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LEZIONE 1

NEXT GENERATION SEQUENCIES, con le nuove tecnologie studiamo nuovi approcci, possiamo sequenziare il
DNA in poco tempo.
Per poter capire come si sono evolute le conoscenze delle genetica bisogna considerare l’esperimento del
1928 di Griffith.

ESPERIMENTO DI GRIFFITH
Con questo esperimento ci si accorse che effettivamente esisteva qualcosa che poteva essere trasferito da
una cellula all’altra e poteva influenzare l’espressione di determinati caratteri. In questo esperimento
Griffith usò il pus delle ferite dei soldati in guerra. Nel pus vi era lo Streptococco (batterio) Pnemoniae
responsabile della polmonite. Il rivestimento polisaccaridico di questo batterio conferisce patogenicità, ma
anche altre caratteristiche per la crescita dei batteri. Perciò se questi vengono seminati su un terreno di
coltura formano colonie lisce; quando invece il batterio è privo di questo rivestimento per una mutazione
genica che non induce la formazione di questo rivestimento, formerà colonie rugose. Griffith iniettò dei
batteri rivestiti da questo rivestimento polisaccaridico nei topolini, che così morivano. Iniettando le colonie
rugose, derivate dal ceppo del batterio senza rivestimento polisaccaridico, i topolini sopravvivevano.
Uccidendo al calore i batteri patogeni e iniettandoli nel topolino, questo continuava a sopravvivere. Ma se
iniettava contemporaneamente i batteri uccisi al calore e i batteri di tipo R (non patogeni), i topolini
morivano. Lui riusciva a isolare dal sangue di questi topolini, colonie contenenti rivestimento
polisaccaridico. Egli comprese che vi era stato il trasferimento di materiale dal virus di tipo R (non
patogeno) al virus di tipo S (ucciso dal calore). Questo elemento che aveva causato la trasformazione dei
batteri, veniva chiamato da lui principio trasformante.

ESPERIMENTO DI AVERY, MACLEOD e MCCARTY


Questi scienziati frazionarono le componenti dei batteri iniettati nel topolino e scoprirono che, trattando
questi elementi con enzimi che idrolizzano le proteine, avevamo la trasformazione del ceppo patogenico,
ucciso al calore, in ceppo vitale, mettendo il DNA del ceppo non patogenico. Al contrario, digerendo il DNA
del ceppo non patogenico e iniettando nel topolino il ceppo patogenico ucciso dal calore, con la
componente proteica del ceppo patogeno, non avevamo la trasformazione del ceppo ucciso al calore in
ceppo vitale patogenico.

Se prendiamo una miscela di DNA e RNA proveniente dai batteri patogeni, li trattiamo con enzimi che
idrolizzano il DNA, e lo aggiungiamo a batteri non patogeni, quando andiamo a piastrare questi batteri su
un terreno di crescita, potremo osservare la formazione di colonie di tipo S, ossia patogene. Perciò il DNA
contenuto nei batteri S, uccisi al calore induce una trasformazione dei ceppi non virulenti in virulenti. La
stessa trasformazione non avviene se digeriamo il DNA che proviene dai ceppi virulenti uccisi al calore.
Perciò i procarioti vanno incontro a meccanismi di trasformazione. Questo fa sì che il DNA liberato quando
il batterio patogeno viene ucciso dal calore, possa penetrante nel batterio non patogeno, integrarsi nel
genoma del batterio non patogeno e indurre delle caratteristiche di virulenza.

ESPERIMENTO DI HERSHEY E CHASE


Esperimento condotto con i fagioli o batteriofagi (virus che infettano i batteri). I VIRUS NON SONO DELLE
CELLULE MA SONO DEGLI AGGREGATI MOLECOLARI, costituiti da un capside di natura proteica e un acido
nucleico, che può essere trasferito nella cellula infettata, per replicare se stesso e produrre le proteine
essenziali per la proliferazione delle particelle virali.
I due scienziati marcarono in maniera selettiva prima solo le proteine e poi solo l’acido nucleico del virus e
fecero infettare dei batteri.
-Quando infetto dei batteri con dei virus che possiedono solo il capside di natura proteica marcato zolfo 35,
avvenuta l’infezione, il capside viene rilasciato e l’acido nucleico rimane nella cellula, dove si replica. Le
particelle virali non possiedono zolfo 35.
-Se è marcato il DNA con fosforo 32, questo DNA marcato permane nella cellula, si duplica e avrò DNA
marcato nella progenie.
Con ciò si comprende che la replicazione del virus nel batterio avviene a livello del DNA.

DA COSA SONO COSTITUITI GLI ACIDI NUCLEICI ?


Il DNA è formato da una base purinica (2 anelli aromatici) o pirimidinica (1 anello aromatico), lo zucchero
(desossiribosio)( ribosio nel caso del RNA) e da un gruppo fosfato.
Il nucleoside può legarsi a 1, 2, o 3 molecole di fosforo , formando rispettivamente i nucleotidi mono, di, tri
fosfato. Questi legami (tra i gruppi fosfato) sono ad alta energia, la cui l’idrolisi produce cioè, tanta energia.
Il legame tra i nucleotidi viene detto legame fosfodiesterico (legame covalente), formato da fosfato a ponte
che stabilizza la singola elica del DNA. Nel caso del DNA, in particolare, le due eliche sono antiparallele,
perciò avremo un’estremità 5’ fosfato, a cui corrisponderà un’estremita 3’ OH, per la presenza del gruppo
ossidrile. Le basi azotate sporgono da uno stesso lato, ossia all’interno dell’elica. Le due eliche sono
complementari cioè A-T C-G. Se ciò non avviene, andiamo incontro a eventi mutazionali.
Tra le basi si formano legami a ponte di idrogeno che stabilizzano l’interazione tra le eliche. Per rompere i
tratti di DNA in cui ci sono tre legami a idrogeno ossia tra CG, ci vuole più energia rispetto a rompere I due
legami idrogeno tra AT.

CELLULA EUCARIOTE E PROCARIOTE


La differenza tra le due cellule risiede nella COMPARTIMENTALIZZAZIONE . Infatti negli eucarioti ci sono dei
compartimenti in cui avvengono specifiche reazioni, nei procarioti invece no. Dal punto di vista strutturale,
il DNA delle cellule eucarioti e procarioti è identico, perché in entrambi casi esso contiene geni che portano
informazioni per dare dei prodotti. In particolare il DNA porta l’informazione genetica, l’RNA è l’intermedio
di trascrizione di traduzione.
Franklin aveva ipotizzato la struttura a doppia elica, scoperta portata avanti poi da Watson e Crick.
Il DNA è funzionale sia a doppia elica, ma se le tue eliche si separano (ad es. per colpa di agenti fisici e
chimici quali la temperatura, i raggi UV…) non è più funzionale. Parliamo in questo caso di denaturazione.
Ma, eliminando tali agenti, il DNA ritorna ad essere funzionale (rinaturazione). Nel caso in cui, però, non
viene bene appaiato, non ritorna ad essere funzionale.

EFFETTO IPERCROMICO
Osservando lo spettro del DNA, notiamo che a 260nm abbiamo un picco di assorbimento caratteristico dei
raggi UV. In particolare questo picco è relativo alla doppia elica; se aumentiamo la temperatura, abbiamo
un aumento dell’eccitamento molecolare nel DNA, arrivando così a un punto critico in cui la temperatura
fornirà l’energia sufficiente per rompere tutti legami a idrogeno, cambiando così lo spettro di assorbimento
del DNA a 260 nm. Questo sarà diverso da quello di prima, perché adesso le due eliche sono divise, non più
legate. Questo fenomeno prende il nome di effetto ipercromico. Esso è reversibile, cioè se abbasso la
temperatura, anche l’energia diminuisce, favorendo la rinaturazione, con conseguente riformazione della
doppia elica, e un ripristino delle condizioni iniziali di assorbimento.
Questi meccanismi vengono applicati ad esempio per far fondere delle sonde in una miscela, a porzioni di
DNA denaturato, magari per poi amplificarle con la tecnica della PCR.

Esistono porzioni di DNA che contengono sequenze ripetute che possono essere citosina e guanina, oppure
sequenze contenti più nucleotidi. Anche le frazioni di DNA ripetuto possono influenzare la temperatura alla
quale avviene la dissociazione della doppia elica. Il DNA ripetuto costituisce il 50/60% di una cellula
eucariotica, perciò il DNA che contiene l’informazione genica in realtà è una piccola frazione del DNA del
nostro organismo. Il DNA altamente ripetuto o moderatamente ripetuto può influenzare i meccanismi di
rinaturazione del DNA.
A seconda del contenuto di citosina e guanina nelle varie specie, varia la temperatura di fusione, alla quale
ho la completa dissociazione del DNA. Se il DNA è ricco di C e G tenderà a denaturarsi ad una temperatura
più elevata.

I TRE TIPI DI DNA


Il DNA che ci presentano Watson e Crick è il DNA di tipo B, oggi sappiamo che esiste in condizioni naturali
un altro tipo di DNA, ossia il DNA Z, che ha una forma sinistrorsa e uno scheletro a zig-zag. Esiste poi il DNA
di tipo A, con caratteristiche intermedie tra i due tipi precedenti, che si trova in condizioni artificiali e di
bassa umidità.

DIMENSIONI E FORMA
Le dimensioni del genoma non influenzano la complessità del genoma stesso. Esse cambiano in base alla
specie, e includono sia zone codificanti che zone non codificanti. Tra un gene e l’altro vi è del DNA
spaziatore che non codifica, e sequenze ripetute, anch’esse non codificanti. Mentre i procarioti sono
costituiti da un’unica molecola di DNA circolare, presente nel citoplasma, e non rivestito da nucleo
(possono al massimo presentare plasmidi, ossia porzioni di DNA che contengono alcuni geni); gli eucarioti
hanno il DNA organizzato in cromosomi (in numero e dimensioni variabili a seconda della specie), inoltre il
DNA è super spiralizzato e complessato con delle proteine, in modo tale da occupare meno spazio.

DNA NEI PROCARIOTI


Nei procarioti vi è una zona del citoplasma in cui è presente il DNA, chiamata nucleoide, in cui però il DNA
non è complessato con delle proteine. Il DNA è stabilizzato da ioni carichi positivamente presenti nel
citoplasma. La molecola del DNA circolare è super avvolta per occupare uno spazio inferiore, e per essere
compattato ci sono delle molecole che favoriscono la formazione di anse (si parla infatti di dominio ad
anse), tenute insieme da molecole di RNA. Perciò i ripiegamenti ad anse sono stabilizzati proprio dalle
molecole di RNA.

DNA NEGLI EUCARIOTI


L’interazione del DNA con le proteine basiche neutralizza la carica negativa del DNA. Il DNA si avvolge
intorno agli ottameri di proteine cariche positivamente, chiamate istoni, formando una serie di regioni che
prendono il nome di particelle del core del nucleosoma, che assomigliano a delle perle in una collana.
La regione del nucleosoma è quindi costituita da 146 coppie di basi che si avvolgono intorno all’ottamero
proteico. All’interno del nucleosoma, intervengono quattro tipi di istoni differenti ciascuno presente in
forma dimerica. Ci sono gli istoni H2A, H2B, H3 e H4. Ciascuno di questi stoni presenti in coppia, organizza
questo core di otto molecole, attorno al quale viene complessato il DNA. Tra due nucleosomi esiste una
regione di DNA non complessato che prende il nome di DNA linker.
A stabilizzare il DNA sono inanzitutto gli istoni, ma anche un’altra proteina istonica ossia l’istone H1 che non
entra a far parte del nucleotide, ma si trova all’esterno di questo complesso.
Una volta che i nucleotidi sono stati creati grazie all’interazione con l’istone H1, essi tendono a spiralizzarsi
ulteriormente formando le fibre di cromatina, denominate solenoide. Si tratta cioè di un ulteriore
spiralizzazione del DNA che porta alla formazione di tale struttura, con uno spessore di circa 30nm. Il
solenoide si complessa (con altre proteine) ancora di più andando, a formare delle anse più piccole di 30
nm all’inizio, per poi andare a creare degli anse ancora più grandi in seguito. Quindi questa struttura è
meglio visibile durante la metafase della divisione mitotica, e questi cromosomi sono caratterizzati da DNA
duplicato.
I cromosomi sono formati dal centromero, che non necessariamente si trova sempre al centro, ma si può
anche trovare all’estremità di un cromosoma. Riconosciamo delle estremità che sono dette telomeri.
Vedendo il cromosoma dal punto di vista macroscopico, noteremo delle regioni più scure e altre più chiare.
Le regioni più scure sono dette di eterocromatina, ossia zone in cui il DNA è altamente spiralizzato, poco
accessibile agli enzimi di replicazione o di trascrizione. Si dice che il DNA è trascrizionalmente inattivo in
quel preciso momento del ciclo. Le regioni che invece appaiono più chiare sono dette eucromatiche, ossia
funzionalmente attive. In questa zona infatti la cromatina è più distesa, ed è possibile l’accesso agli enzimi
coinvolti nella riparazione, nella replicazione, nella trascrizione.
La cromatina può essere di due tipi: costitutiva, ossia porzioni di eterocromatina che non possono essere
mai trascritte e tradotte, o facoltativa, cioè l’eterocromatina può essere svolta e quindi trascritta in
particolari condizioni del ciclo cellulare. Perciò soltanto il DNA eucromatico e l’eterocromatina facoltativa
sono trascrizionalmente attivi.
Ogni cromosoma è formato da due cromatidi uniti dal centromero, e da proteine chiamate coesine . Il
centromero non è sempre al centro del cromosoma, ma può essere apicale, oppure quando è molto vicino
all’estremità del cromosoma è detto acrocentrico, invece è telocentrico se è localizzato in maniera
sbilanciata rispetto al piano mediano del nostro cromosoma, submetacentrico quando il centromero si
trova in prossimità del piano mediano, metacentrico quando è localizzato nel piano mediano.

TECNICHE DI BANDEGGIO
Queste tecniche servono per evidenziare le regioni eucromatiche ed eterocromatiche caratteristiche di
ciascuna coppia di cromosomi, e di distinguere tra di loro i vari cromosomi.
Ci sono diverse tecniche, introdotte a partire dal 1970. Esse utilizzano dei coloranti e delle sostanze
fluorescenti che mettono in evidenza determinate regioni cromosomiche.
Ogni cromosoma ha un bandeggio specifico, perciò attraverso la tecnica di bandeggio, all’interno del
cromosoma possiamo mettere in evidenza zone specifiche. Questo è indispensabile per localizzare le
mutazioni.
FISH
Nel caso della Fish, si utilizzano delle sonde colorate fluorescenti per evidenziare delle regioni specifiche del
cromosoma.

LEZIONE 2
DNA RIPETUTO
1. Il dna ripetuto può essere dna ripetuto in tandem, ovvero una stessa sequenza di dna è
ripetuto più volte. Questo dna ripetuto rappresenta il 10-15% del genoma dei mammiferi.
Le sequenze ripetute possono tra loro differire per il numero di volte che si ripetono o per
la loro lunghezza. L’unità di ripetizione può possedere qualsiasi lunghezza compresa tra 1 e
circa 2000 basi.
Il dna tandem può essere suddiviso in:
-dna ripetuto a sequenza semplice: forma centromeri e telomeri (250-1500 copie della sequenza
TTAGGG);
-dna satellite classici: blocchi tra 1 e 2000 bp, la maggior parte delle volte l’unità di ripetizione è
più corta di 10 bp. Lunghezza totale: 105-107bp. Trova particolare importanza soprattutto nel
campo della medicina legale;
-dna minisatelliti (VNTR, variable number of tandem repeats): lunghezza totale 102-105 bp
(composte da unità ripetute in tandem di 10-100 bp). Sono utilizzati perché responsabili sia della
presenza di siti di mutazione oppure di regioni fragili che possono creare dei problemi durante
l’appaiamento dei cromosomi omologhi;
-dna microsatelliti (STR) blocchi di 10-100 bp per sito, unità di ripetizione: 1-10 bp.
Le corte sequenze ripetute sono contenute nei mini-e microsatellite sono utili in laboratorio per la
derivazione del DNA fingerprint.
Conoscere queste caratteristiche del nostro genoma è importante poiché possono essere causa di
particolari patologie, come la sindrome X fragile e la distrofia miotonica.
2. Le sequenze ripetute intersperse sono caratteristiche di ogni specie. Queste non sono
organizzate in blocchi, ma distribuite singolarmentre nel genoma e ne costituiscono circa il
25-40%.
Si conoscono 2 tipi di sequenze disperse:
-LINE (lunghe sequenze ripetute intersperse, Long Interspersed Elements), le quali sono costituite
da circa 6000-8000 bp. Un esempio è rappresentato dai trasposoni (LINE1), segmenti di dna che
possono muoversi all’interno del genoma e che codificano per gli enzimi necessari al loro stesso
movimento;
-SINE (corte sequenze ripetute intersperse, Short Interspersed Elements), costituite da circa 100-
500 bp. Un esempio è rappresentato dalle sequenze ALU, caratteristiche dell’homo sapients.
Queste prendono il nome dal fatto che, al loro interno, contengono il sito per l’enzima di
restrizione ALU1 (gli enzimi di restrizione effettuano tagli, normalmente sfalzati, all’interno della
doppia elica a livello di sequenza specifiche).
Le SINE non possono trasporre in autonomia poiché non codificano per gli enzimi necessari al loro
movimento, a differenza delle sequenza LINE.
Questo dna ripetuto non è il dna intronico. Gli introni sono regioni contenute all’interno di una
sequenza codificante che vengono trascritti, ma non tradotti. L’rna messagero che deriva dalla
trascrizione verrà processato per eliminare le sequenze introniche.
Le sequenze ripetute sono alla base della scoperta rivoluzionaria del Nobel per la chimica del 2020.
Due studiose hanno scoperto le sequenze CRISPR (brevi ripetizioni palindromiche raggruppate e
separate a intervalli regolari). Queste sequenze presenti nelle cellule procariote sono il bersaglio
della proteina CAS9, una forbice molecolare.
Nel momento in cui una cellula procariote è infettata da un virus, il genoma di questo si integra
con il genoma della cellula procariotica, in corrispondenza di queste sequenze crispr. Quando la
cellula comincia la trascrizione, trascrive sia il genoma virale che i geni crispr. Il trascritto crispr
forma delle particolari strutture secondarie. Questo rna trascritto rimane nella cellula, così in caso
di nuova infezione, questa sequenza complementare al genoma virale, si ibrida con il genoma
virale e forma una struttura che viene riconosciuta dalla proteina cast9, che frammenta il genoma
virale (come una forbice molecolare).
In questo modo, poiché la proteina cast9 è capace di riconoscere l’ibrido formato dal trascritto
crispr, possiamo create molecole artificiali che contengano questo trascritto guida e un qualsiasi
gene target in maniera tale da indurre in una specifica regione del genoma un taglio della
sequenza nucleotidica. Questo è importante per poter riparare le mutazioni geniche a livello del
nostro genoma. Questa tecnologia è importantissima anche in agricoltura per ad esempio
proteggere le specie vegetali dalle infezioni.
All’interno delle cellule eucariotiche e procariotiche oltre al dna cromosomico possiamo trovare
altre porzioni di dna, come il dna mitocondriale che contiene ad esempio l’informazione per alcuni
enzimi che intervengono nella catena respiratoria e per alcuni rna transfer. Il dna mitocondriale ha
una replicazione autonoma. Il dna è presente, nelle cellule eucarioti, anche nei cloroplasti. Il dna
mitocondriale di ciascun figlio è ereditato dalla madre (perché lo spermatozoo non presente
organuli). Questa convinzione è stata confutata recentemente dopo studi fatti su alcune famiglie,
dove si è visto che il dna mitocondriale delle progenie era anche di origine paterna.

LA DUPLICZIONE DEL DNA


Già Watson e Crick avevano ipotizzato che la replicazione del dna potesse essere
semiconservativa. Questo vuol dire che ciascuno dei singoli filamenti funge da stampo per la
sintesi di due neo-filamenti. In quegli anni furono ipotizzati diversi modelli di replicazione
conservativa, replicazione dispersiva ( si pensava che il dna di partenza si frammentasse e che
questi frammenti si combinassero tra loro, così che le copie di dna fossero costituite da una
combinazione del dna parentale).
La dimostrazione definitiva che la replicazione del dna fosse semiconservativa, si ebbe con
Meselson e Stahl. Fecero crescere dei batteri in terreni contenenti l’isotopo pesante 15 dell’azoto
(presenta un neutrone in più). Questi microorganismi metabolizzarono l’azoto 15, che quindi
venne ad essere introdotto in molte molecole biologiche.
Alcuni batteri furono poi prelevati, lisati e, con opportune tecniche di laboratorio, venne estratto il
loro DNA. Quest'ultimo venne aggiunto ad una provetta contenente una soluzione concentrata di
cloruro di cesio. La provetta fu poi centrifugata. In queste condizioni nella provetta si forma un
gradiente di densità dal momento che il CsCl tende a concentrarsi verso il fondo della stessa. Una
volta che si è formato il gradiente di densità, il DNA (ma in generale qualunque molecola nella
provetta) migra per fermarsi nella regione della soluzione che ha densità uguale alla sua. Trascorsi
venti minuti, ovvero il tempo necessario per la formazione di una nuova generazione di batteri
(ovvero replicazione del DNA), alcuni batteri furono prelevati dal terreno "standard", furono lisati
e venne estratto il DNA. In seguito ad una centrifugazione in gradiente di densità si ottenne
un'unica banda posta in posizione superiore rispetto a quella del caso precedente: il DNA era
quindi più leggero. Questi risultati esclusero subito la possibilità della replicazione conservativa.
Trascorso il tempo necessario per la successiva replicazione del DNA, venne ripetuta la suddetta
procedura. La formazione di due bande nette dimostrava che il filamento pesante si andava
conservando sempre uguale (appaiato sempre ad un filamento leggero) per cui la molecola di DNA
col filamento pesante si depositava sempre nello stesso punto.
La replicazione comincia a livello dell’origine di replicazione (in cui vi sono molte adenine e timine).
Essendoci sono 2 legami a idrogeno, è più semplice allontanare le due basi azotate. Troviamo
Cluster di 3 coppie di ripetizioni di 13 bp (ricche di AT) e 4 coppie di sequenze di 9 bp che legano la
proteina iniziatrice.
A partire dall’origine di replicazione avremo, nei procarioti che presentano un dna circolare, 2
forcelle di replicazione a livello delle quali avviene lo srotolamento della molecola.
Nel dna lineare degli eucarioti invece, troviamo diversi siti di origine di replicazione. In
corrispondenza di ciascuna si formano 2 forcelle di replicazione che andranno in direzioni opposte.
Ciascuna forcella continua a muoversi finchè non ne incontra un’altra. Gli enzimi deputati alla
replicazione sono le dna polimerasi, enzimi capaci di sintetizzare una nuova molecola di dna a
partire da un filamento stampo. Sono enzimi altamente processivi, ma possono promuovere
l’aggiunta di un nuovo nucleotide soltanto a partire da un’estremità 3’ libera (ha bisogno di un
punto di innesco). L’idrolisi dei legami dei gruppi fosfato ad alta energia dei nucleosidi sarà
responsabile del rilascio di energia utilizzata per la formazione del legame fosfodiesterico nel
filamento neosintetizzato.

In corrispondenza della forcella replicativa si forma un complesso proteico, costituito da enzimi


che coadiuvano con la dna polimerasi.
Le dna elicasi sono proteine che utilizzano energia dall’idrolisi dell’atp per denaturare il dna.
I filamenti vengono poi stabilizzati dalle proteine ssbp (singol strand binding protein)
Man mano che avviene lo srotolamento, a valle della forcella di replicazione il DNA si
superspiralizza come conseguenza della torsione necessaria per separare i due filamenti.
Intervengono così le topoisomerasi, le quali possono essere di due tipi:
- Topoisomerasi di tipo I, che allentano i superavvolgimenti tagliando uno dei due filamenti;
- Topoisomerasi di tipo II, che tagliano e ricongiungono entrambi i filamenti.
Siccome la dna polimerasi può promuovere la polimerizzazione solo in direzione 5’-3’,si avrà un
filamento guida in cui la sintesi avviene in modo continuo e un filamento lento o ritardato,
sintetizzato in modo discontinuo. L’rna primasi produce tanti inneschi man mano che la forcella va
avanti, orientati in direzione 5’-3’. A partire da tutti questi frammenti la dna polimerasi produce
piccole porzioni di dna. Questi frammenti sono detti frammenti di Okazaki, scoperti andando a
centrifugare su gradiente di cloruro di cesio del dna in replicazione a diversi intervalli di tempo.
Osservarono che nelle prime fasi della replicazione erano presenti questi corti frammenti di dna.
Completata la sintesi su entrambi i filamenti, le dna polimerasi possono mettere in campo la loro
attività esonucleasica. Queste intervengono per rimuovere la sequenza del primer ad RNA e
polimerizzare sequenza di DNA e, in seguito, una DNA ligasi catalizzerà la formazione del legame
fosfodiesterico finale tra due frammenti di Okazaki.
Negli ultimi anni sono state scoperte nuove DNA polimerasi: alcune con attività di “correttore di
bozze” e altre non sensibili a meccanismi di riparazione (TLS) che consentono la duplicazione
anche del DNA danneggiato. La cosiddetta correzione di bozze, permette a cellule procarioti e
eucarioti di ridurre la sintesi di genoma mutato. Queste polimerasi, presenti in alcune forme
tumorali, chiamate TLS non sono capaci di effettuare un’attività di proof reading.
Nelle cellule procariote de dna polimerasi sono indicate con i numeri romani (principali III), in
quelle eucariote con le lettere dell’alfabeto greco (principali α e σ).
Durante la replicazione il dna si deve dissociare dalle proteine istoniche. Quello neosintetizzato
interagirà nuovamente con le proteine istoniche. Una volta dissociati questi ottameri, il dna di
nuova sintesi interagirà sia con le proteine istoniche parenterali che con quelle di nuova sintesi,
combinate tra loro nel nucleo.
Le estremità delle sequenze lineari presentano uno spazio vuoto, dove si trovavano i primer
iniziali, il quale deve essere riempito. Nelle cellule eucariote ci sono enzimi che degradano
frammenti di dna a singola elica, ma questo causerebbe un accorciamento del materiale genetico
e potrebbe compromettere alcune informazioni essenziali.
Intervengono così i telomeri, sequenze ripetute circa 2500 volte alla fine di ogni cromosoma
(nell’uomo TTAGGG) che formano anse protettive. Legano proteine che impediscono al sistema di
riparo del DNA di riconoscere la fine del cromosoma come rottura. Le telomerasi contengono una
sequenza di RNA che funge da stampo per la sequenza telomerica ripetuta di DNA-trascrittasi
inverse.

Le cellule hanno almeno tre meccanismi di riparo del DNA a disposizione:


1. Proofreading (correzione di bozze): corregge gli errori appena compiuti dalla
polimerasi;
2. Mismatch repair (riparo degli appaiamenti errati): dopo la replicazione del DNA;
3. Riparazione per escissione: rimuove basi anormali generate da danni chimici inserendo
basi funzionali.

RIRPODUZIONE E MEIOSI
La capacità di riprodursi è carattere fondamentale dei viventi.
Gli organismi unicellulari più semplici (es batteri ma anche eucarioti unicellulari) si riproducono per
divisione cellulare. Negli eucarioti ci sono 2 tipi divisione cellulare: mitosi e meiosi. La mitosi si verifica in
tutti i tipi cellulari, la meiosi invece avviene solo nelle cellule progenitrici dei gameti.
Negli organismi pluricellulari molte divisioni cellulari successive (mitosi) sono necessarie per:
- sviluppo di organismo complesso a partire da un’unica cellula uovo accrescimento
- omeostasi dei tessuti (rigenerazione, sostituzione cellule morte, riparazione lesioni e danni tissutali).
I gameti intervengono nella riproduzione sessuata, dove si fondono per formare lo zigote. Questo
meccanismo è alla base della ricombinazione genica parentale. La sessualità è intesa come scambio di
informazioni genetiche e non è sempre direttamente collegata al fenomeno riproduttivo.
Fenomeni sessuali si possono trovare in una serie di organismi che si riproducono attraverso
fenomeni asessuali e sono alla base della variabilità genetica e fenotipica. I metodi di riproduzione
asessuata, un meccanismo che non prevede la ricombinazione, può avvenire attraverso differenti
meccanismi:
-scissione binaria (nelle cellule procariotiche)
-scissione multipla (nei protisti), si ottengono numerosi organismi da un unico genitore.
-gemmazione
-frammentazione (platelminti)
-sporulazione
Nelle piante superiori si osserva, di norma, un’alternanza di generazioni: sporofito e gametofito. Lo
sporofito produce spore aploidi, che generano il gametofito, aploide. Il gametofito produce gameti maschili
e femminili che, all’atto della fecondazione, restaurano la diploidia e danno vita allo sporofito.
Il ciclo vitale degli organismi comprende fasi aploidi e diploidi, con una diversa predominanza
dell’una sull’altra. Le cellule superiori possono trovarsi in condizione di aploidia o diploidia, a
seconda della fase della vita cellulare. Queste fasi sono caratteristiche di ogni specie.
La gametogenesi è il processo che porta alla formazione dei gameti, che nell’uomo sono la cellula
uovo e lo spermatozoo. Il processo a cui vanno incontro specifiche cellule è detto meiosi.
Nelle cellule umane vi è un assetto diploide, cioè vi sono 2 copie di ciascun cromosoma (tra loro
omologhi). Ciascun cromosoma omologo è costituito da 2 cromatidi fratelli, uniti dal centromero.
Due cromosomi omologhi portano i geni che controllano le stesse caratteristiche ereditarie, nella stessa
posizione o locus.
Come la mitosi, anche la meiosi è preceduta dalla duplicazione dei cromosomi (fase S). La meiosi è
distinta in due fasi: è una doppia divisione seguita da una duplicazione del materiale genetico.
Durante la prima divisione meiotica si separano i cromosomi omologhi, mentre durante la seconda
divisione meiotica si dividono i cromatidi fratelli e quindi ciascuna gamete presenterà una variante
allelica presente inizialmente sul cromosoma di partenza.
La meiosi è diversa nel sesso maschile e nel sesso femminile. Nel sesso maschile avviene
continuamente e porta alla produzione di 4 spermatozoi aploidi, che derivano da una singola
cellula diploide predisposta alla meiosi. La meiosi nel sesso femminile si completa invece durante
la fecondazione e porta alla formazione di una sola cellula uovo aploide a causa di una inuguale
suddivisione del citoplasma.
La gametogenesi avviene in corrispondenza degli organi riproduttori a partire da cellule
progenitrici della linea germinale presenti già a livello embrionale. La meiosi nel sesso femminile è
caratteristica del processo di ovulazione che avviene a livello delle ovaie. Gli spermatozoi vengono
rilasciati dai tubuli seminiferi dei testicoli in direzione centripeta. Gli spermatozoi sono
caratterizzati da una testa contenete enzimi acrosomiali che degradano il rivestimento della cellula
uova (zona pellucida) permettendo l’integrazione dello spermatozoo con la membrana plasmatica.
A seguito di questa interazione le membrane plasmatiche si fondono e lo spermatozoo rilascia il
suo genoma nella cellula uovo.
Nel caso dell’ovogenesi alla nascita sono presenti 200.000 -400.000 ovociti I bloccati nella meiosi I.
Solo 400 sono destinati a maturare. Tra i 12 e 14 anni lo sviluppo ormonale fa riattivare la meiosi di un
ovocita I che si blocca alla metafase II (divisione ineguale porta ad ovocita II e globulo polare). Dopo la
fecondazione l’oocita II completa la meiosi II e fonde il suo nucleo con quello dello spermatozoo, i globuli
polari degenerano.

LEZIONE 3
La mitosi è un processo di divisione che riguarda tutte le cellule somatiche ed è un processo estremamente
importante perché permette Il turnover cellulare, permette l'evoluzione, permette l’accrescimento
dell'individuo (dei vari organi e dei tessuti).
Un altro tipo di divisione è la meiosi, la quale avviene tipicamente in quegli organismi che si riproducono
sessualmente e porta alla formazione dei gameti, ossia cellule specializzate che possiedono un corredo
cromosomico che è pari alla metà del corredo del genitore di partenza. I gameti sono dunque cellule aploidi
che si fondono tra di loro a dare lo zigote. Il processo di divisione meiotica è un processo che viene attivato
nel momento in cui la cellula ha duplicato il proprio materiale genetico e quindi può essere avviata la
divisione meiotica. La meiosi consta di diverse tappe, fondamentalmente uguali alle tappe che vedremo
nella divisione mitotica. Qual è la differenza quindi? La mitosi è una divisione della cellula, accompagnata
da una duplicazione del DNA. Nel caso della meiosi invece, abbiamo sempre una singola duplicazione del
materiale genetico, a cui però seguono due successive divisioni. Nella prima divisione meiotica, abbiamo la
separazione di cromosomi omologhi, nella seconda divisione meiotica abbiamo la separazione dei cromatidi
fratelli proprio perché il DNA è duplicato.
PRIMA DIVISIONE MEIOTICA
PROFASE 1
La prima divisione meiotica è caratterizzata da una prima fase chiamata profase 1, durante la quale si
appaieranno i cromosomi omologhi, appaiamento che porterà alla ricombinazione genetica.
All’interno della profase 1 della prima divisione meiotica, riconosciamo delle ulteriori fasi, la prima delle
quali è chiamata leptotene, dove abbiamo prima di tutto la disgregazione della membrana nucleare. La
disgregazione della membrana nucleare è anche accompagnata alla spiralizzazione dei cromosomi duplicati.
Successivamente si ha la fase di zigotene, dove questi cromosomi formano le cosiddette tetradi. I
cromosomi omologhi cioè, vengono appaiati tra di loro a formare delle sinapsi, che non sono altro che
coppie di cromosomi omologhi perfettamente appaiate tra di loro. Questo appaiamento, avviene grazie
all'intervento di una serie di proteine che costituiscono il complesso sinaptonemale, quel complesso
multiproteico che è essenziale affinché vi sia l’appaiamento completo tra i cromosomi omologhi durante la
divisione meiotica. La formazione di questo complesso è poi molto importante proprio perché permette,
durante la fase di pachitene, la formazione di crossing-over, evento molecolare che permette ai cromosomi
omologhi di scambiare regioni di DNA esattamente omologhe in maniera tale da indurre la combinazione
allelica tra gli alleli, cioè le varianti geniche portate dal padre e gli alleli cioè le varianti geniche portate dalla
madre.
Nella successiva fase detta diplotene, scompare il complesso sinaptonemale, quindi scompaiono le proteine
che tenevano uniti i cromosomi omologhi e i cromosomi omologhi rimangono attaccati tra di loro soltanto
in corrispondenza dei punti nei quali è avvenuta la ricombinazione (a questo punto si sono formati i così
detti bivalenti). Questi punti rappresentano i chiasmi, molto importanti proprio perché orienteranno questi
cromosomi omologhi appaiati tra di loro, sul fuso mitotico e quindi permetteranno la formazione della
piastra metafasica e l'organizzazione dei cromosomi omologhi in corrispondenza della stessa.
La profase 1 si completa con la diacinesi, ossia la frammentazione della membrana nucleare e la scomparsa
del nucleolo, in maniera tale che i cromosomi omologhi, i bivalenti, siano a questo punto pronti per
posizionarsi sulla piastra metafasica.
FOCUS SUL COMPLESSO SINAPTONEMALE
Il complesso sinaptonemale funziona come una specie di cintura lampo ed è costituito da degli elementi
proteici laterali che prendono direttamente contatto con la cromatina spiralizzata e da un elemento
centrale che funge da ponte tra questi, permettendo il perfetto appaiamento tra i cromosomi omologhi.
Durante la ricombinazione che avviene nella prima divisione meiotica, si ha lo scambio di informazione tra
cromatidi fratelli di cromosomi omologhi e, a seguito della risoluzione dei chiasmi (della rottura della
cromatina nel punto dove è avvenuta la ricombinazione), si avrà la formazione di cromatidi ricombinanti.
METAFASE 1
La meiosi 1 continua poi con la metafase, fase nella quale si sono formate le fibre del fuso e i cromosomi
possono quindi disporsi sulla piastra equatoriale.
N.B. Quando parleremo della mitosi e di tutta l'organizzazione del citoscheletro all'interno della cellula,
vedremo come, attraverso la migrazione di questi organelli, i centrioli, (presenti solo nelle cellule animali)
avremo la formazione di queste fibre del fuso, che sono appunto delle fibre di microtubuli che prendono
contatto con il centromero dei nostri cromosomi e permettono la separazione dei cromosomi omologhi
dalle parti opposte del fuso mitotico.
ANAFASE 1
Una volta disposta la piastra equatoriale durante la metafase, nell'anafase, grazie a questa azione
meccanica dei microtubuli, abbiamo la separazione dei cromosomi omologhi, i quali raggiungono le due
estremità della cellula. Infine, abbiamo la formazione di un solco di clivaggio che porterà alla separazione
dei citosol e alla formazione di due cellule figlie.
*in realtà l’anafase finisce con la separazione degli omologhi ai poli della cellula, poi vi sono anche la fase di
telofase 1, la quale consiste nel riassemblaggio dell’involucro nucleare, e la fase di citodieresi 1
(separazione delle due figlie)
SECONDA DIVISIONE MEIOTICA
Durante la seconda divisione meiotica avviene la separazione dei cromatidi fratelli. Anche questa divisione
consta di diverse fasi:
PROFASE 2
Sostanzialmente, durante la profase 2, si ha nuovamente la dissoluzione della membrana nucleare (che si
era riformata dopo la prima divisione meiotica).
METAFASE 2
Nella seconda metafase, i cromosomi si dispongono sulla piastra metafasica.
ANAFASE 2
Nell’anafase, avviene la separazione dei cromatidi fratelli.
TELOFASE 2 *
*lei ha nominato la telofase solo in meiosi 2, ma in virtù di quello che vi ho scritto sopra, ho specificato il 2
Infine nella telofase, si arriva alla formazione dei gameti.
RECAP
Quindi siamo partiti da una cellula diploide, abbiamo visto come durante la prima divisione meiotica sia
avvenuto l'evento di crossing-over, siamo arrivati alla formazione di 4 cellule figlie aploidi, ciascuna delle
quali possiede una coppia di cromosomi ricombinanti che derivano appunto dagli eventi di ricombinazione
tra i cromosomi omologhi.
BREVE FOCUS SULL’ANAFASE…
Durante la prima anafase, abbiamo la separazione dei cromosomi omologhi. Fondamentale è il legame
delle fibre del microtubulo (che costituiscono appunto le fibre del fuso mitotico) con i centromeri dei
cromosomi omologhi. A livello centromerico, I due cromatidi fratelli sono tenuti insieme da alcune proteine
che si chiamano coesine; queste proteine mantengono strettamente collegati tra di loro i cromatidi fratelli
di ciascuna coppia di cromosomi omologhi durante l'anafase 1. Durante l'anafase 2 invece, le coesine
vengono degradate in maniera tale che la trazione delle fibre del fuso da parti opposte, permetta la
separazione dei cromatidi fratelli. Esiste quindi questa perfetta attivazione sequenziale di enzimi che
portano all’idrolisi di queste cosine che permette la divisione dei cromatidi fratelli a partire dai cromosomi
omologhi.
…MA TORNANDO ALLA MEIOSI
Oltre alla variabilità legata al crossing-over, si deve tener presente che la divisione meiotica presuppone
anche un ulteriore variabilità che è semplicemente legata al posizionamento dei cromosomi omologhi sulla
piastra metafasica.
Qui vedete rappresentate due coppie
di cromosomi omologhi (per
semplicità in azzurro è indicata la
coppia di cromosomi di derivazione
paterna in rosso la coppia di
cromosomi di derivazione materna)
Si tratta di cromosomi già duplicati, in
quanto ciascun cromosoma è
costituito da due cromatidi fratelli.
Ciascuna copia di omologhi viene
separata durante la prima divisione
meiotica e a seconda di come
vengono posizionati sulla piastra
metafasica, il risultato della prima divisione meiotica potrà essere differente. Poiché se rispetto al piano
mediano del fuso mitotico, avremo tutti i cromosomi paterni da un lato e tutti i cromosomi materni
dall'altro, la separazione dei cromosomi omologhi farà si che una cellula possieda la coppia di omologhi di
derivazione paterna e una cellula possieda la coppia di omologhi di derivazione materna. Alla separazione
dei cromatidi otterremo quindi due gameti entrambi con un cromatide fratello di ciascun cromosoma di
derivazione paterna e due cromatidi che invece contengono ciascuno un cromatide fratello di derivazione
materna.
Quando invece i cromosomi omologhi si dispongono rispetto al piano mediano del fuso mitotico in maniera
alternata, cioè un cromosoma omologo di derivazione paterna e un altro di derivazione materna, allora in
questo caso, seguendo semplicemente i colori riportati in questa diapositiva, si può dedurre come i gameti
che si vengono a formare contengano ciascuno un cromosoma di derivazione materna e uno di derivazione
paterna. Si veda quindi come la meiosi fornisca almeno questi due diversi livelli di ricombinazione del
materiale genetico. In base alla disposizione degli omologhi sul fuso e in base agli eventi di ricombinazione
che possono avvenire tra i vari cromosomi omologhi.
Possono però avvenire più eventi di ricombinazione in corrispondenza di cromatidi fratelli, diversi tipi di
cromosomi fanno sì che si possano generare diversi tipi di cromatidi ricombinanti per cui il crossing-over
produce nuove combinazioni geniche (oltre ai cromosomi parentali) che appunto rappresentano i così detti
cromosomi ricombinanti.
Un singolo evento di ricombinazione tra cromatidi fratelli di cromosomi omologhi di derivazione paterna e
di derivazione materna, produrrà alla fine della seconda divisione meiotica 4 gameti, il 50% dei quali otterrà
dei cromatidi fratelli ricombinanti. Quindi a seguito di un singolo evento di ricombinazione tra due
cromatidi fratelli di cromosomi omologhi, avremo 50% dei gameti ricombinanti e 50% di gameti parentali.
ANOMALIE NELLA MEIOSI: NON DISGIUNZIONE IN ANAFASE 1 E 2
Anomalie in prima o seconda divisione meiotica, possono essere responsabili della formazione di gameti
sbilanciati e quindi possono essere responsabili della comparsa di patologie a livello dei nascituri.
Una non disgiunzione durante la prima divisione meiotica causerà una mancata separazione dei cromosomi
omologhi; di conseguenza, durante la seconda divisione meiotica, quando si separano i cromatidi fratelli,
per quella coppia di cromosomi omologhi che non si è separata durante la divisione meiotica, avremo
all’interno dei gameti la presenza di un cromosoma addizionale. Otterremo dei gameti che contengono due
copie di una stessa coppia cromosomica e dei gameti invece che per una coppia di cromosomi omologhi
non hanno nessun cromatidio fratello (aneuploidia). In definitiva, le non disgiunzioni in prima divisione
meiotica sono sempre responsabili di gameti sbilanciati. Una non disgiunzione invece in seconda divisione
meiotica causa la formazione di gameti sbilanciati soltanto nel 50% dei casi, poiché la coppia di cromosomi
omologhi che ha segregato normalmente nella prima divisione meiotica e che segrega normalmente nella
seconda divisione meiotica, darà origine a due gameti ciascuno contenente al proprio interno una sola
copia del cromatide fratello di ogni cromosoma omologo. Al contrario invece, una non disgiunzione durante
la seconda divisione meiotica, farà sì che per una coppia di cromosomi omologhi non avvenga la
separazione dei cromatidi fratelli e quindi otterremo dei gameti uno con una copia in più, uno con una
copia in meno di un cromosoma.

Naturalmente durante la fecondazione, anche lo zigote sarà sbilanciato dal punto di vista gametico e
quindi avremo la comparsa di un individuo geneticamente sbilanciato. Un esempio noto è la Trisomia del
cromosoma 21: in questo caso la presenza di un cromosoma 21 soprannumerario è responsabile della
sindrome di Down. Questa non disgiunzione di una divisione meiotica è responsabile di questa patologia
che porta una serie di manifestazioni di fenotipi come l’avere una fronte più larga, occhi più ravvicinati ma
anche purtroppo ritardo mentale e si è visto che un possibile causa di non disgiunzione meiotica è l'età
materna. Infatti tanto più elevata è l'età materna, tanto più elevato è (in maniera esponenziale) il rischio di
una non disgiunzione e quindi il rischio di sindromi come quella di Down.
Normalmente non siamo capaci di vedere dov'è avvenuta la non disgiunzione. L’unico organismo nel quale
è possibile vedere direttamente i prodotti della meiosi è la neurospora crassa, un lievito, perché le cellule
durante il ciclo aploide di questo organismo, vengono a formarsi questi gameti che sono tutti racchiusi
all'interno di una struttura che prende il nome di asco. All'interno dell’asco abbiamo le cellule figlie (i
gameti) che derivano dalle divisioni meiotiche della cellula madre e quindi saremo capaci di vedere
direttamente qual è la cellula nella quale è presente una determinata mutazione.
FOCUS SUL CROSSING-OVER
Abbiamo visto che durante la profase 1 della prima divisione meiotica avviene il Crossing over, ma che cos'è
il Crossing over dal punto di vista molecolare? Durante il processo di crossing-over una porzione di
filamento di DNA si viene a rompere (o meglio, i legami responsabili della doppia elica) e questa elica di
DNA va ad inserirsi in corrispondenza della doppia elica del cromatide fratello presente sull'altro
cromosoma omologo (nella regione complementare). Questo filamento che si è distaccato dal cromosoma
omologo, si degrada (in seguito alla formazione della bolla) e funge da stampo per la sintesi di nuovo DNA
sull'altro filamento del cromosoma omologo corrispondente. Intervengono poi degli enzimi di giunzione
che permettono di legare tra di loro queste regioni di DNA dove è avvenuta la rottura e la duplicazione. Si
forma Praticamente il chiasma, cioè quel punto nel quale le due eliche sono fondamentalmente incrociate
tra di loro. Si ha così lo scivolamento del chiasma lungo la doppia elica sino a quando non si stabilizza e
forma la giunzione di Holliday. La giunzione di Holliday può essere osservata al microscopio elettronico
(vedi figura) e rappresenta proprio il punto in corrispondenza del quale è avvenuto il crossing-over. La
giunzione di Holliday si può risolvere in due modi differenti: la risoluzione della giunzione di Holliday
corrisponde ai tipi di tagli che possono essere effettuati sul piano orizzontale o verticale e che porteranno
degli effetti diversi nella generazione dei cromosomi omologhi che deriveranno da questo evento di
ricombinazione. Nel momento in cui la rottura avviene lungo il piano verticale, i cromosomi che derivano
dalla ricostituzione di questa rottura, sono i ricombinanti e quindi se la risoluzione della giunzione di
Holliday avviene grazie a una rottura sul piano verticale avremmo l'evento di crossing-over. Quando invece
la rottura della giunzione di Holliday avviene lungo il piano orizzontale, i due cromosomi che derivano
presenteranno soltanto la sostituzione di un tratto di DNA la cui dimensione dipenderà dallo scivolamento
del chiasma. In questo caso i due cromosomi che derivano non sono ricombinanti.

Tutto
questo

processo è garantito dal complesso sinaptonemale, che è un complesso che tiene uniti i cromosomi
omologhi durante la profase e in particolare nello stato di leptotene e di zigotene. Nello stato di pachitene
ha un ruolo estremanamente importante poiché permette appunto la formazione degli eventi di crossing-
over, mentre durante il diplotene si dissolve e i cromosomi omologhi vengono tenuti insieme tra di loro,
legati soltanto per i chiasmi, per i punti di ricombinazione. In questa fase, i cromosomi omologhi sono legati
tra di loro anche dai centromeri, restano coesi perché appunto le coesine non vengono degradate, ma
verranno degradate nella seconda divisione meiotica con la separazione dei cromatidi fratelli.
CONFRONTO MITOSI-MEIOSI
La meiosi abbiamo detto che è responsabile della formazione dei gameti ed è una divisione che avviene
soltanto in cellule specifiche, quelle cellule che già a livello embrionale sono destinate alla formazione dei
gameti e che migrano in
corrispondenza delle gonadi. Queste
cellule vanno incontro a questo tipo di
divisione che prevede un'unica
duplicazione del materiale genetico,
portando al dimezzamento del
numero dei cromosomi, ottenendo
così cellule aploidi, i gameti.
La mitosi invece avviene in tutte le
cellule somatiche e si una duplicazione
del DNA seguita da un’unica divisione
del materiale genetico, per cui i due
nuclei che derivano dalla divisione
della cellula madre sono caratterizzati
dallo stesso numero di cromosomi
della cellula del genitore.
Ricapitolando, entrambe le divisioni
derivano da un evento di duplicazione del materiale genetico, partiamo quindi da cellule diploidi, con il
DNA duplicato, ma la divisione mitotica ricostituisce due cellule figlie diploidi, la divisione meiotica porterà
la formazione di 4 gameti ciascuno, con un corredo cromosomico aploide e quest’ultima ha il compito di
rimescolare il patrimonio. Tutto questo permette praticamente la segregazione dei caratteri e
l'assortimento indipendente dei vari caratteri durante le diverse generazioni. Questo assortimento, oltre
che ad essere indipendente per geni localizzati su cromosomi diversi, è anche casuale in quanto dipenderà
dalla disposizione dei cromosomi omologhi e cromatidi fratelli sulle fibre del fuso nella prima e nella
seconda divisione meiotica. Un ulteriore grado di complessità del materiale genetico che viene trasferito
alle generazioni successive si ha poi con gli eventi di crossing-over.
GENETICA: LO STUDIO DELLA STRUTTURA, IRGANIZZAZIONE ED EREDITÀ DEI GENI
Questo corso di genetica avrà l'obiettivo di far capire come vengono ereditati vari caratteri, quali sono le
regole di segregazione dei vari caratteri; tratteremo quindi proprio lo studio della organizzazione di questi
geni, di come possono essere ereditati.
Abbiamo visto come è organizzato il nostro DNA, quali sono i meccanismi che sono alla base della
replicazione del DNA e della divisione meiotica e questo è fondamentale perchè conoscere i principi della
divisione meiotica i principi della ricombinazione attraverso gli eventi che abbiamo appena descritto è la
chiave per capire come segregano i caratteri nelle varie generazioni. Questo ci permetterà anche di capire
perché siamo diversi l’uno dall'altro pur appartenendo alla stessa specie.
Ora, la prima domanda alla quale potremo rispondere grazie alle conoscenze che svilupperemo nel corso è
quella sul perché le specie cambiano nel tempo. Questo riguarda anche un discorso di espressione di
determinati geni e del contenuto di informazione del nostro DNA. Capiremo anche come vengono
trasmessi alcuni caratteri e anche che alcune malattie non vengono trasmesse nella stessa maniera poiché
capiremo che esistono malattie dominanti, malattie a trasmissione recessiva, malattie autosomiche,
malattie legate a mutazioni di geni presenti sui cromosomi sessuali e vedremo che poi questi alleli,
responsabili della comparsa di malattie, possono avere anche una diversa penetranza una diversa
espressività. Affronteremo tutti questi concetti per capire come avviene l'ereditarietà dei caratteri.

STATO DELLA GENETICA AI PRIMI DELL’800


Le conoscenze che noi abbiamo oggi derivano dagli studi condotti nei primi dell'800, quando ancora
mancava una conoscenza della composizione del DNA, della costituzione, di come fosse proprio strutturato,
quindi non si sapeva che fosse il depositario dell'informazione genetica; non si sapeva cosa venisse
ereditato, come venissero ereditati i vari caratteri da genitori a figli e non si capiva quale potesse essere il
ruolo del caso nell'eredità.
Diciamo che quello che noi vediamo oggi, e quello che possiamo osservare in ciascun individuo è il
fenotipo.
Il fenotipo di ciascuno di noi rappresenta la manifestazione di caratteri che sono ereditati dal punto di vista
genetico; ci riferiamo perciò alla manifestazione di un determinato carattere.
Il genotipo invece indica la costituzione genetica, ossia quelle che sono le caratteristiche dei geni che
costituiscono un individuo. Vedremo anche che la composizione genetica è un qualcosa di statico, ma
sicuramente può essere influenzata dai fattori ambientali.
Rifacendoci alla teoria di Lamarck, egli ipotizzava che l'ambiente potesse avere un effetto sulla
manifestazione di un determinato carattere. Noi sappiamo che quella teoria è stata poi superata dalla
teoria darwiniana dell'evoluzione, però oggi sappiamo che i meccanismi epigenetici sono dei meccanismi
che influenzano l'espressione genica di un carattere; possiamo dire chiaramente che il fenotipo di un
individuo dipende dall'interazione del suo genotipo con le influenze ambientali.
GREGOR JOHANN MENDEL (1822-1884)
Tutta la conoscenza della genetica moderna si basa sugli studi di Gregor Mendel, un monaco che visse nella
seconda metà dell'800.
Laureato in chimica, compie i suoi studi a Vienna, però fondamentalmente aveva delle conoscenze di
biologia e di botanica legate alla sua esperienza personale. Era quindi una persona estremamente
acculturata, che aveva in mano tutta una serie di strumenti che gli permise di condurre i suoi esperimenti.
C’è da ricordare che ai tempi di Mendel si riteneva sostanzialmente che i caratteri genetici fossero ereditati
in maniera mischiata da entrambi i genitori, del resto ciascuno di noi assomiglia un po' la mamma un po' al
papà, perciò, dall'analisi praticamente della manifestazione fenotipica.
L'idea che si era sviluppata in quegli anni era proprio che vi fosse una casualità nella trasmissione dei
caratteri. Però secondo Mendel, i caratteri venivano trasmessi in maniera ben specifica e ben definita da
una progenie all'altra e partendo da questo presupposto, ipotizzò che sostanzialmente, il fenotipo (la
manifestazione dei caratteri) era comunque determinato da un genotipo ben definito.
Anche se la definizione di genotipo e fenotipo è posteriore rispetto a Mendel, le sue osservazioni, quelli
che lui chiamava determinanti, oggi possono essere definiti geni.
PICCOLO EXCURSUS: Parlare di genotipo e fenotipo, è come parlare di uno spartito musicale che viene
suonato da strumenti diversi: pur essendo le stesse le note, se la melodia viene suonata da un violino
piuttosto che da un pianoforte, chiaramente acquisisce delle caratteristiche completamente diverse al
nostro al nostro orecchio. Esattamente questo esempio, permette di capire quella che è la differenza tra
genotipo e fenotipo.

ESPERIMENTI DI MENDEL
Mendel è stato un pioniere della genetica moderna proprio perché grazie ai suoi esperimenti ci ha
permesso di capire fondamentalmente quelle che sono le regole di segregazione dei caratteri attraverso le
varie generazioni. Mendel stabilì appunto che esistevano dei fattori unitari, dei caratteri, che venivano
ereditati da una generazione la generazione successiva, quelli che noi oggi chiamiamo geni.
Ogni gene può essere presente sotto diverse forme, denominate varianti alleliche. Quindi un gene che
codifica per una proteina può ottenere l'informazione per quella proteina leggermente diversa in un
individuo piuttosto che in un altro.
Mendel riuscì a capire che questa segregazione dei caratteri avveniva sostanzialmente durante la
formazione dei gameti: senza conoscere le caratteristiche del DNA, senza conoscere l'organizzazione
genica, lui già capì che durante la meiosi avviene la segregazione dei caratteri.
Ancora oggi quello che lui dedusse, rappresenta la pietra miliare della genetica.
Che tipo di approccio utilizzò Mendel? Un approccio molto semplice: incrociò piante che presentavano
diversi caratteri fenotipici e osservò i risultati di questi incroci. Naturalmente riuscì a trarre le sue
conclusioni poiché incrociò un gran numero di individui e vedremo come la variabile” numero di individui
che andiamo ad analizzare” è molto importante quando vogliamo trarre delle conclusioni relative la
segregazione dei caratteri.
Restrinse l'esame a uno o pochi caratteri contrastanti, quindi analizzò delle caratteristiche macroscopiche
facilmente differenziabili da un individuo all'altro. Tenne accurati i registri di tutti i numeri che osservava da
ogni esperimento e quindi si concentrò fondamentalmente su alcune tematiche:
 osservò che in natura esiste un'elevata variabilità e questo riguardo non soltanto gli esseri umani
(sappiamo che, a parte i gemelli, non esistono individui identici), ma anche per tutti gli animali e le
specie vegetali;
 la variabilità è ereditata in accordo con determinate leggi e non distribuita a caso. Come vedremo
in seguito, lui osservò che da genitori con un determinato carattere venivano fuori dei figli con un
determinato carattere;
 leggi di Mendel si applicano a tutti gli organismi che si riproducono in maniera sessuale proprio
perché, come lui stesso dedusse, è durante la formazione dei gameti che abbiamo la segregazione
dei caratteri. Del resto i geni non sono altro che delle regioni di DNA che contengono le
informazioni per un determinato prodotto quindi sono delle regioni di DNA che verranno trascritte
e poi tradotte in proteine. Questi geni sono localizzati sui cromosomi. Durante la prima la seconda
divisione meiotica, noi abbiamo la segregazione dei cromosomi omologhi e cromatidi fratelli, quindi
durante le generazioni successive abbiamo anche la segregazione dei geni, e quindi dei caratteri, in
corrispondenza delle cellule figlie.

Le conclusioni di Mendel sono assolutamente compatibili con la segregazione dei cromosomi omologhi e
dei cromatidi fratelli durante le divisioni meiotiche.
PIANO SPERIMENTALE
Sappiamo che Mendel utilizzò un organismo modello, ossia la pianta di pisello da giardino. Questa pianta è
caratterizzata da un fiore che possiede il pistillo, cioè l’organo riproduttore femminile, e possiede poi la
struttura di riproduzione maschile rappresentata dagli stami, con il polline contenuto all'interno delle
antere. Questa pianta normalmente si autofeconda e quindi dà origine alla progenie.
Per poter effettuare degli incroci specifici, Mendel rimosse da alcune piante i pistilli, mentre da altre piante
rimosse le antere, in maniera tale da evitare che queste piante si potessero autofecondare e quindi di poter
fecondare con il polline di una pianta il pistillo di un'altra pianta ed effettuare degli incroci specifici.
Venne utilizzata questa pianta perché cresce facilmente, si moltiplica facilmente e quindi rappresentava
sostanzialmente un modello facilmente eseguibile nel tempo proprio perché cresce rapidamente ed è
possibile effettuare (con lo stratagemma del quale abbiamo appena parlato) una fecondazione incrociata
oltre che un’autofecondazione.
Mendel decise di concentrarsi su alcune caratteristiche fenotipiche facilmente osservabili come per
esempio il colore dell'involucro del seme o il colore del fiore, il colore del seme la forma del seme, il colore
e la forma del baccello, la lunghezza dello stelo e la posizione dei fiori lungo lo stesso. Questi erano tutti i
caratteri che poteva riscontrare macroscopicamente e facilmente nelle piante.
PRIMO ESPERIMENTO
Il primo esperimento di Mendel, non è altro che un esperimento nel quale lui prese piante a fiori rossi e
piante a fiori bianchi e le incrociò tra di loro. Le piante che incrociò, erano dette linee pure, ossia individui
che mantengono quel carattere da diverse generazioni.
Quindi le piante a fiore rosso che utilizzò, erano linee pure di fiore rosso, cioè piante che manifestavano
quel carattere fenotipico da diverse generazioni e le piante a fiore bianco erano anch'esse delle linee pure
cioè delle piante che manifestavano il carattere fenotipico fiore bianco da diverse generazioni.
Lavorò con tantissime piante in maniera tale da poter arrivare a delle conclusioni ben precise.
N.B. vedremo che anche nel caso della genetica formale valgono le regole della probabilità, proprio perché
ciascun evento, un evento indipendente, così come è indipendente la probabilità di avere la nascita di un
figlio maschio o la nascita di una figlia femmina ad ogni parto, alla stessa maniera è indipendente la
probabilità di segregazione di un determinato allele all'interno di un gamete.
Mendel poi controllò tutte le condizioni di crescita per poter essere sicuro dei risultati ai quali arrivò.
Quando un incrocio avviene tra due linee pure, si dice che stiamo incrociando le generazioni parentali e la
progenie che deriva da questo incrocio è detta prima generazione filiale o generazione F1. F2 è invece la
seconda generazione filiale, la quale deriva dal reincrocio di individui della F1 e così via.
Incrociando quindi due linee pure nella generazione parentale, una linea pura che manifestava il carattere
fiore rosso e una linea pura che manifestava il carattere fiore bianco, nella prima generazione filiale,
Mendel ottenne tutte piante a Fiore rosso.
Che cosa succede quindi quando si incrociano delle linee pure? Mendel fece un'altra prova e incrociò piselli
gialli con piselli verdi, ancora una volta, nella prima generazione filiale compariva soltanto uno dei due
caratteri della generazione parentale.
Arrivò alla conclusione che nella generazione parentale, comparirà soltanto un carattere fenotipico, quello
che definì “dominante”. Questo carattere compariva sempre nella generazione F1, per cui incrociando due
individui che differiscono per un solo carattere (qui lui stava analizzando solo o il colore del fiore o il colore
del seme), individui detti mono ibridi, nella prima generazione otteneva individui che manifestavano il
fenotipo del carattere dominante, mentre il carattere “recessivo” non era manifestato.
Reincrociando gli individui della generazione F1, cioè favorendo l’autofecondazione della progenie della
generazione F1, in modo da ottenere la progenie della seconda generazione filiale, Mendel osservò che
ricompariva il carattere che aveva definito recessivo e che era scomparso nella prima generazione filiale.
Questo carattere ricompariva con un rapporto numerico ben preciso: analizzando oltre 8000 individui,
osservò che soltanto un quarto della progenie manifestava il carattere recessivo, mentre i tre quarti della
progenie manifestavano il carattere dominante.
Dunque, i caratteri recessivi che rimangono nascosti nella prima generazione filiale, ottenuta dall’incrocio
di due linee pure, ricompaiono nella seconda generazione finale con un rapporto di 3 a 1 rispetto al
carattere dominante.
Concluse che ogni carattere può essere presente in due forme: una forma dominante una forma recessiva.
Il carattere recessivo, può scomparire nella fecondazione incrociata, per cui il carattere che compare nella
prima generazione filiale è detto carattere dominante, mentre il carattere che scompare nella prima
generazione filiale e ricompare nella seconda generazione filiale, è detto recessivo. Da qui la conclusione
che quindi la generazione F1 non rappresenta una linea pura, in quanto queste, in autofecondazione,
danno sempre la manifestazione dello stesso carattere fenotipico.
Effettuò quindi tutta una serie di prove, tra cui per esempio gli incroci reciproci, cioè sia utilizzando come
gamete maschile quello che portava un carattere e gamete femminile quello che portava all'altro carattere,
che effettuando l'incrocio reciproco in cui il maschio portava il carattere che prima presentava la femmina e
la femmina portava il carattere che prima presentava il maschio. Mendel osservò anche nel caso dei
caratteri che lui stava osservando, che negli incroci reciproci non c'era differenza. Quindi utilizza prima
l'organo femminile del fiore viola e il polline del fiore bianco e poi il polline del fiore viola e l'ovaio del fiore
bianco. In entrambi i casi, otteneva alla generazione F1 sempre la manifestazione del carattere dominante
(pattern di eredità simili). In questo caso, la manifestazione del carattere è indipendente dal sesso.
CONCLUSIONI PRIMO ESPERIMENTO
Quali sono dunque le conclusioni di Mendel alla base del primo principio di Mendel che oggi prende il nome
di legge di segregazione? Le piante contengono due fattori, due geni. Proprio perché sono organismi
diploidi che codificano per lo stesso carattere, ciascuno di questi due geni presenti su ciascuno dei
cromosomi omologhi può essere presente in una variante allelica differente. Quando le varianti alleliche
sono uguali, parliamo di una linea pura, quando le varianti alleliche sono diverse abbiamo praticamente gli
individui della F1.
Le linee pure sono dunque individui omozigoti, cioè possiedono la stessa variante allelica per quel
carattere. Gli individui della F1 invece, sono individui eterozigoti, poiché possiedono due diverse varianti
alleliche dello stesso carattere. Di queste varianti alleliche, una è dominante sull'altra, poiché il fenotipo
degli individui della generazione F1 è un fenotipo dominante. Quindi, un allele viene definito dominante
sull'altro quando compare in eterozigosi.
Gli alleli di ciascuna coppia genica, segregano in maniera indipendente, per cui, durante la formazione dello
zigote, riceve un allele dal maschio e un allele dalla femmina. Questi principi sono appunto i cosiddetti
principi della segregazione di Mendel.
INCROCIO MONOIBRIDO
Mendel continuò ad effettuare gli incroci, andando ad analizzare una serie di caratteri (dal colore del fiore
al colore dei baccelli, alla lunghezza dello stelo eccetera eccetera) e analizzò un grande numero di individui,
quasi 20 mila individui alla volta, e riuscì sempre a ritrovare dei rapporti di 3 a 1 per la comparsa del
fenotipo dominante del fenotipo recessivo. Quindi in tutti i casi osservati, un carattere parentale
scompariva in F1 e riappariva nella generazione F2 con un rapporto di 3 a 1. Circa tre quarti della progenie
presentava il carattere della F1 e circa un quarto invece non era presente in F1 (quel famoso carattere
recessivo).

REGOLE DELLA PROBABILITÀ


Tutti gli incroci genetici hanno alla base la probabilità, cioè, per capire qual è la probabilità di avere un
determinato genotipo o un determinato fenotipo da un incrocio genico, dobbiamo conoscere benissimo le
due regole della probabilità: la regola della somma e la regola del prodotto.
Se vogliamo calcolare la probabilità che avvengano due eventi indipendenti, la probabilità in questo caso
sarà data dal prodotto delle singole probabilità.
Facciamo qualche esempio: Qual è la probabilità che nasca un figlio maschio? La probabilità che nasca un
figlio maschio è del 50%.
Qual è la probabilità che da due gravidanze successive di una donna nascano due figli maschi? La
probabilità sarà data dal prodotto delle singole probabilità, quindi ½ x ½ = ¼.
Supponiamo di avere una monetina e di voler calcolare qual è la probabilità di ottenere da un primo lancio
testa ed a un secondo lancio testa di nuovo. La probabilità di ottenere due volte la testa anche in questo
caso sarà dato dal prodotto delle singole probabilità la probabilità di avere testa lanciando una monetina è
pari ad 1/2. La probabilità di avere croce lanciando una monetina è sempre 1/2, quindi la probabilità di
avere testa due volte testa, sarà data da ½ x ½ = ¼.
Qual è la probabilità di avere una volta testa e una volta Croce? In realtà questo evento si potrà verificare in
due situazioni: o lanciando la prima volta monetina ottenendo testa e lanciando la seconda monetina
ottenendo croce, o che il primo lancio mi dia Croce e il secondo lancio mi dia testa. Quindi in questo caso la
probabilità che si verifichi quell'evento è dato dalla somma della probabilità delle due possibili opzioni: in
un caso, la probabilità di avere al primo lancio testa e al secondo lancio croce sarà pari ad un quarto,
nell’altro, la probabilità di avere al primo lancio Croce al secondo lancio testa sarà un quarto, ergo la
probabilità totale la otterò dalla somma dei due quarti, ossia un mezzo .
Quindi la probabilità che si verifichi o l’uno o l'altro di due eventi mutuamente esclusivi, che possono dare
lo stesso risultato, è dato dalla somma delle singole probabilità di eventi.
QUADRATO DI PUNNET
Tutti gli incroci genici, si possono rappresentare in vario modo. Una strategia, consiste nella
rappresentazione con il quadrato di Punnet. Questo quadrato è uno strumento da utilizzare per calcolare la
probabilità di avere una determinata combinazione di gameti maschili e femminili che sono responsabili di
un certo genotipo e quindi della comparsa di un determinato fenotipo.
Abbiamo detto che ogni individuo è caratterizzato da una coppia di cromosomi omologhi. Su ciascun
cromosoma omologo, è presente un gene sotto forma di un allele dominante, recessivo, tutti e due
dominanti, tutti e due recessivi, questi alleli segregano in due gameti differenti. Quindi il quadrato di
Punnet ci permetterà di riportare i due gameti che vengono prodotti, in questo caso, da un individuo P
grande, p piccolo, che possiede cioè l'allele P grande e l’allele p piccolo. La probabilità di formare ciascuno
di questi gameti è pari ad un mezzo, perché dalla separazione dei cromatidi fratelli sui quali abbiamo P
grande e p piccolo, avremo il 50% di probabilità che in quel gamete segreghi il cromatide fratello
contenente l’allele P grande e il 50% di probabilità che segreghi il cromatide fratello con l'allele p piccolo.
Stesso discorso per l'altro genitore, dobbiamo cioè ogni volta calcolare la probabilità che ogni genitore
produca il gamete che contiene un determinato allele per calcolare poi la probabilità che lo zigote derivante
dall'incrocio di questi alleli, abbia un determinato genotipo e quindi un determinato fenotipo.
Se incrociamo incrociamo individui P grande e p piccolo con P grande e p piccolo, ciascun genitore avrà una
probabilità pari ad un mezzo di produrre il gamete con l'allele P grande, un mezzo con p piccolo e così via.
Mediante il quadrato di Punnet, possiamo calcolare innanzitutto tutti i tipi possibili di combinazioni
alleliche, ma possiamo anche calcolare qual è la probabilità di ottenere quel determinato genotipo.
Dall'incrocio di individui eterozigoti per l'allele P grande e p piccolo, posso ottenere o individui P grande, P
grande, detti omozigoti dominanti, o individui p piccolo, p piccolo, detti omozigoti recessivi, o individui P
grande, p piccolo o ancora una volta individui P grande, p piccolo, dove questa volta l'allele dominante è
stato dato dall'altro genitore. Ciascuna combinazione genotipica ha una probabilità pari ad un quarto che è
data dal prodotto della probabilità pari ad un mezzo per un mezzo, cioè la probabilità che all'interno di quel
di quello zigote, ciascun genitore abbia dato un allele piuttosto che un altro.
ANALISI MENDELIANA: 1 GENE
Applicando il quadrato di Punnet, abbiamo visto come, poiché ciascun genitore ha una probabilità pari ad
un mezzo di trasferire un determinato allele, se partiamo da individui della generazione parentale, ciascun
genitore produrrà sempre gameti con l'allele dominante o con l'allele recessivo e quindi per forza nel 100%
dei casi gli individui della prima generazione filiale saranno tutti eterozigoti.
Al contrario, incrociando individui eterozigoti per un determinato carattere come la P che abbiamo appena
visto, ciascun genitore avrà un mezzo di probabilità di produrre gameti contenenti l'allele dominante, un
mezzo l’allele recessivo e quindi vi sarà un quarto di probabilità di avere individui omozigoti dominanti, un
quarto di probabilità di avere individui omozigoti recessivi, un mezzo di probabilità di avere individui
eterozigoti, dove questa probabilità di un mezzo è data dalla somma di un quarto più un quarto, poiché si
tratta di due eventi indipendenti che però possono dare lo stesso risultato.
Ma queste sono le classi genotipiche. Quali sono le manifestazioni fenotipiche?
Ancora una volta questo discorso è perfettamente in accordo con quanto osservato da Mendel, poiché in
tre quarti della progenie, essendo presente in omozigosi o in eterozigosi l'allele dominante, abbiamo un
fenotipo dominante, mentre in un quarto dei casi, i rapporti fenotipici manifestano la comparsa del
fenotipo recessivo.
RECAP

All’ F1, gli individui di linee pure


parentali per un solo carattere
sono tutti eterozigoti, mostrano il
fenotipo dominante; alla F2, un
omozigote dominante, due
eterozigoti, un omozigote
recessivo dal punto di vista
genotipico dal punto di vista
fenotipico rapporti 3 a 1; mentre
i rapporti genotipici Sono 1:2:1.

Ancora una volta, riportiamo la


differenza tra il genotipo e il
fenotipo: genotipicamente, gli
individui con fenotipo dominante possono essere omozigoti dominanti o eterozigoti, mentre gli individui
con fenotipo recessivo sono sempre omozigoti recessivi.
Quindi in conclusione, quali sono i primi tre postulati di Mendel?
 ogni Gene esiste sotto forma di una coppia di caratteri che sono praticamente degli alleli;
 questi alleli sono presenti in forma dominante e recessiva;

durante la formazione dei gameti questi due segregano in maniera casuale per cui ciascuno di essi ha una
probabilità pari ad un mezzo di essere presente nello zigote.
LEZIONE 4
Gli alleli sono le forme alternative con le quali un gene può essere presente in un individuo, quindi si può
dire che uno stesso gene che codifica per una stessa funzione può essere presente sotto diverse forme
alleliche. Le due versioni alleliche di uno stesso gene vengono ereditate una dalla madre e l’altra dal padre
che segregano in gameti differenti.
La legge della segregazione afferma che i due alleli di una coppia genica si separano durante la formazione
dei gameti e si combinano in modo casuale durante la fecondazione.
Il Dna è formato da una regione eucromatica ed una regione eterocromatica. All’interno delle regioni
eucromatriche, cioè le regioni che vengono trascritte e tradotte, ci sono i geni a loro volta organizzati in
porzioni esoniche ed introniche.
Ogni gene è presente su una coppia di cromosomi omologhi. Ogni gene presente sui cromosomi costituisce
un locus genico. Ciascuno di questi può essere caratterizzato dalla presenza di alleli differenti. Si possono
avere diversi casi:
-entrambi gli alleli che manifestano il
carattere dominante, cioè entrambi gli
alleli dominanti che vanno a costituire
un genotipo omozigote dominante e un
fenotipo anch’esso dominante;
-entrambi gli alleli che manifestano il
carattere recessivo, in questo caso il
genotipo sarà omozigote recessivo e il
fenotipo recessivo;
- ultimo caso in cui i due cromosomi
omologhi presentano degli alleli
differenti, cioè uno in versione
dominante e l’altro recessivo e in questo
caso il genotipo sarà eterozigote dominante e il fenotipo dominante.

Già dagli studi di Mendel, e oggi è stato dimostrato,


che la segregazione indipendente dei caratteri da lui
osservati nelle varie generazioni delle piante di
pisello, è dipendente dalla divisione meiotica, cioè
dipende dalla formazione dei gameti. Durante la
gametogenesi ciascun cromosoma omologo segrega
a livello del gamete, cioè all’interno delle cellule figlie
aploidi si avrà un’unica versione allelica del gene. La
probabilità di ottenere la versione allelica di un
cromosoma omologo piuttosto che dell’altro è pari al
50%.

Durante il processo della fecondazione poi il gamete


maschile e quello femminile si uniscono tra di loro per formare lo zigote e la composizione del nascituro
dipenderà dal tipo di gamete trasferito dalla madre e dal padre e di conseguenza dagli alleli traferiti dalla
madre e dal padre su quei cromosomi parentali.
CONCETTI DI FENOTIPO E GENOTIPO
FENOTIPO: è la caratteristica osservabile in un organismo
GENOTIPO: coppia di alleli che abbiamo nell’individuo.
OMOZIGOTE: I due alleli del carattere sono uguali (YY)
ETEROZIGOTE: i due alleli del carattere sono differenti (Yy)
PRIMA LEGGE DI MENDEL
La prima legge di Mendel ha stabilito che la segregazione degli alleli è legata alla segregazione dei
cromosomi omologhi durante la divisione meiotica e che di ciascun cromosoma possiamo avere diverse
varianti alleliche.
Se il genitore 1 è omozigote dominante
per il gene s (SS) che promuove la
produzione di semi lisci, mentre il
genitore 2 è omozigote recessivo per il
gene s (ss) che promuove la produzione
di semi rugosi allora ---> ciascuno dei
gameti aploidi prodotti dal genitore 1
avrà sicuramente l’allele dominante (S)
mentre quelli prodotti dal genitore 2
conterrà necessariamente l’allele
recessivo (s). Come conseguenza di ciò si
ha che nella prima generazione filiale
ciascun genitore dà sempre lo stesso
contributo gametico nella formazione
dello zigote e quinti tutti gli individui
della F1 saranno eterozigoti (hanno
ricevuto cioè, un cromosoma di origine
paterno con allele dominante e uno
materno con allele recessivo).
Successivamente incrociando la F1 per autofecondazione, nonostante fenotipicamente questi individui
manifestassero il fenotipo dominante, genotipicamente erano eterozigoti, quindi entrambi gli individui
potevano generare gameti con allele dominante o allele recessivo. Graficamente attraverso il quadrato di
Punnet è possibile capire il motivo per cui dall’incrocio si ottengono ¼ di individui con genotipo omozigote
dominante, ¼ di individui con genotipo recessivo e ½ di individui eterozigoti.

Oltre il quadrato di Punnet in genetica si usa anche un altro metodo di rappresentazione degli incroci, lo
schema ramificato, che consente di calcolare qual è la probabilità associata alla produzione di un
determinato gamete e la probabilità finale di ottenere un determinato genotipo nella generazione F2.
Quando si incrociano due individui della
F1 genotipicamente eterozigoti,
ciascuno avrà ½ di probabilità di dare il
cromosoma contenente l’allele S
grande o l’allele s piccolo.
Moltiplicando (1/2)x (1/2) si ottiene un
¼ di possibilità di ottenere un individuo
con genotipo omozigote dominante,
allo stesso modo si avrà ¼ di possibilità
con genotipo recessivo; inoltre in ¼ dei
casi sarà un genitore a dare un allele
dominante e l’altro recessivo e
nell’altro ¼ dei casi sarà il contrario. La
probabilità complessiva di questo
evento sarà dato dalla somma di ¼ + ¼
e quindi 1/2 di probabilità di avere
individui eterozigoti. Fenotipicamente
questi individui saranno per ¾
dominanti mentre per il restante ¼
saranno recessivi.
Per indicare gli omozigoti e gli
eterozigoti dominanti, è sufficiente
usare un trattino. Questo è un simbolo
usato nel caso di dominanze complete.
Con la sola presenza di un allele
dominante, l’individuo sarà fenotipicamente e genotipicamente dominante a prescindere dal secondo
allele.
(Es: S- dominante a seconda che la S sia accompagnata da una s piccola o da una S grande).
Mendel per poter asserire con certezza quanto stipulato dalle sue leggi, si preoccupò di verificare la loro
veridicità con diverse generazioni filiali, non si fermò infatti alla seconda ma proseguì ed ottenne risultati
concordi con quanto ipotizzato precedentemente. Incrociando linee pure infatti otteneva individui che
manifestavano sempre quel carattere (dominante) mentre incrociando linee non pure ma individui
fenotipicamente dominanti, poteva ottenere la comparsa del carattere recessivo.

TESTCROSS O INCROCIO DI PROVA


E’ uno stratagemma usato per determinare il genotipo di individui che fenotipicamente sono dominanti ma
genotipicamente possono essere omozigoti o eterozigoti.
Si effettua incrociando un individuo a fenotipo dominante e genotipo NON noto con un individuo
genotipicamente omozigote recessivo e fenotipicamente recessivo.
Se l’individuo fenotipicamente dominante fosse omozigote, ciascun genitore contribuirebbe soltanto con
un tipo di gamete, l’individuo dominante contribuirebbe con l’allele dominante mentre quello recessivo con
l’allele recessivo e quindi tutta la F1 sarebbe composta da individui tutti eterozigoti dominanti.
Al contrario se il genotipo dell’individuo dominante fosse eterozigote, questo potrebbe produrre sia gameti
che contengono l’allele dominante sia gameti che contengono l’allele recessivo e quindi incrociandolo con
l’individuo noto, come risultati si avrebbe un 50% di progenie recessiva e il restante 50% di progenie
dominante.
Alla luce di questi esperimenti Mendel arrivò a diverse conclusioni.
-I geni sono entità distinte che rimangono inalterate durante gli incroci. Questo però è vero in parte perché
eventi di ricombinazione possono rimescolare gli alleli presenti su un determinato cromosoma.
-Per ciascun gene, esistono due alleli.
- Ciascun allele segrega indipendentemente nella formazione dei gameti, per cui ogni gamete contiene una
singola versione allelica per ogni gene.
-Dopo la fecondazione il numero degli alleli per ogni gene torna ad essere due, cosi si definisce il corredo
cromosomico del nascituro.
INCROCIO 2 GENI - DIIBRIDO
Conclusi gli esperimenti sugli incroci monoibridi, egli si dedicò agli esperimenti su incroci diibridi, cioè
sull’espressione fenotipica di due caratteri distinguibili tra loro, ad esempio sul colore del pisello e sulla sua
forma. Anche in questo caso si basò su osservazioni, come aveva fatto precedentemente.
Egli si accorse che incrociando piante
omozigoti dominanti per entrambi i
caratteri (seme tondo e giallo) con piante
omozigoti recessive per entrambi i caratteri
(seme rugoso e verde) nella F1 si avevano
tutti individui che presentavano il fenotipo
dominante per entrambi i caratteri (giallo e
tondo).
Nella F2 invece comparivano oltre al
fenotipo dominante e recessivo per
entrambi i caratteri (giallo e tondo) e (verde
e rugoso), anche altre due classi fenotipiche
rispettivamente dominanti per un carattere
e recessive per l’altro carattere (giallo e
rugoso) e (verde e tondo). Egli notò che
queste classi comparivano in rapporti numerici definiti. La classe doppio omozigote dominante era quella
maggiormente presente, quella doppio omozigote recessiva era quella meno presente, e quelle dominanti
per un carattere o per l’altro avevano una presenza intermedia. Numericamente il rapporto era 9:3:3:1.
Questi risultati erano compatibili con le combinazioni alleliche prevedibili dalle leggi di Mendel, cioè
secondo una segregazione indipendente dei due caratteri che stava osservando.
Ciascun individuo della F1 è capace di creare 4
gameti diversi (GW, Gw, gW, gw) che
incrociati danno vita a 16 combinazioni
differenti.
9 di queste presentavano fenotipo dominante
per entrambi i caratteri, 3 presentavano
fenotipo dominante per un carattere e
recessivo per l’altro e viceversa e solo 1
presentava fenotipo recessivo per entrambi i
caratteri.
(Questi erano rapporti teorici ottenibili in
seguito all’analisi di molte generazioni filiali).
Il rapporto 9:3:3:1 è il prodotto di due rapporti
3:1, cioè il rapporto fenotipico che si otteneva
dall’incrocio di individui monoibridi nella loro
seconda generazione filiale.

9:3:3:1 = (3:1) x (3:1)


Da questo schema si evince come ciascuna
coppia di omologhi può segregare in maniera indipendente,
quindi ciascun allele presente sulla coppia di cromosomi
omologhi può segregare indipendentemente dalla seconda
coppia di cromosomi omologhi.

Un altro metodo per calcolare la probabilità dei caratteri


fenotipici alla F2 è applicare la
proprietà della somma. Si va a
sommare la probabilità di ottenere
ciascuna classe genotipica che è
responsabile di ciascun fenotipo. Ad
esempio nel primo caso ( semi lisci e
gialli) il carattere dominante si può
ottenere sia da una condizione di
doppia omozigosi, sia da una
condizione di omozigosi per un
carattere ed eterozigosi per l’altro e
viceversa e sia da una condizione di doppia eterozigosi. Questo perché essendo in un caso di dominanza
completa anche la presenza di un solo allele dominante determina un fenotipo dominante.
Al contrario invece per poter analizzare gli altri fenotipi bisogna sommare le probabilità di ottenere dei
genotipi che possono essere responsabili di quel genotipo; ad esempio per i semi verdi e rugosi l’individuo
dovrà essere necessariamente omozigote recessivo per il carattere verde mentre potrà essere o omozigote
dominante o eterozigote per il carattere della forma. Cosi via negli altri casi.
Da qui si arriva alla conclusione che le 4 classi fenotipiche sono associate alle 9 classi fenotipiche.
ESEMPIO DI ESERCIZI
Nel momento in cui uno stesso fenotipo può essere dato da genotipi differenti, negli esercizi bisognerà
calcolare la probabilità che si possa ottenere un determinato genotipo (che ha la manifestazione fenotipica
che cerchiamo) e poi sommare le diverse probabilità di ottenere quel determinato fenotipo.
Le classi fenotipiche possono essere rappresentante così:
- 9 A-B- (il trattino indica che può esserci A o a e questo non andrà a cambiare la manifestazione
fenotipica)
- 3 A- bb
- 3 aaB-
- 1 aabb

Il testcross si può usare anche per


conoscere il genotipo di un individuo
diibrido a genotipo ignoto. Basterà, anche in
questo caso, farlo incrociare con un
individuo doppio omozigote recessivo.
Il primo se eterozigote per entrambi i
caratteri, produrrà 4 gameti differenti ( YR,
Yr, yR, yr) tutti con il 25% di probabilità di
crearsi, mentre il secondo solo 1 tipo di
gamete ( yr).
UN ALTRO ESEMPIO

L’allele arancione può segregare con il verde scuro o verde chiaro, l’allele rosso allo stesso modo, può
segregare con il verde scuro o verde chiaro, ottenendo così 4 coppie diverse di gameti. Mentre l’individuo
doppio omozigote recessivo produrrà solo gameti arancioni e verde chiaro.

CONCLUSIONI
-Nella generazione F1 la dominanza di un carattere non influisce sulla dominanza dell’altro, cioè a partire da
individui doppio omozigoti dominanti incrociati con individui doppio omozigoti recessivi, entrambi i
caratteri della prima generazione filiale si manifestavano sotto forma di caratteri dominanti.
- Lasciando riprodurre la F1 per autofecondazione, nella F2 si otteneva un rapporto fenotipico 9 : 3: 3: 1;
rapporti compatibili con due rapporti di 3:1 che segregano in maniera indipendente.

Da queste conclusioni riuscì a formulare la


seconda Legge, quella dell’ ASSORTIMENTO
INDIPENDENTE.
Durante la formazione dei gameti, coppie di
alleli presenti su cromosomi omologhi
assortiscono indipendentemente l’una
dall’altra e tutte le possibili combinazioni di
gameti sono formate con uguale frequenza.
Questa legge è vera a patto che i caratteri
siano presenti su cromosomi diversi.

Se infatti il colore del seme e la forma del


seme fossero codificati da due alleli presenti
sullo stesso cromosoma, in questo caso l’incrocio di individuo della generazione F1 avrebbe potuto portare
soltanto alla formazione di gameti parentali che nella generazione F2 avrebbe portato come risultato 3:1.
Invece la comparsa di nuove classi fenotipiche ( recessivo per un carattere e dominante per l’altro) non
presenti nella generazione parentale, fa capire che questi caratteri ( forma e colore) possono segregare in
modo indipendente e differente tra di loro.
L’assortimento dipendente, invece, è una regola che si applica ai geni associati.

CALCOLO DEL GENOTIPO E FENOTIPO


In generale per calcolare il numero di gameti che una specie può produrre relativamente ad un allele, si può
usare la formula
2^n dove n = numero di geni in esame
Per un incrocio monoibrido, il gene analizzato è solo 1 e il numero di gameti quindi è pari a 2 (uno con allele
dominante e uno con allele recessivo).
Per un incrocio diibrido invece vengono considerati 2 geni, quindi il numero di gameti prodotti è 4 (YS, yS,
Ys, ys).
In base al numero di coppie alleliche presenti in
eterozigosi (numero di geni presi in esame), si può quindi
calcolare il fenotipo con la formula 2^n
mentre per calcolare il numero di classi genotipiche si può
usare la formula 3^n

REGOLA DEL PRODOTTO E REGOLA DELLA


SOMMA
Per poter calcolare i rapporti genetici attesi nelle
generazioni filiali bisogna usare la regola del prodotto e la regola della somma.
Prodotto : La probabilità che eventi indipendenti si verifichino contemporaneamente è data prodotto delle
probabilità degli eventi singoli
Somma : La probabilità che si realizzino l’uno o l’altro di due eventi mutuamente esclusivi, cioè il caso in cui
uno stesso evento può dipendere da più eventi indipendenti, è data dalla somma delle loro probabilità
individuali.

ESERCIZIO SUL PRODOTTO


Qual è la probabilità che una pianta F2 produca semi gialli e lisci, se giallo e liscio sono caratteri dominanti?
Parlando di F2 si parte dal rincrocio di individui doppi eterozigoti che derivano dalla prima generazione
filiale: YySs x YySs
Probabiltà di giallo (Yy x Yy) = ¾ (poiché giallo dominante su verde)
Probabiltà di liscio (Ss x Ss) = ¾ (poiché liscio dominante su rugoso)
Probabiltà di giallo e liscio (3/4 gialli) x (3/4 lisci) = 9/16 gialli e lisci

ESERCIZIO SULLA SOMMA


Qual è la probabilità che una pianta F2 produca semi gialli O semi lisci se sia giallo che liscio sono caratteri
dominanti?
Parlando di F2 si parte dal rincrocio di individui doppi eterozigoti che derivano dalla prima generazione
filiale: YySs x YySs
Successivamente si calcola la probabilità di incontrare quei caratteri nella generazione filiale
Giallo e liscio (3/4) x (3/4) = 9/16
Giallo e rugoso (3/4) x (1/4) = 3/16
Verde e liscio (1/4) x (3/4) = 3/16
Verde e rugoso (1/4) x (1/4) = 1/16
Infine si sommano i risultati in cui semi gialli e semi lisci sono presenti
(9/16) + (3/16) + (3/16) = 15/16

Questi risultati ottenuti da Mendel non sarebbero rilevabili se nel momento in cui facessimo incrociare due
piante osservassimo solo il fenotipo dei primi 16 individui, infatti questi risultati trovano certezza nel
momento in cui si va ad osservare un gran numero di progenie. Questo perché i risultati della segregazione,
dell’assortimento indipendente e della fertilizzazione sono tutti soggetti al caso. Dimensioni grandi del
campione riducono l’effetto del caso.
ESEMPIO INDIVIDUO TRIIBRIDI
Bisogna usare schema ramificato. Si osserva come si ottengono 8 classi genotipiche.

ALTRI ESEMPI
In un incrocio tra due eterozigoti i gameti prodotti si
incontreranno in maniera casuale, producendo i
genotipi zigotici.
Probabilità che lo zigote sia AA:
(1/2)x(1/2)=(1/4) dove ½ rappresenta la probabilità di
avere l’allele dominante all’interno del gamete di
derivazione del primo genitore e l’altro ½ rappresenta
la probabilità di avere sempre l’allele dominante
all’interno del gamete di derivazione del secondo
genitore.
Probabilità che lo zigote sia Aa:
(1/4)+(1/4)=(1/2) dove ¼ è la probabilità di generare
Aa dal contributo dell’allele dominante paterno e dal
contributo dell’allele recessivo materno e l’altro ¼ è dato dal contributo dell’allele dominante materno e
dal contributo recessivo paterno. Successivamente si sommano entrambe le probabilità.

ESERCIZIO
Incrocio tra piante eterozigoti per 4 geni differenti che si distribuiscono indipendentemente.
Q1: Quale frazione della progenie sarà omozigote per i quattro alleli recessivi?
La probabilità di ottenere una coppia omozigote recessiva dall’incrocio di due individui doppi eterozigoti è
pari ad 1/4 . Dato che si parla di eventi di segregazione indipendente di alleli presenti su cromosomi
differenti, allora la probabilità totale sarà data dal prodotto di
(1/4)x(1/4)x(1/4)x(1/4)=(1/256)

Q2: Quale frazione della progenie sarà omozigote per i quattro geni?
Qui non è specificato se omozigote dominante o recessivo come nel caso precedente, quindi si calcola la
frazione di progenie omozigote per i 4 geni, includendo sia l’omozigote dominante che l’omozigote
recessivo.
In un incrocio monoibrido, l’omozigote dominante e l’omozigote recessivo costituiscono il 50% di progenie,
essendo che si sta parlando di 4 geni diversi, bisogna moltiplicare ½ per 4
(1/2)x(1/2)x(1/2)x(1/2)=(1/16)

Quale frazione della progenie in un incrocio AaBbXAaBb presenta fenotipo recessivo per almeno un gene?
Con il quadrato di Punnet, bisogna
vedere qual è la frequenza con cui
appaiono le diverse combinazioni
alleliche che codificano per il fenotipo
recessivo per almeno un gene (aaB-,
aabb, A-bb) e poi andare a sommare la
probabilità corrispondente a ciascuno
di questi genotipi.
A-bb= 3/16
aaB-= 3/16
La loro somma è pari a 7/16
aabb= 1/16

Il fenotipo è influenzato dal genotipo,


dall’ambiente e dall’azione di altri geni
e dei loro prodotti.
Es: l’influenza degli ormoni è tale da
poter promuovere l’espressione di determinati geni e
quindi portare la manifestazione di un determinato
fenotipo in maniera più evidente o meno evidente.
Per questo motivo, a causa di fattori casuali insiti nei
fenomeni biologici, i rapporti fenotipici osservati nella
progenie raramente coincidono con quelli attesi.
DEVRIES
Ai tempi di Mendel anche altri studiosi iniziarono a ripetere gli incroci da lui effettuati riscontrando però
delle incongruenze.
DeVries utilizzò una varietà di piante, la silena, che presentava due caratteristiche: colore del fiore e
caratteristiche delle foglie.
Egli fece a tal proposito un incrocio diibrido e nella prima generazione filiale trovò risultati in accordo a
quanto atteso, cioè tutti gli individui presentavano un carattere dominante (foglie pelose e fiori rossi).
Incrociando poi gli individui della prima generazione, la progenie presentava 4 diverse classi fenotipiche
(cosi come postulato nella 2 legge di Mendel):
-foglie pelose e fiori rossi;
-foglie pelose e fiori bianchi;
-foglie lisce e fiori rossi;
-foglie lisce e fiori bianchi.
Tuttavia egli notò una discrepanza nei
valori numerici tra i risultati ottenuti e
quelli attesi.
Egli infatti non trovò un rapporto 9:3:3:1.
Analizzando 158 individui, invece di avere
89 doppi dominanti, 30 dominanti per un
carattere e recessivi per l’altro e 10 doppi
recessivi, ottenne 70 doppi dominanti, 23 e
46 dominanti per un carattere e recessivi
per l’altro e 19 doppi recessivi.
Per capire se i risultati ottenuti sono
compatibili con quelli attesi, si usa il test
del X^2 (chi-quadro).
TEST DEL CHI-QUADRO
E’ un test che permette di confrontare i
valori numeri ottenuti attraverso un
incrocio rispetto ai valori numeri attesi e
verificare se la deviazione tra i due è
statisticamente significativa.
Per poter calcolare il valore del chi-quadro
bisogna:
- calcolare la differenza tra i numeri della progenie osservati e attesi;
-elevare al quadrato la differenza;
-dividere la differenza per il numero dei valori attesi;
-infine sommare tutti i valori ottenuti per avere come risultato il chi-quadro.
Questi calcoli si effettuano per entrambi gli esperimenti compiuti, cioè si ottiene il valore del chi-quadro
come risultato degli esperimenti di Mendel e quello risultante dagli esperimenti compiuti da DeVries.
Successivamente bisogna capire se questa differenza è statisticamente significativa.
E’ necessario partire dal presupposto che un evento casuale porterà a superare un definito valore del
chi-quadro solo nel 5% dei casi. Cioè analizzando una distribuzione all’interno della popolazione soltanto
nel 5% dei casi i valori ottenuti si discostano significativamente da quelli attesi. Questo è il valore soglia, il
punto critico, cioè il punto in cui al di sotto del 5% i risultati ottenuti non sono imputabili al caso.
Quando la differenza è maggiore del 5% , la discrepanza dei risultati sarà attribuibile al caso.
Per poter calcolare il valore e stabilire se è maggiore o minore del 5%, si usano delle tabelle.
ESEMPIO
Quando si effettua un incrocio i dati ottenuti sono quantitativi, cioè rappresentano valori numeri definiti.
Successivamente si sviluppa un’ipotesi sulla base dei dati osservati.
Es.: si effettua un reincrocio tra un doppio eterozigote a seme lisciogiallo (Ss Yy) con un omozigote rugoso-
verde (ss yy).
Dati della progenie:
154 lisci gialli
124 lisci verdi
144 rugosi gialli
146 rugosi verdi
Totale 568 casi
Ipotesi: classi fenotipiche: 1:1:1:1
Si ottengono risultati incongruenti, allora si calcola il chi-quadro
(si eleva al quadrato affinché qualora ci fosse una differenza
negativa, possa diventare un valore positivo).
Oltre al chi-quadro è necessario calcolare il numero dei gradi di libertà.
Laddove ci sono n classi tenute in considerazione, i gradi di libertà sono n-1.
In questo esempio, ci sono 4 classi fenotipiche, quindi i gradi di libertà sono 3.
Ora conoscendo il numero dei gradi di libertà e il chi-quadro, si va a consultare la tabella.
Questa tabella identifica la
probabilità che l’evento si sia
verificato per una casualità o ci da la
probabilità che l’evento si discosti
significativamente da quello atteso.
Confrontando con i dati
dell’esempio, all’interno della
tabella troviamo che i dati riportano
una probabilità del 35%, ciò significa
che facendo 100 volte lo stesso
esperimento 35 volte si trovano
quei risultati. Questa probabilità è
abbastanza elevata, quindi l’ipotesi
formulata è corretta.

IN GENERALE,
Se il valore trovato nella tabella è
superiore al 5%, allora l’ipotesi
formulata è corretta, quando i valori sono rappresentati da una percentuale inferiore al 5%, allora l’ipotesi
non è corretta, l’evento non è dovuto al caso e la deviazione è statisticamente significativa.
LEZIONE 5
Anche nell’uomo esistono diverse malattie che seguono le regole delle leggi mendeliane. L’OMIM è un
database di malattie ereditarie dell’uomo che permette di ottenere informazioni circa il gene responsabile
di una malattia e comprenderne i meccanismi di ereditarietà. lo studio dei caratteri all’interno degli alberi
genetici è la rappresentazione della segregazione di un determinato carattere nelle varie generazioni.
Carattere autosomica recessivo (esempio albinismo)
Trasmesso alle generazioni successive a partire da genitori omozigoti. Il carattere non si manifesta ad ogni
generazione e il carattere si manifesta con la probabilità di ¼. La probabilità di figli malati aumenta in caso
di consanguinei (poiché potrebbero entrambi essere eterozigoti per il carattere recessivo).
Carattere autosomica dominante (esempio acondroplasia)
Dall’analisi familiare si rilevano caratteristiche differenti. Il carattere non salta generazioni. Due genitori non
affetti non potranno mai avere figli affetti. Un individuo eterozigote può trasmettere a metà della progenie
il carattere malato.
Oggi sappiamo che per ogni gene possono esistere più alleli, che più geni possono interagire tra di loro e
che l’espressione fenotipica di un determinato carattere può dipendere anche da fenomeni epigenetici
(cioè variazione dei livelli di espressione fenotipica di un gene che dipendono da meccanismi non
strettamente legati alla composizione genetica della sequenza nucleotidica).
ALLELIA MULTIPLIA, DOMINANZA INCOMPLETA, CODOMINANZA
Tutti questi meccanismi corrispondono ad un ampliamento della genetica mendeliana.
Una prima caratteristica del nostro genoma è la possibilità che per ogni carattere siano presenti più alleli
(allelia multipla) Oltre alla dominanza completa, esistono anche fenomeni di dominanza incompleta o
codominanza. Ma alleli diversi per uno stesso gene possono anche interagire tra di loro in maniera tale da
creare delle condizioni letali.
Alleli multipli sono delle varianti di uno stesso gene che codificano per forme leggermente diverse del
prodotto di quel gene. Questi si generano in seguito ad eventi mutazionali. L’allele maggiormente diffuso in
natura è detto allele wild type, mentre le altre forme più rare prendono il nome di alleli mutanti.
Quando sono presenti più varianti alleliche, queste possono influenzarsi le une con le altre in vario modo
(es. la serie allelica per la determinazione del colore della pelliccia dei conigli). Un esempio di allelia
multipla è il gruppo sanguigno. Vi sono tre alleli che determinano il gruppo sanguigno: A, B, 0.
L’antigene H può andare incontro a trasformazioni per l’aggiunta di un gruppo all’estremità. Nel caso
dell’antigene A è stata aggiunta una N-acetil-galattosamina, mentre nell’antigene è invece un antigene h al
quale è stato trasferito il galattosio.
Si possono avere 4 differenti gruppi sanguigni (A, B, AB, 0). Questi possono influenzare le reazioni
immunologiche che avvengono nel nostro organismo ad esempio in seguito ad una trasfusione.

I gruppi sanguigni sono molto importanti perché possono influenzare anche le reazioni meno logica che
avvengono all'interno dell'organismo, per esempio seguito di una trasfusione. La produzione di anticorpi in
base all’antigene esposto sulle cellule sanguigne, è alla base di una reazione detta emo-agglutinazione.
Un altro esempio di allelia multipla e il colore dell'occhio di Drosophila. L’allele w+(rosso) è dominante su we
(eosina) che è dominante su w (bianco).

Esistono anche condizioni di dominanza differenti:


-dominanza incompleta, dove i due alleli sono dominanti in modo incompleto l’uno rispetto all’altro. La
presenza dei due alleli genera un fenotipo intermedio trai due.
Esempio 1
La bocca di leone: incrociando linee pure di un fiore rosso e un fiore bianco, otterremo una generazione
filiale con fenotipo intermedio rosa. Nel reincrocio F2 non troveremo più i rapporti fenotipici delle leggi di
Mendel, ma ¼ fiori bianchi, ¼ fiori rossi e ½ fiori rosa
Esempio 2
Il manto del colore del cavallo palomino. I rapporti fenotipici ottenuti in F2, incrociando due individui
eterozigoti, si hanno 3 fenotipi che corrispondono alle 3 classi genotipiche. Pertanto di avrà ¼ di individui
castano chiaro, ½ degli individue palomino e ¼ degli individui cremello. Nella normale dominanza di
Mendel, il gene è definito aploinsufficiente poiché codifica per un prodotto parzialmente sufficiente.
Esempio 3
Ipercolesterolemia familiare. Nei soggetti affetti è presente una mutazione a livello del gene che codifica
per il recettore delle LDL, le quali aumentano nel circolo sanguigno causando un aumento dei processi
arteriosclerotici. si parla di dominanza incompleta perché il recettore perle LDL viene espresso insieme al
recettore delle IDL , quindi la ridotta espressione di un recettore piuttosto che l'altro e responsabile della
presenza più o meno marcata di LDL circolanti.
-codominanza, dove entrambi gli alleli si esprimono fenotipicamente nell’individuo eterozigote. Nella
codominanza l’eterozigote mostra un fenotipo pari alla somma dei 2 fenotipi alternativi.
Esempio 1
La foglia di trifoglio. La presenza di alleli diversi si manifesta nella presenza di fenotipi nuovi in cui vi sono
entrambi i prodotti genici
Esempio 2
I gruppi sanguigni. I gruppi sono un esempio di codominanza poichè ci sono individui che possiedono sia
l’allele a che l’allele b ed esprimono contemporaneamente entrambi gli antigeni.

Esempio 3
Anemia falciforme. È legata alla comparsa di una nuova forma di emoglobina, dove un evento mutazionale
(mutazione missenso) ha portato alla comparsa di un amminoacido valina al posto dell’amminoacido acido
glutammico all’interno della catena beta dell’emoglobina.
Questa semplice sostituzione amminoacidica ha un ruolo importante nella struttura e nella funzione
dell’emoglobina perché l’acido glutammico è un amminoacido carico negativamente, mentre la valina è un
amminoacido neutro. In condizioni di carenza di ossigeno questa emoglobina precipita. Questi precipitati
conferiscono ai globuli rossi una tipica forma a falce. Gli individui non portatori di questa mutazione hanno
dei globuli rossi a forma di disco biconcavo, individui portatori in omozigosi della mutazione hanno
un’anemia grave, individui eterozigoti avranno invece sia globuli rossi caratterizzati dalla struttura
falcemica sia globuli rossi normali.
-alleli letali: un allele che determini la morte di un organismo è definito letale e il gene in questione è
chiamato gene essenziale. I geni essenziali sono geni che mutati, determinano un fenotipo letale. Se la
mutazione è dovuta a un allele letale dominante, sia gli omozigoti che eterozigoti per quegli alleli
manifesteranno il fenotipo letale. Se invece la mutazione è dovuta ad un allele recessivo, solo gli omozigoti
sono letali. La mutazione del locus “agouti” Risulta in un carattere distintivo nel topo in eterozigosi, ossia
nel colore giallo del pelo accompagnato da obesità. L’allele risulta dominante nel colore del pelo rispetto
all’allele selvatico agouti. I topi vitali con il colore del mantello giallo sono tutti eterozigoti per l’allele giallo.
In omozigosi infatti determina la morte allo stato embrionale. Nei topi eterozigoti l'allele giallo viene
espresso a livelli elevati in tutti i tessuti e in tutti gli stati di sviluppo, mostrando che la regolazione tessuto
specifica della sua espressione è andata perduta. la spiegazione è che l'allele abbia avuto origine in seguito
a una delezione di un ampio tratto di DNA compreso tra il locus agouti e un gene a monte chiamato Raly.
Ne consegue che il promotore di Raly e la prima parte di questo gene sono fusi al il gene agouti. Il
promotore di Raly quindi controlla l’espressione del gene agouti adiacente. L’espressione in tutti i tessuti è
dovuta ai segnali di regolazione del promotore di Raly. La delezione comporta anche la perdita di funzione
del gene adiacente Raly necessario per lo sviluppo embrionale, risultando quindi recessiva letale.
Un altro esempio è la Corea di huntington, dove il soggetto malato eredita da un genitore malato la copia
del gene contenente la mutazione. E’ causata da un gene difettoso presente sul cromosoma 4.
INTERAZIONI GENICHE
Un concetto importante è l’interazione dei geni con l’ambiente. Quando determinati geni interagiscono con
l’ambiente possiamo avere manifestazione fenotipiche differenti. Un esempio è il colore del pelo del
coniglio. Il gene che codifica per il colore del pelo del coniglio, codifica anche per una proteina
responsabile della deposizione del pigmento termolabile. Questa proteina a temperature superiori ai 30 °
viene inattivata ,quindi quando la temperatura corporea è superiore ai 30 ° il coniglio presenta un colore
del pelo bianco. In corrispondenza delle estremità come le orecchie, il naso e le zampe la temperatura del
corpo è inferiore a 30° e saranno pertanto nere.
L’ambiente ha un ruolo importante su due aspetti fondamentali della manifestazione fenotipica di un
carattere, che prendono il nome di penetranza ed espressività.
La penetranza è la frequenza con la quale un determinato genotipo si manifesta negli individui di una
popolazione, cioè la frequenza con la quale individui che possiedono un determinato genotipo sono
caratterizzati dal fenotipo corrispondente. Penetranza completa l’abbiamo per esempio nel caso in cui
individui geneticamente identici possiedono tutti lo stesso fenotipo, mentre una penetranza incompleta
l'abbiamo nel momento in cui individui con uno stesso genotipo presentano manifestazioni fenotipiche
diverse.
L’espressività identifica il grado di manifestazione fenotipica di un individuo con un determinato genotipo,
quindi a parità di genotipo avremo un'espressività costante quando tutti gli individui con lo stesso genotipo
hanno il fenotipo atteso. Un’ espressività la avremo quando individui con lo stesso genotipo hanno una
espressione di quel carattere variabile.
Esistono numerose forme differenti di polidattilia umana, ma di solito questo tratto è determinato da un
allele dominante. Casualmente alcuni individui possiedono l’allele della polidattilia (come è dimostrato dal
fatto che I loro figli ereditano la polidattilia), ma ciò nonostante hanno un numero normale di dita nelle
mani e nei piedi. In questi casi il gene della polidattilia non è completamente dominante.
La penetranza è definita come la percentuale di individui con un certo genotipo che effettivamente
esprimono il fenotipo atteso.
Esempi di espressibilità variabile possono essere riscontrati anche nelle diverse gradazioni di pezzatura del
cane beagle. Ogni cane possiede l’allele SP, responsabile del fenotipo pezzato. La diversa gradazione è
causata da variazioni in altri loci.
Esistono alcuni caratteri che noi riteniamo siano influenzati esclusivamente dall' ambiente, ma in realtà si è
visto che, sebbene l'ambiente giochi un ruolo molto importante nell’espressione di quel carattere, esiste
comunque una base genetica. Un esempio è l’alcolismo: noi saremmo portati a concludere che l’alcolismo
dipende sostanzialmente dall' ambiente poiché se un individuo si trova in presenza di alcol diviene
alcolizzato. Però degli studi che sono stati fatti sui figli adottivi hanno dimostrato che i figli adottati di
genitori alcolisti avevano una maggiore di diventare anch’essi alcolisti (ovviamente se le condizioni
ambientali potevano favorire questa propensione). I geni da soli, in questo caso, non possono influenzare il
fenotipo.
Sicuramente l'età può giocare un ruolo importante. Alcuni caratteri genetici si manifestano soltanto in età
avanzata (un esempio è la calvizie). Importanti sono anche delle caratteristiche legate al sesso. Queste sono
delle caratteristiche che dipendono da geni presenti sugli autosomi, la cui espressione non è influenzata
dall'età ma è influenzata proprio dal sesso (quindi ancora una volta dagli ormoni sessuali). Pensiamo ad
esempio alla produzione di latte, che avviene tipicamente nel sesso femminile o nel bestiame alla presenza
di corna che in alcune specie è caratteristica di un sesso piuttosto che nell'altro. Un classico esempio di
carattere influenzato dal sesso è proprio la calvizie. Si presenta in maniera differente tra i due sessi poiché il
gene responsabile della calvizie si comporta in maniera differente nei maschi e nelle femmine.
Consideriamo una femmina non calva che possiede entrambi gli alleli wild type per il gene B della calvizie e
un maschio invece calvo che omozigote per il gene B. Ciascun tipo di genitori potrà produrre un unico tipo
di gameti quindi la mamma produrrà sempre un gamete wild Type e il padre produrrà sempre un gamete
con l’allele b. gli individui della prima generazione filiale saranno tutti eterozigoti, ma le femmine saranno
tutte non calve i maschi invece nei terrazzi così saranno calvi perché questo carattere è influenzato dal
sesso. Nei maschi l’allele b+/b, calvo si comporta da dominante, mentre nelle femminine b+/b, normale, si
comporta da recessivo. Se incrociamo invece due individui eterozigoti entrambi i genitori avranno la
probabilità di produrre gameti con l’allele dominante o con l’allele recessivo. Si avrà un quarto di
probabilità gli individui eterozigoti per l’allele della calvizie e in questo caso se sono maschi saranno calvi e
se sono femmine saranno non calve, un quarto di probabilità di avere individui omozigoti per l’allele della
calvizie e in questo caso saranno tutti calvi e infine Un mezzo di probabilità di avere individui eterozigoti.
L’effetto materno è una condizione particolare che si viene a creare nel momento in cui il fenotipo del
nascituro è influenzato soltanto dalla madre e non dal padre. Nelle lumache, ad esempio, la spiralizzazione
della conchiglia (destrorsa o sinistrorsa) dipende dal genotipo materno e non dal genotipo dell’individuo.
Incrociando 2 individue omozigoti, riapparirà la spiralizzazione sinistrorsa. In caso di reincrocio però,
nonostante la madre sia sinistrorsa gli individui della f2 avranno spiralizzazione destrorsa. Poiché durante la
fecondazione la maggior parte del contenuto citoplasmatico è di derivazione materna, questo presenta
delle sostanze (mRNA o proteine) che possono codificare per fattori che indurranno la stessa spiralizzazione
della madre.

Incrocio di 2 linee pure Incrocio reciproco tra:

* *

Esistono però due eventi mutazionali che riguardano un solo gene. Per comprendere se è un singolo gene o
sono due geni ad essere implicati nella manifestazione di un fenotipo è necessario effettuare il test di
complementazione, denominato anche test cis-trans. In un test di complementazione si incrociano due
mutanti che mostrano lo stesso fenotipo e si osserva il fenotipo della progenieappunto.se le due mutazioni
sono a carico di geni diversi, allora la progenie sarà costituita da eterozigoti selvatico/mutante per ciascuno
dei due geni implicati. Dato che vi è una copia selvatica di ciascun gene, il fenotipo sarà selvatico, non
mutante. Si dice che le due mutazioni si completano. D’altra parte, se le due mutazioni interessano lo
stesso gene, Allora la progenie erediterà una versione mutata diversa del gene su ciascuno dei due
omologhi virgola e il fenotipo sarà mutante. In questo caso si dice che due mutanti non si completano.
Quando due mutazioni si trovano sullo stesso cromosoma sono dette cis, se si trovano su cromosomi
diversi sono dette trans.
Se le due coppie di alleli in un incrocio di ibridi influenzano la stessa caratteristica fenotipica, l'interazione
tra i loro prodotti genici potrebbe determinare nuovi fenotipi con rapporti fenotipici modificati o meno, a
seconda della particolare interazione tra i prodotti dei geni non allelici.
L’espressione di un carattere può dipendere dall’interazione di più geni e tra geni ed ambiente.
Se 2 o più geni interagiscono e a seconda del tipo di interazione i rapporti fenotipici osservati deviano da
quelli attesi in base a legge segregazione mendeliana.
Un esempio è rappresentato dalla cresta Nei polli, la quale può essere a rosa, a noce, a pisello e singola.
Incrociando un individuo con la cresta a rosa è un individuo con la cresta a pisello, tutti gli individui della
prima generazione filiale presenteranno un nuovo fenotipo: una cresta a noce.
Consideriamo due geni particolari, entrambi coinvolti nella determinazione del colore dell'occhio di
Drosophila. L’omozigosi per l’allele autosomico recessivo di un gene, bw, determina occhi di colore
marrone e l’omozigosi per l’allele autosomico recessivo di un altro gene indipendente, st, determina occhi
di colore scarlatto. Quando vengono incrociati moscerini di linee pure con occhi marrone e con occhi
scarlatto, tutta la generazione filiale a un nuovo fenotipo, selvatico, con occhi rosso mattone. Quando i
moscerini della prima generazione filiale vengono incrociati, non solo danno origine a moscerini con occhi
di colore rosso mattone, marrone e scarlatto, ma anche a individui con occhi bianchi non pigmentati. questi
quattro fenotipi per il colore dell'occhio sono il rapporto di 9 selvatico, tre scarlatto, tre marrone, uno
bianco.
LEZIONE 6
Breve ricapitolazione concetti
Nella scorsa lezione abbiamo approfondito le condizioni in cui si ha una deviazione dai rapporti mendeliani
attesi, rispetto soprattutto alle classi fenotipiche. Abbiamo visto come in presenza di allelia multipla o in
presenza di diverse reazioni di dominanza come la codominanza o la dominanza incompleta abbiamo delle
manifestazioni fenotipiche differenti. Anche gli alleli letali rappresentano un esempio di interazione tra vari
alleli. Abbiamo visto il concetto di penetranza e di espressività molto importante nell’ambito della genetica
perché molte malattie umane possono avere una penetranza completa ma un’espressività variabile.
Abbiamo visto anche l’influenza dell’ambiente, del sesso e dell’età sull’espressione di determinati geni e
oltre al discorso dell’effetto materno, abbiamo anche approfondito il discorso dell’interazione tra geni,
concetto che oggi ci permette di analizzare un altro processo molto importante: l’epistasi. L’epistasi è un
esempio di interazione genica in cui la presenza di un allele, espresso da un determinato gene, può inibire
l’espressione di alleli presenti su un altro locus genico. Un gene che influenza l’espressione di un allele si
dice che è epistatico rispetto all’altro allele.
L’EPISTASI
Supponiamo di avere un allele B dominante, che codifica per il colore nero del pelo, e un allele b recessivo,
che codifica per la colorazione marrone del pelo, quindi essendo b recessivo rispetto a B, gli individui Bb
avranno il pelo di colore nero. Tuttavia, l’espressione fenotipica di questo carattere dipende dalla presenza
di un altro gene presente su un altro locus detto gene C, presente o in forma dominante (C) o in forma
recessiva (c). Questo gene codifica per un enzima che è importante per convertire un precursore incolore in
melanina. La melanina è fondamentale per ogni pigmento, quindi la sua deposizione, permette la comparsa
fenotipica della colorazione. Questo enzima tirosinasi quando è presente l’allele mutato (l’allele recessivo)
ovviamente sarà non funzionante. Quindi individui omozigoti recessivi per l’allele c, saranno individui albini.
In questi individui infatti la mancata funzionalità della tirosinasi che promuove la deposizione di melanina,
impedirà la manifestazione del colore del pelo. Individui omozigoti dominanti o eterozigoti per B avranno il
pelo di colore nero, invece quelli omozigoti recessivi per b avranno il pelo marrone. Cosa succede se
l’individuo è cc? In questo caso sarà sempre albino indipendentemente dal genotipo in B.
Vediamo altri esempi per capire meglio l’epistasi cioè quel fenomeno che riguarda l’interazione tra due
geni, per cui un gene interferisce o maschera un altro gene. Questa interazione tra geni è responsabile di
una variazione dei rapporti fenotipici che otteniamo alla generazione F2. Il gene che condiziona
l’espressione dell’altro gene (nell’es precedente il gene c) è detto epistatico, il gene che subisce questo
effetto è detto ipostatico.
Quale è la spiegazione biologica dell’epistasi?
Normalmente il gene ipostatico è un gene che codifica per un enzima coinvolto in un processo metabolico,
dove interviene anche il prodotto dell’altro gene; ma il gene epistatico normalmente codifica per un
prodotto che sta a monte della via biochimica che porta alla formazione del pigmento. Quindi nell’es
precedente la tirosinasi agisce a monte rispetto all’enzima b che determina il colore del pigmento e quindi
sarà sempre epistatico rispetto a b; perche se l’enzima 1 non produce l’intermedio, l’enzima 2 non potrà
produrre il pigmento.
Esistono vari tipi di epistasi perché anche il gene epistatico può agire in omozigosi recessiva o può avere un
effetto dominante rispetto al gene ipostatico.

EPISTASI RECESSIVA ED EPISTASI DOMINANTE


EPISTASI RECESSIVA
Vediamo l’esempio degli animali agouti (ne abbiamo parlato quando abbiamo visto la variante ay che
genera un allele letale, in quel caso si tratta sempre di una variante sull’allele del gene agouti ma l’allele
letale è una delezione che riguarda sia il gene agouti che determina il colore del pelo del topo, sia del gene
avy che è un gene che si trova in prossimità di agouti). In questo caso l’epistasi è legata ad un’altra
notazione sempre presente all’interno del gene agouti. L’allele dominante A determina la colorazione
agouti che è tipicamente una banda gialla che comprare tra due bande nere per cui la banda gialla diventa
attiva dopo l’inizio della crescita del pelo, per cui il pelo da nero diventa grigio; gli animali Aa sono
tipicamente neri. Esiste un altro allele dominante C che controlla la formazione di eumelanina, quindi
controlla un processo che avviene a monte rispetto alla determinazione del colore del pigmento e cioè è
necessario prima che si abbia la deposizione del pigmento, e poi che possa in qualche modo intervenire il
gene agouti per determinare la manifestazione fenotipica e quindi il colore del pelo. In questo caso animali
cc come nell’esempio precedente, saranno albini, proprio perché questo tipo di allele non permette la
formazione e la sintesi di melanina e l’animale sarà albino.
ESEMPIO

Incrociamo un animale agouti che esprime


quindi l’allele dominante in omozigosi (AACC)
con un animale albino (aacc). In F1 avremo
tutti individui eterozigoti per A e C e quindi
fenotipicamente agouti. Incrociando due
individui della F1 secondo le leggi di Mendel e
seguendo lo schema ramificato avremo una
probabilità di 9/16 di avere individui AC che
potranno essere omozigoti dominanti o
eterozigoti, 3/16 di probabilità di avere
individui Acc, 3/16 di avere individui
omozigoti recessivi per a ma eterozigoti o
omozigoti dominanti per c, e 1/16 di avere
individui doppi omozigoti recessivi (aacc).
Avremo quindi la comparsa di 3 fenotipi: ogni
volta che è presente in omozigosi l’allele che
è epistatico su a, avremo il fenotipo albino
( caso dei 3/16 Acc e 1/16 aacc); nel caso aaCc avremo individui neri perché si avrà la deposizione di
melanina ma non è presente l’allele agouti quindi il colore nero non viene convertito in grigio durante la
crescita; 9/16 invece che sono eterozigoti o che comunque presentano l’allele dominante sia per a che per
c. In questo caso quindi non ci saranno 4 classi fenotipiche (come nel caso della cresta del gallo e quindi
dell’interazioni geniche non epistatiche) ma 3 CLASSI FENOTIPICHE e il RAPPORTO sarà di 9:3:4 e non
9:3:3:1 come atteso dalla segregazione indipendente di diibridi mendeliani.
EPISTASI DOMINANTE

Un esempio è rappresentato dal colore della zucca dato dal gene y: Y dominante darà una
colorazione gialla alla zucca, y in omozigote recessivo darà invece una colorazione verde. La
colorazione è inoltre influenzata dal gene w (es del caso in cui il gene A, dominante, è epistatico
sull’altro gene). Nel caso della zucca
abbiamo che il gene w è epistatico e
dominante su tutti gli altri geni. Ciò
comporta che quando sarà
presente il gene W dominante,
indipendentemente dalla
composizione allelica degli altri geni
che influiscono sulla colorazione
della zucca, si avrà sempre zucca
bianca. Se l’allele y determina la
colorazione della zucca gialla se è
dominante e verde se è in
omozigosi recessivo, la presenza
dell’allele w influenzerà le manifestazioni fenotipiche. Per cui se incrociamo individui doppi
eterozigoti WwYy (che saranno sempre zucca bianca perché w è epistatico dominante su y)
attenderemo rapporti fenotipici di 9:3:3:1 nella seconda generazione. Anche in questo caso
avremo la comparsa di 3 classi fenotipiche con dei rapporti fenotipici ben definiti. Poiché l’allele w
è epistatico dominante, sia individui omozigoti dominanti che eterozigoti saranno sempre bianchi.
Stando alle classi fenotipicamente attese da Mendel, i 9/16 che rappresentano W dominante in
omozigosi o eterozigosi e y in eterozigosi o omozigosi dominante, sia i 3/16 di individui che hanno
W in omozigosi o eterozigosi e y in omozigosi recessiva, saranno bianchi. I 3/16 che hanno w in
omozigosi recessivo e Y dominante in omozigosi o eterozigosi saranno gialli mentre l’1/16 che
presenta sia w che y in omozigosi recessivo saranno verdi. Quindi i RAPPORTI FENOTIPICI
dell’epistasi dominante attesi in F2 saranno di 12:3:1 e non di 9:3:3:1.
Come si spiega l’epistasi dominante?
È dovuta alle interazioni biochimiche tra i prodotti dei geni epistatico ed ipostatico. In questo caso
l’allele y è responsabile della comparsa del colore verde/giallo, ma la presenza dell’allele W
dominante sia in un caso che nell’altro converte sempre sia il pigmento verde che il giallo nel
pigmento bianco. Quindi la presenza di W è dominante perché questo allele codifica per delle vie
biochimiche che portano alla conversione del prodotto di y sempre in bianco. Ancora una volta
l’epistati è un esempio di coinvolgimento di geni, all’interno di vie biosintetiche che sono collegate
tra loro.

EPISTASI RECESSIVA DUPLICATA E ESPISTASI DOMINANTE DUPLICATA


Un altro esempio di epistasi è quella a carico dei GENI DUPLICATI, sono geni i cui prodotti possono
determinare lo stesso fenotipo. Un gene in un locus può determinare un fenotipo identico a quello
di un gene presente di un altro locus; questi due geni sono detti appunto duplicati.
ESEMPIO EPISTASI RECESSIVA DUPLICATA
Analizziamo il colore del fiore dei piselli
in cui si può avere una mutazione del
gene c o p, entrambi deputati alla
colorazione del fiore; la mutazione in
omozigosi di c e la mutazione in
omozigosi di p è responsabile della
colorazione del fiore bianco. Fiori
porpora sono prodotti quando almeno un
allele C o un allele P è presente su questi
loci genici. Quindi un individuo deve essere almeno eterozigote in C o P affinché possa manifestare
il fenotipo porpora. Incrociando due doppi eterozigoti dovremmo attendere per la seconda legge
di Mendel rapporti fenotipici 9:3:3:1, che invece in questo caso saranno differenti. Infatti, l’epistasi
recessiva si manifesta che una influenza sul fenotipo dovuta alla presenza in omozigosi recessiva di
cc e pp. Cioè l’allele c e l’allele p omozigoti
recessivi sono entrambi epistatici sull’altro
allele. Analizzando i fenotipi avremo quindi
che i 9/16 degli individui saranno eterozigoti
per C e P saranno di colore porpora. Tutte le
altre classi fenotipiche poiché avremmo in
omozigosi recessiva o uno o l’altro o entrambi gli alleli sui geni, avranno tutti il colore bianco.
Nell’epistasi recessiva duplicata i rapporti fenotipici saranno di 9:7.

Come si spiega l’epistasi recessiva duplicata?


I geni che portano alle determinazione del colore del fiore sono coinvolti nella stessa via biosintetica: per
cui le piante eterozigoti saranno capaci di portare avanti tutta la via biosintetica che porta al colore
porpora; tutte le altre piante invece non saranno capaci di convertire i precursori nel prodotto finale,
poiché la presenza in omozigosi di uno dei due alleli, bloccherà a diversi livelli la via biosintetica che porta al
prodotto finale. Questi 2 geni codificano per degli enzimi coinvolti nei passaggi intermedi prima di arrivare
alla produzione del prodotto finale che è il pigmento porpora; quando i passaggi intermedi sono limitati
dalla presenza di alleli mutanti in una fase precoce o più tardiva, comunque il prodotto intermedio non può
essere convertito in quello finale, avendo così un effetto epistatico.
Oltre all’epistasi recessiva duplicata, si può avere l’EPISTASI DUPLICATA DOMINANTE. Si tratta sempre di
loci genici che codificano per prodotti che portano alla manifestazione dello stesso fenotipo. Quando si
parla di interazione genica di epistasi si analizza l’interazione dei prodotti di questi geni sul fenotipo.

ESEMPIO EPISTASI DOMINANTE DUPLICATA


Un esempio riguarda la forma del frutto della pianta Capsella bursa pastoris, pianta caratterizzata dal frutto
dalla forma di cuore. L’allele dominante di ognuno dei due geni che è convolto nel fenotipo forma del frutto
è epistatico sull’altro allele; ogni volta che avremo un allele domaninte o in omozigosi o in eterozigosi di
uno dei due geni, avremo la caratteristica forma a cuore del frutto.
Le classsi fenotipiche attese da Mendel dovrebbero essere 4: solo in
1/16 avremo in omozigosi recessiva entrambi gli alleli e quindi la
produzione di un frutto di forma divera; in tutti gli altri casi, secondo
i rapporti attesi dalla legge di Mendel, se almeno uno dei due alleli
sarà presente in eterozogosi dominante o omozigosi dominante,
avremo sempre un effetto epistatico dominante, e quindi il frutto a
forma di cuore.

GENE MODIFICATORE
Oltre alle interazioni tra geni esistono geni detti modificatori, che non mascherano il fenotipo di
un determinato gene, ma modificano leggermente il fenotipo finale manifestato nell’individuo
adulto; possono agire quindi sul fenotipo definito da una determinata variante allelica attraverso
un effetto attivatore, che ne amplifica quindi la manifestazione fenotipica, o attraverso un effetto
riduttore, che ne riduce l’espressione.
ESMPIO DELLA PIGMENTAZIONE DEL MANTO DEL GATTO
La manifestazione del colore del pelo dipende dal gene B cioè quello che sintetizza l’eumelanina,
quindi il pigmento. Un gene modificatore, codifica per una proteina che promuove la distribuzione
del pigmento all’interno dei peli in crescita; a seconda delle caratteristiche di questo gene che
promuove la distribuzione del colore del pelo, il pigmento potrà essere più o meno distribuito nei
peli, e quindi si potrà avere una colorazione più intensa e compatta o viceversa. Il gene
modificatore quindi non
influenza la via biosintetica
ma è un gene che può
interagire con un prodotto
di un altro gene, e alterarne
la manifestazione
fenotipica. Mentre nell’epistasi il blocco avveniva a monte della via biosintetica adesso la
modificazione avviene a valle; infatti si parla di interazione non allelica proprio per questo motivo.

PLEIOTROPIA
Tra le interazioni alleliche, esistono alcuni alleli che possono avere degli effetti multipli sul fenotipo
e in questo caso si parla dunque di pleiotropia, cioè l’effetto di una mutazione su un gene che può
portare a diverse manifestazioni fenotipiche.
ESEMPIO
Un esempio è la mutazione che codifica per la qualità delle penne dei polli, che è responsabile
quindi di un piumaggio più o meno denso. L’allele in
questione è pleiotropico, poiché la presenza di
penne ‘’difettose’’ è responsabile di una maggiore
perdita di calore; questa ridotta capacità di
adattamento all’ambiente e gli sbalzi di
temperatura ai quali l’organismo viene esposto,
comportano un aumento del metabolismo basale
che tenderà a produrre maggiori quantità di
energia attraverso i processi catabolici per
compensare la maggiore richiesta di ATP utile per
controllare l’omotermia. La maggiore attività
metabolica porta ad un ingrossamento di organi
come cuore e reni, deputati al controllo metabolico,
con ripercussione a livello funzionale. Un aumento
dell’attività cardiaca può portare ad un aumento
del volume di sangue e quindi anche cambiamenti della composizione del sangue e ingrossamento
della milza. La mutazione di questo gene che non ha nulla a che vedere con il metabolismo
cellulare, in realtà è responsabile di tutti questi possibili cambiamenti.
Come si spiega l’effetto pleiotropico?
Esso riflette le complesse interazioni che avvengono all’interno dei processi metabolici cellulari.
Tutto il metabolismo cellulare dipende proprio da queste attività cataboliche e anaboliche che
sono influenzate dall’ambiente esterno; quindi il prodotto di un determinato gene può influenzare
un fenotipo che a sua volta influenza la manifestazione di altri caratteri.
ESEMPIO
Nell’uomo è il caso dell’anemia falciforme. L’anemia falciforme è legata alla mutazione missenso
all’interno della catena beta dell’emoglobina che porta alla formazione di una emoglobina detta s
dove la sostituzione dell’ac. Glutammico con la Valina, cambia
la carica elettrica della proteica, impedendone l’avvolgimento
su sé stessa. L’alterazione dell’Hb è responsabile della
precipitazione dell’Hb stessa all’interno dei globuli rossi, che a
sua volta causa la modifica della loro struttura che apparirà a
forma di falce. La modificazione strutturale comporta quindi
l’anemia. Gli individui con questa mutazione saranno
caratterizzati da emolisi; le cellule falciformi possono inoltre,
causare problemi a organi e tessuti: se si accumulano in
corrispondenza dei microcircoli a livello periferico possono indurre una serie di danni ad organi
come cervello e reni che sono caratterizzati dalla presenza di microcircolazioni e queste ostruzioni
causano dolore, febbre danni agli organi; l’accumulo di cellule falciformi nella milza può causarne
danni e compromettere la sua funzionalità. Anche in questo caso una mutazione a carico
dell’emoglobina può influenzare la struttura/ funzione di organi e tessuti.

EREDITARIETA’ EXTRANUCLEARE
L’effetto materno è un effetto sulla manifestazione fenotipica che è influenzato dai prodotti sintetizzati dal
genotipo materno presenti nell’oocita. L’effetto materno è diverso dall’eriditarietà extranucleare che
coinvolge geni presenti al di fuori del genoma nucleare. Questi geni sono contenuti nel genoma dei
cromosomi e nei cloroplasti. Questo tipo di dna è ereditato per via materna perché i mitocondri sono
presenti nella cellula uovo e sono trasferiti al nascituro. Nell’ereditarietà extranucleare il fenotipo è
determinato nei geni presenti nei mitocondri, quindi una mutazione nel dna mitocondriale verrà ereditata.
Nell’effeto materno invece sono i geni nucleari della madre che determinano il fenotipo del nascituro.
Nell’ereditarietà extranucleare il fenotipo del nascituro dipenderà dal genetipo della madre; nell’effetto
materno è il genotipo della madre a influenzare il fenotipo del nascituro.
RICAPITOLANDO:
1. Nell’ereditarietà extranucleare il fenotipo è determinato dai geni degli organelli (del soggetto) mentre
nell’effetto materno il fenotipo è determinato dai geni nucleari (della madre del soggetto).
2. Nell’ereditarietà extranucleare il fenotipo del soggetto è associato al suo genotipo, mentre nell’effetto
materno il fenotipo è determinato è associato al genotipo di sua madre.
Il genoma mitocondriale ha pochi geni che codificano per i coenzimi coinvolti nella catena di
trasporto degli elettroni più altri che codificano per alcuni
tRNA. I geni extranucleari non possono essere mappati sui
cromosomi nucleari, quindi hanno caratteristiche di
ereditarietà diverse da quelle del genoma nucleare.
ESEMPIO
Un esempio è la pianta del mais, in cui se c’è la mutazione di un
gene mitocondriale che produce sterilità maschile, essa sarà
difficile da rilevare in quanto può essere ‘’corretta’’ e quindi
superata grazie ai geni nucleari. Per cui incrociando femmine che
hanno una mutazione nel gene rf che darebbero sterilità
maschile, con individui maschi fertili che sono invece eterozigoti
per il gene rf, dall’incrocio nella F1 avremo sia individui fertili che
sterili che sono dal punto di vista nucleare omozigoti recessi per
la mutazione rf. Tuttavia, queste piante potrebbero essere
fecondate da polline che deriva da individui ibridi e ottenere così
zigoti fertili. Nel caso delle mutazioni dei geni mitocondriali possono esistere, come nel mais, mutazioni
nucleari che bypassano le alterazioni mitocondriali e per questo anche se una femmina è portatrice della
mutazione mitocondriale può essere impollinata da specie senza mutazione ottenendo zigoti fertili. Legate
alle mutazioni extranucleari ci sono due meccanismi diversi: l’eteroplasmia e la possibilità che i mitocondri
siano ereditati per via paterna, sebbene si ritenga che questo processo possa essere legato a una
fecondazione dello spermatozoo con fusione del collo dello spermatozoo dove sono presenti i mitocondri
che quindi entrano nella cellula uovo.

L’ETEROPLASMIA
All’interno di ogni mitocondrio sono presenti più copie dello stesso genoma; individui portatori di
mutazione possono avere nel mitocondrio diverse copie del genoma mutato e non. Questa condizione di
eteroplasmia è responsabile della diversa espressività di malattie genetiche legate a mutazione dei geni
mitocondriali.
Un importante contributo alle conoscenze della segregazione dei caratteri a livello cromosomico ed in
particolare alla segregazione dei caratteri a livello dei cromosomi sessuali è stato dato da Morgan Thomas il
quale studiò ampiamente le caratteristiche dei cromosomi di Dhrosophila,
organismo che si presta molto bene alla ricerca di genetica di base e quindi
alla trasmissione dei caratteri cromosomici. Questo è dovuto sia al fatto che è
un organismo che si replica velocemente presentando ad ogni generazione un
elevato numero di individui che possono essere analizzati, ma anche al fatto
che i suoi cromosomi essendo molto grandi, risultano facilmente visibili al
microscopio e quindi analizzabili. Morgan è stato il primo, insieme ad altri
ricercatori della sua epoca, a scoprire che questi caratteri sono contenuti nei cromosomi ed è proprio grazie
alla trasmissione durante la divisione meiotica della segregazione dei cromosomi omologhi, che avviene la
trasmissione dei caratteri. Il comune moscerino della frutta è un grande modello per la genetica perché ad
ogni incrocio si producono circa 100 individui, ha un tempo rapido di ricambio generazionale e quindi è una
specie abbastanza prolifica, i cromosomi sono molto grandi e il corredo
cromosomico è molto semplice caratterizzato da 3 coppie di autosomi
(denominate 2, 3 e 4) e una coppia di cromosomi sessuali. Questo è il
ciclo vitale del moscerino: il maschio è fenotipicamente più piccolo
della femmina che ha dimensioni maggiori; dopo la fecondazione si
forma l’embrione, la larva che passa attraverso diversi stadi fino a
diventare una pupa dalla quale si genera l’organismo adulto. Le
femmine sono anche caratterizzate da un addome appuntito, mentre
quello maschile è arrotondato. Anche nel caso del moscerino il sesso
femminile presenta due cromosomi x e quello maschile invece è
rappresentato da un cromosoma x e di uno y; sono poi presenti altre
tre coppie di autosomi: i cromosomi due e tre che sono molto grandi, e i
cromosomi quattro che sono molto più piccoli. I primi esperimenti che
effettuò Morgan hanno permesso di confermare la base cromosomica
dell’ereditarietà, cioè che i caratteri venivano trasmessi grazie alla
segregazione dei cromosomi; in particolare Morgan incrociò femmine ad occhi rossi con maschi ad occhi
bianchi(figura a lato). Nella F1 si ottennero tutte
femmine ad occhi rossi, come atteso dalle leggi di
Mendel; il carattere dominante occhi rossi incrociato
con il carattere recessivo occhi bianchi, era un
carattere che compariva in fenotipo dominante in F1.
Incrociando poi due individui della F1 si ottennero nella
F2 ancora ‘occhi rossi’ e la ricomparsa del fenotipo
‘occhi bianchi ’; in questo caso Morgan fece una banale
osservazione: tutte le
femmine della F2
avevano occhi rossi,
mentre solo il 50% dei
maschi aveva occhi
rossi, e il carattere
occhio bianco compariva solo nel 50% della progenie maschile. Quindi nella
F2 Morgan ritrovava il rapporto 3:1 occhi rossi: occhi bianchi, ma tutti gli
individui occhi bianchi erano maschi; naturalmente questo tipo di segregazione poteva essere compatibile
esclusivamente con la trasmissione del carattere attraverso i cromosomi sessuali. Gli individui femmine
producono gameti che hanno sempre il cromosoma x, quelli maschili producono 50% di gameti con il
cromosoma x e il 50% di gameti con il cromosoma y. Se il colore ‘occhi bianchi’ è presente su uno dei due
cromosoma x della femmina chiaramente avrà il 50% di probabilità di produrre gameti che hanno questo
cromosoma x; poiché il 50% dei casi questo gamete potrà incontrare un gamete di derivazione maschile che
contiene la y, in questo caso il 50% dei maschi eredita il cromosoma x mutato dalla madre e quindi avrà il
carattere fenotipico. Incrociando una femmina ad occhi rossi normale con un maschio ad occhi bianchi, in
F1 avremo le femmine eterozigoti, mentre i maschi saranno tutti ad occhi rossi; incrociando una femmina
eterozigote con un maschio ad occhi rossi, questa femmina nel 50% dei casi potrà produrre gameti che
contengono il cromosoma mutato e nell’altro 50% dei casi potrà incontrare il gamete maschile con la y;
avremo perciò una probabilità di ¼ di avere degli individui maschi con occhi bianchi. Il sesso maschile in
questo caso si dice che è emizigote, poiché presenta una singola copia dell’allele mutato che è sufficiente
per la manifestazione fenotipica del carattere.
TRASMISSIONE DEI CARATTERI ATTRAVERSO I CROMOSOMI SESSUALI.
Le femmine se sono omozigoti per un determinato allele sul cromosoma x produrranno sempre gameti con
quel cromosoma x; mentre i maschi potranno produrre gameti x e y. Morgan concluse che i dati da lui
osservati erano compatibili con la trasmissione del carattere colore degli occhi a partire dal cromosoma x.
Questo carattere era recessivo per cui si poteva manifestare solo nei maschi emizigoti, mentre secondo le
sue analisi le femmine eterozigoti continuavano a non manifestare il carattere: il carattere colore degli
occhi è quindi legato al sesso. I cromosomi x e y non sono solo deputati alla determinazione del sesso, ma
anche responsabili della presenza di geni che possono influenzare la manifestazione fenotipica di altri
caratteri, che quindi hanno una ereditarietà legata al sesso, che dipenderà dalla composizione genotipica
dell’individuo. Individui xy (schema di sotto) possono trasferire nelle generazioni successive sia il
cromosoma x che y, individui x0 possono solo trasferire il cromosoma x, e mai quello 0. Che cosa era
successo nei cromosomi di Morgan? Le femmine ad occhio rosso erano femmine wild-type (selvatiche);
incrociando le femmine wild-type con un maschio emizigote in F1, tutte le femmine erano eterozigoti
poiché tutte le femmine avevano ricevuto dal maschio l’unico cromosoma x
che presenta la mutazione; i maschi in questa generazione F1 erano tutti wild-
type poiché avevano ricevuto il cromosoma x dalla madre e quindi avevano
l’allele dominante. In F2, ogni femmina può produrre due tipi di gameti: quelli
con x wild-type, e quelli con il cromosoma x mutato, e a seconda del contributo
dell’altro genitore, e quindi a seconda che venga fecondato con un gamete
maschile contenente la x o la y, avremo 50% delle femmine fenotipicamente ad
occhi rossi ed eterozigoti, e 50% dei maschi è invece emizigote per il fenotipo
mutato. Cosa succede invece se incrociamo femmine ad occhi bianchi con
maschi ad occhi rossi? La femmina ad occhi
bianchi per manifestare il carattere fenotipico non può essere che
emizigote recessivo, mentre il maschio sarà wild-type. In F1 non avremo
più tutti individui fenotipicamente ad occhi rossi, ma tutti i maschi ad
occhio bianco e tutte le femmine ad occhio rosso. I maschi, essendo
emizigoti, ed ereditando il cromosoma x dalla madre, devono per forza
manifestare l’occhio bianco; al contrario le femmine sono eterozigoti
poiché ricevono un cromosoma x dalla madre, e uno dal padre e quindi
fenotipicamente sono eterozigoti. In F2 ancora una volta non si ha il
rapporto 3:1, ma si ha che il 50% della progenie è ad occhio bianco mentre
l’altro 50% è a occhio rosso; analizzando poi il fenotipo avremo che il 50%
delle femmine e dei maschi è ad occhio bianco e il 50% delle femmine e dei maschi è ad occhio rosso.
Ciò è dovuto al fatto che il maschio contribuirà sempre nella determinazione del sesso femminile con la x
mutata; perciò se la femmina
contribuisce con la x mutata
(nel 50% dei casi) avremo nel
sesso femminile, la comparsa
del gene mutato. Viceversa, se
la femmina contribuisce con il
cromosoma non mutato, le
femmine che ne derivano
saranno eterozigoti e quindi
fenotipicamente wild-type. Nel
caso del sesso maschile invece,
il contributo della x è di origine
materna e ciò significa che se le
femmine avranno un 50% di
probabilità di produrre gameti
mutati e 50% di produrre
cromosomi wild-type, e siccome
il genere maschile è emizigote
rispetto alla manifestazione dei
caratteri maschili presenti sulla
x, avremo che il la metà avrà occhi rossi e l’altra metà avrà occhi bianchi. Questo tipo di ereditarietà è
detto cris-cross perché il fenotipo ‘occhio bianco’ salta una generazione, passa dai maschi alle femmine
nella F1 perché sono le femmine
portatrici della mutazione per
comparire nel sesso maschile in
F2. L’allele mutato passa da un
sesso all’altro attraverso le varie
generazioni, prima di poter
ricomparire fenotipicamente
nella F2. Una caratteristica
molto importante
dell’ereditarietà legata al sesso
riguarda il rincrocio reciproco in
cui cambiano i rapporti
fenotipici nella F2. In questo
caso infatti le femmine
omozigoti recessivi per l’allele
mutato che dà l’occhio bianco
incrociate con i maschi emizigoti
fenotipicamente wild-type non
possono che contribuire nelle
F1, con al formazione di gameti
che contengono la mutazione,
quindi in F1 avremo la comparsa del fenotipo occhio bianco solo nel sesso maschile che diventa emizigote;
nell’incrocio reciproco precedente le femmine e i maschi erano tutti ad occhio rosso, ma le femmine erano
portatrici; in questo caso se incrociamo femmine ad occhio bianco con maschi ad occhio rosso, le femmine
saranno tutte eterozigoti, i maschi saranno tutti ad occhio bianco. (errore colore maschio nella diapositiva).
Incrociando femmine eterozigoti con maschi ad occhio bianco che derivano dalla F1 in F2 avremo si la
comparsa del fenotipo occhio bianco, ma sarà presente nel 50% della progenie si maschile che femminile
(nella f2 femminile errore colore occhio bianco dovrebbe essere). Ricapitolando l’incrocio reciproco nella
ereditarietà legata al sesso è un incrocio in cui i rapporti fenotipici sono diversi tra di loro; inoltre i rapporti
fenotipici tra i due sessi sono diversi nella progenie. Per i geni localizzati sugli autosomi i risultati degli
incroci reciproci sono sempre identici, e si ha la stessa distribuzione dei fenotipi dominanti e recessivi su
entrambi i sessi.

Tutto ciò si spiega con la segregazione dei


cromosomi durante la divisione meiotica. La
divisione meiotica è la duplicazione del materiale
genetico seguita da due divisioni: la prima
divisione porta alla separazione dei cromosomi
omologhi, mentre la seconda porta alla
separazione dei cromatidi fratelli. Si possono avere
tuttavia degli eventi di non disgiunzione,
responsabili di eventuali mutazionali, possono
portare a condizioni di anaeuploidie: alterazione
del munero dei cromosomi nei gameti. Nella
prima divisione meiotica la non disgiunzione delle
tetradi porta nella seconda divisione meiotica, una
mancata segregazione dei cromosomi omologhi; a
seguito della seconda divisione meiotica avremo gameti sempre sbilanciati poiché in un caso ogni gamete
possiederà una doppia copia del cromosoma di riferimento, nell’altro caso invece i gameti non avrannpo
nessuna copia del cromosoma che non ha subito la non disgiunzione nella prima divisione meiotica. Cosa
succede quando un evento di non disgiunzione meiotica avviene in seconda divisione? Esso genererà solo il
50% dei gameti sbilanciati, poiché in un 50% dei casi uno dei due cromosomi omologhi si separerà dando
origine a due gameti ciascuno contentente una copia di un cromatide fratello; nell’altro 50% dei casi la non
disgiunzione sarà caratterizzata dalla segregazione di entrambi i cromatidi fratelli in un unico gamete,
privando l’altro gamete dei cromosomi.
Quali sono gli effetti di una mancata disgiunzione?
Supponendo di avere un genitore femmina ad occhi bianchi e uno
maschio ad occi rossi, la femmina sarà caratterizzata da omozigosi
recessiva per l’allele white che manifesta per l’occhio bianco. Un
evento di non disgiunzione causerà nella femmina gameti sbilanciati:
alcuni gamenti avranno entrambi i cromosomi x mentre altri gameti
non avranno nessun cromosoma sessuale. Incrociando questa
femmina con un maschio in cui la segregazione dei cromosomi
sessuali è avvenuta normalmente, avremo la situazione riportata nel
quadrato di Punnet. Nel caso in cui il gamente avente le due copie
del cromosoma x incontra il gamente contenente il cromosoma x
maschile, l’individuo sarà xxx. Nel caso di dhrosophila questa
condizione è incompatibile con la vita; individui invece xxy saranno
individui maschi ad occhio bianco perché hanno ereditato tutte le x
dalla madre, questa specie può sopravvivere. Individui che ereditano
solo l’x paterno e nessun cromosoma sessuale materno saranno ad
occhio rosso; individui con solo il cromosoma y saranno individui che non sopravviveranno. L’ereditarietà
dei cromosomi sessuali è importante poiché un evento di non disgiunzione ha un effetto sia sul fenotipo dei
caratteri portati dal cromosoma ma anche sulla vitalità dell’organismo.
La determinazione del sesso non è identica in tutte le spiecie:
nell’uomo il cromosoma y definisce sempre il sesso maschile,
poichè questo cromosoma possiede alcuni geni importanti per la
determinazione del sesso maschile, l’orientamento dello svilupppo
delle gonadi durante le prime fasi dell’embriogenesi. Nel caso di
dhrosophila non è sempre così, infatti un individuo che ha xxy è
una femmina; un individuo che ha solo un cromosoma x è un
maschio. Quindi in questo caso non è la presenza del cromosoma x
a determinare il sesso, ma è il numero dei cromosomi x.

Incrociando una
femmina ad occhio
bianco con un maschio
ad occhio rosso, se la
femmina produce uova normali, l’incrocio dei gameti maschili e
femminili, a seconda che lo spermatozoo maschile abbia x o y,
potrà dara origine a individui eterozigoti xx che sono femmine a
ochio rosso, o potrà dare individui xy che sono maschi a occhio
bianco perché la x è di derivazione materna (occhio bianco). Se
questa femmina subisce una non disgiunzione meiotica potrà
produrre due tipi di gameti: il gamete xx e il gamete nullo x.
Quando il gamete xx si incrocia con il gamete maschile x darà un
individuo xxx che fenotipicamente una metafemmina (non
sopravvive); quelli x0 (con x maschile e 0 femminile) sono
fenotipicamente ad occhio rosso perche l’x è paterno, e sono
individui maschi. Individui xxy sono femmine nel caso di dhrosophila poichè hanno due x dalla madre e una
y dal padre. Individui y0 non sono vitali. Vedi schema.
L’incrocio di un individuo xxy femmina può dare origine a diversi tipi di gameti: un gamete x e uno xy
oppure un gamete xx e uno y. Che cosa succede quindi quando incrociamo questi due casi con un maschio
normale con una normale segregazione dei gameti?
1

CASO: femmina xxy ha generato gameti x e gameti xy. Incrociando questi


gameti con quelli maschili, avremo individui xx che sono femmine ad occhi
rossi; individui xy che sono maschi ad occhio bianco poiché la x materna e
la y è paterna. Avremo anche il caso in cui l’xy sia di derivazione materna e
la x paterna avendo così individui xxy ad occhi rossi; infine potremmo
avere ancora l’xy materna e la y paterna
quindi individui xyy ad occhio bianco.

2 CASO: femmina xxy ha generato gameti y e gameti xx.


Incrociando questi gameti con quelli maschili avremo individui xxx
(muoiono), individui xxy che avranno occhio rosso e non bianco come nell’incrocio precedente; individi xy
(x materna e y paterna) e individui yy che muoiono.

Quindi nel caso di individui che possiendo uno sbilanciamento dei cromosomi sessuali, la segregazione di
questi cromosomi durante l’evento meiotico che porta alla formazione dei gameti porterà a uno
sbilanciamento cromosomico e a manifestazioni fenotipiche differenti a parità di combinazioni genotipiche
a seconda della derivazione dei cromosomi, e in molti casi anche a
combinazioni incompatibili con la vita. Tutto ciò che abbiamo visto è possibile
perchè x e y prensentano delle regioni di omologia: infatti l’x e y secondo una
delle ipotesi, si sono differenziati a partire da una coppia di autosomi
ancestrali condividendo quindi molte zone di omologia. Durante l’evoluzione
la y ha perso molte delle informazioni che sono rimaste sulla x, acquisendo
tuttavia delle altre informazioni responsabili per la determinazione del sesso.
Secondo alcuni invece, l’y deriva dal distacco di un frammento di quello che
in origine era un cromosoma x, rappresentando una porzione di quest’ultimo.
A prescindere dall’origine dell’y, i due cromosomi presentano delle regioni di
omologia indicate dalle freccie in figura, che permettono l’appaiamento dei
due cromosomi durante la formazione della piastra metafasica. Se i due
cromosomi x e y non fossero capaci di appaiarsi tra loro, ad ogni divisione
meiotica noi avremmo una segregazione casuale dei cromosomi sessuali. Le
regioni di omologia sono dette region PAR. Questi tratti di omologia sono
solo una frazione dell’intero cromosoma poiché sia x che y hanno regioni non omologhe che dunque non si
appaiano tra di loro. La possibilità di appaiamento garantisce anche la possibilià di realizzazione di alcuni
eventi di ricombinazoine che possono avvenire tra il cromosoma x e y; quindi durante la divisone meiotica
anche il cromosoma x e y possono subire eventi di ricombinazione. Y contine dei geni che sono necessari
ma non sufficienti per poter promuovere la completa maturazione delle gonadi sessuali maschili; tuttavia
contiene dei geni molto importanti per il completamento del processo maturativo come dei fattori di
trascrizione, importanti per indurre l’espressione di determinati geni; senza i fattori di trascrizione non
possono essere trascritti i geni presenti su altri cromosomi che portano alla produzione di proteine
essenziali per la maturazione delle gonadi.

COMPENSAZIONE DEL SODAGGIO


Nel caso di drosophila non è importante la presenza dell’y per la determinazione del sesso. Possiamo
ribaltare il concetto considerando la compensazione del dosaggio. Nell’uomo le femmine sono xx mentre i
maschi sono xy. Per compensare nel sesso maschile e femminile, il dosaggio dell’informazione genica
contenuta nei cromosomi sessuali, nell’uomo abbiamo la
formazione del corpo di Barr. È una porzione di
etrocromatica che
deriva dall’inattivazione di uno dei cromosomi x del sesso femminile. Pertato nella femmina abbiamo
l’espressione dei geni presenti su un unico cromosoma x; analogamente nel maschio abbiamo la sola
espressione del cromosoma x. Nel dhrosophila la compensazione del dosaggio avviene in maniera
differente: mentre nel sesso femminile umano viene disattiva una x per compensare il cromosama y
maschile, in dhrosophila viene iperattivata l’espressione dell’unico cromosoma x presente nel maschio, per
compensare il livello doppio di espressione presente della femmina. Nella femmina ogni cromosoma x
trascrive dei prodotti genici, nel maschio di dhrosophila si ha un’aumentata capacità di trascrizione del
cromosoma x che garantisce che anche nel sesso maschile venga prodotta la stessa quantità di prodotto
genico del sesso femminile. Nei mammiferi e nell’uomo il processo è diverso. L’attività trascrizionale di uno
delle due x viene inattivata, e ciò avviene grazie a un processo epigenetico, che induce la spiralizzazione di
uno delle due x e quindi la formazione del corpo di Barr. Il cromosoma y è stato oggetto di studi
approfonditi perché nei mammiferi è il responsabile della determinazione del sesso maschile; i ricercatori
hanno ricercato il gene che potesso essere il responsabile della determinazione del sesso mascile. Questo
tratto genico è stato scoperto molto recentemente nel 1990, contemporaneamente da due gruppi di
ricercatori, e il frammento nel quale si trova è stato chiamato frammento sry (sex region y). Il frammento
sry presenta dei geni responsabili della spermatogenesi, per lo sviluppo delle gonadi e la maturazione degli
spermatozoi. Oggi sappiamo che esistono diversi tratti del cromosoma y interessati in questi processi. Ciò si
evince dall’analisi delle macrodelezioni del cromosoma y. Il cromosoma y ha conservato anche delle regioni
di house-keeping, cioè sono dei geni costitutivamenti espressi che codificano per funzioni essenziali per la
cellula. Delezioni di alcune regioni dell’y sono spesso associate a infertilità, e quindi questo ci fa capire quali
sono quelle regioni associate alla determinazione del sesso maschile.

Quali sono le conseguenze di un’errata divisione meiotica nell’uomo?


Siamo in grado di capire quale è il fenotipo di individui che hanno cromosomi sessuali sopranummerati
proprio per il meccanismo di compensazione del dosaggio dei mammiferi a differenza di dhrosophila. Nei
mammiferi xx è femmina, xy è maschio. Individui con un solo x poiché un solo cromosoma x è sufficiente
nella femmina, saranno individui sempre femmine. Individui xxx sono femmine perché le cellule porteranno
all’inattivazione di due x dando così due corpi di Barr e saranno affette dalla sindrome di Turner; individui
xxy saranno maschi affetti dalla sindromo di klinefelter caratterizzati da un corpo di Barr.
Esempi del cariotipo di individui con alterazione del numero dei cromosomi sessuali
1) SINDROME DI TURNER
2) SINDROME DI KLINEFELTER: fenotipicamente
maschi con ridotto sviluppo dell’apparato
maschile e la prensenza di ghiandole mammarie
più sviluppate e cio è dovuto alla presenza del
cromosoma x soprannumunerario.

IMPORTANTE: l’inattivazione del cromosoma x


è del tutto casuale.

Nelle fasi precoci dell’embriogenesi casualmente uno


delle due x di derivazione materna o paterna può essere
inattivato e può generare il corpo di Barr. Tutte le cellule che derivano da quella cellula avranno
l’inattivazione dello stesso cromosoma x.
Come avviene questa inattivazione? Grazie
all’espressione di un gene presente sul cromosoma x
detto XIST, che codifica per un RNA che è un
trascritto specificatamenete coinvolto
nell’inattivazione dell’x. L’RNA si lega al cromosoma x
dal quale è stato trascritto e guida la deacetilazione
degli istoni. Questa modifica epigenetica è
respondabile del superavvolgimento del DNA agli istoni, compattando la cromatina e generando così delle
porzioni eterocromatiche che non possono essere trascritte.

LEZIONE 7
Lezione 7
In corrispondenza del cromosoma Y, è stato identificato il gruppo di geni inclusi nella regione SRY che sono
geni importanti per lo sviluppo delle gonadi. Un gene importante per le gonadi è il gene TDF che codifica
per il test determinating factor che è prodotto da un gene prodotto dal cromosoma Y, importante per
indurre la trasformazione delle cellule embrionali e il differenziamento nei tescicoli. Delezioni che
riguardano questa regione genica, sono tipicamente associate ad una condizione di sterilità. Perciò individui
XY, che non contengono questa regione non solo non sono sterili, ma fenotipicamente non presentano i
caratteri sessuali maschili.
L’inattivazione del cromosoma X è un processo che riguarda tutte le X del sesso femminile; una delle due X
nelle fasi precoci dello sviluppo embrionale viene inattivata e questa inattivazione del cromosoma X è un
processo molto importante per la compensazione del dosaggio. Ciò avviene grazie al fattore XIST che è un
RNA codificato da questo gene, che attraverso un processo di metilazione determina l’inattivazione di
questa X, che sarà la stessa X inattivata a tutte le cellule figlie che derivano da quella.
L’inattivazione casuale di una X è il motivo per quale osserviamo sul pelo di alcuni gatti una caratteristica
colorazione a chiazze che deriva dal l’inattivazione casuale di una delle X, presente a livello embrionale e dal
fatto che tutte le X che derivano da quella cellula nella quale c’è stata l’inattivazione specifica di una X,
manifestano lo stesso fenotipo. Se abbiamo un individuo eterozigote per un allele che codifica per un gene
che determina la colorazione del pelo del gatto, l’inattivazione casuale dell’una o dell’altra, porterà alla
comparsa di progenie che manifesta una delle due varianti alleliche. Avremo chiazze di colorazione
arancione che derivano da quelle cellule nelle quali a livello embrionale è stato inattivato il cromosoma X
che contiene l’allele nero. Chiazze di colore nero dove a livello embrionale abbiamo avuto l’inattivazione di
quelle cellule che contengono il cromosoma X con l’allele che codifica per il colore del pelo arancione. Nel
caso del gatto abbiamo la presenza di Corpi di Barr, l’inattivazione casuale di una X.

Sui cromosomi X e Y, oltre ai caratteri che determinano il sesso, ci sono geni che codificano per funzioni
essenziali per il metabolismo cellulare (housekeeping), le cui mutazioni comportano l’ insorgenza di
patologie. Anche per quanto riguarda le mutazioni sui cromosomi sessuali, esse possono essere recessive o
dominanti.

EREDITARIETÀ RECESSIVA LEGATA A X


Il sesso maschile è emizigote, riceve il cromosoma X sempre dalla madre, perciò se la madre ha una
mutazione in eterozigosi , essa sarà sempre presente nell’individuo maschio che riceve dalla madre l’allele
mutato. Le donne eterozigote, infatti non sono affette dalla malattia, ma siccome nelle donne si verifica
l’inattivazione di uno dei cromosomi X, la manifestazione del carattere fenotipico legato alla malattia potrà
variare in base a quale cromosoma X viene inattivato. Il gene mutato se è presente nella X presente nel
padre, verrà ereditato a tutte le figlie che se ricevono una X normale dalla madre, saranno eterozigoti.
Il gene mutato non sarà mai trasmesso dal padre affetto al figlio maschio, il quale da in eredità al figlio il
cromosoma Y. Se nell’albero genealogico, vediamo maschi affetti, possiamo ipotizzare la presenza di
femmine portatrici. Se abbiamo un maschio affetto , e una femmina fenotipicamnete sana, e nella progenie
troviamo femmine affette, in questo caso la femmina fenotipicamente sana, era portatrice.

Caratteristiche:
-incidenza del carattere più alta nei maschi che nelle donne
-le donne eterozigote sono solitamente non affette, ma
possono esprimere il carattere con severità variabile a seconda
del pattern di inattivazione del cromosoma X,
-il gene mutato e trasmesso dal padre a tutte le figlie
-il gene non è mai trasmesso da padre a figlio
-il gene può essere trasmesso attraverso le donne portatrici
sane

Esempio 1
Un esempio di carattere legato al sesso è il gene responsabile dell’ emofilia che si è manifestato nella
famiglia della regina Vittoria, nel cui albero genealogico sono comparsi di soggetti emofiliaci (mutazione sul
cromosoma X), probabilmente nella regina Vittoria era comparsa una mutazione nel gene che codifica per
l’emofilia, presente su X, trasmessa poi nelle generazioni successive.

Esempio 2
Il daltonismo è una malattia recessiva legata a X, normalmente il carattere si ritrova nei maschi affetti, in cui
la madre era portatrice di quel carattere.

EREDITARIETÀ DOMINANTE LEGATA A X


In questo caso i maschi affetti non avranno mai figli maschi affetti, perché i maschi affetti trasmettono il
cromosoma Y, alla progenie di sesso maschile, ma avranno sempre figlie femmine affette, perché
trasmetteranno il cromosoma X alla progenie, che anche se riceverà un cromosoma X sano dalla madre, si
manifesterà sempre nelle femmine di maschi affetti. Una femmina eterozigote portatrice della mutazione
avrà il 50% di probabilità di trasferire alla progenie il cromosoma X che contiene la mutazione, perciò il 50%
della progenie femminile e maschile sarà affetta dalla malattia. Le donne affette saranno il doppio dei
maschi affetti, perché potranno ricevere la X malata sia dal padre che dalla madre, mentre i maschi saranno
affetti nel 50% dei casi, ossia quando riceveranno la X mutata dalla madre.

Caratteristiche:
-I maschi affetti non hanno figli malati né figlie sane
-sia i discendenti di sesso maschile che femminile di
una donna affetta hanno il 50% di possibilità di
ereditare il fenotipo
-le donne affette sono circa il doppio dei maschi
affetti, ma essi avranno solitamente un fenotipo meno
grave.

Es. Lo smalto difettoso dei denti dipende da una mutazione legata a X, ma è presente sia nei maschi che
nelle femmine se pur con percentuale differente. Inoltre tale mutazione non salta alcuna generazione.

ESERCIZI

QUESITO 1
Una coppia di porcellini d’India ha avuto in parecchi anni 29 figli neri e 9 figli bianchi. Spiegate questi
risultati determinando i genotipi dei genitori e dei figli. Come faresti inoltre a determinare il genotipo dei 29
porcellini neri ?
QUESITO 2

Nell’uomo il gruppo AB0 é sotto il controllo di alleli autosomici multipli. La cecità é un carattere recessivo
legato al sesso.

Se due genitori, entrambi di gruppo A e con normale vista hanno un figlio maschio con cecità ai colori e
gruppo 0 , qual è la probabilità che il loro prossimo figlio sia una femmina con vista normale e gruppo 0?

QUESITO 3
Si consideri un incrocio triibrido AABBrr x aabbRR dove A e B sono dominanti su a e b rispettivamente
mentre R ed r mostrano il fenomeno della codominanza. Nella progenie ottenuta incrociando due tripli
eterozigoti
1- Quante classi fenotipiche sono attese?
2-Qual è la probabilità del genotipo parentale aabbRR?
3- Quale frazione di omozigoti per i tre alleli ci si aspetta?
4- Quali saranno i genotipi dei gameti prodotti dall’individuo AaBbRr?
5- Quale frazione della progenie avrà un genotipo identico a quello
degli individui della F1?
QUESITO 4

Un meiocita ha tre coppie di cromosomi omologhi. Ciascun membro di una coppia è identificato geneticamente
da tre geni che presentano una forma allelica dominante e una recessiva. (A,a; B,b; C,c). Supponendo che questi
geni permettano di distinguere ciascun cromosoma, quante diverse combinazioni si possono ottenere quando la
cellula è in anafase I?
Quali?

Durante la meiosi i chiasmi garantiscono l’allineamento in metafase dei cromosomi omologhi.


Nell’anafase e nella telofase si separano i cromosomi omologhi (ciascuno avrà ancora due cromatidi
fratelli). Nell’anafase I non c’è ricombinazione, inoltre i geni non sono associati, ma sono indipendenti.

QUESITO 5
Mendel incrociò delle linee pure di piante di pisello con caratteri dominanti a seme liscio, giallo e con
rivestimento marrone (AABBCC) con delle piante con i caratteri recessivi a seme rugoso, verde e
rivestimento bianco (aabbcc).
-Quale proporzione di piante in F2 avrà semi con fenotipo uguale al genitore F1 ?
E quante lo stesso genotipo?
QUESITO 6
• Considerate il seguente incrocio:
A/a; B/b; C/c; D/d; E/e x a/a; B/b; c/c; D/d; e/e
Quale proporzione della progenie sarà genotipicamente uguale al primo genitore?

QUESITO 7
Quando una linea di ratti gialli é incrociata con una linea di ratti neri la F1 è tutta grigia. Incrociando
individui della F1 tra di loro si ottenne una F2 formata da 10 ratti gialli, 28 grigi, 2 di color crema e otto neri.
Come sono ereditati questi colori e quali genotipi corrispondono ai fenotipi osservati ?
QUESITO 8

Il colore della zucca è determinato dall’interazione tra più geni. La presenza delle combinazioni alleliche CC o
Cc produce una zucca bianca, e l’allele C è epistatico sull’allele G. La presenza di GG o Gg dà luogo ad una
zucca gialla e ccgg ad una zucca verde. Quali sono i fenotipi e le frequenze attese della generazione F2
derivante dall’incrocio di due zucche totalmente eterozigoti?

QUESITO 9

Il gene l in drosophila è recessivo, legato al sesso e letale se omozigote o emizigote. Se un femmina di


genotipo L/l è incrociata con un maschio normale, qual è la probabilità che i primi due figli sopravviventi
siano maschi?
LEZIONE 8
Ritornando all'ultimo esercizio di ieri, si applica la regola della probabilità, quindi per ogni condizione va
calcolata la probabilità e la probabilità totale è data dalla somma delle singole probabilità, come se fossero
eventi indipendenti.

LE MUTAZIONI
Come insorgono le mutazioni? In generale, si definisce mutazione, ogni cambiamento raro, casuale ed
improvviso che può portare ad un’alterazione qualitativa o quantitativa dell'informazione genica. Avendo
studiato i meccanismi di trascrizione e traduzione, si è in grado di comprendere come una mutazione, per
esempio a livello del promotore, vada ad alterare l’affinità di legame di un fattore di trascrizione con il sito
del promotore e come questo possa andare ad influenzare l’espressione genica. Esistono anche mutazioni
legate agli eventi tra gli elementi trasponibili, elementi che possono inserirsi o all'interno della regione
genica o all'interno delle sequenze nucleotidiche.

Le mutazioni possono essere qualitative, nel momento in cui le caratteristiche del prodotto vengono
modificate, ma anche quantitative.
L'evento mutazionale avrà degli effetti diversi sull'organismo a seconda che riguardi le cellule somatiche o
le cellule germinali: se un evento mutazionale riguarda le cellule somatiche, non verrà trasmesso alla
progenie, ma soltanto alle cellule che derivano dalla divisione mitotica di quella determinata cellula. Quale
sarà dunque l'effetto di questa mutazione? Un mosaico a livello fenotipico. In tal caso, in una determinata
regione dell'organismo, un gruppo di cellule esprimerà un carattere in una variante diversa rispetto al resto
dell'organismo. Nel caso in cui l’evento mutazionale sia a carico delle cellule germinali invece, tutta la
progenie che deriverà da quell'individuo, diverrà portatrice della mutazione. Quindi il nascituro sarà un
individuo mutante che avrà delle caratteristiche differenti rispetto alla progenie parentale.
Le mutazioni sono anche considerate come eventi di variazione del materiale genetico che non vengono
riparati dagli appositi meccanismi (si pensi a cosa succede durante la duplicazione del DNA). Per cui,
quando si verifica un inserimento errato di un nucleotide all'interno di una sequenza che viene duplicata, e
non riparata dai meccanismi di riparo del DNA, si avrà la comparsa di un evento mutazionale.
Le mutazioni possono anche avvenire spontaneamente, in quanto la polimerasi può introdurre un
nucleotide con un appaiamento errato durante la replicazione del DNA oppure possono essere causate da
agenti fisici, chimici o biologici.
Ma le mutazioni non sono necessariamente da considerarsi come degli eventi patogenetici, poiché le
mutazioni sono anche la principale causa della variabilità genetica, importantissima in termini evolutivi. Gli
eventi mutazionali, si guardi alle teorie di Lamarck e di Darwin, sono stati fondamentali per l'evoluzione
della specie, per cui sono il substrato sul quale opera anche la selezione naturale. Le stesse mutazioni, sono
responsabili anche delle varianti fenotipiche, come quelle viste con Mendel (fiore bianco, pisello liscio,
rugoso eccetera) sono frutto di eventi mutazionali che si sono generati durante le diverse generazioni e che
poi in qualche modo hanno superato la selezione naturale.
Purtroppo però, nell’uomo gli eventi mutazionali sono anche responsabili dell'insorgenza di malattie. In
biologia, eventi mutazionali a carico di geni specifici sono per esempio responsabili della trasformazione in
senso neoplastico di una cellula, quindi responsabili dell'insorgenza dei tumori. Moltissime malattie
genetiche, sono responsabili di alterazioni fenotipiche a carico di diversi organi e tessuti. Ne è un esempio
la malattia di Fabry, una mutazione del gene GLA, gene che codifica per un enzima che induce l'accumulo di
glicolipidi all'interno delle cellule. Questo accumulo, è responsabile di alterazioni a livello neurologico,
cardiaco e renale. Tali alterazioni sono importanti anche nel management del paziente, perché per
esempio, pazienti con la malattia di Fabry che vanno incontro ad insufficienza renale terminale e richiedono
un trapianto di organo, scegliendo percorso molto più rapido come quello del trapianto da parenti,
necessitano di un’ulteriore attenzione: infatti gli stessi parenti, potenzialmente compatibili per la
donazione, potrebbero essere portatori della stessa mutazione.
Anche la resistenza agli antibiotici e ai farmaci, a livello delle cellule procariotiche, deriva probabilmente da
eventi mutazionali responsabili dell'acquisizione di questa funzione, cosa che rappresenta una grande
difficoltà nell'ambito della medicina.
CLASSIFICAZIONE
Le mutazioni possono essere classificate in vario modo: a seconda della regione del DNA che coinvolgono.
Si avranno pertanto mutazioni geniche (che riguardano i singoli geni), mutazioni cromosomiche (che
riguardano interi cromosomi) e mutazioni genomiche (che riguardano interi assetti genomici).

Mutazioni geniche
Riprendiamo il concetto di gene: il gene è quella porzione del DNA che contiene l'informazione per un
prodotto. Una sequenza genica è caratterizzata da una regione promotrice (che permette la trascrizione
dell'informazione genica) e una sequenza nucleotidica, che verrà trascritta in un RNA messaggero.
Dopodiché, questo messaggero, verrà maturato in maniera tale da eliminare quelle regioni trascritte che
prendono il nome di introni (non contenenti informazioni necessarie alla produzione del prodotto)
lasciando così presenti solo gli esoni. Una volta messi insieme questi ultimi, si otterrà l’RNA maturo.

Ma tornando alle mutazioni geniche, anche dette puntiformi… sono mutazioni che riguardano singoli
nucleotidi all'interno dell’informazione genetica. Riguardano uno o pochi nucleotidi e possiamo averne
diversi tipi:
1. sostituzioni di basi;
2. delezioni/inserzioni;
3. delezioni /duplicazioni.
1)Le sostituzioni di basi possono derivare da errori durante la replicazione del DNA, nel momento in cui la
DNA polimerasi inserisce casualmente un nucleotide al posto di un altro. Possono dipendere anche da
cambiamenti chimici delle basi (reazioni di deaminazione e depurinazione), ma ancora da danni da
ossidazione. Per esempio, nel metabolismo mitocondriale, i perossisomi, nel momento in cui l'ossigeno
non funge in maniera efficace da accettore finale di elettroni nella catena di trasporto, l'ossigeno
molecolare può diventare specie reattiva in grado di indurre un danno alle basi azotate.
2)Le delezioni, così come le inserzioni, possono riguardare uno o pochi nucleotidi. Anche in questo caso, a
seguito di errori durante la replicazione del DNA (dove? Soprattutto nelle regioni dove ci sono ripetizioni).
3)Le duplicazioni, possono intervenire a seguito di eventi di ricombinazione del DNA errati, in regioni che
presentano elevata omologia.

Mutazioni puntiformi per sostituzione


Possono essere di due tipi:
 transizioni (sostituzione di una base purinica con una purina oppure una pirimidina con una
pirimidina)
 transversioni (una purina viene convertita con pirimidina e viceversa)
Quali sono le caratteristiche delle mutazioni geniche puntiformi? Possono revertire, nel senso che si
possono verificare degli eventi mutazionali in corrispondenza dello stesso sito, che possono riportare
quella mutazione allo stato wild type, oppure possono intervenire degli eventi mutazionali che
compensano l'effetto della prima mutazione, per cui in questo caso il fenotipo sarà uguale a quello
selvatico.
Le mutazioni geniche, possono dare ricombinanti di tipo selvatico a partire da individui mutanti per lo
stesso gene: se si hanno due mutazioni in trans, un evento di ricombinazione porterà i due eventi
mutazionali tutti su un omologo, mentre l'altro omologo diventerà wild type; se il nascituro erediterà
quello omologo, sarà wild type.

Possiamo ulteriormente classificare queste mutazioni in base però alle loro caratteristiche funzionali. La
sostituzione di un nucleotide, all'interno di una sequenza che codifica per un gene, è un evento che può
portare a diversi effetti sulla proteina che verrà codificata da quel gene. Infatti l'evento mutazionale,
genererà un amminoacido diverso da quello normale (mutazione missenso).
Il codice genetico è degenerato, quindi sull’RNA messaggero si avranno tre paia di basi codificanti per un
unico amminoacido, amminoacido che verrà riconosciuto dall’anticodone dell’RNA transfer. Le mutazioni
missenso, normalmente riguardano il primo o il secondo nucleotide di questa tripletta, perché nel codice
genetico la terza base si dice che “vacilli” (può essere diversa, pur codificando il medesimo amminoacido).
Qual è un esempio classico? L'anemia falciforme, una mutazione che riguarda la catena β dell'emoglobina,
dove una semplice sostituzione nucleotidica fa sì che una tripletta genica contenuta all'interno del gene
che codifica per la catena
beta dell'emoglobina, non
codifichi più per un acido
glutammico, ma per una
valina. Ora, abbiamo detto
che gli enzimi (e le proteine
in generale) acquisiscono la
loro funzione proprio
grazie al ripiegamento
tridimensionale nello
spazio. Che cosa succede
quindi? Succede che
questo evento
mutazionale, cambiando
un amminoacido carico
negativamente come l'acido glutammico, con un amminoacido neutro come la valina, cambiano le
interazioni che avvengono all'interno della catena globinica e quindi cambia la conformazione e le
proprietà biologiche dell’emoglobina.
A basse
concentrazioni di
ossigeno, questa
emoglobina
precipita
all'interno dei
globuli rossi e ne
induce la
caratteristica
forma falcemica
che blocca il
microcircolo. È
pertanto
responsabile della
condizione
anemica.

Mutazioni che
invece inducono
la conversione di
una tripletta che
prima codifica va
per un
aminoacido, in
una tripletta che
codifica per un
codone di stop (un segnale che induce ì il blocco della traduzione proteica), è chiamata mutazione non
senso. Queste mutazioni le troviamo frequentemente all'interno di soggetti affetti da malattie genetiche,
mutazioni tanto più gravi, quanto più precoce è l'evento mutazionale. Se infatti una mutazione non senso
compare precocemente all'interno di una sequenza che codifica per una proteina, questa mutazione
indurrà uno stop precoce nella sintesi di quella proteina, il cui prodotto codificato sarà non funzionante.
Le mutazioni silenti sono invece quelle mutazioni in cui la conversione nucleotidica, porta alla formazione
di un aminoacido identico a quello normale. In questo caso l'evento mutazionale non avrà alcun effetto
sulla catena polipeptidica nascente (normalmente riguarda la terza base di un codone che codifica per una
proteina). Per esempio la tripletta AGA codificante per l’arginina, anche se mutata in AGG, codificherà
sempre per l’arginina.
Le mutazioni neutre sono invece quelle mutazioni in cui abbiamo un cambio aminoacidico, ma le
caratteristiche di quell’aminoacido sono uguali a quelle dell’amminoacido precedentemente inserito nella
catena polipeptidica wild type. Per esempio un amminoacido neutro viene sostituito da un altro
aminoacido neutro e questa caratteristica non va ad influenzare l'organizzazione tridimensionale della
nostra proteina. Chiaramente devono essere amminoacidi che non intervengono nel sito attivo o nei siti di
legame degli inibitori. Necessario quindi diventa che l’amminoacido in questione abbia un ruolo strutturale
affinchè queste mutazioni potranno essere identificate dal punto di vista funzionale come mutazioni
neutre.
Inserzioni o delezioni all’interno della regione codificante, sono dette mutazioni frame-shift. Che cosa vuol
dire? Vuol dire scivolamento del modulo di lettura. Ora, siccome il codice genetico viene letto a triplette,
nel momento in cui io vado ad eliminare o ad inserire un nuovo nucleotide, avrò la formazione di una
tripletta diversa da quella presente sulla proteina originale. Da quel punto in poi, tutte le triplette saranno
differenti,
per cui se
nella
sequenza
iniziale si
aveva
AAA, se la
A indicata
dalla
freccia
riportata
sulla
sinistra,
viene
deleta,
quella
tripletta
non sarà
più AAA,
ma sarà
AAC e la tripletta successiva CGA invece di CCG. Quindi come vedete, da quel momento in poi cambierà
completamente il significato, l'informazione contenuta all'interno di questo gene. Naturalmente anche in
questo caso, quanto più è precoce questo evento mutazionale all’interno della sequenza codificante, tanto
maggiore sarà l'effetto patogenetico che avremo sulla proteina.
In base all'effetto sul fenotipo, le mutazioni puntiformi possono anche essere classificate in.
N.B. i mutanti per
reversione sono invece i
mutanti di cui si parlava prima: era il caso in cui le mutazioni puntiformi possono revertire. Uno stesso
evento mutazionale, può far sì che al posto di quella sequenza nucleotidica, venga riportata la sequenza
wild type. Mentre le mutazioni di tipo soppressore le abbiamo trattate prima, quando è un secondo evento
mutazionale, che però non riguarda lo stesso sito nel quale è avvenuto il primo evento mutazionale, ma un
sito diverso. Parlando poi di soppressori intragenici, il secondo evento mutazionale di tipo sopressorio,
riguardi lo stesso gene (un esempio può essere un secondo evento mutazionale all'interno dello stesso
codone, che fa sì che quel codone diventato missenso, ritorni a codificare per l'aminoacido di partenza pur
riguardando un nucleotide diverso all’interno dello stesso codone). Mentre in quelle intrageniche, se per
esempio un evento mutazionale ha generato su un gene un codone diverso, e un secondo evento
mutazionale avviene in corrispondenza dei geni che codificano per gli RNA transfer (per cui un RNA transfer
mutato porterà lo stesso amminoacido presente nella catena polipeptidica originaria, ma riconoscendo la
tripletta mutata), in questo caso l'effetto finale sarà sempre una mutazione di tipo soppressore.
Un'altra modalità di classificazione delle mutazioni, può essere distinguere in base alla causa che ha
generato mutazione:

N.B. pensiamo ad un
appaiamento che riguarda le regioni che presentano nelle sequenze nucleotidiche, errori di ricombinazione
per appaiamento sfalsato in corrispondenza di queste regioni, può portare alla comparsa di eventi
mutazionali.

Le mutazioni spontanee, avvengono con una frequenza pari a 10⁻⁴ e 4x10⁻⁶ per ogni gene per generazione.
La loro insorgenza sarà pertanto estremamente rara. Da che cosa possono dipendere queste mutazioni
spontanee?
 Cambio tautomerico di una base (timina e guanina possono passare da una forma chetonica ad
una forma enolica, mentre l'adenina e la citosina da una forma amminica ad una imminica). In
questo caso, questi cambi nella struttura chimica, molecolare di questi nucleotidi, sono
responsabili di errati appaiamenti e quindi errori durante la replicazione;
 Inserzione e delezione spontanee durante la replicazione;
 Depurinazione e deaminazione spontanee che normalmente sono riparati, ma esistono delle
regioni all'interno del nostro genoma che sono dette hot spots, dove si ha la presenza di 5-metil-
citosina, un nucleotide che troviamo qualche volta inserito all'interno del nostro genoma. Una
deaminazione di questa 5-metilcitosina, converte la 5-metil-citosina in timina e non citosina. Tali
siti rappresentano degli hotspot, cioè dei punti caldi di mutazione all'interno del nostro genoma.
Curiosità= in genetica medica, oggi esistono dei software come Varsom, normalmente utilizzato in
laboratorio per comprendere la patogenicità delle mutazioni. Su questo sito si va ad inserire la
variante identificata nel paziente in questione e permette di visualizzare la variante sul DNA e
indica anche quali sono i punti hotspot mutazionali presenti in quella regione genica. Quindi potrà
capitare di trovare nei vostri pazienti delle varianti che si trovino in corrispondenza di questi
hotspot mutazionali e quindi molto probabilmente quella variante potrebbe avere un ruolo
patogenetico.
Qui vedete gli hotspot,
quei siti in corrispondenza
dei quali la 5-metil-citosina
(caratterizzata da un
gruppo metilico) è
convertita, per
deaminazione (per
eliminazione dell'azoto del
gruppo amminico presente
sulla molecola) in timina.
Un altro processo converte
la citosina in uracile.

Le mutazioni indotte invece


possono dipendere da mutageni
chimici o mutageni fisici. Mutageni
fisici sono per esempio le radiazioni ionizzanti, i raggi ultravioletti, i raggi-x, i raggi cosmici, i radioisotopi.
Necessario è difendersi da questo tipo di radiazioni, in quanto in grado di trasformare le cellule in senso
neoplastico.
I mutageni chimici possono invece agire durante la replicazione e sono per esempio degli analoghi delle
basi come il 5-bromo-uracile (5BU) oppure degli agenti intercalanti il l’etidio bromuro, il quale può essere
visualizzato attraverso i raggi ultravioletti (utilizzato tempo fa per visualizzare il DNA su gel d'agarosio).
Questo agente intercalante, è vero che permetteva di colorare il gel, ma è vero che se viene a contatto con
la pelle, può intercalare il DNA presente nelle cellule della stessa e quindi indurre degli eventi mutazionali
durante la replicazione delle mie cellule epiteliali.
I mutageni chimici, possono indurre mutazioni in ogni fase del ciclo cellulare, oltre che durante la
replicazione: qui vedete un esempio di dimero di timina che può essere formato in risposta alle radiazioni
ultraviolette.
Sulla destra potete notare la formazione di
doppi legami (legami covalenti che
stabilizzano questo struttura) all'interno di
questa struttura, in qualche modo
irrigidiscono il DNA in corrispondenza di
questa regione, creando dei problemi
durante la replicazione.
Gli eventi mutazionali, non vanno confusi
con i polimorfismi, che sono dei loci in
corrispondenza dei quali io posso trovare
più varianti di uno stesso nucleotide, che
danno origine a più varianti alleliche
presenti nella popolazione con una
frequenza superiore all’1%.
Quando si vanno ad analizzare i risultati del
sequenziamento di un paziente, si
otterranno (soprattutto adesso che si
utilizzano sistemi di next generation
sequencing, capaci di sequenziare grandi
regioni del nostro genoma) informazioni
sull'esistenza di questi polimorfismi tramite
le elaborazioni di software adatti. Esistono
dei siti dove sono riportate tutte le varianti polimorfiche possibili note di un determinato allele,
normalmente identificate come varianti RS.
I polimorfismi del DNA o delle proteine, contribuiscono alla variabilità genetica degli individui.
I polimorfismi possono essere dovuti anche alle sequenze di DNA ripetute (quindi all'interno del nostro
genoma, possono esserci ripetizioni diverse in corrispondenza di determinati loci, diverse anche in numero,
in quanto caratteristico di ciascun individuo), ma anche ad elementi trasponibili.

RECAP CAUSE POLIMORFISMI:

Mutazioni dinamiche
Le mutazioni possono essere dinamiche perché la variabilità degli alleli dipende dalla loro lunghezza, quindi
la presenza di sequenze ripetute può essere responsabile della variabilità degli alleli. Il tasso di mutazione
dipenderà dalla lunghezza, quindi mentre in alcuni casi alcune ripetizioni rappresentano dei polimorfismi, ci
sono alcuni casi in cui queste ripetizioni possono essere responsabili di eventi mutazionali, eventi
mutazionali che dipenderanno dalla lunghezza di queste ripetizioni.
Queste mutazioni sono dette mutazioni dinamiche poiché si possono trovare in uno stato che è detto stadio
stato di pre-mutazione. Che cos'è uno stadio di premutazione? È uno stadio in cui il numero di triplette di
una determinata regione genica, non va ancora ad influenzare negativamente il fenotipo che verrà espresso
da quella determinata regione genica. Siamo ancora in una condizione nella quale quel numero di
ripetizioni rientra nel polimorfismo. Tuttavia quando questo numero di ripetizioni supera un determinato
limite, quel numero di ripetizioni può essere responsabile di un evento mutazionale e quindi del
raggiungimento di un livello di mutazione completa. Questo vuol dire mutazione dinamica, cioè un evento
mutazionale che può o meno dare origine ad una alterazione del fenotipo. Chiaramente non è molto facile
definire la correlazione tra genotipo e fenotipo, quindi non è molto facile definire un range specifico, o
almeno non per tutti gli eventi mutazionali è facile definire uno specifico range associato alla comparsa di
un determinato fenotipo. Tuttavia sappiamo che nelle generazioni successive, poiché queste regioni
presentano molte ripetizioni (regioni duplicate), si potrà avere un aumento delle ripetizioni legato ad eventi
di ricombinazione che avvengono in maniera errata, e quindi un aumento ulteriore della duplicazione.
Questo porterà ad un aggravarsi del fenotipo.
Qui vedete una serie di malattie che dipendono da mutazioni dinamiche, quindi sostanzialmente da
ripetizioni di alcune triplette. Possono interessare anche regioni non codificanti come la 5’-TR e la 3’-TR,
importanti nell’espressione del nostro gene:
possono riguardare introni come nell’atassia di Friedreich, ma anche le regioni codificanti come nella corea
di Huntington o nell’atassia spinocerebellare.
Qual è l'effetto di queste mutazioni dinamiche?
Innanzitutto l'effetto delle mutazioni dipenderà dal numero di triplette: per esempio nella sindrome dell'x
fragile, fino a una cinquantina di ripetizioni nella regione 5’-TR, abbiamo un fenotipo normale; da 60 a 200
ripetizioni di questa tripletta, all'interno di questa regione, avremo uno stato di pre-mutazione; quando il
numero di queste triplette supererà le 250-300
ripetizioni, avremo uno stato di mutazione
completa. Questo è il caso praticamente della corea
di Huntington e dell’atassia spinocerebellare: qui
espansioni nelle regioni codificanti sono
normalmente dominanti, per cui la mutazione viene
sempre trasmessa (anche in individui eterozigoti).
Normalmente si tratta di eventi mutazionali che
portano ad una morte precoce dei propri portatori.
Nella sindrome dell'x fragile si ha che il gene fmr1,
che contiene tra 6 e 53 ripetizioni di questo di
questo codone, si trova in una particolare regione
del cromosoma x. La presenza di queste
replicazioni, porta ad una alterazione che può
essere visibile anche dal punto di vista citologico.
Per cui, una parte del cromatide è attaccata al
cromosoma da un sottile sito del DNA che viene
detto sito fragile. Sito fragile proprio perché è
caratterizzato da un'eccessiva replicazione di
queste triplette e quindi può comportare la rottura
in corrispondenza di quella regione. Ma oltre
all’alterazione di tipo strutturale, vi è anche un
deficit della funzionalità di questo gene, il quale codificherà per una proteina in grado di causare un ritardo
mentale (effetto neurologico).
RECAP sulle mutazioni puntiformi:

Ma parliamo anche delle mutazioni che avvengono nelle regioni non codificanti:
per esempio, le regioni introniche dove sono presenti i siti di splicing, quei siti che vengono riconosciuti
dagli RNA Messaggeri e che servono per l'eliminazione delle regioni introniche, vanno prese in
considerazione (soprattutto quando si parlerà di trascrizione).
È importante considerare gli introni, perché anche le regioni non tradotte, che però sono importanti per il
riconoscimento da parte dei ribosomi o della stabilità dell’RNA, possono essere responsabili delle
alterazioni dei livelli di espressione di quel prodotto, i quali possono analogamente portare ad alterazione
del fenotipo. Riparlando della malattia di Fabry, abbiamo una casistica di pazienti che presentano delle
varianti introniche.
Recentemente si è scoperto che alcune varianti introniche sono anche associate ad alcune manifestazioni
fenotipiche a livello cardiaco, per cui è bene che sui pazienti, dopo aver caratterizzato le varianti genetiche,
si eseguano anche dei test funzionali per andare a valutare i livelli di espressione proteica e andare quindi a
vedere se effettivamente questi eventi mutazionali possano avere un effetto sulla quantità della proteina
che viene prodotta. Tali valutazioni sono molto importanti proprio perché l'unica terapia per questi
pazienti, è una terapia enzimatica sostitutiva, quindi conoscere la base genetica e l'esito di questa
mutazione nella produzione dell'enzima, è fondamentale anche per il management terapeutico il
miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

Alterazioni al DNA indotte da fattori ambientali

Questa diapositiva, riporta chiaramente quelli che sono


gli eventi che possono essere responsabili delle
alterazioni del genoma di una determinata cellula e che
quindi possono indurre la trasformazione neoplastica
della nostra cellula. Abbiamo agenti chimici, radiazioni
ultraviolette, errori di replicazione, virus (detti
trasformanti, capaci di integrare il proprio DNA
all’interno del genoma della cellula). Questi sono tutti
eventi responsabili dell’induzione di danni cellulari: a livello della linea germinale, daranno origine a cancro
familiare, a livello somatico, daranno neoplasia nell’individuo.
Una volta capite quelle che sono le cause, cerchiamo di capire quelli che possono essere i meccanismi che
la cellula mette in atto per la riparazione di queste alterazioni. I sistemi di riparazione si distinguono in due
grandi gruppi:
sistemi di regolazione per correzione diretta;
sistemi di riparazione per escissione.
I primi, sono quei sistemi di riparazione che agiscono sul sito mutato e quindi per esempio l'attività di
correzione di bozze della DNA polimerasi. Abbiamo detto che, oltre ad un'attività polimerasica in direzione
5’-3’, possiede anche un’attività esonucleasica 3’-5’. Quindi può tornare indietro, rimuovere il nucleotide
che si appaia in maniera non corretta e quindi promuovere la ripresa dell'attività polimerasica. I meccanismi
di riparazione diretta sono diversi a seconda del tipo di danno.

Riparazione
Per esempio, qui vedete un meccanismo di riparazione diretta nel caso dei dimeri di pirimidina. Questi, diretta di basi
inducono un'alterazione nella struttura del DNA e un'alterazione delle interazioni a livello delle basi (ne alterate
compromettono la complementarietà).
Nel caso delle cellule procariotiche, esiste un enzima che si chiama
DNA-fotoliasi che viene attivato dalla luce tra 320 e 370 nm. A seguito
delle radiazioni ultraviolette, si vengono a creare questi dimeri di
pirimidina; nello stesso momento, nella cellula procariotica si attivano
degli enzimi responsabili dell’attivazione dei dimeri (nel ripristino della
sequenza nucleotidica, cosa essenziale per permettere il corretto
appaiamento delle basi). Un'alterazione nel filamento di DNA sarebbe
responsabile del blocco della trascrizione a livello di quel sito. Questo
enzima non è presente nella specie umana, ma soltanto nelle cellule
procariotiche ed è molto importante proprio perché se non agisse la
cellula andrebbe incontro a morte per incapacità di duplicare il proprio
genoma.
Riparazione diretta di basi alterate
Nella cellula eucariotica invece troviamo un altro enzima: la metil-
transferasi. Questo enzima, come dice la parola stessa, è un enzima
capace di metilare sè stesso demetilando le basi che risultano
caratterizzate dalla presenza di questo gruppo a livello della sequenza
nucleotidica. Praticamente l’enzima catalizza il trasferimento di questo
gruppo metilico presente nella O-metil-guanina sul proprio residuo di
cisteina, in maniera tale da ripristinare la sequenza nucleotidica
normale. Perché è importante eliminare questo gruppo alchilico delle
basi alchilate? Perché la presenza di questo gruppo, induce un'alterazione negli appaiamenti che potrebbe
portare all'inserzione di una base errata.
Un meccanismo che interviene a livello delle cellule procariotiche ed eucariotiche riguarda l’excissione
delle basi. Lo abbiamo accennato precedentemente con i meccanismi di riparo: abbiamo detto che possono
intervenire dei meccanismi di escissione delle basi che possono essere a loro volta di due tipi: escissione del
nucleotide alterato o escissione dell'intera regione genica dove è presente il nucleotide mutato e quindi
dov’è presente un mancato appaiamento.
Un primo meccanismo di riparazione per excissione è quello
che prevede l'intervento di un enzima che si chiama DNA
glicosilasi. Che cosa fa questo enzima? È responsabile della
rimozione della base alterata, ossia quella che non si appaia
correttamente con il nucleotide. Si crea un sito detto AP
proprio perché apurinico o apirinidimico.Questo sito viene
immediatamente riconosciuto da un’ endonucleasi, enzima
che opererà dei tagli alla catena di zuccheri che costituisce la
struttura di base della molecola di DNA, e quindi rompe l'elica
di DNA a livello del sito apurinico o apirinidimico, lasciando
una terminazione 5’-fosfato che viene a sua volta rimossa per
l'azione di un altro enzima: la desossiribosiofosfodiesterasi.
Infine interviene la DNA polimerasi e DNA ligasi i quali
possono reinserire il nucleotide corretto e possono ligare il
filamento di DNA.

Un altro
meccanismo di
riparazione invece
riguarda
l'excissione di
un'intera regione
ove sono presenti delle basi non appaiate (excissione di
nucleotidi).
Per esempio, questo succede nelle cellule eucariotiche, quando
abbiamo la comparsa dei dimeri di timina. Nelle cellule
eucariotiche, abbiamo un'incisione della sequenza di DNA in
una regione localizzata a monte e a valle rispetto alla sequenza
nucleotidica alterata. La lesione viene quindi riconosciuta dalle
endonucleasi e il filamento di DNA lesionato viene rimosso.
Dopodiché, sempre grazie all'intervento di DNA polimerasi e
ligasi, si avrà il ripristino della sequenza nucleotidica normale
(per intenderci, una sequenza senza il dimero di timina, ma una
nella quale siano presenti due timine associate normalmente
come in figura).
Un altro meccanismo di riparazione, è un
meccanismo che avviene soltanto nelle
cellule procariotiche ed è detto
riparazione per escissione di nucleotidi al
buio: prevede l'intervento di un
complesso proteico, le cui proteine si
chiamano UVA, UVB e UVC. Queste
proteine si legano in corrispondenza del
sito dove c'è stato un errato appaiamento
e promuovono un taglio a monte e a valle
della regione alterata. Anche in questo
caso avremo la rimozione del singolo
filamento dove è presente, per esempio, il
dimero di timina. Interviene poi la solita
DNA polimerasi accompagnata dalla ligasi,
permettendo il ripristino della sequenza
nucleotidica così come la conosciamo.

Riparazione per excissione: mismatch repair


diretta della metilazione -MMR

Un altro meccanismo che avviene


nelle cellule eucariotiche, è un
meccanismo che permette alla cellula
stessa di capire qual è la base azotata
che si è appaiata in maniera errata.
Cioè, nel momento in cui noi si ha un
errato appaiamento e quindi la
formazione di una doppia elica dove
da un lato sarà presente il nucleotide
wild type e dall'altro sarà presente il
nucleotide inserito erroneamente, i
sistemi biologici (in particolare nelle
cellule eucariotiche) si sono evoluti
per comprendere quale sia l'elica
parentale che deve essere utilizzata
come stampo per riparare invece
l'elica in corrispondenza della quale
abbiamo avuto l'evento mutazionale che ha generato un mancato appaiamento. Come fanno i sistemi
biologici a capire qual è l’elica parentale quella dov'è avvenuto un errato appaiamento? Lo fanno in base
allo stato di metilazione. Infatti tutti i sistemi biologici, DNA compreso, vanno incontro a processi di
metilazione o acetilazione.
Questi processi fanno parte dei meccanismi epigenetici (oltre la genetica), che possono essere influenzati
dall'ambiente, dal sesso, dall’attività fisica e da tutta una serie di meccanismi che prescindono dalla
regolazione genica così come la stiamo studiando e che portano a modifiche dei livelli di metilazione e
acetilazione del nostro DNA. Tali processi possono influenzare i livelli di espressione di un determinato gene
o di compattezza della nostra cromatina.
Nel caso della replicazione del DNA, esistono delle particolari sequenze dette “isole cpg” nel caso degli
eucarioti, ma comunque questo succede anche nel caso dei procarioti dove, in corrispondenza di
determinate regioni, dove si ha la metilazione del DNA alla presenza di gruppi metilici. Quando un DNA si
duplica, questo processo di metilazione avviene in ritardo rispetto all’elica di nuova sintesi. Supponiamo
quindi di avere un DNA duplicato ove si è verificato un errato appaiamento in corrispondenza di una
determinata regione: in questo caso interviene una proteina che si chiama MutS che è una proteina che
riconosce il sito mutazionale dov'è avvenuto in mancato appaiamento. La MutS, una volta legata, ripiega
l'elica del DNA affinché questa possa interagire con altre due proteine, dette MutH e MutL, che si vanno a
legare in corrispondenza di quelle regioni genetiche prossime al sito
mutazionale (dove l’elica parentale è metilata e quella duplicata non
lo è ancora). Questo complesso multiproteico permette, a questo
punto, l'intervento di un altro enzima che appunto, una esonucleasi,
promuove l'eliminazione del tratto di DNA neosintetizzato (non
ancora metilato) nel quale è presente l’errato appaiamento. In
questa maniera la cellula ha eliminato il DNA neosintetizzato, per cui 5’
nella riparazione successiva, con l’intervento della DNA polimerasi e 3’
DNA ligasi, sarà certa di ricopiare la sequenza originale e di non
indurre un nuovo evento mutazionale all'interno della nuova
sequenza nucleotidica.

5’
3’
Trascrizione accoppiata alla riparazione del DNA
Partiamo ora dal presupposto che anche i processi trascrizionali
Sintesi per translesione
sono normalmente accoppiati con la riparazione del DNA, quindi
l’RNA polimerasi scorre lungo il DNA a partire dalla regione del
promotore, per trascrivere l’RNA messaggero. Nel caso in cui l’RNA
polimerasi si dovesse bloccare perché incontra delle regioni dove
non vi sono appaiamenti, anche questo segnale, richiama gli enzimi
che riparano il DNA e quindi anche un blocco della trascrizione è
uno stimolo per l'attivazione di questi meccanismi di riparazione.

Un altro meccanismo che avviene per eventuali danni nel genoma,


che riguarda le cellule procariotiche, è detto risposta S.O.S. In questo
caso, nel momento in cui la DNA polimerasi III (l'enzima deputato alla
replicazione del DNA) dovesse incontrare, in corrispondenza di una
determinata regione, un sito mutazionale, quest’ultimo enzima si
dissocia ed entra incontro un'altra DNA polimerasi, detta DNA
polimerasi translesionale in quanto capace di duplicare il DNA anche
in corrispondenza di regioni nelle quali vi sono degli errati
appaiamenti o nucleotidi alterati. Una volta che la DNA polimerasi
translesionale ha superato questa barriera, rientra in gioco la DNA
polimerasi 3 che ricomincia a copiare fedelmente lo stampo di DNA. Perché questo meccanismo viene
chiamato risposta SOS? Perché un blocco della duplicazione del DNA, per quella cellula, vorrebbe dire
morte certa.
Nel caso degli organismi procariotici unicellulari, sarebbe l'organismo ad andare incontro a morte certa
(necessita di sapersi replicare). Quindi la cellula preferisce più adottare questo sistema di induzione,
all'interno del proprio genoma, di eventi mutazionali che potrebbero non avere un effetto deleterio sulla
sopravvivenza dell'organismo, piuttosto che essere condannata a morte certa.

Meccanismo di riparazione del DNA in seguito a rottura di entrambe le eliche


Oltre alle alterazioni del DNA, che devono essere riparate
tramite l'intervento dei meccanismi finora descritti,
possono esistere eventi in grado di portare alla rottura di
entrambi i filamenti del DNA: la rottura accidentale di
entrambe le eliche,
comporta sicuramente
conseguenze più gravi
per la cellula nel
momento in cui non
venga riparata. Anche in
questo caso, le cellule
producono degli enzimi di
riparazione e i danni a
questo DNA, possono ridurre i meccanismi di proliferazione cellulare e
quindi la progressione del ciclo cellulare.
Esistono due meccanismi di riparo del nostro DNA nel momento in cui la
rottura riguardi la doppia elica: il primo è detto non-homologous end
joining. Che cosa vuol dire? Vuol dire che una rottura della doppia elica del
DNA, potrebbe per esempio essere saltata e quindi creare delle estremità
protrundenti su un'elica rispetto all'altra. Si avranno quindi in un caso, un
filamento 5’ che protrude e l'altro filamento
che parte più tardi, nell'altro caso, un
filamento 3’ che protrude e l'altro filamento
che parte più tardi. Uno dei possibili
meccanismi di riparo prevede l'intervento di
alcune nucleasi: queste nucleasi rimuovono
questi filamenti che protrudono, per generare
delle estremità piatte. Dopodichè interviene
una DNA ligasi 4 che capace di riappiccicare di
riattaccare le doppie eliche. Ovviamente in questo caso, una parte della
sequenza viene persa.
Lo stesso meccanismo si ritrova per esempio nel caso di regioni geniche
ripetute: nelle immunoglobuline. Si tratta di un meccanismo che può portare
alla perdita di brevi tratti di sequenza, essendo quindi anche responsabile
dell'insorgenza di eventi mutazionali (causa di malattie).
Il secondo meccanismo di riparazione è la cosiddetta homologous
recombination: il doppio filamento viene riparato in maniera
assolutamente fedele. Come? Si ha una specie di ricombinazione tra il
cromatidio fratello per cui questo meccanismo può venire dopo la
duplicazione del DNA. Supponiamo di avere un DNA duplicato e
supponiamo di avere avuto la rottura del doppio filamento: il filamento
rotto, integra la doppia elica dove è avvenuta la rottura e in qualche modo
utilizza come stampo (per replicare una certa parte delle informazioni
contenute all'interno del sito di rottura), la sequenza presente sull'altro
cromatidio fratello del cromosoma omologo. In questa maniera, può
replicare la regione genica nella quale è avvenuta la rottura e ripristinare
perfettamente la sequenza nucleotidica.

Vedete ora meglio in figura: a seguito della rottura della doppia elica,
abbiamo prima di tutto l'intervento di enzimi che degradano una parte
(un'elica) in maniera tale che l'altra, protrundente, possa inserirsi
all'interno della doppia elica del cromatide fratello del cromosoma
omologo, e utilizzare questo come stampo per la replicazione della parte
di sequenza (in corrispondenza della quale è avvenuta la rottura e che è
stata eliminata dall'azione della nucleasi) e così ricreare tutta la sequenza
originale.

Ci troviamo di fronte ad una


situazione analoga alla
ricombinazione genica. Infatti si
viene a creare una struttura come
la giunzione di Holliday, e a
seconda di come verrà risolta (con
un taglio lungo l'asse orizzontale o
verticale) si potranno avere esiti
differenti. Quindi se sul
cromosoma omologo si aveva un
allele differente, in questo caso
per esempio un individuo che
inizialmente era eterozigote potrà
diventare omozigote.
Il fenomeno prende il nome di
conversione genica. Quando la
sequenza del cromatide fratello del cromosoma omologo danneggiato, viene sostituita con quella dell'altro
cromatide fratello, se abbiamo delle varianti, avremmo una conversione genica.
I sistemi di riparo del DNA, possono causare numerosi tipi di tumore e numerose malattie. Tutte le
mutazioni a carico di questi sistemi, possono, per esempio, indurre l'insorgenza di diversi fenotipi e di
diverse patologie. La più nota è il cancro alla mammella, dovuto a mutazioni in brca2, che non possono
essere riparate dalla ricombinazione omologa a causa di un sistema difettivo che farà sì che la mutazione
diventerà stabile all'interno dell'organismo, mutazione responsabile dell’insorgenza del cancro alle ovaie e
al seno.

Mutazioni cromosomiche
Identifichiamo come
mutazioni cromosomiche, sia
le variazioni della struttura,
che le variazioni del numero di
cromosomi. Le variazioni del
numero prendono anche il
nome di variazioni genomiche,
proprio perché riguardano le
variazioni nel numero dei
cromosomi. Queste variazioni
del numero possono essere:
 aneuploidie, ossia
presenza in
sovrannumero o
mancanza di uno dei
due cromosomi
omologhi, che coinvolgono gli individui diploidi come gli esseri umani, caratterizzati da una duplice
copia di ciascun cromosoma omologo all'interno del proprio genoma;
 variazioni del numero di assetti cromosomici (gli individui diploidi possono diventare monoploidi
quando presentano un solo cromosoma per ciascuna coppia di omologhi, o poliploidi se per ogni
cromosoma sono presenti più coppie).
Le variazioni nella struttura, possono essere di 4 tipi:
1. delezioni;
2. duplicazioni;
3. Inversioni;
4. Traslocazioni.
Questi processi riguardano la struttura dei cromosomi e possono portare ad alterazioni della quantità
dell'informazione genica presente all'interno di un organismo. In particolare le delezioni e le duplicazioni,
vengono definite “sbilanciate” poichè causano uno sbilanciamento in difetto o in eccesso della quantità di
informazione presente all'interno di un determinato organismo.
Invece, vengono dette bilanciate le inversioni e le traslocazioni, perché non indicano questo meccanismo,
ma portano semplicemente un riposizionamento del materiale genetico all'interno del cromosoma.
In questo schema è ben rappresentata la classificazione delle mutazioni cromosomiche rispetto al loro
effetto sul materiale genetico: della perdita di materiale genetico mentre le ora Come si studiano le

mutazioni cromosomiche? Si studiano attraverso la citogenetica, che è quella branca della genetica che
permette di studiare dal punto di vista macroscopico i nostri cromosomi. I cromosomi possono essere messi
in evidenza nel momento in cui sono nella loro forma di maggiore spiralizzazione cosa che succede avviene
durante la metafase. Per valutare il cariotipo di un individuo, cioè la mappa di tutti i cromosomi presenti
all'interno di una cellula, dobbiamo bloccare le cellule in metafase. In metafase, il genoma è duplicato,
quindi ogni cromosoma è costituito da due cromatidi oltre ad avere due cromosomi omologhi per ciascun
tipo di cromosoma. È possibile bloccare le cellule in metafase, ed è
possibile fotografare i cromosomi opportunamente colorati, in maniera
tale da poterli distinguere tra di loro e posizionare fisicamente uno accanto
all'altro.
La citogenetica ci dà una serie di informazioni importanti, permettendoci di
visualizzare immediatamente se manca un cromosoma di una determinata
coppia o di visualizzare la presenza di grosse alterazioni cromosomiche
(mancanza di intere porzioni).
Questa branca chiaramente non ci permette di ottenere informazioni
rispetto a specifiche mutazioni all'interno di geni: ci può dare solo alcune
informazioni su inversioni, nel momento in cui andiamo a considerare una
mappatura effettuata con specifiche colorazioni che quindi mettono in
evidenza dei bandeggi alterati rispetto a quelli attesi, ma comunque si tratta di un processo che ci permette
di evidenziare in maniera
macroscopica quelle che sono le
alterazioni avvenute all'interno del
nostro genoma.
I cromosomi possono essere anche
caratterizzati da uno specifico
bandeggio: analizzandone le
alterazioni nel bandeggio di
riferimento, qui vedete un bandeggio
G (quello maggiormente utilizzato),
che colora le regioni eu ed
eterocromatiche del nostro del
nostro genoma e, in maniera
differenziale, le regioni
centromeriche. Grazie a questa
colorazione è possibile capire se sia avvenuta una delezione nella regione centromerica oppure
un'inversione proprio perché i bandeggi dei bracci lunghi e corti dei vari cromosomi, di differiscono tra di
loro.
Un'altra tecnica che ci può permettere di evidenziare le alterazioni
citogenetiche è la FISH, l'ibridazione in situ con sonde fluorescenti. I
cromosomi vengono cioè marcati in maniera fluorescente e specifica
pertanto, grazie all'utilizzo di sonde selettive, si potrà immediatamente
mettere in evidenza l'esistenza di cromosomi soprannumerari o l'esistenza
di regioni che sono state scambiate tra un cromosoma e l'altro.
Da
che

cosa possono derivare questi


riarrangiamenti cromosomici? Una
causa può essere proprio la rottura
del nostro DNA: eventi di rottura
della doppia elica del DNA, possono
portare alla perdita di informazione
in determinate regioni geniche,
portando ad una delezione. Ma
anche delezioni, inversioni o
traslocazioni, possono dipendere da
eventi di ricombinazione. In
particolare, se si ha una
ricombinazione errata, si avranno su
due cromosomi che derivano da
questo evento di ricombinazione, in
un caso la delezione di una regione
genica, nell'altro, la duplicazione. Si
guardi lo schema riportato nel
secondo rigo: vedete che se il cromosoma con i geni 1, 2, 3, 4, non si appaia correttamente col suo
omologo, l'evento di ricombinazione che avverrà tra 33 e tra 24, porterà alla delezione nel primo caso e alla
duplicazione nel secondo. Ovviamente un evento di rottura potrà portare anche all’intervento dei
meccanismi di riparazione del DNA, ma il frammento potrebbe essere riparato in maniera errata e quindi la
sequenza nucleotidica essere inserita in maniera invertita rispetto all'originale.

Ancora, un doppio evento di rottura che riguarda cromosomi differenti, può essere responsabile di
traslocazioni reciproche per cui, questo evento di rottura può richiamare l'attivazione dei meccanismi di
riparazione visti, i quali potrebbero non funzionare correttamente e quindi collegare tra di loro sequenze
nucleotidiche che appartengono a cromosomi di tipo differente.
Il Crossing over ineguale è una delle
principali cause di eventi di
riarrangiamento riguardanti il nostro
genoma: all'interno del nostro DNA
sono infatti presenti in maniera
interspersa, delle sequenze ripetute
che possono presentare dei livelli di
omologia. Queste sequenze
ripetute, che presentano omologia,
disposte in varie regioni del nostro
genoma, possono essere
responsabili di appaiamenti tra
queste sequenze ed eventi di
ricombinazione. Vedremo che
queste sequenze possono essere
rappresentate anche dagli elementi
trasponibili, delle sequenze di DNA
ripetuto intersperso, che si trovano
frequentemente presenti a livello
del nostro genoma.
Che cosa succede? Un appaiamento tra queste regioni ripetute ed un evento di crossing-over tra queste
regioni, può portare alla delezione in corrispondenza del frammento compreso tra questi due elementi e
quindi alla perdita dell’informazione genica, poiché il frammento che viene rilasciato in questo caso non
essendo caratterizzato dalla presenza del centromero ed essendo molto piccolo, verrà perso. Si crea una
delezione stabile.
Ancora, come vedete nella seconda riga, un appaiamento tra elementi ripetuti che riguarda cromatidi
differenti, può portare ancora una volta ad eventi di ricombinazione capaci di portare su un cromatide a
delezioni sull'altro ad eventi di duplicazione.
Ancora, terzo esempio, un evento di ricombinazione che avviene tra due sequenze ripetute che però si
trovano orientate in maniera diversa, fa sì che queste si appaino tra di loro generando una specie di
struttura loop e questo evento di ricombinazione porterà ad un'inversione della regione genica contenuta
tra i due elementi che hanno ricombinato tra di loro.
Ancora, eventi di ricombinazione che riguarda queste sequenze ripetute su cromatidi differenti porterà ad
una traslocazione reciproca. Si veda come la presenza di queste sequenze ripetute nel nostro genoma è
essa stessa, senza che intervengono processi esogeni, responsabile di alterazioni che possono avvenire a
livello del nostro DNA.

Le delezioni
le delezioni sono la perdita di segmenti di cromosoma. Possono riguardare porzioni terminali di un
determinato cromosoma (parleremo di delezioni terminali), possono riguardare una regione centrale del
cromosoma (parleremo di delezioni intestinali). Possono riguardare anche la regione centromerica: in
questo caso, se viene deleta la regione centromerica il cromosoma sarà un detto cromosoma acentrico.
I cromosomi acentrici poiché, non si avrà più la possibilità di formazione di un legame dei microtubuli con le
proteine centromeriche, non potranno interagire con le fibre del fuso mitotico e dunque verranno persi
durante le replicazioni successive.
Quali possono essere le cause di queste delezioni? Mutageni fisici, quindi per esempio radiazioni ionizzanti,
o l'elevata temperatura (responsabile di rotture a livello della struttura dei cromosomi); dagli elementi
trasponibili: abbiamo visto prima che eventi di ricombinazione tra sequenze ripetute presenti all'interno del
genoma, che ricombinano tra di loro, può portare alla perdita in maniera stabile di parte dell'informazione
genetica; da errori di ricombinazione.
Le delezioni terminali invece, si possono
generare a seguito di una rottura casuale che
riguarda il cromosoma. Le delezioni intercalari,
normalmente derivano da eventi di
ricombinazione tra sequenze ripetute che
portano alla formazione di una regione che
viene persa e quindi alla generazione di un
cromosoma deleto. Al contrario, quando questo
cromosoma deleto andrà a interagire con il
cromosoma omologo, in questo caso
l'appaiamento porterà alla formazione di un
loop che sarà possibile visualizzare al
microscopio elettronico. Questo loop coincide
proprio con la regione che è deleta sul
cromosoma omologo per cui, l'altro cromosoma,
non trovando una corrispondenza, genera
questa struttura al loop. Questa condizione
(nella quale abbiamo tali strutture) è detta pseudodominanza: se nella regione che risulta deleta, nell'altro
cromosoma vi è la presenza di una mutazione, questo individuo che prima magari era eterozigote e quindi
non presentava la mutazione, in questo caso quell’allele potrà essere manifestato e quindi avremo una
condizione di pseudodominanza (diventando dominante semplicemente perché non c'è nessun altro allele
che potrebbe in qualche modo mascherare l'effetto perfenotipico
di quella mutazione).

N.B. questo tipo di approccio è stato anche utilizzato sperimentalmente per la creazione dei cosiddetti
mutanti per delezione nella genetica formale, la quale utilizza questo tipo di approccio per creare e capire
dove sono localizzati e la funzione di determinati geni. Si possono creare in laboratorio dei mutanti che
sono detti mutanti per delezione, andando ad eliminare una regione genica dove si ipotizza che vi sia un
gene che possa influenzare un determinato operativo e andiamo ad osservare quello che succede nella
progenie.

Un altro evento che


può portare a questo
processo è il Crossing
over ineguale: se due
cromatidi non sono
perfettamente
appaiati tra di loro, si
avrà un evento di
crossing-over (vedi
figura) che può
avvenire in diversi
punti. Si può avere il
Crossing-over
ineguale tra due
cromatidi non fratelli,
avendo la comparsa di
delezioni e
duplicazioni, ma
anche di eventi di
crossing-over che avvengono tra due cromatidi fratelli. In questo caso possono portare, nel momento in cui
non c'è appaiamento corretto, a duplicazione o delezione. Gli eventi di ricombinazione possono venire a 2,
a 3, a 4 cromatidi e interessare tutti i cromatidi appaiati tra di loro nella formazione delle tetradi.
Le delezioni in omozigosi, sono quasi sempre letali, specialmente se si tratta di macro delezioni che
coinvolgono geni housekeeping, cioè fondamentali per determinate funzioni all'interno della cellula.
Le delezioni in eterozigosi, possono invece essere delterie per tutta una serie di motivi: prima di tutto per
aploinsufficienza. Che cosa vuol dire? Vuol dire che in alcuni casi è necessario il prodotto codificato da
entrambi i geni, affinché vi sia una quantità di proteina sufficiente per svolgere una determinata funzione.
Se manca un gene, la quantità di quel prodotto presente all'interno della cellula sarà dimezzato, e un
prodotto dimezzato, potrebbe non essere sufficiente per garantire il completamento di quella funzione
biologica.
Un’altra possibile causa di patogenicità è la pseudodominanza: in questo caso, se manca l'allele wild type
che era dominante perché c'è stata una delezione in corrispondenza di quella regione, nella progenie verrà
espresso soltanto l'allele mutato.
Quali sono le conseguenze delle delezioni? Normalmente se nel frammento abbiamo dei geni importanti
per determinate funzioni biologiche, avremo anche una manifestazione fenotipica.
Nella specie umana voi vi troverete di fronte a diverse condizioni che sono dovute a delezioni in geni
importanti che portano ad alcune manifestazioni fenotipiche caratteristiche: una di queste è la sindrome
del cri du chat, una sindrome nelle quale abbiamo una delezione del braccio corto del cromosoma 5; la
sindrome di prader willi, una sindrome dovuta ad una delezione del braccio lungo del cromosoma 15; il
retinoblastoma, una patologia dovuta alla delezione di una banda del cromosoma 13; e infine una serie di
patologie tumorali come appunto i neuroblastomi, melanomi, carcinomi polmonari, carcinomi del colon.
Focus: la sindrome del cri du
chat è una sindrome che dal
francese viene tradotta come
“pianto del gatto”, perché i
bambini affetti da questa
malattia, alla nascita,
manifestano questo
caratteristico pianto che sembra
più un miagolio che non un vero
e proprio pianto di bambino.
Sono bambini che presentano
basso peso alla nascita e hanno
un volto tondo, delle
caratteristiche fenotipiche ben
evidenti, la fronte sporgente,
una mandibola piccola,
microcefalia e ritardo mentale.
Questa è una foto di un
bambino affetto da sindrome di
Cri du chat e come vedete l'analisi citogenetica può mettere in evidenza come il cromosoma 5 che vedete
indicato con la freccia, sia portatore di questa macro delezione che riguarda l'estremità del braccio corto. In
questo caso, la delezione era presente linea germinale di un genitore, per cui è stato trasferito al figlio. Si
tratta di una malattia che per fortuna ha una frequenza molto bassa 1 ogni 100.000 nati.
LEZIONE 9
MUTAZIONI CROMOSOMICHE

Le mutazioni sono cambiamenti del materiale genetico che non vengono riparati con i normali
meccanismi di riparo. Possono essere spontanee o indotte e possono essere causate da agenti
fisici, biologici o chimici.
Non sempre le mutazioni sono da considerare in maniera negativa poiché la variabilità genetica è
garantita principalmente dagli eventi mutazionali, infatti esse costituiscono il substrato su cui
opera la selezione naturale e sono fondamentali per l’evoluzione.
Allo stesso tempo però possono avere effetti deleteri sull’organismo e alcuni esempi sono la
trasformazione neoplastica e la resistenza ad alcuni farmaci come succede in alcune specie
batteriche. In questi casi le mutazioni conferiscono resistenza agli antibiotici e rappresentano un
problema nella pratica medica.

Le mutazioni cromosomiche sono mutazioni che riguardano la struttura o il numero dei


cromosomi, mentre le mutazioni genomiche riguardano interi genomi.
Le mutazioni (cromosomiche) della struttura sono: DUPLICAZIONI, DELEZIONI, INVERSIONI E
TRASLOCAZIONI.
Le mutazioni del numero sono: ANEUPLOIDIE (quando riguardano un cromosoma di una coppia di
omologhi che può essere in deficit numerario o in sovrannumero) o possono essere variazioni
dell’intero assetto di cromosomi (Monoploidie quando per ciascun assetto cromosomico abbiamo
un unico cromosoma della coppia di omologhi o Poliploidie).

Le mutazioni cromosomiche possono essere di due tipi: Bilanciate o Sbilanciate.


Le mutazioni bilanciate sono
quelle nelle quali non c’è perdita
o variazione nella quantità di
informazione genetica e sono la
TRASLOCAZIONE e
L’ INVERSIONE ossia quei
processi in cui c’è lo
spostamento di parte di regioni
del cromosoma all’interno dello
stesso cromosoma o tra diversi
cromosomi. In questo caso il
contenuto totale di informazione
genica contenuto nell’organismo
rimane costante.
Al contrario le alterazioni che
portano all’acquisizione o alla
perdita di materiale genetico
vengono detto sbilanciate e sono le DELEZIONI e le DUPLICAZIONI. Nella delezione c’è la perdita di
parte dell’informazione genica contenta nel cromosoma, mentre nella duplicazione (che può
riguardare una regione del dna o può riguardare la presenza di un cromosoma sovrannumerario di
una coppia di omologi) c’è un aumento di materiale genetico e quindi uno sbilanciamento nella
quantità di informazione genetica.
TECNICHE DI
CITOGENETICA

Per poter studiare i cromosomi


di un individuo si utilizzano le
tecniche di citogenetica, si
utilizza cioè il cariotipo. Il
cariotipo non è altro che una
fotografia di quella che è la
macrostruttura, il numero dei
cromosomi, presenti all'interno
di una cellula.
Per poter ottenere il cariotipo
di un individuo si usano delle
cellule in attiva proliferazione;
generalmente si parte da un prelievo di sangue e si utilizzano i linfociti periferici dell’ individuo che
sono in attiva proliferazione che vengono inibiti da un inibitore della formazione del fuso mitotico
come la colchicina. In questo caso i cromosomi metafasici ( quei cromosomi dove il DNA si è
duplicato e che sono altamente spiralizzati) sono facilmente fotografati e possono essere
sistemati. Oggi vengono usati dei software che sistemano le coppie di cromosomi omologhi in
automatico.
Studiando il cariotipo si può vedere se ci sono deficit nel numero dei cromosomi e si possono
ottenere anche altri tipi di informazioni che riguardano la struttura dei singoli cromosomi ad
esempio se ci sono macro delezione del braccio lungo o corto di un cromosoma. E’ anche possibile
colorare i cromosomi con vari tipi di tecniche di bandeggio, queste infatti permettono di mettere
in evidenza le regioni eucromatiche ed eterocromatiche oppure delle regioni particolarmente
ricche in contenuto nucleotidico di timina, adenina, citosina o guanina. L'analisi delle alterazioni di
questo bandeggio è molto importante perché ci può permettere di capire ad esempio, se è
avvenuta un' inversione all'interno di un cromosoma. In sintesi dal cariotipo si possono ottenere
una serie di informazioni molto importanti. Altre tecniche di studio dei cromosomi possono essere
quelle delle sonde marcate fluorescenti con cui è possibile colorare in maniera differente i
cromosomi che appartengono a coppie differenti di omologhi e vedere se per ogni cromosoma si
hanno i due omologhi attesi o se il cromosoma di nostro interesse ha delle dimensioni differenti
rispetto a quelle attese e di conseguenza dedurre se ci sono delle anomalie specifiche che
riguardano quel determinato cromosoma.

ARRANGIAMENTI CROMOSOMICI

Tutti questi arrangiamenti cromosomici


possono derivare da una serie di processi che si

possono verificare all'interno delle nostre


cellule. Un esempio sono i meccanismi di
rottura del DNA in corrispondenza di due
punti che si trovano sullo stesso
cromosoma, in questo caso si può avere
la delezione, cioè la perdita di materiale
genetico contenuto tra i due punti di
rottura poiché in intervengono meccanismi di riparo che risaldano le estremità dei cromosomi e
una parte di informazione genetica può andare persa. Questi eventi di riarrangiamenti
cromosomici possono dipendere anche da meccanismi di ricombinazione che avvengono in
maniera non perfetta, infatti quando si formano le tetradi si può verificare un Crossing over che
comporta lo scambio di informazione genetica tra i cromosomi omologhi ma essendo il genoma
caratterizzato da regioni ripetute e regioni dove ci sono omologie di sequenza, un appaiamento
non corretto di regioni parzialmente omologhe può comportare la comparsa di eventi di
ricombinazione tra queste regioni e questi eventi di ricombinazione dovuti ad appaiamenti errati
possono portare a duplicazioni o delezioni del materiale genetico.
Le inversioni si hanno a seguito di eventi di rottura del DNA ma in questo caso non portano la
perdita del frammento compreso tra i due punti di rottura, bensì all’inversione di questo
frammento. Sempre eventi di rottura che riguardano cromosomi differenti possono essere poi
responsabili della traslocazione reciproca cioè del trasferimento di parte dell'informazione genica
contenuta su un cromosoma su un altro cromosoma.
Il DNA come già detto è caratterizzato da sequenze ripetute. Queste sequenze ripetute intersperse
all'interno del nostro genoma rappresentano delle regioni di omologia di sequenza e se avviene un
appaiamento in corrispondenza di queste regioni omologhe intersperse si possono avere diversi
tipi di effetti. Se le due sequenze si appaiono perfettamente tra di loro si può avere la delezione di
frammenti genici.
Quando queste sequenze ripetute intersperse sono orientate in direzioni opposte si possono
appaiare formando delle strutture a loop che a seguito dell’ evento di ricombinazione vanno
incontro ad inversione. Inoltre gli eventi di ricombinazione possono avvenire tra sequenze ripetute
intersperse, per esempio gli elementi trasponibili, presenti su cromosomi diversi; quando in
questo caso avviene un evento di Crossing over si ha una traslocazione reciproca. In conclusione
sia le caratteristiche del nostro genoma (la presenza di queste sequenze ripetute intersperse) sia
eventi esogeni come la rottura del doppio filamento possono essere responsabili di questi eventi.

LE DELEZIONI

Le delezioni sono degli eventi che portano alla perdita di segmenti cromosomici. Le delezioni
possono riguardare porzioni terminali del braccio lungo o del braccio corto del cromosoma ma
anche porzioni centrali e in questo caso una doppia rottura sul braccio corto o braccio può essere
responsabile della perdita dell'informazione genica.
Se questo doppio evento di rottura porta la perdita d'informazione nella regione del centromero si
avrà la formazione di cromosomi acentrici. Con la formazione di un cromosoma acentrico vista
l'importanza del centromero nell’interazione con le fibre del microtubulo e con tutto il fuso che si
viene a formare durante la divisione cellulare, quel cromosoma andrà perso durante le divisioni.

Le delezioni possono essere indotte da:


-mutageni fisici (radiazioni ionizzanti come raggi x);
-elevata temperatura;
-elementi trasponibili;
-errori di ricombinazione

Le delezioni terminali si possono generare da un evento di rottura casuale o da uno dei processi
sopra indicati che riguardano appunto l'estremità terminale di un cromosoma. Il risultato che si
ottiene è un cromosoma più piccolo quindi nell’analisi del cariotipo si avrà nella stessa coppia di
omologhi un cromosoma con delle caratteristiche morfologiche che non sono le stesse rilevabili
nell’altro cromosoma.
Ovviamente il discorso si può fare nel
caso di delezioni di ampie porzioni del
cromosoma perché le delezioni di
singoli nucleotidi non sono rilevabili dal
punto di vista strutturale con queste
tecniche di citogenetica.

Le delezioni intercalari si possono


creare per doppia rottura del DNA per
eventi di ricombinazione in regioni di omologia parziale come le sequenze ripetute intersperse o
come gli elementi trasponibili. In questo caso una frazione del Dna andrà persa mentre il
cromosoma deleto ancora una volta presenterà delle caratteristiche strutturali differenti rispetto
all'altra coppia di cromosomi omologhi.
Quando un cromosoma deleto si va ad appaiare con un cromosoma normale si forma un loop,
questo loop rappresenta la regione che è stata deleta sul cromosoma e che invece è presente
sull'altro cromosoma omologo, quindi si
crea una condizione di pseudo dominanza.
Se la delezione ha comportato
l'eliminazione di una regione genica dove
era presente un allele dominante ed è
rimasto sull’omologo una regione genica
che invece contiene l’allele recessivo,
questo allele recessivo adesso potrà essere
manifestato fenotipicamente nell’individuo portatore di questa delezione se l’evento è avvenuto
in corrispondenza della linea germinale e quindi può essere riscontrato in tutte le cellule del
nascituro. La manifestazione fenotipica la si ha indipendentemente dal fatto di essere dominante o
recessivo (allele) poiché l’individuo possiede un’unica copia allelica. Questa condizione prende il
nome di pseudodominanza.
Questo tipo di approccio viene anche utilizzato
sperimentalmente in laboratorio in una tecnica che
prende il nome di mappatura per delezione. Con questa
tecnica vengono presi organismi modello come per
esempio la drosophila e si va ad indurre la delezione di
una determinata regione genica per vedere se quella
regione codifica per un prodotto oppure si va ad indurre
una delezione di una regione genica dove c’è un gene le
cui funzioni però non sono note. Analizzando le
caratteristiche del fenotipo dell'individuo portatore di quella delezione si riesce a capire qual è la
funzione del gene che è stato deleto.
Le delezioni e le duplicazioni normalmente vanno di pari passo nel momento in cui si verificano
episodi di Crossing-over ineguale. Episodi di Crossing-over ineguali che avvengono tra due
cromatidi fratelli di
cromosomi omologhi in
maniera sfalsata o tra i due
cromatidi fratelli dello stesso
omologo in maniera sfalsata
porteranno alla delezione di
alcuni geni e e alla
duplicazione di altri geni.
Nell'uomo le delezioni in
omozigosi, soprattutto le
estese delezioni in
omozigosi, sono
normalmente letali, mentre le delezioni in eterozigosi sono invece spesso deleterie sia per il
fenomeno della pseudodominanza che per l’aploinsufficienza.
APLOINSUFFICIENZA= In alcuni casi alcuni geni hanno bisogno del prodotto che deriva dalla
trascrizione e dalla traduzione di entrambi gli alleli affinché quel prodotto sia presente in quantità
sufficienti all'interno della cellula per poter esplicare determinate funzioni, quindi con la delezione
di una regione genica che contiene uno dei due alleli si avrà la sintesi di metà del prodotto che è
richiesto dalla cellula per poter svolgere quella funzione.
CONSEGUENZA DELLE DELEZIONI
Il pezzo di cromosoma deleto con la delezione contiene numerosi geni perciò i pazienti portatori di
delezione possono avere delle conseguenze cliniche gravi. Alcune malattie determinate dalle
delezioni sono:
- la sindrome di cri-du-chat causata dalla delezione del braccio corto del cromosoma 5;
- la sindrome di Prader-Willi causata dalla delezione di una parte del braccio lungo del cromosoma
15;
-il retinoblastoma (tumore dell'occhio) causato dalla delezione di una banda del cromosoma 13;
-neuroblastoma, melanoma, carcinoma polmonare.

SINDROME DI CRI-DU-CHAT

La sindrome del cri-du-chat è una malattia dovuta


dalla delezione di una parte del braccio corto del
cromosoma a 5 il cui nome vuol dire pianto del gatto
perché i bambini che nascono affetti da questa
malattia hanno un pianto molto caratteristico che
assomiglia a miagolio di un gatto. Generalmente i
bambini affetti sono anche caratterizzati da altre
alterazioni fenotipiche come:
-basso peso alla nascita
- volto tondo
- fronte sporgente
-una mandibola piccola e retratta
-ritardo mentale e
microcefalia
E’ visibile la causa molecolare di questa patologia: mettendo
vicini la coppia di cromosomi 5 omologhi risulta deleta un'estesa
regione in corrispondenza dell’estremità terminale del braccio
corto che include due bande 15.2 e 15.3 e che include
sicuramente un numero di geni sufficientemente elevato da
essere responsabile di tutte le alterazioni fenotipiche.
Si tratta di una patologia che si manifesta nel momento in cui
questa delezione riguarda la linea germinale di un genitore
normale e la sua frequenza è di 1/100.000 nati vivi.

LE DUPLICAZIONI
La duplicazione è una mutazione cromosomica che consiste nel raddoppiamento di una
determinata regione di un cromosoma. La duplicazione può portare alla ripetizione di alcune
regioni geniche in tandem.
L'evento di duplicazione genera un'altra coppia di B C che
si trovano in maniera ripetuta e sequenziale rispetto alla
coppia di regioni geniche precedenti quindi si avrà A B C
B C.
Se invece la coppia B C viene duplicata ma invertita
parleremo di duplicazione in tandem invertita e quindi in
questo caso si avrà A B C C B.
Oppure si può avere il tandem terminale quando la
duplicazione riguarda regioni geniche presenti
nell’estremità del braccio lungo o del braccio corto di un
cromosoma quindi in questo caso la duplicazione
riguarda le regioni A B che sono le regioni terminali più
prossime all’estremità del cromosoma riportato in figura
e quindi si ha la duplicazione A B A B per proseguire con
le regioni C D E F G H .

Come visto prima la duplicazione normalmente può derivare da un evento di Crossing-over


ineguale e dopo la duplicazione una determinata regione genetica risulterà duplicata.
A differenza delle delezioni, le duplicazioni sono piu comunemente ritrovate negli individui perché
hanno un minore effetto dal punto di vista fenotipico in quanto in questo caso gli effetti di
sbilanciamento sono meglio tollerati, non si ha cioè la mancanza di informazione genica ma
abbiamo un’aggiunta di informazione genica che è meglio tollerata rispetto alla delezione.
L’evento di Crossing over ineguale è responsabile della duplicazione di regioni geniche.

Esempio della drosophila

Nelle mutazioni bar dell'occhio di drosophila dove il gene bar è localizzato sul cromosoma x, il
Crossing over ineguale tra le
regioni che codificano per questo
gene porta ad una duplicazione su
un cromosoma e una delezione.
Tanto più è duplicata questa
regione genica tanto più il
nascituro sarà caratterizzato da un
occhio fenotipicamente diverso
rispetto all’occhio one type che è
rotondeggiante. Infatti la
mutazione bar porta alla comparsa
di un occhio tanto più stretto
quanto più elevato è il numero di
copie presenti a livello del
cromosoma. Questa è una mutazione a dominanza incompleta proprio perché questa mutazione
bar si manifesterà a seconda del numero di ripetizioni presenti.
Le duplicazioni possono in alcuni casi causare fenotipi anormali perché causano squilibri del
normale dosaggio genico, per esempio nel caso di sovradosaggio la presenza di informazione
genica addizionale potrebbe portare praticamente ad un sovraespressione di alcuni geni e questo
potrebbe influenzare negativamente il fenotipo del nascituro.

Le duplicazioni hanno avuto un ruolo molto importante nell’evoluzione dei genomi perché hanno
portato alla comparsa di pseudo geni che sono dei geni con elevata omologia di sequenza rispetto
al gene dal quale derivano ma che probabilmente non sono perfettamente funzionanti.
Queste duplicazioni hanno poi creato anche un espansione del materiale genetico che magari si
può essere evoluto verso nuove funzioni, per esempio i geni delle globine che derivano da un
precursore ancestrale che ha dato poi origine a diverse copie di se stesso che si sono evolute
dando vita a diverse tipologie di globine (es. globina fetale che viene espressa soltanto durante la
fase fetale per poi essere sostituita con le emoglobine dell’adulto).
La presenza di pseudo geni rende un po' complicata l'indagine genetica perché nel momento in cui
si vuole analizzare una mutazione che può essere responsabile dell’ insorgenza di un certo
fenotipo la presenza di pseudogeni può portare ad un ampliamento del quadro clinico e il
sequenziamento risulta difficoltoso, per bypassare questo problema essendo i pseudogeni simili al
gene di partenza ma non identici è necessario predisporre dei sistemi che permettono di
identificare in maniera specifica e selettiva solo i geni d’ interesse e non gli altri.

Una caratteristica importante è che le duplicazioni possono retromutare, cioè a seguito di un


evento che ha portato alla duplicazione di una regione genica si può avere un altro evento
mutazionale che elimina la prima duplicazione del materiale genetico e quindi riporta
l'informazione contenuta a livello cromosomico ad un livello iniziale.

La duplicazione di determinate regioni genetiche può avere anche un effetto sulla struttura dei
cromosomi.

LA SINDROME DELL’ X FRAGILE

In questo caso normalmente il gene FMR1 contiene tra le 6 e


le 53 ripetizioni di questo trinucleotide, quando invece le
ripetizioni di questo trinucleotide CGG superano le 230
copie si avrà il silenziamento dell'espressione di questo
gene e anche una costrizione a livello della regione genica
dove è presente questo gene. Questa costrizione genera la
cosiddetta sindrome dell'x fragile proprio perché potrà
portare con maggiore probabilità alla rottura del
cromosoma x in corrispondenza di quella regione e quindi
alla delezione di parte dell'informazione genica.

INVERSIONI E TRASLOCAZIONI

Le altre due mutazioni cromosomiche sono le inversioni e le traslocazioni, queste vengono dette
aberrazioni cromosomiche bilanciate perché in questo caso non viene modificato il numero dei
gentili ma viene modificata la disposizione di questi geni all'interno del corredo cromosomico.

Si possono distinguere due tipi di inversioni: paracentrica e pericentrica.


Le inversioni parecentriche sono quelle che non comprendo il centromero e quindi la regione
invertita riguarderà o il braccio lungo o il braccio corto del cromosoma, mentre le inversioni
pericentriche riguardano la regione centromerica e quindi comportano l'inversione di una parte
della regione cromosomica dove è presente il centromero.
Questi eventi di inversione si
possono creare a seguito di vari
eventi tra cui per esempio un evento
di ricombinazione errata. Le
inversioni in omozigosi modificano le
relazioni di linkage dei geni coinvolti
nell’inversione; il linkage è
l'associazione genica cioè sul
cromosoma dopo il gene A si trova il
gene B, poi il C, successivamente il
D, in questo tipo di inversioni invece dopo il gene A non ci sarà più B o C ma ci sarà per esempio
DCEB e si perdono le relazioni di linkage.

Le relazioni di linkage sono delle relazioni molto importanti che servono anche per studiare i geni
associati alle malattie, ad esempio nel momento in cui non è nota qual è la causa genetica di una
malattia si può verificare se tutti i pazienti affetti da quella determinata malattia possiedono uno
specifico allele in un gene e in quel caso si potrà capire che tutti i pazienti che ereditano quella
regione genica sono affetti da quella malattia.

Nella meiosi singoli eventi di Crossing over all'interno di questi segmenti invertiti producono dei
ricombinanti con una frequenza molto bassa, inoltre queste inversioni possono provocare la
perdita di funzione di un gene nel momento in cui per esempio il punto di rottura si trova
all'interno di questo gene oppure quando il punto di rottura fa sì che la sequenza codificante di
questo gene venga posta sotto il controllo di regioni regolatorie diverse (le sequenze regolatorie
vengono poste sotto il controllo di promotori diversi). Quando si allontana un promotore da una
regione che deve essere trascritta viene influenzato il livello di espressione di quella regione.

Le inversioni producono un nuovo allineamento dei geni sul cromosoma che di solito non sono
legati ad alterazioni cliniche.
Se l’inversione è in omozigosi, essendo invertite entrambe le regioni presenti sulla coppia di
cromosomi omologhi, si avrà un appaiamento perfettamente normale come se non fosse successo
nulla.
Se invece l’ inversione è in eterozigosi, se si verificano degli eventi di ricombinazione all'interno
della regione nella quale sono avvenuti gli appaiamenti non corretti tra la regione invertita e la
regione normale dell'altro omologo si possono avere come prodotti dei gameti sbilanciati.

INVERSIONE IN ETEROZIGOSI

In una inversione in eterozigosi, un


evento di ricombinazione che
avviene all'interno della regione
appaiata nella quale è avvenuta
l'inversione, può portare nel caso di
inversioni paracentriche al 50% di
formazione di gameti letali.
In questo caso infatti l'inversione
non ha riguardato il centromero e
quindi i prodotti di ricombinazione
in un caso saranno caratterizzati da un gamete con 2 centromeri, in un altro caso il cromosoma
sarà acentrico e quindi verrà perso; nel caso del cromosoma con i 2 centromeri una volta che
questi vengono tirati da parti opposte della cellula si avrà la rottura di questo cromosoma e quindi
ulteriore perdita dell'informazione genica.
Nel caso invece in cui l'inversione riguardi la regione centromerica, si tratta quindi di un’
inversione pericentrica, un evento di ricombinazione genererà in tutti i casi dei cromosomi che
possiedono il centromero e che quindi potranno segregare correttamente durante la meiosi;
tuttavia in un caso si avrà un cromosoma normale, in un altro caso si avrà un cromosoma che
presenta un' inversione e si avranno due cromosomi con duplicazioni e delezioni di parte
dell'informazione genica.

L'evento di ricombinazione
porta alla formazione
durante la prima divisione
meiotica di un cromosoma
con due centromeri; questo
cromosoma andrà incontro
ad una rottura, con questa
rottura e con la successiva
separazione dei cromatidi
fratelli si avrà un prodotto
normale, un prodotto con
delezione, un altro prodotto
con delezione e un prodotto
con inversione.

In questo caso si avrà


lo scambio di
materiale genetico tra
i cromosomi omologhi
e quindi alla
separazione dei
cromatidi fratelli si
avrà la formazione di
prodotti normali
prodotti, prodotti con
inversioni, prodotti
con duplicazioni e
delezioni.
In conclusione, si evince come un’ inversione in eterozigosi è una inversione che può portare alla
formazione di gameti sbilanciati e quindi indurre nel nascituro una serie di patologie che in alcuni
casi sono incompatibili con la vita.

CONSEGUENZE DELLE INVERSIONI

I principali effetti dal punto di vista della manifestazione clinica delle inversioni sono l'effetto della
posizione e della soppressione del Crossing over.

L'effetto di posizione= l’inversione trasferisce un gene sotto il controllo di un'altra regione


regolatoria e potrà essere inattivo nel caso si tratti di una regione eterocromatica o iperattivo nel
caso sia una finito sotto il controllo di un promotore attivo.
La soppressione del Crossing over= in questo caso segmenti invertiti potranno rimanere non
appaiati e quindi non si produrranno dei gameti non vitali.

MUTAZIONI PER TRASLOCAZIONE

Le mutazioni per traslocazione riguardano lo spostamento di tratti del Dna. Esso può avvenire in 3
modi:

-traslocazione intra-cromosomica non reciproca che avviene all'interno dello stesso cromosoma
(una determinata regione genica passa per esempio dal braccio lungo al braccio corto o viceversa);
-traslocazioni inter-cromosomiche che riguardano cromosomi non omologhi;
in questo caso possiamo avere una traslocazione Inter-cromosomica non reciproca se il materiale
genetico passa da un cromosoma ad un altro o reciproca nel momento in cui due cromosomi si
scambiano materiale genetico invertendo cosi le loro estremità.
Come già detto le traslocazioni sono bilanciate poiché la quantità dell'informazione genica non
cambia ma cambia la relazione tra i vari geni e quindi cambiano le relazioni di linkage e il controllo
di questi geni nel momento in cui vengono spostati verso altre regioni.

La traslocazione avviene in seguito a diversi eventi come per esempio la rottura che riguarda più
cromosomi e quindi comporta lo scambio di materiale genetico tra uno e l'altro. Se il punto di
rottura è all'interno del gene, analogamente al caso delle inversioni, si avrà la perdita della
funzione di quel gene o si possono avere alterazioni della regolazione dell’espressione di questi
geni se vengono allontanati o avvicinati a specifiche regioni di regolazione o ancora possono
creare nuovi prodotti genici per fusione.

Le traslocazioni in omozigosi modificano le relazioni di linkage quindi esattamente come per le


inversioni, si modificano i rapporti di interazione tra i vari geni mentre la meiosi avviene
normalmente.

Le traslocazioni reciproche tra cromosomi omologhi differenti in eterozigosi causano invece semi
sterilità quindi il 50% dei prodotti che derivano
dalla meiosi darà degli zigoti non vitali.

Due cromosomi si scambiano le sequenze


contenute in corrispondenza della loro estremità
e si ha come conseguenza la traslocazione di
materiale genetico.
Il cromosoma #2 e il cromosoma t2 sono omologhi, l’ omologo sarà però portatore della
traslocazione. La traslocazione è avvenuta col cromosoma 6 per cui anche il cromosoma 6 sarà un
cromosoma traslocato diverso dal cromosoma one type.
La presenza di parziale omologia del cromosoma 2 e 6 traslocati con i cromosomi one type farà sì
che nella profase della prima divisione meiotica i cromosomi normali e quelli traslocati formino
una configurazione che è detta configurazione a croce, tendono cioè ad appaiare tutte le regioni
omologhe presenti su questi
cromosomi.
Supponendo che non avvenga nessun
evento di Crossing over e che questa
sia la segregazione alla anafase 1, si
possono avere tre tipi di
segregazione a seconda che questa
avvenga lungo il piano orizzontale,
verticale oppure segreghino tra di
loro i cromosomi che si fronteggiano.

Una delle segregazioni che avviene più frequentemente è la segregazione alternata;


la segregazione alternata è quella che avviene lungo la x, in questo caso i cromosomi one type 2 e
6 segregano contemporaneamente mentre i cromosomi traslocati 2 e 6 segregano nella stessa
cellula e quindi come risultato si ha la formazione di gameti entrambi vitali.
Questa probabilità di segregazione può avvenire diciamo con la stessa frequenza con la quale
invece si verifica un altro tipo di segregazione che è la segregazione adiacente.

Nella segregazione adiacente1 si ha la formazione di un piano mediano (comprende i due


cromosomi della parte alta della struttura a croce e i due cromosomi della parte bassa) e il
risultato sarà da un lato la segregazione del cromosoma 2 one type e del cromosoma sei traslocato
e dall'altro la segregazione del cromosoma 6 one type e del cromosoma 2 traslocato.
Questi gameti conterranno estese duplicazioni e delezioni dell'informazione contenuta su questi
due cromosomi e quindi
spesso saranno non
vitali.
Essendo la probabilità
che si verifichi la
traslocazione alternata
o adiacente1 per il 50%,
questa condizione viene
detta di semi sterilità,
infatti in un caso si
avranno gameti vitali e nell'altro caso tutti gameti non vitali.
La segregazione adiacente2 che è quella che si può ipotizzare nel momento in cui segreghino
insieme i cromosomi a destra e i cromosomi a sinistra, è una segregazione che avviene molto
raramente e che generalmente porta la formazione di gameti non vitali.
In conclusione, a seconda di come si dispongono i cromosomi e a seconda di come avviene la
segregazione di questi durante la divisione meiotica si avrà la formazione di gameti diversi con una
diversa probabilità di poter dare origine a progenie vitale.

LA TRASLOCAZIONE ROBERTSONIANA

Un tipo particolare di traslocazione è la


traslocazione Robertsoniana. Questa
avviene a seguito di un evento di rottura
che riguarda due cromosomi acrocentrici
(cromosomi che possiedono il
centromero quasi all'estremità) il cui
riattacco è a livello delle braccia lunghe.
Una traslocazione robertsoniana quindi è
una traslocazione che porta alla fusione
dei bracci lunghi di due cromosomi
acrocentrici che hanno subito un evento
di rottura in corrispondenza del
centromero e come prodotto si ha anche un frammento che contiene le braccia corte di questi
cromosomi. Il frammento contiene una quantità di informazione genica estremamente ridotta che
normalmente viene perduta.

La traslocazione Robertsoniana è responsabile di un particolare tipo di sindrome di Down, la


sindrome di Down familiare. In questo caso il braccio lungo del cromosoma 21 si unisce al braccio
lungo del cromosoma 14 o del cromosoma 15 e il cromosoma ricombinante che ha subito la
traslocazione porterà alla presenza di tre copie del braccio lungo del cromosoma 21 che
indurranno la comparsa di un fenotipo analogo al fenotipo di down.

Un progenitore normale che ha subito una traslocazione robertsoniana diventa portatore


eterozigote e ha generato un cromosoma 21 normale, un cromosoma portatore di traslocazione e
un cromosoma 14 normale. Questi cromosomi si appaieranno durante la divisione meiotica e
potranno segregare in maniera diversa.

Le

traslocazioni possono essere anche responsabili di tumori.


Per esempio la leucemia mieloide cronica è una patologia dovuta ad una traslocazione che
riguarda il cromosoma 9 e il cromosoma 22 e che
porta alla generazione di un cromosoma che
prende il nome di cromosoma Philadelfia. Questo
cromosoma, che deriva da questa traslocazione
reciproca, possiede delle caratteristiche
particolari; l'evento di traslocazione infatti crea
una proteina di fusione tra questi due geni, la
BCR che ha un elevata attività tirosinchinasica.
Le tirosin chinasi sono degli enzimi chiave per
l'attivazione del metabolismo cellulare,
rispondono ai segnali che derivano dall’esterno
della cellula con, per esempio, un’ attiva
proliferazione. L'elevata attività tirosinchinasica
non fa altro che indurre un'attiva proliferazione
delle cellule del sangue ed diventa responsabile
della leucemia mieloide cronica.
Un
altro
esempio è la traslocazione reciproca che si trova nel .
Il linfoma di Burkitt è un'altra patologia tumorale in cui
il gene MYC si posiziona in prossimità del gene delle
immunoglobuline che è trascrizionalmente attivo nelle
cellule B per produrre le immunoglobuline che servono
per la difesa dalle infezioni e dagli attacchi degli agenti
patogeni.
Quindi il gene MYC in corrispondenza di questa regione
andrà incontro ad un' elevato aumento dei propri livelli
trascrizionali e questo porterà ad una elevata crescita e
divisione cellulare che è responsabile del linfoma.

LE MUTAZIONI GENOMICHE

Le mutazioni genomiche riguardano cambiamenti del numero dei cromosomi.


Queste mutazioni sono di due tipi:
-aneuploidie che riguardano la perdita o l'aggiunta di uno o pochi cromosomi;
- poliploidie che riguardano l'assetto di interi cromosomi che viene duplicato o viene deleto.

Le aneuploidi