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Carica elettrica

Talvolta capita che pettinandosi con un pettine di plastica, possano diventare “elettrici” attaccandosi al
pettine e rimandone per un cerco tempo “stranamente” sollevati per aria, e ci sono altri tanti mille cosi
(come ad esempio il palloncino strofinato sui capelli). Questo fenomeno si ha per elettrizzazione che si
produce per sfregamento: infatti tutti i corpi elettrizzati hanno la capacità di attirare corpi leggeri. Abbiamo
carica positiva e carica negativa: due con lo stesso segno si respingono, due con cariche diverse si
attraggono. Un esempio: strofiniamo un panno con un altro corpo. Abbiamo due eventualità:

1) Un certo numero di elettroni passa dal panno al corpo strofinato: quest’ultimo diventa carico
negativamente, dunque vengono trasferiti. Ricordiamoci che la carica di un elettrone è negativa.
2) Se invece si trasferiscono dal corpo al panno, il corpo si ritrova con meno elettroni. Di conseguenza
la carica dei protoni sono positive e il corpo si carica positivamente.

Le cariche devono essere trattate come quantità algebriche: secondo il principio di conservazione
enunciato da Franklin, la carica elettrica di un sistema chiuso, somma algebrica delle cariche positive e
negative, rimane costante nel tempo.

Conduttori e isolanti
I materiali si distinguono in conduttori e isolanti: i conduttori sono tutti quei metalli che possono essere
penetrati da cariche elettriche: ergo, le cariche possono muoversi. Gli isolanti invece, sono materiali nei
quali le cariche elettrice non sono libere di muoversi, come la plastica o il vetro.

Elettrizzazione per contatto: un conduttore elettrico con carica elettrica a contatto con un altro conduttore,
trasferirà tale carica all’altro conduttore. Invece in quelli isolanti la carica acquisita non viene trasferita,
indipendentemente dagli altri corpi con cui si è a contatto.

Elettroni di conduzione: quando si ha una differenza di potenziale nel conduttore, si genera un campo
elettrico che spinge gli elettroni a muoversi verso il polo positivo: gli elettroni che attraversano il conduttore
generano corrente elettrica e sono degli elettroni di conduzione.

Lo strumento che determina se un oggetto è elettrizzato si chiama elettroscopio.

Induzione elettrostatica: dati due corpi, A e B, di cui uno elettrizzato positivamente e l’altro neutro, posti
nelle immediate vicinanze ma non a contatto diretto, la vicinanza del corpo elettrizzato positivamente
procura la distribuzione degli elettroni nel corpo neutro. Il corpo neutro dunque non ha più la propria
neutralità e si elettrizza: nella parte più vicina al corpo A si ha la concentrazione di più elettroni, quindi si
carica negativamente, mentre nella parte opposta positivamente in quanto sono spariti i nuclei privi di
elettroni. SI crea così il fenomeno della induzione elettrostatica.

Elettrizzazione per induzione: simile a quella per contatto, ma si ha a distanza. Il punto in comune sta nel
fatto che i corpi che vengono elettrizzati devono essere solo conduttori elettrici. E’ un fenomeno per cui un
conduttore neutro e isolato, in prossimità di un corpo carico, reagisce ridistribuendo i propri elettroni e
generando cariche opposte sulla propria superficie, rimanendo neutro.

Legge di Coulomb
Riguarda la forza di natura elettrica che si ha tra due cariche poste ad una certa distanza. Afferma che tra
due cariche elettriche Q1 e Q2, poste a una distanza r nel vuoto, si crea la forza di natura elettrica, detta di
Coulomb il cui modulo è proporzionale al prodotto delle due cariche e inversamente proporzionale al
quadrato della distanza a cui esse sono poste.
1 q 1 ∙ q2
F= ∙ 2
4∙ π∙ε0 r

La costante ε 0 si dice costante dielettrica nel vuoto e vale 8,854 x 10−12 C2 / N ∙m 2.


Molto spesso per comodità tutto il fattore costante che compare all’inizio della formula lo si riporta con
un’unica costante K 0 della costante elettrica nel vuoto e del valore di

Per cui la legga può essere riscritta:

Principio di sovrapposizione: stabilisce che, in un sistema di cariche puntiformi (cariche di dimensioni


piccole rispetto alla loro distanza), la forza risultante agente su una carica elettrica è data dalla somma
vettoriale delle forze esercitate dalle altre cariche in esse, considerate singolarmente e calcolate
indipendentemente l’una dalle altre.

Campo elettrico: la forza agisce anche quando i corpi interagenti non sono a contatto. Venne avanzata
l’idea dell’azione a distanza secondo la quale oggetti lontani eserciterebbero la loro forza in modo fulmineo
l’uno sull’altro. Nasce da qui il concetto di campo elettrico: una perturbazione nello spazio, descritta da
grandezze fisiche misurabili che si propaga con velocità finita; in questo caso è la velocità della luce. La
carica q è chiamata carica di prova: risente di una forza e risulta la presenza del campo, ma ricordiamo che
il campo elettrico esiste anche senza la carica di prova, in quanto quest’ultima serve solo ad evidenziare la
presenza del campo in un determinato punto. Campo elettrico E = F/Q N/c

Il vettore campo elettrico: Il vettore campo elettrico E nel punto P è definito come il rapporto tra
la forza elettrica che subisce la carica di prova posta in quel punto e la carica stessa. Nel Sistema
Internazionale il campo elettrico si misura in Newton/Coulomb.
Se il campo è generato da più di una carica, per esempio da Q1 e Q2, la forza F sulla carica di
prova +q è uguale alla somma vettoriale delle forze F1 e F2 che le singole cariche esercitano
separatamente su +q. Il vettore è risultante dalla somma dei campi elettrici E1 e E2, che sono
generati rispettivamente dalle cariche Q1 e Q2. E1 e E2 sono indipendenti dal valore della carica
di prova, dipende soltanto dalle cariche che lo generano e dal punto in cui è misurato.
Dal campo elettrico alla forza:
Campo elettrico di una carica puntiforme: cambiando la legge di Coulomb con la definizione di
campo elettrico possiamo determinare il campo generato da una sola singola carica puntiforme e
avremo:

|q ∙ Q|
F=K ∙ 2
r
Il campo elettrico può essere rappresentato tramite linee orientate, chiamate linee di forza che
ne indichino la direzione e il verso.
Le linee di campo godono di proprietà ben precise:
1) Non possono mai intersecarsi: se ciò accadesse, ci sarebbero più risultanti in ogni punti
alla linea di forza e ciò non è possibile, perché è noto che vi sia una sola risultante per ogni
punto.
2) Le linee di forza sono sempre uscenti da una carica elettrica positiva;
3) Il campo elettrico risultante è sempre tangente alla linea di forza in ogni suo punto;
4) L’intensità del campo elettrico è direttamente proporzionale al numero di linee di forza
che attraversano l’unità di superficie.
Le linee di campo sono delle rette che radialmente (ovvero lungo i raggi che partono dalla
carica) escono o entrano nella carica. In particolare per le cariche positive le linee di campo
saranno radiali uscenti dalla carica mentre per quelle negative saranno radiali entranti.
Noteremo che le linee sono più fitte nelle zone più vicino alle cariche in cui i campi sono più
intensi, mentre si diradano nelle zone in cui i campi sono più deboli.
Esaminiamo il caso di due cariche puntiformi poste ad una certa distanza tra di loro. Se sono
due cariche puntiformi uguali, ma di segno opposto avremo che le linee di campo nella zona
compresa tra le due cariche, la densità delle linee di campo e di conseguenza l’intensità del campo
elettrico è maggiore nelle zone esterne.

Se invece abbiamo cariche uguali positive o negative, le linee di forza saranno uscenti o entranti
(dipende appunto se sono negative o positive), ma nel punto A (cioè nella zona compresa tra le
due cariche) il campo sarà nullo.

UNA CARICA ELETTRICA DISTRUBITA UNIFORMAMENTE sulla superfice o nel volume di una
sfera, agisce al suo interno come se tutta la carica si trovasse nel centro e avremo E = KQ¿ r 2

IL FLUSSO DEL CAMPO ELETTRICO: il campo elettrico E può essere specificato non solo
assegnando direzione, verso e modulo al vettore E in ogni punto, ma anche descrivendo le
proprietà del suo flusso, una grandezza che indichiamo con la lettera greca Φ . Da qui avremo:
Φ e =E ∙ S.

E= componente di E perpendicolare
S= area della superficie alle sup.
2
N ∙m
L’unità di misura del flusso è
c2
TEOREMA DI GAUSS: considerato il flusso del campo elettrico generato nel vuoto da una carica
puntiforme Q, uscente da una superficie sferica di qualsiasi raggio con centro sulla carica, si può
dimostrare che il flusso è lo stesso per tutte le superfici chiuse, di qualunque forza, che
racchiudano la carica al loro interno. Questo è un teorema formulato dal matematico Gauss. Da
ciò:
2
N ∙m Qin
−Φ=
c 2
ε0
Qin: CARICA ALL’INTERNO DELLA SUPERFICIE

C2
: costante dielettrica nel vuoto
N ∙ m2

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