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letteratura russa

contemporanea
Letteratura
Università degli Studi di Milano
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LETTERATURA RUSSA CONTEMPORANEA
Damiano Rebecchini
Anno 2018-2019 secondo semestre
Modulo A
Lezione 1
1917 – 1921: rivoluzione d’ottobre! guerra tra Bolscevichi e Bianchi (=socialisti antibolscevichi e
filozaristi).
Periodo in cui si attua il comunismo di guerra: esercito organizzato con a capo Trotskij, si conclude solo
con la fine della guerra e con la sconfitta dei reggimenti dell’armata bianca.
1921 – 1928: nuova politica economica russa [NEP]: data la situazione tragica del paese secondo Lenin
diventa necessario, vista la mancanza di servizi minimi, aumentare il pugno di ferro e la libertà del
mercato interno ! niente più requisizioni forzate; restituzioni; avvio dei meccanismi di mercato nel piccolo
commercio e nell’agricoltura: bisogna far ripartire l’economia nel paese e quindi ridare ossigeno
all’imprenditoria prerivoluzionaria (=piccolo commercio).
Da qui nascono i Nepmani: uomini della NEP! piccoli imprenditori arricchiti tramite il commercio in
nero.
Kulaki: rimettono in sesto le aziende agricole.
Le varie attività vengono ora controllate dai bolscevichi.
Partito comunista formato da: Stalin, Kamenev, Zinon’ev.
Stalin comincia a fare piazza pulita degli oppositori (tra cui Trotskij, fautore del concetto di rivoluzione
permanente, con una ideologia più vicina a Marx). Con Stalin finisce l’internazionalismo (=ossia l’idea
che la dittatura del proletariato possa essere portata fuori dal confine della patria) ! nel 1929 nasce l’idea
del comunismo in un solo paese, ideologia più realistica e pragmatica.
Dal punto di vista economico Stalin critica la NEP poiché, secondo lui, aperta al capitalismo, ne pone di
conseguenza la fine e comincia una industrializzazione accelerata.
Prima di tutto ciò, nell’Ottocento, l’industrializzazione era pagata da stati occidentali, e vista da tutti
come sfruttamento e imposizione di dinamiche straniere ad opera delle potenze plutocratiche occidentali; da
qui nasce questo paese agricolo che Stalin decide di trasformare in operaio ! [per compiere la
dittatura del proletariato, lo stato deve essere operaio non agricolo, dagli operai si può formare la classe
dirigente, non dai contadini, troppo legati ai valori tradizionali russi, negli operai si può trovare l’humus
adatto per far attecchire l’ideologia comunista].
Bisogna trasformare i contadini in operai: elettrificazione forzata; ferrovie ovunque; processi industriali
complessi; grosse infrastrutture; grandissimi stabilimenti industriali; collettivizzazione forzata delle aziende
agricole [=dekulakizzazione delle campagne e collettivizzazione delle terre in Kolchoz e Sovchoz].
Vittime: uccisione e deportazione dei Kulaki; collettivizzazione delle terre = distruzione della piccola
azienda agricola per crearne di più grandi; holomodor: fame come risultato della collettivizzazione.
1934: uccisione del capo del partito comunista di Leningrado ! offre pretesto a Stalin per scatenare le
Purghe nel partito e nell’esercito.
1937 – 1938: ondata di repressioni di massa e grande terrore staliniano.
Ci rimettono anche molti gruppi etnici: Gulag! forme di detenzione di massa: 18MLN di detenuti su
170MLN di abitanti, vi morirono oltre 2,5MLN di persone.
Disgelo: dal 1953 (morte di Stalin) al 1964 (avvento di Breznev).

Lezione 2
La madre [Gorkij] 1907
Romanzo alla base del realismo socialista, di cui diventa modello negli anni 30. Composto negli anni 10 in
un periodo di grande innovazione ! avanguardia russa: sviluppo di nuovi indirizzi letterari che hanno
cambiato il linguaggio dell’arte, ad esempio il Futurismo russo: riduce il linguaggio poetico in elementi
minimi, in suono e pura scrittura, distrugge il significato poetico, tende a ridurre il linguaggio a puri suoni e
pura grafia/immagine grafica. Distruggere il linguaggio poetico permette di arrivare ad elementi minimi;
tutto questo avviene anche nel campo delle arti figurative (=riduzione dell’immagine pittorica ad elementi
minimi! Kandinskij, Cubismo russo, Astrattismo…) ! vari indirizzi che producono un’arte complessa e
non di immediata comprensione.
1917: rivoluzione d’ottobre ! periodo di grandi scelte, bisogna prendere una posizione riguardo ai grandi
cambiamenti del tempo (auspicati già dal Futurismo). Il nuovo potere politico non chiede più di continuare il
linguaggio di avanguardia incomprensibile ai più, ma chiede un linguaggio per i contadini, che il potere
politico vuole conquistare.
In questo periodo gli scrittori si dividono in due parti:

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1. Scrittori proletari: condividono la causa bolscevica e la appoggiano tramite la condivisione della
ideologia comunista; si rivolgono al proletariato con un linguaggio comprensibile con funzione
sociale e politica. Il loro tema privilegiato è la guerra civile negli anni 30. Questi formeranno il
romanzo sovietico degli anni 30 ! Caterina Clarke The Soviet Novel.
2. Compagni di strada: coloro che non condividono e non appoggiano un potere così violento, non si
oppongono in modo radicale al potere ma non piegano comunque la loro arte a quest’ultimo.
Negli anni 30 vengono sempre più estromessi e molti di loro diventano sostenitori della causa; alcuni
invece non si conformano proprio e non vengono mai pubblicati (=Bulgakov, Nabokov, Platonov).
La madre diventa il modello per il romanzo russo socialista e Che fare? di Chernyshevski diventa il
modello per l’eroe positivo.
La madre: traduzione di cliché zaristi in forme del bolscevismo ! traduzione della tradizione dei romanzi
degli anni 60 dell’Ottocento, per cui il testo qui preso in considerazione diventa traduzione del linguaggio
dei nichilisti rivoluzionari degli anni 60, giovani che contestavano. Diventa la grande madre del realismo
socialista e un trattato da imitare.
I pt de “la Madre”
- sobborgo industriale privo di una precisa collocazione.
- situazione ripetitiva in uno spazio industriale ma non cronologicamente inquadrato.
- periodi lunghi, sintassi articolata, accumulazione di elementi.
- linguaggio metaforico: antropomorfizzazione di tratti non umani.
- uomini paragonati a scarafaggi: animalizzazione di tratti umani.
- le cose sono umane, gli uomini sono bestie dotate di istinto, non di volontà.
- sottomissione degli uomini, obbedienza all’appello.
- attenzione nella focalizzazione di una parte dell’umano: muscoli, analisi della fisicità. Isolamento
dell’umano, è solo un muscolo.
- la fabbrica è una gabbia per l’uomo – animale.
- la via non è lastricata, si fa fatica a camminare, immagine di un camminare molto faticoso nel fango.
- antropomorfizzazione dell’ambiente: la fabbrica aspetta con impassibile sicurezza. La fabbrica è vista come
un carceriere impassibile e oppressivo.
- immagine della fabbrica lontana da quella offerta dal socialismo: fabbrica come simbolo del radioso
avvenire; qui la fabbrica è il luogo dell’abbruttimento.
- impressione acustica: tutt’uno tra uomo e macchina. Identificazione per cui l’uomo in seguito odora di
macchina.
- immagine di oppressione e violenza.
- uomini visti come rifiuti: abbruttimento totale.
- isolamento del dettaglio ! denti affamati: immagine visiva – metaforica che richiama la rabbia, la
fame, la stanchezza e l’aggressività. Questa tecnica è molto ricorrente in poesia
- prosa più sperimentale, prosa novecentesca per eccellenza.
- la fabbrica agisce sull’uomo, e l’uomo non agisce.
- ciclicità: non succede niente, si tratta solo di sofferenza e oppressione, ma non c’è mai un vero
cambiamento. Si tratta dei ritmi oppressivi della vita di fabbrica.

Основной пафос творений Горького — мечта о «новых людях», бесстрашных и свободных,


обладающих высочайшими интеллектуальными и физическими способностями, способных
добиться сверхцелей за гранью возможного, не исключая бессмертия[12].

Nello stesso anno, con La madre ha inizio il realismo socialista. Gor'kij diventa protagonista in
prima persona del rafforzarsi del fronte rivoluzionario in Russia e dell'acuirsi della lotta

Gorkij scrive le mie università : negli anni 80 viveva di espedienti, non aveva soldi per l’università e quindi
faceva tantissimi lavori diversi e viveva all’addiaccio, per esempio in case chiuse. Nei primi anni del
Novecento si avvicina alle vicende del mondo operaio e quindi al comunismo e nel 1905 lo colpisce il fatto
che a seguito di uno sciopero operaio, questi ultimi in tribunale si erano difesi da soli, senza l’ausilio di un
avvocato: segnale che la classe operaia cominciava ad essere consapevole della sua vita e della sua forza.
Intervistando degli operai troverà lo spunto per la madre ! storia di una madre pia e donna di casa
sottomessa al padre ubriacone; come figli ha degli operai. Uno di questi figli (Pavel) diventa l’eroe del
romanzo.
Il padre muore e il figlio prende, inizialmente, il suo posto (copia il padre, si sbronza…) ma in seguito
incontra dei socialisti che gli fanno leggere dei libri e lui diventa subito un ragazzo per bene. Dopodiché

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Pavel comincia a diffondere le idee del socialismo e la madre si interessa al suo cambiamento: in primo
luogo rimane scioccata dl suo ateismo e dalla sua voglia di rivoluzione, poi lo apprezza perché si rende conto
di quanto possa essere un ragazzo per bene.
Durante una manifestazione Pavel viene arrestato e la madre continua la diffusione delle idee comuniste
iniziata dal figlio, diventando così un’attivista rivoluzionaria. Prima del 1 maggio il figlio viene liberato e
durante una manifestazione del primo maggio viene di nuovo arrestato, la madre prende il suo posto con la
bandiera rossa in mano e viene picchiata dalle guardie fino alla morte.

II pt de “La Madre”
Racconta a dei contadini del figlio che è stato appena catturato:
- non utilizza un linguaggio politico da lotta di classe.
- si intravede un linguaggio di tipo etico – morale – sacrale.
- immagine di oppressione e di martirio di un numero limitato di persone illuminate ! sacralizzazione
dell’immagine del rivoluzionario e nascita dell’eroe sovietico.
- trovare la propria strada: metafora comune.
- forte presenza del linguaggio religioso, eccessivo, generico e quasi evangelico.
- novità: queste parole sono tutte applicate alla lotta di classe, linguaggio religioso per un discorso di classe,
politico e sovversivo.
- il linguaggio religioso è fondamentale poiché è l’unico comprensibile per le masse.

Geografia secolare: Pavel risulta essere come uno dei santi delle agiografie medievali ! vita di santi
secolarizzata in direzione comunista. Il motivo di questa deriva si lega al fatto che Gorkij era entrato a
far parte della setta della Costruzione di Dio: grazie al comunismo l’uomo poteva raggiungere un livello
tale da trasformarsi lui stesso in Dio = eresia (motivo per cui l’eroe ha dei tratti da martire).
Vengono utilizzati degli epiteti fissi riferiti a Pavel, e quindi indicativamente vengono rappresentate con lui
le caratteristiche del prototipo di eroe sovietico:
1. Serio. La serietà deriva dalla consapevolezza della propria missione ideologica ! il giovane
severo, film di epoca sovietica, Yunosha.
2. Coraggioso.

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3. Tranquillo e calmo come i santi. Dimostrazione del fatto che non c’è lotta interiore.
4. È un eroe tutto d’un pezzo senza tratti individualizzanti, poiché deve superare i suoi desideri
personali, ha solo la funzione di portare il messaggio del comunismo alle masse, supera egoismi e
trascende l’io.
5. Particolarmente bello.
6. Dotato di grande umanità e dolcezza.
7. Ha sempre la fronte corrucciata, riflette sul suo compito.
8. Tutti questi eroi sovietici sono sempre legati in qualche modo alla morte, di solito, difatti, alla fine
muoiono.
9. Questi eroi non diventano MAI parte del popolo, motivo per cui sono eroici.
Sono tutti cliché fissi nelle agiografie e negli eroi positivi russi sovietici. Il legame con le agiografie implica
una tendenza all’astrazione spazio – temporale e alla individuazione di vicende esemplari, parabole per i
nuovi comunisti prive di connotazioni.
La prosa è realistica ma anche dotata di impressionismo acustico e visivo, quindi di avanguardia e
sperimentalismo formale.
Diventa modello per il cinema sovietico che raggiunge il livello di sperimentalismo massimo negli anni 20,
sotto Lenin, il cinema diventa la più importante di tutte le arti, nonché l’arte popolare per eccellenza, rispetto
al libro che rimane ambito degli alfabetizzati. Il cinema ha la possibilità di parlare attraverso le immagini e
quindi arriva meglio alle masse.
I bolscevichi, in questo periodo, riempiono i treni di film – documentario, di agitazione politica e di
propaganda.
Cinema degli anni 10: molto teatrale, precedente allo sperimentalismo sovietico.
• Dopo la morte: 1915, melodramma d’amore, teatrale, tradizionale, girato da Bauer.
I giovani bolscevichi rivoluzioneranno il cinema a partire dagli anni 20:
1. Kuleshov: teorico dell’effetto Kuleshov secondo cui bisogna dare un senso al rapporto tra le cosa
rappresentata e quella che si mostra dopo, è fondamentale la relazione tra le cose, è l’accostamento a
creare emozione, non ciò che viene rappresentato. Prima le immagini erano statiche, ora se vi si
accosta qualcosa di diverso si può arrivare alla metafora poetica. Nasce l’analisi del montaggio,
l’interesse sta nella formazione di nuove immagini, non nell’elemento minimo di rappresentazione.
Tutto questo porta in qualche modo alla morte delle storie ! i film del futuro distruggono le
storie, non bisogna raccontare ma mostrare. Кулешов — автор исследований по теории и
практике киноискусства, в том числе знаменитой книги-учебника «Основы кинорежиссуры»
Она содержала в себе открытия в области монтажного кинематографа, в том числе «эффект
Кулешова» и «географический эксперимент Кулешова», считающиеся основами основ языка
кино. Сыграл большую роль в исследовании специфики киноискусства, в развитии киноязыка,
монтажа, технологии съёмок.

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2. Eizenstejin.(Sergej Michajlovič Ėjzenštejn) è stato un pioniere e un teorico del montaggio
cinematografico, e sperimentò nuove modalità di produzione del senso attraverso tale pratica.
Secondo il regista, come spiega nei suoi principali testi teorici, tra cui La forma del film, Il
Montaggio e Teoria generale del Montaggio, tale pratica poteva essere utilizzata efficacemente per
manipolare le emozioni e le convinzioni ideologiche degli spettatori

3. Pudovkin: regista de la madre.


4. Dziga Vertov: rifiuto dell’intreccio e degli attori, bisogna cogliere la vita di sorpresa (in Russia
nascono le prime Candid Camera)! l’uomo con la macchina da presa: cambio di inquadrature
rapidissimo, basta pubblico tradizionale, il nuovo cinema non è più nei teatri, la gente normale
diventa centrale. Gira per la città e riprende delle situazioni, tutto può essere intreccio.

Lezione 3
La madre: romanzo eroico, eroismo profondo di tipo individualistico, mancanza della collettività. Eroe
generico senza tratti individuali, l’amore per la madre o per una donna non ha spazio in un mondo così
ideologizzato. Epiteti costanti che cancellano ogni traccia della personalità dell’eroe, è tutto finalizzato
alla causa! qui si vede il legame di Gorkij con le teorie della Costruzione di Dio + linguaggio per le
masse.
Tratti riconoscibili nell’eroe: resistenza e determinazione che portano al martirio. L’eroe è passivo,
subisce il martirio, è una missione non attiva legata alla diffusione di idee, Pavel non costruisce mai niente di
nuovo.
La dimensione eroica individualistica viene poi superata da Pudovkin: nel 1926 riprende l’intreccio in una
contestualizzazione storica poiché opera in seguito alla rivoluzione, narra così i momenti fondanti del nuovo
mondo e la rivoluzione del 1905, preludio di quella del 1917. Nel libro gli eventi sono privi di una
collocazione storica, nel film c’è la necessita di storicizzare la narrazione; nel libro l’eroismo è
individualistico – religioso, nel film è principalmente epico, classico della cinematografia sovietica. Il
linguaggio cinematografico è avanguardistico ma il montaggio non è frenetico come per Eizenstejin dove la
chiave dell’opera è il dinamismo frenetico del montaggio.
Il ritmo de la madre di Pudovkin è più lento ed epico per permettere allo spettatore di soffermarsi sui
dettagli, soffermandosi anche sull’importanza dell’epicità collettiva, associando la natura alla rivoluzione del
popolo ! Pudovkin monta insieme l’immagine della gente di fabbrica che scende in piazza e quella di un
fiume enorme che porta via pezzi di ghiaccio.

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Tutto questo richiama il concetto di movimento e scorrimento, c’è
qualcosa di inarrestabile nello scendere nelle piazze e nel fiume che porta
via il ghiaccio, simbolo del passato. In questo modo la rivoluzione ottiene
una giustificazione naturale. La storia diventa sempre più ciclica,
rendendo qualcosa di storico eterno come la natura. L’evento storico
giustificato naturalmente implica che non ci si possa opporre.

Dopo l’immagine del fiume e della folla, si vedono tre strutture in ferro
che scorrono, simbolo del movimento storico. Alla fine si vede una
bandiera rossa: presa di coscienza del popolo.
Nel film è evidente lo sperimentalismo, il cinema sovietico è fortemente
sperimentalista con una forte connotazione epica.
Negli anni 20 anche l’individualismo eroico si trasforma in dimensione epica collettiva! uno dei grandi
temi della collettivizzazione epica del romanzo: la guerra civile ! 1917 – 1921: i bolscevichi contro i
bianchi, questi ultimi vanno assolutamente sconfitti, sono formati da potenze straniere e nemici interni,
vanno gestite anche la disorganizzazione, l’anarchia e la fame. Emergono, in questo contesto, uomini capaci
di decisioni violente ed immediate, non più martiri ma eroi attivi che affrontano e risolvono i problemi e
coinvolgono le masse.
Dal 1921 nascono i romanzi che in seguito, negli anni 30, fungeranno da canone per il realismo
sovietico socialista:
1. Madre: capostipite.
2. Capaev (Furmanov): 1923, tratta di un leggendario combattente della guerra civile (Capaev) e
disegna un carattere eroico molto efficace in cui la gente si può riconoscere. Parla del superamento
della fase anarchica della rivoluzione in cui si cerca di trasformare i anarchici in armata rossa.
Questo processo di passaggio da anarchia ad armata rossa – forza naturale – contadina è ben visibile,
rappresentato come un processo naturale e positivo (in realtà ricco di uccisioni e ingiustizie). Il
linguaggio viene semplificato, non è per niente avanguardistico, la lingua è semplice, manca la
costruzione sperimentale. Ha molto successo tra i lettori di massa che non comprendevano il
linguaggio di avanguardia. Riprende elementi dell’Ottocento tra cui il realismo di Tolstoj. Nel
cinema viene rielaborato nel 1934, alla fine dello sperimentalismo del cinema sovietico, non c’è
infatti rifiuto dell’intreccio ma l’immagine è semplice. Il giornale Pravda informava la gente su
quel che accadeva e sulle direttive del partito, era infatti l’organo principale del partito comunista;
pubblica l’importanza del film Capaev apprezzato anche da Stalin. Il motivo del suo successo sta
nella semplicità, nella naturalezza, nella rappresentazione di psicologie semplici, nel
patetismo(Страстный, взволнованный, исполненный пафоса.), nel montaggio non accentuato,
nella mancanza di sperimentalismo; si tratta di un film che porta il cinema all’esterno, non si
riprendono più solo gli interni. NB: dagli anni 30 il cinema non è più muto. La connessione tra storia
e natura si fa più visibile spostandosi all’esterno. Si parla di romanticismo rivoluzionario: eroismo
della rivoluzione; alla fine si vede una massa di combattenti organizzata dimostrazione
dell’inizio del collettivismo e della fine dell’individualismo eroico. Tutto questo implica anche la
fine del cinema d’autore e l’inizio del cinema degli Studios, e l’inizio della ricerca in ambito
realistico socialista. Il protagonista è così anche nel romanzo, che diventa in questo modo epico –
colletivistico.
3. Il torrente di ferro (Serafimovic): 1924, collettivistico, parla di eroi simboli della massa e parla di
una guerra civile esemplare! l’eroe è la massa. Tratta di un gruppo di proletari rossi assediato dai
bianchi, assieme alle masse più ampie formano un esercito, il cui capo bolscevico viene ucciso solo
quando si stacca dalla massa: l’individuo esiste solo come parte della massa. È un romanzo di tipo
corale in cui la polifonia è continuamente giustapposta come nel cinema, utilizza uno
sperimentalismo molto forte, una prosa ritmica, contaminata da vari elementi poetici che
scompariranno definitivamente negli anni 30.
4. Il placido Don (Solochov): 1928 I pt – 1940 II pt. Si comincia a dare rilievo alle masse anche qui,
come in Capaev; si può parlare anche qui di romanticismo rivoluzionario. Si tratta di un romanzo
di canone che rappresenta la guerra civile dal basso; il protagonista è un cosacco del Don,
caratterizzato dal cameratismo, legato a un mondo collettivo e alla vita in una comunità collettiva di
gente semplice con valori comuni legati al socialismo e al comunismo. È un romanzo epopea sulla
guerra civile che fa riferimento a Tolstoj che guarda all’evento dalla periferia e vede la guerra dal
basso. Nel 40 escono le parti successive ancora più collettivistiche in cui è ben visibile il
rapporto organico tra l’uomo e la natura (=Tolstoj) e si basa sul dominare l’istinto umano in

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consonanza con la natura: si tratta di un romanzo – fiume carico di valori. Simbolo del romanzo
produttivistico.
5. Terra dissodata (Solochov): 1932 I pt – 1960 II pt
6. Come si temprò l’acciaio (Ostrovskij): 1932 – 1934
Il simbolismo di queste opere emerge subito: ci sono numerose metafore, il fiume che rappresenta il fatto che
la storia si fa natura e diventa legittima (il torrente di ferro); dimensioni naturali della nuova utopia (il
placido Don); ferro e acciaio, materiali di costruzione della nuova supermodernità ! nella Russia degli
anni 20 avveniristico il cemento, immaginario di edificazione, forza e solidità, contrapposto all’incertezza
del quotidiano.
Il romanzo produttivistico è legato al mondo operaio della fine degli anni 20 e riprende il costruttivismo:
avvicinamento tra arte e industria ! l’arte non è da guardare, deve entrare nelle fabbriche e rendersi utile,
bisogna trasformare la vita quotidiana mediante oggetti di design sovietico. Questo tipo di romanzo serve a
mostrare al lettore come si lavora nelle fabbriche e l’importanza della collettivizzazione, si tratta di romanzi
con un intento didattico, che rispondono alla collettivizzazione forzata del 1929.
Si basa su vari modelli – base: la visione del lavoro nelle fabbriche era già presente nei romanzi francesi
dove l’uomo era totalmente sottomesso alla produzione (ma senza andare così lontano, basta vedere l’incipit
di La Madre). In queste opere la visione cambia: si ha una nuova immagine dell’industrializzazione! vista
come liberazione dal vecchio modo di lavorare, liberazione dal peso del lavoro fisico grazie alle macchine
che porta alla felicità e alla maturità ideologica. La macchina è vista come un’amica e l’industria è un luogo
di trasformazione. Riprende i cliché legati agli eroi (serietà, impegno, tenacia…) e codifica anche una
masterplot, un intreccio comune a tutte le opere ! identificazione di una traccia di storia canonica, ripetuta
in infinite varianti, ma con un modello fondante stabilita dalla RAPP.
Nel 1930 le varie organizzazioni di scrittori vengono vietate in favore della RAPP: unica associazione
accettata! organizzazione di scrittori proletari rivoluzionari: hanno il monopolio dell’attività letteraria ed
implicano la fine del pluralismo nelle posizioni ideologiche, negano la possibilità di altre strade. Nel 1932,
anno della loro prima riunione, decidono che lo stile ufficiale dell’URSS è il realismo socialista !
delimitano una traccia e una masterplot da seguire, non c’è un codice preciso, ma c’è una linea guida data da
elementi ricorrenti:
1. Abbandono del metodo sperimentale.
2. Stile realistico semplice accessibile alle masse.
3. Presenza di contenuti ideologici del partito: Partinnast ! spirito del partito.
La masterplot tipica degli anni 30 – 40 si basa su:
1. Protagonista: operaio/ingegnere comunista proveniente dal basso. È necessario sottolineare
l’importanza di una educazione scientifica (> educazione letteraria).
2. Il protagonista combatte contro vari tipi di resistenza, ad esempio l’arretratezza russa (data dai
kulaki, dalla religione e dai metodi di lavoro) o da vari oppositori (i bianchi o agenti stranieri
sabotatori).
3. Si superano tutte le opposizioni e si trasforma l’officina in impianto industriale, o in generale la si
salva. Da qui la poetica dell’abbondanza: ricchezza permessa dal processo industriale.
Ci possono essere varianti diverse, legate più all’ambito industriale o contadino e varie digressioni, ma dagli
anni 30 il modello di base rimane sempre questo, nato da opere giudicate canoniche (Placido Don, la Madre)
poiché gli scrittori, scrivendo opere del genere, ricevono un vantaggio di tipo economico.
Modelli:
1. Cemento (Gladkov): un operaio comunista trova un’officina, la ricostruisce nonostante la burocrazia
avversa e la fa ripartire. La sua vita familiare intanto va a rotoli e la sfera privata viene ad essere
sottomessa a quella pubblica. L’amore e la vita di coppia sono valori borghesi che vanno messi dopo
il socialismo ! c’è inconciliabilità fra il nuovo mondo sovietico e i valori borghesi.
Il rapporto tra giornalismo e romanzo sovietico è molto forte e si basa sulla divulgazione delle direttive del
partito tramite i romanzi ! vengono spesso pubblicati sulla Pravda che afferma, riguardo a Cemento: “è
grazie a queste persone che lo stato proletario sta in piedi, queste persone sono il cemento dello stato
operaio e contadino” ! attivismo e l’instancabilità sono fondamentali, al martire passivo si sostituisce
l’eroe attivo e positivo, ottimista e dinamico: l’ottimismo è importante nel futuro sovietico.
“vessillo di inesauribile energia rivoluzionaria, una persona di ferro” così affermano i giornalisti riguardo al
protagonista di Cemento.
Altro elemento fondamentale: semplicità popolare ripresa dal folklore russo! Bogatyr: forza straordinaria,
né santo, né martire, né gentleman, ha il suo codice d’onore, è fedele al partito e ha energia nei suoi
propositi, supera ogni difficoltà come un superman sovietico. Non esiste una definizione unica per questo
romanzo, possiede diversi elementi, come l’ottimismo, il ricorso al realismo ottocentesco, la necessità di

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adeguarsi al partito e a un percorso indicato dalla masterplot, basato sulla lotta contro i nemici e alla
risoluzione.

Lezione 4
Come recepì il pubblico tutte queste opere? Il governo cerca di indirizzare il pubblico [vedi the making of the
state reader Debrenko; the russian reading revolution Lovell].
Tra il 1932 e il 1934 si sviluppa il KomSoMol: una associazione simile ai Figli della Lupa ! giovani
comunisti di cui Ostrovskij fa parte (autore di come si temprò l’acciaio).
Ostrovskij è un giovane comunista proveniente dal basso, partecipa alla guerra civile e viene ferito, fino
quasi a perdere la vista, ma prima di perderla del tutto scrive questo romanzo autobiografico; morirà a soli
32 anni. L’autore diventerà un mito per la cultura sovietica e nel romanzo la vicenda è molto simile a quella
autoriale:
Pavel Korchagin, il protagonista, è un giovane che viene allontanato dalla scuola perché ateo; lavora in una
fabbrica, partecipa a una rivoluzione e prende coscienza dei diritti della sua classe. Elemento collettivista:
durante la guerra salva molti dei suoi amici dalle violenze dei Bianchi e assiste ai pogrom contro gli ebrei.
Elemento produttivista: si distingue per le sue gesta eroiche, abbandona i suoi sogni d’amore per la
rivoluzione e costruisce una grande ferrovia in condizioni difficilissime. Fino alla fine dei suoi giorni si
impegna nella grande impresa sovietica. Prima di morire scrive un libro sulla sua grande vita eroica (come
l’autore!). Questo testo rappresenta la metafora di un percorso dal basso, dell’industrializzazione e Pavel è il
simbolo dell’eroismo e dell’abnegazione alla causa sovietica. È un romanzo icona per l’URSS, per cui
vengono mitologizzati sia l’autore che il protagonista. Si parla di “Miracolo di Korchagin” ! ha raggiunto
subito popolarità ed è diventato subito il libro preferito della gioventù sovietica; molti lettori cominciano a
seguire questo modello di vita, anche perché soddisfa l’esigenza insita nella coscienza dei lettori sovietici
durante la Seconda Guerra Mondiale. Di questo libro si dice anche “come una rivelazione” ! il linguaggio
sacrale viene investito di contenuti ideologici e il libro diventa quasi un manuale per vivere, di straordinaria
popolarità e fonte di modelli per i giovani. Dalla sua uscita al 1986: 36MLN di copie ! libro più venduto in
URSS!
MA PERCHÈ?
Il potere sovietico si impegna nel controllo della parola scritta:
1. Alfabetizzazione delle campagne e delle città.
2. Creazione di un nuovo tipo di lettore.
3. Controllo nella produzione letteraria: eliminazione dell’editoria privata e indipendente; a partire
dal 1918 il 50% delle editorie era di tipo statale, nel 1920 le editorie statali soppianteranno
definitivamente quelle indipendenti. Vengono chiuse le editorie “borghesi”, produttrici, ad esempio,
di libri di fantascienza, giudicata frutto di un atteggiamento poco realistico in una società come
quella sovietica in cui un atteggiamento utopistico non viene giudicato consono. Vengono banditi
anche i vari generi romanzeschi come i gialli (pinkerdon) cancellando così ogni forma di
individualismo o forme di eroismo individuale. Vengono aboliti anche i libri rosa di autrici russe
(Verbickaja ! le chiavi della felicità; Charskaja ! diario di una collegiale).
4. Vengono portati avanti i vari libri – esempio: la letteratura in URSS non deve essere di divertimento
o d’intrattenimento!
5. Cambiano anche le copertine dei libri, assumono uno status più serio, classicheggianti e monotone.
Nel 1930 l’editoria libraria privata viene CANCELLATA definitivamente.
6. Vengono censurate anche le opere classiche per adeguarsi ai gusti del pubblico e vengono bandite
anche determinate figure.
Non vengono accettati gli scrittori troppo religiosi come Dostoevskij; viene accettato Tolstoj solo per un
articolo positivo redatto su di lui da Lenin anni prima della rivoluzione, salvato anche per le sue
idealizzazioni del mondo contadino; Gogol mantenuto per la denuncia dello sfruttamento dei popoli; Puskin
mantenuto solo perché già affermato e quindi difficilmente cancellabile, esaltato però per il suo amore per la
libertà (Puskin giovane).
Il controllo avviene anche sul consumo librario in seguito al trasferimento delle persone dalla campagna alla
città e la conseguente e inevitabile alfabetizzazione: bisogna controllare il canale di distribuzione dei libri
principale: la biblioteca ! Nadezda Konstantinovna Krupskaja, compagna di Lenin, attuò una riforma
scolastica in cui, controllando i curricula delle scuole sovietiche, doveva inserirvi una lista di libri consoni
per le biblioteche.

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Venne controllata anche la letteratura di massa a basso prezzo: “bisogna proibire anche le fiabe!” (idea
della Krupskaja) ! le fiabe sono troppo legate ai valori tradizionali e vengono riscritte caricate di
contenuti sovietici.
Vari individui promuovono lo studio delle masse operaie tramite formulari sulle preferenze di lettura e
spinte all’intervento dei lettori sui giornali. Ci sono due scuole di pensiero/ due punti di vista sulla questione
dei lettori e della letteratura sovietica in questo periodo:
1. C’è la necessità di studiare il lettore di massa.
2. Bisogna imporre al lettore di massa la visione sovietica dall’alto.
Dagli anni 30 il secondo punto di vista ha la meglio: IMPORRE PRIMA DI STUDIARE!
Gli studi attuati prima degli anni 30 dimostrano che gli interessi dei lettori erano parecchio lontani da quelli
imposti dal regime: in una lettera pubblicata su un giornale si afferma che a Solochov (maschilista e
apprezzato dal regime) viene preferito Tolstoj (antico e nobiliare, dimostrazione di una vita passata che agli
occhi dell’URSS va dimenticata).
Dai questionari fatti alle masse si comprende che il peso culturale rimane ancora forte, sia tra le donne che
tra gli operai, e gli autori stranieri sono più amati di quelli russi e proletari. In questi anni in Russia
vengono apprezzati gli americani London e Sinclair. Fra gli autori russi i compagni di strada vengono
preferiti agli autori proletari: esempi sono Gorkij e Romanov.
A partire dagli anni 30, in ogni caso, si impone il pensiero unico, non si studiano più i lettori con i loro
diversi interessi ma si cerca il nuovo lettore ideale sovietico: Lovell! sulle riviste non si seguivano più i
gusti del lettore ma si creava l’identità del lettore ideale sovietico, non c’era nessuna indagine sul lettore
reale.
Ideale di lettore sovietico:
1. Maschio.
2. Serio.
3. Studioso di libri.
4. Interessato all’utilità e non all’intrattenimento.
5. Privo di curiosità per i generi popolari.
6. Senza interesse per i valori tradizionali.
7. Politicamente consapevole e filosovietico.
La concezione di lettore ideale implica che in seguito il lettore reale si omologhi a tutto questo:
modellizzazione del lettore normativo e successivo adeguamento del pubblico dagli anni 30 in poi.

CINEMA SOVIETICO
Mentre la lettura è un processo individuale ed intimo, i film sono visibili, pubblici e immediati.
Negli anni 20, 2/3 dei film erano stranieri (USA 35% - GER – FR); i russi non facevano abbastanza film
poiché risultava essere un processo molto costoso, in questi anni i film russi erano principalmente di stampo
sperimentalistico e non creavano interesse, mentre i film americani non costavano tanto e portavano
guadagni.
I film sovietici non piacevano, soprattutto quelli di avanguardia. L’unica eccezione tra questi film
venne offerta da Sciopero di Eizensteijn, unico film d’avanguardia a fare fortuna in questi anni.
Il pubblico voleva vedere Douglas Fairbank, Charlie Chaplin, Mary Pickford, Buster Keaton, Rodolfo
Valentino […] tutte stelle del cinema degli anni 20. La NEP in questo periodo lasciava molta libertà ai
Nepmani (che potevano essere infatti direttori dei cinema), che di conseguenza mettevano film statunitensi
per arricchirsi.
Negli anni 30 i sovietici devono risolvere questa situazione: devono andare in contro a un pubblico stanco
operaio e deluso senza ricorrere a film occidentali ! nascita dei Musical di epoca staliniana!
Vengono ideati da Grigorij Aleksandrov, sposato con l’attrice sex symbol sovietica Liubov Orlov.
Aleksandrov recupera una musica proletaria come il jazz, musica da giovani, da classe oppressa e infarcisce
il tutto con trovate alla Charlot e scazzottate da cinema in cassetta affermando così che “anche in URSS si sa
ridere!”.
Negli anni più duri delle purghe staliniane al cinema passano commedie musicali come “ragazzi
allegri” (1934) in cui un contadinello scambiato da una cantante frivola per un cantante italiano viene
invitato a casa di quest’ultima e lui, suonando il flauto, fa arrivare nella casa della donna tutte le sue mandrie,
dopodiché fugge e si unisce a una orchestra jazz in città, ensemble proletario dove tutti sono contenti. È una
commedia musicale che risponde all’esigenza di intrattenimento del pubblico: ottimismo, allegria e
divertimento in un momento tragico.

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Lezione 5
Esperienza comune del tempo: contatto con il mondo dei lager.
Gulag: acronimo che sta per “direzione centrale dei lager”. L’analisi del periodo del Grande Terrore ritorna
in molti romanzi:
1. Solzenicyn,Солжени́цын Arcipelago Gulag(Архипелаг ГУЛаг): analisi delle isole di detenzione
in modo non storiografico.
2. Appelbaum, Gulag, storia dei campi di concentramento sovietico.
3. Chlevnjuk, Хлевнюк storia del gulag, dalla collettivizzazione (…): parte dai documenti di
archivio, molto attendibile.
GULAG
Sistema controllato dal Ministero degli Interni russo. I gulag esistevano da tempo in URSS, si trattava di
forme di detenzione forzata embrionali sviluppate in modi diversi in base al periodo:
1. Nascita nel 1929: per due motivi principali! a) avvio dell’industrializzazione forzata e quindi
dekulakizzazione di massa (eliminazione dei contadini arricchiti contrari ai Kolchoz) e questioni del
tipo: “che farne di loro??” ! Stalin li manda a lavorare nei gulag, che all’inizio venivano chiamati
“campi di lavoro correzionali” soffermandosi sull’elemento ideologico e pratico; b)
industrializzazione e centralizzazione che nei Piani Quinquennali prevedevano lo sfruttamento di
manodopera forzata. Nei primi anni 30 si costruiranno ferrovie e centrali elettriche grazie a questa
manodopera.
2. Espansione dal 1932 al 1933: conseguenza dei processi precedenti! dopo la cacciata dei contadini,
i Kolchoz non diventano subito fattorie efficienti, ma disorganizzate. La fame e la carestia sono
tratti fondamentali di questo periodo e le popolazioni ribelli vengono mandate nei gulag.
3. Fase meno drammatica dal 1934 al 1936: stabilizzazione delle deportazioni, le condizioni di vita
migliorano, i kulaki arrestati ora sperano di poter tornare indietro.
4. Fase più tragica dal 2 luglio del 1937 al novembre del 1938: periodo del Grande Terrore, questa
detenzione assunse tratti di campi di sterminio. Esplodono le deportazioni grazie alle riforme
concentrazionarie del ministro degli interni per risolvere la crisi organizzativa.
Gulag ! affermazione della dittatura di Stalin, ma anche dimostrazione della storia economica dell’URSS.
In questo periodo ci sono molte riforme, aumentano le infrastrutture e la società diventa industriale e
moderna. Nasce un nuovo gruppo sociale composto da decine di milioni di internati e sorveglianti con
particolari ideologie e ripercussioni psicologiche. I gulag sono andati avanti fino agli anni 70.
1937 – 38 Grande Terrore
In questo periodo cominciano delle deportazioni ritenute caotiche ma in realtà risultato di grandi operazioni
punitive contro date categorie giudicate potenzialmente nemiche: non si trattava più di cercare manodopera!
Pianificazione:
inizialmente la maggior parte della responsabilità di questo periodo così tragico venne data a Nikolaj
Ezhov(ежов), l’allora ministro degli interni di Stalin; in lui si cercava una spiegazione alla ferocia di queste
repressioni, attribuendo per esempio la crudeltà del momento alla sua bruttezza e bassezza (veniva infatti
chiamato “il nano sanguinario” )

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sabotaggio. Alcuni erano stati mandati in Cina a lavorare, motivo per cui, dopo essere entrati in
contatto con i cinesi diventavano automaticamente traditori e andavano uccisi.
NKVD: ministero degli interni.
ORDINE 00447: repressione di elementi antisovietici ed epurazione nella popolazione civile.
2. Ex membri del partito esclusi per contese interne.
3. Ex funzionari zaristi.
4. Partito musulmano.
5. Stranieri: nell’immenso territorio governato dall’URSS le minoranze erano inevitabili, ma erano
tutti cittadini sovietici. Venivano tutti scelti negli elenchi dell’anagrafe. Tra questi c’erano: tedeschi
(tantissimi nel Baltico), polacchi (eterni nemici dei russi), rumeni, estoni, finlandesi, coreani (a
Vladivostok, di fronte al Giappone: deportate 171781 persone per sospetto di spionaggio
antisovietico in favore dei giapponesi), cinesi. Paradossale: Stalin era georgiano!
Cerano due tipi di condanne: fucilazione immediata o 8 – 10 anni di detenzione nei lager con possibilità di
estensione.
Tutti questi individui erano considerati nemici del popolo.
Se prima del 1937 una ratio nel modo di agire staliniano era ancora visibile, dopo questa data il sistema
perde ogni logica. Si assegnano quote fisse per epurazioni, fucilazioni e deportazioni ad ogni regione:
Stalin comincia a chiedere un tot di morti e deportati e più i dirigenti delle azioni di epurazione si
mostravano zelanti, più si salvavano la pelle, ed inoltre era un modo per fare carriera. Negli ordini di Mosca
venivano inserite delle quote minime e si invitava a superarle. La paura ha alimentato la fedeltà: non ci sono
più rivolte.
Le liste riguardanti gli arrestati venivano stilate(підготовлені) dai membri del partito, dalla procura e dal
ministero degli interni; veniva aggiunta una confessione scritta e quando queste liste venivano mandate alle
varie regioni, i dirigenti(лідери) o falsificavano i verbali di interrogatorio, oppure attuava gli interrogatori a
≠interrogando a ripetizione dopo giorni senza dormire e mangiare fino a che l’individuo crollava e firmava la
confessione; anche i portinai denunciavano e davano le liste.
Nel biennio 1937 – 1938: 1.557MLN di persone inserite nelle liste, 681ML fucilate in massa.
Altri elementi pericolosi:
6. Familiari dei nemici del popolo: le mogli venivano rinchiuse per 8 – 10 anni, mentre i figli di
quindici anni o più venivano mandati nei lager; quelli più piccoli invece venivano lasciati in
orfanotrofio, e al conseguimento della maggiore età potevano essere deportati. Anche chi non veniva
arrestato spesso veniva perseguitato.
A poco a poco aumentano gli ordini di fucilazione (vedi Shalamov: i racconti di Kolyma).
Nei lager oltre ai vari sospetti politici c’erano anche i veri sabotatori дилетанти, la criminalità organizzata: i
criminali comuni, abituati alla malavita, si imponevano sul popolo comune.
Si inaspriscono le misure punitive (=fucilazioni) all’interno dei lager e peggiorano le condizioni dei detenuti
(i piccoli privilegi concessi nel 1934 – 36, come il semplice cambio di biancheria, vengono aboliti);
aumentano i problemi organizzativi in seguito all’aumento di gente nei lager, con conseguenze quali la
mancanza di vestiti e cibo e l’aumento delle malattie.

Dal 1930 al 1941: 20MLN di persone condannate, 37MLN di famiglie coinvolte, 3MLN nei lager.
5. Alla fine del 1940: le memorie manoscritte cominciano a circolare e l’URSS cerca di nasconderne
l’esistenza giustificando i lager come sedi di lavoro correttivo per redenti, con condizioni umane e
costruttivo più delle carceri occidentali.
6. Dal 1950: cominciano a circolare le prime memorie; al XX congresso del partito comunista,
Kruscev denuncia il culto della personalità di Stalin e le memorie cominciano a circolare.
7. 1962: esce una giornata di Ivan Dessinovic Один день Ивана Денисовича! primo libro sulla
crudeltà inflitta ai condannati nei lager. Incredulità in Occidente.

Lezione 6
Shalamov Варлам Тихонович Шаламов : narra una vicenda condivisa in modo eccezionale. Da studente
partecipa a vari eventi nel 1929. Viene espulso dall’università per le sue origini sociali e pubblica assieme
ad altri il testamento di Lenin in cui Lenin scredita дискредитирует Stalin ! per questo motivo viene
inquadrato come un seguace di Trotskij e nel 1939 viene mandato in un lager per la costruzione di un
impianto di trasformazione della cellulosa negli Urali: risulta in questo modo essere vittima e costruttore
dell’URSS. Dopo tre anni di lavori forzati torna a Mosca, ma poi ritorna nei lager per altri 5 anni! a
Kolyma (estremo oriente sovietico) ! scava nelle miniere di queste zone remote della Siberia.
Dal 1937 al 1943 si trova nei lager, viene denunciato proprio qui dentro per aver parlato bene di Bunin
(scrittore emigrato) ! gli vengono dati altri 10 anni!

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19 anni di lavoro forzato!!
Nel 1953 torna a Mosca, inizia a scrivere poesie e dal 1956 al 1973 scrive dei racconti. Questa raccolta di
racconti comincia a circolare in forma clandestina (Samizdat) e usciranno in URSS non clandestinamente
solo nel 1989, ma morirà prima di questa data.

Primo racconto: “Nella Neve”


- non ha un inizio di tipo narrativo, l’elemento finzionale è quasi impercettibile.
- si percepisce la fatica, vengono eliminati tutti i miti tradizionali russi sul freddo.
- pragmaticità e concretezza ! come viene aperta una strada nella neve vergine? Analisi di funzione
meramente informativa.
- nella neve, titolo chiaro e concreto.
- c’è la fatica, c’è il travaglio, sudando e imprecando, muove in difficoltà una gamba e poi l’altra, scansione
ben precisa dei vari momenti, si percepisce la difficoltà nel sollevare i passi.
- descrizione sobria senza partecipazione emotiva, elenco di dati di fatto.
- cambio di focalizzazione: all’inizio si parla di un uomo che avanza in difficoltà nella neve, dopo si parla
della brigata.
- stile sobrio, sintetico, laconico, mancano sia la tragicità che l’emotività.
- nero: contrasto con il bianco della neve e punto di vista dei cinque della brigata.
- lieve poetizzazione in modo sempre molto sobrio: nuvola azzurrina.
- l’aria è quasi immobile: c’è una cesura, non c’è più una descrizione pragmatica dei singoli eventi, c’è
poesia, cambiamento di registro.
- pesa le parole con cura ed attenzione.
- il linguaggio si fa leggermente metaforico: il vento non spazza via le orme, si riferisce ad altro; aprire la
strada rientra nel linguaggio metaforico sovietico, il radioso cammino sovietico.
- si nota che a scrivere è un poeta e non uno scrittore di prosa: il poeta ha la consapevolezza del valore di una
parola, c’è bisogno di attenzione perenne.
- metafora del movimento nella neve come su una barca: si è diversi dal proprio io, tanta è la fatica; l’uomo
nella neve è un timoniere in una barca abbandonata nel fiume.
- infinità nevosa: reale e concreta, bisogna cogliere i punti di riferimento.
- passaggio da un punto di vista individuale ad uno che si distacca dalla scena.
- aggettivi binari per dare idea di equilibrio: pista stretta e labile.
- elemento importante: per creare una strada, concretamente, non bisogna andare sull’orma di colui che è
andato prima di noi ma accanto, si schiaccia un pezzo di neve in più rispetto a quello di prima.
- il testo è in equilibrio tra una descrizione precisa e pragmatica e una allusivamente metaforica.
- l’autore sceglie elementi letterari molto controllati nonostante la quantità enorme di esperienze vissute.
- lo sforzo del singolo ha senso solo se gli altri poi lo seguono.
- chiusa: “… quanto ai trattori e i cavalli, non sono per gli scrittori ma per i lettori” ! l’autore racconterà
cosa è successo, ma non può farlo da solo! L’esperienza nei gulag non è una esperienza individuale, questa
traccia sulla strada va allargata a tutti, anche i lettori che non l’hanno vissuta, comodamente seduti sulla
slitta, possono attraversare la strada della consapevolezza: parla della fatica del narrare di uno, inserito in un
lavoro collettivo! è un cammino faticoso, quello che si intraprende raccontando e ricordando tali violenze,
ma è fondamentale: leggete, la strada è aperta, ne vale la pena! È una chiusa semplice, senza retorica e senza
emozionalità.

Fase di passaggio: dalla vittoria nella Seconda Guerra Mondiale al disgelo


Dal 1945 al 1953.
Piretto: 1961, il sessantotto a Mosca/ quando c’era l’URSS.
L’URSS esce dalla guerra il 9 maggio del 1945, vittima di sacrifici enormi, tantissimi morti ma vincitrice. Il
momento della vittoria viene vissuto in modo diverso in base alle varie nazioni dell’URSS.
Effetti della vittoria:
1. Compattamento del sentimento patriottico: aver liberato dei soldati sovietici dai lager nazisti
era motivo di patriottismo e orgoglio (paradossale!) ! un paese con i suoi campi di
concentramento va a liberare detenuti nei campi di concentramento transnazionali.
2. Consapevolezza delle perdite.
3. Euforia patriottica nei giovani che, non avendo subito la collettivizzazione e le purghe, ma avendo
vissuto solo la vita al fronte, credevano nell’URSS come unica e sola meritevole, giustificando la
bontà della scelta socialista, unico tipo di organizzazione che poteva garantire la vittoria.
Graziosi: URSS dal trionfo al degrado.

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Pasternak: l’aria era pervasa da un sentimento di libertà, dallo scetticismo nei confronti del sistema
sovietico e dalla gioia stemperata dalla sofferenza per la generazione più vecchia.
Cittadini abituati ad un regime di guerra sviluppano la psicologia dell’essere sempre in guerra. I vecchi
sono pervasi da un sentimento di gioia per la consapevolezza che simili sofferenze erano irripetibili. Si è
toccato il fondo della sofferenza:
“il passato non può ripetersi, il popolo ha sofferto troppo,
qualcosa deve accadere”
Effetti contraddittori della vittoria: il popolo riconosce di aver reso possibile la vittoria e riconosce meriti
straordinari alla figura di Stalin. Quest’ultimo infatti, fu capace di cogliere i sentimenti del popolo e
assecondarli (per esempio, in periodo di guerra, iniziò un discorso chiamando il popolo “Fratelli”
provocando sentimenti di fratellanza e condivisione). Stalin per questo motivo viene visto come una guida
giusta, i sacrifici imposti in suo volere furono considerati corretti e indispensabili: la vittoria legittima le
sofferenze e Stalin passa dall’essere aguzzino all’essere un capo, un idolo! il culto della personalità di
Stalin aumenta esponenzialmente.
Nekrasov: la vittoria giustifica le scelte di Stalin, il suo potere è nato dalla fede nel suo genio. Cresce
l’idolatria nei confronti della sua figura e il mito di Stalin viene continuamente accresciuto.
Il popolo si divide tra chi crede che la vittoria giustifichi anche il tipo di stato e la sua condizione economica
e chi è più scettico! questa divisione si basa sull’appartenenza generazionale: i primi sono i giovani che non
credevano ai racconti sui gulag, che diventa quasi un argomento tabù; i secondi sono i vecchi.
In comune, entrambi, hanno l’odio per due cose:
1. Polizia politica.
2. Kolchoz.
7MLN di persone erano state portate fuori dall’URSS e dalla rivoluzione questa era diventata un paese
chiuso. La vittoria implica una presa di coscienza riguardo alla maggiore libertà dell’Occidente ! si
chiedono riforme nel sistema sovietico. Per Stalin le cose erano diverse, lui continuava a credere nella
bontà del sistema collettivistico, secondo lui anche la ricostruzione postbellica doveva basarsi sul binomio
industrializzazione pesante – kolchoz ! Stalin si autoconvince della bontà del sistema a causa dell’idolatria.
Stalin muore il 5 marzo del 1953 ! shock emotivo per il paese poiché Stalin veniva visto come il salvatore
della patria, a causa del lavaggio del cervello propagandistico in un popolo mai stato democratico: il DNA
politico russo implica che il popolo riponga la fiducia in una figura sola, considerata come un padre! la
tradizione politica russa non ha mai avuto valori democratici: è più facile amare una persona concreta che
un’ideologia come la democrazia, in un paese che non l’ha mai conosciuta. Moto di sincera commozione in
tutta l’URSS.
Nel settembre del 1953 si apre una nuova stagione per l’Unione Sovietica: il disgelo!
Viene eletto Nikita Kruscev ! cambiamento netto rispetto a Stalin.

Kruscev che si toglie una scarpa per protesta all’ONU.


Kruscev era diverso anche per i modi di parlare, era più umano e familiare di Stalin, che veniva solitamente
visto con ammirazione e terrore, quasi come una divinità. Kruscev viene dal sud dell’URSS, ha una
comunicatività maggiore, si mostra sempre in giacca e cravatta e quindi ha un impatto diverso sul popolo, a
differenza di Stalin, sempre pietrificato nel suo completo militare.
Nel 1956, in un rapporto segreto durante il XX congresso del comunismo denuncia il culto della personalità
di Stalin e propone un cammino di riforma: si propone di tornare alle origini del vero comunismo,
richiamando a sé l’eredità di Lenin ! DISGELO: metafora positiva di rinascita, indica la nuova stagione, il
sollievo e la speranza e l’entusiasmo per un nuovo leader, che piace per umanità e spontaneità. Si
propongono nuovi valori in questo establishment:
si passa da ORDINE – DISCIPLINA – PATRIOTTISMO a VERITÀ – SINCERITÀ – GIOVINEZZA.

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Lezione 7
Durante il disgelo, Kruscev comincia a fomentare l’entusiasmo giovanile, soprattutto in ambito
scientifico ! Valentina Tereshkova Терешкова, prima donna nello spazio.
Inoltre, aumentano le manifestazioni ideologiche legate alla verità: il partito era pieno di seguaci di Stalin,
ai quali Kruscev mette in luce la crudeltà del periodo staliniano ! sforzo di verità: l’epoca di Stalin veniva
chiamata “epoca del sussurro” in quanto nessuno parlava mai, era tutto segreto, si sussurrava sempre tutto,
non si poteva parlare apertamente; con Kruscev finalmente si può dire la verità!
Nel 1962 esce Una giornata di Ivan Denisovich, di Solzenicyn su Novyj Mir (rivista famosa in URSS, suo
direttore! Tvardovskij): quando fu pubblicata venne intesa come una vera e propria bomba ! parlava
apertamente e in modo chiaro. Si sente il nuovo valore della verità in un paese che non aveva conosciuto
altro che menzogne.
Pravda: la verità sociale e giuridica, oggettiva, tratta della denuncia dei fatti (quella di cui si parla qui);
istina: verità ideologica e spirituale.
Si comprende il valore della sincerità dopo anni di sussurri e menzogne, dando particolare attenzione alla
gioventù spinta ad affermare i nuovi valori del socialismo, i vecchi erano più scettici. La gioventù diventa il
nuovo gruppo del cambiamento, la nuova strada del socialismo sovietico! socialismo dal volto umano.
Quando si parla di verità NON si parla di liberalizzazione del partito, Kruscev non voleva arrivare al
livello capitalista di libertà, il suo obiettivo era la destalinizzazione, aspetti come la violenza di massa e il
culto della figura di Stalin andavano eliminati. Non si tratta di una vera liberalizzazione perché si continua ad
essere guidati dal partito.
Politica economica
Kolchoz: Kruscev spinge i giovani alla conquista di terre vergini in Siberia, promuove kolchoz non
violenti e non punta sull’industrializzazione forzata, ma promuove invece campagne come quella del
granoturco, consapevole della necessità di uno sviluppo economico e agricolo ! slogan: “aggiungere e
superare gli Stati Uniti”.
Importanti in questo periodo sono anche le conquiste scientifiche e soprattutto quelle del cosmo: ci sono
grandi progressi nella fisica sovietica, e si fanno anche investimenti importanti.
Nel 1961 uno Sputnik sovietico porta Jurij Gagarin nello spazio.

Gagarin viene da qui mitizzato e presentato come il ragazzo della porta accanto; dopo i grandi eroi tutti d’un
pezzo come i personaggi di Gorkij, nasce un novo eroe più umano.
I sovietici mandarono anche il primo cane nello spazio: la cagnetta Laika nel 1957.

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Nuovo orgoglio: la nazione è diventata la più avanzata tecnologicamente e la conquista del cosmo diventa
simbolo della liberazione totale, implica la colonizzazione dell’immaginario dell’uomo sovietico; si
comincia a parlare di iniziativa individuale e critica, entrambe impossibili sotto Stalin. In questo periodo si
crea un forte senso di comunità e coesione sociale.
Escono tantissime memorie (Erenburg) ! opere che mostrano l’URSS non come mondo a sé isolato e
chiuso, ma come quest’ultima possa essere parte della cultura europea: riscoperta dell’Occidente.
Sotto Stalin la Russia consisteva in una realtà autonoma ma nel 1960 vi giunge un’ondata di cultura
occidentale: vengono pubblicati cataloghi d’arte con opere occidentali, non solo contemporanee; ci si apre
ad autori come Kafka, Sartre e Picasso, conosciuto solo brevemente prima della dittatura staliniana.
Erenburg: prima di Stalin c’era tutto un altro mondo, che venne poi cancellato da quest’ultimo imponendo il
realismo socialista sovietico; si parlava di pittura francese e cinema italiano. Ora l’occidente non è più un
mito unico da denigrare come sotto Stalin. Arrivano clandestinamente opere di Fellini e Salinger, e la
musica dei Beatles.
La circolazione di opere di registi italiani era permessa perché la maggior parte dei registi italiani era
comunista e si cercavano dei punti di contatto con il neorealismo russo socialista.
Persino la rivoluzione poteva avere tratti occidentali! Nel 1959 Castro & Che Guevara instaurano una
nuova società socialista a Cuba; prima di allora il mondo dell’America Latina era conosciuto in URSS solo
per i calciatori ma grazie a queste due figure comincia la diffusione del grande mito cubano.

Castro + Kruscev.
Questo mito cubano venne nutrito da Hemingway, che aveva il permesso di essere letto in URSS.
La società si apre anche ad elementi di consumismo e a possibilità di discussione, a maggior benessere e
nuovi prodotti (come l’auto Moscovich).
La vita privata degli oggetti sovietici, Piretto ! si diffondono cose come il distributore automatico di acqua
gasata, i profumi, la carta igienica e i rasoi elettrici.
Le città assumono un nuovo volto grazie ad un nuovo tipo di edilizia, dopo l’inurbamento eccessivo degli
anni precedenti, basato sulle case in coabitazione (=un appartamento, tante famiglie). Questo nuovo tipo di
edilizia lanciato da Kruscev si basa sulla formazione di abitazioni monofamiliari, piccoli appartamenti
privati che portavano gioia a chi finalmente poteva avere un appartamento tutto per sé.
Cambia la vita dei giovani e gli argomenti di discussione, dal lavoro e dal sacrificio per la patria, al lavoro
per una vita onesta. Aumenta l’attenzione per l’ambiente e l’altruismo. Il KonSoMol organizza gruppi
sportivi e serate in cui si discute di amore ed amicizia, dal puritanesimo ci si apre a temi come l’aborto e la
vita sessuale. La musica è l’elemento innovativo del secolo: si parla qui del jazz degli anni 20, musica

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occidentale criticata dal potere ma tollerata nelle feste giovanili. Si diffondono le radio e giradischi nelle
case, ma i vecchi continuano ad ascoltare musica tradizionale.
“musica sulle costole” (www.xrayaudio.com) ! due scienziati di Leningrado, dato che non si possono
stampare dischi su vinile, scoprono che un modo per creare musica consiste nell’inciderla sulle lastre: musica
registrata e incisa su radiografie, circolanti in modo clandestino.

Le serate vicino Mosca: motivo popolare del 1956 apprezzato dai vecchi e accettato in radio per il fatto che
è privo delle grandi orchestre, i toni sono elegiaci, lenti e nostalgici ! novità degli anni del disgelo, il
lirismo era escluso nell’URSS di Stalin, si passa dall’ottimismo di stato alla celebrazione della vita di
campagna. Viene introdotta una intimità forte dai cantautori nelle loro canzoni.
Si diffondono stili nuovi tra i giovani: “Stljagi” ! giovani che si vestono in modo particolare, con pantaloni
attillati e capelli lunghi; le nuove mode penetrano nella società sovietica, provenienti da occidente e fungono
da forma di protesta nei confronti dell’estetica del partito; piccolissimi dettagli come l’ampiezza dell’orlo nei
pantaloni servono per sfidare il regime. Le giovani cominciano a portare i pantaloni. La nuova generazione
nata col disgelo tramite libri e vestiti attua forme di protesta.

Lezione 8
Ripasso: Erenburg conia il termine “disgelo”, che inizia nel 1956 attraverso la destalinizzazione, tramite
una maggiore attenzione verso l’agricoltura, i bisogni e i consumi. Consumo è un termine
fondamentale per questo periodo storico, perché aumenta l’attenzione per i bisogni dei consumatori
sovietici. Gli stiljagi sono il simbolo del periodo per la loro intransigenza. Cambiano i discorsi tra i giovani e
si arriva a una normalizzazione della vita, dallo stato di guerra in cui ci si trovava sotto Stalin.

Letteratura al tempo del disgelo


Negli anni 30/40 la poesia era quella di regime e non veniva letta. Sotto Kruscev il tutto cambia: si hanno
due fenomeni fondamentali: la riscoperta della poesia & l’amore per la letteratura straniera.
Per quanto riguarda il secondo fenomeno si può parlare della rivista “La letteratura
straniera”(“Inostrannaja literatura”) ! fondata nel 1955, pubblica ciò che non era concesso sotto Stalin; si
riscoprono molte opere e molti autori, soprattutto con il dominio della letteratura statunitense! il più
importante: Hemingway, che ottiene una fama straordinaria in URSS; già apprezzato negli anni 30, viene
subito abbandonato per poi essere riportato in voga da questa rivista, perché rappresentava realtà lontane e
intriganti tra cui Cuba (importante per l’URSS per la fascinazione provata da questi per Fidel Castro).
Comincia ad andare di moda lo stile alla Hemingway, maglioni e barba lunga, in contrasto con l’immaginario
estetico militaresco dell’uomo sovietico.
Nascono nuovi ideali: PASSIONE – LIBERTÀ – AMORE PER LA NATURA che mancano totalmente nei
romanzi del realismo socialista. Lo stile di questo periodo è concreto, rapido, poco ideologico (vedi Il
Biglietto Stellato).
Per quanto riguarda il primo fenomeno si può parlare del fatto che negli anni 10 la partecipazione poetica
mancava totalmente. Il rapporto di tipo futuristico tra poesia e pubblico scompare proprio in questi anni e
ricompare nel periodo del disgelo: il pubblico legge tanta poesia e aumentano le uscite pubbliche dei
poeti. Rispetto a questa riscoperta nasce una nuova rivista! la Giovinezza.
La cultura torna ad essere un fatto collettivo, si ha un nuovo desiderio di partecipare, cambiano i temi
(amore, moda…) ! fenomeno singolare: riunioni poetiche al monumento di Majakovskij, identificato come
il tribuno della rivoluzione dal regime, ma anche rappresentante dell’anarchia contro lo stalinismo, spinto da

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una energia dedita al rinnovamento, idolo della gioventù. I poeti, dilettanti e non, si trovavano sotto la sua
statua e leggevano poesie composte da loro o da altri, dimenticati o non stampabili.

Dal 58 tutto questo diventa simbolo di libertà di espressione; i giovani sono uniti dall’odio per Stalin e
dalla fiducia nel cambiamento del sistema. Leggono opere di Cvetaeva, Pasternak, Samojiov (…)
Il KGB osservava e teneva sotto controllo, Kruscev interveniva con delicatezza attraverso il Komsomol, ma
all’inizio in generale, si lasciava fare. La poesia non era più una cosa nascosta da imparare a memoria, ma
andava ascoltata, non letta (dalle lettere d’inchiostro alle lettere di voce); diventa qualcosa di comune, che
non ha senso senza la pratica collettiva. Si ha un avvicinamento tra poeti e pubblico, che implica una poetica
che faccia emergere nuovi valori, legati alla condivisione.
Il 14 aprile del 1961 le performance vicino alla statua di Majakovskij finiscono, comincia a intervenire la
polizia tramite la mitizzazione della figura di Gagarin e l’eliminazione di piccoli spazi di libertà; tra i giovani
c’è stupore di fronte a questi interventi (non avevano vissuto il Terrore). La poesia intanto diventa un
fenomeno di massa, sulla scena moscovita sorgono figure come Achamaoulina, Sluckij ma anche e
soprattutto Evtushenko: poeta moscovita che esordisce nel 1952, paladino della destalinizzazione e
inizialmente più intimista che scrive poesie dal titolo “promessa; oh dolcezza” dove risulta visibile il
contrasto con le parole del regime, nasce un immaginario intimo non di grandi passioni ideologiche e
patriottismi. Il primo Evtushenko è carico di lirismi e intimità, con una visione familiare della vita; il
secondo invece ha un timbro diverso, coglie gli umori del momento, scrive poesie reclamatorie come Babij
Jar !
Non c’è un monumento
A Babi Yar
Il burrone ripido
È come una lapide
Ho paura
Oggi mi sento vecchio come
Il popolo ebreo
Ora mi sento ebreo
Qui vago nell’antico Egitto
Eccomi, sono in croce e muoio
E porto ancora il segno dei chiodi.
Ora sono Dreyfus
La canaglia borghese mi denuncia
e mi giudica
Sono dietro le sbarre
Mi circondano, mi perseguitano,
mi calunniano, mi schiaffeggiano
E le donne eleganti
Strillano e mi colpiscono

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con i loro ombrellini.
Sono un ragazzo a Bielostok.
Il sangue è ovunque sul pavimento
I capobanda nella caverna
Diventano sempre più brutali.
Puzzano di vodka e di cipolle
Con un calcio mi buttano a terra
Non posso far nulla
E invano imploro i persecutori
Sghignazzano “Morte ai Giudei”
“Viva la Russia”
Un mercante di grano
picchia mia madre.
O mio popolo russo
So che in fondo al cuore
Tu sei internazionalista
Ma ci sono stati uomini che con le loro
mani sporche
Hanno abusato del tuo buon nome.
So che il mio paese è buono
Che infamia sentire gli antisemiti che
senza la minima vergogna
Si proclamano.
Sono Anna Frank
Delicata come un germoglio ad Aprile
Sono innamorato e
Non ho bisogno di parole
Ma soltanto che ci guardiamo negli occhi
Abbiamo così poco da sentire
e da vedere
Ci hanno tolto le foglie e il cielo
Ma possiamo fare ancora molto
Possiamo abbracciarci teneramente
Nella stanza buia.
“Arriva qualcuno”
“Non avere paura
Questi sono i suoni della primavera
La primavera sta arrivando
Vieni
Dammi le tue labbra, presto”
“Buttano giù la porta”
“No è il ghiaccio che si rompe”
A Babi Yar il fruscio dell’erba selvaggia
Gli alberi sembrano minacciosi
Come a voler giudicare
Qui tutto in silenzio urla
e scoprendomi la testa
Sento che i miei capelli ingrigiti
sono lentamente
E divento un lungo grido silenzioso qui
Sopra migliaia e migliaia di sepolti
Io sono ogni vecchio
Ucciso qui
Io sono ogni bambino
Ucciso qui
Nulla di me potrà mai dimenticarlo
Che l’ “Internazionale” tuoni
Quando l’ultimo antisemita sulla terra
Sarà alla fine sepolto.

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Non c’è sangue ebreo
Nel mio sangue
Ma sento l’odio disgustoso
Di tutti gli antisemiti
come se fossi stato un ebreo
Ed ecco perché sono un vero russo.

In questo testo si scaglia contro l’antisemitismo iniziato di nuovo dopo la seconda Guerra Mondiale,
quando nel 1949 era cominciata l’epurazione nelle università. Parla di un eccidio compiuto dai nazisti in
Ucraina, critica al silenzio delle autorità russe contro questo eccidio.
Con il nuovo spirito nato in seno al governo si comincia ad essere più in sintonia con i giovani e contro le
vecchie tendenze staliniane. Essere un vero russo = combattere l’antisemitismo.
In un’altra poesia si fa promotore della destalinizzazione e viene pubblicato sulla Pravda ! Gli Eredi di
Stalin!
Taceva il marmo e il vetro taceva
baluginando; in piedi,
nel vento bronzea la guardia taceva.
E la bara fumava.
Fumava appena e un respiro colava
dalle fessure, quando
lo portarono via dal Mausoleo.
E la bara nuotando,
scorreva lenta e urtava coi suoi orli
le cime dei fucili.
Ed anche lui taceva, ma taceva
cupo, con viso ostile.
Cupo serrava i pugni imbalsamati.
Sì strinse a una fessura
un uomo che fingeva di dormire
il sonno della morte.
Quel morto non volea scordare più
volti di coloro
che lo rapivan: di Rjazàn, di Kursk
reclute giovinette.
Reclute folli che dovran pagare
quell’onta, prima o poi,
quando da terra, raccolte le forze,
di nuovo sorgerà.
Egli di nuovo macchina qualcosa,
attenti, in quella bara
soltanto a riposar s’è accovacciato;
ed io prego il governo,
prego di raddoppiare, triplicare
la guardia a questa tomba,
perché Stalin non s’alzi e insieme a Stalin
non s’alzi anche il passato,
non il passato valoroso e intatto,
dov’è TurksIb, Magnitka ,
il vessillo a Berlino, ma il passato
dov’è il popolo affranto,
dov’è calunnia e innocente arrestato,
abbiamo seminato
e i metalli saldato onestamente,
e stretti in lunghe file,
onestamente noi abbìam marciato.
Ed egli ci temeva,
credendo in un gran fine non credeva
alla necessità
che i mezzi siano degni di tal fine.

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Egli era previdente,
le leggi della lotta conosceva:
molti eredi ha lasciato.
Ed agli eredi un filo immaginario
s’allunga dalla bara :
telefona le direttive Stalin:
No, non si è arreso Stalin.
Stalin crede la morte rimediabile.
L’abbiam portato via
dal Mausoleo. Ma come toglier Stalin
dagli eredi di Stalin?
Taglian rose gli eredi, licenziati,
ma credono in cuor loro
d’esser solo in pensione provvisoria;
ci son poi altri eredi,
altri eredi che gridan contro Stalin
da pulpiti e da spalti,
E poi piangon di notte sui bei tempi.
Oggi piovono infarti!
Per forza essi di infarti sono pieni!
Un di furori sue ruote
ed or non amari questo tempo in cui
i lagher sono vuoti
e son colme le sale, ove la gente
ascolta la poesia.
Mi ordina il Partito: « Non star calmo! ».
Ed altri: « Basta, calma! ».
Star calmo non so; finché esisterà
un erede di Stalin,
a me sembrerà che nel Mausoleo
ancora Stalin stia.

In questo testo Evtushenko si batte contro la presenza dello spettro di Stalin in tante parti del sistema
burocratico; prende spunto dalla rimozione dalla Piazza Rossa della statua di Stalin: ma Stalin non è solo
quella statua, Stalin vive tra loro!
Evtushenko è l’erede di Majakovskij per la capacità di aizzare le folle e per la retorica forte e il sempre
presente pathos civile.

Accanto a lui resta importante un’altra figura: Voznesenskij: recupera la retorica degli anni 10/20 in modo
ancora più sperimentale, recupera il Majakovskij futurista, rivaluta l’eredità di quegli anni. La sua poesia è

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poco chiara e criptica, si riprendono elementi tipici della generazione, e si vede la Rivoluzione come un atto
creativo e sperimentalista. Recupera il formalismo e la ricerca ma diventa meno autore delle folle poiché più
difficile! io sono Goya (opera completamente in enjambement, ricca di assonanze forti e legata a una linea
elitaria ed estetizzante).

Lezione 9
Incontro per le Digital Humanities

Lezione 10
Samizdat
Idea che cambia a seconda dei periodi e delle persone:
1. Pubblicazione clandestina di materiale prevalentemente politico (=dissidenza) ma non solo.
2. Forma di riproduzione di qualsiasi tipo di testo politico e letterario al di fuori del controllo.
Circolazione di testi senza controllo da parte dell’autore e della censura.
3. Periodo sovietico ben preciso con radici anche nella storia della Russia in generale.
Periodizzazione: sistema di pubblicazione clandestina frequente tra gli anni 50 e la metà degli anni 80.
Assume poi significati diversi.
Nikolaj Glazkov: poeta eccentrico che si ispirava al senso di provocazione giocosa dei futuristi russi,
distribuiva i suoi versi su quadernetti azzurri rilegati e dattiloscritti, scrive i suoi versi consapevole del fatto
che non saranno mai pubblicati. In copertina mette una lunga scritta parodica ! “Sami sebja izdat –
gosizdat” = “io stesso mi pubblico” ! Gosizdat: editore statale (acronimo); in questo modo Glazkov crea
una propria casa editrice. Si tratta di un gesto artistico provocatorio ed egocentrico con elementi di protesta
di stile poetico, con autoproduzione e autopromozione di opere poetiche! samizdat:
1. Senso di gioco e di sberleffo, parodia.
2. Identità: opposizione parodica alle pubblicazioni statali.
Poesia di Bukovskij sul Samizdat: io stesso scrivo, o si scrive, da sé, ci si redige da sé, ci si pubblica da sé,
e alla fine ci si ritrova in carcere da sé. Visibilissimo il senso del gioco! la dimensione solipsistica
dell’attività viene qui riconosciuta assieme all’elevato controllo dell’autore sui suoi testi; in seguito tutti
questi tratti andranno persi.
1952: connessione con una pratica futuristica dell’autoproduzione. Fase originaria ! rientra nel
successo della cultura poetica degli anni 60 (Evtushenko) e con manifestazioni di carattere pubblico
Majakovskij).
Il samizdat ha sempre una forma editoriale di tipo clandestino, si tratta di un tipo di produzione di opere
poetiche all’inizio e in seguito ottiene una nuova definizione: sistema di circolazione di qualsiasi tipo di testo
non solo poetico, ma anche testi proibiti in generale (testi religiosi, pornografici…), ma anche riproduzione
di opere introvabili! Ad esempio si arrivò a far circolare la riproduzione dattiloscritta della relazione
segreta di Kruscev post 1956 al XX congresso ! in questo modo nacque il nuovo samizdat con una
accezione politica.
L’URSS si dichiara atea, ma la Russia è sempre stata un paese molto religioso e la fede non la cancelli così:
la gente necessitava di testi religiosi perché difatti, continuano a credere. Il samizdat permette la
pubblicazione di tante opere religiose che non circolavano o non venivano pubblicate e non venivano tenute
dalle biblioteche ma il popolo le necessitava.
Aumenta anche l’interesse per l’esoterismo: credenza non accettata dallo Stato sostenitore di un
materialismo scientifico. Aumenta anche la circolazione clandestina di opere porno – erotiche del passato in
un paese fortemente puritano.
Aleksandr Daniel: “il samizdat consiste in una riproduzione che avviene al di là del controllo del lettore, è
una particolare modalità di esistenza di testi che hanno perso il controllo dell’autore, non come in
Glaskov; si tratta di una letteratura parallela risultato di una forte fame di libri dovuta alla politica
isolazionistica sovietica.
Una parte dei libri che veniva pubblicata clandestinamente aveva origine straniera ed erano valutati come
proibiti in terra sovietica.
In questo periodo nelle biblioteche vengono creati degli specchrany ! fondi librari speciali di opere tolte
dalla biblioteca ma conservate e non accessibili al pubblico. Quando il sistema negli anni 80 finisce quasi un
decimo dei libri era finito in questi fondi speciali.
Circolano anche opere introvabili grazie al samizdat: tutta la cultura del decadentismo e del
simbolismo russo del secolo d’argento (1880 – 1910) con poeti come Akhmatova, Gumilev,
Mandelstham, Tsvetaeva, conosciuti da tutti ma introvabili perché le biblioteche non li distribuivano e non
venivano più pubblicati, le librerie magari erano state distrutte (ecc. ecc.); ma anche opere in prosa di autori
come Bulgakov, Nabokov, Platonov, non più pubblicati perché, ad esempio, il secondo era andato a vivere

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all’estero; ma anche opere di autori contemporanei, best sellers nell’ambito del samizdat, come
Solzhenitsyn, Grossman, Brodskij, Erofeev, Shvarts, Prigov, Strugatsky.
Il samizdat inizia negli anni 50 ma ha la massima diffusione negli anni 60 e 70 a causa di due grossi errori
compiuti dall’URSS durante il disgelo:
1. Immissione nel mercato di macchine da scrivere.
2. Aumento della privacy a causa della costruzione di mini appartamenti. Non ci sono più le
Komunalka: modo di vivere particolare in cui i coinquilini non sono amici ma sono lì per meri
motivi burocratici, i rapporti tra le varie famiglie sono basati sulla diffidenza e su continue denunce.
Un’attività proibita come la copiatura non può essere compiuta in luoghi simili.
Copiare opere che non si trovano non è una pratica nuova, ma non le si copia più solo per sé! Vengono tutte
distribuite. Si metteva un numero di tiratura quando venivano copiate ma non il nome; tanto più il numero
era alto, tanto più erano illeggibili. All’inizio non circolavano neanche in forma rilegata, ma in fascicoli,
dimodoché si potessero scambiare in una sorta di lettura condivisa di più facile circolazione.
Dagli anni 70 si pone più attenzione alla fruizione dei testi, non solo alla loro produzione: ricopiare poesie
lunghe e libri grandi implicava una impresa di tipo fisico ed emotivo. Si teneva la musica alta per non farsi
sentire mentre si copiava. Era un investimento fisico e emotivo con una gratificazione di tipo spirituale.
Si tratta quindi di una forma di consumo e ricezione proibita e destinata ad un piccolo pubblico di gente
fidata, particolarmente coeso, che si basa sulla presenza di un lettore attivo, perché spesso e volentieri i testi
erano lacunosi e di difficile interpretazione.
Krivulin: “la specificità non sta tanto nella copiatura ma nel modo in cui si leggevano i testi, nasce un
nuovo tipo di lettore, non più semplice fruitore ma artefice del processo letterario. Il lettore ha una missione
culturale, ha un carattere clandestino da iniziato, si perde il controllo del testo a cui si aggiungono cose e si
tolgono, nel diffondere opere ci si sente investiti da una missione culturale speciale, nel tentativo di salvare
un intero filone di letteratura russa che la Russia sovietica aveva cercato di cancellare”.
Eccessi di idolatria
Accanto al samizdat abbiamo il Tamizdat (Tam = là; izdat = pubblicato) ! circolazione clandestina di libri
stampati fuori (in Germania, Gran Bretagna, Francia…). Venivano pubblicati dagli emigrati a seguito
della diaspora russa in colonie russe ! fenomeno clandestino per cui si formano delle editorie fuori dalla
Russia, producendo ciò che in URSS non si produce. Ma il samizdat rappresenta uno sforzo più commovente
per la difficoltà di pubblicare in patria.
Anni 70: ulteriore evoluzione! dal carattere spontaneo di copiatura da parte dei lettori iniziano a comparire
anche riviste e almanacchi con autorialità diversa: gli autori riprendono il controllo della loro opera. Si tratta
di riviste clandestine che danno una nuova definizione al samizdat:
1. Cronaca dei fatti correnti: fine degli anni 70, denuncia dei principali fatti, vengono riportate anche le
infrazioni in URSS ai principali diritti umani.
2. Apollon 77: si rifanno ad autori del simbolismo russo, esce nel 77.
3. L’arte della comune: riprende il futurismo.
La repressione del samizdat inizia negli anni 70 quando diventa un fenomeno di massa! il potere deve
prendere iniziative contro di loro per andare in contro al pubblico che vuole leggere cose diverse, deve
insomma assecondare questo pubblico per evitare che usufruisca del samizdat: vengono riviste le liste dei
testi censurati e proibiti.
A seconda di autori e fruitori del samizdat quest’ultimo può essere definito come:
1. Forma artistica e giocosa (Glaskov).
2. Pratica editoriale riguardo a qualsiasi testo proibito o introvabile.
3. Punto di vista di copisti e particolare modo di fruizione emotivamente intensa, missione della
letteratura da salvare, partecipativo.
4. Spazio culturale alternativo, che sfocia nella produzione di riviste e almanacchi negli anni 70 con
progettualità ed autorialità.

Modulo B
Lezione 11
Il biglietto stellato
Chi parla? Narratore. Identità finzionale. Omo ed eterodiegetico.
A chi parla il narratore? Chi sono il lettore fittizio e chi è il narratario, ma lui non li distingue.
Quel è la distanza tra narratore e oggetto narrato.
Qual è il punto di vista.
Tempo del racconto e tempo della storia.
Focalizzazione zero. Focalizzazione interna. Focalizzazione esterna.

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La focalizzazione può essere variabile (è il caso del biglietto stellato). Può anche essere multipla, tipo ei
romanzi epistolari.
IL BIGLIETTO STELLATO di Aksenov
Come è costruita la forma narrativa? Inizia con una narrazione in prima persona. È una forma narrativa che
ha vari elementi, c’è una descrizione di come sono io e di come mi comporto, il confronto con il fratello.
C’è naturalezza entro cui passa da una modalità di tipo narrativo ad una espositiva. Ci sono due istanze,
una diretta al raccontare e un’altra all’osservare. Importante è il saggio di Genette: “Discorso sul
racconto”. Analizzeremo per gli altri romanzi anche i dialoghi che sono fondamentali per altre forme
narrative, come è costruito il personaggio, la concezione della storia. Oggi rifletteremo sulla parte narrativa
che ci descrive e ci parla di una serie di fatti. Henry James distingueva il telling dallo showing, per ogni
romanzo dobbiamo chiederci quale dei due domini maggiormente. In Aksenov c’è sia il primo che il
secondo. Già soltanto essere consapevoli della domandate narrativa o visiva è un primo iniziale momento i
analisi della componente narrativa. Accanto questa domanda principale c’è quella relativa alle parti narrative:
a chi parla?: “sono una persona leale”. È il narratore che è una figura che si crea man mano o che
rimane sulla parte esterna delle vicende narrate, usando accade ciò capire l’identità del narratore è
difficile capire chi sia. La voce tende a coincidere con l’autore? O è una voce che pare essere quella di un
personaggio, o una voce che tende a coincidere con quella di un personaggio? È qualcuno vicino ai
personaggi? O è qualcuno che osserva da fuori? Se la showing è l’impostazione allora cambia la domanda:
chi sta osservando la vicenda? Si parla di narratore eterodiegetico quando è qualcun altro e quando coincide
con un personaggio è omodiegetico (in Dostoevsky, in particolare in Delitto e castigo, c’è un narratore che è
eterodiegetico ama si avvicina al personaggio); a chi parla il narratore?: siamo noi, non esattamente.
Aksenov n primo luogo presuppone un lettore implicito (un narratario) ce non un lettore straniero,
questo determina un insieme di informazioni che egli dà e che tace. Fa riferimento ad una macchina: Pontiac
ma anche la camicia cecoslovacca. È un domanda che ci fa capire che tutto ciò che vien esplicito è esplicitato
per un perché idem per ciò che vien taciuto. Sta parlando ad un narratario della sua epoca, della Russia
che vive magari nella stessa città. Anche lo stesso taglio a spazzola francese noi non lo abbiamo presente.
Queste informazioni sono fondamentali per il ritmo narrativo perché con la spiegazione dia questi elementi
avrebbe perso il carattere incalzante; qual è la distanza fra narratore-osservatore e oggetto narrato?: è
importante perché parliamo della distanza fisico-spaziale ma anche temporale (molte delle osservazioni
vengono fatte a posteriori), va valutata la distanza rispetto all’oggetto spaziale secondo questi due termini.
Ma anche la distanza emotiva è molto importante: aggettivazione, “i pantaloni presi non so dove.. quella sua
testa russa”, sentiamo un particolare forza emotiva senza capire di quale si tratti; da che punto di vista o da
quale prospettiva il narratore osserva o racconta la sua storia?: la distanza può esser costante mentre la
prospettiva può cambiare. È evidente il fatto che questi punti di riferimento determinato la modulazione
dell’istanza narrativa. Cosa si vede della vicenda narrata. Narratore distaccato, onnisciente che guardava
la scena dall’alto o narratore che coincide con il personaggio che ha la stessa conoscenza del
personaggio, o una figura vicina con la non la medesima conoscenza. “Ora esce da una panetteria..” è una
istanza media, riconosce come è vestito ma la prospettiva è di qualcuno he conosce il fratello molto bene ma
non è il fartelo, non può sapere che cosa pensi.
Genette dice che un primo elemento fondamentale è la distanza del narratore rispetto all’oggetto
osservato, il racconto può dare più o meno particolari e farsi che ci si trovi più o meno distanti dall’oggetto
stesso. Si possono adottare prospettive diverse. Riprende la similitudine del narratore con funzione visiva:
una cosa è avere una prospettiva fratello del quadro e essere a dieci metri, un’altra cose è essere a mezzo
metro ma osservare questo quadro da uno scorcio ciò è uguale i romanzi. Bisogna avere una certa
consapevolezza di come l’autore crea l’impressione che ci rimane. L’impressione è quella di un romanzo
rapido, veloce e dinamico. Il narratore onnisciente non esiste non c’è nessuno che sia veramente onnisciente.
Il narratore che sa di più dei personaggi vien calmato da Genette narratore a focalizzazione zero. La
focalizzazione zero un tipo di narrazione in cui si avverte questa grande conoscenza del narratore. La
narrazione del biglietto stellato ha una focalizzazione interna. Questo narratore non sa tutto del fratello.
Non dimostra di avere un’informazione piena. Focalizzazione fissa ma anche variabile quando c’è un altro
narratore che non è lo stesso iniziale: che c’è nel biglietto stellato. Ci sono casi di focalizzazione multipla.
C’è un narrazione di molteplici punti di vista come in Povera gente. Focalizzazione esterna è quando il
protagonista agisce senza sapere pensieri o intenzioni. Dostoevsky ha molto spesso una focalizzazione
esterna. È un tipo di narrazione in cui il narratore non conosce in profondità i suoi personaggi, si sviluppa fra
le due guerre quando il narratore perde la conoscenza del mondo che racconta. Accanto a questo elemento
(rapporto fra narratore e narrato ), è quello dell’ordine del racconti è quello della storia: l’odio degli
avvenimenti nel racconto e quello degli avvenimenti nella storia. Questa definizione di Genette viene ripreso
dai formalisti russi: alle volte non c’è coincidenza fra l’ordine del racconto e quello della storia. Nel
biglietto telato non coincidenza fra ciò che viene narrato e la successione degli avvenimenti cronologici. Ci

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possono essere analessi o prolessi. Sono elementi che vengono organizzati in maniera complessa. Queste
analessi possono essere fatte in diversi modi. Possono raccontare una storia di una vita, ma ci sono anche
analessi parziali che servono per riportate un qualcosa che si era perso. Prestano attenzione a ciò che
avviene dopo per i racconti in prima persona. Le anticipazioni rompono un po’ il racconto, l’attesa e
l’aspettative di ciò che succederà. Al tempo stesso il rapporto fra la durata della narrazione e il tempo della
storia è interessante, vuole dire che è sempre importante analizzare una narrazione confrontare la durata di
un libro con la durata di ciò che viene descritto perché questo rapporto determina il senso del ritmo della
narrazione. Nel biglietto stellato vediamo una dilatazione e della narrazione. Il tempo narrativo è
determinato da pausa descrittiva, scena dialogata, racconto sommario e ellissi. Quando il narratore si
sofferma a descrivere l’intervento di una camera dal punto di vista della narrazione c’è una pausa, la pausa
descrittiva, i un ambiente, di un volto costituisce nel tempo di un racconto una sorta di pausa e di
rallentamento in cui non succede niente. La scena dialogata costituisce un momento di coincidenza con il
tempo della narrazione e della storia. Il racconta sommario è quando un’azione è racconta in modo non
dettagliatissimo e il narratore riassume. In un racconta ci sono tempi morti, in cui il personaggio non vive
nulla di significativo e la situazione viene risolta con le ellissi. Ci sono vari ellissi. Anna Karenina e Wronskij
quando hanno il loro rapporto sessuale viene non raccontano con una serie di puntini. Nel biglietto stellato le
scene dialogate sono estremamente sviluppate rispetto al riassunto sommario. Funzione del narratore in
una romanzo: digressioni, giudizi, descrivere ambienti e personaggi, antefatti della vicenda ed episodi
successivi, descrizioni azioni, nel biglietto stellato la descrizione maggiore è rivolta all’interazione fra i
personaggi.

Lezione 12
Aksjonov
Vicenda esemplare. Nasce in una città molto ad est di Mosca, con una forte componente nel 32, alla morte di
Stalin ha 20 anni. Quando inizia la destalinizzazione ne ha 24-25. Vive in modo pieno tutto il periodo del
disgelo. Nasce da una famiglia dell’intelligencjia, mondo a parte della società sovietica, ce ne erano vari tipi.
La madre era di origine ebraiche; il padre aveva un ruolo di un certo rilievo nell’amministrazione
cittadina. Nel 37 entrambi vengono arrestati e il padre sconta 18 anni in un gulag, la madre solo 11. Entrambi
sopravvivono.
Il figlio nel 37 aveva 5 anni, prelevato e spedito all’orfanotrofio perché figlio dei nemici del popolo finché i
genitori non sono tornati. Lo zio riesce a rintraccialo, lo tiene a vivere con se e rimangono insieme fino al 48.
Dopo la guerra si interessa alla cultura occidentale. Nel 47 la madre torna ma è in esilio e costretta vivere
lontano da Mosca. Lui la raggiunge. Lei ha un nuovo compagno perché il padre è chiaramente dato per
morto, non si hanno sue notizie, in alcun modo.
La raggiunge e qui termina gli studi senza impegnarsi, poi torna nel suo paese e si iscrive all’università, e si
iscrive a medicina, non era una scelta che facevi in autonomia, era importante avere una formazione da
medico, perché prevedendo di essere a sua volta deportato perché figlio di nemici del popolo, potevi vivere
meglio nel gulag se eri medico.
Destalinizzazione, finisce la paura di essere a sua volta deportato.
57 inaspettatamente torna il padre, mandato vicino alla Siberia. Viene poi riabilitato e mandato a casa con
una piccola pensione.
Negli anni dell’università si avvicina al movimento degli stiljagi. Questi per lo più erano benestanti, non figli
del proletariato. Rimane sempre un attento osservatore della gioventù. Il suo modo di scrivere è
caratterizzato da una parte dal bisogno di fare letteratura come cronaca del suo tempo, dall’altra
nell’attenzione particolare per i giovani.
Inizia a scrivere e comporre versi (come tanti giovani all’epoca), ma capisce che non è la sua strada, non è il
suo linguaggio.
A seguito di una soffiata sul suo conto, come figlio di deportati politici si trasferisce a Leningrado lasciando
l’università di medicina nel suo paesino (Kazan). A Leningrado si iscrive di nuovo all’università. Fase di
ottimismo e felicità che si riflette nei sui scritti.
Nel 60 inizia a scrivere in prosa e si rivolge alla Giovinezza, rivista. Qui pubblica il primo romanzo, ispirato
alle sue esperienze studentesche nella facoltà di medicina. Ottiene subito un certo successo anche perché si
rivolgeva ai nuovi giovani scrittori.
Viene invitato ad entrare nell’unione degli scrittori e diventa un vero scrittore sovietico. Lascia la facoltà di
medicina e diventa scrittore professionista iniziando a partecipare alla vita pubblica.
Anno successivo: esce il biglietto stellato (1961), pubblicato sempre sulla stessa rivista. Primo best - seller
letterario dell’epoca del disgelo. Si passò da come si forgiò l’acciaio al biglietto stellato, già i titoli dicono
molto.
Esce a puntate, il che accresce l’attesa dell’opera.

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Si tratta di un romanzo che parlava in modo completamente diverso. Dopo le figure eroiche pronte a
sacrificare tutto per la causa sovietica, ci troviamo davanti ad un ragazzo normale, e tutti si identificano in
lui. Iniziano a mettere il romanzo in scena a teatro, poi si girano dei film.
La critica è scandalizzata. Pochi anni prima sarebbe stato inaccettabile, c’erano parodie degli slogan del
partito, parlano male dello stato, della scuola, la famiglia… Atteggiamento irriverente verso le
istituzioni. Messi in dubbio tutti i valori.
La critica ufficiale lo definisce un irresponsabile, poi essendo parte dell’unione degli scrittori doveva aderire
all’ideologia del partito. Viene duramente attaccato, gli contestano indifferenza verso al realtà politica (per
cui si veniva esiliati), la mancanza di spirito del partito, che lui con questa storia spinga i giovani verso
strade politicamente sbagliate, spinge la gioventù a ribellarsi.
Dopo poco tempo l’opera viene messa al bando e non fu più pubblicata per 20 anni.
Invasione della Cecoslovacchia ! segnale evidentissimo che il disgelo era finito, che ricominciava
l’inverno, che i cambiamenti si erano arenati. Krusciov non era più seg р
ї\retario, ed era arrivato Leonid Breznev che molto presto reagisce verso i vari movimenti liberali fino ad
interervenire militarmente per reprimere la riforma liberare del segretario del partito cecoslovacco.
Questo fatto politico, che fu importate per tutta l’Europa, fu un segnale evidente della fine della speranza.
Sotto Krusciov non si sognavano neanche il capitalismo, volevano un socialismo dal volto umano che
perdesse i tratti di violenza.
L’ustione: romanzo in cui descrive le reazioni nell’unione sovietica dopo l’invasione della
Cecoslovacchia. Non può essere pubblicato lì, e viene pubblicato per la prima volta in Italia nel 1980.
Seguono poi anni duri, in cui gli intellettuali più liberi vengono di nuovo controllati. La madre stessa viene
minacciata duramente perché aveva pubblicato le sue memorie del gulag (il viaggio della vertigine).
Ad Aksjonov viene tolta la cittadinanza ed è costretto ad emigrare negli USA negli anni 80 dove farà il
professore di letteratura russa.
Solo negli anni 90 potrà tornare in Russia. Nel 2004 va in Francia e nove anni fa muore.
Biglietto stellato
Titolo che non indica davvero di che cosa parla. È molto evocativo. Si poteva tradurre anche come biglietto
stellare, mentre così dà quell’idea vaga che evoca qualcosa di piccolo a forma di biglietto che ha delle stelle
sopra. Esso è in realtà una visione che il fratello più grande ha di un angoletto di cielo dalla propria
stanza. Quindi da una parte c’è l’idea del viaggio, e dall’altra l’evocazione del cosmo. Del resto bisogna
ricordare l’euforia di aver “colonizzato i cieli”.
Inizia con una narrazione in prima persona, omodiegetica con focalizzazione interna e non è lui il
protagonista. Scelta interessante per un inizio di un libro che poi avrà un altro narratore. 11 anni di differenza
tra i due fratelli. Dimka ci viene raccontato, ci viene presentato dal punto di vista del fratello, ma quando
inizia la sua storia la voce cambia.
Il fratello grande ha 28 anni, ha vissuto anche Stalin, Dimka no, entra nell’età cosciente già nel disgelo.
Hanno due punti di vista diversi, uno segue le orme dei genitori, l’altro è alla ricerca di un autonomia. I
genitori non sono proletari, uno è professore, l’altra conosce varie lingue, alto livello e non altissimo.
Essendo il nostro primo incontro con il personaggio, è importante la sua presentazione, noi lo percepiamo
attraverso gli occhi del fratello, una prospettiva ravvicinata, che dovrebbe conoscerlo molto bene, ma
sono fratelli, per altro è il fratello piccolo.
La Barcellona ! condominio sovietico che è una sorta di spazio di partenza del romanzo. Vecchio palazzo.
I cortili sovietici sono una realtà particolare. In genere sono giardinetti un po’ abbandonati e malridotti,
magari con qualche gioco per bambini.
Tutto il romanzo è molto visivo, guardano molto.
Grande uso dei dialoghi viene dalla scuola americana, che ha una costruzione del dialogo dinamico che
accelera la narrazione.

Lezione 13
La Barcellona ! caseggiato di vecchia maniera e del periodo prima del disgelo.
Tendenza alla polifonia, straordinario impressionismo acustico nel caseggiato, chiacchiere, rumori, litigi, la
musica.
Il dialogo è slegato, arriva improvvisamente. I pensieri del personaggio si confondono con la voce del
narratore.
Diversificazione del modo di parlare dei personaggi tra anni 30-40. Nel Biglietto stellato spesso si lamentano
per il linguaggio dell’altro.
Accelerazione del tempo della storia con il dialogo. Non si riesce mai a ripetere esattamente il dialogo reale,
ma è la forma più vicina alla realtà.

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Elementi importanti ! chi conduce il dialogo e quanto un dialogo è serrato (quindi la lunghezza delle
battute).
Il personaggio del romanzo più essere meno determinato e caratterizzato esteticamente rispetto a quello di un
film o del teatro.
Festival della gioventù > sono arrivati tantissimi giovani anche dall’Occidente e i giovani sovietici hanno
visto questi diversissimi da loro. Evento epocale, di apertura ed occidentalizzazione. Solo i moscoviti, e solo
certi giovani moscoviti hanno potuto partecipare.
Nel gruppo ci sono un paio di ragazze e Galja è importante.
Galinka è il modo più amichevole per chiamarla.
Milady ! richiama i Tre Moschettieri (tra i romanzi più letti in unione sovietica).
Parla di Galja che mostra il suo vestito nuovo facendo una giravolta – Rebecchini scatta in piedi si allontana
dalla cattedra dicendo “sapete no come fanno per far vedere il vestito nuovo” e tenendosi la giacca un po’
aperta e tesa, fa una giravolta. <3
A un certo punto le voci si confondono, i desideri e i pensieri di Dimka diventano sempre più importanti.
Non era tanto il dove vivi che faceva il livello sociale quanto il dove studi. Era poi difficile entrare nei
vari istituti.
Fanno sempre riferimento a libri che hanno letto, film o spettacoli teatrali.
Argonauti ! 30 eroi greci che vanno verso il mar nero per recuperare il vello d’oro che aveva proprietà
curative. E devono superare un viaggio difficile irto di tentazioni e pericoli.
Spiaggia vicino a Tallinn ! era assurdo per i moscoviti andare al mare. Poi i paesi baltici hanno sempre
rappresentato una realtà diversa da quella russa, dall’architettura alla religione ecc.
Arriva il narratore eterodiegetico che si fonde con i pensieri di Dimka. Spesso discorso indiretto libero.

Lezione 14
IL BIGLIETTO STELLATO II PARTE
Cortile vs spiaggia (=realtà esotica ed immaginario meridionale).
Descrizione dell’innamoramento, dal narratore autodiegetico (fratello del protagonista che narra la vita
del protagonista) si passa a quello eterodiegetico esterno che tende a fondersi con i personaggi, in questa
parte del romanzo.
Utilizzo dei nomignoli (Jurka, Alik) implica che in questa parte si sentano sempre più vicini i personaggi, la
focalizzazione rimane esterna ma il narratore ogni tanto tende a fondersi con il punto di vista dei
personaggi. Il pensiero è quindi focalizzato in senso mobile, dall’esterno al pensiero di Dimka per esempio.
Avviene una dialogizzazione interna del tessuto narrativo: voce dal cielo ! coscienza di Dimka: varie voci
dello stesso personaggio che sembrano opporsi all’innamoramento.
Nei dialoghi si rappresenta in modo sintetico una realtà puramente superficiale ed esteriore, fatti da battute
brevi, sono le voci interiori a parlare di ciò che realmente avviene nei personaggi.
Il contrasto interiore viene descritto in modo puramente allusivo, la lotta interiore di Dimka viene vista per
esempio nel suo fare lo sbruffone e nel mordersi il labbro di seguito perché vuole seguire Galka in spiaggia e
sulla barca ma non vuole contemporaneamente lasciarsi andare verso questo innamoramento. Il narratore
con punto di vista mobile e focalizzazione interna ai personaggi (ogni tanto) tramite cenni coglie
l’emotività dei personaggi.
Città di Tallinn: simbolo dell’avventura, città pittoresca, medievale e germanica, oltretutto fiabesca
Ambienti:
1. Casa: famiglia.
2. Spiaggia: esoticità, natura.
3. Tallinn: occidentale e diversa da tutto.
Cap VII: nomi stranieri della città di Tallinn mantenuti tali, vecchiezza ed esoticità, si avverte il senso della
storia: realtà inquietante che distrugge l’idillio amoroso. Tallinn consiste nel terzo spazio del racconto, un
luogo storico e occidentale, carico di inquietudine.
Stile
Notevole varietà stilistica basata su leggerezza, ironia, spontaneità e freschezza. Ricorda il neorealismo
perché punta tanto sull’autenticità in contrasto con la falsità del realismo sovietico. L’autenticità si
riscontra nella rappresentazione di situazioni diverse rispetto a quelle stereotipate della letteratura
istituzionale e nella psicologia dei personaggi, dove l’autore mostra attenzione nei confronti dei dubbi e
delle incertezze individuali. Si tratta di realismo psicologico di situazioni ed emozioni diverso dal
realismo socialista ideologico e di classe.
Ci sono tanti monologhi interiori che tendono ad essere quasi flussi di coscienza, favoriti anche dalla
tecnica di focalizzazione mobile che o si allontana dal personaggio e si avvicina fino all’identificazione.
Il romanzo è diviso in quattro parti:

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1. I – III: voce narrante ! Viktor, autodiegetica e omodiegetica, racconta la sua storia e quella di chi
gli sta intorno. Focalizzazione interna.
2. II: eterodiegetico, punto di vista mobile, esterno che si avvicina ai personaggi.
3. IV: autodiegetico (Dimka), racconta a posteriori con tratti di analessi nella riflessione
sull’esperienza del fratello. Quando il punto di vista è quello di Dimka si comprende appieno la
differenza fra le mentalità di due generazioni diverse. Tra la prima parte e l’ultima si comprende la
contrapposizione tra i loro punti di vista.
Le azioni sono descritte in modo rapido, con pause riflessive che non rallentano troppo l’andamento del
romanzo. La percezione di dinamismo è data anche dalla centralità della forma dialogica breve, basata
sul botta e risposta e sull’omissione dei dichiarativi per dare dimostrazione di immediatezza, le
rappresentazioni sono tutte di ambito quotidiano in contrasto con i romanzi del realismo socialista basati
su espressioni ideologiche.
Nei dialoghi l’azione corrisponde con il periodo storico narrato, dando così impressione di immediatezza;
mancano i riassunti sommari.
Lingua
Slang giovanile (il mio cavallo: mio padre; tip – top: evento fortunato) e termini stranieri, tra cui
forestierismi e anglismi. Grazie a questo linguaggio conquista i giovani lettori sovietici. Lontananza dal
romanzo realista socialista basato su una prosa ottocentesca e un purismo russo.
Si trova vicino al romanzo di formazione incentrato sulla gioventù, non come il passaggio dall’essere un
non – adulto alla maturità adulta, ma come stadio con caratteristiche proprie. Risulta simile a questo tipo di
romanzo per:
1. Incertezza giovanile.
2. Focalizzazione sull’interiorità.
L’eroe sovietico è l’opposto: non aveva incertezze e per questo non necessitava di una analisi
psicologica.
Richiama il romanzo di iniziazione dove i giovani si staccano dalla famiglia, romanzo sulla libertà in forma
narrativa libera e spontanea. Dimostra l’esperienza di spazi di libertà di sentimento e scelte in un territorio
sovietico fino ad ora percepito come costrittivo.
Conclusione
Un biglietto, ma per dove? Incertezza della giovinezza, interrogativo che vale come vera domanda, apertura
di potenzialità e possibilità.

CINEMA
Nel cinema del momento si ha necessità di rappresentare questi cambiamenti di mentalità.
Negli anni 30 – 40: il cinema sovietico possedeva elementi del realismo socialista letterario (creazione di un
Kolchoz, operaio volenteroso…) il cui esempio calzante è Chapaev, quintessenza del cinema degli anni 30 e
40, basato su un punto di vista fisso, sulla predominanza del piano lungo e sull’immobilità della macchina da
presa con scene di guerra stile western.
Negli anni 50 i film sovietici sono davvero pochi e si sente la necessità di un rinnovamento in trame e
linguaggi; anche la Pravda (organo istituzionale fortemente tradizionalista) richiede che nei film non si
rappresentino solo macchine e operai ma che si tenga conto della quotidianità e dell’interiorità.
Nel cinema sovietico manca la psicologia e c’è troppo schematismo.
Da questo momento aumentano gli investimenti e prende piede una nuova generazione di registi più giovani
e con attenzioni diverse ! nuova stagione cinematografica negli anni 50 e 60 il cui esempio più famoso è
Tarkovskij (Leone d’Oro per il film “l’infanzia di Ivan”). Cambia anche il linguaggio in questo tipo di
cinema.
Esempi:
1. Cammino per Mosca di Daniel’ (1964): azione e dinamismo, musica leggera; commedia lirica
musicale basata sulla spontaneità. Elementi innovativi ! rapidità nei movimenti della macchina,
rapidità nei dialoghi, leggerezza e quotidianità.
2. La fortezza di Il’ich di Marlen Chuciev: mostra i gusti della giovinezza sovietica in questa
parentesi che è il disgelo (Aksenov del cinema); il film è molto criticato da Krusciov perché troppo
intimista e pessimista, giudicato antisovietico, ed esce solo nel 1965 con un nuovo titolo: Ho
vent’anni. La situazione rappresentata in questa pellicola è simile a quella del Biglietto Stellato! 3
amici vivono in un cortile ma sono di estradizione molto bassa, lavorano molto ma amano svagarsi e
si annoiano (=valore nuovo); non ci sono più i giovani manichei eroici, sono giovani normali. Il
protagonista torna dalla guerra e si ritrova con i suoi vecchi amici; lui è un giovane riflessivo,
introspettivo e patriottico, molto attaccato a suo padre, si innamora di una fanciulla benestante,
frequenta la gioventù dorata moscovita, fatta di individui viziati come la ragazza! dimostrazione

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dello scontro fra queste due realtà. Il secondo amico è un dongiovanni e l’ultimo è costretto a una
vita coniugale per aver messo incinta una ragazza. Dominanza di musica jazz e velocità nei
movimenti. Ha elementi del realismo italiano e la leggerezza il dinamismo del cinema francese senza
la stessa libertà di comportamento.

3. La pioggia di luglio (1967): stesso regista, secondo film sulla giovinezza sovietica ma in un tempo
diverso. È finita la primavera, smarrimento e delusione, tratti cupi. Racconta di una ragazza
moscovita moderna e colta (mette i pantaloni) che lavora in una tipografia per riproduzioni
artistiche, che ha una relazione con un giornalista alla moda; i due si lasciano anche perché lei
continua a soffrire di un senso di vuoto incolmabile. Fine dell’ottimismo dovuta a un nuovo periodo
storico: STAGNAZIONE: nuova stagione storica, fine del mandato di Krusciov e avvento di un
nuovo segretario del partito: Brezhnev! formalizzazione delle vecchie abitudini, invecchiamento
su tutti i fronti, ritorno a dinamiche tardo staliniste. Viene dimenticata l’esperienza del disgelo e si
sente mancanza e vuoto nella popolazione. Il film narra di una quotidianità urbana, ponendo
attenzione nei confronti delle percezioni del cittadino sovietico. Nella prima parte si vedono
immagini di quotidianità con sottofondo radiofonico dove passano canzoni francesi, spot e partite di
calcio, dimostrazione del cambiamento dei gusti musicali. Nuovo sperimentalismo: base sonora
scoordinata con quel che si vede. Ripresa di elementi dello sperimentalismo degli anni 20 e 30.
Perdita delle speranze e ritorno in un grande inverno, i protagonisti non sono più giovani spensierati
ma il passato che ritorna.

Lezione 15
Stagnazione: periodo storico russo a cui seguirà il periodo della Perestroika (=ristrutturazione). Tratta del
periodo legato alla carica di segretario del partito comunista di Brezhnev.
Bitov: la Casa di Puskin ! scritto nel periodo della Stagnazione, stagione politica culturale post disgelo.
Le metafore che caratterizzano le varie epoche hanno influenzato il mondo con cui i cittadini percepivano un
dato periodo storico.
Esistono tre stagioni legate a tre metafore:

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1. Disgelo: titolo di un romanzo di Erenburg, metafora proveniente dal basso (=un romanzo); sottolinea
la nuova vitalità, la fine del grande inverno, l’innovazione. È una metafora di stampo naturalistico,
parla del disgelo dei fiumi ghiacciati, ha un forte impatto psicologico sulla nazione, naturalizzazione
delle esperienze politiche. La metafora coglie anche il suo carattere effimero e temporaneo, parla
fondamentalmente del periodo in cui era segretario Krusciov, 10/14 anni (dal 1954 al 1964, quando
sale Brezhnev; oppure dal 1954 al 1968, invasione della Cecoslovacchia).
Le altre due metafore provengono dall’alto, introdotte da Gorbaciov per descrivere il clima dei vari periodi a
lui precedenti e di cui sarà protagonista, sottolineando dati aspetti e nascondendone altri.
2. Stagnazione: frutto di dinamiche dall’alto, metafora atta a rendere accettabili date politiche. Va dal
1968 al 1982/84 (1984 se comprendiamo gli interregni tra Brezhnev e Gorbaciov, di due segretari
anziani che hanno governato per questi due anni). Viene chiamata in questo modo a posteriori,
coincide con l’elezione a segretario del PCUS di Brezhnev; il termine è stato inventato da Gorbaciov
nel 1986 al XXVII congresso del partito. Si tratta di una metafora di inerzia, crescita della
burocratizzazione e immobilismo. In russo il termine stagnazione ha meno connotati di naturalezza,
vuol dire più che altro “arresto, immobilità, assenza di movimento”.
3. Perestroika.
Quando sale Brezhnev nel 1964, gli obiettivi della classe politica consistono nel preservare nelle mani dei
membri il potere sovietico, mantenendo un riformismo meramente di facciata. Le leve di potere vogliono
mantenere il potere in mano a un piccolo gruppo di persone in risposta alla riformite di Krusciov. Il tentativo
di Brezhnev consiste nella spinta verso la stabilizzazione e la vitalizzazione dell’economia; si cerca una
stabilità nel potere e una continuità ideologica, basata sul conservatorismo politico e sulla stimolazione
economica, obiettivi non conciliabili.
Risultati:
• Mancato ricambio della classe politica. Invecchiamento e immobilismo della classe politica. Sistema
dirigenziale invecchiato, realtà impossibile sotto Stalin (dato che uccideva chiunque si trovasse al
governo in quel momento).
• Il bisogno di stabilità trasforma il governo in un sistema clientelare. Contano solo le amicizie e le
conoscenze ! feudalesimo sovietico.
• Mancanza di liberismo.
• Nelle repubbliche sovietiche la classe dirigente è composta da clan familiari.
• La fedeltà prevale sulla competenza e sui principi ideologici.
• Scompare la possibilità del dibattito, centrale nell’epoca precedente.
In questo modo si arriva alla stabilizzazione di una élite che non cedeva il potere a nessuno, basata
interamente sulle conoscenze ! immobilismo. Invecchiamento dell’età media dei dirigenti locali (negli anni
80 l’età media era di 71 anni!!!!).
Nel biennio post – Brezhnev seguono due individui anziani: Andropov & Cernenko.
Brezhnev diventa il simbolo di una classe dirigente statica; aveva una passione senile per le decorazioni,

era privo di qualunque tipo di energia, incapace di parlare in pubblico, somigliava a una mummia. Teneva
tantissimo alle onorificenze (che si dava da solo!!). La sua politica si basava sull’esaltazione militarista
(esaltava il passato e le grandi vittorie dell’URSS).

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Questa passione per le tradizioni è ben visibile in questa usanza del bacio
(qui si tratta di Brezhnev + Honecker, presidente della Repubblica Democratica Tedesca)

Alla fine porta il paese in un periodo disastroso per l’economia e di grande declino ! l’agricoltura langue,
c’è una cattiva organizzazione, crolla la produttività, in contrasto con lo stakanovismo degli anni 30.
L’industria centralizzata segue un andamento irrazionale, per alcuni serve solo a far carriera. L’unica fonte di
sostengo per avere anche la possibilità di ottenere valuta estera (per comprare macchine all’estero) consiste
nel petrolio ! scoperto negli anni 70 in Siberia, viene ora venduto per comprare i macchinari.
Problemi demografici: aumenta l’inurbamento ma non si cresce più in ambito demografico (e quindi bassa
natalità). Il paese invecchia e diminuisce la manodopera.
Il disgelo però ha creato forme di dissenso significative: il peso dell’opinione pubblica comincia a farsi
maggiore (non a caso il Samizdat conosce il suo periodo di maggior diffusione proprio ora). Le prime
proteste trovano un’occasione valida durante l’invasione di Praga del 1968.
Le due figure maggiori, rappresentanti del dissenso, seguite a lungo dall’Intelligencija sono ! Solzenicyn &
nell’ambito della scienza Zakharov.

BITOV, LA CASA DI PUSKIN


Pubblicato all’estero nel 78, scritto nella seconda metà degli anni 70. Bitov possiede una cutlura diversa
rispetto a quella di Aksenov (legato a una cultura letteraria moscovita, con ambientazioni moscovite e
rappresentata da giovani moscoviti). Bitov possiede una cultura pietroburghese.
Nasce nel 1937 presso una famiglia dell’intelligencija leningradese; le sue radici familiari sono ben visibili
nel romanzo, dove si notano forti elementi autobiografici. Si tratta di una famiglia radicata nel mondo degli
intellettuali, un piccolo mondo in cui tutti si conoscono e conoscono le varie tradizioni cittadine. Hanno un
forte legame con la cultura prerivoluzionaria (800, secolo d’argento, primi decenni del 900). Sono legati
all’avanguardia e al modernismo. Non si tratta di una famiglia sovietica proletaria ma di una famiglia che
coincide con la vecchia tradizione intellettuale.
L’intera generazione di Bitov vive nello stesso appartamento, nonni, zii, genitori e figli, sotto lo stesso tetto.
La presenza di così tante generazioni giustifica il forte legame col passato. Inoltre San Pietroburgo è la città
più europea fra tutte le città russe, si parla addirittura di un vero e proprio stile di vita pietroburghese, hanno
anche un modo diverso di parlare. San Pietroburgo è la città della cultura.
Fattori importanti della vita di Bitov e elementi autobiografici presenti poi nel libro:
• Idea della famiglia allargata presovietica.
• Il potere sovietico è visto come forza barbarica che ha devastato l’eredità culturale.
• Bitov non si sente sovietico: Aksenov era parte di quel mondo, lui no! alienazione rispetto al
sistema sovietico.
• Legame con un mondo fatto di piccole tradizioni, la famiglia rappresenta un piccolo mondo rimasto
nel passato.
• Bitov è molto legato alla figura materna, è una insegnante portatrice di valori tra cui l’amore per il
viaggio. Il particolare amore per i viaggi nasce appunto dalla passione per gli spazi di sua madre. In
URSS si viaggiava molto (senza possibilità di andare fuori dai confini, ovviamente). Bitov in questo

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modo viaggia parecchio, in Caucaso, Armenia, Uzbekistan […] e le sue prime opere saranno infatti
prose di viaggio, motivo per cui si iscriverà poi in un istituto di geologia, grazie al quale avrà la
possibilità di viaggiare in Asia centrale.
• Il rapporto con il padre è molto complesso basato su una incomprensione di fondo. Si tratta di un
rapporto fatto di mancanza di comunicazione, cercherà invano un linguaggio adatto per relazionarsi
e descriverlo ! “non c’è linguaggio per descrivere il rapporto padre – figlio”.
Bitov scopre l’amore per la scrittura e dai suoi viaggi tira fuori parecchi libri tra cui Lezioni in Armenia dove
guarderà con ammirazione una qualità degli armeni che in Russia manca totalmente ! si tratta dell’abilità di
rispettare ciò che non si capisce.
Bitov in università rimane affascinato dalla cultura occidentale (e soprattutto dal film la Strada di Fellini), da
cui nascerà la sua idea del fatto che l’arte debba avere a che fare con il presente. La sua nuova visione
artistica necessita di un nuovo tipo di scrittura.
Il legame con San Pietroburgo è fortissimo, si tratta di una città – museo del passato, frutto di una mente
dominatrice (Pietro il Grande) immagine di un sogno autoritario che si fa visibile nelle strade e nata da
imposizioni dall’alto. San Pietroburgo è una città dotata di una struttura razionale fatta di strade tra loro
perpendicolari, frutto di un sogno autoritario ma europizzata! si tratta di “una finestra sull’Europa”.
L’URSS trasforma tutto in un mondo proletario che ha perso qualunque tipo di legame con l’Europa, ma San
Pietroburgo trasuda del legame con quel passato e con quella eredità culturale (avanguardia) che l’URSS
aveva rifiutato, ma che rimane gelosamente conservata nelle famiglie.
Nel libro di Bitov c’è una forte tensione psicologica, Aksenov si spingeva nell’analisi della vita emotiva,
senza analisi psicologica, Bitov invece ha l’obiettivo di scrivere un romanzo fortemente psicologico. Si tratta
di un romanzo basato su uno psicologismo esasperato seguito dall’incapacità di agire (a differenza di
Aksenov, dove i personaggi sono molto attivi). A Bitov interessa la complessità psicologica nella
quotidianità. L’esasperazione della psicologia è un elemento fortemente tradizionale (l’uomo del sottosuolo,
Dostoevskij).
Anche al centro dei suoi racconti giovanili i protagonisti sono bambini che non sanno agire; esamina a fondo
il mondo dell’infanzia (l’isola dei farmacisti, la tazza della nonna…).
L’incapacità di agire implica il sentirsi fuori dal flusso della vita, un sentimento romantico e letterario
fortemente autobiografico.
Scriverà molte raccolte di racconti in cui cerca ponti semantici tra le storie in una sorta di montaggio
cinematografico alla ricerca di nuovi significati, richiamando le tecniche di composizione delle raccolte
poetiche:
1. Il grande pallone.
2. Il distretto delle dacie.
3. L’isola dei farmacisti.
La casa di Puskin non sarà mai un lavoro concluso, vi tornerà continuamente con delle aggiunte.

Lezione 16
La casa di Puskin ! romanzo volontariamente difficile, intriso dell’idea della stagnazione vista dalla
prospettiva pietroburghese. Il romanzo richiede forti conoscenze contestuali, in ambito di geografia letteraria
dell’Ottocento russo e fisica per quanto riguarda la città di San Pietroburgo.
Il romanzo è intriso di non – accettazione verso la nuova realtà sovietica.
Il romanzo viene scritto per la prima volta sotto Brezhnev nel 1964 e la sua prima stesura risale invece al
1971, ma in realtà poi ci lavora per molto tempo ancora.
Analizza fondamentalmente la difficile penetrazione della realtà sovietica nella famiglia dell’eroe. Si tratta di
un romanzo impubblicabile per ciò di cui parla e per come ne parla. È costituito da una struttura unitaria e
coerente, motivo per cui fallisce il tentativo di pubblicarlo a pezzi. Nel 1978 manda il romanzo all’estero e
viene pubblicato negli Stati Uniti [Tamizdat]. La circolazione rimane comunque molto difficile.
Il manoscritto, in URSS, circola in forma samizdat e viene conosciuto in modo clandestino. Verrà pubblicato
istituzionalmente in URSS solo nel 1978 su una rivista famosa negli anni della perestroika. Tra la
composizione e la prima pubblicazione il romanzo viene continuamente modificato.
Nel 1986 pubblica articoli di finzione scritti dall’eroe del romanzo.
Nel 1987 aggiunge varie note funzionali al romanzo e lo contestualizza in modo nuovo, continuando la
narrazione in una realtà futura e distopica.
Crea innumerevoli apparati e continuazioni di vario genere che cambiano la storia del romanzo, come in un
lavoro di montaggio, tramite elementi paratestuali.
I libri pubblicati in ambito tamizdat venivano pubblicati in russo perché esistevano molte comunità russe
anche fuori dall’Unione Sovietica [l’ultima diaspora russa risale infatti al 1970].

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TITOLO
Puskin: poeta che ha vissuto a San Pietroburgo, aveva due case che ora sono diventate due case – museo. La
casa di Puskin però è anche un nomignolo per definire una istituzione culturale molto importante a San
Pietroburgo ossia l’istituto di letteratura russa nell’accademia delle scienze. In questo istituto si tratta dello
studio scientifico della letteratura russa, da qui è uscita infatti la scuola dei formalisti russi.
La casa di Puskin era nata nel 1905 come istituzione il cui obiettivo era fondare un museo di manoscritti di
Puskin comprati poi da vari collezionisti. Nel 1925 questo genere di acquisti termina.
Durante la rivoluzione diventa parte dell’accademia delle scienze, diventando un museo e luogo di studio in
cui vengono accolti anche altri manoscritti, diventando così un luogo sacro per coloro che amano la
letteratura.
Il titolo ha un valore simbolico ! si tratta di una metafora volta ad indicare la casa della letteratura russa
poiché Puskin in Russia rappresenta il padre della letteratura russa.

INDICE
All’inizio dell’opera è presente un lungo indice, fondamentale per la comprensione del romanzo:
1. Prologo: che fare? Si tratta di un romanzo di Cernichovskij critico e radicale, del 1860.
2. Sezione prima: padri e figli. È un romanzo di Turgenev del 1862. Narra del rapporto tra il figlio e il
padre, ma anche di quello di quest’ultimo con suo padre; tutte figure che in qualche modo
richiamano la vicenda di padri e figli, storia che tratta di uno scontro generazionale, in cui i figli si
trovano lontani dai valori tradizionali, sono nichilisti e materialisti, positivisti e atei mentre, i padri,
sono liberali, non radicali nella negazione dei valori tradizionali ed amanti della cultura.
• In particolare su Dickens: nomignolo dello zio = padre putativo dell’eroe.
• Versione e variante: innovazione del romanzo.
• Supplemento: Due prose: appendici dello zio Dickens.
3. Sezione seconda: un eroe del nostro tempo. Romanzo di Lermontov, tardo romantico. Parla degli
amori del protagonista, delle tre donne alle quali è legato. Il romanzo un eroe del nostro tempo è un
romanzo psicologico [come questo romanzo ! reazioni psicologiche di un personaggio
costantemente indeciso tipico della tradizione pietroburghese]. Tradizione del testo pietroburghese:
personaggio indeterminato ed in continua oscillazione, tradizione innovativa e sperimentalistica. Il
romanzo un eroe tratta delle incertezze su chi amare, parla di un amore mai convinto, fatto di
cattiverie ed egoismi; in un eroe è presente il primo eroe psicologico del romanzo russo (inganna una
principessa e la ruba a un suo amico ma poi ritorna una vecchia fiamma e solo alla fine si rende
conto di esserne innamorato) ! tratta di un mondo di fraintendimenti, amori sofferti, carnali e
difficili. Sezione interamente composta da nomi di fanciulle tra cui quelli di studentesse francesi:
unica forma di legame con l’Occidente, avevano qualcosa di esotico.
• Il fatalista: episodio di un eroe del nostro tempo romanzo su cui si basa questo romanzo.
• Mitisat’ev: nemico dell’eroe.
• La signora Bonacieux: la donna amata da D’Artagnan (i Tre Moschettieri).
4. Sezione terza ed epilogo: il cavaliere povero. Celebre poesia di Puskin. La poesia parla di un
cavaliere medievale chiuso, povero, triste, enigmatico che ha una visione celestiale [=la Madonna] e
abbandona tutti i suoi amori terreni, combattendo tutta la vita il nemico pagano:

C’era al mondo un cavaliere:


Era povero e alla mano,
Nell’aspetto cupo e smunto,
Silenzioso, ardito, e umano.

Ineffabile visione
Ai suoi occhi apparve un dì,
E profondo quel ricordo
Nel suo cuore si scolpì.

Da quel tempo, ardendo dentro,


Più le donne ei non scorgeva,
Né più volle con alcuna
Riparlar mentre viveva.

La corona intorno al collo

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Come sciarpa si legò,
E dal volto la celata
Mai per niuno sollevò.

Tutto amor, tutto purezza,


Di quel dolce sogno drudo,
A.M.D. con il suo sangue
Disegnava sullo scudo.

Mentre in piena Terra Santa,


Per le rocce galoppando,
Combatteano i paladini,
Le lor dame nominando,

Lumen Coeli, sancta Rosa!


Ripetea fiero e sereno,
Minaccioso come il tuono
Al nemico saraceno.

Ritornato al castello,
Vi restò come in clausura;
Sempre muto, sempre triste,
Morì folle in quelle mura.

Manca la traduzione dell’ultima strofa che aggiungo qui:


nel frattempo mentre moriva
uno spirito maligno arrivò e il demone portò via
l’anima del cavaliere nel suo mondo (inferno)
non pregava Dio, non conosceva il digiuno
nel cammino non si opponeva ma pregava la Madonna
la Vergine intervenne per lui e fece andare nel paradiso il proprio paladino.

Tratta di un amore ideale ma anche passionale.


• Demoni: richiama un romanzo di Dostoevskij.
• Duello: richiama un racconto di Cechov.
• Lo sparo: opera di Puskin.
• Gente di bronzo: cavaliere di bronzo di Puskin.

I titoli mostrano la vita dell’eroe come cammino marcato da eroi ottocenteschi centrali nella letteratura russa;
sulle vicende del protagonista si specchiano quelle di altri romanzi. I commenti sono scritti da L. N.
Odoevzev ! si tratta del protagonista. I rapporti intertestuali sono fondamentali; richiama tante opere della
letteratura russa dell’Ottocento.
Romanzo composto da altre opere e motivo per cui Bitov viene fortemente criticato: carattere elitario del suo
romanzo, possibilità di leggerlo solo se si conosce fino in fondo la letteratura russa.

PROLOGO
Il romanzo inizia da una scena conclusiva, accenna all’immagine che concluderà il romanzo. Viene vista una
finestra aperta e una figura con uno sguardo fisso; la data è il 7 novembre, l’anniversario della rivoluzione
russa. In questo prologo si nota una prosa che tende al poetico dove viene seguita una ripresa a volo
d’uccello, mentre seguiamo l’andamento del vento, che va dalla Casa di Puskin all’isola di Vasilevskij, fino
al Palazzo d’Inverno, in un clima freddo e autunnale.
Prosa meditata e costruita, estremamente sofisticata.
Linguaggio fortemente metaforico; “lettera che un tempo era stata inviata a un vicino superbo” ! San
Pietroburgo era nata grazie a un progetto di Pietro il Grande per ripicca, frutto di un desiderio autoritario.
Gastello: nome del vento.
Strelka: rostro vicino all’isola di Vasilevskij.
L’immaginario è tipicamente Blochiano.
Nesterov: primo russo a fare il giro della morte.

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Una particolarità di San Pietroburgo è che si tratta di una città totalmente orizzontale, non verticale: è
attraversata da enormi masse d’acqua, non somiglia alle altre capitali europee, il cielo vi si riflette e tutti gli
edifici sono bassi, soprattutto per volere degli Zar, che non volevano che i palazzi superassero l’altezza del
palazzo d’inverno.
Città talmente bassa da far credere che il cielo sia molto più ampio, non più il biglietto di cielo dei cortili
moscoviti, qui il cielo è una presenza costante e sembra quasi molto più basso e vicino. A San Pietroburgo è
fortissima la componente palladiana.
Apertura del romanzo a volo d’uccello e definizione dell’immagine di un corpo morto con attorno due pistole
antiche e strane (anacronistico).
Attenzione fortissima nei confronti della natura, del vento e degli spazi, San Pietroburgo diventa protagonista
di questo romanzo.
Le condizioni atmosferiche influiscono molto sui cittadini e il tempo atmosferico diventa in questo modo
fondamentale. È un tipico romanzo pietroburghese, per la prosa poetica ricca di metafore e controllata dove
l’autore continua ad intervenire per spiegare ciò che ha scritto. I riferimenti letterari sono parte integrante del
romanzo. Non si tratta di un romanzo realistico, si trova fortemente in contrasto con la poetica del realismo
socialista.
L’autore non è interessato a evocare una esistenza credibile ma preferisce mostrare le tante modalità di
esistenza di un eroe, rifacendosi all’eredità modernista di eroi inconcreti del 900 (Pirandello, Teatro
dell’Assurdo, Bloch); eroi evanescenti, con carattere inesistente. Il suo protagonista ha qualcosa di non
concreto, etereo e impossibile, la materia perde la sua concretezza e allo stesso modo il personaggio, se
guardato da vicino perde la sua concretezza lineare ed entra in un etere inafferrabile. Tratta di una realtà non
concreta, enigmatica e misteriosa. Fondamentale è l’analisi dell’evanescenza dei ricordi infantili, non solo
del personaggio. È un romanzo costruito su uno spazio che varia continuamente, non è un romanzo d’azione
o d’amore.
Inserimento di un frammento di un articolo di giornale che tratta del cavaliere di bronzo di Puskin: materiale
pubblicistico e generi non letterari vengono concretamente inseriti nel romanzo, dimostrando la differenza
tra finzione e vita reale, utile quindi per interrompere la finzione romanzesca ! non è la trama o la finzione
letteraria l’aspetto importante ma è fondamentale stare attenti a come è fatto il romanzo.
La vicenda del protagonista si perde in strade secondarie, varianti e variazioni.

Lezione 17
L’autore si serve di un involucro letterario di romanzi altri per dimostrare la non – esistenza dell’eroe, il suo
essere non eroico.
Nel periodo sovietico la letteratura era stata cancellata e così i vecchi valori (libertà indipendenza e dignità
! valori puskiniani che ritornano nel romanzo). La posizione dell’autore è simile a quella di Puskin, motivo
per cui la maggior parte dei richiami si rivolgono a lui. Si tratta di un romanzo di letteratura e di politica,
dove compare l’idea dell’autore: la vita prima del 1917 era meravigliosa ! da qui il collegamento con la
tradizione pietroburghese ! la stagnazione dà l’impressione che la vita in quel periodo fosse una sorta di età
dell’oro.
Atteggiamento di cancellazione dell’epoca: cancellazione, per esempio, di un Puskin diverso da quello
giovanile e filosovietico. A Bitov sembrava che quella cultura (la SUA cultura prerivoluzionaria) fosse stata
cancellata. Bitov prova un forte odio per il sistema sovietico ! nel romanzo si afferma l’impossibilità di
tenere fuori dalla vita quotidiana la politica, per quanto si sforzi di tenerla lontana essa rimane, soprattutto la
politica di Stalin (nel romanzo viene sempre identificato con lui ).
Nel romanzo il padre viene costretto a rinnegare l’eredità scientifica di suo padre nel contesto delle purghe
staliniane, rinnegando così i valori di indipendenza difesi da suo nonno ! il bambino scopre gradualmente
l’identità del padre (che viene rifiutato per la sua bassezza) e quella del nonno (da cui verrà respinto)
I PARTE ! il padre pag 17
Narratore: nel primo capoverso si ha un narratore eterodiegetico che guarda con distacco e lontananza la vita
di Ljova ! si riferisce ad un pubblico che deve sapere ciò di cui si sta parlando, il cognome Odoevzev evoca
un lignaggio importante (“proprio quegli Odoevzev).
Digressione temporale: il narratore ha una prospettiva distaccata, narra della vita dell’eroe come se fosse lui
a controllarla.
“metaforicamente si può dire che il filo della sua vita fluisse in maniera regolare” ! similitudine
indispensabile.
Secondo capoverso: avvicinamento, il tono si fa più colloquiale ! tutto questo è inconcepibile in un
romanzo realistico socialista.
Alternanza tra due modalità narrative:
1. Demiurgo che gioca con la storia del suo personaggio.

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2. Narratore vicino al personaggio.
Questa alternanza caratterizza tutto il romanzo. Il narratore è onnisciente ma non invisibile, si mette subito in
luce + punto di vista ravvicinato sul personaggio che vive spesso in modo inconsapevole ! stessa modalità
narrativa dell’Eugenio Onegin di Puskin (romanzo incentrato sull’impressionismo, non distaccato e
oggettivo, ma abile nel mostrare l’esperienza del personaggio come viene percepita da quest’ultimo.
ANNO FATALE: 1937 – 38 ! difatti il suo personaggio nasce nel 1937, vent’anni dopo la rivoluzione.
Pag 18
Per un lettore sovietico il libro è chiarissimo, le virgolette sono tantissime e riportano l’esperienza del
personaggio ! nei suoi primissimi anni di vita aveva vissuto la deportazione; il linguaggio è quello usato dai
suoi genitori che ne parlano come se fosse un tabù, le tante virgolette indicano che sono state inserite parole
altrui, si tratta di un linguaggio che nasconde più che rivelatore.
“nella profondità delle miniere siberiane” ! poesia di Puskin. Poesia sui decabristi che avevano combattuto
seguendo degli ideali.
Linguaggio allusivo con cui si fa riferimento ad altro ! nasconde la realtà.
Lui ha ricordi confusi rispetto a questa realtà: contrasto nel passaggio dall’essere una famiglia aristocratica
decadente (kimono) e una nuova realtà (patate ). Lui non capisce niente.
La prospettiva con cui si racconta è quella del bambino, penetrando in questo modo nella memoria !
rappresentare come il bambino (non) percepisce quel che è successo. Il lettore nota il tentativo protettivo
della famiglia che cerca di nascondere il vero nome delle cose ! nel romanzo vengono rappresentati i silenzi
di famiglia, è fatto di censure e autocensure.
Periodo della formazione: dal 1937 erano stati presi ma nei loro confronti, dopo la guerra, le cose
migliorano, tranne che per il nonno.
Ljova si iscrive all’università di suo padre (e di suo nonno)
“Era cresciuto e cresceva” ! doppia prospettiva analettica: da lontano e da vicino.
Pag 19
Preferiva andare verso la scienza.
Nella prima parte viene rappresentato il rapporto padre – figlio ! vuole essere la copia di suo padre è
contemporaneamente vuole essere migliore di lui. Si sente l’influenza, nel recupero delle impressioni
infantili tramite il ricordo, di alla ricerca del tempo perduto di Proust.
Pavlik: simbolo idealizzato dell’unione sovietica, fece arrestare suo padre per la dedizione alla causa, poiché
aveva aiutato un kulaki, gesto fortemente antisovietico; Ljova si vanta di aver letto padri e figli come prima
lettura, al posto di quel che passava l’URSS.
Il narratore si rivolge a un pubblico che sa decodificare quel mondo, la bassa propaganda sovietica qui
manca. Il merito di non aver letto libri di propaganda ovviamente non è suo ma dei suoi genitori, possessori
di una cultura ottocentesca prerivoluzionaria. Si vanta poiché padri e figli è un libro “da grandi” ! lo vede
come un segno del destino e giustifica la sua appartenenza all’intelligencija.
Pag 22
Padre ! prime impressioni: uomo cupo, immerso nella penombra e presenza di un certo disagio tra lui e il
figlio, poiché il padre non sa comunicare con quest’ultimo, niente gesti o parole spontanee, imbarazzo,
tendenza alla falsità: senso di disagio ! prima impressione di un rapporto fortemente innaturale tra i due,
incapacità di comunicare il suo affetto. La percezione infantile intuitivamente avverte che c’è qualcosa che
non va nel padre.
Pag 23
Il padre compare raramente a casa, non c’è mai e quando c’è è nel suo studio.
Ricostruzione frammentaria delle impressioni infantili: immagine ben precisa impressa nella memoria,
ricorda la luce particolare che entra e divide la stanza a metà. L’immaginazione selettiva del bambino coglie
solo particolari dettagli (piede, valigetta…).
Primo vivido ricordo del padre collegato a un momento di gelosia e mai messo in chiaro, percepito attraverso
piccoli dettagli: padre troppo bello e tirato, collo forte, desiderabile, connotazione erotica, in ghingheri,
sprizza salute in confronto alla madre, in tenuta da atleta (immagine della salute e del benessere). Nella
madre in quel momento succede qualcosa.
Pag 58
Il narratore spiega come si sta costruendo la storia, descrive senza essere vicino ai personaggi. Le
contradizioni esistono nella realtà che è fatta di ambivalenze e plurivalenze, così vengono messe nel
romanzo, per la contraddittorietà insita nella vita e nella natura delle persone.
Eugenio Onegin di Puskin: ho finito questo capitolo, vi sono tante contraddizioni, ma non le voglio
correggere. L’ambivalenza è centrale.

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La storia è sia lineare che plurivalente come la memoria, non esiste il tempo presente ! chiaro riferimento
alla ricerca del tempo perduto.
Bitov apre in seguito la possibilità che il vero padre sia lo zio, per Bitov sottolineare la possibilità è
fondamentale, gli uomini sono frutto di circostanze, la nostra famiglia può essere un’altra.
Quello che ci tiene a raccontarci Bitov sono le potenzialità. C’è una possibile discendenza del protagonista
rispetto ad altri padri. Bitov apre strade della vita di Ljova. Lo zio Dickens ad un certo punto diventa il padre
eletto, la sua figura di riferimento. Un vecchietto che torna anche lui dal gulag che cura l’igiene in maniera
meticolosa (l’attenzione per l’igiene è gesto etico più che di salute, un istinto di sopravvivenza). Ha una casa
molto piccola e ha delle abitudini da persona molto agiata, fa colazione in un albergo molto di lusso. È il
contrario del padre di Ljova, è umano, comunicativo, rassicurante e semplice. In suo padre sentiva una certa
malvagità. Sullo zio Dickens si proietta l’immagine di un personaggio di Padri e Figli e di Eugenio Onegin.

Lezione 18
• Perché i silenzi in questo romanzo sono fondamentali? Perché di molte cose non si può parlare?
Perché Ljova sta crescendo e parlare di determinati argomenti lo metterebbe in pericolo. I silenzi
sono un meccanismo protettivo attuato dai genitori.
• Perché i membri della famiglia vengono deportati? Perché appartengono all’aristocrazia e inoltre un
personaggio in vista della loro famiglia (il nonno) difende i valori ottocenteschi di autonomia e
indipendenza.
• Che narratore è? Eterodiegetico esterno che si avvicina in dati momenti al personaggio principale +
metanarrativa ! riflette sui meccanismi della narrazione, tratto tipico della narrazione del
Novecento. Alternanza di un punto di vista distaccato dagli eventi che tratta il meccanismo di
costruzione romanzesca e punto di vista ravvicinato ! percepiamo gli eventi come li percepisce il
personaggio principale.
Zio mitja: potrebbe essere lui il padre del personaggio principale; è un individuo completamente diverso dal
padre (che su questo è molto assente), silenzioso, con grande dignità ed eleganza e una straordinaria capacità
comunicativa, qualcuno con cui può avere un vero rapporto. Era tornato anche lui dai gulag, e si riprende i
suoi mobili dalla casa di Ljova, un panorama di oggetti a lui familiari.
Nonno di Ljova: figura che rompe il mondo infantile di Ljova.
Tecnica di riportare le parole dette da altri: pluridiscorsismo, plurivocalità, plurivocità artisticamente
organizzata (Bachtin). Ogni parola è sempre un punto di vista sul mondo, non è mai neutra. La parola altrui è
estremamente forte e così le ideologie.
Mitinka: nomignoli e vezzeggiativi protettivi e carichi di affetto.
Ideologia conformista visibile nelle frasi riportate, si tratta di una compassione di maniera, utilizzano
etichette di compassione poco sentite. La parola altrui viene inserita nel narrato in modo meno diretto. Serie
di parole con cui si copre una esperienza che non si vuole sapere (quella vissuta dal nonno di Ljova).
Il padre aveva ripreso subito la sua carriera perché aveva rinnegato suo padre (il nonno di Ljova) mentre
quest’ultimo si era difeso fino alla fine, il padre di Ljova si salva non difendendo il nonno.
“la giustizia trionferà comunque” ! tipiche frasi buoniste legate a un generico ottimismo. Da una parte c’è
il punto di vista dei genitori che nascondono volontariamente la verità, dall’altra quello del narratore.
“sbadigliavano preoccupati” ! forse può tornare il nonno? Rottura rispetto alla vita accademica ricostruita
dal padre.
“la giustizia trionfava” ! gli uomini cominciando a tornare e a essere liberati (1960).
“rondine” (che porta primavera) ! ritorno dal gulag (nella prima parte del libro definito lupo ).
Liberalizzazione = possono finalmente nominare il nonno.
“il nonno era stato vivo” ! lo pensa Ljova, narratore in terza persona con un punto di vista fortemente
connotato. Nominano il nonno per la prima volta, Ljova è sconvolto.
Pag 48
Tutto (scritto in corsivo) ! qual è il punto di vista? Pensiero di Ljova quando era ancora più bambino, in una
fase infantile in cui si deve essere al corrente del fatto che ci sono tutti ! tratto tipico della psicologia
infantile legata alla presenza del clan.
“perché i bambini…” ! narratore distaccato che spiega la psicologia infantile. È un testo ricco di
osservazioni psicologiche (infantili o adolescenziali) inserite in modo sfuggente.
Viene rappresentata la nascita del nonno, che non era mai stato nominato e in questo momento è come se
risorgesse ! nasce la sua immagine.
Capacità analogica nella descrizione della psicologia del deportato ritornato.
Ljova tende a essere conformista come suo padre, pauroso, poco coraggioso e chiuso nel mondo della
letteratura. La sua prima ribellione si vede nel momento dell’adolescenza, in cui vuole andare a trovare il
nonno, e ci va carico di illusioni e sogni romantici sulla dolcezza di quest’ultimo. Va a Mosca ma l’incontro

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lo sconvolge ! sperava di trovare nel nonno il modo per sviare l’odio del padre. In realtà il nonno vive in
condizioni terribili, è malridotto e si dà all’alcolismo, e fa anche discorsi strani, come quello sull’ambiente e
sulla sua distruzione da parte dell’uomo: si tratta di una ideologia ambientalista degli anni 60.
Il nonno attacca il sistema sovietico ma provare a sovvertirlo ne implica la sottomissione. Il suo tentativo di
preservare la propria dignità non negando i suoi scritti gli costa 27 anni di gulag.

Pag 94
Il nonno racconta di come ormai la sua persona sia persa, è un uomo distrutto.
I puntini sono per indicare che quel che dice Ljova non è importante. Il nonno è aggressivo, duro, non
accogliente e dolce come lo aveva immaginato il nipote.
Il vecchio parla in generale dell’intelligencija russa, criticandola poiché si è avvicinata troppo al popolo,
dagli anni 40 infatti si era avvicinata parecchio al popolo cercando di educarlo su concetti come
l’uguaglianza.
Lo zoticone è il popolo (zotico = contadino); il dominio del proletariato, della violenza del potere operaio è
frutto dell’avvicinamento eccessivo dell’intelligencija che la tradizione aristocratica fino a quel momento
non aveva fatto per marcare la propria differenza.

Pag 95
C’è una assoluta mancanza di idealismo nelle parole del nonno, Ljova non è in grado di leggere la realtà!
Il potere è potere, ti vuole annientare, se parli con lui, lui ti reprime, non salva nessuno, non fa sconti a
nessuno. Liberazione non vuol dire libertà, ma viene vissuta come la massima delle umiliazioni ! dopo 27
anni che senso ha essere liberato? Viene arrestato a 40 anni e liberato a 67, la liberazione è vissuta come una
umiliazione per questo, perché non è neanche più un pericolo, hanno cancellato anni della sua vita. Ritornare
dopo 27 anni è annichilente.
Similitudini e immagini durissime, come quella della ragazza che si consegna volontariamente alle autorità
con un gesto d’orgoglio.
L’unica strada che gli è rimasta è l’autodistruzione con l’alcol.

Pag 96
che giustizia è la riabilitazione? È un altro uomo ormai, la liberazione è una ennesima ingiustizia. i valori di
coerenza e dignità vengono ad essere schiacciati e il nipote viene fortemente attaccato. Il nonno è molto duro
anche con il padre ! “sei come tuo padre, un traditore” ! generazione di traditori senza più dignità,
risultato del sistema sovietico che ha distrutto i rapporti padre – figlio.
Ljova tradisce suo padre con suo nonno: “il tradimento è nel seme”

II PARTE
Ljova è immerso nel mondo letterario anche nella seconda parte del libro in cui si trova costretto a scegliere
tra tre donne; il rapporto di oscillazione e indecisione c’è anche in questo campo.
3 ritratti di donne, 3 modelli di donne ideali:
1. Faina: variante esotica, difficile, travolgente, sfuggente, capricciosa, non russa e molto attraente; lo
fa ingelosire.
2. Albina: intellettuale devota sempre pronta ad ascoltarlo, sarà sempre al suo fianco.
3. Lupasa: donna carnale e passionale.
Tutte e tre rappresentano 3 possibili percorsi di vita; struttura circolare del romanzo, che inizia dalla fine per
poi presentare i vari percorsi che lo portano a quel risultato. Anche il finale ha 3 finali alternativi, visione
aperta dell’intreccio non lineare.

III PARTE
Tre epiloghi possibili, romanzo sulle possibilità aperte di una esistenza che si sviluppano in versioni e
varianti; di fisso c’è solo l’eroe ma la vita passa tra probabilità e possibilità: la parola centrale è !
PROBABILMENTE
Apertura esistenziale della vita di un uomo per cui vengono rappresentate le strade alternative del destino.
Vuole rappresentare i molteplici percorsi possibili, senza uno sviluppo lineare in uno spettro di possibilità
totalmente imprevedibili, percorsi paralleli della vita.
La vita è un insieme di potenzialità aperte in contrasto con la linearità del pensiero sovietico.
Il protagonista è un antieroe sovietico che non sa scegliere e non sa decidersi, è un romanzo sulla libertà;
fuga narrativa e funzionale dal reale nel mondo della letteratura di riflessione inconcludente e fuga nelle
strade che la vita avrebbe potuto prendere.

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Le fughe non sono reali poiché è immerso nel mondo della stagnazione, resta la fuga razionale nel mondo tra
sogno e letteratura.
Possibilità di apertura: senso di fatalismo, le cose sono andate così ma sarebbero potute andare in un altro
modo. Molto è frutto del caso, che lascia delle potenzialità aperte.
Bitov credeva che nella sua vita avrebbe avuto un solo amore e una sola casa, in realtà non andò così: da qui
l’idea che la vita comprende una varietà di possibilità.
Le pause metanarrative spiegano i percorsi, metaromanzo su come si scrive un romanzo.

Lezione 19
Pag 75
Riflessioni metanarrative sulla costruzione del romanzo, denuncia il narratore eterodiegetico esterno e
invisibile: il narratore deve essere visibile! Consapevolezza del punto di vista.
Parti in corsivo ! momenti di inserimento dell’autore.
Appartamenti in coabitazione: presenza dei vicini costante, come se fosse una realtà narrativa; l’autore è
vicino, ti vede.
Kommunalka (casa in coabitazione) non come realtà sovietica assoluta ma come tradizione che continua da
tempo. L’autore è un coabitante che osserva e si vede (Dostoevskij); Bitov denuncia la falsità di coloro che
creano narratori invisibili in favore della necessità di mettere in luce il narratore, che deve descrivere la vita
come qualcuno che non la capisce, ossia come il bambino, l’ubriaco o lo stupido.

Pag 76
Dove ci sono infrazioni rispetto alla coerenza narrativa, quando si descrive qualcosa che non si vede, c’è
l’infrazione più grave. Importanza di sottolineare la soggettività emotiva e prospettica del narratore. La linea
narrativa che aveva creato narratori invisibili gli pare estranea e lontana. Perorazione della narrazione
soggettiva e visibile. Denuncia la sua soggettività mettendosi in mostra e sottolineando l’importanza della
parola forse; limitatezza prospettica ma narratore di grande intelligenza umana, non è possibile dire come
sono andate le cose, racconta possibilità di esistenza con saggezza e umanità; intonazione del narratore
morbida, viva e carezzevole. Denuncia la soggettività e affronta la storia con comprensione. Romanzo
ironico e di sberleffo verso il personaggio che non sa affrontare la vita e non sa scegliere, lo guarda spesso
con ironia e distacco. Richiama l’Eugenio Onegin di Puskin, il modello più vicino al narratore per
l’atteggiamento ambivalente che si attua tramite ironia e sberleffo e umana comprensione e compassione.
L’eroe (Ljova) è il tipico rappresentante della letteratura degli uomini superflui (corrente letteraria iniziata
con Eugenio Onegin di Puskin, seguito da un eroe del nostro tempo, seguito da uomini superflui e infine da
padri e figli ).
È un eroe con grandi ideali ma incapace di prendere una decisione.
Il romanzo richiama i romanzi post – moderni per vari motivi:
1. Citazionismo: intertestualità forte e sottolineata sin dall’indice, riferimenti vari a tradizioni letterarie
sia seriamente che per satira.
2. Montaggio di testi di natura diversa: testi eterogenei (come nella prefazione, in cui viene inserita
la pagina di giornale), articoli scientifici e commenti filologici e funzionali in appendice.
3. Mischiare registro alto (narratore) e basso (cultura popolare).
4. Componente del metaromanzo: romanzo su come si scrive un romanzo.
5. Presenza di cammini paralleli: varianti di intreccio come in Se una notte d’inverno un viaggiatore.
Vicinanza maggiore: il dono di Nabokov (1935-37): si scontra con tutta la tradizione precedente.
Bitov non aveva letto libri occidentali ma grazie al tamizdat mentre componeva la casa di Puskin ebbe la
possibilità di leggere il dono ! è esattamente come il suo libro! Non ha inventato nulla di nuovo, nessun
nuovo modo per fare letteratura, ma questo rimane per lui un incoraggiamento ad andare avanti con la
stesura del romanzo. Romanzo con tratti caratteristici post – moderni nato in un contesto diverso. Il fatto che
venga pubblicato alla fine degli anni 70 accentua il suo essere post moderno.
Gioca con le forme e con il montaggio della tradizione letteraria precedente ma anche con forti messaggi di
protesta, che lo rendono diverso dai tipici romanzi post moderni, in una forma radicalmente nuova rispetto ai
tradizionali romanzi sovietici. Si tratta di una protesta estetica.
Il romanzo è in forma di protesta per la sua irriverenza, attenzione alla verità psicologica, è un “dimostrativo
atto di libertà estetica rispetto alle convenzioni”.
Bitov cerca una via di fuga nella realtà sovietica scappando in un passato o nel mondo dei sogni e della
finzione.

LE BARZELLETTE NELLA RUSSIA SOVIETICA

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Stagnazione: perdita di fiducia nel futuro del mondo socialista, privo di valori positivi. Fine della
stagnazione = anni 70: cade anche la fiducia nel socialismo: è evidente la mancanza di uguaglianza (per
esempio esistono ristoranti solo per i membri del partito).
L’ironia si concentra sulla figura del leader: soprattutto verso Brezhnev (che la stimola con i suoi
comportamenti e atteggiamenti).
Infatti:
1. Lenin: grande capacità retorica.
2. Stalin: grande capacità retorica solo nei momenti di difficoltà (come nel discorso all’URSS in cui
parla al suo popolo chiamandoli fratelli).
3. Kruscev: forte presenza scenica.
4. Brezhnev: linguaggio politico, pura retorica, forma senza sostanza. Ha un modo di presentarsi molto
poco credibile.
La classe politica è fortemente invecchiata nella fine degli anni 70. Il leader è vecchio e con passioni senili
(onorificenze auto-acquisite); si fa scrivere libri di memorie falsi e inventanti. Si tratta di una classe politica
delegittimata, sclerotizzazione della politica che si basa sul nulla.
L’ironia in primo luogo è dunque rivolta verso Brezhnev, contro il suo modo di parlare per esempio, perché,
colto da una sclerosi, parla piano e male, e si fa scrivere i discorsi, si capisce che sta leggendo.
Le barzellette sono quindi:
1. Contro il modo di parlare di Brezhnev, che si mangia le sillabe.
2. Contro la sua incapacità logica.
3. Contro la sua incapacità di lavorare anche solo a un livello meramente burocratico.
4. Contro la mancanza di senso nel vivere in un paese socialista che non è più tale.
5. Contro l’incapacità di gestire le situazioni pubbliche.
6. Sono anche su tutta la vita russa in generale.
Guarda video di auguri per il nuovo anno del 1979 in cui parla Brezhnev, fa stra ridere.
Queste barzellette dimostrano il discredito insito nella popolazione nei confronti di Brezhnev.

Lezione 20
MODULO C ANTICIPATO
Sinjavskij – BUONA NOTTE!
Pubblica e scrive tra gli anni 60 e 80, è figlio di un nobile diventato socialista, che aveva aderito alla causa
sovietica, che si occupa di letteratura con scarso successo. Sinjavskij si iscrive a lettere e si specializza su
Majakovskij.
Scrive tanti racconti fantastici (la Gelata ! allegoria della realtà totalitaria) benché il genere fantastico fosse
guardato con sospetto dal regime sovietico.
Alexei Lubimov: realtà alternativa, distopia ambientata in un paesino socialista che decide di realizzare in
modo intransigente il comunismo staccandosi dall’URSS.
Nel 1965 Sinjavskij viene arrestato per aver pubblicato all’estero (tamizdat) e per un pamphlet sul
“surrealismo socialista” in cui affermava la necessità di recuperare il fantastico nel realismo socialista. Le
sue posizioni eterodosse lo portano all’arresto, il suo processo e quello di Daniel fecero molto scalpore,
poiché vennero accusati per le loro posizioni letterarie più che per il tamizdat: vengono condannati per
delitto letterario (diversione stilistica antisovietica).
Vengono condannati a 7 anni di reclusione, lo scalpore è dato dal fatto che questi due elementi sono i primi a
mettere in dubbio il realismo socialista e i primi ad affermare la loro non colpevolezza, insistendo sul fatto
che avere uno stile diverso non implica compiere un reato.
Sinjavskij viene rilasciato nel 71 e nel 73 emigra in Francia, dove insegna letteratura russa e fa il romanziere
e il pubblicista.
Scrive:
1. Una voce dal coro.
2. Passeggiate con Puskin.
3. All’ombra di Gogol.
Mantiene anche quando emigra lo pseudonimo scelto in URSS (Abram Terz) ! diventa il suo alter – ego: è
una figura leggendaria odessita ! si tratta di un ladro e bandito di Odessa, ebreo leggendario famoso per la
sua simpatia e spregiudicatezza.
PERCHÉ SINIJAVISKIJ SCEGLIE PROPRIO LUI?
Sinjavskij non era ebreo, ma apprezzava questa figura perché rappresentava i reietti e le minoranze bandite,
figura marginale della malavita.
Sinjavskij è un po’ la voce fuori dal coro nel panorama sovietico dei grandi emigrati per persecuzione; infatti
è molto diverso da uno dei più grandi emigrati, Solzenicyn, che si mostrava tramite atteggiamenti

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nazionalistici e conservatori, in opposizione all’URSS tramite valori tradizionali; mentre Sinjavskij non ha
tutti questi atteggiamenti visibili, è una figura fortemente marginale.
Buona notte! è un libro che richiederà una elaborazione molto lunga; si parla in prima persona degli episodi
della sua vita, dagli ultimi anni del governo di Stalin fino al suo arresto.
È diviso in 5 episodi: l’arresto e la reclusione vengono inseriti nelle parti centrali.
Il narratore coincide con l’autore, è visibile un marcato tratto autobiografico, sono tutti episodi della sua vita
contornate da riflessioni personali, è un’opera ibrida, tra il memorialismo e il romanzesco.
STRUTTURA
5 capitoli:
1. Arresto di Sinjavskij: lupo mannaro ! metafora dell’incontro con le autorità sovietiche e dialogo
con l’ispettore; il narratore si sdoppia, da una parte c’è il professore di lettere mite e docile, dall’altra
il suo alter – ego Abram Terz lo incoraggia e lo fomenta. Tema chiave: scrittura come arma di
salvezza. Lubjanka: palazzo nel centro di Mosca, fondamento del KGB, simbolo del terrorismo
sovietico. La sua identità si sdoppia e viene salvato da Terz.
Lo stile è ricco, pieno di aggettivazioni, colloquiale, ma comunque molto ricercato, frasi complesse con mille
incisi, ma sempre curatissime.
Nelle prime pagine c’è un concetto fondamentale: la forza trasfigurante della scrittura.
La prigione viene rappresentata come un teatro: l’interrogatorio diviene una piece teatrale, raccontando così
cose che lo hanno toccato mediate da un filtro estetico ! dove in prigione finisce il teatro e comincia la
realtà pag 13. Lo stile trasfigura una realtà che in verità è dura, con una visione distaccata ed estetizzante. La
metafora del teatro spiega il senso di quella realtà, non cerca una via di fuga. Tutti i dettagli sono molto
precisi.
NB: Donatovic è il patronimico.
Descrive l’esperienza dell’interrogatorio in modo diverso rispetto a Solzenicyn: osserva tutto con distacco e
ironia, come un attore che recita una parte che in realtà ha vissuto.
All’interno del romanzo vi è anche una riflessione sulla scrittura del romanzo: metalinguaggio e
metanarrazione con una violenza particolare, che apre una via di fuga per non naufragare. Il libro da scrivere
nella prigione diventa fondamentale: il foglio di carta bianco è l’unico appiglio a cui ci si può aggrappare.
La possibilità di scrivere un romanzo è istinto di conservazione ! si attacca alla vocazione proprio quando
gliela revocano.
La scrittura diventa un fiume purificatorio e salvifico. Visione di una scrittura che riserva scoperte: la lingua
è un deposito di fonti, metafora di un fiume che aiuta a comprendere la realtà (acqua purificatoria).
Brodskij: sull’Esilio ! accusato di essere nullafacente, il poeta che viene mandato in un altro paese ha solo
una ricchezza, la sua lingua, che è una navicella e un’ancora di salvezza.
2. La casa degli incontri: momento commovente: due o tre giorni di felicità concessi ai reclusi da
passare con la moglie in un ambiente angusto e con fuori un aguzzino che spia i loro momenti di
intimità ! il momento viene trasfigurato, è una situazione terribile e viene trasfigurata come se
fosse un quadretto idilliaco e fantastico.
Il linguaggio si teatralizza: pag 95: dongiovanni ! in realtà la situazione è parecchio tragica.
Avvicinare situazioni di tragicità alla teatralità serve per trarre dalla situazione un senso e una
umanità. La teatralità è priva di qualcosa di libertino, anzi, è carica di senso pratico da parte della
donna, che si concede all’uomo per tenerlo su di morale e per restituirgli una dignità umana. Da una
parte bisogna dire le cose in modo diretto (“non gli funziona il coso” ) dall’altra si nota una forte
pragmaticità femminile, dimostrando l’idea di una profonda umanità della donna come ancora di
salvezza! ode della femminilità pragmatica in grado di capire senza seguire la logica (“la donna è
migliore di noi” pag 131). Trasfigurazione ! donna come una cascata, le cose vanno fatte per stare
insieme, non per una qualche ragione. La forza della scrittura sta nel creare storie partendo da
situazioni insignificanti.
3. Terzo capitolo: narra dell’incontro tra il figlio e il padre che torna dal gulag ! metafora della
foresta; il padre incontra il figlio ma rimane immerso nella notte staliniana e teme in continuazione
di essere spiato. Buonanotte: parole dette dall’aguzzino quando lo chiude in carcere ! indica la
grande notte staliniana e anche il momento fantastico in cui si possono fare sogni con cui consolarsi
da quell’incubo.
4. Quarto capitolo: relazioni pericolose ! morte di Stalin e comparsa di fantasmi di Stalin: la storia
russa diventa una allegoria, una messa in scena teatrale fatta con cura ! pag 256: esposizione del
cadavere di Stalin, scena inquietante della sua salma e senso estetico della storia; il periodo
staliniano è fatto di streghe e sabba, mondo popolato negli ultimi anni da sortilegi ! evoca la figura
di una prostituta che stava con Stalin e la descrive senza mezzi termini, la trasfigura fino a renderla

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quasi una esperienza evangelica, ricorrendo al fantastico (Dostoevskij). Narra di un tema pesante e ci
aggiunge il fantastico: lode alla forza trasfigurante della letteratura che trasforma la realtà in
qualcosa di sensato: dare senso alla realtà tramite l’arte, attraverso lo stile metaforico.
Si tratta di un’opera che sta tra il saggio memorialistico e il romanzo, tra l’autobiografia e il fantastico, che
evita soprattutto le forme tipiche della letteratura dei dissidenti. Non fa letteratura di testimonianza, non usa
linguaggio di cronaca, riprende da Dostoevskij l’idea di fantastico e rende oggettiva la sua reclusione. Coglie
l’essenza stessa del reale. Ha molti modelli: Dostoevskij, Gogol ! da loro proviene l’idea di indagare la
realtà sfruttando il fantastico; Majakovskij e Rozanov ! da loro proviene la forte vena polemica nella sua
autorappresentazione; sono due autori che hanno sempre posto se stessi al centro della scena, diventando
oggetti della propria letteratura. Si allontana dell’idea di uno scrittore portatore di una missione civica di
testimonianza (Solzenicyn).
Sinjavskij: lontano dalle posizioni tradizionali, il gulag è una realtà allucinante da trasformare in arte. La sua
biografia viene quindi contaminata dalla fantasia, sublima la tragedia dell’autore in un oggetto estetico, con
il filtro magico del realismo fantastico.

Lezione 21
MODULO B
EROFEEV – Mosca Petuskì, poema ferroviario
Autore famosissimo in Russia, circola parecchio tramite samizdat, questo diventa un best – seller in quel
campo. Autore di provincia nato a Murmansk ma che vivrà tutta la sua vita a Mosca, vi nasce nel 1938 da
una famiglia povera; a Mosca frequenta l’università, il corso di filologia russa, ma viene espulso
praticamente subito per inadempienza agli ordini militari; vivrà una esistenza di stenti. Muore nel 1990.
Nel corso della sua vita fa parecchi lavori (scaricatore di merci…), ha varie e modeste mansioni
principalmente a Mosca, poi nel settore delle comunicazioni telefoniche; poco dopo perde il lavoro in quanto
alcolista. Vive a Mosca senza documenti e come un barbone senza fissa dimora: alcolismo, degradazione e
vita difficile ai margini del mondo sovietico sono le sue caratteristiche principali.
Scrive una serie di opere:
1. Appunti di uno psicopatico: fortemente autobiografico.
2. Alla buona novella.
3. Tra Mosca e Petuskì.
4. Erosemof visto da un eccentrico.
5. La notte di Valcurca: tragedia, pessimismo esistenziale.
Diventa uno degli autori più amati del panorama russo, circola in forma dattiloscritta in samizdat diventando
popolare nell’underground moscovita clandestino.
Mosca – Petuskì
Storia di un incerto viaggio di un ubriacone in uno dei sobborghi di Mosca dalla piazza Rossa verso
l’estrema periferia, effettuato tramite un treno elettrico per pendolari (elektrika). Si tratta di un viaggio di
bevute, una esperienza esistenziale con ben visibile l’elemento autobiografico; c’è un forte sottotesto
evangelico e tanti legami intertestuali.
Storia della composizione
“opera scritta durante i lavori di cablaggio…” ! scritto e precisato alla fine del libro. Circola sia in
tamizdat che in samizdat, viene pubblicato per la prima volta in Israele in modo molto approssimativo e
lacunoso ! pubblicato qui in russo perché Israele era uno dei più grandi centri della migrazione russa, anche
a livello politico: il disgelo dà la possibilità a cittadini di origine ebraica di emigrare in altri paesi.
Negli anni 70 gli Stati Uniti diventano un altro grande polo di migrazione ! Brighton Beach: grande
comunità di russi con stile di vita anni 70 ancora oggi che si sforza di mantenere tradizioni antiche.
Viene subito tradotto in francese, inglese e italiano. In Russia esce durante la perestroika su una rivista
chiamata la sobrietà dall’alcol (rivista per un pubblico che deve superare l’alcolismo) nel 1988-89.
Nel 1990 viene pubblicato in volume. Petuskì diventa luogo di culto per tutti gli ubriaconi moscoviti.
L’autore si sorprende molto per il successo: l’opera è ricca di elementi colti ma è stata scritta per pochi e
fidati amici. È per un pubblico di lettori sovietici ma anche per un pubblico esperto in questioni alcoliche
(c’è un capitolo dedicato alla formazione di cocktail).
Avvertenza dell’autore: nell’introduzione spiega il motivo per cui ha ricevuto molte critiche per il capitolo
che inizia con e subito bevvi. È una avvertenza fortemente parodica per introdurre elementi inaccettabili sul
mondo dell’alcolismo (gli stati di ubriachezza sono contrari all’etica sovietica ! tanti manifesti contro
l’alcolismo, che rende i cittadini non sovietici) + turpiloquio, fortemente inaccettabile.
Stazione di Kursk: uno dei grandi nodi ferroviari di Mosca, stazione decisamente malfamata.
Tutti dicono: orientamento sulle voci della gente.

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Viene evocato il Cremlino, luogo simbolo dell’autorità, sede del potere e simbolo della Russia; alle porte del
Cremlino si trova il mausoleo di Lenin; luogo della cultura alta e seria ! simbolicamente il personaggio
principale non riesce ad arrivare a questa cultura, infatti non raggiunge mai il Cremlino fisicamente.
Inizia questa grande descrizione del mondo delle bevute del protagonista: primo elemento stilistico !
importanza delle voci altrui (la gente dice, tutti dicono, un mio amico diceva ); tante voci, o degli ubriaconi,
o ufficiali, o della gente in generale. Emergono anche le voci degli angeli e le voci tentatrici del demonio, ma
anche voci mitologiche.
Opera polifonica basata su un dialogo interiorizzato, dove una pluralità di voci si scontra passando
dall’ingenuamente comico al tragico; al contrario di Dostoevskij qui non c’è ideologia ma una coscienza che
assume una forma internamente dialogizzata. Non si capisce chi parla, a volte ci sono segni grafici, altre
volte solo corsivo. C’è una varietà di intonazioni diverse, dal mondo basso dell’eroe alle voci della
coscienza.
Bachtin: il romanzo si basa su plurilinguismo e plurivocità, su una sostanza prettamente polifonica e su una
base in prima persona. Si basa tutto su una varietà di lingue e una grande quantità di mestieri e gruppi sociali.
PROTAGONISTA ! eroe autobiografico, l’identificazione tra autore ed eroe si può notare anche per la
somiglianza nel nome; ci sono anche tanti riferimenti al lavoro dell’autore. Rimane una certa distanza tra il
piano biografico e finzionale ! c’è un ricco tessuto di richiami a opere letterarie da cui emerge la sua figura.
Si tratta del filone del piccolo uomo (dal Cavaliere di bronzo di Puskin) ! coloro che rimangono ai margini
della società sovietica (anche Dostoevskij e Gogol ne sono fautori).
Il protagonista ha qualcosa di religioso, non solo letterario, ma quasi una figura vicina alla letteratura di
pellegrinaggio e di sofferenza.
Dalle prime battute si comprende che il personaggio è un antieroe, con tantissimi tratti contrari rispetto
all’eroe sovietico:
• Non ha idee sovietiche.
• Non ha idea dell’etica del comportamento.
• Non ha entusiasmo.
• Non lavora.
• Non crede negli ideali sovietici.
• Si abbandona agli eccessi.
• Non supera prove eroiche.
• Vive in un mondo dove non c’è spazio per gli eroi.
• Vuole un mondo privo di eroi.
Pag 17: c’è una forte tensione nel descrivere chi sono io tipica dei romanzi di Dostoevskij. La timidezza non
è una caratteristica sovietica; viene ribaltato totalmente il mondo sovietico e i suoi valori ! ha tratti
dell’universale pochezza d’animo: non ha coraggio ed è contrario all’essere sovietico.
Un solo angoletto dove non c’è spazio per gli eroi: pochezza d’animo come via di salvezza da ogni male
classico – religioso. Esaltazione della debolezza dell’individuo (stirpe dei piccoli uomini ).
Richiama L’Uomo nel Sottosuolo: “Malato nell’anima” pag 38 ! parla dei suoi tratti come di una malattia
dell’anima, dolore e malattia si mischiano alla paura.
“PENA E PAURA” pag 39 ! è delicato e debole, ma anche veggente, è capace di comprendere le sofferenze
altrui; la verità a lui non è nota, non si è neanche avvicinato a comprenderla, ma il fatto che lui soffra tante
pene lo pone in posizione di capire come gira il mondo.
Dialogizzazione interna costante, si rivolge agli ubriaconi e alla società. L’alcol diventa ciò di cui si nutre ma
anche metafora e allegoria della sua sofferenza umana (pena, paura e mutismo). Lui capisce la pena del
mondo perché anche lui la sente.
Pena: dolore del mondo, non piccola sofferenza.
Essere ultimo tra gli ultimi: sentimento impossibile da superare.
Alcol come allegoria della sostanza spirituale della vita, spirito alcolico e spirito come anima.
Si pone spesso come dissidente, il discorso politico però non viene mai ideologizzato; ha un modo di vivere
ai margini che si contraddice in quanto pratica vitale. Non è estraneo ma radicato rispetto al suo popolo
(sguardo gonfio e vuoto per l’alcol) ! sente un sentimento di orgoglio nell’essere il profeta degli alcolizzati;
l’alcolismo viene visto come motivo di orgoglio.
C’è una forte contrapposizione tra russi poveri di comfort ma ricchi di spirito e l’occidente, ricco ma povero
di spirito ! accenno ironico: “ecco gli occhi del mondo del puro profitto!”.
Alterna in modo saggio intonazioni letterarie e fluttuazioni tra registri alti e bassi.
Forte letterarietà poetica ottocentesca (pag 23-24) con caduta comica e bassa (“per loro è tutta acqua
fresca”).

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La sua cultura lo rende alieno agli altri (pag 31 ! e poi udite, udite! ) ! è attaccato alla cultura di Puskin e
Bloch, che vengono tradotti per i suoi amici ubriaconi per renderli tangibili: i profumi e gli odori del mondo
simbolista di Bloch si traducono per gli ubriaconi nella voglia di bersi il profumo pur di ingurgitare alcol.

Lezione 22
MODULO B
Interessante è il motivo del viaggio, anche perché è un racconto di un viaggio.
Mosca-Pietroburgo di Radishev ! Il viaggio regge l’intreccio di questa storia. Ad una lettura più attenta
vediamo che il romanzo presenta una struttura che ritorna verso l’inizio. C’è un ritorno del personaggio da
dove era partito, la piazza Rossa a Mosca. Vediamo un struttura ad anello simile a quella del Biglietto
stellato. A sottolineare come il movimento fosse essere più psicologico/metafisico. Mosca, il Cremlino, che
era anche nella fase Pre – Petrina il luogo del potere, poi nella fase dopo Pietro il grande diventa il palazzo di
Inverno.
Il protagonista del racconto è un personaggio che non agisce, ma è agito. Da cosa? Dall’alcol, che lo fa
muovere in una sorta di forza mistica, alla ricerca di una nuova resurrezione. È un movimento che va verso
una terra santa, un ideale. Lo spazio è segnato dalle bevute.
L’elemento che suscita ilarità nel primo passaggio è la costante di accostare termini che hanno un valore
generale e universale (anima, membra, natura dell’uomo) ad una situazione che è triviale. A questo
movimento che è digressivo degli spostamenti moscoviti del protagonista corrisponde un movimento
digressivo dei suoi discorsi. L’alcol su cui è costruita la storia, è un perno, una forza che lo continua a portare
verso movimenti di morte e resurrezione. C’è sempre un’altra bevuta che lo fa risorgere, quando ci si trova
nel momento di hangover, quindi un momento di tristezza e di morte, l’assumere alcol lo riporta alla vita. Il
viaggio da Mosca a Petuski, è un viaggio dove si beve sempre di più uno fino ad arrivare alla fine del viaggio
dove non c’è più da bere. La struttura narrativa del romanzo, anche lo stato d’animo del personaggio
corrisponde a questo movimento.
C’è anche una dimensione mistico religiosa, in cui il movimento non è solo fisico, ma verso un calvario e
una resurrezione. C’è un accostamento di un lessico fortemente letterario a tratti profetico nel suo primo
dialogo con gli angeli (pag. 12). C’è il riferimento evangelico, il redentore e anche un ricorso ad un
turpiloquio. C’è il contrasto fra la visione mistica degli angeli che però gli suggeriscono dove andarsi a
comprare l’alcol: figura lieve degli angeli vs parole prosaiche degli angeli stessi.
C’è poi anche un altro passo con il dialogo con Dio: stessa situazione mistica e contenuto prosaico.
Genis sostiene il radicamento del testo ad una dimensione bassa ma allo stesso tempo mistica e religiosa. La
stessa ubriacatura viene descritta come un’esperienza mistica. Non ci sono solo riferimenti evangelici ma
anche biblici: sofferenza del protagonista come la passione di Cristo. Ogni smaltita di un’ubriacatura è una
crocifissione e poi una nuova ubriacatura, invece diventa una resurrezione. È un viaggio come quello del
pellegrino dantesco, reale e mistico. L’hangover è interpretato come un’esecuzione e la morte come una
crocifissione. L’individuo non ha un forza d volontà, è vissuto dall’alcool, e mosso dagli altri. Ecco perché
c’è il ricorso della forma impersonale, che aiuta il lettore russo a capire la dimensione passiva dell’”eroe”.
Una simile interpretazione degli eventi di tutti giorni porta a far si che gli eventi biblici assumendo toni di
parodia tra l’alto e il tragico, siano legati insieme dal comico e dall’osceno. L’alcol è sostanza mistica. Ciò è
confermato da una serie di locuzioni usate nel testo !
• “Alzati e cammina”, resurrezione di Lazzaro.
• “basta pescare nell’acqua torbida, devo diventare pescatore di uomini”.
L’ubriacatura può essere vista come momento di creatività. La metafora ricorrente a quella dell’”Alzati e” è
quella “Si bevve, buttando indietro la testa come un pianista”. Nel bere in Russia c’è una certa solennità
artistica, il bere è una prova teatrale, una performance. Quello è il movimento dell’ubriacone. Per il russo il
bere non è un piacere, che va centellinato. Ciò è manifestato nel modo in cui i russi bevono. Il Brindisi non è
come quello che facciamo noi in caso di occasioni importanti, il brindisi avviene in Russia sempre quando si
beve l’alcol con unione tragica e comica. Si fa il brindisi in occasione del banchetto funebre, quando si
ricorda del defunto e prima di bere si dicono le cose tristi, alle volte si piange e si ride. Una cultura
completamente diversa, la sacralità del bere non è edonistico piacere calcolato e colto, in cui apprezza di più
il vino chi ne riconosce il profumo. L’indebolimento della ragione è fondamentale nella bevuta russa: si
perde la logicità, non è qualcosa di vergognoso, ma è un ragione di umanità maggiore cosi come lo vive il
protagonista e lo vivono i russi. Questo testo rappresenta appieno la filosofia dell’alcol.
Erofeev è uno studioso di metafisica.
Bitov riesce a esibire la pedata di lucidità del nonno. Scrive infatti che l’ubriachezza è una metafora o forse
non è neanche quello, forse è un metodo.
Sin dalle primissime pagine il tema del viaggio è cammino di un ubriacone ma anche pellegrinaggio verso un
luogo santo, quindi si sdoppia sul piano spirituale e su quello corporale. Lui si pone come profeta del suo

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popolo, il popolo degli ubriaconi. Il treno è uno spazio luminale, perché è un luogo di soglia cha da accesso a
due realtà, una reale e l’altra immaginaria. Prima il vagone è popolato da creature realistiche e poi con
l’aumentare del grado alcolico del personaggio queste figure diventano fantastiche ( satana, la sfinge, le
Eumenide, Mitridate).
Questa condizione di miseria, gli ultimi degli ultimi, dà la possibilità a loro di penetrare nella sostanza delle
cose e capire la realtà. Anche gli stessi personaggi che incontra ripetono cose che lui aveva già detto,
sembrano doppi o sosia del personaggio. Ciò che lui ricerca è un paradiso perduto, dove c’è un donna,
descritta con tratti parossisticamente contraddittori, santa, ma pronta a darla al primo che viene. C’è questa
tendenza a rappresentare Petuski come luogo dell’Eden. C’è riferimento ad un lessico che è evangelico.
Il fatto che lui sottotitoli poema il suo romanzo, si rifà alle “Anime morte” di Gogol e al poema dantesco.
Possono essere interpretate con una sorta di blasfemia o di gioco. Una attualizzazione nell’età sovietica degli
anni 60. Più si avvicina alla meta, più crescono i momenti di assurdo.
Ad un certo punto il treno torna indietro. C’è una disgregazione delle coordinate spaziali e temporali ad
avvicinarsi a Petuski.
Il genere picaresco è evocato ma al tempo stesso cancellato dalla sostanza fortemente mistica e religiosa di
questo viaggio. Può essere visto come una struttura di genere ambivalente, un po’ poema un po’ viaggio
letterario. Vedendo la tragedia, vediamo al commedia.
La lingua del romanzo è fortemente arcaica, l’alto e il basso non sono divisi, ma non c’è un stile medio. Oltre
ad un livello biblico, abbiamo il simbolismo russo, un falso romantico un po’ di maniera, tipo Goethe o
Schiller, imitazioni pseudo-gogoliane, discorsi pseudo filosofici, i sillogismi kantiani, grande turpiloquio.
Gli elementi tipici dell’underground alto sovietico; si vede la quintessenza dell’ironica ambivalenza del tardo
sovietico.
L’opera non è politica, non-politicità, accetta dei limiti, confini, fra la serietà e l’umorismo. Il supporto del
regime dell’opposizione e il senso e non senso. Non è la dissidenza, né un gioco ironico che è posizione
politica che abbiamo visto in Abram Terz, vi è un rifiutare di sottomettersi a quelle categorie. Si sottrae a
quella logica imposta dal regime. Il personaggio esclama con la sua umiltà e non difesa di non appartenere a
quelle categorie.

Lezione 23
Ultima fase della cultura sovietica: Gorbaciov (1985)
Nel 1982 muore Breznev e a lui seguono due segretari molto anziani: Andropov (dal 1982 al 1984) e
Cernenko (che dura meno di un anno, nel 1985).
Gorbaciov era il braccio destro di Andropov, con lui comincia un nuovo corso per la cultura sovietica
chiamato: PERESTROIKA.
La Perestroika consiste nella ristrutturazione dello stato sovietico tramite la sua democratizzazione sociale e
attraverso cambiamenti politico – economici.

XVIII congresso del PCUS:


• Legalizzazione dell’imprenditoria privata.
• Nascita di nuove cooperative.
• Maggiore pluralismo politico: candidati multipli alle elezioni.
• Alta dirigenza aperta anche a membri non facenti parte del partito.
• Maggiore libertà di parola: glasnost ! “trasparenza” ! viene consentita ai media la possibilità di
parlare di quel che non va, anche per quanto riguarda il passato, rivelando cose anche sul patto
Molotov – Von Ribbentrop per esempio. Si pubblicano opere mai pubblicate prima (come il Dottor
Zivago).
L’apertura e la democratizzazione mettono in luce un gravissimo stato di decadenza che porta alla
disgregazione dell’URSS, soprattutto in seguito allo scoppio della centrale nucleare di Chernobyl.
L’assenza di un potere politico centralizzato e autoritario porta tensioni forti ai margini dell’URSS come in
Caucaso (Armenia vs Azerbaijan) e nei paesi baltici.

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Nel campo economico l’imprenditoria privata e le cooperative accentuano il disastro dell’economia russa, il
rublo non ha più potere d’acquisto e c’è un deficit forte per mancanza di merci di consumo.
La popolazione reagisce ai nuovi fenomeni con sentimenti contrastanti (speranza, scetticismo ed euforia). La
speranza è dovuta alla visualizzazione concreta di cose mai viste, come la liberazione di prigionieri e la
formazione di nuovi partiti politici. Cambia la realtà ma rimane uno dei periodi di maggior crisi del sistema
(soprattutto nella distribuzione)
BARZELLETTE:
• Presa in giro del modo di parlare di Gorbaciov che, venendo dal sud, ha un accento fortemente
meridionale.
• Gorbaciov diventa impopolare soprattutto per la campagna contro l’alcolismo.
In questo periodo si produce a caso e mai cose di cui si ha realmente bisogno, si fanno lunghissime code per i
generi alimentari e di consumo primari, perché si produce totalmente a caso; scompare ciclicamente tutto dal
mercato.
Compaiono nuovi metodi di vendita come la vendita con la zavorra: se si chiedeva un genere raro il
compratore doveva acquistare anche qualcosa che era stato prodotto in eccesso.
Le vetrine e gli scaffali erano uno spettacolo desolante: non c’era interesse a promuovere la merce, ma le
vetrine venivano composte in modo attento, esponendo oggetti non in vendita che suscitavano desiderio.
Negli anni 70-80 crolla la figura del sistema sovietico. Quando c’erano merci russe si trattava sempre di
merci scadenti. Si inventano un marchio di qualità fittizio !

Il popolo ne parla come “un uomo senza testa che allarga le braccia sconsolato”.
Viene alimentato il mercato nero e cresce la solidarietà fra compratori, si cerca di aiutarsi.
Quando si rompeva un oggetto, questo non poteva essere aggiustato.
Vladimir Arkhipov: colleziona oggetti e ne fa altre cose !

cartello stradale/pala.
Piretto: la vita privata degli oggetti sovietici.
Calvino: il mistero delle code.
Il rito della coda sovietica si armonizzava con la tradizione russa dell’accalcarsi negli spazi ristretti o del
vivere in condizioni di condivisione con estranei. Magari si stava in coda per ore e si arrivava alla fine senza
avere la merce desiderata. Si creano nuove forme linguistiche da utilizzare in qualsiasi coda per capire le
cose (chi è l’ultimo della fila? Io sono dietro di lei!).

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Nasce il senso sovietico del tempo: i cittadini sovietici hanno una calma incredibile e molto più tempo libero
e maggior necessità di cercare prodotti; c’era chi passava la notte in coda per ottenere beni di prima
necessità. Si crea un mondo di solidarietà e conflitti in una condizione di forte disagio, che stimola quindi la
comunicazione.
Epstejn: “coda come scuola di pazienza e ottimismo” perché attribuisce all’articolo un valore e una
emozione speciali.
La Coda ! romanzo di Sorokin ! tutto composto da dialoghi brevissimi di gente in coda. Linguaggio
assolutamente normale, impressione di una massa informe e senza volto, dove sorgono i primi pregiudizi
della gente (contro i caucasici per esempio). Anche nelle code succedono cose ! immersione nel mondo
sovietico, il lettore comincia, verso la fine, a riconoscere i personaggi.

Lezione 24
I duri anni Novanta: termine ideato dal popolo stesso per definire il sentimento comune di quel dato
periodo storico, da altri definito come i maledetti anni Novanta.
Economia e società: fine della Perestroika nel 1989, aperture in URSS ne cambiano radicalmente il volto.
Lascia la libertà ai paesi – satellite di scegliere una propria via al comunismo.
9 novembre 1989: caduta del muro di Berlino ! serie di eventi macroscopici che dimostrano la fine
dell’URSS.
Il PCUS perisce nel 1990 ! Gorbaciov chiede che si lasci spazio ad altre formazioni politiche, abolisce la
censura e diventa premio Nobel per la Pace, diventa poi presidente della Russia, aumenta i suoi poteri di
presidente dell’URSS e diminuiscono intanto quelli del parlamento.
Eltsin diventa presidente del presidium del soviet.
Nasce la Repubblica Federale Russa e gli stati – satellite si allontanano.
URSS: 15 repubbliche + altri stati (satelliti) dipendenti da Mosca ! fine URSS dicembre 1991. Gli stati –
satellite si allontanano da Mosca e così anche i paesi del Patto di Varsavia.
Eltsin viene eletto nelle prime elezioni democratiche in Russia del giugno 1991 (primo presidente della
Russia, non più dell’URSS, dove c’era Gorbaciov).
In agosto la vecchia élite cerca di fermare la disgregazione dell’URSS ! putsch contro il parlamento e
contro le riforme. Eltsin diventa la figura – guida popolare della vicenda perché ferma gli insorti. Gorbaciov
capisce che è tutto nelle mani di Eltsin (tra i due non scorre buon sangue); Gorbaciov si dimette da segretario
generale del PCUS e il PCUS si autoscioglie, fine della supremazia comunista. Eltsin nazionalizza le
proprietà del partito.
Accordi di Belavezha [dicembre del 1991] ! al posto dell’URSS si forma una comunità di stati indipendenti
composta da Russia – Ucraina – Bielorussia.
1992: inizio delle riforme economiche: Egor Gajdar ministro dell’economia insieme a Chubais !
difficoltà nel trasformare l’economia di un paese come questo.
Con le riforme economiche di liberalizzazione i risparmi dei singoli si polverizzano ! TERAPIA D’URTO
! bisogna immettere l’economia di mercato in modo rapido ed immediato: liberalizzazione dei prezzi e
svalutazione enorme del rublo in un paio di mesi. Ci sono una serie di assalti alle cose e alle merci preziose
anche se manca il bisogno di possederle per salvare i soldi rimasti ! capitalismo selvaggio agli occhi dei
sovietici. La terapia d’urto viene odiata tantissimo e il successore di Eltsin non può fare nulla, la
liberalizzazione è ormai avviata.
1993: secondo putsch in cui in un referendum viene dato appoggio ad Eltsin ! ultimo scontro forte tra poteri
e nuovo colpo di stato, scontro tra potere legislativo (parlamento) e potere esecutivo (Eltsin) ! due
legislazioni in conflitto, la vecchia legislazione dell’URSS vs nuove regole.
Estate del 1993: la popolazione scende in piazza a sostenere Eltsin che manda i carrarmati contro il
parlamento e schiaccia i vecchi nostalgici.
Seguono anni meno violenti (1994-1999), inframmezzati solo dalla guerre in Cecenia del 1994-95.
1996: nuovo mandato di Eltsin (il primo andava dal 1992 al 1996; il secondo dal 1996 al 1999) ! evidenti
problemi di salute e alcolismo. Gli oligarchi si impossessano delle compagnie di stato, ci si trova in una
situazione dominata dalla corruzione e dalla mafia.
Putin viene nominato da Eltsin capo del governo e nel 2000 diventa presidente.
L’economia va sempre peggio, impoverimento, caos economico, razionamento (vengono emessi dei coupon
per i beni alimentari essenziali).
1998: crisi economica (default) ! fallimento statale.
Sono anni traumatici per la popolazione; Eltsin è uno dei volti più amati e simbolo di questi anni dai russi,
sentito come uno di loro soprattutto per la sua provenienza proletaria (mentre in occidente era più amato
Gorbaciov per la sua eleganza e la sua capacità dialogica).

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Riforme positive di Eltsin:
• Passaggio da una economia socialista a una a libero mercato/capitalismo, periodo dominato dalle
disuguaglianze (Alexjevich: tempo di seconda mano ! spiega le reazioni popolari).
• Passaggio pacifico da URSS a stati indipendenti (non scontato, vedi Jugoslavia); ci sono comunque
piccoli scontri (Cecenia, Caucaso) ma poteva andare peggio.
• Maggiore libertà di stampa, libertà nella critica del governo, per esempio.
• Elezioni democratiche e libere.
Riforme negative di Eltsin: quattro accuse fondamentali !
• Crisi del 93 in cui spara contro il parlamento democraticamente eletto.
• Svalutazione del rublo e impoverimento della popolazione.
• Privatizzazione selvaggia delle compagnie dello stato e creazione di voucher per cui ad ogni azione
corrisponde una azienda statale (gli uomini più vicini al potere comprano le azioni di industrie più
forti) ! l’apertura al libero mercato fa in modo che le fabbriche russe non valgano più nulla, i più
ricchi investono su aziende ricche, i poveri hanno voucher che non servono a nulla ! i riformatori
hanno svenduto la Russia.
• Criminalizzazione del paese: la criminalità in URSS era bassissima, l’assenza di un potere
centralizzato la riporta in vita. Sono tutti corrotti, i banditi rappresentano la figura simbolo di questo
periodo ! film: Mosca di Zel’dovich (sceneggiatura di Sorokin).
Putin: “la fine dell’URSS = più grande cataclisma del secolo”. NB: non è il risultato delle scelte di un uomo
(Eltsin) ma frutto di un periodo.
Eltsin possedeva i tipici vizi russi: ubriachezza, goliardia, comportamenti anticonvenzionali ! video: BEST
OF DRUNK BORIS ELTSIN.

PUBBLICITÀ
Prime pubblicità: anni 90, prima del libero mercato non ce n’erano, era tutto nazionalizzato.
Pubblicità della Banca Imperiale: appena fondata, poca esperienza, tanti problemi, truffe ! l’autorevolezza
della banca viene costruita attraverso la pubblicità: recupero della storia ! in una delle pubblicità infatti si
vede lo zar Alessandro II (colui che aveva abolito la schiavitù della gleba nel 1861) ! particolarità: in epoca
sovietica non si potevano mostrare immagini positive dello zar!! Subito dopo l’URSS viene recuperata
l’identità zarista e dell’immagine di un potere accentrato, visto come positivo in una Russia arretrata. Le
pubblicità sono parecchio primitive, simili ai vecchi film sovietici – storici con musiche classiche di
sottofondo: cultura classica, messaggi nuovi.
In un’altra pubblicità, sempre della Banca Imperiale, si vede Ivan il Terribile, e si recuperano così simboli
religiosi – imperiali, utilizzando la retorica contro gli oligarchi che depredano. Recupero di valori antichi e
immagini di nemici interni che depredano e rubano il tesoro della Russia, come i forestieri ! ricerca
dell’uomo forte che può salvare la Russia.

Lezione 25
BABYLON (generation P)
Scritto da Pelevin (1962-) ! fenomeno nuovo, scrittore popolare negli anni Novanta.
Prima raccolta: La Lanterna Blu [1991] ! personalità particolare che si pone in sintonia con i gusti benché
non sia commerciale (100mila copie vendute!!) ! parla di una fuga in un mondo fantastico + attenzione alla
vita interiore dei lupi mannari sovietici, realtà alternative e animali che parlano.
I romanzi successivi vengono pubblicati su molte riviste (fra cui Novyj Mir). L’autore è molto diverso dagli
altri per la sua formazione: è di Mosca, capitale culturale degli anni 90 più di Pietroburgo. Ha una
formazione di base di tipo tecnico, studia ingegneria poi si appassiona all’attività filologico – letteraria ! si
iscrive all’istituto di letteratura mondiale di Mosca. Non è membro né dell’eredità sovietica né del mondo
degli anni sessanta contrapposto ai sovietici (ossia quell’underground culturale contrapposto all’URSS vicino
alla dissidenza e al concettualismo). Diventa una figura un po’ a sé, un freelance, commerciale e con un
orientamento culturale molto diverso. Non vuole parlare di eredità sovietica ma neanche del concettualismo
post – moderno.
Si pone alla ricerca di alternative culturali e letterarie, la sua fonte di ispirazione principale consiste negli
autori fuori dal dibattito culturale!
• Religioni e filosofie orientali (cinesi, buddisti).
• Fantascienza, realtà alternative.
• Mondo digitale.
• Esoterismo, attrazione per le fughe dalla realtà euclidea.
• Mondi virtuali.

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• Esperienze allucinogene con le droghe.
• Mondo mistico esoterico di autori amati dal pubblico ma non apprezzati dalla cultura alta.
Interroga sui vari confini della realtà: separazione vita – morte; mondo animato e inanimato; reale vs
immaginario; crisi tra io che sente e universo sentito; dubbio sui confini dell’io e della sua libertà.
Sente il mondo inanimato più vivo.
Stile: realismo concreto, immagini tardo sovietiche + evidenti segni di degrado. Vede una realtà squallida,
concreta e decadente in cui attua una fuga.
Tema dell’infanzia: crescita e sviluppo non come presa di coscienza ma come scomparsa di coscienza e di
percezione del reale. I bambini hanno una percezione più vivida rispetto agli adulti, con la crescita si passa
dalla consapevolezza alla inconsapevolezza: ontologia dell’infanzia (saggio)
L’adulto non ha più capacità di sentire il reale: dalla consapevolezza del bambino alla non – capacità di
sentire dell’adulto (processo universale che in Russia si sente in modo maggiore). Attenzione dei bambini
verso i piccoli dettagli, con l’evolversi di una realtà logorante come quella degli anni 90 fa venire meno tutto
ciò.
Nostalgia forte verso la capacità del bambino di avere impressioni forti e sentire le cose: straniamento !
visione delle cose come se fosse la prima volta: sguardo innocente e senza preconcetti (Tolstoj) e così l’arte
deve fare a meno dei preconcetti e deve farci vedere le cose senza occhiali che offuscano: l’arte come
procedimento [Sklovskij].
Primo romanzo: Omon Ra [1992] ! parla di una divinità egiziana con la testa di falco + realtà sovietica
(Omon: corpo speciale di polizia) ! fuga negli dei + riferimento alla realtà poliziesca: ragazzino che sogna
di diventare astronauta, tramite un addestramento particolare e stranissimo (per esempio tagliano la gamba
ad ogni aspirante cosmonauta: riferimento a un famoso reduce di guerra): satira dei tentativi di programmi
spaziali attuati dall’URSS (che non ci sono più perché mancano i soldi). Il tutto finisce quando l’eroe si
sveglia nella realtà sovietica: parodia dell’esaltazione sovietica per la conquista del cosmo in un periodo in
cui è del tutto impossibile: fuga nel sogno e nel virtuale. Il romanzo prosegue tramite un alternanza tra
oppressione/chiusura e libertà/fuga.

La vita degli insetti [1993]


Serie di storie che si intrecciano dove gli insetti hanno forti elementi umani, come ad esempio l’essere
attanagliati dai dubbi. Si entra nella psiche degli insetti, che in seguito subiscono delle trasformazioni (ad
esempio la falena che cerca la luce esterna alla fine la trova in sé stessa ! idea di fondo di tutto il
romanzo)! per dare senso all’esistenza la libertà si può trovare dentro di sé. Misticismo + realtà post
sovietica che schiaccia l’individuo.

Anche in un altro romanzo si vede questa fuga in una realtà altra: Capaev i pustota [e il vuoto, 1996] !
primo romanzo mondiale in cui l’azione avviene in un vuoto totale, narrazione fluida, in un sogno, ma pieno
di concretezza e realtà. Scrittura giovanile e fresca, immaginazione forte, fluidità, scorrevolezza, gusto per lo
splatter, humor adolescenziale, tendenza all’iperbole, feroce ironia, lirismo e compassione, rappresentazione
di eroi deboli che fuggono perché oppressi, ricercano la strada in sé attraverso mondi alternativi.

Generation P [1999]
Dà bene l’idea degli anni 90, come viene vissuto in Russia l’incontro con il capitalismo e l’economia di
mercato. Si mostra il rapporto tra cittadini compratori e capitalismo dal punto di vista di un pubblicitario.
Bilancio del decennio in cui la Russia conosce il decennio di capitalismo (anni 90-2000): 10 anni di apertura
del mercato in cui si stava formando una classe media. 10 anni di capitalismo forzato e rapido; alla fine degli
anni 90 la stagione si sta già chiudendo.
1999: epoca economica politica e sociale che stava finendo e stava iniziando quella degli oligarchi e del
capitalismo di stato, non più nelle mani del singolo: accentramento della ricchezza nelle mani di pochi che
schiacciano la piccola e media industria e la classe media appena formata comincia già ad essere schiacciata
! motivo per cui nell’epigrafe si legge: in memoria della classe media (di quella embrionale classe media
che già alla fine degli anni 90 viene ad essere schiacciata).
Romanzo generazionale riguardante la generazione degli anni 60-70 costretti a vedere a 30 anni il
capitalismo selvaggio in Russia.
Pag 9
Rievocazione di una generazione che si era illusa di poter vivere in modo spensierato. Pepsi: simbolo del
capitalismo, ma un capitalismo di periferia, in Europa ha vinto la Coca – Cola, qui la Pepsi, per la sua
attenzione verso i paesi emergenti. Viene rievocato un celebre spot della pepsi che è diventato qui un mito e
una citazione condivisa. Tono ironico e leggero, vengono sviscerate le motivazioni della scelta della Pepsi e
del comunismo.

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Le cose si decidevano tramite contratti e bustarelle per favorire il mercato: il capitalismo dà assuefazione, si
comprano cose per incapacità di reagire, comprare per ricavare piccole gioie e per coprire vuoti. Forte
capacità di sintesi dell’autore nel riassumere le ragioni delle cose in modo divertente e svelto.
Pag 11
Sarebbe sciocco: il complotto anti – russo non c’entra; tutta la popolazione russa aveva partecipato al
complotto, tutti volevano il capitalismo, di conseguenza non può più essere considerato un complotto.
Tatarskij: protagonista; tante amicizie al liceo che poi ritornano durante la vita; la Russia è un paese di
favoritismi e conoscenze.
Pag 12
Assume dentro di sé le contraddizioni della generazione precedente: il suo nome ha in sé Aksenov e Lenin
(Vavilen) ! riassunti nel suo nome ci sono molti elementi della generazione precedente (leninismo – jazz –
amore per la vita collettiva – tecnologia spaziale).
Particolarità: la generazione degli anni 60 aveva grandi speranze e si illudeva, Vavilen invece è
completamente solo, figlio degli anni 90, epoca di forte individualismo.
Il protagonista si iscrive all’istituto tecnico di Mosca per saltare il servizio militare, si appassiona alla poesia
(Pasternak) ma è consapevole del fatto che nel nuovo mondo la poesia non serva; si iscrive all’istituto
mondiale di letteratura ma entra nella parte di traduzione delle lingue dell’URSS ! atteggiamento
umanistico ma niente vena poetica: nell’epoca della Generation P non c’è spazio per i versi, con la fine
dell’URSS finisce anche il potere della poesia.
Pag 17
Nuova realtà: una volta scomparsa l’eternità (in URSS si pensava al comunismo perenne ! che durasse
tutta la vita) compare un mondo diverso [capitalismo], un mondo di povertà e assoluta incertezza. È il mondo
dei primissimi anni del capitalismo, in cui un proprietario di un supermercato fa subito tantissimi soldi,
soprattutto vendendo merce particolare (come i Mars o le patatine occidentali). Ma è anche un periodo di
maggiore povertà, di rapido degrado: non ha più senso parlare di ideali assoluti. C’è solo il benessere degli
arricchiti, la potenza sovietica diventa oggetto di ludibrio, non c’è più la visione imperiale dell’URSS. +
Pag 18
Atteggiamento verso il passato sovietico: impero del male (come aveva detto Reagan in una sua intervista
nei confronti dell’URSS) ! valeva la pena trasformare l’impero del male in repubblica delle banane del
male? ! non sono più neanche un impero! Dimostrazione dello sfascio economico: le banane sono
importate dalla Finlandia perché hanno perso rapporti diretti con gli importatori dall’Africa.

Lezione 26
Pag 10
Passarono dieci anni: da quando vi arriva il capitalismo. Il capitalismo ha il volto dello spot che promette
successo, felicità, benessere, guadagno e ricchezza. È il mondo che si prospetta a tutta quella generazione ma
invece offrirà di meno.
Il protagonista comprende di non potersi più rinchiudere nel mondo della poesia perché è un mondo passato
e rappresentato dagli stivaletti (pag 14). Non si chiude nella cerchia di gente che evita il capitalismo.
Tatarskij rappresenta la solitudine, crede inizialmente di potersi rifugiare in un mondo estetico di versi: si
sente coperto di polvere (versi della Tsvetaeva ) ! ma non come vino pregiato: lirismo e compassione in
questo passaggio generazionale.
Deve scegliere il capitalismo, ossia il presente ! fine del sogno imperiale. L’autore ha una straordinaria
abilità nel compiere sintesi ironiche: è la cifra stilistica fondamentale per poter descrivere i dubbi sul
passaggio da un impero del male a un impero delle banane del male (pag 18). Odia il potere sovietico ma ha
dubbi anche su quel che si è diventati.
Il protagonista comincia a lavorare in un chiosco minuscolo, rappresentazione del piccolo commercio; per
sopravvivere in questi duri anni novanta si ha bisogno di: cinismo & fiuto negli affari (pag 18). Il pericolo
arriva da qualunque parte! Attraverso la sua esperienza nel piccolo commercio incontra i meccanismi del
capitalismo. Ha la sua prima vera esperienza nel campo grazie a un suo amico dell’università: gli spiega
come funzionano gli affari, e che i primi anni 90 sono un periodo speciale, perché anche chi viene dal basso
può arricchirsi facilmente.
Pag 20
Si nota la consapevolezza del fatto che questo periodo non sarebbe potuto durare a lungo, nel discorso sono
presenti vecchi stilemi marxisti (accumulazione primitiva del capitale) e gergo pubblicitario. Manca
totalmente l’etica del lavoro nel capitalismo occidentale ed americano (vedi saggio di Weber: etica
protestante ) ! da subito emerge come il capitalismo in Russia sia totalmente diverso, non prevede il lavoro
ma la dura fatica, è fatto tutto di trucchetti e giri di soldi, basato su prestiti, magniloquenza e mania di

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grandezza e su un grande alcolismo, che rimane una costante: aiuta a dimenticare le durezze della nuova
realtà. Manca la cura per gli oggetti, manca la capacità di gestire questa nuova realtà.
Le specificità del capitalismo russo sono ben visibili nei due finali proposti dall’amico nel suo discorso: le
banche sono tenute dai mafiosi e qui rientra il discorso pubblicitario ! i meccanismi in questa realtà non
sono tradizionali, la gente era povera, la pubblicità serve come modo per soddisfare le manie di grandezza di
individui arricchiti e senza capacità imprenditoriale. Il mercato non è libero, ma gestito dalle mafie.
Pag 21
Grande lungimiranza: spartizione delle grandi compagnie fa in modo che il capitalismo sia in mano a una
oligarchia, che in seguito ha talmente tanti soldi da comprarsi palazzi e castelli in tutta Europa.
Qui inizia la storia di Vavilen: inizia come copywriter (addetto alla stesura dei testi pubblicitari) e poi diventa
un art – director (che si interessa alla parte visuale delle immagini). Inventa degli spot pubblicitari che
inizialmente avevano aspetti molto narrativi, e l’obiettivo di raccontare delle storie; scrive le sue prime
campagne pubblicitarie (anche sotto effetto di acidi) per avvicinare l’homo sovieticus alle merci occidentali:
sforzo enorme ! far comprendere il capitalismo occidentale all’uomo sovietico non abituato.
Pag 34
progetto per la Sprite! deve idearne un concept (= progetto di campagna pubblicitaria).
Pelevin intuisce qui quegli elementi che poi saranno centrali nell’epoca di Putin:
• Crack finanziario del 1993.
• Instaurazione di un regime non prettamente democratico.
• Slogan nazionalisti ! dalla seconda metà degli anni novanta il nazionalismo sarà fortemente
marcato (vedi campagna della Banca Imperiale in cui Ivan il Terribile schiaccia gli oligarchi).
• Revival religioso, ripresa dello spirito religioso – ortodosso, assente in una URSS laica.
• Donazioni alle chiese per mostrare la potenza economica di colui che fa il dono.
• Rifiuto delle altre nazionalità (anche se in una URSS multietnica l’atteggiamento xenofobo era già
molto presente).
Pag 35
Tentativi di adattamento degli slogan occidentali per un pubblico orientale: inizialmente molto difficile.
Pag 65 – 66
Pubblicità per il detersivo Ariel che prende spunto dalla Tempesta di Shakespeare; i primi spunti su cui ci si
basa sono quelli letterari, come in questo caso. Unione di un immaginario letterario colto e un immaginario
commerciale ! effetto comico in questi atteggiamenti rigidi e rapidi: accostamento di cose che non possono
essere accostate.
Pag 120
Maljuta: nome di un seguace di Ivan il Terribile ! nome forte e pauroso.
In questo periodo cominciano ad andare di moda i film violentissimi, anche di importazione asiatica ! la
violenza alimenta la mentalità patriottica, intollerante, nazionalistica, antisemita e xenofoba del popolo.
Pag 121
Nuovo spot: laboratorio del Terzo Mondo ! potrebbe essere una denuncia dello sfruttamento? NO.
Richiama il Cacciatore film violentissimo; c’è forte antisemitismo; immaginario primitivo, rozzo, xenofobo,
antiamericano (pur riprendendo la retorica dei film americani).
Pag 147 – 148 – 149 - 150
Nel romanzo penetrano anche mondi alternativi rispetto a quello squallido del protagonista, ad esempio le
realtà finzionali del mondo pubblicitario, o il mondo artificiale creato dalle visioni allucinate in seguito
all’assunzione di LSD e altre droghe. Ad un certo punto si droga talmente pesantemente da aver bisogno di
un mantra buddista per far passare le visioni (che però non funziona) e in seguito, vedendo in tv uno spot
religioso, comincia a pregare e inventa spot molto legati alla religione.
Le realtà finzionali si sovrappongono tra loro, in un misto di allucinogeni e script pubblicitari. La realtà si
apre in più dimensioni diverse attraversate dal protagonista (dalla visione allucinata, alla preghiera, allo
script). Il tratto fondamentale è il sincretismo di immaginari (letterari – capitalismo – lingua).
Dal punto di vista linguistico riassume il sincretismo in nuove parole come elementi del gergo professionale
e anglicismi (copywriter) e gergo del marketing.
Anche la Mosca che viene qui descritta è particolare: si tratta del luogo – simbolo di questi anni, che
rappresenta tutte le contraddizioni del capitalismo, fatta di xenofobia e cosmopolitismo (a causa di immigrati
ed emigrati, fra cui i russi di Brighton Beach che portano il capitalismo stile USA).
Le logiche televisive vengono analizzate a fondo: si basano tutte sul fare tanti soldi.
Si tratta di una Mosca banditesca dei duri anni novanta, che forma una realtà alternativa con una propria
cultura (ad esempio la particolarità nella sepoltura dei mafiosi, i capi della città) ! i banditi sono sepolti in
modo diverso, posseggono una iconografia e un linguaggio particolare.

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Lezione 27
Putin: (1952 - ) sale al potere nel 2000 (a 48 anni) dopo aver studiato giurisprudenza e essere entrato nel
KGB, viene mandato in servizio nella repubblica democratica tedesca prima della caduta del muro, poi torna
a San Pietroburgo, sua città natale e con cui avrà sempre un legame forte. È una figura particolare perché,
dopo tanti governatori provenienti da sud, è il primo a provenire da nord.
Torna in Russia dopo il mandato, negli anni 90, conosce il mondo accademico e si avvicina al sindaco
liberale di San Pietroburgo. Nel 1996 si sposta a Mosca e entra nello staff di Eltsin. Nel 1998 diventa capo
dei servizi segreti russi e nel 1999 capo del governo; nel 2000 diventa presidente della repubblica russa,
vincendo in modo netto le elezioni (53% dei voti).
Il primo mandato va dal 2000 al 2008, quando lascia la carica al suo amico e primo ministro Medvedev, che
rimarrà in carica dal 2008 al 2012: si parla in questo caso del Tandem: perché formalmente governava
Medvedev, in realtà invece governava Putin dietro le sue spalle, dato che divenne primo ministro (si
scambiano di posto).
Sale di nuovo nel 2012 e cambia la costituzione spostando da 4 a 6 anni il periodo di mandato. Ha
praticamente governato per 24 anni.
Ci sono evoluzioni nel suo cammino politico: inizia come occidentalista, con una forte retorica
dell’unificazione e con un riformismo di stampo occidentale. La centralizzazione del potere è molto
evidente: viene visto come colui che può riportare l’ordine, cancella gli oligarchi.
I primi anni 2000 vedono un accentramento del potere politico e un aumento del benessere. Mancano le
piccole imprese, in Russia sono tutte grandi imprese, non si incoraggia la piccola imprenditoria a causa della
corruzione. Putin alza la pensione e mette in atto molte manovre elettorali ! intraprende una ideologica e
propagandistica accorta, basata sulla nostalgia sovietica: nel 1995 in un discorso affermerà che “la disfatta
dell’URSS fu una delle più grandi catastrofi del XX secolo”. Rievoca l’importanza del potere sovietico,
cercando di imporre l’immagine di una Russia tecnologica e moderna.
Medvedev punta sui valori occidentali nel suo discorso di insediamento del 2008, favorendo termini come
l’innovazione, i diritti civili e la modernizzazione ! è un volto più europeo e moderno.
Putin invece vuole rappresentare l’immagine dei valori tradizionali russi, raccoglie la rabbia delle persone e
ci si avvicina.
Per quanto riguarda la sfera politica, mantiene solo la faccia di un governo democratico; il controllo sui
media cresce sempre di più, soprattutto in tv, lascia una certa libertà solo per la carta stampata.
Nel 2011 ci sono i primi segni di opposizione, perché avverte di non avere più seguito per quanto riguarda la
classe colta e moderna. Orienta la sua immagine verso la popolazione povera e incolta, favorendo il
nazionalismo, l’antiamericanismo, l’antieuropeismo, il recupero dei valori tradizionali della Russia, sia
religiosa che sovietica, l’abbandono della retorica dei diritti, l’abbandono della tolleranza religiosa.
Ci sono delle rivolte e Putin assume sempre di più atteggiamenti antioccidentali e antiliberali. Acquista
parole dal lessico ortodosso, si sposta verso posizioni euroasiatiche.
Una figura che si oppone è quella di Navalny, che tramite un blog denuncia dati sul bilancio pubblico, sulla
spesa pubblica (…) e analizzando i bilanci del potere scopre strane incoerenze, dimostrando quanto la
situazione sia poco trasparente (difatti viene imprigionato); ha una formazione da avvocato, ha idee
nazionalistiche e appartiene alla destra.
Nel 2013 alle elezioni comunali Navalny riceve un risultato discreto.
Ultimo momento chiave: crisi ucraina ! alla fine del 2013 viene eletto un presidente filorusso contro
l’Europa e a fine marzo le zone più vicine alla Russia e quelle popolate da una maggioranza russa (Crimea)
tramite un referendum (truccato) dichiarano l’indipendenza dall’Ucraina.
In Ucraina intanto Poroshenko si avvicina all’Europa, motivo per cui sono scoppiati scontri importanti per il
posizionamento filoeuropeo (guerra nell’aprile 2014).
Nell’aprile del 2019 viene eletto Zelenskyj a capo dell’Ucraina ! la digitalizzazione porta al potere figure
mediatiche (è un attore che rappresentava, nel suo programma televisivo, un attore che veniva candidato
come presidente e vinceva alle elezioni, ironia della sorte).
Per quanto riguarda Putin, comincia a pubblicare leggi repressive riguardo ai diritti e alla libertà e, per
esempio, tramite la DUMA vieta informazioni sui movimenti LGBTQ e vieta anche le manifestazioni pro –
gay, “per proteggere i bambini dalla visione di una sessualità alternativa” e inoltre vieta il turpiloquio!
Pone maggiore attenzione al discorso religioso, dando importanza ai valori ortodossi (compassione, fede,
famiglia) diventando il paladino della famiglia tradizionale.
Vertikal’ vlasti: la verticale del potere ! tanto potere e tanta centralizzazione: richiama la figura dello zar,
ossia tanto potere nelle mani di uno, dimostrando l’impossibilità di una democrazia in Russia. Riprende
l’idea della mano forte sovietica e del culto staliniano. Sincretismo di immagini: concetto del potere forte che
porta a credere contemporaneamente nello zar e in Stalin senza contraddizioni, perché entrambi tengono
dentro di sé l’immagine di una mano forte e della verticalizzazione del potere.

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Negli anni 90 il riformismo occidentale viene visto come distruttivo.
Bisogna recuperare l’eredità pre-petrina esaltando di più (rispetto allo zar Pietro, occidentalista) figure come
Ivan IV (Ivan il Terribile).
Le reazioni del popolo sono particolari e diverse (Aleksevic, tempo di seconda mano):
• Moltissimi credono in Stalin (che aveva ucciso Nicola II) e contemporaneamente in Nicola II, mero
sincretismo di immagini basato sull’idea del potere forte.
• Per Putin pensano sia alla sua brutalità, sia agli anni di glamour, stabilità e autocrazia a loro offerti
dalla sua figura.
• Tanti hanno nostalgia dell’impero e del cammino particolare della Russia nella storia (vedi
Dostoevskij) ! si tratta di un filone ideologico.

Lezione 28
La giornata di un Oprichnik [Sorokin]
Pelevin era una figura non in linea con gli altri, un outsider e così Sorokin: ha conoscenze tecniche, studia
ingegneria, fa il graphic designer, è uno degli ultimi rappresentanti del concettualismo moscovita
[Rubinstejn; Prigov ! rappresentanti di questa cultura underground]. Queste figure fanno arte in risposta al
linguaggio ufficiale: non si può sfuggire alla cultura dominante e di conseguenza utilizzano elementi del
linguaggio sovietico in modo diverso, svuotandoli della loro ideologia, traendo un nuovo significato
dall’immaginario dominante attraverso l’ironia; il linguaggio diventa un mero oggetto estetico senza
significato ideologico, una pura componente grafica ! la letteratura in questo modo si disintegra diventando
un puro gioco di parole; questa è una risposta alla realtà sovietica che non credeva più al socialismo, una
ripresa basata sullo svuotamento del contenuto.
Saggio di Groys: “il concettualismo romantico moscovita” ! vedere nell’opera d’arte qualcosa che si
definisce senza rapporto con la realtà! difatti il realismo moscovita non si definisce per il collegamento con
la realtà, l’opera d’arte concettuale esplicita precise condizioni con un preciso rapporto con la realtà che non
è di tipo mimetico. L’arte parla del mondo, di sé stessa e di come si realizza nel mondo. Il concettualismo
moscovita parla di un mondo altro, la lingua dell’arte è diversa dalla lingua ordinaria, perché parla appunto
di questo mondo altro. L’arte russa è magia, perché si fa creatrice di altri mondi.
Rubinstejn: inventa un nuovo genere ! Cartoteca ! La sua poesia prende forma su cartoncini da catalogo
bibliotecario, dove sono inscritti e numerati i suoi sibillini ma evocativi monostichi. Tramite questi stralci di
poema sofferma l’attenzione sulla doppia lettura dei versi-cartoncini: una slegata e occasionale, l’altra
assolutamente ordinata e consequenziale ! sono schede bibliografiche che creano un dislocamento e una
esperienza straniante.
Sotzart: riprende stilemi socialisti e li organizza in modo inconsueto creando una situazione particolare. C’è
una tensione iconoclasta dettata dal bisogno di distruggere il realismo socialista dall’interno, rifiutando il
legame tra arte e realtà.
L’atteggiamento di Sorokin lo rende impubblicabile in URSS, e quindi viene pubblicato all’estero ! nel
libro La Coda si può notare una assoluta disgregazione del linguaggio e una mimesi straniante dettata da un
iperrealismo. Negli altri romanzi riprende il linguaggio sovietico in situazioni grottesche e scioccanti,
riprende la prosa realistica alla Tolstoj dal punto di vista stilistico, imita lo stile ottocentesco, e riprende
stilemi socialisti e sovietici per descrivere situazioni assurde e paradossali.
Nel testo l’inizio della stagione riprende Turgenev, e con stilemi simili parla di due cacciatori che
distruggono e mangiano il corpo di un altro cacciatore; il linguaggio è quello del realismo socialista, ma la
vicenda è assurda.
In un altro testo narra di una riunione di un soviet in cui un tipo comincia a defecare in mezzo alla stanza
come se fosse la cosa più normale del mondo. La vicenda sembra normale all’inizio, ma ha un esito assurdo.
C’è un completo svuotamento del contenuto sovietico, i suoi romanzi iniziano sempre in situazioni di grande
tranquillità che si concludono in modo fortemente violento (sesso – assassinii – cannibalismo – coprofagia),
c’è sempre una violenza senza senso che distrugge il mondo finzionale. Inoltre si può notare anche una forte
incongruità tra il linguaggio con cui sono descritte le situazioni e le situazioni stesse.
Una giornata di un Oprichnik: romanzo del 2005 carico di questo effetto grottesco che si nota
principalmente nel fatto che il narratore sia fortemente neutrale quando descrive l’azione, usa un linguaggio
impassibile in situazioni violente e cariche di emotività.
Durante il secondo mandato di Putin viene recuperata la cultura pre – petrina, e difatti viene narrata in prima
persona la giornata di un Oprichnik: si tratta di una figura del mondo di Ivan IV (Ivan il Terribile). Questa
figura unì tutte le terre russe e si autoproclamò zar (contrazione di Kaezar ! Cesare ! imperatore). In
seguito, dopo aver accentrato tutto il potere nelle sue mani, divise le terre conquistate in proprietà; ci sono
due tipi di proprietà:
1. Zemscina: proprietà private in mano a grandi nobili (Boiari-Boiardi).

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2. Oprichnina: proprietà della famiglia imperiale donate ai più fedeli seguaci (Oprichniki).
Gli Oprichniki sono servitori dello zar, sono il suo braccio militare, una sorta di vassalli, sono violenti
esecutori della volontà dello zar. Attuavano fondamentalmente scorrerie e risultavano intoccabili di fronte
alla legge perché, per difendersi, affermavano di agire in virtù delle volontà dello zar. Avevano una parola
d’ordine per commettere un gesto per il bene dello stato: PAROLA E AZIONE ! agendo in nome dello stato,
non si può reagire. Si macchiano di tantissimi crimini e diventano un corpo di esecutori violentissimo.
Ejzenstejn: gira un film in cui rappresenta l’apoteosi del leader e allude a Ivan IV ! Ivan il Terribile (1945)
! dove Ivan rappresenta Stalin; film in cui è presente un forte trionfalismo musicale e lo zar viene
rappresentato come colui che riporta l’ordine e riunifica le terre russe.

Nel romanzo di Sorokin c’è una ripresa delle visioni gerarchiche della storia russa dal punto di vista di un
Oprichnik ! fedele servitore che per eseguire gli ordini impartiti dallo zar si macchia di orribili crimini con
assoluta indifferenza e lucida impassibilità. Il suo nome rimanda a un ceco esecutore cattivissimo, alludendo
così a un immaginario storico particolare e alla verticalizzazione del potere putiniano, dove sono molto
frequenti i richiami all’eliminazione degli infedeli. Ci sono allusioni chiarissime e collegamenti tra Ivan IV e
la realtà degli anni 2000 governata da Putin.
I nomi rimandano tutti al mondo di Ivan IV; ci sono titoli come principe – conte che rimandano al mondo pre
– petrino che portano a una ibridazione tra il mondo passato e la dimensione futura e indeterminata. Si tratta
di una distopia che richiama immagini della tradizione legate ad Ivan IV, perché parla di un’epoca futura in
cui si situano elementi di questo passato ! dimostrazione della ciclicità della storia, del continuo ritorno al
passato. Il recupero del passato viene visto anche nella cerimonia di vestizione di questo Oprichnik ! siamo
in un mondo del futuro in cui questa vestizione rimanda a un mondo passato, remoto e tradizionale, e
soprattutto a un immaginario fortemente nazionalista.
Fondamentalmente tutto il testo è basato su un recupero degli elementi della cultura pre – petrina in un
ambiente tecnologico e futuro (vedi l’inserimento di parole come cellulofono: telefono che proietta nell’aria
l’immagine di colui che chiama; la particolarità sta nella violenza inserita anche in questo caso: quando
chiama qualcuno la suoneria consiste nei lamenti di una persona che soffre e nello schiocco di una frusta).
Elementi di un mondo futuro + allusioni ad un passato arcaico.
Non è la Mosca dei nightclub ma dei luoghi di potere, non quella di Erofeev o Pelevin. È anche una Mosca
dei ricchi, rappresentazione della Russia di Putin e dell’uomo forte, che punisce gli oligarchi (e per quanto
riguarda Putin, punisce anche la famiglia di Eltsin togliendo loro tutte le ricchezze, oltre a punire persino i
suoi stessi parenti!).
Il romanzo viene pubblicato nel 2005, quando i processi di verticalizzazione, sacralizzazione e ripresa
culturale erano appena accennati (dato che all’inizio del suo mandato Putin si presentò come occidentalista
democratico, per poi diventare un nazionalista tradizionalista) ! qui sta l’ingegnosità di Sorokin, che è in
grado di comprendere processi che non si erano ancora verificati alla luce del sole.
Le figure degli Oprichniki uccidono in nome dello stato, sono corrotti ma hanno anche una etica e cieca
sottomissione al sovrano: la stessa immagine rappresenta il mondo putiniano in cui la sottomissione è cieca.
Si tratta di una geopolitica del terzo millennio in cui la Russia è forte grazie alla grande potenza degli
Oprichniki.

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