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Beatrice e le altre...

la
femminilità come risorsa
Latino
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12 AREA: BEATRICE… E LE ALTRE LA FEMMINILITA’ COME RISORSA

LATINO:
Negli epigrammi di Marziale si affollano molti ritratti in negativo di personaggi, nobili o plebei, della Roma
dell’età dei Flavi (Marziale scrive un libro per l’inaugurazione del Colosseo, il “Liber de spectaculis”). Egli
pone la propria attività sotto l’auspicio di alcuni predecessori, il più illustre dei quali è Catullo, che nei suoi
epigrammi aveva interpretato i casi della vita quotidiana in modo giocoso, beffardo. Da lui Marziale riprende
soprattutto la vivace aggressività, rinunciando però all’attacco personale (caro a Catullo).
I vari personaggi sono attaccati con la tecnica della battuta improvvisa, nell’ultimo verso, nota come “punta
epigrammatica” o “fulmen in causola”: una battuta sorprendente che condensa in poche parole la critica.
Per lo più sono macchiette prive di spessore psicologico e riconducibili a tipi umani: l’ubriacone, il cacciato-
re di eredità che cerca di fare matrimoni convenienti, l’adulatore, l’uomo dal fiato fetido, la donna che si fin-
ge giovane con mille trucchi.
Ma è soprattutto la donna e la vanità femminile che è messa sotto accusa in una serie infinita di figure
femminili dalle quali traspare la consueta misoginia dei Romani: Fabulla, donna bellissima, graziosa e ricca
ma che a troppo lodarsi diventa antipatica; Paola che finalmente ha messo giudizio e vuole sposare Prisco
ma anch'egli è saggio e non ne vuole sapere; e poi Gellia che si vanta di avere antenati illustri e sostiene di
non poter sposare che un senatore ma si è dovuta accontentare di un facchino.
Le donne di Marziale spesso si concedono poco e oppongono rifiuti immotivati e umilianti. I tipi di donne
analizzati in questo studio offrono una bella panoramica sui rapporti amorosi dell’epoca. Per quanto riguar-
da il rapporto amoroso vissuto in prima persona dal poeta o, almeno, immaginato e quindi narrato, le donne
che si incontrano sono per lo più donne di mestiere. Marziale, amante spesso sfortunato e tormentato dai
rifiuti è disposto a percorrere tutta la scala sociale pur di trovare un amore gradevole e si dimostra prudente
nel non avere pregiudizi che possano limitare le sue già tanto scarse possibilità. L’ideale è una donnina
graziosa, chiunque essa sia: con questa premessa egli apre nel III libro la sua personale caccia alle fanciul-
le disponibili, che però non sarà fruttuosa. Nonostante il suo spirito di adattamento, infatti, le graziose lo
terranno sempre.

ITALIANO:
La donna ha assunto una grande importanza non solo per la letteratura latina ma anche successivamente
nell’età medievale. Sono 34 le donne della Commedia, quasi tutte lussuriose, segnate dalla passione
d'amore che provarono in vita. Di esse solo 8 prendono la parola e diventano protagoniste, testimoniando
l'importanza che Dante attribuisce al mondo femminile, perchè dare voce alle donne significa farle diventa-
re da oggetto della storia soggetto responsabile della propria vita.
Tra queste spiccano senza dubbio Beatrice che è intermediaria tra l'uomo e il paradiso, è capace con la
forza del suo amore e con la virtù del suo sguardo di condurre Dante di cielo in cielo fino alla visione di Dio,
spiegandogli come maestra di teologia l'ordine universale; e le così dette donne “gentili” Francesca, Pia e
Piccarda sono forse le più celebrate e poetiche: per il giudizio divino sono rispettivamente una dannata,
un'espiante e una beata, ma hanno in comune molti tratti. Queste donne sono segnate nella loro esistenza
terrena da un destino tragico e costituiscono una sorta di trittico di vittime dell'amore e dell famiglia, che
può essere letto come testimonianza della condizione della donna nella società medievale. Emerge dagli
episodi danteschi la storia di nobili fanciulle, educate ad essere mogli o religiose, prive di ogni libertà e con-
trollate da padri, fratelli e mariti, che hanno su di loro potere di vita e di morte, e che le usano come oggetto
di scambio per alleanze politiche ed economiche. Durante la vita terrena come nell'aldilà, sono gli uomini a
decidere la sorte di queste donne dall'animo riservato e dolce, che subiscono la violenza fisica e morale,
l'infelicità causata da matrimoni in cui non c'è spazio per l'amore e la pace a cui aspirano. Attraverso le loro
storie esemplari nei tre regni, Dante stesso può compiere un percorso di conversione, umano e poetico,
che dalla terra giunge al cielo: dall'amore sensuale e adultero della lussuriosa Francesca a quello coniuga-
le di Pia, fino a quello spirituale e puro di Piccarda; così come dall'amore profano della letteratura cortese e
stilnovistica egli si distacca per diventare il poeta di Dio, dell'amore di carità. La figura più emblematica è
senza dubbio Maria che viene evocata nell'Inferno, precisamente citata da Virgilio quando interviene per
aiutare Dante ad uscire dalla selva del peccato, forma con santa Lucia e Beatrice una sorta di santa catena
costituita da tre donne e tre diverse tipologie di Grazia. Luce sfolgorante, soltanto Maria può permettere ad
un mortale di arrivare a Dio: dal suo sguardo Dante trarrà la forza per sopportare la visione dell'amore mi-
stico. E' sempre l'amore a salvare o dannare, a seconda che sia positivo o negativo.

FISICA:
La condizione della donna è stata spesso caratterizzata, nel corso della storia, da una situazione di inferio-
rità, dal punto di vista sociale, giuridico e politico. All’inizio dell’800 la donna svolge unicamente la funzione
di «angelo del focolare». In nessun paese viene riconosciuto loro il diritto di voto, la conquista per questo, è
stato un lungo cammino.
I primi movimenti di donne che rivendicavano il diritto al voto sorsero negli Stati Uniti e in Europa.
Con l’arrivo della Prima Guerra Mondiale le donne cominciarono a lavorare fuori casa. Il riconoscimento
dell’uguaglianza si ebbe dopo la ventata del 1968 quando le donne di tutti i paesi occidentali rivendicarono
in massa i propri diritti: sempre più donne sono state impegnate in politica, nel giornalismo e nella scienza.
Tra le donne che si sono distinte in ambito scientifico ritroviamo la figura di Marie Curie: fu la prima donna a

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vincere il premio Nobel e l’unica alla quale fu assegnato in due diverse categorie: per la fisica (nel 1903) e
per la chimica (nel 1911). Sono passati più di 150 anni dalla sua nascita ma la sua vicenda è ancora
attuale. La Curie vinse i Nobel in un periodo in cui la Scienza era ancora territorio tutto maschile. Si tratta
di una delle più grandi scienziate mai vissute, una donna che ha saputo credere con coraggio nei suoi ta-
lenti, appassionandosi alla sfida della conoscenza. La fisica moderna nasce alla fine del XIX secolo con la
scoperta da parte del fisico francese Henry Bequerel della radioattività dell’uranio (la stessa Curie coniò
questo termine per indicare la capacità dell'uranio di produrre radiazioni). Da questa scoperta si aprì
un filone di ricerca finalizzato a individuare altri elementi dalle stesse proprietà dell’uranio. I coniugi Curie
individuarono in alcuni minerali, in particolare la torbernite e la pechblenda (entrambi ricchi di uranio) una
radioattività più forte sia rispetto ad altri minerali che rispetto a quanto previsto sulla base del con-
tenuto di uranio. Da questa osservazione derivò l’ipotesi della presenza in questi minerali di altri elementi
radioattivi. Questa ipotesi fu avvalorata anche dalla dimostrazione che la radioattività di un campione pre-
parato in laboratorio era molto inferiore rispetto a quella dello stesso minerale presente in natura, che evi-
dentemente conteneva un elemento dalla radioattività molto elevata. La giovane scienziata cercò di estrarlo
da grandi quantità di minerali naturali e grazie anche all’aiuto del marito Pierre, nel 1898 annunciò la sco-
perta di un nuovo elemento, che propose di chiamare polonio in onore della sua patria. I coniugi Curie
riuscirono, infatti, a isolare il radio puro da grandi quantità di residui di lavorazione della pechblenda in
quantità sufficiente per misurarne il peso atomico e studiarne le proprietà. La scoperta e la messa a punto
di metodi efficaci per l’isolamento del polonio e del radio, elementi molto più radioattivi dell’uranio, furono i
maggiori meriti dei coniugi Curie e valsero il premio Nobel per la chimica nel 1911.

SCIENZE:
Sono numerosi gli studiosi che hanno partecipato alla corsa per la scoperta del segreto della vita; Rosa-
lind Franklin è una donna che ha giocato un ruolo determinante in queste ricerche con un particolare:
questo merito non le è mai stato riconosciuto in vita. Rosalind è probabilmente una delle prime donne ad
andare contro gli stereotipi di genere, arrivando ad essere una delle prime impegnata attivamente nel cam-
po delle STEM (science, technology, engineering and mathematics). Il suo approccio e le sue idee sono
state necessarie alla scoperta del DNA e senza il suo contributo, la scoperta più innovativa dei nostri tempi,
probabilmente, sarebbe continuata a rimanere nascosta ai più. Franklin (1920-1958) Cristallografa e bio-
chimica britannica, fornì le prove sperimentali della struttura del DNA che valsero il premio Nobel ai colleghi
Wilkins, Watson e Crick. Le prime fotografie della celebre doppia elica furono scattate proprio dalla Frank-
lin, ma le vennero sottratte e per questo non ricevette mai i riconoscimenti meritati.
Tra il 1951 e il 1952 Rosalind ottiene delle foto straordinarie del DNA; grazie ad un sistema e ad una tec-
nica da lei elaborate è possibile ottenere delle immagini sempre più precise e nitide della sua struttura. La
più famosa è la Photograph 51 che diventerà una vera e propria icona per la scoperta della struttura a
doppia elica del DNA. Si tratta di una foto ottenuta con un’esposizione di circa 100 ore di una singola fibra
di DNA posta a una distanza di 15 millimetri dalla fonte di raggi X in una piccola camera a umidità controlla-
ta.
Rosalind Franklin muore a soli 37 anni nel 1958 a causa di un tumore all’ovaio. Quattro anni dopo la sua
morte Watson e Wilkins vincono il premio Nobel per la Medicina. Una studiosa dalla mente brillante che
non ha potuto battersi in prima persona per far riconoscere a tutti il proprio valore; sicuramente la morte
prematura non è stata di suo aiuto ma anche l’invidia, il rancore e i pregiudizi nei confronti del suo essere
donna non hanno remato a suo favore.
Fortunatamente, a distanza di anni, e forse anche grazie ad un nuovo modo di guardare alle donne negli
ambienti lavorativi più tecnici, la storia di Rosalind ha potuto ispirare tantissime bambine e ragazze che ad
oggi stanno iniziano a credere al proprio potenziale!

INGLESE:
Women were subjugated from those who considered them insignificant and they reacted abandoning their
selves to the bourgeois rules. Individuality didn’t exist, but, otherwise, grew a sense of general frustration,
mixed with claim.
However, began to wake small niches of women, who imposed their thoughts, in spite of the great part of
the population. One of these women was Virginia Woolf. She was the first woman who introduced indivi-
dualization in female population, and was one of the first who create a literature for women in the feminist
sense.
Virginia, being a woman, didn’t have the chance to go to university but she received a very fine home edu-
cation. She published many books, essays, articles and novels. Among her novels, the most remarkable
are Mrs Dalloway and To the Lighthouse, two works which show the influence of the theories of Proust,
Freud and Bergson.
Woolf’s novels are like mental voyages which centre around the contrast between inner life and external
reality.
Her brilliant mind, despite her psychological problems, goes far beyond the conventions and the distinctions
between the sexes. In her writings, it emerges the psychological aspect of human weaknesses that Virginia
loved to explore, helped by the story of her life, in particular by describing the nature of women.
The vision of Virginia Woolf was strongly based on the emancipation and independence of women as men.
What a woman in Victorian times was forced to do, it was not right for personal growth, especially for her.
During the Victorian era the female population was literally forced by conventions, dogmas and dresses.

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The woman and the Victorian matriarch were women who could not study, if they were not rich or aristocra-
tic enough to do it. The environments in which they lived were common spaces and they had to only take
care of their husbands, and their children, and finally the house. These social conventions of formality and
rigidity, had distinguish Victorian society until began to appear a glimmer of independence. The woman had
to be emancipated, she had to fight for her rights and had to be adept at still be able to maintain the desired
attitude from men and society.
Virginia Woolf’s Mrs. Dalloway was published in 1925. The writer tends to write about a lot of themes and
feminism is one of the most underlying topics in it which details the roles of women at the time period and
their seeming insignificance. The story is about a day in which Clarissa Dalloway keeps a party and the no-
vel tells about the preparing and the outcome of it. During this, she reflects on her life and feels even thou-
gh most of them are ordinary and trivial. Woolf wanted to show through this point that women’s lifestyle at
that time are mostly trivial because of the constraints of them. She was a woman who had maintained her
appearance, was mother to a daughter, and fulfilled her social obligations such as her role of hostess to
parties. She perhaps could not confess that this life was not the one she desired and was the cause of her
musings throughout the day. She somehow suppressed her real feelings and tried to meet the demands of
the age and society to her. It was real hard to live without liking what she did and hiding what she felt but as
women had not much rights at this time she had no other opportunities than accepting subserviency and
not to rebel against the standard.

ARTE:
In una Vienna ottocentesca che percepisce maturare, seppur celati sotto l’apparente spensieratezza di una
Belle Epoque i conflitti mondiali, il terrore di un ordine sociale secolare che si sente ora più che mai minac-
ciato porta alla creazione dell’immagine di una femme fatale che diventa «l’ingioiellato fantasma», ben pre-
sto la vera e propria malattia dell’epoca. La femme fatale, creazione dell’immaginario maschile, non è altro
che la personificazione dell’idea di una femminilità maligna e infingarda, permanente attentato alla logica
virile e superiore tramite correnti irrazionali, e unica causa della rovina incombente sulla regolata vita socia-
le. La donna moderna vuole essere libera ed emancipata: fuma, in-
dossa i pantaloni, pratica sport e si batte per i propri diritti civili, poli-
tici ma soprattutto umani. La donna moderna è una donna che com-
batte per la propria indipendenza, che lotta per una definitiva par
condicio tra i sessi. Tutto questo spaventa, terrorizza la Vienna ben-
pensante di fine Ottocento. Dunque la colpa, dunque la rimozione
collettiva di un disagio profondo – l’incertezza derivata dalla crisi po-
litico-sociale – che trasferisce la propria mancanza sul sesso femmi-
nile, trasformando la donna nell’unico capro espiatorio possibile.
È proprio nel bel mezzo di questo scenario che Klimt, nel 1901, di-
pinge Giuditta I. Giuditta è la celebre eroina biblica che nel 590 a.C.
salva il popolo ebraico dall’assedio dell’esercito assiro guidato da
Oloferne. Dopo aver sedotto il generale, la donna impugna la spada
e decapita l’oppressore; infine, vincitrice, torna nella città natale di
Betulia con in mano la testa mozzata, lugubre trofeo. Il volto della
Giuditta klimtiana è quello di Adele Bloch-Bauer, facoltosa aristocra-
tica ebrea della Vienna bene, mecenate e molto probabilmente
amante dello stesso pittore. Giuditta è ritratta a mezzo busto, fron-
talmente; l’incarnato roseo, nudo, realistico, sembra quasi trasparen-
te. Il capo è leggermente reclinato indietro, gli occhi socchiusi, lan-
guidi, sono rivolti verso lo spettatore, che in questo modo si sente
implicato, fissato dall’alto in basso da questa ammaliante creatura.
Le gote sono arrossate, le labbra semiaperte e seducenti lasciano
intravedere i denti bianchissimi. Sensuale e terribile, questa donna ci
guarda, e pretende da noi di essere ammirata a sua volta. Ce lo or-
dina con il suo procace, provocante silenzio. Giuditta è donna indi-
pendente, emancipata, donna padrona della propria volontà e dei
propri desideri. Giuditta è emblema della donna moderna che, pro-
prio in quella stessa Europa condivisa con Klimt, rivendica battaglie-
ra i suoi diritti nelle piazze e per le straßen viennesi.
Giuditta più di ogni altra figura riesce a rappresentare il desiderio
d’indipendenza delle donne d’inizio Novecento, nonché lo struggi-
mento e la paura che turbano l’immaginario erotico maschile del tempo. Eppure, paradossalmente, ciò che
rende questo lavoro tanto intrigante è che «Klimt ha voluto rendere testimone della situazione rivoluzionaria
non una donna dei suoi tempi, ritratta in pose e abbigliamenti mascolini o mentre fuma, ma la donna stessa
che da episodio biblico illo tempore aveva utilizzato l’arma della sensualità, che le appartiene per natura,
per uccidere un uomo e decretare una definitiva par condicio».

EDUCAZIONE FISICA:
La donna con il suo forte temperamento, è riuscita a farsi valere anche come persona e a imporsi nei vari
ambiti sociali, tra questi anche nello sport. Se da una parte esistono prove di una pratica femminile di attivi-

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tà fisiche e sportive fin dal 300 a.c., dall’altra le donne ebbero un ruolo assai limitato quando nacque lo
sport moderno. Per avere le prime presenze ufficiali delle donne, bisogna aspettare i Giochi di Parigi del
1900. Tra i partecipanti, oltre 600 uomini, solo un paio di donne comparirà in gara.
Troppo deboli, troppo emotive e poco competitive: in tema di donne sportive e stereotipi sono queste le tre
caratteristiche spesso attribuite al “gentil sesso”. Anche se da qualche decennio, precisamente tra gli anni
Settanta e Ottanta del secolo scorso, le donne hanno cominciato a ritagliarsi un ruolo importante in discipli-
ne sportive prima a loro “estranee”, praticate praticamente in esclusiva dagli uomini, proseguendo sul lungo
percorso di emancipazione femminile nello sport.
Quando parliamo di sport al femminile nella società moderna, la chiave di volta è rappresentata dagli avve-
nimenti del XVII secolo. Rudolf Oberman, grande sostenitore del valore pedagogico dello sport, per primo,
si è interessato alla totalità della popolazione, indipendentemente dalla classe sociale o dal sesso. Nel
1844 ha fondato la Società Ginnastica di Torino, con l’obiettivo di inserire la ginnastica nel sistema educati-
vo.
Nel Novecento le cose sono sicuramente cambiate: alcune donne riuscirono infatti a partecipare in maniera
non ufficiale a gare di tennis, croquet, golf e vela alle Olimpiadi di Parigi, mentre nel 1921 si tennero a Mon-
tecarlo i primi Mondiali Femminili.
Le difficoltà incontrate nel cammino di emancipazione femminile nello sport sono state comunque molte.
Emblematica è la storia di Kathy Switzer, la statunitense che partecipò con uno stratagemma alla maratona
di Boston del 1967.
Il maschilismo post bellico ha impedito per molto tempo alle donne di prendere parte alla competizione, che
prevedeva un percorso di 26 miglia: un’impresa considerata troppo ardua per una donna. Nonostante i
pregiudizi, Kathy si iscrisse alla corsa inserendo solo le iniziali così da passare inosservata.
La storia è legata ad un episodio di discriminazione molto serio che sfociò in una violenza: Il direttore della
gara, riconosciuta Kethy, la raggiunse e la prese per un braccio allontanandola dal circuito così da far spa-
zio al passaggio ai “veri podisti”. Gli atleti intorno a lei ne impedirono di fatto l’allontanamento e l’atleta riu-
scì così a concludere la competizione con un ottimo risultato.
Si annuncia come un avvenimento storico per lo sport femminile anche l'Olimpiade di Atlanta del 1996. Le
donne musulmane parteciperanno ai giochi. Per la prima volta dopo la rivoluzione islamica del 1979, una
donna farà parte della rappresentativa nazionale. La protagonista, si chiama Lida gareggerà nel tiro a se-
gno, una delle poche discipline sportive che le iraniane hanno il permesso di praticare all’estero per non
violare l’hejab. Da allora sono state molte le atlete che si sono distinte nello sport, una di loro è Valentina
Vezzali, schermitrice italiana nella specialità del fioretto.
Nonostante le difficoltà di carriera e le disparità, oggi sono numerosi i nomi femminili tra le eccellenze dello
sport, anche tra le azzurre. Ad esempio:
• Federica Pellegrini, la più giovane atleta italiana di sempre a salire su un podio olimpico individuale.
Erano le Olimpiadi di Atene, nel 2004, Federica aveva 16 anni, e da allora non si è più fermata;
• Tania Cagnotto, mamma e tuffatrice italiana più forte di sempre. Insieme a Francesca Dallapé ha ga-
reggiato contro le coppie di tuffatrici di tutto il mondo portando alto in nome dell’Italia, proprio come
ha fatto il papà Giorgio.
• Vanessa Ferrari, campionessa del mondo di ginnastica artistica e atleta olimpionica. È stata la prima
a conquistare una medaglia d’oro ai Campionati mondiali di ginnastica artistica nel 2006.
• Francesca Piccinini, è una delle pallavoliste italiane più famose. Nel 2009 ha vinto il Grand Champions
Cup e con la sua squadra ha vinto l’oro al Campionato mondiale, nel 2002 e una Coppa del mondo nel
2007.

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