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ECONOMIA POLITICA

LEZ. 002
8) Quali sono le principali differenze tra microeconomia e macroeconomia?
La microeconomia è la parte della scienza economica che si occupa delle singole unità decisionali, come ad esempio l’individuo
o la singola impresa. La macroeconomia prende in esame l’economia nel suo insieme, con riferimento a fattori aggregati come
lo Stato e i settori economici. In altri termini, la ripartizione micro e macro economia dipende dal livello di dettaglio a cui
vogliamo giungere nell’analisi.

9) Il candidato dopo aver esposte le differenze tra micro e macro economia definisca le principali differenze tra
economia positive ed economia normativa e inoltre descriva il ruolo dei modelli economici.
La microeconomia è la parte della scienza economica che si occupa delle singole unità decisionali, come ad esempio l’individuo
o la singola impresa. La macroeconomia prende in esame l’economia nel suo insieme, con riferimento a fattori aggregati come
lo Stato e i settori economici.
Economia positiva studia il funzionamento dell’economia nella realtà, mentre l’economia normativa analizza e studia come
dovrebbe essere l’economia.
Essa si utilizza per effettuare valutazioni sull’economia identificando problemi e soluzioni degli stessi.
I modelli economici sono stilizzazioni semplificazioni della realtà che permettono di individuare i problemi riconducibili
all’economia e di trovarne la soluzione.

10) Di cosa si occupano la microeconomia e la macroeconomia?


La microeconomia è la parte della scienza economica che si occupa delle singole unità decisionali, come ad esempio l’individuo
o la singola impresa. I modelli microeconomici prendono in considerazione le singole famiglie, le singole imprese e i singoli
organismi pubblici.
La macroeconomia prende in esame l’economia nel suo insieme, con riferimento a fattori aggregati come lo
Stato e i settori economici. I modelli macroeconomici invece prendono in esame il settore delle famiglie, il settore delle imprese
ed il settore pubblico.
LEZ. 003
06) Come si costruisce un modello economico?
Ogni modello economico parte da una o più ipotesi. Un’ipotesi semplificatrice è un modo per semplificare un modello e
un’ipotesi critica influisce in modo rilevante sulle conclusioni del modello. Ogni soggetto cerca di ottenere il massimo in ogni
situazione in cui si trova. In effetti in ogni modello economico c’è un soggetto che deve massimizzare un certo risultato. Ogni
soggetto economico ha un numero limitato di alternative praticabili. È questa la diretta conseguenza della scarsità di risorse.

07) A cosa serve e quali sono le funzioni dei modelli economici? Quali solo le differenze tra ipotesi semplificatrici e
ipotesi critiche?
L’economia utilizza dei modelli per astrarre le condizioni reali, e studiarne i vari aspetti. Affinché il modello possa essere
utilizzato per lo scopo è necessario che sia semplice, e quindi deve considerare solo i dettagli essenziali. Un’ipotesi
semplificatrice è un modo per semplificare un modello, eliminando i dettagli che lo appesantiscono, mentre un’ipotesi critica
influisce in modo rilevante sulle conclusioni del modello.

08) Di cosa si occupano la microeconomia e la macroeconomia?


La macroeconomia è quella parte dell’economia politica che si occupa dello studio del sistema economico in modo aggregato a
differenza della macroeconomia che invece si occupa dello studio dei comportamenti di tipo economico da parte degli operatori
economici.
LEZ. 004
7) Definire il concetto di costo opportunità.
Il costo opportunità derivante da una scelta è tutto ciò a cui abbiamo rinunciato o sacrificato operando quella determinata
scelta. Ogni risorsa è di proprietà di un determinato soggetto e tutte le risorse potrebbero essere impiegate per ottenere una
diversa produzione; quindi, effettuando delle scelte, si sopportano dei sacrifici che in economia prendono il nome di costo
opportunità. In modo più rigoroso potremmo dire che il costo opportunità di una scelta è la migliore di tutte le alternative di
scelta possibili. Il costo opportunità di una scelta comprende sia costi espliciti che costi impliciti.

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8) Il candidato definisca il concetto di costo opportunità e ne riporti un esempio.
Il costo opportunità derivante da una scelta è tutto ciò a cui abbiamo rinunciato o sacrificato operando quella determinata
scelta.

9) Definire il concetto di costo implicito.


Il costo opportunità di una scelta comprende sia costi espliciti che costi impliciti. Il costo esplicito è il denaro a cui si rinuncia
effettuando un pagamento quando si compie una scelta, mentre il costo implicito è il valore di ciò che si sacrifica senza
effettuare pagamenti in denaro.
LEZ. 005
08) Definire la PPF (Frontiera delle Possibilità di Produzione) e spiegarne l'andamento .
La Frontiera delle Possibilità di Produzione PPF (Production Possibilities Frontier) indica le diverse combinazioni di beni che si
possono produrre avendo a disposizione un quantitativo definito di risorse e tecnologia. In effetti, ogni punto sulla frontiera
rappresenta una combinazione limite tra due prodotti, che può ottenersi se si occupano in modo efficiente tutte le risorse. I
punti che si collocano al di fuori della curva non sono combinazioni ottenibili (SITUAZIONE INATTUABILE), mentre quelli
all’interno sono ottenibili ma sono situazioni di non piena occupazione dei fattori produttivi (SITUAZIONE INEFFICENTE).

9) Rappresentare graficamente la frontiera delle possibilità produttive e spiegarne l'andamento.


Cosa succede alla PPF nel caso dell'introduzione di una tecnologia? Argomentare
La curva designata rappresenta la frontiera della possibilità di produzione PPF ed indica le diverse combinazioni di beni che si
possono produrre avendo a disposizione un quantitativo definito di risorse e tecnologia. Nel punto A si decide di impiegare la
totalità dei fattori nella produzione di altri beni, mentre nel punto F si produce solo il bene X. Passando dal punto A al punto
punto B si decide di rinunciare ad una parte della produzione di altri beni, per produrre alcune unità del bene X. L’andamento
della curva ci mostra un costo opportunità crescente: più bene X decidiamo di produrre, maggiore è la rinuncia ad altri beni che
si deve fare. Dato l’andamento crescente del costo opportunità, la curva in esame è concava, cioè diventa sempre più ripida
spostandosi verso destra. Lo spostamento della PPF può essere dovuto a vari fattori. I fattori che determinano la crescita
economica possono essere incrementati di risorse disponibili (capitale fisco, capitale umano) oltre all’innovazione tecnologica,
che consente di produrre maggiori quantità di beni a parità di risorse. Altri beni A effetto introduzione nuova tecnologia bene X.
Quindi, un’novazione tecnologica, o un incremento nello stock di capitale, anche se l’impatto diretto è su un’unica produzione,
consente di scegliere di produrre quantità maggiori di tutti i tipi di beni.

10) Cosa si desume in ordine all'andamento del costo opportunità osservando la PPF?
La curva disegnata rappresenta la Frontiera delle Possibilità di Produzione PPF (Production Possibilities Frontier) ed indica le
diverse combinazioni di beni che si possono produrre avendo a disposizione un quantitativo definito di risorse e tecnologia. In
effetti, ogni punto sulla frontiera rappresenta una combinazione limite tra due prodotti, che può ottenersi se si occupano in
modo efficiente tutte le risorse. I punti che si collocano al di fuori della curva non sono combinazioni ottenibili, mentre quelli
all’interno sono ottenibili ma sono situazioni di non piena occupazione dei fattori produttivi.

11) Perché la PPF è concava?


L’andamento della curva ci mostra un costo opportunità crescente: più bene x decidiamo di produrre, maggiore è la rinuncia ad
‘altri beni’ che si deve fare. Dato l’andamento crescente del costo opportunità, la curva in esame è concava, cioè diventa sempre
più ripida spostandosi verso destra.

12) Quale è l'effetto prodotto da un'innovazione tecnologica nella PPF?


Lo spostamento della PPF può essere dovuto a vari fattori. I fattori che determinano la crescita economica possono essere
incrementi di risorse disponibili (capitale fisico, capitale umano) oltre all’innovazione tecnologica, che consente di produrre
maggiori quantità di beni a parità di risorse. Quindi, un’innovazione tecnologica, o un incremento nello stock di capitale, anche
se l’impatto diretto è su un’unica produzione, consente di scegliere di produrre quantità maggiori di tutti i tipi di beni.
LEZ. 006
6) Definire il mercato in condizioni di concorrenza imperfetta
Nei mercati di concorrenza imperfetta i singoli acquirenti o venditori possono influenzare il prezzo del prodotto o del servizio.

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7) Definire il mercato
Un mercato è un’istituzione che mette in contatto chi domanda (compratori) e chi offre (venditori). In economia si considera il
sistema economico come un insieme di singoli mercati, e in ognuno di questi, acquirenti e venditori variano a seconda del bene
o del servizio scambiato.

8) Quali sono gli attori del mercato?


Gli attori del mercato sono i venditori (imprese) acquirenti (famiglie).

9) Definire il mercato perfettamente concorrenziale


Nei mercati perfettamente concorrenziali ogni acquirente e ogni venditore, assumono il prezzo come dato: esiste un numero
talmente elevato di acquirenti e compratori, tale che nessuno, da solo, riesce ad avere effetto sul prezzo.
LEZ. 007
14) Cosa si intende per quantità domandata?
La quantità domandata in un mercato è la quantità di un bene che tutti gli acquirenti scelgono di acquistare in un dato periodo,
in corrispondenza di un determinato prezzo, e considerati i vincoli cui sono sottoposti. In altri termini, è la quantità che si decide
di consumare di un dato bene considerato il costo opportunità di questa scelta. È chiaro che uno degli elementi determinanti
per definire la quantità domandata è il prezzo.

15) Che relazione esiste tra prezzo e quantità domandata?


Una caratteristica fondamentale della domanda è quella che a parità di altre condizioni quali ad esempi reddito, prezzi di altri
beni, gusti dell’individuo, al diminuire del prezzo cresce la quantità domandata. In altri termini, esiste una relazione inversa tra
prezzo e quantità domandata: questa relazione è detta legge della domanda.

16) Quale effetto ha sull'offerta di un bene un incremento nei costi di produzione?


I prezzi delle risorse impiegate nel processo produttivo contribuiscono a determinare il costo di produzione
sopportato dalle imprese. Se le risorse hanno prezzi elevati e crescenti, le imprese dovranno far fronte ad un costante
aumento dei costi, e quindi, per ogni livello di prezzo, vedranno contrarsi i profitti. Questo riduce la quantità che
l’impresa è disposta ad offrire per ogni livello di prezzo. Quindi, un aumento del prezzo di un fattore produttivo
provocherà una diminuzione dell’offerta e uno spostamento della curva verso sinistra.

17) Definire la curva di domanda e determinare i fattori che ne determinano un aumento.


La curva di domanda rappresenta graficamente la relazione tra prezzo e quantità domandata di un bene o servizio, a parità di
altre condizioni. La rappresentazione di essa corrisponde ad una retta inclinata negativamente. I mercati sono influenzati da
molti fattori: alcuni di questi fattori creano spostamenti lungo la curva di domanda, altri determinano uno spostamento della
curva stessa. Per quanto riguarda il prezzo una diminuzione di esso provoca un aumento di domanda e lo spostamento della
curva verso destra. Altri fattori che ne determinano l’aumento sono:
- cambiamento dei gusti. Una variazione favorevole nei gusti dei consumatori con riguardo ad un bene implica, che per ogni
possibile prezzo crescerà la domanda di quel bene con conseguente spostamento della curva verso destra.
- popolazione. Un aumento del numero dei consumatori presenti in un mercato fa crescere la domanda.
- reddito o ricchezza. Per a maggior parte dei prodotti, un incremento del reddito implica un aumento della domanda.
- prezzo previsto. Anche la variazione sui prezzi attesi potrebbero causare traslazioni della curva di domanda verso destra. Infatti
l’aspettativa di un rialzo dei prezzi in futuro potrebbe indurre i consumatori ad acquistare maggiori quantità di un determinato
bene, in modo da anticipare l’incremento atteso. Pertanto, si avrà un aumento della domanda.

18) Quando si determina uno spostamento lungo la curva di domanda?


Una variazione del prezzo di un bene provoca uno spostamento lungo la curva di domanda. Ad esempio, una diminuzione del
prezzo provoca uno spostamento verso destra, mentre un aumento del prezzo provoca uno spostamento verso sinistra. Se
pensiamo, invece, ad una variazione del reddito a disposizione vedremo che questo provoca una traslazione dell’intera curva: in
particolare un aumento del reddito trasla la curva verso l’alto.

19) Perché la curva di domanda è decrescente?


Esiste una relazione inversa tra prezzo e quantità domandata: questa relazione è detta legge della domanda. La pendenza
decrescente della curva presentata nella pagina precedente riflette proprio la legge della domanda. Come si vede dal grafico
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presentato, ad ogni livello di prezzo corrisponde una diversa quantità domandata. I mercati sono influenzati da molti fattori:
alcuni di questi fattori creano spostamenti lungo la curva di domanda, altri determinano uno spostamento della curva stessa.

20) Definire la curva di offerta e determinare quali sono i fattori che ne determinano una riduzione
La curva di offerta rappresenta graficamente la relazione tra prezzo e quantità offerta di un bene o servizio, a parità di altre
condizioni. La rappresentazione di essa corrisponde ad una retta inclinata positivamente. Dalla rappresentazione della curva di
offerta vediamo la relazione positiva e diretta, che esiste tra prezzo e quantità offerta: al crescere del prezzo cresce anche la
quantità offerta, mentre al diminuire del prezzo, la quantità offerta diminuisce a sua volta. Questa relazione è definita legge
dell’offerta. Vi sono però dei fattori determinanti che al loro variare provocano una riduzione dell’offerta e il relativo
spostamento verso sinistra della curva. Le determinanti dell’offerta sono:
- prezzi delle risorse.
I prezzi delle risorse impiegate nel processo produttivo contribuiscono a determinare il costo di produzione sopportato dalle
imprese. Se le risorse hanno prezzi elevati e crescenti, le imprese dovranno far fronte ad un costante aumento dei costi, e,
quindi, per ogni livello di prezzo, vedranno contrarsi i profitti. Questo riduce la quantità che l’impresa è disposta ad offrire per
ogni livello di prezzo. Quindi, un aumento del prezzo di un fattore produttivo provocherà una diminuzione dell’offerta e uno
spostamento della curva verso sinistra.
- tasse. Le imprese considerano la tassazione come un costo: quindi un aumento delle tasse (o imposte) farà aumentare i costi di
produzione e ridurrà l’offerta, provocando uno spostamento a sinistra della curva di offerta.
- prezzi degli altri prodotti alternativi.
Le imprese che producono un determinato bene possono servirsi dei propri impianti anche per produrre beni affini. Un
aumento del prezzo dei beni alternativi potrebbe indurre i produttori a convertire la produzione e indirizzarla verso questi beni.
Quindi, quando il prezzo di un bene alternativo aumenta, la curva di offerta del bene si sposta verso sinistra.
- prezzi attesi.
Le variazioni sulle aspettative sul prezzo futuro del prodotto potrebbero influire sulla volontà dei produttori di immetterlo sul
mercato. In generale, l’aspettativa di un aumento del prezzo futuro diminuisce l’offerta corrente, e sposta la curva di offerta
verso sinistra.

21) Quale effetto ha sull'offerta di un bene un'innovazione tecnologica?


Il progresso tecnologico, pone le aziende nella condizione di poter produrre quantità di output sempre maggiori con minor
impiego di risorse e ciò con positivi riflessi sui costi di produzione. Un progresso tecnologico che consente di risparmio sui costi
aumento l’offerta di un bene, spostando la curva a destra. Le imprese considerano la tassazione come un costo: quindi un
aumento delle tasse (o imposte) farà aumentare i costi di produzione e ridurrà l’offerta, provocando uno spostamento a sinistra
della curva in offerta. Al contrario un sussidio provocherà uno spostamento verso destra.
LEZ. 008
06) Che differenza esiste tra bene complementare e bene sostituto?
Un bene complementare si può definire tale quando viene utilizzato insieme a un bene principale per soddisfare un bisogno (per
esempio zucchero e caffè). Un bene sostituto si può definire tale quando un bene è in grado di soddisfare lo stesso bisogno di un
altro bene (ad esempio burro e margarina). Sostanziale differenza è che per un bene complementare all’aumentare del prezzo
del bene principale la cura si sposterà verso sinistra in quanto diminuirà la domanda. Per un bene sostituto invece al variare del
prezzo di uno, il bene che non aumenta avrò un incremento di domanda e quindi la curva si sposterà verso destra.

07) Che differenza esiste, in termini di domanda, tra beni normali e beni inferiori? Fate un esempio di bene
normale e uno di bene inferiore.
I beni inferiori sono beni economici la cui domanda si riduce all'aumentare del reddito del consumatore. Un bene inferiore è
generalmente caratterizzato da un prezzo molto basso e da una qualità molto inferiore rispetto ad altri beni sostituiti. Al
crescere del reddito il consumo dei beni inferiori si riduce in quanto l'effetto di reddito positivo consente al consumatore di
modificare le proprie scelte. Un altro di bene inferiore sono il pane o le patate rispetto al consumo di carne. Al crescere del
reddito le famiglie riducono il consumo dei prodotti alimentari economici (es. patate) a favore del consumo di altri prodotti
alimentari di qualità. Un bene normale, se il consumo di tale bene aumenta all'aumentare del reddito, a parità di altre condizioni
(pesce).

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08) Che differenza esiste tra variazione della domanda e variazione della quantità domandata?
La variazione della domanda comporta una traslazione della curva a destra o a sinistra. La variazione di quantità domandata
invece comporta uno spostamento da un punto ad un altro della medesima curva.

09) Quale effetto ha un cambiamento delle preferenze in senso favorevole, sulla domanda di un bene?
Il cambiamento delle preferenze in senso favorevole sposta la curva della domanda verso destra; ovvero avremo un aumento
della domanda e quindi un aumento del prezzo e della quantità che dovrà essere prodotta per soddisfare la domanda stessa. Al
contrario un inversione di tendenze, quindi un cambiamento dei gusti porta a uno spostamento della curva verso sinistra.

10) Quali sono le determinanti della domanda?


Una curva della domanda si sposta vero destra o sinistra al variare di queste che sono definite determinanti e sono:
• Reddito o ricchezza
• Prezzo di un bene sostituto
• Prezzo di un bene complementare
• Popolazione
• Prezzo previsto
• Cambiamenti dei gusti

LEZ. 009
06) Definire il concetto di offerta
L’offerta di un bene è la quantità che l’impresa decide di vendere, in un dato periodo, ad un determinato prezzo ed a tutti i
vincoli a cui è soggetta. L’offerta è una funzione (o una curva) crescente che indica la quantità di un bene che i produttori
metteranno in vendita in corrispondenza di ogni possibile prezzo.

07) Quando si determina uno spostamento lungo la curva di offerta?


La quantità offerta dal mercato (quantità offerta) è la quantità specifica di un bene che tutti i venditori del mercato scelgono di
vendere in un determinato momento, dato prezzo e vincoli. È chiaro che la quantità che le imprese decidono di offrire è quella
che permette di realizzare il massimo profitto.
Ripetiamo, quindi, che quantità offerta e prezzo sono legati da una relazione positiva, per questo motivo la curva di offerta ha
un andamento crescente.
Una variazione del prezzo del bene provoca uno spostamento lungo la curva di offerta: ad esempio se il prezzo del bene
aumenta si passa dal punto a, al punto b nel grafico che segue.

08) Perché la curva di offerta è crescente?


L’offerta di un bene è la quantità che l’impresa decide di vendere, in un dato periodo, ad un determinato prezzo ed a tutti i
vincoli a cui è soggetta. L’offerta è una funzione (o una curva) crescente che indica la quantità di un bene che i produttori
metteranno in vendita in corrispondenza di ogni possibile prezzo. Dalla rappresentazione della curva di offerta vediamo la
relazione positiva e diretta, che esiste tra prezzo e quantità offerta: al crescere del prezzo cresce anche la quantità offerta,
mentre al diminuire del prezzo, la quantità offerta diminuisce a sua volta. Questa relazione è definita legge dell’offerta. Perché
esiste una relazione diretta e positiva tra prezzo e quantità. La quantità offerta dal mercato (quantità offerta) è la quantità
specifica di un bene che tutti i venditori del mercato scelgono di vendere in un determinato momento, dato prezzo e vincoli. È
chiaro che la quantità che le imprese decidono di offrire è quella che permette di realizzare il massimo profitto. Ripetiamo,
quindi, che quantità offerta e prezzo sono legati da una relazione positiva, per questo motivo la curva di offerta ha un
andamento crescente. Una variazione del prezzo del bene provoca uno spostamento lungo la curva di offerta: ad esempio se il
prezzo del bene aumenta si passa dal punto a, al punto b nel grafico che segue.

09) Cosa si intende per quantità offerta?


La quantità offerta dal mercato (quantità offerta) è la quantità specifica di un bene che tutti i venditori del mercato scelgono di
vendere in un determinato momento, dato prezzo e vincoli. È chiaro che la quantità che le imprese decidono di offrire è quella
che permette di realizzare il massimo profitto.

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10) Che relazione esiste tra prezzo e quantità offerta?
Ripetiamo, quindi, che quantità offerta e prezzo sono legati da una relazione positiva, per questo motivo la curva di offerta ha
un andamento crescente.
Una variazione del prezzo del bene provoca uno spostamento lungo la curva di offerta: ad esempio se il prezzo del bene
aumenta si passa dal punto a, al punto b nel grafico che segue.
LEZ. 010
10) Quale effetto ha sull'offerta di un bene un'innovazione tecnologica?
I prezzi delle risorse impiegate nel processo produttivo contribuiscono a determinare il costo di produzione sopportato dalle
imprese. Se le risorse hanno prezzi elevati e crescenti, le imprese dovranno far fronte ad un costante aumento dei costi, e,
quindi, per ogni livello di prezzo, vedranno contrarsi i profitti. Questo riduce la quantità che l’impresa è disposta ad offrire per
ogni livello di prezzo. Quindi, un aumento del prezzo di un fattore produttivo provocherà una diminuzione dell’offerta e uno
spostamento della curva verso sinistra. Il progresso tecnologico, pone le aziende nella condizione di poter produrre quantità di
output sempre maggiori con il minor impiego di risorse e ciò con positivi riflessi sui costi di produzione. Un progresso
tecnologico che consente un risparmio sui costi aumenta l’offerta di un bene, spostando la curva a destra.

11) Quale effetto ha sull'offerta di un bene un incremento nei costi di produzione?


Le imprese considerano la tassazione come un costo: quindi un aumento delle tasse (o imposte) farà aumentare i costi di
produzione e ridurrà l’offerta, provocando uno spostamento a sinistra della curva di offerta. Al contrario un sussidio provocherà
uno spostamento verso destra. Le imprese che producono un determinato bene possono servirsi dei propri impianti anche per
produrre beni affini. Un aumento del prezzo dei beni alternativi potrebbe indurre i produttori a convertire la produzione e
indirizzarla verso questi beni.

12) Quali sono le determinanti dell'offerta?


Le determinanti dell’offerta sono:
- prezzi delle risorse
- Innovazione tecnologica - tasse e sussidi
- prezzi degli altri prodotti alternativi
- prezzi attesi
- numerosità dei venditori.

12) Cosa si intende per funzione di razionamento dei prezzi?

LEZ. 012
3) Spiegare con l'ausilio di un grafico cosa accade al prezzo e alla quantità nel caso di aumento dell'offerta e
riduzione della domanda.
Aumento dell’offerta e riduzione della domanda se aumenta l’offerta di un bene, e al tempo stesso ne diminuisce la domanda,
avremo una riduzione del prezzo, ma è difficile determinare l’effetto sulla quantità domandata. Se l’incremento dell’offerta fa
aumentare la quantità di equilibrio, la riduzione della domanda tende a farla diminuire: la variazione netta della quantità di
equilibrio dipenderà dalle dimensioni relative dei cambiamenti dell’offerta e della domanda. Se la variazione dell’offerta è
maggiore della riduzione della domanda, la quantità di equilibrio aumenterà, altrimenti diminuirà.

05) Cosa accade al prezzo e alla quantità di equilibrio se la curva di domanda si sposta verso destra?
I prezzi hanno un effetto molto importante sul mercato, ma non sono gli unici fattori da considerare. Immaginate che l’offerta di
alcuni beni o servizi (ad esempio i servizi sanitari), rimanga costante anche a fronte della crescita della domanda. In tal caso,
avremo un nuovo punto di intersezione tra curva di domanda e curva di offerta, con un maggior livello di prezzo e quantità (caso
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1). Al contrario, una riduzione della domanda riduce sia prezzo che quantità di equilibrio. Lo stesso risultato si raggiunge nel
caso in cui vi sia un aumento del reddito a disposizione degli acquirenti, che provoca un’espansione della domanda, con
spostamento della curva verso destra. Ciò vale anche per una variazione dei gusti a favore del bene specifico, o per un aumento
del prezzo del bene sostituto. In altri termini, possiamo dire che uno spostamento verso destra della curva di domanda provoca
un movimento verso destra lungo la curva di offerta: in tal caso prezzo e quantità di equilibrio aumentano.
LEZ. 013
07) Cosa avviene se lo Stato fissa un tetto massimo all'aumento del prezzo? Argomentare con l'ausilio di un grafico
In corrispondenza del prezzo di equilibrio, non ci sono né eccessi di domanda né eccessi di offerta. Tuttavia, il prezzo di
equilibrio potrebbe non rivelarsi un prezzo adeguato; lo stato, quindi, potrebbe decidere di mantenere i prezzi al di sopra o al di
sotto del livello di equilibrio. 6.1. Un prezzo minimo (elevato) Se lo stato fissa un prezzo minimo (un pavimento) al di sopra
dell’equilibrio, ci sarà un eccesso di offerta: QS > QD (come nel grafico sotto rappresentato) il prezzo non potrà scendere per
eliminare tale eccesso. Lo stato fissa un prezzo minimo per varie ragioni: per proteggere i redditi dei produttori. Se il settore è
soggetto a fluttuazioni dell’offerta (ad esempio i raccolti, a causa di improvvise variazioni meteorologiche) e se la domanda non
è elastica al prezzo, i prezzi tendono a fluttuare considerevolmente. Prezzi minimi impediscono crolli dei redditi dei produttori
dovuti a lunghi periodi di prezzi bassi; per creare un surplus (ad esempio di granaglie), specialmente in periodi di abbondanza,
che possono essere immagazzinati in vista di possibili scarsità future; nel caso dei salari (il prezzo del lavoro), i minimi salariali
possono essere usati per impedire che i redditi dei lavoratori scendano al di sotto di un certo livello di sopravvivenza. Esistono
vari modi con cui lo stato può agire sui surplus generati dalla presenza di prezzi minimi più alti del prezzo di equilibrio: ƒ
potrebbe acquistare il surplus, e immagazzinano, distruggerlo o venderlo su altri mercati; ƒ l’offerta potrebbe essere ridotta
applicando ai produttori quote massime di produzione.

08) Perché lo Stato interviene a fissare un prezzo massimo per un bene?


In alcune circostanze, però, lo Stato può ritenere che le variazioni abbiano determinato prezzi troppo alti (insostenibili per gli
acquirenti), o troppo bassi (per i venditori) e quindi interviene per porre dei limiti agli aumenti e/o alle riduzioni.

LEZ. 014
06) Cosa si intende per elasticità dell'offerta?
Il concetto di elasticità rispetto al prezzo è applicabile anche all’offerta.
Se la quantità offerta dai produttori è relativamente sensibile alle possibili variazioni del prezzo, l’offerta è elastica, mentre, nel
caso in cui la quantità offerta sia relativamente poco sensibile, l’offerta è inelastica.
Il grado di elasticità è misurato dal coefficiente Es= variazione percentuale della quantità offerta X/variazione percentuale del
prezzo X.

07) Definire il concetto di elasticità della domanda rispetto al prezzo.


La legge della omanda afferma che a parità di condizioni i consumatori acquisteranno maggiore quantità di un bene se il suo
prezzo si riduce e quantità minori se tale prezzo aumenta, ma non permette di misurare la quantità di tale variazione. Per tale
ragione è stato introdotto il concetto di elasticità della domanda rispetto al prezzo, che consiste in una misura della variazione
percentuale della quantità domandata di un bene in risposta al cambiamento percentuale del prezzo dello stesso bene. Ed si
ottiene: variazione percentuale quantità domandata X diviso variazione percentuale prezzo X. L’ elasticità della domanda sarà
un numero sempre negativo perché le curve di domanda hanno pendenza negativa. Ad esempio, se il prezzo si riduce, la
quantità domandata aumenterà: ciò vuol dire che il numeratore della nostra formula sarà positivo, mentre il denominatore
negativo, determinando un valore negativo dell’elasticità. Per tale ragione, spesso, si fa riferimento al valore assoluto evitando
così di considerare i segni. Al riguardo la domanda viene classificata in: elastica, inelastica ed elasticità unitaria. La domanda si
dice elastica quando una determinata variazione del prezzo determina variazioni percentuali maggiori nella quantità
domandata. In questo caso Ed < 1. Si avrà invece una domanda perfettamente elastica o infinitamente elastica quando una
piccola riduzione di prezzo determinerà un incremento degli acquisti di quantità molto elevata. In questo caso Ed=infinita. La
domanda inelastica o rigida si ha quando ad una data variazione percentuale del prezzo, corrispondano piccole variazioni della
quantità domandata.
Ed < 1. Il caso estremo di domanda inelastica si ha quando una variazione del prezzo non provoca alcuna variazione della
quantità domandata. Ed=0. La domanda a elasticità unitaria si realizza quando la variazione del prezzo e della quantità
domandata sono esattamente identiche, quindi Ed=1. Per quanto riguarda l’effetto di una variazione del prezzo sulla spesa
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totale dei consumatori, che aumenta o diminuisce in base al grado di elasticità della domanda rispetto al prezzo, nella domanda
elastica si muove nella direzione opposta al prezzo, quindi se il prezzo aumenta si riduce la spesa. In quella inelastica la spesa
totale si muove nella stessa direzione del prezzo, quindi se il prezzo aumenta, aumenta anche la spesa. In quella a elasticità
unitaria la spesa totale non varia al variare del prezzo. Infine il concetto di elasticità rispetto al prezzo è applicabile anche
all’offerta. Se la quantità offerta dai produttori è relativamente sensibile alle possibili variazioni del prezzo, l’offerta è elastica,
mentre, nel caso in cui la quantità offerta sia relativamente poco sensibile, l’offerta è inelastica. Il grado di elasticità è misurato
da coefficiente. Es si calcolerà: variazione percentuale della quantità offerta X diviso variazione percentuale del prezzo X. Qui il
livello di elasticità dell’offerta rispetto al prezzo dipenderà dalla facoltà e rapidità con cui i produttori possono modificare l’uso
delle risorse a loro disposizione tra i diversi impieghi alternativi. Quanto più facili e veloci sono i trasferimenti di risorse, tanto
maggiore sarà l’elasticità dell’offerta rispettoal prezzo.

08) Perché Ed è sempre negativa?


ED è sempre negativa perché le curve delle domande hanno sempre pendenza negativa; avendo al denominatore del nostro
rapporto un valore negativo, per forza avremo un risultato negativo. Per evitare questo si prende in considerazione il valore
assoluto dell’elasticità.

09) Che effetto ha l'elasticità sulla spesa totale? Argomentare


E’ la variazione percentuale della quantità domandata di un bene nella relazione in percentuale del prezzo, nonché il rapporto
tra prezzo/quantità in quel punto e il reciproco della pendenza della curva di domanda.
✓ L’elasticità sarà sempre negativa;
✓ E’ il reciproco della pendenza della curva di domanda;
✓ Si valuta il valore assoluto;
✓ L’elasticità al prezzo è diversa in ogni punto della curva di domanda, quindi la pendenza è costante in ogni punto e,
quindi, anche il suo reciproco;
✓ Può assumere valore =1, e quindi la curva di domanda ha elasticità: se il prezzo aumenta dell’1%, la quantità domandata
aumenta dell’1%;
✓ Può assumere valore >1, e quindi la curva di domanda è rigida o inelastica: se il prezzo aumenta dell’1%, la quantità
domandata diminuisce meno dell’1%;

10) Che relazione esiste tra elasticità e presenza di beni sostituti?


Per ogni bene quanto maggiore è il numero dei beni sostituti tanto maggiore sarà l’elasticità della sua domanda rispetto al
prezzo.

11) Che cos'è Ed e perché è sempre negativa?


Ed equivale all’elasticità della domanda rispetto al prezzo, che consiste in una misura della variazione percentuale della quantità
domandata di un bene in risposta al cambiamento percentuale del prezzo dello stesso bene. Ed si ottiene: variazione
percentuale quantità domandata X diviso variazione percentuale prezzo X. L’elasticità della domanda sarà un numero sempre
negativo perché le curve di domanda hanno pendenza negativa. Ad esempio, se il prezzo si riduce, la quantità domandata
aumenterà: ciò vuol dire che il numeratore della nostra formula sarà positivo, mentre il denominatore negativo, determinando
un valore negativo dell’elasticità.
LEZ. 015
08) Cosa accade se aumenta il reddito a disposizione dell'individuo? Argomentare e derivare graficamente.
Se il reddito disponibile si modifica, viene a modificarsi anche il vincolo di bilancio. Se il reddito aumenta, avremo uno
spostamento a destra della retta di bilancio se diminuisce avremo uno spostamento verso sinistra ovviamente. Si ricorda che il
reddito limitato costringe il soggetto ad effettuare delle scelte.

09) Che significato ha la pendenza della retta di bilancio? Argomentare e derivare graficamente.
La pendenza della retta di bilancio indica il costo di opportunità ovvero la retta ci indica a quante unità del bene A deve
rinunciare per poter consumare un unità in più del bene B. Detto questo constatiamo che la pendenza della retta non è altro che
il prezzo relativo.

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10) Cosa si intende per vincolo di bilancio? Argomentare e derivare graficamente.
Il vincolo di bilancio individua le diverse combinazioni di beni o servizi cui il soggetto può accedere compatibilmente con il
reddito a disposizione in base ai prezzi.

LEZ. 016
07) Enunciare la legge dell'utilità marginale.
L’utilità marginale è tendenzialmente decrescente perché l’utilità di una qualunque unità addizionale diminuisce all’aumentare
delle unità consumate. Si ricorda che l’utilità marginale è soggettiva e varia da persona a persona è molto difficile da
quantificare.

08) Perché si utilizza l'utilità marginale per euro per individuare il punto di massima soddisfazione dell'individuo?
Se combiniamo le informazioni sulle preferenze, e quelle sul vincolo di bilancio, possiamo individuare la scelta che il
consumatore effettuerà per massimizzate la propria soddisfazione. Per fare questo ci occorre definire l’utilità marginale per
euro speso per il bene A, che si ottiene dividendo l’utilità marginale dell’ultima unità di bene A per il prezzo di una unità di bene
A Um (per euro speso) = Um bene A/ P bene A questo valore è molto importante perchè ci dice l’utilità che il consumatore trae
da ogni euro impiegato per acquistare un’unità aggiuntiva del bene A. Chiaramente questo rapporto avrà valori decrescenti,
visto che il prezzo rimane costante, mentre l’utilità marginale decresce. Il punto in cui il soggetto ottiene la maggiore utilità
possibile è quello in cui l’utilità marginale per euro sarà uguale per entrambi i beni considerati. In altri termini un consumatore
che voglia massimizzare la sua utilità sceglierà il punto sulla retta di bilancio in cui UmA/pA = UmB/pB.

09) Derivare graficamente e argomentare la curva dell'utilità marginale.


L’utilità marginale invece, mostrata di seguito, rimane positiva fino al punto di massimo dell’utilità totale, e poi diventa negativa.
In modo più rigoroso possiamo definire l’utilità marginale come la variazione che subisce l’utilità totale per effetto del consumo
aggiuntivo di una unità. Per semplicità abbiamo ipotizzato che l’utilità marginale sia sempre positiva, anche se ciò potrebbe non
essere vero: se ho già mangiato molti panini, un panino in più non aggiunge niente alla mia sazietà, anzi può indurre una sorta di
soddisfazione negativa (stare male): per questo alcuni economisti individuano anche valori negativi dell’utilità marginale.

10) Derivare graficamente e argomentare la curva dell'utilità totale.


L’utilità totale misura l’ammontare complessivo di soddisfazione che un soggetto trae dal consumo di una particolare quantità
(ad esempio 10 panini), mentre l’utilità marginale è la soddisfazione ulteriore che un consumatore realizza con una unità
addizionale del bene.
L’utilità totale ha l’andamento mostrato nel grafico della pagina precedente: essa raggiunge un massimo, per poi iniziare a
decrescere.

11) Definire l'utilità marginale e totale di un bene e descriverne l'andamento.


L’utilità totale misura l’ammontare complessivo di soddisfazione che un soggetto trae dal consumo di una particolare quantità
(ad esempio 10 panini), mentre l’utilità marginale è la soddisfazione ulteriore che un consumatore realizza con una unità
addizionale del bene.
L’utilità marginale come la variazione che subisce l’utilità totale per effetto del consumo aggiuntivo di una unità. Per semplicità
abbiamo ipotizzato che l’utilità marginale sia sempre positiva, anche se ciò potrebbe non essere vero: se ho già mangiato molti
panini, un panino in più non aggiunge niente alla mia sazietà, anzi può indurre una sorta di soddisfazione negativa (stare male):
per questo alcuni economisti individuano anche valori negativi dell’utilità marginale.

12) Perché l'utilità marginale è decrescente?


La più semplice teoria del comportamento del consumatore si fonda sulla legge dell’utilità marginale decrescente, secondo la
quale al soddisfazione data da una unità addizionale di un qualunque bene diminuisce all’aumentare delle unità consumate.
Dobbiamo ricordare che l’utilità è soggettiva, cioè varia da persona a persona, ed è molto difficile da quantificare.
LEZ. 017
11) Il candidato dopo aver esposto l'effetto reddito spieghi come questo agisce sui beni inferiori? Argomentare
Si definisce effetto di reddito l’impatto di una variazione nel prezzo di un prodotto sul reddito reale (potere di acquisto) di un
consumatore e, quindi, sulla quantità domandata di quel bene. Dobbiamo comunque ricordare che un aumento del reddito
incrementerà la domanda di beni normali e ridurrà quella di beni inferiori.
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12) Il candidato dopo aver esposto l'effetto sostituzione spieghi come questo agisce sui l'effetto di sostituzione sui
beni normali? Argomentare
Si definisce effetto di sostituzione l’impatto esercitato dalla variazione del prezzo di un prodotto, sul suo costo relativo, ossia
rispetto ad altri beni. L’effetto di sostituzione provoca sempre una variazione della quantità domandata nella direzione opposta
rispetto a quella del prezzo: in altre parole, quando il prezzo scende l’effetto di sostituzione causa un aumento della quantità
domandata, mentre quando il prezzo sale l’effetto di sostituzione causa una diminuzione della quantità domandata. Possiamo
analizzare a questo punto l’impatto di una variazione di prezzo considerando i due effetti simultaneamente.

13) Definire il concetto di effetto di sostituzione portando degli esempi.


Si definisce effetto di sostituzione l’impatto esercitato dalla variazione del prezzo di un prodotto, sul suo costo relativo, ossia
rispetto ad altri beni. L’effetto di sostituzione provoca sempre una variazione della quantità domandata nella direzione opposta
rispetto a quella del prezzo: in altre parole, quando il prezzo scende l’effetto di sostituzione causa un aumento della quantità
domandata, mentre quando il prezzo sale l’effetto di sostituzione causa una diminuzione della quantità domandata.

14) Definire il concetto di effetto di reddito portando degli esempi.


Si definisce effetto di reddito l’impatto di una variazione nel prezzo di un prodotto sul reddito reale (potere di acquisto) di un
consumatore e, quindi, sulla quantità domandata di quel bene.
Se il prezzo di uno dei due beni, A e B, scende, aumenta il potere di acquisto del consumatore: graficamente la retta di bilancio
ruota verso destra.
Dobbiamo comunque ricordare che un aumento del reddito incrementerà la domanda di beni normali e ridurrà quella di beni
inferiori.

LEZ. 018
08) Come si definisce una curva di indifferenza?
La curva di indifferenza è la rappresentazione sul piano cartesiano delle scelte di consumo che danno al consumatore
la medesima utilità. Dati due beni x e y, le quantità di questi ultimi in grado di fornire la stessa utilità U = U (qx, qy)
sono rappresentate sul piano cartesiano sotto forma di coordinate (x, y). L'unione di questi punti delinea una curva
lungo il quale il livello di utilità è costante. Ad esempio, nella seguente curva di indifferente poniamo il bene "pane"
sull'asse delle ordinate e il bene "carne" sull'asse delle ascisse. I due punti A e B sono associati a due combinazioni
differenti dei due beni, detti panieri, ed entrambi restituiscono nella funzione di utilità il medesimo livello di utilità
UA=UB. Essendo due punti in cui il consumatore beneficia della medesima utilità, quest'ultimo è "indifferente" nella
scelta del primo o del secondo. Per questa ragione la curva prende il nome di curva di indifferenza.

09) In cosa differisce l'approccio delle curve di indifferenza da quello dell'utilità marginale?
La mappa di indifferenza è un insieme di curve che descrivono le preferenze di un individuo. Intuitivamente il soggetto
preferisce sempre punti su curve di indifferenza superiori. La mappa di indifferenza ci fornisce informazioni sul modo di ordinare
le alternative e, quindi, ci permette di caratterizzare completamente le preferenze di un individuo. Mentre, L’utilità marginale
come la variazione che subisce l’utilità totale per effetto del consumo aggiuntivo di una unità. Per semplicità abbiamo ipotizzato
che l’utilità marginale sia sempre positiva, anche se ciò potrebbe essere vero: se ho gia mangiato molti panini, un panino in più
non aggiunge niente alla mia sazietà, anzi può ridurre una sorta di soddisfazione negativa(stare male); per questo alcuni
economisti individuano anche i valori negativi dell’utilità marginale.

10) Come si definisce l'MRS?


La pendenza della curva di indifferenza è detta tasso marginale di sostituzione (MRS), e indica la quantità massima del bene B
che il consumatore sarebbe disposto a scambiare per avere un’unità aggiuntiva del bene A. Chiaramente, quando il soggetto si
trova in un punto molto alto (es. a) sarà disposto a cedere molte unità del bene B anche per una sola unità del bene A: abbiamo
così spiegato l’andamento della curva di indifferenza.
Le curve di indifferenza sono molte (al limite infinite) e se le rappresentiamo possiamo avere una mappa di indifferenza.
Riassumendo, la combinazione ottimale di beni per un determinato individuo corrisponde al punto in cui sono tangenti curva di
indifferenza e retta di bilancio.
Possiamo dire, in alternativa, che la combinazione ottimale si ha quando MRS B, A = PA/PB Abbiamo, così, individuato
l’equilibrio del consumatore senza dover misurare l’utilità.

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11) Cosa si intende per mappa di indifferenza?
La mappa di indifferenza è un insieme di curve che descrivono le preferenze di un individuo. Intuitivamente il soggetto
preferisce sempre punti su curve di indifferenza superiori. La mappa di indifferenza ci fornisce informazioni sul modo di ordinare
le alternative e, quindi, ci permette di caratterizzare completamente le preferenze di un individuo.

12) Rappresentare una mappa delle curve di indifferenza e argomentare.


La mappa di indifferenza è un insieme di curve che descrivono le preferenze di un individuo.
Intuitivamente il soggetto preferisce sempre punti su curve di indifferenza superiori. La mappa di indifferenza ci fornisce
informazioni sul modo di ordinare le alternative e, quindi, ci permette di caratterizzare completamente le preferenze di un
individuo.

LEZ. 019
09) Cosa accade quando diminuisce il reddito a disposizione del soggetto? Argomentare con l'utilizzo di grafici.
Fermo restando il prezzo dei beni acquistati e aumentando i soldi a disposizioni, il consumatore comprerà maggiori quantità dei
due beni. Al contrario, diminuendo il reddito , egli avrà meno possibilità economiche e acquisterà di conseguenza meno beni. Se
il reddito a disposizione del soggetto aumenta la sua retta di bilancio disposta verso destra, e questo gli permetterà di accedere
a curve di indifferenza più late, in cui prevede un maggior consumo sia del bene A che del bene B. si determinerà, cosi, un nuovo
punto di equilibrio.

LEZ. 020
11) Definire il breve periodo e il lungo periodo.
Il breve periodo è un periodo troppo limitato perché l’impresa riesca a modificare la capacità dei propri impianti produttivi.
Quindi, la capacità dell’impianto nel breve periodo rimane fissa. Tuttavia l’impresa può modificare il proprio livello produttivo
impiegando diversi livelli di forza produttiva o materie prime. Il lungo periodo, invece, è un periodo tale da consentire
all’impresa di modificare le quantità impiegate di tutte le risorse di cui si serve, inclusa la capacità produttiva dell’impianto.

12) Cosa si intende per tecnologia?


Il profitto è la finalità essenziale per cui si implementa un’impresa. Esso è dato dalla differenza tra ricavi e costi: il profitto al
netto delle imposte è la remunerazione dei proprietari (o dei soci in genere), che hanno fornito i capitali per iniziare l’attività.
Il modo in cui gli input sono combinati per ottenere output è detto tecnologia che in economia si considera come data.

13) Definire il prodotto totale, marginale e medio


Il prodotto totale è la quantità complessiva di un particolare bene o servizio che si può realizzare con una determinata
combinazione di input.
E’ una quantità di beni e servizi che si può realizzare con una combinazione di fattori di produzione.
ll prodotto marginale è la produzione aggiuntiva che si ottiene incrementando di una unità l’impiego del fattore variabile.
Il prodotto medio è la quantità di prodotto ottenuta per ogni unità fattore di produzione impiegato.

14) Perché la produttività marginale è decrescente?


Dal grafico si nota come con l’utilizzo di maggiori quantità di input MP prima aumenta e poi diminuisce. Quando il prodotto
marginale di un input cresce all’aumentare delle unità impiegate di quell’input, parleremo di rendimenti marginali crescenti di
quel fattore. Quando il prodotto marginale di un input diminuisce diciamo che ci sono rendimenti marginali decrescenti di quel
fattore. La quantità di prodotto totale aumenta con l’introduzione di un nuovo input, ma l’incremento è sempre minore.
Nel breve periodo la funzione di produzione risponde alla legge della produttività marginale decrescente: quantità crescenti di
un fattore variabile (esempio lavoro) combinate con quantità date di un fattore fisso, ipotizzando una tecnologia data,
determinano, dopo un certo livello di produzione, un incremento di produzione addizionale (marginale) sempre minore.

15) Tracciare la funzione di produzione e argomentare sul suo andamento. Spiegare attraverso questa la legge dei
rendimenti marginali decrescenti <br />

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La funzione di produzione, per ogni combinazione di input, definisce la quantità massima di prodotto che l’impresa può
realizzare in un determinato arco di tempo.
LEZ. 021
12. Definire il concetto di effetto reddito e effetto sostituzione
I consumatori acquistano beni e servizi in relazione al loro reddito. Al riguardo si parla di effetto reddito ed effetto sostituzione.
Si definisce effetto di reddito l’impatto di una variazione nel prezzo di un prodotto sul reddito reale (potere di acquisto) di un
consumatore e, quindi, sulla quantità domandata di quel bene. Se il prezzo di uno dei due beni, A e B, scende, aumenta il potere
di acquisto del consumatore: graficamente la retta di bilancio ruota verso destra. Dobbiamo comunque ricordare che un
aumento del reddito incrementerà la domanda di beni normali e ridurrà quella di beni inferiori. Si definisce, invece, effetto di
sostituzione l’impatto esercitato dalla variazione del prezzo di un prodotto, sul suo costo relativo, ossia rispetto ad altri beni.
L’effetto di sostituzione provoca sempre una variazione della quantità domandata nella direzione opposta rispetto a quella del
prezzo, ossia, quando il prezzo scende l’effetto di sostituzione causa un aumento della quantità domandata, mentre quando il
prezzo sale l’effetto di sostituzione causa una diminuzione della quantità domandata. Analizzando l’impatto di una variazione di
prezzo considerando i due effetti simultaneamente, possiamo notare che una variazione del prezzo di un bene modifica il prezzo
relativo dello stesso (effetto di sostituzione) e anche il potere d’acquisto complessivo del soggetto (effetto di reddito). Pertanto
l’effetto complessivo sulla quantità domandata dipenderà da questi due effetti. Nel caso di beni normali i due effetti si
‘sommano’ per modificare la quantità domandata nella stessa direzione, mentre nel caso di beni inferiori spingono in direzioni
opposte. Quando il prezzo di in bene normale scende, l’effetto di sostituzione fa aumentare la quantità domandata; inoltre, la
diminuzione del prezzo aumenta il potere di acquisto e ciò avrà un ulteriore effetto incrementativo sulla quantità. Quindi, nel
caso di beni normali effetto di reddito e di sostituzione si sommano, come spostando la quantità domandata nella direzione
opposta al prezzo. Ciò significa che i beni normali rispondono sempre alla legge di domanda. Nel caso di beni inferiori, effetto di
reddito e di sostituzione sono in contrasto: l’effetto di sostituzione fa muovere la quantità domandata in modo opposto al
prezzo, mentre l’effetto di reddito la spinge nella medesima direzione del prezzo. Nella pratica, però, si riscontra una prevalenza
dell’effetto di sostituzione sull’effetto reddito: per questo anche i beni inferiori rispondono alla legge della domanda.

13. Perché la produttività marginale è decrescente?


Un’impresa è un’organizzazione che impiega risorse per la produzione di beni e/o servizi per ricavarne un profitto, ossia
combinano gli input per ottenere gli output. La funzione di produzione, per ogni combinazione di input, definisce la quantità
massima di prodotto che l’impresa puòrealizzare in un determinato arco di tempo. Mentre, la funzione di produzione, per ogni
combinazione di input, definisce la quantità massima di prodotto che l’impresa può realizzare in un determinato arco di tempo.
Al riguardo la produzione si distingue in breve e lungo periodo. Il breve periodo è un periodo troppo limitato perché l’impresa
riesca a modificare la capacità dei propri impianti produttivi. Quindi, la capacità dell’impianto rimane fissa. Tuttavia l’impresa
può modificare il proprio livello produttivo impiegando diversi livelli di forza produttiva o materie prime. In questo caso la
funzione di produzione risponde alla legge della produttività marginale decrescente: quantità crescenti di un fattore variabile
(esempio lavoro) combinate con quantità date di un fattore fisso, ipotizzando una tecnologia data, determinano, dopo un certo
livello di produzione, un incremento di produzione addizionale (marginale) sempre minore.

14. Definire il prodotto totale, marginale e medio e descriverne l'andamento


Un’impresa è un’organizzazione che impiega risorse per la produzione di beni e/o servizi per ricavarne un profitto, ossia
combinano gli input per ottenere gli output. La funzione di produzione, per ogni combinazione di input, definisce la quantità
massima di prodotto che l’impresa può realizzare in un determinato arco di tempo. Al riguardo il prodotto si divide in: totale,
marginale e medio. Il prodotto totale è la quantità complessiva di un particolare bene o servizio che si può realizzare con una
determinata combinazione di input. Il prodotto marginale è la produzione aggiuntiva che si ottiene incrementando di una unità
l’impiego del fattore variabile. Il prodotto medio è la quantità di prodotto ottenuta per ogni unità di input impiegata. L’utilizzo di
maggiori quantità di input di prodotto marginale prima aumenta e poi diminuisce. Quando il prodotto marginale di un input
cresce all’aumentare delle unità impiegate di quell’input, parleremo di rendimenti marginali crescenti di quel fattore. Quando il
prodotto marginale di un input diminuisce diciamo che ci sono rendimenti marginali decrescenti di quel fattore. La quantità di
prodotto totale aumenta con l’introduzione di un nuovo input, ma l’incremento è sempre minore. Nel breve periodo la funzione
di produzione risponde alla legge della produttività marginale decrescente: quantità crescenti di un fattore variabile (esempio
lavoro) combinate con quantità date di un fattore fisso determinano, dopo un certo livello di produzione, un incremento di
produzione addizionale (marginale) sempre minore.

16) Che andamento hanno AVC e AFC? Tracciarli.


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Il costo medio variabile (AVC) si ottiene dividendo il costo variabile totale per la produzione complessiva.

20) Cosa si intende per costi fissi e costi variabili?


Definiamo costi fissi quei costi che non variano al variare della produzione: riguardano ad esempio gli impianti, gli interessi per i
debiti contratti. I costi variabili, invece, sono costi che si modificano al variare del livello di prodotto. Ne sono esempi i costi delle
materie prime.

21) Che relazione esiste tra MC, AVC, AFC?


La curva del costo marginale interseca AVC (medio variabile) e ATC (medio totale) nei rispettivi punti di minimo. Fino a quando
la curva MC (marginale) si trova al di sotto della ATC (MC < ATC) questa avrà andamento discendente, mentre tutte le volte che
MC si trova al di sopra di ATC (MC < ATC) questa avrà andamento crescente. Quindi la curva di costo marginale interseca la
curva di costo medio totale nel punto di minimo di ATC.

22) Definire il costo totale e spiegarne l'andamento


Il costo totale di produzione che un’impresa deve sostenere corrisponde al costo opportunità che sostengono coloro che
apportano il capitale di rischio: in effetti questi sacrificano delle risorse per realizzare una determinata quantità di output. Il
costo totale è dato dalla somma dei costi fissi e dei costi variabili. I costi fissi sono quei costi che non variano al variare della
produzione: riguardano ad esempio gli impianti, gli interessi per i debiti contratti. I costi variabili, invece, sono costi che si
modificano al variare del livello di prodotto. Ne sono esempi i costi delle materie prime.per quanto riguarda l’andamento del
costo totale, esso parte sull’asse delle ordinate dal livello di costo fisso e cresce in considerazione del costo variabile.
LEZ. 022
11) Cosa si intende per struttura del mercato?
Per struttura di mercato intendiamo tutte le caratteristiche di un mercato che influenzano il comportamento degli acquirenti e
dei venditori quando si riuniscono per commerciare.

12) Quali sono le caratteristiche della concorrenza perfetta?


La struttura del mercato di concorrenza perfetta è definita dalle seguenti caratteristiche:
- numerosità di acquirenti e venditori
- omogeneità e standardizzazione del prodotto
- perfetta mobilità delle risorse e diffusione delle conoscenze tecnologiche
- assenza di barriere all’entrata e all’uscita
- perfetta informazione sui prezzi e sui costi
Il mercato di concorrenza perfetta è un mercato in cui sono presenti molte imprese, che offrono un bene standardizzato e con
una facilità di accesso al mercato stesso.

13) Perché si studia il modello teorico della concorrenza perfetta? Cosa si intende con price taker?
Una caratteristica fondamentale dei mercati perfettamente concorrenziali è la presenza di un numero elevato di venditori, che
operano l’uno indipendentemente dall’altro. Ne sono esempi il mercato dei prodotti agricoli, il mercato valutario e il mercato
dei capitali. Lo stesso vale per gli acquirenti. Data la numerosità degli operatori nessuno è in grado di influenzare il prezzo, per
questo si dice che in concorrenza perfetta le imprese sono price taker. Le imprese che operano in mercati perfettamente
concorrenziali realizzano un bene standard, cioè omogeneo.
LEZ. 023
08) Perché la curva di domanda dell'impresa in concorrenza perfetta è perfettamente elastica?
La curva di domanda in concorreza perfetta è perfettamente elastica perché i csti marginali sono costanti. In effetti l’impresa
che si trova ad operare in un simile mercato non può vendere ad un prezzo più elevato, contraendo la propria offerta ne deve
ridurre il prezzo per aumentare le vendite. La curva di domanda in concorrenza perfetta presenta un’elasticità infinita rispetto al
prezzo, in quanto indipendentemente dalla quantità offerta il prezzo rmane costante.

09) Che relazione esiste tra prezzo e MR in concorrenza perfetta?

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Per una impresa concorrenziale, il ricavo marginale in corrispondenza di ogni quantità è pari al prezzo di mercato. Per questa
ragione, la curva del ricavo marginale e quella della domanda per l’impresa coincidono e sono rappresentate da una retta
orizzontale al livello del prezzo di mercato.
LEZ. 024

13) Rappresentare la curva di offerta dell'impresa in regime di concorrenza


Se P=P1 l’impresa produce la quantità Q1 per la quale CM=P.
Se P aumenta a P2, l’impresa scopre che il nuovo RM (cioè P2) è maggiore del CM relativo alla Q prodotta in precedenza (Q1) e
decide di aumentare la produzione. La nuova quantità che max profitto sarà Q2 per la quale il CM è di nuovo uguale al P.
QUINDI se il prezzo aumenta da P1 a P2, la quantità offerta aumenta da Q1 a Q2.
Ciò vuol dire che la curva del CM determina la Q offerta dall’impresa concorrenziale a ogni dato livello di P e corrisponde perciò
alla sua curva di offerta.

14) In un mercato perfettamente concorrenziale in che situazione l'impresa deciderà di cessare l'attività?
L’impresa decide di sospendere la produzione nel momento in cui i proventi della vendita non riescono a coprire i costi variabili
di produzione: non conviene produrre un bene che costa più del ricavato generato dalla vendita di quel bene.

15) Cosa accade se P < ATC in un mercato perfettamente concorrenziale?


P<ATC e la differenza tra la perdita unitaria. L’area a,b,P’,P’’ rappresenta il prodotto tra la perdita unitaria e la quantità, quindi
l’aria di perdita.
LEZ. 025
07) Rappresentare graficamente la curva di offerta di mercato di breve periodo di un mercato perfettamente concorrenziale.
Argomentare
Il breve periodo, è un periodo cosi breve da non permettere all’impresa di intervenire su tutti i suoi input; inoltre è un periodo
in cui il numero di imprese presenti in una determinata industria rimane fisso. per definire la curva dell’offerta di mercato è
necessario determinare la somma della quantità offerta da tutte le imprese presenti nello stesso in corrispondenza di un
determinato prezzo.

08) Rappresentare l'equilibrio nel mercato di concorrenza perfetta evidenziando la posizione del mercato
e della singola impresa.
I produttori non riescono a determinare il prezzo di vendita dei beni, devono necessariamente utilizzare il prezzo di mercato che
si forma spontaneamente come risultato del comportamento degli offerenti e degli acquirenti. Non potendo variare il prezzo,
ogni singolo produttore decide di produrre una quantità di beni fino al raggiungimento della condizione di uguaglianza tra il
ricavo marginale ( RMa ) e il costo marginale ( CMa ), i quali eguagliano il prezzo di mercato in condizioni di equilibrio di
equilibrio di mercato. Per tale ragione la concorrenza perfetta è considerata un esempio di massima efficienza allocativa dei
mercati. In regime di concorrenza perfetta la curva di offerta della singola impresa ( curva S ) coincide con il tratto della curva
dei costi marginali ( curva MC ) a partire dal punto di intersezione con la curva dei costi medi ( curva AC ). È infatti necessario
che il prezzo di vendita del bene ( p ) sia uguale o superiore ai costi medi ( AC ), in caso contrario l'impresa subirebbe una perdita
economica.

09) Cosa accade quando P<ATC in un mercato perfettamente concorrenziale?


Un'impresa realizza un profitto negativo (perdita) quando P < ATC .
Si ottiene considerando come l'impresa varia la quantità prodotto quando il prezzo cambia ; Man mano che il prezzo scende,
l'impresa decide quanto produrre muovendosi lungo la curva di MC.Quando il prezzo scende sotto il punto di minimo di ATC,
l'impresa consegue una perdita.
L'impresa decide di produrre una quantità positiva finché il prezzo non raggiunge il punto di minimo della curva AVC.
Al di sotto di questo, cioè quando P < AVC, verifica la condizione per la cessazione della attività.
La curva di offerta è costituita da tutti i punti della curva MC per tutti i prezzi superiori al punto di minimo della curva AVC. Per
prezzi inferiori al punto di minimo di AVC, l'impresa cesserà la sua attività, e la curva di offerta coinciderà con l'asse verticale.

LEZ. 026
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06) Definire la curva di offerta dell'impresa in regime di concorrenza
Il mercato si divide in breve e lungo periodo. Di conseguenza la curva di offerta in regime di concorrenza assume equilibri diversi
in base al mercato. La curva di offerta dell’impresa concorrenziale nel breve periodo è il tratto di curva del costo marginale di
breve periodo (SMC) che parte dal punto di chiusura, ovvero dal punto in cui la curva SMC interseca la curva del costo medio
variabile (SAVC). Il breve periodo è un periodo così breve da non permettere all’impresa di intervenire su tutti i suoi input;
inoltre è un periodo in cui il numero di imprese presenti in una determinata industria rimane fisso. In questo mercato per
definire la curva di offerta è necessario determinare la somma della quantità offerta da tutte le imprese presenti nello stesso in
corrispondenza di un determinato prezzo. Gli input fissi di ogni impresa rimangono costanti ed anche il numero di imprese
presenti nel mercato. Nel lungo periodo la curva di offerta dell’impresa concorrenziale nel lungo periodo è il tratto di curva
marginale di lungo periodo (LMC) che parte dal punto di uscita (U), ovvero dal punto di minimo della curva di costo medio (LAC).
La curva diofferta di mercato di lungo periodo fornisce la quantità totale di prodotto che viene offerta ai vari livelli del prezzo.
Poiché nel lungo periodo, per definizione, le imprese possono entrare o uscire, non possiamo costruire la curva di offerta
sommando le quantità offerte dalle imprese presenti sul mercato. L’andamento della curva di offerta di mercato di lungo
periodo dipende dalle diverse condizioni di costo relative al mercato dei fattori. L’espansione o la contrazione di un settore può
influenzare o meno il costo al quale le imprese pagano gli input produttivi. Se il prezzo dei fattori rimane costante al variare
dell’output, in tale industria si opera a costi costanti e la curva di offerta di lungo periodo sarà costante. Al contrario, se il prezzo
dei fattori varia al variare dell’output, allora si è in presenza di effetti pecuniari. Se gli effetti pecuniari sono negativi, allora
l’espansione dell’industria è accompagnata da prezzi dei fattori produttivi crescenti e tali industrie sono dette a costi crescenti la
curva di offerta di mercato di lungo periodo sarà inclinata positivamente. Se gli ⇒ effetti pecuniari sono positivi, allora
l’espansione dell’industria è accompagnata da prezzi dei fattori produttivi decrescenti e tali industrie sono dette a costi
decrescenti la curva di offerta di mercato ⇒ di lungo periodo sarà inclinata negativamente.

07) Quali sono i principali fattori di cambiamento nel lungo periodo in un mercato di concorrenza perfetta?
Nel lungo periodo le imprese hanno la capacità di aumentare la loro capacità di produrre, in questo caso una prospetti va di
ottenere guadagno porterà al subentro di imprese nuove. La curva dell’offerta se si sposta verso destra la quantità offerta
aumenta, il prezzo diminuisce e la curva di domanda di ogni singola impresa scende.

08) Come cambiano le condizioni dell'equilibrio concorrenziale nel lungo periodo?


Nel lungo periodo le imprese di un mercato concorrenziale che operano in una determinata industria hanno la possibilità di
contrarre, o espandere, la propria capacità produttiva adeguando la propria dotazione di capitale alle mutate condizioni di
mercato. Qui la prospettiva dei guadagni porterà all’ingresso di nuove imprese. Analogamente, imprese già operanti nel
mercato possono decidere di uscire se non ottengono profitti positivi. Questi aggiustamenti fanno si che nel lungo periodo si
determini una situazione nella quale:
– Il prezzo di equilibrio è pari al valore minimo della curva del costo medio di lungo periodo
– L’output è prodotto al costo unitario più basso possibile
– Al venditore è pagato solo il costo di produzione
– Il profitto economico è nullo per tutte le imprese.
L'equilibrio di lungo periodo in un mercato di concorrenza perfetta è, quindi, determinato dalla condizione di uguaglianza del
prezzo con il costo medio in ogni impresa del mercato. Nel lungo periodo il prezzo di mercato raggiunge il suo livello minimo,
compatibile con il costo medio di produzione (economicità) e l'extraprofitto si annulla. Di conseguenza se il prezzo di mercato
inizialmente è superiore al costo medio totale, i profitti attrarranno nuove imprese: questa espansione farà crescere l’offerta
complessiva, fino a quando il prezzo non tornerà al livello del costo medio totale minimo. Se, invece, il prezzo inizialmente è
inferiore al costo medio totale minimo, le perdite spingeranno le imprese ad uscire dall’industria: in tal modo l’offerta si ridurrà
e il prezzo tornerà ancora al livello del costo medio totale minimo.

09) Perché la curva di domanda in concorrenza perfetta è perfettamente elastica?


In un mercato perfettamente concorrenziale, la curva di domanda di una singola impresa è perfettamente elastica rispetto al
prezzo di mercato. La curva di domanda delle singola impresa che opera in un mercato concorrenziale presenta un’elasticità
infinita rispetto al prezzo, in quanto, indipendentemente dalla quantità offerta, il prezzo rimane costante. Questo avviene
perché in questo mercato il prodotto che le imprese offrono è standard, e il fatto di aumentare il prezzo le porterà a non
vendere. Inoltre, ogni operatore è tanto piccolo da non poter influenzare il mercato nel suo complesso: per questo motivo
l’impresa può offrire quantità maggiori senza dover toccare il prezzo. In altri termini, in un mercato di concorrenza perfetta
l’impresa è price taker, ossia subisce il prezzo imposto dal mercato. L’unica decisione che l’impresa concorrenziale può prendere
riguarda la quantità da vendere.

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10) Spiegare, con l'ausilio della rappresentazione grafica, il raggiungimento dell'equilibrio di lungo periodo nel
mercato di concorrenza perfetta.
L'equilibrio di lungo periodo in un mercato di concorrenza perfetta è, quindi, determinato dalla condizione di
uguaglianza del prezzo con il costo medio in ogni impresa del mercato. Nel lungo periodo il prezzo di mercato
raggiunge il suo livello minimo, compatibile con il costo medio di produzione (economicità) e l'extraprofitto si
annulla.

11) Come cambiano le condizioni dell'equilibrio concorrenziale nel lungo periodo?


Nel lungo periodo, la prospettiva di realizzare dei guadagni porterà all’ingresso di nuove imprese. in questo caso, la curva di
offerta del mercato si sposta verso destra, definendo una quantità maggiore in corrispondenza di ogni prezzo. con lo
spostamento a destra della curva di offerta il prezzo inizia a scendere, la curva di domanda per la singola impresa scende e per
continuare ad ottenere il massimo profitto le imprese scenderanno lungo la propria curva del costo marginale, andando a
contrarre la produzione. tutti questi cambiamenti si fermeranno solo quando ogni impresa arrivi a realizzare un profitto
economico nullo.

LEZ. 027
16) Cosa si intende per esternalità di rete?
Un’esternalità di rete è quando all’aumentare del numero di fruitori del prodotto aumenta il valore della rete per i suoi membri.
Un esempio di mercato di questo tipo è il mercato di Windows, sistema installato su più dell’80% dei PC.

17) Che differenza esiste tra brevetto e licenza?


Molti monopoli nascono dalla presenza di barriere imposte per legge: ne sono esempi la concessione di brevetti, di licenze, e la
protezione della proprietà intellettuale. Un brevetto è il diritto di utilizzo esclusivo di un inventore ad usare la propria
invenzione. I brevetti, e le leggi a protezione di questi, proteggono gli inventori dal fatto che altri potrebbero utilizzare l’idea
senza avervi contribuito. Nell’industria farmaceutica, ad esempio, i brevetti sui farmaci hanno determinato enormi brevetti di
monopolio, che hanno reso possibile il finanziamento per altre ricerche. Lo Stato può limitare l’entrata in un’industria o in una
professione attraverso l’uso di licenze (come ad esempio i taxi in Italia).

19) Definire il monopolio naturale.


L'impresa Il monopolio naturale è una forma di mercato di monopolio in cui un'unica impresa riesce a gestire l'intera offerta sul
mercato a un costo inferiore rispetto alle altre. L'impresa monopolista è generalmente di grandi dimensioni e beneficia di costi
medi molto bassi per effetto dell'economia di scala e dei rendimenti di scala crescenti. Il monopolio naturale si verifica anche
quando l'impresa gestisce un fattore di produzione in modo esclusivo (es. terra, latifondo, miniera, ecc.). Il monopolio naturale è
un regime di mercato particolarmente efficiente nel settore dell'offerta di servizi di pubblica utilità (energia, trasporti,
telecomunicazioni, acqua potabile, ecc.) e quelli destinati a soddisfare una domanda composta da una moltitudine di utenti.

20) Quali sono i caratteri dell'impresa monopolistica?


Le caratteristiche del monopolio puro sono:
- presenza di un unico venditore: in tal caso impresa e industria coincidono
- Assenza di sostituti di quel bene
- price maker, il monopolista puro stabilisce la quantità totale fornita ed esercita, quindi, un notevole controllo sul prezzo
- barriere all’entrata, un monopolista puro non deve confrontarsi con nessun concorrente perché esistono degli ostacoli che
impediscono l’ingresso di nuove imprese nell’industria.

21) Quali sono le condizioni essenziali per parlare di monopolio?


Quando la curva di domanda di mercato interseca la curva ATC di lungo periodo dove i costi totali sono ancora decrescenti, la
singola impresa si trova nella condizione di monopolio naturale. In altri termini, siamo in un mercato in cui una sola impresa può
produrre ad un costo unitario inferiore a quanto non possano fare più imprese.

22) Quali sono le caratteristiche del mercato di monopolio?


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Il monopolio perfetto è una struttura di mercato caratterizzata da un unico venditore (monopolista) di un prodotto senza
sostituti, protetto da barriere insormontabili all’ingresso di concorrenti potenziali e con una domanda frammentata. In questa
struttura di mercato, l’impresa monopolistica e il settore coincidono. Caratteristiche del monopolio sono:
- Venditore unico, in un monopolio puro, un'unica impresa è l'unico produttore di un bene, o il solo fornitore di un servizio,
solitamente a causa di restrizioni all'entrata nel mercato;
-Assenza di beni o servizi sostitutivi, il prodotto o servizio deve essere unico in una maniera che vada al di là della vera identità
del marchio, e non può essere facilmente rimpiazzato;
Comportamento da price maker, in un monopolio puro, l'impresa monopolista controlla l'intera offerta del bene o servizio, ed è
in grado di esercitare un rilevante controllo sul prezzo, cambiando la quantità prodotta, adottando, dunque, un comportamento
da price maker (in opposizione al comportamento da price taker dell'impresa che opera in concorrenza perfetta);
- Barriere all'entrata, la ragione per cui un monopolista non ha concorrenti è che barriere di un qualche tipo limitano la
possibilità che altre imprese accedano al mercato. A seconda della forma di monopolio, tali barriere possono essere
economiche, tecniche, legali (ad es. nel caso di brevetti o concessioni), innocenti (ricerca-sviluppo, tecnologia, licenze, brevetti,
economie di scala e curve di esperienza), strategiche (guerra dei prezzi, costi all'entrata, minaccia).
LEZ. 028
01) Come si presenta l'elasticità della domanda in concorrenza monopolistica.
In una concorrenza monopolistica la curva di domanda con cui si confronta si presenta è molto elastica, ma non perfettamente
elastica (decrescente). La curva di domanda è più elastica di quella del monopolio puro, perché comunque esistono imprese
concorrenti che producono beni sostituti. Nonostante questo, non è perfettamente elastica come in concorrenza perfetta,
perché gli operatori in concorrenza monopolistica son in numero minore, ed esiste una differenziazione del prodotto.
L’elasticità della domanda dipende dal numero di concorrenti e dal grado di differenziazione del prodotto. Al crescere del
numero dei concorrenti, e all’indebolirsi della differenziazione aumenterà l’elasticità della domanda (avvicinandosi alla
concorrenza perfetta).

03) Su quali elementi interviene il monopolista: prezzo o quantità? Argomentare e derivare il mercato in considerazione
graficamente.

L'impresa monopolista può decidere il prezzo di vendita a suo piacimento, perché non esistono beni sostituti o concorrenti e i
consumatori non hanno alternative a cui rivolgersi.
L'impresa monopolistica può scegliere il prezzo di vendita del bene in due modi:
• Metodo indiretto. L'impresa fissa la quantità di produzione (Qs) e il mercato determina indirettamente il
prezzo ( P ) che mette in equilibrio l'offerta e la domanda.
• Metodo diretto. L'impresa fissa direttamente il prezzo di vendita (P) del bene e lascia agli acquirenti decidere
la quantità di acquisto (Qd). Poi l'impresa adegua il volume di produzione (Qs) alla quantità domandata senza
variare il prezzo.

05) Quali sono le differenze fondamentali tra monopolio e concorrenza perfetta?


Il monopolio e la concorrenza presentano delle differenze tra di loro. L'equilibrio di mercato di monopolio determina un livello
di produzione inferiore e un prezzo più alto rispetto a un equilibrio di mercato di concorrenza. Si noti che, in entrambi i casi, la
condizione di massimizzazione del profitto implica la condizione di eguaglianza tra il costo marginale e il ricavo marginale
(MC=MR). Nel mercato di concorrenza il ricavo marginale eguaglia il prezzo. L'equilibrio concorrenziale è determinato nel punto
di incontro tra la curva di domanda (D) e il costo marginale (MC). Nel mercato di monopolio la condizione di uguaglianza avvien
nel punto in cui prezzo e ricavo marginale non si eguagliano.

06) Quali sono le caratteristiche del mercato di concorrenza monopolistica?


La concorrenza monopolistica è la struttura di mercato nella quale sono presenti molti venditori, che offrono un prodotto simile
ma non identico. Questo mercato presenta le seguenti caratteristiche:
- molteplicità di venditori, per cui molte imprese competono per lo stesso gruppo di consumatori;
- differenziazione del prodotto, per cui ogni impresa produce un prodotto leggermente differente da quello dei concorrenti e
dunque, invece di subire il prezzo, si confronta con una curva di domanda con pendenza negativa;
- libertà di entrata (uscita), per cui le imprese possono entrare e uscire dal mercato senza restrizioni; quindi il numero delle
imprese presenti nel mercato si aggiusta in modo da far tendere il profitto economico a zero. La prima e la terza caratteristica
descrivono gli aspetti ‘concorrenziali’ del mercato, mentre la differenziazione del prodotto attribuisce un carattere
‘monopolistico’. La concorrenza monopolistica implica che:
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- ogni soggetto abbia piccole quote di mercato, avendo così un limitato controllo sul prezzo
- assenza di collusione
- azioni indipendenti: esistendo molte imprese, ognuna assume decisioni senza prendere in considerazione le azioni dei
concorrenti. Una singola impresa può aumentare leggermente la quantità di prodotto riducendo il prezzo, ma l’effetto sarà
impercettibile sulle vendite dei concorrenti. La curva di domanda con cui si confronta un’impresa in concorrenza monopolistica
è molto elastica, ma non perfettamente elastica (decrescente). L’elasticità della domanda dipende dal numero di concorrenti e
dal grado di differenziazione del prodotto. Al crescere del numero dei concorrenti, e all’indebolirsi della differenziazione
aumenterà l’elasticità della domanda (avvicinandosi alla concorrenza perfetta). L’impresa in concorrenza monopolistica
raggiunge la massimizzazione del profitto producendo al livello in cui MR (ricavo marginale) = MC (costo marginale): nel breve
periodo può realizzare un profitto o una perdita.

LEZ.029
07) In monopolio P è uguale, maggiore o minore di MC? Argomentare e derivare graficamente.
L’impresa in concorrenza monopolistica raggiunge la massimizzazione del profitto producendo al livello in cui MR = MC:
nel breve periodo può realizzare un profitto o una perdita.
In particolare si ha:
Se P < ATC, si realizza un profitto economico positivo
Se P = ATC, si realizza un profitto economico nullo
Se P < ATC, si realizza una perdita (profitto economico negativo), ma si resta sul mercato
Se P < AVC, deve cessare l’attività.

08) Come si può sopperire all'inefficienza del monopolio.


Nel caso di un’industria concorrenziale si produce fino a quando il prezzo è uguale al costo marginale. Invece, il prezzo di
monopolio è più alto del costo marginale e, di conseguenza, l’output di monopolio è inferiore mentre il prezzo è più elevato
rispetto alla concorrenza perfetta. Quindi la soddisfazione, ovvero il benessere economico, dei consumatori sarà inferiore ed un
aumento dell’output farebbe aumentare il benessere sociale, perché la disponibilità a pagare è più grande del costo marginale
opportunità di scambio Pareto-improving. Per le stesse ragioni, in modo speculare, per l’impresa vale il contrario.

09) Quali sono le differenze fondamentali tra monopolio e concorrenza perfetta


La differenza tra il mercato di concorrenza e di monopolio. L'equilibrio di mercato di monopolio determina un livello di
produzione inferiore e un prezzo più alto rispetto a un equilibrio di mercato di concorrenza. Nella microeconomia la differenza
tra i due equilibri può essere rappresentata agevolmente su un diagramma cartesiano. In entrambi i casi la condizione di
massimizzazione del profitto implica la condizione di eguaglianza tra il costo marginale e il ricavo marginale ( MC=MR ).
Nel mercato di concorrenza il ricavo marginale eguaglia il prezzo. L'equilibrio concorrenziale è determinato nel punto ec nel
punto di incontro tra la curva di domanda ( D ) e il costo marginale (MC ). Nel mercato di monopolio la condizione di uguaglianza
avviene nel punto em in quanto il prezzo e il ricavo marginale non si eguagliano. L'equilibrio di monopolio comporta anche una
perdita per il benessere sociale, quantificata nella perdita della rendita del consumatore A e della rendita del produttore B.

10) Quali sono le caratteristiche del mercato di concorrenza monopolistica?


La concorrenza monopolistica è caratterizzata:
- numero relativamente ampio di venditori
- prodotti differenziati (spesso con un elevato uso della pubblicità)
- assenza di barriere all’entrata e all’uscita
La prima e la terza caratteristica descrivono gli aspetti ‘concorrenziali’ del mercato, mentre la differenziazione del prodotto
attribuisce un carattere ‘monopolistico’.
La concorrenza monopolistica implica che: ogni soggetto abbia piccole quote di mercato, avendo così un limitato controllo sul
prezzo assenza di collusione azioni indipendenti.

11) Perché con il monopolio non si realizza ne efficienza allocativa, ne efficienza produttiva.
Il monopolio non consegue nessuno dei dei due tipi d’efficienza, vale a dira non è efficiente né dal punto di vista
allocativo, né produttivo; al contrario la concorrenza perfetta realizza entrambi i tipi di efficienza, per questo motivo

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il monopolio appare come una forma di mercato meno desiderabile, almeno sul piano dell’efficienza, rispetto alla
concorrenza perfetta.
LEZ. 030
15) Come si presenta l'elasticità della domanda in concorrenza monopolistica.
La domanda di mercato dell’impresa in regime di concorrenza monopolisticca è comunque più elastica rispetto al monopolio
poiché è più sensibile alle variazioni di prezzo a causa della presenza di altre imprese concorrenti. Pur essendo percepito dai
consumatori come un bene unico è distinto dagl altri beni che soddisfano un medesimo bisogno economico. Dinnanzi a un forte
incremento di prezzo, i consumatori potrebbero decidere di soddisfare il medesimo bisogno acquistando un bene differente.
Inoltre nel mercato di concorrenza monopolistica non esistono vere e proprie barriere legali o naturali che impediscono
l’ingresso da parte di altre imprese concorrenti nel segmento di mercato di un bene differenziato. Ad esempio se in una zona un
locale affermato aumenta troppo i prezzi, nulla vieta ad altri imprenditori di arire un altro locale in concorrenza in zona, meno
affermato ma più economico. Per tali ragioni la curva di domanda di un’ impresa in concorrenza monopolistica è più elastica al
prezzo rispetto alla curva di domanda di un’impresa monopolista.

16) Illustrare i caratteri della concorrenza monopolistica.


La concorrenza monopolistica è caratterizzata:
- numero relativamente ampio di venditori asp. concorrenziale
- prodotti differenziati (spesso con un elevato uso della pubblicità) asp. monopolistico
- assenza di barriere all’entrata e all’uscita asp. concorrenziale
La concorrenza monopolistica implica che:
ogni soggetto abbia piccole quote di mercato, avendo così un limitato controllo sul prezzo assenza di collusione.

17) Cosa si intende per differenziazione del prodotto?


La differenziazione è una strategia marketing delle imprese che operano in un medesimo mercato per distinguere (differenziare)
i propri prodotti da quelli della concorrenza. La differenziazione consente di ridurre il grado di omogeneità dei prodotti e la
sostituibilità dei prodotti (beni economici), riducendo in tal modo la spinta concorrenziale tra le imprese e la mobilità dei
consumatori. Il principale obiettivo di una strategia di differenziazione del prodotto consiste nel far percepire differente il
prodotto ai consumatori. Per raggiungere questo obiettivo l'impresa ha prevalentemente due strade:
• Caratteristiche del prodotto. Le caratteristiche del prodotto sono appositamente modificate dal produttore al fine di
distinguere il prodotto dai prodotti concorrenti.
• Immagine prodotto e marca. L'impresa adotta una strategia di comunicazione per rinforzare la riconoscibilità e il valore
dell'immagine del prodotto e/o della marca. Ad esempio, l'impresa può adottare una particolare forma o colore della
confezione per agevolare la riconoscibilità da parte dei consumatori, può lavorare su claim pubblicitari che valorizzino
un particolare aspetto del prodotto o dei bisogni che soddisfa, ecc.
Nelle strategie di differenziazione assume una particolare importanza la pubblicità e la comunicazione di impresa.
Non è infatti importante che il prodotto sia effettivamente differente dalla concorrenza, ciò che importa è che sia
percepito come tale dai clienti finali. La differenziazione è una caratteristica tipica del mercato di concorrenza
monopolistica e di oligopolio.

09) Cosa è una curva di reazione?


Agli inizi del 1800 Cournot elaborò una teoria partendo dal presupposto che in un mercato oligopolistico è difficile individuare
domanda e offerta di equilibrio, perché ci sono pochi produttori con peso rilevante. Per descrivere la formazione del prezzo
utilizzò le curve di reazione. Quindi, le curve di reazione si utilizzano per spiegare il modello: queste sono relazioni che collegano
la quantità prodotta da un oligopolista nel tempo t, con quella prodotta dall’altro oligopolista al tempo t-1.

10) Cosa si intende per interdipendenza strategica?


Le imprese sviluppano, e attuano strategie di prezzo, locazione, pubblicità per crescere il volume delle transazioni, ma siccome
hanno pochi rivali esiste ed esiste interdipendenza strategica: i profitti di ogni impresa non dipendono solo dalle proprie
strategie commerciali, ma anche da quelle dei concorrenti.

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11) Cosa si intende per comportamento strategico?
Per comportamento strategico intendiamo un comportamento che, per realizzare i propri scopi, tiene conto delle potenziali
reazioni di altri.

12) Definire l'oligopolio


Nei mercati oligopolistici i prodotti possono essere differenziati o meno; ciò che conta è che poche imprese sono titolari della
maggior parte o della totalità della produzione. In alcuni mercati oligopolistici, una parte o tutte le impreserealizzano consistenti
profitti di lungo periodo perché esistono barriere all’entrata che rendono difficile o impossibile l’ingresso nel mercato di nuove
imprese. In un mercato perfettamente concorrenziale il prezzo di equilibrio è quello che fa si che la quantità domandata sia
uguale alla quantità offerta. Nel caso del monopolio, l’equilibrio si ha invece quando il ricavo marginale è uguale al costo
marginale. Infine, studiando la concorrenza monopolistica abbiamo visto che l’equilibrio di lungo periodo si verifica quando
l’ingresso di nuove imprese porta a zero i profitti. Nel caso dell’oligopolio, ogni impresa è motivata a operare al meglio delle
proprie possibilità dato il comportamento delle imprese concorrenti. Poiché l’impresa si comporta nel modo migliore possibile
dato il comportamento dei concorrenti, è naturale presumere che i concorrenti si comportino nel modo migliore possibile dato
il comportamento dell’impresa in questione. Ciascuna impresa, quindi, prende in considerazione i suoi concorrenti e ipotizza che
essi facciano altrettanto.

13) Cosa si intende per comportamento strategico e per interdipendenza strategica?


Le imprese sviluppano, e attuano strategie di prezzo, locazione, pubblicità per crescere il volume delle transazioni, ma siccome
hanno pochi rivali esiste ed esiste interdipendenza strategica: i profitti di ogni impresa non dipendono solo dalle proprie
strategie commerciali, ma anche da quelle dei concorrenti.
Per comportamento strategico intendiamo un comportamento che, per realizzare i propri scopi, tiene conto delle potenziali
reazioni di altri.
LEZ. 032
09) L'oligopolio è efficiente?
No, è difficile che si realizza un’efficienza produttiva P=ATCmin sia un efficienza allocativa P=MC. Alcune volte è ritenuto
addirittura meno conveniente del monopolio che è strettamente controllato dai Governi. Se l’efficienza può essere data da
collusione e cartelli con normativa antitrust vengono impediti questi accordi, in più la tecnologia fa crescere la concorrenza e
quindi la nascita di prodotti sostitutivi.

10) Spiegare graficamente la convenienza a stipulare accordi collusivi


Gli svantaggi e le incertezze del mercato oligopolistico rendono interessante l’idea di ricorrere a forme di collusione. Attraverso
il controllo del prezzo gli oligopolisti possono ridurre l’incertezza, aumentare i profitti e scoraggiare l’ingresso di nuove imprese.

11) Cosa si intende per cartello?


è un accordo tra più produttori indipendenti (oligopolisti) di un bene o un servizio per porre in essere delle misure che tendono
a limitare la concorrenza sul proprio mercato, impegnandosi a fissarne alcuni parametri quali le condizioni di vendita, il livello
dei prezzi, l'entità della produzione, le zone di distribuzione, ecc.

12) Cosa si intende per leadership di prezzo?


La leadership di prezzo è una conclusione tacita con cui gli oligopolisti coordina i prezzi senza un vero e proprio accordo, qui
un’impresa leader, cioè dominante cambia prezzo di un bene e tutte le altre la seguono. Quando le condizioni di costo o di
domanda sono alterate l’impresa leader comunica la modifica di prezzo alle altre imprese. Queste imprese devono comunque
sempre evitare le guerre di prezzo, che a loro volta possono verificarsi dall’aumentare delle imprese, o da una politica
contrastante alle conclusioni.

13) Quali elementi possono ostacolare gli accordi collusivi?


Gli accordi collusivi trovano degli ostacoli e come tali sono difficili da mantenere. Gli ostacoli possono essere: l’aumento di
imprese, difficoltà nel trovare accordi sul prezzo e ripartire il territorio, differenzazione dei prodotti, politiche di soppressione
degli accordi da parte dei governi che sanzionano questo tipo di accordo volto a ledere i consumatori.
LEZ. 033
07) Quali sono gli obiettivi della macroeconomia
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Le principali obiettivi della macroeconomia sono: la crescita economica, il pieno impiego delle risorse, la stabilità dei prezzi e
l’equilibrio nei confronti dell’estero.

08) Cosa si intende per crescita economica


La crescita economica è l'aumento (o la crescita) del reddito o del prodotto nazionale (prodotto interno lordo). Il fenomeno
della crescita del prodotto interno lordo (Pil) è chiamato dagli economisti con il nome di crescita economica. La crescita
economi

09) Cosa si intende per ciclo economico e trend


Il ciclo economico è l’andamento oscillatorio attorno a una tendenza di fondo (trend) che, nel breve periodo (ossia nell’arco di
pochi anni), caratterizza la misura aggregata dell’attività economica, ossia il PIL.
Si distinguono due fasi del ciclo economico, una ascendente, caratterizzata da ripresa ed espansione e, una discendente,
caratterizzata da recessione e depressione. Poiché in un arco temporale di più decenni si registra (generalmente nelle
economie di mercato) un tasso di crescita medio annuo positivo, nella fase ascendente del ciclo economico si registrano saggi
di crescita superiori a quello di trend e, in quella di contrazione, tassi di crescita inferiori. La recessione si manifesta con una
diminuzione del livello del PIL (il tasso di crescita del PIL diviene negativo per qualche trimestre consecutivo). Il punto di svolta
superiore del ciclo economico, ossia quello che fa da spartiacque tra la fase ascendente e quella discendente è detto picco del
ciclo economico, quello inferiore è invece detto avvallamento o valle. Quindi, l’espansione copre la distanza tra una valle e il
picco successivo, mentre la contrazione va da un picco alla valle che segue . Quindi, l’espansione copre la distanza tra una valle
e il picco successivo, mentre la contrazione va da un picco alla valle che segue.

10) Quali sono le componenti del PIL


Il prodotto interno lordo (PIL) è composto dalla somma dei consumi, investimenti, spessa pubblica ed esportazioni nette.
- Il consumo (C): considera tutti i beni e servizi acquistati dai consumatori di una nazione, in un determinato periodo di tempo.
La sua importanza nella valutazione del PIL è determinata dal fatto che rappresenta più del 70% della spesa di una nazione.
Quindi se i consumi sono scarsi vi è un deficit di domanda che comporterà una crisi nel settore produttivo. Questa crisi è data
dal fatto che l’offerta è determinata e limitata dalla domanda. Di conseguenza se non c’è domanda le aziende non possono
offrire e di conseguenza il sistema entra in stallo.
- L’investimento (I): con questo termine si vanno a considerare tutti gli investimenti fissi fatti da privati e aziende. Di questo
aggregato fanno parte sia gli investimenti non residenziali (l’incremento dei macchinari ed impianti da parte degli imprenditori),
sia quelli residenziali (gli acquisti di nuove abitazioni da parte dei singoli individui). Per capire il concetto di “nuove” , lo studente
si deve ricordare che nel PIL non rientra il mercato dell’usato. Le decisioni che determinano questi due tipi di investimento
possono sembrare apparentemente molto diverse, invece non è così. Infatti le imprese fanno nuovi investimenti per produrre di
più in futuro, le persone comprano case per ottenere servizi abitativi nel futuro. Quindi in entrambi i casi le decisioni di acquisto
dipendono da servizi che questi beni, sia impianti che appartamenti, daranno in futuro. Entrambi dipendono, quindi, dalle
aspettative dei soggetti e dal tasso d’interesse inteso come prezzo delle risorse liquide per il fabbisogno dell’investimento. Si
tratta di variabili esogene.
- Spesa Pubblica: con questo termine si indicano tutti i beni e servizi acquistati dalla stato, considerando dalle semplice
attrezzature per gli uffici fino ad arrivare alle infrastrutture. Nella spesa pubblica non sono compresi i trasferimenti, quali le
pensioni e i sussidi, ne gli interesse sul debito pubblico. Infatti questi è vero che rappresentano delle spese per lo stato ma non
per acquisto di beni e servizi. La somma di questi primi tre aggregati definisce la spesa in beni e servizi da parte dei residenti. Per
vedere la spesa totale in beni nazionali si devono considerare anche le esportazioni nette, date dalla sottrazione tra esportazioni
ed importazioni.
- Esportazioni: si intendono tutti gli acquisti in beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo.
Questa variabile è influenzata dal reddito estero e dal tasso di cambio.
- Importazioni: con questo termine si considerano tutti gli acquisti di beni e servizi fatti dai residenti verso l’estero. Come si
vedrà in seguito questa variabile è influenzata dal reddito nazionale e dal tasso di cambio.

11) Perché si studia la disoccupazione e l'inflazione


1. Perché la disoccupazione ha gravi conseguenze sociali: comporta disagi finanziari e psicologici.
2. la disoccupazione e’ in relazione con l'attività economica.

12) Come mai l'occupazione e la crescita economica sono elementi collegati tra di loro.
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Per studiare la crescita economica gli economisti si rifanno allo studio del PIL reale. La crescita economica è il
principale obiettivo della politica economica. Pertanto, uno dei maggiori interessi degli economisti è il rallentamento
della crescita economica, in quanto porta ad un impoverimento generalizzato di una economia. Ovviamente data una
sperequata distribuzione del reddito, un momento di recessioni non porta ad un eguale impoverimento di tutti i ceti
sociali. Ma lo studio delle distribuzione del reddito e delle differenze dei diversi ceti sociali in realtà non è uno degli
obbiettivi primari degli economisti, bensì solo di quelli che si occupano dell’economia dello sviluppo.

13) Che differenza intercorre tra i movimenti di breve periodo e di lungo periodo quando si parla di sistema
economico.
Il breve periodo è relativo ad un periodo di tempo in cui almeno uno dei fattori di produzione non può essere mutato. I fattori
che nel breve periodo non possono cambiare prendono il nome di input fissi. Il lungo periodo indica un periodo di tempo in cui
tutti gli input possono variare. Così, ad esempio, nel breve periodo le imprese possono variare l’intensità con cui utilizzano un
certo impianto e macchinario. Nel lungo periodo esse possono variare la dimensione dell’impianto e il numero di macchine.

14) Come mai il PIL non è un ottimo indicatore di ricchezza di una nazione.
Posto che il Prodotto Interno Lordo è la somma del valore dei beni finali venduti in un certo Paese in un certo arco di tempo, il
problema riguarda la misurazione del “valore” dei beni finali. E’ infatti evidente che tale valore non può che essere espresso dal
prezzo di ciascun bene. Il rapporto tra il debito pubblico di un Paese ed il suo PIL è un importante indice della sua solidità
finanziaria ed economica. Il PIL viene utilizzato come misura del valore della richezza e del benessere di un Paese. Il rapporto tra
il debito pubblico di un Paese ed il suo PIL è importante indice della sua solidità finanziaria ed economica.

15) La differenza tra PIL e PNL e tra PIL e PIN


Il PIL, Prodotto interno Lordo, è la somma del valore dei beni finali venduti in un certo Paese in un certo arco di tempo. Il PNL, il
Prodotto Nazionale Lordo, è costituito dalla somma di tutti i beni e servizi finali prodotti in un anno sia a l’interno che
all’esterno, dagli operatori residenti in un determinato Paese; quest’ultimo a differenza del primo prende in considerazione
tutto quello prodotto dai residenti di una Nazione indipendentemente da dove lo producono, quindi il PNL = PIL + prodotto dei
residenti della Nazione fatto all’estero - prodotto fatto dai non residenti all’interno della Nazione. Il PIN, Prodotto Interno
Netto, è il risultato della sottrazione dal PIL degli ammortamenti (ovvero accantonamento per consumo e reintegro del capitale)
PNL = PIL + valore beni finali prodotti (da italiani all’estero – da stranieri in Italia) PIN = (PIL – ammortamento).

16) Come si calcola il tasso di crescita del PIL e quali sono le sue problematiche
Il PIL, che è il Prodotto Interno Lordo ovvero la somma del valore dei beni finali venduti in un certo Paese in un certo arco di
tempo, è calcolato in base a quello che è prodotto nella Nazione, beni e servizi, indipendentemente dalla crescita di chi lo
produce. Il PIL infatti si ottiene sommando i consumi, gli investimenti fissi lordi e le esportazioni nette, ovvero le esportazioni
meno le importazioni, tecnicamente chiamato saldo commerciale. Il calcolo della crescita del PIL ha diversi problemi, che
riguardano sia l’inflazione sia la sua importanza per comprendere l’economia di un Paese. Per l’inflazione, il calcolo del PIL viene
effettuato considerando le quantità ed i prezzi correnti, e quindi non si evidenzia a quale variabile è imputata la crescita. Per
quanto riguarda invece l’importanza di questo dato nel comprendere l’andamento di un’economia, il PIL non rappresenta un
corretto indicatore di ricchezza o sviluppo di un Paese. Per risolvere questo tipo di problematiche si va a considerare il PIL
NOMINALE e il PIL REALE.

17) Come si calcola il PIL


Il PIL (Prodotto Interno Lordo), ovvero è la somma del valore dei beni finali venduti in un certo Paese in un certo arco di tempo,
è calcolato in base a quello che è prodotto nella Nazione, beni e servizi, indipendentemente dalla residenza di chi lo produce. Il
PIL infatti si ottiene sommando i consumi, gli investimenti fissi lordi e le esportazioni nette, ovvero le esportazioni meno le
importazioni, tecnicamente chiamato saldo commerciale. Per riuscire a calcolare il tasso di crescita del PIL (come ogni tasso è
sempre oggi meno di ieri fratto ieri).

18) Quali possono essere i problemi sociali legati alla disoccupazione


La presenza di un forte tasso di disoccupazione rappresenta un problema sociale ed economico, in quanto sono presenti risorse
non utilizzate. Di conseguenza, la crescita economica che si realizza si discosta da quella che potenzialmente una nazione
potrebbe avere. Pertanto, l’occupazione è strettamente legata alla crescita economica. Infatti il sistema economico tende alla
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piena occupazione in prossimità del raggiungimento del PIL potenziale, che si ha quando tutte le risorse disponibili sono
occupate. Un’ altro degli obbiettivi della macroeconomia di cui abbiamo parlato è la stabilità dei prezzi. L’inflazione, considerata
come l’aumento generalizzato dei prezzi, è uno dei mali economici che uno stato deve combattere, in quanto rappresenta un
costo sociale e una perdita del potere economico di una nazione, e quindi, può creare impatti negativi sulla domanda aggregata
e sul PIL reale. Allo stesso modo, la deflazione, problema attuale dell’area Euro, determina impatti negativi sui consumi e quindi
sulla crescita e di conseguenza sull’occupazione.

19) Quali possono essere i problemi sociali legati all'inflazione?


La disoccupazione, insieme all’inflazione rappresenta, dal punto di vista politico, il problema economico principale. Quando in
un Paese la disoccupazione aumenta o si mantiene cronicamente elevata, la coesione sociale ne risulta gravemente minacciata.
L’opinione pubblica diventa molto critica nei confronti di un governo che non prende a cuore un fenomeno tanto grave,
oltretutto il disordine sociale che esso comporta attira immediatamente l’attenzione del più sprovveduto dei governanti.
Purtroppo, nell’adozione di contromisure adeguate, i policy marker si trovano spesso frustrati perché, a quanto pare, molto
spesso le politiche a sostegno dell’occupazione sono altamente rischiose sotto il profilo dell’inflazione. Fatidicamente tra i due
problemi economici più scottanti della macroeconomia esiste una relazione di trade off.
A tale proposito, l’economista statunitense Arthur Okun ha costruito un indice di malessere proprio sommando il tasso di
inflazione e il tasso di disoccupazione. Questo parametro segue l’avvicendarsi delle situazioni in un dato Paese e dimostra come
l’aggravarsi di uno dei due fenomeni o, contemporaneamente , di entrambi produca il generale peggioramento delle condizioni
di vita dei cittadini e della stabilità politiche del Paese.
LEZ. 034
14) Come si calcola il PIL reale
Posto che il Prodotto Interno Lordo è la somma del valore dei beni finali venduti in un certo Paese in un certo arco di tempo, il
rapporto tra il debito pubblico di un Paese ed il suo PIL è un importante indice della sua solidità finanziaria ed economica. Sia ha
il PIL NOMINALE e il PIL REALE. Il PIL REALE è il valore dei beni e dei servizi calcolata a prezzi costanti e non è influenzato dai
cambiamenti di prezzi, il suo valore è determinato dall’anno base considerato.

15. Quali sono le componenti del PIL


Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è composto dalla somma dei consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette.
• Il consumo (C): considera tutti i beni e servizi acquistati dai consumatori di una nazione, in un determinato periodo di
tempo. La sua importanza nella valutazione del PIL è determinata dal fatto che rappresenta più del 70% della spesa di
una nazione. Quindi se i consumi sono scarsi vi è un deficit di domanda che comporterà una crisi nel settore produttivo.
Questa crisi è data dal fatto che l’offerta è determinata e limitata dalla domanda. Di conseguenza se non c’è domanda le
aziende non possono offrire e di conseguenza il sistema entra in stallo.
• L’investimento (I) : con questo termine si vanno a considerare tutti gli investimenti fissi fatti da privati e aziende. Di
questo aggregato fanno parte sia gli investimenti non residenziali (l’incremento dei macchinari ed impianti da parte
degli imprenditori). Per capire il concetto di “nuove”, si, deve ricordare che nel PIL non rientra il mercato dell’usato. Le
decisioni che determinano questi due tipi di investimento possono sembrare apparentemente molto diverse, invece
non è così. Infatti le imprese fanno nuovi investimenti per produrre di più in futuro, le persone comprano case per
ottenere servizi abitativi nel futuro. Quindi in entrambi i casi le decisioni di acquisto dipendono da servizi che questi
beni, sia impianti che appartamenti, daranno in futuro. Entrambi dipendono, quindi, dalle aspettative sei soggetti e dal
tasso d’interesse inteso come pezzo delle risorse liquide per fabbisogno dell’investimento. Si tratta di variabili esogene.
• Spesa Pubblica: con questo termine si indicano tutti i beni e servizi acquistati dallo stato, considerando dalle semplici
attrezzature per gli uffici fino ad arrivare alle infrastrutture. Nella spesa pubblica non sono compresi i trasferimenti,
quali le prensioni e sussidi e gli interessi sul debito pubblico. Infatti questi è vero che rappresentano delle spese per lo
stato ma non per acquisto di beni e servizi. La somma di questi primi tre aggregati definisce la spesa in beni e servizi da
parte dei residenti. Per vedere la spesa totale in beni nazionali si devono considerare anche le esportazioni nette, date
dalla sottrazione tra esportazioni e importazioni.
• Esportazioni: si intendono tutti gli acquisti in beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo. Questa variabile è
influenzata dal reddito estero e dal tasso di cambio.
• Importazioni: con questo termine si considerano tutti gli acquisti di beni e servizi fatti dai residenti verso l’estero.
Questa variabile è influenzata dal reddito nazionale e dal tasso di cambio.

16. Come si calcola il PIL nominale


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Posto che il prodotto interno lordo è la somma del valore dei beni finali venduti in un certo Paese in un certo arco di tempo, il
rapporto tra il debito pubblico di un Paese ed il suo PIL è un importante indice della sua solidità finanziaria ed economica. Si ha il
PIL NOMINALE e il PIL REALE. Il PIL NOMINALE è quello calcolato guardando alle quantità di oggi per i prezzi di oggi, quindi la
produzione valutata a prezzi correnti. Ora se il prezzo considerato è quello corrente, si avrà il PIL nominale, mentre se i prezzi
sono quelli (costanti) di un certo anno (scelto come “base”), si avrà il PIL REALE.

17. Quali sono le sue problematiche


Posto che il Prodotto Interno Lordo è la somma del valore dei beni finali venduti in un certo Paese in un certo arco di tempo, il
problema riguarda la misurazione del “valore” dei beni finali. E’ infatti, evidente che tale valore non può che essere espresso dal
prezzo di ciascun bene. Il rapporto tra il debito pubblico di un Paese ed il suo PIL è un importate indice della sua solidità
finanziaria ed economica. Il calcolo della crescita del PIL ha diversi problemi, che riguardano sia l’inflazione sia la sua importanza
per comprendere l’economia di un Paese. Per l’inflazione il calcolo del PIL viene effettuato considerando le quantità ed i prezzi
correnti, e quindi non si evidenzia a quale variabile è imputata la crescita. Per quanto riguarda invece l’importanza di questo
dato nel comprendere l’andamento di un’economia, il PIL non rappresenta un corretto indicatore di ricchezza o sviluppo di un
Paese. Per risolvere questo tipo di problematiche si va a considerare il PIL nominale e quello reale.

LEZ. 035
09. Da cosa è composta la forza lavoro?
Occupati e disoccupati compongono la forza lavoro, cioè la popolazione economicamente attiva. Al di fuori della forza
lavoro, gli inattivi: coloro che non sono classificabili né come occupati né come disoccupati. In particolare, sono
inattive le persone che non hanno cercato lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento, o
non sono disponibili a lavorare entro le due settimane successive, o entrambe le condizioni. La somma tra forza lavoro
e inattivi corrisponde al totale della popolazione.

10. Che differenza c'è tra disoccupati e i lavoratori scoraggiati?


I disoccupati sono quelle persone che cercano lavoro ma non lo trovano. Ai sensi del D.lgs 297/2002, il disoccupato è chi è stato
precedentemente “occupato”, ovvero titolare di un rapporto di lavoro autonomo o subordinato, sia divenuto privo di lavoro e
che si sia immediatamente reso disponibile allo svolgimento ed alla ricerca di una attività lavorativa secondo la modalità definite
con i Servizi competenti. In parole povere, significa essere non occupato, non avere un lavoro o perché si è perso o perché lo si è
volontariamente abbandonato.
I lavoratori scoraggiati sono quelle persone che pur non lavorando hanno smesso di cercare lavoro. Situazione che determina
quando un disoccupato rinunci a cercare lavoro perché una contrazione del lato della domanda delude le su aspettative, lo
scoraggi, appunto.

11. Che cosa si intende per disoccupati?


I disoccupati sono coloro per pur cercando lavoro non riescono a trovarlo. Al riguardo la disoccupazione va classificata in vari
modi:
1) Disoccupazione Frizionale, fenomeno di breve periodo, che interessa coloro che stanno cambiando impiego o che entrano nel
mercato del lavoro per la prima volta;
2) Disoccupazione Stagionale, fenomeno di breve periodo, correlata a fattori stagionali (flussi turistici, variazioni
meteorologiche);
3) Disoccupazione Strutturale, fenomeno di lungo periodo, legato alla mancata corrispondenza tra qualifiche richieste dalle
imprese e possedute dai disoccupati;
4) Disoccupazione Ciclica, determinata dalle condizioni del sistema economico, legato a periodi di recessione con conseguente
riduzione della produzione.
La disoccupazione comporta dei costi sia per il mercato che per il disoccupato.
1) Costi Economici, rappresentati dai costi opportunità per il mancato prodotto che comporta, per uno o più gruppi della
società, un minor consumo;
2) Costi Non Economici, rappresentati dai costi che vanno oltre la produzione, quali la salute, idanni psicologici, problematiche
sociali, aumento della disuguaglianza.

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12. come si calcolano il tasso di disoccupazione e il tasso di partecipazione? Cosa indicano?
Il tasso di disoccupazione (u) = U/L ovvero DISOCCUPATI (u) / FORZA LAVORO (L) il tasso d’inflazione rappresenta la
velocità di variazione dei prezzi. Se è positivo vi è un aumento e quindi c’è inflazione, mentre se è negativo vi è una
riduzione e quindi c’è inflazione.

13. cosa indica l'inflazione e come si calcola il tasso di inflazione? argomentare.


Con il termine inflazione si indica l'aumento nel tempo dei prezzi. Per misurare tale incremento si utilizza il tasso di
inflazione ricavato in base a una formula matematica che permette di confrontare i prezzi di uno stesso bene in due diversi
anni. Consideriamo per esempio di voler calcolare il tasso d'inflazione di un paio di pantaloni che nel 2005 costava 100 euro e
nel 2006 110 euro. Inserendo il valore del prezzo dei pantaloni nel 2005 (pari a P2005) e degli stessi pantaloni nel 2006 (pari
a P2006) nella formula:
P 2006 - P 2005
P 2005
si ottiene un tasso d'inflazione del 10%. Questo valore indica di quanto è aumentato il prezzo dei pantaloni (10 euro) rispetto al
valore dell'anno precedente (100 euro). Il calcolo del tasso d'inflazione riferito a un solo bene risulta molto semplice. Per
valutare l'andamento dei prezzi di un mercato che produce diversi beni e servizi è necessario costruire un indice dei prezzi, ossia
un numero, ricavato in base a complicate formule matematiche, che tenga in considerazione i prezzi di tutti i beni e servizi in
relazione al loro contributo alla produzione totale di un paese. Il tasso d'inflazione indica in questo caso l'incremento dell'indice
dei prezzi nell'arco temporale e dà conto dell'andamento medio dei prezzi di un paese.

14. Cosa rappresenta e come si calcola il deflatore implicito del PIL?


L’inflazione, può essere calcolata in due modi diversi. Il primo è il deflatore implicito del PIL o anche detto semplicemente del
PIL. Questo metodo mette a rapporto il PIL nominale con quello reale di un determinato tempo t. per questa ragione va a
misurare l’inflazione dell’anno base all’anno corrente. Studiando il risultato di questo numero indice si va a vedere se il risultato
è:
• > 1 allora dall’anno base all’anno corrente c’è stata inflazione
• < 1 allora c’è stata deflazione
• = 1 allora oggi è l’anno base
Quindi in realtà la sua importanza è bassa perche va a considerare solo l’inflazione dall’anno base. In realtà il suo principale
utilizzo è quello di ricavare il PIL nominale da quello reale, in quanto moltiplicando il deflatore per il PIL reale ritroviamo il valore
del PIL nominale. Questo primo metodo di calcolo d’inflazione in realtà presenta un forte limite. Infatti considera i beni
appartenenti al PIL e considera solo beni prodotti nella nazione. In realtà il consumatore è interessato ad un paniere molto più
ampio di beni che molte volte sono prodotti all’estero. Per ovviare a questo problema è stato definito un secondo metodo di
studio dell’inflazione che è indice dei Prezzi al Consumo (CPI). Questo indice considera un paniere di beni rappresentativi del
consumatore medio urbano.
Per far si ch questo indice ottemperi alla sue funzioni, il paniere deve rimanere fisso per dieci anni. Il motivo di questa staticità è
determinata dall’esigenze di mantenere costante la base di calcolo. La sua criticità nasce proprio da questa stacicità decennale.
Infatti con il consumismo che esiste nelle società sviluppate il paniere perde la sua rappresentatività in pochi anni. E’ per questi
motivi che quindi i dati di inflazione, soprattutto post euro, forniti dall’ISTAT possono non essere stati rappresentativi della
realtà.

15. Il candidato dopo aver definito la disoccupazione, ne indichi il calcolo. In un secondo momento spieghi perché è
difficile calcolare questo?
Il tasso di partecipazione al lavoro è dato dal rapporto tra forza e lavoro (occupati + disoccupati in cerca di lavoro) e la
popolazione di un Paese. Quello che questo tasso ci dice è, in sostanza, quanto è grande la “locomotiva” del lavoro che traina
l’intero sistema economico nazionale.
Per definire il numero dei disoccupati si consideravano le liste di iscrizione presso i centri per l’impiego. In realtà questo
strumento non era affidabile perché chi non apparteneva a certe categorie o non aveva diritto a sussidi, poteva non ritenere
importante l’iscrizione alle suddette liste. Detto questo si può notare come nei paesi con un basso sistema di sussidi, in realtà
contavano ufficialmente un numero inferiore di disoccupati. Ora invece, per ovviare a questo problema, negli Stati Uniti, a negli
altri paesi, vengono fatte delle indagini campionarie a base famliare. Da questo tipo di analisi viene determinato il numero dei
disoccupati, che rimane pur sempre aleatorio, cioè persone che nelle ultime quattro settimane hanno cercato lavoro e non
l’hanno trovato. Da qui si determina anche il numero dei lavoratori scoraggiati. Gli economisti danno molta importanza al tasso
di disoccupazione per due ragioni fondamentali:
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1) il tasso di disoccupazione è direttamente collegato con il benessere di una nazione.
2) la disoccupazione determina sia problemi di tipo finanziario che psicologico.
Questi tipi di disagio in realtà sono legati anche al tempo che un soggetto rimane disoccupato. In economie dove si riscontra un
tipo di lavoro flessibile, cioè forti cambi di lavoro e bassi tempi di attesa, tra un’occupazione ed un’altra questi disagi vanno a
diminuire, anche se il tasso è comunque alto. La disoccupazione con tempi più lunghi è più presente in alcune classi sociali e di
età: minoranze etniche, giovani sotto i 25 anni e adulti sopra i 50 aani. Il tasso di disoccupazione è anche un indicatore che
l’economia non sta utilizzando in maniera efficiente le sue risorse a disposizione. Quindi economie con alti tassi di
disoccupazione hanno patologie in atto. Nello stesso modo uno Stato con un tasso di disoccupazione troppo basso può voler
dire che vi è un sovra utilizzo di risorse. Quindi si può desumere che si arriverà a breve ad un punto di arresto per mancanza di
risorse.

16. Cosa sono il deflatore e il CPI? Quali sono le loro problematiche?


L’inflazione, può essere calcolata in due modi diversi. Il primo è il deflatore implicido del PIL o anche detto semplicemente del
PIL. Questo metodo mette a rapporto il PIL nominale con quello reale di un determinato tempo t. per questa ragione va a
misurare l’inflazione dell’anno base all’anno corrente. Studiando il risultato di questo numero indice si va a vedere se il risultato
è:
• > 1 allora dall’anno base all’anno corrente c’è stata inflazione
• < 1 allora c’è stata deflazione
• = 1 allora oggi è l’anno base
Quindi in realtà la sua importanza è bassa perche va a considerare solo l’inflazione dall’anno base. In realtà il suo principale
utilizzo è quello di ricavare il PIL nominale da quello reale, in quanto moltiplicando il deflatore per il PIL reale ritroviamo il valore
del PIL nominale. Questo primo metodo di calcolo d’inflazione in realtà presenta un forte limite. Infatti considera i beni
appartenenti al PIL e considera solo beni prodotti nella nazione. In realtà il consumatore è interessato ad un paniere molto più
ampio di beni che molte volte sono prodotti all’estero. Per ovviare a questo problema è stato definito un secondo metodo di
studio dell’inflazione che è indice dei Prezzi al Consumo (CPI). Questo indice considera un paniere di beni rappresentativi del
consumatore medio urbano.
Per far si ch questo indice ottemperi alla sue funzioni, il paniere deve rimanere fisso per dieci anni. Il motivo di questa staticità è
determinata dall’esigenze di mantenere costante la base di calcolo. La sua criticità nasce proprio da questa stacicità decennale.
Infatti con il consumismo che esiste nelle società sviluppate il paniere perde la sua rappresentatività in pochi anni. E’ per questi
motivi che quindi i dati di inflazione, soprattutto post euro, forniti dall’ISTAT possono non essere stati rappresentativi della
realtà.
LEZ. 036
06. Perché si affianca il tasso di disoccupazione ai flussi di entrata e di uscita dal mercato del lavoro?
Quando si parla di tasso di disoccupazione si deve tener conto del tempo in cui i soggetti permangono nello stato di disoccupati.
Infatti può accadere che una nazione possa avere un tasso di disoccupazione elevato, ma con un dinamico mercato del lavoro.
Di conseguenza le persone permangono poco nello stato di disoccupazione e questo genererà più fiducia nel sistema e meno
disagio sociale. Mentre anche se in una nazione, con tasso di disoccupazione anche minore del precedente esempio, il tempo di
permanenza è elevato, allora questo comporterà dei forti dissesti nel benessere sociale. Quindi all’analisi del tasso di
disoccupazione si deve affiancare anche l’analisi dei flussi di entrata e di uscita dallo stato di occupati e disoccupati. Questi sono
molto ampi in mercati di lavoro dinamici mentre sono ristretti in nazioni con basso ricambio di lavoro.

07. Quali fattori incidono sulla domanda di lavoro?


Le imprese assumono i lavoratori per produrre beni e servizi da vendere ai consumatori. La domanda di lavoro deriva dai
desideri dei consumatori (che stabiliscono il prezzo del prodotto). La domanda di lavoro è legata ai fattori produttivi adottati
dall’impresa per produrre beni e servizi.
Pertanto fattori incidenti sulla domanda di lavoro sono:
- l’impiego della tecnologia utilizzata dalle imprese per produrre:
- le varie combinazioni di capitale-lavoro adottate dall’impresa per produrre output:
- la massimizzazione del profitto ottenuto dall’impresa.
- la quantità di prodotto prodotta da ogni singolo lavoratore.
Nel breve periodo un’impresa che massimizza i profitti assume fino al punto in cui il costo marginale <i>MC</i> di un lavoratore
in più è uguale al ricavo marginale <i>MR</i> derivante da un lavoratore in più. Se il salario è 38, l’impresa assume 4 lavoratori.
Se il salario è 22, l’impresa assume 8 lavoratori. All’aumentare del salario l’impresa assume meno lavoratori. Nel lungo periodo
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Quando il salario diminuisce, ci sono due effetti. L’impresa si avvantaggia del minor costo del lavoro espandendo la produzione
(effetto scala). L’impresa cambia il mix degli input tale da mantenere costante l’output (effetto sostituzione). L’effetto scala
spinge l’impresa ad espandersi, aumentando sia il capitale che il lavoro. L’effetto sostituzione spinge l’impresa ad usare più
lavoratori che capitale, aumentando ulteriormente l’occupazione.

08. Cosa si intende per forza lavoro e popolazione civile? Come si calcola il tasso di partecipazione?
Per forza lavoro si intende tutte quelle persone che lavorano e quindi gli occupati o che stanno cercando lavoro quindi
disoccupati. Quindi si possono considerare tutti i soggetti dai 16 anni ai 65 anni ad esclusione di impossibilitati al lavoro per
deficit personali, detenuti e forze armate, infatti questi soggetti rientrano nella popolazione civile. Dal rapporto tra la forza
lavoro e la popolazione civile si ottinene il tasso di partecipazione.
Il tasso di partecipazione è lo strumento mediante il quale, in economia, viene calcolato il numero di disoccupati, ossia di coloro
che pur cercando lavoro non riescono a trovarlo. Tale tasso si calcola mettendo in rapporto la forza lavoro, ossia l’insieme degli
occupati e dei disoccupati, con la popolazione in età lavorativa.

09. Definire domanda e offerta di lavoro.


Il mercato del lavoro è regolato da una domanda di lavoro da parte delle imprese, legato negativamente al salario, ed una
offerta di lavoro, legata positivamente al salario. In un mercato del lavoro perfettamente concorrenziale, la domanda e l’offerta
determinano il salario di equilibrio, a cui corrisponde un livello occupazionale di equilibrio. Le condizioni perché il mercato sia
concorrenziale e si determini l’equilibrio sono: 1) numero elevato di imprese (acquirenti del lavoro) e lavoratori (venditori); 2)
tutti i lavoratori sono uguali per le imprese; 3) assenze di barrier all’entrata e all’uscita.

LEZ. 037
01. Quali sono le limitazioni e le criticità nelle semplificazioni fatte per l'investimento?
L’investimento sarà considerata come variabile esogena ed autonoma. Queste semplificazione, che sono fatte per rendere il
modello più semplice, creano delle forti criticità. Se si vede un incremento del reddito/produzione è inverosimile che un
produttore non incrementi anche il suo capitale per far fronte ad un ipotetico aumento di domanda futura.
L’investimento, come detto in precedenza, dipende dalla capacità di un’azineda di finanziarlo e quindi questo è in relazione
negativa al tasso d’interesse. Il produttore fa investimenti per ottenere servizi futuri. Di conseguenza deve considerare quelle
che sono le aspetative di profitto. Detto questo si può desumere quella che è la reale formulazione dell’investimento:
1) dipende positivamente dal livello del PIL;
2) dipende negativamente dal livello del tasso di interesse, perché se un soggetto ha fondi suoi e gli interessi sono alti
preferisce utilizzarli per fondi più profittevoli. Mentre se deve prendere il capitale a prestito e gli interessi sono alti
questo gli genererà costi molto elevati.
3) dipende positivamente dalle aspettative di profitto. la spesa pubblica insieme alle tasse rappresentano la politica fiscale
del governo, cioè le decisioni di uno stato riguardo le uscite e le entrate del settore pubblico.

02. Perché si devono fare delle semplificazioni nello studio dei modelli economici? Quali sono le criticità
dell'intervento delle semplificazioni?
L’economia utilizza dei modelli per astrarre le condizioni reali, e studiare i vari aspetti. Affinchè il modello possa
essere utilizzata per lo scoppo è necessario che sia semplice, e quindi deve considerare solo i dettagli essenziali. Ogni
modello economico parte da una o più ipotesi. Un’ipotesi semplificatrice è un modo per semplificare un modello,
eliminando i dettagli che lo appesantiscono, mentre un’ipotesi critica influisce in modo rilevante sulle conclusioni del
modello.

03. In un modello economico di economia chiusa come vengono considerati gli investimenti e la spesa pubblica?
L’investimento, dipende dalla capacità di un’azienda di finanziarlo e quindi questo è in relazione negativa al tasso d’interesse. Il
produttore fa investimenti per ottenere servizi futuri. Di conseguenza deve considerare quelle che sono le aspettative di
profitto. Detto questo si può desumere quella che è la reale formulazione dell’investimento:
1) dipende positivamente dal livello del PIL;
2) dipende negativamente dal livello del tasso di interesse, perché se un soggetto ha fondi suoi e gli interessi sono alti
preferisce utilizzarli per fondi più profittevoli. Mentre se deve prendere il capitale a prestito e gli interessi sono alti
questo gli genererà costi molto elevati.

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3) dipende positivamente dalle aspettative di profitto. La spesa pubblica insieme alle tasse rappresentano la politica fiscale
del governo, cioè le decisioni di uno stato riguardo le uscite e le entrate del settore pubblico.

04. Cos'è un modello economico?


L’uso delle premesse in economia politica è fondamentale, in quanto dato che la realtà è molto complessa, l’unico modo per
poterla studiare è quello di creare delle semplificazioni. L’insieme di queste semplificazioni applicate ad un oggetto di studio va
a creare quello che in economia si chiama “modello economico”. Questi modelli rappresentano la base per la formulazione delle
teorie. Quindi si va a considerare quelle che sono le teorie degli economisti si deve tener presente che sono frutto delle
semplificazioni effettuate. Si deve ricordare che l’economia non è altro che lo studio della realtà, nel quale gli economisti creano
formulazione partendo dalle semplificazioni, in modo da poter spiegare e comprendere le relazioni economiche esistenti, per
dare degli spunti, per la risoluzione delle eventuali patologie del sistema. Queste semplificazione, che sono fatte per rendere il
modello più semplice, creano delle forti criticità. Se si vede un incremento del reddito/produzione è inverosimile che un
produttore non incrementi anche il suo capitale per far fronte ad un ipotetico aumento di domanda futura. Senza considerare
che nella realtà un aumento della produzione non può essere effettuato, se non in minima parte, senza che le imprese non
incrementino la loro capacità produttiva grazie a nuovi investimenti.

05. Cosa si intende per domanda totale della nazioni


Esistono delle variabili che vanno a creare il PIL, in realtà la somma di queste componenti che creano la domanda totale di tutta
la nazione. Solo in equilibrio questo diventa il PIL, quindi possiamo riscrivere l’uguaglianza come:
domanda = C + I + G + NX

LEZ. 038
17. Che rapporto intercorre tra consumo e risparmio?
Studiando l’equazione del conumo, si vede come questa abbia per intercetta con l’asse delle ordinate la sua componente
autonoma e cioè se il reditto è zero, il consumo è pari a Co. All’aumentare del reddito, il consumo cresce in base alla
propensione marginale al consumo c1 = ΔC. ---- ΔY Analzzando invece l’equazione del rsparmio si può vedere come questa
parta da una componente negativa, in quanto se il reddito è pari a zero, il consumo è magiore del reddito e quindi si avrà un
risparmio negativo. La curva partirà di conseguenza da – Co. che rappresenta la sua intercetta con l’asse delle ordinate, e
crescerà in base alla propensione marginale al risparmio, s=(1-c1) = ΔS – ΔY vedremo come l’area che si crea tra la curva del
consumo e la bisettrice sia identica all’area creata tra l’asse delle ascisse e la curva del risparmio.

18. Cosa rappresenta la propensione marginale al consumo?


La propensione margina del consumo è il rapporto tra l’incremento del reddito, che ne è la causa e l’incremento del consumo.
Misura in altri termini qual è l’incremento dei consumi per ogni euro di incremento del reddito. Una propensione pari a 0,8
indica che un incremento di 100 euro del reddito produce un aumento dei consumi pari a 80 euro. La PML insieme al consumo
indipendente dal reddito entra nella funzione dei consumi di un sistema macro economico la quale a sua volta è una
componente della spesa aggrregata del sistema macroeconomico stesso. La propensione marginale al consumo è utile nelle
scelte di politica economica, ed è uno strumento per valutare le ricadute delle scelte operate.

20. Il candidato definisca la funzione del consumo e ne fornisca una rappresentazione grafica.
Il consumo è in funzione positiva del reddito disponibile, cioè del reddito meno l’imposizione fiscale al netto dei trasferimenti.
La funzione del consumo, viene chiamata dagli economisti “equazione comportamentale”. Questo è determinato dal fatto che
rappresenta alcuni aspetti del comportamento deli agenti economici, in questo caso dei consumatori. La funzione del consumo
è una relazione lineare caratterizzata da due parametri, consumo autonomo e propensione marginale al consumo.

21. Cos'è il consumo autonomo? Come lo si evince graficamente? E cosa rappresenta la propensione marginale al
consumo?
Il consumo è in funzione positiva del reddito disponibile, cioè del reddito meno l’imposizione fiscale al netto dei trasferimenti.
La relazione tra consumo e reddito disponibile è diretta, maggiore è il reddito, maggiore è il consumo. Il consumo è composto
da due parti:
1) Parte autonoma Co. questa componente non è determinata dal livello del reddito ed infatti viene chiamata autonomia.
La componente riguarda i consumi per la semplice sopravvivenza e che quindi sono presenti anche in assenza di reddito.

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2) Parte che dipende positivamente dal reddito disponibile. Per calcolare quest’ultima bisogna prendere in considerazione
la propensione marginale al consumo, cioè quanto un consumatore consuma su un euro in più di reddito.
Le premesse che si devono fare quando riguarda alla propensione marginale al consumo sono due:
1) Questa è positiva, cioè si considera che comunque ad un aumento del reddito il consumo aumenta.
2) È compresa tra 0 ed 1; non si ha una propensione al consumo superiore del reddito stesso e vi è una parte del reddito
che viene accantonata come risparmio. Infatti la percentuale residua rispetto alla propensione marginale al consumo è
la propensione marginale al risparmio.

22. Cos'è un equazione comportamentale?


La funzione del consumo, viene chiamata dagli economisti “equazione comportamentale”. Questo è determinato dal fatto che
rappresenta alcuni aspetti del comportamento degli agenti economici, in questo caso dei consumatori. La funzione del consumo
è una relazione lineare caratterizzata da due parametri, consumo autonomo e propensione marginale al consumo.

23. Quali sono le semplificazioni da fare in materia di propensione marginale al consumo? Come la si evince dal punto di vista
grafico?
Le premesse o semplificazioni che si devono fare quando riguarda alla propensione marginale al consumo sono tre:
• Questa è positiva, cioè si considera che comunque ad un aumento del reddito il consumo aumenta;
• è compresa tra 0 ed 1. Non si ha una propensione al consumo superiore del reddito stesso e vi è una parte del
reddito che viene accantonata come risparmio. infatti la percentuale residua rispetto alla propensione
marginale al consumo è la propensione marginale al risparmio;
• la propensione marginale al consumo rimane costante al variare di Y. Questa semplificazione rappresenta una
forte costrizione. Infatti all’aumento del reddito, i consumi possono diversificarsi ma non aumentano senza
limiti. I bisogni sono comunque limitati e quindi in realtà a redditi molto elevati si dovrebbe riscontrare una
propensione molto bassa.

24. Qual è l'importanza teorica del consumo autonomo?


Una parte autonoma Co. questa componente non è determinata dal livello del reddito ed infatti viene chiamata autonoma. Co
riguarda i consumi per la semplice sopravvivenza e che quindi sono presenti anche in assenza di Y. Per molti autori questo
elemento è talmente piccolo che può essere trascurato. In realtà la sua importanza a livello di studio è alta. Se siamo in presenza
di reddito nullo e di consumo positivo allora si avrà un risparmio negativo. Il risparmio S, infatti, è quella parte del reddito che
viene consumata, di conseguenza se C > Y allora S < 0.

LEZ. 039
06. Che cos'è la propensione marginale al risparmio
Il risparmio è quella parte di reddito che non viene consumato. Al riguardo, la propensione marginale al risparmio indica la
frazione di unità addizionale di reddito che le famiglie decidono di risparmiare. Tale propensione corrisponde alla percentuale
residua della propensione marginale al consumo. L’equazione del risparmio parte da una componente negativa, in quanto se il
reddito è pari a zero, il consumo è maggiore del reddito e quindi si avrà un risparmio negativo. La curva partirà di conseguenza
da – Co, che rappresenta la sua intercetta con l’asse delle ordinate, e crescerà in base alla propensione marginale al risparmio,
che ne indica la pendenza.

07. Che cos'è la propensione marginale al consumo.


Il consumo è in funzione positiva del reddito disponibile, cioè del reddito meno l’imposizione fiscale al netto dei trasferimenti.
La relazione tra consumo e reddito disponibile è diretta, maggiore è il reddito, maggiore è il consumo. Il consumo è composto
da due parti:
1) Parte autonoma Co.
Questa componente non è determinata dal livello del reddito ed infatti viene chiamata autonoma.
2) Parte che dipende positivamente dal reddito disponibile.
Per calcolare quest’ultima bisogna prendere in considerazione la propensione marginale al consumo, cioè quanto un
consumatore consuma su un euro in più di reddito. Ad esempio: se un consumatore consuma l’ottanta percento del suo reddito
allora con 1 euro in più consumerà 0.80 euro, che sarà la sua propensione marginale al consumo. Riguardo alla propensione
marginale al consumo occorre notare che:
1) questa è positiva, cioè si considera che comunque ad un aumento del reddito il consumo aumenta.

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2) è compresa tra 0 ed 1; non si ha una propensione al consumo superiore del reddito stesso e vi è una parte del reddito che
viene accantonata come risparmio. Infatti la percentuale residua rispetto alla propensione marginale al consumo è la
propensione marginale al risparmio. In caso di variazione della propensione marginale al consumo, fermo restando il consumo
autonomo Co, si avrà una traslazione della funzione del consumo verso l’alto, in caso di aumento della PMC, verso il basso, in
caso di riduzione della PMC. Ovviamente, la funzione del consumo si sposterà parallelamente verso l’alto, in caso di variazione
del consumo autonomo Co, verso il basso, in caso di riduzione del Co. L’equazione del consumo ha per intercetta con l’asse delle
ordinate la sua componente autonoma e cioè se il reddito è zero, il consumo è pari a Co. All’aumentare del reddito, il consumo
cresce in base alla propensione marginale al consumo, quindi questo rappresenta la sua pendenza.

08. Cosa rappresenta la componente autonoma del reddito


Il consumo è in funzione positiva del reddito disponibile, cioè del reddito meno l’imposizione fiscale al netto dei trasferimenti.
La relazione tra consumo e reddito disponibile è diretta, maggiore è il reddito, maggiore è il consumo. Il consumo è composto
da due parti:
1) Parte autonoma Co.
Questa componente non è determinata dal livello del reddito ed infatti viene chiamata autonoma.
2) Parte che dipende positivamente dal reddito disponibile.
La Parte autonoma Co non è determinata dal livello del reddito ed infatti viene chiamata autonoma. La componente riguarda I
consumi per la semplice sopravvivenza e che quindi sono presenti anche in assenza di reddito. Per molti autori questo elemento
può essere trascurato. In realtà la sua importanza a livello di studio è alta. Se siamo in presenza di reddito nullo e di consumo
positivo si avrà un risparmio negativo. Il risparmio S, infatti, è quella parte del reddito che non viene consumata.

09) Cosa rappresenta e come si calcola il moltiplicatore del reddito?


Il moltiplicatore del reddito o keynesiano è il rapporto che intercorre tra la variazione del reddito (o del prodotto) e la variazione
della componente autonoma della spesa che ha indotto il cambiamento nel reddito. Il moltiplicatore dice quanto il livello del
prodotto varierà a seguito di uno spostamento della spesa aggregata. Il moltiplicatore è maggiore di 1 perché, per ogni
variazione delle componenti autonome della spesa, le variazioni finali nella spesa aggregata saranno superiori (moltiplicate). La
misura del moltiplicatore dovrà essere in qualche modo legata alla propensione marginale al consumo. L’effetto iniziale di un
aumento di un’unità nell’investimento è un aumento della produzione e del reddito pari a un’unità. Se consideriamo, ad
esempio, una variazione di spesa pubblica di 1000 €, questa in realtà, non si tradurrà in 1000 € di reddito in più, poiché la gente
che ne usufruisce creerà consumo in base alla loro propensione marginale al consumo, creando così nuovo reddito che a sua
volta si trasformerà in nuovo consumo e così via. Facendo in questo modo si crea un aumento esponenziale del reddito, definito
da una serie geometrica di ragione PMC, il cui sviluppo è il moltiplicatore. Il moltiplicatore ha un grande importanza nella
determinazione del PIL.
Se vi è un moltiplicatore elevato, dato da una elevata propensione marginale al consumo, allora:
-anche con un livello basso delle componenti autonome del PIL queste creeranno un elevato livello di produzione;
- piccole variazioni della componente A creeranno grandi variazioni di PIL.
Quindi si possono vedere grandi risultati per l’economia con piccoli sforzi. Per la rappresentazione grafica di quanto detto si
deve partire dal reddito 0 dove la domanda sarà pari alla sua componente autonoma. La curva di domanda sarà crescente con
pendenza pari alla propensione marginale al consumo.

LEZ. 040
13. Cosa succede alla curva di domanda di moneta se il reddito nominale aumenta? E se il tasso d'interesse
aumenta? Argomentare e derivarne il grafico.
Se €Y aumenta, la domanda di moneta aumenta. Si parla di traslazione della domanda verso l’alto.
Se i aumenta la domanda, di moneta diminuisce. Si parla di spostarsi lungo la curva verso l’alto. La curva di domanda è quindi
inclinata negativamente per via del trade – off tra moneta e titoli.
M d = €(i) questa equazione dice che: la domanda di moneta è uguale al reddito nominale moltiplicato per una funzione
negativa del tasso di interesse. – se €Y aumenta, la domanda di moneta aumenta. Si parla di translazione della domanda verso
l’alto. – se i aumenta la domanda, di moneta diminuisce. Si parla di spostarsi lungo la curva verso l’alto. La curva di domanda è
quindi inclinata negativamente per via del trade – off tra moneta e titoli.

14. Rappresentare graficamente e argomentare la curva di domanda di moneta

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M d = €(i) questa equazione dice che: la domanda di moneta è uguale al reddito nominale moltiplicato per una funzione
negativa del tasso di interesse. – se €Y aumenta, la domanda di moneta aumenta. Si parla di translazione della domanda verso
l’alto. – se i aumenta la domanda, di moneta diminuisce. Si parla di spostarsi lungo la curva verso l’alto. La curva di domanda è
quindi inclinata negativamente per via del trade – off tra moneta e titoli.

15. Da cosa dipende la domanda di moneta


Per i classici e i neoclassici la domanda di moneta dipendeva dagli scopi transativi, per acquisti, e precauzionali, quindi per loro
la domanda di moneta dipendeva direttamente da livello del reddito. Dato che è molto difficile calcolare l’esatta quantità di
moneta per questi due scopi, si presume che siano una percentuale del reddito della nazione.
Mentre Keynes aggiunge lo scopo speculativo, cioè i soggetti possono usare la moneta anche per speculare in titoli (es. gioco in
borsa). Pertanto se gli interessi sono alti, i prezzi dei titoli sono bassi, in quanto quest’ultimi dipendono dall’attualizzazione del
valore di rimborso e quindi inversamente dal tasso d’interesse.
Gli speculatori se vedono che gli interessi sono alti, i prezzi dei titoli sono bassi. Si aspettano, quindi, che gli interessi si abbassino
e che i prezzi si alzino, e di conseguenza acquisteranno titoli per rivenderli appena le aspettative di rialzo si realizzeranno (non
vogliono moneta ma titoli). Ovviamente vale anche per il procedimento inverso, cioè a interessi bassi si vuole moneta e non
titoli. Riassumendo per Keynes la domanda di moneta dipende positivamente da y per gli scopi transativi e precauzionali e
negativamente dal tasso d’interesse per lo scopo speculativo.

16. Cosa succede alla domanda di moneta se varia il reddito nominale? E se varia il tasso d'interesse?
SE €Y aumenta, la domanda di moneta aumenta. Si parla di translazione della domanda verso l’alto.
M d = €Y(i) questa equazione dice che: la domanda di moneta è uguale al reddito nominale moltiplicato per una funzione
negativa del tasso d’interesse. – se €Y aumenta, la domanda di moneta aumenta. Si parla di translazione della domanda verso
l’alto. – se i aumenta la domanda, di moneta diminuisce. Si parla di spostarsi lungo la curva verso l’alto. La curva di domanda è
quindi inclinata negativamente per via del trade – off tra moneta e titoli.

17. Cosa si intende per offerta di moneta? Quali tipi di moneta esistono
La moneta legale non è l’unico mezzo di pagamento esistente in una società progredita. Infatti esiste la quasi moneta data da
titoli di credito che hanno diverse caratteristiche. Tra la quasi moneta ricordiamo la moneta bancaria, le cambiali etc.

18. Cosa succede al grafico dell'equilibrio monetario se vi è un aumento del reddito nominale?
Se aumenta il reddito nominale, si vede come l’equilibrio si sposta ad un livello di i più alto.

19. Rappresentare l'equilibrio nel mercato monetario?


L’equilibrio monetario è dato dall’uguaglianza tra l’offerta e la domanda di moneta. Grazie a questa uguaglianza si và a definire
quello che è l’interesse di equilibrio.

20. Quali sono le caratteristiche della moneta legale?


La moneta non è l'unico mezzo di pagamento esistente in una società progredita. Infatti esiste la quasi moneta data da titoli di
credito che hanno diverse caratteristiche. Tra la quasi moneta ricordiamo la moneta bancaria, le cambiali, etc. la moneta legale
si differenzia dagli altri mezzi di pagamento date le seguenti caratteristiche: - al portatore – non produce interessi – non
rappresenta debito per chi la emette – universalmente accettata – potere liberatorio – non ha scadenza.
LEZ. 041
06. Cosa si intende per politica monetaria espansiva
La Banca Centrale può intervenire nel mercato monetario variando l’offerta di moneta. Nelle economie moderne, la banca
centrale varia l’offerta di moneta tramite operazioni nel mercato aperto, acquistando e vendendo titoli. Se la banca vuole
aumentare l’offerta di moneta acquista titoli, pagandoli in moneta. Così facendo aumenta la quantità in circolazione, mentre se
la vuole diminuire, si vendono titoli. Quindi, un acquisto di titoli nel mercato aperto, fa aumentare l’attivo e di conseguenza
anche il passivo. Questo procedimento si definisce politica monetaria espansiva. Per quanto riguarda l’abbattimento dei tassi
d’interesse: se la banca centrale interviene con una politica monetaria espansiva, acquistando titoli, aumenta così la domanda
degli stessi. Questo fenomeno creerà un aumento dei prezzi. Allora se il prezzo dei titoli aumenta, il tasso d’interesse
diminuisce.

07. Cosa si intende per politica monetaria restrittiva


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La politica monetaria restrittiva è un intervento di politica economica finalizzato a ridurre l'offerta di moneta nel sistema
economico. La politica monetaria restrittiva può essere effettuata dalla banca centrale tramite una riduzione. Della base
monetaria, vendendo i titoli dello Stato al pubblico con operazioni di mercato aperto, aumentando il tasso di sconto di
rifinanziamento delle banche e/o aumentando il coefficiente di riserva obbligatoria delle banche. A parità di condizioni la
restrizione monetaria crea una condizione di eccesso di domanda di moneta. Gli operatori economici sono costretti a vendere i
propri titoli in portafoglio per ottenere scorte monetarie aggiuntive. La vendita dei titoli causa la riduzione del prezzo dei titoli e
l'incremento del tasso di interesse. Il processo di aggiustamento dinamico determina anche una riduzione del reddito.

08. da cosa dipende la domanda di moneta per scopi transati, precauzionali speculative?
La domanda di moneta, cioè la quantità di moneta che i soggetti vogliono detenere, dipende da diversi scopi. La domanda, per
classici e neoclassici, può dipendere da scopi transativi, per acquisti, e precauzionali, quindi legata al livello del reddito. Mentre
Keynes aggiunse lo scopo speculativo, cioè i soggetti possono usare la moneta anche per speculare in titoli (es. gioco in borsa).
Pertanto se gli interessi sono alti, i prezzi dei titoli sono bassi, in quanto quest’ultimi dipendono dall’attualizzazione del valore di
rimborso e quindi inversamente dal tasso d’interesse. Gli speculatori se vedono che gli interessi sono alti, i prezzi dei titoli sono
bassi. Si aspettano quindi che gli interessi si abbassino e che i prezzi si alzino, e di conseguenza acquisteranno titoli per rivenderli
appena le aspettative di rialzo si realizzeranno (non vogliono moneta ma titoli). Ovviamente vale anche per il procedimento
inverso, cioè a interessi bassi si vuole moneta e non titoli. Riassumendo per Keynes la domanda di moneta dipende
positivamente dal reddito per gli scopi transativi e precauzionali e negativamente dal tasso d’interesse per lo scopo speculativo.
Pertanto la domanda di moneta è uguale al reddito nominale moltiplicato per una funzione negativa del tasso d’interesse.
Se il reddito nominale aumenta, la domanda di moneta aumenta. Si parla di traslazione delladomanda verso l’alto. Se il tasso di
interesse “i” aumenta la domanda, di moneta diminuisce. Si parla di spostarsi lungo la curva verso l’alto .La curva di domanda è
quindi inclinata negativamente per via de ltrade–off tra moneta e titoli.

09. definire l'uguaglianza tra la domanda di moneta emessa dalla banca centrale e l'offerta
Per quanto riguarda l’uguaglianza tra domanda di moneta emessa dalla banche e l’offerta occorre notare che essa definisce il
tasso d’interesse d’equilibrio. La domanda di moneta emessa della banca centrale corrisponde alla somma del circolante
richiesto dai soggetti più la domanda di riserve da parte delle banche. E l’offerta di moneta emessa dalla banca centrale è sotto
il suo diretto controllo. La Banca Centrale decide la quantità di moneta offerta sui mercati finanziari, può aumentarla
(comprando titoli) diminuirla (vendendo titoli). La domanda di moneta invece deve adeguarsi all'offerta di moneta (che è data),
il meccanismo che porta all'uguaglianza (equilibrio) dell'offerta e domanda di moneta è proprio il tasso di interesse.
Ad esempio: se la banca centrale vuole aumentare l'offerta di moneta: compra titoli di stato di conseguenza il tasso di interesse
cala e visto che il tasso di interesse determina la domanda di moneta la sua diminuzione fa aumentare la domanda di moneta
fino all'equilibrio con l'offerta.

LEZ. 042
06. Rappresentare l'equilibrio nel mercato monetario?
L’equilibrio monetario è dato dall’uguaglianza tra l’offerta e la domanda di moneta. Grazie a questa uguaglianza si và a definire
quello che è l’interesse di iquilibrio.
Ms=M Md=€Y(i) Md=M quindi l’equilibrio è dato: M = €YL(i)

07. Rappresentare graficamente e argomentare la curva di domanda di moneta


L’equilibrio monetario è dato dall’uguaglianza tra l’offerta e la domanda di moneta. Grazie a questa uguaglianza si và a definire
quello che è l’interesse di equilibrio. Riprendento la rappresentazione grafica della domanda di moneta, si aggiunge l’offerta di
moneta in modo da trovare l’equilibrio. Se aumenta il reddito nominale, si vede come l’equilibrio si sposta di i più alto; se
aumenta l’offerta di moneta, la retta si sposta a dx e si vede un equilibrio con un i più basso. Come si può vedere dalle
dinamiche sopra esposte, il mercato della moneta segue le stesse regole di un qualsiasi mercato: -se la domanda aumenta, i
prezzi aumentano; -se l’offerta aumenta i prezzi diminuiscono. Ne segue come il tasso d’interesse non sia altro che prezzo della
moneta.

08. Cosa succede al grafico dell'equilibrio monetario se vi è un aumento del reddito nominale?
Se aumenta il reddito nominale, si vede come l’equilibrio si sposta ad un livello di i più alto.

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09. Cosa succede alla curva di domanda di moneta se il reddito nominale aumenta? E se il tasso d'interesse
aumenta? Argomentare e derivarne il grafico.
Se €Y aumenta, la domanda di moneta aumenta. Si parla di traslazione della domanda verso l’alto.
Se i aumenta la domanda, di moneta diminuisce. Si parla di spostarsi lungo la curva verso l’alto. La curva di domanda è quindi
inclinata negativamente per via del trade – off tra moneta e titoli.
M d = €(i) questa equazione dice che: la domanda di moneta è uguale al reddito nominale moltiplicato per una funzione
negativa del tasso di interesse. – se €Y aumenta, la domanda di moneta aumenta. Si parla di translazione della domanda verso
l’alto. – se i aumenta la domanda, di moneta diminuisce. Si parla di spostarsi lungo la curva verso l’alto. La curva di domanda è
quindi inclinata negativamente per via del trade – off tra moneta e titoli.

10. Cosa succede al grafico dell'equilibrio monetario se vi è un aumento del reddito nominale?

LEZ. 043
06. Quali sono i metodi valutati del tasso di cambio nominale?
Il prezzo della valuta nazionale in termini di valuta estera: Quindi $ servono per comprare €. Il prezzo della valuta estera in
termini di valuta nazionale: quanti € servono per comprare un $.

07. Come si chiamano le variazioni del tasso di cambio nominale in caso di cambi flessibili e in caso di cambi fissi?
In caso di cambi flessibili:
• Apprezzamento: la moneta nazionale acquista valore rispetto la valuta estera;
• Deprezzamento: la moneta nazionale perde valore rispetto alla valuta estera.
In caso di cambi fissi:
• Rivalutazione (invece di apprezzamento)
• svalutazione (invece di deprezzamento)

LEZ. 044
07. Cosa si intende in economia aperta per domanda nazionale di beni?
La domanda nazionale di beni comprende non solo beni prodotti nel paese, ma anche beni prodotti all’estero (importazioni). La
domanda nazionale di beni è da C (consumi) + I (investimento) + G (spesa pubblica).

08. Da cosa sono determinate le esportazioni?


Le esportazioni sono determinate dal redito estero perché rappresentano la domanda dei paesi esteri verso i beni di una
nazione, dalla domanda interna e dal prezzo dei beni degli altri paesi.

09. Da cosa sono determinate le importazioni?


Le importazioni sono determinate dal livello aggregato della domanda nazionale; maggiore è la domanda inerna maggiore è
quella di beni esteri. Determinano le importazoni anche il prezzo dei beni nazionali: maggiore sono i prezzi nazionali rispetto a
quelli esteri maggiore è la domanda di beni esteri.

10. Come si fa a portare le importazioni dalla valuta estera a quella nazionale?


In economia aperta il consumatore può decidere se comprare beni nazionali o esteri. La variabile fondamentale per questa
scelta è rappresentata dal prezzo relativo, cioè il prezzo dei beni nazionali in termini di beni esteri, chiamato tasso di cambio
reale. Quest’ultimo non è osservabile direttamente, ma è possibile desumerlo dal tasso di cambio nominale e dai prezzi relativi
delle diverse monete. I tassi di cambio nominali tra valute possono essere visti in due modi, considerando come valuta nazionale
l’euro e come valuta estera il dollaro:
- il prezzo della valuta nazionale in termini di valuta estera, cioè il prezzo degli euro in termini di dollari. Cioè quanti dollari ci
vogliono per acquistare un euro, ad esempio 1,45 dollari un euro.
- il prezzo della valuta estera in termini di valuta nazionale. Quanti euro sono necessari per compare un dollaro. Per portare un
tasso di cambio dal primo metodo di valutazione al secondo basta farne l’inverso. In regime di cambi flessibili questi possono
cambiare di minuto in minuto. Le variazioni di tasso di cambio nominale sono chiamate:

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- apprezzamento, nel caso in cui la moneta nazionale prende valore rispetto a quella estera. Quindi si vede un aumento di E
(prezzo), nel caso della valutazione considerata.
- deprezzamento, nel caso in cui la moneta nazionale perde valore rispetto a quella estera e quindi si vede una riduzione di E.
Da ciò si ricava il tasso di cambio reale che considera il prezzo relativo di tutti i beni prodotti in Italia in termini di tutti i beni
prodotti negli Stati Uniti, quindi non basterà mettere in rapporto il prezzo di un singolo bene. Per far questo si deve considerare
un indice dei prezzi che rappresenti tutti i beni italiani ed americani. Questo indice è il deflatore del PIL, ossia l’indice dei prezzi
dei beni e servizi finali prodotti in un’economia. Come il tasso di cambio nominale, anche quello reale varia nel tempo. Queste
variazioni sono chiamate:
- apprezzamento reale: aumento del tasso di cambio reale. Questo può essere causato da un apprezzamento nominale o da un
aumento dei prezzi nazionali o da una riduzione dei prezzi esteri.
- deprezzamento reale: riduzione del tasso di cambio reale, causati da variazioni inverse rispetto alle precedenti. Pertanto per
portare le importazioni da valuta estera a nazionale si fa riferimento ai tassi di cambio che possono essere fissi, ossia il valore del
tasso di cambio sia fissato dalle autorità, quindi non è possibile modificarlo se non con un intervento della stessa. Flessibili, il
valore è dato dal mercato e dalle diverse politiche economiche adottate dai diversi paesi.

11. Cosa si intende in economia aperta per domanda di beni nazionali?


In una economia aperta la domanda di beni nazionale rappresenta la parte di produzione che viene venduta nei confini nazionali
e la parte esportata e venduta all’estero. La domanda di beni nazionali è data da: domanda nazionale dei beni (C+I+G) -
importazioni (domanda nazionale di beni esteri) + esportazioni (domanda estera di beni nazionali).

LEZ. 045
06. Che andamento ha la AD e perché?
La domanda aggregata (AD) ci permette di osservare come una variazione dei prezzi influenzi il prodotto di una nazione. Il
primo mercato che viene influenzato dalla variazione dei prezzi è quello monetario. Se i prezzi aumentano il potere di acquisto
della moneta si ridurrà portando così i soggetti a richiedere una maggiore liquidità, per far fronte alle proprie esigenze. Detto
questo si può quindi dedurre che un aumento dei prezzi comporta un aumento di domanda di moneta. Di
conseguenza, un aumento dei prezzi comporta un aumento della domanda con un conseguente aumento del tasso di
interesse e una riduzione del PIL e quindi una contrazione degli investimenti. Ogni variazione di prezzo comporta una
variazione lungo la curva, modificando il livello del PIL reale “Y”. La curva AD si traslerà in alto a destra in caso di variazioni non
connesse al prezzo, quali:
- politica fiscale espansiva: aumento di G (spesa di beni e servizi, variabile esogena) o riduzione di T (tributi) ;
- politica monetaria espansiva: aumento di M (importazioni);
-incrementi componenti autonome del consumo e dell’investimento;
- incremento delle esportazioni nette non dovute ai prezzi

07. Quando variano i prezzi alla curva AD?

08. Quali sono gli eventi che fanno traslare la curva AD in alto a destra

09. Da cosa dipendono le esportazione nette?


Le esportazioni nette dipendono dal tasso di cambio reale.

10. Cosa succede al mercato aperto se aumentano i prezzi?

11. Quali sono gli elementi che compongono il PIL?


Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è composto dalla somma dei consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette.
• Il consumo (C): considera tutti i beni e servizi acquistati dai consumatori di una nazione, in un determinato periodo di
tempo. La sua importanza nella valutazione del PIL è determinata dal fatto che rappresenta più del 70% della spesa di
una nazione. Quindi se i consumi sono scarsi vi è un deficit di domanda che comporterà una crisi nel settore produttivo.
Questa crisi è data dal fatto che l’offerta è determinata e limitata dalla domanda. Di conseguenza se non c’è domanda le
aziende non possono offrire e di conseguenza il sistema entra in stallo.

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• L’investimento (I) : con questo termine si vanno a considerare tutti gli investimenti fissi fatti da privati e aziende. Di
questo aggregato fanno parte sia gli investimenti non residenziali (l’incremento dei macchinari ed impianti da parte
degli imprenditori). Per capire il concetto di “nuove”, si, deve ricordare che nel PIL non rientra il mercato dell’usato. Le
decisioni che determinano questi due tipi di investimento possono sembrare apparentemente molto diverse, invece
non è così. Infatti le imprese fanno nuovi investimenti per produrre di più in futuro, le persone comprano case per
ottenere servizi abitativi nel futuro. Quindi in entrambi i casi le decisioni di acquisto dipendono da servizi che questi
beni, sia impianti che appartamenti, daranno in futuro. Entrambi dipendono, quindi, dalle aspettative sei soggetti e dal
tasso d’interesse inteso come pezzo delle risorse liquide per fabbisogno dell’investimento. Si tratta di variabili esogene.
• Spesa Pubblica: con questo termine si indicano tutti i beni e servizi acquistati dallo stato, considerando dalle semplici
attrezzature per gli uffici fino ad arrivare alle infrastrutture. Nella spesa pubblica non sono compresi i trasferimenti,
quali le pensionie sussidi e gli interessi sul debito pubblico. Infatti questi è vero che rappresentano delle spese per lo
stato ma non per acquisto di beni e servizi. La somma di questi primi tre aggregati definisce la spesa in beni e servizi da
parte dei residenti. Per vedere la spesa totale in beni nazionali si devono considerare anche le esportazioni nette, date
dalla sottrazione tra esportazioni e importazioni.
• Esportazioni: si intendono tutti gli acquisti in beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo. Questa variabile è
influenzata dal reddito estero e dal tasso di cambio.
• Importazioni: con questo termine si considerano tutti gli acquisti di beni e servizi fatti dai residenti verso l’estero.
Questa variabile è influenzata dal reddito nazionale e dal tasso di cambio.

12. Cosa succede al mercato reale se aumentano i prezzi?

LEZ. 046
06. Come la disoccupazione possa andare a modificare i salari?

07. Definire il mercato del lavoro e le sue dinamiche?

08. Rapporto tra produttività e costi?

09. Quali sono i motivi per cui un aumento di prodotto comporta un aumento dei prezzi?

LEZ. 048
18. Cosa succede all'equilibrio generale tra breve e lungo periodo se c'è uno shock negativo dell'offerta
Gli shock negativi dell’offerta possono derivare:
-aumento di prezzi internazionali del petrolio: un aumento dei prezzi del petrolio crea una stagnazione del sistema economico,
molte crisi mondiali sono state causate da questo evento.
Infatti, un aumento dei prezzi del petrolio crea un aumento dei costi medi di produzione, non dovuti da un aumento del
prodotto, causando così un spostamento della AS in alto a sinistra ed una conseguente riduzione del PIL reale.
- peggioramento delle situazioni meteorologiche: se vi è un periodo di siccità, per esempio, vi sarà una riduzione della
produttività agricola con un conseguente aumento dei costi medi. Uno shock negativo dell’offerta porti nel breve periodo ad un
innalzamento dei prezzi e ad una riduzione del PIL. Uno shock dell’offerta comporta quindi una variazione dell’equilibrio
generale, portando ad un nuovo livello di P ed Y. Questa situazione nel lungo periodo può non permanere, in quanto se il nuovo
livello di produzione non corrisponde alla produzione di pieno impiego si attiveranno delle dinamiche di aggiustamento che
riporteranno il livello del PIL al suo livello di naturale (pieno impiego). Uno shock dell’offerta porta il livello del PIL al disopra del
suo livello di pieno impiego. Lo shock dell’offerta può essere sia permanente che temporaneo. Si pensi ad un momentaneo
aumento dei prezzi del petrolio che poi torna al livello iniziale. In questo caso la AS si riporterà al suo punto iniziale senza che si
attivino le dinamiche di aggiustamento di lungo periodo. Quindi sia che sia temporaneo, e quindi torni in equilibrio da solo,
oppure che sia permanente, e quindi si attivano le dinamiche di lungo periodo, l’equilibrio ritorna sempre al suo punto di pieno
impiego.

19. definire la AS e Quali sono le variabili che creano una traslazione della stessa
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L’offerta aggregata (AS) rappresenta la capacità produttiva di un sistema economico nel suo complesso. Attraverso l’offerta
aggregata si può osservare come una variazione del prodotto influenzi i prezzi. La curva di offerta aggregata rappresenta il livello
di produzione complessivo che le imprese decidono di realizzare e di portare sul mercato in corrispondenza di diversi livelli dei
prezzi e dei salari. I motivi per cui un aumento del prodotto genera un aumento dei prezzi sono essenzialmente tre:
- all’aumentare della produzione possono risultare necessari un numero medio di input maggiore. Si pensi all’acquisizione di
capitali e terreni meno adatti alla produzione e quindi anch’essi con produttività inferiore. Quanto detto fa comprendere come
ogni unità di prodotto in più può necessitare di una quantità di lavoro, capitale e terra maggiore rispetto alle unità prodotte in
precedenza. Pertanto una minore produttività genera costi di produzione maggiori.
- aumentare la produzione vuol dire aumentare la domanda di fattori produttivi. Se ci troviamo in una situazione di scarsità degli
stessi questo genererà un incremento del prezzo e di conseguenza per le imprese un aumento dei costi di produzione.
- aumentare la produzione vuol dire anche aumentare la domanda di lavoro creando così una riduzione dei disoccupati. Se nel
mercato del lavoro ci sono meno disoccupati allora i salari che un’impresa deve offrire per acquisire nuova forza lavoro devono
essere maggiori. L’aumento dei salari nominali pagati ai propri dipendenti aumenta di conseguenza il costo di produzione dei
prodotti. Nella realtà i costi di produzione si possono modificare, e di conseguenza modificare I prezzi dei beni, non solo per
questioni legate alla variazione di prodotto.
Queste variazioni possono essere dovute:
- variazione dei prezzi internazionali del petrolio, i prezzi di questo fattore produttivo possono variare indipendentemente
dall’andamento della produzione di una nazione.
- le variazioni meteorologiche, queste variazioni hanno una forte influenza sui prodotti agricoli.
- il progresso tecnologico, nuove tecnologie permettono un aumento della produttività, senza aumentare gli altri input, con una
conseguente riduzione dei costi di produzione.
- il salario nominale, questo vale nel caso del lungo periodo.

20. definire la AD e Quali sono le variabili che creano una traslazione della stessa
La domanda aggregata (AD) ci permette di osservare come una variazione dei prezzi influenza il prodotto di una nazione. Il
primo mercato che viene influenzato dalla variazione dei prezzi è quello monetario. Se i prezzi aumentano il potere di acquisto
della moneta si ridurrà portando così i soggetti a richiedere una maggiore liquidità, per far fronte alle proprie esigenze. Detto
questo si può quindi dedurre che un aumento dei prezzi comporta un aumento di domanda di moneta. Di conseguenza, un
aumento dei prezzi comporta un aumento della domanda con un conseguente aumento del tasso di interesse e una riduzione
del PIL e quindi una contrazione degli investimenti. Ogni variazione di prezzo comporta una variazione lungo la curva,
modificando il livello del PIL reale “Y”. La curva AD si traslerà in alto a destra in caso di variazioni non connesse al prezzo, quali:
politica fiscale espansiva: aumento di G (spesa di beni e servizi, variabile esogena) o riduzione di T (tributi) ;
- politica monetaria espansiva: aumento di M (importazioni);
-incrementi componenti autonome del consumo e dell’investimento;
- incremento delle esportazioni nette non dovute ai prezzi.

21. Cosa succede all'equilibrio generale tra breve e lungo periodo se c'è uno shock positivo della domanda
Gli shock positivi della domanda possono essere diversi:
- politica fiscale espansiva, un aumento della spesa pubblica, ad esempio, fa aumentare il PIL, in base al moltiplicatore, facendo
traslare AD in alto a destra. Questa forza propulsiva però porterà ad un aumento di PIL inferiore a quello determinato dal
moltiplicatore. Uno shock della domanda comporta una variazione dell’equilibrio generale, portando ad un nuovo livello di P ed
Y. Questa situazione nel lungo periodo può non permanere, in quanto se il nuovo livello di produzione non corrisponde alla
produzione di pieno impiego si attiveranno delle dinamiche di aggiustamento che riporteranno il livello del PIL al suo livello di
naturale (pieno impiego). Uno shock della domanda porta il livello del PIL al disopra del suo livello di pieno impiego. Dopo una
politica monetaria espansiva l’equilibrio generale si porta da un livello di produzione di pieno impiego ad un livello superiore di
produzione rispetto al pieno impiego. Questa situazione permarrà solo nel breve periodo. Questo è dovuto al fatto che nel
lungo periodo intervengono le variazioni di salario. Dato che il mercato si trova in un situazione di eccesso di domanda di lavoro
(cioè le imprese richiedono più lavoratori di quanti in realtà siano disponibili) allora i salari nominali tenderanno ad aumentare.
Ciò per riuscire ad attrarre nuovi lavoratori. Questo aumento creerà una traslazione della AS fino a che la produzione non
tornerà al suo livello di pieno impiego. Pertanto, se uno shock della domanda allontana il sistema economico dalla piena
occupazione, le variazioni del tasso salariale e del livello dei prezzi porteranno il sistema economico ad auto-correggersi per
riportare il prodotto al livello di pieno impiego

LEZ. 057
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12. cosa si intende per oligopolio non cooperativo
Per oligopolio non cooperativo si intende quelle imprese che scelgono le strategie di mercato l’una indipendentemente
dall’altra rispetto alle imprese che partecipano al cartello. Invece l’oligopolio cooperativo la strategia è unica e frutto di un
accordo.

13. illustrare le caratteristiche dell'oligopolio


Nonostante le differenze esigenti tra diversi oligopoli, due caratteristiche fondamentali distinguono l’oligapolio dalle forme di
mercato:
• Interdipendenza strategica tra le imprese.
Poiché in oligopolio operano poche imprese, ciascuna dovrà tenere conto delle altre. Ciò significa che ess sono strategicamente
interdipendenti: il profitto di ciascuna impresa dipende non solo dalle proprie scelte, ma anche da quelle altrui. Se un’impresa
cambia il prezzo o le caratteristiche del suo prodotto, ad esempio, o l’ammontare delle spese in pubblicità, le vendite delle
imprese concorrenti ne saranno influenzatie. Le altre imprese potranno reagire modificando a loro volta il prezzo, le
caratteristiche dei loro prodotti, la pubblicità. Nessuna impresa può permettersi di ignorare le azioni e reazioni delle altre
imprese o operanti delle industrie. E’ quindi molto difficile, rispetto alle precedenti forme di mercato, prevede l’effetto di una
variazione di prezzo di un’impresa sulle sue vendite; diverse congetture sul comportamento delle rivali conducono a diverse
strategie. Anche per questo motivo non c’è un unico modello di oligopolio ma ne esiste una molteciplità.
• Barriere all’entrata.
A differenza delle imprese in concorrenza monopolistica, in oligopolio ci sono barriere all’entrata. Esse sono simili a quelle che
proteggono il monopolista dalla concorrenza potenziale. La dimensione di tali barriere varia però da industria a industria: in
alcuni casi l’entrata è relativamente facile, in altri praticamente impossibile.

14. illustrare le principali differenza tra modelli statici e dinamici di oligopolio


Il modello di duopolio di Cournot può essere descritto come un gioco statico non cooperativo con informazione completa:
il modello è statico nel senso che ognuno deigiocatori (le due imprese) sceglie la propria strategia (quanto produrre)
simultaneamente, avendo a disposizione lo stesso ammontare di informazioni.
Mentre di può definire gioco dinamico il modello di stackelberg: in questo modello le imprese fissano l’output e una agisce
prima delle altre. L’impresa leader a questo punto si rende conto che l’impresa 2 (detta follower) per scegliere l’output che
masimizza i suoi profitti userà la funzione di risposta ottimale a Cournot: q2=R2(q1).

15. che cosa per interdipendenza strategica in caso di oligopolio


Ciò che caratterizza l'oligopolio dalle altre forme di mercato è l'interazione strategica tra le imprese ( interdipendenza
oligopolistica ). Ogni impresa oligopolista prende le proprie decisioni tenendo conto del conto delle decisioni delle altre
imprese

16. quali sono le differenza tra oligopolio cooperativo e non cooperativo


Per oligopolio non cooperativo si intende quelle imprese che scelgono le strategie di mercato l’una indipendentemente
dall’altra rispetto alle imprese che partecipano al cartello. Invece l’oligopolio cooperativo la strategia è unica e frutto di un
accordo.

LEZ. 058
07. descrivere prima il modello di Cournot; in un secondo momento elencare le criticità che sono state mosse al
modello
Il modello di Cournot è un modello economico in cui due imprese (duopolio) cercano di massimizzare il proprio profitto
scegliendo la quantità di produzione. È un modello di analisi economica di un mercato non concorrenziale. Viene formalizzato
nel 1838 dall'economista francese Augustin Carnout.
Le due imprese producono lo stesso bene omogeneo e soddisfano la stessa domanda di mercato. Le decisioni di impresa sono
prese senza alcun coordinamento (duopolio non collusivo ). Ogni impresa elabora un'aspettativa sulla quantità che l'altra decide
di produrre. Nel modello di Cournot ogni impresa assume che la produzione dell'altra sia costante. Le funzioni decisionali del
modello di Cournot determinano la quantità di produzione in grado di massimizzare il profitto di una impresa, assumendo
costante la quantità di produzione dell'altra impresa. Il profitto A dell'impresa A è determinato dalla quantità di produzione qA
dell'impresa A e dalla quantità di produzione attesa qB dell'impresa B. Allo stesso modo viene determinato il profitto B
dell'impresa B.
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08. descrivere il modello di Cournot
Il modello di Cournot è un modello economico in cui due imprese (duopolio) cercano di massimizzare il proprio profitto
scegliendo la quantità di produzione. È un modello di analisi economica di un mercato non concorrenziale. Viene formalizzato
nel 1838 dall'economista francese Augustin Carnout.
Le due imprese producono lo stesso bene omogeneo e soddisfano la stessa domanda di mercato. Le decisioni di impresa sono
prese senza alcun coordinamento (duopolio non collusivo ). Ogni impresa elabora un'aspettativa sulla quantità che l'altra decide
di produrre. Nel modello di Cournot ogni impresa assume che la produzione dell'altra sia costante.

09. come agiscono le imprese in relazione alle loro azioni nel modello di Cournot?
Nel modello di Cournot ogni impresa assume che la produzione dell'altra sia costante.
Le funzioni decisionali del modello di Cournot determinano la quantità di produzione in grado di massimizzare il profitto di
una impresa, assumendo costante la quantità di produzione dell'altra impresa.La domanda di ogni ogni impresa è una
domanda residuale. A partire da una curva di domanda di mercato, la curva di domanda dell'impresa A è pari alla differenza
tra la domanda di mercato e la quantità di produzione dell'impresa.

10. illustrare graficamente e spiegare l'equilibrio di Cournot


L’equilibrio di Cournot delinea un equilibrio di un mercato oligopolistico in cui ogni impresa sceglie l’output che massimizza il
proprio profitto dati gli output fissati dalle altre imprese giungendo ad un livello di output tale per cui nessuna impresa abbia
incentivo a cambiare. Cournot non spiega come si giunga a questo equilibrio, in quanto la sua teoria si riferisce ad un
modello statico. Tuttavia, riconducendo esso ad un gioco ad una sola mossa, il quale verrà trattato successivamente, si può
affermare che l’equilibrio in questione è raggiunto, poiché l’impresa A, dovendo pensare alle reazioni potenziali del rivale e a
massimizzare il proprio profitto, condurrà i propri amministratori a raggiungere l’equilibrio di Cournot. Sotto questa
prospettiva, l’equilibrio di Cournot costituisce un esito inerziale, quando le imprese sono consapevoli della loro
interdipendenza concorrenziale e presuppongono la reciproca razionalità. Cournot contempla nel suo modello il monopolio e
la concorrenza perfetta come casi estremi, giungendo alla conclusione che la soluzione del modello si avvicina a quella di
equilibrio concorrenziale al crescere del numero di imprese operanti nel mercato.

11. descrive l'equilibrio di Cournot-Nash


Il punto CN, equilibrio di cournot-nash, rappresentato nella figura seguente, indica il punto in cui le imprese sono
simultaneamente collocate sulle rispettive curve di reazione ed è il punto in cui le due funzioni di reazione (RA e RB) si
intersrcano. Le imprese operano lungo le rispettive curve di reazione. L’equilibrio di Cournot è un equilibrio di Nash in quanto
ogni impresa duopolista prende la migliore decisione sulla base della migliore decisone dell’altra impresa duopolista.

LEZ. 059
06. descrivere il modello di Stackelberg
Il modello di Stackelberg è un modello di analisi economica dell'equilibrio di duopolio nei diversi rapporti di forza tra le due
imprese duopoliste. Date due imprese operanti nel mercato di duopolio che offrono un bene omogeneo allo stesso prezzo di
mercato, nel modello di Stackelberg una impresa (impresa leader) si trova in una posizione dominante e detiene una forza di
mercato superiore all'altra impresa ( impresa follower o impresa satellite ). L'impresa leader (A) è sempre la prima a decidere la
quantità di produzione mentre l'impresa follower (B) si adegua. Pur essendo la prima a decidere, l'impresa leader non può
scegliere il proprio livello di produzione (QA) senza considerare la reazione dell'impresa follower (QB). Per massimizzare il
profitto l'impresa leader deve conoscere l'offerta complessiva del bene sul mercato ossia la quantità di produzione del bene da
parte di entrambe le imprese duopoliste (QA+QB). L'impresa leader conosce già la reazione (risposta) dell'impresa follower per
ciascun livello di produzione e, di conseguenza, può decidere la quantità di produzione (QA) che gli consente di massimizzare il
profitto. In tal modo l'impresa leader decide indirettamente anche la produzione dell'impresa follower (QB). Come nel modello
di Cournot anche nel modello di Stackelberg le imprese determinano la propria quantità ottimale di produzione per
massimizzare il profitto (massimizzazione di profitto) tenendo conto della reazione dell'altra impresa.

07. per quale motivo il modello di Stackelberg si configura come un modello leader follower?
Nel modello leader-follower le imprese gregarie si confrontano con una funzione di domanda perfettamente elastica
in corrispondenza del prezzo stabilito dal leader. L’impresa leader fissa il prezzo tenendo in considerazione la propria

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domanda di mercato, comportandosi come se fosse monopolista per la sua quota. Le imprese si adeguano al prezzo
praticato dal leader, dividendosi la quota residuale del mercato. I follone non hanno interesse a cambiare strategia
per paura di ritorsioni.

08. Cosa si intende per modello leader-follower?


Prende questo nome, il modello di Stackelberg, in cui l’impresa A considera le potenziali reazioni del concorrente, mentre
l’impresa B continui a scegliere un livello di produzione compatibile con la massimizzazione del profitto, considerando la
produzione dell’impresa A come data. Infatti, se A decide quanto autput produrre sapendo che B reagisce lungo la sua funzione
di reazione, mentre B sa correttamente che A mantiene costante l’output prodotto, A è in grado di scegliere il punto lungo la
funzione di reazione di B che rappresenta il suo ottimo e segna il suo equilibrio. E’ un modello di gioco a due stadi, in cui
l’impresa leader sceglie la quantità da produrre che non può essere modificata e il follower, sceglie quanto produrre dopo avere
osservato la scelta del leader.
09. Come si spiega l'equilibrio di Stackelberg attraverso le curve di reazione?
Nell'equilibrio di Stackelberg (ES) l'impresa leader massimizza il profitto in quanto si colloca sulla curva di isoprofitto più bassa
(profitto più alto). L'equilibrio di Stackelberg è un equilibrio stabile poiché, trovandosi sulla curva di reazione dell' impresa
follower, quest'ultima non ha più alcun incentivo a modificare il proprio output di produzione. In conclusione, nel modello di
Stackelberg l'impresa follower si adegua alla strategia dell'impresa leader.

10. Quali sono i fondamenti del modello di Stackelberg?


Il modello di Stackelberg è un modello di analisi economica dell'equilibrio di duopolio nei diversi rapporti di forza tra le due
imprese duopoliste. Date due imprese operanti nel mercato di duopolio che offrono un bene omogeneo allo stesso prezzo di
mercato, nel modello di Stackelberg una impresa (impresa leader) si trova in una posizione dominante e detiene una forza di
mercato superiore all'altra impresa (impresa follower o impresa satellite). L'impresa leader (A) è sempre la prima a decidere la
quantità di produzione mentre l'impresa follower (B) si adegua. Pur essendo la prima a decidere, l'impresa leader non può
scegliere il proprio livello di produzione (QA) senza considerare la reazione dell'impresa follower (QB). Per massimizzare il
profitto l'impresa leader deve conoscere l'offerta complessiva del bene sul mercato ossia la quantità di produzione del bene da
parte di entrambe le imprese duopoliste (QA+QB). L'impresa leader conosce già la reazione ( risposta ) dell'impresa follower per
ciascun livello di produzione e, di conseguenza, può decidere la quantità di produzione (QA) che gli consente di massimizzare il
profitto. In tal modo l'impresa leader decide indirettamente anche la produzione dell'impresa follower (QB). Come nel modello
di Cournot anche nel modello di Stackelberg le imprese determinano la propria quantità ottimale di produzione per
massimizzare il profitto (massimizzazione di profitto) tenendo conto della reazione dell'altra impresa.
LEZ. 060
06. Descrivere il modello di Bertrand
Il modello di Bertrand è un modello economico di analisi dell'equilibrio di duopolio. Nel modello di Bertrand due
imprese ( duopoliste ) offrono un bene omogeneo e sono dotate della medesima tecnologia e struttura dei costi. Le
imprese adottano una strategia di concorrenza ( non cooperazione ) tramite la variazione del prezzo di vendita. Nel
modello di Bertrand ogni impresa fissa il prezzo di vendita in modo strategico, tenendo conto del prezzo di vendita
deciso dall'altra impresa. Trattandosi di un bene omogeneo, senza alcuna differenziazione di prodotto, i consumatori
acquistano il prodotto al prezzo più basso. In tali circostanze, le due imprese duopoliste tendono a offrire il bene a un
prezzo di vendita leggermente più basso rispetto all'altra, al fine di conquistare l'intera domanda di mercato. Nel
seguente diagramma sono rappresentate le curve di reazione delle due imprese duopoliste nel modello di Bertrand.

Ogni impresa tende a ridurre il prezzo di vendita del bene a un livello appena inferiore rispetto a quello dell'altra impresa,
purché il prezzo sia comunque superiore al costo marginale. Il processo dinamico del modello di Bertrand conduce verso
l'uguaglianza tra il prezzo e il costo marginale ( equilibrio di Bertrand ). Al di sotto del costo marginale le imprese non
potrebbero scendere poiché andrebbero in perdita economica. In conclusione, pur essendo un mercato di duopolio,
l'equilibrio di Bertrand tende dall'equilibrio di duopolio ( E0 ) verso l'equilibrio di concorrenza perfetta ( EC ). Per questa
ragione il modello di Bertrand è anche detto "concorrenza di Bertrand" o "paradosso di Bertrand". Il modello viene
elaborato dall'economista e matematico francese Joseph Louis François Bertrand nel 1893.

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Nel modello di Bertrand le imprese hanno gli stessi costi di produzione ( tecnologia ). Il costo marginale è uguale per
entrambe le imprese ed è costante. Il bene è omogeneo. Le due imprese determinano i prezzi in modo simultaneo tenendo
conto dell'aspettativa sul prezzo dell'altra.

05. Quali sono le principali differenze tra il modello di Bertrand e quello di Cournot?
I due modelli partono da ipotesi simili, ma arrivano a risultati ben diversi! L’unica ipotesi diversa è la variabile su cui le imprese
competono: quantità o prezzo In Cournot, le imprese hanno profitti positivi e il livello dei profitti è negativamente correlato con
il numero delle imprese presenti sul mercato In Bertrand, le imprese hanno profitti nulli anche quando ci sono solo 2 imprese (a
meno che non si considerano vincoli sulle capacità, modello di Edgeworth).
Confronto con la realtà (molto approssimativo!): l’ipotesi di competizione sui prezzi (Bertrand) sembra più realistica ... … ma il
risultato di Cournot sembra più realistico ...
Per descrivere la realtà servono modelli più complessi, ma le intuizioni di fondo restano valide ... Pensiamo a un modello
descritto da un gioco a due stadi, in cui si ha: una decisione di lungo periodo (primo stadio del gioco) una decisione di breve
periodo (secondo stadio del gioco: la decisione sarà influenzata dalla decisione presa nel primo stadio) Pensiamo a quantità e
prezzo come a due decisioni sequenziali … quale decisione viene presa per prima? E’ più facile per un’impresa modificare la
quantità prodotta (e quindi la capacità produttiva) oppure il prezzo?
Es. industria del cemento, delle automobili, dei computer(parte hardware)… E’ più difficile modificare la capacità produttiva
(decisione di lungo periodo) piuttosto che i prezzi (decisione di breve periodo) In questi casi, Cournot è il modello più
appropriato Si può dimostrare che con vincoli di capacità produttiva, la competizione sui prezzi (à la Bertrand) porta ai risultati
di Cournot! Es. industria dei software, dei servizi bancari e assicurativi … aumentare la quantità prodotta è questione di un
attimo! Modificare i prezzi può richiedere più tempo In questi casi, Bertrand è il modello più appropriato!
LEZ. 061
06. Illustrare i fondamenti del modello leader-follower
Prende questo nome, il modello di Stackerlberg, in cui l’impresa A considera le potenziali reazione del concorrente, mentre
l’impresa B continui a scegliere un livello di produzione compatibile con la massimizzazione del profitto, considerando la
produzione dell’impresa A come data. Infatti, se A decide quanto output produrre sapendo che B reagisce lungo la sua funzione
di reazione, mentre B sa correttamente che A mantiene costante l’output prodotto, A è in grado di scegliere il punto lungo la
funzione di reazione di B che rappresenta il suo ottimo e segna il suo equilibrio. E’ un modello di gioco a due stadi, in cui
l’impresa leader sceglie la quantità da produrre che non può essere modificata e il follone, sceglie quanto produrre dopo avere
osservato la scelta del leader.

07. Perché l'equilibrio con vincolo di capacità è instabile?


08. Perché secondo l'assunto di Edgeworth le imprese sono sicuramente spinte alla collusione?
Nel suo modello, Edgeworth, introduce la possibilità di un vincolo di capacità produttiva per le imprese, impedendo a queste di
servire l’intero mercato. Nel momento in cui le imprese raggiungono l’equilibrio, questo non è stabile, perché una delle due
potrebbe tentare un incremento di prezzo, per servire la parte di mercato non coperta dal concorrente, senza perdere i
compratori già acquisiti. In altri termini una delle due imprese potrebbe decidere di servire solo la parte di mercato che il
concorrente non può servire (data la limitata capacità produttiva) praticando un prezzo superiore a quello rivale. A questo
punto anche l’impresa rivale può aumentare il prezzo praticato senza perdere i suoi clienti, ma questo induce il frist mover a
ridurre nuovamente il prezzo. L’elemento importante del modello è la dimostrazione che non esiste stabilità nell’equilibrio di
duopolio con capacità produttiva limitata. I prezzi continueranno ad oscillare tra il prezzo praticato in monopolio e quello in
concorrenza. Se questa alteranza è effettiva per ridurre l’instabilità, le imprese saranno sicuramente spinte alla collusione.

09. Quali sono gli elementi di base del modello di Edgeworth?


Il modello di Edgeworth è una modifica al modello di Bertrand. Edgeworth, partendo sempre dalle premessa comuni (unico
periodo, prodotti omogenei, domanda come funzione linear e del prezzo) dimostra come le imprese, avendo una capacità
produttiva limitata, non possono rispettare l’equilibrio di Bertrand con un unico prezzo.Se supponiamo che la capacità
produttiva massima di un impresa sia 360 pari alla metà della quantità richiesta del mercato, ad un prezzo uguale al costo
marginale. Cioò significa che fino al prezzo fissato, le curve di costo medio e marginale sono orizzontali, e appena arrivano a 360,
diventano verticali.
LEZ. 062
11. Cosa si intende per collusione?
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Per collusione si intende, un accordo fra un certo numero di imprese per definire strategie di prezzo e/o di prodotto che
rendano il loro profitto collettivo più elevato di quanto sarebbe in assenza della pratica collusiva. La collusione può essere
implicita o esplicita: è esplicita quando vi è un accordo aperto ra le diverse imprese (cartello), è implicita quando l’accordo è
tacito, nel senso che ogni impresa, inferendo la situazione delle altre dalle loro politiche di prodotto o di prezzo, si comporta
‘come se’ vi fosse una c. esplicita. La collusione, in quanto comportamento contrario alla competizione, viene punita dagli
organi pubblici preposti alla tutela della concorrenza.

12. il concetto di cartello e i motivi della sua creazione


Un cartello di imprese è un accordo di durata temporanea tra imprese concorrenti per ridurre il grado di concorrenza sul
mercato. Le imprese si accordano per adottare comportamenti e strategie comuni. Ad esempio, le imprese si accordano per
decidere un prezzo di vendita comune, per limitare l'innovazione tecnologica o la quantità di produzione. Il cartello consente
alle imprese di massimizzare i profitti a scapito degli acquirenti finali o di conquistare posizioni di mercato tali da contrastare le
altre imprese al di fuori del cartello e/o da scoraggiare l'ingresso sul mercato da parte di altre imprese outcomer. Pur essendo
indipendenti le une dalle altre, le imprese si comportano come fossero parte di un'unica grande industria monopolista
(monopolio). I primi cartelli industriali tra imprese compaiono nel XIX secolo negli Stati Uniti tra i produttori di carbone, acciaio e
petrolio. Un altro esempio di cartello è l'accordo tra i paesi produttori di petrolio (OPEC) degli anni '70 per limitare l'offerta di
petrolio sul mercato internazionale.

13. che rapporto esiste tra incertezza e formazione di un cartello?


Molto spesso le imprese cooperano tra loro per ridurre il rischio d’impresa: innovare, differenziare, specializzarsi è meno
costoso se si opera in gruppo. L’incertezza, quindi, è uno cei fattori di maggior rilievo nella decisione di colludere. La collusione
spesso è indirizzata al miglioramento dell’informazione: tutte le imprese hanno necessità di conoscere il mercato di riferimento,
quindi hanno bisogno d’informazioni, che riescono ad ottenere più facilmente se riunite in cartello. La forte tensione
competitiva sfianca: produce scarsa redditività e alti costi di difesa delle posizioni, che spingono le imprese a cercare di
cooperare piutosto che farsi guerra ad oltranza.

LEZ. 063
06. Se consideriamo un'industria con l'esistenza di un cartello a cui aderiscono solo alcune imprese come si
presenta l'equilibrio?

07. Perché si presenta il fenomeno del free riding nel caso di imprese estranee al cartello? Come si contesta in
dottrina questa argomentazione?
Si presenta il fenomeno del free riding quando un impresa indipendente produce una quaota maggiore rispetto all’impresa che
partecipa al cartello, ottenendo un profitto più alto. Limpresa che aderisce al cartello riduce il proprio livello di produzione per
far aumentare il prezzo, ma allo stesso tempo l’impresa indipendente ne beneficia di questo incremento di prezzo, senza nessun
onere in termini di rinuncia al profitto.

08. come è possibile l'opportunismo nel caso di cartello con imprese che realizzano profitti diversi?
In una configurazione collusiva, la minimizzazione nel costo totale si ottiene suddividento la produzione totale tra le imprese
aderenti al cartello in modo che i costi marginali di ogni impresa si eguagliano. In altri termini all’impresa più efficiente sarà
assegnata una quota maggiore rispetto alle altre. In questo modo, pur aderendo all’accordo, ogni impresa realizza un profitto
diverso, con il rischio che proprio questa differenza inneschi opportunismo e defezione dal cartello.

09. Come vengono definite le quote di produzione delle diverse imprese aderenti al cartello?
La minimizzazione del costo totale si ottiene assegnando le quote di produzione in modo tale che i costi marginali di ogni
impresa siano uguali tra loro. All’impresa meno efficiente viene assegnata una quota di produzione molto contenuta. Si noti,
inoltre, che, definendo le quote di produzione, e quindi la ripartizione dei profitti nel modo suggerito, ogni impresa ottiene un
risultato diverso: le imprese con profitto più basso potrebbero essere d’accordo, a meno di prevedere meccanismi di
compensazione. Un altro modello di massimizzazione congiunta del profitto considera l’esistenza di due gruppi d’imprese: un
primo gruppo che aderisce al cartello e un secondo gruppo che rimane indipendente. Ipotiziamo che le imprese che non
aderiscono al cartello accettino il prezzo definito da questo. Tralasciando per semplicità la dimostrazione grafica, confrontando i
profitti di un’ impresa che aderisce al cartello e di una che rimane estranea all’accordo, si è rilevato che la prima realizza un
profitto inferiore alla seconda.

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10. come si ottiene la minimizzazione del costo totale nel cartello?
La minimizzazione del costo totale, si ottiene assegnado le quote di produzione in modo tale che i costi marginali di ogni
impresa siano uguali tra loro.

LEZ. 064
06. Cosa si intende per dimensione geografica del mercato?
La dimensione giografica del mercato è l’analisi delle reazioni sulle modifiche dei prezzi in un definito ambito geografico.

07. come si misura la sostituibilità tra i prodotti?


La sostituibilità tra i prodotti è misurato attraverso l’elasticità incrociata della domanda. Se il valore dell’elasticità incrociata è
elevato e positivo, i due beni sono sostituiti. Se invece è elevato e negativo, i due beni sono complementari.

08. quali parametri definiscono un settore produttivo?


Un settore produttivo è definito sulla base delle numerosità delle imprese, distribuzione dimensionale, barriere alll’entrata e
uscita e del livello di differenziazione del prodotto.

LEZ. 066
05. qual è l'unico modo razionale di agire in condizioni di certezza?

06. quali sono le differenze che sussistono tra i membri attivi e quelli passivi di un'organizzazione?
I memri attivi partecipano all’assunzione delle decisioni in quanto finalizzate al raggiungimento di obbiettivi, invece i membri
passivi rinunciano ad un ruolo attivo in cambio di benefici monetari.

07. in materia di teoria comportamentale dell'impresa cosa afferma Simon?


Simon afferma che l’uomo non è un soggetto perfettamente razionale. Egli decide semore secondo limiti oggettivi di
conoscenza, con l’impossibilità di prevedere tutte le conseguenze delle decisioni assunte e l’incapacità di considerare tutte le
variabili rilevanti.

08. come contribuiscono e a cosa servono i meccanismi di compensazione finanziaria?


La compensazione è un meccanismo che permette alle banche e alle istituzioni finanziarie membri di una camera di
compensazione di regolare tra loro i rapporti di dare e avere generati da transazioni finanziarie effettuate sui mercati o di
scambio di assegni o denaro tra banche. Una transazione si realizza mediante l'acquisto operato da una parte e la rispettiva
vendita operata da una controparte, generando un debitore e un creditore. La compensazione si realizza aggregando tutte le
posizioni di acquisto e di vendita avvenute su un prodotto o titolo detenuto da ciascuna delle due parti e calcolando il saldo
netto che ogni parte deve dare o prendere, cercando di minimizzare lo scambio finale di denaro o beni. Una volta lo scambio
avveniva fisicamente in una stanza o camera convenuta: la camera di compensazione. Oggi il tutto avviene in modalità
informatica. Lo scambio comunque non avviene direttamente tra le due parti ma tramite l'ente che gestisce la camera e quindi
si pone a garanzia della transazione, assumendosi il rischio di insolvenza.

LEZ. 067
06. il candidato illustri la teoria economica dei costi di transazione di Coase
Il teorema di Coase afferma la superiorità della contrattazione tra gli agenti economici rispetto all'intervento pubblico da parte
dello Stato, quando i diritti di proprietà sono ben definiti e non esistono costi di negoziazione e di transazione tra gli agenti. Il
teorema viene pubblicato nel 1960 da Ronald Coase. Secondo l'economista il problema delle esternalità e dei costi sociali ( es.
inquinamento ) può essere affrontato in modo efficiente attraverso il mercato, assegnando dei diritti di proprietà agli agenti
economici. L'inquinamento ambientale è una forma di esternalità ed è un fallimento di mercato, poiché deriva dall'eccessivo
sfruttamento delle risorse naturali non possedute da nessuno (es. aria, acqua, ecc. ). Qualsiasi problema ambientale, secondo
Coase, può essere risolto definendo meglio il diritto di proprietà sulle risorse naturali.

07. Cosa significa che l'assetto dell'impresa secondo Coase è definito sulla base dei contratti che essa stipula?

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Secondo Coase, cono notevoli i vantaggi derivanti dalla standardizzazione dei contratti nell’ambito dell’economia di impresa
come la riduzione dei costi e il monitoraggio e la revisione dei contratti stessi; ritiene che le imprese siano delle strutture
contrattuali la cuai funzione è quella di ridurre i costi di transazione e di agenzia.

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