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CONVIVIO

Dante indirizza questa canzone alle anime nobili, puri spiriti e prime creature che ricevono
immediatamente la bontà di Dio, perciò gli appare giusto indirizzare a loro ciò che è scritto nella canzone.
Dante prova un ‘’evento straordinario’’, ovvero la compresenza di due pensieri e nel contrasto tra essi.
il primo pensiero è quello su Beatrice, la donna-angelo, incoronata nel regno dei cieli.
il secondo è quello su una nuova donna, che Dante definisce pietosa, umile, saggia e cortese nella sua
grandezza, è un avversario capace di distruggere (metaforicamente) il pensiero di Beatrice.
nel commento della canzone spiega che ci sono quattro modi per leggere e commentare un testo:
1. Letterale: esprime solo il senso apparente, quello esteriore.
2. Allegorico: nascosto sotto il velo del senso letterale, è la verità nascosta sotto una bella menzogna.
3. Morale: riguarda l'etica, un insegnamento che si può trarre dalla lettura, applicabile ai comportamenti.
4. Anagogico: riguarda la dimensione spirituale, l’anima.
Infine commenta la canzone: il cerchio di Venere è il movimento di questo pianeta attorno alla Terra, tale
movimento impiega 584 giorni per compiere un giro, essendo avvenuto ‘’due fiate’’, ovvero due volte,
Dante indica che sono passati più di tre anni dalla morte di Beatrice.

AUERBACH E IL CONCETTO DI FIGURA


1. Da Terenzio a Quintiliano
all’origine ‘’figura’’ significava ‘’formazione plastica’’, e si trova per la prima volta in Terenzio.
Con la grecizzazione della cultura romana, nell’ultimo secolo prima di Cristo, avvengono molti cambiamenti
all’interno della semantica Latina, tra cui il termine ‘’figura’’.
Varrone con ‘’figura’’ intende ‘’apparenza esteriore, contorno ’’, inizia quindi a distaccarsi dal suo senso
primitivo, legato al conetto di raffigurazione plastica.
2. ‘’figura’’ come profezia reale nei padri della chiesa
La parola acquista un nuovo significato nel mondo cristiano, per la prima volta in Tertulliano. Per lui
‘’figura’’ è qualcosa di reale, storico, che rappresenta e annuncia qualche altra cosa, anch’essa reale e
storica, spesso bastano somiglianze appena accentuate nella scrittura dei fati o nelle circostanze che gli
accompagnano per rendere riconoscibile la ‘’figura’’, ma per poetarla sempre trovare occorreva una
volontà esegetica. Questo tipo di interpretazione vedeva nelle figure e nei fatti dell’Antico Testamento
figure o profezie reali che esistono nel Nuovo Testamento. (Tertulliano rifiuta di vedere l’Antico Testamento
solo in forma figurale, riducendo così la validità letterale e storica, esso ha sempre un senso letterale reale,
e un senso figurale che si profetizza nel Nuovo Testamento).
 figura con Tertulliano appare in un significato più profondo, in riferimento al futuro.
Si sviluppa però un conflitto all’interno del Cristianesimo tra chi sosteneva fosse migliore leggere i testi sacri
(soprattutto l’Antico Testamento) in un senso strettamente spirituale e velarne il carattere storico, mentre
altri volevano conservare la sua piena storicità (in Occidente quest’ultima tendenza ne uscì vittoriosa).
 Nel contrasto tra le due tendenze ebbe un ruolo decisivo Agostino, le cui idee erano legate troppo alla
storicità dei fatti per concentrarsi esclusivamente sull’allegoria astratta. Con Agostino il significato del
termine ‘’figura’’ cambia nuovamente: indica staticità e movimento, ma anche ciò che è mutevole, indica
contorno e forma plastica, impiegata nel mondo della natura, per descrivere il singolo oggetto.
 ‘’figura’ non è la sola parola usata un latino per la profezia reale: ‘’allegoria’’, ‘’immagine’’, ma nessuno
di questi termini abbracciavano così completamente come ‘’figura’’ gli elementi del concetto.
3. Origine e analisi dell’interpretazione figurale
l’interpretazione figurale stabilisce tra due fatti o persone un nesso in cui uno di essi non significa solo se
stesso, ma anche l’altro, mentre l’altro comprende il primo. I due poli della figura sono separati nel tempo,
ma si trovano entrambi nel tempo, nella vita storica, come fatti o figure reali.
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L’interpretazione figurale si distingue dalle forme di allegoria perché quest’ultime si trovano nella
letteratura, o nelle arti, o come esempio di una virtù, ma mai nella piena storicità di una fatto determinato
(per questo si occupa l’interpretazione figurale).
Distinzione tra ‘’simbolo’’ e ‘’figura’’:
-simbolo: nel simbolo è necessariamente implicata una forza magica, non dev’essere sempre storico
-figura: nella figura no, ed a sua volta essa dev’essere sempre storica.
nel senso figurale ogni avvenimento terreno non consegue la portata definitiva, che è propria della nostra
concezione, non diventa un fatto compiuto: esso resta aperto e dubbio, si riferisce a qualcosa che è ancora
celato, e la posizione dell’uomo in questo avvenimento è quella della speranza, dell’attesa e della fede. Le
figure inoltre non si riferiscono solo al futuro pratico, ma anche all’eternità, si riferiscono a qualcosa che
adempirà nel futuro pratico, ma che è sempre già adempiuto nella provvidenza divina, (nella quale non c’è
differenza di tempi).
4. Sulla rappresentazione figurale nel medioevo.
l’interpretazione figurale ha influenza fino al medioevo e oltre, e influenza soprattutto la storia dell’arte e la
storia della letteratura.
nel medioevo la struttura figurale non viene nettamente distinta da altre forme allegoriche o simboliche di
rappresentazione.
 in Europa il metodo figurale risale a influssi cristiani, (ed è applicato a soggetti cristiani), quello allegorico
a influssi pagani, (ed è applicato a soggetti antichi, miti, o soggetti pagani). Anche se ben preso
s’interpretano figuralmente anche temi profani e pagani.
Nell Divina Commedia, (l’opera che riassume e conclude la civiltà medioevale), le forme figurali sono
decisamente prevalenti e decisive per tutta la struttura del poema.
 Ai piedi del monte del Purgatorio, Dante e Virgilio incontrano come prima figura Catone Uticense, la sua
storia è isolata dal contesto politico-terreno, proprio come gli esegeti dell’Antico Testamento facevano per
le singole figure. Catone è una ‘’figura’’ che a Utica rinunciò alla vita per la libertà, e il Catone che appare
nella Commedia è la figura svelata e compiuta, la verità di quell’avvenimento figurale. La sua libertà terrena
per cui è morto era solo una prefigurazione di quella libertà cristiana che ora è chiamato a custodire.
 in questo caso la Commedia è una visione che vede e proclama come già adempiuta la realtà figurale.
Il Virgilio storico, agli occhi di Dante è sia poeta e guida: è una guida come poeta, perché nel suo poema
(l’Eneide che vede il viaggio negli inferi di Enea), sono profetizzati l’ ordinamento politici che Dante
considera esemplare e la pace universale sotto l’impero romano. Egli è una guida come poeta perché tutti i
grandi poeti posteriori furono ispirati dalla sua opera, (Dante esprime tutto ciò con l’aiuto di Stazio, per
proclamare con più efficacia la stessa cosa). Inoltre Viriglio è una guida come poeta perché aveva già
descritto il regno dei morti, e quindi conosceva la strada. Ma egli era destinato a fare da guida anche come
romano e come uomo: non possiede solo la bella parola, non solo l’alta sapienza, ma altre qualità, come la
pietà e l’astuzia, che lo rendono la piena perfezione terrena. Il Virgilio storico è adempiuto come abitante
del limbo, come compagno degli altri poeti.
nella sua vita terrena Virgilio aveva guidato Stazio, (gli aveva illuminato la strada verso Dio, e verso la
poesia), e ora come figura adempiuta guida Dante. = Virgilio non è l’allegoria di una virtù o di una qualità, è
Virgilio stesso, da una parte resta Virgilio storico (attraverso il racconto di Stazio, ad esempio), dall’altra è la
figura della verità adempiuta, che il poema rivela.
 la comprensione del carattere figurale della commedia non offre certo un metodo universalmente valido
per spiegare tutti i passi controversi, ma fornisce alcuni principi d’interpretazione. Si può essere certi che
ogni personaggio storico o mitologico che appare nel poema deve significare qualcosa che ha un rapporto
con Dante.
 La Beatrice della Vita Nuova è una persona storica, essa è realmente apparsa a Dante, l’ha realmente
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salutato, poi gli ha negato realmente il saluto, lo ha deriso, ed è realmente morta. Questa realtà può essere
reale solo nell’esperienza di Dante e non da una realtà esteriore. Nella Commedia essa è una persona
umana beata il cui copro risorgerà il giorno del giudizio. Nella commedia Beatrice si distingue dalle figure
del paradiso, essa è la figura o l’incarnazione della rivelazione divina, che la grazia divina manda all’uomo
per salvarlo, e ce diventa per lui guida alla visione di dio. Beatrice è allo stesso tempo ‘’figura’’ e persona
umana.

CONTINI – DANTE COME PERSONAGGIO-POETA


nell’ io di Dante convergono un uomo in generale, soggetto del vivere e dall’agire, e l’individuo storico,
titolare di un esperienza determinata in un certo spazio e tempo.
Francesco Mazzoni, nella sua critica alla lettera a Cangrande, dimostrandone la sua autenticità, una delle
categorie secondo cui definisce l’opera è ‘’agens’’, il personaggio.
I commentatori trecenteschi scambiano l’ agens per l’ auctor, l’autore, la loro confusione poggia sul fatto
che i due termini per loro coincidono, e perciò per loro la commedia è anche l’autobiografia del poeta.
l’inferno e il purgatorio per Dante sono anche il luogo in cui ha vinto i suoi peccati, la sede delle sue
tentazioni superate, Francesca è il primo dannato con cui Dante ha un discorso, essa rappresenta la
lussuria, il primo vizio che egli stacca da se, Francesca è una tappa dell’itinerario dantesco.
Beatrice è una donna, una donna amorosa, e santa, senza cessare di essere reale. La duplicità dell’’io’’ di
Dante si riflette su questa duplicità di Beatrice.
Guinizzelli e Arnaut Daniel sono gli ultimi spiriti purganti che Dante incontra, e anche essi , come Francesca,
sono una tappa per Dante. Attraverso il giro dei peccatori, l’’io’’ riscatta le sue possibilità di colpa, ogni
tappa del suo viaggio è una modalità del suo ‘’io’, gli interlocutori sono loro storicamente ma anche
figuralmente con la loro funzione: per questo la duplicità dell’’io’’ di Dante si attua anche in questi
personaggi.

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