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Sociologia del diritto 1/12

La sociologia del diritto studia il comportamento degli individui nei confronti delle norme, se le
seguono o se decidono di trasgredirle e quali sono le ragioni alla base della trasgressione delle
norme.
La devianza e la criminalità sono una forma di trasgressione delle norme vigenti e quindi una
trasgressione dei valori della società.
Il primo discorso organico che cerca di studiare la criminalità è della scuola classica, che si
sviluppa nella seconda metà del 1700. Le teorie di questo orientamento è sicuramente stato
influenzato dall'illuminismo. I principali esponenti sono Bentham e Cesare Beccaria.
Quest'ultimo spiega il fenomeno criminale partendo dalla scelta individuale del soggetto.
Si ha infatti una visione utilitaristica che emerge nell'epoca, l'edonismo (la ricerca del piacere
dell'individuo) e l'idea che sia lo stato ad essere al servizio del cittadino.
Beccaria tiene quindi conto di queste ideologie, risultandone influenzato durante la scrittura di "Dei
Diritti e Delle Pene".
Il diritto penale ha la funzione di prevenire i crimini attraverso le pene, cercando di deviare il
calcolo costi benefici.
La scuola classica è caratterizzato anche da ideologie umanitarie, si cercava infatti di evitare inutili
crudeltà. Le pene inutilmente crudeli dovevano essere evitate, perché la funzione del diritto era
quello di evitare il crimine e ciò deve avvenire attraverso il principio di deterrenza. Secondo
Beccaria si doveva cercare quindi di emettere pene certe e rapide. Questo perché altrimenti
l'individuo, nella speranza di godere dei benefici del comportamento criminale, e con la
consapevolezza di poter sfuggire a una pena o di poter godere a lungo dei benefici, potrebbe
essere portato a delinquere.
La scuola classica è più una teoria conflittuale, perché parte dal presupposto che gli individui
agiscano per il loro interesse e ciò li porta a creare conflitto.
Oggi giorno le teorie classiche sono state riscoperte, portando a un movimento "neoclassico". Tale
indirizzo si è sviluppato soprattutto degli USA. Le politiche repressive degli Stati Uniti sono infatti
frutto delle idee di trasgressione delle norme in base a scelte razionali.

La scuola positiva
Essa si è sviluppata in contrapposizione alla scuola classica a fine 1800.
La cultura umana è caratterizzata da fasi, da orientamenti che si affermano e poi vengono negati.
Un esempio ne è il movimento illuminista, che si è mosso sulla base di voler cambiare la società,
volendo cambiare la società. Dopo di esso è emerso il romanticismo, che cercava di recuperare i
valori pre-illuminismo. Dopo di esso, emerge il positivismo, che in parte nega il romanticismo.
La scienza dopo la metà del 1800 aveva dimostrato di poter risolvere i problemi dell'umanità.
Il sapere scientifico è basato su metodi di conoscenza rigorosi. La scienza applica infatti io metodo
empirico nella ricerca, basato sull'osservazione dei fatti, i quali vengono sottoposti ad analisi
quantitative e ad esperimenti.
Il metodo scientifico è stato applicato prima negli ambiti delle scienze naturali, poi a fine 1800 si è
iniziato a pensare di usare tali metodi anche per la società e la realtà umana.
Si cerca quindi di studiare i fenomeni sociali allo stesso modo dei fenomeni naturali.
Il positivismo fu inaugurato dagli statistici, che elaborarono delle statistiche criminologiche.
Tali statistiche evidenziavano delle regolarità riguardanti i reati e gli autori dei reati.
Le percentuali dei crimini confrontate di anno in anno non variavano. Sulla base della regolarità di
queste statistiche si iniziò a pensare che i fattori esplicativi della criminalità fossero legati a fattori
ambientali, ossia esterni all'uomo.
Se la criminalità dipendesse dalla libertà umana, non si arriverebbe a dei dati così regolari.
L'impostazione del positivismo si deve quindi agli statistici, mentre la sua nascita vera e propria si
ebbe con Cesare Lombroso. Quest'ultimo iniziò a intuire che vi fossero delle relazioni tra
comportamenti e tratti fisici della persona, arrivando alla teoria dell'atavismo, per il quale il
comportamento criminale fosse da mettere in relazione con malattie ereditarie di tipo biologico. In
particolare si trattava dell'atavismo e delle tare ataviche.
In questo senso viene quindi meno la responsabilità individuale in quanto guidato da una malattia.
Ciò vuol dire che l'individuo non è moralmente responsabile delle sue azioni, e di conseguenza
non ha senso l'applicazione del diritto penale, il quale si basa sul diritto penale.
Nasce quindi una visione deterministica, per la quale l'individuo si comporta in un determinato
modo prestabilito, e nega quindi la libera scelta dell'essere umano.

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