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MEGA-BABELE (7 cartelle) / a cura di Roberto Negrini

PUBBLICATO SUL PERIODICO DI RICERCHE DI FRONTIERA I MISTERI N° 25, MARZO-


APRILE 1998

IL DUBBIO E LA LUNA

Girovagando in una qualunque libreria potrà capitarvi di notare tra gli scaffali un volume
patinato edito dalla Cult Media Net di Roma, dall’intrigante titolo Non siamo mai andati
sulla Luna: una bef a da 30 miliardi di dollari. La sua copertina è già tutto un programma:
un foro al centro fa intravedere una porzione della foto (arcinota) di un astronauta
scafandrato che cammina sul suolo lunare, ma girando questa specie di “maschera” e
potendo osservare la foto intera si scopre che l’astronauta è illuminato da riflettori di scena
e circondato da cineoperatori che riprendono la scena sulle sabbie artificiali di un set
cinematografico, mentre su uno sfondo nero galleggia un palloncino appeso a un filo che
rappresenta la Terra lontana. E poi oltre 200 pagine ricchissime di materiali fotografici,
citazioni e documenti con cui si vuole dimostrare “inoppugnabilmente” che sia lo storico
sbarco sulla Luna degli astronauti americani nel luglio 1969 sia le successive missioni
Apollo della NASA non furono che finzioni sceniche propinate al mondo dal governo
americano per motivi politici e propagandistici: in realtà nessun essere umano avrebbe mai
messo piede sulla Luna! Nonostante le apparenze non si tratta di uno scherzo, bensì —
come dichiara l’editore italiano nell’introduzione — di “un esempio di coraggiosa
informazione contro corrente” che “dimostra come una realtà ormai accettata da tutti
possa vacillare sotto l’apporto di prove documentate, per poi provocare la riapertura di
un caso storico archiviato nelle nostre menti.”
Sul settantaseienne Bill Kaysing, l’autore americano del gustoso pamphlet che è oggi alla
sua prima edizione italiana ma la cui prima edizione americana risale al 1975, vale la pena
di spendere qualche parola. Kaysing è nato a Chicago nel 1922, ha servito la Marina
Militare americana nel Pacifico durante la seconda guerra mondiale e compiuto gli studi
nella California del Sud. Prima di uscire, come egli stesso dichiara, dalle “inutili
competizioni sociali” e decidersi per uno stile di vita “alternativo” ha lavorato dal 1956 al
’63 come direttore delle pubblicazioni tecniche presso i laboratori di ricerca della
Rocketdyne Corporation, la sezione californiana della multinazionale che progettò e
costruì i motori a propulsione delle missioni Apollo per la NASA. In quel periodo quindi
Kaysing lavorò effettivamente con scienziati e tecnici sui razzi ufficialmente destinati a
portare l’uomo sulla Luna e i suoi nulla osta di segretezza erano “Segreto” per l’Aviazione
e “Q” per l’energia atomica. In seguito pare abbia attraversato un periodo di varie
difficoltà (anche economiche) e infine nel 1963 diede le dimissioni “per motivi personali”.
Si mise allora a scrivere opere su temi molto particolari, come i possibili metodi per
“eliminare il controllo delle grosse strutture economiche sulla vita degli individui”, le
“diverse possibilità di sfuggire alla morsa della sterile e frenetica corsa al successo e alla
carriera obbligata” e i veri o presunti complotti del potere costituito ai danni delle masse.
Alcuni dei suoi lavori, basati su “30 anni di esperienza in stili alternativi di vita” e perlopiù
diffusi sotto forma di manuali a basso costo, o addirittura in fotocopia, risultano
illuminanti per illustrare la personalità dell’autore e spaziano da Come mangiare bene con

un dollaro al giorno o con 99 cents a pasto (utilizzando cereali lavorati, dal costo di pochi
centesimi), Il motociclismo intelligente (come evitare la spesa dell’auto sostituendola con
un motociclo leggero o una bicicletta motorizzata), Il manuale di sopravvivenza
dell’anziano (metodi curiosi, rivolti alla terza età, per far fronte ai problemi di salute,
riparo, cibo e reddito) e Libertà a galla (come trovare una barca libera o a basso costo,
ripararla con un processo innovatore denominato “kaysite” e vivere una vita emozionante e
avventurosa a fior d’acqua per risolvere il problema dell’alloggio). Fino a libri su terapie
alternative, come un manuale sul “tè di essiac” (bevanda canadese a base di erbe che tra
l’altro curerebbe il cancro), un altro sull’uso del solfossido dimetilico (estratto dal legno
che con spesa minima lenirebbe i dolori artritici e muscolari) e un terzo sulla Radionica
(metodo di guarigione senza effetti secondari), per arrivare a una serie di vademecum per
difendersi legalmente dagli agenti dell’IRS (Internal Revenue Service, il Ministero
americano per le tasse), applicando tra l’altro il Quarto Emendamento che tutela la privacy
e consente di non esibire i propri documenti personali, testo per il quale l’anziano
freelance rifiuta qualsiasi diritto di copyright.
Su questo tono l’autore ha pubblicato oltre 20 libri anche con noti editori americani come
Prentice Hall e la San Francisco Chronicle Press e alla fine, nel 1975, è uscita la prima
edizione di questo We never went to the Moon. Da allora Kaysing, che vive e scrive, a
quanto pare, su una propria imbarcazione nel nord della California, è comparso spesso alla
radio, alla televisione e in varie interviste sui giornali americani sostenendo a gran voce la
sua tesi sulla “truffa della Luna”. Dal suo libro nel 1978 fu anche tratto, benché non
dichiaratamente, il soggetto del celebre film di fantascienza Capricorn One, in cui in
effetti un giornalista scopre che una molto acclamata missione verso Marte è fallita,
l’astronave è in realtà inutilizzabile per un guasto e viene tenuta nascosta in una base nel
deserto, da dove vengono scenograficamente costruite tutte le operazioni diffuse poi dalla
televisione.
Secondo Kaysing, in sintesi, nel corso degli anni ’60 la NASA, spinta dalla corsa allo
spazio ingaggiata con i russi, si sarebbe imbarcata in un progetto di conquista della Luna
assolutamente al di là delle proprie possibilità tecniche, come dimostrato da
un’impressionante sequela di fallimenti e malfunzioni tecnologiche che l’autore si
compiace di elencare in dettaglio, dai gravi problemi della Gemini IX (1966) al tragico
incendio presso la rampa di lancio nel corso della missione Apollo/Saturno 204 (1967), in
cui morirono i tre astronauti Grissom, White e Chaffee. A proposito di questo specifico
incidente il libro di Kaysing riporta l’inquietante rapporto di Thomas Ronald Baron, un
tecnico della base che nel corso dell’inchiesta seguita alla tragedia testimoniò sulle
molteplici insufficienze del progetto. Il rapporto fu all’epoca insabbiato e Baron morì
insieme alla moglie in un misterioso incidente a un passaggio a livello pochi giorni dopo la
sua deposizione, mentre una precedente relazione di ugual tenore dello stesso Generale
Samuel C. Phillips, direttore del programma Apollo, fu in gran parte ignorata e Phillips
tacitato con una luminosa carriera. Dopo questo incidente si sarebbe concretizzato il
complotto per simulare ciò che evidentemente non poteva essere effettuato nella realtà,
approntando un vero e proprio laboratorio di scena nel deserto del Nevada. Un progetto
segretissimo che avrebbe visto coinvolti, oltre alla NASA, quasi tutti gli enti governativi
americani (l’USAF, la DIA e naturalmente la CIA), oltre a centinaia di complici reclutati
dallo spionaggio americano e agli stessi astronauti, la cui nota reticenza e i cui disturbi
mentali seguiti alle missioni Apollo sarebbero l’effetto di macroscopici sensi di colpa per

essersi resi strumenti di una torbida truffa di proporzioni planetarie. La componente più
interessante del teorema di Kaysing si fonda comunque sulla dettagliata analisi delle foto
scattate sulla Luna, le cui molte incongruenze vanno dalla totale assenza di stelle sullo
sfondo del cielo privo di atmosfera a effetti di luce-ombra impossibili, alla mancanza di
crateri sotto il LEM come avrebbe dovuto essere per effetto dei motori di discesa e dello
stesso peso della capsula. Non siamo esperti di fotografia ma questa faccenda delle foto ci
sembra l’aspetto più facilmente verificabile, tanto che sorprende come nessuna autorità in
materia di manipolazione dell’immagine o di foto aerospaziali si sia ancora degnata di
occuparsene, magari per smontare una volta per tutte le tesi bizzarre di questo vecchio
signore americano, il quale pare proprio divertirsi un mondo a sgretolare quella paterna,
rassicurante icona degli “eroi dello spazio” che ha riscaldato cuori e fantasie di tutti,
almeno nei paesi occidentali, alla fine degli anni ’60.
È comunque curioso rilevare — come del resto Kaysing ha rilevato — che solo un anno
prima dello sbarco sulla Luna avvenne la diffusione di 2001 odissea nello spazio (1968),
film che indubbiamente preparò il terreno alla percezione scenografica dell’avvenimento
(reale o simulato che fosse) nell’immaginario collettivo mondiale. Dieci anni dopo, nel
1978, uscì il film Capricorn One (tratto come abbiamo visto dalla prima edizione
americana del libro di Kaysing e dalle correnti di opinione che lo condividevano), che
rivelava il tessuto della truffa spostandolo su Marte. E guarda caso il regista di Capricorn
One, Peter Hyams, è lo stesso che nel 1984 insieme ad Arthur C. Clarke — autore del
romanzo 2001 odissea nello spazio, successivo all’omonimo film — scriverà e dirigerà il
seguito “autorizzato” di 2001, il discusso 2010: l’anno del contatto. Non sappiamo se lo
stesso Kaysing lo abbia notato, ma ci sembra comunque interessante.
Coincidenze a parte, lo strano libro di Kaysing certamente fa pensare e aiuta a esplorare
possibilità di informazione alternativa rispetto a quella di massa pilotata da interessi
politici ed economici di vario tipo. L’aspetto più intrigante di opere come questa è lo
stimolo a utilizzare nei confronti di ogni consensualità culturale maggioritaria e diffusa,
specie rispetto a quelle nozioni la cui verifica è quasi totalmente controllata dai media, un
criterio di scepsi (dal greco ), cioè una riflessione scettica fondata sul
dubbio di contro a conclusioni definitive o convenzioni intellettuali su qualsiasi teoria o
evento (o presunto tale). Un criterio sacrosanto se unito alla capacità opposta, e invece un
po’ gnostica, di abbracciare con ampio respiro i più diversi aspetti umanistici, scientifici o
storici della realtà, pur considerati nella loro relatività, per ricercare nuove sintesi o
esperienze o idee. Il che è l’esatto contrario dell’atteggiamento spesso assunto da scettici
iper-razionalisti e scientisti di professione, come molti adepti dello CSICOP americano o
del nostrano CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul
Paranormale), che accomunati dal più fazioso e acritico disprezzo per ogni approccio
alternativo alla scienza e alla cultura in genere ostentano invece un’adesione quasi
fideistica ai paradigmi ufficiali del “sapere” e al più vieto tradizionalismo intellettuale.
Non disdegnando addirittura, almeno in Italia, di affiancarsi in comuni crociate
oscurantiste con i peggiori esponenti dell’integralismo religioso contro qualsiasi ricerca
scientifica o umanistica di frontiera (vedi il nostro Babele su “Scetticismo e Inquisizione”,
I Misteri n° 24).
È apparso significativo in questo contesto il comportamento di Piero Angela, massimo
referente e propagandista del CICAP, che al TG2 serale del 10 gennaio scorso durante una
presentazione giornalistica del testo di Kaysing, oltre a beffeggiare senza serie

argomentazioni un’opera che forse non aveva neppure letto, ha concluso la sua
esternazione sconsigliando addirittura di comprare il libro “per non finanziare un autore
che in questo momento starà ridendo alle vostre spalle”. Un’uscita alquanto inopportuna
che, oltre a essere contraria a qualsiasi deontologia giornalistica, per tacere dell’obiettività
scientifica, potrebbe perfino apparire sospetta data la recente presenza nelle librerie di
Viaggio nel cosmo, scritto dallo stesso Angela e da suo figlio, che trattando argomenti
analoghi a quelli del libro di Kaysing da un punto di vista diametralmente opposto e
devoto alle “verità ufficiali” dell’establishment scientifico può tranquillamente essere
considerato in un’ottica di concorrenza commerciale. Cosa che non è sfuggita ai
responsabili di Cult Media Net, i quali a buon diritto sembra intendano procedere
legalmente contro il capo spirituale degli “scettici” italiani per interesse privato nell’uso di
un media pubblico e per concorrenza sleale.
Ciò che è più sorprendente per noi nell’atteggiamento di personaggi come Angela è
comunque che il loro scetticismo radicale e la loro curiosità iconoclasta funzionino solo
nei confronti di ciò che fuoriesce dai loro paradigmi culturali — come le fenomenologie
paranormali o ufologiche — e scompaia invece del tutto di fronte a scenari ufficiali come
il programma Apollo della NASA. Per quanto ci riguarda non abbiamo seguito il
discutibile consiglio di Angela, anzi abbiamo letto attentamente il dossier di Kaysing, che
pur non avendoci convinto nelle sue linee fondamentali ci ha però indotto a qualche
riflessione. Se si volesse applicare rigorosamente il metodo scientifico di analisi dei
documenti originali per accertare la reale portata degli eventi relativi allo sbarco sulla
Luna negli anni ’60 da parte degli americani dovremmo constatare che tali testimonianze
di prima mano non sono ef ettivamente disponibili o sono tuttora custodite dall’autorità
militare di una nazione (gli USA) che ha ampiamente dimostrato dal dopoguerra in poi di
saper fare un uso politico sapiente ed efficace di ogni possibile distorsione, occultamento o
mitologizzazione dei fatti. Salvo che i solerti amici del CICAP o dello CSICOP non
possano fornire le bobine, le registrazioni e le foto originali della NASA (negativi
compresi) sull’allunaggio del ’69 perché li si possa analizzare in qualche laboratorio
indipendente, magari attraverso le nuove tecniche di digitalizzazione, come loro
impongono — e giustamente — che si faccia con ogni presunta foto o filmato di eventi
paranormali o ufologici. D’altra parte il simpatico libro dell’anziano “contestatore”, pur
condito da un’abbondante dose di ironia che spesso sembra strizzare l’occhio al lettore,
soffre di un’evidente e pesante sindrome tipica di tutte le letterature e correnti culturali
complottiste o revisioniste. L’analisi puntigliosa di contraddizioni, contraffazioni o
manchevolezze nei documenti di sostegno a una tesi X vengono brutalmente utilizzate
come trampolino di lancio per il sostegno di una tesi diametralmente opposta (-X) e spesso
altrettanto contraddittoria e indimostrabile, ignorando qualsiasi sfumatura intermedia, con
il risultato di generare un mito ancor più fantasmagorico.
Non sappiamo se e quando gli americani abbiano raggiunto la Luna, anche se restiamo
convinti che prima o poi lo abbiano fatto. Ma riteniamo comunque probabile che i
documenti della missione Apollo, come molti altri documenti storici, siano stati almeno in
parte manipolati — magari per anticipare un risultato solo imperfettamente raggiunto —
per motivi di propaganda politica o scientifica (e qui sta il notevole interesse del dossier di
Kaysing). Ciò, tuttavia, non è un motivo sufficiente per avvalorare nella sua fantapolitica
interezza il Kaysing-pensiero di un complotto universale, la cui esecuzione e il cui
successivo occultamento ci sembrano molto più fantastici e improbabili di un cielo lunare

fotografato senza stelle.

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