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TOMBA

Localizzazione
La tomba di Dante è il sepolcro
in stile neoclassico del
Stato  Italia poeta Dante Alighieri posto
presso la basilica di San
Francesco nel centro
Regione  Emilia-Romagna
di Ravenna.

Località Ravenna
Il Sommo Poeta visse gli ultimi
anni della propria esistenza
nella città romagnola,
Indirizzo Via Dante Alighieri, 9
morendovi nel 1321.

Coordinate 44°24′58.2″N12°12′03.46″ECoordinate:  La tomba è monumento


44°24′58.2″N 12°12′03.46″E (Mappa) nazionale ed attorno ad essa è
stata istituita una zona di
rispetto e di silenzio chiamata
Informazioni generali "zona dantesca".
Condizioni In uso All'interno dell'area sono
Costruzione 1780-1781 compresi la tomba del poeta, il
Stile Neoclassico
giardino con il Quadrarco e i
chiostri francescani, che
Uso Mausoleo
ospitano il Museo Dantesco.
Realizzazione
Nel 2006-07 la tomba è stata
Architetto Camillo Morigia
sottoposta a un
accurato restauro e la facciata è stata completamente ridipinta.

Dante Alighieri morì a Ravenna durante il suo esilio e nonostante i ripetuti


tentativi di riportarlo nella città natale, le sue spoglie riposano ancora in Emilia
Romagna e non a Firenze come in molti si aspetterebbero.

Furono i monaci dell’attiguo convento di San Francesco a trafugare e


conservare gelosamente le ossa di Dante per diversi secoli, opponendosi alla
volontà di sovrani e papi di riportare le spoglie in terra toscana.

Ma le salvarono anche dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

La Tomba di Dante è stata realizzata nel Settecento, su commissione del


cardinale Legato Luigi Valenti Gonzaga.
Sull’architrave sovrasta in latino la scritta:
Dantis poetae sepulcrum.

La tomba vera e propria consiste in un sarcofago di età romana con sopra


scolpito in latino l’epitaffio dettato da Bernardo Canaccio nel 1366.

Sopra il sepolcro un bassorilievo della fine del 1400 rappresenta Dante pensoso
davanti a un leggio.

Le spoglie del sommo poeta furono oggetto nei secoli di rivendicazioni e


spostamenti.

Vennero nascoste e ritrovate solo nel 1865 per poi essere ricollocate
definitivamente nel tempietto.

ESILIO
In quel momento non si trovava a Firenze essendo stato inviato a Roma come
ambasciatore. Iniziò così il suo girovagare per varie regioni d’Italia dove ricoprì il
ruolo di uomo di corte presso signori magnanimi (i Malaspina di Lunigiana, gli
Scaligeri di Verona, i Da Camino di Treviso, i Da Polenta di Ravenna) che
ospitavano personalità di cultura sia per funzioni ambasciatoriali sia per ricevere
in cambio prestigio e lustro.

“Lo primo tuo refugio, il primo ostello/sarà la cortesia del


gran Lombardo/che’n su la scala porta il santo uccello.”

(Il gran Lombardo è Bartolomeo della Scala, l’uccello è l’aquila simbolo degli Scaligeri).

A Verona l’esule trovò ospitalità presso la dimora dei signori della città ovvero
il palazzo del Podestà (conosciuto anche come palazzo degli Scaligeri, della
Prefettura o di Cangrande).
Il soggiorno dantesco è ricordato da una statua del poeta al centro della piazza
che è chiamata dai veronesi anche Piazza Dante.
In seguito alla morte di Bartolomeo della Scala Dante si allontanò da Verona per
tornare probabilmente in Toscana, ad Arezzo.

Dopo l’ennesima disfatta politica decise di lasciare la sua regione alla volta
dell’Italia settentrionale.
Non più Verona, dove signoreggiava oramai l’avverso Alboino, ma molto
probabilmente Treviso, alla corte di Gherardo da Camino ricordato da Dante nel
XVI Canto del Purgatorio come il “buon Gherardo”.

Nonostante sia difficile seguire le vicende dantesche, probabilmente attorno al


1306 (anno di morte di Gherardo Da Camino), Dante fu in Lunigiana, tra Toscana
e Liguria. Sicuro è il suo soggiorno presso i Malaspina, casata elogiata perché:

“Sola va dritta e ‘l mal cammin dispregia” (Purgatorio, VIII)

Dante fu procuratore per conto di tutti e tre i rami dei Malaspina per dirimere la
controversia tra questi e i vescovi-conti di Luni che effettuavano pressioni sulle
terre sotto il diretto dominio vescovile.

I rapporti con questa famiglia (che deteneva il controllo su castelli e altri


possedimenti posti sui due versanti appenninici) è testimoniato anche da una
corrispondenza poetica e epistolare con alcuni di questi marchesi.

Sentendo riconfermato il suo livello poetico e il suo valore intellettuale Dante


inizia forse qui a scrivere la Divina Commedia.

Con un atto notarile rogato il 27 agosto 1306 in cui compare un “Dantinus


quondam Alligerii de Florentia et nunc stat Padue” si ritenne, invece, di poter
confermare la presenza del sommo poeta a Padova in quegli anni.

Tuttavia, in alcune pergamene trovate all’archivio comunale di Verona da G. Da


Re, si legge che un “Dantinus” omonimo e contemporaneo del padovano
(verosimilmente lo stesso) viveva a Verona dopo la morte di Dante, per cui il
documento del 1306 perde valore.

A conferma della tesi del soggiorno nella città padovana ci sarebbe però sia una
conoscenza descrittiva della città e dei suoi dintorni da parte di Dante che
spingerebbe a favore dell’ipotesi di una presenza visiva, non solo indiretta dei
luoghi, sia l’asserzione di Benvenuto da Imola che presenta Dante e Giotto in un
dialogo localizzato nel tempo e nello spazio, convincendo della compresenza dei
due grandi fiorentini in Padova.

Essi furono di sicuro coetanei e concittadini e forse amici.


Se si vuole accettare l’ipotesi della presenza del poeta nella città veneta bisogna
comunque individuarla tra il 1304 e il 1306.

Svaniscono le ultime speranze di un ritorno in patria nel 1315 quando il poeta


rifiutò sdegnato un’amnistia che avrebbe avuto come prezzo il riconoscimento
della propria colpevolezza.

Nell’ultimo periodo della sua vita, probabilmente dal 1318, Dante fu ospite
a Ravenna da Guido Novello da Polenta.

MORTE

Il maggior poeta della letteratura italiana si spense, a causa di una febbre


malarica, nel settembre del 1321 durante un viaggio verso Venezia in qualità di
ambasciatore.

Fortemente scosso dall’improvvisa morte dell’illustre ospite, Guido Novello che


già da tempo aveva in animo di cingere il capo di Dante dell’alloro poetico, gli
rese omaggio con solenni funerali nella basilica di San Francesco e lì all’esterno
del chiostro venne seppellito.

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