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Successione tra Stati

Una successione di Stati si verifica nel caso di un mutamento di sovranità su un territorio, e ciò può avvenire in quattro ipotesi:
1) distacco o secessione, cioè quando una parte del territorio di uno Stato preesistente si unisce al territorio di un altro Stato
attraverso una cessione volontaria oppure in seguito ad una conquista; può accadere anche che sulla parte del territorio che si stacca da uno
Stato preesistente si formi uno o più Stati nuovi (come è stato il caso della decolonizzazione). In questa ipotesi, lo Stato che subisce il distacco
non si estingue.
2) smembramento, che si ha quando sul territorio di uno Stato si formano due o più Stati nuovi, nel senso che nessuno presenta una
continuità nell’organizzazione di governo con lo Stato predecessore, mentre lo Stato che ha subìto lo smembramento si estingue (es. il terzo
Reich nazista dopo la seconda guerra mondiale).
3) incorporazione o annessione, che si ha quando uno Stato, estinguendosi, passa a far parte di un altro Stato (es. il Regno
d’Italia, quando gli Stati pre-unitari si unirono al Regno di Sardegna); in questa ipotesi, lo Stato che si unisce ad un altro preesistente si
estingue.
4) fusione, che si ha quando due o più Stati si estinguono dando vita ad uno Stato nuovo che non presenta una continuità
nell’organizzazione di governo con nessuno degli Stati predecessori.
฀ NEL CASO DI MUTAMENTO RIVOLUZIONARIO DEL GOVERNO: cioè l’instaurazione all’interno di uno Stato
di un regime radicalmente diverso dal precedente per effetto di una rivoluzione o dell’insediamento di un nuovo
governo dopo un intervento militare straniero l’opinione prevalente è comunque nel senso che ciò non configura una successione tra Stati,
in quanto non altererebbe l’identità e continuità dello Stato, garantita dal permanere del popolo e del territorio.

SUCCESSIONE NEI TRATTATI LOCALIZZABILI E INTRASMISSIBILITA’ DI NATURA

POLITICA: I trattati localizzabili sono trattati riguardanti l’uso di parti del territorio (es. la concessione in affitto o il diritto di passaggio);

l’art. 12 della Convenzione di Vienna del 1978 prevede che tali trattati, stipulati dallo Stato predecessore, proprio

perché legati più al territorio che al contraente, vincolino automaticamente lo Stato subentrante.

Si ritiene tuttavia che lo stesso articolo non si applichi ai trattati di natura politica, cioè quelli strettamente legati al regime esistente prima del
mutamento di sovranità (es. trattati di alleanza o di neutralità o quelli che prevedono la concessione di basi militari a Stati stranieri).

L’art. 11 della Convenzione prevede inoltre che anche i trattati di delimitazione di frontiere vengono ereditati dallo Stato
subentrante, con la conseguenza che quest’ultimo è tenuto a rispettare le frontiere del predecessore.
Sembra però preferibile ritenere che le frontiere debbano essere rispettate in base alla norma consuetudinaria sulla sovranità territoriale,
valevole per tutti gli Stati, subentranti compresi, mentre il trattato di delimitazione va ritenuto estinto sin dal momento in cui la frontiera è stata
tracciata.

SUCCESSIONE NEI TRATTATI NON LOCALIZZABILI E TABULA RASA:


Per quanto riguarda la successione in tutti gli altri trattati, la Convenzione di Vienna del 1978 si allontana dalla prassi consuetudinaria,
provvedendo a disciplinare lo sviluppo progressivo del diritto internazionale generale, piuttosto che la codificazione.
La regola base nella prassi è quella della tabula rasa, nel senso che lo Stato subentrante non è automaticamente vincolato dai trattati
stipulati dallo Stato predecessore, ma può diventarlo effettuando un rinnovo, espresso o tacito, del trattato (ossia un nuovo accordo con le
altre parti del trattato).
1. La regola della tabula rasa, nell’ipotesi di distacco o secessione di una parte del territorio di uno Stato che si unisce al territorio di
un altro Stato, opera nel senso che i trattati in vigore per lo Stato che subisce il distacco cessano di applicarsi al territorio
distaccato e a questo si applicano i trattati in vigore nello Stato che acquisisce il territorio (art. 15).
2. Nell’ipotesi di distacco o secessione di una parte del territorio di uno Stato che si costituisce come Stato nuovo, la Convenzione di
Vienna del 1978 applica la regola della tabula rasa solo quando si tratta di uno Stato sorto dalla decolonizzazione, mentre
l’opposta regola della continuità è prevista quando lo Stato subentrante non è una ex colonia (art. 34).
La regola della tabula rasa vale sia per i trattati bilaterali che multilaterali; per questi ultimi, nel caso di trattati aperti all’adesione di Stati diversi
da quelli che li hanno negoziati, lo Stato nuovo può effettuare una “notificazione di successione” scritta al depositario del trattato o, in
mancanza, agli Stati contraenti, con effetto ex tunc, cioè retroattivo al momento dell’acquisto dell’indipendenza (anziché un’adesione, la quale
invece avrebbe effetto ex nunc, cioè dal momento in cui viene effettuata).
1. b) Nell’ipotesi di smembramento, la regola della tabula rasa opera nel senso che nessuno degli Stati nuovi che sorgono
dall’estinzione dello Stato di cui erano parte è vincolato dai trattati stipulati da tale Stato; ciò secondo il diritto consuetudinario. La
Convenzione di Vienna del 1978, invece, trattandosi di ipotesi estranea alla decolonizzazione, prevede la regola della continuità
(art. 34).
La prassi più recente relativa alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, della Cecoslovacchia e della Jugoslavia, gli Stati sorti dallo
smembramento si
sono accollati i trattati e i debiti dello Stato predecessore; tale prassi non dispone a favore della regola della continuità.
2. c) Nell’ipotesi di incorporazione o annessione, la regola della tabula rasa opera nel senso che i trattati in vigore per lo Stato che
acquisisce il territorio dello Stato che si estingue si estendono a tale territorio, mentre cessano di applicarsi i trattati stipulati dallo Stato estinto.
La Convenzione di Vienna anche qui, trattandosi di ipotesi estranea alla decolonizzazione, prevede invece la regola della continuità.
3. d) Nell’ipotesi di fusione, la regola della tabula rasa opera nel senso che i trattati in vigore per gli Stati che si estinguono cessano di
applicarsi. Anche in questo caso, la Convenzione di Vienna del 1978 prevede, al contrario, la regola della continuità, anche se nella
prassi questa regola si applica solo eccezionalmente (come è avvenuto nei trattati conclusi dai Cantoni svizzeri dopo la costituzione
della Confederazione elvetica nel 1848).
Questi principi valgono anche per i trattati istitutivi di organizzazioni internazionali, in particolare per l’appartenenza alle Nazioni Unite.
Una domanda che si è posta, inoltre, è se la regola della tabula rasa incontri un’eccezione nel caso dei trattati sui diritti umani, per fare in
modo che essi, dato il loro carattere speciale, vengano rispettati immediatamente dai nuovi Stati. In tal senso si è espresso il Comitato dei
diritti umani delle Nazioni Unite, stabilendo che, una volta che alle persone sia stata accordata la tutela prevista dai diritti del Patto, tale tutela
continua ad applicarsi nonostante il mutamento di governo o la successione tra Stati.

Successione degli Stati in materia di beni, archivi e debiti di Stato

La successione degli Stati in alcune materie diverse dai trattati è disciplinata dalla Convenzione di Vienna del 1983, la
quale si applica in particolare alle successioni tra Stati nei debiti pubblici contratti dallo Stato predecessore con altri soggetti internazionali.
Si dispone inoltre che la successione giuridica per gli Stati sorti dalla decolonizzazione è esclusa anche relativamente ai trattati localizzabili,
mentre
per tutti gli altri Stati è prevista la regola della continuità, in ordine ai trattati localizzabili e per i debiti generali dello Stati predecessore,
secondo una porzione equa.
Per quanto riguarda l’ambito di applicazione, la Convenzione si applica solo alle successioni avvenute in conformità con il diritto internazionale
dopo l’entrata in vigore della Convenzione stessa, salvo diverso accordo e salva la possibilità dello
Stato subentrante di dichiarare la volontà di vincolarsi rispetto ad una successione avvenuta prima con un altro Stato contraente che abbia
accettato tale dichiarazione.
- Con riguardo ai beni di Stato, definiti come tutti quei beni, diritti ed interessi che, alla data di successione, erano di proprietà dello

Stato predecessore, ed agli archivi di Stato, definiti come tutti i documenti di qualsiasi data e tipo, prodotti o ricevuti dallo Stato
predecessore nell’esercizio delle sue funzioni, i quali appartenevano allo Stato predecessore ed erano conservati come archivi, la
Convenzione prevede il loro passaggio allo Stato subentrante alla data della successione, e, se non diversamente stabilito, senza indennizzo.
- Rispetto ai debiti di Stato, intesi come ogni obbligazione finanziaria dello Stato predecessore, sorta in conformità al diritto
internazionale, nei confronti di un altro Stato, organizzazione internazionale o ogni altro soggetto di diritto internazionale, la Convenzione
ribadisce che il loro passaggio allo Stato subentrante avviene alla data della successione e riprende poi il regime differenziato (già
introdotto nella Convenzione di Vienna del 1978) a favore degli Stati sorti dalla decolonizzazione, distinguendo gli “Stati di nuova
indipendenza”, ai quali si applica la regola della tabula rasa anche rispetto ai debiti localizzati, dagli altri Stati che si siano formati per distacco
di una parte del territorio di uno Stato, che invece sono sottoposti al passaggio secondo una porzione equa ove manchi un
accordo tra i due Stati predecessore e subentrante.
Quest’ultima è prevista dalla Convenzione nell’ipotesi di smembramento, mentre,
nell’ipotesi di fusione e incorporazione, si prevede il semplice passaggio dei debiti, senza distinguere se lo Stato incorporato o fuso mantenga
o meno un’autonomia nell’ambito dello Stato incorporante o nuovo.

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