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Leonardo Resciniti

5^SB

Karl Marx (1818-1883)


Filosofo e rivoluzionario, si occupa parallelamente di attività teorica e pratica, sviluppando un pensiero
critico nei confronti della filosofia hegeliana ma al tempo stesso debitore ad essa di alcuni strumenti
concettuali/metodologici.
Studia presso l’Università di Berlino, dove entra in contatto con i giovani hegeliani e collabora agli
Annali di Halle e si laurea in Filosofia a Jena.
Si traferisce a Parigi dove entra in contatto con il pensiero socialista francese, stringe amicizia con
Engels e intraprende gli studi di economia politica classica; viene cacciato dalla Francia e si traferisce a
Bruxelles, dove matura il distacco con la linea della sinistra hegeliana, e poi a Londra, dove partecipa al
Congresso della Lega dei Comunisti e alla Prima Internazionale.
Il suo pensiero si fonda su un’analisi scientifica delle dinamiche economiche della società capitalistica e
delle ripercussioni sulla figura del lavoratore, e prende le mosse dalla filosofia di Hegel, di Feuerbach e
della sinistra hegeliana.
Opere principali: Critica alla filosofia hegeliana del diritto pubblico, Manoscritti economico-filosofici, Tesi
su Feuerbach, L’ideologia tedesca, Manifesto del partito comunista, Per la critica dell’economia politica,
Il Capitale.

 Critica alla filosofia hegeliana del diritto pubblico


In quest’opera, pubblicata negli Annali franco-tedeschi nel 1843 Marx svolge un’analisi del metodo
hegeliano, spiegando come dall’impostazione di esso derivino i difetti della filosofia politica.
Secondo Marx l’errore di Hegel sta nel considerare lo Stato come realtà originaria, e non come
istituzione derivante dai rapporti concreti fra gli individui, e come Feuerbach critica l’inversione di
soggetto e predicato su cui si regge il Sistema; da ciò deriva che la realtà dei rapporti individuali non
viene analizzata in quanto, essendo dedotta dall’Idea, è giustificata nel suo stato attuale e considerata
razionale e necessaria.
Questa condizione del Sistema hegeliano è definita da Marx “misticismo logico” in quanto trasforma i
rapporti fra gli individui in qualcosa di idealizzato, ineluttabile e immodificabile.
Alla filosofia politica di Hegel Marx riconosce il merito di aver riconosciuto la società civile come un
sistema di bisogni, ma critica ancora una volta l’impianto logico della sua esposizione in quanto nella
prospettiva hegeliana i bisogni risultano soddisfatti nell’istituzione dello Stato.
In Marx la dialettica hegeliana viene conservata, poiché dopo aver sistemato gli errori logici interni al
Sistema («aver rimesso in piedi ciò che Hegel faceva camminare sulla testa») il metodo di indagine
viene riadattato e utilizzato nella comprensione del mondo economico come un processo animato da
forze conflittuali.

 I Manoscritti economico-filosofici e le Tesi su Feuerbach


La critica mossa da Marx a Feuerbach riguarda due questioni: l’alienazione religiosa e il materialismo.
Le opere in cui queste tematiche vengono dibattute e sviluppate sono i Manoscritti economico-filosofici
del 1844 e le Tesi su Feuerbach del 1845.
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o L’alienazione: Marx riconosce i meriti di Feuerbach nell’aver identificato la religione come


alienazione dell’uomo da sé, ma gli rimprovera di non aver indagato le vere cause di
quest’alienazione, che per Marx sono legate ad un’alienazione di tipo sociale ed economico,
tipica dell’operaio nella società borghese.
L’alienazione economica
L’alienazione economica è la vera causa dell’alienazione religiosa descritta da Feuerbach, poiché solo
un uomo reso schiavo può trovare consolazione e conforto nella religione. Così come l’operaio ripone
la propria vita nell’oggetto il credente ripone la propria vita in Dio. Marx descrive quattro aspetti e
caratteristiche fondamentali dell’alienazione economica:
o Estraniato dal prodotto della propria attività: produce qualcosa che non gli appartiene
o Estraniato dalla propria attività: non è manifestazione della propria essenza ma una necessità
forzata dettata da fattori esterni
o Estraniato dalla propria essenza: perde la propria facoltà di trasformare liberamente la natura
o Estraniato dai propri simili: è escluso dai rapporti sociali con altri individui e vive la propria vita
come conflitto con il capitalista
Marx quindi, al contrario di Hegel, vede il lavoro come uno strumento di alienazione e imbarbarimento
dell’uomo, che lo porta lentamente verso la rinuncia alla propria natura e al pensiero.
L’unico modo per sopravvivere a questo progressivo abbruttimento dell’uomo è continuare a coltivare
le capacità della mente umana e sforzarsi per evitare la sottomissione e la fine del pensiero autonomo,
in quanto «non è la vita che determina la coscienza ma la coscienza che determina la vita».
In seconda battuta il superamento dell’alienazione avverrà con la soppressione del modello
capitalistico.

o Il materialismo: in una parte dei Manoscritti economico-filosofici, ma soprattutto nelle 11 Tesi


su Feuerbach Marx critica aspramente il materialismo feuerbachiano, giudicandolo improduttivo
e astratto.
Il materialismo storico
Il materialismo di Feuerbach rivendica la concretezza corporea e la sensibilità dell’uomo, ma cade nello
stesso errore commesso da Hegel: non può esistere infatti alcuna natura umana che sia eterna e
immobile, bensì l’uomo è da considerare come un prodotto dei rapporti sociali determinato dalle
condizioni storiche e dal sistema dei bisogni.
Questa concezione marxiana prende il nome di “materialismo storico”, anche se questo è un termine
utilizzato da Engels, e individua le forze motrici dello sviluppo storico in elementi di carattere
materiale; inoltre, il materialismo storico considera la Storia come un processo dialettico di evoluzione
e trasformazione sospinto da dinamiche socio-economiche concrete.

 L’Ideologia tedesca e il Manifesto del partito comunista


Nell’Ideologia tedesca Marx critica la sinistra hegeliana accusandola di avere una posizione ideologica,
ovvero una posizione in cui il pensiero sviluppato serve per tutelare/legittimare le proprie pretese e i
propri interessi, che non tiene conto degli sviluppi storici. In quest’opera Marx distingue due
componenti ella società: struttura e sovrastruttura.
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Nel Manifesto del partito comunista invece Marx, in collaborazione con Engels, espone i principi della
propria dottrina politica e chiama a raccolta i proletari del Mondo per rovesciare il modello
capitalistico.

o Struttura e sovrastruttura: Marx riconosce che la società si basa su due “elementi”, uno
portante e uno derivato, i quali sono indissolubilmente legati fra loro e hanno da sempre
caratterizzato i diversi tipi di società che si sono susseguiti nel tempo.
Struttura
È l’insieme delle forze produttive e dei rapporti di produzione che caratterizzano un determinato
periodo storico. Le forze produttive indicano le componenti che permettono la produzione di beni
materiali, mentre i rapporti di produzione sono le relazioni che si istituiscono fra i soggetti coinvolti nel
processo produttivo.
La struttura della società capitalistica si basa sui principi della produzione, ovvero: natura, lavoro,
capitale e organizzazione.
Sovrastruttura
È il complesso di produzioni intellettuali che costituiscono la società: filosofia, etica, istituzioni
giuridiche, letteratura e arte. La sovrastruttura è determinata dalla struttura economica e costituisce la
giustificazione/legittimazione di essa.

o Società, lotta di classe e socialismo scientifico: elementi spiegati fra l’Ideologia tedesca e
il Manifesto del partito comunista, costituiscono un ampliamento del pensiero di Marx e
pongono le basi per lo sviluppo teorico del Capitale.
Società
Secondo l’analisi di Marx nella società esistono due classi: una classe dominante e una classe
dominata/sottomessa; nella società Ottocentesca capitalistica in cui Marx vive e analizza la classe
dominante è la borghesia e quella dominata il proletariato.
Ogni classe ha i propri interessi, che cerca di tutelare all’interno del complesso statale. Lo Stato però è
governato dalla classe dominante, che difende la propria ideologia e favorisce i propri interessi
attraverso le leggi; oltre a determinare lo Stato, la classe dominante determina anche la sovrastruttura
della società, in quanto porta le produzioni intellettuali sovrastrutturali a legittimare lo stato di cose di
quel momento storico, giudicandolo naturale e immodificabile.
Alcuni critici del Novecento fra cui Theodor Adorno ritengono che così facendo, la classe dominata sia
costretta ad accettare le condizioni poste dalla classe dominante (scenario che si ripropone anche nel
rapporto capitalista-operaio), e anzi aspiri a diventare come la classe dominante: la società pone
quindi le premesse per la perpetuazione di sé stessa e dello stato di cose attuale nei rapporti di
produzione, nei rapporti interpersonali e nella cultura.
Secondo lo svolgersi dialettico della storia teorizzato da Marx però questo non accade, e si verificano
conflitti fra classe dominante e dominata che sfociano nella “lotta di classe”.
Lotta di Classe
Per Marx la lotta di classe è un elemento chiave dello sviluppo dialettico della storia, che fa si che un
particolare modo di produzione venga superato con l’affermazione di quello successivo. Secondo
questa visione il capitalismo rappresenta quindi un passaggio obbligato verso un modello superiore, la
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cui affermazione avverrà con il rovesciamento dell’ordine costituito fra le classi.


Riprendendo in parte la figura hegeliana del servo-padrone Marx ritiene che all’interno della società
capitalistica il potere della borghesia pone le condizioni che porteranno all’affermazione della classe
proletaria; per fare ciò però i proletari dovrebbero rispondere all’appello contenuto nell’incipit del
Manifesto del partito comunista, «Proletari di tutto il Mondo, unitevi!».
La risoluzione con lo scontro violento («violenza levatrice della storia») della lotta di classe permette la
trasformazione in una società senza classi, una società disalienata, che si forma attraversando le tre
fasi della rivoluzione proletaria.
o Dittatura del proletariato: il proletariato si eleva a classe dominante per sopprimere i resti della
società capitalistica, nel Manifesto del partito comunista vengono indicati i provvedimenti immediati
in questa fase: espropriazione della proprietà terriera, imposte progressive, nazionalizzazione di
banche e trasporti, educazione pubblica e gratuita.
o Società socialista: si ha l’abolizione dello sfruttamento nel mondo del lavoro, e ad ognuno viene
restituito ciò che produce.
o Società comunista: viene abolita ogni forma di Stato, in quanto esso è un’istituzione volta a
difendere gli interessi di classe e nella società comunista non vi sono classi, e vengono collettivizzati
i mezzi di produzione, abolendone la proprietà privata (possedere qualcosa porta ad opprimere chi
non la possiede), in modo da poter dare ad ognuno ciò di cui ha bisogno. La società comunista è
caratterizzata quindi dall’assenza e dall’eliminazione del bisogno.
L’auspicio di Marx con l’instaurazione della società comunista è che si giunga all’abolizione del
possesso, e non ad un’estensione di esso.
All’interno dell’Ideologia tedesca Marx fornisce una definizione di “comunismo”, «non è uno stato di
cose che deve essere instaurato, ma il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente».
Il socialismo scientifico
La dottrina politica di Marx è definita da lui stesso “socialismo scientifico”, in netta contrapposizione
con il “socialismo utopistico” della scuola francese di Proudhon e Saint Simon. Viene definito scientifico
in quanto si basa su un’analisi scientifica dei meccanismi di produzione della società capitalistica ed è
teorizzato seguendo lo sviluppo dialettico della Storia che non era stato considerato dai pensatori
francesi. Per Marx quindi la sua previsione non può non avverarsi, e avvia l’uomo verso un nuovo
periodo della sua storia.

 Il Capitale
È il capolavoro di Marx, diviso in tre libri di cui solo il primo pubblicato (in forma anonima) ancora in
vita nel 1867, mentre gli altri di libri sono stati rivisti da Engels e pubblicati nel 1885 e nel 1894.
È un trattato di economia politica, in cui Marx prende le mosse dalle teorie e dalle definizioni di Adam
Smith e David Ricardo per analizzare ancora una volta i processi produttivi e i rischi e pericoli del
capitalismo. Agli stessi Smith e Ricardo Marx critica di aver descritto il sistema capitalistico come
l’unico possibile, e accusandoli quindi di avere delle posizioni ideologiche.
I concetti che fanno da base a Il Capitale sono quelli di valore, merce, profitto e accumulazione
capitalistica.

o Merce e lavoro: sono concetti che Marx riprende per adattarli al suo pensiero e che rielabora
in accordo con la teoria dell’alienazione esposta nei Manoscritti economico-filosofici.
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Merce
La merce è «tutto ciò che può soddisfare i bisogni umani, dello stomaco o dell’immaginazione»
(generalmente un oggetto esterno). La definizione di merce data da Marx è «misure di tempo di lavoro
coagulato», in quanto in ogni merce si oggettiva il lavoro umano, in accordo con la teoria
dell’alienazione; sempre in accordo con la teoria dell’alienazione Marx sostiene che quanto più vengono
valorizzate le merci tanto più viene svalutato l’operaio che le produce (processo di disumanizzazione).
Lavoro
Nella prospettiva marxiana il lavoro è considerato una merce a sua volta, in quanto l’operaio vende la
propria forza-lavoro in cambio di un salario. Viene mossa proprio questa critica agli economisti ai quali
Marx si ispira: nessuno di loro ha considerato che nella società borghese il lavoro ha subito una
mercificazione.
All’interno del sistema di produzione capitalistico gli operai vendono la loro forza-lavoro al capitalista,
subendo una dequalificazione del proprio lavoro e venendo ripagati con salari più bassi possibile per
favorire il guadagno del datore di lavoro; qualora gli operai non accettino le condizioni poste vengono
rimpiazzati dalla folla disoccupata (“esercito di riserva”), subendo quindi un ricatto da parte del
capitalista.
Come tutte le merci anche il lavoro ha un costo, ma qual è il costo del lavoro? Questa domanda per
Marx può ricondursi a “qual è il costo di riproduzione della forza-lavoro?” in quanto l’obiettivo del
capitalista non è essere giusto nei confronti dell’operaio bensì fornire solamente ciò che è strettamente
necessario per la sussistenza materiale, senza concedere alcun tipo di lusso ma solo ciò che è
strettamente necessario per la sopravvivenza.

o Valore d’uso, valore di scambio e plusvalore: un altro concetto da cui prende le mosse la
riflessione marxiana proposta ne Il Capitale è quello di “valore”, partendo dal quale già
economisti come Smith e Ricardo avevano distinto il “valore d’uso” e il “valore di scambio”; a ciò
Marx aggiunge e definisce il plusvalore.
Valore d’uso
Un bene possiede un valore d’uso nel momento in cui ha un’utilità, ma quando valutato sotto questo
aspetto un bene «non esprime un rapporto di produzione».
Il valore d’uso di un bene si determina tenendo conto della «quantità di lavoro socialmente utile»,
ovvero tenendo conto del tempo medio impiegato nella produzione di quello specifico bene;
nonostante due beni possano avere lo stesso valore d’uso non è detto che abbiano lo stesso valore di
scambio e non è detto che questo coincida con il prezzo, sul quale influiscono altri fattori.
Valore di scambio
Il valore di scambio di un bene è ciò che quella merce vale in relazione ad altri beni, e per determinarlo
bisogna tenere conto del tipo di rapporto di produzione che quel bene esprime.
Plusvalore
La merce-lavoro ha un valore di scambio e un valore d’uso, ma il datore di lavoro paga all’operaio
solamente l’equivalente del valore di scambio, e dispone però di entrambi. Nel corso della giornata
lavorativa quindi l’operaio produce ma viene pagato solo in parte, o produce una merce di valore
superiore al proprio salario: la porzione “non retribuita” e che quindi viene guadagnata dal datore di
lavoro costituisce il plusvalore (in particolare il plusvalore relativo). Il plusvalore assoluto è invece ciò
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che viene guadagnato dal capitalista e che deriva da ore di lavoro non retribuite (i cosiddetti
“straordinari”).
Plusvalore
Saggio del plusvalore=
Capitale variabile
Saggio del profitto=Capitale variabile+Capitale costante

o Rischi e pericoli del capitalismo: all’interno de Il Capitale Marx effettua un’analisi dei rischi
e i pericoli del sistema di produzione capitalistico, oltre che delle tendenze che questo segue.
Il ciclo del capitalismo e le crisi di sovrapproduzione
Il capitalismo si basa su un ciclo continuo che poggia su due elementi portanti, il denaro e la merce: il
capitalista utilizza il proprio denaro per produrre una merce/pagare un operaio che produca per lui,
vende quella merce guadagnando più denaro di quanto ne avesse in partenza e lo reinveste per
produrre maggiori quantità di merce.
La sempre maggiore quantità di merci prodotta dal sistema capitalistico periodicamente supera la
soglia dell’eccesso, e deve essere consumata per evitare che il sistema ristagni e i prezzi subiscano una
caduta.
L’avidità del capitalista
Nella società borghese ottocentesca il desiderio del capitalista è accrescere il più possibile i propri
guadagni, a scapito degli operai che lavorano per lui. Aumentare i propri guadagni per un capitalista
significa aumentare la propria produzione e la propria produttività (quantità di produzione per unità di
tempo) senza essere costretto ad aumentare anche i salari degli operai, e questo avviene secondo tre
strategie:
o Sfruttamento
o Delocalizzazione
o Investimenti

La legge degli incrementi produttivi decrescenti


Il desiderio del capitalista e i continui investimenti nelle attività produttive si scontrano con una legge
dell’economia, la legge degli incrementi produttivi decrescenti: dopo aver investito un capitale la
produzione cresce velocemente, e si ha quindi un incremento del guadagno, continuando ad investire
capitale la crescita non è proporzionale alla quantità di denaro investita, e più si investe più si ha una
diminuzione del guadagno derivante da quell’attività.
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Legge degli incrementi produttivi decrescenti


45
40
35
30
25
20
15
10
5
0
to to to to to to to
en en en en en en en
m m m m m m m
sti sti sti sti sti sti sti
ve ve ve ve ve ve ve
In In In In In In In
1° 2° 3° 4° 5° 6° 7°

Crescita percentuale del guadagno

Il destino del sistema capitalistico


Date le particolari caratteristiche della società borghese, che porta i ricchi ad arricchirsi sempre più a
spese degli operai e della classe proletaria che si impoverisce progressivamente, che trasforma gli
uomini in esseri avidi e senza cuore, che fonda se stessa sul consumo e sull’investimento continuo e si
regge su un sistema con equilibri estremamente delicati, che è profondamente iniqua e ripone tutto il
potere politico nelle mani di un’élite che detiene anche il potere economico, essa è destinata a
collassare poiché arriverà ad un momento in cui l’investimento di capitale sarà sconveniente e metterà
a nudo tutta la sua scarsa razionalità.
La più grande pecca della società capitalistica è che manca dell’aspetto perequativo, ovvero di
redistribuzione della ricchezza; l’unica via per dare inizio a questo processo è la caduta del capitalismo
e la collettivizzazione dei mezzi di produzione in seguito alla rivoluzione proletaria.

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