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Storia contemporanea del

Novecento
Storia Moderna
Università degli Studi di Bergamo
39 pag.

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STORIA CONTEMPORANEA

Storia delle relazioni internazionali = storia tra gli stati; logica dell'interesse dello stato.
Realismo politico attraverso cui si può capire come sono funzionati i rapporti tra gli stati. Alleanze e legami
politici con gli altri stati -> logica dell'interesse e del vantaggio dello stato.

Rapporti che si condensano in trattati fra gli stati nei quali si cerca di arrivare a compromessi, mettere in
evidenzia i propri interessi. Sono testi di grande importanza che regolano un contratto.

Storia di trattati, alleanze ma anche di guerre.


Polemologo = colui che studia le guerre
Clausewitz scrisse un libro sulla guerra: la guerra è una continuazione della politica con altri mezzi. Se non si
riesce a risolvere delle situazioni con la politica, si arriva alle armi e dunque alla guerra.

Corrispondenza diplomatica = la funzione è quella di riferire le notizie tra uno stato e l'altro. È una
corrispondenza continua fra il ministero degli esteri e gli ambasciatori italiani che sono nel mondo.

Alla fine dell'800 i rapporti diplomatici sono diventati di dominio pubblico: è diventata una passione
comune di massa che rientravano in quella che era la storia delle relazioni internazionali.

900 = ha un inizio e una fine che non sono quelli cronologici.


-> Teoria del secolo breve di Hobsbawm
Se giudichiamo concettualmente il 900 solo in modo cronologico, esso comincia nel 1914 (scoppio della
prima guerra mondiale da cui nasceranno delle conseguenze) e si esaurirà nel 1989.

1919 = nuovo ordine internazionale post-guerra fredda: è un anno in cui si svolgono i grandi congressi alla
fine della Prima guerra mondiale e danno un assetto nuovo all'Europa e al mondo. Esso era in gran parte
europeo.

Cosa era l'Europa prima dello scoppio della guerra del 1914? Quali sono le conseguenze sulle vicende
europee e mondiali?
La grande guerra cambiò radicalmente la storia degli assetti europei. Prima della grande guerra l'Europa
essa era un continente che aveva diversi assetti al suo interno e innanzitutto c'erano quattro imperi: astro-
ungarico, romano, zarista e tedesco.

Cos è un impero?
L'impero è una realtà multietnica nel quale vi sono popolazioni di etnie, lingue e culture diversificate. La
fedeltà dinastica verso la figura dell'imperatore presente nelle varie popolazioni diversificate a tenere unito
l'impero).

I quattro imperi:
• IMPERO AUSTRO-UNGARICO
La sua capitale era Vienna ma l'altra capitale era Budapest. Ci sono diverse etnie: germaniche, ungheresi,
slavi del sud ovvero gli jugoslavi (croati, sloveni, bosniaci), italiani (Trento e Trieste)e a nord i polacchi.
Quest'impero era un mosaico di etnie e popolazioni. È la fedeltà dinastica che all'imperatore che teneva in
piedi l'impero. L'imperatore austriaco che dominò dal 1848 fu Francesco Giuseppe.

• IMPERO OTTOMANO
L'impero ottomano comprendeva tutta l'Africa del nord e tutto il Medio Oriente e la Turchia (dall'atlantico
alla persia). Potenza marittima commerciale nel Mediterraneo ma intorno all'800 i rapporti tra questo
impero e l'Europa iniziano a complicarsi, nel 1798 infatti la potenza europea di Napoleone tenta di

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introdursi nel mondo ottomano. Nell'800 l'impero perde delle parti dell'Africa del nord (colonizzazione
francese a partire dall'Algeria).
Anche i paesi europei iniziano a ribellarsi e ad ottenere l'indipendenza, ognuno a modo proprio: la Grecia
sarà tra le prime, seguiranno i Balcani nella seconda metà dell'800.

800 = secolo delle nazionalità (nazionalità = lingua, tradizione culturale comune). Secolo in cui si vuole uno
stato indipendente, si vuole la formazione di uno stato nazionale (nazione = popolazione accomunata
prevalentemente dalla stessa nazionalità e da una tradizione culturale).

• IMPERO RUSSO
anche qui vi è una realtà multietnica: ci sono delle nazionalità egemoni, che comandano, e altre che sono
sottomesse. Le popolazioni che si trovavano in quest'area era formata da polacchi, tartari, cosacchi,
siberiani di vario tipo.
La sua capitale è San Pietroburgo sotto lo zar Nicola II.

• IMPERO GERMANICO
La Germania, dopo la guerra, vide l'annessione di tanti territori. Prima della guerra si espandeva
territorialmente fino al mar Baltico. Fino al 1870 era una realtà formata da 36 stati diversi, tra cui il
principale era il regno di Prussia. Il movimento delle nazionalità fa sì che si ponga un problema di
unificazione: nel 1871 avviene la creazione del Reich perchè la Germania aveva sfidato la Francia in una
guerra che vinse, successivamente abbattè l'impero napoleonico, conquistando l'Alsazia e la Lorena abitate
da popolazioni miste francesi-tedesche, e nel castello di Versailles il 18 gennaio 1871 i tedeschi nominarono
il regno di Prussia loro imperatore. L'impero germanico è quello più coeso rispetto agli altri imperi nominati
ed è la più grande potenza europea: ha un ruolo di leadership linguistica perchè i giovani andavano proprio
nelle università tedesche che erano simbolo delle scienze umane, fisiche e della matematica.

Una delle conseguenze della grande guerra fu la fine degli imperi e la creazione degli stati nazionali.

Questioni europee aperte alla vigilia della guerra:


– Francia-Germania: annessione dell'Alsazia e la Lorena: recupero da parte della Francia. Vuole inoltre
recuperare la sua centralità (egemonia) in Europa e ciò doveva avvenire ridimensionando la
Germania (quest'ultima aveva sia un numero di abitanti maggiore ma anche più risorse)
– Gran Bretagna-Germania: la Germania, a partire dal 1914 punta ad una Weltpolitik (politica
mondiale), vuole svolgere una politica mondiale attraverso una grande flotta. La grande potenza
egemone fino a quel momento era la Gran Bretagna, che andava dunque sfidata.
1889 viene approvata la Naval act che era una legge per cui la Gran Bretagna si impegnava a
finanziare dei fondi per mantenere la flotta inglese che doveva essere superiore alla seconda e alla
terza flotta al fine di aumentarne la potenza.
Dopo il 1870, il modello tedesco supera quello inglese e diventa la prima economia industriale del
mondo. Questo sorpasso nei confronti della Gran Bretagna fa sì che il clima amichevole che c'era
scompare.

La politica estera dell'Italia ha una sua autonomia ma è all'interno di contesti che la definiscono:
– l'Unione Europea
– NATO: sopravvissuta alla fine della Guerra Fredda
sarà la sconfitta nella Seconda guerra mondiale che ridimensionerà il ruolo dell'Italia all'interno del contesto
estero.
Quando un paese porta avanti una certa politica diplomaticamente, politicamente e pacificamente e
quando si rende conto che la sua sicurezza è minacciata o gli equilibri geo-politici gli stanno sfuggendo di
mano o che non è possibile portare avanti i propri interessi pacificamente, ricorre alla guerra. Essa
comporta diverse spese a livello di risorse e la perdita di molte vite umane. È un rischio aprire un evento
bellico ma spesso sembra l'unica soluzione per portare avanti interessi di carattere vitale.

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Logica della guerra

Questioni aperti di guerra:


– FRANCIA-GERMANIA
– GRAN-BRETAGNA-GERMANIA
– RUSSIA-SERBIA VS IMPERO AUSTRO-UNGARICO
– RUSSIA-GERMANIA
Il mondo degli anni precedenti la guerra era caratterizzato da questioni aperte e tenevano il mondo in bilico.
È da queste questioni che nascono le alleanze, che non sono mai casuali, ma hanno interessi e nemici
comuni alla base.
Lo scopo della guerra da parte della Francia era:
– la vendetta
– l'egemonia continentale: la Germania andava ridimensionata
La pace di Versailles puntò proprio a questo ultimo fine.
La Francia e l'Inghilterra avevano una comune rivalità: la Germania, nonostante loro stesse avevano delle
incomprensioni tra di loro.

L'impero austro-ungarico
All'interno di esso c'era una forte componente slava: croati, sloveni, bosniaci. Esse nella seconda metà del
700? si erano svegliate su un piano politico ed economico: sognavano una certa indipendenza dall'impero
austro-ungarico. La Serbia era un problema per l'Austria in quanto tirava avanti una politica di disgregazione
dell'impero e per questo motivo iniziò a volersene sbarazzare in quanto attirava a sè gli slavi del sud.
La Serbia, nonostante fosse più debole rispetto all'Austria, aveva alle sue spalle un grande colosso che era
l'impero russo, quindi in realtà la tensione fra Serbia-Austria-Ungheria era molto più grande perché
comprendeva Austria-Ungheria-mondo slavo, e quest'ultimo aveva la Russia come suo campione.

Il panslavismo è una corrente di nazionalismo russo che sosteneva che la Russia doveva proteggere gli
interessi delle popolazione slave spingendole all'indipendenza. Questa corrente aveva alle spalle l'elemento
religioso ortodosso.

Dopo la guerra si forma la Jugoslavia, i serbi avevano vinto la Grande Guerra. La Serbia aveva realizzato il
suo sogno panslavo: paese leader della slavia del sud. Vi erano anche qui differenze di carattere religioso:
croati e sloveni era cattolici, i bosniaci erano musulmani e dunque all'interno della Jugoslavia convivevano
etnie diverse fra loro. Successivamente negli anni 90 si disgregò e ogni regione divenne indipendente.

Un'altra questione aperta era quella tra Russia e Germania.


Per tutto il secondo millennio avvenne un conflitto fra l'elemento slavo e quello germanico perché intorno al
1100-1200 la zona sul mar Baltico era abitata da zone nomadi ed esse vennero colonizzate dai tedeschi i
quali conquistarono e schiavizzarono le popolazioni slave, costruirono delle lande, città, fattorie e realtà
politiche nuove e cominciarono a chiamare i tedeschi che iniziarono ad insediarsi lì. Questa zona si chiamerà
poi Prussia con capitale Berlino che si spingerà fino ai confini con la Finlandia.
Anche la Germania dovette affrontare questa situazione: la Prussia.
Chi ha vinto il conflitto tra slavismo e Germania? Lo slavismo. Hitler voleva espandere il suo spazio vitale
fino alla Russia per espandere il mondo tedesco. Inoltre sterminò la componente ebraica che in quella zona
era fortissima. Il fallimento del suo piano tragicamente fallito fa sì che il germanesimo scompare dall'est
europeo.

Francia-Gran Bretagna-Russia erano legate da un'alleanza chiamata triplice intesa. Inizialmente si erano
alleate Francia e Russia e a questa si era legata la Gran Bretagna creando appunto questa triplice intesa.

La triplice alleanza avvenne tra Germania, Austria-Ungheria e Italia nel 1882. l'Italia era uno stato giovane

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in quanto si era appena formata nel 1861 e successivamente ingrandita nel 1866 inglobando Friuli e
Venezia, e infine integrando Lazio e Roma, quest'ultima diventando capitale.
Il processo di unificazione italiana non aveva solo il fine di unificare l'Italia geograficamente parlando ma
aveva anche la speranza di far diventare l'Italia tra i principali colossi europei. L'Italia voleva un riscatto
rispetto alla propria arretratezza e doveva diventare un grande stato europeo moderno all'altezza dei grandi
stati occidentali europei (i modelli erano Gran Bretagna e Germania).
L'Italia, a differenza di altri stati, ambiva a diventare subito una potenza mondiale. Le cinque grandi potenze
erano: Germania, Francia, Gran Bretagna, impero austro-ungarico e la Russia. L'Italia voleva diventare la
sesta potenza.
Per raggiungere il suo fine, essa doveva finanziarsi militariamente in modo superiore alle proprie portate e
tra 800-900 doveva tentare una politica coloniale, infatti entra anch'essa in questo genere di politica e
anche se non proprio con successo conquista: alla vigilia della grande guerra le sue colonie erano Libia
(1911), Eritrea e Somalia.
Il mito che sta alla base di una grandezza risorgimentale. Per l'Italia una possibile politica estera dove poter
espandersi e diventa egemoniaca era il Mediterraneo: in esso trovava già la Francia (che possedeva Algeria,
Tunisia e Marocco), la Gran Bretagna (che possedeva Egitto, Malta, Gibilterra e Cipro). In una prospettiva di
giocarsi il mediterraneo doveva avere alleati come la Germania e l'Austria che non avevano interessi nel
Mediterraneo ma erano nemici di Francia e Gran Bretagna.
Per questo motivo nel 1882 stipula con questi due paesi la triplice alleanza -> l'Italia era da un po' di tempo
che guardava con un po' di interesse la Tunisia, nella quale vi era già una buona componente italiana. La
Francia sottrae la Tunisia all'Italia appunto e quest'ultima decide di stipulare la triplice alleanza perché da
sola non avrebbe potuto combattere la Francia.

C'era un'altra questione aperta ed era complicata. C'erano delle popolazioni esterne all'Italia ed erano terre
irredente come il Trentino Alto-Adige e Trieste che dovevano rincongiungersi con la madrepatria.
Una politica che puntava ad annettersi le terre irredente che aveva come nemico l'Austria e l'Ungheria. Gli
alleati in questa seconda politica erano Francia e Inghilterra.
1- politica egenomiaca sul Mediterraneo
2- politica di unificazione: Trentino e Trieste-Giulia andavano annesse al nemico che è l'Austria

Ai nazionalisti non interessava il controllo sull'Adriatico, considerato piccolo infatti guardavano al


Mediterraneo. Essi erano filo-tedeschi.
-> Irredentismo = movimento risorgimentale mazziniamo, repubblicano, radicale e si riferisce all'aspirazione
di un popolo a completare la propria unità territoriale nazionale, acquisendo terre soggette al dominio
straniero (terre irredente) sulla base di un'identità etnica o di un precedente legame storico.
L'Austria-Ungheria voleva farla finita con la Serbia una volta per tutte. Ciò significava per la Serbia la perdita
di ogni autonomia, essa lo respinge e l'Austria dichiara guerra alla Serbia, e successivamente a ciò scatta la
solidarietà tra Serbia-Russia per la quale la Russia si mobilita a favore della Serbia. La mobilitazione russa
comporta quella della Germania, che tira con sè la Francia. Il meccanismo delle alleanze funziona e crea un
effetto domino che porta come conseguenza la guerra. L'ultima che interviene è la Gran bretagna il 4 agosto
1914 ed aspetta che la Germania invada il Belgio neutrale per far sì che non si trovi le truppe tedesche sullo
stretto della Manica.

La situazione non contempla il Casus Foederis = non sia la situazione prevista dalla triplice alleanza. L'Italia
aveva delle buone ragioni per non intervenire nel conflitto perché l'alleanza era difensiva e prevedeva che
l'Italia corresse in soccorso in caso di attacco subito dall'Austria-ungheria e la Germania, ma in questo caso
era l'Austria-Ungheria ad aver attaccato la Serbia. Inoltre del famoso ultimatum presentato alla Serbia il 23
luglio, l'Italia non era al suo corrente quindi mentre aveva consulato a lungo l'alleato tedesco, l'Austria non
informò l'Italia del passo che stava per fare.
Il governo italiano seppe come tutti i governi europei al momento della presentazione di questo ultimatum.
L'Italia dunque non si sentiva pronta a intervenire e preferiva restare neutrale per tutto il conflitto ma nel
caso avesse scelto di intervenire avrebbe dovuto allearsi con la parte opposta ovvero la triplice intesa.

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L'Italia abbandonò la politica mediterranea e scelse la politica adriatica.

Arrivò al 26 aprile 1915 al Patto di Londra. Esso era un patto stabilito dal governo italiano al fianco della
Gran Bretagna e la Francia e fissava i suoi scopi di guerra dell'Italia: cosa avrebbe ottenuto in caso di vincita
della guerra?
Fu un patto segreto dunque le opinioni pubbliche non conobbero il suo contenuto integrale: si sapeva
vagamente ciò che conteneva perché il testo diplomatico era segreto. Fu il governo bolscevico alla fine del
1917 a portare alla luce ciò e a pubblicarlo.
Il patto di Londra tuttavia affermava:.
– la politica Adriatica ovvero dava l'Adriatico in mano all'Italia insieme al Trentino e l'Alto Adige, il
Venezia-Giulia, l'Istria e una parte della Dalmazia (soprattutto alcune città costiere come Zara,
Ragusa, Sebenico, Spalato). Queste zone erano state per secoli sotto Venezia mentre la parte alle
spalle di queste città costiere erano già di possesso di popolazioni slave.
La rivendicazione della Dalmazia significava che l'Italia controllava più o meno le sponde
dell'Adriatico e quindi c'era una presenza espansiva dell'Italia in entrambe le sponde
nell'Adriatico.
– C'era un'eccezione nel Patto di Londra: esso non provedeva la fine dell'impero austro-ungarico
perché si pensava che sarebbe sopravvissuto alla guerra nonostante non sarebbe stato più come
prima. Gli si voleva lasciare uno sbocco sul mare e dunque gli si lasciò una parte della città di Fiume
nonostante fosse di lingua italiana. La popolazione slava era concentrata nel suo sobborgo
– una presenza nella Turchia meridionale nella città di Adalia.
– compensi coloniali ma non faceva riferimento a specifiche zone.

Fu con questi scopi che l'Italia entrò in guerra.

Accanto all'impero ottomano che entra nell'autunno 1914, entrano anche la Bulgaria nella triplice allenza.
Triplice intesa: cina, giappone e Romania (quest'ultima perché in conflitto con la Bulgaria) e infine il 24
maggio 1915 entra il Regno di Italia affianco degli alleati occidentali. Dunque a metà del 1915
sostanzialmente gli schieramenti sono definiti.
La logica di questi schieramenti dunque avviene tramite interessi e calcoli di questi paesi.

Gli effetti inintenzionali delle azioni intenzionali: a questa questione riflettè molto Von Hayek. Si intende
che sulla base di una serie di calcoli e ragionamenti compiamo inintenzionalmente una serie di azioni che
incontrandosi con quelle degli altri danno vita a conseguenze che noi non avevamo previsto e ciò sovverte il
disegno di questi soggetti.

I paesi erano favorevoli alla guerra: le piazze di tutti questi paesi si riempivano di persone che inneggiavano
al conflitto. Anche le opinioni pubbliche avevano in mente le guerre ottocentesche di chi li aveva preceduti,
basta ricordare la guerra franco-prussiana o la battaglia di Sedan.
Se gli statisti del 1914 avessero avuto qualche idea su quello che stava avvenendo avrebbero potuto
apprenderlo da un'altra guerra cioè quella di Successione del 1861-66 negli USA: innanzitutto perché essa
durò quattro anni ed essa aveva coinvolto enormemente le popolazioni civili ed era stata conclusa con la
fine economica di una delle due parti in causa.
Per la prima volta, a differenza delle guerre precedenti, nella Prima guerra mondiale c'erano delle novità:
– Guerra industriale: c'era stata un'applicazione dell'ambito industriale (diversi tipi di industria:
produzione di armi, gas, aeronautica, camion, produzione del cibo). Era la prima guerra industriale: i
paesi erano variamente industrializzati ma l'apparato industriale ha una funzione decisiva per
l'avvento della guerra.
L'elemento meccanico assume il sopravvento: è una guerra anonima perché non dà più
spazio al coraggio dell'individuo ma valorizza gli strumenti collettivi: i cannoni ecc.

– Guerra di massa: tutti i paesi che sono impegnati in guerra eccetto uno, ovvero la Gran Bretagna,

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conoscono un'istituzione che si era diffusa in tutto l'800: la coscrizione obbligatoria. In cambio del
diritto di voto e della cittadinanza comporteva il dovere di difendere il paese che dava l'accoglienza.
La coscrizione obbligatoria durò fino al 1980-1990 nella generazione degli europei. Vi erano milioni
e milioni di uomini e ciò comportava una spesa enorme per il loro sostentamento
– Guerra totale: a differenza delle guerre 800esche, questa guerra implicava una mobilitazione totale
della società: lo sforzo che il paese faceva portava ad una militarizzazione collettiva. C'è uno sforzo
femminile collettivo: le donne sposate che fino ad allora rimanevano a casa si attivavano e
lavoravano ad esempio negli ospedali per l'assistenza dei feriti e i mutilati oppure guidavano ad
esempio i camion. Da ciò conseguì successivamente il diritto di voto ma in Italia e in Francia
avvenne solo dopo la Seconda guerra mondiale nel 1946.
La società di massa doveva essere motivate per portare avanti questi sforzi immensi: non bastava
più l'alleanza al sovrano. Per convincerli che questo sforzo ne valeva la pena si facevano promesse
come futuri miglioramenti economici e si portava avanti una propaganda positiva: un domani le
cose andranno meglio. Tutto ciò avveniva attraverso il cinema che già esisteva, i discorsi pubblici,
ma anche la pubblicità (manifesti, tabelloni pubblicitari) già presente.
Vi erano anche propagande negative a sfavore del nemico in guerra e si utilizzava un'immagine
demonizzante del nemico: alcuni erano fatti veritieri ma non era sempre così. I temi della politica
internazionale diventano di discussione di massa.
– Carattere mondiale della guerra: era una guerra transcontinentale: in Asia minore tra la Gran
Bretagna e la Turchia, si combatte anche in Estremo oriente: anche la Germania aveva delle colonie
in alcuni arcipelaghi dell'Oceano Pacifico ma anche in Africa. Esse erano vicine a delle colonie
francesi o inglesi e appunto per questo fra questi eserciti si combatte.
La Germania aveva come colonie il Camerun, la Namibia e il Tanganika (attuale Tanzania).

Dunque la guerra iniziò su certi presupposti ma successivamente assunse una durata e una capacità di
cambiare le situazioni che nel 1914 era impensabile. Il Patto di Lndra non pensava che l'impero austro-
ungarico sarebbe finito.

Cambiando le caratteristiche della guerra, anche gli obiettivi di guerra iniziali vengono cambiati.
I vari stati durante la guerra iniziarono ad elaborare e ricalibrare i loro scopi di guerra anche per metterli in
relazione con quello che stava succedendo. Ad esempio la Francia che aveva come obiettivo l'Alsazia e la
Lorena, decide che bisognava abbattere la Germania definitivamente.
Ciò non avviene perché la Germania rimane unita alla fine della guerra.
La Gran Bretagna era l'unico paese che non aveva la coscrizione obbligatoria perché aveva un esercito
professionale e la sua parte importante era la flotta. L'esercito inglese si dissanguò nelle Fiandre. Vi
partecipavano molti giovani che erano partiti come volontari e tra essi vi erano nobili e aristocratici che alla
fine si sentì costretta ad inserire la coscrizione obbligatoria nel 1916 con l'obiezione di coscienza. Il gruppo
di intellettuali di Bloomsbury fece obiezione di coscienza e quindi non partì in guerra.
La Gran Bretagna capì che la partita all'Europa poteva non interessargli perché sembrava essere un conflitto
solo tra Francia-Germania e la sua partita dovrebbe svolgersi altrove. In guerra combatterono anche
austrialiani, neo-zelandesi, truppe coloniali indiane e pakistane: era un esercito interculturale. Ad esempio
basti pensare alla spedizione di Gallipoli con cui l'inghilterra cercò di colpire Costantinopoli era stata fatta da
australiani partiti dall'Australia ed erano venuti in Europa a Gallipoli.
La Germania aveva come suo traguardo, più che le conquiste territoriali, il suo dominio economico
sull'Europa centrale e centro-orientale (i paesi intorno alla Germania).
Gli obiettivi di guerra si perfezionano e si precisano successivamente.

Era inevitabile che man mano che il tempo passava gli scopi della guerra si dilatassero perché rispetto a
quello che era lo stress enorme a cui le popolazioni erano sottoposte, lo scopo della guerra andava
riequilibrato allo stress.

L'Italia fu l'unico paese che non rivide i suoi scopi di guerra e rimase ferma.

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Inizia il governo Salandra-Sonnino, al quale segue nel giugno 1916 il governo Boselli-Sonnino nel quale
c'erano liberali, democratici ed è un governo di unione nazionale, infine nel novembre 1917 subentra il
governo Orlando-Sonnino.
Quale era la novità? Quale politica significava abbandonare e quale abbracciare?
Abbracciare una politica di controllo sull'Adriatico e mettere da parte una politica sul Mediterraneo perché
avrebbe causato problemi con la Francia e la Gran Bretagna.
Le novità furono il disfacimento dell'impero austro-ungarico, che appunto non era programmato, e
l'emergere di nuovi attori come la Jugoslavia: gli stati facenti parte di essa si attaccavano ad uno stato nuovo
come la Jugoslavia.
La grande novità che la guerra stava facendo maturare era il disfacimento dell'impero austro-ungarico. Cosa
avrebbero fatto gli slavi del sud che nel caso di disgregamento dell'impero austro-ungarico? Avrebbero
creato un nuovo stato di loro possedimento.

Il governo italiano avrebbe dovuto riconsiderare i suoi scopi di guerra.


Anche l'Italia aveva delle ragioni dalla sua parte durante gli anni di guerra: aveva l'impressione che la francia
e l'ungheria fossero interessate ad una forma di pace separata. La Francia e l'Inghilterra pur di battere la
Germania rivalutavano anche tutta la situazione austro-ungarica che era l'avversaria in cui l'Italia aveva poca
voce in capitolo quindi c'era un'assimetria tra l'impegno dell'Italia e quello della Francia e la Gran-Bretagna.
Secondo Sonnino però andava rispettato il Patto di Londra perché l'Italia ci avrebbe perso.

In tutta questa situazione in movimento, la grande novità è il 1917. La svolta decisiva è l'intervento in guerra
degli USA nel 1917.
L'altro fatto di grande importanza è che nel 1917 si disimpegna dalla guerra uno degli alleati, ovvero la
Russia. Il governo cosiddetto centrale vede l'uscita della Russia dalla scena. In Italia si ha un momento critico
che è la disfatta di Caporetto che vede la trasformazione della guerra italiana.

La Prima guerra mondiale può essere considerata uno spirito del tempo, il tempo che precede la 1GM ha un
certo spirito e dopo le cose sono cambiate è quindi una cesura su diversi livelli. La 1GM ha un significato
epocale.
Gli scopi di guerra che le potenze avevano agli inizia erano commisurati con quello che le potenze
credevano che sarebbe stata la guerra. La durata e i costi erano inattesi. Si pensava che sarebbe stat una
semplice guerra come quelle ottocentesche. La guerra si rivela totalmente diversa da quelle. Ci si rese
conoto che gli scopi iniziali erano stati sorpassati da ciò che si stava vivendo cioè un cataclisma e un
altissimo costo in termini di vittime. Ecco che si ripensano agli scopi di guerra aggravandoli. Si vuole
presentare all'opinione pubblica scopi più grandi che potessero ricompensare questi grandissimi sforzi che
si stavano pagando da parte della popolazione civile.

Tutto il ripensamento degli scopi di guerra che avviene in itirnere, durnte la guerra, rientrava in una logica e
prospettiva di potenza: chi vince si prende tutto e chi perde, perde. Il punto di riferimento delle classi
dirigenti erano gli interessi nazionali.
Però nel 1917, anno cerniera tra la prima e seconda parte della guerra, alcuni rinunciano a ogni logica di
potenza e interesse nazionale e si pondono in una prospettiva universalistica.
Le due proproste per il dopo guerra, che vengono elaborate nel '17, dicono di non seguire un interesse
nazionale e quindi che la pace deve essere di tipo nuovo e che riscriva l'ordine nazionale secondo certi
principi. Bisogna uscire con un nuovo mondo e ordine internazionale. È una pace che non deve seguire
l'interesse nazionale ma quello generale.
Queste prospettive sono quella maericana di Willson e una quella Bolscevica (Lenin) → due prospettive che
emergono in questo momento ma dominano tutto il secolo e che si fronteggiano fino alla scomparsa
dell'URSS. È un confronto più diretto durante la guerra fredda e quindi dopo la 2GM poiché nel periodo fra
le due guerre vi è il dominio di un terzo incomodo, il socialismo nazionale o meglio, il Fascismo. Però con la

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fine della 2GM questo terzo incomodo viene a mancare ed ecco che si ha il confronto diretto tra le due
prospettive.

LA PROPOSTA AMERICANA DI WILSON


Gli USA nascono negli ultimi decenni del '700 con la Dichiarazione di Indipendenza del 1776: dipendenza di
13 colonie inglesi che si erano formate durante il '600 sulla costa orientale. Queste 13 colonie oggi sono 13
stati. Gli stati sono, attualmente, 50 stati (fino a sessant'anni fa erano 48 prima dell'aggiunta delle Hawaii e
dell'Alaska). La formazione di queste colonie è interessante: non nascono per iniziativa inglese ma nascono
durante il 600 come luogo di emigrazione di particolari categorie della società inglese. I primi a trasferirsi a
partire dal 1620 sono i dissidenti religiosi, cioè le minoranze calviniste e puritane che erano perseguitate in
patria dalla Chiesa Anglicana Inglese. Quindi pensando di emigrare in un paese in cui mettere su una società
per esprime liberamente la loro fede. Questi sono detti Piligim Fathers – I padri pellegrini (è famoso l'arrivo
a bordo della Maryland che trasportava alcuni dissidenti).
Sono quindi colonie caratterizzate dal calvinismo.
Nell'approccio calvinista della vita prevale il concetto della predestinazione secondo la quale la salvezza è
concessa ed è dono di dio. I calvinisti ritengono di essere dei predestinati e ne cercano la conferma
nell'attività economica. Max Weber in L'etica protestante e lo sviluppo del capitalismo (1920) sostiene che si
possa mettere un legame tra l'etica che prevale in certi ambienti calvinisti e gli elementi che favoriscono la
nascita di una società capitalista. Un successo economico secondo i calvinisti è segno e conferma della
predestinazione. Questo è un atteggiamento ascetico: infatti il capitalista -classico- è uno che non gode di
tutto ciò che guadagna ma gran parte la rinveste.
Questa mentalità originaria si può trovare nel mondo americano che si sviluppa dopo la rivoluzione
americana sia nella grande prosperità e grande sviluppo economico ma anche in un atteggiamento di fondo
della politica americana che discende da questo presupposto calvinista. Gli storici lo chiamano
eccezionalismo americano: è la convenzione americana che l'America sia un'esperienza unica nella storia,
perché sanno coniugare una società di massa con i valori della democrazia e della libertà personale e che
quindi proprio per questo hanno una missione mondiale da svolgere e questa missione è quella di esportare
questo modello, di democrazia e libertà personale, in tutto il mondo con l'idea che un mondo democratico
sia un mondo in cui gli scontri e le guerre diminuiranno fino a scomparire e che quindi anche gli USA
vivranno una situazione di sicurezza (quindi alla base di questo atteggiamento c'è un problema di sicurezza).
Da questo eccezionalismo nasce una missione universale del mondo americano quella che viene chiamata
esportazione della democrazia: è un’idea che comporta la certezza che la democrazia sia esportabile e che
quindi tutti i popoli siano pronti per la democrazia e che è un valore universale.

L'eccezionalismo lo si vede da subito e porta ad un'altra conseguenza.


Il primo presidente Washington nel 1791 si rivolge agli americani con un discorso d’addio alla nazione
dicendo che negli stati uniti si è costruita una società democratica con il rispetto dei diritti e che quindi
hanno una loro specificità. Ai cittadini dice di non confondersi con gli europei e di non lasciarsi coinvolgere
nelle guerre che dilagano in Europa. Sottolinea quindi il fato che l’Europa è una terra di monarchie in cui si
fanno le guerre per questioni territoriali ecc.
Da ciò nasce l'atteggiamento tipico della politica estera americana e che arriva fino alla 1GM ed è quello che
viene definito isolazionismo: non significa che non si occupano di politica internazionale/estera ma
semplicemente non si fanno coinvolgere nelle questioni europee. America ed Europa sono due mondi
politici distanti che seguono logiche diverse. I contatti ci sono, basti pensare alla gigante emigrazione
dall’Europa in America.
Nella politica americana il motivo di interesse e il motivo ideologico della liberazione dei popoli, sono due
motivi intrecciati. Sarebbe ingenuo pensare che gli Usa si muovono solo per motivi ideali perché sono una
nazione ed hanno degli interessi ma ciò vale anche per il contrario, ci si muovono non solo per interessi
nazionali ma anche ideologici.
Si vede subito quando non si interessano dell’Europa facendo una grande scelta strategica. Le grandi scelte
di politica internazionale sono fatte in base a prospettive strategiche che chiamano dottrine. Una di queste è

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la dottrina Bush con le guerre unilaterali del Golfo e in Afghanistan per sconfiggere il terrorismo che aveva
colpito gli USA nel 2001 nei luoghi che sostenevano questo terrorismo.
È necessario informare l'opinione pubblica e giustificare le scelte di politica estera proprio perché si vive in
una democrazia.
Prima degli anni ’20 dell’800 le colonie spagnole dell’America centrale e meridionale si sono ribellati alla
Spagna (quando dopo il 1808 sale al potere il fratello di Napoleone che loro non riconoscono come
legittimo) dando così nascita agli stati che conosciamo attualmente dichiarando l'indipendenza degli stati
latino-americani. La santa alleanza farà un intervento militare in America latina per ri-sottoporla al controllo
spagnolo.
Il presidente degli Stati Uniti, il presidente Monroe, annuncia la dottrina Monroe che è 'L'America agli
americani'. Diceva esplicitamente che avrebbe impedito ogni intervento europeo in America. Questo è un
motivo ideale cioè la difesa dell'indipendenza dei popoli latini. Ovviamente c'è anche un interesse
americano che è quello di proporre un’egemonia americana sia a nord che sud.
Quando gli Stati Uniti arrivano alla costa del pacifico attorno al 1860-1870 iniziano a guardare verso
l'immenso Oceano Pacifico. Uno storico, Albero Acquarone, diceva che l'imperialismo americano nasce in
questo momento, guardando al Pacifico. E le prime teorie imperialismo americano – ed è in questa
prospettiva che si ha la conquista della Hawaii. Dal punto di vista geopolitico questa penetrazione nel
pacifico metteva gli USA in conflitto con il Giappone (area di conflitto che si conclude con la 2GM). Fino alla
fine dell'800 gli USA sono presenti e attivi sia nel Pacifico che nel Sud America. Dopodiché si avvia un fatto
che sembra portare gli USA verso una prospettiva europea con la guerra ispano-americana nel 1898
sull'isola di Cuba che era l'ultimo avanzo spagnolo. La guerra fra la giovane potenza americana e il vecchio
stato spagnolo: la Spagna perde e di conseguenza perde Cuba che diventa indipendente ma che è sotto
sfera di influenza americana. Ma perde anche le Filippine che non diventano colonia americana poiché gli
Usa non accettano un colonialismo all'europea poiché loro nascono da un'indipendenza dal colonialismo.
Hanno interessi che vanno al di là del colonialismo. Infatti, le Filippine sono sotto una sfera di influenza ma
non colonie.
Dopo oltre un secolo di isolazionismo qualcosa sembra cambiare nella politica americana.
Nel 1912 viene eletto presidente Wilson – è un professore universitario e rettore dell'università di Harvard.
Era giurista e un uomo molto religioso di religione puritana. Questi aspetti culturali americani sono presenti
nettamente come il fatto che gli USA non si possono muovere e fare guerre per conquiste territoriale ma
solo per questione di principio. Questo è un fatto tipico americano (dialettica tra interessi e ideologia: gli
USA hanno fatto le guerre nel 900 per il fatto che il nemico aveva infratto la legalità internazionale e quindi
non erano conquiste. Questo era l’atteggiamento ufficiale degli States).
Wilson ha questo tipo di mentalità profondamente interiorizzata. Nel 1914 scoppia la guerra e in coerenza
con l'idea di isolazionismo, gli USA stanno fuori. Fra 1914-1916 maturano una serie di situazioni che portano
ad un cambiamento di condotta.
L’opinione pubblica sia nell’a 1GM che nella 2GM è sempre stata isolazionista; i presidenti per mantenere il
consenso hanno necessariamente dovuto tener conto di questo elemento. Infatti, nella 2GM entrano in
guerra solo dono l’attacco a Pearl Harbour.

LA MOTIVAZIONE FORMALE DELL'INTERVENTO AMERICANO, quindi il motivo per giustificare all'opinione pubblica americana
contro la Germania a fianco della triplice intesa:
Gli USA credono di fare un intervento solo se il futuro nemico diventa uno stato che infrange l’ordine
internazionale.
La Germania guglielmina, quale diritto universale sta calpestando che possa giustificare la loro entrata in
guerra? La Germania appena scoppia la guerra organizza un blocco continentale delle navi inglesi. Vuole
impedire che i nemici, GB e FR, vengano riforniti di materie prime e armi, e quindi vuole impedire il
trasporto via mare verso questi stati. Se la minaccia fosse stata solo nei confronti GB e FR sarebbe stato
normale in un contesto di guerra, l'elemento illegale secondo Wilson era un altro: c'era un blocco nei
confronti delle navi di paesi neutrali e per Wilson non era possibile. Quindi la Germania con il blocco
continentale sta calpestando un diritto che è quello di libertà dei mari e della navigazione. Ecco quindi a
cosa si appella Wilson. Questo blocco veniva fatto attraverso i sottomarini, affondando le navi con i siluri.

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Navi mercantili a bordo dei quali sta equipaggio mercantile e quindi civile che rischiavano di affondare e
morire. Probabilmente, per errore, nell’estate del 1915 un sommergibile tedesco affonda il Lusitania, un
transatlantico. Questo comporta la morte di circa 1300 persone. Wilson chiese alla Ger di interrompere la
guerra sottomarina e inizialmente sembra accettare anche se vero la fine del 1916 la riprende perché non
poteva permettersi che gli amici venissero riforniti. La ripresa della guerra sottomarina porta Wilson a dire
che la Germania ledeva e negava il diritto internazionale e che quindi gli USA avevano il diritto di entrare in
guerra per cessare la violazione.
Su questa base, il 6 aprile del 1917 gli USA dichiarano guerra alla Germania. Il grosso delle truppe americane
raggiunge il vecchio continente verso l'inizio del 1918. L'intervento americano fu risolutivo.
Con l'arrivo americano ci si inizia a rendere conto della grandezza e potenza americana. Gli europei sono
colpiti dal carattere informale che ha quest'esercito a differenza di quello europeo caratterizzato ad esempio
da delle gerarchie. È un intervento che ebbe anche un impatto culturale con l'introduzione ad esempio del
cinema.
Wilson, una volta che entra in guerra, elabora la dottrina Wilson – con i 14 punti di Wilson. È la proposta
universalistica che Wilson dà al mondo per il dopo guerra. La convinzione è che la guerra che è in corso deve
essere l'ultima guerra. Bisogna costruire un ordine nazionale nuovo che faccia in modo che le cause di
guerra che ci sono state fino ora debbano scomparire tutte. E quindi evitare una nuova guerra. Bisogna
creare un ordine stabilmente pacifico.

I 14 PUNTI DI WILSON
L'approccio di Wilson ebbe un grande impatto e spiazzò le classi dirigenti europee perché spostava l'asse del
discorso dagli obiettivi di guerra alla creazione di un ordine che riguardava tutti vinti e vincitori. Si imponeva
come obiettivo creare un nuovo ordine internazionale che evitasse lo scoppio di altre guerre.
Come fece Wilson ad individuare i 14 punti? Facendo un’analisi di quelle che secondo lui erano le cause
della guerra per poi rovesciarle e per evitare che quei fenomeni, individuati come cause di guerra, si
ripetano. Ad esempio, Wilson riteneva che una ragione di guerra fosse la diplomazia segreta quindi trattati
che rimanevano sconosciuti all'opinione pubblica che quindi non sapeva il perché era entrata in guerra.
Uno dei 14 punti è proprio la proibizione della segretezza degli accordi e che le questioni internazionali
dovevano essere trattate pubblicamente in un congresso. I media dovevano seguire le conferenze di pace
che dovevano sboccare in testi scritti e giudicabili dall'opinione pubblica.
Wilson sosteneva che i protezionismi di cui gli stati prima della guerra si erano dotati (proibizionismo: difesa
della propria economia con dazi doganali in ingresso) portano a conflitti tra stati, il libero commercio
secondo Wilson porta a libera circolazione di merci. La globalizzazione economica e liberalizzazione degli
scambi è la negazione nel proibizionismo. Egli è l'autore della globalizzazione economica e degli scambi
quindi un altro punto propone la fine del protezionismo e la possibilità del libero commercio.
Un altro punto era quello di libertà di navigazione mercantile: infatti entra in guerra per questa questione.
Le flotte mercantili di tutti i paesi potevano circolare liberamente nei mari senza che un paese lo potesse
impedire.
Questi erano alcuni principi che cercavano di rispondere a certe questioni. Ma Wilson porta anche dei
principi nuovi. In Europa per impedire nuove guerre bisogna introdurre il concetto di autodeterminazione
dei popoli e quindi di uno stato nazionale → è uno stato in cui la popolazione che lo forma è abbastanza
omogenea da un punto di vista etnico e linguistico. Ogni nazione ha il diritto di avere uno stato suo.
Risponde al principio di indipendenza nazionale. È il principio europeo che poi ha guidato i processi di
decolonizzazione.
Quindi Wilson sostiene che nel mondo futuro si deve affermare questo principio con la formazione di stati-
nazione anche di nuovi se prima non c'erano. Questi nuovi stati nazionali dovevano essere retti da un
regime democratico e quindi essere preferibilmente delle Repubbliche democratiche.
Questo principio, in Europa significava la fine degli imperi che erano grandi stati plurinazionali, in particolare
la fine dell’impero austro ungarico che porta alla nascita di nuovi stati nazionali: Ungheria, Austria, Polonia,
Cecoslovacchia ecc. Gli imperi erano anche quello russo che porta alla nascita: Estonia, Lituania, Lettonia,
Finlandia. Emergono nell’Europa del dopo guerra nuovi stati formati proprio secondo questo principio di
autodeterminazione dei popoli e stato nazionale.

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Alla fine della guerra sono ancora scopi di guerra egemoniaci: recuperi, ingrandimenti coloniali ecc.
Obiettivi di carattere universalistico: come riscrivere l'ordinamento internazionale?
Analisi del testo dei 14 punti: evitare che si eviti un'altra guerra.

Le paci che ci saranno alla fine della guerra segneranno la fine del conflitto. Gli stati che nasceranno dalla
disgregazione dell'impero austro-ungarico sono: Cecoslovacchia, Austria, Ungheria, Jugoslavia ecc.
I 14 punti vedevano anche la ricostruzione della Polonia. È uno stato messo in mezzo tra Russia, Prussia e
Impero Austriaco, tuttavia la Polonia nel 700 subisce una spartizione in tre stati. La Polonia sparisce.
Napolone ricostruisce un gran ducato di Varsavia, ovvero uno stato polacco, ma la restaurazione del 1915 lo
fa scomparire.
Per tutto l'800 i polacchi insorgono, in quanto è sotto il tallone russo.
La Polonia raggiunge l'indipendenza dopo la PGM. Si forma questo stato con territori ex russi, ex tedeschi ed
ex austriaci. Dunque c'è questa nuova entità polacca che è una delle questioni più aperte tra le due guerre.
La questione più scioccante fu il 14esimo punto: la costruzione di una società delle nazioni: un organismo
sovrannazionale internazionale che doveva gestire la pace internazionale -> essa fu scioccante per i
contemporanei perchè considerava lo stato come un'entità che non riconosceva niente al di sopra di sè.
Il prevedere la società delle nazioni che pone dei paletti all'innipotenza dello stato e che lo riprendeva e lo
puniva se esso si comportava male nei confronti della pace internazionale.
Questa entità sembrò a molti contemporanei come un'utopia difficile da calarsi nella realtà.
Il realismo politico è una corrente di pensiero politico.
Per il realista politico il problema è che in queste entità nazionali continuano a pesare degli interessi politici
di carattere statuale, cioè gli stati più forti che sono all'interno di questi organismi. In queste organizzazioni
continua a muoversi questa politica di sempre.
Questo organismo fu un attrazione anglo-francese e in qualche modo queste potenze erano quelle che
comandavano all'interno della società delle nazioni.
Tuttavia questo organismo non riuscì a bloccare lo scoppio del secondo conflitto.
La concezione della guerra era ripristinare un diritto calpestato -> ideologia statunitense.

Quali erano i potenti segmenti della società americana che premevano sulla guerra?
C'erano elementi importanti del sistema bancario, ovvero alcune banche, paradossalmente di ebrei tedeschi
emigrati negli USA e americanizzati negli ultimi decenni come Rodchield, i quali fin dall'inizio della guerra
avevano fatto una politica di grandi prestiti alle altre potenze come la Francia.
La SGM come la prima, è stata una grande guerra economica e vince chi ha più possedimenti economici.
Non ci si soprende della vincita degli USA.
L'Inghilterra aveva avuto grandi prestiti da parte del sistema bancario americano. Nel caso di perdita
dell'Inghilterra i crediti sarebbero diventati inesigibili ovvero le banche americane non avrebbero più
ricevuto i soldi prestati -> volontà di Wilson dell'aiuto americano in Europa per salvare i paesi e dunque
poter riavere il denaro prestato.
Carl Schmitt già nella metà del 900 ha riflettuto sul cambiamento della guerra. Con la PGM e l'intervento
americano nel 1917 la guerra diventa non di potenza ma di carattere ideologico. Gli stati non fanno la
guerra dichiarando onestamente i loro interessi.
Perchè le guerre politiche diventano guerre ideologiche? E quali sono le conseguenze delle guerre
ideologiche?
Essendo ormai guerre di massa bisogna dare alle masse combattenti delle motivazioni ideali: non si può dire
che agli uomini che andranno a morire per la potenza -> si deve combattere per l'umanità, la
democrazia...ecc
Il presidente Wilson dette questa svolta ideologica alla guerra: essa era rappresentata come una crociata
contro i rappresentati della vecchia Europa (monarchie autoritarie, militarismo, reazione) in nome della
democrazia, del progresso e la pace.

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Le conseguenze del cambiamento da guerre a guerre ideologiche furono:
– Il nemico andava sconfitto completamente finchè non lo si vedeva cadere. La pace doveva essere
una resa senza condizioni: nessuna trattativa.
– È una guerra che non conosce più convenzioni: il nemico che viene sconfitto deve semplicemente
accettarlo.
– Nasce la figura del criminale di guerra: alla fine del conflitto questi criminali che aveva portato il loro
paese in guerra devono essere giudicati da un tribunale perchè sono macchiati di crimini. Il tipo di
meccanismo messo in moto per giudicarli fece discutere.
1) I crimini di guerra erano stati fatti da tanti
2) il tribunale di norimberga era composto da tedeschi e non dai paesi vincitori

Un'altra proposta universalistica in Russia tra il 1917 e il 1921: fu un colpo di stato, un putschm perchè i
bolescevichi in quel periodo occuparono a San Pietroburgo i principali centri del potere: palazzo di inverno,
il ministero degli esteri ecc e riuscirono ad occupare una parte di Russia (circa da San Pietroburgo a Mosca)
ma il resto della russia fu fuori controllo.
Era una guerra civile e i loro corpi militari e i vari eserciti bianchi (controrivoluzionari): gli eserciti bianchi
controllavano anche zone del paese ed erano il difetto fatale di non trovare un coordinamento dunque con
questa tecnica di ucciderli uno per uno si ebbe come conseguenza che l'armata rossa nel giro di tre o
quattro anni di guerra terribile riuscì ad avere il controllo della situazione.

La Russia alla fine del 1920 era tutta sotto controllo del partito comunista ed era un paese allo stremo di
carestia con milioni di morti di fame -> la NEP che nel 1921 voleva riavviare il processo economico per non
far morire di fame la popolazione. In tutta questa situazione caotica ci furono tentativi di intervento da
parte delle potenze occidentali.
La Russia per alcuni anni rimase ai margini della politica internazionale tutta occupata per questioni tragiche
al suo interno.

L'idea di Lienin, capo della rivoluzione di ottobre (1870-1924)


E' la morte del fratello che muore impiccato a spingere Lienin a darsi da fare nel partito socialista russo
finchè anche lui arriverè a rischiare grosso e ad essere esiliato infatti dalla fine del'800 al 1917 vive a Zurigo.
Questa città era ricca di uomini rivoluzionari.
È un teologo oltre ad un capo politico e ritiene di dover dare un aggiornamento del marxismo (marxismo =
ideologia che corrisponde alla situazione economica e sociale dell'800).
Le idee di Lienin del 900 vedono un approccio marxista più sviluppato e aggiornato.
Lienin sviluppa il marxismo su tanti piani con una serie di opere.
I contributi fondamentali di Lenin con l'aggiornamento del marxismo sono:
– la teoria del partito rivoluzionario: Marx aveva un partito comunista (Manifesto del partito
comunista che scrisse) però non aveva elaborato una teoria del partito. Per il comunismo e il
socialismo del 900 l'aspetto ideologico è centrale: i comunisti e socialisti devono giustificare da un
punto di vista ideologico ogni scelta politica e su questi problemi ideologici polemizzano ogni scelta
fatta tra di loro.
Tutto viene fatto per sviluppare il pensiero di Marx ed interpretarlo in modo corretto ma senza
uscire dalla sua visione del mondo.
Egli viveva in una realtà diversa dunque Lenin sente il bisogno di fare una teoria del partito
rivoluzionario. Il partito comunista (e non socialista) rivoluzionario secondo Lenin diceva che la
classe operaia (classe di riferimento) da sè non ha una coscienza rivoluzionaria: essa sente
fortemente il soddisfacimento dei propri bisogni. Se gli si chiede di aumentare il salario o diminuire
le ore di lavoro egli è d'accordo, ma se gli si parla di rivoluzione, il concetto deve essere portato
dall'esterno (la coscienza esterna): cioè ci deve essere un gruppo di intellettuali borghesi che si sono
impadroniti del metodo marxista che devono spiegare e guidare dall'esterno la classe operaia sui
sentieri della rivoluzione. Non deve essere un partito di massa ma di ufficiali perchè deve
trasmettere alla classe operaia e formarla e pedagogizzarla sull'importanza della rivoluzione.

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-> Il partito comunista del 900 era questo. Ciò rimarrà una costante del partito comunista.

Che tipo di rapporto viene instaurato con le masse? Se non sono guidate in modo decisivo dai
comunisti rischiano di sbagliare. Non è un atteggiamento umanitario. Elabora dei concetti:
– La dittatura del proletariato: concetto già ritrovato con Marx ma non viene approfondito.
Controllare la società come una truppa di occupazione e una volta domati si può allentare la presa e
prevedere un allentamento della presa e la struttura dittatoriale. Stalin, successivo di Lenin, elaborò
una teoria ancor più complicata.
– La teoria dell'imperialismo: l'imperialismo era definito come stadio supremo del capitalismo. Dopo
il 1870 il capitalismo era cambiato rispetto a quello che aveva sotto gli occhi Marx ed è entrato in
uno stadio interiore diverso
-> es. Passaggio dalla libera concorrenza alla situazione di monopolio; si ha avuto il fenomeno
dell'incrocio tra banca e industria: è la banca che domina l'industria. L'aspetto più importante è che
proprio per le esigenze dello sviluppo dell'industria le potenze europee erano diventate
imperialistiche: l'imperialismo era un'esigenza del capitalismo e deve uscire dal suo ambito statale e
spingere i propri paesi a conquistare il mondo: ha bisogno di materie prime a buon mercato.
Dunque l'espansionismo è una necessità per l'imperialismo.
Secondo Lienin, lo scoppio della PGM era il conflitto tra i paesi coloniali e imperialistici.
L'imperialismo portava ai conflitti tra le potenze.

Aspetto del capitalismo


-> SUPREMO: cioè ultimo. Giunto a questo punto, il capitalismo sarebbe finito e non avrebbe visto un livello
superiore. Le contraddizioni al suo interno erano così gravi che volevano il superamento del capitalismo.
Lienin dà un giudizio sulla vitalità del capitalismo: era la fine, cioè una percezione catastrofica del
capitalismo, dunque bisognava affrettarne la fine con una rivoluzione.

Quale era la soluzione del capitalismo?


Cerca la soluzione delle proprie contraddizioni nella guerra quando non ci sono altre vie d'uscita.
Bisognava esportare del comunismo a livello internazionale e quindi la moltiplicazione di società socialiste.
Soltanto la sconfitta del capitalismo e dell'imperialismo poteva portare alla fine della guerra perchè finchè
c'erano la guerra era un pericolo ricorrente.
La grande prospettiva con cui Lienin si presentò al mondo dopo il 1918, fu quella di non dar retta a Wilson,
ma piuttosto la soluzione era fare la rivoluzione socialista: bisognava creare degli stati fratelli in cui il
proletariato e i partiti comunisti governano e così si riuscirà gradualmente a portare una pace a livello
internazionale. È per questo che Lienin nel 1919 fonda la terza internazionale: una specie di società delle
nazioni (ma non delle nazioni, piuttosto dei partiti comunisti), era un'organizzazione internazionale in cui
tutti i partiti comunisti che stavano nascendo erano membri.
il comunismo si pone come una rivoluzione globale: primo movimento politico trasnazionale, una specie di
esercito con il capo a Mosca e i suoi reggimenti in tutto il mondo. Era un fenomeno globale: o vince
dappertutto oppure avrà delle difficoltà.

Gli scopi di guerra di tutte le potenze in guerra avevano il fine degli interessi nazionali.
Si vuole dare alla guerra uno scopo di tipo generale. In entrambi i casi la prospettiva di carattere
universalistico (dare alla guerra un obiettivo di tipo generale) si pone un problema: porsi l'obiettivo che non
accada un'altra guerra.
Sarebbe da ingenui pensare che ciascuna delle potenze, Unione Sovietica e USA, non ponessero questa
prospettiva universalistica anche ai loro interessi di potenza. Tuttavia in prima istanza si dichiaravano
portatrici di valori universali.
Uno dei cavalli di battaglia del discorso del comunismo 900esco è la ricerca della pace.
Questo discorso però fermava il capitalismo e lo condannava alle sue contraddizioni.
Con Wilson la guerra si conclude nel novembre 1918 e l'intervento americano è risolutivo sia per il fattore
militare che il fattore economico. I fronti dell'ultima fase della guerra è il fronte occidentale e il fronte

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italiano. Il destino dei due imperi centrali è diverso:
– sul fronte occidentale – francese – l'esercito tedesco venne fermato in una delle sue offensive ma
non venne sconfitto sul campo. Nacque la voce che l'esercito tedesco dunque non venne sconfitto.
C'era una vasta insoddisfazione nel paese tanto più che in Germania. Si risente la propaganda
bolscevica e comunista. I bolscevichi tedeschi pensano di poter applicare in germania il meccanismo
applicato in russia nel 1917 ovvero una specie di sciopero tedesco diffuso e poi un'alleanza tra le
truppe ammutinate (militari) e gli operai delle città che venivano organizzate in un partito socialista
ovvero il partito comunista tedesco. Accade soprattutto in un corpo militare meno militarizzato
dell'esercito, ovvero nella marina. Nei primi di novembre 1918 vi sono molti equipaggi delle navi
tedesche che si ribellano ai loro superiori, approdano nei porti e si accordano con gli operai creando
un fronte rivoluzionari nelle città costiere (es. Amburgo, Riga ecc.).
La Germania vedendo che non riusciva a tenere sotto controllo la situazione richiede l'armistizio e
lo chiede al nuovo nemico, ovvero gli USA. Davanti a questa ribellione, il caiser Guglielmo II nel 1918
abdica e lascia il paese andando in Olanda e si proclama la repubblica che ha nel partito socialista
tedesco il suo punto forte.
Da questa pace nascono delle realtà mistificate che danno un'importanza importanza allo spirito
pubblico, ovvero:
– l'esercito invinto sul campo, il non-battuto
– l'esercito è stato tradito dal paese: è stato l'esercito a collassare per colpa dei politici e le rive
rivoluzionarie di estrema sinistra.

Fra guerra e dopo guerra tra 1918-19 il comunismo non si arresta in Russia. Anche essa cerca di esportare la
rivoluzione nel mondo occidentale. Nel 1919 questa esportazione fu tentata ripetutamente in Ungheria che
conobbe un regime comunista e a Monaco di Baviera che fu in mano ai rivoluzionari comunisti, nella
Germania di Weimar fu tentata fino al 1923. Il biennio rosso in Italia può essere letto in un tentativo di fare
una rivoluzione nel paese.
Questo grande evento ha un impatto sull'immaginario collettivo difficilmente calcolabile: fa superare
carestie, stragi, guerra civile. Ciò crea aspettative e ansia di rivoluzione in Europa.

Sul fronte italiano, il fronte austriaco vede una sconfita sul campo: La battaglia risolutiva è la Battaglia di
Vittorio Veneto. Gli austriaci erano già in una posizione di debolezza ma il fatto che gli italiani avessero
resistito fu già una mezza vittoria. Lo sfondamento italiano fece leva su una situazione di sfaldamento
dell'impero austro-ungarico che corrispondeva ad uno sfaldamento della guerra. È vero che la battaglia fu
iniziata dal comando italiano fatto sta l'esercito austriaco fu messo in fuga a differenza di quello tedesco sul
fronte occidentale.
4 novembre 1918 = finiva la guerra e scattava la pace in Italia.

Tuttavia in questo periodo è il wilsonismo il sole dell'avvenire. In Italia si andava davanti all'ambasciata
americana per ringraziare e festeggiare gli americani e il loro presidente.
Wilson era visto con speranza per l'avvenire e un mondo di pace. Fu accolto dappertutto da masse. Questa
accoglienza trionfale ebbe effetti sulla sua percezione della realtà.

È un conflitto iniziale tra due impostazioni:


– nazionale delle tre potenze europee che vogliono risquotere e ottenere degli obiettivi politici precisi
alla conferenza di pace.
– universalistico del presidente Wilson
Tra queste due impostazioni ci sono divergenze di fondo: la conferenza di pace si aprì a Versailles tra
il gennaio-febbraio 1919 e fu un lungo braccio di ferro fra queste due posizioni: quella di Wilson e
quella delle potenze europee soprattutto quelle più forti,
Francia e Inghilterra (ma soprattutto Francia).

Alla conferenza di Versailles non partecipò la Russia, perchè aveva fatto una pace separata con la Germania,

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tuttavia partecipano tutte le altre potenze che parteciparono alla guerra.
All'interno della conferenza di pace di Versailles si costituì un consiglio delle quattro grandi potenze
maggiori che parteciparono alla guerra: la Germania non partecipa.
I quattro grandi erano: il presidente americano Wilson, quello britannico Lloyd George, quello francese
Clemenceau, quello italiano Vittorio Emanuele Orlando.
-> Il compito di riscrivere la carta europea era così immane ed erano necessarie tanti competenze: non
bastava una sola figura di uomo politico per farlo.

Le paci che si svolsero tra il 1919 e il 1920 furono quattro:


1) Pace di Versailles con la Germania – fu la più importante – firmata il 28 giugno 1919.
La pace con le altre potenze minori o diventate minori:
2) Bulgaria: pace di Neuilly (novembre 1919)
3) Austria: pace di Saint-Germain
4) Ungheria: pace di Trianon
5) Turchia: pace di Sèvres

PACE DI VERSAILLES
Fu una pace firmata il 28 giugno 1919. La Germania non partecipa alle trattative. Viene presentata alla
Germania minacciando di firmare altrimenti sarebbero stati attaccati. Alla fine firmarono.
L'impostazione di Wilson fu quella di pace non-cartaginese: ovvero una pace democratica. Aveva fatto la
guerra contro la politica tedesca. La Germania non doveva essere distrutta ma democratizzata secondo gli
USA. Una volta democratizzata avrebbe potuto riprendere il suo posto all'interno delle organizzazioni
nazionali.

Per fare questa democratizzazione della germania non bisognava incattivirla. Il grande antagonista era la
Francia e il suo presidente George Clemenceau: uomo di sinistra democratica e radicale.
La sua impostazione fu deludente. La Francia voleva una sicurezza e una pace corrispondente al sacrificio di
uomini e risorse che la guerra comporta.
Secondo la Francia, la Germania manteneva intatta tutta la sua struttura industriale. Una parte dell'opinione
pubblica francese temeva il fatto che la Germania tornasse ad essere una minaccia per loro vista la loro
facilità nel riprendersi dalla guerra dunque bisognava assestarle un colpo. Proposta di egemonia
continentale.
Clemenceau optò per una Germania unita e andava contro alle proposte di divisione. Secondo la Francia
bisognava solamente mantenere una pace definitiva.
Fu una pace estremamente dura con ricadute enormi sulla storia europea del ventennio successivo.
-> la Francia fece quello che ritenne corretto. Essa fece una pace che chiudesse i conti con la Germania ed
eliminasse per la sicurezza francese il problema tedesco.
Tra il metodo Wilsoniano e quello francese di Clemenceau, alla fine prevalse quello francese.
Vi erano clausole di diverso tipo:
– territoriali: la Germania fu amputata e perse una serie di territori: verso occidente e verso oriente.
Alsazia, Lorena che erano al confine con la Francia. Uno dei sogni francesi era quello di arrivare al
Reno ma ciò non avvenne. Nasce l'Austria che è di lingua tedesca in nome della nazionalità.
Anschluss = si trattava dell'annessione dell'Austria alla Germania. La pace di Versailles lo vietava e
precludeva ogni unione tra i due paesi.
Sul confine orientale nacquero una serie di nuovi stati: Cecoslovacchia con capitale Praga e la
Polonia. Le potenze vincitrici furono generose nei confronti di questi stati e alla Cecoslovacchia
dettero tutta la zona di confine con la Germania che era montuosa e i cui abitanti si chiamavano
sudeti: 5000 tedeschi che abitavano nella zona di confine tra Cecoslovacchia e Germania. Potenziale
elemento di tensione tra la nuova repubblica tedesca e la cecoslovacchia.
Il confine con la Polonia fu ancor più controverso perchè la Polonia incamerò diverse zone di vecchia
proprietà tedesca. L'elemento che complicò ulteriormente le cose fu il corridoio in cui c'era la città
di Danzica abitata in gran parte da tedeschi. Una potenza per essere importante doveva avere uno

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sbocco sul mare, quindi pensare di assicurare alla Polonia uno sbocco sul mare attraverso un
corridoio che interrompeva la continuità tra la Prussia orientale e quella occidentale. Questi confini
furono travagliatissimi per essere delineati.
Il confine orientale era problematico e lasciava aperte delle questioni che rimasero così per tutto il
ventennio successivo.

Politica revisionistica: durante la repubblica tedesca, le forze politiche tedesche non accettarono la pace di
Versailles e si posero tutte, dall'estrema sinistra all'estrema destra, l'obiettivo di rivederla.

– clausole militari: dal 700 in cui la potenza prussiana era emersa con Federico II il punto forte dello
stato tedesco era l'elemento militare e per un secolo e mezzo fu invinto.
Nel 1913 erano state introdotte le coscrizioni obbligatorie in vari modi attraverso una leva che
poteva variare diversi periodi.
In Germania, durante le guerre napoleoniche del 1913, era stata introdotta la leva obbligatoria: tutti
i cittadini di sesso maschile dovevano eseguire un servizio militare obbligatorio in vari modi: leva
biennale, triennale, annuale ecc.
Essa nasce in Francia durante il periodo rivoluzionario e successivamente passa per in Germania,
Prussia e diventa un istituzione che si fonde in tutti i paesi europei. L'unico paese che nel 1914 non
la introduce sarà l'inghilterra ma lo farà in seguito nel 1916.
Si trattava di eserciti stanziali di massa, permanenti anche in periodo di pace, e diventano ancor più
numerosi durante il periodo di guerra. Durante il periodo di pace, l'esercito è formata dai giovani di
leva ma nei periodi di guerra vengono richiamati i giovani che avevano combattuto
precedentemente.
Fine dell'esercito di massa imponendo un tetto massimo di 100.000 uomini senza una struttura di
comando. La flotta tedesca fu eliminata e si autoaffonda per non consegnarsi al nemico.

La pace di Versailles prevedeva anche la smilitarizzazione della Renania: ovvero in questa zona non
ci potevano essere strutture militari: caserme, strutture di difesa ecc. Lo scopo di questa misura era
l'assicurarsi che la Germania non attaccasse la Francia.
Alla fine di ciò Hitler rintroduì la coscrizione obbligatoria e la ricostruzione della flotta dando un
impulso enorme all'industria siderurgica e navale con la conseguenza che venne eliminato il
problema della disoccupazione. Riuscì a costruirsi il consenso all'interno della Germania grazie alla
politica illusionistica.
Problema delle riparazioni: alla base di questo problema c'era l'articolo 231 della pace di Versailles:
esso affermava che la responsabilità e la colpa della guerra era della Germania. Dava dunque un
verdetto su chi era la responsabile della guerra: si stabiliva che la Germania doveva risarcire i danni
di guerra a Francia e Belgio.
La Germania doveva ogni anno per circa 30 anni pagare una cifra consistente da una parte in marchi
e dall'altra parte in natura ovvero in esportazioni tedesche.
L'obiettivo francese di questa misura era tenere la Germania in condizione di sottosviluppo per i
trent'anni successivi e quindi assicurarsi un predominio economico della Francia.

Una serie di osservatori come Keynes alla fine del 1919 pubblicò "le conseguenze economiche della pace":
secondo lui la Germania non sarebbe riuscita a pagare tutto, erano clausole inesigibili, ma ciò porterà allo
sottosviluppo e porterà la germania al comunismo. Diventerà inoltre un buco nero in europa e terrà una
situazione di non sviluppo anche l'intera economia europea perchè avrebbe trascinato anche gli altri paesi.
Questa fu la critica che Keynes fece e che portò ad un successo planetario.
Clausole militari economiche e territoriali.
La politica tedesca fu dominata in tutto il ventennio successivo dalla prospettiva della revisione. Essa fu
intesa in modo diverso dai tedeschi: gli uomini della repubblica di Weimar avevano in mente un
revisionismo differente da quello dei nazisti.

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Altra pace che si concluse con l'Austria.
Il principio dell'autodeterminazione dei popoli di Wilson, e quindi la formazione di stati nazionali, vedeva la
fine degli imperi e soprattutto di quello austro-ungarico. L'Austria attuale è una minima parte di quella che
era inizialmente. Con la pace di versailles vi era vietata ogni tipo di unificazione con la Germania – principio
di Anschluss – in nome del principio di nazionalità.
L'Austria indipendente reggerà fino al 1938 quando l'Anschluss verrà fatto con la Germania.
Il vecchio stato che emerge dalla dissoluzione dell'impero austro-ungarico è l'Ungheria: un piccolo stato
senza sbocco sul mare, al suo interno vi è un grande lago, con capitale Budapest -> fortemente penalizzata
dal punto di vista territoriale per mancanza del mare. L'Ungheria perde tutta la zona ad est ovvero la
Transilvania, grande regione della Carpazia; la Transilvania viene annessa alla Romania che è potenza
vincitrice. La Romania in questo modo raddoppia di estensione. La forte minoranza ungherese all'interno
della Romania sarà un problema per i secoli successivi in quanto nasce un indipendentismo ungherese.
L'Ungheria perde anche tutta la Croazia a vantaggio della Jugoslavia.
Ungheria e Austria sono stati fortemente ridimensionati ed umiliati dalle paci del 1919. In Ungheria c'è una
forte ispirazione al ritorno di un principe asburgico e nel secolo successivo sarà dominata dall'ammiraglio
Horthy che non si proclamò presidente della repubblica ma reggente in nome di un sovrano asburgico, il
quale avrebbe dovuto restaurare il paese ma intento che poi non riuscì a portare a termine.
L'Austria è talmente ridimensionata che non vuole rivendicazioni mentre l'Ungheria ha programmi
revisionistici al pari di quelli tedeschi. L'Ungheria era una pedina nello schiacchiere italiano: era
l'interlocutore della situazione. C'era un filo di netto tra i due regimi.

I nuovi stati all'indomani della pace di Versailles


1) Polonia
2) Jugoslavia
3) Cecoslovacchia
Sono i tre nuovi stati che emergono dalla pace di Versailles.

Polonia
La Polonia del 1919 non è la stessa di oggi da un punto di vista geografico. Quella di allora era più spostata
ad oriente e aveva più territori ex russi e meno territori ex tedeschi. Fu ricostruita successivamente
mettendo insieme territori ex russi ed ex tedeschi spostandosi verso occidente.
-> ricostruzione della Polonia, trattato di Varsaillers, il corridoio di Danzica.
Distinzione tra micronazionalismo (Kosovo, Catalonia ecc) che proviene dalla crisi di stati nazionali. Lo sforzo
che le monarchie nazionali fecero per unire i territori oggi subisce qualche elemento di crisi.
La creazione di Jugoslavia e Cecoslovacchia fu un azzardo perchè aveva messo insieme all'interno di un
unico stato popolazioni diverse che avevano tensioni culturali, sociali, divergenze religiose, ecc.

Cecoslovacchia
La Cecoslovacchia è formata da tre zone:
– Boemia: ovvero la Repubblica ceca (storicamente Boemia) con capitale Praga. Era una zona
industriale, a maggioranza protestante, ma emancipata da un punto di vista religioso. Molto integrata nella
repubblica tedesca e civilizzata.
– Moravia: zona rurale con un contesto più incivile. Metterle insieme fu un elemento di dominio per
la Boemia. Vi era tensione tra l'elemento boemo e quello di Praga. Questo dualismo si era protratto quasi
fino alla fine. I tedeschi quando nel 1939 invadono la Boemia, se la prendono tutta loro e diventa un
protettorato del reich e alla Slovacchia danno l'indipendenza. Il leader slovacco sarà un prete e questo stato
diventerà satellite della Germania nazista.
La Cecoslovacchia verrà ricostruita nel 1945-46 dai russi e sovietici, diventerà un regime comunista nel 1948
con un colpo di stato e nel 1949 fu il secondo regime comunista a saltare e dopo poco avvenne a divisione.
Attualmente vi è la divisione tra Cecoslovacchia e Repubblica Ceca.

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– Slovacchia con capitale Bratislava.

Jugoslavia
L'altro stato che si forma alla conferenza del 1919 era la Jugoslavia. Con capitale Belgrado, successe che uno
stato si allargò e si era fatto paladino dell'indipendenza nazionale e aveva unificato il paese.
Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Macedonia creano un nuovo regno, chiamato regno dei
serbi, croati e sloveni e in un secondo tempo si chiamerà regno di Jugoslavia. Anche questa operazione fu
un'operazione di scegliere un nazionalismo intermedio che aggregasse tutta una serie di realtà etniche. Non
avevano cose in comune: sloveni e croati erano cattolici. I serbi erano greco-ortodossi. I bosniaci erano
musulmani. Questa differenziazione di tipo religioso e linguistico era già presente. Questo stato nacque su
un'operazione che voleva superare questi micro-organismi e creare uno stato nuovo. Durante la PGM
questo stato resse ma a partire dalla SGM iniziava ad avere problemi. Dopo la guerra vi fu una guerra civile
fra le milizie comuniste guidate da tito e le truppe nazionaliste croate. Vinse Tito e fu l'elemento comunista
che riunificò la Jugoslavia.

I tre stati che vinsero: Cecoslovacchia, Jugoslavia e Romania creano una loro alleanza e furono le potenze
che si oppongono ad ogni cambiamento e ogni revisione dei trattati post-bellici. Quest'alleanza si chiama
"piccola intesa": i paesi che si oppongono sono Ungheria, un po' la Germania, e l'alleato della piccola intesa
fu la Francia. L'Italia aveva problemi con la Jugoslavia quindi non aveva simpatia per la piccola intesa.

Inoltre l'Italia fu una dei vincitori che non vede la pace come conclusa perchè la sua situazione di confine
ebbe una storia particolare che fece sì che si concluse solo nel 1924 e al di fuori delle paci concluse a Parigi
nel 1919-1920 ma con delle paci bilaterali in Jugoslavia. Quando la conferenza di pace si concluse e tutti i
delegati tornarono a casa, per l'Italia il discorso era ancora aperto: una delle questioni a cui teneva, ovvero il
confine orientale, non si era ancora sistemata.
24 maggio 191: Patto di Londra -> impegni che le potenze straniere prendono nei confronti dell'Italia per
quanto riguarda i compensi:
– Trentino Alto Adige fino al confine con il brennero,
– Venezia Giulia fino al confine del Quarnaro
– Dalmazia dove vi sono città che nel 1915 hanno popolazioni di lingua italiana
– parte della Turchia
– qualcosa dell'Africa.

La guerra italiana era contro l'Austria-Ungheria e avendo questo come nemico esso non aveva colonie. Il
patto di Londra lasciava irrisolto un problema: la città di Fiume. Il patto di Londra prevedeva che Trieste, che
era il porto principale dell'Austria-Ungheria, diventasse italiano.
Siccome il patto di Londra non prevedeva che l'Austri ungheria finisse, si pensò che per compenso l'Austria-
Ungheria dovesse mantenere un porto. Dunque nel patto di Londra non si parlava di una rivendicazione
italiana su Fiume.
Mentre gli altri paesi rimodulavano i loro fini di guerra, l'Italia rimase in sospeso nel patto di Londra perchè
non fu in grado di metterli in chiaro.
La Jugoslavia era uno stato giovane.
Si aprì un grande dibattito nel 1918 nell'opinione pubblica italiana e le opposizioni si estremizzavano: i
dalmatomani e i rinunciatari. Erano forze politiche di orientamento nazionalistico: la Dalmazia doveva
rimanere così come decisa dal patto di Londra. Gli altri dicevano che alla Dalmazia si poteva anche
rinunciare se questo deve comportare un problema di rapporti con la Jugoslavia: era comodo averci
rapporti. I rinunciatari sottovalutavano la forza nel nazionalismo jugoslavo: sottovalutavano il fatto che gli
jugoslavi non si sarebbero accontentati della Dalmazia. Rimaneva aperta per entrambi la questione di
Fiume: se si chiedeva il patto di Londra, la città di Fiume non c'era.
I rimandatari rinunciano alla Dalmazia ma richiedono la città di Fiume: linea più ragionevole. Il governo si
presentò a Versailles con un programma massimo ma contraddittorio: voleva sia Dalmazia che Fiume.
Dalmazia in nome della nazionalità e Fiume in nome del principio di autodeterminazione dei popoli. I

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rappresentanti italiani, presentando questa richiesta, videro come risposta delle esitazioni da parte della
francia e del presidente wilson.
Da Parigi, Wilson, fece un enunciato al popolo italiano il 20-21 aprile 1919: voleva far cambiare idea agli
italiani.
A quel punto Orlando e Sonnino si sentirono scavalcati e sentirono il bisogno di tornare in Italia per sentir di
nuovo la fiducia del parlamento: provare a Wilson che non erano isolati dal paese e Wilson ottenne
l'opposto che si proponeva. Durante l'assenza i lavori della conferenza di Versailles andarono avanti e fu
questo il periodo in cui si spartirono le colonie, dove appunto l'italia non assistette.
Quando nel mese di giugno la conferenza di versailles si sciolse, il problema del confine dell'italia persisteva.
Fiume venne conquistata e lo stesso avvenne per la dalmazia. L'istria invece venne occupata dall'esercito
italiano.
Questa vicenda ebbe effetti enormi sull'opinione pubblica italiana: il mito della vittoria mutilata.
Termine coniato da D'Annunzio. Per molti italiani si aveva la sensazione che si vinse la guerra ma persa la
pace in quanto non ottenne ciò che voleva e che l'italia ci rimesse di più in quanto potenza debole.
All'interno delle città italiane vi era un conflitto tra borghesia italiana e proletariato slavo che era più un
conflitto di classe. L'irredentismo ha anche radici sociali.

Confine orientale: divideva l'Italia dalla Jugoslavia. Non accettava la definizione di confine orientale stabilita
dal patto di Londra.
Dopo più di un anno di reggenza d'annunziana di Fiume, il governo Giolitti e il capo del doverno Carlo
Sforza, il governo italiano riuscì a giungere ad un accordo con la Jugoslavia tramite il trattato di Rapallo
dell'8 novembre 1920: il governo italiano rinunciava alla Dalmazia, riconosceva l'autorità della Dalmazia alla
Jugoslavia ma riusciva a salvare la città di Fiume anche se non annessa completamente al regno di Italia ma
momentaneamente come città che si autogovernava.
Dopo aver avuto questo risultato importante in quanto riconosceva il confine alle Alpi Giulie (la Jugoslavia
fino ad un anno prima non ne voleva sapere dunque fu un buon risultato per l'italia) tuttavia l'italia
rinunciava appunto alla Dalmazia.
Si decise di sgomberare Fiume e nel natale di sangue del 1920 la flotta italiana e l'esercito italiano
attaccarono la città e ci fu un episodio di guerra civile: italiani contro italiani -> D'Annunzio e i suoi legionari
VS marinai e soldati dell'esercito. Ci furono morti da entrambe le parti.
D'annunzio alla fine si ritirò rinunciando a Fiume e si costituì un governo libero: la linea di confine con la
jugoslavia si era definita. La parola definitiva si ebbe nel gennaio 1924, quando sotto Mussolini, con il
trattato di Roma la città di fiume fu annessa all'italia come anche delle piccole isole (Cherso, Mussino?,
Zara).
I rapporti con la jugoslavia non furono mai eccellenti con il governo italiano, continuavano ad esserci
fenomeni di irredentismo slavo: attività terroristiche, piccoli e grandi attentati della zona istriana e il
governo italiano rispondeva nella stessa maniera.
Questa situazione di tensione dell'Italia con la Jugoslavia si reberberò con la Francia, che era protettrice
della Jugoslavia. Italia fascista e Gran Bretagna invece erano in ottimi rapporti.

PACE CON L'IMPERO OTTOMANO


Nella sua prima formulazione, la pace di Sèvres, si era conclusa il 10 agosto 1920.
Tuttavia è l'unica pace che fu completamente rivista negli anni successivi infatti nel 1923 fu sostituita
integralmente dalla pace di Losanna dell'estate del 1923 -> quella revisione che molti popoli chiesero per
molti anni la Turchia l'ebbe perchè se la prese e non perchè la chiese. Tramite una guerra vittoriosa riuscì ad
imporre al paese una revisione della pace.

L'impero ottomano ancora nel 1815 era una grande potenza: o meglio uno stato esteso ma già nel 1915
iniziava a scricchiolare. Nel 1683 l'esercito ottomano arrivò alle porte di Vienna e fu respinto dall'esercito
austriaco con a capo Giovanni Sovieski. Non è stato semplice ma una lotta anche mortale: era una lotta di
egemonia politica, controllo marittimo perchè i corsari barbareschi del nord Africa ancora per tutto il 600
infestavano il Mediterraneo, attaccando spesso le cose e anche le coste italiane.

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Successivamente l'impero ottomano e i suoi rapporti di forza cambiano gradualmente nel 600 e già nel 700
vi è un evento che ne da conferma: una potenza europea invade l'impero ottomano, ovvero la Francia che
mette piede in Egitto -> Campagna di Egitto di Napoleone. La campagna di Egitto si risolse in un
semifallimento per Napoleone.
L'impero ottomano occupava:
– tutto il nord-Africa: Marocco, Algeria, Tunisia, la Cerenaica, l'Egitto
– tutto il Medio Oriente fino alla penisola arabica, fino all'Iraq e il confine con l'Iran
– tutta la penisola Anatolica (Turchia)
– tutti i Balcani fino all'Ungheria.
La storia dell'impero ottomano nell'800 è la storia di un "grande malato" come dicevano i contemporanei di
quell'epoca in quanto era uno stato debole, ogni sua parte era in mano ad un vice-re, che controllava in
nome del pasha di Costantinopoli.

L'intrigo di problemi è quello che per tutto l'800 si chiama questione di oriente e si trascina per tutto l'800
fino alla prima guerra mondiale.
Gli appetiti e i problemi delle grandi potenze erano:
– la Gran Bretagna che aveva una presenza nel mediterraneo che è per lei fondamentale in quanto il
mediterraneo delle navi inglesi è la via per le indie. Gli inglesi avevano un interesse di fondo per il controllo
del medio oriente e del mediterraneo orientale. La presenza inglese nel mediterraneo orientale finisce nel
1956 con la crisi di Suez.
– La Russia: a essa interessa il passaggio negli stretti e una flotta libera nel mare caldo. Nel mare del
Nord nella zona di Pietroburgo è molto spesso bloccata per questioni climatiche, dunque vorrebbe poter
navigare negli stretti della Turchia. Vuole inoltre presentarsi nei luoghi santi, ad esempio in Palestina come
la potenza che difende gli interessi cristiani. Dunque a questo interesse che mira a minare la potenza turca.
Vi è un paradosso secondo cui l'impero ottomano è sostenuto da UK che preferisce avere in questa zona
dell'impero ottomano piuttosto che una forte potenza come la Russia.
– la Francia che dopo la Guerra dei sette anni è cacciata dalle sue colonie in India e in Canada dunque
inizia a guardare all'Africa e alle coste settentrionali dell'Africa. Nel 1929-30 fa la prima spedizione coloniale
in Africa e mette piede in aAgeria che gradualmente diventa colonia francese e successivamente prende
anche il Marocco e la Tunisia. Diventa tutta terra francese.
– Le nazionalità balcaniche che nell 800 fanno guerre di indipendenza. La prima è la Grecia negli anni
20 dell 800, successivamente Romania, Bulgaria, Serbia e l'ultima nel 1912 è la Romania.
Attualmente conserva solo la turchia europea.

La disgregazione della Turchia finisce prima della guerra, nel 1911. Nel 1911-12 perde la Libia, ultima zona
coloniale africana di suo possesso. Alla vigilia della guerra l'Africa settentrionale è spartita tra la varie
potenze europee.
L'alleanza che intorno al 1910 si forma: triplice intesa tra UK, Russia e Francia, allarma. La Turchia si rende
conto che UK l'ha sempre protetta contro la Russia e dal momento che si alleano devono trovare un altro
sponsor, ovvero la Germania, infatti si allea con l'impero tedesco.

Lo scoppio della guerra


L'impero turco era chiaramente un problema inglese; la prima azione che gli inglesi elaborano contro
l'impero turco è la spedizione di Gallipoli nel 1915: Gallipoli è una piccola isola vicino a Costantinopoli. Ebbe
un esito negativo e l'impero ottomano resistette a questo attacco.
UK nel 1917 cambiò progetto: era un progetto di indipendenza in modo da aiutare e creare nemici interni
nell'impero ottomano. Questo progetto fu elaborato ad Alessandria d'egitto e colui che lo gestì fu il
colonnello Laurence d'Arabia.
Laurence, che viene mandato nella penisola araba, ha una serie di contratti con queste tribù e riesce in
qualche modo ad unificarle, è la guerra del deserto tra il 1916-17, e i turchi vengono messi in difficoltà. Fu
una guerra molto drammatica fra le milizie arabe e gli inglesi.
Nel mentre che il nazionalismo arabo viene alimentato dagli inglesi, questi ultimi intanto hanno i loro

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progetti. Il nazionalismo arabo doveva creare stati arabi indipendenti che non facevano più parte
dell'impero ottomano. La cultura araba non concepiva ancora il concetto di stati indipendenti tracciando
confini statuali. È ovvio che le tribù arabe volevano la formazione di stati indipendenti e infatti fu ciò che
avvenne successivamente. UK ammetteva questa prospettiva tuttavia voleva mantenere una presenza
nell'area che avesse forme diverse dalla classica forma coloniale e non voleva dare l'indipendenza totale.
Nel mentre in cui UK formentava la rivolta indipendentista presso le tribù arabe, al tempo stesso la Francia
prospettava un futuro per il Medio Oriente in cui ci fosse una forte presenza anche delle potenze europee ->
Accordo Skyes-Picot nel 1916 che prevedeva già una spartizione degli interessi francesi e inglesi nel Medio
Oriente.
Prevedeva una presenza inglese in Palestina, in Iraq e in Giordania. Presenza francese in Libano e in Siria.
Prevedeva un oriente in cui l'Arabia Saudita arrivava ad ottenere l'indipendenza ma anche un'indipendenza
aglo-francese in altre zone del Medio oriente.
Alla fine del 1917 un esercito inglese entra nel canale di Suez e conquista Gerusalemme: era la prima volta
che un esercito europeo entrava nel territorio di Gerusalemme e l'ultima volta fu durante le Crociate. Lord
Balfour nel novembre 1917 fa una dichiarazione: si rivolge agli israeliani e afferma che gli inglesi stanno
mettendo piede in medio oriente e in palestina, concedeva di creare uno stato/focolare israeliano nel
territorio palestinese. -> fomenta il nazionalismo arabo e dall'altro lato alimenta le illusioni dell'ebraismo
nazionale di insediarsi in Palestina.

Perchè UK si rivolge alle comunità israelitiche e fa questa promessa di affidamento?


È probabile che nel momento decisivo della guerra, mentre la triplice intesa perdeva la Russia, voleva
coinvolgere l'ebraismo nel sostegno della guerra occidentale ma veniva incontro anche ad un'aspirazione
dell'ebraismo internazionale – quella del sionismo – elaborata da Theodor Hertzl che era ebreo ed elabora il
sionismo. Si crede nel concetto di razza e nel tardo 800 e con il positivismo e il darwinismo sociale si inizia a
pensare che vi siano razze superiori e inferiori: continua a nascere un odio nei confronti degli ebrei.
Razzismo = forma di determinismo assoluto.

Accanto a questo movimento ve n'è un altro che attiva anti-semitismo: nel frattempo nella Francia degli
anni 90 nasce un caso di spionaggio chiamato il caso di Dreyfus, e ci si rende conto che i casi di razzismo che
esistevano in Russia e in altri paesi, in realtà esistono adesso anche in Francia. -> (FILM L'UFFICIALE E
L'AUSTRIACO)
Theodor Hertzl: giornalista ebreo.
Egli sulla base di quest'esperienza capisce che era il caso di creare uno stato ebraico che doveva formarsi in
Palestina, che all'epoca faceva ancora parte dell'impero ottomano.
Non tutti gli ebrei furono sionisti, ad esempio quelli in Italia volevano rimanerci e non volevano emigrare.
La dichiarazione di Balfour veniva incontro a questo tipo di aspirazione: introduceva la presenza ebraica.
I conflitti nasceranno presto appunto per la moltitudine di presenze straniere come quella inglese, francese,
ebraica all'interno dell'impero ottomano.

La Turchia viene sconfitta nel 1918 ma il califfato non cade e rimane a Costantinopoli ma nella prospettiva
della pace di Sèvres la sistemazione prospettata è:
– Medio Oriente rimane così, si emancipa dalla presenza turca e viene sistemato attraverso l'Accordo
skyes-picot.
– UK ha controllo di Palestina e Giordania.
– Francia ha il controllo su Siria e Libano. Questi paesi non diventano colonie britanniche o francesi. Il
colonialismo che pur è stato da un punto di vista ideologico molto forte tra 800-900, con la PGM vede il suo
declino: è un declino culturale perchè già nel Wilsionismo non c'è una visione coloniale. Il wilsionismo si
basa sul principio di autodeterminazione dei popoli, sì europei, ma una volta sostenuto il principio si
diffonde come elemento internazionale e a diffondersi nel mondo.
Il colonialismo puro come si era affermato fino alla guerra italiana nel 1911 non aveva suscitato rigetti se
non di carattere di convenienza: la Francia era contraria in quanto avendo Algeria-Tunisia, non voleva che
l'iialia si prendesse la Libia.

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La PGM inizia a scuotere le coscienze dei paesi coloniali: è per questo che la guerra coloniale italiana suscita
sconcerto in quanto sembra un'operazione fuori massimo ovvero proporre una colonia in una parte di
mondo che sta ormai superando il colonialismo.
La presenza francese ed inglese non si presenta come nuove colonie ma con la figura di mandato
internazionale: sono potenze mandatarie. Un mandato è una questione di diritto civile e a livello
internazionale significava che la società delle nazioni incaricava uk e francia di controllare questi territori in
prospettiva di avviarli all'indipendenza. Era una specie di educazione all'autogoverno che le potenze
europee avrebbero dovuto svolgere.
Nel 1930, l'Iraq che era mandato britannico, ottiene l'indipendenza.

Quale è l'assetto del medio oriente all'indomani della PGM? Si creano degli assetti inglesi e francesi.

Il problema era la Turchia che non era nei progetti coloniali: non era considerata qualcosa di politicamente
omogeneo che avesse potuto dar vita ad uno stato. Si riconosceva che il califfato sarebbe sopravvissuto in
una parte del paese ma la Turchia era una questione geografica. Il califfato sopravviveva da una parte e da
un'altra parte:
– la zona costiera del Mar Egeo, andava ai vincitori ovvero la Grecia che aveva quella parte di città
della costa del Mar Egeo.
– c'era da risolvere infine il problema armeno: la popolazione armena che era a ridosso del confine
russo viene fatta emigrare da questa parte di stato.

-> ci voleva uno stato armeno che desse ospitalità agli armeni rimasti: questo era il progetto che la Pace di
Sèvres prevedeva per la penisola anatolica
Questo progetto suscitò nelle élites della Turchia, per quello che rimase del califfato, un forte malcontento.
In particolare i militari, con la rivolta dei Giovani Turchi del 1909, aveva imposto al sultano una serie di
riforme che volevano l'occidentalizzazione. Volevano uno stato forte, potente e l'unico modo per ottenerlo
era occidentalizzarsi -> flotte ed esercito ben organizzato: bisognava liberarsi di tutte le usanze del passato e
bisognava rimodernizzarsi.
Emerge la figura di Mustafa Kemal nel 1919 e afferma che la pace che vogliono imporre è inaccettabile e il
califfo che l'accetta va sbarazzato. Sbarazzarsi dell'impero ottomano e di ciò che ne resta. Paradossalmente
ricevette un aiuto proprio dal nemico secolare ovvero la Grecia, perchè essa vedendo la Turchia in questa
situazione di disgregazione ritenne di poter fare il "colpo" e l'esercito greco dalle coste del Mar Egeo iniziò
ad introdursi in Turchia arrivando fino ad Ankara.
-> come spesso accade negli stati la minaccia esterna ricompatta il paese.
Mustafa Kemal riconquista l'impero turco e inizia una riscossa contro i generali e l'esercito greco: questa
riscossa ebbe successo e riporta i greci sulle coste del Mar Egeo, buttandoli anche in mare, un milione di
greci è costretto ad abbandonare le coste del Mar Egeo dove erano da sempre stati presenti e vi è anche
un'altra grande migrazione di massa: quella armena ma anche quella greca. Questa migrazione formata
dalla Turchia alla Grecia venne chiamata la "grande disgrazia". Mustafa Kemal riconquista tutta la turchia
occidentale, intanto l'Italia e la Francia saggiamente si erano ben guardate da chiedere le zone che gli erano
state promesse in quella parte di Turchia e della zona armena non si seppe più nulla: l'unità turca si
ricostituisce e abbiamo la Turchia che geograficamente conosciamo oggi e abbiamo l'inizio della vicenda
turca.
Il nazionalismo in Turchia voleva essere forte e l'unico modo per renderlo tale era occidentalizzare il paese:
è una tradizione che impone la laicizzazione infatti è ciò che avvenne all'Egitto con Nasser, all'Iraq con
Saddam Hussein.
La crisi dei regimi militari oggi segna un ritorno in Egitto e in parte in Turchia.
La pace di Sèvres venne archiviata e la nuova Turchia venne chiamata a Losanna in Svizzera dove nell'estate
del 1923 vedeva la nascita di una nuova pace e la creazione di una repubblica.
Da questo momento nasce il contenzioso Grecia-Turchia.

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Europa del dopoguerra – Spagna e Portogallo erano quelli di prima. La Francia si ingrandisce acquisendo
l’Alsazia e la Lorena. Il regno d’Italia aveva raggiunto quasi tutti i suoi obiettivi di guerra (Trentino e Alto
Adige, Istria, Fiume, Venezia Giulia + Libia, Somalia, Eritrea e Dodecaneso) eccetto la Dalmazia.
La Germania invece era stata ridimensionata nella parte ad ovest confinante con la Francia, ma anche nel
confine orientale, che era inoltre la parte più problematica perché c’era la presenza dei nuovi stati. La
novità, infatti, è l’Europa centro-orientale a causa del disfacimento degli imperi. La nascita di questi stati
rappresenta il trionfo dell’ideologia di Wilson, nonostante essi siano artificiali, poiché, come la Iugoslavia,
molti comprendevano più etnie. Questi nuovi stati sono dunque: Iugoslavia, Austria, Ungheria,
Cecoslovacchia, Polonia e Bulgaria.
Si era inoltre rafforzata la Romania con l’acquisizione della Transilvania. In Russia nasce l’Urss, poi nascono
le tre repubbliche baltiche e la Polonia, formata da territori ex russi. Questo era l’assetto dell’Europa post-
bellica.

Emerge il problema dell’esecuzione dei trattati, cioè la loro applicazione. I paesi vincitori avevano una
Germania diversa. Avviene infatti un cambiamento di regime – da un impero passa ad essere una repubblica
democratica con un’assemblea costituente con il compito della stesura della costituzione, nella città di
Weimar, infatti si chiama repubblica di Weimar (abbattuta dalla presa del potere da parte di Hitler nel
gennaio 1933). Questa fu la prima importante costituzione del novecento, prototipo delle nuove
costituzioni, frutto di un grande sforzo politico. È il primo testo che accanto ai diritti di carattere politico,
prevede anche diritti di carattere sociale.
Però la Germania della repubblica di Weimar era in una situazione critica: sostenuta da una parte della
politica ma rifiutata dall’altra; infatti, i partiti repubblicani appoggiavano la repubblica, contro al partito anti-
sistema che voleva abbattere il sistema repubblicano. Così, quando vinsero le forze anti-sistema, cambiò il
sistema, e dunque andò al potere Hitler. Nella repubblica di Weimar, i partiti fedeli alla repubblica e al
sistema erano: SPD (socialisti), CENTRO (cattolici – con base elettorale in Baviera) e le FORMAZIONI
LIBERALI. Contro al sistema c’erano il partito comunista tedesco KPD, partito a cui i comunisti russi
guardavano con attenzione; questi, sempre su posizioni rivoluzionarie, accusavano la repubblica di essere
borghese e fittizia, dunque erano antagonisti e anti-sistema. Tra le forze anti-sistema c’erano anche i
dissidenti di destra, militari che non accettavano la repubblica perché è frutto della sconfitta, imposta dai
vincitori e non espressione della volontà del popolo, quindi i partiti repubblicani erano collaborazionisti del
nemico, era il regime della sconfitta e volevano un altro stato. Le principali organizzazioni di destra erano
corpi paramilitari di ex combattenti. Le clausole di Versailles, infatti, volevano l’esercito tedesco ridotto a
100 mila uomini e la leva militare eliminata, così parte delle truppe non sapevano dove andare e decisero di
restare sotto le armi e dar vita a corpi para militari non legali, i cui capi non sono i vecchi ufficiali, ma sono
gente del popolo e si creano fra loro rapporti di alta fedeltà personale. Hanno le loro caserme, inoltre, i
governi della repubblica che non avevano l’esercito, si rivolgevano a loro per operazioni di polizia interna
(Frei Korps).
Furono molti i tentativi insurrezionali comunisti fino al 1923 per la repressione delle rivoluzioni, poiché le
organizzazioni paramilitari sono truppe irregolari. Ad esempio, queste truppe vennero impiegate sul confine
orientale, sulla Polonia che voleva allungarsi quindi respingendo l’attacco polacco. I Frei Korps erano simili
alle squadre d’azione fasciste, oppure quelli che vanno a Fiume sono militari che disertano per mantenere il
confine orientale.
Questi fenomeni sono presenti in tutta Europa e svolgono un ruolo politico e militare importante.
Tornando alla Germania, la condizione affinché questo sistema possa andare avanti è una coalizione tra le
forze repubblicane e che queste abbiano la maggioranza in parlamento – SPD + Z + L.
Di fatto, alla base della crisi del sistema tedesco con l’avvento del nazismo nel 33 e con l’avvento del
fascismo in Italia nel 22, c’è una crisi del sistema politico. Tutto inizia con le elezioni nel settembre 1930
perché per la prima volta, i partiti repubblicani non avevano la maggioranza, ma emersero i comunisti e la
destra. Inoltre, si aggiunge anche la crisi economica dell’ottobre 1929, che porta crisi nell’occupazione.
Questa situazione porta alla radicalizzazione politica, dando forza ai partiti anti sistema.
Tutti i partiti tedeschi e l’opinione pubblica avevano però in comune la considerazione che la pace di V. fosse
ingiusta e che la Germania non potesse accettarla. Tutte le forze politiche sono convinte che questa pace

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vada dunque rivista. Questo atteggiamento si chiama revisionismo (proposito di rivedere le paci e
cambiarle), la politica tedesca tra le due guerre si basa su questo obiettivo, che viene portato avanti da
Hitler, con l’appoggio di tutta l’opinione pubblica tedesca (infatti la politica estera di Hitler fin al 38 era volta
a smantellare a Pace, ed è la prima fase del suo potere in cui ha il pieno successo).

In Germania ci sono dunque una serie di problemi:

1 – il problema delle riparazioni. La pace aveva stabilito il principio delle riparazioni, ma si doveva poi
passare a come dovevano essere riscosse e a quanto dovessero ammontare. Con la conferenza tra 20 e 21,
si stabilì che la Germania doveva pagare 132 miliardi di marchi oro in trent’anni, divisi in 2 milioni in cash e
gli altri in natura, cioè il 26% delle esportazioni tedesche. Tuttavia, la situazione economico-sociale era
precaria, poiché dilagavano inflazione e disoccupazione. La Germania cercò di pagare la prima rata
stampando carta moneta e con questa stampa abolì l’inflazione (l’effetto dell’inflazione era l’innalzamento
continuo dei prezzi, diminuisce il valore della moneta). Ci si deve chiedere però quali siano gli effetti sociali
dell’inflazione – tutte le vicende economiche finanziarie vedono qualcuno che ci guadagna e chi ci perde, è
una redistribuzione del reddito. Questi mutamenti sociali hanno effetto sui comportamenti politici.
Dall’inflazione ci perde chi ha un reddito fisso, chi ha fatto investimenti. Chi guadagna o perde meno, invece,
è il debitore e i venditori di beni di prima necessità, i contadini, i professionisti, cioè tutti quelli che hanno
un reddito variabile. Si crea dunque una redistribuzione del reddito, che crea risentimenti e tensioni sociali
e questo peggioramento è dato a qualche responsabile, dando vita a dinamiche di contrapposizione sociale.
La Germania, comunque, non riesce a pagare queste rate eccetto la prima e dichiara lo stato di insolvenza,
con grande frustrazione del popolo tedesco, che solo 10 anni prima era una grande potenza economica.

La Francia nel dopoguerra aspettò un anno per andare a votare, così come l’Italia, mentre in Gran Bretagna
si andò subito ai voti. Votano nella società post-bellica, nella delusione. In Italia vinsero i partiti contrari alla
guerra, cioè i socialisti, mentre in Francia vincono i partiti che volevano l’esecuzione del trattato per dare
vita a governi di blocco nazionale. Davanti alla Germania nella situazione disastrosa in cui era, la Francia
decise dunque di occupare parte di essa nella regione della Ruhr nel gennaio 1923, facendosi pagare in
natura in esportazione. Questa regione, infatti, è ricca di carbone e industrie siderurgiche e volevano
dunque impossessarsi dei proventi di quelle miniere. Davanti all’occupazione della Ruhr, i tedeschi si
opposero tutti e in quell’occasione ci fu una stretta collaborazione tra destra (contro gli occupanti) e sinistra,
che aveva in mano i sindacati delle miniere e proclamò uno sciopero generale, in più i lavoratori smisero di
lavorare e finì la produzione, così si smise di estrarre minerali. Questo fu il primo esempio di resistenza
passiva contro l’occupazione francese. Gli occupanti francesi cercarono di dare una risposta e lo fanno in
due modi:
- crumiri/crumiraggio: cioè lavoratori che vanificano il lavoro degli scioperanti e questi chiaramente
si arrabbiano, in genere sono i più poveri ad essere usati come crumiri e si crea uno scontro tra
poveri. Le lotte sociali in quegli anni sono aspre infatti, ci sono scontri tra tedeschi e frei korps
contro alle truppe francesi;
- siccome sono zone di confine, la Francia promosse nella Ruhr movimenti annessionistici che
volessero staccarsi dalla Germania per unirsi alla Francia o diventare indipendenti.

Alla fine nessuna di queste due modalità ha l’esito sperato e l’occupazione come strumento intimidatorio
fallisce nel luglio 1923 con la ritirata della Francia. Chiaramente l’effetto di quest’occupazione è
l’esasperazione dell’opinione pubblica tedesca.
Il principale sintomo è il tentativo di colpo di stato – putch- organizzato a Monaco di Baviera nel novembre
1923, che si basava su un’alleanza tra frei korps, strutture dell’esercito e un partito politico che a Monaco
aveva successo con un personaggio in particolare come leader: Adolf Hitler, dove fece la sua prima
comparsa a livello nazionale. Hitler ha come riferimento la marcia su Roma del 22, puntando quindi ad una
“marcia di Berlino”, ma fallisce e Hitler viene catturato e imprigionato, rimanendo in carcere tra 24-25. Il
tentativo di rovesciamento nella repubblica di Monaco è sintomo dell’insoddisfazione dei tedeschi.
Nel 1924 arriva la svolta con la fine di questa prima fase e l’inizio di una nuova: le elezioni a livello europeo

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in poche settimane.
- in Italia il 6 aprile 1924, in cui si stabilizza la situazione e non ancora con la deriva autoritaria; 2/3
della camera i fascisti e i loro fiancheggiatori.
- in Germania hanno successo i partiti repubblicani, ma con un leggero spostamento verso destra,
con le forze liberali e cattoliche;
- in Francia vincono le forze di sinistra e il blocco nazionale finisce. La sinistra aveva in programma
una politica più morbida nei confronti della Germania.

La vittoria del centro-destra in Germania porta a una disponibilità ad un colloquio con l’Europa, creando un
clima di distensione nel 1924. Un altro fattore favorevole alla stabilizzazione della Germania fu l’intervento
americano dal punto di vista economico, poiché le riparazioni ad essa imposte sarebbero state un disastro
per l’intera Europa, in quanto avrebbero condannato alla stagnazione di tutta l’Europa, la quale non
avrebbe più comprato merci americane e ciò avrebbe comportato l’impossibilità da parte dell’America di
esportare i propri prodotti. Dunque era necessaria una ripresa complessiva che poteva avvenire soltanto
con una rinascita economica tedesca. Questo piano di aiuti all’economia tedesca si chiamava piano Dawes,
che prevedeva un afflusso di capitali dagli stati uniti alla Germania. Il problema da risolvere era quello dei
debiti interalleati e di spalmare le riparazioni in più anni. Il primo strumento per risollevare l’economia fu
l’adozione di una nuova moneta, il nuovo marco. Gradualmente, anche grazie all’afflusso di capitali, la
Germania si riprende e l’economia inizia a svilupparsi “periodo di alta congiuntura”, che dura fino al 29. Ciò
determina anche una stabilizzazione politica, portando ad un apparente consolidamento delle fondamenta
della repubblica di Weimar, il che ebbe conferme, a sua volta, a livello di politica internazionale.
Fu la crisi del 29 che riportò una crisi in Europa e la rinascita della radicalizzazione. Infatti, negli anni venti i
principali paesi europei si stabilirono in un quadro democratico col contributo dei partiti socialisti (in
Francia, GB e Germania). In altri paesi, la stabilizzazione avvenne in un quadro autoritario, col fascismo che
chiuse il dopoguerra. Un altro tipo di stabilizzazione fu quello in Russia con la nascita dell’unione sovietica,
in un quadro di dittatura.
Dunque il dopoguerra si conclude con processi diversi di stabilizzazione economico-politica, che salta con la
crisi del 29.

Nella seconda metà degli anni 20 cambia anche il paradigma complessivo della cultura europea. Mentre i
primi anni venti si è ancora rincorsi dagli echi della guerra, si valorizza la guerra e la vittoria, coloro che
hanno fatto la guerra devono gestire la pace. Nella seconda metà invece cambia l’approccio e nascono
anche riflessioni autocritiche, ci si chiede se la guerra sia stata un esempio o se sia stata una tragedia
collettiva. Nasce quindi un clima di critica della guerra che si era combattuta 10 anni prima, una nuova
forma di pacifismo. Ci si vuole buttare la guerra alle spalle perché non è stata esemplare. Ci sono infatti testi
importanti a livello internazionale che danno il senso di questo nuovo clima (Remarque – Niente di nuovo
sul fronte occidentale e Robert Graves – Goodbye to all that ). Questo clima di tendenza a mettersi alle
spalle la guerra e respirare un clima nuovo, trova come suo nuovo simbolico la nuova istituzione che è nata,
cioè la Società delle nazioni. La Società delle nazioni è un’esperienza che gli storici hanno largamente
rivalutato, perché se il suo scopo era quello di evitare lo scoppio di una seconda guerra, è stato facile
concludere che questa aveva fallito nei suoi scopi. Gli storici recenti in realtà hanno rivalutato questo
screditamento, perché ha avuto la sua importanza nella costruzione di un approccio nuovo alla politica
internazionale di tipo societario, non più legato ai singoli stati in conflitto ma a un atteggiamento
complessivo, dando vita a organizzazioni che poi sono passate all’organizzazione delle Nazioni unite. Doveva
assicurare la sicurezza collettiva, non più frutto dell’autodifesa, questa consisteva nel superamento di questo
approccio, cioè la sicurezza era frutto di un’azione collettiva e coordinata in modo che assicurasse l’ordine
internazionale. La Società della nazioni aveva sede a Ginevra (ora le Nazioni unite hanno sede a New York).
Il passaggio dalla Svizzera all’America è simbolo dello spostamento di centralità politica dall’Europa agli Stati
Uniti. La seconda guerra mondiale infatti segna la fine della centralità politica internazionale dell’Europa. Gli
stati membri inizialmente furono 48, poi aumentarono e diminuirono, perché ci fu subito un ingresso e
uscita di membri. Oggi i membri dell’ONU sono 193, un numero maggiore rispetto agli stati membri della

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Società delle nazioni, perché con la decolonizzazione si creano nuovi stati nazionali indipendenti e per avere
il riconoscimento internazionale chiedono il loro seggio all’Onu. Negli anni venti invece esistono ancora i
grandi imperi coloniali (In Africa solo Etiopia e Liberia erano indipendenti). I continenti da cui venivano i
membri della società delle nazioni venivano dall’Europa e dall’America centro meridionale. Quindi la società
delle nazioni non ha la stessa universalità di oggi, perché al tempo c’erano ancora i grandi imperi coloniali .
Gli Stati Uniti non fanno parte della Società delle nazioni perché ritornano all’isolazionismo, risultato del
cambiamento nella maggioranza in parlamento. Nelle elezioni di mezzo termine del 1918, il partito dei
democratici di Wilson aveva perso seggi in senato e li aveva guadagnati il partito repubblicano . Il partito
repubblicano aveva un orientamento isolazionista, quindi quando la pace di Versailles doveva essere
ratificata dal congresso (cioè che deve essere trasposto in una legge ordinaria, cioè deve essere presentato
alle camere, che fanno le leggi, che devono discuterle e votarle. La pace fu presentata ma il senato non la
votò, fu respinta, quindi tutti gli impegni che il governo americano aveva preso per la mancata ratifica da
parte del senato, restarono disattesi). I governi firmano i trattati, ma devono essere portati in parlamento ed
è li che vanno ratificati o no. Quindi il senato a maggioranza repubblicana respinse l’adesione americana
alla Società delle nazioni, infatti per tutto il ventennio successivo gli stati uniti non fecero parte della Società
delle nazioni. L’altro impegno importante che quindi fu disatteso fu la garanzia in Europa della pace di V.,
garantendo la pace alla Francia e la GB da una riscossa della Germania.
Mancava anche l’Urss. Partecipa a qualche conferenza ma per tutti gli anni venti si tiene fuori. Non c’è
neanche la Germania di Weimar, è un paese sconfitto, infatti all’inizio la Società delle nazioni raccoglie i
paesi vincitori.
La Società delle nazioni era abbastanza simile alle attuali Nazioni unite. C’era un consiglio, formato da 5
membri stabili e 4 a rotazione. I 5 stabili sono quelli dei paesi vincitori della guerra – GB, Francia, Italia,
Giappone e Cina. Poi c’è l’assemblea annuale che si svolge a Ginevra e poi esiste un segretario. Lo scopo
fondamentale della Società delle nazioni era cercare di evitare lo scoppio di un’altra guerra. Quindi davanti a
un conflitto internazionale, la Società delle nazioni doveva intervenire attraverso l’arbitrato, cioè mettere i
contendenti intorno a un tavolo e fare un’azione di arbitrato; se le cose andavano avanti o se un membro
della società faceva un’azione di guerra o qualcosa che cambiava l’assetto internazionale, la Società delle
nazioni prevedeva una politica di sanzioni economiche verso lo stato colpevole, per punire lo stato reo di
aver infranto il diritto internazionale. La Società delle nazioni non aveva uno statuto, come lo hanno le
Nazioni unite, cioè la possibilità di un intervento militare riequilibratore. Davanti ad uno stato che conduce
un’azione lesiva del diritto internazionale, l’Onu può intervenire militarmente per ristabilire l’ordine e
punire, la Società delle nazioni non poteva, aveva al massimo come strumento le sanzioni economiche.
La Società delle nazioni era rappresentativa di una parte del mondo, aveva una portata più limitata. Era
anche impossibilitata all’intervento militare come ultima ratio, la sua capacità di intimidazione era limitata
quindi, l’incisività della politica societaria era menomata.

→ INTERVENTI ONU
- Corea 1950. Corea del nord invade il sud, quindi l’Onu decide di intervenire a fianco della Corea del sud.
Respingono a nord la Corea del nord e stabiliscono la divisione al 38 parallelo. Primo episodio di guerra nella
guerra fredda.
- Prima guerra del Golfo 90-91 con invasione dell’Iraq del Kuwait e lo conquista, con contingenti americani e
di altri paesi. L’esercito delle nazioni unite stava andando verso Baghdad perché non volevano abbattere
Saddam ma volevano dare indipendenza a Kuwait.
L’Onu è intervenuto militarmente in queste situazioni perché c’è stato il consenso di tutti i membri del
consiglio di sicurezza, perché c’era il diritto di veto per i membri. In passato, o gli stati uniti o l’Urss avevano
posto il veto in alcune situazioni. Qui invece nella guerra del golfo non esisteva più l’Urss. Nel 50
nell’invasione della Corea, invece, l’unanimità c’è perché l’Urss in quel periodo non partecipava alle riunioni
del consiglio di sicurezza, per protesta del fatto che le Nazioni unite considerano Taiwan il rappresentante
della Cina e non la Cina di Mao, quindi quando devono decidere l’intervento in Corea l’Urss non c’è. Questo
perché all’Urss non stava bene che la Cina estendesse la sua influenza sulla Corea del nord, nonostante
fosse comunista. La Corea del nord con la Cina popolare cercano di fare il colpaccio e alla Russia non sta
bene.

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Lo storico realista crede nell’importanza degli organismi sovranazionali, ma sa al contempo che sono campi
di influenze, in cui i membri giocano una loro partita, seguendo una logica statuale, una politica di presenza
e influenza. Quindi, gli stati che contavano di più erano Francia e Gran Bretagna.

Distensione in Europa – revisionismo. Nasce negli ultimi anni dell’ottocento, quando nei dibattiti in
Germania sul marxismo, Edward Bernstein mostrava che alcune analisi di Marx non fossero azzeccate e lo
accusarono di revisionismo.

→ Esempi
- Cina in campo comunista, quando Mao accusava di revisionismo l’Unione Sovietica, a
Crucev lo accusava di rivedere l’ortodossia marxista. Quindi chi voleva rivedere questa dottrina era
un revisionista.
- Altro tipo di revisionismo è quello storico, nel campo delle interpretazioni storiche, quando
sembrano consolidate certe valutazioni, qualcuno sulla base di nuovi documenti o punti di vista,
mette in discussione questi giudizi consolidati. Spesso il revisionismo storico viene criticato, ad
esempio quando si parla di negazionismo, che è uno step ulteriore e che spesso viene confuso con
il revisionismo storiografico. Il revisionismo storiografico è stato presente soprattutto in Italia e
Germania. Ernst Nolte e De Felice cercarono di dare del fascismo e del nazismo una visione e
interpretazione diversa da quella della vulgata antifascista e antinazista, cioè l’approccio classico
della storiografia accademica nei primi quarant’anni dopo la seconda guerra mondiale. Questo loro
approccio suscitò rigetto, era un dibattito culturale e politico. Per cui si parlò a loro proposito di
revisionismo storico. Il negazionismo in realtà è un’altra cosa, cioè coloro che negano la realtà
dell’olocausto. Si può dire che il negazionismo sia una forma di antisemitismo, in termini mediati,
cioè in modo indiretto. Comunque il negazionismo non ha valore e autorità scientifica, ma è
un’operazione politica, mentre il revisionismo è un’operazione culturale, che fa parte di un dibattito
storiografico.
- I governi democratici della repubblica di Weimar composti da forze democratiche erano d’accordo
nel ritenere ingiusta la pace di Versailles quindi puntavano a cercare di rivederla. Hitler, infatti, nella
prima parte della sua attività la politica estera fino alla fine del 38 fu revisionista, ma fu diverso il
modo in cui la portò avanti, rispetto ai mezzi usati dalla repubblica di Weimar.

Quindi le classi dirigenti di Weimar si ponevano un obiettivo revisionista. Anzitutto c’era la volontà di
sciogliere le riparazioni. Altro obiettivo era di tornare ad avere una flotta, un esercito perché senza di essi gli
stati non esistono. Non si rassegnavano infatti ad una definitiva esclusione della Germania dalla politica
internazionale. Il problema era come cercare di riaprire il discorso, quindi si affermò nei primi anni della
repubblica, una corrente liberal borghese che ebbe i suoi esponenti in due ministri degli esteri Walther
Rathenau (grande industriale tedesco di origine ebraica, ucciso nel 22 dai frei korps perché repubblicano,
ebreo, uomo di pace ed esponente della repubblica) e Gustav Stresemann. La loro linea era quella secondo
cui per avere delle speranze era di dare garanzie, mostrando di essere cambiati. Bisognava mostrare un
comportamento responsabile e gesti significativi, farsi accettare nel mondo che conta, nel novero delle
potenze. Dopo che avranno fatto vedere che la repubblica di Weimar è una repubblica responsabile, si
potranno avere risultati in una prospettiva revisionista. Quindi nel 1925 la prima tappa della sua politica fu il
trattato di Locarno nell’ottobre 1925 fra Francia e Germania e gli altri due paesi vincitori si presentarono
come garanti. La Germania in questo modo poneva fine alle recriminazioni sul confine occidentale, lo
accettava così come era emerso dalla pace di V., quindi ammetteva di avere perso Alsazia e Lorena.
Accettano anche la smilitarizzazione delle Renania, per dare garanzie. Per quanto riguarda il confine
orientale, il discorso restava aperto, cioè il problema dei tedeschi in Polonia e Cecoslovacchia. Quindi la
Francia poteva stare tranquilla. Questo trattato fece sì che la Germania facesse un passo ulteriore l’anno
successivo, che ottenesse l’ingresso nella Società delle nazioni (1926). Quindi alcuni dei problemi più spinosi
sembrava che stessero per essere superati. È un trattato significativo.

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L’anno successivo viene stipulato il trattato Briand-Kellog (ministro repubblica francese e segretario di stato
americano), quindi al di fuori della società delle nazioni, tanto che vi aderisce anche l’urss. Questa
dichiarazione si pone il problema del disarmo internazionale e superamento della guerra come mezzo di
risoluzione dei contrasti internazionali. Vi aderirono 57 paesi, quindi tutti quelli della società delle nazioni e
altri. Questa distensione continua.
Nella primavera del 29 c’è un altro piano americano di aiuto alla Germania per le riparazioni e per rimettere
in moto l’economia, il piano Young, che poneva anche la connessione tra i debiti di guerra e le riparazioni
tedesche.
Ultimo momento nel settembre 1929, il discorso sempre di Briand a Ginevra all’assemblea della società
delle nazioni, quando lanciò l’idea di una federazione europea.
Poche settimane dopo muore Gustav Stresmann e alla fine di ottobre c’è il crac della borsa di NY che apre la
crisi economica internazionale nel 29, che riapre la crisi in tutto il mondo e rimette tutta la situazione in alto
mare, a partire dalla Germania. Quindi mentre si pensava ad una pacificazione, la crisi con le sue
conseguenze rimette tutto in alto mare.

Conseguenze delle crisi economiche nella vita delle persone e delle masse, in campo storico si tratta di
questo problema, conseguenze nei comportamenti politici e sociali diffusi e le risposte delle classi dirigenti
dei vari paesi danno. Gli stati dopo la crisi del 29 hanno messo in atto ammortizzatori sociali e capacità di
intervento per evitare gli effetti più tragici di queste crisi. A quel tempo non c’erano sussidi di
disoccupazione. Il governo americano e tedesco non intervennero statalmente sulle banche, quindi le
chiudono e fanno fallire le imprese e producono disoccupazione, la Germania aveva paura del ritorno
dell’inflazione. Quindi le crisi economiche creano precarietà, risentimenti e danno vita ad una serie di
comportamenti politici che mettono in crisi l’assetto tradizionale. Questo riguarda in primo luogo la
Germania, perché era un paese uscito da una situazione di precarietà, cinque anni di buon andamento,
ammessa nella politica internazionale e poi la crisi la colpisce ancora, perché grazie al capitale americano la
Germania aveva fatto questi progressi, dopo gli stati uniti infatti, è il paese che più subisce le conseguenze
della crisi. È colpita anche psicologicamente, perché si era appena ripresa dal dopoguerra e la nuova fase di
disoccupazione ebbe effetti politici terribili: il partito nazionalsocialista nelle elezioni del 1928 aveva avuto il
2,8%, nelle elezioni del 1930 ebbe il 16%, anche il partito comunista tedesco ebbe un buon successo. Quindi
aumentarono i partiti anti-sistema, e i partiti di sistema persero la maggioranza in parlamento e
governarono con decreti legge e in questo crogiuolo emerge il partito nazionalsocialista e diventa un
movimento di massa. La risposta delle classi dirigenti in America con l’elezione nel 32 di Roosvelt, del partito
democratico, propose il new deal, che consisteva nell’intervento dello stato nell’economia per incentivare il
lavoro quindi la domanda e rimettere in moto il sistema produttivo, quindi con un interventismo economico.
In Italia, la risposta del governo fu salvare le banche, le grandi banche di credito industriale, quella
commerciale e il credito italiano. Mussolini salvò le banche prendendo dai portafogli delle banche le azioni
delle aziende che portavano giù queste banche, le mise insieme nell’istituto pubblico, l’istituto per la
ricostruzione industriale cioè l’IRI e lo stato si trovò a controllare le maggior parte delle aziende italiane, fu
una presenza forte dello stato nell’economia. Fece così un salvataggio pubblico. L’IRI in Italia viene
privatizzato e smantellato negli anni novanta, è stato il principale attore dell’economia Italia.

Stabilizzazione europea post-grande guerra


La seconda metà degli anni '20 vede un'Europa apparentemente stabile. Sembra uscita dagli anni più tragici
e sembra avviarsi verso una complessiva stabilizzazione.
Antonio Varsori (autore del libro in bibliografia), storico delle relazioni internazionali, afferma che nella
seconda metà degli anni '20 cambia anche il paradigma complessivo della cultura europea: cioè mentre i
primi anni '20 sono percorsi dagli echi della guerra e il restare fedele alle esperienze della guerra, invece
nella seconda metà degli anni 20 cambia questo approccio e iniziano a nascere riflessioni autocritiche: una
guerra sanguinosa deve essere presa come esempio o è stata una tragedia collettiva?
Nella seconda metà degli anni '20 quindi nasce un clima di critica della grande guerra che era nato 10 anni
prima. Una forma di pacifismo. La guerra era stata una tragedia e bisognava lasciarsela alle spalle e come
spesso succedeva erano alcuni testi letterari che rappresentavano questo clima, come ad esempio De

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Marque sul fronte occidentale. Un altro romanzo da ricordare, questa volta inglese, fu Goodbye to all that di
Robert Graves.
Questo clima di nuovo pacifismo (mettersi alle spalle la guerra e il dopo guerra), trova come suo luogo
simbolico la nuova istituzione nata dopo la Società delle Nazioni. È un'esperienza che gli storici hanno
rivalutato: se lo scopo della società delle nazioni era evitare una guerra dopo la PGM, significa che essa
aveva fallito con lo scoppio della SGM.
È vero che aveva fallito, ma aveva avuto la sua importanza nella costruzione di un approccio nuovo a livello
internazionale, ovvero societario. Si disse che la società delle nazioni dovesse garantire la sicurezza e
l'ordine internazionale. La società delle nazioni aveva sede in Europa, a Ginevra. Era una sede
tradizionalmente neutrale in quelli che erano i conflitti internazionali. Attualmente ha sede nel Palazzo di
Vetro a NY.
Il cambiamento di sede è simbolo di fine della centralità politica internazionale europea.
La SGM segna la fine dell'Europa come centralità politica internazionale. Le figure che emergono dopo la
guerra sono appunto gli USA e l'URSS.
Gli stati membri erano inizialmente 48, poi aumentarono e diminuirono nel tempo; attualmente sono 193
circa. Questa differenza perchè si formarono nuovi stati nazionali indipendenti che finalmente vennero
decolonizzati e volevano la loro sede all'ONU.
Gli stati indipendenti che chiedono adesione all'ONU erano quelli appartenenti a continenti come Europa,
Asia (Giappone e Cina), America Centro-Meridionale.
Gli USA non fanno parte della società delle nazioni, nonostante l'idea di questo organismo fosse idea del
presidente americano, a causa della maggioranza parlamentare. Wilson non aveva più la maggioranza al
Senato. Quando la pace di Versailles doveva essere ratificata dal congresso, il trattato di pace doveva essere
presentato alle Camere che lo discutono e votano. -> La pace di Versailles dunque venne presentata ma
venne respinta dalle camere del Senato americano nel 1919 che non la approvarono -> fu per questo
motivo che gli USA non entrarono a far parte della Società delle nazioni.
Oltre agli USA, mancava anche l'URSS nella Società delle nazioni. Si tiene fuori da tutti gli organismi di
questa società. Non vi è nemmeno la Germania di Weimar. È una società che raccoglie i paesi vincitori.

Struttura della Società delle Nazioni


La Società delle Nazioni era strutturata come l'attuale organizzazione delle Nazioni Unite. Vi è una specie di
consiglio che è il Consiglio di sicurezza attuale formato da cinque membri fissi e dieci membri a rotazione
eletti ogni due anni. Quelli fissi sono i paesi vincitori in Europa: UK, Francia, Italia, oltre a due paesi asiatici:
Giappone e Cina. Vi è poi l'assemblea annuale che si svolge a Ginevra ed esiste un segretario della società
delle nazioni. Questo soggetto è un personaggio di prestigio internazionale. Di fronte ad un conflitto che
sarebbe scoppiato, la società delle nazioni interveniva attraverso strumenti come l'arbitrato: mettere i
contendenti intorno al tavolo cercando di fare azioni di arbitrato.
Se un membro della società delle nazioni faceva un'azione di guerra e che cambiava l'assetto internazionale,
la società delle nazioni prevedeva una politica di embarco – chiamata allora politica di sanzione che puniva
lo stato che aveva infranto il diritto internazionale. La società delle nazioni non aveva nello statuto ciò che
aveva l'ONU, ovvero una possibilità di intervento militare: davanti ad uno stato che conduce un'azione lesiva
del diritto internazionale, mentre l'ONU può intervenire militarmente e punire lo stato aggressore, la società
delle nazioni non poteva e il massimo che poteva fare era imporre delle sanzioni.
– La mancanza della Germania, URSS, USA in qualche modo limitava l'ambito e la rappresentazione
della società delle nazioni.
– aveva una portata più limitata rispetto alle società delle nazioni unite.
– la possibilità di non poter intervenire militarmente vincolava la sua capacità di intimidazione.

L'ONU intervenne militarmente nei casi di guerra: la Guerra di Corea e la Guerra del Golfo quando Iraq
invase il Quwait.
L'URSS negli anni '50 per protesta che le Nazioni Unite considerano ancora Taiwan il rappresentante della
Cina e non la nuova Cina di Mao Tse Tung, non partecipa ai lavori del consiglio di sicurezza. Quando si tratta
di decidere l'intervento in Corea, l'URSS non c'è e gli altri membri sono tutti d'accordo.

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Lo storico realista politico crede nell'importanza del realismo sovranazionale e al tempo stesso sa che anche
gli organismi sovranazionali sono campi di influenze cioè in cui i membri giocano una loro partita che è una
partita che tutti gli stati fanno.
In una società delle nazioni, quali saranno stati gli stati che contavano di più? Francia e UK.
Anche l'Italia ebbe un suo ruolo ma oggettivamente il peso francese e inglese fu maggiore.

Revisionismo: Nel '900 significava rivedere la dottrina marxista e dunque chi voleva intaccare questa visione
era un revisizionista. All'interno di un discorso marxista, nasce negli ultimi anni dell'800 quando un
personaggio, leader politico marxista, chiamato Edvard Bernstein, iniziava ad adottare un ortodossia
marxista che era in opposizione con la revisione.

Revisionismo storico si verifica quando delle interpretazioni storiche sembrano consolidate ma qualcuno
mette in discussione questi giudizi consolidati.
Il revisionismo storico si è sviluppato soprattutto in Italia attraverso Renzo De Felice riguardo alla storia di
Mussolini dal 1914 al 1944 e in Germania attraverso Ernst Nolte riguardo alla storia tedesca. Entrambi
hanno cercato di dare una visione differente della vulgata anti-fascista degli anni '30-'40. Si sviluppò un
ampio dibattito riguardo a ciò: si parlò appunto di revisionismo storico.

Il negazionismo è una forma di antisemitismo in termini mediati: siccome non possono essere antisemitisti
in maniera diretta lo fanno in modo indifferente affermando queste false notizie. Il negazionismo non ha
nessun valore a livello scientifico.
Revisionismo riguardo alla Pace di Versailles = I governi democratici di Weimar erano tutti d'accordo nel
ritenere ingiusta la pace di Versailles in diversi dei suoi aspetti e dunque avevano l'obiettivo di rivederla.

Le classi dirigenti della repubblica di Weimar si ponevano un obiettivo revisionistico.


Attualmente i paesi che contano di più sono i paesi militarmente più attrezzati. Il problema era come
cercare di riaprire il discorso, infatti si riaffermò una corrente liberal-borghese durante la politica di Weimar
che ebbe come esponenti i due ministri degli esteri: Walther Nathenau, grande industriale tedesco di
origine ebraica e durante la PGM scrisse della guerra con notevole successo. Venne ucciso perchè ebreo,
repubblicano e uomo di pace ed esponente della repubblica. La sua esperienza venne ripresa da Gustav
Stresemann. La loro speranza era riaprire un discorso sulla guerra ma per farlo ci vogliono delle garanzie:
attraverso un comportamento responsabile e dei gesti bisognava essere visti positivamente. Dopo aver dato
diversi segni di disponibilità si poteva riaprire il discorso su delle questioni che stavano a cuore e che la pace
di Versailles aveva bloccato. La repubblica di Weimar è una nuova Germania, più militarista e un paese
responsabile che accetta la situazione post-bellica in cui si può accettare dei risultati anche in una situazione
revisionistica.
Il gesto importante nell'ottobre 1925 fu il trattato di Locarno fra la Francia e la Germania di Weimar. Gli altri
paesi vincitori, Italia e UK si rappresentavano come garanti. La Germania accettava il confine con la Francia
così come era emerso dalla pace di Versailles: ammetteva di aver perso definitivamente e rinunciava ad ogni
richiesta sull'Alsazia e sulla Lorena. Ad esse non bisognava più pensare. Si accettava anche la
smilitarizzazione della Renania. La Francia dunque poteva star tranquilla perchè la Germania non avrebbe
più attaccato per impossessarsi dell'Alsazia e la Lorena. Questo trattato di Locarno fece sì che la Germania
fece un passo ulteriore nel 1926: ovvero ottenere l'ingresso nella Società delle nazioni. Nel 1926 entrò come
membro; sembrava che alcuni dei governi più spinosi della collocazione internazionale venivano superati.
L'anno successivo, nel 1927, si arriva ad un classico trattato che non fu molto operativo ma significativo,
ovvero il trattato di Briand-Kellog. Briand era il ministro degli esteri francese. Questa dichiarazione si pone il
problema del disarmo internazionale e il superamento della guerra come metodo di risoluzione dei
contrasti a livello internazionale. È una dichiarazione di principi tuttavia non afferma come fare, ma era
significativa per il simbolo che rappresentava e il mondo che si andava realizzando. Vi aderirono 57 paesi,
tutti quelli che facevano parte della Società delle Nazioni e anche qualcun'altro. Questa distensione
aumenta negli successivi infatti nel 1929 vi è un altro piano per mettere in moto l'economia tedesca e le
riparazioni tedesche a cui vennero in soccorso gli USA, ovvero il piano Young.

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Un altro momento di questa distensione internazionale fu nel settembre 1929, ovvero un famoso discorso
che Briand tenne all'assemblea della Società delle Nazioni e in cui lanciò con convinzione l'idea di una
federazione europea che riunisse tutti gli stati del continente che fino a ieri erano nemici. Nei primi giorni di
ottobre del 1929 muore Gustav Stresemann, ministro degli Esteri durante la repubblica di Weimar, e alla
fine di ottobre vi è il crack della Borsa di New York che finì per essere una crisi economica internazionale e
rimise tutta la situazione in alto mare a partire dalla Germania; mentre si stava pensando ad una
stabilizzazione collettiva, la crisi del '29 scombussolò tutto.

Gli stati misero in atto degli ammortizzatori sociali e capacità di intervento per evitare gli effetti più tragici di
questa crisi del 29 che portò come conseguenze disoccupazione, fallimento delle banche e l'azzeramento
dei risparmi. Si tratta di una crisi economica che mette in atto delle conseguenze politiche: essa crea
precarietà, la gente è frustrata e vuole certezze, e ciò da vita a comportamenti politici che mettono in crisi
l'assetto tradizionale.
Ciò riguardo in prima linea la Germania, soprattutto perchè dopo un buon andamento di cinque anni dopo
la crisi, ricadde di nuovo a causa della crisi americana del 29. Essa era riuscita a risollevarsi grazie agli USA e
con la caduta di questi ultimi si rivide cadere nella crisi causando oltre che una ricaduta economica anche
una ricaduta a livello psicologico. La crescita dei consensi alle forze estreme in parlamento nella repubblica
di Weimar causò la perdita della maggioranza parlamentare da parte dei governi democratici, che entrarono
in crisi nella gestione stessa della crisi e della vita sociale del paese. In tutto ciò si ritagliarono uno spazio
importante i nazionalsocialisti di Hitler (in parte anche i comunisti). Aumentarono i partiti asistema e i partiti
desistema iniziarono a non avere più la maggioranza parlamentare.
La risposta americana alla crisi sarà data da Roosvelt con il New Deal: che era l’intervento dello stato
nell’economia per rimettere in moto il sistema produttivo.
In Italia Mussolini salvò le banche prendendo le azioni che mettevano in crisi le banche e mettendole
nell’IRI. Così lo stato si trovò ad essere azionista della maggior parte delle aziende produttive italiane. In
questo modo lo stato intervenne nell’economia in modo massiccio.

La crisi porta la Germania a tornare indietro allo stato post-prima guerra mondiale di crisi economica e
disoccupazione. Alle prime elezioni del settembre 1930 i partiti estremi (comunista e nazionalsocialista)
hanno un grande successo e i partiti repubblicani perdono la maggioranza alla camera. Nelle elezioni del 32
il partito nazista ha tra il 40-43-44%, ma mai un partito di maggioranza. La crisi del sistema tedesco porta
all’avvento di Hitler al potere nel gennaio 33.
Queste sono crisi epocali, dopo le quali il sistema economico si ristruttura e cambia volto e resta tale per un
certo periodo di tempo. Queste crisi hanno impattato anche le relazioni internazionali. Questa crisi ebbe
subito conseguenze sulle relazioni internazionali. Anzitutto chiusero il problema delle riparazioni, che era il
problema che si era trascinato per tutti gli anni venti, che aveva trovato degli alleggerimenti con i piani
Dowez e Young non ricordo l’altro guarda su, quindi la Germania si limita ad una quota simbolica e poi non
se ne parla più, anche se la Francia continua a volerle, ma in generale è un tema che tramonta. Lo storico
Niall Ferguson sostiene che la Germania per le riparazioni ha avuto soldi dall’estero e ha pagato poco
rispetto a quello che ha avuto, quindi era un tema sventolato per motivi politici, ma sul piano dell’impatto
economico nel mondo tedesco, ha avuto meno di quello che poteva sembrare. Chi era garante era la società
delle nazioni per garantire l’esecuzione della pace di V., quindi la fine di questo problema delle riparazioni
inizia ad appannare l’immagine della società delle nazioni, crisi che si aggrava per tutti gli anni trenta,
perché era un’istituzione nata suscitando grandi speranze, ma perde appeal e si torna alla politica di
potenza pre-grande guerra. La società delle nazioni sembra un’assemblea impotente ad affrontare le crisi
internazionali, già dalla crisi del 29. Questo era già il primo elemento che mostrava che la società mondiale
cambiava in peggio, nuovi eventi di guerra si levavano.
Questi venti di guerra non si levano in Europa, ma in estremo oriente. Il Giappone vinse la prima guerra
mondiale con la Cina, sono presenti nel consiglio della società delle nazioni, si sono spartiti con la gb le isole
dell’impero tedesco nel Pacifico e dal 1910 il Giappone controlla la Corea, il suo ambito di espansione sono
due: il grande oceano Pacifico (trovandosi davanti agli Stati Uniti, quindi sono più prudenti), e il continente
asiatico quindi la Cina. Il problema del Giappone è quello di sbarcare in Asia continentale e occupare parte

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della Cina. La Cina era un repubblica dal 1911, perché la dinastia regnante viene allontanata dal potere, è
una rivoluzione con scopo modernizzante del paese. La Cina è tuttavia dilaniata da conflitti interni,
soprattutto negli anni venti emerge il comunismo cinese, nascono quindi situazioni di attrito tra partito
comunista cinese e l’establishment della repubblica. Il Giappone quindi se ne approfitta, puntando quindi
prima sulla Manciuria e nel settembre 1931 il Giappone invade la Manciuria con una scusa e lo conquista e
fa nascere uno stato fantoccio del Manciuquo, controllato dal Giappone. La Cina fa quindi ricorso alla
società delle nazioni, era il caso in cui essa doveva intervenire, perché lo stato aggressore era membro della
società delle nazioni. In questi casi, la società delle nazioni poteva dare delle sanzioni con un embargo, ma il
Giappone era importante, quindi nomina una commissione “Lytton”, guidata dall’omonimo lord inglese che
emette un verdetto sulla questione, dando cautamente ragione alla Cina ma senza condannare il Giappone
né tanto meno dà sanzioni economiche, ma invita gli stati a non riconoscere il nuovo stato Manciuquo, in
quanto stato illegittimo. Il 27 marzo 33, con Hitler al potere da due mesi, il Giappone davanti a questo
verdetto, fa una scelta importante: esce dalla società delle nazioni. È la prima volta che una grande potenza
per protesta esce dalla società delle nazioni, il che sottolinea la crisi di questa istituzione.
L’altra grande questione che la società delle nazioni nei primi anni 30 affronta è il problema del disarmo: si
vuole ridurre gli armamenti da parte di tutti i membri della società delle nazioni, perché si vuole rendere
meno forte il divario tra situazione tedesca (disarmata) e altre potenze. Anche queste trattative sono
lunghe, difficili e alla fine inconcludenti, anche perché la Germania sostiene che non possono disarmarsi in
quanto già disarmati, quindi il disarmo avrebbero dovuto farlo gli altri arrivando al loro livello di
armamento, lanciando dunque una sfida agli altri paesi, che non accettano. Quindi la Germania davanti a
questo rifiuto, risponde (14 ottobre 33) con l’uscita dalla società delle nazioni, sono già sotto il governo di
Hitler. Quindi nel 33 Giappone e Germania sono uscite dalla società delle nazioni e la loro uscita riduce la
forza della società delle nazioni e la sua capacità di manovra.

Adolf Hitler – sale al potere nel gennaio 1933. Nato nel 1889, al confine fra Austria e Germania, in Baviera.
Si muove nei suoi primi anni in Austria, poi dopo la prima guerra mondiale si sposta in Baviera e mette radici
a Monaco di Baviera. Nei suoi anni giovanili va a Vienna perché conduce una vita da artista da bohemienne,
tra 1907 fino alla grande guerra. È un pessimo artista. La sua permanenza viennese è importante perché era
il centro dell’impero austro ungarico e della cultura europea del secolo: c’era Freud ecc. Hitler queste cose
non le sente, ma risente della situazione viennese perché Vienna pur essendo una città al centro di questa
fioritura intellettuale, è anche una città che mostra alcune questioni. Il borgomastro di Vienna, Karl Luger,
sindaco di Vienna cattolico che faceva parte del partito cattolico austriaco ed era un grande sindaco che si
occupò del welfare della città, era antisemita. Lui eredita l’antigiudaismo di carattere cattolico religioso, ma
dall’altra parte il suo antisemitismo ha sfondi sociali, cioè gli ebrei sono presenti nell’alta finanza e
controllano la stampa, il che a Vienna in parte era vero, erano affamatori del popolo. Nel mondo viennese,
nei primi anni del secolo in questo clima, questo antisemitismo era presente. Ricorda che lo
sterminazionismo hitleriano è l’ultimo stadio dell’antisemitismo nazista, la sua politica razziale è graduale, lo
sterminio fu deciso nel 1942 durante la guerra, come soluzione finale del problema ebraico. Nel 35 con le
leggi di Norimberga tolse dei diritti fondamentali ai tedeschi di religione ebraica declassandoli. Poi nel 38
dopo la Notte dei cristalli ci fu uno step ulteriore, iniziando a concentrare gli ebrei nei campi di
concentramento, non di sterminio. Il terzo step era lo sterminio, deciso appunto nei primi mesi del 42.
Comunque i campi di sterminio erano in Polonia, non in Germania, volevano occultarli. L’antisemitismo
militante nella Vienna di prima della guerra ebbe dunque effetti su Hitler. Il suo era un antisemitismo
radicale, cioè non solo credere nell’inferiorità degli ebrei rispetto agli altri uomini, ma credere anche alla
loro non umanità. Questi elementi sub-umani comunque secondo lui, controllavano il mondo, esisteva una
centrale del sionismo internazionale (protocollo dei savi di Sion di origine russa), che punta al dominio del
mondo attraverso la finanza (banca), la stampa ecc. Attraverso gli ebraismi dei vari paesi che puntano a
controllarli nella prospettiva di asservimento internazionale. Questi sono i discorsi tipici dell’antisemitismo.
Quindi Hitler assimila questo elemento centrale della sua ideologia. Hitler e il nazionalsocialismo avevano
introiettato queste convinzioni.
Poi Hitler combatté la prima guerra mondiale nell’esercito tedesco e sembra che in guerra abbia compiuto
atti di valore e abbia avuto decorazioni di un certo livello, poi torna con tutti i soldati nella società civile,

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Germania del primo dopoguerra. La società civile espresse una serie di movimenti di ex combattenti e a
Monaco nel 1920 viene fondato il partito nazionalsocialista ma non da Hitler, ma da un personaggio che si
muove nell’ambiente di ex combattenti e Hitler gradualmente ne diventa il leader, ma al tempo stesso è un
uomo con grandi abilità, perché tramite conoscenze si fa conoscere dalla buona società di Monaco. Dopo
l’occupazione della Ruhr nel gennaio 1923 crede di poter organizzare una specie di piccolo colpo di stato in
Baviera nel novembre 1923 per impossessarsi della Baviera e marciare su Berlino, ma questo putch di
Monaco va male, quindi Hitler va in carcere fino al 1925. Si serve di questo periodo per scrivere il suo libro
Main Kampf. Il suo progetto Hitler lo aveva, era chiaro, anche se molti pensavano che fossero chiacchiere da
propaganda, non pensavano che l’avrebbe messo in atto. I punti fondamentali di questo testo sono:
 Rifiuto della sconfitta militare, quindi della pace di Versailles. Hitler rimette in campo tutti i discorsi
portati avanti dalla Germania post prima guerra mondiale: il nostro esercito non ha perso ma ha
dovuto cedere perché politici e socialisti hanno fatto vacillare l’ordine interno della Germania e la
pace di V. è iniqua e ingiusta. Questo è il revisionismo, e quello di Hitler è il revisionismo del fatto
compiuto.
 La pace di V. ha staccato dalla madrepatria cospicue minoranze di tedeschi che ora vivono sfruttati,
privi dei loro diritti negli stati vicini di Polonia e Cecoslovacchia e questi devono tornare a far parte
dello stato tedesco. Quindi nasce l’idea della grande Germania, quindi il ricongiungimento alla
Germania di quelle parti di popolo tedesco che la pace su confine orientale ha staccato dalla
Germani, anzitutto l’unione con l’Austria. Infatti la politica estera fino al 39 corrisponde a questo
progetto, a questi due punti e su questo riscosse successo tra il popolo, non fu l’antisemitismo.
 Prospettiva ideologica: razzismo. Significa che l’umanità è costituita dalle razze e che la razza è
costitutiva dell’individuo, è un estremo determinismo. L’appartenenza razziale condiziona il nostro
modo di essere e come conseguenza c’è una gerarchia tra le razze. La razza superiore sarebbe quella
ariana. Sotto la razza tedesca c’è quella latina. Sotto ancora c’è quella slava. Sotto c’è quella nera e
poi alla fine quella ebraica, a cui bisognava impedire di nuocere.
 Questa razza eletta è prolifica e stanno stretti nei confini della Germania: emerge il tema dello
spazio vitale, la Germania aveva bisogno di una larga parte di Europa da colonizzare come fecero i
cavalieri teutonici nel medioevo verso l’oriente slavo. Questo spazio vitale (Polonia, Ucraina,
Bielorussia, Russia) in cui le popolazioni slave saranno asservite e colonizzate dal colonizzatore
tedesco. Inoltre in quella zona è presente una forte presenza ebraica.
 Antisemitismo.

All’interno della proposta hitleriana ci sono parti più propriamente politiche come il revisionismo, la
negazione della sconfitta e il rifiuto della pace e il progetto della grande Germania con il ricongiungimento
delle popolazioni. C’è anche una parte più ideologica, cioè il razzismo, lo spazio vitale e l’antisemitismo e
cercare una soluzione alla questione ebraica.
Gli storici si domandano se Hitler avesse tutto in mente sin dall’inizio, quindi se la sua politica fosse
premeditata o se anche lui, pur nel suo fanatismo, non abbia cercato di rispondere con la politica alle varie
situazioni che si creavano. In parte lui davvero aveva un progetto politico e ideologico, però comunque
cercò di attuare la propria politica all’interno di un contesto, modulando anche in modo diverso la sua
politica, quindi non aveva in mente sin dall’inizio Auschwitz, anche se le grandi linee del suo progetto era già
definito.
Quando nel 22 Mussolini salì al potere con la marcia su Roma il mondo non si accorse di questo fatto, per
tutti gli anni venti e trenta il fascismo di Mussolini non fu un problema che allarmò l’opinione pubblica, era
uno statista qualunque, mentre l’ascesa di Hitler fece capire all’opinione pubblica europea che era accaduto
qualcosa di irreversibile. Si era intuito che in un medio breve periodo la guerra sarebbe ritornata.

Mussolini – dal 1912 al 14 è stato il leader del socialismo italiano, direttore dell’Avanti, socialista
rivoluzionario, segue poi la sua espulsione dal partito socialista per il suo passaggio all’interventismo
nell’ottobre 1914, la sua evoluzione ideologica durante la guerra, la fondazione dei fasci di combattimento
nel marzo 1923 e tutta la crisi del dopoguerra in Italia fino alla marcia su Roma e al suo diventare presidente
del consiglio. Nel 33 Hitler diventa cancelliere, mentre Mussolini diventa presidente del consiglio. Al di là del

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ruolo istituzionale, i due personaggi hanno un ruolo carismatico, di capo. Nei primi anni di governo di
Mussolini esiste ancora una monarchia costituzionale, il regime vero e proprio inizia nel 25-26 con le leggi
fascistissime che cambiano l’assetto dello stato che escludono gli altri partiti, diventando partito unico.
Anzitutto, nella polemica politica si parla di nazifascismo, cioè un’assimilazione tra questi due regimi e se c’è
stata riguarda solo gli ultimi anni di questi regimi nel 1943, con la creazione nel nord Italia con la Repubblica
Sociale Italiana governata dai tedeschi in cui fascisti e nazisti per alcuni aspetti si intrecciano. Ma negli anni
venti e trenta sono fenomeni distinti, nonostante abbiano alcuni punti in contatto, ma sono universi
ideologici diversi. Soprattutto nei primi anni del regime nazista fino al 35-36, non c’è un atteggiamento
benevolo del regime fascista nei confronti di quello nazista. Né c’è la sensazione di un’affinità ideologica,
perché il fascismo richiama la romanità, universalizzante, che secondo lui avevano un atteggiamento
includente e non escludente, l’elemento razziale non sarebbe compatibile con il razzismo perché in quanto
eredi di questo universalismo (editto di Caracalla 212 cittadinanza a tutti i cittadini liberi) e accusavano il
razzismo tedesco di essere materialista, mentre i fascisti si ritenevano idealisti. Fino al 37-38, prima di
avvicinarsi a Hitler, l’antisemitismo non faceva parte del fascismo, tanto che le stesse comunità ebraiche
erano allineate al regime. Anche quando nel 38 vengono varate le leggi razziali che riducono e negano diritti
fondamentali agli ebrei italiani, il fascismo comunque non conosce lo sterminio e concentrazione degli
ebrei. Sono quindi due mondi diversi che si assimilano gradualmente.
Quindi la categoria del nazifascismo è una categoria ideologica e propagandistica, che nell’approccio
storiografico è tendenzialmente errata perché queste ideologie vanno distinte.
I motivi ideologici comuni di queste destre estreme sono:
- La critica della democrazia, cioè il pensiero che lo stato democratico, basato sulle elezioni e
pluripartitismo, è uno stato debole che non è una vera democrazia, quindi bisogna inventare altri
modelli di stato che siano diversi.
- Primato nel nazionalismo, diritto a svolgere una repubblica di potenza ed essere protagonista della
politica mondiale e di allargarsi.
- Rapporto tra masse e capo, superando un rapporto razionale tra governanti e governati, i capi erano
carismatici, avevano un rapporto diretto con le masse, sono a contatto con il cuore delle masse.
La politica estera era infatti diversa. Mussolini per molti anni e ha più riprese fa anche il ministro degli esteri
nei primi anni del regime, anche se poi i principali ministri degli esteri furono Dino Grandi e poi Galeazzo
Ciano. Nei primi anni del regime fino al 25, come in altri campi, Mussolini si servì dello stato pre-liberale,
soprattutto di tecnici formatesi nello stato liberale e che continuavano a prestare la propria opera nel
regime fascista (non fascisti dal punto di vista ideologico, ma tecnici che facevano il proprio lavoro).
In realtà non ci furono grandi stacchi tra la politica estera di prima del fascismo e quelli dopo.
Novità del regime è il problema dell’alto Adige, provincia abitata da tedeschi che non ci stavano volentieri in
Italia e creava dei problemi perché il governo italiano cerca di fare una politica di nazionalizzazione. La
repubblica austriaca cerca di incoraggiare questo separatismo del sud Tirolo, ma una cosa in cui l’Italia è
convinta è che l’aunchluss non si faccia, cioè che l’alto Adige resti indipendente, perché l’Italia è interessata
ad evitarlo. (Non ho capito).
Un’altra questione è l’Adriatico: l’Italia nel 24 risolve i problemi con la Iugoslavia, Fiume e Zara diventano
italiane e la Dalmazia resta alla Iugoslavia, ma l’Adriatico resta una questione aperta. L’Italia ha interessi nei
Balcani con tendenze filo ungheresi. Fino al 35 l’Italia ha un comportamento di politica internazionale
prudente e ha un atteggiamento di una grande potenza responsabile, in quel periodo Mussolini fa lo
statista. Quindi l’Italia è presente e attiva nella società delle nazioni, anche in Italia si creano gruppi di
interesse e simpatia verso la società delle nazioni, quindi non c’è inizialmente il sentimento anti societario.
Con la Iugoslavia resta una tensione permanente, per cui l’Italia incoraggia il nazionalismo croato che spinge
la Croazia fuori dalla Iugoslavia (così come l’Austria incoraggia il separatismo del sud Tirolo). Meno buoni
sono i rapporti con la Francia. Mentre sono molto buoni i rapporti con la GB. Più o meno fino al 35 questa è
la politica di Mussolini, quindi politica interna alla società delle nazioni e prudente.
Il punto massimo si ha tra il 29 e 32 quando Dino Grandi è ministro degli esteri. Ha un rapporto diretto
con il mondo inglese e ha ottimi contatti con esso, tanto che nel 32 Mussolini torna ministro degli esteri,
Grandi resta comunque ambasciatore. Anche la politica italiana è preoccupata dell’avvento di Hitler al
potere.

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L’avvicinamento tra Italia e Germania è un processo che si ha negli anni per una serie di circostanze, ma non
è un processo iniziale, anzi l’Italia era un paese vincitore quindi aveva interesse allo status quo dell’Europa,
quindi anch’essa guarda con sospetto Hitler che è una mina vagante. La prima risposta del governo italiano
e di Mussolini che è ministro degli esteri nel 32, è un’ipotesi che dimostra le preoccupazioni che c’erano: è il
patto a quattro che Mussolini propone a Francia, GB e Germania il 7 giugno 1933, con Hitler al potere da
cinque mesi. La logica del patto era che dava per scontato che la Germania avanzasse richieste revisioniste e
Mussolini diceva che a questo punto era irrealistico negare completamente ogni possibilità di revisione,
andava dunque messa in conto una revisione del trattato, purché fosse una revisione consensuale, cioè
accettata dai 4 firmatari del patto. Mussolini con questo patto voleva evitare che questo revisionismo non
avvenisse per vie unilaterali, cioè che la Germania imponesse il suo revisionismo unilateralmente senza un
controllo e una gestione con le altre potenze, che è quello che in realtà avvenne, quindi il patto proponeva
una revisione consensuale. Infatti il patto a 4 non decollò mai, perché le quattro potenze dichiararono la
loro possibile adesione ma furono le piccole potenze a non essere d’accordo, ed erano proprio queste che
sentivano il pericolo. Ad esempio se la Germania avesse avanzato richieste reclamando la regione dei Sudeti
ora alla Slovacchia, avrebbero tolto tale regione senza che la Slovacchia potesse fare nulla, che è ciò che
successe nel 38. quindi le piccole potenze temevano che i 4 grandi li tradissero alle loro spalle. Quindi il
patto a 4 sfuma e dopo pochi mesi la Germania esce dalla società delle nazioni eliminando il problema.
Il conflitto fra Italia e Germania emerse nell’estate 1934, perché l’Austria da un anno (febbraio 33) era sotto
un regime amico dell’Italia, del dittatore Bolfus? che era simpatizzante del fascismo e non voleva l’anchluss
mentre gli austriaci spingevano. Nel 35 luglio 34 viene ucciso dai nazisti per avviare l’anchluss e a quel punto
Mussolini manda le divisioni al Brennero per invadere l’Austria e la minaccia italiana fece fare marcia
indietro ai nazisti. Quindi ancora nell’autunno 34 Italia e Germania sono ancora divise e hanno progetti e
programmi diversi.
La preoccupazione che l’avvento del nazismo provoca in Europa, lo provoca anche nell’unione sovietica.
Stalin e l’urss fino ad allora rimasero fuori dalla politica mondiale, pensavano di bastare da sé per la propria
autodifesa, ma l’avvento di Hitler fa sentire a Stalin che non è sicuro, lo avverte come potenziale nemico
quindi cerca interlocutori nell’occidente. Quindi nel settembre 34 la Russia chiede di entrare nella società
delle nazioni, è una new entry importante: entra perché crede di potersi garantire sicurezza nei confronti
della Germania proprio entrando nella Società delle nazioni. L’anno successivo l’urss fa un trattato di
reciproco aiuto con la repubblica francese, quindi si torna al rapporto preferenziale tra Russia e Francia che
era presente anche prima della grande guerra.

Mentre l'ordine della PGM fallisce nel giro di un ventennio, quello scaturito dalla SGM dura circa mezzo
secolo e muore per "crisi pacifica": si intende il collasso del comunismo in Europa negli anni 80 e i primi anni
90.
Contrariamente a quanto si poteva pensare, il fascismo italiano guardava con diffidenza quello tedesco per
varie questioni come l'Anschluss, il confine del sud-tirolo e dell'Adige ecc. Il razzismo e l'antisemitismo
nazista erano estreanei dell'antifascismo italiano. L'inizio della politica esterna di Hitler (egli esce dalla
Società delle Nazioni nel 33) sono guardate con sospetto dall'Italia fascista e l'Italia si fa quasi portavoce
delle preoccupazioni che l'avvento di Hitler suscita e propone il patto a quattro. Nel giugno 1933 si
ammetteva la revisione del trattato di Versailles ma questa revisione deve essere concordata con i paesi
vincitori e non deve essere unilaterale. Il patto a quattro cercava di affermare il principio della revisione
multilaterale, tuttavia sostanzialmente nessuna delle potenze che doveva aderirvi ci crede fino infondo.
L'italia all'inizio del 1935 è ancora l'Italia del quindicennio precedente ovvero è un paese vincitore in buoni
rapporti con la GB, in rapporti passabili con la Francia e in rapporti tesi e sospettosi verso la Germania
nazista.
Il problema è come nel giro di poco più di venti mesi, dal gennaio 1935 al novembre 1936 si proclama l'asse
Roma-Berlino: non significa ancora un'alleanza ma un'asse preferenziale.

Come si è passato dal sospetto dell'Italia a questa asse?


• Il problema di Hitler e il suo revisionismo
Tra tutte e due le guerre tutta l'opinione pubblica tedesca fosse revisionistica ma i partiti repubblicani della

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repubblica di Weimar sotto Stresemann avevano imposto questa visione revisionistica in maniera "soft": la
Germania per Stresemann doveva dare garanzie alle potenze vincitrici, doveva far vedere che era cambiata,
doveva sembrare affidabile facendo vedere che era un paese democratico e non più militarista. Attraverso
questa politica le potenze vincitrici forse potevano venirle incontro ad esempio permettendole di costruirsi
una flotta o crearsi un esercito.
Quello di Hitler è un revisionismo del fatto compiuto ovvero Hitler senza appurarsi del trattato di Versailles
fa delle scelte politiche contrarie e aspetta la reazione dei vincitori e questa reazione non c'è (a parte
qualche protesta) e intanto questo gesto di Hitler ottiene la revisione del trattato. È una politica che punta a
mettere alla prova il nemico e punta a scommette che il nemico non reagisca. Dalla mancata reazione del
nemico (Francia e UK) è incoraggiato a fare un ulteriore passo.
Questa politica del revisionismo del fatto compiuto inizia nel 1935 e tra le azioni che fece Hitler abbiamo ad
esempio:
– La Germania esce dalla Società delle nazioni
– Nella pace di Versailles una zona al confine tra Francia e Germania, la zona di Saar, siccome dopo la
guerra non c'era stato un accordo su chi affidarla, è stata data in mano alla Società delle nazioni. Nel
gennaio 1935 venne chiamata alle urne per decidere da che parte stare e deciderà lei a chi passare
in mano, se alla Francia o alla Germania. Chiederà di essere annessa alla Germania, che è già una
Germania nazista e ciò rappresenta per Hitler un successo.
– Marzo 1935 (due mesi dopo l'annessione della Saar) reintroduce la coscrizione obbligatoria: questa
scelta si oppone al disarmo dettato dalla pace di Versailles. Nell'aprile 1935 vuole la ricostruzione
della flotta: la flotta era affondata all'indomani della grande guerra e la Germania hitleriana dunque
decide di ricostruirla.

-> La mancata reazione delle potenze occidentali abbia creato l'avanzata del regime nazista in Germania. È
l'inizio di una politica che si chiama politica di appeasement: politica di ricerca della pace a tutti i costi.
La prospettiva di una nuova guerra era intollerabile dall'opinione pubblica: andava allontanata a tutti i costi,
anche cedere ad Hitler ciò che voleva.
Quando emerge un nuovo dittatore le opinioni pubbliche democratiche hanno difficoltà a imporre delle
misure perchè una figura come quella di Hitler impone scelte radicali che non sempre si è disposti a fare o si
cerca di rimandare il più possibile.
La politica di appeasement durante gli anni di Hitler ha avuto un effetto disastroso.
Lo scrittore Taylor disse che la colpa era anche loro, degli inglesi, perchè se non avessero sottovalutato
Hitler, non si sarebbe arrivati alla SGM. La classe diligente inglese avvertiva che un'altra guerra avrebbe
segnato il definitivo tramonto della GB e siccome la GB avrebbe avuto bisogno dell'aiuto americano in
questa guerra, sapeva che sarebbe arrivata la fine dell'impero britannico e ciò furono delle previsioni che si
avverarono.

COS E' LA POLITICA DI APPEASEMENT?


E' una politica che, le potenze occidentali Francia e UK, portarono avanti dopo l'ascesa di Hitler e consisteva
nell'evitare la guerra a tutti i costi accettando passivamente ogni revisione della pace di Versailles fatta da
Hitler.
In quale circostanza la politica di appeasement toccò il suo culmine? Nella conferenza di Monaco

Davanti a queste prima scelte di Hitler, ancora una volta e fu l'ultima volta, i vecchi alleati e i vecchi paesi
vincitori della guerra cercavano di creare un'intesa per mettere all'ombra la Germania. Francia, UK, Italia: si
trovarono a Stresa e cercavano di trovare un modo per arginare il revisionismo nazista tedesco. L'italia
tuttavia rompe l'equilibrio: Mussolini fece alcune scelte di politica estera che ebbero un'enorme portata.
La scelta politica del peso determinante: l'Italia si accorge che in alcune circostanze la sua azione può essere
determinante all'interno della politica estera. Mussolini nei primi mesi del 35 ritiene che Francia e UK hanno
bisogno di lui: il fatto che sapesse che il suo aiuto era determinante ha fatto sì che portò avanti
un'operazione enorme a livello militare e può avere anche un forte successo di immagine che rafforza il
regime al suo interno.

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Dopo l'ascesa di Benito Mussolini, a fine 1935 l'Italia fascista, prendendo come base la Somalia e
l'Eritrea affrontò e sconfisse definitivamente l'Etiopia, occupando Addis Abeba il 9 maggio 1936 e creando
l'Africa Orientale Italiana. Addis Abeba, fu radicalmente ricostruita secondo gli standard voluti dal governo
italiano.
L'Italia si presentò come la liberatrice delle popolazioni etiope che erano in situazioni di semi schiavitù e
Mussolini cominciò a pensare a questa possibilità di intervento nei primi mesi del 1935.
Una guerra coloniale nel 1935 era qualcosa fuori dal tempo e l'opinione pubblica la vedeva come qualcosa
di scarsamente digeribile. Mussolini avverte che Francia e UK potrebbero essere contrari e si prepara a ciò.
È un'impresa che cambia gli equilibri: l'Italia prende in mano l'Africa orientale.

Fino a che punto Mussolini crede che le due potenze gli avevano dato il via?
Nel 2 ottobre 1935, il discorso di Mussolini cerca di dire che l'Italia non aveva avuto nessun compenso
coloniale nonostante la vincita della guerra e che gli altri paesi non dovevano opporsi a ciò in quanto gli altri
paesi avevano ottenuto le loro colonie.
La Francia e UK avevano già la soluzione ovvero per evitare che la guerra andasse troppo avanti propongono
una soluzione che possa andare bene a tutti: la linea Hoare-Laval. Hoare era il ministro degli esteri inglesi e
Laval il ministro degli esteri francese.
Secondo questa linea, l'impero etiopico veniva diviso in due: una parte veniva annessa all'Italia e l'altra
parte veniva mantenuta indipendente ma come protettorato italiano; poteva essere una soluzione che
poteva infastidire Mussolini che voleva tutto ma questa soluzione poteva salvare la situazione.
Davanti a questa proposta vi è una specie di insurrezione dell'opinione pubblica inglese e giudica
intollerabile l'azione italiana in Etiopia e porta alla dimissione del ministro degli esteri inglese Hoare. Sir
Anthony Eden fu un personaggio che ebbe una grande storia fino al 1956: egli era un conservatore anti-
italiano in quanto aveva un rapporto di diffidenza e ostilità nei confronti di Mussolini e l'Italia infatti si
irrigidisce all'idea della guerra. In questo caso la società delle nazioni prese delle decisioni per giudicare la
guerra che portava avanti l'italia.
La società delle nazioni infatti condannò l'italia e combinò contro di essa una serie di sanzioni – la politica di
embargo – ovvero i membri della società delle nazioni non potevano commerciare con l'italia e ciò con
l'intento di creare una crisi economica del paese. Tuttavia l'Italia continuava ad avere rapporti commerciali
con dei partner come Giappone, Germania e USA che non facevano parte della Società delle nazioni e
questa politica di sanzioni escludeva il commercio del petrolio che poteva essere scambiato. Ciò nonostante
la politica delle sanzioni ebbe delle conseguenze sulla situazione economica del paese.
In generale, i paesi che subiscono le politiche di embargo paradossalmente invece di mettersi contro il
paese che le ha provocate, si stringono ad esso.
In breve la guerra si risolse con la vincita dell'Italia: il 5 maggio 1936 Mussolini fa un discorso in cui afferma
di essere entrato ad Addis Abeba e nel discorso del 9 maggio proclamava il suo impero che d'ora in poi si
chiamerà impero d'Italia e di Etiopia: rivendicava che finalmente la pace era tornata e disse che la guerra era
finita per tranquillizzare l'opinione pubblica.
-> Se le potenze occidentali non avessero inasprito la situazione imponendo queste sanzioni all'Italia e
creando una situazione di isolamento dell'Italia si pensa che non si sarebbe arrivati a questo punto.
Già Hitler nell'aprile 1936, mentre il mondo guarda alle vicende africane, fa un altro colpo ovvero rimitalizza
tutta la Renania: essa era stata smilitarizzata in precedenza e Hitler inizia a rimilitarizzarla e le altre potenze
lo lasciano fare. Già nell'aprile 1936 iniziano dei contatti tra il governo italiano e quello tedesco che fino a
quel momento si guardavano con diffidenza.

Cosa ha creato l'avvicinamento tra i due paesi?


La guerra d'Africa e il comportamento delle potenze occidentali sicuramente dettero il loro contributo.
Il comunismo si pone un obiettivo nuovo rispetto ai decenni precedenti ovvero difendere i regimi
democratici contro l'assalto del nazismo e del fascismo. Questa alleanza tra i comunisti e gli altri partiti di
sinistra si chiamano fronti popolari ovvero delle grandi intese contro il fascismo. Nel 36 ci sono due
importanti appuntamenti elettorali: le elezioni in Francia e quelle in Spagna. In entrambe le elezioni, i partiti
comunisti propongono la creazione di un fronte popolare e questa politica ha successo in quanto in tanto

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Hitler inizia a riarmarsi e impressiona le truppe, dunque i partiti antifascisti si uniscono e vincolo le elezioni
in Francia e in Spagna. La vittoria del fronte popolare in Spagna ha importanza: era un paese diviso: una
spagna nazionalistica che crede nella grandezza spagnola e nella religione, mentre l'altra spagna è una
spagna atea, anti-clericale, anarchica.
La vittoria del fronte popolare produce nel '36 lo scatenarsi delle masse di sinistra: c'è un'occupazione delle
terre e ciò che era impressionante era l'assassinio del leader della destra spagnola nel 36: si ha
l'impressione che la vittoria elettorale sia intesa dalla sinistra che ha vinto come l'inizio di una resa dei conti
definitiva. È in questo contesto che stupisce il mondo l'ondata di violenza in Spagna, ovvero nelle settimane
tra il luglio-agosto del '36 si calcola che ci fu l'assassinio di molti preti e suore e vengono presi d'assalto
chiese e monasteri.
In questa situazione di turbolenza si fa avanti l'esercito che era presente soprattutto in Marocco ed era
guidato da un generale che ebbe già grande successo negli anni precedenti nella repressione della rivolta
delle Asturie nei paesi baschi ovvero si tratta di Francisco Franco, il quale nel luglio del 36 cerca di fare un
colpo di stato per abbattere il governo repubblicano di sinistra che aveva vinto le elezioni. I suoi calcoli
tuttavia non furono del tutto corretti perchè non tutto l'esercito lo segue: la flotta rimane fedele alla
repubblica e anche da un punto di vista geografico alcune parti della Spagna rimangono fedele alla
repubblica. Scoppia la guerra civile tra la repubblica e le forze armate repubblicane.
Nel 1936 vince il fronte popolare e vi è questo pronunciamento militare da parte di Franco. Inizia la guerra
civile. Il governo repubblicano spagnolo è guidato da socialisti e comunisti ma il partito comunista, per la
sua maggiore coesione, è il partito che acquisisce sempre più peso nella repubblica. Ciò anche grazie
all'URSS che la arma e le fornisce materie prime, ciò condiziona fortemente la forza del partito comunista
all'interno della repubblica spagnola.
Intanto Francia e UK proclamano un non-intervento nelle vicende spagnole, lasciano che le questioni
spagnole si consumino da sè.
Ernest Hemingway partecipò alla guerra come volontario che partì e successivamente scrisse un romanzo a
riguardo, Per chi suona la campana: esso racconta attraverso un alter ego, Robert Jordan, l'esperienza
diretta dello stesso autore, che prese parte alla guerra civile spagnola come corrispondente di guerra, nelle
file dell'esercito popolare repubblicano.

Nel 36 sia la Germania fascista che l'Italia fascista armarono molti cittadini, corpi militari volontari, che
vennero mandati per combattere la guerra civile spagnola di Franco.
Perchè questi due paesi intervengono in Spagna?
– Per l'affinità ideologica con Franco
– per la situazione geo-politica da risolvere: la Francia in quel momento era sotto il fronte popolare,
se la Spagna avesse vinto la repubblica e il fronte popolare poi tutta l'Africa del nord (dal Marocco alla
Tunisia) sarebbe stato circondato da paesi o colonie schierati con l'URSS e dunque con il comunismo
internazionale. Era questa la questione che Mussolini voleva evitare: una presenza comunista dell'URSS nel
Mediterraneo.
In questa situazione, Mussolini tenne un discorso a Milano nel novembre del 36 e lanciò lo slogan dell'Asse
Roma-Berlino: non è ancora un'alleanza ma un'intesa. Il mastice ideologico è l'anticomunismo. L'impegno in
Spagna viene presentato come una guerra contro l'espansione del comunismo.
Il fascismo si presentava come l'unica soluzione per la crisi mondiale e nel 36 l'anticomunismo acquisisce nel
36 un peso nuovo e diventa un elemento su cui si rafforza l'intesa con il nazionalsocialismo. Quest'intesa
crescente permette una serie di vicende che prima non erano permesse e questo lo si vede nel 38 come ad
esempio quando la Germania nazista nel marzo del 38 procede con l'Anschluss ignorando il trattato con
l'Austria e il trattato di Versailles facendo un plebiscito con cui gli austriaci è come se avessero accettato
l'unione con la Germania: in questo modo il terzo reich automaticamente confina con l'italia.
Hitler riarmato (flotta ricostruita, rimilitarizzato la Renania) passa ad un secondo step del suo revisionismo:
riunire tutti quei tedeschi che erano stati esclusi dai confini di Versailles: mette gli occhi sull'Austria che
infatti annette con l'Anschluss. Passa ai sudeti, regione al confine con la Cecoslovacchia e la Germania
abitato da circa 2 milioni di cittadini cechi di lingua e cultura tedesca, e Hitler inizia a minacciare e fare
propaganda sulla Cecoslovacchia. La Cecoslovacchia era alleata con Francia e UK, era lo stato dei balcani che

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aveva mantenuto istituzioni democratiche, e alla fine Francia e UK accettano la proposta di incontro di
Mussolini dei quattro grandi che si riuniscono a Monaco di Baviera. L'evento in questione è appunto la
conferenza di Monaco in cui si discutè molto e Mussolini si presentava come garante della pace: le altre
potenze accettano che i sudeti si stacchino dalla Cecoslovacchia e che venga annessa alla Germania.
Rappresentava il più grande slancio della politica di appeacement: cedettero sacrificando il loro miglior
alleato della situazione ovvero la Cecoslovacchia per far sì che non scoppiasse un'altra guerra.
La guerra sembrava ancora rinviata. Mussolini e tutti e quattro i partecipanti tornarono nei rispettivi paesi
accolti dalle folle che li applaudivano.
Si mostrava al popolo come il grande mediatore e appacificatore.

- Il primo step di Hitler era la visione revisionistica e la politica di accorpamento dei tedeschi rimasti esclusi
dal Reich all'indomani della pace di Versailles.
– Il secondo step vede il passaggio dal revisionismo all'espansionismo vero e proprio infatti Hitler il 15
marzo 1939 invase ciò che rimase della Republicca Cecoslovacca conquistando conquistando Praga e la
Boemia, e divise la Cecoslovacchia in due parti: la Boemia diventò un protettorato tedesco e fu annesso al
terzo reich e si mise un nuovo governatore a Praga. La Slovacchia con capitale Bratislava diventò uno stato
satellite controllato dal terzo reich e fu governato da un prete, il monsignor Tiso. Fu proprio l'intervento
della Germania in Cecoslovacchia a spingere Francia e UK ad una prima risposta: esse capirono che il
prossimo step avrebbe riguardato la Polonia (per lo stretto di Danzica) e quindi alla fine di marzo, qualche
giorno dopo l'invasione di Praga, si davano delle garanzie alla Polonia: se la Germania invade la Polonia,
Francia e UK avrebbero dovuto intervenire al fianco del paese occupato. L'Italia si mette in mezzo sfruttando
la situazione e nell'aprile 1939 invade l'Albania: il regno di Italia diventa regno di Etiopia e di Albania.
Il 18 maggio 1939 l'Italia e la Germania firmano una vera e propria alleanza: il patto d'acciaio. Era
un'alleanza molto impegnativa per l'Italia in quanto se la Germania entrava in guerra, l'Italia doveva
affiancarla. Nel maggio 39 Hitler sapeva già quale sarebbe stata la sua prossima mossa: la conquista della
Polonia e ciò avrebbe sicuramente coinvolto l'entrata in guerra dell'Italia. Quest'ultima era ignara di questo
progetto a breve scadenza tuttavia Mussolini firma il patto d'acciaio e fa avere ad Hitler il Memoriale
Cavallero nel quale faceva presente l'impreparazione italiana nell'entrata imminente in guerra affermando
che sarebbe stata pronta ad un conflitto solo a partire dal 42 (giustificandosi dicendo che il governo italiano
aveva appena fatto due guerre, una in Spagna e una in Africa).
Hitler aveva già deciso di liquidare la questione polacca ma il 21 agosto 1939 ci fu un altro colpo di scena:
tutto il mondo seppe che quelli che erano sempre stati acerribi nemici, URSS con Stalin e la Germania
nazista, avevano firmato un patto di non-aggressione che sostanzialmente era un patto di alleanza con il
quale la Germania ammetteva la sua prossima invasione in Polonia assicurando l'URSS che non avrebbe
invaso anche il suo territorio, si sarebbe fermata alla Polonia.
Esso ebbe dei protocolli segreti dove URSS e Germania si divisero tutta l'Europa orientale cioè l'URSS con
Stalin aveva il fine di riconquistare il vecchio territorio zarista che aveva perduto dopo la PGM, dunque:
– le tre repubbliche baltiche che erano state indipendenti fino a quel momento Lituana, Lettonia,
Estonia
– la Finlandia
– metà Polonia con capitale Varsavia
Anche l'esercito polacco, una volta battuto, sarebbe stato diviso tra i vincitori: l'URSS avrebbe preso gli
ufficiali ovvero la parte alta dell'esercito e la Germania avrebbe preso i soldati. Questa scelta perchè negli
anni successivi Hitler tendeva a prendere i soldati semplici rendendoli in semischiavitù per farli lavorare per
il reich; invece l'URSS sceglieva gli ufficiali perchè li voleva eliminare visivamente come successe nelle fosse
comuni di Katyn dove vennero sterminati 5000 ufficiali polacchi. L'URSS voleva sterminare gli ufficiali
polacchi in quanto egli erano una parte cospicua della classe dirigente: eliminandoli Stalin avrebbe potuto
metterci mano istituendo il partito comunista polacco.
Il governo italiano era talmente infuriato, per via del patto stipulato tra Germania e URSS, che decise di
entrare in guerra tempo dopo, il 10 giugno 1940.

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