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È ora di mettersi

in cammino,
buon viaggio!

Uppa magazine - Bimestrale. Poste italiane s.p.a. - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n° 46), art. 1, comma 1, LO /MI - ISSN 2038-5986

50 proposte di viaggi ed esperienze da fare in Italia, studiate appositamente per essere Bimestrale per i genitori DOSSIER LO SPAZIO DELLA MENTE SPECIALE
a misura di famiglia. Ogni capitolo del libro è accompagnato da una scheda curata scritto dagli specialisti
Esami e cure inutili Riti e “manie” nell’infanzia Fratelli e sorelle
dagli autori di UPPA, con informazioni, approfondimenti e consigli per vivere dell’infanzia
I rischi di una medicina Come affrontare le piccole Alla scoperta di un legame fatto
il viaggio in sicurezza e come esperienza formativa. È ora di mettersi in cammino! ANNO XXI
NUMERO 3/2021
basata sull’idea che manie, i rituali fissi e i gesti di somiglianze e differenze,
7,00 € “fare di più” sia meglio ripetitivi dei bambini? solidarietà e conflitti
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Per crescere un bambino Guida alla merenda
ideale con oltre
c’è bisogno di idee. sessanta ricette
per ogni occasione

Abbiamo raccolto le 100 idee più importanti su sviluppo, linguaggio,


sonno, alimentazione e tanto altro.
Il risultato di vent’anni di lavoro al fianco dei genitori, per guardare «Cosa c’è di buono per merenda?»: di certo vi sarete sentiti ripetere questa domanda un bel po’ di volte,
al futuro con occhi diversi. perché se c’è un momento della giornata che tutti i bambini aspettano con gioia, è proprio l’ora della
merenda. Questo libro di ricette si propone di fornire ai genitori le informazioni nutrizionali corrette per
scegliere gli alimenti migliori in base ai gusti e alle esigenze di ogni bambino. Che sia dolce o salata, la
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EDITORIALE

Confrontarsi con l’incertezza


La ricerca di certezze assolute è una sfida persa in partenza.
Esserne consapevoli permette di accompagnare in maniera efficace
la crescita dei figli, accogliendo gli imprevisti e riorientando di volta
in volta le proprie strategie educative
DI SERGIO CONTI NIBALI, PEDIATRA E DIRETTORE DI UPPA MAGAZINE

«D
ottore, che ne pensa? Possiamo stare Quadrino nel suo contributo: quante “verità” sono
tranquilli?»: non so quante volte mi state smontate dalle nuove conoscenze che si sono
è stata posta questa domanda, alla consolidate nel corso degli anni! Ed è proprio gra-
fine di una visita, da una mamma o da un papà zie alla ricerca continua che quelli che una vol-
preoccupati per la salute del loro bambino, sia che ta venivano ritenuti “dogmi” oggi sono messi in
si trattasse di un problema apparentemente ba- discussione e rivisti; ma la ricerca ha bisogno di
nale, di una malattia più seria o di una vaccina- tempo, è lenta, non può avere fretta.
zione. E chissà quanti di voi avranno fatto la stessa Auspicare una condizione di sicurezza assoluta per
domanda a un medico per un problema di salute. i propri figli è molto pericoloso e non dovrebbe
La pandemia, che da oltre un anno condiziona le essere un obiettivo né rientrare in alcun progetto
nostre vite e ancor più quelle di bambini e ragazzi, educativo. Del resto, fa parte dell’esperienza geni-
ci sta insegnando o, meglio, ci sta ricordando che toriale l’impossibilità di controllare tutto, di sape-
non sempre è possibile dare risposte certe. Come re tutto; essere genitori significa anche costrui-
leggerete nell’articolo di Roberta Villa, la scienza re e ricostruire, rivedere i propri piani man mano
spesso è rappresentata nell’immaginario collettivo che il bambino cresce, rimettersi in discussione se
come una costruzione granitica di concetti acqui- richiesto dalle circostanze. È quello che succede
siti, mentre sappiamo che le evidenze scientifiche quando si pensa di aver capito come gestire i com-
hanno bisogno di prove e controprove, che i pro- portamenti di un bambino che cresce e poi d’im-
cessi di apprendimento procedono per tentativi ed provviso tutto cambia: è necessario rimettersi in
errori e che per alcuni campi della conoscenza esi- gioco e rimodulare ancora una volta i propri com-
ste una «inevitabile e reale incertezza». Le stes- portamenti perché, come ci ricorda Raffaele Man-
se prove e gli stessi errori che caratterizzano alcu- tegazza, «le cose finiscono, cambiano, si trasfor-
ni dei giochi descritti da Gianfranco Staccioli in mano, rinascono».
questo numero e che contribuiscono a stimolare il Invece di cercare e offrire “certezze” che non pos-
pensiero scientifico e la progettualità, da coltivare siamo garantire, quindi, è sicuramente più corret-
e sostenere durante il percorso di crescita. to, educativo e onesto ammettere talvolta di non
Fra tutte le scienze, la medicina è certamente quel- sapere. E la storia di questa pandemia ce lo ricor-
la meno esatta e ciò significa che è molto lontana da ogni giorno.
dall’essere “onnipotente”, come ci ricorda Silvana Buona lettura! ■

1
La rivista
per i genitori, Medicina Illustrazioni di Nico189
indipendente
e senza pubblicità NASCERE
4 L’allattamento come fattore antitumorale
di Natalia Camarda, pediatra

Uppa fornisce ai genitori 6 La coppia in gravidanza


gli strumenti necessari di Claudia Ravaldi, medica, psicoterapeuta e ricercatrice
per prendere decisioni consapevoli.
Lo fa raccontandovi lo stato dell’arte della ricerca COSA C’È DI VERO
scientifica attraverso articoli chiari e comprensibili. 8 Alimentazione nell’infanzia: meglio i cibi industriali
Tutti i contenuti sono sottoposti a un processo o quelli preparati in casa?
di revisione condiviso e trasparente in modo di Anna Rita Longo, docente di Lettere e divulgatrice scientifica
da garantire la massima accuratezza possibile.
UNA MELA AL GIORNO
Uppa è indipendente da qualsiasi 10 Il cartellino di dimissione del neonato
condizionamento esterno. di Paolo Moretti, pediatra
Gli autori sono tenuti a rilasciare una dichiarazione
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garantisce che i contenuti pubblicati abbiano 12 Selettività alimentare: non è una lotta!
come unico scopo un’informazione corretta. di Carla Tomasini, pediatra nutrizionista

Uppa non contiene pubblicità, SCIENZA E SOCIETÀ


in nessuna forma. 14 Come fidarsi di una scienza incerta?
I riferimenti a prodotti e servizi (libri, mostre, di Roberta Villa, medico e giornalista
spettacoli teatrali, ecc.) sono pubblicati su
iniziativa della redazione e sempre a titolo gratuito,
nella convinzione che cultura e informazione
siano presupposti fondamentali per la salute Dossier Illustrazioni di Alberto Casagrande
e il benessere delle persone.
Come evitare esami e cure inutili
Questo giornale non riceve finanziamenti statali,
si sostiene solo grazie agli introiti derivanti
dagli abbonamenti.

18 Di più è meglio… o no?


di Sergio Conti Nibali, pediatra
20 Non tutti gli esami sono utili
di Federico Marolla, pediatra
22 Quando il farmaco è sbagliato…
di Giuseppe Primavera, pediatra
24 Raccomandazioni strampalate
Per abbonarti vai su abbonamenti.uppa.it di Sergio Conti Nibali, pediatra
Per contattare il nostro servizio clienti 26 La ricerca del “grande” professore
vai su assistenza.uppa.it di Silvana Quadrino, psicologa e psicoterapeuta
Mente Illustrazioni di Nico189 Educazione Illustrazioni di Daniele Simonelli

QUANDO SARÒ PICCOLO


46 «Perché ti vergogni?»
di Chiara Borgia, pedagogista

TRA IL DIRE E IL FARE


50 L’importanza della comunicazione assertiva
di Annalisa Perino, pedagogista montessoriana

TERRA DI MEZZO
TU, IO, NOI
54 Le bugie dei bambini: educare alla verità
28 Child-free zone: come gli adulti immaginano i bambini di Elena Ravazzolo, pedagogista
di Rosario Montirosso, psicolog0 e psicoterapeuta

COSE DA GRANDI
LO SPAZIO DELLA MENTE
58 Anche della morte si può parlare…
30 «Perché fa così?»: riti e “manie” nell’infanzia di Raffaele Mantegazza, docente di Scienze umane e pedagogiche
di Silvana Quadrino, psicologa e psicoterapeuta

DI GIOCO IN GIOCO
MAPPAMONDO
60 Elogio del coltellino
34 Giochi e giocattoli del mondo di Gianfranco Staccioli, scrittore e pedagogista
di Ana Cristina Vargas, antropologa

Rubriche
Speciale Illustrazioni di Carol Rollo

POTERE ALLE PAROLE


Fratelli e sorelle 62 Virtuale è reale: il potere delle immagini nell’era
dei social media
di Vera Gheno, sociolinguista

LA BUSSOLA
64 Due classici da leggere in inglese
di Anna Momigliano, giornalista

66 LO SCAFFALE

68 POSTA & RISPOSTA


37 Storie di legami familiari
di Chiara Borgia, pedagogista
72 SUL PROSSIMO NUMERO
38 «E se facessimo un altro bambino?»
di Silvana Quadrino, psicologa e psicoterapeuta È ora di mettersi
in cammino,
40 Crescere insieme: le caratteristiche del rapporto buon viaggio!

tra fratelli
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di Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta


44 La gelosia nei confronti del fratellino
di Daniele Armetta, psicologo

La copertina di questo
numero è illustrata
50 proposte di viaggi ed esperienze da fare in Italia, studiate appositamente per essere
a misura di famiglia. Ogni capitolo del libro è accompagnato da una scheda curata
dagli autori di UPPA, con informazioni, approfondimenti e consigli per vivere
Bimestrale per i genitori
scritto dagli specialisti
dell’infanzia
DOSSIER

Esami e cure inutili


I rischi di una medicina
LO SPAZIO DELLA MENTE

Riti e “manie” nell’infanzia


Come affrontare le piccole
SPECIALE

Fratelli e sorelle
Alla scoperta di un legame fatto

da Alberto Casagrande
il viaggio in sicurezza e come esperienza formativa. È ora di mettersi in cammino! ANNO XXI
NUMERO 3/2021
basata sull’idea che “fare di più” manie, i rituali fissi e i gesti di somiglianze e differenze,
7,00 € sia meglio ripetitivi dei bambini? solidarietà e conflitti
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NASCERE UPPA MAGAZINE 3/2021

L’allattamento come
fattore antitumorale
Tra i tanti benefici dell’allattamento c’è anche un’aumentata protezione
contro alcuni tipi di tumore, sia per la madre sia per il bambino
DI NATALIA CAMARDA, PEDIATRA

«È
ora di smettere di allat- di allattare per sottopormi alle varie una serie di benefici per la salute di
tare, così puoi ricominciare indagini preventive, quando ho sentito madre e bambino, e uno di questi è pro-
a seguire gli screening dire che l’allattamento aiuta a prevenire prio una maggiore protezione antitu-
oncologici per la prevenzione dei tu- l’insorgenza dei tumori…?». morale per entrambi.
mori!»: queste sono le parole che mi Le malattie tumorali causano anco-
disse una volta una mia cara amica, nel ra oggi milioni di morti ogni anno, ed è UNA PROTEZIONE PER LA DONNA
periodo in cui allattavo la mia bambina quindi indispensabile conoscere i prin- CHE ALLATTA
di circa 1 anno. «Che strano», pensai, cipali fattori di prevenzione. Che l’allattamento rientri, per la donna,
«com’è possibile che io debba smettere Sappiamo bene che allattare comporta tra i fattori protettivi contro i tumori
è noto ormai da tempo, infatti allatta-
re il proprio bambino è una delle racco-
mandazioni inserite nel Codice europeo
contro il cancro (vedi box). Nello spe-
cifico, numerosi studi scientifici han-
no dimostrato che l’allattamento riduce
notevolmente il rischio di sviluppare un
cancro al seno e alle ovaie.
Questa protezione è tanto più significa-
tiva quanto più a lungo si allatta: si sti-
ma che per ogni anno di allattamento
(calcolato sommando anche i periodi
di allattamento di diversi figli) il
rischio, per la donna, di sviluppare
un cancro al seno invasivo dimi-
nuisca del 4,3%.
Per quanto riguarda altri tipi di
tumore, i dati disponibili sono
ancora da validare, ma sem-
brerebbe che ci sia un’azio-
ne protettiva anche contro
il carcinoma dell’endometrio
(cioè il rivestimento interno
dell’utero).

PERCHÉ?
Tali effetti protettivi sarebbero dovuti
almeno in parte al fatto che il seno rag-
giunge una piena maturazione solo con
la gravidanza e l’allattamento; questo,
come accade per tutti gli organi e gli
apparati dell’organismo, gli consen-
te di sviluppare un’ulteriore resistenza

4
L’ALLATTAMENTO COME FATTORE ANTITUMORALE

al rischio di una trasformazione tumo- oltre i 2 anni in aggiunta agli altri ali- UN’ABITUDINE DA DIFFONDERE
rale. Inoltre l’allattamento determi- menti. Senza contare che una cop- Nonostante gli innumerevoli vantaggi
na una serie di modificazioni ormonali pia potrebbe decidere di avere un altro che comporta l’allattamento, il nume-
che, prolungando l’assenza di ovulazio- figlio, e quindi la donna si troverebbe ro delle donne che allattano, in tutto il
ne e di cicli mestruali, rendono la don- ad allattare per diversi anni consecu- mondo, è ancora molto basso rispetto
na meno esposta agli estrogeni, uno dei tivi. È impensabile, quindi, che si deb- a quello auspicato dalle più importan-
principali fattori che scatenano l’insor- ba aspettare la fine dell’allattamento o, ti società scientifiche e dagli organismi
genza di cellule tumorali dell’apparato peggio, sospenderlo per poter parteci- internazionali. Alcuni ricercatori hanno
riproduttivo. Il meccanismo di produ- pare agli screening oncologici previsti stimato che anche in questa situazione
zione di latte, poi, porta a una continua in base all’età. non ottimale l’allattamento consenti-
esfoliazione degli strati cellulari super- rebbe comunque di evitare annualmen-
ficiali della ghiandola mammaria, indu- te 20.000 morti per cancro al seno. Ma
cendo la morte e il ricambio delle cellule a questa cifra si aggiungerebbero oltre
danneggiate o con mutazioni del DNA. 20.000 morti in meno se i bambini fos-
Oltre a questi aspetti specifici, biso- Nonostante gli innumerevoli sero allattati fino a 1 anno di età nei
gna ricordare che una donna che allatta vantaggi che comporta Paesi ad alto reddito e fino ai 2 in quelli
conduce solitamente uno stile di vita più l’allattamento, il numero delle a basso reddito.
salutare, il che contribuisce ulterior- In questi ultimi anni, poi, è stata scoper-
donne che allattano, in tutto
mente a diminuire il rischio tumorale. ta nel latte materno una sostanza chia-
il mondo, è ancora molto basso
mata HAMLET (Human α-lactalbumin
E IL BAMBINO ALLATTATO?
rispetto a quello auspicato made lethal to tumor cells) che potreb-
Anche il bambino beneficia di un certo dalle più importanti società be avere risvolti terapeutici nella lotta
effetto protettivo antitumorale. I ricer- scientifiche e dagli organismi al cancro. Si tratta di una molecola che
catori, in questo caso, hanno dimostra- internazionali. nei test di laboratorio ha dimostrato di
to che i bambini allattati presentano un riuscire a uccidere più di quaranta tipi di
rischio più basso di contrarre tumori del cellule tumorali diverse! ■
sangue, come le leucemie, rispetto ai
bambini non allattati.
L’allattamento contribuisce inoltre a Durante l’allattamento si possono e si Il Codice europeo contro
prevenire l’obesità, e questo potrebbe dovrebbero fare tutti gli esami diagno- il cancro
portare alla riduzione del rischio di svi- stici necessari. Le varie metodiche uti-
È composto da dodici regole redatte
luppare in età adulta tutta una serie di lizzate – mammografie, ecografie, tac,
da una commissione di esperti, e
tumori legati a tale patologia. risonanze magnetiche o agoaspirati –
non creano problemi e sono assoluta-
periodicamente rivalutate, che hanno
ESAMI PER LO mente permesse. Potrebbe però essere la funzione di informare i cittadini sulle
SCREENING ONCOLOGICO necessario che gli esami eseguiti su una azioni che hanno dimostrato di avere
L’allattamento potrebbe rappresentare mammella in fase di lattazione richie- effetti protettivi, in modo da ridurre
una fase molto lunga della vita di una dano la lettura da parte di persona- il rischio di insorgenza di tumori. La
donna: come è noto, l’Organizzazione le esperto, poiché l’interpretazione dei regola numero dieci recita: «Per le
Mondiale della Sanità lo raccomanda in risultati potrebbe essere più difficile per donne: l’allattamento al seno riduce il
maniera esclusiva per i primi sei mesi di via della maggiore densità del tessuto rischio di cancro per la madre. Se puoi,
vita del bambino, ma lo consiglia anche mammario. allatta il tuo bambino».

5
NASCERE UPPA MAGAZINE 3/2021

La coppia in gravidanza
La gravidanza continua a essere rappresentata come un’esperienza che riguarda
soprattutto la donna, con il partner che rimane ai margini. Immaginare nuovi scenari
è indispensabile per il benessere di tutta la famiglia
DI CLAUDIA RAVALDI, MEDICA, PSICOTERAPEUTA E RICERCATRICE

C
aro lettore, cara lettrice, oggi ti NARRAZIONI STEREOTIPATE pensare la condivisione delle respon-
propongo un gioco: chiudi gli L’eccessiva semplificazione di un mon- sabilità e dell’investimento emotivo,
occhi e pensa alla prima imma- do di sensazioni, emozioni, pensie- cognitivo e progettuale che comporta
gine che ti viene in mente quando leggi ri e comportamenti vasto e variegato ha il fatto di diventare genitori. Se la gra-
la parola “gravidanza”. In genere la ri- trasformato anche la narrazione del- vidanza è tutta della donna, è intuiti-
sposta è: il pancione di una donna. Tale la gravidanza in una specie di format vo immaginare che anche dopo il par-
immediata associazione, infatti, è in- sempre uguale, scandito da immagini to proseguirà la stessa narrazione: la
fluenzata e sostenuta dalle rappresen- di rito: la scoperta di essere incinta (il mamma nel cuore della “tempesta” di
tazioni che si trovano sui media, che in test positivo), le nausee del primo tri- novità; il papà sullo sfondo, cultural-
tema di gravidanza propongono sem- mestre (le vignette delle donne piega- mente deresponsabilizzato. Se il part-
pre pancioni, accompagnati o meno da te sul water), l’umore labile (le lacrime ner è sistematicamente “lasciato fuori”
fiocchi e orsetti. Talvolta appare anche durante un film), il servizio fotografico dal processo di attesa (si può “aspetta-
il volto più o meno sorridente della fu- (la mamma con i veli e i fiori in testa), re” un bambino anche senza portarlo in
tura mamma, e solo raramente le mani il recupero della forma fisica e dell’inti- grembo: lo si può aspettare nella men-
di un uomo. mità dopo il parto. te e nei progetti che si costruiscono in
Le rappresentazioni iconografiche della In questa narrazione codificata che sua funzione), sarà per lui molto diffi-
gravidanza, nel nostro immaginario, si riempie blog, riviste e social network, cile pensarsi in modo diverso. Al pun-
fermano qui: sono poche, povere e piut- il partner compare quasi sempre alla to che può capitare che, quando il padre
tosto stereotipate. fine (le famose mani sul pancione, gli decide di essere parte attiva del percor-
articoli sulla sessualità dopo la nasci- so di gravidanza e di genitorialità, deb-
UN PERCORSO UNICO ta): come se nella nostra cultura non ba giustificarsi di fronte agli altri, subi-
Sappiamo bene che ogni gravidanza è fosse ancora riconosciuto che la gravi- to pronti a bollarlo come “mammo”,
unica e diversa dalle altre, così come danza può essere un’esperienza di cop- mettendo in discussione l’appropria-
ogni corpo, e che la gestazione non è un pia; come se, in fin dei conti, riguardas- tezza delle sue scelte di accudimento e
“momento”, ma un percorso, lungo e se solo la donna in attesa, e il partner di gestione del bambino.
articolato, che meriterebbe ben più del- rivestisse un ruolo secondario, ai mar-
la solita raffigurazione di un pancione gini della storia (tranne in certi casi di LA PROVA DELLA PANDEMIA
anonimo. Eppure è come se nel nostro cronaca nei quali il padre “fa nascere” Da decenni, ormai, i ricercatori che si
repertorio non ci fosse abbastanza spa- il figlio, e allora è la donna a scompari- occupano di perinatalità, di antropolo-
zio per evocare tutte quelle immagini re dalla scena: sembra non esserci mai gia e sociologia lavorano nella direzione
che potrebbero descrivere questo evento abbastanza spazio per includere nella di ampliare lo sguardo sulla gravidan-
in modo meno “patinato”, più incarna- descrizione di un’attesa e di una nascita za e arricchire l’immaginario collettivo,
to, profondo; verosimile, direi. La gravi- entrambi i membri della coppia, ciascu- così da costruire uno scenario esperien-
danza, infatti, non è mai un’esperienza no con la sua funzione). ziale che includa sia la donna e il bam-
banale; non è mai esattamente ripro- bino sia il partner.
ducibile, nemmeno nella stessa donna e IL “MAMMO” Ma non è facile: durante la pandemia, ad
nella stessa coppia. È sempre molto più Collocare il partner al di fuori dell’im- esempio, molti punti nascita non han-
ricca, più sfaccettata e assai più colorata maginario, tenere la coppia “separata” no consentito l’accesso dei partner alle
di quella sfilata di scialbi stereotipi che nelle narrazioni, ha importanti impli- visite prenatali e alla sala parto, il che ha
ci accompagnano, una generazione dopo cazioni culturali e sociali. Il partner è riaperto la discussione sulla loro impor-
l’altra, anche in questo nuovo millennio. escluso, non c’è. E se non c’è, è difficile tanza come figure di sostegno, attive e

6
LA COPPIA IN GRAVIDANZA

accudenti. In questo caso, nonostan- allora, dovremmo provare ad allarga- mesi di gravidanza e in quelli successi-
te la palese violazione dei diritti umani re lo sguardo e a osservare per intero la vi alla nascita, in una continua danza a
perinatali sanciti dall’Oraganizzazione donna incinta in compagnia del partner, due e poi a tre, a quattro e oltre. Impa-
Mondiale della Sanità, che riconosce il che è parte integrante dell’esperienza. rare nuovi passi, nuovi “ritmi relazio-
ruolo fondamentale del partner duran- La coppia in gravidanza è sollecita- nali” e nuove modalità di accudimen-
te tutta la gravidanza e nel momen- ta a fare un lavoro sul piano psicofisi- to del partner e del neonato, superando
to della nascita, c’è chi ha “approfitta- co e su quello pratico e organizzativo: gli stereotipi, è la sfida che le coppie di
to” della situazione di emergenza per i tempi di adattamento e riorganizza- quest’epoca sono chiamate ad affronta-
riproporre una visione stereotipata di zione non sono simultanei, ogni cop- re per ampliare l’immaginario dell’at-
gravidanza, parto e accudimento dei figli pia attiva le proprie risorse durante i 9 tesa e della genitorialità. ■
come “esperienze” appartenenti uni-
camente alla donna, nelle quali il part-
ner non serve e, anzi, può essere persi-
no d’impaccio.
Questa idea dei ruoli della coppia genito-
riale come rigidamente definiti e spesso
opposti è obsoleta, e peraltro è in con-
trasto con i risultati delle ricerche sulla
salute e sul benessere delle donne, del-
le coppie e dei bambini, che vedono nella
buona relazione tra i partner e in quel-
la tra la coppia genitoriale e il bam-
bino la chiave per il benessere del-
la famiglia.

OLTRE GLI STEREOTIPI


Se è vero, come dice il
proverbio, che per cre-
scere un bambino occor-
re un intero villaggio, è
altrettanto vero che, per
essere realmente di soste-
gno, il villaggio dovreb-
be essere presente anche
nei 9 mesi di gravidanza.
La donna in attesa e il suo
partner rappresentano solo
il primo teatro di una relazio-
ne che va oltre la pancia della mam-
ma. Quando pensiamo alla parola gra-
vidanza e ci viene in mente il pancione,

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COSA C’È DI VERO UPPA MAGAZINE 3/2021

Alimentazione nell’infanzia:
meglio i cibi industriali o quelli
preparati in casa?
Adottare un’alimentazione sana è fondamentale fin dalla prima infanzia,
ma la contrapposizione netta tra prodotti industriali dannosi e preparazioni
casalinghe salutari è la semplificazione di un discorso più complesso
DI ANNA RITA LONGO, DOCENTE DI LETTERE E DIVULGATRICE SCIENTIFICA

S
pingendo il carrello tra le corsie che bisogna prestare attenzione», ci ha dei principi nutritivi, periodicamente
del supermercato non si può fare detto. «Non è possibile fare un discorso aggiornati sulla base delle conoscenze
a meno di notare gli slogan che generale che valga per tutti gli alimen- scientifiche», puntualizza Parpaglioni.
occhieggiano dalle confezioni di molti ti industriali o preparati in casa, ma è
prodotti, compresi quelli proposti spe- necessario soffermarsi sulla qualità e la NO ALLA DEMONIZZAZIONE,
cificatamente per l’infanzia. In alcuni composizione del singolo cibo che stia- SÌ ALL’ATTENZIONE
casi si rimarca l’assenza di qualcosa, in mo offrendo a bambine e bambini, per Ma come sono, oggi, sul piano qualita-
altri si sottolinea l’arricchimento con valutare se può essere inserito in un’a- tivo, gli alimenti pronti che si trovano
qualche ingrediente presentato come limentazione rispettosa dei LARN, cioè sugli scaffali del supermercato? Sotto-
importante e salutare. dei Livelli di Assunzione di Riferimen- linea l’esperto: «Anche in questo caso i
Ci sono poi contesti in cui, al contrario, to di Nutrienti ed energia, che sono i discorsi generali sono piuttosto impre-
è facile sentire critiche anche aspre ai valori da tenere presenti per ciascuno cisi. Per quel che riguarda i prodotti
genitori che scelgono, per ragioni per-
sonali legate ai tempi e all’organizza-
zione familiari, di adoperare alimen-
ti industriali pronti nell’alimentazione
delle proprie figlie e dei propri figli; cri-
tiche motivate con la presunta maggio-
re salubrità dei cibi preparati in casa.
Ma come stanno davvero le cose? E,
soprattutto, siamo certi che impostare
il discorso in questi termini sia corret-
to? Le risposte troppo semplici rischia-
no spesso di essere imprecise e quan-
do si parla di aspetti fondamentali per il
benessere psicofisico, come la sana ali-
mentazione e l’educazione alimenta-
re, è opportuno inquadrare la questio-
ne in modo rigoroso. Per farlo abbiamo
chiesto l’aiuto di Giuliano Parpaglio-
ni, biologo nutrizionista con una lun-
ga esperienza nella comunicazione della
scienza della sana alimentazione.

I NUTRIENTI
«Dobbiamo innanzitutto tenere conto
del fatto che il nostro organismo si ali-
menta con i diversi nutrienti contenuti
nel cibo, ed è quindi alla composizione

8
ALIMENTAZIONE NELL’INFANZIA: MEGLIO I CIBI INDUSTRIALI O QUELLI PREPARATI IN CASA?

destinati alla prima infanzia, come quel- e non danno conto della composizione esempio, può essere quella di sostitui-
li pronti e semipronti, nel corso del tem- generale». In termini di salute, il costo re, nei dolci preparati in casa, una parte
po abbiamo assistito a un progressivo dell’abitudine a cibi di questo tipo può dello zucchero con della frutta, che con-
aumento delle possibilità di scelta anche essere piuttosto importante, anche per tiene sì molto zucchero, ma anche fibre
a favore di formulazioni più salutari, dal quel che riguarda l’educazione alimen- e altri nutrienti», suggerisce l’esper-
momento che molti genitori sono diven- tare. Aggiunge Parpaglioni: «Non dob- to. Purtroppo non è raro che si ecce-
tati più attenti alla composizione degli biamo dimenticare che le abitudini che da anche nelle preparazioni domestiche,
alimenti e non danno per scontato che si consolidano nel corso dell’infanzia vanificando gli sforzi per offrire un ali-
un prodotto per i bambini debba per for- influenzano lo stile di vita fino all’e- mento sano.
za essere di qualità. Questo li porta a leg- tà adulta. I bambini hanno una predi-
gere le etichette e ha indotto le aziende sposizione evolutivamente determinata EDUCARE IL GUSTO
a offrire anche cibi bilanciati e formulati verso il cibo dolce ed è, quindi, frequen- Non dimentichiamo, infine, che propor-
correttamente». Ciò non vuol dire, però, te che le aziende la sfruttino offren- re un certo alimento piuttosto che un
che tutti i prodotti per l’infanzia lo siano: do loro preparazioni molto zuccherate. altro ha una valenza educativa impor-
le segnalazioni, anche da parte dell’Or- Ma la combinazione di grassi e zucche- tante: «Offrendo un determinato cibo,
ganizzazione Mondiale della Sani- ri induce una forte dipendenza e può far usando ingredienti diversi nelle prepa-
tà e degli enti di ricerca, di formulazio- insorgere abitudini che predisporranno razioni domestiche – sottolinea Par-
ni sbilanciate negli alimenti per bambini all’obesità e alle sue conseguenze». paglioni – i genitori contribuiscono a
(per esempio eccesso di zucchero, gras- Non è sempre facile evitare di far- modellare il gusto dei figli, vincendo
si, sale) sono numerose. Se demonizza- si influenzare dagli slogan, che crea- progressivamente le loro ritrosie e per-
re è senz’altro inopportuno, è bene che i no convinzioni radicate e ingannevo- mettendo, per esempio, che si accostino
genitori prestino attenzione a etichette e li. «Pensiamo alle merendine a base anche alle verdure».
tabelle nutrizionali, per essere consape- di latte e pan di Spagna o alle barret- Il momento dei pasti si conferma, quin-
voli di quello che offrono ai figli. te “con più latte e meno cacao”, ric- di, un’occasione importante per costrui-
chissime di grassi e zuccheri, ma spes- re abitudini sane, oltre che per consoli-
IL COSTO IN SALUTE DELLO so percepite come più adatte ai piccoli dare i legami familiari e affettivi. ■
“SFIZIO GUSTOSO” o, ancora, a yogurt e succhi di frutta resi
Continua Parpaglioni: «A bambini e appetibili attraverso grosse quantità di Consigli di lettura
ragazzi in età prescolare e scolare sono zucchero aggiunto: se non si riflette si
Per una rapida sintesi dei principi
spesso proposti prodotti industria- rischia di considerare sano un alimento
li dalla formulazione studiata per esse- che in realtà non lo è. Ricordiamo, poi,
con cui impostare una corretta
re appetibile, ma che è in genere sbi- che i dolci andrebbero considerati come alimentazione e prevenire i problemi di
lanciata perché ricchissima di zuccheri, eccezioni, non parte dell’alimentazio- salute fin dall’infanzia, si può leggere
grassi, sale. Si tratta degli stessi proble- ne quotidiana: è la dose che fa il “vele- Alla ricerca della piramide perduta
mi che si riscontrano in molti alimenti no”», continua il nutrizionista. della nutrizionista Veronica Madonna
destinati agli adulti. Non di rado gli slo- Nella preparazione domestica degli ali- (Tecniche Nuove Editore) e Mangiare per
gan pubblicitari con cui vengono pre- menti è più facile tenere sotto con- crescere di Mauro Destino e Federico
sentati si rivelano ingannevoli, perché trollo gli ingredienti, se i genitori sono Marolla, rispettivamente nutrizionista e
si focalizzano su un singolo elemento ben informati: «Una soluzione, per pediatra (Il Pensiero Scientifico Editore).

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UNA MELA AL GIORNO UPPA MAGAZINE 3/2021

Il cartellino di dimissione
del neonato
Dopo la nascita, al momento di tornare a casa, i genitori ricevono
un “cartellino di dimissione” del loro bambino. A cosa serve?
Quali informazioni contiene?
DI PAOLO MORETTI, PEDIATRA

S
e hai quindici giorni di vita ti fa muscoli, respiro, riflessi e colorito del ma era nel mio interesse. Ad esempio,
particolare effetto sapere che sei neonato. A ognuno di questi aspetti vie- la piccola puntura sul tallone che mi
davvero molto importante. ne dato un punteggio che va da 0 a 2; si hanno fatto dopo tre giorni serviva a
Qualche sospetto lo avevo già avuto, fa la somma e il totale deve essere com- una cosa importantissima: lo screening
perché ad aspettarmi a casa, in mezzo preso tra 7 e 10. Il valore rispecchia lo metabolico!
a palloncini colorati e a un entusiasmo stato di benessere del piccolo nei primi «Lo screening è un esame che viene
fuori controllo, c’erano due signore e minuti dopo la nascita». fatto a tutti i neonati per individuare
due signori molto affettuosi che si sono subito delle malattie che altrimenti, se
presentati come i nonni e una bambina LA VISTA E L’UDITO non curate adeguatamente (con la dieta
moderatamente simpatica che dovrebbe Ho scoperto, inoltre, che mentre dormi- o con i farmaci), provocherebbero gravi
essere mia sorella. vo mi hanno fatto un esame per vedere danni e potrebbero causare addirittura
Stamattina poi mi hanno portato dal se il mio udito funzionava: «Le otoemis- la morte. L’esame per le malattie meta-
pediatra e ne ho avuto la conferma defi- sioni acustiche consistono nell’inserire boliche si fa raccogliendo qualche goc-
nitiva: non hanno fatto che parlare di nell’orecchio una piccola sonda che tra- cia di sangue su uno speciale cartoncino
me, e in più ho scoperto, con un certo smette dei suoni e al tempo stesso con- assorbente che viene mandato in labo-
orgoglio, di avere, a mio nome, una spe- tiene un piccolo microfono per registrare ratorio. Mentre fino a qualche anno fa si
cie di documento di riconoscimento o di la risposta dell’orecchio. Se un bambino cercavano soltanto tre malattie (fenil-
“libretto d’istruzioni” (o forse entram- non supera il test al primo tentativo, l’e- chetonuria, fibrosi cistica e ipotiroi-
be le cose): il “cartellino di dimissione”, same si ripete dopo alcuni giorni». dismo), oggi, con quello che si chiama
che quelli dell’ospedale compilano per i E ho capito il perché di quella luce che la “screening metabolico esteso”, possia-
genitori e per il pediatra di famiglia. dottoressa insisteva a “spararmi” negli mo escludere quasi 50 malattie meta-
occhi: «Il “riflesso rosso”», ha det- boliche rare, elencate nella lista che vi
LA “CARTA D’IDENTITÀ” to il pediatra, «è un test che si fa pro- è stata consegnata. Se il test fosse risul-
DEL NEONATO iettando una luce, in un ambiente oscu- tato positivo sareste stati chiamati per
È un cartoncino, magari non trop- rato, direttamente in entrambi gli occhi altri approfondimenti».
po fantasioso (personalmente lo farei del bambino. Normalmente la pupil-
un po’ più allegro e colorato...), ma ci la diventa rossa; se il riflesso è bianco si MANOVRE PER L’ANCA
sono scritte tante cose su di me piut- deve sospettare una cataratta congenita: «Cosa vuol dire “manovra di Ortola-
tosto importanti: la durata della gra- significa che il cristallino, cioè la lente ni negativa bilateralmente”?», chiede a
vidanza, che nel mio caso è stata nel- situata all’interno dell’occhio, è diven- un certo punto papà.
la media, vale a dire di 40 settimane; il tato opaco. Se lo si scopre presto, si può «Questa manovra, che dopo ripeterò
tipo di parto, che se è naturale si chiama intervenire chirurgicamente sostituen- anch’io sul vostro piccolo, è un esame
“eutocico”; peso, lunghezza, circonfe- do il cristallino con una lente artificiale, manuale che serve per fare la diagnosi
renza della testa. Poi c’è una cosa parec- altrimenti c’è il rischio di cecità». di displasia congenita dell’anca. Con il
chio complicata, che si chiama “indice di bambino supino, tenendo le anche e le
Apgar”. Non ve lo saprei spiegare bene, LO SCREENING METABOLICO ginocchia ad angolo retto, si deve diva-
quindi vi riferisco quello che ha det- Continuando ad ascoltare il pediatra che ricare una gambina alla volta ruotando-
to il pediatra alla mia mamma: «Subi- spiegava ai miei genitori il cartellino, la verso l’esterno. Se il pediatra avverte
to dopo la nascita, al primo, al quin- sono stato felice di apprendere che tutto uno “scatto”, vuol dire che la testa del
to e al decimo minuto vengono valutati: quello che mi era stato fatto in ospeda- femore si sposta dalla sua sede norma-
frequenza dei battiti cardiaci, stato dei le non era dovuto a cattiveria gratuita, le. In tal caso, si deve fare un’ecografia.

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IL CARTELLINO DI DIMISSIONE DEL NEONATO

Se invece la manovra è negativa da Intanto decido di sfruttare una delle «Gli studi scientifici ci dicono che non è
entrambi i lati non si deve fare nulla, mie armi, il pianto, per attirare l’atten- utile farlo a tutti i bambini», le rispon-
a meno che non ci siano dei fattori di zione. «Ma il bambino va sempre tenu- de il medico, «ma solo a quelli che si
rischio, come una familiarità, una pre- to sulla schiena?», continua lei. considerano a rischio. E lo stesso vale
sentazione podalica, un peso alla nasci- «Soltanto per dormire. Quando è sve- per l’ecografia dei reni».
ta superiore ai 4 kg, un piedino torto». glio può passare del tempo a pancia in A quel punto il mio pediatra si alza in
Così adesso ho capito il perché di quel- giù e anche di fianco. E mi raccomando: piedi e, dopo aver chiesto il permesso a
lo che mi aveva fatto la dottoressa in non fumate, né in casa né fuori». mamma e papà, mi tira fuori dalla car-
ospedale, mentre al momento mi ero «Vedo che non è stato fatto un elettro- rozzina e mi sdraia sul lettino: inizia la
molto arrabbiato: temevo che stesse cardiogramma…», incalza mia madre. mia prima visita! ■
mettendo alla prova la resistenza delle
mie articolazioni!

QUALCHE RACCOMANDAZIONE
«Inoltre qui si legge che al vostro pic-
colo (come a tutti) è stata fatta un’inie-
zione di vitamina K, allo scopo di impe-
dire le emorragie, ed è stata messa una
pomata antibiotica negli occhi per pre-
venire un’infezione batterica. E c’è anche
scritto che, da adesso in poi, dovrete
dargli due gocce di vitamina D, per boc-
ca, una volta al giorno, fino ai 12 mesi di
vita. Non si parla del fluoro perché non
è più raccomandato somministrarlo per
bocca, almeno per i primi sei mesi».
D’accordo, ma qui la cosa sta andan-
do per le lunghe, e io comincio ad ave-
re fame: l’ultima volta ho mangiato due
ore fa!
«Nel cartellino trovate anche le racco-
mandazioni riguardanti l’allattamento,
che sono semplici e naturali: allattare a
richiesta e dare solo latte. Ogni settima-
na il peso del piccolo deve aumentare di
almeno 150 grammi…», poi mi guarda e
aggiunge: «Affidatevi al vostro bambi-
no: lui sa sempre quanto deve mangia-
re, e quando».
«Ho visto che ci sono anche i consi-
gli per la nanna», interviene mamma.

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TUTTI A TAVOLA! UPPA MAGAZINE 3/2021

Selettività alimentare:
non è una lotta!
Intorno ai 2 anni è frequente che i bambini comincino a rifiutare certi alimenti specifici,
generando sconforto e preoccupazione nei genitori. Ma è un comportamento del tutto
normale, di cui è bene conoscere le ragioni per affrontarlo con serenità
DI CARLA TOMASINI, PEDIATRA NUTRIZIONISTA

L
a selettività alimentare infantile è altri; tendono a scartare le verdure, il rifiuto diventa la norma, chi prepa-
un problema diffuso, e per mol- che relegano in un angolino del piat- ra i pasti comincia a preoccuparsi per-
te famiglie può diventare un vero to; allontanano con decisione le prepa- ché sa che «tanto il piccolo non man-
e proprio incubo. Si manifesta verso la razioni offerte dai genitori e si lasciano gerà», e tutta la famiglia sperimenta
conclusione dello svezzamento, talvolta andare a quelle piccole (o grandi) cri- l’ansia ancor prima di sedersi a tavola.
anche dopo un percorso di introduzio- si emotive che vengono ingiustamente Durante il pasto subentra la frustrazio-
ne all’alimentazione solida molto felice, chiamate “capricci”. ne di veder allontanato ciò che era stato
con bambini che assaggiavano di tutto, preparato con amore, e l’episodio vie-
dal broccolo alla cipolla cruda, e che per REAZIONI FAMILIARI ne spesso vissuto come un piccolo rifiu-
questo entusiasmavano mamma e papà. Presto o tardi, una buona parte dei to della propria persona. Giorno dopo
Nel secondo anno di vita, però, scat- bambini adotta questo comportamen- giorno, il comportamento del bambi-
ta “qualcosa” nel cervello infantile, e to: sono pochi quelli che non attraver- no logora la pazienza di mamma e papà,
può terminare l’idillio con il cibo. Alcu- sano una fase di “selettività”. E alcu- che finiscono per mettere in discussio-
ni bambini cominciano all’improvviso a ni genitori, di fronte ai primi rifiuti, ne le proprie capacità genitoriali: «Ma
prediligere certi alimenti e a rifiutarne restano scossi dalla novità. Quando poi dove sbaglio?», si chiedono in molti.
Dall’altra parte, però, c’è il bambino,
e bisogna provare a mettersi nei suoi
panni. Il piccolo è consapevole di tut-
to ciò che avviene intorno a lui, e spe-
rimenta la stessa frustrazione dei suoi
genitori, perché sa che il momento dei
pasti non è più occasione di allegria, ma
di “giudizio” e di tensione. Anche tan-
ti bambini, come i genitori, manifesta-
no ansia ancor prima di trovarsi seduti
al tavolo, poiché sono in grado di anti-
cipare quello che accadrà.

INTERVENTI SBAGLIATI
Capita spesso che, per ovviare al pro-
blema, si adotti la strategia di prepa-
rare qualsiasi cosa «purché il bambi-
no mangi», e allora via libera alla pasta
in bianco tutti i giorni, al pane, allo
yogurt... In casi estremi vanno bene per-
fino i biscotti: «sempre meglio di nien-
te», pensano molti genitori. Oppure si
“forza” il bambino, arrivando quasi a
spingergli il cibo in bocca, a rincorrerlo
per casa o, ancora, a offrire ricompense
e minacciare punizioni.

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SELETTIVITÀ ALIMENTARE: NON È UNA LOTTA!

Sempre più di frequente, poi, si ricorre casuale che i cibi scartati siano in gene- primi a comportarsi con serenità e tran-
allo smartphone: i video di cartoni ani- re quelli dai colori sgargianti, in pezzi, quillità. Non bisogna reagire con durez-
mati o di canzoncine pacificano gli ani- che ricordano bacche o foglie potenzial- za ai rifiuti, ma nemmeno mostrarsi
mi dei più piccoli e calmano improv- mente velenose (la frutta e la verdu- fragili: il rifiuto va accettato come par-
visamente bambini che fino a pochi ra, dunque), e che per di più sono poco te del percorso di sviluppo, senza cade-
secondi prima erano scatenati. Eppu- calorici. Al contrario, vengono preferi- re nella trappola dei “distrattori emo-
re si sa che utilizzare i dispositivi tec- ti gli alimenti dai colori tenui e omoge- tivi”, dei premi e delle punizioni, e dei
nologici come regolatori emotivi, alla nei, ricchi in carboidrati, come la pasta, cibi “sicuri”.
stregua di “ciucci digitali”, non risol- il pane, i grissini, lo yogurt, il latte… Continuate a proporre gli alimenti non
ve i problemi ma, anzi, ne crea di ulte- Alimenti che i bambini “sanno” essere amati, anche se il bambino li allon-
riori, contribuendo a rendere i bambini sicuri e adatti alla sopravvivenza. tana con sdegno: lasciateglielo fare,
“dipendenti” dagli schermi. pur insistendo sul fatto che in realtà
sono “buoni”. La letteratura scientifi-
TRA SVILUPPO ED EVOLUZIONE ca informa che quanto più i cibi rifiu-
Per affrontare in maniera adeguata la tati vengono offerti, tanto più il bambi-
selettività infantile bisogna conoscerla, Un genitore che acquisisce no “si convincerà” a riassaggiarli e ad
capirla e vederla con gli occhi del bam- sicurezza in sé stesso e nelle accettarli. La vera chiave, dunque, è la
bino. Innanzitutto, cos’è? È un compor- proprie capacità di nutrire il costanza, accompagnata dalla certezza
tamento specifico, che viene chiama- figlio saprà condurlo per mano che alla fine il bambino supererà la sua
to anche “neofobia” (paura del nuovo), nei momenti di difficoltà, senza repulsione.
ma questo termine risulta improprio
giudicarlo e senza forzarlo.
visto che la selettività, come abbiamo UNA QUESTIONE DI FAMIGLIA
detto, si manifesta spesso verso ali- Un genitore che acquisisce sicurezza
menti che prima venivano assaggia- in sé stesso e nelle proprie capacità di
ti senza problemi. È collegata piutto- nutrire il figlio saprà condurlo per mano
sto a una nuova acquisizione, tipica del PROMUOVERE LA SERENITÀ nei momenti di difficoltà, senza giudi-
secondo anno di vita, e cioè la capacità Il rifiuto di certi alimenti, quindi, non carlo e senza forzarlo. Pian piano questa
del bambino di scegliere. Essere selet- è né un “capriccio” né una sfida contro sicurezza si trasmetterà anche al bam-
tivi, infatti, significa operare una scel- il genitore, e mamma e papà non stan- bino, che si sentirà meno impaurito dal
ta, e i bambini di quest’età amano farlo no facendo nulla di sbagliato. Liberare “cibo nemico” e comincerà a vederlo
in tutti i campi: ad esempio, seleziona- la tavola dai sensi di colpa, dalle paure come un “cibo amico”.
no il loro giocattolo preferito, o predili- e dall’ansia è il primo passo per supe- Si tratta di un percorso che richiede tem-
gono le scarpe blu piuttosto che quelle rare questa fase. Ma in che modo? Pri- po e pazienza, e che deve essere com-
rosse. Indica, insomma, una conquista ma di tutto evitate di “combattere”: i piuto da tutta la famiglia, che troverà il
nel percorso dello sviluppo. pasti non devono essere un momen- proprio equilibrio e le soluzioni giuste,
Inoltre, ha anche delle ragioni evolu- to di conflitto. Sedetevi accanto al bam- rinforzando il legame tra i genitori e il
tive, legate cioè alla storia della spe- bino e mostrate di comprendere le sue bambino e rendendo i pasti un momen-
cie umana: c’è stato un momento in paure: questo semplice gesto gli toglie- to di condivisione e armonia familiare. ■
cui era necessario proteggersi dall’in- rà un grosso peso dalle spalle. I bambini
gestione di alimenti raccolti per caso e osservano attentamente l’esempio degli
che potevano essere pericolosi. Non è adulti, dunque è importante essere i

13
SCIENZA E SOCIETÀ UPPA MAGAZINE 3/2021

Come fidarsi di
una scienza incerta?
L’incertezza e il dubbio sono elementi costitutivi
della scienza, che procede attraverso il lavoro
collettivo e la continua verifica dei risultati
ottenuti dalle ricerche. Seguire il parere della
maggioranza degli esperti, e non singole voci
o singoli studi, è sempre la strada più sicura

M
DI ROBERTA VILLA, MEDICO E GIORNALISTA
ai come durante questa pan-
demia si è parlato tanto di
scienza; mai come durante
questa pandemia il pubblico è rimasto
tanto confuso da come la scienza è stata
comunicata.
Per la prima volta nella storia, un tema
innanzitutto scientifico è stato al centro
della scena globale per un anno. Ma pro-
prio quando tutti, dai politici alla gente
comune, chiedevano alla scienza certez-
ze, per prendere le difficili decisioni che
l’emergenza imponeva, queste certezze
non arrivavano, e molte mancano anco-
ra oggi. In parte ciò è dovuto al fatto che
ogni giorno si scoprono nuove caratte-
ristiche del SARS-CoV-2, un virus che
fino a poco più di un anno fa nemmeno
conoscevamo. Stiamo capendo a poco a
poco le tante specificità della COVID-19,
la malattia a esso associata, e racco-
gliamo man mano le prove dell’effica-
cia delle varie misure per contrastarla,
da quelle non farmacologiche (distan-
ziamento, mascherine, igiene) ai vacci-
ni e alle medicine. Adesso, poi, le nuo-
ve varianti emerse con forza dall’inizio
del 2021 ci riportano in qualche misura
indietro, a dover ricominciare a studiare
anche certi aspetti del virus che davamo
ormai per scontati.

IL RUOLO DEGLI ESPERTI


A confondere ulteriormente le acque ci
si sono messi i vari esperti, che han-
no dominato i palinsesti televisivi e le
pagine dei giornali cercando di nascon-
dere questa inevitabile e reale incertez-
za, spacciando le loro opinioni per risul-
tati condivisi dalla comunità scientifica,

14
COME FIDARSI DI UNA SCIENZA INCERTA?

mostrando una sicurezza che non tro- che chiamano in causa diversi settori, slogan rassicurante: «Il nuovo Corona-
vava fondamento nei dati prodotti dal- dalle scienze della vita a quelle socia- virus è poco contagioso», un assunto
la ricerca, e facendo affermazioni tan- li, e richiedono quindi la collaborazio- che a gennaio 2020 era un po’ prematu-
to perentorie quanto spesso infondate: ne anche di economisti, sociologi, psi- ro, ed è stato poi smentito dai fatti.
dal «virus clinicamente morto» alla cologi e così via. Purtroppo solo poche
“seconda ondata” che «certamente» tra le voci che avrebbero dovuto gui- NON SOLO PANDEMIA
non ci sarebbe stata, da «è solo un’in- darci attraverso questa crisi hanno avu- Non bisogna tuttavia credere che l’in-
fluenza» a «il vaccino si può integra- to la capacità di rispettare tali confini e certezza, nella scienza, emerga solo
re nel DNA delle cellule». L’impressio- di esprimersi soltanto in merito al pro- in una situazione eccezionale come la
ne è che molti si siano fatti prendere prio campo di azione, pronunciando con pandemia. Ci sono molte altre convin-
dal desiderio di fornire al pubblico le onestà dei «non so» o «non è il mio zioni che sono cambiate nel tempo, dal-
risposte che il pubblico voleva sentire, ambito di competenza». le principali teorie della fisica alle rac-
o almeno di dare la percezione che chi comandazioni pratiche di puericultura.
tracciava la rotta nella tempesta sapes- Chi ha avuto figli negli anni Ottanta, per
se bene cosa fare. Una percezione che esempio, ricorderà che i pediatri racco-
in una situazione così grave, di per sé, mandavano di mettere i piccoli a dor-
rassicura, indipendentemente da quan- La scienza va avanti, è viva, mire a pancia in giù o di fianco. Si rite-
to sia motivata. neva infatti che in questo modo, in caso
si mette sempre in
di rigurgito, il materiale potesse fuoriu-
LA NECESSITÀ DI
discussione. Troppo spesso, scire facilmente dalla bocca senza finire
UN’OTTICA INTERDISCIPLINARE invece, viene presentata come nelle vie aeree, dove si temeva potesse
Inoltre, davanti a un fenomeno assai una costruzione granitica di provocare la terribile morte in culla del
complesso, che può essere compreso a concetti acquisiti, in cui la neonato (SIDS). Con gli anni, e lo stu-
fatica e soltanto con un approccio inter- singola opinione autorevole dio di migliaia di casi in tutto il mondo,
disciplinare, i singoli scienziati hanno vale più dei dati sperimentali. si è scoperto che ci si sbagliava: erano
spesso spacciato per completa la propria proprio le posizioni prona e sul fianco
visione del mondo che invece, necessa- le più pericolose. Si cominciò così a rac-
riamente, ricalcava una specifica com- comandare a tutti i genitori esattamen-
petenza. Il virologo infatti può parlare te il contrario, cioè di mettere sempre a
delle caratteristiche del virus e dell’e- Il risultato è che, secondo le indagi- dormire i propri figli piccoli a pancia in
voluzione delle varianti, l’immunolo- ni condotte da Observa su un campione su. Dalle ricerche emersero altri fattori
go di come risponde l’organismo, l’epi- rappresentativo di italiani, circa 6 cit- di rischio, come il fumo o un’eccessiva
demiologo dell’andamento dei contagi, tadini su 10 ritengono che la presenza temperatura degli ambienti.
l’esperto di sanità pubblica delle misu- in televisione e sui giornali di posizioni I nuovi consigli contribuirono a ridur-
re per contenerli, l’infettivologo del- tanto diverse abbia contribuito a creare re in maniera significativa il numero di
le caratteristiche della malattia, il ria- confusione: “vendere” come certi fatti questi drammatici eventi. Se la racco-
nimatore di come salvare chi sviluppa che non lo sono, prima che arrivino pro- mandazione di mettere i neonati a pan-
le forme più gravi. Nessuno di loro, da ve definitive, costringe a contraddirsi. cia in giù non fosse stata messa in dub-
solo, può conoscere in maniera appro- Perfino il Ministero della Salute, in uno bio, perché sostenuta per anni da pediatri
fondita tutti gli aspetti del problema, dei primi spot, si era sbilanciato con uno importanti e affermati, sarebbero state →

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SCIENZA E SOCIETÀ UPPA MAGAZINE 3/2021

molte di più le famiglie che avrebbero costruisce, insieme a tanti altri, l’insie- potesse in qualche modo favorire la
dovuto attraversare questa tragedia. me della conoscenza scientifica. comparsa dell’autismo, è stato defini-
Raramente, inoltre, un unico lavoro tivamente fugato. L’inchiesta che ha
IL PROCESSO SCIENTIFICO mette la parola fine a una linea di ricer- fatto emergere gli interessi economici
La scienza va avanti, è viva, si met- ca: ogni risultato scientifico deve esse- dietro alla vera e propria frode a dan-
te sempre in discussione. Troppo spes- re verificato da altri laboratori e da no dell’infanzia architettata dal medi-
so, invece, viene presentata come una altri gruppi, e non è infrequente che un co britannico ha spiegato anche il per-
costruzione granitica di concetti acqui- esperimento o una ricerca clinica sui ché dell’operazione.
siti, in cui la singola opinione autore- pazienti, ripetuti in altri contesti, diano
vole vale più dei dati sperimentali. «Lo risultati differenti. È normale. Non deve
dice la scienza», titolano spesso i gior- scandalizzare. La realtà è complessa,
nali o i servizi televisivi. Ma quel che ricca di sfumature e variabili che pos-
si riporta, nella maggior parte dei casi, sono sfuggire a una prima valutazione.
Dobbiamo fidarci del nostro
è un singolo studio, un piccolo pezzo I processi di apprendimento procedono
medico o del nostro pediatra,
nell’enorme puzzle della conoscenza, o per tentativi ed errori. Occorre che ogni
– peggio – l’intervista a un ricercato- conclusione sia confermata più volte, in
ma quando lo scegliamo
re che esprime pareri personali. Occorre diverse parti del mondo, affinché diven- ricordiamoci di tenere conto di
ricordare sempre, per non farsi confon- ti quella che, con un brutto anglicismo quanto attinga alla letteratura
dere dall’informazione su questi temi, ormai entrato nel linguaggio comune, si scientifica internazionale e di
che nessun individuo e nessuno studio, chiama “evidenza scientifica”. quanto sia aggiornato.
da soli, stabiliscono una verità scienti- Quando questa, col tempo, si fa solida e
fica, ma tutti insieme concorrono a un largamente condivisa, ci si avvicina alla
quadro più ampio. E, soprattutto, nes- certezza o, in alcuni casi, si può dire che
suno è esente a priori da errori. la si raggiunge: che la Terra non è piatta
Per cercare di limitarli, ogni studio adesso è certo, che la COVID-19 è pro- Eppure, quando il suo studio venne pub-
deve essere esaminato da altri ricer- vocata da un Coronavirus ignoto fino a blicato su una delle riviste mediche più
catori, secondo quel processo chiama- un anno fa è ormai altrettanto sicuro, importanti del mondo, «The Lancet»,
to di “revisione tra pari” (peer review), che le sostanze radioattive non “danno molti medici in buona fede lo prese-
che precede la pubblicazione sulle più energia”, come si credeva all’inizio del ro sul serio: per essere arrivato lì, pen-
importanti riviste scientifiche inter- secolo, ma sono molto pericolose, è ora savano, ci deve essere qualcosa di vero.
nazionali. Il sistema prevede che altri fuor di dubbio. Invece, chiunque può rendersi conto dal
esperti giudichino se la struttura con cui numero insignificante di bambini stu-
è stata impostata la ricerca è solida, se IL CASO DI ANDREW WAKEFIELD diati da Wakefield, dalla diversità del-
le sue conclusioni sono convincenti sulla Su tanti altri aspetti, la ricerca ci porta le loro condizioni, dalla mancanza di un
base delle prove fornite, e così via. Spes- molto vicino a una certezza altrettan- vero legame tra la comparsa dei distur-
so si chiedono correzioni, o esperimen- to forte: dopo studi condotti su milio- bi e la vaccinazione, come, in definitiva,
ti aggiuntivi. Solo al termine di questo ni di bambini per decenni, il sospet- quella ricerca non permetteva di affer-
lungo processo, che può durare mesi, to che era stato insinuato da Andrew mare che “il vaccino contro il morbil-
il lavoro è pubblicato, e solo a que- Wakefield esaminandone una dozzi- lo provoca l’autismo”. E questa fra-
sto punto diventa uno dei tasselli che na, che cioè il vaccino contro il morbillo se, infatti, non è scritta nero su bianco

16
COME FIDARSI DI UNA SCIENZA INCERTA?

nell’articolo (ritirato dopo che ne è sta- sono la verità “migliore” che abbiamo
ta accertata l’inconsistenza, ma anco- a disposizione nel momento in cui dob-
ra disponibile online, sotto una visto- biamo fare una scelta, sulla nostra vita
sa scritta rossa che recita «retracted»): o sulla nostra salute.
era stato Wakefield, radiato poi dall’or- La scienza è democratica, il che non
dine dei medici in seguito alla vicen- significa che “uno vale uno”, che una
da, ad aver lanciato l’accusa, più nelle ricerca su Internet ha lo stesso valore
conferenze stampa con i giornalisti che di decenni di studio e lavoro in un cer-
non nel testo dato in mano ai revisori to settore, ma che seguire il parere della
di «The Lancet», i cui dati, lo abbiamo maggioranza degli esperti resta la stra-
detto, impedivano di trarre una conclu- da più sicura.
sione simile, smentita infatti da nume- E come facciamo, di volta in volta, a
rose ricerche successive. sapere qual è l’orientamento preva-
lente nel mondo scientifico? Certo non
MA ALLORA, DI CHI possiamo verificarlo da soli, anche se
CI POSSIAMO FIDARE? questo suggerimento basta già a met-
A sentire certe storie, non si può fare tere in guardia da personaggi isolati
a meno di essere un po’ scoraggia- dalla comunità scientifica, che proprio
ti e disorientati. Se perfino medici per questo potrebbero essere visti come
come Andrew Wakefield possono men- “eroi incompresi”.
tire per interessi economici, se perfi- Come comuni cittadini, dobbiamo fidar-
no gli esperti di una rivista importan- ci del nostro medico o del nostro pedia-
te come «The Lancet» non riescono a tra, con cui avremo costruito un rap-
riconoscere una “bufala”, come posso- porto personale duraturo. Ma quando
no orientarsi i comuni cittadini? Come lo scegliamo, ricordiamoci di tenere
capire a chi credere, davanti a esperti conto di quanto attinga alla letteratu-
che fanno affermazioni contraddittorie, ra scientifica internazionale e di quanto
o a “verità scientifiche” che cambia- sia aggiornato. Perché la scienza si pone
no nel tempo? Ma soprattutto, perché sempre nuove domande e trova sempre
fare quel che ci viene raccomanda- nuove risposte: è in questa dinamicità
to, se domani queste raccomandazioni che stanno la sua essenza e la sua bel-
potrebbero cambiare? lezza. La scienza “cambia idea” spesso,
La risposta potrà deludere, ma è since- e ciò non ci deve preoccupare, ma spin-
ra: perché, in ogni singolo momento, le gerci ad apprezzarla ancora di più. ■
indicazioni condivise dalla maggioran-
za della comunità scientifica sono quel-
le che hanno più probabilità di aiutar-
ci. Non sono dogmi religiosi, così come
non sono sacerdoti o divinità i medi-
ci e gli scienziati che le formulano, ma

17
Dossier

COME EVITARE ESAMI


E CURE INUTILI

Di più è meglio…
o no?
La salute dei bambini è al centro delle
preoccupazioni dei genitori, per cui
spesso si pensa che fare qualcosa
in più (un esame, una visita, la
somministrazione di un farmaco) sia
meglio che non fare nulla. Non bisogna
dimenticare, invece, che per l’efficacia
delle cure sono essenziali la cautela
e il rapporto di fiducia che si costruisce
con il proprio medico

DI SERGIO CONTI NIBALI, PEDIATRA

C
ILLUSTRAZIONI DI ALBERTO CASAGRANDE
arla, 4 anni, viene in ambulatorio
per un bilancio di salute: sta bene,
quest’anno non ha mai avuto
alcuna malattia, ha uno sviluppo fisi-
co e neuromotorio perfettamente ade-
guato alla sua età, non ha problemi con
i compagni di scuola. Eppure alla fine
della visita il papà mi chiede: «Dottore,
non sarebbe il caso di fare qualche esa-
me? Così, giusto per vedere se è tutto a
posto».
Alfredo ha 2 anni e da un paio di gior-
ni ha una tosse grassa e il naso che cola.
Non è la prima volta che succede da
quando frequenta l’asilo, e nelle occa-
sioni precedenti avevamo concordato
con i genitori di evitare l’uso di farma-
ci, inutili per le malattie virali. Adesso
è accompagnato dalla nonna che, for-
se delusa dalla mancata prescrizione di
una medicina, mi domanda: «Ma non
c’è proprio niente che possiamo dare

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al bambino? Uno sciroppino, qualche ulteriori approfondimenti, con tutte le che prima era sulla nave: stava attra-
pastiglietta…?». conseguenze che ne derivano in termi- versando lo Stretto di Messina, «per la
La convinzione che sia sempre meglio ni di ansia, concentrazione sul sintomo, tosse di Ilenia». Da queste parti, infatti,
fare qualcosa di più è molto radica- timore che ci sia “qualcosa” che i medi- oltre al mito di Scilla e Cariddi c’è anche
ta e diffusa ed è accompagnata, a vol- ci non riescono a vedere. quello che la traversata dello Stretto
te, dal timore che i medici, per “rispar- Al voler fare a tutti i costi “di più” si faccia guarire i bambini dalla pertosse.
miare”, tendano a prescrivere “troppo contrappone quella che è stata defini- Quando si parla di medicina, insomma,
poco”. Un pediatra che dà poche medi- ta slow medicine: la medicina della cau- i falsi miti sono tanti, e ne smonteremo
cine, che preferisce evitare un esame tela e dell’appropriatezza, secondo cui alcuni nelle pagine che state per leg-
che ritiene non necessario, può essere bisogna fare sempre e soltanto ciò che è gere. Troverete esempi di farmaci che
poco apprezzato dai genitori. davvero necessario (niente di più, nien- sono ampiamente diffusi per contrasta-
Da alcuni anni, invece, si è comincia- te di meno), a partire da un solido rap- re certi sintomi senza che vi sia alcun
to a riflettere in maniera più sistema- porto di fiducia con il proprio medico. fondamento scientifico, e di visite spe-
tica sui rischi che comporta la teo- Un ultimo esempio: Ilenia ha 8 anni; cialistiche ed esami che sono abitual-
ria secondo cui “fare di più è meglio”, nonostante abbia fatto tutti i richia- mente richiesti al pediatra o al medico
e non per ragioni legate alla necessi- mi dei vaccini ha contratto la pertosse, di fiducia anche quando servono a poco.
tà di risparmiare. I farmaci, infatti, non e da parecchie settimane ha una tosse Scoprirete quali tra le raccomandazioni
hanno effetti solo positivi, e sono effi- convulsa che la fa star male. La matti- più comuni sono del tutto infondate, e
caci unicamente contro alcune malat- na ricevo una telefonata dalla mamma, quanto la ricerca dello specialista pre-
tie specifiche. Gli esami, se eseguiti ma la linea è molto disturbata: la voce stigioso con la cura “giusta” per ogni
senza uno scopo preciso, danno a vol- si sente a malapena a causa di un forte circostanza porti più problemi che solu-
te risultati ambigui, tali da richiedere vento. Mi richiama più tardi, e mi spiega zioni. Buona lettura! ■

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COME EVITARE ESAMI E CURE INUTILI UPPA MAGAZINE 3/2021

Non tutti gli esami sono utili


A volte si ha la tentazione di sottoporre i bambini a esami non necessari per
“essere sicuri” che vada tutto bene. Ma è sempre meglio affidarsi ai consigli
del proprio pediatra ed evitare controlli che non servono
DI FEDERICO MAROLLA, PEDIATRA

E
siste tutta una serie di esami Il TAS, cioè il test per la ricerca di anti- dal pediatra. Basterà far mettere Giulia
strumentali e visite specialisti- corpi anti-SBEGA nel sangue, riflette (e tutti i bambini oltre i 4 anni) in punta
che che a volte i genitori chie- una situazione passata e non ha alcun di piedi per osservare l’eventuale com-
dono di farsi prescrivere dal pediatra valore nel caso di faringite acuta. Se parsa dell’arco plantare: se l’arco com-
o dal medico di fiducia per abitudine o però il pediatra sospetta una malattia pare, quei piedi si sistemeranno da soli
per “sentito dire”. E può capitare che reumatica o altre malattie serie dovute entro i 6-8 anni; se l’arco non com-
i pediatri non siano tanto d’accordo, allo SBEGA, può prescrivere il dosaggio pare, il pediatra li terrà sotto controllo
perché consapevoli che sottoporre i del TAS e farlo ripetere a distanza di due nel tempo. I piedi piatti che fanno male
bambini a procedure inutili per un certo settimane; se supera di quattro volte il quando si cammina devono essere valu-
problema può essere costoso, contro- valore iniziale può fornire informazioni tati dall’ortopedico.
producente e a volte perfino dannoso. utili alla diagnosi. Ad Andrea ogni tanto, dopo aver man-
Per fortuna sono lontani i tempi in cui Sofia ha di nuovo la tosse! L’anno scor- giato, spuntano delle bollicine spar-
si chiedeva l’analisi del latte materno, so è accaduta la stessa cosa, al Pron- se sul viso e la pelle diventa secca.
e si è ormai finalmente compreso che to Soccorso le fecero una radiografia e Posso fare le prove allergiche per gli
la pratica medica deve fondarsi sulla si scoprì che aveva la bronchite. Devo alimenti?
ben nota evidence-based medicine, cioè fargliela fare di nuovo? Assolutamente no. Le prove allergiche
una medicina basata su prove scientifi- No. Anche se c’è il sospetto di polmo- per gli alimenti (prick-test o RAST) sono
che robuste. Eppure non sempre questo nite, la radiografia va eseguita soltanto utili solo quando i segni clinici caratteri-
principio viene seguito, e si rischia di in presenza di altri sintomi che indichi- stici dell’allergia (prurito, orticaria, nau-
sottoporre i bambini ad accertamenti o no una polmonite grave o complicata. sea e vomito, dolore addominale, diar-
indagini superflue. Vediamo alcuni casi In caso contrario, il pediatra prescri- rea, gonfiore delle guance e della lingua,
piuttosto frequenti. verà la terapia adatta, seguirà il decor- affanno, tosse) compaiono entro poche
Ho portato Martina a fare il tampone so dell’infezione e molto probabilmente ore dall’assunzione di un determinato
faringeo per la ricerca dello Strepto- Sofia guarirà. cibo. Inoltre, non c’è sempre correlazio-
cocco beta-emolitico di gruppo A (SBE- Gianni ha spesso mal di pancia. Poiché ne tra la positività al test e l’allergia a un
GA), il laboratorio mi chiede se voglio il papà ha la gastrite, mi hanno detto alimento: negli USA, ad esempio, l’8%
fare l’antibiogramma. Devo farlo? che devo fare le analisi anche a Gianni della popolazione risulta positiva ai test
No. Quando si cerca lo SBEGA con il per cercare l’Helicobacter pylori (HP). per l’allergia alle arachidi, ma solo l’1%
tampone faringeo e lo si trova, i pedia- È il caso che me le prescriva? presenta i sintomi di allergia.
tri già sanno che la terapia sarà a base No. L’HP non è mai la causa dei dolo- Chiedere tali prove allergiche senza
di penicillina e suoi derivati. La fami- ri addominali ricorrenti. Nel bambino, motivi validi è inutile, molto costoso (nel
glia degli SBEGA, infatti, non è ancora anche quando lo si trova, non è in gene- caso del RAST) e potrebbe indurre a pro-
riuscita a sviluppare resistenza a que- re all’origine di qualche malattia. Sono porre ai bambini diete squilibrate.
sto antibiotico, che sarà sempre quello rari e gravi i casi in cui ha senso cercarlo Ho ripetuto più volte l’esame colturale
giusto da usare, tranne che nei sogget- mediante una gastroscopia e una biop- delle urine di Sara e c’è sempre cresci-
ti allergici. Dunque, testare la sensibilità sia della mucosa gastrica. Di norma, ta di batteri. Posso farlo di nuovo?
dello SBEGA ad altri antibiotici tramite quindi, non è bene sottoporre i bambi- Non bisogna ripetere l’urinocoltura se
antibiogramma è inutile e costoso. ni a tali esami. Sara non mostra segni di infezione uri-
Luca ha sempre mal di gola e mi hanno La nonna ha notato che Giulia ha i piedi naria (febbre, disturbi della minzio-
detto che bisogna fare il dosaggio del piatti, proprio come il padre! Conosce ne, presenza di leucociti nel sedimen-
TAS (Titolo Antistreptolisinico), può un bravo ortopedico? to urinario). L’Accademia Americana di
prescrivermelo? Non serve l’ortopedico, ma una visita Pediatria raccomanda di non fare nulla

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NON TUTTI GLI ESAMI SONO UTILI

se la batteriuria (cioè la crescita batte- sull’esame obiettivo e discutendo con tumori negli adulti) e, ovviamente, le
rica nelle urine) è asintomatica: sotto- il paziente. raccomandazioni da seguire per uno
porre ad altre analisi o somministrare Fare le analisi non serve a preveni- stile di vita salutare: buona alimenta-
antibiotici, infatti, è costoso, non risol- re le malattie, per quello ci sono le vac- zione, attività fisica quotidiana, cura
ve alcun problema e può creare resi- cinazioni, gli screening (come quel- delle relazioni sociali e del proprio
stenze batteriche. lo neonatale o per la prevenzione dei equilibrio personale e mentale. ■
Jacopo quest’anno è stato poco al mare
e lo vedo stanco. Mi hanno detto che
potrebbe essere carente di vitamina D.
Posso fare il dosaggio della vitamina
nel sangue?
Non c’è motivo di chiedere il dosaggio
della vitamina D nel sangue per i bam-
bini in buona salute, compresi quelli in
sovrappeso o obesi. È utile solamente
nei bambini con rachitismo, o soggetti a
fratture ricorrenti dovute a piccoli trau-
mi. Sarà il pediatra a consigliare l’inte-
grazione della vitamina D per i bambi-
ni fino ai 12 mesi, per quelli con fototipo
più scuro, nei casi in cui si prende poco
sole e in altre rare situazioni.
Volevo far fare a Ginevra un control-
lo generale con esami del sangue,
sono tre anni che non ne fa. Me li può
prescrivere?
Non serve. C’è chi ha l’abitudine di
fare le analisi per vedere “se è tutto a
posto”, come se si trattasse di fare il
tagliando all’automobile: freni, pneu-
matici, olio... A differenza delle auto,
però, se non funziona un fegato, un
rene o un polmone, non li si può sosti-
tuire con organi nuovi di marca. Le ana-
lisi “di routine” sono inutili, perché
fanno una “fotografia” in quel deter-
minato momento e solo relativamente
ai parametri misurati; non dicono pra-
ticamente nulla di quello che accadrà.
Ben diverso è quando il medico richie-
de delle analisi per una questione spe-
cifica, basandosi sulla storia clinica,

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COME EVITARE ESAMI E CURE INUTILI UPPA MAGAZINE 3/2021

Quando il farmaco è sbagliato…


Tra le campagne di marketing e i consigli di amici e parenti non sempre informati,
può capitare di utilizzare in maniera scorretta farmaci e altre sostanze. È quindi
importante avere un’adeguata consapevolezza degli errori più diffusi
DI GIUSEPPE PRIMAVERA, PEDIATRA

Q
uando ci si sente poco bene, po- probiotici, integratori, prodotti omeo- sicurezza e l’efficacia degli immunosti-
ter assumere qualche farmaco è patici. Nel complesso godono di una molanti attraverso nuovi studi clinici.
senza dubbio rassicurante. Ma grande popolarità, come testimoniano
proprio per questo si rischia di ricorrer- i fatturati milionari delle aziende pro- I PROBIOTICI
vi anche in situazioni in cui servirebbe duttrici. Secondo una ricerca recente, in Nell’anno appena trascorso, i preparati
tutt’altro, spendendo inutilmente sol- Italia almeno un pediatra su due li pre- a base di probiotici hanno rappresentato
di o esponendosi addirittura a possibili scrive, per convinzione personale o per il 45,5% delle prescrizioni o consigli dei
danni per la salute. Vediamo quali sono accontentare i genitori, ma non è raro pediatri. Si tratta di un mercato enor-
le sostanze che più di frequente vengo- che questi ultimi li acquistino sotto la me, che pesa interamente sulle fami-
no usate in maniera impropria. spinta della pubblicità, del passaparola, glie perché, come tutti gli integratori,
o su consiglio del farmacista. i probiotici non vengono dispensati dal
GLI IMMUNOSTIMOLANTI I lisati batterici sono tra i composti più Sistema Sanitario Nazionale. È naturale
«Dottore, Luca lo scorso anno ha avuto utilizzati. Si producono a partire dai bat- quindi chiedersi che cosa sono e se sono
la febbre di continuo: il tempo di torna- teri implicati nelle infezioni respirato- veramente utili.
re a scuola e dopo tre giorni era di nuo- rie, che vengono frantumati per estrar- L’Autorità Europea per la Sicurezza Ali-
vo malato. Non può dargli qualcosa per ne alcune componenti che stimolano i mentare (EFSA) fornisce delle indica-
rinforzare le difese?». È capitato tante sistemi di difesa. I dati di cui disponia- zioni piuttosto vaghe: viene detto che
volte, a noi pediatri, di ascoltare que- mo attualmente, però, non sono suffi- i probiotici «favoriscono l’equilibrio
ste legittime richieste di aiuto. C’è l’idea cienti a consigliarne l’uso: le prove che della flora batterica intestinale», ma
che certe sostanze possano ridurre fre- tali composti riducano effettivamente il non si fa riferimento a eventuali effetti
quenza e durata delle infezioni respira- numero, la gravità e la durata delle infe- positivi sul sistema immunitario o sul-
torie che “tormentano” i bambini dei zioni respiratorie sono piuttosto debo- la prevenzione di allergie, perché tali
nidi e delle scuole dell’infanzia e preoc- li. Diverse società italiane di pediatria effetti non sono dimostrati.
cupano i genitori, ma è fondata su soli- hanno da poco pubblicato un’importan- Eppure diversi probiotici, in particolare
de basi scientifiche? te revisione degli studi sul tema riba- lattobacilli e bifidobatteri, sono stati pro-
Stiamo parlando dei cosiddetti immu- dendo questa constatazione e, a confer- posti nella prevenzione delle infezio-
nostimolanti o immunomodulatori, una ma di tali incertezze, l’Agenzia europea ni respiratorie ricorrenti. L’ipotesi alla
variegata categoria di farmaci che com- per i medicinali (EMA) ha stabilito che base del loro impiego è che l’alterazione
prende sostanze chimiche sintetizzate entro il 2026 le aziende farmaceuti- della flora batterica che popola il naso
in laboratorio, lisati ed estratti batterici, che dovranno fornire ulteriori dati sulla e la faringe faciliterebbe le infezioni

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QUANDO IL FARMACO È SBAGLIATO…

del tratto respiratorio: i probiotici ren- tempi di carestie, in cui mancavano i cibi I CORTISONICI INALATORI
derebbero difficile la crescita di batte- essenziali per il sano sviluppo dell’esse- Secondo il rapporto 2019 dell’Osser-
ri cattivi. Ma al momento non esistono re umano. Una dieta varia, ben bilanciata, vatorio sull’impiego dei medicinali
prove solide in tal senso. ricca di frutta e verdura fresche, invece, (OsMED), in Italia i cortisonici per uso
I “cavalli di battaglia” del mercato fornisce un apporto di vitamine e mine- inalatorio sono al sesto posto nella clas-
dei probiotici sono i prodotti dedica- rali tale da garantire il buon funziona- sifica dei farmaci più venduti. Si trat-
ti al trattamento delle diarree infantili e mento dell’organismo, per cui in norma- ta di ottimi rimedi contro l’asma, ma il
alla prevenzione e cura della diarrea da li condizioni di salute non è necessario né problema è che nel nostro Paese vengo-
antibiotici. Anche in questo caso, tutta- utile integrare la dieta con prodotti medi- no utilizzati per la cura del raffreddore,
via, le basi scientifiche sono traballanti. cinali contenenti vitamine e minerali. della tosse e del mal di gola (in partico-
Proprio quest’anno la Società America- Unica eccezione la vitamina D, poco pre- lare il beclometasone), senza che vi siano
na di Gastroenterologia, dopo un’atten- sente negli alimenti, compreso il lat- prove della loro efficacia.
ta analisi della letteratura, ha emes- te materno. Per questo motivo, nelle fasi Di recente le indicazioni per l’uso con-
so una sentenza definitiva: contro le della vita in cui il fabbisogno è maggiore tenute nella scheda tecnica sono sta-
comuni diarree del bambino i probiotici (nei primi anni, durante la pubertà) o per te limitate alla cura dell’asma, ma si
non funzionano, dal momento che non i bambini dal fototipo più scuro, il pedia- sa che le abitudini sono dure a morire:
riducono né il numero delle scariche né tra potrebbe decidere di supplementare in molte famiglie il cortisone inalato-
la durata del disturbo. la dieta con un medicinale che la contie- rio è ormai un farmaco che ci si auto-
Anche quando impiegate per la pre- ne. Per il resto, sono sufficienti le picco- prescrive, e ai primi sintomi si tira fuori
venzione di allergie o eczemi, queste le quantità presenti in alcuni cibi come la macchinetta per l’aerosol. È vero che
sostanze si dimostrano pressoché inuti- il pesce e il tuorlo d’uovo, e soprattutto tali farmaci sono di solito ben tollera-
li. Le prove di efficacia si basano su stu- una regolare esposizione alla luce sola- ti, ma non è un buon motivo per usar-
di di scarso valore, effettuati spesso su re, che avvia la produzione di vitamina D li impropriamente, anche perché nel-
piccoli gruppi e pubblicati su riviste poco nel nostro organismo. Non esistono pro- la maggior parte dei casi basterebbe la
autorevoli, ma sono ampiamente spon- ve che dosi suppletive di vitamine aiuti- soluzione fisiologica, del miele, e un po’
sorizzate dalle aziende farmaceutiche. no le nostre funzioni organiche, se non in di pazienza. ■
condizioni di reale carenza, che posso-
LE VITAMINE no verificarsi quando un bambino è mal-
Scorbuto, pellagra, rachitismo: termi- nutrito o soffre di patologie che alterano
ni medici dimenticati, che ci riportano a l’assorbimento delle sostanze nutritive.

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COME EVITARE ESAMI E CURE INUTILI UPPA MAGAZINE 3/2021

Raccomandazioni strampalate
È meglio non fare il bagno dopo mangiato; bisogna stare attenti a non “prendere”
troppa aria… Certi consigli che abbiamo ricevuto, e talvolta dato, sembrano
indiscutibili, eppure non hanno alcuna base scientifica
DI SERGIO CONTI NIBALI, PEDIATRA

S
ono molte le false credenze che ri- non vi sia alcuna traccia della loro validi- «BEVI MOLTO, COSÌ FARAI
guardano l’accudimento dei bam- tà. A volte sono state avallate persino dai PIÙ LATTE!»
bini, e certe pratiche sono talmente pediatri, che poi si sono dovuti ricredere Quante mamme si sentono dire che
radicate nella nostra cultura che resisto- a seguito delle nuove evidenze scientifi- per soddisfare le richieste del neonato
no nonostante nella letteratura scientifica che. Passiamo in rassegna le più diffuse. devono bere molto, perché così produr-
ranno più latte! A parte il fastidio che
può derivare dall’essere costrette a bere
anche quando non se ne ha voglia, alcu-
ne delle bevande di cui si sostiene l’ef-
ficacia nell’aumentare il latte, come la
birra, possono essere addirittura nocive
per la salute del bambino: l’alcol, infat-
ti, passa facilmente nel latte materno
e può causare seri problemi al picco-
lo. Quello che bisogna sapere, invece, è
che la produzione di latte viene regolata
naturalmente dalla suzione del bambi-
no, indipendentemente dalla quantità di
liquidi assunti dalla mamma, che, dun-
que, può bere seguendo i propri bisogni.

«FATE LA “GINNASTICA
DEL PISELLINO”!»
Il prepuzio che ricopre la punta del
pene è formato da due strati di pel-
le; alla nascita quello interno è fuso
con il glande, e infatti si parla di fimo-
si neonatale fisiologica. Molto spesso, già
alla prima visita, i genitori chiedono al
pediatra come bisogna fare per “apri-
re il pisellino”. Ma è importante sapere,
invece, che la fimosi, appunto perché è
fisiologica, e quindi normale, non deve
essere forzata: le manovre di retrazio-
ne potrebbero provocare delle picco-
le lesioni e di conseguenza delle cicatri-
ci, con il rischio concreto di una fimosi
iatrogena (provocata cioè da una mano-
vra errata). La possibilità di una retra-
zione ritardata del prepuzio va presa in
considerazione non prima degli 8 anni
di età.

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RACCOMANDAZIONI STRAMPALATE

Solo nel caso si verifichino ricorren- fragole; questi consigli, tuttavia, deriva- farebbe mai un pasto troppo abbondan-
ti infezioni delle vie urinarie può esse- no da errate interpretazioni delle ricer- te poco prima di tuffarsi in piscina per
re indicato un trattamento della fimosi che o da precise strategie di marketing una gara, ma non certo per evitare una
fisiologica, con l’applicazione di creme delle ditte produttrici di alimenti per “congestione” quanto piuttosto per non
a base di cortisone sulla pelle del pre- l’infanzia, che hanno contribuito a crea- compromettere i propri risultati…
puzio, seguita da numerose sedute di re disinformazione. Al mare, dunque, nessun problema se
graduale e delicata retrazione. ci si vuole bagnare anche dopo pran-
La recidiva della fimosi fisiologica, inol- zo. L’unica raccomandazione è di evita-
tre, è frequente se la retrazione non vie- re un impatto brusco se l’acqua è mol-
ne ripetuta abitualmente dopo il successo to fredda: in rarissimi casi si potrebbero
I responsabili delle
iniziale; per questo si consiglia di abitua- attivare dei riflessi nervosi che rallen-
malattie infettive sono dei
re il bambino, una volta che è avvenuta tano la frequenza cardiaca e abbassano
la scopertura completa, a retrarre la pelle
microrganismi, quasi sempre la pressione arteriosa, con conseguente
del prepuzio fino a scoprire tutto il glan- virus o batteri, trasmessi da perdita di coscienza.
de come normale completamento delle individui asintomatici o da chi
pratiche quotidiane di pulizia. già manifesta i sintomi della «ATTENZIONE ALLE
malattia; tutto il resto CORRENTI D’ARIA!»
«RITARDATE, O ANTICIPATE, non c’entra! «Hai visto? Te l’avevo detto di non
L’INTRODUZIONE DI ALIMENTI prendere tutta quell’aria! Adesso hai
ALLERGIZZANTI» un bel raffreddore e pure la febbre!»: è
L’Organizzazione Mondiale della Sani- così che il papà rimprovera Mattia, che
tà e le principali società scientifiche In definitiva, a partire dai 6 mesi il ha 4 anni e frequenta l’asilo. Infatti la
pediatriche raccomandano di comin- bambino potrà condividere gli stes- “corrente d’aria” – così come il “ven-
ciare a offrire alimenti diversi dal lat- si cibi di mamma e papà, l’importante to”, lo “sbalzo di temperatura”, o una
te materno o dalle formule artificiali a è che l’alimentazione della famiglia sia “bella sudata” – è per molti genito-
partire dai 6 mesi di vita. Queste rac- varia, gustosa, ricca di prodotti vegeta- ri la causa certa dei malanni dei loro
comandazioni sono basate su numero- li, povera di zuccheri semplici e preve- bambini. Eppure, se andiamo a legge-
si studi che hanno confrontato gruppi di da solo moderate quantità di alimenti di re nei libri di medicina che si occupa-
bambini con differenti modalità e tem- origine animale. no di malattie infantili, non troveremo
pi di introduzione nella dieta di alimenti nessuna di queste espressioni, perché in
complementari al latte. I risultati hanno «NIENTE BAGNO realtà non descrivono la causa di alcu-
messo in evidenza come i bambini cui DOPO MANGIATO!» na malattia.
vengono proposti alimenti solidi a par- Quante volte, al mare, abbiamo sentito Mattia si è ammalato perché è entrato a
tire dai 6 mesi stiano meglio in salute e la classica frase: «Non puoi ancora fare contatto con un virus, e il contagio pro-
abbiano meno problemi di natura aller- il bagno! Hai mangiato da poco, ti verrà babilmente è avvenuto qualche giorno
gica rispetto agli altri. una congestione!». Eppure non esiste prima all’asilo, dove altri bambini ave-
Nel corso degli anni, tuttavia, si sono alcuna evidenza scientifica che dimostri vano il raffreddore. I responsabili delle
succedute varie “mode” che hanno por- che chi ha mangiato da poco abbia un malattie infettive sono dei microrgani-
tato a suggerire introduzioni molto pre- rischio di annegare maggiore rispetto al smi, quasi sempre virus o batteri, tra-
coci o molto tardive dei cibi più frequen- resto della popolazione, che sia durante smessi da individui asintomatici o da
temente associati a reazioni allergiche, un bagno al mare o in una competizio- chi già manifesta i sintomi della malat-
come le uova, il pomodoro, il pesce, le ne di nuoto. È chiaro che nessun atleta tia; tutto il resto non c’entra! ■

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COME EVITARE ESAMI E CURE INUTILI UPPA MAGAZINE 3/2021

La ricerca del “grande” professore


Di fronte a malattie gravi o a malesseri ricorrenti dei bambini, si ha la tentazione di
avviare una ricerca senza fine del medico “giusto”. Spesso a scapito del rapporto di
fiducia, che è invece un elemento imprescindibile della cura
DI SILVANA QUADRINO, PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA

U
n bambino “sempre malato” malattia, a ogni sintomo, corrisponda
può significare tante cose. Può sempre una cura che li farà sparire.
avere una malattia rara, diffici- La difficoltà ad accettare le “non guari-
le da diagnosticare, con cure ancora in gioni” e il mito di una medicina “onni-
fase sperimentale. O una malattia gra- potente” possono avere effetti negativi
ve che richiede l’impegno e il coraggio sulla relazione fra il medico e il pazien-
di tutta la famiglia per far fronte a ciò te – o, nel nostro caso, fra il pediatra e
che comporta in termini di trattamenti, i genitori. Sarà abbastanza bravo questo
paure, speranze. Oppure si tratta “sol- medico? Sarà aggiornato? E se avesse
tanto” di sintomi che si ripresentano sbagliato la diagnosi? E se avesse sba-
con frequenza – disturbi intestinali, gliato la cura?
tonsilliti, febbricola, manifestazioni cu-
tanee – e su cui i genitori si interroga- UNA RICERCA SENZA FINE
no: «E se fosse qualcosa di serio?». I dubbi dei genitori rimbalzano in fami-
Di fronte a una malattia del loro bambi- glia, nelle conversazioni con amici e
no i genitori hanno un unico desiderio: parenti, sui social. E producono giudi-
che il piccolo “guarisca”. Può essere che zi, indicazioni, consigli: «Anche il mio
questo non accada, o che non accada bambino aveva gli stessi problemi, era-
subito. Oggi, però, l’eventualità che una vamo disperati ma poi ci hanno indiriz-
malattia o un sintomo non siano cura- zati da Tal dei Tali e tutto si è risolto».
bili sembra incomprensibile, intollera- La ricerca del medico “giusto”, della
bile. Siamo nel 2021, com’è possibile? cura efficace, in alcuni casi del miraco-
lo, è comprensibile, ma piena di rischi.
LA MEDICINA NON È Il più grave è quello di dare avvio a ciò
UNA SCIENZA ESATTA che è stato definito doctor shopping, il
La fede in una medicina scientifica, tentativo esasperato di trovare un dot-
basata su macchine e farmaci capa- tore “mitico”, probabilmente inesisten-
ci non solo di guarirci ma anche di non te, trascinando a questo scopo il bambi-
farci ammalare, si è affermata negli no in una serie infinita di visite, esami,
ultimi cinquant’anni. Prima, l’espe- viaggi faticosi, ricoveri. Sia se la malat-
rienza comune prevedeva – tristemen- tia è seria, sia se si tratta di sintomi
te ma realisticamente – la possibili- “misteriosi” ma che non compromet-
tà che i propri cari, anche i bambini, si tono in modo significativo la vita del
ammalassero, e talvolta non guarissero. bambino, queste peregrinazioni costano
I farmaci disponibili erano pochi e non sofferenza e ansia al piccolo, e finiscono
risolutivi (pensiamo al mondo prima per rendere la malattia, vera o presunta,
degli antibiotici!) e la diagnosi era affi- il centro della vita familiare. sulla salute e sui processi di guarigio-
data alla visita medica e a esami assai ne, ha scritto di recente un libro dal tito-
lontani dalla precisione a cui oggi sia- LA FIDUCIA, LA SPERANZA lo significativo: La speranza è un farmaco.
mo abituati. Non è più così, per fortuna. E L’ILLUSIONE L’illusione, invece, è un veleno. Come
Questo però non significa che la medi- Fabrizio Benedetti, un neuroscienziato possono i genitori evitare di cadere
cina sia una scienza esatta, e che a ogni che ha studiato l’influenza delle emozioni insieme al loro bambino nel vortice di

26
LA RICERCA DEL “GRANDE” PROFESSORE

“sperimentali” o non sufficientemen- autorevoli, ma quelli più “cliccati”: e


te controllati? Proviamo a definire alcu- i miracoli, veri o presunti, sono mol-
ni punti: to “cliccati”… Insomma, corriamo il
Qual è lo stato di salute del bambino? rischio di essere disorientati dalle indi-
Nel caso di malattie serie, che richiedono cazioni trovate sul web, o di soffermar-
un percorso condiviso di diagnosi e cura, ci su quelle che ci danno più speranza,
un rapporto stabile e solido con il medi- o che coincidono con le nostre ipotesi,
co che segue il bambino è un elemento senza avere gli strumenti per verificar-
fondamentale. Ogni dubbio sull’efficacia ne l’attendibilità.
delle cure e anche sulla competenza dei Qual è il nostro obiettivo? Se l’obietti-
curanti deve essere espresso e discus- vo è trovare chi guarirà definitivamen-
so con loro: condividerlo sui social, rac- te il nostro bambino, perché siamo con-
cogliere consigli e indicazioni che pro- vinti che non sia possibile che esistano
mettono miracoli, alimenta l’illusione e malattie o sintomi senza la cura “giu-
indebolisce il rapporto di fiducia con chi sta”, siamo già a rischio di doctor shop-
sta curando il bambino. ping. Il rapporto di fiducia, in questo
La stessa cosa vale per quei sintomi modo, diventerà sempre più difficile da
non gravi per i quali i genitori cerca- costruire: se la guarigione non arriva, si
no disperatamente una diagnosi e una ricomincerà a cercare altrove; se i sin-
cura: senza una relazione di fiducia con tomi sembrano ridursi, ci si aggrapperà
il proprio pediatra, con cui confrontar- a quella speranza che può trasformar-
si e valutare attentamente la situazio- si in illusione.
ne, trovare qualcuno che dia un nome a
quei sintomi e proponga una cura può NON SEMPRE C’È UNA CURA
trasformare un bambino “sano ma con Richard Smith, un medico inglese che
frequenti mal di pancia” in un bambi- per anni è stato il direttore di una rivista
no con una malattia (o pseudomalattia) medica prestigiosa, il «British Medical
che necessita di attenzioni particolari, Journal», ha scritto alcuni anni fa che
che limiteranno la sua vita e quella del- dobbiamo rassegnarci a una verità: non
la famiglia. tutte le malattie possono essere guari-
Dove abbiamo trovato indicazioni e te, non sempre gli esami danno risulta-
consigli? I gruppi in cui si parla di salu- ti precisi, i farmaci possono avere effet-
te, di malattie, di cure hanno una peri- ti negativi.
colosa caratteristica: sono autorefe- Allora non dobbiamo fidarci dei medi-
renziali, cioè radunano persone che ci e della medicina? In realtà, è proprio
sono sicure delle proprie convinzio- consolidando la fiducia nei confronti del
un’illusione di guarigione che rischia ni e che continueranno a sostener- medico che cura nostro figlio che evi-
di portare a comportamenti pericolo- le contro chiunque le metta in discus- teremo di cedere al mito della medici-
si – dall’uso eccessivo o inappropria- sione. Inoltre, va ricordato che quando na risolutiva, e troveremo insieme il
to di farmaci al passaggio da una tera- cerchiamo un’informazione sui moto- modo per garantire al bambino il mag-
pia a un’altra, da un centro di cura a un ri di ricerca non otterremo necessaria- gior benessere possibile, qualunque sia
altro, fino all’accettazione di interventi mente come primi risultati quelli più la sua condizione di salute. ■

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TU, IO, NOI UPPA MAGAZINE 3/2021

Child-free zone: come gli adulti


immaginano i bambini
La creazione di zone dedicate al tempo libero e al riposo di soli adulti,
inaccessibili ai bambini, è una tendenza che porta a riflettere sui modi in cui
la società si rappresenta il mondo dell’infanzia
DI ROSARIO MONTIROSSO, PSICOLOGO E PSICOTERAPEUTA

N
egli ultimi decenni in diver- divieto di accesso. Una controversia di questa seconda questione e mi soffer-
si Paesi del mondo si è diffusa questa natura è inevitabile, ma il pun- merò sulla prima.
la tendenza di proporre luoghi to su cui vorrei focalizzarmi non riguar-
di relax accessibili soltanto agli adulti. da le ragioni dell’una o dell’altra parte. BAMBINI CHE SI ADATTANO
Certamente non si tratta di una novità: Un fenomeno sociale del genere, infatti, È innegabile che ci siano bambini il cui
ambienti in cui i bambini non possono porta con sé considerazioni più ampie, comportamento richiama alla mente
entrare (club, circoli…) ci sono sempre che riguardano il modo in cui gli adulti lo stereotipo del libro di Collodi, ma è
stati. L’aspetto che però rende degne (o una parte di essi) “pensa” i bambini. altrettanto vero che la condotta del-
di nota tali iniziative è che riguarda- la stragrande maggioranza non è affat-
no spazi abitualmente rivolti anche ai L’IMMAGINE DELL’INFANZIA to in linea con tale rappresentazione.
bambini: ristoranti, alberghi, spiagge, Innanzitutto bisogna chiedersi: per E questo per un motivo molto sempli-
villaggi turistici annunciati nei siti web quale motivo si intende limitare l’ac- ce: se il comportamento abituale fosse
o all’ingresso delle strutture come luo- cesso dei bambini a un ambiente in realmente incontrollato e “selvaggio”
ghi in cui «i bambini non sono ammes- cui ci sono adulti che vogliono “sta- sarebbe impossibile per i bambini adat-
si», o «child-free zone». re in pace”? La risposta più banale è tarsi ai contesti in cui vivono.
che i bambini sono considerati fonte
COSA SIGNIFICA? di disturbo. Perché magari si annoiano
In genere il termine child-free si uti- e cominciano ad agitarsi, o perché non
lizza per le donne o le coppie che non tollerano le costrizioni e allora scop-
desiderano avere figli, e implica rifles- piano a piangere. Sorge quindi un’altra
Con un’iperbole concettuale,
sioni molto diverse da quelle proposte domanda: cosa accadrebbe se i gestori si potrebbe dire che
in questo articolo. Quando l’espressio- degli spazi child-free venissero rassicu- talvolta, come adulti, siamo
ne viene impiegata per indicare luo- rati che i bambini si comporteranno in maggiormente disposti
ghi o eventi ci si riferisce invece a spazi modo appropriato al contesto? Sarebbe a tollerare l’atteggiamento
riservati a persone adulte che voglio- sufficiente per far cambiare loro idea? fastidioso di un altro adulto
no trascorrere il proprio tempo libero Verosimilmente no. E probabilmente
piuttosto che quello di
senza la presenza di bambini. Sebbene perché a indirizzare queste scelte non è
un bambino.
in Italia sia un fenomeno ancora cir- tanto il comportamento reale dei bam-
coscritto, e posto che sarebbe formal- bini, quanto la visione che si ha di loro.
mente illegittimo impedire ai bambi- Il mondo adulto, infatti, tende ad avere
ni di frequentare luoghi pubblici, anche un’immagine del bambino che riman-
da noi si è aperto il dibattito tra i fauto- da a quella di Pinocchio. I bambini sono Anche se ci sono molte differenze indi-
ri e i detrattori delle child-free zone. Da spesso percepiti come esuberanti, irre- viduali, a partire dai 3 anni i bambi-
una parte c’è chi ritiene giusto rispetta- quieti, e magari con una scarsa propen- ni regolano il loro modo di comportar-
re il desiderio di quegli adulti che pre- sione a comportarsi in base alle regole si in base all’ambiente in cui si trovano:
feriscono rilassarsi lontani dai bambini di convivenza sociale. A questa imma- sono in grado di introiettare progressi-
e dalla confusione che si porterebbero gine se ne collega subito una seconda, vamente diverse norme sociali, di cono-
dietro; dall’altra ci sono i genitori che quella di Geppetto: se i bambini si com- scerle e di adeguarvisi.
vogliono fare una vacanza, andare in portano in modo inappropriato dipen- È difficile ottenere dati precisi al ri-
spiaggia o cenare fuori insieme ai figli de dall’incapacità dei genitori di tenerli guardo, ma probabilmente le percen-
senza il rischio di trovarsi davanti a un a bada. Per ragioni di spazio, tralascerò tuali di “trasgressione” alle regole di

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CHILD-FREE ZONE: COME GLI ADULTI IMMAGINANO I BAMBINI

comportamento nella popolazione dei


bambini non sono molto diverse da
quelle che si riscontrano nella popola-
zione adulta. Anche i grandi possono
essere esuberanti, urlare e disturbare
nei luoghi pubblici. Ad esempio, duran-
te i viaggi in treno, è esperienza comune
subire le lunghe chiacchierate al cellu-
lare del proprio vicino di posto, mentre
magari si cerca di leggere un libro. In
questi casi, spesso, non solo non chie-
diamo al nostro vicino di allontanarsi,
ma tendiamo a considerare il suo com-
portamento – con cui manifesta una
scarsa considerazione nei confronti di
chi gli sta intorno – parte, seppur spia-
cevole, di una “normale” conviven-
za. Quindi, con un’iperbole concettua-
le, si potrebbe dire che talvolta, come
adulti, siamo maggiormente disposti a
tollerare l’atteggiamento fastidioso di
un altro adulto piuttosto che quello di
un bambino.

CONDIVIDERE TERRITORI
I bambini, d’altra parte, giocano, rido-
no, chiacchierano e piangono da sem- adulti viviamo spesso una sorta di con- soddisfare le esigenze sociali dell’adul-
pre. Sono diventati più “disturbanti”, o traddizione: da una parte consideria- to diventa inevitabile limitare quelle del
sono gli adulti a essere meno tolleran- mo il bambino una persona con le sue bambino e viceversa.
ti? La questione, in questi termini, è mal necessità e i suoi diritti, dall’altra non Il lettore avrà ben compreso che questa
posta. In passato, ai bambini è sem- sempre siamo disposti a rispettare que- è una formulazione volutamente ridut-
pre stato chiesto di adattarsi alle regole sti diritti se confliggono con le nostre tiva, e per fortuna il mondo degli adulti
di comportamento tipiche dei contesti necessità. In questo senso le child-free e quello dei bambini continuano a con-
sociali in cui crescevano. Spesso, negli zone sono emblematiche: quando il biso- dividere moltissimi territori comuni. Ma
spazi degli adulti, le regole erano molto gno dell’adulto (trascorre del tempo la presenza delle child-free zone spin-
stringenti e certe manifestazioni veni- “tranquillamente”) è in contrasto con ge a ridiscutere l’immaginario adul-
vano mal sopportate, il che era coeren- il bisogno del bambino (avere la liber- to dell’infanzia e a riflettere su come
te con una visione del mondo infantile tà di esprimersi), la soluzione è separa- le nostre società possano soddisfa-
meno attenta ai bisogni di sviluppo e al re i due mondi. Si tratta di una strate- re in modo costruttivo i bisogni di tutti,
rispetto dell’individualità dei bambini. gia possibile, che tuttavia rimanda a un grandi e piccoli, senza creare ennesime
Oggi le cose sono più articolate, e come pensiero semplificante, secondo cui per separazioni. ■

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LO SPAZIO DELLA MENTE UPPA MAGAZINE 3/2021

«Perché fa così?»:
riti e “manie” nell’infanzia
Gesti stereotipati e ripetitivi, piccole manie, rituali
fissi e inviolabili: sono tutti comportamenti che
possono disorientare e spaventare i genitori.
Come affrontarli senza far sentire i bambini in colpa
per azioni che non riescono a controllare?

I
DI SILVANA QUADRINO, PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA genitori lo hanno sentito dire da
tutti gli “esperti” di infanzia: i
bambini hanno bisogno di sicurez-
ze, e le sicurezze richiedono ripetitivi-
tà. I riti della buonanotte, il peluche da
portare sempre con sé, la favola raccon-
tata ogni volta nello stesso modo. Tutto
bene se gli “officianti” di quei riti sia-
mo noi. Ma quando è il bambino ad as-
sumerne il controllo, a pretendere una
ripetitività che ci sembra eccessiva, a
introdurre obblighi o divieti che ci ap-
paiono “strani” – un alimento che non
vuole assolutamente vedere a tavola, un
indumento che pretende di indossare a
qualunque costo... – o a riprodurre di
continuo un gesto nonostante i nostri
irritati «smettila!», comincia a farsi
strada un po’ di preoccupazione. Cosa è
meglio fare? Far finta di nulla? Interve-
nire? E come?
Vediamo innanzitutto le diverse forme
di comportamento che possono porta-
re i genitori a chiedersi «Ma perché fa
così?».

GESTI E MOVIMENTI
Fin da molto piccoli certi bambini
“scelgono” un gesto che li accompagna
nell’addormentarsi, o li consola quando
sono stanchi, o non stanno bene: stro-
picciarsi un orecchio, sfregarsi gli occhi,
succhiare l’angolo della copertina, fino
ai demonizzati pollice in bocca e stimo-
lazione dei genitali.
Alcuni di questi gesti non preoccupano i
genitori, e verranno ricordati con tene-
rezza: la manina che andava all’orec-
chio, gli occhi spavaldamente spalancati
(«Non dormo mica, io!») che poi pian
piano si chiudevano, mentre il povero

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«PERCHÉ FA COSÌ?»: RITI E “MANIE” NELL’INFANZIA

orecchio continuava a venire maltratta- evitati i toni di minaccia e punizione, gestibile quando si trattava di maglion-
to ancora per un po’. O la copertina con di rimprovero, o di invito a controllar- cini, giacche, cappottini, ma… i jeans?
gli angoli consunti da mesi di mordic- si, come se ci aspettassimo che il bam- La tuta da sci? Vagare per i negozi cer-
chiamenti, che non poteva essere sosti- bino possa «non fare così» usando la cando jeans senza lampo o una tuta
tuita per nessun motivo. buona volontà. Queste modalità accen- da sci con i bottoni può risultare este-
È chiaro che si tratta di gesti di autocon- tuano il disagio e il nervosismo, che è nuante. La mamma di Marta racconta le
solazione, riconoscibili, comprensibi- proprio ciò che attiva il comportamen- diverse fasi delle sue reazioni, dall’ini-
li e quindi accettabili. La preoccupazione to ripetitivo. ziale sottovalutazione del problema, al
nasce semmai quando il comportamen- tentativo di riconciliare la bambina con
to che osserviamo non ha una cau- QUESTO SÌ, QUESTO NO le cerniere («Vedi, non ti fa mica nien-
sa “ragionevole”. Ragionevole per noi Un altro tipo di comportamento che te, senti che bel rumore che fa…»), fino
grandi, si intende. È il caso ad esem- porta gli adulti al limite dell’esaspe- alla strada autoritaria («Metti quel-
pio dei cosiddetti “movimenti stereo- razione e poi alla preoccupazione è la lo che dico io e poche storie»), conclu-
tipati”: molto simili ai “tic”, ma spes- comparsa di “misteriosi” criteri di sele- sasi con un orgoglioso “sit-in” di Mar-
so più complessi e quindi più facili da zione, che possono riguardare i cibi, i ta, degno delle migliori manifestazioni
confondere con comportamenti volon- colori, o determinati capi di abbiglia- di protesta («E io sto qui ferma e non
tari, consistono in schemi motori ripe- mento. Proprio perché sono misteriosi, vado all’asilo!»).
titivi che il bambino compie inconsape- nel senso che compaiono all’improvvi-
volmente, in particolare quando è teso, so e poi diventano inviolabili, porta-
nervoso o annoiato. no i genitori a impegnarsi in snervanti
Possono essere “elementari” (far oscil- discussioni nel vano tentativo di con-
lare un piede, tamburellare con le dita) o vincere il piccolo “despota” che non
L’obiettivo a cui tendere
più articolati (muovere la mano secondo può volere soltanto magliette azzur- è aiutare il bambino a
sequenze precise, sollevare e abbassa- re («Sono tutte da lavare! Metti questa “flessibilizzare” quelle
re le spalle ripetutamente). Alcuni sono bianca, ha le righe azzurre...»), o che modalità “obbligatorie”, fino
stati studiati più a fondo dagli esperti quell’“orribile” foglia di prezzemolo a che non le percepisca come
perché possono produrre danni fisici: ad nel sugo può facilmente essere allonta- un rifugio tranquillizzante
esempio l’abitudine di arrotolare e tira- nata con la forchetta («No, così la pasta
ma sostituibile.
re una ciocca di capelli, che nel tempo non la mangio!»).
rischia di creare zone glabre. Nei blog in cui le mamme “disperate”
Diciamo subito che la cosa fonda- raccontano le loro esperienze, si tro-
mentale da ricordare è che il bambi- vano tutte le “stranezze” possibili, e
no non è consapevole di tali movi- in genere anche il consiglio più sag- «A quel punto», ricorda la mamma,
menti, e lo diventa solo nel momento gio: inutile opporsi con la ragionevo- «ho capito che l’unica cosa da fare era
in cui glieli facciamo notare. Sarà allo- lezza, o preoccuparsi troppo per il pos- tenere conto della “mania” di Marta e
ra il modo in cui gli parleremo di quei sibile significato “patologico” di quei assecondarla ogni volta che era possi-
suoi gesti a fare la differenza fra inter- comportamenti. È meglio procedere con bile. Il che, concretamente, significa-
venti utili e inutili, o addirittura dan- caute negoziazioni e respiri profondi… va comperare sempre pantaloni con l’e-
nosi. Questo vale per tutte le modalità Marta, all’età di 4 anni, aveva svilup- lastico, rinunciare al giubbotto visto in
di comportamento ripetitive che pos- pato un vero e proprio orrore per gli vetrina perché “con i bottoni non li fan-
sono presentarsi nell’infanzia: vanno indumenti con chiusure lampo. Cosa no” e via dicendo». Per la tuta da sci →

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LO SPAZIO DELLA MENTE UPPA MAGAZINE 3/2021

si trattava di scegliere se andare o non vedono i pagliacci, faranno ridere anche pericoloso, perché rischia di trasfor-
andare a sciare. Tutte le opzioni, e poi te…») o a regalarle pupazzi vestiti da mare una paura, che probabilmente si
le decisioni, venivano presentate alla clown. Ha smesso quando si è accor- sarebbe attenuata fino a scomparire, in
bambina senza polemiche o rimprove- to che la paura di Chiara non solo non quello che si definisce un “mito fami-
ri, ma come semplici conseguenze del- spariva, ma si estendeva a tutte le per- liare”: una pseudo-verità che si tra-
le sue “preferenze”. E il primo com- sone e personaggi con abiti o coprica- smette attraverso il racconto condiviso
promesso accettato da Marta era stato pi “strani”, compreso il casco da moto e che diventa difficile smentire.
proprio per una tuta da sci con i colo- dello zio o i capelli fucsia della cuginet-
ri della squadra nazionale, trovata con ta grande! LE “FISSE”
l’aiuto di un gentile commesso che la Una paura non può “passare” a coman- E poi ci sono le “fisse”. Le più frequenti
trattava da futura campionessa. Poi è do. Può essere legata a un evento o a un nell’infanzia sono quelle legate all’ordi-
stato il turno di una gonna, e di un paio momento che ha preoccupato il bam- ne e alla ritualità. Certi bambini “devo-
di jeans che avevano un ricamo «trop- bino, ma il rapporto non è mai lineare no” sistemare la stanza in un preci-
po bello» per non comprarli. Ancora («È successo questo e da allora…»): i so modo prima di andare a letto. Altri
adesso Marta, che ha 6 anni, non ama le collegamenti avvengono per somiglian- devono temperare e ritemperare mati-
chiusure lampo, e potrebbe continuare za, o per connessione con qualcosa che te e pastelli affinché le punte abbiano
a non amarle per chissà quanto tempo. è accaduto in concomitanza con l’even- tutte la stessa lunghezza. C’è chi deve
Ma ha imparato, con il saggio aiuto del- to pauroso, o addirittura in un momen- aprire e chiudere la finestra della stanza
la mamma, a rendere le sue scelte più to in cui il bambino stava solo ricor- un numero specifico di volte per essere
“flessibili”. È il primo passo per evitare dando quell’evento. Quindi, chiedere sicuro che nella notte non entri nessu-
che una “mania” blocchi il bambino in a un bambino “perché” ha paura dei no, e chi non tollera che qualcuno toc-
atteggiamenti immodificabili che limi- pagliacci, o degli ombrelli, o dei mazzi chi il proprio bicchiere, la tazza del-
tano la sua vita quotidiana. di chiavi, non serve a nulla. Anche per- la colazione, il piatto. O chi ripete una
ché i bambini piccoli possono avere dif- frase o una sequenza di parole o nume-
LE PAURE ficoltà a rispondere «non so» a una ri apparentemente senza senso quando,
Le paure degli altri ci sembrano quasi domanda dei grandi, e allora… inven- ad esempio, la mamma esce, «perché
sempre incomprensibili o ridicole. Quel- tano: non sono bugie, ma tentativi di così sono sicuro che torni».
le dei bambini sono spesso così “spe- fare contenti gli adulti con una risposta Prima di pensare che si tratti di qual-
ciali” da portare gli adulti a comporta- qualsiasi. Il rischio è che quella risposta cosa di patologico, dovremmo prova-
menti involontariamente crudeli, come diventi parte del mondo “mentale” del re a vedere il mondo con gli occhi di
proporre al piccolo, a sorpresa, l’ogget- bambino, consolidando la paura: «Ho un bambino: una realtà complessa in
to che lo spaventa, nel tentativo di fargli paura dei mazzi di chiavi perché quando cui sembra che gli altri – i grandi, ma
passare la paura, o obbligarlo a vedere ero piccolo la mamma è rimasta chiu- anche i fratelli, gli amichetti… – sap-
film e cartoni animati “divertenti” (per sa fuori dalla porta e io ero solo in casa piano muoversi con sicurezza, cono-
l’adulto) in cui compare quel determi- e non ero capace di aprirle», racconta scendone le regole, e sappiano come
nato elemento. convinto Massimiliano, 5 anni. Il fatto evitare che succedano cose brutte. Per
Chiara, e come lei moltissimi bambini, che in quell’episodio la chiave fosse solo alcuni bambini la sensazione di non
ha il terrore dei clown. Per parecchi mesi una e che Massimiliano avesse poco più poter controllare la realtà che li circon-
il papà, convinto di fare bene, ha prova- di un anno non cambia la convinzio- da può essere molto angosciante. Non
to a portarla al circo («Guarda quan- ne sua e dei suoi familiari di conosce- per tutti, ovviamente. Ma fare confron-
ti bambini! Vedrai come ridono quando re il motivo di tale paura. Ciò può essere ti non serve («Nessuno fa tutte queste

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«PERCHÉ FA COSÌ?»: RITI E “MANIE” NELL’INFANZIA

storie sulla posizione dei pupazzi prima e solo in situazioni serene. Può esse- (nonni, insegnanti...) affinché non ci sia-
di andare a letto!»); come non serve re utile per i genitori confrontarsi con un no grandi divergenze.
pretendere che il bambino spieghi cosa pedagogista o un professionista esperto Se ci si accorge che il comportamento del
teme che accada se il suo “rito” viene di questo tipo di problemi, per trovare il bambino influisce in modo significati-
violato («Adesso che tua sorella ti ha modo migliore di rispondere a quei com- vo sulla qualità della sua vita e delle sue
toccato la tazza, cosa dovrebbe succe- portamenti e renderli meno rigidi: asse- relazioni – produce isolamento a scuo-
dere di tanto drammatico?»). condarli in parte, proporre piccole modi- la, lo espone a esclusione o addirittura a
Le “fisse” sono un modo per illudersi di fiche dei rituali, aumentare le attività in bullismo – ci si può rivolgere a un tera-
tenere sotto controllo un mondo com- cui il bambino è impegnato o, al con- peuta specializzato che porti il piccolo a
plesso, anche se in una maniera che è trario, ridurle. Coordinare gli interven- prendere consapevolezza del momen-
solo falsamente ras- ti di mamma, papà e altri adulti coinvolti to in cui “comincia” il suo comporta-
sicurante; in realtà è mento e dei pensieri che lo accompagna-
faticosa e limitante. no, e a sviluppare modalità di pensiero
e di azione alternative e più funzionali,
BISOGNA che gradualmente renderanno “non più
PREOCCUPARSI? necessari” i gesti ripetitivi. ■
Ignorare tali atteggia-
menti, sicuramente, non
è utile. Cercare di bloc- Le “fisse” degli adulti
carli con le critiche o chie- Pensiamoci bene: chi di noi non ha
dendo al bambino di «non qualche “fissa”? Il gas da chiudere e
fare così» non funziona ed è ricontrollare più volte prima di andare
dannoso. Va bene preoccupar- a letto (Giorgio Gaber ne ha fatto una
si, ma solo nel senso di prestare
delle sue geniali ballate); i due giri di
attenzione a ciò che “sta intorno” a
chiave alla porta di casa, anche qui
queste modalità di comportamento:
tornando a verificare di averli fatti. I
quando compaiono, quali reazioni pro-
coltelli e le forchette che non devono
ducono in casa e fuori, e soprattutto che
mai avere la punta rivolta verso l’alto;
ostacoli creano alla vita relazionale del
il sale che non si deve assolutamente
piccolo. Evitando però che manie, fisse e
versare sulla tovaglia. Man mano che le
gesti strani diventino il centro dell’inte-
resse di tutti: il rischio è di identificare il
elenchiamo, ci accorgiamo che molte
bambino con la sua “mania”, rendendo delle nostre “fisse” hanno a che fare con
quest’ultima parte integrante della sua il “pensiero magico” e la superstizione,
identità. L’obiettivo a cui tendere è aiu- oppure con consuetudini apprese in
tare il bambino a “flessibilizzare” quelle famiglia. Quand’è che una consuetudine
modalità “obbligatorie”, fino a che non diventa una “fissa”? Quando avvertiamo
le percepisca come un rifugio tranquil- la necessità imperiosa di rispettarla,
lizzante ma sostituibile. Un clima sereno senza eccezioni. E quando invade la
in famiglia è importante, ma non si può nostra vita limitando la nostra libertà, le
immaginare che il bambino viva sempre nostre scelte e provocando ansia.

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MAPPAMONDO UPPA MAGAZINE 3/2021

Giochi e giocattoli del mondo


Giocare non serve soltanto a divertirsi: è un’attività essenziale alla crescita
dei bambini di tutto il mondo. Scoprire i giochi tradizionali di altre culture
può essere un’occasione per trovare nuove idee da sperimentare
DI ANA CRISTINA VARGAS, ANTROPOLOGA

P
erché giochiamo? L’antropologa essenziale per la crescita di bambine e del fenomeno. I molteplici giochi e gio-
Roberte Hamayon ha dedicato bambini e rende possibile un’esplora- cattoli che troviamo nei cinque conti-
un intero volume alla risposta zione integrale della loro personali- nenti testimoniano l’insuperabile capa-
a questa domanda. Il gioco, infatti, è tà e del loro sé. La capacità di giocare, cità immaginativa delle società umane;
saldamente radicato nella nostra storia nel bambino (e in un certo senso anche fra questi, sono particolarmente impor-
evolutiva. Esso, scrisse Johan Huizinga, nell’adulto), è un importante indicato- tanti i giochi di gruppo, perché favori-
è più antico della cultura: un fenomeno re di benessere psichico, e l’assenza di scono la socializzazione e insegnano a
potente e universale, presente in molte gioco è un chiaro segnale di disagio. condividere e a “stare insieme”.
specie del regno animale, dagli uccelli Allora, con un po’ di fantasia, facciamo
ai mammiferi. IN GIRO PER IL MONDO un giro del mondo per scoprire alcuni
Se il gioco è universale, i giochi invece giochi tipici di altre culture: potrebbe-
IL RUOLO DEL GIOCO sono talmente vari e diversi da rende- ro fornire idee interessanti da “prende-
NELLO SVILUPPO re difficile dare una definizione univoca re in prestito” per arricchire i diverti-
Nel corso della crescita, spiega Jean menti dei più piccoli. Pronti? Via!
Piaget, il gioco è fondamentale per lo
sviluppo senso-motorio e cognitivo. I ASIA
“giochi di esercizio” permettono al Cominciamo facendo un salto in Asia,
bambino di provare e riprovare le un continente ricco di giochi e giocattoli
abilità fisiche che a mano a mano tradizionali, alcuni ormai piuttosto noti
acquisisce – afferrare, cammina-
re, correre, saltare –, diventan-
do sempre più competente nel
“fare”. I “giochi simbolici”, in cui
prevalgono la fantasia, l’immagi-
nazione e la finzione, si manife-
stano gradualmente a partire dai 2
anni e contribuiscono a organizza-
re il pensiero e ad allenare la fun-
zione simbolica, ovvero la capacità
di usare oggetti o azioni per evocare
situazioni diverse da quelle reali.
Anche se ha delle regole, il gioco è
fonte di creatività e di libertà, poi-
ché permette di superare i limiti impo-
sti dalla realtà, di esplorare mondi altri
e di affrontare sempre nuove sfide. Per
Donald Winnicott il gioco è un “feno-
meno transizionale” che consente di
connettere elementi del proprio mondo
interiore con elementi di quello ester-
no. Il gioco, insomma, è un’esperienza

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GIOCHI E GIOCATTOLI DEL MONDO

anche da noi, come il Mah Jong (cine- OCEANIA giorno dei morti, si gioca il Pakitis. All’i-
se) o il Parchis (di origine indiana). Un È il turno dell’Oceania. Chi non ama i nizio del gioco ciascun bambino rac-
gioco cinese molto semplice e diverten- giochi con la palla? Un gioco poco cono- coglie una particolare pagliuzza – il
te è Cattura la coda del Drago, ottimo per sciuto, ma molto significativo, è il Kī-o- pakitis, appunto – e, cantando una
gruppi grandi e spazi aperti. I giocatori rahi, che prende le mosse da una leg- filastrocca, prende l’impegno solen-
formano una fila tenendo le mani sulle genda della tradizione orale maori. ne di custodirla e tenerla sempre con
spalle di chi è davanti. Il primo della fila sé. Nei giorni successivi ogni giocato-
è la “testa del drago”, mentre l’ultimo re, in qualsiasi momento, può dire a un
è la coda. La testa del drago deve tenta- altro «Pakitis!», e questo dovrà pron-
re di catturare la coda, mentre gli altri L’estrema varietà di giochi tamente tirare fuori la propria pagliuz-
giocatori devono proteggerla, ma la fila e passatempi in tutte le za oppure, se non l’avesse, consegnerà
non si può rompere e non si deve cade- al gruppo un pane dolce, un biscotto o
parti del mondo ci ricorda
re a terra! Quando la testa, infine, rie- un’altra golosità. Al termine del gioco,
che giocare è un’attività
sce a catturare la coda, il giocatore che le pietanze vengono condivise da tutti i
era nell’ultima posizione diventa il pri-
strettamente collegata allo bambini in un clima di allegria e amici-
mo della fila e il gioco ricomincia. sviluppo dei bambini, e che zia, senza vincitori né vinti.
in fondo non sono necessari
AFRICA giocattoli costosi o strumenti RITORNO A CASA
Spostiamoci ora in Africa, dove i giochi tecnologici sofisticati. Infine il viaggio ci riporta in Europa,
si intrecciano con i canti e i ritmi del- dove esistono numerosi giochi tradi-
la danza e ogni oggetto – dal legno alle zionali che vale la pena di ricordare e
noci di cocco; dai barattoli vuoti al fil riproporre. Uno dei tanti è Mosca cie-
di ferro – può trasformarsi in anima- In un campo di gioco circolare, divi- ca. Un giocatore viene bendato e fat-
le, bambola, macchinina... Il Pilolo, del so a cerchi concentrici, si confrontano to girare su sé stesso; al via, dovrà pro-
Ghana, è un gioco divertente da pro- due squadre, di sette giocatori ciascu- vare a toccare uno degli altri giocatori,
porre a gruppi di almeno quattro bam- na, che si alternano in due ruoli: Kīoma che sono liberi di muoversi ma non di
bini e da svolgere in parchi o giardini. e Taniwha. Per segnare, una squa- allontanarsi dal gruppo. Chi viene cat-
Per cominciare si stabilisce un punto di dra deve raggiungere il tupu, un gran- turato sarà la “mosca cieca” al giro
partenza e un altro, un po’ distante, di de bidone posto al centro del cerchio, successivo.
arrivo. Si sceglie quindi un leader, che mentre difende delle bandierine collo- L’estrema varietà di giochi e passatem-
nasconderà dei rametti o delle pietre cate all’esterno del campo; l’altra squa- pi in tutte le parti del mondo, insom-
trovate sul posto, mentre gli altri par- dra, per contro, deve difendere il tupu ma, ci ricorda che giocare è un’attivi-
tecipanti attendono sulla linea di par- e può segnare toccando le bandierine. tà strettamente collegata allo sviluppo
tenza, rigorosamente senza guarda- Le regole sono complesse ma, una vol- dei bambini, e che in fondo non sono
re. Quando tutto è pronto, il leader dà il ta compreso, il Kī-o-rahi si dimostra necessari giocattoli costosi o strumenti
via urlando «Pilolo!» («È ora di cerca- un gioco entusiasmante in cui contano tecnologici sofisticati: per trasformare
re!»). Mentre cantano canzoni a tema soprattutto la strategia e la velocità. un pomeriggio qualsiasi in un momento
e filastrocche, i giocatori corrono alla di allegria, condivisione e spensieratez-
ricerca degli oggetti nascosti: vince il SUDAMERICA za bastano pagliuzze, rametti, una pal-
primo che riesce a trovarne uno e a por- Nelle Ande sudamericane, durante l’ul- la, pezzi di stoffa colorata, tanto entu-
tarlo al punto di arrivo. tima settimana di ottobre, in attesa del siasmo e un pizzico di fantasia. ■

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Speciale

FRATELLI E SORELLE

Storie di legami familiari


Cosa significa crescere con un fratello o una sorella? O in una
famiglia numerosa? I legami di fratellanza sono sempre diversi
gli uni dagli altri, e dipendono da innumerevoli fattori, ma si
possono individuare alcune costanti che è utile conoscere per
favorire relazioni familiari solide e armoniose

DI CHIARA BORGIA, PEDAGOGISTA


ILLUSTRAZIONI DI CAROL ROLLO

A
ndrea e Alice sono fratello e so- Giulia alla mamma («Tanto l’ave- di sfumature: alleanza, rivalità, aiuto
rella, hanno rispettivamente 2 va già capito!»), ma non ha detto nul- reciproco, ostacoli, stimoli vicendevoli
anni e mezzo e 4 anni. La mam- la al padre e alla sorella più grande, di la modificano nel tempo.
ma racconta che quando Andrea è nato, 18 anni, preoccupata da una loro pos- La presenza di sorelle e fratelli influen-
Alice proprio non lo sopportava: «Non sibile reazione negativa. L’ultimo anno za anche il clima emotivo e le interazio-
riconoscevamo la nostra bambina, non è non è stato facile per Clelia: la pande- ni all’interno di tutto il sistema familia-
stata più la stessa per almeno un anno: mia l’ha privata della scuola “vera” in re. Essere genitore di uno, due o più figli
scenate di pianto, nervosismo e capric- presenza, degli amici, delle esperien- non è la stessa cosa: si cambia ogni vol-
ci erano all’ordine del giorno, per noi è ze e scoperte tipiche della sua età. In ta, imparando dalle esperienze prece-
stato sfiancante!». E adesso? «Hanno una giornata “no” Clelia si è chiusa in denti o rimettendo tutto in gioco perché
interessi diversi, ma ogni tanto riesco- camera sua, al buio. «Sai che mia sorel- il nuovo arrivato «non potrebbe essere
no a giocare insieme, soprattutto se nel la ha cominciato a mandarmi messaggi? più diverso» dall’altro figlio.
gioco siamo coinvolti anche noi geni- Non me lo aspettavo proprio, noi non Cosa c’è di importante da sapere sui
tori. Andrea adora sua sorella, e la imi- parliamo mai! Mi ha scritto che mi vuo- legami fraterni e le “costellazioni”
ta in ogni gesto e parola, ma sa anche le bene e che lei ci sarà sempre per me familiari? Quali aspetti possono orien-
manifestare con forza (e qualche graf- e mi proteggerà qualsiasi scelta faccia… tare la nostra azione educativa? Lo sco-
fio!) la propria volontà quando litigano Dici che l’ha capito?! Io le ho risposto priremo nelle prossime pagine.
per qualcosa. Da qualche settimana, la con le emoticon, non sapevo cosa scri- Buona lettura! ■
sera, Alice prende un libro e lo “legge” vere, ero troppo scioccata!», mi rac-
al fratello, guardando le immagini e in- conta Clelia con gli occhi che le brilla-
ventando le parole: vederli giocare in- no dalla felicità.
sieme, complici, è un’immagine che mi Crescere con uno o più fratelli e sorel-
riempie il cuore (ma so già che la matti- le, pur nella diversità dei legami che si
na dopo si ricomincerà con “Mammaaa, possono instaurare, è un’esperienza che
Andrea mi ha fatto maleee!”)». lascia sempre un segno, un’impron-
Clelia ha appena compiuto 14 anni. Mi ta che caratterizza il proprio percor-
racconta che da qualche mese ha una so di vita. Ogni storia di “fratellanza” è
fidanzata, Giulia. Clelia ha parlato di diversa, particolare, complessa e ricca

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FRATELLI E SORELLE UPPA MAGAZINE 3/2021

«E se facessimo un altro bambino?»


Passato un certo tempo dalla nascita del primo figlio, molte coppie cominciano a pensare
al secondo. Per capire se è davvero il momento “giusto” per accogliere un altro bambino,
può essere utile riflettere sugli equilibri raggiunti in famiglia
DI SILVANA QUADRINO, PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA

U
n anno, un anno e mezzo: è lo accompagniamo al nido e lo vedia- con le famiglie di origine. È un punto di
in media il tempo necessario mo muoversi sicuro verso le educatri- svolta che segna il passaggio a un nuo-
perché una coppia di genito- ci, verso gli altri bambini, già “gran- vo ciclo di vita, che porta con sé com-
ri cominci a ritrovare una parvenza di de”. Oppure lo guardiamo dormire nel piti, responsabilità e capacità piena-
equilibrio dopo l’uragano – bello ed lettino circondato dai giocattoli che non mente “adulte”. È anche un momento
emozionante, ma pur sempre uragano vuole abbandonare neppure per la not- di grandi cambiamenti a livello fisico,
– della nascita del primo bambino. te, così tenero e “nostro”. Ci si trova a per la mamma soprattutto, e a livel-
La media ovviamente non dice nulla su pensare, a dirsi: «Chissà come sarebbe lo emotivo: si provano particolari emo-
quello che accade nella vita della singo- un fratellino, una sorellina?». zioni di tenerezza, di preoccupazione, di
la coppia. Ogni nuova nascita è un even- Desiderare un altro bambino perché il orgoglio innescate dai comportamen-
to che si innesta su una storia prece- primo sta crescendo, perché si prova il ti del piccolo. Ci si allena a confrontar-
dente, fatta delle caratteristiche dei due rimpianto un po’ irrazionale per quei si con un “altro”, sconosciuto ma anche
genitori, della natura del loro rappor- mesi irripetibili in cui si conosce il pro- profondamente “nostro”, a regolare le
to, dell’immagine che hanno costrui- prio bebè, in cui tutto è da scoprire e da distanze, ad accogliere le differenze, a
to di sé stessi, di come hanno suddiviso inventare, è una delle motivazioni che tollerare lo scontro inevitabile tra la sua
compiti e ruoli, e ritrovato la dimensio- portano a decidere di avere il secondo volontà e la nostra. Una grande, irripe-
ne affettiva e sessuale di coppia. E poi figlio. tibile esperienza di crescita.
c’è il primogenito, con le sue richieste – A volte la spinta viene dall’esterno, Decidere di avere il secondo figlio, dun-
di tempo, di attenzione, di accudimento magari accompagnata da un giudizio que, significa anche provare il deside-
– più o meno impegnative e la progres- critico più o meno velato: volete far- rio e la curiosità di vedere come sarà
siva ricerca di autonomia, che i genitori lo crescere da figlio unico? Sarà infelice, quell’esperienza ora che siamo già “alle-
dovranno accogliere in tutta la sua forza viziato, poco socievole, antipatico… nati”: ora che genitori lo siamo, ma non
“destabilizzatrice”. Altre volte è il primogenito che comincia – non ancora – di quell’altro bambino.
C’è la ripresa del lavoro e il recupe- a parlare di un fratellino o di una sorel- Perché una cosa è certa: lui, o lei, non
ro degli impegni esterni alla famiglia; lina, e ci si chiede se non siamo egoisti somiglierà al primogenito. Non solo
ci sono, non ultime, le famiglie di ori- a privarlo dell’esperienza di crescere in perché nessun bambino è la replica di
gine – aiuto provvidenziale o presen- una famiglia più numerosa. Decidere di un altro, ma anche perché incontrerà
za un po’ troppo invadente, o entram- avere un altro figlio perché “è meglio” due genitori diversi da quelli che hanno
be le cose. che il bambino abbia un fratellino, come accolto il primo nato.
All’improvviso, in quell’equilibrio appe- se si trattasse di un obbligo morale o di
na raggiunto oppure già abbastanza con- una regola assoluta, non è mai la stra- SIAMO DAVVERO PRONTI?
solidato, succede che… da migliore. La spinta deve venire dal Proprio perché avere un secondo figlio
desiderio. Ma il desiderio di un secon- non è un dovere, né un diritto del pri-
UN ALTRO BAMBINO, PERCHÉ? do figlio segue percorsi diversi rispet- mogenito, e perché la prima esperienza
Non sempre è la “razionalità” a inne- to a quelli che hanno portato a volere ha reso i genitori più consapevoli di tut-
scare il desiderio di un altro figlio: suc- il primo. to ciò che la relazione con un bambino
cede che stiamo guardando il nostro richiede a entrambi, la valutazione del
primogenito alle prese con una delle sue I GENITORI CHE ABBIAMO “se” e del “quando” è necessaria.
recenti conquiste – disegnare, spinger- SCOPERTO DI ESSERE «Alice ha quasi 2 anni», dice Fede-
si sulla prima biciclettina senza peda- La nascita del primo figlio produce rica, 30 anni, assistente odontoiatri-
li, correre verso lo scivolo senza voltarsi grandi cambiamenti in ciascuno dei due ca. «Un altro bambino lo desideriamo
a chiedere «Mamma, mi aiuti?». O che genitori, nella coppia e nelle relazioni entrambi, e non vorremmo aspettare

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«E SE FACESSIMO UN ALTRO BAMBINO?»

troppo. Ma poi ci mettiamo a riflettere solida e affiatata ad accogliere il cam- emozioni. Mamma e papà dovran-
su tutti gli aspetti critici – il mio lavo- biamento in arrivo: cioè essere genito- no aver trovato stabilità ed equilibrio
ro, i nonni meno disponibili, gli impe- ri di un altro bambino, e genitori di un anche per affiancare lui, o lei, in que-
gni di Gianni, il costo di due bambini al bambino che diventa fratello o sorella sta nuova esperienza, che sarà fra le più
nido –, e abbiamo paura di fare un sal- maggiore, con tutto ciò che ne consegue importanti e più significative nello svi-
to nel buio». in termini di comportamenti, reazioni, luppo della sua vita di relazione. ■
Situazioni ottimali, in cui non si intra-
vedano difficoltà di alcun tipo, sono
assai rare, e in ogni caso niente garan-
tisce che degli ostacoli non compaia-
no nel corso del tempo. Essere genitori
implica anche la capacità di far fronte,
meglio che si può, agli imprevisti che la
vita riserva.

PARTIRE DALL’EQUILIBRIO
La valutazione, quindi, va fatta sugli
equilibri raggiunti, e sulle risorse di cui
sappiamo di disporre.
Alcune domande potranno aiutare a fare
chiarezza:
• Si è arrivati a una suddivisione dei
compiti e dei “carichi” soddisfacente
per entrambi i genitori?
• Ciascuno dei due si sente accettato e
valorizzato dall’altro nel suo modo di
essere genitore?
• Ciascuno dei due si sente autorizza-
to a segnalare stanchezza e a chiedere
aiuto, anche esterno?
• Ciascuno dei due si sente autorizzato
a dedicare un po’ di tempo a sé stesso,
ai propri interessi extrafamiliari?
• La vita affettiva e sessuale ha ritrova-
to una dimensione soddisfacente?
Se in risposta a queste domande ci sono
troppi «no», la conclusione non è,
ovviamente, «allora lasciamo perde-
re». Sono però aspetti su cui riflettere,
e a cui dedicare un po’ di impegno per
cercare di migliorare gli equilibri.
Dovrà essere una coppia il più possibile

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FRATELLI E SORELLE UPPA MAGAZINE 3/2021

Crescere insieme: le caratteristiche


del rapporto tra fratelli
La relazione che unisce fratelli e sorelle è spesso tra le più intense e durature,
caratterizzata da affetto e complicità, ma non priva di conflitti ed emozioni ambigue
DI ANNA OLIVERIO FERRARIS, PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA

N
el mio romanzo Tutti per uno, una nuova famiglia dopo un divorzio. individuare delle caratteristiche pecu-
dove racconto di adolescenti La famiglia non è una semplice som- liari del rapporto fraterno, ossia se esi-
che si incontrano in una tera- ma di individui ma un “sistema”, dove i sta un minimo comun denominatore.
pia di gruppo, c’è il caso di Alessio, che componenti entrano in risonanza gli uni
a seguito della separazione dei genito- con gli altri, reagiscono alle reciproche IL POSTO IN FAMIGLIA
ri dovrebbe allontanarsi dalla sorella: iniziative, condividono molte esperien- Un minimo comun denominatore c’è,
lui continuerebbe a vivere a Roma con ze: il che significa che il rapporto frater- perché fratelli e sorelle appartengono
il papà mentre Simona si trasferirebbe no è influenzato dalle dinamiche inter- alla stessa sfera relazionale. All’inter-
a Rotterdam con la mamma. Gli adulti ne al nucleo familiare (come i conflitti no del “sistema famiglia” si trovano in
caldeggiano questa soluzione, che dan- tra genitori e le separazioni, ma anche una posizione simile: il fatto di essere
no per scontata; Alessio, con l’appoggio i successi e i raggiungimenti dell’uno o
dei ragazzi del gruppo, riuscirà invece dell’altro), oltre che ovviamente dall’e-
a convincere i genitori a non separar- voluzione nel tempo della relazione.
li. Questo è uno degli aspetti forti della Un ruolo ce l’ha anche la presenza di
fratellanza: il legame che si forma tra affinità genetiche più o meno consi-
fratelli che crescono insieme e condivi- stenti, perché se dal padre e dalla madre
dono spazi ed esperienze fin dai primi si eredita il 50% dei geni dell’uno e
anni di vita. dell’altra, con i fratelli l’affinità gene-
Si è parlato e scritto molto sul legame di tica è molto varia, e può andare dal 10 al
attaccamento tra genitori e figli, in par- 100% (nel caso dei gemelli omozigoti).
ticolare con la figura materna, ma assai Insomma, date tutte queste condizio-
meno su quello che si forma tra fratel- ni, è legittimo chiedersi se sia possibile
li. Un legame complesso, caratterizzato
da somiglianze ma anche da differenze,
da solidarietà ma anche da conflitti, da
alleanze ma anche da ambivalenze.

TANTI FATTORI IN GIOCO


Come spiego nel libro Fratelli, gemelli,
figli unici, non c’è un solo modo di vive-
re il rapporto fraterno perché ci sono
parecchie variabili in gioco: età, ses-
so, temperamento, numero dei fratelli
e delle sorelle, sottogruppi che si cre-
ano all’interno della fratria quando la
famiglia è numerosa. Avere un solo fra-
tello o sorella o averne tanti è diverso.
Un’altra differenza la fanno le inter-
ferenze dei genitori, il ruolo che svol-
gono presso i figli, il clima favorevole
che riescono o non riescono a instau-
rare, le preferenze vere o presunte, la
presenza di fratellastri quando si forma

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CRESCERE INSIEME: LE CARATTERISTICHE DEL RAPPORTO TRA FRATELLI

figli, bambini, nipoti, li colloca, rispet- il distanziamento necessario per l’acqui- gorgheggi. Con il tempo, l’intimità fisi-
to a genitori, nonni e zii, in uno spa- sizione della propria autonomia e per ca può diminuire e diventare sempre
zio comune, ricevono un trattamento lasciare spazio ad altri legami. È questo più psicologica: si capiscono immedia-
per molti aspetti analogo e formano un il caso di una coppia composta da una tamente, sanno “leggere nel pensie-
gruppo contrapposto agli adulti. Inoltre, sorella maggiore e da un fratello mino- ro” l’uno dell’altro e prevedere le rea-
proprio perché occupano una posizione re ormai adulti ma ancora legati da una zioni del co-gemello, quello che dirà
simile, c’è un rispecchiamento conti- forte dipendenza. La sorella maggiore, o non dirà in determinate circostan-
nuo dell’uno nell’altro, un confrontar- fin da bambina, dovette farsi carico del ze. Possono litigare, come tutti i fra-
si, un valutarsi e “sorvegliarsi” a vicen- fratello, perché il padre aveva abbando- telli, ma ciò non li rende meno solida-
da. Infine, a meno che non si tratti di nato la famiglia e la mamma era alco- li. Sanno di essere simili e giocano con
gemelli, c’è sempre una differenza d’età lizzata e depressa. Potendo contare solo la loro identità. Uno dei loro problemi,
che crea una gerarchia. È diverso essere l’uno sull’altra, il loro legame si fece crescendo, sarà riuscire a differenziar-
primogenito, secondogenito o ultimo- talmente stretto da avere implicazio- si senza soffrirne o accusare l’altro di
genito: la posizione nella fratria influi- ni sessuali. Questo tipo di relazione creò “tradimento”.
sce sulla percezione di sé e nel rapporto una notevole dipendenza soprattutto da
con gli altri familiari. parte del fratello, che divenne estre- SODALI O RIVALI?
mamente geloso della sorella al punto Un’altra caratteristica del rapporto fra-
UN LEGAME SPESSO INTENSO da interporsi di continuo tra lei e i suoi terno è il suo ondeggiare tra solidarietà
Una chiave di lettura della fratria è il aspiranti fidanzati. e rivalità. Una rivalità che può assumere
“livello di accesso”, ossia l’intensità del Pur di ostacolare quei legami che l’a- anche toni violenti.
legame. Il legame fraterno, come quel- vrebbero allontanata, il fratello si fin- Il primo crimine della storia dell’u-
lo tra genitori e figli, può essere molto geva malato e minacciava di suicidarsi. manità è un fratricidio, quello di Abele
forte perché ha inizio negli anni infan- per mano di Caino. Anche Romolo ucci-
tili, quando a orientare sono soprattutto se Remo, mentre i due fratelli Polini-
i sentimenti e il bisogno di protezione. ce ed Eteocle, figli di Edipo, si uccisero
Nella famosa favola dei fratelli Grimm, l’un l’altro in duello. Si tratta dunque di
Hansel e Gretel formano una coppia “ad
Che siano della stessa età un rapporto complesso e a tratti para-
alto accesso”. L’abbandono dei genitori come i gemelli o di età diversa, dossale, fatto di forti ambivalenze. Che
e lo spirito di sopravvivenza hanno raf- i fratelli si percepiscono uguali siano della stessa età come i gemelli o
forzato il loro legame di attaccamento e nel rapporto con i genitori, di età diversa, i fratelli si percepiscono
hanno favorito una reciproca dipenden- ma proprio perché uguali si uguali nel rapporto con i genitori, ma
za. Nel romanzo Motel Life, Willy Vlau- scoprono rivali nel desiderio proprio perché uguali si scoprono rivali
tin descrive il rapporto tra due fratelli nel desiderio di differenziarsi e di otte-
di differenziarsi e di ottenere
abbandonati dal padre e orfani di madre nere l’amore di papà e mamma. L’altro
l’amore di papà e mamma.
che nell’adolescenza si ritrovano soli. (o l’altra) è un rivale, un intruso, uno (o
Le difficoltà della vita li legano moltis- una) con cui si condivide la quotidia-
simo, anche se poi uno dei due non rie- nità ma da cui ci si vuole differenziare.
sce a salvarsi; ma finché il maggiore, Questo dualismo si definisce a volte con
malato, non muore, il minore gli fa da Ad “alto accesso” sono poi le cop- l’affetto, a volte con il conflitto, a vol-
genitore arrivando persino a raccontar- pie gemellari, dove fin dall’inizio c’è te con la rivalità. Il primogenito lamen-
gli ogni sera una storia. una grande intimità fisica. I co-gemel- ta che i genitori si occupano troppo del
Un legame molto stretto, salvifico nei li imparano presto a calmarsi attraver- secondo; il secondogenito lamenta che al
momenti difficili, può tuttavia ostacolare so il contatto e ascoltando i rispettivi primogenito sono concesse maggiori →

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FRATELLI E SORELLE UPPA MAGAZINE 3/2021

libertà: «Non è giusto!» è un leitmotiv i “capricci” perché vuole sedersi sulle è sempre più diffusa la “fratria mosai-
ricorrente. ginocchia del papà su cui sua sorella è già co”, che risulta da diverse unioni: fra-
Mentre queste rivendicazioni metto- comodamente installata. Rivalità e gelo- telli e sorelle possono essere figli di
no a dura prova la pazienza di mamma sia si coniugano a meraviglia. Io deside- uno stesso genitore e di unioni succes-
e papà, un fratello si specchia nell’altro ro questo “oggetto” che mio fratello si sive, cioè “mezzi fratelli”, oppure figli
per sapere chi è: non è tanto il bisogno accaparra: il desiderio è ostacolato dal di genitori diversi, senza alcun lega-
di possedere lo stesso oggetto o di fare fratello e l’ostacolo genera risentimento. me di sangue, e però vivere nella stes-
la stessa cosa (che magari non interes- Se però qualcuno dall’esterno attacca sa abitazione.
sa particolarmente), quanto di sapere se un fratello o una sorella, ecco scattare la Nei fratelli acquisiti la normale gelo-
si vale di più o di meno, se si è tratta- solidarietà. La sola presenza di un fra- sia fraterna può essere accentuata. Il
ti meglio o peggio, chi è il più felice dei tello o di una sorella maggiore, a scuo- fratello che vive separato dal geni-
due, il più fortunato, il più bello. Que- la o nei dintorni di uno spazio di gioco, tore potrebbe fantasticare su quello
sta è la rivalità. La gelosia implica inve- viene percepita dagli altri come uno scu- che avviene in sua assenza nell’“altra
ce la presenza di un terzo, vale a dire una do contro eventuali attacchi o comporta- casa”: c’è il bisogno di controllare, di
persona che ricopre un ruolo centra- menti “bullizzanti”. sapere, per capire in quale conside-
le nella propria vita: sono gelosa di mia Va anche detto che i litigi tra fratel- razione si è tenuti. Prendiamo a tito-
sorella perché è la preferita di mio padre, li servono per imparare a conoscersi, a lo d’esempio il caso di due fratellastri.
«a lei le coccole, a me i rimproveri!». tollerarsi, a difendersi e a fare la pace. Il maggiore ha 22 anni, il minore 9 ed è
nato dal secondo matrimonio del padre.
ETÀ MOLTO DIVERSE Il maggiore va spesso con la sua ragaz-
Non sempre il rapporto tra fratelli è inten- za nella pizzeria in cui va anche il padre
Un tratto ricorrente, che si so, a volte l’“accesso” è basso. Ciò si veri- con la sua seconda famiglia: in quel-
fica più di frequente quando c’è un grosso la pizzeria lui era solito andare da bam-
parli di fratelli, fratellastri o
divario di età e nelle famiglie numero- bino con papà e mamma, prima del
fratelli acquisiti, è la ricerca se, dove possono formarsi dei sottogrup- divorzio. Frequentando lo stesso locale,
della simmetria, il bisogno di pi. Un’altra caratteristica delle famiglie il maggiore intende ribadire che tra lui e
sentirsi trattati tutti allo stesso numerose è che generalmente i bambini il padre continua a esserci una relazio-
modo, senza favoritismi, senza diventano autonomi prima e imparano a ne importante. Siedono in tavoli sepa-
sentirsi svalutati nel confronto fornire cure ai fratelli minori. Questo ruo- rati, si salutano, il bambino di 9 anni
con gli altri. lo di “secondo genitore”, spesso inco- comincia a guardare nella direzione del
raggiato da mamma e papà, può avere fratellastro, poi si lamenta di qualco-
esiti opposti. I maggiori possono esse- sa con il padre, che cerca di rassicurar-
re protettivi e affettuosi, ma anche com- lo con frasi del tipo: «Papà vuole bene a
L’odio fraterno è presente nella letteratu- portarsi in maniera dura e intransigen- tutti e due». È una condizione emble-
ra per ragazzi come in quella per adulti. te per farsi obbedire. I minori, dal canto matica di molte famiglie ricostitui-
Pel di Carota viene martirizzato dai fratelli loro, possono legarsi molto alla sorel- te: geloso l’uno e geloso anche l’altro.
più grandi perché considerato una nullità la (o fratello) che fa le veci del genitore, Il maggiore si sente scalzato dal picco-
da sua madre, che non lo ama e lo trat- oppure non gradire di essere comandati lo e vorrebbe avere un ruolo più signifi-
ta duramente. Nella Metamorfosi di Kafka, da quello che considerano un pari grado. cativo. Il piccolo vorrebbe sapere di più
il mostruoso Gregor in alcuni momenti è del rapporto che suo padre ha avuto con
guardato con compassione dalla sorella I FRATELLI ACQUISITI il fratellastro quando vivevano insieme,
Greta, ma in altri è sbeffeggiato. Oltre alla fratria classica, dove i fratelli teme un rapporto privilegiato formato-
Non è infrequente che un bambino faccia sono accomunati dall’origine biologica, si per diritto di primogenitura quando

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CRESCERE INSIEME: LE CARATTERISTICHE DEL RAPPORTO TRA FRATELLI

lui non c’era ancora. Insomma, questo di favoritismo. Queste puntualizzazioni e rivendicazioni – temono di perdere
caso ci dice che nessuno vuole essere il mi esasperano, anche perché in genere qualcosa o di ricevere un trattamento
figlio “di serie B”, nessuno vuole ave- riguardano questioni del tutto insignifi- diverso che può indebolire la loro auto-
re la sensazione di “perdere” qualcosa. canti». In realtà sono insignificanti per stima. Possono accettare differenze di
I figli sono attenti alla distribuzio- i genitori, ma non per i figli che – al di trattamento, spesso inevitabili, solo se
ne del tempo che i genitori dedicano a là delle specifiche rimostranze, desideri queste sono spiegate e giustificate. ■
loro e ai fratelli, ai regali che vengo-
no fatti agli uni e agli altri, alle atten-
zioni che ricevono o non ricevono, e
sono anche attenti alle nuove gerarchie
che possono formarsi nella creazione
di una nuova famiglia. Un primogenito
che all’improvviso si trovi a non esse-
re più il maggiore dei fratelli ha biso-
gno di tempo per assorbire la novi-
tà e non sempre è disposto a cambiare.
Analogamente l’ultimogenito, abituato
a essere il piccolo di casa, può sentir-
si spiazzato dall’arrivo di qualcuno più
piccolo di lui, che magari occupa il suo
posto a tavola e assorbe le attenzio-
ni della “sua” mamma, che si dedi-
ca «a quel moccioso come se fosse
figlio suo!».

IL BISOGNO DI
SENTIRSI AMATI
Un tratto ricorrente,
che si parli di fratel-
li, fratellastri o fratel-
li acquisiti, è la ricer-
ca della simmetria,
il bisogno di sentirsi
trattati tutti allo stesso
modo, senza favoritismi,
senza sentirsi svalutati
nel confronto con gli altri.
«I miei due figli hanno nel-
la loro testa una specie di
registro», spiega una madre.
«Se non faccio esatta-
mente la stessa cosa per
entrambi mi accusano

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FRATELLI E SORELLE UPPA MAGAZINE 3/2021

La gelosia nei confronti


del fratellino
L’arrivo di un nuovo bambino in famiglia è spesso fonte di preoccupazione e gelosia
per il primogenito, che può temere di perdere le attenzioni dei genitori. Aiutarlo a
riconoscere e nominare le emozioni sperimentate è il primo passo per affrontarle
DI DANIELE ARMETTA, PSICOLOGO

L
a gelosia – dal greco zelos, “emu- promesso: la mamma è in ospedale e non amorevoli verso il bambino. Ma come
lazione” – è uno stato psicologico gli potrà preparare i pancake, il padre risponderanno concretamente ai com-
associato al timore di perdere un corre in continuazione, dicendo a tut- portamenti di Marco? La tendenza sarà
affetto o un bene che si possiede o si crede ti che Luca è bellissimo, mentre i nonni, quella di rassicurarlo: «Non ti preoc-
di meritare. Riguarda l’area delle relazio- con aria gioiosa, gli ricordano che final- cupare, vogliamo bene anche a te, sarai
ni interpersonali ed è diretta contro chi si mente potrà dividere la cameretta con lui. sempre il nostro amato bambino». Tut-
pensa possa mettere a rischio il rapporto Cosa accade nella mente e nel corpo di tavia le continue ed eccessive rassicu-
con una persona amata. È un’emozione Marco? I suoi pensieri potrebbero esse- razioni, come ci ricordano diversi studi,
che viene sperimentata già nella prima re: «Mamma è in ospedale e per colpa di rischiano di rafforzare le preoccupazioni.
infanzia, ad esempio quando un bambi- Luca io non avrò i miei pancake»; «Papà Inoltre, per arginare i comportamen-
no percepisce la minaccia di perdere l’a- dice che Luca è bellissimo, e io? Prima lo ti disfunzionali del piccolo, i genito-
more dei genitori e prova ansia e rabbia diceva solo a me!»; «Dovrò dividere la ri inizieranno magari a punirlo, ma in
nei confronti del fratellino appena nato. mia stanza con Luca, prenderà anche i questo modo tali comportamenti, anzi-
Nei bambini la gelosia si manifesta ge- miei giocattoli?». Probabilmente Marco ché diminuire, aumenteranno, poiché le
neralmente con comportamenti aggres- avvertirà rabbia nei confronti del fratello punizioni avranno soddisfatto lo scopo
sivi, atteggiamenti “capricciosi” per e dei genitori, manifesterà respiro affan- principale delle “monellerie”: attirare
attirare l’attenzione dell’adulto, oppure noso, difficoltà a addormentarsi e pal- l’attenzione su di sé.
isolandosi. Alcuni provano a contrastar- pitazioni improvvise tipiche dell’ansia. Ecco innescato il tipico circolo vizio-
la diventando particolarmente affettuo- Ben presto comincerà a guardare Luca so della “negazione” della gelosia. Che
si verso l’oggetto della loro gelosia, ad con sospetto, a litigare con i genitori e a fare, allora? E se la gelosia fosse un’ot-
esempio facendo tante coccole al neo- fare monellerie che non aveva mai fat- tima occasione per insegnare al bambi-
nato. Proviamo a capire cosa succede di to prima, come scarabocchiare i muri. no determinate abilità sociali, utili per il
preciso ai bambini in queste circostanze. Marco è profondamente confuso rispet- suo benessere psicologico?
to a queste sensazioni spiacevoli, non le
L’ARRIVO DI UN “RIVALE” riconosce e reagisce in modo aggressivo UN’OCCASIONE DI CRESCITA,
Marco ha 5 anni, e per nove mesi gli è e in preda all’angoscia. IN QUATTRO PASSI
stato ripetuto che all’arrivo del fratellino Possiamo scegliere di sostenere i bam-
Luca tutto sarebbe diventato più bello e QUANDO SI NEGA LA GELOSIA bini in maniera diversa, aiutandoli a
divertente. Ma gli sono bastate poche ore I genitori associano facilmente tali cam- riconoscere pensieri ed emozioni lega-
per capire che non sarebbe andata come biamenti alla gelosia, e si mantengono ti alla gelosia, a dar loro un nome, a
LA GELOSIA NEI CONFRONTI DEL FRATELLINO

considerarli normali e ad agire rispetto nostre emozioni, e per evitare che Mar- al bambino come ci si possa senti-
a essi in maniera utile, anziché limitarsi co creda di essere inadeguato i genito- re arrabbiati, ansiosi, gelosi e decide-
a reagire. Vediamo come fare, attraver- ri potrebbero condividere con lui sto- re, allo stesso tempo, di comportarsi in
so quattro passi: rie personali, ad esempio quando hanno maniera “utile” e non dannosa: «A vol-
• Primo passo: riconoscere e nomina- provato gelosia verso un rivale in amore. te sono molto arrabbiato con te, tanto
re la gelosia. Il primo passo per non In questo caso “normalizzare” le emo- da volertelo far capire urlando, ma per il
farsi intrappolare dalla gelosia consi- zioni non significa giustificare un com- tuo bene decido di non farlo; preferisco
ste nel riconoscere e “osservare” i pen- portamento dettato dalla rabbia, ma aiu- spiegarti perché lo sono e quale compor-
sieri e le sensazioni che sentiamo nel tare a non identificarsi con essa, a non tamento vorrei da te».
corpo. Possiamo favorire lo sviluppo di riconoscersi come “anormale” o “catti- In questo modo possiamo “allenare” il
questa abilità attraverso un atteggia- vo” e a preparare il campo per l’appren- piccolo a non reagire automaticamen-
mento di “apertura” nei confronti del- dimento di azioni più funzionali. te alle emozioni, ma a scegliere di esse-
le emozioni. Nei momenti in cui Marco • Terzo passo: collegare la gelosia ai re amorevole e di far rispettare i propri
prova gelosia, il genitore potrebbe dir- valori. Dietro a ogni emozione dolo- diritti in modo non aggressivo, anche
gli: «Vedo che sei agitato, cosa sen- rosa si nascondono valori profondi, quando è geloso, arrabbiato o ansio-
ti in questo momento? Cosa ti dice la ed è importante far sì che i bambini li so: «Mi hai detto che quando ti senti
tua mente?», proponendo anche esem- riconoscano. L’amore di Marco verso i geloso ti viene voglia di scarabocchiare
pi personali: «A me, quando sono pre- genitori è così intenso da sentirsi ango- il muro. Che ne dici se la prossima vol-
occupato, batte forte il cuore». A mano sciato all’idea di perderlo, quindi gli si ta vieni da me e mi racconti come stai?
a mano daremo un nome a queste sen- potrebbe dire: «Sei un bambino amore- Potremmo fare un gioco insieme!».
sazioni, riconoscendole come rabbia, vole e per questo ti senti geloso, arrab-
ansia o gelosia, in modo che il bambino biato o ansioso!»; «Forse sei preoccu- ALLA RICERCA DELL’ARMONIA
inizi a vederle per ciò che sono: emo- pato che mamma e papà vorranno bene Questi momenti “difficili”, dunque,
zioni umane. a Luca e non più a te: significa che tieni possono diventare un’occasione educa-
• Secondo passo: “normalizzare” la tanto al nostro amore». Anziché limi- tiva importante che consentirà ai bam-
gelosia. La nostra cultura spinge a cre- tarci a rassicurarlo, dunque, lo aiutere- bini di riconoscere la gelosia, capire che
dere che provare gelosia significhi esse- mo a sperimentare il suo bisogno d’a- cosa la innesca ed evitare di reagire a
re “persone gelose”, e questo a sua volta more in maniera diversa. essa, imparando invece a adottare com-
viene associato all’idea di essere “debo- • Quarto passo: adottare comportamen- portamenti utili per vivere in armonia
li” o “cattivi”. Ma noi non siamo le ti “utili”. A questo punto, si mostrerà con sé stessi e con gli altri. ■
QUANDO SARÒ PICCOLO UPPA MAGAZINE 3/2021

«Perché ti vergogni?»
La vergogna è un’emozione
P
er strada: «Forza, dai, di’ ciao alla Nei significati che interpretano la ver-
signora… non ti vergognare!». gogna più come “impaccio”, timidezza
sociale che assume diversi A casa: «Guarda cosa hai com- o ritrosia, però, il giudizio sociale cam-
significati a seconda dei binato, hai fatto male a tuo fratello… bia e i bambini in genere vengono inci-
comportamenti e delle dovresti vergognarti!». tati a “superarla”.
azioni che la provocano. Dal pediatra: «Guardi, dottore, adesso è
diventata tutta rossa; glielo dica lei che COME NASCE LA VERGOGNA
Può avere un ruolo per fare la visita bisogna spogliarsi, non La vergogna viene definita come un’e-
importante nella crescita, c’è nulla di cui vergognarsi!». mozione secondaria o sociale. Non ap-
se viene accolta Il tema della vergogna ricorre spes- partiene dunque alle emozioni primarie,
e rispettata dagli adulti so nei discorsi con i bambini; noi adul- presenti nel bambino sin dalla nasci-
ti interpretiamo tanti loro atteggia- ta, ma si sviluppa successivamente. Fa
di riferimento menti e comportamenti riconducendoli parte delle “emozioni autoconsapevo-
a questo stato d’animo: la bambina che li”, che si riferiscono al proprio “sen-
si nasconde dietro la mamma in pre- so del sé”. Per poterla sperimentare,
senza di un estraneo, il bambino che occorre che i bambini abbiano consape-
a scuola fatica a ripetere ad alta voce volezza di sé stessi e del fatto di esse-
la lezione al maestro, la bambina che re individui distinti dagli altri: è questo
alla festa rimane in disparte o abbas- il motivo per cui gli studiosi dello svi-
sa gli occhi se le viene fatto un com- luppo emotivo sono abbastanza concor-
plimento. Sono varie le manifestazio- di nel ritenere che le prime “abbozzate”
ni corporee che ci fanno pensare che un manifestazioni della vergogna possano
bambino “si stia vergognando”: le gote apparire solo intorno all’anno e mezzo
infiammate, mettersi le mani sugli occhi o ai 2 anni. Va aggiunto che la vergogna
o distogliere lo sguardo, rannicchiar- (insieme ad altre emozioni come l’im-
si, nascondersi, allontanarsi, coprirsi, barazzo o l’orgoglio) è collegata anche
fare smorfie, sorridere meccanicamente al “senso dell’altro”: il mostrarsi tur-
e così via. Vedremo, però, che non tutto bato del bambino quando, ad esempio,
è vergogna e gli stessi comportamenti e non ha rispettato una regola, è associa-
segnali espressivi possono manifestare, to e influenzato dalla risposta di disap-
nelle diverse situazioni, diverse emo- provazione da parte degli adulti di rife-
zioni, sentimenti e stati d’animo (imba- rimento, in primo luogo i genitori.
razzo, pudore, senso di colpa, rabbia, Queste emozioni si intersecano, inol-
tristezza…). tre, con l’apprendimento e l’interio-
Nella nostra cultura la vergogna sembra rizzazione delle norme sociali (cosa è
avere un valore sociale positivo, quando “giusto”, “sbagliato”, cosa si può fare e
intesa come turbamento suscitato dalla cosa no in determinati contesti).
CHIARA BORGIA propria coscienza rispetto a comporta- Sin dagli anni prescolari i bambini spe-
Ha lavorato nei servizi educativi
menti e situazioni sentite come sconve- rimentano la vergogna e le altre emo-
scolastici per l’infanzia e attualmente
nienti o riprovevoli, e viene contrappo- zioni sociali; crescendo matureranno le
si occupa di consulenza pedagogica
sta all’essere “senza vergogna”, cioè al competenze per comprenderle meglio
familiare, adozione e educazione
all’esperienza della perdita. Ama non avere consapevolezza dell’immo- e “leggerle” nelle persone che hanno
ascoltare i pensieri dei bambini, il ralità di un comportamento (anche se intorno; impareranno che tali emozio-
mare dello Stretto di Messina e va è vero che una certa sfrontatezza nel ni influenzano il comportamento e pos-
matta per gli albi illustrati. Dal 2018 mostrarsi e nell’agire senza inibizio- sono essere usate per provocare reazio-
è vicedirettrice di Uppa magazine. ni viene valorizzata sempre più spesso). ni emotive negli altri.

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«PERCHÉ TI VERGOGNI?»

Durante gli anni della scuola, le emo- vergogna davanti ai compagni (copren- specifico comportamento o situazio-
zioni sociali vengono sempre più inte- dosi il viso, allontanandosi, ridendo…) ne che l’ha generata. La vergogna ha a
riorizzate e “autogenerate”: il bambi- se sa che potrebbe essere preso in giro che fare con la sensazione di “sentirsi
no potrà provare vergogna per qualcosa per la sua reazione. a nudo”, a volte umiliato, rispetto a un
anche senza la presenza di un’altra per- errore, a un difetto, e spesso si associa
sona che gli faccia notare l’inappro- A COSA SERVE? a emozioni come la rabbia, la tristezza,
priatezza di un comportamento. Allo La vergogna è un’emozione percepi- il senso di colpa, la vergogna di vergo-
stesso tempo, i bambini affineranno la ta come spiacevole e “globale”: è come gnarsi e la paura di vergognarsi ancora.
capacità di gestire le proprie emozioni, se il bambino, provandola, giudicas- Potrebbe sembrare quindi che provare
seguendo gli standard sociali: un bam- se “negativamente” sé stesso (con varie questa emozione sia solo un’esperien-
bino tenterà di mascherare la propria sfumature e intensità) e non solo lo za negativa, ma in realtà la vergogna →

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QUANDO SARÒ PICCOLO UPPA MAGAZINE 3/2021

e le sue manifestazioni, al pari del- nascosta dietro le gambe del padre. alla vergogna, ma non per questo sem-
le altre emozioni, possono avere fun- • Durante l’allenamento, Giacomo, cor- pre presente; per spiegare le diverse
zioni importanti per la crescita. Quan- rendo, ha strappato i suoi pantaloncini e sfumature tra le due emozioni potrem-
do il bambino si vergogna, mostra di i compagni sono scoppiati a ridere… Lui mo dire che la prima riguarda un po’ di
condividere determinati valori e norme è corso a nascondersi nello spogliatoio. più “cosa ho fatto” e la seconda “come
sociali: momentaneamente ha infran- Alla vergogna viene associato spes- sono”. Un bambino potrebbe allora ver-
to le regole, ma proprio esprimendo tale so l’imbarazzo, uno stato emotivo più gognarsi perché non riesce a scrivere
emozione ci dice quanto per lui quel- o meno intenso, che dura di solito da bene come il suo compagno, ma senza
le regole sono importanti, riaffermando pochi secondi a pochi minuti. In gene- sentirsi in colpa. Oppure potrebbe sen-
così i valori del gruppo di appartenenza. re nasce da eventi avvertiti come più tirsi in colpa per aver rotto il vaso del-
La vergogna può anche stimolare la “superficiali” rispetto a quelli che pro- la nonna giocando a pallone, ma senza
nascita del senso di responsabilità. Ver- vocano la vergogna e sembra essere vergognarsene. O ancora, potrebbe pro-
gognarsi mette il bambino a contatto legato al senso del pudore, cioè a una vare entrambe le emozioni allo stesso
con la propria dimensione intima, per- difesa della propria dimensione intima tempo, o per lo stesso episodio nel cor-
mettendogli di conoscersi attraverso lo “invasa” da un osservatore che giudica so del tempo.
sguardo altrui e di proteggere la propria o che irride. Ciò che caratterizza l’im-
immagine di sé, intervenendo nel pro- barazzo è la compresenza di chi lo pro- IL RUOLO DELL’ADULTO
cesso di costruzione dell’identità per- va e di chi lo ha suscitato o assiste alla Sono tanti gli aspetti che influenzano il
sonale. È dunque un’emozione dal valo- situazione. Al contrario, la vergogna si modo in cui un bambino percepisce un
re adattivo importante, che, entro certi può avvertire anche in solitudine o per evento e vi reagisce dal punto di vista
limiti, va sperimentata durante la cresci- eventi passati. emotivo: il “carattere” del piccolo, il
ta: un’emozione da trattare con atten- suo vissuto personale, le caratteristiche
zione e delicatezza, consapevoli del fat- di quella situazione specifica e il ricordo
to che, in particolari situazioni, potrebbe di altre precedenti… Tra tutti, l’atteg-
perdere il suo valore e diventare invece giamento educativo che gli adulti han-
disfunzionale. L’atteggiamento educativo che no nei confronti dei bambini è determi-
nante nella modulazione dell’emozione
gli adulti hanno nei confronti dei
IMBARAZZO, PUDORE, SENSO di vergogna e influenza profondamente
DI COLPA
bambini è determinante nella il loro futuro sviluppo emotivo e sociale.
Comunemente, parlando di vergogna, modulazione dell’emozione Quando un bambino “sbaglia”, gli adul-
intendiamo una serie di emozioni, com- di vergogna e influenza ti possono reagire in modi diversi, come
portamenti, atteggiamenti che posso- profondamente il loro futuro si vede nelle situazioni seguenti:
no essere anche abbastanza diversi tra sviluppo emotivo e sociale. • Michele, sfrecciando con il monopat-
loro. Vediamo qualche esempio: tino al parco, ha “investito” un altro
• Oggi la maestra ha detto a Viola che bambino, che è caduto a terra piangen-
era stata bravissima e ha mostrato il do. Il papà si è arrabbiato e Michele ha
suo disegno alla classe: Viola ha sorri- cercato di scappare ridendo, a quel pun-
so, è diventata rossa in viso e ha abbas- I bambini protagonisti dei nostri esem- to il padre gli ha dato uno schiaffo. «Ti
sato lo sguardo. pi possono aver provato solo imbaraz- avevo detto di non correre, ma tu non
• Sofia passeggiava con il papà, quan- zo, o solo vergogna, oppure entrambi ascolti mai! Questo monopattino lo but-
do hanno incontrato un amico di fami- allo stesso tempo. Il medesimo ven- to nella spazzatura, non te lo meriti!».
glia: «Quanto ti sei fatta grande! Dai, taglio di combinazioni vale per il sen- • Anna è seduta al banco, con gli occhi
fatti vedere», le ha detto, e lei si è so di colpa, anch’esso spesso associato bassi. «Come hai fatto a ridurre così

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«PERCHÉ TI VERGOGNI?»

il tuo quaderno? È tutto spiegazzato e lesivi dell’autostima. Può succedere che qualcuno facesse lo stesso con voi, met-
disordinato!», dice la maestra. «Guar- l’adulto solleciti il sentimento di vergo- tendovi in ridicolo!): il bambino potreb-
da la tua compagna come è ordinata, gna nel bambino, a volte per l’idea erra- be sentirsi umiliato e per di più imparare
dovresti imparare da lei». ta secondo cui solo così il piccolo potrà a riprodurre lo stesso comportamento.
• Giorgia stamattina non voleva prepa- imparare dall’errore, altre volte perché Quante volte poi, vedendo un bambino
rarsi, non voleva i biscotti, né le scar- il comportamento del bambino lo met- impacciato o timido in una determina-
pe. Più la mamma si innervosiva più te in crisi: umiliandolo, cerca di ristabili- ta situazione, abbiamo cercato di spro-
la bimba scappava per casa facendo- re il suo “potere” su di lui. Naturalmente narlo, magari dicendogli «su, dai, non
le dispetti. A un certo punto ha lancia- gli effetti negativi saranno maggiori nel ti vergognare»? In generale questi ten-
to una bambola dritta dritta su un vaso, caso in cui queste modalità di risposta tativi, anche se motivati dal desiderio di
che è caduto a terra spaccandosi. Gior- vengano utilizzate ripetutamente. aiutare, danno pochi frutti: l’attenzione
gia è scoppiata a piangere, coprendosi il Nel terzo esempio, invece, l’adulto si concentra proprio sulle difficoltà del
volto con le mani. La mamma prima si è (nonostante “umanamente” si arrab- piccolo, che finisce per provare anco-
arrabbiata, poi ha fatto un gran respiro bi, come può succedere a tutti) ricono- ra più vergogna. Meglio, allora, cerca-
e le si è seduta accanto, abbracciandola. sce di trovarsi di fronte a una bambina re insieme, in momenti protetti e sen-
«Adesso pensiamo a come aggiustarlo, nel corso del suo sviluppo, la quale può za che altri ascoltino, qualche strategia
hai qualche idea?». aver bisogno di sfidare il genitore o di per affrontare l’ostacolo («Vorrei tanto
infrangere le regole; oppure, semplice- parlare con quella bambina ma non mi
mente, quella mattina avrebbe preferito escono le parole» «Forse potresti ini-
continuare a dormire! Accogliere il sen- ziare da…») o fornire degli strumenti,
so di colpa o la vergogna della piccola come un gioco, per rompere il ghiaccio;
I momenti in cui il bambino per aver rotto il vaso, senza giudicarla o ancora farsi “aiutare” da un contesto
si imbarazza per qualcosa, o negativamente, ma aiutandola a “rime- che favorisce l’interazione spontanea,
stenta a compiere un’azione per diare”, sarà un messaggio importan- ad esempio l’ambiente naturale.
pudore, o manifesta timidezza, te che le servirà anche in futuro: com- Bisogna fare molta attenzione nel for-
binare un “guaio” può essere occasione zare il bambino a fare cose che non gli
vanno trattati con rispetto.
per il bambino di sperimentare a piccole riescono o che preferisce evitare. È vero
dosi un primo senso della responsabilità che in alcuni casi la vergogna può ave-
verso gli altri e verso le cose. re quasi un effetto “paralizzante” e può
essere sentita dal piccolo come un gros-
Nei primi due esempi la risposta dell’a- IL RISPETTO DEL BAMBINO so limite alla propria espressione, ma è
dulto di fronte a un comportamento I momenti in cui il bambino si imba- altrettanto vero che certi comportamen-
scorretto o a un insuccesso del bambi- razza per qualcosa, o stenta a compiere ti più “riservati” sono talvolta espres-
no è quella di accusare, punire, minac- un’azione per pudore, o manifesta timi- sione delle caratteristiche personali del
ciare, umiliare. Il messaggio che arriva al dezza, vanno trattati con rispetto. Cer- bambino, del suo modo unico e origina-
piccolo è che non sia sbagliato solo il suo tamente potrà capitare di ridere insie- le di interagire con gli altri e con il mon-
comportamento, ma proprio lui, tut- me a lui di un episodio imbarazzante do e non è detto che voglia comportar-
to intero. In questi casi la vergogna e il che lo ha coinvolto, ma solo se la situa- si diversamente. Attenzione dunque a
senso di colpa che il bambino può pro- zione lo consente. Sarebbe bene evitare, non condizionare i piccoli con le nostre
vare non sono in alcun modo funzionali invece, di raccontare ad altre persone, interpretazioni e aspettative di adulti e
alla crescita, perché rischiano di produr- in sua presenza, aneddoti che riguarda- genitori («È troppo timida!», «Non si
re sentimenti e percezioni di inadegua- no la sfera intima del piccolo, credendo fa valere», «Ha troppi pochi amici»);
tezza e autosvalutazione potenzialmente di fare una cosa divertente (pensate se regola d’oro: mi piaci così come sei! ■

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TRA IL DIRE E IL FARE UPPA MAGAZINE 3/2021

L’importanza della
comunicazione assertiva
Quando ci si rivolge ai
M
amma: «Andiamo a fare la poi la nostra risposta abbia alcun valore
nanna?». («Vuoi venire al cinema?», «Sì, gra-
bambini, è necessario Alice (4 anni): «No, grazie». zie», «No, non ci andiamo»). La fru-
prestare attenzione Mamma: «Non è una domanda! È ora strazione e il fastidio sarebbero, forse, i
alla comunicazione: di andare a dormire, non fare storie!». primi sentimenti che proveremmo e per
le domande andranno Alice: «Tu mi hai fatto una domanda, e il nostro interlocutore diverrebbe com-
io ho risposto». plicato spiegarci perché ci abbia fatto
fatte solo se è possibile In questo scambio, Alice ha le idee più una domanda se non esisteva una rea-
accogliere le risposte. chiare della mamma: non sbaglia infat- le possibilità di scelta!
In caso contrario, è più ti ad affermare che a una domanda si
efficace dare indicazioni risponde, con cortesia. Ed è un tipo di
dialogo più frequente di quanto si cre-
chiare e ferme da. Spesso, infatti, le comunicazioni
“scomode”, quelle che i genitori san- È importante stare
no che verranno accolte con resisten- attenti a non abdicare alla
za dai bambini, vengono “travestite” da responsabilità genitoriale,
domande per sembrare meno “aggres- “travestendola” da libertà del
sive” o violente, e più amichevoli e col-
bambino: al piccolo non può
laborative. A volte l’intento è quello di
essere demandata una scelta
avviare la comunicazione in modo dol-
ce e non impositivo; ciò che si ottiene,
che spetta a mamma e papà.
però, è esattamente il contrario.
Ipotizziamo come potrebbe procedere la
conversazione:
Mamma: «Non fare la saputella! È ora di Il nocciolo della questione sta proprio
andare a dormire, senza discussioni!». qui: dovremmo porre delle domande ai
Alice: «Io non ne ho voglia. Voglio sta- bambini solo quando abbiamo la pos-
re sveglia». sibilità e l’intenzione di accettare le
Mamma: «E io ti ho detto che si deve risposte; se invece il loro parere non è
andare a dormire». contemplato o non è rilevante (a volte
Alice: «No!». è necessario che sia così, ci torneremo
Mamma: «Conto fino a tre e poi mi più avanti), cerchiamo di non chiede-
arrabbio!». re e utilizziamo piuttosto una comu-
Alice: «Uffa! Vado…». nicazione assertiva senza preoccupar-
ci troppo di ciò che il bambino dirà o
COMUNICARE, SENZA CHIEDERE farà in seguito alla nostra affermazione:
Un dialogo che inizialmente vole- «Sono le 20.45, è ora di andare a nan-
ANNALISA PERINO va essere una gentile “comunicazio- na. Riordina e vai al bagno, se vuoi ti
Specializzata in gestione di servizi
ne di servizio” si è trasformato in uno accompagno».
educativi e formativi, è mamma,
scambio aggressivo, conclusosi con una
pedagogista, scrittrice, attrice e
blogger. Studiosa e divulgatrice del
minaccia e un conseguente cedimen- QUALI SPAZI DI AUTONOMIA?
pensiero di Maria Montessori, viene to da parte della bambina. Il “guaio”, Ci sono molte occasioni in cui possiamo
ispirata quotidianamente dalle sue però, è nascosto proprio in apertura. coinvolgere il bambino in qualche tipo
figlie. Lavora come formatrice e Proviamo a metterci nei panni del- di scelta e renderlo effettivamente pro-
coordinatrice di progetti educativi la piccola, e a immaginarci di esse- tagonista dell’evolversi di una situazio-
rivolti a famiglie e operatori sociali. re interrogati su qualcosa, senza che ne. Proviamo a fare un esempio. Piove,

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L’IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE ASSERTIVA

abbiamo di fronte un intero pomerig- il pensiero «adesso ne vedremo del- Di fronte a questo categorico rifiu-
gio e desideriamo concederci del tempo le belle...», perché i bambini sanno leg- to (Sebastiano è a braccia incrocia-
con nostro figlio. Non c’è alcuna con- gere i nostri stati d’animo e dovremmo te con le calze ai piedi e osserva fisso
troindicazione nel lasciarsi guidare dal dunque cercare di “contagiarli” con la gli stivaletti, sperando che spariscano)
bambino sul da farsi: «Cosa ti andrebbe nostra serenità: in fin dei conti gli stia- occorre intervenire e aiutare il picco-
di fare insieme? Cuciniamo? Una parti- mo solo chiedendo di indossare degli lo a indossare le scarpe da pioggia. Per
ta a carte? Leggiamo qualcosa? Faccia- stivaletti per la pioggia! non imporsi con la forza, o non cade-
mo un puzzle? Un bagno caldo?». Posta Immaginiamo come potrebbe andare lo re nella tentazione di ricorrere a minac-
la domanda, il bambino deve poter scambio tra la mamma e Sebastiano. ce o promesse di premio, si può pro-
rispondere e vedere accolta e rispetta- Mamma: «Metti gli stivaletti da piog- vare a sfruttare il “potere” della scelta
ta la sua scelta (questo è fondamenta- gia, Sebastiano, dobbiamo uscire per cercando, nell’ambito degli eventi che
le, quindi va escluso subito dal venta- andare a prendere tua sorella a scuola e stanno per accadere (uscita di casa,
glio delle possibilità tutto ciò che non sta piovendo». scalinata, viaggio in macchina, rien-
abbiamo intenzione di accettare). Sebastiano: «No! Stivaletti no! No!». tro con la sorella), uno spazio per con-
Bisognerebbe consentire ai bambi- Mamma: «È necessario per poter usci- cedere al piccolo autonomia di mano-
ni, anche molto piccoli, di sperimenta- re: ci sono le pozzanghere, piove molto vra. Ecco cosa potrebbe dire la mamma:
re in diverse occasioni tale sensazione forte e il tratto di strada da fare a piedi è «Adesso mettiamo gli stivali. Ma sen-
di libertà di scelta e di “auto-direzio- abbastanza lungo». ti un po’, in macchina vuoi ascoltare
ne”, perché permette loro di imparare Sebastiano: «No! NO!». un CD che ti piace? Lo scegliamo ora, →
a conoscersi e di farsi consapevoli del-
le proprie preferenze, di sentirsi impor-
tanti e significativi, nutrendo così i loro
sentimenti di autostima e self-effica-
cy. Naturalmente l’ampiezza del campo
della scelta e l’impatto delle decisioni
prese cresceranno insie-
me al bambino.

IL “POTERE” DELLA
SCELTA
“Giocare” con il pote-
re della scelta può rive-
larsi un’ottima strategia per aiutare
il piccolo a “digerire” una “comu-
nicazione di servizio” che potrebbe
essere non troppo gradita. Ipotiz-
ziamo un altro scenario. È tempo
di uscire, piove, ma Sebastiano,
di 3 anni, detesta indossare gli
stivaletti di gomma, che però
sono necessari. Come pos-
siamo rivolgerci a lui, in
modo da essere decisi e
al tempo stesso rassi-
curanti? Prima di tutto
dobbiamo allontanare

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TRA IL DIRE E IL FARE UPPA MAGAZINE 3/2021

insieme? Oppure vuoi che cantiamo La tarsi o sentirsi raccontare una storia. attendiamo qualcosa da lui, facendogli
vecchia fattoria e imitiamo tutti gli ani- È importante stare attenti a non abdica- delle domande.
mali?». Con queste domande la mamma re alla responsabilità genitoriale, “tra- Innanzitutto, se ci sono dei bisogni pri-
di Sebastiano cerca complicità, prova a vestendola” da libertà del bambino: al mari devono essere soddisfatti: se un
farsi “seducente”, come chiedeva Maria piccolo non può essere demandata una bambino ha sonno o ha fame è inutile
Montessori alle maestre delle sue scuo- scelta che spetta a mamma e papà. Ma pretendere da lui che scelga un gioco,
le per destare l’interesse dei bambini lasciargli la possibilità di prendere una che si concentri, che riordini la stan-
(consigliando di sussurrare, e di ampli- decisione, ogni volta che è possibile, è za. Occorre invece aiutarlo a soddisfa-
ficare un po’ la mimica facciale). un segno importante di amore, di aper- re il suo bisogno di riposare. Il bambi-
Naturalmente non è una strategia magi- tura e di fiducia. no stanco potrebbe essere aggressivo,
ca, semplice da adottare e sempre effi- irritabile, lamentoso, ma questo non
cace, ma molto spesso spostare l’atten- dovrebbe infastidire, quanto piutto-
zione del piccolo su ciò di cui è possibile sto spingere a trovare il modo di farlo
discutere, chiudendo subito la “questio- dormire.
ne stivaletti” su cui invece non ha scel- Per rendere efficace la Sara ha 1 anno e mezzo e da qualche
ta, può aiutarlo ad accettare qualcosa comunicazione occorre settimana, al mattino, non riposa più.
che sembra proprio non andargli bene. cercare la reciprocità; Poi però alle 11.30 la stanchezza la assa-
Per rafforzare poi l’idea che di mam- dobbiamo essere certi che le: piange, non trova nulla che la inte-
ma e papà è bene fidarsi, perché voglio- la nostra affermazione non ressi, abbandona qualunque attività
no sempre il meglio per il loro bambino, le venga proposta dopo pochi minu-
cada nel vuoto.
si potrà, una volta scesi dalla macchina, ti. «Cosa vuoi fare?», «Perché pian-
cercare la pozzanghera più grande e far gi?», «Sei arrabbiata?»: Sara non sa
sperimentare al piccolo il grande van- rispondere a questi interrogativi; anzi, a
taggio di avere ai piedi gli stivaletti da ogni domanda che le viene posta il suo
pioggia! I genitori, per il bene dei bambini, han- disagio aumenta. Il malessere che pro-
no il diritto e il dovere di compiere va è dovuto probabilmente alla fase cri-
LE RESPONSABILITÀ DEI GENITORI anche quelle scelte che possono infa- tica che sta attraversando, vale a dire
Martina ha 5 anni e i suoi genitori sono stidirli, e magari dare luogo a scontri o il nuovo ritmo di vita in cui non ripo-
preoccupati perché non va mai a dormi- “capricci”. L’eventuale insoddisfazione, sa più al mattino. Come aiutarla? Se la
re prima delle 22 e al mattino, a scuola, in ogni caso, sarà compensata dal senso bambina fosse in grado di risponde-
è sempre molto stanca. di sicurezza che deriva dal sentirsi gui- re in autonomia alle sue necessità non
Un bambino di 5 anni può scegliere a dati e protetti dai grandi. ci sarebbe bisogno di intervenire: arri-
che ora andare a dormire? Può deci- vata l’ora critica, andrebbe spontanea-
dere il menù del pranzo o della cena, IL BISOGNO DI RISPOSTE mente a sdraiarsi sul tappeto per recu-
oppure che cosa indossare per usci- Molto più spesso di quanto crediamo, i perare un po’ di forze prima del pranzo.
re? La risposta è che può farlo par- bambini necessitano di risposte, di una Se però non trova da sola una via d’u-
zialmente, nel senso che può fare del- guida chiara e lineare, e non di dub- scita, le servirà la guida dell’adulto
le scelte che riguardano quegli ambiti: bi o possibilità. Ad esempio, quando il per raggiungere un equilibrio migliore.
può esprimere una preferenza tra il riso bambino è stanco, arrabbiato, affama- Ecco alcune soluzioni che si potrebbero
e la pasta, tra le zucchine e le carote, to, annoiato, impaurito occorre offri- sperimentare:
tra la maglietta rossa e quella blu, tra re conforto, stabilità e sicurezza, e • Per qualche settimana si potrebbe
leggere un libro prima di addormen- non trasmettergli la percezione che anticipare di mezz’ora l’ora del pranzo

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L’IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE ASSERTIVA

per rendere più facile il passaggio al finire di sistemare il letto? Poi vengo, va l’attenzione, e solo allora parlare con
nuovo ritmo. bene?», è diverso da: «Finisco di siste- assertività.
• Si potrebbe uscire a giocare o passeg- mare il letto e arrivo». In entrambi i Con il tempo, tale modalità educati-
giare all’aria aperta mentre si aspetta casi si tratta di risposte che intendono va, ferma e attenta, sperimentata “in
che arrivi il momento del pranzo. accogliere la richiesta di attenzioni del entrata” dal bambino, potrà essere
• Potrebbe essere utile allestire per la piccolo, ma mentre nella prima l’adulto adottata anche dal piccolo come nor-
bambina uno “spazio di relax”, con una chiede il “permesso” di dare seguito al male forma di comunicazione nel rivol-
superficie morbida su cui rilassarsi e proprio volere (e c’è la possibilità che ci gersi ai genitori, agli amichetti e agli
una musica di sottofondo. si arrabbi sentendosi magari rispondere: estranei. ■
«No, non puoi finire!»), nella seconda
il genitore si esprime in maniera asser-
tiva, manifestando la propria disponi-
bilità, ma solo dopo che avrà terminato
Nella comunicazione quello che sta facendo.
assertiva è importante porre In una situazione del genere, ovviamen-
te, è anche possibile decidere di inter-
l’attenzione, oltre che sul
rompere la propria attività per segui-
Quando non è “colpa”
messaggio verbale, anche su
re il bambino, ma la risposta da dare dei bambini
quello non verbale, curando dovrebbe comunque indicare una scelta Può succedere che un genitore
la postura, la mimica, la precisa da parte del genitore: «Arrivo, rimproveri il figlio per un certo
gestualità e il tono della voce, faccio una pausa e riprendo dopo, sono comportamento, una scelta sbagliata,
affinché mostrino sicurezza, curiosa di vedere che cosa hai fatto». o una mancanza: «Non puoi rifiutare
apertura, convinzione. Nella comunicazione assertiva, poi, è sempre le verdure!»; «Potevi metterti
importante porre l’attenzione, oltre che una felpa, non fa così caldo!». Ma
sul messaggio verbale che viene invia- queste osservazioni andrebbero
to, anche su quello non verbale, curan-
rivolte ai genitori, più che ai bambini:
do la postura, la mimica, la gestualità
è bene non caricare il bambino di
Ciò che occorre, in generale, è “leg- e il tono della voce, affinché mostri-
responsabilità che ancora non gli
gere” il comportamento dei bambini, no sicurezza, apertura, convinzione.
appartengono.
individuando le loro richieste nascoste Per rendere efficace la comunicazione
«Hai visto che brava quella bambina,
(Sara, con la stanchezza e l’irritabili- occorre cercare la reciprocità; dobbiamo
che cammina da sola? Mica sta
tà di metà mattina, sta chiedendo aiuto essere certi che la nostra affermazione
seduta sul passeggino come te!». Ma
nell’affrontare una difficoltà) e provan- non cada nel vuoto o non venga inter-
do, invece di interrogarli, a offrire solu- pretata come una sorta di rito ordina-
chi ha scelto di usare il passeggino
zioni. Si tratta di una modalità relazio- rio, privo di efficacia (cosa che invece per andare all’edicola? Il genitore o
nale che educa i bambini all’empatia e accadrebbe se chiedessimo a un bambi- il bambino? E anche se fosse stato
all’ascolto. no di adottare un certo comportamento, il bambino, qualcuno probabilmente
urlando la richiesta da un’altra stanza). glielo avrà chiesto («Vuoi camminare
EDUCARE ALL’ASSERTIVITÀ Bisogna investire delle energie nell’at- o andare sul passeggino?») e lui avrà
I bambini, crescendo con genitori asser- to comunicativo: interrompere ciò che fatto la sua scelta, che forse, data
tivi, possono imparare a diventarlo a si sta facendo, avvicinarsi al bambi- l’età, non sarà stata pienamente
loro volta. Dire a un bambino: «Mi lasci no, cercarne lo sguardo e richiamarne matura e consapevole.

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TERRA DI MEZZO UPPA MAGAZINE 3/2021

Le bugie dei bambini:


educare alla verità
I bambini possono
S
econdo l’accezione comune, si par- nell’ambito della “teoria della mente”
la di menzogna quando una perso- (cioè la capacità di attribuire stati menta-
raccontare bugie per
na intende deliberatamente trarre li – credenze, intenzioni, desideri, emo-
motivi diversi, che in inganno un’altra. A che età i bambini zioni, conoscenze – a sé stessi e agli altri,
cambiano nel corso della sono consapevoli di dire una bugia? Come e la capacità di comprendere che gli altri
crescita e in base alle nasce il meccanismo della menzogna? hanno stati mentali diversi dai nostri): da
Quando si comincia a dire le bugie, e per- alcune ricerche è emerso che a 4-5 anni
situazioni. Per evitare
ché? È possibile crescere senza dirle? un bambino è in grado di architettare un
che mentire diventi semplice imbroglio per autoproteggersi;
un’abitudine, la soluzione LE “BUGIE” TRA 0 E 5 ANNI in pratica, sa “programmare” una bugia
migliore è l’esempio Da un punto di vista psicodinamico, nel ancor prima di capirne bene la natura.
mondo interiore di un bambino in età
prescolare non c’è una chiara distinzio- UN ESPERIMENTO NELL’AMBITO
ne tra fantasia e realtà. Jean Piaget, uno DELLA TEORIA DELLA MENTE
dei padri della moderna psicologia, defi- A dei bambini si mostrava una serie di
nisce questo assetto mentale del bam- adesivi e si chiedeva loro di indicare il
bino piccolo come “pensiero magico” e preferito, che avrebbero potuto porta-
“egocentrismo infantile”. re a casa. Prima però era il turno di un
La prima bugia che i bambini dicono è pupazzo, che sceglieva il proprio. C’e-
il «no» al posto del «sì», o vicever- ra un pupazzo bianco, che non sceglieva
sa: «Hai fatto tu questo pasticcio?», mai l’adesivo selezionato dal bambino, o
«No». Come scrive Maria Aricò, il “no” un pupazzo nero, che lo sceglieva sem-
dei bambini nasconde delle esigenze pre. Di fronte al pupazzo nero, i bam-
fondamentali: evitare il castigo, can- bini di 3 anni continuavano a indica-
cellare la colpa, ma anche affermare la re l’adesivo preferito (e lo perdevano),
propria indipendenza. Nel primo caso mentre quelli più grandi ne indicavano
la bugia è intesa come negazione di una uno diverso, che non avrebbero avuto
cattiva intenzione e non come negazio- problemi a vedersi sottratto. In pratica,
ne di un fatto in sé, e viene utilizzata mentivano per imbrogliare il pupazzo.
quando il bambino teme una punizione Sembra che mentire sia parte integrante
troppo severa, che ai suoi occhi appare della natura umana. Va sottolineato che
come un’ingiustizia. Nel secondo caso mentire non è affatto facile. Secondo
il bambino utilizza la bugia come fos- Piaget chi mente deve possedere com-
se una “bacchetta magica” con cui far petenze comunicative, abilità di imme-
scomparire una cosa spiacevole: negan- desimazione nel punto di vista dell’altro
ELENA RAVAZZOLO do di aver commesso un errore, nega di e avere l’intenzione di ingannare. Quin-
Svolge attività privata di consulenza essere stato goffo e incapace, e quindi di è necessario costruire una storia che
pedagogica nell’ambito del sostegno mette in atto un meccanismo riparato- sia coerente e credibile, è indispensabi-
alla genitorialità e all’educazione re per conservare la stima in sé stesso. le ricordarla, non contraddirla, rimane-
allo studio di bambini e adolescenti,
Dicendo «no», inoltre, il bambino sco- re impassibili ed evitare di tradirsi. Per
ed è membro del consiglio direttivo
pre di avere una propria identità, una riuscirci, è richiesto un ottimo controllo
nazionale dell'Associazione
mente propria; scopre, mantenendo un cognitivo ed emotivo.
professioni pedagogiche. Coordina
progetti di educazione ambientale segreto, di avere qualcosa di esclusiva-
ed extrascolastica e lavora come mente suo e giunge così alla percezio- LE BUGIE DOPO I 6 ANNI
formatrice per genitori nella ne di sé come un individuo a tutto ton- Franco ha 5 anni, è un leader nato ma
provincia di Padova. do. Le bugie sono state studiate anche il suo fisico è minuto, anche se non

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LE BUGIE DEI BAMBINI: EDUCARE ALLA VERITÀ

è fragile. Per continuare a essere il LA BUGIA PER FARE UNO SCHERZO perché cova un certo risentimento ver-
“capo” del suo gruppetto di amici si «Facciamogli uno scherzo», «Sì, dai, so chi non l’ha creduto mentre diceva
attribuisce un superpotere che si sca- gli diciamo che la maestra domani non ci la verità, oppure verso chi l’ha punito
tena solo quando non lo ascoltano o lo sarà e che quindi oggi possiamo non fare aspramente anche se non aveva com-
fanno arrabbiare. I suoi amici temono i compiti!». E per un po’ i due birichi- messo alcunché.
tantissimo questo superpotere, al pun- ni fanno finta che sia vero, ma le risate, Un giorno un bambino chiede il per-
to che seguono tutte le sue indicazioni le occhiate e il fatto che lo ripetano con- messo di uscire dall’aula per andare in
e richieste. Quando Mario tenta di fare tinuamente rendono la bugia un sim- bagno. Tornando in classe, gli viene la
altro, Franco dice che sente qualcosa di patico scherzo fra amici che si conclude “bella idea” di staccare le giacche di
strano nel suo corpo e avverte: «Non so con un «Vabbè, dai… Era uno scherzo, tutti i bambini dagli attaccapanni e di
come fare, si sta scatenando il super- andiamo a fare i compiti…» e la conse- buttarle per terra. Poco prima, però, un
potere, quindi fa’ come ho detto io!». E guente reazione del terzo bambino: «Lo bambino della classe accanto era usci-
subito Mario si spaventa e rinuncia alle avevo capito, ridevate troppo!». to e poi rientrato in aula per prende-
sue intenzioni. Questo espediente è sta- re i fazzoletti dalla tasca della giacca.
to usato da Franco fino alla fine del- LA BUGIA CHE EVITA DI Quando le maestre si sono accorte del
la classe prima della scuola primaria, CAUSARE DOLORE “fatto” hanno incolpato il bambino dei
quando un giorno Mario gli ha detto: Ci sono bambini dalla natura empa- fazzoletti, che ha la fama di combinar-
«Secondo me non hai nessun superpo- tica che soffrono quando vedono gli ne di tutti i colori. L’ingiustizia è evi-
tere, perché non l’ho mai visto e perché altri star male di fronte a qualcosa che dente. Lui è così arrabbiato che inizia
nessuno ha i superpoteri». è stato detto o fatto, così reinventa- a parlar male della maestra e dei com-
no la verità in modo che sia meno dolo- pagni, e una volta scoperto il colpevole
rosa. Franco, Mario e Nicola sono tre grazie all’aiuto dei suoi amici, lo calun-
compagni di scuola che passano tutte nia con tutti.
le loro giornate, compreso il pomerig-
Le punizioni hanno come
gio, insieme. Anche le famiglie dei bam- LA BUGIA PER TIMORE
unica conseguenza che il bini hanno stretto amicizia. Purtroppo, Franco va a lezione di chitarra. Gli pia-
bambino, invece di smettere a causa delle restrizioni per l’emergen- ce suonare e quando si esercita a casa è
di mentire, impara a adottare za sanitaria, durante il fine settimana evidente che ne trae grande soddisfa-
strategie più efficaci per possono incontrarsi, a casa dell’uno o zione; prima di iniziare avvicina la cuc-
non essere scoperto. Il che dell’altro, solo a due a due. Così Nico- cia del cane in modo che possa ascol-
è in realtà l’esatto opposto la, che ha passato il sabato con Mario, il tarlo e vederlo. Ma quando i suoi amici
lunedì mattina, quando Franco gli chie- vanno a trovarlo e gli chiedono di suo-
dell’obiettivo che ci si era
de cos’ha fatto nel fine settimana, gli nare qualcosa afferma il contrario:
dati punendolo.
dice che è andato dai nonni. «No, non voglio suonare, non mi piace.
Lo faccio solo perché mamma e papà mi
LA CALUNNIA costringono».
“Parlar male di qualcuno” è la forma Spesso, quando va dai nonni, vorreb-
Verso i 6 o 7 anni, il bambino inizia a di bugia più grave, utilizzata dal bam- be far sentire loro il brano che ha impa-
distinguere il falso dal vero; in questo bino per salvarsi o per “demolire” un rato. Porta con sé la chitarra e la mette
periodo, infatti, comincia a svilupparsi il altro bambino. È un comportamento che nel bagagliaio della macchina, però ogni
giudizio morale. Le bugie diventano più può causare gravi danni. È però neces- volta che i genitori lo spronano preferi-
consapevoli, ossia i bambini “mento- sario considerare che, in genere, il pic- sce dire che l’ha lasciata a casa.
no sapendo di mentire”, ma rimangono colo calunniatore si sente vittima di Franco non vuole suonare davanti ai
ancora delle tracce del pensiero magico ingiustizie da parte dei propri familia- suoi amici o ai nonni perché è timido e
infantile che si intreccia alla bugia dan- ri o degli educatori scolastici. General- ha paura di non essere abbastanza bra-
dole una connotazione fantastica. mente il bambino agisce in questo modo vo. Ma ha anche il timore di essere →

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TERRA DI MEZZO UPPA MAGAZINE 3/2021

preso in giro. Non suonando risolve il


problema alla radice, ma per farlo trova
una scusa esterna a sé stesso.

LA BUGIA CHE LIBERA


DALLA VERGOGNA
Tra amici il confronto è sempre aperto e
molto spesso è al rialzo: se Franco pos-
siede una cosa, Mario ne possiede due, e
Nicola tre. In verità solo Mario possie-
de quella cosa, ma gli altri non voglio-
no essere da meno. Se si chiede loro
cosa facciano nel momento in cui hanno
la possibilità di far vedere le loro cose,
rispondono che dicono di averle perse o
dimenticate a casa dei nonni. Tutto pur
di non essere da meno degli amici.
Se queste possono essere considera-
te storie marginali e “innocenti”, ben
diverso è quando vengono dette bugie
che nascondono una verità più profon-
da e dolorosa.
Ci sono bambini che inventano sto-
rie per consolarsi, perché si sentono
infelici, poco amati, poco apprezzati.
È il caso di quel bambino che racconta
che ha trascorso delle vacanze bellissi-
me con mamma e papà quando invece
ha passato l’estate con i nonni perché
i genitori erano impegnati con il lavo-
ro; oppure del bambino che descrive con
ricchezza di particolari la sua splendida
prestazione nella partita di pallacane-
stro dalla quale in realtà è stato esclu- o con l’educatrice, e ce ne andiamo men- oppure: «Andiamo a fare la spesa, se ti
so. In questi e in altri altri casi analoghi tre sono distratti. Il bambino, quando si comporti bene ti compro un giochino»,
i bambini raccontano il mondo che vor- accorge della nostra assenza, ha il pri- o ancora: «Se al nido non piangi, quan-
rebbero perché quello in cui vivono non mo esempio di menzogna. In questi casi è do ti vengo a prendere andiamo a man-
li fa stare bene o non li valorizza. sempre preferibile salutarlo anche se sta giare il gelato». Tutte queste promesse a
piangendo: il saluto, il più sereno pos- volte non vengono mantenute per ragio-
EDUCARE CON L’ESEMPIO sibile, gli consente di star male per ciò ni più che valide dal punto di vista di chi
L’educazione è esempio, e il primo passo che accade – dover rimanere con perso- le ha fatte: il lavoro, un imprevisto, il
per educare alla verità è non mentire mai ne diverse dai genitori –, e non per essere tempo che è sempre troppo poco rispet-
ai bambini, neanche quando sono piccoli. stato imbrogliato. Un’altra cosa che biso- to a tutti gli impegni. Ma il bambino non
La prima menzogna che “raccontiamo” gna evitare sono le promesse non man- comprende gli impedimenti, e ricorde-
ai figli, di solito, è in realtà un compor- tenute. «Oggi pomeriggio, dopo la scuo- rà solo che il genitore non ha mantenuto
tamento: quando li lasciamo con i nonni la, andiamo a fare un giro in bicicletta», una promessa. Si tratta di un esempio di

56
LE BUGIE DEI BAMBINI: EDUCARE ALLA VERITÀ

Una volta che la bugia viene scoperta le


strade sono due. La prima è la punizio-
ne, la seconda è la parola. Personalmen-
te ritengo che le punizioni abbiano come
unica conseguenza che il bambino, invece
di smettere di mentire, impari a adottare
strategie più efficaci per non essere sco-
perto. Il che è in realtà l’esatto opposto
dell’obiettivo che ci si era dati punendolo.
Vi racconterò un gesto fatto da un padre
per insegnare la trasparenza alla figlia
ormai adolescente. La ragazza aveva
mentito: aveva detto che sarebbe anda-
ta a scuola per un rientro pomeridiano,
invece era andata a casa di una compa-
gna. Al ritorno trovò la sua camera sen-
za porta. Il padre era seduto in soggior-
no, e le disse: «Ho saputo che non eri
a scuola, mi hai mentito, non sei sta-
ta né sincera, né trasparente. Rimetterò
la porta alla tua stanza quando torne-
rai a essere trasparente». Questo gesto,
drammatico e teatrale, è risultato effi-
cace in quel contesto familiare. Ma è
paragonabile a un acquazzone: non dis-
seta la terra quanto una pioggerellina
costante, continua e prolungata.
Penso invece che la parola e l’esempio
siano più efficaci. Il che non dovrebbe
significare lunghe prediche e ragiona-
menti complessi sulla verità e la traspa-
renza ma piuttosto un dialogo costante ed
estrema coerenza tra le parole e i gesti. ■
menzogna che il bambino subisce e che a sapendo che il genitore e quella persona
sua volta userà nelle relazioni con i coe- non sono “nemici”, non vedrà nulla di Tra fantasia e realtà
tanei e con gli adulti. male nel mettere a sua volta in cattiva
I bambini in età prescolare, più che
Ancora, quando l’adulto parla di sé ad luce, attraverso i propri racconti, amici
altri in presenza del bambino, e raccon- e insegnanti, nonostante abbia con loro
dire vere e proprie bugie, giocano con
ta ciò che gli capita, o i torti che subisce, un buon rapporto.
le parole, trasformando il “per finta”
o si lamenta di persone con cui è a con- in “per davvero”. Un bambino di 3 anni
tatto, dà un esempio di come interpre- COME AIUTARE IL BAMBINO può sostenere che nella sua camera sia
ta le relazioni. Parlar male di qualcu- CHE MENTE? nascosto un animale o il personaggio di
no autorizza il bambino a fare lo stesso Abbiamo già detto che l’esempio dei ge- una storia o di un cartone animato, quindi
quando ne avrà l’occasione. Supponia- nitori è il primo passo, ma non è sufficien- non vuole andare a letto perché è certo
mo che questo qualcuno sia una per- te, perché il bambino entra in contatto che appena chiuderà gli occhi l’animale o
sona che anche il bambino conosce: con altre persone e vive in contesti diversi. il personaggio uscirà dal suo nascondiglio.

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COSE DA GRANDI UPPA MAGAZINE 3/2021

Anche della morte si può parlare…


La morte è parte
G
li adulti hanno sempre parlato si può anzi essere accompagnati dolce-
ai bambini della morte: lo hanno mente verso la “buona morte”, quel-
integrante del processo
fatto, certo, attraverso il gioco, la dei vecchi “sazi di vita” dell’Antico
della vita ed è una attraverso le favole, attraverso le sto- Testamento.
dimensione che i bambini rie, ma non hanno mai nascosto que- Pensare alla morte come all’opposto
è bene imparino sta realtà, che non è una possibilità o della vita significa insomma vietarsi di
un’opzione, ma un destino che riguarda cogliere il rapporto stretto tra queste
gradualmente a conoscere,
tutti. Svolgendo il loro compito, e quindi due facce della stessa realtà.
accompagnati dagli adulti raccontando ai bambini e alle bambine
il mondo e la vita, gli adulti, in ogni NARRARE LA FINE
tempo e in ogni cultura, hanno sentito I bambini e le bambine (e sarebbe inte-
il bisogno di affrontare con loro anche ressante capire come la morte viene
questo passaggio fondamentale, che dà vissuta e rappresentata diversamente
senso all’esistenza. Noi siamo vivi per- all’interno dei due generi) hanno quindi
ché stiamo morendo: questa consider- bisogno di conoscere e comprendere la
azione non dovrebbe essere fonte di morte, ma per questo non basta ovvia-
angoscia, ma far parte di un approccio mente raccontare una fiaba o propor-
sereno all’avventura del vivere. re un nuovo cartone animato. I bambini
hanno la necessità di vivere profonda-
UN CONTINUO CAMBIAMENTO mente il tempo della vita per poter per-
Oggi sembra che alla sana paura del- cepire anche quegli “anticipi” di morte
la morte si sia aggiunta una specie di che si trovano frammentati all’interno
“paura della paura”: paura di parlar- di ogni esperienza. Una vita annoiata,
ne, paura di mostrarla ai bambini, sen- angosciata o violentata non può cogliere
za accorgersi che proprio la mancanza il senso della morte, spesso semmai la
di un filtro adulto li mette di fronte alla desidera e a volte, purtroppo, la provoca.
morte esibita in maniera “pornografi-
ca” sul web e nelle immagini che tut-
ti i giorni li aggrediscono da ogni parte.
Crescere, del resto, significa anche ab-
bandonare certe emozioni, certe abitu-
Dovremmo pensare di fare
dini; lasciarsele alle spalle e cambiare della nostra vita quotidiana
continuamente. C’è una sorta di morte con i bambini un’esperienza
simbolica in tutto ciò che si abbandona completa, riuscendo a
dietro di sé e che può essere recuperato presentare in maniera efficace
soltanto dalla memoria o dal ricordo (la anche i momenti in cui le cose
morte «ci accompagna dal mattino alla
finiscono, cambiano,
sera», scriveva Pavese).
si trasformano, rinascono.
Figurarsi l’essere umano come una spe-
RAFFAELE MANTEGAZZA
cie di blocco di pietra che non cambia
Insegna Scienze umane al
mai porta ovviamente al terrore del-
Dipartimento di Medicina e Chirurgia
la morte, vista come il colpo di maglio
dell’Università di Milano-Bicocca.
Si occupa di formazione di che sgretola la pietra e la rende nul- Che cosa fare, allora? È utile, ad esempio,
insegnanti e genitori e, attraverso la. Ma la morte è qualcosa di diverso: è adottare un animale da accudire: si trat-
interventi nelle classi, dei ragazzi un processo che lentamente ci modifica; ta di un modo per mettere i bambini di
delle scuole primarie e secondarie. non c’è sempre un trauma improvviso, fronte a una temporalità differente dalla

58
ANCHE DELLA MORTE SI PUÒ PARLARE…

nostra. L’animale che invecchia, che si – dal gioco, alla fiaba, alla narrazione – spesso nella propria vita. La visita al
ammala, che muore “addomestica” la sono fondamentali e utili per elaborare cimitero era un’occasione per scoprire
morte, la rende qualcosa di più vicino a le “piccole paure” rispetto alle “picco- l’“altra città”, la necropoli, a proposito
noi. Lo stesso, a maggior ragione, vale le morti”. Certo, la “vera morte”, quel- della quale genitori e nonni raccontava-
occupandosi di una pianta, o di un orto. la corporale, fa fare un salto qualitativo, no storie, relazioni, intrecci di vite con-
È il tema del vivente che si prende cura e non solo quantitativo, ma è comunque servate nel ricordo.
del vivente, sapendo che di questa cura possibile renderla un “oggetto” un po’ Dovremmo quindi pensare di fare del-
fa parte anche l’accompagnamento alla più familiare. la nostra vita quotidiana con i bambi-
morte e il lavoro della memoria. ni un’esperienza completa, riuscendo a
Il passaggio da una scuola all’altra, un LA MORTE IN CASA? presentare in maniera efficace anche i
trasloco, la fine delle vacanze... Sono Philippe Ariès, il più grande storico del- momenti in cui le cose finiscono, cam-
tutti momenti da vivere “attualizzan- la morte in Occidente, parlava proprio biano, si trasformano, rinascono.
doli”, senza enfatizzarli eccessivamen- di “morte addomesticata” riferendo- La morte non sarà mai un evento con cui
te, ma inserendoli in una narrazione si al periodo nel quale la morte entra- avere un rapporto del tutto pacificato,
continua, all’interno della quale possa- va in casa ed era una compagna di vita la paura che suscita continuerà a servi-
no assumere un senso, in modo da ren- di grandi e bambini. La morte era un re per vivere e sopravvivere, ma la con-
dere ancora più positive le esperienze evento che si poteva incontrare, magari segna del silenzio e il grande tabù del-
trascorse, proprio perché irripetibili. non quotidianamente, ma in ogni caso la morte saranno finalmente superati. ■

ELABORARE LE PAURE
Freud descrive un bambino che, quan-
do la madre esce di casa e lo lascia da
solo, gioca con un rocchetto, facendolo
scomparire sotto il divano e poi recupe-
randolo con il filo. E spiega come questo
gesto, in cui il rocchetto simboleggia la
madre, dimostri la capacità dei bambini
e delle bambine di elaborare le proprie
paure. Ma non dobbiamo equivocare:
questo non significa affatto che devo-
no essere lasciati soli in questo com-
pito, o che il ruolo dell’adulto sia poco
importante. Al contrario, l’adulto pro-
pone al bambino o alla bambina modelli
di elaborazione del lutto. La maniera in
cui ci si congeda da un amico, si chiude
una vacanza, si conclude un’esperienza:
tutte queste situazioni servono ai bam-
bini per vedere come i genitori sono in
grado di “salutare” il passato, conser-
vandolo nel ricordo, e di proiettarsi nel
futuro. Non possiamo pensare di attrez-
zare i bambini al confronto con la mor-
te aspettando che questa si manifesti
nella sua materialità, come morte reale
e fisica. Tutte le dimensioni simboliche

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DI GIOCO IN GIOCO UPPA MAGAZINE 3/2021

Elogio del coltellino


In passato era comune
I
l XX secolo è stato chiamato “il se- e favorivano il successo degli espe-
colo del bambino”: l’infanzia, in- rimenti o delle costruzioni meccani-
proporre ai bambini fatti, ha ricevuto un’attenzione che che che proponevano, senza mettere in
giochi che richiedevano non aveva mai ricevuto prima. Molti pericolo i giocatori. I bambini poteva-
l’esercizio della manualità innovatori di quel secolo sono ancora no procedere da soli: la presenza degli

e della progettualità. Sono oggi dei punti di riferimento nel cam- adulti non era necessaria.
po dell’educazione. Ma è stato anche il Erano giochi “fai da te”, che garantivano
competenze che oggi non secolo della scienza. O meglio, il secolo l’attenzione e l’interesse; sviluppava-
andrebbero sottovalutate, nel quale si è cercato, su larga scala, di no l’ingegnosità e la destrezza manua-
perché essenziali per lo avvicinare i bambini alla scienza. le. Giocare era funzionale al risultato, e il

sviluppo dell’autonomia risultato si raggiungeva solo se si proce-


GIOCHI NOVECENTESCHI deva con razionalità, destrezza e costan-
Forse il testo più famoso che circolava za. Niente era scontato o automatico: il
agli inizi del Novecento era La scienza “fare” era un fare pensoso; la mano e la
dilettevole di Tom Tit, un trattato pieno mente si muovevano all’unisono. Erano
di suggerimenti e immagini che propo- esperienze di autonomia.
nevano alle famiglie esperimenti affa- Il “fai da te” dei bambini delle classi
scinanti, quasi incredibili: come mettere sociali più umili (che erano poi la mag-
in equilibrio una matita sulla sua pun- gioranza) passava dall’uso di ogget-
ta, o come svuotare un bicchiere col- ti comuni o dalla creazione di costru-
mo d’acqua con una bottiglia piena. Nel zioni all’aperto (capanne, un carrettino,
1901, poi, l’inglese Frank Hornby rea- cerbottane…), realizzate con materia-
lizzò un gioco chiamato La meccani- li naturali. Il “re” di tutti gli strumen-
ca resa facile, imitato negli Stati Uniti ti era il coltellino. Ricevere un coltelli-
e prodotto in milioni di copie. In Italia no era come sentirsi dire «sei grande»
arrivò negli anni Cinquanta con il nome (in passato si era “grandi” molto prima
di Meccano. Le scatole del Meccano si di oggi) e «sei autonomo» (sottinten-
trovano ancora oggi nei negozi di gio- dendo: «Sai che c’è pericolo, ma saprai
cattoli, in tante varianti. Si tratta essen- stare attento»).
zialmente di un gioco di costruzione con
viti, bulloni, ruote e altri accessori, che IMPARARE A FARE, E A PROGETTARE
permette di realizzare macchine, pon- Saper fare vuol dire anche saper pensa-
ti, treni e molti altri modelli seguendo re. Un famoso proverbio recita: «Fra il
le istruzioni dell’album illustrato con- dire e il fare c’è di mezzo il mare». La
tenuto in ogni scatola. distanza fra l’uno e l’altro è data dall’e-
sperienza del provare. I giochi “scien-
GIANFRANCO STACCIOLI ESPERIENZE LUDICHE EDUCATIVE tifici” (della borghesia del Novecen-
È presidente del Museo della In entrambi i casi, questi suggerimen- to o dei bambini delle classi popolari)
Scuola e svolge da anni attività
ti ludici erano rivolti ai bambini, ma si basavano su un processo menta-
di formazione, nei CEMEA,
anche agli adulti. L’educazione fami- le che passava dall’ideazione, alla spe-
nell’università e in vari Paesi. Ha
liare era ancora ritenuta una base soli- rimentazione, al controllo del risultato,
al suo attivo numerosi volumi
dedicati all’educazione, al gioco, da, specie nelle famiglie borghesi i cui seguendo un percorso continuo di prove
alla creatività. Fra gli ultimi: L’albero figli erano spesso destinati a diven- ed errori (trial and error). È un processo
dei racconti (2017), Pensieri colorati tare ingegneri, meccanici o scienziati. che ci interessa anche oggi, e anzi forse
(2018), Giocare a imparare (2019), Il Il successo di tali proposte era dovuto ancor più di una volta perché sia a scuo-
teatro in tasca (2019). anche al fatto che destavano meraviglia la sia in famiglia si è meno propensi a

60
ELOGIO DEL COLTELLINO

quello», «Attento, ti fai male», «Que-


sto non è adatto per te», «Non spor-
carti le mani…». Guardiamo verso il
basso (look down), piuttosto che guar-
darci intorno (look up and down).
Maria Montessori, parlando dei più pic-
coli, diceva che gli adulti devono «porsi
accanto» ai bambini, senza sostituirsi a
loro, in modo da consentire a ciascuno
di costruire la propria autonomia, supe-
rando gli ostacoli che si trova davan-
ti. Nel suo metodo sono gli adulti che
mettono i bambini di fronte a ostacoli
calibrati e impegnativi; ma poi sono gli
stessi adulti che si astengono dall’in-
tervenire direttamente, mentre i bam-
bini sperimentano.

CRESCERE AUTONOMI E SICURI


Fare da soli, senza essere soli: potreb-
be essere uno slogan da seguire anche
oggi. Vale per i bambini, ma vale anche
per i genitori e per gli educatori. Molti
genitori si allarmano troppo (e non sem-
pre ce n’è davvero motivo); cercano di
evitare ai bambini il pericolo fisico, ma
non percepiscono il pericolo di una cre-
scita “dematerializzata”, virtuale, lon-
tana dalla concretezza del reale, dal-
lo “sporcarsi le mani”. In un mondo ad
sviluppare insieme ai bambini compe- ABBIAMO TROPPA PAURA? alta tecnologia, stare accanto a un bam-
tenze manuali e progettualità. Cosa ci rimane oggi di questa storia che bino che vuole costruire qualcosa, fos-
La manualità rimane una figlia minore ha attraversato il secolo scorso? Come se anche un carrettino, non è un’azio-
dell’educazione. La progettualità pure, facciamo a superare i tanti ostacoli (di ne “fuori tempo”. Lo stesso vale per il
perché progettare vuol dire saper fare e natura oggettiva o psicologica) che ci dono di un coltellino o di altri strumenti
ideare (per sé e per altri), vuol dire sen- impediscono di regalare a un bambino considerati pericolosi.
tirsi autonomi, capaci di distaccarsi dai un coltellino o di lasciare che un pro- Ma che cosa vuol dire, poi, “fuori tem-
modelli preconfezionati e consolidati o getto (non nostro) possa essere svi- po”? Esercitare l’autonomia, la manua-
dalle figure di riferimento. La manualità luppato in autonomia? Viviamo nella lità, il pensiero scientifico, la proget-
e la progettualità sono sinonimo di capa- paura: sono anni di un lookdown conti- tualità, l’ingegnosità, non ha tempo.
cità cognitive (e affettive) forti. Per poter nuo. Viviamo in un “contenimento” che Sono competenze che si possono rag-
progettare occorre tranquillità d’animo e impedisce non tanto di accedere a un giungere in tanti modi, anche eserci-
disponibilità verso le cose e le persone, territorio fisico (il che è sanitariamen- tandosi con un coltellino. ■
occorre fiducia in sé stessi e attenzione te comprensibile), quanto a un territo-
verso gli altri. Occorre “voler bene” a ciò rio ben più ampio. Continuiamo a dire
che si fa e a chi progetta con noi. ai bambini: «Non fare questo; non fare

61
POTERE ALLE PAROLE UPPA MAGAZINE 3/2021

Virtuale è reale:
il potere delle
immagini nell’era
dei social media
Condividere delle immagini sui social
media significa esporle a un pubblico

«V
vastissimo e per un periodo di tempo iviamo sotto una piog-
gia ininterrotta d’imma-
indefinito, per questo è importante
gini; i più potenti media
farsi le domande giuste prima di non fanno che trasformare il mondo
pubblicare i propri contenuti in rete in immagini e moltiplicarlo attraverso
una fantasmagoria di giochi di spec-
chi: immagini che in gran parte sono
prive della necessità interna che do-
vrebbe caratterizzare ogni immagine,
come forma e come significato, come
forza d’imporsi all’attenzione, come
ricchezza di significati possibili. Gran
parte di questa nuvola d’immagini si
dissolve immediatamente come i sogni
che non lasciano traccia nella memoria;
ma non si dissolve una sensazione d’e-
straneità e di disagio». Non sono pa-
role mie: le ha scritte Italo Calvino nel
suo capolavoro Lezioni americane, la cui
pubblicazione risale al 1988. Già più di
trent’anni fa l’autore percepiva il disa-
gio provocato da un’eccessiva esposi-
zione alle immagini, che finiscono per
perdere di mordente: con gli occhi so-
vraccaricati, stancati dall’eterno calei-
doscopio al quale siamo continuamente
esposti, finiamo per provare una vera e
propria nausea da indigestione visiva.

SIAMO TUTTI PRODUTTORI


DI CONTENUTI
Con l’avvento dei cosiddetti nuovi
VERA GHENO media (che, ricordo, ormai hanno una
È sociolinguista e traduttrice
trentina d’anni, anche se ci ostiniamo a
letteraria dall’ungherese. Insegna come
chiamarli “nuovi”), noi non “subiamo”
docente a contratto all’Università di
solo la fantasmagoria di immagini che
Firenze e collabora con la casa editrice
Zanichelli. Si interessa particolarmente ci propinano i mezzi di comunicazio-
ai comportamenti linguistici delle persone ne di massa, bensì diventiamo a nostra
in rete. Conduce, con Carlo Cianetti, volta produttori di contenuti, in questo
un programma quotidiano su Radio1 caso visivi. Li pubblichiamo come foto
Rai, “Linguacce”. o spezzoni video sui nostri profili social

62
VIRTUALE È REALE: IL POTERE DELLE IMMAGINI NELL’ERA DEI SOCIAL MEDIA

con una certa leggerezza, spesso sen- “papere”, incidenti o altre situazioni rete che un giorno, a distanza magari
za pensare alle conseguenze di queste sgradevoli, che possono diventare fonte di dieci, quindici o vent’anni, potranno
nostre azioni. Ci comportiamo sovente di enorme disagio per la persona incon- diventare fonte di imbarazzo. Ciò che a
come se stessimo mostrando agli ami- sapevolmente protagonista, fino a con- 16 anni poteva sembrare sexy, scanzo-
ci l’album delle nostre fotografie pre- figurare veri e propri episodi di (cyber) nato, simpatico, attraente agli occhi dei
ferite, quando invece l’azione avviene bullismo, non sempre volontario. propri coetanei, potrebbe essere consi-
davanti a un pubblico enormemente più Mi ispiro a una vicenda realmente acca- derato improprio a 26 o 30, magari rie-
ampio, di fatto incalcolabile. E mentre duta durante un incontro in una scuola mergendo da Google durante un collo-
quando mostriamo (o forse mostrava- superiore. Dopo aver tenuto una lezione quio di lavoro.
mo) l’album di fotografie agli amici nel sui “temi caldi” inerenti alla comuni- E anche quella fotografia in costume
nostro salotto l’esperienza finisce nel cazione social (soprattutto in relazione da bagno o in pose non proprio com-
momento in cui decidiamo di riporlo, ai ragazzi), due studentesse della clas- poste scelta come immagine del profi-
con i social quella voglia momentanea se, sedicenni, sono venute da me per lo su qualche social non sembrerà più,
di condivisione crea un’unità informa- mostrarmi un video da loro girato, pro- improvvisamente, un’idea vincente, se
tiva che, per quanto si stia attenti, ha la tagonista una compagna di classe con si pensa che sarà la prima immagine
potenzialità di girare in rete senza che bisogni educativi speciali, ripresa in una che qualcuno, cercandoci in rete, vedrà
noi possiamo più controllarne la circo- situazione di disagio e presa in giro. Le di noi: come ci ricorda un celebre afo-
lazione. Peraltro, più l’immagine può due ragazze mi hanno chiesto se quel risma di Oscar Wilde, «Non c’è una
creare disagio e imbarazzo, più verrà video potesse configurarsi come esem- seconda occasione per fare una buona
condivisa, diventando in breve tempo pio di cyberbullismo. Ho risposto loro prima impressione». In un mondo in
ineradicabile dalla rete. E questo succe- di sì, facendole sbiancare: lo avevano cui coltivare la propria reputazione sta
de se condividiamo un’immagine in un condiviso in varie chat di WhatsApp per diventando sempre più una competen-
gruppo WhatsApp o se la pubblichia- ridere della malcapitata e, pur inten- za essenziale, in cui «ciò che sembra
mo su Instagram, Facebook, Twitter; sia dendo “solo” prendersi bonariamen- è», come abbiamo scritto con il filosofo
che abbiamo il profilo pubblico sia che te gioco della “papera” della compa- Bruno Mastroianni in un libro di alcuni
lo abbiamo privato; perfino se carichia- gna («Che non se l’è presa, eh», hanno anni fa, Tienilo acceso, avere il controllo
mo un video a uso privato su YouTube. tentato di rassicurarmi), dopo il mio delle proprie parole e, anche, delle pro-
giudizio hanno capito le possibili impli- prie immagini è importante.
CYBERBULLISMO INVOLONTARIO cazioni del loro gesto (soprattutto pen-
In alcuni casi, se il soggetto ritratto o sando all’incontrollabilità del contenuto LA DOMANDA DA PORSI
filmato è tra quelli rifiutati dalle piatta- da loro creato e condiviso, e al fatto di Una volta che siamo diventati consa-
forme (per esempio il classico video del esserne comunque responsabili). pevoli della nostra responsabilità indi-
proprio neonato che fa il bagnetto), è viduale rispetto a tutto ciò che condivi-
possibile che il contenuto venga rimos- PUBBLICO E PRIVATO diamo, non è così difficile prendere in
so automaticamente, intercettato dagli Al di là dei singoli episodi, non è faci- mano le proprie sorti nell’onlife: fon-
algoritmi che pattugliano le piattafor- le far comprendere alle persone (non damentalmente, la domanda principa-
me. Altri contenuti, magari altrettanto solo ai ragazzi) che i social sono a tut- le che ci dobbiamo fare, prima di pre-
imbarazzanti, per il fatto di essere meno ti gli effetti una forma di comunica- mere “invio”, è sempre la solita: «Sono
espliciti non vengono filtrati ma anzi, zione pubblica; con l’aggravante, per i in grado di reggere le conseguenze
iniziano a diffondersi irreversibilmen- più giovani, di iniziare sempre più pre- per me e per gli altri di ciò che sto per
te: per esempio, succede così a video di cocemente a seminare tracce di sé in pubblicare?». ■

63
LA BUSSOLA UPPA MAGAZINE 3/2021

Due classici da
leggere in inglese
Leggere in inglese è un buon modo per
prendere confidenza con la lingua.
Ma quali libri scegliere? Due classici
della letteratura per l’infanzia sono
adatti a bambini di tutte le età

L
e lingue si imparano meglio da
piccoli e un ottimo modo di im-
pararle è leggere. Lo hanno già
spiegato altri, prima di me e meglio di
me, anche su questa rivista. Per esempio,
il presidente del Centro Internazionale
Montessori di Perugia, Luciano Mazzetti,
in un’intervista a Uppa (consultabile sul
sito, Bilinguismo, cominciare da piccoli è
meglio) lanciava questo invito: «Se siamo
in grado, sfogliamo libri e riviste in lingue
diverse», perché così facendo «faremo
un gran regalo» ai nostri figli. A questo
punto, mi chiedo io, se leggere libri in
una lingua straniera è “un gran regalo”,
perché allora non scegliere libri belli?
Non sono una pedagogista, né un’inse-
gnante di lingue straniere, però cono-
sco bene la letteratura angloamericana
e parte del mio lavoro è scrivere pro-
prio in inglese, dunque vorrei dedicare
la mia rubrica di questo numero a due
libri che ben si prestano a essere letti
ai più piccoli e che sono considerati dei
classici della letteratura in lingua in-
glese: Green Eggs and Ham di Dr. Seuss
e Are You My Mother? di P.D. Eastman.
Entrambi sono dei veri gioiellini, ed en-
trambi sono usciti nello stesso anno, il
1960, per la stessa collana, la Beginner
Books di Random House. Oggi si trova-
no in commercio in varie edizioni.

DR. SEUSS, UNO


ANNA MOMIGLIANO
SCRITTORE POLIEDRICO
È giornalista e scrittrice, mamma di
A questo punto dobbiamo fare un pas-
due bambine. Laureata in Antropologia
so indietro e spendere due parole su Dr.
all’Università della Pennsylvania, scrive
soprattutto di cultura e di attualità. Suoi Seuss, pseudonimo dietro cui si celava
articoli sono stati pubblicati da New York Theodor Seuss Geisel, artista poliedri-
Times, Washington Post, Atlantic, Corriere co che, tra le altre cose, ha rivoluzionato
della Sera e Rivista Studio. la letteratura per l’infanzia già a partire

64
DUE CLASSICI DA LEGGERE IN INGLESE

dagli anni Trenta. Nel 1957 la casa editri- di equivoci: sono verdi sia le uova che alterna momenti buffi a qualche attimo
ce Random House gli affidò la cura di una il prosciutto), ma il secondo si rifiuta. A di paura e tristezza, per arrivare a un
collana interamente dedicata ai lettori ogni pagina il primo rilancia la proposta finale commovente.
giovanissimi, con l’idea di promuovere la con nuovi dettagli, suggerendo di man- Anche qui siamo davanti a un vero e
lettura indipendente tra i ragazzini di 6 e giarli in una casa e in compagnia di un proprio classico della letteratura per
7 anni. Il primo libro della serie, The Cat topolino (house e mouse), poi con una l’infanzia, che ha influenzato la cultu-
in the Hat, scritto dallo stesso Geisel, fu volpe e in una scatola (fox e box), e via ra pop e la letteratura per adulti. Non a
un successo strepitoso. Probabilmente lo dicendo. Ma ogni volta il secondo rifiu- caso Are You My Mother? è stato l’ispi-
conoscete per la versione italiana, Il gat- ta, ripetendo la lista sempre più lun- razione di un omonimo graphic novel di
to col cappello, o per l’adattamento cine- ga (Not in a box, not with a fox, not in a Alison Bechdel, sofisticata e pluripre-
matografico con Jim Carrey: si tratta di house, not with a mouse, eccetera) fino miata fumettista, dedicato al rappor-
una storia in perfetto stile Dr. Seuss, dove a comporre una lunga filastrocca. A più to madre-figlia e alle teorie di Donald
i giochi di parole si fondono con il non- di sessant’anni di distanza, Green Eggs Winnicott (attenzione a non scambia-
sense e il gusto della rima, e il cui risul- and Ham è ancora considerato un clas- re il romanzo a fumetti di Bechdel con
tato è una versione più scanzonata – e sico. Su Netflix potete trovare un adat- il libro di P.D. Eastman! Il primo non è
meno commovente – di Gianni Rodari. tamento a cartoni animati, su YouTube adatto ai bambini). Inoltre l’autore sati-
Il problema è che questo genere di storie una versione rap. Green Eggs and Ham è rico e giornalista Daniel M. Ortberg ha
spesso si presta poco alla lettura da parte finito anche negli archivi del congres- riscritto una versione per adulti del rac-
di bambini con una padronanza limita- so americano: un senatore l’ha letto per conto, con un finale alternativo (si tro-
ta dell’inglese. Nel canone “seussiano”, intero nel bel mezzo di un discorso, pur va online e, anche qui, attenzione a non
però, Green Eggs and Ham è un’eccezione, di tirarla in lungo. confonderlo con l’originale).
grazie alla semplicità di linguaggio che
lo rende particolarmente indicato per un ALLA RICERCA DELLA MAMMA LETTURE PER TUTTA LA FAMIGLIA
pubblico non madrelingua. Quando era curatore della collana Begin- Il linguaggio elementare rende entrambi
ner Books, Dr. Seuss portò con sé uno i libri letture ideali per introdurre i bam-
«DO YOU LIKE GREEN EGGS dei suoi protetti, P.D. Eastman, che bini a una lingua nuova. In più, rispet-
AND HAM?» però aveva uno stile diverso: un pizzi- to ad alcuni testi che ho visto utilizza-
Infatti Green Eggs and Ham è nato… da co di tenerezza in più, e un po’ di non- re – penso per esempio a certe riduzioni
una scommessa. Dopo il successo di The sense in meno. Il capolavoro assoluto di un po’ sciatte delle favole classiche –,
Cat in the Hat, in cui l’autore utilizzava Eastman, Are You My Mother?, segue un si tratta anche di storie ben scritte, che
225 parole, l’editore lo sfidò a scrivere uccellino che è, come suggerisce il tito- educano al parlare e dunque al pensare
un libro che ne contenesse ancora meno. lo, alla ricerca della mamma. L’uccelli- bene, e nel frattempo divertono. Il mio
«Scommettiamo che riesco a scrive- no è appena nato, dunque non ha idea consiglio è leggere ad alta voce Green
re un bel libro che di parole ne contiene di come sia fatta una mamma-uccello, Eggs and Ham e Are You My Mother? ai più
soltanto 50?», rispose Dr. Seuss. E così ed esplora il mondo chiedendo a ogni piccolini, mentre con i più grandicelli si
fu. Green Eggs and Ham utilizza pochi animale e oggetto inanimato che incon- può iniziare con la lettura ad alta voce
vocaboli ripetuti più e più volte, perché tra – un gatto, una gallina, un cane, una dei genitori, per poi invitarli a legger-
si basa tutto su un gioco di ripetizioni mucca, un aeroplano, una barca e un li autonomamente. Nelle famiglie dove
e rilanci tra i due protagonisti. Il pri- marchingegno non meglio specificato ci sono bambini di età diverse, si può
mo vuole convincere il secondo a man- che fa «Snort!» – se sono loro la sua provare a convincere quelli più grandi a
giare prosciutto e uova verdi (a scanso mamma. Il risultato è un’avventura che leggere ai più piccoli. ■

65
SCELTI PER VOI UPPA MAGAZINE 3/2021

Lo scaffale

3+ 4+

CONTA FINO A TRE «FRATELLO», DISSE


Si può raccontare un’avventura a due Su una spiaggia deserta ci sono due
contando fino a tre? Sì, se a farlo è uova, una accanto all’altra, sole di fronte
l’illustratore Sergio Ruzzier, che in Due alla vastità del mondo. Così comincia
topi conta e fa contare, seguendo due la vita di Cip, un piccolo pappagallo, e
topolini (amici, fratelli, conviventi?) in di Croc, un piccolo coccodrillo. Usciti
una giornata straordinaria. Incalzati dal dai loro gusci, senza sapere nulla di ciò
ritmo – un, due, tre, tre, due, uno –, che li circonda né di sé stessi, la cosa
come in un valzer pieno di inciampi, più immediata è dirsi: «Ciao, fratello».
imprevisti e sorprese, accompagniamo Con essenzialità e grazia, Alexis Deacon
i due topi dalla loro casa a una gita in indaga il mistero della fratellanza,
barca, che si conclude con una piccola raccontando fin nelle più sottili
disavventura, e infine di nuovo a casa, sfumature cosa significa essere insieme
dove li aspetta una zuppa calda. intimamente diversi e uguali.

Crescere con un
fratello o una sorella è Due topi, di Sergio Ruzzier, Topipittori, 2016, Cip e Croc, di Alexis Deacon, Settenove, 2015,
40 pagine 36 pagine
un’esperienza preziosa.
A volte si litiga, ci si
contendono i giocattoli e
UN PO’ DI CHIAREZZA SUI VACCINI
le attenzioni dei genitori, Quando si parla di vaccini i dibattiti
ma ci sono anche tanti si infiammano, e mai come in questo
momenti di complicità periodo la richiesta di informazioni
affidabili è, letteralmente, vitale: a
e condivisione. Leggere
chi possiamo credere? Perché spesso
insieme può diventare un ci fa più paura il rischio ipotetico di
passatempo divertente e un vaccino del rischio concreto della
formativo, ancora di più se malattia? Dobbiamo temere gli effetti
collaterali? Arriva puntuale questo
le storie, come quelle degli
saggio di Roberta Villa, medico,
albi che vi suggeriamo, giornalista e divulgatrice scientifica,
raccontano le molte che fa il punto su COVID-19 e vaccini:
sfumature delle relazioni cosa sappiamo, cosa rimane da conoscere, quali scenari futuri possiamo aspettarci,
e perché è così importante un piano vaccinale efficace su scala globale.
tra fratelli.
Vaccini. Mai così temuti, mai così attesi. Tutto quello che c'è da sapere sui vaccini anti Covid, di Roberta Villa,
A CURA DI HAMELIN, ASSOCIAZIONE CULTURALE Chiarelettere, 2021, 160 pagine (per adulti)

66
LO SCAFFALE

5+ 7+

ASPETTANDO IL CAMBIAMENTO FUORI DAL BOSCO


La solita casa, i soliti oggetti. Eppure Di adattamenti di Hansel e Gretel
oggi a Joseph sembra tutto diverso. ne sono stati fatti molti: nella sua
Poltrone che diventano gorilla, bollitori versione a fumetti, Sophia Martineck
che si trasformano in gatti... Sarà colpa immerge fratello e sorella nell’oscurità
dei grandi cambiamenti che il papà ha di una foresta che fa paura e insieme
annunciato prima di uscire? In questo affascina. È il luogo della solitudine e
FRATELLI, SORELLE
classico dell’illustrazione, Anthony del tradimento degli adulti, ma anche
E ALTRI ANIMALI
Browne, abilissimo a tenere lo sguardo lo spazio in cui esplorare un’infanzia
Quella che comincia come la più
di chi legge sul confine fra realtà e selvatica e libera. Le parole sono quelle
classica storia d’amore – Hana,
immaginazione, architetta un domino della fiaba originale, ma è il bosco a
studentessa di un liceo di Tokyo,
di metamorfosi sorprendenti che si trasformarsi: il paesaggio cambia via
si innamora del proverbiale
chiudono solo quando un fagottino via che i due protagonisti superano le
affascinante sconosciuto – prende
urlante entra finalmente a casa. Nella prove che li aspettano e ritrovano, in
una tinta oscura quando lui le rivela
stessa casa, ma tutta nuova. una festa di luci, la strada di casa.
di essere un uomo-lupo.
E la faccenda si complica ancora di
più con la nascita dei loro gemelli:
Tutto cambia, di Anthony Browne, orecchio Hansel e Gretel. Da una fiaba dei fratelli Grimm, di
acerbo, 2019, 31 pagine Sophia Martineck, Canicola Edizioni, 2017, 40 pagine Yuki e Ame possono trasformarsi da
umani in lupi, e viceversa. Come si
crescono due figli così, dall’anima
doppia? Mamoru Hosoda, artista
RITRATTO DI FAMIGLIA dell’animazione giapponese e autore
Raina desidera da sempre una di alcuni dei più celebri anime
sorellina, ma quando finalmente contemporanei, dipinge un ritratto
arriva, Amara non è affatto come di famiglia attento e commovente.
l’aveva immaginata. Strilla, non Un racconto che mostra le
vuole giocare insieme a lei, è testarda complessità a cui si va incontro
e a volte proprio incomprensibile. quando si sceglie di diventare una
Un viaggio in macchina con tutta la famiglia, e tocca corde profonde: la
famiglia è il pretesto per raccontare paura di una madre di non essere
quel misto di affetto, familiarità e all’altezza del suo compito, e la
insofferenza tipico del rapporto tra battaglia di bambine e bambini
8+ sorelle. Telgemeier è impeccabile nel che devono, un giorno alla volta,
cogliere le sfumature delle relazioni costruirsi un destino in cui
e tradurle in un linguaggio accessibile a tutti, con un uso essenziale ma riconoscersi.
riuscitissimo del fumetto.

Wolf Children, regia di Mamoru Hosoda, 2012,


Sorelle, di Raina Telgemeier, Il Castoro, 2015, 197 pagine 117 minuti

67
POSTA.UPPA.IT UPPA MAGAZINE 3/2021

Posta & risposta


UN FRATELLO “SCONOSCIUTO” bambine sugli stati d’animo dei perso-
naggi e sui loro sentimenti, si darà loro
Cara Uppa, modo di conoscere e capire la situazio-
sono la mamma di due bimbe, di 3 e 5 ne, e quindi la considereranno possibile:
anni. Il loro papà, in giovane età, ha nella loro mente si creerà la memoria di
avuto un figlio con un’altra donna con una storia di vita che può esistere. Solo
cui non ha mai avuto una relazione, e in un secondo momento si presente-
i loro rapporti sono sempre stati pes- rà la vicenda familiare, quando le bam-
simi. Ha visto il figlio saltuariamen- bine già l’avranno interiorizzata come,
te nel suo primo anno di vita, poi più appunto, possibile. Più saranno le sto-
niente. rie raccontate e commentate, maggio-
Il ragazzo è ormai adolescente, io ri saranno le probabilità che le picco-
non l’ho mai incontrato e ovviamen- le affrontino con serenità la loro realtà
te nemmeno le mie bambine, che non di vita.
sanno di avere un fratellastro.
Le bimbe sono un po’ troppo picco- Elena Ravazzolo, pedagogistaa
le per spiegare loro la situazione, ma
credo che il ragazzo prima o poi sen-
tirà giustamente il desiderio di cono- ALLATTAMENTO “INTERMITTENTE”
scere il padre e vorrei sapere come
affrontare con loro l’argomento, per Buongiorno,
rendere questo momento più sempli- sono mamma di due bambine, una di 3
ce per tutti. anni e l’altra di 10 mesi. Ho allattato la
Grazie mille, maggiore quasi fino ai 2 anni, quando
Alessia mi sono accorta di non avere più lat-
te (non mi è chiaro se è perché fos-
si incinta o perché lei non succhiasse
più), e con qualche piccolo ragiona-
mento da parte mia e qualche lamen-
tela da parte sua, abbiamo sostituito
l’attacco al seno con l’appoggio di una
Vuoi sottoporre una mano, generalmente solo per addor-
domanda ai nostri autori? mentarsi. Alla nascita della seconda,
Utilizza il form che la prima mi ha chiesto di nuovo il lat-
trovi all’indirizzo Cara Alessia, te e non ho avuto remore a ricomincia-
l’approccio migliore è senz’altro quel- re: siamo andate avanti per 3 o 4 mesi
posta.uppa.it oppure lo di usare delle storie che raccontano con un allattamento anche in tandem.
inquadra il QR code. casi analoghi in modo che le bambine Poi la più grande ha di nuovo smesso
entrino in contatto con una situazio- di bere il latte, ma continuava a volersi
ne particolare, ma che non le riguar- attaccare. L’ho assecondata per un po’,
da direttamente. Varrà la pena di cer- pensando che fosse giusto per lei, ma
care più storie con finali diversi, alcune la cosa per me era talmente fastidiosa
con un finale positivo e altre invece no. che alla fine era diventata una tortura
In questo modo, attraverso i raccon- per entrambe e mi sono detta che non
Selezioneremo le ti, entreranno in contatto con le emo- era giusto per me e non avrebbe gio-
zioni dei personaggi e le conosceranno. vato a lei (dato il mio stato d’animo).
domande più interessanti Rileggendo i libri più volte, commen- Ovviamente ci sono state proteste, ma
e risponderemo sulle tandoli, aggiungendo dei particolari, sembrava avesse capito, o se ne fos-
pagine di questa rubrica. delle possibilità o facendo riflettere le se fatta una ragione, e così per alcuni

68
POSTA & RISPOSTA

mesi. Adesso, in alcune situazioni di «MANGIA SOLO PASTA IN BIANCO!» riprendere a rispettare i fondamenti
difficoltà emotiva, ha ricominciato a dell’“alimentazione a richiesta” (AR o
chiedere il seno e non so cosa fare: da Salve, autosvezzamento), anche se nelle con-
una parte vorrei darglielo per poter- sono la mamma di un bambino di 30 dizioni attuali l’impegno sarà ben mag-
le offrire sicurezza, dall’altra temo che mesi. Ho letto tutti i libri di alimen- giore che in passato. Oggi dovrà con-
non sia sano (sia per me sia per lei) tazione complementare e autosvezza- frontarsi con tutte le paure relative a
tornare indietro. mento ma ho combinato un gran guaio. quel giudizio di crescita «stentata»,
Qualche consiglio? Ho allattato Dario, e lo allatto tutto- causa prima del suo «gran guaio»,
Grazie, ra, ma per via della sua crescita sten- osservazione forse fondata, e che non
Marina tata (sotto il terzo percentile, attual- posso né voglio discutere, ma che non
mente pesa 12 kg da circa un anno) ho doveva portare alla decisione di sov-
abbandonato l’autosvezzamento e, su vertire il modello di alimentazione che
consiglio del pediatra e per pressio- fino a quel momento, immagino, aveva
ni esterne, sono passata a quello “tra- garantito un buon rapporto del bambi-
dizionale”, ottenendo scarsi risultati: no con il cibo. Quale che sia la causa del
mi ritrovo con un bambino che non è suo rallentamento di crescita (per altro
curioso del cibo e non vuole assaggia- di grado lieve), non è forzando l’intro-
re nulla. Dopo aver raggiunto un note- duzione di alimenti non graditi che se
vole livello di stress durante i pasti, che ne esce.
Gentile Marina, si erano trasformati in lunghi tentativi In conclusione, da un lato, se c’è una
grazie per la sua preziosa domanda. L’al- di imboccare il piccolo, mi sono deci- patologia c’è bisogno di una diagno-
lattamento è una relazione, un modo di sa a lasciarlo libero. Adesso mangia da si e di un intervento terapeutico mira-
stare insieme, dare e ricevere, una con- solo, ma soltanto pasta con olio e for- to, dall’altro, e tanto più se la patolo-
nessione talmente intima che ormai le maggio. Non fa colazione, né meren- gia non c’è, tornate alla AR, con tutta la
maggiori società scientifiche lo racco- da, e ogni volta che provo a proporgli gradualità che vorrete ma senza ripen-
mandano «fino a quando mamma e altri cibi comincia a urlare. Non so più samenti e marce indietro. Quindi: non
bambino lo desiderano». Da questa frase cosa fare, come posso fargli mangiare offrite nulla al bambino, aspettate sem-
si evince che nessuno, dall’esterno, può qualcos’altro? pre che sia lui a chiedere quello che è in
dare un giudizio o decidere al posto dei Grazie, tavola per tutti, senza nessuna alter-
due protagonisti; saranno soltanto loro Marta nativa, mantenete un’atmosfera serena
a poter decidere quando è il momen- e partecipe dei (ri)sentimenti del pic-
to di terminare questo tipo di relazione colo. Tutto questo, per avere successo,
e passare a instaurarne un’altra. D’al- richiede un coinvolgimento e un accor-
tro canto la sua domanda mi permette di do convinto di tutti i componenti della
sottolineare ancora una volta che lo svi- famiglia. Datevi il tempo per riflettere e
luppo del bambino non procede sempre programmare le strategie necessarie, e
in avanti, secondo una linea retta, ma poi partite fiduciosi.
è fatto piuttosto di passi avanti segui-
ti da passi indietro (“regressioni”), per Lucio Piermarini, pediatra
poi lanciarsi ancora in avanti. Quindi in
definitiva si senta assolutamente libe- Gentile Marta,
ra e serena nella sua decisione, sia che inutile negare che il problema c’è, che è COMUNICARE CON SERENITÀ
scelga di terminare l’allattamento del- consistente e che va risolto, ma consi-
la sua prima bambina perché pensa sia deri che in questo compito lei parte con Gentilissimi,
arrivato al termine, sia se invece prefe- un grande vantaggio rispetto ad altre il mio bambino ha 2 mesi ed è nato con
risce assecondarla. mamme in situazioni simili. un’agenesia renale monolaterale: ha un
Cordiali saluti, In concreto, lei già sa cosa fare, aven- rene solo. So che è una condizione non
dolo fatto con successo nel primo infrequente, ma vorrei capire come
Natalia Camarda, pediatra anno di vita di suo figlio. Le basterà gestirla a livello psicologico. Prima o

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POSTA.UPPA.IT UPPA MAGAZINE 3/2021

poi dovrà sapere di avere qualcosa di necessarie, ed evitare che si struttu- per mano e mi porta fuori, chiudendosi
diverso che richiederà alcune atten- ri un’immagine di bambino “delicato”, dentro con lei. Lo fa gentilmente, sen-
zioni e qualche limitazione. Ma vorrei “fragile”, da trattare con precauzione: za capricci, però non capisco il moti-
che né lui né coloro che lo circondano i medici sportivi insistono nel raccon- vo di questo atteggiamento. Eppure
fossero influenzati o condizionati da tare che ragazzi monorene partecipano in passato, saltuariamente, si addor-
questa peculiarità. Inoltre, non vorrei regolarmente ad attività sportive anche mentava anche con me. Non nascon-
nemmeno che rimanesse traumatizza- a livello agonistico, proprio per evita- do la mia frustrazione, ma sono anche
to da tale informazione quando dovre- re che genitori o insegnanti poco infor- preoccupato perché tra qualche mese
mo comunicargliela. Come affronta- mati limitino l’attività fisica di questi nascerà un fratellino o una sorellina.
re questo aspetto con il bambino e chi bambini. Per ciò che riguarda le persone La mamma non potrà certo continuare
lo circonda? Quando parlarne? Quanto estranee alla famiglia, parlare di questa a portarlo a letto ogni sera... Io voglio
e con chi condividere l’informazione? caratteristica dipende esclusivamente aiutarla, ma il bambino non me lo per-
Cordialmente, da quello che è il loro compito rispet- mette. Alcune sere l’ho accompagna-
Ambra to al bambino: se servono attenzio- to a letto anche contro il suo volere: ha
ni particolari nell’alimentazione biso- pianto quindici minuti, poi si è addor-
gnerà informare educatrici e insegnanti mentato. Preferirei tuttavia trovare un
delle esigenze del piccolo – ad esem- metodo diverso. Spero in un vostro aiu-
pio la necessità di bere regolarmen- to o “trucchetto”.
te acqua durante il giorno, e di anda- Vi ringrazio,
re a fare pipì tutte le volte che deve –, Alex
ma sempre presentando la situazione
come una caratteristica e non come una
“malattia”. Questo aiuterà il bambino
Carissima, a includere senza traumi la sua condi-
mi sembra che stia affrontando la situa- zione nell’immagine di sé, e a diventare
zione nel modo migliore: non si tratta consapevole e responsabile nel mante-
né di un segreto preoccupante o minac- nere le dovute precauzioni anche quan-
cioso, né di un’informazione da dare do sarà più autonomo.
senza le dovute attenzioni; è una carat-
teristica del bambino, che richiede alcu- Silvana Quadrino, psicologa Gentile papà Alex,
ne premure, ma non più di quelle dav- e psicoterapeuta a volte ci poniamo delle domande e,
vero necessarie. Per quanto riguarda quando abbiamo trovato le risposte,
il piccolo, la cosa migliore sarà potersi non servono più. I bambini, infatti, spe-
appoggiare a un pediatra di fiducia che ADDORMENTARSI CON IL PAPÀ cialmente quelli piccoli, attraversano
la affianchi sia nelle scelte di compor- delle fasi (con tutto il vissuto emotivo
tamento, alimentazione e via dicendo, Buongiorno Uppa, che le accompagna) alle quali reagisco-
sia nel parlare al bambino del suo “rene sono il papà di un bimbo di quasi 3 anni no cercando nell’ambiente e negli adul-
solitario”. La consapevolezza di avere che da qualche mese non vuole assolu- ti ciò che li può aiutare, individuando le
una particolarità dovrà far parte di tut- tamente dormire con me. Vuole solo la soluzioni più semplici.
ti i discorsi sullo “stare bene” che geni- mamma e non capisco perché. Ho letto La mamma con il pancione è certamen-
tori e pediatra fanno abitualmente con in un numero precedente un problema te un elemento che può destabilizzare i
ogni bambino: non una “rivelazione”, simile al mio ma, a differenza dell’altra fratelli (soprattutto quando sono picco-
insomma, ma un processo di educazio- famiglia, io faccio con lui le stesse cose li come il suo) e probabilmente il bam-
ne alla salute che non riguarderà solo il che fa la mamma: lo porto all’asilo e al bino, senza essere totalmente consa-
suo rene ma tutta la sua crescita sana. parco, giochiamo sul tappeto in casa... pevole del perché, avverte l’esigenza di
Per voi genitori e per le persone che e il bambino è felice di stare con me. chiamare a sé la mamma il più possibi-
partecipano alla vita familiare – non- Al momento di andare a dormire, però, le. Suo figlio, mi sembra, si sta compor-
ni, zii, baby-sitter – è importante avere lui dice che vuole la mamma. Se andia- tando come uno scoiattolino che, alle
chiaro quali attenzioni sono veramente mo in camera tutti insieme, mi prende porte dell’inverno, vuole fare “scorta”

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POSTA & RISPOSTA

di mamma! Spesso, prima e meglio difficoltà. Mi chiedo però se sia nor-


si risponde alle richieste dei bambini, male avere un sonno così agitato.

PREMIO
prima il bisogno che nascondono vie- Grazie,
ne soddisfatto. Ovviamente, quando la Marta

PANIZON
mamma non è disponibile, c’è il papà:
in questo caso non si può fare altrimen-
ti e non vi è ragione di “scusarsi”. Si
cercherà di essere un “addormentatore
seducente”, gentile e assertivo, in modo per l’infanzia
da poter “competere” con la mamma.
La forza e la competenza dei bambini non
andrebbe mai sottovalutata, di frequen-
te ci stupiscono mostrando una maturità
che non credevamo avessero. Cosa suc- Gentile signora Marta,
cederà alla nascita del fratello nessuno quella di avvolgere i bambini appena
lo può sapere, ma sarà certamente un’e- nati è una tecnica molto utilizzata negli
sperienza intensa e tutta da vivere. ospedali dopo la nascita perché ripro-
Un caro saluto, duce la sensazione di contenimento Per celebrare il ventennale
tipica dell’utero materno e dà ai picco- dalla fondazione, Uppa, in
Annalisa Perino, li un senso di sicurezza. Non c’è nulla di collaborazione con i partner
pedagogista montessoriana male nel continuare a far ricorso a que- di progetto, ha istituito un
sta modalità, che la sua bambina sem-
Premio rivolto alle case editrici
e agli illustratori, con la finalità
bra apprezzare molto.
di selezionare e promuovere
SONNO E CONTENIMENTO Quanto al sonno “agitato”, ognuno di
le opere più rilevanti e di maggior
noi è differente: c’è chi si muove tanto qualità nel panorama editoriale
Cara Uppa, e chi invece non cambia mai posizione, nazionale rivolto ai bambini,
sono la mamma di una neonata di 4 ma questo non è indice di qualcosa che con particolare attenzione agli
mesi che allatto a richiesta. Fin dal- non va; spesso si tratta solo di abitudi- aspetti visuali e educativi.
le prime settimane di vita ho avu- ne o di caratteristiche personali. Consi-
to l’abitudine di fasciare la bambi- deri che nel caso della sua piccola il con-
L’opera vincitrice della categoria
na con un telo per favorirne il sonno. tenimento ha evidentemente un effetto
“Miglior albo illustrato” è
Grazie a questa procedura la picco- di “consolazione”: infatti, poiché i cicli Il gallinario di Barbara Sandri,
la dorme molte ore per notte indistur- di sonno dei neonati sono molto bre- Francesco Giubbilini e Camilla
bata, anche cinque o sei consecutive; vi, è probabile che la bambina si svegli Pintonato, edito da Quinto Quarto.
se così non facessi avrebbe continui nell’arco di quelle cinque o sei ore, ma La lista degli altri nove titoli a cui
risvegli e un sonno molto agitato, con sentendosi a suo agio si “autoconsola” e la giuria ha assegnato la menzione
movimenti repentini di braccia e gam- ricomincia subito a dormire. In assenza speciale di “Albo imperdibile”
be. Avevo visto usare questa tecnica del contenimento, invece, tende a muo- è consultabile alla pagina
in ospedale alla nascita della mia pri- versi di più. www.uppa.it/premiopanizon.
ma figlia (che adesso ha 4 anni) e con Quello che può fare, in vista della cre-
lei l’avevo utilizzata per circa 8 setti- scita, è passare poco alla volta dal telo Per la categoria “Migliore storia
mane, poi, autonomamente, aveva ini- a spazi che le garantiscano ancora un illustrata” il premio non è stato
ziato a dormire serenamente. Adesso, contenimento, ma siano a mano a mano assegnato poiché nessuna delle
con la seconda figlia, non so se sia un più ampi, in modo da abituarsi secondo opere candidate si è distinta
bene o un male continuare con que- i suoi tempi. Ogni bambino è differente, per l’approccio con cui ha
sta procedura. Premetto che la utiliz- anche nel sonno! affrontato il tema del concorso
(“L’imprevisto e l’imprevedibile”).
zo solo per il sonno notturno, durante Saluti,
il giorno il fatto che abbia fasi di son-
no meno durature non mi crea alcuna Sara Lanzini, psicologa perinatale

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Sul prossimo numero
Dossier I Disturbi Specifici dell’Apprendimento
Direttore Responsabile
Dalla diagnosi all’intervento: cosa sono i DSA e come affrontarli Sergio Conti Nibali

CEO

Speciale Regole e limiti Lorenzo Calia

Comitato scientifico
Imparare a obbedire… e a trasgredire, per crescere in autonomia Chiara Borgia (vicedirettrice), Stefania Manetti,
Paolo Moretti, Gherardo Rapisardi,
Elena Ravazzolo, Laura Reali, Silvana Quadrino

Medicina Redazione
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NASCERE Marketing, sviluppo e abbonamenti


Lorenzo Besson, Daniela Mantuano, Giulia Basili,
I batteri “buoni” trasmessi con l’allattamento | L’ansia in gravidanza Mariasole Gallina, Andrea Polverino

Progetto grafico
COSA C’È DI VERO Claudia Lo Giudice

Ritardare l’introduzione di alcuni cibi limita il rischio di allergie? Art direction


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TUTTI A TAVOLA! Illustrazioni copertina e Dossier


Alberto Casagrande
Merende smart: preparare spuntini sani e gustosi senza essere chef
Illustrazioni sezioni Mente e Medicina
Nico189
SCIENZA E SOCIETÀ
Illustrazioni Speciale
L’obbligo vaccinale, tra passato e presente Carol Rollo

Mente
Illustrazioni sezione Educazione
Daniele Simonelli

Ritratti
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LO SPAZIO DELLA MENTE
Distacchi: una palestra per l’autonomia Edizioni
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DI GIOCO IN GIOCO
«Facciamo come se...»: il gioco simbolico Questo numero è stato chiuso in redazione il 22 maggio 2021
Imbustato con pellicola compostabile

Rubriche
POTERE ALLE PAROLE
Il linguaggio di genere e la sua promozione nell’infanzia La vita è complessa; fare i genitori, o i nonni,
o gli insegnanti, o i pediatri è anche complesso.
Però, è la cosa più bella del mondo: siamo
LA BUSSOLA alle radici della vita.

Avvicinare i bambini alla Storia attraverso le storie Franco Panizon

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Per crescere un bambino Guida alla merenda
ideale con oltre
c’è bisogno di idee. sessanta ricette
per ogni occasione

Abbiamo raccolto le 100 idee più importanti su sviluppo, linguaggio,


sonno, alimentazione e tanto altro.
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al futuro con occhi diversi. perché se c’è un momento della giornata che tutti i bambini aspettano con gioia, è proprio l’ora della
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scegliere gli alimenti migliori in base ai gusti e alle esigenze di ogni bambino. Che sia dolce o salata, la
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È ora di mettersi
in cammino,
buon viaggio!

Uppa magazine - Bimestrale. Poste italiane s.p.a. - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n° 46), art. 1, comma 1, LO /MI - ISSN 2038-5986

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Esami e cure inutili Riti e “manie” nell’infanzia Fratelli e sorelle
dagli autori di UPPA, con informazioni, approfondimenti e consigli per vivere dell’infanzia
I rischi di una medicina Come affrontare le piccole Alla scoperta di un legame fatto
il viaggio in sicurezza e come esperienza formativa. È ora di mettersi in cammino! ANNO XXI
NUMERO 3/2021
basata sull’idea che “fare di più” manie, i rituali fissi e i gesti di somiglianze e differenze,
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