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Web, web 2.

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Ogni artefatto culturale che costruiamo genera un circuito a retroazione che
influenza profondamente il nostro modo di pensare, di essere e di agire …
ovvero ogni strumento modifica l’uomo, cognitivamente, socialmente e a
livello comportamentale. Il problema è che spesso gli strumenti generano
dei punti di non ritorno, superati i quali è difficile farne a meno.
Se vi chiedessi di effettuare un “semplice” calcolo: 384/41, quanti
ricorrerebbero al cellulare avendo dimenticato come si può svolgere questo
compito con carta e penna. E senza web, o senza powerpoint, senza slides
… come potrei io continuare questa relazione?!??
Abbiamo costruito l’orologio pensando di poter controllare il tempo … in
questo momento, invece, l’orologio mi dice che il mio tempo si sta
consumando e occorre andare avanti … chi controlla e chi è controllato?!

Ma certo le nostre paure del web non risiedono in quest’aspetto … o non solo in
questo. Vediamo alcuni dei motivi che provocano quella che in psicologia
normalmente si definisce “resistenza” verso qualcosa … in questo caso verso
“l’utilizzo del web”:
a) PRIVACY e sicurezza dei dati;
b) WEB ADDICTIONS: dipendenze dalla rete (web e comportamento
compulsivo: esempio della posta classica e dell’e-mail).
c) COMPETENZE: utilizzare una tecnologia richiede determinate
competenze, a volte non legate direttamente a quella tecnologia.
Il vantaggio del web è che tutto resta memorizzato, anche per lungo
tempo
Lo svantaggio, allo stesso tempo, è che è visibile e tutti possono
verificare ciò che ho scritto/detto, per cui in caso di gaffe o di
contraddizioni poi chiunque può additare per incompetenza.
Quanto posso e voglio mettermi in gioco … e stare al gioco??
Considerando che spesso è difficile in Internet affidarsi a contenuti senza
averne preventivamente verificata l’attendibilità (il caso di Ségolène
Royal).
d) CONFRONTO SOCIALE: in rete sono gli altri che decretano il mio
successo … o il mio insuccesso. Così come la rete decreta il
successo/insuccesso degli strumenti e delle funzioni, influisce (o può
influire profondamente) sull’ego di coloro che partecipano. Quante
persone vantano conoscenze in rete con semplici contatti senza alcuna
discussione?! Ma partecipando ad un forum o ad un Social Networks,
qualora ad una nostra richiesta nessuno risponda, nonostante le tante
persone connesse, come ci sentiremmo??

MASLOW e la piramide dei bisogni


E’ interessante notare che questi aspetti che determinano dei punti critici del
web (ma anche delle potenzialità), siano connessi con alcuni dei bisogni
essenziali che caratterizzano l’essere umano.

Ora, è possibile superare l’impasse determinato dal confronto con una


tecnologia e con funzioni che ci richiedono continuamente di andare oltre un
certo limite di conoscenze e competenze (e continuamente ne richiedono un
aggiornamento costante=??

TRE PAROLE che possono aiutarci in questo percorso:

1) Perché UTILE?

WORKING MEMORY limitata: selezionare ciò che è veramente utile.


Overload informativo di cui spesso soffre chi naviga molto in rete: troppe
informazioni e paura di non aver letto quelle più rilevanti e più interessanti.

Leont’ev e gli ORGANI FUNZIONALI – Integrazione di un’attività umana ad


uno strumento: il risultato è più della somma delle due parti!

Il caso dell’accessibilità e degli utenti diversamente abili: la rete e


l’uguaglianza delle differenze!! Cosa può essere veramente un organo
funzionale e farmi fare un salto di qualità … non di quantità, ma di qualità?!
2) Perché SEMPLICE?
- APPRENDIBILITA’ … tempo di apprendimento.
- MAPPING NATURALE … corrispondenza fra ciò che sperimentiamo,
viviamo nella realtà e ciò che viene simulato dagli oggetti o dagli
artefatti.
- AFFORDANCE … gli “inviti” degli oggetti (e dei materiali) ad essere
utilizzati in un determinato modo

Cosa cerchiamo nella vita di tutti i giorni: le regolarità. Ciò che è diverso ci
pone difficoltà perché non sappiamo a) come rispondere; b) cosa aspettarci
(prevedere). Dunque siamo sempre alla ricerca delle regolarità. Il web, a
dispetto del caos, dell’irregolarità, dell’innovatività con cui colpisce, alla
base è molto regolare … i SNSs funzionano più o meno tutti allo stesso
modo e hanno caratteristiche simili per il 90%. Blogs e wikis non fanno
differenza. Esattamente come il software installato sul vostro computer:
File, Modifica, Visualizza, …, …

3) Perché NON SI SA MAI?


Zona di Sviluppo Prossimale (non è un limite per l’apprendimento … ma un
potenziale di apprendimento). Il “limite” di apprendimento si sposta in
avanti, per cui potenzialmente il miglioramento è progressivo e non c’è alla
base un punto di arrivo certo.
a) PARTIRE da CIO’ CHE SI CONOSCE: L’importante è “non fare il passo
più lungo della gamba”. Se vi chiedessi di utilizzare uno strumento che
è troppo “oltre” ciò che siete disposti ad utilizzare, immediatamente
provocherei resistenza da parte vostra e, soprattutto, bloccherei le
potenzialità di apprendimento.
b) Learning by Expanding (Yrjö Engeström): il miglioramento avviene
laddove c’è conflitto, laddove esiste un problema per superare il quale
devo utilizzare conoscenze, competenze e pratiche differenti da quelle
normalmente utilizzate.

Dunque, cosa siamo in grado di accettare per fare un progetto che permetta
di essere “in rete” senza richiedere uno sforzo troppo distante dalle
potenzialità attuali: partire da ciò che c’è, da ciò che sappiamo fare,
valutarne l’espansione e verificare se vi sono strumenti in rete che possono
essere un valore aggiunto per le pratiche quotidiane in essere e non una
loro sostituzione.

… quanto siamo disposti a metterci in gioco in rete … ma veramente in


un’ottica di rete, laddove pur non conoscendo chi c’è dall’altra parte, so che
se io do 1 alla fine posso ottenere 1.000.000 … non in termini monetari
immediati, ma in termini di conoscenza … però potremmo essere bravi a
sfruttare e far fruttare al meglio queste conoscenze …