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Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR.

SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA


Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE AL CORSO
Attività n°: 1

Lezione 01
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE AL CORSO
Attività n°: 1

ECONOMIA POLITICA
Prof. Guido Iannaccone

INTRODUZIONE AL CORSO
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE AL CORSO
Attività n°: 1

OBIETTIVI FORMATIVI DEL CORSO


Il corso ha l’obiettivo di far conseguire allo studente i seguenti risultati formativi

•Con riferimento alla conoscenza e capacità di comprensione


• Conoscere e comprendere le basi dell’economia a livello micro e macroeconomico.
•Con riferimento alla conoscenza e capacità di comprensione applicate
• Fornire gli strumenti essenziali di analisi del funzionamento del sistema e del ragionamento
economico.

•Con riferimento all’autonomia di giudizio


• Saper affrontare in modo autonomo le problematiche economiche, sviluppando una propria
coscienza critica degli avvenimenti economici.

•Con riferimento alle abilità comunicative


• Conoscere ed utilizzare un linguaggio economico appropriato.

•Con riferimento alle abilità ad apprendere


• Presentare e descrivere i principali strumenti che consentono l’analisi delle componenti e
problematiche dei sistemi economici.
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE AL CORSO
Attività n°: 1

CONTENUTI DEL CORSO:

PRINCIPI FONDAMENTALI DELL’ECONOMIA:

Mondo e Metodo economico; il costo opportunità.

MICROECONOMIA

DOMANDA, OFFERTA, ELASTICITA’: Curva di domanda; curva di offerta; determinazione


del prezzo ed equilibrio del mercato; l’elasticità.
SCELTE ED EQUILIBRIO DEL CONSUMATORE: Vincolo di bilancio e preferenze;
determinazione dell’equilibrio del consumatore, approccio delle utilità marginali e delle curve
di indifferenza.
SCELTE ED EQUILIBRIO DELL’IMPRESA: Impresa e funzione di produzione; equilibrio del
produttore; costi di produzione nel breve e nel lungo periodo; economia di scala; equilibrio
dell’impresa e massimizzazione del profitto.
MERCATI: Concorrenza perfetta; monopolio; concorrenza monopolistica; oligopolio; fallimenti
del mercato e ruolo dello Stato.
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE AL CORSO
Attività n°: 1

MACROECONOMIA:

PRODUZIONE, REDDITO E OCCUPAZIONE: Produzione e P.I.L.; occupazione,


disoccupazione e mercato del lavoro.
SISTEMA MONETARIO: Il mercato della moneta; offerta e domanda di moneta;
equilibrio del mercato monetario.
EQUILIBRIO MACROECONOMICO: Domanda ed offerta aggregata; equilibrio
macroeconomico ed aggiustamenti di lungo periodo.
CENNI DI ECONOMIA INTERNAZIONALE.
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE AL CORSO
Attività n°: 1

IL DOCENTE

Il docente Guido Iannaccone può essere contattato al


seguente indirizzo
e- mail guido.iannaccone@uniecampus.it
oppure tramite il servizio di messaggistica al quale lo
studente può accedere dalla propria pagina personale

• si consiglia uno studio attento del materiale fornito, in seguito approfondito sul
testo indicato

• si consiglia, in particolare di utilizzare lo strumento del grafico per l’analisi critica


dei fenomeni analizzati.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE AL CORSO
Attività n°: 1

• MODALITA’ DI SVOLGIMENTO ESAME:


Le modalità d’esame sono descritte sul Regolamento per lo svolgimento degli esami di
profitto consultabile sul sito dell’ateneo.

Regolamento per lo svolgimento degli esami di profitto

• LIBRO DI TESTO:
Giovanni Nicola De Vito – Economia Politica Strumenti ed Esercizi – Maggioli Editore
2015
(Lettura cap. 1; Studio per la MICROECONOMIA: capp. 2, 3, 4 5, 6 e per la
MACROECONOMIA: capp. 7, 9,10)
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE AL CORSO
Attività n°: 1

ATTIVITA’ DIDATTICA EROGATIVA E INTEGRATIVA:


Il corso prevede attività di didattica erogativa sotto forma di audiolezioni,
corredate sempre da materiali di supporto allo studio individuale in PDF che
riprendono i contenuti delle audiolezioni.

Il corso prevede inoltre attività di didattica interattiva sotto forma di quiz a


risposta multipla fruibili dallo studente dalla propria piattaforma nel corso dello
scarico delle lezioni.
Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 1 S/1
Titolo: INTRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
LEZIONE 1 - INTRODUZIONE ALL’ECONOMIA
L’economia è la scienza sociale che si occupa del modo in cui istituzioni ed individui
esercitano le proprie scelte in presenza di condizioni di scarsità, di tempo e di
spesa.

Alla base dell’economia è presente il principio del ‘nulla è gratuito’ ed i problemi che si
presentano a causa della scarsità delle risorse e delle scelte che essa ci costringe a fare.

A causa della scarsità di tempo e denaro, ognuno di noi è obbligato ad effettuare delle
scelte. In economia si studiano le scelte compiute e le conseguenze di tali scelte.

Le famiglie hanno redditi limitati per soddisfare i loro bisogni e pertanto effettuano delle
scelte fra i diversi beni e servizi; le imprese per realizzare profitti devono scegliere tra
cosa, quanto e come produrre; le amministrazioni pubbliche hanno budget limitati e
devono decidere quali scopi perseguire.

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Tel: 031/7942500-7942505 Fax: 031/7942501 - info@uniecampus.it
Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 1 S/1
Titolo: INTRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Ogni attore, attraverso le proprie scelte, cerca di ottenere il massimo, profitto per
l’impresa e soddisfazione o utilità per il consumatore.

Ogni scelta o decisione economica, in presenza di scarsità, implica una rinuncia e quindi un
costo. In economia tale rinuncia viene misurata con il costo-opportunità; il costo-
opportunità misura il costo di una scelta, ovvero ciò a cui si rinuncia o si sacrifica per
operare una determinata scelta.

Il consumatore, dato il suo reddito “scarso” (salario, stipendio, rendita), deve decidere
quanto consumare e quanto risparmiare, cosa, quando e come consumare.

Le imprese, date le risorse “scarse” (capitale, lavoro, risorse naturali) devono decidere cosa,
come e per chi produrre.

L’amministrazione pubblica, dato il proprio budget “scarso” (debito pubblico, entrate fiscali)
deve effettua le proprie scelte per ottenere il massimo per la collettività.

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 1 S/1
Titolo: INTRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Gli economisti classificano le risorse nelle seguenti categorie:

- Risorse Naturali, cioè risorse naturali impiegate nel processo produttivo(terra in senso
stretto, frutti naturali, riserve minerali);

- Lavoro, ossia impiego di forze fisiche ed intellettive dell’individuo;

- Capitale, cioè l’insieme dei beni strumentali alla produzione;

- Capacità Imprenditoriale, cioè attitudine dell’imprenditore ad assumere iniziative di


produzione, prendere decisioni strategiche, innovare ed assumersi il rischio di impresa.

In ogni sistema economico ogni bene o servizio realizzato deriva dalla combinazione di
questi fattori produttivi

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 1 S/2
Titolo: INTRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 2.1

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 1 S/3
Titolo: INTRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Definire la scienza economica

- Cosa si intende per scarsità delle risorse?

-Cosa sono i fattori produttivi?

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 2
Titolo: MONDO ECONOMICO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 2 - MONDO ECONOMICO


La microeconomia è la parte della scienza economica che si occupa delle singole unità
decisionali, come ad esempio l’individuo o la singola impresa.

La macroeconomia prende in esame l’economia nel suo insieme, con riferimento a


fattori aggregati come lo Stato e i settori economici.

In altri termini, la ripartizione micro e macro economia dipende dal livello di dettaglio a
cui vogliamo giungere nell’analisi.

Si parla di economia positiva quando si intende riferirsi a come funziona l’economia,


mentre si parla di economia normativa quando ci si occupa di ciò che dovrebbe essere.
Questa si utilizza per effettuare valutazioni sull’economia identificando problemi e
soluzioni degli stessi.

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 2
Titolo: MONDO ECONOMICO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Nella pratica economia positiva e normativa sono in stretto contatto, perché l’analisi
normativa si basa sull’analisi positiva.

Gli agenti economici si dividono in tre gruppi: famiglie, imprese, settore pubblico.

I modelli microeconomici prendono in considerazione le singole famiglie, le


singole imprese e i singoli organismi pubblici.
I modelli macroeconomici invece prendono in esame il settore delle famiglie, il
settore delle imprese ed il settore pubblico.

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 2/S1
Titolo: MONDO ECONOMICO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 2.2 (Microeconomia), 2.3

Materiale didattico di Approfondimento:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 2.4

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 2/S1
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Definire la microeconomia

- Definire la macroeconomia

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 2/S3
Titolo: MONDO ECONOMICO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Cosa si intende per economia positiva?

- Cosa si intende per economia normativa?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 3
Titolo: IL METODO ECONOMICO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 3 - IL METODO ECONOMICO


L’economia utilizza dei modelli per astrarre le condizioni reali, e studiarne i vari aspetti.
Affinché il modello possa essere utilizzato per lo scopo è necessario che sia semplice, e
quindi deve considerare solo i dettagli essenziali.

Ogni modello economico parte da una o più ipotesi.

Un’ipotesi semplificatrice è un modo per semplificare un modello, eliminando i dettagli


che lo appesantiscono, mentre un’ipotesi critica influisce in modo rilevante sulle
conclusioni del modello.

In economia, nonostante la complessità della realtà, esistono due ipotesi fondamentali:

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 3
Titolo: IL METODO ECONOMICO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

- ogni soggetto cerca di ottenere il massimo in ogni situazione in cui si trova. In


effetti in ogni modello economico c’è un soggetto che deve massimizzare un certo
risultato.

- ogni soggetto economico ha un numero limitato di alternative praticabili. È questa


la diretta conseguenza della scarsità di risorse.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 3/S1
Titolo: APPROFONDIMENTO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Approfondimento:

Principi di Economia (Lieberman/Hall): pag. 10 - 15

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 3/S2
Titolo: esercitazione
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Cosa è un modello?

- Perché la scienza economica utilizza i modelli?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 3/S3
Titolo: esercitazione
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Che differenza esiste tra ipotesi semplificatrice e ipotesi critica?

- Quali sono le due ipotesi fondamentali della scienza economica?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 4
Titolo: COSTO OPPORTUNITA’
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 4 - COSTO OPPORTUNITA’


Il costo opportunità derivante da una scelta è tutto ciò a cui abbiamo rinunciato o
sacrificato operando quella determinata scelta.
Ogni risorsa è di proprietà di un determinato soggetto e tutte le risorse potrebbero
essere impiegate per ottenere una diversa produzione; quindi, effettuando delle scelte,
si sopportano dei sacrifici che in economia prendono il nome di costo opportunità.

In modo più rigoroso potremmo dire che il costo opportunità di una scelta è la migliore
di tutte le alternative di scelta possibili.

Il costo opportunità di una scelta comprende sia costi espliciti che costi impliciti.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 4
Titolo: COSTO OPPORTUNITA’
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Il costo esplicito è il denaro a cui si rinuncia effettuando un pagamento quando si


compie una scelta, mentre il costo implicito è il valore di ciò che si sacrifica senza
effettuare pagamenti in denaro. Il costo effettivo di ogni scelta comprende tutto ciò
che sacrifichiamo per una determinata scelta.
In definitiva, possiamo dire che il costo opportunità deriva dalla scarsità delle risorse: il
nostro desiderio di beni è quasi infinito, ma non disponiamo delle risorse sufficienti a
soddisfare tutti i desideri.

Tutte le produzioni hanno un costo opportunità: per produrre un certo bene in quantità
maggiore, la società deve limitare la produzione di un altro bene.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 4 S/1
Titolo: COSTO OPPORTUNITA’
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 2.1

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 4 S/2
Titolo: COSTO OPPORTUNITA’
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Definire il concetto di costo opportunità

- Definire il concetto di costo implicito

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 4 S/3
Titolo: COSTO OPPORTUNITA’
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Presentare un esempio di costo opportunità

- Definire il concetto di costo esplicito

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 5
Titolo: PRINCIPIO DEL COSTO OPPORTUNITA’
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 5 - PRINCIPIO DEL COSTO OPPORTUNITA’

Secondo il principio del costo opportunità tutte le decisioni prese da un


individuo o dalla società nel suo complesso hanno un costo, in quanto quando si
effettua una scelta si rinuncia ad altri beni o servizi.

Altri beni a b
c
w

f Bene x

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 5
Titolo: PRINCIPIO DEL COSTO OPPORTUNITA’
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

La curva disegnata rappresenta la Frontiera delle Possibilità di Produzione


PPF (Production Possibilities Frontier) ed indica le diverse combinazioni di beni che
si possono produrre avendo a disposizione un quantitativo definito di risorse e
tecnologia.

In effetti, ogni punto sulla frontiera rappresenta una combinazione limite tra due
prodotti, che può ottenersi se si occupano in modo efficiente tutte le risorse. I punti
che si collocano al di fuori della curva non sono combinazioni ottenibili, mentre
quelli all’interno sono ottenibili ma sono situazioni di non piena occupazione dei
fattori produttivi.

Nel punto a si decide di impiegare la totalità dei fattori nella produzione di ‘altri
beni’, mentre nel punto f si produce solo il bene x.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 5
Titolo: PRINCIPIO DEL COSTO OPPORTUNITA’
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Passando dal punto a al punto b si decide di rinunciare ad una parte della produzione di
altri beni, per produrre alcune unità del bene x.

L’andamento della curva ci mostra un costo opportunità crescente: più bene x


decidiamo di produrre, maggiore è la rinuncia ad ‘altri beni’ che si deve fare. Dato
l’andamento crescente del costo opportunità, la curva in esame è concava, cioè
diventa sempre più ripida spostandosi verso destra.

Poiché il costo opportunità aumenta spostandoci a destra, anche il valore assoluto della
pendenza della PPF deve aumentare.

Il principio del costo opportunità crescente è valido per tutte le scelte di produzione che
compie la società.

Il principio può anche essere espresso nei seguenti termini:

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 5
Titolo: PRINCIPIO DEL COSTO OPPORTUNITA’
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
quanto più elevata è la produzione di un bene in una società, tanto
maggiore risulterà il costo opportunità da sostenere per ottenere un’unità
addizionale.

Economicamente questa legge si giustifica per il fatto che non tutte le risorse sono
completamente adattabili a impieghi alternativi.

Ogni risorsa ha un suo impiego ottimale, ed altri impieghi meno proficui (ad esempio
alcune terre sono adatte alla produzione di pomodori, ma sono meno produttive se
vengono piantati alberi da frutto).

Spostandoci lungo la curva(da a, a b a f) andiamo ad impiegare risorse sempre meno


‘idonee’ a quella produzione, e ciò spingerà ad utilizzarne quantità superiori.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 5
Titolo: PRINCIPIO DEL COSTO OPPORTUNITA’
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Se un’economia opera all’interno della sua PPF (ad esempio nel punto w) significa che
non utilizza a pieno i propri fattori produttivi. Ma quali possono essere le ragioni?

Un ipotesi è lo spreco di risorse, perché non si è individuato l’impiego ottimale delle stesse
(continuo a piantare alberi da frutto su un terreno idoneo ai pomodori).

Si parla di inefficienza produttiva quando un sistema produce ad un livello in cui si


potrebbero produrre quantità maggiori di almeno un bene senza sacrificarne altri.
Un altro caso in cui un sistema potrebbe operare in un regime di non piena occupazione
dei fattori è la recessione, cioè il rallentamento dell’attività economica nel suo complesso.

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 5
Titolo: PRINCIPIO DEL COSTO OPPORTUNITA’
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Durante la recessione, infatti, si hanno molte risorse inattive.

Lo spostamento della PPF può essere dovuto a vari fattori.


I fattori che determinano la crescita economica possono essere incrementi di risorse
disponibili (capitale fisico, capitale umano) oltre all’innovazione tecnologica, che
consente di produrre maggiori quantità di beni a parità di risorse.

Altri beni
Effetto introduzione nuova tecnologia
a

f f’ Bene x

6
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 5
Titolo: PRINCIPIO DEL COSTO OPPORTUNITA’
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Quindi, un’innovazione tecnologica, o un incremento nello stock di capitale, anche


se l’impatto diretto è su un’unica produzione, consente di scegliere di produrre
quantità maggiori di tutti i tipi di beni.

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 5/S1
Titolo: Principio del Costo Opportunità
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 2.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 5/S2
Titolo: Principio del Costo Opportunità
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Disegnare la PPF e spiegarne l’andamento.

- Cosa significa trovarsi nel punto a? e f?

- Quali sono le ragioni che portano un’economia a collocarsi nel punto w?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 5/S2
Titolo: Principio del Costo Opportunità
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Secondo la legge del costo opportunità crescente:

a) Maggiori quantità produciamo di un bene, maggiore è il costo opportunità


per produrne di più

b) Maggiori quantità produciamo di un bene, minore è il costo opportunità per


produrne di più

c) Maggiori quantità produciamo di un bene, maggiore è il costo opportunità


per produrne di meno

d) Maggiori quantità produciamo di un bene, minore è il costo assoluto per


produrne di più

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 5/S3
Titolo: Principio del Costo Opportunità
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Cosa si desume in ordine all’andamento del costo opportunità osservando la curva?

- Perché la curva è concava?

- Quale è l’effetto prodotto da un’innovazione tecnologica?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 5/S3
Titolo: Principio del Costo Opportunità
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Domande a risposta multipla:

Sia data una curva rappresentativa della PPF, quale delle seguenti risposte è veritiera:

a) Il costo opportunità assume valori sempre maggiori di zero

b) La PPF è sempre decrescente e può assumere una forma concava, rivolta verso il
basso

c) Il costo opportunità assume sempre valori negativi

d) Il costo opportunità è sempre decrescente

e) La PPF è una curva convessa, rivolta verso l’alto

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 5/S3
Titolo: Principio del Costo Opportunità
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Domande a risposta multipla:

Sia data un’economia con due beni, rappresentati su un piano cartesiano, carne
(asse delle ordinate) e benzina (asse delle ascisse). Se per produrre 500 litri
aggiuntivi di benzina è necessario diminuire di 500 kg il consumo di carne, il valore
del costo-opportunità sarà:

a) 500

b) - 500

c) 1

d) - 1

e) 0

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 6
Titolo: I MERCATI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 6 - I MERCATI
Un mercato è un’istituzione che mette in contatto chi domanda (compratori) e chi
offre (venditori). In economia si considera il sistema economico come un insieme di
singoli mercati, e in ognuno di questi ,acquirenti e venditori variano a seconda del
bene o del servizio scambiato. In microeconomia i mercati sono definiti in termini
piuttosto ristretti, rispetto alla macroeconomia.

Ma chi sono gli attori dei mercati?

Tra i venditori ricordiamo sicuramente il ruolo importante svolto dalle imprese, che,
però, non sono le uniche ad offrire un bene o un prodotto: ad esempio, le famiglie
sono i venditori più importanti del mercato del lavoro.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 6
Titolo: I MERCATI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Comunque, nei mercati dei beni di consumo, consideriamo le imprese come gli unici
venditori e le famiglie come gli unici compratori.

Nei mercati perfettamente concorrenziali ogni acquirente e ogni venditore,


assumono il prezzo come dato: esiste un numero talmente elevato di acquirenti e
compratori ,tale che nessuno, da solo, riesce ad avere effetto sul prezzo.

Nei mercati di concorrenza imperfetta i singoli acquirenti o venditori possono,


invece, influenzare il prezzo del prodotto o del servizio.

Per spiegare la dinamica dei prezzi nei mercati perfettamente concorrenziali utilizziamo
il modello della domanda e dell’offerta.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 6
Titolo: I MERCATI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Vale la pena precisare che, pur essendo il modello di concorrenza perfetta un


modello teorico, molti mercati reali tendono a tale modello, e, quindi, è molto
importante lo studio delle dinamiche del modello in parola.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 6/S1
Titolo: I MERCATI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Approfondimento

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 2.2

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 6/S2
Titolo: I MERCATI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Definire il mercato.

- Quali sono gli attori del mercato?

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Corso di Laurea: LAUREA MAAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 6/S3
Titolo: I MERCATI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Definire il mercato perfettamente concorrenziale

- Definire il mercato in condizioni di concorrenza imperfetta

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 7
Titolo: LA DOMANDA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 7 - LA DOMANDA

La domanda è una funzione (o una curva) che mostra le diverse quantità di un bene
che i consumatori sarebbero disposti ad acquistare per ognuno dei molteplici prezzi
possibili nel corso di un determinato periodo di tempo, considerati tutti gli altri vincoli.
La quantità domandata di un mercato è la quantità di un bene che tutti gli
acquirenti scelgono di acquistare in un dato periodo, in corrispondenza di un
determinato prezzo, e considerati i vincoli cui sono sottoposti.

In altri termini, è la quantità che si decide di consumare di un dato bene considerato il


costo opportunità di questa scelta. È chiaro che uno degli elementi determinanti per
definire la quantità domandata è il prezzo.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 7
Titolo: LA DOMANDA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Curva di domanda

prezzo

30 euro a
b

10 quantità

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 7
Titolo: LA DOMANDA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Una caratteristica fondamentale della domanda è quella che a parità di altre condizioni
(ceteris paribus) quali ad esempio reddito, prezzi di altri beni, gusti dell’individuo, al
diminuire del prezzo cresce la quantità domandata.

In altri termini, esiste una relazione inversa tra prezzo e quantità domandata: questa
relazione è detta legge della domanda.

La pendenza decrescente della curva presentata nella pagina precedente riflette


proprio la legge della domanda.

Come si vede dal grafico presentato, ad ogni livello di prezzo corrisponde una diversa
quantità domandata.

I mercati sono influenzati da molti fattori: alcuni di questi fattori creano spostamenti
lungo la curva di domanda, altri determinano uno spostamento della curva stessa.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 7
Titolo: LA DOMANDA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Una variazione del prezzo di un bene provoca uno spostamento lungo la curva di
domanda. Ad esempio, una diminuzione del prezzo provoca uno spostamento verso
destra, mentre un aumento del prezzo provoca uno spostamento verso sinistra.

Se pensiamo, invece, ad una variazione del reddito a disposizione vedremo che


questo provoca una traslazione dell’intera curva: in particolare un aumento del reddito
trasla la curva verso l’alto.

prezzo

D’
D
quantità
4
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 7/S1
Titolo: LA DOMANDA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 3.1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 7/S2
Titolo: LA DOMANDA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Definire il concetto di domanda.

- Cosa si intende per quantità domandata?

- Che relazione esiste tra prezzo e quantità domandata?

- Perché la curva di domanda è decrescente?

-Quando si determina uno spostamento lungo la curva di domanda?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 7/S2
Titolo: LA DOMANDA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Nel tracciare la curva di domanda individuale di un bene x, si tengono costanti tutti


tranne una delle seguenti variabili:

a) Il reddito monetario dell’individuo

b) I prezzi degli altri beni

c) Il prezzo del bene x

d) I gusti dell’individuo

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 7/S3
Titolo: LA DOMANDA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

ESERCIZI

1. Disegnare la curva che ha come equazione y= 10 - 3x

2. Calcolare la pendenza della retta

3. Se il prezzo raggiunge il livello 1 quale sarà la quantità domandata?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 8
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO LA DOMANDA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 8
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO LA DOMANDA
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 8
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO LA DOMANDA
Attività n°: 1

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Lezione n°: 8
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO LA DOMANDA
Attività n°: 1

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Lezione n°: 8
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO LA DOMANDA
Attività n°: 1

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Lezione n°: 8
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO LA DOMANDA
Attività n°: 1

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Lezione n°: 8
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO LA DOMANDA
Attività n°: 1

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Lezione n°: 8
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO LA DOMANDA
Attività n°: 1

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Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO LA DOMANDA
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 8/S1
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO LA DOMANDA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 3.1

10

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Lezione n°: 8/S2
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO LA DOMANDA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Quali sono le determinanti della domanda?

- Quale effetto ha un cambiamento delle preferenze in senso favorevole, sulla domanda


di un bene?

- Che differenza esiste , in termini di domanda, tra beni normali e beni inferiori? Fate un
esempio di bene normale e uno di bene inferiore.

- Che differenza esiste tra bene complementare e bene sostituto?

- Che differenza esiste tra variazione della domanda e variazione della quantità
domandata?

11
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Lezione n°: 8/S2
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO LA DOMANDA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Quando, a parità di altre condizioni, il reddito di un individuo diminuisce, la sua


domanda per un bene inferiore:

a) Diminuisce

b) Resta immutata

c) Dipende dai gusti dell’individuo

d) Dipende dai prezzi di altri beni alternativi

e) Aumenta

12

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 8/S3
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO LA DOMANDA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

ESERCITAZIONE

1. Se aumenta il prezzo dell’insalata, che effetto si avrà sulla domanda di carote?


Argomentare e rappresentare graficamente.

2. Se aumenta il prezzo delle palle da golf che effetto si avrà sulla domanda di
gelati?

3. Se aumenta il prezzo dell’insalata , che effetto si avrà sulla domanda di olio?


Argomentare

13

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 9
Titolo: OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
LEZIONE 9 - L’OFFERTA
L’offerta di un bene è la quantità che l’impresa decide di vendere, in un dato
periodo, ad un determinato prezzo ed a tutti i vincoli a cui è soggetta.
L’offerta è una funzione (o una curva) crescente che indica la quantità di un bene che
i produttori metteranno in vendita in corrispondenza di ogni possibile prezzo.

prezzo

quantità

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 9
Titolo: OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Dalla rappresentazione della curva di offerta vediamo la relazione positiva e diretta,


che esiste tra prezzo e quantità offerta: al crescere del prezzo cresce anche la
quantità offerta, mentre al diminuire del prezzo, la quantità offerta diminuisce a sua
volta. Questa relazione è definita legge dell’offerta.

Nella costruzione della curva di offerta ipotizziamo che il prezzo rappresenti la


variabile con maggiore influenza sulla quantità offerta di ogni prodotto, anche se vi
sono altri fattori che possono incidere.

In altri termini, possiamo dire che la quantità offerta di un bene da parte


dell’impresa è la quantità che la stessa decide di offrire in un determinato periodo
considerato il prezzo e gli altri vincoli a cui l’impresa è soggetta.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 9
Titolo: OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

La quantità offerta dal mercato (quantità offerta) è la quantità specifica di un bene


che tutti i venditori del mercato scelgono di vendere in un determinato momento,
dato prezzo e vincoli. È chiaro che la quantità che le imprese decidono di offrire è
quella che permette di realizzare il massimo profitto.

Ripetiamo, quindi, che quantità offerta e prezzo sono legati da una relazione positiva,
per questo motivo la curva di offerta ha un andamento crescente.

Una variazione del prezzo del bene provoca uno spostamento lungo la curva di
offerta: ad esempio se il prezzo del bene aumenta si passa dal punto a, al punto b
nel grafico che segue.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 9
Titolo: OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

prezzo

18 b

12 a

0 quantità
5 8

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 9
Titolo: OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

La differenza che esiste tra variazione dell’offerta e variazione della quantità offerta è la
stessa evidenziata per la domanda.

Con variazione dell’offerta intendiamo una traslazione della curva, mentre con variazione
della quantità offerta intendiamo uno spostamento lungo la curva.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 9/S1
Titolo: OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 3.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 9/S2
Titolo: OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

-Definire il concetto di offerta

- Cosa si intende per quantità offerta?

- Che relazione esiste tra prezzo e quantità offerta?

- Perché la curva di offerta è crescente?

- Quando si determina uno spostamento lungo la curva di offerta?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 9/S2
Titolo: OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Se la curva di offerta di un bene ha inclinazione positiva, un aumento del prezzo del


bene determina, ceteris paribus:

a) Un incremento dell’offerta

b) Un incremento della quantità offerta

c) Un decremento dell’offerta

d) Un decremento della quantità offerta

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Insegnamento: ECONOMIA POLTICA
Lezione n°: 9/S3
Titolo: OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

ESERCIZI

1. Disegnare la curva che ha come equazione y= 7+2x

2. Calcolare la pendenza della retta

3. Se il prezzo raggiunge il livello 15 quale sarà la quantità offerta?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 10
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO L’OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
LEZIONE 10 - FATTORI CHE SPOSTANO L’OFFERTA
Anche per l’offerta, quando qualcuna delle condizioni ceteris paribus cambia, l’intera
curva di offerta si sposta. Questo fenomeno è noto come cambiamento dell’offerta,
in contrapposizione al cambiamento della quantità offerta, che è un movimento lungo
la curva di offerta, causato esclusivamente da una variazione del prezzo. Le
determinanti dell’offerta sono:

- prezzi delle risorse

- Innovazione tecnologica

- tasse e sussidi

- prezzi degli altri prodotti alternativi

- prezzi attesi

- numerosità dei venditori.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 10
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO L’OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Precisando che una riduzione dell’offerta sposta la curva verso sinistra, mentre un
aumento dell’offerta sposta la curva verso destra, andiamo ad esaminare brevemente le
determinanti dell’offerta.

I prezzi delle risorse impiegate nel processo produttivo contribuiscono a determinare il


costo di produzione sopportato dalle imprese. Se le risorse hanno prezzi elevati e
crescenti, le imprese dovranno far fronte ad un costante aumento dei costi, e , quindi,
per ogni livello di prezzo, vedranno contrarsi i profitti. Questo riduce la quantità che
l’impresa è disposta ad offrire per ogni livello di prezzo. Quindi, un aumento del prezzo
di un fattore produttivo provocherà una diminuzione dell’offerta e uno spostamento
della curva verso sinistra.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 10
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO L’OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Il progresso tecnologico, pone le aziende nella condizione di poter produrre quantità di output
sempre maggiori con il minor impiego di risorse e ciò con positivi riflessi sui costi di produzione.
Un progresso tecnologico che consente un risparmio sui costi aumenta l’offerta di un bene ,
spostando la curva a destra.

Le imprese considerano la tassazione come un costo: quindi un aumento delle tasse (o imposte)
farà aumentare i costi di produzione e ridurrà l’offerta, provocando uno spostamento a sinistra
della curva di offerta. Al contrario un sussidio provocherà uno spostamento verso destra.

Le imprese che producono un determinato bene possono servirsi dei propri impianti anche per
produrre beni affini. Un aumento del prezzo dei beni alternativi potrebbe indurre i produttori a
convertire la produzione e indirizzarla verso questi beni.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 10
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO L’OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Quindi, quando il prezzo di un bene alternativo aumenta, la curva di offerta del
bene si sposta verso sinistra.

Le variazioni sulle aspettative sul prezzo futuro del prodotto potrebbero influire
sulla volontà dei produttori di immetterlo sul mercato. In generale, l’aspettativa di
un aumento del prezzo futuro diminuisce l’offerta corrente, e sposta la curva di
offerta verso sinistra.

A parità di altre condizioni, tanto maggiore è il numero di produttori, tanto


maggiore è l’offerta di mercato. Con l’ingresso di nuove imprese nell’industria la
curva di offerta si sposta verso destra.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 10
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO L’OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Riepilogando avremo:
- spostamento curva di offerta a destra se:
⇓ prezzo input
⇓ prezzo di un bene alternativo
⇓ prezzo atteso
⇑ numero delle imprese
⇑ innovazione tecnologica
⇑ sussidi

prezzo S
S’

quantità
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 10
Titolo: FATTORI CHE SPOSTANO L’OFFERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Riepilogando avremo:
- spostamento curva di offerta a sinistra se:
⇑ prezzo input
⇑ prezzo di un bene alternativo
⇑ prezzo atteso
⇓numero delle imprese
⇓ innovazione tecnologica
⇑ tasse
prezzo S’
S

quantità

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 10 S/1
Titolo: APPROFONDIMENTO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 3.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 10 S/2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Quali sono le determinanti dell’offerta?

- Quale effetto ha sull’offerta di un bene un incremento nei costi di produzione?

- Quale effetto ha sull’offerta di un bene un’innovazione tecnologica?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 10 S/2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Quali effetti determina sull’offerta odierna di un bene x un aumento futuro previsto


del prezzo e l’introduzione di una tecnologia che permette di risparmiare sui costi di
produzione?

a) Un incremento dell’offerta

b) Un incremento della quantità offerta

c) Un decremento dell’offerta

d) Un decremento della quantità offerta

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 10 S/3
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

ESERCITAZIONE

1. Se si riduce il prezzo di sabbia, ghiaia e pietra calcarea, che effetto si avrà sull’offerta
di calcestruzzo? Argomentare e rappresentare graficamente.

2.Se gli agricoltori si aspettano che il prezzo del grano aumenti, che effetto si avrà
sull’offerta?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 10 S/3
Titolo: PREZZO E QUANTITA’ DI EQUILIBRIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
LEZIONE 11 - PREZZO E QUANTITA’ DI EQUILIBRIO

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 10 S/3
Titolo: PREZZO E QUANTITA’ DI EQUILIBRIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 10 S/3
Titolo: PREZZO E QUANTITA’ DI EQUILIBRIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 10 S/3
Titolo: PREZZO E QUANTITA’ DI EQUILIBRIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 11/S1
Titolo: APPROFONDIMENTO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap 3.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 11/S2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Cosa si intende per prezzo di equilibrio? E per quantità di equilibrio?

- Disegnare il grafico che rappresenta l’equilibrio tra domanda e offerta.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 11/S2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Data una curva di domanda ed una curva di offerta, quale delle seguenti affermazioni è
falsa:

a) In presenza di un eccesso di offerta, il prezzo è maggiore rispetto a quello di


equilibrio.

b) In presenza di un eccesso di domanda, il prezzo è maggiore rispetto a quello di


equilibrio.

c) La pendenza della curva di domanda è costante

d) La pendenza della curva di offerta è sempre maggiore di 0

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 11/S3
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Cosa succede se p < p*(prezzo di equilibrio)? Argomentare con l’ausilio del grafico.

- Cosa succede se p > p*? Argomentare con l’ausilio del grafico

- Cosa si intende per funzione di razionamento dei prezzi?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 12
Titolo: CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
LEZIONE 12 - CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI

I prezzi hanno un effetto molto importante sul mercato, ma non sono gli unici fattori da considerare.

Immaginate che l’offerta di alcuni beni o servizi (ad esempio i servizi sanitari), rimanga costante anche a
fronte della crescita della domanda. In tal caso, avremo un nuovo punto di intersezione tra curva di
domanda e curva di offerta, con un maggior livello di prezzo e quantità(caso 1).

Al contrario, una riduzione della domanda riduce sia prezzo che quantità di equilibrio. Lo stesso risultato
si raggiunge nel caso in cui vi sia un aumento del reddito a disposizione degli acquirenti, che provoca
un’espansione della domanda, con spostamento della curva verso destra.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 12
Titolo: CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Ciò vale anche per una variazione dei gusti a favore del bene specifico, o per un aumento
del prezzo del bene sostituto.

In altri termini, possiamo dire che uno spostamento verso destra della curva di domanda
provoca un movimento verso destra lungo la curva di offerta: in tal caso prezzo e quantità
di equilibrio aumentano.
prezzo S
Figura 1
E’
E
D’
D
quantità

2
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 12
Titolo: CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Per alcuni beni l’evidenza ci mostra che la domanda è costante, mentre l’offerta
aumenta. In questo caso (fig.2) la nuova intersezione tra domanda e offerta si troverà
in corrispondenza di un prezzo di equilibrio inferiore, mentre la quantità di equilibrio
risulterà maggiore. Al contrario, se l’offerta si riduce, il prezzo di equilibrio cresce,
mentre la quantità si contrae.

prezzo
S Figura 2
S’
E
E’

quantità
3

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 12
Titolo: CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Se si verifica una variazione sia dell’offerta che della domanda, l’effetto complessivo sarà una
combinazione delle due variazioni.

1. Aumento dell’offerta e riduzione della domanda

Se aumenta l’offerta di un bene, e al tempo stesso ne diminuisce la domanda, avremo una riduzione
del prezzo, ma è difficile determinare l’effetto sulla quantità domandata. Se l’incremento dell’offerta
fa aumentare la quantità di equilibrio, la riduzione della domanda tende a farla diminuire: la
variazione netta della quantità di equilibrio dipenderà dalle dimensioni relative dei cambiamenti
dell’offerta e della domanda. Se la variazione dell’offerta è maggiore della riduzione della domanda,
la quantità di equilibrio aumenterà, altrimenti diminuirà

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 12
Titolo: CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
2. Riduzione dell’offerta e aumento della domanda

Sia la riduzione dell’offerta che l’aumento della domanda di un certo bene ne fanno aumentare il
prezzo. Il loro effetto combinato, quindi, è un incremento del prezzo di equilibrio maggiore di quello
che si verificherebbe con una sola delle due variazioni. L’effetto sulla quantità, invece, è indeterminato,
e dipende dalla dimensioni delle variazioni relative della domanda e dell’offerta. Se la riduzione
dell’offerta è maggiore dell’incremento della domanda, la quantità di equilibrio diminuirà, altrimenti
aumenterà

3. Aumento dell’offerta e aumento della domanda

Un aumento dell’offerta fa calare il prezzo di equilibrio, mentre un aumento della domanda causa
l’effetto opposto. Se l’incremento

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 12
Titolo: CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

dell’offerta è maggiore dell’incremento della domanda, il prezzo di equilibrio aumenterà.


Se i due effetti si compensano tra loro, allora non si avranno variazioni di prezzo. La
quantità di equilibrio, invece, aumenterà, in misura maggiore di quanto accadrebbe con
una sola delle due variazioni.

4. Riduzione dell’offerta e riduzione della domanda

Se la riduzione dell’offerta è maggiore della riduzione della domanda, il prezzo di


equilibrio aumenterà; nel caso opposto, il prezzo di ridurrà. Se le due variazioni hanno la
medesima dimensione, il prezzo non subirà variazioni. L’effetto sulla quantità di
equilibrio è comunque di riduzione.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 12
Titolo: CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Riepilogando:

⇑ domanda ⇔ domanda ⇓ domanda

⇑ offerta P? Q↑ P ↓ Q↑ P ↓ Q?

⇔ offerta
P ↑ Q↑ =P =Q P ↓ Q↓

⇓ offerta
P↑ Q? P↑ Q↓ P? Q↓

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 12
Titolo: CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Dalla tabella si evidenzia che nel caso si sposti solo una curva, e si conosca la direzione
dello spostamento, possiamo determinare la direzione verso cui si muoveranno prezzo e
quantità; quando si spostano entrambe le curve e conosciamo la direzione degli
spostamenti, possiamo determinare la direzione o del prezzo o della quantità.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 12/11
Titolo: APPROFONDIMENTO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 3.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 12/S2
Titolo: APPROFONDIMENTO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Cosa accade al prezzo e alla quantità di equilibrio se la curva di domanda si sposta


verso destra?

- Spiegare con l’ausilio di un grafico cosa accade al prezzo e alla quantità nel caso di
aumento dell’offerta e riduzione della domanda.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 12/S2
Titolo: APPROFONDIMENTO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Se, partendo da una posizione di equilibrio, la domanda di un bene aumenta mentre


l’offerta rimane invariata:

a) Il prezzo di equilibrio diminuisce

b) La quantità di equilibrio diminuisce

c) Sia la quantità che il prezzo di equilibrio diminuiscono

d) Il prezzo di equilibrio aumenta ma la quantità di equilibrio diminuisce

e) Il prezzo e la quantità domandata di equilibrio aumentano

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 12/S3
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Spiegare con l’ausilio di un grafico cosa accade al prezzo e alla quantità nel caso
di aumento dell’offerta e aumento della domanda

- Spiegare con l’ausilio di un grafico cosa accade al prezzo e alla quantità nel caso
di diminuzione sia dell’offerta che della domanda

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 13
Titolo: INTERVENTO DELLO STATO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
LEZIONE 13 - INTERVENTO DELLO STATO NEI MERCATI
Nella maggior parte dei mercati i prezzi sono liberi di variare in corrispondenza delle
variazioni della domanda e dell’offerta. In alcune circostanze, però, lo Stato può ritenere
che le variazioni abbiano determinato prezzi troppo alti (insostenibili per gli acquirenti),
o troppo bassi (per i venditori) e quindi interviene per porre dei limiti agli aumenti e/o
alle riduzioni.

Dal punto di vista grafico, porre un limite all’aumento del prezzo, impone uno
spostamento lungo la curva di offerta (dal punto E al punto B), riducendo la quantità
offerta. Al contempo, la riduzione del prezzo provoca un aumento della quantità
domandata(spostamento dal punto E al punto D). Questi movimenti creeranno un
eccesso di domanda , senza la possibilità di far risalire il prezzo.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 13
Titolo: INTERVENTO DELLO STATO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Se la quantità offerta e quella domandata differiscono, come in questa ipotesi, prevale il


lato corto del mercato, cioè la parte che offre o domanda la quantità più bassa

prezzo

offerta

Tetto massimo al prezzo B D

Domanda
quantità

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 13
Titolo: INTERVENTO DELLO STATO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Se si ha un eccesso di domanda, come in questo caso, i venditori rappresentano il lato


corto del mercato, perché non possiamo costringere un soggetto a vendere più di quanto
voglia: l’eccesso di domanda, quindi, non viene eliminato da un aumento di prezzo.

Mettere un tetto massimo all’incremento di prezzo crea scarsità, e aumenta il tempo che i
soggetti impiegano per procurarsi il bene: questo potrebbe, paradossalmente,
incrementare il costo opportunità del bene stesso.

Inoltre, una situazione di questo tipo può creare il mercato nero, cioè un mercato in cui i
beni sono venduti illegalmente a prezzi più alti rispetto a quanto consentito dallo Stato.
Per tutti questi motivi molto raramente le autorità ricorrono a queste imposizioni.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 13
Titolo: INTERVENTO DELLO STATO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
In alcuni casi le autorità, cercando di andare incontro alle esigenze dei venditori, fissano
un prezzo minimo, al di sotto del quale il prezzo non può scendere: in questo caso,
sarebbero gli acquirenti a determinare la quantità effettivamente trattata sul mercato.
Anche in questa ipotesi ci sarebbe l’incentivo a creare un mercato nero dove applicare
prezzi maggiorati. Per ovviare a questo lo Stato può intervenire (e spesso interviene)
costituendo un ente che acquisterà il prodotto al prezzo minimo indicato, in modo da non
creare incentivo per il mercato nero, oltre a creare un contingentamento alla produzione.

Questo semplice esempio ci fa capire come il perseguimento di un obiettivo porta ad


accettare compromessi in ordine al perseguimento di altri obiettivi ritenuti secondari.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 13
Titolo: INTERVENTO DELLO STATO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
In definitiva è questo il principio del trade-off della politica economica: per raggiungere
un obiettivo è spesso necessario sacrificarne altri.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 13/S1
Titolo: SESSIONE 1
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale didattico di Approfondimento:

Principi di Economia (Lieberman/Hall): pag. 99 - 104

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 13/S2
Titolo: SESSIONE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Perché lo Stato interviene a fissare un prezzo massimo per un bene?

- Cosa avviene se lo Stato fissa un tetto massimo all’aumento del prezzo?


Argomentare con l’ausilio di un grafico

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 13/S3
Titolo: SESSIONE 3
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Quando può crearsi un mercato nero?

- Cosa si intende per trade-off della politica economica?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 14
Titolo: ELASTICITÀ
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 14 - ELASTICITA’

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 14
Titolo: ELASTICITÀ
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

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Lezione n°: 14
Titolo: ELASTICITÀ
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 14
Titolo: ELASTICITÀ
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 14
Titolo: ELASTICITÀ
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 14
Titolo: ELASTICITÀ
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 14
Titolo: ELASTICITÀ
Attività n°: 1

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Lezione n°: 14
Titolo: ELASTICITÀ
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Graficamente, dividendo la curva di domanda in tre parti è possibile osservare come


l’elasticità, in valore assoluto, è decrescente partendo da sinistra verso destra.

Nel tratto elastico (e > 1 in valore assoluto), il prezzo è alto e la quantità è bassa; ciò
configura una situazione di alta reattività della domanda al variare del prezzo, situazione
tipica dei mercati di concorrenza perfetta.

Nel tratto con elasticità unitaria (e = 1 in valore assoluto), si configura una relazione
proporzionale tra prezzo e domanda, individuando l’area di massimo ricavo. situazione di
alta reattività della domanda al variare del prezzo, come si vedrà nei mercati di
concorrenza perfetta.

Nel tratto inelastico (e < 1 in valore assoluto), il prezzo è basso e la quantità è alta; ciò
rappresenta una situazione a bassa reattività della domanda al variare del prezzo,
situazione tipica dei mercati monopolistici.

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Lezione n°: 14
Titolo: ELASTICITÀ
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 14
Titolo: ELASTICITÀ
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 14
Titolo: ELASTICITÀ
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Il concetto di elasticità rispetto al prezzo è applicabile anche all’offerta.

Se la quantità offerta dai produttori è relativamente sensibile alle possibili variazioni del
prezzo, l’offerta è elastica, mentre, nel caso in cui la quantità offerta sia relativamente poco
sensibile , l’offerta è inelastica. Il grado di elasticità è misurato dal coefficiente

Es= variazione percentuale della quantità offerta X/variazione percentuale del prezzo X

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 14
Titolo: ELASTICITÀ
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 14/S1
Titolo: SESSIONE 1
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap 3.3

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 14/S2
Titolo: SESSIONE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Definire il concetto di elasticità della domanda rispetto al prezzo.

- Perché Ed è sempre negativa?

- Che effetto ha l’elasticità sulla spesa totale? Argomentare

- Che relazione esiste tra elasticità e presenza di beni sostituti?

- Cosa si intende per elasticità dell’offerta?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 14/S2
Titolo: SESSIONE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Lungo una curva di domanda, l’elasticità, in valore assoluto, della domanda rispetto al
prezzo è:

a) Sempre costante

b) Può essere costante, oppure crescente partendo da sinistra (prezzo massimo) verso
destra

c) Può essere costante, oppure decrescente partendo da sinistra (prezzo massimo)


verso destra

d) E’ sempre crescente partendo da sinistra (prezzo massimo)

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 14/S3
Titolo: SESSIONE 3
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Esercitazione

1. Rappresentare graficamente un bene con domanda ad elasticità unitaria

2. Rappresentare graficamente l’area della spesa totale

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 15
Titolo: VINCOLO BILANCIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 15 - VINCOLO DI BILANCIO E PREFERENZE

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 15
Titolo: VINCOLO BILANCIO
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 15
Titolo: VINCOLO BILANCIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 15
Titolo: VINCOLO BILANCIO
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 15
Titolo: VINCOLO BILANCIO
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 15
Titolo: VINCOLO BILANCIO
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 15
Titolo: VINCOLO BILANCIO
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 15
Titolo: VINCOLO BILANCIO
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 15/S1
Titolo: SESSIONE 1
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 4.1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 15/S2
Titolo: SESSIONE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Cosa si intende per vincolo di bilancio?

- Che significato ha la pendenza della retta di bilancio?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 15/S2
Titolo: SESSIONE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

La retta del vincolo di bilancio rappresenta:

a) L’andamento dei prezzi dei beni che un consumatore può acquistare, spendendo
una parte del suo reddito monetario

b) Le diverse combinazioni di due beni che un consumatore può consumare,


spendendo una parte del suo reddito monetario

c) Le diverse combinazioni di due beni che un consumatore può consumare, con un


determinato reddito e i prezzi dei due beni

d) La parte di reddito monetario che il consumatore può spendere per l’acquisto di


beni

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 15/S3
Titolo: SESSIONE 3
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Cosa accade se aumenta il reddito a disposizione dell’individuo? Argomentare.

- Cosa accade se variano i prezzi di un bene?Argomentare.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 16
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORI: APPROCCIO DELL’ UTILITÀ MARGINALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 16 - DECISIONI DEI CONSUMATORI: APPROCCIO


DELL’UTILITA’ MARGINALE
La più semplice teoria del comportamento del consumatore si fonda sulla legge
dell’utilità marginale decrescente, secondo la quale al soddisfazione data da una
unità addizionale di un qualunque bene diminuisce all’aumentare delle unità consumate.

Dobbiamo ricordare che l’utilità è soggettiva, cioè varia da persona a persona, ed è molto
difficile da quantificare.

Utilità totale max

1
Unità consumate

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 16
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORI: APPROCCIO DELL’ UTILITÀ MARGINALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

L’utilità totale misura l’ammontare complessivo di soddisfazione che un soggetto trae


dal consumo di una particolare quantità (ad esempio 10 panini), mentre l’utilità
marginale è la soddisfazione ulteriore che un consumatore realizza con una unità
addizionale del bene.

L’utilità totale ha l’andamento mostrato nel grafico della pagina precedente: essa
raggiunge un massimo, per poi iniziare a decrescere. L’utilità marginale invece, mostrata
di seguito, rimane positiva fino al punto di massimo dell’utilità totale, e poi diventa
negativa.

Utilità marginale

0 Unità consumate

2
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 16
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORI: APPROCCIO DELL’ UTILITÀ MARGINALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

In modo più rigoroso possiamo definire l’utilità marginale come la variazione che subisce
l’utilità totale per effetto del consumo aggiuntivo di una unità. Per semplicità abbiamo
ipotizzato che l’utilità marginale sia sempre positiva, anche se ciò potrebbe non essere
vero: se ho già mangiato molti panini, un panino in più non aggiunge niente alla mia
sazietà, anzi può indurre una sorta di soddisfazione negativa (stare male): per questo
alcuni economisti individuano anche valori negativi dell’utilità marginale.

Se combiniamo le informazioni sulle preferenze, e quelle sul vincolo di bilancio, possiamo


individuare la scelta che il consumatore effettuerà per massimizzate la propria
soddisfazione.

Per fare questo ci occorre definire l’utilità marginale per euro speso per il bene A, che si
ottiene dividendo l’utilità marginale dell’ultima unità di bene A per il prezzo di una unità di
bene A Um (per euro speso) = Um bene A/ P bene A

3
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 16
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORI: APPROCCIO DELL’ UTILITÀ MARGINALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

questo valore è molto importante perchè ci dice l’utilità che il consumatore trae da
ogni euro impiegato per acquistare un’unità aggiuntiva del bene A. Chiaramente
questo rapporto avrà valori decrescenti, visto che il prezzo rimane costante, mentre
l’utilità marginale decresce.

Il punto in cui il soggetto ottiene la maggiore utilità possibile è quello in


cui l’utilità marginale per euro sarà uguale per entrambi i beni considerati.

In altri termini un consumatore che voglia massimizzare la sua utilità sceglierà il punto
sulla retta di bilancio in cui

UmA/pA = UmB/pB

4
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 16
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORI: APPROCCIO DELL’ UTILITÀ MARGINALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Se aumenta il reddito sappiamo che si sposta la retta di bilancio , a parità dei prezzi.
In tal caso si richiedono quantità diverse dei beni. Se il bene è normale all’aumentare
del reddito aumenterà la quantità domandata del bene, mentre se il bene è inferiore,
un aumento del reddito porta ad una diminuzione della quantità domandata.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 16/S1
Titolo: SESSIONE 1
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 4.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 16/S2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Enunciare la legge dell’utilità marginale.

- Perché l’utilità marginale è decrescente?

- Perché si utilizza l’utilità marginale per euro per individuare il punto di massima
soddisfazione dell’individuo?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 16/S3
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Esercitazione

- disegnare la curva dell’utilità marginale

- disegnare la curva dell’utilità totale

- spiegare l’andamento delle due curve

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 17
Titolo: EFFETTO DI REDDITO E DI SOSTITUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 17 - EFFETTO DI REDDITO E DI SOSTITUZIONE


Si definisce effetto di reddito l’impatto di una variazione nel prezzo di un prodotto sul
reddito reale (potere di acquisto) di un consumatore e, quindi, sulla quantità
domandata di quel bene.
Se il prezzo di uno dei due beni, A e B, scende, aumenta il potere di acquisto del
consumatore: graficamente la retta di bilancio ruota verso destra.

Dobbiamo comunque ricordare che un aumento del reddito incrementerà la domanda di


beni normali e ridurrà quella di beni inferiori.
Si definisce effetto di sostituzione l’impatto esercitato dalla variazione del prezzo di un
prodotto, sul suo costo relativo, ossia rispetto ad altri beni.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 17
Titolo: EFFETTO DI REDDITO E DI SOSTITUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

L’effetto di sostituzione provoca sempre una variazione della quantità domandata nella
direzione opposta rispetto a quella del prezzo: in altre parole, quando il prezzo scende
l’effetto di sostituzione causa un aumento della quantità domandata, mentre quando il
prezzo sale l’effetto di sostituzione causa una diminuzione della quantità domandata.

Possiamo analizzare a questo punto l’impatto di una variazione di prezzo considerando i


due effetti simultaneamente.

Una variazione del prezzo di un bene modifica il prezzo relativo dello stesso (effetto di
sostituzione) e anche il potere d’acquisto complessivo del soggetto (effetto di reddito).

L’effetto complessivo sulla quantità domandata dipenderà da questi due effetti.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 17
Titolo: EFFETTO DI REDDITO E DI SOSTITUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Nel caso di beni normali i due effetti si ‘sommano’ per modificare la quantità
domandata nella stessa direzione, mentre nel caso di beni inferiori spingono i
direzioni opposte.

Quando il prezzo di in bene normale scende, l’effetto di sostituzione fa aumentare la


quantità domandata; inoltre, la diminuzione del prezzo aumenta il potere di acquisto e ciò
avrà un ulteriore effetto incrementativo sulla quantità.

Quindi, nel caso di beni normali effetto di reddito e di sostituzione si sommano, come
detto sopra, spostando la quantità domandata nella direzione opposta al prezzo.

Ciò significa che i beni normali rispondono sempre alla legge di domanda

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 17
Titolo: EFFETTO DI REDDITO E DI SOSTITUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Nel caso di beni inferiori, effetto di reddito e di sostituzione sono in
contrasto: l’effetto di sostituzione fa muovere la quantità domandata in modo opposto
al prezzo, mentre l’effetto di reddito la spinge nella medesima direzione del prezzo.
Nella pratica, però, si riscontra una prevalenza dell’effetto di sostituzione
sull’effetto reddito: per questo anche i beni inferiori rispondono alla legge della
domanda.

Beni norm ali


⇓ P → effetto sostituzione ⇑ Qd

→ effetto di reddito ⇑ Qd

Beni inferiori
⇓ P → effetto sostituzione ⇑ Qd (effetto prevalente)

→ effetto di reddito ⇓ Qd

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 17/S1
Titolo: APPROFONDIMENTO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 4.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 17/S2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Definire il concetto di effetto di reddito portando degli esempi

- Definire il concetto di effetto di sostituzione portando degli esempi

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 17/S2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Quali delle seguenti affermazioni è veritiera quando si parla di effetto di sostituzione:

a) E’ sempre positivo

b) E’ positivo per i beni normali; è negativo per i beni inferiori

c) E’ negativo per i beni normali; è positivo per i beni inferiori

d) E’ sempre negativo7

e) E’ uguale a 0 in condizioni di equilibrio per il consumatore

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 17/S3
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Come agisce l’effetto di reddito sui beni inferiori? Argomentare

- Come agisce l’effetto di sostituzione sui beni normali? Argomentare

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 18
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORII
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 18 - DECISIONI DEI CONSUMATORI:


APPROCCIO DELLE CURVE DI INDIFFERENZA

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Lezione n°: 18
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORII
Attività n°: 1

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Lezione n°: 18
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORII
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

La pendenza della curva di indifferenza è detta tasso marginale di sostituzione


(MRS), e indica la quantità massima del bene B che il consumatore sarebbe disposto a
scambiare per avere un’unità aggiuntiva del bene A. Chiaramente, quando il soggetto si
trova in un punto molto alto (es. a) sarà disposto a cedere molte unità del bene B anche
per una sola unità del bene A: abbiamo così spiegato l’andamento della curva di
indifferenza.

Le curve di indifferenza sono molte (al limite infinite) e se le rappresentiamo possiamo


avere una mappa di indifferenza.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 18
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORII
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

La mappa di indifferenza è un insieme di curve che descrivono le preferenze di un


individuo. Intuitivamente il soggetto preferisce sempre punti su curve di indifferenza
superiori. La mappa di indifferenza ci fornisce informazioni sul modo di ordinare le
alternative e, quindi, ci permette di caratterizzare completamente le preferenze di un
individuo.

L’equilibrio del consumatore può essere rappresentato graficamente con le curve di


indifferenza, se al grafico aggiungiamo il vincolo di bilancio.

Il soggetto che vuole massimizzare la sua utilità (come diremmo nell’approccio dell’utilità
marginale) deve scegliere un punto sulla retta di bilancio e deve appartenere alla curva di
indifferenza più alta possibile. Questo è il punto E.

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Lezione n°: 18
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORII
Attività n°: 1

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Lezione n°: 18
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORII
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Riassumendo, la combinazione ottimale di beni per un determinato individuo corrisponde


al punto in cui sono tangenti curva di indifferenza e retta di bilancio.

Possiamo dire, in alternativa, che la combinazione ottimale si ha quando

MRS B,A = PA/PB

Abbiamo, così, individuato l’equilibrio del consumatore senza dover misurare l’utilità.

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Lezione n°: 18/S1
Titolo: APPROFONDIMENTO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 4.2

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 18/S2
Titolo: SESSIONE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Come si definisce una curva di indifferenza?

- In cosa differisce l’approccio delle curve di indifferenza da quello dell’utilità marginale?

- Come si definisce l’MRS?

- Cosa si intende per mappa di indifferenza?

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 18/S2
Titolo: SESSIONE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Siano dati due beni ed un reddito monetario, quali delle seguenti condizioni non
configura la condizione di equilibrio per il consumatore ?

a) Quando il consumatore spende tutto il suo reddito monetario per acquistare i due
beni

b) Quanto il Tasso Marginale di Sostituzione raggiunge il punto di massimo

c) Quando il Tasso Marginale di Sostituzione è uguale al rapporto tra i prezzi

d) Quando la pendenza della retta del vincolo di bilancio è uguale al tasso marginale di
sostituzione

e) Quando il rapporto tra le utilità marginali è uguale al rapporto tra i prezzi

9
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 18/S3
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Esercitazione

- Rappresentare una mappa delle curve di indifferenza e argomentare.

- Rappresentare l’equilibrio del consumatore con l’ausilio delle mappe di indifferenza.

10

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 19
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORI: CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
LEZIONE 19 - DECISIONI DEI CONSUMATORI:
CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI
Se il reddito a disposizione del soggetto aumenta la sua retta di bilancio di sposta verso
destra, e questo gli permetterà di accedere a curve di indifferenza più late, in cui si
prevede un maggior consumo sia del bene A che del bene B. si determinerà, così, un
nuovo punto di equilibrio.

Bene B

E’
E

Bene A

1
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 19
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORI: CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

In definitiva, un aumento di reddito, a parità di altre condizioni (quindi senza modifiche


nei prezzi), porta ad uno spostamento della quantità domandata di entrambi i beni, che
sarà diversa a seconda che il bene sia normale o inferiore. Se i due beni sono normali la
situazione può rappresentarsi come nel grafico precedente, passando da E a E’.

Intuitivamente , la riduzione del prezzo del bene A provoca una rotazione della linea di
bilancio , andando a definire una nuova situazione di equilibrio.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 19/S1
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORI: CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Approfondimento:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 4.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 19/S2
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORI: CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Cosa accade quando diminuisce il reddito a disposizione del soggetto? Argomentare


con l’utilizzo dei grafici.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 19/S3
Titolo: DECISIONI DEI CONSUMATORI: CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Cosa accade se il prezzo del bene B diminuisce? Argomentare con i grafici

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 20
Titolo: IMPRESE E PRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 20 - IMPRESE E PRODUZIONE

Un’im presa è un’organizzazione che impiega risorse per la produzione di beni e/o servizi
per ricavarne un profitto. Le imprese attuano la produzione, ossia combinano gli input
per ottenere gli output.

Il profitto è la finalità essenziale per cui si implementa un’impresa. Esso è dato dalla
differenza tra ricavi e costi: il profitto al netto delle imposte è la remunerazione dei
proprietari (o dei soci in genere), che hanno fornito i capitali per iniziare l’attività.

Il modo in cui gli input sono combinati per ottenere output è detto tecnologia che in
economia si considera come data.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 20
Titolo: IMPRESE E PRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
La funzione di produzione, per ogni combinazione di input, definisce la quantità
massima di prodotto che l’impresa può realizzare in un determinato arco di tempo.
La profittabilità di un’azienda varia al variare della domanda del prodotto che realizza e
dipende, anche, dalla rapidità con cui questa riesce ad adeguare la propria capacità
produttiva alle richieste del mercato. Può essere relativamente semplice modificare
l’impiego di materie prime e di forza lavoro, ma non lo è altrettanto ridurre, o
aumentare, la capacità degli impianti. Per questo motivo in economia si distingue il
breve dal lungo periodo.

Il breve periodo è un periodo troppo limitato perché l’impresa riesca a modificare la


capacità dei propri impianti produttivi.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 20
Titolo: IMPRESE E PRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Quindi, la capacità dell’impianto nel breve periodo rimane fissa. Tuttavia l’impresa
può modificare il proprio livello produttivo impiegando diversi livelli di forza produttiva
o materie prime. Il lungo periodo, invece, è un periodo tale da consentire all’impresa
di modificare le quantità impiegate di tutte le risorse di cui si serve, inclusa la capacità
produttiva dell’impianto.

Chiameremo prodotto totale la quantità complessiva di un particolare bene o servizio


che si può realizzare con una determinata combinazione di input.

La relazione che lega i fattori di produzione (input) e la quantità prodotta (output) è


detta funzione di produzione ed indica la massima quantità di output producibile.

Un fattore di produzione (esempio K capitale) si definisce fisso quando la quantità


impiegata non è correlata con il livello di produzione; è variabile (esempio L lavoro)
quando, invece, è direttamente correlata con il livello di produzione.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 20
Titolo: IMPRESE E PRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Unità di output

Prodotto totale

Unità di input

Dal grafico si può verificare come aggiungendo nuove unità di input, la quantità di
prodotto aumenta, per questo motivo la curva del prodotto totale ha un andamento
crescente. Chiameremo, quindi, prodotto marginale la produzione aggiuntiva che si
ottiene incrementando di una unità l’impiego del fattore variabile.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 20
Titolo: IMPRESE E PRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
MP= ∆ O/ ∆I

MP = prodotto marginale

∆ O = variazione output (quindi variazione del prodotto totale)

∆I = Variazione input

Chiaramente se il fattore considerato è il lavoro potremmo indicare

MPL = ∆Q/ ∆L

chiameremo prodotto medio, la quantità di prodotto ottenuta per ogni unità di input
impiegata

Prodotto Medio = Produzione totale/unità di input

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 20
Titolo: IMPRESE E PRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Dal grafico si nota come con l’utilizzo di maggiori quantità di input MP prima aumenta e
poi diminuisce.
Quando il prodotto marginale di un input cresce all’aumentare delle unità impiegate di
quell’input, parleremo di rendimenti marginali crescenti di quel fattore. Quando il
prodotto marginale di un input diminuisce diciamo che ci sono rendimenti marginali
decrescenti di quel fattore. La quantità di prodotto totale aumenta con l’introduzione di
un nuovo input, ma l’incremento è sempre minore.

Nel breve periodo la funzione di produzione risponde alla legge della produttività
marginale decrescente: quantità crescenti di un fattore variabile (esempio lavoro)
combinate con quantità date di un fattore fisso, ipotizzando una tecnologia data,
determinano, dopo un certo livello di produzione, un incremento di produzione
addizionale (marginale) sempre minore.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 20/S1
Titolo: IMPRESE E PRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 5.1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 20/S2
Titolo: IMPRESE E PRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Cosa si intende per tecnologia?

- Definire il breve periodo e il lungo periodo.

- Definire il prodotto totale, marginale e medio

- Perché la produttività marginale è decrescente?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 20/S2
Titolo: IMPRESE E PRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

La curva del costo marginale può essere decrescente all’aumentare della quantità
prodotta?

a) Si, sempre

b) Si, quando si verificano determinate condizioni

c) No, mai

d) Si, solo nel lungo periodo

e) Si, solo nel breve periodo

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 20/S3
Titolo: IMPRESE E PRODUZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

Esercitazione

- Tracciare la curva del costo totale e spiegarne l’andamento? Perché la curva non parte
dall’origine degli assi?

- Che andamento hanno AVC e AFC? Tracciarli.

- Individuare graficamente la relazione tra MC, AVC, AFC

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 21
Titolo: I COSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 21 - I COSTI
Il costo totale di produzione che un’impresa deve sostenere corrisponde al costo
opportunità che sostengono coloro che apportano il capitale di rischio: in effetti questi
sacrificano delle risorse per realizzare una determinata quantità di output.

Andiamo ora ad analizzare i costi produttivi nel breve periodo.

Nel breve periodo un’impresa può variare parzialmente l’impiego degli input ed almeno
uno dei fattori di produzione può considerarsi fisso.

Definiamo costi fissi quei costi che non variano al variare della produzione: riguardano
ad esempio gli impianti, gli interessi per i debiti contratti.

I costi variabili , invece, sono costi che si modificano al variare del livello di prodotto. Ne
sono esempi i costi delle materie prime.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 21
Titolo: I COSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Il costo totale è dato dalla somma dei costi fissi e dei costi variabili
TC = TFC + TVC

TC = costo totale

TFC = costo fisso totale

TVC = costo variabile totale

Il costo totale parte sull’asse delle ordinate dal livello di costo fisso e cresce in
considerazione del costo variabile.
Costo
TC

2
Unità di prodotto

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 21
Titolo: I COSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
I produttori sono interessati al costo totale che dovranno sostenere, ma hanno necessità
di conoscere anche i costi medi, ossia il costo per unità di prodotto.

Il costo m edio fisso si ottiene dividendo il costo fisso totale per la produzione realizzata
AFC = TFC/Q

AFC= costo fisso medio

il valore di AFC si ridurrà al crescere della produzione, perché l’incidenza di un costo che
rimane costante (quello fisso) diminuisce all’aumentare delle unità prodotte.

Costo
AFC

Unità di prodotto 3

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 21
Titolo: I COSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Il costo m edio variabile (AVC) si ottiene dividendo il costo variabile totale per la
produzione complessiva
AVC = TVC/Q

Visto che l’aggiunta di risorse variabili fa crescere il livello di produzione, AVC inizialmente
si riduce, raggiunge un punto di minimo e poi tende nuovamente a crescere.

Costo

AVC

Unità di prodotto

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 21
Titolo: I COSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Il costo m arginale è il costo addizionale che si deve sostenere per la produzione di una
ulteriore unità di prodotto MC = ∆ TC/ ∆Q

I costi marginali sono costi che l’impresa può controllare in modo diretto e immediato.
Nello specifico MC è il costo complessivo che si sostiene per la produzione dell’ultima
unità realizzata e, quindi, indica anche il costo che si può risparmiare se questa ultima
unità non si realizza. Le decisioni di un’impresa in merito al livello produttivo sono prese
spesso in funzione di variabili marginali.

Costo MC

Unità di prodotto
5
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 21
Titolo: I COSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
La curva del costo marginale interseca AVC (medio variabile) e ATC (medio totale) nei
rispettivi punti di minimo.

Fino a quando la curva MC (marginale) si trova al di sotto della ATC (MC < ATC) questa
avrà andamento discendente, mentre tutte le volte che MC si trova al di sopra di ATC
(MC >ATC) questa avrà andamento crescente.

Quindi la curva di costo marginale interseca la curva di costo medio totale nel
punto di minimo di ATC.
ATC
Costo MC
AFC AVC

Unità prodotto

6
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 21
Titolo: I COSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Quando il prodotto marginale di un fattore cresce, il costo marginale diminuisce,
mentre quando il prodotto marginale diminuisce, il costo marginale aumenta. Visto che
il prodotto marginale prima aumenta e poi diminuisce, MC seguirà l’andamento
opposto, cioè prima diminuirà e poi crescerà. Per questo MC ha l’andamento tracciato.

Notiamo inoltre che a bassi livelli di produzione MC < AVC e ATC e quindi queste
decresceranno. A livelli alti di produzione, MC > AVC e ATC, quindi queste saliranno.
Per questo motivo la curva dei costi medi avrà prima andamento decrescente e poi
crescente.

Merita accennare al fatto che alcuni costi di un’impresa non solo sono fissi, ma anche
irrecuperabili. Tali sono i costi sostenuti per valutare la profittabilità di un progetto che
poi non viene realizzato, o i costi di ricerca e sviluppo di un prodotto che non viene
venduto.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 21
Titolo: I COSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Un sunk cost (costo irrecuperabile) rappresentano costi che sono stati già sostenuti
in passato o che si devono comunque sostenere, a prescindere da qualsiasi azione futura
si consideri; comprendono anche i pagamenti futuri di impegni già assunti in maniera
imprescindibile.

Tali costi deve essere irrilevanti ai fini di qualunque decisione da assumere.

Nelle decisioni vanno considerando solo i costi che realmente incideranno sulle scelte da
effettuare.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 21/S1
Titolo: I COSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 5.2

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Lezione n°: 21/S2
Titolo: I COSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Cosa si intende per costi fissi e costi variabili?

- Definire il costo marginale

- Che relazione esiste tra MC, AVC, AFC?

- Cosa sono i sunk cost?

10

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 21/S2
Titolo: I COSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Il costo medio fisso, all’aumentare della quantità prodotta, assume un andamento:

a) Costante

b) Crescente

c) Decrescente

d) Prima decrescente e poi crescente

e) Prima crescente e poi decrescente

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 21/S3
Titolo: I COSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

Esercitazione

- Tracciare la curva del costo totale e spiegarne l’andamento? Perché la curva non parte
dall’origine degli assi?

- Che andamento hanno AVC e AFC? Tracciarli.

- Individuare graficamente la relazione tra MC, AVC, AFC

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 22
Titolo: CONCORRENZA PERFETTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Lezione 22 - CONCORRENZA PERFETTA


La struttura del mercato di concorrenza perfetta è definita dalle seguenti
caratteristiche:

- numerosità di acquirenti e venditori

- omogeneità e standardizzazione del prodotto

- perfetta mobilità delle risorse e diffusione delle conoscenze tecnologiche

- assenza di barriere all’entrata e all’uscita

- perfetta informazione sui prezzi e sui costi

Il mercato di concorrenza perfetta è un mercato in cui sono presenti molte imprese, che
offrono un bene standardizzato e con una facilità di accesso al mercato stesso.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 22
Titolo: CONCORRENZA PERFETTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Quindi, nel dettaglio, le condizioni che identificano un mercato di concorrenza perfetta sono:

- alto numero di concorrenti

- offerta di un prodotto standardizzato

- libertà di ingresso e uscita dal mercato

Una caratteristica fondamentale dei mercati perfettamente concorrenziali è la presenza di un


numero elevato di venditori, che operano l’uno indipendentemente dall’altro. Ne sono
esempi il mercato dei prodotti agricoli, il mercato valutario e il mercato dei capitali. Lo stesso
vale per gli acquirenti.

Data la numerosità degli operatori nessuno è in grado di influenzare il prezzo, per questo si
dice che in concorrenza perfetta le imprese sono price taker.

Le imprese che operano in mercati perfettamente concorrenziali realizzano un bene


standard, cioè omogeneo.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 22
Titolo: CONCORRENZA PERFETTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Se i prodotti hanno un certo grado di diversità, o i consumatori percepiscono
differenze significative, non siamo in un mercato perfettamente concorrenziale.

Nel mercato in parola, le imprese possono liberamente entrare, così come quelle già
presenti uscirne, perché non esistono ostacoli rilevanti di tipo legale, tecnologico o
finanziario che impediscano tali movimenti.

Anche se la concorrenza perfetta è rara da individuare nella realtà, questo modello di


mercato è essenziale per la comprensione dei diversi contesti industriali.

Inoltre, l’evidenza empirica, ci mostra che molti mercati, anche se non sono
perfettamente concorrenziali presentano caratteri che li avvicinano molto al modello.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 22/S1
Titolo: CONCORRENZA PERFETTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G.N. De Vito): cap. 6.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 22/S2
Titolo: CONCORRENZA PERFETTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Cosa si intende per struttura del mercato?

- Quali sono i caratteri della concorrenza perfetta?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 22/S3
Titolo: CONCORRENZA PERFETTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Cosa si intende per price taker?

- Perché si studia il modello teorico della concorrenza perfetta?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 23
Titolo: IMPRESA PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 23 - IMPRESA PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE


Nel mercato perfettamente concorrenziale nel punto di intersezione tra domanda e offerta si
determina il prezzo di equilibrio: in corrispondenza di quel prezzo la singola impresa può
vendere la quantità che desidera e, quindi, la domanda dell’impresa è rappresentabile con
una linea orizzontale.

prezzo prezzo Curva di domanda


della singola impresa

P*

quantità quantità
Q*

MERCATO IMPRESA
1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 23
Titolo: IMPRESA PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Ogni impresa mira alla massimizzazione del profitto, compatibilmente con i vincoli posti
dalla tecnologia e dai costi.

Possiamo dire che, in un mercato perfettamente concorrenziale, la curva di domanda di


una singola impresa è perfettamente elastica rispetto al prezzo di mercato.

In effetti, l’impresa che si trova ad operare in un simile mercato, non può vendere ad
un prezzo più elevato, contraendo la propria offerta, ne deve ridurre il prezzo per
aumentare le vendite. Per questo motivo la sua rappresentazione grafica è effettuata
con una retta orizzontale.

Vale la pena ripetere che non è la domanda di mercato che è perfettamente elastica,
perché questa si presenta come una curva decrescente.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 23
Titolo: IMPRESA PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
La curva di domanda delle singola impresa che opera in un mercato concorrenziale
presenta un’elasticità infinita rispetto al prezzo, in quanto, indipendentemente dalla
quantità offerta, il prezzo rimane costante. Questo avviene perché nel mercato che
trattiamo il prodotto che le imprese offrono è standard, e il fatto di aumentare il prezzo
le porterà a non vendere. Inoltre, come già specificato, ogni operatore è tanto piccolo
da non poter influenzare il mercato nel suo complesso: per questo motivo l’impresa può
offrire quantità maggiori senza dover toccare il prezzo.

In altri termini, in un mercato di concorrenza perfetta l’impresa è price taker, ossia


subisce il prezzo imposto dal mercato.

L’unica decisione che l’impresa concorrenziale può prendere riguarda la quantità da


vendere.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 23
Titolo: IMPRESA PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
TR
prezzo TC
Profitto max

quantità

prezzo
MC

D=MR

quantità

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 23
Titolo: IMPRESA PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Nella rappresentazione della pagina precedente si vede che il ricavo totale (TR) è una
linea retta inclinata verso l’alto. La pendenza di questa retta è esattamente pari al prezzo
del prodotto.

Il ricavo marginale (MR) è rappresentato come una retta orizzontale, infatti coincide con
la curva di domanda, perché per un’impresa che opera in un mercato perfettamente
concorrenziale il ricavo derivante da una ulteriore unità venduta è sempre pari al prezzo
unitario.

In altri termini, in un’impresa concorrenziale il ricavo marginale e il prezzo sono uguali.

Siccome l’impresa in concorrenza perfetta è price taker, può massimizzare il profitto


economico solo variando la quantità prodotta.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 23
Titolo: IMPRESA PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Secondo l’approccio marginalista , avremo che

profitto totale = TR - TC

e si può vedere nel grafico presentato precedentemente dove il profitto è rappresentato


dalla distanza tra le curve TC e TR.

Questo approccio è molto semplice, ma non considera il fatto che la variazione della
quantità prodotta provoca delle reazioni anche sul costo e sul ricavo totale.

In base all’approccio marginalista, l’impresa deve espandere la sua produzione fino a


quando MR non sia uguale ad MC. In effetti, fino a quando MR>MC i proventi ottenuti
dalla vendita di ogni unità aggiuntiva di prodotto sono superiori ai costi di produzione.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 23
Titolo: IMPRESA PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Nel breve periodo l’impresa massimizzerà il profitto, o minimizzerà le perdite,


attestando la produzione al livello in cui MR = MC.

Nel nostro grafico i punti di intersezione sono due, ma dobbiamo sempre considerare il
punto di contatto in fase crescente della curva.

È da notare che questa regola si utilizza solo nel caso in cui continuare a produrre sia
preferibile rispetto alla cessazione dell’attività; inoltre, considerando che la curva di
domanda nel caso in esame è perfettamente elastica possiamo riscrivere la regola come
P=MC (perché il prezzo coincide con MR).

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 23/S1
Titolo: IMPRESA PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 6.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 23/S2
Titolo: IMPRESA PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

-Perché la curva di domanda dell’impresa in concorrenza perfetta è perfettamente


elastica?

- Cosa significa essere price taker?

- Che relazione esiste tra prezzo e MR in concorrenza perfetta?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 23/S2
Titolo: IMPRESA PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Per l’impresa concorrenziale, la curva del ricavo totale assume un andamento:

-Decrescente all’aumentare della quantità prodotta

- Prima crescente e poi decrescente all’aumentare della quantità prodotta

-Lineare crescente all’aumentare della quantità prodotta

Quali delle seguenti affermazione è veritiera per un’impresa che opera in concorrenza
perfetta:

-E’ un price setter

-La sua curva di offerta ha pendenza negativa

-La sua curva di domanda individuale ha pendenza negativa

- E’ un price taker 10

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 23/S3
Titolo: IMPRESA PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

-Fino a che punto l’impresa concorrenziale espande la propria produzione?

- Argomentare con l’ausilio dei grafici il comportamento dell’impresa in concorrenza


perfetta

11

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 24
Titolo: PROFITTO TOTALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 24 - PROFITTO TOTALE


Nel misurare il profitto totale partiamo con il calcolare il profitto unitario

PU = P - ATC

PU= profitto unitario

P= prezzo

ATC= costo medio totale

Andiamo ora a rappresentare graficamente una situazione di profitto economico e di


perdita economica.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 24
Titolo: PROFITTO TOTALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
a - b = profitto per unità
prezzo
a, b, P’. P’’= profitto economico

MC

P’ a(E*) D=MR
P’’ b ATC
quantità

prezzo
MC a - b=perdita per unità

ATC a,b,P’,P’’= perdita economica


P’ a
P’’ b(E*) D=MR
2
quantità

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 24
Titolo: PROFITTO TOTALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Dai grafici precedenti si vede come quando l’impresa realizza la massimizzazione del
profitto nel punto E*, si ha :

- nel grafico in alto: P>ATC e la loro differenza da il profitto unitario (distanza


verticale tra la curva di domanda dell’impresa e la curva ATC). L’area a, b, P’, P’’
rappresenta il prodotto tra il profitto unitario e la quantità, quindi l’area di profitto

- nel grafico in basso: P < ATC e la loro differenza da la perdita unitaria. L’area a,
b, P’, P’’ rappresenta il prodotto tra la perdita unitaria e la quantità, quindi l’area di
perdita.
In definitiva l’impresa realizza un profitto solo se P>ATC.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 24
Titolo: PROFITTO TOTALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Come già evidenziato l’impresa concorrenziale è price taker e prende il profitto come un
dato, e decide solo la quantità da realizzare: se cambia il prezzo anche tale quantità
dovrà essere modificata.

Se il prezzo si modifica, allora l’impresa si muoverà lungo la propria curva MC per


decidere la quantità da produrre. Ma per conoscere esattamente la quantità da produrre
è necessario ricordare la regola della cessazione dell’attività.

MC ATC

AVC D
P’ a
c
b
4

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 24
Titolo: PROFITTO TOTALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Nel punto a l’impresa subisce una perdita perché P<ATC, però è ancora superiore ad AVC.

Se

P x q>AVC x Q

visto che TVC=AVC x Q

TR>TVC

un’impresa non deve cessare l’attività se il ricavo totale è maggiore del costo variabile
totale (come nel caso in esame).
Quindi in corrispondenza di P’ si continua a produrre.

Se, invece, P<AVC (come nel punto b) l’impresa dovrebbe cessare l’attività perché
TR <TVC.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 24
Titolo: PROFITTO TOTALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Nel punto c , P=AVC, quindi TR=TVC è una sorta di punto di indifferenza, detto anche
prezzo di cessazione dell’attività: per ogni prezzo inferiore l’attività verrà cessata, per
ogni prezzo superiore si avrà convenienza a continuare.

Il punto di minimo in cui l’impresa decide di cessare l’attività deve trovarsi nel punto di
minimo della curva AVC.

Riepilogando:

- per ogni P> al min AVC ⇒ l’impresa continua a produrre, realizzando una quantità
in corrispondenza di MR=MC
- per ogni P< al min AVC ⇒ l’impresa cessa l’attività.

A questo punto possiamo definire la curva di offerta dell’impresa che opera in


concorrenza: questa è composta da due parti.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 24
Titolo: PROFITTO TOTALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Per tutti i prezzi superiori al punto minimo della curva AVC la curva di offerta
coincide con MC; per tutti i prezzi inferiori l’impresa cessa l’attività, quindi la sua
curva di offerta diventa una retta verticale.

prezzo
Curva di offerta dell’impresa

quantità
7

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Lezione n°: 24
Titolo: PROFITTO TOTALE
Attività n°: 1

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Generalizzando:

Costo e ricavo ATC


P5 e MC
MR5
d AVC
P4
c MR4
P3
MR3
P2 b
MR2
P1 a
MR1

0 Q2 Q3 Q4 Q5
Quantità offerta

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 24
Titolo: PROFITTO TOTALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
∗ il prezzo P1 è inferiore al punto di minimo del costo medio variabile. A questo livello di
prezzo l’impresa decide di non produrre. La quantità offerta sarà pari a zero e lo stesso
vale per ogni prezzo inferiore a P1

∗ il prezzo P2 è uguale al livello minimo del costo medio variabile. In corrispondenza di


questo prezzo l’impresa offrirà la quantità Q2 (punto b) e sarà appena in grado di coprire
il proprio costo totale variabile. La sua perdita sarà uguale al costo fisso totale. Per
l’impresa sarà indifferente produrre Q2 o cessare l’attività.

∗al prezzo P3 l’impresa offrirà la quantità Q3 (ci troviamo nel punto c del grafico).

∗In tal modo minimizzerà le perdite di breve periodo.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 24
Titolo: PROFITTO TOTALE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Per qualunque prezzo compreso tra P3 e P4, l’impresa minimizzerà le perdite offrendo
sul mercato il livello di prodotto che realizza MR=MC

∗ l’impresa sarà in pareggio in corrispondenza del prezzo P4 (punto d), realizzando un


profitto normale, ma un profitto economico pari a zero. Il ricavo totale sarà appena
sufficiente a coprire il costo totale. In questo punto MR=P4=ATC

∗ a livello P5 l’impresa realizzerà un profitto economico. Per qualunque livello di prezzo


superiore a P4 l’impresa ottiene un profitto economico producendo a livello in cui
MR=MC

10

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 24/S1
Titolo: Profitto Totale
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 6.2

11

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 24/S2
Titolo: Profitto Totale
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Rappresentare graficamente l’area di profitto dell’impresa concorrenziale.

- Cosa accade se P< ATC?

- In che situazione l’impresa deciderà di cessare l’attività?

- Rappresentare la curva di offerta dell’impresa in regime di concorrenza.

12

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 24/S2
Titolo: Profitto Totale
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Un’impresa che opera in concorrenza perfetta, può rimanere sul mercato se realizza:

- Un prezzo di equilibrio inferiore al costo medio variabile

- Un prezzo di equilibrio superiore al costo medio variabile

- Nel lungo periodo un prezzo di equilibrio inferiore al costo medio variabile

- Nel breve periodo un prezzo di equilibrio inferiore al costo medio variabile

13

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 24/S3
24/s3
Titolo: Profitto Totale
Esercitazione
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

P5 e

d
P4
P3 c

P2 b

P1 a

0 Q2 Q3 Q4 Q5

Completare il grafico e spiegarne l’andamento

14

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 25
Titolo: MERCATI DI CONCORRENZA NEL BREVE PERIODO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 25 - MERCATI DI CONCORRENZA NEL BREVE PERIODO

Il breve periodo, come si ricorda, è un periodo così breve da non permettere all’impresa
di intervenire su tutti i suoi input; inoltre è un periodo in cui il numero di imprese presenti
in una determinata industria rimane fisso.
Per definire la curva di offerta di mercato è necessario determinare la somma della
quantità offerta da tutte le imprese presenti nello stesso in corrispondenza di un
determinato prezzo.

prezzo

Curva di offerta di mercato


quantità

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 25
Titolo: MERCATI DI CONCORRENZA NEL BREVE PERIODO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
La curva rappresentata mostra una situazione in cui gli input fissi di ogni impresa
rimangono costanti ed anche il numero di imprese presenti nel mercato.

L’equilibrio nel mercato perfettamente concorrenziale si raggiunge nel punto di incontro tra
domanda e offerta reale, che permette di determinare il prezzo di equilibrio.

S Prezzo MC
prezzo

a ATC
c
D1
b
D1 d D2

D2
quantità quantità
Mercato Impresa
2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 25
Titolo: MERCATI DI CONCORRENZA NEL BREVE PERIODO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
I grafici precedenti illustrano due possibili equilibri di breve periodo in un mercato
concorrenziale.

Se la curva di domanda di mercato fosse D1, si determinerebbe un presso di equilibrio


tale da avere una domanda orizzontale come segnalato nel grafico di destra. Possiamo
osservare che nel punto c tutte le imprese realizzano un profitto economico perché
P>ATC .

Se la curva di mercato fosse D2, tutte le imprese subiscono una perdita, perché P<ATC.
Questo ci mostra come nel breve periodo le imprese possono realizzare un profitto o
subire una perdita economica.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 25
Titolo: MERCATI DI CONCORRENZA NEL BREVE PERIODO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Riepilogando:

- ci troviamo nel punto a quando la domanda di mercato è D1.

In questa situazione la posizione della specifica impresa è localizzata nel punto c,


in cui si realizza un profitto economico di breve periodo

- ci troviamo nel punto b se la curva di domanda di sposta a D2.

L’impresa, allora si troverà posizionata nel punto d, e subirà una perdita nel breve
periodo.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 25/S1
Titolo: MERCATI DI CONCORRENZA NEL BREVE PERIODO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 1

Materiale Didattico di Approfondimento:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap.6.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 25/S2
Titolo: MERCATI DI CONCORRENZA NEL BREVE PERIODO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

-Rappresentare graficamente la curva di offerta di mercato di breve periodo di un


mercato perfettamente concorrenziale. Argomentare

- Cosa accade quando P>ATC?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 25/S3
Titolo: MERCATI DI CONCORRENZA NEL BREVE PERIODO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

-Rappresentare due possibili equilibri nel mercato di concorrenza perfetta evidenziando la


posizione del mercato e della singola impresa.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 26
Titolo: I MERCATI CONCORRENZIALI DI LUNGO PERIODO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 26
Titolo: I MERCATI CONCORRENZIALI DI LUNGO PERIODO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 26
Titolo: I MERCATI CONCORRENZIALI DI LUNGO PERIODO
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 26
Titolo: I MERCATI CONCORRENZIALI DI LUNGO PERIODO
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 26
Titolo: I MERCATI CONCORRENZIALI DI LUNGO PERIODO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 26
Titolo: I MERCATI CONCORRENZIALI DI LUNGO PERIODO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 26/S1
Titolo: I MERCATI CONCORRENZIALI DI LUNGO PERIODO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 6.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 26/S2
Titolo: I MERCATI CONCORRENZIALI DI LUNGO PERIODO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

-Come cambiano le condizioni dell’equilibrio concorrenziale nel lungo periodo?

- Quali sono i principali fattori di cambiamento nel lungo periodo?

- Cosa accade se la situazione iniziale prevede che P>ATCmin ?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 26/S3
Titolo: I MERCATI CONCORRENZIALI DI LUNGO PERIODO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

-Spiegare, con l’ausilio della rappresentazione grafica , il raggiungimento dell’equilibrio di


lungo periodo.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 27
Titolo: IL MONOPOLIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
LEZIONE 27 - IL MONOPOLIO

Un mercato è un monopolio puro quando una sola impresa produce un determinato


bene di cui non esistono sostituti stretti. Le caratteristiche del monopolio puro sono:

- presenza di un unico venditore: in tal caso impresa e industria coincidono

- Assenza di sostituti di quel bene

- price maker, il monopolista puro stabilisce la quantità totale fornita ed esercita,


quindi, un notevole controllo sul prezzo

- barriere all’entrata, un monopolista puro non deve confrontarsi con nessun


concorrente perché esistono degli ostacoli che impediscono l’ingresso di nuove imprese
nell’industria.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 27
Titolo: IL MONOPOLIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
I casi di monopolio puro sono piuttosto rari, ma esistono molti ‘quasi-monopoli’, cioè
mercati in cui un’impresa detiene una quota determinante del mercato: la De Beers
controlla il 55% del mercato mondiale dei diamanti grezzi, la Intel produce l’80% dei
microprocessori presenti nei PC.

I monopoli naturali si creano per la presenza di barriere all’entrata, che si


concretizzano nell’esistenza di economie di scale, che determinano di fatto l’esistenza,
nel lungo periodo, di una sola impresa che produce ad un costo inferiore rispetto a più
imprese, o di barriere legali.

La moderna tecnologia è tale, almeno in alcune industrie, per cui esistono forti
economie di scala, cioè i costi medi totali sono decrescenti all’aumentare della
dimensione dell’impresa.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 27
Titolo: IL MONOPOLIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Per questo motivo la funzione del costo medio di lungo periodo di un’impresa sarà
decrescente per un ampio intervallo di produzione. Data la domanda di mercato solo
poche grandi imprese, o al limite solo una, possono ottenere costi medi contenuti.

Le nuove imprese che volessero entrare nell’industria come produttori minori non
conseguirebbero le economie proprie del monopolista e la costruzione degli impianti
richiederebbe degli investimenti ingenti con costi proibitivi.

In circostanze estreme, quando la curva di domanda di mercato interseca la curva ATC


di lungo periodo dove i costi totali sono ancora decrescenti, la singola impresa si trova
nella condizione di monopolio naturale.

In altri termini, siamo in un mercato in cui una sola impresa può produrre ad un costo
unitario inferiore a quanto non possano fare più imprese.

3
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 27
Titolo: IL MONOPOLIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

prezzo D mercato

p1 A
B
p2
LRATC
p3 C
q1 q2
quantità
Il grafico mostra un monopolio naturale. Per tutti i livelli di produzione compresi tra 0 e
q1 l’impresa ha necessità di un determinato livello di input: più output realizza più si
riduce il costo unitario.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 27
Titolo: IL MONOPOLIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Avremo quindi un unico soggetto che potrà sostenere un costo unitario inferiore
rispetto a due o più imprese.

Il grafico mostra che il mercato potenziale massimo del prodotto si ha in


corrispondenza di q1. Affinché la domanda di mercato passi a q2, il prezzo deve
scendere a p3, ma perché si possa offrire tale quantità il costo per unità dovrebbe salire
oltre p3. Ad esempio, nel punto B avremmo un’unica impresa che serve tutta la
richiesta q2, sostenendo un costo unitario pari a p2 (punto B) e dovrebbe uscire dal
mercato se chiedesse più di p3, che è il massimo che il mercato è disposto a pagare.

Se le imprese fossero due la situazione sarebbe ancora peggiore, perché il costo


unitario sarebbe ancora più alto. Si conclude che la quantità massima di output è q1.

5
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 27
Titolo: IL MONOPOLIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Molti monopoli nascono dalla presenza di barriere imposte per legge: ne sono esempi
la concessione di brevetti, di licenze, e la protezione della proprietà intellettuale.

Un brevetto è il diritto di utilizzo esclusivo di un inventore ad usare la propria invenzione.


I brevetti, e le leggi a protezione di questi, proteggono gli inventori dal fatto che altri
potrebbero utilizzare l’idea senza avervi contribuito. Nell’industria farmaceutica, ad
esempio, i brevetti sui farmaci hanno determinato enormi brevetti di monopolio, che
hanno reso possibile il finanziamento per altre ricerche.

Lo Stato può limitare l’entrata in un’industria o in una professione attraverso l’uso di


licenze (come ad esempio i taxi in Italia).

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 27
Titolo: IL MONOPOLIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Si verifica un’esternalità di rete quando all’aumentare del numero di fruitori del prodotto
aumenta il valore della rete per i suoi membri. Un esempio di mercato di questo tipo è il
mercato di Windows, sistema installato su più dell’80% dei PC.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 27/S1
Titolo: IL MONOPOLIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 6.3

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 27/S2
Titolo: IL MONOPOLIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Quali sono le condizioni essenziali per parlare di monopolio?

- Quali sono i caratteri dell’impresa monopolistica?

-Definire il monopolio naturale.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 27/S2
Titolo: IL MONOPOLIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Quali delle seguenti affermazioni è veritiera per un’impresa che opera in monopolio ?

- E’ un price setter

- La sua curva di offerta ha inclinazione negativa

- La sua curva di domanda individuale è inclinata positivamente

- E’ un price taker

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 27/S3
Titolo: IL MONOPOLIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

-Descrivere con l’ausilio degli strumenti grafici il monopolio naturale

- Che differenza esiste tra brevetto e licenza?

- Cosa si intende per esternalità di rete?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 28
Titolo: OBIETTIVI E VINCOLI DEL MONOPOLISTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
LEZIONE 28 - OBIETTIVI E VINCOLI DEL MONOPOLISTA

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 28
Titolo: OBIETTIVI E VINCOLI DEL MONOPOLISTA
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 28
Titolo: OBIETTIVI E VINCOLI DEL MONOPOLISTA
Attività n°: 1

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 28
Titolo: OBIETTIVI E VINCOLI DEL MONOPOLISTA
Attività n°: 1

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 28
Titolo: OBIETTIVI E VINCOLI DEL MONOPOLISTA
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 28
Titolo: OBIETTIVI E VINCOLI DEL MONOPOLISTA
Attività n°: 1

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Area perdita tot.
MC
prezzo Area profitto tot. p4
MC
p3 E
ATC
p1 E ATC
AVC
p2

D D
q1 quantità q1 quantità
MR
MR

6
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 28
Titolo: OBIETTIVI E VINCOLI DEL MONOPOLISTA
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 28/s1
Titolo: SESSIONE 1
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 6.3

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 28/s2
Titolo: SESSIONE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Quali sono le differenze fondamentali tra monopolio e concorrenza perfetta?

- Rappresentare la curva di domanda del monopolista e argomentare sul suo andamento

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 28/s2
Titolo: SESSIONE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Un’impresa che opera in monopolio, può rimanere sul mercato se realizza:

- Un prezzo di equilibrio inferiore al costo medio variabile

- Ne lungo periodo un profitto economico negativo

- Nel lungo periodo un prezzo di equilibrio superiore al costo medio totale

- Nel breve periodo un prezzo di equilibrio inferiore al costo medio variabile

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 28/s3
Titolo: SESSIONE 3
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Su quali elementi interviene il monopolista: prezzo o quantità?

- Quali azioni pone in essere in monopolista per massimizzare il proprio profitto?


Argomentare con l’ausilio dei grafici

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 29
Titolo: CONCORR E MONOPOLIO
Attività n°: 1

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LEZIONE 29 - MONOPOLIO E CONCORRENZA PERFETTA:
UN CONFRONTO

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 29
Titolo: CONCORR E MONOPOLIO
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 29
Titolo: CONCORR E MONOPOLIO
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 29
Titolo: CONCORR E MONOPOLIO
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 29/S1
Titolo: APPROFONDIMENTO
Attività n°: 1

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SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 6.3

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 29/S2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 29/S2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 29/S3
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- In monopolio P è uguale, maggiore o minore di MC?

- Come si può sopperire all’inefficienza del monopolio?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 30
Titolo: CONCORRENZA MONOPOL
Attività n°: 1

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LEZIONE 30 - CONCORRENZA MONOPOLISTICA


La concorrenza monopolistica è caratterizzata:

- numero relativamente ampio di venditori

- prodotti differenziati (spesso con un elevato uso della pubblicità)

- assenza di barriere all’entrata e all’uscita

La prima e la terza caratteristica descrivono gli aspetti ‘concorrenziali’ del mercato, mentre la
differenziazione del prodotto attribuisce un carattere ‘monopolistico’.

La concorrenza monopolistica implica che:

- ogni soggetto abbia piccole quote di mercato, avendo così un limitato controllo sul prezzo

- assenza di collusione

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 30
Titolo: CONCORRENZA MONOPOL
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 30
Titolo: CONCORRENZA MONOPOL
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 30
Titolo: CONCORRENZA MONOPOL
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 30
Titolo: CONCORRENZA MONOPOL
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 30
Titolo: CONCORRENZA MONOPOL
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
L’impresa in concorrenza monopolistica raggiunge la massimizzazione del profitto
producendo al livello in cui MR = MC: nel breve periodo può realizzare un profitto o una
perdita.

In particolare si ha:

Se P > ATC, si realizza un profitto economico positivo

Se P = ATC, si realizza un profitto economico nullo

Se P < ATC, si realizza una perdita (profitto economico negativo), ma si resta sul
mercato

Se P < AVC, deve cessare l’attività.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 30
Titolo: CONCORRENZA MONOPOL
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 30/S1
Titolo: APPROFONDIMENTO
Attività n°: 1

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SESSIONE 1

Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap.6.4

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 30/S2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

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SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Illustrare i caratteri della concorrenza monopolistica

- Cosa si intende per differenziazione del prodotto?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 30/S2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Un’impresa che opera in concorrenza monopolistica, può rimanere sul mercato se realizza

- Un prezzo di equilibrio inferiore al costo medio variabile

- Ne lungo periodo un profitto economico negativo

- Nel lungo periodo un prezzo di equilibrio superiore al costo medio totale

- Nel breve periodo un prezzo di equilibrio inferiore al costo medio variabile

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 30/S3
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

-Come si presenta l’elasticità della domanda in concorrenza monopolistica?

- Illustrare graficamente l’equilibrio di breve periodo di un’impresa in concorrenza


monopolistica.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 31
Titolo: OLIGOPOLIO
Attività n°: 1

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LEZIONE 31 - OLIGOPOLIO

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 31
Titolo: OLIGOPOLIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Per questo motivo l’oligopolio è caratterizzato da un comportamento strategico e di
interdipendenza reciproca.

Per comportamento strategico intendiamo un comportamento che, per realizzare i propri


scopi, tiene conto delle potenziali reazioni di altri.

Le imprese sviluppano e attuano strategie di prezzo, localizzazione, pubblicità, per


accrescere il volume delle transazioni, ma siccome hanno pochi rivali esiste
interdipendenza strategica: i profitti di ogni impresa non dipendono solo dalle proprie
strategie commerciali, ma anche da quelle dei concorrenti.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 31
Titolo: OLIGOPOLIO
Attività n°: 1

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Lezione n°: 31
Titolo: OLIGOPOLIO
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 31
Titolo: OLIGOPOLIO
Attività n°: 1

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Lezione n°: 31
Titolo: OLIGOPOLIO
Attività n°: 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 31
Titolo: OLIGOPOLIO
Attività n°: 1

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Nel grafico a sinistra si mostra l’effetto dell’ingresso di un nuovo operatore in un
monopolio tradizionale. L’equilibrio iniziale di monopolio è Em, l’equilibrio finale di
duopolio Eo (l’equilibrio in concorrenza perfetta Ec).

Nel grafico di destra si descrivono le curve di reazione, misurando la quantità prodotta da


A sull’asse delle ascisse, e quella prodotta da B sull’asse delle ordinate.

L’impresa che entra nel mercato monopolistico si troverà di fronte alla domanda non
soddisfatta dal monopolista, indicata dal tratto a destra di Em. B, quindi, penserà di
vendere ad un prezzo più basso del suo concorrente la quantità individuata
dall’intersezione della sua curva dei costi marginali con l’asse delle ascisse.

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Lezione n°: 31
Titolo: OLIGOPOLIO
Attività n°: 1

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Lezione n°: 31/S2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Definire l’oligopolio

- Cosa si intende per comportamento strategico?

- Cosa si intende per interdipendenza strategica?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 31/S2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Cosa si intende per strategia dominante ?

- E’ la migliore strategia per un’impresa a prescindere da quella adottatati dagli altri


concorrenti

- E’ la migliore strategia che tiene conto di tutti i comportamento adottatati dai


concorrenti

- Strategia consistente nel fare ad un altro partecipante ciò che egli ha fatto nella partita
precedente

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 31/S2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Definire l’oligopolio

- Cosa si intende per comportamento strategico?

- Cosa si intende per interdipendenza strategica?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 31/S2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta multipla:

Cosa si intende per strategia dominante ?

- E’ la migliore strategia per un’impresa a prescindere da quella adottatati dagli altri


concorrenti

- E’ la migliore strategia che tiene conto di tutti i comportamento adottatati dai


concorrenti

- Strategia consistente nel fare ad un altro partecipante ciò che egli ha fatto nella partita
precedente

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 31/S3
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Cosa è una curva di reazione?

- Spiegare con gli opportuni strumenti grafici l’equilibrio di Cournot

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 32
Titolo: COLLUSIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
LEZIONE 32 - COMPORTAMENTO COOPERATIVO
NELL’OLIGOPOLIO
Gli svantaggi e le incertezze del mercato oligopolistico rendono interessante l’idea di ricorrere a forme
di collusione. Attraverso il controllo del prezzo gli oligopolisti possono ridurre l’incertezza, aumentare i
profitti e scoraggiare l’ingresso di nuove imprese.

La forma più estesa di collusione è il cartello, che consiste in un gruppo di produttori che, attraverso
un accordo formale, specificano la quantità di prodotto che ognuno deve realizzare.

I membri del cartello devono controllare il livello di prodotto, cioè dividersi il mercato, in modo da
mantenere il prezzo stabilito.

Per vedere i benefici di un cartello, o anche di altre forme di collusione, analizziamo il grafico
seguente.

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 32
Titolo: COLLUSIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Prezzo e costo
MC
A⇒ MR=MC
P0
ATC

A0 A
D
MR
Q0 quantità

Profitto economico

COLLUSIONE E TENDENZA ALLA MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO CONGIUNTO

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 32
Titolo: COLLUSIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Supponiamo che nel mercato analizzato esistano 3 imprese, A, B, C, che producono un bene
omogeneo, con identiche curve di costo, di domanda e di ricavo marginale.

In questo caso, le imprese hanno interesse a colludere per determinare un livello di prodotto congiunto
e stabilire un unico prezzo comune. Ogni impresa , quindi, agisce come se fosse un monopolio puro,
producendo un output pari a Q0, praticando un prezzo P0. Questa combinazione massimizza il profitto
di ogni impresa e perciò anche i profitti congiunti.

Di recente, uno dei più famosi cartelli è l’OPEC, che riunisce i paesi che esportano petrolio. Questi
periodicamente si accordano per influenzare il prezzo del petrolio, fissando la quantità che ognuno può
produrre.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 32
Titolo: COLLUSIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
In molti paesi, però, la collusione è illegale, come ad esempio Stati Uniti, Europa, e nella maggior
parte dei paesi sviluppati.

Un’altra forma di collusione tacita è la leadership di prezzo, che consiste in un accordo con cui gli
oligopolisti possono coordinare i prezzi senza stringere veri e propri accordi.

Si verifica una situazione in cui un’impresa dominante cambia per prima il proprio prezzo e tutte le
altre seguono automaticamente il leader.

Di solito il leader di prezzo osserva queste tattiche:

- variazioni sporadiche di prezzo, il prezzo viene modificato solo quando le condizioni di costo o di
domanda sono alterate in modo significativo

-comunicazione, spesso il leader di prezzo comunica le imminenti variazioni del prezzo alle altre
imprese della medesima industria

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 32
Titolo: COLLUSIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
- evitare il rischio di guerre di prezzo, per non compromettere il profitto dell’intera industria.

Normalmente gli accordi collusivi sono difficili da realizzare e da mantenere, data l’esistenza di
notevoli ostacoli.

Quando gli oligopolisti si confrontano con diverse curve di costo e di domanda, è difficile trovare un
accordo sul prezzo, soprattutto se i prodotti sono differenziati.

Inoltre, a parità di altre condizioni, al crescere del numero di imprese diventa più difficile costituire un
cartello, o altre forme di collusione.

Non dimentichiamo poi che i governi spesso dichiarano guerre aperte agli accordi di collusione,
sanzionandoli.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 32
Titolo: COLLUSIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Nonostante l’opinione di molti sulla inesorabile via verso il monopolio, la realtà evidenza anche
situazioni molto diverse.

In molti casi la scala efficiente minima di produzione rappresenta una quota talmente piccola del
mercato per cui imprese di grandi dimensioni non hanno grossi vantaggi rispetto a quelle piccole;
inoltre, in tutti i paesi più sviluppati, negli ultimi venti anni sono intervenute rigide legislazioni anti-trust
per impedire accordi tra imprese. In ultimo, l’innovazione tecnologia può incrementare la concorrenza,
creando nuovi beni sostituti.

A questo punto è lecito chiedersi se l’oligopolio sia una struttura di mercato efficiente.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 32
Titolo: COLLUSIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Secondo quanto schematizzato nel grafico delle pagine precedenti è improbabile che in condizioni di
oligopolio si verifichi efficienza produttiva (P=ATC min), ed efficienza allocativa(P=MC).

Secondo alcuni l’oligopolio è addirittura meno desiderabile del monopolio che, almeno, è sotto stretto
controllo dello Stato.

A questa legittima preoccupazione si può rispondere con la maggiore concorrenza estera che nel corso
degli ultimi anni ha reso sempre più difficile il raggiungimento degli accordi in questione.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 32/S1
Titolo: APPROFONDIMENTO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 1

Materiale didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 6.6

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 32/S2
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- Cosa si intende per cartello?

- Spiegare graficamente la convenienza a stipulare accordi collusivi

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 32/S3
Titolo: ESERCITAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- Cosa si intende per leadership di prezzo?

- Quali elementi possono ostacolare gli accordi collusivi?

- L’oligopolio è efficiente?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 33
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Introduzione alla macroeconomia

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 33
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 33 – Introduzione alla macroeconomia

Quando si parla di macroeconomia si parla dello studio degli aggregati, quali reddito
nazionale, consumo, risparmi, investimenti, occupazione, spesa pubblica, tassazione e
livello generale dei prezzi. Quindi a differenza della microeconomia non si guarda al
singolo consumatore ma al consumo dei soggetti appartenenti ad una nazione e così
anche per le imprese e per i loro investimenti. Inoltre si deve considerare anche il
rapporto con lo stato ed il resto del mondo.

Gli obiettivi della macroeconomia riguardano:

- la crescita economica

- la piena occupazione

- la stabilità dei prezzi

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 33
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Quando si parla di crescita economica dobbiamo differenziare prima di tutto il concetto di crescita da
quello di sviluppo. Con il secondo si considera lo sviluppo di tutti i settori di una nazione e non
solamente quello produttivo, ma anche quello sociale ed umano. Questo tipo di fenomeno non si può
studiare semplicemente con l’osservazione del PIL (di cui tratteremo nelle prossime lezioni). Infatti un
esempio di sviluppo può essere collegato all’innalzamento della vita media, l’aumento del grado di
alfabetizzazione, etc.. Per crescita, invece, si considera la variazione temporale della
produzione aggregata di beni e servizi che indica lo stato di salute di un determinato
sistema economico. Dalla produzione aggregata è possibile derivare un importante indicatore: il
prodotto pro-capite, che indica la distribuzione di ricchezza prodotto tra la popolazione. Per studiare la
crescita economica gli economisti si rifanno allo studio del PIL reale. La crescita economica è il
principale obiettivo della politica economica.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 33
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Pertanto, uno dei maggior interessi degli economisti è il rallentamento della crescita economica, in
quanto porta ad un impoverimento generalizzato di una economia. Ovviamente data una sperequata
distribuzione del reddito, un momento di recessione non porta ad un eguale impoverimento di tutti i
ceti sociali. Ma lo studio della distribuzione del reddito e delle differenze dei diversi ceti sociali in
realtà non è uno degli obiettivi primari degli economisti, bensì solo di quelli che si occupano
dell’economia dello sviluppo.

La presenza in una nazione di un forte tasso di disoccupazione rappresenta un problema sociale ed


economico, in quanto sono presenti risorse non utilizzate.

Di conseguenza, la crescita economica che si realizza si discosta da quella che potenzialmente una
nazione potrebbe avere.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 33
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Pertanto, l’occupazione è strettamente legata alla crescita economica. Infatti il sistema
economico tende alla piena occupazione in prossimità del raggiungimento del PIL potenziale, che si
ha quando tutte le risorse disponibili sono occupate.

L’altalenarsi di periodi di forte crescita economica e piena occupazione a periodi di abbattimento


della produzione e disoccupazione viene studiata analizzando i cicli economici, cioè fluttuazioni
economiche di breve periodo non dovute alla stagionalità. Più cicli economici creano le tendenze di
lungo periodo cioè i trend.

Dato che si ipotizza che un momento di espansione della produzione di una economia sia
rappresentata anche da una riduzione della disoccupazione, allora per studiare i momenti di
espansione e di recessione ci si limita ad osservare l’andamento del PIL reale, anche se nella realtà
questi due eventi possono non corrispondere.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 33
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Il ciclo economico è un fenomeno di breve periodo, mentre la crescita economica è di


lungo periodo. Di conseguenza per osservare quest’ultima si deve guardare al trend.

Un altro degli obiettivi della macroeconomia di cui abbiamo parlato è la stabilità dei prezzi.
L’inflazione, considerata come l’aumento generalizzato dei prezzi, è uno dei mali economici che uno
stato deve combattere, in quanto rappresenta un costo sociale e una perdita del potere economico
di una nazione, e quindi, può creare impatti negativi sulla domanda aggregata e sul PIL reale. Allo
stesso modo, la deflazione, problema attuale dell’area Euro, determina impatti negativi sui consumi
e quindi sulla crescita e di conseguenza sull’occupazione.

Quanto detto serve solo come introduzione alla macroeconomia e permette di capire il motivo per
cui è fondamentale conoscere le basi di questa materia.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 33
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Il prodotto interno lordo è possibile calcolarlo in tre modi. Ognuno di essi porterà allo
stesso risultato, di conseguenza quando si parla di PIL si parla di spesa, prodotto o
reddito.

• PRIMA DEFINIZIONE: il PIL è la somma di tutti i beni e servizi finali di un’economia in


un determinato momento. Per questo si parla di spesa;

• SECONDA DEFINIZIONE: il PIL è la somma di tutti i beni e servizi finali e non meno i
beni intermedi di un’economia in un determinato momento, cioè la somma dei valori
aggiunti. Per questo si parla di produzione;

• TERZA DEFINIZIONE: il PIL è la somma di tutti i redditi di un’economia in un


determinato momento. Per questo si parla di reddito.

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PILT − PILT −1 Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
PILT −1 Lezione n°: 33
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Per capire meglio la prima e la seconda definizione basti pensare ad un’economia in cui
sono presenti solo 3 settori: acciaieria, ittica ed automobilistica.

Per la prima definizione si sommano solo il fatturato della azienda ittica e di quella
automobilistica.

Mentre nel caso della seconda definizione si sommano tutte e tre e poi
all’automobilistica si sottrae il valore dell’acciaio. Ottenendo così il valore aggiunto.

Per riuscire a calcolare il tasso di crescita del PIL (come ogni variazione è sempre oggi
meno ieri diviso ieri)

PILT − PILT −1
PILT −1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 33
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Ovviamente il calcolo della crescita del PIL ha diversi problemi, che riguardano da
una parte la presenza di inflazione dall’altra la sua vera importanza per comprendere
l’economia di un paese.

Per quanto riguarda l’inflazione, il calcolo del PIL viene effettuato considerando le
quantità ed i prezzi correnti. Pertanto non si evidenzia a quale variabile è imputata la

crescita.

Per risolvere questo tipo di problematiche si va a considerare il PIL nominale e quello


reale che saranno oggetto di studio nella prossima lezione.

Per quanto riguarda invece l’importanza di questo dato nel comprendere l’andamento
di un’economia, il PIL non rappresenta un corretto indicatore di ricchezza o sviluppo
di un paese.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 33
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Infatti non sono considerati all’interno di questo varie componenti quali:

- L’economia sommersa

- Il lavoro nero

- Il mercato dell’usato (ad esempio il mercato immobiliare)

- Il lavoro casalingo

- L’autoproduzione, importante per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo

- La conversione in potere d’acquisto del paese stesso rispetto agli altri

Il PIL è calcolato in base a quello che è prodotto nella nazione indipendentemente


dalla residenza di chi lo produce, quindi non tiene conto del fatto che un residente
estero porterà il suo reddito all’esterno del paese. Per ovviare a questo problema si
può calcolare il prodotto nazionale lordo PNL.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 33
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Quest’ultimo a differenza del primo prende in considerazione tutto quello prodotto dai
residenti di una nazione indipendentemente da dove lo producono, quindi:

PNL = PIL + prodotto dei residenti della nazione fatto all’estero – prodotto
fatto dai non residenti all’interno della nazione.

Di conseguenza nel PIL rientra la Carapelli che è di proprietà spagnola mentre nel
PNL rientrano il fatturato delle sedi estere della FIAT. Ovviamente tutto quello che
vale per il PIL vale anche per il PNL

Se si volesse calcolare il prodotto interno netto (PIN) basta sottrarre al PIL gli
ammortamenti.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 33/S1
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Materiale Didattico di Studio

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 7.1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 33/S2
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperta:

- Quali sono gli obiettivi della macroeconomia

- Cosa si intende per crescita economica

- Cosa si intende per ciclo economico e trend

- Perché si studia la disoccupazione e l’inflazione

- Come si calcola il PIL

- Come si calcola il tasso di crescita del PIL e quali sono le sue problematiche

- La differenza tra PIL e PNL e tra PIL e PIN

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 33/S2
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta multipla

Gli obiettivi della macroeconomia sono:

- Occupazione, crescita e stabilità dei prezzi

- Occupazione e stabilità dei prezzi

- Occupazione e crescita

- Crescita e stabilità dei prezzi

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 33/S3
Titolo: INTRODUZIONE ALLA MACROECONOMIA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande di ragionamento

- Che differenza intercorre tra i movimenti di breve periodo e di lungo periodo quando si
parla di una economia

- Come mai l’occupazione e la crescita economica sono elementi collegati tra di loro

- Quali possono essere i problemi sociali legati alla disoccupazione

- Quali possono essere i problemi sociali legati all’inflazione

- Come mai il PIL non è un ottimo indicatore di ricchezza di una nazione.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 34
Titolo: IL P.I.L. E LE SUE COMPONENTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Il P.I.L. e le sue componenti

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 34
Titolo: IL P.I.L. E LE SUE COMPONENTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Legenda

t = anno corrente
t-1 = anno precedente
0 = anno base
C = consumo
I = investimento
G = spesa pubblica
X = esportazioni
IM = importazioni
NX = esportazioni nette (E-IM)

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 34
Titolo: IL P.I.L. E LE SUE COMPONENTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 34 – Il P.I.L. e le sue componenti

Nella lezione precedente abbiamo visto come il calcolo della crescita del PIL può essere
sfalsato dalla presenza di inflazione, in quanto non ci si rende conto se la crescita è
dovuta ai prezzi o alle quantità.

Per comprendere meglio l’importanza di questa problematica basti pensare che se vado
a valutare una variazione del PIL pari al 3% ed ho in quel periodo un’inflazione pari al
7%, allora l’illusione della crescita nasconde invece un periodo di crisi con una riduzione
della quantità prodotta pari al 4%.

Per ovviare a questo problema si introduce il concetto di PIL nominale e reale.

Il PIL Nominale è quello calcolato guardando alle quantità di oggi per i prezzi
di oggi, quindi la produzione valutata a prezzi correnti ed è questo tipo di PIL che crea
il problema suddetto.
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 34
Titolo: IL P.I.L. E LE SUE COMPONENTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Il PIL Reale è quello calcolato guardando alle quantità di oggi per i prezzi di
un anno base. Quindi tenendo costanti i prezzi e variando solo le quantità un
eventuale calcolo della crescita usando questo PIL non considererà la variazione dei
prezzi risolvendo così il problema suddetto.
Superato il problema della determinazione della variazione di quantità prodotta, nasce
un altro tipo di problematica, la valutazione del PIL reale. Il suo valore è determinato
dall’anno base considerato. Per capire questo basti pensare ad un PIL valutato a prezzi
ante euro e post euro. Quindi nonostante nel concetto di variazione il fattore inflazione è
stato eliminato, il problema rimane. Dato che in un’economia non esiste solo un bene e
quindi non si può semplicemente prendere il prezzo dello stesso per il calcolo, si deve
capire come definire i prezzi per il calcolo.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 34
Titolo: IL P.I.L. E LE SUE COMPONENTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Il PIL reale deve essere considerato come una media ponderata della produzione di tutti i
beni finali, quindi devono essere definiti i pesi da utilizzare. Per questo motivo si pensa ai
prezzi relativi, cioè al rapporto tra i prezzi. Ad esempio se un bene ha il doppio del valore
di un altro, questo deve contare il doppio nella costruzione del PIL reale. A questo punto
rimane il problema che anche i prezzi relativi variano nel tempo, quindi anche in questo
caso deve essere considerato un anno base. Per capire quale é l’anno base preso in
considerazione basti vedere il grafico degli andamenti del PIL nominale e
reale. Al momento in cui questi si intersecano allora quello è l’anno base.
Infatti si considera che i prezzi varino di continuo e quindi se il PIL nominale coincide con
quello reale allora l’anno t è l’anno 0. Per quanto riguarda gli Stati Uniti l’anno base è il
2000.

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Lezione n°: 34
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Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Il PIL reale viene utilizzato per confrontare la grandezza economica di un paese rispetto
agli altri, considerando ovviamente i limiti determinati dal PIL che sono stati visti all’inizio
di questa lezione. I risultati che si possono ottenere possono essere fuorvianti, perché le
nazioni che mettiamo in paragone in genere non sono omogenee per quantità di abitanti.
Come già abbiamo specificato il PIL è anche il reddito di una nazione e quindi risulta
naturale che un paese con un numero maggiore di abitanti abbia una somma di redditi
maggiore di uno che invece ha una popolazione minore. Per ovviare a questo problema
viene calcolato il PIL pro capite, che non è altro che il PIL reale diviso la popolazione di
una nazione. Questo permette di poter confrontare il PIL tra nazioni con popolazioni
diverse.

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Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
In realtà questo non permette la reale contrapposizione del benessere sociale, in quanto
non ci sono elementi che evidenzino la vera distribuzione del reddito. Per capire questo
basti pensare ai diversi paesi dell’Arabia Saudita dove la ricchezza è in mano a
pochissime persone ed il resto della popolazione rimane in evidente stato di mera
sopravvivenza. Nonostante questo il PIL pro capite ha comunque un valore sopra la
sopravvivenza. Quindi i risultati che derivano da questo tipo di valutazione possono non
essere utili per capire l’economia di uno stato. Questo tipo di problematica va a sommarsi
a quelle dette in precedenza, di come le valutazioni del PIL possono trarre in inganno per
l’effettivo calcolo della ricchezza di una popolazione.

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Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Il PIL è dato dalla sommatoria di alcune variabili economiche, che vengono definite dal
comportamento degli agenti.

Come abbiamo già, in macroeconomia vengono considerati i dati aggregati. Quindi se si


parla di consumo prendiamo in esame la sommatoria di tutti i consumi fatti dalla
popolazione di una determinata nazione.

Il PIL è dato dalla somma dei consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette.
Queste sono intese sia come spesa che come livello di produzione.

PIL =C+I+G+NX

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YT Lezione n°: 34
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Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Per comprendere al meglio l’uguaglianza appena citata si devono considerare le variabili
singolarmente, anche se poi saranno oggetto di studio più approfondito nelle lezioni
successive.
Il consumo (C): questo aggregato considera tutti i beni e servizi acquistati dai
consumatori di una nazione, in un determinato periodo di tempo. La sua importanza nella
valutazione del PIL è determinata dal fatto che rappresenta più del 70% della spesa di
una nazione. Quindi se i consumi sono scarsi vi è un deficit di domanda che comporterà
una crisi nel settore produttivo. Questa crisi è data dal fatto che l’offerta è determinata e
limitata dalla domanda. Di conseguenza se non c’è domanda le aziende non possono
offrire e di conseguenza il sistema entra in stallo.

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Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
L’investimento (I): con questo termine si vanno a considerare tutti gli investimenti fissi,
denominati così per non creare confusione con quelli in scorte, fatti da privati e aziende.
Di questo aggregato fanno parte sia gli investimenti non residenziali (l’incremento dei
macchinari ed impianti da parte degli imprenditori), sia quelli residenziali (gli acquisti di
nuove abitazioni da parte dei singoli individui). Per capire il concetto di “nuove” , lo
studente si deve ricordare che nel PIL non rientra il mercato dell’usato.
Le decisioni che determinano questi due tipi di investimento possono sembrare
apparentemente molto diverse, invece non è così. Infatti le imprese fanno nuovi
investimenti per produrre di più in futuro, le persone comprano case per ottenere servizi
abitativi nel futuro. Quindi in entrambi i casi le decisioni di acquisto dipendono da servizi
che questi beni, sia impianti che appartamenti, daranno in futuro.

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Lezione n°: 34
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Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Entrambi dipendono, quindi, dalle aspettative dei soggetti e dal tasso d’interesse inteso
come prezzo delle risorse liquide per il fabbisogno dell’investimento. Anche se per
semplicità verranno considerati come variabili esogene.

Spesa Pubblica (G): con questo termine si indicano tutti i beni e servizi acquistati dalla
stato, considerando dalle semplice attrezzature per gli uffici fino ad arrivare alle
infrastrutture. Nella spesa pubblica non sono compresi i trasferimenti, quali le pensioni e i
sussidi, ne gli interesse sul debito pubblico. Infatti questi è vero che rappresentano delle
spese per lo stato ma non per acquisto di beni e servizi.

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Lezione n°: 34
Titolo: IL P.I.L. E LE SUE COMPONENTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
La somma di questi primi tre aggregati definisce la spesa in beni e servizi da parte dei
residenti. Per vedere la spesa totale in beni nazionali si devono considerare anche le
esportazioni nette, date dalla sottrazione tra esportazioni ed importazioni.

Esportazioni (X): con questo aggregato si intendono tutti gli acquisti in beni e servizi
nazionali da parte del resto del mondo. Come si vedrà in seguito questa variabile è
influenzata dal reddito estero e dal tasso di cambio.

Importazioni (IM): con questo termine si considerano tutti gli acquisti di beni e servizi
fatti dai residenti verso l’estero. Come si vedrà in seguito questa variabile è influenzata dal
reddito nazionale e dal tasso di cambio.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 34
Titolo: IL P.I.L. E LE SUE COMPONENTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Esportazioni nette (NX): questo aggregato è dato dalla differenza tra le esportazioni e
le importazioni, anche detto “saldo commerciale”. Se questo saldo è positivo si parla di
avanzo, se è negativo si parla di disavanzo e se è nullo si parla di pareggio.

Investimenti in scorte: questa grandezza interviene se gli acquisti e le vendite


differiscono. Data la loro bassa rilevanza non vengono considerati.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 34/S1
Titolo: IL P.I.L. E LE SUE COMPONENTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Materiale Didattico di Studio

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 7.1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 34/S2
Titolo: IL P.I.L. E LE SUE COMPONENTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperta

- Come si calcola il PIL nominale

- Quali sono le sue problematiche

- Come si calcola il PIL reale

- Quali sono le sue problematiche

- Quali sono le componenti del PIL

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 34/S2
Titolo: IL P.I.L. E LE SUE COMPONENTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta multipla

Se aumenta la popolazione, il PIL pro-capite

- Diminuisce

- Può aumentare, diminuire o rimanere invariato

- Aumenta

- Può diminuire o rimanere invariato

- Rimane invariato

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 34/S2
Titolo: IL P.I.L. E LE SUE COMPONENTI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande di ragionamento

- Da cosa è determinato l’importanza del consumo nello studio del PIL ?

- Come mai i trasferimenti e gli interessi sul debito pubblico non rientrano nel calcolo del
PIL ?

- Perché il PIL non è un ottimo strumento per calcolare la ricchezza di un paese ?

- Quali sono le problematiche riguardanti il calcolo del benessere di una società ?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 35
Titolo: INTRODUZIONE INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Introduzione disoccupazione ed inflazione

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Lezione n°: 35
Titolo: INTRODUZIONE INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

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Legenda

L = forza lavoro

N = occupati

U = disoccupati

u = tasso di disoccupazione

π = inflazione

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Lezione n°: 35
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Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 35 – Introduzione disoccupazione ed inflazione

Per iniziare a parlare del mercato del lavoro si devono chiarire alcuni concetti:

- L’occupazione è data dalle persone che sono occupate

- La disoccupazione è data dalla persone che cercano lavoro ma non lo trovano

- I lavoratori scoraggiati sono quelli che pur non lavorando hanno smesso di cercare
lavoro

- La forza lavoro è l’insieme degli occupati e dei disoccupati, quindi sono esonerati coloro
che non possono lavorare come le persone sotto i 16 anni e sopra i 65.

La forza lavoro L = N + U, il tasso di disoccupazione u = U/L.

Riuscire a determinare il tasso di disoccupazione è molto difficile, in quanto come definito


prima, il disoccupato è colui il quale non lavora ma è in cerca di occupazione.

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Lezione n°: 35
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Attività n°: 1

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In passato, per definire il numero dei disoccupati si consideravano le liste di iscrizione


presso i centri per l’impiego.
In realtà questo strumento non era affidabile perché chi non apparteneva a certe
categorie o non aveva diritto a sussidi, poteva non ritenere importante l’iscrizione alle
suddette liste. Detto questo si può notare come nei paesi con un basso sistema di
sussidi, in realtà contavano ufficialmente un numero inferiore di disoccupati.
Ora invece, per ovviare a questo problema, negli Stati Uniti, e negli altri paesi, vengono
fatte delle indagini campionarie a base familiare. Da questo tipo di analisi viene
determinato il numero dei disoccupati, che rimane pur sempre aleatorio, cioè persone
che nelle ultime quattro settimane hanno cercato lavoro e non l’hanno trovato.
Da qui si determina anche il numero dei lavoratori scoraggiati.

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Lezione n°: 35
Titolo: INTRODUZIONE INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

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Per capire quanto quest’ultimo fenomeno sia rilevante per un’economia si calcola grazie al
tasso di partecipazione, cioè mettendo in rapporto la forza lavoro con la popolazione in
età lavorativa.
Gli economisti danno molta importanza al tasso di disoccupazione, per due ragioni
fondamentali.
1. il tasso di disoccupazione è direttamente collegato con il benessere di una
nazione.
Infatti la disoccupazione determina sia problemi di tipo finanziario che psicologico. Questi
tipi di disagio in realtà sono legati anche al tempo che un soggetto rimane disoccupato. In
economie dove si riscontra un tipo di lavoro flessibile, cioè forti cambi di lavoro e bassi
tempi di attesa, tra un’occupazione ed un’altra questi disagi vanno a diminuire, anche se il
tasso è comunque alto. La disoccupazione con tempi più lunghi è più presente in alcune
classi sociali e di età: minoranze etniche, giovani sotto i 25 anni e adulti sopra i 50.
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Attività n°: 1

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2. il tasso di disoccupazione è anche un indicatore che l’economia non sta
utilizzando in maniera efficiente le sue risorse a disposizione.
Quindi economie con alti tassi di disoccupazione hanno patologie in atto. Nello stesso
modo uno Stato con un tasso di disoccupazione troppo basso può voler dire che vi è un
sovrautilizzo di risorse. Quindi si può desumere che si arriverà a breve ad un punto di
arresto per mancanza di risorse.
Per comprendere l’inflazione dobbiamo fare alcune precisazioni.
Inflazione è l’aumento generalizzato dei prezzi.
Il tasso d’inflazione rappresenta la velocità di variazione dei prezzi.
Se è positivo vi è un aumento e quindi c’è inflazione, mentre se è negativo vi è una
riduzione e quindi c’è deflazione.

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L’inflazione, può essere calcolata in due modi diversi.

Il primo modo è il Deflatore implicito del PIL o anche detto semplicemente del PIL.
Questo metodo mette in rapporto il PIL nominale con quello reale di una determinato
tempo t. Per questa ragione va a misurare l’inflazione dall’anno base all’anno corrente.
Studiando il risultato di questo numero indice si va a vedere se il risultato è:

- > 1 allora dall’anno base all’anno corrente c’è stata inflazione

-- < 1 allora c’è stata deflazione

- = 1 allora oggi è l’anno base, per il principio esposto nella lezione precedente.

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Facoltà di Giurisprudenza
Quindi in realtà la sua importanza è bassa perché va a considerare solo l’inflazione
dall’anno base. In realtà il suo principale utilizzo è quello di ricavare il PIL nominale da
quello reale, in quanto moltiplicando il deflatore per il PIL reale ritroviamo il valore del PIL
nominale. Il modo per estrapolare da questo numero indice l’inflazione è quello di studiare
le sue variazioni da anno ad anno, o da trimestre a trimestre, in modo da poter avere una
visione periodica della variazione del livello dei prezzi.
Quindi permette di avere un buon indice di inflazione.

PT − PT −1
π=
PT −1 8

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Questo primo metodo di calcolo d’inflazione in realtà presenta un forte limite. Infatti
considera i beni appartenenti al PIL, e come abbiamo visto nella prima lezione, considera
solo i beni prodotti nella nazione.
In realtà il consumatore è interessato ad un paniere molto più ampio di beni
che molte volte sono prodotti all’estero.
Per ovviare a questo problema è stato definito un secondo metodo di studio dell’inflazione
che è Indice dei Prezzi al Consumo (CPI).
Questo indice considera un paniere di beni rappresentativi del consumatore
medio urbano. Per far si che questo indice ottemperi alle sue funzioni, il
paniere deve rimanere fisso per dieci anni.
Il motivo di questa staticità è determinata dall’esigenza di mantenere costante la base di
calcolo.
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La sua criticità nasce proprio da questa staticità decennale. Infatti con il


consumismo che esiste nelle società sviluppate il paniere perde la sua rappresentatività
in pochi anni. È per questi motivi che quindi i dati di inflazione, soprattutto post euro,
forniti dall’ISTAT possono non essere stati rappresentativi della realtà.
Recentemente è stato creato un altro paniere con all’interno beni inferiori per adattarsi
maggiormente alla realtà italiana, che con la perdita di potere d’acquisto, si è riversata
verso i beni con più scarsa qualità.
Quindi in definitiva non esiste un vero e proprio indice di inflazione che possa
rappresentare esattamente e correttamente la realtà dei fatti. Il valore dell’inflazione
calcolato con il deflatore può discordare anche di tanto rispetto a quello calcolato con
CPI. Basti pensare che nel primo non è incluso il prezzo del petrolio, per quei paese che
ne sono importatori.
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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 35
Titolo: INTRODUZIONE INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Detto questo, si comprende il motivo per cui gli Istituti che studiano l’inflazione,
nonostante i problemi di rappresentatività del CPI e dei risultati sfalsati, lo preferiscono al
deflatore.
Gli economisti sono interessati allo studio dell’inflazioni per diverse ragioni:
- nella realtà non esiste l’inflazione pura, cioè la crescita dei salari nominali nella stessa
proporzione dei prezzi. Quindi questo crea un abbattimento dei salari reali (potere
d’acquisto).
- anche se vi fosse inflazione pura vi sarebbe una diversa distribuzione del reddito tra le
diverse classi sociali. Infatti i pensionati non vedono variare le loro pensioni creando così
dei forti disagi.

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 35
Titolo: INTRODUZIONE INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

- relativamente alle pensioni si può anche aggiungere che se c’è inflazione non c’è
corrispondenza tra ciò che è stato pagato dagli stessi come contributi nella vita lavorativa
e quello che dopo ottengono come pensione.
- con inflazione vi sono anche delle modifiche rapide dei prezzi relativi che comporta
incertezza nel futuro e quindi abbatte la propensione agli investimenti.
- da un punto di vista della tassazione un inflazione pura o meno con un’inalterata
definizione degli scaglioni crea quel fenomeno chiamato “ fiscal drug ”, nel quale si va a
pagare in base ad uno scaglione che non è commisurato al reddito reale.
Ovviamente anche la presenza di una forte inflazione negativa ha gli stessi tipi di
problematiche ma opposte.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 35/S1
Titolo: INTRODUZIONE INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Materiale didattico di approfondimento

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 7.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 35/S2
Titolo: INTRODUZIONE INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperte:
- da cosa è composta la forza lavoro

- chi sono i disoccupati

- chi sono i lavoratori scoraggiati

- come si calcola il tasso di disoccupazione

- come si calcola il tasso di partecipazione e cosa indica

- cosa indica l’inflazione

- cosa indica il tasso di inflazione

- come si calcola il deflatore implicito del PIL

-come si calcola CPI

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 35/S2
Titolo: INTRODUZIONE INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta multipla:
Un aumento dei disoccupati determina necessariamente

- una diminuzione della forza lavoro

- un incremento della forza lavoro

- un decremento degli occupati

- un incremento del tasso di disoccupazione

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 35/S3
Titolo: INTRODUZIONE INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande di ragionamento:

- Perché è difficile calcolare il tasso di disoccupazione ?

- Come mai interessa la disoccupazione agli economisti ?

- Quali sono le problematiche del deflatore e del CPI ?

- Perché gli economisti studiano l’inflazione ?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 36
Titolo: DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Disoccupazione

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 36
Titolo: DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 36 – Disoccupazione
Per comprendere l’importanza dello studio del mercato del lavoro in macroeconomia, pensiamo a
questa sequenza di avvenimenti:

- se aumenta la domanda aumenta la produzione

- una produzione più elevata comporta un aumento di occupazione

- una occupazione più alta riduce la disoccupazione

- una disoccupazione minore porta ad un aumento salariale

- l’aumento salariale comporta un aumento dei costi di produzione che comportano quindi un aumento
del prezzo dei beni prodotti

- l’aumento dei prezzi, riducendo il potere d’acquisto dei lavoratori, comporta un nuova richiesta di
aumento del salario.
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 36
Titolo: DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Con il termine forza lavoro si considerano tutte quelle persone che lavorano "occupati" o
che stanno cercando lavoro "disoccupati". Quindi non rientrano nella forza lavoro, coloro che
hanno meno di 16 anni, più di 65 anni, le forze armate e i detenuti. La sottrazione dalla popolazione
di queste categorie crea la popolazione civile, ma questa può non corrispondere con la forza lavoro.
Infatti in quest’ultima non vengono considerati chi è senza lavoro ma non lo cerca, ad esempio: le
casalinghe, in quanto non risulta come occupazione nelle statistiche, i lavoratori scoraggiati.
Il rapporto tra la forza lavoro e la popolazione civile dà il tasso di partecipazione. Questo
valore era molto più alto in passato, in quanto vi era una forte percentuale di donne che si dedicava
alla casa. Oggi, molte donne sono entrate a far parte della forza lavoro. Il tasso di disoccupazione
si calcola mettendo in rapporto i disoccupati con la forza lavoro.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 36
Titolo: DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Quando si parla di tasso di disoccupazione si deve tener conto del tempo in cui i soggetti
permangono nello stato di disoccupati. Infatti può accadere che una nazione possa avere un
tasso di disoccupazione elevato, ma con un dinamico mercato del lavoro. Di conseguenza le persone
permangono poco nello stato di disoccupazione e questo genererà più fiducia nel sistema e meno
disagio sociale. Mentre anche se in una nazione, con tasso di disoccupazione anche minore del
precedente esempio, il tempo di permanenza è elevato, allora questo comporterà dei forti dissesti nel
benessere sociale. Quindi all’analisi del tasso di disoccupazione si deve affiancare anche
l’analisi dei flussi di entrata e di uscita dallo stato di occupati e disoccupati. Questi sono
molto ampi in mercati di lavoro dinamici mentre sono ristretti in nazioni con basso ricambio di lavoro.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 36
Titolo: DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
La disoccupazione viene classificata nelle seguenti categorie:
1) Disoccupazione Frizionale, fenomeno di breve periodo, che interessa coloro che stanno
cambiando impiego o che entrano nel mercato del lavoro per la prima volta;
2) Disoccupazione Stagionale, fenomeno di breve periodo, correlata a fattori stagionali (flussi
turistici, variazioni meteorologiche);
3) Disoccupazione Strutturale, fenomeno di lungo periodo, legato alla mancata corrispondenza tra
qualifiche richieste dalle imprese e possedute dai disoccupati;
4) Disoccupazione Ciclica, determinata dalle condizioni del sistema economico, legato a periodi di
recessione con conseguiente riduzione della produzione. Un sistema raggiunge la piena occupazione
quando la disoccupazione ciclica è pari a zero. In questo caso, comunque permangono valori positivi di
disoccupazione frizionale, stagionale e strutturale, c.d. disoccupazione naturale, stimata dagli
economisti intorno al 4%.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 36
Titolo: DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

I costi della Disoccupazione sono:


1) Costi Economici, rappresentati dai costi opportunità per il mancato prodotto che comporta, per
uno o più gruppi della società, un minor consumo;
2) Costi Non Economici, rappresentati dai costi che vanno oltre la produzione, quali la salute, i
danni psicologici, problematiche sociali, aumento della disuguaglianza.
Il mercato del lavoro è regolato da una domanda di lavoro da parte delle imprese, legato
negativamente al salario (w) ed una offerta di lavoro, lagata positivamente al salario (w).
In un mercato del lavoro perfettamente concorrenziale, la domanda e l’offerta determinano il salario
di equilibrio, a cui corrisponde un livello occupazionale di equilibrio.
Le condizioni perché il mercato sia concorrenziale e si determini l’equilibrio sono: 1) numero elevato
di imprese (acquirenti del lavoro) e lavoratori (venditori); 2) tutti i lavoratori sono uguali per le
imprese; 3) assenze di barriere all’entrata e all’uscita.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 36/S1
Titolo: DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 7.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 36/S2
Titolo: DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperta:

- Cosa si intende per forza lavoro e popolazione civile ?

- Come si calcola il tasso di partecipazione ?

- Perché si affianca il tasso di disoccupazione ai flussi di entrata e di uscita dal


mercato del lavoro ?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 36/S2
Titolo: DISOCCUPAZIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta multipla:

La domanda di lavoro

-Proviene dagli individui in cerca di occupazione

- E’ inclinata positivamente

- Dipende dal prezzo dei beni

- Proviene dalle imprese che cercano lavoratori

-Come si calcola il tasso di partecipazione

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 37
Titolo: DOMANDA DI BENI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Domanda di beni

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 37
Titolo: DOMANDA DI BENI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 37 - Domanda di beni

Precedentemente abbiamo introdotto quelle che sono le variabili che vanno a creare il
PIL.

In realtà la somma di queste componenti creano la domanda totale di tutta la nazione.


Solo in equilibrio questo diventa il PIL, che sarà l’argomento principale delle prossime
lezioni.

Quindi possiamo riscrivere l’uguaglianza come:

Domanda=C+I+G+NX

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PT = Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
YT Lezione n°: 37
Titolo: DOMANDA DI BENI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Per comprendere al meglio le prossime lezioni dobbiamo fare delle premesse.


L’uso delle premesse in economia politica è fondamentale, in quanto dato che la realtà è
molto complessa, l’unico modo per poterla studiare è quello di creare delle
semplificazioni. L’insieme di queste semplificazioni applicate ad un oggetto di studio va a
creare quello che in economia si chiama “modello economico”.
Questi modelli rappresentano la base per la formulazioni delle teorie. Quindi quando si va
a considerare quelle che sono le teorie degli economisti si deve tener presente che sono
frutto delle semplificazioni effettuate. Si deve ricordare che l’economia non è altro che lo
studio della realtà, nel quale gli economisti creano formulazioni partendo dalle
semplificazioni, in modo da poter spiegare e comprendere le relazioni economiche
esistenti, per dare degli spunti, per la risoluzione delle eventuali patologie del sistema.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 37
Titolo: DOMANDA DI BENI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Nel nostro caso specifico le premesse da considerare sono le seguenti:


- Tutte le imprese producono lo stesso bene, sia per quanto concerne la domanda per C,
I e G. Questa semplificazione è molto forte, ma serve per potersi concentrare solo
esclusivamente sulle dinamiche del mercato, e non sui diversi mercati.
- Le imprese sono disposte ad offrire qualsiasi quantità del bene ad un determinato
prezzo P. Questa semplificazione ci serve per potersi concentrare solo sulla domanda, in
quanto come detto in precedenza è la domanda che determina e limita l’offerta.
L’ ipotesi però si deve considerare vera solo ed esclusivamente nel breve periodo, in
quanto nel lungo si considera anche la determinazione dell’offerta aggregata. Per la
prima parte di questo programma si considererà un’economia chiusa, cioè con l’assenza
dei rapporti con l’estero.
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 37
Titolo: DOMANDA DI BENI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Ora andremo ad analizzare le diverse variabili che compongono la domanda.

Nella nostra trattazione l’investimento sarà considerato come una variabile esogena
ed autonoma.
_
I = I
Queste semplificazione, che sono fatte per rendere il modello più semplice, creano
delle forti criticità. Se si vede un incremento del reddito/produzione è inverosimile che
un produttore non incrementi anche il suo capitale per far fronte ad un ipotetico
aumento di domanda futura. Senza considerare che nella realtà un aumento della
produzione non può essere effettuato, se non in minima parte, senza che le imprese
non incrementino la loro capacità produttiva grazie a nuovi investimenti.

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PT = Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
YT Lezione n°: 37
Titolo: DOMANDA DI BENI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
L’investimento, come detto in precedenza, dipende dalla capacità di un’azienda di
finanziarlo e quindi questo è in relazione negativa al tasso d’interesse.
Il produttore fa investimenti per ottenere servizi futuri. Di
conseguenza deve considerare quelle che sono le aspettative di profitto.
Detto questo si può desumere quella che è la reale formulazione dell’investimento:
1) dipende positivamente dal livello del PIL; 2) dipende negativamente dal livello del
tasso di interesse, perché se un soggetto ha fondi suoi e gli interessi sono alti preferisce
utilizzarli per fondi più profittevoli. Mentre se deve prendere il capitale a prestito e gli
interessi sono alti questo gli genererà costi molto elevati. 3) dipende positivamente dalle
aspettative di profitto.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 37
Titolo: DOMANDA DI BENI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
La spesa pubblica insieme alle tasse rappresentano la politica fiscale del governo, cioè le
decisioni di uno stato riguardo le uscite e le entrate del settore pubblico.
Nel modello che stiamo considerando G e T sono considerate come delle variabili
esogene. Questa semplificazione dipende dal fatto che il governo non presenta regolarità
di comportamento come gli altri agenti economici considerati fino ad ora. Di conseguenza
non esiste un’unica funzione comportamentale che descriva G e T.
Uno dei compiti degli economisti che si occupano di macroeconomia è quello di
consigliare il governo circa le decisioni di spesa e di gettito fiscale.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 37/S1
Titolo: DOMANDA DI BENI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 8.2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 37/S2
Titolo: DOMANDA DI BENI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperta

- Cosa si intende per domanda totale della nazioni

- Cos’è un modello economico

- Come viene considerato l’investimento

- Come vengono considerate la spesa pubblica e le tasse

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 37/S3
Titolo: DOMANDA DI BENI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande di Ragionamento

- Perché si fanno delle semplificazioni nello studio economico ?

- Quali sono le criticità dell’intervento delle semplificazioni ?

- Quali sono le limitazioni e le criticità nelle semplificazioni fatte per l’investimento ?

- Qual è il ruolo degli economisti nella politica fiscale ?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 38
Titolo: IL CONSUMO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Il consumo

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 38
Titolo: IL CONSUMO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
LEGENDA

C = consumo

Co = consumo autonomo

Reddito Disponibile: reddito totale – imposte nette

PMC = propensione marginale al consumo

T = tassazione al netto dei trasferimenti

Trasferimenti: spesa previdenziale, sussidi di disoccupazione…

S = risparmio

PMS = propensione marginale al risparmio

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 38
Titolo: IL CONSUMO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 38 – Il consumo

Il consumo è in funzione positiva del reddito disponibile, cioè del reddito meno
l’imposizione fiscale al netto dei trasferimenti. La relazione tra consumo e reddito
disponibile è diretta, maggiore è il reddito, maggiore è il consumo. Essa è rappresentata
da una retta.

Per quanto riguarda la tassazione questa verrà considerata come una costante rispetto al
reddito. Questa semplificazione viene effettuata per isolare le scelte del consumo da
quelle dipendenti dal fisco.

Anche se, per completezza della trattazione, verrà visto il consumo anche in caso di
tassazione proporzionale.

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€YT Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
PT = Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
YT Lezione n°: 38
Titolo: IL CONSUMO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Il consumo è composto da due parti: 1) Parte autonoma Co. Questa
componente non è determinata dal livello del reddito ed infatti viene chiamata
autonoma. La componente riguarda i consumi per la semplice sopravvivenza e che
quindi sono presenti anche in assenza di reddito. Per molti autori questo elemento è
talmente piccolo che può essere trascurato. In realtà la sua importanza a livello di
studio è alta. Se siamo in presenza di reddito nullo e di consumo positivo allora si avrà
un risparmio negativo. Il risparmio S, infatti, è quella parte del reddito che non viene
consumata, di conseguenza se C > Y allora S < 0. 2) Parte che dipende
positivamente dal reddito disponibile. Per calcolare quest’ ultima bisogna
prendere in considerazione la propensione marginale al consumo, cioè quanto un
consumatore consuma su un euro in più di reddito. /
∆C
PMC =
∆Y

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 38
Titolo: IL CONSUMO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Per capire meglio facciamo un esempio pratico: se un consumatore consuma l’ottanta
percento del suo reddito allora con 1 euro in più consumerà 0.80 euro, che sarà la sua
propensione marginale al consumo. Le premesse che si devono fare quando riguardo alla
propensione marginale al consumo sono due: 1) questa è positiva, cioè si
considera che comunque ad un aumento del reddito il consumo aumenta
2) è compresa tra 0 ed 1; non si ha una propensione al consumo superiore del reddito
stesso e vi è una parte del reddito che viene accantonata come risparmio. Infatti la
percentuale residua rispetto alla propensione marginale al consumo è la
propensione marginale al risparmio.

PMS = 1 − PMC

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 38
Titolo: IL CONSUMO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

A questo punto possiamo scrivere l’equazione del consumo, esplicitando la funzione vista
in precedenza. La funzione del consumo, viene chiamata dagli economisti “equazione
comportamentale”. Questo è determinato dal fatto che rappresenta alcuni aspetti del
comportamento degli agenti economici, in questo caso dei consumatori.

 
C = C  Yd 
 + 
C = C0 + PMC ∗ Yd
In caso di variazione della propensione marginale al consumo, fermo restando il consumo
autonomo Co, si avrà una traslazione della funzione del consumo verso l’alto, in caso di
aumento della PMC, verso il basso, in caso di riduzione della PMC. Ovviamente, la
funzione del consumo si sposterà parallelamente verso l’alto, in caso di variazione del
consumo autonomo Co, verso il basso, in caso di riduzione del Co.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 38
Titolo: IL CONSUMO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Grazie a questa equazione possiamo ricavare l’equazione del risparmio, che come
gia visto è quella parte del reddito che non viene consumato.

 
S = S  Yd 
 +
S = Yd − C
S = Yd − (C0 + PMC ∗ Yd ) = Yd − C0 − PMC ∗ Yd
S = −C0 + (1 − PMC )Yd

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 38
Titolo: IL CONSUMO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Consumo: studiando l’equazione del consumo per la sua rappresentazione grafica, si
vede come questa abbia per intercetta con l’asse delle ordinate la sua componente
autonoma e cioè se il reddito è zero, il consumo è pari a Co. All’aumentare del reddito, il
consumo cresce in base alla propensione marginale al consumo, quindi questo
rappresenta la sua pendenza.

∆C
PMC =
∆Y

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 38
Titolo: IL CONSUMO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Risparmio: analizzando l’equazione del risparmio si può vedere come questa parta da
una componente negativa, in quanto se il reddito è pari a zero, il consumo è maggiore del
reddito e quindi si avrà un risparmio negativo. La curva partirà di conseguenza da – Co,
che rappresenta la sua intercetta con l’asse delle ordinate, e crescerà in base alla
propensione marginale al risparmio, che ne indica la pendenza.

∆S
PMS = (1 − PMC ) =
∆Y

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 38
Titolo: IL CONSUMO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Grafico:
1) si inserisce la bisettrice, retta a 45°, che rappresenta tutti i punti dove l’asse delle
ascisse e delle ordinate hanno lo stesso valore. 2) si disegna la curva del consumo, che
partirà dall’intercetta Co e poi avrà un andamento crescente con pendenza pari alla
propensione marginale al consumo. 3) si definiscono i punti dove C < Y, C = Y, C > Y. 4)
grazie ai punti definiti si delinea il risparmio, partendo da – Co e crescendo con una
pendenza pari alla propensione marginale
al risparmio.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
m Lezione n°:
Titolo:
38
IL CONSUMO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

bisettrice

C < Y
C S C = Y C

co C > Y S

S=0 Y

-co

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 38/S1
Titolo: IL CONSUMO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 8.2

12
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LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento:
ECONOMIA POLITICA
Lezione n°:
38/S2
Titolo:
IL CONSUMO
Attività n°:
1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperta

- La funzione del consumo

- Cos’è il consumo autonomo

- Cosa rappresenta la propensione marginale al consumo

- L’equazione del consumo

- Rapporto tra consumo e risparmio

- Equazione del risparmio

13

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Insegnamento:
ECONOMIA POLITICA
Lezione n°:
38/S2
Titolo:
IL CONSUMO
Attività n°:
1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperta

A parità di altre condizioni, un aumento della propensione marginale al risparmio


determina

- Una diminuzione della pendenza della funzione della spesa per il consumo

- Un aumento dell’intercetta della funzione della spesa per il consumo

-Un aumento della propensione marginale al consumo

- Un incremento del reddito disponibile

- Un aumento della pendenza della funzione della spesa per il consumo

14

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 38/S3
Titolo: IL CONSUMO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande di Ragionamento

- Qual è l’importanza teorica del consumo autonomo ?

- Quali sono le semplificazioni da fare per la propensione marginale al consumo ?

- Cos’è un equazione comportamentale ?

Domande grafiche

- Rappresentazione grafica consumo e risparmio

15

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 39
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Equilibrio e moltiplicatore

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 39
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Legenda

m = moltiplicatore

A = componente autonoma del reddito.

Z = domanda

Y = P.I.L.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 39
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 39 – Equilibrio e moltiplicatore

L’equilibrio nel mercato reale è dato dall’uguaglianza tra la domanda nazionale e la


produzione cioè il PIL. Per comodità di formula indicheremo il PIL come Y e la domanda
come Z.

Se riprendiamo i concetti spiegati nella lezione precedente:

Z = C + I +G
_
Z = co + PMC (Y − T ) + I + G

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 39
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Considerando un modello con le seguenti semplificazioni:
- Tasse fisse
- Investimenti esogeno
- Spesa pubblica esogena
- Economia chiusa

A questo punto possiamo ricavarci l’equilibrio nel mercato reale.

Z =Y
Y = co + PMC ∗ Y − PMC ∗ T + I + G
Y − PMC ∗ Y = co − PMC ∗ T + I + G
Y (1 − PMC ) = co − PMC ∗ T + I + G
1
Y = • (co − PMC ∗ T + I + G )
1 − PMC
Y = m• A
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 39
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Da questa formulazione possiamo notare come l’equilibrio sia determinato da due


grandezze: 1) la A rappresenta tutte quelle variabili che non dipendono dal
reddito ed in quanto tali si chiamano autonome. 2) m il moltiplicatore (detto
moltiplicatore del reddito o Keynesiano), rappresenta il rapporto che intercorre tra
la parte autonoma ed il reddito. Se consideriamo, ad esempio, una variazione di
spesa pubblica di 1000 €, questa in realtà, non si tradurrà in 1000 € di reddito in più,
poiché la gente che ne usufruisce creerà consumo in base alla loro propensione
marginale al consumo, creando così nuovo reddito che a sua volta si trasformerà in
nuovo consumo e così via. Facendo in questo modo si crea un aumento esponenziale del
reddito, definito da una serie geometrica di ragione PMC, il cui sviluppo è il
moltiplicatore.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 39
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

∆Y = ∆G + PMC ∗ ∆G + PMC 2 ∆G + 
∆Y = 1000 + 0,8 ⋅1000 + 0,8 ⋅ (0,8 ⋅1000 ) + 
∆Y = 1000 + 800 + 640 + 
1
∆Y = ⋅ ∆G
1 − PMC
1
∆Y = ⋅1000 = 5000
1 − 0,8

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 39
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Il moltiplicatore, come abbiamo anche visto nel nostro esempio, ha un grande importanza
nella determinazione del PIL. Se vi è un moltiplicatore elevato, dato da una elevata
propensione marginale al consumo, allora: - anche con un livello basso delle componenti
autonome del PIL queste creeranno un elevato livello di produzione; - piccole variazioni
della componente A creeranno grandi variazioni di PIL.
Quindi si possono vedere grandi risultati per l’economia con piccoli sforzi.
L’equilibrio

1
Y= • (co − PMC ∗ T + I + G )
1 − PMC

Variazione:

1
∆Y = • ∆G
1 − PMC
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 39
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Per la rappresentazione grafica di quanto detto si deve partire dal reddito 0 dove la
domanda sarà pari alla sua componente autonoma.

_
A = co − PMC ∗ T + I + G

La curva di domanda sarà crescente con pendenza pari alla propensione marginale al
consumo.

∆Z
PMC =
∆Y

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Lezione n°: 39
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

z bisettrice

zz

Yeq Y

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Lezione n°: 39
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

L’equilibrio, è determinato dall’uguaglianza tra Z e Y. Quindi graficamente si trova nel


punto di intersezione tra la curva di domanda zz e la bisettrice.
Se nel mercato avviene una variazione della componente autonoma, come per esempio
un aumento della spesa pubblica (politica fiscale espansiva), si vedrà una traslazione
della curva di domanda verso l’alto, senza variazioni di pendenza.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 39
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

z bisettrice

zz’

zz

A’

Yeq Yeq’ Y

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 39
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Studiando questo grafico si vede l’applicazione del moltiplicatore.
Infatti la variazione di Y è superiore rispetto alla variazione di A.

1
∆Y = ⋅ ∆A
1 − PMC

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Lezione n°: 39
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Moltiplicatore delle Imposte

Fino ad ora non abbiamo parlato di cosa succede in caso ci sia una variazione delle
tasse fisse. Infatti queste sono meno incisive rispetto alle altre componenti, perchè
devono essere moltiplicate per PMC, che è un parametro compreso tra 0 ed 1. Questo
comporta che una variazione di 100 di T, in realtà, se PMC è pari a 0,8, porterà allo
stesso risultato di una variazione della componente autonoma di 80.
− PMC
∆Y = • (⋅ ∆T )
1 − PMC
Da questa formulazione si vede come il moltiplicatore, rispetto a a quello della spesa
pubblica visto in precedenza, è inferiore e di segno contrario. In partciolare il
moltiplicatore delle imposte è inferiore di 1 rispetto a quello della spesa. Quest’ultimo
dipende ovviamente dal fatto che la tassazione è un elemento negativo del PIL.
Moltiplicatore delle Imposte = Moltiplicatore della spesa - 1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 39/S1
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Materiale Didattico di Studio

Economia Politica (G. N. De Vito): cap.8.2

14

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 39/S2
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperta

- Cosa rappresenta il moltiplicatore del reddito

- Cosa rappresenta la componente autonoma del reddito

- Costruzione grafica dell’equilibrio nel mercato reale

- Rappresentazione grafica dell’effetto del moltiplicatore

15

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 39/S2
Titolo: EQUILIBRIO E MOLTIPLICATORE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta multipla

Determinare il valore del moltiplicatore di spesa in presenza di una propensione


marginale al risparmio di 0,25

-4

- 0,25

- 0,4

- 0,1

16

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Lezione 40

Il mercato della moneta

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Legenda

M d = domanda di moneta
n = numero anni

i = tasso d’interesse

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 40 – Il mercato della moneta
La domanda di moneta, cioè la quantità di moneta che i soggetti vogliono detenere,
dipende da diversi scopi. Questi ovviamene sono diversi a seconda che si prenda in
considerazione le diverse scuole di pensiero. Per i classici e neoclassici la domanda di
moneta dipendeva dagli scopi transativi, per acquisti, e precauzionali, quindi per
loro la domanda di moneta dipendeva direttamente dal livello del reddito.
Dato che è molto difficile calcolare l’esatta quantità di moneta per questi due scopi, si
presume che siano una percentuale del reddito della nazione. Mentre Keynes aggiunse
lo scopo speculativo, cioè i soggetti possono usare la moneta anche per speculare in
titoli (es. gioco in borsa). Pertanto se gli interessi sono alti, i prezzi dei titoli sono bassi,
in quanto quest’ultimi dipendono dall’attualizzazione del valore di rimborso e quindi
inversamente dal tasso d’interesse.
Valore di rimborso
P del titolo =
(1 + i )n
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Gli speculatori se vedono che gli interessi sono alti, i prezzi dei titoli sono bassi. Si
aspettano quindi che gli interessi si abbassino e che i prezzi si alzino, e di conseguenza
acquisteranno titoli per rivenderli appena le aspettative di rialzo si realizzeranno (non
vogliono moneta ma titoli). Ovviamente vale anche per il procedimento inverso, cioè a
interessi bassi si vuole moneta e non titoli. Riassumendo per Keynes la domanda di
moneta dipende positivamente da y per gli scopi transativi e precauzionali e
negativamente dal tasso d’interesse per lo scopo speculativo. Questa detto si
può riassumere così: la domanda di moneta è uguale al reddito nominale moltiplicato per
una funzione negativa del tasso d’interesse. - se il reddito nominale aumenta, la
domanda di moneta aumenta. Si parla di traslazione della domanda verso l’alto.
- se il tasso di interesse “i” aumenta la domanda, di moneta diminuisce. Si parla di
spostarsi lungo la curva verso l’alto. La curva di domanda è quindi inclinata
negativamente per via del trade–off tra moneta e titoli.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Md

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

reddito nominale

Md’

Md

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Per comprendere l’equilibrio monetario dobbiamo fare una piccola parentesi su cosa si
intende per moneta e per offerta di moneta.

La moneta legale non è l’unico mezzo di pagamento esistente in una società progredita.
Infatti esiste la quasi moneta data da titoli di credito che hanno diverse caratteristiche.
Tra la quasi moneta ricordiamo la moneta bancaria, le cambiali, etc.

La moneta legale si differenzia dagli altri mezzi di pagamento date le seguenti


caratteristiche: 1) al portatore; 2) non produce interessi; 3) non rappresenta debito per
chi la emette; 4) universalmente accettata; 5) potere liberatorio; 6) non ha scadenza.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
In Italia si adottano tre diverse definizioni delle attività liquide dell’economia:

- M1: liquidità primaria o offerta di moneta composta dal circolante e dai depositi
in conto corrente. Tutto ciò che si trasforma in moneta entro le 24 ore.

- M2: M1 più attività meno liquide quali ad esempio i depositi al risparmio

- M3: M2 più attività sempre meno liquide quali ad esempio le cambiali

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Quindi con il termine offerta di moneta M si identifica l’aggregazione tra circolante e
depositi, cioè quindi M1, la liquidità primaria.
L’equilibrio monetario è dato dall’uguaglianza tra l’offerta e la domanda di moneta. Grazie
a questa uguaglianza si và a definire quello che è l’interesse di equilibrio.

MS =M
quindi l' equilibrio è dato :
MS =Md =M

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Riprendendo la rappresentazione grafica della domanda di moneta, si aggiunge l’offerta


di moneta in modo da trovare l’equilibrio.

i Ms

Md

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Se aumenta il reddito nominale, si vede come l’equilibrio si sposta ad un livello di i più


alto.

i Ms

reddito nominale

i’

Md’

Md

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Se aumenta l’offerta di moneta, la retta si sposta a dx e si vede un equilibrio con un i


più basso.

i Ms Ms’

Md

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Come si può vedere dalle dinamiche sopra esposte, il mercato della moneta segue le
stesse regole di un qualsiasi mercato: 1) se la domanda aumenta, i prezzi aumentano; 2)
se l’offerta aumenta, i prezzi diminuiscono. Da questi assunti si vede come il tasso
d’interesse non sia altro che il prezzo della moneta.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40/S1
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Materiale Didattico di Studio:

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 9.3, 9.4

14
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 41/S2
Titolo: IL RUOLO DELLE BANCHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Sessione 2

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 41/S2
Titolo: IL RUOLO DELLE BANCHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Domande aperte:
- cosa si intende per politica monetaria espansiva
- cosa si intende per politica monetaria restrittiva
- da cos’è dato il bilancio della banca centrale
analizzare il bilancio delle banche ordinarie
- quali riserve esistono e quali sono le ragioni per cui sono costituite
- definire l’uguaglianza tra la domanda di moneta emessa dalla banca centrale e
l’offerta.
- definire l’equilibrio tra domanda di moneta emessa dalla banca centrale e
l’offerta
- spiegare perché in America il tasso sui federal funds è considerato come un
indicatore dell’economia

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 40/S3
Titolo: IL MERCATO DELLA MONETA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande grafiche:

- Rappresentare la curva di domanda di moneta

- Cosa succede alla curva di domanda di moneta se il reddito nominale aumenta

- Cosa succede alla curva di domanda di moneta se il tasso d’interesse aumenta

- Rappresentare l’equilibrio nel mercato monetario

- Cosa succede al grafico dell’equilibrio monetario se vi è un aumento del reddito


nominale

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 41
Titolo: IL RUOLO DELLE BANCHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Lezione 41

Il ruolo delle banche

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 41
Titolo: IL RUOLO DELLE BANCHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 41 – Il ruolo delle banche

La Banca Centrale può intervenire nel mercato monetario variando l’offerta


di moneta, come abbiamo già visto nella lezione precedente.

Nelle economie moderne, la banca centrale varia l’offerta di moneta tramite


operazioni nel mercato aperto, acquistando e vendendo titoli.

Se la banca vuole aumentare l’offerta di moneta acquista titoli, pagandoli in moneta.


Così facendo aumenta la quantità in circolazione, mentre se la vuole diminuire, si
vendono titoli.

Queste operazioni di mercato aperto vanno a modificare il bilancio della banca centrale.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 41
Titolo: IL RUOLO DELLE BANCHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

attività passività

Titoli Moneta in circolazione

attività passività

variazione stock titoli variazione stock moneta

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 41
Titolo: IL RUOLO DELLE BANCHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Quanto abbiamo appena descritto fa vedere come il bilancio della banca centrale abbia
nelle attività il valore dei titoli acquistati, mentre la sua contropartita nelle passività è
data dalla quantità di moneta in circolazione.
Come abbiamo visto, quindi, un acquisto di titoli nel mercato aperto, fa aumentare
l’attivo e di conseguenza anche il passivo. Questo procedimento si definisce
politica monetaria espansiva. Nel caso opposto politica monetaria
restrittiva. Per comprendere come una politica monetaria espansiva riesca ad
abbattere il tasso d’interesse, come abbiamo dimostrato graficamente nella lezione
precedente, si deve riprendere la definizione del prezzo dei titoli.

Valore di rimborso
P del titolo =
(1 + i )n

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 41
Titolo: IL RUOLO DELLE BANCHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Se la banca centrale interviene con una politica monetaria espansiva, acquistando titoli,
aumenta la così la domanda degli stessi. Questo fenomeno, come in ogni mercato,
creerà un aumento dei prezzi. Considerando che il tasso di interesse è determinato da:

valore di rimborso - Pt
i=
Pt
Allora se il prezzo dei titoli aumenta, il tasso d’interesse diminuisce. Invece una politica
monetaria restrittiva che fa aumentare l’offerta di titoli e quindi diminuire i prezzi,
creando un aumento del tasso d’interesse.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 41
Titolo: IL RUOLO DELLE BANCHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Studiando il bilancio delle banche ordinarie possiamo fare le seguenti precisazioni: 1) i


fondi ricevuti dalle banche, da privati o imprese, possono essere prelevati dagli stessi in
ogni momento. Quindi le passività delle banche sono pari al valore totale dei depositi in
conto corrente. 2) una parte dei depositi vengono trasformati in riserve monetarie e
versate in un conto che le banche ordinarie hanno presso la banca centrale. Le ragioni
dell’esistenza di queste riserve sono: 1) le entrate e le uscite in contanti che vengono
effettuate giornalmente dai correntisti possono non coincidere nell’importo, e pertanto
le banche devono tenere nelle riserve in contanti; 2) la possibilità per i correntisti di
emettere assegni crea un’aleatorietà sugli effettivi importi residui, quindi si devono
avere le riserve per ogni evenienza; 3) le prime due ragioni spiegano perché le banche
vogliono tenere riserve a loro discrezione. Però esistono anche delle riserve
obbligatorie, la cui percentuale è decisa dalle autorità monetarie. Esse sono delle
garanzie di solvibilità per i cittadini.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 41
Titolo: IL RUOLO DELLE BANCHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Per comprendere meglio la determinazione del tasso d’interesse, si deve guardare


alla domanda e offerta di moneta da parte della banca centrale.

- La domanda di moneta emessa della banca centrale corrisponde alla somma del
circolante richiesto dai soggetti più la domanda di riserve da parte delle banche.

- l’offerta di moneta emessa dalla banca centrale è sotto il suo diretto controllo

- l’uguaglianza tra la domanda e l’offerta di moneta da parte della banca centrale


definisce il tasso d’interesse d’equilibrio.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 41/S1
Titolo: IL RUOLO DELLE BANCHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Materiale didattico di Studio:

Economia Politica (G.N. De Vito): cap. 9.3, 9.4

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 41/S2
Titolo: IL RUOLO DELLE BANCHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta multipla

Una politica monetaria restrittiva


- Sposta la curva di offerta di moneta verso sinistra

- Riduce il tasso di interesse monetario

- Riduce il coefficiente di riserva obbligatoria

- Sposta la curva di domanda di moneta in basso verso sinistra

- Sposta la curva di offerta di moneta verso destra

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 41/S2
Titolo: IL RUOLO DELLE BANCHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta multipla

Una banca centrale effettua un azione di politica monetaria espansiva se


- Vende obbligazioni di stato sul mercato aperto

- Riduce il tasso di interesse di riferimento del mercato

- Aumenta il coefficiente di riserva obbligatoria

- Aumenta il tasso di interesse di riferimento del mercato

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 42
Titolo: ESPORTAZIONI ED IMPORTAZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Lezione 42

Esportazioni ed importazioni

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 42
Titolo: ESPORTAZIONI ED IMPORTAZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 42 – Esportazioni ed importazioni

Finora abbiamo assunto che l’economia fosse chiusa, cioè senza rapporti ed
interazioni con l’estero. Questa semplificazione è stata fatta per aiutare lo studente a
capire meglio quelli che sono i meccanismi macroeconomici di base. Per le prossime
lezioni, invece, considereremo una economia aperta, cioè con rapporti esteri.

Il concetto di apertura ha tre dimensioni:

- Apertura dei mercati dei beni: i consumatori e le imprese hanno la


facoltà di scegliere fra beni nazionali ed esteri. Ovviamente ci
possono essere dei vincoli imposti dal paese per evitare che si
comprino beni esteri come dazi e quote.

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Lezione n°: 42
Titolo: ESPORTAZIONI ED IMPORTAZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
- Apertura dei mercati finanziari: gli investitori finanziari possono scegliere tra attività
finanziarie nazionali ed estere. Fino a pochi anni fa molti paesi, anche tra i più ricchi,
mantenevano controlli sui movimenti di capitale. Ad oggi questi controlli sono fortemente
in diminuzione portando i mercati finanziari mondiali verso una sempre maggiore
integrazione.
- Apertura dei mercati dei fattori: le imprese possono scegliere dove localizzare la
propria attività produttiva e i lavoratori possono decidere dove lavorare. Le imprese
multinazionali gestiscono impianti in molti paesi e spostano le loro attività in base ai
vantaggi economici che ne possono trarre. Nel breve e nel medio periodo gli effetti di
questo tipo di apertura sono inferiori rispetto ai primi due, quindi il nostro studio prenderà
solo in considerazione il mercato reale e quello finanziario.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 42
Titolo: ESPORTAZIONI ED IMPORTAZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Per quanto riguarda il mercato reale si devono analizzare i movimenti di beni da e verso
un paese, esportazioni ed importazioni. Il volume degli scambi non è necessariamente
un buon indice del grado di apertura di un’economia. Le imprese sono esposte alla
concorrenza estera senza, però, che questo generi un aumento delle importazioni.
Infatti i prezzi devono rimanere bassi per reggere la concorrenza e solo così riescono a
mantenere la loro quota di mercato e limitare le importazioni dall’estero. Quindi un
indice di apertura migliore rispetto al rapporto delle importazioni o delle esportazioni sul
PIL, è quello determinato dalla proporzione di prodotto aggregato composto dai beni
commerciabili, cioè quei beni che competono con i beni esteri sia sul mercato interno
sia sui mercati esteri. Per comprendere meglio questa definizione vediamo come per
beni commerciali si intendano automobili, computers, etc; mentre per beni non
commerciali si ci si riferisce alle case, servizi medici, etc.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 42
Titolo: ESPORTAZIONI ED IMPORTAZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Se analizziamo i flussi di importazioni e esportazioni dei diversi paesi del mondo,
notiamo forti differenze percentuali. Queste differenze non sono dovute solo ad
eventuali dazi o quote, ma soprattutto alla localizzazione geografica e alla dimensione
del paese. Infatti più un paese è lontano delle aree di scambio più avrà difficoltà nelle
esportazioni. Inoltre più un paese è piccolo, più gli risulta difficile specializzarsi in diversi
prodotti e quindi avrà una forte dipendenza verso l’estero.

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 42
Titolo: ESPORTAZIONI ED IMPORTAZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Teoria del Vantaggio Competitivo

Un paese gode di un vantaggio assoluto nella produzione di un bene, quando riesce


a produrlo utilizzando meno risorse rispetto ad un altro paese. La teoria del vantaggio
comparato, elaborata da David Ricardo, invece, assume che un paese gode di un
vantaggio nella produzione di un determinato bene se riesce a produrlo sostenendo un
minor costo opportunità rispetto ad un altro paese. Ne consegue che se due paesi si
specializzano nella produzione del bene di cui godono di un vantaggio comparato, si
determina un uso più efficiente delle risorse date, ovvero, utilizzando le stesse risorse,
è possibile aumentare la produzione mondiale di almeno un bene. Di conseguenza,
scambiando beni di cui si gode di un vantaggio comparato entrambi i paesi consumano
maggiori quantità di entrambi i beni.

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 42/S1
Titolo: ESPORTAZIONI ED IMPORTAZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Materiale Didattico di Studio

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 10.2

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 42/S2
Titolo: ESPORTAZIONI ED IMPORTAZIONI
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperta

- Quali dimensioni di apertura del mercato esistono ?

- Come si misura il grado di apertura di un paese ?

- Quali sono i beni commerciabili e quelli non commerciabili ?

- Definizione di vantaggio comparato ?

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 43/S3
Titolo: TASSI DI CAMBIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Sessione 3

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 43/S3
Titolo: TASSI DI CAMBIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Domande di ragionamento:
- quando si preferisce considerare il tasso di cambio nominale guardando alla
moneta nazionale in termini della moneta estera e quando l’inverso.
- come si fa a portare un tasso di cambio da un sistema valutativo all’altro.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 43
Titolo: TASSI DI CAMBIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Lezione 43

Tassi di cambio

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 43
Titolo: TASSI DI CAMBIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Legenda

P : deflatore del PIL per l' Italia


P * : deflatore del PIL per gli Stati Uniti
E : tasso di cambio nominale euro/dollaro
ε : tasso di cambio reale

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 43
Titolo: TASSI DI CAMBIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 43 – Tassi di cambio

Finora abbiamo considerato le scelte del consumatore viste solo considerando il consumo
ed il risparmio. In caso di economia aperta le alternative del consumatore aumentano in
quanto deve decidere se comprare beni nazionali o esteri.

Questa decisione ha un effetto diretto sulla produzione della nazione, dato che va ad
incidere sulla domanda nazionale.

La variabile fondamentale per questa scelta è rappresentata dal prezzo relativo, cioè il
prezzo dei beni nazionali in termini di beni esteri, chiamato tasso di cambio reale.
Il tasso di cambio reale non è osservabile direttamente, ma possiamo desumerlo dal
tasso di cambio nominale e dai prezzi relativi delle diverse monete.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 43
Titolo: TASSI DI CAMBIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

I tassi di cambio nominali tra valute possono essere visti in due modi, considerando
come valuta nazionale l’euro e come valuta estera il dollaro:
- il prezzo della valuta nazionale in termini di valuta estera, cioè il prezzo degli
euro in termini di dollari. Questo sistema valutativo è quello considerato oggi. Se andiamo
a vedere il tasso di cambio nei diversi giornali vediamo che si esprimono in quanti dollari
ci vogliono per acquistare un euro, ad esempio 1,45 dollari un euro.
- il prezzo della valuta estera in termini di valuta nazionale. Questo sistema era
usato in Italia prima dell’entrata in vigore dell’euro. Infatti se uno guardava al tasso di
cambio nei giornali vedeva quante lire erano necessarie per compare un dollaro, ad
esempio 2.000 lire un dollaro. Questo sistema veniva usato in quanto la moneta estera
era troppo forte rispetto a quella nazionale e quindi il primo metodo valutativo non
avrebbe dato un risultato significativo; sarebbe stato espresso come 0,0005 dollari per
una lira.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 43
Titolo: TASSI DI CAMBIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Per portare un tasso di cambio dal primo metodo di valutazione al secondo basta farne
l’inverso. Entrambe le valutazioni sono corrette, ma per chiarezza di espressione
conviene tenere una coerenza valutativa. In queste lezioni verrà considerato sempre e
solo il primo metodo, cioè il prezzo della moneta nazionale in termine della moneta
estera, e verrà indicato con “E”. In regime di cambi flessibili questi possono cambiare
di minuto in minuto. Le variazioni di tasso di cambio nominale sono chiamate:

- apprezzamento, nel caso in cui la moneta nazionale prende valore rispetto a quella
estera. Quindi si vede un aumento di E, nel caso della valutazione considerata.
- deprezzamento, nel caso in cui la moneta nazionale perde valore rispetto a quella
estera e quindi si vede una riduzione di E.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 43
Titolo: TASSI DI CAMBIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

In caso di tassi di cambio fissi una modifica, decisa dalle autorità del paese, prende il
nome di rivalutazione invece di apprezzamento e svalutazione invece di deprezzamento.

Quando si parla di tassi fissi si considera che il valore del tasso di cambio sia fissato dalle
autorità, quindi non è possibile modificarlo se non con un intervento della stessa.

Quando si parla di tassi di cambio flessibili si considera che il valore è dato dal mercato e
dalle diverse politiche economiche adottate dai diversi paesi.

Quando si parla di fluttuazione sporca vuol dire che il tasso di cambio è fisso ma vengono
permesse dalle autorità delle fluttuazioni.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 43
Titolo: TASSI DI CAMBIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Ora quindi possiamo passare ad analizzare il tasso di cambio reale che considera il
prezzo relativo di tutti i beni prodotti in Italia in termini di tutti i beni prodotti negli Stati
Uniti, quindi non basterà mettere in rapporto il prezzo di un singolo bene. Per far
questo si deve considerare un indice dei prezzi che rappresenti tutti i beni italiani ed
americani. Questo indice è il deflatore del PIL. Il deflatore, infatti, per definizione è
l’indice dei prezzi dei beni e servizi finali prodotti in un’economia.
Consideriamo ora:

P : deflatore del PIL per l' Italia


P * : deflatore del PIL per gli Stati Uniti
E : tasso di cambio nominale euro/dollaro

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 43
Titolo: TASSI DI CAMBIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

E ⋅ P = prezzo dei beni italiani in dollari

E⋅P
*
= tasso di cambio reale - il prezzo dei beni italiani in
P
termini di beni statunitensi. = ε

Quindi ora abbiamo definito il tasso di cambio reale, moltiplicando il prezzo nazionale per il
tasso di cambio nominale, e dividendo poi per il livello dei prezzi esteri:
E⋅P
ε= *
P
Il tasso di cambio reale è un numero indice, vale a dire che il suo livello è arbitrario e
quindi non è informativo, in quanto i deflatori usati per costruire il tasso sono anch’essi
numeri indice.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 43
Titolo: TASSI DI CAMBIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Però come abbiamo visto per il deflatore, se il valore assoluto non ci dà delle
informazioni certe la sua variazione invece è significativa.
Come il tasso di cambio nominale, anche quello reale varia nel tempo. Queste variazioni
sono chiamate: - apprezzamento reale: aumento del tasso di cambio reale. Questo
può essere causato da un apprezzamento nominale o da un aumento dei prezzi nazionali
o da una riduzione dei prezzi esteri. - deprezzamento reale: riduzione del tasso di
cambio reale, causati da variazioni inverse rispetto alle precedenti.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 43/S1
Titolo: TASSI DI CAMBIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Materiale Didattico di Studio

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 10.2

10

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 43/S2
Titolo: TASSI DI CAMBIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperta

- Quali sono i metodi valutati del tasso di cambio nominale

- Come si chiamano le variazioni del tasso di cambio nominale in caso di cambi flessibili

- Come si chiamano le variazioni del tasso di cambio nominale in caso di cambi fissi

- Tasso di cambio reale

- Variazioni del tasso di cambio reale

11

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 43/S3
Titolo: TASSI DI CAMBIO
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande di Ragionamento

- Quando si preferisce considerare il tasso di cambio nominale guardando alla


moneta nazionale in termini della moneta estera e quando l’inverso ?

- Come si fa a portare un tasso di cambio da un sistema valutativo all’altro ?

12

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 44
Titolo: DOMANDA DI BENI IN ECONOMIA APERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Lezione 44

Domanda di beni in economia aperta

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 44
Titolo: DOMANDA DI BENI IN ECONOMIA APERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 44 – Domanda di beni in economia aperta

Fino a che non abbiamo introdotto il concetto di mercato aperto, non nasceva l’esigenza
di distinguere tra domanda nazionale di beni e domanda di beni nazionali. Ora la
distinzione tra questi due aggregati è fondamentale.

- La domanda nazionale di beni è anche rivolta verso l’estero

- La domanda di beni nazionali viene fatta anche dall’estero

- Le importazioni devono essere considerate non più semplice con il termine IM, ma
dato che queste sono espresse in valuta estera devono essere convertite in valuta
nazionale. Per la conversione delle valute basterà dividere l’importo delle importazioni
per il tasso di cambio reale, ottenendo così il valore in valuta nazionale.

IM
ε
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 44
Titolo: DOMANDA DI BENI IN ECONOMIA APERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

In un’economia aperta, la domanda di beni nazionali è espressa:

IM
PIL ≡ C + I + G + X −
ε
C+I+G rappresenta la domanda nazionale di beni, in economia chiusa rappresenta
anche la domanda di beni nazionali. In economia aperta per ottenere la domanda di
beni nazionali devono essere fatti due aggiustamenti al C+I+G:
- dobbiamo sottrarre le importazioni, cioè quella parte di domanda nazionale rivolta ai
beni esteri, ricordandosi di portare il loro valore in moneta nazionale grazie al tasso di
cambio reale.
- dopo di che si devono aggiungere le esportazioni, la domanda di beni nazionali da
parte del resto del mondo.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 44
Titolo: DOMANDA DI BENI IN ECONOMIA APERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Dopo aver elencato, le componenti della domanda aggregata


IM
C + I +G + X −
ε
Analizziamo la determinazione delle diverse componenti. Per quanto concerne C, I e G
non dobbiamo apportare grandi modifiche. Il consumo dipende ancora dal reddito ed il
fatto che le decisioni di spesa ora siano tra il mercato interno e quello estero, non ne
modificano il livello. Di conseguenza nella nostra formulazione il consumo non cambia,
perché nella struttura del PIL la composizione interna dei consumi non viene
esplicitata, ma ci si limita a studiarne l’importo totale. Il ragionamento appena fatto
per i consumi è lo stesso che vale per gli investimenti. Anche per questa variabile il
mercato estero fa variare la composizione ma non il livello.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 44
Titolo: DOMANDA DI BENI IN ECONOMIA APERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Per quanto riguarda G, viene considerata nel mercato aperto, come in quello chiuso,
come una variabile esogena. Ora andiamo a vedere nello specifico le variabili specifiche
dell’economia aperta.
Le importazioni dipendono principalmente dal livello aggregato della domanda
nazionale. Tanto è maggiore la domanda interna tanto più è elevata la domanda di tutti
i beni, quindi anche di quelli esteri. Le importazioni dipendono anche dal tasso di
cambio reale, cioè il prezzo dei beni nazionali in termini di beni esteri. Tanto maggiore
sono i prezzi nazionali rispetto a quelli esteri, tanto maggiore sarà la domanda di beni
esteri. Quindi se il tasso di cambio reale è forte, dovuto da una tasso di cambio
nominale forte e/o da prezzi relativi alti, vengono incentivate le importazioni.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 44
Titolo: DOMANDA DI BENI IN ECONOMIA APERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Le esportazioni sono determinate dal reddito estero, in quanto rappresentano la
domanda estera rivolta ai beni nazionali. Quindi vale quanto detto per le importazioni,
ma considerando noi il paese che riceve la domanda. Viene facile capire perché le
esportazioni dipendano negativamente dal tasso di cambio reale. Infatti se il tasso di
cambio reale è forte, allora per gli stranieri risulteranno troppo cari i nostri beni rispetto
ai loro e quindi si disincentiveranno le esportazioni.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 44/S1
Titolo: DOMANDA DI BENI IN ECONOMIA APERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Materiale Didattico Studio

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 10.1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 44/S2
Titolo: DOMANDA DI BENI IN ECONOMIA APERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperta

- Cosa si intende in economia aperta per domanda nazionale di beni ?

- Cosa si intende in economia aperta per domanda di beni nazionali ?

- Come si fa a portare le importazioni dalla valuta estera a quella nazionale ?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 44/S2
Titolo: DOMANDA DI BENI IN ECONOMIA APERTA
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperta

- Da cosa sono determinate le importazioni ?

- Da cosa sono determinate le esportazioni ?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 45
Titolo: AD
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 45

AD

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 45
Titolo: AD
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 45 – AD
Nelle lezioni precedenti è stato sottolineato più volte che il PIL di una nazione può
subire oscillazioni, fasi di espansione e recessione. Queste variazioni rispetto al suo
livello potenziale (piena occupazione) possono essere comprese meglio osservando la
variazione di prezzi, che fino ad ora abbiamo considerato come delle costanti.

Il modello che considera la variazione dei prezzi e del PIL è il modello AD-AS di cui
tratteremo in queste lezioni. Dove con la curva AD viene considerata la domanda
aggregata, mentre con la curva AS l’offerta aggregata.

Il primo mercato che viene influenzato dalla variazione dei prezzi è quello monetario.
Per comprendere quanto detto dobbiamo riprendere il concetto di domanda di moneta.
La domanda di moneta rappresenta la domanda che una nazione fa per gli scopi
transattivi, precauzionali e speculativi.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 45
Titolo: AD
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Se i prezzi aumentano il potere di acquisto della moneta si ridurrà portando così i


soggetti a richiedere una maggiore liquidità, per far fronte alle proprie esigenze. Detto
questo si può quindi dedurre che un aumento dei prezzi comporta un aumento di
domanda di moneta e quindi uno spostamento della stessa verso destra.

Nel grafico sottostante analizzeremo come si modifica l’equilibrio nel mercato della
moneta. Se aumentano i prezzi, si vede come l’equilibrio si sposta ad un livello di i più
alto.

i Ms

prezzi

i’

Md’

Md

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 45
Titolo: AD
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Di conseguenza, un aumento dei prezzi comporta un aumento della domanda con un


conseguente aumento del tasso di interesse.

Riprendiamo ora quanto visto nel mercato reale. Un aumento del tasso di interesse
comporta una riduzione degli investimenti e di conseguenza una contrazione del PIL.

Quindi possiamo riassumere che un aumento di prezzi comporta una riduzione del PIL,
in quanto si crea un aumento del tasso di interesse e quindi una contrazione degli
investimenti. Le variazioni del mercato reale seguono le regole del moltiplicatore. La
variazione dei prezzi non modifica solo il mercato monetario, ma anche quello estero.
Quando il livello dei prezzi di un Paese aumenta, i beni di quest’ultimo diventano
relativamente più costosi rispetto a quelli esteri. Di conseguenza i residenti di quel
paese dirottano la loro domanda verso l’estero, incrementando così le importazioni, ed i
residenti esteri riducono la loro domanda verso quel paese,riducendo così le
esportazioni.

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 45
Titolo: AD
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Riassumendo quando detto si può affermare che un aumento dei prezzi riducono le
esportazioni nette e di conseguenza il PIL.

Da quanto detto fin’ora possiamo costruire la domanda aggregata, AD, che


rappresenta i diversi punti di equilibrio del PIL reale ai diversi livelli dei prezzi e quindi
sarà una curva decrescente rispetto al prezzo.

Riassumendo quanto detto la AD è decrescente perché:

- Nel mercato interno: se i prezzi aumentano il tasso di interesse aumenta e quindi si


contraggono gli Investimenti portando ad una riduzione del PIL

- Nel mercato estero: se i prezzi aumentano i beni nazionali diventano relativamente


più cari e quindi si contraggono le Esportazioni Nette portando ad una riduzione del
PIL.

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 45
Titolo: AD
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

P’

AD

Y’ Y Y

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 45
Titolo: AD
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Nel grafico appena considerato si può vedere come ogni variazione di prezzo comporta
una variazione lungo la curva, modificando il livello del PIL reale “Y”.

Se avvengono variazioni diverse da quelle relativa ai prezzi, la AD traslerà verso destra


o sinistra.

La curva AD si traslerà in alto a destra, per esempio, in caso di: - politica fiscale
espansiva: aumento di G o riduzione di T; - politica monetaria espansiva:
aumento di M; - incrementi componenti autonome del consumo e
dell’investimento; - incremento delle esportazioni nette non dovute ai
prezzi

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 45
Titolo: AD
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

AD’

AD

Per esercitarsi lo studente provi a fare gli stessi ragionamenti in caso di riduzione dei
prezzi, e definisca quali sono gli eventi che fanno traslare la curva AD in basso a sinistra.

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 45/S1
Titolo: AD
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Materiale Didattico di Studio

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 10.1

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 45/S2
Titolo: AD
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperta

- Quali sono gli elementi che compongono il PIL ?

- Da cosa dipendono le esportazione nette ?

- Cosa succede al mercato reale se aumentano i prezzi ?

- Cosa succede al mercato aperto se aumentano i prezzi ?

- Che andamento ha la AD e perché ?

- Quando variano i prezzi cosa succede alla curva AD ?

- Quali sono gli eventi che fanno traslare la curva AD in alto a destra ?
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 45/S3
Titolo: AD
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta multipla

La curva di domanda aggregata AD descrive

- Gli effetti delle variazioni del livello dei prezzi sulla produzione

- Gli effetti della variazione della produzione sul livello dei prezzi

- Una relazione crescente tra livello dei prezzi e PIL reale

- Una relazione decrescente tra PIL reale e tasso di interesse

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 45/S3
Titolo: AD
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta multipla

A parità di altre condizioni, una diminuzione del livello generale dei prezzi determina

- Un incremento delle esportazioni nette

- Una riduzione della spesa pubblica

- Una diminuzione del consumo autonomo

- Una riduzione degli investimenti programmati

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46
Titolo: AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Lezione 46

AS

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46
Titolo: AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 46 – AS

La domanda aggregata AD riguarda come una variazione dei prezzi influenzi


il prodotto di una nazione. Adesso ci occuperemo, invece, di come una
variazione del prodotto influenzi i prezzi e quindi andremo a definire l’offerta
aggregata, AS.

Quest’ultima relazione è molto complessa e coinvolge un gran numero di variabili, ma


noi ci limiteremo a spiegarla in un modello semplificato attraverso un legame diretto tra
prezzi e costi.

Il livello dei prezzi dipende dalla determinazione degli stessi da parte delle diverse
imprese presenti nel sistema economico. Vuol dire che ognuna di esse ogni anno
potrebbe fare politiche di rialzo o abbattimento dei prezzi.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46
Titolo: AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Per comprendere meglio quanto detto dobbiamo fare delle ipotesi semplificative.

Le imprese fissano i prezzi dei prodotti secondo un margine di ricarico chiamato Mark-
up, calcolato percentualmente sul costo unitario. Per comprendere meglio il Mark-up si
pensi al prezzo del vino al ristorante, al quale viene fissato un ricarico che a volte può
superare il 300% del valore del vino comprensivo dei costi sostenuti dal gestore.

Il livello di Mark-up dipende dal grado di monopolio, o di concorrenza. Infatti, maggiore


è la concorrenza che subisce un’azienda e minore sarà il Mark-up che può applicare ad
un bene.

Per lo studio macroeconomico non è di interesse la differenza di Mark-up nei diversi


settori ma bensì il suo valore percentuale medio.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46
Titolo: AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Il Mark-up percentuale medio di un sistema economico dipende dalle condizioni


concorrenziali. Visto che quest’ultime sono molto lente a modificarsi nel tempo allora
anche il Mark-up può essere considerato costante nel breve periodo. Nonostante questa
stabilità i prezzi imposti dalle imprese possono ugualmente mutare, grazie a variazioni dei
costi di produzione. Riassumendo quanto detto si può dire che nel breve periodo i prezzi
sono direttamente correlati al livello dei costi di produzione.

A questo punto possiamo riprendere l’analisi della relazione che intercorre tra la
variazione del prodotto e la variazione dei prezzi.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46
Titolo: AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
I motivi per cui un aumento del prodotto genera un aumento dei prezzi sono
essenzialmente tre:

- all’aumentare della produzione possono risultare necessari un numero


medio di input maggiore. Si pensi ad esempio all’assunzione di nuovi addetti meno
esperti e quindi meno produttivi, oppure l’acquisizione di capitali e terreni meno adatti
alla produzione e quindi anch’essi con produttività inferiore. Quando detto fa
comprendere come ogni unità di prodotto in più può necessitare di una quantità di
lavoro, capitale e terra maggiore rispetto alle unità prodotte in precedenza. Riprendendo
i concetti microeconomici della prima parte del corso, si vede come una minore
produttività genera costi di produzione maggiori.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46
Titolo: AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

- aumentare la produzione vuol dire aumentare la domanda di fattori


produttivi. Se ci troviamo in una situazione di scarsità degli stessi questo genererà un
incremento del prezzo e di conseguenza per le imprese un aumento dei costi di
produzione.

- aumentare la produzione vuol dire anche aumentare la domanda di lavoro


creando così una riduzione dei disoccupati. Se nel mercato del lavoro, come
detto in precedenza, ci sono meno disoccupati allora i salari che un’impresa deve
offrire per acquisire nuova forza lavoro devono essere maggiori. L’aumento dei salari
nominali pagati ai propri dipendenti aumenta di conseguenza il costo di produzione dei
prodotti. Lo studente prima di andare avanti provi a fare gli stessi tre ragionamenti con
una riduzione della produzione.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46
Titolo: AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
I tre motivi analizzati in realtà sono tutti e tre ugualmente importanti per la variazione
dei prezzi, ma agiscono in tempi diversi. I primi due influenza nel breve periodo, in
quanto l’utilizzo di fattori meno produttivi o la presenza di fattori scarsi fanno subito
modificare i costi di produzione. Mentre il terzo, quello legato al mercato del lavoro, nel
breve periodo è ininfluente, perché anche se vi sono variazioni di domanda di lavoro i
salari nominali non variano velocemente.

I motivi di questa rigidità salariale sono diversi:

- molte imprese sono legate a contrattazione collettiva e quindi con salari fissati per
tempi relativamente lunghi.

- nelle grandi aziende i processi di aggiustamento salariale sono bloccati da procedure


burocratiche lente e complesse.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46
Titolo: AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

-una variazione salariale deve essere pubblicizzata per attrarre nuova forza lavoro e
questo rappresenta un processo costoso. Nel caso, invece, di una riduzione del salario
potrebbe creare malcontenti e cali della produttività da parte dei lavoratori presenti in
azienda. Quindi ogni variazione viene effettuata solo quando l’azienda è
ragionevolmente convinta dei mutamenti dell’andamento della produzione.

-- se un’azienda modifica i salari quando vi è un aumento di produzione ed un calo


della disoccupazione può risultare politicamente instabile. Quindi i lavoratori sono
portati a credere che alla prima flessione economica i salari possano anche diminuire.
Quindi per problemi legati alla reputazioni le aziende preferiscono tenere i salari
costanti.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46
Titolo: AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Per tutti i motivi appena citati possiamo definire che le variazioni dei salari nominali
non avvengono nel breve periodo nonostante vi sia una variazione della produzione.
Quindi non influenzano il livello dei costi di produzione e di conseguenza i prezzi dei
beni.

Quando detto fino ad ora ci permette di costruire la curva di offerta aggregata, AS.

La curva AS indica il livello dei prezzi corrispondente ai costi medi della imprese e al
loro Mark-up percentuale per ogni dato livello di prodotto nel breve periodo.

L’andamento della curva in questione è crescente in quanto un aumento


della produzione comporta un aumento dei costi, per i primi due motivi
citati in precedenza, e di conseguenza dei prezzi.

Ogni variazione del prodotto “Y” comporterà un movimento lungo la curva e non una
sua traslazione.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46
Titolo: AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

P AS

P’

Y Y’ Y

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46
Titolo: AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Nella realtà i costi di produzione si possono modificare, e di conseguenza


modificare i prezzi dei beni, non solo per questioni legate alla variazione di
prodotto.

Queste variazioni possono essere dovute:

- variazione dei prezzi internazionali del petrolio, i prezzi di questo fattore


produttivo possono variare indipendentemente dall’andamento della produzione di
una nazione.

- le variazioni meteorologiche, queste variazioni hanno una forte influenza sui


prodotti agricoli.

- il progresso tecnologico, nuove tecnologie permettono un aumento della


produttività, senza aumentare gli altri input, con una conseguente riduzione dei costi
di produzione

- il salario nominale, questo vale nel caso del lungo periodo.


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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46
Titolo: AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

P AS’ AS

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46
Titolo: AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Il caso di traslazione analizzato nel grafico precedente può essere dato, quindi, da:

- riduzione del prezzo internazionale del petrolio

- condizioni meteorologiche favorevoli

- miglioramenti tecnologici

- riduzioni dei salari nominali (lungo periodo)

Lo studente provi a considerare quali sono invece le variabili che fanno traslare la curva
AS in alto a sinistra

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46/S1
Titolo: AS
Attività n°: 11

Facoltà di Giurisprudenza
Materiale Didattico di Studio

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 10.1

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46/S2
Titolo: AS
Attività n°: 21

Facoltà di Giurisprudenza
Domande di a risposta aperta

- Definire il mercato del lavoro e le sue dinamiche

- Definire come la disoccupazione possa andare a modificare i salari

- Rapporto tra produttività e costi

- Quali sono i motivi per cui un aumento di prodotto comporta un aumento dei prezzi

- Definire al AS

- Definire quando ci si muove lungo la AS e quando invece si crea uno traslazione

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 46/S3
Titolo: AS
Attività n°: 31

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta multipla

La curva di offerta aggregata AS descrive

- Gli effetti della variazione del livello dei prezzi sulla produzione

- Gli impatti delle variazioni della produzione (PIL reale) sul livello generale dei prezzi

- Una relazione decrescente tra livello dei prezzi e PIL reale

- Una relazione crescente tra PIL reale e tasso di interesse

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 47
Titolo: AD-AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Lezione 47

AD – AS

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 47
Titolo: AD-AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 47 – AD – AS

Quanto abbiamo spiegato fino ad ora ci serve per individuare l’equilibrio macroeconomico
di breve periodo, che verrà descritto dal modello AD – AS.

Come qualsiasi mercato il punto di equilibrio si troverà nel punto in cui la domanda
incontra l’offerta, in questo caso quando la domanda aggregata incontrerà l’offerta
aggregata.

Il punto di equilibrio definirà il livello dei prezzi e del corrispondente PIL.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 47
Titolo: AD-AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

AS

AD

Y Y

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 47
Titolo: AD-AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
A questo punto possiamo analizzare cosa succede all’equilibrio macroeconomico di
breve periodo se avvengono dei mutamenti.

L’equilibrio nel breve periodo può modificarsi solo se avvengono degli shock, più
precisamente si parla di:

- shock della domanda se gli eventi mutano la posizione della AD

- shock dell’offerta se gli eventi mutano la posizione della AS

Gli shock positivi della domanda possono essere diversi:


- politica fiscale espansiva, un aumento della spesa pubblica, ad esempio, fa
aumentare il PIL, in base al moltiplicatore, facendo traslare AD in alto a destra. Questa
forza propulsiva però porterà ad un aumento di PIL inferiore a quello determinato dal
moltiplicatore.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 47
Titolo: AD-AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

L’aumento del PIL comporta un aumento dei costi medi, di conseguenza dei prezzi e
quindi:

a. l’aumento dei prezzi comporta una riduzione del potere d’acquisto della moneta, con
un conseguente aumento della domanda della stessa da parte dei soggetti e quindi
un aumento del tasso di interesse. Quest’ultimo fa contrarre gli investimenti e di
conseguenza il PIL

b. un aumento dei prezzi fa diventare i beni nazionali relativamente più costosi,


portando così una riduzione delle esportazioni ed un aumento delle importazioni. La
contrazione delle esportazioni nette comporta una riduzione del PIL.

Lo studente provi a fare lo stesso ragionamento considerando una politica fiscale


restrittiva.

Il grafico successivo evidenzia cosa succede all’equilibrio dopo una politica fiscale
espansiva, che vale anche nel caso di una politica monetaria espansiva
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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 47
Titolo: AD-AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

AS

P’

G o di M

AD’

AD

Y Y’ Y

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 47
Titolo: AD-AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
-politica monetaria espansiva: se aumenta la Banca Centrale aumenta la moneta in
circolazione si avrà una riduzione degli interessi con un conseguente aumento degli
investimenti e quindi del PIL. Anche in questo caso il PIL aumenterà in maniera inferiore
rispetto a quello che poteva essere in caso di prezzi costanti. Vd il ragionamento fatto
nel caso di una politica fiscale espansiva. Lo studente provi a fare lo stesso
ragionamento in caso di politica monetaria restrittiva

Ovviamente gli shock appena illustrati sono solo alcuni esempi, infatti lo stesso risultato
si potrebbe avere per una mutamento di fiducia dei consumatori o degli investitori, etc

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 47
Titolo: AD-AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Ora andiamo ad analizzare gli shock negativi dell’offerta:

-aumento di prezzi internazionali del petrolio: un aumento dei prezzi del petrolio crea
una stagnazione del sistema economico, molte crisi mondiali sono state causate da
questo evento. Infatti, un aumento dei prezzi del petrolio crea un aumento dei costi
medi di produzione, non dovuti da un aumento del prodotto, causando così un
spostamento della AS in alto a sinistra ed una conseguente riduzione del PIL reale.

- peggioramento delle situazioni meteorologiche: se vi è un periodo di siccità, per


esempio, vi sarà una riduzione della produttività agricola con un conseguente aumento
dei costi medi. Vale lo stesso ragionamento fatto per i prezzi internazionali del petrolio.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 47
Titolo: AD-AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Questi eventi appena descritti sono solo degli esempi che possono essere fatti per gli
shock negativi dell’offerta, per gli altri si rimanda lo studente alla lezione 46.

Dalla rappresentazione grafica della prossima slides vediamo come uno shock negativo
dell’offerta porti nel breve periodo ad un innalzamento dei prezzi e ad una riduzione del
PIL.

Lo studente provi a fare gli stessi ragionamenti con shock positivi dell’offerta.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 47
Titolo: AD-AS
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

AS’

AS

p’

AD

Y’ Y Y

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 47/S1
Titolo: AD-AS
Attività n°: 11

Facoltà di Giurisprudenza
Materiale Didattico di Studio

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 10.1

11

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 47/S2
Titolo: AD-AS
Attività n°: 21

Facoltà di Giurisprudenza
Domande di a risposta aperta

- Definire la AD e quali sono le variabili che creano una traslazione della stessa

- Definire la AS e quali sono le variabili che creano una traslazione della stessa

12
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 47/S3
Titolo: AD-AS
Attività n°: 31

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperta

- Cosa si intende per equilibrio macroeconomico di breve periodo ?

- Cosa succede se nel breve periodo c’è uno shock positivo della domanda ?

- Cosa succede se nel breve periodo c’è uno shock negativo dell’offerta ?

13
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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 48
Titolo: DINAMICHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Lezione 48

Dinamiche

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 48
Titolo: DINAMICHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Lezione 48 – Dinamiche

Riprendendo quanto detto nella lezione precedente, abbiamo visto come uno shock della
domanda o dell’offerta comportino una variazione dell’equilibrio generale, portando ad
un nuovo livello di P ed Y. Questa situazione nel lungo periodo può non permanere, in
quanto se il nuovo livello di produzione non corrisponde alla produzione di pieno
impiego si attiveranno delle dinamiche di aggiustamento che riporteranno il livello del
PIL al suo livello di naturale (pieno impiego).

Il primo caso che andremo ad analizzare è quello di uno shock della domanda che porta
il livello del PIL al disopra del suo livello di pieno impiego.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 48
Titolo: DINAMICHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Politica monetaria espansiva ed aggiustamenti breve e lungo periodo.
AS’’

P AS’

AS

P’

AD’

AD

Y=Ypi Y’ Y

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 48
Titolo: DINAMICHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Dopo una politica monetaria espansiva, shock della domanda, l’equilibrio generale si
porta da Ypi (partendo dall’ipotesi che prima dello shock l’economia si trovava al un
livello di produzione di pieno impiego) al punto Y’, cioè ad un livello superiore di
produzione rispetto al pieno impiego. Questa situazione permarrà solo nel breve
periodo. Questo è dovuto al fatto che nel lungo periodo intervengono le variazioni di
salario (vd lezione 46). Dato che il mercato si trova in un situazione di eccesso di
domanda di lavoro (cioè le imprese richiedono più lavoratori di quanti in realtà siano
disponibili) allora i salari nominali tenderanno ad aumentare. Per riuscire ad attrarre
nuovi lavoratori. Questo aumento creerà una traslazione della AS fino a che la
produzione non tornerà al suo livello di pieno impiego.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 48
Titolo: DINAMICHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Guardando il grafico possiamo notare che vi sono più di 2 curve AS, la situazione
iniziale e quella finale. La presenza di una terza AS, AS’, è dovuta al fatto che i salari
aumentano gradualmente nel tempo e quindi tra il breve ed il lungo periodo ci saranno
diversi aggiustamenti fino a che non si arriva a Ypi.

Nel prossimo grafico vediamo un esempio di shock negativo della domanda, esempio
politica fiscale restrittiva, lo studente provi a farne il commento.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 48
Titolo: DINAMICHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Politica fiscale restrittiva partendo da una condizione di pieno impiego.

AS

P’ AS’

AS”

P’

P’’

G AD

AD’

Y’ Ypi Y

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 48
Titolo: DINAMICHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Quando detto fino ad ora ci permette di arrivare ad una conclusione:

“Se uno shock della domanda allontana il sistema economico dalla piena occupazione,
le variazioni del tasso salariale e del livello dei prezzi porteranno il sistema economico
ad auto-correggersi per riportare il prodotto al livello di pieno impiego.”

Le dinamiche appena studiate ci permettono di capire il legame del sistema


economico tra il breve ed il lungo periodo, sottolineando come mai una recessione o
un boom economico non posso durare all’infinito.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 48
Titolo: DINAMICHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Se le autorità pubbliche o gli economisti volessero vedere subito che cosa succede nel
lungo periodo dopo uno shock della domanda, basta ricostruire il nostro grafico
inserendo una AS parallela all’asse delle ordinate avente come base la produzione di
pieno impiego (vd grafico in pagina successiva).

Le dinamiche di lungo periodo analizzate fino ad ora sono frutto di alcune


semplificazioni, ma che nel mondo reale possono non esserci, e quindi i tempi di auto-
correzione possono essere diversi:

- prezzi liberi di fluttuare anche nel breve periodo

- salari rigidi nel breve periodo

- mercato del lavoro rigido

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 48
Titolo: DINAMICHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Politica monetaria espansiva e risultati di lungo periodo.

P AS lungo periodo

P’

AD’

AD

Y=Ypi Y

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 48
Titolo: DINAMICHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

Lo studente provi a rifare lo stesso ragionamento grafico in caso di politica fiscale


restrittiva

Per quanto riguarda lo shock dell’offerta il ragionamento è lo stesso, ma si deve


considerare che lo shock sia permanente. Infatti, quando si parla di shock dell’offerta
questo può essere anche temporaneo, si pensi ad un momentaneo aumento dei prezzi
del petrolio che poi torna al livello iniziale. In questo caso la AS si riporterà al suo
punto iniziale senza che si attivino le dinamiche di aggiustamento di lungo periodo.

Quindi sia che sia temporaneo, e quindi torni in equilibrio da solo, oppure che sia
permanente, e quindi si attivano le dinamiche di lungo periodo, l’equilibrio ritorna
sempre al suo punto di pieno impiego.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 48
Titolo: DINAMICHE
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza
Aumento dei prezzi internazionali del petrolio e dinamiche
AS’

P AS’’

AS

P’

AD

Y Y=Ypi Y

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 48/S1
Titolo: DINAMICHE
Attività n°: 11

Facoltà di Giurisprudenza
Materiale Didattico di Studio

Economia Politica (G. N. De Vito): cap. 10.1

12
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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 48/S2
Titolo: DINAMICHE
Attività n°: 21

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta aperta:

- Cosa succede all’equilibrio generale tra breve e lungo periodo se c’è uno shock positivo
della domanda

- Cosa succede all’equilibrio generale nel lungo periodo se c’è uno shock positivo della
domanda

- Cosa succede all’equilibrio generale tra breve e lungo periodo se c’è uno shock negativo
dell’offerta

13

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Corso di Laurea: LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 48/S2
Titolo: DINAMICHE
Attività n°: 31

Facoltà di Giurisprudenza
Domande a risposta multipla:

Nel breve periodo, un aumento del petroli determina, a parità di altre condizioni

- Un movimento lungo la curva, da sinistra verso destra, dell’offerta aggregata AS

- Un movimento lungo la curva da destra verso sinistra, dell’offerta aggregata AS

-Un incremento dei salari nominali e quindi del livello generale dei prezzi

- Uno spostamento della curva di offerta aggregata in alto verso sinistra

- Uno spostamento della curva di offerta aggregata in basso verso destra

14

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Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 49/S1
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Materiale didattico di approfondimento

Libro di testo: capitolo 3

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 49/S2
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Esercizi a risposta multipla con soluzione

Libro di testo: pag. 51-55

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 49/S3
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Domande Vero o Falso con soluzione

Libro di testo: pag 133-140

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 50/S1
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Materiale didattico di approfondimento

Libro di testo: capitolo 3

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 50/S2
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Esercizi a risposta multipla con soluzione

Libro di testo: pag. 51-55

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 50/S3
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Domande Vero o Falso con soluzione

Libro di testo: pag 133-140

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 51/S1
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Materiale didattico di approfondimento

Libro di testo: capitolo 3

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 51/S2
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Esercizi a risposta multipla con soluzione

Libro di testo: pag. 51-55

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 51/S3
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Domande Vero o Falso con soluzione

Libro di testo: pag 133-140

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 52/S1
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Materiale didattico di approfondimento

Libro di testo: capitolo 4

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 52/S2
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Esercizi a risposta multipla con soluzione

Libro di testo: pag. 67-72

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 52/S3
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Domande Vero o Falso con soluzione

Libro di testo: pag 133-140

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 53/S1
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Materiale didattico di approfondimento

Libro di testo: capitolo 4

3
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 53/S2
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Esercizi a risposta multipla con soluzione

Libro di testo: pag. 67-72

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 53/S3
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Domande Vero o Falso con soluzione

Libro di testo: pag 133-140

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 54/S1
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Materiale didattico di approfondimento

Libro di testo: capitolo 4

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 54/S2
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Esercizi a risposta multipla con soluzione

Libro di testo: pag. 67-72

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 54/S3
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Domande Vero o Falso con soluzione

Libro di testo: pag 133-140

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 55/S1
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Materiale didattico di approfondimento

Libro di testo: capitolo 5

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 55/S2
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Esercizi a risposta multipla con soluzione

Libro di testo: pag. 93-97

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 55/S3
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Domande Vero o Falso con soluzione

Libro di testo: pag 133-140

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 56/S1
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Materiale didattico di approfondimento

Libro di testo: capitolo 5

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 56/S2
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Esercizi a risposta multipla con soluzione

Libro di testo: pag. 93-97

3
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 56/S3
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1

Domande Vero o Falso con soluzione

Libro di testo: pag 133-140

3
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 57
Titolo: Esercitazione Microeconomia 9
Attività n°: 1

APPROFONDIMENTO: Lezione 57
OLIGOPOLIO NON COOPERATIVO
L’Oligopolio è una forma di mercato che presenta le seguenti
caratteristiche:

• presenza di poche imprese dal lato dell’offerta;

• il bene prodotto è omogeneo o differenziato, anche solo


formalmente;

• La domanda che viene soddisfatta in funzione delle caratteristiche


elencate è di tipo atomistico.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 57
Titolo: Esercitazione Microeconomia 9
Attività n°: 1

Sul mercato di oligopolio risulta quindi molto difficile, se non


impossibile, determinare condizioni generali di equilibrio stabile con
l’obiettivo di individuare in modo univoco prezzo e quantità.

Inoltre su questo tipo di mercato possono essere presenti barriere


all’entrato o all’uscita anche se queste non risultano insuperabili, così
come può presentarsi informazione imperfetta, ma in misura intermedia
rispetto alla concorrenza perfetta e la monopolio. Visto che le imprese
presenti sul mercato sono poche, esiste una forte interdipendenza
strategica, che obbliga le imprese presenti ad effettuare le scelte
strategiche sulla base delle aspettative di reazione delle concorrenti.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 57
Titolo: Esercitazione Microeconomia 9
Attività n°: 1

Si possono individuare due macroclassi di oligopolio: oligopolio non


cooperativo e cooperativo.

Nel primo caso le imprese, pur consapevoli dell’interdipendenza,


assumono decisioni in modo indipendente, senza cercare accordi più o
meno palesi.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 57/S1
Titolo: Esercitazione Microeconomia 9
Attività n°: 1

NELL’ANALISI DELL’OLIGOPOLIO NON


COOPERATIVO POSSIAMO
INDIVIDUARE:

MODELLI MODELLI
STATICI DINAMICI
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 57/S2
Titolo: Esercitazione Microeconomia 9
Attività n°: 1

MODELLI
STATICI MODELLO DI COURNOT
ANALIZZANO LE INTERAZIONI
SENZA CONSIDERARE LA
DINAMICITÀ DI PROCESSO
MODELLO DI BERTRAND

MODELLO DI STACKELBERG

MODELLI ANALIZZANO LE INTERAZIONI TENENDO CONTO


DINAMICI DELLE AZIONI PASSATE E DELLE PROSPETTIVE
FUTURE
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 57/S3
Titolo: Esercitazione Microeconomia 9
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Illustrare i caratteri dell’oligopolio

• Come avviene la differenziazione del prodotto in oligopolio?

• Cosa si intende per interdipendenza strategica?

• Cosa si intende per oligopolio non cooperativo?

• Cosa si intende per modello statico?

• Che differenza c’è tra scelta simultanea e scelta sequenziale?

• Illustrare i caratteri del monopolio nella realtà̀ economica attuale


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 58
Titolo: modello di cournot
Attività n°: 1

APPROFONDIMENTO: Lezione 58
IL MODELLO DI COURNOT

Il modello di Cournot ci presenta


una forma specifica di oligopolio
in cui sono presenti due solo
imprese che si confrontano con
un costo marginale nullo, che
decidono in modo simultaneo le
proprie strategie.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 58
Titolo: modello di cournot
Attività n°: 1

Nel grafico è rappresentata la funzione di


domanda, di ricavo marginale e di costo
marginale. Nel modello si ipotizza la linearità
della curva di domanda e di conseguenza
anche il ricavo marginale risulta essere lineare
e interseca l’asse con la funzione di domanda.

In accordo con un valore nullo del costo


marginale, la funzione MC è tracciata
orizzontalmente all’asse delle ascisse.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 58/S1
Titolo: modello di cournot
Attività n°: 1

Nel modello di Cournot è possibile individuare una sequenza di azioni:

• l’impresa A, inizialmente monopolista, fissa il livello di produzione e il prezzo in


corrispondenza di MR=MC=0. La quantità̀ prodotta è qA=1⁄2, e il prezzo è 1⁄2;

• l’impresa B entra nel mercato avendo la possibilità̀ di servire il segmento della funzione di
domanda non servito da A, in pratica il segmento che giace alla destra di qA=1⁄2. Se B
fissa p=1⁄2 non vende nessun’unità. In questa prima fase la funzione di domanda di B va
da p=1⁄2 a q=1⁄2 e la funzione MR interseca l’asse orizzontale in corrispondenza di
qB=1⁄4. Questo è il livello di produzione che permette a B di massimizzare il suo profitto
(perché́ MC = MR). La produzione totale del mercato è pari a qA+qB=1⁄2+1⁄4=3⁄4,
quindi il prezzo è p=1⁄4, come si evince nel grafico all’intenro dalla slide successiva
(modello di Cournot fase 1).
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 58/S1
Titolo: modello di cournot
Attività n°: 1

MODELLO DI COURNOT: FASE 1


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 58/S1
Titolo: modello di cournot
Attività n°: 1

L’intervento dell’impresa B sul mercato provoca una caduta del prezzo a


livello p=1⁄4.

Di conseguenza A non massimizza più̀ il suo profitto, la funzione di


domanda residuale di A (sempre sotto l’ipotesi che qualunque sia l’azione
di A, B continuerà̀ a produrre qB=1⁄4) è il segmento che giace alla destra
di qB=1⁄4. In questa fase la domanda di A va da p=3⁄4 a q=3⁄4.
La funzione di ricavo marginale di A interseca l’asse delle ascisse nel punto
qA=3/8 che rappresenta il nuovo livello di produzione che massimizza il
profitto di A, come evidenziato all’interno del prossimo grafico (modello di
Cournot fase 2).
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 58/S1
Titolo: modello di cournot
Attività n°: 1

MODELLO DI COURNOT: FASE 2


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 58/S1
Titolo: modello di cournot
Attività n°: 1

• L’aggiustamento posto in essere dall’impresa A provoca un incremento del prezzo (p=3/8),


perciò̀ l’impresa B non massimizza più̀ il profitto in corrispondenza di qB=1⁄4:

• la nuova domanda residuale di B è il segmento della domanda di mercato che si trova alla
destra di qA = 3/8. La funzione di MR dell’impresa B interseca l’asse orizzontale nel punto
qA = 5/16, che è il nuovo livello di produzione che massimizza il profitto di B.

• Al termine di questa seconda fase di aggiustamenti la quantità prodotta dal mercato è


q=3/8+5/16=11/16 e il prezzo è p=5/16.

Notiam o, però, che più̀ l’im presa B decide di aum entare la sua produzione, m inore
è l’incentivo per l’im presa A di operare nella m edesim a direzione.
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 58/S2
Titolo: modello di cournot
Attività n°: 1

EQUILIBRIO DI COURNOT
L’equilibrio al quale l’industria converge è il seguente:

Le due imprese si trovano a produrre la medesima quantità̀ qA* = qB*= 1/3. La produzione
totale dell’industria è pari a qA* + qB* = 2/3, con un prezzo p=1/3.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 58/S2
Titolo: modello di cournot
Attività n°: 1

EQUILIBRIO DI COURNOT NASH

Rielaboriamo il modello eliminando

PRODUZIONE DI A
l’ipotesi di costi marginali nulli. L’assunto
di partenza è sempre quello secondo il
quale le impese voglio massimizzare il
proprio profitto, aspettandosi che
l’impresa concorrente non modifichi la
propria produzione. Questo significa che
le imprese cercano di operare sulla
propria funzione di reazione.
PRODUZIONE DI B
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 58/S2
Titolo: modello di cournot
Attività n°: 1

IL PUNTO CN, EQUILIBRIO DI


PRODUZIONE DI A

COURNOT-NASH, RAPPRESENTATO NEL


GRAFICO, INDICA IL PUNTO IN CUI LE
IMPRESE SONO SIMULTANEAMENTE
CN COLLOCATE SULLE RISPETTIVE CURVE DI
CN REAZIONE, ED È IL PUNTO IN CUI LE DUE
FUNZIONI DI REAZIONE (RA E RB) SI
INTERSECANO.

PRODUZIONE DI B

Il modello ha subito forti critiche perché́ si basa sull’ipotesi, assai remota, che i concorrenti non
modifichino le proprie mosse in risposta alle azioni dell’incumbent. Inoltre il modello trascura
completamente le decisioni inerenti il prezzo.
Nonostante questi “difetti” lo studio del modello è ancora attuale perché́ giunge alla realistica conclusione
che il mercato oligopolistico può̀ essere visto, in termini di benessere, come una soluzione intermedia tra
monopolio e concorrenza perfetta.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 58/S3
Titolo: modello di cournot
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Illustrare il modello di Cournot


• Quali sono le ipotesi alla base del modello?
• Illustrare con l’ausilio dei grafici le diverse fasi di adattamento del
modello di Cournot
• Quale è la produzione totale dell’industria dopo i successivi
adattamenti di posizioni tra le due imprese considerate nel
modello?
• Illustrare l’equilibrio di Cournot-Nash
• Quali sono le principali critiche mosse al modello di Cournot?
• Quali sono le importanti conclusioni a cui giunge il modello?
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 59
Titolo: modello di stackelberg
Attività n°: 1

APPROFONDIMENTO: Lezione 59
IL MODELLO DI STACKELBERG

l modello di Stackelberg, nell’ambito dell’oligopolio non cooperativo, si fonda


sull’ipotesi che solo una delle imprese in gioco consideri le reazioni del
concorrente, a fronte dell’immobilità dell’altra.

In altri termini, l’ipotetica impresa A fissa la quantità̀ da vendere in


considerazione della più probabile reazione dell’impresa B.

Si configura, così, un modello leader-follower, in cui il primo sceglie la quantità


da produrre, che non potrà più essere cambiata, mentre il follower sceglie
dopo aver osservato le mosse del leader.
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 59/S1
Titolo: modello di stackelberg
Attività n°: 1

In questo caso A appare come leader, e B come follower.

Il modello descritto è un gioco a due stadi, in cui nel primo stadio


l’impresa leader sceglie la quantità̀ da produrre che non potrà più
essere modificata; nel secondo stadio il follower sceglie quanto
produrre dopo aver osservato la scelta effettuata dal leader.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 59/S2
Titolo: modello di stackelberg
Attività n°: 1

L’ipotesi di irreversibilità delle decisioni è riscontrabile in quelle industrie


in cui sono rilevanti e specifici gli investimenti, difficili da riconvertire
nel breve periodo.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 59/S3
Titolo: modello di stackelberg
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Quali sono i fondamenti del modello di Stackelberg?

• Come si spiega l’equilibrio di Stackelberg attraverso le curve di


reazione?

• Cosa si intende per modello leader-follower?

• Perché l’equilibrio di Stackelberg rientra nei giochi a due stadi?


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 60
Titolo: MICROECONOMIA
Attività n°: 1

SESSIONE 1
SESSIONE 1
Materiale didattico di approfondimento
Materiale didattico di approfondimento

Libro di testo: capitolo 6


Libro di testo: capitolo 6

3
3
Corso
CorsodidiLaurea:
Laurea: SERVIZI
SERVIZI GIURIDICI
GIURIDICI
- CURR.
- CURR.
SERVIZI
SERVIZI
GIURIDICI
GIURIDICI
PERPER
L'IMPRESA
L'IMPRESA
Insegnamento:
Insegnamento: ECONOMIA
ECONOMIA POLITICA
POLITICA
Lezione
Lezionen°:n°: 60/S1
60/s1
Titolo:
Titolo: Esercizi
MICROECONOMIA
Microeconomia 12
Attività
Attivitàn°:
n°: 1 1

Facoltà di Giurisprudenza

Esercizio n° 1
Esercizio n° 1
Calcolare il profitto economico totale di un’impresa monopolista che nel breve
Calcolare
periodo il profitto
produce economico
in equilibrio (MRtotale di un’impresa
= MC)100 monopolista
unità di prodotto che
che può nel breve
vendere a
periodo produce in equilibrio (MR = MC)100
10 euro ognuno, con un costo fisso medio di 2 euro unità di prodotto che può vendere a
10 euro ognuno, con un costo fisso medio di 2 euro

© 2007 Università degli studi e-Campus - Via Isimbardi 10 - 22060 Novedrate (CO) - C.F. 08549051004
Tel: 031/7942500-7942505 Fax: 031/7942501 - info@uniecampus.it
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 60/S2
Titolo: modello di bertrand
Attività n°: 1

Il modello in parola sembra dimostrare l’inesistenza di mercati intermedi al monopolio e


alla concorrenza perfetta: in realtà̀ la conclusione è dovuta all’ipotesi di omogeneità̀ del
prodotto, anche se si può̀ sviluppare un modello di Bertrand nel caso di prodotto
differenziato.

Il paradosso che emerge dall’analisi del modello è che sono sufficienti due imprese per
replicare le condizioni della concorrenza perfetta.

La concorrenza tra compagnie aeree, soprattutto dopo l’ingresso nel mercato delle
compagnie low cost approssima molto il modello descritto.

Esempi del modello di Bertrand si trovano nel settore assicurativo, o dove la tecnologia
permetta dei rapidi cambiamenti produttivi.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 60/S2
Titolo: modello di bertrand
Attività n°: 1

Se confrontiamo il modello di Bertrand e quello di Cournot vediamo come


quest’ultimo arrivi a dimostrare che un piccolo aumento della quantità̀ venduta
non ha effetti sul profitto.

In altri termini, la competizione sul prezzo sembra costringere le imprese a


ridurre continuamente il prezzo di vendita, fino ad un valore pari al costo
marginale.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 60/S3
Titolo: modello di bertrand
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Illustrare i fondamenti del modello di Bertrand.

• Illustrare le dinamiche di aggiustamento del modello di Bertrand.

• Qual è il livello di prezzo praticato nel modello di Bertrand? Rappresentarlo


graficamente.

• Quali sono le conclusioni a cui giunge il modello di Bertrand? Esporre degli


esempi del modello.

• Confrontare il modello di Bertrand con quello di Cournot.


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 61
Titolo: modello di edgeworth
Attività n°: 1

Lezione 61: APPROFONDIMENTO


IL MODELLO DI EDGEWORTH

Il modello di Edgeworth introduce un vincolo di capacità produttiva


modificando leggermente le ipotesi sottese al modello di Bertrand.

Nel caso di prezzi particolarmente bassi, questa limitazione impedisce di


soddisfare l’intero mercato riducendo ulteriormente il prezzo.

Le conclusioni alle quali so giunge sono molto diverse da quelle


prospettate da Bertrand.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 61
Titolo: modello di edgeworth
Attività n°: 1

Sotto le ipotesi del modello, una volta raggiunto un equilibrio, questo è


particolarmente instabile, vista la tentazione per ogni impresa di alzare il
prezzo, senza perdere tutti i clienti.

L’elemento interessante del modello è proprio la constatazione dell’instabilità


dell’equilibrio nel caso di capacità produttiva limitata.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 61/S1
Titolo: IL MODELLO DI EDGEWORTH
Attività n°: 1

Sotto le ipotesi del modello, una volta raggiunto un equilibrio, questo è


particolarmente instabile, vista la tentazione per ogni impresa di alzare
il prezzo, senza perdere tutti i clienti.

L’elemento interessante del modello è proprio la constatazione


dell’instabilità dell’equilibrio nel caso di capacità produttiva limitata.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 61/S2
Titolo: I MODELLI DI LEADERSHIP DI PREZZO
Attività n°: 1

I MODELLI DI LEADERSHIP DI PREZZO

Una diversa analisi viene condotta nei modelli di leadership di prezzo, in cui le
imprese riconoscono, e tengono conto, della reciproca interdipendenza.

Nel modello della leadership di prezzo dominante, si assume che il settore sia
dominato da una sola impresa, molto più efficiente delle altre, e con strategie
particolarmente aggressive. Siamo nell’ipotesi in cui vi sia una grande impresa
dominante insieme a molte piccole imprese che seguono le indicazioni di prezzo
del leader.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 61/S2
Titolo: I MODELLI DI LEADERSHIP DI PREZZO
Attività n°: 1

Si crea così il modello leader-follower, nel quale le imprese gregarie si confrontano


con una funzione di domanda perfettamente elastica in corrispondenza del prezzo
stabilito dal leader.

In altri termini, nel modello in parola l’impresa leader fissa il prezzo tenendo in
considerazione la propria domanda di mercato, comportandosi come se fosse
monopolista per la sua quota.

Le altre imprese si adeguano al prezzo praticato dal leader, dividendosi la quota


residuale del mercato.

I follower non hanno interesse a cambiare strategia per paura di ritorsioni.


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 61/S3
Titolo: I MODELLI DI LEADERSHIP DI PREZZO
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Quali sono gli elementi di base del modello di Edgeworth?

• Perché l’equilibrio con vincolo di capacità è instabile?

• Perché secondo l’assunto di Edgeworth le imprese sono sicuramente


spinte alla collusione?

• Illustrare i fondamenti del modello leader-follower.

• Cosa implica l’analisi condotta dai modelli di leadership di prezzo?


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 62
Titolo: oligopolio copertativo-approfondimento
Attività n°: 1

Lezione 62: APPROFONDIMENTO


OLIGOPOLIO COOPERATIVO

Per superare l’instabilità dei mercati oligopolistici le imprese sono


portate a colludere.

La collusione è uno degli strumenti più utilizzati nei mercati oligopolistici


per superare incertezze e instabilità derivanti dall’interdipendenza.

La collusione spesso alleggerisce la pressione concorrenziale, anche se


non è scevra da complicazioni.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 62
Titolo: oligopolio copertativo-approfondimento
Attività n°: 1

MOLTO SPESSO GLI ESEMPIO DI


SI PARLA IN QUESTO
ACCORDI COLLUSIVI COLLUSIONE TACITA:
CASO DI
NON SONO LA LEADERSHIP DI
COLLUSIONE TACITA
FORMALIZZATI PREZZO

Altre volte, anche se più raramente visto le resistenze normative alla


collusione, esistono veri e propri accordi formali fra imprese
appartenenti al medesimo settore.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 62
Titolo: oligopolio copertativo-approfondimento
Attività n°: 1

IL CARTELLO

Il cartello è una delle forme più conosciute di collusione, e rappresenta


un accordo tra imprese appartenenti allo stesso settore che tendono ad
impedire l’ingresso nel mercato ad altre imprese.

Si possono avere cartelli che controllano le condizioni di vendita, che


controllano i prezzi, i margini di profitto, la capacità produttiva.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 62/S1
Titolo: oligopolio copertativo-approfondimento
Attività n°: 1

Nella maggioranza dei casi il cartello nasce perché́ le principali imprese


di un settore stabiliscono la quantità̀ massima che ognuna deve
produrre. L’output complessivo del cartello è posto ad un livello
deliberatamente inferiore a quello socialmente ottimo, praticando un
prezzo superiore al costo marginale.

IL CARTELLO È LA FORMA ESTREMA DI COLLUSIONE ESPLICITA


Molto spesso le imprese cooperano tra loro per ridurre il rischio
d’impresa: innovare, differenziare, specializzarsi è meno costoso se si
opera in gruppo.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 62/S2
Titolo: oligopolio copertativo-approfondimento
Attività n°: 1

L’incertezza, quindi, è uno dei fattori di maggior rilievo nella decisione


di colludere. La collusione spesso è indirizzata al miglioramento
dell’informazione: tutte le imprese hanno necessità di conoscere il
mercato di riferimento, quindi hanno bisogno d’informazioni, che
riescono ad ottenere più facilmente se riunite in cartello.

La forte tensione competitiva sfianca: produce scarsa redditività̀ e alti


costi di difesa delle posizioni, che spingono le imprese a cercare di
cooperare piuttosto che farsi guerra ad oltranza.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 62/S3
Titolo: oligopolio copertativo-approfondimento
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Cosa si intende per collusione?

• Definire il concetto di cartello e i motivi della sua creazione

• Riportare degli esempi di cartello

• Che rapporto esiste tra incertezza e formazione di un cartello?


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 63
Titolo: determinazione prezzo nel cartello - approfondimento
Attività n°: 1

Lezione 63: APPROFONDIMENTO


DETERMINAZIONE DI PREZZO E QUANTITA’ NEL CARTELLO

Ipotizziamo che tutte le imprese di un’industria aderiscono ad un cartello al


quale delegano tutte le decisioni di prezzo e produzione dell’identico bene
realizzato. In questo caso ogni nuovo potenziale ingresso nell’industria è
scoraggiato con successo.

In funzione delle suddette ipotesi, il problema della massimizzazione del


profitto si traduce in un problema di massimizzazione congiunta e il cartello
agisce come un monopolista (GRAFICO SLIDE SUCCESSIVA).
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 63
Titolo: determinazione prezzo nel cartello - approfondimento
Attività n°: 1

MASSIMIZZAZIONE CONGIUNTA DELPROFITTO NEL CARTELLO


RAPPRESENTAZIONE GRAFICA

SEGUE
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 63/S1
Titolo: determinazione prezzo nel cartello - approfondimento
Attività n°: 1

La rappresentazione grafica della slide precedente mostra un modello a tre


imprese.

I primi tre grafici mostrano le funzioni di costo delle tre imprese, mentre l’ultimo
grafico mostra il costo marginale di settore, come somma orizzontale delle
funzioni di costo marginale delle tre imprese considerate.

La massimizzazione congiunta del profitto di settore si ottiene in corrispondenza


dell’uguaglianza:

MC = MR con definizione della quantità QM e il prezzo PM.


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 63/S1
Titolo: determinazione prezzo nel cartello - approfondimento
Attività n°: 1

La minimizzazione del costo totale si ottiene assegnando le quote di produzione


in modo tale che i costi marginali di ogni impresa siano uguali tra loro. Dal
grafico si vede come all’impresa meno efficiente (D) sia assegnata una quota di
produzione molto contenuta.

Inoltre, definendo le quote di produzione, e quindi la ripartizione dei profitti nel


modo suggerito, ogni impresa ottiene un risultato diverso: le imprese con
profitto più basso potrebbero non essere d’accordo, a meno di prevedere
meccanismi di compensazione.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 63/S2
Titolo: determinazione prezzo nel cartello - approfondimento
Attività n°: 1

Esiste anche un ulteriore modello di massimizzazione congiunta del profitto.

Il modello in questione, l’esistenza di due gruppi d’imprese:

• un primo gruppo che aderisce al cartello

• un secondo gruppo che rimane indipendente.

Inoltre il suddetto ipotizza che le imprese che non aderiscono al cartello e che accettino il
prezzo definito da questo.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 63/S2
Titolo: determinazione prezzo nel cartello - approfondimento
Attività n°: 1

In questo caso confrontando i profitti di un’impresa che aderisce al cartello e di una che
rimane estranea all’accordo, si rileva che la prima realizza un profitto inferiore alla
seconda.

L’impresa indipendente, produce una quota maggiore della tipica impresa che partecipa al
cartello, ottenendo un profitto più alto.

L’impresa che aderisce al cartello riduce volontariamente il proprio livello di produzione


per far aumentare il prezzo, ma anche l’impresa “esterna” beneficia di questo incremento
di prezzo, senza nessun onere in termini di rinuncia la profitto.

Emerge un problema di free riding che può compromettere la stabilità del cartello, o
addirittura la sua formazione.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 63/S3
Titolo: determinazione prezzo nel cartello - approfondimento
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Rappresentare graficamente la massimizzazione del profitto nel


cartello.

• Come si ottiene la minimizzazione del costo totale nel cartello?

• Come vengono definite le quote di produzione delle diverse imprese


aderenti al cartello?

• Come è possibile l’opportunismo nel caso di cartello con imprese che


realizzano profitti diversi?
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 63/S3
Titolo: determinazione prezzo nel cartello - approfondimento
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Se consideriamo un’industria con l’esistenza di un cartello a cui


aderiscono solo alcune imprese come si presenta l’equilibrio?

• Perchè si presenta il fenomeno del free riding nel caso di imprese


estranee al cartello? Come si contesta in dottrina questa
argomentazione?
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 64
Titolo: mercato e industria- approfondimento
Attività n°: 1

Lezione 64: APPROFONDIMENTO


MERCATO E INDUSTRIA

Un settore produttivo si definisce sulla base del numero di imprese presenti,


sulle dimensioni di queste, sulle barriere all’entrata esistenti e sul grado di
differenziazione del prodotto.

Appartengono ad un medesimo settore produttivo tutti i prodotti che


soddisfano uno stesso bisogno.

La sostituibilità è misurata attraverso l’elasticità incrociata della domanda.


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 64
Titolo: mercato e industria- approfondimento
Attività n°: 1
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 64/S1
Titolo: mercato e industria- approfondimento
Attività n°: 1
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 64/S2
Titolo: mercato e industria- approfondimento
Attività n°: 1

Per misurare il grado di concentrazione di un mercato è spesso utilizzato il test


SSNIP, secondo cui se un unico venditore ha convenienza ad aumentare il
prezzo entro un range dal 5 al 10% il bene non ha sostituti prossimi.

Secondo questo test, se un ipotetico monopolista ha convenienza ad


aumentare il prezzo dal 5 al 10%, il bene non subisce la concorrenza di altri
prodotti, quindi non ha sostituti prossimi.

Se l’ipotesi non è verificata, il mercato del bene dovrebbe comprendere anche i


beni ritenuti sostituti.

Una riflessione simile si effettua per definire il mercato geograficamente


rilevante.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 64/S3
Titolo: mercato e industria- approfondimento
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Quali parametri definiscono un settore produttivo?

• Come si misura la sostituibilità tra i prodotti?

• Scrivere la formula dell’elasticità incrociata

• Cosa si intende per dimensione geografica del mercato?

• Come si definisce un mercato regionale?

• Illustrare il test SSNIP


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 65
Titolo: le misure di concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

Lezione 65: APPROFONDIMENTO


MISURE DI CONCENTRAZIONE
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 65
Titolo: le misure di concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

IL RAPPORTO DI CONCENTRAZIONE
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 65
Titolo: le misure di concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

L’INDICE HH (Herfindhal-Hirschman)
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 65/S1
Titolo: le misure di concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

IL COEFFICIENTE DI ENTROPIA
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 65/S1
Titolo: le misure di concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

LA CURVA DI LORENZ
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 65/S2
Titolo: le misure di concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

IL COEFFICIENTE DI GINI
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 65/S2
Titolo: le misure di concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

Ricordiamo che nella determinazione della concentrazione, conviene


ripeterlo, è molto rilevante la definizione chiara del settore industriale,
dei confini del mercato, del grado di diversificazione delle imprese.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 65/S3
Titolo: le misure di concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Cosa si intende per concentrazione aggregata? E per concentrazione


settoriale?
• in quale caso si dice che un settore A è più concentrato di un settore
B?
• Illustrare il significato del rapporto di concentrazione
• Illustrare l’indice HH
• Illustrare il coefficiente di entropia
• Rappresentare e commentare la curva di Lorenz? Quale relazione
sussiste con il coefficiente di Gini?
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 66
Titolo: determinannti della concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

Lezione 66: APPROFONDIMENTO


DETERMINANTI DELLA CONCENTRAZIONE
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 66
Titolo: determinannti della concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

LE ECONOMIE DI SCALA
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 66
Titolo: determinannti della concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 66/S1
Titolo: determinannti della concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

CICLO DI VITA DELL’IMPRESA

Anche il ciclo di vita dell’industria può influenzare la concertazione del


settore.
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 66/S1
Titolo: determinannti della concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

AVVIO CRESCITA
• INGENTI INVESTIMENTO IN • IL MERCATO SI ESPANDE
RICERCA E SVILUPPO • I PRODUTTORI INIZIANO A
• È PROBABILE CHE LA REALIZZARE ECONOMIE DI
CONCENTRAZIONE SIA SCALA
BASSA • LL SETTORE PUÒ
• IL NUMERO DELLE IMRESE ACCOGLIERE NUOVE
PRESENTI NELL’INDUSTRIA IMPRESE ATTRATTE DAL
CRESCE RAPIDAMENTE PROFITTO.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 66/S1
Titolo: determinannti della concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

MATURITÀ DECLINO
• LE VENDITA SI • VENDITE E PROFITTI
STABILIZZANO INIZIANO A DIMINUIRE
• LA DOMANDA SI AVVICINA • SI PUÒ GIUNGERE LLA
AL LIVELLO DI SATURAZIONE COLLUSIONE
• LA CONCENTRAZIONE • LA CONCENTRAZIONE È
AUMENTA PIUTTOSTO ALTA
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 66/S2
Titolo: determinannti della concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Quali sono le determinanti della concentrazione?

• Definire il concetto di economia di scala

• Cosa si intende per economie di scala reali?

• Cosa si intende per economia di scala pecuniarie?

• Cosa si intende per economie di scala interne?

• Cosa si intende per economie di scala esterne?


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 66/S2
Titolo: determinannti della concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Per quali motivi emergono economie di scala?

• Definire il concetto di monopolio naturale

• Che ruolo hanno le barriere all’entrata nella determinazione del


livello di concentrazione di un settore?

• Parlare del rapporto tra concentrazione e stadio di vita dell’industria


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 66/S3
Titolo: determinannti della concentrazione-Approfondimento
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Per quali motivi emergono economie di scala?

• Definire il concetto di monopolio naturale

• Che ruolo hanno le barriere all’entrata nella determinazione del


livello di concentrazione di un settore?

• Parlare del rapporto tra concentrazione e stadio di vita dell’industria


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 67
Titolo: teoria comportamentale dell'impresa-approfondimento
Attività n°: 1

Lezione 66: APPROFONDIMENTO


TEORIA COMPORTAMENTALE DELL’IMPRESA

La teoria comportamentale dell’impresa è frutto di uno sforzo congiunto tra la


teoria economica classica e l’analisi organizzativa.

Questa studia le modalità̀ di assunzione delle decisioni da parte degli individui,


partendo dalla proposizione di Simon che li ritiene unici artefici della fissazione
degli obiettivi. Secondo questa visione l’impresa è uno strumento per la
realizzazione degli obiettivi, governata da soggetti che esprimono interessi
diversi, anche conflittuali.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 67
Titolo: teoria comportamentale dell'impresa-approfondimento
Attività n°: 1

Alla base della determinare degli obiettivi di un’organizzazione è necessario


individuare un gruppo d’individui, come ad esempio i manager, gli operai, gli
azionisti.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 67/S1
Titolo: teoria comportamentale dell'impresa-approfondimento
Attività n°: 1

In funzione della teoria comportamentalista l’impresa è governata da


una serie di volontà̀, che esprimono interessi diversi, talvolta in conflitto
tra loro, dove l’attività più̀ complessa dell’organo di governo è quella di
mitigare i potenziali conflitti.

A tal proposito, risulterà quindi di fondamentale importanza l’opera di


contrattazione tra le parti in causa.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 67/S1
Titolo: teoria comportamentale dell'impresa-approfondimento
Attività n°: 1

Inoltre gli obiettivi non possono essere ridotti ad una semplice


formula, come la massimizzazione del profitto. In un ambiente così
complesso, con informazione imperfetta e incertezza, i manager
possono accontentarsi di un profitto soddisfacente a far si che gli
azionisti continuino a finanziare l’impresa, mantenendo intatta la
fiducia nel loro operato.

Risulta, quindi, che questo modo di agire è l’unico razionale in


condizioni di incertezza
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 67/S2
Titolo: teoria comportamentale dell'impresa-approfondimento
Attività n°: 1

LA COMPENSAZIONE FINANZIARIA

Spesso la risoluzione del conflitto tra gruppi di portatori d’interessi si raggiunge


con meccanismi di compensazione finanziaria.

Le compensazioni che eccedono ciò che è strettamente necessario al


funzionamento, e alla sopravvivenza, dell’impresa sono indicative di debolezza
organizzativa.
ESEMPIO
se gli azionisti percepiscono dividendi superiori a quanto necessario per
trattenerli dal vendere azioni a fronte di condotte manageriali che non
condividono, ci confrontiamo con una debolezza amministrativa.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 67/S3
Titolo: teoria comportamentale dell'impresa-approfondimento
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Quali sono i fenomeni studiati dalla teoria


comportamentale dell’impresa?

• Che differenza esiste tra membri attivi e membri passivi


dell’organizzazione?

• Perché la contrattazione è essenziale all’interno


dell’impresa?
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 67/S3
Titolo: teoria comportamentale dell'impresa-approfondimento
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Gli obiettivi all’interno di un’impresa sono fissi o variabili?

Perché?

• Come vengono risolti i conflitti all’interno dell’impresa?

• Cosa si intende per debolezza amministrativa?


Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 68/S1
Titolo: i costi di transazione-approfondimento
Attività n°: 1

L’OPPORTUNISMO

L’opportunismo, ossia l’utilizzo di mezzi illeciti, come la frode, per


raggiungere i propri scopi, si manifesta essenzialmente nel non fornire
informazioni, o nel fornirle errate o incomplete, in modo da trarre in
inganno la controparte.

Con l’ampliarsi del numero di soggetti interessati alla transazione,


aumenta la competizione, quindi anche le informazioni.

Una situazione estrema di massimo mercato dovrebbe scoraggiare


comportamenti opportunistici.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 68/S1
Titolo: i costi di transazione-approfondimento
Attività n°: 1

Se non vi fosse razionalità̀ limitata, e non ci fosse rischio di


comportamenti opportunistici, la stipulazione dei contratti non sarebbe
complessa: questi potrebbero comprendere e prevedere ogni singola
eventualità̀ in modo preciso, essere rispettati e a costo accettabile.

Nell’attività economica delle imprese dobbiamo distinguere tra i costi di


produzione, considerati dall’analisi neoclassica, e i costi di transazione,
figli della teoria in esame.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 68/S2
Titolo: i costi di transazione-approfondimento
Attività n°: 1

I COSTI DI TRANSAZIONE

POSSONO ESSERE:

ANTECEDENTI ALLA SUCCESSIVI ALLA


STIPULAZIONE DEL STIPULAZIONE DEL
CONTRATTO CONTRATTO
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 68/S2
Titolo: i costi di transazione-approfondimento
Attività n°: 1

• Sono ANTECEDENTI quelli inerenti alla ricerca del contraente, alla


conduzione della trattativa.

• Sono SUCCESSIVI quelli riguardanti il controllo dell’esecuzione del


contratto.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 68/S3
Titolo: i costi di transazione-approfondimento
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Quali argomenti tratta la teoria dei costi di transazione?


• Illustrare i fondamenti del pensiero di Coase.
• Perché́ esiste l’impresa? E perché́ è vista come alternativa al mercato?
• Definire il concetto di transazione
• Che differenza esiste tra impresa e mercato?
• Cosa si intende per opportunismo nelle relazioni?
• Parlare dei costi di transazione antecedenti e successivi alla stipulazione del
contratto.
• In quali casi conviene realizzare le transazioni nel mercato? E quando
ricorrere all’impresa?
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 69
Titolo: la teoria dell'agenzia-approfondimento
Attività n°: 1

Lezione 68: APPROFONDIMENTO


TEORIA DELL’AGENZIA

La teoria dell’agenzia analizza la relazione tra principale e agente, attori


di una transazione imperfetta, a causa dell’esistenza di asimmetrie
informative.

Le transazioni tra questi soggetti vengono in buona parte realizzate


all’interno di una struttura aziendale, almeno fino al punto in cui il costo
marginale associato alla gestione interna non sia uguale al costo
marginale di una gestione via mercato.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 69
Titolo: la teoria dell'agenzia-approfondimento
Attività n°: 1

La teoria dell’agenzia affronta compiutamente il problema della


selezione avversa e dell’azzardo morale, con riferimento allo
svolgimento del rapporto.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 69/S1
Titolo: la teoria dell'agenzia-approfondimento
Attività n°: 1

La teoria dell’agenzia affronta compiutamente il problema della


selezione avversa e dell’azzardo morale, con riferimento allo
svolgimento del rapporto.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 69/S2
Titolo: la teoria dell'agenzia-approfondimento
Attività n°: 1

LA SELEZIONE AVVERSA

In questo caso ci troviamo di fronte ad un’informazione nascosta, in


quanto il principale non ha gli strumenti per verificare le informazioni
messe a disposizione dall’agente.

L’AZZARDO MORALE

In questo caso ci troviamo di fronte ad un’azione nascosta, derivante


dall’impossibilità, per il principale, di controllare completamente il
comportamento dell’agente.
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 69/S3
Titolo: la teoria dell'agenzia-approfondimento
Attività n°: 1

DOMANDE DI RIPASSO

• Cosa studia la teoria dell’agenzia?

• Quali sono le conseguenze dell’incompletezza dei contratti?

• Fino a quando le transazioni vengono internalizzate all’interno della


struttura aziendale?

• Che differenza esiste tra adverse selection e moral hazard?

• Perché l’ipotesi di una remunerazione fissa può̀ creare disincentivi di


produttività̀?
Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 70
Titolo: Teoria Comportamentale dell'impresa
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 70 - TEORIA COMPORTAMENTALE DELL’IMPRESA

La teoria comportamentali studia le modalità di assunzione delle


decisioni da parte degli individui, partendo dalla proposizione di
Simon che li ritiene unici artefici della fissazione degli obiettivi.
Secondo questa visione l’impresa è uno strumento per la
realizzazione degli obiettivi, governata da soggetti che esprimono
interessi diversi, anche conflittuali.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 70
Titolo: Teoria Comportamentale dell'impresa
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

All’interno dell’impresa la risoluzione dei conflitti si ottiene attraverso


compensazioni finanziarie.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 70/S1
Titolo: Teoria Comportamentale dell'impresa
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale didattico di approfondimento

Libro di testo: capitolo 6

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 70/S2
Titolo: Teoria Comportamentale dell'impresa
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- quali sono i fenomeni studiati dalla teoria comportamentale


dell’impresa?

- che differenza esiste tra membri attivi e membri passivi


dell’organizzazione?

- perché la contrattazione è essenziale all’interno dell’impresa?

4
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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 70/S3
Titolo: Teoria Comportamentale dell'impresa
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

- gli obiettivi all’interno di un’impresa sono fissi o variabili? Perché?

- come vengono risolti i conflitti all’interno dell’impresa?

- cosa si intende per debolezza amministrativa?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 71
Titolo: Costi di Transazione
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 71 - TEORIA ECONOMICA DEI COSTI DI


TRANSAZIONE

La teoria economica dei costi di transazione si fonda sul pensiero di


Coase, che ritiene che alcune delle transazioni tra gli attori economici
avvengano nel mercato e alcune all’interno dell’impresa.

L’assetto d’impresa, quindi, è definito sulla base dei contratti che


essa stipula.

Mutuando il principio della razionalità limitata di Simon, la teoria dei


costi di transazione ammette che i soggetti assumono decisioni con
deficit di informazioni.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 71
Titolo: Costi di Transazione
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

I contratti risultano complessi da comporre proprio per la presenza di


razionalità limitata e di opportunismo.

In altre parole conviene ricorrere al mercato tutte le volte che le


informazioni necessarie alla realizzazione di un contratto completo
sono semplici da reperire e in numero esiguo. Altrimenti conviene
ricorrere ad altre formule di collaborazione, fino alla forma estrema
dell’impresa.

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 71/S1
Titolo: Costi di Transazione
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale didattico di approfondimento

Libro di testo: capitolo 6

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 71/S2
Titolo: Costi di Transazione
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

-quali argomenti tratta la teoria dei costi di transazione?

- illustrare i fondamenti del pensiero di Coase.

- Perché esiste l’impresa? E perché è vista come alternativa al


mercato?

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Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 71/S3
Titolo: Costi di Transazione
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3 Domande a risposta aperta:

- definire il concetto di transazione

- che differenza esiste tra impresa e mercato?

- cosa si intende per opportunismo nelle relazioni?

- parlare dei costi di transazione antecedenti e successivi alla


stipulazione del contratto.

-in quali casi conviene realizzare le transazioni nel mercato? E


quando ricorrere all’impresa?

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Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 72
Titolo: Teoria dell'Agenzia
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

LEZIONE 72 - TEORIA DELL’AGENZIA

La teoria dell’agenzia analizza la relazione tra principale e agente,


attori di una transazione imperfetta, a causa dell’esistenza di
asimmetrie informative.

Le transazioni tra questi soggetti vengono in buona parte realizzate


all’interno di una struttura aziendale, almeno fino al punto in cui il
costo marginale associato alla gestione interna non sia uguale al
costo marginale di una gestione via mercato.

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Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 72
Titolo: Teoria dell'Agenzia
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

La teoria dell’agenzia affronta compiutamente il problema della


selezione avversa, che riguarda il pre-transazione, e dell’azzardo
morale, con riferimento allo svolgimento del rapporto

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Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 72/S1
Titolo: Teoria dell'Agenzia
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 1

Materiale didattico di approfondimento

Libro di testo: capitolo 6

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Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 72/S2
Titolo: Teoria dell'Agenzia
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 2

Domande a risposta aperta:

- cosa studia la teoria dell’agenzia?

- quali sono le conseguenze dell’incompletezza dei contratti?

- fino a quando le transazioni vengono internalizzate all’interno della


struttura aziendale?

- che differenza esiste tra adverse selection e moral hazard?

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Corso di Laurea: SERVIZI GIURIDICI - CURR. SERVIZI GIURIDICI PER L'IMPRESA
Insegnamento: ECONOMIA POLITICA
Lezione n°: 72/S3
Titolo: Teoria dell'Agenzia
Attività n°: 1

Facoltà di Giurisprudenza

SESSIONE 3

Domande a risposta aperta:

-perché l’ipotesi di una remunerazione fissa può creare disincentivi di


produttività?

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