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Stocco Anna 4L L’importanza del patrimonio culturale

L’Italia è il Paese dell’arte, forse non è precisamente il luogo in cui è nata, ma è il Paese dove di
certo ha avuto la sua massima espressione nel corso della storia, dagli affreschi nelle ville
pompeiane e gli edifici romani, passando poi per le incantevoli sculture del Canova e gli scorci di
Venezia realizzati da Canaletto, fino ai particolari dipinti espressionisti di Amedeo Modigliani.
L’Italia è pregna di arte, quest’ultima ne è diventata una componente essenziale, frutto di una
cultura eterogenea unica al mondo, inimitabile, e gli italiani lo sanno questo, ne vanno fieri, si
sentono parte della storia del proprio Paese, riconoscono il suo passato e lo glorificano, tuttavia
qualcosa ancora non va: l’arte e la cultura non sono percepite come una necessità.
Il Paese va sgretolandosi a partire dal proprio patrimonio culturale, con in prospettiva anche uno
sgretolamento a livello sociale, ma non è un problema primario, o almeno, non lo è per lo Stato
italiano e i suoi cittadini. Sembra che sia sempre più diffusa l’idea che si possa costruire
un’organizzazione statale solida e sana senza cultura, senza l’eredità del passato e che, quest’ultima,
sia quasi scomoda all’avanzamento del progresso nella Penisola, per esempio l’enorme quantità di
siti archeologici sul territorio è sentita come un ostacolo all’edilizia intensiva. Così non ci si
scandalizza più per gli atti di vandalismo o furti di opere d’arte, non si visitano più i musei e non si
spendono più fondi economici per preservare le realtà, piccole e grandi, che costituiscono il
patrimonio culturale e artistico nazionale; questo non fa altro che alimentare la privatizzazione
dell’arte, che avviene sia legalmente che illegalmente.
Rendere l’arte di proprietà personale è una privazione che un individuo commette ai danni
dell’intera comunità, una privazione molto grave, che colpisce direttamente la sfera culturale della
società, infrangendo la primissima definizione che si può dare all’arte, ovvero qualcosa che può
essere ammirato da tutti e che si cerca di promuovere indistintamente verso tutti i cittadini del
mondo, poiché ne sono legittimi detentori. Quest’atto empio solitamente si compie secondo due
modalità: il furto, anche commissionato, e l’acquisto dal mercato illegale, per l’appunto, di opere
d’arte.
I casi sono stati numerosi negli anni e, a stupire, sono anche le tecniche impiegate per commettere
queste azioni ritenute, a tutti gli effetti, reati. Un esempio degno di nota è quello che coinvolse due
fratelli campani, i De Prisco, e degli antiquari napoletani, i Canessa, nella seconda metà
dell’Ottocento; i De Prisco, acquistato un terreno presso Pompei, cominciano ad effettuare scavi
archeologici fino a riportare alla luce un preziosissimo tesoro di oreficeria, che, ovviamente, non
denunciano alle autorità e che, in accordo con i Canessa, decidono di vendere ad un barone
francese; l’aspetto più interessante di questa vicenda però è sicuramente il trasporto illegale
effettuato di questi oggetti, che vengono suddivisi tra numerosi ciclisti corrotti, i quali, durante una
gara con percorso San Remo-Nizza, gli fanno attraversare le Alpi, per poi essere rivenduti dal
barone francese al Louvre di Parigi. Il furto viene scoperto solo nel 1902. Molte volte, coinvolti in
questi grandi scandali, ci sono grandi musei di rilevanza internazionale, in questo caso il Louvre,
ma succede anche con il Metropolitan Museum di New York, circa intorno al 1980, quando ancora
una volta un tesoro italiano viene esportato illegalmente all’estero, in questo caso dell’argenteria
romana molto pregiata, ritrovata tramite scavi clandestini ed acquistata dal museo americano per
ben 2 milioni di dollari.
Come affermato precedentemente ci si può appropriare dell’arte anche legalmente, tuttavia si tratta,
più che di un’appropriazione individuale, di un’appropriazione di categoria sociale, ovvero l’arte
diventa accessibile esclusivamente per alcune persone, la maggior parte delle volte favorite dal
benessere economico; l’esempio più semplice è il costo che oggigiorno ha visitare un museo, una
galleria o un edificio di importanza artistica, di certo non sostenibile per tutti, sebbene l’arte debba
essere poter fruita da ogni cittadini in modo eguale e, in caso questo non sia possibile, con strumenti
compensativi forniti dall’organizzazione statale.
L’articolo 9 della Costituzione italiana recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e
della ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della
Nazione”. Quanto affermato da quella che dovrebbe essere la base di tutte le leggi dello Stato, non
sembra, però, essere pienamente attuato dalle istituzioni, infatti, se da un lato vengono promosse
giornate per riqualificare siti culturali, come per esempio le giornate del FAI, e la preservazione del
patrimonio comincia ad entrare anche nelle scuole, tramite l’educazione civica, ancora troppi tagli
vengono fatti al settore e ancora troppi pochi fondi, spesso poi spesi male, gli vengono dedicati. È
sempre più necessaria, dunque, una ferma presa di posizione sia da parte dello Stato che
dell’opinione pubblica a riguardo, volta alla consapevolezza e al miglioramento della conservazione
e promozione della cultura su tutto il territorio del Paese, da considerarsi una proficua fonte di
ricchezza economica ma, soprattutto, sociale.

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