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MARCO FALCONE - II ANNO - matr.

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CAP. II - Premessa seconda ( loso ca) a mo’ di scusa.


“Maledetto sia Copernico [...] - [...] dunque senza obblighi e senza scrupoli di sorta”.
Nel paragrafo in questione si evidenzia come Pirandello consideri l’uomo (e quindi se stesso
compreso), dopo le scoperte di Copernico, un “vermuccio”. Questo per dire che, da quando
l’uomo ha saputo che fosse la terra a girare (senza una meta) e non che tutto gli giri intorno,
prende coscienza del fatto che esso sia un granello di sabbia insigni cante, rispetto a tutto ciò
che troviamo nell’universo, e quindi portato a sentirsi un niente. Lo ritiene comunque fortunato
perché ha la capacità di distrarsi e quindi di non pensare a questa sua condizione. Don Eligio
consiglia a Mattia Pascal di scrivere il suo libro sul modello di quelli presenti nella biblioteca. Ma
Pascal si ri uta perché ritiene che siano zeppi di descrizioni insigni canti. Sarà anche il motivo per
cui, nel suo romanzo (di Mattia Pascal, ma anche Pirandello in veste di scrittore) non descriverà
inutili azioni in maniera minuziosa, proprio perché ritenute senza importanza vista la condizione
dell’uomo rispetto all’universo, ma narrerà solo i fatti essenziali.

CAP. V - Maturazione.
“Che fare ormai? [...] - [...] Ero inetto a tutto; e la fama che m’ero fatta con le mie imprese giovanili
e con la mia scioperataggine non invogliava certo nessuno a darmi da lavorare”.
Per sanare i debiti, la famiglia Pascal fu costretta a vendere le proprie case e Mattia fu costretto
ad accogliere in casa la madre. I debiti però restarono per la Stìa e Mattia dovette mettersi alla
ricerca di un lavoro. In questo paragrafo si potrebbe avvertire, nella condizione di Mattia,
sopratutto quando sostiene di essere un ‘Inetto’, un sentirsi un pò inutile e quindi
automaticamente niente. Si descrive infatti come una persona a cui nessuno potrà mai dare un
lavoro in quanto non possiede un trascorso giovanile di cui vantarsi.

CAP. VIII - Adriano Meis


“Or che cos’ero io, se non un uomo inventato? Una invenzione ambulante che voleva e, del resto,
doveva forzatamente stare per sé, pur calata nella realtà”
Mattia si trova sul treno che da Alenga lo porta a Torino. Scelse il nome di Adriano Meis
(suggeritori origliando la conversazione di due compagni di viaggio), si libera della fede nunziale
che ancora lo legherebbe a Mattia Pascal e adesso sta costruendo il suo passato di fantasia e
che avrebbe poi voluto raccontare a chi avrebbe incontrato una volta a destinazione. Ad un certo
punto di questa ri essione, si interroga appunto su cosa sia lui adesso e nisce col de nirsi
un’invenzione. Un’invenzione, di per sé è una cosa nuova e che quindi prima di quel momento
non aveva motivo di esistere, ma in questo caso è un’invenzione fantastica, per cui il personaggio
di Adriano Meis, in realtà, non è niente e nessuno.
Infatti, verso la ne del capitolo, lui stesso si rende conto di questa situazione ma in maniera
crescente. Infatti in un primo momento si sentiva libero (o come si descrive lui ‘Uomo Felice!’) ma
poi concluderà questa ri essione sostenendo:

“La mia vera, diciamo così, estraneità era ben altra e la conoscevo io solo: non ero più niente io;
nessuno stato civile mi registrava, tranne quello di Miragno, ma come morto, con l’altro nome.”

CAP. XI - Di sera, guardando il ume


“Non ci sarebbe mancato altro! Aver da fare con la questura adesso! Comparire il giorno dopo
nella cronaca dei giornali come un quasi eroe, io che me ne dovevo star zitto, in ombra, ignorato
da tutti..”
Dopo il suo arrivo a Roma, e dopo essere intrufolato in casa Papiani/Paleari, dopo aver fatto la
conoscenza di Adriana, una sera uscì per fare due passi e dopo il discorso (fatto tra sé, ma in
risposta all’ubriaco) si imbatte con dei malviventi che lo colpiscono. Una donna, per aiutarlo,
chiede aiuto, ma lui cerca di fermarla a tutti i costi perché sa che non potrebbe andare in questura
in quanto privo di identità e quindi Adriano Meis non è nessuno. L’essere nessuno, in questa parte
di romanzo va ad in uire sul momento di gloria che un pò tutti gli uomini sognano. Infatti Mattia
parla della cronaca che lo avrebbe descritto come un eroe, quindi una cosa grati cante per ogni
uomini, ma dal momento che lui non è nessuno questo momento di gloria gli sarà negato.

Nello stesso capitolo, quando avverrà la discussione tra Adriano, Adriana e la signora Caporale,
gli verranno poste delle domande circa i suoi parenti o ipotetici amici e lo stesso Adriano
risponderà:

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“Nessuno. Siamo io e l’ombra mia, su la terra”
Questa frase sopratutto potrebbe essere interpretata come se Mattia volesse dire che
materialmente, quindi sulla terra, c’è una sicità (che sarebbe lui corpo e quindi con un ombra),
ma nella fattispecie, essendo frutto di un invenzione, Adriano Meis non è nessuno.

CAP. XII - L’Occhio e Papiano


“Ora senta un pò che bizzarria mi viene in mente [...] - [..] Oreste insomma diventerebbe Amleto”
Anselmo Paleari invita Adriano Meis/Mattia Pascal alla rappresentazione della Tragedia d’Oreste.
Al ché Adriano Meis/Mattia Pascal ri ette su cosa accadrebbe se si veri casse un squarcio nel
cielo di carta che sta in scena. Conclude la ri essione sostenendo che in quel caso Oreste
diventerebbe Amleto, sentirebbe ancora gli impulsi della vendetta, ma sarà troppo occupato a
riguardare verso lo strappo che permette ad ogni in usso di entrare in scena. L’uomo vede le
stelle e pensa alle scoperte scienti che e astronomiche e sarebbe portato a non credere più che
il mondo sia fatto per lui. Al posto di un eroe si sentirà un inetto. Quindi niente.

CAP. XV- Io e L’ombra mia


“E io? Che potevo fare io? [...] - [...] Chi ero io? Nessuno!”
Adriano/Mattia subisce un furto durante la permanenza in casa Papiano - Paleari. Si rende conto
però che, nonostante sospetti (anzi sappia per certo chi sia il responsabile) non può fare ricorso
alla legge, in quanto lui non esiste per le autorità, anzi non esiste per nessuno. Lui stesso in
questo passo fondamentale del romanzo si descriverà come “Nessuno”.

CAP. XVI- Il Ritratto di Minerva


[Fine del Capitolo] - “Ed ecco ora, dopo essermi aggirato per due anni [...] - [...] Chi stavo per
uccidere? Un morto... Nessuno.”
Per evitare che la faccenda del furto nisca in mano legale, dichiarerà di aver ritrovato i soldi, ma
si tratta chiaramente di una menzogna e Adriana lo capisce bene. Dopo aver preso coscienza del
fatto che vivere sotto le sembianze di Adriano non era vita facile, passeggiando per le vie di Roma
pensa ad una soluzione che potrebbe salvarlo dallo stato attuale in cui si trova, o meglio pensa ad
un modo per poter tornare ad essere Mattia Pascal che ritiene ucciso a causa della moglie e della
suocera. Quando ri ette su come inscenare l’omicidio alla ne dichiarerà che infondo lui non sta
uccidendo nessuno.

CAP. XVIII- Il Fu Mattia Pascal


[Fine del Capitolo] - “Sceso giù in strafa, mi trovai ancora sperduto [...] - [...] Nessuno mi
riconosce, perchè nessuno pensava più a me.”
Ci troviamo alla ne del romanzo, dopo che Mattia ha nalmente “avuto la sua vendetta” verso la
moglie e la suocera. Ma quando scende in strada, si rende conto che nessuno più lo riconosce,
perchè tutti lo credono morto e quindi non pensano più a lui. Quindi se un uomo si trova nella
condizione di non poter più essere nei pensieri di nessuno, automaticamente diventa nessuno
anche l’uomo in questione.
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