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Corso di Topografia Ingegneria Civile

(Corso B, A.A. 2010/2011)


Docente: Ing. Marcello Gencarelli
IL RILIEVO TOPOGRAFICO
È il complesso delle operazioni di misura e dei procedimenti che occorre effettuare al
fine di produrre la rappresentazione grafica, secondo una proiezione ortogonale, del
territorio. La redazione dei disegni e lo sviluppo dei calcoli necessari viene indicata con il
nome di restituzione del rilievo.

I metodi di rilievo si basano sulla determinazione della posizione di un certo numero


di punti dell’oggetto che ne permettano la rappresentazione e un successivo utilizzo.

Per questo occorre:


saper “rilevare” l’oggetto in maniera discreta,
misurando cioè di questo, solo quei punti che ne
descrivono la forma e le dimensioni in maniera
sufficientemente corretta per gli scopi prefissati.
valutare che la scala della rappresen-tazione
influenzi questa discretizzazione.
determinare, attraverso misure, la posizione
relativa di tutti i punti di interesse del rilievo.

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LA DISTINZIONE DEI PUNTI DEL RILIEVO
Nell’organizzare un rilievo, i punti devono essere rigorosamente distinti in due categorie:

PUNTI DI INQUADRAMENTO:
INQUADRAMENTO sono dei punti di riferimento, il loro numero è una piccola
percentuale dei punti rilevati e costituiscono l’ossatura portante del rilievo.

PUNTI DI DETTAGLIO (particolari): la grandissima maggioranza dei punti rilevati. In essi


(al contrario dei punti di inquadramento) finiscono le particolarità del terreno e dei
manufatti; la precisione dipende dagli aspetti grafici, quindi è direttamente condizionata
dalla scala di rappresentazione.

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MODO CORRETTO DI PROCEDERE
Prima si effettua l’inquadramento
inquadramento, poi, partendo da questo, il dettaglio
dettaglio…

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PUNTI DI INQUADRAMENTO
Costituiscono una serie di punti, scelti in modo opportuno sull’intera
area da rilevare, e collegati tra loro. Di essi occorrerà determinare con
cura e precisione le posizioni che, nel loro insieme, costituiscono la
rete di base, l’ossatura di sostegno e di appoggio per tutte quelle
operazioni “minori” con le quali si definiranno le particolarità del
terreno (dettagli topografici). Questi punti verranno poi riportati sulla
mappa per realizzare la rappresentazione grafica del terreno.

Il numero dei punti di inquadramento dipende da:


estensione del territorio da rilevare;
andamento morfologico del terreno;
metodi e strumenti impiegati nel rilievo;
scala di rappresentazione.

In definitiva il rilievo topografico si sviluppa in tre fasi:


1. Realizzazione rete di inquadramento (appoggio).
2. Realizzazione del raffittimento (della rete di appoggio).
3. Rilievo dei particolari (dettaglio).
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TECNICHE DI INQUADRAMENTO
Le tecniche con cui si realizzano le reti di inquadramento sono:
Triangolazioni
Trilaterazioni
Intersezioni
Poligonazioni
Sistema satellitare GPS

Questi metodi non sono alternativi, ma devono essere scelti o usati in modo
complementare, in relazione alle estensioni del territorio da rilevare.

In effetti quando l’estensione da rilevare è molto grande si impiega lo schema


delle triangolazioni e delle trilaterazioni per costituire un primo livello di punti,
limitati come numero, ma rilevati con grande precisione; il raffittimento dei punti
di appoggio, fino alla densità necessaria al successivo rilievo dei particolari, viene
poi raggiunto con altri metodi in relazione alla scala di rappresentazione.

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MODALITÀ DI REALIZZAZIONE DELLE RETI DI INQUADRAMENTO

GRANDI ESTENSIONI

• Triangolazioni (in passato) Realizzazione della rete di


GPS e Trilaterazioni (oggi) inquadramento globale

Realizzazione del
• Intersezioni raffittimento a piccola scala
(es. 1:25.000)

Realizzazione del
• Poligonazioni raffittimento a grande scala
(es. 1:2.000)

a queste operazioni poi segue:


Rilievo dei particolari
• Celerimensura topografici (dettaglio)
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MODALITÀ DI REALIZZAZIONE DELLE RETI DI INQUADRAMENTO

MEDIE e PICCOLE ESTENSIONI

Realizzazione della rete di


• Poligonazioni principali inquadramento globale
e GPS
Realizzazione del
• Poligonazioni secondarie raffittimento

a queste operazioni poi segue:


Rilievo dei particolari
• Celerimensura topografici (dettaglio)

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LE TRIANGOLAZIONI
IL PRINCIPIO DELLE TRIANGOLAZIONI
È uno schema introdotto nel ‘600 da W. Snell e presenta le seguenti proprietà:
privilegia decisamente le misure angolari (le più facili da eseguire in passato);
costituisce uno schema molto rigido (lenta propagazione degli errori);
richiede visibilità omnidirezionale (ottenibile con punti in posizione dominante);
è molto impegnativo da realizzare.

Si individuano con cura i punti che


costituiranno l’inquadramento globale.
Si congiungono poi i punti a due a due
così da costituire una successione di
triangoli aventi successivamente un lato
in comune.
Si misura almeno una distanza fra due
vertici (BASE).
Si misurano gli angoli interni di tutti i
triangoli.
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IL CALCOLO DELLE TRIANGOLAZIONI
Le difficoltà connesse alla realizzazione delle triangolazioni riguardano l’esecuzione delle
misure sul terreno (angoli e base/i), mentre nessun particolare problema si riscontra nella
restituzione analitica con cui si definiscono le coordinate dei vertici. Per il calcolo della
triangolazione sono richiesti:
gli angoli di ciascun triangolo e la/e base/i;
orientamento della rete (coordinate di un vertice e azimut di un lato uscente da questo
lato).
FASI DEL CALCOLO
Controllo e compensazione degli angoli.
Controllo e compensazione dei lati (se sono
misurate più basi).
Calcolo delle lunghezze dei lati (seni)
partendo dal triangolo che contiene la base,
minimizzando i percorsi.
Calcolo degli azimut dei lati partendo da
quello noto.
Calcolo della coordinate dei vertici partendo
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da quello noto.
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LE TRILATERAZIONI
IL PRINCIPIO DELLE TRILATERAZIONI
Le trilaterazioni hanno la stessa configurazione geometrica delle triangolazioni
(sequenza di triangoli) ma al posto degli angoli vengono direttamente misurate le
lunghezze dei tre lati di ciascun triangolo dello schema.
In passato non veniva utilizzato nelle reti di inquadramento per l’impossibilità di
misurare direttamente grandi distanze con grandi precisioni.
Nelle trilaterazioni non esiste propagazione degli errori. In effetti ciascun triangolo è
risolvibile in modo indipendente dagli altri e le ampiezze degli angoli interni possono
essere calcolate in funzione dei soli lati di ciascun triangolo. Esse perciò saranno
influenzate solo dagli errori di misura presenti nei lati di quel triangolo, ma non dagli
errori di misura presenti nei lati di altri triangoli.

d12 + d 22 − d 32
A1 = arccos
2d1d 2
d12 + d 32 − d 22
B1 = arccos
2d1d 3
d 32 + d 22 − d12
C1 = arccos
2d 3 d 2
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LE TRILATERAZIONI
Nello schema delle trilaterazioni, vengono effettuate le misure strettamente necessarie
allo sviluppo dei calcoli (i tre lati per ottenere i tre angoli). In questo modo, però, non sono
possibili i necessari controlli di precisione e le eventuali successive compensazioni,
ineludibili nelle reti di inquadramento.
Per ottenere misure sovrabbondanti (necessarie per eseguire controlli e compen-sazioni) si
possono seguire 2 strade:

Adottare quadrilateri come elementi Misurare alcuni angoli (es. uno per
compositivi della rete, misurando di triangolo) oltre a tutti i lati (schema misto).
ciascuno lati e diagonali.

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LE INTERSEZIONI
IL PRINCIPIO DELLE INTERSEZIONI
Le intersezioni costituiscono, nella topografia classica, un metodo
di rilievo di appoggio non autonomo, ma da utilizzare in
particolari contesti a integrazione di altre metodologie.

A esse viene affidato il compito di effettuare il raffittimento


finale di una rete di inquadramento, dunque di realizzare la
densità di punti noti necessaria al successivo rilievo di dettaglio,
per rappresentazioni a piccola scala (es. 1:100.000, 1:25.000).
Al contrario non è adeguato per essere utilizzato nel contesto di
rappresentazioni a grande scala (es. 1:1.000, 1:2.000).

Questi punti si dicono isolati in quanto non sono collegati tra


loro e ciascuno viene determinato in modo del tutto autonomo
dagli altri, costituendo un insieme non rigido nel quale non è
possibile realizzare grandi precisioni, o comunque non
paragonabili a quelle ottenibili con le triangolazioni e le
poligonazioni. Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A.,
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IL PRINCIPIO DELLE INTERSEZIONI
Il nome “intersezioni” deriva dal fatto che, graficamente, questi
metodi permettono di stabilire la posizione incognita dei punti
interessati tramite l’intersezione grafica di due o più semirette
uscenti da punti noti.

In effetti, la posizione di un punto isolato viene sempre definita


partendo da altri punti, dei quali già deve essere nota la
posizione (attraverso le relative coordinate), e utilizzando alcune
misure esclusivamente angolari eseguite in campagna.

Talvolta questi metodi vengono anche utilizzati per determinare la


posizione di punti al fine di orientare uno schema topografico,
come una poligonale o una triangolazione tecnica.

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CLASSIFICAZIONI
INTERSEZIONI

DIRETTE INVERSE

HANSEN SNELLIUS
IN AVANTI LATERALE doppia intersezione POHENOT
inversa intersezione inversa

Nelle intersezioni dirette le misure angolari sono Nelle intersezioni inverse le misure angolari
effettuate facendo stazione su almeno uno dei sono effettuate facendo stazione sui punti
punti di coordinate note; ciò causa l’alta incogniti, quasi sempre facilmente accessibili.
probabilità di stazioni fuori centro. (Misure relativamente semplici, ma calcoli
(Misure molto laboriose, calcoli semplici.) analitici più laboriosi.)

Le intersezioni sono poi dette:


• Semplici
Semplici: quando il numero degli elementi misurati è strettamente sufficiente.
• Multiple Copyright
Multiple: quando il numero degli © 2009 Zanichelli
elementi misurati editore S.p.A.,
è maggiore dello stretto necessario.18
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INTERSEZIONI
DIRETTE
INTERSEZIONE IN AVANTI (semplice)
Lo schema dell’intersezione semplice in avanti viene usato per determinare le
coordinate di un punto P isolato, ma visibile da due punti A e B di coordinate note
che, a loro volta, devono essere visibili reciprocamente. Essa viene usata perlopiù
quando il punto isolato P da determinare è inaccessibile
inaccessibile.

A≡(XA;YA)
DATI
B≡(XB;YB)

MISURE α,β
≡(Xp;YP)
INCOGNITE P≡

Gli angoli α e β vengono


misurati in A e in B su
due piani diversi, ma
entrambi orizzontali,
dunque paralleli al piano
Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A., orizzontale di riferimento.
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INTERSEZIONE IN AVANTI (semplice)
La procedura analitica, per il calcolo delle coordinate di P, è molto
semplice; in effetti basta risolvere il triangolo ABP (la difficoltà, come
detto, consiste nelle operazioni di misura degli angoli α e β):

XB−XA XB−XA
(AB) = arctg (−−−−−−); AB = −−−−−−; (BA) = (AB) ± 200c
YB−YA sen (AB)

sen β sen α
AP = AB ⋅ −−−−−−− ; BP = AB ⋅ −−−−−−−
sen (α +β ) sen (α +β )

(AP) = (AB) − α ; (BP) = (BA) + β

XP = XA + AP⋅ sen (AP)


YP = YA + AP⋅ cos (AP)
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INTERSEZIONE IN AVANTI (multipla)
Per utilizzare un numero di misure superiori allo stretto necessario, occorre disporre di un 3°
punto noto (es. C) e misurare 2 ulteriori angoli (β1, γ). Si possono allora sviluppare
indipendentemente i due triangoli ABP e BPC e procedere al controllo sul lato comune BP:

sen α sen γ La compensazione può


AB ⋅ −−−−−−− − CB ⋅ −−−−−−−− = ±δBP (0) avvenire in modo rigoroso col
sen (α +β) sen (γ +β1) metodo delle osservazioni
condizionate.
condizionate
Tuttavia è possibile com-
pensare empiricamente
empiricamente, ese-
guendo la media delle
coordinate di P calcolate in
entrambi i triangoli:

X’P = XA + AP⋅ sen (AP); X”P = XC + CP⋅ sen (CP)


Y’P = YA + AP⋅ cos (AP); Y”P = YC + CP⋅ cos (CP)

XP = (X’P+ X”P)/2
Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A.,YP = (Y’P+ Y”P)/2
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INTERSEZIONE LATERALE (semplice)
Lo schema dell’intersezione laterale (o mista) viene usato per determinare le
coordinate di un punto P isolato, disponendo di due punti A e B di coordinate note,
note
ma non necessariamente reciprocamente visibili. Uno dei due angoli da misurare (γ)
è quello in corrispondenza del punto incognito P che, pertanto, deve essere
accessibile; l’altro (α) viene misurato in A o in B.
accessibile

A≡(XA;YA)
DATI
B≡(XB;YB)

XA;YA
MISURE α,γ
≡(Xp;YP)
INCOGNITE P≡

Gli angoli α e γ vengono


misurati in A e in P su due
piani diversi, ma entrambi
orizzontali, dunque paralleli
XB;YB al piano orizzontale di
riferimento.
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INTERSEZIONE LATERALE (semplice)
La procedura di calcolo delle coordinate di P è analoga a quella vista per
l’intersezione in avanti. In effetti basta risolvere il solito triangolo ABP:

XB−XA XB−XA
(AB) = arctg ( −−−−−); (AB) = −−−−−; (BA) = (AB) ± 200c
YB−YA sen (AB)

sen (α +γ )
AP = AB ⋅ −−−−−−−−
−−−−−−−−−
−−−−
sen γ

(AP) = (AB) – α

XP = XA + AP⋅ sen (AP)


YP = YA + AP⋅ cos (AP)
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INTERSEZIONI
INVERSE

SNELLIUS--POTHENOT
SNELLIUS
(INTERSEZIONE INVERSA)
INTERSEZIONE INVERSA (Snellius-Pothenot)
È una procedura che permette di ottenere le
coordinate di un punto P incognito, riferendolo a tre A≡(XA;YA)
punti noti A, B, C e misurando solo angoli (due). DATI B≡(XB;YB)
C≡(XC;YC)
Essa prevede lo stazionamento del goniometro
solo sul punto P incognito dal quale, però, devono MISURE α,β
essere visibili almeno tre punti A, B, C di
coordinate note, per consentire la misura dei due INCOGNITE P≡≡(XP;YP)
angoli orizzontali α e β compresi tra le tre direzioni
che escono da P e che passano per A, B, C.

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ELEMENTI PRELIMINARI (Snellius-Pothenot)
Prima di procedere con lo sviluppo del problema, vengono utilizzate le
coordinate dei punti A, B, C per calcolare alcuni elementi preliminari:

XB−XA XB−XA
(AB) = arctg −−−−−−; a = −−−−−−−
YB−
−YA sen ((AB))

C XC−XB XC−XB
(BC) = arctg −−−−−−; b = −−−−−−
YC−YB sen (BC)

Ω = (BA) – (BC)

XC−XA XC−XA
(AC) = arctg −−−−−; c = −−−−−−−
YC−YA sen (AC)
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OBIETTIVI INTERMEDI: AP e (AP)
Ora è necessario calcolare le coordinate polari di P rispetto a un
sistema polare con origine su un punto di coordinate note [es. volendo
partire da A, la distanza AP e l’azimut (AP)]. Esse possono poi essere
trasformate nelle coordinate cartesiane di P cercate:

XP = XA + AP⋅ sen (AP)


YP = YA + AP⋅ cos (AP)

Il problema possiede poi


numerose soluzioni di tipo
analitico e grafico.
Queste ultime, oltre che
eleganti, possono suggerire
anche la soluzione anali-
tica del problema.
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INTERSEZIONI
INVERSE

PROBLEMA DI HANSEN
(DOPPIA INTERSEZIONE INVERSA)
DOPPIA INTERSEZIONE INVERSA
(problema di HANSEN)
Risolve lo stesso problema di Snellius-Pothenot (ricerca coordinate di P) ma con
un punto noto in meno (sono necessari solo 2 punti noti A e B), a cui però occorre
aggiungere un punto ausiliario Q scelto arbitrariamente.
Facendo stazione col goniometro su P e su Q verranno misurati i 4 angoli delle
direzioni che vanno ai due punti noti A e B.

A≡(XA;YA)
DATI
B≡(XB;YB)

α , α1
MISURE
β , β1
INCOGNITE P≡(XP;YP)

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UNITÀ I2 - 1
LE POLIGONAZIONI
IL PRINCIPIO DELLE POLIGONALI
Le poligonali costituiscono una procedura topografica di inquadramento usata per:
1. il raffittimento finale dei punti di appoggio ottenuti per triangolazione, quando la
rappresentazione deve essere a grande scala (es. mappa catastale);
2. l’inquadramento
inquadramento autonomo dei rilievi di piccole estensioni di territorio.

Le poligonali seguono uno schema geometrico che ha il grande vantaggio di


adattarsi benissimo alla morfologia del terreno, eludendo facilmente gli ostacoli
e agevolando sia la progettazione sia l’esecuzione del rilievo. Tuttavia, in esso, è
molto rapida la propagazione degli errori di misura.

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LA FUNZIONE DELLE POLIGONALI
Le poligonali costituiscono la fase di inquadramento che precede
immediatamente il rilievo dei dettagli del terreno. A esse è
assegnato il compito di raggiungere la necessaria densità di punti noti,
dai quali poi partire per rilevare i particolari topografici.

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CLASSIFICAZIONE DELLE POLIGONALI
Criteri Tipi Connotati generali
Chiuse Il vertice finale coincide con quello iniziale dando luogo a una figura chiusa.
Geometria
Aperte Il vertice finale non coincide con quello iniziale.
Si sviluppano nel campo topografico (piano), con lati lunghi mediamente da
Topografiche
Estensione 50 a 300 m.
Geodetiche Si sviluppano nel campo sferico, con lati lunghi mediamente 1-5 km.
Costituiscono il lavoro d’inquadramento che interessa l’area da rilevare nel
Principali
suo complesso.
Gerarchia
Costituiscono l’integrazione delle poligonali principali per raggiungere tutte le
Secondarie
parti del territorio da rilevare.
Grande Realizzate con apparati di misura sofisticati in grado di ottenere nelle misure
precisione i seguenti errori medi: µα= 1”-2” e µD=10–5-10–6.

Ordinaria Realizzate con apparati di misura ordinari in grado di ottenere nelle misure i
Precisione precisione seguenti errori medi: µα= 10”-60” e µD=10–4-10–5.
Realizzate con apparati di misura grossolani in grado unicamente di
Speditive
assegnare un posizionamento di massima dei vertici.
Orientate Riferite a un sistema di riferimento assegnato (es. Catasto, IGM).
Riferimento
Non orientate Riferite a un sistema di riferimento arbitrario (locale).

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LA GEOMETRIA DELLE POLIGONALI
Poligonali APERTE: hanno i due Poligonali CHIUSE: hanno i due
estremi distinti. Esse sono controllabili estremi coincidenti. Esse sono
e compensabili solo a determinate intrinsecamente controllabili e
condizioni. compensabili, dunque di più semplice
D realizzazione.
D
E E

C
C

B
A≡F B
A Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A.,
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L’ORIENTAMENTO DELLE POLIGONALI
Poligonali ORIENTATE: sono riferite a un Poligonali LOCALI: sono riferite a un
sistema di riferimento globale (es. Gauss- sistema arbitrario (LOCALE). Sono
Boaga). Il vertice noto appartiene a una rete utilizzate nel conteso di rilievi che non
di inquadramento o è determinato con devono essere inquadrati in altri
metodi di intersezione. sistemi.
D D
E
E

P2 C
C

A
B A
P1 Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A., B 36
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LA GERARCHIA DELLE POLIGONALI
Quando l’estensione del territorio da rilevare richiede un numero significativo di punti di
appoggio, occorre disporre i punti di inquadramento su più livelli, con lo stesso principio che
viene seguito nelle triangolazioni.

Si realizzano, allora,
poligonali che inte-
ressano la globalità del
territorio dette princi-
pali.

Da esse, successiva-
mente, si svilupperanno
le poligonali secon-
darie, i cui vertici
dovranno essere distri-
buiti su tutto il terreno
realizzando la necessaria
densità.

principale
secondarie Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A.,
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LA GEOMETRIA DELLE
POLIGONALI
DEFINIZIONI
A, B, C, D… vertici spezzata Si definiscono angoli al vertice [β, γ , δ ecc.], gli angoli di
AB, BC, CD… lati spezzata cui si dovrà far ruotare in senso orario ciascun lato,
A, B, C, D… senso spezzata affinché questi si vada a sovrapporre a quello seguente.
E
Y

y≡ N β
B δ D
(AB)
A γ
XA

YA C
DATI INCOGNITE
XA; YA - (AB) XB; YB - XC; YC
O X AB, BC, CD…, β, γ , δ… XD; YD - XE; YE …
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IL PROBLEMA GEOMETRICO
Assumiamo, in ciascun vertice, un sistema cartesiano secondario xy e un sistema polare con
asse polare coincidente con l'asse y del sistema secondario (y = N)
Y y≡ N E
y≡ N

y≡ N β (BC)

B y≡ N δ
(AB)
D
A γ (CD) (DE)
XA

YA C
X FASI DI SVILUPPO DELLE SPEZZATE
O 1 – Calcolo degli azimut dei lati.
2 – Calcolo delle coordinate parziali dei vertici.
3©–2009
Copyright Calcolo
Zanichellidelle coordinate totali dei vertici. 40
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1 – CALCOLO DEGLI AZIMUT
(BC)=(AB)+β−200C
(CD)=(BC)+γ−200C y≡ N E
(DE)=(CD)+δ+200C y≡ N

Y β
y≡ N (BC)
=
(AB) B y≡ N δ
(AB) (CD)
D
(DE)
A γ
=
(CD)
XA

YA C
X LEGGE: l’azimut di un lato è uguale all’azimut del lato
precedente, sommato all’angolo al vertice formato tra i
O due lati, a cui si aggiunge o sottrae 200c, secondo che la
somma dei primi due angoli sia minore o maggiore di
200 c. © 2009 Zanichelli editore S.p.A.,
Copyright
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2 – LE COORDINATE PARZIALI
(xB)A=AB⋅ sen (AB) (yB)A=AB⋅ cos (AB)
(xC)B=BC⋅ sen (BC) (yC)B=BC⋅ cos (BC) y≡ N
(xD)C=CD⋅ sen (CD) (yD)C=CD⋅ cos (CD) E (xE)D
(xE)D=DE⋅ sen (DE) (yE)D=DE⋅ cos (DE)

(yE)D
y≡ N
Y y≡ N y≡ N
(xB)A β (BC)

B (xD)C
δ
(yB)A

(yD)C
(AB)
(yC)B
(DE)
A γ (CD)
XA

YA (xC)B C
X
O Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A.,
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3 – LE COORDINATE TOTALI
XB= XA +(xB)A YB= YA +(yB)A
XC= XB +(xC)B YC= YB +(yC)B
XD= XC +(xD)C YD= YC +(yD)C E
XE= XD +(xE)D YE= YD +(yE)D y≡ N
y≡ N
y≡ N
Y β (BC)

B y≡ N δ
(AB) (yB)A
D
(DE)
XA A (xB)A γ (CD)
YB
XB
YA C
E E
O X X E = X A + ∑ xi YE = Y A + ∑ y i
Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A., A A
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IL REGISTRO DI RESTITUZIONE
Il calcolo di una poligonale è ripetitivo, dunque è conveniente eseguire il lavoro con
l’ausilio di un registro di restituzione, che suggerisce esso stesso il calcolo da eseguire,
limitando anche la possibilità di commettere errori.
Il registro di restituzione non è univoco, ma in esso si riconoscono sempre una
struttura a righe e colonne; le righe sono riferite ai vertici della poligonale, le
colonne sono riferite agli elementi misurati e calcolati.

Coordinate parziali Coordinate totali


Azimut
Vertici Angoli Lati
θi–1+αi±200 xi yi Xi Yi
Li–1 ⋅ sen θi–1 Li–1 ⋅ cos θi–1 Xi–1+xi Yi–1+yi

D
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IL REGISTRO DI RESTITUZIONE
Un esempio pratico
Coordinate parziali Coordinate totali
Azimut xi yi Xi Yi
Vertici Angoli Lati
θi-1+αi±200 Li–1 ⋅ sen θi–1 Li–1 ⋅ cos θi–1 Xi–1+xi Yi–1+yi

A -- -- -- −147,32 +90,46
108,70 136c,480
B 118c,391 +91,34 −58,93 −55,98 +31,53
119,20 54c,871
C 270c,480 +90,48 +77,60 +34,50 +109,13
141,75 125c,351
D 55c,364 +130,66 −54,97 +165,16 +54,16
128,30 380c,715
E 263c,510 −38,27 +122,46 +126,89 +176,62
115,72 44c,225
F -- Copyright © 2009 Zanichelli+74,08
editore S.p.A., +88,90 +200,97 +265,52
45
Bologna [6629]
LA MISURA DIRETTA DEGLI AZIMUT
Gli azimut dei lati della poligonale si ottengono dalla legge di propagazione degli
azimut dopo aver misurato gli angoli al vertice α, β, γ,…
Tuttavia, talvolta può essere conveniente misurare direttamente in campagna
gli azimut di ciascun lato della poligonale, con la tecnica detta “a punto indietro”.
y≡ N

Y Si ripete la procedura in C per


y≡ N B (BC) misurare direttamente (CD)…

y≡ N
(AB) Si impone, collimando A, D
l’azimut reciproco (BA):
A (CD)
(BA)=(AB)±200C
XA
In questo modo il C. O. è C
orientato in modo corretto
YA (0° lungo una direzione paral-
O X lela all’asse Y), dunque è pos-
sibile misurare in©modo
Copyright diretto
2009 Zanichelli editore S.p.A.,
l’azimut (BC). Bologna [6629]
46
RIFLESSIONI SULLO SCHEMA DELLE POLIGONALI
Lo schema geometrico delle poligonali è caratterizzato da una RAPIDA
propagazione degli errori, dunque assai temibile. Basta considerare che le
coordinate di ciascun vertice dipendono dalle coordinate di tutti i punti che lo
precedono e ciò rende inevitabile la propagazione e l’accumularsi degli errori
commessi nella misura degli angoli e delle distanze.

È importante capire quali sono le modalità con cui gli errori commessi nella misura
dei lati e quelli commessi nella misura degli angoli al vertice, condizionano il
calcolo delle coordinate dei vertici della poligonale.

errori nella misura dei lati errori nella misura degli angoli
Errore sul
Errore lineare primo angolo
sul primo lato

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47
Bologna [6629]
RIFLESSIONI SULLO SCHEMA DELLE POLIGONALI
Dunque è necessario controllare l’entità degli errori presenti nelle coordinate dei
vertici della poligonale causati dalle imprecisioni delle misure angolari e lineari.
Ciò è possibile con la misura di un numero di elementi geometrici
sovrabbondanti rispetto a quelli strettamente necessari alla risoluzione puramente
analitica del problema. Ciò può avvenire con:
1. POLIGONALI CHIUSE;
2. POLIGONALI APERTE CON ESTREMI VINCOLATI.

La presenza di misure sovrabbondanti consente anche di


COMPENSARE le stesse misure eseguite.

La compensazione è una procedura di calcolo con la quale si ottiene un


miglioramento globale della precisione della poligonale, nel senso che i valori delle
coordinate, ottenuti dopo aver corretto le misure eseguite in campagna, hanno una
maggior probabilità di essere vicini a quelli veri. Tali procedure possono essere:
• RIGOROSE (usate per grandi reti di poligonali);
• EMPIRICHE (usate per poligonali isolate).
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48
Bologna [6629]
UNITÀ I2 - 2
COMPENSAZIONE DELLE
POLIGONAZIONI
POLIGONALI CHIUSE
LE POLIGONALI CHIUSE
Le poligonali chiuse sono le più usate nei rilievi di piccola entità. Esse sono
intrinsecamente compensabili e possono essere:
1. Orientate;
2. Locali (o non orientate).

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51
Bologna [6629]
SCHEMA DELLE POLIGONALI CHIUSE ORIENTATE
Nelle poligonali chiuse vengono misurati tutti gli angoli interni e tutti i lati. In questo
modo sono presenti 2 elementi sovrabbondanti, un angolo e un lato, che permettono il
controllo e la compensazione sia delle misure angolari sia delle misure lineari. Il vertice
A, poi, viene considerato sia come primo che come ultimo vertice.

Y E DE X’A; Y’A
y≡ N D DATI (AB)
δ
AB, BC, CD
MISUREα, β, γ, δ…
A XB; YB
α (AB) INCOGNITE XC; YC
X’A C XD; YD
γ XE; YE
Y’A
FASI DI SVILUPPO DELLE
β POLIGONALI CHIUSE
1. Controllo e compensazione angolare.
X B 2. Calcolo delle coordinate parziali.
O
3. Controllo e compensazione lineare.
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4. Calcolo delle coordinate totali. 52
Bologna [6629]
CONTROLLO ANGOLARE
Nella misura degli angoli interni vengono commessi errori, pertanto la loro somma
differisce da quella teorica, in più o in meno, di una certa quantità ±δα che prende il
nome di errore di chiusura angolare della poligonale. Nel nostro caso:

±δα = [α + β + γ + δ + ε] − [(5 − 2) × 200c]


Y
E DE
y≡ N D È necessario che il valore assoluto
ε dell’errore di chiusura angolare
δ
non superi un certo valore limite Tα
chiamato tolleranza angolare.

A | ± δα | ≤ Tα
α (AB)
X’A
γ Nelle poligonali catastali con
sviluppo inferiore ai 2 km, la
Y’A C tolleranza angolare viene
calcolata con la formula:
β

Tα = 0C,025 ⋅√ N
X B
O
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53
Bologna [6629]
COMPENSAZIONE ANGOLARE
Dato che tutti gli angoli vengono misurati con le stesse modalità operative, è logico supporre
che essi siano affetti dallo stesso errore, per cui la compensazione angolare consiste nel
distribuire l’errore di chiusura angolare (cambiato di segno) in parti uguali su tutti gli angoli
misurati. y≡N
±δα
Y E λ = – −−−−
DE N
y≡ N ε D
δ
CORREZIONE ANGOLI
(EA) α’ = α ± λ
(DE)
y≡N
β’ = β ± λ
A γ’ = γ ± λ
X’A α (AB) δ’ = δ ± λ
γ ε’ = ε ± λ
y≡N C
Y’A CALCOLO DEGLI AZIMUT

(BC) (CD)
(AB) = noto
β (BC) = (AB) + β’ ± 200C
(CD) = (BC) + γ’ ± 200C
O X B (DE) = (CD) + δ’ ± 200C
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Bologna [6629]
(EA) = (DE) + ε’ ± 200C54
CALCOLO DELLE COORDINATE PARZIALI
Con le lunghezze dei lati e l’ampiezza degli azimut, si possono calcolare le
coordinate parziali, considerando il vertice A, inizialmente come primo vertice,
poi come ultimo.
y≡N Ascisse parziali (x)
y≡N (xB)A = AB × sen (AB)

E DE (xC)B = BC × sen (BC)


D
y ε δ (xD)C = CD × sen (CD)
(xE)D = DE × sen (DE)
(EA)
(DE) (xA)E = EA × sen (EA)
y≡N
y N
(AB) Ordinate parziali (y)
(xB)A (xC)B
α (yB)A = AB × cos (AB)
A (xA)E (xE)D (xD)C γ (yC)B = BC × cos (BC)
y≡N
C (yD)C = CD × cos (CD)

(yC)B (yB)A (BC) (yE)D = DE × cos (DE)


β (CD)
(yA)E = EA × cos (EA)

B In una poligonale chiusa Σ(x) =0


dovrebbe essere: Σ(y) =0
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55
Bologna [6629]
CONTROLLO E TOLLERANZA LINEARE
Nella misura dei lati, vengono commessi errori che si trasmettono sulle
coordinate parziali. Dunque le sommatorie delle coordinate parziali non
risulteranno nulle, ma presenteranno invece dei valori (positivi o negativi), diversi
da 0:
Y Σ(x) = ±δx ≠ 0
E
DE Σ(y) = ±δy ≠ 0
D
ε
δ Errore di chiusura lineare
∆ = √ δx2 + δy2

A α Esso deve essere inferiore alla


∆ tolleranza lineare TL assegnata:
A* δy
δx γ
∆ ≤ TL
C

β Nelle poligonali catastali con sviluppo


inferiore ai 2 km, la tolleranza
lineare TL viene calcolata con la
O X B formula assegnata (L=AB+BC+CD+…):

Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A., TL = 0,025 ⋅√ L


56
Bologna [6629]
COMPENSAZIONE LINEARE (empirica)
La compensazione lineare viene eseguita ridistribuendo (con segno
opposto) sulle coordinate parziali, sia il valore ±δx sia quello ± δy,
proporzionalmente alla lunghezza dei lati. Si calcolano gli errori unitari (per
metro di poligonale), distintamente per le ascisse e per le ordinate:

±δx ±δy
Kx = – −−−−− Ky = – −−−−−
L L

Correzione delle coordinate parziali

ascisse parziali ordinate parziali


corrette corrette
(xB)’A = (xB)A ± Kx ⋅ AB (yB)’A = (yB)A ± Ky ⋅ AB
(xC)’B =(xC)B ± Kx ⋅ BC (yC)’B = (yC)B ± Ky ⋅ BC
(xD)’C = (xD)C ± Kx ⋅ CD (yD)’C =(yD)C ± Ky ⋅ CD
(xE)’D =(xE)D ± Kx ⋅ DE (yE)’D =(yE)D ± Ky ⋅ DE
(xA)’E =(xA)E ± Kx ⋅ EA (yA)’E = (yA)E ± Ky ⋅ EA
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57
Bologna [6629]
COORDINATE TOTALI COMPENSATE
Con le coordinate parziali compensate è possibile completare la
procedura con il calcolo delle coordinate totali rispetto al sistema di
riferimento principale.

Ascisse totali corrette Ordinate totali corrette

X’A = elem. noto Y’A = elem. noto


XB = X’A + (xB)’A YB = Y’A + (yB)’A
XC = XB + (xC)’B YC = YB + (yC)’B
XD = XC + (xD)’C YD = YC + (yD)’C
XE = XD + (xE)’D YE = YD + (yE)’D
XA = XE + (xA)’E YA = YE + (yA)’E

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58
Bologna [6629]
POLIGONALI RIFERITE A SISTEMI LOCALI
Il calcolo della poligonale locale si sviluppa come una poligonale orientata, ma
con l’ordinata parziale del punto B (o l’ascissa parziale del punto A) che dovrà
essere nulla anche dopo la compensazione lineare [(yB)A = (yB)’A= 0 oppure (xA)F =
(xA)’F= 0]; ciò comporta un diverso modo di calcolare gli errori unitari Kx e Ky .

E Asse X coincidente con AB


DE D

ε δ ±δx ±δy
Kx = – −−−− Ky = – −−−−−−−−
L L – AB
A
α
C
γ
Asse Y coincidente con AE

β ±δx ±δy
Kx = – −−−−−−−− Ky = – −−−−
L – AE L
B
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59
Bologna [6629]
ESEMPIO NUMERICO

XA = −37,85 m; YA = −64,38 m ;
(AB) = 75C,390

Staz. Punto Lettura Distanze


C. O. (m)
E 80c,189 -
A 192c,209 67,35
B
A 110c,701 -
B 300c,171 62,81
C
B 200c,750 -
C 292c,120 107,63
D
C 30c,733 -
D 147c,373 118,15
E
D 201c,628 -
E 292c,078 110,25
A

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60
Bologna [6629]
Coordinate parziali
Angoli Angoli Lati Azimut Coordinate parziali Coordinate totali
Vertici corrette
misurati corretti (m) θi–1+αi±200
xi yi x’i y’i Xi Yi
A -- --- --- -- -- − 37,85 − 64,38

67,35 75C,390
189c,47 +62,380 +25,392
B 189c,48 +62,388 +25,361 + 24,54 − 39,02
+0c,01 +0,008 −0,031

62,81 64c,870

91c,37 +53,487 +32,927


C 91c,38 +53,494 +32,898 +78,03 −6,12
+0c,01 +0,007 −0,029
107,63 356c,250
116c,64 −68,280 +83,199
D 116c,65 −68,267 +83,150 +9,76 +77,03
+0c,01 +0,013 -0,049
118,15 272c,900
90c,45 −107,606 −48,789
E 90c,46 −107,592 −48,842 −97,83 +28,19
+0c,01 +0,014 −0,053
110,25 163c,390
112c,02 +59,964 −92,517
A 112c,03 +59,977 −92,567 −37,85 −64,38
+0c,01 +0,013 −0,050
Σα = 599c,95 L= 466,19 Σx = δx = −0,055 +0,212 = δy =Σy
600c,00 Kx= −0,000118 +0,000455 =Ky
δα = −0c,05 <Ta = 0c,025 ⋅√ 5=0c,056 ∆ = √ 0,2122 + 0,0552 = 0,22m
δα/5 = −0c,01 Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A., TL= 0,025 ⋅√ 466,19 =0,54m >∆
61
Bologna [6629]
POLIGONALI APERTE
LE POLIGONALI APERTE VINCOLATE
Le poligonali aperte vincolate sono perlopiù inserite tra due vertici trigonometrici
A e B noti; da ciascuno di questi, poi, è necessario vedere un ulteriore punto di
coordinate note rispetto al quale vengono misurati l’angolo di apertura α e quello di
chiusura β.

elementi noti elementi misurati incognite


A1≡(XA1;YA1); A2≡(XA2;YA2);
A≡(X’A;Y’A), B≡(X’B;Y’B) α, α1, α2,…αn ,β A3≡(XA3;YA3);
P≡(X’P;Y’P), R≡(X’R;Y’R) AA1, A1A2, A2A3,…AnB ….An≡(XAn;YAn)
Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A.,
63
Bologna [6629]
IL CONTROLLO ANGOLARE
La necessità di vedere il punto noto P da A è legata all’apertura della poligonale
(definizione dell’azimut (AA1), con la misura di α).
Dopo aver ottenuto (AA1), si possono calcolare gli azimut di tutti i lati della poligonale.

y≡N
X A' − X P' ( A1 A2 ) = ( AA1 ) + α1 ± 200C
( PA) = arctg '
*
( A2 A3 ) = ( A1 A2 ) + α 2 ± 200C
P YA − YP'
X’P;Y’P ( A3 A4 ) = ( A2 A3 ) + α 3 ± 200C
(PA)* ( AA1 ) = ( PA) + α ± 200
* C
.......................................
Y ( An B ) = ( An −1 An ) + α n ± 200C

y≡N y≡N
y≡N
α1 (A1A2) α
(A3A4)
y≡N
y≡N B
(AA1) y≡N 3
A1 A3 αn (AnB) X’B;Y’B
α α2
(A2A3) α4 (A4An)

An
A A2 A4
X’A;Y’A

X
O Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A.,
Bologna [6629]
64
IL CONTROLLO ANGOLARE
La necessità di vedere il punto noto R da B è legata alla chiusura della poligonale
(controllo dell’azimut (BR), con la misura di β).
Dopo aver ottenuto (AnAB), si può calcolare l’azimut (BR), sia con le coordinate di B e R, sia con
l’angolo β, permettendo il controllo angolare della poligonale.

R
P
X R' − X B' X’R;Y’R
( BR ) = arctg '
*

YR − YB'
Y ( BR ) = ( An B ) + β ± 200C
y≡N y≡N
y≡N
y≡N (BR)
α1 (A1A2) α
(A3A4)
y≡N
y≡N β B
(AA1) y≡N 3
A1 A3 αn (AnB) X’B;Y’B
α α2
(A2A3) α4 (A4An)

An
A A2 A4
X’A;Y’A

Se non si fossero commessi errori nella misura degli angoli


X α, α1, αCopyright
2…β, l’azimut (BR) risulterebbe uguale a (BR)*.
O © 2009 Zanichelli editore
Bologna [6629]
S.p.A.,
65
LA COMPENSAZIONE ANGOLARE
L’azimut (BR)*, calcolato con le coordinate di B e R, è da ritenere corretto, sicché la
somma degli errori commessi nella misura degli angoli al vertice α, α1, α2…β (errore
di chiusura angolare) sarà fornito dalla seguente espressione:

Questo errore dovrà essere inferiore | ± δα | ≤ Tα


± δα = (BR) − (BR)*
alla tolleranza angolare:

Nelle poligonali catastali con sviluppo inferiore ai 2


Tα = 0C,025 ⋅ √N
km, la tolleranza angolare viene calcolata con la:

Considerando tutti gli angoli misurati con le stesse modalità operative, la


compensazione angolare consiste nel distribuire l’errore di chiusura angolare
(cambiato di segno) in parti uguali su tutti gli angoli misurati:

(AA1)’ = (AA1) ± λ
±δα (A1A2)’ = (A1A2) ± 2λ
λ = – −−−− (A2A3)’ = (A2A3) ± 3λ
N
(A3A4)’ = (A3A4) ± 4λ
...................................
(BR)’ = (BR) ± N ⋅λ
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66
Bologna [6629]
CONTROLLO LINEARE: verifica di XB,YB
Con gli azimut compensati si procede al calcolo delle coordinate parziali:
Ascisse parziali (x) Ordinate parziali (y) Le coordinate di B, passando
(xA1)A = AA1 ⋅ sen (AA1)’ (yA1)A1 = AA1 ⋅ cos (AA1)’ attraverso tutti i lati della
(xA2)A1= A1A2 ⋅ sen (A1A2)’ (yA2)A1 = A1A2 ⋅ cos (A1A2)’ poligonale, saranno:
(xA3)A2 = A2A3 ⋅ sen (A2A3)’ (yA3)A2 = A2A3 ⋅ cos (A2A3)’
(xA4)A3= A3A4 ⋅ sen (A3A4)’ (yA4)A3 = A3A4 ⋅ cos (A3A4)’ XB = X’A + Σ x
…………………………. ………………………….. YB = Y’A + Σ y
(xB)An = AnB ⋅ sen (AnB)’ (yB)Ann = AnB ⋅ cos (AnB)’

*
XB;YB B δx
Y δ
∆ y
B
A1 A3
X’B;Y’B
An
A A4
A2
X’A;Y’A

X
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Bologna [6629]
67
LA COMPENSAZIONE LINEARE
La misura dei lati avviene con errori che si trasmettono su tutte coordinate
parziali, e infine anche sulle coordinate del punto B che, pertanto, saranno
diverse da quelle assegnate X’B, Y’B:

Errore di chiusura lineare


±δx = XB–X’B ≠ 0
±δy = YB–Y’B ≠ 0 ∆ = √δx2 + δy2

Nelle poligonali catastali con sviluppo inferiore ai 2 km, la


tolleranza lineare TL viene calcolata con la formula TL = 0,025 ⋅√ L
assegnata (L=AB+BC+CD+…):

La compensazione lineare viene eseguita ridistribuendo (con segno opposto)


sia il valore ±δx che quello ± δy, proporzionalmente alla lunghezza dei lati. Si
calcolano, prima di tutto, gli errori unitari (per metro di poligonale), distintamente
per le ascisse e per le ordinate:

±δx ±δy
Kx = – −−−−− Ky = – −−−−−
L L
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68
Bologna [6629]
LA COMPENSAZIONE LINEARE
Con gli errori unitari si correggono le coordinate parziali:
Ascisse parziali corrette (x’) Ordinate parziali corrette (y’)
(xA1)’A = (xA1)A ± Kx ⋅ AA1 (yA1)’A1 = (yA1)A1 ± Ky ⋅ AA1
(xA2)’A1= (xA2)A1m ± Kx ⋅ A1A2 (yA2)’A1 = (yA2)A1 ± Ky ⋅ A1A2
(xA3)’A2 = (xA3)A2 m ± Kx ⋅ A2A3 (yA3)’A2 = (yA3)A2 ± Ky ⋅ A2A3
(xA4)’A3= (xA4)A3m ± Kx ⋅ A3A4 (yA4)’A3 = (yA4)A3 ± Ky ⋅ A3A4
…………………………. …………………………..
(xB)’An = (xB)An m ± Kx ⋅ AnB (yB)’An = (yB)An ± Ky ⋅ AnB

Infine si calcolano le coordinate totali:


Ascisse totali Ordinate totali
X’A = elemento noto Y’A = elemento noto
XA1 = X’A + (xA1)’A YA1 = Y’A + (yA1)’A1
XA2 = XA1 + (xA2)’A1 YA2 = YA1 + (yA2)’A1
XA3 = XA2 + (xA3)’A2 YA3 = YA2 + (yA3)’A2
XA4 = XA3 + (xA4)’A3 YA4 = YA3 + (yA4)’A3
………………..…. …………………..
XB = XAn + (xB)’Copyright
An
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YB = YAn + (yB)’An 69
Bologna [6629]
LE MISURE SULLE
POLIGONALI
LA SCELTA DEI VERTICI
Il rilievo di una poligonale inizia con un minuzioso e attento sopralluogo sul terreno interessato
per individuare i vertici che andranno scelti in modo da rispettare le seguenti regole
fondamentali:
1. i vertici devono essere individuati e materializzati a mezzo di picchetti, o da chiodi sulle
superfici non penetrabili, in modo che da ciascuno di essi sia visibile il vertice precedente e
quello seguente (per la misura dell'angolo al vertice);
2. il terreno tra due vertici consecutivi dovrà essere il più possibile sgombro da ostacoli, in
particolare se la misura della dei lati avviene in modo diretto;
3. in una poligonale aperta i vertici devono discostarsi il meno possibile dalla congiungente i
due estremi della poligonale stessa;
4. da ciascun vertice dovrà essere visibile un’adeguata estensione di terreno in modo che da
esso sia poi facile partire per eseguire il successivo rilievo dei particolari topografici del
terreno.

I vertici vengono provvisoriamente segnalati con paline, quindi, una volta definita la loro
posizione, le stesse vengono sostituite con picchetti in legno o con picchetti di ferro
(talvolta con pilastrini in muratura). Di ciascuno di essi deve poi essere redatta un’adeguata
monografia, oltre all’eidotipo della zona di terreno da rilevare da quel vertice.

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71
Bologna [6629]
LA MISURA DEI LATI
● Nella misura delle lunghezze dei lati di una poligonale, in
relazione alla precisione da rispettare, alla lunghezza dei lati
e alla conformazione del terreno, vengono di norma utilizzati
i seguenti apparati (in ordine di importanza):
1. Distanziometri o Geodimetri elettronici.
2. Misura indiretta (per poligonali speditive).
3. Cordelle metriche per la misura diretta.

Utilizzando i geodimetri elettronici, e se non vi sono


problemi di visibilità, è opportuno posizionare il prisma
riflettente direttamente sul picchetto che segnala il
vertice, in modo da evitare la diminuzione di precisione
dovuta alla eventuale non perfetta verticalità del bastone
portaprisma.
Se ciò non è possibile occorre utilizzare appositi
treppiedi che mantengono l’asta portaprisma verticale
per tutta la durata delle operazioni di misura.
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72
Bologna [6629]
LA MISURA DEGLI ANGOLI
● Nella misura degli angoli al vertice compresi tra due lati consecutivi,
vengono di norma utilizzati i seguenti apparati (in ordine di importanza):
1. STAZIONI TOTALI o Geodimetri elettronici.
2. Teodoliti 1”-10” (per poligonali di precisione).
3. Tacheometri 30”-60” (per poligonali speditive).

La misura di un generico angolo al vertice αn inizia con la stazione del


goniometro sul vertice An. Successivamente, collimando il vertice
precedente An–1 e quello seguente An+1, opportunamente segnalati da
paline, si faranno al cerchio orizzontale del goniometro le relative letture.
L’angolo al vertice αn sarà determinato dalla differenza di queste
letture.

An–1 An+1
αn

Ln–1 An Ln+1
αn=Ln+1–Ln–1
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73
Bologna [6629]
ERRORE DI CENTRAMENTO
● Nella misura degli angoli, soprattutto per vertici ravvicinati, è assai temibile
l’errore di centramento del goniometro (o del segnale) sul vertice.
● Infatti, posizionando lo strumento, o le mire, sui vari vertici della poligonale, il
centramento effettuato con mezzi ordinari (piombino ottico) avviene con errori
dell’ordine di qualche millimetro (3-4 millimetri). Questo errore influenza le letture al
CO, Ln–1 e Ln+1 , dunque anche l’angolo al vertice αn.
● L’angolo λ rappresenta
l’errore di cui è affetta la lettura
An–1 al cerchio Ln–1
λ d ● Essendo d molto più grande di
λ e, possiamo considerare e come
un arco di cerchio di raggio d.
Ln–1
0c e An
e e
L’n–1 λrad = λ" = ⋅ 206265
0c A’n d d
L’errore angolare λ, provocato dal non perfetto centramento dello strumento sul vertice, è
inversamente proporzionale alla lunghezza dei lati. Pertanto i vertici dalla poligonale andranno
scelti in modo da limitare la presenza
Copyright di lati
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editore S.p.A.,(inferiori ai 70-80 m).
74
Bologna [6629]
CENTRAMENTO FORZATO
● Maggiore precisione nella misura degli angoli si ottiene ricorrendo a una procedura
operativa denominata centramento forzato. Essa è realizzabile a mezzo di strumen-
ti (teodoliti e mire) separabili da un comune basamento e intercambiabili sul
basamento stesso.
● Distribuzione di goniometro e mire durante la misura dell’angolo al vertice su An
● Distribuzione di goniometro e mire durante la misura dell’angolo al vertice su An+1

An+1
An–1 αn

An
An+2

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75
Bologna [6629]
UNITÀ I4
IL RILIEVO DEI
PARTICOLARI TOPOGRAFICI
I PARTICOLARI TOPOGRAFICI
Nella topografia classica il territorio viene rappresentato in maniera discreta
discreta, considerando solo
quei punti che ne descrivono la forma e le dimensioni in maniera sufficientemente corretta. I punti
utilizzati nel rilievo sono detti caratteristici, o di dettaglio (topografia per punti).

I punti di dettaglio vengono poi utilizzati nella costruzione delle mappe e delle carte per
rappresentare graficamente il territorio e i suoi oggetti. Pertanto essi dovranno definire i particolari
e gli elementi significativi del terreno e dei manufatti che esso comprende (per cui sono anche
chiamati particolari topografici).
topografici

La fedeltà rappresentativa del rilievo e le sue corrette implicazioni economiche dipendono dal
numero e dal tipo di punti di dettaglio selezionati. Con un numero troppo limitato di punti
verrebbero prodotte carte poco rappresentative del territorio. Con un numero troppo elevato di
punti verrebbero prodotte carte inutilmente costose.

Il rilievo dei punti di dettaglio deve sempre essere preceduto dalla


realizzazione della rete di inquadramento, che fornirà l’insieme dei
punti noti da cui partire per rilevare i particolari del territorio.
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77
Bologna [6629]
DALL’INQUADRAMENTO AL DETTAGLIO
Prima si effettua l’inquadramento
inquadramento poi, partendo da questo, il dettaglio
dettaglio.

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78
Bologna [6629]
LA NUMERAZIONE DEI PUNTI

I punti di dettaglio costi-


tuiscono la grande mag-
gioranza dei punti del ri-lievo
(ma richiedono mino-re
precisione rispetto a quelli di
inquadramento).
Essi vengono numerati
progressivamente e sono
riferiti a uno o più punti della
rete di inquadramento e in
seguito vengono ri-portati
sulla carta for-nendo la
rappresentazione grafica del
territorio.

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79
Bologna [6629]
IL RUOLO DELLA SCALA
Nei punti di dettaglio (al contrario dei punti di inquadramento) la precisione dipende
dagli aspetti grafici (errore di graficismo ¼ mm), quindi è direttamente condizionata
dalla scala di rappresentazione.

Inoltre i particolari “visibili” su una carta (dunque quelli cha vanno rilevati) sono
anch’essi da mettere in relazione alla scala di rappresentazione (oltre che agli scopi per
cui viene realizzata la carta stessa) che, pertanto, condiziona direttamente anche il
numero dei punti rilevati.
Esempio: fabbricato di larghezza 8 m
• In scala 1:25.000 dovrebbe essere rappresentato con un segmento di 0,32 mm
• In scala 1:2.000 può essere rappresentato realmente con un segmento di 4 mm

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80
Bologna [6629]
NATURA DEI PUNTI DI DETTAGLIO

ELEMENTI NATURALI
1. La morfologia (elementi salienti che nel loro insieme costituiscono le
caratteristiche fisiche del territorio).
2. La vegetazione (singole essenze, filari o zone di copertura).
3. L’idrografia (corsi d’acqua, canali, fossati, linee di compluvio e displuvio).

ELEMENTI ARTIFICIALI
1. La rete viaria (cigli e assi di strade e ferrovie, con i relativi manufatti come ponti,
passi, aiuole, pedonali, svincoli).
2. Gli insediamenti urbani (edifici, monumenti, elementi di arredo urbano e
quant’altro concorra alla formazione del tessuto urbano).
3. Le reti tecnologiche (linee elettriche, telefoniche, fognature ecc., con i loro
manufatti quali pali, tralicci, pozzetti, caditoie).
4. I confini (possono essere sia di proprietà che di coltura).

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81
Bologna [6629]
EIDOTIPO
Il rilievo deve sempre essere
preceduto da un attento
sopralluogo durante il quale
verranno redatti gli eidotipi,
perlopiù uno per ogni stazione
di rilievo, sui quali andranno
riportati, sottoforma di
schizzo, tutti i particolari da
rilevare.

Su di esso verranno
individuati i punti da rilevare
a cui verrà poi assegnato un
codice di identificazione,
perlopiù di tipo numerico e
progressivo (1, 2, 3, 4, 5…)
nell’ambito di tutto il rilievo o
di ciascuna stazio-ne di
partenza (A1, A2, A3, A4…).
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82
Bologna [6629]
METODI DI RILIEVO
PLANIMETRICO
DEI PARTICOLARI
METODI DI RILIEVO
In passato i metodi di rilievo planimetrico dei particolari erano numerosi,
perlopiù legati all’impiego di strumenti molto semplici.
semplici
La moderna tecnologia ha reso molti di questi metodi non più attuali, mentre ha
enfatizzato le caratteristiche di altri.
Oggi il metodo che più degli altri beneficia delle opportunità fornite dalle moderne
stazioni totali è il metodo per “irradiamento
irradiamento”, che dunque è il più utilizzato. In
alcuni contesti trova pure applicazione il metodo per “allineamenti
allineamenti e squadri”;
squadri gli
altri metodi, di fatto, sono ormai abbandonati.

IRRADIAMENTO
ALLINEAMENTI A, B, C, D, E…
E SQUADRI INQUADRAMENTO

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84
Bologna [6629]
METODO: IRRADIAMENTO

Occorre fare stazione con un


goniometro su un punto della rete di
inquadramento (dunque di
posizione nota). Dopo avere
orientato correttamente il cerchio
orizzontale, si collimano i punti di
dettaglio misurando in
corrispondenza di ciascuno l’azimut
e la distanza dalla stazione
(coordinate polari).

L’operazione di orientamento del


cerchio orizzontale consiste nel far
coincidere l’origine del cerchio con
la direzione passante per la stazione
e parallela all’asse delle ordinate.

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85
Bologna [6629]
METODO: IRRADIAMENTO
In passato le distanze venivano misurate in modo diretto (quando il numero dei punti era
modesto), o in modo indiretto collocando la stadia su ciascun punto di dettaglio. Dunque il campo
d’azione della stazione era modesto (100-150 m).
Attualmente vengono utilizzate stazioni totali con le quali la distanza viene misurata in modo
elettronico con grande rapidità, e dilatando significativamente il campo d’azione della stazione (1
km, ostacoli permettendo).
Da ciascuna stazione si rileveranno i punti da essa visibili e in posizione conveniente. Tuttavia è
buona norma scegliere alcuni punti (2 o 3) da rilevare da due stazioni contigue; ciò permetterà di
eseguire controlli.

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86
Bologna [6629]
IL LIBRETTO DELLE MISURE
Le misure eseguite venivano trascritte in un apposito libretto o registro delle misure,
strutturato in modo da tener conto della strumentazione utilizzata.
Attualmente le misure non sono più trascritte manualmente, ma registrate
automaticamente sui dispositivi di memorizzazione dello strumento.

RILIEVO: parcheggio pubblico sulla via Manzoni OP.: Geom. Rossi


STAZIONE: S1 X = 51,360 m Y = 38,482 m ST.: GTS 6/B
P.to AZIMUT DISTANZE DESCRIZIONE

1 317,1730 40,615 ciglio strada


2 346,0380 22,530 ciglio strada
3 374,5690 18,143 ciglio strada
4 49,2480 30,688 ciglio strada
5 346,8270 20,430 bordo ingresso del parcheggio
6 367,8965 17,102 bordo ingresso del parcheggio
7 335,1965 16,740 bordo ingresso del parcheggio
8 359,7760 12,460 bordo ingresso del parcheggio
9 327,2315 16,977 bordo ingresso del parcheggio
10 320,0660 20,388 bordo parcheggio
… … …© 2009 Zanichelli
Copyright … editore S.p.A.,
87
Bologna [6629]
IRRADIAMENTO IN AMBITO CATASTALE
Nel contesto dei rilievi catastali gli oggetti sono fabbricati e linee di confine. Il
metodo di rilievo per irradiamento deve poi essere inserito nel contesto di una maglia
triangolare di punti noti detti punti fiduciali collegati a mezzo di una serie di stazioni
(dette stazioni celerimetriche).
Le stazioni sono indicate con 100, 200, 300 ecc. mentre i punti di dettaglio sono
codificati in modo progressivo partendo dal numero che individua ciascuna stazione (es.
101, 102, 103 ecc.; 501, 502, 503 ecc.).

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88
Bologna [6629]
ALLINEAMENTI E SQUADRI
Occorre definire uno o più allineamenti principali, che non contengono punti da rilevare,
ma che fungono da inquadramento alle successive operazioni.
Vengono poi definiti gli allineamenti secondari, che iniziano da punti sugli allineamenti
principali e a loro ortogonali (squadri realizzati con strumenti) facendoli passare per i punti
da rilevare.
Infine si eseguono le misure delle distanze sia sugli allineamenti principali (X) sia quelle
sugli allineamenti secondari (Y) che permettono il posizionamento inequivocabile dei punti
di dettaglio da rilevare.

ALLINEAMENTO
SECONDARIO

ALLINEAMENTO
PRINCIPALE
90°

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89
Bologna [6629]
ALLINEAMENTI E SQUADRI
Gli allineamenti principali devono essere baricentrici rispetto ai particolari topografici
da rilevare.
In generale gli estremi di questi allineamenti sono punti della rete di inquadramento
rilevati in precedenza, in ogni caso essi devono essere ben definiti e facilmente
ripristinabili.

ALLINEAMENTO
SECONDARIO

ALLINEAMENTO
PRINCIPALE

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90
Bologna [6629]
LA CELERIMENSURA
LA CELERIMENSURA MODERNA
Lo strumento usato per la misura di angoli, distanze e dislivelli è la stazione totale
elettronica, con prisma riflettente collocato sui punti di dettaglio. Essa può anche fornire
direttamente le coordinate dei punti rilevati dalla stazione.

∆*
hP
Z
ϕ
P (X; Y; Q)

∆AB

hS
Y ϑ D
EQUAZIONI DELLA
CELERIMENSURA MODERNA

X = XS + D sen ϑ
S Y = YS + D cos ϑ
XCopyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A., Q = QS + ∆* + hS − hP
(XS; YS; QS)
92
Bologna [6629]
ORGANIZZAZIONE DEL
RILIEVO DEI
PARTICOLARI
PICCOLE ESTENSIONI
Si realizza una poligonale principale che interessa la globalità del territorio collocata in
prossimità del confine. Su di essa viene poi eseguita una livellazione composta dal mezzo
per la definizione precisa delle quote.
Da essa, successivamente, si sviluppano le poligonali secondarie i cui vertici dovranno
essere distribuiti realizzando la necessaria densità per rilevare i dettagli.

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94
Bologna [6629]
MEDIE E GRANDI ESTENSIONI

In questo caso il compito


delle poligonali, principali e
secondarie è quello di
raffittimento finale. Il loro
impiego deve essere
preceduto dall’esecuzione di
una rete di livello superiore
realizzata con triangolazioni
(in passato) o con GPS (oggi).

Quando poi l’estensione


diviene molto grande (intere
regioni), oggi l’unico modo di
procedere, per realizzare il
rilievo dei particolari e
produrre la carta del
territorio, è quello
fotogrammetrico.
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95
Bologna [6629]
Collegamento tra stazioni
CELERIMETRICHE
I LIMITI DELLA PROCEDURA
Il rilievo celerimetrico (come qualsiasi rilievo di dettaglio) deve essere inquadrato da un rilievo di
appoggio, perlopiù costituito da una poligonale e dalla relativa livellazione.
Tuttavia, talvolta la presenza di alcune zone con limitata visibilità richiederebbe una struttura della
rete di inquadramento troppo complessa.
In questi casi, per raggiungere i particolari poco accessibili, è possibile partire da un vertice
di inquadramento determinando via via la posizione di alcuni punti (al massimo 3 o 4) che
permetteranno di rilevare i particolari non accessibili dalla poligonale di inquadramento senza
appesantire la sua struttura geometrica. Si viene così a creare una sorta di piccola
spezzata che si sviluppa a “sbalzo” partendo da un vertice della poligonale di
inquadramento.

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97
Bologna [6629]
I LIMITI DELLA PROCEDURA
Si tratta, in sintesi, di partire da un punto di inquadramento per determinare
successivamente in sequenza, uno dopo l’altro, la posizione di alcuni punti in grado di
fungere da stazione celerimetrica per rilevare punti difficilmente raggiungibili.

Tale situazione è assi temibile; in effetti ciascuno di questi punti viene determinato da
quello precedente senza nessuna possibilità di controllo, dunque tale procedura deve
essere limitata rigorosamente a pochissimi punti.

Le operazioni che permettono di risolvere il duplice problema


prendono il nome di “collegamento di stazione””, esse
comprendono sempre due fasi:
1. dare alla seconda stazione lo stesso orientamento al C. O.
della prima;
2. determinare le coordinate spaziali della seconda stazione
partendo da quelle già note della prima.

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98
Bologna [6629]
COLLEGAMENTO A PUNTO INDIETRO
Dalla stazione di partenza A si effettuano le misure in grado di determinare le coordinate
della nuova stazione B (che, dunque, deve essere visibile da A). Di fatto questo punto viene
trattato come fosse un punto di dettaglio, ma con maggior cura nell’esecuzione delle
misure.

Successivamente si trasloca lo strumento facendo stazione in B e si impone sulla stazione


precedente A la lettura al cerchio orizzontale uguale all’azimut reciproco (BA) [(BA)=(AB)
±200C]. In questo modo il cerchio in B è orientato correttamente.

(XB; YB; QB)


B

(BA)

D
(AB)

A Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A.,


99
Bologna [6629]
COLLEGAMENTO MOINOT
Nel collegamento Moinot non viene effettuato l’orientamento della stazione in B. Dalla stazione di
partenza A si effettuano le misure in grado di determinare le coordinate della nuova stazione B, come
nel metodo a punto indietro.
Con lo strumento in B, senza curarsi dell’orientamento del cerchio, che pertanto sarà casuale, si
collima A eseguendo la lettura al cerchio orizzontale LBA.

La direzione dell’origine del cerchio è affetta da un errore δ di orientamento che può essere
calcolato nel seguente modo:
δ = LBA − (BA)
Di questo errore, cambiato di segno, verranno successivamente corrette tutte le letture al cerchio
orizzontale eseguite nella stazioneCopyright
in B. © 2009 Zanichelli editore S.p.A., 100
Bologna [6629]
COLLEGAMENTO PORRO
Sei le due stazioni A e B non sono visibili perché separate da un ostacolo, si possono
scegliere due punti arbitrari M e N visibili sia da A che da B.
Collimando da A i due punti M e N è possibile determinare le loro coordinate, dunque che
la loro distanza MN e il relativo azimut (MN).

XN − XM
( MN ) = arctg ( )
YN − YM
XN − XM
MN =
sen ( MN )

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101
Bologna [6629]
COLLEGAMENTO PORRO
Si fa poi stazione in B e si collimano i due punti M e N eseguendo le misure che
permettono la risoluzione del triangolo MNB.
Ciò permette sia il calcolo delle coordinate di B (sia partendo da M che da N), sia il calcolo
della correzione azimutale δ del cerchio orizzontale in B.

(MB) = (MN) − ϕ
XB = XM + BM sen (MB) M (MB)
δ
YB = YM + BM cos (MB) ϕ BM
QB = QM + ∆AM − ∆BM
LBM
B
(XB; YB; QB)
α
LBN
(AM)
BN
A (AN)
(BM) = (MB) ± 200C
δ = LBM − (BM)
NS.p.A.,
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102
Bologna [6629]
MODULO H
METODI E STRUMENTI
DELLE MISURE LINEARI

UNITÀ H2 - 1
MISURA DEI DISLIVELLI
QUOTE e DISLIVELLI
La quota (ortometrica) di un punto P sulla superficie terrestre è la distanza del
punto P dal Geoide, misurata lungo la linea di forza della gravità. Essa viene
approssimata con un segmento rettilineo misurato lungo la verticale.
Il dislivello tra due punti A e B sul terreno è la differenza della quota del
secondo punto rispetto alla quota del primo; dunque:
∆AB= QB − QA ∆BA= QA − QB ∆BA= −∆AB
Nella pratica, il dislivello tra due punti viene misurato con operazioni dette livella-
zioni. Esso viene poi usato per calcolare la quota incognita di un punto:

QB = QA + ∆AB

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104
Bologna [6629]
QUOTE e DISLIVELLI
Quando la distanza tra i punti A e B è piccola (approssimativamente 100
m per precisioni al millimetro) è lecito adottare come superficie di riferimento
il piano.
In questo caso si ha una notevole semplificazione: le verticali per A e B
sono parallele e il dislivello ∆AB coincide con la distanza tra piani orizzon-
tali e paralleli passanti per A e per B, dunque è rappresentato dal segmento
rettilineo verticale BB’.

∆AB

B’

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105
Bologna [6629]
PENDENZA
Immaginiamo una linea retta che congiunga i punti A e B sul terreno:
Si definisce pendenza di questa retta la tangente dell’angolo α che
questa retta forma con l’orizzontale: pAB = tgα

Considerando il triangolo retto ABB’ la pendenza della retta AB può


essere ridefinita con una forma più utile e conveniente:

∆AB ∆AB
pAB= −−− = −−−
AB’ D
∆AB
α
B’

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106
Bologna [6629]
ERRORE LINEARE DI SFERICITÀ
I due punti P ed M sono alla stessa distanza dalla superficie di riferimento;
dunque essi hanno la stessa quota e il loro dislivello è nullo.
Se si adotta il piano tangente in P alla sfera locale, i punti P D2
ed M non hanno più la stessa quota e il loro dislivello è il x= −−−
segmento x = MM’ (errore di sfericità): 2R

NOTA:
la figura è fortemente deformata
per esigenze espositive

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107
Bologna [6629]
ERRORE ANGOLARE DI RIFRAZIONE
In assenza di atmosfera, la linea di mira di un teodolite collocato in P (pensata
orizzontale per semplicità) seguirebbe una traiettoria rettilinea e intercetterebbe
in M’ la verticale per M.
Tuttavia la presenza dell’atmosfera (con i suoi strati a diversa densità) impone alla
stessa linea di mira una traiettoria curva (verso il basso) che intercetta in M” la
verticale per M.
L’angolo ε che formano la traiettoria rettilinea teorica e la congiungente PM” si
chiama errore angolare di rifrazione:
Si è osservato che l’angolo ε è
proporzionale a metà dell’angolo
al centro tra i punti P e M, a
mezzo di un parametro K detto
coefficiente di rifrazione
atmosferica (perché dipende
dalle condizioni atmosferiche).

ωrad D
ε rad = K⋅ −− = K⋅ −−
2 2R
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108
Bologna [6629]
ERRORE LINEARE DI RIFRAZIONE
La presenza dell’atmosfera provoca di fatto una riduzione dell’errore di sfericità
x di una quantità y = M’M”, detto errore lineare di rifrazione.

Immaginando M’M” come un arco di cerchio di raggio D e D2


angolo al centro ε, l’errore lineare di rifrazione può essere y = K ⋅ −−
calcolato con l’espressione: y = εrad ⋅ D: 2R

In definitiva, tenendo conto


della contemporanea presenza
degli errori di sfericità e
rifrazione, l’adozione della
superficie di riferimento piana al
posto di quella sferica provoca
l’errore complessivo e fornito
dalla relazione:

1−K
e = -------- ⋅ D2
109
Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A., 2⋅R
Bologna [6629]
IL COEFFICIENTE DI RIFRAZIONE K
Il valore del coefficiente K dipende dalle condizioni atmosferiche, dunque da
pressione e temperatura. Queste, naturalmente, variano da località a località, e in
base alle stagioni e all’ora nell’ambito della stessa giornata.
In Italia, indicativamente, il valore medio di K è di 0,13-0,14, e può comunque
oscillare tra i valori 0,09 e 0,18.
Nell’ambito di una stessa giornata, il valore di K è costante durante la notte,
mentre assume valori massimi al mattino, che decrescono rapidamente (a causa
del riscaldamento dell’atmosfera) sino a raggiungere il minimo verso le ore 10-12,
per poi ricrescere nelle ore pomeridiane.

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110
Bologna [6629]
CLASSIFICAZIONE DELLE LIVELLAZIONI
Le procedure operative attraverso le quali si misura (perlopiù in modo indiretto) il
dislivello fra due punti vengono dette livellazioni.
Le misure effettuate durante livellazioni possono essere realizzate con i teodoliti
o con strumenti appositamente concepiti: i livelli.
Le livellazioni possono essere classificate in due grandi famiglie in relazione al
fatto che, per la misura del dislivello tra due punti, richiedano, oppure non richiedano
la conoscenza della distanza D tra gli stessi punti.
LIVELLAZIONI a LIVELLAZIONI a
VISUALE LIBERA VISUALE OBBLIGATA
(richiedono la distanza D) (NON richiedono la distanza D)

livellazione ecclimetrica livellazione geometrica

livellazione tacheometrica livellazione per coltellazione

livellazione trigonometrica
livellazione clisimetrica
Pro: buona precisione
Pro: l’uso del teodolite ne consen-
Contro: l’uso di strumenti dedicati ne
te la misura contestualmente alle
richiede la misura in sessioni separate
altre attività planimetriche.
dalle altre attività di misura (angoli e
111 Contro: scarsa precisione.
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distanze).
Bologna [6629]
MISURA DEI DISLIVELLI:
LE LIVELLAZIONI
A VISUALE LIBERA

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112
Bologna [6629]
LIVELLAZIONE ECCLIMETRICA
La livellazione ecclimetrica si esegue con un qualsiasi goniometro in grado di misurare
angoli zenitali collocato su un estremo, e una mira sistemata sul secondo estremo del
dislivello da misurare. Se la distanza tra i due punti non supera 100-150 m, la mira può essere
una stadia verticale sulla quale si esegue la lettura l al filo medio del reticolo.
Viene generalmente impiegata quando la distanza tra i due punti, che deve essere nota, è
inferiore a pochissime centinaia di metri e il relativo dislivello può essere determinato con la
precisione di 1÷3 cm /100 m.
In questo contesto si adotta la superficie di riferimento piana, trascurando pertanto gli
effetti della sfericità e della rifrazione atmosferica.

l
ϕ

l = lettura al
B filo medio

A
113
D
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Bologna [6629]
LIVELLAZIONE ECCLIMETRICA
Nella livellazione ecclimetrica è necessario misurare: l’altezza strumentale h,
l’angolo zenitale ϕ, la lettura al filo medio l della stadia e la distanza D tra gli
estremi.
∆AB = AO + MN – NB

∆AB = h + D ⋅ cotgϕ − l N

ϕ La responsabilità della scarsa precisione


della livellazione ecclimetrica non è dovuta l
tanto alla mancata valutazione di sfericità e
α1
rifrazione, quanto alla necessità di misu-
O rare (in modo precario) l’altezza strumen-
D
tale h e all’utilizzazione della distanza D,
M
con i suoi inevitabili errori.
h
B
∆AB
D
114 A Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A.,
Bologna [6629]
LIVELLAZIONE TACHEOMETRICA
Nella livellazione ecclimetrica la distanza D tra gli estremi potrebbe
essere misurata in modo indiretto con l’espressione : D=KSsen2ϕ.
Sostituendo D nella precedente espressione si ottiene una diversa forma
del dislivello, denominata livellazione tacheometrica, che veniva usata
nella celerimensura classica (ora in disuso):
N
∆AB = h + K⋅ S ⋅ senϕ ⋅ cosϕ − l

ϕ l
O α1
D M
h B
∆AB

A D
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115
Bologna [6629]
LIVELLAZIONE CON IL GEODIMETRO
La livellazione ecclimetrica può essere effettuata con un geodimetro elettro-
nico. In questo caso lo strumento fornisce direttamente sul display la misura del
dislivello ∆* tra il centro dello strumento e il prisma riflettente.
Sostituendo ∆* al posto di MN = D ⋅ cotgϕ nell’espressione della livellazione
ecclimetrica si ottiene:

∆AB = h + ∆* − hP

Osserviamo tuttavia che l’uso del


geodimetro non migliora di
molto la precisione nella misura
del dislivello.
Infatti rimane l’incertezza nella
misura dell’altezza strumen-
tale h, che da sola condiziona la
precisione della misura.

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116
Bologna [6629]
LIVELLAZIONE TRIGONOMETRICA
(DA UN ESTREMO)

Se è necessario misurare il dislivello tra due punti A e B posti a distanze superiori a


300-400 m con una sola operazione, non è più possibile trascurare gli effetti della
rifrazione atmosferica e della sfericità.
Semplificando (ma con D < 2 km), possiamo considerare che anche in questo caso
si tratta di una livellazione ecclimetrica a cui, tuttavia, è necessario aggiungere un
termine correttivo costituito dall’errore complessivo di sfericità e rifrazione (e):

1−K
∆AB = h + D ⋅ cotgϕ − l + ------- ⋅ D2
2⋅R mira

l
ϕ B

∆AB
h

A D
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117
Bologna [6629]
LIVELLAZIONI GEOMETRICHE
Le livellazioni geometriche si eseguono utilizzando uno strumento apposita-
mente concepito per queste operazioni: il livello.
Con esso si realizza unicamente, ma con precisione, un asse di collimazione
orizzontale.
Con l’uso di questo strumento non è necessario conoscere o misurare la distanza
tra i due punti, né misurare angoli o altezze strumentali, ma occorre unicamente
effettuare le letture al filo medio del reticolo sulla stadia verticale (battute).
Questo comporta procedure operative molto semplici e rapide (in quanto non è
necessario fare stazione su un determinato punto) e in grado di fornire la misura dei
dislivelli con grande precisione (ordine del mm/100 m e anche inferiori).

Linea di mira
(orizzontale)

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118
Bologna [6629]
MISURA DEI DISLIVELLI:
LE LIVELLAZIONI
A VISUALE OBBLIGATA

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Bologna [6629]
CLASSIFICAZIONE DELLE LIVELLAZIONI GEOMETRICHE

L’uso del livello si basa sul parallelismo delle verticali passanti per gli
estremi del dislivello da misurare. Pertanto, in questo ambito, viene adottato
come superficie di riferimento il piano tangente (trascurando gli effetti
della curvatura terrestre e della rifrazione atmosferica).
Ciò è ammissibile per distanze livello-stadia SEMPRE inferiori a 100 m.

In relazione al numero di stazioni del livello:


semplici (se il dislivello viene misurato con una sola stazione: D < 100/200 m);
composte (se il dislivello viene misurato con più stazioni: D > 100/200 m).

In relazione alla collocazione del livello:


da un estremo (valenza solo introduttiva e didattica, mai usata nella pratica);
in prossimità di un estremo (usata quando le precisioni non sono spinte);
dal mezzo (la più efficiente, usata quando le precisioni sono stringenti).

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LIVELLAZIONE GEOM. DA UN ESTREMO
La livellazione geometrica da un estremo si effettua con il livello collocato su un
estremo e la stadia verticale sul secondo estremo del dislivello. Questo
verrebbe dalla linea di mira e dalla misura precaria dell’altezza strumentale.
Essa di fatto non viene mai impiegata, per svariate ragioni, nella pratica
operativa, ma possiede interesse solo in ambito teorico e didattico. A
testimonianza di ciò nessun livello è provvisto di piombino ottico per consentire
la messa in stazione su un punto prestabilito (come richiesto da questo metodo).

linea di mira (orizzontale)

∆AB = h − l l
h
B
∆AB
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LIVELLAZIONE GEOM. DA UN ESTREMO
In realtà la linea di mira del livello non può essere perfettamente orizzontale, a causa
degli errori di rettifica del livello e dei suoi dispositivi.
La linea di mira sarà allora inclinata (verso l’alto o verso il basso), anche se di piccolissime
entità ε, causando l’errata lettura alla stadia l’ al posto della lettura corretta l, con l’errore x
(l = l’ − x).

ε x
linea di mira teorica (orizzontale)

∆AB = h − (l’− x) l l’
h
B
∆AB
A
ll valore di x non è noto (non si conosce l’inclinazione dell’asse di mira); pertanto il
dislivello si calcola trascurando questa quantità e utilizzando la lettura errata l’, dunque
commettendo un errore nella misura del dislivello (che si aggiunge all’incertezza nella
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misura dell’altezza strumentale h).© 2009 Zanichelli editore S.p.A.,
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Bologna [6629]
LIV. GEOM. IN PROSSIMITÀ DI UN ESTREMO
In questo metodo il livello non viene collocato su uno dei due estremi A e B, ma viene posto
su un altro punto generico P scelto a piacere (dunque non segnalato) più vicino a uno dei
due estremi (rispetto all’altro), in generale fuori dall’allineamento AB.
∆PA = h − l’A + xA ∆PB = h − l’B + xB essendo: ∆AB = ∆AP + ∆PB :
∆AB = − h + l’A − xA + h − l’B + xB
xA
xB
l ’B
∆AB = l’A − l’B + (xB− xA)
h l ’A
B
∆AB
P A
ll valore di (xB − xA) non è noto; pertanto il dislivello si calcola trascurando
questa quantità commettendo un errore nella misura del dislivello, tuttavia non
è più presente l’incertezza
Copyright dovuta nella editore
© 2009 Zanichelli misura dell’altezza strumentale h
S.p.A.,
Bologna [6629]
123
LIVELLAZIONE GEOMETRICA DAL MEZZO
In questo metodo il livello viene collocato su un punto generico P scelto a piacere, ma
approssimativamente equidistante dagli estremi A e B, in generale fuori dall’allineamento
AB. Così viene annullato l’errore causato dall’imperfetta orizzontalità della linea di mira (infatti,
essendo PA ≅ PB, dovrà anche essere xA = xB = x).
∆PA = h − l’A + x ∆AB = ∆AP + ∆PB
∆PB = h − l’B + x ∆AB = − h + l’A − x + h − l’B + x
x x

h lB l ’B
l’ A lA

B
P ∆AB
D D
A ∆
Copyright ©AB
= l’ − l’
Aeditore S.p.A.,
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124
Bologna [6629]
LIVELLAZIONE GEOMETRICA DAL MEZZO
Nella livellazione geometrica dal mezzo, il dislivello viene misurato con la diffe-
renza tra la lettura al filo medio sulla stadia posta sul primo estremo A (battuta
indietro o controbattuta) e quella analoga eseguita sul secondo estremo B
(battuta in avanti o battuta).
Essa consente di ottenere precisioni variabili da qualche millimetro fino a
qualche decimo di millimetro (in relazione alla strumentazione usata).
Essa, inoltre, è anche la livellazione più rapida da eseguire.

1. Non occorre misurare l’altezza strumentale (dunque si prescinde dalle


incertezze della sua misura).
2. Si annullano gli errori di orizzontalità della linea di mira, della curvatura
terrestre e della rifrazione atmosferica (per effetto della equidistanza dei
punti estremi da quello di stazione).
3. La distanza fra i due estremi può raggiungere circa 200 m (100+100), cioè il
doppio di quella consentita dalla livellazione da un estremo.
4. È possibile determinare dislivelli paragonabili alla lunghezza della stadia.
5. Non è necessario far stazione su un punto definito, ma è possibile usarne uno
125arbitrario.
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LIVELLAZIONE COMPOSTA DAL MEZZO
La livellazione geometrica composta dal mezzo viene usata quando si deve misurare
il dislivello tra due punti A e B distanti più di 200 m.
Si suddivide la distanza complessiva tra i due estremi in tratte parziali (non
necessariamente allineate), di lunghezza minore di 200m. In esse si misurano i dislivelli
parziali con una successione di livellazioni semplici dal mezzo, che poi saranno sommati
algebricamente.
B

2
misura di ∆12 da S2
S2
S3

misura di ∆A1 da S1 misura di ∆2B da S3

S1

Il percorso A12B prende il nome di linea livellata.


1
I punti intermedi sono scelti arbitrariamente (ma
A con la condizione che le battute siano sempre
inferiori a 100 m), tuttavia, come caso particolare,
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essi editore S.p.A.,
potrebbero essere scelti sull’allineamento AB.
Bologna [6629]
126
LIVELLAZIONE COMPOSTA DAL MEZZO
Percorrendo la linea livellata da A verso B, collocando il livello nei punti S1, S2, S3 scelti in modo
arbitrario (ma equidistanti dagli estremi della tratta), si misurano i dislivelli parziali relativi ai
diversi tratti:

∆ AB = ∆ A1 + ∆12 + ∆ 2 B = (l Ai + l1i + l2i ) − (l1a + l2a + lBa )

∆ AB = Σl indietro − Σl avanti l Ba
l2i

B
l1i l2a
∆2B
S3
l Ai l1a 2 ∆ 2 B = l2i − l Ba
∆12
S2
1 ∆12 = l1i − l2a
∆A1
S1

A ∆ A1 = l Ai − l1a le letture al f.m. all’indietro li sono dette controbattute.


le letture al f.m. in avanti la sono dette battute.
Sui punti intermedi sono eseguite sia letture in avanti, sia
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127 all’indietro; mentreBologna
sugli [6629]
estremi solo in avanti oppure solo all’indietro.
REGISTRO DELLA LIVELLAZIONE COMPOSTA
Le letture alla stadia della livellazione composta vengono raccolte in un opportuno
registro di campagna sul quale si riconoscono essenzialmente due colonne, una
per le battute, l’altra per le controbattute :

Punto Letture f.m. stadia Letture f.m. stadia


Staz. Punto
battuto indietro avanti battuto indietro avanti
A 2,215
S1 A 2,215 ---
1 1,015
1 1,986 1 1,986 1,015
S2
2 0,874 2 2,124 0,874
2 2,124
S3 3 1,414 3 1,819 1,414

3 1,819 B --- 0,616


S4
B 0,616 ∑ 8,144 3,919
∑ l indietro 8,144 ∆ ∆AB = 8,144 - 3,919 = + 4,225
∑ l avanti 3,919
Dislivello ∆AB = 8,144 - 3,919 = + 4,225

i dislivelli parziali ∆A1, ∆12, … possono (eventualmente) essere calcolati facendo la


differenza tra la lettura all’indietro e quella in avanti del tratto considerato.
Nel registro tali letture vanno individuate diagonalmente.
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LIVELLAZIONE COMPOSTA CHIUSA
Quando gli estremi del dislivello coincidono, esso è nullo. Allora la somma delle battute
(letture in avanti) dovrebbe essere uguale a quella delle controbattute (letture all’indietro).
La presenza di errori impedisce il rispetto di questa condizione teorica.

∆ AA = Σl i − Σl a = 0 ⇒ Σl i = Σl a condizione teorica

Σl i − Σl a = ±δ ∆ ≠ 0 errore di chiusura altimetrica S4 B

4
S5 S3

S6
2
S2

1
A
S1 Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A.,
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CONTROLLO E COMPENSAZIONE
L’errore di chiusura altimetrica deve essere contenuto entro i
| δ∆| ≤ Ta
limiti di tolleranza prevista per la misura.

La tolleranza per il controllo dell’errore di chiusura altimetrica,


espressa in millimetri, è data da una formula in cui è presente
l’errore medio chilometrico µk (caratteristico di ciascun livello, e Ta = 3µK√L
certificato dalla Casa costruttrice), e dallo sviluppo L della linea in millimetri
livellata espressa in km.

±δ ∆
La compensazione altimetrica (empirica) inizia con il calcolo K∆= - −−−
dell’errore unitario K∆ (per m di linea livellata). L

∆’A1= ∆A1+ K∆⋅A1


Successivamente si correggono i singoli dislivelli parziali
proporzionalmente alla lunghezze delle corrispondenti ∆’12= ∆12+ K∆⋅12
tratte, e invertendo il segno. ∆’23= ∆23+ K∆⋅23
…………………..
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130
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PROBLEMI FREQUENTI
CON I DISLIVELLI

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Bologna [6629]
PROBLEMA 1
Determinare la quota di un punto M appartenente all’allineamento tra altri due punti
A e B di quote e distanza note (QA, QB, D), immaginando che il terreno tra essi vari
linearmente.
B
M
∆AB = QB – QA
A ∆AM

QM QB
QA
d
A0 M0 B0
D
1° modo 2° modo
∆ AM d d ∆ AB
= ∆ AM = ⋅ ∆ AB ∆ AM = p AM ⋅ d p AM = p AB =
∆ AB D D D

132
QM = Q A + ∆ AM Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A., QM = Q A + ∆ AM
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PROBLEMA 2 :
Determinare la posizione (per es. la distanza da A) di un punto M di quota nota
QM, appartenente all’allineamento tra altri due punti A e B di quote e distanza note
(QA, QB, D), immaginando che il terreno tra essi vari linearmente.
B

M
∆AB = QB – QA
A ∆AM = QM – QA

QM QB
QA
d
A0 M0 B0
D
1° modo 2° modo
∆ AM d ∆ AM ∆ AM ∆ AB
= d= ⋅D d= p AM = p AB =
∆ AB D ∆ AB p AM D
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PROBLEMA 3 : Determinare la quota di un punto M di posizione nota (per es.,
se sono noti AM = d e α‘ = MAB), appartenente al piano (falda) definito da tre punti
A, B e C di posizione e quote note (a, b, c, QA, QB, QC).
(QC) C
• Il problema si risolve conoscendo pAM = pAH, in cui H è
γ l’intersezione del lato BC con il prolungamento di AM:

a (QH) QM = Q A + d ⋅ p AM
H
b (QM)
1. Per calcolare la pendenza pAM = pAH è
M λ
necessario partire dal triangolo AHB (o da
l quello AHC) da cui calcolare λ, l, AH
d c c
l= sin α ' AH = sin β
β sin λ sin λ
α’
A c H
B 2. Ora è possibile calcolare la quota del
(QA) (QB) punto H compreso tra B e C (problema 1)
M

A ∆AM
∆AH QH = QB + l ⋅ pBC
QH 3. Infine si calcola pendenza pAH = pAM che
QM permette la soluzione del problema
QA
∆ AH QH − Q A
A0 d
M0 H0 p = =
134 AH
Copyright © 2009 Zanichelli editore S.p.A.,AH
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AH d + MH
PROBLEMA 4
Determinare la distanza D a cui si incontrano di due semirette di diversa pendenza
p1 e p2 che partono dagli estremi di un segmento verticale di lunghezza nota h,

1°- p1 e p2 concordi h = MB − MA
B
h = D ⋅ tgα1 − D ⋅ tgα 2
p1
h h = D ⋅ (tgα1 − tgα 2 )

A h = D ⋅ ( p1 − p2 )
p2
α1
M α2 O
D

h
D=
( p1 − p2 )
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2°- p1 e p2 discordi
h = MB + MA
B
h = D ⋅ tgα1 + D ⋅ tgα 2
p1
h = D ⋅ (tgα1 + tgα 2 )

h h = D ⋅ ( p1 + p2 )
α1 O
M D
α2

A
p2
h
D=
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( p1 + p2 )
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