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Nozione di imprenditore fiscale

Ai fini fiscali il legislatore identifica l’imprenditore in chi esercita


una attività commerciale di cui agli art. 2195 cc o art. 32, comma 2
TUIR lettere b) e c) purché svolta in modo

1. Professionale

2. Abituale ossia svolta con continuità nel tempo e non siano


pertanto carattere occasionali. In questo caso il reddito derivante
dall’attività è riconducibile nell’ambito dei redditi diversi ai sensi
della lett. i del comma 1 dell’art. 67. Il criterio distintivo è di natura
temporale e richiede la ripetitività dei comportamenti. I in cui si
estrinseca l’attività da cui consegue l’irrilevanza degli atti isolati e
sporadici. Il connotato dell’abitualità esclude interruzioni
dell’esercizio dell’attività. E’ richiesta la stabilità, la regolarità, la
prosecuzione dell’iniziativa nonché il suo protrarsi nel tempo.
Contestualmente la reiterazione degli atti non può considerarsi una
condizione imprescindibile dell’abitualità in quanto tale requisito
può ritenersi integrato nel caso in cui l’attività dia luogo ad un unico
unico (ad esempio la costruzione di un’opera edilizia) che ha
richiesto un impegno rilevante e lo svolgimento di operazioni
complesse che si protraggono per una durata apprezzabile. E’
comunque un requisito che può risultare di difficile accertamento in
concreto, anche perché la norma correla l’abitualità alla
“professione di modo che ‘ l’attività che non deve essere meramente
occasionale

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3. Non esclusiva: non è necessaria l’esclusività dell’attività.
Chi produce reddito d’impresa può contemporaneamente esercitare
anche una altra attività produttive di altre categorie di reddito (ad
esempio, il lavoro dipendente).

A differenza di quanto richiesto dal codice civile ex art, 2082 NON


È NECESSARIO CHE LE ATTIVITA’ SIANO
ORGANIZZATE IN FORMA D’IMPRESA ossia non è
essenziale un coordinamento dei fattori della produzione (beni e
lavoro e capitale) ulteriori rispetto all’attività dell’imprenditore.

Il legislatore fiscale non definisce l’organizzazione in forma di


impresa. Per organizzazione si intende il coordinamento dei fattori
della produzione, quali i mezzi finanziari, i beni, il lavoro
proprio e/o quello altrui, l’iscrizione nel registro delle imprese,
l’uso dei segni distintivi dell’impresa. L’organizzazione assume
in altri termini autonomia funzionale rispetto al lavoro
dell’imprenditore, e il reddito è riconducibile all’organizzazione
dell’attività e non all’esercizio dell’attività della persona in sé.

L’“organizzazione in forma d’impresa” qualifica l’attività che si


caratterizza per la struttura organizzativa. In ambito civilistico non
può esistere di un’impresa in assenza di organizzazione; per contro
ai fini fiscali è invece frequente l’esercizio di un’attività
commerciale senza una specifica organizzazione (ad esempio, gli
agenti ed i rappresentati di commercio). Tale impostazione risale
all’art. 51 del DPR 29 settembre 1973, n. 597, che ha privilegiato
una definizione di attività commerciale ai fini delle imposte sui

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redditi più ampia di quella del Codice Civile e che ha sancito
l’irrilevanza il requisito organizzativo, strutturale, dimensionale,
identificato, sul piano normativo, con l’“organizzazione in forma
d’impresa”.

Questo significa che la nozione fiscale di imprenditore è molto più


ampia di quella formulata dal legislatore civile di modo che è
considerato fiscalmente imprenditore colui che civilisticamente non
lo è.

Tuttavia all’ ART 55, COMMA 2 TUIR stabilisce che sono


produttive di reddito di impresa le prestazioni di servizi non
rientranti nell’art. 2195 cc. che sono organizzate in forma di
impresa.
I pittori, i fotografi, i fisioterapisti, i commercianti di opere d’arte,
degli investigatori privati sono di incerta qualificazione, essendo
suscettibili di dare luogo indifferentemente sulla base della sola
attività lavorativa del soggetto (ovvero rendendo servizi) oppure con
modalità più strutturate (e, quindi, producendo servizi) ora a reddito
di lavoro autonomo ora a reddito d’impresa.
Il legislatore tributario ha operato dunque un ulteriore ampliamento
rispetto alla nozione di attività commerciale formulata dal codice
civile, estendendo ulteriormente la categoria di soggetti imprenditori
ai fini fiscali.
Sono da considerare redditi di impresa i proventi derivanti dalle
prestazioni di servizi contraddistinte da un particolare grado di
organizzazione dei fattori della produzione, e, dunque, non
equiparabili alle attività di “produzione” di cui all’art. 2195.

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