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Cosa sono i media?

I media, o mezzi di comunicazione di massa, sono tecnologie

che hanno lo scopo di far circolare messaggi e

informazioni che agiscono all’interno della società.

 “Vecchi” media: i media tradizionali, prima dell’avvento del

digitale

 “Nuovi” media: i media basati sul digitale

Le tre fasi dei media (Eugeni, 2015):


1) insorgenza: i media meccanici (1850-1914) es. la stampa. Nasce un sistema di comunicazione di massa
in senso moderno.

2) consolidamento: subentrano i media elettronici (1915-1980) es. radio, tv

3)“vaporizzazione”*: avvento dei media digitali (metà anni’ 80-oggi)

- Anni ‘80: messa in commercio di pc per un mercato di massa

- anni ’90: nascita del world wide web

- Anni Duemila: nasce il social web 2.0

* “vaporizzazione” = i media non sono ovviamente tramontati, ma essendo ormai ovunque, è come se non
esistessero più, non hanno più il peso che avevano in passato.

Come si è arrivati al sistema mediale attuale?


Sono subentrate due dinamiche interdipendenti:

• Evoluzione tecnologica (passaggio al digitale; evoluzione del personal computer e di internet)

• Cambiamenti sociali (rapporto uomo-tecnologia)

I media digitali o “nuovi” media


Il termine nuovo è ambiguo: tutti i media, infatti, sono nuovi quando vengono introdotti.
Concetto di ri-mediazione (R. Grusin): ogni medium rielabora il medium che lo ha preceduto.
Es. La televisione ha imitato e rielaborato alcuni aspetti della radio, il cinema alcuni aspetti della
televisione ecc…
In linea teorica, quindi, nessun medium è davvero nuovo.
I media digitali sono:
multimediali, interattivi, ipertestuali, distribuiti, mobili, sociali (Manovich, 2000)

Caratteristiche dei media digitali


Digitalizzazione

 Codifica digitale dei contenuti, ovvero trasformazione di un’informazione in linguaggio


binario
 manipolabile, trasportabile, archiviabile
Compressione

 L’informazione è compressa
Multimedialità

 Perfetta integrazione di dati, suoni, immagini, in un unico ambiente digitale


Interattività

 Capacità del medium di lasciare che l’utente eserciti un’influenza sul contenuto e/o sulla
forma della comunicazione

Caratteristiche dei media digitali


Ipertestualità
Ipertesto = testo complesso, reticolare

 Informazioni legate tra loro in forma non lineare attraverso rimandi logici, tali da poter
essere lette attraverso molteplici percorsi di lettura
 Non linearità, non sequenzialità
 Gerarchia variabile dei contenuti
Convergenza

 I media sono interconnessi


 La convergenza si declina in vari modi:
 convergenza tecnologica: tutte le informazioni sono tradotte in bit

 economica-industriale: integrazione tra le industrie mediali

 dei contenuti: prodotti multipiattaforma


Personalizzazione

 A livello dei contenuti: si producono contenuti per target specifici di utenti

 A livello del consumo: sganciamento da tempi e spazi


 A livello della produzione: gli utenti diventano produttori prosumer = consumer+producer

 Produzioni “dal basso” es. Youtube


Mobilità

 Dispositivi mobili: i media sono ovunque


Immediatezza

 Trasparenza (o meglio illusione di trasparenza)

I media tradizionali vs media digitali


I media tradizionali:

 Hanno un linguaggio analogico, non digitale


 Prevedevano ancora una distinzione tra spazio pubblico/privato
 Sono centralizzati: struttura centrale->info>pubblico
 Hanno una maggiore trasparenza: la mediazione del mezzo era più evidente rispetto ad
oggi
 Prevedono una modalità di fruizione “push”= sono i media a spingere i contenuti verso
l’utente
I media digitali:
 Hanno un linguaggio digitale (sistema binario)
 lo spazio privato diventa pubblico
 non sono centralizzati ma piuttosto reticolari
 hanno un’apparente trasparenza (la mediazione è più nascosta)
 prevedono una modalità di fruizione “pull”= gli utenti hanno la possibilità di
tirare fuori le info più interessanti o utili

Dalla convergenza alla cultura della convergenza


La convergenza dei media ha prodotto quella che è stata definita la cultura della convergenza, o
cultura partecipativa.
Si tratta di un modello teorico elaborato dallo studioso H. Jenkins
che ha osservato una convergenza tra consumatori e produttori,
tra vecchi e nuovi media e i rispettivi linguaggi.
Elementi fondamentali della cultura partecipativa:
• convergenza mediale: i media interconnessi si declinano su più piattaforme =
transmedialità
• crescita del desiderio di partecipazione
• gli utenti diventano produttori
• creazione della mentorship informale: avviene una trasmissione informale della
conoscenza
• nasce e cresce il senso di appartenenza a una community

Il medium cinematografico: le origini


L’invenzione del cinema fu il risultato di una serie di esperimenti e innovazioni tecnologiche legate
in primis alla fotografia e agli studi sul movimento.
Si era riusciti a capire che l’occhio umano riesce a percepire il movimento quando ha
davanti una serie di immagini in rapida successione, a una velocità di almeno 16
immagini al secondo.
Alcuni precursori:

 Muybridge: fece importanti studi sul movimento: provò a fotografare cavalli in


movimento e analizzò le fasi del galoppo di un cavallo usando 12 macchine
fotografiche. Costruì inoltre la prima lanterna magica.

 Marey: costruì il fucile fotografico e il cronofotografo a pellicola.


 Edison, fu l’inventore del kinetoscopio.
Video consigliato: documentario didattico sul pre-cinema

Prima del cinema


Lanterna magica
Un dispositivo analogo a quello dei moderni proiettori di diapositive.
Permetteva di proiettare delle immagini dipinte (di solito su vetro) su una parete in
una stanza buia, tramite una scatola chiusa contenente una candela, la cui luce era
filtrata da un foro sul quale era applicata una lente.
Studi sul movimento di Muybridge: le fasi del galoppo di un cavallo
https://www.youtube.com/watch?v=IEqccPhsqgA

la nascita del cinema


I fratelli Lumière costruirono il cinematografo, una piccola macchina da presa
che utilizzava una pellicola in 35 mm che girava alla velocità di 16 fotogrammi al
secondo, e un sistema di proiezione che contribuì a rendere il cinema un’impresa
commerciale.

28 dicembre 1895: viene proiettato al Grand Café di Parigi il primo film dei Lumière, La sortie de
l’usine Lumière.
Link ai film:
La sortie de l’usine Lumière (1895)
https://www.youtube.com/watch?v=p_zWPP3Rv7k
Partie d’écarté (1896)
https://www.youtube.com/watch?v=DeVaPwgJiu4

caratteristiche dei primi film e tendenze del cinema delle origini


I primi film erano cortometraggi (il lungometraggio sarà la misura
standard solo dagli anni Dieci), avevano una sola inquadratura, erano
muti e a volte accompagnati da musica suonata dal vivo, da un pianista
o da un’orchestra.
Emergono due tendenze cinematografiche:
- Una tendenza documentaristica (es. il cinema dei Lumière): film che mostrano scorci di realtà
quotidiana, ma non fondati sull’improvvisazione.
- Una tendenza al fantastico (es. il cinema di G. Meliès): uso di effetti speciali, invenzione e
scrittura di storie non realistiche.
Es. Voyage dans la Lune, Meliès (1902)
Link al film: https://www.youtube.com/watch?v=XtBU5-dlRtA

Il cinema degli anni Dieci del Novecento

 Nasce e si sviluppa il montaggio: operazione che consiste nel selezionare e combinare


segmenti di pellicola per dare maggiore chiarezza e continuità narrativa e far capire il
rapporto spazio-temporale tra una sequenza e l’altra del film.
I principali tipi di montaggio:

 Alternato: si alternano inquadrature di luoghi e situazioni diversi tra loro


 Parallelo: è un tipo di montaggio alternato con funzione simbolica, serve per fare emergere
un particolare significato dal confronto di azioni diverse
 Analitico: Serve a suddividere lo spazio, dal generale ai particolari
 Contiguo: serve per dare coerenza al movimento. es.
far andare i personaggi in spazi contigui mantenendo costante la direzione

I padri del montaggio


Tra i più importanti registi del muto che iniziarono a ideare e sperimentare il montaggio, ci sono i
due americani Porter e Griffith.
Griffith sperimentò una serie di innovazioni linguistiche, di montaggio e Luministiche alla base di
quella che diventerà la struttura narrativa classica hollywoodiana. Questi due registi contribuirono
a concentrare l’industria sulla produzione di film di finzione, girati negli studi.
Link a due film di Porter e Griffith:
Porter, The Great Train Robbery (1903)
https://www.youtube.com/watch?v=1ZuKbq48Gpg
Griffith, Intolerance (1916)
https://www.youtube.com/watch?v=SoaF8_dlqQA
Il film parte dal concetto di intolleranza attraverso i secoli e racconta quattro storie ambientate in
epoche diverse, attraverso una narrazione a incastro con un montaggio parallelo.

Il cinema degli anni Dieci


A partire dagli anni Dieci:
-> Si passa dal “cinema della attrazioni” e da un modo di rappresentazione primitivo (costruito
attraverso inquadrature statiche e frontali), a un modo di rappresentazione istituzionale.
-> il linguaggio cinematografico diventa più complesso, il cinema diventa un’industria e una forma
di intrattenimento di massa (nascono le sale)
->E’ negli anni Dieci che inizia a crearsi il fenomeno del divismo e alcuni registi iniziano a
distinguersi: C. Chaplin è uno di questi.
Chaplin, ex interprete di music hall, divenne regista di film comici e creò il personaggio di Charlot,
che diventerà famoso in tutto il mondo.
Chaplin, The Kid (Il monello), 1921 (sequenza)
https://www.youtube.com/watch?v=Ue1tQ8NJHTs
elementi di analisi dell’immagine filmica:

 L’inquadratura, in fotografia come nel cinema, è la porzione di spazio inquadrata


dall’obiettivo della macchina da presa (o dalla fotocamera)

 Campo: l’ampiezza di ciò che viene ripreso

 Fuoricampo: ciò che non viene ripreso

 Campo/controcampo: si riprendono in alternanza due o più personaggi (es. nei dialoghi)

 Campo lunghissimo: lo spazio è predominante

 Campo lungo: lo spazio è ancora predominante, ma la figura umana è riconoscibile


 campo medio: la figura umana è incorniciata dall’ambiente
 figura intera: la figura umana è ripresa interamente
 piano americano: si riprendono gli attori dall’altezza delle ginocchia in su
 primo piano: uno o più elementi occupano la maggior parte dell’inquadratura
 primissimo piano: un elemento occupa quasi totalmente l’inquadratura

le avanguardie cinematografiche
Gli anni tra il 1918 e il 1933 (fino all’ascesa del Nazismo) videro la nascita di una grande varietà di
approcci al cinema.
Si distinguono alcune tendenze e movimenti importanti:

 l’ Espressionismo tedesco
 la Scuola sovietica del montaggio
 Dadaismo e Surrealismo
L’Espressionismo tedesco:
Movimento iniziato nel campo della pittura e del teatro, anche come risposta al Realismo artistico.
Uno degli obiettivi dell’Espressionismo è quello di esprimere, attraverso distorsioni estreme, le
emozioni più vere e profonde dell’uomo. In ambito cinematografico, queste distorsioni riguardano
soprattutto la scenografia, i costumi, l’illuminazione, la fotografia e lo stile recitativo degli attori,
che ricorda molto quello del cinema muto delle origini. Il montaggio dei film espressionisti è
semplice, il ritmo è lento.
La scuola sovietica del montaggio:
Nacque dopo la Rivoluzione russa del 1917. Come per l’Espressionismo, anche la SSM nacque sulla
scia di movimenti artistici e teatrali di quel periodo storico, come il Costruttivismo (movimento
culturale per un’arte socialmente utile) e la biomeccanica (o metodo dell’attore biomeccanico, che
teorizzava un’analogia tra il corpo dell’attore e la macchina). Influenzati da questi movimenti,
alcuni registi iniziarono a sperimentare con il cinema: tra questi vi furono Vertov ed Ejzenstejn.
 Questi registi esprimevano un desiderio di rinnovamento delle forme cinematografiche
tradizionali, che doveva passare attraverso il montaggio.
 Il cinema era visto come un mezzo per formare la nuova società sovietica, non una forma di
intrattenimento, ma uno strumento di riflessione e cambiamento sociale, un’arma
intellettuale e politica.
 I film non devono raccontare una storia, ma comunicare idee, concetti.
 Il montaggio è innanzi tutto conflitto tra elementi diversi: è dal conflitto che nasce l’idea, il
concetto.
• 1923: Ejzenstejn pubblica il saggio Il montaggio della attrazioni, che riassume la sua
concezione del montaggio.
• 1924: Ejzenstejn realizza Sciopero, un film in cui mette in pratica le sue teorie sul
montaggio.
Sequenza del mattatoio tratta dal film Sciopero:
https://www.dailymotion.com/video/x5hfi4s
Da notare il parallelismo tra il massacro degli scioperanti e l’uccisione di un toro in un mattatoio.
Uso del montaggio parallelo, con funzione simbolica: gli scioperanti sono paragonati ad animali
uccisi nel mattatoio.
• 1925: Ejzenstejn realizza La corazzata Potëmkin, un film diventato il simbolo della
rivoluzione russa.
Il film è ambientato nel giugno del 1905; i protagonisti sono i membri
dell'equipaggio della corazzata russa che dà titolo all'opera, ed è strutturato in cinque atti. I fatti
narrati sono in parte veri e in parte fittizi: si può parlare di una rielaborazione a fini narrativi dei
fatti storici realmente accaduti che portarono all'inizio della Rivoluzione russa del 1905.  
1929: Vertov realizza il documentario L’uomo con la macchina da presa
https://www.youtube.com/watch?v=cGYZ5847FiI
Questo film costituisce una delle ultime espressioni dell'avanguardia cinematografica sovietica,
prima che venisse poi soffocata dallo stalinismo. Esso si colloca anche "oltre" le sperimentazioni di
Ejzenstejn.
Vertov si dichiarava contro il cinema basato sulle "storie", sui personaggi, sulla sceneggiatura.
Si tratta, in tutti i casi, di film politici, lontani dalla fluidità narrativa dei film hollywoodiani, con una
frammentazione delle inquadrature, ritmi rapidi e un senso drammatico forte ed evidente, che
richiedevano un’attenzione alta da parte dello spettatore.

Dadaismo e surrealismo
Durante gli anni Venti del Novecento apparvero modi ancora più radicali di
fare cinema, sulla scia delle avanguardie artistiche e pittoriche già comparse
agli inizi del ‘900.
Cinema dadaista:
• cinema ludico all’insegna dell’assurdo e dell’irrazionale
• idea di film come collage, senza una struttura narrativa logica e lineare
Estratto da Ballet Mécanique, Leger (1924)
https://www.youtube.com/watch?v=wi53TfeqgWM
Cinema surrealista:
• Influenzato dalle teorie della Psicanalisi, si cerca di tradurre in immagini il linguaggio dei
sogni e dell’inconscio.
 collaborazione tra registi e artisti come Magritte, Mirò, Dalì.
Sequenza del sogno, girata da Dalì, tratta dal film Io ti salverò (1945), di
Hitchcock: https://www.youtube.com/watch?v=pWINujm3woU

Avvento del sonoro e il cinema classico hollywoodiano


• 1927: esce The Jazz Singer, il primo film americano parzialmente sonoro
https://www.youtube.com/watch?v=22NQuPrwbHA
L’avvento del sonoro implicò dei cambiamenti tecnologici, economici e
stilistici e causò all’inizio molti problemi tecnici:
- i microfoni non erano direzionali e captavano i rumori, per cui le mdp dovevano essere
sistemate in cabine insonorizzate.
- ostacolo della lingua, che creava un limite alle esportazioni. Inizialmente si girarono i film in
più versioni con lingue diverse, cambiando ogni volta il cast. Solo nel 1932 doppiaggio e
sottotioli entrarono definitivamente.
- Problemi di recitazione: gli attori erano abituati al cinemamuto e dovettero cambiare
recitazione, spesso avevano problemi di dizione.
Sequenza tratta da Singing in the Rain, (1952):
https://www.youtube.com/watch?v=tciT9bmCMq8

L’età d’oro di Hollywood e lo Studio System


(vedi appunti)

Il cinema classico americano


Caratteristiche principali:
• montaggio “invisibile”, per permettere allo spettatore di identificarsi
• facilmente con i protagonisti dei film
• chiarezza e linearità narrativa
• cinema che attiva il voyeurismo, ovvero il piacere di guardare
• gerarchizzazione degli eventi e degli elementi
• i ruoli maschili e femminili sono spesso stereotipati
• narrazione forte: la storia e i protagonisti sono al centro del film, così come lo è lo
spettatore
• classificazione dei film in base ai generi
Ancora oggi, quando si parla di film con un découpage (= montaggio)
classico, si intendono film che hanno una struttura narrativa chiara, lineare, e
in cui la presenza della macchina da presa è “invisibile”.
Video consigliato: documentario didattico sul cinema classico americano
https://vimeo.com/123617454

I generi cinematografici
Genere: un corpus di film accomunati da analoghi temi, ambientazioni, atmosfere o tipologie di
personaggi.
Il genere non ha solo a che vedere con le caratteristiche intrinseche dei film, ma coinvolge
l’universo della produzione e della ricezione.
I generi non sono categorie fisse ma si muovono attraverso i momenti storici e i contesti nazionali.
Ogni genere implica delle aspettative sui film, dei pregiudizi culturali sul valore di un prodotto e
sull’identità dei suoi consumatori.
Alcuni generi dell’epoca dello studio system:
- Western, es. Ombre rosse, J. Ford (1939)
https://www.youtube.com/watch?v=qSiECKZsoSE
- Noir: deriva dal genere letterario. Storie pessimiste; i protagonisti sono
detective e gangster; ambientazioni urbane e notturne.
Es. Il mistero del falco, J. Huston (1941)
https://www.youtube.com/watch?v=LAfIRYDBPnU

- Screwball Comedy: è un genere che fiorì tra il 1934 e il 1945. Al centro della Screwball
Comedy vi sono coppie eccentriche, gag divertenti e la lotta tra i sessi.
Es. Susanna, H. Hawks (1938)
https://www.youtube.com/watch?v=lkdqhHLFdG8
Es. Accadde una notte, Capra (1934)
https://www.youtube.com/watch?v=0lx0RvmrlAE
- Film di guerra
- Musical
Es. Singing in the Rain, Kelly e Donen (1952)

Il Neorealismo
(vedi appunti)

Il cinema moderno
• Il cinema moderno nasce e si sviluppa in Europa tra gli anni ‘50 e ’60 del Novecento.
• E’ un cinema ambiguo, autoriflessivo= riflette su se stesso, sul senso di fare cinema.
• E’ caratterizzato da una narrazione debole, da pause e sospensioni narrative (momenti di
assenza di dialoghi, scene non funzionali alla progressione della storia).
• Utilizzo frequente del piano sequenza
Cinema moderno vs cinema classico:
• il cinema classico è lineare, trasparente. La regia favorisce l’identificazione con i
protagonisti. Il ritmo del montaggio è rapido.
• il cinema moderno è lento, ha un’ambiguità narrativa (es. mostra immagini mentali dei
personaggi), può contenere momenti morti o privi di dialogo.
• Il cinema moderno vuole creare nello spettatore un distacco critico dalla storia.
Alcuni autori della modernità: Antonioni; Fellini; Buñuel; Bergman; Bresson; Godard; Truffaut,
Resnais.

Alcune tecniche del cinema moderno


• Piano sequenza = tecnica cinematografica che consiste nel girare un’intera sequenza,
spesso molto lunga, senza stacchi di montaggio.
Esempio di piano sequenza:
https://www.youtube.com/watch?v=pvbqy8FZq8Y
(tratto dal film Professione Reporter, M. Antonioni (1975)
Come si gira un piano sequenza:
https://www.youtube.com/watch?v=K-mhbraoTyY
(esempio tratto da film 1917, di S. Mendes (2019)

• Profondità di campo = avviene quando tutti gli oggetti e/o persone riprese in
un’inquadratura, sia vicini che lontani, appaiono a fuoco, cioè nitidi. L’opposizione tra
scarsa e grande pdc segna una differenza di estetica e di epoca nella storia del cinema, tra il
cinema classico che non utilizzava la pdc (lasciando sfocato lo sfondo delle inquadrature), e
il cinema moderno, che invece organizza lo spazio in pdc.
Esempio di profondità di campo (tratto da Citizen Kane, Welles (1941):
https://www.youtube.com/watch?v=_6_mjuoGeIU

• Grandangolo = si ottiene utilizzando l’obiettivo grandangolare, a focale corta, che ha come


effetto quello di deformare ciò che si trova ai bordi dell’inquadratura.   

I registi anticipatori della modernità: Orson Welles e Alfred Hitchcock, tra classico e moderno
(vedi appunti)

La New Hollywood e il cinema postmoderno


Negli anni ‘70 emerge una nuova generazione di registi americani della
cosiddetta New Hollywood (nuova rispetto a quella del cinema classico
hollywoodiano) es. Romero, De Palma, Scorsese, Coppola, Spielberg, Allen.
Questa generazione ha come punti di riferimento il cinema europeo
d’autore e la tradizione cinematografica hollywoodiana.
• connubio tra uno stile di regia personale e tecniche e produzioni hollywoodiane (per un
grande pubblico)
• nostalgia per il cinema classico americano
• rivisitazione dei generi tradizionali di Hollywood
Esempio: Il film Il Padrino si ispira al gangster film ma ne ha aggiornato la formula.
Il Padrino, Coppola (1972): https://www.youtube.com/watch?v=zS4h7gi28Yo
(sequenza girata con un montaggio parallelo)

Cinema postmoderno:
Una parte della generazione della New Hollywood dà origine a quello che è
stato definito il cinema postmoderno, in quanto cinema che arriva dopo la
modernità, inaugurato convenzionalmente dal film Guerre Stellari, di G. Lucas.
Caratteristiche:
• Cinema ludico del puro piacere e della favola
• Idea di film-concerto, in cui prevale la dimensione sonora su quella visiva = creazione di un
“bagno di suoni”
• Maggiore immersività dello spettatore, che è chiamato a praticare un’immersione totale
nell’immagine e nel suono
Es. L’uso particolare del suono nel film Lo Squalo, Spielberg (1975)
https://www.youtube.com/watch?v=rW23RsUTb2Y
In questa sequenza la funzione del suono e della musica è centrale, perché
anticipa il pericolo imminente.
• uso frequente e non sempre motivato del travelling ( = carrellate) in avanti o indietro. Es. di
carrellata all’indietro (da Arancia meccanica, Kubrick (1971)
https://www.youtube.com/watch?v=wjx5iqOCkeQ

• Gusto per le citazioni e i rimandi ai film della storia del cinema


Il passato diventa un grande serbatoio di immagini da ripescare ogni volta con
un atteggiamento ludico o nostalgico.
Es. Il regista americano Gus Van Sant nel 1998 fa un remake del capolavoro di
Hitchcock, Psycho. Non si tratta di un remake nel senso classico del termine,
perché il remake classico corregge, reinterpreta, rilegge. Gus Van Sant, invece,
rifà il film di Hitchcock sequenza per sequenza.
Video: sequenza della doccia, parallelismo tra la scena del film originale del
1960 e quella del film del 1998:
https://www.youtube.com/watch?v=qhNcHTm7RDQ&has_verified=1
• creazione di blockbusters (film per un pubblico di massa)
• ritorno al grande spettacolo
• uso frequente degli effetti speciali, visivi e sonori

verso il cinema contemporaneo: dalla pellicola al digitale


• L’immagine oggi non è più la riproduzione fotografica del reale, ma il risultato o il prodotto
di un algoritmo realizzato al computer
• Da un punto di vista epistemologico e filosofico è avvenuta una frattura tra il vedere e il
conoscere: lo sguardo non garantisce più la conoscenza, non certifica più alcuna verità
• il testo filmico assomiglia oggi a un ipertesto. Si è persa la distanza tra spettatore e film e
l’esperienza spettatoriale avviene sempre più nella distrazione.
Video consigliato: documentario sulla rivoluzione digitale al cinema
https://www.youtube.com/watch?v=ZqNDS2gF-XM

il cinema documentario: definizioni (dal cinema muto ad oggi)

 Con documentario si intende, nell’uso comune, un film, di qualsiasi lunghezza, girato senza


esplicite finalità di finzione, e perciò senza una sceneggiatura che pianifichi le riprese, e
senza attori. Non a caso, nei paesi anglosassoni si impiega sempre più spesso il
termine non fiction.

 Alla base c’è la volontà di mostrare, documentare appunto una realtà.


Il cinema di finzione rappresenterebbe invece una realtà mediata, manipolata dal regista, una
realtà messa in scena. In realtà, nella pratica, il documentario, nella sua evoluzione dal muto a
oggi, sfugge a definizioni assertorie. Il termine documentario viene usato come aggettivo in
riferimento al cinema fin dalle origini: il cinema dei Lumière era un cinema del “reale”, rispetto al
filone fantastico di Meliès.

Il cinema documentario
 In realtà la messa in scena fa parte anche del documentario. Per quanto reale e non
manipolato sia il profilmico (= ciò che la macchina da presa riprende), esso, fin dai tempi
dei Lumière, non può evitare di essere inquadrato, selezionato e orientato.
 La manipolazione spazio-temporale viene accentuata da tutte le tecniche che hanno
caratterizzato lo sviluppo del linguaggio cinematografico, soprattutto dal montaggio e dalle
altre operazioni di post-produzione successive alle riprese. Con l’introduzione del sonoro,
non va dimenticata la mediazione del microfono e del mixaggio.
 La realtà, in altre parole, è sempre - nel documentario come nel film di finzione - una
realtà registrata, quindi mediata, “impura”.
 Il regista americano Robert Flaherty, è considerato il padre del documentario. Era un
appassionato esploratore e realizzò il suo primo documentario durante un viaggio in
Alaska, dal titolo Nanuk l’eschimese
(1922). Il film combina immagini documentaristiche a didascalie.
Link al film: https://www.youtube.com/watch?v=SiZ26F4av3M

• Il documentario come cinema di propaganda: 

Nei regimi dittatoriali il documentario si piegò in maniera più esplicita alle esigenze
propagandistiche. In Germania la documentarista Leni
Riefenstahl realizzò due film di propaganda: Il Trionfo della volontà (1935); Olympia (1938), sulle
Olimpiadi.
Nel dopoguerra la regista ha respinto le accuse di connivenza col regime, rivendicando la propria
indipendenza artistica; la sua resta tuttavia un’estetica del «fascino fascista» (Susan Sontag), anche
se di grande elaborazione tecnica e formale.
• Nel secondo dopoguerra il cinema mostra la necessità e il desiderio di
avvicinarsi alla realtà appena finita della guerra, o alla realtà sociale del paese,
con il Neorealismo. La tendenza del Neorealismo non è però una forma di
cinema documentario, ma un cinema che resta di finzione.

• Durante gli anni ’50 il documentario approda al moderno con le teorizzazioni di Cesare
Zavattini, sceneggiatore e regista, che teorizza il film diaristico e autobiografico, il cinema-
verità e il film-saggio. Es. L’amore in città (1953), o Siamo donne (1953) che, pur essendo
dei film a episodi di finzione, hanno una struttura che si avvicina al giornalismo d’inchiesta.
Video: trailer del film Siamo donne
https://www.youtube.com/watch?v=G_wJFPBF2FY
• Con l’avvento del cinema moderno il documentario diventa un mezzo di espressione
personale. Tra i registi più importanti di questa tendenza c’è Chris Marker, che porta alle
estreme conseguenze il dilemma verità/finzione del documentario. Il suo è un
documentario intellettuale, complesso, che si interroga sul senso delle immagini. Es. Lettre
de Sibérie (1957); La Jetée (1962).
• Oggi si parla soprattutto di “cinema del reale”, e questa categoria racchiude diverse
tendenze: sia documentari con una struttura più tradizionale, sia film più personali (es. il
cinema di Pietro Marcello, in Italia, che unisce tecnica documentaristica a elementi propri
della fiction).
Documentario contemporaneo:
Esempio di documentario “a tema”, con finalità esplicite dell’autore Fahreneith 9/11, di M. Moore
(2004)
Link al film completo:
https://www.youtube.com/watch?v=AYDOrLSmc4Q&has_verified=1
Es. di documentario politico, di denuncia
Fuocoammare, di G. Rosi (2016)
Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=-QeJ1vfkIq8

Il medium televisivo
La tv è un mezzo di comunicazione inserito in un sistema mediale complesso come quello
contemporaneo, e come tale presenta tre dimensioni:
- la dimensione istituzionale e tecnologica
- la dimensione testuale, simbolica
- la dimensione relazionale e sociale
(cit. A. Grasso; M. Scaglioni, Che cos’è la televisione, 2003, Garzanti.)
Secondo J. Ellis, studioso inglese dei media, esistono tre grandi epoche della televisione:
• L’epoca della scarsità (dal secondo dopoguerra)= è l’epoca delle origini della tv, ancora con
pochi canali e pochi televisori nelle case
• L’epoca della disponibilità (dagli anni ’80) = avvento dei canali privati e dell’era dello
zapping col telecomando (maggiore scelta di canali e programmi)
• L’epoca dell’abbondanza (dalla fine anni ’90 ad oggi)= saturazione di canali e di modi di
consumo e fruizione

La tv delle origini: la paleo-televisione


• Funzione di servizio pubblico, che si è persa soprattutto con l’avvento dei canali privati e
della pubblicità, a partire dagli anni Ottanta.
• Televisione pedagogica = doveva informare, istruire, intrattenere. La tv era una maestra
virtuale che contribuiva ad alfabetizzare il Paese.
• Poca offerta di programmi e “sacralità” della televisione, ovvero appuntamenti fissi e
immancabili per il pubblico.
• La televisione era una “finestra sul mondo”.
• I televisori erano ancora abbastanza costosi e per questo ancora poco numerosi.
• Il consumo televisivo era lineare.
• Vi era una certa distanza tra presentatori e telespettatori.
• la tv è nazionale (non è ancora l’era dei formati importati dall’estero).
Link al Video “la nascita della televisione”:
https://www.youtube.com/watch?v=Oe9yiLRjazQ
Link al documentario Sky Arte sulla televisione:
https://www.youtube.com/watch?v=QweyQ0MJdz8

l’era della disponibilità: la neo-televisione


• Maggiore prossimità con il pubblico: meno distanza tra tv e telespettatori.
• Iniziano i talk shows, programmi incentrati sulla sfera privata delle persone
• Nascono i canali televisivi privati.
• Effetti sulla qualità dei programmi: omologazione dei contenuti. La tv inizia ad essere
guidata dal mercato che tende a massimizzare i profitti e ridurre i rischi.
• Nasce, per es., il genere dell’infotainment = neologismo di matrice anglosassone:
informazione + intrattenimento
• Importazione dei format (un format consiste nelle linea guida, progetto e descrizione
dettagliati di un programma) dall’estero, soprattutto dagli Stati Uniti.
• La tv smette di essere percepita come “maestra” e diventa un’“amica”.
• L’offerta e la scelta dei programmi crescono, la tv entra ormai a pieno titolo nella sfera
domestica.
• Tv di flusso.

L’epoca dell’abbondanza. La tv nel sistema della convergenza dei media


• La televisione si integra con gli altri media (web, telefono…)
• Televisione definita “post-network” (A. Lotz, 2013)= tramonto della centralità dei grandi
canali televisivi
• Maggiore personalizzazione e segmentazione dell’offerta e del consumo
• “Cultura algoritmica”: sistema di suggerimenti di visione in base all’algoritmo (esempio: le
piattaforme di streaming online come Netflix)
• Consumo televisivo e mediale non più lineare: televisione asincrona (si guarda quello che si
vuole quando si vuole: tv on demand)
• Questa tv non ha sostituito la televisione lineare pensata per un pubblico di massa
indifferenziato, che esiste tutt’oggi, si è solo aggiunta ad essa.

Caratteristiche della tv di oggi: programmi, pubblico, fruizione


• Si è passati da un’industria di flusso a un’industria “editoriale”
• La tv non rappresenta più un’arena culturale (luogo di negoziazione di valori culturali)
• La tv si rivolge a settori di pubblico frammentati e specializzati, ovvero a nicchie di gusto, e
non più ad un pubblico di massa indifferenziato
• Internet, in particolare, ha cambiato radicalmente il modo di concepire e fruire la
televisione.
• Esistono ancora programmi seguiti da un grande pubblico e con una certa “sacralità” (Es. in
Italia: Il festival della canzone italiana di San Remo, in Usa: il Super Bowl e altri eventi
sportivi di richiamo)
Il fattore tempo:
Nell’attuale tv il tempo è un fattore cruciale. Le dinamiche di fruizione della tv sono cambiate e c’è
una frammentazione temporale e non più una fruizione in contemporanea da parte di un pubblico
di massa.
Sono diminuiti i grandi appuntamenti della tv. La tv si fruisce con estrema libertà di tempo e di
luogo.

I generi televisivi
Esistono dei generi prettamente televisivi, ma per la tv il discorso è più
complesso perché la gamma dei prodotti è molto ampia e articolata, e
comprende tipologie e generi molto diversi tra loro, e a ogni genere
corrispondono modelli produttivi diversi (cosa che non avviene nel cinema).
E’ possibile distinguere quattro macrogeneri principali:
w l’intrattenimento: comprende i programmi cosiddetti non scritti, che non si basano su una
sceneggiatura predefinita.
Il macrosettore dell’intrattenimento si è diviso negli ultimi anni in due filoni:
• Il general entertainement: programmi più classici come i varietà, i one man show, i reality, i
giochi a premi e programmi da prima serata.
• Il factual entertainement: sottogenere tipico della contemporaneità, i cui confini sono
molto sfumati, in quanto è una categoria molto ampia, che racchiude quei programmi,
serie e formati che seguono le vicende di persone comuni o nella quotidianità o al di fuori
delle loro esperienze ordinarie. I temi di questi programmi sono spesso il lifestyle (quindi la
cucina, la casa, la moda e l’abbigliamento, oppure i dating games)

La tv di oggi investe molto sul factual enterteinement perché ha bassi costi e


un ottimo riscontro di pubblico, soprattutto femminile.
Alcuni sottogeneri di questo settore sono nati recentemente, negli anni
Duemila: per es. il genere della docu-reality, tipico dei canali digitali, in cui si
mostrano e raccontano aspetti di vita reale con uno sguardo documentaristico.
 lo sport = eventi sportivi in diretta o in differita.
 le news = programmi di informazione come i notiziari, o programmi di approfondimento.
 la fiction = comprende gli scripted programs (programmi scritti), basati su una vera e
propria sceneggiatura. Ne fanno parte i film per la tv, le miniserie, le serie, le sit-com.
L’esplosione e la diffusione di nuovi generi televisivi è legata ovviamente al
contesto della convergenza e alla moltiplicazione dell’offerta televisiva, oltre
che al superamento della supremazia dei canali generalisti tradizionali.
 
Il sistema “postmediale” attuale
Il termine postmediale, in riferimento all’attuale sistema dei media, non
significa che è avvenuto un tramonto dei media, ma invece una loro forte
integrazione e onnipresenza. Ciò fa sì che oggi sia sempre più difficile
distinguere ciò che è “mediale” da ciò che non lo è.
I media sono diventati degli ambienti che ci circondano e in cui viviamo.
Vi sono tre aspetti caratteristici del sistema e della “condizione postmediale”
(Eugeni, 2015):
• La naturalizzazione dell’esperienza tecnologica: non c’è più vera opposizione tra naturale
e artificiale. L’esperienza mediale e tecnologica è sentita e vissuta come naturale. La
tecnologia contemporanea, inoltre, ha aspetti e funzioni che prima erano riservati solo ai
media, ovvero, per es., forme di memorizzazione, manipolazione, trasmissione, ricezione
ed esibizione di informazioni.

 La soggettivazione: Mentre nell’epoca dei media questi apparivano come potenti mezzi
capaci di plasmare conoscenze, comportamenti e identità, negli ultimi vent’anni si è
fatta strada l’idea di un soggetto diverso, relazionale e dinamico, che non subisce più i media
passivamente.
In linea con queste premesse si è creato e diffuso l’epos della soggettivazione, per cui l’esperienza
soggettiva ha assunto ormai un’importanza centrale. La forma espressiva oggi dominante è, non a
caso, quella del first person shot (letteralmente: ripresa in prima persona).
Il first person shot rappresenta l’evoluzione della soggettiva*, una tecnica cinematografica che oggi
è presente anche nei videogames, nelle serie tv,
nelle clip pubblicitarie, nei contenuti del web.
* soggettiva: tecnica cinematografica di ripresa per la quale il campo visuale della macchina da
presa coincide con quello di un personaggio, e quindi lo spettatore vede attraverso gli occhi di quel
personaggio.

La soggettiva e il first person shot


Esempio di soggettiva cinematografica (subjective shot):
sequenza tratta da La finestra sul cortile, Hitchcock (1954)
https://www.youtube.com/watch?v=w5pn48wzBuw
Esempio di un’intera lunga sequenza realizzata totalmente in soggettiva:
Sequenza tratta da Lady in the Lake, Montgomery (1947)
https://www.youtube.com/watch?v=Zzdl-js_mQ4&t=4s
Il First Person Shot, termine che proviene dal mondo dei videogames, è una sorta di iper-
soggettiva, che dà l’impressione di assistere allo svolgersi di un’esperienza viva e online, e nasce
dalla sovrapposizione di tre logiche di sviluppo dei dispositivi di ripresa: la loro dinamizzazione,
miniaturizzazione e virtualizzazione.
Esempio di un film girato interamente con il first person shot:
Hardcore (2015) https://www.youtube.com/watch?v=UI1Ovh5JnOE

Da dove proviene il first person shot?


Il fps deriva da alcune grandi innovazioni tecnologiche e linguistiche che, dagli
anni Ottanta ad oggi, hanno investito il panorama della tecnologia e della
comunicazione:
 la steadicam: una macchina di ripresa cinematografica o televisiva fissata sul corpo
dell’operatore, che permette una ripresa fluida ma stabile.
Es. un celebre utilizzo di steadicam (dal film Shining, di Kubrick (1980):
https://www.youtube.com/watch?v=TB1WVBTMC4I
 le videocamere digitali portatili (agli inizi degli anni Novanta)
 la miniaturizzazione delle videocamere digitali (es. le helmet cameras)
 lo sviluppo dei video di sorveglianza e di controllo
 la nascita e lo sviluppo della realtà virtuale
 lo sviluppo di videogiochi giocabili in prima persona con un alto livello di fluidità e realismo

• La socializzazione:
Nell’epoca dei media tradizionali la società esisteva prima e
indipendentemente dai media, oggi sembra invece essere svanito il binomio
apparati mediali/apparati sociali. I media sono diventati i nuovi dispositivi di costituzione della
società e del legame sociale. Il legame sociale si alimenta principalmente della propria
rappresentazione (basti pensare ai social media).
A questo proposito Eugeni fa una distinzione tra associazione e “sociabilità”: la prima aveva a che
vedere soprattutto col passato, la “sociabilità” è invece tipica del nostro tempo.
La società delle reti si fonda sulla costante produzione e riproduzione della “sociabilità”: non tanto
quindi sul vero legame sociale, ma sulla costruzione e rappresentazione dell’esperienza del legame
sociale. E’ per questo che la rete oggi è anche un luogo di (auto)rappresentazione.

Il web 2.0 e l’ambiente digitale


 Il termine web 2.0 è apparso nel 2005 e indica genericamente la seconda
fase di sviluppo e diffusione di Internet, caratterizzata da un forte incremento
dell’interazione tra sito e utente: maggiore partecipazione dei fruitori, che
spesso diventano anche autori (per es. blog, chat, forum); una più efficiente
condivisione delle informazioni, che possono essere più facilmente
recuperate e scambiate; l’affermazione dei social network (per es. Facebook).
Il fenomeno è ancora in rapida evoluzione.
 Per la prima volta, con il web 2.0, i social network e i blog superano (per traffico e per
visualizzazioni) i motori di ricerca, i siti web di informazione, i portali, che erano stati fino a
quel momento al centro di internet.
 Con il web 2.0 emerge la natura sociale del web, nasce la cosiddetta
Social Network Society.
 I media digitali e il web 2.0 trasformano il funzionamento della sfera
pubblica (luogo in cui avvengono le interazioni e mediazioni tra la società e lo
Stato).

 Nascita della “sfera pubblica digitale”: la sfera pubblica si “trasferisce” in rete.


Caratteristiche della sfera pubblica in rete:
• Aumento del pluralismo.
• Aumento della possibilità e del livello di partecipazione.
• Disintermediazione: la sfera pubblica è maggiormente accessibile da parte dei cittadini.
• Diversificazione delle fonti di informazione.
• Cittadini come gatekeepers (maggiore possibilità di selezionare le informazioni)

Alcune caratteristiche dell’ambiente digitale:


- Estrema rapidità della comunicazione.
- Tendenza alla banalizzazione dei contenuti.
- Rottura del modello verticale tradizionale nello sviluppo e diffusione dei saperi e
dell’informazione (basti pensare al citizen journalism, ovvero il giornalismo partecipativo,
termine con cui si indica la forma di giornalismo che vede la "partecipazione attiva" dei
lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi media) e maggiore produzione di contenuti
“dal basso”.
- Ruolo centrale delle immagini nella comunicazione.

Alcuni effetti negativi dell’ambiente digitale


- “Analfabetismo emotivo”: diminuzione della capacità di riconoscere e rispettare le
emozioni (proprie e altrui).
- Fenomeno del “flaming”: atteggiamenti di ostilità verso l’altro, attraverso la violenza
verbale.
- Deresponsabilizzazione rispetto all’agire sul web: il web è spesso percepito come una
realtà “altra” rispetto al mondo reale. Si sottovalutano le conseguenze delle azioni che
avvengono su internet.
- Disinformazione e diffusione delle fake news*: fenomeni legati anche alla questione
dell’autorialità e della ricerca delle fonti di informazione, che passano spesso in secondo
piano.
- Scarsa consapevolezza sui temi della Privacy, dell’anonimato e dei Big Data.
- Fenomeno della cosiddetta “Filter Bubble” (bolla di “filtraggio”): gli algoritmi di internet
fanno sì che gli utenti vengano esposti sempre meno a punti di vista conflittuali ma siano
piuttosto isolati in una bolla di informazioni. Manca così una reale informazione.
Video: estratto di un’intervista a Obama, sul tema dei big data e della disinformazione sul web
https://www.youtube.com/watch?v=5wgnVsrFaMk

*fake news
Nella creazione e diffusione di fake news (notizie non vere) il ruolo delle immagini (il loro utilizzo e
la loro lettura critica) è oggi cruciale: le immagini, infatti, possono essere facilmente modificate e
manipolate.
Un Esempio:
Questa immagine, che ha circolato a lungo sui social media prima di essere smentita, era stata
spacciata per una foto che raffigurava un porto libico con una folla di migranti appena sbarcati,
ed era stata utilizzata a sostegno di una comunicazione e retorica anti-immigrazione.
In realtà, la foto in questione raffigurava l’enorme folla dei partecipanti ad un concerto dei Pink
Floyd a Venezia.

L’informazione sul web


Nel web 2.0 sono cambiate le modalità di produzione dell’informazione e le modalità con cui ci si
informa.
Prima dell’avvento del web 2.0 la sfera pubblica era maggiormente controllata dai media
tradizionali: vi era controllo nella produzione e circolazione delle informazioni.
Con il social web è subentrata una maggiore democratizzazione delle informazioni, ma
parallelamente sta sorgendo il problema del controllo e della verifica delle fonti.
L’attendibilità delle fonti e quindi delle notizie tende spesso a passare in secondo piano.
Nascita del fenomeno della cosiddetta “Infodemia”: neologismo (che ha origine dall’unione dei
termini informazione + epidemia) con cui si intende oggi la circolazione di una quantità eccessiva
di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un
determinato argomento, per la difficoltà di individuare fonti affidabili (cit. Treccani.it).
Riferimenti bibliografici:
S. Pasta (2018), Razzismi 2.0. Analisi socio-educativa dell’odio online, Brescia, Morcelliana.
Alcuni concetti utili su Media Education, Digital e Media Literacy
La Media Education è un’attività educativa e didattica, finalizzata a sviluppare conoscenze e
comprensione critica circa la natura e le categorie dei media, le tecniche da loro impiegate per
costruire messaggi e produrre senso, i generi e i linguaggi specifici.
La Media Education indica:
- l’educazione con i media, considerati come strumenti da utilizzare nei processi educativi.
- l’educazione ai media, che fa riferimento alla comprensione critica dei media, intesi non solo
come strumenti, ma come linguaggio e cultura.
- l’educazione per i media, livello rivolto alla formazione dei professionisti.  
Lo scopo dell’educazione ai media è non solo di offrire alle nuove generazioni  le chiavi per la
comprensione dei media, ma anche di promuovere una migliore qualità dei media. (cit
https://www.medmediaeducation.it/)

Digital literacy
• Concetto di Literacy (lett. alfabetizzazione)
La nozione di Literacy è stata tradizionalmente associata alle conoscenze e abilità di base (saper
leggere, scrivere), per poi ampliarsi e comprendere oggi nuove competenze, come quelle digitali.
• Concetto di Digital Literacy (Competenza-alfabetizzazione digitale)
L’espressione è stata ufficialmente introdotta nel lessico istituzionale europeo nel 2006, e definita
come la capacità di utilizzare senza incertezze e in modo critico le tecnologie dell’informazione e
della comunicazione, in diversesituazioni.
La competenza digitale ha una natura complessa e stratificata, e chiama in causa tre grandi diverse
tradizioni di ricerca:
- la tradizione della Computer Literacy
- la tradizione dell’Information Literacy
- la tradizione della Media Literacy e Media Literacy Education

La D.L. ha una natura stratificata e complessa.


Vi sono tre principali dimensioni della competenza digitale:
 Dimensione tecnologica: riguarda le abilità e competenze di natura strumentale per
garantire l’accesso e l’uso corretto delle tecnologie.
 Dimensione cognitiva: riguarda la capacità di leggere, selezionare, interpretare i dati e le
informazioni. (per es. saper analizzare le fonti di una notizia, saperla interpretare).
 Dimensione etica: riguarda la conoscenza dei propri diritti e doveri all’interno
dell’ambiente digitale, e quindi anche l’agire responsabilmente.

Media literacy
 L’espressione, che si è diffusa negli anni Settanta del Novecento negli Stati Uniti, si riferisce
alle conoscenze e capacità necessarie per poter usare e interpretare i media, in
particolare quelli audiovisivi.
Data l’estrema pervasività dei media digitali, oggi emerge in modo particolare
la necessità della Media Literacy, il cui ruolo sta diventando centrale.
Non a caso l’attenzione della ML è oggi rivolta soprattutto alle nuove forme di
comunicazione dei media digitali.
 La Media Literacy può essere vista in due modi diversi:
- attraverso un’ottica soprattutto funzionale (ovvero intesa come un insieme
di conoscenze e abilità utili per usare i media)
- attraverso un’ottica specificatamente critica (che insiste sulle capacità di analisi e sulla
valutazione critica dei media e dei loro contenuti).
La compresenza dei due aspetti, quello funzionale e quello critico, risulta oggi
essenziale per un buon funzionamento della Media Literacy.

 Sonia Livingstone definisce la ML come l’abilità di accedere, analizzare e creare messaggi


in contesti diversi.
L’abilità riguarda, secondo la studiosa, alcuni punti in particolare:
-Accesso: riguarda la capacità degli individui di aggiornare costantemente sia le dotazioni
hardware che i software a disposizione.
-Analisi: la comprensione dei media e dei loro contenuti dipende da varie capacità di tipo analitico
(es. comprensione dei linguaggi, dei testi, delle categorie e dell’audience dei media)
-Valutazione: l’aspetto valutativo riguarda questioni su cui si dibatte ancora molto: la ML deve
promuovere un approccio democratico rispetto alle rappresentazioni online o deve fare
semplicemente una distinzione tra buona e cattiva informazione/comunicazione dei media?
-Creazione di contenuti: oggi si è d’accordo sempre di più sul fatto che gli individui acquisiscano
una maggiore e più approfondita conoscenza dei media se hanno anche un’esperienza diretta di
produzione di contenuti.
Bibliografia di riferimento: P.C.Rivoltella, P.G. Rossi (a cura di), Tecnologie per l’educazione,
Pearson, 2019.

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