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Secondo incontro a 18 anni

chiesa di Dante e Beatrice a Firenze

Nacque nel 1265 e morì molto giovane, nel 1290, secondo alcuni dando alla
luce il suo primo figlio. Non si sa nulla di certo sui rapporti che intercorsero fra
i due: è probabile che si fossero incontrati, ma, a causa della grande differenza
di ceto che li separava (Beatrice faceva parte dell’aristocrazia, mentre Dante
era figlio di piccoli mercanti), è difficile che fra i due fosse nato un rapporto
d’affetto reale. Qualunque che fosse la verità riguardo la relazione fra Dante e
Beatrice, la donna fu per lui fondamentale fonte di ispirazione poetica.

Secondo quanto ci racconta il poeta stesso, la prima volta


che vide Beatrice era il 1274: Dante era quasi alla fine del suo nono anno di
vita, Beatrice all’inizio. Gli studiosi non sono sicuri che questo incontro sia
accaduto veramente; esso, infatti, potrebbe essere stato inventato da Dante
per scopi letterari, dovuti alla ricorrenza del numero nove, onnipresente in
questa storia d’amore. Il secondo incontro, infatti, è avvenuto quando
entrambi avevano diciotto anni, quindi nove anni dopo il primo. Nel 1283,
dopo nove anni, Dante vede per la seconda volta la sua amata: sta
passeggiando per Firenze accompagnata da due donne più anziane e,
vedendolo, lo saluta. Il saluto provoca un grande sconvolgimento nel poeta,
poiché era considerato un avvenimento incredibile all’epoca. Le donne, sia
quelle nubili sia quelle sposate, non offrivano facilmente il proprio saluto,
quindi quello di Beatrice ha un grande significato per Dante, che fissa in
questa data l’inizio vero e proprio della loro storia d’amore.

Beatrice si sposò prima del 1280 con Simone dei Bardi, la cui famiglia è famosa
per aver commissionato tra il 1325 e il 1330 gli affreschi della loro cappella in
Santa Croce a Giotto. Quella dei Bardi era una casata illustre, titolare di una
importante compagnia bancaria di Firenze. Simone rivestì prestigiose cariche
pubbliche, in qualità di capitano del popolo e podestà, in diverse città toscane.

Con questo matrimonio Beatrice, già appartenente a una famiglia di prestigio,


entrò a far parte dell’élite aristocratica di Firenze.

In età medievale, era uso comune contrarre patti matrimoniali quando i diretti
interessati erano ancora dei bambini, perché il matrimonio all’epoca era visto
come un mezzo per sanare contrasti politici e stringere alleanze. Sia Dante che
Beatrice si sposarono infatti per motivi politici, legandosi a famiglie
prestigiose.

La moglie di Dante si chiamava Gemma e diede alla luce quattro figli, Iacopo,
Pietro, Antonia e Giovanni.

Quella fra Dante e Beatrice è sicuramente una delle storie d’amore più famose
della letteratura occidentale. Gran parte della sua fama è sicuramente dovuta
alla presenza della donna in due celebri opere letterarie del poeta fiorentino,
la Vita Nova e, soprattutto, la Divina Commedia. Eppure, Beatrice esistette
veramente: si chiamava Bice Portinari ed era figlia di Folco Portinari, un
banchiere originario della Romagna.

Essa, vera o fittizia che sia (non si sa quali furono i reali rapporti tra Dante e
Beatrice), si conclude tragicamente l’8 giugno 1290, alla morte della donna. Il
triste evento offre a Dante l’occasione di dare vita alla prima opera letteraria
che gli diede una certa fama, la Vita Nova, conclusa nel 1295. Essa racconta,
mescolando prosa e poesia, la storia del suo amore per Beatrice, che si
trasforma da sentimento in cerca di un contraccambio a un amore fine a se
stesso. 
Se si pensa a Beatrice figura letteraria, è facile associarla al Paradiso, la Cantica
in cui effettivamente avrà un ruolo preponderante. Tuttavia, è importante
ricordare che la prima volta che Dante vede la sua amata una volta intrapreso
il suo viaggio profetico è proprio nell’Inferno, precisamente nel canto II.
Beatrice compare per inviare a Dante una guida, che da quel momento fino
alla fine del Purgatorio sarà Virgilio.

Dopo essere stato guidato attraverso l’Inferno e il Purgatorio da Virgilio, Dante


sarà accompagnato nel Paradiso da Beatrice, fino al momento in cui essa lo
lascerà nelle mani di San Bernardo per giungere alla visione di Dio.

Nella terza Cantica, Beatrice sarà la guida di Dante e farà da intermediaria fra il
poeta e i beati. La donna amata diventa il suo lume morale in opposizione alla
corruzione e alla superbia umane. Quella raccontata nel Paradiso non è una
storia d’amore: Beatrice diventa il simbolo della Teologia, della Grazia e della
Verità rivelata, realizzando il mito proprio del Medioevo, e soprattutto
caratteristico di Dante, della donna come mezzo per raggiungere Dio.

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