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1952 VIII - VARIA CUM ARTIS EPIGRAPHICAE DOCTRINA ET USU CONIUNCTA

tres per organizzare intorno ad esse altre riunioni (della Consulta Universitaria per la Storia Greca e
Romana, della Commissione per le Inscriptiones Italiae, dell’AIEGL o d’altra natura).
<IX> Il tema principale della Xe Rencontre, “Il capitolo delle entrate | nelle finanze municipali in Occiden-
te ed in Oriente”, è stato scelto di comune accordo da Claude Nicolet, allora Direttore dell’École, e da
me, all’inizio del 1995 ed è quindi stato sviluppato dal Comitato italo-francese nel suo complesso, dopo
che questo lo ebbe fatto proprio. Claude Nicolet trovò che esso fosse molto coerente con le ricerche da
lui promosse, da un lato sulle città antiche, dall’altro sugli archivi perduti dell’antichità. A tutti e due è
parso che una nuova puntuale riflessione sulle entrate delle città fosse resa opportuna dallo stato recente
degli studi nel quale si registrava una concentrazione dell’attenzione, fin eccessiva, su somme onorarie
ed evergetismo. In realtà somme onorarie ed evergetismo non furono i soli strumenti finanziari con cui
una città antica potè far fronte alle sue necessità. È probabile addirittura che non siano nemmeno stati i
più importanti, almeno per quel che concerneva l’ordinaria amministrazione. Abbiamo pensato che un
nuovo censimento delle entrate di altra natura, accompagnato da una nuova raccolta ed analisi delle fonti
epigrafiche, soprattutto di quelle inedite o trascurate, avrebbe potuto condurre ad una miglior valutazio-
ne di questo importante aspetto della vita economica del mondo romano.
Intenzionalmente lo sguardo è stato rivolto tanto all’età repubblicana quanto a quella imperiale ed
indirizzato tanto ad Occidente che ad Oriente. Se gli Atti che qui si presentano non possono definirsi una
trattazione completa e sistematica del tema prescelto, tuttavia essi aprono – credo – numerosi spiragli
su di esso e forniscono gli strumenti per una visione più aggiornata ed equilibrata del problema delle
finanze municipali.
Come di consueto, la sezione specifica della Rencontre è stata preceduta da una serie di comunica-
zioni varie, di non minor interesse, che hanno trovato o troveranno pubblicazione altrove, in Mél. Éc.
Fr. Rome, Ant., in particolare.
Concludo ringraziando ancora una volta per conto del Comité Catherine Virlouvet per il prezioso,
insostituibile, contributo che ha dato, nelle sue varie fasi, all’organizzazione ed alla realizzazione di
questa Xe Rencontre fino alla stampa degli Atti, la quale ultima molto deve, come sempre, anche alle
efficaci cure editoriali di François-Charles Uginet e di Marianna Guadagnino. Un grazie anche ai miei
collaboratori in questa realizzazione, Maria Grazia Macciocca, David Nonnis, Silvia Orlandi ed Ema-
nuela Zappata.

VIII,10,7 - XI CONGRESSO INTERNAZIONALE DI EPIGRAFIA (1992-1999)*

<55> Signori rappresentanti degli organi di governo di Stato, Regione e Città di Roma, autorità civili e
religiose, accademiche e scientifiche, signori responsabili della tutela dei Beni Culturali del nostro Pae-
se, illustri colleghi e giovani studiosi, signore e signori. Essere presidente dei due comitati (nazionale e
locale) ai quali è toccato il non facile compito di organizzare questo congresso mi dà, insieme con gravi
responsabilità, il privilegio, al quale sono molto sensibile, di prendere subito la parola per assolvere a
tre graditissimi compiti.
Il primo è quello di rivolgere − come faccio anche a nome dei componenti dei due comitati di cui
ho detto − il più cordiale saluto di benvenuto a tutti i partecipanti a questo XI Congresso Internazionale

* Discorso inaugurale e A conclusione dei lavori, in XI 18-24 settembre, Atti I, Roma 1999, pp. 55-59 e 103-104.
Congresso Internazionale di Epigrafia Greca e Latina, Roma
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di Epigrafia Greca e Latina. Dovrò poi illustrare brevemente secondo quali criteri si è cercato di orga-
nizzare questa manifestazione scientifica e come si vorrebbe che si svolgesse. Infine sarà un piacere ri-
conoscere pubblicamente tutti i debiti di gratitudine che gli organizzatori del Congresso hanno contratto
sin qui nei confronti di tanti organismi e di singole individualità. Su ogni punto cercherò di essere molto
breve anche se l’occasione e lo stato d’animo indurrebbero ad una minor laconicità.
Torno per un attimo al primo punto. Il benvenuto di Roma vi sarà ripetuto tra poco, con assai mag-
gior autorità della mia dal primo cittadino stesso di questa unica e splendida città (lo posso ben dire
perché non sono romano d’origine) cioè da Francesco Rutelli, suo Sindaco. Lo ringrazio fin d’ora per
aver concesso la sua presenza, con ciò ulteriormente confermando e sottolineando l’interesse e la grande
disponibilità, con cui il Comune di Roma ha seguito, o meglio fiancheggiato, tutta l’organizzazione del
nostro Congresso. Volgendo per un attimo lo sguardo indietro, sentiremo tra poco dalla voce di Giancar-
lo Susini come l’analisi dei programmi e degli Atti dei primi dieci congressi di Epigrafia possa essere
utile per capire come la nostra disciplina si sia venuta evolvendo negli ultimi decenni. In Italia, a Roma,
gli epigrafisti di tutto il mondo tornano a riunirsi dopo un intervallo di 40 anni, durante | i quali l’Epigra- <56>
fia ha − come credo − conosciuto, internazionalmente, un’espansione ed un riconoscimento che nel 1957
erano francamente impensabili. Basti un semplice riscontro numerico. Al precedente congresso romano,
pur molto affollato per quegli anni, parteciparono 245 persone. A questo gli iscritti (ma i partecipanti
saranno certamente molti di più) sono circa 500, provenienti da 39 paesi europei ed extraeuropei. Fatta
questa constatazione, al mio benvenuto assocerei due auspici. Il primo, facilmente comprensibile, è che
la settimana che trascorrerete nella nostra città vi risulti, non solo scientificamente proficua, ma anche
umanamente gradevole, nell’immediato e nel ricordo (per questo almeno abbiamo lavorato). L’altro au-
spicio, più importante, è che, come accadde dopo il ‘57, anche questo secondo congresso romano possa
seguire una nuova felice fase di espansione dei nostri studi. È un auspicio che non nasce da puro spirito
corporativo, ma dalla ferma convinzione che la nostra disciplina ha ancora moltissimo da dare per una
miglior conoscenza del mondo antico e, per questa via, ad un più chiaro intendimento di come siamo
arrivati ad essere quel che noi tutti oggi siamo.
Vengo ora al secondo punto. Parecchi di voi avranno notato che la struttura di questo congresso
presenta, rispetto ai precedenti, qualche novità. La domanda preliminare che ci siamo posta al momento
di definirne le linee organizzative generali è stata, in effetti, se dovessimo continuare sul solco di una
tradizione ormai consolidata o tentare un parziale rinnovamento. Abbiamo scelto la via più rischiosa.
Ciò è dipeso essenzialmente dalla convinzione che, se si vuole evitare il pericolo di una stanca e scontata
ripetizione, ogni formula (anche la migliore delle formule possibili) debba essere di tanto in tanto sospe-
sa. Si potrà magari riprenderla poco dopo, ma lo si farà allora con più freschezza e quasi con il gusto di
una riscoperta o riconquista. I cambiamenti apportati sono essenzialmente tre.
Il primo consiste nella sostituzione di uno schema, in cui gran parte delle relazioni risultavano
raggruppate intorno a temi storici prefissati, con una struttura diacronico-areale in cui si vorrebbe che
fossero le peculiarità stesse dell’epigrafia, nei vari periodi e nelle varie aree, a suggerire i temi da af-
frontare. Quale il senso di questa inversione, almeno nelle nostre intenzioni? Abbiamo voluto ribadire
l’idea (che sembrerà ovvia, ma forse tanto ovvia non è) che nei nostri congressi dovrebbe essere la
comunicazione epigrafica nella sua storia, nella concretezza dei suoi documenti e nei problemi che que-
sti pongono o risolvono, ad occupare il centro della scena. Certo, finalità ultima anche dell’epigrafia,
come di ogni altra disciplina documentaria, è di fare storia. Su questo non si discute. E tuttavia, se tutti
danno per scontato che, per esempio, un congresso archeologico (pur essendo anche l’archeologia, una
disciplina a vocazione storica) non sia e non possa essere identico ad un congresso storico, non vediamo
perché anche i congressi epigrafici non dovrebbero tenersi più distinti, fin dalla loro impostazione da
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<57> quelli storici propriamente detti, sicché diversi siano anche i nostri | interventi ed il senso della nostra
presenza negli uni e negli altri. Vedremo se questo congresso riuscirà a dare un suo contributo di indi-
rizzo in questo senso.
La seconda novità riguarda le comunicazioni. Abbiamo abbandonato la prassi della loro pubblica
lettura in molteplici sezioni contemporanee e tentato la via della loro pubblicazione preliminare in un
volume di Preatti che tutti potessero ricevere a domicilio ben prima della data del Congresso. Abbiamo
pensato che in tal modo, essendo potenzialmente già note a chiunque ne fosse interessato, le comuni-
cazioni qui a Roma, potevano venir date per lette ed essere poste direttamente in discussione nelle più
opportune sedute plenarie, naturalmente con l’intervento degli autori. Una procedura del genere non
manca certamente di incognite, accresciute dal fatto che il numero delle comunicazioni, originariamen-
te programmato in 60, sull’onda delle richieste ha dovuto essere più che raddoppiato. Ma dovrebbero
esserci anche dei vantaggi. Vengono in primo luogo eliminati i molti disguidi derivanti dalla difficile
gestione delle sezioni contemporanee, un sistema che si converrà non aver dato sempre buoni risultati
nei precedenti congressi. D’altra parte gli autori, avendo a disposizione dieci pagine e non dieci minuti,
hanno avuto più agio di calibrare, articolare, giustificare il loro discorso. Infine gli studiosi che vorranno
intervenire nel dibattito potranno farlo in maniera più meditata e costruttiva.
La terza ed ultima novità è costituita dai posters, un sistema che in futuro potrebbe proporsi almeno
parzialmente come alternativo a quello offerto dalle comunicazioni. Ma di questo vi sarà detto qualcosa
più avanti da Gian Luca Gregori e quindi non ne parlo.
Il programma è molto denso. Condizione indispensabile perché possa avere un corretto svolgimento
è che tutti i relatori, pur con inevitabili sacrifici, si mantengano strettamente nei tempi assegnati. Ne sof-
frirebbe altrimenti la discussione, alla quale, poiché vi annettiamo grande importanza, abbiamo riservato
due o tre ore al giorno. Gli stessi interventi nel dibattito dovrebbero essere ordinati (faremo delle pre-
notazioni) ed estremamente sintetici. Nulla impedisce, del resto, che, come in ogni buon congresso, la
discussione continui anche fuori della sala, durante gli intervalli o dopo la conclusione delle sedute. Ad
ogni buon conto, preavviso che il tecnico del suono ha ricevuto l’incarico di inviare un segnale luminoso
a chi parla quando mancano 5 minuti alla scadenza del suo tempo e di sfumare l’amplificazione quando
il tempo sarà scaduto. Questo nel rispetto di chi viene dopo e delle esigenze generali del programma.
Nelle sue proporzioni e nella molteplicità delle iniziative che ad esso fanno capo, questo congresso
non avrebbe potuto essere organizzato senza il patrocinio, l’appoggio finanziario e l’intelligente colla-
borazione di molti. Farne almeno breve e grato ricordo ora è l’ultimo graditissimo compito che intendo
assolvere in questa seduta inaugurale.
<58> Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, ci ha concesso subito il suo Alto Patronato, del
quale siamo molto onorati e riconoscenti.
Si sono aggiunti i patrocini dell’Associazione Internazionale di Epigrafia Greca e Latina, per la
quale prenderà la parola tra poco il vicepresidente Henri Willy Pleket, e, in ambito nazionale, dell’Ac-
cademia Nazionale dei Lincei (Presidente Edoardo Vesentini), del Consiglio Nazionale delle Ricerche
(Presidente Lucio Bianco), dell’Istituto Italiano per la Storia Antica (Presidente Silvio Accame), della
Pontificia Accademia Romana di Archeologia (Presidente Victor Saxer), della Commissione per le In-
scriptiones Italiae presso l’Unione Accademica Nazionale (Presidente Margherita Guarducci). Sabatino
Moscati, che aveva accettato di rappresentare qui l’Accademia dei Lincei della cui classe di Scienze
Morali Storiche e Filologiche era Presidente, è purtroppo venuto a mancare pochi giorni fa. Lo ricordia-
mo commossi. Siamo grati all’Accademia per aver voluto essere egualmente presente, in qualche modo
anche in rappresentanza degli altri enti nazionali che hanno concesso il loro patrocinio, attraverso un
messaggio del suo presidente.
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Ho già detto prima del grande aiuto, anche finanziario, che ci è venuto nell’organizzazione del Con-
gresso dal Comune di Roma. Ne siamo molto grati, oltre al Sindaco stesso, in primo luogo all’Assessore
alle Politiche Culturali, Gianni Borgna, al Sovraintendente ai Beni Culturali, prof. Eugenio La Rocca ed
alla Dirigente dei Musei Capitolini Dott.ssa Marina Mattei.
L’Istituto Italiano per la Storia Antica ha fornito i mezzi per le riunioni del Comitato Nazionale.
Altri contributi ci sono stati dati dal Ministero degli Affari Esteri e da quello dell’Università e del-
la Ricerca Scientifica e Tecnologica. Ringraziamo per essi i rispettivi Ministri, On.li Lamberto Dini e
Luigi Berlinguer insieme con le competenti Direzioni Generali delle Relazioni Culturali e degli Affari
Economici.
Si è aggiunto il Consiglio Nazionale delle Ricerche, sia attraverso il Consiglio di Presidenza, sia
tramite il Comitato 08, nel quale la Storia Antica è rappresentata dal collega Mario Mazza. Ad entrambi
gli organismi va il nostro ringraziamento.
E ancora, aiuti finanziari ci sono stati concessi dalla Regione Lazio, attraverso il suo Presidente,
Piero Badaloni, dall’Università di Roma - La Sapienza e dalla Presidenza della Facoltà di Lettere della
stessa Università.
A tutti va la nostra più viva riconoscenza, anche perché siamo ben coscienti che il mecenatismo di
tutti questi enti ha tanto più valore in quanto esercitato in un momento difficile come questo.
Per suo conto, l’Associazione Internazionale di Epigrafia Greca e Latina ha elargito 25 contributi-
spese per agevolare la partecipazione al Congresso di altrettanti studiosi.
Di altre, più puntuali, contribuzioni ci sarà modo di dar conto in altra sede. Concludendo non vo- <59>
glio, però, omettere di ricordare almeno sommariamente alcuni altri aiuti che ci sono stati generosamen-
te dati per rendere più degna e ricca la cornice di questo congresso.
Un buon gruppo d’Istituti Stranieri a Roma ha accettato la proposta di solennizzare con proprie
apposite pubblicazioni il ritorno del congresso di epigrafia nella nostra e loro città.
La Soprintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma diretta da Eugenio La Rocca, ha portato
a Roma, per l’occasione, la grande mostra ‘Hispania. Da terra di conquista a provincia dell’impero’,
che vedremo lunedì sera al Palazzo delle Esposizioni, ed inoltre ha cospicuamente contribuito a rendere
possibile la pubblicazione fotografica di tutte le 2240 iscrizioni di CIL, VI conservate nei Musei Capito-
lini. Un’iniziativa di grande rilevanza scientifica e culturale che si concreterà in un volume.
La Sopraintendenza Archeologica di Roma, sotto la responsabilità di Adriano La Regina, da tem-
po impegnata a dotare Roma di un rinnovato sistema museale statale, ha stretto i tempi per poter mo-
strare ai congressisti come si stia procedendo per creare un nuovo Dipartimento Epigrafico nel Museo
Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano. Questa sera andremo a vedere a che punto stanno i
lavori.
La Sopraintendenza Archeologica di Ostia, diretta da Anna Gallina Zevi, ci ospiterà domenica, fa-
cendoci visitare parte delle sue collezioni, riordinate per l’occasione, e dei suoi monumenti.
La Direzione Generale dei Monumenti, Musei e Gallerie Pontificie, retta da Francesco Buranelli, ha
organizzato una mostra, che visiteremo martedì sera, sull’Epigrafia dei Cristiani nei Musei Vaticani.
L’Associazione RomaEuropa ha assunto la responsabilità di allestire la mostra libraria specialisti-
ca che resterà aperta in questo stesso teatro per tutta la durata del Congresso e di cui è stato redatto un
catalogo.
Le persone coinvolte in ciascuno di questi progetti sono molte. Ci dispiace di non poterle ricordare
tutte. In ogni caso credo risulti chiaro che intorno a questo congresso la mobilitazione di energie e di
competenze è stata eccezionale. Ne siamo, voglio ripeterlo ancora una volta, gratissimi e un po’ anche
orgogliosi perché ciò vuol dire che l’importanza di questo nostro incontro e di quello che quotidiana-
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mente facciamo è stata largamente avvertita, anche fuori del ristretto ambito della nostra specializzazio-
ne e questo ci gratifica molto. Naturalmente speciale gratitudine dobbiamo anche agli autori di relazioni,
comunicazioni e posters perché è soprattutto della presentazione e discussione del loro lavoro che le
prossime giornate si nutriranno.

***

<103> Siamo giunti alla fine. Bene, male: non sta a me dirlo. Forse, dopo una settimana così intensa, non
siamo nemmeno nelle condizioni migliori per esprimere un giudizio. Personalmente cercherò di traccia-
re un mio bilancio di questa esperienza un pò più in là, a mente fredda.
Il successo, o insuccesso, di un congresso come il nostro è determinato − come credo − da tre fattori
principali: in primo luogo, naturalmente, dal livello e dalla coordinazione dei contributi scientifici. Poi
dallo stile dell’ospitalità e dai rapporti tra studiosi che, per tale mezzo, possono nascere o consolidar-
si. Infine dal grado di integrazione che si riesce ad istituire tra il congresso stesso ed il luogo in cui si
svolge, sicché quest’ultimo non abbia l’aria di essere del tutto casuale ed intercambiabile. I comitati
organizzatori, nazionale e locale, hanno svolto il loro compito cercando di tenere ben presenti tutti e tre
questi parametri.
All’inizio del congresso, il mio ringraziamento è andato in primo luogo a tutti coloro che lo hanno
reso materialmente possibile in ogni suo aspetto. Ora, conclusi ormai i lavori, voglio invece ringraziare
prima di tutto chi lo ha quotidianamente alimentato: intendo gli autori delle relazioni, delle comunica-
zioni e dei posters. Mi scuso con loro se li ho talora pressati imponendo scadenze fisse per la consegna e
tempi immodificabili per la presentazione orale. Era una condizione sine qua non perché un grande Con-
gresso come questo, con 42 relazioni, 125 comunicazioni raccolte in un volume di Preatti, 25 posters,
tre mostre, una visita di studio ed un’Assemblea, potesse giungere in porto senza eccessivi incidenti di
percorso. Nello svolgimento delle sedute, un contributo importante in questo senso ci è stato dato dai
Presidenti delle medesime, cosicché anche ad essi va il mio ringraziamento più cordiale.
Ho già espresso nelle singole sedi ed ai relativi responsabili la gratitudine che tutti dobbiamo per le
<104> belle mostre che ci sono state offerte (l’ultima ieri sera) e per l’escursione | ad Ostia, all’Isola Sacra ed a
Porto. Conoscendo il grande e generoso lavoro che c’è stato dietro a ciascuna di queste iniziative, mi si
permetta di ripetere ancora una volta il mio grazie per esse.
Dobbiamo al Comune di Roma se abbiamo potuto usare per le nostre riunioni questo centralissimo
Teatro Quirino, se esso è stato allietato da uno splendido addobbo floreale curato dal Servizio Giardini
e se è stato dotato per l’occasione di tutte le apparecchiature che ci erano necessarie. La nostra gratitu-
dine va anche ai dirigenti del teatro, ai macchinisti, ai tecnici (delle luci, del suono, della registrazione,
delle proiezioni) e alle maschere, che hanno svolto il loro compito in maniera − a me pare −del tutto
inappuntabile.
Infine ancora due ringraziamenti, mi sento di dover esprimere. Il primo a tutti i partecipanti al con-
gresso che, affollando così numerosi le sedute e partecipando sia alle discussioni sia alle manifestazioni
collaterali, hanno dato un senso a tutto il lavoro fatto. Il secondo, ultimo, sentitissimo, a tutti i giovani
collaboratori del comitato organizzatore locale.
Ammetto di aver ricevuto molte congratulazioni per l’efficienza dell’organizzazione. Se questa c’è
stata, va qui detto che il merito è in gran parte da attribuire a loro, poiché non sono stati soltanto ese-
cutori, ma intelligenti interpreti delle direttive ricevute ed hanno profuso la loro opera senza risparmio
alcuno di energia e di tempo. La mia gratitudine nei loro confronti non è solo per il molto che hanno
fatto, ma anche, e specialmente, per come lo hanno fatto.
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Ritorneremo ora tutti alle nostre più consuete attività. Non voglio rattristare questo congedo con
l’usuale richiesta dei testi per gli Atti, che peraltro vorrei far uscire presto. A questo scopo manderò
prossimamente una lettera a tutti gli interessati con ogni indicazione necessaria.
A chi parte auguro un felice rientro. A tutti porgo un cordiale saluto.

VIII,10,8 - PER UNA BANCA DATI DELL’EPIGRAFIA (1997-1999)*

Il 28 e 29 maggio 1999 si è tenuta a Roma una tavola rotonda sul tema Épigraphie et Informatique. <311>
Essa è stata organizzata per conto della Commissione Épigraphie et Informatique dell’AIEGL, dal suo
presidente, con il supporto dell’Università di Roma – La Sapienza e dell’École Française de Rome.
La tavola rotonda è stata preceduta da un censimento dei principali programmi informatici applicati
all’epigrafia, da una presa di contatto con i responsabili medesimi e da una discussione collettiva
protrattasi per alcuni mesi via e-mail sui principali problemi connessi con un’estensiva applicazione
all’epigrafia degli strumenti informatici. Erano presenti avendo accettato l’invito esteso a tutti i parte-
cipanti alla discussione preliminare, tutti i membri della | Commissione (Géza Alföldy, Alain Bresson, <312>
Kevin Clinton, Charles Crowter, Manfred Hainzmann, Silvio Panciera) ed inoltre i seguenti studiosi:
Carlo Carletti, Ivan Di Stefano Manzella, Marcus Dohnicht, Antonio Enrico Felle, John Jory, Jurgen
Malitz, Claudio Zaccaria. Si è aggiunto il Presidente dell’AIEGL Werner Eck. Altri studiosi, tra cui
John Bodel, Astrid Capoferro, Silvia Evangelisti, Luca Galli, Gian Luca Gregori, Claudia Lega, David
Nonnis, Emanuela Zappata hanno partecipato in veste di uditori. Scopo della riunione era di verificare
se fosse possibile dar vita (ed in che forma) ad un nuovo progetto coordinato di informatizzazione di
tutto il materiale epigrafico greco e latino prodotto sino alla fine del mondo antico ed a noi pervenuto.
Al termine di due giornate di intenso lavoro e di fecondo dibattito i presenti hanno preso le seguenti
deliberazioni:
1. Si darà vita ad una banca dati relazionale in cui tutte le iscrizioni greche e latine antiche saranno
registrate secondo la migliore edizione esistente, eventualmente con controlli ed emendamenti; a tale
banca dati è assegnato il titolo provvisorio TITULI ANTIQUI COLLECTI.

2. La nuova banca dati comprenderà unitariamente le iscrizioni greche e latine; si lascia aperta la
possibilità che si strutturi in due sezioni distinte dello stesso progetto, rispettivamente per le iscrizioni
greche e latine.

3. Sono previsti tre livelli per l’immissione dei dati. Nel primo livello troveranno posto, in campi
appositi, informazioni considerate indispensabili (luogo di ritrovamento indicato con denominazione
antica; luogo di ritrovamento indicato con denominazione moderna; regione antica; stato moderno; pub-
blicazione da cui è desunto il testo e concordanze con ogni altra edizione; testo epigrafico; datazione;
redattore della scheda; stato di elaborazione del testo; numero di identificazione; data della memorizza-
zione). Negli altri due livelli, la cui articolazione è rimandata ad altra occasione, saranno registrati, ri-
spettivamente, nel secondo livello altri dati relativi al monumento iscritto e nel terzo livello dati relativi
al contenuto dell’iscrizione.

* Documento conclusivo della Tavola Rotonda su Épi- cati in Epigraphica, 61, 1999, pp. 311-313.
graphie et Informatique, Roma 28-29 maggio 1999, pubbli-

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