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Idee del risorgimento

Dopo gli ultimi moti, in varie zone di Italia si iniziò a pensare a cosa è stato sbagliato, e in generale un po’
tutti individuarono 3 cause principali:

1. L’inaffidabilità dei sovrani. Sia nel 20 sia nel 30 i rivoluzionari carbonari avevano pensato di trovare
un appoggio, una spalla in alcuni sovrani. Questi sovrani poi li avevano però clamorosamente traditi
nel momento chiave, facendo fallire tutto il moto.
2. Il fatto che la carboneria e in generale le società segrete come struttura forse non sono in grado di
garantire una vera e propria rivoluzione. I moti che erano scoppiati nel 20 e nel 30 erano stati moti
che avevano coinvolto l’esercito, studenti, intellettuali ma non erano riusciti a coinvolgere il popolo.
Erano sempre stati moti di poche persone contro lo stato, contro i sovrani. È evidente che in questo
modo non si può andare avanti, non si può fare una rivoluzione solo in cosi pochi, bisogna cambiare
strategia e coinvolgere il popolo. Coinvolgerlo vuol dire intanto superare la struttura della
carboneria che era una società segreta e che quindi celava gli obiettivi, non faceva propaganda.
Questa strategia certo permetteva di salvarsi dalle persecuzioni ma rendeva inutili le rivoluzioni
perché pochi sapevano perché si combatteva. Bisognava quindi coinvolgere le masse, quindi varare
delle associazioni che rendono noti i propri scopi, bisogna iniziare a fare propaganda politica.
3. Il fatto che i moti che erano anche scoppiati nel 20-21, erano stati moti isolati e slegati tra loro.
Mancava un coordinamento unitario.

Tutte queste nuove consapevolezze portano i patrioti del tempo a cercare di cambiare strategia, ed il
personaggio più importante che metterà subito a fuoco questi difetti e tenterà di porre dei rimedi a questi
limiti sarà Giuseppe Mazzini. Nasce a Genova nel 1805, e da giovane aveva aderito alla Carboneria. Aveva
questo sogno unitario patriottico. Abbastanza giovane si rende conto che queste società segrete hanno i
loro limiti, i loro difetti e matura l’idea di cambiare strategia. Nel 1830 è costretto a lasciare Genova perché
ricercato, si rifugia a Marsilia (Francia) e lì conosce un altro rivoluzionario italiano che è Filippo Buonarroti.
Questo Filippo era stato un rivoluzionario che era poi emigrato in Francia e aveva partecipato agli eventi
della rivoluzione francese. Mazzini arriverà nel giro di pochi mesi, a creare a Marsilia, le sue prime
organizzazioni politiche e soprattutto a delineare la sua idea di Italia. Mazzini, fortemente influenzato anche
dal clima romantico, lui vede l’attività politica come un’attività soprattutto spirituale, c’è una sorta di
religiosità politica in Mazzini che è molto forte. Di fatti uno dei suoi motti sarà ‘Dio e Patria’ cioè bisogna
compiere l’unità nazionale come se fosse quasi una missione religiosa. Bisogna farlo perché l’Italia ha un
primato, l’Italia ha il compito di fare da esempio a tutti i popoli europei. Mazzini parlerà esplicitamente
delle cosiddette tre Rome perché ci sono state 2 Rome importanti in passato: c’è stato la Roma dei Cesari
(quella dell’antico impero romano che ha unificato l’Europa dal punto di vista politico), poi c’è stata la
Roma dei papi (del rinascimento che ha unificato Europa dal punto di vista religioso) e infine dovrà arrivare
anche una terza Roma, che unificherà i popoli europei dal punto di vista morale cioè l’Italia deve diventare
un esempio per tutti.

Chiaramente per raggiungere questo scopo gli italiani devono combattere uniti, quello che conta è davvero
la nazione italiana intesa come unità di popolo. Mazzini ha davvero l’idea del popolo italiano come il popolo
della chiesa, come i fedeli. I fedeli nella chiesa sono in corpus unico. Infatti alla base di tutto questo
pensiero c’è quello che verrà chiamato principio di associazione cioè per Mazzini gli individui non hanno
senso di per sé, hanno senso solo in relazione alle associazioni di cui fanno parte, quindi la prima forma di
associazione è la famiglia, ancora più grande è la nazione, poi l’umanità. (questo è un tratto tipicamente
romantico). Il popolo italiano è un tutt’uno e il singolo non conta da solo. Questo porta Mazzini ha
elaborare un’ideologia politica che certo vuole l’Unità d’Italia, vuole anche un ideale democratico perché
vuole che il popolo possa esprimersi però rifiuta le visioni socialiste. Questo perché? Per 2 motivi: Mazzini
riprovererà al socialismo una visione troppo materialista delle cose, il socialismo, il comunismo non
guardano allo spirito guardano alle condizioni materiali degli uomini. Per Mazzini invece a muovere le
coscienze è anche l’ideale. Inoltre per i socialisti il popolo non deve essere unito, deve essere diviso perché
bisogna instaurare la lotta di classe, la lotta delle classi sottomesse contro quelle dominanti, quindi bisogna
dividere il popolo. Per Mazzini invece non deve mai dividersi, deve lottare insieme quindi la lotta di classe
non ha senso. Tant’è vero che Mazzini in virtù di questo principio di associazioni rifiuterà ogni lotta di classe
ma anche rifiuterà i discorsi dei socialisti contro la proprietà privata, per Mazzini la proprietà privata deve
continuare ad esistere e il modello che proporrà sarà quello delle cooperative. è vero secondo Mazzini che
le industrie moderne creano una distinzione tra ricco e povero, ma forse dovremmo non lottare, dovremmo
piuttosto cambiare forme di propietà. Garantire la proprietà ma garantirla a livello di cooperative cioè una
società in cui non c’è un padrone e tanti dipendenti ma in cui tutti quelli che lavorano in quella società sono
contemporaneamente padroni e lavoratori perché di fatto i lavoratori sono soci dell’azienda. Per Mazzini il
modello della cooperativa è il modello ideale perché garantisce la proprietà privata, garantisce l’equilibrio
all’interno della società e garantisce l’unità. Il modello di Mazzini è un modello anti socialista, anti
monarchico, molto spirituale che vuole l’unità d’Italia.

Nel 1831 a Marsilia Mazzini crea la sua prima associazione che si chiama Giovine Italia, associazione
importante perché decide di rendere pubbliche le proprie strategie, i propri scopi e poi tenta anche di fare
propaganda politica e di coinvolgere le masse soprattutto i contadini. Questa opera di propaganda ottiene
effettivamente qualche parziale successo soprattutto tra gli intellettuali. Lo scopo finale è sempre quello di
creare un Italia di stampo repubblicano, perché Mazzini questo propone. Non vogliono un Italia guidata da
un re, vogliono cacciare i re perché impediscono un’unità nazionale. Questa Italia repubblicana avrebbe
dovuto avere una struttura abbastanza centralizzata cioè una capitale dove si decide e nelle periferie poche
autonomie, perché questo? Lo sceglie per questa sua ideologia di unità. Tenta inoltre di varare varie azioni,
un altro dei motti era ‘pensiero e azione’, prima pensiamo e poi dobbiamo subito agire. Negli anni 30 e 40 i
Mazziniani in Italia tentano di mettere in piedi varie rivolte, tutti fallimentari. Due sono particolarmente
famose. Siamo nel 1834, in Piemonte, scoppia una piccola rivolta dei Mazziniani che viene sedata ma a
partecipare a questa rivolta c’è anche Giuseppe Garibaldi proveniente da Nizza. Garibaldi per scappare al
processo è costretto a fuggire in Sud America. La seconda di queste rivolte avviene nel 1844. Un’altra
rivolta che è famosa per il nome di quelli che la misero in atto: la rivolta dei cosiddetti fratelli bandiera, due
fratelli abbastanza giovani, veneziani che facevano parte dell’esercito della marina austriaca. Questi due
militari avevano aderito all’idee di Mazzini e progettano un’insurrezione da fare nel sud Italia, cioè in
Calabria. Questi pensano, se alla fine dobbiamo coinvolgere il popolo, dobbiamo coinvolgere i contadini,
sarà meglio coinvolgere i contadini più sfruttati che ci sono perché quelli ci daranno una mano a ribellarsi.
In effetti nel sud Italia nel regno dei Borbone c’è una grande arretratezza. Però i contadini non capiscono
cosa vogliono questi fratelli bandiera infatti l’esperimento dei fratelli bandiera risulta essere fallimentare.

Ci sono però anche altri intellettuali filomonarchici che dicono che l’unità d’Italia non si potrà fare come
dice Mazzini con le masse, con i contadini, è un’idea fallimentare però loro pensano che ci si possa riuscire
con alcuni sovrani. In particolare la corrente più forte in Italia è quella che crede che ci si debba appoggiare
in qualche modo alla chiesa cattolica. L’Italia è un paese disunito, l’unica cosa che tiene insieme l’Italia è il
cattolicesimo dicono. Tant’è vero che si sviluppa inizialmente una corrente di cattolici liberali cioè
esponenti del mondo intellettuale che aderiscono ad alcuni ideali liberali però sono anche cattolici. Tra
questi è presente Manzoni, Rosmini, Ricasoli. È un incontro difficile perché diciamo il liberarismo è una
dottrina tendenzialmente anti clericale. Già nel 1832 però il papa Gregorio XVI blocca subito queste idee,
condanna i cattolici liberali. Quindi questa bocciatura frena molto le ambizioni di questi intellettuali, però
nonostante ciò, soprattutto negli anni 40 risorge una nuova corrente chiamata neoguelfa. Cosi chiamata
perché si rifà ai guelfi medievali. Questa corrente è la corrente che pensa che il papato debba guidare
l’unificazione italiana. È una corrente che ha qualche adepto importante. Poi ovviamente si sviluppa anche
una corrente ne- ghibellina che dirà che il papa deve starne fuori.
Alcuni pensatori intellettuali neoguelfi sono: Vincenzo Gioberti che nel 1843 pubblica un libro “primato
morale e civile degli italiani”. Cosa dice questo libro? Dice che l’Unità di Italia è possibili solo se la si crea
dandola in mano al papa cioè bisogna che nasca in Italia una confederazione tra stati, quindi non un paese
unitario centralizzato ma una confederazione tra stati (simile alla Svizzera) che stia in piedi grazie alla forza
militare del Piemonte (ha l’esercito più avanzato) e che però abbia anche una figura di rispetto molto
importante a guidare questa confederazione cioè la presidenza della confederazione italiana secondo
Gioberti dovrebbe essere affidata al Papa, dovrebbe essere il presidente della confederazione italiana.
Inoltre Gioberti riprendeva anche alcune idee di Mazzini ad esempio l’idea che l’Italia avesse un primato
morale. Questo è il piano di Gioberti, un piano velleitario perchè A i papi sono ancora contrari ad una
ipotesi del genere soprattutto non vogliono sentir parlare di ipotesi liberali, parlamenti; B certo il papa gode
di grande prestigio, magari anche le teste coronate italiane potrebbero anche ascoltare il papa, ma chi dice
che i Savoia si sottometteranno al papa, cosi anche come i Barbone quindi è chiaro che è un progetto molto
vago.

Nel 1844 esce un altro libro però di Cesare Balbo (esponente dei neo guelfi) che si chiama Le speranze
d’Italia in cui Balbo riprende in un certo senso le idee di Gioberti però le rende un pochino più concrete. In
particolare dice che prima di tutto di creare lega doganale italiana cioè una lega che mette insieme i vari
stati italiana e che permette ai vari stati di commerciare. Questa lega doganale porterà forse alla nascita di
una lega militare cioè un’alleanza tra i vari esercito tra i vari stati, ma soprattutto bisogna anche pensare
all’Austria. È chiaro che se noi vogliamo unificare l’Italia dobbiamo fare i conti con l’Austria perché possiede
il lombardo veneto ma poi ha una pesantissima influenza sul resto dell’Italia. Quindi bisogna in qualche
modo cacciare gli austriaci. E in che modo? Bisogna offrirli delle contropartite ad est cioè bisogna
convincere gli austriaci a rivolgersi verso l’est Europa, verso i Balcani come scambio con l’Italia.

Un altro uomo politico importante che è Massimo D’Azeglio scrive nel 1846 un libro che si chiama Gli ultimi
casi di Romagna. In questo libro analizza la situazione della Romagna che faceva parte dello stato della
chiesa. Fa notaro D’Azeglio che è inutile chiedere che a guidare l’Italia sia il papa quando il papa non riesce
nemmeno a tenere in riga la Romagna. Infatti in Romagna c’erano stati vari sommovimenti. D’Azeglio dice
quindi che non va bene questo governo pontificio, non dobbiamo puntare sul papa ma d’altronde non
vanno bene nemmeno le insurrezioni promosse da Mazzini anzi fanno male alla causa nazionale. Mazzini a
furia di promuovere rivolte rende sempre più difficile portare a segno l’obiettivo di realizzare l’unità.
Piuttosto dice D’Azeglio bisogna accontentarsi di piccoli passi avanti graduali e soprattutto bisogna non
puntare tanto al papa, puntiamo invece sui Savoia.

Ci sono anche i democratici federalisti cioè quelli che per certi versi sono vicini a Mazzini perché vogliono
anche loro un’insurrezione dal basso, ma non vogliono creare un Italia accentrata. Vorrebbero creare un
Italia decentrata come aveva proposto Gioberti (la confederazione). Vogliono un decentramento, solo la
differenza con Gioberti qual è? Gioberti voleva la confederazione con i re, invece questi esponenti non
vogliono più ire, vogliono una repubblica divisa come la Svizzera. Il principale esponente è un milanese
Carlo Cattaneo, aveva una sua rivista a Milano chiamata il Politecnico. Lui molto più vicino all’illuminismo
che al romanticismo, pensava che certo che l’Italia si dovesse unire ma che le varie zone dell’Italia fossero
talmente diverse che forse non era conveniente accentrare ma garantire le diversità. Per formare un’Italia
più moderna serviranno tutta una serie di riforme, lui proporrà ad esempio delle riforme che sosteranno
l’istruzione pubblica, bisogna creare delle scuole, ma poi anche sostenere anche importanti riforme
economiche di stampo liberista.

All’interno di questo movimento democratico è presente anche Giuseppe Ferrari, lui Lombardo
successivamente migra a Parigi. Lui spererà che una rivoluzione in Francia possa poi promuovere una
rivoluzione in Italia.
Tutte queste speranze vengono improvvisamente ravvivate negli anni 40 dell’800. Nel 1846 viene eletto un
nuovo papa. Per questa carica viene scelto un arci vescovo di Imola che sembra alimentare le speranze di
chi vuole l’Italia unita. Questo arcivescovo si chiama Giovanni Maria Mastai Ferretti (PIO IX). Appena eletto
fa un’amnistia per i detenuti politici. Nel 1847 convoca la consulta di stato cioè una sorta di piccola
assemblea dentro lo stato della chiesa che però prende dei delegati delle varie province. È visto come un
bel passo avanti perché aprire all’istanze liberali, perché sembra che papa voglia relazionarsi con le
rappresentanze della popolazione. in più viene da un lato allentata la censura sulla stampa ma poi
soprattutto si viene a firmare una prima lega doganale italiana cioè stato della chiesta, Toscana e Piemonte
firmano un accordo per cui le merci all’interno di questi tre stati possono viaggiare liberamente.

Il 1848-49 in Italia

La prima rivolta a scoppiare fu proprio a Palermo, perché faceva parte del regno delle due Sicilie ma non
era più città capitale, ormai retrocessa perché Napoli era divenuta la capitale, quindi c’era una sorta di astio
per questo declassamento ma soprattutto i Siciliani avevano già da molto tempo delle tendenze
autonomistiche nei confronti dei Borbone, speravano che la Sicilia potesse in qualche modo delle libertà
maggiori. Infine a Palermo c’era un bel gruppo di patrioti che chiedevano dei diritti, erano dei liberali per di
più, e non erano più disposti a sopportare una monarchia di stampo assolutistico, chiedevano la
costituzione. Questo è il primo moto che smuove un po’ le acque e che sembra andare piuttosto bene
perché il re di Napoli, re del Regno delle due Sicilie, Ferdinando II di Borbone, è costretto subito a
promettere una costituzione. Questa sua mossa sembra alimentare subito speranze in tutta Italia. Quindi
un po’ dappertutto iniziano a smuoversi un po’ le acque, tant’è vero che gli stessi sovrani italiani iniziano a
preoccuparsi. Quali sono questi sovrani italiani?

- Nel regno di Sardegna era presente Carlo Alberto di Savoia, nei moti del 20-21 aveva in parte
appoggiati i moti rivoluzionari in Piemonte però ad un certo punto se ne era completamente lavato
le mani.
- Nel Granducato di Toscana è sovrano Leopoldo II, un membro della famiglia degli Asburgo
(imparentato con gli austriaci).
- Nello Stato della chiesa era presente Pio IX
- Nel Regno delle due Sicilie era in carica Ferdinando II.
- Il regno lombardo-veneto rientra tra i domini austriaci.

Quello che accade a Palermo spinge i sovrani stessi a preoccuparsi perché temono che anche nelle altre
zone dell’Italia possano sorgere rivolte e quindi stavolta i sovrani italiani decidono di anticipare le mosse dei
rivoluzionari, promettendo e concedendo una serie di costituzioni. Di che tipo però? Si tratta di costituzioni
piuttosto moderate modellate su quella francese del 1830. Quindi costituzioni che di solito concedevano un
parlamento, limitavano in parte il potere del re ma tutto sommato mantenevano ancora una buona parte di
forza nelle mani del sovrano. Il primo dei sovrani a concedere una vera e propria costituzione è quella
emanata da Carlo Alberto di Savoia. Questa costituzione divenne famosa con il nome di Statuto Albertino
proprio dal nome Alberto, che viene emanato il 4 marzo 1848.

A differenza di tutte le altre costituzioni lo statuto albertino ha una vita piuttosto lunga rimanendo in vigore
fino al dicembre del 1947, cioè per 99 anni quasi 100. Rimane in vigore per tutti questi anni perché rimane
per questi anni costituzione del regno di Sardegna ma poi quando si compirà l’unità d’Italia diventerà Carta
Costituzionale del Regno d’Italia e rimarrà la costituzione fino a quando non verrà scritta la nuova
costituzione che è quella che abbiamo in vigore oggi, entrata in vigore il 1 Gennaio del 1948.

Lo statuto albertino è una carta ottriata, cioè concessa dall’alto. È una carta che prevede una separazione
dei poteri cioè c’è un potere esecutivo che rimane in mano al re, infatti il governo rende conto al re,
diciamo che non ha tanto la fiducia del parlamento quanto deve avere la fiducia del sovrano. È il sovrano
che nomina il capo del governo e che quindi indirizza l’azione dell’esecutiva. Nella costituzione attuale non
è così, è vero che l’incarico di formare un governo viene assegnato da l Presidente della Repubblica ma il
governo rende conto al Parlamento, deve riceverne la fiducia, e finchè ha questa fiducia sta in piedi,
quando questa fiducia decade il governo decade anche esso. Questo è quello che accade oggi. Con lo
statuto albertino le cose erano diverso perché il governo non aveva alcun obbligo e alcuna necessità di
recarsi al parlamento a chiedere la fiducia, l’importante era la fiducia del re. È vero che stando alla carta il
governo rendeva conto solo al re ma è vero anche che negli anni successivi, da Cavour in poi, i governi
prenderanno l’abitudine di recarsi comunque davanti al parlamento a chiedere un qualche voto di fiducia.

Il potere legislativa veniva affidato a un parlamento formato da due camere: la prima era la camera dei
deputati, la seconda era il senato del regno. La camera dei deputati era elettiva anche se il suffragio era
molto ristretto, mentre il senato del regno era di nomina regia cioè li sceglieva il sovrano.

Per il momento questo lascia le acque tranquille in Piemonte. Meno contenti sono i patrioti che si trovano
in altre zone, in particolare quelli che si trovano nel regno lombardo-veneto cioè sotto gli austriaci. Ci sono
rivolte in tuta Europa soprattutto gli austriaci si trovano in forte difficoltà. Allora anche Milano e Venezia
decidono di approfittare di questa difficoltà austriaca. La prima città a ribellarsi è Venezia. Il 17 Marzo del
1848 scoppia una rivolta causata da una manifestazione che chiede la liberazione di alcuni detenuti politici.
A capo di questa rivolta si pone subito un veneziano che si chiamo Daniele Manin. Manin chiuda la lotta per
qualche giorno, dalla parte dei veneziani si schierano anche alcuni membri della marina, e di fatto termina
tutto il 23 marzo quando Manin proclama la rinascita della repubblica di veneta. Sono passati 50 anni da
quando la repubblica di Venezia era stata cancellata da Napoleone con il trattato di Campoformio. Quindi
rinasce la repubblica veneta e il veneto si proclama indipendente dall’Austria.

IL 18 Marzo, Milano segue le orme di Venezia, scendendo in strada. I milanesi combattono strada per strada
con gli austriaci, creano delle barricate per contrastare l’esercito austriaco. Si lotta per ben 5 giorni, famose
come le 5 giornate di Milano, dopo di che anche Milano riesce finalmente a staccarsi dall’Austria e a
liberarsi dagli austriaci. A guidare questi moti c’è anche Carlo Cattaneo, ed è quello che dirige il consiglio di
guerra. Di fatto si forma un governo provvisorio.

In Piemonte, da 15 giorni, Carlo Alberto ha concesso questa nuova costituzione. Lo stesso Carlo Alberto
guarda quello che sta accadendo a Venezia e Milano con interesse ma anche con preoccupazione perché ha
paura che i torinesi prendono esempio dai milanesi e dai veneziani. C’è anche un secondo elemento che
desta dell’interesse in Carlo Alberto: Milano e Venezia si stanno cacciando da sole gli austriaci, cosa nascerà
a Milano e Venezia non lo sa nessuno, potrebbero diventare 2 repubbliche, potrebbe formarsi nel nord
Italia uno stato repubblicano forte, anche questa è una cosa che preoccupa a Carlo perché avere vicino uno
stato senza re può essere un cattivo esempio ma poi può darsi anche che in queste 2 regioni la situazione
rimanga molto fluida e qualcuno animato da un buon esercito possa approfittarne. A Carlo Alberto viene in
mente questa idea che il Piemonte potrebbe cercare di intervenire in Lombardia prima ed eventualmente
in Veneto poi per cercare di annettersi questi territori. Quindi Carlo Alberto in pochissimi giorni decide di
intervenire e scoppia quella che sarà chiamata la prima guerra di indipendenza. Ora Carlo Alberto è da solo
contro gli austriaci. L’iniziativa del re di Sardegna è guardata con grande favore dagli altri sovrani italiani
perché sembra davvero che la Sardegna voglia mettersi a capo di una lotta di indipendenza nazionale e
magari potrebbe coinvolgere anche altre regioni. Quindi quasi subito tutti gli altri sovrani decidono di
inviare truppe di loro iniziativa che collaborino con l’esercito sabaudo, che diano sostegno all’esercito
piemontese contro l’Austria. Purtroppo però Carlo Alberto incappa in una serie abbastanza clamorosa di
errori tattici che inficiano sin da subito il buon esito di questa guerra. Perché intanto Carlo Alberto da
segnali molto negativi ai patrioti, ai volontari che erano accorsi a sostenerlo ma da anche un cattivo segnale
agli altri sovrani italiani perché sembra fin da subito più che altro interessato ad annettere alla Sardegna il
lombardo veneto e meno interessato a liberare l’Italia. Cioè sembra avere come scopo principale il suo
vantaggio esclusivo. Arriva perfino Garibaldi dal Sudamerica ma Carlo Alberto fa in modo di mantenere in
disparte questi volontari e non dà loro spazio. Nel giro di poco tempo le cose volgono al peggio perché i vari
stati italiani decidono presto di ritirare le loro truppe. Il primo è Pio IX che si rende conto che sta
combattendo l’Austria che è uno stato difensore del cattolicesimo. Quindi Carlo Alberto rimane da solo.
L’esercito piemontese dopo qualche prima parziale vittoria incappa in una sconfitta clamorosa a Custoza
vicino Verona tra il 23-25 luglio del 1848, tant’è vero che questa sconfitta porta Carlo Alberto a firmare ad
inizio agosto un armistizio con l’Austria in cui sembra rinunciare ad ogni pretesa sulla Lombardia e sul
Veneto, sembra perché la faccenda non si conclude qui.

Nel frattempo accade che queste speranze che rano partite a marzo, aprile a luglio sembrano
completamente spente. È vero che l’Austria ha ancora vari problemi, però insomma le città italiane che
pure si sono ribellate fanno fatica a mettersi insieme formare un progetto comune. Milano ritorna nelle
mani degli austriaci dopo l’armistizio, resiste Venezia per il momento e qualcosa si è iniziato a muovere in
Toscana dove il gran duca per paura di rivolte più forti aveva deciso di affidare il governo a due politici di
stampo democratico che si chiamano Giuseppe Montanelli e Francesco Domenico Guerrazzi.

A Roma il primo ministro del papa che si chiamava Pellegrino Rossi viene assassinato durante un attentato,
il papa rimane molto scosso da questa morte improvvisa e per paura che a Roma i rivoluzionari possano
prendere il potere, decide di darsi alla fuga (fine del 1948), lascia Roma e si va a recare a Gaeta nello stato
del Regno delle due Sicilie dove chiede protezione ai Borbone, però questa fuga lascia di fatto Roma senza
una guida e quindi Roma diventa il nuovo obiettivo dei rivoluzionari. A gennaio del 49 si decide a Roma di
eleggere una nuova assemblea costituente che dovrebbe decidere che forma di governo dare alla città di
Roma e ai domini dello stato pontificio (Lazio, Umbria, Marche, una buona parte dell’Emilia Romagna).
Questa assemblea costituente è formata da personaggi tipo Mazzini, Mazzini stesso viene eletto o
Garibaldi. Quindi è un’assemblea fortemente spostata verso la linea repubblicana o democratica infatti
questa assemblea subito dichiara la decadenza del potere temporale dei papi, il papa non ha più potere
sullo stato, e proclama la nascita della repubblica romana. Quello che accade a Roma ha effetti anche sul
resto dell’Italia in particolare sulla vicina Toscana. Il gran duca Leopoldo II, decide che anche per lui è
meglio tagliare la corda prima che le cose finiscano male, e anche in Toscana si forma un’assemblea
costituente e momentaneamente i poteri vengono affidati ad un triumvirato. A questo punto Carlo Alberto
dice di nuovo si apre una finestra per tentare di fare qualcosa. Nel marzo del 49, Carlo Alberto decide di
ridare il via alla guerra con l’Austria sperando di far meglio di prima. C’è una grande battaglia decisiva, la
battaglia di Novara, che viene però vinta dagli austriaci. Questo segna la fine della carriera politica di Carlo
Alberto, lo stesso re è costretto ad abdicare. Abdica in favore del figlio che si chiama Vittorio Emanuele II.

Vittorio Emanuele II firma subito una pace con l’Austria per il momento definitiva, e subito da segno anche
di voler chiudere ogni questione aperta, tant’è vero che c’è una rivolta a Genova che lui reprime.

Rimangono aperte altre questioni. Venezia è ancora autonoma, tutto il nord è abbastanza agitato. Gli
austriaci si sono per il momento riorganizzati., hanno la forza necessaria per reprimere ogni tentativo
insurrezionale, infatti usano questa forza quasi subito su Brescia. Brescia scoppiano le cosiddette 10
giornate di Brescia, gli austriaci qui usano grande forza. Nell’aprile nel 49 assediano Venezia con
l’intenzione di riprendersi Venezia, ed agosto viene ripresa dall’Austria.

Il granduca Leopoldo II riesce a ritornare in Toscana, la Sicilia viene ripresa dai Borbone. Quindi le cose
ritornano come prima.

Aroma abbiamo detto c’è questa assemblea costituente che proclama la repubblica e si mette a scrivere la
costituzione. Il problema è che il papa Pio IX è a Gaeta ma non è che ha rinunciato a Roma, al papato o allo
stato pontificio, vorrebbe riprenderselo. Inizia a chiedere aiuto agli Austriaci, alla Spagna, al Regno delle
due Sicilie e tutti sono abbastanza favorevoli ad aiutarlo ma il paese che prima di tutti decide di intervenire
in suo favore è la Francia (era uno stato laico). Come mai? Siamo nel 1849 ed in Francia regna Luigi Leone
Bonaparte che ha bisogno di mantenere l’appoggio dell’opinione pubblica francese soprattutto vuole a tutti
costi guadagnarsi il consenso dei cattolici francesi. Ora quale modo migliore per conquistare l’appoggio dei
cattolici francesi se non quello di appoggiare il papa che in questo momento si trova esule lontano da
Roma. Quindi Luigi Leone Bonaparte si propone come primo difensore del papa e decide di attaccare Roma
per sconfiggere questi mazziniani e rimettere sul trono Pio IX. Proprio in questi mesi i primi governi
repubblicani romani tentano di varare delle riforme, ad esempio una forte riforma agraria che
prevederebbe la requisizione delle terre alla chiesa e la redistribuzione di queste terre in affitto perpetuo
alle famiglie più povere cioè visto che nel Lazio la chiesa possiede tantissime terre, la repubblica romana se
le prende e le concede in affitto alle famiglie dei contadini poveri in modo di garantire un miglioramento
delle condizioni di vita. Questo fatto per cercare in qualche modo di coinvolgere i contadini. Ma arriva la
Francia e l’esercito francese è più forte di quello della repubblica romana ed è destinato a vincere. A Roma
di tenta di tutto per vincere, si forma un triumvirato, dove il potere è affidato a Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo
Armellini in più c’è Garibaldi che fa da capo militare per la difesa di Roma. Resiste fino a luglio, dove i
volontari non riescono più a tenere fuori i volontari francesi perdendo gli ultimi scontri. Garibaldi riesce a
fuggire, tenta di raggiungere Venezia dove ancora si combatte, e attraversando le paludi del Ferrarese, sua
moglie Anita muore e non fa in tempo Garibaldi ad arrivare a Venezia.

Pochi giorni prima della caduta di Roma, l’assemblea costituente romana riesce a completare questa
costituzione, che alla fine non viene mai applicata. Era una costituzione abbastanza interessante perché al
suo interno ci sono gli ideali mazziniani ma anche democratici, che in buona parte si ritrovano nella
costituzione italiana attuale.

Nel 48 la prima fase almeno, questi moti hanno successo, riescono a prende di sorpresa le grandi potenze
europee, ma tutti questi moti alla fine finiscono male, che è la stessa cosa che è accaduta in Europa. Motivi
della confitta italiana sono: questi giovani patrioti liberali, democratici fanno fatica a coinvolgere veramente
il popolo, ancora il mondo contadino è fermo davanti a questi tentativi di rivolta. C’è da dire però che si è
formato un gruppo di patrioti, c’è un insieme relativamente ampio disposte a combattere per un percorso
di unificazione nazionale in Italia. Questi patrioti non scompaiono, negli anni successivi si daranno da fare
per capire cosa fare di meglio, un po’ per cercare di spingere ancora verso una possibile unificazione.

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