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LA SVOLTA
COSTANTINIANA
di MARTA SORDI

tiniano
Anno Costan
LA SVOLTA
COSTANTINIANA
Siamo alle soglie della celebrazione del 1700° anniversario di una svolta epo-
cale: nel febbraio del 313 l’imperatore Costantino e Licinio emanano l’editto di
Milano che concede per la prima volta la libertà religiosa a tutti i sudditi dell’im-
pero, in primo luogo ai Cristiani.
Tale evento è al centro, nel momento in cui scriviamo, della mostra “Costantino”
realizzata dal Museo Diocesano a Palazzo Reale, mentre nel corso del 2013

mentale e insuperabile che rende ragione della portata e delle conseguenze di


quel fatto storico.
“La svolta costantiniana” di Marta Sordi, che qui presentiamo (senza l’appa-

pero romano” ed è stato gentilmente concesso, per questa pubblicazione, dalla


casa editrice Jaca Book.
La piccola edizione rappresenta così anche un omaggio alla grande studiosa
dell’Università Cattolica di Milano che tanto si era appassionata a questo even-
to e periodo storico, che ci invita a rendercene lettori.

Centro Culturale di Milano

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313-2013, 1700 anni dall’Editto di Costantino: to che potrà poi essere di collaborazione o dialettico, ma è un rapporto con
la prima affermazione pubblica della libertà religiosa altro da sé. Qui c’è in nuce quel riconoscimento della libertà che riconosce
che lo Stato non è la fonte assoluta del potere. Nega sia la pretesa etica dello
Dove sta la novità dell’Editto di Milano del 313? Non è la prima volta che
l’impero romano manifesta segni di tolleranza verso il cristianesimo, dopo fenomeno religioso.
varie ondate di repressioni e persecuzioni violente.
metà del Novecento - che indicava l’uso politico della religione come mo-
Proprio la sovrapposizione dei concetti di tolleranza e libertà, oggi spesso
confusi, dà il senso della novità e della portata della “novità costantiniana”: proprio grazie all’apporto del testo qui pubblicato e dall’apporto di studiosi
«Totalmente ed esclusivamente di Costantino - è l’acuto giudizio di Marta Sor- di varia provenienza e formazione (da G. Bonamente a P. Veyne e tanti altri).
di - è il concetto di libertà religiosa secondo cui il diritto della divinitas di essere Si riconosce così a Costantino una esperienza umana eccezionale sul piano
adorata come vuole, fonda nei singoli la potestà di seguire la religione che cia- religioso nel 312, tale da portarlo a considerare necessario inserire, nella tra-
scuno avesse voluto». dizionale visione romana del concetto della pax deorum (da intendere non
solo come “pace” ma come “patto” con gli dei) come fondamento dello Stato,
l’insistenza sul valore della libertà della persona per stabilire il modo e la
il contenuto dell’Editto è infatti “sconvolgente” per la mentalità dell’epoca: forma del suo rapporto con il divino.
Noi dunque Costantino Augusto e Licinio Augusto abbiamo risolto di ac- Si tratta di trarne le conseguenze culturali, superando i luoghi comuni persi-
cordare ai Cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno stenti : la svolta di Milano segna, prima per l’impero romano e poi per l’intero
Occidente, una nuova concezione del rapporto religione-politica ed anche di
nostri sudditi dia pace e prosperità. quello persona-stato, proprio a partire dalla libertà religiosa.
Di fronte ad aspetti della mentalità contemporanea ove si pensi di negare che la
Non più semplice tolleranza, ma libertà. Non semplicemente un allargamen- morale e la libertà siano correlate a una trascendenza divina (basti ricordare che
to della “tolleranza religiosa”, benevolmente concessa dallo stato romano
accade in quella americana), è decisivo comprendere che l’intento di voler fon-
cialmente la terribile persecuzione decretata da Diocleziano nel 303), ma il
primo documento che sgancia la struttura dello stato romano dal patto con - anche i diritti dell’uomo è un’idea che Costantino, nell’Editto di Milano, mostra
di avere ben presente e che inserisce nelle scelte politiche.
Dio è sì fondamentale per ogni dimensione (compresa quindi quella politica),
proprio perché basato su un rapporto libero di ciascuno con il divino. Il senso profondo della rivoluzione costantiniana non implica quindi una se-
È una rottura profonda con il culto di Stato e il suo formalismo. parazione tra religione e politica e nemmeno relativizzare la visione religio-
Non è arbitrario dire che qui troviamo il fondamento di quella che in tempi sa, perché, come nota sempre Marta Sordi:
moderni abbiamo imparato ad apprezzare come la laicità dello Stato: lo Stato, “La piena libertà religiosa, che scaturisce dall’accordo di Milano (…) deli-
riconoscendo un’altra istanza come originaria, stabilisce con essa un rappor-

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porto con la divinità fondamentale problema politico e si proclama nello stesso fatto” tra stato e Chiesa.“L’accordo di Milano rappresenta un equilibrio ideale
tempo aconfessionale, non in nome di un razionalismo scettico, ma in nome
della sua inconfessata incompetenza a decidere, in quanto Stato, la natura te- concreti, riesce a conservare” (M. Sordi)
ologica della divinità, il quicquid est divinitatis in sede caelesti, di uno Stato in
cui il rapporto fra religione e politica nasce non dalla legge scritta, ma dalla
legge non scritta, e il diritto della divinità ad essere adorata come vuole fonda
la libertà di tutti a praticare il proprio culto e la propria fede religiosa secondo ni che si intrecciano in questo anniversario, la ricostruzione critica del senso
coscienza.” della svolta storica di Costantino e lo sviluppo della storia del principio della
È il caso allora di chiedersi oggi: è stato il cristianesimo o la politica laica libertà religiosa.
scaturita dalla rivoluzione francese ad aver scoperto il principio della libertà Sul piano della storia del principio della libertà religiosa ci limitiamo, per re-
religiosa e ad aver fecondato la storia dell’Occidente con la convinzione che stare nei termini di questo contesto editoriale, a presentare una breve Anto-
la dimensione politica non sia in grado di colmare l’aspirazione alla libertà e logia di testi relativi all’epoca del Concilio e alla dichiarazione conciliare - di
alla felicità dell’uomo e della società? cui ricorre il 50° anniversario e il connesso Anno della Fede - a cui fa seguito
una raccolta dei più recenti interventi di Benedetto XVI sul tema.
litica, fonda una prospettiva in cui la libertà è il perno di un equilibrato rap- Ci auguriamo che tutti questi spunti favoriscano il desiderio di approfondire
porto tra le esigenze della religiosità e quelle della politica, come ci ricorda il senso della “laicità positiva” della politica come grande risorsa della nostra
un bel testo dell’allora cardinal J. Ratzinger: tradizione religiosa e civile, convinti che il limite alla sempre possibile ege-
monia del potere sia la religiosità vera, amore profondo alla libertà dell’uomo
dalla quale potrà scaturire una rinnovata forma di convivenza civile rispetto-
veniva messa in questione tutta l’antica idea di stato ed è comprensibile che lo sa dell’identità di tutti.
stato antico vide nella negazione della sua totalità un attacco ai fondamenti
stessi della sua esistenza (…) Andrea Caspani

razione di autorità statale e sacrale, il nuovo dualismo in essa contenuto, rap-


presenta l’inizio e il fondamento persistente dell’idea occidentale di libertà.” (J.
Ratzinger, Chiesa, ecumenismo e politica. Nuovi saggi di ecclesiologia, Cinisello
Balsamo, 1987, pp. 154 ss.)

Se quindi sul piano storico la decisione di Costantino introduce una “sana


laicità” della dimensione politica non è da ignorare certo che nel corso della
storia (ma già in successivi atti di governo dello stesso Costantino) sia la Chie-
sa sia lo Stato non siano riusciti a trovare sempre un adeguato bilanciamento

6 Arco di Costantino, particolare 7


LA SVOLTA
COSTANTINIANA
di MARTA SORDI

N egli anni fra il 306 e il 312, quando Costantino, nel corso della campagna
contro Massenzio fece rappresentare sugli scudi e sulle insegne il miste-
rioso segno (croce, monogramma di Cristo o croce monogrammatica) che aveva
visto in sogno o in visione ed attribuì al Dio dei Cristiani la vittoria che con

ristabilire la pace religiosa e la tolleranza era fortemente sentita negli stessi


ambienti pagani e i persecutori intransigenti dovevano cercare sostegni e con-
sensi nell’opinione pubblica ormai stanca del sangue versato: Massenzio, che
essendo usurpatore, di consensi aveva bisogno più di ogni altro, lo aveva capito

tori legittimi sul terreno della tolleranza, anche se, governando su Roma, cen-

minoranza, come, del resto, in tutto l’occidente, la sua propaganda era diretta
soprattutto ai sudditi pagani. Se la svolta del 312 e il documento che ne deri-
vò nel 313, il cosiddetto editto di Milano, fossero consistiti solo in una ripresa
dell’editto di Serdica, come certi studiosi del secolo scorso
hanno sostenuto, sarebbe corretto concludere con questi Se la svolta del 312
studiosi che Costantino non fu in alcun modo autore della e il documento che
svolta del 312/3, che gli iniziatori della tolleranza furono
ne derivò nel 313,
Massenzio e Licinio e non Costantino e che l’attribuzione a
il cosiddetto editto
quest’ultimo di una «conversione cristiana» nel 312 fu una
trovata apologetica degli scrittori Cristiani della sua corte, di Milano, fossero
Lattanzio ed Eusebio, a cui Costantino trovò comodo, negli consistiti solo in una
anni dello scontro con Licinio, dare credito. Il misterioso se- ripresa dell’editto
gno adottato da Costantino nel 312 non sarebbe pertanto di Serdica, come
un segno cristiano, ma un simbolo solare e Costantino sa- certi studiosi del
rebbe rimasto, per alcuni anni ancora, un adoratore del sole. secolo scorso hanno
Questa, in breve, è la famosa «questione costantiniana»,
sostenuto, sarebbe
che, sollevata negli anni ’30 del XX secolo dal Gregoire e
corretto concludere
ripresa dalla sua scuola, ebbe nel 1955 l’onore di uno dei
rapporti generali del X Congresso Internazionale di Studi
con questi studiosi
Storici e che si è protratta per alcuni anni, in collegamento che Costantino non fu
col dibattito sull’autenticità della Vita Constantini di Eusebio in alcun modo autore
della svolta del 312/3

8 Piero della Francesca, Leggenda della vera Croce: 9


Il sogno di Costantino, 1452-1459 (Arezzo, S. Francesco)
LA SVOLTA
COSTANTINIANA

cato politico o religioso della conversione di Costantino e della sincerità di essa. Roma da un «tiranno» e come salvatore dell’impero per ispirazione e con l’aiuto
Oggi questo modo di impostare il problema è superato: la cronologia tradizio- di Dio (instinctu divinitatis come dirà l’iscrizione dell’arco posto dal Senato) ed
nale, che colloca nel 312 la «svolta» cristiana non è più messa in dubbio seria-
mente da nessuno e così pure la versione delle fonti cristiane contemporanee decisa di quelle di Aureliano e Diocleziano, ma che aveva, rispetto a quelle,
(Lattanzio ed Eusebio) che attribuiscono a Costantino e non a Massenzio o a Li- un carattere di eccezione, non solo per il modo improvviso e drammatico con
cui veniva proposta nel cuore di una campagna militare,
posto da Costantino sugli scudi e sul vessillo; l’autenticità della Vita Constantini Costantino non si
appare ai più cosa certa, anche se i dati da essa contenuti, a causa del carattere nuità, ma in rottura con la tradizione religiosa dell’impero pose in alternativa
a Massenzio perché
ci sia stata una svolta, anche se più che alla religiosità personale di Costantino e salire in Campidoglio per ringraziare della vittoria Giove questi non era stato
alla sincerità o meno della sua conversione, l’attenzione di alcuni fra gli studiosi Ottimo Massimo. mai un persecutore.
più recenti è rivolta alle condizioni che ne resero possibile la politica e alla si- Il silenzio di tutte le fonti su questa ascesa, che la tradi-
Si poneva in rottura
tuazione religiosa dell’impero nella varietà delle sue componenti. zione ricorda per tutti i predecessori di Costantino e che
con la tradizione
Io credo che per accostarsi correttamente alla problematica di questa svolta, non può essergli attribuita perché ovvia, come spesso è
che nel giro di pochi anni fece del Cristianesimo, da religione perseguitata la stato fatto, e l’assimilazione, nei Panegirici come nell’arco religiosa dell’impero
trionfale dell’adventus al trionfo, rivelano, come è stato giu- e si concretizzava,
pregiudizio moderno della pura strumentalizzazione politica della religione e stamente notato dal Fraschetti (op. cit. p. 63) l’importanza fin dal inizio,
tenere conto invece dell’importanza anche politica che nel rifiuto di
religiosa, ma anche un’attitudine nuova nei confronti di una Costantino di salire
Per accostarsi
, aveva assunto nell’impe- vita cerimoniale urbana», che per secoli aveva avuto nel in Campidoglio
correttamente alla
Campidoglio il suo centro, e consumava «la rottura della
problematica di questa per ringraziare
conto solo degli interessi politici immediati e dell’in- connessione indissolubile nella stessa Roma tra esercizio
svolta, è necessario della vittoria Giove
del potere politico e pratica del sacerdozio». Il nuovo ceri-
sgomberare il terreno e della proclamata alleanza col Dio dei Cristiani poteva moniale dell’adventus, inaugurato da Costantino e ripreso
Ottimo Massimo
dal pregiudizio avere sui soldati delle Gallie, in massima parte pagani, dai suoi successori Cristiani, con l’assunzione dei caratteri
moderno della pura che formavano l’esercito di Costantino e sulle masse del trionfo, senza il tradizionale rendimento di grazie a Giove Capitolino, ma
strumentalizzazione italiche e romane, pure nella maggior parte pagane, con la valorizzazione degli incontri col senato e col popolo e della pubblica la-
che Costantino si preparava a strappare al suo rivale, etitia, su cui giustamente il Fraschetti insiste, è una conferma, a mio avviso, del
politica della religione
la scelta di quest’ultimo apparirebbe incomprensibile. rapporto che, già prima di Costantino, i Cristiani avevano impostato con Roma,
e tenere conto invece
La tolleranza era popolare, ma Costantino non si pose
dell’importanza anche in alternativa a Massenzio con una proposta di tolle- altrettanto deciso della sua tradizione religiosa.
politica che la scelta ranza, perché Massenzio non era stato mai un persecu- È l’atteggiamento che ritroviamo in Ambrogio e che caratterizzerà più tardi l’im-
religiosa della divinità tore e nessuno poteva accusarlo di intolleranza verso pero romano-cristiano.
a cui affidare l’impero i Cristiani. Costantino si propose come «liberatore» di Il carattere eccezionale e rivoluzionario della scelta fatta da Costantino nell’ot-

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COSTANTINIANA

Il carattere eccezionale tobre del 312 emerge, prima ancora che dagli autori Cri- è certamente un pagano, parla del politeismo tradizionale e di quella che era
e rivoluzionario stiani, dalla celebrazione che di essa fece, a Treviri o ad
della scelta fatta da direttamente da Dio, trascura i responsi degli aruspici, che pure lo accompagna-
Costantino nell’ottobre mente alla presenza stessa dell’imperatore, un anonimo vano, e disprezza gli dei del paganesimo, che, o non sono nominati (salvo Roma e
del 312 emerge in un retore pagano del 313.
panegirico pronunziato Il Panegirico del 313 è tutto un’esaltazione della vit- fastidio neppure ai Cristiani) o sono nominati – e questo è si-
toria contro Massenzio e una celebrazione dell’origine Costantino trascura
ufficialmente alla
divina di questa vittoria: contrari alla spedizione erano i sono «dei minori» che si occupano «di noi», piccoli mortali, i responsi degli
presenza stessa
responsi degli aruspici e i collaboratori dell’imperatore. non di Costantino, di cui si prende cura direttamente il Dio aruspici, che pure lo
dell’imperatore, Il retore si domanda quale dio e quale praesens maie- accompagnavano, e
un anonimo retore stas lo abbia spinto. Certo Costantino ha – egli dice – un l’imperatore rivela ormai per questi dei. disprezza gli dei del
pagano del 313 rapporto segreto con quella «mente divina» che, dele-
paganesimo, che, o
gata la cura dei piccoli mortali diis minoribus, a lui solo
non sono nominati
si degna di manifestarsi (ibid. 2,5). Nel racconto particolareggiato delle vicende che nulla era mutato nella religiosità di Costantino: per ren-
militari della campagna d’Italia, la divinità ispira costantemente l’imperatore, che dersi conto del mutamento, basta confrontare il linguaggio o sono nominati
ad Aquileia, modellando la sua azione sulla clemenza del deus ille mundi creator dell’imperatore –
et dominus (ibid. 13,2), trasforma in catene le spade tolte ai prigionieri nemici negirici pronunziati davanti allo stesso Costantino nel 307 e per dire che sono
nel 311 nei quali gli dei sono nominati continuamente con i «dei minori» che si
aperto alle porte di Roma un avversario a cui la divina mens loro nomi tradizionali, Giove, Apollo, Vittoria, Mercurio, Libe- occupano «di noi»,
ibid. 16,2; 18,1). Il Panegirico ro, e di Costantino viene messa in evidenza, continuamente, piccoli mortali, non
con una preghiera al summe rerum sator (ibid. 26,1ss) «che volle avere tanti nomi la devozione verso i templi e i santuari.
di Costantino, di
quante sono le lingue dei popoli e di cui non possiamo sapere come egli stessa Non c’è dubbio che la divinità suprema dai molti nomi che
cui si prende cura
voglia essere chiamato», mens divina immanente al mondo o autore trascendente l’autore del Panegirico del 313 pone al centro del suo di-
(extrinsecus) di ogni movimento, potestà suprema posta al di sopra di tutti i cieli
direttamente il
summus deus della religiosità solare e non Dio supremo; una
con la sua dinastia (divina suboles tua) al governo. è incompatibile con l’immagine che di tale divinità si era formula elegante per
Si è parlato di «evidenti matrici stoico platoniche» di questa preghiera, che, stabilita dell’impero dal III secolo in poi: tuttavia, nel di- giustificare il rifiuto
scorso del 310, che è tutto incentrato sulla religiosità so- che l’imperatore rivela
ma immanente del mondo, secondo il credo degli stoici, o potenza trascendente lare di Costantino, il sole è chiamato col nome tradizionale ormai per questi dei
della pietà greca e romana (ibid. 21.4 Apollinem tuum…ibid.
tura, creatrice di tutto, secondo la tradizione giudaico-cristiana), mira a stabilire 7 Apollo noster) e con lui sono nominati, senza esitazioni né reticenze, Cerere,
Libero, Mercurio, Giunone la Vittoria e, soprattutto, Giove Capitolino, che non
tradizioni religiose monoteizzanti o monoteistiche esistenti nell’impero; ciò che summus deus della religione solare; la misteriosa
colpisce però è la strana circospezione e l’evidente disagio con cui l’autore, che divinitas del 313 è lasciata invece deliberatamente innominata e l’autore insiste

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COSTANTINIANA

Anche se non avessimo sul fatto che ha tanti nomi quante sono le genti e che del cielo» corrisponde, nel linguaggio necessariamente sintetico del documen-
le fonti cristiane e non è possibile sapere come essa stessa voglia essere Lact. ibid.
dovessimo dipendere chiamata. Se il Dio a cui Costantino attribuiva nel 313 la avanzate dall’ignoto panegirista del 313 sulla natura della divinità che ha dato
sua vittoria fosse stato semplicemente, come nel 313, il la vittoria a Costantino. Tipica invece della mentalità di Costantino, anche se
esclusivamente
Sole, non si vede perché il retore mettesse tanto impe- comune alla mentalità ormai dominante nell’impero, è «l’idea di alleanza con la
dall’anonimo
gno per restare nell’indeterminato. divinità»; nell’incontro destinato a risolvere i massimi problemi politici dell’im-
panegirista pagano pero, le decisioni da prendere per prime (in prima ordinanda) appaiono quelle
Insomma, anche se sulla campagna del 312 non aves-
del 313, dovremmo simo le fonti cristiane e dovessimo dipendere esclu- che riguardano la divinitatis reverentia
ammettere che sivamente dall’anonimo panegirista pagano del 313, sede del cielo, possa essere placata e propizia a noi e a tutti coloro che sono
qualche cosa di nuovo dovremmo ammettere che qualche cosa di nuovo e di posti sotto il nostro potere» (ibid.).
e di eccezionale era eccezionale era avvenuto in quell’anno nella religiosità Totalmente ed esclusivamente di Costantino, condizione da lui posta al
avvenuto in quell’anno di Costantino e che egli aveva abbandonato il pagane- collega pagano per un accordo, è infine il concetto di libertà religiosa, se-
nella religiosità simo tradizionale, non aveva nascosto il suo fastidio per condo cui il diritto della divinitas di essere adorata come vuole fonda nei
gli dei della tradizione (al punto che il retore evita di no- singoli «la libera potestà di seguire la religione che ciascuno avesse volu-
di Costantino
minarli in sua presenza) ed aveva volto la sua devozione to» (ibid. 44,2) e che non solo capovolge la concezione (che Licinio aveva
a un misterioso Dio supremo, creatore e provvidente, nel quale si poteva in contribuito con Galerio ad elaborare nell’editto di Serdica), secondo cui la
tolleranza religiosa è il perdono concesso dalla clemenza imperiale ad un
errore, frutto di una scelta arbitraria (Lact. ibid. 34,2 pro arbitrio suo atque ut
isdem erat libitum) ma rovescia anche, a favore del Cristia-
ben nota della religione solare. nesimo, il rapporto esistente tra le varie religioni dell’im-
Il cosiddetto editto
Questa stessa circospezione, questa deliberata volontà di evitare ogni possibile pero e, soprattutto, il rapporto dell’impero con la religione di Milano toglie al
tradizionale, affermando che, proprio per assicurarsi l’ap- paganesimo tradizionale
sia di quella più antica che di quella solare, si ritrova nelle immagini dell’arco di poggio della divinità gli imperatori concedono, «ai Cristia- il suo carattere di
trionfo, dedicato nel 315 dal senato e dal popolo romano a Costantino; essa si ri- ni e a tutti» la libertà di seguire la religione che vogliono. religione di stato e
trova, soprattutto, nel cosiddetto editto di Milano, che, nella forma conservata da Nominando per primi i Cristiani e isolandoli rispetto a tutti prepara indubbiamente
Lattanzio (De mort. 48), è il rescritto pubblicato da Licinio a Nicomedia il 14 giu- gli altri, il cosiddetto editto di Milano toglie al paganesimo il passaggio al
gno del 313, nella forma conservata da Eusebio (H.E. IX,5) è lo stesso testo pub- tradizionale il suo carattere di religione di stato e prepara
Cristianesimo come
blicato poco dopo da Licinio in Palestina, ma che riproduce, nell’uno e nell’altro indubbiamente il passaggio al Cristianesimo come nuova
nuova religione dello
caso, l’accordo raggiunto nelle trattative tra Costantino e Licinio nell’incontro di religione dello stato romano. Questo si rivela il punto di
Milano del febbraio del 313 e l’estensione alle province del vinto Massimino dei vista di Costantino già nell’inverno fra il 312 e il 313, pri- stato romano. Questo
risultati di tale accordo. Nella ricerca di un linguaggio comune che potesse essere ma dell’incontro di Milano, quando scrive al governatore si rivela il punto
dell’Africa Anulino e al vescovo di Cartagine Ceciliano per- di vista di Costantino
monoteistica, il documento si rivela frutto di un compromesso, fra il paganesimo ché i Cristiani ottengano non solo la restituzione dei beni già nell’inverno
di Licinio e la nuova religiosità di Costantino: il «qualsiasi divinità ci sia nella sede confiscati, ma anche il risarcimento dei danni subiti e il fra il 312 e il 313

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La più tradizionale dono dallo stato di denari destinati «per le spese dei pevole che gli dei della tetrarchia, Giove ed Ercole, non erano stati capaci di
delle pratiche religiose servitori della religione cattolica, conforme alle leggi e aiutare Severo e Galerio contro lo stesso Massenzio e che solo suo padre, che
romane, quella che santissima…Infatti, se essi venerano sommamente Dio, aveva onorato per tutta la sua vita il Dio sommo (ton olon theon), lo aveva avuto
vantaggi immensi proverranno pure agli affari pubbli- custode del suo regno e alleato sempre. Perciò aveva deciso di non perdere il
aveva provocato,
ci». Lo stesso Costantino nel 319 vieta con pene gravis- tempo con gli dei vani e di onorare soltanto il dio di suo padre.
secondo Lattanzio,
sime la professione privata dell’aruspicina, e, pur non Fin qui la versione riferita da Costantino ad Eusebio prima della sua mor-
la persecuzione proibendone ancora l’esercizio pubblico, lo definisce te, molti anni dopo la campagna del 312, corrisponde esattamente al Pa-
dioclezianea, sprezzantemente praeteritae usurpationis officia. negirico del 313 dal cui esame siamo partiti: Costantino lascia agli altri gli
è ormai una La più tradizionale delle pratiche religiose romane, quella dei minori e si dedica al culto del summus deus, che già suo padre aveva
superstizione del che aveva provocato, secondo Lattanzio, la persecuzione onorato: e non c’è dubbio che questo summus deus a cui Costanzo Cloro
passato, a stento dioclezianea, è ormai una superstizione del passato, a aveva tributato il suo culto, era il Sole. Ma il racconto di Co-
stento tollerata nel culto pubblico. stantino continua: egli invocò nella preghiera il dio di suo
Una visione
tollerata nel culto
Si può osservare che Costantino non usò la stessa intran- padre, chiedendogli di rivelargli che fosse e di stendergli straordinaria, avverte
pubblico
la sua destra. E mentre pregava gli apparve una visione Eusebio, che «se mi
la religione solare e tollerò simboli solari non solo sull’arco dedicato dal senato straordinaria – una visione, avverte Eusebio, che «se mi fosse stata riferita
e dal popolo nel 315, ma anche sulle monete da lui coniate sino al 320. Non fosse stata riferita da un altro e non da Costantino stesso da un altro e non da
credo si tratti soltanto dell’opportunità, per Costantino, di mantenere i contat- non crederei» - : egli disse di aver visto nel cielo, mentre il Costantino stesso non
ti con i ceti della burocrazia e dell’esercito che lo appoggiavano e tra i quali, giorno stava già declinando, al di sopra del sole, un trofeo crederei (…) e fece
come nelle oligarchie municipali da cui venivano gli oratori dei panegirici, la della croce fatto di luce e una scritta su di esso che diceva
costruire l’insegna
Con questo vinci. Lo stupore fu immenso in lui e in tutto
dopo aver deciso di
l’esercito, che lo seguiva in marcia e che fu spettatore –
nuto ormai suo consigliere ecclesiastico, e che quest’ultimo è ancora la versione di Costantino – del miracolo. Egli si non onorare nessun
rivelò, dopo la morte dell’ imperatore, nella Vita Costantini, domandava, pieno di incertezza, che cosa mai significasse altro dio fuorché quello
la non immediata rottura di Costantino con i simboli del cul- quella apparizione. Sopraggiunse la notte e gli apparve in che aveva visto
sogno il Cristo di Dio con il segno che aveva visto in cielo
nella genesi stessa della sua «conversione», che Costantino e lo esortò a farsene uno somigliante e a servirsene come difesa contro i
sentì come il superamento e la precisazione della religione nemici. Il giorno seguente egli discusse la cosa con gli amici e fece costruire
solare, che era stata sua e di suo padre, non come l’ abban- l’insegna (segue, nel cap.31, la descrizione del famoso labaro) e, dopo aver
dono e il rinnegamento di essa. Secondo la versione di Co- deciso (e que-
stantino, riportata da Eusebio nella Vita (I,27), l’imperatore, sto coincide, ancora una volta, con il racconto del panegirista pagano del
all’inizio della campagna contro Massenzio, era preoccupa- 313 e ne spiega le reticenze), fece chiamare «gli iniziati di tale dottrina»
to per le arti magiche a cui quest’ ultimo faceva ricorso ed (il greco dice mystai e l’allusione è forse a Osio di Cordova) e domandò chi
era convinto che fosse impossibile vincerlo senza l’aiuto fosse quel dio e che cosa significasse la frase della visione. Gli risposero che
divino; egli cercava dunque un dio che lo aiutasse, consa- quello era il Figlio unigenito dell’unico e solo Dio e che il segno apparso era

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COSTANTINIANA

Alla vigilia della segno di immortalità e trofeo di vittoria sulla morte. pero, nasce da una esigenza religiosa certamente sincera ed autentica, nella
spedizione contro Questo in sintesi il racconto di Costantino ad Eusebio. confessione di una dipendenza totale dell’uomo dalla divinità, ma che non
Ciò che ci garantisce dell’autenticità della testimo- percepisce ancora la natura interiore del Cristianesimo, né comporta un mu-
Massenzio, un devoto del
nianza di Eusebio, che ci assicura cioè che egli riferisce tamento radicale delle proprie vedute e della propria vita. La religiosità di
Sole, e convertendosi al
con fedeltà le parole di Costantino e che non ne ha Costantino convertito resta, almeno negli anni immediatamente successivi
Cristianesimo dal culto al 312, la tipica religiosità romana, strettamente collegata con la religiosità
falsato il pensiero, è innanzitutto, il perfetto integrar-
solare, aveva sentito si di questa versione con quella che emerge in modo dello stato; riguarda Costantino più come imperatore che come uomo, lo
questa conversione come indipendente dal panegirista pagano del 313. C’è inol- impegna alla riconoscenza dello stato verso il Dio che gli ha dato la vittoria.
il superamento di una tre un particolare nella versione di Costantino che un
religiosità incompleta, Cristiano non aveva interesse ad inventare: egli era an- della tradizione religiosa romana, il concetto di pax deorum, pax divom nella
non come il rinnegamento cora, alla vigilia della spedizione contro Massenzio, un sua formulazione più arcaica. Questa idea, che per i Romani aveva la sua ori-
di un religione falsa devoto del Sole, e convertendosi al Cristianesimo dal gine nel rito espiatorio, di probabile origine etrusca del pangere clavum (da
culto solare, aveva sentito questa conversione come il cui il termine pax) non è estranea del resto, neppure alla tradizione religiosa
superamento di una religiosità incompleta, non come il giudaico-cristiana.
rinnegamento di un religione falsa: nella visione il dio Cicerone, nella Pro Rabirio perduellionis reo 2,5, ci conserva una solenne pre-
dai molti nomi aveva assunto un nome e il simbolo di ghiera per ottenere la pax deorum con la quale egli invoca
Cristo era apparso sul Sole tramontante. da Giove Ottimo Massimo e da tutti gli altri dei e dee quorum Le grandi catastrofi
Lo storico non è obbligato ovviamente a credere alla opere et auxilio multo magis haec res publica quam ratione ho- naturali del II secolo,
realtà della visione di Costantino, il cui temperamen- minum et consilio gubernatur, pacem et veniam… ut hodiernum
riproposero alle
to, come rivela il precedente di Apollo, apparsogli in diem et ad huius salutem conservandam et ad rem publicam
masse e, poi, al
un tempio della Gallia secondo il panegirista del 310, constituendam inluxisse patiantur.
sembra essere stato naturalmente portato alle visioni Si può osservare che questa concezione era valida soprat- vertice dello stato,
Mitra al centro e il Sol Invictus «soprannaturali». Ben difficilmente però uno stori- tutto nell’età arcaica, e che nell’ultima repubblica e durante con la psicosi di una
co non prevenuto può negare che nel 312 Costan- «epoca di angoscia»,
tino abbia avuto un’esperienza religiosa eccezionale, tale da sconvolgere il motivi politici ne esigevano l’applicazione. la convinzione che i
suo comportamento verso la religione tradizionale e verso la stessa religio- disastri che colpivano
ne solare, che con la religione tradizionale non era affatto incompatibile, epidemie, e le sciagure militari del III, riproposero alle masse l’impero fossero
e da renderlo certo di un rapporto assoluto col Dio sommo, che solo ora si e, poi, al vertice dello stato, con la psicosi di una «epoca di
provocati dalla
manifesta per lui come il Dio unico e si identifica col Dio dei Cristiani. angoscia», la convinzione che i disastri che colpivano l’impe-
rottura della pax
Questo rapporto è centrato sull’idea di alleanza con Dio, che condiziona da ro fossero provocati dalla rottura della pax deorum da parte
questo momento il comportamento di Costantino, sia nei confronti dei col- dello stato che tollerava gli «empi» Cristiani. La concezione
deorum. Questa fu per
leghi e dei rivali sia nel confronto dei soldati e dei sudditi: tale idea nasce della pax deorum (e dell’ira deorum, che è il suo contrario) i Cristiani motivo di
dalla stessa esigenza religiosa di Aureliano e di Diocleziano, quella della tolleranza e principio
ricerca del dio più forte, capace di assumere efficacemente la difesa dell’im- subisce l’occupazione di Alarico e i pagani accusano praesen- di libertà religiosa

18 19
LA SVOLTA
COSTANTINIANA

tia tempora… malis infestatissima… quod colitur Christus… idola minus coluntur
( 9), e rimane così viva nella polemica fra Cristiani e Pagani, che i
Cristiani se ne impossessano da Tertulliano ad Ambrogio per capovolgerla, sia
nel rapporto imperatore-dei, sia nel rapporto imperatore-Dio. Al centro della
polemica pagano-cristiana e radice delle più importanti iniziative persecuto-
rie, la pax deorum fu però per i Cristiani (come era stata prima per altri gruppi
estranei alla tradizione romana), motivo di tolleranza e principio di libertà re-
ligiosa.
Lo rivela l’episodio dei Baccanali del 186 a.C., quando il timore di violare divini
iuris aliquid mescolato alle frodi umane indusse i consoli e il senato a conce-
dere il permesso di celebrare i sacra proibiti in un numero ristretto di persone
si quis tale sacrum sollemne et necessarium duceret (Liv. XXXIX, 16,7 e 18,8); un
atteggiamento dello stesso genere si trova alla base di quel documento pate-
ticamente sincero e pateticamente contradditorio che è l’editto di Serdica del
311, in cui Galerio, nell’ammettere il fallimento della grande persecuzione,

pregarlo per lui. Lo stesso atteggiamento, assunto con più consapevolezza,


ricompare nel cosiddetto editto di Milano (Lacta. De mortibus per., 48,2), la cui
premessa non potrebbe essere più esplicita: il ristabilimento della pax deo-
rum, o, meglio, della pax divinitatis
con il termine che permette un incontro non polemico fra il politeismo paga-

e giudaico, è considerato obiettivo primario per la sicurezza e il bene dello


stato: come nell’età arcaica e come nella crisi del III secolo, la «politica verso
la divinità», l’alleanza col Dio più forte o con l’unico Dio che si è manifestato
res publica, torna ad es-
sere un aspetto imprescindibile della politica dell’impero.
A questa alleanza Costantino è, a suo modo, integralmente fedele e nel 313 a
Milano fa, per la prima volta nella storia dell’impero, della questione religiosa,
anzi della questione cristiana, il banco di prova dei rapporti fra gli imperatori:
solo per acquistare l’appoggio di Costantino nella lotta contro Massimino, Lici-
nio, l’antico collaboratore di Galerio, il più fanatico dei persecutori, sottoscrive
a Milano il rinnegamento del rescritto di Serdica e giudica opportuno, alla vigilia
dello scontro decisivo col rivale di Oriente, imitare Costantino nelle sue visioni e

20 La statua di Costantino a York (Eburacum), nel luogo 21


in cui fu proclamato imperatore nel 306
LA SVOLTA
COSTANTINIANA

Il Cristianesimo farsi apparire un angelo incaricato di insegnarli una pre- cordo di Milano, l’uno la richiesta minima, l’altro la concessione Il rapporto fra
non veniva soltanto ghiera da far recitare ai soldati (Lact. De mort. 46,3); solo massima, in materia di legislazione religiosa.
religione e politica
tollerato e riconosciuto per acquistare in extremis l’appoggio di Costantino contro Nella «politica verso Dio» di Costantino, che dal suo Dio aspet-
nasce non dalla legge
lecito, come al tempo tava più la salvezza dell’impero che la salvezza dell’anima, l’ac-
cide ad emanare nel maggio del 313, a Nicomedia o in cordo di Milano era soltanto una fase interlocutoria, la ricerca
scritta, ma dalla legge
di Gallieno, ma si
di una possibilità di coesistenza col collega pagano, in attesa non scritta, e il diritto
affiancava, con una
to che concede ai Cristiani la piena libertà e la restituzio- che i rapporti di forza, evolvendosi, permettessero a lui di es- della divinità ad essere
piena parità di diritti
ne dei beni ecclesiastici ( . H.E. IX,10,7ss.), attribuendo sere l’unico imperatore e alla religione da lui scelta, la religione adorata come vuole
e non senza una certa vilmente ai suoi subordinati la colpa della persecuzione fonda la libertà di tutti
preferenza, alle altre (Lact. De mort. 49,6). Questo era nella logica degli imperatori del III e IV secolo, nella a praticare il proprio
religioni dell’impero Con l’ultimo editto di Massimino, la cui morte avvenne logica della più arcaica pietas romana, per la quale la religione era
culto e la propria fede
e alla stessa religione poco dopo, forse nel settembre dello stesso 313, il con- innanzitutto un’alleanza fra Roma e la divinità, per la salvezza di
religiosa secondo
tradizionale che Roma e del suo impero.
tale editto non aggiungeva niente, del resto, alle decisioni
coscienza
cessava di essere
già prese a Milano. Esse ebbero nella storia dell’impero
la religione dello Stato
un’importanza fondamentale: in seguito ad esse il Cristia-
nesimo non veniva soltanto tollerato e riconosciuto lecito,

senza una certa preferenza, alle altre religioni dell’impero e alla stessa religione
tradizionale che cessava di essere, come si è già notato, la religione dello Stato.

La piena libertà religiosa, che scaturisce dall’accordo di Milano, rappresenta

teplici condizionamenti concreti, riesce a conservare; delinea l’immagine di

fondamentale problema politico e si proclama nello stesso tempo aconfessio-


nale, non in nome di un razionalismo scettico, ma in nome della sua confessata
incompetenza a decidere, in quanto Stato, la natura teologica della divinità, il
quicquid est divinitatis in sede caelesti, di uno Stato in cui il rapporto fra religio-
ne e politica nasce non dalla legge scritta, ma dalla legge non scritta, e il diritto
della divinità ad essere adorata come vuole fonda la libertà di tutti a praticare
il proprio culto e la propria fede religiosa secondo coscienza.
La fragilità di questo equilibrio non tardò a manifestarsi ed esso si spezzò con
la rottura dell’equilibrio di forze fra Costantino e Licinio, che consideravano l’ac-

22 Arco di trionfo di Costantino, dedicato dal senato nel 315 d.C. 23


per celebrare la vittoria su Massenzio, particolare
ANTOLOGIA

La preghiera come problema politico, Marietti, 1968 (ed. orig. 1965), pp. 9-14.
Questa estensione del cristianesimo a un immenso popolo, che rientra nella sua essenza, è
stata ostacolata durante i primi secoli dal fatto che andava sviluppandosi all’interno di una
società i cui quadri sociali e le cui strutture culturali gli erano ostili. L’appartenenza al cristia-
nesimo richiedeva quindi una forza di carattere di cui la maggior parte degli uomini è incapace.
La conversione di Costantino, eliminando questi ostacoli, ha reso l’Evangelo accessibile ai
poveri, cioè proprio a quelli che non fanno parte delle «élite», all’uomo della strada. Lungi
dal falsare il cristianesimo, gli ha permesso di perfezionarsi nella sua natura di popolo.
[…] Proprio perché, a partire dal IV secolo, il cristianesimo è penetrato nella civiltà occidenta-
le, proprio perché si è avuta una Cristianità, è stato reso possibile l’immenso popolo cristiano
che è quello dell’Occidente medievale e barocco. Indubbiamente, questo popolo presenta
i difetti tipici di ogni popolo. Per molti, il cristianesimo è stato non tanto un impegno perso-
nale quanto una tradizione sociale, non tanto una fede soprannaturale quanto una esigenza
religiosa. Ma il problema è sapere se non sia auspicabile proprio che l’Evangelo possa esten-

[…] Per essere Cristiani, hanno bisogno di un ambiente che li aiuti. Non c’è cristianesimo di
massa senza Cristianità.
[…] La Chiesa ha quindi il dovere assoluto di rendersi accessibile ai poveri. E ancora una volta può
farlo solo creando condizioni che rendano il cristianesimo possibile ai poveri. In ciò consiste il
dovere della Chiesa di lavorare a far sì che la civiltà renda accessibile alle masse la vita cristiana.
[…] In questo, d’altra parte, la Chiesa non rivendica nulla che non sia valido per ogni società
religiosa. Infatti, la libertà religiosa, che deve essere considerata un diritto umano fondamen-
tale, non soltanto per gli individui, ma per le comunità, non implica solo il diritto di professare
pubblicamente un culto, ma di disporre dello spazio umano necessario per ordinare la vita se-
condo le esigenze della propria religione. Soltanto questo può permettere il mantenimento di
una tradizione popolare. Perciò, una religione ha il diritto di creare sul piano familiare, educati-
vo, culturale e sociale le istituzioni di cui ha bisogno per assicurarsi sopravvivenza e sviluppo.

ASPETTI GENERALI DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA

Oggetto e fondamento della libertà religiosa


2. Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa. Il
contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione
da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, così che in
materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro
debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma indivi-
duale o associata. Inoltre dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla
stessa dignità della persona umana quale l’hanno fatta conoscere la parola di Dio rivelata e

24 25
la stessa ragione. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve essere rico-
nosciuto e sancito come diritto civile nell’ordinamento giuridico della società. del viaggio apostolico negli USA (16 aprile 2008)
A motivo della loro dignità, tutti gli esseri umani, in quanto sono persone, dotate cioè di ragione e
La libertà non è solo un dono, ma anche un appello alla responsabilità personale. Gli americani lo
di libera volontà e perciò investiti di personale responsabilità, sono dalla loro stessa natura e per
sanno per esperienza - quasi ogni città di questo Paese possiede i suoi monumenti che rendono
obbligo morale tenuti a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione. E sono
pure tenuti ad aderire alla verità una volta conosciuta e ad ordinare tutta la loro vita secondo le sue
esigenze. Ad un tale obbligo, però, gli esseri umani non sono in grado di soddisfare, in modo rispon-
comune ed un senso di responsabilità nei confronti dei meno fortunati. Esige inoltre il coraggio
dente alla loro natura, se non godono della libertà psicologica e nello stesso tempo dell’immunità
di impegnarsi nella vita civile, portando nel pubblico ragionevole dibattito le proprie credenze
dalla coercizione esterna. Il diritto alla libertà religiosa non si fonda quindi su una disposizione
religiose e i propri valori più profondi. In una parola, la libertà è sempre nuova. Si tratta di una
soggettiva della persona, ma sulla sua stessa natura. Per cui il diritto ad una tale immunità perdura
anche in coloro che non soddisfano l’obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa, e il suo eserci-
bene (cfr Spe salvi, 24). Pochi hanno compreso ciò così lucidamente come Papa Giovanni Paolo II,
zio, qualora sia rispettato l’ordine pubblico informato a giustizia, non può essere impedito.

Libertà religiosa e rapporto dell’uomo con Dio natia Polonia e in Europa orientale, egli ci ricordò come la storia evidenzi, in tante occasioni, che
3. Quanto sopra esposto appare con maggiore chiarezza qualora si consideri che norma su- “in un mondo senza verità, la libertà perde il proprio fondamento” e una democrazia senza valori
prema della vita umana è la legge divina, eterna, oggettiva e universale, per mezzo della può perdere la sua stessa anima (cfr Centesimus annus, 46). Queste parole profetiche fanno eco
quale Dio con sapienza e amore ordina, dirige e governa l’universo e le vie della comuni- in qualche modo alla convinzione del Presidente Washington, espressa nel suo discorso d’addio,
tà umana. E Dio rende partecipe l’essere umano della sua legge, cosicché l’uomo, sotto la che la religione e la moralità costituiscono “sostegni indispensabili” per la prosperità politica.
sua guida soavemente provvida, possa sempre meglio conoscere l’immutabile verità. Perciò
ognuno ha il dovere e quindi il diritto di cercare la verità in materia religiosa, utilizzando
mezzi idonei per formarsi giudizi di coscienza retti e veri secondo prudenza.
La verità, però, va cercata in modo rispondente alla dignità della persona umana e alla sua natura (1 gennaio 2011)
sociale: e cioè con una ricerca condotta liberamente, con l’aiuto dell’insegnamento o dell’edu-
2. Il diritto alla libertà religiosa è radicato nella stessa dignità della persona umana, la cui
cazione, per mezzo dello scambio e del dialogo con cui, allo scopo di aiutarsi vicendevolmente
natura trascendente non deve essere ignorata o trascurata. Dio ha creato l’uomo e la donna
nella ricerca, gli uni rivelano agli altri la verità che hanno scoperta o che ritengono di avere sco-
a sua immagine e somiglianza (cfr Gen 1,27). Per questo ogni persona è titolare del sacro
perta; inoltre, una volta conosciuta la verità, occorre aderirvi fermamente con assenso personale.
diritto ad una vita integra anche dal punto di vista spirituale. Senza il riconoscimento del
L’uomo coglie e riconosce gli imperativi della legge divina attraverso la sua coscienza, che
proprio essere spirituale, senza l’apertura al trascendente, la persona umana si ripiega su se
stessa, non riesce a trovare risposte agli interrogativi del suo cuore circa il senso della vita
si deve quindi costringerlo ad agire contro la sua coscienza. E non si deve neppure impe-
e a conquistare valori e principi etici duraturi, e non riesce nemmeno a sperimentare un’au-
dirgli di agire in conformità ad essa, soprattutto in campo religioso. Infatti l’esercizio della
tentica libertà e a sviluppare una società giusta.[…]
religione, per sua stessa natura, consiste anzitutto in atti interni volontari e liberi, con i quali
5. La libertà religiosa non è patrimonio esclusivo dei credenti, ma dell’intera famiglia dei popoli
l’essere umano si dirige immediatamente verso Dio: e tali atti da un’autorità meramente
della terra. È elemento imprescindibile di uno Stato di diritto; non la si può negare senza intacca-
umana non possono essere né comandati, né proibiti. Però la stessa natura sociale dell’esse-
re nel contempo tutti i diritti e le libertà fondamentali, essendone sintesi e vertice. Essa è “la car-
re umano esige che egli esprima esternamente gli atti interni di religione, comunichi con altri
in materia religiosa e professi la propria religione in modo comunitario.
Si fa quindi ingiuria alla persona umana e allo stesso ordine stabilito da Dio per gli esseri
sviluppo integrale, che riguarda unitariamente la totalità della persona in ogni sua dimensione.
umani, quando si nega ad essi il libero esercizio della religione nella società, una volta ri-
spettato l’ordine pubblico informato a giustizia.
Inoltre gli atti religiosi, con i quali in forma privata e pubblica gli esseri umani con decisione
interiore si dirigono a Dio, trascendono per loro natura l’ordine terrestre e temporale delle

certamente rispettare e favorire la vita religiosa dei cittadini, però evade dal campo della sua Nel suo commento al Vangelo di Luca, sant’Ambrogio ricorda che «l’istituzione del potere de-
competenza se presume di dirigere o di impedire gli atti religiosi. riva così bene da Dio, che colui che lo esercita è lui stesso ministro di Dio» (Expositio Evan-

26 27
gelii secundum Lucam, IV, 29). Tali parole potrebbero sembrare strane agli uomini del terzo poteva essere estranea alla fede cristiana, che era entrata nel mondo con la pretesa che lo
millennio, eppure esse indicano chiaramente una verità centrale sulla persona umana, che è Stato non potesse decidere della verità e non potesse esigere nessun tipo di culto. La fede
solido fondamento della convivenza sociale: nessun potere dell’uomo può considerarsi divi- cristiana rivendicava la libertà alla convinzione religiosa e alla sua pratica nel culto, senza
no, quindi nessun uomo è padrone di un altro uomo. Ambrogio lo ricorderà coraggiosamente con questo violare il diritto dello Stato nel suo proprio ordinamento: i Cristiani pregavano
all’imperatore scrivendogli: «Anche tu, o augusto imperatore, sei un uomo» (Epistula 51,11).
Un altro elemento possiamo ricavare dall’insegnamento di sant’Ambrogio. La prima qualità di cristianesimo, con la sua nascita, ha portato nel mondo il principio della libertà di religione.
chi governa è la giustizia, virtù pubblica per eccellenza, perché riguarda il bene della comunità Tuttavia, l’interpretazione di questo diritto alla libertà nel contesto del pensiero moderno
intera. Eppure essa non basta. Ambrogio le accompagna un’altra qualità: l’amore per la libertà,
che egli considera elemento discriminante tra i governanti buoni e quelli cattivi, poiché, come gione presupponesse l’inaccessibilità della verità per l’uomo e che, pertanto, spostasse la
si legge in un’altra sua lettera, «i buoni amano la libertà, i reprobi amano la servitù» (Epistula religione dal suo fondamento nella sfera del soggettivo. È stato certamente provvidenziale
40, 2). La libertà non è un privilegio per alcuni, ma un diritto per tutti, un diritto prezioso che il che, tredici anni dopo la conclusione del concilio, Papa Giovanni Paolo II sia arrivato da un
Paese in cui la libertà di religione veniva contestata dal marxismo, vale a dire a partire da
tosto la responsabilità di ciascuno. Si trova qui uno dei principali elementi della laicità dello
che assomigliava a quella della Chiesa antica, sicché divenne nuovamente visibile l’intimo
sempre, però, nel rispetto dell’altro e nel contesto delle leggi che mirano al bene di tutti. ordinamento della fede al tema della libertà, soprattutto la libertà di religione e di culto.
D’altra parte, nella misura in cui viene superata la concezione di uno Stato confessionale, appare

le, che è fondamento di un ordine adeguato alla dignità della persona umana, superando una
concezione meramente positivista dalla quale non possono derivare indicazioni che siano, in per il dialogo interreligioso nel Mediterraneo (Milano, 25 novembre 2012)
qualche modo, di carattere etico (cfr Discorso al Parlamento Tedesco, 22 settembre 2011). Lo
Stato è a servizio e a tutela della persona e del suo «ben essere» nei suoi molteplici aspetti, a
di proporre la vita buona del Vangelo in tutti gli ambiti dell’umana esistenza. Non pretendono
cominciare dal diritto alla vita, di cui non può mai essere consentita la deliberata soppressione.
una egemonia e non possono sottrarsi al dovere della testimonianza» . L’alternativa tra ege-
Ognuno può allora vedere come la legislazione e l’opera delle istituzioni statuali debbano es-
monia e testimonianza è davvero cruciale. E Sant’Agostino, con la sua vita e con i suoi inse-
sere in particolare a servizio della famiglia, fondata sul matrimonio e aperta alla vita, e altresì
gnamenti, ci mostra come la seconda delle due posizioni sia più adeguata alla natura stessa
della verità.
il progetto educativo da loro giudicato valido e pertinente. Non si rende giustizia alla famiglia, se
A livello civile e anche politico, la logica della testimonianza piuttosto che dell’egemonia si
lo Stato non sostiene la libertà di educazione per il bene comune dell’intera società.
traduce oggi nell’impegno per la libertà di religione, in tutte le sue dimensioni. Per fortunata
coincidenza ricorre nel 2013 l’anno costantiniano. Sarà questa un’occasione privilegiata, per

(2 agosto 2012)
chità, quando il pensiero giuridico romano incontrò la novità cristiana, realizzando alcune con-
quiste decisive per il progresso spirituale dell’umanità e diede inizio alla libertà religiosa. La
convocato il Concilio senza indicargli problemi concreti o programmi. Fu questa la grandezza libertà religiosa, pur presentando ancor oggi molti nodi critici che domandano ulteriori appro-
fondimenti, infatti garantisce la possibilità a tutte le componenti di una società plurale, laiche
Inaspettatamente, l’incontro con i grandi temi dell’età moderna non avvenne nella grande e religiose, di presentare la loro proposta di vita nella sua interezza e al tempo stesso esercita
Costituzione pastorale, bensì in due documenti minori, la cui importanza è emersa solo poco una funzione limitatrice rispetto alle sempre ricorrenti tentazioni egemoniche, dal momento
a poco con la ricezione del Concilio. che impedisce di monopolizzare lo spazio pubblico.
Si tratta anzitutto della Dichiarazione sulla libertà religiosa, richiesta e preparata con grande
sollecitudine soprattutto dall’episcopato americano. La dottrina della tolleranza, così come

Beirut in Libano (14 settembre 2012)


di scegliere e di praticare la religione, come anche della libertà di cambiarla, in quanto diritti
27. La tolleranza religiosa esiste in diversi paesi, ma essa non impegna molto perché rimane
fondamentali alla libertà dell’uomo. Dalle sue ragioni più intime, una tale concezione non
limitata nel suo raggio di azione. È necessario passare dalla tolleranza alla libertà religio-

28 29
passo da compiere non è una crepa aperta nella fede religiosa, ma una riconsiderazione del
rapporto antropologico con la religione e con Dio. Non è una violazione delle verità fondanti
della fede, perché, nonostante le divergenze umane e religiose, un raggio di verità illumina
tutti gli uomini. Sappiamo bene che la verità non esiste al di fuori di Dio come una cosa in
sé. Sarebbe un idolo. La verità si può sviluppare soltanto nella relazione con l’altro che apre
a Dio, il quale vuole esprimere la propria alterità attraverso e nei miei fratelli umani. Quindi

sesso di alcuno, ma è sempre un dono che ci chiama a un cammino di assimilazione sempre


più profonda alla verità. La verità può essere conosciuta e vissuta solo nella libertà, perciò
all’altro non possiamo imporre la verità; solo nell’incontro di amore la verità si dischiude.[…]

litica con gli apporti della religione, mantenendo la necessaria distanza, la chiara distinzione
e l’indispensabile collaborazione tra le due. Nessuna società può svilupparsi in maniera sana

della commistione o dell’opposizione. Il rapporto appropriato si fonda, innanzitutto, sulla


natura dell’uomo – dunque su una sana antropologia – e sul pieno rispetto dei suoi diritti
inalienabili. La presa di coscienza di questo rapporto appropriato permette di comprendere
che esiste una sorta di unità-distinzione che deve caratterizzare il rapporto tra lo spirituale
(religioso) e il temporale (politico), perché ambedue sono chiamati, pur nella necessaria di-
stinzione, a cooperare armoniosamente al bene comune. Una tale laicità sana garantisce alla
politica di operare senza strumentalizzare la religione, e alla religione di vivere liberamente
senza appesantirsi con la politica dettata dall’interesse, e qualche volta poco conforme, o
addirittura contraria, alle credenze religiose. Per questo la sana laicità (unità-distinzione) è

religiosa adeguata. Occorre richiamare continuamente il posto di Dio nella vita personale,
familiare e civile, e il giusto posto dell’uomo nel disegno di Dio. E soprattutto, a tale scopo,
occorre pregare di più.

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