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ASIA – PACIFICO: REGIONE EMERGENTE

LUOGHI, CULTURE, RELAZIONI


A cura di Dino Gavinelli e Alice Giulia Dal Borgo

1. L’Asia - Pacifico: riflessioni su uno spazio regionale emergente

1.1 Uno spazio geografico eterogeneo e sottoposto a rapidi cambiamenti


Il termine “Asia – Pacifico” è una nuova denominazione geografica comparsa attorno al 1980
che si sovrappone alle tradizionali classificazioni. Questa macroregione comprende le aree
asiatiche costiere del Pacifico (dallo stretto di Bering alla Nuova Guinea), alcuni arcipelaghi
(Giappone, Filippine, Indonesia), l’isola di Taiwan, L’Australia, la Nuova Zelanda e
numerosissime isolette che, secondo una convenzione figlia del colonialismo, vengono definite
con i termini di Micronesia, Melanesia e Polinesia.
Quest’area risulta molto eterogenea fisicamente, culturalmente, politicamente ed
economicamente.
L’Asia – Pacifico è oggi una delle macroregioni più dinamiche del pianeta, al punto che si sta
sostituendo all’Atlantico del Nord nel ruolo di regione chiave del sistema economico mondiale.

1.2 Uno spazio geopolitico complesso ed emergente


L’attuale trasferimento delle correnti dello sviluppo verso l’area del pacifico è da attribuire, su
scala globale, al superamento del bipolarismo Est-Ovest e alla comparsa di un mondo
globalizzato ed internazionale, e su scala locale, alla nascita di organismi di cooperazione
intergovernativi tra i paesi dell’area (che hanno così favorito aree di libero mercato e accordi
commerciali), all’operato delle grandi imprese cinesi e giapponesi, ai processi di decentramento
e delocalizzazione produttiva nel sud-est asiatico.

Principali paesi dell’area:


- Cina
E’ il più importante attore della regione e uno dei protagonisti della scena globale,
rappresentando un possibile antagonista diplomatico-militare per gli Usa.
Il rapido sviluppo economico del paese ha comportato la comparsa di squilibri territoriali
tra le regioni costiere orientali più industrializzate, le cosiddette Zone Economiche Speciali
(aree dotate di una legislazione economica differente da quella in atto nella nazione di
appartenenza), e le zone agricole, arretrate e marginali.
- Taiwan
Sede dal 1949 degli oppositori al regime cinese e quindi stato protetto politicamente e
militarmente dagli Usa.
- Russia
L’area della Russia appartenente a questa macroregione è quella siberiana. L’importanza di
tale zone è aumentata notevolmente negli ultimi anni a causa dell’indipendenza delle ex
repubbliche sovietiche in Europa, per l’interesse della Cina nel controllo dell’area e per le
imponenti risorse naturali che vi si trovano.
- Giappone
Nonostante gli ostacoli fisici e la mancanza di materie prime, il Giappone è una delle
potenze economiche mondiali. Ciò è stato possibile grazie a una legislazione avanzata,
investimenti nella ricerca e un forte senso del dovere della comunità.
Molte attività produttive sono state decentrate in paesi circostanti a causa della mancanza
di spazio; tutti i paesi dell’area hanno dunque stretti legami economici col Giappone.
- Penisola Coreana
E’ Divisa dal 1953 in Corea del Nord, poco sviluppata, con una politica militare aggressiva e
sostenuta dalla Cina, e Corea del Sud, basata su un modello capitalista, appoggiata dagli
Usa e economicamente tra i paesi più dinamici dell’intera macroregione.
- Sud Est Asiatico (Indonesia, città stato di Singapore, etc)
Regione cerniera tra l’Asia continentale e l’Oceania, essa è densamente popolata, in forte
espansione economica e in stato di modernizzazione anche se ancora fortemente basata su
una civiltà del riso.
- Australia e Nuova Zelanda
I due stati hanno conosciuto il dominio coloniale britannico, l’influenza della cultura
anglosassone e una forte immigrazione europea e grazie alla grande disponibilità di materie
prime sono due tra i sistemi socioeconomici più sviluppati al mondo.
- Isole del Pacifico del Sud
Isole variegate ed eterogenee caratterizzate da crescita demografica incontrollata,
dipendenza dal turismo e forti squilibri economici e sociali.
2. L’obiettivo 5 del Millennio: luci e ombre sulla riduzione della mortalità
materna nel Pacifico meridionale

2.1 Gli Obiettivi del Millennio


Nel 2000, i 189 membri delle Nazioni Unite hanno firmato la Millennium Declaration,
impegnandosi in 8 obiettivi da raggiungere entro il 2015:
- Eliminare la povertà e la fame
- Raggiungere l’istruzione elementare universale
- Promuovere l’uguaglianza tra i sessi
- Diminuire la mortalità infantile
- Migliorare la salute materna
- Combattere l’AIDS e altre malattie
- Assicurare la sostenibilità ambientale
- Promuovere la cooperazione mondiale per lo sviluppo

2.2 L’obiettivo 5, la salute materna


La millennium Declaration è il primo documento a livello mondiale in cui la salute materna
divenga oggetto di azione internazionale.
In essa, tale obiettivo si compone di due targets:
- target 5A, diminuire la mortalità materna del 75% (dal 1990 al 2015)
- target 5B, garantire a tutte le donne l’accesso alla salute riproduttiva

Mortalità Materna = morte di una donna in attesa di un figlio o entro 42 giorni dal termine
della gravidanza.
L’Oceania è la terza macroarea maggiormente colpita da Mortalità Materna, dopo Africa Sub-
Sahariana e Asia Meridionale.

2.3 Le isole del Pacifico Meridionale: un laboratorio per l’osservazione della Mortalità Materna
La frammentazione del territorio e la dispersione delle isole comportano problemi di
accessibilità e disponibilità dei servizi sanitari e di assistenza.

Cause della Mortalità Materna:


- Dirette, se la morte avviene in seguito a complicazioni di tipo medico-ostetrico.
Esempi: emorragie, infezioni, ipertensione, parto difficile, etc.
- Indirette, perché la famiglia e la società non garantiscono alla donna assistenza e
sostentamento adeguati ad una gravidanza.
Esempi: aborto non sicuro, AIDS, mancato accesso all’acqua potabile, scarsa alimentazione.

2.4 Troppi ritardi


Per ridurre la mortalità materna è necessario un approccio “lifecycle”, cioè che assista la madre
prima, durante e dopo il parto.
Occorre poi ridurre al minimo i tre ritardi che portano alla morte delle madri:
1) Molte donne partoriscono da sole e in caso di complicazioni giungono in ospedali in
condizioni ormai troppo gravi.
Cause del ritardo: incapacità di comprendere quando è necessario chiedere aiuto, barriere
culturali che portano a intendere il parto come atto intimo da vivere nella casa.
Occorre: implementare la rete di formazione e informazione.
2) Impossibilità di ricevere assistenza specializzata durante la gravidanza e il parto.
Cause: scarsa disponibilità di personale, costi delle cure mediche, barriere geografiche
(lontananza degli ospedali).
3) Difficoltà del personale sanitario di fornire diagnosi e cura dei problemi.
Cause: mancati investimenti statali nella sanità, carenza personale medico (che emigra).
Occorre: che la salute materna divenga una priorità a livello politico, così che venga
introdotta nei programmi di sviluppo e diventi un obiettivo per il quale vengano mobilitati i
budget governativi.

2.5 Troppe carenze


Carenze che influiscono sulla mortalità materna:
- Cure e visite prenatali
- Contraccezione
Elevato tasso di fecondità totale (= più figli,più parti e più rischi di mortalità materna).
Gravidanze ravvicinate = maggiori complicazioni
Gravidanze indesiderate = rischi di morte connessi all’aborto e all’aborto illegale.
Gravidanze nelle giovani = rischi maggiori legati all’immaturità fisica
 Sono necessari un servizio di family planning (possibilità per le coppie di controllare le
gravidanze), programmi di educazione sessuale e ampliamento della disponibilità dei
servizi.
- Condizioni generali di salute
Favorisce la mortalità materna la diffusione di malattie come l’AIDS, la sifilide, la tubercolosi
e la malaria. Una donna affetta da tali malattie affronta maggiori rischi nel momento del
parto e può essere oggetto di meno cure a causa della discriminazione sociale.

2.6 Scarso impegno


Altri fattori che indirettamente favoriscono la mortalità materna:
- Povertà e mancato soddisfacimento dei bisogni primari
- Basso livello di istruzione e informazione
- Restrizioni nella libertà personale della donna

 PER RIDURRE LA MORTALITA’ MATERNA:


- PROMUOVERE LA DIFFUSIONE E IL MIGLIORAMENTO DEI SERVIZI SANITARI
- SVILUPPARE SERVIZI PER IL MIGLIORAMENTO DELL’INTERA VITA DELLA DONNA (istruzione,
alimentazione, libertà di scelta)

2.7 Limiti e difficoltà di rilevamento dei dati


Molti casi di morte dovuta in modo indiretto alla gravidanza, vengono registrati facendo
riferimento ad altre cause, sfuggendo così alla rilevazione.
La mortalità materna è dunque fortemente sottostimata.
2.8 Morti ingiuste, cause prevenibili, conseguenze rimediabili
Cause:
- Mancata assistenza specializzata al momento del parto
- Mancanza di personale sanitario
- Mancati investimenti nel settore sanitario
- Lontananza geografica dei centri di assistenza
- Scarso empowerment femminile
- Alti livelli di fecondità
- Interesse scarso per il fenomeno
Aree di intervento:
1) Family planning, cure prenatali, contraccezione e aborto sicuro
2) Ampliare la disponibilità di personale ostetrico
3) Garantire servizi di emergenza per la cura di complicazioni

Perché va combattuta la mortalità materna?


- Il diritto alla vita è inderogabile
- La madre è il fulcro della famiglia e influenza il benessere dell’intero nucleo famigliare
- Un bambino la cui madre muore durante il parto, ha probabilità di morire entro i due anni
10 volte in più di un bimbo che cresce con la madre.
3. Cluster della conoscenza, tra flussi e nodi. Elementi dell’agglomerazione
urbana e innovazione economica nell’Asia – Pacifico

L’area dell’Asia - Pacifico è un’importante attore economico nelle dinamiche globali contemporanee. Nella
regione coesistono realtà economiche molto diverse: sono presenti economie avanzate (Giappone), paesi di
nuova industrializzazione (Corea, Taiwan, Hong Kong, Singapore) e paesi in via di sviluppo (Cina, Indonesia).
I principali settori che hanno reso possibile la generale crescita economica dell’area sono quelli ad alto
contenuto di innovazione e tecnologia, la cosiddetta economia della conoscenza (= settori economici che si
basano sul ruolo del sapere e del capitale umano. Esempi: produzioni informatiche e high-tech, consulenza,
servizi finanziari, formazione, salute.)

3.1 L’economia della conoscenza


Il sapere è la precondizione per lo sviluppo dell’economia della conoscenza e di settori
produttivi legati all’innovazione tecnologica.
Si possono distinguere due tipi di sapere:
- Esplicito o codificato, cioè trasferibile da una persona all’altra e da un luogo all’altro senza
modificarsi.
- Implicito o tacito, cioè quel sapere frutto delle esperienze e delle competenze personali che
può essere appreso solo attraverso l’osservazione diretta e l’interazione personale.

Il sapere implicito è particolarmente importante nei settori economici dell’innovazione


tecnologica, che tendono quindi a concentrarsi spazialmente in aree economiche, così da avere
accesso a tale forma di sapere grazie all’interazione con partner ( attori di fasi diverse della
catena produttiva) e concorrenti (attori della stessa fase).
La conseguenza di tale tendenza alla vicinanza spaziale è la formazione di cluster, ovvero
agglomerazioni di attori interconnessi tra loro, appartenenti a specifici settori e le relative
istituzioni.

L’economia della conoscenza nell’area Asia – Pacifico segue due modelli di sviluppo:
1) Intervento di attori esterni e investimenti stranieri
2) Sviluppo di forze endogene, come la promozione del sistema scientifico locale.

3.2 L’agglomerazione spaziale e i flussi di sapere


Le interazioni tra gli attori dell’economia della conoscenza possono assumere diverse forme, in
base al rapporto che essi hanno con il cluster, cioè con la scala locale.
1) Cooperazione verticale con la casa madre occidentale, senza sviluppare contatti con
aziende locali (forma passiva).
2) Cooperazione con attori locali, soprattutto i centri del sapere, come università ed istituiti di
ricerca (forma attiva).
3) Rapporti sia con attori locali che stranieri (forma mista).

Caratteristiche dei settori dell’economia della conoscenza sono il carattere urbano e la


vicinanza.
Nelle città si concentrano attori locali e internazionali, istituzioni e infrastrutture.
La vicinanza, intesa come distanza fisica ma anche relazionale (tempi di spostamento), facilita
invece i contatti e la cooperazione.

La formazione di reti economiche, se da un lato contribuisce allo sviluppo delle economie locali,
dall’altro accentua le disparità socio-economiche tra le città e le aree circostanti.

3.3 L’elemento urbano


L’economia della conoscenza è un settore principalmente urbano. Essa stimola alla
concentrazione spaziale, porta alla formazione di parchi scientifici e tecnopoli e alla
concentrazione di capitali e di capitale umano nelle città.
Conseguenze della concentrazione spaziale:
- Aumento del lo squilibrio tra città e aree rurali
- Diminuzione de i rapporti tra città e campagne che genera una frammentazione territoriale
in base alle funzioni svolte dalle varie zone.
- cambiamento fisico e simbolico del paesaggio urbano (simbologia del luogo basata sullo
stile di vita degli attori economici)
- riconversione e recupero di aree industriali dismesse per creare poli tecnologici

3.4 Le relazioni informali: guanxi e cultura locale


L’interazione economica è sempre influenzata da una componente socio-culturale, come nel
caso della pratica del guanxi in Cina.
Guanxi = ripetuti scambi di favori e doni, che creano un senso di debito e obbligazione
reciproci.
Questa pratica basata su rapporti informali consente di limitare i comportamenti
opportunistici, ma porta a una dipendenza degli attori economici verso i propri contatti.
Essa inoltre può diventare fonte di incomprensione, soprattutto con coloro che provengono la
culture diverse.
4. Popolazioni native e turismo nell’Asia - Pacifico: alcune esperienze tra gli
aborigeni d’Australia

Nella regione Asia – Pacifico vive il 61% della popolazione mondiale e la regione comprende gli unici due
stati ad aver superato il milione di abitanti, la Cina e l’India.
In un simile contesto, le popolazioni native dell’area (circa 240 milioni di persone divise in più di 500 gruppi
etnici) rappresentano un insieme molto vulnerabile.
Esse non hanno uguali possibilità di accesso ai servizi primari e sono confinate ai margini di una società
sempre più globalizzata. Lo sfruttamento degli ecosistemi limita inoltre la loro possibilità di svolgere attività
tradizionali legate alla terra, innescando un processo di perdita di integrità culturale.
Un turismo culturale e sostenibile, però, può essere un tentativo di reintegrazione e di sostentamento per
tali popolazioni.

4.1 Il turismo nell’Asia – Pacifico: un quadro sintetico


L’area è la seconda macroregione più visitata al mondo, attirando il 23% dei turisti mondiali totali
all’anno.

4.2 Popolazioni native e turismo culturale in Australia


Def. Turismo culturale = forme di turismo che prevedono attività relative al patrimonio
architettonico, alle produzioni artistiche , alle tradizioni e ai gruppi etno-culturali del luogo.

Il turismo culturale australiano è il cosiddetto indigenous tourism, cioè il turismo che ha per oggetto
le comunità aborigene del paese. Esso costituisce un settore chiave del turismo australiano ed è
sempre più favorito dagli enti governativi ,in quanto fonte di sostentamento economica per molte
comunità aborigene, attraverso iniziative e politiche diverse:
- Valorizzazione delle produzioni artigianali
- Kennedy Report, 1986 (politica nazionale mirata all’inserimento di impiegati aborigeni nel
settore)
- Creazione di siti, parchi e aree turistiche a tema etnico-culturale
- Istituzione dell’ente Indigenous Toursm Australia, 2005
Per gli aborigeni il turismo culturale è un’opportunità di entrare a far parte di flussi economici,
consente ai giovani di restare a vivere nella propria terra, evitando fenomeni di spopolamento e di
perdita dell’identità culturale.
Spesso, però, tali forme di turismo sono considerate poco autentiche e destinate ad alimentare gli
stereotipi internazionali della cultura aborigena.

4.3. Paesaggio e turismo culturale nella foresta pluviale del Queensland


Def. Paesaggio culturale = paesaggio artificiale che i gruppi culturali creano nell’abitare una terra
(ex. Paesaggi agrari, spirituali, di ideologia politica, etc.)
Nella concezione aborigena paesaggio naturale e paesaggio culturale coincidono. Un paesaggio in
cui gli elementi fisici sono stati creati da spiriti ancestrali diventa simbolico, sacro, profondamente
legato alla comunità e dunque culturale.
Il furto del paesaggio compiuto dai colonizzatori europei in Australia, dunque, diventa furto
culturale.
La foresta pluviale del Queensland (patrimonio dell’Unesco dal 1988) è un paesaggio culturale nel
quale elementi naturali sono intrecciati ad aspetti spirituali e religiosi, creando i “luoghi della
memoria”.
Il turismo culturale viene visto dagli aborigeni del luogo come opportunità economica e di
mantenimento della propria cultura. I risultati però, non sono quelli sperati ed essi non traggono
che minimi benefici dall’industria turistica.
Esempi di turismo culturale nell’area:
1) Tjapukai Aboriginal Cultural Theme Park
Parco dedicato alla cultura degli aborigeni (teatro, museo,galleria d’arte e campo aborigeno
tradizionale). Nei pressi della città. 80% impiegati aborigeni.
2) Kuku Yalanji Dreamtime Tours
Operatore turistico composto interamente da aborigeni. 4 attività principali: escursione a piedi
nella foresta,momento di conversazione, centro informazioni, teatro. Ai margini della foresta
pluviale.

4.4 Riflessioni
Differenze tra le esperienze:
1) Prodotto standardizzato per il turismo internazionale (vicinanza alla città). Esperienza poco
autentica che semplifica, adatta la cultura aborigena alle aspettative stereotipate del turista.
 Segue le logiche del mercato del profitto
2) Lontana dalla mete turistiche tradizionali. Alto livello di interazione e scambio con la guida
aborigena.
 Volontà di condividere la cultura aborigena senza mercificarla
5. Forme e dilemmi del dono a Futuna (Polinesia Occidentale). Una rilettura
etnografica di Marcel Mauss

5.1 Un lembo di Europa nei Mari del Sud


Futuna è un’isola della Polinesia Occidentale appartenente alla Collettività D’Oltremare
Francese dal referendum del 1959. L’isola presenta un’organizzazione politica complessa: qui
convivono istituzioni coloniali e tradizionali. Essa infatti è divisa in due chefferies (Alo e Sigave)
guidate da due capi supremi o re.

5.2 Le gaffes di un antropologo in una cultura del dono


La cultura di Futuna è basata sul dono, cioè una prestazione di beni o servizi effettuata senza
garanzia di restituzione, al fine di creare e alimentare il legame sociale tra persone. Esso non ha
nulla a che vedere con dono disinteressato e gratuito; ciò che lo differenzia dallo scambio di
mercato è il fatto che si tratta di uno scambio differito e privo di un’equivalenza prestabilita.
Futuna dunque è una società senza mercato, dove i prodotti circolano mediante i circuiti del
dono.
Questo non vale, però, per le merci di recente importazione, che rientrano invece nelle sfere di
scambio del mercato sul modello occidentale.

5.3 Forme del dono cerimoniale


A Futuna il dono è un fenomeno che investe, oltre all’economia, anche la politica e la religione.
In ambito religioso sono presenti due forme di dono o scambio cerimoniale:
- Katoaga = cerimonie molto antiche di redistribuzione di beni in occasione di feste religiose
- Kelemesi = Festival di danze in cui vengono cantati i nomi dei capi che sono chiamati a
donare del denaro (di origine più recente). I fondi raccolti vengono usati per il bene
pubblico (infrastrutture, ristrutturazioni, etc)

5.4 L’ipertrofia del dono


L’impatto della globalizzazione ha comportato un’ipertrofia del dono, un moltiplicarsi delle
cerimonie e delle somme distribuite in esse. Questo fenomeno è la risposta locale alla crescenti
disuguaglianze economiche create dall’imporsi della MiRAB economy. Il dono cerimoniale,
così, ha il compito di arginare tali disuguaglianze, portando i capi e i ricchi a donare denaro alle
famiglie più in difficoltà.
Perché i lavoratori salariati si sentono in dovere di donare denaro alle cerimonie? A causa della
nozione di FATOGIA (= cittadinanza). Assumere la fatogia significa entrare a far parte della vita
sociale, con i sui diritti e doveri.

5.5 Il dilemma del commerciante


Per sfuggire alla logica del dono, la soluzione più semplice è l’emigrazione; ma è possibile
rifugiarsi in una logica utilitaristica rimanendo sull’isola? Questa domanda si riflette nel
“dilemma del commerciante”: nelle economie basate sul dono il commerciante è
perennemente in tensione tra la necessità di rispettare il principio di reciprocità e di
accumulare capitale attraverso il profitto.
5.6 Vie di fuga e ritorno
Nove imprese su 10 a Futuna falliscono nel giro di due anni per l’impossibilità di accumulare
capitali a causa del credito verso i clienti.
Come dunque sottrarsi al dilemma del commerciante e alla logica del dono?
- Essere stranieri
- Conversione religiosa
- Emigrazione
6. Didattica della geografia di realtà territoriali lontane. La Corea del Nord: un
regno eremita in una regione in fermento

6.1 Didattica generale e didattica disciplinare: la presenza della geografia nel curricolo d’istituto
Nel settembre 2012 sono state emanate le “Indicazioni Nazionali per il Curricolo della scuola
dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione”, un documento che fornisce le linee guida entro cui
verranno progettate le attività didattiche dei singoli istituti e docenti.

La principale novità è la rilevanza che viene ad assumere il concetto di competenza.


Ciò comporta:
- Sul piano metodologico
 moltiplicazione degli strumenti didattici
 Perdita di importanza della lezione frontale < altre tecniche (gruppi di lavoro)
- Nel campo tematico:
 Conoscenza, interpretazione della realtà circostante
 Approccio interdisciplinare

Le discipline geografiche, inoltre, assumono un ruolo centrale nel documento. Esse infatti,
considerate a lungo discipline di cerniera, diventano uno strumento privilegiato per
contrastare la frammentazione del sapere e favorire un apprendimento interdisciplinare.

6.2 I valori della didattica della geografia


Scopi della geografia:
- Imparare ad imparare.
La geografia non vuole insegnare nozioni, ma vuole fornire metodi di utilizzo e confronto
delle informazioni disponibili. La geografia vuole portare i ragazzi a saper riflettere in modo
da imparare a risolvere i problemi territoriali, a saper osservare per individuare e spiegare i
rapporti uomo-ambiente.
- Obiettivo sociale: compito morale in un’ottica democratica, formazione del senso di
cittadinanza attiva.
- Educazione al rispetto dell’ambiente e allo sviluppo(valorizzazione biodiversità, limitatezza
risorse naturali, impatto umano sull’ambiente)

6.3 Teorie, metodi e strumenti applicativi della geografia moderna


L’approccio costruttivista (Dewey, Piaget, Vygotski) propone diverse teorie e metodi di
apprendimento in cui il soggetto è il discente, non il maestro:
- Probel-based learning = applicazione di studio e conoscenze per risolvere problemi reali
- Cooperative learning = apprendimento attraverso l’interazione tra pari
- Ricerca-azione = ipotesi da verificare poi sul terreno
IL CASO DELLA COREA DEL NORD

6.4 Obiettivi, metodi e strumenti


Obiettivi di conoscenza - temi come il nazionalismo, l’embargo, la dittatura, etc.
- caratteristiche fisiche del territorio
Obiettivi di competenza e capacità – capacità di interpretare aspetti del paesaggio culturale
coreano

6.5 Le attività didattiche


- Riferimenti a recenti fatti di cronaca
- Analisi morfologico - territoriale
- Storia nordcoreana
XVII sec. Stato vassallo dell’impero cinese e conseguente isolamento (-> Regno Eremita)
1910 dominio giapponese -> paese sottomesso, lager in Manciuria, sfruttamento
1945 divisione delle due Coree: nord sotto URSS, sud USA.
1945/1970 anni della fondazione -> regime dei Kim, guerra di Corea (1950/53),
demarcazione del confine al 38° parallelo
1970/2000 anni della crisi -> carestie,crisi economica, estrema povertà
- Aspetti politici e sociali
Caratteristiche della dittatura dei Kim, l’ideologia, il principio di autosufficienza,
l’isolazionismo, l’autoritarismo, il culto della personalità, la propaganda, assoggettamento
della popolazione (ex. mancanza illuminazione)
- Analisi delle trasformazioni territoriali operate dalla dittatura
7. Il Pacifico francofono: vecchi legami e nuove aperture

7.1 I territori francesi nel Pacifico: un insieme regionale eterogeneo


I territori politicamente assegnati alla Francia nel Pacifico sono la Nuova Caledonia, Wallis e
Futuna e la Polinesia Francese.
Questi quattro territori permettono alla Francia di esercitare il potere di stato sovrano su uno
spazio marittimo di 7 milioni di km2, la seconda ZEE (def. = Zona Economia Esclusiva, porzione
di acque marine adiacente allo stato nel quale lo stato stesso esercita diritti sovrani) per
superficie al mondo, dopo quella degli USA.

Tratti comuni di questi territori:


-rapido aumento della popolazione
- forti squilibri socio-economici
- importante ruolo geostrategico
Nonostante queste caratteristiche simili, questi quattro paesi sono fortemente eterogenei e
diversificati.

NUOVA CALEDONIA
E’ il territorio più importante del Pacifico Francese grazie alle sue attività variegate economiche:
produzione mineraria, sfruttamento forestale, agricoltura, allevamento, pesca e turismo.
Nel 1984 iniziò qui un conflitto tra Kanak (popolazione autoctona, 44%), decisi a reclamare
l’indipendenza, e Caldoches (popolazione di origine francese, 34%), che mirano a una maggiore
integrazione con la madrepatria.
La situazione politica è migliorata con la concessione dello statuto di POM, Paese d’Oltre Mare,
che conferisce ampia autonomia e con gli accordi di Noumea (1998) che hanno introdotto il
principio di sovranità condivisa.
Un grande problema è quello della rapida urbanizzazione, che porta alla formazione di periferie
degradate e sovrappopolate.
Il turismo si è sviluppato in forme tardive e presenta potenzialità non ancora pienamente
sfruttate, grazie alla varietà del patrimonio paesaggistico del luogo. Si sta realizzando, però,
soprattutto un’offerta turistica d’elite che mira a rispondere agli stereotipi classici sul Pacifico,
precludendo ai turisti un reale contatto con il reale mondo melanesiano.

WALLIS E FUTUNA
Wallis e Futuna sono un gruppo di piccole isole in cui convivono un regime tribale e istituzioni
francesi. Questi due elementi sono integrati nel modello di gestione amministrativa del
distretto.
Le attività economiche principali sono l’agricoltura, l’allevamento e la pesca.

POLINESIA FRANCESE
E’ un insieme di circa 120 isole; gli arcipelaghi principali sono quelli delle Merchesi e della
Società. Si tratta di isole vulcaniche e atolli ricchi di densa vegetazione, spiagge, barriere
coralline e villaggi di pescatori. L’unico centro è la capitale, Papeete, che ospita il 50% della
popolazione.
Il territorio non ha molte fonti di sostentamento economico. Alla fine degli anni ’90, però, la
chiusura del centro di esperimenti nucleari di Mururoa, dopo aver creato una forte
disoccupazione, sta avviando in positivo una maggiore differenziazione delle attività
produttive.
L’attività più redditizia rimane la pesca, essendo la Polinesia Francese in una delle aree più
pescose del pianeta.

7.2 Il futuro dell’oltremare francese nel nuovo contesto dell’Asia – Pacifico


-Politiche di cooperazione per aprirsi al commercio con nuovi partner asiatici.
-Ruolo singolare nel settore culturale e turistico per il ruolo di ponte tra “francesità” europea e
“tropicalità”.

7.3 Conclusioni
Nuova Caledonia e Polinesia Francese -> influenza equilibrata tra tradizioni locali e influenze del
colonialismo.
Wallis e Futuna -> chiusa nella sua autarchia
Vera grande ricchezza di questi territori = paesaggio, patrimonio culturale
Ma lo sfruttamento economico ha comportato numerosi aspetti negativi: l’ambiente naturale è
degradato e le società locali sono fortemente acculturate al modello occidentale.
8. La municipalità di Chongqing: 2012, il crollo di un mito?

8.1 Premessa
La città di Chongqing è la più popolosa delle quattro municipalità della Rep. Popolare Cinese.
Per la prima volta, nel 2012, i tradizionali silenzi mediatici e le notizie filtrate, hanno lasciato
spazio a una fuga di notizie e una risonanza mediatica sconosciuta prima e fortemente
combattuta dall’ambiente cinese.

8.2 I personaggi
Bo Xilai = membro dell’aristocrazia del partito comunista che costruisce la sua carriera
attraverso la spregiudicatezza. Nel 2007 diventa capo della municipalità di Chongqing.
Gu Kailai = moglie di Bo. Nel 2011avvelena un cittadino britannico sospettato di spionaggio per
evitare di poter essere ricattata.
Il caso viene alla ribalta provocando una forte tempesta mediatica.
La donna, rea confessa dell’omicidio, viene condannata a morte, pena poi trasformata in
ergastolo.
Bo viene espulso da ogni carica accusato di corruzione, abuso di potere e appropriazione
indebita.

8.3 Chongqing, una capitale, un modello, e il teatro di un dramma


Chongqing diventa municipalità autonoma nel 1998 e vanta una storia gloriosa basata sullo
spirito ribelle e combattivo dei suoi abitanti.
La città è uno dei poli industriali maggiori della Cina, possiede modelli commerciali ed
economici molto vicini a quelli occidentali ed è soprannominata “Chicago del Fiume Azzurro”.

Con l’arrivo di Bo nel 2007, da un lato vengono avviati progetti di cura dell’ambiente, per il
miglioramento delle aree urbane e per lo sviluppo economico, dall’altro si attua un recupero
estremista dell’ideologia comunista della Rivoluzione Culturale.

8.4 Modello Chongqing o modello Guangdong? Scontro politico sulla “teoria della torta”
Modello Chongqing = forte presenza del partito e dello stato nell’economia e nella sfera sociale
per costruire un benessere diffuso anche tra gli strati inferiori della popolazione -> “dividere
equamente la torta mentre la si rende più grossa”
Modello Guangdong = modello liberale e democratico che si concentra sul risultato economico
-> “fare una torta sempre più grossa, non tanto pensare come meglio dividere la torta
esistente”
Fino al 2011, i risultati economici e di benessere della popolazione avevano dato ragione al
modello Chongqing, ma il terribile scandalo del 2012 paralizzò ogni cosa e riconobbe il modello
Guangdong come vincente.
9. Gli anglo-australiani e gli altri: chiusure e aperture politico-sociali ai confini
estremi del mondo occidentale

9.1 Dalle prime scoperte alla nascita del Commonwealth d’Australia: un popolamento controllato
Intuizioni europee dell’esistenza di questo continente (Tolomeo, Marco Polo).
1600 – scoperta dell’Australia da parte degli Olandesi -> colonizzazione con scopi commerciali,
solo sulle coste.
1770 – James Cook (UK) prende possesso del continente.
Dopo l’indipendenza delle colonie americane, il Regno Unito trasforma l’Australia in una
colonia penale e solo successivamente arrivarono gruppi di coloni liberi.
1851 – scoperta di giacimenti auriferi nell’interno del continente => corsa all’oro e cospicuo
afflusso di popolazione.
1850 – 1900 aumento dell’autonomia rispetto alla madrepatria
1901 – nascita del Commonwealth d’Australia tra i 6 stati fondatori per definire e coordinare
una politica comune.

9.2 La grande guerra e gli anni tra i due conflitti mondiali: tensioni interetniche
I WW – l’Australia partecipa al fianco del UK
1901- 1972 - politica dell’Australia bianca = piano di difesa del tenore di vita a livelli elevati,
soppressione delle organizzazioni comuniste e restrizioni all’immigrazione, soprattutto per
paura del pericolo giallo.
Le accuse occasionali rivolte agli immigrati erano quelle di accettare salari più bassi e orari di
lavori più lunghi, invalidando così le conquiste sindacali degli australiani.
Il reale punto di scontro, invece, fu la proprietà delle aziende, dove gli europei meridionali
(soprattutto italiani – demonizzazione degli italiani) si affermarono molto velocemente.
 Riluttanza ai matrimoni misti, alle loro usanze, alla lingua
 Manifestazioni di inimicizia e aperto antagonismo (Kalgoorlie Riots 1934)

9.3 La seconda guerra mondiale e l’internamento degli stranieri nemici


II WW – al fianco del UK vs Germania
 Messa al bando entro i confini nazionali dei sabotatori dello sforzo bellico
= gli Italiani (Italia alleata della Germania) vennero considerati nemici pericolosi e
furono rinchiusi in campi di internamento
Non mancarono episodi paradossali di incompetenza e scarsa cognizione di causa.

9.4 Il secondo dopoguerra e la politica dell’assimilazione


1947 – inizio del programma postbellico dell’immigrazione, per acquisire manodopera
attraverso i flussi in entrata, ma
- selezionando gli ingressi sulla linea della politica dell’Australia bianca
- assorbendo dal punto di vista culturale i nuovi arrivati -> assimilazionismo
1950 – il perpetuarsi della scarsità di manodopera non permette più la selezione dei tipi
desiderabili di immigrati e da il via a un’apertura all’arrivo di numerosi immigrati dall’Europa
meridionale, soprattutto dall’Italia.
Contraddizione della politica dell’assimilazionismo: da un lato mirava ad affermare la
superiorità e l’elitarietà della cultura anglo-australiana, dall’altro promuoveva la fusione degli
immigrati nella società australiana.
 Resistenza all’assimilazione attraverso la creazione delle tanto temute enclaves
1960 – da assimilazione a integrazione = accettazione del pluralismo culturale.

9.5 Il passaggio al concetto di multiculturalismo


1972 – vittoria del partito Laburista vs nazionalisti => fine della politica dell’Australia Bianca
 Dottrina del multiculturalismo (con il discorso The Family of the nation)
= la presenza di differenti etnie è una ricchezza
= provvedimenti per garantire pari opportunità

9.6 Il nodo cruciale della questione aborigena


Le popolazioni aborigene giunsero in Australia 40.000/50.000 anni fa dall’Indonesia, navigando
su piroghe; essi erano gruppi tribali seminomadi che crearono immediatamente una forte
connessione culturale e religiosa con i territori.
Il Tempo del Sogno è l’insieme dei miti e delle credenze legati ai rapporti uomo-territorio. Essi
ritengono che il mondo sia stato creato da esseri ancestrali, che spesso si sono poi fusi con gli
elementi naturali del paesaggio. L’ambiente diventa così culturale e sacro.
Con la colonizzazione, gli invasori presero possesso di questa terra che, non riscontrando forme
di agricoltura o allevamento o tracce culturali visibili, chiamarono Terra nullius. Essi quindi
sottrassero agli aborigeni i loro territori, sterminarono la popolazione, trasmisero nuove
malattie, dipendenze come l’alcolismo e corruppero i costumi.
Nel 1901 venne adottata una politica di protezione nei confronti delle popolazioni aborigene. In
realtà, nella prima metà del ‘900, ciò venne concretizzato in un processo di acculturazione e
rinchiudendoli in riserve.
Nel Secondo Dopoguerra, invece, la politica della protezione vene trasformata in assimilazione,
volta ad assorbire gli aborigeni nella cultura e nella società australiana. Ciò è stato
indispensabile per garantire agli aborigeni una serie di diritti fondamentali che prima non
possedevano.
Negli anni ’70 si passò alla politica dell’integrazione, volta a riconoscere le peculiarità della
cultura aborigena e permettendo loro di manifestarsi. Ciò portò nella direzione della politica
dell’autodeterminazione che comportò lo smantellamento delle riserve, a un processo di
riappropria mento delle terre sottratte in epoca coloniale e a provvedimenti legislativi contro la
discriminazione.
Negli anni ‘80/’90 si può poi parlare di riconciliazione tra aborigeni e non.
Nel 2008 ebbe luogo il famoso discorso del primo ministro australiano di scuse ufficiali nei
confronti degli aborigeni per i crimini commessi in passato contro di loro. Il discorso è stato
accompagnato dalla strategia Closing the Gap, volta a garantire sostegno alle popolazioni
autoctone.

9.7 Considerazioni conclusive


Nel 2011 è stata lanciata la Nuova politica multiculturale. Essa si basa su quattro principi:
- Celebrazione della diversità culturale
- Pari opportunità per tutti
- Consapevolezza che l’immigrazione ha comportato nel tempo numerosi vantaggi per
l’Australia
- Intento del governo di combattere intolleranza, discriminazione e razzismo
10. Industria cinematografica e territori: il caso australiano

10.1 Il cinema e i territori: visibilità, identità e economie


Il caso del cinema australiano è un esempio di cinematografia nazionale che è riuscita a
sviluppare una relazione forte tra cinema e territorio, favorendo lo sviluppo locale.
Il rapporto cinema-territorio può essere letto da vari punti di vista:
- Il cinema favorisce il cineturismo nel territorio
- Il cinema muove risorse, impiega personale e genera ricchezza sul territorio
- Essendo un’industria culturale, il cinema genera interpretazioni del reale e muove opinioni
circa il territorio

10.2 Il cinema in Australia: una piccola cinematografia con grandi obiettivi


Rispetto alle grandi cinematografie mondiali (Usa e India), quella australiana è di piccole
dimensioni: per il numero di lungometraggi prodotti all’anno, l’Australia è al 27esimo posto
mondiale.
Se si considerano, però, i finanziamenti annualmente riservati a tali produzioni, emerge quanto
sia importante l’impegno economico del paese nell’industria cinematografica.

10.3 L’evoluzione del sistema cinematografico australiano


La cinematografia australiana ha subito una svolta significativa negli anni ’80, quando sono
state poste le basi per la sua affermazione attuale.
DA narrazioni di storie australiane per pubblico locale => A forma produttiva fortemente
influenzata dalla globalizzazione e destinata all’esportazione

L’evoluzione della produzione australiana è stata possibile anche grazie al sostegno del
governo:
- Fondi governativi destinati alle produzioni cinematografiche
- Aperture di scuole per la formazione di addetti al settore audio-video
- Incentivi fiscali per investitori privati nel campo cinematografico

10.4 Il tema delle identità nazionali


Oggi in Australia convivono sia produzioni fortemente internazionali e orientate al mercato (la
maggioranza), sia produzioni dai forti caratteri identitari (nel genere del cinema documentario).
Queste due tendenze possono essere lette come finalizzate ad un unico obiettivo, che sia
sintesi tra interessi nazionali, identitari e economici.

10.5 La specializzazione nella post produzione e computer graphic


La post produzione digitale, la computer graphic e l’animazione sono diventati gli ambiti di
specializzazione della cinematografia australiana, anche in un’ottica di delocalizzazione e quindi
svolgendo queste attività per produzioni situate in altre aree del mondo.
11.Le basi etniche degli stati nella regione dell’Asia – Pacifico

11.1 La formazione dello stato nello spazio cinese antico: una questione etnica?
La Cina è caratterizzata da una forte continuità delle sue forme politiche e culturali.
Tale unità statale è stata favorita da tre fattori:
- Ceto amministrativo scelto per meriti
- Ideologia laica e razionale che ha impedito l’interferenza di élite religiose rispetto al potere
imperiale
- Un’economia basata sull’agricoltura e sul latifondo

Sotto un profilo etnico, in Cina si evidenzia il dualismo tra han, i cinesi veri e propri, e non-han,
popoli “barbari” nomadi, che nel corso dei secoli hanno conquistato la Cina, subendo però un
processo di assimilazione culturale da parte degli han (principio oraziano del “Graecia capta
ferum victorem cepit”).
In Cina la storia della civiltà può essere vista come uno dei fattori che hanno contribuito alla
continuità e all’assimilazione culturale.

11.2 Le minoranze etniche nella nascita degli stati contemporanei dell’Asia sudorientale
L’asia sudorientale comprende oggi dieci stati ai quali però non corrispondono altrettante
nazioni: ovunque sono infatti presenti etnie minoritarie. Tali minoranze, negli anni ’40 e ’50,
hanno avuto un ruolo importante nei processi di creazione di stati indipendenti rispetto ai
domini coloniali, spesso svolgendo una funzione conflittuale e antagonista rispetto alla
formazione di stati unitari che fossero espressione dell’etnia maggioritaria.

11.3 Il ruolo delle maggioranze etniche in Indocina, Indonesia e Birmania


In Birmania e Indonesia, i nuovi stati indipendenti rispettano i confini degli stati precoloniali.
In Indocina si formano invece tre stati diversi: Vietnam, Laos e Cambogia.
Perché questa differenza?
- Differenze nel retaggio delle istituzioni precoloniali:
o Birmania e Indonesia = aree influenzate dalla cultura indiana in cui vigevano regni
induizzati che controllavano lo spazio in modo parziale (solo sulle aree coltivate o
sui bacini fluviali) => predisposizione ad accettare grandi stati al cui interno
convivano etnie e gruppi diversi
o Vietnam = dominazione centralizzata dell’impero cinese per oltre un millennio =>
predisposizione alla creazione di uno stato unitario, fortemente identificato in
un’etnia unica e amministrativamente centralizzato.
- Differenze delle eredità coloniali:
In Vietnam i principi francesi di libertà, uguaglianza e fraternità creano un forte senso di
nazionalismo che favorirà movimenti nazionalisti fortemente identitari.

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