positiva (fig. 2.4, caso 2 ). Il rapporto fra la durata della semionda e il periodo defi-
nisce il duty cycle ed.c. = __o.
xq
duty cycle
T
Per il segnale a onda quadra il duty cycle è
x T __
__q = ___ 1
= = 0,5 oppure, in percentuale: 50%
T 2T 2
ESERCIZI Per il segnale rettangolare, invece, la durata della semionda xr (fig. 2.4, caso 3 ) non è fissa,
> 6, 8 potendo essa assumere un qualsiasi valore compreso fra 0 e T. Il duty cycle nel caso del
segnale rettangolare può variare dal 10% al 49% e dal 51% al 99%. Pertanto, supponendo
T x T 1 3T
di avere xr = __, il duty cycle vale __r = ___ = __ = 0,25 ossia il 25%. Con xr = ___ si ottiene un
4 T 4T 4 4
duty cycle di 75%.
La differenza tra forme d’onda triangolare e a dente di sega di un segnale unipolare (fig.
2.4, casi 4 e 5 ) sta invece nella simmetria.
Il segnale triangolare è simmetrico rispetto alle ordinate, mentre quello a dente di sega
risulta asimmetrico.
Anche per il segnale a dente di sega si può definire un duty cycle; da questo punto di
vista si può quindi affermare che esso equivale a un segnale a onda triangolare con duty
cycle pari al 100%.

ESEMPIO 2.1
Facendo riferimento alla fig 2.4, caso 3 , definire il duty cycle del segnale avente periodo
T = 10 ns e xr = 3,5 ns.
x 3,5 ns
d.c. = __r = ______ = 0,35
T 10 ns
d.c.% = 35%
ciò significa che la durata della semionda positiva occupa il 35% del suo periodo.

Segnali aperiodici. Fanno invece parte dei segnali aleatori, per esempio, tutti quelli che
sono riferiti alla trasmissione delle informazioni. Essi presentano andamenti nel tempo del
tutto irregolari. L’informazione, infatti, per sua natura ha sempre un certo grado di impre-
vedibilità, anzi, ogni messaggio perché possa essere definito tale deve essere in una certa
misura imprevedibile, quindi non regolato da leggi matematiche.

12
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

2
Nome: Luca

UNITÀ
Trattamento dei segnali

Per esempio, con riferimento a un sistema di telecomunicazioni, al destinatario non servi-


rebbe la trasmissione del messaggio se questo fosse completamente prevedibile.
Poiché dunque l’andamento temporale del segnale aleatorio non può essere prevedibile,
in un certo intervallo di tempo, si cerca di descriverlo con metodi matematici del tutto
diversi da quelli applicati per segnali deterministici. Si adottano perciò metodi probabilisti-
ci, attraverso l’analisi di distribuzioni di probabilità, densità di probabilità ecc. Lo studio
dei segnali aleatori è molto importante, perché solitamente il contenuto di un’informazione
reale è di tipo casuale. Non solo, ma è dello stesso tipo anche il contenuto dei vari distur-
bi che possono manifestarsi in un processo di trasmissione (vedi Unità 12). Alla categoria
dei segnali aleatori appartengono i segnali sonori (o audio) e i segnali immagine (o video).
Segnali audio sono quelli vocali, musicali e sonori. Il campo della loro frequenza è com-
preso tra i 20 Hz e i 20 kHz.
Segnali video possono essere quelli televisivi, cinematografici ecc. Il campo delle fre-
quenze per la trasmissione di un’immagine è compreso tra i 20 Hz e i 7 MHz.

2.1.2 Segnali discreti


Anche per i segnali discreti è possibile fare un’ulteriore suddivisione. Essi possono essere:
— segnali impulsivi di tipo periodico e aperiodico;
— segnali digitali (o numerici) di tipo casuale.
I segnali impulsivi sono dei segnali di tipo rettangolare o di un’altra forma, che presentano segnale
di solito un duty cycle molto piccolo (al massimo del 10%). La fig. 2.4b, caso 3 , potrebbe impulsivo
essere un segnale impulsivo periodico, a condizione che si verifichi la relazione
1
xr ≤ ___ T
10
Quando l’impulso non si presenta sempre con le stesse caratteristiche di ampiezza e durata,
il segnale viene detto impulsivo casuale.
I segnali di tipo numerico o digitale presentano invece forme d’onda caratterizzate da
un andamento discontinuo, rappresentabili con una sequenza temporale di simboli codifi-
cati. In altri termini, a ogni tratto della forma d’onda, compreso in un certo intervallo di
tempo, viene associato un solo valore discontinuo che prende il nome di livello (l). A que- livello di
sto livello si farà poi corrispondere un certo codice (fig. 2.5a). codifica

fig. 2.5
Segnale numerico
V multilivello:
l1 = A = 1 (a) rappresentazione
l5 temporale;
l2 = B = 2
(b) rappresentazione
l4
l3 = C = 3 simbolica;
(a) l3 t (c) rappresentazione
l4 = D = 4
l2 digitale.
l5 = E = 5
l1

Tl Tl Tl Tl Tl Tl Tl

(b) D E A C E D B
t

(c)
t

13
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
1
Nome: Luca

Informazione e trattamento dei segnali

I segnali numerici possono distinguersi in segnali numerici a n livelli (n > 2) o multilivello,


oppure in segnali a due soli livelli. Ai simboli A, B, C, D, E della fig. 2.5b corrisponde un
segnale codice binario; il segnale numerico viene così ad assumere la forma di un segnale digitale,
digitale cioè di una sequenza di cifre binarie 0 e 1. Lo stato basso (0) prende il nome di space e lo
stato alto (1) prende il nome di mark. Gli stati mark e space sono tutti di uguale durata Tb.
tempo di bit Tb è detto tempo di cifra binaria o anche tempo di bit.
Per esempio, se si suppone A = 1, B = 2, C = 3, D = 4, E = 5 e si attribuisce a questi sim-
boli il corrispondente codice binario, il segnale digitale assumerà la forma della fig. 2.5c (si
ricorda che tra sistema decimale e sistema binario valgono le seguenti uguaglianze: 1 = (001)2,
2 = (010)2, 3 = (011)2, 4 = (100)2, 5 = (101)2).

Quando ai livelli vengono abbinati intervalli di tempo di durata Tb uguale, il segnale si


dice sincrono, altrimenti si dice asincrono.

Esistono dei parametri che caratterizzano questi segnali, quali la frequenza di simbolo (Fs)
e la frequenza di cifra (Fc).
frequenza La frequenza di simbolo (o baud-rate) esprime il numero di livelli nell’unità di tempo
di simbolo (1 s) e si misura in baud
numero livelli
ESERCIZI Fs = _____________ [baud] [2.2]
1s
> 1, 5
In fig. 2.5a Tl rappresenta la durata del livello cui corrisponde il simbolo.
frequenza La frequenza di cifra (o bit-rate) invece esprime il numero di cifre binarie (bit) che
di cifra corrispondono all’unità di tempo (1 s) e si misura in bit/s
numero bit
Fc = __________ [bit/s] se il segnale è a 2 livelli (1 bit per ogni livello 0 o 1) [2.3]
1s
m · (numero livelli)
Fc = _________________ = m · Fs [bit/s] [2.4]
1s
se il segnale è a n livelli e ogni livello si esprime tramite m bit (n = 2m; m = 2, 3,
4 ecc.)
Nel primo caso la codifica dei simboli avviene tramite codice binario (1 bit per ogni sim-
bolo), mentre nel secondo la codifica avviene tramite un diverso tipo di codice.
Con riferimento alla fig. 2.6a, si può determinare la frequenza di simbolo (Fs) supponen-
do che la durata del simbolo Tl sia pari a 1 ms; allora in 1 s passeranno
1000 simboli
Fs = ____________ = 103 baud = 1 kbaud (1000 simboli)
1s

V V
l3 l1 l0 l3 l2
l2
0 1 0 0 1 1 1 0
(a) l1 (b)

l0
1 2 3 4 t[ms] t[ms]
1 2 3 4 5 6 7 8
Tl Tl Tl Tl Tb
1 1
n > 2, m > 1 Fs = n = 2, m = 1 Fc = [bit /s]
Tl Tb

fig. 2.6
Segnali numerici: (a) rappresentazione multilivello (n > 2) riferita alla frequenza di simbolo; (b) rappresentazione
a due livelli (n = 2) riferita alla frequenza di cifra.

14
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

2
Nome: Luca

UNITÀ
Trattamento dei segnali

La frequenza di cifra (Fc) sarà invece


Fc = 2 bit · Fs
2 · 1000
Fc =_______ = 2 · 103 bit/s = 2 kbit/s
1s
perché per esprimere i quattro livelli l0, l1, l2, l3 occorrono 2 bit (fig. 2.6b). In altri termini,
a ogni simbolo o livello vanno associati 2 bit (m = 2).
Nel caso in cui m = 1 si giunge alla seguente conclusione.

L’unità di misura espressa in baud e quella espressa in bit/s si identificano solo nel caso
di segnali a due livelli, cioè segnali appartenenti a un sistema binario puro.

Alla categoria dei segnali digitali appartengono i segnali dati, cioè quei segnali che transi-
tano tra due computer, tra un computer e una stampante ecc. È intuitivo quindi che non
ha senso parlare di segnali digitali periodici o aperiodici, poiché un segnale dati è sempre
un segnale casuale.

ESEMPIO 2.2
Considerando un segnale a due soli livelli avente durata di simbolo Tl = 1 ms, determinare
la frequenza di simbolo (Fs) e la frequenza di cifra (Fc).

Poiché il segnale ha solo due livelli (m = 1) si ha


1000 simboli
Fs = ____________ = 103 baud = 1 kbaud
1s
Fc = m · Fs = 1 · 103 = 1 kbit/s
ossia passano 1000 cifre binarie 0 e 1 (oppure 1000 simboli) nell’unità di tempo. Si nota che
Fs e Fc coincidono e, in questo caso particolare, le unità di misura bit/s e baud si equival-
gono.

2.2 Cenni sui segnali dell’informazione


I segnali di informazione utilizzati dai vari sistemi di comunicazione (radiofonia, televisione,
trasmissione dati ecc.), si possono distinguere, indipendentemente dalle tecniche utilizzate,
in segnali sonori (o audio), segnali immagine (o video) e segnali dati. Analizziamo breve-
mente alcuni aspetti fondamentali di questi segnali, anch’essi classificati in fig. 2.2.

2.2.1 Segnali audio


I segnali audio (o sonori) possono essere caratterizzati non tanto dalla forma d’onda che
presentano quanto dall’estensione del loro spettro (banda occupata). Possono essere capta-
ti dall’orecchio umano nella banda compresa tra 20 Hz e 20 kHz.
Per i segnali musicali la banda di frequenza associata nelle normali trasmissioni è compresa
tra 20 Hz e 12 kHz e si può allargare ulteriormente fino a 15 kHz per i segnali di alta fedeltà.
In telefonia (campo delle conversazioni) la banda utile, cioè la banda entro la quale è
possibile sentire e riconoscere la voce dell’utente, è estesa tra 50 Hz e 8 kHz ma, come rile-
vato in apposite ricerche nel settore, le frequenze più importanti risultano tra 500 Hz e 2 kHz.
Il CCITT (Comitato Consultivo Internazionale per la Telegrafia e la Telefonia) ha concordato
come banda fonica netta quella compresa fra 300 Hz e 3400 Hz, individuando in questo modo banda fonica
l’intervallo di frequenze per le quali la qualità del segnale si ritiene migliore. netta

15
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
1
Nome: Luca

Informazione e trattamento dei segnali

fig. 2.7
Rappresentazione T1 >T2 T1=T2
dei parametri
caratteristici dei f2 >f1 A f2=f1
segnali sonori: A
(a) segnali a
frequenze diverse
t t
e ampiezze T1 T1
uguali; (b) segnali
a timbro diverso,
con frequenze e
ampiezze uguali.

A
A

t t
T2 T1

(a) (b)

banda fonica A volte si fa riferimento, per esigenze circuitali, alla banda fonica lorda, compresa fra 0 Hz
lorda e 4 kHz.
I segnali sonori sono definiti da tre parametri dipendenti dall’ampiezza, dalla frequenza
e dalla forma d’onda, ossia:
— volume o intensità;
— frequenza o altezza;
— timbro.

Il volume indica se il segnale è più forte o più debole di un altro, cioè rappresenta l’am-
piezza della forma d’onda del segnale sonoro.
La frequenza indica se il segnale è più o meno acuto di un altro (fig. 2.7a) a parità di
ampiezze di segnali.
Infine, il timbro è quella caratteristica tipica che fa distinguere una voce (o un suono)
da un’altra pur avendo queste frequenze e ampiezze uguali (fig. 2.7b).

2.2.2 Segnali immagine (video)


pixel L’elemento di base dell’immagine digitale è il pixel (picture element) che costituisce l’unità
più piccola di informazione luminosa puntiforme. L’immagine in pratica è composta da una
matrice; la disposizione e il numero dei pixel determinano l’immagine finale. Più la quan-
tità dei pixel è elevata migliore sarà l’immagine; inoltre la qualità dell’immagine dipende
dalle dimensioni dei pixel: più le loro dimensioni sono piccole migliore risulterà la qualità.
risoluzione In questo caso si parla di risoluzione. L’unità con cui si misura la risoluzione è il ppi (pixel/
pollice, 1 pollice = 2,54 cm). Per l’immagine digitale ogni pixel viene codificato con una
sequenza di bit. La sfumatura dei colori dipende dalla profondità di colore dell’immagine,
cioè dal numero di bit utilizzati per codificare il pixel (2n). Il numero dei bit definisce il
massimo numero di colori possibili, più precisamente:
• per l’immagine in bianco e nero:
— con 1 bit (21 = 2) si ha il bianco e nero;
— con 8 bit (28 = 256) si ottengono 256 colori (bianco e nero + livelli di grigio).
• per l’immagine a colori: ogni colore dell’immagine si ottiene tramite la combinazioni di
tre colori base o primari (rgb = Red, Green, Blue; ovvero rosso, verde e blu). Per codi-

16
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

2
Nome: Luca

UNITÀ
Trattamento dei segnali

ficare un pixel si devono codificare i tre colori primari; la loro combinazione determina
il colore del pixel stesso. Quindi per ciascun colore base si usano n bit e pertanto a
ciascun pixel servono 3n bit. Per esempio, codificando ogni colore con 8 bit si richiedo-
no 3 × 8 = 24 bit per ciascun pixel:

Rosso Verde Blu

R R R R R R R R G GGGG GGG B B B B B B B B

Di conseguenza si avranno:
— per immagini con profondità di colore a 8 bit/pixel: 28 = 256 colori;
— per immagini con profondità di colore a 12 bit/pixel: 212 = 4096 colori:
— per immagini con profondità di colore a 16 bit/pixel: 216 = 65536 colori;
— per immagini con profondità di colore a 24 bit/pixel: 224 = 16777216 colori.
Il colore dipenderà dalla minima o massima intensità del pixel di ogni colore (r, g, b) che
potrà assumere valori, per esempio nel caso della codifica a 8 bit, compresi tra 00000000
(colore assente, con minima intensità luminosa) e 11111111 (colore presente, con massima
intensità luminosa). Una codifica, per esempio, della componente rossa, verde o blu di
00001000 indica un’intensità di colore media.
Per quanto riguarda i segnali video, è noto che tramite un trasduttore, per esempio la
telecamera, è possibile rilevare una corrente la cui intensità dipende dalla luminosità dei
punti immagine risultanti dal processo di scansione (fig. 2.8a); quest’ultima consiste
nell’esplorare, tramite un elemento sensibile della telecamera (spot), l’immagine fissa per
righe successive con velocità costante. È noto anche che per mantenere permanente nel
nostro occhio un’immagine è necessario che il processo di scansione sia ripetuto in conti-
nuazione. In questo modo all’osservatore perviene una sequenza rapida di immagini: sfrut-
tando il fenomeno della persistenza della percezione visiva sulla retina dell’occhio umano,
la sequenza risulterà in un movimento continuo, così come appare ai nostri occhi una visio-
ne dinamica reale.
Per migliorare ulteriormente la definizione dell’immagine ed eliminare l’effetto di sfar-
fallio (effetto flicker) si utilizza il metodo della scansione per le righe interlacciate del video effetto flicker
che mostra l’immagine (fig. 2.8a).
La scansione in questo caso procede normalmente, esplorando prima le righe dispari,
fino a che non siano esplorate metà delle righe (semiquadro) che costituiscono l’intera
immagine, definita quadro. In seguito si riprende di nuovo dalla seconda riga esplorando
le linee pari. Con la scansione interlacciata, quindi, si raddoppia il ritmo dello sfarfallio in

fig. 2.8
Spot (a) Esplorazione
dell’immagine
fissa tramite il
1
2 4:3 processo della
scansione
3
4 semplice
5
6 (senza le righe
h 7
8
16 : 9 tratteggiate)
e scansione
9 interlacciata
10 (b)
11 (incluse le righe
12 sia pari sia
13 dispari);
14
(b) formati
L immagine.
(a)

17
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
1
Nome: Luca

Informazione e trattamento dei segnali

scansione modo che non sia percepibile dall’occhio umano. Il numero totale delle linee di scansione
interlacciata impiegate è 625 e la frequenza di immagine è pari a 25 Hz. Nel caso di scansione interlac-
ciata la frequenza di quadro diventa di 50 Hz, coincidente con la frequenza della rete di
distribuzione dell’energia elettrica. La larghezza di banda dei segnali video è di 5,5 MHz.
La tecnica di scansione interlacciata viene applicata nei dispositivi analogici sia di tra-
smissione (telecamere) sia di ricezione (schermi a raggi catodici, crt). Per poter utilizzare
questi apparati digitali è necessario convertire i segnali interlacciati perché il ritardo, dovu-
to alla scansione delle righe pari e dispari, provoca un disturbo visivo; inoltre le immagini
generate dalle telecamere analogiche risultano sfuocate. Al momento della visualizzazione
dell’immagine sullo schermo, essa dovrà essere ricostruita; tale ricostruzione viene chiama-
deinterlaccia- ta tecnica di deinterlacciamento e consente una visione dell’immagine non disturbata. Il
mento metodo più usato è quello dei campi combinati o mescolati. Si tratta della sovrapposizione
di due semiquadri consecutivi allo scopo di visualizzarli come un’unica immagine, usando
tecniche di filtraggio.
Tuttavia l’eliminazione dell’interlacciamento non permette di ottenere un’elevata quali-
tà video. Gli apparati di nuova generazione (schermi tv lcd o al plasma, lettori dvd, vide-
scansione oproiettori, telecamere digitali ecc.) utilizzano una scansione diversa chiamata progressiva.
progressiva Essa permette di acquisire l’immagine riga per riga a intervalli, in modo molto rapido e
progressivo, non suddividendo in semiquadri. La scansione delle righe in questo modo
avviene in tempo reale e senza ritardi in una sequenza ordinata (1, 2, 3, 4, 5 ecc.). La scan-
sione progressiva viene applicata nei sistemi di videosorveglianza (immagini in movimento).
Il numero totale delle righe di scansione è rapportato alle dimensioni dello schermo che
rapporto fa riferimento a un parametro chiamato rapporto di aspetto (Ra: aspect ratio); esso rappre-
di aspetto senta il rapporto tra la larghezza L e l’altezza h dell’immagine, espresso in pixel (fig. 2.8a)
L
Ra = __
h
dove L = lato lungo (LL) e h = lato corto (LC).
I formati di Ra inizialmente erano di tipo 4:3, sia per i monitor dei pc sia per gli scher-
mi tv (fig. 2.8b); il rapporto di aspetto a 4:3 corrisponde a una risoluzione dell’immagine di
800 × 600 (cioè 800 pixel in larghezza e 600 in altezza) per un numero totale di 480 000 pixel.
Gli attuali monitor invece sono di tipo 16:9, corrispondente a una risoluzione di 1280 × 720
(cioè 1280 pixel in larghezza e 720 in altezza) per un numero totale di 921 600 pixel, oppu-
re 1920 × 1080 (cioè 1920 pixel in larghezza e 1080 in altezza) per un numero totale di
2 073 600 pixel.
Spesso per definire la risoluzione si utilizza il termine dpi (dots per inches = punti per
pollice) anziché ppi; la differenza tra i due sta nel fatto che l’unità ppi fa riferimento al
numero pixel, intesi come semplici punti, per pollice lineare, mentre l’unità dpi rappresen-
ta la densità di punti su una superficie; infatti, supponendo di avere lo stesso numero di
pixel, essi possono essere «sparsi» in modo diverso in base alla superficie e quindi rappre-
sentano una densità lineare di punti (fig. 2.9).

fig. 2.9
(a) Dimensioni 1 pollice
schermo; (b)
concetto di dpi.
1 pixel
D
LC 3 pixel

3 pixel
LL Risoluzione = 3 dpi

(a) (b)

18
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

2
Nome: Luca

UNITÀ
Trattamento dei segnali

ESEMPIO 2.3
Si consideri uno schermo tv di 40″ (cioè con diagonale D lunga 40″) avente massima riso-
luzione di 1920 × 1080 (quindi con rapporto 1920:1080 = 16:9); calcolare le dimensioni oriz-
zontali (larghezza) e verticali (altezza), in pollici e in centimetri tenendo presente che un
pollice equivale 2,54 cm. Calcolare inoltre la risoluzione dello schermo in dpi.

SOLUZIONE
Tenendo presente il dimensionamento dello schermo illustrato in fig. 2.9a, dove: LL = lato
lungo; LC = lato corto e D = diagonale, e conoscendo le formule dei triangoli rettangoli
LL ___
____ 16
= " LL = 1,78 · LC
LC 9
________
D = √LL2 + LC 2
si calcolano le dimensioni dello schermo, cioè:
— orizzontale LL: 34,90″ (88,65 cm);
— verticale LC: 19,60″ (49,78 cm).
Dividendo quindi il numero di pixel per le dimensioni in pollici otteniamo la risoluzioni in
dpi, infatti:
1920 pixel / 34,90″ = 55,10 dpi e 1080 px / 19,60″ = 55,10 dpi

ESEMPIO 2.4
Si vuole stampare un’immagine su un foglio formato A4 (21 × 29,7 cm) a una risoluzione di
300 dpi. Calcolare quanti pixel sono necessari per ottenere risoluzione data.

SOLUZIONE
Per prima cosa si convertono le dimensioni del foglio in pollici
29,7
LL = ____ = 11,70″
2,54
21
LC = ____ = 8,27″
2,54
Desiderando stampare l’immagine a 300 dpi cioè a 300 pixel per pollice si ha
300 × 11,70″ = 3510 pixel per il lato lungo
300 × 8,27″ ≈ 2480 pixel per il lato corto
L’immagine quindi avrà una dimensione di 3510 × 2480 pixel = 8 704 800 pixel

2.2.3 Segnali digitali (dati)


Infine, per quanto riguarda i segnali dati si può dire che il messaggio corrisponde a una
rappresentazione binaria, cioè il dato è definito tra due istanti di tempo tra i quali la ten-
sione assume un certo valore costante. Per semplicità si considerino i segnali forniti come
una sequenza di 0 e 1.
L’intervallo tra i due istanti è detto «durata del bit» (Tb) e 1/T, dove T è il periodo del
segnale, esprime la frequenza del segnale (fig. 2.10a) dalla quale si può risalire alla frequen-
za di cifra (Fc), che determina il numero di cifre binarie trasmesse per unità di tempo, ESERCIZI
misurata in bit/s. In fig. 2.10b si nota che il segnale concentra la maggior potenza intorno > 1, 5
alle frequenze più basse, cioè alle frequenze minori di 1/T, raggiungendo il valore massimo
per f = 0 (componenti continue). Questo fatto dimostra che la larghezza di banda è propor-
zionale alla frequenza del segnale.

19
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
1
Nome: Luca

Informazione e trattamento dei segnali

fig. 2.10
(a) Segnale dati
binario; A A
(b) relativo
spettro di
potenza.

0 t
2Tb 3Tb 4Tb
Tb 0 1/T 2/T 3/T f
(a) (b)

larghezza La larghezza di banda Bf è definita come differenza tra la frequenza massima ((ffmax) e
di banda la frequenza minima (f
(fmin) presente nel segnale considerato
Bf = fmax - fmin [2.5]

Una delle caratteristiche fondamentali dei segnali dati, legata alla larghezza di banda, è la
velocità di trasmissione, in quanto per poter trasmettere grandi entità di dati in un inter-
vallo di tempo brevissimo occorre un’alta velocità di trasmissione, la quale, a sua volta,
richiede una larga banda di frequenze. Per esempio, considerando il segnale della fig. 2.9a
con Tb = 20 ms, si può intuire la correlazione tra la velocità di trasmissione e la banda pas-
sante. Infatti la frequenza di cifra vale
1 1
Fc = ___ = ______ = 50 baud [bit/s]
Tb 20 ms
Nel caso specifico il periodo, sarà T = 2Tb = 2 · 20 ms = 40 ms.
Operando lo sviluppo in serie di Fourier (vedi par. 2.4.2) si trova
1 1 F
prima fondamentale: f1 = ____ = ________ = __c = 25 Hz
2Tb 2 · 20 ms 2
terza armonica: 3f1 = 75 Hz
quinta armonica: 5f1 = 125 Hz
settima armonica: 7f1 = 175 Hz ecc.
La banda di frequenza della trasmissione allora sarà
Bf = fmax - fmin = 175 - 25 = 150 Hz
considerando lo spettro1 del segnale fino alla settima armonica.
In questo caso, se aumenta la frequenza di cifra (p. es. a 100 bit/s), automaticamente
raddoppia la banda passante (Bf = 350 - 50 = 300 Hz).

2.3 Rappresentazione dei segnali periodici


I segnali, come accennato all’inizio di questa Unità, si possono rappresentare e studiare:
— nel dominio del tempo;
— nel dominio della frequenza.

1 Il termine spettro indica una rappresentazione in frequenza delle varie armoniche contenute nel segnale conside-
rato; in pratica si collocano le varie armoniche sull’asse delle frequenze, rappresentate tramite righe verticali
dette righe spettrali.

20
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

2
Nome: Luca

UNITÀ
Trattamento dei segnali

Le rappresentazioni nei due domini, tempo e frequenza, come si vedrà, sono equivalenti,
nel senso che quando un segnale è completamente definito in uno dei due domini, automa-
ticamente risulterà definito anche nell’altro. Lo studio dei segnali viene effettuato per
esaminarne le caratteristiche in modo da essere in grado di determinare il loro comporta-
mento prima, durante e dopo il trattamento da parte dei vari dispositivi utilizzati per la loro
trasmissione e ricezione.
A questo scopo, è necessario rappresentare le forme d’onda tramite espressioni mate-
matiche (quando possibile) e analizzarle. Qui di seguito si analizzano i segnali periodici.

2.3.1 Rappresentazione temporale


Rappresentare i segnali nel tempo significa individuare e descrivere il loro andamento
istante per istante. La forma d’onda assunta dal segnale in funzione del tempo può essere
intesa come l’insieme dei valori assunti dall’ampiezza di una grandezza elettrica per ciascun
istante. Tali punti si chiamano valori istantanei.

Segnale sinusoidale. Consideriamo per primi i segnali sinusoidali (fig. 2.11) descritti da una
funzione f (t) che soddisfa l’equazione
f (t) = f (t + T)
dove T è il periodo della funzione. La loro espressione matematica è data da
f (t) = VM · sen(~t + {) = VM · sen(2rft + {) [2.6]
VM rappresenta la tensione massima raggiunta, o tensione di picco; ~ rappresenta la pulsa- tensione
zione del segnale ed è legata alla frequenza dalla relazione di picco

2r pulsazione
~ = 2rf = ___ [rad/s]
T
dove { rappresenta la fase.
La grandezza ~t + { prende il nome di fase istantanea o angolo istantaneo.
È tipica e frequente l’osservazione di un segnale in laboratorio tramite l’oscilloscopio.
La visualizzazione di una tensione analogica è appunto una rappresentazione temporale,
cioè ampiezza-tempo.

fig. 2.11
Segnale
sinusoidale
f(t) (a fase { nulla)
VM ⋅ senωt in funzione
del tempo
VM e in funzione
dell’angolo
istantaneo ~t.
t

1 –VM ⋅ senωt
T=
f

f(ωt)

ωt
π 2π

21
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
1
Nome: Luca

Informazione e trattamento dei segnali

Per poter esprimere dei segnali periodici di forma diversa da quella sinusoidale, si prende
in considerazione solamente una parte del segnale che assume valori non nulli e la si studia
in modo isolato.
È possibile quindi studiare e ricavare le espressioni matematiche di segnali periodici a
forma d’onda regolare facendo riferimento a impulsi singoli o isolati, purché tali funzioni
siano integrabili in un intervallo definito [ f (t) dt].
Consideriamo qui di seguito alcuni impulsi isolati.

1
Impulso di Dirac o ideale (fig. 2.12a). Sia dato un impulso di ampiezza costante __ e di dura-
x
ta x a partire dall’istante t = 0; l’area dell’impulso è 1. Si immagini ora di restringere la base
1
x dell’impulso, mantenendo costante l’area: l’altezza __, conseguentemente aumenterà.
x
Nel limite per x " 0, l’impulso diventerà di altezza infinita e di larghezza (durata) nulla;
tale impulso viene detto delta di Dirac o impulso ideale

*
0 per t ≠ 0
d(t) = *
0 per t ≠ 0
oppure f (t) = + ∞ [2.7]
∞ per t = 0 ∫- ∞
d(t) dt = 1

dato che l’intervallo di tempo in cui si considera il segnale è compreso tra - ∞ e + ∞ e


l’area (integrale) dell’impulso è sempre 1.
Se si considera, invece di un impulso isolato, un treno di impulsi traslati rispetto all’ori-
gine, allora come espressione della somma di singoli impulsi si può scrivere

f (t) = ∑ d(t - nt0)


n

dove con t0 viene indicato il ritardo fra un impulso e il successivo.

Impulso rettangolare isolato (fig. 2.12b). Si definisce impulso rettangolare un segnale di


ampiezza VM costante e di durata x, che assume valore nullo in tutti gli altri istanti di tempo.
La sua espressione matematica temporale è definita come segue

*
x x
VM per - __ ⭐ t ⭐ + __
f (t) = 2 2 [2.8]
x x
0 per t < - e t > + __
__
2 2

Se anziché avere un impulso isolato di durata x si ha un treno di impulsi, ossia un segnale


periodico costituito dalla sovrapposizione di infiniti impulsi di durata x che si ripetono con
un periodo T, si può dimostrare che la forma d’onda risultante è espressa da

*
x x
VM per - __ ⭐ t ⭐ + __
f (t) = 2 2 [2.9]
x x
0 per __ ⭐t⭐T- __
2 2

Il segnale periodico, infatti, è pensabile, come detto, quale sovrapposizione di infiniti impul-
si di durata x, e ognuno di questi è ottenuto ritardando (cioè traslando) l’impulso base di
T, 2T, …, nT secondi, con n intero relativo (fig. 2.12c).

Impulso triangolare (fig. 2.12d). Si definisce impulso triangolare un segnale di durata x che
assume valori di ampiezza che variano linearmente da 0 sino a VM e valori nulli in tutti gli
altri istanti di tempo.

22
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

2
Nome: Luca

UNITÀ
Trattamento dei segnali

f(t) δ(t)

1

τ
τ→0

(a)

τ t t

f(t) f(t)

VM VM

t t
T– ⎯ T
τ τ τ τ τ
–⎯ ⎯ –⎯ ⎯
2 2 2 2 2
τ T

(b) (c)

f(t) f(t)

VM VM

τ τ t T T T 2T 3T t
–⎯ ⎯ –⎯ ⎯
2 2 2 2

(d ) T (e)

fig. 2.12
Lo si può esprimere con formula matematica in funzione del tempo come: Rappresentazione
temporale di

*
e o
|t| x x alcuni impulsi
VM - VM · __ per - __ 艋 t 艋 + __ isolati:
_x 2 2 (a) di Dirac;
f (t) = 2 [2.10] (b) rettangolare
isolato;
x x
0 per t < - __ e t > + __ (c) rettangolare
2 2 periodico;
(d) triangolare
quindi si può esprimere la prima equazione in modo analitico isolato;
(e) triangolare

*
periodico.
VM e1 + 2 __o per - __ < t 艋 0
t x
x 2
f (t) = [2.11]
VM e1 - 2 __o
t x
per 0 < t < __
x 2

23
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
1
Nome: Luca

Informazione e trattamento dei segnali

Quando l’impulso isolato viene ripetuto con un periodo T l’equazione [2.11] si può scrivere

*
VM e1 + 2 __o per
t T
- __ < t 艋 0
T 2
f (t) = [2.12]
VM e1 - 2 __o per
t T
0 < t < __
T 2

Nella fig. 2.12e è riportato un segnale triangolare periodico. In pratica la sua espressione
matematica è data dalla somma dei singoli impulsi triangolari.
Un altro metodo, equivalente al precedente, per definire una forma d’onda triangolare
(unipolare o bipolare) oppure a dente di sega è il seguente. La forma d’onda triangolare è
formata da due rampe, una crescente e l’altra decrescente come si può osservare in fig. 2.13.
Le due rampe lineari si possono definire come dei segmenti, ognuno dei quali interseca gli
assi in due punti. Le equazioni delle rette su cui giacciono i due segmenti passanti rispetti-
vamente da P1, P2 e P2, P3 (vedi fig. 2.13) sono genericamente date da

______ y - y1
x - x1 ______ x - x2 ______
______ y - y2
= ; = [2.13]
x2 - x1 y2 - y1 x3 - x2 y3 - y2
Nel caso di fig. 2.13 si ha:
P1(x1; y1) = P1(- T/2; 0)
P2(x2; y2) = P2(0; VM)
P3(x3; y3) = P3(T/2; 0)
Impostando tali valori nella [2.13] si ottiene la seguente equazione per la rampa crescente
x - (- T/2) ______
__________ y-0
=
0 - (- T/2) VM - 0
con gli opportuni passaggi si ottiene la funzione y(x)
x
y = VM + 2 · __ · VM
T
Considerando che l’asse x rappresenta il tempo t e la y la tensione V, sostituendo le varia-
bili si ottiene l’equazione cercata

V(t) = VM + 2 · __ · VM = VM e1 + 2 · __o (vedi la prima espressione della [2.12])


t t
T T
Procedendo in modo analogo per la seconda rampa si ottiene
x-0
_______ y - VM x
= ______ " y = VM - 2 · __ · VM
T/2 - 0 0 - VM T
Sostituendo le variabili si giunge all’espressione cercata

V(t) = VM - 2 · __ · VM = VM e1 - 2 · __o
t t
V
T T
VM P2 (vedi la seconda espressione della [2.12])

P1 P3

T T t
–⎯ ⎯
2 2
fig. 2.13
T
Rappresentazione della forma d’onda triangolare come due rampe passanti
rispettivamente dai punti P1, P2 e P2, P3.

24
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

2
Nome: Luca

UNITÀ
Trattamento dei segnali

2.4 Rappresentazione spettrale


I segnali si possono rappresentare, oltre che nel dominio del tempo, anche nel dominio della
frequenza; è inoltre possibile passare dal primo al secondo e viceversa. Gli andamenti
ampiezza-frequenza e fase-frequenza sono chiamati rispettivamente spettro di ampiezza e spettro di
spettro di fase. Come si vedrà, tali rappresentazioni sono molto utilizzate nelle telecomu- ampiezza
nicazioni, perché sono in grado di fornire e descrivere le varie componenti elementari
spettro di fase
armoniche che costituiscono il segnale in osservazione. Queste componenti, quando lo
spettro risulta discreto, prendono il nome di righe spettrali. righe spettrali
Per visualizzare una rappresentazione ampiezza-frequenza si utilizzano degli strumenti
chiamati analizzatori di spettro. Tali strumenti svolgono un lavoro analogo a quello degli
oscilloscopi, con la differenza che operano nel dominio della frequenza; lo spettro visualiz- LAB 2.1
zato sullo schermo è costituito da righe aventi determinate altezze. Lettura
Le altezze delle righe rappresentano le ampiezze del segnale. dei segnali
sull’analizzatore
di spettro

2.4.1 Segnali in banda base e in banda traslata


I segnali, sia periodici sia aperiodici, si possono distinguere in segnali in banda base e banda base
segnali in banda traslata (o ad alta frequenza), secondo l’estensione (o occupazione) del
loro spettro sull’asse delle frequenze, ossia secondo la larghezza di banda (Bf). banda traslata
I segnali in banda base sono quelli con componenti spettrali elementari a basse frequen-
ze (dell’ordine di decine di kHz) che rispettano almeno la seguente condizione: fmax > 10 fmin.
Tale spettro di frequenze, pertanto, comprende anche componenti continue per fmin = 0.
I segnali in banda traslata sono invece quelli che hanno componenti spettrali elementa-
ri ad alta frequenza (almeno dell’ordine di centinaia di kHz), che abbiano subito un tratta-
mento particolare di evoluzione tramite un processo di traslazione (modulazione), per
motivi che spiegheremo in una prossima Sezione (vedi Unità 9).

2.4.2 Segnali armonici e non armonici


Per comprendere la rappresentazione spettrale dei segnali è necessario conoscere la teoria
di Fourier ma si può tuttavia anticipare in modo semplice quanto segue:
— per un segnale sinusoidale, quindi armonico, lo spettro teorico sarà costituito da una
riga collocata alla frequenza della sinusoide (f = 1/T), chiamata fondamentale, avente
altezza pari alla tensione di picco VM (fig. 2.14a);
— per un segnale periodico non sinusoidale, quindi non armonico, secondo la teoria di ESERCIZIO
Fourier sarà composto da infinite sinusoidi, chiamate armoniche e pertanto lo spettro >7
teorico sarà costituito da infinite righe. Esse saranno disposte sull’asse delle frequenze
(come in fig. 2.14b), con la prima riga (fondamentale) collocata alla frequenza del segna-
le (f = 1/T) e le altre, chiamate armoniche di ordine superiore, in sequenza con valori
multipli 2f, 3f, …, nf. Le altezze delle righe rappresentano i valori di picco di ogni sin-
gola armonica e sono tra loro decrescenti (V1M > V2M > V3M > … > VnM).
In questo caso, secondo la [2.5], la banda di frequenza occupata dal segnale sarà
Bf = nf - f
Poiché la banda di frequenza presenta una larghezza molto ampia si preferisce approssima-
re lo spettro di ampiezze limitando il numero delle righe alla 7a, 9a o all’11a armonica. Nelle
applicazioni elettroniche si approssima di solito alla 7a armonica in quanto, secondo Fourier,
tale approssimazione risulta attendibile per riformare il segnale originario di partenza. Per-
tanto la precedente relazione diventa
Bf = 7f - f = 6f

25
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
1
Nome: Luca

Informazione e trattamento dei segnali

La banda di frequenza deve anche tenere conto se il segnale considerato contiene una
componente continua Vm (offset). In questo caso lo spettro conterrà una riga in più collo-
cata alla frequenza f = 0 (fig. 2.15). In entrambi i casi si avrà
Bf = f - 0 = f
Bf = 7f - 0 = 7f

V
V
VM
VM

(a)

T t f
1
f=⎯
T

V V
V1M
V2M
V3M
V4M
(b) VnM

T t f
f 2f 3f 4f nf

Bf

fig. 2.14
Spettro delle ampiezze: (a) andamento di un segnale armonico; (b) andamento di un segnale non armonico.

V V

VM V1M
Vm V2M
Vm
V3M
(a) (b) V4M
V7M

0 f f 0 f 2f 3f 4f 7f f

Bf Bf

fig. 2.15
Spettro delle ampiezze di segnali contenenti un offset: (a) segnale armonico; (b) segnale non armonico.

26
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

SEZIONE
Strumenti per il ripasso Revision aids

UNITÀ 1

Grandezza Unità Formula Descrizione dei parametri


Quantity Unit Formula Description of parameters
Quantità Pk = probabilità con cui compare un simbolo
di informazione k = 1, 2, 3, 4 ecc.
bit Qk = - log2 Pk
Amount Pk = probability of appearance of symbol
of information k = 1, 2, 3, 4 etc.

Pk = vedi sopra
Entropia
n k = vedi sopra
bit/simbolo H = -∑ Pk · log2 Pk
k=1 Pk = see above
Entropy
k = see above

Quantità totale M = numero di simboli emessi dalla sorgente


di informazione H = entropia
bit I=M·H
Total amount M = number of symbols emitted by the source
of information H = entropy

UNITÀ 2

Grandezza Unità Formula Descrizione dei parametri

Quantity Unit Formula Description of parameters

x = durata semionda positiva


Duty-cycle
T = periodo del segnale
x
% d.c. = - __
T x = duration of positive half-wave
Duty-cycle
T = period of the signal

Frequenza di simbolo n = livelli di codifica


n
baud Fs = ___
Symbol frequency 1s n = encoding levels

m·n n = vedi sopra


Frequenza di cifra Fc = _____ m = numero di bit associati a ogni livello
bit/s 1s
Fc = m · Fs n = see above
Figure frequency
m = number of bits associated to each level

fmax = frequenza massima del segnale


Larghezza di banda
fmin = frequenza minima del segnale
Hz Bf = fmax - fmin
fmax = maximum signal frequency
Bandwidth
fmin = minimum signal frequency

VM = ampiezza massima
Segnale sinusoidale
~ = pulsazione
puro
{= fase
– f(t) = VM · sen(~t + {)
VM = maximum amplitude
Pure sinusoidal signal ~ = angular frequency
{ = phase

27
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Strumenti per il ripasso Sezione 1 Informazione e trattamento dei segnali

Grandezza Unità Formula Descrizione dei parametri

Quantity Unit Formula Description of parameters

d(t) = * 0 per t ≠ 0
Impulso di Dirac

*
0 per t ≠ 0 ∞ per t = 0
– f(t) = + ∞

Dirac impulse
∫- ∞
d(t)dt = 1
d(t) = * 0 for t ≠ 0
∞ for t = 0

Rapporto di aspetto L = larghezza dell’immagine


(aspect ratio) pixel h = altezza dell’immagine
L
Ra = __
(px) h L = width of image
Aspect ratio
h = height of image

Risoluzione ppi 1 pollice = 2,54cm


immagine (px per pollice) numero di pixel Numero pixel per pollice lineare
_______________
ppi 1 pollice 1 inch = 2.54cm
Image resolution
(px per inch) Number of pixels per linear inch

Definizione Densità dei pixel su una determinata


immagine dpi dimensione  immagine
____________________ L h superficie
= ____ = ____
(dots per inches) numero  di  pixel n px n px
Image definition Density of pixels on a given surface

Profondità di colore
n = numero di bit per codificare ogni pixel
dell’immagine bit 2n
Image colour depth n = number of bits to encode each pixel
Banda di frequenza
(o banda passante)

Per segnali armonici Bf = fmax - fmin fmax = frequenza massima del segnale
Bf = f
Hz fmin = frequenza minima del segnale
Per segnali non Bf = 7f - 0 = 7f
armonici con componente continua f = 1/T frequenza fondamentale

Bf = 7f - f = 6f
privo di componente continua
Frequency band
(or passband)

For harmonic signals Bf = fmax - fmin fmax = maximum signal frequency


Bf = f
Hz fmin = minimum signal frequency
For non-harmonic Bf = 7f - 0 = 7f
signals with continuous component f = 1/T fundamental frequency

Bf = 7f - f = 6f
without continuous component

Equazioni matematiche utili

Useful mathematical equations

Equazioni di una rampa lineare passante per x1, y1 = coordinate del punto P1
i punti P1, P2 x2, y2 = coordinate del punto P2
x - x1 ______
______ y - y1
=
Equations of a linear ramp passing through x2 - x1 y2 - y1 x1, y1 = coordinates of point P1
points P1, P2 x2, y2 = coordinates of point P2

28
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

SEZIONE
Esercizi Esercizi svolti

Esercizi svolti
Determinare la frequenza di simbolo e PARAGRAFO
1 V
la frequenza di cifra del segnale illustra- > 2.1.2
to in fig. 1. 100 100
l4
l3 011

SOLUZIONE 010 010


l2
• Dato che la durata di simbolo è Tb = 0,5 l1
001
ms, in un secondo passeranno 2000 livelli, 000
l0
quindi la frequenza di simbolo, per la [2.2], t(ms)
0,5 1 1,5 2 2,5 3
vale
Tl
fig. 1
Fs = 2000 livelli/s = 2000 baud
• Poiché ogni simbolo (livello) si esprime tramite 3 bit, per la [2.4] la frequenza di cifra sarà:
Fc = (n bit) · Fs = 3 · 2000 bit/s = 6 kbit/s

Scrivere l’espressione matematica del segnale periodico illustrato in fig. 2. PARAGRAFO


2
> 2.2.1
f(t)
P2
10 V

5V
P1 P3

T T T t
– 3T
4 4 2 4

fig. 2 T

SOLUZIONE
La funzione deve essere definita in un periodo. Osservando la funzione triangolare si intuisce che
è necessario definirla in due intervalli di tempo; infatti essa è costituita da due rampe, una crescente
e una decrescente. La rampa crescente può essere considerata come una retta che passa per i punti
P1, P2, mentre quella decrescente come una retta che passa per i punti P2, P3.
• Consideriamo la prima: essa è data dalla seguente equazione
x - x1 ______
______ y - y1
=
x2 - x1 y2 - y1
L’incognita y rappresenta la funzione f(t) mentre l’incognita x rappresenta la variabile t.

Essendo P1(x1; y1) = P1e-__; 0o e P2(x2; y2) = P2e __; 10o, si ha


T T
4 4
x - e- o
T
__
4
_________ y-0 8x + 2T y
= ______ " _______ = ___
- e- o
T
__ T
__ 10 - 0 4T 10
4 4
80x T 20x
4T · y = 80x + 20T " y = ____ + 20 ___ = ____ + 5
4T 4T T

29
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Esercizi Sezione 1 Informazione e trattamento dei segnali

Operando la sostituzione x = t si ottiene


t T T
y = 5 + 20 __ con -__ 艋 t 艋 __
T 4 4
• La seconda rampa si esprime matematicamente tenendo presente che P2(x2; y2) = P2e __; 10o
T
4
e P3(x3; y3) = P3e ___; 0o, pertanto
3T
4
T
x - __
______ y - y2
x - x2 ______ 4
_______ y - 10
= " = ______
x3 - x2 y3 - y2 3T T
___ - __ 0 - 10
4 4
80x T 20x
4T · y = - 80x + 60T " y = - ____ + 60 ___ = - ____ + 15
4T 4T T
Operando la sostituzione x = t si ottiene
t T 3T
y = 15 - 20 __ con __ 艋 t 艋 ___
T 4 4

*
t T T
5 + 20 __; per -__ 艋 t 艋 __
T 4 4
Riassumendo: f (t) =
t T 3T
15 - 20 __; per __ 艋 t 艋 ___
T 4 4

PARAGRAFI Definire il valore dell’entropia di una sorgente che emette quattro simboli aventi
3
> 1.2-1.3 contenuto informativo rispettivamente di:
Q1 = 0,915 bit, Q2 = 2,320 bit, Q3 = 2,737 bit, Q4 = 3,058 bit

SOLUZIONE
Per definire l’entropia bisogna prima calcolare le probabilità di ogni simbolo per procedere al
calcolo delle medie pesate.
0,915 = - log2 P1 " P1 = 2 -0,915 = 0,53
2,320 = - log2 P2 " P2 = 2 -2,320 = 0,20
2,737 = - log2 P3 " P3 = 2 -2,737 = 0,15
3,058 = - log2 P4 " P4 = 2 -3,058 = 0,12
L’entropia è data dalla [1.3], quindi
H = - 0,53 · log2 P1 - 0,20 · log2 P2 - 0,15 · log2 P3 - 0,12 · log2 P4 =
= - 0,53 · (0,915) - 0,20 · (- 2,320) - 0,15 · (- 2,737) - 0,12 · (- 3,058) =
= 0,485 + 0,464 + 0,410 + 0,367
H = 1,726 bit/simbolo

PARAGRAFI Una sorgente emette messaggi utilizzando sei simboli diversi aventi le probabilità di
4
> 1.2-1.3 verificarsi riportate in tab. 1.

Simbolo S1 S2 S3 S4 S5 S6
Probabilità 0,20 0,13 0,18 0,12 0,22 0,15
tab. 1

Calcolare:
a) l’entropia della sorgente;
b) la quantità totale di informazione.

30
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Sezione 1 Informazione e trattamento dei segnali Esercizi

SOLUZIONE
a) Secondo la [1.3] si ha
H = - 0,20 · log2 0,20 - 0,13 · log2 0,13 - 0,18 · log2 0,18 - 0,12 · log2 0,12 +
- 0,22 · log2 0,22 - 0,15 · log2 0,15 = - 0,20 · (- 2,320) - 0,13 · (- 2,943) +
- 0,18 · (- 2,474) - 0,12 · (- 3,058) - 0,22 · (- 2,182) - 0,15 · (- 2,737) =
= 0,464 + 0,383 + 0,445 + 0,367 + 0,480 + 0,410
H = 2,549 bit/simbolo
b) La quantità totale di informazione per i sei simboli sarà data dalla [1.4]
I=M·H
con M = 6, quindi
I = 6 · 2,549 = 15,294 bit

Un alfabeto è costituito da due simboli S1 e S2 equiprobabili. Il tempo per trasmette- PARAGRAFI


5
re S1 è di 60 ns, quello per trasmettere S2 è di 40 ns. > 1.3, 2.1.2,
Determinare: 2.2.3.
a) l’entropia della sorgente;
b) la frequenza di simbolo (Fs);
c) la frequenza di cifra (Fc).

SOLUZIONE
a) Dato che S1 e S2 sono equiprobabili, la probabilità che si verifichi uno dei due è 50% ossia
P(S1) = P(S2) = 0,5
L’entropia sarà data dalla somma delle due medie pesate
H = - 0,5 · log2 P(S1) - 0,5 · log2 P(S2) = - 0,5 · (- 1) - 0,5 · (- 1) = 1 bit/simbolo
b) Per calcolare la frequenza di simbolo si ricorre alla relazione
1
Fs = ___
Tm
dove Tm = tempo medio per trasmettere un simbolo. Pertanto
Tm = T(S1) · P(S1) + T(S2) · P(S2) = 60 ns · 0,5 + 40 ns · 0,5 = 30 ns + 20 ns = 50 ns
Si ha dunque
1 1
Fs = ___ = _____ = 20 000 simboli/s = 20 kbaud
Tm 50 ns
c) Infine, la frequenza di cifra, secondo la [2.4], è
Fc = m · Fs
dove m = numero di bit che si esprime tramite ogni simbolo. Dunque
Fc = 1 · 20 000 bit/s = 20 kbit/s

Dato il segnale di fig. 3, calcolare il valore di x con duty cycle pari al 65%. PARAGRAFO
6
> 2.1.1
V(V)
12

0 τ T t

125 µs
fig. 3

31
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Esercizi Sezione 1 Informazione e trattamento dei segnali

SOLUZIONE
x
Ricordando che il duty-cycle è dato dal rapporto __ si ha
T
x x x
d.c. % = __ × 100 " 65 = __ × 100 " 0,65 = _________ "
T T 125 · 10-6
" x = 0,65 · 125 · 10-6 s " x = 81,25 · 10-6 s " x = 81,25 ns

PARAGRAFI Calcolare le frequenze spettrali del segnale di fig. 4 e rappresentare lo spettro. Defi-
7
> 2.1.1, 2.4.2 nire la banda di frequenza del segnale.

V
V

0 10 20 30 40 50 60 70 f (MHz)

fig. 4
T = 100 ns
fig. 5 Bf

SOLUZIONE
Ricordando la [2.1] si può calcolare la frequenza dell’armonica fondamentale
1 1 1
f1 = __ = _________ = ____ = 107 Hz
T 100 · 10-9 10-7
Quindi: f1 = 10 MHz
Secondo la teoria di Fourier (vedi par. 2.4.2), poiché il segnale non è armonico ma periodico,
lo spettro sarà costituito con una buona approssimazione da 7 righe aventi frequenze multiple
tra loro

f1 = 10 MHz; f2 = 20 MHz; f3 = 30 MHz; …; f7 = 70 MHz

Lo spettro è rappresentato in fig. 5, è assente la riga all’origine perché il segnale presenta valor
medio nullo.
La banda di frequenza sarà data dalla differenza tra la frequenza massima e la frequenza
minima: Bf = 70 - 10 = 60 MHz

PARAGRAFO Calcolare l’espressione di un segnale rettangolare bipolare avente ampiezza massima


8
> 2.1.1 5 V e duty cycle 25% (fig. 6).

V
5V

0 t

–5 V
τ

fig. 6 T

SOLUZIONE
x 1 1
d.c. = __ = 0,25 = __ " x = __ T
T 4 4

* -5 V per
T
5V per 0 < t < __
f (t) = *
5 V per 0<t<x 4
" f (t) =
-5 V per x<t<T T
__ <t<0
4

32
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Sezione 1 Informazione e trattamento dei segnali Esercizi

Esercizi da svolgere
Definire l’espressione matematica del segnale illustrato in fig. 7.
9
Y(t)

8V
T T 3T
– –
2 4 4

T T t
4 2
–8 V

T
fig. 7

10 Una sorgente emette dei messaggi utilizzando un codice avente cinque simboli diver-
si S1, S2, S3, S4, S5, le cui probabilità di verificarsi sono rispettivamente: P1 = 0,12;
P2 = 0,13; P3 = 0,15, P4 = 0,20 e P5 = 0,22. Determinare l’entropia e la quantità totale
di informazione.

11 Determinare la frequenza di sim- V


bolo e la frequenza di cifra del
segnale rappresentato in fig. 8. l4

l3

l2

l1

l0
0,25 0,5 0,75 1
t(ms)
Tl
fig. 8

12 Definire l’espressione matematica V


del segnale di fig. 9.
6V

0 T t
– T T 3
T
4 4 4

fig. 9 T

13 Definire l’espressione matematica V


del segnale di fig. 10.
6V

0
T T t
2

fig. 10 T = 12,56 ms

33
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Esercizi Sezione 1 Informazione e trattamento dei segnali

14 Calcolare il duty cycle in % per i 3 segnali di fig. 11.


V V V

0 T t 0 t 0 16 ms t

(a)
40 µs 20 ms
fig. 11 100 µs
(b) (c)
Dato il segnale di fig. 12, calcolare il valore di x con d.c. = 75%.
15
V(V)
12

0 T t
– T τ
2
125 µs
fig. 12

16 Indicare la banda di frequenza che occupano i seguenti segnali:


a) segnale sinusoidale avente periodo T = 20 ns;
b) segnale triangolare bipolare avente periodo T = 20 ns;
c) segnale rettangolare unipolare avente periodo T = 625 ns;
d) segnale audio compreso tra 15 e 18 kHz.

17 Quale è l’espressione matematica del segnale di fig. 13?


V(V)
+4

0 t(µs)
25

–4
fig. 13

18 Quale è l’espressione matematica del segnale di fig. 14?


V(V)
4

0 t
T T

fig. 14 2 2

19 Indicare la banda di frequenza che occupano i seguenti segnali:


a) segnale sinusoidale avente periodo T = 40 ns;
b) segnale triangolare bipolare avente periodo T = 40 ns;
c) segnale rettangolare unipolare avente periodo T = 125 ns;

34
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

SEZIONE
Verifica delle competenze Test interattivi

Informazione e trattamento dei segnali

Dato il segnale numerico riportato in figura, indi-


1 care la frequenza di cifra corrispondente: V

A 1205 kbit/s C 1205 bit/s


B 120 bit/s D 830 bit/s

V t

c) discreto nel tempo V F


t (ms) d) discreto in ampiezza V F
0,83 Perché? ................................................................................................

Che cosa significa banda traslata? V


2
A Trasformazione della banda del segnale di informa-
zione in un’altra banda a bassa frequenza.
B Traslazione della banda a bassa frequenza in una
banda ad alta frequenza. t
C Traslazione della banda ad alta frequenza in una
banda di frequenza più elevata.
D Suddivisione della banda di frequenza in più parti
per una trasmissione scaglionata. e) discreto nel tempo V F
f) discreto in ampiezza V F
Indicare se le seguenti affermazioni sono vere o Perché?
3 false.
................................................................................................

a) La banda fonica è compresa fra 300 Hz Completare le seguenti frasi.


5
e 3400 Hz. V F
b) Per segnale sonoro si intende la gamma a) Si definisce «onda quadra» un segnale ..................
di frequenze comprese fra 20 Hz ................ avente duty cycle pari al .............................. .
e 100 kHz. V F
Il segnale può essere unipolare, ottenuto .............
c) L’intera immagine televisiva (quadro)
è costituita da 625 righe. V F ...................... un offset al segnale bipolare.

d) Il timbro della voce determina se essa b) Si definisce «onda rettangolare» un segnale


è acuta oppure no. V F .................................................................... avente duty cycle
di valore ................................... .
Per ognuno dei seguenti segnali indicare se la carat-
4 teristica indicata è vera o falsa e motivare quando c) Il baud rate indica la ............................................. cioè
possibile la risposta. il numero di livelli logici trasmessi nell’unità di
................................... .

V d) Sono detti «segnali discreti» quei segnali discon-


tinui in ................................ . L’ampiezza di questi
segnali può assumere valori ............................ a tratti,
ma sempre in numero ............................ .
t
Date le seguenti quantità di informazioni, indicare
6 quale corrisponde al simbolo che ha meno proba-
a) continuo nel tempo V F bilità di verificarsi:
b) continuo in ampiezza V F A Q1 = 2,256 bit C Q3 = 0,985 bit
Perché? ................................................................................................
B Q2 = 1,535 bit D Q4 = 3,165 bit

35
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Verifica delle competenze

Quali dei seguenti segnali possono essere definiti b) A Vpp = 6 V C Vp+ = 6 V


7 impulsivi? B Vpp = 8 V D Vm ≠ 0
A 50 ms
V
V
+6 V

t
0,1 s

B 13 ms
V t
–2 V

t Scrivere l’espressione matematica del seguente


91 ms 9 segnale periodico.
C 2 ms
V
f (t)

+2 V
t
22 ms
t
D 50 ms
V
–2 V

10 Completare le seguenti frasi.


t
0,5 ms

E 25 ms
a) Con l’unità di misura bit/s si esprime il numero
V
di ................................... trasmesse nell’unità di ............

....................... . Questo parametro viene anche detto


t di cifra o di ................................... .
.....................................
1 ms b) I segnali possono esistere come impulsi isolati.
Essi appartengono alla categoria dei segnali
F 3 ms
V ....................................... . Un impulso triangolare è un
segnale di ................................... T che assume diversi
valori di ............................... crescenti e decrescenti
t
36 ms fino a un valore ................................... . Per tutti gli
altri istanti di tempo il segnale assume valori
Fare corrispondere i parametri giusti ai seguenti
8 segnali.
......................... .

a) A Vpp = 4 V C Vm = 0
B Vp = 2 V D Vp = 4 V 11 Gli apparati video di nuova generazione utilizzano
la scansione di:
A interlacciamento C progressiva
V B D
campi combinati deinterlacciamento
+2 V

12 Il formato di aspect ratio 16:9, per lo schermo tv,


indica una definizione di:
t
A 640 × 480 C 1280 × 1024
–2 V B 1920 × 1080 D 1024 × 768

36
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Verifica delle competenze

13 Il parametro aspect ratio rappresenta il rapporto tra: 18 Classificare il segnale rappresentato in figura.
A la larghezza e l’altezza dell’immagine espresso in
pixel
B l’altezza e la larghezza dell’immagine V
C il numero di righe pari e il numero di righe dispari
del quadro
D t
la larghezza e l’altezza dell’immagine espresso in
pollici A Continuo nel tempo
B Discreto nel tempo
14 Per ottenere un’immagine a 4096 colori occorrono: C Continuo in ampiezza
D Discreto in ampiezza
A 8 bit/pixel C 8 bit E Analogico
B 12 bit/pixel D 16 bit/pixel F Discreto

15 Qual è l’espressione matematica del segnale rap- 19 Classificare il segnale rappresentato in figura.
presentato in figura?

V(V) V
+6

t
0 t(µs)
50
A Continuo nel tempo
–6 B Discreto nel tempo
C Continuo in ampiezza
A 6 sen (314 · 10-6)t C 6 sen (50 · 10-6)t D Discreto in ampiezza
B 12 sen (3,14 · 10-4)t D 6 sen (12,56 · 10-4)t E Analogico
F Discreto
16 Classificare nel tempo e in ampiezza il segnale rap-
presentato in figura.
20 Quali dei seguenti segnali hanno valore medio nullo?

V
V

t t
A Continuo nel tempo
B Discreto nel tempo
C Continuo in ampiezza
D Discreto in ampiezza A C
E Analogico
F Discreto V V

17 Qual è la massima frequenza del segnale avente


espressione V(t) = 10 sen 6,28 · 104 t, secondo il teo-
t t

rema di Fourier?
A 70 kHz C 10 kHz
B 20 kHz D 62,800 kHz B D

37
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

SEZIONE
COMPONENTI
E RETI ELETTRICHE
2

U3 Componenti passivi
U4 Fondamenti di reti elettriche

La Sezione 2 esamina gli elementi passivi (resistori, condensatori, induttori) e i dispositivi


fondamentali che vengono utilizzati generalmente nei circuiti elettronici e nei sistemi di tele-
comunicazione (trasformatori, generatori di tensione e di corrente), indispensabili per il loro
funzionamento.
Vengono introdotti di conseguenza i teoremi e le leggi fondamentali, applicate nelle varie con-
figurazioni delle reti elettriche, che permettono di semplificare i circuiti, di calcolare le tensioni
e le correnti in gioco e di dimensionare i componenti utilizzati.

Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

UNITÀ

3 Componenti passivi

3.1 Resistori
3.2 Resistori variabili
3.3 Condensatori
3.4 Carica e scarica del condensatore. Costante di tempo
3.5 Tipi di condensatori
3.6 Condensatori variabili (trimmer capacitivi)
3.7 Induttore
3.8 Carica e scarica dell’induttore
Contenuti NA 3.1 Circuiti RCL in regime sinusoidale
multimediali NT 3.1 Comportamento della resistenza in alta frequenza
NT 3.2 Tecnologie costruttive dei resistori
NT 3.3 Tecnologie costruttive dei condensatori
LAB 3.1 Circuiti elementari resistivi su bread-board
LAB 3.2 Strumentazione di base
LAB 3.3 Misure sull’oscilloscopio dei parametri V, T ed f
LAB 3.4 Circuiti con potenziometri su bread-board
LAB 3.5 Carica e scarica del condensatore

Prerequisiti > Concetto base di tensione e corrente elettrica


> Concetti di base sui materiali isolanti
> Concetti di base di magnetismo

Competenze > Conoscenze


• Conoscere e rappresentare dei collegamenti equivalenti serie-parallelo
• Conoscere i parametri più significativi dei resistori, condensatori e induttori
> Abilità
• Riconoscere i componenti passivi
• Leggere il valore nominale dei componenti R, L e C

Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

Un circuito elettrico è costituito da vari componenti collegati tra loro fisicamente; il colle-
gamento avviene tramite i terminali di ingresso (morsetti) e i terminali di uscita.
I terminali generalmente sono due (1 di ingresso e 1 di uscita) o quattro (2 di ingresso
bipoli e 2 di uscita); per questo motivo nel primo caso i dispositivi vengono chiamati bipoli (cioè
quadripoli a due poli), mentre nel secondo caso vengono chiamati quadripoli.
I bipoli si distinguono in:
— passivi;
— attivi.
I bipoli passivi utilizzati nelle reti elettriche sono le resistenze (R), le conduttanze
(G = 1/R), i condensatori (C), gli induttori (L) e i diodi (D) (fig. 3.1).

Questi componenti si chiamano passivi perché quando sono attraversati da una corren-
te elettrica dissipano energia e per il loro funzionamento non richiedono un’alimenta-
zione esterna.

I componenti attivi sono in grado invece di fornire energia ai componenti passivi sia ai
bipoli sia ai quadripoli (fig. 3.2). Di seguito verranno esaminati i parametri fondamentali e
le caratteristiche di questi bipoli.
fig. 3.1
Simboli
I iR iC iL
circuitali dei
componenti
passivi (bipoli): R vR R vC C vL L
V
(a) resistenza;
(b) condensatore;
(c) induttanza;
(d) diodo. (a) (b) (c) (d)

fig. 3.2
Simboli
circuitali dei
componenti + + +
attivi (bipoli): v v E i i
(a) generatore – –
di tensione;
(b) generatore
di corrente. Generatori di tensione Generatori di corrente

(a) (b)

3.1 Resistori
I resistori trovano applicazione nei circuiti elettrici e/o elettronici e servono per:
— limitare i valori delle correnti;
— trasformare in modo proporzionale un valore di tensione in un valore di corrente;
— ripartire una tensione in modo diverso.
resistenza Una resistenza (o resistore, fig. 3.3) quando è sottoposta a una tensione (V), ossia viene attra-
versata da una corrente (I), non varia le proprie caratteristiche elettriche ma le mantiene
costanti. Tale proprietà rende questo componente indipendente dalle grandezze elettriche e per
questo motivo i resistori vengono chiamati lineari. Infatti, la caratteristica tensione-corrente è
rappresentata tramite una retta passante per l’origine degli assi (vedi fig. 3.3c).

40
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

3
Nome: Luca

UNITÀ
Componenti passivi

fig. 3.3

V Resistori:
+ (a) aspetto
I componenti;
(b) simbolo;
gradiente = R (c) caratteristica
V R tensione-
corrente.
I
(b) –
(a)

(c)

La resistenza (R) esprime la proprietà del filo conduttore a opporsi al passaggio di


corrente; la relazione esistente tra la tensione (V)
V e la corrente (I)
(II) in una resistenza,
scoperta dal fisico George Ohm, è espressa dalla seguente formula
V V
R = __ oppure V = R · I oppure I = __ [3.1]
I R
dove: V è espressa in volt [V]; I è espressa in ampere [A] e R è espressa in ohm [X].

La [3.1] esprime la legge di Ohm: il rapporto tra la tensione applicata ai capi della resisten-
za e la corrente che la attraversa è costante e uguale alla resistenza ohmica del conduttore.
I resistori possono essere realizzati con materiale conduttore di tipo diverso; essi varia-
no il proprio valore di resistenza in base alla resistività elettrica e alle dimensioni del con-
duttore impiegato. La resistenza elettrica quindi è data dalla relazione
l
R = t · __ [3.2]
S
dove:
— t = resistività del materiale, espressa in [mm2 · X/m];
— l = lunghezza del conduttore, espressa in [m];
— S = sezione del conduttore, espressa in [mm2].

3.1.1 Caratteristiche dei resistori


I principali parametri dei resistori sono:
— valore nominale ohmico;
— tolleranza;
— potenza nominale;
— coefficiente di temperatura;
— massima tensione nominale;
— tensione di rumore;
— rumore termico;
— stabilità.

Valore nominale ohmico e tolleranza. Il valore nominale ohmico rappresenta il valore dichiara- valore nominale
to dal costruttore e, generalmente, non coincide con il valore effettivo del componente ma si ohmico
discosta da esso in ± di una percentuale (%); tale percentuale, chiamata tolleranza, determina tolleranza
un campo di valori entro il quale si deve trovare il vero valore del resistore. In altri termini:

il valore nominale ohmico è quello teorico scelto in fase di realizzazione di un proget-


to, mentre il valore reale tiene conto della tolleranza.

41
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

Per esempio scegliendo un valore nominale di R = 150 X con una tolleranza di ±10% si
ottiene un campo di valori reali compresi tra 135 X e 165 X.
La tolleranza viene indicata tramite sei diverse serie commerciali (vedi tab. 3.1).

tab 3.1 Tolleranze dei resistori nelle serie commerciali standard.

Serie E6 E12 E24 E48 E96 E192

Tolleranza ±20% ±10% ±5% ±2% ±1% ±0,5%; ±0,25%; ±0,1%

potenza Potenza nominale. La potenza nominale dissipabile da una resistenza rappresenta il mas-
nominale simo valore che il componente è in grado di dissipare senza compromettere il suo funzio-
namento a una temperatura di 70 °C. È noto che il passaggio di corrente in un filo condut-
effetto Joule tore provoca un surriscaldamento (effetto Joule) la cui conseguenza è una dissipazione di
energia termica verso l’ambiente esterno, sotto forma di calore. La potenza dissipata, a
temperatura ambiente (25 °C), è data dalla seguente relazione
V2
P = V·I oppure P = R · I2 oppure P = ___ [3.3]
R
dove:
— V è espressa in volt [V];
— I è espressa in ampere [A];
— P è espressa in watt [W].
La massima potenza è misurata in frazioni di watt (di solito 1∕2, 1∕4, 1∕8 W) e generalmente è
molto inferiore al valore nominale.
La potenza dissipabile è inversamente proporzionale alla temperatura ossia diminuisce
all’aumentare della temperatura ambiente.

Coefficiente di temperatura. Ogni materiale conduttore varia la propria resistività (t) al


variare della temperatura (T) e pertanto varia anche il valore della resistenza ohmica (R).
L’espressione che mette in relazione i tre parametri è la seguente
R = Ro · (1 + a · DT) [3.4]
dove:
— Ro = valore della resistenza di riferimento;
— DT = T - To = variazione della temperatura;
— To = temperatura ambiente = 25 °C;
— a = coefficiente di temperatura [10-6/°C]

coefficiente Nell’espressione [3.4] appare il termine a, detto coefficiente di temperatura; esso rap-
di temperatura presenta la variazione relativa della resistenza nominale per ogni grado di variazione
di temperatura.

Per i resistori comuni tale valore è compreso fra 25 e 500 [10-6/°C].

ESEMPIO 3.1
Se un resistore da 220 X subisce un aumento di temperatura di 85 °C, e coefficiente a = 25,
esso avrà un aumento del valore nominale della resistenza pari a 0,33 X, infatti
R = 220 · [1 + 25·10-6 · (85 - 25)] = 220,33 X

Massima tensione nominale. Rappresenta il massimo valore di tensione applicabile ai capi


del dispositivo senza compromettere le proprietà dei materiali isolanti del resistore (rigidi-
tà dielettrica). Per valori superiori a 100 X essa supera i 1000 V.

42
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

3
Nome: Luca

UNITÀ
Componenti passivi

Tensione di rumore. La tensione di rumore indica le fluttuazioni di tensione che si verifi-


cano ai capi di un resistore; tali fluttuazioni non dipendono dalla corrente che attraversa il
resistore ma dipendono da fenomeni legati ai movimenti disordinati degli elettroni nel
conduttore a causa dell’agitazione termica (effetto Johnson). Per maggiori approfondimen-
ti vedi Unità 11.

Rumore termico. Il rumore termico è causato dall’effetto Johnson e dipende dalla tempe-
ratura assoluta T. Per maggiori approfondimenti vedi Unità 11.

Stabilità. Rappresenta il degrado che subisce il componente nel tempo dovuto all’invec-
chiamento; si stabilisce misurando la resistenza nell’arco di 1000 ore di lavoro a piena
potenza alla temperatura di 70 °C.

3.1.2 Valori commerciali dei resistori


I valori commerciali dei resistori, chiamati anche valori normalizzati, si possono ripetere
moltiplicando i valori standardizzati per 10, per 100, per 1000; per questo motivo essi sono
raggruppati in dieci valori base da cui prende nome anche la serie «E» (vedi tab. 3.2).
Per esempio la serie E6 raggruppa 6 valori base, la serie E24 raggruppa 24 valori ecc.
Per le serie normalizzate E6, E12, E24 i valori sono compresi tra 10 e 100, per le serie
restanti i valori sono compresi tra 100 e 1000.

tab 3.2 Valori nominali o commerciali dei resistori.

E6 10 15 22 33 47 68
E12 10 12 15 18 22 27 33 39 47 56 68 82
E24 10 11 12 13 15 16 18 20 22 24 27 30 33 36 39 43 47 51 56 62 68 75 82 91
100 105 110 115 147 154 162 169 215 226 237 249 316 332 348 365 464 487 511 536 681 715 750 787
E48
121 127 133 140 178 187 196 205 261 274 287 301 383 402 422 442 562 590 619 649 825 866 909 953
100 102 105 107 147 150 154 158 215 221 226 232 316 324 332 340 464 475 487 499 681 698 715 732
110 113 115 118 162 165 169 174 237 243 249 255 348 357 365 374 511 523 536 549 750 768 787 806
E96
121 124 127 130 178 182 187 191 261 267 274 280 383 392 402 412 562 576 590 604 825 845 866 887
133 137 140 143 196 200 205 210 287 294 301 309 422 432 442 453 619 634 649 665 909 931 953 976
100 101 102 104 147 149 150 152 215 218 221 223 316 320 324 328 464 470 475 481 681 690 698 706
105 106 107 109 154 156 158 160 226 229 232 234 332 336 340 344 487 493 499 505 715 723 732 741
110 111 113 114 162 164 165 167 237 240 243 246 348 352 357 361 511 517 523 530 750 759 768 777
115 117 118 120 169 172 174 176 249 252 255 258 365 370 374 379 536 542 549 556 787 796 806 816
E192
121 123 124 126 178 180 182 184 261 264 267 271 383 388 392 397 562 569 576 583 825 835 845 856
127 129 130 132 187 189 191 193 274 277 280 284 402 407 412 417 590 597 604 612 866 876 887 898
133 135 137 138 196 198 200 203 287 291 294 298 422 427 432 437 619 626 634 642 909 920 931 942
140 142 143 145 205 208 210 213 301 305 309 312 442 448 453 459 649 657 665 673 953 965 976 988

3.1.3 Codici a colori dei resistori


I resistori impiegati nelle applicazioni elettroniche sono di piccole dimensioni e pertanto risul-
ta difficile imprimere sul contenitore il loro valore nominale; per questo motivo per identifi-
care il valore nominale del resistore si preferisce usare un codice a strisce o banda colorata. codice a strisce
La tab. 3.3 riporta i codici standard dei resistori. I codici possono essere formati (vedi fig. 3.4):
• per i resistori meno precisi (serie E6; E12; E24): ESERCIZI
— a quattro bande (fig. 3.4a; prime 2 cifre significative + moltiplicatore + tolleranza); > 6-7
• per i resistori ad alta precisione (serie E48; E96; E192):
— a cinque bande (fig. 3.4b; prime 3 cifre significative + moltiplicatore + tolleranza);
— a sei bande (fig. 3.4c; prime 3 cifre significative + moltiplicatore + tolleranza + coef-
ficiente di temperatura).

43
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

2 cifre significative 3 cifre significative 3 cifre significative


Moltiplicatore Moltiplicatore Moltiplicatore
Tolleranza Tolleranza Tolleranza
Coefficiente di temperatura
(a) (b) (c)

fig. 3.4
Codici a colori Le prime 2 o 3 bande del codice indicano il valore nominale della resistenza, il moltiplicato-
dei resistori: re indica il numero degli zeri che si devono aggiungere alle cifre significative: le cifre signifi-
(a) a 4 bande;
(b) a 5 bande;
cative insieme al moltiplicatore rappresentano il valore nominale resistivo del componente.
(c) a 6 bande.
tab 3.3 Codici a colori dei resistori.

Prime 2 o 3 Moltiplicatore Coefficiente


Colore Tolleranza
cifre (numero da moltiplicare di temperatura
banda [%]
significative per il valore delle cifre significative) a [10-6/°C]

Valore nominale resistivo

Nero 0 1 ±250

Marrone 1 10 ±1 ±100

Rosso 2 102 ±2 ±50

Arancio 3 103 ±15

Giallo 4 104 ±25

Verde 5 105 ±0,5 ±20

Blu 6 106 ±0,25 ±10

Viola 7 ±0,1 ±5

Grigio 8 ±1

Bianco 9

Oro 10-1 ±5

Argento 10-2 ±10

Tolleranza
Moltiplicatore
3° valore
2° valore
1° valore

44
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

3
Nome: Luca

UNITÀ
Componenti passivi

ESEMPIO 3.2
• Resistenza a 4 bande: rosso – blu – giallo – oro LAB 3.1
— 2 (1a cifra); 6 (2a cifra); 4 (moltiplicatore); ±5% (tolleranza) = 26 ∙ 104 X = 260 000 X Circuiti
elementari
— R = 260 kX ± 5% resistivi su
• Resistenza a 5 bande: arancio – giallo – grigio – rosso bread-board
— 3 (1a cifra); 4 (2a cifra); 8 (3a cifra); 2 (moltiplicatore = 102);
±2% (tolleranza) = 348 ∙ 102 X = 34 800 X
— R = 348 kX ± 2%
• Resistenza a 6 bande: viola – marrone – verde – arancio – verde – giallo
— 7 (1a cifra); 1 (2a cifra); 5 (3a cifra); 3 (moltiplicatore = 103); ±0,5% (tolleranza); coeff.
di temperatura ±25 = 715 ∙ 103 X = 715 000 X
— R = 715 kX ± 0,5% ± 25 [10-6/°C]

3.1.4 Collegamenti resistenze in serie e in parallelo


I circuiti elettrici si possono distinguere per due tipi di collegamenti: in serie e in parallelo.
Due o più elementi elettrici si definiscono collegati in serie (o in cascata) se sono per- serie
corsi dalla stessa corrente I (fig. 3.5).

La connessione in serie di n resistenze equivale a una resistenza, chiamata equivalente


(Req), avente valore pari alla somma delle singole resistenze
Req = R1 + R2 + … + Rn [3.5]

La configurazione in cascata di fig. 3.5a si trasforma così in un’altra più semplice rappre- ESERCIZI
sentata in fig. 3.5b, chiamata appunto «equivalente». > 8-9, 21
Nella connessione in serie si evidenziano due aspetti importanti:
a) la caduta di tensione su ogni resistenza (cioè la perdita di tensione provocata da ogni
elemento resistivo) è diversa e vale
VR1 = R1 · I; VR2 = R2 · I; …; VRn = Rn · I [3.6]
La somma delle singole cadute di tensione è pari alla tensione applicata ai capi A e B
VAB = VR1 + VR2 + … + VRn = (R1 + R2 + … + Rn) · I = Req · I [3.7]
b) per definizione la corrente I che attraversa ogni resistenza singola è comune a tutte le LAB 3.3
resistenze e vale Misure sull’oscil-
loscopio dei
VAB VR1 + VR1 + … + VRn parametri V, T
I = ____ ossia I = ________________ [3.8] ed f
Req Req
Se si ha un collegamento in serie di n resistenze dello stesso valore R la resistenza equiva-
lente si ottiene dalla formula
Req = n · R [3.9]
Due o più elementi si definiscono invece collegati in parallelo se ai loro capi è applicata la parallelo
stessa tensione (fig. 3.6a).

fig. 3.5
R1 I R2 Rn I Req (a) Collegamento
A B A B di n resistenze
VR VR VR in serie;
1 2 n

(b) rappresenta-
VAB VAB zione equivalente.
(a) (b)

45
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

L’inverso della resistenza equivalente (Req) di n resistenze connesse in parallelo (fig. 3.6)


si ottiene dalla somma dei valori inversi delle singole resistenze ossia
1
___ 1 1 1
= ___ + ___ + … + ___
Req R1 R2 Rn
si ricava quindi
1 1 1
Req = ________________ = ________________ = _____ [3.10]
1 1 1
___ + ___ + … + ___ G1 + G 2 + … + Gn G eq
R1 R2 Rn
conduttanza dove G1, G2, Gn indicano le singole conduttanze; la conduttanza è l’inverso della resi-
stenza ed è misurata in siemens [S = X-1]. Essa rappresenta la capacità del conduttore
di essere attraversato dalla corrente. La conduttanza può essere espressa come:
I
Geq = __ [3.11]
V

La configurazione in parallelo quindi passa da quella della fig. 3.6a a una più semplice
rappresentata in fig. 3.6b, chiamata appunto «equivalente».
Nella connessione in parallelo si evidenziano due aspetti importanti:
a) la tensione V applicata ai capi A e B del parallelo è comune a ogni resistenza singola e vale
V = R1 · I1 = R2 · I2 = … = Rn · In [3.12]
b) la corrente che percorre ogni resistenza è diversa e vale
V V V
I1 = ___; I2 = ___; …; In = ___ [3.13a]
R1 R2 Rn
La loro somma è pari alla corrente entrante al punto A (vedi fig. 3.6)
V V V
I = ___ + ___ + … + ___ [3.13b]
R1 R2 Rn
Quando si ha un collegamento in parallelo di n resistenze dello stesso valore R allora la
resistenza equivalente si ottiene dalla formula
R
Req = __ [3.14]
n
ESEMPIO 3.3
Calcola il valore della resistenza equivalente Req di due resistenze da 10 kX, collegate in parallelo.

SOLUZIONE
La Req risulta essere la metà di una delle due resistenze originali, poiché
Req = R/n = 10 kX/2 = 5 kX

fig. 3.6
IR Rn
n
(a) Collegamento
di n resistenze
in parallelo; V I Req
(b) rappresenta- IR R2 A B
I
2
zione equivalente.
B
A
V
V
(b)

IR R1
1

(a)

46
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

3
Nome: Luca

UNITÀ
Componenti passivi

3.2 Resistori variabili


I resistori variabili sono dei dispositivi che modificano il loro
valore ohmico tramite una serie di accorgimenti; essi trovano Cursore
applicazione nei circuiti in cui è necessario utilizzare valori 1 2 3
resistivi complessivi non normalizzati oppure variare in modo
graduale il loro valore. Terminali
Fisicamente i resistori variabili sono costituiti da una parte
(a) (b)
fissa a due terminali (resistore) e da una parte mobile (cur-
sore) che costituisce il terzo terminale (fig. 3.7b).

La posizione del cursore stabilisce il valore della resistenza secondo la seguente relazione fig. 3.7
(fig. 3.7b) Resistore
variabile:
R1–3 = R1–2 + R2–3 [3.15] (a) simbolo
generico;
Si possono distinguere due casi particolari: (b) simbolo di
a) Cursore posizionato in «1»: dalla [3.15] risulta che R2–3 = R1–3 quindi si ha trimmer e/o di
potenziometro
R1–2 = 0 X (valore minimo)
b) Cursore posizionato in «3»: dalla [3.15] risulta che R2–3 = 0 X quindi si ottiene
R1–2 = R1–3 (valore massimo = valore nominale del trimmer)
I resistori variabili si distinguono in:
— reostati;
— trimmer e/o potenziometri.

3.2.1 Reostati
Il reostato viene utilizzato per effettuare regolazioni di corrente. Esso, infatti, viene inserito reostato
in serie all’eventuale carico (utilizzatore). Nel caso illustrato in fig. 3.8a il cursore 2 e il termi-
nale 3 sono collegati insieme con un filo (sono cioè cortocircuitati) in modo che R2–3 = 0 X e
quindi con Rr1 = R1-2. Nella fig. 3.8a viene inoltre mostrato il metodo di inserimento per la
regolazione della corrente I.
La corrente I da regolare, secondo la legge di Ohm, espressa nell’equazione [3.1], sarà ESERCIZIO
V > 12
I = _______ [3.16]
Rr1 + Rc
dove Rr1 rappresenta una parte non cortocircuitata del resistore variabile.

2 I
I 1 3 I 1
Rp
Rr Rr 1
1 2
1
+ + + 2
Rr 2
V Rc V V
– – R –
Rp vo Rc
vo Rc 2

3 3
(a) (b)

fig. 3.8
(a) Circuito con reostato collegato; (b) circuito con potenziometro inserito e corrispondente circuito equivalente.

47
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

Dalla formula [3.16] si deduce che regolando il valore della resistenza variabile Rr si può
variare il valore della corrente I. Si ha la massima corrente sul carico Rc eI = ___o nel caso
V
Rc
in cui Rr = 0 (cursore 2 spostato alla posizione 1), mentre si ottiene il minimo valore nel
caso in cui Rr = Rr1 + Rr2 (cursore 2 spostato alla posizione 1).

3.2.2 Trimmer
trimmer Fondamentalmente i trimmer resistivi e i potenziometri funzionano nello stesso modo: sono
dei resistori con valore di resistenza regolabile. I trimmer si possono regolare girando la
vite con l’ausilio di un cacciavite. Per esempio, avendo a disposizione un trimmer da 680 X,
si può regolare il suo valore ohmico da 0 a 680 X.
LAB 3.4 Per conoscere il valore ohmico di un trimmer si può misurare la resistenza tra il termi-
Circuiti con nale centrale (cursore) e i due laterali; misurando invece la resistenza tra i due laterali si
potenziometri
su bread-board ottiene il massimo valore del trimmer.
Questi componenti presentano dimensioni decisamente più ridotte rispetto ai potenzio-
metri e risultano strutturalmente meno robusti (fig. 3.9a). Tale caratteristica fa sì che essi
siano destinati a un uso più limitato: infatti, vengono regolati dall’esterno, in fase di tara-
tura o di collaudo in modo meno frequente.
I trimmer si distinguono in:
— monogiro: la vite (cursore) può essere ruotata di circa 260° (¾ di giro);
— multigiro: la vite (cursore) può essere ruotata fino a compiere 20 o 25 giri.
I trimmer monogiro trovano applicazione in circostanze in cui la regolazione non richiede
precisione mentre quelli multigiro si usano per regolazioni di elevata precisione.

3.2.3 Potenziometri
I potenziometri vengono impiegati nei circuiti dove si esige una maggiore potenza elettrica.
fig. 3.9 Essi vengono azionati per effettuare delle regolazioni continue (come per esempio la rego-
Aspetto dei lazione del volume audio o le regolazioni della strumentazione elettronica). Infatti, per
condensatori questi dispositivi il cursore fuoriesce dal suo corpo tramite un perno che serve per monta-
variabili:
(a) trimmer; re una manopola (fig. 3.9b).
(b) potenziometri.

vite
perno

(a) (b)

48
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

3
Nome: Luca

UNITÀ
Componenti passivi

Il potenziometro viene utilizzato per effettuare regolazioni di tensione. Esso, infatti, viene ESERCIZIO
inserito in parallelo all’eventuale carico (utilizzatore). Nella configurazione di fig. 3.8b il > 11
cursore 2 e il terminale 3 non sono cortocircuitati, ma da questi si può prelevare una ten-
sione variabile.
Si distinguono due casi particolari:
a) nel caso in cui il cursore 2 si sposti alla posizione 1 la tensione di uscita è prelevata ai
capi della R e vale: Vo = V (la tensione ai capi della resistenza R è uguale a quella ero-
V V
gata dal generatore) infatti, poiché Vo = R · I e I = __ si ha che Vo = R · I = R · __ = V
R R
b) nel caso in cui il cursore 2 si sposti alla posizione 3 la tensione di uscita prelevata sarà:
Vo = 0 (esclusione totale di R).

Nella fig. 3.8b viene mostrato il metodo di inserimento per la regolazione della tensione Vo.
La tensione da regolare, secondo la legge di Ohm espressa nell’equazione [3.1], sarà
Vo = Rp2 · I
dove Rp2 rappresenta una parte del resistore variabile, ossia R = Rp1 + Rp2
V
Essendo: I = __ si ottiene
R
V Rp Rp2
Vo = Rp2 · __ = V · ___2 = V · ________ [3.17]
R R Rp1 + Rp2

Dalla [3.17] si desume che la tensione in uscita Vo è soltanto una frazione della tensione
V applicata in ingresso. Regolando il valore della Rp2 si ottiene in uscita il valore della
tensione desiderato. È la tipica applicazione di un partitore di tensione (vedi par. 5.3). partitore
La gamma dei potenziometri è estremamente ampia ma quelli comuni si distinguono in: di tensione

— potenziometri lineari (il cursore si sposta in modo assiale e lineare);


— potenziometri logaritmici (il cursore si sposta in modo esponenziale);
— potenziometri rotativi (il cursore si sposta in modo angolare) classificati in monogiro e
multigiro.

I potenziometri lineari hanno una minore sensibilità di scala e per questo motivo risultano
essere molto precisi; a ogni spostamento del cursore corrisponde un’identica variazione del
valore resistivo. In pratica posizionando il cursore esattamente a ¼, a metà o a ¾ della sua
corsa il valore misurato tra il cursore e i due punti risulterà rispettivamente:
— nel primo caso ¼ da un lato e ¾ dall’altro del valore della resistenza (25% e 75%);
— nel secondo caso metà da un lato e metà dall’altro (50% e 50%);
— nel terzo caso ¾ da un lato ¼ e dall’altro (75% e 25%).

Chiamando d [%] la posizione del cursore del potenziometro lineare da R [kX], si può
ricavare il valore di resistenza (rd) presente, con la formula
rd = d [%] · R [kX]

ESEMPIO 3.4
Posizionando il cursore del resistore variabile lineare da 10 kX a metà della sua corsa, si
ottiene il valore da un lato di
rd1 = 50% · 10 kX = 0,5 · 10 kX = 5 kX (quindi anche dall’altro lato si avrà rd2 = 5 kX)
Posizionando invece il cursore a ¾, si avrà
rd1 = 75% · 10 kX = 0,75 · 10 kX = 7,5 kX (quindi dall’altro lato si avrà rd2 = 2,5 kX)

49
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

I potenziometri logaritmici invece, non usano la linearità dello spostamento del cursore e,
quindi, presentano una maggiore sensibilità di regolazione per cui risultano meno precisi;
in altri termini la variazione del valore resistivo subisce aumenti progressivi man mano che
il cursore si sposta verso l’altra estremità.
Se il potenziometro è di tipo logaritmico, allora i valori delle resistenze si dovrebbero
misurare in modo pratico ossia tramite un tester (strumento che misura tensione, corrente
e resistenza); rilevando la resistenza tra il terminale centrale e quello sinistro si trova il
valore rd1 e poi ripetendo la misura tra il terminale centrale e quello destro si trova il valo-
re rd2 (o si calcola per differenza).

ESEMPIO 3.5
In presenza di un potenziometro logaritmico se si posiziona il cursore dell’esempio 3.4, esatta-
mente alla metà della sua corsa, il valore misurato tra i due punti sarà pari al 65% (rd1 = 6,5 kX)
da un lato e 35 % dall’altro (rd2 = 3,5 kX).
Portando il cursore a ¾ della corsa, il valore misurato tra i punti sarà addirittura pari al
90 % (rd1 = 9 kX) e 10 % (rd2 = 1 kX).

Questi tipi di potenziometri vengono usati per il controllo del volume.


La tab. 3.4 riassume i valori commerciali dei potenziometri e dei trimmer.

tab 3.4 Valori di resistenze normalizzate per i potenziometri e trimmer.

100 X 220 X 330 X 470 X 680 X


1 kX 1,5 kX 2,2 kX 3,3 kX 4,7 kX 6,8 kX
10 kX 15 kX 22 kX 33 kX 47 kX 68 kX
100 kX 150 kX 220 kX 330 kX 470 kX 680 kX
1 MX 1,5 MX 2,2 MX 3,3 MX 4,7 MX 6,8 MX 10 MX

Oltre ai valori riportati nella tab. 3.4 ne esistono degli altri dipendenti dalla realizzazione
costruttiva dei componenti; si possono pertanto trovare in commercio resistori dei seguenti
valori:
100 X – 200 X – 500 X – 2kX – 5 kX – 20 kX – 50 kX – 200 kX – 500 kX – 2 MX – 5 MX

Il valore dei potenziometri e dei trimmer sono riportati sul corpo del componente con un
codice a tre cifre. Le prime due cifre compongono il valore nominale in ohm, mentre la
terza cifra indica il numero di zeri da aggiungere.

ESEMPIO 3.6
153 significa che sul valore 15 si aggiungono 3 zeri (15 000 = 15 kX).
Quindi per potere esprimere il valore di 220 kX si deve attribuire un codice 224.

3.3 Condensatori
condensatori I condensatori (fig. 3.10) sono componenti elettronici caratterizzati dalla capacità di imma-
gazzinare l’energia elettrica. Essi si «caricano» con lo stesso valore di tensione della sorgen-
te di alimentazione che può essere un generatore o una batteria (fase di carica); la stessa
carica si mantiene nel tempo, cioè, anche se il condensatore viene scollegato dalla sorgente
di alimentazione e dal resto del circuito, la carica viene conservata in teoria all’infinito; per
questo motivo, questi dispositivi vengono definiti conservativi.

50
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

3
Nome: Luca

UNITÀ
Componenti passivi

I condensatori ovviamente possono erogare l’energia immagazzinata quando ai loro termi-


nali viene collegato un circuito oppure quando vengono messi in cortocircuito (fase di
scarica).
Le fasi di carica e di scarica avvengono in un tempo prevedibile che viene chiamato
costante di tempo (x).
I condensatori trovano applicazione nei circuiti elettrici e/o elettronici e servono per:
— stabilizzare delle tensioni continue nei circuiti degli alimentatori;
— bloccare nei circuiti le componenti continue (offset);
— realizzare dei circuiti oscillanti;
— realizzare dei circuiti accordati L-C;
— gli accoppiamenti o disaccoppiamenti di varie circuiterie;
— realizzare di filtri, microfoni, memorie, motorini di avviamento ecc.
I condensatori sono costituiti da due superfici metalliche (fig. 3.10b) chiamate armature, tra
le quali è interposto un materiale isolante, chiamato dielettrico; esso per la sua natura non
consente il passaggio di corrente nel suo interno. Alle due armature sono collegati due fili
conduttori che costituiscono i terminali nei quali fluisce la corrente secondo il principio di
funzionamento che sarà esposto in seguito.
Nelle applicazioni elettroniche il dielettrico può essere l’aria o un materiale isolante
solido di tipo carta, plastica, ceramica, mica ecc.

Il tipo di materiale usato come dielettrico è caratterizzato da una costante chiamata


costante dielettrica (f); essa rappresenta la capacità dell’isolante di influenzare il campo costante
elettrico che viene a crearsi tra le due armature. dielettrica

L’attitudine di un condensatore a immagazzinare cariche elettriche è denominata capacità capacità


(C), è misurata in farad [F]1 e per un condensatore piano (fig. 3.10b) è data dalla seguente
espressione
S
C = f ∙ __ [3.18]
d

fig. 3.10
Condensatori:
+ – (a) aspetto dei
S
componenti;
(b) condensato-
re piano;
d (c) condensato-
(b) re cilindrico.

r2 r1

l
(c)
(a)

1
L’unità di misura farad è molto grande di conseguenza per le applicazioni in Elettronica e Telecomunicazioni si
utilizzano i suoi sottomultipli.

51
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

dove:
— S = area della superficie dell’armatura, espressa in [m2];
— d = distanza tra le due armature, espressa in [m];
— f = costante dielettrica assoluta, espressa in [F/m]; essa è data dal prodotto tra la costan-
te dielettrica relativa fr (vedi tab. 3.5) e quella a vuoto fo, ossia
f = fr · fo (con fo = 8,86 · 10–12 F = 8,86 pF/m).

La [3.18] rivela che la capacità di un condensatore è direttamente proporzionale alla super-


ficie delle armature e alla costante dielettrica dell’isolante posto tra le due armature ed è
inversamente proporzionale alla loro distanza.
Per un condensatore cilindrico (fig. 3.10c), invece, si ha
1
C = 2r · f · l ∙ ____ [3.19]
r
ln __1
r2

tab 3.5 Valori di costanti dielettriche relative per alcuni materiali isolanti.

Tipo di dielettrico Costante dielettrica relativa (fr)

aria 1,0059

polistirolo 2,0 ÷ 3,0

carta paraffinata 1,5 ÷ 6,0

mica 5,0 ÷ 6,0

pentossido di tantalio 26

ceramica 5,5 ÷ 6,5

ESERCIZI La proprietà di un condensatore di accumulare una certa quantità di cariche elettriche sulle
> 1, 4 sue armature è espressa dal rapporto tra la carica immagazzinata Q e la tensione applicata
tra le due armature V
Q
C = __ [3.20]
V
dove:
— Q è espressa in coulomb [C];
— V è espressa in volt [V];
— C è espressa in farad [F] = [C/V].
Dalla [3.20] si ha che
Q=C·V [3.21]
Generalmente l’energia elettrica in un circuito è data dalla relazione: W = Q · V; si può
dimostrare che tale energia vale
Q·V
Wc = _____
2
Sostituendo in quest’ultima la [3.21] si ottiene l’energia conservativa del condensatore
1
Wc = __ C · V 2 [3.22]
2

52
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

3
Nome: Luca

UNITÀ
Componenti passivi

3.3.1 Principio di funzionamento


Il principio di funzionamento di un condensatore, per far circolare corrente ai suoi termi-
nali, si basa sulle seguenti fasi:
— inizialmente, quando il condensatore è scarico, le due armature sono neutre (equilibrio
di cariche), ossia si ha lo stesso numero di elettroni (cariche negative) e di protoni (cari-
che positive);
— quando i due terminali vengono collegati a una sorgente esterna (generatore di tensione
continua), tra le due armature si ha una differenza di potenziale (d.d.p.) che dà luogo a
un campo elettrico E = V/d (fig. 3.11a): si è in fase di carica; in questo caso il polo posi-
tivo del generatore attrae elettroni dall’armatura A mentre il polo negativo eroga elet-
troni all’armatura B la quale li attira. Si viene così a creare un flusso di elettroni con
conseguente aumento della carica del condensatore. Il numero di elettroni in movimen-
to diminuisce man mano che il condensatore si carica2;
— quando esso si carica al massimo valore di tensione del generatore si avrà la situazione
della fig. 3.11b: sull’armatura A si avrà mancanza di elettroni e quindi una predominan-
za di cariche positive mentre sull’armatura B si avrà un esubero di elettroni e quindi
una predominanza sulle cariche positive. In altri termini sull’armatura A si ha un poten-
ziale positivo e sull’armatura B un potenziale negativo. Nel dielettrico, avviene il cosid-
detto effetto di polarizzazione, formando così un dipolo elettrico che consentirà il pas- polarizzazione
saggio della corrente verso i terminali quando ovviamente essi saranno connessi a un
circuito; dipolo elettrico
— quando sullo stesso circuito precedente viene inserita una resistenza R allora avviene la
fase di scarica del condensatore (fig. 3.11c) che tenta di riportare il sistema all’equilibrio
delle cariche, erogando così tutta l’energia immagazzinata precedentemente ottenuta,
durante la fase di carica.
Si può definire allora la corrente I del condensatore che fluisce ai propri terminali. Tenen-
do presente che durante la carica o la scarica del condensatore si ha una variazione nel tempo
della carica DQ dovuta alla variazione della tensione DV e ricordando che la variazione della
carica nel tempo rappresenta la corrente elettrica eI = ____o, la [3.21] diventa
DQ
dt
DQ DV
____ = C · ____
DQ = C · DV ossia
dt dt
pertanto
DV
I = C · ____ [3.23]
dt
fig. 3.11
A B A B A B
Principio di
–+ –+ + – –+ –+
–+ –+ + – –+ –+ funzionamento di
–+ –+ + – –+ –+ un condensatore:
– –+ –+ – + – – –+ –+ – (a) elettroni in
–+ –+ + – –+ –+
–+ –+ + – –+ –+ movimento


Q E Q Q+ E Q– Q E Q (fase di carica);
R (b) effetto di


polarizzazione;
V V V (c) fase di scarica


– – – – – – – – attraverso
+ – + – + – l’inserimento
della resistenza R.
(a) (b) (c)

2
Gli elettroni non riescono a passare da un’armatura all’altra attraverso il dielettrico in quanto materiale isolante.

53
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

3.3.2 Caratteristiche dei condensatori


I principali parametri dei condensatori sono:
— valore della capacità nominale;
— tolleranza;
— coefficiente di temperatura;
— tensione nominale;
— resistenza di isolamento;
— fattore di dissipazione.

Capacità nominale. Rappresenta il valore teorico della capacità ed è riportato con un codi-
ce sul contenitore. Il valore chiaramente dipende dal materiale del dielettrico utilizzato e
dalla forma geometrica del componente.

Tolleranza. Come accade per i resistori anche questi componenti presentano delle tolleran-
ze. Il valore di tolleranza è espresso in percentuale rispetto al valore della capacità nomi-
nale. Indica il margine di scostamento tra il valore reale della capacità e quello teorico. I
valori delle tolleranze genericamente sono riportati sull’involucro dei condensatori tramite
codici letterari. Le sigle di uso più frequente sono M - K - J.

tab. 3.6 Percentuali di tolleranza dei condensatori in relazione al loro codice.

Codice E M K J H G F

Tolleranza ±25% ±20% ±10% ±5% ±2,5% ±2% ±1%

2,2 μF + 10%
1000 V

Coefficiente di temperatura (TC). Rappresenta la variazione percentuale della capacità rispet-


to al valore nominale (riferito alla temperatura ambiente di 25 °C) dovuta alla variazione
di temperatura di un grado. È indicato con la sigla TC (Temperature Coefficient) ed è dato
dalla seguente formula

C = Co · (1 + TC · DT) [3.24]

dove:
— Co = valore della capacità di riferimento;
— DT = T - To = variazione della temperatura;
— To = temperatura ambiente = 25 °C;
— TC = coefficiente di temperatura [10-6/°C].

Tensione nominale. Di un condensatore, oltre al valore della capacità, è importante cono-


scere anche la tensione di lavoro. La tensione di lavoro dipende dal tipo e dallo spessore
del dielettrico e rappresenta il massimo valore di tensione a cui può essere sottoposto il
condensatore senza comprometterne il suo buon funzionamento. Se si supera tale valore,
avviene la perforazione del dielettrico, che causa perdite o cortocircuito tra le armature. La
diminuzione dello spessore del dielettrico comporta l’aumento della capacità e quindi la
diminuzione della tensione nominale. Il valore della tensione a volte viene stampigliato
sull’involucro (sigla DC per la corrente continua, AC per quella alternata), insieme al valo-
re capacitivo e alla tolleranza.

54
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

3
Nome: Luca

UNITÀ
Componenti passivi

Resistenza di isolamento (Rp). Rappresenta la resistenza che il dielettrico oppone al passag-


gio della corrente fra le due armature. Il suo valore è dato dall’equazione
d
Rp = t · __ [3.25]
S
dove:
— t = resistività del dielettrico o di massa [mm2 · X/m]
— d = spessore del dielettrico [m];
— S = superficie del dielettrico [mm2].
Per ottenere elevati valori di capacità occorre ridurre Rp e quindi si devono utilizzare pic-
coli spessori e grandi superfici del dielettrico.

Fattore di dissipazione. La presenza della resistenza dei terminali del condensatore e della
resistenza di isolamento, provoca delle perdite dovute alla dissipazione di energia per effetto
Joule; tali perdite si possono quantificare tramite un fattore chiamato fattore di dissipazione.

3.3.3 Valori commerciali dei condensatori


I valori commerciali dei condensatori si possono ripetere moltiplicando i valori standardiz-
zati per 10, per 100, per 1000 (vedi tab. 3.7). Per esempio la prima serie della tabella ripor-
ta i valori in pF da 1 a 820, le altre serie anziché esprimerle in nF e nF si potrebbero
esprimere in pF moltiplicando i valori compresi tra 100 e 820 per 10, per 100, per 1000.
Nella tabella si riportano anche i codici europei.

tab. 3.7 Valori commerciali dei condensatori.


Picofarad Nanofarad Microfarad
(pF - 10-12) (nF - 10-9) (nF - 10-6)
Codice Codice Codice Codice Codice Codice Codice
Valore Valore Valore Valore Valore Codice europeo Valore Valore
europeo europeo europeo europeo europeo europeo europeo
1,0 1p0 10 10 100 n10 1,0 1n 10 10n u01 100 100n u1 1,0 1u
1,2 1p2 12 12 120 n12 1,2 1n2 12 12n u012 120 120n u12 1,2 1u2
1,5 1p5 15 15 150 n15 1,5 1n5 15 15n u015 150 150n u15 1,5 1u5
1,8 1p8 18 18 180 n18 1,8 1n8 18 18n u018 180 180n u18 1,8 1u8
2,2 2p2 22 22 220 n22 2,2 2n2 22 22n u022 220 220n u22 2,2 2u2
2,7 2p7 27 27 270 n27 2,7 2n7 27 27n u027 270 270n u27 2,7 2u7
3,3 3p3 33 33 330 n33 3,3 3n3 33 33n u033 330 330n u33 3,3 3u3
3,9 3p9 39 39 390 n39 3,9 3n9 39 39n u039 390 390n u39 3,9 3u9
4,7 4p7 47 47 470 n47 4,7 4n7 47 47n u047 470 470n u47 4,7 4u7
5,6 5p6 56 56 560 n56 5,6 5n6 56 56n u056 560 560n u56 5,6 5u6
6,8 6p8 68 68 680 n68 6,8 6n8 68 68n u068 680 680n u68 6,8 6u8
8,2 8p2 82 82 820 n82 8,2 8n2 82 82n u082 820 820n u82 8,2 8u2

3.3.4 Codici dei condensatori


I condensatori impiegati nelle applicazioni elettroniche di piccole dimensioni riportano il
valore nominale sul proprio contenitore (vedi tab. 3.7); per i componenti di dimensioni più
grandi si usano i codici a colori simili a quelli dei resistori.
Tuttavia i codici possono essere: NT 3.3
Tecnologie
— alfanumerico (sistema europeo); costruttive dei
— numerico a tre cifre (sistema asiatico); condensatori
— numerico con punto o virgola (sistema americano);
— a colori (vedi NT 3.3).

55
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

Per il vari sistemi i codici dei valori possono essere formati nel modo seguente:
sistema — Il sistema europeo (fig. 3.12a) utilizza le lettere riferite alle unità di misura pico (p) o
europeo nano (n) che sostituiscono la virgola oppure gli zeri (valori espressi in pF).
ESERCIZIO Sistema europeo Formazione codice Esempio
> 10
Valori tra 1 pF e 8,2 pF La lettera p sostituisce la virgola 1p0, 1p8, 2p2 ecc.
Il valore può essere indicato senza unità di
Valori tra 10 pF e 82 pF 10, 18, 22 ecc.
misura
Valori tra 100 pF e 820 pF Viene utilizzata l’unità di misura nanofarad
n10, n18, n22 ecc.
(oppure tra 0,10 nF e 0,82 nF) indicata da una n al posto della virgola
Valori tra 1000 pF e 8200 pF
La lettera n sostituisce la virgola 1n0 (1n), 1n2, 1n8 ecc.
(oppure tra 1,0 nF e 8,2 nF)
Valori tra 10 000 pF e 820 000 pF La lettera n indica il valore in nF ma sostituisce 10n, 18n, 100n, 820n
(oppure tra 10 nF e 820 nF) anche i 3 zeri finali (il valore si legge in pF) ecc.

sistema — Il sistema americano (fig. 3.12b) utilizza valori espressi in pF. Nel caso ci fosse prima del
americano numero il punto le unità di misura sono espresse in nF.

Sistema americano Formazione codice Esempio


Valori tra 1 pF e 8,2 pF La virgola viene sostituita da un punto 1.0, 1.8, 2.2 ecc.
Il valore può essere indicato senza unità
Valori tra 10 pF e 820 pF 10, 18, 22 ecc.
di misura
Il punto posto dello zero indica il valore in
Valori tra 1000 pF e 820 000 pF .001, .0018, .820 ecc.
unità di misura microfarad

sistema — Il sistema asiatico (fig. 3.12c) infine utilizza il punto al posto della virgola e tre cifre
asiatico numeriche. I valori sono espressi in pF.

Sistema asiatico Formazione codice Esempio


Valori tra 1 pF e 8,2 pF La virgola viene sostituita da un punto 1.0, 1.8, 2.2 ecc.
Valori tra 10 pF e 82 pF Valore senza la sigla pF 10, 18, 22 ecc.

Vengono utilizzate 3 cifre numeriche: 102 (10 + 00 = 1000 pF), 273


le prime 2 rappresentano il valore di capa- (27 + 000 = 27 000 pF), 104
Valori tra 100 pF e 820 000 pF
cità, la terza cifra il numero degli zeri da (10 + 0000 = 100 000 pF), 474
aggiungere. (47 + 0000 = 470 000 pF) ecc.

A volte può capitare di trovare stampigliato sul contenitore «1»; per capire se l’unità di
misura si riferisce ai pF o ai nF è necessario considerare il tipo di condensatore: se è di tipo
NT 3.3
Tecnologie ceramico (forma a disco o a pastiglia di dimensione più piccola) allora il valore è espresso
costruttive dei in pF, se è di tipo poliestere (dimensionalmente più grandi e più robusti, vedi NT 3.3) il
condensatori valore è espresso in nF.

fig. 3.12
Esempi di
codici sui n12 1p5 01 102
contenitori:
(a) sistema
europeo;
(b) sistema
americano; 0,12 nF 1,5 pF 0,01 µF = 10 nF 10 · 102 pF = 1 nF
(c) sistema
asiatico. (a) (b) (c)

56
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

3
Nome: Luca

UNITÀ
Componenti passivi

fig. 3.13
Esempi di (a)
condensatore
ceramico e (b)
condensatore
in poliestere.

(a) (b)

3.3.5 Collegamento di condensatori in serie e in parallelo


I condensatori, come accade anche per i resistori, possono essere collegati in serie o in ESERCIZIO
parallelo, ma i valori equivalenti si determinano in modo diverso; più precisamente si può >3
dimostrare che la regola è esattamente inversa a quella dei resistori.
Iniziamo prendendo in considerazione n condensatori collegati in serie (fig. 3.14a).
La VAB sarà data dalla somma delle singole tensioni sui condensatori

VAB = V1 + V2 + … + Vn = ___ + ___ + … + ___ = Q · e___ + ___ + … + ___o


Q Q Q 1 1 1
C1 C2 Cn C1 C2 Cn
In questa espressione si è tenuto conto del fatto che ogni condensatore ha la stessa carica
elettrica Q indipendentemente dal suo valore capacitivo, in quanto la corrente I è comune
per tutti gli elementi in serie. Dunque

____ 1
VAB ___ 1 1 VAB ___1 1 1 1 1
= + ___ + … + ___ ma ____ = quindi ___ = ___ + ___ + … + ___
Q C1 C2 Cn Q Ceq Ceq C1 C2 Cn

Si ottiene così la capacità equivalente di n condensatori collegati in serie (fig. 3.12c)


1
Ceq = _________________ [3.26]
1 1 1
___ + ___ + … + ___
C1 C2 Cn

In particolare, la capacità equivalente Ceq di due condensatori C1 e C2, collegati in serie,


avrà un’espressione simile a quella di due resistenze in parallelo, ossia
C 1 · C2
Ceq = _______
C 1 + C2

fig. 3.14
I1 C1 Collegamento di
n condensatori:
(a) in serie;
C1 C2 Cn I2 C2 Ceq (b) in parallelo;
I I I (c) circuito
A B A B A B equivalente.
V1 V2 Vn In Cn
VAB VAB

VAB

(a) (b) (c)

57
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

ESERCIZI Se gli n condensatori in serie hanno tutti lo stesso valore di capacità, la capacità totale
> 1-2 equivalente sarà semplicemente
C
Ceq = __ [3.27]
n
Se consideriamo invece il collegamento di n condensatori in parallelo (fig. 3.12b), ai capi di
ogni elemento si avrà la stessa tensione applicata (VAB risulta in comune per tutti i rami).
In questo caso la carica elettrica Q di ogni condensatore sarà diversa in quanto le correnti
di ogni ramo (I1, I2, …, In) sono diverse tra loro, quindi
Q1 = C1 · VAB Q2 = C2 · VAB Qn = Cn · VAB
La carica totale Qn sarà data dalla somma delle singole cariche elettriche
Q = Q1 + Q2 + Q3 + … + Qn
da cui
Q = C1 · VAB + C2 · VAB + … + Cn · VAB = VAB · (C1 + C2 + … + Cn)

Poiché Q = V · Ceq si ottiene la capacità equivalente di n condensatori in parallelo


(fig.  3.12c)
(fig. 3.12c)
Ceq = C1 + C2 + … + Cn [3.28]

Se i condensatori in parallelo hanno tutti la stessa capacità, la capacità totale equivalente


sarà semplicemente
Ceq = n · C [3.29]

3.4 Carica e scarica del condensatore. Costante di tempo


La carica e la scarica del condensatore avviene in un tempo determinato che dipende sia
dal valore della resistenza R (vedi fig. 3.11c) sia dal valore della capacità C del condensa-
tore. Generalmente il tempo di carica del condensatore necessario a portarsi al 63% della
tensione di alimentazione applicata, si calcola tramite il prodotto tra le due grandezze R e
ESERCIZIO C espresse rispettivamente in ohm e farad
>5
x=R·C [3.30]
costante Il parametro x (tau) viene chiamato costante di tempo e si misura in secondi [s].
di tempo Per ogni durata di x il condensatore si carica o si scarica di una certa percentuale; si
considera carico al 97 ÷ 99% dopo 4 ÷ 5 durate di x (tab. 3.8).

tab. 3.8 Percentuali di carica e scarica del condensatore in funzione della costante di tempo.

Tensione rimanente ai capi del condensatore in %


Tempo % di carica % di scarica
rispetto al massimo valore di carica

1x 63 % 63 % 37 %

2x 86 % 86 % 14 %

3x 95 % 95 % 5%

4x 97 % 97 % 3%

5x 99 % 99 % 1%

58
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

3
Nome: Luca

UNITÀ
Componenti passivi

Prendiamo in considerazione le leggi di variazione nel tempo della corrente nel circuito i(t)
e della tensione v(t) ai capi del condensatore durante la fase di carica dello stesso. Assu-
miamo che il condensatore sia inizialmente scarico Vc(0) = 0, ovvero abbia una carica nulla.
Individuiamo come istante iniziale t = 0 [s] quello coincidente con la chiusura dell’inter- LAB 3.5
ruttore S sul generatore ossia in posizione A (fig 3.15a). Partendo da questo istante iniziale Carica e scarica
del condensatore
si avrà un graduale aumento della tensione ai capi del condensatore che raggiungerà il
valore finale definitivo Vg; la fase di carica in pratica termina quando la tensione ai capi
del condensatore (Vc) raggiunge il 99% del valore massimo dal generatore Vg. L’intervallo
di tempo trascorso tra l’istante iniziale (t = 0) e l’istante finale (fase di carica) è chiamato
transitorio e dura circa 5x. Durante il transitorio la tensione ai capi del condensatore varia transitorio
in modo esponenziale (fig 3.15b).
Quando il condensatore inizia a caricarsi, la corrente nel circuito è massima (I = Vg /R)
perché la Vc inizialmente è nulla; man mano che avviene la carica la Vc aumenta e di con-
seguenza diminuisce la differenza di potenziale tra le armature e i poli del generatore e con
essa diminuisce, in modo esponenziale, la corrente (fig 3.15c).
Se si sposta l’interruttore S sul generatore ossia in posizione B (fig 3.13a), viene escluso
il generatore e il condensatore si trova carico e agisce da generatore quindi inizia a scari-
carsi sulla resistenza R facendo così diminuire la Vc in modo esponenziale (fig 3.16a). La
corrente in questo caso inverte il suo percorso e passa dal valore negativo I = - Vg /R al
valore 0 (scarica totale) sempre con legge esponenziale (fig 3.16b).

A S R I Vc (% di carica rispetto a Vg ) I (%)


110 99 110
B 100 95 97 100
+ 90 86 90
Vg Vc 80 80
– 70 70
63
60 60
50 50
40 40
(a)
(a) 30 30 37
20 20 14
10 10 5 3
0 0 1
1τ 2τ 3τ 4τ 5τ τ 1τ 2τ 3τ 4τ 5τ τ
0 0
Costante di tempo Costante di tempo
86 Vg – (t/ τ )
Vc (t ) = Vg⋅ (1 – e–(t /τ ) ) i (t ) = e
R
(b) (c)

fig. 3.15
(a) Circuito
Vc (% di carica rispetto a Vg ) di prova e
Costante di tempo
andamento
110 0 1τ 2τ 3τ 4τ 5τ τ
100 99 0 esponenziale
90 –10 –3 –1 durante la fase
–14 –5
80 –20 di carica: (b)
70 –30 –37
60 –40 della tensione
50 –50 ai capi del
40 37 –60 condensatore;
30 –70
20 14 –80 (c) della
10 5 3 –90 corrente nel
0 –100 circuito.
1τ 2τ 3τ 4τ 5τ τ
0 I (%)
Costante di tempo Vg (– t /τ )
Vc (t ) = Vg⋅ e–(t /τ ) i (t ) = – e
R
(a) (b)

fig. 3.16
Andamento esponenziale durante la fase di scarica: (a) della tensione ai capi del condensatore; (b) della corrente
nel circuito.

59
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

3.5 Tipi di condensatori


La capacità di un condensatore dipende dalla sua configurazione geometrica e dal tipo di
dielettrico usato. Le configurazioni geometriche possono essere diverse, ma come si è visto,
la capacità è tanto più grande quanto più è estesa la superficie delle armature e quanto più
piccolo è lo spessore del dielettrico interposto (vedi par. 3.3.2). Per questo motivo si realiz-
zano condensatori utilizzando più strati di dielettrico sovrapposti.
L’utilizzo di dielettrici plastici a nastri sottilissimi o di dielettrici con elevate proprietà
isolanti permette di realizzare condensatori con valori di capacità apprezzabili e dimensio-
NT 3.3
Tecnologie ni ridotte.
costruttive dei I condensatori si classificano secondo lo schema di fig. 3.17. I condensatori generici sono
condensatori trattati nella NT 3.3. Gli altri tipi verranno trattati brevemente in seguito.

3.5.1 Condensatori elettrolitici


condensatori Tra i condensatori fissi un posto di grande rilevanza è occupato dai condensatori elettroli-
elettrolitici tici; sono dispositivi che, rispetto agli altri, presentano un elevatissimo valore di capacità.
Le armature sono di alluminio o di tantalio; il dielettrico, dovendo presentare buone
proprietà isolanti, è un ossido di metallo dello stesso materiale dell’armatura ed è molto
sottile.

Condensatori in alluminio. Le armature di questa tipologia di condensatori sono di allumi-


nio e lo strato ossidato è formato da ossido di alluminio (Al2O3). Lo strato di ossido viene
ottenuto tramite processo di elettrolisi (passaggio di corrente elettrica in una soluzione in
cui sono immersi due conduttori, nel qual caso uno sarà di alluminio). Di conseguenza il
potenziale dell’armatura ossidata è maggiore dell’armatura non ossidata e il dispositivo
risulta polarizzato.
Sull’armatura positiva (chiamata anodo e contrassegnata con il segno +) viene formato
anodo uno strato di ossido che costituisce il dielettrico del dispositivo; sull’armatura negativa,
costituita dall’involucro metallico di forma cilindrica (chiamata catodo e contrassegnato con
il segno -), viene interposto un elettrolita conduttore (soluzione salina o acida), molto
catodo denso, che ha il compito di assicurare il collegamento elettrico con l’armatura negativa
(fig. 3.18a).

fig. 3.17
Classificazione Condensatori
generale tipi dei
condensatori.

Fissi Variabili

Generici Elettrolitici

Plastici Ceramici Carta


Ossido di Ossido di
alluminio tantalio

Polarizzati
Non polarizzati

60
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

3
Nome: Luca

UNITÀ
Componenti passivi

Elettrolita
Foglio d’alluminio Foglio d’alluminio
non ossidato
Terminale
+ – negativo

Terminale Terminale
positivo negativo

Ossido

(a) (b)

(c)

I condensatori elettrolitici in alluminio si possono distinguere in: fig. 3.18

— radiali: i terminali escono dallo stesso lato (montaggio in verticale); Condensatore


elettrolitico in
— assiali: i terminali escono dai lati opposti (montaggio in orizzontale). alluminio:
(a) schema di
Le caratteristiche più importanti sono: formazione;
— notevole stabilità a temperature e frequenze elevate; (b) indicazione
polarità;
— grandi valori nominali di capacità (da 1 nF a 1 F); (c) aspetto dei
— tolleranza ± 20%. componenti.

Trovano applicazione negli alimentatori per il livellamento della tensione e nei rivelatori
per la riduzione del ripple (su un segnale analogico la carica e la scarica del condensatore
produce, secondo quanto considerato nel par. 3.4, delle dentellature di tensione che devono
essere eliminate).
Esistono anche condensatori elettrolitici non polarizzati che possono funzionare sia con
tensioni continue sia con tensioni alternate di elevato valore.

Condensatori al tantalio. Il principio di funzionamento dei condensatori al tantalio è iden-


tico a quello visto per i condensatori elettrolitici. Le armature sono costituite da polveri di
tantalio e hanno una struttura porosa. Il tantalio viene prodotto con un processo partico-
lare, chiamato sinterizzazione. Il catodo è un filo costituito da grani di tantalio sinterizzati; sinterizzazione
il dielettrico è formato da pentossido di tantalio (Ta2O5). L’anodo è invece realizzato da
una superficie di tantalio e da uno strato semiconduttivo di diossido di manganese (MnO2),
depositato chimicamente con la stessa tecnica vista per quelli di alluminio. L’incapsulamen-
to in resina costituisce il contenitore del condensatore (fig. 3.19a).

Anodo
Incapsulamento in resina (tantalio + biossido di manganese)

Catodo
(filo di tantalio)
Terminale
positivo

+ 470
Dielettrico
Terminali (pentossido di tantalio) + 3V

(c)
(a) (b)

fig. 3.19
Condensatore elettrolitico al tantalio: (a) schema di formazione; (b) indicazione della polarità; (c) aspetto dei
componenti.

61
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

I condensatori elettrolitici al tantalio si possono distinguere (vedi fig. 3.19c) in:


— radiali: i terminali escono dallo stesso lato (montaggio in verticale);
— assiali: i terminali escono dai lati opposti (montaggio in orizzontale).
I radiali sono quelli di impiego più frequente.
Le caratteristiche più importanti sono:
— notevole stabilità a temperature e frequenze elevate;
— grandi valori nominali di capacità (da 1 nF a 1 F);
— tolleranza ± 10%; ± 20%.
Esistono alcuni tipi di condensatori al tantalio non polarizzati che vengono impiegati in
applicazioni speciali.
Trovano molteplici applicazioni nel campo delle Telecomunicazioni e dell’Informatica,
per gli apparati telefonici mobili (cellulari), per gli apparati di ricetrasmissione (modem),
nelle schede madri dei pc ecc.

3.5.2 Collegamenti
Un condensatore elettrolitico non deve essere collegato a un circuito con le polarità inver-
tite perché può esplodere. Infatti, in questo caso il processo dell’elettrolisi che si innesca
tende a consumare lo strato di ossido sull’anodo provocando un abbassamento della capa-
cità e un forte passaggio di corrente e prima che si formi l’ossido sull’altra armatura si ha
la distruzione (rottura) del dispositivo.
È necessario, quindi seguire con attenzione le regole elencate di seguito.
a) Il polo positivo deve essere collegato all’anodo.
b) Il polo negativo deve essere collegato al catodo.
c) Se i condensatori elettrolitici sono collegati in serie, si deve obbligatoriamente collegare
il terminale positivo del primo condensatore con il terminale negativo del secondo ecc.
(fig. 3.20a).
d) Se i condensatori elettrolitici sono collegati in parallelo, si deve obbligatoriamente collega-
re tra loro da un lato tutti i terminali positivi e dall’altro tutti i terminali negativi (fig. 3.20b).
I condensatori elettrolitici polarizzati possono essere usati solo in corrente o tensione con-
tinua, rispettando sempre la polarità che è indicata sul proprio contenitore (fig. 3.18b e
3.19b). Possono funzionare in corrente e/o tensione continua anche con contributi sovrap-
posti alternati purché di valori inferiori a quelli della continua.

3.6 Condensatori variabili (trimmer capacitivi)


Nelle applicazioni, come già accade con i resistori, si possono utilizzare dei condensatori
variabili i cui simboli elettrici sono riportati in fig. 3.21a.

fig. 3.20
C1
Collegamento
dei condensatori
+
polarizzati: (a) in
serie; (b) in C1 C2 Cn C2
parallelo.
+ + + +

(a) Cn

(b) +

62
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

3
Nome: Luca

UNITÀ
Componenti passivi

fig. 3.21
Armatura fissa Trimmer
Contenitore capacitivi:
Armatura (a) simboli;
mobile (b) struttura
lineare;
(c) struttura
rotante.

(a) Armatura Armatura


fissa mobile

(b) (c)

Essi sono costituiti da lamine parallele di alluminio separate da un dielettrico fatto o di


lamine isolanti o, come maggiormente accade, dall’aria.
I condensatori variabili, denominati anche trimmer capacitivi, sono costituiti da due trimmer
gruppi di armature, uno che costituisce l’armatura fissa e uno che costituisce l’armatura capacitivi
mobile; esse sono generalmente costruite in due diversi modi a seconda dello spostamento
dell’armatura mobile:
— modo lineare (fig. 3.21b): il condensatore è costituito da armature aventi una forma a
pettine; una di queste rimane fissa e un’altra si sposta variando così la superficie con cui
le armature si interfacciano, e di conseguenza la capacità del condensatore;
— modo rotante (fig. 3.21c): il condensatore è costituito da due superfici a forma di mez-
zaluna che ruotano in sovrapposizione intorno a un perno; l’armatura mobile è collega-
ta a un alberino o a una vite tramite il quale si può azionare la sua rotazione, variando
così la superficie sovrapposta delle due armature del condensatore.
La gamma dei valori di regolazione della capacità varia tra un valore minimo (inizio corsa)
e un valore massimo (fine corsa); di solito è stampata sul contenitore del trimmer e l’unità
di misura usata è sempre il pF (tab. 3.9).

ESEMPIO 3.7
Se la sigla stampigliata sul contenitore è 1,4/20 significa che la capacità del componente varia
da un minimo di 1,4 pF a un massimo di 20 pF.

tab. 3.9 Valori commerciali delle capacità dei trimmer.


1,5 ÷ 5 pF 5,2 ÷ 30 pF 1,4 ÷ 10 pF 2 ÷ 6 pF
3 ÷ 11 pF 6 ÷ 50 pF 3,5 ÷ 20 pF 3 ÷ 12 pF
4,2 ÷ 20 pF 5,5 ÷ 80 pF 2 ÷ 22 pF 4 ÷ 25 pF

Nella fig. 3.22a si possono notare dei trimmer con tre piedini; in questo caso due piedini
sono collegati tra loro, quindi i piedini utili sono sempre due.

fig. 3.22
Trimmer
capacitivi,
aspetto dei
componenti;
(a) monogiro;
(b) multigiro;
(c) ceramico;
(d) a film
plastico.
(a) (b) (c) (d)

63
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

I trimmer capacitivi trovano impiego nei sistemi di trasmissione e ricezione di segnali radio
nei circuiti risonanti degli oscillatori ecc.
Come accade per i trimmer resistivi anche i trimmer capacitivi si distinguono in (fig. 3.22):
— monogiro (fig. 3.22a);
— multigiro (fig. 3.22b).
In fig. 3.22c e d sono riportati alcuni trimmer costruiti con materiali e tecnologie diversi.

3.7 Induttore
induttore L’induttore (o induttanza) è generalmente costituito da un avvolgimento (bobina) di filo
conduttore in rame realizzato in due modi:
senza nucleo — senza nucleo (fig. 3.23): il conduttore viene avvolto a spirale intorno a un supporto
isolante oppure senza supporto (aria). In questo caso il dispositivo presenta una carat-
teristica V-I lineare (come il resistore). Questa tipologia trova impiego negli oscillatori
a medie e alte frequenze (300 kHz ÷ 300 MHz). Per ottenere campi magnetici deboli
fuori dall’induttore si usano gli avvolgimento toroidali (fig. 3.23c). Per frequenze infe-
riori a 500 kHz si possono utilizzare avvolgimenti particolari a nido d’ape (fig. 3.24).
Gli avvolgimenti a più strati vengono usati per aumentare ulteriormente il valore
dell’induttanza;

fig. 3.23
Induttori senza
nucleo:
(a) ad aria;
(b) con supporto
isolante
cilindrico e
(c) toroidale.

(a) (b) (c)

avvolgimenti

supporto

fig. 3.24
Induttori a nido d’ape.

64
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

3
Nome: Luca

UNITÀ
Componenti passivi

— con nucleo (fig. 3.25): il conduttore viene con nucleo


avvolto su supporto di materiale ferroma-
gnetico, di diversa forma geometrica, per
aumentare il valore dell’induttanza. Tro-
vano grande impiego per la realizzazione
di trasformatori. La caratteristica V-I del
dispositivo non è lineare.
Se si applica una tensione ai capi dell’indut-
tore esso si carica al valore della tensione della
sorgente e se l’induttore viene scollegato dalla
sorgente, è in grado di mantenere in circola-
zione una corrente per un breve periodo. fig. 3.25
Anche l’induttore, il cui simbolo elettrico
Schema di un
è riportato in fig. 3.26a, come il condensatore, induttore con
è un dispositivo conservativo perché imma- nucleo.
gazzina energia magnetica.
Quando l’avvolgimento viene attraversato da una corrente elettrica (I), nello spazio
circostante si genera un campo magnetico il cui flusso (U) risulta concatenato con l’avvol-
gimento stesso (fig. 3.26b). Tra la corrente I e il flusso U esiste la seguente relazione pro-
porzionale
U=L·I [weber] [3.31]
dove L rappresenta il parametro di proporzionalità ed è chiamata induttanza, espressa in induttanza
henry [H]. L’unità henry rappresenta il valore dell’induttanza quando viene applicata ai
capi dell’induttore una tensione di 1 V, determinando la variazione di corrente di 1 A/s.

L’induttanza rappresenta quindi la proprietà di un componente di opporsi quando viene


attraversato da una corrente elettrica variabile.

La tensione V applicata ai capi di un’induttore è proporzionale alla variazione della cor-


rente I secondo la seguente relazione
DI
V = L · ___ [3.32]
Dt
L’energia immagazzinata da un’induttanza (WL) quando essa è percorsa da una corrente I è
1
WL = __ LI 2 [3.33]
2
Gli induttori sono utilizzati nelle realizzazioni di sistemi di trasmissione radio (a radiofre-
quenza), nei circuiti risonanti per la costruzione di oscillatori, nei filtri, nelle antenne, negli
alimentatori e nei trasformatori.

I
I L
A B

VAB

(a) (b)

fig. 3.26
Induttore: (a) simbolo circuitale; (b) flusso generato dal campo magnetico.

65
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

3.7.1 Caratteristiche degli induttori


I principali parametri degli induttori sono:
— valore dell’induttanza nominale;
— tolleranza;
— coefficiente di temperatura;
— fattore di qualità Q;
— frequenza di risonanza.

Induttanza nominale. Rappresenta il valore dell’induttanza dichiarato dal costruttore.

Tolleranza. Indica il margine di scostamento tra il valore reale dell’induttanza, scelto in


fase di realizzazione di un progetto, e il suo valore nominale. I codici usati per la tolleran-
za sono riportati in tab. 3.10.

tab. 3.10 Codici indicativi della tolleranza di un induttore.

Codice M K J G F

Tolleranza (%) ±20 % ±10 % ±5 % ±2 % ±1 %

Coefficiente di temperatura. Questo coefficiente tiene conto delle perdite provocate dall’in-
duttore per via della variazione della temperatura, la quale modifica il valore dell’induttan-
za a causa dell’effetto delle dilatazioni termiche.

Fattore di qualità o di merito. Rappresenta le perdite nel dispositivo dovute a fenomeni di


perdita interne e di interferenze elettromagnetiche esterne; inoltre rappresenta il rapporto
tra l’energia immagazzinata WL e l’energia dissipata dall’induttore (perdite dielettriche,
correnti parassite, effetto Joule).

Frequenza di risonanza. Rappresenta il massimo valore della frequenza oltre il quale il


componente non funziona correttamente.

3.7.2 Valori commerciali


valori I valori commerciali delle induttanze, chiamati anche valori normalizzati, si possono distin-
normalizzati guere in tre fasce di valori compresi:
— tra 0,1 e 8,2 nH;
— tra 10 e 470 nH;
— tra 1 e 68 mH.
Nella tab. 3.11 sono riportati i valori nominali.

tab. 3.11 Valori commerciali degli induttori.

Valori commerciali
0,1 0,33 1 2,2 3,3 4,7 5,6 6,8 8,2 10 22 33 47 56 68 82 100 220 330 470

nH 0,12 0,47 1,8 2,7 3,9 15 27 39 150 270 390


Unità

0,22 0,56

1 2,2 3,3 4,7 6,8 8,2 10 22 33 47 56 68


mH – – – – – – – –
1,5 2,7 3,9 12 39

66
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

3
Nome: Luca

UNITÀ
Componenti passivi

3.7.3 Codici a colori degli induttori


Il codice a strisce o a bande colorate per gli induttori non è diverso da quello dei resistori. codice a
La tab. 3.12 riporta i codici standard degli induttori a quattro bande; i valori sono espressi strisce
in microhenry [nH].

tab. 3.12 Codice a colori degli induttori.

Colore 1 2 Moltiplicatore Tolleranza


Nero 0 0 1 20 %
Marrone 1 1 10 1%
Rosso 2 2 100 2%
Arancione 3 3 1000 3%
Giallo 4 4 10 000 4%
Verde 5 5
Blu 6 6
Viola 7 7
Grigio 8 8
Bianco 9 9
Nessuno 20 %
Oro 0,1 5%
Argento 0,01 10 %

ESEMPIO 3.8
Supponiamo di avere un induttore con il seguente codice di colore: rosso – viola – marrone –
oro. Dalla tab. 3.12 risulta che il valore nominale dell’induttanza è
2 (1a cifra); 7 (2a cifra); 10 (moltiplicatore); ±5 % (tolleranza) = 27 ∙ 101 nH = 270 nH
L = 270 nH ± 5 %

A volte sul contenitore sono riportati dei codici alfanumerici; in questo caso le prime due
cifre rappresentano il valore in nH e la terza cifra indica il numero degli zeri da aggiungere.
Per esempio la sigla 472K rappresenta il valore di 4700 nH = 4,7 mH con tolleranza ± 10 %.

3.7.4 Collegamento induttori in serie e in parallelo


Analogamente a quanto accade per i resistori, è possibile distinguere due tipi di collega-
mento tra i vari componenti: in serie e in parallelo.
Ricordando che nei collegamenti in serie i vari elementi sono percorsi dalla stessa cor-
rente I (fig. 3.27a) e nei collegamenti in parallelo a tutti gli elementi è applicata la stessa
tensione (fig. 3.27b), si ha quanto segue:

per il collegamento in serie l’induttanza equivalente Leq è data dalla somma delle sin-
gole induttanze
Leq = L1 + L2 + L3 + … + Ln [3.34]

Quando si ha un collegamento in serie di n induttanze dello stesso valore L allora l’indut-


tanza equivalente si ottiene dalla seguente equazione
Leq = n · L [3.35]

67
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

fig. 3.27
I1 L1
Collegamenti
di n induttori:
(a) in serie e
(b) in parallelo. I L1 L2 Ln I2 L2
A B A B

VAB

(a) In Ln

VAB

(b)

Per quanto riguarda invece il collegamento in parallelo, tenendo presente che la somma
delle correnti in ogni ramo equivale alla I di ingresso, si ottiene
1
___ 1 1 1
= ___ + ___ + … + ___
Leq L1 L2 Ln

quindi
1
Leq = ________________ [3.36]
1 1 1
___ + ___ + … + ___
L1 L2 Ln
Quando si ha un collegamento in parallelo di n resistenze dello stesso valore L l’induttan-
za equivalente si ottiene dalla relazione
L
Leq = __ [3.37]
n

3.8 Carica e scarica dell’induttore


Per la carica e scarica di un induttore valgono le stesse considerazioni viste per i conden-
satori nel par. 3.4. Il circuito di prova utilizzabile è analogo a quello della fig. 3.28.
La corrente nell’induttore, a partire dall’istante t = 0 (induttore carico) decresce con legge
esponenziale per il fatto che essa si dissipa completamente nella resistenza R
iL(t) =  iL(0) · e-tR/L
L
costante di dove il termine __ = x, misurato in secondi, rappresenta la costante di tempo dell’induttanza.
tempo R

A S R I

B
+
Vg L VL

fig. 3.28
Circuito di
prova di carico (a)
e scarico del
condensatore.

68
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

UNITÀ

4 Fondamenti
di reti elettriche

4.1 Definizioni e regole fondamentali


4.2 Legge di Ohm generalizzata
4.3 Partitore di tensione
4.4 Partitore di corrente
4.5 Principi di Kirchhoff
4.6 Teorema di sovrapposizione degli effetti
4.7 Teorema di Thévenin
4.8 Teorema di Norton

Contenuti NA 4.1 Trasformatori e generatori


multimediali LAB 4.1 Circuito partitore di tensione su bread-board
LAB 4.2 Circuiti elementari su bread-board

Prerequisiti > Concetto di corrente e tensione


> Collegamenti serie-parallelo di resistori

Competenze > Conoscenze


• Saper applicare le regole delle reti elettriche
• Saper applicare i principi e i teoremi più significativi
> Abilità
• Risolvere reti elettriche applicando le regole e i principali teoremi
• Saper applicare la regola dei partitori sia di tensione sia di corrente

Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

In questa Unità verranno prese in considerazione le reti elettriche in regime continuo. Reti
di questo tipo sono costituite con uno o più elementi attivi (generatori di tensione o di
corrente) e da uno o più elementi passivi, in particolare resistenze.
Gli altri elementi passivi di tipo conservativo (condensatori e induttanze) verranno presi
NA 3.1 in esame in regime sinusoidale (vedi NA 3.1). Poiché nel regime continuo le tensioni appli-
Circuiti RCL cate sono costanti nel tempo, cioè sono segnali elettrici che non subiscono variazioni nel
in regime
sinusoidale tempo, presentano una frequenza nulla; in questo caso il comportamento dei componenti
conservativi è specifico perché i condensatori si comportano come circuiti aperti mentre le
induttanze come circuiti in corto. In particolare i condensatori si comportano come inter-
ruttori aperti perché non esiste nessuna variazione di tensione e quindi la corrente è nulla;
analogamente le induttanze si comportano come interruttori chiusi perché non esiste nes-
suna variazione di corrente e quindi la tensione è nulla. In questo caso il comportamento
di tali componenti è specifico, perché i condensatori si comportano come circuiti aperti,
mentre le induttanze come circuiti in corto. In particolare i condensatori si comportano
come interruttori aperti, perché non esiste nessuna variazione di tensione e la corrente è
nulla; analogamente le induttanze si comportano come interruttori chiusi, perché non esiste
nessuna variazione di corrente e la tensione è nulla.

4.1 Definizioni e regole fondamentali


Nelle precedenti Unità abbiamo visto diversi esempi di circuiti elettrici. In generale, si
circuito definisce circuito elettrico un insieme di elementi passivi e/o attivi collegati tra loro in modo
elettrico serie o in modo parallelo.
In un circuito si possono distinguere due tipologie di lati:
— lato generatore;
— lato carico (o utilizzatore).
Il lato generatore alimenta il circuito in modo da fornire una d.d.p. e di conseguenza una
corrente. Lo scopo di un circuito elettrico è di trasferire energia elettrica dal lato genera-
tore al lato carico, ossia agli apparecchi utilizzatori.

rete elettrica Un insieme di circuiti elettrici interconnessi tra loro costituisce una rete elettrica (fig. 4.1).
In una rete elettrica si possono distinguere:
— i rami;
— i nodi;
— le maglie.

rami I rami sono i lati (conduttori) che compongono geometricamente una rete; ogni lato può
essere costituito da uno o più elementi passivi e/o attivi, collegati in serie tra loro.
nodi I nodi sono dei punti che si formano all’incontro di tre o più rami.
fig. 4.1
Rappresentazione nodo
I1
di una rete R2
elettrica. A B

ramo
R3
1 2 R4 3
+ + maglia
E1 E2

D R5 C R6

70
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

4
Nome: Luca

UNITÀ
Fondamenti di reti elettriche

Le maglie, infine, sono delle poligonali chiuse formate da più rami; partendo da un nodo,
la poligonale si deve chiudere ritornando allo stesso nodo di partenza, attraversando ogni maglie
ramo una sola volta.

ESEMPIO 4.1
Nella fig. 4.1 si possono distinguere:
— 10 rami (conduttori);
— 4 nodi (indicati con A, B, C, D);
— 6 maglie (indicate con 1 , 2 , 3 ; percorso esterno: maglie 1 + 2 + 3 , percorso 1 + 2 ,
percorso 2 + 3 ).

Regole e convenzioni. Tutti questi elementi servono per procedere alla risoluzione di un
circuito o una rete elettrica, che consiste nel calcolare i valori delle correnti e delle tensio-
ni in essa presenti.
Per questo motivo è necessario impostare delle regole e delle convenzioni, che devono
essere rispettate (fig. 4.2).

• Per le correntii si impostano convenzionalmente i versi delle varie correnti ai nodi le ESERCIZIO
correnti si considerano positive se sono entranti al nodo, negative se sono uscentii (fig. 4.2a).
4.2a). > 17
• Per le c.d.t sulle resistenze si impostano convenzionalmente i versi delle cadute di
tensione, le cadute di tensione sulle resistenze (Ri · Ii) hanno verso opposto rispetto a
quello indicato per le correnti (fig. 4.2b).
• Per le f.e.m. dei generatori si impostano i versi delle f.e.m. dei generatori (Ei): il
verso delle f.e.m. è quello orientato dal morsetto - al morsetto + (fig. 4.2c).
• Per le maglie si imposta un senso di percorrenza orario o antiorario per tutte le
maglie (fig. 4.2d); se il senso prefissato della maglia è:
— concordee con le f.e.m. o le c.d.t. allora si considerano positive;
— discordee con le f.e.m. o le c.d.t. allora si considerano negative.

Alla fine della risoluzione bisognerebbe interpretare i risultati in modo corretto; più preci-
samente se i valori che si ottengono risultano di segno negativo, sarà opportuno cambiare
il verso della grandezza (corrente o tensione) impostato all’inizio.

I1 I2 I1 I2

+I2 I2
V1 R1 V3 R3
+I1 +I3 V1 R1 V3 R3 R1 R3
V2 R2 R2 1 2 V2 R2
I3
–I4 I3
+ + + + + +
E1 E2 E1 E2

(a) (b) (c) Maglia 1 Maglia 2


+E1 +E2
–V1 –V3
+V3 –V2

(d)

fig. 4.2
Convenzioni e regole per la risoluzione delle reti: (a) correnti al nodo; (b) c.d.t. sulle resistenze; (c) f.e.m. sui
generatori; (d) confronto delle tensioni con il senso di percorrenza nelle maglie.

71
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

4.2 Legge di Ohm generalizzata


Ricordiamo quanto è stato enunciato nel par. 3.1: se ai capi di una resistenza viene appli-
cata una d.d.p., chiamata V, essa viene percorsa da una corrente (I). Per eventuali variazio-
resistenza ni della d.d.p. il rapporto V-I rimane sempre costante e definisce un parametro caratteristi-
elettrica co del conduttore, denominato resistenza elettrica (misurata in ohm)
V
R = __ [X]
I

legge di Ohm La legge di Ohm stabilisce dunque che la tensione ai capi di una resistenza è diretta-
mente proporzionale alla corrente che la attraversa; la legge può essere espressa nelle
seguenti forme equivalenti
V V
R = __; V = R · I; I = __ [4.1]
I R

ESERCIZI Generalizzando la legge di Ohm si può affermare che in un ramo generico di un circuito
> 18, 21 elettrico, composto da generatori e resistenze,

la tensione applicata ai capi di un ramo di una rete elettrica è uguale alla somma delle
tensioni applicate ai singoli elementi che lo compongono.

ESEMPIO 4.2
Applicare le regole, le convenzioni e la legge di Ohm per calcolare la tensione VAC e la
corrente I del circuito in fig. 4.3, con E = 12 V, VAB = 3 V e R = 1 kX.

SOLUZIONE
Osservando il circuito si ottiene
VAB = 3 V; VBC = E = 12 V A

Dall’equazione della maglia, rispettando il verso indicato


R I VAB
in figura, si ottiene
VAC
- VAC + VBC - VAB = 0 B
+
VAC = VBC - VAB = E - VAB = 12 - 3 = 9 V E VBC

Dalla [4.1] si ha C
fig. 4.3
VAB = R · I (c.d.t. sulla R)
Esempio di applicazione

=__G = 3 · 10-3 = 3 mA
VAB _______
3 V della legge di Ohm e
I = ____ = 3
delle regole circuitali
R 10 · 10 X

4.3 Partitore di tensione


Spesso nelle applicazioni di Elettronica, per esigenze circuitali, è necessario utilizzare valori di
tensione più bassi rispetto a quelli messi a disposizione, pertanto si devono utilizzare configu-
razioni circuitali che permettano di ripartire la tensione in modo da utilizzarne solo una parte.
LAB 4.1 Si ricorda che il concetto del partitore di tensione è stato brevemente introdotto nel par. 3.2.3.
Circuito
partitoredidi
partitore La configurazione circuitale del partitore di tensione è formata da due o più resistenze
tensionesu
tensione in serie, attraversate dalla stessa corrente, ai capi delle quali viene applicata una tensione
bread-board tramite un generatore; il valore di tensione fornito all’uscita, viene ripartito sulle resistenze

72
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

4
Nome: Luca

UNITÀ
Fondamenti di reti elettriche

in base al loro valore ohmico e, prelevando la tensione ai


I
capi di una sola resistenza, si otterrà una parte della ten-
I
sione fornita dal generatore (fig.  4.4). Quindi si può affer-
mare che: R1 Vo
R1
la tensione prelevata o ripartita ai capi delle varie resi- I
+ + R2
stenze è proporzionale al loro valore ohmico. E I E

Facendo riferimento a fig. 4.4a la tensione di uscita Vo, ai R2


Vo R3
capi della R2 sarà
E
Vo = R2 · _______ [4.2] (a) (b)
R 1 + R2
fig. 4.4
L’equazione [4.2] è ricavata applicando la legge di Ohm, infatti, ricordando che la serie
delle due resistenze fornisce una resistenza equivalente pari a Req = R1 + R2, si ottiene: Partitore
resistivo di
— la tensione ai capi della resistenza R2, cioè: Vo = R2 · I; tensione:
— la corrente che circola nel circuito, che sarà (a) circuito con
due resistenze;
E E (b) circuito con
I = ___ = _______ [4.3] tre resistenze.
Req R1 + R2

Sostituendo la [4.3] nella formula per il calcolo della tensione ai capi di una resistenza si
ottiene nuovamente l’equazione [4.2], che può essere generalizzata applicando la formula
seguente:
tensione applicata in ingresso
tensione di uscita (Vo) = resistenza interessata (Ro) ·
somma di tutte le resistenze
E
ossia: Vo = Ro · ____ [4.4]
RRi
Di conseguenza, nel caso del partitore di tensione di fig. 4.4b si avrà
E
Vo = R1 · ___________
R1 + R2 + R3

ESEMPIO 4.3
Il generatore di fig. 4.5 eroga una tensione di 12 V a un I
partitore con due resistenze di valore rispettivamente 1 kX
e 3 kX, la tensione ripartita sulla prima è di 3 V, mentre
quella ripartita sulla seconda è di 9 V. 1 kΩ V1
Infatti +
12 V I
E
I = _______
R1 + R2 3 kΩ V2

E 12
V1 = R1 · _______ = 1 · ___ = 3 V
R1 + R2 4 fig. 4.5
E 12 Esempio di partizione della
V2 = R2 · _______ = 3 · ___ = 9 V tensione.
R1 + R2 4

Questo esempio dimostra che la tensione di ingresso è uguale alla somma delle tensioni
applicate ai capi delle singole resistenze, in quanto
E = 3 V + 9 V = 12 V

73
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

4.4 Partitore di corrente


Il partitore di corrente, nella forma, è la versione duale del partitore di tensione, ma con-
sente di partizionare la corrente erogata dal generatore; è costituito anch’esso da due o più
resistenze collegate in parallelo (fig. 4.6), a differenza del partitore di tensione che sono
collegate in serie.
Se si fa riferimento alla fig. 4.6a, per la legge di Ohm si ricava che:
V V
— la corrente che fluisce in un resistore è pari a: I1 = ___o oppure I2 = ___o ;
R1 R2
— la tensione Vo vale: Vo = Req · Ig dove Req rappresenta la resistenza equivalente del paral-
lelo R1 ed R2, quindi
R 1 · R2
Vo = _______ · Ig [4.5]
R1 + R2

Sostituendo la [4.5] nelle equazioni per il calcolo delle correnti I1e I2, si ottiene

1 R1 · R2 R2
I1 = ___ · _______ · Ig = _______ · Ig
R1 R1 + R2 R 1 + R2
[4.6]
1 R1 · R2 R1
I2 = ___ · _______ · Ig = _______ · Ig
R2 R1 + R2 R 1 + R2

Per la [4.6] che vale per partitori a due resistenze si può affermare che:
la corrente circolante in una resistenza è data dal prodotto tra la corrente erogata dal
generatore e la resistenza del ramo che non si prende in considerazione diviso per la
somma delle resistenze.

fig. 4.6
Partitore Ig Ig
resistivo di
corrente:
(a) circuito con
Ig I1 I2 Ig I1 I3
due resistenze; R1 V R2 R1 Vo I2 R2 R3
(b) circuito con o

tre resistenze.

(a) (b)

ESEMPIO 4.4
Il generatore di fig. 4.7 eroga una corrente di 10 A 10 A
a un partitore a due resistenze di valore rispetti-
vamente 1 kX e 3 kX, la corrente ripartita sulla
prima resistenza è di 7,5 A, mentre quella riparti- 10 A 7,5 A 2,5 A
1 kΩ Vo 3 kΩ
ta sulla seconda sarà di 2,5 A.
Infatti applicando la [4.6] si ha
3
I1 = _____ · 10 = 7,5 A fig. 4.7
1+3
Esempio di partizione della corrente.
1
I2 = _____ · 10 = 2,5 A
1+3

74
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

4
Nome: Luca

UNITÀ
Fondamenti di reti elettriche

Questo esempio dimostra due aspetti importanti:


— la corrente di ingresso (erogata dal generatore) è uguale alla somma delle correnti cir-
colanti nelle singole resistenze
Ig = 2,5 A + 7,5 A = 10 A;
— la corrente ripartita in ciascuna resistenza è inversamente proporzionale al suo valore
ohmico (la resistenza più grande assorbe una corrente minore).

Si può generalizzare la [4.6] applicando la seguente formula:


corrente circolante in una resistenza (Io) =
corrente applicata in ingresso
= equivelente resistenze (Req) ·
resistenza interessata (Ro)
Ig
Io = Req · ___ [4.7]
Ro
dove Req = (R1 // R2 // R3 // … // Rn).
Di conseguenza, nel caso del partitore in fig. 4.6b, la corrente circolante in R3 è ESERCIZIO
> 20
1 Ig
I3 = ____________ · ___
1 ___
___ 1 1 R
+ + ___ 3
R1 R2 R3

4.5 Principi di Kirchhoff


I principi di Kirchhoff sono due:
— il primo principio è riferito ai nodi;
— il secondo principio è riferito alle maglie.

Primo principio. Stabilisce che la somma algebrica delle correnti confluenti in un nodo di
una rete elettrica è uguale a zero
RIi = 0 [4.8]
Essendo una somma algebrica si deve tenere conto dei segni delle correnti, secondo le
regole menzionate nel par. 4.1: si deve attribuire il segno positivo alle correnti entranti nel
nodo e segno negativo alle correnti uscenti dal nodo.

Secondo principio. Stabilisce che in una qualsiasi maglia di una rete elettrica la somma
algebrica delle tensioni è uguale a zero
RVi = 0 [4.9]
La [4.9] impone, nel caso fossero presenti delle f.e.m, che in una maglia la somma algebri-
ca delle f.e.m. (Ej) sia uguale alla somma algebrica delle cadute di tensione sulle resistenze
(Ri · Ii)
REj = RVi [4.10]
Per tenere conto dei segni delle tensioni e delle f.e.m. è necessario rispettare le regole
LAB 4.2
menzionate nel par. 4.1, inerenti alle maglie: se si assegna il senso arbitrario di percorrenza Circuiti
della maglia, si considerano positive le cadute ohmiche e le f.e.m. concordi con il verso elementari su
prefissato e, al contrario, si considerano negative quelle che sono discordi. bread-board

75
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

ESEMPIO 4.5
Per chiarire meglio il significato di quanto
V3
appena descritto consideriamo la rete ripor-
tata in fig. 4.8 e applichiamo a essa i princi- I1 I3
A B
pi di Kirchhoff.
R3 V4
V1 R1 V2 R2

1 I2 2 R4 I4 Ig

fig. 4.8 +
E1 E2
+
Rete elettrica.
C D
SOLUZIONE

Primo principio di Kirchhoff


• Nodo A:
+ I1 entrante (positiva); - I2 uscente (negativa); - I3 uscente (negativa)
Per la [4.8] si ha
RIi = 0 " I1 - I2 - I3 = 0 " I1 = I2 + I3
• Nodo B:
+ I3 entrante (positiva); + I4 entrante (positiva); + Ig entrante (positiva)
RIi = 0 " I3 + I4 + Ig = 0 " I3 = - (I4 + Ig)

Secondo principio di Kirchhoff


• Maglia 1 : stabilito il senso orario di percorrenza, si parte da un elemento della maglia
qualsiasi, per esempio la resistenza R1, e si verifica se le tensioni e le f.e.m. hanno verso
concorde o discorde rispetto a quello stabilito. Nella maglia si riscontrano le seguenti
situazioni:
— la V1 ha un verso opposto all’I1 " discorde con il verso della maglia " V1 negativa
V 1 = - R1 · I1
— la V2 ha un verso opposto all’I2 " discorde con il verso della maglia " V2 negativa
V 2 = - R2 · I2
— la E1 ha un verso orientato dal - al + (verso l’alto) " concorde con il verso della
maglia " E1 positiva
— la E2 ha un verso orientato dal - al + (verso il basso) " concorde con il verso della
maglia " E2 positiva
Per la [4.9] si ha
RVi = 0 " - V1 - V2 + E1 + E2 = 0 " E1 + E2 = V1 + V2
E1 + E2 = - R1I1 - R2I1
• Maglia 2 : in modo analogo a quanto stabilito nella maglia 1 si hanno le seguenti situa-
zioni:
— la V2 ha un verso opposto all’I2 " concorde con il verso della maglia " V2 positiva
V2 = R2 · I2
— la V3 ha un verso opposto all’I3 " discorde con il verso della maglia " V3 negativa
V 3 = - R3 · I3
— la V4 ha un verso opposto all’I4 " concorde con il verso della maglia " V4 positiva
V4 = R4 · I4
— la E2 è discorde con il verso della maglia " E2 negativa
quindi
V2 - V3 + V4 - E2 = 0 " E2 = V2 - V3 + V4
E2 = R2 · I2 - R3 · I3 + R4 · I4

76
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

4
Nome: Luca

UNITÀ
Fondamenti di reti elettriche

4.5.1 Metodo di risoluzione di una rete elettrica


Per risolvere una rete elettrica, ossia calcolarne le correnti e le tensioni coinvolte, è necessario ESERCIZIO
risolvere un sistema di equazioni. Per procedere alla risoluzione si utilizza il seguente metodo: > 17
— Passo 1: si attribuisce, in modo del tutto arbitrario, il verso delle correnti della rete.
— Passo 2: per conoscere quante equazioni sui nodi si devono impostare, si contano i nodi
(N) e se ne esclude uno qualsiasi (N - 1); il numero N - 1 rivela il numero di equazioni
da scrivere secondo il primo principio.
— Passo 3: per conoscere quante equazioni alle maglie si devono impostare, si contano le
correnti, che rappresentano le incognite (M), e si scrivono M - (N - 1) equazioni delle
tensioni alle maglie.
— Passo 4: si procede alla soluzione del sistema di M equazioni in M incognite.
— Passo 5: se alcune correnti risultano negative allora si cambia il verso nel circuito tenen-
do presente che anche la c.d.t. sarà opposta a quella prefissata.

ESEMPIO 4.6
Se si fa riferimento alla rete di fig. 4.8, si ha:
1) Passo 1: si attribuisce il verso delle correnti come indicato;
2) Passo 2: numero nodi: N = 3 (A, B, C perché i nodi C e D si comportano come un nodo unico
avendo lo stesso potenziale)
N-1=3-1=2
quindi 2 equazioni ai nodi A e B
I1 - I2 - I3 = 0
I3 + I4 + Ig = 0
3) Passo 3: numero incognite: I1, I2, I3, I4 (Ig è nota) " M = 4
M - (N - 1) = 4 - (3 - 1) = 2, quindi 2 equazioni alle maglie (p. es. maglie 1 e 2 ):
- R1I1 - R2I2 + E1 + E2 = 0
R2I2 - R3I3 + R4I4 - E2 = 0
4) Passo 4: il sistema da risolvere sarà formato da 4 equazioni in 4 incognite

* I-+R I· I+-I R= 0· I + E + E = 0
I1 - I2 - I3 = 0
3 4 g

1 1 2 2 1 2
R2 · I2 - R3 · I3 + R4 · I4 - E2 = 0

4.6 Teorema di sovrapposizione degli effetti


Se in una rete elettrica lineare agiscono simultaneamente più generatori di tensione o di ESERCIZIO
corrente, la procedura per la risoluzione della rete può essere condotta al contributo di > 19
ciascun generatore, considerato singolarmente, sommando alla fine i risultati ottenuti.
Più precisamente per risolvere una rete elettrica composta da più generatori, si deve
considerare un generatore alla volta, escludendo tutti gli altri, e alla fine si devono somma-
re algebricamente gli effetti ottenuti da ogni singolo generatore.
Considerare un generatore alla volta significa scomporre la rete in più circuiti e in ogni
circuito fare agire un solo generatore, rendendo il circuito restante passivo, ossia:
— si mettono in cortocircuito tutti i generatori di tensione non considerati (Ei = 0);
— si aprono tutti i generatori di corrente non considerati (Igi = 0).

77
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

I1 V3

I4 R3 I2
I3

(a) V1 R1 V2 R2
V4 R4 Ig
+ +
E1 E2

I1 V3 I1 V3 I1 V3

I4 I3 R3 I2 I4 I3 R3 I2 I4 I3 R3 I2

V1
(b) R1
V2
+ V2 R2 +
V4 R4 R2 V1 R1 V4 R4 V1 R1 V4 R4 Ig V2 R2
+ +
E1 E2

fig. 4.9
Se si fa riferimento alla rete di fig. 4.9a, applicando il teorema di sovrapposizione, si otter-
Metodo di
sovrapposizione
ranno tanti circuiti quanti sono i generatori secondo la fig. 4.9b.
degli effetti: Nel primo circuito di fig. 4.9b il generatore di tensione E2 è stato cortocircuitato, mentre il
(a) rete generatore di corrente Ig è stato aperto. Nel secondo circuito il generatore di tensione E1
elettrica; (b) è stato cortocircuitato, mentre è stato nuovamente aperto il generatore di corrente Ig. Infi-
scomposizione
in tre circuiti ne nel terzo circuito sono stati cortocircuitati i generatori di tensione E1 ed E2.
a un solo
generatore.
ESEMPIO 4.7
Per chiarire meglio il procedimento a titolo di esempio si propone la rete di fig. 4.10a in cui
si vogliono calcolare le correnti I1 e I2.
I1 I'1 I"1

I2
I'2
I"2
V1 R1 V1 R1
50 Ω R2 Ig 50 Ω R2 V1 R1 R2 Ig
V2 V2 V2
fig. 4.10 30 Ω 2A 30 Ω 50 Ω 30 Ω 2A
E+ E+
Esempio del 20 V 20 V
metodo di
sovrapposizione
degli effetti. (a) (b) (c)

SOLUZIONE
Si considerano dapprima gli effetti del generatore di tensione aprendo il generatore di cor-
rente (fig. 4.10b) e successivamente gli effetti del generatore di corrente cortocircuitando il
generatore di tensione (fig. 4.10c).
— Effetti del generatore di tensione (vedi fig. 4.10b): in questo caso le correnti I′1 e I′2 sono
identiche, quindi
E 20
I′1 = I′2 = _______ = _______ = 0,25 A
R1 + R2 50 + 30
— Effetti del generatore di tensione (vedi fig. 4.10c): ricordando quanto esposto nel par.
4.4 si può applicare il partitore di corrente, quindi
Ig 20 Ig 20
I″1 = R2 · _______ = 30 · _______ = 0,75 A I″2 = R1 · _______ = 50 · _______ = 1,25 A
R1 + R2 50 + 30 R1 + R2 50 + 30

78
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

4
Nome: Luca

UNITÀ
Fondamenti di reti elettriche

Tenendo conto che la corrente I′1 ha verso concorde con I1 e la I″1 ha verso discorde, si può
procedere al calcolo delle correnti. Il valore complessivo delle correnti I1 e I2 per il principio
di sovrapposizione degli effetti sarà

I1 = I′1 - I″1 = 0,25 A - 0,75 A = - 0,5 A


I2 = I′2 + I″2 = 0,25 A + 1,25 A = 1,5 A

Infatti, applicando l’equazione al nodo di fig. 4.9a si ha

I1 - I2 + Ig = 0 " - 0,5 - 1,5 + 2 = 0

4.7 Teorema di Thévenin


Il teorema di Thévenin consente di semplificare una rete nel caso in cui essa sia composta teorema di
da più generatori di tensione e resistenze. In questo modo si ottiene un circuito semplifica- Thévenin
to equivalente e si rende più facile e rapida la sua risoluzione.
Per applicare il teorema di Thévenin si deve sezionare la rete lineare in due punti qual- ESERCIZI
siasi, A e B, e isolarla dal resto del circuito; fatto ciò la parte staccata dalla rete può esse- > 16, 18
re semplificata e sostituita da un unico generatore di tensione reale (fig. 4.11a). Infatti, il
teorema afferma che:

una rete lineare vista dai punti A e B, equivale a un unico generatore di tensione reale,
avente valore Eth e resistenza interna Rth, posta in serie al generatore.
Il valore equivalente Eth rappresenta la tensione a vuoto tra i punti A e B e il valore tensione a
Rth la resistenza equivalente, vista dagli stessi punti A e B, considerando la rete passi- vuoto
va (con i generatori di tensione cortocircuitati e i generatori di corrente aperti). resistenza
equivalente

Il generatore equivalente Eth e la resistenza equivalente Rth sostituiscono la parte della rete
sezionata e isolata (fig. 4.11b).
Si può ripetere tale procedimento fino alla semplificazione finale della rete (vedi
fig.  4.11c), ottenendo via via i valori E′th, R′th ecc.

Rete elettrica Rete elettrica Rete elettrica


Sez. A Sez. B Sez. A Sez. B Sez. B
+

+
A B A B B
+

Rth R'th
+

+ +

+ +

Rc Rc Rc
+

+
+

+ +
Eth E'th
+
+

A' B' A' B' B'


+

+ +

Sez. A' Sez. B' Sez. A' Sez. B' Sez. B'

(a) (b) (c)

fig. 4.11
Fasi di semplificazione di una rete elettrica con il teorema di Thévenin.

79
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

ESEMPIO 4.8
Consideriamo la rete in fig. 4.12a. Vogliamo calcolare tensione e corrente sulla resistenza
del carico Rc.

fig. 4.12 Sez. A Sez. A Sez. A I


Esempio di I2
applicazione del I1 R3 R3 R3
teorema di Rth
Thévenin: R1 R2 R1 R2
Rc Eth Rc R1 R2 Rth Rc Rc
(a) circuito di
partenza; (b) + + + + +
circuito per il E1 E2 E1 E2 Eth
calcolo di Eth;
(c) circuito per
Sez. A' Sez. A' Sez. A'
il calcolo di Rth;
(d) circuito (a) (b) (c) (d)
equivalente di
Thévenin.
SOLUZIONE
Si seziona il circuito in corrispondenza dei morsetti del carico e si procede alla definizione
di Eth e Rth.

Calcolo della Eth


Osservando il circuito dalla parte in cui è stato sezionato, si calcola la Eth che rappresenta
la tensione a vuoto cioè con il carico staccato (fig. 4.12b).
In questo caso, poiché il circuito è a vuoto nella R3, non influenza in alcun modo il circuito
perché non viene percorso da corrente ed è come se non esistesse. Pertanto si ha

Eth = E2 + R2 · I2

E1 - E2
I2 = _______
R1 + R2
Sostituendola l’espressione di I2 nella prima relazione si ottiene

E1 - E2 ____________________________
E · R + E2 · R2 + E1 · R2 - E2 · R2 ______________
E · R + E1 · R1
Eth = E2 + R2 · _______ = 2 1 = 2 1
R1 + R2 R1 + R2 R1 + R2

Calcolo della Rth


Dalla fig. 4.12c si ricava Rth
R1 · R2
Rth = R3 + R1 // R2 = R3 + _______
R1 + R2
Il circuito equivalente dunque è del tutto definito ed è rappresentato in fig. 4.12d.

Calcolo della corrente sul carico


Per quanto riguarda la corrente che circola in Rc si ha
Eth
I = _______
Rth + Rc

Calcolo della tensione sul carico


Di conseguenza la tensione ai capi del carico sarà
Eth
V = Rc · I = Rc · _______
Rth + Rc

80
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

4
Nome: Luca

UNITÀ
Fondamenti di reti elettriche

4.8 Teorema di Norton


Il teorema di Norton è un teorema duale a quello di Thévenin; in questo caso si tratta di
circuiti equivalenti in termini di generatore di corrente. teorema
Per applicare il teorema di Norton si deve sezionare la rete lineare in due punti qual- di Norton
siasi, A e B, e isolarla dal resto del circuito; fatto ciò la parte staccata dalla rete può esse-
re semplificata e sostituita da un unico generatore di corrente reale (fig. 4.13a). Infatti, il
teorema afferma che:

una rete lineare vista dai punti A e B, equivale a un unico generatore di corrente reale,
avente valore In e resistenza interna Rn, posta in parallelo al generatore.

Il valore equivalente In rappresenta la corrente di cortocircuito tra i punti A e B e il corrente di


valore Rn la resistenza equivalente, vista dagli stessi punti A e B, considerando la rete cortocircuito
passiva (con i generatori di tensione cortocircuitati e i generatori di corrente aperti).

Anche in questo caso il generatore equivalente In e la resistenza equivalente Rn sostituisco- ESERCIZIO


no la parte della rete sezionata e isolata (fig. 4.13b). > 20
Si può ripetere tale procedimento fino alla semplificazione finale della rete (fig. 4.13c),
ottenendo via via i valori E′n, R′n ecc.
La fig. 4.14 evidenzia la corrispondenza tra i teoremi di Thévenin e di Norton secondo
la tab. 1.

Rete elettrica Rete elettrica Rete elettrica


Sez. A Sez. B Sez. A Sez. B Sez. B

A B A B B
+
+

Rc In Rn Rc I'n R'n Rc
+
+

A' + B' A' + B' B'

Sez. A' Sez. B' Sez. A' Sez. B' Sez. B'

(a) (b) (c)

fig. 4.13
Fasi di semplificazione di una rete elettrica con il teorema di Norton.

A A

R
E
I= R
R
+
E
B B

fig. 4.14
Equivalenza tra un generatore di tensione reale (Thévenin) e un generatore di corrente reale (Norton).

81
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
2
Nome: Luca

Componenti e reti elettriche

ESEMPIO 4.9
Si vuole calcolare la corrente nella Rc e la tensione ai capi della stessa, facendo riferimento
al circuito di fig. 4.15a. Si seziona il circuito in corrispondenza dei morsetti del carico isolan-
dolo.

Sez. A Sez. A Sez. A


I

I1 I2 I3
R1 Rn
R1 In
R2 Ig R3 Rc R2 Ig R3 I Rc R1 R2 R3 Rn V R3
n
+ +
E E

Sez. A' Sez. A' Sez. A'


fig. 4.15 (a) (b) (c) (d)

Esempio di
applicazione
SOLUZIONE
del teorema di
Norton: (a) Calcolo della In
circuito di Si chiudono i morsetti in cortocircuito (fig. 4.15b). Tutte le resistenze che si trovano in paral-
partenza; (b)
circuito per il lelo al cortocircuito non vengono percorse da corrente e quindi non si prendono in consi-
calcolo di In; derazione (I2 = I3 = 0). La corrente di cortocircuito In, per il primo principio di Kirchhoff,
(c) circuito per vale
il calcolo di Rn;
(d) circuito I1 + I2 + Ig + I3 = In
equivalente
di Norton. Poiché I2 = I3 = 0, risulta
E
In = I1 + Ig ossia In = ___ + Ig
R1
Calcolo di Rn
Si procede in modo analogo a quello adottato nel metodo di Thévenin, secondo il circuito
di fig. 4.14c
1
Rn = R1 // R2 // R3 = ____________
1 1 1
___ + ___ + ___
R1 R2 R3
Il circuito equivalente dunque è del tutto definito ed è rappresentato in fig. 4.15d.

Calcolo della tensione sul carico


Quindi la tensione ai capi del carico sarà
V = (Rc // Rn) · In

Rn · Rc
V = _______ · In
Rn + Rc

Calcolo della corrente sul carico


Per quanto riguarda la corrente che circola in Rc si ha
V
I = ___
Rc
Sostituendo in quest’ultima relazione la seconda delle relazioni precedenti si ottiene
1 Rn · Rc Rn
I = ___ · _______ · In = _______ · In
Rc Rn + Rc Rn + R c

82
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

SEZIONE
Strumenti per il ripasso Revision aids

UNITÀ 3

Grandezze / Collegamenti Unità Formule Descrizione parametri – Riferimenti

Quantities / Connections Unit Formulae Description of parameters – References

R = resistenza [X]
V = tensione [V]
I = corrente [A]
V
Legge di Ohm X R = __ I R
I
A B
V V=R·I
VAB
V
A I = __
R
R = resistance [X]
Ohm’s law V = voltage [V]
I = current [A]

t = resistività del materiale [mm2 · X/m]


l = lunghezza del conduttore [m]
S = sezione del conduttore [mm2]
Resistenza ohmica Ro = valore della resistenza alla temperatura ambien-
te T0 (25 °C)
DT = T - T0 = variazione di temperatura
l a = coefficiente di temperatura [106/°C]
R = t · __
X S
R = Ro · (1 + a · DT) t = material resistivity [mm2 · X/m]
l = conductor length [m]
S = conductor section [mm2]
Ohmic resistance Ro = value of resistance at the ambient temperature
T0 (25 °C)
DT = T - T0 = temperature variation
a = temperature coefficient [106/°C]

Potenza nominale P=V·I V, I, R = vedi sopra


P = R · I2
W
Nominal power V2
P = ___ V, I, R = see above
(power rating) R

R1 I R2 Rn
Req = R1 + R2 + … + Rn A B
Collegamento resistenze Req = n · R VR VR VR
1 2 n
in serie
VAB
Quando R1 = R2 = Rn = R
n = numero delle resistenze in serie
X

Req = R1 + R2 + … + Rn
Req = n · R
Resistors connected in series n = number of resistors in series
When R1 = R2 = Rn = R

83
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Strumenti per il ripasso Sezione 2 Componenti e reti elettriche

Grandezze / Collegamenti Unità Formule Descrizione parametri – Riferimenti

Quantities / Connections Unit Formulae Description of parameters – References

IR Rn
n

1 V
Req = ________________
1 1 1
___ + ___ + … + ___ IR
2 R2
R1 R2 Rn I
Collegamento resistenze B
R A
in parallelo Req = __
n
V
Quando R1 = R2 = Rn = R
IR R1
1
X
n = numero delle resistenze in parallelo

1
Req = ________________
1 1 1
___ + ___ + … + ___
R1 R2 Rn
Resistors connected
R n = number of resistors in parallel
in parallel Req = __
n

When R1 = R2 = Rn = R

2
Corrente reostato da regolare I 1 3

V + Rr Rr
A I = ________ V 1 2
Rr1 + Rc Rc
– Rr
Rheostat current
to be regulated

I
Partitore di tensione
(potenziometro) 1
Rp
Rp +
1

V Vo = V · ________
2

Rp1 + Rp2 V 2

Voltage divider Rp Vo
2
(potentiometer)
3

f = costante dielettrica assoluta [F/m]


S = superficie dell’armatura [m2]
Capacità del condensatore d = distanza tra le due armature [m]
S Q = carica immagazzinata [C]
C = f __ V = vedi sopra
d
F
Q f = absolute dielectric constant [F/m]
C = __
V S = armature surface area [m2]
Capacitor capacitance d = distance between the two armatures [m]
Q = stored charge [C]
V = see above

84
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Sezione 2 Componenti e reti elettriche Strumenti per il ripasso

Grandezze / Collegamenti Unità Formule Descrizione parametri – Riferimenti

Quantities / Connections Unit Formulae Description of parameters – References

1
Ceq = ________________
1 ___
___ 1 1 I C1 C2 Cn
+ + … + ___
C1 C2 Cn A B
Collegamento condensatori V1 V2 Vn
in serie C
Ceq = __ VAB
n
n = numero di condensatori in serie
Quando C1 = C2 = Cn = C

F
1
Ceq = ________________
1 1 1
___ + ___ + … + ___
C1 C2 Cn

Capacitors connected in series n = number of capacitors connected in series


C
Ceq = __
n

When C1 = C2 = Cn = C

I1 C1

I I2 C2
Ceq = C1 + C2 + … + Cn
Ceq = n · C A B
Collegamento condensatori
in parallelo Cn
In
Quando C1 = C2 = Cn = C
F
VAB

n = numero di condensatori in parallelo

Ceq = C1 + C2 + … + Cn
Capacitors connected Ceq = n · C
n = number of capacitors connected in parallel
in parallel
When C1 = C2 = Cn = C

Tensione e corrente sul x = R · C = costante di tempo [s]


condensatore in fase di scarica - (t/x) Vg = tensione del generatore
V Vc(t) = Vg · (1 - e )

Voltage and current on Vg


A i(t) = - ___ e- (t/x) x = R · C = time constant [s]
the capacitor during the R
Vg = generator voltage
discharging phase

Tensione e corrente
sul condensatore in fase x, Vg = vedi sopra
di carica V Vc(t) = Vg · e- (t/x)

Vg
Voltage and current on the A i(t) = - ___ e- (t/x)
capacitor during the charging R
x, Vg = see above
phase

85
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Strumenti per il ripasso Sezione 2 Componenti e reti elettriche

Grandezze / Collegamenti Unità Formule Descrizione parametri – Riferimenti

Quantities / Connections Unit Formulae Description of parameters – References

U = flusso
Induttanza
I = vedi sopra
U
H L = __
I
U = flux
Inductance
I = see above

I L1 L2 Ln
Leq = L1 + L2 + L3 + … + Ln
A B
Collegamento induttori Leq = n · L
VAB
in serie
Quando L1 = L2 = Ln = L
n = numero di induttori in serie
H

Leq = L1 + L2 + L3 + … + Ln
Leq = n · L
Inductors connected in series n = number of inductors in series
When L1 = L2 = Ln = L

I1 L1
1
Leq = _______________
1 ___
__ 1 1 I2 L2
+ + … + ___
4 L2 Ln A B
Collegamento induttori
in parallelo L
Leq = __ In
n Ln

Quando L1 = L2 = Ln = L VAB

H
n = numero di induttori in parallelo

1
Leq = _______________
1 1 1
__ + ___ + … + ___
4 L2 Ln
Inductors connected
L n = number of inductors in parallel
in parallel Leq = __
n

When L1 = L2 = Ln = L

Costante di tempo riferita L = induttanza [H]


all’induttore R = vedi sopra
L
s x = __
R
Time constant with reference L = inductance [H]
to the inductor R = see above

86
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Sezione 2 Componenti e reti elettriche Strumenti per il ripasso

UNITÀ 4

Grandezze / Collegamenti /
Unità Formule Descrizione parametri – Riferimenti
Principi e Teoremi

Quantities / Connections /
Unit Formulae Description of parameters – References
Principles and Theorems

I
Partitore di tensione
R1
E +
V Vo = R2 · _______ E I
R1 + R2
R2
Vo
Voltage divider

con due generatori


R2
I1 = _______ · Ig
R1 + R2
Ig
R1
I2 = _______ · Ig
R1 + R2
Ig I1 I2
Partitore di corrente R1 V R2
with two generators o

R2
I1 = _______ · Ig
R1 + R2

R1
A I2 = _______ · Ig
R1 + R2

con n generatori
1 Ig
In = ________________ · ___ Ig
1 1 1
___ + ___ + … + ___ R n
R1 R2 Rn I1 I2 In
Current divider
Ig R1 Vo R2 Rn
with n generators
1 Ig
In = ________________ · ___
1 ___
___ 1 1 Rn
___
+ +…+
R1 R2 Rn

La somma algebrica delle correnti confluenti in un


nodo di una rete elettrica è uguale a zero

+I2
Primo principio di Kirchhoff
+I1 +I3
A ∑Ii = 0
–I4

The algebraic sum of the currents flowing through a


Kirchhoff’s first law
node of an electrical circuit is equal to zero

87
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Strumenti per il ripasso Sezione 2 Componenti e reti elettriche

Grandezze / Collegamenti /
Unità Formule Descrizione parametri – Riferimenti
Principi e Teoremi

Quantities / Connections /
Unit Formulae Description of parameters – References
Principles and Theorems

La somma algebrica, in una maglia di una rete elet-


trica, delle f.e.m. (Ej) è uguale alla somma algebrica
delle cadute di tensione sulle resistenze (Ri · Ii)

V1
I

R1
Secondo principio R2
di Kirchhoff V2
+
E1
V ∑Ej = ∑Vi +
E2

The algebraic sum of the EMFs (Ej) in an electrical


Kirchhoff’s second law circuit mesh is equal to the sum of the voltage drops
on the resistors (Ri · Ii)

Una rete elettrica, vista dai punti A e B, equivale a


un unico generatore di tensione reale Eth e una resi-
stenza interna Rth, posta in serie al generatore
V Eth = tensione a vuoto tra A e B
X Rth = resistenza equivalente, Rete
A equivalente
vista dai punti A e B, A
Teorema di Thévenin con la rete passiva (con
i generatori di tensione R'th
cortocircuitati e i gene- Rete RC RC
elettrica +
ratori di corrente aperti)
E'th

B
B

An electrical network seen from points A and B is


equivalent to a single real voltage generator Eth and
an internal resistor Rth, placed in series to the
V Eth = no-load voltage between generator
A and B
X Rth = equivalent resistance, Equivalent
A network
seen from points A and A
Thévenin’s theorem
B, with passive network
(with short-circuited R'Th
Electrical RC RC
voltage generators and network
open current generators) +
E'Th

B
B

88
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Sezione 2 Componenti e reti elettriche Strumenti per il ripasso

Grandezze / Collegamenti /
Unità Formule Descrizione parametri – Riferimenti
Principi e Teoremi

Quantities / Connections /
Unit Formulae Description of parameters – References
Principles and Theorems

Una rete elettrica vista dai punti A e B, equivale a


un unico generatore di corrente reale In e una resi-
stenza interna Rn, posta in parallelo al generatore
V In = corrente di cortocircuito
tra i punti A e B Rete
A equivalente
X Rn = resistenza equivalente, A
vista dai punti A e B,
Teorema di Norton
con la rete passiva (con
Rete RC RC
i generatori di tensione
elettrica I'n R'n
cortocircuitati e i genera-
tori di corrente aperti)
B
B

V In = short-circuit current
between points A and B
X Rn = equivalent resistance, An electrical network seen from points A and B is
seen from points A and equivalent to a single real current generator In and
Norton’s theorem
B, with passive network an internal resistor Rn, placed in parallel to the
(with short-circuited generator
voltage generators and
open current generators)

Equivalenza
tra un generatore di tensione A A
reale e un generatore
di corrente reale R
E
I= R
R
+
Equivalence between a real E
voltage generator and a real B B
current generator

89
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

2
SEZIONE

Esercizi

Esercizi svolti
PARAGRAFI Con riferimento al circuito di fig. 1 e con 82 nF 82 nF 82 nF 82 nF
1
> 3.3, 3.3.5 Q = 40 · 10- 8. Calcolare la c.d.t. VAB. A B
C1 C2 C3 C4
fig. 1

SOLUZIONE
La c.d.t. VAB, secondo la [3.20], è data da
Q
VAB = ____
Ceq
dove Ceq rappresenta la capacità complessiva del circuito. Perciò, secondo la [3.26], si ottiene
82
Ceq = ___ = 20,5 nF
4
Si ha quindi
40 · 10- 8
VAB = _________ = 19,5 V
20,5 · 10- 9

PARAGRAFO Calcolare la Ceq del circuito di fig. 2. 10 nF 10 nF 1000 pF 1000 pF


2
> 3.3.5 A B
C1 C4 C2 C3
fig. 2

SOLUZIONE
Per semplificare i calcoli si può pensare il circuito in modo equivalente, raggruppando le capa-
cità di uguale valore per poter usufruire della [3.26], come illustrato in fig. 3.

5 nF 500 pF

10 nF 10 nF 1000 pF 1000 pF 5 nF 0,5 nF


A B A B
C1 C4 C2 C3
fig. 3
In definitiva si ha
5 · 0,5 2,5
Ceq = ______ = ___ = 0,45 nF
5 + 0,5 5,5

PARAGRAFO Calcolare la Ceq del circuito di fig. 4, con i seguenti dati: A


3
> 3.3.5 C1 = C2 = 1000 nF
C3 = C4 = 2200 nF
C5 = C6 = 10 nF C1 C3 C5 C7
C7 = C8 = 330 nF
C2 C4 C6 C8

fig. 4 B

90
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Sezione 2 Componenti e reti elettriche Esercizi

SOLUZIONE
Per semplificare i calcoli si può pensare il circuito in modo equivalente, raggruppando come
illustrato in fig. 5 e riportando tutti i valori in nF.
A
A A

C1 C3 C5 C7
500 1100 5 11,5 500 1100 5000 11 500
nF nF µF µF nF nF nF nF
C2 C4 C6 C8

B B
B
fig. 5
Le quattro capacità risultano collegate in parallelo, quindi per ottenere il valore totale si ese-
gue una semplice somma
Ceq = 500 + 1100 + 5000 + 11 500 = 18 100 nF = 18,1 pF

Per realizzare un condensatore, avente capacità C = 1 pF, utilizzando un dielettrico PARAGRAFO


4
con costante dielettrica f = 580 pF/m e sezione delle armature S = 100 mm2, a quale > 3.3
distanza devono essere posizionate le armature?

SOLUZIONE
Dalla [3.18] si ottiene la distanza richiesta, facendo attenzione alle unità di misura

= G = 58 mm
S S 10- 12 _____
102 ____ mm2
F _____
C = f · __ " d = f · __ = 580 · _____
3
· ·
d C 10 10 - 12 mm F

Dato il circuito di fig. 6, costruire il grafico della SW R PARAGRAFO


5
curva della carica riportando su di esso i valori > 3.4
della costante di tempo, i valori di E e le percen- I 100 kΩ
tuali di carica.
E + C
12 V VC
470 nF

fig. 6

SOLUZIONE
Per costruire la curva della carica del condensatore è necessario calcolare la costante di tempo
x (vedi fig. 7). Essa è data dalla [3.29]
x = R · C = 100 · 103 · 470 · 10-9 = 47 · 10-3 s = 47 ms
Carica del condensatore
E (V)
11,88 95% 97% 99%
11,64
11,40
10,32 86%
7,56 63%

47 94 141 188 235 t (ms)


0
fig. 7 Costante di tempo

91
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Esercizi Sezione 2 Componenti e reti elettriche

Per ogni durata di x, cioè di 47 ms, il condensatore si carica con le seguenti percentuali della
E = 12 V:
-1 x " 63 % di E " 12 · 0,63 = 7,76 V
-2 x " 86 % di E " 12 · 0,86 = 10,32 V
-3 x " 95 % di E " 12 · 0,95 = 11,40 V
-4 x " 97 % di E " 12 · 0,97 = 11,64 V
-5 x " 99 % di E " 12 · 0,99 = 11,88 V

PARAGRAFO Determinare il valore della resistenza un resistore della serie E12, alla temperatura
6
> 3.1.3 di 85 °C, avente il seguente codice colore: giallo – viola – arancio (coefficiente di
temperatura a = 300 · 10-6/°C).

SOLUZIONE
Il valore della resistenza in questione è
4 - 7 - 000 = 47 kX con tolleranza ± 10 % (E12)
Dalla [3.4] si ottiene il valore richiesto, sapendo che la variazione di temperatura è
ΔT = temperatura di lavoro - temperatura ambiente = 85 - 25 = 60 °C
quindi si ha
R = Ro · (1 + a · ΔT ) = 47 · 103 · (1 + 300 · 10-6 · 60) = 47,846 kX
L’aumento del valore nominale alla temperatura di 85 °C è di 0,846 kX = 846 X.

PARAGRAFO Determinare i valori delle resistenze dei codici colori dati nella colonna a sinistra della
7
> 3.1.3 tabella.
Codice a colori Valore ± tolleranza

a) verde – blu – arancio – argento 5 - 6 - 000 - ± 10 % = 56 kX ± 10 %

b) giallo – viola – rosso – oro 4 - 7 - 00 - ± 5 % = 4,7 kX ± 5 %


c) arancio – blu – verde – nero – rosso 3 - 6 - 5 - 000 - ± 2 % = 365 kX ± 2 %
d) blu – grigio – marrone – rosso – marrone 6 - 8 - 1 - 00 - ± 1 % = 68,1 kX ± 1 %

PARAGRAFO Dato il collegamento illustrato in fig. 8, calcolare la resistenza equivalente e il valore


8
> 3.1.4 della corrente I.
I

V =12 V 6,6 kΩ 6,6 kΩ 19,8 kΩ 19,8 kΩ 19,8 kΩ

fig. 8

SOLUZIONE
Per semplificare i calcoli si può pensare il circuito in modo più conveniente, realizzando il
circuito equivalente di fig. 9.
I I I

6,6 6,6 19,8 19,8 19,8 6,6 6,6 6,6 2,2


V =12 V V =12 V V =12 V
kΩ kΩ kΩ kΩ kΩ kΩ kΩ kΩ kΩ

fig. 9

92
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Sezione 2 Componenti e reti elettriche Esercizi

Si ottiene così un circuito costituito da tre resistenze uguali, che consente di ricavare facilmente
il valore finale di Req (Req = 2,2 kX, vedi fig. 9). La corrente I ricavata dalla legge di Ohm vale
V 12 V
I = __ = _________ = 5,45 mA
R 2,2 · 103 X

Dato il collegamento di resistori di fig. 10, 10 kΩ 1 kΩ PARAGRAFO


9 A
determinare la resistenza equivalente. > 3.1.4

27 kΩ 27 kΩ 27 kΩ

fig. 10 B
SOLUZIONE
Il circuito può essere semplificato come illu- 10 kΩ 1 kΩ
A
strato in fig. 11.
In questo modo le tre resistenze si trovano
9 kΩ
collegate in serie, quindi
Req = 10 + 1 + 9 = 20 kX fig. 11 B

10 Qual è il valore commerciale del condensatore corrispondente alla sigla europea 1p8? PARAGRAFO
> 3.3.4
SOLUZIONE
La lettera «p» indica la posizione della virgola e l’unità di misura in picofarad, quindi il valo-
re sarà: 1,8 pF.

11 Dato il circuito di fig. 12, calcolare: R1 = 1 kΩ PARAGRAFO


a) la corrente che scorre in R1, R2 ed R3; > 3.2.3
b) la tensione V3; R2 = 1 kΩ
c) la tensione Vo. +
E = 12 V Vo

SOLUZIONE R3 = 1 kΩ V3
Si tratta di un partitore di tensione.
a) La corrente che scorre nelle tre resistenze
fig. 12
è la stessa e vale
E 12 V
I = ___________ = ________ = 4 mA
R1 + R2 + R3 3 · 103 X
b) Per calcolare la tensione V3 si applica la regola del partitore di tensione
E 12
V3 = R3 · ___________ = 1 · 103 · ______3 = 4 V
R1 + R2 + R3 3 · 10
c) Con lo stesso procedimento utilizzato nel punto b) si calcola Vo
E
Vo = (R2 + R3) · ___________ = 2 · 103 · 4 · 10-3 = 8 V
R1 + R2 + R3
Si noti che la tensione di 12 V viene ripartita in modo equo sulle tre resistenze per il fatto che
esse hanno lo stesso valore.

I
12 Dato il circuito di fig. 13 (il cursore è posizionato PARAGRAFO
a Rr /2), calcolare: Rr > 3.2.1
+
a) la corrente su Rc; E = 10 V
2 RC = 5 kΩ
Rr = 10 kΩ
b) la tensione su Rc.

fig. 13

93
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Esercizi Sezione 2 Componenti e reti elettriche

SOLUZIONE
Si tratta di un reostato con il cursore posizionato a metà della Rr (Rr /2 = 5 kX).
a) La corrente che scorre nella Rc è
E 10 V
I = _______ = ____________ = 1 mA
Rr (5 + 5) · 103 X
___
Rc +
2
b) La tensione applicata su Rc invece sarà
Vc = Rc · I = 5 · 103 · 1 · 10–3 = 5 V

PARAGRAFO 13 Dato il circuito di fig. 14, determinare la corrente I che scorre in Rc e la tensione ai
> 4.2.2 suoi capi.
I
Dati:
E1 = 10 V R2
E2 = 5 V
R1 = 1 kX +
E2
R2 = 2 kX
V RC
Rc = 4 kX
R1

+
E1

fig. 14

SOLUZIONE
Il circuito in questione è composto da due generatori di tensione E1 ed E2 e da due resisten-
ze R1 ed R2 che rappresentano le resistenze interne dei generatori supposti reali.
Il circuito equivalente quindi sarà quello di fig. 15, in cui
Eeq = E1 + E2 = 10 + 5 = 15 V I
Req = R1 + R2 = 1 + 2 = 3 kX
La corrente quindi si può calcolare tramite la seguente formula Req
Eeq V RC
15 15 +
I = ________ = __________3 = ___ · 10-3 A = 2,14 · 10-3 A = 2,14 mA
Req + Rc (3 + 4) · 10 7 Eeq

La tensione V ai capi della Rc sarà


V = Rc · I = 4 · 103 · 2,14 · 10-3 = 8,56 V fig. 15

I
PARAGRAFO 14 Dato il circuito di fig. 16, calcolare:
> 4.2.2 a) la potenza erogata dai generatori (Pu) al carico;
b) la potenza generata dai generatori (Pg); R2
c) la potenza dissipata dalla Rc (PRc ) .
Dati: E2
+ V RC
E1 = 20 V
R1
E2 = 12 V
R1 = 1 kX +
R2 = 1 kX E1
Rc = 6 X
fig. 16

94
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Sezione 2 Componenti e reti elettriche Esercizi

SOLUZIONE
I
Il circuito rappresenta due generatori di tensione in serie ma con pola-
rità opposte quindi il circuito equivalente sarà quello di fig. 17, in cui
Req
Eeq = E1 - E2 = 20 - 12 = 8 V
V RC
Req = R1 + R2 = 1 + 1 = 2 kX +
Eeq
La corrente quindi sarà
Eeq 8 8
I = _______ = ____________ = ______ = 1 · 10-3 A = 1 mA fig. 17
Req + Rc 2 · 103 + 6 · 103 8 · 103
La tensione V di conseguenza sarà
V = Rc · I = 6 · 103 · 1 · 10- 3 = 6 V
La tensione si può anche calcolare facendo riferimento alla fig. 17 osservando che essa è equi-
valente alla f.e.m. del generatore Eeq diminuita della sua c.d.t. dovuta alla Req
V = Eeq - Req · I = 8 -2 · 103 · 1 · 10- 3 = 8 - 2 · 1 = 6 V
Moltiplicando entrambi i membri della formula precedente per I si ottiene
V · I = Eeq · I - Req · I 2
Z Z Z
. . .
Potenza Potenza Potenza
erogata generata dissipata
(Pu) (Pg) sulla Req
quindi
Pu = V · I = 6 · 1 · 10- 3 = 6 mW
Pg = Eeq · I = 8 · 1 · 10- 3 = 8 mW
Pd = Req · I 2 = 2 · 103 · (1 · 10- 3)2 = 2 · 103 · 10- 6 = 2 · 10- 3 = 2 mW
La potenza dissipata sul carico invece sarà
PRc = Rc · I 2 = 6 · 103 · (1 · 10- 3)2 = 6 · 103 · 10- 6 = 6 · 10- 3 = 6 mW
La PRc infatti è uguale alla potenza erogata Pu.

I
15 Dato il circuito di fig. 18, calcolare la corrente in condizioni di A PARAGRAFO
cortocircuito e la tensione in condizioni di circuito a vuoto. > 4.2
Dati: R
V RC
E = 10 V +
R = 1 kX E
Rc = 4 kX
B
fig. 18
SOLUZIONE
In condizioni normali di funzionamento la corrente I e la tensione V valgono
E 10 10
I = ______ = ____________ = ______ = 2 · 10- 3 A = 2 mA
R +Rc 1 · 103 + 4 · 103 5 · 103
V = E - R · I = 10 - 1 · 103 · 2 · 10- 3 = 10 - 2 = 8 V
oppure
V = Rc · I = 4· 103 · 2 · 10- 3 = 8 V
Chiudendo in cortocircuito (V = 0) i morsetti AB (fig. 19a) la corrente Icc vale
E 10
Icc = __ = ______3 = 10 · 10- 3 A = 10 mA
R 1 · 10

95
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Esercizi Sezione 2 Componenti e reti elettriche

Aprendo invece i morsetti AB, quindi con V = 0, cioè A A


staccando il carico (fig. 19b), si può calcolare la tensio-
ne a vuoto R R
Icc RC Vo RC
Vo = E = 10 V
+ +
essendo I = 0 non c’è alcuna c.d.t. sulla R. E E

B B

fig. 19 (a) (b)

PARAGRAFO 16 Applicando il teorema di Thèvenin calcolare la


> 4.7 tensione V e la corrente I sul carico RL del cir-
cuito in fig. 20. A
I
Dati: R2
E1 = 20 V R1
R1 = 10 X I0 R3 V RL
R2 = 30 X +
E1
R3 = 40 X
RL = 100 X
Io = 1 A fig. 20 A'

SOLUZIONE
Si seziona il circuito in AA′ e si calcola la
tensione a vuoto Eth (fig. 21a) 10 Ω 10 Ω
Eth = E1 - R1 · Io = 20 - 10 · 1 = 10 V 1A Eth
+
20 V

fig. 21 (a) (b)

Si rende passivo il circuito, cortocircuitando il generatore di tensione E1 e aprendo il genera-


tore di corrente Io, per calcolare la resistenza Rth (fig. 21b): Rth = 10 X.
Il nuovo circuito sarà costituito dal circuito equivalente di Thèvenin (generatore Eth con la
resistenza Rth in serie), collegando il resto del circuito (quello che si trova a destra del sezio-
namento) come mostra la fig. 22a.
Per calcolare la tensione a vuoto, chiamata E′th si applica la regola del partitore di tensione
40 · 10 400
E′th = __________ = ____ = 5 V
10 + 30 + 4 80
Rendendo passivo il circuito di fig. 22a, cortocircuitando il generatore Eth, si calcola la R′th
R′th = 40 X//40 X = 20 X
Il circuito equivalente sarà quindi quello di fig. 22b, dal quale si ricavano facilmente la corren-
te I e la tensione V sul carico di 100 X
5 5
I = ________ = ____ = 41,7 · 10- 3 A = 41,7 mA
20 + 100 120
V = RL · I = 100 · 41,7 · 10- 3= 4,17 V
30 Ω I

Rth = 10 Ω R'th = 20 Ω
40 Ω E'th V RL = 100 Ω
+ +
Eth = 10 V E'th = 5 V

fig. 22 (a) (b)

96
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Sezione 2 Componenti e reti elettriche Esercizi

17 Calcolare I1, I2, I3 e la tensione VAB del circuito di fig. 23. A PARAGRAFI
> 4.1, 4.5.1
Dati:
R1 R2
E1 = 8 V
E2 = 6 V R3
+ +
R1 = 2 X E1 E2
R2 = 2 X
R3 = 8 X fig. 23 B

SOLUZIONE
Si stabiliscono le maglie nel circuito da prendere in consi-
I1 I3
derazione e i versi delle correnti I1, I2 e I3, secondo le A N
regole del par. 4.5.1. In seguito si scrivono le equazioni al I2
nodo N e alle maglie 1 e 2 (fig. 24), applicando le rego-
R1 R2
le del par. 4.1. 1 2 R3
+ +
E1 E2

fig. 24 B

• Equazione sul nodo N (primo principio di Kirchhoff; vedi fig. 25a)


I3 = I1 + I2 I1 I3
• Equazioni delle maglie rispettivamente 1 e 2 (secondo prin- (a)
cipio di Kirchhoff; vedi fig. 25b) I2

8 - 2I1 + 2I2 - 6 = 0
I1 I3
6 - 2I1 - 8I3 = 0
(b) 0,98 A 0,78 A
2 - 2I1 + 2I2 = 0 I2 0,11 A
6 - 2I1 - 8I3 = 0 fig. 25
Sostituendo nella seconda la I3 = I1 + I2 e procedendo per sostituzione, si ottiene

I3 = 7 - 8I3; I1 = 4 - 4I3; I2 = 3 - 4I3


quindi

I3 = + 7/9; I1 = + 8/9; I2 = – 1/9


I1 = + 0,89 A; I2 = - 0,11 A; I3 = + 0,78 A

Poiché la corrente I2 risulta con il segno negativo è necessario cambiare il segno e quindi il
verso nel circuito di fig. 25b. La tensione VAB infine vale

VAB = E1 - R1 · I1 = 8 - 2 · 0,89 = 6,22 V

Poiché la VAB è la stessa applicata al ramo E2, R2, si arriva allo stesso risultato applicando
l’equazione

VAB = 6 + 2 · 0,11 = 6,22 V

18 Calcolare la tensione ai capi A e B del circuito di fig. 26 e A PARAGRAFI


la corrente che attraversa R3, sapendo che: E1 = 10 V; > 4.2, 4.7
E2 = 10 V; R1 = 1 kX; R2 = 2,2 kX; R3 = 4,7 kX.
R1 R2
R3
+ +
E1 E2

fig. 26 B

97
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Esercizi Sezione 2 Componenti e reti elettriche

SOLUZIONE
Per il calcolo della tensione VAB si fa riferimento alla legge di Ohm secondo la quale si ha
VAB = Req · Ieq
1
dove: Req = ____________
1 ___
___ 1 1
+ + ___
R1 R2 R3
Per calcolare invece la corrente Ieq si applica Kirchhoff al nodo e si ottiene
E E
I3 = I1 + I2 = ___1 + ___2
R1 R2
In definitiva si ha
E1 ___
___ E
+ 2
R1 R2
VAB = ____________
1 ___
___ 1 1
+ + ___
R1 R2 R3
Questa espressione costituisce il teorema di Millman che si può applicare su più rami connes-
si in parallelo. Sostituendo i valori si ottiene
10
______ 10
+ _______
3 3 -3
1 · 10 2,2 · 10 14,54 · 10
VAB = _______________________ = __________ = 8,76 V
1
______ 1
_______ 1
_______ 1,66 · 10- 3
+ +
1 · 103 2,2 · 103 4,7 · 103

La corrente che attraversa R3 quindi sarà


VAB _______
8,76
I3 =____ = = 1,86 mA
R3 4,7 · 103

PARAGRAFO 19 Calcolare la corrente I3 nel circuito di fig. 27, attraverso I3


> 4.6 il principio di sovrapposizione degli effetti, sapendo che:
E1 = 10 V; E2 = 6 V; E3 = 3 V; R1 = 2,2 kX; R2 = 2,7 kX; R1 R2
R3
R3 = 3,3 kX.
+ + +
E1 E2 E3

fig. 27

SOLUZIONE
Secondo quanto esposto nel par. 4.6, il circuito in questione può essere visto come equivalen-
te di tre circuiti, ognuno dei quali sarà rappresentato da un solo generatore di tensione (gli
altri vengono rispettivamente cortocircuitati, vedi fig. 28).

I'1

I'3 I"3 I'''


3
R2
R1
R2 R3 R1 R3 R3
R1 R2
+ I'2
+ +
E1 E2 E3

fig. 28 (a) (b) (c)

L’equivalenza sarà valida se


I3 = I′3 + I′′3 + I′′′3
Si procede quindi al calcolo delle singole correnti per ogni circuito.

98
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Sezione 2 Componenti e reti elettriche Esercizi

• Fig. 28a. L’equazione della maglia esterna è


E1 - R1 · I′1 - R3 · I′3 = 0
La I′1 si può calcolare tramite la seguente equazione
E1 10
I′1 = ____________ = ________________________ = 2,7 · 10- 3 A
1 1
R1 + _______ 2,2 · 103 + ________________
1 ___
___ 1 1
_______ 1
+ + _______
R2 R3 2,7 · 103 3,3 · 103
quindi
I1 2,7 · 10- 3
I′3 = E1 - R1 · ___ = 10 - 2,2 · 103 · ________ = 1,23 · 10- 3 A
R3 3,3 · 10- 3
• Fig. 28b. L’equazione della maglia esterna è
E2 - R2 · I′2 - R3 · I′′3 = 0
La I′2 si può calcolare tramite la seguente equazione
E2 6
I′2 = ____________ = ________________________ = 1,7 · 10- 3 A
1 1
R2 + _______ 2,7 · 103 + ________________
1 ___
___ 1 1
_______ 1
+ + _______
R1 R3 2,2 · 103 3,3 · 103
quindi
I2 1,7 · 10- 3
I′′3 = E2 - R2 · ___ = 6 - 2,7 · 103 · ________ = 0,43 · 10- 3 A
R3 3,3 · 10- 3
• Fig. 28c. Infine la I′′′3 si può calcolare tramite la seguente equazione
E3 3
I′′′3= ____________ = ________________________ = 0,66 · 10- 3 A
1 1
R3 + _______ 3,3 · 10 + ________________
3
1 1
___ + ___ 1 1
_______ + _______
R1 R2 2,2 · 103 2,7 · 103

quindi sommando i tre contributi delle correnti relative al ramo desiderato, si ottiene
I3 = I′3+I′′3+I′′′3 = 1,23 · 10-3 + 0,43 · 10- 3 + 0,66 · 10- 3 = 2,32 · 10- 3 A = 2,32 mA

20 Calcolare la corrente che attraversa la resistenza R3 nel circuito di


fig. 29, applicando PARAGRAFI
il teorema di Norton, sapendo che: I1 = 2 mA; I2 = 6 mA; R1 = 3,3 kX; R2 = 6,8 kX; > 4.4, 4.8
R3 = 10 kX.
I2
A
A

R2
I1 R1 R3

B
fig. 29 A'

SOLUZIONE
Secondo quanto esposto nel par. 4.8, il circuito in questione può essere visto come equivalen-
te a un generatore di corrente In con una resistenza Rn collegata in parallelo. Per ottenere
questi due valori si seziona il circuito in AA′ e si fa riferimento ai due circuiti di fig. 30.

99
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Esercizi Sezione 2 Componenti e reti elettriche

I2

A A

R2 R2
I1 R1 In R3 R1 R3

B B

fig. 30 (a) (b)

• Fig. 30a. La corrente In si può calcolare usando il principio di sovrapposizione degli effetti
R1 R2 3,3 · 103 6,8 · 103
In = I1 · _______ + I2 · _______ = 2 · 10- 3 · _______________ + 6 · 10- 3 _______________
· = 4,67 mA
R1 + R2 R1 + R2 3,3 · 103 + 6,8 · 103 3,3 · 103 + 6,8 · 103
• Fig. 30b. La resistenza equivalente Rn si può facilmente ricavare dal circuito reso passivo
(generatori di corrente aperti)
Rn = R1 + R2 = 3,3 · 103 + 6,8 · 103 = 10,1 kX
Quindi il circuito equivalente sarà quello illustrato in fig. 31. La corrente I si calcola facendo
il partitore di corrente (vedi par. 4.4)
I
3
Rn 10,1 · 10
I = In · _______ = 4,67 · 10- 3 · _________________
3 3
=
Rn + R3 10,1 · 10 + 10,1 · 10

46,167 In Rn R3
I = _________ = 2,35 · 10– 3 A = 2,35 mA
20,2 · 10–3

fig. 31

PARAGRAFI 21 Risolvere il circuito di fig. 32, calcolare la corrente e la ten- R1


> 3.1.4, 4.2 sione su ogni resistenza, sapendo che: E = 5 V; R1 = 2,2 kX;
R2 = 1,2 kX; R3 = 3,3 kX. +
R2 R3
E

fig. 32

SOLUZIONE
Si ricava il circuito equivalente tramite due passaggi (fig. 33). La resistenza equivalente Req è
data dal parallelo di R2 ed R3
R2R3
Req = R2//R3 = _______
R2 + R3
Sostituendo i valori dati si trova
1,2 · 103 · 3,3 · 103 ________
3,96 · 106
Req = _______________
3 3
= = 0,88 · 103 X = 0,88 kX
1,2 · 10 + 3,3 · 10 4,5 · 103
V1

R1 I
+ +
Req V2 I RS
E E

(a) (b)
fig. 33

100
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Sezione 2 Componenti e reti elettriche Esercizi

La resistenza complessiva RS sarà data dalla serie delle due resistenze R1 ed Req, quindi
RS = R1 + Req = 2,2 · 103 + 0,88 · 103 = 3,08 kX
La corrente I che fluisce nel circuito, comune sia in R1 sia in Req, sarà data da
E 5
I = ___ = ________3 = 1,62 mA
RS 3,08 · 10
A questo punto si può calcolare la tensione V1 sulla R1 e la tensione V2 sulla Req che rappre-
senta sia la tensione ai capi della R2 sia quella ai capi della R3 in quanto collegate in parallelo
V1 = R1 · I = 2,2 · 103 · 1,62 · 10- 3 = 3,56 V
V2 = E - V1 = 5 - 3,56 = 1,44 V

Esercizi da svolgere
22 Dato il collegamento di resistori di fig. 34, appartenenti alla serie E24:
a) calcolare la resistenza equivalente;
b) calcolare la tensione ai capi AB;
c) determinare se il valore della Req è commerciale;
d) determinare un campo di valori entro al quale si deve trovare il vero valore del
resistore.
I = 100 µA 18 kΩ 22 kΩ 27 kΩ 15 kΩ
A B

VAB
fig. 34

23 Dato il collegamento di fig. 35, calcolare la resistenza equivalente e il valore della


corrente I.
I = 100 µA 18 kΩ 22 kΩ 27 kΩ 15 kΩ
A B

VAB
fig. 35

24 A un resistore di 27 kX viene applicata una tensione di 12 V; qual è la potenza dis-


sipata dal resistore?

25 Dato il circuito di fig. 36, costruire il grafico della carica del condensatore, con SW
chiuso, riportando su di esso:
— i valori della costante di tempo;
— i valori di E;
— le percentuali di carica:
SW

R
I 10 kΩ
E + C
VC
12 V 100 µF

fig. 36

101
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Esercizi Sezione 2 Componenti e reti elettriche

26 Completare la tabella inserendo i valori delle resistenze dei seguenti codici colori.
Codice a colori Valore ± tolleranza
verde – blu – rosso – argento
rosso – viola – arancio – oro
rosso – rosso – blu – arancio – rosso
arancio – grigio – arancio – arancio – verde

27 Calcolare la Ceq del circuito di fig. 37.


10 nF 100 pF 100 pF 10 nF
A B
fig. 37 C1 C2 C3 C4

28 Calcolare la Ceq del circuito di fig. 38, sapendo che C1 = C2 = 100 nF; C3 = C4 = 82 nF;
C5 = C6 = 0,1 nF e C7 = C8 = 680 pF.
A

C1 C3 C5 C7

C2 C4 C6 C8

fig. 38 B

29 Stabilire qual è il valore del condensatore corrispondente alla sigla europea:


a) 4p7;
b) n15.

30 Dato il circuito di fig. 39 dimensionare R in modo da ottenere Vo = 1 V.


R

R1 = 2 kΩ

+
E = 12 V R2 = 2 kΩ

R3 = 2 kΩ Vo

fig. 39

31 Calcolare le tensioni ai punti A e B del circuito di fig. 40, sapendo che: E1 = 12 V;


R1 = 4,7 kX; R2 = 6,8 kX; R3 = 2,2 kX.
A B
R2
R1 R3

I
+
E
C
fig. 40

102
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Sezione 2 Componenti e reti elettriche Esercizi

32 Calcolare le tensioni ai punti A e B con il teorema di Thèvenin, sapendo che: E1 = 12


V; R1 = 4,7 kX; R2 = 1,2 kX; R3 = 2,2 kX; R4 = 1 kX; R5 = 5 kX; E2 = 6 V.
R2 R4
A

R1
R5
R3
I
+ +
E1 E2

C
B
fig. 41

33 Calcolare le correnti I, I1, I2 e le tensioni V1 e V2, sapendo che: E = 12 V; R1 = 1 kX;


R2 = 5 kX.

+
E I1 R1 V V2 R2 I2
1

fig. 42

34 Dato il partitore di tensione di fig. 43, calcolare:


a) la tensione V1; I
b) la tensione V2;
c) la tensione V3; R1 V1
d) le correnti I2 e I3. +
E
R2 V2 R3 V3

fig. 43

Dati:
E = 10 V; R1 = 1 kX; R2 = 2 kX; R3 = 3 kX

103
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

2
SEZIONE

Verifica delle competenze Test interattivi

Componenti e reti elettriche

Nei resistori la sigla E12 indica una tolleranza pari Dato il circuito in figura, indicare quanto vale la
1 a:
7 capacità equivalente:
A ± 5% 1 μF 3,3 μF 2,2 μF
B ± 20% A B
C ± 10% C1 C2 C5
D ± 2%
A Ceq = 1 nF + 2,2 nF + 3,3 nF = 6,5 nF
Qual è la formula necessaria a calcolare la resisti- B Ceq = 6,5/3 nF = 2,17 nF
2 vità t di un conduttore? C Ceq = 6,5 nF ∙ 3 = 19,5 nF
D Ceq = (1 ∙ 2,2 ∙ 3,3)/(1 ∙ 2,2 + 2,2 ∙ 3,3 + 3,3 ∙ 1) = 0,56 nF
A t = R ∙ l/S
B t = R ∙ S/l
Dato il circuito in figura, con Qtot = 40 ∙ 10-6 C, la
C t = R/S ∙ l 8 tensione applicata vale:
D t = S/R ∙ l
A V = 10 nV 4 μF

Quali potenziometri vengono usati per la regolazio- B V = 160 nV A B


3 ne frequente di tensione? C V = 10 V
D V = 10 mV V
A Potenziometri lineari
B Reostati
La costante di tempo del circuito in figura vale:
C Potenziometri rotativi 9
D Trimmer SW 3,3 kΩ
A x = 1,42 ms
I potenziometri usati per il controllo di volume B x = 15,51 ms I
4 (audio) sono: C x = 15,41 ns
D x = 0,702 ms E + 4,7 μF VC
A potenziometri lineari 12 V
B reostati
C trimmer
D logaritmici
10 Ai capi di una resistenza di 1 kX è applicata una
d.d.p. di 5 V. La corrente che attraversa la resisten-
La capacità di un condensatore è definita come:
5 za vale:
A C=Q∙V A 5 mA C 0,005 mA
B C = Q/V B 50 mA D 5A
C C = V/Q
D C = f ∙ d/S 11 A che cosa equivale 1 nF?
Dato il circuito in figura, con C1 = C2 = C3 = 10 pF, A 100 pF C 103 pF
6 C4 = C5 = 30 pF, C6 = C7 = 10 pF e C8 = 20 pF indica- B 10 pF D 10-3 pF
re la Ceq:
Considerando il trasformatore senza perdite in
12 figura e applicando al primario una tensione di 12 V
C1 C6 indicare quale sarà la
tensione sul seconda- 100 spire 50 spire
A B
rio:
C4 C2 C5 C8
A 24 V
B 1,2 V 12 V
C3 C7 C 6V
D 0,12 V
A Ceq = 5 pF C Ceq = 95 pF
B Ceq = 10 pF D Ceq = 27 pF nucleo

104
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

Verifica delle competenze

Considerando il trasformatore senza perdite in


13 figura e applicando al primario una tensione di
17 Considerando tre generatori di tensione ideali e
collegati come in figura, indicare quale sarà la ten-
12 V, indicare quale sarà la tensione sul secondario: sione e la corrente del circuito equivalente:
A 300 V 100 spire 1500 spire A 1,5 V; 3 A
B 200 V B 4,5 V; 1 A I=1A + + +
+
C 60 V C 0,5 V; 1 A
D 0,8 V D 4,5 V; 3 A 1,5 V 1,5 V 1,5 V
20 V

18 Con il circuito elettrico in figura si verifica:


I
nucleo
R
+
Considerando il trasformatore senza perdite in E Vo RC
14 figura e applicando al primario una tensione di 12 V
indicare quale sarà la tensione sul secondario:
A 144 V 300 spire 100 spire A la tensione Vo = 0
B 16 V B la corrente I = 0
C 14,4 V C la resistenza del carico Rc = 0
D 4,8 V D la corrente I ≠ 0
48 V

19 Con il circuito elettrico in figura si verifica:


I
nucleo
R
+
Considerando due generatori di tensione ideali E Vo RC
15 collegati come in figura, indicare quale sarà la ten-
sione e la corrente del circuito equivalente:
+ A la tensione Vo = 0
+ + B la corrente I = 0
3V 3V
C la resistenza del carico Rc = ∞
0,5 A 0,5 A D la corrente Vo ≠ 0

A 1,5 V; 0,5 A 20 Il rendimento h di un dispositivo è definito come:
B 3 V; 0,5 A
C 3 V; 1 A A il rapporto tra la potenza erogata al carico e la
D 1,5 V; 1 A potenza generata dal dispositivo
B il rapporto tra la potenza generata dal dispositivo
Considerando tre generatori di corrente ideali col- e la potenza erogata al carico
16 legati come in figura, indicare quale sarà la tensio- C il rapporto tra la tensione e la corrente
ne e la corrente del circuito equivalente: D il prodotto tra la potenza erogata al carico e la
potenza generata dal dispositivo

21 Il rapporto di trasformazione di un trasformatore è


2,5 mA 1 mA 0,5 mA 3V
dato da:
V1 ___
___ N I1 ___
__ N
A 1 V; 4 mA A = 2 C = 1
V2 N1 I2 N2
B 1 V; 2 mA
C 3 V; 0,5 A V1 ___
___ N h1 ___
__ N
B = 1 D = 1
D 3 V; 4 mA V2 N2 h2 N2

105
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

SEZIONE

3
FONDAMENTI
DI ELETTRONICA E
DISPOSITIVI DIGITALI

U5 Fondamenti di Elettronica digitale


U6 Dispositivi digitali

La tecnologia digitale, applicata nel campo dell’Elettronica e delle Telecomunicazioni, negli


ultimi anni ha soppiantato quella analogica fondamentalmente per due motivi: l’elevata qua-
lità contenuta nei segnali digitali e la realizzazione di circuiti «integrati» che permettono una
tecnologia più sofisticata (microelettronica), facilmente gestibile attraverso appositi software.
Nella Sezione 3 vengono trattati i sistemi di numerazione che introducono il concetto dell’in-
formazione «binaria» e «codificata», i dispositivi digitali basilari (porte logiche), che combi-
nati tra loro ne sviluppano degli altri più complessi; essi trovano largo impiego nei sistemi di
comunicazioni come i multiplexer, i demultiplexer, i codificatori e i decodificatori. Infine ven-
gono trattati i dispositivi digitali di tipo sequenziale, cioè dotati di memoria, utilizzati sia per
la realizzazione delle memorie sia per la realizzazione dei registri che consentono l’immagaz-
zinamento delle parole binarie. Nel campo delle Telecomunicazioni trovano impiego dei
modulatori digitali nella generazione di sequenze di bit, sicurezza dei dati (crittografia), nelle
porte di comunicazioni dei pc ecc.

Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

UNITÀ

5 Fondamenti di
Elettronica digitale

5.1 Sistemi di numerazione


5.2 Conversioni tra sistemi di numerazione
5.3 Operazioni aritmetiche con i numeri binari

Contenuti NA 5.1 Sistema ottale


multimediali

Prerequisiti > Potenze di numeri

Competenze > Conoscenze


• Conoscere i sistemi di numerazione più importanti
• Conoscere le regole di conversione tra i diversi sistemi di numerazione
> Abilità
• Eseguire la conversione tra i diversi sistemi di numerazione
• Eseguire operazioni aritmetiche con i numeri binari sia positivi sia negativi

Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
3
Nome: Luca

Fondamenti di Elettronica e dispositivi digitali

5.1 Sistemi di numerazione


Nei sistemi elettronici digitali le informazioni prima di essere trasdotte in segnali elettrici
(vedi Unità 6) si trovano sotto forma di messaggi, costituiti da grandezze fisiche ossia tem-
perature, pressioni, forze, voci, immagini, suoni, lettere, simboli ecc. Tali grandezze vengo-
no successivamente convertite da opportuni dispositivi (trasduttori) in segnali elettrici che,
a loro volta, devono essere codificati in una forma adatta, affinché la circuiteria elettronica
possa interpretarli e quindi elaborarli.
I simboli che si usano quotidianamente (numeri e caratteri) non sono comprensibili ai
dispositivi elettronici, pertanto vi è la necessità di «tradurre» il nostro linguaggio simbolico
in un linguaggio che sia comprensibile ai sistemi elettronici.
decimale Il nostro sistema numerico viene chiamato decimale perché è formato da 10 cifre (cioè
è in base 10): 0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9. Quello elettronico (digitale) invece viene chiamato
binario binario perché è formato da due simboli o cifre (è in base 2): 0 e 1; ogni cifra binaria viene
chiamata bit (Binary digIT). Si intuisce, pertanto, che si deve stabilire una corrispondenza
tra il sistema di numerazione decimale e il sistema binario.

L’operazione che si effettua per interpretare un numero decimale in un numero binario


(sequenza di cifre 0 e 1) e viceversa viene chiamata conversione.

Poiché il nostro sistema non è soltanto numerico ma è alfanumerico, cioè comprende oltre
ai numeri, i caratteri alfabetici (maiuscole e minuscole), gli operatori matematici (+, -, >,
<, /, = ecc.) e la punteggiatura (virgolette, trattini, punti, virgole, apici ecc.), esso è rappre-
sentato dal cosiddetto codice ASCII (vedi NA 6.3). Il codice ASCII è formato da tutti i
caratteri presenti sui tasti di una tastiera; alla pressione di un tasto corrisponde una sequen-
za univoca di bit.
NA 6.3
Codice ASCII Si usano anche altri sistemi di numerazione derivati da quello binario che sono:
— sistema ottale (octal): base 8;
— sistema esadecimale (hexadecimal): base 16.
NA 5.1 Di seguito vengono presi in considerazione il sistema binario e il sistema esadecimale con
Sistema ottale
le relative conversioni.

5.1.1 Sistema binario


Una sequenza di 4 cifre binarie viene chiamata nibble; due raggruppamenti di questo tipo
byte formano il byte (8 bit) e più byte formano una parola detta word (16; 32; 48; 64; … bit).
A seconda del numero dei bit utilizzati si può ottenere un certo numero di combinazio-
ni, dette configurazioni. Per calcolare tale numero, ricordando che il sistema binario opera
in base 2, si considera che
2n = numero di configurazioni possibili
dove n rappresenta il numero di bit.

ESEMPIO 5.1
Se utilizzassimo 4 bit, otterremmo 24 = 16 combinazioni di numeri binari, ossia 16 rappre-
sentazioni binarie posizionando i bit in tutte le sequenze possibili.
Infatti, in questo caso avremmo codificato 16 numeri, compreso lo zero (0, 1, 2, 3, …, 15).

Ogni singolo bit rappresenta, dal punto di vista elettrico, la presenza o l’assenza di tensio-
ne; più precisamente quando si ha il bit 1 si associa a esso un alto livello di tensione (p. es.
5 V) mentre se si ha un bit 0 si associa a esso un basso livello di tensione (p. es. 0 V).

108
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

5
Nome: Luca

UNITÀ
Fondamenti di Elettronica digitale

La tab. 5.1 riassume quanto appena esposto.

tab. 5.1 Codifica di numeri binari e relative configurazioni.

numero di bit numero di configurazioni Sequenza di bit


1 21 = 2 0–1
2 22 = 4 00 – 01 – 10 – 11

000 100
001 101
3 23 = 8
010 110
011 111

0000 1000
0001 1001
0010 1010
0011 1011
4 24 = 16
0100 1100
0101 1101
0110 1110
0111 1111

00000 01000 10000 11000


00001 01001 10001 11001
00010 01010 10010 11010
00011 01011 10011 11011
5 25 = 32
00100 01100 10100 11100
00101 01101 10101 11101
00110 01110 10110 11110
00111 01111 10111 11111

000000 001000 010000 011000 100000 101000 110000 111000


000001 001001 010001 011001 100001 101001 110001 111001
000010 001010 010010 011010 100010 101010 110010 111010
000011 001011 010011 011011 100011 101011 110011 111011
6 26 = 64
000100 001100 010100 011100 100100 101100 110100 111100
000101 001101 010101 011101 100101 101101 110101 111101
000110 001110 010110 011110 100110 101110 110110 111110
000111 001111 010111 011111 100111 101111 110111 111111

7 27 = 128 0000000 ÷ 1111111


8
8 2 = 256 00000000 ÷ 11111111
9
9 2 = 512 000000000 ÷ 111111111
10
10 2 = 1024 0000000000 ÷ 1111111111
11
11 2 = 2048 00000000000 ÷ 11111111111
12
12 2 = 4096 000000000000 ÷ 111111111111

5.1.2 Sistema esadecimale


Il sistema esadecimale, cioè in base 16, utilizza, per i primi 10 simboli le cifre numeriche
(0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9) e per gli altri 6 simboli le lettere dell’alfabeto (A, B, C, D,
E, F). Le lettere corrispondono ai seguenti numeri decimali: A=10, B=11, C=12, D=13,
E=14, F=15. Poiché tale sistema usa le stesse cifre del sistema decimale, per distingue-
re le due numerazioni si usano degli identificatori a pedice, rispettivamente 10 per il
sistema decimale, e H per il sistema esadecimale, inseriti alla fine del numero (p. es.
1795510 oppure 17955H).

109
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
3
Nome: Luca

Fondamenti di Elettronica e dispositivi digitali

5.2 Conversioni tra sistemi di numerazione


5.2.1 Binario – decimale
Il sistema di numerazione binario, come quello decimale, è di tipo posizionale, ossia a
seconda della posizione che occupa una cifra costituente il numero, a essa viene attribuito
peso un peso, rappresentato dalle potenze della base del sistema considerato (2, 10 ecc.).
Un numero decimale può essere «pesato» ricordando le seguenti regole:
— il peso va attribuito in modo crescente da destra verso a sinistra (vedi il verso della
freccia nell’esempio 5.2);
— ogni cifra del numero viene moltiplicata per la potenza pesata di 10;
— vengono sommati tutti i termini pesati per ottenere il numero.
Nell’esempio che segue vediamo come si può pesare un numero decimale.

ESEMPIO 5.2
Determinare il peso del numero decimale 179510.
SOLUZIONE

Peso
3 2 1 0 = 1 ∙ 103 + 7 ∙ 102 + 9 ∙ 101 + 5 ∙ 100 = 1000 + 700 + 90 + 5
Numero 1 7 9 5 migliaia centinaia decine unità

ESERCIZIO Se si osserva l’esempio si può notare che il peso più significativo è quello di sinistra (3),
>1 perché individua le migliaia, mentre il peso meno significativo è quello di destra (0), perché
individua le unità.
Allo stesso modo si procede con i numeri binari scrivendo la sequenza dei bit e appli-
cando le regole sopra citate, ricordando che la base in questo caso è 2.

ESEMPIO 5.3
Determinare il peso del numero binario 100111 per conoscerne il suo valore decimale.
SOLUZIONE

Peso
5 4 3 2 1 0 = 1 ∙ 25 + 0 ∙ 24 + 0 ∙ 23 + 1 ∙ 22 + 1 ∙ 21 + 1 ∙ 20 = 32 + 0 + 0 + 4 + 2 + 1 = 39
Numero 1 0 0 1 1 1 valore decimale

Con il procedimento della pesata, quindi, si possono convertire i numeri binari in numeri
decimali.

5.2.2 Decimale – binario


La conversione di un numero decimale in binario avviene dividendo ripetutamente il nume-
ro per la base 2 in modo che:
— se la divisione risulta esatta, si tiene conto del resto che vale 0;
— se, invece, la divisione non è esatta, si tiene conto del quoziente intero e del resto che vale 1.
Il procedimento finisce quando il quoziente risulta 0 oppure 1; tale numero viene riportato
alla colonna dei resti. Sulla colonna di sinistra si riportano i quozienti interi della divisione
mentre sulla colonna di destra si riportano i resti. Il numero binario si ottiene dalla colon-
na dei resti leggendoli dal basso verso l’alto. Per chiarire il procedimento di tale conversio-
ne si riporta in seguito un esempio.

110
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

5
Nome: Luca

UNITÀ
Fondamenti di Elettronica digitale

ESEMPIO 5.4
Convertire il numero decimale 507 nel sistema binario. ESERCIZIO
>2
SOLUZIONE

507 2
Z
\
] 253 1
]
] 126 1
]
]
]
63 0
]
]
Quoziente 31 1
[
[
intero 15 1 Resto = 111111011
]
]
7 1
]
]
3 1
]
]
1 1
]
]
1
\
Z

La tab. 5.2 riporta alcune corrispondenze tra numeri decimali e numeri binari.

tab. 5.2 Corrispondenza tra numeri decimali e numeri binari a 4 bit.


Decimale Binario Decimale Binario Decimale Binario
0 0000 5 0101 10 1010
1 0001 6 0110 11 1011
2 0010 7 0111 12 1100
3 0011 8 1000 13 1101
4 0100 9 1001 14 1110

5.2.3 Esadecimale – decimale


Usando il procedimento pesato (vedi par. 5.2.1) si possono convertire anche i numeri esa-
decimali in numeri decimali. In questo caso la base è 16; pertanto si può procedere come
illustrato nell’esempio seguente.

ESEMPIO 5.5
Determinare il peso del numero esadecimale 1795H e convertirlo in numero decimale. ESERCIZIO
>8
SOLUZIONE

Peso
3 2 1 0 = 1 ∙ 163 + 7 ∙ 162 + 9 ∙ 161 + 5 ∙ 160 = 4096 + 1792 + 144 + 5 = 603710
Numero 1 7 9 5 valore decimale
H

5.2.4 Decimale – esadecimale


Per convertire un numero decimale in uno esadecimale si divide ripetutamente il decimale ESERCIZIO
per il numero 16 in modo che: >7
— se la divisione risulta esatta, si tiene conto del resto che vale 0;
— se invece la divisione non è esatta, si tiene conto del quoziente intero e del resto (R)
che può essere R > 9 oppure R 艋 9: nel primo caso si converte il resto in numero esade-
cimale (A, B, C, D, E, F), altrimenti si scrive la cifra del resto.
Il procedimento finisce quando il quoziente risulta inferiore a 16; tale numero viene riportato nella
colonna dei resti. Il numero esadecimale si ottiene dalla colonna dei resti leggendoli dal basso
verso l’alto. Per chiarire il procedimento di tale conversione si riporta in seguito un esempio.

111
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
3
Nome: Luca

Fondamenti di Elettronica e dispositivi digitali

ESEMPIO 5.6
Convertire il numero decimale 1209 nel sistema esadecimale.

SOLUZIONE

120910 16
Z
\
] 75 9 ]
Quoziente [ 4 11 B [ Resto = 4B9H
intero ] 4 ]
\
Z

5.2.5 Binario – esadecimale


Partendo da un numero binario è possibile convertirlo in esadecimale in modo immediato
suddividendo i bit in gruppi da quattro, iniziando dal bit meno significativo (quello di destra).
Se l’ultimo gruppo comprende meno di quattro bit, si completa aggiungendo un bit 0. In
seguito si converte ogni singolo gruppo in esadecimale, tramite una doppia conversione:
binario " decimale " esadecimale.
ESERCIZIO Per chiarire il procedimento di tale conversione si riporta in seguito un esempio.
>6
ESEMPIO 5.7
Convertire il numero binario 101110111111100 nel sistema esadecimale.

SOLUZIONE

101110111111100 = 0 101 1101 1111 1100


bit di completamento 22 2 2
510 1310 1510 1210

5H D F C
Quindi il numero esadecimale corrispondente è: 5DFCH.

5.2.6 Esadecimale – binario


Per convertire un numero esadecimale in binario si procede in modo inverso a quello visto
nel par. 5.2.5, ossia si interpreta ogni singola cifra esadecimale nella corrispondente confi-
gurazione binaria a 4 bit.
Per chiarire il procedimento di tale conversione si riporta in seguito un esempio.

ESEMPIO 5.8
Convertire il numero esadecimale 5A9DH nel sistema binario.

SOLUZIONE
5A9DH = 5 A 9 D

1010 1310

0101 1010 1001 1101


Quindi il numero binario corrispondente è 0101101010011101.

112
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

5
Nome: Luca

UNITÀ
Fondamenti di Elettronica digitale

5.3 Operazioni aritmetiche con i numeri binari


I numeri binari possono essere sia positivi sia negativi (numeri relativi) e possono essere ESERCIZI
messi in relazione tramite operazioni matematiche, con regole simili a quelle del sistema > 9-10
decimale. Le quattro operazioni aritmetiche eseguibili sono: somma, sottrazione, moltipli-
cazione e divisione. Per rendere possibili le operazioni matematiche e l’elaborazione dei
segnali digitali è necessario esprimere i numeri binari tenendo conto del loro segno.

5.3.1 Numeri binari con segno


I numeri binari finora considerati erano assoluti, cioè non tenevano conto del segno; attri-
buire il segno risulta importante soprattutto quando si vuole:
— convertire dei segnali analogici in digitali, tenendo conto dei valori istantanei di tensio-
ne sia positivi sia negativi;
— sottrarre due o più numeri binari (l’operazione è eseguita come somma algebrica).
I numeri relativi si possono rappresentare attraverso due modalità:
— modulo e segno;
— complemento a 2.
Modulo e segno. Per assegnare il segno al valore assoluto di un numero binario si procede
come segue:
— si stabilisce il numero dei bit necessari per rappresentare la sequenza binaria assoluta;
— si aggiunge al bit più significativo il bit di segno, ossia: 0 se il segno è positivo (+); 1 se bit di segno
il segno è negativo (–).
Per esempio, stabilendo di assegnare 4 bit ai valori assoluti, il quinto bit attribuisce il segno
e la tab. 5.2 diventa come illustrato in tab. 5.3. Questa rappresentazione si usa in Elettroni-
ca e Telecomunicazioni per assegnare il codice binario a livelli di tensioni che possono
essere sia positivi sia negativi.
tab. 5.3 Rappresentazione dei primi numeri relativi.
Valori positivi Valori negativi
Dec. Bin. Dec. Bin. Dec. Bin. Dec. Bin.
+0 0 0000 +7 0 0111 -0 1 0000 -7 1 0111
+1 0 0001 +8 0 1000 -1 1 0001 -8 1 1000
+2 0 0010 +9 0 1001 -2 1 0010 -9 1 1001
+3 0 0011 +10 0 1010 -3 1 0011 -10 1 1010
+4 0 0100 +11 0 1011 -4 1 0100 -11 1 1011
+5 0 0101 +12 0 1100 -5 1 0101 -12 1 1100
+6 0 0110 +13 0 1101 -6 1 0110 -13 1 1101

Complemento a 2. I numeri relativi rappresentati in tab. 5.3 non si prestano alle operazio- ESERCIZI
ni matematiche e per questo scopo si ricorre al complemento a 2. > 9-10
Per passare da un numero binario al suo complemento a 2 si applica la seguente regola,
partendo da destra verso sinistra:
— si lasciano inalterate le cifre binarie fino al primo 1 compreso;
— le cifre restanti si complementano a 2 (si sostituisce lo 0 con l’1 e viceversa).

ESEMPIO 5.9
+9 = 0 100 1 " -9 = 1 0 1 1 1 +12 = 0 1100 " -12 = 1 0 1 0 0

cifre complementate cifre complementate cifre inalterate

cifra inalterata

113
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
3
Nome: Luca

Fondamenti di Elettronica e dispositivi digitali

5.3.2 Somma
La somma fra due o più numeri binari è analoga a quella riferita ai numeri decimali.
La regola applicata in questo caso è la seguente:

0+0=0
0+1=1
1+0=1
1 + 1 = 0 con riporto di 1 alla colonna verso sinistra

riporto Quando si ha un riporto si aggiunge 1 sulla colonna di sinistra (quella più significativa) e
si procede rispettando la regola della somma.

ESERCIZI ESEMPIO 5.10


> 3, 5 A B
Binario Decimale Binario Decimale
Riporti +1+1+1+1 Riporti +1
1 0 1 1+ 1110 + 1100+ 1210 +
0 1 1 1 710 1001 910
1 0 0 1 0 1810 10101 2110

somma L’operazione della somma è applicabile anche per effettuare una somma algebrica, tenendo
algebrica conto dei numeri positivi e negativi, purché si applichi la regola del complemento a 2. In
questo modo l’operazione binaria si riconduce a una semplice somma.

ESEMPIO 5.11
Si vogliono eseguire le seguenti operazioni: -17 +10 e -12 -9.

SOLUZIONE
a) Tenendo conto che per esprimere nel sistema binario il numero |17| occorrono 5 bit (si
ricorda che con 4 bit si possono esprimere al massimo 24 = 16 configurazioni, cioè fino
al numero 1510), si ha
Decimale Binario
Riporto +1+1+1
-1710 " |17| " 10001 " complemento a 2 " -17 " 0 1 1 1 1+
+1010 1 0 1 0
-710 1 1 0 0 1

Infatti, il numero binario risultante 11001 corrisponde a -710, perché applicando il comple-
mento a 2 si trova 00111 = +710.
b) Per esprimere, invece, il numero +12 in binario occorrono 4 bit +1 segno, dunque
Decimale Binario
Riporto +1+1+1
-1210 " |12| " 01100 " complemento a 2 " -12 " 1 0 1 0 0+
-910 " |9| " 01001 " complemento a 2 " -9 " 1 0 1 1 1
–2110 1 0 1 0 1 1

Infatti, il numero binario risultante 101011 corrisponde a -2110, perché applicando il com-
plemento a 2 si trova 010101 = +2110.

114
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

5
Nome: Luca

UNITÀ
Fondamenti di Elettronica digitale

5.3.3 Sottrazione
La regola applicata in questo caso è la seguente:

0–0=0
0 – 1 = 1 con prestito di 1 dalla colonna a sinistra
1–0=1
1–1=0

Quando si ha un prestito si sottrae 1 dalla colonna di sinistra (quella più significativa) e si prestito
procede rispettando la regola della differenza. Se sulla colonna di sinistra non si può con-
cedere il prestito perché la cifra è 0, esso si trascina alla colonna successiva verso sinistra
finché non si restituisce il prestito.

ESEMPIO 5.12
A B
Binario Decimale Binario Decimale
Prestiti -1 Prestiti -1-1 -1
1011 - 1110 - 1 1 0 0- 1210 -
0111 710 1 0 0 1 910
0100 410 0 0 1 1 310

Nel caso B si nota che il prestito non può essere concesso subito dalla colonna di sinistra ESERCIZI
perché c’è uno 0 e pertanto scorre ancora verso la successiva colonna dove si trova 1 che > 4-5
concede così il prestito.

5.3.4 Moltiplicazione
La regola del prodotto binario segue esattamente quella della moltiplicazione di due nume-
ri decimali. Infatti, si ha

0×0=0
0×1=0
1×0=0
1×1=1

Si riportano di seguito due esempi. ESERCIZIO


>5

ESEMPIO 5.13
A B
Decimale Binario Decimale Binario
12 × 1 1 0 0× 15 ×   1 1 1 1 ×
5 101 10   1 0 1 0
60 1 1 0 0+ 150    +1 0 0 0 0 +
0000 +1 1111
1100   +1+1 0 0 0 0
111100 1111
10010110
I termini +1 in colore che compaiono nelle operazioni rappresentano i riporti.

115
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
3
Nome: Luca

Fondamenti di Elettronica e dispositivi digitali

5.3.5 Divisione

L’operazione della divisione rispetta la seguente regola


D=Q×d+R
dove:
D = dividendo; d = divisore; Q = quoziente ed R = resto.

Per eseguire una divisione si può procedere tramite il metodo tradizionale in cui si procede
per sottrazioni successive tra il dividendo D e il divisore d fino che il risultato diventi infe-
riore al divisore. Il risultato finale rappresenta il resto (R) mentre il numero di sottrazioni
rappresenta il quoziente (Q).

ESEMPIO 5.14
Si vuole eseguire la seguente divisione decimale
150 : 12 = 12 con resto di 6, quindi 150 = 12 × 12 + 6

SOLUZIONE
D = 15010 = 10010110; d = 1210 = 1100

10010110 - = dividendo 1100 = divisore


1100
10001010 - Numero di sottrazioni = 12
1100
01111110 -
1100 0
1110010 -
1100
quoziente Q = 1210
1100110 -
1100
1011010 - 0
1100
1001110 -
1100 in binario
Q = 1100
1000010 -
1100
110110 -
1100
101010 - Risultato della divisione:
1100 Quoziente = 1210 = 1100
11110 - Resto = 610 = 0110
1100 D = Q × d + R = (12 × 12) + 6 = 150

10010 -
1100
0110 " Resto (610)

116
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli
Nome: Luca

UNITÀ

6 Dispositivi digitali

6.1 Funzioni logiche


6.2 Porte logiche
6.3 Realizzazione circuitale tramite integrati
6.4 Forme canoniche
6.5 Minimizzazione
6.6 Reti combinatorie
6.7 Scala di integrazione e famiglie logiche integrate
6.8 Caratteristiche e parametri delle porte logiche
Contenuti NA 6.1 Operatori logici
multimediali NA 6.2 Dispositivi digitali a media scala di integrazione
NA 6.3 Codice ASCII
NA 6.4 Codice BCD
NA 6.5 Dispositivi digitali a piccola scala di integrazione
NA 6.6 Registri
NA 6.7 Contatori
NT 6.1 Circuito anti rimbalzo
LAB 6.1 Progettazione
LAB 6.2 Circuiti combinatori
LAB 6.3 Integrati su bread-board 74LSXX
Prerequisiti > Regole elementari dell’insiemistica
> Connettivi logici, operazioni logiche (algebra di Boole)

Competenze > Conoscenze


• Conoscere il funzionamento delle porte logiche
• Conoscere le reti combinatorie
• Conoscere le caratteristiche e i parametri più significativi delle porte logiche
> Abilità
• Saper realizzare un progetto partendo da una funzione logica
o una frase logica
• Saper minimizzare un circuito combinatorio
• Saper interpretare i fogli tecnici dei diversi dispositivi

Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
3
Nome: Luca

Fondamenti di Elettronica e dispositivi digitali

6.1 Funzioni logiche


I sistemi digitali si rappresentano tramite uno schema a blocchi in cui è riportato il nume-
ro degli ingressi, indicati con delle variabili A, B, C ecc. e l’uscita, indicata con Y (fig. 6.1).
Ovviamente un sistema elettronico digitale può avere anche più uscite (Y1, Y2 ecc.).
I sistemi digitali sono generalmente costituiti da dispositivi, che verranno approfonditi
in seguito, come porte logiche, flip-flop, memorie, multiplexer ecc.
Nei sistemi digitali i segnali assumono soltanto due valori in quanto sono formati da
sequenze di bit 0 e 1, chiamati rispettivamente stato logico basso e stato logico alto. Tali
stati possono rappresentare o identificare le seguenti situazioni:

Stato logico alto Stato logico basso

1 0
Interruttore on (passa corrente) Interruttore off (non passa corrente)
Vero (True) Falso (False)
Sì No
Lampadina accesa Lampadina spenta
Tensione 5 V Tensione 0 V

Ogni situazione sopra elencata può essere rappresentata matematicamente tramite una
algebra funzione logica (espressione algebrica binaria); le funzioni logiche seguono l’algebra di Boole
di Boole o algebra binaria.
Nelle funzioni logiche si usano delle lettere maiuscole sia per gli ingressi sia per le uscite:
— per gli ingressi si usano: A, B, C, D ecc.;
— per l’uscita: Y, se sono presenti più uscite si usano Y1, Y2 ecc.
L’algebra di Boole costituisce un insieme di regole tra le variabili logiche di ingresso A, B,
C ecc. (indipendenti) e la variabile di uscita Y (dipendente).
Le funzioni logiche (o funzioni booleane) possono essere definite in modo diverso, ossia
tramite:
— una frase logica;
— un’espressione booleana;
— una tavola di verità.

fig. 6.1
Rappresenta-
zione schemati- A
ca di un sistema B Sistema Y
ingressi C digitale
digitale a n

uscita
ingressi.

6.1.1 Definizione di una funzione logica tramite una frase logica


ESERCIZI La frase logica è un metodo con cui si esprime a parole un concetto logico veritiero oppu-
> 18, 20 re no.
Per esempio:
— «la lampadina si accende se tra tutti gli interruttori esistenti soltanto due sono chiusi»;
— «la lampadina rimane spenta (non accesa) se tra tutti gli interruttori esistenti soltanto
uno è chiuso»;

118
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

6
Nome: Luca

UNITÀ
Dispositivi digitali

— «si ha interruzione (non continuità) dell’energia elettrica quando la potenza delle uten-
ze elettrodomestiche supera i 3,3 kW»;
— «il passaggio a livello è chiuso (non è aperto) quando la barriera è giù»;
— «si ha una segnalazione di allarme quando tra tutti i sensori dell’impianto soltanto uno
rileva un movimento».

6.1.2 Definizione di una funzione logica tramite un’espressione booleana


In questo caso la funzione logica si esprime tramite una formula matematica che mette in
relazione l’uscita con gli ingressi, utilizzando gli operatori logici:
+ = somma logica = operatore OR (p. es. A + B, A + C ecc.);
∙ = prodotto logico = operatore AND (p. es. A ∙ B, A ∙ C ecc.), può anche essere
omesso;
_
s = negazione__ (non, indicata con un trattino sopra la lettera) = operatore NOT
(p. es. A ecc.). La negazione rappresenta il complemento della variabile di
ingresso, ossia il suo opposto. Negli esempi del par. 6.1.1 l’operatore not si
individua nelle frasi concettuali dalle parole in corsivo ossia «lampadina non
accesa», «energia non continua», «passaggio non aperto».
Lo stato logico dell’uscita sarà funzione della condizione logica presente agli ingressi. Per
esempio
__ considerando
__ il sistema di fig. 6.2 si potrebbe avere in uscita Y = A ∙ B + C oppure
Y = A ∙ B + C.
L’algebra di Boole si basa su numerosi teoremi, nella tab. 6.1 si riportano i più importanti.

fig. 6.2
Rappresenta-
A zione schemati-
Sistema Y ca di un sistema
ingressi B digitale digitale a 3
C uscita
ingressi.

tab. 6.1 Alcuni teoremi booleani.

A+A=A A·A=A
A+0=A A·0=0
A+1=1 A · 1= A
__ __
A+A=1 A·A=0
A+B=B+A A·B=B·A
A + A · B = A · (1 + B) = A A · (A + B) = A

6.1.3 Definizione di una funzione logica tramite una tavola di verità


La tavola di verità è una rappresentazione alternativa all’espressione logica, è costituita da ESERCIZIO
un certo numero di colonne che rappresentano gli n ingressi e l’uscita; il numero delle righe > 11
sarà definito, in base al numero degli ingressi, da tutte le possibili combinazioni binarie (o
stati logici).
Se il numero degli ingressi è n allora la tabella sarà formata da:
— 2n righe;
— n + 1 colonne (n ingressi + 1 uscita).

119
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
3
Nome: Luca

Fondamenti di Elettronica e dispositivi digitali

ESEMPIO 6.1
Scrivere la tavola di verità di un sistema con 2, 3 o 4 ingressi.

SOLUZIONE
La formazione della tabella risulterebbe:
— con 2 ingressi = 4 righe e 3 colonne;
— con 3 ingressi = 8 righe e 4 colonne;
— con 4 ingressi = 16 righe e 5 colonne.

La colonna riferita all’uscita riporterà i valori corrispondenti a ogni combinazione (o confi-


gurazione) degli ingressi (vedi fig. 6.3).
fig. 6.3
Rappresenta- A B Y A B C D Y
zione della 0 0 0 0 0 0
tavola di verità 0 1 0 0 1 1
di un sistema a:
1 0 0 0 1 0
(a) 2 ingressi;
(b) 3 ingressi e 1 1 0 0 1 1
(c) 4 ingressi. 0 1 0 0
(a)
0 1 0 1
0 1 1 0
A B C Y
0 1 1 1
0 0 0 1 0 0 0
0 0 1 1 0 0 1
0 1 0 1 0 1 0
0 1 1 1 0 1 1
1 0 0 1 1 0 0
1 0 1 1 1 0 1
1 1 0 1 1 1 0
1 1 1 1 1 1 1

(b) (c)

6.2 Porte logiche


Le funzioni logiche sono espressioni matematiche correlate tramite operatori logici; esse
porte logiche possono essere realizzate elettronicamente, tramite circuiti fondamentali chiamati porte
logiche.

Le porte logiche fondamentali sono:


— or (somma logica);
— and (prodotto logico);
— not (negazione logica);
— ex-or o xor (somma logica esclusiva).

Spesso nei collegamenti delle porte logiche fondamentali or, and ed ex-or occorre appli-
care una negazione, tramite porta not, dopo il risultato finale dell’operazione. La combi-
nazione di una not con altre porte fondamentali realizza altre porte quali:
— nor (or + not, somma logica negata);
— nand (and + not, prodotto logico negato);
— ex-nor (ex-or + not, somma logica esclusiva negata).
In seguito vengono analizzate singolarmente.

120
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

6
Nome: Luca

UNITÀ
Dispositivi digitali

6.2.1 Porta or

La logica della or a due ingressi è


Y=A+B

Il risultato dell’operazione logica eseguita tramite porta or è il seguente: l’uscita Y vale 1 ESERCIZIO
se almeno uno degli ingressi vale 1, in tutti gli altri casi Y vale 0. > 12

Nella fig. 6.4 è riportato il simbolo circuitale della porta or, la tavola di verità della funzio-
ne logica or e il corrispondente modello di un possibile circuito elettrico che realizza una
porta or a due ingressi; in uscita si ha lo stato logico 1 (lampadina accesa) quando è stabi-
lito il collegamento tra l’ingresso e l’uscita, cioè quando almeno uno degli interruttori A o
B è «chiuso» (collegamento in parallelo).
È possibile rappresentare una porta or a 3 ingressi con due porte or a 2 ingressi (fig. 6.4b).

fig. 6.4
A A+B Porta or:
A A B Y (a) simbolo
Y Y
B circuitale a due
B C C ingressi e tavola
Y=A+B Y=A+B+C Y = (A + B) + C di verità;
(b) simbolo
circuitale a tre
ingressi,
0
A riconducibile
a due porte
A B Y A B C Y 1 L logiche a due
0 0 0 0
0 0 0 0 B ingressi, e
0 1 1 0 0 1 1 tavola di verità;
1
1 0 1 0 1 0 1 + (c) circuito
1 1 1 0 1 1 1 E elettrico che
1 0 0 1 realizza la
somma logica
1 0 1 1
(a due ingressi
1 1 0 1 o variabili).
1 1 1 1

(a) (b) (c)

6.2.2 Porta and

La logica della and a due ingressi è


Y=A∙B

Il risultato dell’operazione logica eseguita tramite porta and è il seguente: l’uscita Y vale 1 ESERCIZIO
se tutti gli ingressi valgono 1, in tutti gli altri casi Y vale 0. > 12

Nella fig. 6.5 è riportato il simbolo circuitale della porta and, la tavola di verità della fun-
zione logica and e il corrispondente modello di un possibile circuito elettrico che realizza
una porta and a due ingressi; in uscita si ha lo stato logico 1 (lampadina accesa) quando è
stabilito il collegamento tra l’ingresso e l’uscita, cioè quando entrambi gli interruttori A e
B sono «chiusi» (collegamento in serie).
È possibile rappresentare una porta and a 3 ingressi con due porte and a 2 ingressi
(fig. 6.5b).

121
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
3
Nome: Luca

Fondamenti di Elettronica e dispositivi digitali

fig. 6.5
A A⋅B
Porta and: Y
(a) simbolo A Y A Y B
B
circuitale a due B C C
ingressi e tavola
di verità; Y=AB Y=ABC Y = (A  B)  C
(b) simbolo
circuitale a tre
ingressi, A B Y A B C Y
riconducibile A
0
B
0 L
a due porte 0 0 0 0 0 0 0 1 1
logiche a due 0 1 0 0 0 1 0
ingressi, e 1 0 0 0 1 0 0
tavola di verità; 1 1 1 0 1 1 0 +
(c) circuito E
1 0 0 0
elettrico che
1 0 1 0
realizza il
prodotto logico 1 1 0 0
(a due ingressi 1 1 1 1
o variabili).
(a) (b) (c)

6.2.3 Porta not


La logica della not è
__
Y=A

Il risultato dell’operazione logica di negazione eseguita tramite porta not è il seguente:


l’uscita Y assume un valore complementare (opposto) a quello dell’ingresso, cioè vale 1 se
l’ingresso vale 0 e viceversa.
Nella fig. 6.6 è riportato il simbolo circuitale della porta not, la tavola di verità della
funzione logica not e il corrispondente modello di un possibile circuito elettrico; in uscita
si ha lo stato logico 1 (lampadina accesa) quando è stabilito il collegamento tra l’ingresso
e l’uscita, cioè quando l’interruttore è «aperto» (stato logico 0); nel caso contrario, con
l’interruttore «chiuso» (stato logico 1), l’uscita assume lo stato logico 0 (lampadina spenta)
in quanto stabilisce un corto circuito ai capi della lampadina e della batteria.

Caso particolare della porta not. Due porte logiche not in cascata (cioè collegate in serie)
realizzano una doppia negazione cioè un’affermazione (fig. 6.7).
Capita spesso di collegare porte logiche or o and con porte not, in questo caso è impor-
tante tenere presente che la negazione viene applicata dopo il risultato dell’operazione
(p. es. se si collega una
_____ __ porta
__ or in cascata con una not il risultato logico dell’uscita sarà:
Y = A + B e non Y = A + B).
fig. 6.6
Porta not:
(a) simbolo L
A Y
circuitale; Y +
(b) tavola A 0 1 E
1
0
di verità; A
(c) circuito Y=A 1 0
elettrico che (a) (b) (c)
realizza la
negazione logica.
fig. 6.7
Caso particolare della Y=A Y=A Y=A
not: doppia negazione A
(due porte not in cascata).

122
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

6
Nome: Luca

UNITÀ
Dispositivi digitali

6.2.4 Porta ex-or (o xor)


La logica della xor a due ingressi è
__ __
Y=A5B=A·B+A·B

Il risultato dell’operazione logica eseguita tramite porta xor è il seguente: l’uscita Y vale 0
se gli ingressi assumono lo stesso stato logico, se invece sono diversi Y vale 1.
Nella fig. 6.8 è riportato il simbolo circuitale di una porta xor a due ingressi, la tavola
di verità della funzione logica xor e il corrispondente modello di un possibile circuito elet-
trico che realizza una porta xor a due ingressi; in uscita si ha lo stato logico 1 (lampadina
accesa) quando è stabilito il collegamento tra l’ingresso e l’uscita, cioè quando gli interrut-
tori presentano diverso stato logico ossia A è «aperto» e B è «chiuso» o viceversa. Questi
circuiti si utilizzano come comparatori.

fig. 6.8

A B Porta ex-or:
A B Y
0 1 L (a) simbolo
A circuitale;
Y 0 0 0
E
+ A1 0 B (b) tavola
B 0 1 1 di verità;
(c) circuito
Y=AB 1 0 1 elettrico che
1 1 0 (c) realizza la
somma logica
(a) (b) esclusiva.

6.2.5 Porta nor


La logica della nor a due ingressi è
_____
Y=A+B

Il risultato dell’operazione logica eseguita tramite porta nor è il seguente: l’uscita Y vale 1 ESERCIZIO
se e soltanto se tutti gli ingressi valgono 0; negli altri casi Y vale 0. > 12
Nelle fig. 6.9a, b e c figurano rispettivamente la composizione, il simbolo circuitale e la
tavola di verità. La porta nor è composta da una or in serie con una not, infatti, la tavola
di verità è la versione negata di quella della fig. 6.4a. Anche in questo caso si possono
rappresentare, in modo analogo a quello visto per le porte fondamentali, porte nor a 3 o
più ingressi con porte logiche nor a 2 ingressi.

Caso particolare porta nor. Una porta logica or avente gli ingressi cortocircuitati, cioè
collegati tra loro, si comporta come una not (fig. 6.9d).

fig. 6.9
A A+B Y A Y A B Y A Y Porta nor:
(a) realizzazione
B B 0 0 1 mediante porta
or in serie con
Y=A+B Y=A+B 0 1 0 Y=A
una not;
(a) (b) 1 0 0 (d) (b) simbolo
circuitale;
1 1 0 (c) tavola di
(c) verità; (d) caso
particolare con
ingressi collegati.

123
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
3
Nome: Luca

Fondamenti di Elettronica e dispositivi digitali

6.2.6 Porta nand

La logica della nand a due ingressi è


____
Y=A·B

ESERCIZIO Il risultato dell’operazione logica tramite porta nand è il seguente: l’uscita Y vale 0 se tutti
> 12 gli ingressi valgono 1, negli altri casi Y vale 1.
Nelle fig. 6.10a, b e c sono riportati rispettivamente la composizione, il simbolo circuitale
e la tavola di verità di una porta nand a due ingressi. La porta nand è composta da una and
in serie con una not; infatti, la tavola di verità è la versione negata di quella della fig. 6.5a.
Anche in questo caso si possono rappresentare, in modo analogo a quello visto per le
porte fondamentali, porte nand a 3 o più ingressi con porte logiche nand a 2 ingressi.

Caso particolare di nand. Una porta logica nand avente gli ingressi cortocircuitati, cioè
collegati tra loro, si comporta come una porta logica not (fig. 6.10d).

fig. 6.10
Porta nand:
(a) realizzazio-
ne mediante A A⋅B Y A Y A B Y A Y
porta and in B B 0 0 1
serie con una
not; (b) simbolo Y=A⋅B Y=A⋅B 0 1 1 Y=A
circuitale;
(a) (b) 1 0 1 (d)
(c) tavola di
verità; (d) caso 1 1 0
particolare con
ingressi (c)
collegati.

6.2.7 Porta ex-nor (o xnor)

La logica della xnor a due ingressi è


_____
Y=A5B

Il risultato dell’operazione logica eseguita tramite porta xnor è il seguente: l’uscita Y vale
1 se gli ingressi assumono lo stesso stato logico, se invece sono diversi Y vale 0.
Nella fig. 6.11 sono mostrati rispettivamente la composizione, il simbolo circuitale e la
tavola di verità; queste porte trovano impiego come comparatori.

fig. 6.11
Porta ex-nor:
(a) realizzazio-
ne mediante A A⊕B Y A Y A B Y
porta ex-or in B B 0 0 1
serie con una
not; (b) simbolo Y=A⊕B Y=A⊕B 0 1 0
circuitale;
(a) (b) 1 0 0
(c) tavola
di verità. 1 1 1

(c)

124
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

6
Nome: Luca

UNITÀ
Dispositivi digitali

6.3 Realizzazione circuitale tramite integrati


Per realizzare dei circuiti digitali tramite l’uso delle porte logiche non si utilizzano circuiti
elementari discreti, cioè porte singole, bensì un insieme di circuiti integrati (chip), realizzati chip
con apposite tecnologie, racchiusi all’interno di un contenitore, in cui sono presenti due o
più porte fondamentali dello stesso tipo. Tali circuiti integrati sono dotati di reofori, chia-
mati pin (piedini), che corrispondono agli ingressi e alle uscite delle varie porte, all’alimen- pin
tazione e alla massa (fig. 6.12).
I circuiti integrati della serie 74LSXX (le sigle XX individuano i tipi di porte logiche
dell’integrato) possono contenere due o più porte logiche e diversificarsi anche per il nume-
ro di ingressi. Nella tab. 6.2 sono elencate le sigle e le composizioni di alcuni integrati ESERCIZI
digitali della serie 74LSXX. > 15-16, 18

tab. 6.2 Integrati della serie 74LSXX.

Descrizione Sigla
4 porte nand a 2 ingressi 74LS00
4 porte nor a 2 ingressi 74LS02
4 porte and a 2 ingressi 74LS08
4 porte or a 2 ingressi 74LS32
4 porte xor a 2 ingressi 74LS86
3 porte nand a 3 ingressi 74LS10
3 porte and a 3 ingressi 74LS11
3 porte nor a 3 ingressi 74LS27
2 porte nand a 4 ingressi 74LS20
2 porte and a 4 ingressi 74LS21
6 porte not 74LS04

Nell’utilizzo dei chip è opportuna l’ottimizzazione, ossia l’impiego di tutte le porte logiche
contenute nell’integrato, in modo da ridurre al minimo il numero di chip necessari. È intui-
tiva l’opportunità di utilizzare al 100% il numero delle porte logiche di ogni integrato conte-
nuto nel progetto anche quando si hanno porte di tipo diverso; questa operazione si chiama
implementazione e consiste nel «convertire» porte logiche di un tipo in un altro equivalente. implementa-
Tramite le porte nand e nor è possibile realizzare qualsiasi tipo di porta logica. zione
Per implementare, allora, i circuiti logici costituiti da varie porte logiche, nella sola
logica nand o nor, si fa riferimento alle leggi di De Morgan
____ __ __
A·B=A+B [6.1]
_____ __ __
A+B=A·B [6.2]

fig. 6.12
Esempio di
VCC
circuito
14 13 12 11 10 9 8 integrato:
(a) dispositivo;
(b) piedinatura
e formazione.

1 2 3 4 5 6 7
GND
(a) (b)

125
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
3
Nome: Luca

Fondamenti di Elettronica e dispositivi digitali

6.3.1 Implementazione di una nand con porte nor


Partendo dall’espressione del prodotto logico negato e applicando la prima legge di De
LAB 6.1 Morgan [6.1] si ottiene
Progettazione ____ __ __
Y=A‧B=A + B
1 1 1
not or not
ESERCIZI Si può rappresentare tale espressione tramite un circuito logico utilizzando __ una
__ porta or,
> 14-16 corrispondente alla somma (+), e due porte not corrispondenti ai termini A e B (fig. 6.13a).
Ricordando che la porta not è equivalente a una porta nor con gli ingressi cortocircuitati
(vedi fig. 6.9d) e che si può ottenere una porta or da una porta nor negandone l’uscita, si
può costruire il circuito implementato di fig. 6.13b. La tab. 6.3 riporta alcune implementa-
zioni ottenibili utilizzando soltanto porte logiche nor.

tab. 6.3 Sintesi di alcune implementazioni ottenibili utilizzando solo porte nor.
Tipo di porta logica Funzione di uscita Implementazione NOR

A
A
Y
Y=A·B Y
B AND
B

A A
Y
Y=A+B Y
B OR B

A Y A
Y
__
Y=A
NOT

A
A
Y ____
Y=A·B Y
B NAND
B

A B
Y Y__= A 5 B =__
Y
B EX-OR =A·B+A·B

A B A B

A
A
Y=A+B A+B

B Y = A ⋅ B = A ⋅ B (NAND)
B

1° livello 2° livello 1° livello 2° livello 3° livello


(a) (b)

fig. 6.13
Implementazione di una porta nand: (a) rappresentazione circuitale con tre porte fondamentali;
(b)implementazione circuitale con quattro porte nor.

126
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

6
Nome: Luca

UNITÀ
Dispositivi digitali

6.3.2 Implementazione di una nor con porte nand


Partendo dall’espressione della somma logica negata e applicando la seconda legge di De
Morgan [6.2] si ottiene
_____ __ __
Y=A+B=A · B
1 1 1
not and not
Si può rappresentare tale espressione tramite un circuito logico, utilizzando
__ una
__ porta and,
corrispondente al prodotto (∙) e due porte not corrispondenti ai termini A e B (fig. 6.14a). LAB 6.2
Ricordando che la porta not è equivalente a una porta nand con gli ingressi cortocircuita- Circuiti
ti (vedi fig. 6.10d) e che si può ottenere una porta and da una porta nand negandone combinatori
l’uscita, si può costruire il circuito implementato di fig. 6.14b. La tab. 6.4 riporta alcune
implementazioni ottenibili utilizzando soltanto porte logiche nand. ESERCIZI
> 15, 19
tab. 6.4 Sintesi di alcune implementazioni ottenibili utilizzando solo porte nand.
Tipo di porta logica Funzione di uscita Implementazione NAND

A A
Y Y
Y=A·B
B AND
B

A
A
Y Y
Y=A+B
B OR B

A Y __ A
Y=A Y
NOT

A
A
Y ____
Y=A·B Y
B NAND B
fig. 6.14
Implementazio-
A ne di una porta
nor:
(a) rappresenta-
A B zione circuitale
Y Y__= A 5 B =__
Y con tre porte
B EX-OR =A·B+A·B fondamentali;
(b)implementa-
zione circuitale
con quattro
porte nand.

A B A B

A
A
Y=A⋅B A⋅B

B Y = A + B = A + B (NOR)
B

1° livello 2° livello 1° livello 2° livello 3° livello


(a) (b)

127
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
3
Nome: Luca

Fondamenti di Elettronica e dispositivi digitali

6.4 Forme canoniche


forma Data una generica tavola di verità di un circuito logico a n ingressi e 1 uscita, è possibile espri-
canonica mere l’uscita corrispondente a tale tavola in una particolare forma, detta forma canonica, come
somma di minimi termini (mintermini). Supponiamo per esempio di avere tre ingressi A, B,
minimi termini C. I mintermini di questa tabella sono dati dai vari prodotti logici delle tre variabili, prese non
complementate se valgono 1 e complementate se valgono 0 (tab. 6.5a). Ora, data una tavola
di verità (per es. tab. 6.5b), la sua uscita Y è esprimibile come somma dei mintermini, ciascuno
moltiplicato per 0 se l’uscita è 0 e moltiplicato per 1 se l’uscita è 1.
ESERCIZIO Dunque, nel caso di esempio, la forma canonica sarà
> 11
Y = m0 · 1 + m1 · 0 + m2 · 0 + m3 · 1 + m4 · 0 + m5 · 0 + m6 · 1 + m7 · 1 =
__ __ __ __ __
=A·B·C+A·B·C+A·B·C+A·B·C
tab. 6.5 Ingressi A B C Y
(a) Forme Mintermini
canoniche A B C 0 0 0 1
ricavate dalla __ __ __ 0 0 1 0
tavola di verità. 0 0 0 m0 = A B C
__ __ 0 1 0 0
(b) Esempio di 0 0 1 m1 = A B C 0 1 1 1 __ __ __ __ __
tavola di verità __ __ Y=A·B·C+A·B·C+A·B·C+A·B·C
0 1 0 m2 = A B C 1 0 0 0
da cui si ricava
__ 1 0 1 0
la forma 0 1 1 m3 = A B C
canonica __ __ 1 1 0 1
dell’uscita. 1 0 0 m4 = A B C 1 1 1 1 (b)
__
1 0 1 m5 = A B C
__
1 1 0 m6 = A B C
1 1 1 m7 = A B C (a)

6.5 Minimizzazione
Le espressioni che si ottengono tramite i minimi termini richiedono particolare attenzione
in quanto spesso risultano complesse e soprattutto non sono semplificabili; quest’ultima
considerazione è fondamentale per la realizzazione circuitale, perché in questo modo il
numero delle porte logiche non risulterà affatto minimizzato e il circuito diventerà più
complesso e costoso. Per ridurre il numero delle porte logiche si deve minimizzare l’espres-
sione dell’uscita e ricavare la forma minima, evitando di applicare i vari teoremi o le pro-
mappe prietà booleane. Un metodo molto utilizzato e rapido è quello delle mappe di Karnaugh,
di Karnaugh un metodo per rappresentare le tavole di verità in forma bidimensionale.
Ricordando quanto detto nel par. 6.1.3, il numero delle celle di una tavola di verità è
dipendente dal numero delle variabili di ingresso; con due variabili si ha una tabella con 4
righe e 3 colonne quindi a 12 celle, con tre variabili si hanno 8 righe e 4 colonne quindi 32
celle, con quattro variabili si hanno 16 righe e 5 colonne (80 celle).
Per quanto riguarda la mappa di Karnaugh essa è costituita da tante celle quante sono
le righe della corrispondente tavola di verità.
Sull’esterno delle celle, sia sui lati orizzontali sia su quelli verticali, si riportano le com-
LAB 6.3 binazioni delle variabili in binario:
Integrati su — per 1 variabile si hanno due combinazioni 0 e 1 (variabile negata e diretta);
bread-board
74LSXX — per 2 variabili si hanno quattro combinazioni (00 – 01 – 11 – 10), ricordando di passare
da una combinazione a quella adiacente variando un solo bit per volta.
La mappa va interpretata come se fosse chiusa, ossia la prima e l’ultima riga si devono
considerare adiacenti, lo stesso vale per la prima e l’ultima colonna; in fig. 6.15 si riportano
alcune corrispondenze tra tavole di verità e le relative mappe di Karnaugh, per 2, 3 e 4
variabili.

128
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

6
Nome: Luca

UNITÀ
Dispositivi digitali

fig. 6.15
A B Y A A A A B C D Y Esempio di
B 0 1 tavola di verità
0 0 0 0 0 0 0 0 con le corri-
0 1 1 B0 0 1 A 0 0 0 1 0 spondenti
1 0 1 0 0 1 0 0 mappe di
B1 1 1 Karnaugh:
1 1 1 0 0 1 1 0
B 0 1 0 0 1 (a) a 2 variabili;
0 1 0 1 1 (b) a 3 variabili e
(a) (c) a 4 variabili.
0 1 1 0 1
0 1 1 1 1
1 0 0 0 1
1 0 0 1 1
1 0 1 0 1
1 0 1 1 1
1 1 0 0 0
1 1 0 1 0
A B C Y
AB AB AB AB AB 1 1 1 0 0
C 00 01 11 10 1 1 1 1 0
0 0 0 1
0 0 1 0
C 0 1 1 1 1 C
0 1 0 1 C 1 0 0 0 0 AB AB AB AB AB
0 1 1 0 CD 00 01 11 10
1 0 0 1
1 0 1 0 A A A CD 00 0 1 0 1
1 1 0 1 BC 0 1
1 1 1 0 CD 01 0 1 0 1
BC 00 1 1
CD 11 0 1 0 1
BC 01 0 0
C
CD 10 0 1 0 1
BC 11 0 0

BC 10 1 1 AB AB

(b) (c)

Le regole.
1) All’interno delle celle si scrivono i valori di Y corrispondenti alle combinazioni delle ESERCIZI
variabili di ingresso; di solito si scrivono soltanto i valori 1. > 13, 17,
2) Si raggruppano gli 1 collocati in celle adiacenti in gruppi di 2 – 4 – 8 – 16 ecc. 19-20
3) Il raggruppamento si può fare sia in orizzontale sia in verticale, tenendo presente che la
mappa deve essere intesa come una superficie chiusa.
4) I raggruppamenti si effettuano in modo tale da racchiudere più 1 possibili nel minor
numero di gruppi.
5) I raggruppamenti si possono fare anche racchiudendo lo stesso 1 in gruppi diversi.

La lettura. Per ottenere la funzione minimizzata si procede come segue:


1) le variabili vengono interpretate in forma diretta se valgono 1 e in forma negata se
valgono 0 (vedi in fig. 6.15 le indicazioni sopra le coordinate binarie);
2) dalla combinazione delle variabili di ingresso si considerano soltanto le variabili che non
variano all’interno del raggruppamento (si controlla sia sulle colonne sia sulle righe);
3) più 1 si raccolgono meno variabili risulteranno nei prodotti dei minimi termini;
4) per ottenere l’espressione minima di Y si sommano tutti i minimi termini ricavati dai
vari raggruppamenti.
Nei tre casi illustrati in fig. 6.15 i valori della Y sono stati riportati sulle mappe e in
seguito sono stati raggruppati gli __1 con le modalità
__ appena
__ descritte. Le uscite risultano:
caso (a): Y = A + B; caso (b): Y = C; caso (c): Y = AB + AB.

129
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
3
Nome: Luca

Fondamenti di Elettronica e dispositivi digitali

ESEMPIO 6.2
Alcuni esempi di raggruppamenti errati e corretti con relativa descrizione.
tab. 6.6
Raggruppamenti errati Raggruppamenti corretti
AB AB
CD 00 01 11 10 CD 00 01 11 10
00 0 1 1 1 00 0 1 1 1
01 0 1 1 1 01 0 1 1 1

11 0 0 0 0 11 0 0 0 0

10 0 0 0 0 10 0 0 0 0

Non si possono raccogliere sei 1 ma solo 2; 4; 8; 16 Si effettua un primo raccoglimento con quattro 1, i
ecc. restanti si raggruppano con quelli del gruppo prece-
dente, per formare un raggruppamento più ampio.
AB AB
CD 00 01 11 10 CD 00 01 11 10
00 0 1 1 0 00 0 1 1 0
01 0 1 1 0 01 0 1 1 0

11 0 1 1 0 11 0 1 1 0

10 0 1 1 0 10 0 1 1 0

Il raggruppamento deve contenere il maggior Si cerca di formare il raggruppamento più ampio


numero di 1 possibile. possibile, in questo caso abbiamo otto 1.
AB AB
C 00 01 11 10 C 00 01 11 10
0 1 1 1 0 0 1 1 1 0
1 0 0 1 0 1 0 0 1 0

Non si possono raccogliere tre 1. Si possono formare due gruppi da due 1.


A A
BC 0 1 BC 0 1
00 1 1 00 1 1
01 0 0 01 0 0

11 0 0 11 0 0

10 1 1 10 1 1

Non si è tenuto conto dell’adiacenza della prima e Si è tenuto conto dell’adiacenza della prima e dell’ul-
dell’ultima riga. tima riga formando un unico gruppo di quattro 1.
AB
AB CD
CD 00 01 11 10
00 01 11 10
00 1 1 1 1
00 1 1 1 1
01 0 1 1 1
01 0 1 1 1
11 0 0 0 0
11 0 0 0 0
10 1 1 1 1
10 1 1 1 1

1) Si è tenuto conto dell’adiacenza della prima e


1) Non si è tenuto conto dell’adiacenza della prima
dell’ultima riga.
e dell’ultima riga.
2) I restanti tre 1 della seconda riga si aggregano a
2) I due gruppi formati nella seconda riga non
quelli della prima ottenendo un gruppo con il
contengono il massimo numero di 1 possibile.
massimo numero di 1.

130
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

6
Nome: Luca

UNITÀ
Dispositivi digitali

6.6 Reti combinatorie


Collegando opportunamente le porte logiche, descritte nei paragrafi precedenti, si possono
realizzare circuiti logici più complessi. Si possono prevedere le uscite in base alle combina-
zioni delle variabili di ingresso. In questo modo si realizzano i cosiddetti circuiti o reti reti
combinatorie. Le reti combinatorie non contengono elementi di memoria; esse sono strut- combinatorie
turate, dal punto di vista circuitale, a livelli (1° livello, 2° livello ecc.). Il primo livello rap- livelli
presenta tutte le porte logiche che ricevono direttamente i segnali di ingresso A, B, C ecc.
Le porte logiche successivamente collegate in cascata apparteranno ai livelli superiori al ESERCIZI
primo (vedi fig. 6.14). Si può analizzare e progettare una rete partendo: dall’espressione > 19-20
dell’uscita per definire la tavola di verità; dalla tavola di verità per definire la funzione
dell’uscita; dal circuito logico per definire la tavola di verità. Tramite queste procedure si
può ottimizzare, implementare e realizzare una rete combinatoria.

6.6.1 Dalla funzione di uscita alla tavola di verità


Le fasi per procedere sono:
— si costruisce la tavola di verità;
— si minimizza l’espressione di uscita tramite mappe di Karnaugh;
— si realizza il circuito tramite le porte logiche fondamentali;
— si implementa con porte logiche nor o nand;
— si ottimizza il circuito (riduzione del numero degli integrati).

ESEMPIO 6.3
Data la seguente espressione di uscita si esegua l’analisi del circuito combinatorio.
__ __ __ __
Y=A·B+A·B·C·D+C·D

SOLUZIONE

Prima fase. Per costruire la tavola di verità è necessario tenere conto di tutte le combina-
zioni delle variabili di ingresso A, B, C e D. La tavola sarà formata da 24 = 16 possibili
combinazioni e da 4 colonne più quella della Y (vedi tab. 6.7, dove sono riportate le colon-
ne intermedie dei vari termini che compaiono nella Y).
tab 6.7
Termine
__ Termine Termine
___ Termine
___ Termine
__ Somma___
__ logica
__
A B C D Y
AB AB CD ABCD CD AB + ABCD + CD
0 0 0 0 0∙1=0 0∙0=0 1 ∙ 1=1 0∙1=0 1∙0=0 0+0+0=0 0
0 0 0 1 0∙1=0 0∙0=0 1 ∙ 0=0 0∙0=0 1∙1=1 0+0+1=1 1
0 0 1 0 0∙1=0 0∙0=0 0 ∙ 1=0 0∙0=0 0∙0=0 0+0+0=0 0
0 0 1 1 0∙1=0 0∙0=0 0∙0=0 0∙0=0 0∙1=0 0+0+0=0 0
0 1 0 0 0∙0=0 0∙1=0 1∙1=1 0∙1=0 1∙0=0 0+0+0=0 0
0 1 0 1 0∙0=0 0∙1=0 1∙0=0 0∙0=0 1∙1=1 0+0+1=1 1
0 1 1 0 0∙0=0 0∙1=0 0∙1=0 0∙0=0 0∙0=0 0+0+0=0 0
0 1 1 1 0∙0=0 0∙1=0 0∙0=0 0∙0=0 0∙1=0 0+0+0=0 0
1 0 0 0 1∙1=1 1∙0=0 1∙1=1 0∙1=0 1∙0=0 1+0+0=1 1
1 0 0 1 1∙1=1 1∙0=0 1 ∙ 0=0 0∙0=0 1∙1=1 1+0+1=1 1
1 0 1 0 1∙1=1 1∙0=0 0∙1=0 0∙0=0 0∙0=0 1+0+0=1 1
1 0 1 1 1∙1=1 1∙0=0 0∙0=0 0∙0=0 0∙1=0 1+0+0=1 1
1 1 0 0 1∙0=0 1∙1=1 1∙1=1 1∙1=1 1∙0=0 0+1+0=1 1
1 1 0 1 1∙0=0 1∙1=1 1∙0=0 1∙0=0 1∙1=1 0+0+1=1 1
1 1 1 0 1∙0=0 1∙1=1 0∙1=0 1∙0=0 0∙0=0 0+0+0=0 0
1 1 1 1 1∙0=0 1∙1=1 0∙0=0 1∙0=0 0∙1=0 0+0+0=0 0

131
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
3
Nome: Luca

Fondamenti di Elettronica e dispositivi digitali

Seconda fase. Sulla mappa di Karnaugh si inseriscono, in AB A⋅C


base alla combinazione degli ingressi (in grassetto in tab. 6.7), CD 00 01 11 10
le rispettive uscite che valgono 1. Pertanto si ottiene la mappa 00 1 1
riportata in fig. 6.16, con gli opportuni raccoglimenti. 01 1 1 1 1
— Nel primo raccoglimento a quattro 1 si ottiene il termine C⋅D
__ 1
minimizzato A · C: su entrambe le colonne rimane invaria- 11
to A __
(11 - 10), mentre su entrambe le righe rimane inva- 10 1 A⋅B
riato C (00 - 01).
— Nel secondo raccoglimento
__ in riga a quattro 1 si ottiene il fig. 6.16
termine minimizzato C · D: sulle colonne__variano sia A sia
B mentre sulla riga rimangono invariati C e D (01). __
— Nel terzo raccoglimento in colonna a quattro
__ 1, infine, si ottiene il termine minimizzato A · B:
sulla colonna rimangono invariati A e B (10) mentre variano sulle 4 righe sia C sia D.
L’uscita minimizzata quindi risulta
__ __ __
Y=A∙B+A∙C+C∙D

Terza fase. A questo punto si può realizzare il circuito logico utilizzando porte fondamen-
tali a due ingressi (vedi fig. 6.17).
fig. 6.17 Circuito logico con porte fondamentali
A B C D
AB
AB+AC
AC
Y = A ⋅ B + A ⋅ C +C ⋅ D

CD

Implementazione tramite NAND


A B C D

Semplificazione doppie negazioni


A B C D

132
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

6
Nome: Luca

UNITÀ
Dispositivi digitali

In definitiva per realizzare il circuito servono 9 porte logiche nand e si possono utilizzare
quindi 3 integrati di tipo 74LS00; tenendo presente che ogni integrato contiene 4 porte nand
si possono utilizzare due integrati al 100 % (in totale 8 porte) e uno al 25 % (1 sola porta).

6.6.2 Dalla tavola di verità alla funzione minimizzata


Le fasi per procedere sono: ESERCIZI
— si ricavano i minimi termini dalla tavola di verità (prodotti delle variabili di ingresso); > 19-20
— si minimizza l’espressione di uscita tramite le mappe di Karnaugh;
— si esprime l’uscita come somma dei termini minimizzati;
— si procede alla realizzazione del circuito tramite le porte logiche fondamentali e all’im-
plementazione secondo la procedura descritta al paragrafo precedente.

ESEMPIO 6.4
Data la seguente tavola di verità analizzare la rete logica corrispondente.
Ingresso Uscita
A B C Y
minimi termini
0 0 0 0 __ __
0 0 1 1 "A ∙ B ∙ C
0 1 0 0 __
0 1 1 1 "A ∙ B ∙ C
1 0 0 0 __
1 0 1 1 "A ∙ B ∙ C
1 1 0 0
1 1 1 0

SOLUZIONE
L’espressione dell’uscita risulta dalla somma dei minimi termini
__ __ __ __
Y=A∙B∙C+A∙B∙C+A∙B∙C
Si riportano i termini sulla mappa di
__ Karnaugh
__ e si raggruppano opportunamente (vedi fig. 6.18).
L’uscita minimizzata risulta: Y = A ∙ C + B ∙ C.
Si passa quindi alla realizzazi- Implementazione tramite NAND
one del circuito e alla sua imple- A B C
mentazione in logica nand (vedi
fig. 6.19). BC
In definitiva per realizzare il cir- Y=A ⋅ C+B ⋅ C
cuito servono 5 porte logiche
nand, quindi si possono utilizza-
re 2 integrati di tipo 74LS00: uno AC
al 100 % (in totale 4 porte) e uno
al 25 % (1 sola porta). Semplificazione doppie negazioni
A B C
AB
C 00 01 11 10
0 Y=A ⋅ C +B ⋅ C
1 1 1 1
AC
BC
fig. 6.18 fig. 6.19

133
Codice Fiscale: DNPLCU03S05M289EElementi di telecomunicazione - Petrini © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara
Cognome: Di Napoli

SEZIONE
3
Nome: Luca

Fondamenti di Elettronica e dispositivi digitali

6.6.3 Dal circuito logico alla tavola di verità


ESERCIZI Per riuscire a definire la tavola di verità partendo da un circuito logico si deve ricavare
> 17-18 l’espressione dell’uscita Y. Per fare questo si ricavano le espressioni dell’uscita per ogni
porta logica fino ad arrivare all’uscita definitiva Y. Dall’espressione dell’uscita si giunge
all’espressione minimizzata tramite la mappa di Karnaugh e infine si costruisce la tavola
di verità.

ESEMPIO 6.5
Dato il circuito logico di fig. 6.20, determinare la tavola di verità.
A B C
B ⋅C

A+C Y

A
A+B

fig. 6.20

SOLUZIONE
All’uscita di ogni porta si ricava l’espressione; si arriva quindi all’espressione finale
__________________
____ __
Y = (B · C) · (A + C) · (A + B)
Applicando le leggi di De Morgan si ottiene
____ _____ _____
__
Y = (B · C) + (A + C) + (A + B)
__ __ __
Y = (B + C) + (A · C) + (A · B)
Dalla mappa di Karnaugh (vedi fig. 6.21) risulta che la funzione di uscita è minimizzata.
AB
C 00 01 11 10
0 1 1 1

1 1 1 1

fig. 6.21 A⋅C B⋅C A⋅B

Si passa infine alla tavola di verità, facendo gli opportuni passaggi.


__ __ __ __ __ __
A B C A⭈C B⭈C A⭈B (A ⭈ C) + (B ⭈ C) + (A ⭈ B) Y A B C Y
0 0 0 1 0 0 1 1 0 0 0 1
0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 1 0