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ARTHUR SCHOPENHAUER

Schopenhauer aveva un sistema filosofico che esprimeva una sensibilità esistenziale che non
venne compresa nella prima metà dell’Ottocento nel pieno della concezione idealista, il suo
pensiero influenzò i filosofi Nietzsche e Wagner, protagonisti della cultura tedesca.
Arthur Schopenhauer nacque a Danzica il 22 Febbraio 1788 in una delle famiglie più ricche della
città. Il padre , Heinrich Floris, era un commerciante, la madre, Johanna Troisiener che aveva un
temperamento artistico, amava scrivere e ricevere i più celebri personaggi della cultura dell’epoca.
Inizialmente il padre lo costrinse a iniziare l’apprendistato commerciale, opponendosi al suo sogno
di intraprendere il ginnasio, poco dopo il padre muore e entrati in possesso della sua eredità
madre e figlio si trasferiscono a Weimar che in quel periodo incarnava maggiormente la cultura
tedesca. Schopenhauer dopo la morte del padre poté intraprendere lo studio del greco e del latino
quello delle discipline scientifiche per approdare infine allo studio della filosofia, particolarmente
in Platone e Kant.
I vari capolavori di questo filosofo vennero influenzati dal pensiero orientale, e negli insegnamenti
di Buddha trova infatti quel pessimismo metafisico da contrapporre al facile ottimismo
dell’idealismo ottocentesco. Dopo un iniziale disinteresse divenne successivamente una moda con
lo scritto : il mondo come volontà e rappresentazione a cui il filosofo lavorò tutta la vita, ci furono
numerose aggiunte successive, l’ultima nel 1860 prima della sua morte.
IL MONDO COME RAPPRESENTAZIONE
-Questo scritto si divide in 4 parti:
1. Mondo come rappresentazione;
2. La seconda della volontà;
3. La terza dell’arte;
4. La quarta della nolontà, la negazione della volontà.
Alla base di questo pensiero c’è l’affermazione che “il mondo è una mia rappresentazione” dove Schopenhauer
riprende la distinzione che Kant fa tra fenomeno e noumeno:

 Per Kant il fenomeno è l’unica realtà accessibile alla mente umana e il noumeno è un concetto-limite
che può essere pensato ma non conosciuto;
 Per Schopenhauer il fenomeno è illusione, sogno e il noumeno è ciò che si nasconde dietro al fenomeno.
La vera realtà esiste ma è nascosta dietro un velo di illusioni a cui dà il nome di “Velo Di Maya”.
-Ogni rappresentazione, illusione, sogno si compone di due aspetti: soggetto e oggetto che sono due facce della
stessa medaglia, una non può esistere senza l’altra. Questo è l’errore che commette l’idealismo e il materialismo.
( l’idealismo pensa di poter ridurre l’oggetto al solo soggetto; il materialismo pensa di ridurre il soggetto al solo
oggetto) ma per Schopenhauer soggetto e oggetto fanno parte dello stesso mondo.

-La mente umana ricopre il mondo con il velo di maya, e noi non conosciamo mai un singolo oggetto, ma gli
oggetti inseriti in una trama di relazioni, e per spiegare ciò il filosofo riprende dal criticismo kantiano le forme
pure a priori dello spazio e del tempo, ma riduce le 12 categorie a una sola, la casualità. Dunque, le forme a
priori sono 3: spazio, tempo e casualità.
La mente umana è un organo molto concreto, il cervello, le funzionalità cognitive di Kant per Schopenhauer sono
funzioni celebrali. Il rapporto tra queste tre forme è paragonabile a una partita a scacchi dove spazio e tempo
sono la scacchiera e la casualità e ciò che li fa muovere.Cosa spinge la casualità a far muovere gli oggetti? E’ la
ragion sufficiente che è insita nelle cose.

-Il principio di ragion sufficiente ha quattro radici:


1. Il divenire che regola i rapporti esistenti nel mondo dei fenomeni fisici;
2. L’essere che regola i rapporti matematici su cui si fondano le leggi della fisica;
3. Il conoscere regola il funzionamento della ragione umana dove non vi è libertà da parte della nostra
mente nel formulare ragionamenti.
4. L’agire regola i rapporti e le motivazioni sottese alle azioni morali degli individui: nel momento in cui
compiamo un’azione essa è frutto di cause che l’hanno determinata.
Queste quattro radici del principio di ragion sufficiente rendono complessa la rappresentazione del mondo,
come si trattasse di una sorta di “incantesimo”, ma in quanto l’uomo è un animale metafisico non smette di
interrogarsi sulla propria esistenza.
IL MONDO COME VOLONTA’
-La lacerazione del Velo di Maya è possibile perché nell’uomo fenomeno e noumeno coincidono, perché esso
non è soltanto un soggetto conoscente ma anche, avendo un corpo, un oggetto della conoscenza. Il corpo
presenta il fenomeno ma dentro di noi avvertiamo l’intima essenza delle cose cioè il noumeno. Il corpo quindi è
volontà oggettiva cioè una volontà resa visibile cosi come il mondo.
Dal momento che l’azione della volontà è irrazionale non segue altro scopo se non quello di riprodurre se stessa.
La volontà è presente in tutti gli esseri viventi ma solo l’uomo è consapevole. La conseguenza è che non esiste la
libertà, pensando che noi prendiamo decisioni in piena autonomia mentre in realtà a decidere per noi è la
volontà che rappresenta un impulso alla vita.
-La volontà è dunque:

 Il noumeno cioè l’intima essenza delle cose;


 Unica, in quanto non è individuale ma è un infinità di singole cose;
 Anonima, cioè senza volto priva di un corpo;
 Irrazionale, perché non segue nessun proggetto;
 Cieca, indifferente ai risultati che insegue.
La volontà quindi non può essere oggetto di rappresentazione, ma è ovunque. Decadente è per Schopenhauer il
progetto il mondo attraverso la scienza, ma attraverso la filosofia che svela la verità oltre l’apparente illusione. La
volontà è l’essere del mondo ed è il male che lo pervade : il pessimismo metafisico non potrebbe essere più
forte.
-La volontà si esprime nel desiderio di qualche cosa e questo continuo desiderio frustante provoca il dolore.
Questo scontro tra volontà fa sì che tutti siano colpevoli e questa colpa consiste nell’essere nati e nel dover
vivere a scapito degli altri. Dove un mio successo corrisponde all’insuccesso di qualcun altro. Siamo prigionieri
dell’illusione , e ci scontriamo l’un l’altro senza capire che apparteniamo alla stessa realtà. L’uomo è l’essere
vivente che soffre di più perché è l’unico ad avere la consapevolezza della sua condizione in quanto “più
intelligenza avrai, più soffrirai”.
-La ricerca del piacere inteso come godimento diventa assurda. Non esiste il piacere, senza il dolore, perché il
piacere è l’espressione di un rilassamento del dolore, e tutto ciò fa sfociare nella noia. E l’uomo sfugge alla noia
desiderando qualcosa di nuovo che è un ciclo che fa ritornare al dolore. La vita umana è un pendolo che oscilla
tra il dolore e la noia e tutto ciò non avrà mai fine perché l’uomo non smetterà mai di volere. La vita umana è
quindi una tragedia dal finale già scritto.
-Schopenhauer avendo questa visione della vita deriva una visione irrazionale della storia. La storia dell’uomo è
un assurdo destino simile a una ruota che gira all’infinito senza andare da nessuna parte, poiché la volontà
assume diverse connotazioni, rimanendo sempre identica a se stessa. Considerando il mondo come un inferno.
Conosciamo l’uomo nel suo stato di equilibrio chiamata civiltà, che è fragile e facile da rompere, e infine si rivela
per ciò che è cioè un animale da preda, quindi nessuno è da invidiare, poiché ogni azione morale è comunque
mossa dalla volontà.

-Per sfuggire a tutto questo l’uomo si rifugia nelle illusioni, tra le quali c’è l’amore che è sempre indirizzato
alla ricerca del piacere sessuale, rappresentando un estremo inganno guidato dalla volontà e che sfocia nel
dolore. Dall’altra parte però il piacere sessuale non ha mai reso felice nessuno in modo stabile, ma solo per
un attimo. Il concepimento è due infelicità che ne mettono al mondo una terza.
-Nel momento in cui si comprende che vita è dolore è giusto suicidarsi? NO, Schopenhauer pensa che il
suicida è solo malcontento delle condizioni di vita che gli sono toccate. Infatti, chi si toglie la vita, lo fa
sempre per un motivo, e non perché non vuole più vivere, semplicemente non vuole più vivere in quel
modo. Il suicidio sopprime la persona ma non la “cosa in sé” siccome torna a nascere in infiniti altri
individui. Schopenhauer riflette su come liberarsi del dolore e della noia: l’arte, la morale e l’ascesi.
LA CONSOLAZIONE ESTETICA
Tra l'illusoria conoscenza fenomenica è quella autentica della realtà noumenica c'è una via di mezzo: la
contemplazione di quelle che Schopenhauer, riprendendo il termine di Platone, chiama idee. Le idee sono forme
eterne e immutabili considerate dal filosofo modelli delle realtà naturali. Le idee trasformano cioè questo amore
nell'amore, questo dolore nel dolore, questa felicità nella felicità ecc. Ma chi è capace di raggiungere questa
conoscenza? Solo l'artista.

l'artista infatti è quel genio capace di spezzare le catene della volontà per diventare << puro occhio del
mondo>>:

 puro, perché guarda gli oggetti del mondo in modo disinteressato, e non perché possano essere utili o
nocivi;
 occhio, perché vede negli oggetti le idee, cioè le essenze delle cose.

tutti gli uomini possiedono la capacita di vedere negli oggetti le idee, la differenza consiste che l'artista ha questa
capacità in modo più elevato perché esso tende a trascurare la sua vita a tal punto da apparire agli occhi
dell'uomo un inetto incapace di vivere.

- le arti seguono una classificazione gerarchica a seconda delle idee che contemplano, dall'architettura fino alla
tragedia, passando per la scultura, la pittura e la poesia. L'architettura occupa il grado più basso di questa
classificazione perché attraverso essa vengono intuite quelle idee che comprendono la materia inorganica come
la pietra o il legno. Attraverso la scultura e la pittura il mondo naturale, compreso quello animale e umano, si
offrono all'ammirazione estetica. La scultura ah come oggetto principale la bellezza dell'uomo, la pittura invece
coglie maggiormente il carattere spirituale dell'individuo e che quindi esprimono meglio tutte le caratteristiche
nel viso e nel gesto.

- Nella poesia l'idea viene infine trasfigurata in un'immagine intuitiva e al poeta spetta il compito di favorire
questa immaginazione in un campo vario e complesso come la vita, le emozioni, i pensieri dell'umanità. La
tragedia è l'espressione più alta della poesia poiché in essa viene esaltata la lotta della volontà con sé stessa. Le
cause della sventura umana, sebbene siano infinite possono essere di tre tipologie, cioè prodotte da:

1. da caratteri di perversità straordinaria e mostruosa;


2. Da una fatalità cieca;
3. dal rapporto tra i personaggi, cioè dalla situazione dell'uno contro l'altro.

la sventura che grava sulla vita umana assume un aspetto più spaventoso, siccome riguarda ogni suo particolare
momento, non solo quelli peggiori ma anche quelli insignificanti o quotidiani.

- secondo Schopenhauer la musica rappresenta una riproduzione delle idee ma anche una riproduzione della
stessa volontà, con la musica infatti abbiamo l'intuizione della volontà stessa in quanto ignora il mondo
fenomenico, in breve la musica è capace di cogliere il cuore delle cose. La melodia in quanto in essa la musica
diventa discorso del sentimento è capace di rivelare i più profondi segreti della volontà e del sentimento umano.
con la musica l'intuizione artistica giunge al culmine.

- Schopenhauer definisce l'arte come una sorta di gioco che riflette il gioco tragico della vita. L'artista coglie
come nessun altro il dolore del mondo e l'assurdità della vita, ma non riesce a elevarsi fino al punto di staccarsi
per sempre dalla volontà che lo lega a essa. È in grado solamente di contemplare il mondo nella sua purezza e
nella sua bellezza ideale, ed è per questo che l'artista è un mistico mancato. L'arte è un breve incantesimo nel
quale l'uomo ritorna vittima della volontà. La strada di liberazione della volontà attraverso l'arte si rivela
inadeguata e non rimane altra via che è quella della morale.
L’ESPERIENZA DEL NULLA: IL NIRVANA
Schopenhauer condivide con Kant la convinzione che la moralità si fondi sul disinteresse, il
rimorso per le ingiustizie compiute e la compassione per il dolore altrui. Il rimorso ristabilisce la
giustizia nei confronti degli altri ed è il primo passo verso la soppressione del male e consiste nel
riconoscere gli altri come uguali a me, solo la compassione ci rivela invece il vero significato degli
altri infatti vuol dire <patire con, patire insieme>. Solo chi compatisce ama veramente infatti il vero
amore non ha nulla a che fare con l'attrazione sessuale, che è solo un falso amore, amare
veramente significa percepire il dolore del mondo intero e quindi non consiste nel fare del bene al
prossimo, ma nel soffrire insieme ad esso sentendo nostre le sue sofferenze. Per mezzo della
compassione giungiamo a comprendere che siamo fatti tutti della stessa sostanza metafisica
chiamata volontà.
- compatire significa tuttavia ancora patire. La compassione rivela l'attaccamento alla vita perché
chi soffre per il dolore degli altri e perché si desidera per loro una vita migliore. Anche la strada
della moralità non ci libera dal dolore che il vivere comporta. Non rimane che tentare un'ultima
strada, quella dell’ascesi Che scaturisce dall'orrore dell'uomo per la volontà lo scopo di essa
consiste nell'annullare in sé ogni volontà, quindi eliminare ogni desiderio di vivere. Per questo il
primo gradino è costituito dalla castità, seguendo una povertà volontaria, il digiuno, il sacrificio
fino a che non si raggiunge la soppressione totale della volontà o anche chiamata nolontà.
Annullando la volontà si entra in uno stato di assoluta quiete dove ogni sofferenza viene privata
della sua causa, ogni volontà vanificata e ogni dolore estinto.
Schopenhauer, Dio si conclude con il Nirvana che consiste nell'esperienza del nulla con la Suprema
liberazione dal mondo ed è un oceano di pace e di luminosa serenità.

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