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Prof. Mario Fossi


Appunti dal Corso di “Radiocomunicazioni” A.A. 2009/2010

MODELLIZZAZIONE DEL FADING DA CAMMINI MULTIPLI


NEI CANALI RADIOMOBILI

Generalità sul canale di trasmissione a cammini multipli e tempo-variante

Richiamiamo la struttura generale di un collegamento radio indicata nella figura; esso consiste
sostanzialmente di tre blocchi: Trasmettitore, Canale di trasmissione, Ricevitore. In questo tipo di
collegamenti il canale di trasmissione è il cosiddetto “canale radio”, che consiste nell'insieme delle
antenne trasmittente, ricevente e del dielettrico interposto, all'interno del quale si propaga l'onda
elettromagnetica che trasporta l'informazione.

Canale radio

s(t) r(t)
d
Tx Rx

Pt Gt Gr Pr

Come è noto, per collegamenti radio di tipo LOS (Line Of Sight), ovvero per quei collegamenti,
come ad es. i ponti radio satellitari o anche quelli terrestri in normali condizioni di propagazione,
relativamente ai quali risulta possibile una sola traiettoria elettromagnetica (e. m.) tra antenna
trasmittente e ricevente e questa non è influenzata da ostacoli presenti lungo la tratta, la perdita di
propagazione (path loss) Lp coincide – a meno di un termine aggiuntivo normalmente di entità
limitata – con quella “di spazio libero”: Lbf = 4 d /2 . In questi casi la relazione tra potenza
P t G t Gr
media trasmessa e ricevuta si esprime come è noto: P r = (formula del collegamento
Lbf
radio in spazio libero).
Tuttavia esistono anche tutta una serie di collegamenti radio per i quali non è realistico assumere
l'ipotesi di propagazione di tipo LOS . In particolare in alcuni tipi di collegamento può avvenire
che tra le due antenne sussistano contemporaneamente più percorsi elettromagnetici possibili
(multipath - cammini multipli), per cui il campo e. m. complessivo sull'antenna ricevente risulta la
somma di quelli relativi a più onde e. m., localmente piane.
Sull'antenna ricevente ha luogo quindi un fenomeno di interferenza, i cui effetti vanno sotto il
nome di fading (affievolimenti), termine che sottolinea l'effetto più dannoso del meccanismo
interferenziale: esso può dar luogo ad un'elevata attenuazione del segnale ricevuto, rispetto al caso
di normale propagazione. Si parla in tal senso di fading da cammini multipli (multipath fading).
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Esempi di collegamenti a cammini multipli: a) Scatter troposferico;


b) Ponte radio terrestre a microonde; c) Telefonia mobile; d) WLAN

Il meccanismo di propagazione per cammini multipli è saltuariamente (ma dannosamente)


presente nei ponti radio terrestri a microonde, mentre in altri tipi di collegamento risulta
praticamente sempre presente. Citiamo tra questi ultimi:
1) telefonia mobile;
2) radiodiffusione sonora e televisiva da rete terrestre, particolarmente nel caso di ricezione
con antenna omnidirezionale;
3) reti senza fili (Wireless LAN/MAN);
4) collegamenti a media e grande distanza mediante riflessione ionosferica o scatter
troposferico.
In qualche caso questo meccanismo di propagazione può risultare fondamentale per garantire
l'esistenza stessa del collegamento, come avviene ad es. nella telefonia mobile.
In diversi casi (es. telefonia mobile, ponti radio terrestri) il canale radio a cammini multipli è anche
tempo-variante, per cui, visto come sistema 2-porte, esso può essere considerato come un sistema
Lineare e Tempo Variante (LTV).

Per i collegamenti “NoLOS” sopra elencati, è possibile ancora esprime il link budget di potenza
Pt G t G r
mediante un'espressione formalmente analoga a quella dei collegamenti LOS: P r = dove
Lp
però la path loss Lp non risulta in genere proporzionale al quadrato della lunghezza d della tratta
radio come avviene nei collegamenti LOS ed inoltre è un parametro che spesso non può essere
caratterizzato deterministicamente, ma solo in termini di valori medi statistici. In questo senso la
perdita di propagazione Lp e quindi Pr risultano essere delle variabili aleatorie, le cui caratteristiche
devono essere specificate, ai fini della valutazione delle prestazioni del collegamento radio.
Si pensi ad es. ad un collegamento radio della telefonia mobile tra stazione radio base e terminale di
utente: a parità di distanza d dell'utente dalla stazione radio base e di tipo di ambiente (es. ambiente
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urbano), la potenza media ricevuta Pr (media nel tempo e su piccole variazioni della distanza d) e
quindi Lp variano da un sito all'altro a seconda della particolare distribuzione spaziale e del tipo di
elementi fisici (edifici) che determinano i vari centri di riflessione e scattering della propagazione.
Da un punto di vista della sua caratterizzazione, risulta quindi necessario specificare il tipo di
distribuzione statistica ed i relativi parametri della path loss del collegamento.
Rispetto alla condizione di attenuazione di spazio libero che si ha nella propagazione LOS, si parla
in questo caso di attenuazione o fading da shadowing (schermatura/ombreggiamento/ostruzione).
Questa costituisce la componente su “larga scala” o “lenta” del fading complessivo, detta così in
quanto si sovrappone ad essa anche una componente di attenuazione (fading) su “piccola scala” o
“rapida”, causata dal fatto che per piccoli spostamenti del terminale di utente (piccole variazioni di
d) entra in gioco il meccanismo interferenziale dovuto ai cammini multipli già accennato, che
genera una rapida e forte variazione del segnale ricevuto e quindi della potenza media Pr (media su
piccoli intervalli di tempo), durante spostamenti dell'utente dell'ordine della lunghezza d'onda
impiegata nella trasmissione.
In questo Corso ci occupiamo esclusivamente della caratterizzazione statistica della componente
rapida del fading, ovvero del fading da cammini multipli (multipath fading).

Caratterizzazione fisica approssimata e relativa ad un numero finito di cammini [1]

Consideriamo un segnale s(t) di tipo passa-banda con banda B e frequenza di riferimento f0 ,


applicato ad un canale radio caratterizzato dalla presenza di un numero N finito di cammini di
propagazione. Possiamo affermare che la banda B dei segnali comunemente impiegati nelle
trasmissioni è sufficientemente piccola da poter supporre che, per antenne con banda passante
adeguata, l'insieme antenne+singolo cammino radio costituisca un sistema lineare non dispersivo
nel tempo, a meno dell'effetto di un possibile sfasamento costante rispetto alla frequenza. Tale
ipotesi non può essere applicata senza cautele al caso particolare di sistemi di trasmissione a banda
ultra larga (UWB), che possono avere bande di segnale dell'ordine anche delle centinaia di MHz.
Escludendo quindi tale caso, se indichiamo con ri(t) il segnale in uscita dall'antenna ricevente,
relativo all'i-esimo cammino, questo, per quanto ipotizzato, può essere espresso in funzione di
quello in ingresso all'antenna trasmittente mediante la relazione:
r i t =ℜ { r +i t  }=ℜ {a i t  s [ t− i  t] exp { j[ 2 f 0  t− i t − i  t ] }}
dove s t rappresenta l'inviluppo complesso (contenuto informativo) del segnale in ingresso al
canale, r +i t il preinviluppo del segnale in ingresso riportato in uscita, , ai(t)>0 un coefficiente di
trasmissione, riflessione, diffrazione o scattering, relativo all'i-esimo cammino, che pone in conto
l'attenuazione che il segnale subisce nell'attraversamento del canale, i t  il relativo ritardo di
propagazione, i t una rotazione di fase causata tra l'altro da possibili fenomeni di riflessione
oppure scattering lungo il cammino.
Sommando (per l'ipotesi di linearità del canale) tutti i contributi che giungono all'antenna ricevente
attraverso i vari cammini, si ottiene il segnale ricevuto complessivo, che assume l'espressione:

r t = i r i t =ℜ {r + t }=ℜ {  i r +i t }=ℜ { i a i t  s [t− i  t]exp { j [2 f 0 t−i t − i  t] }}

In termini di inviluppo complesso, esso si esprime:

r  t=r +  t exp − j2 f 0 t = i a i t  s [ t − i  t]exp {− j[ 2 f 0 i t i  t] } .

Supponendo di poter sviluppare in serie di Mac-Laurin le funzioni a i t  , i t , i t , possiamo


scrivere:
4


2
a i t =a i 0
d a i t
dt ∣
t=0
⋅t
1 d a i t
2 dt 2
⋅t 2...
t=0


2
i t =i 0
d i t 
dt t =0 ∣
⋅t
1 d i t 
2 dt 2
t =0
2
⋅t ...


2
i t= i 0
d i t
dt t =0
⋅t ∣
1 d  i t
2 dt 2
⋅t 2...
t=0

Sostituendo tali sviluppi nelle espressioni di r(t) e r t risulta evidente la complessità della
relazione ingresso-uscita di un canale radio a cammini multipli e tempo variante.
Tuttavia, per intervalli temporali sufficientemente piccoli (ad es. dell'ordine del tempo di simbolo
nel caso di una trasmissione numerica), è possibile arrestare al primo termine (costante) gli sviluppi
in serie considerati, con l'eccezione del termine i t  che compare nell'esponenziale complesso
della relazione ingresso-uscita, in quanto, essendo normalmente nelle applicazioni f 0 ≫1 Hz ,

non risulta trascurabile almeno il termine di rotazione di fase 2π f0 ∣


d  i t
dt t=0
⋅t , per cui in
definitiva possiamo scrivere, con le approssimazioni fatte:
r  t=ℜ {  i a i s t−i  exp { j [ 2  f 0 t −i −2  f 0 ̇i⋅t − i ] }}
e anche:
r t = i a i s  t−i exp {− j [2  f 0 i ̇i⋅t  i ]}

avendo posto per semplicità di scrittura: a i≝ai 0 , i≝ i 0 , i ≝i 0 e: ̇i ≝ ∣
d i t
dt t=0
.

Le variazioni (temporali) dei ritardi i t  possono essere dovute al moto relativo degli estremi
del canale radio (antenna trasmittente e/o ricevente) e/o eventualmente dei centri di scattering o di
riflessione, oppure dalle variazioni nel tempo delle caratteristiche del dielettrico in cui si propaga
l'onda e.m. (come avviene ad es. nelle tratte di ponte radio terrestre a microonde, in presenza di
fading).
Per analizzare gli effetti di tale variazione temporale, consideriamo come esempio la situazione
tipica di uno scenario di telefonia mobile indicata nella figura:
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dove  l i indica la variazione della lunghezza li del cammino di propagazione i-esimo, per effetto
della velocità v del terminale mobile, nel tempo t in cui il mobile ha percorso un tragitto  x .
Si ha:  l i= x⋅cos i =v⋅t⋅cos i =v ri⋅t avendo indicato con v ri la componente della velocità
del mobile secondo la direzione di provenienza dell'i-esimo fronte d'onda (velocità radiale) e con
i l'angolo (supposto costante nel tempo t) tra la direzione da cui proviene l'i-esimo fronte d'onda
e quella del mobile.
d i t  i t −i 0 d  t
Se v è costante, possiamo scrivere = da cui: i t −i 0= i ⋅t . Ma è
dt t dt
anche:
 l v ⋅t d i t  v ri
i t −i 0= i = ri e comparando le due espressioni si ottiene: = .
c c dt c

v ri v ri v ri
Possiamo anche scrivere: = . Il termine ha le dimensioni di una frequenza [1/T] e
c 0 f 0 0
rappresenta la variazione della frequenza osservata dal ricevitore rispetto a quella f0 del
trasmettitore; essa viene detta “frequenza Doppler” o “scarto Doppler” (dal nome del fisico
austriaco della prima metà dell'Ottocento che per primo osservò questo fenomeno in acustica):

v ri v ri f 0
f di ≝ = .
0 c
Infatti, nelle ipotesi fatte, possiamo scrivere nella seguente forma la relazione tra segnale in ingresso
e segnale in uscita dal canale radio:
r  t=ℜ { i a i s  t− i  exp j [2 f 0− f di  t−2 f 0 i − i ] }
o, in termini di inviluppo complesso:
r  t= i ai s  t− i  exp {− j[ 2 f di t f 0 i  i ] } .

Come si osserva, i valori di scarto Doppler dipendono sia dalla velocità radiale che dalla frequenza
di lavoro utilizzata. Vediamone i possibili valori per alcune applicazioni radiomobili:
1) Radio LAN in banda ISM a 2,4 GHz 0=0,125 m , v rmax ≝3,6 km/h=1 m/ s da cui:
fdmax = ± 8 Hz;
2) Telefonia mobile terrestre in banda 900 MHz 0=1/3 m (GSM), in ambito urbano
v rmax ≝50 km/ h=14 m/ s da cui: fdmax = ± 40 Hz;
3) Telefonia mobile terrestre in banda 900 MHz 0=1/3 m (GSM), treno ad alta velocità
v rmax ≝250 km/h da cui: fdmax = ± 200 Hz;
4) Telefonia mobile da satellite in orbita bassa (LEO): qualche decina di kHz; in orbita media
(MEO): qualche kHz.
_________

Si tenga presente che negli esempi fatti lo scarto Doppler è connesso con la componente radiale
della velocità del terminale ricevente. Più in generale, laddove non sia identificabile un termine di
velocità (es. nei Ponti radio terrestri) l'espressione della frequenza Doppler è: f di =̇ i⋅f 0 .

Come prima considerazione generale sulla relazione ingresso-uscita ricavata, si osserva che il
canale di trasmissione risulta determinato una volta noti, deterministicamente oppure
statisticamente, i parametri a i ,i , f di , i .

Supponiamo ora di operare in regime sinusoidale, ad una frequenza f generica, non


necessariamente prossima a f0 come invece finora supposto. La modellizzazione che faremo è
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approssimata, in quanto il canale singolo cammino - come abbiamo detto - è non dispersivo nel
tempo solo per intervalli di frequenze limitati, ma risulta interessante in quanto analiticamente
semplice.
In questo caso, il segnale s(t) è quindi del tipo: s t≝cos 2  f t ed in termini di preinviluppo:
s+ t ≝s t  j s t =cos2  f t  j sen 2  f t =exp j2 ft 
dove con s t abbiamo indicato la trasformata di Hilbert di s(t).
Con le stesse approssimazioni fatte finora, la relazione ingresso-uscita prima ricavata assume per
questo tipo di segnale la forma:
r t=ℜ { r + t }=ℜ {∑i r +i t }=ℜ {∑i a i s + [t−i t ]exp − j i  } =
= ℜ {∑i a i exp { j 2  f [t−i t ] } exp − j i } =
ricordando la relazione i t =i ̇i t
= ℜ {∑i a i exp j 2  f t exp − j 2  f i exp − j2 f ̇i t exp− j i } =
= ℜ {∑i a i exp[ j 2 f − f di  t ]exp [− j 2  f ii ] } .
Si osserva nuovamente la prima caratteristica del canale a cammini multipli tempo-variante già
accennata: la tempo-varianza, tramite la variazione dei ritardi, genera una dispersione in frequenza
nel senso che ogni generica frequenza f in ingresso al canale, alla sua uscita si trova dispersa in più
frequenze diverse f − f di .

Sempre dalla relazione ingresso-uscita, possiamo anche evidenziare una seconda caratteristica di
questo tipo di canale: i cammini multipli danno luogo ad un canale complessivamente dispersivo
nel tempo e conseguentemente selettivo in frequenza.
Infatti, nella relazione precedente possiamo portare fuori dalla sommatoria il termine a comune
exp  j2  f t  e scrivere:
r t =ℜ {e j2  f t ∑i {a i exp [− j2  f i ̇i t ]exp− j  i }}=ℜ {e j2  f t⋅H  f , t  }
avendo definito ovviamente:
H  f , t ≝∑i a i exp[− j2 f i̇ i t ]exp − j i  (f >0).

Per comprendere il significato della funzione H(f,t) è utile considerare dapprima il caso particolare
di canale stazionario, ovvero tempo-invariante, per il quale è ovviamente ̇i =0 e quindi per
esso:
H  f , t =∑i a i exp[− j 2  f  i i ]=H  f 
e la relazione ingresso-uscita (per s(t)=cos 2π f t ) si riconduce alla nota forma:
r t=ℜ {e j2  f t H  f } tipica di un sistema LTI, dove H(f) è la risposta in frequenza o funzione di
trasferimento del canale.
Nel caso di canale tempo-variante, H(f,t) rappresenta ancora la funzione di trasferimento del
canale, che in questo caso dipende anche dal tempo.

Se vogliamo estendere l'applicabilità della H(f,t) anche a frequenze negative, dobbiamo scriverla
nella forma:
H  f , t =∑i a i exp[− j2  f i̇ i t ]exp [− j sgn  f ⋅ i ]
al fine di garantire il rispetto della proprietà di simmetria coniugata di cui deve godere la H(f,t):
H − f , t=H *  f , t .

Antitrasformando la H(f,t) si ottiene la risposta impulsiva del canale:



h  , t =F −1 { H  f ,t  }= ∫ H  f , t e j2 f  df =
−∞
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= ∫ ∑i a i exp[ j2  f −i−̇ i t ] {cos [i sgn  f ]− j sen [ i sgn  f ]} df
−∞
=

= ∫
−∞
∑i a i exp[ j2  f −i−̇ i t ][cos i − j sgn  f sen i ]df =
= ∑i ai {
cos  i −i−̇ i t 
sen i
−i−̇ i t  } .

Si osserva come deve essere la dispersione nel tempo causata dai cammini multipli, evidenziata
dalla successione di funzioni delta di Dirac ritardate di cui è costituita la risposta impulsiva,
dispersione presente anche in assenza di quella generata a causa delle rotazioni di fase i . Da tale
dispersione ovviamente deriva il comportamento selettivo in frequenza di tale tipo di canale, che
abbiamo già visto dall'esame della H(f,t).

La corrispondente versione passa-basso della risposta del canale si ottiene dalla nota relazione:
H  f , t ≝ H  f  f 0 , t=∑i a i exp[− j2  f  f 0 i̇ i t ]exp − j  i
da cui, antitrasformando si ottiene la risposta impulsiva:

h  , t =∑ a i exp[− j2 f 0 i̇ i t ]exp − j  i⋅∫ exp[ j2  f −i−̇ i t ] df =
i
−∞
= ∑i ai exp [− j2  f 0 i ̇i t ]exp− j i ⋅−i−̇i t  .

Come già accennato, le forme impulsive ideali ottenute sono da intendersi come espressioni
analiticamente semplici, in quanto come già detto il singolo canale (cammino) di propagazione è
comunque un sistema passa-banda e quindi la sua risposta impulsiva non potrà essere un impulso
ideale, ma di durata finita, tanto più piccola quanto maggiore è la sua banda passante (peraltro
anche la risposta equivalente passa-basso ha senso solo per canali passa-banda).
Osserviamo anche che è possibile semplificare la forma della risposta impulsiva, trascurando (come
già fatto in generale) il ritardo incrementale ̇i⋅t nella funzione δ(·) e compattando i due
sfasamenti in un unico termine di fase i≝2 f 0 i i , ottenendo quindi:

h  , t =∑i a i e e
− j  − j2  f t
i
⋅−i  .
di

La figura superiore nella pagina che segue illustra un tipico andamento misurato del modulo della
funzione di trasferimento H(f,t) di un ambiente al chiuso (indoor), ottenuto inviando nel canale un
segnale di frequenza variabile tra 900 e 1100 MHz .
Si osservi la forte selettività in frequenza di questo canale, causata come si è detto dalla presenza
dei cammini multipli (le varie riflessioni dalle pareti), che generano un fenomeno interferenziale tra
le corrispondenti onde e.m. sull'antenna ricevente. Tale interferenza è costruttiva o distruttiva, a
seconda degli sfasamenti reciproci delle varie onde.
Il meccanismo interferenziale avviene già in presenza di sole due onde e.m. sull'antenna: infatti,
indichiamo con E i cos 2  f t− l i  i =1,2 =2 / il campo elettrico di ciascuna onda
sull'antenna ricevente, dove li indica la lunghezza del cammino di propagazione. Lo sfasamento
reciproco vale:  =l 1−l 2 =2 /l 1−l 2  . Si osserva come esso vari a seconda della
frequenza f =c / utilizzata, passando da valori multipli interi di 2  , che danno luogo a
interferenza “costruttiva”, ovvero segnale più forte, a valori multipli interi di  , che generano
interferenza “distruttiva”, ovvero segnale più debole.
La figura inferiore mostra l'andamento in ampiezza della risposta impulsiva del canale h  , t  ,
ottenuta antitrasformando la risposta in frequenza: si osserva un picco principale, relativo al
cammino più breve, seguito da una serie di echi successivi minori, causati dalle riflessioni da parte
delle pareti dell'ambiente.
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Trattandosi di una situazione stazionaria, in questo caso le due funzioni sono indipendenti dalla
variabile tempo: H  f , t = H  f  , h  , t =h  .
La serie di risposte che precedono il picco principale è da ascriversi all'effetto della finestratura in
frequenza, di estensione 200 MHz, che è stata operata nella acquisizione della funzione di
trasferimento del canale; ad essa infatti corrisponde nel dominio del tempo una funzione “sinc” con
lobi secondari di estensione pari a 5 ns: H  f rect  f /2⋅108⇔ h ∗sinc 2⋅108  .

Ritornando alla relazione ingresso-uscita prima introdotta (pag. 4), si osservi che è anche possibile
scriverla sotto forma di integrale, nella seguente forma:
∞
r t =∫ s t− h
 ,td 
−∞
Infatti si ha, utilizzando l'espressione della risposta impulsiva appena ricavata:
∞ ∞

∫ s t − h  , t  d = ∫ s t − ∑i a i exp− j i  exp− j2  f di t ⋅−i d  =


−∞ −∞

= ∑i ai s t −i exp {− j [2  f 0 i ̇i ti ]}=r t .


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Funzioni di Bello deterministiche [1][2]

Come abbiamo finora visto, nel caso di un numero finito di cammini la risposta del canale è di tipo
discreto, idealmente impulsivo.
Questo è ad esempio il caso del canale dei ponti radio terrestri a microonde, dove in presenza di
multipath il numero dei cammini è di qualche unità, e anche il caso del canale radiomobile terrestre,
per il quale in genere il numero dei cammini è più elevato. In altri casi, come ad es. il canale radio
dei collegamenti per scatter troposferico, la risposta del canale risulta essere praticamente di tipo
continuo, anche perché la risposta relativa al singolo cammino, come già detto, è di durata piccola
ma finita. Il segnale in uscita dal canale risulta allora una somma di infinite repliche ritardate
(“echi”) del segnale di ingresso, moltiplicate (pesate) per il termine, in generale variabile nel tempo,
h  , t ⋅d  . E' opportuno allora, in generale, scrivere la relazione ingresso-uscita del canale
radio a cammini multipli tempo-variante nella forma di integrale già vista:
∞ ∞
r t= ∫ s t − h , t  d  r t= ∫ s t− h  , t d 
−∞ −∞
La funzione h  , t  , risposta impulsiva tempo-variante, si interpreta come risposta del canale
all'istante t , ad un impulso di Dirac posto in ingresso ad esso all'istante t− .
In letteratura, la risposta impulsiva h  , t  costituisce la 1a funzione di Bello del canale, che
viene chiamata (da Bello) “funzione di dispersione dei ritardi in ingresso” (input delay spread
function), in quanto, come visto, l'uscita risulta la somma di versioni ritardate del segnale in
ingresso, pesate secondo la “funzione di dispersione” h  ,t  .

Osservazione: La definizione di risposta impulsiva appena introdotta non è l'unica possibile e


utilizzata. Si può anche definire risposta impulsiva ( o “kernel”) del sistema Lineare Tempo-
Variante canale radio la funzione h t , '  , dove t indica ancora il tempo attuale e  ' quello in
cui in ingresso al canale è stato applicato l'impulso di Dirac. Con questa notazione, la relazione
ingresso-uscita si scrive:
∞
r t= ∫ s  '  h t ,  '  d ' .
−∞
Le due forme della relazione ingresso-uscita sono equivalenti tenuto conto che:  ' =t− .
Infatti: h t , ' =h t , t− , che possiamo anche scrivere h  , t  ; inoltre è:
s ' = s t − .
________

Si osservi come in realtà l'intervallo di integrazione nella relazione sopra scritta possa ridursi a [0,t],
essendo il canale un sistema causale e quindi nulla h  , t  per τ<0 , e supponendo “causale”
anche il segnale in ingresso, ovvero s t−=0 per t−0 e quindi per τ>t.

E' possibile costruire un modello a tempo-discreto approssimato della relazione ingresso-uscita,


utile per es. in una simulazione software o hardware del sistema.
Questo modello si ottiene esprimendo l'integrale come sommatoria del tipo:
N −1
r n  = ∑ s  n −k  ⋅h k   , n    n∈[ 0,1 , ... )
k=0
dove si suppone praticamente nulla dopo un tempo T ≥ N⋅  la risposta impulsiva del canale.
A tale relazione corrisponde il circuito equivalente del canale (filtro la linea di ritardo a prese
multiple) illustrato nelle pagina seguente:
10

Come si è già visto, dalla risposta impulsiva tempo-variante è possibile ricavare la funzione di
trasferimento tempo-variante, mediante l'operazione di trasformata di Fourier rispetto alla variabile
τ:
∞ ∞
H  f , t = ∫ h  , t e− j2 f  d  ed inversamente: h  , t =∫ H  f , t e j2 f  df .
−∞ −∞
La funzione di trasferimento costituisce la 2 a funzione di Bello del canale.
E' utile esprimere la relazione ingresso-uscita mediante la funzione di trasferimento. A tal fine,
sostituendo la relazione precedente nella relazione ingresso-uscita si ottiene:
∞ ∞
r t= ∫ st−  ∫ H  f ,t e j2  f  df d  = moltiplicando e dividendo per e− j2  f t e
−∞ −∞
∞ ∞
scambiando l'ordine di integrazione =
∞

−∞
H  f ,te
j2 f t
{∫
−∞
s t − e
[− j2 f  t−]
d t −}df =

= ∫
−∞
S  f ⋅H  f , t e j2  ft df che rappresenta l'estensione ai sistemi LTV della analoga nota
espressione valida per i sistemi LTI.
Analogamente, in termini di segnali equivalenti passa-basso si ha:
∞
r t= ∫ S  f ⋅H  f ,t e
j2  ft
df .
−∞
Utilizzeremo quest'ultima forma di relazione ingresso-uscita nelle applicazioni.

Per evidenziare l'altro aspetto del comportamento dispersivo del canale, Bello introduce una
3 a funzione G(f,fd) detta “funzione di dispersione Doppler in uscita” (output Doppler-spread
function), che può essere introdotta mediante la seguente relazione integrale:
∞
R f =∫ S  f − f d ⋅G  f − f d , f d  df d .
−∞
Mediante questa relazione integrale, è possibile dare una interpretazione del comportamento del
canale nel dominio della frequenza e degli scarti Doppler duale di quella vista nel dominio del
tempo e dei ritardi di tempo: secondo questa lettura, lo spettro di uscita del segnale è la somma di
repliche di quello in ingresso, filtrate (pesate) tramite la funzione G(f, fd) e traslate in frequenza per
effetto Doppler. Si ha quindi un fenomeno di dispersione in frequenza, in aggiunta a quella nel
tempo già vista. Poiché in questo caso, diversamente da quanto visto nella relazione nel dominio del
tempo, lo shift avviene in uscita dal canale, la funzione G(f, fd) viene appunto detta “di dispersione
Doppler in uscita”.
E' possibile verificare che le funzioni G(f, fd) e H(f,t) sono tra loro relazionate da un'operazione di
trasformata di Fourier tra le variabili t e fd :
11
∞ ∞
G f , f d = ∫ H  f , t e− j2 f t dt e inversamente: H  f , t = ∫ G f , f d  e j2 f t df d .
d d

−∞ −∞
Per verificare questa relazione, supponiamo in ingresso al canale un impulso in frequenza, a
frequenza f ' :  f − f '  (trattasi ovviamente di un'analisi in regime sinusoidale, a frequenza f ').
In tale ipotesi la relazione integrale prima introdotta diviene:
∞
R f =∫  f − f ' − f d G  f − f d , f d  df d .
−∞
Antitrasformando ambo i membri rispetto a f si ottiene:
∞ ∞
∫ R f e
−∞
j2  ft
df =∬  f − f '− f d G  f − f d , f d  e j2 ft df d df
−∞
ed infine, per la proprietà della funzione delta di Dirac:
∞ ∞
r t = ∫ G  f ' , f d exp [ j2  f '  f d t ]df d =e ∫
j2 f ' t j2  f t
G f ' , f d e d
df d .
−∞ −∞
∞
D'altra parte, la relazione ingresso-uscita nella forma r t= ∫ S  f ⋅H  f ,t e j2  ft df calcolata in
−∞
presenza di impulso in frequenza a f ' si esprime:
r t=H  f ' , t e j2 f ' t ed eguagliando con la precedente si ottiene:
∞
H  f ' , t =∫ G  f ' , f d  e
j2 f d t
df d come volevasi verificare.
−∞
A completamento di queste 3 funzioni del sistema, Bello introduce una 4 a funzione , che per
semplicità definiamo come trasformata di Fourier della risposta impulsiva, rispetto alla variabile
tempo:
∞
U  , f d ≝ ∫ h , t  e
− j2  f d t
dt dalla cui inversione si ha anche:
−∞
∞
h  , t =∫ U  , f d  e
j2 f d t
df d .
−∞
Mediante questa nuova funzione è possibile scrivere la relazione ingresso-uscita del canale nella
forma:
∞ ∞
r t = ∫ s t − h , t  d =∬ s t − U  , f d e
j2  f d t
d f dd .
−∞ −∞
La funzione introdotta si chiama “funzione di dispersione ritardi-Doppler” (delay-Doppler spread
function), in quanto evidenzia esplicitamente il comportamento dispersivo del canale sia nel
dominio del tempo che della frequenza.
Riassumendo, le 4 funzioni di Bello del sistema introdotte sono relazionate tra loro mediante
operazioni di trasformata di Fourier secondo il seguente schema:

Quindi, nota una di esse, tutte le altre risultano determinate, tuttavia ciascuna di esse evidenzia in
particolare uno o più comportamenti specifici del canale.
12

L'ultima coppia di trasformate tra U(τ,fd) e G(f,fd) può essere giustificata nel seguente modo:
∞
riconsideriamo la relazione precedente r t=∬ s t− U  , f d e 2  f t d f d d  ed operiamo
d

−∞
la trasformata di Fourier di ambo i membri, rispetto alla variabile tempo:
∞
R f =∭ st − U  , f d exp [− j2 f − f d t ] d f d d  dt che possiamo anche scrivere:
−∞

∞ ∞
R f =∬ U  , f d 
∞
−∞
{∫ s t− exp[− j2  f − f
−∞
d }
t ]dt d f d d  =

= ∬
−∞
U  , f d  S  f − f d ⋅exp [− j2  f − f d  ]d f d d  dove l'ultimo passaggio deriva da:
∞
∫ s t − exp[− j2  f − f d t ]dt =
−∞
∞
= ∫ st− exp[− j2 f − f d t−]exp [− j2 f − f d ]d t− =
−∞
∞
= exp [− j2  f − f d ] ∫ s t − exp[− j2  f − f d t −]d t − =
−∞
= exp [− j2  f − f d  ]⋅S  f − f d  .

Confrontando questa espressione con la relazione integrale prima introdotta


∞
R f =∫ S  f − f d ⋅G  f − f d , f d  df d si ottiene:
−∞
∞
G f − f d , f d =∫ U  , f d  exp[− j2  f − f d ] d  c.v.v.
−∞

Lo stesso tipo di relazioni reciproche esiste ovviamente anche tra le corrispondenti funzioni passa-
basso. In letteratura viene più spesso utilizzato quest'ultimo insieme, per cui nelle applicazioni
faremo riferimento alle funzioni equivalenti passa-basso del canale radio.

Analisi statistica a banda stretta del fading da cammini multipli [3]

In molti casi non risulta praticamente possibile e neanche utile conoscere deterministicamente
l'andamento delle funzioni di Bello del particolare canale radio considerato, per cui si ricorre a
caratterizzarlo mediante alcune funzioni e parametri statistici di interesse. Iniziamo la
caratterizzazione statistica analizzando il comportamento del canale nel caso di segnali “a banda
stretta” nel senso che sarà definito esattamente più oltre, ma che per ora possiamo intendere come
segnali passa-banda con banda B piccola rispetto ad una opportuna frequenza di riferimento f0 degli
stessi (concetto “deterministico” di segnale a banda stretta).
Nell'analisi che segue, che è relativa a canali con un numero finito di cammini, le grandezze in
uscita che consideriamo sono di tipo elettromagnetico, precisamente i campi elettrici delle onde e.
m. presenti in ingresso all'antenna ricevente. Ovviamente da essi, note le caratteristiche dell'antenna
ricevente, ad es. in termini di altezza efficace, risultano univocamente determinati i corrispondenti
segnali in uscita dall'antenna stessa, che costituiscono le grandezze fisiche in uscita finora
considerate. Ad esempio, con riferimento alla tensione a vuoto quale segnale in uscita dal canale,
risulta la seguente relazione con il campo elettrico in ingresso all'antenna ricevente (componente
copolare): V i =h i , i  E i , dove Ei e Vi rappresentano rispettivamente i fasori (inviluppi
complessi) del campo elettrico e della tensione i-esimi, e h  , l'altezza efficace dell'antenna,
supposta al centro di un sistema di riferimento in coordinate sferiche. In diversi casi, come ad es.
per antenne omnidirezionali e onde e.m. provenienti dal piano orizzontale, le relazioni tra campo
elettrico in ingresso all'antenna e tensione a vuoto in uscita presentano lo stesso coefficiente di
13

proporzionalità, essendo in tale ipotesi h =90 ° , i= costante ∀ i . In tal caso la


caratterizzazione statistica del fading condotta sui campi elettrici delle onde e.m. in ingresso
all'antenna è del tutto analoga - a meno di un fattore di scala - a quella basata sui corrispondenti
segnali in uscita. Possiamo quindi affermare che, a causa dei molteplici cammini di propagazione
tra antenna trasmittente ed antenna ricevente, il campo elettrico complessivo (componente
copolare) sull'antenna ricevente risulta dalla somma di quelli relativi ad N onde elettromagnetiche
localmente piane, che supponiamo armoniche (ovvero in semplice regime sinusoidale per l'ipotesi
fatta di analisi per segnali a banda stretta) ed i cui campi elettrici hanno ampiezze Ei(t) e fasi
i t che consideriamo aleatorie, ovvero caratterizzabili solo come opportuni processi aleatori.
Possiamo allora rappresentare in termini di preinviluppo il campo elettrico complessivo nella
seguente forma:
N
E + t=∑ E i t e j  t  e j2 f t ={ E t e j  t  }e j2  f
i 0 0 t
dove il termine entro parentesi rappresenta
i =1
l'inviluppo complesso E t  del campo elettrico complessivo ricevuto.
Lo stesso preinviluppo, rappresentato in forma algebrica si scrive:
N
E + t =∑ { E i t cos  i t j E i t sen i t } e j2 f t ={ E I t  j E Q t } e j2 f
0 0 t
dove E I t  ed
i=1
E Q t rappresentano rispettivamente le componenti in fase e quadratura del campo elettrico.
-1 E Q t
Si ha ovviamente: inviluppo E t≝∣E t∣=  E I tE Q t  ; fase  t≝arg [ E t ]=tg
2 2
.
E I t 
L'espressione del campo complessivo ricevuto (segnale fisico) è ovviamente:
ℜ { E t }=ℜ { E t e }=E I t cos 2  f 0 t−E Q tsen 2  f 0 t =E t cos [2  f 0 tt ] .
+ j2  f t 0


Il termine E t  rappresenta quindi il processo aleatorio inviluppo complesso del campo elettrico
in presenza di multipath fading , che supponiamo “localmente” stazionario ed ergodico.
E' utile considerare due condizioni statistiche diverse, che corrispondono a due situazioni operative
diverse del collegamento radio:
1) Assenza di cammini di propagazione di tipo deterministico. Questa ipotesi si verifica in
presenza di tratte di lunghezza significativa, dell'ordine di diverse decine di km, con
riferimento ai ponti radio terrestri a microonde; oppure, per collegamenti relativi ai sistemi
di telefonia mobile terrestre, quando non c'è visibilità radio tra le due antenne (collegamenti
NoLOS).
Supponiamo anche che nessuna delle componenti del campo sia dominante in termini di potenza
sulle altre. Allora, sulla base del Teorema limite centrale, è possibile affermare che, praticamente
già per N pari a poche unità, le due variabili aleatorie rappresentate dai campioni della componente
in fase E I t  e quadratura E Q t  del processo aleatorio rappresentativo del fading sono
gaussiane, a valor medio nullo, stessa varianza e statisticamente indipendenti .
In queste ipotesi, come è noto e come verificheremo oltre, l'inviluppo E t  è una variabile
aleatoria con distribuzione di Rayleigh ovvero con densità di probabilità:
2
E
E − 2
E≥0 dove  2 rappresenta la varianza (ed anche valore quadratico medio)
p  E = 2 e 2 

di ciascuna componente, fase e quadratura, di E t  .
La fase  t  è una variabile aleatoria uniformemente distribuita in 2π .
Si ricordino i seguenti parametri della distribuzione di Rayleigh:
valor medio: 

2
=1,253

valore quadratico medio: 2  2 .
14

Osservazione: in letteratura esiste anche la seguente forma analitica alternativa della distribuzione
di Rayleigh:
2
x
2x − 2
. Da essa è comunque possibile passare alla precedente mediante il seguente
p  x = 2 e 

dx '
cambio di variabile: x ' ≝ 2 x da cui: dx= . Si ha allora:
2 2 2
2
∞ x ∞ x' ∞ x'

∫ 2x2 e  dx=∫ 22x' 2 e  dx ' x' −


− − 2

=∫ 2 e 2  dx ' .
2 2

0 0  2 0 
__________

Osservazione: la statistica di Rayleigh qui discussa è quella classica attribuita a tale tipo di canali.
In letteratura esistono tuttavia statistiche più raffinate, quali ad es. quella di Nakagami, di cui in
questo Corso a carattere introduttivo non ci occupiamo.
_________

La figura che segue mostra l'andamento tipico dell'inviluppo di un segnale a banda stretta in uscita
da un canale con fading di Rayleigh, ottenuto da una misura sperimentale su di una tratta di ponte
radio terrestre a microonde (f = 6 GHz), in presenza di fading. Essa rappresenta qualitativamente
anche l'andamento del modulo della funzione di trasferimento del canale, fissato il valore di
frequenza: ∣H  f ,t ∣ .

Si osserva un andamento qualitativamente analogo a quello visto nell'analisi nel dominio della
frequenza del canale illustrato a pag. 8. Infatti anche in questo caso risulta evidente l'andamento ora
costruttivo ora distruttivo del gioco delle fasi delle varie onde e.m. presenti sull'antenna ricevente.
In questo caso le fasi variano a causa del variare nel tempo delle lunghezze delle traiettorie dei
singoli cammini di propagazione, causate dal rapido mutare della costante dielettrica dell'atmosfera.

Per quanto riguarda la funzione di distribuzione di Rayleigh si ottiene:


2 2 2
E E E E E E
− 2
E2 − − 2 2

F  E≝∫ p E  dE=∫ E e dE=−∫ e 2


d − 2 =1−e 2  2

0 0 0 2
Nell'ipotesi di argomento dell'esponenziale sufficientemente piccolo, E 2 /2  2≪1 , si può
15
2
E

2
2
E2 E 2 (andamento parabolico).
scrivere anche: F  E =1−e =1−1−i.o.s.≃
22 2 2
Risulta utile una forma normalizzata t  della distribuzione di Rayleigh, ottenuta
introducendo la variabile aleatoria E t
  normalizzata alla radice quadrata del suo valore
E t
  dE t 
quadratico medio  2  2 = 2  : t ≝ da cui d t = .
 2 2 
Osservazione: il valore quadratico medio qui considerato è quello relativo ad intervalli di tempo
(per l'Hp di ergodicità) grandi rispetto alle variazioni rapide del segnale ricevuto causate dal fading
“rapido” (quello qui analizzato, causato dai cammini multipli), ma inferiori all'intervallo di tempo
in cui esso rimane costante, almeno praticamente.
_____________

La densità di probabilità della variabile normalizzata si può ricavare dalla relazione:


2
∞ E ∞ 

∫ E2 e 2  dE=∫ 2 e − d  quindi: p =2  e− e anche:


− 2

F =∫ p d =1−e−


2 2 2

0 0 0

mentre la forma valida per piccoli valori di ρ è: F =2 . Ovviamente il valore quadratico
medio della variabile normalizzata è unitario.
Si osservi che valori di campo normalizzato inferiori all'unità significano, in termini fisici, valori di
campo elettrico inferiori al suo “valore efficace” (come fisicamente si può interpretare la radice
quadrata del valore quadratico medio), ovvero, in termini di potenze, potenza istantanea minore
della potenza media.
E' prassi esprimere la funzione di distribuzione F  in funzione del parametro attenuazione
1 A
espressa in dB, definita come A≝10 log 10 2 =−20 log 10  e inversamente =10− 20 .

Si ha ovviamente A>0 se ρ<1 e viceversa.
Allora, la funzione di distribuzione espressa in questa forma assume il significato di probabilità che
l'attenuazione introdotta dal fading assuma valori superiori al valore A considerato.
La figura che segue riporta l'andamento della funzione di distribuzione in questa forma:
16

Si osserva, come deve essere, che per valori di attenuazione > 20 dB l'andamento risulta
A

praticamente rettilineo, valendo in tale ipotesi l'approssimazione vista: F =2=10 10 . La
pendenza della curva è di -10 dB per decade, nel senso che in corrispondenza di un incremento di
10 dB dell'attenuazione, il valore di probabilità diminuisce di 10 volte. Infatti, per A= 30 dB si ha un
valore di probabilità di superarla F =10−3 , mentre per A=40 dB si ha F =10−4 .

2) Presenza di un cammino di propagazione con caratteristiche deterministiche.


Caratterizziamo ora statisticamente il caso in cui tra i cammini multipli sia presente un
termine, spesso dominante in potenza, cui diamo caratteristiche deterministiche.
E' questo ad es. il caso di tratte radio di breve lunghezza (qualche decina di km) nei
ponti radio terrestri a microonde, o anche il caso di visibilità tra antenna trasmittente e
ricevente, nei sistemi di telefonia mobile terrestre.

In questa ipotesi, il preinviluppo del campo elettrico complessivo ricevuto si esprime nella forma:
N−1
E + t= A e j2 f t  ∑ E i te j  t  e j2  f t
0 i 0
dove con A indichiamo l'ampiezza della componente
i =1
deterministica. In termini di segnale fisico corrisponde l'espressione:
ℜ { E + t }=[ AE I t]cos 2  f 0 t−E Q tsen 2  f 0 t=E ' i t cos 2  f 0 t−E Q tsen 2  f 0 t.

Si osserva una situazione analoga a quella del caso precedente, salvo che la variabile aleatoria
E ' I t  corrisponde alla E I t  del caso precedente, a meno del valore medio A.
La densità di probabilità congiunta delle v. a. E ' I t  , E Q t  si esprime, per l'Hp di
indipendenza statistica:

{ }
2 2
1  E ' I − A E Q
p  E ' I , E Q = p  E ' I ⋅p E Q = 2
exp − 2 .
2  2
Ricaviamo ora la d. d. p. congiunta delle nuove variabili aleatorie inviluppo E t  e fase  t 
Risulta, applicando un noto teorema del calcolo delle probabilità:

{ }
2 2
E E  A −2 EAcos 
p  E , = 2
exp − 2 .
2  2
Si osserva come, diversamente dal caso precedente (A=0), in questo caso le v. a. inviluppo e fase
non sono statisticamente indipendenti: p  E , ≠ p E ⋅p  .
La statistica dell'inviluppo si ottiene comunque sempre integrando l'espressione precedente rispetto
alla v.a. fase:
2 2
2 E A 2 EA
cos 
E − 2

p  E =∫ p  E ,  d = ∫
2
2
⋅e ⋅ e 
d .
0 2 2 0
Tale integrale si può esprimere mediante la “funzione di Bessel modificata di prima specie e ordine
zero” così definita:
2
1 x cos 
I 0  x≝ ⋅∫ e d  di cui esistono i valori tabulati.
2 0
Si può quindi in definitiva scrivere:
2 2
E A
E − EA 2

p  E = 2 e 2  ⋅I 0  2  . Questa distribuzione statistica è detta di Rice.


 
Si verifica facilmente che il valore quadratico medio della v.a. con distribuzione di Rice vale
A2 2  2 . Questo parametro ci serve tra l'altro per esprimere la distribuzione statistica
dell'inviluppo normalizzato del campo elettrico, definito in maniera analoga a quello già introdotto
17

nel caso di statistica di Rayleigh. In questo caso, l'espressione del campo normalizzato è:
E t  A2
t ≝ 2 . Conviene esprimerlo in funzione del parametro Q≝ detto “fattore di
 A 2 2 2 2
Rice”, che ha l'interessante significato fisico di rapporto tra la potenza media della componente
A2
deterministica del fading e quella dell'insieme dei termini aleatori  2 (con riferimento ai
2
segnali fisici passa-banda). Si ha allora:  A2 2  2=  2  Q1 da cui anche:
E=  2  Q1 ed infine: dE = 2   Q1⋅d  .
Con queste posizioni, la d.d.p. del campo normalizzato si può ricavare dalla seguente relazione
integrale:
2 2
∞ E A ∞
∫ E2 e 2 ⋅I 0  EA
− 2 2

2
dE =∫ 2Q1 E−[QQ 1  ] I 0 2  QQ1⋅d  .
0  0
2
−[ QQ 1  ]
Quindi: p =2Q1  E I 0 2  QQ1  .

La figura che segue illustra gli andamenti della densità di probabilità della distribuzione di Rice, in
funzione del parametro ≝  2Q :

La funzione di distribuzione dell'inviluppo può essere calcolata solo per via numerica e la figura che
segue ne riporta l'andamento in corrispondenza di alcuni valori del fattore di Rice, ancora in
funzione del parametro attenuazione, come già fatto per la distribuzione di Rayleigh:
18

Si osserva, come deve essere, che per Q→ – ∞ si ha ancora la distribuzione di Rayleigh.


Dall'osservazione della figura si conferma il dato fisico secondo cui la componente deterministica
riduce la probabilità di attenuazione (fading), in misura tanto maggiore quanto maggiore è la
potenza della componente deterministica rispetto a quella aleatoria ( A costante, Q crescente).
Dualmente, a parità di probabilità, al crescere della componente deterministica decresce l'entità
degli affievolimenti (P costante, Q crescente). Si può anche affermare che, per qualunque valore
finito di Q, esiste un valore di attenuazione oltre il quale la distribuzione di Rice presenta una
pendenza di – 10 dB/decade e quindi caratteristiche tipiche di quella di Rayleigh.

Funzioni statistiche di Bello [1][2]

Come già accennato, da un punto di vista applicativo ( ad es. per valutare le prestazioni medie del
collegamento radio) è più utile e anche realistica una caratterizzazione statistica del canale, nel qual
caso le funzioni di Bello prima introdotte vanno interpretate come processi aleatori. Come già
detto, utilizzeremo la versione passa-basso delle 4 funzioni di sistema di Bello introdotte.
In linea generale, la caratterizzazione statistica completa del canale radio richiede la specificazione
delle densità di probabilità congiunte di un numero n qualunque di variabili aleatorie definite sui
relativi processi aleatori. Fortunatamente, ai fini di una valutazione delle prestazioni del
collegamento radio è sufficiente conoscere le sole funzioni di autocorrelazione delle funzioni di
Bello. Si osservi peraltro che se il canale ha statistica gaussiana, come abbiamo fin qui supposto, la
conoscenza delle sole funzioni di autocorrelazione e del valor medio, sono sufficienti per
caratterizzare in maniera completa il comportamento statistico del canale.
In ogni caso, dalle funzioni di autocorrelazione è possibile ricavare la funzione di autocorrelazione
del segnale r t in uscita dal canale, che vedremo fornisce utili informazioni statistiche.
Si osservi, ad es., come la funzione di autocorrelazione dell'uscita è relazionata a quella della
risposta impulsiva (prima funzione di Bello) del canale:
∞ ∞
Rr t 1 , t 2 ≝E {r * t 1  r t 2 }=E
∞
{ ∫ s * t1−1 h * 1 , t1 d 1 ∫ s t 2−2  h  2 , t 2 d 2
−∞ −∞
} =

= E {∬ s t − h  , t  s t −  h  , t d  d  }
−∞
*
1 1
*
1 1 2
∞
2 2 2 1 2 = nell'ipotesi di segnale d'ingresso

s t di tipo deterministico = ∬


−∞
* *
s t 1−1  s t 2−2  E { h 1 , t 1 h  2 , t 2 } d 1 d 2 =
∞


−∞
*
s t 1−1  s t 2−2 ⋅Rh  1 , 2 ; t 1 , t 2 d 1 d  2
dove nell'ultima espressione abbiamo indicato con: Rh  1 , 2 ; t 1 , t 2≝E {h * 1 , t 1 h
 2 , t 2 } la
funzione di autocorrelazione della risposta impulsiva a due ritardi di tempo 1 ,  2 e a due istanti
di tempo t 1 , t 2 1a funzione statistica di Bello.
Una prima semplificazione possibile nella caratterizzazione statistica del canale deriva dalla
considerazione che, in tempi di osservazione sufficientemente limitati, il canale può essere
considerato statisticamente stazionario in senso lato (canale WSS: Wide Sense Stationary). Nelle
applicazioni radiomobili si parla come già accennato di stazionarietà “su piccola scala” o anche
“locale”, dove gli intervalli di tempo di stazionarietà sono quelli corrispondenti, di solito, a percorsi
di qualche decina di metri: infatti lungo tali distanze, normalmente, non si modifica la distribuzione
spaziale dei vari centri di “riflessione” che danno luogo alla propagazione per cammini multipli.
In tale ipotesi WSS, possiamo esprimere la funzione di autocorrelazione della risposta impulsiva
nella forma: Rh  1 , 2 ; t 1 , t 2=R h 1 ,  2 ;  t con  t≝t 2−t 1 .
Infine una seconda semplificazione nella caratterizzazione del canale deriva dall'osservazione che,
almeno in prima approssimazione, i contributi al segnale in uscita relativi a cammini con ritardi
differenti, possono essere considerati tra loro scorrelati (indipendenti), per cui in tal caso si parla di
19

canale con scattering scorrelato ( canale US = Uncorrelated Scattering).


Riassumendo, faremo quindi nel seguito riferimento a un canale stazionario in senso lato e con
scattering scorrelato: canale WSSUS. Conseguentemente la funzione di autocorrelazione della
risposta impulsiva assume per esso la forma:
Rh  1 , 2 ; t 1 , t 2=R h 1 ,  2 ;  t =P h 1 ;  t ⋅ 2− 1
e, in base ad essa, l'autocorrelazione dell'uscita si scrive:
∞
Rr t 1 , t 2 =R r t , t t =∬ s * t−1 s t t−2 ⋅P h 1 ; t⋅ 2−1  d  1 d  2=
∞
−∞
(0)
*
∫ s t− s t t−⋅P h  ; t d 
−∞
avendo posto t≝t 1 e ≝1 .

Osserviamo che, nel caso di porre  t=0 t 1=t 2 =t , l'autocorrelazione dell'uscita si esprime:
∞
Rr t= ∫ ∣s t−∣2⋅P h  d  avendo posto, per semplicità di scrittura, P h ≝P h  ;  t=0  .
−∞
Se ora supponiamo di trasmettere un segnale s t tale che ∣s t∣2 =t , si ha la seguente
coincidenza: Rr t=P h t  . Ma la funzione di autocorrelazione di un segnale, valutata per
 t=0 , rappresenta la sua “potenza” media statistica, quindi nel nostro caso uno “spettro” della
potenza media nel dominio dei ritardi di tempo, del segnale in uscita dal canale. Lo chiamiamo
sinteticamente “spettro dei ritardi di potenza”.
D'altra parte, la relazione scritta dice che alimentando il canale con un segnale di tipo impulsivo lo
spettro dei ritardi di potenza in uscita coincide con la funzione P h  , che può quindi essere
anch'essa chiamata “spettro dei ritardi di potenza”. Sempre per lo stesso motivo, possiamo
chiamare con Bello la funzione P h  ;  t  “crosspettro” dei ritardi di potenza.
Supponiamo ora di applicare in ingresso al canale un segnale sinusoidale di ampiezza unitaria s(t)=
cos(2πf t). Il suo inviluppo complesso è s t≝cos 2  ft  j sen  2 ft  e− j2  f t =e j2  f − f  t .
0 0

Essendo il suo modulo unitario, si ha, dall'espressione precedente:


∞
Rr t= ∫ P h  d  ovvero, integrando lo spettro dei ritardi di potenza, si ottiene la potenza
−∞
media complessiva, come deve essere.
Un altro nome con cui viene spesso indicata in letteratura la funzione P h  è “profilo dei
ritardi di potenza” (PDP = Power Delay Profile).
Questa funzione statistica evidenzia l'effetto medio statistico di dispersione nel tempo dei segnali,
causato dai cammini multipli del canale.
Si possono fare misure di tale funzione, utili tra l'altro a specificare dei modelli analitici di essa.
Poiché non è possibile fisicamente trasmettere un impulso di Dirac, ma segnali di ampiezza e durata
finite, in realtà le misure di P h  rappresentano delle stime approssimate di tale funzione.
Inoltre, normalmente le stime, come ora vedremo, vengono fatte su di una stessa realizzazione del
processo aleatorio, invocando la sua ergodicità.
Ai fini delle misure, indicando con t0 l'istante di tempo in cui la funzione di autocorrelazione del
segnale di uscita supera il livello di fondo dovuto al rumore (t0 rappresenta quindi l'istante medio di
arrivo del primo eco significativo), si assume P h ≝Rr t−t 0 . Alle volte invece con t0 si
indica l'istante di arrivo medio del picco del profilo.
Risulta utile individuare alcuni parametri sintetici del generico profilo:

• Ritardo in eccesso massimo (Maximum excess delay): max ≝t 3−t 0 , dove t3 indica
l'istante di tempo in cui la potenza di uscita scende sotto una prefissata soglia; si osserva che
al variare di questa, varia il valore di tale parametro come dei successivi. Ha senso fissare
come soglia un valore leggermente superiore al livello medio di potenza del rumore,
analogamente a quanto fatto per t0.
20

Questo parametro rappresenta la durata media pratica della risposta impulsiva del canale.
 max

∫  P h  d 
0
• Ritardo in eccesso medio (Mean excess delay): d ≝ max dove il denominatore
∫ P h d 
0
rappresenta come abbiamo visto la potenza media in uscita.
Questo parametro rappresenta il “centro di gravità” del profilo, ovvero un indice di
localizzazione della distribuzione statistica dei ritardi in eccesso introdotti dal canale.

• Dispersione dei ritardi (Delay spread):

 
 max  max

∫ −d  2
P h  d  ∫  2 P h  d 
0 0
≝  max =  max −d 2
∫ P h  d  ∫ P h  d 
0 0
Questo parametro rappresenta una misura di quanto i ritardi introdotti dal canale sono più o meno
dispersi attorno al loro centro di localizzazione.

Osservazione: Si noti, a meno del fattore di normalizzazione a denominatore, l'analogia formale di


questi due ultimi parametri con il valore medio e la deviazione standard di una variabile aleatoria.

__________________

La figura seguente mostra un esempio di misura del profilo dei ritardi di potenza, relativo ad un
ambiente chiuso (“indoor”), con indicati i valori dei tre parametri sintetici introdotti.
Si osservi la dipendenza dei parametri sintetici dal livello di attenuazione scelto per definire max .
21

Le stime (misure) dei profili dei ritardi di potenza relative ad un determinato ambiente operativo, di
cui la figura appena illustrata è un esempio, sono ottenute operando la media aritmetica di un certo
numero di profili campione. Ad esempio, con riferimento ad un ambiente radiomobile, vengono
acquisiti un certo numero di profili campione, relativi a risposte del canale in tempi successivi e
quindi in punti spazialmente separati dello stesso ambiente, come indicato nella figura seguente: da
questi, invocando l'ergodicità, si ricava il profilo dei ritardi di potenza che corrisponde, per ogni
valore del ritardo, al valore medio aritmetico delle ampiezze dei profili campione acquisiti.

Osservazione: dall'esame dell'uscita del canale in regime di funzionamento sinusoidale (figura a


pag. 14), valida anche per segnali “a banda stretta”, si osserva come i campioni di potenza media
del segnale presi in intervalli di tempo diversi, abbiano valori molto diversificati tra loro: infatti le
ampiezze della risposta del canale hanno distribuzione di Rayleigh. Viceversa, in regime di ingresso
impulsivo, quindi anche con segnali “a banda larga” nel senso che sarà precisato meglio oltre, si
osserva, dall'esame delle singole funzioni campione del profilo dei ritardi di potenza della figura
sopra riportata, come la potenza media del segnale ricevuto (area del profilo campione) vari poco da
un campione di profilo all'altro e quindi nel tempo. Questo perché, pur essendo ciascun singolo
contributo di uno stesso profilo campione di ampiezza variabile (con statistica esponenziale per l'Hp
di processo gaussiano), essendo scorrelati (Hp US per lo scattering) i vari contributi del profilo, è
molto improbabile che tutti abbiano contemporaneamente uno stesso livello, ad es. basso, oppure
alto.
Quindi la potenza media di uscita, in questo regime di funzionamento, varia poco da un campione
all'altro. Ciò è collegato col fatto che in regime di funzionamento a larga banda si riescono a
“risolvere”, almeno parzialmente, i contributi dei singoli cammini di propagazione, cosa che non
22

può avvenire per segnali a banda stretta, per i quali abbiamo visto essere fondamentale il gioco dei
reciproci sfasamenti, ai fini dell'ampiezza complessiva del segnale ricevuto.
L'importanza di questa osservazione risulterà evidente quando analizzeremo alcune tecniche atte a
ridurre gli effetti negativi del fading nelle trasmissioni radio.
___________________

Al fine di poter operare delle simulazioni, spesso vengono utilizzati dei modelli analitici semplici
dei profili dei ritardi di potenza. Vediamone alcuni esempi nella figura che segue, in relazione ai
canali radiomobili terrestri di tipo urbano, rurale, collinare e montano, proposti nell'ambito degli
studi che hanno portato allo sviluppo del sistema di telefonia mobile cellulare europeo GSM .
Con riferimento a questi modelli, gli andamenti più semplici, costituiti da funzioni di tipo
esponenziale, sono quelli relativi ad ambienti rurali pianeggianti o urbani/suburbani, evidenziati
nelle prime due figure. Pur essendo simili gli andamenti, in ambiente rurale la risposta del canale si
esaurisce più rapidamente, essendo gli echi dovuti solo a pochi ostacoli, molto prossimi al
ricevitore. In ambiente urbano il numero e la distribuzione di ostacoli risulta invece molto maggiore
e conseguentemente la durata della risposta impulsiva aumenta rispetto al caso precedente.
In ambiente urbano si possono però avere scostamenti anche notevoli da quelli indicati, spesso
dovuti alla presenza di forti componenti da riflessione speculare ad una certa distanza dagli ostacoli
più vicini all'antenna ricevente. Per tenere conto di questa evenienza, sono stati proposti anche
modelli a doppio esponenziale, del tipo riportato nella figura. La durata della risposta impulsiva
aumenta in presenza di ambienti collinari e montani, sempre a causa di forti riflessioni, in questi
casi lontane, presenti in tali ambienti, come illustra l'ultima figura.
23

Riportiamo di seguito anche alcuni valori orientativi dei parametri sintetici  e max :
– area urbana/suburbana favorevole: =1  s e max =5  s ;
– area urbana/suburbane sfavorevole: =2,5  s e  max =10  s ;
– area rurale piana: =0,1 s e  max =0,5 s ;
– area collinare:e =5 s e max =20  s .

In generale i valori dei parametri sintetici del profilo dipendono come abbiamo appena visto dal
tipo di ambiente operativo: ad es. per quanto riguarda il ritardo in eccesso massimo, dalle figure
sopra riportate osserviamo valori dell'ordine del microsecondo, per applicazioni di telefonia mobile
terrestre, mentre per collegamenti in ambienti al chiuso abbiamo visto valori dell'ordine della
frazione di microsecondo. All'estremo opposto si posizionano i collegamenti ionosferici, in cui
possiamo avere valori di ritardo in eccesso massimo dell'ordine di qualche millisecondo.

Più spesso i modelli di profilo dei ritardi di potenza proposti in letteratura sono di tipo discreto
invece che continuo, considerando solo alcuni valori di ritardo i in cui possono considerarsi
compattati un certo numero di echi ad esso vicini.
Nel caso di profili discreti, i parametri sintetici assumono, in analogia al caso continuo, la forma:

 
N N N
∑  i P h i  ∑  i−d 2 P h i  ∑ i2 P h i 
d≝ i =1
≝ i=1
= i=1
−d
2 .
N N N
∑ P h i  ∑ P h i  ∑ P h i 
i =1 i=1 i=1

A titolo di esempio, nella figura sono riportati i due più probabili andamenti di profilo proposti
nell'ambito dello sviluppo del sistema di telefonia mobile UMTS, relativi ad ambienti al chiuso:
24

Caratterizziamo ora statisticamente il canale in termini della sua funzione di trasferimento tempo-
variante H  f , t  , mediante la relativa funzione di autocorrelazione:
R H  f 1 , f 2 ; t 1 , t 2≝ E { H *  f 1 ,t 1 H
  f 2 , t 2 }
dove f1 e f2 indicano due frequenze in generale distinte 2a funzione statistica di Bello.
Così come la funzione H  f , t indica il comportamento più o meno selettivo in frequenza di un
canale deterministico, la funzione di autocorrelazione ora introdotta fornisce un'indicazione media
statistica di quanto il canale distorce il segnale che lo attraversa, a causa della sua selettività in
frequenza.
Osserviamo anzitutto che in generale vale la seguente relazione tra le due funzioni di
autocorrelazione introdotte:
∞
R H  f 1 , f 2 ; t 1 , t 2=∬ Rh 1 , 2 ; t 1 , t 2 e j2  f  1− f 2 2 
1
d 1 d 2 .
−∞
Infatti:
∞ ∞
H  f 1 , t 1=∫ h1 , t 1 e d 1 e quindi anche: H  f 1 , t 1 =∫ h 1 , t 1 e
− j2  f 1 1 * * j2 f 1  1
d 1 da
−∞ −∞
∞
cui, facendo il prodotto con H  f 2 ,t 2 =∫ h 2 ,t 2 e − j2  f 2
2
d  2 e operando il valor medio
−∞
statistico di ambo i membri, si ottiene la relazione prima scritta.
Ritorniamo ora all'esame della funzione di autocorrelazione della seconda funzione di Bello
H  f , t : se facciamo ancora l'ipotesi di stazionarietà nel tempo (WSS), possiamo scrivere:
R H  f 1 , f 2 ; t 1 , t 2= RH  f 1 , f 2 ; t avendo posto  t≝t 2−t 1 .
Se ipotizziamo il canale stazionario in senso lato anche nel dominio della frequenza (WSS'),
possiamo infine scrivere: R H  f 1 , f 2 ; t 1 , t 2= RH  f ;  t  con  f ≝ f 2− f 1 .
Bello dimostra come l'ipotesi di canale con scattering scorrelato (US) comporta anche quella di
canale stazionario nel dominio della frequenza (WSS').
Quindi riassumendo, per un canale WSSUS la funzione di autocorrelazione della sua risposta in
frequenza dipende solo dagli scarti di frequenza  f e di tempo  t . Per tale motivo, da
Bello questa funzione è detta sinteticamente “funzione di correlazione (scarti di) tempo-(scarti di)
frequenza”.
Si verifica che vale la seguente relazione di trasformata di Fourier tra le due funzioni introdotte
R H  f ;  t e P h  ;  t  :
∞
R H  f ;  t= ∫ P h  ;  t e
− j2  f 
d =F [P h  ;  t] . (1)
−∞
Infatti, per le ipotesi WSSUS fatte, la relazione generale prima scritta diviene:
∞
R H  f ;  t=∬ P h 1 ;  t e j2  f 1− f 2  2
1
 2− 1 d 1 d  2 = ponendo ≝ 1 =
−∞
∞


−∞
P h  ;  t e
− j2  f 
d c. v. v.
Considerando ora il caso particolare  t=0 , la relazione (1) sopra scritta diviene, ponendo per
semplicità di scrittura R H  f ≝RH  f ; 0 :
∞
R H  f =∫ P h  e− j2  f  d =F [ P h ] . (1 bis)
−∞
La funzione R H  f  viene detta brevemente da Bello “funzione di correlazione in frequenza”
del canale.
Infatti, a parità di separazione di frequenza  f , due righe spettrali in ingresso ad un canale
vengono tanto più scorrelate da quel canale, quanto più piccolo è il valore della sua funzione di
correlazione R H  f  .
Inversamente, tanto più è grande il valore della funzione di correlazione, quanto più il canale si
comporta (statisticamente) allo stesso modo nei confronti di quelle due frequenze (ovvero come un
25

sistema con risposta in frequenza costante in ampiezza e lineare in fase).


In base a quanto ora detto, è possibile e utile introdurre un parametro statistico detto “banda di
coerenza” Bc del canale, che delimita l'insieme dei valori di separazione  f tra due frequenze,
che danno luogo a valori di funzione di correlazione in frequenza inferiori (in modulo) ad un
prefissato valore, sufficientemente alto rispetto al massimo che si ha per  f =0 .
Allora, in base a quanto detto sul comportamento del canale rispetto ad una coppia di frequenze,
possiamo affermare che segnali con banda B≪ Bc non vengono distorti dal canale, che in tal
caso manifesta nei loro confronti un fading che definiamo non selettivo (o anche piatto) in
frequenza. In tal caso si parla anche, con riferimento a questa classe di segnali, di “segnali a banda
stretta”. All'opposto, quando la banda B di un segnale non è piccola rispetto alla banda di coerenza
di un canale, allora quel canale introduce distorsione su quel segnale che lo attraversa, e in questo
caso si dice che il canale presenta un fading selettivo in frequenza. In questo caso il segnale è detto
“a banda larga”, nei confronti di quel canale.

Si tenga ben presente che uno stesso canale può risultare (statisticamente) selettivo oppure non
selettivo, dipendendo questa caratteristica anche dalla banda del segnale che lo attraversa;
dualmente, uno stesso segnale può essere considerato a banda stretta oppure a banda larga, a
seconda del tipo di canale in cui esso si propaga. Ovviamente, al crescere della banda di un
segnale cresce anche la probabilità che esso possa essere definito a banda larga.

Supponiamo ora un canale con profilo dei ritardi di potenza di tipo ad es. esponenziale, come
precedentemente visto per alcuni canali: graficamente si ha la seguente relazione tra coppie di
trasformate della funzione P h  e della funzione R H  f  in modulo, normalizzato al suo
valor massimo:

Si osserva che tanto più è breve la durata (pratica) del profilo esponenziale P h  , tanto
maggiore è l'intervallo di separazione  f di due generiche frequenze per le quali risulta elevata
la correlazione R H  f  e viceversa.
Possiamo allora affermare che la banda di coerenza è inversamente proporzionale al parametro
1 1
ritardo in eccesso massimo: Bc ∝  , come anche alla dispersione dei ritardi: Bc ∝ .
max 

Nelle trasmissioni numeriche, come è noto la banda dei segnali è inversamente proporzionale al
tempo di simbolo Ts e quindi direttamente proporzionale al symbol rate Rs . Inoltre, in tali
trasmissioni la distorsione introdotta dal comportamento selettivo del canale genera interferenza tra
i simboli (ISI). Allora, se un canale manifesta un fading piatto in frequenza nei confronti di un certo
26

1 1
segnale, ciò comporta che B∝
≪B c ∝ T s≫ max , allora l'ISI è trascurabile,
Ts max . Quindi se
mentre se max è confrontabile o superiore al tempo di simbolo, come avviene spesso se si
1
vogliono trasmettere elevati flussi informativi  Rs ∝  , possiamo affermare che l'ISI diviene
Ts
intollerabile e risulta necessario introdurre adeguate contromisure.

Caratterizziamo ora statisticamente la dispersione Doppler, causata come abbiamo visto dalla
tempo-varianza del canale.
E' possibile dimostrare [1] che l'ipotesi WSS implica quella di scattering con scarti Doppler
scorrelati per cui, analogamente a quanto visto per la funzione di autocorrelazione della risposta
impulsiva, la funzione di autocorrelazione della 3a funzione di Bello
a 
3 funzione statistica di Bello : RG  f 1 , f 2 ; f d1 , f d2≝E {G  f 1 , f d1 G  f 2 , f d2 }
*

nell'ipotesi di canale WSSUS assume la forma:


RG  f 1 , f 2 ; f d1 , f d2=S G  f ; f d1   f d2− f d1  .
Ancora, similmente a quanto visto per la relazione tra P h  ;  t  e R H  f ;  t , anche tra

S G  f ; f d  e R H  f ;  t è facile verificare che vale una relazione di trasformata di


Fourier, tra le variabili Δt e fd :
∞
S G  f ; f d = ∫ R H  f ;  t  e
− j2  f d t
d  t  . (2)
−∞
Se in questa nuova funzione poniamo Δf = 0, che significa considerare un tono singolo, otteniamo:
∞
S G  f d ≝S G 0 ; f d = ∫ R H  t e− j2 f t
d
d  t (2 bis)
−∞
da cui inversamente:
∞
R H  t = ∫ S G  f d  e
j2 f d t
df d .
−∞
In analogia a quanto visto riguardo alla dispersione dei ritardi, queste due ultime funzioni sono dette
rispettivamente:
S G  f d  “spettro Doppler” del canale
R H  t “funzione di correlazione nel tempo”.
Prima di giustificare ulteriormente questi nomi, in analogia a quanto fatto per lo spettro dei ritardi di
potenza, introduciamo dei parametri sintetici dello spettro Doppler:
∞
∫ f d S G  f d  df d
• Scarto Doppler medio: d d ≝ −∞∞
∫ S G  f d  df d −∞


∞

∫  f d −d d 2 S G  f d d fd
• Dispersione Doppler:  d ≝ −∞
∞

∫ S G  f d  df d
−∞

• Scarto Doppler massimo: f dmax ≝Max [∣ f d∣] .

Ai fini delle simulazioni di un sistema di radiocomunicazione, in letteratura sono proposti alcuni


modelli di spettro Doppler. Tra questi citiamo:
27

– modello “Classic”: è valido in ambiente radiomobile all'aperto, nell'ipotesi di antenna ricevente


omnidirezionale e cammini di propagazione statisticamente uniformemente distribuiti nel piano
orizzontale. L'espressione analitica risulta essere la seguente:
1
S G  f d ∝


2

1−
 
fd
f dmax

– modello “Flat”: valido per antenna verticale omnidirezionale e in ambienti radiomobili al


chiuso (“indoor”), nell'ipotesi di cammini di propagazione statisticamente uniformemente
distribuiti in tutte le direzioni. La relativa espressione analitica risulta essere la seguente:
S G  f d =

1
2 f dmax 
rect
fd
2 f dmax
.

Ovviamente, antitrasformando le espressioni appena introdotte si ottengono i corrispondenti


andamenti della funzione di correlazione nel tempo. Ad es., antitrasformando il modello “Flat” si
ottiene un'espressione di tipo “sinc” per la funzione di correlazione nel tempo:
f
1
dmax
−1
R H  t = F [ S G  f d ] = ∫ e j 2 f  t d f d =sinc2 f dmax  t .
2 f dmax − f
d

dmax

Risulta presente un lobo principale, di ampiezza decrescente al crescere di  t e di estensione


1/ f dmax , assieme ad una serie di lobi secondari.
In generale, l'interpretazione fisica della funzione di correlazione nel tempo è analoga a quella vista
per la funzione di correlazione in frequenza: a valori elevati di essa corrispondono intervalli di
tempo durante i quali la risposta in frequenza del canale non varia significativamente nel tempo.
Conseguentemente, in analogia a quanto visto per il parametro banda di coerenza, è utile introdurre
per un canale tempo-variante il parametro tempo di coerenza Tc, definito come quel valore di
 t in corrispondenza del quale il modulo della funzione di correlazione nel tempo normalizzata
risulta non inferiore ad un valore sufficientemente elevato, ad es. non inferiore a 0,5.
Sulla base di quanto detto è allora possibile affermare che, se il segnale che attraversa il canale ha
una durata T ≪T c , il comportamento del canale è praticamente tempo-invariante nei confronti
di quel segnale. Si dice anche che il canale oppure il fading è “piatto” nel tempo o “non selettivo”
nel tempo, nei confronti di quel segnale.
Inversamente, se T ≥T c il canale è tempo-variante o “selettivo nel tempo” e introduce distorsioni
sul segnale che lo attraversa, evidenziate dalla modifica del suo spettro (dispersione Doppler).
Osservata la relazione di trasformata di Fourier tra spettro Doppler e funzione di correlazione nel
tempo, possiamo scrivere, in analogia a quanto visto per i parametri sintetici della coppia di
funzioni profilo dei ritardi e funzione di correlazione in frequenza:
1 1
Tc∝ e anche Tc∝
d f dmax .
Con riferimento infatti ad es. al modello “Flat”, si osserva che tanto maggiore è il tempo di
coerenza, tanto maggiore è l'estensione del lobo principale della funzione di correlazione nel tempo
e tanto minore è f dmax . Al limite, se il canale è tempo-invariante, la funzione di correlazione
tende a divenire unitaria sinc 1 e lo spettro Doppler tende ad avere estensione nulla
S G  f d   f d  , come fisicamente deve essere.
Ricapitolando quanto finora visto, la banda di coerenza Bc ed il tempo di coerenza Tc di un canale
determinano come esso si comporta statisticamente nei confronti di un determinato segnale che lo
attraversa. Infatti, se la banda del segnale è piccola rispetto alla banda di coerenza, il fading è piatto
in frequenza e il canale è praticamente non dispersivo nel tempo e non selettivo in frequenza.
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Similmente, se la durata del segnale è piccola rispetto al tempo di coerenza del canale, il
comportamento del canale nei confronti di quel segnale è praticamente tempo-invariante e il canale
si dice piatto nel tempo o anche affetto da fading lentamente variabile (“slowly fading channel”).
Un canale piatto sia in frequenza che nel tempo si può definire “doppiamente piatto”.
Sulla base di queste considerazioni, possiamo classificare in prima approssimazione il
comportamento del fading (o di un canale) secondo quattro tipologie, come indica lo schema
riportato nella figura seguente, dove ad ogni punto del grafico corrisponde un segnale, in termini di
durata e banda occupata:

Introduciamo infine la 4 a funzione statistica di Bello , la cosiddetta funzione di scattering del


canale S  ; f d  , che definiamo direttamente come trasformata di Fourier, rispetto alla variabile
 t , del crosspettro dei ritardi di potenza:
∞
S  ; f d ≝ ∫ P h  ;  t e
− j2 f d t
d  t 
−∞
e inversamente: (3)
∞
P h  ;  t =∫ S  ; f d e
j2  f d  t
df d .
−∞

Essa può anche essere ricavata dall'autocorrelazione della funzione di dispersione ritardi-Doppler,
applicando l'ipotesi di canale WSSUS.
Verifichiamo come essa è relazionata alle altre funzioni statistiche di Bello. Con riferimento alla
funzione di correlazione tempo-frequenza, otteniamo la seguente relazione, inserendo l'inversa della
(1) nella (3):
∞
S  ; f d =∬ R H  f ;  t e j2 f  e− j2 f t
d
d  f d  t
−∞
da cui, inversamente: (4)
∞
R H  f ;  t=∬ S  ; f d  e − j2  f  j2 f d t
e df d d  .
−∞
Con riferimento alla funzione S G  f , f d  , utilizzando la (2) nella (4) si ricava:
∞ ∞ ∞
S  ; f d = ∫ [ ∫ RH  f ;  t e− j2  f d  t] e j2   f  d  f =∫ S G  f ; f d e j2   f  d  f 
d t

−∞ −∞ −∞
e inversamente: (5)
∞
S G  f ; f d = ∫ S  ; f d  e− j2   f  d  .
−∞
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Esprimiamo ora la funzione di autocorrelazione del segnale in uscita dal canale, mediante la
funzione di scattering.
Sostituendo la (3) nella (0) otteniamo:
∞
Rr t , t  t=∫ s t − s t  t−⋅P h  ;  t d =
*

−∞
∞

−∞
*
s t − s t  t−⋅S  ; f d e
j2  f  t
df d d  .
d

Inoltre da questa, ponendo  t=0 , otteniamo anche l'espressione della potenza media del
segnale in uscita dal canale, espressa mediante la funzione di scattering:
∞
Rr t=∬∣s t −∣2⋅S  ; f d  df d d  .
−∞

Utilizzando questa espressione, è possibile ottenere un'interpretazione fisica sia della funzione di
scattering che dello spettro Doppler.
A tal fine, consideriamo la funzione di autocorrelazione dell'uscita del canale per  t=0 , in
corrispondenza di un segnale d'ingresso sinusoidale e di ampiezza unitaria:
s t=cos 2  ft ⇒ s t=e j2  f − f  t . Essendo il segnale d'ingresso di tipo esponenziale
0

complesso, il suo modulo è unitario e quindi l'autocorrelazione del segnale di uscita si esprime:
∞ ∞ ∞
Rr t=∬∣s t −∣2⋅S  ; f d  df d d = ∫ [ ∫ S  ; f d  d  ]df d (6)
−∞ −∞ −∞
che rappresenta la potenza media di uscita (costante). Si osserva allora come sia possibile
interpretare l'integrale interno della (6) come lo spettro Doppler del canale, in quanto il suo
integrale rispetto agli scarti Doppler rappresenta la potenza media di uscita complessiva.
Ciò è d'altra parte corretto, in quanto anche direttamente dalla (5), valutata per  f =0 , si ricava:
∞ ∞

−∞
S  ; f d  d ≡ ∫ S  ; f d  e
−∞
− j2  f 
d  f =0≡S G 0 ; f d =S G  f d  ovvero:
∞
S G  f d = ∫ S  ; f d  d  . (7)
−∞
Sostituendo quest'ultima nella (6), si osserva quindi come lo spettro Doppler indichi la dispersione
della potenza media nel dominio degli scarti Doppler.
Similmente, si osserva infine come, integrando invece la funzione di scattering rispetto agli scarti
Doppler, si ottiene il profilo dei ritardi di potenza. Infatti:
∞ ∞

∫ S  ; f d  d
−∞
f d ≡ ∫ S  ; f d  e
−∞
j2 f d t
df d t =0≡per la (3) ≡P h  ;  t =0=P h  . (8)
Sostituendo quest'ultima nella (6), si ottiene ancora la potenza media complessiva, come già visto
(pag. 19).
Complessivamente quindi è possibile dire che la funzione di scattering evidenzia la dispersione
statistica della risposta in potenza del canale, sia nel dominio dei ritardi che in quello degli scarti
Doppler.

Le due figure della pagina 31 mostrano due esempi di misure sperimentali della funzione di
scattering, in ambiente radiomobile urbano. Esse fanno riferimento ad uno scenario di telefonia
mobile con frequenza di lavoro f=436 MHz, con il terminale mobile posto a bordo di un
autoveicolo che si muove alla velocità v=2,8 m/s. Da questi dati si deduce una frequenza Doppler
massima f dmax =v f / c≈±4 Hz , confermata dai grafici.
La figura a sinistra è relativa ad una situazione operativa del ricevitore che si muove alla sommità di
un dosso, per cui in questo caso esso opera in presenza di una serie di echi molto ravvicinati, dovuti
a riflessioni dagli ostacoli presenti ai lati della strada e in prossimità di esso. Per tale motivo la
funzione di scattering si estingue dopo un tempo molto breve.
La seconda figura invece fa riferimento ad una situazione operativa in cui il ricevitore si muove
lungo una strada pianeggiante, ed in tal caso esso è in grado di ricevere anche echi relativi ad
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ostacoli più lontani, come si osserva dalla maggiore estensione assunta dalla funzione di scattering
nel dominio dei ritardi.
L'andamento della funzione di scattering nel dominio Doppler è invece abbastanza simile nei due
casi: se integrate rispetto alla variabile ritardo in eccesso, danno luogo ad uno spettro Doppler che
richiama abbastanza da vicino il modello a “U” “Classic” prima visto.

Infine, l'ultima figura rappresenta un utile schema che riassume l'insieme delle funzioni statistiche
introdotte e le loro relazioni.

Osservazione:

Nelle simulazioni, per semplicità alle volte si approssima la funzione di scattering come prodotto
tra profilo dei ritardi e spettro Doppler:
S  ; f d ≈ P h ⋅S G  f d  .

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Osservazione finale: Si tenga presente che la tematica dei modelli di multipath fading presenti in
letteratura è molto articolata: in questo Corso a carattere introduttivo è possibile solo indicare alcuni
esempi.
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Riferimenti bibliografici

[1] R. Steele: “Mobile radio communications”. Pentech Press, London, 1992.


[2] D. Parsons: “The mobile radio propagation channel”. Pentech Press, London, 1992.
[3] E. Damosso, R. Stola: “Radiopropagazione”. Scuola superiore G. Reiss Romoli, 1992.
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