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Le sacre du printemps – guida all’ascolto

Prima parte
La prima parte de Le sacre du printemps di Igor Stravinskij, L’adorazione della terra, si divide,
come ho già detto nell’introduzione, in sei sezioni:
1. Introduzione
2. Gli auguri primaverili – danze delle adolescenti
3. Gioco del rapimento
4. Danze primaverili
5. Gioco delle tribù rivali – corteo del saggio -adorazione della terra – il saggio
6. Danza della terra
Andiamo ora a vederle insieme più nel dettaglio, seguendo il video che ho scelto per fare questa
guida all’ascolto.
La lunga Introduzione, in tempo lento, è essenzialmente affidata agli strumenti a fiato e inizia con
un tema del fagotto solo nella sua regione acuta, un antico canto popolare lituano.
L’entrata progressiva degli strumenti porta ad un intreccio di linee diverse sovrapposte: si può quasi
percepire il timore, la fatica, lo sforzo ma anche lo stupore del risveglio della natura.

Dopo una riesposizione del tema iniziale, a 03:10, che conclude in modo simmetrico l’Introduzione,
arrivano gli auguri primaverili, a 03:42, con la danza delle adolescenti (iniziate ai misteri della
natura), caratterizzata da un accordo staccato, pesante, violento, martellante e ripetitivo agli archi e
ai corni con accenti sincopati e irregolari.
A 05:21, Stravinskij interrompe questo ritmo forsennato ed inserisce una melodia semplice e
popolare, un cosiddetto chorovod, esposta prima dal corno solo e poi ripresa progressivamente dagli
altri strumenti.
Grazie a questa melodia la scena si apre ad una solennità religiosa (Stravinskij si serve di questa
alternanza di materiale musicale così differente per aumentare o diminuire la tensione che si crea
durante lo svolgersi del balletto).
Nel gioco del rapimento successivo, a 06:53, (Presto, è il tempo scritto in partitura da Stravinskij)
l’orchestra si … scatena: viene perfettamente descritto l’inseguimento dei rapitori e la fuga della
vittima, della giovane fanciulla che deve essere sacrificata.
Le danze primaverili a 08:44, sono, ancora, una specie di decompressionein quanto sono lente
e misteriose, anche se ben presto acquistano una certa densità orchestrale e armonica, con, verso la
fine, un breve istante d’animazione.
Sono precedute da un trillo dei flauti, a 08:13, dopo gli ultimi, violenti, accordi orchestrali
del movimento precedente: una processione calma, con un morbido tema dei clarinetti, seguiti poi
da corni e legni, mentre fagotti, grancassa e archi eseguono il sostenuto e pesante, scritto in
partitura.
La grande scena del gioco delle tribù rivali, a 12:04, viene, anch’essa, introdotta dai trilli dei flauti
in un tempo Tranquillo (è scritto in partitura).
Qui Stravinskij oppone due temi principali: uno esposto dai corni fin dalle prime battute, l’altro, su
note congiunte che formano la scala discendente, affidato ad oboi e clarinetti.
Troviamo anche le percussioni, che ora sono massicce tanto che possono essere considerate come
una sezione orchestrale a sé stante che ha un notevole rilievo.
Due scene brevi ma intense chiudono questa prima parte del balletto: il corteo del saggio, solenne
ed aspro, con ripetizione di formule laconiche agli ottoni, e la danza della terra, nella quale, dopo
le fanfare, un brusio si propaga rapidamente all’intera orchestra.
Ma vediamoli più da vicino.

Il Corteo del saggio, a 13:59, viene introdotto dalle tube con un motivo processionale e solenne: il
saggio viene per adorare la terra e per placarne le forze oscure quindi predominano suoni gravi,
sottolineati dall’uso di timpani, grancassa e tam-tam.
Qui troviamo una forte poliritmia, dove ogni strumento procede secondo propri ritmi.

Una pausa improvvisa, a 14:39, a cui fa seguito un mormorio di fagotti, timpani e contrabbassi (il


momento in cui il saggio si china sulla terra e la bacia) portano alla frenetica e selvaggia Danza
della terra, a 14:59, forse una delle pagine musicali più violente che io conosca e che chiude la
prima parte con l’esplosione di un caos primordiale.

Seconda parte
La seconda parte, come la prima, de Le sacre du printemps di Igor Stravinskij, Il sacrificio, si
divide, come ho già detto nell’introduzione in sei sezioni:
1. Introduzione
2. Cerchi misteriosi delle adolescenti
3. Glorificazione dell’Eletta
4. Evocazione degli antenati
5. Azione rituale degli antenati
6. Danza sacrificale dell’Eletta
Andiamo ora a vederle insieme nel dettaglio.

Nell’Introduzione, siamo esattamente a 16:20 del nostro video, gli archidivisi con i violini


nell’estrema regione acuta (in cui Stavinskij da uso anche degli armonici), ci immettono fin da
subito in un’atmosfera glaciale, siderea.
Insieme agli echi dei corni, si fa strada una nenia lenta e misteriosa, una melodia di grande lirismo a
17:36.
Lo stesso clima lo ritroviamo nel brano successivo, Cerchi misteriosi delle adolescenti, dove
vengono amplificati i temi rituali che diventano molto ripetitivi, quasi ipnotici.
Tre corni con sordina, che si aggiungono ad un sibilo acutissimo dei flauti (già presente), a 19:53, ci
portano direttamente al tema dei cerchi misteriosi delle adolescenti, a 20:28, proposto da sei viole
sole che vengono accompagnate dal pizzicato dei violoncelli: viene scelta la vittima, l’Eletta, che
deve essere sacrificata in onore della primavera.
A questo inizio fa seguito una linea melodica proposta prima dal flauto e poi, a turno da altri
strumenti dell’orchestra.

Un “crescendo e accelerando”, è scritto in partitura, improvvisi, a 23:19, con violenti colpi di


timpani e archi, ci portano alla Glorificazione dell’Eletta, 10 secondi più tardi: una danza
travolgente, basata su un’accentuazione ritmica asimmetrica, dove i bassi vengono usti solo come
sostegno agli strumenti acuti che invece hanno slanci verso le loro regioni più acute.
Questo brano fu chiamato da Stravinskij, nei suoi abbozzi, Danza selvaggia, forse pensata
inizialmente come una furiosa cavalcata di amazzoni.
Questa parte sembra porsi in contrapposizione con i brani successivi.
A 24:58 infatti troviamo l’austera Evocazione degli antenati, grandiosa, dall’andamento
processionale, con il suo corale proposto dagli ottoni subito dopo una pausa di silenzio dell’intera
orchestra e un colpo di timpani.
Questo corale viene poi proposto da tutta l’orchestra con un andamento assolutamente omoritmico
dell’orchestra: viene richiamata la natura religiosa del sacrificio.

Nell’Azione rituale degli antenati, a 25:37, sotto glissandi e arabeschi di corno inglese e flauto,
appare il tema delle trombe con sordina, a 26:46, che ben presto diventa ossessivo anche grazie al
crescendo che ci porta, a 27:59, ad un ostinato ritmico delle percussioni e degli archi.
Inaspettatamente, però, a 28:22, la tromba propone il tema concludendo questa parte con una grande
inquietudine, preparandoci così all’ultima parte: gli spiriti degli antenati si dissolvono per lasciare
spazio all’Eletta, alla prescelta che, nella Danza sacrificale dell’Eletta, a 29:08, deve danzare fino
al suo esaurimento che la porterà alla morte perché possa riprendere il ciclico rinnovarsi della
natura.
Una scala cromatica discendente del clarinetto basso, a 29:05, ci introduce direttamente a
quest’ultima parte, in cui
“per la prima volta nella storia della musica il ritmo assume qui un valore costruttivo e sostituisce
in un certo senso il vecchio sviluppo tematico”,
scrisse Alfredo Casella.

In questo finale, infatti, manca praticamente del tutto qualsiasi spunto melodico; ritroviamo solo
ritmi e accenti combinati insieme da Stravinskij con grande abilità e padronanza.
A 33:48 un glissando ascendente dei flauti in piano, un fischio fortissimo di flauti (e ottavino) e
archi acuti e un ultimo colpo fortissimo di corni, tromboni, timpani e archi gravi sigillano il
compimento del sacrificio.

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