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Elementi di Teatro Sociale, Educativo e di Comunità

A. Pontremoli

Marco Falcone - esame di Teorie e Tecniche del Teatro Sociale - prof. Valentina Esposito
Nozioni Preliminari
• L’esperienza teatrale è un corpo in relazione con altri corpi, che crea e trasforma linguaggi in modo gratuito,
rappresentando in un perimetro de nito e si domanda sul senso dell’esserci in una particolare situazione. Il teatro
sociale è l’unico teatro necessario. Oggi l’individuo sente la necessità di rappresentare il sé, ma lo fa in uno spazio
non protetto, mentre il Teatro sociale si propone come un cammino sicuro dove poter ritrovare il proprio e l’altrui agio
e lo fa facendo “essere” qualcun’altra pur rimanendo sé stessi, tramite il come sé.

• Nel teatro occidentale (sotto-valore-assoluto) troviamo alla base la rappresentazione, ovvero la ripetizione di qualcosa
che è già stata data. Per il Teatro Sociale invece, il trasmettere attraverso il sé è una speranza di riattivazione della
tradizione. L’uomo, essendo libero, può essere condotto anche verso il male, ma tramite il come sé, riesce a cogliere
le possibili conseguenze che gli sfuggono se dovesse compiere certe scelte, rimanendo in un luogo sicuro.

• Rito: Per rito intendiamo un’espressione ordinatrice del mondo che si ripete per ra orzare quell’ordine. Il teatro ha le
proprie radici proprio nel rito. Quando siamo in una zona in cui viene negato il passato ed il futuro è ancora incerto
(cambiamento d’ordine) siamo davanti ad un dramma sociale. Questo dramma inizia quando un gruppo infrange la
norma che regola la vita della società provocando un ra orzamento dello status del gruppo stesso. Il Dramma sociale
trova conforto nel Teatro, soprattutto all’interno della communitas, dove gli individui si percepiscono come un noi.

• Festa: Oggi il teatro sopravvive solo se agganciato ad una rete economica, davanti ad un testo scritto mediato da un
regista. Non ci si reca più nel tempo festivo, ma anche in quello feriale. La festa invece era la drammaturgia della
coralità attraverso date speci che che si ripetevano in forma ciclica dove la crescita umana si saldava con le
procedure del tempo. Il luogo della festa è de nito communitas, luogo dove si ha una comprensione anche dei
problemi altrui e dove si comprende che i propri problemi possono essere risolti soltanto con un “noi”.
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Domanda di Teatro

• La forte domanda che oggi caratterizza il teatro è legata alla necessita di avere una
cura di sé e di relazionarsi con l’altro. Oggi il teatro-rito-rappresentazione è svuotato
di senso in quanto viene usato solo per avere potere sulla società e lo fa anche
attraverso i mass media dove lo spettatore è lontanissimo dal boccascena, dando
origine ad una rappresentazione ne a se stessa. TV e Cinema sono incompatibili col
Teatro in quanto non si ha relazione di corpi vivi qui e ora, unica condizione
necessaria al teatro. Tuttavia la comunicazione tramite chat e social network potrebbe
dirsi similare alle modalità interpersonali, in quanto si ha uno scambio diretto di codici
e simboli dal vivo, arrivando persino a improvvisare una “drammaturgia teatrale” sul
momento. La di erenza con la performance però è che questa alla ne non lascia
traccia di sé.

• Il Teatro Moderno è diventato altro da sé in quanto non instaura più una relazione
intima col pubblico. Solo negli anni 60-70’ si è tornati ad avere esperienze teatrali
collettive, mirando a pratiche comunitarie e di condivisione esistenziale, usando
l’improvvisazione preceduta dal training.
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Teatro educativo, sociale e di comunità
• Nel teatro sociale il punto forte è la costruzione sociale della persona. All’interno operano diverse gure: persona che in
quanto apertura intenzionale crea relazioni durature nel tempo; gruppo (distinto in interno davanti rapporti amichevoli o
esterno davanti ostilità) insieme di individui accomunati da un forte senso di coesione. Possiamo anche parlare di
gruppo primario dove c’è una grande presenza di a ettività (come la famiglia) o secondario (come la classe di
appartenenza a scuola) dove ci si può trovare anche a disagio, ma si deve comunque restare; comunità (chiamata
communitas da Turner) che si intende come evoluzione del gruppo o persone che vivono nel medesimo territorio;
strumenti ovvero attività Performative per sviluppare un’espressività propria o una propria drammaturgia.

Il Teatro Sociale è diverso dall’Animazione Teatrale, anche se fonda le sue radici, in quanto questa aveva come ne
quella di strappare l’individuo da una forma di passività verso la società. Nel 1980 venne decretata la morte accusata di
aver portato a termine prodotti scadenti.

• Scuola: Negli anni 70’, grazie alle innovazioni di Freinet, nelle scuole venne rivisito il ruolo dell’insegnante verso un
ruolo orizzontale, dove l’insegnante diventa una gura analoga al regista e il teatro viene usato come risposta a molte
esigenze scolastiche. Dagli anni 70’ l’insegnante si sostituisce anche ad una gura esterna, ritenuta capace di condurre
i ragazzi ad un’esperienza perfomativa. Nasce dunque il teatro educativo sociale che non ha come obbiettivo lo
spettacolo, ma l’educazione. Ha molto in comune con la psicologia ma non si può considerare terapeutico.

• Teatro Sociale e Antropologia concordano sull’interesse verso la costruzione sociale della persona. Eugenio Barba, alla
ne anni 70’, arriverà a fare teatro senza spettacoli, attraverso la pratica del Baratto.

• In Teatro Sociale, oltre al Q.I, abbiamo anche la misurazione dell’Intelligenza Interpersonale e A ettiva, che a di erenza
del Q.I., può espandersi per tutta la vita. Si tratta della capacità di comprendere gli altri e di formarsi un modello
accurato e veritiero di sé per operare e cacemente nella vita.
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• Dentro le comunità abbiamo quello che Coleman de nisce capitale sociale: ovvero rete di relazioni familiari
che appartengono ad ogni individuo, basate sul riconoscemtno dell’identità e della dignità dell’altro. Secondo
Go man ognuno di noi, di fronte agli altri, mostra la propria maschera sociale, invece quando si è per i fatti
propri si è diversi. Per questo l’attore attira come gura, perché ha la capacità di controllare la propria vita, le
proprie emozioni ed i propri pensieri, anche quando nge.

• In una società come quella odierna, basata sull’individuo, spesso questo è smarrito in assenza di un modello.
Quando parliamo di cura di sé intendiamo appunto un percorso volto al benessere psico- sico che porta a
riappropriarsi della propria vita. Questi percorsi devono essere svolti in luoghi sicuri (come il laboratorio
teatrale). Anche la famiglia un tempo fu un luogo sicuro, ma oggi si preferiscono rapporti amicali. Abbiamo due
tipi di rapporti amicali: asimmetrici (come ad esempio la relazione allievo-maestro, basata su un’autorevolezza
che mantiene l’equilibro) e simmetrici (dove tutti sono alla pari). Nel laboratorio teatrale esistono entrambi in
quanto la gura del conduttore può mettersi alla pari della comunità, o assumere autorevolezza quando
l’equilibrio è minacciato. Nel carcere, quando le guardie entrano a far parte della comunità, l’ordine è
minacciato e sarà compito del conduttore mediare le relazioni.

• La relazione che avviene tra teatro e istituzione è pro cua per entrambi. Si lavora sempre in equipe, altrimenti il
peso per una sola persona sarebbe eccessivo. Spesso nelle istituzioni chi nanzia pensa di poter decidere
cambiando l’andamento del progetto (come quando si esige uno spettacolo nale anche dove non è previsto)
sacri cando buona parte dei risultati.

• Alessandra Rossi Ghiglione ci parla della drammaturgia, intesa come particolare tipo di scrittura destinata ad
agire in uno o più corpi in uno spazio ed in un tempo. Nel teatro sociale il testo deve subire una mediazione
per far si che sia comprensibile all’attore, ma anche allo spettatore chiamato a partecipare.
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Tecniche
• Gioco: pratica rituale per ri-elaborare il proprio vissuto. É puro quando avviene in modo spontaneo, come avviene nel bambino che
sente proprio l’esigenza di “giocare a essere…” e se soppressa avrà gravi conseguenze psico-motorie e dello sviluppo della
personalità.

• Narrazione: La voce è un’emanazione corporea in grado di stimolare l’immaginario. In epoca pre-industriale era un momento di
raccolta ritagliato dal resto del mondo, in epoca post-industriale viene recuperato in forma artistica. Oggi è l’incontro di persone
caratterizzate da una coesione pre-esistente. Il teatro di narrazione funziona quando un individuo con una forte identità e carisma
riesce a creare in un gruppo il clima di comunità.

• TdO: si basa sulla teoria che ogni uomo possiede dentro sé la risoluzione a tutti i problemi. Fu ideato da Augusto Boal, in Brasile alla
ne degli anni 50’. Si trattata di spettacoli propagandistici basati su azioni corporee, ma spesso le istruzioni venivano fraintese e ci si
ritrovava con attori che abbandonano il come sé. Nel 1971, in esilio, creò le basi del teatro forum attraverso la drammaturgia
simultanea, ovvero attori che proponevano una problematica ed un pubblico interpellato dare consigli. L’attore spesso fraintendeva i
consigli, si decreta così la nascita del Teatro Forum in cui Boal decise di mettere lo spettatore sul palco per realizzare una messa in
scena che chiarisse meglio i concetti, arrivando a creare una forma di “cosa succederebbe se…”. In ne abbiamo il Teatro
dell’Invisibile, nato quando Boal dovette sfuggire alle censure dei regimi. Qui si mette in scena il ruolo ribaltato, con attori che
provocano il pubblico portando questo a prendere decisioni. Risultava pienamente e cace quando l’attore abbandona il dibattito
lasciando al pubblico la questione.

• Teatro D’Impresa: Dagli anni 60’ antropologia e psicologia si applicano anche in ambito aziendale, per migliorare la vita del lavoratore.
Dagli anni 80’ entra anche il Teatro ma viene utilizzato per scopi di lucro, quando invece sarebbe più e cace se utilizzato come
“creazione di una comunità all’interno dell’ambiente lavorativo”.

• Playback Theatre: ideato da Fox e Salas è un teatro di improvvisazione che parte dai drammi interiori ed esposti ogni sera ad un
pubblico diverso. È una rappresentazione completa, seppur con costumi elementari, con la presenza anche dei musicisti. In questo
modo il narratore ha la possibilità di rimodellare direttamente la materia prima della vita.
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Tecniche
• Drammaterapia - Nasce in Inghilterra ed è riconosciuta dal sistema sanitario, dopo che (tra 800 e 900) cambia la
visione della pazzia ritenuta un sistema diverso di adattamento della realtà. La coscienza presenta due modalità:
senso del tragico ed essenza del comico. L’attore di per sé è portatore di due identità e per questo molto simile
al malato psichico. Il teatro è simile alla follia, ma non perde mai i con ni del sé. La Drammaterapia opera
appunto nel laboratorio teatrale intenso come luogo del come sé. Nella Drammaterapia abbiamo la presenza di
un conduttore (non direttivo) che deve facilitare il lavoro rieducando le risorse del paziente. Si basa su 5 fasi:
riscaldamento, in cui si prende coscienza delle proprie potenzialità tramite tecniche; focalizzazione, in cui si
individuano i temi da a rontare drammaturgicamente; attività centrale, parte in cui si esplorano nuovi
comportamenti e si perfeziona l’attività; chiusura (o deruralizzazione), in cui si aiutano i partecipanti ad uscire dai
ruoli assegnati senza riportare dei traumi; completamento, in cui si ha l’uscita del gruppo dallo spazio scenico e
poi da quello laboratoriale.

• Danzaterapia - ispirata ai metodi di Laban che pone l’attenzione da una parte sull’individuo che con la danza
può migliorare l’espressione personale attraverso un movimento libero (tutti sanno danzare!) e poi pone
l’attenzione sulla comunità in cui la danza favorisce l’incontro da uomini liberi. Le tecniche più utilizzate sono:

-expressive primitive, dal danzatore Duplan, che si riferisce al movimento primitivo, arcaico, acquisito dal
soggetto in base all’ambiente in cui opera e che o re un risveglio e una crescita personale.

-DMT (danzamovimentoterapia), serve all’individuo a ritrovare la sua integrità corporea attraverso la danza,
promuovendo innanzitutto il recupero delle sensazioni piacevoli provenienti dal corpo.

-danza-terapia di Maria Fux, in cui si da importanza al ritmo interno dell’individuo, associato alla musica
(elemento fondamentale). L’obbiettivo è la creazione di stimoli attraverso il movimento in relazione con altri o il
movimento in relazione a degli oggetti.
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Psicodramma Moreiano
• Jacob Levi Moreno, ideatore del metodo (medico- loso). Il primo passo si compie negando la struttura del Setting che
prevedeva il conduttore alle spalle del paziente basandosi solo su una relazione verbale, facendo interpretare il terapeuta come
uno schermo su cui proiettare ansie e paure. Il gruppo viene inteso come il luogo perfetto dove possa unirsi alla parola anche il
gesto. La spontaneità (ritenuta un esperienza interiore non ancora manifestatosi in azione) è un elemento chiave ritenuto un
sistema che possa far esistere in scena ogni pezzo di vissuto senza giudizi etici. Nasce quindi l’idea di un teatro terapeutico
basato sull’educazione della spontaneità, dove si combatte interiormente tra realtà e persona. Moreno crea un sistema di
valutazione detto sociometro che serve a misurare quantitativamente e qualitativamente le relazioni a ettive, attraverso quattro
test: 

1. sociometrico, con il quale si misura il grado di organizzazione di un gruppo; 

2. espansività a ettiva, che misura la quantità di energia a ettiva; 

3. contatto sociale, misura il numero di contatti sociali di un soggetto; 

4. ruolo, valuta il comportamento di un individuo dentro un ruolo.

Sotto un numero minimo di relazioni non si puo andare, altrimenti non si parla di società. Questo dato è chiamato atomo sociale
e costituisce le reti sociometriche che a loro volta sviluppano la tele (energia emozionale) che si distingue in + (attrattive) o -
(repulsive). La spontaneità porta alla costruzione della tele in rete ovvero una partecipazione profonda della dimensione a ettiva.
La fase di riscaldamento dello psicodramma fa recuperare la spontaneità.

• Psico-dramma, tecnica teatrale terapeutica che attraverso il laboratorio rimuove le barriere che impediscono al soggetto di
realizzarsi, intervenendo con strumenti appartenenti sia al teatro che alla psicologia. Nello psicodramma abbiamo due tipi di
trattamento: aperto (in cui si mantiene il luogo di appartenenza) e chiuso (organizzato in luoghi predisposti dove elementi del
personale e del reale restano al di fuori).


• Lo psicodramma comprende 5 elementi e 3 fasi. (Leggere da Riassunto).


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Dono e Controdono
• Adam Smith ci parla di un possibile punto in comune tra relazione sociale e mercato. La società moderna si basa
su: io do una cosa te perché mi aspetto che tu faccia lo stesso, creandosi aspettative che spesso deludono. In
ambito mercantile abbiamo il contratto che funge da mediatore e che una volta concluso non deve più niente a
nessuno. Il Dono invece crea legami sociali, ma anche dipendenza, instaurando un circolo vizioso.

• Mauss, sostiene che ogni relazione si basi sul dono, descritto come atto volontario e gratuito, ma che in realtà
vincola e obbliga. Secondo Caille il dono è un desiderio dell’uomo di voler creare relazioni, dove con dono non ci
riferiamo solo ad oggetti ma anche al volontariato (donazione sangue, organi, ecc). Caille de nisce il dono come
prestazione di beni e servizi e ettuati senza garanzia di restituzione, al ne di alimentare il legame sociale. Abbiamo
ancora Coleman che ci parla del capitale sociale ovvero “rete di relazioni” che possono essere deboli o forti e
questa rete si costruisce grazie alla pratica del Dono. Al proposito Granovetter sostiene che i legami deboli siano i
più e caci per creare la rete, perché se appartengo a due gruppi di amici, posso essere il ponte che li farà
incontrare. Mentre in un legame forte, se levi un individuo, non cambia nulla.

• Format di Comunità: Progetto Lo Splendore dell’Età - Questo format fu inventato da Giuliano Scabia e consiste in
un canovaccio di azioni aperte caratterizzate da un macro tema a cui tutti possono partecipare senza previa
adesione. Un esempio è Il Pupazzo di Paglia e il Minestrone, basato sulla pratica del Baratto di E. Barba (il baratto si
può paragonare al Dono). In questo caso abbiamo una banda di musicisti che passa di porta in porta a chiedere un
ortaggio per fare un grande minestrone da consumare tutti insieme la sera della festa. Chi o re la verdura instaura
così un’aspettativa perché vuole vedere se il minestrone verrà realizzato, creando appunto il meccanismo Dono/
Controdono, che però si conclude la sera in piazza senza obbligare e creare dipendenza.
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Drammaturgia - Alessandra Rossi Ghiglione
• De nizione: In ambito sociale è l’azione che si occupa del dire drammatico della società, azione di
rappresentazione tra individuo e collettività. 

Tra 800’ e 900’ il testo viene trasformato per far nascere il dramma moderno dove la scena diviene uno spazio
tematico per manifestare la crisi del soggetto. Alla base vi è l’idea che la scena sia un sistema di segni, e non una
trasposizione di questi, capace di contagiare l’inconscio dello spettatore. Durante gli anni 90’ si sviluppa la gura
del regista-drammaturgo che ha la funzione di ricercare materiali testuali e contestuali partendo da un’analisi della
tematica. Compito essenziale è quello di garantire l’e cacia tra espressione e comunicazione dell’atto teatrale.

• Sulla scena contemporanea con la nozione drammaturgica si intende un teatro che si cerca oltre le convenzioni
classiche. Nel 1990 Enzo Toma mette in scena il primo spettacolo con disabili [Acqua di Pietre] spettacolo che
richiama molto la vita vera, ma soprattutto riesce a farci sembrare bello quello che ogni giorno disprezziamo,
de liamo o ci impressiona. Il corpo ci colpisce di più perché è il segno della loro diversità. Il regista-drammaturgo,
attraverso l’improvvisazione, spinge a trovare segni attivando un processo di riscrittura scenica che porta poi al
montaggio dei segni trovati.

• Un’altra importante rivoluzione avvenne in America con il Living, i Bread and Puppet, ecc. che vollero riportare
l’arte a contatto con la realtà, il soggetto e il suo essere al mondo. Il reale è teatro. Sparisce il ruolo del
drammaturgo e anche quello dell’autore perché vengono a mancare i presupposti per la ripetizione. Questo teatro
ha fatto nascere il TdO di Boal e l’animazione teatrale, ma anche l’esperienza del teatro vagante che va a cercare
dentro le comunità delle azioni di partecipazione per risvegliare la creatività degli abitanti. Non c’era più il concetto
di evento in quanto tutto avveniva nella quotidiana.
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Drammaturgia - Alessandra Rossi Ghiglione
• La parte drammaturgica va scelta tenendo conto delle nalità del progetto, in quanto il ne è quello di creare
un cambiamento e non fare una rappresentazione. La creazione che si basa sul laboratorio attraversa 3 fasi:

1. Training Fisico - centrato sulla scoperta del proprio corpo; 

2. Training Relazionale - fatto di giochi ed esercizi con lo scopo di formare un gruppo, attraverso anche la
ducia reciproca;

3. Esplorazione Drammaturgica - creare la rappresentazione attraverso la rappresentazione.


• Spesso in questo contesto abbiamo dei non professionisti che chiedono troppo al gruppo, arrivando a
mettere in scena una parodia del “teatro prof.”

Ai segni, oggi, viene dato l’unico signi cato che riescono a dare i miei occhi, ma nel lavoro drammaturgico è
l’esatto opposto in quanto si tratta di una materia vuota che lascia creare signi cati attraverso l’esplorazione
teatrale. Un lavoro analogo è possibile farlo quando si ha un testo di partenza (come guida), che può essere
anche una musica, un quadro, ecc. Il tema può essere dato dal committente (come nel teatro scuole) oppure
scelto tenendo conto delle nalità del progetto.

• Lo spettacolo è ciò che di erenzia il teatro sociale dalla drammaterapia. Tuttavia potrebbe non essere
realizzato se crea costrizione al gruppo. Alcuni lavori fatti da non professionisti riducono tutto il training ad
una prova per lo spettacolo. Bisogna fare una scelta dei pezzi drammaturgici trovati tenendo conto anche
che deve esserci una parte per ognuno. Spesso, per facilitare la comunicazione, i testi subiscono delle
mediazioni arrivando anche ad essere trasmessi in dialetto.
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Danza educativa, Danza Terapia e Suoni
• Danze educativa: pratica promossa da Francesca Zagatti, che crea una fruizione della danza in modo
democratico (così come Laban). Secondo Zagatti la danza acquista nalità educative non nella
rappresentazione, ma durante l’esperienza che si vive in maniera soggettiva. La danza educativa inizia i
laboratori con un accoglienza iniziale dove ci si dispone in cerchio; un riscaldamento che riguarda azioni di
danza anche codi cate; l’esplorazione che, attraverso anche stimoli verbali, porta alla ricerca di gesti nuovi;
la composizione che permette in ne agli utenti di creare una coreogra a.

Nel 2004 a Bologna si forma la Community Dance che sancì la nascita della Danza di Comunità in Italia,
dove 25 ballerini vennero coinvolti a raccontare gli spazi della comunità attraverso il corpo.

• Danzaterapia: Da metà 900’ in occidente, la danza ha incontrato la psicologica, psicodinamica,


bioenergetica, recuperando la sua funzione di rito. I vari studi concordano che l’attività coreutica sia già
terapeutica di per sé. Possiamo evidenziare i tre loni citati nelle tecniche (Maria Fux, Expressive Primitive e
Dance-Theraphy)

• Suoni: Spazio ludico attraverso i suoni. Dalalande evidenzia come il suono creai uno stimolo immaginativo.
Fa un esempio: se mettessimo un tamburo vicino al bambino, questo lo nota e lo percuote rimanendo
facendone derivare un suono che stimolerà la creazione di altri suoni. Poi proverà anche a metterlo in bocca,
ma dopo tre tentativi smetterà. Il bambino ha capito che percuotendo il tamburo otterrà un suono
raggiungendo così non solo uno sviluppo motorio ma anche psicologico.
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