Sei sulla pagina 1di 4

Sfide Performative e Arti Sociali

• V. Esposito: il teatro dentro e fuori gli spazi della reclusione - Con la nozione di ambiente arricchito
intendiamo un teatro fatto in misura mista con attori detenuti ed ex-detenuti. Fuori dal carcere bisogna che
ci sia una rete ben strutturata di accoglienza per la persona in via di dismissione. Gli Stati Generali
dell’Esecuzione hanno fatto un passo avanti accettando come esecuzione della pena dei percorsi ri-
educativi, ma che però si esauriscono una volta scontata la pena. Esporre i detenuti al contesto di origine
causa rischio di recidiva anche a causa delle mancate opportunità e del discriminamento. Per questo
l’operatore del teatro-carcere deve costruire dei forti contenitori che portano il soggetto ad aderire alla
nuova immagine di sé, e lo fa costruendo dei dialoghi tra l’istituzione e il mondo professionale fuori, anche
attraverso prodotti mediali ( lm). Dentro il carcere siamo in una zona sorvegliata e la libertà è limitata; fuori
dal carcere la libertà è maggiore, così come lo è il rischio di recidiva. La produzione di prodotti teatrali ha
anche lo scopo di addolcire l’opinione pubblica e per questo la drammaturgia deve essere diversa da
quella “dentro”. Deve lasciarsi alle spalle i testi classici e si avvicina più alla biogra a dell’attore, ma lo
spettatore non deve mai vedere quello che è stato, ma solo quello che fa in scena, facendo dimenticare
l’ex-detenuto.

• Martina Storiani: Teatro Carcere come teatro - Il teatro carcere oggi spinge per uscire dalle mura
penitenziarie. Con Teatro Sociale intendiamo anche società e la funzione che questa ha nelle relazioni con
le persone. L’esposizione ad estranei, nel teatro carcere, spesso può vani care buona parte del lavoro.
Oggi, gli attori formatosi nel teatro carcere, sono sempre più accolti in produzioni u ciali, entrando in pieno
diritto nello star-system o formando vere compagnie come quella della Fortezza di Volterra. I testi messi in
scena raramente non subiscono modi che, il FACT di Valentina Esposito quasi sempre compone il testo da
quello che viene fuori dall’improvvisazione, facendo apparire il testo solo a ridosso dello spettacolo.
fi
fi
fi
ffi
fi
• Fabio Camuti: A ect vs. E ect - Nel 2013, per far relazionare il mondo del teatro con quello della
neuroscienza si è parlato di “ambiente arricchito” ovvero arricchimento di quei territori impoveriti come
il carcere. Il FACT (con il dentro-fuori) è un’icona, che rappresenta una fonte di riscatto per gli ex-
detenuti, sia dal punto di vista personale, ma anche professionale, dando concrete possibilità
lavorative. Tra le priorità c’è sicuramente quella di non considerare il soggetto ex-detenuto un
“diverso”. Tuttavia oggi, per qualsiasi progetto si faccia richiesta, il tutto viene analizzato da un punto
di vista quantitativo piuttosto che qualitativo, ovvero quanto questo progetto dia risultati, senza tenere
conto della sfera a ettiva. Il teatro sociale appartiene a quell’ambito che invece cerca di valorizzare la
qualità. Per cui oggi il T. Soc. si munisce di azioni astute che si sviluppano nel quotidiano e che poi,
inseriti nei contesti-carcere, apportano bene ci e garantiscono un cambiamento.

• A. Porcheddu: Ambiente che arricchisce - Si tratta di prendersi del tempo per capire lo spazio che
diventerà ambiente. Nella società in cui viviamo invece è tutto dettato dalla velocità e consenso
immediato. Lo stimolo che viene dal teatro invece ci porta ad un confronto lento. Con Grotowski e
l’abbattimento della quarta parete è cambiato anche il rapporto attore-spettatore e automaticamente
abbiamo cambiato anche l’approccio nostro al teatro. Il teatro oggi gioca un forte ruolo nel
cambiamento cittadino e sociale, lo dimostra il fatto che se il carcere oggi è sempre più aperto è
grazie al teatro. Ma non sono stati gli spettacoli nali a cambiarlo, così come dimostra La Fortezza di
Volterra con La Gatta Cenerentola. Questo gruppo ha consumato il suo momento più forte sotto il sole
cocente, non per creare uno spettacolo, ma per creare un gruppo capace di coinvolgere ed attirare
nuovi elementi, arrivando anche fuori dalle mura carcerarie. Ecco come il teatro cambia il contesto.
ff
ff
ff
fi
fi
• Audino: Oltre il teatro sociale - Dagli anni 80’ in poi il teatro di rappresentazione viene tolto di mezzo a favore di
un teatro che parli della verità e della realtà. Due passaggi esemplari a questa condizione sono quelli di Pina
Bausch danzatrice che abbandonò l’idea che al centro dovesse esserci l’espressione sica arrivando a
raccontare i disagi interiori dei suoi interpreti; Alain Platel, che mise in scena l’uomo dal ore in bocca in forma di
danza volendo a tutti i costi la band della città in cui si esibivano. 

A. Porcheddu dice che la scena si popola di non attori che si portano dietro il loro vissuto, e si riserva uno spazio
alla disabilità, al carcere e di recente anche al contesto migratorio. Beatrice Faldi creò lo spettacolo Somebody
Teatro formato da attori misti (disabili e non). Costruì anche la manifestazione fuorinorma per allontanare tutte
quelle associazioni che voglio appositamente mettere in evidenzia il disagio e la disabilità, infatti nei suoi
spettacoli non si parla di questo, ma di ognuno dei suoi attori.

• Bartoli: Teatro Femminile a Torpignattara - Negli ultimi anni viviamo l’estraneo come se fosse una minaccia che
ci porta via il lavoro e i nostri diritti. Il teatro transculturale è un medium decisivo per l’apertura verso lo straniero.
Le culture nazionali sono sempre state contaminate ed è di questa contaminazione che si occupa il teatro dello
straniero, ovvero l’altro che mette in tensione lingua e codici della nostra cultura. Il teatro che si mette in contatto
con lo straniero non deve mai esotizzarlo o usare drammaturgie che possano far cadere nel rapporto amico-
nemico.

A Torpignattara abbiamo il Centro Interculturale Miguelim con donne migranti che mettono in pratica corsi di
italiano, inglese, canto, danza, ecc. gestiti da loro stessi. All’interno troviamo il progetto Narramondi formato da
30 donne e centrato sulla narrazione. Narrano abe che parlano di loro e gli permettono di rispecchiarsi. Spesso
la tematica è appunto la migrazione. Il primo obbiettivo è quello di cercare un’apertura e un incontro
interculturale. In questo caso è presente un regista che si avvale di un equipe in quanto il primo tende ad essere
attratto dai più talentuosi, mentre il secondo dà spazio a tutti. In una prima fase si fa emergere il materiale tramite
le abe, poi vengono tutte incollate e messe in scena.
fi
fi
fi
fi

Potrebbero piacerti anche