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L'italiano

L'Italia nel medioevo era plurilingue, erano attive infatti a livello letterario e non piu varieta
linguistiche, altre
varieta italoromanze. Il dibattito sulla lingua e particolarmente vivo in Italia tra il XVI e il XIX sec.,
all'inizio il
nucleo della questione e se il volgare possa avere la stessa dignita letteraria del latino: risponde
positivamente
Dante, primo linguista italiano, a cui si contrappongono gli umanisti sostenendo che il volgare sara
soggetto a
continue variazioni e poco adatto quindi alla letteratura. Nei secoli XIV e XV l’Italia offre ancora
un panorama
plurilingue, soggetto a notevoli mutamenti linguistici dovuti a fattori sociali ed economici: per
esempio
l'inurbamento di grandi masse contadine influenza la lingua cittadina.
Nel XVI secolo la domanda non e piu latino o volgare, ma 'quale volgare'? La risposta viene dal
patrizio
veneziano Pietro Bembo che nelle sue Prose della volgar lingua (1525) auspica l'uso del fiorentino
trecentesco,
cosi come codificato da Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa. La scelta di Bembo incontra
degli
oppositori, che sono a favore della lingua cortigiana.
Il francese
La Francia era nel medioevo plurilingue: non solo divisa tra langue d'oc al sud e langue d'oil al nord
ma
frazionato in numerose varieta linguistiche. La langue d'Oil comprende il piccardo, normanno,
champenois,
vallone, lingua dell’Ile de France; sono tutte lingue usate sia a livello scritto che orale, perche il
latino era la
lingua di riferimento per usi documentari e pratici. Durante il XIII sec. Parigi diventa punto di
riferimento politico
ma anche linguistico, siccome la citta diventa punto d'incontro tra genti di origine diverse. L'autorita
del re
aumenta e con il passare del tempo la lingua del sovrano sostituisce il latino. E un processo lento e
l'importanza di
Parigi non intacca il plurilinguismo della Francia medievale. Nel 1539 Francesco I promulga
l’Ordonnance
general en Matiere de Justice et de Police, che rappresenta l'atto di nascita del francese come lingua
ufficiale
dell'amministrazione e della giustizia, ed e la prima manifestazione di una politica di centralismo
linguistico. L'
ordinanza contiene 2 articoli (110,111) che rendono obbligatorio il langaige maternel fracois in tutti
gli atti
pubblici.
Sul versante letterario, gli umanisti desiderano rinnovare i fausti della letteratura classica, ma si
rendono conto di
non poter rivaleggiare con gli autori latini e greci usando la loro lingua; questo perche la lingua
deve essere
regolamentata, cioe che diventi una grammatica. L'opera di grammaticalizzazione inizia nel VI sec.;
il primo
tentativo e ad opera del tipografo Jeoffrey Tory con l'opera intitolata Champ Fleury 1529 con cui
propone alcune
norme generali per la lingua e un canone di autori che servisse da modello. Un altro problema e che
gli autori
antichi (francesi) non possono essere presi in considerazione perche il francese ha avuto
un'evoluzione molto
significativa nel periodo che corre dal medioevo al rinascimento, dunque la lingua antica non e un
modello
proponibile.
Nel 1549 con la sua Deffence et Illustration de la langue Francoyse, Joachim Du Bellay propone
come modello la
lingua dei poeti della Pleiade, ma il tentativo fu un insuccesso perche i nuovi poeti usavano un
linguaggio
ricercato.
Nella trattistica successiva prevarra il modello della lingua parlata dalle persone colte che vivono a
corte, le quali
non solo escludono le forme dialettali ma risalgono a forme piu puramente etimologiche. Le
caratteristiche della
nuova lingua francese dovevano essere la chiarezza , la purezza , la proprieta, secondo il poeta
Francois
Malherbe, che si assunse la missione di depurare e disciplinare la lingua francese: egli voleva che
fossero espulsi i
regionalismi, i dialettismi, gli arcaismi, i neologismi e i termini tecnici che invece erano accolti nel
francese del
XVI sec. ; i grammatici codificano il cosiddetto bon usage particolarmente significativo e il
contributo di Claude
Favre de Vaugelas. Nel XVI sec. si va alla ricerca di una lingua classica, invece Vaugelas consacra
l'uso vivo del
francese parlato a corte dalle persone colte. Gli autori rimangono in secondo piano, e devono
conformarsi al bon
usage della corte. Vaugelas sostiene che la conoscenza del greco e del latino puo rivelarsi
controproducente nello
stabilire la buona norma. Il bon usage e aristocratico, e parigino e serve alla comunicazione, esclude
tecnicismi ed
arcaismi ed e aperto ai neologismi.
Nel 1635 Armand Jeanne du Plessis de Richelieu fonda l'Academie Francaise, con il compito di
fornire un
vocabolario (il primo nel 1694) di una grammatica e di norme stilistiche e retoriche.
Gli scrittori del '700 consacrano definitivamente la lingua, che diventa il modello da seguire.
Durante la
rivoluzione la politica linguistica fu conservatrice. Il francese si diffonde, diventa la lingua di tutti,
ma e ancora la
lingua de l'ancien regime. La politica linguistica dei rivoluzionari ha l'obiettivo di diffondere il
francese in modo
capillare perche ci sia una reale identificazione. Il processo di unificazione si intensifica tra il XVIII
e il XIX sec.
i rivoluzionari si sforzano per estirpare i patois (dialetti) progettano un piano di diffusione
dell'insegnamento

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