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Quale Psicologia

Clinica? Per fare


cosa? Per andare
dove?
Carlo Pruneti
Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale
Unità di Psicologia Clinica
Università di Parma
E mail: carlo.pruneti@unipr.it
Psicologia Clinica
Area della psicologia che studia le
reazioni psicologiche alla malattia
organica e le conseguenze alla
stessa e che ha come oggetto di
studio l’unità somato-psichica del
soggetto.

Al centro: il malato come persona e non


la malattia.
o Si occupa di:
- Rapporto pz con proprio organo malato
- Rapporto pz con operatori socio-sanitari
- Rapporto pz con l’istituzione sanitaria
- Qualità della vita ed etica sanitaria.

Permette l’osservazione delle vicissitudini interne


(emozioni) ed esterne del soggetto in una qualsiasi
situazione sanitaria.

Verranno presi in considerazione:


Modelli di rapporto medico-paziente
Tipi di relazione in ambito sanitario;
Placebo ed aspetti psicologici della somministrazione
farmacologica
Reazione psicologica alla malattia somatica
Aspetti psicologici dell’intervento chirurgico.
A) Modelli di rapporto medico-paziente

Modello di Hollender: rapporti a seconda del criterio


dell’attività/passività. Situazioni simili nello sv. psico-
affettivo.

 Attività del medico-passività del paziente: pz


completamente passivo, il medico è gestore unico
delle decisioni. Condizioni: coma, infarto del
miocardio, ictus cerebrale, interventi in anestesia
totale. Anche in confusione mentale, deterioramento,
scompensi psichiatrici. Per attuare l’intervento
terapeutico il medico agisce con autonomia
decisionale e operativa e il pz deve lasciar fare. Nello
sv psico-affettivo il prototipo è rappresentato dall
rapporto medre-neonato (dipendente).
 Direttività del medico-osservanza del paziente: il pz
collabora col medico nell’attuazione della terapia
prescritta dal medico. Il pz è cosciente del proprio stato
e dell’utilità terapia. Condizioni: malattie infettive,
disendocrine, vascolari non gravi, tutte e situazioni
acute in cui pz è in grado di collaborare. Prototipo nello
sv psicoaffettivo: infanzia, in cui il b si attiene agli
insegnamenti dei genitori che guidano il processo di
autonomizzazione.

 Collaborazione reciproca medico-paziente: il pz è


aiutato dal medico a gestirsi il programma terapeutico.
Il sanitario è consultato di rado per avere notizie
sull’andamento della malattia e modificare la terapia.
Condizioni: terapia riabilitativa, psicoterapia; nelle
malattie croniche: diabete, cardio-vasculopatie,
disturbi della senilità, disturbi psichici in tratatmento
psicoterapico. Prototipo: rapporto tra due adulti maturi.
Nessun modello è migliore o peggiore: ognuno corrisponde
a momenti diversi in cui è richiesto un rapporto invece di un
altro ai fini terapeutici.

Importante: flessibilità a passare da uno all’altro a seconda


dei bisogni fisici e psichici del paziente.

Esempio di Schneider: diabete;


1) coma diabetico: pz a livello I (attività medico-passività
pz)
2) uscito dal coma: pz a livello I (direttività medico-
osservanza pz)
3) stabilizzazione terapia: livello III (collaborazione reciproca
medico-pz).

Non tutti medici e paramedici sono così flessibili. Motivi:


carattere rigido, resistenze personali ad assumere
comportamenti non in sintonia con la propria personalità o il
proprio ruolo.

Esempi: chirurgo predilige livello I, internista il II, riabilitatore o


psichiatra il livello III.
B) Tipi di relazione in ambito sanitario

Gli estremi sono dati da:


 Situazione relazionale con maggior distanza tra
utente e sanitario: rapporto pz con medico
laboratorista in cui sanitario e paziente non si
conoscono. Situazioni vicine: consultazione
tecnico-diagnostica (ematochimici, radiografia,
ECG…).

 Situazione relazionale con maggior vicinanza tra


utente e sanitario: rapporto tra pz e psicioanalista
io psicoterapeuta in cui vi è massima conoscenza
e scambio emozionale (transfert/controtransfert).
Situazioni vicine: psicotp.

Tra le due vi sono vari tipi di relazione più o meno


vicine e più o meno distanti.
 Relazione scientifica: rapporto sanitario-oggetto di
studio senza scambio emotivo. Scopo: “capire” il
meccanismo che ha portato alla “malattia”. Fine:
formulazione diagnosi. Pz: passività collaborante
(fornisce dati). Soddisfa nel medico bisogni sadici (ti
possiedo), vojeristici (ti indago), aggressivi (fatta la
diagnosi non esisti più).

 Relazione di riparazione: il sanitario è un tecnico a


cui è affidato un organo-oggetto da riparare. Il
rapporto è medico-organo investito
affettivamente. Fine: far funzionare ciò che non
funziona più. Pz: passività collaborante (aiuta tp a
guarire l’organo malato). Legame medico-pz:
parziale (con una parte) e di breve durata. Pz può
avere aspettative onnipotenti (mi guarirà), tp
valenze narcisistiche (io che sono bravo ti guarirò).
Le caratteristiche della relazione permettono al pz
di passare da un tecnico all’altro senza rischi di
“lutti da separazione”.
 Relazione di manutenzione: il sanitario interviene più volte su uno
o più organi malati per mantenere il miglior funzionamento
possibile. Si ha con malati cronici stabilizzati. Condizioni: cardio-
patie, patologie vascolari, malattie dismetaboliche (diabete),
reumatismi, malattie neurologiche e muscolari. Pz è meno
passivo delle precedenti, spazio per autogestione, vi può essere
dipendenza da oggetti intermedi (medicine, apparecchio
pressione, bilancia, ecc). Relazione: minor distanza e maggior
conoscenza reciproci senza investimento affettivo, minor
aspettative magiche. Tale relazione anche con altre figure
(infermiere, assistente sanitaria, rieducatore) e con istituzione. Pz
accetta sostituzione medico senza “lutti”.

 Relazione di consulenza: il sanitario entra nel rapporto medico


curante-pz come esperto per breve tempo. Scarso investimento
reciproco anche se vi possono essere aspettative magiche.
Maggior vicinanza emotiva se consulente è psichiatra che
valuta indicazione a psicoterapia.
 Relazione di perizia: il sanitario si inserisce per breve
tempo, il rapporto è condizionato da una
domanda esterna per una valutazione medico-
legale (fini pensionistici, infortunistici, giudiziari…). Pz
può non collaborare per ottenere vantaggi
personali e per la presenza di comportamenti
simulatori.

 Relazione di aiuto: la durata del rapporto è


variabile, investe più aspetti della vita del soggetto
come la quotidianità (cibo, alloggio, inserimento
sociale). Il sanitario ha un ruolo di assistente sociale
da cui pz è dipendente. Tale relazione è favorita
da chi ha bisogno di aiuto, da chi dà aiuto per
soddisfare i propri bisogni (essere buono, riparare
un sentimento di colpa, essere bravo e potente). Il
mezzo è l’azione. Il sanitario vi ricorre se ha avuto
un insuccesso medico (ricucendo ferita narcisistica
e riparando la colpa di non avercela fatta).
Relazione pericolosa se sanitario si sostituisce
all’assistito che ci rimette in autonomia e crescita.
 Relazione pedagogica: relazione breve con
conseguenze che durano nel tempo, il sanitario
insegna qualcosa che il pz imparerà. meno
regressiva se chi insegna favprisce autonomia
nell’assistito. Es: diabetico (impara regole
farmacologiche e dietetiche), preparazione al
parto, relazioni in psichiatria o pediatria.
Terapeutica se corrisponde al 3° modello di
Hollender (collaborazione reciproca medico-
paziente).

 Relazione suggestiva: il sanitario si investe e viene


investito di poteri magici, poteri espressi attraverso
sostanze o rituali. Totale dipendenza del paziente
da terapeuta: l’Io del pz regredisce e si affida
all’Io del terapeuta. Condizioni: seduta ipnotica,
somministrazione placebo, elettroterapia
suggestiva, agopuntura, ecc.
 Relazione di sostegno: simile a quella di aiuto, ma
non riguarda l’agire. L’operatore si sostituisce in
parte al pz senza gestire le sua azioni. Dà a pz aiuto
psicologico rassicurandolo, sostiene l’Io del pz
senza analizzare i conflitti sottostanti, si lavora con
la parte adulta. Il sanitario rinforza certi
meccanismi di difesa e ne contrasta altri. Fine:
autonomia del pz che interrompe tale relazione.
 Relazione interpersonale soggettiva: rapporto che
ha come mezzo il linguaggio e come fine la
maggior comprensione da parte di entrambi di
sentimenti ed emozioni. Se vi è un setting (tempi e
metodi specifici) è una relazione psicoterapica.
Psicoterapia = terapia con mezzi psicologici, quindi
comprende anche tecniche di suggestione e
sostegno. Qui si riferisce a interventi programmati
all’interno di una relazione che si protrae ed il cui
fine è il miglioramento psicologico del paziente. Si
basa su identificazione del terapeuta col pz e sulla
capacità del pz di investire affettivamente il
rapporto. Lo scambio emotivo è intenso.
D) Placebo e aspetti psicologici della
somministrazione farmacologica
L’aspetto relazionale e psicologico è importante per
un buon esito terapeutico (medico e chirurgico) sul
corpo.

La comprensione del malato e l’identificazione con


lui dipendono dalla capacità di comprendere se
stessi e le proprie contro-reazioni emotive.

Tutte le azioni e decisioni adattate per scopi


terapeutici hanno esito diverso a seconda
dell’impatto emozionale che provocano, quindi a
seconda della qualità della relazione costituita!!!
Tra queste azioni è importante la somministrazione
farmacologica: campo di incontro e scontro tra
malato e curante.
L’azione dei farmaci dipende molto dal tipo di relazione e
dalle metodiche prescrittive.

Placebo: “sostanze inerti che hanno l’aspetto di un farmaco


e sono prive di qualsiasi potere farmacologico”, agiscono
solo per effetto psicologico.

Effetto placebo: riguarda qualsiasi sostanza anche attiva


somministrata a scopo psicologico.

Tale effetto è legato alla relazione e all’accordo terapeutico.

La sostanza avrà effetto se:


a) il pz avrà fiducia nel medico o avrà aspettative di tipo
magico verso il farmaco.
b) se c’è convinzione terapeutica nell’operatore che fa la
prescrizione e in chi somministra.

Il risultato dipende anche dall’aspetto del farmaco e dalla


modalità di somministrazione (iniezione, aspetto colorato o
sapore amaro).
In alcune malattie ( e non solo di natura psicologica) il
placebo dà già quasi gli stessi risultati di un farmaco attivo.
Studi lo dimostrano per: raffreddore, dolore.

Casi frequenti: pz va dal medico per una terapia, ma non si


attiene alle indicazioni.

Spiegazioni:
a) culturali (i farmaci fanno male);
b) personali: timori per effetti collaterali (informarlo) e motivi
inconsci. Es di motivi inconsci: per il soggetto la malattia
soddisfa un bisogno inconscio di punizione e rifiuta il farmaco;
richiesta di attenzioni e non prende farmaco, aggressività
verso terapeuta.

Il farmaco ha un significato non solo per il paziente ma anche


per altri:
a) medico: bisogno di prescrivere per avere un ruolo o
diminuire ansia verso il paziente:
b) parenti: non tollerano la malattia (psichiatria);
c) società: deve prendere i farmaci che lei mette a
disposizione (case farmaceutiche). Il medico è pressato da
commercializzazione farmaco
Pressioni anche da:
a) scuola (chiede tranquillante per il bambino caratteriale);
b) ambiente di lavoro (non tollera chi ha disagi psicologici);
c) ospedale stesso (chiede consulenza psichiatrica al primo
segno di risposta conflittuale del paziente).

È importante una corretta lettura della richiesta del paziente


di avere un farmaco!!!

A volte dietro la richiesta di un farmaco si nasconde:


-desiderio di essere ascoltati, bisogno di dipendenza, urgenza
di confidare problemi personali ed intimi. Es: richiesta di
ricostituenti può celare problemi d’insoddisfazione sessuale o
impotenza.

La prescrizione può significare allora comprensione e


disponibilità alla domanda del paziente come no, la non
prescrizione rifiuto. In psichiatria lo psicofarmaco può servire a
tenere buono il pz o ad avvicinarlo.

È necessaria, come dice Zapparoli; una giusta equidistanza


tra atteggiamento farmacofilico e atteggiamento
farmacofobico.
Reazione psicologica alla malattia somatica

Malattia:
a) Modificazione equilibri precedenti
b) Situazione di crisi
c) Cambiamento status del paziente: da sano a
malato
d) Adattamento a situazione nuova con problemi
interni ed esterni.

Problemi interni: reazioni psicologiche alla nuova identità.


Problemi esterni: modificazioni dieta, abitudini di vita,
lavoro.

I due tipi di problemi si influenzano a vicenda tanto più


quanto maggiore è stato il cambiamento.
La malattia porta ad una sorta di piccola
rivoluzione: il pz.si trova a dover «ascoltare» il proprio
corpo; chi da sano, ad esempio, ascolta il proprio
cuore?

La malattia fisica ha conseguenze sul piano


psicologico: senso di debolezza, status negativo.

La reazione psicologica alla malattia somatica


influenza:
- il decorso stesso della malattia,
- l’accettazione o meno della terapia,
- i rapporti con medico, familiari, ambiente sociale.

Ciò vale molto di più per le malattie che tendono a


cronicizzare e per le malattie-rischio dove il rapporto
con un “corpo nuovo che non funziona” modifica i
vissuti ad esso associati.
La reazione di un soggetto alla malattia varia a
seconda dei seguenti fattori:
 Tipo di organo colpito e grado di investimento
di questo: certi organi (cuore, cervello, organi
genitali) hanno un maggior investimento
affettivo.
 Natura e gravità della malattia: quelle croniche
e a rischio sconvolgono di più l’equilibrio
psicologico.
 Modalità di insorgenza e decorso: più l’esordio
è acuto più la malattia rappresenta una
minaccia che non si ha tempo di accettare e
comprendere.
 Presenza di dolore associato alla malattia.
 Visibilità dell’organo malato.
 Eziologia della malattia: causa ereditaria o
legata a comportamenti personali (fumo,
malattie a trasmissione sessuale) intaccano
l’autostima del pz inducendo sensi di colpa.
 Considerazione sociale del tipo di malattia e del
problema sanitario: malattie trasmesse
sessualmente (lue, AIDS, gonorrea), malattie
mentali o particolari interventi come per IVG
hanno una connotazione pubblica diversa da
altre.
 Eventuale ricovero ed esami specialistici:
cambiamento delle abitudini di vita per
degenza o attuazione di esami complessi e
dolorosi connotano la malattia negativamente.
 Eventuale intervento chirurgico: vediamo dopo.
 Tipo di relazione col medico, il personale e
l’istituzione sanitaria: vi sono elementi interni
(psicologici) ed esterni (appuntamento, ricetta,
invio per esami o ricovero, ecc.).
 Reazione dei familiari e dell’ambiente sociale:
problema del “sostegno sociale” importante per
reinserimento e riabilitazione.
 Modificazioni lavorative e delle abitudini di vita
 Sfondo sociale, culturale, economico religioso,
razziale: esempi di ostacolo all’intervento sanitario:
rifiuto delle trasfusioni per concezioni religiose, rifiuto
del malato mentale o la sua emarginazione in una
società produttivistica, difficoltà di aiuto sociale in
paesi poveri, reticenza a parlare di problemi sessuali
in certi ambienti sociali, ecc.
 Età del soggetto: in certi periodi di vita si è più
vulnerabili e ciò condiziona la reazione alla
malattia. Es: climaterio, età senile, ecc.
 Tipo di aspettative personali sul piano sociale e/o
relazionale: ad esempio un intervento di
isterectomia per una giovane donna senza figli che
ha investito il futuro nella maternità.
 Tipo di personalità su cui la malattia si inserisce:
molto importante nella reazione alla malattia.
La condizione di malattia è sempre una ferita narcisistica:
più difficile da superare maggiori sono le componenti
narcisistiche di base e quanto più la malattia comporta
delle rinunce, tende a cronicizzare, ha una sua “visibilità”.

Malattia: a volte occasione di spostamento di angosce


interne all’esterno, sul corpo salvaguardando l’integrità
psichica.

Ospedalizzazione: cambiamento di vita, dipendenza da


parte del paziente e rapporti regressivi. Durante
l’ospedalizzazione:
1) Il pz perde l’autonomia decisionale: vi sono le regole
dell’ospedale, non è nemmeno padrone del proprio
corpo (occhi dei medici, infermieri, studenti).

2) Il pz si riaffida alla gestione di altri: autorità paterna del


medico che decide i compiti e le regole, le cure materne
dell’infermiere che osserva e controlla le funzioni più
semplici (mangiare, defecare e urinare, temperatura del
corpo).
Meccanismi di difesa messi in atto
in caso di malattia:
 REGRESSIONE: modalità più comune in tutte le malattie. Il paziente
diventa bambino, sospende attività e impegni; le funzioni di madre
le svolge un familiare o un infermiere. Ciò va bene a medici e
paramedici che preferiscono un paziente ubbidiente, certi
infermieri preferiscono invece pz più autonomi. La regressione è
indispensabile in corso di malattie gravi: consente al paziente di
ricevere cure. Viene usato però anche in situazioni di malattia
(banali)in cui non serve ostacolando la guarigione. Anche nelle
malattie gravi ad un certo punto deve cessare per accedere alla
riabilitazione. Manifestazioni: pz sta molto a letto, dorme più del
solito, fa richieste alimentari particolari, chiede farmaci oltre il
necessario.

 FORMAZIONE REATTIVA: manifestazioni: comportamenti che


nascondono il desiderio primitivo di regressione e dipendenza e
sono una reazione contraria. Es: pz non accetta la malattia, le
cure, l’ospedalizzazione; diventa iperattivo e ipomaniacale. Si
confonde con proiezione e negazione.
 PROIEZIONE: comportamenti conflittuali verso personale e
rifiuto delle cure dovuti a:
- a) sensazione di attacco al corpo provocata dalla malattia
e proiettata sui curanti che diventano responsabili dello
stato del pz;
- b) aggressività verso sé e altri per la propria condizione e
l’incapacità a tollerarla.
Tale atteggiamento spesso stupisce parenti e sanitari e
determina risposte di rifiuto.
 NEGAZIONE: spesso in caso di malattie gravi o mortali che
creano eccessiva angoscia. Può essere:
- a) Completa: negazione della malattia stessa, il pz si
comporta come se non avesse disturbi. Es: pz che non si
attiene a prescrizioni terapeutiche e norme di condotta
indispensabili o sviluppa iperattività.
- b) Parziale: pz riconosce di essere malato, ma non accetta
la verità sulla malattia da cui è affetto, es: hanno il cancro
e pensano di avere una cisti.
Altro modo di negare la malattia: sopravvalutare il medico e
le sue possibilità di intervento.
 ISOLAMENTO: distacco emotivo verso la malattia che non è
negata ma accettata come se riguardasse un’altra
persona.
Reazioni emotivo-psicologiche più comuni
di fronte alla malattia:
1. Ansia
2. Rabbia e ostilità
3. Dolore e prostrazione
4. Chiusura e ritiro
5. Speranza e fiducia.

In conclusione: le difese vanno individuate e capite.


Solo dopo averle lette all’interno della struttura
del soggetto in cui possono essere funzionali o no,
si può decidere di rinforzarle o limitarle.
Le reazioni psicologiche allo stato di malattia
vanno:
- rispettate: se sono utili all’equilibrio del pz e
permettono di sopportare;
- ostacolate: se impediscono l’attuazione di
decisioni importanti per la salute.

Vale soprattutto di fronte a malattie gravi e mortali


in cui pz e sanitario si confrontano con l’idea della
morte.

Condizioni: centro tumori in cui ci si chiede: “dire o


no la verità?”. Il silenzio e le risposte poco chiare
sono fonte di angoscia, ma a volte il pz non tollera
la realtà. A tal proposito vale ciò che diceva Semi a
proposito della terapia: “dare ad ognuno la verità
che è in grado di tollerare”.
Aspetti psicologici dell’intervento chirurgico

Intervento chirurgico: evento sanitario a maggior


risonanza emotiva per:
 rischi che a volte può comportare;
 fattori legati al tipo di intervento;
 organo operato;
 esiti dell’operazione;
 personalità del soggetto.

Interventi:
 senza anestesia;
 con anestesia: parziale o totale.
Interventi senza anestesia: (estrazione dente o operazioni
in cui non si può fare anestesia) confronto col dolore,
preoccupazione principale del pz.

Anestesia
Interventi in anestesia parziale: il pz focalizza l’attenzione
su quello che “stanno facendo per lui, su di lui, senza di
lui”.

Interventi in anestesia totale: situazione più temuta per:


- operazione stessa;
- anestesia che provoca “morte temporanea” da cui ci si
può anche non risvegliare.

Perdita del controllo propri pensieri ed azioni: legata ad


anestesia e al periodo post-operatorio, frequente in
soggetti che lavorano in campo sanitario e conoscono gli
effetti dell’anestesia totale.
Operazioni chirurgiche su organi particolari: Interventi al cuore,
cervello, genitali sono vissuti diversamente da interventi a cisti,
rene, stomaco, ecc.
Demolizione: o asportazione di una parte del corpo (anche se
dipende da organo interessato) crea maggior angoscia rispetto
ad interventi non demolitivi. L’asportazione appendice
infiammata o tonsilla malata è tollerata meglio di
un’asportazione dell’utero o di una parte del retto.

Interventi demolitivi: sono tanto più disturbanti quanto più -


l’organo interessato è importante per il soggetto,
- è visibile,
- porterà ad esiti nella forma o nella funzione.

Importanza dell’organo per il soggetto dipende da:


- motivi di realtà (perdita mano per chirurgo e di un arto per
chiunque),
- motivi più profondi (isterectomia: fine capacità di procreare,
rimanda a problemi legati alla sua identità).
Visibilità: la parte asportata e le sequele dell’intervento
condizionano le risposte psicologiche legate a motivi di realtà o
di fantasia. Es: l’asportazione di un seno o dei genitali sono vissuti
peggio se pz ha avuto problemi nella sfera sessuale.

Personalità: è l’elemento più importante che condiziona la


reazione del paziente.

La storia affettiva personale determina il tipo di reazione


emotiva prevalente all’intervento: l’operazione è vissuta in
modo diverso a seconda di ciò che rappresenta per quel
paziente, in quel momento, in quella situazione.
Reazioni psicologiche all’intervento chirurgico:
 REAZIONE DI LUTTO: legata alla perdita di un organo o ad una
amputazione. La perdita parte di sé diventa inconsciamente
perdita di un tutto (come lutto per persona amata). Quadro clinico:
sintomi depressivi. Personalità: struttura depressiva, maggior timore:
perdita. Storia personale: esperienze dolorose reali vissuti di
abbandono e dolore.

 VISSUTO DI mutilazione: l’operazione e l’asportazione di organi sono


vissuti come la perdita di una parte di sé. Importante sarebbe prima
avere una idea chiara del tipo di Personalità, queste reazioni sono
particolarmente frequenti in interventi su organi della sfera sessuale
e riproduttiva. Sono erò presenti anche in interventi su organi
sessuali secondari (seno) o parti del corpo che , in particolare ma
non esclusivamente nel sesso femminile possano portare a serie
Manifestazioni di preoccupazione per un danno estetico.

 MODIFICAZIONI DELLO SCHEMA CORPOREO: è più frequente se


a) è frequente una modificazione corporea (es: amputazione),
b) quanto più il soggetto è angosciato per la propria identità.
Il rapporto col proprio corpo non dipende dall’immagine reale, ma
da quella mentale. Dunque anche gli organi interni hanno grossa
importanza. Di nuovo, è di fondamentale importanza il tipo di
Personalità.
Urgenza e informazione

Per alcuni autori: pazienti operati in stato di


angoscia possono avere maggiori
complicazioni durante l’anestesia e nella fase
post-operatoria.

Una buona preparazione psicologica all’intervento


ha dei vantaggi anche rispetto al risultato
dell’operazione stessa.

Ci si può trovare in due situazioni:


a) Intervento urgente
b) Intervento non urgente
INTERVENTO URGENTE
operazione deve essere eseguita subito, informazione al pz
rapida, non c’è tempo per una preparazione psicologica.
La sofferenza e il pericolo sono tali da rendere l’intervento
una rapida via all’eliminazione dell’angoscia.

INTERVENTO NON URGENTE


operazione programmata nel tempo permettendo una
preparazione psicologica. Ognuno di fronte ad un
intervento mette in atto i propri meccanismi di difesa
vantaggiosi nella fase post-operatoria.

Serve un periodo di tempo tra il momento dell’informazione


e quello dell’intervento in modo che il pz mette in atto le
proprie difese.
Per Shneider il periodo ottimale va da una a tre
settimane, a seconda: a) tipo di intervento; b)
personalità del soggetto.

Per certe operazioni la preparazione deve essere più


lunga (es. amputazioni, asportazione organi importanti
affettivamente: utero, genitali, ecc.).

INTERVENTO NON URGENTE


chiarire al pz (senza tecnicismi: confusione):
a) perché l’intervento è necessario
b) cosa accadrà durante l’intervento
c) come sarà il periodo post-operatorio.

PER UNA BUONA PREPARAZIONE PSICOLOGICA:


a) permettere al pz di esprimere le proprie fantasie e
timori (come immagina l’operazione, l’anestesia, gli esiti
dell’intervento e nel caso di amputazione, il proprio
corpo dopo operazione);
MODALITÀ PATOLOGICHE DI PORSI DI FRONTE
ALL’INTERVENTO CHIRURGICO:
1) Pazienti che rifiutano un’operazione necessaria: non
si rendono conto dell’utilità dell’intervento o usano
“negazione” o hanno avuto esperienze dolorose (in
infanzia) in questo campo.
2) Pazienti che chiedono di essere operati senza un
bisogno reale: sogg. con tendenze masochistiche o
con bisogni riparativi (colpa) o con turbe psicotiche.

La comprensione della domanda e il rapporto corretto


col pz consentono a) elaborazione conflitti latenti, b)
risposta terapeutica su corpo e mente.

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