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30.03.

2020

Borromini
Confronto tra la scala regia in vaticano di Bernini, iniziata nel 1662, e la galleria
Spada di Borromini, realizzata tra il 1652 e il 1653.
- Galleria Spada (1652-653)
La galleria fa parte del palazzo della famiglia di Virgilio Spada, grande
sostenitore di Borromini.
Si vede la maestria nel gestire la prospettiva così da far sembrare la galleria
molto più lunga di quanto non sia. Sul fondo c’era un affresco che raffigurava
la campagna per simulare che dalla galleria si uscisse su un giardino. Il percorso
sale lievemente verso il cortile, con un gioco illusionistico sorprendente, e verso
la statua che è alta solo 90 cm.
Borromini usa un ordine tuscanico raddoppiato per il sistema architravato, un
intercolumnio quasi inesistente tanto che le basi e gli abachi si toccano quasi.
Andando verso la fuga prospettica questi rapporti si alternano fortemente,
proprio come nei vestiboli di Palazzo Farnese e di Palazzo Baldassini di
Antonio da Sangallo il Giovane e Palazzo Massimo alle Colonne di Baldassarre
Peruzzi.
Inoltre c’è una citazione di una volta cassettonata a botte che scarica sui relativi
piedritti: ad interruzione della volta ci sono delle cinghie, degli intradossi, ad
imitazione dell’architettura paleocristiana più matura.
A differenza di Alberti che a Sant’Andrea a Mantova fa un’unica volta a botte
che non si interrompe, Bernini cita le interruzioni impercettibili che esistono
nelle architetture romaniche. Si tratta quindi di una commistione di architettura
romana classica e romanica pregotica.
Le cinghiature delle volte vanno a segnare una rottura della serie unitaria della
trabeazione.
L’eresia borrominiana non è non conoscenza del classico perché Borromini
supera l’interesse per questo linguaggio, non è interessato ad un recupero
artificioso della delle verità universali.
- Altare-monumento per il cardinale Giussano in San Giovanni in Laterano
Il cardinale Giussano è milanese, quindi proveniente da una parte dell’Italia
più vicina alle soluzioni più goticheggianti. Si tratta di un altare della tipologia a
dossale che si trova in una cappella all’interno delle navate laterali della chiesa
di San Giovanni in Laterano, una delle prime sedi dei papi quando tornano a

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Roma dopo l’esilio ad Avignone.
Quest’altare è composto da una serie di pastici, di giustapposizioni di partiti
figurativi e soluzioni architettoniche che danno vita ad un altare sui generis.

PASTICI
TRAVATA RITMICA
CARIATIDE/TELAMONE

Sembra quasi un trittico centrale con due ante che si possono chiudere e
completato con una volta a botte cassettonata prospettica nell’anta centrale.
L’altare non ha piedritti ma lateralmente ci sono delle cariatidi, come nei
Propilei d’ingresso dell’Acropoli di Atene. I piedritti sono rastremati verso il
basso, a ripresa di Michelangelo, e sostengono una sorta di cesto con
cornucopie ed elementi naturalistici. Il khalatos che accoglie il capitello
corinzio con le foglie qui non è più architettonico ma è una citazione, infatti è
un cesto con rimandi floreali. Questo perché i 5 ordini hanno troppo irrigidito
gli stimoli naturali.
Le cariatidi sostengono le architravi, i fregi, le cornici incurvati in forma d’arco
ribassato: si tratta di una palese citazione di Leon Battista Alberti che non parla
nei suoi scritti di arco ma di un’architrave incurvata. E’ una evidente
deformazione del classico e dei suoi valori architettonici. La parte della
trabeazione inoltre aggetta rispetto al pilastro che la sostiene come in un arco
di trionfo. Il tutto è sormontato da forme di fiaccole, di vasi, di urne, che vanno
dalla funzione simbolica funeraria a quella celebrativa. Nel trittico pittorico ci
sono finestre a bifora, il cui interno è scandito da una finestra trilobata.
Borromini riprende così anche tutto il linguaggio gotico e gli stilemi
dell’architettura pre-rinascimentale, in modo da mettere tutti i valori della storia
a confronto, senza prediligerne uno soltanto. Borromini, che è solo concentrato
solo sull’architettura, dà all’architettura quel valore di arte liberale che non gli
veniva dato 7 arti liberali storiche che la escludevano, insieme alla medicina,
perché meccanica.
Borromini deforma le leggi prospettiche, crea una dialettica tra organismi di
diversa matrice geometrica, crea delle articolate compenetrazioni spaziali,
svincola le forme da ogni arbitraria identificazione con funzioni convenzionali.
Oltre all’altare Borromini farà degli interventi in San Giovanni in Laterano
(1646-1649), trasfigurando l’immagine paleocristiana e rinascimentale che la

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basilica aveva assunto. La travata ritmica, ovvero la variazione degli
intorcolumni, che separa la navata principale da quelle laterali, fatta da un
intercolunnio più alto che scarica sui suoi ideali piedritti e un intercolunnio più
stretto ritmicamente alternato a quello principale decorato con una sorta di
edicola architettonica. Borromini non butta giù le colonne paleocristiane ma le
risignifica.
Borromini pensa all’“animal architectonicus”, all’intero complesso,
riorganizzando gli spazi degli organismi architettonici e rileggendone le
tipologie. Le sperimentazioni dell’artista scelgono di volta in volta le matrici
geometriche, le soluzioni spaziali, nuove leggi di configurazione o fonti storiche
più appropriate.
Inoltre Borromini sperimenta e mostra indifferenza verso i condizionamenti
imposti dal programma funzionale e distributiva dell’edificio, come ad esempio
il rapporto tra icnografia e ortografia (ad esempio nel complesso dei Filippini).
Borromini inoltre introduce nuovi parametri come la valutazione spregiudicata
della funzione dell’edificio nella realtà urbana, come ad esempio l’innesto nel
complesso rinascimentale della Sapienza della chiesa di Sant’Ivo, la rigorosa e
complessa costruzione geometrica dello spazio, come a San Carlo alle Quattro
Fontane o a Sant’Ivo, e le figurazioni simboliche con ermetiche e polivalenti
allusioni.
Borromini non solo creerà edifici destinati a divenire fulcro emergente nel
disegno urbano complessivo come San Carlino, Sant’Ivo e Sant’Andrea delle
Fratte, scandendo la tessitura dell’impianto urbano e dando la alla spazialità
urbana nuovi universi di senso, ma anche edifici che devono inserirsi nel tessuto
continuo della città come la galleria di Palazzo Spada Capodiferro nel palazzo
realizzato da Bartolomeo Baronini e il Palazzo Falconieri.
Inoltre Borromini creerà ex novo grandi complessi architettonici come quello
dei Filippini e di Propaganda Fide.
- Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane (1638-1667,1682), cappella del
complesso di San Carlino
- Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte (1662-1665)
- Convento di Santa Maria dei Sette Dolori (1643-1646,1662)
- Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza (1642), cappella del complesso universitario
della Sapienza

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