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sabato 13 aprile 2019

Agricola

[1.1] Clarorum virorum facta moresque posteris tradere, antiquitus usitatum, ne


nostris quidem temporibus quamquam incuriosa suorum aetas omisit, quotiens
magna aliqua ac nobilis virtus vicit ac supergressa est vitium parvis magnisque
civitatibus commune, ignorantiam recti et invidiam.

(Il fatto di) tramandare ai posteri le imprese e i costumi degli uomini famosi, secondo
l’antica usanza, nemmeno ai nostri tempi quest’età, benché indifferente nei suoi
confronti, l’ha tralasciato, ogni qual volta che qualche grande e nobile virtù ha vinto
e ha superato un difetto comune a società grandi e piccole, l’ignoranza del giusto e
dell’invidia.

Clarorum virorum identico incipit del Origines di Catone e Sallustio, proprio


perché vuole ricollegarsi alla tradizione romana

Facta moresque altra allusione al Origines di Catone, che Tacito prende sia
come modello dell’arcaismo sia lo riprende a livello contenutistico, cioè il
tema della virtus. Come nella Roma repubblicana, anche l’impero ha bisogno
di figure “simbolo”, che rappresentano un esempio per i loro validi fatta, nel
rispetto dei mores sia sul piano comportamentale pubblico che privato

Virtus vici allitterazione dal sapore arcaico

magna/nobilis parvis/magnis ignorantiam/invidiam coppie antitetiche

aetas decaduta per l’ignoranza e i vizi

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sabato 13 aprile 2019
[1.2] Sed apud priores ut agere digna memoratu pronum magisque in aperto erat,
ita celeberrimus quisque ingenio ad prodendam virtutis memoriam sine gratia aut
ambitione bonae tantum conscientiae pretio ducebantur.

Ma presso gli avi come compiere azioni degne di memoria era più semplice e a
portata di mano, così coloro che sono molto famosi per l’ingegno erano spinti a
tramandare il ricordo della virtù non dalla ricompensa o dal desiderio di popolarità
ma solo dal pregio della buona coscienza.

Ut… ita variatio, particolarmente amata da Tacito. Di solito è ita…ut.

memoratu arcaismo del genere storiografico

[1.3] Ac plerique suam ipsi vitam narrare fiduciam potius morum quam adrogantiam
arbitrati sunt, nec id Rutilio et Scauro citra fidem aut obtrectationi fuit: adeo virtutes
isdem temporibus optime aestimantur, quibus facillime gignuntur.

Anzi molti ritennero che narrare la propria vita (fosse segno di) fiducia nei propri
meriti più che (potius) gesto di presunzione, né ciò per Rutilio e per Scauro fu al di
qua della credibilità o motivo di biasimo: a tal punto le virtù sono stimate nel modo
migliore negli stessi tempi in cui nascono più facilmente.

Rutilio et Scauro biografie usate da Sallustio come fonti al Bellum


Iughurtinum

Raccontano la loro vita non perché sono arroganti ma perché hanno fiducia
nei loro costumi

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sabato 13 aprile 2019
[1.4] At nunc narraturo mihi vitam defuncti hominis venia opus fuit, quam non
petissem incusaturus: tam saeva et infesta virtutibus tempora.

Ma ora per me che sto per narrare la vita di un defunto c’è stato bisogno di
perdono, che non avrei chiesto se fossi stato sul punto di accusare: così è maligni e
ostili alle virtù (sono i nostri) tempi.

Conclude la sezione con una massima generale, una sententia, spesso usata
per smascherare le ipocrisie della sua società

Narraturo incursaturus antitesi tra i due participi. Espressione ellittica

Se avesse voluto accusare un uomo defunto non si sarebbe dovuto scusare,


dal momento che il suo tempo è così volgare; ma vuole elogiarlo quindi si
scusa.

[2.1] Legimus, cum Aruleno Rustico Paetus Thrasea, Herennio Senecioni Priscus
Helvidius laudati essent, capitale fuisse, neque in ipsos modo auctores, sed in libros
quoque eorum saevitum, delegato triumviris ministerio ut monumenta clarissimorum
ingeniorum in comitio ac foro urerentur.

Abbiamo letto che, quando Tresea peto venne lodato da Aruleno Rustico, e Prisco
Elvidio da Erennio Senecione, (la cosa) fu motivo di condanna a morte, e non si
infierì (saevitium est) solo contro gli autori stessi, ma anche contro i loro libri, fu
assegnato ai triumviri l'incarico (di burciare) al fine che le memorie di famosissimi
ingegni fossero bruciate nel comizio e nel foro.

I nomi degli autori e dei soggetti sono in chiasmo, emblematici come vittime
della repressione imperiale contro la libertà di pensiero. Sono nominati
anche negli Annales.

Legimus si riferisce alla letteratura degli exitus illustrium virorum.

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sabato 13 aprile 2019
[2.2] Scilicet illo igne vocem populi Romani et libertatem senatus et conscientiam
generis humani aboleri arbitrabantur, expulsis insuper sapientiae professoribus
atque omni bona arte in exilium acta, ne quid usquam honestum occurreret.

Evidentemente (scilicet) con quel fuoco pensavano (arbitrabantur) di eliminare


(aboleri) la voce del popolo romano, la libertà del Senato e la coscienza
dell’umanità, quando furono espulsi (expulsis) anche (insuper) maestri di pensiero fu
cacciata in esilio ogni buona arte (qualità morale), affinché non rimanesse in nessun
luogo una traccia di onestà.

scilicet ironico.

Si riferisce alla cacciata dei filosofi da Roma da parte di Domiziano nel 93

[2.3] Dedimus profecto grande patientiae documentum; et sicut vetus aetas vidit
quid ultimum in libertate esset, ita nos quid in servitute, adempto per inquisitiones
etiam loquendi audiendique commercio. Memoriam quoque ipsam cum voce
perdidissemus, si tam in nostra potestate esset oblivisci quam tacere.

Abbiamo dato certamente grande prova di sopportazione; e come il tempo antico


(vetus aetas) vide qual era il limite estremo (ultimum) della libertà, così noi (abbiamo
visto) quello (quid) della schiavitù, quando tramite inquisizioni ci fu tolta anche
(adepto etiam) la possibilità (commercio) di parlare e di ascoltare. E con la voce
avremmo perso anche la memoria, se solo dipendesse da noi (in nostra potevate
esse) il dimenticare, come il tacere.

grande patientiae documentum ironia riferita al servilismo

Antitesi tra vetus aetas libertate, dal momento che nell’età repubblicana si
raggiunse il punto estremo di libertas, e tra servitutem inquisitiones, che
tolgono la libertà di parola

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[3] Nunc demum redit animus; et quamquam primo statim beatissimi saeculi ortu
Nerva Caesar res olim dissociabilis miscuerit, principatum ac libertatem, augeatque
cotidie felicitatem temporum Nerva Traianus, nec spem modo ac votum securitas
publica, sed ipsius voti fiduciam ac robur adsumpserit, natura tamen infirmitatis
humanae tardiora sunt remedia quam mala; et ut corpora nostra lente augescunt,
cito extinguuntur, sic ingenia studiaque oppresseris facilius quam revocaveris: subit
quippe etiam ipsius inertiae dulcedo, et invisa primo desidia postremo amatur.

Ora finalmente torna il respiro; e benché subito dal primo inizio di questa felicissima
età Nerva Cesare abbia fatto coesistere (due) cose un tempo inconciliabili,principato
e libertà, e ogni giorno Nerva Traiano accresca la felicità dei tempi, e la sicurezza
collettiva abbia conquistato non solo speranza e desiderio, ma fiducia e certezza
dello stesso desiderio, tuttavia per la natura della debolezza umana i rimedi sono
più lenti dei malanni; e come i nostri corpi crescono lentamente, si estinguono
presto, così gli ingegni e gli ideali si possono più facilmente soffocare che
richiamare in vita: poiché si insinua la dolcezza anche della stessa inerzia e
l’inattività, inizialmente sgradita, alla fine è apprezzata.

Nunc con la morte di Domiziano nel 96 d.C. e l’inizio del principato di Nerva
torna la libertà

Animus forza d’animo

Felicitatem serenità (dei tempi)

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sabato 13 aprile 2019
[3.2] Quid, si per quindecim annos, grande mortalis aevi spatium, multi fortuitis
casibus, promptissimus quisque saevitia principis interciderunt, pauci et, ut ita
dixerim, non modo aliorum sed etiam nostri superstites sumus, exemptis e media
vita tot annis, quibus iuvenes ad senectutem, senes prope ad ipsos exactae aetatis
terminos per silentium venimus?

E come avrebbe potuto essere altrimenti, se per quindici anni, periodo notevole di
un'esistenza mortale, molti sono venuti a mancare per eventi fortuiti, e tutti i più
coraggiosi per la crudeltà del principe? Pochi siamo superstiti per così dire non solo
degli altri, ma addirittura di noi stessi, essendo stati cancellati dal mezzo della
nostra vita tanti anni, durante i quali nel silenzio, se giovani siamo giunti alla
vecchiaia, se vecchi quasi agli stessi limiti di un'esistenza trascorsa.

Quid, si… ? Quid interrogativo valore assoluto, domanda retorica.


Si + interciderunt + et + sumus

Molti sono morti per casi fortuiti, tutti i migliori sono morti per la crudeltà del
princeps. Anche lui è tra i migliori, si ritiene un superstite, è come se fosse
stato morto per 15 anni. Si riferisce alla “pulizia” fatta da Domiziano durante
il suo impero.

Superstites termine chiave. I pochi sopravvissuti si sentono superstiti anche


a loro stessi, perché hanno perso 15 anni della loro vita e ora si ritrovano ad
essere vecchi.

Durante il regno di Domiziano sono stati in silenzio o sono morti, quindi la


cultura romana non può finire subito.

Nerva ha messo insieme due cose prima inconciliabili, cioè il Principato e la


Libertà

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sabato 13 aprile 2019
[3.3] Non tamen pigebit vel incondita ac rudi voce memoriam prioris servitutis ac
testimonium praesentium bonorum composuisse. Hic interim liber honori Agricolae
soceri mei destinatus, professione pietatis aut laudatus erit aut excusatus.


Tuttavia non mi dispiacerà aver espresso, seppur con stile poco ricercato e rozzo, il
ricordo della precedente schiavitù e la testimonianza dei beni presenti. Intanto
questo libro, destinato all'onore di mio suocero Agricola, per la dichiarazione di
benevolenza sarà o lodato o scusato

Vel assoluto = seppur. Dice che scrive in maniera rozza

Interim si contrappone a pigebit

Pietatis pietas è rendere onore alla famiglia: ricorda e onora Agricola

Bisognerà che scriva riguardo le cose passate, ma nel frattempo scrive


l’Agricola

Traiano viene messo nel Paradiso da Dante

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sabato 13 aprile 2019
• Regno di Domiziano: tutti zitti e molti morti

• Non sa com’è sopravvissuto

• Le cose stanno migliorando ma ci vuole tempo

• Parlerà e scriverà di ciò che è accaduto, ma nel frattempo scrive l’Agricola

Difficile rapporto tra servizio allo Stato e ruolo del princeps. Un uomo dello Stato
deve decidere se servire lo Stato o il tiranno. È difficile capire dove finisce lo Stato e
dove inizia la tirannia. “Chi sto servendo?” Problema di coscienza.

Genere letterario

è un carattere composito.

È laudatio funebris, a carattere encomiastico. È una monografia, un testo geo-


etnografico (digressione sulla Britannia) e una storiografia.

“Hanno fatto il deserto e l’hanno chiamato pace”, dichiarazione di un comandante


britannico. Tacito si interroga su che diritto abbia Roma di andare a conquistare
tutto.

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