Sei sulla pagina 1di 67

lO MoARcPSD| 67

7523
5

La disciplina delle attività economiche ruota attorno alla figura dell’imprenditore (art. 2082cc)
ed ilc.c. distingue diversi tipi di imprese e di imprenditori in base a tre criteri:
 OGGETTO DELL’IMPRESA
l’imprenditore agricolo ed imprenditore commerciale;
 DIMENSIONE DELL’IMPRESA
il piccolo imprenditore e l’imprenditore medio-grande;
 NATURA DEL SOGGETTO CHE ESERCITA L’IMPRESA
impresa individuale, costituita in forma di società ed impresa pubblica.
anche gli enti pubblici economici che vengono assoggettati, ove abbiano per oggetto esclusivo
e principale un attività commerciale, all’obbligo di iscrizione nel registro delle imprese ma al
contempo sono esonerati dal fallimento (art. 2221 cc).
Non sono invece riconducibili alla figura di imprenditore:
 il professionista intellettuale, ovvero colui che esercita una professione per cui l’art. 2229
c.c. richiede l’iscrizione in appositi albi o elenchi ;
 il lavoratore autonomo
ART. 2082 c.c. è imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica
organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi.
ATTIVITÀ PRODUTTIVA L’impresa è attività finalizzata alla produzione o allo scambio di beni o
servizi. E’ in breve attività produttiva di nuova ricchezza.
Può costituire attività di impresa anche la produzione di beni e servizi di natura assistenziale,
ricreativa o culturale.
Non è impresa l’attività di mero godimento; l’attività cioè che non dà luogo alla produzione di
nuovi beni o servizi.
È che l’imprenditore crei un complesso produttivo, formato da persone e da beni strumentali.
ATTIVITÀ ORGANIZZATA. Quando disciplina il lavoro e l’organizzazione del lavoro nell’impresa
e quando definisce l’azienda come il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per
l’esercizio dell’impresa.
E’ imprenditore anche colui che opera senza utilizzare altrui prestazioni lavorative autonome
o subordinate.
l’attività imprenditoriale può essere anche organizzazione di soli capitali e del proprio lavoro
intellettuale o manuale.
Non è necessario che l’attività organizzativa dell’imprenditore si concretizzi nella creazione di
un apparato aziendale composto di beni mobili ed immobili, ma questi possono ridursi al solo
impiego di mezzi finanziari propri o altrui.
La qualità di imprenditore non può essere negata, per difetto del requisito
dell’organizzazione, sia quando l’attività è esercitata senza l’ausilio dei collaboratori, sia
quando il coordinamento degli altri fattori produttivi non si concretizza nella creazione di un
complesso aziendale materialmente percepibile.
La semplice organizzazione ai fini produttivi del proprio lavoro non può essere considerata
organizzazione di tipo imprenditoriale e in mancanza deve negarsi l’esistenza di impresa, sia
pure piccola.
Il requisito dell’organizzazione è richiesto per l’imprenditore e per il piccolo imprenditore ma
lO MoARcPSD| 67
7523
5

non per il lavoratore autonomo.


ATTIVITÀ ECONOMICA L’impresa è attività economica ed il requisito di economicità è richiesto
in aggiunta allo scopo produttivo dell’attività.
Per aversi impresa è essenziale che l’attività produttiva sia condotta con metodo economico;
secondo modalità cioè che consentano quanto meno la copertura dei costi con i ricavi ed
assicurino l’autosufficienza economica.
 Non è imprenditore quindi chi produce beni o servizi che vengono erogati gratuitamente
o a prezzo politico.
 Non è imprenditore l’ente pubblico o l’associazione privata che gestisce gratuitamente
o a prezzo simbolico un ospedale;
 è invece imprenditore chi gestisce i medesimi servizi con metodo economico, anche se
ispirato da un fine pubblico o ideale, anche se le condizioni di mercato non consentano
poi, di remunerare i fattori produttivi.
Perché l’attività possa dirsi economica non è però essenziale che essa sia caratterizzata anche
dall’intento dell’imprenditore di conseguire un guadagno o profitto personale;
Requisito minimo essenziale dell’attività di impresa è l’economicità della gestione e non lo scopo
di lucro.
E’ escluso che possa essere qualificato come imprenditore:
 Colui che produce per conto proprio, o che eserciti un attività finalizzata alla produzione di
beni e servizi, al solo scopo di soddisfare i propri bisogni e quelli della propria famiglia.
 Chi investe il proprio denaro in borsa o chi si limita ad amministrare il proprio patrimonio
personale anche ingente.
 Chi si limita a concedere in godimento i propri beni (es. concedere in locazione un proprio
immobile percependone i canoni).
Hanno invece carattere di impresa:
 Società di investimento ovvero le imprese autorizzate a svolgere attività di investimento per
conto di un cliente
 Società fiduciarie, che svolgono attività di amministrazione di beni per conto di terzi, spesso
risultandone intestatarie
 Le c.d. holding pure ovvero le società che controllano altre società e la cui attività consiste
nell’indirizzare e coordinare l’attività delle società controllate operative.
 L’attività del proprietario di alloggi che non si limita a concederli in locazione ma offre delle
prestazioni aggiuntive come pulizia, lavanderia e preparazione dei pasti.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

L’art. 2248 riconduce alla disciplina del libro III del c.c. la semplice comunione di beni, costituita o
mantenuta al solo scopo del loro godimento e non al fine di utilizzarli come strumento per la
creazione di ricchezza.
Secondo una parte della dottrina, il carattere non produttivo e quindi di mero godimento di beni
immobili potrebbe configurarsi come attività di impresa in ragione dell’entità dei beni oggetto di
godimento e dell’attività posta in essere per amministrare e gestire gli immobili.
In questi casi è proprio la complessità della gestione a trasformare il mero godimento in una vera
e propria attività di produzione di un servizio e quindi in un’attività economica ai sensi dell’art.
2082 cc.
Il requisito dell’esercizio di attività economica, combinato con quello della professionalità, viene
evocato anche per configurare (e far fallire) come impresa una holding persona fisica quando la
stessa persona fisica, detentrice del pacchetto di controllo di una o più società organizzate in forma
di gruppo, agisca in nome proprio per il perseguimento di un risultato economico ottenuto
attraverso l’attività svolta professionalmente, con l’organizzazione ed il coordinamento dei fattori
produttivi relativi al proprio gruppo di imprese.
In questo caso si configura in capo alla persona fisica una stabile organizzazione volta a determinare
l’indirizzo, il controllo ed il coordinamento di altre società, che quindi eccede il mero esercizio dei
poteri inerenti la propria qualità di socio di tali società.
Anche dal punto di vista comunitario l’esercizio dell’attività economica è considerato un
elemento imprescindibile ai fini della configurazione dell’impresa, infatti la Corte di Giustizia
Europea ha precisato che la nozione di impresa abbraccia qualsiasi entità che esercita un attività
economica, a prescindere dallo status giuridico di tale entità e dalla sue modalità di finanziamento.
Pertanto possono essere considerati imprenditori anche gli enti pubblici che svolgono attività
economica.

I LIBERI PROFESSIONISTI non sono mai in quanto tali imprenditori. L’art. 2238 cc stabilisce che le
disposizioni in tema di impresa si applicano alle professioni intellettuali solo se l’esercizio della
professione costituisce elemento di una attività organizzata in forma di impresa. Il professionista
intellettuale che si limita a svolgere la propria attività, per contro, non diventa mai imprenditore. E
non lo diventa non solo se esercita la professione avvalendosi di mezzi strettamente necessari
all’esplicazione delle proprie energie intellettuali ma anche quando si avvalga di una vasta schiera
di collaboratori e di un complesso apparato di mezzi materiali. L’attività dei professionisti è attività
produttiva di servizi, di regola condotta con metodo economico ed anzi a scopo di lucro. È
giocoforza concludere che i professionisti non sono imprenditori per libera scelta del legislatore.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

STATUTO GENERALE DELL’IMPRENDITORE


L’appartenenza alla categoria di imprenditore e la compresenza dei requisiti essenziali disposti
dall’art.2082, sottopone l’imprenditore stesso all’applicazione di un insieme articolato di
disposizioni che compongono il c.d. statuto generale dell’imprenditore.
Lo statuto generale dell’imprenditore si applica a qualsiasi tipologia di impresa, a prescindere
dall’oggetto dell’attività (commerciale o agricola), dalla dimensione (piccola, media, grande) e dalla
forma organizzativa prescelta (individuale o impresa costituita in forma societaria), dalla natura
dell’imprenditore (pubblico o privato) e dallo scopo che esso di prefigura (lucro, mutualistico,
cooperazionale o di utilità sociale).
Tra queste disposizioni si ha:
a. Un primo blocco di disposizioni legate ai limiti ed i controlli posti dall’ordinamento
all’attività di impresa, tra cui l’art. 2084 (la legge determina le categorie di imprese il cui
esercizio è subordinato ad autorizzazione); l’art. 2085 (che rimanda allo Stato la vigilanza ed
il controllo sull’indirizzo della produzione in relazione all’interesse unitario dell’economia
nazionale); l’art. 2086, che pone l’imprenditore a capo dell’impresa; l’art. 2087 dedicato alla
tutela delle condizioni di lavoro.
b. Un secondo blocco di disposizioni riguardanti i rapporti di lavoro nell’impresa;
c. Art. 2112 cc che assicura, in caso di trasferimento, usufrutto ed affitto d’azienda, la
continuità del rapporto di lavoro del prestatore e la conservazione a suo favore dell’anzianità
raggiunta.
d. Un gruppo di norme in materia di contratti commerciali in cui la qualifica di imprenditore di
una o più parti giustifica l’applicazione di regole particolari (art. 1722 relativo alle cause di
estinzione del mandato ed alle ipotesi di prosecuzione dello stesso; art. 1824 riguardante
l’interpretazione delle clausole ambigue dei contratti stipulati dall’imprenditore).
e. Art. 2555 nozione di azienda, intesa come complesso di beni organizzati dall’imprenditore
per l’esercizio dell’attività di impresa
f. La successione dell’acquirente, dell’usufruttuario o dell’affittuario nei contratti stipulati per
l’esercizio dell’impresa stessa (non aventi carattere personale) art. 2558 cc.
g. Le norme relative all’affitto e l’usufrutto d’azienda
h. Un insieme di disposizioni relative alla concorrenza (divieti, limiti legali e contrattuali);
i. Gli art. 2602 in tema di consorzi
j. L’art. 413 secondo il quale per le controversie individuali di lavoro è competente per
territorio il giudice nella cui giurisdizione si trova l’azienda (o una dipendenza di questa) nella
quale il lavoratore ha prestato la propria opera.
k. Le disposizioni in tema di ditta, marchi, insegna, applicabili a tutti gli imprenditori
l. Le disposizioni contenute nella carta costituzionale riferite all’impresa, come gli art. 41
(iniziative economica), 43, 46 e gli art. 35-36-37 in materia di tutela del lavoro e retribuzione,
l’art. 38 in tema di previdenza ed assistenza, l’art. 39 e 40 in tema di sindacati e diritto di
sciopero.
m. Le prescrizioni contenute nella l. 180 del 2011 “norme per la tutela della libertà di impresa.
Statuto delle imprese” ovvero un insieme di principi generali ed alcune disposizioni di
carattere amministrativo che hanno come destinatarie principali le imprese.
n. Accanto allo statuto generale dell’imprenditore, vi sono una serie di nome applicabili alle
singole specie di imprenditore (imprenditore agricolo, piccolo imprenditore ecc.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

SCOPO DI LUCRO
L’art. 2082 non menziona lo scopo di lucro tra i requisiti dell’imprenditore.
Tuttavia occorre domandarsi se il perseguimento dello scopo di lucro sia necessario a configurare
l’esercizio di impresa almeno nel suo esercizio in forma collettiva, considerato che l’art. 2247 c.c.
menziona la divisione degli utili quale suo scopo
(art. 2247 c.c. Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per
l'esercizio in comune di un'attività economica, allo scopo di dividerne gli utili).
L’IMPRESA SOCIALE, disciplinata dal d.lgs. 55/2006, essa consente l’acquisizione della relativa
qualifica ad organizzazioni private o enti che “esercitano in via stabile o principale un’attività
economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale,
diretta a realizzare finalità di interesse generale”.
Le IMPRESE SOCIALI devono destinare gli utili e gli avanzi di gestione allo svolgimento dell’attività
statuaria o ad incremento del patrimonio ed è vietata la distribuzione (anche in forma indiretta) di
utili, avanzi di gestione, di fondi e riserve in favore di soci, partecipanti, lavoratori o collaboratori.
Anche per essa, l’impossibilità di distribuire profitti non pare incompatibile con la realizzazione di
un utile, anche se questo è necessario per incrementare la capacità patrimoniale ed operativa
dell’impresa.
Chiunque inizi un’attività economica si prefigga di condurla con modalità che consentano quanto
meno la copertura dei costi con i ricavi conseguiti (metodo economico). Anche l’orientamento
comunitario conferma che il perseguimento dello scopo di lucro,è un connotato naturale
dell’impresa e del suo statuto.

IMPRESA ILLECITÀ
L’art. 2082 non menziona la liceità tra i requisiti dell’imprenditore.
Occorre domandarsi se la qualifica di imprenditore possa essere riconosciuta anche quando
l’attività sia esercitata in violazione della legge ovvero quando la violazione riguardi la mancanza di
un’autorizzazione (es. esercizio di attività bancaria o assicurativa) o un divieto soggettivo derivante,
per esempio, dalle legge professionale applicabile ad alcuni soggetti (es. avvocati notai) o ancora
l’illiceità derivi dalla stessa attività (es. esercizio della prostituzione).
La qualità di imprenditore deve essere riconosciuta anche se l’attività è illecita, ovvero contraria a
norme imperative, all’ordine pubblico ed al buon costume ovvero:
 Quando l’illiceità concerna un divieto soggettivo e la violazione non incide sulla qualificazione
di imprenditore – es. l’avvocato che aprisse un ristorante acquisterebbe la qualifica di
imprenditore ma sarebbe sottoposto alle sanzioni disciplinari del proprio ordine di
appartenenza.
 Quando il difetto consista nella mancanza di un’autorizzazione all’esercizio dell’attività (es.
autorizzazione della banca di Italia per le banche).
 Quando il soggetto eserciti un attività contraria alla legge.
A queste imprese illecite, fermo restando l’applicazione delle opportune sanzioni amministrative
e/o penali, si applicheranno solo i segmenti dello statuto dell’imprenditore favorevoli ai terzi
(incolpevoli) che abbiano intrapreso relazioni con l’imprenditore illecito.
Pertanto, tali imprenditori:
 saranno comunque sottoposti al fallimento
 non potranno avvalersi dalle norme che tutelano l’imprenditore nei confronti dei terzi
(disciplina dell’azienda, dei segni distintivi, della concorrenza sleale);
 in ogni caso i loro creditori saranno tutelati dalla legge in materia;
lO MoARcPSD| 67
7523
5

IMPRENDITORE AGRICOLO art. 2135 c.c.


E’ IMPRENDITORE AGRICOLO colui che esercita una delle attività agricole c.d. essenziali o
coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e le c.d. attività connesse.
 Non era tenuto all’iscrizione nel registro delle imprese e quindi al relativo regime
pubblicitario,
 Non avere l’obbligo di redigere le scritture contabili
 Non era assoggettabile al fallimento ed alle altre procedure concorsuali.
La nozione di imprenditore agricolo è stata integralmente ridisegnata dal d.lgs. 228/2001
 Sia ha l’iscrizione del registro delle imprese
 Per le modifiche apportate alla normativa fallimentare.
LE ATTIVITÀ ESSENZIALI O PRINCIPALI
“Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività
dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di
carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco, le acque dolci,
salmastre o marine
L’attività agricola non è più intesa in senso tradizionale (cioè collegata al fattore “fondo”) ma è
sufficiente che essa riguardi il ciclo biologico - o una sua fase- di un animale o un vegetale.
Infatti oggi è possibile ottenere prodotti agricoli con metodi che prescindono dallo sfruttamento
della terra (es. coltivazione di polli in batteria, coltivazione di piante in acqua) e l’allevamento di
animali che non rientrano nella definizione tradizionale di “bestiame” (allevamento di cani –
cinotecnica - o l’allevamento di cavalli da corsa).
 COLTIVAZIONE DEL FONDO: l’orticoltura, le coltivazioni in serra o vivai e la floricoltura.
Danno vita ad impresa agricola anche le coltivazioni fuori terra di ortaggi o frutta, così in
passato la raccolta solo per la coltivazione di funghi.
 SELVICOLTURA essa è l’attività caratterizzata dalla cura del bosco per ricavarne i relativi
prodotti.
 L’ALLEVAMENTO DI ANIMALI è la forma di attività agricola essenziale più ricca .
Si deve intendere non solo l’allevamento diretto ad ottenere prodotti tipicamente
agricoli, potendosi oggi far rientrare nella nozione di allevamento di animali anche
l’allevamento di cavalli da corsa o animali da pelliccia.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

LE ATTIVITÀ AGRICOLE PER CONNESSIONE individuava: le attività dirette alla manipolazione,


conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti ottenuti
prevalentemente da un’attività agricola essenziale; le attività dirette alla fornitura di beni o
servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse normalmente impiegate
nell’attività agricola esercitata.
Queste attività sono però considerate per legge attività agricole quando sono esercitate in
connessione con una delle tre attività agricole essenziali.
Due sono le condizioni al riguardo necessarie:
 È necessario che il soggetto che la esercita sia già imprenditore agricolo in quanto
svolge in forma di impresa una delle tre attività agricole tipiche
 Attività coerente con quella connessa.
La qualifica di imprenditore agricolo è però ESTESA ALLE COOPERATIVE DI IMPRENDITORI
AGRICOLI ed ai loro consorzi quando utilizzano prevalentemente prodotti dei soci, ovvero
forniscono prevalentemente ai soci beni o servizi diretti alla cura ed allo sviluppo del ciclo
biologico
Necessario e sufficiente è solo che si tratti di attività aventi ad oggetto prodotti ottenuti
prevalentemente dall’esercizio dell’attività agricola essenziale, di beni o servizi forniti
mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda agricola.
E’ sufficiente che le attività connesse non prevalgano per rilievo economico sull’attività agricola
essenziale

All’imprenditore agricolo è equiparato L’IMPRENDITORE ITTICO ,il titolare di licenza di pesca, che
esercita professionalmente ed in forma singola, associata o societaria, l’attività di pesca e le relative
attività connesse; così anche l’acquacoltore ovvero chi alleva organismi acquatici.
Non può invece essere considerata attività agricola la gestione di uno zoo.
STATUTO DELL’IMPRENDITORE AGRICOLO Gli imprenditori agricoli
 Sono tenuti all’iscrizione in una sezione speciale del registro delle imprese. Tale pubblicità
produce gli stessi effetti dell’iscrizione nella sezione ordinaria ciò ha effetto dichiarativo:
o I fatti non pubblicati non possono essere opposti a terzi a meno che non si provi che ne
erano egualmente a conoscenza;
o Al contrario, una volta che il fatto viene pubblicato nessun terzo può validamente sostenere
di non esserne a conoscenza.
 Sono sottratti all’obbligo di redigere le scritture contabili ma numerose disposizioni fiscali ne
impongono la tenuta;
 Sono sottratti dal fallimento e dalle procedure concorsuali (concordato preventivo) che sono
riservati ai soli imprenditori che esercitano attività commerciale.
Gli imprenditori agricoli sono però ammessi a stipulare accordi di ristrutturazione dei debiti e
transazioni fiscali e possono ricorrere alla procedura di composizione della crisi di
sovraindebitamento (cui possono ricorrere solo i debitori non fallibili).
Il legislatore ha quindi accordato un regime di favore nei confronti degli imprenditori agricoli che
può essere visto come una “compensazione” con i maggiori rischi che le attività agricole
comportano.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

L’IMPRENDITORE COMMERCIALE
L’ART. 2195 C.C. definisce imprenditore commerciale l’imprenditore che esercita una
delle seguenti funzioni di attività:
 INDUSTRIALE diretta alla produzione di beni o servizi (settore delle imprese industriali);
 INTERMEDIARIA nella circolazione dei beni (settore del commercio);
 DI TRASPORTO, per terra, per acqua, per aria, sia di persone che di cose;
 BANCARIA O ASSICURATIVA;
 ALTRE ATTIVITÀ AUSILIARIE ALLE PRECEDENTI (es. imprese di agenzia, di deposito, di
mediazione, di commissione, di spedizione, di pubblicità).
L’imprenditore commerciale è soggetto all’applicazione dello statuto dell’imprenditore
commerciale, che prevede:
 L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DELLE IMPRESE; nell’impianto originario delc.c. ciò era previsto
solo per l’imprenditore commerciale ma successivamente l’obbligo è stato esteso alle imprese
agricole ed alle piccole imprese, seppure in una sezione speciale.
 L’obbligo di indicare negli atti e nella corrispondenza il registro di iscrizione (Art. 2199 cc)
 L’OBBLIGO DI TENUTA DELLE SCRITTURE CONTABILI
 ASSOGGETTAMENTO AL FALLIMENTO ED ALLE ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI
 Alcune disposizioni regolano la circolazione dell’azienda e dei crediti e debiti stipulati durante
il suo esercizio (art. 2559)
 L’art. 2556 impone la prova per iscritto e l’iscrizione nel registro delle imprese dei contratti
che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento d’azienda
 L’art. 2560 estende all’acquirente di una società commerciale la responsabilità delle
obbligazioni contratte dall’alienante che risultino dalle scritture contabili obbligatorie
lO MoARcPSD| 67
7523
5

PICCOLO IMPRENDITORE
ART. 2083 C.C. Sono piccoli imprenditori, i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani e i piccoli
commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata con il lavoro proprio
e dei componenti della famiglia.
Il piccolo imprenditore è sottoposto allo statuto generale dell’imprenditore ed è esonerato dalla
tenuta delle scritture contabili,
SI deve iscrivere in una sezione speciale del registro delle imprese con efficacia di pubblicità notizia.
(NO Pubblicità legale)
Era esonerato dal fallimento e dalle altre procedure concorsuali dell’imprenditore commerciale
(usufruiva solo delle procedure concorsuali di sovra indebitamento).
PICCOLO IMPRENDITORE DELLA LEGGE FALLIMENTARE
Originalmente, l’ART. 1 della legge fallimentare definiva il piccolo imprenditore:
COLUI A CUI E’ STATO RICONOSCIUTO UN REDDITO INFERIORE AL MINIMO IMPONIBILE IN SEDE DI
ACCERTAMENTO DELL’IMPOSTA SULLA RICCHEZZA MOBILE.

Al fine di colmare ALCUNE lacune C’è riforma della legge fallimentare


RIFORMA DELLA LEGGE FALLIMENTRE
I. Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che
esercitano una attività commerciale, esclusi gli enti pubblici [...].
II. Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori
di cui al primo comma, i quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:
a) Aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o
dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare
complessivo annuo non superiore ad euro 300 mila;
b) Aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di
deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, ricavi
lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro 200mila;
c) Avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro 500mila
Basta aver superato anche uno solo degli indicatori limiti dimensionali per essere esposto al
fallimento
lO MoARcPSD| 67
7523
5

MICROIMPRESA E ALLE PMI (PICCOLE E MEDIE IMPRESE) dell’UE


La commissione europea ne ha fornito una definizione
 PICCOLA IMPRESA, un’impresa
- Che occupa meno di 50 persone
- Un fatturato annuo o tot di bilancio annuo< 10 milioni €

 MICROIMPRESA un’impresa
- Che occupa meno di10 persone
- Un fatturato annuo o tot di bilancio annuo <2 milioni €

 STARTUP INNOVATIVEE devono costruirsi in forma di società di capitali o cooperative


- Il cui valore della produzione annua non deve superare 5 milioni€
- E il cui soggetto sociale o prevalente deve essere lo sviluppo, la produzione e la
commercializzazione di prodotti e servizi ad alto valore tecnologico
- Avendo benefici sia fiscali ed esentandole da fallimento
Non devono essere costituite da oltre 60 mesi (termine prorogato di 12 mesi dal decreto per le
emergenza sanitaria del virus covid19
E non devono distribuire gli utili.

L’IMPRESA FAMILIARE è regolata dall’art. 230 bis c.c.


È un’impresa individuale – non necessariamente piccola – caratterizzata dalla collaborazione
continuativa del coniuge, dei parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado.
Ai familiari dell’imprenditore la norma accorda particolari diritti, non derogabili, a livello
patrimoniale e di gestione, sempre che le parti non abbiano regolato in modo differente il relativo
rapporto (es. costituendo una società in cui i familiari siano soci o ammi nistratori).
La tutela legislativa (una volta assente) è realizzata riconoscendo ai membri della famiglia
nucleare che lavorino in modo continuato nella famiglia o nell’impresa determinati diritti
patrimoniali e amministrativi:
I) Diritto al mantenimento,
II) Diritto di partecipazione agli utili di impresa,
III) Diritto sui beni acquistati con gli utili e sugli incrementi di valore dell’azienda,
IV) Diritto di prelazione sull’azienda in caso di divisione ereditaria o di trasferimento.
Ogni familiare ha diritto di voto con riguardo ad alcune materie, quali l’impiego degli utili, gli
atti di gestione straordinaria dell’azienda e talune altre di particolare rilevanza siano adottate
a maggioranza, dai familiari che partecipano all’impresa stessa.
L’impresa familiare resta un’impresa individuale, sia pure caratterizzata da una particolare
disciplina delle prestazioni lavorative dei familiari dell’imprenditore.
o I beni aziendali restano di proprietà esclusiva del proprietario,
o I diritti patrimoniali dei partecipanti costituiscono semplici diritti di credito,
o Gli atti di gestione ordinaria rientrano nella competenza esclusiva dell’imprenditore.
L’impresa rimane comunque familiare e quindi solo l’imprenditore sarà assoggettato al
fallimento.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

L’AZIENDA CONIUGALE è regolata dall’art. 177 c.c. e se ne prevedono due fattispecie:


 La prima consiste nell’azienda gestita da entrambi i coniugi dopo il matrimonio, che diventa
oggetto della comunione tra di essi
Diventano imprenditori entrambi i coniugi ed entrambi hanno il potere di gestione e
rappresentanza, disgiuntamente per gli atti di ordinaria amministrazione e congiuntamente
per quelli di straordinaria amministrazione
 La seconda è costituita da un solo coniuge prima del matrimonio ma è successivamente
gestita da entrambi; per questa la comunione riguarda solo gli utili e gli incrementi di valore
che essa abbia prodotto dal momento in cui ha inizio l’attività congiunta.
il titolare assume la veste di imprenditore
IMPRESA PUBBLICA
E’ impresa pubblica l’impresa la cui titolarità sia riferibile ad un soggetto di diritto pubblico.
Invece, conserva natura privata, l’impresa articolata secondo una forma organizzativa privata,
indipendentemente dal fatto che il detentore della maggioranza delle quote (o anche di tutte) sia
lo Stato o un ente pubblico.
Negli anni 90 molteplici enti economici formalmente pubblici (Eni, Enel ecc..) sono stati trasformati
in spa inizialmente: con lo Stato come unico socio e successivamente come socio di maggioranza,
per la dismissione delle partecipazioni (c.d. privatizzazione).
Le imprese pubbliche sottostanno al principio secondo il quale
ATTIVITÀ DI IMPRESA PUÒ ESSERE SVOLTA ANCHE DALLO STATO E DAGLI ALTRI ENTI
PUBBLICI
Vi sono tre possibili forme di intervento dei pubblici poteri nel settore dell’economia:
1. LO STATO E GLI ALTRI ENTI PUBBLICI possono svolgere attività di impresa
servendosi di strutture di diritto privato: attraverso la costituzione di società per
azioni. Verranno applicate le norme previste per l’imprenditore commerciale.
2. La PUBBLICA AMMINISTRAZIONE può dar vita ad enti di diritto pubblico il cui compito
è quello di esercizio di attività di impresa.
Gli enti pubblici economici sono sottoposti allo statuto generale dell’imprenditore e allo
statuto proprio dell’imprenditore:
L’ECCEZIONE RIGUARDA L’ESONERO DAL FALLIMENTO E LA SOSTITUZIONE DELLO
STESSO CON LA LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA.
3. LO STATO O ALTRO ENTE PUBBLICO possono poi svolgere direttamente attività di
impresa avvalendosi di proprie strutture organizzative prive di distinta soggettività ma
dotate di una più o meno ampia autonomia decisionale e contabile.
Si distinguono due tipologie di imprese formalmente pubbliche:

 Le imprese organo: fanno capo direttamente ad un ente territoriale o allo Stato. In questi casi
l’attività di impresa è secondaria ed accessoria rispetto ai fini istituzionali dell’ente pubblico
 Gli ENTI PUBBLICI ECONOMICI (es. S.I.A.E., Ente Tabacchi Italiani); la relativa disciplina è
prossima è quelle delle imprese private ed è ricavabile da alcune frammentate disposizioni
contenute nel c.c. che gli assoggetta, ove abbiano “oggetto esclusivo o principale un’attività
commerciale” all’obbligo di iscrizione nel registro delle imprese ma li esonera dal fallimento
e da concordato preventivo.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

L’IMPRESA COLLETTIVA E ESERCIZIO DI IMPRESA DA PARTE DI ASSOCIAZIONI E FONDAZIONI


L’IMPRESA COLLETTIVA è essenzialmente l’impresa in forma societaria.
Le ASSOCIAZIONI E LE FONDAZIONI e più in generale tutti gli enti privati con finalità ideali o
altruistiche possono svolgere attività commerciale qualificabile come attività di impresa.
Essenziale per aversi attività di impresa è che l’attività produttiva venga condotta con metodo
economico. E’ più frequente che l’attività commerciale presenti carattere accessorio rispetto
all’attività ideale costituente l’oggetto principale dell’ente. Nulla stabilisce il codice per quanto
riguarda l’applicazione a tali enti dello statuto dell’imprenditore commerciale ed in particolare non
è dettata alcuna norma di esonero parziale dallo stesso.
PERCIÒ È DA RITENERSI CHE ANCHE ESSI ACQUISTANO LA QUALITA’ DI IMPRENDITORI
COMMERCIALI CON PIENEZZA DI EFFETTI. ANCHE TALI ENTI SARANNO QUINDI ESPOSTI AL
FALLIMENTO
IMPUTAZIONE DEL’ATTIVITÀ DI IMPRESA
L’attività imprenditoriale è normalmente imputabile al soggetto che la pone in essere (individuale
o collettivo) cui si applicherà il relativo statuto.
Vi sono dei casi particolari di dissociazione tra l’esercizio dell’attività e la sua imputazione:
 INCAPACE (minore, interdetto, inabilitato)
 IMPRENDITORE OCCULTO
INCAPACE (minore, interdetto, inabilitato) i cui atti sono compiuti dal suo legale rappresentante
(o viè necessità del suo consenso nel caso nel minore emancipato o dell’inabilitato).
Regolata dal c.c. limitatamente all’impresa commerciale (ma estesa anche all’impresa agricola e
alla piccola impresa) ed è disciplinata dalla normativa più generale che governa la cura degli
interessi patrimoniali dell’incapace e che impone:
 L’affiancamento di un curatore (per il minore emancipato e l’inabilitato)
 il compimento degli atti da parte del rappresentante legale (per il minore).
L’interdetto ed il minore non posso compiere alcun atto di amministrazione all’art. 320c.c.
o Gli atti di ordinaria amministrazione sono gestiti e curati dal genitore o dal tutore
o Gli atti di straordinaria amministrazione devono essere autorizzati dal giudice tutelare,
che ne valuta la necessità e l’utilità.
L’incapace parziale (minore emancipato e l’inabilitato) può gestire il proprio patrimonio ma deve
richiedere al giudice tutelare o al tribunale l’autorizzazione per il compimento di atti di
straordinaria amministrazione, previo consenso del curatore.
Analoga è la posizione della persona a cui, che per ragioni di infermità o menomazioni, sia
nominato un amministratore di sostegno.
Il c.c. regola espressamente la posizione del minore emancipato che, ove autorizzato dal tribunale,
può compiere autonomamente gli atti che eccedono l’ordinaria amministrazione, anche se estranei
all’esercizio di impresa, sia in riferimento all’attività di impresa già avviata, sia con riguardo all’inizio
dell’attività imprenditoriale.
Gli inabilitati possono solo essere autorizzati dal tribunale alla continuazione di un attività
commerciale (per esempio a seguito dell’acquisizione di un azienda per successione o donazione)
e non all’inizio di una nuova attività (l’autorizzazione può essere subordinata alla nomina di
un institore).
lO MoARcPSD| 67
7523
5

Nel caso di attività svolta in difetto di una valida autorizzazione, l’incapace non assumerebbe la
veste di imprenditore che sarebbe acquisita dal proprio rappresentate legale, sul quale cadrebbero
le conseguenze personali a seguito di insolvenza.
Sul patrimonio dell’incapace non graverebbero le conseguenze patrimoniali di una declaratoria di
fallimento, a causa della mancanza di un provvedimento abilitativo.
Qualora l’autorizzazione venga regolarmente rilasciata, dovrà essere debitamente pubblicizzata
mediante iscrizione presso il registro delle imprese, così come il provvedimento di revoca del
provvedimento abilitativo.
In questo caso il minore o l’incapace acquistano la qualità di imprenditore, con tutti gli effetti
utili e onerosi che ne derivano, compreso l’assoggettamento del relativo patrimonio al
fallimento in caso di insolvenza.
E’ dibattuto se siano sottoposti anche alle conseguenze personali ed alle sanzioni penali connesse
al fallimento ma ciò è escluso da parte della dottrina.

IMPRENDITORE OCCULTO: il caso in cui l’impresa è formalmente riconducibile ad un imprenditore


che però non la esercita nel proprio interesse ma in quello di un altro soggetto il cui nome non
viene speso nei rapporti con i terzi.
 L’imprenditore occulto non vuole figurare come titolare dell’attività in quanto vincolato
da un patto di non concorrenza
 Essendo un professionista intellettuale gli è precluso l’esercizio di impresa.
 Il caso di un imprenditore in precedenza fallito o che non vuole esporre a rischio il proprio
patrimonio (perché magari l’imprenditore che formalmente spende il nome risulta
nullatenente).
La giurisprudenza ha ricercato soluzioni utili ad imputare all’imprenditore occulto la responsabilità
per le obbligazioni assunte nell’esercizio di impresa, a prescindere dalla formale spendita del
proprio nome.
E’ stata elaborata la tesi della c.d. IMPRESA FIANCHEGGIATRICE che afferma che gli atti compiuti
dall’imprenditore occulto nell’interesse dell’impresa principale darebbero vita ad un’impresa
parallela, la cui attività consiste nel finanziamento e nella direzione dell’impresa principale; in
questo modo l’imprenditore occulto può essere dichiarato fallito in caso di insolvenza della società
fiancheggiatrice.
L’art. 147 l. fall. Consente di estendere la dichiarazione di fallimento di una società a responsabilità
illimitata anche ai soci di cui si scopra successivamente l’esistenza (c.d. soci occulti), sia di imputare
gli effetti del fallimento all’imprenditore occulto qualora dopo la dichiarazione di fallimento
dell’impresa individuale si scopra che in realtà questa è riferibile ad una società occulta, di cui il
socio deve essere considerato illimitatamente responsabile.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

L’INIZIO E LA FINE DELL’ATTIVITÀ DI IMPRESA


L’applicazione dello statuto dell’imprenditore consegue all’acquisto della qualità di imprenditore.
Assume quindi rilievo il momento iniziale dell’attività e quello finale, i cui criteri di
individuazione sono due:
- Il principio di effettività, che collega l’inizio e la fine dell’impresa al momento in cui è
effettivamente compiuto il primo atto di gestione ed a quello in cui l’attività cessa
- L’assunzione della veste di imprenditore a seguito di dati formali, quali l’iscrizione e la
cancellazione dal registro delle imprese;
Occorre distinguere a seconda che si tratti di persona fisica o di società.
PER LA PERSONA FISICA
 L’INIZIO DELL’ATTIVITÀ si ha con il compimento degli atti dell’organizzazione, quale
assunzione di dipendenti o apertura di credito presso le banche o l’acquisto di materie prime,
non essendo necessaria l’inaugurazione dei locali.
 LA FINE DELL’ATTIVITÀ si ha con la cessazione dell’attività tipica, non essendo necessario
anchelo smantellamento definitivo del complesso aziendale.
Secondo l’art. 10 l.fall.
Un imprenditore non può essere dichiarato fallito decorso un anno dalla cancellazione dal
registro delle imprese; pertanto, l’imprenditore che pur cessando l’attività non si cancellasse
dal registro delle imprese risulterebbe assoggettabile al fallimento senza limiti di tempo.
Invece, ove l’imprenditore si cancellasse dal registro delle imprese ma continuasse la propria
attività, i creditori o il pubblico ministero sarebbero ammessi a dimostrare il momento
dell’effettiva cessazione, dal quale decorre un anno per la dichiarazione di fallimento.
Per le società
 Rileva LA PUBBLICITÀ: divengono imprenditori dal momento della loro costituzione ed
iscrizione nel registro delle imprese a prescindere dal compimento del primo atto.
 L’ESTINZIONE coincide con la CANCELLAZIONE DEL REGISTRO DELLE IMPRESE e non con la
semplice cessazione in concreto dell’attività enunciata dall’oggetto sociale.
Anche per le società gli imprenditori possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla
cancellazione dal registro delle imprese, se l’insolvenza si è manifestata anteriormente alla
medesima o entro l’anno successivo.
Tempo addietro, le società non venivano considerate cessate sino alla permanenza anche di
un solo debito, indipendentemente dalla cancellazione dal registro delle imprese.
Invece ora la società risulta estinta dal momento della cancellazione dal registro delle imprese
e le obbligazioni ancora pendenti si trasferiscono ai soci, i quali rispondono entro i limiti della
propria responsabilità.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

PROFESSIONISTA INTELLETTUALE
L’attività del professionista intellettuale, dedicato al lavoro autonomo (infatti il professionista
non è un imprenditore.
L’art. 2238 c.c. dispone che si applicano al professionista le disposizioni del Titolo II solo se
l’esercizio della professione costituisca elemento di un’attività organizzata in forma di impresa.
i professionisti non assumono la veste di imprenditore a meno che si tratti di soggetti che svolgono
attività di natura diversa e più complessa, nell’ambito di una struttura imprenditoriale; è il caso del
medico titolare di una clinica privata o dell’architetto che apre un’agenzia pubblicitaria.
Questi ultimi soggetti non si limitano a prestare la propria attività professionale ma forniscono
prestazioni di natura imprenditoriale e di regola non offrono le proprie prestazioni professionali
ma quelle altrui.
Al contrario, UN PROFESSIONISTA che si limita a svolgere la propria attività intellettuale non può
essere qualificato imprenditore né essere assoggettato al relativo statuto indipendentemente dal
proprio livello di organizzazione, seppure spesso sia superiore ad un piccolo imprenditore (si pensi
al dentista che utilizza apparecchiature costose e impieghi alcuni dipendenti).
Pertanto, i professionisti, non essendo neppure soggetti alla normativa in tema di segni distintivi o
sul divieto di concorrenza, non sono soggetti al fallimento ed alle altre procedure concorsuali, a
possono accedere esclusivamente alla procedura di composizione da sovra indebitamento
ovvero una procedura che consente al debitore non fallibile di giungere ad un accordo di
ristrutturazione dei debiti sotto la vigilanza del tribunale.
Inoltre i professionisti non sono tenuti all’iscrizione nel registro delle imprese ma solo
all’iscrizione all’albo della relativa categoria professionale; non godono di alcuna incentivazione
fiscale che presupponga la veste di imprenditore.
Il professionisti non sono imprenditori per libera scelta del legislatore, il quale ha dettato per gli
stessi uno specifico statuto (artt. 2229-2238 c.c.).
Con riferimento alla tutela dei dipendenti, ilc.c. equipara il professionista all’imprenditore,
disponendo all’art. 2238 che qualora il professionista impieghi dei dipendenti dovranno essere
applicate le disposizioni sul lavoro nell’impresa.
Sino al 2013 vigeva il divieto dei professionisti di costituire società per l’esercizio dell’attività
professionale; era consentito ai professionisti solo si associarsi nell’esercizio della professione
usando nei rapporti con i terzi la dicitura “studio tecnico legale commerciale contabile
amministrativo o tributario” seguito dal nome e cognome e dai titoli professionali dei singoli
associati. Era comunque vietato agli associati di costituire in forma diversa da quella associativa
società, uffici o agenzie, con lo scopo di dare, anche gratuitamente, ai propri consociati o ai terzi
prestazioni di assistenza e consulenza
Era quindi preclusa per i professionisti la possibilità di costituire qualsiasi forma societaria, dalla
soc. semplice a quella di capitali.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

PROFILI EVOLUTIVI IN TEMA DI PROFESSIONALI INTELLETTUALI.


La nota distinzione tra la figura dell’imprenditore e quella del professionista intellettuale è stata
attenuata grazie ad alcuni interventi legislativi che ha consentito tra l’altro la costituzione di
società aventi per oggetto l’esercizio dell’attività professionale;
Il confine tra le due figure non è però stato cancellato in quanto non è stato abrogato
l’art. 2238 c.c. la cui interpretazione esclude il professionista dal novero degli imprenditori.
E’ stato stabilito prima dalla Commissione delle Comunità europee, poi dalla Corte di Giustizia,
che agli effetti delle norme sulla concorrenza (ed in particolare il divieto di intese restrittive della
concorrenza e abuso di posizione dominante),
I PROFESSIONISTI INTELLETTUALI SONO IMPRENDITORI E LE DECISIONI ASSUNTE TRA QUESTI
O DALLE RELATIVE ASSOCIAZIONI, CHE POSSANO IMPEDIRE, RESTRINGERE O FALSARE IL LIBERO
GIOCO DELLA CONCORRENZA ALL’INTERNO DEL MERCATO, SONO VIETATE.
Il legislatore italiano, ha vietato agli organi rappresentativi delle varie professioni, di stabilire
tariffe minime e massime per le prestazioni dei propri iscritti.
2011, è prevista per le professioni ordinistiche (ovvero quelle per le quali è prevista l’iscrizione ad
un albo), la possibilità di costituire società tra professionisti.
Ciò è stato previsto anche per le professioni non organizzate in ordini o collegi nel 2013
Un netto avvicinamento tra le due figure si è realizzato in tema di marchi e di concorrenza sleale.
 La ditta, l’insegna ed il marchio e tutti gli altri segni distintivi erano riservati all’imprenditore
 La concorrenza sleale colpiva unicamente gli illeciti posti in essere da imprenditori nei
confronti di altri imprenditore, senza poter essere invocata da soggetti diversi, compresi i
professionisti intellettuali.
È CONSENTITO TRASFERIRE IL MARCHIO SEPARATAMENTE DALL’AZIENDA ED È MUTATO IL
NOVERO DEI SOGGETTI che possono richiederne la registrazione; CHIUNQUE, ANCHE UN
SOGGETTO NON IMPRENDITORE È LEGITTIMATO ALLA REGISTRAZIONE DEL MARCHIO.
E’ ammesso alla registrazione del marchio d’impresa chi lo utilizzi o si proponga di utilizzarlo nella
fabbricazione o nel commercio di prodotti o nella prestazione di servizi della propria impresa, o
di imprese di cui si disponga il controllo o che ne facciano uso con il suo consenso.
La tesi prevalente è che l’imprenditore abbia così consentito la registrazione a chiunque, (anche
chi si limiti a disporre del marchio concedendo la licenza a terzi).
CONCORRENZA SLEALE; hanno diritto alla lealtà della concorrenza anche i liberi professionisti.
Numerose direttive comunitarie fanno ora riferimento alla figura del professionel (o
professionista) che la utilizzano in sostituzione di quella di impresa o imprenditore.
In tale contesto il professionista viene definito come qualsiasi persona fisica o giuridica
che agisca nelquadro della propria attività commerciale, industriale, artigianale o professionale
e comprende al suo interno sia l’imprenditore sia il professionista intellettuale, senza alcuna
distinzione tra le due figure.
In tali norme il professionista è l’antagonista del consumatore, inteso come persona fisica che
agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale e che necessita di protezione
nei confronti del primo.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

PUBBLICITÀ LEGALE
È stato istituito nel 1997 il REGISTRO DELLE IMPRESE, un registro con l’obbligo di rendere di
pubblico dominio, determinati atti o fatti relativi alla vita di impresa.
Per le imprese commerciali e per le imprese societarie questa esigenza è soddisfatta dallo stesso
legislatore con l’introduzione di un sistema di PUBBLICITÀ LEGALE. È l’unico strumento è costituito
dal REGISTRO DELLE IMPRESE.
L’art. 2193 c.c. prevede l’iscrizione di determinate formalità presso il registro delle imprese, alle
quali viene attribuita efficacia dichiarativa: il fatto o l’atto iscritto presso il registro delle imprese
e stabilisce che, qualora manchi la pubblicità, il fatto o l’atto non possa essere opposto nei
confronti di terzi, salvo il caso in cui l’imprenditore dimostri che questi ne erano comunque a
conoscenza.
L’iscrizione al registro è infatti stata estesa
 Agli imprenditori agricoli,
 Ai piccoli imprenditori
 Alle società semplici sia pure inizialmente solo con effetti di mera pubblicità notizia;
Per esempio, la mera stipulazione del contratto per la costituzione di alcune forme di società
collettive (società di capitali o cooperative) non è sufficiente a perfezionare il relativo
procedimento di formazione; in questo caso l’avvenuta iscrizione dell’atto costitutivo presso il
registro delle imprese realizza la venuta ad esistenza della società.

PUBBLICITÀ COSTITUTIVA: l’iscrizione presso il registro delle imprese è requisito necessario per
costituire la fattispecie; qui non si pone in rilevo l’esigenza di rendere noti atti o fatti di impresa ma
di comunicare ai terzi che il processo di formazione della fattispecie si è perfezionato. esprime una
duplice garanzia per i terzi:
 ESPRIME LA TRASPARENZA DELLA COMUNICAZIONE DI TALUNI DATI SIGNIFICATIVI DELLA
PERSONA GIURIDICA: nel caso dell’impresa collettiva vengono in rilievo la denominazione
e la sede, l’attribuzione di poteri rappresentativi, l’entità e la consistenza della dotazione
patrimoniale
 CONCERNE IL CONTROLLO DELLA CORRETTEZZA FORMALE DEI DATI; il controllo è svolto
prima dal notaio che riceve l’atto costitutivo poi dall’ufficio del registro delle imprese;

PUBBLICITÀ DICHIARATIVA: l’atto è valido, ma se i soggetti che vi hanno partecipato non lo rendono
pubblico, l’atto resta valido tra le parti, ma inopponibile a terzi
N.B. La pubblicità costitutiva e dichiarativa sono ben distinte tra loro ma non è da escludere
che possano cumularsi.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

PUBBLICITÀ NOTIZIA. L’obbligo di iscrizione presso il registro delle imprese è esteso a tutti gli
imprenditori, anche quelli non commerciali (imprenditore agricolo e piccoli imprenditori e società
semplici –imprese agricole istituite in forma societaria).
Per questi ultimi è stata introdotta una sezione speciale del registro delle imprese e l’iscrizione in
tale sezione non ha effetto dichiarativo né costitutivo ma svolge funzione di semplice pubblicità
notizia e di documentazione anagrafica, utile all’informazione del pubblico e del fisco.
Con la riforma dell’impresa agricola, è previsto che anche per gli imprenditori agricoli individuali e
le società semplici, l’iscrizione al registro delle imprese produca effetto dichiarativo e non di
semplice pubblicità notizia.

PUBBLICITÀ SANANTE: è la pubblicità che consente, attraverso l’iscrizione presso il registro delle
imprese, di sanare un vizio invalidante riferibile ad un atto o un fatto oggetto di registrazione.
E’ prevista in materia di nullità di società munite di personalità giuridica (soc. di capitali e
cooperative) incui eventuali vizi dell’atto potrebbero provocare la nullità dell’atto costitutivo, che
non siano tra quelli tassativamente indicati dall’art. 2332 c.c.
ART. 2332 C.C. NULLITÀ DELLA SOCIETÀ
Avvenuta l'iscrizione nel registro delle imprese, la nullità della società può essere pronunciata
soltanto nei seguenti casi:
1. Mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma dell'atto pubblico;
2. Oggetto sociale illecito;
3. Mancanza nell'atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della
società, o i conferimenti, o l'ammontare del capitale sociale o l'oggetto sociale.
La dichiarazione di nullità non pregiudica l'efficacia degli atti compiuti in nome della società dopo
l'iscrizione nel registro delle imprese.
Sono privi di effetto una volta perfezionata la loro iscrizione nel registro delle imprese.
Ha effetti sananti anche la pubblicità della delibera che elimini dallo statuto una clausola nulla
anche se il vizio ricade tra quelli indicati dall’art. 2332 c.c.
La pubblicità sanante risponde alla necessità di tutelare non i soci responsabili del vizio ma i terzi
che, avendo consultato il registro delle imprese ed avendo fatto affidamento sul puntuale
perfezionamento della costituzione della società o di operazioni straordinarie di trasformazione,
fusione o scissione, trarrebbero un inevitabile pregiudizio qualora non operasse il meccanismo
sanante.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

Il registro delle imprese è diviso in due sezioni:


Sezione ordinaria (iscrizione con effetti dichiarativo e costitutivo) destinata all’iscrizione di
a) Imprenditori commerciali individuali non piccoli
b) Società diverse dalla società semplice
c) Consorzi e società consortili
d) Gruppi europei di interesse economico aventi sede in Italia
e) Enti pubblici aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di impresa commerciale
f) Società estere aventi sede amministrativa in Italia ovvero oggetto principale dell’attività.
Sezione speciale (iscrizione con effetto di mera notizia) destinata all’iscrizione di:
a) Società semplici
b) Imprenditori agricoli
c) Imprese artigiane in precedenza iscritte nell’albo istituito dalla legge quadro
sull’artigianato (sola annotazione).
Ulteriori sezioni speciali sono state riservate
 Alle società tra professionisti,
 Ai soggetti che esercitano attività di direzione e coordinamento,
 Alle società start-up innovative

Le iscrizioni vanno eseguite presso il registro territorialmente competente in ragione del luogo nel
quale l’impresa fissa la propria sede; le iscrizioni sono eseguite su domanda dell’interessato,
redatta su modello ministeriale, cui si allegano gli atti relativi, in forma autentica.
La pubblicità si compie attraverso l’impiego di diversi strumenti:
 Il protocollo: che porta una numerazione progressiva secondo l’ordine di presentazione della
domanda (ora principalmente telematica)
 L’iscrizione vera e propria: si tratta dell’acquisizione e della messa a disposizione del pubblico
delle notizie contenute nella domanda
 L’archiviazione: acquisizione informatica dei documenti e degli atti allegati alla domanda,
con la possibilità per i terzi di richiederne copia
Gli adempimenti presso il registro delle imprese riguardano solo gli atti ed i soggetti tassativamente
indicati dalla legge; non sono ammesse iscrizioni aggiuntive o difformi ma nel caso queste siano
iscritte restano prive di effetto.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

L’ufficio del registro delle imprese è tenuto ad effettuare una serie di controlli prima di procedere
all’iscrizione, deve effettuare accertamenti sulla regolarità e completezza della domanda. Deve
quindi verificare:
 Autenticità della sottoscrizione della domanda prodotta
 Regolarità nella compilazione del modello
 La corrispondenza dell’atto o del fatto di cui si chiede l’iscrizione a quelli previsti dalla legge
 Che siano allegati i documenti dei quali la legge prevede la presentazione
Questo tipo di controllo è puramente formale e non si estende alla verifica della legittimità
sostanziale degli atti oggetto di pubblicità.
Entro 5 giorni dalla presentazione della domanda ed in caso di esito positivo del controllo, segue
l’iscrizione.
 Se la domanda è incompleta l’ufficio può chiedere di integrarla con le menzioni o i
documenti mancanti.
 Se mancano i presupposti di legge, l’ufficio rifiuta l’iscrizione con provvedimento motivato
che trasmette al richiedente; quest’ultimo lo può impugnare con ricorso al giudice del
registro entro 8 giorni.
2014 sono stati ridimensionati i poteri dell’ufficio e laddove l’iscrizione sia richiesta sulla base di
un atto pubblico o una scrittura privata autenticata, l’ufficio del registro delle imprese è
dispensato dall’attività di controllo e deve procedere all’iscrizione immediata dell’atto.
Ulteriori adempimenti dell’ufficio sono:
 L’iscrizione dei verbali assembleari aventi ad oggetto modifica dello statuto di società di
capitali e cooperative, previa omologa del tribunale
 Deposito degli atti senza iscrizione, come avviene per il bilancio d’esercizio
 Iscrizione d’ufficio: l’ufficio è tenuto, di propria iniziativa, all’iscrizione di atti o fatti rilevanti e
dei quali la legge prevedeva l’iscrizione obbligatoria, in caso di inerzia del soggetto tenuto a
presentare l’istanza.
Tale procedura si articola in due fasi: prima l’interessato è invitato all’esecuzione
dell’adempimento entro un determinato termine ma se non adempie il giudice del registro
può ordinare l’iscrizione con decreto impugnabile dinnanzi al tribunale.
 Cancellazione d’ufficio: avviene qualora l’iscrizione sia avvenuta in assenza delle condizioni
previste dalla legge (art 2191 cc.).
lO MoARcPSD| 67
7523
5

SCRITTURE CONTABILI
Le scritture contabili sono documenti che contengono costituiscono la rappresentazione dei
singoli atti d’impresa, della situazione patrimoniale dell’imprenditore e del risultato economico
dell’attività svolta.
ART. 2214 C.C. Sancisce l’obbligo di redigere le scritture contabili per i soli imprenditori
commerciali non piccoli e per le società commerciali.
In alcuni settori, quello tributario, l’obbligo è esteso anche alle piccole imprese e a quelle
agricole.
 La responsabilità della loro tenuta grava sull’imprenditore se individuale, sull’institore e sugli
amministratori delle società.
 La tenuta delle scritture contabili costituisce un mezzo di controllo sull’andamento della
gestione ma è anche strumentale, in caso di crisi, ai fini della ricostruzione a posteriori delle
cause della crisi stessa.
 In caso di fallimento, la mancata o disordinata tenuta della contabilità è oggetto del
reato di bancarotta fraudolenta o semplice.

L’art. 2214 c.c. distingue tra scritture contabili assolutamente” e “relativamente”


obbligatorie.
Le SCRITTURE CONTABILI ASSOLUTAMENTE OBBLIGATORIE sono:
 Il libro giornale: nel quale vengono registrati giorno per giorno ed in modo cronologico-
analitico tutti i movimenti contabili riguardanti l’esercizio dell’impresa.
Il libro giornale può essere suddiviso in sezioni che rispecchino le articolazioni dell’impresa
(quali sedi secondarie o rami particolari).
Inoltre nulla vieta la tenuta di più libri giornale in corrispondenza di reparti, succursali o sedi
secondarie dell’impresa.

 Il libro degli inventari: l'inventario deve redigersi all'inizio dell’esercizio e poi con cadenza
annuale, e deve contenere l'indicazione e la valutazione delle attività e delle passività, sia
relative all’impresa che estranee alla medesima
L'inventario si chiude con il bilancio ed il conto profitti e perdite (stato patrimoniale e conto
economico), il quale deve dimostrare con evidenza e verità gli utili conseguiti o le perdite
subite.
o Lo stato patrimoniale: la situazione patrimoniale dell’impresa al termine dell’esercizio,
o Il conto economico costituiscono: è un riepilogo delle componenti di costo e di ricavo e
dell’esito negativo o positivo della gestione nel corso dell’esercizio.
L'inventario deve essere sottoscritto dall'imprenditore entro tre mesi dal termine per la
presentazione della dichiarazione dei redditi ai fini delle imposte dirette.

 Il fascicolo della corrispondenza commerciale ricevuta e le copie di quella spedita,


rappresentativa dei rapporti posti in essere durante l’esercizio di impresa.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

Le scritture CONTABILI RELATIVAMENTE OBBLIGATORIE (o suppletive) sono quelle richieste dalla


natura o dalle dimensioni dell’impresa. Esse sono:
 Il libro mastro, dove le singole operazioni vengono registrate per tipologia, per cliente ecc..
 Il libro cassa, nel quale vengono registrate le entrate e le uscite in denaro
 Il libro magazzino, che registra le entrate e le uscite di merci dal magazzino
 Il libro delle cambiali attive e passive
 Il libro paga in cui vengono annotate le presenze e le retribuzioni dei dipendenti
 Il libro dei prestatori d’opera autonomi
Inoltre l’imprenditore dovrà tenere tutte le scritture utili ai fini fiscali, tributari e lavoristici.
MODALITÀ DI TENUTA le scritture siano consultabili in ogni momento
L’art. 2219 c.c. stabilisce che “tutte le scritture devono essere tenute secondo le norme di
un'ordinatacontabilità, senza spazi in bianco, senza interlinee e senza trasporti in margine.
Non vi si possono fare abrasioni e, se è necessaria qualche cancellazione, questa deve eseguirsi
in modo che le parole cancellate siano leggibili.
L’art. 2215 dispone che:
 I libri contabili debbano essere numerati progressivamente prima dell’uso e qualora sia
prevista bollatura e vidimazione questa deve essere eseguita ad opera del registro delle
imprese o di un notaio.
 Il notaio o il registro delle imprese devono annottare nell’ultima pagina il numero di fogli di
cui si compone il libro contabile.
Qualora la contabilità sia tenuta in modo informatizzato, è necessaria l’apposizione di una
marcatura temporale e la firma digitale dell’imprenditore.
Le scritture contabili, insieme alla corrispondenza ed alle fatture, devono essere conservate anche
mediante supporto informatico per almeno 10 anni; a parte i bilanci per le società di capitali, le
scritture contabili non sono oggetto di pubblicità.
EFFICACIA PROBATORIA prova contro l’imprenditore
Le scritture contabili, obbligatorie o facoltative, anche qualora non siano correttamente tenute,
costituiscono una prova contro l’imprenditore quindi possono essere sempre utilizzate per far
valere le pretese contro di lui.
Il contenuto delle scritture è “inscindibile” (nel senso che non è possibile utilizzare come prova la
pagina in cui è annotato un debito e non utilizzare la pagina successiva dove è annotato il
pagamento.
E’ consentito all’imprenditore dimostrare di essere incorso in errore nell’iscrizione della voce o di
aver omesso ulteriori scritture (per esempio provando il pagamento non iscritto in contabilità).
Solo eccezionalmente i libri bollati e vidimati possono essere utilizzati come prova a favore
dell’imprenditore; possono essere utilizzati solo nei rapporti tra imprenditori (commerciali,
obbligati alla tenuta della contabilità).
NEI RAPPORTI TRA NON-IMPRENDITORI LE SCRITTURE NON HANNO EFFICACIA PROBATORIA.
Se però le scritture siano redatte con tutte le formalità prescritte dalla legge, le scritture possono
essere prodotte in giudizio sotto forma di estratto autenticato dal notaio; esse consentono
all’imprenditore diottenere dal giudice un decreto ingiuntivo, ovvero un ordine di pagamento
emanato nei confronti del debitore. Le scritture contabili, in caso di controversia, possono essere
esibite su richiesta del giudice; ciò può essere disposto solo in caso di scioglimento della società,
comunione di beni o successione in caso di morte.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

AUSILIARI DELL’IMPRENDTORE
Nello svolgimento della propria attività l’imprenditore può avvalersi e di regola si avvale della
collaborazione una rete di ausiliari.
o Di soggetti stabilmente inseriti nella propria organizzazione aziendale per effetto di un
rapporto di lavoro che li lega all’imprenditore.
o Di soggetti esterni che collaborano con l’imprenditore, in modo occasionale o stabile,
sulla base di rapporti contrattuali di varia natura: mandato, commissione, spedizione,
agenzia o mediazione.
In entrambi i casi la collaborazione può riguardare anche la conclusione di affari con terzi in
nome e per conto dell’imprenditore: l’agire in rappresentanza dell’imprenditore.
Il fenomeno della rappresentanza è regolato dagli artt. 1387 e seguenti del cc. Institori,
procuratori e commessi sono destinati ad entrare stabilmente in contatto con i terzi ed a
concludere affari per l’imprenditore.
Sono automaticamente investiti del potere di rappresentanza dell’imprenditore e di un
potere di rappresentanza ex lege commisurato al tipo di mansioni che la qualifica comporta.
Costituisce, tutto ciò, un effetto naturale di quella determinata collocazione nell’impresa ad
opera dell’imprenditore. Questi potrà modificare il contenuto legale tipico del potere di
rappresentanza di tali ausiliari, ma in tal caso sarà necessario uno specifico atto, opponibile ai
terzi solo se portato a loro conoscenza nelle forme stabilite dalla legge.
Sono questi i principi comuni a tutte e tre le figure degli ausiliari che si differenziano però fra
loro per la diversa posizione nell’impresa e quindi per la diversa ampiezza del rispettivo potere
rappresentativo.

L’INSTITORE è colui che è preposto dal titolare all’esercizio dell’impresa o di una sede
secondaria o di un ramo particolare della stessa. E’ di regola un lavoratore subordinato con la
qualifica di dirigente posto al vertice della gerarchia e del personale.
 Vertice assoluto se l’institore è preposto ad una intera impresa ed in tal caso dipenderà
solo dall’imprenditore; solo da lui riceverà direttive e solo a lui dovrà rendere conto del
suo operato.
 Vertice relativo se è preposto ad una filiale o ad un ramo dell’impresa ed in tal caso
potrà eventualmente trovarsi in posizione subordinata anche rispetto ad altro institore.
Qualora vi siano più institori questi agiranno disgiuntamente.
L’institore è tenuto congiuntamente con l’imprenditore all’adempimento degli obblighi di
iscrizione nel registro delle imprese e di tenuta delle scritture contabili dell’impresa della
sede cui è preposto. Ed in caso di fallimento dell’imprenditore troveranno applicazione
anche nei suoi confronti le sanzioni penali a carico del fallito.
Lo stesso ha ampio potere di rappresentanza, sia sostanziale che processuale. Anche in
mancanza di espressa procura, l’institore può compiere in nome dell’imprenditore tutti gli atti
pertinenti all’esercizio dell’impresa o della sede o del ramo cui e preposto.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

Per quanto riguarda la rappresentanza processuale, l’institore può stare in giudizio, sia come
attore, sia come convenuto per le obbligazioni dipendenti da atti compiuti nell’esercizio
dell’impresa.
I poteri rappresentativi dell’institore, così determinati in via legislativa possono essere
ampliati o limitati dall’imprenditore.
Le limitazioni saranno però opponibili ai terzi solo se la procura originaria o il successivo atto
di limitazione siano stati pubblicati nel registro delle imprese.
La tutela dell’affidamento dei terzi è poi completata da un’ulteriore disposizione in tema di
imputazione degli atti compiuti dall’institore.
L’institore deve rendere palese al terzo con cui tratta tale sua veste, affinché l’atto compiuto
e i relativi effetti ricadano direttamente sul rappresentato; e deve renderla palese spendendo
il nome del rappresentato.

PROCURATORI
I procuratori sono coloro che in base ad un rapporto continuativo, abbiano il potere di compiere
per l’imprenditore gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa, pur non essendo preposti ad esso.
Non sono posti a capo dell’impresa o di un ramo di essa ed il loro potere decisionale è
circoscritto ad un determinato settore operativo dell’impresa (il direttore del settore acquisti,
quello del personale…). Sono ex lege investiti di un potere di rappresentanza generale
dell’imprenditore, generale rispetto alla specie di operazioni per le quali essi sono stati
investiti di autonomo potere decisionale.

I COMMESSI
che sono ausiliari s ubordinati dell’imprenditore cui s ono affidate mans ioni esecutive o
materiali che li pongono in contratto con i terzi , privi di attribuzioni gestorie.
Hanno il potere di rappresentare l’imprenditore nel compimento degli “atti che ordinariamente
comporta la specie delle operazioni di cui sono incaricati”. I commessi sono ausiliari con un potere
rappresentativo limitato, aventi un ruolo di tipo esecutivo
Per quanto concerne la conclusione delle vendite, i commessi devono attenersi agli eventuali
contratti standard e non possono derogare alle condizioni generali o alle clausole stampate su
moduli dell’impresa, a meno che non siano muniti di apposita autorizzazione scritta.
Non possono tuttavia esigere il prezzo delle merci delle quali non facciano la consegna, ne'
concedere dilazioni o sconti che non sono d'uso, salvo che siano a ciò espressamente autorizzati.
Fuori dai locali dell’impresa possono esigere il prezzo solo se autorizzati o in grado di consegnare
una quietanza firmata dall’imprenditore.

AUSILIARI DELL’IMPRENDITORE AGRICOLO


L’art. 2138 c.c. è l’unico articolo dedicato agli AUSILIARI DELL’IMPRENDITORE AGRICOLO e dispone
“I poteri dei dirigenti preposti all'esercizio dell'impresa agricola e quelli dei fattori di campagna, se
non sono determinati per iscritto dal preponente, sono regolati dagli usi”.
La norma riflette la figura arretrata dell’agricoltore ma da una lettura moderna si giunge alla
conclusione che il “dirigente preposto” non sia altro che l’institore con la conseguente possibilità
di applicare gli art. 2203 s.s..
lO MoARcPSD| 67
7523
5

L’AZIENDA ART. 2555 C.C.


L’AZIENDA è il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa
Costituisce l’apparato strumentale di cui l’imprenditore si avvale per lo svolgimento della
propria attività
Non possono essere considerati beni aziendali i beni di proprietà dell’imprenditore che non
siano da questi effettivamente destinati allo svolgimento dell’attività di impresa.
Viceversa la qualifica di bene aziendale compete anche ai beni di proprietà di terzi di cui
l’imprenditore può disporre in base ad un valido titolo giuridico.
L’azienda è un complesso di beni eterogenei, che subisce modificazioni qualitative e quantitative
anche radicali nel corso dell’attività.
Il complesso dei beni aziendali, normalmente tra loro eterogenei, è caratterizzato
dall’organizzazione intesa come vincolo di interdipendenza e complementarietà che unisce i vari
elementi e consente all’imprenditore, anche attraverso il loro utilizzo separato, di perseguire un
determinato scopo produttivo.
La nozione di azienda è indistinguibile da quella di avviamento ovvero quel quid di VALORE
AGGIUNTO del complesso organizzato rispetto agli elementi che lo compongono.
Tale valore deriva dall’efficienza dell’impresa, dalla sua competitività sul mercato, sul grado di
attrazione della clientela; è un valore intangibile ma tanto importante da poter essere (a
determinate condizioni) iscritto nell’attivo dello stato patrimoniale e calcolato nella liquidazione
del socio recedente. Si distingue tra avviamento soggettivo ed avviamento oggettivo.
o OGGETTIVO riguarda i fattori che permangono anche se muta il titolare dell’azienda in
quanto insiti nel coordinamento esistente tra diversi beni;
o SOGGETTIVO è quello dovuto alla abilità operativa dell’imprenditore sul mercato ed in
particolare alla sua abilità nel formarsi, conservare ed accrescere la clientela.
Il trasferimento a titolo definitivo(vendita) o temporaneo (usufrutto o fitto) dell’azienda
comporta infatti peculiari effetti ( divieto di concorrenza del cedente, successione nei
contratti aziendali ) ispirati dalla finalità di favorire la conservazione dell’unità economica e
del valore di avviamento dell’azienda a tutela di quanti su tale unità e su tale valore hanno
fatto specifico affidamento.

LA CIRCOLAZIONE E LA CONCESSIONE IN GODIMENTO DELL’AZIENDA


La disciplina del trasferimento d’azienda si applica ai contratti tipici di vendita, usufrutto, affitto,
con i quali si trasmette la proprietà o il godimento ma anche a qualsiasi altra fattispecie traslativa,
come la permuta o il conferimento società.
E’ importante perciò stabilire in concreto se un determinato atto di disposizione dell’imprenditore
sia da qualificare come trasferimento di azienda o come trasferimento dei singoli beni aziendali,
dato che solo nel primo caso potrà trovare applicazione la disciplina della circolazione di un
complesso aziendale.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

Per aversi trasferimento di azienda non è necessario che l’atto di disposizione comprenda l’intero
complesso aziendale, è applicabile anche quando l’imprenditore trasferisca un ramo particolare
della sua azienda purché dotato di organicità operativa.
E’ necessario ma allo stesso tempo sufficiente che sia trasferito un insieme di beni potenzialmente
idoneo ad essere utilizzato per l’esercizio di una determinata attività di impresa.
E’ però necessario che i beni esclusi dal trasferimento non alterino l’unità economica e funzionale
di quella data azienda come si verificherebbe qualora si escludesse dal trasferimento il brevetto
industriale su cui si fonda l’attività di impresa.
C’è una netta distinzione fra forma necessaria per la validità del trasferimento e forma richiesta ai
fini probatori e per l’opponibilità ai terzi.
I contratti che hanno ad oggetto il trasferimento della proprietà o della concessione in godimento
dell’azienda sono validi se stipulati con l’osservanza delle forme stabilite dalla legge per il
trasferimento dei singoli beni che compongono l’azienda o per la particolare natura del contratto.
VENDITA DELL’AZIENDA – DIVIETO DI CONCORRENZA DELL’ALIENANTE
L’alienazione dell’azienda produce effetti ulteriori che riguardano il divieto di concorrenza
dell’alienante, i contratti, i crediti ed i debiti aziendali.
Chi aliena un’azienda deve astenersi per un periodo massimo di cinque anni dall’iniziare una
nuova impresa che possa comunque, per oggetto, ubicazione o altre circostanze, sviare la
clientela dall’azienda ceduta.
Il divieto di concorrenza riguarda l’avvio di una nuova impresa e non la continuazione di un’attività
La norma contempera due opposte esigenze:
 Quella dell’acquirente quindi di godere dell’avviamento.
 Quella dell’alienante a non vedere compromessa la propria libertà di iniziativa economica
oltre un determinato arco di tempo sufficiente per consentire all’acquirente di consolidare
la propria clientela
Il divieto di concorrenza:
 Graverà perciò in testa all’imprenditore fallito nel caso di vendita in blocco dell’azienda
da parte degli organi fallimentari.
 È derogabile ed ha carattere relativo.
 Può essere rafforzato, giungendo all’estensione anche ad attività non direttamente
concorrenziali.
 La durata non può mai eccedere i cinque anni.
E’ escluso il caso di usufrutto o affitto dell’azienda in quanto il divieto di concorrenza nei
confronti del nudo proprietario o del locatore coincide con la durata del rapporto.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

La giurisprudenza ha esteso l’applicazione del divieto ad altri ambiti in cui si potrebbe avere
elusione o aggiramento della norma:
 Divisione ereditaria con assegnazione dell’azienda caduta in successione ad uno degli eredi
 Scioglimento di società con assegnazione dell’azienda ad uno degli eredi o ad uno dei soci
come sua quota di liquidazione
 Vendita dell’intera partecipazione sociale o di una partecipazione di controllo in una società
per azioni. Qui il negozio traslativo ha oggetto azioni della società e non direttamente un
azienda ma il risultato economico è sostanzialmente coincidente. tale divieto può essere del
tutto escluso
In sede di divisione ereditaria o nello stabilire una quota di liquidazione si tiene conto anche
del valore dell’avviamento dovuto alla clientela.
E’ indubbio che la vendita dell’intero pacchetto azionario o di una partecipazione di controllo
permettono di raggiungere un risultato economico sostanzialmente coincidente con la
vendita dell’azienda.
La disciplina del trasferimento dell’azienda si preoccupa di favorire il mantenimento dell’unità
economica della stessa.
E’ infatti previsto che se non è pattuito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra nei
contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale.
Al terzo contraente è riconosciuto il diritto di recedere dal contratto entro tre mesi dalla
notizia del trasferimento se sussiste una giusta causa salvo in questo caso la responsabilità
dell’alienante.
Questo tipo di disciplina si applica ai contratti non integralmente eseguiti da entrambe le
parti al momento del trasferimento dell’azienda.
 Se invece l’imprenditore ha già adempiuto le obbligazioni a suo carico, residuerà un
credito a suo favore nei confronti del terzo.
 Viceversa residuerà un debito dell’imprenditore qualora il terzo contraente abbia
integralmente eseguito le proprie prestazioni.
La notifica al debitore ceduto o l’accettazione da parte di questi è sostituita da una sorta di
notifica collettiva: l’iscrizione del trasferimento dell’azienda nel registro delle imprese.
Da tale momento la eventuale cessione dei crediti relativi all’azienda ceduta ha effetto nei
confronti dei terzi, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione.
Questa disciplina è circoscritta alle imprese soggette a registrazione con effetti di pubblicità
legale. Negli altri casi trova applicazione la disciplina generale della cessione dei crediti.
Riguardo alla disciplina dei debiti, nel trasferimento di un’azienda commerciale risponde dei
debiti suddetti anche l’acquirente dell’azienda se essi risultano dai libri contabili obbligatori.
Per I DEBITI DA LAVORO l’acquirente dell’azienda risponde in solido con l’alienante, anche se
non risultano dalle scritture contabili; ed oggi anche se l’acquirente non ne ha avuto
conoscenza all’atto del trasferimento.
La responsabilità grava anche sull’acquirente di un’azienda o di un ramo di azienda non
commerciale.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

Il trasferimento d’azienda fa riferimento (salvo il caso di cessione di ramo) alla totalità dei beni che
compongono l’azienda. Se invece le parti vogliono escludere uno o più beni dovranno specificare
l’esclusione; tale esclusione non dovrà ovviamente mettere in discussione la natura aziendale del
complesso trasferito.
ART. 2112 c.c. si intende per trasferimento d'azienda qualsiasi operazione che, in seguito a
cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un'attività economica
organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che conserva nel
trasferimento la propria identità a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla
base del quale il trasferimento è attuato ivi compresi l'usufrutto o l'affitto di azienda.
FORMA E PUBBLICITÀ art. 2556 c.c. stabilisce che per le imprese soggette a registrazione, i
contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento (usufrutto, affitto,
comodato) dell’azienda, devono essere provati per iscritto.
La mancanza della forma scritta non compromette la validità dell’atto ma ne compromette
l’efficacia.
Al fine di ottemperare all’obbligo della pubblicità, il trasferimento deve essere redatto per scrittura
privata autentica o per atto pubblico da depositarsi presso il registro delle imprese entro 30 gg a
cura del notaio rogante o autenticante.

GLI EFFETTI DEL TRASFERIMENTO D’AZIENDA sono regolati dagli art. 2558-2559-2560 c.c.
il consenso del terzo contraente in caso di cessione del contratto (dal cedente al cessionario) e per
la cessione del credito, la notifica o l’accettazione da parte del debitore ceduto.
Inoltre, il conduttore non può cedere il contratto senza il consenso del locatore, in caso di cessione
d’azienda il conduttore può sublocare l’immobile o cedere il contratto di locazione anche senza il
consenso del locatore, purché venga insieme ceduta o locata l’azienda.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

SORTE DEI CONTRATTI PENDENTI


Salvo diverso accordo tra le parti, il caso di vendita d’azienda, l’acquirente subentra
automaticamente nei contratti pendenti “stipulati per l’esercizio dell’azienda”, a prescindere dalla
volontà dell’acquirente e del cedente e del fatto che il cedente abbia conoscenza della loro
esistenza.
Il riferimento è a tutti i contratti commerciali, come quelli di leasing o di locazione, i contratti di
fornitura delle materie prime, i contratti di assicurazione o di finanziamento.
Inoltre l’art. 2558 si estende non solo ai contratti a prestazioni corrispettive non integralmente
eseguite da parte di entrambi i contraenti ma anche alle proposte contrattuali già formulate
dall’alienante ed alle eventuali accettazioni da esso espresse.
L’ART. 2610 c.c. dispone che in caso di trasferimento a qualunque titolo dell’azienda, l’acquirente
subentra nel contratto di consorzio; entro un mese dal trasferimento gli altri consorziati possono
decidere di escludere l’acquirente se sussiste giusta causa.
L’art. 2112 cc disciplina la continuazione del rapporto di lavoro in caso di trasferimento
d’azienda; ilrapporto di lavoro continua in capo al cessionario ed il lavoratore conserva tutti i
diritti maturati. Il cedente ed il cessionario sono obbligati in solido per tutti i crediti del lavoratore.
Il lavoratore, le cui condizioni di lavoro siano notevolmente modificate nei tre mesi successivi al
trasferimento, può rassegnare le proprie dimissioni.
Fanno eccezione dalla regola del passaggio automatico i contratti avente carattere personale cioè
quelli in cui la presenza di un determinato soggetto è stata, per attitudini e qualità, determinante
nell’orientare il consenso. Tali contratti continuano in capo all’alienante a meno che non vi sia
espressa previsione nel contratto tra le parti ed il consenso del contraente ceduto.
Si tratta generalmente di contratti al alta qualificazione professionale, come il consulente tributario.
Il terzo contraente, entro tre mesi dalla notizia del trasferimento (consultabile presso il registro
delle imprese) può recedere dal contratto se vi è una giusta causa.
Il recesso ha effetto solo ex nunc (per il futuro) quindi non produce effetti per il passato ma solo
l’estinzione.
SUCCESIONE DEI CREDITI E DEI DEBITI
Gli art. 2559-2560 c.c. regolano la successione nei crediti e nei debiti aziendali, derivanti sia da un
rapporto parzialmente non eseguito sia da fonte diversa da quella contrattuale. Tali articoli
disciplinano la successione nei confronti dei debitori e dei creditori e non entrano nel merito dei
rapporti interni tra acquirente e cedente in quanto ciò è rimesso ad accordi tra essi
SUCCESSIONE DEI CREDITI: l’acquirente subentra nei crediti aziendali dal momento
dell’iscrizione dell’atto traslativo nel registro delle imprese, senza necessità di un espressa
pattuizione né della notifica o dell’accettazione da parte dei creditori. La pubblicità nel registro
delle imprese funge da notifica collettiva ed evita di comunicare a ciascun debitore dell’impresa
l’avvenuta cessione; inoltre rende inefficace, dal momento dell’iscrizione, ogni eventuale singolo
trasferimento ad altri che non sia l’acquirente dell’azienda. Si fa eccezione per il caso in cui il
debitore abbia pagato il debito “in buona fede all’alienante” per esempio nel periodo a ridosso
della cessione; in questo caso spetta al debitore la prova di aver adempiuto nei confronti
dell’originario creditore (alienante).
lO MoARcPSD| 67
7523
5

ACCOLLO DEI DEBITI: la regola generale è che l’alienante continua a rispondere dei debiti
presistenti al momento del trasferimento salvo il caso in cui i creditori abbiano acconsentito alla
sua liberazione.
La deroga si ha unicamente per l’imprenditore commerciale: l’acquirente risponderà in solido con
l’alienante per i debiti risultanti dalle scritture contabili obbligatorie che l’imprenditore
commerciale è obbligato a redigere, indipendentemente dal rispetto delle corrette formalità di
tenuta.
Questa norma si ha al fine di tutelare i creditori dell’alienante con la salvaguardia della certezza dei
rapporti giuridici.
L’acquirente risponde dei soli debiti commerciali di cui prende conoscenza precedentemente alla
cessione attraverso l’analisi della contabilità.
La regola è inapplicabile all’imprenditore agricolo ed al piccolo imprenditore che sono esonerati
dall’obbligo di redigere le scritture contabili obbligatorie.
Pertanto, la registrazione del debito nelle scritture contabili obbligatorie è una condizione
imprescindibile per generare la responsabilità in solido da parte di acquirente e cessionario;
quest’ultimo non può rispondere di debiti di cui non poteva prendere conoscenza attraverso
l’analisi delle scritture contabili.
DEBITI DI LAVORO dei debiti di lavoro risponde l’acquirente in solido con il cessionario, anche
qualora non siano risultanti dalle scritture contabili obbligatorie e nel caso in cui l’acquirente non
ne sia a conoscenza.
Infatti la tutela dei dipendenti prevale sull’interesse del compratore a non essere gravato da debiti
di cui non era a conoscenza.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

USUFRUTTO E AFFITTO D’AZIENDA:


L’azienda può essere oggetto anche di un diritto di godimento, reale (usufrutto) o
personale (affitto).
(Art. 2561-2562 cc) si applicano le norme sul trasferimento d’azienda relative a:
 Requisito della forma scritta del contratto e la sua iscrizione nel registro delle imprese
 Divieto di concorrenza che grava sul nudo proprietario/locatore per tutta la durata
dell’usufrutto o dell’affitto
 La successione automatica dei contratti (che non abbiano carattere personale)
dell’usufruttuario/affittuario sino alla scadenza del contratto
Quanto alla successione dei crediti, si applica anche al caso di usufrutto dell’azienda (ma non di
affitto).
Il legislatore non ha invece esteso la responsabilità per i debiti al titolare del diritto di godimento
dell’azienda, fatta eccezione per i debiti da lavoro (che tratta la successione nel rapporto di lavoro
e la responsabilità solidale tra cedente e cessionario).
Dato il carattere temporaneo della dismissione, salvo diverso accordo tra le parti, l’usufruttuario
o l’affittuario non siano gravati dai debiti pregressi anche se essi risultano dalle scritture contabili
obbligatorie; pertanto continuerà a rispondere dei debiti il nudo proprietario o il locatore.
L’inventario da redigere all’inizio dell’usufrutto, in cui vengono valorizzati anche debiti e crediti;
pertanto si potrebbe pensare che anche questi ultimi seguano le vicende circolatorie dell’azienda.
Obblighi: l’affittuario e l’usufruttario devono
 Gestire l’azienda sotto la ditta che la contraddistingue, senza modificarne la destinazione ed
in modo da conservare l’organizzazione e l’efficienza degli impianti.
 Non saranno tenuti ad effettuare nuovi investimenti ma dovranno preservare la normale
dotazione di scorte al fine di poter far fronte alla domanda di mercato.
L’inosservanza di tali obblighi o la cessazione della gestione determinano l’estinzione
dell’usufrutto o la risoluzione dell’affitto.
Al termine del rapporto, la differenza tra la consistenza iniziale e finale di inventario, è regolata
in denaro sulla base dei valori correnti a tale data.
Affitto dell’azienda fallita. La legge fallimentare regola l’affitto dell’azienda dell’imprenditore
fallito (ovviamente temporaneo in quanto la sua durata deve essere compatibile con le esigenze di
liquidazione).
Il contratto può essere stipulato dal curatore quando ciò sia utile al fine della proficua vendita
dell’azienda o di parti di essa;
 ciò evita ai creditori il danno derivante da un improvvisa interruzione dell’attività di impresa
ed inoltre a procurare un canone utile.
 ciò evita i rischi e le responsabilità derivanti dalla gestione temporanea dell’impresa da
parte del curatore.
Il curatore ha diritto di procedere all’ispezione dell’azienda e di recedere anticipatamente dal
contratto d’affitto (contro corresponsione di un indennizzo). L’affittuario ha diritto di prelazione
per l’eventuale acquisto dell’azienda.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

***L'usufrutto è un diritto reale minore che consistente nel diritto di un soggetto (usufruttuario)
di godere di un bene di proprietà di un altro soggetto (nudo proprietario) e di raccoglierne i frutti,
ma con l'obbligo di rispettarne la destinazione economica. Si tratta di un diritto reale di godimento
su cosa altrui dal contenuto molto vasto: le facoltà dell'usufruttuario hanno infatti un'estensione
che si approssima, pur senza raggiungerla, alla facoltà di godere delle cose spettanti al
proprietario, al quale residua la nuda proprietà.

**La locazione, in diritto, costituisce il contratto con il quale una parte (detta locatore) si obbliga
a permettere a un altro soggetto (conduttore o locatario) l'utilizzo di una cosa per un dato tempo
in cambio di un determinato corrispettivo.

Si applicano comunque ad entrambi il divieto di concorrenza e la disciplina della


successione nei contratti aziendali
lO MoARcPSD| 67
7523
5

PROPRIETÀ INDUSTRIALE Art. 1 d.lgs. 30/2005 “codice della proprietà industriale”


Per proprietà industriale si intendono i marchi, gli altri segni distintivi, le indicazioni geografiche,
le denominazioni d’origine, e disegni e modelli, invenzioni, modelli di utilità, topografie dei prodotti
a semiconduttori, informazioni aziendali riservate e nuove varietà industriali.
Per proprietà industriale si intende quindi il complesso di nomi, creazioni, attributi, riconducibili
alla categoria di beni immateriali di cui l’imprenditore si avvale per distinguersi dai suoi concorrenti
I SEGNI DISTINTIVI
LA DITTA è il nome sotto il quale l’imprenditore esercita la sua impresa.
Lo individua come soggetto di diritto nell’esercizio dell’attività di impresa. Ed è segno distintivo
necessario, nel senso che in mancanza di diversa scelta essa coincide col nome civile dell’imprenditore
o Per le società di persone assume il nome “ragione sociale”
o Per le società di capitali “denominazione sociale “che costituiscono il nome degli imprenditori
collettivi intesi come soggetti, ma non sostituiscono la ditta che invece si riferisce all’attività
di impresa.
Nella scelta della propria l’imprenditore incontra ha due limiti rappresentati dal i principi della
novità e della verità.
VERITÀ: Si divide in ditta originaria o derivata
o La ditta originaria è quella formata dall’imprenditore che la utilizza. Essa deve contenere
almeno il cognome o la sigla dell’imprenditore.
o La ditta derivata è quella formata da un dato imprenditore e successivamente trasferita ad
un altro imprenditore insieme all’azienda. E nessuna disposizione impone a chi utilizzi una
ditta derivata di integrarla col proprio cognome o con la propria sigla. La verità in tal caso si
traduce in una pura verità storica.
Inoltre la ditta potrà sempre contenere un elemento di fantasia liberamente scelto con il solo
limite che non debba trarre in inganno i consumatori sull’attività svolta dall’impresa.
Per le imprese commerciali, l’ufficio del registro delle imprese è tenuto a non iscrivere la ditta
qualora non contenga gli elementi necessario, se si tratta di una ditta derivata, qualora non sia
prima stato depositato l’atto con il quale ha avuto luogo la successione dell’azienda.
NOVITÀ: la ditta non deve essere uguale o simile con altre in precedenza legittimamente
adottate.
Il principio della novità vige anche in relazione agli altri segni distintivi: vige il divieto di adottare
come ditta un segno uguale o simile all’altrui marchio se sussista pericolo di confusione (c.d.
unitarietà dei segni istintivi).
TUTELA: Ad ogni imprenditore è riconosciuto il diritto all’uso esclusivo della ditta da lui prescelta;
pertanto gli altri imprenditori hanno il divieto di adottarne una uguale o simile.
Qualora per l’oggetto dell’impresa o per il luogo in cui è esercitata vi sia rischio di confusione, è
onere del titolare della ditta iscritta successivamente nel registro delle imprese (o in caso di
imprese non soggette a registrazione, quella utilizzata in epoca posteriore) di integrarla o
modificarla con aggiunte in grado di distinguerla.
I conflitti tra più utilizzatori della stessa ditta sono risolti sulla base del criterio cronologico.

TRASFERIBILITÀ: La ditta ha un proprio valore economico e il suo titolare può essere intestato a
cederla, così realizzando il suo valore di scambio;
lO MoARcPSD| 67
7523
5

L’unico limite al suo trasferimento è quello di non poterlo fare separatamente dall’azienda cui
si riferisce. Se l’atto è tra vivi occorre il consenso espresso dell’alienante, mortis causa di
trasferisce agli eredi secondo le regole successorie, salvo diversa disposizione testamentaria.
tale regola risponde all’esigenza di tutelare i consumatori che altrimenti potrebbero essere tratti
in inganno sulla provenienza dei beni e dei servizi offerti se al nome che li accompagna non
facesse riscontro il complesso aziendale che ha contribuito alla loro affidabilità.
IL MARCHIO è il segno distintivo che contraddistingue i prodotti o i servizi resi dall’imprenditore.
Si distingue tra marchio nazionale, marchio comunitario e marchio internazionale (di seguito si
tratta del primo).
 TUTELA: il marchio può essere registrato o di fatto. La registrazione può essere ottenuta non
solo dall’imprenditore ma da chiunque lo utilizzi o si proponga di utilizzarlo nella propria
impresa, nelle imprese di cui abbia il controllo o che ne facciano uso dietro suo consenso.
La registrazione avviene presso l’ufficio italiano brevetti e marchi ed il marchio registrato è
tutelato su tutto il territorio nazionale per dieci anni (rinnovabili alla scadenza per lo stesso
periodo e per un numero illimitato di volte) decorrenti dalla data di presentazione della
domanda e quindi ancora prima dell’utilizzo.
La tutela riguarda tutti i prodotti appartenenti alla stessa categoria merceologica cui il segno si
riferisce ed i prodotti affini.
La registrazione nazionale è requisito necessario per il successivo ottenimento della
registrazione internazionale presso l’organizzazione mondiale per la proprietà industriale
(OMPI) con sede a Ginevra.
Può invece prescindere la registrazione comunitaria con effetti nell’intera UE che va effettuata
presso l’ufficio per l’armonizzazione del mercato interno (UAMI) con sede in Alicante (Spagna).
Il marchio di fatto ovvero quello utilizzato per distinguere i prodotti ma non registrato è
registrato solo nei limiti del preuso, limitatamente all’ambito territoriale in cui esso è avvenuto
e finché effettivamente utilizzato.
Se il preuso ha portata solo locale la tutela si restringe solo a questo ambito e deve inoltre
convivere con la tutela del marchio registrato.
Preuso : CHI ha fatto uso di un marchio non registrato ha la facoltà di continuare ad usarne,
nonostante la registrazione da altri ottenuta, nei limiti in cui anteriormente se ne è valso
 COMPOSIZIONE: il marchio può essere emblematico (costituito da un disegno o un logo),
numerico, denominativo o misto.
Può essere costituito da suoni, colori ed a certe condizioni anche dalla confezione o dalla forma
del prodotti (con esclusione delle forme imposte dalla natura del prodotto- deve quindi
trattarsi di una forma arbitraria e particolare). Al fine di svolgere la propria funzione distintiva,
il marchio deve essere estraneo al prodotto, non può corrispondere ad esso.
 TIPO: il marchio può essere:
 Di fabbrica: se apposto dal produttore
 Di commercio: se apposto dal rivenditore; in questo caso non può sostituire o coprire
il primo;
 Individuale
 Collettivo: se registrato ai fini della tutela di un vasto settore merceologico da “soggetti”
es. un consorzio di imprenditori o un’associazione.
Per essere tutelato giuridicamente, il marchio deve possedere i seguenti requisiti:
 NOVITÀ il marchio non deve essere confondibile con un altro precedentemente registrato o
usato in ambito non puramente locale, in una categoria merceologica affine o uguale, né con
un segno adottato da altri come ditta, insegna o nome a dominio aziendale. Occorre
lO MoARcPSD| 67
7523
5

distinguere tra marchi ordinari o marchi celebri (o di rinomanza (es. Ferrari o Armani) la cui
tutela è svincolata dal criterio di affinità merceologica ed il titolare può vietare a terzi l’utilizzo
del marchio anche per prodotti o servizi non affini, qualora tale utilizzo consenta di trarre
indebitamente vantaggio dalla rinomanza del segno distintivo anteriore.
 ORIGINALITÀ: il marchio deve essere composto in modo da consentire un’autonoma
individuazione dello specifico prodotto/servizio tra tutti quelli dello stesso genere presenti sul
mercato. Pertanto non possono essere utilizzati come marchio:
 I segni divenuti di uso comune nel linguaggio corrente o negli usi costanti del commercio
(es. parole come super o extra)
 Le denominazioni o raffigurazioni generiche del prodotto o del servizio (es. un marchio di
calzature non potrà essere costituito esclusiva mente dalla parola “scarpa”)
 Le indicazioni descrittive delle caratteristiche essenziali come la qualità o la quantità.
Ciò non significa che non possano essere utilizzate parole di uso comune o denominazioni
generiche, ma esse devono essere modificate o combinate tra loro in modo fantasioso.
Anche le denominazioni generiche in lingua straniera sono tutelabili, purchè la lingua
non sia conosciuta in Italia o la parola utilizzata non sia conosciuta dal consumatore
medio italiano.
A seconda del grado di originalità, si distingue tra
o Marchio forte : marchio che si caratterizza per la notevole capacità distintiva tanto da
identificarsi con il prodotto stesso (Es. Rolex),
Il marchio forte è un marchio di pura fantasia in quanto distingue il prodotto con un
marchio che non ha alcuna correlazione con il prodotto o servizio specifico.
o Marchio debole: relazione diretta con il prodotto o servizio (es. pastiglie benagol).
 LICEITÀ: Il marchio non deve contenere seni contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon
costume ovvero segni lesivi di diritti altrui, né stemmi o bandiere protetti da convenzioni
internazionali. Senza il consenso dell’interessato non possono essere registrati marchi che
rappresentano ritratti di persona o il nome di una persona diversa dal richiedente che fosse
divenuto noto.
 VERITÀ: è vietato inserire nel marchio segni idonei ad ingannare il pubblico in particolare sulla
provenienza geografica, sulla natura o sulla qualità del bene o del servizio

IL MARCHIO È NULLO SE MANCA UNO DI QUESTI REQUISITI.


L’assenza della capacità distintiva è però sanata se prima della presentazione della domanda di
registrazione o dell’eccezione di nullità, il segno abbia acquistato un significato secondario
distintivo ulteriore rispetto a quello primario descrittivo (es. il marchio spizzico).
La mancanza di novità è sanata qualora il titolare di un marchio anteriore o di diritto di preuso,
tolleri per almeno 5 anni l’utilizzo di un marchio successivo uguale o simile al proprio.
La convalidazione del marchio nullo è prevista solo qualora il marchio posteriore non sia stato
domandato in mala fede, cioè avendo conoscenza della precedente registrazione o preuso.

DECADENZA, le ipotesi sono le seguenti:


o Volgarizzazione del marchio, ovvero quando questo, nell’ambito del commercio, viene
utilizzato come denominazione generica del prodotto o del servizio tanto da identificarsi con
lO MoARcPSD| 67
7523
5

questo (es. biro- aspirina).


o Sopravvenuta illiceità o ingannevolezza: ossia per sopraggiunta contrarietà alla legge, al
buon costume o all’ordine pubblico o quando il marchio possa trarre in inganno il pubblico o
quando il titolare abbia omesso i controlli previsti dalle disposizioni regolamentari per
l’utilizzo del marchio collettivo
o Per non uso nei cinque anni successivi alla registrazione o per un altro periodo ininterrotto di
pari durata, salvo che ciò dipenda da motivo legittimo.

Il marchio è trasferibile ai terzi anche separatamente dall’azienda, per la totalità o per una parte
dei prodotti/servizi.
Il trasferimento può avvenire a titolo definitivo oppure temporaneo ovvero tramite la
concessione di una licenza d’uso. Con tale contratto il titolare di un marchio concede ad un terzo
il diritto di utilizzarlo riservandosi il potere di controllare sia la qualità dei prodotti sui quali il
licenziatario appone il marchio, siala strategia di business.
La concessione di licenza può essere totale o parziale (ovvero per la totalità o solo una parte di
beni e servizi); esclusiva o non esclusiva (a seconda che il titolare si riservi o no la continuazione
dell’uso).
Al fine di reprimere i pericoli riferiti alla libera circolazione del marchio ed alla concessione di
licenza non esclusiva (in particolare nel franchising e nel merchandising), è sancito dall’art. 23
c.p.i. che “dal trasferimento e dalla licenza del marchio non deve derivare inganno in quei
caratteri dei beni e dei servizi che sono necessari ai fini dell’apprezzamento da parte del pubblico;
la concessione di licenza non esclusiva è subordinata alla condizione che il licenziatario si obblighi
ad utilizzare il marchio per contraddistinguere prodotti o servizi uguali a quelli messi in commercio
o prestati nel territorio dello Stato con lo stesso marchio.

In caso di violazione dei diritti sul marchio, sono previsti diversi provvedimenti diretti: a
prevenire la continuazione dell’illecito e ad eliminare le conseguenze patrimoniali dell’illecito. Tra
gli strumenti sanzionatori si hanno:
o Inibitoria della fabbricazione, del commercio e dell’uso delle cose che costituiscono la
violazione del diritto;
o L’ordine di ritiro dal commercio o di distruzione dei beni realizzati in violazione del diritto o la
loro assegnazione al titolare del diritto
o Qualora l’ordine inibitorio non venga rispettato, il giudice può fissare una somma dovuta per
ogni violazione ed inosservanza successivamente constatata e per ogni ritardo
nell’esecuzione del provvedimento.
o Tali provvedimenti inibitori e di rimozione non richiedono il dolo o la colpa del contraffattore.

L’INSEGNA è il segno distintivo, sia esso emblematico o figurativo, che identifica il locale dove si
esercita l’attività di impresa.
All’insegna si applica l’onere di differenziazione gravante sul secondo utilizzatore, ogni qualvolta vi
lO MoARcPSD| 67
7523
5

sia un rischio di confusione.


Il c.c. dedica all’insegna solo l’art. 2568 e pertanto si fa riferimento ai principi base applicabili al
marchio: anche l’insegna dovrà essere lecita, dotata di sufficiente capacità distintiva e tale da non
trarre in inganno il pubblico.
Resta controversa la norma da applicare in caso di trasferimento dell’insegna: la tesi prevalente è
quella secondo la quale vi debba essere necessariamente una correlazione con il trasferimento
dell’azienda.
IL DOMAIN NAME o nome a dominio rappresenta l’indirizzo internet dell’azienda.
Il c.p.i. ha equiparato il domain name agli altri segni distintivi ed ha previsto la possibilità per
l’autorità giudiziaria di disporre in via cautelare, oltre all’inibitoria nell’uso nell’attività economica
del dominio illegittim5amente registrato, anche il suo trasferimento provvisorio, subordinandolo,
se ritenuto opportuno, alla prestazione di idonea cauzione da parte del beneficiario del
provvedimento.
Le INDICAZIONI GEOGRAFICHE E LE DENOMINAZIONI DI ORIGINE, identificano un paese, una
regione o una località, quando siano adottate per designare un prodotto che ne è originario e le
cui qualità, reputazione o caratteristiche sono dovute esclusivamente o principalmente
all’ambiente geografico di origine.
Ai fini della tutela dei consumatori, è vietato apporre indicazioni geografiche o denominazioni di
origine quando siano idonee ad ingannare il pubblico o quando ciò comporti uno sfruttamento
indebito della denominazione protetta, nonché l’uso di altri mezzi per la presentazione del prodotto
che indichino che il prodotto proviene da una località diversa dal reale luogo d’origine o qualora
il prodotto presenti qualità differenti da quelle proprie dei prodotti provenienti dalla località
designata da una certa indicazione geografica.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

INVENZIONI INDUSTRIALI
Il brevetto conferisce un monopolio temporaneo di sfruttamento sul trovato oggetto di invenzione,
un diritto esclusivo di realizzarlo, di disporne, di farne oggetto di commercio e vietare ad altri di
produrlo, utilizzarlo, usarlo, metterlo in commercio, venderlo o importarlo.
Possono essere oggetto di brevetto:
o Le invenzioni industriali ovvero le soluzioni nuove ed originali ad un problema tecnico, idonee
ad essere realizzate ed applicate in campo industriale;
o I modelli industriali, che a loro volta si distinguono in:
 Modelli di utilità: che forniscono a macchine o parti di esse, a strumenti, oggetti o
utensili, una particolare efficacia o comodità di applicazione o impiego (manca una vera
e propria nuova soluzione ad un problema tecnico- si tratta di migliorare il prodotto
sotto il profilo funzionale)
 Modelli e disegni: che forniscono un particolare ornamento ad oggetti industriali
(migliorano il prodotto già esistente sotto il profilo estetico).

LE INVENZIONI INDUSTRIALI possono essere di prodotto (macchine, utensili, formule chimiche)


o di processo (es. un nuovo metodo di produzione).
L’invenzione può anche essere principale o derivataovvero basata su una precedente
invenzione; quest’ultima si divide in
 Invenzione di combinazione ovvero si riferisca ad un modo originale di mettere insieme
elementi e pezzi diversi, in tutto o in parte già conosciuti
 Invenzione di perfezionamento: ovvero arricchisca o migliori un trovato preesistente
 Invenzione di traslazione: ovvero si ottenga un risultato finale diverso, suscettibile di altre
utilizzazioni, da una precedente invenzione o da un principio noto.
Non costituisce invenzione e quindi non può essere oggetto di brevetto (es. le scoperte, le teorie
scientifiche, i metodi matematici, i metodi per il trattamento chirurgico o terapeutico del corpo
umano o animale ed i metodi di diagnosi a loro applicabili, le razze animali ed i processi biologici
per l’ottenimento delle stesse).
Una disciplina specifica è stata dettata per i diritti sulle nuove varietà di vegetali e le invenzioni
biotecnologiche.
I requisiti fondamentali per ottenere il brevetto sono:
 NOVITÀ: un invenzione è considerata nuova se il trovato non è compreso nello stato della
tecnica, ossia non è mai stata resa accessibile al pubblico, neppure dallo stesso inventore (o
da terzi, abusivamente) prima del deposito della domanda di brevetto.
 ORIGINALITÀ - CREATIVITÀ: Un’invenzione è considerata come implicante un’attività
inventiva se, per una persona esperta del ramo, essa non risulta in modo evidente
dallo stato della tecnica.È necessario, infatti, uno sforzo inventivo, un momento creativo
che non consista soltanto nell’applicazione di normali conoscenze tecniche o non sia
direttamente desumibile dalla tecnica nota.
In sostanza, è necessario che nel trovato che si intende brevettare ricorra un apporto, un
contribuito, pure se modesto, al progresso, “un passo in avanti”, qualche cosa che, allo stato
della tecnica, non solo non esisteva ma neppure poteva dedursi come una conseguenza logica
e necessaria delle conoscenze già acquisite.
 INDUSTRIALITÀ: esprime l’attitudine del trovato ad essere fabbricato o utilizzato i qualsiasi
genere di industria, compresa quella agricola. Quindi l’invenzione deve essere sfruttabile
industrialmente.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

 LICEITÀ: intesa come non contrarietà alle norme imperative, all’ordine pubblico ed al buon
costume.
In mancanza di tali requisiti il brevetto è nullo.
La relativa declaratoria ha di regola effetto retroattivo ma ne è ammessa la conversione quando
“il brevetto nullo può avere gli effetti di un diverso brevetto nel quale contenga i requisiti di
validità e che sarebbe stato voluto dal richiedente, qualora questi ne avesse conosciuto la nullità”.
Il brevetto si estingue anche per il mancato pagamento del diritto annuale o per rinuncia del
titolare. L’inventore ha sull’invenzione il diritto morale, inalienabile ed imprescrittibile di
esserne riconosciuto autore ed il diritto patrimoniale di conseguire il brevetto e quindi di utilizzare
il trovato in esclusiva.
Se l’invenzione è realizzata da un prestatore di lavoro, questo ha il diritto di esserne riconosciuto
autore ma i diritti di carattere patrimoniale spettano al datore di lavoro, che dovrà però
corrispondere all’autore un equo premio, a meno che esso non sia stato assunto al fine specifico
di inventare.
Se l’invenzione è avvenuta nell’ambito di una ricerca universitaria o presso enti pubblici di ricerca,
è il ricercatore a essere titolare dell’invenzione di cui è autore, salvo che essa sia sorretta da
finanziamenti privati o sia stata finanziata da enti diversi da quelli di appartenenza dell’inventore.
Procedimento: la domanda di brevetto deve essere corredata dai documenti necessari al fine di
definire la natura, il contenuto e la portata dell’invenzione. Tali documenti consistono nella
descrizione chiara e completa -affinché l’invenzione possa essere attuata senza ulteriori ricerche
e senza la selezione di informazioni utili ed inutili -, i disegni necessari alla sua intelligenza e le
rivendicazioni di brevetto.
Ogni domanda può avere come oggetto una sola invenzione.
Il brevetto ha durata ventennale dalla data di deposito della domanda ed è esclusa ogni possibilità
di rinnovo. Il diritto di esclusiva si può perdere prima della scadenza del brevetto qualora sia
dichiarata la sua nullità o sopravvenga un ipotesi di decadenza.
L’inventore ha infatti l’onere di attuare l’invenzione e qualora si prolunghi la sua inerzia oltre certi
limiti, interviene un meccanismo di concessione, a chiunque ne abbia interesse, di una licenza
obbligatoria non esclusiva.
Qualora la licenza si riveli sterile o inadeguata, decorsi ulteriori due anni, si avrà la decadenza del
brevetto.
Il brevetto conferisce al titolare la facoltà esclusiva di attuare l’invenzione nel territorio dello Stato.
Se l’invenzione è di prodotto, l’esclusiva comprende la fabbricazione, il commercio e
l’importazione dello stesso; se oggetto del brevetto è un procedimento, l’esclusiva copre sia
l’utilizzo che la messa in commercio, vendita o importazione di un prodotto identico a quello
ottenuto con il nuovo metodo o processo (sono esclusi i prodotti ottenuti con altri metodi).
Il brevetto ed i diritti patrimoniali che ne conseguono sono trasferibili sia inter vivos che
mortis causa, anche indipendentemente dal trasferimento d’azienda. Può inoltre costituire
oggetto di diritto reale, di godimento o di garanzia, nonché di esecuzione forzata o di
espropriazione per pubblica utilità.
Inoltre può essere concessa la licenza d’uso a terzi, con o senza esclusiva di fabbricazione a favore
del licenziatario; sia il licenziatario ce il titolare sono autorizzati ad esercitare azione di
contraffazione nei confronti di chi abusivamente sfrutti l’invenzione.
L’azione di contraffazione da luogo ad un complesso meccanismo di sanzioni e provvedimenti
(dall’inibitoria di fabbricazione, commercio ed uso di quanto oggetto del brevetto; distruzione dei
prodotti contraffatti, condanna al pagamento di somme in caso di inosservanza delle misure
prescritte e risarcimento del danno.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

La tutela dell’inventore che si sia astenuto dal brevettare è molto limitata ed è prevista solo nei
limiti del preuso. E’ previsto che chiunque, nel corso dei dodici mesi antecedenti alla data di
deposito della domanda di brevetto, abbia fatto uso dell’invenzione nella propria azienda può
continuare ad usarla nei limiti nel preuso.
Il pre utente può trasferire tale facoltà, ma solamente insieme all’azienda nella quale è stata
utilizzata.

I modelli industriali sono creazioni intellettuali applicate all’industria, di minor rilievo rispetto
alle invenzioni industriali. Essi si dividono in:
 Modelli di utilità: che forniscono a macchine o parti di esse, a strumenti, oggetti o utensili,
una particolare efficacia o comodità di applicazione o impiego (manca una vera e propria
nuova soluzione ad un problema tecnico- si tratta di migliorare il prodotto sotto il profilo
funzionale)
Anche per i modelli di utilità, la tutela è affidata alla brevettazione ma l’esclusiva ha solo
durata decennale.
 Modelli e disegni: che forniscono un particolare ornamento ad oggetti industriali (migliorano
il prodotto già esistente sotto il profilo estetico – forma, linea, colore ecc..). questo è il settore
del c.d. industrial design
Invece, il diritto esclusivo sull’utilizzo di modelli e disegni, è subordinato alla registrazione, per la
quale devono ricorrere i requisiti della liceità, della novità (nessun modello identico deve essere
stato divulgato in data antecedente alla presentazione della domanda di registrazione) e
l’individualità ovvero deve suscitare nell’utilizzatore informato un impressione diversa da quella
suscitata da modelli e disegni divulgati anteriormente alla presentazione della domanda.
La registrazione ha durata pari a cinque anni prorogabili per periodi di pari durata sino ad un
massimo di 25 anni.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

LA DISCIPLINA DELLA CONCORRENZA.

Contemporanea presenza sul mercato di numerose imprese in competizione tra loro, nessuna
delle quali sia singolarmente in grado di condizionare il prezzo delle merci vendute. Piena
mobilità di fattori produttivi e corrispondente piena mobilità della domanda da parte dei
consumatori liberi di orientare le proprie scelte attraverso prodotti più convenienti per qualità
e prezzo. E’ la cosiddetta concorrenza perfetta. Nei settori strategici della produzione la
tendenza è verso un regime di mercato sempre più lontano dalla concorrenza perfetta. La non
omogenea distribuzione territoriale delle risorse naturali, gli ingenti investimenti di capitali
richiesti dalla moderna produzione di massa… sono tutti fattori che rilevano in questo tipo di
sistema.
La legislazione antimonopolistica
La libertà di iniziativa economica e la competizione fra imprese non possono tradursi in atti e
comportamenti che pregiudicano in modo rilevante e durevole la struttura concorrenziale del
mercato. Il regime cardine della legislazione antimonopolistica dell’UE è volto a preservare il
regime concorrenziale del mercato comunitario e a reprimere le pratiche anticoncorrenziali che
pregiudicano il commercio fra gli Stati membri. E’ questo il principio cardine recepito dalla
legislazione antimonopolistica italiana volta a preservare il regime concorrenziale del mercato
nazionale e a reprimere i comportamenti anticoncorrenziali. Tre sono i fenomeni rilevanti per
la disciplina antimonopolistica nazionale e comunitaria: le intese restrittive della concorrenza,
l’abuso di posizione dominante e le concentrazioni.
LE INTESE sono comportamenti concordati tra imprese, anche attraverso organismi comuni volti
a limitare la propria libertà di azione sul mercato. Vietate sono solo le intese che abbiano per
oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della
concorrenza all’interno del mercato o in una sua parte rilevante.
Lecite sono le intese minori quelle che per la struttura del mercato interessato, le caratteristiche
delle imprese operanti e gli effetti sull’andamento dell’offerta non incidono in modo rilevante
sull’assetto concorrenziale del mercato.
Il divieto di intese anticoncorrenziali rilevanti non ha carattere assoluto. L’autorità può infatti
concedere esenzioni temporanee purché si tratti di intese che migliorano le condizioni di offerta del
mercato e producono un sostanziale beneficio per i consumatori.
Le intese vietate sono nulle ad ogni effetto. Chiunque può agire in giudizio per farne accertare la
nullità. L’autorità a sua volta adotta i provvedimenti per la rimozione degli effetti anticoncorrenziali
già prodottisi ed irroga le relative sanzioni pecuniarie. Può però ridurre o non applicare del tutto la
sanzione alle imprese che forniscano informazioni decisive o utili per la scoperta di un’intesa illecita
di cui hanno fatto parte.
L’attuale disciplina agevola l’onere probatorio del danneggiato con presunzioni e speciali mezzi di
ricerca delle prove; in particolare la violazione del diritto antimonopolistico si ritiene
definitivamente accertata quando il provvedimento dell’autorità garante che lo constata diventa
incontestabile. Quando la violazione del diritto consiste in un cartello, anche l’esistenza del danno
è presunta salva la sua prova contraria. Se il danno non è provato nel suo preciso ammontare il
giudice può determinarlo in via equitativa avvalendosi a tal fine anche degli orientamenti e
dell’assistenza dell’autorità garante. Ciascuna parte può chiedere al giudice di ordinare alla
controparte o ad un terzo l’esibizione delle prove rilevanti di cui dispone, le informazioni contenute
lO MoARcPSD| 67
7523
5

nell’eventuale fascicolo aperto dall’autorità garante sulla violazione della disciplina


antimonopolistica. Il diritto al risarcimento si prescrive in 5 anni dal momento della cessazione del
comportamento illecito ma il termine inizia a decorrere solo dopo che il danneggiato sia venuto a
conoscenza del fatto lesivo e dell’identità dell’autore della violazione.

ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE vietato non è il fatto in sé dell’acquisizione di una


posizione dominante sul mercato ma lo sfruttamento abusivo di tale posizione con
comportamenti capaci di pregiudicare la concorrenza effettiva.
Ad una impresa in posizione dominante è vietato di: imporre prezzi o altre condizioni
ingiustificatamente gravosi; impedire o limitare la produzione o gli sbocchi o gli accessi al
mercato; applicare condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti. Il divieto di
abuso di posizione dominante non ammette eccezioni. Accertata l’infrazione l’autorità ne
ordina la cessazione prendendo misure necessarie. E’ oggi vietato nell’ordinamento anche
l’abuso dello stato di dipendenza economica nel quale si trova una impresa dipendente o
fornitrice rispetto ad una o più imprese anche in posizione non dominante nel mercato. La
situazione in cui un’impresa sia in grado di determinare, nei rapporti commerciali con un’altra
impresa un eccessivo squilibrio di diritti e di obblighi è intesa come subordinazione.
CONCENTRAZIONE si ha concentrazione quando: due o più imprese si fondono dando così
luogo ad un’unica impresa; due o più imprese, pur restando giuridicamente distinte
diventano un’unica entità economica; due o più imprese indipendenti costituiscono
un’impresa societaria comune.
Le concentrazioni costituiscono un utile strumento di ristrutturazione aziendale e non sono di
per sé vietate in quanto rispondono all’esigenza di accrescere la competitività delle imprese.
Diventano però illecite e vietate quando diano luogo a gravi alterazioni del regime
concorrenziale del mercato. E’ perciò stabilito che le operazioni di concentrazione che superano
determinate soglie di fatturato a livello nazionale o comunitario devono essere
preventivamente comunicate rispettivamente all’Autorità italiana o alla commissione europea.
L’autorità può senz’altro vietare la concentrazione se ritiene che la stessa comporta la
costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante con effetti distorsivi per la
concorrenza stabili e durevoli. In presenza di rilevanti interessi generali dell’economia
nazionale, l’autorità può tuttavia eccezionalmente autorizzare anche concentrazioni altrimenti
vietate, in conformità dei criteri generali fissati preventivamente dal Governo.
LE LIMITAZIONI DELLA CONCORRENZA

La libertà di iniziativa economica privata e la conseguente libertà di concorrenza sono libertà


disposte nell’interesse generale e non possono svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in
modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà o alla dignità umana. L’interesse generale può
legittimare anche la radicale soppressione della libertà di concorrenza attraverso la
costituzione per legge di monopoli pubblici in settori predeterminati dalla stessa costituzione.
Quando la produzione di determinati beni o servizi è attuata in regime di monopolio legale il
legislatore si preoccupa di tutelare gli utenti contro possibili comportamenti arbitrari del
monopolista.

Il legislatore pone a carico di chi opera in regime di monopolio due obblighi: l’obbligo di
contrattare con chiunque richieda le prestazioni e di soddisfare le richieste che siano
lO MoARcPSD| 67
7523
5

compatibili con i mezzi ordinari dell’impresa e l’obbligo di rispettare la parità di trattamento


fra i diversi richiedenti.
La libertà individuale di iniziativa economica e di concorrenza è libertà parzialmente disponibile. Il
patto che limita la concorrenza deve essere provato per iscritto.
L’accordo è valido solo se circoscritto ad un determinato ambito territoriale o ad un determinato
tipo di attività. E’ infine imposto un limite di durata di 5 anni e i patti di durata maggiore o di durata
indeterminata sono validi per lo stesso periodo. Finalità esclusiva è di tutelare il soggetto o i soggetti
che assumono convenzionalmente l’obbligo di non concorrenza, evitando un’eccessiva
compressione della loro libertà individuale di iniziativa economica.
LA CONCORRENZA SLEALE
La libertà di iniziativa economica implica la normale presenza sul mercato di più imprenditori
in competizione tra loro per conquistare il potenziale pubblico dei consumatori e conseguire il
maggior successo economico. Nel perseguimento di questi obiettivi ciascun imprenditore gode
di ampia libertà di azione e può porre in atto le tecniche e le strategie che ritiene più proficue,
non solo per attrarre a sé la clientela ma anche per sottrarla ai propri concorrenti. E’ tuttavia
interesse generale che la competizione fra imprenditori si svolga in modo corretto e leale. Da
qui la necessità di fissare talune regole di comportamento che devono essere osservate nello
svolgimento della concorrenza al fine di impedire colpi bassi e vittorie truffaldine. La disciplina
della concorrenza sleale prevede dei principi base che possono essere così fissati: nello
svolgimento della competizione fra imprenditori concorrenti è vietato servirsi di mezzi e
tecniche non conformi ai principi della correttezza professionale. Tali atti sono repressi e
sanzionati anche se compiuti senza dolo o colpa ed anche se non hanno arrecato un danno ai
concorrenti. Basta infatti il c.d. danno potenziale; vale a dire che l’atto sia idoneo a danneggiare
l’altrui azienda. Tanto è necessario e sufficiente perché scattino le sanzioni tipiche dell’inibitoria
alla continuazione degli atti di concorrenza sleale e della rimozione degli effetti prodotti.
L’interesse tutelato dalla disciplina della concorrenza sleale non si esaurisce perciò
nell’interesse degli imprenditori a non vedere alterate le proprie probabilità di guadagno per
effetto di comportamenti sleali dei concorrenti. Questi ultimi però sono tutelati direttamente
dalla disciplina della concorrenza sleale dato che legittimati a reagire contro gli atti di
concorrenza sono solo gli imprenditori concorrenti e le loro associazioni di categoria.
Gli atti di concorrenza sleale art.2598cc.
E’ atto di concorrenza sleale ogni atto idoneo a creare confusione con i prodotti o con l’attività
di un concorrente. E’ lecito attrarre a sé l’altrui clientela ma non è lecito farlo avvalendosi di
mezzi che possono trarre in inganno il pubblico sulla provenienza dei prodotti e sull’identità
personale dell’imprenditore.
Molteplici sono le tecniche e le pratiche che un imprenditore può porre in atto per realizzare
la confondibilità dei propri prodotti e della propria attività con prodotti e con l’attività di un
concorrente.: attraverso l’uso di nomi o di segni distintivi idonei a produrre confusione con
nomi o segni distintivi legittimamente usati da altri; l’imitazione servile dei prodotti di un
concorrente. La seconda categoria di atti di concorrenza sleale sono gli atti di denigrazione e
l’appropriazione di pregi dei prodotti o dell’impresa di un concorrente. Comune ad entrambe
le categorie è la finalità di falsare gli elementi di valutazione del pubblico, attraverso
comunicazioni indirizzate a terzi e in primo luogo avvalendosi dell’arma della pubblicità.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

Non sempre costituisce atto di concorrenza sleale la pubblicità comparativa ma la stessa non
deve procurare all’autore della pubblicità un indebito vantaggio tratto dall’altrui notorietà. La
pubblicità comparativa quindi non può essere vietata in modo assoluto.
Fra gli atti contrari al parametro della correttezza professionale rientra la pubblicità
menzognera: falsa attribuzione ai propri prodotti di qualità o pregi non appartenenti ad alcun
concorrente. Infine si trovano fra gli atti: la concorrenza parassitaria, la sistematica vendita
sotto costo dei propri prodotti e la sottrazione ad un concorrente di dipendenti
particolarmente qualificati, attuata con il deliberato proposito di danneggiare l’altrui azienda
concorrenza sleale
Nello svolgimento dell’attività di impresa, l’imprenditore agisce al fine del conseguimento del
profitto ma questo non può essere raggiunto in modo sleale o in modo da arrecare danno ai suoi
concorrenti; per questo sia la costituzione all’art. 41 (limiti alla libertà di iniziativa economica) sia
l’art. 2598 s.s. c.c. fissano dei limiti che riguardano in particolare i rapporti tra imprenditori e la
tutela dei consumatori.
L’art. 2598 c.c. disciplina gli atti di concorrenza sleale ed indica che tale protezione integra e non
sostituisce le forma di tutela ulteriori.
La norma prevede le fattispecie tipiche:
 Atti di confusione: si realizzano quando l’imprenditore utilizza segni distintivi o nomi già
legittimamente utilizzati da altri, imita servilmente i prodotti di un concorrente o compie atti
idonei a creare confusione con i prodotti e l’attività di un concorrente.
L’accertamento della confondibilità deve basarsi sull’impressione che l’aspetto complessivo
del prodotto può produrre su un pubblico medio; quanto all’imitazione servile, essa
presuppone l’imitazione di una forma particolare che per la sua originalità individui il prodotto
specifico, quindi la forma non dovrà essere comune o legata ad esigenze di ordine funzionale.
 Atti di denigrazione o di appropriazione di pregi altrui:
o Gli atti di denigrazione consistono nel diffondere notizie ed apprezzamenti sul prodotto o
sull’attività del concorrente, tali da determinarne il discredito.
o Gli atti di appropriazione consistono nel appropriarsi dei pregi dei prodotti o dell’impresa
di un concorrente; si pensi alle false indicazioni di provenienza o di ricevimento di premi
o riconoscimenti invece attribuiti ad altri.
 Ogni altro atto contrario alla correttezza professionale ovvero ogni altro mezzo non conforme
ai principi della correttezza professionale o idoneo a danneggiare l’impresa altrui.

Un caso esemplare di scorrettezza è la concorrenza parassitaria: il concorrente che segue “passo


passo” l’attività di un concorrente per usufruire ed appropriarsi delle migliorie e delle innovazioni
da questo introdotte nella propria azienda.
Ulteriori casi di concorrenza sleale sono costituiti dal boicottaggio (rifiuto di contrattare con alcuni
imprenditori per espellerli dal mercato), spionaggio industriale, sottrazione di dipendenti ai
concorrenti con mezzi scorretti.
Contro gli atti di concorrenza sleale, l’imprenditore può esperire l’azione inibitoria, volta a vietare
la continuazione del comportamento sleale (anche mediante richiesta di un provvedimento
cautelare anticipatorio della pronuncia definitiva) ed a rimuoverne gli effetti, nonché l’azione di
risarcimento dei danni.
L’azione inibitoria richiede, come onere probatorio, la sola prova della ricorrenza dell’atto di
concorrenza sleale, a prescindere dal fatto che vi sia stata colpa o dolo nel comportamento del
concorrente e dalla dimostrazione di aver subito un danno.
L’elemento soggettivo, ovvero colpa o dolo e la quantificazione dell’effettivo danno subito
lO MoARcPSD| 67
7523
5

dall’imprenditore, sono necessari solo per definire l’importo del risarcimento; inoltre, in caso vi
sia colpa o dolo, la colpa si presume ovvero spetta al danneggiante dover dimostrare di aver agito
in buona fede.
Ulteriore tutela risarcitoria, idonea a ripristinare l’immagine dell’impresa lesa dalla concorrenza
sleale altrui, è costituita dalla pubblicazione della sentenza, che può essere disposta dal tribunale
a spese del soccombente. La disciplina sopra esposta riguarda i soli imprenditori, anche se ancora
in fase organizzativa o in liquidazione ed anche se operanti a livelli economici differenti (es.
produttore/rivenditore).

Sono legittimati ad agire i soli imprenditori ed in caso di pregiudizio agli interessi di una categoria
professionale anche la relativa associazione professionale.
La legittimazione passiva spetta solo agli imprenditori responsabili della violazione delle norme
sulla concorrenza sleale, salvo estenderla a coloro che si sono resi complici dell’illecito; la dottrina
estende la legittimazione sia attiva che passiva anche al professionista intellettuale.

I consorzi tra imprenditori.


Con il contratto di consorzio più imprenditori costituiscono un’organizzazione comune per la
disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese. Il consorzio oggi è
schema associativo tra imprenditori idoneo a ricomprendere due distinti fenomeni della realtà.
Un consorzio può essere costituito al fine prevalente o esclusivo di disciplinare, limitandola, la
reciproca concorrenza fra imprenditori che svolgono la stessa attività o attività similari. Un
consorzio che ha esclusivamente tale oggetto è un puro contratto limitativo della reciproca
concorrenza. Più imprenditori possono però dare vita ad un consorzio anche per conseguire
un fine parzialmente o totalmente diverso: per lo svolgimento di determinate fasi delle
rispettive imprese. In tal caso il consorzio rappresenta anche uno strumento di cooperazione
interaziendale finalizzato alla riduzione dei costi di gestione delle singole imprese consorziate.
I consorzi anticoncorrenziali sollecitano controlli volti ad impedire che per loro tramite si
instaurino situazioni di monopolio di fatto contrastanti con l’interesse generale. I consorzi di
cooperazione interaziendale rispondono invece all’esigenza di accrescere la competitività
delle imprese e in quanto favoriscono la sopravvivenza delle piccole e medie imprese,
concorrono a preservare la struttura concorrenziale del mercato. Altra infatti è la distinzione
rilevante sul piano civilistico. Ed è la distinzione fra consorzi con sola attività interna e consorzi
destinati anche a svolgere attività esterna. In entrambi i casi si crea un’organizzazione
comune; ma nei consorzi con sola attività interna il compito di tale organizzazione si esaurisce
nel regolare i rapporti reciproci fra consorziati e nel controllare il rispetto di quanto
convenuto. Nei consorzi con attività esterna le parti prevedono l’istituzione di un ufficio
comune destinato a svolgere attività con i terzi nell’interesse delle imprese consorziate. Il
contratto di consorzio può essere stipulato solo fra imprenditori e del resto, solo coloro che
svolgono attività di impresa possono essere interessati a disciplinare o a svolgere in comune
determinate fasi delle rispettive imprese. Il contratto di consorzio deve essere stipulato per
iscritto a pena di nullità. Essenziale è la determinazione dell’oggetto del consorzio, degli
obblighi assunti dai consorziati e degli eventuali contributi in danaro da essi dovuti. Il
contratto di consorzio è per sua natura un contratto di durata. Questa può essere liberamente
fissata dalle parti ma una previsione contrattuale al riguardo non è necessaria. Nel silenzio il
lO MoARcPSD| 67
7523
5

contratto è valido per 10 anni. E’ poi possibile la partecipazione al consorzio di nuovi


imprenditori senza che sia necessario il consenso di tutti gli attuali consorziati. Le condizioni
per l’ammissione di nuovi consorziati devono essere predeterminate nel contratto. Il
trasferimento dell’azienda comporta l’automatico subingresso dell’acquirente nel contratto di
consorzio. Il contratto di consorzio può sciogliersi limitatamente ad un consorziato per
volontà di questi o per decisione degli altri consorziati. Le cause di recesso e di esclusione
devono essere indicate nel contratto.
Delle cause di recesso e di esclusione vanno tenute distinte le cause di scioglimento dell’intero
contratto di consorzio. Carattere essenziale dei consorzi è la creazione di un’organizzazione
comune, cui è demandato il compito di attuare il contratto assumendo e portando ad
esecuzione le decisioni a tal fine necessarie. Le delibere relative all’attuazione dell’oggetto del
consorzio sono prese con il voto favorevole della maggioranza dei consorziati. E’ invece
richiesto il consenso di tutti i consorziati per le modificazioni del contratto. Le delibere
adottate a maggioranza possonoessere impugnate entro 30 gg davanti all’autorità giudiziaria
dai consorziati se non prese in conformità della legge o del contratto. L’organo direttivo ha la
funzione di controllare l’attività dei consorziati al fine di accertare l’esatto adempimento delle
obbligazioni assunte.
I consorzi con attività esterna i consorzi destinati a svolgere attività con i terzi si dicono con
attività esterna. Questa è una disciplina che trova fondamento sia nell’esigenza di regolare i
rapporti patrimoniali, consorzio-terzi, sia nel carattere tipicamente imprenditoriale
dell’attività di tali consorzi. E’ previsto un regime di pubblicità legale destinato a portare a
conoscenza dei terzi i dati essenziali della struttura consortile. Un estratto del contratto di
consorzio, contenente le indicazioni specificate nel cc. deve essere depositato presso l’ufficio
del registro delle imprese entro 30 giorni dalla stipulazione. Nei consorzi con attività esterna
trovano poi migliore definizione articolazione e funzioni dell’organo direttivo. Il contratto
deve indicare le persone cui è attribuita la presidenza, la direzione e la rappresentanza del
consorzio e i relativi poteri. Le persone che hanno la direzione del consorzio sono tenute a
redigere annualmente la situazione patrimoniale del consorzio, osservando le norme previste
per il bilancio di esercizio della SPA e depositarla presso l’ufficio delle imprese. Nei consorzi
con attività esterna è poi espressamente prevista la formazione di un fondo patrimoniale
(consortile) costituito dai contributi iniziali e successivi dei consorziati e dai beni acquistati
con tali contributi. Il fondo consortile costituisce patrimonio autonomo rispetto al patrimonio
dei singoli consorziati. Il fondo consortile è destinato a garantire il soddisfacimento dei
creditori del consorzio e solo da questi è aggredibile fin quando dura il consorzio. Quali siano
le obbligazioni gravanti sul fondo consortile è stabilito dall’art. 2615. La norma distingue tra
obbligazioni assunte in nome del consorzio dai suoi rappresentanti e obbligazioni assunte
dagli organi del consorzio per conto dei singoli consorziati. Maggiormente tutelati sono
invece i terzi quando si tratta di obbligazioni assunte dagli organi del consorzio per conto dei
singoli consorziati. Per tali obbligazioni rispondono solidalmente sia il consorziato o i
consorziati interessati, sia il fondo consortile.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

Società consortili consorzi e società sono istituti diversi. La diversità è netta quando il
consorzio svolge attività esclusivamente interna. Manca in tal caso l’esercizio in comune di
un’attività economica da parte dei consorziati che invece costituisce elemento essenziale delle
società. La distinzione è invece più sottile e va ricercata nello scopo perseguito quando il
consorzio è destinato a svolgere anche attività con terzi. Società e consorzi con attività
esterna infatti presentano in comune, sia il normale carattere imprenditoriale dell’attività
esercitata, sia il fine di realizzare attraverso tale attività un interesse economico dei
partecipanti. Funzione tipica di un consorzio è quella di produrre beni o servizi necessari alle
imprese consorziate e destinati ad essere assorbiti dalle stesse senza il conseguimento di utili
da parte del consorzio, dato che i rapporti di scambio sono posti in essere con gli stessi
imprenditori partecipanti al consorzio. Lo scopo tipico perseguito dai singoli consorziati non è
quindi quello di ricavare un utile dall’attività del consorzio con i terzi bensì è solo quello di
conseguire un vantaggio patrimoniale diretto nelle rispettive economie sotto forma di minori
costi sopportati e maggiori ricavi conseguiti nella gestione delle proprie imprese. Di regola
una SPA acquista merci per rivenderle sul mercato e ricavare un guadagno da dividere fra i
soci. Un consorzio invece acquista merci che servono alle imprese dei consorziati per
rivenderle ai consorziati stessi ad un prezzo calcolato in modo da coprire i costi di gestione e
non di più. La distribuzione fra i soci degli utili conseguiti dall’eventuale attività con i terzi è
però sottoposta agli stessi limiti stabiliti dalla legge per le società cooperative.
Lo scopo consortile presenta infatti accentuate affinità con lo scopo tipicamente perseguito
dalle società cooperative: lo scopo mutualistico. La mutualità consortile si differenzia però
dalla generica mutualità delle cooperative. Ciò in quanto specifico e tipico è il vantaggio
mutualistico perseguito dai partecipanti ad un consorzio: riduzione dei costi di produzione o
aumento dei ricavi delle rispettive imprese. Consorzi e società sono quindi forme associative
previste dal legislatore per la realizzazione di finalità non coincidenti. Tutte le società
lucrative, ad eccezione della società semplice, possono assumere come oggetto sociale gli
scopi di un consorzio. Anche tali società possono essere utilizzate per la realizzazione di uno
scopo consortile. Gli imprenditori che danno vita ad una società consortile possono inoltre
inserire nell’atto costitutivo specifiche pattuizioni volte ad adattare la struttura societaria
prescelta alla finalità consortile perseguita. Così per una società consortile per azioni potrà
essere previsto l’obbligo dei soci di versare contributi periodici in danaro a fronte delle
esigenze di funzionamento dell’impresa consortile.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

IL CONTRATTO DI SOCIETÀ
Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in
comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili” (art. 2247 cc).
Le società sono quindi enti associativi a base contrattuale che si caratterizzano per la
contemporanea presenza di tre elementi: i conferimenti dei soci, l’esercizio in comune di
un’attività economica; lo scopo di divisione degli utili.
I CONFERIMENTI sono le prestazioni cui le parti del contratto di società si obbligano. Essi
costituiscono i contributi dei soci alla formazione del patrimonio iniziale della società.
La loro funzione è quella di dotare la società del capitale di rischio iniziale per lo svolgimento
dell’attività di impresa.
Col conferimento ciascun socio destina stabilmente parte della propria ricchezza personale
all’attività comune e si espone al rischio di impresa.
 Corre il rischio di non ricevere alcuna remunerazione per l’apporto se la società non
consegue utili;
 corre il rischio ulteriore di perdere in tutto o in parte il valore del conferimento se la
società subisce perdite.
E’ essenziale che tutti i soci eseguano o quanto meno si obblighino ad eseguire un apporto a
titolo di conferimento.
I conferimenti possono essere costituiti da beni e da servizi; denaro, beni in natura trasferiti in
proprietà o anche concessi in semplice godimento alla società; prestazioni di attività lavorativa
sia manuale sia intellettuale.
Il PATRIMONIO SOCIALE è il complesso dei rapporti giuridici attivi e passivi che fanno capo
alla società. Esso è essenzialmente costituito dai conferimenti eseguiti o promessi dai soci:
successivamente subisce continue variazioni qualitative o quantitative in relazione alle vicende
economiche della società.
La consistenza del patrimonio sociale è accertata periodicamente attraverso la redazione
annuale del bilancio di esercizio.
E si definisce patrimonio netto la differenza positiva fra attività e passività.
Il patrimonio sociale costituisce la garanzia principale od esclusiva dei creditori della società.
 Garanzia principale, se per le obbligazioni sociali rispondono anche i soci con il proprio
patrimonio.
 Garanzia esclusiva se si tratta di un tipo di società nel quale per le obbligazioni sociali
risponde solo la società con il proprio patrimonio.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

Il CAPITALE SOCIALE NOMINALE è una cifra che esprime il valore in denaro dei conferimenti
quale risulta dall’atto costitutivo della società. Il capitale sociale è quindi un valore storico.
Assolve però due fondamentali funzioni:
 UNA FUNZIONE VINCOLISTICA La cifra del capitale sociale indica perciò la frazione del
patrimonio netto non distribuibile fra i soci e perciò assoggettata ad un vincolo sta bile di
destinazione all’attività sociale. E’ evidente che la funzione vincolistica del capitale sociale
si risolve per i creditori in un margine di garanzia patrimoniale supplementare.
In tutte le società è termine di riferimento per accertare periodicamente se la società ha
conseguito utili o ha subito perdite.
Vi è infatti un utile se dal bilancio risulta che le attività superano le passività aumentate del
capitale sociale nominale.
E solo per tale ammontare potranno essere liberamente distribuite ai soci a titolo di utili.
 FUNZIONE ORGANIZZATIVA nella società di capitali in quanto funge anche da base di
misurazione di alcune fondamentali situazioni soggettive dei soci, sia di carattere
amministrativo, sia di carattere patrimoniale. Il capitale sociale nominale è sì una cifra ma è
nel contempo un fondamentale termine di riferimento per un ordinato e corretto
svolgimento della vita sociale.
L’ESERCIZIO IN COMUNE DI UN’ATTIVITÀ ECONOMICA è il secondo degli elementi
caratterizzanti fissati dalla nozione di società.
Il cosiddetto scopo-mezzo del contratto di società ed oggetto sociale serve per definire la
specifica attività economica che i singoli soci si propongono di svolgere. Tale attività deve essere
predeterminata nell’atto costitutivo della società ed è modificabile nel corso della vita della
stessa solo con l’osservanza delle norme che regolano le modificazioni dell’atto costitutivo.
L’oggetto sociale deve consistere nello svolgimento di una attività economica. Deve trattarsi di
attività produttiva, di un’attività cioè condotta con metodo economico e finalizzata alla
produzione o allo scambio di beni o servizi. In sintesi di un’attività che di regola presenta i
caratteri propri dell’attività di impresa.
Le società non possono invece essere costituite al solo scopo di consentire il godimento dei beni
conferiti dai soci. La disciplina in tal caso applicabile è quella della comunione, non quella delle
società. Vietate sono solo le società di mero godimento mentre non vi è incompatibilità fra
godimento dei beni ed attività produttiva. Certamente illegittime sono perciò le società
immobiliari di comodo; società il cui patrimonio attivo è costituito esclusivamente dagli immobili
conferiti dai soci e la cui attività si esaurisce nel concedere tali immobili in locazione a terzi o agli
stessi soci, senza produrre e fornire agli uni o agli altri alcun servizio collaterale.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

L’attività dei professionisti intellettuali è attività economica ma come visto in precedenza non
è legislativamente considerata come attività di impresa. La società tra professionisti va però
innanzitutto tenuta distinta da altri fenomeni.
La società di mezzi fra professionisti è una società costituita da professionisti per l’acquisto e la
gestione in comune di beni strumentali all’esercizio individuale delle rispettive professioni.
La società di mezzi fra professionisti sono perciò certamente titolari di un’impresa commerciale
in quanto svolgono attività di impresa e non attività intellettuale.
Le società di servizi imprenditoriali sono società che offrono sul mercato un servizio
complesso, per la cui realizzazione sono necessarie anche prestazioni professionali dei soci o
dei terzi. Prestazioni che hanno però carattere strumentale e servente rispetto al servizio
unitario offerto dalla società. Anche le società di servizi e le società di engineering svolgono
pertanto attività di impresa e non attività intellettuale purchè ovviamente si tratti di vere
società di progettazione industriale e di veri contratti di engineering.
Le vere e proprie società fra professionisti possono essere considerate le società tra
professionisti intellettuali che hanno come oggetto unico ed esclusivo l’esercizio in comune
dell’attività professionale agli stessi riservata per legge. Ed invero il carattere rigorosamente
personale della prestazione, imposto dall’art. 2232 non si concilia con l’esercizio della
professione da parte di un ente impersonale quale una società. E’ ammesso che alla società
possano partecipare, oltre ai soci professionisti anche soci non professionisti. Per la fornitura di
prestazioni tecniche o per finalità di trasferimento. E’ però stabilito che il numero e la
partecipazione al capitale di questi ultimi debba essere tale da determinare la maggioranza di due
terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci. Se viene meno questa condizione, la prevalenza dei
soci professionisti deve essere ristabilita nel termine di sei mesi, altrimenti la società si scoglie e
deve essere cancellata d’ufficio dall’albo dei professionisti a cui è iscritta. La partecipazione ad
una società è incompatibile con la partecipazione ad altra società tra professionisti. La
cancellazione del socio professionista dall’albo di appartenenza comporta anche l’esclus io ne
dalla società secondo le modalità fissate dall’atto costitutivo. L’utente ha diritto di chiedere che
la prestazione sia realizzata da un particolare socio professionista di sua fiducia; in mancanza la
designazione viene effettuata dalla società ed il nominativo prescelto deve essere comunicato
previamente al cliente. La società tra professionisti è tenuta ad iscriversi in una apposita sezione
speciale nel registro delle imprese. La società tra avvocati può essere costituita in forma di
società di persone, di capitali o cooperative. Possono diventare soci anche gli iscritti negli albi
di altre professioni o soggetti privi di requisiti professionali. L’amministrazione può essere
affidata esclusivamente a soci, però solo la maggioranza dei membri dell’organo di gestione deve
essere costituita da soci avvocati: non è esclusa la nomina come amministratori di soci capitalis ti
o iscritti ad albi di altre professioni. La società di avvocati non è soggetta a fallimento in quanto
non svolge attività di impresa.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

L’ultimo elemento caratterizzante le società è costituito dallo scopo perseguito dalle parti: lo
scopo di divisione degli utili. Una società può essere costituita per svolgere attività di impresa
con terzi allo scopo di conseguire utili destinati ad essere successivamente divisi fra i soci. Ed è
questo lo scopo tipico che il legislatore assegna ad alcuni tipi di società.
Sotto il profilo dello scopo perseguibile le società possono essere distinte in tre grandi
categorie: società lucrative; società mutualistiche e società consortili.
 Le società di persone e le società di capitali, ecco perché sono definite società lucrative.
 Società sono anche le cooperative e queste devono perseguire per legge uno scopo
mutualistico. Lo scopo è di fornire direttamente ai soci, beni o servizi od occasioni di lavoro
a condizioni più vantaggiose di quelle che i soci stessi otterrebbero sul mercato.
Il loro scopo tipico è quello di procurare ai soci un vantaggio patrimonialediretto che potrà
consistere in un risparmio di spesa o in una maggior remunerazione del lavoro prestato dai
soci nella cooperativa.
Anche la società cooperativa è una società che deve operare con metodo economico (
attività di impresa) e per la realizzazione di uno scopo economico dei soci(un vantaggio
patrimoniale diretto). Non è però una società istituzionalmente preordinata per la
realizzazione di uno scopo di lucro in senso proprio.
 Le forme societarie possono essere utilizzate anche per la realizzazione di uno scopo
consortile. Anche una società consortile è tenuta ad operare con metodo economico e per
la realizzazione di uno scopo economico dei soci, consistente in un particolare vantaggio
patrimoniale degli imprenditori consorziati.
Le società sono enti associativi che operano con metodo economico e per la realizzazione di
un risultato economico a favore esclusivo dei soci. La società è un fenomeno essenzialmente
egoistico; si caratterizza per la istituzionale destinazione ai suoi membri dei variabili benefici
patrimoniali conseguibili attraverso l’esercizio della comune attività di impresa. Nella
legislazione speciale si rinvengono anche casi di società istituzionalmente senza scopo di lucro
oggettivo e/o soggettivo.
Numerose erano infatti almeno in passato, le SPA a partecipazione prevalentemente o
esclusivamente pubblica, che per legge dovevano perseguire scopi esclusivamente pubblici e
palesemente incompatibili con la causa lucrativa o economica.
Il perseguimento di uno scopo lucrativo non è necessariamente inconciliabile con una politica di
impresa volta a promuovere anche il bene comune. Anzi, le imprese maggiormente sensibili al
tema della sostenibilità degli effetti prodotti sull’ambiente e sulla collettività tendono nel
tempo a crescere anche più di altre.
Una società benefit è una società che oltre allo scopo di lucro o mutualistico previsto in base al
tipo di appartenenza persegue anche una o più finalità di beneficio comune nei confronti di
comunità, ambiente, cultura, società civile ed in generale verso coloro su cui l’attività esercitata
può avere un impatto.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

Tipi di società.
Le società formano un sistema composto da una pluralità di tipi: pluralità di modelli
organizzativi, ciascuno dei quali costituisce una diversa combinazione di risposte legislative ai
problemi di disciplina che solleva l’esercizio in forma societaria dell’attività di impresa.

 Una prima distinzione èquella basata sullo scopo istituzionale perseguibile.


Sotto tale profilo le società cooperative e mutue assicuratrici si contrappongono a tutti gli
altri tipi di società.
 Una seconda distinzione è quella basata sulla natura dell’attività esercitabile.
o La società semplice è utilizzabile solo per l’esercizio di attività non commerciale.
o Tutte le altre società lucrative possono esercitare sia attività commerciale sia
attività non commerciale e sono sempre soggette ad iscrizione nel registro delle
imprese con effetti di pubblicità legale. Per quest’ultima caratteristica si
definiscono società di tipo commerciale.

 Un’altra distinzione tra le società dotate di personalità giuridica – società di capitale e


società cooperative - o prive di personalità giuridica - società di persone -
Nelle società di capitali, in quanto società con personalità giuridica:
a) è legislativamente prevista ed inderogabile un’organizzazione di tipo corporativo cioè
basata sulla necessaria presenza di una pluralità di organi;
b) il funzionamento degli organi sociali è dominato dal principio maggioritario;
c) il singolo socio in quanto tale non ha alcun potere diretto di amministrazione e controllo;
ha solo diritto di concorrere con il suo voto in assemblea, alla designazione dei membri
dell’organo amministrativo e/o di controllo.

Nelle società di persone invece: sono invece prive di personalità giuridica

a) non è prevista un’organizzazione basata sulla presenza di una pluralità di organi;


b) l’attività della società si fonda su un modello organizzativo che, per un verso, riconosce
ad ogni socio a responsabilità illimitata il potere di amministrare la società;
c) il singolo socio a responsabilità illimitata è in quanto tale investito del potere di
amministrazione e di rappresentanza della società e ciò indipendentemente
dall’ammontare del capitale conferito e dalla consistenza del suo patrimonio personale.
PERSONALITÀ GIURIDICA ED AUTONOMIA PATRIMONIALE costituiscono due diverse tecniche
legislative per realizzare un medesimo disegno di politica economica, volto a creare le
condizioni di diritto privato più propizie per la diffusione e lo sviluppo delle imprese societarie.
Condizioni che risiedono:
Nella previsione di una adeguata tutela dei creditori delle imprese societarie, realizzata
facendo del patrimonio delle società un patrimonio in via di principio aggredibile solo dai
creditori sociali e non anche dai creditori personali dei soci.
Nelle società di capitali e nelle società cooperative questo duplice obiettivo è conseguito in
modo diretto e lineare con il riconoscimento della personalità giuridica. In quanto persone
giuridiche, queste società sono per legge trattate come soggetti di diritto formalmente distinti
dalle persone dei soci. La società gode, perciò di una piena e perfetta autonomia
patrimoniale.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

I beni conferiti dai soci diventano beni di proprietà della società: questa è titolare di un
proprio patrimonio, di propri diritti, di proprie obbligazioni distinti da quelli personali dei soci.
Sul patrimonio sociale non possono più soddisfarsi i creditori personali dei soci, in quanto si
tratta di un patrimonio giuridicamente appartenente ad un altro soggetto.
Né i creditori sociali possono soddisfarsi sul patrimonio personale dei soci.
Attraverso il riconoscimento della personalità giuridica, il patrimonio sociale èreso
autonomo rispetto a quello dei soci e quello dei soci è reso autonomo rispetto a quello della
società.
Infatti nella società di persone:
 i creditori personali dei soci non possono aggredire il patrimonio della società per
soddisfarsi.
Possono solo far valere i loro diritti sugli utili spettanti al proprio debitore e compiere atti
conservativi sulla quota allo stesso spettante nella liquidazione della società.
 I creditori della società non possono aggredire direttamente il patrimonio personale dei
soci illimitatamente responsabili.
E’ necessario che prima tentino di soddisfarsi sul patrimonio della società e solo dopo aver
infruttuosamente escusso il patrimonio sociale potranno agire nei confronti dei soci.
- il patrimonio della società è relativamente autonomo rispetto a quello dei soci;
- il patrimonio dei soci è relativamente autonomo rispetto a quello della società.
“La società acquista diritti e assume obbligazioni per mezzo dei soci che ne hanno la
rappresentanza e sta in giudizio nella persona dei medesimi”. E’ quindi la società che diventa
titolare dei diritti e delle obbligazioni relative, al pari di qualsiasi altro soggetto di diritto.
Ne consegue che anche nelle società di persone:
 i beni sociali non sono beni in comproprietà speciale fra i soci, bensì beni in proprietà
della società;
 le obbligazioni sociali non sono obbligazioni personali dei soci ma obbligazioni della
società;
 imprenditore è la società non il gruppo dei soci.
La scelta di un determinato tipo non è tuttavia condizione necessaria per la valida
costituzione di una società. In tal caso si applica la disciplina della società semplice a meno
che i soci non abbiano voluto costituire la società secondo uno degli altri tipi. La società
semplice e la società in nome collettivo costituiscono perciò i regimi residuali dell’attività
societaria, rispettivamente non commerciale e commerciale. Una società con oggetto non
commerciale è una società in nome collettivo, se le parti non hanno manifestato una diversa
scelta.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

SOCIETÀ DI PERSONE:

 SOCIETÀ SEMPLICE S.A.

La società semplice è un tipo di società che può esercitare solo attività non commerciale e
Il contratto DI SOCIETÀ SEMPLICE NON è soggetto a forme speciali, salvo quelle richieste
dalla natura dei beni conferiti.
L’iscrizione avviene nella sezione speciale ed era in origine priva di specifici effetti giuridici
avendo solo funzione di certificazione anagrafica e pubblicità notizia.
La costituzione della società semplice resta però improntata alla massima semplicità
formale e sostanziale. Il contratto può essere concluso anche verbalmente o può risultare
da comportamenti concludenti.

L’eventuale silenzio delle parti, in merito ad aspetti anche essenziali del contratto di società
è colmato dal legislatore con norme suppletive.

 SOCIETÀ IN NOME COLLETTIVO. S.N.C.


La S.N.C. è una società che può essere utilizzata sia per l’esercizio di attività commerciale, sia
per l’esercizio di attività non commerciale.
Soggetta all’inscrizione nel registro delle imprese con effetti di pubblicità legale NELLA
SEZIONE ORDINARIA.
Nelle S.N.C. tutti i soci rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni
sociali e non è da ammesso patto contrario.

 SOCIETÀ IN ACCOMANDITA SEMPLICE S.A.S.


Le società in accomandita semplice si caratterizzano rispetto alle S.N.C. per la presenza di
due categorie di soci:
o i soci accomandatari che rispondono solidalmente ed illimitatamente per le
obbligazioni sociali
o i soci accomandanti che rispondono limitatamente alla quota conferita.

Regole non diverse valgono per la nascita della società in nome collettivo. E’ vero infatti che
sono dettate regole di forma e di contenuto per l’atto costitutivo della S.N.C..
Comporta che i rapporti fra società e terzi sono regolati sotto alcuni aspetti dalla disciplina
della società semplice.
- E’ REGOLARE la S.N.C. iscritta nel registro delle imprese.
- E’ IRREGOLARE quella non iscritta perché le parti non hanno provveduto a redigere l’atto
costitutivo o perché, pur avendolo redatto non hanno provveduto alla registrazione
dello stesso.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

Alla snc e l’accomandita semplice IRREGOLARI si applicano, nei rapporti con i terzi, le norme
della società semplice, ma con tre eccezioni:
a)
b) tutti i soci della snc e gli accomandatari della sas rispondono verso i terzi illimitatamente
e solidalmente per le obbligazioni della società; non sarà possibile in alcun modo limitare
la loro responsabilità mediante l’inserimento di clausole statutarie con effetto erga
ommes.
c) Si presume che i soci che agiscono per la società siano muniti di pieni poteri di
rappresentanza le cui eventuali limitazioni non sono opponibili ai terzi a meno che non si
dimostri che coloro ne erano a conoscenza
d) Nella s.a.s. irregolare resta salva la responsabilità limitata dei soci accomandanti che non
abbiano partecipato alle operazioni sociali.

Perciò solo ai fini della registrazione e della regolarità della società l’atto costitutivo della
S.N.C. deve essere redatto per ATTO PUBBLICO O PER SCRITTURA PRIVATA AUTENTICATA.

Lo stesso deve indicare:


1. le generalità dei soci;
2. la ragione sociale,
3. i soci che hanno l’amministrazione e la rappresentanza,
4. la sede della società,
5. l’oggetto sociale,
6. i conferimenti di ciascun socio,
7. le prestazioni a cui sono obbligati i soci d’opera,
8. i criteri di ripartizione degli utili,
9. la durata della società.

La libertà di forma per la costituzione delle società di persone incontra un limite quando forme
speciali sono richieste dalla natura dei beni conferiti.
La forma scritta è tuttavia richiesta solamente per la validità del conferimento immobiliare e
non per la validità del contratto sociale.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

SOCIETÀ DI FATTO
Per la costituzione di una società di persone non è necessario l’atto scritto.
Il contratto di società si può perfezionare anche per fatti concludenti e si parla in tal caso di società
di fatto.
La società di fatto è regolata dalle norme della società semplice se l’attività esercitata è non
commerciale.
E’ invece regolata dalle norme della collettiva irregolare se l’attività è commerciale, con la
conseguenza che tutti i soci risponderanno personalmente ed illimitatamente delle obbligazioni
sociali.
Una società di fatto che esercita attività commerciale è esposta al fallimento al pari di ogni
imprenditore commerciale.
Ed il fallimento della società determina automaticamente il fallimento di tutti i soci.
MA anche dei soci occulti cioè dei soci la cui scoperta è avvenuta successivamente

L’aver tenuto celata ai terzi la propria partecipazione ad una società di fatto non esonera da
responsabilità per le obbligazioni sociali e dal fallimento.

E’ SOCIETÀ OCCULTA, la società costituita con l’espressa e concorde volontà dei soci di non
rivelarne l’esistenza all’esterno. La società occulta può essere una società di fatto.
Per comune accordo l’attività di impresa deve essere svolta ed è svolta per conto della società, ma
senza spenderne il nome.
La società esiste nei rapporti interni fra i soci, ma non viene esteriorizzata.
Lo scopo è quello di limitare la responsabilità nei confronti dei terzi al patrimonio del solo gestore.
Tramite la società occulta i soci mirano a conseguire tali benefici segretamente e pertanto al di
fuori di ogni regola e controllo.
Necessario e sufficiente a tal fine è che i terzi provino a posteriori l’esistenza del contratto di società
e che gli atti posti in essere dal soggetto agente in nome proprio siano comunque riferibili a tale
società sia pure non esteriorizzata.
Perciò dichiarato il fallimento di un imprenditore individuale il fallimento viene esteso alla società
ed agli altri soci occulti una volta acquisita la prova.
Nel caso di società occulta l’attività di impresa non è svolta in nome della società: gli atti di impresa
non sono ad essa formalmente imputabili.
Chi opera nei confronti dei terzi agisce in nome proprio, sia pure nell’interesse e per conto di una
società di cui è eventualmente socio; agisce cioè come mandatario senza rappresentanza della
società occulta.
Ai fini dell’imputazione della responsabilità per debiti di impresa, vale non solo il criterio formale
della spendita del nome ma anche il criterio sostanziale della titolarità di impresa.
L’imprenditore individuale potrà agire nei confronti della società e dei soci occulti per farsi
somministrare i mezzi necessari per l’esecuzione del mandato e per l’adempimento a tal fine delle
obbligazioni che a tal fine il mandatario ha contratto in proprio nome.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

I CONFERIMENTI
Con la costituzione della società il socio assume l’obbligo di effettuare i conferimenti
determinati nel contratto SOCIALE
IL conferimento dovuto da ciascun socio non ècondizione essenziale per la valida costituzione
della società di persone.
Se i conferimenti non sono determinati, si presume che i soci siano obbligati a conferire in
parti uguali tra loro quanto è necessario per il raggiungimento dell’oggetto sociali.
A differenza delle S.p.A. nessuna limitazione è poi posta per quanto riguarda le entità
conferibili.
 Per il conferimento in denaro
 Conferimento di beni in proprietà

 è disposto che “la garanzia dovuta dal socio e il passaggio dei rischi siano regolati dalle
norme sulla vendita. Il socio perciò è tenuto alla garanzia per evizione (perdita) e per vizi.
Sul socio grava inoltre il rischio del perimento della cosa conferita fintanto che la proprietà
non sia passata alla società, il che si verifica con la stipulazione del contratto di società se
si tratta di cosa determinata, in applicazione del principio consensualistico.
 Per le cose conferite in godimento, il rischio resta a carico del socio che le ha conferite.
Questi potrà essere escluso dalla società qualora la cosa perisca o il godimento diventi
impossibile per causa non imputabile agli amministratori. La garanzia per il godimento
viene regolata con rinvio alle norme sulla locazione; il bene conferito in godimento resta
ovviamente di proprietà del socio; la società ne può godere ma non ne può disporre. Ed il
socio ha il diritto alla restituzione del bene al termine della società nello stato in cui si trova.
 Il socio che conferisce crediti risponde nei confronti della società dell’insolvenza del
debitore ceduto nei limiti del valore assegnato al suo conferimento. Sarà tenuto al
rimborso delle spese e alla corresponsione degli interessi.se non versa tale valore sarà
escluso dalla società
 il conferimento può essere costituito dall’obbligo del socio di prestare la propria attività
lavorativa
E’ questo il cosiddetto socio d’opera o d’industria che non va confuso con il socio che ha
stipulato un contratto di lavoro subordinato con la società. Il socio d’opera infatti non è un
lavoratore subordinato e non ha diritto al trattamento salariale e previdenziale proprio dei
lavoratori subordinati. Il compenso per il suo lavoro è rappresentato dalla partecipazione
ai guadagni della società.
I conferimenti dei soci formano il patrimonio iniziale della società.
Questa diventa proprietaria dei beni conferiti a tal titolo dai soci. I soci non possono pertanto
servirsi delle cose appartenenti al patrimonio sociale per fini estranei a quelli della società. La
violazione del divieto espone al risarcimento dei danni ed all’esclusione dalla società. Il divieto
è però derogabile con il consenso di tutti gli altri soci.
L’art. 2303 vieta la ripartizione fra i soci di utili non realmente conseguiti UTILI FITTIZZI; di
somme che non corrispondono ad un’eccedenza del patrimonio netto rispetto al capitale
lO MoARcPSD| 67
7523
5

sociale nominale. Se si verifica una perdita del capitale sociale non può farsi luogo alla
ripartizione di utili fino a che il capitale sociale non sia rintegrato o ridotto in misura
corrispondente.
L’art. 2306 vieta agli amministratori di rimborsare ai soci i conferimenti eseguiti o di liberarli
dall’obbligo di ulteriori versamenti in assenza di una specifica deliberazione di riduzione del
capitale sociale.

LA PARTECIPAZIONE DEI SOCI AGLI UTILI ED ALLE PERDITE tutti i soci hanno diritto a
partecipare agli utili e partecipano alle perdite della gestione sociale.
Essi godono tuttavia della massima libertà nella determinazione della parte a ciascuno
spettante e non è in particolare necessario che la ripartizione sia proporzionale ai conferimenti.
Il solo limite posto all’autonomia privata è rappresentato dal divieto di patto leonino (è nullo
il patto con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite).
Nullo è in via di principio solo il patto leonino con la conseguenza che troveranno applicazione
i criteri legali di ripartizione degli utili e delle perdite previsti per l’ipotesi in cui l’atto costitutivo
nulla disponga al riguardo. Vale a dire:

 Se il contratto nulla dispone, le parti spettanti ai soci nei guadagni e nelle perdite si
presumono proporzionali ai conferimenti;
 Se neppure il valore dei conferimenti è stato determinato, le parti si presumono uguali;
 Se è determinata soltanto la parte di ciascuno nei guadagni, si presume che nella stessa
misura debba determinarsi la partecipazione alle perdite.
Infine la parte spettante al socio d’opera, se non è determinata dal contratto è fissata dal
giudice secondo equità.
 Nella società semplice il diritto del socio di percepire la sua parte di utili nasce con
l’approvazione del rendiconto che, se il compimento degli affari sociali dura oltre un
anno, deve essere predisposto dai soci amministratori “al termine di ogni anno, salvo
che il contratto stabilisca un termine diverso”.
 Nella S.N.C. il documento destinato all’accertamento degli utili e delle perdite è invece
un vero e proprio bilancio di esercizio.
Il bilancio deve essere predisposto dai soci amministratori e, benché il dato legislativo
nulla disponga in merito alle modalità di approvazione dello stesso, è da ritenersi che
l’approvazione competa a tutti i soci e debba avvenire a maggioranza calcolata secondo
la partecipazione di ciascun socio agli utili.

L’approvazione del rendiconto o del bilancio è condizione sufficiente perché ciascun socio
possa pretendere l’assegnazione della sua parte di utili.
L’art. 2262 è chiaro al riguardo “salvo patto contrario, ciascun socio ha diritto di percepire la
sua parte di utili dopo l’approvazione del rendiconto”. Le perdite incidono direttamente sul
valore della singola partecipazione sociale riducendolo (il bilancio) proporzionalmente con la
conseguenza che in sede di liquidazione della società il socio si vedrà rimborsare una somma
inferiore al valore originario del capitale conferito.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

LA RESPONSABILITÀ DEI SOCI PER LE OBBLIGAZIONI SOCIALI


Nella società semplice e nella S.N.C. delle obbligazioni sociali risponde la società con il proprio
patrimonio, che costituisce, perciò la garanzia primaria di quanti concedono credito alla società.
Garanzia primaria ma non esclusiva, dato che per le obbligazioni sociali rispondono
personalmente ed illimitatamente anche i singoli soci.
 Nella società semplice, la responsabilità personale di tutti i soci non è principio
derogabile. La responsabilità dei soci non investiti del potere di rappresentanza della
società può essere infatti esclusa o limitata da un apposito patto sociale. Patto che però è
opponibile ai terzi.
 Nelle S.N.C. la responsabilità illimitata e solidale di tutti i soci è inderogabile. L’eventuale
patto contrario non ha effetto nei confronti dei terzi.
La responsabilità per le obbligazioni sociali precedentemente contratte è estesa anche ai
nuovi soci. Infatti chi entra a far parte di una società già costituita risponde con gli altri soci
per le obbligazioni sociali anteriori all’acquisto della qualità di socio.
Lo scioglimento del rapporto sociale per morte, recesso o esclusione, non fa venir meno la
responsabilità personale del socio per le obbligazioni sociali anteriori al verificarsi di tali
eventi che devono tuttavia essere portati a conoscenza dei terzi con mezzi idonei.
RESPONSABILITÀ DELLA SOCIETÀ E RESPONSABILITÀ DEI SOCI
I soci sono responsabili in solido fra loro ma sono responsabili in via sussidiaria rispetto alla
società in quanto godono del beneficio di preventiva escussione del patrimonio sociale. I
creditori sociali sono cioè tenuti a tentare di soddisfarsi sul patrimonio della società prima di
poter aggredire il patrimonio personale dei soci.
Il beneficio di preventiva escussione opera però diversamente nella società semplice e nella
collettiva irregolare, rispetto alle società in nome collettivo regolari
 Nella società semplice il creditore sociale può rivolgersi direttamente al singolo socio
illimitatamente responsabile e sarà questi a dover invocare la preventiva escussione del
patrimonio sociale indicando i beni sui quali il creditore potrà agevolmente soddisfarsi. Il
beneficio di escussione opera quindi in via di eccezione ed il socio sarà tenuto a pagare ove
non provi che nel patrimonio sociale esistono beni non solo sufficienti ma prontamente ed
agevolmente aggredibili dal creditore istante.
 Nella S.N.C. invece il beneficio opera direttamente, i creditori sociali non possono
pretendere il pagamento dai singoli soci, se non dopo l’escussione del patrimonio sociale.
E’ necessario altresì che abbia infruttuosamente esperito l’azione esecutiva sul patrimonio
sociale.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

CREDITORI PERSONALI DEI SOCI


Il patrimonio della società è insensibile alle obbligazioni personali dei soci ed intangibile da
parte dei creditori di questi ultimi.
E’ questo l’altro aspetto dell’autonomia patrimoniale delle società di persone.
Inoltre non può compensare il suo credito verso il socio con il debito che eventualmente abbia
verso la società. Ed infatti se la compensazione fosse possibile, il creditore del socio-debitore
della società finirebbe in realtà col soddisfarsi sul patrimonio di quest’ultima.
Il creditore personale del socio non è però del tutto sprovvisto di tutela. Egli infatti può: far
valere i suoi diritti sugli utili spettanti al socio debitore; compiere atti conservativi sulla quota
allo stesso spettante nella liquidazione della società.
Nella società semplice e nella S.N.C. irregolare, il creditore particolare del socio può inoltre
chiedere anche la liquidazione della quota del suo debitore, egli però deve provare che gli altri
beni del debitore sono insufficienti a soddisfare i propri crediti. La richiesta opera come causa
di esclusione di diritto del socio e neppure in tal caso il creditore personale del socio può
soddisfarsi direttamente sul patrimonio sociale. La società sarà solo tenuta a versargli entro tre
mesi, una somma di danaro corrispondente al valore della quota al momento della domanda.
Una diversa disciplina è prevista per la S.N.C. regolare: il creditore particolare del socio, finché
dura la società non può chiedere la liquidazione della quota del socio debitore. Neppure se
prova che gli altri beni dello stesso siano insufficienti a soddisfarlo.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

L’AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETÀ È L’ATTIVITÀ DI GESTIONE DELL’IMPRESA SOCIALE.


Il potere di amministrare è il potere di compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale.
Nella SNC ogni socio illimitatamente responsabile è amministratore della società.
L’atto costitutivo può tuttavia prevedere che l’amministrazione della società sia riservata solo
ad alcuni soci, dando così luogo alla contrapposizione fra soci amministratori e soci non
amministratori.
Quando l’amministrazione della società spetta a più soci ed il contratto sociale nulla dispone in
merito alle modalità di amministrazione, trova applicazione il modello legale
dell’amministrazione disgiuntiva.
Ciascun socio amministratore può intraprendere da solo tutte le operazioni che rientrano
nell’oggetto sociale, senza essere tenuto a richiedere il consenso o il parere degli altri soci.
L’ampio potere di iniziativa individuale è tuttavia temperato dal diritto di opposizione
riconosciuto a ciascuno degli altri soci amministratori.
L’opposizione deve essere esercitata prima che l’operazione sia stata compiuta e se
tempestiva, paralizza il potere decisorio del singolo amministratore in ordine all’operazione
contestata. Sulla fondatezza dell’opposizione decide la maggioranza dei soci, la quale è una
maggioranza per quote di interesse e non per teste.
L’amministrazione disgiunta offre indubbi vantaggi sotto il profilo della rapidità delle decisioni
ma il singolo amministratore può compiere operazioni non proficue per la società all’insaputa
degli altri. L’amministrazione congiuntiva deve essere espressamente convenuta nell’atto
costitutivo o con modificazione dello stesso, dato che nel silenzio delle parti di regola
l’amministrazione è disgiunta.
Con l’amministrazione congiunta è necessario il consenso di tutti i soci amministratori per il
compimento delle operazioni sociali. L’atto costitutivo può tuttavia prevedere che “per
l’amministrazione o per determinati atti sia necessario il consenso della maggioranza dei soci
amministratori” calcolata secondo la parte attribuita a ciascuno negli utili.
La maggior rigidità dell’amministrazione congiunta è però temperata dal riconoscimento ai
singoli amministratori del potere di agire individualmente quando vi sia urgenza di evitare un
danno alla società.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

AMMINISTRAZIONE E RAPPRESENTANZA tra le funzioni degli amministratori vi è anche quella


di rappresentanza della società.
Il potere di rappresentanza è il potere di agire nei confronti dei terzi in nome della società
dando luogo all’acquisto di diritti e all’assunzione di obbligazioni da parte della stessa.
Il potere di rappresentanza si distingue però dal potere di gestione.
Il potere di gestione riguarda l’attività amministrativa interna, la fase decisoria delle
operazioni sociali. Il potere di rappresentanza riguarda l’attività amministrativa esterna, la
fase di attuazione con i terzi delle operazioni sociali.
La rappresentanza della società spetta a ciascun socio amministratore, disgiuntamente o
congiuntamente a seconda che in un modo o nell’altro sia stata conformata l’amministrazione.
Nel caso di amministrazione disgiunta, ogni amministratore può perciò da solo decidere e da
solo stipulare atti in nome della società. Sempre secondo il modello legale, sia il potere di
gestione sia il potere di rappresentanza si estendono a tutti gli atti che rientrano nell’oggetto
sociale, senza distinzione alcuna fra atti di ordinaria e straordinaria amministrazione. La società
può agire od essere convenuta in giudizio in persona dei soci amministratori che ne hanno la
rappresentanza. L’atto costitutivo può tuttavia prevedere una diversa regolamentazione del
potere di gestione e del potere di rappresentanza. L’atto costitutivo può infine limitare
l’estensione del potere di rappresentanza del singolo amministratore.
Il problema è linearmente risolto nella S.N.C. regolare, attraverso lo strumento della pubblicità
legale. Le limitazioni, sia originarie sia successive, del potere di rappresentanza degli
amministratori non sono opponibili ai terzi se non sono iscritte nel registro delle imprese o se
non si provi che i terzi ne hanno avuto effettiva conoscenza.
Nella S.N.C. irregolare l’omessa registrazione si ritorce contro i soci. Si presume che ogni socio
che agisce per la società abbia la rappresentanza sociale anche in giudizio. i patti modificativi
del potere di rappresentanza non sono opponibili ai terzi.
Le limitazioni successive o l’estinzione del potere di rappresentanza devono invece essere
portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei ed in mancanza sono loro opponibili solo se la
società prova che le conoscevano.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

I SOCI AMMINISTRATORI
L’atto costitutivo può riservare l’amministrazione solo ad alcuni soci, dando luogo alla distinzione
fra soci amministratori e soci non amministratori.
I soci investiti dell’amministrazione possono essere nominati direttamente nell’atto costitutivo o
con atto separato. Il legislatore ha omesso di specificare se la nomina per atto separato debba
essere decisa all’unanimità o se sia sufficiente l’accordo della maggioranza dei soci calcolata in
base alla partecipazione agli utili.
La distinzione fra soci amministratori nominati nell’atto costitutivo e amministratori nominati con
atto separato acquista rilievo ai fini della revoca della facoltà di amministrare. La revoca
dell’amministratore nominato nel contratto sociale comporta una modifica di quest’ultimo; deve
essere perciò decisa dagli altri soci all’unanimità, se non è convenuto diversamente. Inoltre la
revoca non ha effetto se non ricorre una giusta causa. L’amministratore nominato per atto separato
invece è revocabile secondo le norme del mandato. Quindi è certamente revocabile anche se non
ricorre una giusta causa.
L’amministratore è investito per legge del potere di compiere tutti gli atti che rientrano
nell’oggetto sociale. Per esso non opera perciò il limite di legge degli atti di ordinaria
amministrazione posto per il mandatario generale. Dai poteri degli amministratori restano
esclusi solo gli atti che comportano modificazione del contratto sociale.
Nella S.N.C. essi devono tenere le scritture contabili e redigere il bilancio di esercizio; devono inoltre
provvedere agli adempimenti pubblicitari connessi all’iscrizione nel registro delle imprese.

I SOCI NON AMINISTRATORI DIVIETO DI CONCORRENZA

Quando l’amministrazione della società è riservata soltanto ad alcuni soci, ai soci esclusi
dall’amministrazione sono riconosciuti ampi e penetranti poteri di informazione e controllo.
Ogni socio non amministratore ha il diritto di avere dagli amministratori notizie dello svolgimento
degli affari sociali e ritengo che gli amministratori non possano sottrarsi a tale dovere eccependo il
segreto aziendale; hanno poi il diritto di consultare i documenti relativi all’amministrazione e quindi
tutte le scritture contabili della società; il diritto di ottenere il rendiconto al termine di ogni anno.
Nelle S.N.C. incombe uno specifico obbligo. Quello di non esercitare per conto proprio od altrui
un’attività concorrente con quella della società. Il divieto non ha tuttavia carattere assoluto. Può
essere rimosso dagli altri soci.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

MODIFICAZIONI DELL’ATTO COSTITUTIVO


Nella società semplice e nella S.N.C. il contratto sociale può essere modificato soltanto con il
consenso di tutti i soci se non è convenuto diversamente. Nessun patto contrattuale è
modificabile senza il consenso di tutti e quindi ciascun socio. Fra le modificazioni del contratto
sociale rientrano anche i mutamenti nella composizione della compagine sociale. Per il rapporto
fiduciario che normalmente intercorre fra i soci, il consenso di tutti gli altri soci è perciò
necessario per il trasferimento della quota sociale sia fra vivi che a causa di morte.
L’atto costitutivo può però stabilire la libera trasferibilità fra vivi della quota e/o la
continuazione della società con gli eredi del socio defunto.
Nella S.N.C. le modificazioni dell’atto costitutivo sono soggette a pubblicità legale e finchè non
sono state iscritte nel registro delle imprese non sono opponibili a terzi. Se la regola per le
modifiche dell’atto costitutivo è l’unanimità, l’art. 2252 consente però che possa essere
convenuto diversamente. E frequente nella pratica è la clausola che prevede la modificabilità
a maggioranza dell’atto costitutivo. I poteri modificativi della maggioranza non sono però senza
limiti, dovendo pur sempre rispettare due principi generali; l’obbligo di esecuzione del
contratto secondo buona fede e il rispetto della parità di trattamento fra i soci.
Scioglimento del singolo rapporto sociale il singolo socio può cessare di far parte della società
per morte, recesso od esclusione. Il venir meno di uno o più soci non determina in alcun caso lo
scioglimento della società.
Comporta solo la necessità di definire i rapporti patrimoniali fra i soci superstiti ed il socio
uscente o gli eredi del socio defunto attraverso la liquidazione della quota sociale.
Il venir meno della pluralità dei soci comporta lo scioglimento della società solamente se la
stessa non è ricostituita entro il termine di 6 mesi.
Il socio superstite ha quindi 6 mesi per decidere se associare a sé altre persone e continuare
la società ovvero porvi fine.
Se muore un socio i soci superstiti sono per legge obbligati a liquidare la quota del socio
defunto ai suoi eredi nel termine di 6 mesi. In alternativa i soci superstiti possono decidere: lo
scioglimento anticipato della società; la continuazione della società con gli eredi del socio
defunto, ma in tal caso è necessario il consenso di tutti i soci superstiti.
Il recesso è lo scioglimento del rapporto sociale per volontà del socio. Se la società è a tempo
indeterminato o è contratta per tutta la vita di uno dei soci, ogni socio può recedere
liberamente.
Il recesso deve essere comunicato a tutti gli altri soci con un preavviso di almeno 3 mesi e
diventa produttivo di effetti solo quando è decorso tale termine.
Se la società è a tempo indeterminato il recesso è ammesso solo se sussiste giusta causa.
In tal caso il recesso ha effetto immediato.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

Il contratto sociale può prevedere altre forme di recesso oltre a quelle stabilite per legge,
specificandone le modalità di esercizio. L’ultima delle cause di scioglimento parziale del
rapporto sociale è costituita dall’esclusione del socio dalla società.
E’ escluso di diritto il socio che sia dichiarato fallito, il socio il cui creditore particolare abbia
ottenuto la liquidazione della quota.
I fatti che legittimano la società a deliberare l’esclusione di un socio sono: gravi inadempienze
degli obblighi che derivano dalla legge o dal contratto sociale; l’interdizione, l’inabilitazione del
socio o la sua condanna ad una pena che comporti l’interdizione anche temporanea dai pubblici
uffici; la sopravvenuta impossibilità di esecuzione del conferimento per causa non imputabile
al socio.
L’esclusione è deliberata dalla maggioranza dei soci calcolata per teste, non computandosi nel
numero il socio da escludere. La deliberazione (motivata) deve essere comunicata al socio
escluso ed ha effetto decorsi 30 giorni dalla data di comunicazione.
LA LIQUIDAZIONE DELLA QUOTA
In tutti i casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente ad un socio, questi o i suoi
eredi hanno diritto alla liquidazione della quota sociale. Hanno diritto soltanto ad una somma di
danaro che rappresenti il valore della quota. Il socio quindi non può più pretendere la
restituzione dei beni conferiti in proprietà quand’anche ancora presenti nel patrimonio sociale.
Il valore della quota è determinato in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno
in cui si verifica lo scioglimento del rapporto, tenendo però conto anche dell’esito delle
eventuali operazioni ancora in corso. La situazione patrimoniale della società va determinata
attribuendo ai beni il valore effettivo nonché tenendo conto del valore di avviamento
dell’azienda sociale e degli utili e delle perdite sulle operazioni in corso. Il pagamento della quota
deve essere effettuato entro sei mesi dal giorno in cui si è verificato lo scioglimento del
rapporto.
Scioglimento della società le cause di scioglimento della società sono fissate dall’art. 2272 cc
e sono:

A) Il decorso del termine fissato nell’atto costitutivo,


B) Il conseguimento dell’oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo,
C) La volontà di tutti i soci, salvo che l’atto costitutivo non preveda che lo
scioglimento anticipato della società può essere deliberato a maggioranza,
D) Il venir meno della pluralità dei soci,
E) Le altre cause previste dal contratto sociale.
Sono poi altre cause specifiche il fallimento ed il provvedimento della autorità governativa con
cui si dispone la liquidazione coatta amministrativa della società. Verificatasi una causa di
scioglimento la società entra automaticamente in stato di liquidazione e nella società in nome
collettivo tale situazione deve essere espressamente indicata negli atti e nella corrispondenza.
Si deve provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali ed alla distribuzione fra i soci
dell’eventuale residuo attivo. L’ulteriore attività della società si limita al compimento degli
affari urgenti.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

Il procedimento di liquidazione inizia con la nomina di uno o più liquidatori che richiede il
consenso di tutti i soci se nell’atto costitutivo non è diversamente previsto. In caso di disaccordo
fra i soci, i liquidatori sono nominati dal presidente del tribunale. Possono essere revocati per
volontà di tutti i soci ed in ogni caso dal tribunale per giusta causa su richiesta di uno o più soci.
Con l’accettazione della nomina i liquidatori prendono il posto degli amministratori, questi
devono consegnare ai liquidatori i beni ed i documenti sociali e presentare loro il conto della
gestione relativo al periodo successivo all’ultimo rendiconto. Gli amministratori e i liquidatori
devono poi redigere insieme l’inventario dal quale risulta lo stato attivo e passivo del patrimonio
sociale. In tal modo vengono fissate nel tempo le eventuali responsabilità degli amministratori.
Entrano così in funzione i liquidatori le cui funzioni sono: conversione in danaro dei beni,
pagamento dei creditori, ripartizione fra i soci dell’eventuale residuo attivo. Possono compiere
tutti gli atti necessari per la liquidazione e se i soci non hanno disposto diversamente possono
vendere in blocco i beni aziendali. Si sottolinea che hanno anche la rappresentanza legale della
società in giudizio. Per procedere al pagamento dei creditori sociali, i liquidatori possono
chiedere ai soci i versamenti ancora dovuti ma solo se i fondi disponibili risultano insufficienti.
E se occorre possono richiedere ai soci stessi le somme ulteriormente necessarie nei limiti della
rispettiva responsabilità ed in proporzione della parte di ciascuno nelle perdite.
Sui liquidatori incombe un duplice divieto: non possono intraprendere nuove operazioni; non
possono ripartire fra i soci neppure parzialmente, i beni sociali finchè i creditori non siano stati
pagati o non siano state accantonate le somme necessarie per pagarli.
Per il resto gli obblighi e le responsabilità dei liquidatori sono regolati dalle norme stabilite per
gli amministratori. Estinti tutti i debiti sociali la liquidazione si avvia all’epilogo con la
ripartizione fra i soci dell’eventuale attivo patrimoniale residuo convertito in danaro.
Il saldo attivo di liquidazione è destinato innanzitutto al rimborso del valore nominale dei
conferimenti.
L’eventuale eccedenza è poi ripartita fra tutti i soci in proporzione della partecipazione di
ciascuno nei guadagni.
Nella S.N.C. i liquidatori devono redigere il bilancio finale di liquidazione ed il piano di riparto.
Il primo è il rendiconto della gestione dei liquidatori; mentre il secondo è una proposta di
divisione fra i soci dell’attivo residuo.
Nella S.N.C. irregolare la chiusura del procedimento di liquidazione determina l’estinzione della
società, semprechè la relativa disciplina sia stata rispettata e siano stati perciò soddisfatti tutti
i creditori sociali.
Per la S.N.C. registrata e quella semplice, approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori
devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese. La cancellazione può
anche essere disposta d’ufficio, quando l’ufficio del registro rilevi alcune specifiche circostanze
sintomatiche dell’assenza di attività sociale.
Con la cancellazione dal registro delle imprese la società si estingue quand’anche non tutti i
creditori sociali siano stati soddisfatti. E ciò sia nell’ipotesi in cui i liquidatori ignoravano
l’esistenza di ulteriori debiti sociali sia nell’ipotesi in cui ne fossero a conoscenza ma abbiano
violato il divieto di ripartire i beni sociali fra i soci finquando tutti i creditori non siano stati
soddisfatti
I creditori non sono però senza tutela, potranno agire nei confronti dei soci personalmente.
lO MoARcPSD| 67
7523
5

Potrebbero piacerti anche