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I LIVELLI DELLA CONOSCENZA : Siccome Aristotele ci dice che esiste un piano dell’essere , e tutto

quanto esiste e può essere conosciuto pienamente , sviluppa una teoria dei livelli della conoscenza
diversa da quella di Platone, partendo dal presupposto che per natura tutti gli uomini aspirano alla
conoscenza, non solo i filosofi. Tuttavia i livelli della conoscenza sono molteplici che non
dipendono dagli oggetti conosciuti, ma dal tipo di conoscenza approfondita. Partendo dalle forme
inferiori salendo a quelli superiori troviamo la sensazione , la memoria e l’esperienza:
- sensazione : è la conoscenza che hanno sia uomini e animali e proviene dai 5 sensi ed è
sempre relativa ad un oggetto o ad un evento specifico che capita di fronte ai miei occhi
(che sono di fronte a me )
- memoria : è il conservare nella nostra mente , ovvero è il ricordo di un oggetto o evento
particolare a cui ho assistito e che ora non è più di fronte a me, anche questa forma di
conoscenza c’è l’hanno sia uomini che animali
- l'esperienza : questa forma c’è l’hanno solo gli uomini ,è una forma di conoscenza
generale, quindi che non riguarda un oggetto o un evento specifico ma è una conoscenza
di tipo generale che è la somma di tante conoscenze specifiche. È quella che noi
chiamiamo conoscenza induttiva o riduzione , da tanti casi specifici che avvengono più o
meno nello stesso modo io ricavo una regola generale. Noi facciamo un ragionamento di
tipo induttivo quando vogliamo sostenere una tesi e per sostenerla portiamo tanti fatti che
ritengono a sostenere quello che voglio dire
Queste forme inferiori di conoscenza non sono di tipo scientifico perché si limitano a dirmi il
“cosa” ovvero come una cosa è fatta o come un fenomeno accade, ma non il perché.
La spiegazione del perché è quindi delle conoscenze scientifiche .
La spiegazione delle cause è propria della conoscenza scientifica , ovvero ciò che caratterizza la
conoscenza scientifica è la conoscenza delle cause dei fenomeni (la conoscenza del perché) .
All’interno della conoscenza scientifica abbiamo due livelli uno che è intermedio e uno che è
superiore . Al livello intermedio Aristotele colloca : le tecniche che sono tutti quei saperi di tipo
scientifico ovvero che sanno spiegare il perché degli oggetti/ fenomeni che studiano , ma che
hanno come finalità quello di produrre un risultato o introdurre un oggetto (medicina , sa spiegare
il perché dei fenomeni che studia, perché mi ammalo ). Il vero sapere scientifico supremo e
superiore è quello che lui chiama la SOPHIA (sapienza) o filosofia , questo livello è una conoscenza
di tipo scientifico perché è conoscenza di causa ma ha come obiettivo solamente quello di
espandere i confini del sapere non ha come finalità l’utilità pratica ma solo l’espansione della
conoscenza.
LA CLASSIFICAZIONE DELLE SCIENZE
Le scienze per Aristotele sono tante non c’è ne una sola e per questo le classifica .
Dato che per Aristotele la conoscenza scientifica è conoscenza di causa , si suddividono due grandi
classi di scienze , quelle che hanno come oggetto il necessario e quelle che hanno come oggetto il
possibile
- Le scienze che hanno come oggetto il necessario (è ciò che capita sempre o quasi sempre
nello stesso modo) , ovvero sono quei fenomeni che avvengono con una regolarità totale
(il cambio dal dì alla sera, la combustione ecc. ) Nell’ambito del necessario rientrano tutti i
fenomeni naturali del mondo fisico che avvengono sempre o quasi sempre nello stesso
modo che vengono chiamati fenomeni di tipo necessario
- Le scienze che hanno come oggetto il possibile (ciò che può avvenire in un modo o in modi
diversi) quindi nell’ambito del possibile rientrano le reazioni umani che possono accadere
in un moto ma anche un altro
Oltre alla ricerca della natura nella categoria del possibile rientrano le azioni degli umani ,anche gli
uomini associati ovvero quando vivono insieme in una forma politica non sempre si governano
nello stesso modo , ci sono poleis che si governano in un modo e altre in un altro. Nessuna delle
forme di governo nasce in maniera causale pero sono comunque diverse le une dalle altre .
Le scienze del necessario vengono chiamate teoretiche che hanno un obiettivo puramente
teorico, di conoscenza infatti la loro finalità è pienamente e puramente conoscitiva. Queste
scienze si collegano al livello della SOPHIA.
Per quanto riguarda le scienze che hanno come oggetto il possibile hanno al loro interno due sotto
categorie che sono :
- le scienze pratiche : studiano l’azione del singolo ovvero l’etica o l’azione degli uomini
associati quindi la politica , la loro finalità non è puramente conoscitiva ma solo di
migliorare la condotta del singolo e cercare di capire quale sia la forma di vita politica
migliore per gli uomini , quindi un obiettivo conoscitivo e migliorativo ( conoscere quale sia
la virtù , le diverse forme di governo ) queste scienze si collocano ad un livello inferiore di
SOPHIA perché la loro finalità non è pienamente conoscitiva
- le scienze poietiche : sono le tecniche perché hanno come oggetto il possibile (ciò che può
accadere in un modo ma anche in altri), hanno come obiettivo quello di produrre qualcosa
di materiali oppure di manipolare e migliorare qualcosa che già esiste (medicina , manipola
il corpo per produrre e procreare la salute), rientrano pure le arti (pittura , letteratura,
scultura ) possono essere conosciute e fanno parte delle scienze poietiche .
Le conoscenze teoretiche che sono quelle superiori che appartengono pienamente alla SOPHIA ,
secondo Aristotele le scienze teoretiche sono 3 ,:
- la filosofia prima : si occupa di ontologia ovvero lo studio dei tratti dell’esser (l’essere in
quanto essere ) ma anche dello studio di Dio e della sostanza sovrasensibile che si collega
alla METAFISICA . Quindi nella filosofia prima ritroviamo sia temi di tipo ontologico cioè
relative allo studio delle caratteristiche generali dell’essere sia tematiche di tipo metafisico
cioè studio di entità che sono aldilà della conoscenza dell’ essere , su questo unico piano
dell’essere ci sono delle aree che nono sono conoscibile dai sensi rientrano nell’ambito di
sostanze sovrasensibile che noi possiamo concepire con il ragionamento ma non possiamo
veder pienamente con i sensi
- fisica : studia l’essere in quanto è dotato di movimento , con movimento non solo si
intende quello fisico ma anche il divenire il fatto che le cose cambiano perché la materia si
muove e cambia ,quindi si occupa degli essere dotati di movimento spaziale ma anche il
mutamento in quest’ambito rientra lo studio delle caratteristiche generali del movimento
ma anche lo studio delle caratteristiche materiali sia delle entità non viventi che viventi
- matematica : studia l’essere sotto il profilo della quantità cioè dato un oggetto possiamo
ricavare alcune caratteristiche quantitative (area, peso,) che possono essere studiate dalla
matematica .Secondo Aristotele gli enti matematici non hanno una esistenza autonoma
indipendente , ma sono ricavabili per astrazione dagli oggetti del mondo fisico , mentre per
Platone gli enti matematici appartenevano al mondo delle idee quindi avevano
un’esistenza assoluta e separata sia da noi che le pensiamo e anche le cose .

LA FILOSOFIA PRIMA : si occupa di temi ontologici e della metafisica di queste tematiche


Aristotele ce ne parla in un opera intitolata la metafisica che ci pone varie problematiche , la prima
è il fatto che nella filosofia tratti soprattutto di tematiche ontologiche. Questo titolo non è stato
elaborato da Aristotele perché le opere aristoteliche sono basate su appunti che adoperava a
lezione e che sono stati organizzati dopo la sua morte in delle opere , colui che ha pubblicato la
metafisica nella forma in cui la troviamo noi è Andronico da Rodi che è vissuto due secoli dopo
Aristotele. Non c’è comunque nessuna sicurezza che sia stato Andronico a darle quel nome, fatto sta che
lui fu la persona che raccolse tutti gli scritti La filosofia prima si occupa di studiare quattro argomenti,
ovvero le quattro definizioni di questa disciplina.

23-04 PRIMA DEFINIZIONE ->LE CAUSE E I PRINCIPI PRIMI :


La metafisica studia le cause e i principi primi che sono quelle categorie e gruppi fondamentali di
cause che tutte quante le cose hanno in comune . Per Aristotele la causa è tutto ciò che condiziona
le cose in modo determinante ,e quindi non semplicemente ciò che determina un effetto ma
tutto ciò che è essenziale al fatto che una cosa sia in un certo modo ,se io tolgo una causa la cosa
non è più quella che e viene meno.
Aristotele individua 4 tipologie di cause:
- CAUSA MATERIALE : risponde alla domanda che cosa compone una certa cosa? Quindi
tutte quante le cose possiedono e sono fatte di materia , questa causa ci dice il ciò di cui
una cosa è fatta

- CAUSA FORMALE: è la forma o la struttura della cosa, questa causa mi dice come una cosa
è fatta e in che modo è organizzata la materia , risponde alla domanda di Socrate per la
ricerca della definizione (che cos’è?, com’è fatta la cosa?)

- CAUSA EFFICIENTE: è ciò che fa sì che una determinata materia assuma una certa forma
quindi la causa efficiente e l’agente che produce la cosa (albero->seme, neonato->genitore)

- CAUSA FINALE: per Aristotele la più importante è il fine, lo scopo/obiettivo per cui
ciascuna cosa , si sviluppa e cresce , risponde alla domanda fine della cosa qual è il suo
scopo , a che cosa serve? (penna->scrivere, sole->illuminare, calore pesce->nutrimento per
uomo o altri esseri viventi, albero->ossigeno)

Tutte le cose secondo Aristotele condividono queste 4 tipologie di cause e sono queste 4 cause
che fanno si che ciascuna cosa sia com’è , questo riguarda sia le sostanze artificiali prodotti
dall'uomo sia le sostanze naturali che crescono spontaneamente. Per Aristotele ogni cosa che
esiste ha un fine e uno scopo che è assolutamente importante come le altre cause quindi nulla
esiste effettivamente per caso a suo giudizio

26-04 _ LA SECONDA DEFINIZIONE , SCIENZE DELL’ESSERE IN QUANTO ESSERE: ovvero la


disciplina che studia tutte le cose che sono nei loro tratti generalissimi che tutte quante le cose
possiedono per il solo fatto di esistere -> studio ontologico . Aristotele pensa che ci sia continuità
tra ciò che pensiamo e ciò che vediamo nella realtà, perché se ragionassimo correttamente il
nostro pensiero rispecchierebbe la realtà . Quindi secondo lui se io vado ad indagare il linguaggio
cioè il modo in cui noi parliamo e ci esprimiamo posso capire diverse cose della struttura della
realtà , perché la parola riproduce il nostro pensiero. Il verbo “essere” ha diversi significati
secondo Aristotele: se prendiamo il soggetto di una frase, su di esso possiamo porre diverse
domande ma le risposte avranno sempre diversi significati che non coincidono tra di loro. Tutti
questi sono i diversi significati dell’essere, raggruppati in 10 categorie (gruppi di predicati dello
stesso tipo).

1) sostanza

2) qualità
3) quantità

4) relazione

5) luogo

6)  tempo

7) avere (essere in possesso di qualcosa)

8) agire (fare un’azione)

9) subire (ricevere un’azione)

Se viene a mancare la categoria di sostanza vengono a mancare anche le altre categorie , quindi la sostanza
è la categoria primaria perché è l'unica che ha una sussistenza autonoma (che esiste da sola fra le 10
categoria). Tutte le altre categorie si appoggiano alla prima , quindi presuppongono l'esistenza della
sostanza . Nessuna categoria può essere eliminata, dal momento che se c’è la sostanza ci sono tutte le altre

Che cos’è sostanza?_ In greco la sostanza è “tode ti” = questa cosa qua. È tutto ciò che esiste di concreto e
che può essere individuato singolarmente. Sostanza è ciò che esiste di per sé senza avere bisogno di altro
per esistere. Le sostanze primo o individuali , se noi vogliamo studiare che cos’è l'essere ci dobbiamo
concentrare sulla domanda che cos’è la sostanza .

_TERZA DEFINIZIONE _ FILOSOFIA PRIMA COME SCIENZA DELLA SOSTANZA ->categoria principale

CHE COS’È LA SOSTANZA IN GENERALE? QUALI GENERI DI SOSTANZE ESISTONO?

La sostanza è un sinolo (in greco , legame indissolubile )di materia e forma (di causa materiale e formale)
perché la materia ciò di cui sono fatte le cose ma ogni cosa ha una certa forma/struttura. Secondo
Aristotele è un insieme indissolubile perché non si può separare la forma dalla materia. La materia è un
elemento passivo quindi è una componente indeterminante nel senso che la materia può essere
individuata in vari modi , la forma invece è la struttura ciò che fa sì che la cosa sia fatta così quindi è un
elemento attivo perché la determina. da un certo punto di vista la sostanza è prioritariamente forma, ma
da un altro punto di vista la forma deve essere incarnata in una materia perché la forma pura non esiste.

La forma è un elemento attivo di tipo determinante e la forma che fa sì che ciascuna sostanza sia quella che
è e che sia diversa dalle altre.

alla domanda che cos'è la sostanza ? Aristotele risponde che da una certa prospettiva la sostanza è sempre
un'unione indissolubile di materia e di forma , perché se la materia viene meno la forma non può essere
sussistere (se non c'è una materia che la ospita e che l' accoglie) se cambiamo però prospettiva Aristotele ci
dice che dobbiamo dire che la sostanza è prioritariamente forma perché è ciò che distingue una sostanza da
un'altra. In relazione al concetto di sostanza Aristotele introduce due concetti nuovi che sono quelli di
potenza e di atto per parlare delle relazioni tra la materia e forma . Spiegano le relazioni tra la materia la
forma di una sostanza e spiegano anche il divenire delle sostanze ovvero il fatto che le singole sostanze
non rimangono sempre uguali a se stesse ma nel tempo mutano.

- Concetto di potenza : per potenza Aristotele ci dice che è la possibilità da parte di una certa
sostanza di assumere una determinata forma cioè ogni materia ma in generale ogni sostanza può
assumere una forma determinata = ciò che una sostanza può diventare
- L’essere in atto : é la realizzazione compiuta delle potenzialità di una certa sostanza
Ciascuna sostanza possiede in sé e per se diverse potenzialità che si realizzano nel momento in cui
passano al lato . Potenza e atto sono due forme dell'essere , 2 aspetti diversi dell'essere che spiegano il
divenire . in generale ci dice Aristotele che si ha un cambiamento ogni volta che una certa sostanza passa
dall'essere impotenza all’essere in atto. Il mutamento per Aristotele altro non è che il passaggio dalla
potenza all’atto . Tra materia e forma , potenza e atto noi possiamo individuare dei nessi logici , perché la
materia che nel sinolo è l’ elemento indeterminato e passivo che può assumere forme ed all’interno della
sostanza è affine alla potenza ovvero che il concetto di materia è molto simile al concetto di potenza ,
perché ogni sostanza ha diverse potenzialità ma principalmente perché è fatta di materia e quindi può
assumere forme diverse anche se non tutte. Allo stesso modo la forma è quell’elemento più vicino all’atto
rispetto alla materia. Tra l’essere in potenza e l’essere in atto, secondo Aristotele l’essere in atto è più
importante e ha maggior perfezione, proprio come la forma nella sostanza ha una priorità sulla materia.

QUARTA DEFINIZIONE Aristotele introduce il concetto di Dio come la prima causa che determina il
movimento di tutto quanto l’universo.

FISICA : si occupa dello studio delle sostanze in quanto dotate di moviemnto , ovvero

La fisica si occupa dello studio delle sostanze in quanto dotate di movimento, ovvero qualunque tipo di
cambiamento che può essere sia di posizione ma anche di mutamento. Aristotele classifica quattro tipi di
mutamento:

1.  Mutamento sostanziale: il nascere ed il perire delle cose

2. Mutamento qualitativo: cambiamento della qualità delle cose

3. Mutamento quantitativo: l’accrescimento o la diminuzione della materia delle cose

4. Mutamento locale: il movimento nello spazio, spostamento vero e proprio di materia

I primi tre tipi di mutamento possono essere ricondotti al mutamento locale.

10/05 _ LA STRUTTURA DELL’UNIVERSO ARISTOTELICO_


La descrizione dell’universo che fa nell’opera “La Fisica” viene percepita, prima dalla cultura pagana e dopo
da quella cristiana, come la definizione scientifica ed esatta della posizione della terra nello spazio e delle
regole che determinano il movimento dei corpi in esso fino alla rivoluzione scientifica tra 1600 e 1500. La
sua fisica è qualitativa, ossia si basa sulla qualità delle cose, ciò che vediamo.
Questo modello, chiamato Aristotelico-Tolemaico, sostiene il geocentrismo ovvero la centralità della terra
nell’universo ed è compatibile con quanto scritto nella Bibbia e nei testi sacri.
L’universo Aristotelico è sferico, finito (al di fuori non c’è nulla), al centro dell’universo si trova la terra e
tutti i pianeti e gli astri ruotano intorno ad essa.
In questo universo possiamo distinguere due regioni con caratteristiche di tipo fisico diverse:

1)  Mondo sublunare: la regione della terra, dove stanno gli uomini

2)  Mondo celeste: la regione dove stanno gli astri

Le leggi fisiche che vigono nel nostro mondo e nei corpi celesti sono diverse e anche la materia di cui sono
fatte le sostanze terrestri è diversa da quella dei corpi celesti.

MONDO SUBLUNARE: è la regione compresa tra il cielo della luna e la terra, che si trova al di sotto della
luna.
In questo mondo sono presenti i fenomeni della nascita, corruzione e morte.
Tutte le sostanze di questo mondo sono formate dai quattro elementi di Empedocle (acqua, aria, terra,
fuoco), con la differenza che possono trasformarsi l’uno nell’altro.

Questi elementi si distinguono per il loro peso: la terra è l’elemento più pesante perché è più denso,
mentre il fuoco è più leggero perché è più rarefatto, nel mezzo troviamo l’acqua e l’aria.

Aristotele sostiene nella “DOTTRINA DEI LUOGHI NATURALI” che ciascuno dei quattro elementi tende a
muoversi naturalmente in una certa direzione che viene determinata dal suo peso: gli elementi più pesanti
e densi tenderanno ad andare verso il basso, perché sono fatti di terra, mentre quelli più leggeri e rarefatti
tenderanno ad andare verso l’alto, perché fatti anche di aria e di fuoco, in base al loro peso specifico.
Ci sono tre conseguenze a partire dalla posizione dei quattro elementi:

 -  Geocentrismo: la terra tende ad andare verso il centro perché l’universo è sferico, così gli
elementi tendono a disporsi attorno ad essa, verso l’alto.

 -  Unicità della terra: se esistessero due terre entrambe tenderebbero ad andare verso il centro,
rischiando di scontrarsi.

 -  Universo finito: in uno spazio infinito non esiste un centro quindi, se la terra si trova nel mezzo
dell’universo, esso deve per forza essere finito.

Il mondo celeste è formato da sfere concentriche (55) al cui interno sono incastonati i pianeti, e che
in ordine dalla più interna alla più esterna sono: luna, sole, pianeti, stelle fisse (il limite
dell’universo). Queste sfere sono fatte di una materia cristallina chiamata Etere o Quinta Essenza,
ed è diversa da quella dei quattro elementi perché incorruttibile, ovvero non perisce. Infatti gli astri
sono perenni e non subiscono nessun mutamento, tranne il movimento circolare uniforme, ovvero
un movimento a velocità costante di tipo circolare che viene avviato dal cielo delle stelle fisse e che
in modo meccanico viene trasferito a quelli più interni.

Rapporti tra mondo celeste e sublunare: se non ci fosse il movimento circolare degli astri non vi
sarebbero i fenomeni che determinano la vita sulla terra, come per esempio il passaggio dal dì alla
notte.

Causa del moto delle stelle fisse: Dio è colui che muove il cielo più esterno come motore immobile,
ovvero senza essere mosso da altro e senza muoversi lui stesso.
Dato che non si può risalire all’infinito nella catena delle cause del movimento, non può esserci
un’altra causa da cui esso dipenda se non Dio, che ne è quindi la causa finale/prima. Dio è sostanza
immateriale, quindi non è fatto di materia;

Dio è puro atto, cioè non contiene l’essere in potenza, perché la potenzialità ha due contrari, il fare
e il non fare. Dio non la contiene perché se fosse così potrebbe decidere di fermare il movimento
della terra da un momento all’altro, cosa che non accade.
Da queste due affermazioni ricaviamo il concetto che Dio non può muovere come causa efficiente
perché sennò provocherebbe contatto.

Inoltre Dio non può muoversi perché il movimento prevede l’essere in potenza, ma essendo che
Dio è puro atto deve escluderlo.
Dio è l’oggetto del desiderio del primo cielo che tende a raggiungerlo perché attratto da lui, ma
siccome l’universo è sferico il movimento si traduce in circolare.
L’attività̀ di Dio consiste nel pensiero, ragionamento e conoscenza.
Egli pensa a sé stesso anche in quanto essere maggiormente perfetto agli altri, perché se pensasse
a qualcosa di diverso dipenderebbe dal contenuto di quel pensiero, quindi da altro.

14-05 : La parte di filosofia che si occupa dello studio dell’anima viene chiamata la psicologia
Quando parliamo di psicologia in riferimento alla filosofia antica ci riferiamo allo studio dell’anima
perché pyshe in greco significa anima , logos (discorso) quindi psicologia=studio sul anima.

Aristotele parte dandoci una definizione di anima diversa da quella di Platone perché secondo
Aristotele l’anima è il passare all’atto di un corpo che ha la vita in potenza.
CORPO : secondo Aristotele esistono 2 categorie di corpo :
- corpi organici: sono quei corpi che possono ospitare una vita e sono composti da parti
riconoscibili che sono gli organi questi ultimi sono ciò che rendono possibile la vita
- corpi inorganici(sasso, terra , acqua ecc.): quando un corpo inorganico acquisisce la vita
passa all’atto ovvero la potenzialità che ha di essere vivo viene compiuta e realizzata in
questo momento il corpo diviene animato e quindi acquisisce l’anima
secondo Aristotele : se io prendo un sasso non posso identificare delle parti che svolgono delle
determinate funzioni mentre se prendo l’uomo(denti, stomaco ) che invece lo fanno
Il rapporto che c’è tra corpo e anima è lo stesso che c’è tra la materia e la forma di una sostanza ,
quindi non si può separare il loro rapporto perché l’anima è come se fosse l’atto di un corpo
organico. Invece per Platone anima e corpo erano 2 principi separati , l’anima principio immortale
e immateriale affine alle idee mentre il corpo principio materiale e mortale
Per Aristotele corpo e anima sono come due facce di una stessa medaglia cioè l’essere vivente.
L’anima non è una sostanza immateriale ma è atto ,finché il corpo è vivente c’è è presente quando
il corpo non è più vivente è una condizione che non abbiamo più quindi l’anima è come se fosse la
condizione di un corpo che è vivo.
Siccome l’anima dipende dal corpo organico c’è una sorta di parallelismo tra i mutamenti che
avvengono fisiologico (nel corpo) e i quelli che avvengono nell’anima . L’anima svolge diverse
funzioni e a esse corrispondono dei cambiamenti del corpo. Secondo Aristotele se l’anima è la
forma del corpo ad ogni funzione dell’anima corrispondono dei mutamenti fisiologi del corpo
Le funzioni dell’anima : l’anima è una condizione che tutti quanti i viventi possiedono tutti quanti i
viventi in quanto tali sono dotati di anima . Tuttavia non tutti i viventi possiedono le stesse funzioni
di anima.
La funzione che tutti gli esseri viventi (dall’archeobatteri fino all’uomo) condividono è quella
vegetativa che corrisponde a tutte le funzioni biologiche essenziali (nutrimento, riproduzione,
respirazione, crescita degli organismi) nel nostro caso (respirazione , battito cardiaco) invece per
esempio l’albero (fotosintesi clorofilliana)
La seconda funzione che solo gli animali possiedono è quella della sensazione e del movimento
che viene chiamata sensitiva cioè è la funzione dell’anima che permette la percezione sensibile
attraverso i 5 sensi e anche il movimento cioè gli animali si muovono a differenza delle piante
perché sono in grado di percepire e perché hanno la funzione sensitiva
L’uomo che è animale razionale possiede anche una terza funzione oltre le prime 2 ovvero la
funzione intellettiva . Secondo Aristotele l’uomo è un animale però è dotato di ragione è l’unico
animale dotato dalla capacità di ragionare. La facoltà intellettiva consiste nel conoscere ovvero che
solo l’uomo possiede forme di conoscenza universale e anche la deliberazione che è il prendere
delle decisioni che sono legati a seguito di un ragionamento.
L’ultima funzione riguarda la funzione dell’anima e della conoscenza.
COME CONOSCE L’UOMO?
La conoscenza parte dalla sensazione ma esiste una facoltà che si chiama l’immaginazione che è
una facoltà dell’anima che si trova in una posizione intermedia tra l’anima sensitiva e quella
intellettiva. L’immaginazione è quella facoltà di produrre immagini o rappresentazioni mentali
Secondo Aristotele agendo sulle immagini mentali che noi produciamo la facoltà intellettiva è
capace di tirare fuori la forma e di renderla un concetto

Di tutte le sostanze noi attraverso la funzione intellettiva dell’anima possiamo ricavare/estrapolare


un concetto finché noi non abbiamo fatto questa operazione il concetto rimane in potenza non è
passato all’ atto . Il problema che si pone è spiegare qual è quella molla che fa si che il mio
intelletto potenzialmente può tirare fuori quella forma effettivamente lo faccia passando all’atto. Il
problema che si pone è cos’è che fa scattare nel nostro intelletto la capacità ad un certo momento
di tirare fuori il concetto dall’immaginazione
L’INTELLETO PASSIVO(in potenza) : è quella condizione del nostro intelletto in cui quest’ultimo
non ha ancora operato l’estrazione della forma a partire dall’immagine mentale su cui sta
operando e quindi non ha ancora operato che permette di trasformare la forma in concetto in
forma intellegibile in senso di conoscibile dell’intelletto stesso. L’intelletto passa all’atto e quindi
diviene intelletto attivo nel momento in cui compie questa operazione ed estrapola l’immagine
mentale la forma trasformandola in concetto che diviene un concetto universale valide per tutti
quanti. Secondo Aristotele quando l’intelletto passa all’atto e diviene intelletto attivo è in grado di
concettualizzare le forme che sono presenti nelle sostanze e quindi la definizione che intelletto ci
porta è vera per tutti quanti perché si basa sulla forma che è presente nelle sostanze che
l’intelletto studia.
CHE COSA PERMETTE ALL’INTELLETTO DI OPERRARE QUESTO SCATTO CHE FA SI CHE L’INTELLETO
ESTRABOLI LA FORMA E CHE LO TRASFORMA IN CONCETTO VERO?
Aristotele non spiega quale sia la causa del passaggio da intelletto passivo a quello attivo ovvero
quello scatto che fa sì che l' intelletto estrapoli da forma e la trasformi in concetto universale
quindi veri e validi per tutti , è un tema che rimane aperto e sarà affrontato dal pensiero
medievale la cui risposta è che dio è responsabile del passaggio da intelletto impotenza a
intelletto in atto azioni io sto semplificando d'accordo ci dà in alcune passaggio dell'opera sembra
accennare a una sorta di intelligenza divina che interviene nel determinare questo passaggio ma di
fatto non è non è chiaramente spiegato va bene dicendolo con parole che non vanno messe in
verifica ma per farvi capire che cos'è che fa sì che nella nostra testa si accenda la lampadina che ci
fa e produrre il concetto va bene e questo che non è spiegato Aristotele ci dice avviene questo
passaggio ma non ci spiega come o non in maniera chiara lascia quindi un problema aperto per la
filosofia successiva
17-05
L’OGGETO DI STUDIO DELL’ETICA:
L’etica come la politica si colloca nelle scienze pratiche che sono quelle scienze che hanno per
oggetto il possibile , e si occupa di determinare quale sia la vita buona per il singolo uomo, mentre
la politica che è l'altra scienza pratica studia la collettività ovvero il fatto che gli uomini vivono
insieme quindi come gli uomini si associano,
La politica studia il comportamento del gruppo , l'etica studia il comportamento del singolo.
Aristotele alla domanda “ qual è la vita buona per l’uomo “ risponde che è la vita felice, quindi la
felicità è l’obiettivo della vita umana , tutti gli uomini hanno come loro fine l'essere felici e tutti gli
obiettivi che ci poniamo nella vita secondo Aristotele sono mezzi per raggiungere la felicità.
Aristotele con felicità intende la virtù perché l'uomo è felice quando agisce in modo virtuoso ,
come se tra felicità e virtù ci fosse una piena coincidenza quindi noi siamo felici quando agiamo in
modo virtuoso ; il tema di cui l'etica deve occuparsi è la virtù.
QUANDO L’UOMO È GIUSTO?: se noi prendiamo in considerazione il singolo e specifico uomo
sarà virtuoso e felice quando realizza nel modo migliore le sue specifiche potenzialità .
a questo punto però Aristotele sposta il discorso su un piano più generale cioè se esiste una
condizione in cui tutti quanti noi possiamo essere felici a prescindere dalle nostre specifiche
potenzialità.Secondo Aristotele ciò avviene quando noi esercitiamo la ragione cioè quando noi
adoperiamo al meglio la nostra facoltà intellettiva perché essa coincide con la ragione, questo
perché secondo Aristotele l’uomo è l’unico animale dotato di ragione che lo differenzia da tutti gli
altri esseri viventi e quindi l'uomo sarà virtuoso e felice quando eserciterà al meglio questa facoltà
che gli è specifica che possiede solo lui

La virtù è un esercizio costante di razionalità in ogni circostanza della vita , per Aristotele per
essere virtuosi non basta comportarsi in modo razionale solo qualche volta ,ma occorre farlo in
maniera costante e continua ,richiede molto esercizio , non è una cosa che si acquisisce facilmente
quindi secondo Aristotele la virtù è una sorta di habitus ovvero una sorta di disposizione costante
ad agire con razionalità che l'uomo acquisisce con la pratica e con l'esercizio
21-05
la virtù secondo Aristotele è ciò che determina il fatto che l'uomo sia felice quindi l'uomo per
Aristotele felice quando è virtuoso ed in generale la virtù consiste ad un esercizio costante e
continuo di razionalità significa saper adoperare costantemente nella vita quotidiana nella quale
noi siamo a contatto insieme agli altri operare la razionalità ovvero utilizzare la funzione
intellettiva per deliberare ovvero agisco dopo averci ragionato. La virtù per Aristotele è un
habitus come un abito che noi ci mettiamo ma per saperlo portare per saperlo mettere dobbiamo
averlo esercitato più volte abito è una disposizione costante a cui noi dobbiamo abituarci e
dobbiamo diventare capaci di adoperarla d'accordo quindi la virtù noi siamo in grado di esercitarla
seguito di un esercizio a seguito di una pratica costante
devo fare pratica ed esercitarmi e ma in che cosa consiste l'esercizio della razionalità nella vita
quotidiana di tutti i giorni Aristotele lo spiega con la teoria del giusto mezzo
LA TEORIA DEL GIUSTO MEZZO: come si esercita la razionalità nelle scelte della vita quotidiana?
Aristotele ci dice che io sono virtuoso quando in una circostanza sono capace di scegliere di
adottare il comportamento che il giusto mezzo o il giusto compromesso tra due comportamenti
estremi entrambi sbagliati ,
io esercito la virtù nella vita pratica quando in ogni circostanza sono capace di esercitare un
comportamento che il giusto mezzo o il giusto compromesso tra due comportamenti estremi
entrambi sbagliati . L’estremo della vigliaccheria (davanti un evento che richiederebbe il mio
intervento fuggo ) , estremo negativo , l’altro estremo è il comportamento eccesivo ,
comportamento temerario -> azione eccesiva , istintiva che non porterà nessuna
Il giusto mezzo è il coraggio fra il

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