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A

Il presente volume è una raccolta organica di esercizi svolti di Analisi Reale e Fun- Matteo Muratori  Fabio Punzo   Nicola Soave

M. Muratori F. Punzo N. Soave

B
zionale. Le soluzioni sono esposte in dettaglio, con connessioni alla teoria.
L’opera è indirizzata principalmente a studenti di Matematica, Fisica e Ingegneria,

S
che affrontano argomenti di teoria della misura e di analisi funzionale in corsi

A
C
avanzati di Analisi Matematica.

T
ESERCIZI SVOLTI

K
Il libro è suddiviso nei seguenti capitoli:

R
R
Capitolo 1. Spazi Metrici

O
DI ANALISI
Capitolo 2. Misure e σ-Algebre

A
U
Capitolo 3. L’Integrale di Lebesgue

C
Capitolo 4. Funzioni AC e BV

D
Capitolo 5. Spazi di Banach e Operatori Lineari

REALE E FUNZIONALE

T
Capitolo 6. Spazi Lp
Capitolo 7. Spazi di Hilbert
Capitolo 8. Operatori Compatti e Teoria Spettrale

Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale


Gli autori sono Professori del Dipartimento di Matematica del Politecnico di Mila-
no, dove abitualmente tengono corsi di Analisi Matematica di base ed avanzati,
per le lauree triennali e magistrali e per il dottorato. Inoltre, svolgono attività di
ricerca su Equazioni Differenziali alle Derivate Parziali, Disuguaglianze Funzionali
e Analisi Geometrica.

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Matteo Muratori Fabio Punzo Nicola Soave

Esercizi Svolti
di Analisi
Reale e Funzionale
ISBN 978-88-9385-256-2

©
Copyright 2021
Società Editrice Esculapio s.r.l.
Via Terracini, 30 - 40131 Bologna
www.editrice-esculapio.com - info@editrice-esculapio.it

Impaginazione: Carlotta Lenzi


Layout Copertina: Laura Brugnoli
Stampato da: Legodigit - Lavis (TN)

Printed in Italy

Le fotocopie per uso personale (cioè privato e individuale, con esclusione quindi di stru-
menti di uso collettivo) possono essere effettuate, nei limiti del 15% di ciascun volume,
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22 aprile 1941 n. 633. Tali fotocopie possono essere effettuate negli esercizi commerciali
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e-mail: autorizzazioni@clearedi.org - sito: http://www.clearedi.org.
Prefazione
Questo libro consiste in una raccolta organica di esercizi svolti di Analisi Rea-
le e Funzionale. È ben noto che la disponibilità di eserciziari concernenti tali
argomenti è piuttosto limitata. Non mancano testi, anche eccellenti, che con-
tengono, oltre alla teoria, vari esercizi; le soluzioni, però, anche se particolar-
mente impegnative, spesso sono completamente lasciate al lettore o solamente
accennate.
In questo volume, invece, le risoluzioni degli esercizi sono presentate in detta-
glio, la loro logica e le connessioni con la teoria vengono sempre messe in risal-
to. L’esposizione è agevole, ma non si perdono mai di vista il dovuto rigore e il
linguaggio specifico.
L’opera è principalmente rivolta a studenti di Matematica, Fisica, Ingegneria
che affrontano argomenti di teoria della misura e di analisi funzionale in corsi
avanzati di analisi matematica.
Alcuni esercizi sono di calcolo, altri riguardano maggiormente aspetti teorici, cer-
ti, contrassegnati con il simbolo *, richiedono una speciale elaborazione. Diversi
esercizi sono corredati da suggerimenti, altri sono articolati in più punti colle-
gati tra loro e posti in ordine crescente di difficoltà. Questo aiuta lo studente
volenteroso a risolvere autonomamente esercizi di livello avanzato. I contenuti
di alcuni esercizi riguardano parti della teoria che spesso, per ragioni di tempo,
non si riescono a trattare a lezione. La loro comprensione permette senza dub-
bio di conoscere degli argomenti con maggiore profondità e di acquisire con essi
una buona familiarità. Gran parte delle soluzioni sono autocontenute; a volte,
però, in determinati esercizi se ne richiamano altri, sempre in maniera chiara ed
esplicita.
Ciascun capitolo si apre con l’indicazione dei prerequisiti teorici; si fa anche ri-
ferimento ad alcuni libri dove gli argomenti di teoria correlati sono trattati. È
indispensabile che lo studente possieda una adeguata conoscenza della teoria in-
dicata, prima di affrontare gli esercizi. I capitoli, per quanto possibile, sono indi-
pendenti l’uno dall’altro; d’altra parte la comprensione di un capitolo può essere
agevolata dalla lettura di quelli che lo precedono.

Milano, 7 luglio 2021

Gli autori

L’esperienza suggerisce che è impossibile pubblicare un libro privo di errori. Gi autori saranno quindi
grati ai lettori attenti che vorranno segnalarglieli per email.
Indice
Prefazione iii
Notazioni vii
1 Spazi Metrici 1
1.1 Testi degli Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
1.2 Soluzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
2 Misure e σ-Algebre 19
2.1 Testi degli Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
2.2 Soluzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
3 L’integrale di Lebesgue 43
3.1 Testi degli Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43
3.2 Soluzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61
4 Funzioni AC e BV 109
4.1 Testi degli Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 109
4.2 Soluzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 117
5 Spazi di Banach e Operatori Lineari 143
5.1 Testi degli Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 143
5.2 Soluzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 156
6 Spazi Lp 199
6.1 Testi degli Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 199
6.2 Soluzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 213
7 Spazi di Hilbert 257
7.1 Testi degli Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 257
7.2 Soluzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 265
8 Operatori Compatti e Teoria Spettrale 291
8.1 Testi degli Esercizi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 291
8.2 Soluzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 297
Bibliografia 323
Notazioni
In questo testo si considerano sempre funzioni a valori reali e spazi vettoriali
su R. Per quanto riguarda la notazione, i simboli adottati sono prevalentemente
standard, ma per maggiore chiarezza riportiamo di seguito quelli più utilizzati o
per i quali le convenzioni comuni tipicamente non sono univoche. In particolare:

N+ Insieme dei numeri naturali escluso lo zero. A volte si scriverà più esplici-
tamente N \ {0}.

bac Parte intera inferiore di un numero reale a ∈ R.

R Insieme dei numeri reali estesi, ovvero R ∪ {−∞} ∪ {+∞}.

a ∨ b Massimo tra due numeri a, b ∈ R.

a ∧ b Minimo tra due numeri a, b ∈ R.

P(X) Insieme delle parti di un insieme X. Talvolta verrà anche denotato con 2X .

L(Ω) σ-algebra dei sottoinsiemi Lebesgue-misurabili di un insieme Ω ⊆ Rn Le-


besgue-misurabile. Spesso, per brevità, scriveremo “misurabile” al posto di
“Lebesgue-misurabile”.
Quando associato a funzioni f : Ω → R (eventualmente → R), il termine
“misurabile” o “Lebesgue-misurabile” si riferirà a funzioni tali che f −1 (A) ∈
L(Ω) per ogni insieme Boreliano A ⊆ R (eventualmente ⊂ R). Scriveremo
invece “Borel-misurabile” se inoltre f −1 (A) è un Boreliano di Rn (spesso
indicheremo tali insiemi con B(Rn )). Più in generale, se (Ω, M) è uno spazio
misurabile astratto, diremo che f è misurabile se f −1 (A) ∈ M per ogni
Boreliano A come sopra.

λ Misura di Lebesgue in R o Rn . Misure diverse da λ verranno genericamente


denotate con µ, per rimarcare la differenza. La notazione per gli integrali
sarà Z Z
f (x) dx = f dλ per integrali calcolati rispetto a λ ,
E E
Z
f dµ per integrali calcolati rispetto a µ .
E

Nel primo caso, la variabile di integrazione sarà spesso omessa per bre-
vità, mentre l’elemento di misura dx sarà sempre riportato per chiarezza.
In alcuni esercizi, qualora necessario per evitare ambiguità, si indicherà
esplicitamente la dimensione a cui si riferisce la misura di Lebesgue.

q.o. Quasi ovunque rispetto alla misura di Lebesgue. Nel caso di una generica
misura µ, scriveremo µ-q.o. per evitare ambiguità.
viii Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

χA Funzione caratteristica dell’insieme A: χA (x) = 1 se x ∈ A, mentre χA (x) =


0 se x 6∈ A.
Lp (Ω) (1 ≤ p ≤ ∞) Insieme i cui elementi sono classi di equivalenza di funzioni
f : Ω → R misurabili, e tali che
Z
|f |p dx < +∞ , se 1 ≤ p < ∞ ,

ess sup |f | < +∞ , se p = ∞ ,

dove la relazione di equivalenza è data da


f ∼g ⇐⇒ f =g q.o. in Ω .
Se non specificato diversamente, lo spazio di misura soggiacente sarà sem-
pre (Ω, L(Ω), λ). Con abuso di linguaggio, gli elementi di Lp (Ω) sono chia-
mati semplicemente funzioni. Si suppone noto che Lp (Ω) sia uno spazio di
Banach rispetto alla norma
Z  p1
p
kf kLp (Ω) = |f | dx , se 1 ≤ p < ∞ ,

kf kL∞ (Ω) = ess sup |f | .

Per brevità, a volte si userà la notazione kf kp := kf kLp (Ω) .


Le funzioni appartenenti a L1 (Ω) verranno anche denominate, per sinteti-
cità, “sommabili”. In alcuni esercizi sarà necessario integrare funzioni non
necessariamente in L1 (Ω); in tal caso, ricordiamo che l’integrale di f ha
sempre senso purché almeno una tra f + e f − sia sommabile.
p
p0 Esponente coniugato di p; se p ∈ (1, ∞) vale p−1 , se p = 1 vale ∞ e se p = ∞
vale 1. La definizione verrà comunque spesso riscritta esplicitamente per
maggiore chiarezza.
Lploc (Ω) Insieme delle funzioni appartenenti a Lp (K) per ogni sottoinsieme compat-
to K b Ω.
{xn }n∈N Successione di elementi di un insieme X, anche indicata con {xn }n . Quasi
sempre, per non appesantire la notazione, il pedice n∈N verrà interamen-
te omesso, salvo nei casi in cui sia necessario per evitare ambiguità (ad
esempio quando sono presenti indici multipli).
f |A Restrizione di una funzione f : X → Y ad un sottoinsieme A ⊂ X. In molti
casi, per non appesantire la notazione, verrà sottintesa implicitamente.
`p (1 ≤ p ≤ ∞) Insieme delle successioni a valori reali {x(k) }k∈N tali che

(k) p
X
x < +∞ , se 1 ≤ p < ∞ ,
k=0

sup x(k) < +∞ , se p = ∞ .

k∈N
Notazioni ix

Ciascun `p è uno spazio di Banach rispetto alla norma


! p1
(k) p
X
kxk`p = x , se 1 ≤ p < ∞ ,
k=0

kxk`∞ = sup x(k) .

k∈N

La notazione usata, con l’indice in alto, viene introdotta al fine di evitare


confusione quando tratteremo successioni di elementi in `p (ovvero succes-
 (k)
sioni di successioni): scriveremo in tal caso {xn } = xn n∈N ⊂ `p .
Ricordiamo che gli spazi `p si possono vedere come casi particolari degli
spazi Lp . Precisamente, `p = Lp (N, P(N), ν), dove ν denota la misura del
conteggio. A seconda del contesto, l’indice di partenza per le successioni
potrebbe anche essere diverso da 0.
C 0 ([a, b]) Insieme delle funzioni continue su un intervallo [a, b]. È ben noto che, dotato
della norma del sup (o Lagrangiana)

kf kC 0 ([a,b]) := max |f (x)| = kf k∞ ,


x∈[a,b]

si tratta di uno spazio di Banach.


C 1 ([a, b]) Insieme delle funzioni derivabili con derivata continua su un intervallo
[a, b]. Si tratta di uno spazio di Banach rispetto alla norma

kf kC 1 ([a,b]) = max |f (x)| + max |f 0 (x)| = kf k∞ + kf 0 k∞ .


x∈[a,b] x∈[a,b]

AC([a, b]) Insieme delle funzioni assolutamente continue sull’intervallo [a, b]. Si tratta
di uno spazio di Banach rispetto alla norma
Z b Z b
kf kAC([a,b]) := |f (x)| dx + |f 0 (x)| dx
a a
= kf kL1 ([a,b]) + kf 0 kL1 ([a,b]) .

Per brevità, scriveremo a volte kf kAC omettendo l’intervallo di definizione.


BV ([a, b]) Insieme delle funzioni a variazione limitata sull’intervallo [a, b]. La varia-
zione totale di f sull’intervallo [a, b] sarà indicata con Vab (f ). Si ricorda che
BV ([a, b]) è uno spazio di Banach rispetto alla norma
Z b
kf kBV ([a,b]) := |f (x)| dx + Vab (f ) = kf kL1 ([a,b]) + Vab (f ) .
a

Cc∞ (Ω) (Ω ⊆ Rn aperto) Insieme delle funzioni di classe C ∞ in Ω (cioè derivabi-


li infinite volte, con le derivate di qualsiasi ordine continue) con supporto
compatto contenuto in Ω.
x Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Span{A} Spazio costituito da tutte le combinazioni lineari (a coefficienti reali) del


sottoinsieme A di uno spazio vettoriale V .

L(E, F ) (E, F spazi vettoriali normati) Insieme degli operatori lineari e continui da
E in F .

L(E) (E spazio vettoriale normato) Insieme degli operatori lineari e continui da


E in sé stesso.

K(E, F ) (E, F spazi vettoriali normati) Insieme degli operatori lineari e compatti da
E in F .

K(E) (E spazio vettoriale normato) Insieme degli operatori lineari e compatti da


E in sé stesso.

σ(T ) (T ∈ L(E)) Spettro dell’operatore T .

EV (T ) (T ∈ L(E)) Insieme degli autovalori dell’operatore T .

k · k Norma in un generico spazio vettoriale normato. A volte verrà corredata da


un pedice per chiarezza.

Br (x) Palla di raggio r > 0 centrata nel punto x in Rn , o più in generale in spazio
normato E.

(·, ·) Prodotto scalare.

E ∗ Spazio duale dello spazio vettoriale normato E. Quando accostato ad un


operatore lineare T : E → E, lo stesso simbolo T ∗ : E ∗ → E ∗ denoterà
invece l’operatore aggiunto di T .

h·, ·i Prodotto di dualità. Se E è uno spazio vettoriale normato, con duale E ∗ ,


x ∈ E e Λ ∈ E ∗ , scriveremo spesso Λ(x) oppure Λx al posto di hΛ, xi. In al-
cuni esercizi sarà anche utilizzato equivalentemente, quando ciò non causi
ambiguità, al posto di (·, ·) per denotare il prodotto scalare in uno spazio di
Hilbert.

dist(·, ·) Distanza, in uno spazio metrico (o normato), tra due elementi x e y, tra un
elemento x e un insieme A o tra due insiemi A e B. Per definizione, ricor-
diamo che dist(x, A) è l’estremo inferiore delle distanze tra x ed elementi di
A, mentre dist(B, A) è l’estremo inferiore delle distanze tra elementi di B
ed elementi di A.

* Denota la convergenza debole (in molti casi, questo sarà comunque sotto-
lineato esplicitamente per chiarezza). La dicitura “per n → ∞” potrebbe
essere omessa, in assenza di ambiguità.

* Denota la convergenza debole∗ (in molti casi, questo sarà comunque sot-
tolineato esplicitamente per chiarezza). La dicitura “per n → ∞” potrebbe
essere omessa, in assenza di ambiguità.
Notazioni xi

→ Denota altri tipi di convergenza (che saranno specificati di volta in volta).


Se non diversamente indicato, la convergenza in spazi normati o di Banach
sarà sottintesa forte. La dicitura “per n → ∞” potrebbe essere omessa, in
assenza ambiguità.
,→ Iniezione (o inclusione) continua. Se Y ⊆ X, indica che la mappa identità
i : (Y, k · kY ) → (X, k · kX ) è continua.
1
Spazi Metrici

Prerequisiti teorici
• Distanza (o metrica)
• Elementi di topologia
• Successioni

• Completezza, separabilità, compattezza


• Funzioni tra spazi metrici, teorema delle contrazioni
• Spazi normati

• Proprietà metriche basilari della norma k · k∞

Per la teoria si rimanda ad esempio a: [2, Capitolo 0], [3, Capitolo 2], [4, Capitolo
1].

1.1 Testi degli Esercizi


Esercizio 1.1.
Siano (X, d) uno spazio metrico e ϕ : X → X una funzione. Determinare condizio-
ni su ϕ necessarie e sufficienti affinché
d0 (x, y) := d ϕ(x), ϕ(y) ∀(x, y) ∈ X × X


sia una distanza su X.


Esercizio 1.2.
Siano (X, d) uno spazio metrico e ϕ : R+ → R una funzione. Determinare condi-
zioni su ϕ sufficienti affinché
d0 (x, y) := ϕ(d(x, y)) ∀(x, y) ∈ X × X
sia una distanza su X.
2 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 1.3.
Verificare che p
3
d(x, y) := |x − y| ∀x, y ∈ R
è una distanza su R .
Suggerimento: utilizzare l’Esercizio 1.2.

Esercizio 1.4.
Sia (X, d) uno spazio metrico, e sia {Kn } una successione di chiusi di X tale che
Kn+1 ⊆ Kn , per ogni n ∈ N. Mostrare che:
T
(i) se X è completo e diam(Kn ) → 0, allora n Kn consiste di un unico punto;
T
(ii) se uno degli insiemi Kn è compatto, allora n Kn 6= ∅.

Si ricorda che diam(Y ) = supx,y∈Y d(x, y), per ogni Y ⊆ X.

Esercizio 1.5.
Siano (X, dX ) e (Y, dY ) spazi metrici, D un sottoinsieme denso in X, e sia ft : X →
Y , t ∈ [0, t̄), una famiglia di funzioni continue tali che

dY (ft (x), f0 (x)) → 0 per t → 0+ ,

per ogni x ∈ D.

(i) È vero che dY (ft (x), f0 (x)) → 0 per t → 0+ , per ogni x ∈ X?

(ii) Mostrare che, se le funzioni ft sono equicontinue in X, allora


dY (ft (x), f0 (x)) → 0 per t → 0+ , per ogni x ∈ X.

Esercizio 1.6.
Sia (X, d) uno spazio metrico completo, e sia ft : X → X, t ∈ [0, t̄), una famiglia
di funzioni continue tali che

d(ft (x), f0 (x)) → 0 per t → 0+ ,

per ogni x ∈ X. Supponiamo inoltre che esista ρ ∈ (0, 1) tale che

d(ft (x), ft (y)) ≤ ρ d(x, y)

per ogni x, y ∈ X e ogni t ∈ [0, t̄). Mostrare che ogni ft ha un unico punto fisso xt , e
che xt → x0 per t → 0+ . È possibile rimpiazzare l’ipotesi di convergenza puntuale
in X, con la convergenza puntuale in un sottoinsieme denso D ⊂ X?
Suggerimento: per rispondere alla domanda, è utile aver svolto l’Esercizio 1.5.

Esercizio 1.7.
Sia (X, d) uno spazio metrico. Mostrare che una successione {xn } ⊂ X converge a
x se e solo se ogni sottosuccessione {xnk } ha un’ulteriore estratta che converge a x.
1. Spazi Metrici 3

Esercizio 1.8.
Sia X l’insieme delle funzioni continue su R, periodiche, di periodo 2π. Stabilire
per quali α ∈ R esiste un’unica u ∈ X tale che
1
u(x) = sin x arctan(u(x + α)) ∀x ∈ R . (1.1)
2
Esercizio 1.9.
Sia h ∈ C 0 ([0, a]), con a > 0, e sia ϕ ∈ C 1 (R) tale che kϕ0 k∞ = L < +∞. Mostrare
che esiste un’unica funzione u ∈ C 0 ([0, a]) tale che
x x
u(x) = (ϕ ◦ u) + h(x) ∀x ∈ [0, a] . (1.2)
2 2
Suggerimento: sfruttare il teorema delle contrazioni nella versione iterata.
* Esercizio 1.10. Siano (X, dX ) e (Y, dY ) due spazi metrici e f : X → Y . È facile
verificare che anche lo spazio prodotto X × Y , dotato della metrica

dX×Y ((x1 , y1 ), (x2 , y2 )) := dX (x1 , x2 ) + dY (y1 , y2 )


∀x1 , x2 ∈ X , ∀y1 , y2 ∈ Y ,

è uno spazio metrico, e che lo spazio X dotato della metrica “rafforzata”

dfX (x1 , x2 ) := dX (x1 , x2 ) + dY (f (x1 ), f (x2 ))

è uno spazio metrico. Mostrare che:


(i) X e Y sono completi se e solo se X × Y è completo;
(ii) X e Y sono separabili se e solo se X × Y è separabile;
(iii) se X è completo e f è continua, allora anche (X, dfX ) è completo;

(iv) se X e Y sono separabili, allora anche (X, dfX ) è separabile.


Esercizio 1.11.
Relativamente al punto (iii) dell’Esercizio 1.10, mostrare che senza l’ipotesi di con-
tinuità di f lo spazio (X, dfX ) potrebbe essere o meno completo. Più precisamente:
(i) esibire uno spazio metrico completo (X, dX ) e una funzione discontinua f :
X → R tali che (X, dfX ) non è completo;
(ii) esibire uno spazio metrico completo (X, dX ) e una funzione discontinua f :
X → R tali che (X, dfX ) è completo.
Esercizio 1.12.
Sia V uno spazio vettoriale dotato di una distanza d. Dimostrare che d è indotta
da una norma (e quindi V è anche uno spazio normato) se e solo se soddisfa

d(x + z, y + z) = d(x, y) e d(tx, ty) = |t| d(x, y)


(1.3)
∀x, y, z ∈ V , ∀t ∈ R .
4 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 1.13.
Sia V uno spazio vettoriale dotato di una distanza d rispetto alla quale le opera-
zioni di somma e prodotto per uno scalare sono continue da V a V e da V × V a
V , rispettivamente, ovvero

lim d(xn , x) = 0 =⇒ lim d(txn , tx) = 0 ∀t ∈ R (1.4)


n→∞ n→∞

lim d(xn , x) = lim d(yn , y) = 0 =⇒ lim d(xn + yn , x + y) = 0 (1.5)


n→∞ n→∞ n→∞

per ogni x, y ∈ V .

(i) Mostrare che, in generale, non è detto che la distanza d induca una norma
su V .

(ii) Supponiamo che esista un sottospazio denso W ⊂ V (rispetto a d) nel quale


la distanza d induce una norma. Mostrare che, in tal caso, d induce una
norma su tutto V .

* Esercizio 1.14.
Siano (X, dX ), (Y, dY ) due spazi metrici e f : X → Y una funzione continua. Si
consideri l’insieme immagine Z := f (X) ⊆ Y .

(i) Mostrare che se (X, dX ) è separabile allora anche (Z, dY ) è separabile.

(ii) Tramite un esempio, mostrare che se f non è continua (Z, dY ) può non essere
separabile anche se (X, dX ) lo è.

(iii) In generale, è vero che se (X, dX ) è completo allora anche (Z, dY ) è completo?

Suggerimento: per il punto (ii) si ragioni, ad esempio, con le scelte X = [0, 1] e


Y = L∞ ([0, 1]).

* Esercizio 1.15.
Sia V uno spazio vettoriale dotato di una distanza d. Definiamo la palla aperta
di raggio r > 0 in V , centrata nell’origine, come

Br := {x ∈ V : d(x, 0) < r} ,

e la corrispondente palla chiusa come

er := {x ∈ V : d(x, 0) ≤ r} .
B

Infine, indichiamo con Br la chiusura in (V, d) di Br . Mostrare che:

(i) vale sempre l’inclusione Br ⊆ B


er ;
1. Spazi Metrici 5

(ii) se l’operazione di prodotto per uno scalare è continua da R a V , ovvero

lim tn = t =⇒ d(tn x, tx) = 0 ∀x ∈ V , ∀t ∈ R , (1.6)


n→∞

e per ogni x ∈ V \ {0} la funzione fx : [0, +∞) → [0, +∞) data da

fx (t) := d(tx, 0) ∀t ∈ [0, +∞)

è iniettiva, allora Br = B
er ;

(iii) se fx non è iniettiva, allora può succedere che Br ( B


er .

Esercizio 1.16.
Siano (X, d) uno spazio metrico e K ⊂ X un suo sottoinsieme compatto. Sfruttan-
do la nozione di compattezza per ricoprimenti, dimostrare che (K, d) è separabile.

Esercizio 1.17.
Sia (V, k · k) uno spazio normato, e sia W ⊂ V un suo sottospazio denso. Si
consideri la seguente metrica costruita su V :

d(x, y) := kT (x) − T (y)k ∀x, y ∈ V ,

dove (
x se x ∈ W ,
T (x) :=
−x se x ∈ V \ W .
Mostrare che:
(i) d è effettivamente una distanza su V ;

(ii) d non è indotta da una norma;


(iii) W continua a essere denso in V anche rispetto a d.
6 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

1.2 Soluzioni
Soluzione dell’Esercizio 1.1.
Poiché d è una distanza su X, d0 è non negativa, d0 (x, x) = 0 per ogni x ∈ X, d0 è
simmetrica e verifica la disuguaglianza triangolare. Inoltre,
d0 (x, y) = 0 =⇒ ϕ(x) = ϕ(y) .
Visto che da d0 (x, y) = 0 deve seguire x = y, deduciamo che ϕ deve essere inietti-
va. È poi immediato verificare che l’iniettività è anche una condizione sufficiente
affinché d0 sia una distanza.
Soluzione dell’Esercizio 1.2.
Notiamo che
d0 (x, y) > 0 ∀x, y ∈ X : x 6= y ⇐⇒ ϕ > 0 in (0, +∞) .
Inoltre, affinché d0 (x, y) = 0 se e solo se x = y, deve essere ϕ(0) = 0. Poiché d è
simmetrica, anche d0 lo è. Supponiamo che ϕ sia crescente e che verifichi
ϕ(t1 + t2 ) ≤ ϕ(t1 ) + ϕ(t2 ) ∀t1 , t2 ∈ R+ , (1.7)
ovvero ϕ è subadditiva. Quindi per ogni s1 , s2 , s3 ∈ R+ con s1 ≤ s2 + s3 risulta
ϕ(s1 ) ≤ ϕ(s2 + s3 ) ≤ ϕ(s2 ) + ϕ(s3 ) . (1.8)
Siano x, y, z ∈ X. Poniamo
s1 = d(x, y) , s2 = d(x, z) , s3 = d(z, y) .
Per la disuguaglianza triangolare verificata dalla distanza d, si ha
s1 ≤ s2 + s3 .
Dunque, grazie alla (1.8),
ϕ(d(x, y)) ≤ ϕ(d(x, z)) + ϕ(d(z, y)) .
Perciò d0 soddisfa la disuguaglianza triangolare. Dunque d0 è una distanza su X.
Soluzione dell’Esercizio 1.3.
Grazie all’Esercizio 1.2,
d(x, y) = ϕ(|x − y|) ∀x, y ∈ R
è una distanza se ϕ : [0, +∞) → [0, +∞) è una funzione crescente, ϕ(0) = 0,
ϕ(t) > 0 per ogni t > 0 e ϕ soddisfa la condizione (1.7). Pertanto si tratta di
verificare che √ √ √
3 3
s + t ≤ 3 s + t ∀s, t ≥ 0 .
La disuguaglianza precedente è equivalente a
√ √
3
3 √3

3
s + t ≤ 3 s + t = s + 3 s2 t + 3 st2 + t ,

che effettivamente è vera per ogni s, t ≥ 0.


1. Spazi Metrici 7

Soluzione dell’Esercizio 1.4.


T
(i) Iniziamo a dimostrare che n Kn 6= ∅. Per ogni n, scegliamo arbitrariamente
xn ∈ Kn . Otteniamo una successione di Cauchy in X: infatti per ogni n ∈ N,
p ∈ N \ {0}, si ha che xn+p ∈ Kn+p ⊂ Kn , e quindi

d(xn , xn+p ) ≤ diam(Kn ) → 0

per n → ∞, indipendentemente da p. Siccome {xn } è una successione di Cauchy


T X, che è completo, {xn } converge ad un elemento x̄ ∈ X. Osserviamo che x̄ ∈
in
n Kn . Infatti, per ogni m ∈ N fissato, {xn }n≥m è una successione convergente ad
x̄ di elementi nel chiuso Km (nuovamente, questo segue dal fatto che Kn ⊂ Km
per ogni n ≥Tm), e di conseguenzaT x̄ ∈ Km . Resta da verificare che x̄ è l’unico
elemento di n Kn . Sia x ∈ n Kn \ {x̄}. Allora d(x, x̄) =: ρ > 0. Per l’ipotesi
sul diametro dei Kn , esiste n0 ∈ N tale che diam(Kn0 ) < ρ. Ma d’altra parte
x, x̄ ∈ Kn0 , che implica che diam(Kn0 ) ≥ ρ, assurdo.
(ii) Supponiamo che Kn0 sia compatto. Allora Kn è compatto per ogni n ≥ n0 ,
essendo un sottoinsieme chiuso di un compatto. Per n ≥ n0 , scegliamo arbitra-
riamente xn ∈ Kn , ottenendo in questo modo una successione {xn }n≥n0 ⊂ Kn0 .
Per compattezza, esiste un’estratta {xnk }k≥0 convergente a x ∈ Kn0 . Notiamo
che {xnk }k≥m ⊂ Knm , da cui segue che x ∈ Knm , per ogni m ∈ N. Deduciamo fa-
cilmente che x ∈ Kn per ogni n: infatti, se così non fosse, esisterebbe un indice p
tale che x 6∈ Kp . Ma nm̄ > p per m̄ abbastanza grande, ed in particolare, essendo
x ∈ Knm̄ ⊂ Kp , ne consegue che x ∈ Kp , assurdo.

Soluzione dell’Esercizio 1.5.


(i) La risposta è negativa. Come controesempio, in R con la metrica Euclidea
consideriamo ( x
e− t se t > 0, per ogni x ∈ [0, 1]
ft (x) :=
0 se t = 0, per ogni x ∈ [0, 1].

Questa è una famiglia di funzioni continue, con ft (x) → f0 (x) per t → 0, per ogni
x nel sottoinsieme denso (0, 1]. Tuttavia, 1 = ft (0) 6→ f0 (0) = 0 per t → 0+ .
(ii) Sia x ∈ X \ D. Vogliamo mostrare che

dY (ft (x), f0 (x)) → 0 per t → 0+ .

Poiché {ft } è equicontinua in x ∈ X, per ogni ε > 0 esiste δ > 0 (dipendente da x


ed ε, ma non da t) tale che per ogni t ∈ [0, t̄)
ε
x0 ∈ X, dX (x, x0 ) < δ =⇒ dY (ft (x), ft (x0 )) < . (1.9)
3
Ora, D è denso in X. Quindi esiste x0 ∈ D tale che dX (x, x0 ) < δ, e per convergenza
puntuale in D esiste τ > 0 (dipendente da ε e x0 ) tale che
ε
t ∈ (0, τ ) =⇒ dY (ft (x0 ), f0 (x0 )) < . (1.10)
3
8 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

A questo punto possiamo mostrare che ft (x) → f0 (x): infatti, per ogni ε > 0
abbiamo mostrato che esiste τ > 0 tale che, se t ∈ (0, τ ), allora
dY (ft (x),f0 (x))
≤ dY (ft (x), ft (x0 )) + dY (ft (x0 ), f0 (x0 )) + dY (f0 (x0 ), f0 (x))
ε ε ε
< + + = ε,
3 3 3
dove abbiamo usato la disuguaglianza triangolare, e le stime (1.9) e (1.10).
Soluzione dell’Esercizio 1.6.
L’esistenza di un unico punto fisso xt , per ogni ft , è conseguenza diretta del
teorema delle contrazioni. Ora,
d(xt , x0 ) = d(ft (xt ), f0 (x0 )) ≤ d(ft (xt ), ft (x0 )) + d(ft (x0 ), f0 (x0 ))
≤ ρ d(xt , x0 ) + d(ft (x0 ), f0 (x0 )) ,
da cui
1
d(xt , x0 ) ≤ d(ft (x0 ), f0 (x0 )) → 0
1−ρ
per t → 0+ , per convergenza puntuale in X. Sarebbe stato anche possibile rim-
piazzare la convergenza puntuale in X con la convergenza puntuale in un insie-
me denso D ⊂ X. Ciò è garantito dall’Esercizio 1.5, che è applicabile in quanto
la famiglia {ft } è equicontinua, essendo una famiglia di contrazioni con la stessa
costante ρ ∈ (0, 1).
Soluzione dell’Esercizio 1.7.
Mostriamo che, se ogni sottosuccessione {xnk } ha un’ulteriore estratta che con-
verge a x, allora xn → x (rispetto alla metrica d). Supponiamo per assurdo che
ciò non sia vero: allora esistono ε̄ > 0 e una sottosuccessione {xnm } tale che
d(xnm , x) ≥ ε̄ per ogni m ∈ N. Tuttavia, per ipotesi esiste un’estratta {xnmp } tale
che d(xnmp , x) → 0 per p → ∞, assurdo. L’implicazione inversa è ovvia.
Soluzione dell’Esercizio 1.8.
Osserviamo che X si può identificare con lo spazio
E := v ∈ C 0 ([0, 2π]) : v(0) = v(2π) .


Dotato della distanza indotta dalla norma del sup, l’insieme E è uno spazio metri-
co completo, dunque anche X lo è. Mostrare che u è una soluzione di (1.1) equivale
a mostrare che u è un punto fisso dell’applicazione Tα : X → C(R) definita da
1
(Tα u)(x) = sin x arctan(u(x + α)) .
2
Ora, è evidente che Tα u ∈ X per ogni u ∈ X. Inoltre, se u, v ∈ X, per il teorema
di Lagrange per ogni x ∈ R esiste ξ(x) compreso tra u(x + α) e v(x + α) tale che
1 1
|Tα u(x) − Tα v(x)| ≤ | sin x| |u(x + α) − v(x + α)|
2 1 + ξ 2 (x)
1
≤ ku − vk∞ ;
2
1. Spazi Metrici 9

dunque kTα u−Tα vk∞ ≤ (1/2)ku−vk∞ . Riassumendo, Tα è una contrazione stretta


da X in sé stesso. Il teorema delle contrazioni, assicura allora l’esistenza di un
unico punto fisso uα per Tα , per ogni α ∈ R. Cioè (1.1) ha un’unica soluzione, per
ogni α ∈ R.
Soluzione dell’Esercizio 1.9.
Mostrare che u è una soluzione in (1.2) equivale a mostrare che u è un punto fisso
dell’applicazione T : C 0 ([0, a]) → C 0 ([0, a]) definita da
x x
(T u)(x) = (ϕ ◦ u) + h(x).
2 2
L’insieme C 0 ([0, a]), dotato della distanza indotta dalla norma del sup, è uno
spazio metrico completo. Osserviamo che, poiché kϕ0 k∞ = L, per il teorema di
Lagrange
x  x   x 
|T u(x) − T v(x)| ≤ L u −v .

2 2 2
Siccome La/2 potrebbe non essere < 1, non possiamo affermare che T sia una
contrazione. Tuttavia, iterando il calcolo precedente abbiamo che

T u(x) − T k v(x) ≤ L x T k−1 u x − T k−1 v x


k    
2 2 2   
x  x k−2  x  k−2 x
≤L L T u −T v
2 4 4 4

≤ ...
xk x  x 
≤ Lk 1+2+···+k u k − v k

2 2 2
ak
≤ Lk k(k+1)/2 ku − vk∞ ,
2
per ogni x ∈ [0, a]. Siccome Lk ak /2k(k+1)/2 → 0 per k → ∞, abbiamo che T k è una
contrazione in C 0 ([0, a]) per k abbastanza grande. Di conseguenza, T ammette
un unico punto fisso in C 0 ([0, a]) (corollario al teorema delle contrazioni, si veda
[3, Capitolo II, Sezione 4]), come volevasi dimostrare.
Soluzione dell’Esercizio 1.10.
(i) Sia {(xn , yn )} una successione di Cauchy in (X × Y, dX×Y ). Dalla definizione
di distanza dX×Y , è immediato verificare che ciò implica che entrambe le succes-
sioni {xn } e {yn } sono di Cauchy in (X, dX ) e (Y, dY ), rispettivamente. Se X e Y
sono completi, esistono quindi x ∈ X e y ∈ Y tali che

lim dX (xn , x) = 0 e lim dY (yn , y) = 0 ,


n→∞ n→∞

da cui

lim dX×Y ((xn , yn ), (x, y)) = lim (dX (xn , x) + dY (yn , y)) = 0 ,
n→∞ n→∞

ovvero {(xn , yn )} converge a (x, y). Deduciamo che anche lo spazio (X × Y, dX×Y )
è completo. Viceversa, supponiamo che (X × Y, dX×Y ) sia completo, e sia {xn } ⊂
10 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(X, dX ) una successione di Cauchy. Sempre dalla definizione di distanza dX×Y ,


osserviamo che anche la successione (xn , y0 ) è di Cauchy in (X × Y, dX×Y ), dove
y0 è un fissato elemento di Y ; di conseguenza esisterà un elemento limite (x, y)
tale che
lim dX×Y ((xn , y0 ), (x, y)) = lim (dX (xn , x) + dY (y0 , y)) = 0 ,
n→∞ n→∞

da cui deduciamo che necessariamente dY (y0 , y) = 0 (cioè y0 = y) e


lim dX (xn , x) = 0 ,
n→∞

ovvero {xn } converge a x, quindi lo spazio (X, dX ) è completo. Per mostrare la


completezza di (Y, dY ) si ragiona in modo del tutto analogo.
(ii) Se (X, dX ) e (Y, dY ) sono separabili, significa che esistono due successioni
{xn }n∈N e {yk }k∈N dense in X e Y , rispettivamente. Ciò implica che l’insieme
numerabile
{(xn , yk )}(n,k)∈N×N
è denso in (X ×Y, dX×Y ). Infatti, dato (x, y) ∈ X ×Y e un arbitrario ε > 0, esistono
nε ∈ N e kε ∈ N tali che
ε ε
dX×Y ((xnε , ykε ), (x, y)) = dX (xnε , x) + dY (ykε , y) < 2 + 2 = ε.
Viceversa, supponiamo che (X × Y, dX×Y ) sia separabile, ovvero che ammetta
una successione {(xn , yn )} densa. Come conseguenza, dati x ∈ X, y ∈ Y e un
arbitrario ε > 0, esisterà nε ∈ N tale che
dX (xnε , x) + dY (ynε , y) = dX×Y ((xnε , ynε ), (x, y)) < ε ;
in particolare dX (xnε , x) < ε e dY (ynε , y) < ε, ma questo significa che le succes-
sioni {xn } e {yn } sono dense in (X, dX ) e (Y, dY ), rispettivamente.
(iii) Sia {xn } una successione di Cauchy in (X, dfX ). Essendo la distanza dfX più
grande della distanza dX , ciò implica che {xn } è di Cauchy anche nello spazio
(X, dX ). Dato che quest’ultimo è completo, esisterà un elemento x ∈ X tale che
lim dX (xn , x) = 0 ;
n→∞

d’altro canto la continuità di f assicura che


lim dY (f (xn ), f (x)) = 0 ,
n→∞

da cui
lim df (xn , x) = lim (dX (xn , x) + dY (f (xn ), f (x))) = 0 ,
n→∞ X n→∞

quindi {xn } converge a x in (X, dfX ).


(iv) Nel punto (i) abbiamo mostrato che se X e Y sono separabili anche lo spazio
(X × Y, dX×Y ) lo è. Siccome ogni sottoinsieme di uno spazio separabile è a sua
volta uno spazio separabile, il grafico
Gf := {(x, y) ∈ X × Y : y = f (x)} ,
1. Spazi Metrici 11

dotato della metrica indotta da X × Y , è in particolare uno spazio separabile.


È poi facile verificare che (Gf , dX×Y ) è isometrico a (X, dfX ), in particolare la
separabilità del primo è equivalente alla separabilità del secondo.
Soluzione dell’Esercizio 1.11.
(i) Basta considerare, ad esempio, lo spazio X = R (dotato della metrica standard)
e la funzione (
1 se x 6= 0 ,
f (x) :=
0 se x = 0 .

La successione xn := 1/n è di Cauchy rispetto alla metrica dfX , poiché



f
1 1 1   1
1 1
dX (xn , xm ) = − + f n − f m = − + |1 − 1|

n m n m

1 1
= − −→ 0 .

n m n,m→∞

Tuttavia tale successione non è convergente in (X, dfX ), perché dato un qualsiasi
x ∈ X abbiamo (
f
1 − x se x 6= 0 ,
dX (xn , x) = 1n
n +1 se x = 0 ,
e questa quantità non tende a zero per n → ∞.
(ii) Possiamo considerare sempre lo spazio X = R e la funzione
(
1
se x 6= 0 ,
f (x) := x
0 se x = 0 .

Se {xn } è una qualsiasi successione di Cauchy in (X, dfX ), allora sia {xn } che
{f (xn )} sono di Cauchy, quindi in particolare sono entrambe successioni limitate.
Dato che R è completo, esisterà x ∈ R tale che

lim |xn − x| = 0 ;
n→∞

notiamo che necessariamente x 6= 0 (altrimenti {f (xn )} sarebbe illimitata). Es-


sendo f continua in R \ {0}, deduciamo che

lim df (xn , x) = lim (|xn − x| + |f (xn ) − f (x)|) = 0 ,


n→∞ X n→∞

ovvero {xn } converge a x in (X, dfX ), e quindi in questo caso (X, dfX ) è completo.
Soluzione dell’Esercizio 1.12.
Se d è indotta da una norma k · k, allora per definizione

d(x, y) = kx − yk ∀x, y ∈ V ,

di conseguenza

d(x + z, y + z) = k(x + z) − (y + z)k = kx − yk = d(x, y) ∀x, y, z ∈ V


12 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

e
d(tx, ty) = ktx − tyk = kt(x − y)k = |t| kx − yk = |t| d(x, y)
∀x, y ∈ V , ∀t ∈ R .
Viceversa, supponiamo che d soddisfi la (1.3), e poniamo

kxk := d(x, 0) ∀x ∈ V .

È facile verificare che k · k induce d, infatti

d(x, y) = d(x − y, y − y) = d(x − y, 0) = kx − yk ∀x, y ∈ V ,

dove nel passaggio intermedio abbiamo usato l’identità sinistra nella (1.3) con
z = −y. Dobbiamo quindi solo controllare che k · k sia effettivamente una norma.
Notiamo che, dalla definizione di k · k, abbiamo kxk = 0 se e solo se d(x, 0) = 0,
ma essendo d una distanza tale identità è verificata se e solo se x = 0, quindi la
proprietà di annullamento è soddisfatta. Inoltre,

ktxk = d(tx, 0) = d(tx, t0) = |t| d(x, 0) = |t| kxk ∀x ∈ V , ∀t ∈ R ,

dove abbiamo usato l’identità destra nella (1.3) con y = 0. Quindi anche la
proprietà di omogeneità è soddisfatta. Infine,

kx + yk = d(x + y, 0) = d(x, −y) ≤ d(x, 0) + d(−y, 0)


= d(x, 0) + d(y, 0)
= kxk + kyk ∀x, y ∈ V ,

da cui anche la disuguaglianza triangolare è soddisfatta e perciò k · k è a tutti gli


effetti una norma. Si noti che abbiamo utilizzato sempre la (1.3) (con x ≡ x + y,
y = 0 e z = −y), la disuguaglianza triangolare per la distanza e il fatto che
d(−y, 0) = d(y, 0), conseguenza dell’omogeneità con t = −1.

Soluzione dell’Esercizio 1.13.


(i) Sia (V, k·k) un qualsiasi spazio normato. Costruiamo su V la seguente distanza

d(x, y) := kx − yk ∧ 1 ∀x, y ∈ V . (1.11)

Non è difficile verificare che d effettivamente soddisfa tutti gli assiomi di distanza
(si veda l’Esercizio 1.2), e che limn→∞ d(xn , x) = 0 se e solo se limn→∞ kxn −xk = 0.
Di conseguenza, per ogni t ∈ R abbiamo
 
lim d(txn , tx) = lim (ktxn − txk ∧ 1) = |t| lim kxn − xk ∧ 1 = 0 ,
n→∞ n→∞ n→∞

e se inoltre limn→∞ d(yn , y) = 0 abbiamo anche

lim d(xn + yn , x + y) = lim (kxn + yn − x − yk ∧ 1)


n→∞ n→∞
 
≤ lim kxn − xk + kyn − yk ∧ 1 = 0 .
n→∞
1. Spazi Metrici 13

Le proprietà (1.4)–(1.5) sono dunque soddisfate. Tuttavia, d non può essere in-
dotta da una norma. Infatti, ricordando l’Esercizio 1.12, se così fosse avremmo in
particolare
d(tx, 0) = |t| d(x, 0) ∀t ∈ R ,
ma tale identità viene chiaramente violata scegliendo x 6= 0 e mandando t → +∞,
dato che per costruzione d(tx, 0) ≤ 1.
(ii) Anzitutto osserviamo che, sempre grazie all’Esercizio 1.12, essendo d indotta
da una norma su W abbiamo

d(tx, ty) = |t| d(x, y) ∀x, y ∈ W , ∀t ∈ R ,

e
d(x + z, y + z) = d(x, y) ∀x, y, z ∈ W .
Ora prendiamo tre successioni xn , yn , zn ∈ W che convergono rispettivamente
a x ∈ V , y ∈ V e z ∈ V (elementi arbitrari di V ). Tali successioni ovviamente
esistono grazie all’ipotesi di densità di W in V . Osserviamo che, in virtù della
disuguaglianza triangolare,

|d(xn , yn ) − d(x, y)| ≤ |d(xn , yn ) − d(xn , y)| + |d(xn , y) − d(x, y)|


≤ d(yn , y) + d(xn , x) −→ 0 ,
n→∞

e analogamente

|d(txn , tyn ) − d(tx, ty)| ≤ d(tyn , ty) + d(txn , tx) −→ 0 ,


n→∞

quindi grazie alla (1.4) possiamo passare al limite per n → ∞ nell’identità

d(txn , tyn ) = |t| d(xn , yn )

ottenendo
d(tx, ty) = |t| d(x, y) . (1.12)
Ragionando in modo simile, ricaviamo:

|d(xn + zn , yn + zn )−d(x + z, y + z)|


≤ d(xn + zn , x + z) + d(yn + zn , y + z) −→ 0 ,
n→∞

da cui, grazie alla (1.5), possiamo passare al limite per n → ∞ anche nell’identità

d(xn + zn , yn + zn ) = d(xn , yn )

ottenendo
d(x + z, y + z) = d(x, y) . (1.13)
Avendo dimostrato la validità delle identità (1.12)–(1.13) in tutto V , l’Esercizio
1.12 assicura che effettivamente d è indotta da una norma.
14 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 1.14.


(i) Essendo X separabile, sappiamo che esiste una successione {xn } densa. Dato
che ogni z ∈ Z è della forma z = f (x) per qualche x ∈ X, esiste una sottosucces-
sione {xni } ⊂ {xn } (eventualmente costante) tale che

lim dX (xni , x) = 0 ,
i→∞

e f è continua, allora

0 = lim dY (f (xni ), f (x)) = lim dY (f (xni ), z) .


i→∞ i→∞

Poiché il ragionamento è valido per un arbitrario z ∈ Z, abbiamo dimostrato che


la successione {f (xn )} è densa in (Z, dY ), e quindi questo spazio è separabile. Si
noti che il risultato è valido a prescindere dalla separabilità di Y .
(ii) Possiamo scegliere X = [0, 1], con la metrica indotta dal modulo | · | (quindi X
è separabile), e Y = L∞ ([0, 1]) con la metrica indotta dalla norma infinito k · k∞ .
La funzione (non continua)

f (t) = χ[0,t] ∀t ∈ [0, 1]

ha un’immagine non separabile, in quanto



χ[0,t] − χ[0,s] = 1 ∀t, s ∈ [0, 1] : t 6= s .

(iii) In generale è falso, e per farlo vedere è sufficiente ragionare su funzioni reali
di variabile reale, scegliendo come spazio metrico X = Y = R con la metrica
indotta dal modulo | · | (quindi sia X che Y sono completi). Infatti, la funzione

f (x) = arctan(x) ∀x ∈ R

è continua, tuttavia la sua immagine è Z = (−π/2, π/2), che non è un sottoinsie-


me chiuso di R, e quindi non può essere completo.

Soluzione dell’Esercizio 1.15.


er è sempre chiuso. Infatti, se {xn } ⊂ B
(i) L’insieme B er è una successione conver-
gente a x ∈ V , allora

d(xn , 0) ≤ r =⇒ d(x, 0) = lim d(xn , 0) ≤ r ,


n→∞

ovvero anche x ∈ B er , quindi anche Br ⊆ B


er . D’altronde, per definizione Br ⊆ B er
essendo B er chiuso.
(ii) Dato un arbitrario x ∈ Ber , avendo appena dimostrato che B er è chiuso dobbia-
mo solo far vedere che esiste una successione {xn } ⊂ Br tale che limn→∞ d(xn , x) =
0. Chiaramente è sufficiente considerare x tali che d(x, 0) = r. Grazie alla (1.6),
la successione
n
xn := n+1 x ∀n ∈ N
1. Spazi Metrici 15

converge a x. Osserviamo inoltre che la funzione fx (t) è continua, dato che sem-
pre grazie alla (1.6) e alla disuguaglianza triangolare

lim tn = t =⇒ lim |d(tn x, 0) − d(tx, 0)| ≤ lim d(tn x, tx) = 0 .


n→∞ n→∞ n→∞

D’altronde una funzione continua e iniettiva in un intervallo è strettamente mo-


notòna, e in questo caso deve essere strettamente crescente poiché  fx (0) = 0 e
n
fx (t) > 0 per t > 0. Siccome fx (1) = r, ne deduciamo che fx n+1 < r, ovvero
xn ∈ Br .
(iii) È sufficiente considerare un generico spazio normato (V, k · k) (ad esempio
R con il modulo | · |), e dotarlo della distanza (1.11). Notiamo che l’operazione di
prodotto per uno scalare è continua dato che per questa distanza d(tn x, tx) → 0
se e solo se ktn x − txk → 0 (la topologia indotta da d coincide con quella indotta
da k · k). Tuttavia, osserviamo che

B1 = {x ∈ V : kxk ∧ 1 < 1} = {x ∈ V : kxk < 1} ,

e1 = {x ∈ V : kxk ∧ 1 ≤ 1} = V ,
B
mentre
B1 = {x ∈ V : kxk ≤ 1} .
Infatti, è facile verificare che se kxk = 1 la stessa successione {xn } scelta nel
punto (ii) converge a x rispetto a d. Tuttavia, se kxk > 1, per ogni y ∈ B1 abbiamo

d(x, y) = kx − yk ∧ 1 ≥ (kxk − kyk) ∧ 1 ≥ (kxk − 1) ∧ 1 > 0 ,

per cui nessuna successione {yn } ⊂ B1 può soddisfare limn→∞ d(yn , x) = 0. In


questo caso, il problema è dovuto al fatto che la funzione fx (t) non è iniettiva,
poiché se kxk ≥ 1 essa vale identicamente 1 per t ≥ 1.

Soluzione dell’Esercizio 1.16.


Dati r > 0 e x ∈ K, sia Br (x) la palla aperta in X di raggio r centrata in x, ovvero

Br (x) = {y ∈ X : d(y, x) < r} .

Per ogni n ∈ N+ , consideriamo la seguente famiglia di insiemi:


n o
An := B n1 (x) .
x∈K

Poiché B1/n (x) ⊇ {x} per ogni x ∈ K, è evidente che An è un ricoprimento di K,


e inoltre per costruzione ogni B1/n (x) è un insieme aperto di X. Essendo K com-
patto, deduciamo che An ammette un sotto-ricoprimento finito, ovvero esistono
kn ∈ N e {xk,n }k=0,...,kn ⊆ K tali che

kn
[
K⊆ B n1 (xk,n ) .
k=0
16 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Consideriamo ora il sottoinsieme (numerabile)


∞ [
[ kn
S := {xk,n } ⊆ K ,
n=1 k=0

e mostriamo che è denso in K. Fissati un qualsiasi x ∈ K e un qualsiasi ε > 0,


possiamo sempre trovare un intero nε tale che nε > 1/ε. Poiché
knε knε
[ [
K⊆ B n1 (xk,nε ) ⊆ Bε (xk,nε ) ,
ε
k=0 k=0

esisterà necessariamente k? ∈ {0, . . . , knε } tale che x ∈ Bε (xk? ,nε ), ovvero


d(x, xk? ,nε ) < ε .
Dato che xk? ,nε ∈ S, deduciamo che S è effettivamente denso in K e quindi K è
separabile.
Soluzione dell’Esercizio 1.17.
(i) Per costruzione d è simmetrica e soddisfa la disuguaglianza triangolare, infatti
d(x, y) = kT (x) − T (y)k = kT (y) − T (x)k = d(y, x) ∀x, y ∈ V ,
e
d(x, y) = kT (x) − T (y)k ≤ kT (x) − T (z)k + kT (z) − T (y)k
= d(x, z) + d(z, y) ∀x, y, z ∈ V .
Per quanto riguarda la proprietà di annullamento, abbiamo che d(x, y) = 0 se e
solo se kT (x) − T (y)k = 0, ovvero se e solo se T (x) = T (y). Se x ∈ W e y ∈ V \ W
(o viceversa), questa identità è impossibile poiché implicherebbe x = −y, da cui
anche y ∈ W (o x ∈ W ) essendo W un sottospazio. D’altro canto se x, y ∈ W
oppure x, y ∈ V \ W tale identità equivale a x = y.
(ii) È sufficiente osservare che d non è invariante per traslazioni (si ricordi l’E-
sercizio 1.12). Infatti, preso un arbitrario elemento w ∈ W (non triviale) e un
arbitrario t ∈ R+ , necessariamente tw ∈ W e x + tw ∈ V \ W per ogni x ∈ V \ W
(sempre grazie al fatto che W è un sottospazio), da cui
d(x + tw, tw) = k−(x + tw) − twk = kx + 2twk ≥ 2t kwk − kxk .
Scegliendo t sufficientemente grande, deduciamo che d(x+tw, tw) > d(x, 0) = kxk,
quindi la terna (x, y, z) ≡ (x + tw, tw, −tw) viola l’identità sinistra nella (1.3).
(iii) Essendo W denso in V rispetto a k · k, sappiamo che per ogni y ∈ V \ W esiste
{xn } ⊂ W tale che
lim ky − xn k = 0 ,
n→∞

che equivale a
0 = lim ky − xn k = lim k−y − (−xn )k = lim kT (y) − T (−xn )k
n→∞ n→∞ n→∞
= lim d(y, −xn ) ,
n→∞
1. Spazi Metrici 17

ovvero {−xn } ⊂ W converge a y rispetto a d. Poiché y è un elemento arbitrario di


V \ W , abbiamo dimostrato che W è denso in V anche rispetto a d (si confronti
questo risultato con quanto visto nell’Esercizio 1.13).
2
Misure e σ -Algebre

Prerequisiti teorici
• Famiglie di insiemi, σ-algebre, σ-algebra di Borel
• Misure (positive)
• Spazi misurabili, spazi di misura

• Misura di Lebesgue
• Funzioni misurabili

Per la teoria si rimanda ad esempio a: [2, Capitolo 1], [3, Capitoli 7, 8], [4, Capitoli
2,3], [5, Capitoli 1,2], [7, Capitolo 1], [9, Capitoli 2, 3, 4, 5].

2.1 Testi degli Esercizi


Esercizio 2.1.
Sia (X, M) uno spazio misurabile, e sia µ : M → [0, +∞) tale che

• µ(∅) = 0;

• µ è finitamente additiva;

• µ è σ-subadditiva.

Mostrare che µ è una misura.

Esercizio 2.2.
Sia (X, M) uno spazio misurabile, e sia µ : M → [0, +∞) tale che

• µ(∅) = 0;

• µ è finitamente additiva;
20 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

• µ è continua lungo successioni crescenti: se E1 ⊂ E2 ⊂ · · · ⊂ En ⊂ . . . , allora



!
[
µ En = lim µ(En ) .
n→∞
n=1

Mostrare che µ è una misura.


Esercizio 2.3.
In questo esercizio supponiamo che sia noto che la famiglia degli intervalli aperti
{(a, b) : a, b ∈ R} costituisca una base per la topologia standard degli aperti di R.
Sia B(R) la σ-algebra di Borel su R. Mostrare che appartengono a B(R) gli inter-
valli limitati semiaperti, le semirette chiuse da un parte, e tutti i singleton {x},
x ∈ R.
Esercizio 2.4. Siano X un insieme, e B ⊂ X. Verificare che A := {∅, B, B c , X} è
una σ-algebra.
Esercizio 2.5. Sia (X, A, µ) uno spazio di misura. Il “completamento naturale”
della σ-algebra A è dato da

A := {E ⊆ X : ∃F, G ∈ A con F ⊆ E ⊆ G , µ(G \ F ) = 0} ,

che è a sua volta una σ-algebra contenente A. Verificare che

A = B,

dove
B := {F ∪ E0 : F ∈ A , E0 ∈ Tµ } ,
e Tµ è la famiglia degli insiemi trascurabili. Ricordiamo che E ⊂ X si dice
trascurabile se esiste N ∈ A tale che µ(N ) = 0 e E ⊆ N .
Esercizio 2.6.
Siano
A := {x ∈ R : 0 ≤ arctan(x) < 1} ,
B := Q ∩ [0, 1] ,

\
1 − n1 , 2 + 1

C := 3n ,
n=1

Ω := A ∪ B ∪ C .
Verificare che Ω è misurabile e calcolarne la misura.
Esercizio 2.7.
Verificare che la funzione
(
x2 x ∈ Q,
f (x) :=
x6 x ∈ R \ Q,

è misurabile.
2. Misure e σ-Algebre 21

Esercizio 2.8.
Esibire una funzione f : R → R di classe C ∞ e una funzione g : R → R non
misurabile tali che h := f ◦ g sia misurabile.
Suggerimento: utilizzare χE , essendo E ⊂ R un insieme non misurabile.

Esercizio 2.9.
Siano A ⊂ [0, 1] un insieme non misurabile e x0 ∈ R. Dimostrare che A × {x0 } è
misurabile in R2 , rispetto alla σ-algebra di Lebesgue su R2 .

Esercizio 2.10.
Siano n √ o
2
A := x ∈ 0, π2 : 0 ≤ sin x <
 
2 ,

B := {numeri reali algebrici} ,



\
− π4 − n1 , π8 + 1

C := 2n ,
n=1

Ω := A ∪ B ∪ C .
Verificare che Ω è misurabile e calcolarne la misura.

Esercizio 2.11.
Siano g : [−1, 1] → R misurabile,

E := {x ∈ [−1, 1] : g(x) ≥ 0}

e (
x4 se x ∈ E ,
f (x) :=
x5 se x ∈ [−1, 1] \ E .

Stabilire se f è misurabile.

Esercizio 2.12. Sia


En := 21n − 1 1
∀n ∈ N+ .

4n , 2n
S∞
Calcolare la misura di A = n=1 En .

Esercizio 2.13.
Sia
E := A ∪ B ∪ C ,
dove
2
: n ∈ N+ ,

A := {x ∈ R : 0 < arctan x < 1} , B := n3

\
− 21n , 2 + 1

C := 3n .
n=1

Spiegare perché E è misurabile e calcolarne la misura.


22 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 2.14.
(i) Mostrare che per ogni ε > 0 esiste un aperto U ⊂ R, U denso in R, tale che
λ(U ) ≤ ε.
(ii)TTrovare una successione {Un } di aperti densi in R con la proprietà che

λ( n=0 Un ) = 0.
Esercizio 2.15.
Sia (Ω, M, µ) uno spazio di misura, con µ(Ω) < +∞, e sia f : Ω → R una funzione
finita µ-quasi ovunque. Mostrare che per ogni ε > 0 esiste Ωε ∈ M tale che
µ(Ω \ Ωε ) < ε e f ∈ L∞ (Ωε ).
Il risultato rimane vero se µ(Ω) = +∞?
Esercizio 2.16.
Sia (X, M, µ) uno spazio di misura. Consideriamo una successione di insiemi
{En } ⊂ M. Denotiamo con lim supn En l’insieme dei punti di X che appartengono
a infiniti En , e con lim inf n En l’insieme dei punti di X che appartengono a tutti
gli En da un certo indice n0 in poi.
(i) Mostrare che
∞ [
\ ∞ \
[
lim sup En = Ek , lim inf En = Ek ,
n→∞ n→∞
n=1 k≥n n=1 k≥n

e verificare che lim supn En e lim inf n En sono insiemi misurabili.


(ii) Mostrare che  
µ lim inf En ≤ lim inf µ(En ) ,
n→∞ n→∞

e che

!  
[
µ En < +∞ =⇒ µ lim sup En ≥ lim sup µ(En ) . (2.1)
n→∞ n→∞
n=1

(iii) Mostrare con un esempio che


S la conclusione nella (2.1) in generale non vale
se rimuoviamo l’ipotesi µ( n En ) < +∞.
* Esercizio 2.17.
Sia M una qualsiasi σ-algebra infinita di sottoinsiemi di un insieme X.
(i) Per A ( X non vuoto, consideriamo

MA := {B ∩ A ⊂ X : B ∈ M} (2.2)

(la restrizione M a A). Mostrare che MA è una σ-algebra di sottoinsiemi di


A.
(ii) Mostrare che almeno una tra MA e MAc è infinita.
(iii) Dedurre che M contiene infiniti insiemi disgiunti tra loro.
2. Misure e σ-Algebre 23

(iv) Dedurre che M non è numerabile.


Suggerimento: per il punto (iv), è utile ricordare che l’insieme delle parti P(N)
non è numerabile.
* Esercizio 2.18.
Sia M una qualsiasi famiglia di sottoinsiemi di un insieme X. Per A ( X non
vuoto, consideriamo la famiglia ristretta MA , definita come in (2.2). Si è dimo-
strato nell’Esercizio 2.17 che, se M è una σ-algebra, anche MA lo è. Supponiamo
che M sia generata da una famiglia F, e sia FeA la σ-algebra in A generata dalla
famiglia ristretta FA .
(i) Mostrare che n o
E := E ⊂ X : A ∩ E ∈ FeA
è una σ-algebra di sottoinsiemi di X.
(ii) Caratterizzare EA .
(iii) Mostrare che MA è generata da FA , ovvero MA = FeA .
(iv) Dedurre che, se A ⊂ X, con (X, T ) spazio topologico, la σ-algebra di Borel
definita su A, associata alla topologia indotta TA da X su A, coincide con la
restrizione BA , dove B è la σ-algebra di Borel su X.
Esercizio 2.19.
In questo esercizio si suppone noto il fatto che ogni insieme E ⊂ R Lebesgue-
misurabile contiene un insieme Boreliano F tale che la misura di Lebesgue λ(E \
F ) = 0.
Sia f : Ω → R Lebesgue-misurabile, con Ω Boreliano di R. Mostrare che esiste una
funzione Boreliana g : Ω → R tale che g = f q.o. in Ω.
Suggerimento: considerare in primo luogo il caso in cui f è una funzione semplice,
e, successivamente, ragionare per approssimazione.
Esercizio 2.20.
Sia Ω ⊆ Rn un aperto, e sia f : Ω×R → R una funzione soddisfacente la condizione
di Carathéodory, cioè:
• x 7→ f (x, t) è misurabile, per ogni t ∈ R;
• t 7→ f (x, t) è continua, per q.o. x ∈ Ω.
Mostrare che, se u : Ω → R è misurabile, allora gu (x) := f (x, u(x)) è a sua volta
misurabile in Ω.
Esercizio 2.21.
Siano Ω1 e Ω2 due insiemi aperti di Rn tali che

λ(Ω1 4Ω2 ) = 0 . (2.3)

Mostrare che
Ω1 = Ω2 .
24 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 2.22.
Introduciamo l’insieme ternario di Cantor. È definito per induzione come segue.
Il passo n = 1 consiste nel togliere dall’intervallo chiuso K0 := [0, 1] l’intervallo
aperto  
1 2
I0,1 := , .
3 3
Dopo il passo n = 1, restano 2 sottointervalli chiusi
   
1 2
J1,1 := 0, , J1,2 := ,1 .
3 3
Al passo n = 2, togliamo dall’intervallo chiuso J1,1 l’intervallo aperto, che chia-
miamo I2,1 , avente lo stesso centro di J1,1 e lunghezza 312 , cioè eliminiamo da J1,1
l’intervallo aperto  
1 2
I1,1 := , .
9 9
Similmente, togliamo dall’intervallo chiuso J1,2 l’intervallo aperto
 
7 8
I1,2 := , .
9 9

Dopo il passo n = 2, restano dunque 22 sottointervalli chiusi, che sono


       
1 2 1 2 7 8
J2,1 := 0, , J2,2 := , , J2,3 := , , J2,4 := ,1 .
9 9 3 3 9 9
Successivamente:
(i) dopo il passo n, rimangono 2n sottointervalli chiusi tali che
1
Jn,k ⊆ [0, 1] , λ(Jn,k ) = ∀k = 1, . . . , 2n ;
3n

(ii) al passo n + 1, si elimina da ciascun intervallo Jn,k l’intervallo aperto In,k ,


che ha lo stesso centro di Jn,k ed ha lunghezza
1
λ(In,k ) = ∀k = 1, . . . , 2n .
3n+1

Sia n
2
[
Kn := Jn,k ∀n ∈ N .
k=1

Si definisce insieme ternario di Cantor l’insieme



\
K := Kn .
n=0

Verificare che K è misurabile ed ha misura nulla.


2. Misure e σ-Algebre 25

* Esercizio 2.23.
Sia K l’insieme ternario di Cantor (costruito nell’Esercizio 2.22).
(i) Verificare che K è costituito dagli x ∈ [0, 1] aventi sviluppo ternario

X ak
x= ,
3k
k=1
con
ak ∈ {0, 2} ∀k ∈ N+ .
(ii) Dimostrare che K ha la potenza (o cardinalità) del continuo.
* Esercizio 2.24.
Dimostrare che la σ-algebra L(R) dei sottoinsiemi di R misurabili secondo Lebe-
sgue ha la stessa cardinalità di P(R). È anche vero che
L(R) = P(R) ?
Suggerimento: utilizzare l’Esercizio 2.23.
Esercizio 2.25. Sia K l’insieme di Cantor introdotto nell’Esercizio 2.22. Verifi-
care che:
(i) l’insieme [0, 1] \ K è denso in [0, 1];
(ii) K è chiuso e coincide con l’insieme dei propri punti di accumulazione;
(iii) K è privo di punti interni.
* Esercizio 2.26.
Siano Kn e K definiti come nell’Esercizio 2.22. Consideriamo la seguente succes-
sione di funzioni: 
3
x ∈ 0, 13 ,
 
2x

V1 (x) := 12 x ∈ 31 , 23 ,

3 1
x ∈ 23 , 1 ;
  
2x − 2
9  1

 4 x x ∈ 0, 9 ,
1 1 2






 4 x 9 ,9 ,
9 1
2 1
 4 x − 4 x ∈ 9 , 3 ,



V2 (x) := 12 x ∈ 31 , 23 ,
9
x − 1 x ∈ 23 , 79 ,
  



34
7 8




 4 , x ∈ 9 , 9 ,
9 5
8 
4x − 4 x ∈ 9, 1 .

Similmente, per ogni n ≥ 3, definiamo


Vn : [0, 1] → [0, 1] , Vn ∈ C 0 ([0, 1]) , Vn (0) = 0 , Vn (1) = 1 ,
nel modo seguente:
3 n
( 
funzione lineare con coefficiente angolare 2 in Kn ,
costante in [0, 1] \ Kn .
26 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(i) Verificare che la successione {Vn } converge uniformemente in [0, 1] a una


funzione continua non decrescente V . La funzione V è detta funzione di
Vitali-Lebesgue o scala del diavolo.

(ii) Dimostrare che


V (K) = [0, 1] .

(iii) Verificare che ∃V 0 = 0 q.o. in [0, 1].


Esercizio 2.27.
(i) Siano α ∈ (0, 1) e Kα l’insieme costruito in maniera analoga all’insieme di
Cantor, introdotto nell’Esercizio 2.22, togliendo al passo n-esimo 2n−1 intervalli
di ampiezza 3αn , anziché 31n . Kα è detto insieme generalizzato di Cantor. Calcolare
λ(Kα ).
(ii) Esibire un insieme di misura di Lebesgue positiva, privo di punti interni.
* Esercizio 2.28.
Dati un generico intervallo limitato I ⊂ R e α ∈ (0, 1), denotiamo con Cα (I) l’ope-
razione insiemistica che a I associa il complementare in I del ternario di Cantor
Kα (I) generalizzato avente misura di Lebesgue (1 − α)λ(I) costruito su I (si ricor-
di l’Esercizio 2.27). Più in generale, se I è rimpiazzato dall’unione numerabile di
intervalli limitati e disgiunti {Ik }, estendiamo l’operazione in questo modo:
∞ ∞
!
[ [
Cα Ik := Cα (Ik ) .
k=1 k=1

Tale insieme è a sua volta l’unione numerabile di intervalli disgiunti, perciò


possiamo applicare in modo iterativo l’operazione Cα . Consideriamo infatti la
seguente costruzione ricorsiva:

\
A0 := (0, 1) , An := C1− 21n (An−1 ) ∀n ∈ N+ , A∞ := An .
n=0

Mostrare che:
(i) l’insieme A∞ è Lebesgue-misurabile;
(ii) 0 < λ(A∞ ) < 1;

(iii) dato un arbitrario intervallo (a, b) ⊂ (0, 1) abbiamo

λ((a, b) ∩ A∞ ) > 0 e λ((a, b) ∩ Ac∞ ) > 0 . (2.4)


2. Misure e σ-Algebre 27

2.2 Soluzioni
Soluzione dell’Esercizio 2.1.
Poiché µ 6≡ +∞, esiste E ∈ M tale che µ(E) < +∞. Allora, per additività finita,

µ(E) = µ(E ∪ ∅) = µ(E) + µ(∅) ,

da cui segue che µ(∅) = 0. Inoltre, non è difficile verificare che E ⊂ F implica
µ(E) ≤ µ(F ):

µ(F ) = µ((F \ E) ∪ E) = µ(F \ E) + µ(E) ≥ µ(E) , (2.5)

ancora per additività finita.


Sia ora {En } ⊂ M una famiglia numerabile di insiemi disgiunti. Per ogni N ∈
N \ {0}, usando nuovamente l’additività finita e la proprietà (2.5), abbiamo che

! N
! N
[ [ X
µ En ≥ µ En = µ (En ) ,
n=1 n=1 n=1

da cui segue che


∞ ∞
!
[ X
µ En ≥ µ(En ) .
n=1 n=1

Ma vale anche la disuguaglianza opposta, dato che µ è σ-subadditiva; deduciamo


che µ è σ-additiva, e quindi µ è una misura.
Soluzione dell’Esercizio 2.2.
Come nella soluzione precedente, si dimostra che µ(∅)Sn = 0. Sia ora {En } una
famiglia numerabile di insiemi disgiunti, e sia An = k=1 Ek . Chiaramente An ⊂
An+1 per ogni n, e per continuità di µ lungo successioni crescenti
∞ ∞
! n
[ X X
µ Ek = lim µ(An ) = lim µ(En ) = µ(En ) ,
n→∞ n→∞
k=1 k=1 n=1

dove abbiamo usato anche l’additività finita al penultimo passaggio. Questo di-
mostra che µ è σ-additiva, e quindi µ è una misura.
Soluzione dell’Esercizio 2.3.
Sia (a, b] un intervallo limitato e semiaperto. Allora
∞  
\ 1
(a, b] = a, b + ,
n=1
n

e quindi (a, b] ∈ B(R) (ricordiamo che ogni intervallo aperto appartiene a B(R)).
Analogamente
∞  
\ 1
(−∞, b] = −∞, b + ,
n=1
n
28 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

e quindi (−∞, b] ∈ B(R). Allo stesso modo, si può dimostrare che [a, b) e [a, +∞)
sono Boreliani. Infine
{x} = (a, x] ∩ [x, b)
per ogni a < x < b, da cui deduciamo che anche {x} è Boreliano.
Soluzione dell’Esercizio 2.4.
Mostriamo che sono verificate le tre condizioni che caratterizzano una σ-algebra.
Notiamo che per definizione ∅, X ∈ A. Inoltre, per ogni E ∈ A si ha che anche
E c ∈ A. Infatti,
∅c = X ∈ A , Bc ∈ A , (B c )c = B ∈ A , Xc = ∅ ∈ A .

S∞ {En } ⊂ A.
Infine, consideriamo una successione
Se En = ∅ per ogni n ∈ N, allora n=1 En = ∅ ∈ A. S∞
Se En ∈ {∅, B} per ogni n ∈ N ed esiste n0 ∈ N tale che En0 = B, allora n=1 En =
B ∈ A.
c c
S∞En ∈ {∅, cB } per ogni n ∈ N ed esiste n1 ∈ N tale che En1 = B , allora
Se
n=1 En = B ∈ A.
c
Se En ∈ {∅, B, BS } per ogni n ∈ N ed esistono n0 , n1 ∈ N tali che En0 = B e
c ∞
En1 = B , allora n=1 En = X ∈ A.
Se En ∈ {∅, B, B c , X} per ogni
S∞n ∈ N ed esistono n0 , n1 , n2 ∈ N tali che En0 = B,
En1 = B c e En2 = X, allora n=1 En = X ∈ A. S∞
In conclusione, per qualunque successione {En } ⊂ A, risulta n=1 En ∈ A.
Soluzione dell’Esercizio 2.5.
Sia E ∈ A. Grazie alla definizione di A, esistono F, G ∈ A tali che F ⊆ E ⊆ G con
µ(G \ F ) = 0. Sia E0 := E \ F . Abbiamo che
E0 = E \ F ⊆ G \ F .
Quindi E0 ∈ Tµ e E = F ∪ E0 , pertanto E ∈ B.
Viceversa supponiamo che E ∈ B. Dunque E = F ∪ E0 per qualche F ∈ A e
E0 ∈ Tµ . Per definizione di insieme trascurabile, esiste N ∈ A tale che E0 ⊆ N ,
µ(N ) = 0. Poniamo G := F ∪ N. Si ha
F ⊆ E ⊆ G, µ(G \ F ) = µ(N \ F ) = 0 .
Quindi E ∈ A.
Soluzione dell’Esercizio 2.6.
L’insieme A è misurabile essendo la controimmagine dell’insieme misurabile [0, 1)
mediante la funzione continua (e dunque misurabile) x 7→ arctan(x); B è numera-
bile, dunque è misurabile e di misura nulla. Infine, C è misurabile in quanto in-
tersezione di una quantità numerabile di intervalli, che sono insiemi misurabili.
Ne segue che Ω è misurabile. Inoltre,
h π
A = 0, , C = [1, 2] .
4
Dunque
π
λ(Ω) = + 1.
4
2. Misure e σ-Algebre 29

Soluzione dell’Esercizio 2.7.


La funzione ϕ(x) = x2 è continua in R, dunque è misurabile in R. L’insieme Q
è misurabile, pertanto anche la restrizione ϕ|Q è misurabile. Conseguentemente,
per ogni α ∈ R, l’insieme

Eα := {x ∈ Q : ϕ(x) > α}

è misurabile. Analogamente, posta ψ(x) := x6 , si ha che, per ogni α ∈ R, l’insieme

Gα := {x ∈ R \ Q : ψ(x) > α}

è misurabile. Perciò anche l’insieme

Ωα := Eα ∪ Gα = {x ∈ R : f (x) > α}

è misurabile per ogni α ∈ R. Quindi la funzione f è misurabile.

Soluzione dell’Esercizio 2.8.


Sia E ⊂ R un insieme non misurabile. Definiamo

f (x) := cos x ∀x ∈ R

e
g(x) := 2π χE (x) ∀x ∈ R .
Allora
h(x) = cos 0 = 1 ∀x ∈ E c
e
h(x) = cos(2π) = 1 ∀x ∈ E .
Quindi
h(x) = 1 ∀x ∈ R
è una funzione misurabile.

Soluzione dell’Esercizio 2.9.


Basta osservare che

A × {x0 } ⊂ [0, 1] × {x0 } ⇒ λ2 ([0, 1] × {x0 }) = λ1 ([0, 1]) · λ1 ({x0 }) = 0 ,

quindi, essendo la misura di Lebesgue su R2 completa, deduciamo che A × {x0 } è


misurabile ed ha misura 0.

Soluzione dell’Esercizio 2.10.


L’insieme A è misurabile, essendo la funzione x 7→ sin x continua e dunque misu-
rabile. Osserviamo che la famiglia dei polinomi a coefficienti razionali è numera-
bile; inoltre, qualsiasi polinomio della famiglia ammette un numero finito di ra-
dici. Dunque l’insieme dei numeri reali algebrici è numerabile, perché unione di
una quantità numerabile di insiemi finiti. L’insieme B è dunque misurabile e di
30 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

misura nulla. Infine, l’insieme C è misurabile essendo l’intersezione numerabile


di intervalli. Inoltre, è facile verificare che
h π h π πi
A = 0, , C= − , .
4 4 8
Quindi h π π
Ω= − , ∪ N,
4 4
con N ≡ B insieme trascurabile. Pertanto
π
λ(Ω) = .
2
Soluzione dell’Esercizio 2.11.
L’insieme E è misurabile, essendo g misurabile. Inoltre, per definizione,

f (x) = x4 χE (x) + x5 χ[−1,1]\E (x) ∀x ∈ [−1, 1] .

Le funzioni x 7→ x4 e x 7→ x5 sono continue, dunque misurabili; le funzioni


x 7→ χE (x) e x 7→ χ[−1,1]\E (x) sono anch’esse misurabili, essendo funzioni ca-
ratteristiche di insiemi misurabili. Pertanto f è misurabile.
Soluzione dell’Esercizio 2.12.
Osserviamo che  n
1 1
≤1− ∀n ∈ N+ ,
2 2
1
quindi, moltiplicando ambo i membri per 2n , deduciamo che
1 1 1
≤ − n ∀n ∈ N+ .
2n+1 2 n 4
Pertanto
En ∩ Em = ∅ ∀n, m ∈ N : n 6= m .
Quindi, essendo gli insiemi disgiunti,
∞ ∞ ∞
!
[ X X 1 1 1
λ(A) = λ En = λ(En ) = n
= 1 −1= .
n=1 n=1 n=1
4 1 − 4
3

Soluzione dell’Esercizio 2.13.


L’insieme A è misurabile, perché x 7→ arctan x è continua e dunque misurabile.
L’insieme B è misurabile e di misura nulla, perché è numerabile per costruzione;
infine, l’insieme C è misurabile, perché è dato dall’intersezione numerabile di
intervalli, che sono misurabili. Inoltre, è facile verificare che
 π
A = 0, , C = [0, 2] .
4
Ne segue che
E = [0, 2] .
Dunque E è misurabile e λ(E) = 2.
2. Misure e σ-Algebre 31

Soluzione dell’Esercizio 2.14.


(i) Sappiamo che Q è un insieme numerabile e denso in R. Poiché Q è numerabile,
i suoi elementi possono essere elencati in una successione:

Q = {qn : n ∈ N} .

Consideriamo dunque
∞ 
[ ε ε 
U := qn − , qn + .
n=0
2n+2 2n+2

Allora U è aperto, in quanto unione di aperti; U è anche denso in R, perché


contiene l’insieme denso Q. Ed inoltre, per subadditività della misura,
∞ ∞
X  ε ε  X ε
λ(U ) ≤ λ qn − n+2
, qn + = = ε.
n=0
2 2n+2 n=0
2n+1

Dunque U è l’aperto cercato.


(ii) Sia εn → 0+ per n → ∞. Per ogni n ∈ N fissato, sia Un l’aperto denso trovato
al punto (i), con λ(Un ) ≤ εn . Evidentemente Un+1 ⊂ Un , e, poiché εn → 0,
∞ ∞
!
\ \
Un = Q =⇒ λ Un = 0 ,
n=0 n=0

per continuità della misura lungo successioni decrescenti di insiemi di misura


finita.
Soluzione dell’Esercizio 2.15.
Sia N := {x ∈ Ω : |f (x)| = +∞}. Per ipotesi, sappiamo che µ(N ) = 0. D’altro
canto,
[∞
Ω \ N = {x ∈ Ω : 0 ≤ |f (x)| < +∞} = En ,
n=0

dove
En := {x ∈ Ω : 0 ≤ |f (x)| ≤ n} ∀n ∈ N .
In virtù della monotonia della misura e della finitezza di µ(Ω), essendo En ⊆
En+1 , abbiamo

µ(Ω) = µ(Ω \ N ) = lim µ(En ) ⇐⇒ lim µ(Ω \ En ) = 0 .


n→∞ n→∞

Di conseguenza, per definizione di limite, per ogni ε > 0 esiste nε abbastanza


grande tale che µ(Ω \ Ωε ) < ε, dove Ωε := Enε , e per costruzione f è limitata su
tale insieme (|f (x)| ≤ nε ).
In generale, se µ(Ω) = +∞, il risultato è falso. Infatti, è sufficiente considerare
ad esempio f (x) = x nello spazio (R, L(R), λ). In tal caso, poiché per ogni M > 0
(arbitrariamente grande) si ha

λ({x ∈ R : |f (x)| > M }) = λ((−∞, −M ) ∪ (M, +∞)) = +∞ ,


32 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

per ogni E ∈ L(R) tale che f ∈ L∞ (E) risulta


 
λ(R \ E) ≥ λ x ∈ R : |f (x)| > kf kL∞ (E) = +∞ .
Soluzione dell’Esercizio 2.16.
(i) Sia x ∈ Ek per infiniti indici
S k. Allora, fissato n ∈ N, esiste kn ≥ nT
taleSche x ∈
Ekn , e di conseguenza
T S x ∈ k≥n E k per ogni n. Quindi lim sup n En ⊂ n k≥n Ek .
Viceversa, se x ∈ n k≥n Ek , allora per ogni n esiste un indice kn ≥ n tale che
x ∈ Ekn ; quindi
x ∈ Ek1 , x ∈ Ekk1 +1 =: Ek2 , x ∈ Ekk2 +1 =: Ek3 , . . . ,
T S
da cui segue che n k≥n Ek ⊂ lim supn En (notare che gli Eki sono tutti diversi
tra loro, in quanto ki > ki−1 per costruzione).
La verifica per Til lim inf n En è simile. Supponiamo S T che x ∈ Ek per ogni k ≥
n .
S0 T Allora x ∈ k≥n0 kE , e quindi lim inf E
n n ⊂ n T k≥n En . Viceversa, se x ∈
Sn Tk≥n n E , allora esiste un indice n 0 tale che x ∈ k≥n0 Ek , e di conseguenza
n E
k≥n n ⊂ lim inf E
n n .
Avendo mostrato le caratterizzazioni precedenti, la misurabilità di
lim inf n En e lim supn En segue direttamente dal fatto che M è una σ-algebra.
T
(ii) Sia An =S k≥n Ek . Chiaramente An ⊂ An+1 per ogni n, e
lim inf En = An . Pertanto, la continuità della misura lungo successioni crescen-
ti assicura che
µ(lim inf En ) = lim µ(An ) ≤ lim inf µ(En ),
n→∞ n→∞ n→∞
T
dove, nell’ultimo passaggio, abbiamoS usato il fatto che k≥n Ek ⊂ En .
Passiamo oraTalla (2.1). Sia Bn := k≥n Ek . Evidentemente Bn+1 ⊂ Bn per ogni n,
lim sup En = Bn , ed inoltre B1 ha misura finita per la (2.1); di conseguenza, per
continuità della misura lungo successioni decrescenti (qui è necessario supporre
che B1 abbia misura finita)
µ(lim sup En ) = lim µ(Bn ) ≥ lim sup µ(En )
n→∞ n→∞ n→∞
S
dove, nell’ultimo passaggio, abbiamo usato il fatto che k≥n Ek ⊃ En .
(iii) Come spazio di misura, consideriamo R con la misura di Lebesgue (e la σ-
algebra degli insiemi misurabili secondo Lebesgue). Poniamo En = [n, n + 1) ⊂ R.
S µ(En ) = 1 per ogni n, e lim supn En = ∅ ha misura nulla (in questo caso
Allora
µ( En ) = µ(R+ ) = +∞).
Soluzione dell’Esercizio 2.17.
(i) Chiaramente A = A ∩ X ∈ MA . Sia D ∈ MA , i.e. D = B ∩ A per qualche
B ∈ M. Allora
A \ D = A \ (B ∩ A) = (X \ B) ∩ A ∈ MA ,
dato che X \ B ∈ M. Sia ora {Dn } una famiglia numerabile di insiemi in MA .
Allora Dn = Bn ∩ A per qualche Bn ∈ M, e quindi

[ ∞
[ ∞
[
Dn = (Bn ∩ A) = A ∩ Bn ∈ MA ,
n=1 n=1 n=1
| {z }
∈M
2. Misure e σ-Algebre 33

dove si è usato il fatto che M è una σ-algebra. Questo dimostra che MA è una
σ-algebra.
(ii) Osserviamo che, se D ∈ M, allora D = D1 ∪ D2 , dove

D1 := D ∩ A ∈ MA e D2 := D ∩ Ac ∈ MAc .

Quindi ogni elemento di M si decompone nell’unione disgiunta di un elemento di


MA ed uno di MAc . Cioè

M = {D1 ∪ D2 : D1 ∈ MA e D2 ∈ MAc } .

Pertanto, se MA e MAc fossero entrambe finite, dedurremmo che M è a sua volta


finita, assurdo.
(iii) Troviamo una famiglia numerabile {En } di sottoinsiemi disgiunti di M. Sia
∅ =6 A ( X, A ∈ M; per il punto (ii), almeno una tra MA e MAc è infinita.
Per fissare le idee, supponiamo che lo sia MAc , e poniamo E1 = A 6= ∅. Sia
ora ∅ = 6 B ( Ac , B ∈ MAc ; quindi B ∈ M, dato che A è misurabile; inoltre,
per il punto (ii), almeno una tra (MAc )B e (MAc )B c è infinita. Per fissare le idee,
supponiamo che lo sia (MAc )B c , e poniamo E2 = B 6= ∅. Notiamo che E1 e E2 sono
disgiunti, e sono disgiunti da qualsiasi insieme in (MAc )B c . Possiamo iterare
il ragionamento per induzione una quantità numerabile di volte, ottenendo la
famiglia numerabile {En } desiderata.
(iv) Per il punto (iii), M contiene
( )
[
A ⊂ X : AI = Ei , dove I ∈ P(N) .
i∈I

Gli insieme AI così ottenuti sono tutti diversi tra loro, dato che gli {En } sono
disgiunti. Di conseguenza M ha cardinalità maggiore o uguale a quella di P(N),
che non è numerabile.
Soluzione dell’Esercizio 2.18.
(i) Non è difficile verificare che E è una σ-algebra su X, poiché:
• X ∈ E;
• se E ∈ E, allora E ∩ A ∈ FeA , da cui segue che

A \ (E ∩ A) = (X \ E) ∩ A ∈ FeA ,

essendo FeA una σ-algebra su A; cioè E c = X \ E ∈ E;

• se {En } ⊂ E è una famiglia numerabile, allora En ∩ A ∈ FeA per ogni n, da


cui segue che

[ ∞
[
A∩ En = (En ∩ A) ∈ FeA ,
n=1 n=1
S∞
essendo FeA una σ-algebra; cioè n=1 En ∈ E.
34 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(ii) È immediato verificare che EA = FeA , per definizione.


(iii) Vogliamo verificare che MA = FeA . In primo luogo notiamo che MA ⊃ FeA ,
dato che MA ⊃ FA è una σ-algebra, e FeA è la più piccola σ-algebra con questa
proprietà. Volendo mostrare che vale anche l’inclusione opposta, consideriamo
la σ-algebra E. Evidentemente E contiene F, in quanto se E ∈ F, allora A ∩
E ∈ FA ⊂ FeA . Inoltre, abbiamo mostrato al punto (i) che E è una σ-algebra
su X. Ma allora E contiene anche M (essendo M la σ-algebra generata da F).
Questo implica che EA ⊃ MA ; cioè, per il punto (ii), FeA = MA , che completa la
dimostrazione.
(iv) La conclusione segue direttamente dal punto (iii): la σ-algebra di Borel B su
X è la σ-algebra generata da T . Per il punto (i), la sua restrizione BA coincide
con la σ-algebra generata dalla famiglia ristretta TA .

Soluzione dell’Esercizio 2.19.


Per P
prima cosa, mostriamo che la tesi vale per una qualsiasi funzione semplice
n
s = k=1 ak χEk , con ak ∈ R e Ek ∈ L(Ω), per ogni k. Sappiamo che Ek = Fk ∪ Nk ,
dove Fk ∈ B(Ω), e λ(Nk ) = 0. Siano
n
[ n
[ n
[
F := Fk , E := Ek , N := Nk .
k=1 k=1 k=1

Chiaramente, F ∈ B(Ω) e, avendo supposto Ω ∈ B(R), anche Ω \ F ∈ B(Ω).


Definiamo quindi
n
X
σ := ak χFk + 0 · χΩ\F .
k=1

Per costruzione, σ è Borel misurabile, e σ = s su

F ∪ (Ω \ E) = F ∪ [(Ω \ F ) \ N ] = Ω \ N ,

cioè σ = s q.o. in Ω, essendo λ(N ) = 0.


Sia ora f una qualsiasi funzione Lebesgue-misurabile. È ben noto che esiste una
successione di funzioni semplici {sn } tale che sn → f puntualmente in Ω, per n →
∞. Per quanto abbiamo provato finora, per ogni n esiste una funzione
S semplice
Boreliana σn tale che σn = sn in Ω \ Nn , e λ(Nn ) = 0. Sia M = n Nn . Allora
λ(M ) = 0, e σn (x) = sn (x) per ogni x ∈ Ω \ N , per ogni n. Di conseguenza, se
definiamo σ = lim inf n σn , abbiamo che σ è Borel-misurabile, e σ = f in Ω \ M ,
cioè q.o. in Ω.

Soluzione dell’Esercizio 2.20.


Per mostrare che gu è misurabile, è sufficiente mostrare che per ogni b ∈ R l’in-
sieme gu−1 ((−∞, b]) è misurabile. Iniziamo a considerare il caso in cui u sia una
funzione semplice:
X n
u(x) = yk χAk (x) ,
k=1
2. Misure e σ-Algebre 35

doveSyk ∈ R, χAk denota la funzione caratteristica dell’insieme misurabile Ak ⊂


Ω, e k Ak = Ω. Allora
( n
! )
X
gu−1 ((−∞, b]) = x ∈ Ω : f x, yk χAk (x) ∈ (−∞, b]
k=1
n
[
= {x ∈ Ak : f (x, yk ) ∈ (−∞, b]} .
k=1

Ora, per ogni k l’insieme {x ∈ Ak : f (x, yk ) ∈ (−∞, b]} è misurabile, per la misu-
rabilità di f nella prima variabile. Pertanto, gu−1 ((−∞, b]) è misurabile, in quanto
unione di insiemi misurabili.
Nel caso di una qualsiasi funzione misurabile u, ricordiamo che esiste una suc-
cessione di funzioni semplici {un } che converge puntualmente a u. Ma allora, per
q.o. x ∈ Ω
gu (x) = f (x, u(x)) = f (x, lim un (x)) = lim f (x, un (x)) = lim gun (x),
n→∞ n→∞ n→∞

dove si è usata la continuità di f nella seconda variabile. Di conseguenza, gu


risulta misurabile in quanto è limite puntuale delle funzioni misurabili gun .
Soluzione dell’Esercizio 2.21.
Ragioniamo perc assurdo, supponendo checΩ1 6= Ω2 . Questo significa che esiste
x0 ∈ Ω1 ∩ Ω2 oppure esiste y0 ∈ Ω2 ∩ Ω1 . Senza perdita di generalità, possia-
c
mo ipotizzare che il primo caso sia verificato. Essendo Ω2 per definizione aper-
c
to, esisterà r > 0 abbastanza piccolo tale che Br (x0 ) ⊂ Ω2 ; siccome x0 appar-
tiene anche a Ω1 , esiste necessariamente x1 ∈ Ω1 tale che x1 ∈ Br/2 (x0 ). D’altro
canto, essendo Ω1 aperto per ipotesi, esisterà r0 ∈ (0, r/2) tale che Br0 (x1 ) ⊂ Ω1 , e
per costruzione abbiamo
c
Br0 (x1 ) ⊂ Br/2+r0 (x0 ) ⊂ Br (x0 ) ⊂ Ω2 .
Possiamo quindi concludere che
Ω1 4Ω2 ⊃ Br0 (x1 ) ,
che è in evidente contraddizione con la (2.3) dato che λ(Br0 (x1 )) > 0.
Soluzione dell’Esercizio 2.22.
Gli intervalli aperti rimossi {In,k } sono a due a due disgiunti, e al passo (n + 1)-
esimo vengono rimossi esattamente 2n intervalli ciascuno dei quali ha lunghezza
1
3n+1 . La loro unione ha perciò misura
∞ [ 2n ∞
!
[ X 2n
λ In,k = = 1.
n=0
3n+1
k=1 k=0

Notiamo infine che n


∞ [
[ 2
K = [0, 1] \ In,k .
n=0 k=1
Pertanto K è misurabile ed ha misura nulla.
36 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 2.23.


(i) Diamo prima una idea generale, poi illustriamo l’argomento con maggiore ri-
gore. L’intervallo I0,1 = 31 , 23 è costituito da punti il cui sviluppo ternario (ov-


vero in base 3) ha come primo coefficiente a1 = 1. Ricordiamo che ciascuno degli


estremi dell’intervallo I0,1 ammette due diversi sviluppi ternari:

1 2
= 0, 10 = 0, 02 , = 0, 20 = 0, 12 .
3 3
Scegliamo gli sviluppi
1 2
= 0, 02 , = 0, 20 .
3 3
Dunque l’insieme K1 è costituito da punti aventi sviluppi ternario con coefficiente
a1 ∈ {0, 2}. L’asserto si ottiene mediante iterazioni di questo argomento, che ora
sviluppiamo in maniera dettagliata.
Anzitutto osserviamo che, con la stessa notazione dell’Esercizio 2.22, si ha
h i
(n) (n)
Jn,k = αk , βk ∀n ∈ N+ , k = 1, . . . , 2n ,

dove gli estremi di questi intervalli soddisfano le relazioni ricorsive

(n) (n−1) (n) (n−1) 1


α2k−1 = αk , β2k−1 = αk + ,
3n (2.6)
(n) (n−1) 2 (n) (n−1)
α2k = αk + , β2k = βk ,
3n
(0) (0)
ponendo α1 := 0 e β1 := 1. Poiché

X 2 1
i
= n,
i=n+1
3 3

risulta

(n) (n−1)
X 2
β2k−1 = αk + i
. (2.7)
i=n+1
3

Dalle uguaglianze in (2.6) (la prima in alto e la seconda in basso) segue imme-
(n−1) (n−1)
diatamente che αk e βk sono anche estremi di qualche intervallo che for-
ma Kn ; di conseguenza, per induzione deduciamo che appartengono a Km per
qualsiasi m ≥ n, e dunque
(n) (n)
αk , βk ∈K ∀n ∈ N+ , k = 1, . . . , 2n .

Osserviamo che, grazie a (2.6) e (2.7), ragionando per induzione, si ricava che per
qualunque n ∈ N+
( n
)
n
(n)
o X ai
αk : k = 1, . . . , 2n = x = : ai ∈ {0, 2} ,
i=1
3i
2. Misure e σ-Algebre 37


( n
)
n
(n)
o X ai X 2
βk : k = 1, . . . , 2n = x= + : ai ∈ {0, 2} .
i=1
3i i=n+1
3 i

Sia

( )
X ai
K := x= : ai ∈ {0, 2} .
i=1
3i
La tesi equivale a
K=K.
(n)
Notiamo subito che K ⊆ K, perché come appena visto gli estremi αk sono tutti
punti di K ed ammettono sviluppo ternario finito in cui non compare l’1. Visto
che K chiuso, perché intersezione di insiemi chiusi, segue che K ⊆ K.
Resta da verificare che K ⊆ K, o, ciò che è lo stesso, che
[0, 1] \ K ⊆ [0, 1] \ K .
Sia dunque x ∈ [0, 1] \ K. Questo è equivalente ad affermare che x ammette uno
sviluppo ternario infinito del tipo
n−1 ∞
X ai 1 X bi
x= + + ,
i=1
3i 3n i=n+1 3i

per un certo n ≥ 1 (si intende che la prima sommatoria non c’è se n = 1), con
ai ∈ {0, 2} e i coefficienti bi ∈ {0, 1, 2} non tutti nulli né tutti 2. Infatti, se i bi
fossero tutti nulli, si avrebbe
n−1 n−1 ∞
X ai 1 X ai 0 X 2
x= + n = + n+ ∈ K.
i=1
3i 3 i=1
3 i 3 i=n+1
3 i

Similmente, se tutti i bi fossero 2, si avrebbe


n−1 ∞ n−1
X ai 1 X 2 X ai 2
x= + + = + n ∈ K.
i=1
3i 3n i=n+1 3i i=1
3i 3

Pertanto
∞ ∞
X bi X 2 1
0< i
< i
= n.
i=n+1
3 i=n+1
3 3
Poiché !
n−1 n−1
X ai 1 X ai 0 1 (n)
+ n = + n + = βk
i=1
3i 3 i=1
3i 3 3n
n
per qualche k = 1, . . . , 2 , si ha
(n) (n) 1 (n)
βk < x < βk + ≤ αk+1 ,
3n
dunque x 6∈ Kn , e perciò x 6∈ K.
(ii) Per quanto visto nel punto (i), l’insieme di Cantor K e l’insieme {0, 2}N sono
equipotenti. Ne segue che K ha la potenza del continuo.
38 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 2.24.


Per quanto visto nell’Esercizio 2.23, K ha la potenza del continuo. Pertanto

|K| = |R| =⇒ |P(K)| = |P(R)| .

Visto che K ha misura nulla e lo spazio (R, L(R), λ) è completo, qualunque sot-
toinsieme di K è misurabile secondo Lebesgue. Quindi

P(K) ⊆ L(R) .

Perciò
|P(R)| = |P(K)| ≤ |L(R)| .
D’altra parte, siccome
L(R) ⊆ P(R) ,
si ha
|L(R)| ≤ |P(R)| .
Per il teorema di Schröder-Bernstein,

|L(R)| = |P(R)| .

Infine, ricordiamo che


L(R) ( P(R) ,
perché esistono sottoinsiemi di R non misurabili secondo Lebesgue.

Soluzione dell’Esercizio 2.25.


(i) Osserviamo che l’insieme Kn , per qualunque n ∈ N, non contiene intervalli
di lunghezza maggiore di 31n . Ne segue che K non contiene intervalli. Questo
implica che [0, 1] \ K è denso in K.
(ii) Poiché Kn è chiuso per ogni n ∈ N, abbiamo che K è chiuso. Sia x0 ∈ K. Per
ogni n ∈ N esiste kn ∈ {1, . . . , 2n } tale che x0 ∈ Jn,kn . Prendiamo ε > 0 ad arbitrio
e n0 ∈ N tale che 3n10 < ε. Allora

x0 ∈ Jn0 ,kn0 =⇒ Jn0 ,kn0 ⊆ (x0 − ε, x0 + ε) .

Entrambi gli estremi dell’intervallo chiuso Jn0 ,kn0 appartengono a K per costru-
zione. Quindi qualsiasi intorno di x0 contiene punti di K \ {x0 }, cioè x0 è punto
di accumulazione di K. Questo dimostra che K è incluso nell’insieme dei pro-
pri punti di accumulazione. D’altra parte, quest’ultimo insieme è incluso in K,
perché K è chiuso. Ne segue la tesi.
(iii) È una diretta conseguenza del punto (i).

Soluzione dell’Esercizio 2.26.


(i) Usiamo la stessa notazione dell’Esercizio 2.22. Dalla definizione di Vn segue
immediatamente che

Vn (x) = 1 − Vn (1 − x) ∀x ∈ [0, 1] , ∀n ∈ N+ .
2. Misure e σ-Algebre 39

Inoltre, per ogni m > n,

Vm (x) = Vn (x) ∀x ∈ [0, 1] \ Kn , (2.8)

e per ogni k, h = 1, . . . , 2n abbiamo

sup |Vn+1 − Vn | = sup |Vn+1 − Vn | .


Jn,k Jn,h

Pertanto
sup |Vn+1 − Vn | = sup |Vn+1 − Vn | = sup |Vn+1 − Vn |
[0,1] Kn Jn,1
   n
3 n+1 3
≤ sup x− x

x∈[0, 3n ]
1 2 2
 n  
3 3 1 1
= −1 = n+1 .
2 2 3n 2

Inoltre, grazie alla disuguaglianza triangolare, per ogni m > n risulta


m−1
X 1 1
sup |Vm − Vn | ≤ ≤ n.
[0,1] 2k+1 2
k=n

Dunque la successione {Vn } verifica la condizione di Cauchy uniforme in [0, 1],


perciò esiste il limite

V (x) = lim Vn (x) ∀x ∈ [0, 1] ,


n→∞

e la convergenza di Vn a V è uniforme in [0, 1]. Ne segue che V è continua, per-


tanto misurabile secondo Lebesgue. Inoltre, V è per costruzione non decrescente
in [0, 1] e verifica
V (x) = 1 − V (1 − x) ∀x ∈ [0, 1] . (2.9)
(ii) Dimostriamo che per ogni y ∈ [0, 1] esiste x ∈ K tale che

y = V (x) .

Sia

X bk
y= ,
2k
k=1
con
bk ∈ {0, 1} ∀k ∈ N+ ,
lo sviluppo binario di y. Poniamo

X 2bk
x= .
3k
k=1
40 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Grazie all’Esercizio 2.23, sappiamo che x ∈ K.


Supponiamo che bk = 0 definitivamente. Allora, grazie alla proprietà (2.8), non è
difficile verificare che in questo caso y = V (x). Nel caso generale, per ogni n ∈ N+ ,
definiamo
n
X 2bk
xn :=
3k
k=1

e
n
X bk
yn := .
2k
k=1

Per quanto appena visto prima, si ha

yn = V (xn ) . (2.10)

Inoltre,

X 2bk
xn −→ x = ∈K.
n→∞ 3k
k=1

In virtù della continuità di V , passando al limite nella (2.10) si ottiene quindi che

y = V (x) .

(iii) Per costruzione, V è costante in qualunque sottointervallo In,k ⊂ [0, 1] \ K,


con costante dipendente dall’intervallo. Questo implica che

∃V 0 = 0 in [0, 1] \ K .

Poiché λ(K) = 0,
V 0 = 0 q.o. in [0, 1] .

Soluzione dell’Esercizio 2.27.


(i) Gli intervalli aperti rimossi In,k sono a due a due disgiunti. La loro unione ha
misura
∞ [2n ∞
!
[ X 2n
λ In,k = α n+1
= α.
n=0 n=0
3
k=1

Notiamo che
n
∞ [
[ 2
Kα = [0, 1] \ In,k .
n=0 k=1

Pertanto Kα è misurabile ed ha misura 1 − α .


(ii) Analogamente a quanto visto nell’Esercizio 2.25, Kα è privo di punti interni.
Inoltre,
λ(Kα ) = 1 − α > 0 ,
perché α ∈ (0, 1).
2. Misure e σ-Algebre 41

Soluzione dell’Esercizio 2.28.


(i) Ogni insieme An è Lebesgue-misurabile, poiché è l’unione numerabile di inter-
valli aperti disgiunti. Di conseguenza anche A∞ è Lebesgue-misurabile essendo
l’intersezione numerabile di insiemi misurabili.
(ii) La successione {An } è costituita da insiemi incapsulati, ovvero tali che An+1 ⊂
An , perciò
λ(A∞ ) = lim λ(An ) .
n→∞

Per costruzione vale l’identità


1

λ(An ) = 1 − 2n λ(An−1 ) ,

da cui
1

log λ(An ) = log 1 − 2n + log λ(An−1 ) ,
che implica
n
X
1
∀n ∈ N+ .

log λ(An ) = log 1 − 2i
i=1

Sfruttando lo sviluppo asintotico log(1 + x) ∼ x per x → 0, possiamo facilmente


verificare che quest’ultima serie è convergente, quindi

X
λ(A∞ ) = e−Λ ∈ (0, 1) , 1

Λ := − log 1 − 2i .
i=1

(iii) Anzitutto osserviamo che ogni insieme An è costituito dall’unione di inter-


valli aperti disgiunti {In,k }k∈N+ , e non è difficile verificare che ciascuno di essi ha
misura λ(In,k ) < 31n . Inoltre, ogni insieme An è denso in (0, 1). Infatti, ciò è banal-
mente vero per n = 0; d’altro canto An è denso in An−1 , poiché dalle proprietà del
ternario di Cantor sappiamo che ogni insieme C1−1/2n (In−1,k ) è denso in In−1,k
(si ricordi dall’Esercizio 2.27 che K1−1/2n non ha punti interni). Di conseguenza,
anche An sarà denso in (0, 1) se An−1 lo è, quindi per induzione deduciamo che
effettivamente An è denso in (0, 1).
A questo punto, dato un arbitrario intervallo (a, b) ⊂ (0, 1), grazie alle proprietà
di densità appena mostrate possiamo affermare che fissato n ∈ N (abbastanza
grande) tale che
1 b−a
λ(In,k ) < n ≤ ∀k ∈ N+ ,
3 4
esistono k ∈ N e x0 ∈ In,k che soddisfa

x0 − a + b < b − a ,

2 4

e dalle ultime due disuguaglianze è immediato verificare che In,k ⊂ (a, b). Ora
notiamo che, per costruzione, l’insieme

B∞ := In,k ∩ A∞
42 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

è esattamente dello stesso tipo dell’insieme A∞ . Più precisamente,



\
B0 := In,k , Bm := C1− 1 (Bm−1 ) ∀m ∈ N+ , B∞ := Bm .
2n+m
m=0

Di conseguenza, possiamo procedere in modo del tutto analogo a quanto fatto nel
punto (ii), ottenendo

λ((a, b) ∩ A∞ ) ≥ λ(B∞ ) = e−Λn λ(In,k ) > 0 ,


λ((a, b) ∩ Ac∞ ) ≥ λ(In,k ∩ B∞
c
) = 1 − e−Λn λ(In,k ) > 0 ,


dove

X
1

Λn := − log 1 − 2i .
i=n+1
3
L’integrale di Lebesgue

Prerequisiti teorici
• Funzioni integrabili (o sommabili), integrale di Lebesgue
• Gli spazi L1 e L∞
• Convergenza q.o., in L1 , in misura
• Teoremi di passaggio al limite sotto il segno di integrale

• Misura prodotto, teorema di Fubini-Tonelli

Per la teoria si rimanda ad esempio a: [2, Capitolo 2], [3, Capitoli 8, 10], [4,
Capitoli 4, 5], [5, Capitoli 1, 8], [7, Capitolo 1], [9, Capitoli 6, 8, 9].

3.1 Testi degli Esercizi


Esercizio 3.1.
Calcolare Z +∞
lim fn (x) dx ,
n→∞ 1

essendo
sin(nx) −n√x
fn (x) := e ∀x ∈ [1, +∞) , ∀n ∈ N+ .
x3
Esercizio 3.2.
Sia

X | sin(nx)|
f (x) := ∀x ∈ [0, π] .
n=1
2n

Calcolare Z π
f (x) dx .
0
44 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 3.3.
Sia
sin(nx)
fn (x) := 3 ∀x ∈ (0, +∞) , ∀n ∈ N+ .
n2 x 2
Determinare il limite di {fn } in L1 ((0, +∞)).

Esercizio 3.4.
Sia
fn (x) := sin2 (nx) ∀x ∈ [0, π] , ∀n ∈ N+ .
Calcolare Z π Z π
lim inf fn (x) dx e lim inf fn (x) dx .
0 n→∞ n→∞ 0

Quanto trovato si può porre in relazione con il lemma di Fatou?

Esercizio 3.5.
Sia f : [a, b] → [0, +∞) misurabile, limitata e non negativa. Per ogni insieme
misurabile E ⊆ [a, b] definiamo
Z
µ(E) := f (x) dx .
E

Verificare che, per ogni E, F ⊆ [a, b] misurabili,

µ(E ∪ F ) ≤ µ(E) + µ(F ) .

Sia {En } ⊆ [a, b]. È vero che


∞ ∞
!
[ X
µ En ≤ µ(En ) ?
n=1 n=1

Esercizio 3.6.
Calcolare Z 1
x
lim dx .
n→∞ 0 1 + x2n
Esercizio 3.7.
Siano {qn } una enumerazione dei razionali di [0, 1],
1 1
∀n ∈ N+ ,

En := qn − 2n+1 , qn + 2n+1

e

X
f (x) := χEn (x) ∀x ∈ R .
n=1

Calcolare Z
f (x) dx .
R
3. L’integrale di Lebesgue 45

Esercizio 3.8.
Sia
fn (x) := (sin x) χ[ 1 ,2π] (x) ∀x ∈ [0, 2π] , ∀n ∈ N+ .
n

Calcolare Z 2π
lim fn (x) dx .
n→∞ 0

Esercizio 3.9.
Siano
1
fn (x) := χ[n,n+1] (x) ∀x ≥ 0 , ∀n ∈ N ,
1 + x2
e

X
g(x) := fn (x) ∀x ≥ 0 .
n=0

Calcolare Z +∞
g(x) dx .
0

Esercizio 3.10.
Sia
tanh(nx) 1
fn (x) := √ ∀x ∈ (0, 2) , ∀n ∈ N .
sin x 2 + nx3
Calcolare Z 2
lim fn (x) dx .
n→∞ 0

Esercizio 3.11.
Siano  x n
fn (x) := 1 − χ[0,log n] (x) ∀x ∈ (0, +∞) , ∀n ∈ N+ ,
n
e
f (x) := e−x ∀x ∈ (0, +∞) .
Verificare che
fn −→ f in L1 ((0, +∞)) .
n→∞

Esercizio 3.12.
Siano α > 0 e
1
fn (x) := χ[0,n] (x) ∀x ∈ R , ∀n ∈ N+ .

Dire per quali α > 0
fn −→ 0 in L1 (R) ,
n→∞

e per quali α > 0


fn −→ 0 in misura .
n→∞
46 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 3.13.
Calcolare Z ∞
lim fn (x) dx ,
n→∞ 2
essendo
sin(n2 x) −n√x
fn (x) := e ∀x > 2 , ∀n ∈ N+ .
x3
Esercizio 3.14.
Siano 
2
x
 se x ∈ [0, 1] ,
f (x) := 0 se x ∈ (1, 3) ,

1 se x ∈ [3, 4] ,

e Z
µ(E) := f (x) dx .
E
• Dimostrare che µ è ben definita per ogni E ⊆ [0, 4] misurabile.
• Calcolare µ 21 , 72 .
 

• Dire quando due funzioni ξ, η sono uguali µ-quasi ovunque.


Esercizio 3.15.
Studiare la convergenza in L1 ((1, +∞)) della successione di funzioni
cos(nx) 1
fn (x) := ∀x ∈ (1, +∞) , ∀n ∈ N+ .
n2 + x x2
Esercizio 3.16.
(i) Sia {ak } la successione
1, 2, 4, 1, 2, 4, 1, 2, 4, . . .
Calcolare Z ∞
1X
ak χ( 1
, 1
) (x) dx .
0 k=1 2k 2k−1

(ii) Sia {bk } la successione


1, 3, 9, 1, 3, 9, 1, 3, 9, . . .
Calcolare Z ∞
1X
bk χ( 1
, 1
) (x) dx .
0 k=1 3k 3k−1

Esercizio 3.17.
Calcolare
∞ Z 1
X 1
(1 − x)xk+1 dx .
k+1 0
k=0
Suggerimento: utilizzare lo sviluppo in serie di Taylor di − log(1 − x) con punto
iniziale x0 = 0.
3. L’integrale di Lebesgue 47

Esercizio 3.18.
Calcolare
∞ Z
X 1
xn (1 − x)ex dx .
n=1 0

Esercizio 3.19.
(i) Stabilire se la funzione

X
f (x) := 2k χ[ 1
, 1
) (x) ∀x ∈ (0, 1)
4k+2 4k
k=0

appartiene a L1 ((0, 1)).


(ii) Stabilire se la funzione

X 1
f (x) := χ n n+2 ) (x) ∀x ∈ (1, +∞)
n [3 ,3
n=0
5

appartiene a f ∈ L1 ((1, +∞)).


Esercizio 3.20.
Per n ∈ N, n ≥ 1, sia
2
!
1 e−x
fn (x) := 2
− 3 χ[1,n] (x) , x ≥ 1.
n n

(i) Determinare g ∈ L1 ([1, +∞)) tale |fn (x)| ≤ g(x) per ogni x ∈ [1, +∞), per
ogni n ≥ 1.
R∞
(ii) Calcolare limn→∞ 1 fn (x) dx.
(iii) Sarebbe stato possibile usare il teorema di Beppo Levi (della convergenza
monotòna)?
(iv) Determinare l’insieme degli α ∈ R tali che

X fn (x)
α
∈ L1 ([1, +∞)) .
n=1
n

Esercizio 3.21.
Sia
x
f (x) := , x > 0.
ex − 1
(i) Mostrare che
Z +∞ ∞ Z
X +∞
f (x) dx = xe−nx dx .
0 n=1 0

R +∞
(ii) Calcolare 0
f (x) dx. È vero che f ∈ L1 ([0, +∞))?
48 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 3.22.
(i) Sia
1
f (x) := , x > 0.
xα + xβ
Determinare per quali 0 < α ≤ β la funzione f ∈ L1 ((0, +∞)).
(ii) Sia ora, per ogni n ∈ N con n ≥ 1,
x 1
fn (x) := n arctan , x > 0.
n2 xα + xn

Determinare per quali α > 0 si ha che fn ∈ L1 ((0, +∞)), per ogni n abbastanza
R +∞
grande. Per questi valori di α, calcolare limn 0 fn (x) dx.

Esercizio 3.23.
Nello spazio misurabile (R, P(R)), sia µ : P(R) → [0, +∞] definita da
!
X 1
µ(E) := µ(n) , con µ(n) :=
n3
n∈E∩N∗

per ogni n ∈ N \ {0}.

(i) Verificare che µ è una misura, e che è completa.

(ii) Quali sono le funzioni misurabili rispetto a (R, P(R))?

(iii) Calcolare
Z Z Z
|x| dµ , |x| dµ , |x| dµ ,
[−2,2] [0,2] (−∞,1)
Z Z
x dµ , x dµ .
[1,+∞) (1,+∞)

(iv) Calcolare
Z  
1
lim x− dµ .
m→∞ R xm

Esercizio 3.24.
Nello spazio misurabile ([0, 1], P([0, 1])), sia µ : P([0, 1]) → [0, +∞] definita da
X m
µ(E) := µ(q) , con µ := n − m
n
q∈E∩Q

(dove m e n si suppongono coprimi tra loro).

(i) Verificare che µ è una misura, e che è completa.


3. L’integrale di Lebesgue 49

(ii) Sia (
1 1
2n (n−1) se x = n
fn (x) :=
0 altrimenti.
Calcolare Z ∞
X Z ∞
X
fn dµ e fn dµ .
[0,1] n=1 [0,1) n=1

Esercizio 3.25 (Passaggio della derivata sotto il segno di integrale). Sia (X, M, µ)
uno spazio di misura, e sia f : X × [a, b] → R una funzione tale che x 7→ f (x, t) ∈
L1 (X) per ogni t ∈ [a, b]. Si supponga inoltre che per µ-q.o. x ∈ X la funzione
t 7→ f (x, t) sia derivabile in [a, b] e che esista g ∈ L1 (X) tale che

sup |∂t f (x, t)| ≤ g(x) per µ-q.o. x ∈ X. (3.1)


t∈[a,b]

Dimostrare che x 7→ ∂t f (x, t) ∈ L1 (X) per ogni t ∈ [a, b], che la funzione
Z
t 7→ f (x, t) dµ
X

è derivabile in [a, b] e che vale l’identità


Z Z
d
f (x, t) dµ = ∂t f (x, t) dµ ∀t ∈ [a, b] .
dt X X

Esercizio 3.26.
Sia Z π
sin(tx)
f (t) := √ dx .
0 x
(i) Stabilire se f sia continua in [0, π].
(ii) Stabilire se f sia derivabile in [0, π], e, in tal caso, calcolare f 0 (t).
Esercizio 3.27.
Calcolare
+∞ ∞
1 X −(αk )√x
Z
√ e dx
0 x
k=0

al variare del parametro α > 0.


Esercizio 3.28.
Per x ∈ [0, 1], sia
Z 1
dt
fn (x) := .
1−xn arctan t
1
(i) Verificare che fn ∈ L ([0, 1]), per ogni n ∈ N.
(ii) Calcolare Z 1
lim fn (x) dx .
n→∞ 0
50 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 3.29.
Siano {an } una successione con 0 < an ≤ 1 per ogni n ∈ N \ {0}, e
 
1 1 1
fn (x) := χAn (x) , dove An := , .
x n + an n
(i) Mostrare che le seguenti condizioni sono equivalenti:
a) esiste g ∈ L1 ([0, 1]) tale che |fn | ≤ g q.o. in [0, 1], per ogni n;
P∞
b) la serie n=1 ann è convergente;
P∞
c) la serie n=1 fn (x) è in L1 ([0, 1]).
P∞
(ii) È vero che n=1 ann è convergente se e solo se
Z 1
lim fn dλ = 0 ?
n→∞ 0

Esercizio 3.30.
Sia f : [0, 2] → R una funzione crescente, limitata in [0, 2], e continua in x0 = 0.
Calcolare, se esiste, Z 2
f nx dx .

lim
n→∞ 0

Esercizio 3.31.
Sia f sommabile in [0, 1]. Dimostrare che
Z x
F (x) := f (t) dt ∀x ∈ [0, 1]
0

è continua in [0, 1].


Esercizio 3.32.
Sia E ⊂ R un insieme misurabile di misura finita. Dimostrare che {fn } converge
a f in misura in E se e solo se
|fn (x) − f (x)|
Z
lim dx = 0 . (3.2)
n→∞ E 1 + |fn (x) − f (x)|

Esercizio 3.33.
Sia f : Ω ⊂ R → R non negativa, con Ω misurabile tale che λ(Ω) < +∞. Per ogni
k ∈ N sia
Ak := {x ∈ Ω : f (x) ≥ k} .
Dimostrare che Z ∞
X Z
f (x) dx ≤ λ(Ak ) ≤ [f (x) + 1] dx .
Ω k=0 Ω

Suggerimento: sfruttare il fatto che



[
Ak = Bh ,
h=k
3. L’integrale di Lebesgue 51

essendo
Bh := {x ∈ Ω : h ≤ f (x) < h + 1} .
Esercizio 3.34.
Sia f : E ⊂ R → R non negativa e misurabile, con E misurabile tale che λ(E) <
+∞. Per ogni t > 0 definiamo

At := {x ∈ E : f (x) ≥ t} .

Supponiamo che, per qualche α > 1,


1
λ(At ) ≤ ∀t > 0 .

Dimostrare che f è sommabile in E.
Suggerimento: utilizzare l’Esercizio 3.33.
* Esercizio 3.35.
Siano {fn } ⊂ L1 (Ω) e f ∈ L1 (Ω), con fn ≥ 0 q.o. in Ω per ogni n ∈ N e f ≥ 0 q.o. in
Ω, dove Ω ∈ L(R). Supponiamo che:
(i)
lim inf fn ≥ f q.o. in Ω ;
n→∞

(ii) Z Z
lim sup fn (x) dx ≤ f (x) dx .
n→∞ Ω Ω

Dimostrare che Z
lim |fn (x) − f (x)| dx = 0 .
n→∞ Ω

Esercizio 3.36.
Siano f, g ∈ L1 (E) (con E ⊆ R misurabile) e
Z
h(t) := g(x) dx ∀t ∈ R ,
Et

dove
Et := {x ∈ E : f (x) > t} ∀t ∈ R .
Calcolare, se esistono,
lim h(t) , lim h(t) .
t→+∞ t→−∞

Esercizio 3.37.
Sia f ∈ L1 ((0, 1)), con f ≥ 0 q.o. in (0, 1). Per ogni n ∈ N, sia

En := {x ∈ (0, 1) : n ≤ f (x) < n + 1} .

Calcolare, se esiste,
lim nλ(En ) .
n→∞
52 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 3.38.
Sia f ∈ L1 ((0, 1)) tale che
Z 1 Z 1
f (x) dx = 0 , ef (x) dx ≤ 1 .
0 0

Dimostrare che
f = 0 q.o. in (0, 1) .
Esercizio 3.39.
Sia {fn } una successione di funzioni misurabili tale che

X
|fn |2 ∈ L1 ((0, 1)) .
n=1

Verificare che, per α > 21 ,



X fn
α
∈ L1 ((0, 1)) .
n=1
n

Esercizio 3.40.
Sia f ∈ L1 (R), e siano a, b > 0.
(i) Mostrare che Z x+b
lim |f (t)| dt = 0 .
x→+∞ x−a

(ii) Dedurre che, se f è anche uniformemente continua su R, allora

lim f (x) = 0 . (3.3)


x→+∞

(iii) La condizione (3.3) vale anche se f è soltanto continua (non uniformemente)?


Esercizio 3.41.
Nello spazio di misura (R+ , L(R+ ), λ), sia f ∈ L1 (R+ ) monotòna non crescente.
Mostrare che xf (x) → 0 per x → +∞.
Esercizio 3.42.
In uno spazio di misura (X, M, µ), sia {fn } ⊂ L1 (X) una successione tale che, per
n → ∞,
(a) fn (x) → f (x) per µ-q.o. x ∈ X;
(b) kfn kL1 (X) → kf kL1 (X) < +∞.
Mostrare che kfn − f kL1 (X) → 0. Sarebbe stato possibile rimpiazzare l’ipotesi (b)
con la condizione Z Z
fn dµ → f dµ ,
X X

per arrivare alla conclusione kfn − f k L1 (X) → 0?


3. L’integrale di Lebesgue 53

Suggerimento: per la prima parte, una strategia possibile consiste nell’usare in


modo opportuno il lemma di Fatou, per mostrare che
Z
lim sup |fn − f | dµ = 0 .
n→∞ X

Esercizio 3.43.
Sia (X, M, µ) uno spazio di misura. Il teorema di convergenza monotòna afferma
che se una successione di funzioni misurabili {fn } soddisfa le ipotesi
• 0 ≤ f1 (x) ≤ f2 (x) ≤ · · · ≤ fn (x) ≤ . . . per µ-q.o. x ∈ X,
• fn → f µ-q.o. in X per n → ∞,
allora f è misurabile e Z Z
f dµ = lim fn dµ .
X n→∞ X

(i) Mostrare che l’ipotesi fn ≥ 0 µ-q.o. in X, per ogni n, non può essere rimossa
in generale.
(ii) Mostrare che, se f1 ∈ L1 (X), allora l’ipotesi fn ≥ 0 µ-q.o. in X, per ogni n,
può essere rimossa.
Esercizio 3.44.
Sia (X, M, µ) uno spazio di misura. Il lemma di Fatou afferma che per ogni
successione di funzioni misurabili {fn } non negative risulta
Z Z
lim inf f dµ ≤ lim inf fn dµ .
X n→∞ n→∞ X

Mostrare che in genere vale la disuguaglianza stretta, anche se {fn } ha un limite


puntuale per µ-q.o. x ∈ X.
Esercizio 3.45.
Dimostrare che il teorema di convergenza dominata dà condizioni sufficienti, ma
non necessarie, per la convergenza in L1 : più precisamente, esibire due successioni
di funzioni integrabili {fn }, {gn } in uno spazio di misura (X, M, µ) tali che:
(i) fn → f in L1 (X) e fn → f µ-q.o. in X per n → ∞, ma non esiste h ∈ L1 (X)
tale che |fn | ≤ h µ-q.o. in X, per ogni n;
(ii) gn → g in L1 (X) per n → ∞, e |gn | ≤ h ∈ L1 (X) µ-q.o. in X, per ogni n, ma
gn 6→ g µ-q.o. in X per n → ∞.
Esercizio 3.46.
Nello spazio di misura (R, L(R), λ), siano {fn } ⊂ L1 (R) e {En } ⊂ L(R) tali che
fn → f in L1 (R) e λ(En ) → 0 per n → ∞. Mostrare che
Z
lim fn dλ = 0 . (3.4)
n→∞ En

Per mostrare la validità di (3.4), è possibile usare il teorema di convergenza


dominata?
54 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 3.47.
Sia Z 1
1+t
F (t) := f (t, x) dx , dove f (t, x) := √ .
0 x+t x
Calcolare inf t∈[1,+∞) F (t).
Esercizio 3.48.
Sia Z +∞
2
F (x) := e−t cos(xt) dt , x ∈ R.
−∞

(i) Scrivere il problema di Cauchy del primo ordine, in x = 0, che ha come


soluzione F .
(ii) Mostrare che
√ x2
F (x) = πe− 4 , x ∈ R.
R +∞ 2 √
Suggerimento: si ricorda che −∞
e−t dt = π.
Esercizio 3.49.
In uno spazio di misura (X, M, µ), sia {fn } una successione di funzioni non
negative, con fn → f in misura. Allora
Z Z
f dµ ≤ lim inf fn dµ .
X n→∞ X

Esercizio 3.50 (Teorema di convergenza dominata per convergenza in misura).


In uno spazio di misura (X, M, µ), sia {fn } una successione di funzioni misurabili
con le seguenti proprietà:
• fn → f in misura;
• esiste g ∈ L1 (X) tale che |fn | ≤ g µ-q.o. in X.
Mostrare che fn → f in L1 (X).
Suggerimento: può essere utile usare l’Esercizio 1.7.
Esercizio 3.51 (Rappresentazione “a torta a strati”).
Sia f una funzione non negativa in Rn , n ≥ 1, e sia

A := {(x, t) ∈ Rn × R : 0 ≤ t ≤ f (x)}.

(i) Mostrare che f è misurabile se e solo se A è Lebesgue-misurabile in Rn+1 .


(ii) Mostrare che, se f è misurabile e p > 0, allora
Z Z +∞
p
(f (x)) dx = p tp−1 λ({x : f (x) ≥ t}) dt ,
Rn 0

dove λ denota la misura di Lebesgue in Rn .


3. L’integrale di Lebesgue 55

(iii) Mostrare che il grafico di f ha misura nulla in Rn+1 .


R f (x)
Suggerimento: per il punto (ii), osservare che (f (x))p = 0 ψ(t) dt, per ψ scelta
in modo opportuno.

Esercizio 3.52.
Sia f : R → R una funzione continua tale che |f (t)| ≤ L|t| per ogni t ∈ R, per
un’opportuna costante L > 0; sia inoltre {un } ⊂ L1 (R) una successione tale che
un → u ∈ L1 (R). Mostrare che f (un ) → f (u) in L1 (R).
Suggerimento: può essere utile usare l’Esercizio 1.7.

Esercizio 3.53.
Sia {fn } ⊂ C 0 ([0, 1]) una successione di funzioni continue, tali che
Z b
|fn (t)| dt ≤ C ,
a

con C > 0 costante indipendente da n ∈ N. Mostrare che


 
|f (t)| ≤ 10 C 9
λ t ∈ [0, 1] nk ≥ .
per infiniti indici nk ∈ N 10

Suggerimento: può essere utile usare l’Esercizio 2.16.

Esercizio 3.54.
Mediante il teorema di Fubini-Tonelli applicato alla funzione
2
(1+y 2 )
f (x, y) := xe−x ∀(x, y) ∈ [0, +∞) × [0, +∞) ,

calcolare Z +∞
2
e−x dx .
0

Esercizio 3.55.
Sia f ∈ L1 ([0, 1]).

(i) Mostrare che

f (t)
χA (t, x) ∈ L1 ([0, 1]2 ) , dove A := (t, x) ∈ (0, 1)2 : x < t .

t

(ii) Sia Z 1
f (t)
g(x) := dt .
x t
1
Mostrare che g ∈ L ([0, 1]).

R1 R1
(iii) Mostrare infine che 0
g(x) dx = 0
f (t) dt.
56 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 3.56.
In [0, 1]2 , dotato della misura di Lebesgue 2-dimensionale, calcolare
Z 1 Z 1  Z 1 Z 1 
f (x, y) dx dy , f (x, y) dy dx ,
0 0 0
ZZ 0
|f (x, y)| dxdy ,
[0,1]2

nei seguenti casi:



1
− x2
se 0 < y < x < 1

1
(i) f (x, y) := se 0 < x < y < 1
 y2
0 altrimenti,

−3
(
x − 12 se 0 < y < x − 21

(ii) f (x, y) :=
0 altrimenti.
Esercizio 3.57.
Nello spazio misurabile (X, M) = ([0, 1], B([0, 1])), introduciamo le misure λ =
misura di Lebesgue e µ = misura del conteggio. Sia f : [0, 1] → [0, 1] una funzione
continua iniettiva, e sia
D := (x, y) ∈ [0, 1]2 : y = f (x) = graph(f ) .


Si può dimostrare (non si richiede di farlo) che D è misurabile rispetto alla misura
prodotto.
(i) Calcolare Z 1 Z 1  Z 1 Z 1 
χD dλ dµ , χD dµ dλ .
0 0 0 0

(ii) Commentare il risultato, in relazione ai teoremi di Fubini-Tonelli.


Esercizio 3.58.
Sia
f (x, y) := sign(x)sign(y)e−|x||y|
(dove sign(t) è la funzione “segno di t”). Mostrare che gli integrali iterati
Z +∞ Z +∞  Z +∞ Z +∞ 
f (x, y) dx dy , f (x, y) dy dx ,
−∞ −∞ −∞ −∞
1 2
esistono e coincidono, ma f 6∈ L (R ).
Esercizio 3.59.
Calcolare Z 1 n  
1X k
lim f x, 1 + dx ,
n→∞ 0 n n
k=1
dove 2√
x3 e−x y
f (x, y) := √ ∀(x, y) ∈ R+ × R+ .
2 y
3. L’integrale di Lebesgue 57

Esercizio 3.60.
Determinare K1 , K2 : [0, 1] × [0, 1] → R continue tali che
Z x Z 1  Z 1
f (s) ds dt = K1 (x, s)f (s) ds
0 t 0

e Z 1 Z t  Z 1
f (s) ds dt = K2 (x, s)f (s) ds
x 0 0

per ogni x ∈ [0, 1], per ogni f ∈ L1 ([0, 1]).


* Esercizio 3.61.
Sia (Ω, M, µ) uno spazio di misura. Mostrare che µ è una misura σ-finita se e solo
se esiste una funzione f ∈ L1 (Ω) tale che

f (x) > 0 per µ-q.o. x ∈ Ω . (3.5)

Esercizio 3.62.
Siano (Ω, M, µ) uno spazio di misura e f : Ω → R+ una funzione misurabile.
Mostrare che f soddisfa (3.5) se e solo se
Z
f dµ > 0 ∀E ∈ M : µ(E) > 0 . (3.6)
E

* Esercizio 3.63.
Diciamo che una funzione f : [a, b] → R è semi-continua inferiormente se soddisfa

f (x) ≤ lim inf f (y) ∀x ∈ [a, b] . (3.7)


y→x

(i) Mostrare che f verifica (3.7) se e solo se per ogni c ∈ R l’insieme

Lc := {x ∈ [a, b] : f (x) ≤ c}

è chiuso.
(ii) Dedurre che una funzione semi-continua inferiormente è sempre Borel-misu-
rabile.
(iii) Mostrare che se f è semi-continua inferiormente allora ammette sempre un
minimo, ma in generale sup[a,b] f può anche valere +∞.
(iv) Dedurre che se una funzione semi-continua inferiormente è limitata dall’al-
to, allora è integrabile secondo Lebesgue. In generale, si può affermare che è
anche integrabile secondo Riemann?
* Esercizio 3.64.
Sia f : [a, b] → R una funzione semi-continua inferiormente. Fissato un arbitrario
n ∈ N+ , si consideri la seguente trasformazione di f :

fn (x) := inf f (y) ∀x ∈ [a, b] .


y∈((x− n
1
,x)∪(x,x+ n
1
))∩[a,b]
58 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(i) Mostrare che la successione {fn } è puntualmente crescente e

lim fn (x) = lim inf f (y) ∀x ∈ [a, b] .


n→∞ y→x

(ii) Data una qualsiasi coppia m, n ∈ N+ , verificare che l’insieme


1

Em,n := x ∈ [a, b] : f (x) < fn (x) − m

non può avere punti d’accumulazione, e quindi è necessariamente vuoto o


finito.
(iii) Dedurre che l’insieme
 
F := x ∈ [a, b] : f (x) < lim inf f (y)
y→x

è al più numerabile, e concludere che se f è limitata la funzione

[a, b] 3 x 7→ lim inf f (y)


y→x

è Borel-misurabile.
Esercizio 3.65.
Sia f ∈ L1 ([a, b]) (non necessariamente semi-continua inferiormente), e siano gli
insiemi Em,n ed F definiti come nell’Esercizio 3.64. Utilizzando il teorema di
differenziazione di Lebesgue, mostrare che ogni Em,n è Lebesgue-misurabile con
λ(Em,n ) = 0, deducendo che anche F è Lebesgue-misurabile con λ(F ) = 0.
Esercizio 3.66.
Siano (Ω, M, µ) uno spazio di misura e fn : Ω → R una successione di funzioni
misurabili tali che

fn (x) ≤ g(x) per µ-q.o. x ∈ Ω , ∀n ∈ N , (3.8)

per un’opportuna funzione g ∈ L1 (Ω). Si dimostri che vale il lemma di Fatou “alla
rovescia”, ovvero Z Z
lim sup fn dµ ≤ lim sup fn dµ . (3.9)
n→∞ Ω Ω n→∞

* Esercizio 3.67.
Sia (Ω, M, µ) uno spazio di misura. Diciamo che una successione {fn } ⊂ L1 (Ω) è
equi-integrabile se soddisfa le condizioni seguenti.
(i) Per ogni ε > 0 esiste δ > 0 tale che
Z
|fn | dµ < ε ∀E ∈ M : µ(E) < δ , ∀n ∈ N . (3.10)
E

(ii) Per ogni ε > 0 esiste Aε ∈ M, con µ(Aε ) < +∞, tale che
Z
|fn | dµ < ε ∀n ∈ N . (3.11)
Ω\Aε
3. L’integrale di Lebesgue 59

Sfruttando il teorema di Egorov si dimostri che, se inoltre {fn } converge puntual-


mente µ-quasi ovunque a una data funzione f : Ω → R, allora f ∈ L1 (Ω) e fn → f
fortemente in L1 (Ω).
In generale, le condizioni (3.10)–(3.11) sono necessarie per la convergenza forte di
una successione {fn } ⊂ L1 (Ω)?
* Esercizio 3.68.
Sia (Ω, M, µ) uno spazio di misura, e sia fn : Ω → R una successione di funzioni
misurabili con parti negative equi-integrabili e uniformemente limitate in L1 (Ω),
ovvero:
(i) (prima condizione di equi-integrabilità) per ogni ε > 0 esiste δ > 0 tale che
Z
se E ∈ M e µ(E) < δ =⇒ fn− dµ < ε ∀n ∈ N ; (3.12)
E

(ii) (seconda condizione di equi-integrabilità) per ogni ε > 0 esiste Aε ∈ M, con


µ(Aε ) < +∞, tale che
Z
fn− dµ < ε ∀n ∈ N ; (3.13)
Ω\Aε

(iii) (condizione di uniforme limitatezza L1 ) esiste M > 0 tale che


Z
fn− dµ ≤ M ∀n ∈ N . (3.14)

Si dimostri che, se inoltre


 −
lim inf fn ∈ L1 (Ω) , (3.15)
n→∞

allora continua a valere la tesi del lemma di Fatou:


Z Z
lim inf fn dµ ≤ lim inf fn dµ . (3.16)
Ω n→∞ n→∞ Ω

* Esercizio 3.69.
Sfruttando l’Esercizio 3.66 e ricordando la definizione di lim sup di insiemi (si
veda l’Esercizio 2.16), si dimostri che, in realtà, l’ipotesi di uniforme limitatezza
(3.14) si può dedurre come conseguenza delle altre tre, ovvero (3.12), (3.13), (3.15).
Esercizio 3.70.
Relativamente all’Esercizio 3.68, tramite degli esempi si mostri che:
(i) in generale, la mancanza di una tra le ipotesi (3.12) e (3.13) può causare la
non validità della (3.16);
(ii) tuttavia, sempre in generale, le ipotesi (3.12) e (3.13) non sono necessarie
affinché valga la (3.16);
60 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(iii) senza l’ipotesi (3.15), la funzione x 7→ lim inf n→∞ f (x) potrebbe effettivamen-
te avere parte negativa e positiva entrambe non in L1 (Ω), rendendo quindi il
corrispondente integrale privo di senso.

Esercizio 3.71.
Alla luce degli Esercizi 3.66, 3.68 e 3.69, quali condizioni sufficienti si possono
fornire su una successione di funzioni misurabili {fn } affinché valga la tesi del
lemma di Fatou “alla rovescia” (3.9)?
Esercizio 3.72.
Data una successione di funzioni Lebesgue-misurabili gk : R → R+ , si consideri
la successione di funzioni così costruita:
P∞ gk (x)

fn (x) := e k=0 gk (x)+n
∀x ∈ R , ∀n ∈ N+ ,

dove usiamo la convenzione e−∞ = 0. Detto E l’insieme



( )
X
E := x ∈ R : gk (x) < +∞ ,
k=0

dimostrare che se λ(E) < +∞ allora

lim fn = χE in L1 (R) .
n→∞
3. L’integrale di Lebesgue 61

3.2 Soluzioni
Soluzione dell’Esercizio 3.1.
Per ogni n ∈ N+ la funzione fn è continua, dunque misurabile in [1, +∞). Inoltre,

fn (x) −→ 0 ∀x ∈ [1, +∞) .


n→∞

Osserviamo che
1
|fn (x)| ≤ ∀x ∈ [1, +∞) , ∀n ∈ N+ .
x3
Poiché la funzione x 7→ 1/x3 è sommabile in [1, +∞), grazie al teorema di conver-
genza dominata abbiamo
Z +∞ Z +∞ Z +∞
lim fn (x) dx = lim fn (x) dx = 0 dx = 0 .
n→∞ 1 1 n→∞ 1

Soluzione dell’Esercizio 3.2.


Per ogni n ∈ N+ , sia
| sin(nx)|
ϕn (x) := ∀x ∈ [0, π] .
2n
Ciascuna funzione ϕn è continua, dunque misurabile, e non negativa. Pertanto,
per un corollario del teorema di convergenza monotòna, si ha
Z π ∞ Z π
X 1
f (x) dx = | sin(nx)| dx .
0 n=1
2n 0

Abbiamo che
Z π Z 2nπ
2n π
Z
1
|sin(nx)| dx = |sin(t)| dt = sin t dt = 2 ∀n ∈ N+ .
0 2n 0 2n 0

Quindi
Z π ∞
X 2
f (x) dx = = 2.
0 n=1
2n

Soluzione dell’Esercizio 3.3.


Notiamo che
nx 1
fn (x) ∼ 3 = √ per x → 0+ , ∀n ∈ N+ .
n2 x 2 n x
Inoltre,
1
|fn (x)| ≤ 3 ∀x ∈ (0, +∞) , ∀n ∈ N+ .
n2 x 2
Pertanto, {fn } ⊂ L1 ((0, +∞)) e

fn −→ 0 in (0, +∞) .
n→∞
62 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Notiamo poi che, per ogni x ∈ (0, +∞) e n ∈ N+ ,


(
√1 x ∈ (0, 1] ,
x
|fn (x)| ≤ ϕ(x) := 1
3 x > 1.
x2

Chiaramente, ϕ ∈ L1 ((0, +∞)), quindi per il teorema di convergenza dominata

fn −→ 0 in L1 ((0, +∞)) .
n→∞

Soluzione dell’Esercizio 3.4.


Osserviamo che Z π
π
sin2 (nx) dx = ∀n ∈ N+ .
0 2
Perciò ovviamente Z π
π
lim inf sin2 (nx) dx = .
n→∞ 0 2
D’altra parte, sia x0 ∈ [0, π]. Dalla successione {sin(nx0 )} è sempre possibile
estrarre una sottosuccessione convergente a un numero ε arbitrariamente vicino
a zero. Infatti, è noto che se x0 non è un multiplo razionale di π, tale successione
è densa in [−1, 1]; se invece x0 è un multiplo razionale di π, è facile verificare che
sin(nx0 ) = 0 per infiniti indici n. Quindi, analogo discorso vale per {sin2 (nx0 )}.
Ne segue che
f (x) := lim inf sin2 (nx) = 0 ∀x ∈ [0, π] ,
n→∞

da cui Z π Z π
lim inf sin2 (nx) dx = 0 dx = 0 .
0 n→∞ 0

Pertanto vale la tesi del lemma di Fatou con la disuguaglianza stretta.

Soluzione dell’Esercizio 3.5.


Si ha
χE + χF ≥ χE∪F .
Poiché f ≥ 0 otteniamo
Z Z Z b
µ(E) + µ(F ) = f dx + f dx = f (χE + χF ) dx
E F a
Z b Z
≥ f χE∪F dx = f dx = µ(E ∪ F ) .
a E∪F

Per ogni k ∈ N+ siano


k
[ ∞
[
Bk := En , A := En ,
n=1 n=1

ϕk := f χBk .
3. L’integrale di Lebesgue 63

La successione di funzioni {ϕk } è non negativa, monotòna crescente e conver-


ge puntualmente a ϕ := f χA per k → ∞. Grazie al teorema di convergenza
monotòna si ottiene

! Z Z b Z b
[
µ En = µ(A) = f dx = ϕ dx = lim ϕk dx
A a k→∞ a
n=1
Z k
! k
[ X
= lim f dx = lim µ En ≤ lim µ(En )
k→∞ Bk k→∞ k→∞
n=1 n=1
k Z
X ∞ Z
X ∞
X
≤ lim f dx = f dx = µ(En ) .
k→∞ En En
n=1 n=1 n=1

Soluzione dell’Esercizio 3.6.


Sia
x
fn (x) := ∀x ∈ [0, 1] , ∀n ∈ N .
1 + x2n
La successione {fn } è monotòna crescente e non negativa. Inoltre,
fn −→ f q.o. in [0, 1] ,
n→∞

dove f (x) = x. Per il teorema di convergenza monotòna,


Z 1 Z 1
lim fn (x) dx = x dx = 1 .
n→+∞ 0 0

Soluzione dell’Esercizio 3.7.


Sia
k
X
fk (x) := χEn (x) ∀x ∈ R , ∀k ∈ N+ .
n=1
Osserviamo che la successione di funzioni {fk } è monotòna crescente, e non
negativa. Inoltre,
fk −→ f q.o. in R .
k→∞
Quindi, grazie al teorema di convergenza monotòna,
Z Z k ∞
X 1 X 1
f (x) dx = lim fk (x) dx = lim n
= n
= 1.
R k→∞ R k→∞
n=1
2 n=1
2

Soluzione dell’Esercizio 3.8.


Notiamo che
fn (x) −→ sin x per q.o. x ∈ [0, 2π] .
n→∞
Inoltre, per ogni n ∈ N+ ,
|fn (x)| ≤ |sin x| per q.o. x ∈ [0, 2π] ,
1
e |sin x| ∈ L ((0, 2π)). Quindi, per il teorema di convergenza dominata,
Z 2π Z 2π
lim fn (x) dx = sin x dx = 0 .
n→∞ 0 0
64 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 3.9.


Grazie al teorema di convergenza monotòna,
Z +∞ ∞ Z +∞ ∞ Z n+1
X X 1
g(x) dx = fn (x) dx = dx
0 n=0 0 n=0 n 1 + x2

X π
= [arctan(n + 1) − arctan(n)] = .
n=0
2

Soluzione dell’Esercizio 3.10. Si ha:

fn (x) −→ 0 per q.o. x ∈ (0, 2) .


n→∞

Inoltre, per ogni n ∈ N,


1
|fn (x)| ≤ √ =: g(x) per q.o. x ∈ (0, 2) ,
2 sin x
e
g ∈ L1 ((0, 2)) .
Grazie al teorema di convergenza dominata,
Z 2
lim fn (x) dx = 0 .
n→∞ 0

Soluzione dell’Esercizio 3.11.


Dalla definizione del numero e, è facile verificare che

fn −→ f q.o. in (0, +∞) .


n→∞

Inoltre, ricordando che 1 − y ≤ e−y per ogni y ∈ [0, 1], per ciascun n ∈ N+ abbiamo

0 ≤ fn (x) ≤ f (x) per q.o. x ∈ (0, +∞) ,

e
f ∈ L1 ((0, +∞)) .
Dunque, per il teorema di convergenza dominata,

fn −→ f in L1 ((0, +∞)) .
n→∞

Soluzione dell’Esercizio 3.12.


Si ha: Z Z n
1 1
kfn k1 = |fn (x)| dx = dx = α−1 ∀n ∈ N+ ,
R 0 nα n
e questa quantità tende a zero per n → ∞ se e solo se α > 1. Dunque, deduciamo
che
fn −→ 0 in L1 (R)
n→∞
3. L’integrale di Lebesgue 65

se e solo se α > 1.
Sia α > 0. Per ogni σ > 0 e n ∈ N+ , abbiamo:
1
{x ∈ R : |fn (x)| ≥ σ} = [0, n] se σ ≤ ,

mentre
1
{x ∈ R : |fn (x)| ≥ σ} = ∅ se σ > .

In particolare, per ogni n > σ −1/α deduciamo che

λ({x ∈ R : |fn (x)| ≥ σ}) = λ(∅) = 0 .

Quindi, mandando n → ∞, possiamo concludere che per ogni α > 0

fn −→ 0 in misura.
n→∞

Soluzione dell’Esercizio 3.13.


Notiamo che
fn −→ 0 q.o. in (2, +∞) .
n→∞

Inoltre,
1
|fn (x)| ≤ g(x) = ∀x ∈ (2, +∞) , ∀n ∈ N+ ,
x3
e
g ∈ L1 ((2, +∞)) .
Grazie al teorema di convergenza dominata,
Z +∞
lim f (x) dx = 0 .
n→∞ 2

Soluzione dell’Esercizio 3.14.


Notiamo che

f (x) = x2 χ[0,1] (x) + 0 χ(1,3) (x) + χ[3,4] (x) ∀x ∈ [0, 4] .

Pertanto f è misurabile. Inoltre, essendo

0 ≤ f (x) ≤ 1 ∀x ∈ [0, 4]

e [0, 4] un insieme misurabile di misura finita, f è anche integrabile secondo Le-


besgue in ogni insieme misurabile E ⊆ [0, 4]. Questo implica che la funzione µ è
ben definita.
Risulta: Z 1 Z 72
19
µ 12 , 72 = x2 dx +
 
1 dx = .
1
2 3 24
Infine, osserviamo che

µ(E) = 0 ∀E ⊆ (1, 3) misurabile,


66 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

mentre

µ(E) = 0 per E ⊆ [0, 1] ∪ [3, 4] misurabile ⇐⇒ λ(E) = 0 .

Perciò possiamo dedurre che


ξ=η µ-q.o.
se e solo se
ξ=η λ-q.o. in [0, 1] ∪ [3, 4] .
Soluzione dell’Esercizio 3.15.
Notiamo che
fn (x) −→ 0 q.o. in (1, +∞) .
n→∞

Inoltre, per ogni n ∈ N+ , abbiamo


1
|fn (x)| ≤ ∀x ∈ (1, +∞) ,
x2
1
e x2 ∈ L1 ((1, +∞)). Grazie al teorema di convergenza dominata,

fn (x) −→ 0 in L1 ((1, +∞)) .


n→∞

Soluzione dell’Esercizio 3.16.


(i) Siano
n
X
fn (x) := ak χ( 1 , 1 ) (x) ∀x ∈ (0, 1) , ∀n ∈ N+ ,
2k 2k−1
k=1
e

X
f (x) := ak χ( 1
2k
, 1
2k−1
) (x) ∀x ∈ (0, 1) .
k=1
1
Poiché gli intervalli 21k , 2k−1

sono a due a due disgiunti, deduciamo che f è
ovunque finita. Inoltre, essendo la successione {ak } a termini positivi, in virtù
del teorema di convergenza monotòna ricaviamo
Z 1 ∞ Z 1 ∞
X X ak
f (x) dx = ak χ( 1 , 1 ) (x) dx = .
0 0 2k 2k−1 2k
k=1 k=1

Vista la definizione di {ak }, abbiamo infine che


∞ ∞
X ak 1 1 1 3X 1 3 1 12
=3· + 3 · 4 + 3 · 7 ... = = 1 = .
2k 2 2 2 2 8k 21− 8
7
k=1 k=0

(ii) Ragionando in modo del tutto analogo al punto (i), ricaviamo:


Z 1X∞ ∞ Z 1 ∞
X X bk
bk χ( 1 , 1 ) (x) dx = bk χ( 1 , 1 ) (x) dx = 2 k
0 3k 3k−1
0 3k 3k−1 3
k=1 k=1 k=1
27
= .
13
3. L’integrale di Lebesgue 67

Soluzione dell’Esercizio 3.17.


Le funzioni
1
fk (x) := (1 − x)xk+1 ∀x ∈ (0, 1) , ∀k ∈ N ,
k+1
sono continue e dunque misurabili in (0, 1). Inoltre, sono non negative. Perciò,
grazie al teorema di convergenza monotòna,
∞ Z 1 1 ∞
xk+1 xk+1
X Z X
(1 − x) dx = (1 − x) dx
0 k+1 0 k+1
k=0 k=0

Z 1
1
=− (1 − x) log(1 − x) dx = ,
0 4
visto che (utilizzando lo sviluppo di Taylor suggerito)

X xk+1
= − log(1 − x) ∀x ∈ (0, 1) .
k+1
k=0

Soluzione dell’Esercizio 3.18.


Le funzioni
fn (x) := xn (1 − x)ex ∀x ∈ (0, 1) , ∀n ∈ N+ ,
sono continue e dunque misurabili. Inoltre, sono non negative in (0, 1). Perciò,
grazie al teorema di convergenza monotòna,
∞ Z
X 1 Z 1
xn (1 − x)ex dx = xex dx = 1 ,
n=1 0 0

visto che

X x
xn = ∀x ∈ (0, 1) .
n=1
1−x

Soluzione dell’Esercizio 3.19.


(i) È sufficiente osservare che, grazie al teorema di convergenza monotòna (si
tratta di una serie di funzioni non negative), abbiamo
1 ∞ 1 ∞
15 X 2k
Z Z
X 15
|f (x)| dx = 2k χ[ 1
, 1k ) (x) dx = k
= < +∞ ,
0 0 4k+2 4 16 4 8
k=0 k=0

dunque effettivamente f ∈ L1 ((0, 1)).


(ii) Analogamente al punto (i), ricaviamo:
1 ∞ Z 1 ∞
3n
Z X 1 X
|f (x)| dx = χ[3 n ,3n+2 ) (x) dx = 8 = 20 ,
0 n=0 0 5n n=0
5n

pertanto f ∈ L1 ((1, +∞)).


68 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 3.20.


(i) Notiamo che
2
e−x 1
≤ 2 ∀x ∈ R , ∀n ≥ 1 ,
n3 n
e quindi fn (x) ≥ 0. Di conseguenza, per ogni x ∈ [1, +∞) ed n ≥ 1 abbiamo che
2
!
1 e−x 1
|fn (x)| = − 3 χ[1,n] (x) ≤ 2 χ[1,n] (x)
n2 n n
1 1
≤ 2
χ[1,n] (x) ≤ 2 ∈ L1 ([1, +∞)) .
x x
(ii) Per il punto (i), possiamo usare il teorema di convergenza dominata e dedurre
che Z ∞ Z ∞ 
lim fn (x) dx = lim fn (x) dx = 0 .
n→∞ 1 1 n→∞

(iii) Non sarebbe stato possibile usare il teorema di Beppo Levi: infatti, {fn } è
una successione di funzioni non negative, ma non è monotòna rispetto a n, q.o. in
[1, +∞): da un lato, se x ∈ [1, n], si ha che
 
1 1 −x2 1 1
fn+1 (x) − fn (x) = − 2 +e −
(n + 1)2 n n3 (n + 1)3
2
2n + 1 2 3n + 3n + 1
=− 2 + e−x
n (n + 1)2 n3 (n + 1)3
2
2n + 1 3n + 3n + 1
≤− 2 + 3
n (n + 1)2 n (n + 1)3
−(2n + 1)(n + n) + 3n2 + 3n + 1
2
= <0
n3 (n + 1)3
per ogni n sufficientemente grande; d’altra parte fn+1 (x) − fn (x) > 0 per x ∈
(n, n + 1], per ogni n.
(iv) Siccome fn ≥ 0 in [1, +∞) per ogni n, per il teorema di Beppo Levi
Z ∞X ∞ ∞ Z ∞
1 X fn (x)
f (x) dx =
α n
dx .
1 n=1
n n=1 1

Ora,
2
!
∞ n
e−x
Z Z
fn (x) 1 1
0≤ dx ≤ − dx
1 nα 1 nα n2 n3
Z n
1 1
≤ dx ≤ 1+α ,
1 n2+α n
e quindi grazie al criterio del confronto per le serie

1 X
fn (x) ∈ L1 ([1, +∞)) ∀α > 0 .
nα n=1
3. L’integrale di Lebesgue 69

D’altra parte, notiamo anche che per n abbastanza grande


Z ∞ Z n
e−1

fn (x) 1 1
dx ≥ α − 3 dx
1 nα n 1 n2 n
en − 1 1
≥ (n − 1) ≥ 1+α ,
en3+α 2n
e quindi, usando ancora il criterio del confronto,

1 X
fn (x) 6∈ L1 ([1, ∞)) ∀α ≤ 0 .
nα n=1

Soluzione dell’Esercizio 3.21.


(i) Usiamo il fatto che, per ogni x > 0,

1 X
= e−nx ;
1 − e−x n=0

Pertanto
∞ ∞
x −x
X
−nx
X
f (x) = = xe e = xe−nx ,
ex (1 − e−x ) n=0 n=1
e Z +∞ Z ∞
+∞ X
f (x) dx = xe−nx dx .
0 0 n=1

Ora, xe−nx ≥ 0 per ogni x > 0. Quindi, per il teorema di convergenza monotòna
per le serie, abbiamo che
Z +∞ ∞ Z
X +∞
f (x) dx = xe−nx dx .
0 n=1 0

(ii) A questo punto calcoliamo l’integrale integrando per parti:


∞ Z ∞ +∞ !
+∞
e−nx 1 +∞ −nx
X X  Z
−nx
xe dx = −x + e dx
n=1 0 n=1
n 0 n 0
∞  +∞ X ∞
X 1 −nx 1 π
= − 2e = 2
= .
n=1
n 0 n=1
n 6

Siccome l’integrale è finito e f (x) = |f (x)| (i.e. f ≥ 0 in (0, +∞)), questo dimostra
anche che f ∈ L1 (0, +∞).

Soluzione dell’Esercizio 3.22.


(i) Poiché α ≤ β, abbiamo che
1 1
f (x) ∼ per x → 0+ , e f (x) ∼ per x → +∞ .
xα xβ
70 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Ne consegue che f ∈ L1 ([0, +∞)) se e solo se α ∈ (0, 1) e β > 1.


(ii) Affermiamo fn ∈ L1 ([0, +∞)) per ogni n ≥ 3, se α < 2. Infatti, per questi
valori di α
!
1 x 1
|fn (x)| ≤ n sup 2
ξ∈R 1 + ξ n x + xn
2 α
(3.17)
1 1 1
≤ ≤ α−1
n xα−1 + xn−1 x + x2
per ogni x > 0, per ogni n ≥ 3. Siccome per α < 2 l’ultimo termine appartiene a
L1 ([0, +∞)) (si veda il punto (i)), l’affermazione è verificata.
Riguardo al caso α ≥ 2, abbiamo che
!
1 x 1
|fn (x)| ≥ fn (x) χ(0,1) (x) ≥ n inf 2
χ(0,1) (x)
ξ∈(0, 2 ) 1 + ξ
1 n x + xn
2 α
n

1 1 1
≥ χ(0,1) (x) ≥ χ(0,1) (x)
2n xα−1 + xn−1 4nxα−1
per ogni x > 0, per ogni n ≥ α. L’integrale dell’ultimo termine su [0, +∞) diverge
a +∞, e pertanto, fn 6∈ L1 ([0, +∞)) per ogni n abbastanza grande, per ogni α ≥ 2.
Sia ora α ∈ (0, 2). Osserviamo che:
• per ogni x > 0 fissato,
x 1 1 1
fn (x) ∼ n = →0
n2 xα + xn n xα−1 + xn−1
per n → ∞;
• per ogni x > 0 e n ≥ 3 si ha che
1
|fn (x)| ≤ ∈ L1 (0, +∞) ,
xα−1 + x2
come dimostrato nella (3.17).
Per il teorema di convergenza dominata, concludiamo dunque che
Z +∞
lim fn (x) dx = 0 ,
n→∞ 0

per ogni α ∈ (0, 2).


Soluzione dell’Esercizio 3.23.
(i) Chiaramente µ(∅) = 0. Inoltre, se {En } ⊂ P(R) è una famiglia numerabile di
insiemi disgiunti di R, abbiamo che

!
[ X
µ En = µ(m)
S∞
n=1 m∈ n=1 En ∩(N\{0})

X X ∞
X
= µ(m) = µ(En ) ,
n=1 m∈En ∩(N\{0}) n=1
3. L’integrale di Lebesgue 71

e quindi µ è una misura. Inoltre, siccome è definita sull’insieme delle parti, µ è


necessariamente completa.
(ii) Ogni funzione reale f : R → R è misurabile in (R, P(R)). Infatti, ciò è vero
se e solo se f −1 ((−∞, b)) ∈ P(R) per ogni b ∈ R, e questo è chiaramente vero,
qualunque sia f .
(iii) Anzitutto, diamo due dimostrazioni del fatto che, per f ≥ 0 µ-q.o. in E ⊂ R,
Z X
f dµ = f (n)µ(n) . (3.18)
E n∈(N\{0})∩E

1) Ricordiamo che, se f è una funzione non negativa e E è misurabile, allora


Z Z X
f dµ = sup s dµ = sup s(n)µ({n})
E s E s
n∈E

dove il sup è considerato al variare di tutte le funzioni semplici s con la proprietà


che 0 ≤ s ≤ f . Poiché µ si annulla fuori da N \ {0}, possiamo restringere l’atten-
zione a funzioni che si annullano identicamente in R \ (N \ {0}), cioè a funzioni
del tipo
Xm
s(x) = sk χ{ak } (x) ,
k=1

con m ∈ N \ {0}, a1 , . . . , ak ∈ N \ {0}, e 0 ≤ sk ≤ f (ak ). Ora, da un lato, per ogni


siffatta funzione s si ha che
Z Xm Xm
s dµ = sk µ({ak }) ≤ f (ak )µ({ak })
E k=1 k=1
ak ∈E ak ∈E
X
≤ f (n)µ({n}) .
n∈(N\{0})∩E

Quindi, prendendo il sup al variare di s, troviamo


Z X
f dµ ≤ f (n)µ({n}) . (3.19)
E n∈(N\{0})∩E

D’altra parte, se consideriamo la successione di funzioni semplici


m
X
sm (x) = f (k)χ{k} (x) ,
k=1

abbiamo che
Z m
X ∞
X
sm dµ = f (k)µ({k}) → f (k)µ({k})
E k=1 k∈(N\{0})∩E
k∈E
72 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

per m → ∞. Ma allora
Z Z ∞
X
f dµ ≥ lim sm dµ = f (k)µ({k}) . (3.20)
E m→∞ E k∈(N\{0})∩E

Confrontando (3.19) e (3.20), ricaviamo la (3.18).


2) La (3.18) si può anche dimostrare in modo diverso, usando non la definizione,
ma alcune proprietà dell’integrale di Lebesgue. Osserviamo infatti, usando la
σ-additività dell’integrale rispetto al dominio di integrazione, che
Z Z Z ∞ Z
X
f dµ = f dµ + f dµ + f dµ
E E∩(N\{0}) E∩(−∞,1) n=1 E∩(n,n+1)
Z
= f dµ ,
E∩(N\{0})

dove l’ultima uguaglianza dipende dal fatto che µ((−∞, 1)) = µ((n, n + 1)) = 0.
Ora, se n ∈ N \ {0} risulta
Z
f dµ = f (n)µ({n}) ,
{n}

essendo f “costante” su {n}. Di conseguenza, ancora per la σ-additività dell’inte-


grale, Z Z Z
X
f dµ = f dµ = f dµ
E E∩(N\{0}) n∈(N\{0})∩E {n}
X
= f (n)µ({n}) .
n∈(N\{0})∩E

Dalla (3.18) deduciamo che:


Z
5
|x| dµ = f (1)µ(1) + f (2)µ(2) = ,
[−2,2] 4
Z
5
|x| dµ = f (1)µ(1) + f (2)µ(2) = ,
[0,2] 4
Z
|x| dµ = 0 ,
(−∞,1)
∞ ∞
π2
Z X X 1
x dµ = f (n)µ(n) = 2
= ,
[1,+∞) n=1 n=1
n 6
∞ ∞
π2
Z X X 1
x dµ = f (n)µ(n) = = − 1.
(1,+∞) n=2 n=2
n2 6

(iv) Denotando con fm (x) = x − x1m , poiché µ((−∞, 1)) = 0


Z Z
fm dµ = fm dµ ∀m ∈ N .
R [1,+∞)
3. L’integrale di Lebesgue 73

Ora possiamo usare il teorema di convergenza monotòna: infatti fm ≥ 0 in [1,+∞),


per ogni m, e fm (x) ≤ fm+1 (x) per ogni x ∈ [1, +∞), ed ogni m. Il limite puntuale
di fm su [1, +∞) è (
x se x ∈ (1, +∞)
f (x) =
0 se x = 1
6 0, e quindi non è vero che f (x) = x µ-q.o. in [1, +∞)). Di
(notiamo che µ({1}) =
conseguenza
Z   Z  
1 1
lim x − m dµ = lim x − m dµ
m→∞ R x [1,+∞) m→∞ x
Z 2
π
= x dµ = − 1.
(1,+∞) 6

Soluzione dell’Esercizio 3.24.


La soluzione è simile a quella dell’Esercizio 3.23, e ne presenteremo una sintesi.
(i) Analogo al punto (i) dell’Esercizio 3.23.
(ii) Come nel punto (iii) dell’Esercizio 3.23, si ha che
Z X
f dµ = f (q)µ(q) ,
E q∈E∩Q

per ogni E ⊂ [0, 1] ed ogni funzione non negativa f : [0, 1] → R. Questo implica in
particolare che
Z Z
1 1
fn dµ = fn dµ = n · (n − 1) = n ,
[0,1] [0,1) 2 (n − 1) 2

per ogni n ≥ 2, mentre µ(1) = 0 e quindi


Z Z
f1 dµ = f1 dµ = 0 .
[0,1] [0,1)

Per il teorema di convergenza monotòna, deduciamo che


Z ∞ ∞ Z ∞
X X X 1 1
fn dµ = fn dµ = n
= ,
[0,1] n=1 n=2 [0,1] n=2
2 2

e lo stesso valore coincide con l’integrale su [0, 1).


Soluzione dell’Esercizio 3.25.
Fissato un arbitrario t ∈ [a,R b], scriviamo anzitutto il rapporto incrementale della
funzione integrale Φ(t) := X f (x, t) dµ:
R R
Φ(t + h) − Φ(t) X
f (x, t + h) dµ − X f (x, t) dµ
=
h h
(3.21)
f (x, t + h) − f (x, t)
Z
= dµ ,
X h
74 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

dove h è un incremento arbitrariamente piccolo in modulo (positivo se t = a,


negativo se t = b). Grazie all’ipotesi di derivabilità di t 7→ f (x, t), abbiamo

f (x, t + h) − f (x, t)
lim = ∂t f (x, t) per µ-q.o. x ∈ X .
h→0 h
Questo mostra la misurabilità della funzione x 7→ ∂t f (x, t), in quanto limite pun-
tuale di funzioni misurabili. Il fatto poi che tale funzione appartenga a L1 (X) è
una diretta conseguenza della (3.1). Ora notiamo che, grazie al teorema di La-
grange, per qualche punto ξ compreso tra t e t + h (che in generale dipenderà da
h, t, x) si ha
f (x, t + h) − f (x, t)
= ∂t f (x, ξ) per µ-q.o. x ∈ X ,
h
da cui, grazie sempre alla (3.1),

f (x, t + h) − f (x, t)
≤ |∂t f (x, ξ)| ≤ g(x) ∈ L1 (X) per µ-q.o. x ∈ X .
h

Grazie al teorema di convergenza dominata, possiamo quindi passare al limite


in (3.21), ottenendo
f (x, t + h) − f (x, t)
Z
∃Φ0 (t) = lim dµ
h→0 X h
f (x, t + h) − f (x, t)
Z Z
= lim dµ = ∂t f (x, t) dµ ,
X h→0 h X

come volevasi dimostrare.


Soluzione dell’Esercizio 3.26.
(i) Mostriamo che f è continua in [0, π]. Sia t ∈ [0, π]. Vogliamo verificare che, per
ogni successione {tn } ⊂ [0, π], tn → t, risulta f (tn ) → f (t). Per continuità della
funzione seno, per q.o. x ∈ [0, 1] si ha

sin(tn x) sin(tx)
√ → √ ,
x x

ed inoltre, essendo |sin s| ≤ |s| per ogni s ∈ R,




sin(tn x) tn x
√ ≤ √ ≤ π x ∈ L1 ([0, π]) , per ogni n ∈ N .
x x

Quindi, per convergenza dominata, deduciamo che f (tn ) → f (t).


(ii) f è anche derivabile in [0, π]. Per verificare questa affermazione, e calcolare
f 0 (t), poniamo
sin(tx)
ϕ(t, x) := √ ,
x
ed osserviamo che:
3. L’integrale di Lebesgue 75

• per ogni t ∈ [0, π], la funzione x 7→ ϕ(t, x) è integrabile in [0, π];

• per q.o. x ∈ [0, π], la funzione t 7→ ϕ(t, x) è derivabile, con

∂ √
ϕ(t, x) = x cos(tx) ;
∂t

• per ogni t ∈ [0, π], e per q.o. x ∈ [0, π], abbiamo che



ϕ(t, x) ≤ x ∈ L1 ([0, π]) .
∂t

Allora f è derivabile in t ∈ [0, π], e possiamo portare la derivata sotto il segno di


integrale (si veda l’Esercizio 3.25), deducendo che

d π
Z π Z π

Z
sin(tx)
f 0 (t) = ϕ(t, x) dx = √ dx = x cos(tx) dx .
dt 0 0 x 0

Soluzione dell’Esercizio 3.27.


Per il teorema di convergenza monotòna, possiamo portare il simbolo di somma-
toria fuori dall’integrale, ottenendo
+∞ ∞ ∞ +∞
1 X −(αk )√x k √
Z Z
X 1
√ e dx = √ e−(α ) x dx
0 x x
k=0 k=0 0
∞  +∞ ∞
X 2 k √ X 1
= − k e−(α ) x =2 .
α 0 αk
k=0 k=0

Pertanto, l’integrale converge a 2α/(α − 1) per α > 1, mentre diverge a +∞ se


α ∈ (0, 1].

Soluzione dell’Esercizio 3.28.


(i) Poiché arctan t ∼ t per t → 0, esiste ε ∈ (0, 1) tale che arctan t ≥ 43 t per t ∈ (0, ε].
Se 1 − xn ≥ ε, abbiamo che
Z 1
dt
fn (x) ≤ =: C1 < +∞ ,
ε arctan t
n
mentre, se 1 − x < ε,
Z ε Z 1
4 dt 4 dt
fn (x) ≤ + C1 ≤ + C1
3 1−xn t 3 1−xn t
4
= − log(1 − xn ) + C1 .
3
4
Quindi 0 ≤ fn (x) ≤ C1 − 3 log(1 − xn ), per ogni x ∈ (0, 1). Osservando che

|− log(1 − xn )| < − log(1 − x) ∈ L1 ([0, 1])


76 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

per ogni x ∈ (0, 1), deduciamo che anche − log(1 − xn ) ∈ L1 ([0, 1]), e questo a sua
volta implica che fn ∈ L1 ([0, 1]), per ogni n.
(ii) Abbiamo già verificato che, per ogni x ∈ ([0, 1]),

4
|fn (x)| ≤ − log(1 − x) + C1 ∈ L1 (0, 1) .
3
Inoltre, poiché 1 − xn → 1, è facile verificare che
1
χ(1−xn ,1) (t)
Z
fn (x) = dt → 0
0 arctan t

per ogni x ∈ (0, 1), per convergenza dominata. Quindi, ancora grazie al teorema
di convergenza dominata,
Z 1
lim fn (x) dx = 0 .
n→∞ 0

Soluzione dell’Esercizio 3.29.


(i) Notiamo che la più piccola (in senso puntuale) funzione g soddisfacente |fn | ≤ g
q.o. in [0, 1], per ogni n, è la funzione
(
1
S∞ h 1 1
i

se x ∈ ,
n=1 n+an n
X
g(x) := sup |fn (x)| = x = fn (x) .
n 0 altrimenti n=1

P∞ R1
Ora, g = n=1 fn ∈ L1 ([0, 1]) se e solo se 0 g dλ è finito, cioè (per la σ-additività
dell’integrale rispetto al dominio di integrazione) se e solo se la serie
Z ∞ Z 1 ∞
1 X n 1 X  an 
dx = dx = log 1 +
S∞
n=1 [ n+an , n ]
1 1 x 1
n=1 n+an
x n=1
n

è convergente. Ricordando che an /n → 0 (poiché 0 < an ≤ 1) e log(1 P+ t) ∼ t



per t → 0, si deduce facilmente che la serie è convergente se e solo se n=1 ann è
convergente.
P∞
(ii) Non è necessario che n=1 ann sia convergente, per avere la convergenza degli
integrali. Ad esempio, sia an = | log1 n| (n ≥ 3). Allora
1
Z 1 Z  
n dx 1
fn (x) dx = = log 1 + →0
0 1
n+an
x n| log n|
P∞ 1
per n → ∞, ma n=3 n| log n| è divergente.

Soluzione dell’Esercizio 3.30.


Essendo f monotòna e limitata in [0, 2], è senz’altro integrabile. Per ogni n ∈ N+
sia x
fn (x) := f ∀x ∈ [0, 2] .
n
3. L’integrale di Lebesgue 77

Ciascuna fn è una funzione misurabile. Inoltre, grazie alla limitatezza di f , posta


C := kf k∞ abbiamo
x
fn (x) = f ≤ C ∀x ∈ [0, 2] , ∀n ∈ N+ .
n
Poiché x/n → 0 per ogni x ∈ [0, 2], essendo f continua in x0 = 0 si ha
fn −→ f (0) puntualmente in [0, 2] .
n→∞

Dunque, per il teorema di convergenza dominata,


Z 2 Z 2   Z 2
x
lim fn (x) dx = lim f dx = f (0) dx = 2f (0) .
n→∞ 0 n→∞ 0 n 0

Soluzione dell’Esercizio 3.31.


Notiamo che Z 1
F (x) = f (t)χ[0,x] (t) dt ∀x ∈ [0, 1] .
0
Siano x0 ∈ [0, 1] e {xn } ⊂ [0, 1] con limn→∞ xn = x0 . Allora
χ[0,xn ] −→ χ[0,x0 ] q.o. in [0, 1] .
n→∞

Perciò
f χ[0,xn ] −→ f χ[0,x0 ] q.o. in [0, 1] .
n→∞
Inoltre,
f χ[0,x ] ≤ |f | in [0, 1]
n

e f ∈ L1 ([0, 1]). Quindi, per il teorema di convergenza dominata,


Z 1 Z 1
F (xn ) = f (t)χ[0,xn ] (t) dt −→ f (t)χ[0,x0 ] (t) dt = F (x0 ) .
0 n→∞ 0

Quindi F è continua in x0 . Essendo x0 arbitrario, F è continua in [0, 1].


Soluzione dell’Esercizio 3.32.
t
Supponiamo che valga la (3.2). Notiamo che la funzione R+ 3 t 7→ 1+t è crescente.
Dunque, per ogni t > σ > 0,
t σ
> ,
1+t 1+σ
da cui
t 1+σ
1< .
1+t σ
Applicando la precedente disuguaglianza con t = |fn (x) − f (x)|, otteniamo:
Z
λ ({|fn − f | > σ}) = dx
{|fn −f |>σ}
|fn (x) − f (x)|
Z
1+σ
≤ dx
σ {|fn −f |>σ} 1 + |fn (x) − f (x)|
|fn (x) − f (x)|
Z
1+σ
≤ dx −→ 0 .
σ E 1 + |fn (x) − f (x)| n→∞
78 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Quindi {fn } converge in misura a f in E.


Viceversa, supponiamo che {fn } converga in misura a f in E. Osserviamo che
t
0≤t≤σ =⇒ ≤ σ.
1+t
Per t = |fn (x) − f (x)| ricaviamo che

|fn (x) − f (x)|


Z
dx ≤ σλ(E) .
{|fn −f |≤σ} 1 + |fn (x) − f (x)|

Quindi

|fn (x) − f (x)| |fn (x) − f (x)|


Z Z
dx = dx
E 1 + |fn (x) − f (x)| {|fn −f |≤σ} 1 + |fn (x) − f (x)|
|fn (x) − f (x)|
Z
+ dx
{|fn −f |>σ} 1 + |fn (x) − f (x)|
≤ σλ(E) + λ({|fn − f | > σ}) .
ε
Fissiamo ε > 0 piccolo a piacere. Scegliamo prima σ < 2λ(E) , poi, in virtù dell’i-
potesi, n0 ∈ N tale che per ogni n > n0
ε
λ({|fn (x) − f (x)| > σ}) < .
2
Questo implica che l’integrale

|fn (x) − f (x)|


Z
dx
E 1 + |fn (x) − f (x)|

è infinitesimo per n → ∞.
Soluzione dell’Esercizio 3.33.
Osservato che

[
Ak = Bh ,
h=k

ed essendo l’unione disgiunta,



X ∞ X
X ∞
λ(Ak ) = λ(Bh ) .
k=0 k=0 h=k

Perciò

X ∞ X
X h ∞
X
λ(Ak ) = λ(Bh ) = (h + 1)λ(Bh )
k=0 h=0 k=0 h=0
X∞ Z
= (h + 1) dx .
h=0 Bh
3. L’integrale di Lebesgue 79

Notiamo che
Z Z Z
f (x) dx = f (x) dx ≤ (h + 1) dx
Bh {h≤f <h+1} Bh
Z Z
≤ [f (x) + 1] dx = [f (x) + 1] dx .
{h≤f <h+1} Bh

Dunque
∞ Z
X ∞
X ∞ Z
X
f (x)dx ≤ λ(Ak ) ≤ [f (x) + 1]dx .
h=0 Bh k=0 h=0 Bh

Poiché gli insiemi {Bh } sono a due a due disgiunti, e f è a valori reali, si ha
∞ Z
X Z
f (x) dx = f (x) dx
h=0 Bh Ω

e
∞ Z
X Z
[f (x) + 1] dx = [f (x) + 1] dx .
h=0 Bh Ω

Ne segue la tesi.

Soluzione dell’Esercizio 3.34.


Si ha, grazie al risultato dell’Esercizio 3.33,
Z ∞ ∞
X X 1
f (x) dx ≤ λ(A0 ) + λ(Ak ) ≤ λ(E) + < +∞ .
E kα
k=1 k=1

Soluzione dell’Esercizio 3.35.


Per ogni n ∈ N, sia

gn (x) := fn (x) + f (x) − |fn (x) − f (x)| ∀x ∈ Ω .

Osserviamo che (
2f (x) se fn (x) ≥ f (x) ,
gn (x) =
2fn (x) se fn (x) < f (x) .

Dunque
gn ≥ 0 q.o. in Ω
e
gn (x) = 2 min{f (x), fn (x)} ∀x ∈ Ω , ∀n ∈ N .
Grazie al lemma di Fatou,
Z Z
lim inf gn (x) dx ≥ lim inf gn (x) dx . (3.22)
n→∞ Ω Ω n→∞
80 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Quindi, in virtù dell’ipotesi (i), per q.o. x ∈ Ω si ha


n o
lim inf gn (x) = 2 min f (x), lim inf fn (x) ≥ 2 min{f (x), f (x)}
n→∞ n→∞
= 2f (x) .

Integrando ricaviamo
Z Z
2 f (x) dx ≤ lim inf gn (x) dx .
Ω Ω n→∞

Osserviamo inoltre che


Z Z
lim inf gn (x) dx = lim inf fn (x) dx
n→∞ Ω n→∞ Ω
Z Z ! (3.23)
+ f (x) dx − |fn (x) − f (x)| dx .
Ω Ω

Grazie alle ipotesi (i) e (ii) e al lemma di Fatou,


Z Z Z
f (x) dx ≤ lim inf fn (x) dx ≤ lim inf fn (x) dx
Ω Ω n→∞ n→∞ Ω
Z Z
≤ lim sup fn (x) dx ≤ f (x) dx .
n→∞ Ω Ω

Quindi Z Z
lim fn (x) dx = f (x) dx .
n→∞ Ω Ω

Dalla (3.23) segue che


Z Z Z
lim inf gn (x) dx = 2 f (x) dx − lim sup |fn (x) − f (x)| dx . (3.24)
n→∞ Ω Ω n→∞ Ω

Dalle (3.22), (3.23) e (3.24) deduciamo che


Z Z
2 f (x) dx ≤ lim inf gn (x) dx
Ω n→∞ Ω
Z Z
=2 f (x) dx − lim sup |fn (x) − f (x)| dx .
Ω n→∞ Ω

Quindi Z
lim sup |fn (x) − f (x)| dx ≤ 0 ,
n→∞ Ω

e dunque Z
lim |fn (x) − f (x)| dx = 0 .
n→∞ Ω
3. L’integrale di Lebesgue 81

Soluzione dell’Esercizio 3.36.


Poiché f ∈ L1 (E),
λ({x ∈ E : f (x) = ±∞}) = 0 .
Pertanto
χEt −→ 0 q.o. in E ,
t→+∞

χEt −→ 1 q.o. in E .
t→−∞

Inoltre,
|g(x)χEt (x)| ≤ g(x) ∀t ∈ R , per q.o. x ∈ E ,
e g ∈ L1 (E). Quindi, per il teorema di convergenza dominata,
Z
lim h(t) = 0 , lim h(t) = g(x) dx .
t→+∞ t→−∞ E

Soluzione dell’Esercizio 3.37.


Sia
N := {x ∈ (0, 1) : f (x) = +∞ oppure f (x) < 0} .
Poiché f ∈ L1 ((0, 1)) e f ≥ 0 q.o. in (0, 1),

λ(N ) = 0 .

Inoltre,

[
En = (0, 1) \ N .
n=0

Gli insiemi {En } sono a due a due disgiunti, pertanto



X
f= f χ En q.o. in (0, 1) .
n=0

In virtù del teorema di convergenza monotòna,


∞ Z
X 1 Z 1
f (x)χEn (x) dx = f (x) dx = β
n=0 0 0

per qualche β ∈ R, perché f ∈ L1 ((0, 1)). Grazie alla definizione di ciascun En


ricaviamo che
Z Z 1
0 ≤ nλ(En ) ≤ f (x) dx = f (x)χEn (x) dx ,
En 0

quindi

X
0≤ nλ(En ) ≤ β .
n=0
82 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Perciò la serie numerica



X
nλ(En )
n=0

converge. Ne segue che il termine generale è infinitesimo, ossia

lim nλ(En ) = 0 .
n→∞

Soluzione dell’Esercizio 3.38.


Notiamo che la funzione

ϕ(t) := et − t − 1 ∀t ∈ R

è non negativa in R e si annulla se e solo se t = 0 . Inoltre, grazie alle ipotesi,


abbiamo che
Z 1 Z 1 Z 1
1= 1 dx = [1 + f (x)] dx ≤ ef (x) dx ≤ 1 .
0 0 0

Ne segue che
Z 1 Z 1
ef (x) dx = [1 + f (x)] dx ,
0 0

dunque
Z 1
ϕ(f (x)) dx = 0 .
0

Poiché la funzione integranda è non negativa q.o. in (0, 1) e il suo integrale su


(0, 1) vale 0, possiamo inferire che la funzione integranda ϕ ◦ f di fatto è nulla
q.o. in (0, 1). Conseguentemente, dalle proprietà della funzione ϕ(t), deduciamo
che
f = 0 q.o. in (0, 1) .

Soluzione dell’Esercizio 3.39.


Notiamo che
|fn (x)| 1 1 1
≤ |fn (x)|2 + ∀x ∈ (0, 1) , ∀n ∈ N+ .
nα 2 2 n2α
Pertanto

1X ∞
1X ∞
1X
|fn (x)|
Z Z Z
1 1
2 1
α
dx ≤ |fn (x)| dx + 2α
dx .
0 n=1
n 2 0 n=1
2 0 n=1
n
P∞
Poiché per ipotesi n=1 |fn |2 ∈ L1 ((0, 1)),
Z ∞
1X
|fn (x)|2 dx < +∞ .
0 n=1
3. L’integrale di Lebesgue 83

Inoltre, dato che α > 12 , la serie



X 1
n=1
n2α
è convergente. Di conseguenza,

X fn
α
∈ L1 ((0, 1)) .
n=1
n

Soluzione dell’Esercizio 3.40.


(i) Siccome f ∈ L1 (R), abbiamo che
Z +∞ Z
lim |f (t)| dt = lim |f (t)|χ(x−a,+∞) (t) dt = 0
x→+∞ x−a x→+∞ R

per convergenza dominata: infatti


• |f (t)|χ(x−a,+∞) (t) → 0 per q.o. t ∈ R, per x → +∞,
• |f (t)|χ(x−a,+∞) (t) ≤ |f (t)| ∈ L1 (R).
A maggior ragione
Z x+b Z +∞
0≤ |f (t)| dt ≤ |f (t)| dt → 0
x−a x−a

per x → +∞.
(ii) Supponiamo per assurdo che esistano ε̄ > 0 e xn → +∞ tali che |f (xn )| ≥ ε̄.
Poiché f è uniformemente continua, esiste δ > 0 (indipendente da n) tale che
ε̄
|f (xn ) − f (x)| < ∀x ∈ [xn − δ, xn + δ] ,
2
da cui segue che |f | ≥ ε̄/2 su ciascun intervallo [xn − δ, xn + δ] = [−δ, δ] + xn .
Pertanto Z xn +δ
|f (t)| dt ≥ ε̄δ > 0 ,
xn −δ

in contraddizione con il punto (i).


(iii) Se f è continua, ma non uniformemente, allora (3.3) non vale necessaria-
mente. Per esempio, si consideri f continua tale che

se x 6∈ n, n + n13 , per un qualsiasi intero n ≥ 1
 
0

f (x) = n se x = n + 2n1 3 , n ≥ 1
lineare su n, n + 2n1 3 e su n + 2n1 3 , n + n13 , n ≥ 1 .

    

Allora Z ∞ Z n+ n13 ∞
X X 1
|f (x)| dx = f (x) dx ≤ < +∞ ,
R n=1 n n=1
n2
ma f (x) 6→ 0 per x → +∞.
84 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 3.41.


Siccome f è monotòna, ha un limite ` all’infinito, e, essendo f ∈ L1 (R+ ), necessa-
riamente ` = 0. Quindi f (x) → 0 per x → +∞, e f ≥ 0 su R+ . Inoltre, come nella
soluzione dell’Esercizio 3.40, dal fatto che f ∈ L1 (R+ ) si deduce facilmente che
Z +∞
lim f (t) dt = 0 .
x→+∞ x
R +∞
Pertanto, fissiamo ε > 0; esiste xε > 0 tale che xε f (t) dt < ε. Inoltre, per
monotonia, per q.o. x ≥ xε
Z x Z x
xf (x) = xε f (x) + f (x) dt ≤ xε f (x) + f (t) dt
xε xε
Z +∞
≤ xε f (x) + f (t) dt < xε f (x) + ε .

Passando al limite per x → +∞, si ottiene la tesi xf (x) → 0, grazie all’arbitrarie-


tà di ε ed al fatto che f (x) → 0.

Soluzione dell’Esercizio 3.42.


Per la disuguaglianza triangolare, abbiamo che

|fn − f | ≤ |fn | + |f | ⇐⇒ |fn | + |f | − |fn − f | ≥ 0

in X. Pertanto, per il lemma di Fatou


Z Z
2|f | dµ = lim inf (|fn | + |f | − |fn − f |) dµ
X X n→∞
Z
≤ lim inf (|fn | + |f | − |fn − f |) dµ
n→∞ X
Z  Z  (3.25)
= 2|f | dµ + lim inf − |fn − f | dµ
n→∞
ZX Z X
= 2|f | dµ − lim sup |fn − f | dµ ,
X n→∞ X

dove abbiamo usato la convergenza puntuale dell’ipotesi (a) nella prima ugua-
glianza, la convergenza delle norme L1 dell’ipotesi (b) nella terza, e le seguenti
proprietà elementari:

• se an → a, allora lim inf n (an + bn ) = a + lim inf n bn ;

• lim inf n (−cn ) = − lim supn cn .

Tornando a (3.25), deduciamo che


Z
0 ≤ lim sup |fn − f | dµ ≤ 0 ,
n→∞ X
3. L’integrale di Lebesgue 85

che implica fn → f in L1 (X). Notiamo che non sarebbe R stato possibile sostitui-
re la convergenza delle norme L1 con la condizione X fn dµ → X f dµ, come
R

mostrato dal seguente controesempio (con (X, M, µ) = ([−1, 1], L([−1, 1]), λ)):

se x ∈ 0, n1
 
n

fn (x) := −n se x ∈ − n1 , 0
 

0 altrimenti.

R R
In questo caso fn → 0 q.o. in [−1, 1], X fn dλ = 0, ma X |fn | dλ = 2 per ogni n, e
quindi fn 6→ 0 in L1 ([0, 1]).
Soluzione dell’Esercizio 3.43.
(i) In ((0, 1), L((0, 1)), λ), consideriamo
1
fn (x) := − .
nx
Evidentemente si ha che f1 (x) ≤ f2 (x) ≤ · · · ≤ fn (x) ≤ . . . per ogni x ∈ (0, 1), per
ogni n, e fn → 0 per n → ∞. Tuttavia
Z 1 Z 1
0= 0 dλ 6= lim fn dλ = −∞ .
0 n→∞ 0

(ii) Se f1 ∈ L1 (X), consideriamo

gn (x) := fn (x) − f1 (x) .

Si ha che gn ≥ 0 q.o. in X, e {gn } soddisfa tutte le ipotesi del teorema di conver-


genza monotòna, con gn → f − f1 q.o. in X. Pertanto
Z Z Z Z
f dµ − f1 dµ = (f − f1 ) dµ = lim gn dµ
X X X n→∞ X
Z Z
= lim fn dµ − f1 dµ ,
n→∞ X X

R la validità del teorema per la successione {fn } (notare che il li-


da cui segue
mite limn X fn dµ esiste, finito o infinito, essendo il limite di una successione
monotòna).
Soluzione dell’Esercizio 3.44.
In ([0, 1], L([0, 1]), λ), consideriamo

fn (x) := nα χ[0, 1 ] (x) ,


n

con α > 0. Allora fn (x) → 0 q.o. in [0, 1], per ogni α > 0, e

Z +∞ se α > 1

α−1
fn dλ = n → 1 se α = 1
[0,1] 
0 se α < 1.

86 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 3.45.


(i) In ([0, 1], L([0, 1]), λ), consideriamo la successione

fn (x) := nχ[ 1 1
] (x) .
n+1 , n

Allora fn → 0 q.o. in [0, 1], e


Z 1
1
|fn | dλ = → 0,
0 n+1

per n → ∞. Tuttavia, se esistesse h ∈ L1 ([0, 1]) tale che |fn | ≤ h q.o. in [0, 1], per
ogni n, avremmo che
Z 1 ∞ Z
X 1/n ∞ Z
X 1/n
h dλ = h dλ ≥ fn dλ
0 n=1 1/(n+1) n=1 1/(n+1)

X 1
≥ = +∞ ,
n=1
n + 1

assurdo.
(ii) In ([0, 1], L([0, 1]), λ), consideriamo la famiglia numerabile

fn,k (x) := χ[ k−1 , k ] (x) , n ∈ N \ {0} , k = 1, . . . , n .


n n

Ordiniamo queste funzioni ponendo

fm (x) = fn,k (x) se m = 1 + · · · + (n − 1) + k , m ∈ N \ {0} .

Per ogni x ∈ [0, 1], il limite limm fp (x) non esiste, poiché esistono infiniti indici m
tali per cui fm (x) = 1, ed infiniti indici m con fm (x) = 0. Tuttavia, è evidente che
fm → 0 in L1 ([0, 1]) per m → ∞, ed inoltre |fm | ≤ 1 ∈ L1 ([0, 1]) q.o. in [0, 1], per
ogni m.
Soluzione dell’Esercizio 3.46.
È sufficiente osservare che, usando la disuguaglianza triangolare,
Z Z Z


f n dλ ≤

f dλ +

(f n − f ) dλ

En En En
Z Z
≤ |f | dλ + |fn − f | dλ .
En R

Il secondo termine nell’ultimo membro tende a 0, dato che fn → f in L1 (R) per


ipotesi. Il primo termine tende a 0, per assoluta continuità dell’integrale. Ricor-
diamo che, con questa proprietà, si intende che, se f ∈ L1 (R), allora per ogni
ε > 0 esiste δ > 0 tale che
Z
λ(E) < δ, con E misurabile, =⇒ |f | dλ < ε .
E
3. L’integrale di Lebesgue 87
R
Pertanto, En fn dλ → 0. Non sarebbe invece stato possibile usare la convergenza
dominata: infatti, la successione {fn } definita al punto (i) dell’Esercizio 3.26 (si
estende fn a 0 fuori da [0, 1]) fornisce un esempio in cui
Z  
1 1
fn dλ → 0 , dove En := , ,
En n+1 n

ma non c’è nessuna funzione h ∈ L1 (R) tale che |fn χEn | ≤ h q.o. in R.
Soluzione dell’Esercizio 3.47.
Per ogni t ≥ 1
1+t
f (t, x) ∼ √ per x → 0+ ,
t x

e, essendo (1 + t)/(t x) ∈ L1 ([0, 1]) rispetto alla variabile x, si ha che f (t, ·) è
integrabile. Inoltre √
∂ x− x
f (t, x) = √ 2 ≤0
∂t (x + t x)
per ogni (t, x) ∈ [1, +∞) × [0, 1]. Pertanto, f (·, x) è decrescente rispetto a t, per
ogni x ∈ [0, 1], e la proprietà di monotonia dell’integrale implica che F (t) sia a
sua volta decrescente in t: di conseguenza
Z 1 Z 1
dx
inf F (t) = lim f (t, x) dx = √ = 2.
t∈[1,+∞) t→+∞ 0 0 x
Nel passaggio del limite sotto il segno di integrale
√ abbiamo usato la convergenza
dominata: ciò è possibile in quanto f (t, x) → 1/ x per t → +∞, per q.o. x ∈ [0, 1],
ed inoltre, usando nuovamente la monotonia di f rispetto a t, si ha che
1
|f (t, x)| ≤ lim f (t, x) = √ ∈ L1 ([0, 1]) ,
t→+∞ x
per ogni t ∈ [1, +∞).
Soluzione dell’Esercizio
R 3.48.
(i) Notiamo che F (x) = R f (t, x) dt, dove
2
f (t, x) := e−t cos(xt)

ha le seguenti proprietà:
• per ogni x ∈ R, la funzione t 7→ f (t, x) è integrabile su R;
• per ogni t ∈ R, la funzione x 7→ f (t, x) è derivabile, con
∂ 2
f (t, x) = −te−t sin(xt) ;
∂x
• per ogni x ∈ R, abbiamo che


f (t, x) ≤ te−t2 ∈ L1 (R) .

∂x
88 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Quindi, per calcolare F 0 , possiamo portare la derivata sotto il segno di integrale


(si ricordi l’Esercizio 3.25), deducendo che
Z +∞
2
F 0 (x) = − te−t sin(xt) dt .
−∞

Integrando per parti, ricaviamo l’equazione


Z +∞
x 2 x
F 0 (x) = − e−t cos(xt) dt = − F (x) .
2 −∞ 2
R +∞ 2 √
Inoltre, F (0) = −∞
e−t dt = π, e quindi il problema di Cauchy di cui F è
soluzione è (
y 0 (x) = − x2 y(x) in R

y(0) = π .
√ 2
(ii) È semplice verificare che y(x) = πe−x /4 risolve il problema di Cauchy. Per
√ 2
unicità della soluzione, concludiamo che F (x) = πe−x /4 .

Soluzione dell’Esercizio 3.49.


Per definizione del lim inf, esiste un’estratta {fnk } tale che
Z Z
lim fnk dµ = lim inf fn dµ .
k→∞ X n→∞ X

Poiché fnk → f in misura, esiste un’ulteriore sottosuccessione {fnkm } che conver-


ge a f µ-q.o. in X. Quindi, per il lemma di Fatou,
Z Z Z
f ≤ lim inf fnkm dµ = lim inf fn dµ .
X m→∞ X n→∞ X

Soluzione dell’Esercizio 3.50.


Sia {gm := fnm } una qualsiasi sottosuccessione di {fn }. Possiamo semplicemente
dimostrare che esiste un’estratta {gmk } convergente a f in L1 (X). Allora, per
l’Esercizio 1.7, l’intera successione fn → f in L1 (X). Poiché gm → f in misura
in X, esiste un’estratta {gmk } convergente a f µ-q.o. in X. Inoltre, |gmk | ≤ g µ-
q.o. in X, e quindi, per il teorema di convergenza dominata, gmk → g in L1 (X),
come affermato.

Soluzione dell’Esercizio 3.51.


(i) Se f è misurabile, allora anche ϕ(x, t) = f (x) − t è misurabile. Poiché A =
{ϕ ≥ 0} ∩ {t ≥ 0}, A risulta misurabile. D’altra parte, se supponiamo che A sia
misurabile, è noto (dai teoremi di Fubini-Tonelli) che la funzione

x 7→ λ({t ∈ [0, +∞) : (x, t) ∈ A})

sia misurabile. Ma, per definizione di A, il secondo membro è pari a f (x), e


dunque f è misurabile.
3. L’integrale di Lebesgue 89

(ii) Per il teorema di Fubini-Tonelli


!
Z Z Z f (x)
p p−1
(f (x)) dx = pt dt dx
Rn Rn 0
Z Z +∞ 
= ptp−1 χ{0≤t≤f (x)} (t) dt dx
Rn 0
Z +∞ Z 
= ptp−1 χ{f (x)≥t} (x) dx dt
0 Rn
Z +∞
=p tp−1 λ ({x : f (x) ≥ t}) dt .
0

(iii) Come nei punti (i) e (ii), si può dimostrare che

B := {(x, t) ∈ Rn × R : 0 ≤ t < f (x)}

è misurabile, e Z
f (x) dx = λ(A) = λ(B) .
Rn

Segue che λ(A \ B) = λ(graph(f )) = 0.

Soluzione dell’Esercizio 3.52.


Come dimostrato nell’Esercizio 1.7, è sufficiente provare che, per ogni sottosuc-
cessione {uk := unk } di {un }, esiste un’ulteriore estratta {ukj } tale che f (ukj ) →
f (u) in L1 (R). Poiché uk → u in L1 (R), esistono un’estratta {ukj } ed una funzione
w ∈ L1 (R) tali che

ukj → u q.o. in R per j → ∞, e |ukj | ≤ w q.o. in R.

Per la continuità di f , abbiamo che

f (ukj ) → f (u) q.o. in R per j → ∞,

ed inoltre, grazie all’ipotesi di crescita,

|f (ukj ) − f (u)| ≤ |f (ukj )| + |f (u)| ≤ L(|ukj | + |u|) ≤ 2Lw ∈ L1 (R) ,

q.o. in R. Pertanto, per convergenza dominata deduciamo che f (ukj ) → f (u) in


L1 (R) per j → ∞, come volevasi dimostrare.

Soluzione dell’Esercizio 3.53.


Notiamo che, per n fissato,
Z 1 Z Z
|fn (t)| dt = |fn (t)| dt + |fn (t)| dt
0 {|fn |>10C} {|fn |≤10C}
Z
≥ |fn (t)| dt ≥ 10 Cλ({|fn | > 10 C}) ,
{|fn |>10C}
90 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

da cui si ottiene che λ({fn > 10 C}) ≤ 1/10. Di conseguenza, posto En := {|fn | ≤
10 C}, abbiamo che λ(En ) ≥ 9/10, per ogni n fissato. Ma allora, per dimostrare la
tesi, è sufficiente osservare che
 
|f (t)| ≤ 10C
t ∈ [0, 1] nk = lim sup En ,
per infiniti indici nk ∈ N n→∞

ed applicare quanto dimostrato nell’Esercizio 2.16. Precisamente, dalla (2.1) se-


gue che  
9
λ lim sup En ≥ lim sup λ(En ) ≥ .
n→∞ n→∞ 10
Soluzione dell’Esercizio 3.54.
La funzione f (x, y) è continua e dunque misurabile; inoltre, è non negativa. Dal
teorema di Fubini-Tonelli segue che
ZZ Z +∞ Z +∞ 
−x2 (1+y 2 )
f (x, y) dxdy = xe dx dy
[0,+∞)×[0,+∞) 0 0
Z +∞ Z +∞ 
2
(1+y 2 )
= xe−x dy dx .
0 0

2 2
Ponendo ξ = x (1 + y ), abbiamo:
Z +∞ Z +∞
1 1
f (x, y) dx = 2)
e−ξ dξ = .
0 2(1 + y 0 2(1 + y2 )
Di conseguenza,
Z +∞ Z +∞  Z +∞
1 π
f (x, y) dx dy = 2
dy = .
0 0 0 2(1 + y ) 4
Inoltre, ponendo t = xy, si ha
Z +∞ Z +∞
2 2 2 2
xe−x (1+y ) dy = e−x e−t dt .
0 0

Perciò
Z +∞ Z +∞  Z +∞  Z +∞ 
2 2
f (x, y) dy dx = e−x e−t dt dx
0 0 0 0
Z +∞ Z +∞ Z +∞ 2
2 2 2
= e−x dx e−t dt = e−x dx .
0 0 0

Quindi
Z +∞ 2
π −x2
= e dx ,
4 0
da cui infine √
Z +∞
−x2 π
e dx = .
0 2
3. L’integrale di Lebesgue 91

Soluzione dell’Esercizio 3.55.


(i) Consideriamo l’integrale
ZZ
f (t)
χA (t, x) dtdx .
[0,1]2
t

Notiamo che A è semplicemente


un triangolo nel piano (t, x).
Siccome f (t) χ (t, x) ≥ 0 q.o., per il teorema di Fubini-Tonelli possiamo spezzare

t A
l’integrale doppio come integrale iterato:
ZZ Z 1 Z 1 
f (t) f (t)
χA (t, x) dtdx =
χA (t, x) dx dt
[0,1]2
t 0 0
t
Z 1 Z t 
f (t)
= t dx dt

0 0
Z 1
= |f (t)| dt < +∞ ,
0

f (t)
dato che f ∈ L1 ([0, 1]). Di conseguenza, t χA (t, x) ∈ L1 ([0, 1]2 ).
(ii) Nuovamente grazie al teorema di Fubini-Tonelli
Z 1 Z 1Z 1
f (t)
|g(x)| dx = dt dx
0 0

x t
Z 1 Z 1 
f (t)
≤ t dt dx

0 x
ZZ
f (t)
= χA (t, x) dtdx < +∞ ,
[0,1]2
t

per il punto (i), e quindi g ∈ L1 ([0, 1]).


(iii) Per definizione
Z 1 Z 1 Z 1  Z 1 Z 1 
f (t) f (t)
g(x) dx = dt dx = χA (t, x) dt dx .
0 0 x t 0 0 t

Poiché abbiamo dimostrato al punto (i) che f (t) 1 2


t χA (t, x) ∈ L ([0, 1] ), per il teo-
rema di Fubini-Tonelli possiamo invertire l’ordine di integrazione, e dedurre
che
Z 1 Z 1 Z 1 
f (t)
g(x) dx = χA (t, x) dx dt
0 0 0 t
Z 1 Z t  Z 1
f (t)
= dx dt = f (t) dt .
0 0 t 0

Soluzione dell’Esercizio 3.56.


92 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(i) Gli integrali iterati sono


Z 1 Z 1  Z 1 Z  1 Z x
dy dy
f (x, y) dy dx = dx −
0 0 0 x 0 x
2 y2
Z 1 
1 1
= −1 + − dx = −1 ,
0 x x
e
Z 1 Z 1  Z 1 Z y Z 1 
dx dx
f (x, y) dx dy = − dy
0 0 0 0 y2 y x2
Z 1  
1 1
= +1− dy = 1 .
0 y y

Deduciamo che (per il teorema di Fubini-Tonelli) f 6∈ L1 ([0, 1]2 ), e questo si può


facilmente controllare anche con calcoli diretti: infatti, sempre grazie al teorema
di Fubini-Tonelli,
ZZ Z 1 Z 1 
|f (x, y)| dxdy = |f (x, y)| dx dy
[0,1]2 0 0
Z 1 Z y Z 1 
dx dx
= + dy
0 0 y2 y x2
Z 1  
1 1
= −1+ dy = +∞ .
0 y y

(ii) Consideriamo innanzitutto


Z 1 Z 1 
f (x, y) dx dy
0 0
1 −3 1 −3 !
1 2 −y
Z Z  Z 
2 1 1
= x− dx + x− dx dy
0 y+ 12 2 0 2

(notare che, per ogni y > 1/2 fissato, f (· , y) ≡ 0). Non è difficile verificare che
l’integrale interno è pari a 0, per ogni y ∈ [0, 1/2]. Infatti, cambiando variabile
z = 1 − x, troviamo
1
Z 2 −y
 −3 Z y+ 12  −3
1 1
x− dx = − −z dz
0 2 1 2
Z 1  −3 Z 1  −3
1 1
= −z dz = − z− dz
y+ 21 2 y+ 12 2

(si sarebbe anche potuto procedere con un calcolo diretto). Di conseguenza


1
Z 1 Z 1  Z 2
f (x, y) dx dy = 0 dy = 0 .
0 0 0
3. L’integrale di Lebesgue 93

D’altra parte
Z 1 Z 1  Z 1 Z |x− 12 |  −3 !
1
f (x, y) dx dy = x− dy dx
0 0 0 0 2

Z 1 x − 1
2
= 3 dx ,
0 x − 12

che non esiste, dato che la singolarità in x = 12 non è integrabile e la funzione


integranda cambia segno a cavallo della singolarità. Infine, per il teorema di
Fubini-Tonelli,
ZZ Z 1 Z 1 
|f (x, y)| dxdy = |f (x, y)| dx dy
[0,1]2 0 0
Z 1 −2

x − 1
= dx = +∞ .
0
2
Soluzione dell’Esercizio 3.57.
Per mostrare che D è misurabile, ricordiamo che B([0, 1]) × B([0, 1]) = B([0, 1]2 ).
Ma allora la misurabilità di D è banale, in quanto si tratta di un chiuso di [0, 1]2
(essendo f continua per ipotesi), ed ogni chiuso è un Boreliano.
(i) Calcoliamo per prima cosa
Z 1
χD (x, y) dλ(x) .
0

Per ogni y ∈ [0, 1] fissato esiste al più un punto x ∈ [0, 1] tale che y = f (x) (dato
che f è iniettiva). Ma allora, per ogni y ∈ [0, 1] fissato, risulta che χD (x, y) = 0
per λ-q.o. x ∈ [0, 1], e di conseguenza
Z 1
χD (x, y) dλ(x) = 0 ∀y ∈ [0, 1] .
0

Pertanto, Z 1 Z 1 
χD (x, y) dλ(x) dν(y) = 0 .
0 0
Calcoliamo ora Z 1
χD (x, y) dν(y) .
0
Per ogni x ∈ [0, 1] fissato, esiste esattamente un punto y = f (x) ∈ [0, 1] tale che
χD (x, y) = 1. Quindi
Z 1
χD (x, y) dν(y) = 1 ∀x ∈ [0, 1] ,
0

e di conseguenza
Z 1 Z 1 
χD (x, y) dν(y) dλ(x) = 1 .
0 0
94 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(ii) Pur essendo χD una funzione non negativa, gli integrali iterati sono diversi
tra loro. Non c’è contraddizione con il teorema di Fubini-Tonelli, in quanto la
misura ν non è σ-finita in [0, 1], e quindi tale teorema non è applicabile.

Soluzione dell’Esercizio 3.58.


È semplice verificare che gli integrali iterati esistono e valgono 0, dato che per
q.o. x ∈ R
Z +∞ Z +∞ Z 0
sign(y)e−|xy| dy = e−|x|y dy − e|x|y dy = 0
−∞ 0 −∞

(per simmetria), e, analogamente, per q.o. y ∈ R


Z +∞
sign(x)e−|xy| dy = 0 .
−∞

Tuttavia, f 6∈ L1 (R2 ): infatti, per il teorema di Fubini-Tonelli


ZZ Z +∞ Z +∞ 
|f (x, y)| dxdy = e−|x||y| dy dx = +∞ ,
R2 −∞ −∞

dato che Z +∞ Z +∞
−|x||y| 2
e dy = 2 e−|x|y dy = ,
−∞ 0 |x|
che non è integrabile in R.

Soluzione dell’Esercizio 3.59.


Affermiamo che, per ogni x ∈ (0, 1),
n   Z 2
1X k
f x, + 1 → f (x, y) dy per n → ∞.
n n 1
k=1

Infatti, a primo membro abbiamo una somma di Riemann della funzione

ϕx (y) = f (x, y) ,

che è evidentemente Riemann-integrabile in [1, 2], essendo ivi continua. Quin-


di, passando al limite si ottiene effettivamente l’integrale a secondo membro.
Volendo portare il limite sotto il segno di integrale per calcolare
Z 1 n  
1X k
lim f x, + 1 dx ,
n→∞ 0 n n
k=1

verifichiamo che sono soddisfatte le ipotesi del teorema di convergenza dominata.


Osserviamo che
x3
 
∂f 2√ 1
(x, y) = − e−x y x2 + √ <0
∂y 4y y
3. L’integrale di Lebesgue 95

per ogni (x, y) ∈ (0, 1) × (1, 2). Quindi, per ogni n ∈ N ed ogni x ∈ (0, 1)
n n
x3 −x2
 
1X k 1X
f x, + 1 ≤ f (x, 1) = f (x, 1) = e ∈ L1 ([0, 1]) .
n n n 2
k=1 k=1

Pertanto possiamo portare il limite sotto il segno di integrale, deducendo che


Z 1 n   Z 1 Z 2 
1X k
lim f x, dx = f (x, y) dy dx
n→∞ 0 n n 0 1
k=1
Z 1 
2
√ 2 1 √ √ √ 
= x e−x − e− 2x dx = 2 − 2 − 2e−1 + 2e− 2 .
0 4
Soluzione dell’Esercizio 3.60.
Osserviamo che
Z x Z 1  Z 1 Z 1 
f (s) ds dt = χ[0,x] (t) χ[t,1] (s)f (s) ds dt .
0 t 0 0

Vogliamo invertire l’ordine di integrazione. Questo è possibile grazie al teorema


di Fubini-Tonelli, in quanto

|χ[0,x] (t) χ[t,1] (s)f (s)| ≤ |f (s)| ∈ L1 ([0, 1]2 )

(il fatto che f ∈ L1 ([0, 1]2 ) segue direttamente dall’ipotesi f ∈ L1 ([0, 1])). Notiamo
che
t ≤ s ≤ 1 , con s, t ∈ [0, 1] ⇐⇒ 0 ≤ t ≤ s , con s, t ∈ [0, 1] .
Pertanto χ[t,1] (s) = χ[0,s] (t), e
Z x Z 1  Z 1 Z 1 
f (s) ds dt = f (s) χ[0,x] (t)χ[0,s] (t) dt ds
0 t 0 0
Z 1 Z 1 
= f (s) χ[0,min{s,x}] (t) dt ds
0 0
Z 1
= min{s, x}f (s) ds .
0

Quindi K1 (s, x) = min{s, x}. Per determinare K2 , procediamo in modo analogo.


Procedendo come sopra, possiamo invertire l’ordine di integrazione:
Z 1 Z t  Z 1 Z 1 
f (s) ds dt = f (s) χ[x,1] (t)χ[s,1] (t) dt ds
x 0 0 0
Z 1 Z 1 
= f (s) χ[max{s,x},1] (t) dt ds
0 0
Z 1
= (1 − max{s, x})f (s) ds ,
0

da cui deduciamo che K2 (s, x) = 1 − max{s, x}.


96 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 3.61.


Supponiamo che esista una funzione f ∈ L1 (Ω) che soddisfa (3.5). Per ogni n ∈
N+ , consideriamo i seguenti insiemi (misurabili):
En := x ∈ Ω : f (x) > n1 .


Ciascun En è di misura finita poiché


Z Z
µ(En )
≤ f dµ ≤ f dµ < +∞ .
n En Ω

Inoltre, posto
E∞ := {x ∈ Ω : f (x) ≤ 0} ,
sappiamo per ipotesi che µ(E∞ ) = 0. Dato che, evidentemente,

[
Ω = E∞ ∪ En ,
n=1

deduciamo che µ è σ-finita. Viceversa, supponiamo che



[
Ω= Fn ,
n=1

dove ciascun Fn è un insieme misurabile tale che µ(Fn ) < +∞. Possiamo suppor-
re, senza perdere generalità, che gli insiemi Fn siano tra loro disgiunti, ovvero
Fn ∩ Fm = ∅ per ogni n 6= m. Consideriamo la seguente funzione (misurabile):
1
f (x) := ∀x ∈ Fn , ∀n ∈ N+ .
2n [µ(Fn ) ∨ 1]
Chiaramente f (x) > 0 ovunque e
Z ∞ Z ∞
X X µ(Fn )
f dµ = f dµ = ≤ 1.
Ω n=1 Fn n=1
2n [µ(Fn ) ∨ 1]

Soluzione dell’Esercizio 3.62.


Essendo la funzione f non negativa, soddisferà la (3.5) se e solo se
µ(N ) = 0 , dove N := {x ∈ Ω : f (x) = 0} .
Se vale la (3.6) allora necessariamente µ(N ) = 0. Infatti, per definizione di N
abbiamo Z
f dµ = 0 ,
N
che è incompatibile con µ(N ) > 0 grazie alla (3.6). Viceversa, se µ(N ) = 0 allora
per ogni E ∈ M con µ(E) > 0 esiste necessariamente n ∈ N+ tale che
µ(En ) > 0 , dove En := x ∈ E : f (x) > n1 ,


altrimenti f (x) = 0 per µ-quasi ogni x ∈ E, il che è impossibile. Di conseguenza,


Z Z
1
f dµ ≥ f dµ ≥ µ(En ) > 0 .
E En n
3. L’integrale di Lebesgue 97

Soluzione dell’Esercizio 3.63.


(i) Supponiamo anzitutto che valga la (3.7), e consideriamo una generica succes-
sione {xn } ⊂ Lc convergente a qualche x ∈ [a, b]. Per mostrare che Lc è chiuso
dobbiamo far vedere che x ∈ Lc . A questo scopo, osserviamo che grazie alla (3.7)
abbiamo
f (x) ≤ lim inf f (xn ) ;
n→∞

d’altro canto xn ∈ Lc implica f (xn ) ≤ c per ogni n ∈ N, di conseguenza anche


lim inf n→∞ f (xn ) ≤ c, da cui possiamo dedurre che

f (x) ≤ c ,

ovvero x ∈ Lc . Viceversa, supponiamo di sapere che ogni insieme Lc è chiuso, e sia


x ∈ [a, b]. Consideriamo un’arbitraria successione xn → x, e fissato un qualsiasi
ε > 0 scegliamo
c = lim inf f (xn ) + ε .
n→∞

Per definizione di lim inf, esisterà una sottosuccessione {xnk } ⊂ {xn } tale che

f (xnk ) ≤ c ⇐⇒ f (xnk ) ∈ Lc ∀k ∈ N .

Essendo per ipotesi Lc chiuso, e siccome anche xnk → x, deduciamo che necessa-
riamente f (x) ∈ Lc , ovvero

f (x) ≤ lim inf f (xn ) + ε .


n→∞

Tuttavia, dato che tale disuguaglianza vale per ε > 0 arbitrariamente piccolo,
l’unica possibilità è che
f (x) ≤ lim inf f (xn ) . (3.26)
n→∞

Poiché quest’ultima disuguaglianza è vera per una qualsiasi successione conver-


gente a x, segue che f (x) ≤ lim inf y→x f (y).
Rigorosamente, l’insieme Lc che abbiamo utilizzato sopra è ben definito posto che
−∞ < lim inf n→∞ f (xn ) < +∞. D’altro canto, nel caso in cui il lim inf vale +∞ la
(3.26) è banalmente verificata, mentre non può mai valere −∞ perché ciò porte-
rebbe all’assurdo f (x) = −∞ (ripetendo il precedente ragionamento scegliendo
c = −M con M > 0 arbitrariamente grande).
(ii) Per mostrare che una funzione è Borel-misurabile, è sufficiente far vedere che
per ogni c ∈ R la controimmagine

f −1 ({x ∈ [a, b] : f (x) ≤ c})

è un insieme Boreliano. Tuttavia abbiamo appena dimostrato che tale controim-


magine è un insieme chiuso, quindi in particolare Boreliano.
(iii) Sia {xn } ⊂ [a, b] una successione tale che limn→∞ f (xn ) = inf [a,b] f . Grazie al
teorema di Bolzano-Weierstrass, a meno di sottosuccessioni possiamo supporre
che {xn } converga a qualche x e ∈ [a, b]. Quindi, grazie alla (3.7),

x) ≤ lim inf f (xn ) = inf f ,


f (e
n→∞ [a,b]
98 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

ovvero xe è un punto di minimo per f . In particolare, deduciamo che una funzione


semi-continua inferiormente, su un intervallo chiuso e limitato, è sempre limita-
ta dal basso. In generale, però, potrebbe essere illimitata dall’alto: infatti, è facile
verificare che la funzione
(
0 se x = a ,
f (x) := 1
x−a se x ∈ (a, b] ,

è semi-continua inferiormente, ma sup[a,b] f = limx→a+ f (x) = +∞.


(iv) Sappiamo già che se f è semi-continua inferiormente allora è Borel-misurabi-
le e limitata dal basso. Se inoltre è anche limitata dall’alto, allora f ∈ L∞ ([a, b]),
quindi è sicuramente Lebesgue-integrabile. Tuttavia, in generale, potrebbe non
essere Riemann-integrabile. Infatti, dato α ∈ (0, 1), consideriamo la funzione

f = χCα ([a,b]) ,

ovvero la funzione caratteristica del complementare del ternario di Cantor, di


misura (1 − α)(b − a), costruito su [a, b]. Essendo la funzione caratteristica di
un insieme aperto, è facile verificare che è semi-continua inferiormente: se x ∈
Cαc ([a, b]) allora f (x) = 0 e quindi non c’è nulla da dimostrare, mentre se x ∈
Cα ([a, b]) allora esiste un intorno di x in cui f ≡ 1 (proprio perché l’insieme è
aperto), e quindi anche il lim inf di f in x vale 1. Tuttavia, dato che il ternario di
Cantor Kα ([a, b]) = Cαc ([a, b]) non contiene intervalli (si ricordi sempre l’Esercizio
2.27), tutti i punti x ∈ Cαc ([a, b]) sono di discontinuità per f , dato che

lim inf f (y) = 0 6= 1 = lim sup f (y) ∀x ∈ Cαc ([a, b]) .


y→x y→x

D’altro canto, tale insieme di discontinuità ha misura di Lebesgue (1−α)(b−a) >


0, quindi f non è una funzione continua quasi ovunque e perciò non può essere
integrabile secondo Riemann.

Soluzione dell’Esercizio 3.64.


(i) Dato che evidentemente
   
1 1
⊂ x − n1 , x ∪ x, x + n1 ,
 
x − n+1 , x ∪ x, x + n+1

deduciamo che

 inf f (y) ≥  inf f (y) ,


1 1 1 1
     
y∈ x− n+1 ,x ∪ x,x+ n+1 ∩[a,b] y∈ x− n ,x ∪ x,x+ n ∩[a,b]

ovvero fn+1 (x) ≥ fn (x) per ogni x ∈ [a, b]. Quindi la successione {fn } è crescente
e perciò ammette necessariamente un limite puntuale. Per definizione di lim inf,
per ogni n ∈ N+ esiste xn ∈ ((x − 1/n, x) ∪ (x, x + 1/n)) ∩ [a, b] tale che
1
f (xn ) < lim inf f (y) + n =⇒ lim inf f (xn ) ≤ lim inf f (y) . (3.27)
y→x n→∞ y→x
3. L’integrale di Lebesgue 99

en ∈ ((x − 1/n, x) ∪ (x, x + 1/n)) ∩ [a, b]


Viceversa, per definizione di inf, esisterà x
tale che
1
fn (x) ≤ f (e
xn ) < fn (x) + n =⇒ ∃ lim f (e
xn ) = lim fn (x) .
n→∞ n→∞

Ora osserviamo che, poiché anche x en → x, dalle definizioni di lim inf e inf si ha
che
lim inf f (y) ≤ lim f (e
xn ) = lim fn (x) ≤ lim inf f (xn ) ,
y→x n→∞ n→∞ n→∞

da cui, ricordando la (3.27), deduciamo che vale necessariamente l’identità


limn→∞ fn (x) = lim inf y→x f (y).
(ii) Ragioniamo per assurdo e supponiamo che Em,n abbia almeno un punto d’ac-
cumulazione. Questo significa che esistono x ∈ [a, b] e una successione xk ∈
Em,n \ {x} tali che xk → x. Osserviamo che, se k è sufficientemente grande, allora
(si noti che xk 6= x)

x ∈ xk − n1 , xk ∩ xk , xk + n1 ∩ [a, b] .
 

Di conseguenza, per definizione di inf,

fn (xk ) ≤ f (x) ;

d’altro canto, ricordando anche la definizione di Em,n , sappiamo che


1 1
f (xk ) < fn (xk ) − m =⇒ f (xk ) < f (x) − m .

A questo punto, passando al limite per k → ∞, deduciamo che


1
lim inf f (xk ) ≤ f (x) − m ,
k→∞

ma questo è assurdo perché xk → x e f è semi-continua inferiormente (in x). Con-


cludiamo quindi che Em,n non può avere punti d’accumulazione, di conseguenza
l’unica possibilità è che sia vuoto oppure che contenga un numero finito di punti.
(iii) È sufficiente mostrare che

[
F = Em,n , (3.28)
m,n=1

avendo appena stabilito che ciascun insieme Em,n contiene al più un numero
finito di elementi. A questo scopo, sia x ∈ F . Grazie al punto (i), notiamo che

f (x) < lim fn (x) ,


n→∞

da cui esisteranno n, m ∈ N+ sufficientemente grandi tali che


1
f (x) < fn (x) − m ,
100 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

cioè x ∈ Em,n . Viceversa, se x ∈ Em,n per qualche n, m ∈ N+ , allora (si ricordi che
{fn } è crescente)
1 1
f (x) < fn (x) − m =⇒ f (x) < lim inf f (y) − m ,
y→x

in particolare x ∈ F . Deduciamo quindi che vale l’identità (3.28), per cui F è un


insieme al più numerabile. Infine, abbiamo già stabilito nell’Esercizio 3.63 che f è
Borel-misurabile; se inoltre è limitata, la funzione x 7→ lim inf y→x f (y) ha sicura-
mente valori reali. Quest’ultima è a sua volta Borel-misurabile poiché differisce
da f su un insieme al più numerabile (l’insieme F ), e gli insiemi numerabili sono
Boreliani.
Soluzione dell’Esercizio 3.65.
Il teorema di differenziazione di Lebesgue assicura che esiste un insieme
Lebesgue-misurabile N ⊂ (a, b), con λ(N ) = 0, tale che
R x+ h2
x− h
f (y) dy
lim+ 2
= f (x) ∀x ∈ (a, b) \ N . (3.29)
h→0 h
Se x ∈ Em,n ∩ (a, b) per qualche m, n ∈ N+ , in particolare per ogni 0 < h < 2/n
(abbastanza piccolo) abbiamo
Z x+ h2 Z x+ h2
f (y) dy ≥  inf f (z) dy
1 1
  
x− h
2 x− h
2 z∈ x− n ,x ∪ x,x+ n ∩[a,b]

1

=h  inf f (z) > h f (x) + m ,
1 1
  
z∈ x− n ,x ∪ x,x+ n ∩[a,b]

da cui
R x+ h2
x− h
f (y) dy
1
lim inf ≥ f (x) + m
2
.
h→0 + h
Pertanto, la (3.29) non può essere soddisfatta, quindi necessariamente x ∈ N .
Poiché il ragionamento vale per un arbitrario x ∈ Em,n , deduciamo che En,m ⊆ N .
D’altro canto un insieme contenuto in un insieme di misura di Lebesgue nulla è
sempre Lebesgue-misurabile e ha misura di Lebesgue nulla, perciò λ(Em,n ) = 0.
A questo punto, esattamente come nell’Esercizio 3.64 (si osservi che la dimostra-
zione della (3.28) vale a prescindere dalla semi-continuità inferiore di f ), notiamo
che F è l’unione numerabile degli insiemi Em,n , quindi sarà anch’esso un insieme
Lebesgue-misurabile di misura di Lebesgue nulla.
Soluzione dell’Esercizio 3.66.
Posta hn := g − fn , notiamo che grazie alla (3.8) abbiamo
hn (x) ≥ 0 per µ-q.o. x ∈ Ω , ∀n ∈ N .
Possiamo quindi applicare il classico lemma di Fatou alla successione {hn }, otte-
nendo Z Z
lim inf hn dµ ≤ lim inf hn dµ . (3.30)
Ω n→∞ n→∞ Ω
3. L’integrale di Lebesgue 101

D’altro canto,

lim inf hn = lim inf (g − fn ) = g + lim inf (−fn ) = g − lim sup fn ,


n→∞ n→∞ n→∞ n→∞

quindi Z Z Z
lim inf hn dµ = g dµ − lim sup fn dµ ;
Ω n→∞ Ω Ω n→∞

analogamente,
Z Z Z Z
lim inf hn dµ = lim inf (g − fn ) dµ = g dµ + lim inf (−fn ) dµ
n→∞ Ω n→∞ Ω n→∞
ZΩ ZΩ
= g dµ − lim sup fn dµ .
Ω n→∞ Ω

Inserendo le ultime due identità nella (3.30), ricaviamo


Z Z Z  
g dµ − lim sup fn dµ = g − lim sup fn dµ
Ω Ω n→∞ n→∞
ZΩ Z
≤ g dµ − lim sup fn dµ ,
Ω n→∞ Ω

da cui Z Z
− lim sup fn dµ ≤ − lim sup fn dµ (3.31)
Ω n→∞ n→∞ Ω
R
semplificando il termine Ω
g dµ. Cambiando segno nella (3.31), deduciamo infine
la (3.9).
Soluzione dell’Esercizio 3.67.
Fissato un arbitrario ε > 0, siano δ > 0 come nella (3.10) e Aε come nella (3.11).
Grazie al teorema di Egorov esiste un sottoinsieme misurabile Bδ ⊂ Aε , con
µ(Bδ ) < δ, tale che

lim fn = f uniformemente in Aε \ Bδ ;
n→∞

in particolare, f ∈ L1 (Aε \ Bδ ) e

lim kfn − f kL1 (Aε \Bδ ) = 0 ,


n→∞

dato che per definizione Aε è un insieme di misura finita. Per mostrare che f ∈
L1 (Ω), è sufficiente utilizzare il lemma di Fatou assieme alle (3.10)–(3.11):
Z Z
|f | dµ = lim |fn | dµ
(Ω\Aε )∪Bδ (Ω\Aε )∪Bδ n→∞
Z Z
= lim |fn | dµ + lim |fn | dµ
Ω\Aε n→∞ Bδ n→∞
Z Z
≤ lim inf |fn | dµ + lim inf |fn | dµ ≤ 2ε ,
n→∞ Ω\Aε n→∞ Bδ
102 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

da cui f appartiene anche a L1 ((Ω \ Aε ) ∪ Bδ ), e quindi f ∈ L1 (Ω). A questo punto


è facile dimostrare che {fn } converge a f fortemente in L1 (Ω); infatti, grazie alle
formule precedenti, per ogni n ∈ N abbiamo
Z
|fn − f | dµ
ZΩ Z
= |fn − f | dµ + |fn − f | dµ
(Ω\Aε )∪Bδ Aε \Bδ
Z Z
≤ |fn | dµ + |f | dµ + kfn − f kL1 (Aε \Bδ )
(Ω\Aε )∪Bδ (Ω\Aε )∪Bδ

≤ 4ε + kfn − f kL1 (Aε \Bδ ) ,

e passando al limite per n → ∞


Z
lim sup |fn − f | dµ ≤ 4ε .
n→∞ Ω

Mandando infine ε → 0, deduciamo che tale lim sup vale necessariamente zero,
per cui {fn } converge fortemente a f in L1 (Ω).
Le condizioni di equi-integrabilità sono effettivamente necessarie. Infatti, sup-
poniamo che {fn } ⊂ L1 (Ω) converga fortemente a una data f ∈ L1 (Ω). Dato un
arbitrario ε > 0, esisterà nε ∈ N tale che
Z
ε
|fn − f | dµ < ∀n ≥ nε + 1 .
Ω 2
Inoltre, in virtù della proprietà di assoluta continuità dell’integrale (si veda an-
che l’Esercizio 3.46), sappiamo che esiste δ∞ > 0 tale che
Z
ε
|f | dµ < ∀E ∈ M : µ(E) < δ∞ ,
E 2
ed esistono δ0 , . . . , δnε > 0 tali che
Z
ε
|fn | dµ < ∀E ∈ M : µ(E) < δn , ∀n = 0, . . . , nε .
E 2
Ponendo δ := min{δ∞ , δ0 , . . . , δnε }, otteniamo quindi
Z
ε
|fn | dµ < < ε ∀E ∈ M : µ(E) < δ , ∀n = 0, . . . , nε ,
E 2
e Z Z Z
ε ε
|fn | dµ ≤ |fn − f | dµ + |f | dµ <
+ =ε
E E E 2 2
∀E ∈ M : µ(E) < δ , ∀n ≥ nε + 1 .
Grazie alle ultime due formule, possiamo perciò dedurre la validità della (3.10).
Per dimostrare la validità della (3.11), si può procedere in maniera del tutto ana-
loga, osservando che per ogni n = 0, . . . , nε esiste Bn ∈ M di misura finita tale che
3. L’integrale di Lebesgue 103
R R
Ω\Bn
|fn | dµ < ε/2 ed esiste B∞ ∈ M di misura finita tale che Ω\B∞ |f | dµ < ε/2,
S nε
cosicché ponendo Aε := B∞ ∪ n=0 Bn è facile verificare che anche la (3.11) è
soddisfatta.
Si noti che l’esercizio proposto è un caso particolare del teorema di Vitali (si veda
ad esempio [9, Teorema 8.3.2]).

Soluzione dell’Esercizio 3.68.


Supponiamo inizialmente che µ(Ω) < +∞; mostreremo in seguito come rimuove-
re tale ipotesi. Fissato L > 0 arbitrariamente grande (che verrà scelto successi-
vamente), consideriamo la successione

gn := fn χEn , dove En := {x ∈ Ω : fn (x) ≥ −L} .

Anzitutto osserviamo che, per costruzione, gn ≥ fn , di conseguenza


Z Z
lim inf fn dµ ≤ lim inf gn dµ . (3.32)
Ω n→∞ Ω n→∞

Si noti che l’integrale di destra ha senso poiché lim inf n→∞ gn ≥ −L, mentre l’in-
tegrale di sinistra ha senso grazie alla (3.15). Applicando il classico lemma di
Fatou alla successione gn + L ≥ 0, e sfruttando la finitezza di µ(Ω), deduciamo
facilmente che Z Z
lim inf gn dµ ≤ lim inf gn dµ ; (3.33)
Ω n→∞ n→∞ Ω

concentriamoci dunque sul membro destro. Per ogni n ∈ N, abbiamo:


Z Z Z Z
gn dµ = fn dµ = fn dµ − fn dµ
Ω En Ω Ω\En
Z Z (3.34)
= fn dµ + fn− dµ .
Ω Ω\En

Grazie alla (3.14) e ricordando la definizione degli insiemi En , per ogni n ∈ N


possiamo dedurre che
Z Z
M
µ(Ω \ En ) L ≤ fn− dµ ≤ fn− dµ ≤ M ⇒ µ(Ω \ En ) ≤ .
Ω\En Ω L

Fissato un arbitrario ε > 0, scegliamo L = M/δ +1, dove δ > 0 è come nella (3.12).
In questo modo garantiamo che µ(Ω \ En ) < δ per ogni n ∈ N, cosicché proprio
dalla (3.12) otteniamo Z
fn− dµ < ε ∀n ∈ N .
Ω\En

Di conseguenza, in virtù della (3.34),


Z Z Z Z
gn dµ ≤ fn dµ + ε ⇒ lim inf gn dµ ≤ lim inf fn dµ + ε ,
Ω Ω n→∞ Ω n→∞ Ω
104 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

da cui, ricordando la (3.32) e la (3.33),


Z Z
lim inf fn dµ ≤ lim inf fn dµ + ε ,
Ω n→∞ n→∞ Ω

ovvero la (3.16) mandando infine ε → 0. Per rimuovere l’ipotesi µ(Ω) < +∞


sfruttiamo il fatto che, fissato un arbitrario ε > 0, esiste un insieme Aε ∈ M con
µ(Aε ) < +∞ che soddisfa la (3.13). Applicando il risultato appena dimostrato per
insiemi di misura finita, possiamo subito dedurre che
Z Z
lim inf fn dµ ≤ lim inf fn dµ .
Aε n→∞ n→∞ Aε

Applicando inoltre il classico lemma di Fatou alla successione {fn+ }, e usando la


(3.13), ricaviamo:
Z Z
lim inf fn+ dµ ≤ lim inf fn+ dµ
Ω\Aε n→∞ n→∞ Ω\Aε
Z Z !
= lim inf fn dµ + fn− dµ
n→∞ Ω\Aε Ω\Aε
Z !
≤ lim inf fn dµ + ε
n→∞ Ω\Aε
Z
= lim inf fn dµ + ε .
n→∞ Ω\Aε

Sfruttando le ultime due formule, oltre al fatto che il lim inf di una somma è
maggiore o uguale alla somma dei lim inf, otteniamo:
Z Z Z
lim inf fn dµ = lim inf fn dµ + lim inf fn dµ
Ω n→∞ A n→∞ Ω\Aε n→∞
Z ε Z
≤ lim inf fn dµ + lim inf fn+ dµ
Aε n→∞ Ω\Aε n→∞
Z Z
≤ lim inf fn dµ + lim inf fn dµ + ε
n→∞ Ω\Aε n→∞ Aε
Z Z !
≤ lim inf fn dµ + fn dµ +ε
n→∞ Ω\Aε Aε
Z
= lim inf fn dµ + ε ,
n→∞ Ω

da cui di nuovo la (3.16) mandando ε → 0.


Soluzione dell’Esercizio 3.69.
Per dimostrare che {fn− } è uniformemente limitata in L1 (Ω), in virtù della (3.13)
possiamo supporre senza perdita di generalità che µ(Ω) < +∞. Osserviamo an-
zitutto che fn− ∈ L1 (Ω) per ogni n ∈ N. Infatti, essendo ciascuna fn a valori reali,
posto

AL

n := x ∈ Ω : fn (x) > L ∀n ∈ N , ∀L > 0 ,
3. L’integrale di Lebesgue 105

abbiamo
lim µ AL

n = µ(∅) = 0 ∀n ∈ N , (3.35)
L→+∞

da cui, fissato ε > 0 e scegliendo L sufficientemente grande (di modo che tale
misura sia più piccola di δ come nella (3.12)), ricaviamo
Z Z Z
fn− dµ = fn− dµ + fn− dµ ≤ ε + L µ(Ω) < +∞ ∀n ∈ N .
Ω AL
n Ω\AL
n

Mostriamo ora che la (3.35) vale “uniformemente” in n. Ovvero, per ogni δ > 0
(arbitrariamente piccolo), esiste L > 0 tale che
µ AL

n < δ ∀n ∈ N . (3.36)
Ragionando per assurdo, se così non fosse esisterebbe δ0 > 0 che soddisfa
sup µ AL

n ≥ δ0 ∀L > 0 .
n∈N

In particolare, presa una qualsiasi successione Lk → +∞, per ogni k ∈ N esisterà


a sua volta nk ∈ N tale che
 δ0
µ AL
nk >
k
.
2
Ricordando la (3.35), deduciamo che necessariamente nk → ∞. Consideriamo ora
l’insieme
A := lim sup AL
nk
k
⇐⇒ χA := lim sup χALk ,
nk
k→∞ k→∞
e osserviamo che grazie all’Esercizio 3.66 (come funzione dominante si può pren-
dere g ≡ 1 essendo µ(Ω) < +∞)
Z Z Z
µ(A) = χA dµ = lim sup χALk dµ ≥ lim sup χALk dµ
nk nk
Ω Ω k→∞ k→∞ Ω
 δ0
= lim sup µ AL
nk ≥
k
,
k→∞ 2
ovvero A è un insieme di misura positiva. D’altro canto, per costruzione, per ogni
x ∈ A abbiamo:
 
lim inf fn (x) ≤ lim inf fnk (x) ≤ lim inf fn+k (x) − fn−k (x) χALk (x)
n→∞ k→∞ k→∞ nk
 
+
≤ lim inf fnk (x) − Lk χALk (x)
k→∞ nk

= lim (−Lk ) = −∞ .
k→∞

Di conseguenza, essendo lim inf n→∞ fn (x) = −∞ su un insieme di misura positiva


(l’insieme A), la (3.15) sarebbe violata, assurdo. Deduciamo quindi che necessa-
riamente deve valere la (3.36). A questo punto, fissato ε > 0 e posto δ > 0 come
nella (3.12), per ogni n ∈ N abbiamo:
Z Z Z Z
fn− dµ = fn− dµ + fn− dµ ≤ ε + fn− χΩ\ALn dµ .
Ω AL
n Ω\AL
n Ω
106 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Si osservi che, per definizione,

fn− χΩ\ALn ≤ L ∈ L1 (Ω) ∀n ∈ N ,

mentre  −
L1 (Ω) 3 lim inf fn = lim sup fn− ≥ lim sup fn− χΩ\ALn .
n→∞ n→∞ n→∞

Perciò, applicando nuovamente l’Esercizio 3.66, otteniamo:


Z Z
lim sup fn− dµ ≤ ε + lim sup fn− χΩ\ALn dµ
n→∞ Ω n→∞ Ω
Z
≤ε + lim sup fn− χΩ\ALn dµ
Ω n→∞
Z  −
≤ε + lim inf fn dµ < +∞ ,
Ω n→∞

da cui la (3.14), ricordando poi che fn− ∈ L1 (Ω) per ogni n ∈ N.

Soluzione dell’Esercizio 3.70.


(i) Consideriamo la successione fn := −χ[−n−1,−n] ∈ L1 (R). È facile verificare che
{fn } soddisfa la (3.12) ma non la (3.13). D’altro canto,

lim inf fn (x) = lim fn (x) = 0 ∀x ∈ R ,


n→∞ n→∞

mentre Z Z Z −n
lim inf fn dx = lim fn dx = lim − 1 dx = −1 ,
n→∞ R n→∞ R n→∞ −n−1

per cui la (3.16) chiaramente non vale. Consideriamo invece la successione fn :=


−nχ[0,1/n] ∈ L1 ([0, 1]). In questo caso, la (3.13) è banalmente verificata essendo
λ([0, 1]) < +∞, tuttavia non è difficile mostrare che la (3.12) non è soddisfatta
(si pensi a intervalli piccoli il cui primo estremo coincide con l’origine). Anche in
questo caso abbiamo

lim inf fn (x) = lim fn (x) = 0 ∀x ∈ (0, 1]


n→∞ n→∞

e 1
Z 1 Z 1 Z n
lim inf fn dx = lim fn dx = lim −n 1 dx = −1 ,
n→∞ 0 n→∞ 0 n→∞ 0

per cui di nuovo la (3.16) non può valere.


(ii) Basta considerare, per esempio, la successione

fn := n χ[−n−1,−n] − χ[n,n+1] ∈ L1 (R) .




Osserviamo che lim inf n→∞ fn (x) vale sempre zero per ogni x ∈ R, e per costru-
zione ciascuna funzione fn ha integrale identicamente nullo, quindi la (3.16) è
banalmente vera. Tuttavia è facile vedere che nessuna della due ipotesi (3.12) e
3. L’integrale di Lebesgue 107

(3.13) è verificata da tale successione (e tra l’altro {fn− } non nemmeno è limitata
in L1 (Ω)).
(iii) Possiamo considerare la successione seguente in L1 ([0, 1]):
 k
−2 2 χh n−2k n−2k +1 i (x) ∀x ∈ 0, 1 , se 2k ≤ n < 2k+1 ,
 
, k+1 2
fn (x) := 2k+1 2

∀x ∈ 12 , 1 ,
n 

dove k è inteso variare in N. In questo caso, è facile verificare che


(
−∞ ∀x ∈ 0, 21 ,
 
lim inf fn (x) =
+∞ ∀x ∈ 21 , 1 ,

n→∞

quindi ovviamente tale funzione non ha né parte positiva né negativa integrabili.


D’altro canto λ([0, 1]) < +∞ e, per costruzione,
n−2k +1 k
Z 1 Z
k 2k+1 22
fn− dx = 2 2 1 dx = −→ 0 ,
0 n−2k 2k+1 n→∞
2k+1

ovvero {fn− } tende a zero in L1 ([0, 1]), quindi le condizioni (3.12), (3.13) e (3.14)
sono soddisfatte.
Soluzione dell’Esercizio 3.71.
È sufficiente imporre delle condizioni che garantiscano la validità della (3.16)
sulla successione {−fn }, poiché se vale la disuguaglianza
Z Z
lim inf (−fn ) dµ ≤ lim inf (−fn ) dµ
Ω n→∞ n→∞ Ω

allora vale anche


Z Z Z
lim sup fn dµ = − lim inf (−fn ) dµ ≥ − lim inf (−fn ) dµ
Ω n→∞ Ω n→∞ n→∞
Z Ω
= lim sup fn dµ ,
n→∞ Ω

ovvero la (3.9). Di conseguenza, in virtù degli Esercizi 3.68, 3.69, e osservando


che (−fn )− = fn+ , basta chiedere che per ogni ε > 0 esistano δ > 0 e Aε ∈ M, con
µ(Aε ) < +∞, tali che
Z
fn+ dµ < ε ∀E ∈ M : µ(E) < δ , ∀n ∈ N ,
E
Z
fn+ dµ < ε ∀n ∈ N ,
Ω\Aε

e che  +
lim sup fn ∈ L1 (Ω) .
n→∞
108 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 3.72.


Anzitutto mostriamo che

fn (x) ≤ χE (x) ∀x ∈ R , ∀n ∈ N+ . (3.37)

Notiamo che è sufficiente stabilire tale disuguaglianza per x ∈ / E, dato che per
costruzione fn (x) ≤ e0 = 1. Fissati un simile x e n ∈ N+ , ci sono due possibilità:

lim gk (x) = 0 oppure lim sup gk (x) =: L ∈ (0, +∞] .


k→∞ k→∞

Nel primo caso, dal confronto asintotico per le serie abbiamo:


∞ ∞
X gk (x) 1X
∼ gk (x) = +∞ ,
gk (x) + n n
k=0 k=0

mentre nel secondo caso


(
gk (x) 1 se L = +∞ ,
lim sup = L
k→∞ gk (x) + n L+n se L ∈ (0, +∞) ,

quindi il termine k-esimo della serie non è infinitesimo e quest’ultima è perciò di


nuovo divergente. Di conseguenza, deduciamo che

fn (x) = e−∞ = 0 ∀x ∈
/ E, (3.38)

e la (3.37) è dunque dimostrata. Ora osserviamo che, in particolare, la (3.38)


garantisce che
lim fn (x) = 0 ∀x ∈
/ E. (3.39)
n→∞

Infine, dato un arbitrario x ∈ E, abbiamo:


∞ ∞ ∞
X gk (x) X gk (x) 1X
≤ = gk (x) < +∞ ,
gk (x) + n n n
k=0 k=0 k=0

da cui
∞ ∞
X gk (x) 1X
0 ≤ lim ≤ lim gk (x) = 0 ,
n→∞ gk (x) + n n→∞ n
k=0 k=0
ovvero
P∞ gk (x) P∞ gk (x)
limn→∞
lim fn (x) = lim e k=0 gk (x)+n
=e k=0 gk (x)+n
= e0 = 1 . (3.40)
n→∞ n→∞

Unendo la (3.39) e la (3.40), concludiamo che {fn } converge puntualmente a χE ,


perciò grazie alla (3.37) e al teorema di convergenza dominata converge anche
in L1 (R) alla stessa funzione, dato che λ(E) < +∞ equivale a χE ∈ L1 (R), e per
definizione fn ≥ 0.
4
Funzioni AC e BV

Prerequisiti teorici
• Derivata q.o. di funzioni misurabili
• Funzioni assolutamente continue
• Funzioni Lipschitziane e Hölderiane

• Funzioni a variazione limitata


• Derivata e teorema di Radon-Nikodym

Per la teoria si rimanda ad esempio a: [2, Capitolo 3], [3, Capitolo 9], [4, Capitolo
6], [5, Capitoli 6, 7], [7, Capitolo 1], [8, Capitolo 1], [9, Capitolo 10].

4.1 Testi degli Esercizi


Esercizio 4.1.
Usando la definizione, verificare che la funzione
(
x sin x1

se x ∈ (0, 1] ,
f (x) :=
0 se x = 0 ,

non è a variazione limitata in [0, 1].


Esercizio 4.2.
Usando la definizione, verificare che la funzione
(
1
se x ∈ (0, 1] ,
f (x) := x
0 se x = 0 ,

non è a variazione limitata in [0, 1].


110 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 4.3.
Sia (
1 se x ∈ Q ∩ [0, 1] ,
f (x) :=
−1 se x ∈ [0, 1] \ Q .
Stabilire se f ∈ BV ([0, 1]).

Esercizio 4.4.
(i) Siano ψ : R → R una funzione localmente Lipschitziana e f ∈ BV ([a, b]).
Dimostrare che h := ψ ◦ f ∈ BV ([a, b]).
(ii) Sia f ∈ BV ([a, b]). Dimostrare che, per ogni α ≥ 1, si ha |f |α ∈ BV ([a, b]).
Inoltre, dimostrare che, se per qualche γ > 0

|f (x)| ≥ γ ∀x ∈ [a, b] ,

allora |f |α ∈ BV ([a, b]) per ogni α ∈ R.


(iii) Siano f, g ∈ BV ([a, b]). Dimostrare che anche f g ∈ BV ([a, b]).

Esercizio 4.5.
Sia φ : [0, 1] → R una funzione assolutamente continua in [0, 1]. Verificare che la
funzione
f (x) := sin[φ(x)] ∀x ∈ [0, 1]
è assolutamente continua in [0, 1].

Esercizio 4.6.
Sia φ : [0, 1] → R una funzione assolutamente continua in [0, 1]. Dimostrare che,
per ogni α > 0, la funzione

g(x) := φ(xα ) ∀x ∈ [0, 1]

è assolutamente continua in [0, 1].

Esercizio 4.7.
Trovare due funzioni

ψ : [0, 1] → R , φ : [0, 1] → [0, 1] ,

assolutamente continue in [0, 1] e tali che la funzione

h := ψ ◦ φ 6∈ AC([0, 1]) .

Esercizio 4.8.
Stabilire se la funzione
( sin(log x)
se x ∈ 0, 12 ,

log2 (x)
f (x) :=
0 se x = 0 ,

sia assolutamente continua in 0, 21 .


 
4. Funzioni AC e BV 111

Esercizio 4.9.
Stabilire per quali α > 0 la funzione
(
1

xα cos x se x 6= 0 ,
f (x) :=
0 se x = 0 ,

è a variazione limitata in [0, 1].

Esercizio 4.10.
Sia (
1

xα sin xβ
se x ∈ (0, 1] ,
f (x) :=
0 se x = 0 .

Determinare per quali α > 0 e β > 0 la funzione f è assolutamente continua, o a


variazione limitata in [0, 1].

Esercizio 4.11.
Esibire una funzione f continua e a variazione limitata, ma non assolutamente
continua in un intervallo [a, b].

Esercizio 4.12.
Siano fn : [a, b] → R funzioni assolutamente continue per ogni n ∈ N. Supponiamo
che
fn −→ f uniformemente in [a, b] .
n→∞

È vero che f è assolutamente continua in [a, b]?

Esercizio 4.13.
Sia f ∈ AC([a, b]). Dimostrare che
Z b
Vab (f ) = |f 0 (x)| dx .
a

Suggerimento: utilizzare la variazione positiva e negativa di f .

Esercizio 4.14.
(i) Sia 0 < α < β < 1. Esibire un esempio di funzione α-Hölderiana in un
intervallo compatto I, ma non β-Hölderiana in I.
(ii) Sia f (x) := |x|α . Mostrare che esiste una successione {fn }, con fn Lipschitzia-
na in [0, 1] per ogni n, tale che fn → f uniformemente in I.

Esercizio 4.15.
(i) Esibire un esempio di funzione α-Hölderiana in un intervallo compatto I, per
ogni α ∈ (0, 1), ma non Lipschitziana in I.
(ii) Sia f (x) := x log x (estesa in x = 0 per continuità). Mostrare che esiste una
successione {fn }, con fn Lipschitziana in [0, 1] per ogni n, tale che fn → f unifor-
memente in I.
112 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 4.16.
(i) Esibire un esempio di funzione uniformemente continua in un intervallo com-
patto I, ma non α-Hölderiana in I, per qualsiasi α ∈ (0, 1).
(ii) Sia f (x) := 1/ log x (estesa in x = 0 per continuità). Mostrare che esiste
una successione {fn }, con fn Lipschitziana in [0, 1] per ogni n, tale che fn → f
uniformemente in I.
Esercizio 4.17.
Introduciamo la funzione
Z x
∀f, g ∈ L1 ([0, 1]) ,

d(f, g) := sup (f (t) − g(t)) dt
0≤x≤1 0

e l’insieme
C := f ∈ L1 ([0, 1]) : |f (t)| ≤ 1 per q.o. t ∈ [0, 1] .


(i) Verificare che d è una metrica in L1 ([0, 1]).


(ii) Mostrare che C è compatto nello spazio metrico (L1 ([0, 1]), d).
Suggerimento: osservare che, se f ∈ C, allora la sua primitiva è una funzione
Lipschitziana in [0, 1].
* Esercizio 4.18.
Sia {un } una successione in AC([0, 1]), tale che un (x) → u(x) puntualmente in
[0, 1]. Supponiamo che
Z 1
sup |u0n (x)| dx < +∞ .
n 0

(i) Mostrare che u ∈ BV ([0, 1]).


(ii) Mostrare che, per ogni n ∈ N e h ∈ (0, 1),
Z 1−h
un (x + h) − un (x)
dx
0
h
Z 1−h Z 1
1 0

= un (t)χ[x,x+h] (t) dt dx .
h
0 0

(iii) Dedurre da (ii) che


Z 1−h Z 1
un (x + h) − un (x)
dx ≤ |u0n (t)| dt .
0
h
0

(iv) Dedurre da (iii) che


Z 1 Z 1
0
|u (x)| dx ≤ lim inf |u0n (x)| dx .
0 n→∞ 0

(v) In generale, è vero che u ∈ AC([0, 1])?


4. Funzioni AC e BV 113

* Esercizio 4.19.
Dimostrare che, in generale, la controimmagine di un insieme misurabile secondo
Lebesgue, attraverso una funzione continua, può non essere misurabile secondo
Lebesgue.
Suggerimento: si sfrutti la funzione di Vitali-Lebesgue.
Esercizio 4.20.
Dimostrare che f ∈ AC([a, b]) se e solo se f è continua in [a, b], derivabile q.o. in
(a, b) con f 0 ∈ L1 ((a, b)) e
Z b Z b
0
f (x)φ(x) dx = − f (x)φ0 (x) dx
a a

per ogni φ Lipschitziana in [a, b] con supp φ ⊂ (a, b).


Esercizio 4.21.
Trovare f ∈ BV ([a, b]) tale che la formula
Z b Z b
f 0 (x)φ(x) dx = − f (x)φ0 (x) dx ∀φ ∈ Cc∞ ((a, b))
a a

non è verificata.
Esercizio 4.22.
Trovare f ∈ BV ([a, b]) ∩ C 0 ([a, b]) tale che la formula
Z b Z b
f 0 (x)φ(x) dx = − f (x)φ0 (x) dx ∀φ ∈ Cc∞ ((a, b))
a a

non è verificata.
Esercizio 4.23.
(i) Sia f ∈ AC([a, b]) una funzione con f 0 > 0 q.o. in [0, 1]. Mostrare che f è
strettamente crescente in [a, b].
(ii) Mostrare con un esempio che la conclusione precedente è falsa se f ∈ C 0 ([a, b])∩
BV ([a, b]). Più precisamente, esibire una funzione f ∈ C 0 ([a, b]) ∩ BV ([a, b]), con
f 0 ≥ 1 q.o. in [a, b], che non è monotòna.
Suggerimento: per il punto (ii), si sfrutti la funzione di Vitali-Lebesgue.
Esercizio 4.24.
Esibire un esempio di funzione f : [0, 1] → R che sia Lipschitziana in [0, 1], stret-
tamente crescente, e la cui derivata f 0 sia uguale a 0 su un insieme di misura
positiva.
Suggerimento: coinvolgere il ternario di Cantor generalizzato Kα (vedere l’Eser-
cizio 2.27).
Esercizio 4.25.
Sfruttando l’Esercizio 2.28, esibire una funzione f ∈ AC([0, 1]) priva di intervalli
di monotonia, ovvero tale che dato un qualsiasi intervallo (a, b) ⊂ (0, 1),
f non è crescente né decrescente in (a, b) .
114 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

* Esercizio 4.26.
Sia K b R2 un insieme compatto. Dato δ > 0, si consideri l’insieme
 
H := x ∈ R2 : d(x, K) := inf |y − x| = δ ,
y∈K

ovvero l’insieme di tutti i punti a distanza δ da K.


(i) Mostrare che H è chiuso e che la distanza è sempre realizzata, ovvero per
ogni x ∈ H esiste yx ∈ K tale che

|yx − x| = δ .

(ii) Dato un qualsiasi x ∈ H e un arbitrario ε ∈ (0, δ), mostrare che

πε2
λ(Bε (x) ∩ Hc ) ≥ ,
4
dove Bε (x) indica il cerchio di raggio ε centrato in x.
(iii) Sfruttando il teorema di differenziazione di Lebesgue in R2 (si veda ad esem-
pio [5, Theorem 7.7]), dedurre che λ(H) = 0.
(iv) Se K è un insieme chiuso, ma non necessariamente limitato, si possono trarre
le stesse conclusioni?
* Esercizio 4.27.
Sia f : [a, b] → R una funzione continua. Posto L := b − a, definiamo la funzione
“modulo di continuità” di f come

ω(t) := sup |f (x) − f (y)| ∀t ∈ [0, L] .


x,y∈[a,b]: |x−y|≤t

Mostrare che:
(i) ω è una funzione subadditiva, cioè ω(t1 + t2 ) ≤ ω(t1 ) + ω(t2 ) per ogni t1 , t2 ∈
[0, L] tali che t1 + t2 ∈ [0, L];
(ii) ω è una funzione monotòna crescente e continua;
(iii) se f è Lipschitziana, allora anche ω è Lipschitziana (con la stessa costante
di Lipschitz).
Esercizio 4.28.
Sia f : [a, b] → R. Supponiamo che esista una funzione g ∈ L1 ((a, b)), non negati-
va, tale che Z x
|f (x) − f (y)| ≤ g(t) dt ∀x, y ∈ [a, b] : x ≥ y .
y

Dimostrare che f ∈ AC([a, b]). Il risultato rimane vero se si richiede solo la


condizione Z x
|f (x) − f (a)| ≤ g(t) dt ∀x ∈ [a, b] ? (4.1)
a
4. Funzioni AC e BV 115

* Esercizio 4.29.
Sia φn : [a, b] → R una successione di funzioni monotòne crescenti, che conver-
ge puntualmente (ovunque) a una funzione φ : [a, b] → R. Mostrare che, se φ è
continua, allora la convergenza ha luogo uniformemente in [a, b].
Esercizio 4.30.
Sia (Ω, M, µ) uno spazio di misura e fn : Ω → [a, b] una successione di funzioni
misurabili. Supponiamo che esista una successione di funzioni monotòne crescen-
ti φn : [a, b] → R, convergente puntualmente (ovunque) a una funzione continua
e strettamente crescente φ : [a, b] → R, tale che la successione {φn (fn )} converge
puntualmente µ-quasi ovunque. Sfruttando l’Esercizio 4.29, mostrare che anche
la successione {fn } converge puntualmente µ-quasi ovunque.
Esercizio 4.31.
Nello spazio misurabile (R, L(R)), siano
Z Z
2 1
µ(E) := x dx , ν(E) := χ
2 [10,+∞)
(x) dx ∀E ∈ L(R) . (4.2)
E E x

(i) È possibile calcolare la derivata di Radon-Nikodym dµ ? Se sì, calcolarla.

(ii) È possibile calcolare la derivata di Radon-Nikodym dν ? Se sì, calcolarla.
Esercizio 4.32.
Sia (X, M) uno spazio misurabile, e siano µ e ν due misure. Stabilire se esistono

le derivate di Radon-Nikodym dµ e dµ
dν nei casi seguenti:

(i) (X, M) = ([0, 1], L(R)), µ è la misura di Lebesgue, e ν è la misura del conteg-
gio;
(ii) (X, M) = (Z, P(Z)), µ è la misura del conteggio, e ν è la delta di Dirac
centrata in 0.
Esercizio 4.33.
Nello spazio misurabile (X, P(X)), sia µc la misura del conteggio e ν una qualsia-

si altra misura. Mostrare che, se esiste la derivata di Radon-Nikodym dµ c
, allora
la misura ν gode della seguente proprietà:

per ogni E ⊆ X che soddisfi ν({x}) = 0 ∀x ∈ E si ha ν(E) = 0 . (4.3)

* Esercizio 4.34.
Con le stesse notazioni dell’Esercizio 4.33, dimostrare che (4.3) in realtà è anche

una condizione sufficiente affinché esista la derivata di Radon-Nikodym dµ c
.
Suggerimento: si consideri dapprima l’insieme

N := {x ∈ X : ν(x) = 0} ,

osservando che ν(E) = ν(F ) per ogni E ⊆ X, dove F := E ∩ N c ; si ragioni in


seguito distinguendo il caso in cui F è (al più) numerabile da quello in cui non è
numerabile.
116 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 4.35. Sfruttando il teorema di Ulam si mostri che, se X è un insieme


avente al più la potenza del continuo, tutte le misure ν definite su (X, P(X)) sod-
disfano (4.3) (quindi in virtù dell’Esercizio 4.34 ammettono sempre derivata di
Radon-Nikodym rispetto a µc ).
Esercizio 4.36. Con le stesse notazioni dell’Esercizio 4.33, dimostrare che la
derivata di Radon-Nikodym dµ
dν esiste se e solo se la misura ν soddisfa
c

0 < ν({x}) < +∞ ∀x ∈ X . (4.4)


4. Funzioni AC e BV 117

4.2 Soluzioni
Soluzione dell’Esercizio 4.1.
Sia n ∈ N+ fissato. Consideriamo la partizione di [0, 1] data da
0 < xn < xn−1 < . . . < x0 < 1 ,
dove
1
xk := π ∀k = 0, . . . , n .
2 + kπ
Si ha  
sin x1k = (−1)k ,
dunque
f (xk ) = (−1)k xk ,
e quindi
n
X n
X
(−1)k (xk + xk−1 )

|f (xk ) − f (xk−1 )| =
k=1 k=1
n n
X X 1
= (xk + xk−1 ) ≥ π −→ +∞ .
+ kπ n→∞
k=1 k=1 2

Deduciamo che V01 (f ) = +∞, pertanto f 6∈ BV ([0, 1]).


Soluzione dell’Esercizio 4.2.
Sia 0 < ε < 12 . Consideriamo la partizione di [0, 1] data da
0 =: x0 < x1 := ε < x2 := 1 .
Si ha
2
X
|f (xk ) − f (xk−1 )| = |f (ε) − f (0)| + |f (1) − f (ε)|
k=1

1 1 2
= + 1 − = − 1 −→ +∞ .
ε ε ε ε→0

Dunque V01 (f ) = +∞ e f 6∈ BV ([0, 1]).


Soluzione dell’Esercizio 4.3.
Consideriamo una qualsiasi partizione di [0, 1] così fatta:
0 = x0 < x1 < x2 < . . . < xn = 1 ,
con xi ∈ Q per i pari e xi 6∈ Q per i dispari. Risulta:
n
X
|f (xi ) − f (xi−1 )| = 2n −→ +∞ .
n→∞
i=1

Dunque V01 (f ) = +∞, perciò f non è a variazione limitata in [0, 1].


118 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 4.4.


(i) Sia [α, β] ⊇ f ([a, b]). La funzione ψ è Lipschitziana in [α, β], dunque, per
qualche L > 0,
|ψ(t) − ψ(s)| ≤ L|t − s| ∀t, s ∈ [α, β] .
Consideriamo una generica partizione di [a, b] data da (sia n ∈ N+ )

a =: x0 < x1 < x2 < . . . < xn := b .

Si ha:
n
X n
X
|h(xi ) − h(xi−1 )| ≤ L |f (xi ) − f (xi−1 )| .
i=1 i=1

Perciò
Vab (h) ≤ LVab (f ) < +∞ .
Ne segue che h ∈ BV ([a, b]).
(ii) Sia T > 0 tale che [0, T ] ⊇ Im(|f |α ). Per ogni α ≥ 1, la funzione ψ(x) = xα è
Lipschitziana in [0, T ]. Dal punto (i) segue quindi che |f |α ∈ BV ([a, b]). Se inoltre,
per qualche γ > 0,
|f (x)| ≥ γ ∀x ∈ [a, b] ,
allora [γ, T ] ⊇ Im(|f |α ), per qualche T > 0. Inoltre, ψ(x) = xα è Lipschitziana
in [γ, T ] per ogni α ∈ R. Allora, sempre grazie al punto (i), |f |α ∈ BV ([a, b]), per
qualsiasi α ∈ R .
(iii) Scriviamo
1
(f + g)2 − f 2 − g 2 .

fg =
2
Poiché BV ([a, b]) è uno spazio vettoriale, f + g ∈ BV ([a, b]). Grazie al punto (ii),
abbiamo che f 2 , g 2 , (f + g)2 ∈ BV ([a, b]). Usando ancora il fatto che BV ([a, b])
è uno spazio vettoriale e l’uguaglianza precedente, deduciamo infine che f g ∈
BV ([a, b]).

Soluzione dell’Esercizio 4.5.


Ovviamente la funzione x 7→ sin x è 1-Lipschitz in R, perciò

|sin(t) − sin(s)| ≤ |t − s| ∀t, s ∈ R .

Poiché φ è assolutamente continua in [0, 1], per definizione, per ogni ε > 0 esi-
ste δε > 0 tale che per ogni n ∈ N+ , per ogni insieme di intervalli disgiunti
(a1 , b1 ), . . . , (an , bn ) tali che
n
X
(bi − ai ) < δε ,
i=1

si ha
n
X
|φ(bi ) − φ(ai )| < ε .
i=1
4. Funzioni AC e BV 119

Pertanto
n
X n
X
|f (bi ) − f (ai )| = |sin[φ(bi )] − sin[φ(ai )]|
i=1 i=1
Xn
≤ |φ(bi ) − φ(ai )| < ε .
i=1

Quindi anche f è assolutamente continua in [0, 1].

Soluzione dell’Esercizio 4.6.


Poiché, per ipotesi, φ è assolutamente continua in [0, 1], allora φ0 esiste q.o. in
[0, 1], φ0 ∈ L1 ((0, 1)) e vale
Z x
φ(x) = φ(0) + φ0 (t) dt ∀x ∈ [0, 1] .
0

Quindi
Z xα
α
g(x) = φ(x ) = φ(0) + φ0 (t) dt ∀x ∈ [0, 1] .
0

Operiamo la sostituzione t = sα . Abbiamo:


Z x
g(x) = g(0) + φ0 (sα ) αsα−1 ds ∀x ∈ [0, 1] .
0

Dato che φ è derivabile q.o. in [0, 1], anche la funzione g lo è. Inoltre,

g 0 (x) = φ0 (xα ) αxα−1 per q.o. x ∈ [0, 1] .

Pertanto Z x
g(x) = g(0) + g 0 (s) ds ∀x ∈ [0, 1]
0
e Z 1 Z 1 Z 1
0 0
|g (x)| dx = α
|φ (s )| αs α−1
ds = |φ0 (t)| dt < +∞ .
0 0 0

Dunque g 0 ∈ L1 ((0, 1)) e vale la formula fondamentale del calcolo integrale per g,
da cui g ∈ AC([0, 1]).

Soluzione dell’Esercizio 4.7.


Si vede facilmente che le funzioni
(
1

4x2 3 + sin x se x ∈ (0, 1] ,
φ(x) :=
0 se x = 0 ,

e

ψ(x) := x ∀x ∈ [0, 1]
120 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

sono assolutamente continue in [0, 1]. Sia


( q
1

2x 3 + sin x se x ∈ (0, 1] ,
h(x) := ψ[φ(x)] =
0 se x = 0 .

Abbiamo che, per ogni x ∈ (0, 1],


1 1

0
q
1
 x cos x
h (x) = 2 3 + sin x −q .
1
3 + sin x

La funzione x 7→ x1 cos x1 6∈ L1 ((0, 1)), perciò h0 6∈ L1 ((0, 1)). Quindi h non è




assolutamente continua in [0, 1].

Soluzione dell’Esercizio 4.8.


Notiamo che
lim f (x) = 0 = f (0) .
x→0+

Quindi f ∈ C 0, 12 . Inoltre, chiaramente f ∈ C 1 0, 21 . Dunque, per qualun-


 0
 

que 0 < ξ < z ≤ 1, Z x


f (x) − f (ξ) = f 0 (t) dt .
ξ

Se f 0 ∈ L1 0, 12

, allora
Z x
f 0 (t) dt ∀x ∈ 0, 12
 
f (x) =
0

e dunque f ∈ AC 0, 12 . Notiamo che, per ogni x ∈ 0, 12 ,


  

f 0 (x) = − x2 log−3 (x) sin(log x) + 1


x log−2 (x) cos(log x) .

Si ha: Z 1 Z 1
2 1 2 1 1
log−2 (x) |cos(log x)| dx ≤ log−2 (x) dx = ,
0 x 0 x log 2
Z 1 Z 1
2 2 −3 2 2 1
log−3 (x) dx =

log (x) sin(log x) dx ≤ − .
0 x 0 x log2 2
0 1
Quindi effettivamente f ∈ L ((0, 1)) e dunque f è assolutamente continua in
0, 12 .

Soluzione dell’Esercizio 4.9.


Per ogni α > 0, f è continua in [0, 1]. Inoltre,

f 0 (x) = αxα−1 cos x1 − xα−2 sin 1


 
x ∀x ∈ (0, 1]

e f ∈ C 1 ((0, 1]). Per α > 2, limx→0+ f 0 (x) = 0. Perciò f ∈ C 1 ([0, 1]), dunque f è
Lipschitziana in [0, 1]. Pertanto f ∈ BV ([0, 1]) per α > 2.
4. Funzioni AC e BV 121

Osserviamo che, per qualunque α > 0,


Z 1 Z 1
1
xα−1 cos
1

dx ≤ dx < +∞ .
x x1−α
0 0

Inoltre, operando il cambio di variabile t = x1 , otteniamo


1 +∞
|sin t|
Z Z
xα−2 sin
1

dx = dt < +∞ ,
x tα
0 1

per α > 1. Pertanto, se α > 1, allora f 0 ∈ L1 ((0, 1)). Poiché f ∈ C 1 ((0, 1]), per ogni
0 < ξ < x ≤ 1 si ha Z x
f (x) − f (ξ) = f 0 (t) dt .
ξ

Quindi, essendo f 0 ∈ L1 ((0, 1)),


Z x
f (x) = f 0 (t) dt .
0

Concludiamo quindi che, per α > 1, f è assolutamente continua in [0, 1] e perciò


anche a variazione limitata in [0, 1].
0
Poiché, per 0 < α ≤ 1, sin t 1 1
tα 6∈ L ((1, +∞)), abbiamo che f 6∈ L ((0, 1)). Quindi f
non è variazione limitata in [0, 1], se α ∈ (0, 1]. Si noti che, in questo caso, si po-
trebbe anche fornire una dimostrazione diretta, ragionando come nella seconda
parte della soluzione del prossimo Esercizio 4.10.

Soluzione dell’Esercizio 4.10.


Notiamo che f ∈ C 0 ([0, 1]). Inoltre, per ogni x ∈ (0, 1],

f 0 (x) = αxα−1 sin x1β − βxα−β−1 cos 1


 

.

Dato che per ogni 0 < ξ < x ≤ 1,


Z x
f (x) − f (ξ) = f 0 (t) dt ,
ξ

se f 0 ∈ L1 ((0, 1)) allora


Z x
f (x) = f 0 (t) dt ∀x ∈ [0, 1] .
0

Notiamo che
|f 0 (x)| ≤ αxα−1 + βxα−β−1 ∀x ∈ (0, 1] .
Dunque, se α > β > 0, allora f 0 ∈ L1 ((0, 1)), e quindi f ∈ AC([0, 1]) e f ∈
BV ([0, 1]). Al contrario, poiché f ∈ AC([ε, 1]) per ε > 0 arbitrariamente picco-
lo, per mostrare che f 6∈ BV ([0, 1]) è sufficiente far vedere che f 0 6∈ L1 ((0, 1)). La
122 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

funzione x 7→ xα−1 sin x1β è sempre sommabile in (0, 1) poiché α > 0, mentre se


0 < α ≤ β abbiamo
Z 1
1 +∞ − αβ
  Z
α−β−1
1
x cos xβ dx = β t |cos(t)| dt
0 1
1 +∞ −1
Z
≥ t |cos(t)| dt = +∞ .
β 1

Deduciamo perciò che se 0 < α ≤ β allora f 6∈ BV ([0, 1]). In alternativa, si può an-
che dimostrare con un metodo diretto. Sia infatti σ := α/β ∈ (0, 1]. Per qualunque
m ∈ N+ , consideriamo la seguente partizione di [0, 1]:

Pm := {0 < xm < . . . < x1 < x0 < 1} ,

essendo
1
xk :=  β1 ∀k = 0, . . . , m .
π
2 + kπ
Abbiamo che
π −σ hπ i−σ
|f (xk+1 ) − f (xk )| = + kπ + + (k + 1)π
2 2
2σ   2σ+1 1
= σ (2k + 1)−σ + (2k + 3)−σ ≥ σ .
π π (2k + 1)σ

Di conseguenza
m−1  σ m−1
X 2 X 1
|f (xk+1 ) − f (xk )| ≥ 2 .
π (2k + 3)σ
k=0 k=1

Per m → ∞ deduciamo che V01 (f ) = +∞. Quindi f non è a variazione limitata in


[0, 1].
Soluzione dell’Esercizio 4.11.
Sia f : [0, 1] → R la funzione di Vitali-Lebesgue. Ricordiamo che f è crescente e
continua in [0, 1]. Quindi,

V01 (f ) = |f (1) − f (0)| = 1 .

Dunque f ∈ BV ([0, 1]). Inoltre, f è derivabile q.o. in [0, 1] e

f 0 = 0 q.o. in [0, 1] .

Quindi, in particolare, f 0 ∈ L1 ((0, 1)). Osserviamo che


Z 1
f (1) − f (0) = 1 6= f 0 (t) dt = 0 ,
0

pertanto f non è assolutamente continua in [0, 1].


4. Funzioni AC e BV 123

Soluzione dell’Esercizio 4.12.


La risposta è negativa. Infatti, consideriamo la successione {fn } = {Vn } impie-
gata per costruire la funzione f di Vitali-Lebesgue nell’Esercizio 2.26. Ogni fn è
Lipschitziana e dunque assolutamente continua in [0, 1]. Inoltre,

fn −→ f uniformemente in [0, 1] .
n→∞

Eppure la funzione f non è assolutamente continua in [0, 1], come si è visto


nell’Esercizio 4.11.

Soluzione dell’Esercizio 4.13.


Poiché f ∈ AC([a, b]), f è variazione limitata in [a, b]. Siano Pax (f ) e Nax (f ) le
variazioni, rispettivamente, positiva e negativa di f in [a, x], per ogni x ∈ (a, b].
Sappiamo che
f (x) − f (a) = Pax (f ) − Nax (f ) ,

Vax (f ) = Pax (f ) + Nax (f ) .


Inoltre,
x 7→ Pax (f ) , x 7→ Nax (f )
sono funzioni derivabili q.o. in [a, b] con derivata non negativa in [a, b]. Pertanto

d x d x d x
|f 0 | ≤ P (f ) + N (f ) = V (f ) q.o. in [a, b] .
dx a dx a dx a
Quindi, poiché x 7→ Vax (f ) è una funzione crescente,
Z b Z b
0 d x
|f (x)| dx ≤ V (f ) dx ≤ Vab (f ) .
a a dx a

Verifichiamo che vale anche la disuguaglianza opposta. Consideriamo una qual-


siasi partizione di [a, b] data da (sia n ∈ N+ )

a =: x0 < x1 < . . . < xn := b .

Grazie al teorema fondamentale del calcolo integrale applicato agli intervalli


[xi−1 , xi ] per i = 1, . . . , n, si ha
n

n Z xi

X X
0
|f (xi ) − f (xi−1 )| = f (x) dx


xi−1
i=1 i=1
Xn Z xi Z b
0
≤ |f (x)| dx = |f 0 (x)| dx .
i=1 xi−1 a

Ne segue la conclusione data l’arbitrarietà della partizione.


124 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 4.14.


(i) Non è difficile verificare che f (x) = |x|α è α-Hölderiana in [0, 1], ma non β-
Hölderiana. Per mostrare che f è α-Hölderiana, consideriamo, per x, y ∈ [0, 1],
x 6= y, il quoziente
||x|α − |y|α |
.
|x − y|α
Siccome questa quantità è simmetrica, possiamo supporre che x < y, ed osserva-
re che, posto t = x/y ∈ [0, 1), si ha

||x|α − |y|α | (1 − tα )
= .
|x − y|α (1 − t)α

In particolare, ciò implica che

||x|α − |y|α | (1 − tα )
sup α
= sup α
= 1,
x,y∈[0,1] |x − y| t∈[0,1] (1 − t)
x6=y

e f è α-Hölderiana. D’altra parte, se per assurdo f fosse β-Hölderiana, allora


esisterebbe C > 0 tale che

|x|α = |f (x) − f (0)| ≤ C|x|β ∀x ∈ [0, 1] ,

che implicherebbe C|x|β−α ≥ 1 per ogni x ∈ [0, 1], in contraddizione con il fatto
che C|x|β−α → 0 per x → 0+ (qualsiasi sia la costante C).
(ii) Notiamo che f (x) = |x|α è derivabile in [ε, 1], per ogni ε ∈ (0, 1). Quindi,
è naturale cercare di approssimare f rimuovendo la singolarità in 0 in modo
opportuno. Per formalizzare questa idea, poniamo
(
se x ∈ n1 , 1
 
|x|α
fn (x) :=
n1−α x se x ∈ 0, n1 .
 

È immediato verificare che fn è Lipschitziana per ogni n, ed inoltre fn → f


uniformemente in [0, 1]: infatti, siccome f è concava, f (x) ≥ fn (x) su [0, 1/n], e
quindi
1
sup |f (x) − fn (x)| = sup |f (x) − fn (x)| ≤ sup |f (x)| = α → 0
x∈[0,1] x∈[0, n ]
1
x∈[0, n ]
1 n

per n → ∞.
Soluzione dell’Esercizio 4.15.
(i) Affermiamo che f (x) = x log x (prolungata a 0 in x = 0), definita in [0, 1], ha le
proprietà desiderate. Sia α ∈ (0, 1). Notiamo che f è di classe C 1 ([ε, 1]), per ogni
ε > 0. Quindi, per ogni 0 < x < y < 1 abbiamo che
Z y
|f (y) − f (x)| ≤ |f 0 (t)| dt ,
x
4. Funzioni AC e BV 125

con f 0 (t) = log t + 1. Notiamo che f 0 ∈ Lp ([0, 1]) per ogni 1 ≤ p < ∞, e di
conseguenza per la disuguaglianza di Hölder
Z y α
0
|f (y) − f (x)| ≤ kf k 1−α
1 1 dt = kf 0 k 1−α
1 |x − y|α .
L ([0,1]) x L ([0,1])

Da ciò deduciamo che


|f (y) − f (x)|
sup α
≤ kf 0 k 1−α
1 < +∞ ,
x,y∈[0,1] |x − y| L ([0,1])
x6=y

e f è α-Hölderiana in [0, 1]. D’altra parte, f non è Lipschitziana, in quanto

f (x) − f (0)
= log x → +∞ per x → 0+ .
x
(ii) Possiamo ragionare precisamente come nel punto (ii) dell’Esercizio 4.14.
Soluzione dell’Esercizio 4.16.
(i) Affermiamo che f (x) = 1/ log x (prolungata a 0 in x = 0), definita in [0, 1/2], ha
le proprietà desiderate. Chiaramente f è continua nel compatto [0, 1/2], e quindi
è anche uniformemente continua in [0, 1/2]. Ora, sia α ∈ (0, 1), e mostriamo che
f non è α-Hölderiana. Se per assurdo f fosse α-Hölderiana, allora in particolare
|f (x)| = |f (x) − f (0)| ≤ C|x|α per ogni x ∈ (0, 1/2], per una certa costante C > 0.
Questo implicherebbe che

C|x|α | log x| ≥ 1 per ogni x ∈ 0, 21 ,




in contraddizione con il fatto che il primo membro tende a 0, per x → 0+ .


(ii) Possiamo ragionare precisamente come nel punto (ii) dell’Esercizio 4.14.
Soluzione dell’Esercizio 4.17.
(i) Chiaramente d(f, g) ≥ 0 per ogni f, g ∈ L1 ([0, 1]), con uguaglianza per g = f ;
inoltre, d(f, g) = 0 se e solo se
Z x
Ψ(x) := (f (t) − g(t)) dt = 0 ∀x ∈ [0, 1] .
0

Per definizione, Ψ è una primitiva di una funzione in L1 . Allora, per il (primo)


teorema fondamentale del calcolo, Ψ è assolutamente continua, con 0 = Ψ0 = f −g
q.o. in [0, 1]. Questo mostra che, se d(f, g) = 0, allora necessariamente f = g q.o. in
[0, 1].
Il fatto che d(f, g) = d(g, f ) è conseguenza diretta della definizione.
Inoltre, per ogni f, g, h ∈ L1 ([0, 1]), ed ogni x ∈ [0, 1],
Z x Z x Z x


(f − g) dt =
(f − h) dt + (h − g) dt

0 0 0
Z x Z x

≤ (f − h) dt + (h − g) dt ≤ d(f, h) + d(h, g) .
0 0
126 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Prendendo il sup su x ∈ [0, 1], deduciamo che vale la disuguaglianza triangolare


per d, e quindi d è una metrica in L1 ([0, 1]).
(ii) Per mostrare che C è compatto, data una successione {fn } ⊂ C, mostriamo
che esistono un’estratta {fnk } e una funzione f ∈ C tali che d(fnk , f ) → 0 per
k → ∞ (ricordiamo che compattezza per ricoprimenti e compattezza sequenziale
sono equivalenti in spazi metrici). Ora, sia
Z x
Fn (x) := fn (t) dt
0

una primitiva di fn . Come osservato al punto (i), Fn è assolutamente continua,


con Fn0 = fn q.o. in [0, 1], e quindi |Fn0 | ≤ 1 q.o. in [0, 1], dato che fn ∈ C. Questo
significa che Fn è Lipschitziana in [0, 1], con costante di Lipschitz 1, per ogni n.
Inoltre, Fn (0) = 0 per ogni n. Ne consegue che:

• {Fn } è uniformemente limitata in (C 0 ([0, 1]), k · k∞ ): infatti, per ogni x e per


ogni n
|Fn (x)| = |Fn (x) − Fn (0)| ≤ |x| ≤ 1 ,
e quindi kFn k∞ ≤ 1, per ogni n;

• {Fn } è una successione equicontinua: per ogni x, y ∈ [0, 1] e per ogni n

|Fn (x) − Fn (y)| ≤ |x − y| ,

da cui l’equicontinuità segue in modo ovvio.

Quindi, per il teorema di Ascoli-Arzelà, esiste un’estratta {Fnk } uniformemente


convergente in [0, 1] a una funzione limite F . Mostriamo ora che F è una primitiva
di una funzione f ∈ C. A questo scopo, notiamo che F è a sua volta Lipschitziana
in [0, 1], con costante di Lipschitz 1. Infatti, per ogni x, y ∈ [0, 1]


|F (x) − F (y)| = lim (Fnk (x) − Fnk (y)) = lim |Fnk (x) − Fnk (y)|
k→∞ k→∞ (4.5)
≤ lim |x − y| = |x − y| .
k→∞

Ricordando che ogni funzione Lipschitziana è assolutamente continua, per il (se-


condo) teorema fondamentale del calcolo F è differenziabile q.o. in [0, 1], la sua
derivata è una funzione f ∈ L1 , e
Z x
F (x) = f (t) dt ∀x ∈ [0, 1] .
0

Dalla (4.5), abbiamo che |f (x)| = |F 0 (x)| ≤ 1, per q.o. x ∈ [0, 1]. Resta da dimo-
strare che d(fnk , f ) → 0, per k → ∞. In effetti, per definizione, questo equiva-
le alla convergenza uniforme Fnk → F , che è già stata dimostrata, e quindi la
dimostrazione della compattezza di C è completa.
4. Funzioni AC e BV 127

Soluzione dell’Esercizio 4.18.


(i) Consideriamo una partizione P di [0, 1]: 0 = x0 < x1 < · · · < xN < xN +1 =
1. Poiché un → u puntualmente, per ogni ε > 0 esiste n̄ = n̄(P, ε) ∈ N (cioè
dipendente dalla particolare scelta dei punti di P , e dalla scelta di ε) tale che
ε
|un (xi ) − u(xi )| < se n > n̄, per ogni i = 0, . . . , N + 1.
2N + 2
Allora

|u(xi+1 ) − u(xi )| ≤ |u(xi+1 ) − un (xi+1 )| + |un (xi+1 ) − un (xi )|


ε
+ |un (xi ) − u(xi )| ≤ |un (xi+1 ) − un (xi )| + ,
N +1
e
N
X N
X
|u(xi+1 ) − u(xi )| ≤ |un (xi+1 ) − un (xi )| + ε
i=0 i=0
N Z
X xi+1 Z 1
u0n (t) dt |u0n (x)| dx + ε

=
+ε≤
i=0 xi 0
Z 1
≤ sup |u0n (x)| dx + ε .
n 0

Nella seconda uguaglianza, si è usato il fatto che ciascuna un è assolutamente


continua, e dunque il teorema fondamentale del calcolo integrale è applicabile.
Poiché ε e la particolare partizione sono stati scelti arbitrariamente, si deduce
che
NP
X Z 1
sup |u(xi+1 ) − u(xi )| ≤ sup |u0n (x)| dx + ε < +∞
P ∈P i=0 n 0

per ipotesi, e u ha variazione limitata.


R x+h
(ii) Poiché un ∈ AC([0, 1]), abbiamo un (x + h) − un (x) = x u0n (t) dt. La formula
desiderata segue facilmente, dividendo per h, prendendo i moduli, e integrando.
(iii) Grazie al punto (ii) e alla disuguaglianza triangolare per l’integrale,
Z 1−h Z 1−h Z 1 
un (x + h) − un (x)
dx ≤ 1 0
|un (t)|χ[x,x+h] (t) dt dx .
0
h h 0 0

Sull’ultimo integrale, possiamo applicare il teorema di Fubini-Tonelli, dato che


stiamo integrando una funzione non negativa: notiamo che
x≤t≤x+h ⇐⇒ t − h ≤ x ≤ t,
e quindi otteniamo
Z 1−h Z 1 Z 1 
un (x + h) − un (x)
dx ≤ 1 |u 0
n (t)| χ[t−h,t] (x) dx dt
0
h h 0 0
Z 1
≤ |u0n (t)| dt .
0
128 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(iv) Da (iii), passando al limite per n → ∞, per convergenza puntuale ed il lemma


di Fatou
Z 1−h
u(x + h) − u(x)
Z 1−h
un (x + h) − un (x)
dx = lim dx
0
h
0 n→∞ h
Z 1−h Z 1
un (x + h) − un (x)
≤ lim inf
dx ≤ lim
inf |u0n (t)| dt .
n→∞ 0
h n→∞ 0

Passando al limite per h → 0+ , e usando ancora il lemma di Fatou, otteniamo il


risultato desiderato:
Z 1 Z 1
0
u(x + h) − u(x)
|u (x)| dx = lim+
χ[0,1−h] (x) dx
0 0 h→0 h
Z 1−h
u(x + h) − u(x)
≤ lim inf dx
h→0+ 0
h
Z 1
≤ lim inf |u0n (t)| dt .
n→∞ 0

Notiamo che nella prima uguaglianza abbiamo usato il fatto che u0 è definita q.o.,
essendo u ∈ BV ([0, 1]).
(v) In generale non possiamo affermare che u ∈ AC([0, 1]). Per esempio, conside-
riamo, per n abbastanza grande,

se x ∈ 12 + n1 , 1
 
1

 1
un (x) = 0 se x ∈ 0, 2
1
se x ∈ 21 , 12 + n1 .
  
n x− 2

Ciascuna un è Lipschitziana, quindi in AC([0, 1]); inoltre, abbiamo che


R1
supn 0 |u0n (x)| dx = 1, e
(
1 se x ∈ 12 , 1

un (x) → u(x) =
0 se x ∈ 0, 12 ,
 

che non è continua.


Soluzione dell’Esercizio 4.19.
Siano V la funzione di Vitali-Lebesgue introdotta nell’Esercizio 2.26 e K l’insie-
me di Cantor visto nell’Esercizio 2.22. Definiamo
x + V (x)
g(x) := ∀x ∈ [0, 1] .
2
Grazie alle proprietà di V , segue immediatamente che la funzione g è continua,
strettamente crescente e suriettiva. Si ha:
     
 5 7 13 17 55 59
g [0, 1] \ K = , ∪ , ∪ , ∪ ...
12 12 72 72 72 72
4. Funzioni AC e BV 129

e
∞  k
1X 2 1
λ(g([0, 1] \ K)) = = .
6 3 2
k=0

Si noti che
[0, 1] = g([0, 1]) = g(K) ∪ g([0, 1] \ K) ,
con unione disgiunta, essendo g crescente strettamente. Dunque
1
λ(g(K)) = .
2
Visto che g(K) ha misura di Lebesgue positiva, esiste un sottoinsieme E ⊆ g(K)
non misurabile secondo Lebesgue (si veda [9, Corollario 4.5.14]). D’altra parte

F := g −1 (E) ⊆ K .

Poiché λ(K) = 0 e la misura di Lebesgue è completa, F è misurabile secondo


Lebesgue e λ(F ) = 0. Poniamo

f := g −1 =⇒ F = f (E) = g −1 (E) .

Dunque
E = f −1 (F ) .
In conclusione,

F ∈ L(R) , f è continua , tuttavia E = f −1 (F ) 6∈ L(R) .

Soluzione dell’Esercizio 4.20.


Supponiamo che f ∈ AC([a, b]). Allora f è continua in [a, b], derivabile q.o. in
(a, b) e f 0 ∈ L1 ((a, b)). Sia φ Lipschitziana in [a, b] con supp φ ⊂ (a, b). Dunque
f φ ∈ AC([a, b]); inoltre, (f φ)(a) = 0, (f φ)(b) = 0 e

(f φ)0 = f 0 φ + f φ0 q.o. in (a, b) .

Quindi
Z b
(f φ)0 dx = (f φ)(b) − (f φ)(a) = 0 ,
a
e Z b Z b
0
(f φ) dx = (f 0 φ + f φ0 ) dx .
a a
Perciò Z b Z b
0
f φ dx = − f φ0 dx .
a a
Viceversa, supponiamo che f sia continua in [a, b], derivabile q.o. in (a, b) con
f 0 ∈ L1 ((a, b)); supponiamo inoltre che
Z b Z b
0
f φ dx = − f φ0 dx
a a
130 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

per ogni funzione φ Lipschitziana in [a, b] con supp φ ⊂ (a, b). Dimostriamo che
Z x
f (x) = f (a) + f 0 (t) dt ∀x ∈ [a, b] . (4.6)
a

Sia x ∈ (a, b]. Definiamo (per ogni n ∈ N sufficientemente grande)

se t ∈ a, a + n1 ∪ x − n1 , b ,
   

 0
se t ∈ a + n2 , x − n2 ,
  
 1
φxn (t) = φn (t) :=
n t − a − n1 se t ∈ a + n1 , a + n2 ,
  



−n t − x + n1 se t ∈ x − n2 , x − n1 .
   

Per costruzione ciascuna φn è Lipschitziana in [a, b]. Pertanto,


2 1
Z b Z b Z a+ n Z x− n
0
f φn dt = − f φ0n dt = −n f (t) dt + n f (t) dt .
1 2
a a a+ n x− n

Poiché f è continua in [a, b], possiamo usare il teorema della media integrale. Ne
segue che
Z a+ n2
1
f (t) dt = f (ξn )
1
a+ n n
e 1
Z x− n
1
f (ηn ) f (t) dt =
n 2
x− n

per qualche ξn ∈ a + n1 , a + n2 e ηn ∈ x − n2 , x − n1 . Quindi


   

Z b Z b
f 0 φn dt = − f φ0n dt = −f (ξn ) + f (ηn ) .
a a

0 1
Mandando n → ∞, poiché f ∈ L ((a, b)), 0 ≤ φn ≤ 1 e φn → χ[a,x] quasi ovunque,
per il teorema di convergenza dominata otteniamo
Z x Z b
f 0 (t) dt = lim f 0 (t)φn (t) dt
a n→∞
a 
= lim f (ηn ) − f (ξn ) = f (x) − f (a) .
n→∞

Dunque, vale la (4.6), e quindi f ∈ AC([a, b]).


Soluzione dell’Esercizio 4.21.
Sia (
−1 se x ∈ [−1, 0) ,
f (x) :=
1 se x ∈ [0, 1] .
Chiaramente f ∈ BV ([−1, 1]) e

f 0 = 0 q.o. in (−1, 1) .
4. Funzioni AC e BV 131

Sia ora
1
(
− 1−4t
se t ∈ − 12 , 12 ,

e 2
φ(x) :=
se t ∈ −1, − 21 ∪ 12 , 1 .
   
0

Ricordando che ( 1
e− t se t > 0 ,
ϕ(t) =
0 se t ≤ 0 ,

è di classe C ∞ , si ha che φ ∈ Cc∞ ([−1, 1]), e


Z 1
f 0 φ dx = 0 .
−1

D’altra parte,
1
Z 1 Z 2 2
f φ0 dx = 2 φ0 (x) dx = 2φ 1

2 − 2φ(0) = − 6= 0 .
−1 0 e

Soluzione dell’Esercizio 4.22.


Prendiamo [a, b] = [0, 1]. Sia f = V la funzione di Vitali-Lebesgue introdotta
nell’Esercizio 2.26. Ricordiamo che V è continua, ed essendo crescente in [0, 1], è
anche a variazione limitata. Sia
 1
 − 1−16(x− 1 )2
x ∈ 41 , 34 ,

φ(x) := e 2

x ∈ 0, 1 ∪ 3 , 1 .
0    
4 4

Ragionando esattamente come nell’Esercizio 4.21, è facile verificare che φ ∈


Cc∞ ([−1, 1]). Dall’Esercizio 2.26 sappiamo che

V0 =0 q.o. in [0, 1] .

Quindi
Z 1
V 0 (x)φ(x) dx = 0 .
0

Notiamo che φ è simmetrica rispetto a x0 = 12 , ovvero φ(x) = φ(1 − x). Grazie a


queste proprietà, si ha
1 3
Z 1 Z 2
Z 4
0 0
V (x)φ (x) dx = V (x)φ (x) dx + V (x)φ0 (x) dx
1 1
0 4 2
Z 1 Z 3
2 4
0
= V (x)φ (x) dx − V (x)φ0 (1 − x) dx
1 1
4 2
Z 1 Z 1
2 2
0
= V (x)φ (x) dx − V (1 − y)φ0 (y) dy ,
1 1
4 4
132 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

avendo operato il cambio di variabile y = 1 − x. Pertanto, rinominando x la


variabile di integrazione y, e ricordando la (2.9), otteniamo
Z 1 Z 12
0
V (x)φ (x) dx = [V (x) − V (1 − x)] φ0 (x) dx
1
0 4
Z 1
2
= [2V (x) − 1] φ0 (x) dx .
1
4

1
in 0, 12 e
 
Per la definizione di V , abbiamo che V ≤ 2
1
∀x ∈ 0, 13 ;
 
V (x) < 2

inoltre,
φ0 > 0 1 1

in 4, 2 .
Quindi Z 1
V (x)φ0 (x) dx < 0 .
0
In conclusione Z 1 Z 1
V (x)φ0 (x) dx < 0 = V 0 (x)φ(x) dx .
0 0

Soluzione dell’Esercizio 4.23.


(i) Siccome f ∈ AC([a, b]), per il teorema fondamentale del calcolo integrale
Z y
f (y) = f (x) + f 0 (t) dt > f (x) ∀y > x ,
x
0
dove abbiamo usato il fatto che f > 0 sull’intervallo (di misura positiva) (x, y) (si
veda anche l’Esercizio 3.62).
(ii) Sia V la funzione di Vitali-Lebesgue, definita su [0, 1]. È noto che V 0 = 0
q.o. in [0, 1] (vedere l’Esercizio 2.26). Sia ora f (x) := x − V (x). Chiaramente f ∈
C 0 ([0, 1]) ∩ BV ([0, 1]), con f 0 (x) = 1 q.o. in [0, 1]. Tuttavia f (0) = 0 = f (1) e
       
1 1 1 2 2 2
f = −V < 0, f = −V > 0,
3 3 3 3 3 3
quindi f non è monotòna.
Soluzione dell’Esercizio 4.24.
Per α ∈ (0, 1) fissato, sia Kα ⊂ [0, 1] il ternario di Cantor generalizzato di misura
1 − α, definito nell’Esercizio 2.27. Sia poi E := [0, 1] \ Kα , e si consideri la funzione
f : [0, 1] → R definita da Z x
f (x) := χE (t) dt .
0
Chiaramente, f è Lipschitziana, in quanto
Z y
|f (y) − f (x)| ≤ |χE (t)| dt ≤ |y − x| ∀0 ≤ x < y ≤ 1.
x
4. Funzioni AC e BV 133

Di conseguenza, per il teorema fondamentale del calcolo integrale f è derivabile


quasi ovunque, con f 0 = χE , che si annulla sull’insieme Kα di misura positiva.
Mostriamo ora che f è strettamente crescente. Per 0 ≤ x < y ≤ 1, abbiamo che
Z y
f (y) − f (x) = χE (t) dt = λ(E ∩ (x, y)) ,
x

perciò è sufficiente verificare che λ(E ∩ (x, y)) > 0. L’insieme E è aperto, essendo
il complementare in [0, 1] del chiuso Kα . Quindi E ∩ (x, y) è a sua volta aperto e,
se contiene un punto, contiene un intervallo. Ma allora λ(E ∩ (x, y)) = 0 se e solo
se E ∩ (x, y) = ∅. D’altra parte, se questo si verificasse, avremmo che Kα ⊃ (x, y),
che è assurdo in quanto Kα non ha punti interni (si veda ancora l’Esercizio 2.27).
Ne consegue che necessariamente λ(E ∩ (x, y)) > 0 per ogni 0 ≤ x < y ≤ 1, e f è
strettamente monotòna.
Soluzione dell’Esercizio 4.25.
È sufficiente considerare la seguente funzione:
Z x
 
f (x) := χA∞ (t) − χAc∞ (t) dt ∀x ∈ [0, 1] .
0

Evidentemente f ∈ AC([0, 1]), essendo la funzione integrale di una funzione


misurabile e limitata; in particolare, è derivabile quasi ovunque e

f 0 (x) = χA∞ (x) − χAc∞ (x) per q.o. x ∈ [0, 1] .

Se, per assurdo, esistesse un intervallo (a, b) ⊂ (0, 1) in cui f risulta monotòna,
allora avremmo

f 0 (x) ≥ 0 per q.o. x ∈ (a, b) oppure f 0 (x) ≤ 0 per q.o. x ∈ (a, b) ;

tuttavia ciò implicherebbe, rispettivamente,

χAc∞ (x) = 0 per q.o. x ∈ (a, b)

oppure
χA∞ (x) = 0 per q.o. x ∈ (a, b) ,
ovvero
λ((a, b) ∩ Ac∞ ) = 0 oppure λ((a, b) ∩ A∞ ) = 0 ,
che è in contraddizione con la (2.4).
Si noti che la funzione f non solo è assolutamente continua, ma avendo derivata
limitata (|f 0 (x)| ≤ 1 per q.o. x ∈ [0, 1]) è anche Lipschitziana.
Soluzione dell’Esercizio 4.26.
(i) Per mostrare che H è chiuso, prendiamo una generica successione {xn } ⊂ H
convergente a qualche x ∈ R2 , e dimostriamo che x ∈ H. Anzitutto osserviamo
che, dato un qualsiasi y ∈ K, abbiamo:

|y − xn | ≥ δ ,
134 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

da cui, passando al limite per n → ∞, otteniamo |y − x| ≥ δ. Essendo y arbitrario,


questo implica che d(x, K) ≥ δ. Ora osserviamo che, per definizione di distanza
da K, per ogni n ∈ N esisterà yn ∈ K tale che
1
|yn − xn | ≤ δ + n+1 . (4.7)

D’altro canto {yn } è una successione a valori in un insieme compatto, quindi am-
mette una sottosuccessione convergente a qualche y ∈ K; passando al limite nella
(4.7) lungo tale sottosuccessione, deduciamo che |y − x| ≤ δ, ovvero d(x, K) ≤ δ.
L’unica possibilità è dunque che d(x, K) = δ, da cui x ∈ H; osserviamo inoltre
che y realizza la distanza di x da K. Per far vedere che la distanza è realizzata
per ogni x ∈ H, è sufficiente ripetere lo stesso ragionamento sulla successione
costante xn = x.
(ii) Sia x0 ∈ Bε (x) il punto appartenente al segmento che congiunge x con yx che
si trova a distanza ε/2 da x, e di conseguenza a distanza δ − ε/2 da yx . Se z è un
arbitrario punto appartenente a Bε/2 (x0 ), osserviamo che
ε ε
|z − yx | ≤ |z − x0 | + |x0 − yx | < +δ− = δ,
2 2
e questo implica che d(z, K) < δ (si ricordi che yx ∈ K). In particolare, z 6∈ H, e
quindi deduciamo che
2
Bε (x) ∩ Hc ⊃ B 2ε (x0 ) ⇒ λ(Bε (x) ∩ Hc ) ≥ λ B 2ε (x0 ) = πε4 .


(iii) Anzitutto osserviamo che H è un insieme chiuso e limitato, quindi chiara-


mente χH ∈ L1 (R2 ). Di conseguenza, grazie al teorema di differenziazione di
Lebesgue, sappiamo che
R
χ (y) dy
B (x) H λ(Bε (x) ∩ H)
lim ε = lim = χH (x) per q.o. x ∈ R2 .
ε→0 λ(Bε (x)) ε→0 πε2

Inoltre, da quanto dimostrato nel punto (ii), per ogni x ∈ H vale la disuguaglianza

λ(Bε (x) ∩ Hc )
 
λ(Bε (x) ∩ H) 3
lim sup 2
= lim sup 1 − 2
≤ .
ε→0 πε ε→0 πε 4

Questa disuguaglianza, assieme alla precedente identità, garantisce che χH (x) ≤


3/4 per quasi ogni x, ma poiché χH (x) vale ovunque 0 oppure 1, ciò equivale ad
affermare che χH (x) = 0 per quasi ogni x, ovvero λ(H) = 0.
(iv) Se K è un generico insieme chiuso, non necessariamente limitato, si posso-
no effettivamente trarre le stesse conclusioni. Infatti, è sufficiente osservare che
la successione {yn } considerata nel punto (i) continua ad essere limitata per co-
struzione, perciò ammette anch’essa una sottosuccessione convergente a qualche
y ∈ K. Il punto (ii) si può riprodurre in maniera del tutto identica, mentre nel
punto (iii) non è detto che χH ∈ L1 (R2 ), tuttavia tale funzione continua ad essere
localmente integrabile (ovvero χH ∈ L1 (A) per ogni insieme A ∈ L(R2 ) limitato),
ed è ciò che basta per poter applicare il teorema di differenziazione di Lebesgue.
4. Funzioni AC e BV 135

Soluzione dell’Esercizio 4.27.


(i) Siano t1 , t2 ∈ [0, L] tali che t1 + t2 ∈ [0, L]. Presa una qualsiasi coppia di punti
x, y ∈ [a, b] tali che |x − y| ≤ t1 + t2 , è sempre possibile trovare un punto z ∈ [a, b],
intermedio tra x e y, tale che

|x − z| ≤ t1 e |z − y| ≤ t2 .

In particolare, ricordando la definizione di ω(t1 ) e ω(t2 ), otteniamo:

|f (x) − f (y)| ≤ |f (x) − f (z)| + |f (z) − f (y)| ≤ ω(t1 ) + ω(t2 ) .

Passando all’estremo superiore su tutte le coppie x, y come sopra, deduciamo la


proprietà cercata di subadditività:

ω(t1 + t2 ) = sup |f (x) − f (y)| ≤ ω(t1 ) + ω(t2 ) .


x,y∈[a,b]: |x−y|≤t1 +t2

(ii) La monotonia di ω è evidente poiché, presi 0 ≤ t1 ≤ t2 ≤ L, abbiamo:

{x, y ∈ [a, b] : |x − y| ≤ t1 } ⊆ {x, y ∈ [a, b] : |x − y| ≤ t2 } ,

da cui
ω(t1 ) = sup |f (x) − f (y)|
x,y∈[a,b]: |x−y|≤t1

≤ sup |f (x) − f (y)| = ω(t2 ) .


x,y∈[a,b]: |x−y|≤t2

Il fatto che ω sia continua in t = 0 è una diretta conseguenza della definizione


stessa di ω e della continuità (uniforme) di f : per ogni ε > 0 esiste δ > 0 tale che

|f (x) − f (y)| ≤ ε ∀x, y ∈ [a, b] : |x − y| ≤ δ , (4.8)

da cui, passando all’estremo superiore su tutte le coppie x, y come nella (4.8) e


ricordando che ω è crescente,

ω(t) ≤ ω(δ) ≤ ε ∀t ∈ [0, δ] .

D’altro canto, presa una qualsiasi coppia t1 , t2 ∈ [0, L], con 0 ≤ t2 − t1 ≤ δ, grazie
alla subadditività di ω otteniamo:

ω(t2 ) − ω(t1 ) ≤ ω(t2 − t1 ) ≤ ε ,

ovvero ω è (uniformemente) continua in [0, L].


(iii) Se f è Lipschitziana di costante C > 0, ovvero

|f (x) − f (y)| ≤ C |x − y| ∀x, y ∈ [a, b] ,

allora, grazie alla subadditività di ω, abbiamo:

ω(t2 ) − ω(t1 ) ≤ ω(t2 − t1 ) ∀t1 , t2 ∈ [0, L] : t1 ≤ t2 ,


136 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

e poiché
ω(t2 − t1 ) = sup |f (x) − f (y)|
x,y∈[a,b]: |x−y|≤t2 −t1

≤ sup C |x − y| = C (t2 − t1 ) ,
x,y∈[a,b]: |x−y|≤t2 −t1

deduciamo che anche ω è Lipschitziana di costante C (si ricordi che ω(t2 )−ω(t1 ) =
|ω(t2 ) − ω(t1 )| in virtù della monotonia di ω).

Soluzione dell’Esercizio 4.28.


La funzione Z x
G(x) := g(t) dt ∀x ∈ [a, b]
a

per costruzione è assolutamente continua in [a, b] (e crescente), e per ipotesi


abbiamo:
Z x
|f (x) − f (y)| ≤ g(t) dt = G(x) − G(y) ∀x, y ∈ [a, b] : x ≥ y . (4.9)
y

Grazie all’assoluta continuità di G, per ogni ε > 0 e n ∈ N+ esiste δ > 0 tale che
per ogni n-upla di intervalli disgiunti {(yi , xi )}i=1,...,n ⊂ [a, b] che soddisfino
n
X
(xi − yi ) < δ
i=1

vale la disuguaglianza
n
X
(G(xi ) − G(yi )) < ε ,
i=1

da cui, applicando la (4.9) con x = xi e y = yi ,


n
X n
X
|f (xi ) − f (yi )| ≤ (G(xi ) − G(yi )) < ε ,
i=1 i=1

ovvero anche f è assolutamente continua in [a, b]. La sola condizione (4.1), in


generale, non garantisce nemmeno la continuità di f : si pensi ad esempio alla
funzione f := χ[1,2] sull’intervallo [0, 2], che evidentemente non è continua ma
soddisfa la disuguaglianza
Z x
|f (x) − f (0)| = f (x) ≤ 1 dt ∀x ∈ [0, 2] .
0

Soluzione dell’Esercizio 4.29.


Anzitutto osserviamo che φ è uniformemente continua, essendo [a, b] compatto.
Di conseguenza, fissato un arbitrario ε > 0, esiste δ > 0 tale che

|φ(x) − φ(y)| ≤ ε ∀x, y ∈ [a, b] : |x − y| ≤ δ . (4.10)


4. Funzioni AC e BV 137

Ora scegliamo un intero k ∈ N+ tale che (b − a)/k ≤ δ, e definiamo una partizione


dell’intervallo [a, b] come segue:
j(b − a)
xj := a + ∀j = 0, . . . , k , Ij := [xj , xj+1 ] ∀j = 0, . . . , k − 1 ,
k
cosicché ogni sottointervallo Ij ha esattamente ampiezza (b − a)/k. Grazie alla
convergenza puntuale della successione {φn }, abbiamo:
lim φn (xj ) = φ(xj ) ∀j = 0, . . . , k ;
n→∞

in particolare, esiste n ∈ N tale che


|φn (xj ) − φ(xj )| ≤ ε ∀n ≥ n , ∀j = 0, . . . , k . (4.11)
Preso un arbitrario x ∈ [a, b], chiaramente esiste j = 0, . . . , k − 1 tale che x ∈ Ij ,
quindi dalla disuguaglianza triangolare e dalla (4.11) otteniamo
|φn (x) − φ(x)| ≤ |φn (x) − φn (xj )| + |φn (xj ) − φ(xj )| + |φ(xj ) − φ(x)|
≤ ε + |φn (x) − φn (xj )| + |φ(xj ) − φ(x)| ∀n ≥ n .
D’altro canto, dalla monotonia di ciascuna φn e dalla (4.11), deduciamo che
|φn (x) − φn (xj )|
≤ |φn (xj+1 ) − φn (xj )|
≤ |φn (xj+1 ) − φ(xj+1 )| + |φ(xj+1 ) − φ(xj )| + |φ(xj ) − φn (xj )|
≤ 2ε + |φ(xj+1 ) − φ(xj )| ∀n ≥ n ,
perciò, sfruttando le ultime due disuguaglianze,
|φn (x) − φ(x)| ≤ 3ε + |φ(xj+1 ) − φ(xj )| + |φ(xj ) − φ(x)| ∀n ≥ n .
Poiché |xj+1 − xj | = (b − a)/k ≤ δ e |xj − x| ≤ (b − a)/k ≤ δ, in virtù della (4.10)
otteniamo
|φ(xj+1 ) − φ(xj )| ≤ ε e |φ(xj ) − φ(x)| ≤ ε ,
quindi
|φn (x) − φ(x)| ≤ 5ε ∀n ≥ n .
Essendo tale disuguaglianza valida per ogni x ∈ [a, b], ed essendo n indipendente
da x, passando all’estremo superiore ricaviamo
sup |φn (x) − φ(x)| ≤ 5ε ∀n ≥ n ,
x∈[a,b]

da cui
lim sup sup |φn (x) − φ(x)| ≤ 5ε ,
n→∞ x∈[a,b]
ovvero
lim sup sup |φn (x) − φ(x)| = 0
n→∞ x∈[a,b]

data l’arbitrarietà di ε > 0. Questo dimostra la convergenza uniforme di {φn } a


φ.
138 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 4.30.


Sia x ∈ Ω tale che la successione numerica {fn (x)} ⊂ [a, b] non converge. Questo
significa che esistono almeno due sottosuccessioni {fni (x)} e {fmi (x)} tali che
lim fni (x) =: `1 6= `2 := lim fmi (x) .
i→∞ i→∞

In virtù dell’Esercizio 4.29, sappiamo che {φn } converge uniformemente a φ. Ciò


implica che, se yn → y, allora φn (yn ) → φ(y). Infatti,
|φn (yn ) − φ(y)| ≤ |φn (yn ) − φ(yn )| + |φ(yn ) − φ(y)|
≤ sup |φn (z) − φ(z)| + |φ(yn ) − φ(y)| −→ 0 ,
z∈[a,b] n→∞

da cui (applicando lo stesso ragionamento lungo sottosuccessioni)


lim φni (fni (x)) = φ(`1 ) e lim φmi (fmi (x)) = φ(`2 ) .
i→∞ i→∞

In particolare, essendo φ strettamente crescente, deduciamo che φ(`1 ) 6= φ(`2 ),


ma questo significa che anche la successione {φn (fn (x))} non è convergente, am-
mettendo due sottosuccessioni che convergono a due valori diversi. Perciò, visto
che per ipotesi {φn (fn (x))} converge per µ-quasi ogni x ∈ Ω, necessariamente
anche {fn (x)} converge per µ-quasi ogni x ∈ Ω.
Soluzione dell’Esercizio 4.31.
(i) È evidente che µ sia σ-finita, poiché
Z n
µ([−n, n]) = x2 dx < +∞
−n
S
per ogni n ∈ N, e R = n∈N [−n, n]. Inoltre, ν  µ (ν è assolutamente continua
rispetto a µ): infatti, se µ(E) = 0, allora anche la misura di Lebesgue λ(E) = 0,
dato che la densità x2 è positiva q.o. in R. Ma allora ν(E) = 0 a sua volta, essen-
do ν per definizione assolutamente continua rispetto a λ. Quindi, il teorema di

Radon-Nikodym assicura che dµ =: f esiste. Il calcolo della derivata è semplice:
osserviamo che per ogni E misurabile
Z Z

ν(E) = dµ = f (x) x2 dx .
E dµ E

Confrontando quest’espressione con la (4.2), e ricordando che la derivata di Radon-


Nikodym è univocamente determinata (quasi ovunque), deduciamo che
1 1
f (x) x2 = χ[10,+∞) (x) =⇒ f (x) = χ[10,+∞) (x) ,
x2 x4
q.o. in R.
(ii) In questo caso la derivata di Radon-Nikodym dµdν non esiste. Infatti condizione

necessaria per l’esistenza della derivata dν è che µ  ν. Ma µ non è assolutamen-
te continua rispetto a ν: preso un qualsiasi insieme misurabile E ⊂ (−∞, 10) con
misura di Lebesgue positiva (arbitrariamente grande), si ha che
ν(E) = 0 , ma µ(E) > 0 .
4. Funzioni AC e BV 139

Soluzione dell’Esercizio 4.32.



(i) La derivata di Radon-Nikodym dµ non esiste, poiché ν non è assolutamente
continua rispetto a µ: per esempio, E := Q∩[0, 1] è numerabile, cosicché µ(E) = 0,
ma ν(E) = +∞. Riguardo alla derivata dµ dν , in questo caso µ è assolutamente
continua rispetto a ν, poiché ν(E) = 0 se e solo se E = ∅, e µ(∅) = 0. Tuttavia, il
teorema di Radon-Nikodym non è applicabile (perché la misura ν non è σ-finita
su ([0, 1], L([0, 1])), e la derivata di Radon-Nikodym dµ dν non esiste. Per dimostrare
questa affermazione, supponiamo per assurdo che esista φ := dµ dν . Allora, per ogni
E ∈ L([0, 1]), avremmo che Z
µ(E) = φ dν . (4.12)
E
Sia E = {x}, con x ∈ [0, 1]; da un lato µ(E) = 0, e d’altra parte
Z
φ dν = φ(x) ν({x}) = φ(x) .
E

Deduciamo che necessariamente φ(x) = 0, per ogni x ∈ [0, 1], cosicché la (4.12)
darebbe µ(E) = 0 per ogni E misurabile, assurdo.
(ii) La derivata di Radon-Nikodym dµdν non esiste, perché µ non è assolutamente
continua rispetto a ν:
ν({1}) = 0 e µ({1}) = 1 .
Invece, è immediato verificare che ν è assolutamente continua rispetto a µ, e che
µ è σ-finita in Z:

[
Z= {x ∈ Z : −n ≤ x ≤ n}, e µ({x ∈ Z : −n ≤ x ≤ n}) = 2n + 1.
n=1


Quindi, per il teorema di Radon-Nikodym, la derivata φ := dµ esiste. Per deter-
minarla, osserviamo che
Z
ν(E) = φ dµ ∀E ∈ P(Z) .
E

Da questo, non è difficile dedurre che


(
1 se x = 0
φ(x) =
0 se x ∈ Z \ {0} .

Soluzione dell’Esercizio 4.33.


Sia f (x) la derivata di Radon-Nikodym di ν rispetto a µc . Per definizione abbiamo
Z
ν(E) = f dµc ∀E ⊆ X .
E

In particolare, preso un arbitrario x ∈ E,


Z
ν({x}) = f dµc = f (x) µc ({x}) = f (x) ,
{x}
140 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

dove abbiamo sfruttato la definizione di misura del conteggio e il fatto che evi-
dentemente f è costante sul singleton {x}. Di conseguenza, se l’insieme E è tale
per cui ν({x}) = 0 per ogni x ∈ E, grazie a questa identità ricaviamo
f (x) = 0 ∀x ∈ E ,
pertanto Z
ν(E) = 0 dµc = 0 ,
E
ovvero la tesi.
Soluzione dell’Esercizio 4.34.
Ragionando come nelle soluzioni degli Esercizi 4.32 e 4.33, è evidente che se la
derivata di Radon-Nikodym esiste allora coincide con la funzione
f (x) := ν({x}) ∀x ∈ X .
Dimostriamo quindi che, con tale scelta, si ha effettivamente
Z
ν(E) = f dµc ∀E ⊆ X . (4.13)
E

Anzitutto, poniamo come suggerito


N := {x ∈ X : f (x) = 0} .
Grazie all’ipotesi (4.3) e alla definizione di f , deduciamo che ν(N ) = 0. Di conse-
guenza,
ν(E) = ν(E ∩ N c ) ∀E ⊆ X .
Posto F := E ∩ N c , evidentemente ci sono due possibilità: F è (al più) numerabile
oppure non è numerabile. Nel primo caso, è facile verificare che la (4.13) è soddi-
sfatta; infatti, sfruttando l’additività numerabile della misura ν e la definizione
di misura del conteggio, otteniamo
X X Z Z
ν(E) = ν(F ) = ν({x}) = f (x) = f dµc = f dµc
x∈F x∈F F F ∪(E∩N )
Z
= f dµc .
E

Nel caso in cui F non sia numerabile, osserviamo anzitutto che necessariamente
ν(F ) = +∞. Infatti, in tal caso, dal momento che N c = {x ∈ X : f (x) > 0},
risulta
[∞
Fn , dove Fn := x ∈ E : f (x) > n1 .

F =
n=1
Ora, se F non è numerabile, deve esistere almeno un insieme Fn̄ infinito e che
quindi contiene una successione {xk }k∈N di punti distinti, da cui, sempre grazie
alla (monotonia e) additività numerabile di ν
∞ ∞ ∞
X X X 1
ν(F ) ≥ ν(Fn̄ ) ≥ ν({xk }k∈N ) = ν({xk }) = f (xk ) ≥ = +∞ .

k=0 k=0 k=0
4. Funzioni AC e BV 141

D’altro canto, per la monotonia dell’integrale e la definizione di misura del con-


teggio,
Z Z Z
1
f dµc = f dµc ≥ f dµc ≥ µc (Fn̄ ) = +∞ .
E F Fn̄ n̄
Possiamo quindi dedurre che la formula (4.13) è verificata anche quando F non è
numerabile.

Soluzione dell’Esercizio 4.35.


Il teorema di Ulam, ricordiamo, stabilisce che l’unica misura puramente non ato-
mica (ovvero che vale zero sui singleton) su un qualsiasi spazio misurabile della
forma (Y, P(Y )), con Y insieme avente al più la potenza del continuo, è la misura
identicamente nulla. Nel caso Y sia (al più) numerabile, questo risultato è fa-
cilmente verificabile grazie all’additività numerabile della misura, mentre se Y
non è numerabile è necessario fare ricorso all’assioma della scelta e all’assioma
del continuo.
Se ν è una generica misura definita su (X, P(X)), consideriamo un qualsiasi
insieme E ⊆ X tale che ν({x}) = 0 per ogni x ∈ E. La restrizione

µ(F ) := ν(F ) ∀F ⊆ E

è ovviamente una misura definita su (E, P(E)), che per costruzione è non atomi-
ca. Di conseguenza, il teorema di Ulam applicato a tale spazio assicura che µ ≡ 0,
ovvero µ(E) = ν(E) = 0, e quindi la (4.3) è verificata.

Soluzione dell’Esercizio 4.36.


dµc
Supponiamo anzitutto che la derivata di Radon-Nikodym f := dν esista. In tal
caso, abbiamo:
Z
µc (E) = f dν ∀E ⊆ X , (4.14)
E

da cui, in particolare,
Z
1 = µc ({x}) = f dν = f (x) ν({x}) ∀x ∈ X ,
{x}

perciò l’unica possibilità è che 1 < ν({x}) < +∞ e f (x) = 1/ν({x}).


Viceversa, supponiamo che ν soddisfi la proprietà (4.4). Verifichiamo che la fun-
zione f (x) := 1/ν({x}), la quale risulta ben definita ovunque, è la derivata di
Radon-Nikodym dµ dν . Se E è un insieme contenente n elementi x1 , . . . , xn , per
c

additività (finita) dell’integrale abbiamo:


Z Z n Z
X
f dν = f dν = f dν
E {x1 }∪...∪{xn } k=1 {xk }

Xn n
X
= f (xk ) ν({xk }) = 1 = n = µc (E) .
k=1 k=1
142 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

D’altro canto, se E contiene infiniti elementi, esiste una successione di pun-


ti distinti {xk }k∈N+ ⊆ E, e sempre per additività (numerabile) dell’integrale
ricaviamo
Z ∞ Z
X X∞ ∞
X
f dν = f dν = f (xk ) ν({xk }) = 1 = +∞ = µc (E) .
E k=1 {xk } k=1 k=1

La formula (4.14) è perciò verificata.


Si noti che, in questo esercizio così come negli Esercizi 4.33 e 4.34, non è possibile
appellarsi al teorema di Radon-Nikodym per garantire l’esistenza della derivata,
in quanto le misure considerate non sono σ-finite.
5
Spazi di Banach e
Operatori Lineari

Prerequisiti teorici
• Spazi normati, spazi di Banach
• Separabilità, compattezza
• Operatori lineari e continui

• Teorema di Banach-Steinhaus (o dell’uniforme limitatezza)


• Teorema della mappa aperta e conseguenze
• Spazio duale, teorema di Hahn-Banach
• Riflessività

• Convergenza debole, debole∗ (per successioni)


• Teorema di Banach-Alaoglu
• Spazi `p

Per la teoria si rimanda ad esempio a: [1, Capitoli 1, 2, 3], [2, Capitolo 5], [3,
Capitoli 4, 5, 6], [4, Capitoli 13, 14, 15], [5, Capitolo 5], [6, Capitoli 2, 3, 4], [8,
Capitolo 1].

5.1 Testi degli Esercizi

Esercizio 5.1.
Sia X = Rn (o uno spazio vettoriale normato di dimensione finita su R), con base
canonica {ek : 1 ≤ k ≤ n}.
144 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(i) Mostrare che, data una generica norma k · k su X, allora ϕ(x) := kxk è una
funzione continua in (Rn , k · k2 ), dove

n
! 12 n
X X
kxk2 := x2k ∀x = x k e k ∈ Rn
k=1 k=1

è l’usuale norma Euclidea di x.

(ii) Mostrare che, in Rn , tutte le norme sono equivalenti.

(iii) Mostrare che, in Rn , tutti gli operatori lineari sono limitati.

Esercizio 5.2.
Mostrare che nello spazio vettoriale C 0 ([a, b]) le norme
Z b
kf k1 := |f (x)| dx , kf k∞ := sup |f (x)| ,
a x∈[a,b]

non sono equivalenti.

Esercizio 5.3.
Verificare che l’applicazione

T : L2 ((0, 1)) → L2 ((0, 1))


Z 1
(T f )(x) := x f (t) dt ∀x ∈ (0, 1) ,
0

è lineare e continua.

Esercizio 5.4.
Verificare che l’applicazione

T : L1 ((0, 1)) → L∞ ((0, 1))


Z x
(T f )(x) := et f (t) dt ∀x ∈ (0, 1) ,
0

è lineare e continua. Calcolare la norma di T .

Esercizio 5.5.
Sia
E := f ∈ C 0 ([0, 1]) : f (0) = 0 .


Definiamo
T :E→R
Z 1
T (f ) := f (x) dx .
0

(i) Verificare che T ∈ E ∗ e kT kE ∗ = 1.


5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 145

(ii) Dire se esiste f ∈ E tale che kf k∞ = 1 e T (f ) = kT kE ∗ .

Esercizio 5.6.
Sia X uno spazio normato. Definiamo la proiezione radiale sulla palla unitaria
(
x se kxk ≤ 1 ,
T (x) := x
kxk se kxk > 1 .

Dimostrare che T è un’applicazione Lipschitziana.

Esercizio 5.7.
Siano X uno spazio normato e x0 ∈ X \ {0}. Mostrare che esiste un funzionale
lineare e continuo F su X tale che

F (x0 ) = kx0 k e kF kX ∗ = 1 .

Esercizio 5.8.
Siano X uno spazio normato e Y un suo sottospazio con Y ( X (l’inclusione
è stretta). Dimostrare che esiste un funzionale lineare e continuo definito su X
diverso dal funzionale nullo che si annulla su Y .

Esercizio 5.9.
Verificare che la successione {xn } ⊂ `2 definita da

1
x(k)
n := ∀k, n ∈ N+
n+k

converge a 0 in `2 .

Esercizio 5.10. Sia X = Rn (o uno spazio vettoriale normato di dimensione finita


su R). Mostrare che la convergenza debole equivale a quella forte.

Esercizio 5.11.
(h)
Verificare che se {xn } converge debolmente a x in `p (sia p ∈ [1, ∞)), allora {xn }
(h)
converge a x per n → ∞, per ogni h ∈ N.

Esercizio 5.12.
Sia {xn } definita, per ogni n ∈ N+ , da
(
1
se 1 ≤ k ≤ n ,
x(k)
n := k
0 altrimenti .

Studiare la convergenza di {xn } in `2 e in `1 .

Esercizio 5.13.
Trovare una successione di `p (per p ∈ (1, ∞]) che converga debolmente a 0 in `p ,
ma non fortemente.
146 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 5.14.
Studiare la convergenza in `p , per 1 ≤ p ≤ ∞, della successione {xn } definita, per
ogni n ∈ N+ , da (
√1 se n ≤ k ≤ 2n ,
(k) k
xn :=
0 se k < n o k > 2n .

Esercizio 5.15.
Studiare la convergenza in `p , per 1 ≤ p ≤ ∞, della successione {xn } definita, per
ogni n ∈ N+ , da (
sin nk3

(k) se k ≤ n ,
xn :=
0 se k > n .

Esercizio 5.16.
Sia T : `2 → `2 il seguente operatore lineare:

x(2) x(3) x(4)


 
T (x) := x(1) , , , ,... ,
2 3 4

per ogni x = {x(k) } ∈ `2 . Verificare che T è un operatore limitato e che T (`2 ) non è
chiuso.

Esercizio 5.17.
Data (
se x ∈ 0, 21 ,

x
a(x) :=
se x ∈ 12 , 1 ,

0
sia
T : L2 ((0, 1)) → L2 ((0, 1))
(T f )(x) := a(x)f (x) ∀x ∈ (0, 1) .
Verificare che T è un operatore lineare e continuo. Calcolare kT k.

Esercizio 5.18.
Per f : [0, 1] → R, si consideri
Z 1
f (y)
(T f )(x) := dy ∀x ∈ [0, 1] .
0 2 − xy

(i) Verificare che T è un operatore lineare e limitato da C 0 ([0, 1]) in sé stesso, e


calcolarne la norma.

(ii) Verificare che T è un operatore lineare e limitato da L1 ([0, 1]) in L2 ([0, 1]), e
calcolarne la norma.

Esercizio 5.19.
Mostrare che l’inclusione i : (AC([0, 1]), k · kAC ) → (C 0 ([0, 1]), k · k∞ ) è continua, in
2 modi: sia con un calcolo diretto, che usando il teorema del grafico chiuso.
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 147

Esercizio 5.20.
Consideriamo i seguenti sottoinsiemi di `∞ :
n o
`∞
 (m)
0 := x = x ⊂ R : lim x(m) = 0 ,
m→∞
n o

 (m) (m)
`c := x = x ⊂R: x 6= 0 per un numero finito di indici m .

(i) Mostrare che (`∞ ∞ ∞


0 , k · k∞ ) è un sottospazio completo di ` , mentre (`c , k · k∞ )
non è completo.
(ii) Determinare la chiusura di `∞
c rispetto a k · k∞ , e alle norme k · kp per 1 ≤
p < ∞.
(iii) Mostrare che k · k1 e k · k∞ sono due norme in `∞
c , non equivalenti.

Esercizio 5.21.
(k)
Sia {xn = {xn }k≥0 } una successione in `∞ , definita da
(
(k) 1 se k ≤ n
xn :=
0 se k > n.

Sia x := (1, 1, . . . , 1, . . . ). Mostrare che xn * x debolmente∗ in `∞ , ma xn 6* x
debolmente in `∞ , per n → ∞.
Suggerimento: per mostrare che xn 6* x debolmente in `∞ , definire un funzionale
lineare continuo su un opportuno sottospazio di `∞ , e poi estenderlo mediante il
teorema di Hahn-Banach.
Esercizio 5.22.
Sia E uno spazio di Banach. Verificare che:
(i) se S, T ∈ L(E), allora (S ◦ T )∗ = T ∗ ◦ S ∗ ;
(ii) se S ∈ L(E) è biunivoco allora anche S ∗ lo è, e in tal caso abbiamo (S −1 )∗ =
(S ∗ )−1 .
Esercizio 5.23.
Siano X uno spazio normato e Y uno spazio di Banach. Sia {Tn } ⊂ L(X, Y ) una
successione di operatori lineari e continui tale che:
(i) kTn kL(X,Y ) ≤ M per ogni n ∈ N, per qualche M > 0;
(ii) esiste un sottoinsieme A ⊆ X denso tale che per ogni x ∈ A {Tn (x)} converge.
Mostrare che, per ogni x ∈ X, {Tn (x)} converge.
Esercizio 5.24.
Siano X, Y spazi normati, e D un sottospazio di X. Sia T : D ⊆ X → Y un
operatore lineare limitato in D.
(i) Dimostrare che se D è chiuso, allora T è chiuso in X.
148 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(ii) Dimostrare che se T è chiuso in X e Y è completo, allora D è chiuso.


Esercizio 5.25.
Siano E, F spazi di Banach. Sia T : E → F un operatore lineare e continuo.
Verificare che se, per qualche α > 0, si ha

kT (x)kF ≥ αkxkE ∀x ∈ E ,

allora T è iniettivo e T (E) è chiuso.


In generale, possiamo affermare che T (E) = F ?
Esercizio 5.26.
Siano X, Y spazi di Banach, con X riflessivo, e T : X → Y un operatore linea-
re. Supponiamo che per ogni {xn } ⊂ X che converge debolmente a 0, si ha che
{T (xn )} ⊂ Y converge debolmente a 0. Verificare che T è un operatore limitato.
Esercizio 5.27.
Siano E uno spazio normato e T ∈ E ∗ \ {0}. Dimostrare che
1
kT kE ∗ = ,
dist(H, 0)
essendo
H := {x ∈ E : T (x) = 1} .
Esercizio 5.28.
Sia E uno spazio normato. Siano x1 , x2 , . . . , xn ∈ E vettori linearmente indipen-
denti e c1 , c2 , . . . , cn ∈ R. Dimostrare che le seguenti affermazioni sono equivalenti:
(i) esiste T ∈ E ∗ tale che kT kE ∗ ≤ 1 e T (xi ) = ci ∀i = 1, . . . , n;
(ii) per ogni λ1 , . . . , λn ∈ R, si ha |λ1 c1 + . . . λn cn | ≤ kλ1 x1 + . . . λn xn k.
* Esercizio 5.29.
Ricordiamo che uno spazio di Banach E si dice uniformemente convesso, se per
ogni ε > 0 esiste δ > 0 tale che, per ogni x, y ∈ E, si ha

x + y
kxk ≤ 1 , kyk ≤ 1 , kx − yk ≥ ε =⇒ ≤ 1−δ.
2
Siano E uno spazio di Banach uniformemente convesso, e sia ∅ 6= C ⊆ E un
sottoinsieme convesso e chiuso. Dimostrare che:
(i) per ogni x ∈ E esiste un unico PC (x) ∈ C, detto proiezione di x su C, tale che

dist(x, C) = inf kx − yk = kx − PC (x)k ;


y∈C

(ii) per ogni x ∈ E, qualsiasi successione {yn } ⊂ C minimizzante, cioè tale che

lim kx − yn k = dist(x, C) ,
n→∞

converge a PC (x);
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 149

(iii) l’applicazione PC : E → E, x 7→ PC (x), è continua.


Esercizio 5.30.
Siano E ed F due spazi di Banach, e sia T ∈ K(E, F ) un operatore compatto. Sup-
poniamo che l’immagine T (E) sia chiusa. Mostrare che allora T (E) ha dimensione
finita.
Suggerimento: usare il teorema dell’applicazione aperta.
Esercizio 5.31.
Sia X uno spazio di Banach, e siano {Tn } e {Sn } successioni in L(X). Supponiamo
che Tn → T e Sn → S in L(X).
(i) Mostrare che, se {xn } ⊂ X è una successione convergente a x ∈ X, allora
Tn xn → T x in X.
(ii) Mostrare che Tn Sn → T S in L(X).
Esercizio 5.32.
(i) Sia E uno spazio vettoriale normato. Mostrare che, per ogni x ∈ E,

kxk = sup |hϕ, yi| = max |hϕ, yi| .


ϕ∈E ∗ ϕ∈E ∗
kϕkE ∗ ≤1 kϕkE ∗ ≤1

(ii) Supponiamo ora che E sia uno spazio di Banach, e che B ⊂ E. Supponiamo
inoltre che per ogni ϕ ∈ E ∗ l’insieme ϕ(B) = {hϕ, yi : y ∈ B} ⊂ R sia limitato.
Usando il teorema di Banach-Steinhaus, dedurre che B è limitato.
Suggerimento: per il punto (i), è utile sfruttare l’Esercizio 5.7.
Esercizio 5.33.
Sia X lo spazio delle funzioni f : [0, 1] → R derivabili, con derivata continua,
dotato della norma del sup k · k∞ . Consideriamo l’operatore lineare D : X → Y
definito da D(f ) := f 0 , dove Y è lo spazio delle funzioni continue su [0, 1], dotato
anch’esso della norma del sup. Verificare che D è un operatore lineare chiuso da
X in Y , ma non è continuo. Spiegare perché ciò non è in contraddizione con il
teorema del grafico chiuso.
Esercizio 5.34.
Nello spazio C 1 ([0, 1]) delle funzioni f : [0, 1] → R derivabili, con derivata conti-
nua, poniamo

N1 (f ) := kf k∞ + kf 0 k∞ , N2 (f ) := |f (0)| + kf 0 k∞ .

(i) Mostrare che k · k∞ , N1 (·), N2 (·) sono norme su C 1 ([0, 1]).


(ii) Mostrare che k · k∞ e N1 (·) non sono norme equivalenti, mentre N1 (·) e N2 (·)
lo sono. Stabilire inoltre se k · k∞ e N2 (f ) siano equivalenti o meno.
(iii) Mostrare che (C 1 ([0, 1]), k · k∞ ) non è uno spazio di Banach, mentre
(C 1 ([0, 1]), N1 (·)) lo è. Stabilire inoltre se (C 1 ([0, 1]), N2 (·)) sia uno spazio di
Banach.
150 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 5.35.
(i) Sia X uno spazio vettoriale normato, e sia V ⊂ X un suo sottospazio avente
interno non vuoto. Mostrare che V = X.
(ii) Sia ora X uno spazio di Banach di dimensione infinita e sia {ei : i ∈ I} una
sua base di Hamel. Mostrare che I non è numerabile.
Suggerimento: per il punto (ii) ragionare per assurdo, ed utilizzare il punto (i)
assieme al teorema delle categorie di Baire.
Esercizio 5.36.
Siano (X, k · kX ) e (Y, k · kY ) due spazi di Banach, con Y ,→ X. Siano A : D(A) ⊂
X → X e B : D(B) ⊂ Y → X due operatori lineari chiusi. Grazie a tale proprietà,
sappiamo che il sottospazio D(A) dotato della norma

kxkA := kxkX + kAxkX ∀x ∈ D(A)

e il sottospazio D(B) dotato della norma

kykB := kykY + kBykX ∀y ∈ D(B)

sono entrambi di Banach.


Supponiamo che D(B) ⊆ D(A) e che Ay = By per ogni y ∈ D(B), ovvero A è
un’estensione di B. Supponiamo inoltre che D(B) sia denso in (D(A), k · kA ).

(i) Mostrare che se le norme k · kA e k · kB sono equivalenti in D(B), allora A e


B coincidono, ovvero D(A) = D(B).
(ii) Viceversa, sfruttando il teorema della mappa aperta, mostrare che se A e B
coincidono allora k · kA e k · kB sono necessariamente norme equivalenti in
D(A) = D(B).

* Esercizio 5.37. Sia (X, k · kX ) uno spazio di Banach di dimensione infinita.


(i) Sfruttando l’esistenza di una base di Hamel per X, costruire un operatore
lineare illimitato e biunivoco T : X → X.
(ii) Utilizzando l’operatore T , costruire una norma k · k? non equivalente a k · kX
tale che anche (X, k · k? ) sia di Banach.
Esercizio 5.38.
Sia X := C 0 ([0, 1]) lo spazio di Banach delle funzioni continue su [0, 1], dotato
della norma k · k∞ . Si considerino i seguenti funzionali:
Z 1
Λ∞ (f ) := f (0) − f (x) dx ∀f ∈ X ,
0
Z 1
Λn (f ) := f (0) − f (x) dx ∀f ∈ X , ∀n ∈ N \ {0, 1} .
1
n

(i) Mostrare che Λ∞ e Λn sono funzionali lineari e continui, e calcolarne le


norme in X ∗ .
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 151

(ii) Stabilire se tali norme sono realizzate o meno.

(iii) Dimostrare che


lim kΛn − Λ∞ kX ∗ = 0 .
n→∞

Esercizio 5.39.
Sia X uno spazio di Banach non riflessivo. Si consideri il sottoinsieme X ∗ ⊂ X ∗ di
funzionali lineari e continui la cui norma è realizzata. Sfruttando l’Esercizio 5.38,
mostrare che in generale X ∗ non è né un sottospazio né un sottoinsieme chiuso di
X ∗.
Cosa succede se invece X è riflessivo?

Esercizio 5.40.
Siano (X, k · kX ) e (Y, k · kY ) due spazi normati, e sia T : X → Y un operatore
lineare. Supponiamo che
T x = 0 ∀x ∈ Xe, (5.1)
e ⊂ X è un sottospazio denso in X.
dove X

(i) Mostrare che se T è inoltre limitato, allora T x = 0 per ogni x ∈ X, ovvero T


è l’operatore identicamente nullo.

(ii) Sia ora X l’insieme costituito da tutte le funzioni f ∈ C ∞ ([a, b]) tali che

dn
∃ lim f (t) ∈ R ∀t ∈ [a, b]
n→∞ dtn

e la funzione
dn
T f (t) := lim f (t) ∀t ∈ [a, b] ,
n→∞ dtn

ovvero la derivata “infinita” di f , appartiene a Y := C 0 ([a, b]). Mostrare che


X è uno spazio vettoriale e l’operatore T : X → Y è anch’esso lineare.

(iii) Siano X e Y come nel punto (ii), dotati entrambi della norma k·k∞ . Mostrare
che l’operatore T : X → Y definito sopra ammette un sottospazio denso X e⊂
X in cui vale la (5.1), ma non è identicamente nullo.

* Esercizio 5.41.
Siano (X, k · kX ) uno spazio di Banach di dimensione infinita e Y ⊂ X una sua
base di Hamel. Sia {yn } una successione di elementi di Y , con ym 6= yn se m 6= n,
e sia Z lo spazio vettoriale costituito da tutte le combinazioni lineari (finite) di
elementi di {yn }. Mostrare che:

(i) Z non è un sottospazio chiuso di X, ovvero esiste z0 ∈ Z \ Z;

(ii) anche Ye := (Y \ {ey }) ∪ {z0 } è una base di Hamel per X, dove ye ∈ Y \ {yn } è un
qualsiasi fissato elemento che compare (in modo non triviale) nello sviluppo
di z0 rispetto alla base di Hamel Y ;
152 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(iii) il funzionale
Λx := αx ∀x ∈ X ,
dove αx è il coefficiente relativo a z0 nello sviluppo di x rispetto alla base Ye ,
è lineare con nucleo denso (quindi non è continuo).
Suggerimento: per il punto (i), può essere utile ricordare che una base di Hamel
di uno spazio di Banach infinito-dimensionale ha cardinalità più che numerabile
(si veda l’Esercizio 5.35).
Esercizio 5.42.
Sia P(R) lo spazio vettoriale costituito da tutti i polinomi di variabile reale a
valori reali.
(i) Esibire una norma su P(R) e una successione di Cauchy, rispetto a tale
norma, che non converge.
(ii) Mostrare che, in realtà, nessuna norma su P(R) lo può rendere uno spazio
di Banach.
* Esercizio 5.43.
Sia (V, k · k) uno spazio normato, e sia W ⊂ V un suo sottospazio. Dato Λ ∈ W ∗ ,
diciamo che Λ e è una estensione di Λ se Λ e ∈ V ∗ e Λw = Λwe per ogni w ∈ W
(quindi implicitamente kΛk e V ∗ ≥ kΛkW ∗ ). Il teorema di Hahn-Banach assicura
che Λ ammette almeno un’estensione; dimostrare che tale estensione è unica se e
solo se W è un sottospazio denso di V .
Esercizio 5.44.
Dati due spazi di Banach (X, k·kX ) e (Y, k·kY ), sia {Tn } ⊂ L(X, Y ) una successione
di operatori lineari e continui. Supponiamo che esista una successione numerica
{an } ⊂ R divergente tale che, per ogni x ∈ X, la successione {an Tn x} ⊂ Y è
convergente. Sfruttando il teorema di Banach-Steinhaus, dimostrare che
lim kTn kL(X,Y ) = 0 .
n→∞

Il risultato continua ad essere vero se si ammette che la successione {an } possa


dipendere da x?
Esercizio 5.45.
Sia X uno spazio vettoriale, e siano k·k1 e k·k2 due norme che lo rendono entrambe
uno spazio di Banach. Sfruttando il teorema di Banach-Steinhaus, mostrare che
se
(X, k · k1 )∗ ⊆ (X, k · k2 )∗ , (5.2)
ovvero ogni funzionale lineare e continuo su X rispetto a k · k1 è continuo anche
rispetto a k · k2 , allora le due norme sono equivalenti.
* Esercizio 5.46.
Sia (Ω, M, µ) uno spazio di misura “infinito”, ovvero in cui esista una successione
{Ωn } ⊂ M tale che
µ(Ωn ) > 0 , Ωn ∩ Ωm = ∅ ∀n, m ∈ N : m 6= n .
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 153

(i) Date due successioni an , bn : N → {0, 1} (ovvero a valori binari), si consideri-


no le funzioni
X∞ X∞
f := an χΩn e g := bn χΩn . (5.3)
n=0 n=0

Mostrare che kf k∞ ≤ 1, kgk∞ ≤ 1 e che, se {an } 6≡ {bn }, allora


kf − gk∞ = 1 . (5.4)

(ii) Dedurre che L∞ (Ω) non è uno spazio separabile.


* Esercizio 5.47.
Sia (Ω, M, µ) uno spazio di misura infinito, nel senso dell’Esercizio 5.46. Sfrut-
tando il teorema di Hahn-Banach, mostrare che è sempre possibile costruire un
funzionale Λ ∈ (L∞ (Ω))∗ che non è rappresentato da nessuna funzione di L1 (Ω).
* Esercizio 5.48.
Sia `∞
0 ⊂`

il sottospazio chiuso dato da
 
∞ ∞
 (k) (k)
`0 := x ∈ ` : lim x = 0 ,
k→∞

ovvero tutte le successioni limitate il cui limite esiste e vale 0 (si ricordi l’Esercizio
5.20). Sappiamo che `1 ( (`∞ )∗ (si vedano gli Esercizi 5.21 e 5.47).
(i) Mostrare che il duale di `∞ 1
0 è esattamente ` .

(ii) Dedurre che ogni elemento Λ ∈ (`∞ )∗ si può scrivere come somma di un
elemento di `1 e di un funzionale ΛL ∈ (`∞ )∗ tale che
ΛL x(k) = L lim x(k)

(5.5)
k→∞

per un opportuno L ∈ R, su tutte le successioni limitate {x(k) } che ammettono


limite. In altre parole, a meno di costanti moltiplicative, ΛL è un funzionale
di tipo “limite all’infinito” come quelli costruiti nella soluzione dell’Esercizio
5.21 o nella soluzione dell’Esercizio 5.47.
Esercizio 5.49.
Lo scopo di questo esercizio è quello di dimostrare che, nello spazio `1 , la conver-
genza debole implica la convergenza forte, e quindi i due concetti di convergenza
sono equivalenti.
Si ragioni per assurdo, e si supponga che esista una successione {xn } ⊂ `1 de-
bolmente convergente a x ∈ `1 , tale che a meno di una sottosuccessione (che
continuiamo a denotare {xn } per semplicità)
lim kxn − xk`1 =: I > 0 .
n→∞

(i) Mostrare che, per ogni m ∈ N fissato,



X
(k)
lim xn − x(k) = I .

n→∞
k=m+1
154 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(ii) Dedurre che, per ogni m ∈ N fissato, esistono nm , Mm ∈ N tali che


Mm
X  
(k)
xnm − x(k) ≥ 1 − 1
I,

m+1
k=m+1
m ∞
(5.6)
X (k)
X I
xnm − x(k) +
(k)
xnm − x(k) ≤ ,

m+1
k=0 k=Mm +1

e nm+1 > nm .
(iii) Si consideri ora la successione crescente di interi, data dalla formula ricor-
siva
mj+1 = Mmj ∀j ∈ N , m0 = 0 . (5.7)
Inoltre, si definisca y = {y (k) } come segue:
 
y (k) := sign x(k)
nm − x
(k)
se mj < k ≤ mj+1 ,
j

per qualche j ≥ 0 intero, con y (0) := 0. Verificare che y ∈ (`1 )∗ , e che

hy, xn − xi 6→ 0 ,

il che è assurdo, avendo supposto che xn * x debolmente in `1 .


Esercizio 5.50.
Sia X uno spazio di Banach, e sia {xn } ⊂ X una successione tale che

∃ lim Λxn ∈ R ∀Λ ∈ X ∗ . (5.8)


n→∞

Mostrare che {xn } è limitata e che esiste Γ ∈ X ∗∗ tale che

lim Λxn = ΓΛ ∀Λ ∈ X ∗ .
n→∞

Dedurre che se X è riflessivo allora {xn } converge debolmente.


* Esercizio 5.51.
Sia X uno spazio di Banach, e sia {xn } ⊂ X una successione che soddisfi la (5.8).
In contrasto con l’Esercizio 5.50, mostrare che se X non è riflessivo allora {xn }
potrebbe sia convergere che non convergere debolmente. Più precisamente:
(i) posto X = `∞ , esibire una successione {xn } ⊂ X che verifica la (5.8) ma che
non converge debolmente;
(ii) posto X = `1 , mostrare che qualsiasi successione {xn } ⊂ X che verifichi la
(5.8) converge debolmente.
* Esercizio 5.52.
Siano X uno spazio di Banach e {xn } ⊂ X una successione che converge debol-
mente a zero tale che
lim inf kxn k > 0 (5.9)
n→∞
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 155

(quindi in particolare {xn } non converge fortemente a zero). Grazie al lemma


di Mazur (si veda ad esempio [1, Corollary 3.8]), sappiamo che per ogni n ∈ N
esistono N (n) ∈ N, con N (n) ≥ n, e coefficienti {αn,k }k=n,...,N (n) ⊂ [0, 1] tali che

N (n) N (n)
X X
αn,k = 1 ∀n ∈ N , αn,k xk −→ 0 fortemente in X . (5.10)
n→∞
k=n k=n

Si mostri che:
(i) in generale, non è detto che (N (n) − n) → ∞ per n → ∞;

(ii) se (N (n) − n) → ∞, allora necessariamente

lim min αn,k = 0 ;


n→∞ k=n,...,N (n)

(iii) è sempre possibile scegliere N (n) e i coefficienti {αn,k } di modo che anche

lim max αn,k = 0 . (5.11)


n→∞ k=n,...,N (n)
156 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

5.2 Soluzioni
Soluzione dell’Esercizio 5.1.
(i) Sia M := maxk kek k; per ogni x ∈ Rn , grazie alla disuguaglianza triangolare,
alla positiva omogeneità della norma, ed alla disuguaglianza di Cauchy-Schwarz,
abbiamo che

n n n
X X X √
kxk = xk ek ≤ |xk |kek k ≤ M |xk | ≤ M n kxk2 . (5.12)


k=1 k=1 k=1

Questo implica che la funzione ϕ(x) := kxk sia continua in (Rn , k · k2 ), in quanto

| kxk − kyk | ≤ kx − yk ≤ M n kx − yk2 ,

per ogni x, y ∈ Rn .
(ii) Mostriamo che una generica norma k · k è equivalente a k · k2 . Per il punto (i),
la funzione ϕ è continua, e quindi ammette massimo e minimo sul compatto

S1 = {x ∈ Rn : kxk2 = 1} .

Notiamo che il minimo non può essere 0, dato che k · k è una norma e 0 6∈ S1 .
Quindi m := minS1 ϕ > 0, e per ogni x ∈ Rn \ {0}

= kxk .
x
m≤ (5.13)
kxk2 kxk2

Le (5.12) e (5.13) mostrano che k · k e k · k2 sono equivalenti, come desiderato.


(iii) Sia A un qualsiasi funzionale lineare su Rn , e sia K := maxk |Aek |. Se
n
X
x= xk ek ,
k=1

allora per linearità, per la disuguaglianza triangolare, e grazie alla disuguaglian-


za di Cauchy-Schwarz,

n n
X X √
|Ax| = xk Aek ≤ |xk ||Aek | ≤ K n kxk2 .


k=1 k=1

Questo mostra che A è effettivamente limitato (rispetto a k · k2 ma quindi anche


rispetto
√ a una generica norma alla luce del punto (ii)), con norma minore o uguale
di K n.
Nel caso in cui Rn sia rimpiazzato da uno spazio vettoriale X di dimensione n,
è facile vedere che si può sempre costruire un prodotto scalare su X a partire
da una sua base di n vettori linearmente indipendenti, e quindi svolgere una
dimostrazione del tutto analoga.
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 157

Soluzione dell’Esercizio 5.2.


Sia, per n ∈ N sufficientemente grande,
(
1 − n(x − a) se x ∈ a, a + n1 ,
 
fn (x) :=
se x ∈ a + n1 , b .

0

Abbiamo che
kfn k∞ = 1 ,
mentre Z b
1
kfn k1 = |fn (x)| dx = .
a 2n
Pertanto
kfn k1 −→ 0 .
n→∞
Poiché non può esistere una costante C > 0 tale che, per ogni n sufficientemente
grande,
C
1 = kfn k∞ ≤ C kfn k1 = ,
2n
deduciamo che le due norme non sono equivalenti.
Soluzione dell’Esercizio 5.3.
Per ogni f, g ∈ L2 ((0, 1)) e α, β ∈ R, abbiamo:
Z 1
T (αf +βg)(x) = x (αf (t) + βg(t)) dt
0
Z 1 Z 1
= αx f (t) dt + βx g(t) dt = αT (f )(x) + βT (g)(x)
0 0

per ogni x ∈ (0, 1), dunque T è lineare. Inoltre, per ogni f ∈ L2 ((0, 1)),
Z 1 Z 1 2 Z 1 Z 1 2
2 1 2
kT f k2 = x f (t) dt dx = x2 dx f (t) dt = kf k2 ,
0 0 0 0 3
perciò T è anche limitato e dunque continuo.
Soluzione dell’Esercizio 5.4.
La linearità segue immediatamente dalla linearità dell’integrale, come nell’Eser-
cizio 5.3. Sia ora f ∈ L1 ((0, 1)). Abbiamo che
Z x
et f (t) dt

kT (f )k∞ = sup |(T f )(x)| = sup
x∈(0,1) x∈(0,1) 0
Z 1
(5.14)
t
≤ e |f (t)| dt ≤ e kf k1 .
0

Quindi l’operatore T è limitato e dunque continuo. Per calcolare kT k, consideria-


mo la successione (sia n ∈ N+ )
(
n se 1 − n1 ≤ x ≤ 1 ,
fn (x) :=
0 altrimenti .
158 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Chiaramente Z 1
kfn k1 = n dx = 1 ∀n ∈ N+ .
1
1− n

Inoltre, ( Rx
1
n 1− 1 et dt se 1 − n ≤ x ≤ 1,
(T fn )(x) = n

0 altrimenti .
Quindi Z 1  
1
kT (fn )k∞ = n et dt = n e − e1− n −→ e .
1
1− n n→∞

Perciò
kT fn k∞
lim = e.
n→∞ kfn k1

Questo, assieme alla (5.14), implica che kT k = e.


Soluzione dell’Esercizio 5.5.
(i) Per la linearità dell’integrale, T è lineare. Inoltre, poiché, per ogni f ∈ E,
Z 1
|T (f )| ≤ |f (x)| dx ≤ kf k∞ ,
0

T è anche continuo. Risulta inoltre


|T (f )|
kT kE ∗ = sup ≤ 1.
f 6=0 kf k∞

Consideriamo ora
1
fn (x) := x n ∀x ∈ (0, 1) , ∀n ∈ N+ .
Si verifica facilmente che
|T (fn )| n
= −→ 1 ,
kfn k∞ 1 + n n→∞
quindi possiamo concludere che kT kE ∗ = 1.
(ii) Se esistesse f ∈ E tale che kf k∞ = 1 e T (f ) = 1, si avrebbe
Z 1 Z 1
T (f ) = f (x) dx = kf k∞ = kf k∞ dx .
0 0

Quindi Z 1
(kf k∞ − f (x)) dx = 0 .
0
Essendo f (x) ≤ kf k∞ per ogni x ∈ [0, 1], ciò implicherebbe
f (x) = kf k∞ = 1 per q.o. x ∈ [0, 1] .
Poiché f è continua in [0, 1], seguirebbe che f (x) = 1 per ogni x ∈ [0, 1]. Questo
contrasta col fatto che f (0) = 0, perché f appartiene ad E. Dunque tale f non
esiste.
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 159

Soluzione dell’Esercizio 5.6.


Siano x, y ∈ B1 (0). Allora
T (x) = x , T (y) = y .
Quindi
kT (x) − T (y)k = kx − yk .
c
Siano ora x ∈ B1 (0) e y ∈ B1 (0) . Si ha, in virtù della disuguaglianza triangolare:

x x y
kT (x) − T (y)k ≤ x −
+ − < kkykx − xk + kx − yk
kyk kyk kyk
= kxk(kyk − 1) + kx − yk = kxkkyk − kxk + kx − yk
≤ kyk − kxk + kx − yk ≤ 2kx − yk .
c
Il caso y ∈ B1 (0) e x ∈ B1 (0) si tratta analogamente per simmetria. Siano infine
c
x, y ∈ B1 (0) . Ipotizziamo che kxk ≤ kyk; se così non fosse, basterebbe scambiare
il ruolo di x e y. Si ha:

x x
+ x − y

kT (x) − T (y)k ≤ −
kxk kyk kyk kyk
kyk − kxk
≤ kxk + kx − yk
kxkkyk
kyk − kxk
= + kx − yk ≤ 2kx − yk .
kyk
Ne segue che T è Lipschitziana.
Soluzione dell’Esercizio 5.7.
Sia W := Span{x0 }. Sia g : W → R, il funzionale lineare e continuo definito da
g(λx0 ) := λkx0 k per ogni λ ∈ R. Grazie al teorema di Hahn-Banach, g si può
estendere su tutto lo spazio X con un funzionale F lineare e continuo tale che
kF kX ∗ = kgkW ∗ .
Quindi F (x0 ) = kx0 k e
|g(y)| |λ|kx0 k
kF kX ∗ = sup = sup = 1.
y∈W \{0} kyk λ6=0 kλx0 k

Soluzione dell’Esercizio 5.8.


Sia x0 ∈ X \ Y . Certamente x0 6= 0, visto che 0 ∈ Y . Per il teorema di separazione
stretta dei convessi (vedere [1, Theorem 1.7]), esiste un funzionale F lineare e
continuo in X (non identicamente nullo) tale che per ogni x ∈ Y risulta
F (x) < α < F (x0 ) ,
con α > 0. Poiché Y è un sottospazio vettoriale di X, segue che per ogni t ∈ R
abbiamo tx ∈ Y e
F (tx) = tF (x) < α .
Dunque, data l’arbitrarietà di t, l’unica possibilità è che F (x) = 0 per ogni x ∈ Y.
160 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 5.9.


Notiamo che

! 12 ∞
! 21
X 1 X 1
kxn k2 = = ∀n ∈ N+ .
(n + k)2 h2
k=1 h=n+1
P∞ 1
Poiché la serie h=1 h2 è convergente, si ha che

X 1
lim = 0.
n→∞ h2
h=n+1

Pertanto kxn k2 → 0 per n → ∞.


Soluzione dell’Esercizio 5.10.
Ovviamente la convergenza forte implica la convergenza debole. Supponiamo
quindi che {xm } ⊂ Rn sia debolmente convergente a x, e mostriamo che converge
fortemente. Rispetto alla base canonica {ek : 1 ≤ k ≤ n}, abbiamo che
n
X
xm = x(k)
m ek .
k=1

Per convergenza debole, chiaramente (si veda anche il prossimo Esercizio 5.11)
x(k)
m = (xm , ek ) → (x, ek ) = x
(k)

per m → ∞, per ogni k = 1, . . . , n. Siccome stiamo considerando un numero finito


di limiti, deduciamo che
max x(k) − x (k)
→0

m
1≤k≤n

per m → ∞. Pertanto
n 
! 21
X 2 √
kxm − xk2 = x(k) −x (k)
≤ n max x(k) − x (k)
→0

m m
1≤k≤n
k=1

per m → ∞, che è esattamente la convergenza forte di {xm } a x.


Come accennato nella soluzione dell’Esercizio 5.1, non è difficile adattare la di-
mostrazione a un generico spazio vettoriale X di dimensione n.
Soluzione dell’Esercizio 5.11.
Ricordiamo che {xn } converge debolmente a x in `p (per p ∈ [1, ∞)) se
∞ ∞
X X 1 1
lim x(k)
n y
(k)
= x(k) y (k) ∀y ∈ `q , + = 1.
n→∞ p q
k=0 k=0

Siano h ∈ N e ȳ la successione di `q i cui termini sono tutti nulli tranne l’h-esimo,


che vale 1. Allora,

X ∞
X
x(k)
n ȳ
(k)
= x(h)
n ∀n ∈ N , x(k) ȳ (k) = x(h) .
k=0 k=1
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 161

(h)
Per definizione di convergenza debole, pertanto, deduciamo che {xn } converge
a x(h) , per n → ∞.

Soluzione dell’Esercizio 5.12.


Sia x ∈ `2 definita da
1
x(k) := ∀k ∈ N+ .
k
Affermiamo che
xn −→ x in `2 .
n→∞

Infatti,

X 1
kxn − xk22 = −→ 0 ,
k 2 n→∞
k=n+1
P∞ 1
perché la serie k=1 k2 converge. Inoltre, osserviamo che, per ogni k ∈ N+ ,

1
x(k)
n −→ .
n→∞ k

Poiché la convergenza in `1 implica la convergenza componente per componente


(si veda l’Esercizio 5.11), deduciamo quindi che se {xn } convergesse in `1 , il limite
sarebbe necessariamente x. Dato che x 6∈ `1 , la successione {xn } non converge in
`1 .

Soluzione dell’Esercizio 5.13.


Sia (
1 se n = k ,
x(k)
n = δn,k :=
0 altrimenti .

Poiché
kxn kp = 1 ∀n ∈ N ,
la successione {xn } non converge a 0 fortemente in `p . D’altra parte, per ogni
y ∈ `q , dove q := p0 , abbiamo

X
x(k)
n y
(k)
= y (n) ∀n ∈ N .
k=1

Chiaramente
y (n) −→ 0 ,
n→∞
q
perché ogni successione y ∈ ` è infinitesima (si noti che q ∈ [1, ∞)), per la con-
dizione necessaria di convergenza delle serie numeriche. Nel caso particolare
(k)
p = ∞, poiché ciascun elemento {xn } ha limite 0 per k → ∞, effettivamente
è sufficiente testare la successione contro elementi di `1 e quindi si può ragionare
esattamente come sopra (per maggiori dettagli si vedano gli Esercizi 5.20 e 5.48).
162 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 5.14.


La successione {xn } ha solo un numero finito di elementi non nulli, quindi ap-
partiene a `p per qualunque p ∈ [1, ∞]. Fissiamo k ∈ N e facciamo tendere n al-
l’infinito. Troviamo che {xn } converge puntualmente alla successione nulla, che
ovviamente appartiene a tutti gli `p . Quindi deduciamo che {xn } converge in `p
(per p ∈ [1, ∞)) se e solo se
∞ k=2n
X  1 p
(k) p
X
kxn kp = xn = √ −→ 0 .
k n→∞
k=0 k=n

Grazie alla decrescenza di k 7→ √1 , per 1 ≤ p < ∞ si ha


k

 p 2n  p  p
1 X 1 1
(n + 1) √ ≤ √ ≤ (n + 1) √ ∀n ∈ N+ .
2n k n
k=n

Pertanto
2n  p
X 1
lim √ =0 ⇐⇒ p > 2.
n→∞ k
k=n

Dunque
xn −→ 0 in `p ⇐⇒ p > 2,
n→∞

mentre {xn } non può convergere in `p per 1 ≤ p < 2. Inoltre,


1 1
sup x(k)
n = sup √ = √ −→ 0 ,

k∈N n≤k≤2n k n n→∞

quindi
xn −→ 0 in `∞ .
n→∞

Soluzione dell’Esercizio 5.15.


Analogamente all’Esercizio 5.14, troviamo che {xn } converge puntualmente alla
successione nulla. Quindi {xn } converge in `p , per 1 ≤ p < ∞, se e solo se
∞ k=n   p
(k) p X k
X
kxn kp = xn = sin −→ 0 .
n3 n→∞
k=0 k=0

Si ha
n   p Xn
X
sin k ≤ kp nnp 1
∀n ∈ N+ .

0≤ 3 3p
≤ 3p = 2p−1
n n n n
k=0 k=0

Pertanto
n   p
sin k = 0 ∀p ∈ [1, ∞) .
X
lim 3
n→∞ n
k=0

Dunque
xn −→ 0 in `p , ∀p ∈ [1, ∞) .
n→∞
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 163

Inoltre, per n abbastanza grande,


 1 
sup x(k)
n = sin
−→ 0 ,

k∈N n2 n→∞

quindi
xn −→ 0 in `∞ .
n→∞

Soluzione dell’Esercizio 5.16.


Per ogni x = {x(k) } ∈ `2 , abbiamo:
∞ (k) 2 ∞
2
X x X (k) 2

kT (x)k2 = ≤ x = kxk22 .
k2
k=1 k=1

Quindi T è limitato. Verifichiamo ora che T (`2 ) non è chiuso. Per farlo, consideria-
mo {xn } ⊂ `2 , essendo {xn } la successione che ha le prime n componenti uguali a
1 e tutte le altre nulle. Allora
 
1 1 1
T (xn ) = 1, , , . . . , , 0, . . . , 0, . . . ∈ `2 ∀n ∈ N .
2 3 n

È facile verificare che {T (xn )} converge, per n → ∞, in `2 alla successione ȳ ∈ `2


data da
1
ȳ (k) := ∀k ∈ N+
k
P∞
(osserviamo che effettivamente ȳ ∈ `2 perché k=1 k12 è convergente). D’altra
parte, ȳ 6∈ T (`2 ). Infatti, se ȳ ∈ T (`2 ), si avrebbe T (x̄) = ȳ con

x̄ := (1, 1, . . . , 1, . . .) ,

ma x̄ 6∈ `2 . Pertanto T (`2 ) non è un insieme chiuso.


Soluzione dell’Esercizio 5.17.
Ovviamente T è, per costruzione, un operatore lineare. Inoltre, per ogni f ∈
L2 ((0, 1)), si ha
Z 1
2
2 1
kT (f )k2 = a(x)f (x) dx ≤ kf k22 .
0 4
Ne segue che T è limitato e dunque continuo. Inoltre,
1
kT k ≤ .
2
Affermiamo che
1
kT k =
.
2
Infatti, per n ∈ N sufficientemente grande, sia
(√
n se x ∈ 12 − n1 , 12 ,
 
fn (x) :=
0 altrimenti .
164 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Allora 1
Z 1 Z 2
kfn k22 = (fn (x))2 dx = n dx = 1 .
1 1
0 2−n

Inoltre,
Z 1  2  2
2 1 1 1 1 1
kT (fn )k22 ≥ − n dx = − −→ .
1 1
2−n
2 n n 2 n→∞ 4
Ciò implica che effettivamente
1
kT k = .
2
Soluzione dell’Esercizio 5.18.
(i) È evidente che T è lineare (per linearità dell’integrale). Mostriamo che effet-
tivamente T f (x) è a sua volta una funzione continua se f (x) lo è, ovvero che T
manda C 0 ([0, 1]) in sé stesso. A tale scopo, possiamo anzitutto osservare che

f (y)
2 − xy ≤ |f (y)| ≤ kf k∞ ∀x, y ∈ [0, 1] ;

d’altro canto, fissato x0 ∈ [0, 1] e presa un’arbitraria successione xn → x0 , abbia-


mo
f (y) f (y)
lim = ∀y ∈ [0, 1] .
n→∞ 2 − xn y 2 − x0 y
Quindi, grazie al teorema di convergenza dominata, deduciamo che
Z 1 Z 1
f (y) f (y)
lim T f (xn ) = lim dy = dy = T f (x0 ) ,
n→∞ n→∞ 0 2 − xn y 0 2 − x0 y
ciò che è equivalente alla continuità di T f in x0 . Essendo x0 ∈ [0, 1] e la succes-
sione xn → x0 arbitrari, si ha la tesi.
Stimiamo ora la norma di T . Per f ∈ C 0 ([0, 1]) e x ∈ [0, 1], abbiamo che
Z 1 Z 1
|f (y)| dy
|T f (x)| ≤ dy ≤ kf k∞
0 2 − xy 0 2 − xy
1  x
≤ − log 1 − kf k∞ ≤ sup ϕ(x) kf k∞ ,
x 2 x∈[0,1]

dove ϕ(x) := − x1 log 1 − x2 per x ∈ (0, 1], con ϕ(0) := 1/2. Ora, non è difficile


verificare che   
0 1 x 2−x
∃ϕ (x) = 2 + log ≥0
x 2−x 2
per ogni x ∈ (0, 1]. Di conseguenza T f è monotòna crescente in [0, 1] e quindi
|T f (x)| ≤ ϕ(1)kf k∞ , per ogni x ∈ [0, 1], da cui segue che kT f k∞ ≤ log 2 kf k∞ ;
ciò dimostra che T è un operatore limitato da C 0 ([0, 1]) in sé stesso, con norma
kT kL(C 0 ([0,1])) ≤ log 2. D’altra parte, se consideriamo f ≡ 1 in [0, 1] abbiamo anche
che Z 1
dy
|T f (x)| = = ϕ(x) =⇒ kT f k∞ = log 2kf k∞ .
0 2 − xy
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 165

Ricordando che kT kL(C 0 ([0,1])) = supkf k∞ =1 kT f k∞ , l’uguaglianza precedente im-


plica che kT kL(C 0 ([0,1])) ≥ log 2, e possiamo quindi concludere che kT kL(C 0 ([0,1])) =
log 2.
(ii) Sia f ∈ L1 ([0, 1]). Grazie al teorema di Fubini-Tonelli, la funzione T f (x) è
misurabile. Inoltre
Z 1 Z 1 2
2 |f (y)|
kT f kL2 ≤ dy dx
0 0 2 − xy
Z 1
kf k2L1 1
≤ 2
dx = kf k2L1 .
0 (2 − x) 2

Ne consegue che√ T f è lineare e limitato da L1 in L2 , con norma operatoriale


kT kL(L1 ,L2 ) ≤ 1/ 2. Consideriamo ora, per n abbastanza grande,
(
n se x ∈ 1 − n1 , 1
 
fn (x) :=
0 se x ∈ 0, 1 − n1 .
 

Si tratta di funzioni in L1 ([0, 1]), con norma kfn kL1 = 1. Osservando che
!2 !2
Z 1 Z 1 Z 1
n 1
kT fn k2L2 = dy dx ≥ dx
2 − x 1 − n1

1 2 − xy
0 1− n 0
 
n n 1 1
= − →
n−1 n+1 2 2

per n → ∞, si deduce che


1
kT kL(L1 ,L2 ) ≥ sup kT fn kL2 ≥ √ ,
n 2

ed infine kT kL(L1 ,L2 ) = 1/ 2.
Soluzione dell’Esercizio 5.19.
Iniziamo a mostrare che i è continuo con un calcolo diretto. Se u ∈ AC([0, 1]),
allora i(u) = u ∈ C 0 ([0, 1]), e pertanto, per il teorema della media integrale, esiste
R1
un punto x0 ∈ [0, 1] tale che u(x0 ) = 0 u dt. Ne consegue che, per ogni x ∈ [0, 1],
risulta
Z x Z 1
u0 (t) dt ≤ |u(x0 )| + |u0 (t)| dt

|u(x)| = u(x0 ) +
x0 0
Z 1 Z 1
= |u(t)| dt + |u0 (t)| dt .
0 0

Passando all’estremo superiore rispetto a x, otteniamo la disuguaglianza


ki(u)kC 0 ([0,1]) ≤ kukAC([0,1]) , che mostra che i è un operatore lineare continuo di
norma minore o uguale a 1 (è semplice verificare che la norma è esattamente 1,
scegliendo u ≡ costante 6= 0).
166 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Usiamo ora il teorema del grafico chiuso. Siccome i è un operatore lineare definito
tra 2 spazi di Banach, per mostrare che è continuo è sufficiente mostrare che è
chiuso; dobbiamo quindi verificare che, presa {un } ⊂ AC([0, 1]) convergente a u in
AC([0, 1]), se supponiamo che {i(un ) = un } sia convergente a v in C 0 ([0, 1]), allora
necessariamente v = i(u) = u. Ciò è una immediata conseguenza dell’unicità del
limite puntuale. Infatti, se un → u in AC([0, 1]), allora ovviamente un → u in
L1 ([0, 1]), e quindi a meno di sottosuccessioni un → u q.o. in [0, 1]. D’altra, parte
se un = i(un ) → v in C 0 ([0, 1]), allora un → v puntualmente in [0, 1]. Quindi u = v
q.o. in [0, 1] e, essendo u e v continue, deduciamo che u = v ovunque in [0, 1], come
desiderato.
Soluzione dell’Esercizio 5.20.
(i) `∞
0 è evidentemente un sottospazio di `

(per la linearità del limite). Per dimo-
strare che (`∞ 0 , k · k ∞ ) è completo, ci basta dimostrare che è chiuso. Infatti, è ben
noto che un sottospazio chiuso di uno spazio completo è a sua volta completo. Sia
(m)
dunque xn = {xn }m≥0 una successione di elementi di `∞

0 , convergente a un
limite x = {x(m) }m≥0 rispetto alla norma k · k∞ . Vogliamo verificare che x ∈ `∞ 0 .
Dato ε > 0, esiste un n̄ ∈ N tale che kxn − xk∞ < ε/2 per n ≥ n̄. Inoltre, poiché
(m)
xn̄ ∈ `∞0 , esiste m̄ ∈ N tale che |xn̄ | < ε/2 per m ≥ m̄. Ma allora, per m ≥ m̄
abbiamo che
ε
(m) (m) (m) (m)
x ≤ xn̄ + x − xn̄ < + kx − xn̄ k∞ < ε ;
2
essendo ε > 0 arbitrario, questo equivale a dire che x(m) → 0 per m → ∞, e
quindi x ∈ `∞ 0 .
Mostriamo ora che `∞ c non è completo (anche in questo caso, è molto semplice
verificare che si tratta di un sottospazio). È sufficiente esibire una successione
(m)
xn = {xn }m≥0 di elementi di `∞

c che converge, rispetto alla norma k · k∞ , ad
un elemento x ∈ `∞ \ `∞ c (questa sarà in particolare una successione di Cauchy
in (`∞
c , k · k∞ ), non convergente in questo spazio). Sia x = {x
(m)
}m≥0 ∈ `∞ ∞
0 \ `c (si
pensi a un esempio di una simile successione), e definiamo, per n ≥ 0,
(
(m) x(m) se m ≤ n
xn :=
0 se m > n.

Per definizione {xn } ⊂ `∞


c . Inoltre, poiché x
(m)
→ 0 per m → ∞,

kxn − xk∞ = sup |x(m) | → 0 per n → ∞,


m≥n+1

ma x 6∈ `∞c .
(ii) Iniziamo a determinare la chiusura di `∞ c rispetto a k · k∞ . Quanto visto finora
mostra non solo che (`∞ c , k · k∞ ) non è completo, ma anche che la chiusura di
`∞ ∞
c rispetto alla norma k · k∞ contiene `0 (infatti, abbiamo mostrato che ogni
elemento di `0 si può approssimare in norma k · k∞ con una successione in `∞

c ).
Affermiamo che tale chiusura coincide esattamente con `∞ 0 . Sia infatti x ∈ `

\
`∞
0 ; questo significa che esistono ε̄ > 0 ed una successione di indici mk → ∞ tali
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 167

che |x(mk ) | ≥ ε̄ per ogni k. Se y = {y (m) } ∈ `∞


c , allora in particolare y
(mk )
6= 0
soltanto per un numero finito di indici. Pertanto

ky − xk∞ ≥ sup y (mk ) − x(mk ) ≥ ε̄ ,

k

cioè qualsiasi elemento di `∞


c si mantiene almeno a distanza ε̄ da x. Questo dimo-
stra che nessun elemento x ∈ `∞ \ `∞0 può essere limite di una successione in `c ,

∞ ∞ ∞
e quindi ` \ `0 ha intersezione vuota con la chiusura di `c rispetto alla norma
k · k∞ .
Passiamo ora a determinare la chiusura di `∞ c rispetto a k · kp , 1 ≤ p < ∞. È sem-
plice verificare che tale chiusura coincide con `p . Infatti, sia x ∈ `p . Definiamo,
nuovamente, la successione {xn } ⊂ `p come
(
(k) x(k) se 0 ≤ k ≤ n
xn :=
0 se k > n.

Allora

(k) p
X
kx − xn kpp = x → 0
k=n+1

per n → ∞, essendo il resto n-esimo di una serie convergente.


(iii) Siccome `∞
c è un sottospazio di `

∩ `1 , è chiaro che k · k1 e k · k∞ sono due

norme in `c . Per mostrare che non sono equivalenti, consideriamo la successione
(m)
xn = {xn }m≥0 ⊂ `∞

c definita da
(
1 se m ≤ n
x(m)
n :=
0 se m > n.

Allora kxn k∞ = 1 per ogni n, ma kxn k1 = n + 1 → +∞ per n → ∞.

Soluzione dell’Esercizio 5.21.



Siccome `∞ è il duale di `1 (a meno di isomorfismi), dimostrare che xn * x in `∞
significa dimostrare che

X n
X ∞
X ∞
X
x(k)
n y
(k)
= y (k) −→ y (k) = x(k) y (k) ∀y ∈ `1 .
n→∞
k=0 k=0 k=0 k=0

D’altronde, il primo membro coincide con la ridotta n-esima della serie degli y (k) ,
che converge per ipotesi, essendo y ∈ `1 (criterio di assoluta convergenza). Mo-
striamo ora che xn 6* 0 in `∞ . Occorre esibire un funzionale lineare e continuo
J : `∞ → R (non identificabile con una successione di `1 ) tale che J(xn ) 6→ J(x) in
R. A tale scopo, definiamo prima J sul sottospazio
 
c := x = {x(k) } ∈ `∞ : ∃ lim x(k) ∈ R ,
k→∞
168 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

ponendo
J(x) := lim x(k) ∀x ∈ c .
k→∞
Evidentemente J è lineare, e continuo rispetto alla convergenza forte in `∞ (se
queste affermazioni non sono chiare, le si verifichi per esercizio). Per il teorema
di Hahn-Banach, è possibile prolungare J come funzionale lineare e continuo su
tutto `∞ . Abbiamo che xn ∈ c e J(xn ) = 0 per ogni n, ed in particolare J(xn ) 6→
1 = J(x) in R. Quindi xn 6* 0 in `∞ .
Soluzione dell’Esercizio 5.22.
(i) Per ogni f ∈ E ∗ e x ∈ E si ha
h(S ◦ T )∗ (f ), xi = hf, (S ◦ T )(x)i = hS ∗ (f ), T (x)i = h(T ∗ ◦ S ∗ )(f ), xi ,
dove, ricordiamo, per semplicità di notazione indichiamo con h·, ·i la dualità tra
E ∗ ed E. Quindi
(S ◦ T )∗ = T ∗ ◦ S ∗ .
(ii) Notiamo che l’aggiunto della mappa identità su E, che indichiamo con I, coin-
cide con la mappa identità su E ∗ , che indichiamo con I 0 . Supponiamo che S sia
invertibile. Dunque
S ◦ S −1 = I , S −1 ◦ S = I .
Grazie al punto (i),
∗ ∗ ∗ ∗
I 0 = S ◦ S −1 = S −1 ◦ S∗ , I 0 = S −1 ◦ S = S ∗ ◦ S −1 .
∗ −1 ∗ ∗ −1
Pertanto anche S è invertibile e vale l’identità (S ) = (S ) .
Soluzione dell’Esercizio 5.23.
Poiché A è denso, per ogni x ∈ X esiste una successione {xk } ⊂ A tale che
xk −→ x ∈ X .
k→∞

Osserviamo che, per ogni m, n, k ∈ N,


kTn (x) − Tm (x)kY
≤ kTn (x) − Tn (xk )kY + kTn (xk ) − Tm (xk )kY + kTm (xk ) − Tm (x)kY
≤ M kx − xk kX + kTn (xk ) − Tm (xk )kY + M kx − xk kX .
Siccome {xk } ⊂ A, grazie all’ipotesi (ii), per ogni k ∈ N abbiamo che {Tn (xk )}n
converge per n → ∞. Quindi, in particolare, {Tn (xk )}n è di Cauchy. Ora, fissiamo
ε > 0 ad arbitrio. Esiste ν = ν(ε) ∈ N tale che
kxk − xkX < ε ∀k ≥ ν .
Inoltre, scelto k = ν, per la condizione di Cauchy esiste ν0 = ν0 (ε, k) ∈ N tale che
kTn (xk ) − Tm (xk )kY < ε ∀m, n > ν0 .
In conclusione, per ogni ε > 0 esiste ν0 ∈ N tale che per ogni m, n > ν0
kTn (x) − Tm (x)kY ≤ ε(2M + 1) .
Quindi la successione {Tn (x)} è di Cauchy, perciò converge essendo Y di Banach.
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 169

Soluzione dell’Esercizio 5.24.


(i) Sia {xn } ⊂ D una successione tale che

xn −→ x ∈ X , T (xn ) −→ y ∈ Y .
n→∞ n→∞

Poiché D è chiuso, abbiamo che x ∈ D, e y = T (x) per la continuità di T su D.


Pertanto T è un operatore chiuso in X.
(ii) Sia {xn } ⊂ D tale che
xn −→ x ∈ X .
n→∞

Si tratta di verificare che x ∈ D. Notiamo che {xn }, essendo convergente in X, è


anche di Cauchy in X. Dunque per ogni ε > 0 esiste ν ∈ N tale che

kxm − xn kX < ε ∀m, n > ν .

Poiché, per ipotesi, T è limitato in D, esiste C > 0 tale che

kT (xm ) − T (xn )kY = kT (xm − xn )kY ≤ Ckxm − xn kX < Cε .

Pertanto anche la successione {T (xn )} è di Cauchy in Y . Per la completezza di Y


si ha che
T (xn ) −→ y ∈ Y .
n→∞

Poiché T è chiuso in X, abbiamo che x ∈ D e T (x) = y. Dunque D è un insieme


chiuso.
Soluzione dell’Esercizio 5.25.
Sia {yn } ⊂ T (E) una successione tale che

yn −→ y ∈ F .
n→∞

Verifichiamo che y ∈ T (E). Infatti, sia {xn } ⊂ E tale che T (xn ) = yn per ogni
n ∈ N. Allora
1
kxm − xn kE ≤ kym − yn kF ∀m, n ∈ N .
α
Poiché la successione {yn } è di Cauchy, deduciamo dunque che anche {xn } è di
Cauchy. Dato che E è completo,

xn −→ x
n→∞

per qualche x ∈ E. Visto che T è continuo,

yn −→ T (x) ,
n→∞

da cui y ∈ T (E), cioè T (E) è chiuso. L’iniettività di T è immediata perché se


T x = 0 allora 0 = kT (x)kF ≥ α kxkE , ovvero anche x = 0.
Infine, in generale, non è detto che T (E) = F , cioè che T sia anche suriettivo. Si
pensi, ad esempio, all’operatore di shift destro Tr : `2 → `2

Tr (x0 , x1 , . . . , xn , . . . ) := (0, x0 , x1 , . . . , xn−1 , . . . ) ,


170 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

che è un’isometria tra `2 e il sottospazio chiuso costituito da tutti gli elementi di `2


la cui prima entrata è nulla (quindi non è suriettivo). Per uno studio dettagliato
di tale operatore, rimandiamo all’Esercizio 8.7.

Soluzione dell’Esercizio 5.26.


Supponiamo, per assurdo, che T non sia limitato. Allora per ogni n ∈ N esiste
zn ∈ X \ {0} tale che
kT (zn )kY > n kzn kX .
Posto
zn
xn := ,
kzn kX
per ogni n ∈ N abbiamo

kxn kX = 1 , kT (xn )kY > n . (5.15)

La successione {xn } è banalmente limitata. Poiché X è riflessivo, esistono una


sottosuccessione {xnk } ⊂ {xn } e x ∈ X tali che {xn } converge debolmente a x in
X. Allora
xnk − x * 0 debolmente in X .
k→∞

Dunque, grazie alle ipotesi,

T (xnk − x) * 0 debolmente in Y .
k→∞

Sfruttando nuovamente la linearità di T , deduciamo che

T (xnk − x) = T (xnk ) − T (x) ∀k ∈ N .

Questo implica che {T (xnk )} è debolmente convergente a T (x) in Y . In particolare


{T (xnk )} è limitata, cioè esiste M > 0 tale che

kT (xnk )kY ≤ M ∀k ∈ N .

Ciò tuttavia contraddice la (5.15).

Soluzione dell’Esercizio 5.27.


Ricordiamo che
dist(H, 0) = inf kxk .
x∈H

Quindi la conclusione segue se dimostriamo che


1
= inf kxk .
kT kE ∗ x∈H

A tale scopo, osserviamo che, essendo T non identicamente nullo,

|T (x)| |T (x)| 1
kT kE ∗ = sup = sup = sup .
x∈E\{0} kxk x∈E\Ker(T ) kxk x∈E\Ker(T ) x

T (x)
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 171

x
Per ogni x ∈ E \ Ker(T ), poniamo y := T (x) . Evidentemente T (y) = 1 ovvero
y ∈ H, da cui
1 1 1
kT kE ∗ = sup = sup = ,
x∈E\Ker(T )
x y∈H kyk inf y∈H kyk
T (x)

cioè la tesi.

Soluzione dell’Esercizio 5.28.


Dimostriamo che (i)⇒(ii). Per ogni λ1 , . . . , λn ∈ R si ha

|λ1 c1 + . . . + λn cn | = |λ1 T (x1 ) + . . . λn T (xn )|


= |T (λ1 x1 + . . . + λn xn )|
≤ kT kE ∗ kλ1 x1 + . . . + λn xn k ≤ kλ1 x1 + . . . λn xn k .

Ora, viceversa, supponiamo che valga (ii). Siano

V := Span{x1 , . . . , xn }

e
L ∈ V ∗ tale che L(xi ) = ci ∀i = 1, . . . , n .
Tale L esiste ed è univocamente determinato. Infatti, fissata in V la base B :=
{x1 , . . . , xn } e in R la base C := {1}, L è l’applicazione lineare rappresentata,
rispetto a B e C, univocamente dalla matrice 1 × n
 
A := c1 c2 . . . cn .

Dunque Pn
|L( k=1 λk xk )|
kLkV ∗ = sup Pn
(λ1 ,...,λn )∈Rn \{0} k k=1 λk xk k
Pn
| k=1 λk ck |
= sup Pn ≤ 1.
(λ1 ,...,λn )∈Rn \{0} k k=1 λk xk k

Grazie al teorema di Hahn-Banach, esiste T ∈ E ∗ , estensione di L, tale che

kT kE ∗ = kLkV ∗ .

Dunque (i) è verificata.

Soluzione dell’Esercizio 5.29.


(i) Fissiamo x ∈ E. Sia
ϕ:C→R
y 7→ ϕ(y) := kx − yk .
Osserviamo che, in virtù del teorema di Milman-Pettis (vedere [1, Theorem 3.31]),
E è riflessivo. Pertanto, grazie alla semi-continuità inferiore della norma rispetto
172 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

alla convergenza debole e al fatto che C, essendo convesso, è anche chiuso debol-
mente (vedere [1, Theorem 3.7]), non è difficile dimostrare che esiste ȳ ∈ C tale
che
kx − ȳk = inf ϕ(y) = dist(x, C) .
y∈C

Mostriamo che tale ȳ è univocamente determinato. Infatti, supponiamo per as-


surdo che esistano y1 , y2 ∈ C, con y1 6= y2 , tali che

kx − y1 k = kx − y2 k = dist(x, C) .

Sia
y1 + y2
ξ := .
2
Poiché C è convesso, si ha che ξ ∈ C. Grazie all’uniforme convessità di E, esiste
δ ∈ (0, 1) tale che

y1 − x y2 − x
kξ − xk = + ≤ dist(x, C) − δ dist(x, C) < dist(x, C) ,
2 2

ma questo è impossibile. Dunque ȳ ∈ C è unico, e risulta quindi ben definita la


mappa
PC (x) := ȳ .
(ii) Siano x ∈ E e {yn } ⊂ C una successione minimizzante, ossia

lim kx − yn k = inf kx − yk = dist(x, C) =: d .


n→∞ y∈C

Affermiamo che {yn } è una successione di Cauchy. Infatti, supponiamo per as-
surdo che non lo sia. Pertanto esiste ε > 0 tale che per ogni ν ∈ N si ha

kym − yn k > ε per certi m, n > ν .

Inoltre, per ogni σ ∈ (0, 1) esiste νe ∈ N tale che

kyn − xk < d + σ ∀ n ≥ νe .

Pertanto
(yn − x) ∈ Bd+σ (0) ∀ n ≥ νe .
Siano m̄, n̄ ∈ N, con m̄, n̄ ≥ νe, tali che

kym̄ − yn̄ k > ε .

Abbiamo che
kyn̄ − xk < d + σ , kym̄ − xk < d + σ ,
e
k(yn̄ − x) − (ym̄ − x)k > ε .
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 173

Visto che E è uniformemente convesso e σ ∈ (0, 1), esiste δ > 0 (dipendente solo
da ε, d) tale che

(yn̄ − x) + (ym̄ − x)
≤ d + σ − δ(d + σ) ,
2

ossia
yn̄ + ym̄
− x ≤ d + σ − δ(d + σ) .
2

Possiamo scegliere σ > 0 così che

σ − δ(d + σ) < 0 .

Questo implica che


yn̄ + ym̄
− x
< d.
2
yn̄ +ym̄
Ciò è tuttavia assurdo perché, essendo C convesso, 2 ∈ C. Dunque {yn } è di
Cauchy. Perciò esiste y̌ ∈ E tale che

yn −→ y̌ in E .
n→∞

Affermiamo che
y̌ = PC (x) .
Infatti,
ky̌ − xk = lim kyn − xk = dist(x, C) = kx − PC (x)k .
n→∞

Quindi, grazie al punto (i),


y̌ = PC (x) .
(iii) Sia {xn } ⊂ E tale che
xn −→ x in E .
n→∞

Definiamo

an := kxn − PC (xn )k = dist(xn , C) , bn := kx − PC (xn )k ∀n ∈ N .

Supponiamo dapprima che x ∈ C. In tal caso,

d = 0, PC (x) = x .

Dunque
kPC (xn ) − PC (x)k ≤ an + kxn − xk ∀n ∈ N .
Ricordiamo che ζ 7→ dist(ζ, C) è continua (come semplice conseguenza della disu-
guaglianza triangolare si verifica che è addirittura 1-Lipischitz, si veda anche la
soluzione dell’Esercizio 6.47). Pertanto

an −→ d = 0 .
n→∞
174 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Di conseguenza
kPC (xn ) − PC (x)k −→ d = 0 .
n→∞

Supponiamo ora che x 6∈ C. Essendo C chiuso, si ha d > 0. Ipotizziamo per


assurdo che {PC (xn )} non converga a PC (x). Quindi, a meno di sottosuccessioni,
esiste ε > 0 tale che
kPC (xn ) − PC (x)k > ε ∀n ∈ N .
Grazie alla disuguaglianza triangolare, abbiamo che

bn ≤ an + kxn − xk ∀n ∈ N .

Poiché
an −→ d , xn −→ x ,
n→∞ n→∞

per qualunque σ ∈ (0, 1) esiste ν ∈ N tale che

bn ≤ d + σ ∀n ≥ ν .

Osserviamo che
bn ≥ d > 0 ∀n ∈ N ,
perché x 6∈ C . Definiamo

x − PC (x) x − PC (xn )
ξn := , ζn := ∀n ∈ N .
bn bn

Notiamo che, per definizione di PC e bn ,

kξn k ≤ 1 , kζn k = 1 ∀n ∈ N .

Inoltre,
kPC (x) − PC (xn )k ε ε
kξn − ζn k = > ≥ ∀n ≥ ν .
bn bn d+σ
Poiché E è uniformemente convesso, esiste δ ∈ (0, 1) tale che per ogni n ≥ ν si ha

ξn + ζn
2 ≤ 1−δ,

ossia
PC (x) + PC (xn )
− x
< bn − δbn ≤ bn − δd .
2
Quindi, sempre in virtù della disuguaglianza triangolare, per ogni n ≥ ν abbiamo

PC (x) + PC (xn )
− x n < kxn − xk + bn − δd

2

≤ 2kxn − xk + an − δd .
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 175

Conseguentemente, visto che xn → x, esiste n0 ∈ N tale che per ogni n > n0



PC (x) + PC (xn )
− x n < an ,

2

ma questo è impossibile, perché essendo C convesso


PC (x) + PC (xn )
∈C ∀n ∈ N .
2
Soluzione dell’Esercizio 5.30.
Consideriamo T : E → T (E). Notiamo che T (E) è uno spazio di Banach, essendo
un sottospazio chiuso (per ipotesi) dello spazio di Banach F . Quindi T è un ope-
ratore lineare suriettivo tra due spazi di Banach. Per il teorema dell’applicazione
aperta, esiste c > 0 tale che
BcT (E) ⊂ T B1E


(dove BrX denota la palla di centro l’origine e raggio r nello spazio X). Ma T è
compatto, quindi T (B1E ) è un insieme relativamente compatto. Questo implica
che la palla chiusa
T (E)
Bc
sia compatta, e ciò è possibile solo se T (E) ha dimensione finita.
Soluzione dell’Esercizio 5.31.
(i) Per la disuguaglianza triangolare e la limitatezza di {xn } ⊂ X, si ha che

kTn xn − T xkX ≤ k(Tn − T )xn kX + kT (xn − x)kX


≤ kTn − T kL(X) kxn kX + kT kL(X) kxn − xkX → 0
per n → ∞.
(ii) Per ogni x con norma kxkX ≤ 1, grazie alla disuguaglianza triangolare e alla
limitatezza di {Tn } ⊂ L(X), si ha che

kTn Sn xn − T SxkX ≤ kTn (Sn xn − Sx)kX + k(Tn − T )SxkX


≤ kTn kL(X) kSn xn − SxkX + kTn − T kL(X) kSkL(X) kxkX ,

dove abbiamo usato il fatto che Sn xn → Sx (si veda il punto (i)).


Soluzione dell’Esercizio 5.32.
(i) Per ogni x 6= 0 e ϕ ∈ E ∗ , si ha che

|hϕ, xi| ≤ kϕkE ∗ kxk =⇒ sup |hϕ, xi| ≤ kxk .


ϕ∈E ∗
kϕkE ∗ ≤1

D’altra parte, come mostrato nell’Esercizio 5.7, esiste ϕx ∈ E ∗ tale che hϕx , xi =
kxk, e kϕx kE ∗ = 1. Di conseguenza

sup |hϕ, xi| ≥ |hϕx , xi| = kxk .


ϕ∈E ∗
kϕkE ∗ ≤1
176 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Dunque vale l’uguaglianza, ed il sup è effettivamente un max.


(ii) Volendo applicare il teorema di Banach-Steinhaus, consideriamo, per ogni
y ∈ B, l’operatore lineare Ty : E ∗ → R definito da

Ty (ϕ) := hϕ, yi ∀ϕ ∈ E ∗ .

Si noti che E ∗ è uno spazio di Banach. Per ipotesi, supy∈B |Ty (ϕ)| = sup ϕ(B) <
+∞, per ogni ϕ ∈ E ∗ . Il teorema di Banach-Steinhaus afferma quindi che esiste
una costante C > 0 tale che

|hϕ, yi| = |Ty (ϕ)| ≤ CkϕkE ∗ ∀ϕ ∈ E ∗ , ∀y ∈ B .

Dalla caratterizzazione della norma di y data al punto (i), deduciamo che kyk ≤
C, per ogni y ∈ B, e dunque B è limitato.
Soluzione dell’Esercizio 5.33.
Supponiamo che

fn → f in X e D(fn ) = fn0 → g in Y .

Mostrare che D è chiuso equivale a mostrare che g = D(f ) = f 0 . Consideriamo


dunque, per t ∈ [0, 1], il rapporto incrementale di f tra t e t + h: poiché fn → f in
X,
f (t + h) − f (t) fn (t + h) − fn (t)
= lim = lim fn0 (ξh,n ) (5.16)
h n→∞ h n→∞

dove nell’ultima uguaglianza si è usato il teorema di Lagrange, e ξh,n è un op-


portuno punto tra t e t + h, per ogni n ∈ N. Per compattezza, a meno di una
sottosuccessione ξh,n → ξh per n → ∞, per ogni incremento h fissato. Voglia-
mo dimostrare che fn0 (ξh,n ) → g(ξh ) per n → ∞. Questo segue facilmente dalla
convergenza uniforme fn0 → g in Y , e dalla continuità di g ∈ Y :

|fn0 (ξh,n ) − g(ξh )| ≤ |fn0 (ξh,n ) − g(ξh,n )| + |g(ξh,n ) − g(ξh )|


≤ sup |fn0 − g| + |g(ξh,n ) − g(ξh )| −→ 0 .
[0,1] n→∞

Pertanto, dalla (5.16) segue che per ogni t ∈ [0, 1] e per ogni h tale che t+h ∈ [0, 1],
esiste ξh tra t e t + h tale che
f (t + h) − f (t)
= g(ξh ) .
h
Passando al limite per h → 0 (dunque ξh → t), ed usando ancora la continuità di
g, si deduce che f 0 (t) = g(t), come volevasi dimostrare.
Mostriamo ora che D non è continuo. Se fn (x) := sin(nx)/n, allora evidentemente
fn → 0 in X, ma D(fn )(x) = cos(nx) 6→ 0 in Y .
Abbiamo così dimostrato che D è un operatore lineare chiuso ma non continuo
da X in Y . Non c’è contraddizione con il teorema del grafico chiuso, che non
è applicabile in quanto lo spazio X non è uno spazio di Banach. Per verificare
quest’affermazione, occorre esibire una successione di Cauchy in X che non sia
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 177

convergente in X. Ad esempio, sia f ∈ Cc ([0, 1]) \ C 1 ([0, 1]) (dunque f 6∈ X), e con-
sideriamo una successione di mollificatori {ρn } (si veda ad esempio [1, Section
4.4]). Posto fn := ρn ? f (dove ? denota il prodotto di convoluzione, per maggiori
dettagli rimandiamo all’Esercizio 6.20), per le proprietà della convoluzione ab-
biamo che per ogni n abbastanza grande fn ∈ Cc1 ([0, 1]) ⊂ X, fn → f nella norma
del sup su [0, 1], e quindi in particolare {fn } è di Cauchy in X, ma f 6∈ X.

Soluzione dell’Esercizio 5.34.


(i) Siccome C 1 ([0, 1]) ⊂ C 0 ([0, 1]), e k · k∞ è una norma in C 0 ([0, 1]), abbiamo che
k · k∞ è una norma in C 1 ([0, 1]).
Per quanto riguarda N1 , chiaramente N1 (f ) ≥ 0 per ogni f ∈ C 1 , e N1 (λf ) =
|λ|N1 (f ) per ogni f ∈ C 1 e λ ∈ R. Se N1 (f ) = 0, allora in particolare kf k∞ =
0, e quindi f ≡ 0. La validità della disuguaglianza triangolare per N1 segue
direttamente dalla validità della stessa per k · k∞ .
Passiamo infine a N2 . È ovvio che N2 (f ) ≥ 0 per ogni f ∈ C 1 , e N1 (λf ) = |λ|N1 (f )
per ogni f ∈ C 1 e λ ∈ R. Se N2 (f ) = 0, allora f (0) = 0 e kf 0 k∞ = 0, da cui f 0 ≡ 0
in [0, 1], e quindi
Z x
f (x) = f (0) + f 0 (t) dt = 0 (5.17)
0

per ogni x ∈ [0, 1]. Dunque, N2 (f ) = 0 implica f ≡ 0 in [0, 1]. La validità della
disuguaglianza triangolare per N2 segue direttamente dalla validità della stessa
per | · | e per k · k∞ .
(ii) Chiaramente kf k∞ ≤ N1 (f ), per ogni f ∈ C 1 . Quindi, per verificare che k · k∞
e N1 non sono norme equivalenti occorre verificare che non esiste alcuna costante
C > 0 tale che N1 (f ) ≤ Ckf k∞ per ogni f ; questo equivale a dire che esiste una
successione {fn } ⊂ C 1 ([0, 1]) \ {0} tale che

N1 (fn )
→ +∞
kfn k∞

per n → ∞. Per esempio, fn (x) := sin(nx) soddisfa tale condizione.


Mostriamo ora che N1 e N2 sono equivalenti. Per definizione N2 (f ) ≤ N1 (f ), per
ogni f ∈ C 1 . D’altra parte, se f ∈ C 1 , allora vale la prima uguaglianza nella
(5.17), da cui segue che
Z x
kf k∞ ≤ |f (0)| + sup |f 0 (t)| dt ≤ N2 (f ) ,
x∈[0,1] 0

per ogni f ∈ C 1 . Ma allora

N1 (f ) ≤ N2 (f ) + kf 0 k∞ ≤ 2N2 (f ) ∀f ∈ C 1 ([0, 1]) .

A questo punto possiamo direttamente dedurre che N2 non è equivalente a k · k∞ .


Infatti, se così fosse, esisterebbe C > 0 tale che N2 (f ) ≤ Ckf k∞ per ogni f ∈ C 1 .
Ma allora N1 (f ) ≤ 2N2 (f ) ≤ 2Ckf k∞ per ogni f ∈ C 1 , in contraddizione con
quanto visto in precedenza.
178 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(iii) La dimostrazione del fatto che (C 1 ([0, 1]), k · k∞ ) non è uno spazio di Banach
è stata data nell’Esercizio 5.33. Mostriamo che, al contrario, (C 1 ([0, 1]), N1 ) è uno
spazio di Banach. Sia {fn } ⊂ C 1 una successione di Cauchy. Allora {fn } e {fn0 }
sono due successioni di Cauchy in (C 0 ([0, 1]), k · k∞ ), che è completo. Pertanto,
esistono due funzioni f, g ∈ C 0 ([0, 1]) tali che fn → f e fn0 → g rispetto alla
norma k · k∞ . Come mostrato nell’Esercizio 5.33, si ha che f è derivabile, e f 0 = g
in [0, 1]. Abbiamo così dimostrato che, data una successione di Cauchy {fn } in
(C 1 ([0, 1]), N1 ), esiste una funzione f ∈ C 1 ([0, 1]) tale che
N1 (fn − f ) = kfn − f k∞ + kfn0 − f 0 k∞ → 0
per n → ∞, che dimostra che (C 1 ([0, 1]), N1 ) è uno spazio di Banach. Essendo N1
e N2 norme equivalenti, segue direttamente che anche lo spazio (C 1 ([0, 1]), N2 ) è
di Banach. Infatti, se {fn } è una successione di Cauchy in (C 1 ([0, 1]), N2 ), poiché
N1 (f ) ≤ 2N2 (f ) per ogni f ∈ C 1 , si ha che {fn } è di Cauchy in (C 1 ([0, 1]), N1 ).
Ma allora esiste f ∈ C 1 tale che N1 (fn − f ) → 0. Di conseguenza, N2 (fn − f ) ≤
N1 (fn − f ) → 0, cioè fn → f rispetto a N2 .
Soluzione dell’Esercizio 5.35.
(i) Supponiamo che x sia un punto interno di V . Dunque esiste una palla
Br (x) := {y ∈ X : ky − xk < r}
contenuta in V . Poiché V è chiuso rispetto alla somma di vettori, ne consegue
che, se y ∈ Br (x) ⊂ V , allora anche y − x ∈ V . Questo dimostra che
Br (0) = Br (x) − x ⊂ V ,
cioè V contiene una palla centrata nell’origine. Sia allora z ∈ X, ed osserviamo
che
r z
zb := ∈ Br (0) ⊂ V .
2 kzk
Poiché V è chiuso rispetto alla moltiplicazione per uno scalare, ne consegue che
anche
2kzk
z= zb ∈ V .
r
Per l’arbitrarietà di z, deduciamo che tutti i punti di X sono contenuti in V , cioè
V = X.
(ii) Ricordiamo che {ei : i ∈ I} è una base di Hamel per X se ogni elemento
di X si esprime in modo unico come combinazione lineare (finita) degli {ei }. Ora,
supponiamo per assurdo che I sia numerabile, cosicché non è restrittivo supporre
I = N. Consideriamo i seguenti sottospazi di X:
Xn := Span{e0 , . . . , en } , n ∈ N.
S
Evidentemente X = n Xn . Notiamo che ciascun Xn è un sottospazio chiuso di
X, essendo di dimensione finita. Pertanto, per il teorema di Baire, almeno uno
degli Xn ha interno non vuoto, diciamo che X̊n0 6= ∅ per qualche n0 ∈ N. D’altra
parte, dal punto (i) sappiamo che ciò implica Xn0 = X, che è assurdo essendo X
infinito-dimensionale.
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 179

Soluzione dell’Esercizio 5.36.


(i) Poiché D(B) è denso in (D(A), k · kA ), dato un arbitrario x ∈ D(A) esiste una
successione yn ∈ D(B) tale che
lim kyn − xkA = 0 ;
n→∞

in particolare, la successione {yn } è di Cauchy in (D(A), k · kA ). D’altro canto, se


le norme k · kA e k · kB sono equivalenti, tale successione è di Cauchy anche in
(D(B), k · kB ), di conseguenza esisterà y ∈ D(B) tale che
lim kyn − ykB = 0 =⇒ lim kyn − ykA = 0 ,
n→∞ n→∞

ma quindi necessariamente x = y, ovvero x ∈ D(B). Essendo x un generico


elemento di D(A), concludiamo che D(A) = D(B).
(ii) Se A e B coincidono, in particolare deduciamo che D(B) = D(A), dotato della
norma k · kA , è uno spazio di Banach. D’altronde è sempre uno spazio di Banach
con la norma k · kB . Essendo Y immerso con continuità in X, esiste una costante
C > 0 tale che
kykX ≤ C kykY ∀y ∈ Y ,
da cui
kykA = kykX + kAykX ≤ C kykY + kAykX
= C kykY + kBykX
≤ (C + 1) kykB ∀y ∈ D(B) .
Grazie al teorema della mappa aperta, essendo D(B) di Banach sia rispetto a
k · kA che rispetto a k · kB , deduciamo che esiste anche una costante C
e > 0 tale
che
kykB ≤ Ce kyk
A ∀y ∈ D(B) ,
e quindi le due norme sono equivalenti.
Soluzione dell’Esercizio 5.37.
(i) Essendo X infinito-dimensionale, esiste un insieme Y ⊂ X infinito (base di
Hamel) tale che ogni x ∈ X si può scrivere in maniera univoca (al netto di coef-
ficienti nulli) come combinazione lineare di un numero finito di elementi di Y ,
ovvero esistono n ∈ N, y0 , . . . , yn ∈ Y e α0 , . . . , αn ∈ R (dipendenti da x) tali che
n
X
x= αk yk .
k=0

Poiché Y è un insieme infinito, in particolare esiste una successione di elementi


{zk } ⊂ Y tutti diversi tra loro. Definiamo ora l’operatore seguente:
T y := y se y ∈ Y \ {zk } , T zk := (k + 1) zk ∀k ∈ N , (5.18)
e lo estendiamo per linearità su tutto X come
n
X
T x := αk T yk , T0 = 0.
k=0
180 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Per costruzione l’operatore T è lineare, tuttavia è illimitato in quanto


kT xkX kT zk kX
sup ≥ sup = sup (k + 1) = +∞ .
x∈X\{0} kxkX k∈N kzk kX k∈N

Infine, l’operatore è una biiezione in X poiché, grazie alla (5.18), abbiamo


1
T −1 y = y se y ∈ Y \ {zk } , T −1 zk = zk ∀k ∈ N ,
k+1
e di conseguenza, sempre per linearità, è facile verificare che T ammette come
inverso l’operatore
n
X
T −1 x = αk T −1 yk , T −1 0 = 0 ,
k=0

e perciò è effettivamente biunivoco.


(ii) È sufficiente dotare X della norma

kxk? := kT xkX ∀x ∈ X .

Non è difficile verificare che k · k? è effettivamente una norma, in virtù del fatto
che T è lineare e iniettivo. Osserviamo che k · k? non è equivalente a k · kX poiché,
se così fosse, in particolare esisterebbe una costante C > 0 tale che

kxk? = kT xkX ≤ C kxkX ∀x ∈ X ,

ma ciò implicherebbe che T è limitato, che è un assurdo. Infine, se {xn } è un’ar-


bitraria successione di Cauchy in (X, k · k? ), allora {T xn } è una successione di
Cauchy in (X, k · kX ), di conseguenza esiste x
b ∈ X tale che

lim kT xn − x
bkX = 0 ,
n→∞

il che equivale a
bkX = lim T xn − T T −1 x

lim kT xn − x b X
n→∞ n→∞
= lim T xn − T −1 x

b X
n→∞
= lim xn − T −1 x

b ? = 0 ,
n→∞

ovvero la successione {xn } è convergente in (X, k · k? ). Deduciamo quindi che


anche tale spazio normato è di Banach.
Soluzione dell’Esercizio 5.38.
(i) La linearità dei funzionali segue immediatamente dalla linearità dell’inte-
grale e dell’operazione che a una funzione associa il suo valore in un punto.
Dimostriamo che sono continui, ovvero limitati. Abbiamo:
Z 1 Z 1

|Λ∞ (f )| = f (0) − f (x) dx ≤ |f (0)| + |f (x)| dx
0 0
≤ 2 kf k∞ ∀f ∈ X ,
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 181

mentre
Z 1 Z 1
|Λn (f )| = f (0) − f (x) dx ≤ |f (0)| + |f (x)| dx

1 1
n n

≤ 2 − n1 kf k∞ ∀f ∈ X .


Mostriamo che la norma di Λ∞ è effettivamente 2. A tale scopo, scegliamo la


seguente successione di funzioni continue di norma infinito uguale a 1:
(
1 − 2kx se x ∈ 0, k1
 
fk (x) :=  ∀k ∈ N \ {0, 1} ,
−1 se x ∈ k1 , 1

e osserviamo che
1
Z Z 1
k 1
Λ∞ fk = 1 − (1 − 2kx) dx − (−1) dx = 2 − ,
0 1
k
k

da cui
lim Λ∞ fk = 2 .
k→∞

Poiché sappiamo già che kΛ∞ kX ∗ ≤ 2, deduciamo che effettivamente kΛ∞ kX ∗ = 2.


Analogamente, per mostrare che la norma di Λn è uguale a 2 − 1/n, è sufficiente
osservare che Z 1
1
Λn fn = 1 − (−1) dx = 2 − .
1
n
n
(ii) Abbiamo appena dimostrato che la norma di Λn viene realizzata proprio dalla
funzione fn . Al contrario, la norma di Λ∞ non può essere realizzata. Infatti, se
per assurdo esistesse una funzione f? ∈ X, tale che kf? k∞ = 1 e
Z 1
Λ∞ f? = f? (0) − f? (x) dx = 2 , (5.19)
0

allora necessariamente f? (0) = 1, dato che |Λ∞ f? | ≤ |f? (0)| + 1 e |f? (0)| ≤ 1. Ma
quindi, essendo f? continua, esisterà ε > 0 (abbastanza piccolo) tale che f (x) ≥
1/2 per ogni x ∈ [0, ε], da cui (si ricordi che |f? (x)| ≤ 1 per ogni x ∈ [0, 1])
Z ε Z 1
ε 3ε
Λ∞ f? = 1 − f? (x) dx − f? (x) dx ≤ 1 − +1−ε=2− ,
0 ε 2 2

in contraddizione con la (5.19).


(iii) Per ogni f ∈ X, abbiamo:
Z 1
n kf k

|Λn f − Λ∞ f | = f (x) dx ≤ ,

0 n

da cui
1
kΛn − Λ∞ kX ∗ ≤ −→ 0 .
n n→∞
182 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 5.39.


Scelto X = C 0 ([0, 1]), nell’Esercizio 5.38 abbiamo visto che la norma in X ∗ del
funzionale Λ∞ non è realizzata. Al contrario, è facile verificare che le norme dei
funzionali Z 1
Λ? f := f (0) e Λ# f := f (x) dx ∀f ∈ X
0
sono realizzate (in entrambi i casi dalla funzione f ≡ 1). D’altro canto Λ∞ =
Λ? − Λ# , perciò se X ∗ fosse un sottospazio allora Λ∞ ∈ X ∗ , ma questo è assurdo
perché, come detto, la norma di Λ∞ non è realizzata. Analogamente, abbiamo
osservato sempre nell’Esercizio 5.38 che Λn ∈ X ∗ e Λn → Λ∞ in X ∗ . Di conse-
guenza, se X ∗ fosse un sottoinsieme chiuso di X ∗ necessariamente Λ∞ ∈ X ∗ , che
è di nuovo assurdo. Concludiamo quindi che, in generale, X ∗ non è un sottospazio
di X ∗ e non è chiuso.
Se X è uno spazio di Banach riflessivo, il problema non si pone: in tal caso ogni
Λ ∈ X ∗ realizza la norma, perciò X ∗ = X ∗ (in particolare è uno spazio vettoriale
ed è chiuso). Diamo una rapida dimostrazione di questo fatto noto. Dato Λ ∈ X ∗ ,
sia {xn } ⊂ X una successione tale che kxn kX = 1 per ogni n e
lim Λxn = kΛkX ∗ .
n→∞

Essendo X riflessivo e {xn } limitata, esiste sempre un’estratta {xnk } che conver-
ge debolmente a qualche x ∈ X, da cui, in virtù della precedente identità,
Λx = lim Λxnk = kΛkX ∗ .
k→∞

D’altro canto, grazie alla semi-continuità inferiore debole della norma,


kxkX ≤ lim inf kxnk kX = 1 ,
k→∞

quindi x realizza la norma di Λ essendo un elemento della palla unitaria di X


tale che Λx = kΛkX ∗ .
Ricordiamo che, in realtà, tale proprietà è una caratterizzazione degli spazi ri-
flessivi (Teorema di James, si veda [1, Remark successivo al Corollary 1.4])
Soluzione dell’Esercizio 5.40.
(i) Essendo lineare, se T è limitato allora è anche continuo. Siccome X
e è denso in
X, per ogni x ∈ X esiste una successione {xn } ⊂ X tale che limn→∞ kxn − xkX =
e
0, da cui
0 = lim kT xn − T xkY = lim k−T xkY = kT xkY ,
n→∞ n→∞
ovvero T è identicamente nullo.
(ii) Siano f1 , f2 ∈ X, e α, β ∈ R. Grazie alla linearità dell’operazione “derivata
n-esima”, per ogni t ∈ [a, b] abbiamo:
dn
 n
dn

d
lim (αf1 (t) + βf2 (t)) = lim α f 1 (t) + β f2 (t)
n→∞ dtn n→∞ dtn dtn
n
d dn
= α lim f 1 (t) + β lim f2 (t)
n→∞ dtn n→∞ dtn
= αT f1 (t) + βT f2 (t) .
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 183

D’altro canto una combinazione lineare di funzioni continue è a sua volta conti-
nua, perciò deduciamo che αT f1 + βT f2 ∈ Y e quindi anche la funzione αf1 + βf2
appartiene a X. Inoltre, l’identità appena ottenuta mostra che

T (αf1 + βf2 ) = αT f1 + βT f2 ,

ovvero T è un operatore lineare.


(iii) Possiamo scegliere come X e il sottospazio vettoriale costituito da tutti i poli-
nomi ristretti all’intervallo [a, b]. Evidentemente, se P ∈ X e allora P ∈ C ∞ ([a, b])
e
dn
P (t) = 0 ∀t ∈ [a, b] , ∀n > nd ,
dtn
dove nd ∈ N è il grado del polinomio P . In particolare, mandando n → ∞, dedu-
ciamo che P ∈ X e T P = 0. D’altro canto il teorema di Stone-Weierstrass assicura
e sia denso in (C 0 ([a, b]), k · k∞ ), quindi è anche denso in (X, k · k∞ ). Tuttavia,
che X
T non è l’operatore identicamente nullo; infatti,

dn t
e = et ∀t ∈ [a, b] , ∀n ∈ N+ ,
dtn
da cui et ∈ X e T et = et 6≡ 0. Alla luce di questo risultato e del punto (i),
osserviamo infine che T è necessariamente illimitato.

Soluzione dell’Esercizio 5.41.


(i) Ricordiamo che un sottospazio chiuso di uno spazio di Banach è a sua volta
uno spazio di Banach. Di conseguenza, essendo Z per definizione un sottospazio
di X, se fosse chiuso sarebbe a sua volta di Banach. Tuttavia, per costruzione,
ogni elemento z ∈ Z si scrive in modo univoco (al netto di coefficienti nulli) come
N
X
z= αk ynk ,
k=0

per opportuni N ∈ N, {nk }k=0,...,N ⊂ N e coefficienti {αk }k=0,...,N ⊂ R. Ma que-


sto significa esattamente che {yn } ⊂ Z è una base di Hamel numerabile per
Z. Ricordiamo tuttavia che, dal teorema delle categorie di Baire, uno spazio di
Banach infinito-dimensionale non può avere una base di Hamel numerabile (si
veda l’Esercizio 5.35), quindi deduciamo che Z non è di Banach e perciò non è un
sottospazio chiuso di X, da cui esiste necessariamente z0 ∈ Z \ Z.
(ii) Essendo Y una base di Hamel per X e z0 6= 0 (si noti che 0 ∈ Z), esistono
N ∈ N, {eyk }k=0,...,N ⊂ Y (diversi tra loro) e coefficienti {βk }k=0,...,N ⊂ R \ {0} tali
che
XN
z0 = βk yek .
k=0

Dato che z0 6∈ Z, esisterà almeno un elemento yek0 6∈ {yn } (altrimenti z0 sarebbe


combinazione lineare di elementi di {yn } e quindi apparterrebbe a Z). Indichiamo
184 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

tale elemento con ye e osserviamo che


N
z0 X βk
ye = − yek .
βk0 βk0
k=0
k6=k0

Grazie a questa relazione, è chiaro che ogni x ∈ X si può scrivere anche come
combinazione lineare di elementi di Ye . Mostriamo che tale combinazione lineare
è unica, e che quindi effettivamente anche Ye è una base di Hamel per X. Se così
non fosse, ciò equivarrebbe ad affermare che esiste una combinazione lineare
nulla, non banale, di elementi di Ye , ovvero
N
X
0= γk ybk
k=0

per opportuni N ∈ N, {b yk }k=0,...,N ⊂ Ye (diversi tra loro) e coefficienti {γk } ⊂


R \ {0}. Almeno uno di tali ybk deve coincidere con z0 , altrimenti esisterebbe una
combinazione lineare nulla, non banale, di elementi di Y , il che è impossibile
dato che Y è una base di Hamel. D’altronde, questo significherebbe che z0 è una
combinazione lineare di elementi di Y \ {e y }, e ciò è assurdo poiché, per ipotesi,
nello sviluppo di z0 rispetto alla base Y appare necessariamente (con coefficiente
non nullo) l’elemento ye.
(iii) È facile verificare che il funzionale è lineare, dato che se
N1
X N2
X
x1 = αx1 z0 + αk1 yk1 e x2 = αx2 z0 + αk2 yk2
k=0 k=0

per opportuni N1 , N2 ∈ N, {yk1 }k=0,...,N1 , {yk2 }k=0,...,N2 ⊂ Ye (diversi tra loro e da


z0 ) e coefficienti αx1 , αx2 ∈ R, {αk1 }k=0,...,N1 , {αk2 }k=0,...,N2 ⊂ R, allora per ogni
λ1 , λ2 ∈ R abbiamo
N1
X N2
X
λ1 x1 + λ2 x2 = (λ1 αx1 + λ2 αx2 ) z0 + λ1 αk1 yk1 + λ2 αk2 yk2 ,
k=0 k=0

quindi chiaramente Λ(λ1 x1 +λ2 x2 ) = λ1 Λx1 +λ2 Λx2 . Per dimostrare che Λ ha un
nucleo denso basta osservare che, per definizione, tale funzionale è identicamente
nullo sullo spazio vettoriale W generato da Ye \ {z0 }. Tuttavia, poiché Z ⊂ W e
z0 ∈ Z, abbiamo che z0 ∈ W ; quindi W contiene lo spazio vettoriale generato da
W ∪ {z0 } = Ye , ovvero X. L’unica possibilità è quindi che W = X.
Soluzione dell’Esercizio 5.42.
(i) Consideriamo,
Pm ad esempio, la norma costruita associando a un polinomio
n
P (x) := a
n=0 n x , m ∈ N, la corrispondente norma `1 dei suoi coefficienti,
ovvero
m
X
kP k := |an | .
n=0
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 185

Sia {P (k) } la seguente successione di polinomi:


k
(k)
X 1
P (x) := 2
xn ∀k ∈ N .
n=0
(n + 1)

Tale successione è di Cauchy. Infatti, dati k 0 > k, abbiamo:


k0 ∞

(k) (k0 )
X 1 X 1
P (x) − P (x) = ≤ ,

(n + 1) 2 (n + 1)2
n=k+1 n=k+1

e mandando k → ∞ il membro destro tende a zero. Tuttavia, questa stessa suc-


Pmconvergere a nessun polinomio rispetto a k · k. Infatti, per ogni
cessione non può
fissato P (x) = n=0 an xn , abbiamo:
m k

(k)
X 1 X 1
P − P = − a + ∀k > m ,

n

(n + 1)2 (n + 1)2
n=0 n=m+1

da cui

X 1
lim inf P (k) − P ≥ > 0.

k→∞
n=m+1
(n + 1)2

(ii) È una conseguenza diretta del teorema delle categorie di Baire. Infatti, l’in-
sieme dei monomi {xn } è una base di Hamel numerabile per P(R), dato che per
ogni polinomio P (x) ∈ P(R) esistono m ∈ N (il grado del polinomio) e un’unica
sequenza di coefficienti {an }n=0,...,m ⊂ R tali che
m
X
P (x) = a n xn ∀x ∈ R .
n=0

Quindi, quale che sia la norma di cui dotiamo P(R), tale spazio ammetterà sem-
pre una base di Hamel numerabile, perciò è di prima categoria e di conseguenza
non di Banach (si veda anche l’Esercizio 5.35).
Soluzione dell’Esercizio 5.43.
Dimostriamo anzitutto che se W è denso, allora l’estensione è unica. Sia infatti
b ∈ V ∗ una qualsiasi altra estensione di Λ; per definizione, sappiamo già che
Λ
Λw
e = Λw b per ogni w ∈ W . D’altro canto, per ogni v ∈ V \W esiste una successione
{wn } ⊂ W tale che limn→∞ kwn − vk = 0. Di conseguenza, grazie alla continuità
di Λ
e e Λ,
b deduciamo che

Λv
e = lim Λw
e n = lim Λw
b n = Λv
b ,
n→∞ n→∞

ovvero Λ
e e Λb coincidono anche su V \ W , quindi sono effettivamente lo stesso
funzionale.
Per dimostrare il viceversa, è sufficiente far vedere che se W non è denso allora
Λ ammette più estensioni. A tale scopo, conviene procedere in modo simile alla
186 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

prima parte della classica dimostrazione del teorema di Hahn-Banach. Non es-
sendo W denso, esisteranno necessariamente un elemento v ∈ V \ W e ε > 0 tali
che
kv − wk > ε ∀w ∈ W .
Denotiamo con Z lo spazio vettoriale generato da {v} e W , ovvero

Z := {z ∈ V : z = w + λ v per qualche w ∈ W e λ ∈ R} .

È facile verificare che ogni z ∈ Z è associato univocamente a una coppia (w, λ) ∈


W × R. Fissato β ∈ R, consideriamo il seguente funzionale:

Λβ z := Λw + βλ ∀z ∈ Z .

Osserviamo che Λβ è ben definito e lineare per costruzione, inoltre è un’estensio-


ne di Λ dato che z ∈ W se e solo se λ = 0. Dobbiamo quindi solo verificare che Λβ
è limitato, cioè che esiste una costante C ≥ kΛkW ∗ tale che

|Λβ z| ≤ C kzk ∀z ∈ Z ,

e ciò è equivalente a

|Λw + βλ| ≤ C kw + λvk ∀(w, λ) ∈ W × R .

Essendo W un sottospazio, dividendo per λ 6= 0 deduciamo che quest’ultima


disuguaglianza è a sua volta equivalente a

|Λw + β| ≤ C kw + vk ∀w ∈ W ,

ovvero (scambiando w con −w)

Λw − C kv − wk ≤ β ≤ Λw + C kv − wk ∀w ∈ W .

Tali disuguaglianze sono certamente soddisfatte se

kΛkW ∗ kwk − C kv − wk ≤ β ≤ −kΛkW ∗ kwk + C kv − wk ∀w ∈ W ,

che in virtù della disuguaglianza triangolare è a sua volta soddisfatta se

kΛkW ∗ kvk − (C − kΛkW ∗ ) kv − wk ≤ β


(5.20)
≤ −kΛkW ∗ kvk + (C − kΛkW ∗ ) kv − wk

per ogni w ∈ W . Ricordando che kv − wk > ε, non è difficile controllare che la


scelta
kΛkW ∗ kvk + |β|
C = kΛkW ∗ +
ε
rende valida la (5.20). Abbiamo quindi mostrato che per ogni β ∈ R il funzionale
Λβ è limitato in Z; grazie al teorema di Hahn-Banach, esiste un funzionale Λ eβ ∈

V che lo estende, e che quindi in particolare è un’estensione di Λ. Dato che a
β diversi corrispondono funzionali Λe β diversi (perché in particolare lo sono sullo
spazio vettoriale generato da {v}), abbiamo così costruito infinite estensioni di Λ.
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 187

Soluzione dell’Esercizio 5.44.


Siccome ogni successione convergente è in particolare limitata, sappiamo che

sup kan Tn xkY = sup k(an Tn ) xkY < +∞ ∀x ∈ X .


n∈N n∈N

Di conseguenza, il teorema di Banach-Steinhaus applicato alla successione di


operatori {an Tn } assicura che

sup kan Tn kL(X,Y ) = sup |an | kTn kL(X,Y ) < +∞ ,


n∈N n∈N

e quindi
lim sup |an | kTn kL(X,Y ) < +∞ ,
n→∞

ma poiché la successione {an } è divergente, ciò implica necessariamente che


limn→∞ kTn kL(X,Y ) = 0. Nel ragionamento, è fondamentale che la successione
{an } sia indipendente da x. Infatti, consideriamo una qualsiasi successione di
operatori tale che
lim Tn x = 0 ∀x ∈ X .
n→∞

Sappiamo che, in generale, ciò non implica che limn→∞ kTn kL(X,Y ) = 0 (si pensi a
una successione di funzionali che converge a zero debolmente∗ ma non in norma).
Tuttavia, scegliendo ad esempio
 q −1
1
an := n+1 + kTn xkY −→ +∞ ,
n→∞

otteniamo
kTn xkY q
kan Tn xkY = 1
p ≤ kTn xkY −→ 0 .
n+1 + kTn xkY n→∞

Ovviamente, in questo caso, la successione {an } dipende in modo cruciale dall’e-


lemento x fissato.

Soluzione dell’Esercizio 5.45.


Grazie al teorema di Hahn-Banach, sappiamo che

sup |Λx| = kxk1 < +∞ ∀x ∈ X


Λ∈(X,k·k1 )∗ : kΛk(X,k·k1 )∗ =1

(si veda anche l’Esercizio 5.32). In particolare, siccome per ipotesi

Λ ∈ (X, k · k1 )∗ : kΛk(X,k·k1 )∗ = 1 ⊂ (X, k · k2 )∗ ,




dal teorema di Banach-Steinhaus possiamo dedurre che esiste una costante C >
0 indipendente da x tale che

sup |Λx| ≤ C kxk2 ∀x ∈ X ,


Λ∈(X,k·k1 )∗ : kΛk(X,k·k1 )∗ =1
188 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

ovvero
kxk1 ≤ C kxk2 ∀x ∈ X .
D’altro canto, dal teorema della mappa aperta, sappiamo che due norme che ren-
dono uno stesso spazio di Banach o sono equivalenti oppure non sono ordina-
te (a meno di costanti), quindi in questo caso devono necessariamente essere
equivalenti. In particolare, a posteriori la (5.2) è un’identità.

Soluzione dell’Esercizio 5.46.


(i) Fissato un qualsiasi x ∈ Ω, se x 6∈ Ωn per ogni n ∈ N allora evidentemente
f (x) = g(x) = 0. Se invece esiste n0 ∈ N tale che x ∈ Ωn0 allora, essendo gli
insiemi Ωn mutuamente disgiunti, f (x) = an0 e g(x) = bn0 , in ogni caso |f (x)| ≤ 1
e |g(x)| ≤ 1 dato che an0 e bn0 possono assumere solo i valori 0 o 1. Questo mostra
che kf k∞ ≤ 1 e kgk∞ ≤ 1. Se le due successioni {an } e {bn } sono diverse, significa
che esiste n1 ∈ N tale che |an1 − bn1 | = 1, da cui

kf − gk∞ = sup k(an − bn ) χΩn k∞ = sup |an − bn | ≥ |an1 − bn1 | = 1 ,


n∈N n∈N

il che dimostra la (5.4) dato che per costruzione vale anche la disuguaglianza
kf − gk∞ ≤ 1.
(ii) Se lo spazio L∞ (Ω) fosse separabile, allora esisterebbe una successione {hk } ⊂
L∞ (Ω) densa. In particolare, per ogni funzione f della forma (5.3), esisterebbe un
intero kf ∈ N tale che
f − hk < 1 .

f ∞
2
Notiamo che la funzione che associa a f l’intero kf è iniettiva: infatti, date due
diverse funzioni f e g della forma (5.3), grazie alla (5.4) e alla disuguaglianza
triangolare abbiamo:

hk − hkg ≥ kf − gk − f − hk − g − hkg
f ∞ ∞ f ∞ ∞
1 1
>1 − 2 − 2 = 0,

da cui necessariamente kf 6= kg . Di conseguenza, la cardinalità dell’insieme di


funzioni della forma (5.3), che coincide con la cardinalità di {0, 1}N , ovvero di R,
sarebbe al più la cardinalità di N, e questo è assurdo.

Soluzione dell’Esercizio 5.47.


Per definizione, sappiamo che esiste una successione di insiemi {Ωn } ⊂ M tale
che
µ(Ωn ) > 0 , Ωn ∩ Ωm = ∅ ∀n, m ∈ N : m 6= n .
Supponiamo dapprima che, inoltre, µ(Ωn ) < +∞ per ogni n ∈ N (vedremo succes-
sivamente come si può rimuovere tale ipotesi). Consideriamo il seguente funzio-
nale: R
f dµ
Λf := lim Ωn ∀f ∈ W , (5.21)
n→∞ µ(Ωn )
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 189

dove W ⊂ L∞ (Ω) è il sottospazio costituito da tutte le funzioni di L∞ (Ω) per le


quali tale limite esiste. È facile verificare che si tratta di un funzionale lineare e
limitato su W . Infatti, dati f, g ∈ W e α, β ∈ R, abbiamo:
R R R !
Ωn
(αf + βg) dµ Ωn
f dµ Ωn
g dµ
lim = lim α +β
n→∞ µ(Ωn ) n→∞ µ(Ωn ) µ(Ωn )
= α Λf + β Λg ;

questo dimostra che W è effettivamente un sottospazio e Λ è lineare. Inoltre,


R R
Ωn
kf k∞ dµ 1 dµ
|Λf | ≤ lim = kf k∞ lim Ωn = kf k∞ ∀f ∈ W ,
n→∞ µ(Ωn ) n→∞ µ(Ωn )

quindi Λ è anche limitato su W . Di conseguenza, il teorema di Hahn-Banach ci


assicura che esiste un elemento di (L∞ (Ω))∗ che lo estende (per semplicità di
notazione continueremo a indicare tale funzionale col simbolo Λ). Supponiamo
ora per assurdo che esista una funzione G ∈ L1 (Ω) che rappresenta Λ, ovvero
Z
Λf = G f dµ ∀f ∈ L∞ (Ω) . (5.22)

Per ogni fissato k ∈ N, scegliamo fk := χEk sign G ∈ L∞ (Ω), dove Ek è il sottoin-


sieme di Ωk in cui G non si annulla, ovvero

Ek := {x ∈ Ωk : |G(x)| > 0} ∀k ∈ N .

Dato che
R R
f dµ
Ωn k
χ dµ
Ωn Ωk µ(Ωk ∩ Ωn )
lim ≤ lim = lim = 0,

n→∞ µ(Ωn ) n→∞ µ(Ωn ) n→∞ µ(Ωn )

quindi fk ∈ W e Λfk = 0, deduciamo che


Z Z Z
0 = Λfk = G fk dµ = G sign G dµ = |G| dµ ∀k ∈ N ,
Ω Ek Ωk

e ciò implica necessariamente che



[
G(x) = 0 per µ-q.o. x ∈ Ω
b := Ωk .
k=0

Scegliamo ora la funzione fb := χΩ


b . Da un lato, in virtù della (5.21), avremmo
R R
χ b dµ
Ωn Ω
1 dµ
Λf = lim
b = lim Ωn = 1,
n→∞ µ(Ωn ) n→∞ µ(Ωn )
che tuttavia è incompatibile con la (5.22) poiché
Z Z
G f dµ =
b G dµ = 0 .
Ω Ω
b
190 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Abbiamo dunque raggiunto un assurdo, perciò nessuna funzione G ∈ L1 (Ω) può


rappresentare Λ.
Illustriamo infine come rimuovere l’ipotesi µ(Ωn ) < +∞ per ogni n ∈ N. Se ogni
Ωn ammette un sottoinsieme misurabile Ω e n ⊂ Ωn tale che 0 < µ(Ωe n ) < +∞,
allora possiamo ripetere esattamente lo stesso ragionamento precedente appli-
cato alla successione {Ω
e n }. Se invece esiste un insieme Ωn per il quale nessun
0
sottoinsieme misurabile E ⊂ Ωn0 soddisfa 0 < µ(E) < +∞ (ovvero ogni suo sot-
toinsieme misurabile o ha misura nulla o ha misura infinita), allora data una
qualsiasi G ∈ L1 (Ω) deduciamo che necessariamente
Z
µ x ∈ Ωn0 : |G(x)| > k1 = 0 ∀k ∈ N+ =⇒
 
|G| dµ = 0 ,
Ωn0

poiché
1
 
µ x ∈ Ωn0 : |G(x)| >
Z
k
≤ |G| dµ ≤ kGkL1 .
k {x∈Ωn0 : |G(x)|> k1 }
Consideriamo allora il seguente funzionale definito sul sottospazio V (monodi-
mensionale) generato dalla funzione caratteristica di Ωn0 :
Λf := c se f = c χΩn0 per qualche c ∈ R .

È immediato verificare che si tratta di un funzionale lineare e continuo su V ,


quindi sempre grazie al teorema di Hahn-Banach si può estendere su tutto L∞ (Ω).
Tuttavia, l’estensione non può essere rappresentata da nessuna funzione G ∈
L1 (Ω), in quanto arriveremmo all’assurdo
Z Z
 
c = Λ c χΩn0 = G c χΩn0 dµ = c G dµ = 0 ∀c ∈ R .
Ω Ωn0

Soluzione dell’Esercizio 5.48.


(i) Anzitutto osserviamo che, per ogni fissato n ∈ N, la successione
(
(k) 1 se k = n ,
zn :=
0 se k 6= n ,

appartiene a `∞ ∞ ∗
0 . Dato un arbitrario Λ ∈ (`0 ) , consideriamo la successione {y
(k)
}
così costruita:
y (k) := Λzk ∀k ∈ N .
Dati inoltre un arbitrario elemento x ∈ `∞
0 e n ∈ N, consideriamo la successione
“troncata” seguente: (
(k) x(k) se k ≤ n ,
xn :=
0 se k > n ,
e osserviamo che limn→∞ xn = x in `∞ 0 . Infatti, per costruzione (si veda anche la
soluzione dell’Esercizio 5.20)

kxn − xk`∞ = sup x(k) −→ 0 .

k>n n→∞
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 191

Di conseguenza, poiché
n
X
xn = x(k) zk ,
k=0
essendo Λ un funzionale lineare e continuo di `∞
0 , abbiamo
n
X n
X
(k)
Λx = lim Λxn = lim x Λzk = lim x(k) y (k) , (5.23)
n→∞ n→∞ n→∞
k=0 k=0

ovvero Λ è rappresentato dal prodotto tramite la successione {y (k) }. Ci resta quin-


di solo da dimostrare che {y (k) } ∈ `1 . A tale scopo, fissato n ∈ N, prendiamo la
successione (
(k) sign y (k) se k ≤ n ,
wn :=
0 se k > n ,
che evidentemente appartiene a `∞0 e ha norma kwn k`∞ = 1. Grazie alla (5.23),
otteniamo:
Xn Xn
(k)
kyk`1 = lim y = lim y (k) sign y (k) = lim Λwn
n→∞ n→∞ n→∞
k=0 k=0 (5.24)
≤ kΛk(`∞ )∗ < +∞ ,
0

da cui kyk`1 < +∞ e quindi effettivamente {y (k) } ∈ `1 . Abbiamo dunque di-


mostrato che ogni funzionale di `∞ 1
0 è rappresentato da una successione di ` ; il
viceversa è ovvio poiché sappiamo già che `1 ⊂ (`∞ )∗ . Il fatto poi che
kΛk(`∞ )∗ = kyk`1 ,
0

ovvero che (`∞


0 )
∗ 1
e ` sono isometricamente isomorfi, è una semplice conseguenza
sempre della (5.24).
(ii) Sia Λ un arbitrario elemento di (`∞ )∗ , e sia {x(k) } ∈ `∞ una qualsiasi succes-
sione che ammette limite all’infinito. Chiamiamo tale limite l. Anzitutto osservia-
mo che, grazie al punto (i), la restrizione di Λ su `∞
0 è un funzionale univocamente
rappresentato da un’opportuna successione y ∈ `1 , ovvero
Λz = hz, yi ∀z ∈ `∞
0 ,

dove usiamo il simbolo h·, ·i per indicare la somma dei prodotti tra gli elementi di
una successione di `∞ e quelli di una successione di `1 . Quindi, dato che (x − l) ∈
`∞
0 ,l ∈`

e che Λ è lineare, ricaviamo:
Λx = Λ(x − l) + Λl = hx − l, yi + (Λ1) l
= hx, yi + [(Λ1) − h1, yi] l ,
| {z }
L

dove in questo caso, con abuso di notazione, 1 indica la successione di `∞ con


tutti elementi uguali a 1. Abbiamo quindi dimostrato che Λ si può scrivere come
somma del prodotto con la successione y ∈ `1 e del funzionale
ΛL w := Λw − hw, yi ∀w ∈ `∞ ,
192 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

che è proprio della forma (5.5) sulle successioni che ammettono limite.
Soluzione dell’Esercizio 5.49.
(i) Sappiamo che la convergenza debole in `1 implica la convergenza puntuale,
ovvero
lim x(k)
n =x
(k)
∀k ∈ N
n→∞
(si veda l’Esercizio 5.11). In particolare, per ogni fissato m ∈ N, possiamo dedurre
che
Xm
(k)
lim xn − x(k) = 0 . (5.25)

n→∞
k=0
D’altra parte, per l’ipotesi assurda kxn − xk`1 → I > 0, e
m
X ∞
X
(k)
xn − x(k) +
(k)
kxn − xk`1 = xn − x(k) .

k=0 k=m+1

Quindi, dalla (5.25), per ogni m ∈ N fissato


X∞
(k)
lim xn − x(k) = I . (5.26)

n→∞
k=m+1

(ii) Le formule (5.6) seguono direttamente dalla (5.25) e dalla (5.26). Infatti,
fissato m, dalla (5.26) esiste nm abbastanza grande tale che
∞  
X
(k) (k) 1
xnm − x ≥ 1 − I.
2(m + 1)
k=m+1

Inoltre, poiché il resto di una serie convergente tende a 0, esiste Mm tale che

X (k)
I
xnm − x(k) ≤ . (5.27)

2(m + 1)
k=Mm

Combinando le due stime, si ottiene la prima formula nella (5.6). La seconda


è poi conseguenza immediata della (5.27) e della (5.25). Infine, osserviamo che
nm e Mm possono essere scelti grandi a piacere, e dunque è lecito supporre che
nm+1 ≥ nm + 1.
(iii) Ricordando che (`1 )∗ = `∞ , il fatto che y = {y (k) } ∈ (`1 )∗ è banalmente
verificato (infatti |y (k) | ≤ 1 per ogni k). Testando tale elemento lungo la sottosuc-
cessione {xnmj − x}, otteniamo:
D E X∞  
y, xnmj − x = y (k) x(k)
nm − x
(k)
j
k=0
mj+1   Xmj  
X
= y (k) x(k)
nm − x (k)
+ y (k)
x (k)
nm − x (k)
j j
k=mj +1 k=0

X  
+ y (k) x(k)
nm − x (k)
.
j
k=mj+1 +1
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 193

Ora, per definizione di y (k) ,


mj+1   mj+1
X X
(k)
x(k) (k) (k)
y −x = xnmj − x(k) .

nmj
k=mj +1 k=mj +1

D’altra parte, poiché come osservato |y (k) | ≤ 1 per ogni k,


mj mj
X   X
(k) (k) (k) (k) (k)
y x nm − x ≤ − x ,

j
x nmj

k=0 k=0

e l’analoga stima vale anche per la serie per k che varia da mj+1 +1 a ∞. Pertanto,

D E mj+1 X mj
X (k)
xnmj − x(k) −
(k)
y, xnmj − x ≥ xnmj − x(k)

k=mj +1 k=0

X
(k)
− xnmj − x(k)

k=mj+1 +1

1
 I 
2

≥ 1− mj +1 I− = 1− mj +1 I,
mj + 1

per ogni j ∈ N, dove l’ultima disuguaglianza è conseguenza delle (5.6). Passando


al lim inf per j → ∞, otteniamo infine
D E
lim inf y, xnmj − x ≥ I > 0 ,
j→∞

che è l’assurdo cercato, dato che per ipotesi {xn } (e quindi anche la sottosucces-
sione {xnmj }) converge debolmente a x.
Si osservi che, al contrario, in virtù dell’Esercizio 5.13, nel caso p > 1 i due
concetti di convergenza in `p non coincidono.

Soluzione dell’Esercizio 5.50.


Il risultato è una conseguenza diretta del teorema di Banach-Steinhaus. Infatti,
sappiamo che l’applicazione che a ogni Λ ∈ X ∗ associa Λxn è un elemento di X ∗∗
la cui norma coincide con kxn kX . In particolare, grazie alla (5.8) abbiamo

sup |Λxn | < +∞ ∀Λ ∈ X ∗ ,


n∈N

e quindi, in virtù del teorema di Banach-Steinhaus,

sup kxn kX ∗∗ = sup kxn kX =: C < +∞ , (5.28)


n∈N n∈N

perciò {xn } ⊂ X è limitata. Posto

ΓΛ := lim Λxn ∀Λ ∈ X ∗ , (5.29)


n→∞
194 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

è immediato verificare che Γ : X ∗ → R è un’applicazione lineare, e grazie alla


(5.28) è anche continua poiché

|ΓΛ| = lim |Λxn | ≤ lim sup kxn kX kΛkX ∗ ≤ C kΛkX ∗ ∀Λ ∈ X ∗ .


n→∞ n→∞

In altre parole, Γ ∈ X ∗∗ e la (5.29) significa che {xn } ⊂ X ∗∗ converge debolmente∗


a Γ in X ∗∗ . Infine, se X è riflessivo allora X ∗∗ è costituito esclusivamente da
elementi di X, quindi Γ è rappresentato da qualche x ∈ X, da cui

Λx = ΓΛ = lim Λxn ∀Λ ∈ X ∗ ,
n→∞

ovvero {xn } ⊂ X converge debolmente a x.

Soluzione dell’Esercizio 5.51.


(i) Consideriamo la seguente successione in `∞ :
(
(k) 0 se k ≤ n ,
xn := ∀n, k ∈ N .
1 se k > n ,

Grazie all’Esercizio 5.48 (e usando la stessa notazione), sappiamo che ogni fun-
zionale Λ ∈ (`∞ )∗ è della forma

Λ = y + ΛL ,

dove y ∈ `1 e ΛL è un funzionale di tipo “limite all’infinito”. In particolare,


testando questa identità contro la successione {xn }, otteniamo:

X
Λxn = hxn , yi + ΛL xn = y (k) + L −→ L , (5.30)
n→∞
k=n+1

(k)
dove abbiamo utilizzato il fatto che limk→∞ xn = 1, per ogni n ∈ N. Questo dimo-
stra che la successione {xn } verifica la (5.8). Se, per assurdo, {xn } convergesse
debolmente a un certo elemento x ∈ `∞ , allora passando al limite nella (5.30)
otterremmo
Λx = L ∀Λ ∈ (`∞ )∗ ; (5.31)
in particolare,
hx, yi = 0 ∀y ∈ `1 ,
ma questo implica necessariamente x ≡ 0 per ogni k ∈ N, in contraddizione con
la stessa (5.31) (scegliendo ad esempio L = 1).
(ii) Sia {xn } ⊂ `1 una qualsiasi successione che verifichi la (5.8). Ragionando in
modo analogo alla soluzione dell’Esercizio 5.49, è immediato verificare che {xn }
converge anche puntualmente, perciò possiamo porre

x(k) := lim x(k)


n ∈R ∀k ∈ N .
n→∞
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 195

Grazie all’Esercizio 5.50, sappiamo che {xn } è limitata in `1 , quindi il lemma di


Fatou garantisce che anche x ∈ `1 :

X ∞ ∞
(k) X X
lim x(k)
(k)
kxk`1 = x = n ≤ lim inf

xn
n→∞ n→∞
k=0 k=0 k=0
= lim inf kxn k`1 < +∞ .
n→∞

Vogliamo dimostrare che xn * x debolmente in `1 (e quindi anche fortemente


sempre in virtù dell’Esercizio 5.49). Ragionando per assurdo, se così non fosse
esisterebbe y ∈ `∞ tale che
lim hy, xn − xi =: l ∈ R \ {0} ,
n→∞

dove l’esistenza del limite è garantita dalla (5.8). Utilizzando di nuovo un argo-
mento simile a quello visto nella soluzione dell’Esercizio 5.49, possiamo dedurre
che per ogni m ∈ N esisterebbero nm , Mm ∈ N tali che
M
m
X
(k)

(k) (k)
 1
y x nm − x − l ≤ ,

m+1


k=m+1
m ∞
(5.32)
X 
(k) (k)
 X   1
xnm − x(k) + y (k) x(k)
nm − x
(k)
≤ ,

m+1
y
k=0 k=Mm +1

con Mm ≥ m + 1 e nm+1 ≥ nm + 1. Definita la successione {mj } come nella (5.7),


e posta
ye(k) := (−1)j y (k) se mj < k ≤ mj+1 ,
con ye(0) = y (0) , grazie alle (5.32) ricaveremmo
D E 2
ye, xnmj − x − (−1)j l ≤ ,

mj + 1
ovvero D E D E
lim ye, xnm2j − x = l , lim ye, xnm2j+1 − x = −l ,
j→∞ j→∞

da cui
lim inf he
y , xn − xi ≤ −|l| < |l| ≤ lim sup he
y , xn − xi ,
n→∞ n→∞

in contraddizione con la (5.8) (la successione {he


y , xn − xi} non ammetterebbe
limite).
Soluzione dell’Esercizio 5.52.
(i) In uno spazio di Banach X infinito-dimensionale e (ad esempio) riflessivo,
sappiamo che esiste sempre una successione {hn } ⊂ H tale che khn k = 1 per ogni
n ∈ N e hn * 0 debolmente (si veda ad esempio l’Esercizio 7.14). Costruiamo la
seguente successione:
(
h n2 se n è pari,
xn :=
−h n−1 se n è dispari.
2
196 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Chiaramente anche {xn } converge debolmente a zero e soddisfa la (5.9). D’altro


canto, scegliendo N (n) = n + 2 e

1
 2 se k = n,

αk,n := 12 se k = n + 1, (per n pari)

0 se k = n + 2,


0
 se k = n,
1
αk,n := se k = n + 1, (per n dispari)
 12
se k = n + 2,

2

risulta
N (n)
X
αn,k xk = 0 ,
k=n

quindi ovviamente questa successione di combinazioni convesse di elementi di


{xn } converge fortemente a zero (è identicamente nulla).
(ii) Abbiamo:
N (n)
X
(N (n) − n + 1) min αn,k ≤ αn,k = 1 ,
k=n,...,N (n)
k=n

da cui, se (N (n) − n) → ∞,

1
min αn,k ≤ −→ 0 .
k=n,...,N (n) N (n) − n + 1 n→∞

(iii) Grazie alla (5.10), possiamo sempre trovare una successione nj → ∞ tale che

N (nj )
X 1
αnj ,k k ≤
x , N (nj ) < nj+1 ∀j ∈ N+ .
j

k=nj

Deduciamo quindi che


2j−1 N (ni )
1 X X
αni ,k xk −→ 0 fortemente in X .
j i=j j→∞
k=ni

Infatti,

1 X NX
(ni )
NX(ni )
2j−1
1 2j−1 1 2j−1
X X 1 1

j α x
ni ,k k
≤ αni ,k k ≤
x ≤ −→ 0 .
i=j k=ni j
i=j k=ni j i=j
i j j→∞

D’altro canto, se per ogni n ∈ N+ poniamo (sia n0 := 0)


e (n) := N (n2j−1 ) se nj−1 < n ≤ nj
N
5. Spazi di Banach e Operatori Lineari 197

e (per lo stesso intero j ∈ N+ )


( αn ,k
j
i
se ni ≤ k ≤ N (ni ) per qualche i = j, . . . , 2j − 1,
α
en,k := h i
0 per ogni altro k ∈ n, N e (n) ,

non è difficile verificare che


2j−1 N (ni ) N (n)
e
1 X X X
αni ,k xk = α
en,k xk ,
j i=j
k=ni k=n

e per costruzione
1
en,k ≤
α ∀k = n, . . . , N
e (n) ,
j
N
e (n)
X X NX
2j−1 (ni )
αni ,k
2j−1
X 1
α
en,k = = = 1.
i=j k=ni
j i=j
j
k=n

In conclusione, poiché j → ∞ per n → ∞, abbiamo trovato una successione


di combinazioni convesse di {xn } che converge fortemente a zero e che inoltre
e (n) e {αn,k } da {e
soddisfa la (5.11) (con N (n) rimpiazzato da N αn,k }).
6
Spazi Lp

Prerequisiti teorici
• Disuguaglianze di Hölder, di Minkowski
• Inclusioni degli spazi Lp
• Separabilità

• Spazi duali (teorema di Riesz)


• Riflessività
• Convergenza forte, debole e debole∗

Per la teoria si rimanda ad esempio a: [1, Capitolo 4], [2, Capitolo 6], [4, Capitoli
7, 8], [5, Capitolo 3], [8, Capitolo 1], [9, Capitolo 7].

6.1 Testi degli Esercizi


Esercizio 6.1.
Siano Ω ⊂ RN un aperto, 1 < p < ∞, {fn } ⊂ Lp (Ω) una successione limitata, ed
f ∈ Lp (Ω), tali che Z Z
fn φ dλ → f φ dλ
Ω Ω
per n → ∞, per ogni φ ∈ Cc∞ (Ω). Mostrare che fn * f debolmente in Lp (Ω).
Esercizio 6.2.
Studiare la convergenza in Lp ((0, 1)), 1 ≤ p ≤ ∞, di
cos(nx)e−nx
fn (x) := √ ∀x ∈ (0, 1) , ∀n ∈ N+ .
4
x
Esercizio 6.3.
Studiare la convergenza forte e debole in Lp ((0, 1)), per 1 < p < ∞, della succes-
sione 1
fn (x) := n p e−nx ∀x ∈ (0, 1) , ∀n ∈ N+ .
200 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 6.4.
Siano α > 0, p ∈ (1, ∞) e {fn } la successione di funzioni definita da
(
nα se x ∈ 0, n1 ,

fn (x) :=
se x ∈ n1 , 1 ,

0

per ogni n ∈ N con n ≥ 2. Verificare che:


(i) {fn } converge a 0 fortemente in Lp ((0, 1)) per 0 < α < p1 ;

(ii) {fn } converge a 0 debolmente, ma non fortemente, in Lp ((0, 1)) per α = p1 .

Esercizio 6.5.
Trovare una funzione
f ∈ L1 (R) ∩ L∞ 2

loc (R) \ L (R)

e una funzione
g ∈ L2 (R) ∩ L∞ (R) \ L1 (R).


Esercizio 6.6.
Siano g ∈ Lp (R), per 1 < p < ∞, e gn (x) := g(x − n) per ogni n ∈ N. Verificare che

gn * 0 debolmente in Lp (R) .
n→∞

Esercizio 6.7.
Sia g ∈ Lp (R), per 1 < p < ∞. Studiare la convergenza in Lp (R) di

fn (x) := arctan(n|x|) g(x) ∀x ∈ R , ∀n ∈ N .

Esercizio 6.8.
Sia g ∈ Lp (R), per 1 < p < ∞. Studiare la convergenza forte e debole in Lp (R) di
1
gn (x) := n p g(nx) ∀x ∈ R , ∀n ∈ N+ .

Esercizio 6.9.
Dato Ω ∈ L(RN ), siano {fn } ⊂ Lp (Ω) e {gn } ⊂ Lq (Ω), con p ∈ [1, ∞] e q := p0 .
Dimostrare che se
fn * f debolmente in Lp (Ω) ,
n→∞

gn −→ g fortemente in Lq (Ω) ,
n→∞

allora Z Z
fn gn dx −→ f g dx .
Ω n→∞ Ω

Esercizio 6.10.
Siano
En := (log n, log(n + 1)) ∀n ∈ N+ ,

fn := n χEn ∀n ∈ N+ .
Studiare la convergenza forte e debole in Lp ((0, +∞)), per p ∈ [1, 2], di {fn } .
6. Spazi Lp 201

Esercizio 6.11.
Siano  
1
An := n, n + √ ∀n ∈ N+ ,
n

fn := 4 n χAn ∀n ∈ N+ .
Studiare la convergenza forte e debole in Lp ((0, +∞)), per p ∈ [1, 2], di {fn }.

Esercizio 6.12.
Sia, per ogni n ∈ N sufficientemente grande,

1 1

0 se x ∈  0, 2 − n2 ,

fn (x) := n se x ∈ 12 − n12 , 12 + 1

n2 ,
0 se x ∈ 21 + n12 , 1 .

  

Verificare che {fn } converge debolmente in L2 ((0, 1)), ma non fortemente.

Esercizio 6.13.
2 ∗
Sia fn (x) := e−nx , definita in [−1, 1]. Mostrare che fn * 0 debolmente∗ in
L∞ ([−1, 1]), ma fn 6* 0 debolmente in L∞ ([−1, 1]), per n → ∞.
Suggerimento: per mostrare che fn 6* 0 debolmente in L∞ ([−1, 1]), definire un
funzionale lineare continuo su un opportuno sottospazio di L∞ , e poi estenderlo
mediante il teorema di Hahn-Banach.

Esercizio 6.14.
(i) Sia 1 ≤ p < ∞. Mostrare che l’insieme delle funzioni “a gradino”
( n
)
X
+
X := f = ak χIk : ak ∈ R, n ∈ N , Ik ⊂ [0, 1] è un intervallo
k=1

è denso in Lp ([0, 1]).


(ii) Usando l’Esercizio 2.28, mostrare che X non è denso in L∞ ([0, 1]).
Suggerimento: per il punto (i), può essere conveniente ricordare che ogni aperto di
R si decompone come unione numerabile di intervalli aperti disgiunti.

* Esercizio 6.15.
(i) Siano b, T > 0 e, per n ∈ N+ , siano qn e rn il quoziente ed il resto della divisione
intera di nb per T . Mostrare che

qn T
lim = b.
n→∞ n
(ii) Siano 1 < p ≤ ∞, T > 0, e f ∈ Lploc (R) una funzione T -periodica: f (x + T ) =
f (x) per q.o. x ∈ R. Definiamo le funzioni fn e f¯ (media di f ) come
Z T
1
fn (x) := f (nx) , f¯ := f (t) dt .
T 0
202 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Mostrare che la successione {fn − f¯} è limitata in Lp ([0, 1]), e calcolare


limn kfn − f¯kLp ([0,1]) .

(iii) Mostrare che fn * f¯ debolmente in Lp ([0, 1]) se p ∈ (1, ∞), e che fn * f¯
∗ ∞
debolmente in L ([0, 1]), per n → ∞.
(iv) Esibire un esempio di funzione f periodica tale che {fn } non converge pun-
tualmente a f¯ in nessun punto di [0, 1], neanche a meno di sottosuccessioni.
Suggerimento: per il punto (iii), può essere conveniente usare l’Esercizio 6.14.
* Esercizio 6.16.
Sia f ∈ L1 ((a, b)). Data un’arbitraria +
 successione divergente {ni } ⊆ N , mostrare
che esiste una sottosuccessione nij ⊆ {ni } tale che
nij
b
b−a X   Z
y−a+(k−1)(b−a)
lim f a+ nij = f (x) dx
j→∞ nij a (6.1)
k=1
per q.o. y ∈ (a, b) .

* Esercizio 6.17.
Sia f ∈ L1 ((0, 1)) una funzione essenzialmente non costante, ovvero @c ∈ R tale
che f (x) = c per q.o. x ∈ (0, 1). Dato n ∈ N+ , si consideri la seguente versione
(1/n)-periodica di f in (0, 1):

fn (x) := f (nx − k + 1) per x ∈ k−1 k



n , n , k = 1, . . . , n ,

definita arbitrariamente nei punti di raccordo dei sottointervalli. Mostrare che:


(i) vale l’identità
kfn kL1 ((0,1)) = kf kL1 ((0,1)) ∀n ∈ N+ ;

(ii) la successione {fn } converge debolmente in L1 ((0, 1)) alla costante


Z 1
f (x) dx
0

(si sfrutti l’Esercizio 6.16);


(iii) nessuna sottosuccessione di {fn } converge puntualmente.
Esercizio 6.18.
(i) Sia
fn (x) := sin(nx) ∀x ∈ (0, 1) , ∀n ∈ N+ .
Verificare che {fn } converge a 0 debolmente in Lp ((0, 1)) per ogni 1 ≤ p < ∞, ma
non converge fortemente in Lp ((0, 1)) per alcun 1 ≤ p < ∞.
(ii) Siano α, β ∈ R+ , con α 6= β, e
(
α se x ∈ 0, 12 ,

ge(x) :=
β se x ∈ 12 , 1 .

6. Spazi Lp 203

Siano g : R → R l’estensione periodica di ge e


gn (x) := g(nx) ∀x ∈ (0, 1) , ∀n ∈ N+ .
Verificare che {gn } converge a α+β2 debolmente in Lp ((0, 1)) per ogni 1 ≤ p < ∞,
ma non converge fortemente in Lp ((0, 1)) per alcun 1 ≤ p < ∞.
(iii) Studiare la convergenza forte e debole in Lp ((0, 1)), per ogni 1 ≤ p < ∞, della
successione
hn (x) = 1 − cos(2πnx) ∀x ∈ (0, 1) , ∀n ∈ N+ .
(iv) Studiare la convergenza debole∗ e debole in L∞ ((0, 1)) delle successioni defi-
nite nei punti precedenti.
Esercizio 6.19.
Sia E := [0, 1). Esibire una successione di funzioni misurabili fn : E → R che, per
n → ∞:
• converge a una funzione f in Lp (E) per ogni p ∈ [1, ∞);
• non converge a f puntualmente in E.
Esercizio 6.20.
Siano f ∈ L1 (Rn ) e g ∈ Lp (Rn ) per qualche p ∈ [1, +∞]. Dimostrare che la funzione
Z
(f ? g)(x) := f (y)g(x − y) dy , x ∈ R ,
Rn

detta convoluzione fra f e g, appartiene a Lp (Rn ) e


kf ? gkp ≤ kf k1 kgkp .
Esercizio 6.21.
Siano f ∈ L1 (Rn ) e g ∈ Cc0 (Rn ). Dimostrare che f ? g ∈ C 0 (Rn ).
Esercizio 6.22.
Siano p ∈ [1, ∞) e Ω ⊂ Rn un insieme misurabile di misura finita. Sia

λ({x ∈ Ω : |f (x)| ≥ t}) ≤ Cp
 
p
M (Ω) := f : Ω → R misurabile t
per qualche C > 0 , ∀t > 0 ,
lo spazio di Marcinkiewicz (anche detto Lp -debole).
Dimostrare che
Lp (Ω) ⊂ M p (Ω) ,
ed esibire una funzione f ∈ M p (Ω) \ Lp (Ω).
Esercizio 6.23.
Dato Ω ∈ L(R), sia f : Ω → R una funzione misurabile e sia p ∈ [1, ∞). Verificare
che
C := {u ∈ Lp (Ω) : u ≥ f q.o. in Ω}
è chiuso nella topologia debole di Lp (Ω).
Suggerimento: sfruttare il fatto che se C è convesso in uno spazio di Banach,
allora C è fortemente chiuso se e solo se lo è debolmente.
204 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 6.24.
Siano Ω ⊆ RN un aperto, u ∈ L1loc (Ω). Supponiamo che
Z
uf dx = 0 ∀f ∈ Cc∞ (Ω) . (6.2)

Dimostrare che
u = 0 q.o. in Ω .
Suggerimento: verificare che, grazie alle ipotesi, Ω ug dx = 0 per ogni g ∈ L∞ (Ω)
R

con supp g b Ω, e utilizzare questa proprietà.


Esercizio 6.25.
Sia Ω ⊆ RN un insieme misurabile. Siano {fn } ⊂ Lp (Ω) e f ∈ Lp (Ω) per qualche
1 ≤ p < ∞. Supponiamo che

fn −→ f in Lp (Ω) .
n→∞

Sia {gn } ⊂ L∞ (Ω) tale che, per qualche C > 0,

kgn k∞ ≤ C ∀n ∈ N ,

gn → g q.o. in Ω per n → ∞ .
Dimostrare che
fn gn → f g in Lp (Ω) per n → ∞ .
Esercizio 6.26.
Siano 1 ≤ p < ∞, 1 ≤ q < ∞, e Ω ⊆ RN un insieme misurabile. Dimostrare che

A := {f ∈ Lp (Ω) ∩ Lq (Ω) : kf kq ≤ 1}

è chiuso in Lp (Ω).
Esercizio 6.27.
Sia f ∈ Lp (Ω) per ogni p ∈ [1, ∞), dove Ω ⊆ RN è un insieme misurabile.
Supponiamo che, per qualche C > 0,

kf kp ≤ C ∀p ∈ [1, ∞) .

Dimostrare che f ∈ L∞ (Ω). Inoltre, esibire una funzione f ∈ Lp (Ω) tale che
T
p≥1
f 6∈ L∞ (Ω).
Esercizio 6.28.
Siano Ω ⊂ RN un insieme misurabile con 0 < λ(Ω) < +∞. Siano p ∈ (1, ∞),
u ∈ Lp (Ω), e {un } ⊂ Lp (Ω). Supponiamo che {un } sia limitata in Lp (Ω). Mostrare
che, se un → u q.o. in Ω, allora un → u in Lq (Ω) per ogni 1 ≤ q < p.
Esercizio 6.29.
Sia f ∈ L∞ (Ω). Mostrare che

|f | ≤ kf k∞ q.o. in Ω .
6. Spazi Lp 205

* Esercizio 6.30 (Spazi Lp con 0 < p < 1).


Lo scopo di questo esercizio, e del successivo Esercizio 6.31, è determinare cosa
varia nella struttura degli spazi Lp , quando l’esponente p appartiene all’intervallo
(0, 1).
(i) Sia ϕ : R → R una funzione convessa. Verificare che
ϕ(λy1 + (1 − λ)y2 ) ≥ λϕ(y1 ) + (1 − λ)ϕ(y2 ) ,
per ogni y1 , y2 ∈ R e λ ∈ (−∞, 0) ∪ (1, +∞).
Siano ora E ∈ L(R) (con λ(E) > 0), f, g : E → R due funzioni misurabili, p ∈
p
(0, 1), e q := p−1 l’esponente coniugato di p. Supponiamo che (sia g 6= 0 q.o.)
Z Z
|f |p dx < +∞ , |g|q dx < +∞ .
E E

(ii) Utilizzando (i), dimostrare che vale la disuguaglianza di Hölder alla rove-
scia, cioè che
Z Z  p1 Z  q1
p q
|f g| dx ≥ |f | dx |g| dx .
E E E

(iii) Nelle ipotesi precedenti, supponiamo ulteriormente che f, g ≥ 0 q.o. in E.


Utilizzando (ii), dimostrare che vale la disuguaglianza di Minkowski alla
rovescia, cioè che
Z  p1 Z  p1 Z  p1
p p p
(f + g) dx ≥ f dx + g dx .
E E E

Trovare inoltre due funzioni per cui la disuguaglianza è stretta.


Esercizio 6.31.
Siano E ∈ L(R) (con λ(E) > 0) e p ∈ (0, 1). Definiamo
 Z 
Lp (E) := f : E → R : f è misurabile, |f |p dx < +∞ .
E

(i) Verificare che l’applicazione


Np : Lp (E) → [0, +∞)
Z  p1
Np (f ) := |f |p dx ,
E
non è una norma su Lp (E).
(ii) Verificare che l’applicazione
d : Lp (E) × Lp (E) → [0, +∞)
Z
d(f, g) := |f − g|p dx ,
E
p
è una distanza su L (E).
206 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Suggerimento: per (i) utilizzare l’Esercizio 6.30; per (ii) verificare preliminar-
mente la disuguaglianza numerica (a + b)p ≤ ap + bp , per ogni a, b ≥ 0 e p ∈
(0, 1).

* Esercizio 6.32.
Sia p ∈ [2, ∞). Verificare che:

(i) per ogni α, β ≥ 0 si ha p


αp + β p ≤ (α2 + β 2 ) 2 ;

(ii) per ogni a, b ∈ R si ha


a + b p a − b p

1 p p
2 ≤ 2 (|a| + |b| ) ;
+
2

(iii) per ogni f, g ∈ Lp (Ω), dove Ω ∈ L(Rn ), vale la prima disuguaglianza di


Clarkson:
f + g p f − g p

1 p p

2 ≤ 2 kf kp + kgkp ;
+
2
p p

(iv) Lp (Ω) è uniformemente convesso per p ∈ [2, ∞).

* Esercizio 6.33.
Siano p ∈ (1, 2) e q = p0 . Verificare che:

(i) per ogni t ∈ [0, 1]


(1 + t)q + (1 − t)q ≤ 2(1 + tp )q−1 ;

(ii) per ogni a, b ∈ R

|a + b|q + |a − b|q ≤ 2(|a|p + |b|p )q−1 ;

(iii) per ogni f, g ∈ Lp (Ω), dove Ω ∈ L(Rn ), vale la seconda disuguaglianza di


Clarkson:
kf + gkqp + kf − gkqp ≤ 2 (kf kpp + kgkpp )q−1 ;

(iv) Lp (Ω) è uniformemente convesso per p ∈ (1, 2).

Esercizio 6.34.
Siano f ∈ L1 (Ω) e {fn } ⊂ L1 (Ω), dove Ω ∈ L(RN ). Supponiamo che

fn * f debolmente in L1 (Ω) ,
n→∞

max{f, fn } * f debolmente in L1 (Ω) .


n→∞

Verificare che
fn −→ f fortemente in L1 (Ω) .
n→∞

Suggerimento: esprimere (f − fn )± in termini di max{fn , f }, fn e f .


6. Spazi Lp 207

Esercizio 6.35.
Siano Ω ∈ L(RN ) e f : Ω → R misurabile. Verificare che l’insieme

X := {u ∈ L∞ (Ω) : u ≥ f q.o. in Ω}

è (sequenzialmente) chiuso debolmente∗ in L∞ (Ω).


Suggerimento: verificare dapprima che X = Y , essendo
 Z Z 
Y := u ∈ L∞ (Ω) : uϕ dx ≥ f ϕ dx ∀ϕ ∈ W ,
Ω Ω

dove
W := ϕ ∈ L1 (Ω) : ϕf ∈ L1 (Ω) , ϕ ≥ 0 q.o. in Ω .


Esercizio 6.36.
Siano Ω ∈ L(RN ) e f, g ∈ L∞ (Ω) con f ≤ g q.o. in Ω. Verificare che l’insieme

X := {u ∈ L∞ (Ω) : g ≤ u ≤ f q.o. in Ω}

è (sequenzialmente) compatto debolmente∗ in L∞ (Ω).


Esercizio 6.37.
Siano 1 ≤ p ≤ ∞, Ω ⊂ RN misurabile, e {fn } ⊂ Lp (Ω). Supponiamo che

fn → f q.o. in Ω, e che fn * g debolmente in Lp (Ω)

per n → ∞. Mostrare che f = g q.o. in Ω.


Suggerimento: considerare in primo luogo il caso in cui Ω ha misura finita, di
modo da poter usare il teorema di Egorov e l’Esercizio 2.15.
Esercizio 6.38.
Esibire una successione di funzioni {fn }, definite su [0, 1], soddisfacente le seguen-
ti proprietà:
(i) fn ∈ L∞ ([0, 1]) per ogni n ∈ N;
(ii) fn → 0 q.o. in [0, 1];
(iii) {fn } è limitata in L1 ([0, 1]);
(iv) fn 6→ 0 fortemente in L1 ([0, 1]), e fn 6* 0 debolmente in L1 ([0, 1]).
Per 1 < p < ∞, discutere se sia possibile trovare una successione che verifichi (i),
(ii), e, al posto delle proprietà (iii), (iv), le seguenti:
(iii’) {fn } è limitata in Lp ([0, 1]);
(iv’) fn 6→ 0 fortemente in Lp ([0, 1]), e fn 6* 0 debolmente in Lp ([0, 1]).
Suggerimento: per la seconda parte dell’esercizio, può essere utile usare l’Esercizio
6.37.
208 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 6.39.
Sfruttando gli l’Esercizi 6.17 e 6.38, si esibisca una successione {gn } ⊂ L1 ((0, 1))
tale che:

(i) {gn } è limitata in L1 ((0, 1));

(ii) nessuna sottosuccessione di {gn } converge puntualmente;

(iii) nessuna sottosuccessione di {gn } converge debolmente in L1 ((0, 1)).

Esercizio 6.40.
Lo scopo di questo esercizio è caratterizzare i casi in cui la disuguaglianza di
Hölder è un’uguaglianza.

(i) Sia 1 < p < ∞. Dimostrare la disuguaglianza di Young


0
ap bp
ab ≤ + 0 ∀a, b ≥ 0 ,
p p

dove p0 = p/(p − 1) è l’esponente coniugato di p, caratterizzando i casi in cui


nella relazione precedente vale l’uguaglianza.

(ii) Sia (X, M, µ) uno spazio di misura, e sia 1 < p < ∞. Dedurre dal punto (i)
che la disuguaglianza di Hölder
0
kf gkL1 (X) ≤ kf kLp (X) kgkLp0 (X) ∀f ∈ Lp (X) , ∀g ∈ Lp (X) ,
0
è un’uguaglianza se e solo se |g|p = λ|f |p q.o. in X, per qualche λ ≥ 0.

Esercizio 6.41 (Disuguaglianza di Hölder generalizzata).


Siano (Ω, M, µ) uno spazio di misura, k ≥ 2 un intero, e p1 , . . . , pk ∈ [1, ∞) tali che
k
1 X 1
:= ≤ 1.
p p
i=1 i

Siano poi f1 ∈ Lp1 (Ω), . . . , fk ∈ Lpk (Ω). Mostrare che f := f1 · · · fk ∈ Lp (Ω), e

kf kLp (Ω) ≤ kf1 kLp1 (Ω) · · · kfk kLpk (Ω) .

Esercizio 6.42.
Siano (Ω, M, µ) uno spazio di misura, e 1 ≤ p < q ≤ ∞.

(i) Mostrare che, se f ∈ Lp (Ω) ∩ Lq (Ω), allora f ∈ Lr (Ω) per ogni r ∈ (p, q), ed
inoltre
1−α
kf kLr (Ω) ≤ kf kα
Lp (Ω) kf kLq (Ω) ,

per α ∈ (0, 1) tale che


1 α 1−α
= + .
r p q
6. Spazi Lp 209

(ii) Mostrare che Lp (Ω) ∩ Lq (Ω), dotato della norma

kf kp,q := kf kLp (Ω) + kf kLq (Ω)

è uno spazio di Banach, e l’inclusione Lp (Ω) ∩ Lq (Ω) → Lr (Ω) è continua, per


ogni r ∈ (p, q).

Esercizio 6.43.
Siano 1 ≤ p < ∞, 1 ≤ q < ∞, e Ω ⊆ RN un insieme misurabile. Siano inoltre
{fn } ⊂ Lp (Ω) ∩ Lq (Ω) e f ∈ Lp (Ω) tali che

fn −→ f in Lp (Ω) .
n→∞

Supponiamo che, per qualche C > 0,

kfn kq ≤ C ∀n ∈ N .

Dimostrare che
fn −→ f in Lr (Ω)
n→∞

per qualunque r compreso tra p e q, con r 6= q.

* Esercizio 6.44 (Operatori di moltiplicazione).


Sia ϕ una funzione misurabile in Ω ∈ L(RN ). Nel seguito 1 ≤ q ≤ p ≤ ∞.

(i) Supponiamo che ϕu ∈ Lq (Ω) per ogni u ∈ L∞ (Ω). Mostrare che ϕ ∈ Lq (Ω).
0
(ii) Supponiamo che ϕu ∈ L1 (Ω) per ogni u ∈ Lp (Ω). Mostrare che ϕ ∈ Lp (Ω),
dove p0 = p/(p − 1) è l’esponente coniugato di p.

(iii) Più in generale, supponiamo che ϕu ∈ Lq (Ω) per ogni u ∈ Lp (Ω). Mostrare
che ϕ ∈ Lr (Ω), con
 0
p
r=q .
q

(iv) Supponiamo ora che q < p e che ϕ sia continua in Ω (non necessariamente
limitata). Mostrare che, se ϕu ∈ Lp (Ω) per ogni u ∈ Lq (Ω), allora ϕ ≡ 0 in Ω.

Suggerimento: può essere utile usare i teoremi del grafico chiuso, e di rappresen-
tazione di Riesz.

Esercizio 6.45.
Sia 1 ≤ p ≤ q ≤ ∞.

(i) Trovare esempi di funzioni f definite q.o. su [0, 1] tali che f ∈ Lr ([0, 1]) se e
solo se:

(a) r ∈ [1, p);


(b) r ∈ [1, p].
210 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(ii) Trovare esempi di funzioni f definite q.o. su [0, +∞) tali che f ∈ Lr ([0, +∞))
se e solo se:

(a) r ∈ (p, q);


(b) r ∈ [p, q];
(c) r = p.

Esercizio 6.46.
Sia {fn } ⊂ L2 (R). Supponiamo che fn * f debolmente in L2 (R), e fn2 * g de-
bolmente in L1 (R), per n → ∞.

(i) Mostrare che g ≥ f 2 q.o. in R.

(ii) Mostrare con un esempio che la disuguaglianza può essere stretta.

Suggerimento: per il punto (i), mostrare che


Z
g − f 2 dx ≥ 0 ∀E ⊂ R misurabile;

E

per il punto (ii), può essere utile aver svolto l’Esercizio 6.15.

Esercizio 6.47 (Costruzione di funzioni cut-off).


(i) Sia D ⊂ RN un insieme qualsiasi (non vuoto), e definiamo, per x ∈ RN ,

dist(x, D) := inf{|x − z| : z ∈ D} .

Mostrare che valgono le seguenti proprietà:

dist(x − y, D) ≥ dist(x, D) − |y| , dist(x − y, D) ≤ dist(x, D) + |y| .

(ii) Siano ora K b RN un compatto, ed Ω ⊂ RN un aperto contenente K. Mostrare


che esiste una funzione Cc∞ (Ω) tale che ϕ(x) = 1 per ogni x ∈ K.
Suggerimento: considerare la convoluzione tra un mollificatore e la funzione ca-
ratteristica di un insieme opportunamente scelto.

Esercizio 6.48 (Norma L∞ come limite delle norme Lp ).


Sia (Ω, M, µ) uno spazio di misura, e sia f : Ω → R una funzione misurabile tale
che
kf kLp0 (Ω) < +∞ (6.3)

per qualche p0 ∈ [1, ∞). Mostrare che

kf kL∞ (Ω) = lim kf kLp (Ω) (6.4)


p→∞

(indipendentemente dalla finitezza o meno di kf kL∞ (Ω) ).


6. Spazi Lp 211

* Esercizio 6.49.
Sia {an } ⊂ R+ una successione strettamente crescente e divergente, e sia {µn } ⊂
R+ una successione tale che
X∞
an µn < +∞ . (6.5)
n=0

Costruire una funzione crescente e superlineare f : R+ → R+ tale che



X
f (an ) µn < +∞ .
n=0

Ricordiamo che una funzione si dice superlineare se soddisfa


f (x)
lim = +∞ .
x→+∞ x

Esercizio 6.50.
Siano (Ω, M, µ) uno spazio di misura e g ∈ L1 (Ω). Sfruttando l’Esercizio 6.49,
mostrare che esiste una funzione crescente e superlineare f : R+ → R+ tale che
Z
f (|g|) dµ < +∞ .

* Esercizio 6.51.
Sia fk : Rn → R una successione di funzioni localmente integrabili, ovvero tale che
fk ∈ L1 (K) per ogni insieme compatto K b Rn e ogni k ∈ N (ovvero fk ∈ L1loc (Rn )).
Supponiamo inoltre che {fk } abbia la seguente proprietà:
per ogni K b Rn e per ogni sottosuccessione {fki } ⊂ {fk },
(6.6)
esiste una sottosuccessione fkij ⊂ {fki } convergente in L1 (K).


Tramite un procedimento diagonale, mostrare che esistono una funzione f : Rn →


R localmente integrabile e una sottosuccessione {fkj } ⊂ {fk } tali che

lim fkj = f in L1 (K) , ∀K b Rn , (6.7)


j→∞

e
lim fkj (x) = f (x) per q.o. x ∈ Rn . (6.8)
j→∞

Esercizio 6.52.
Diciamo che una funzione F : R → R è lineare affine se esistono α, β ∈ R tali che
F (t) = αt + β ∀t ∈ R . (6.9)
In particolare, se F è lineare affine vale l’identità

t+s
 F (t) + F (s)
F 2 = ∀t, s ∈ R . (6.10)
2
Si può dimostrare vale anche il viceversa, ovvero se F soddisfa la (6.10) allora è
necessariamente lineare affine.
212 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(i) Data una successione {fn } ⊂ L1 ((0, 1)) convergente debolmente a f ∈ L1 ((0, 1)),
mostrare che se F è lineare affine allora
F (fn ) * F (f ) debolmente in L1 ((0, 1)) .

(ii) Sia F : R → R una funzione Borel-misurabile, che non è lineare affine. Sfrut-
tando l’Esercizio 6.17 e la caratterizzazione (6.10), costruire una successione
{fn } ⊂ L1 ((0, 1)) che converge debolmente a un’opportuna funzione costante
f , tale che {F (fn )} ⊂ L1 ((0, 1)) ma
F (fn ) 6* F (f ) debolmente in L1 ((0, 1)) .

* Esercizio 6.53.
Sia f ∈ Lp (Rn × Rm ), con p ∈ (1, ∞]. Grazie al teorema di Fubini-Tonelli, sappia-
mo che per quasi ogni y ∈ Rm la funzione Rn 3 x 7→ f (x, y) appartiene a Lp (Rn ).
0
Supponiamo che per ogni fissata g ∈ Lp (Rn ) valga l’identità
Z
f (x, y) g(x) dx = 0 per q.o. y ∈ Rm , (6.11)
Rn

dove il “quasi ogni” a priori potrebbe dipendere da g. Sfruttando la separabilità


0
di Lp (Rn ), dimostrare che esiste un insieme Lebesgue-misurabile N ⊂ Rm tale
che λ(N ) = 0 e
Z
0
f (x, y) g(x) dx = 0 ∀y ∈ Rm \ N , ∀g ∈ Lp (Rn ) . (6.12)
Rn

Dedurre che f (x, y) = 0 per quasi ogni (x, y) ∈ Rn × Rm .


Nel caso p = 1, si può giungere alla stessa conclusione?
* Esercizio 6.54.
Sia (Ω, M, µ) uno spazio di misura. Dimostrare che Lp (Ω), per ogni p ∈ [1, ∞), è
immerso con continuità in L∞ (Ω) se e solo se
I := inf µ(E) > 0 ,
E: µ(E)>0

e che in tal caso la norma dell’operatore di immersione è esattamente I −1/p (inteso


uguale a 0 se I = +∞).
Esercizio 6.55.
(n)
Sia XPuno spazio di Banach. Siano {xn } ⊂ X e {aP } ∈ `1 . Mostrare che, se la
∞ ∞
serie n=0 xn è convergente in X, allora la serie n=0 a(n) xn è assolutamente
convergente in X.
In generale, il risultato è falso se {a(n) } ∈ `p per qualche p ∈ (1, ∞]. A tale scopo si
considerino X = L∞ (R) e la successione
χ[n,n+1)
xn = ∀n ∈ N . (6.13)
log(n + 2)
P∞
Mostrare che la corrispondente serie n=0 xn converge ma non assolutamente P∞ in
L∞ (R), ed esibire una successione {a(n) } ∈ `p tale che nemmeno n=0 a(n) xn è
assolutamente convergente.
6. Spazi Lp 213

6.2 Soluzioni
Soluzione dell’Esercizio 6.1.
Per il teorema di rappresentazione di Riesz in Lp , ciò che vogliamo dimostrare
equivale a Z Z
0
fn φ dλ → f φ dλ ∀φ ∈ Lp (Ω)
Ω Ω

per n → ∞. Sappiamo già che questa proprietà è verificata per ogni φ ∈ Cc∞ (Ω),
0
ed inoltre, essendo 1 < p < ∞, abbiamo che Cc∞ (Ω) è denso in Lp (Ω). Siano
p0 ∞
dunque φ ∈ L (Ω), ed ε > 0 arbitrari. Esiste una funzione ϕ ∈ Cc (Ω) tale che
kϕ − φkp0 < ε, per densità (si veda ad esempio [1, Corollary 4.23]). Pertanto
Z Z Z

(fn − f )φ dλ ≤ (fn − f )ϕ dλ + |(fn − f )(φ − ϕ)| dλ

Ω Ω Ω
Z

≤ (fn − f )ϕ dλ + kfn − f kp kφ − ϕkp0
ZΩ

≤ (fn − f )ϕ dλ + Cε → Cε

per n → ∞, dove si sono usate la disuguaglianza di Hölder e la limitatezza di


{fn } in Lp (notare
R che kfn − f kp ≤ kfn kp + kf kp ≤ C). Per l’arbitrarietà di ε > 0,
deduciamo che Ω (fn − f )φ dλ → 0, come volevasi dimostrare.

Soluzione dell’Esercizio 6.2.


Notiamo che fn → 0 per n → ∞ puntualmente in (0, 1). Inoltre,

1
|fn (x)| ≤ g(x) := √ ∀x ∈ (0, 1) , ∀n ∈ N+ .
4
x

Poiché g ∈ Lp ((0, 1)) per p ∈ [1, 4), dal teorema di convergenza dominata segue
che, per ogni p ∈ [1, 4),
fn −→ 0 in Lp ((0, 1)) .
n→∞

Osserviamo che
|fn (x)|
lim = 1 ∀n ∈ N+ .
x→0+ g(x)
Pertanto
fn ∈ Lp ((0, 1)) ⇐⇒ g ∈ Lp ((0, 1)) .
Quindi fn 6∈ Lp ((0, 1)) se p ≥ 4, dunque {fn } non può converge a 0 in tali spazi
Lp ((0, 1)). Inoltre, poiché

sup |fn | = +∞ ∀n ∈ N+ ,
(0,1)

{fn } non può convergere a 0 nemmeno in L∞ ((0, 1)).


214 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 6.3.


Abbiamo che
fn −→ 0 puntualmente in (0, 1) .
n→∞

Inoltre,
1
1 − e−pn
Z  
−npx 1
kfn kpp = ne dx = −→ .
0 p n→∞ p
Quindi {fn } non può convergere fortemente a 0 in Lp ((0, 1)), perché se ciò acca-
desse, anche {kfn kp } convergerebbe a 0.
Sia ora g ∈ Cc∞ ((0, 1)). Integrando per parti si ha (per ogni n ∈ N+ )
Z 1 i1 Z 1
h 1
−1 −nx fn (x) 0
fn (x)g(x) dx = −n p e g(x) + g (x) dx
0 0 0 n
Z 1
fn (x) 0
= g (x) dx ,
0 n

perché g(1) = g(0) = 0. Prendiamo p0 > 1 tale che p1 + p10 = 1, ovvero l’esponente
coniugato di p. Grazie alla disuguaglianza di Hölder otteniamo
Z 1
fn (x) 0 ≤ 1 kfn kp kg 0 kp0 −→ 0 .

g (x) dx

0 n n n→∞

Perciò Z 1
fn (x)g(x) dx −→ 0 .
0 n→∞
0
Poiché Cc∞ ((0, 1)) è denso in Lp ((0, 1)) (si veda quanto richiamato nell’Esercizio
6.1) e la successione {fn } è limitata in Lp ((0, 1)), possiamo facilmente dedurre
0
che, per ogni g ∈ Lp ((0, 1)),
Z 1
fn (x)g(x) dx −→ 0 .
0 n→∞

Dunque {fn } converge debolmente a 0 in Lp ((0, 1)).


Soluzione dell’Esercizio 6.4.
(i) Notiamo che
1
Z 1 Z n
kfn kpp = |fn (x)|p dx = nαp dx = nαp−1 −→ 0 ,
0 0 n→∞

se αp < 1.
(ii) Presa una generica g ∈ Lq ((0, 1)), dove q := p0 è l’esponente coniugato di p,
dalla disuguaglianza di Hölder abbiamo (per ogni n ∈ N con n ≥ 2):
Z 1 1
! q1
Z 1 n Z n
1 q
fn (x)g(x) dx ≤ nα− p

fn (x)g(x) dx = |g(x)| dx .


0 0 0
6. Spazi Lp 215

Se p = α1 , dallo stesso calcolo effettuato al punto (i) osserviamo che kfn kp = 1,


quindi {fn } non può convergere a zero fortemente. D’altro canto, in virtù della
disuguaglianza appena dimostrata e del fatto che g q ∈ L1 ((0, 1)), deduciamo che

1
! q1
Z 1 Z n
q
fn (x)g(x) dx ≤ |g(x)| dx −→ 0 ,

0 0 n→∞

ovvero {fn } converge a zero debolmente in Lp ((0, 1)).

Soluzione dell’Esercizio 6.5.


Sia
X∞
f (x) := k χ[k,k+ 1
k3
] (x) ∀x ∈ R .
k=1

Notiamo che, grazie al teorema di convergenza monotòna,


Z ∞ Z ∞
X X 1
|f (x)| dx = k χ[k,k+ 1
] (x) dx = k < +∞ .
R R k3 k3
k=1 k=1

Dunque f ∈ L1 (R); inoltre, f ∈ L∞


loc (R) poiché è limitata su ogni intervallo
limitato. D’altra parte,
Z ∞ Z ∞
2
X X 1
|f (x)| dx = k 2 χ[k,k+ 1
] (x) dx = k2 = +∞ .
R R k3 k3
k=1 k=1

Pertanto f 6∈ L2 (R). Sia ora


(
1 se x ∈ [−1, 1] ,
g(x) := 1
|x| se x < −1 o x > 1 .

Mediante un calcolo esplicito, è facile verificare che

g ∈ L2 (R) ∩ L∞ (R) , g 6∈ L1 (R) .

Soluzione dell’Esercizio 6.6.


Sia ϕ ∈ Cc∞ (R). Supponiamo che supp ϕ ⊂ [a, b] e poniamo C := maxR ϕ. Allora,
usando la disuguaglianza di Hölder (con q := p0 ), per ogni n ∈ N si ha:
Z Z b Z
b−n



gn (x)ϕ(x) dx = g(x − n)ϕ(x) dx = g(x)ϕ(x + n) dx


R a a−n
! p1
Z b−n Z b−n
1
≤C |g(x)| dx ≤ C (b − a) q |g(x)|p dx ,
a−n a−n

che tende a 0 per n → ∞, essendo g ∈ Lp (R) (si veda l’Esercizio 3.40 per i
dettagli).
216 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Sia ora ϕ ∈ Lq (R). Si arriva alla conclusione grazie all’Esercizio 6.1; ripetiamo
comunque l’argomento per completezza. Fissiamo ε > 0 ad arbitrio. Possiamo
trovare ϕε ∈ Cc∞ (R) tale che kϕ − ϕε kq < ε. Abbiamo:
Z Z Z

gn (x)ϕ(x) dx ≤ gn (x)ϕε (x) dx + gn (x)(ϕ(x) − ϕε (x)) dx .

R R R

Per quanto visto prima, esiste n̄ε ∈ N tale che, per ogni n > n̄ε ,
Z

gn (x)ϕε (x) dx < ε .

R

Inoltre, è immediato verificare che

kgn kp = kgkp ∀n ∈ N .

Quindi, per ogni n ∈ N,


Z

gn (x)(ϕ(x) − ϕε (x)) dx ≤ kϕ − ϕε kq kgkp < ε kgkp .

R

Ne segue che, per ogni n > n̄ε ,


Z

gn (x)ϕ(x) dx < (1 + kgkp ) ε ,

R

da cui, mandando prima n → ∞ e poi ε → 0,


Z
gn (x)ϕ(x) dx −→ 0 .
R n→∞

Soluzione dell’Esercizio 6.7.


Definiamo
ϕn (x) := arctan(n|x|) ∀x ∈ R , ∀n ∈ N .

Si ha: (
0 se x = 0 ,
lim ϕn (x) = π
n→∞
2 se x 6= 0 .

Inoltre, per ogni n ∈ N e per q.o. x ∈ R abbiamo


π p π p πp
fn (x) − g(x) = |g(x)|p ϕn (x) − ≤ p |g(x)|p ∈ L1 (R) .

2 2 2
Perciò, grazie al teorema di convergenza dominata,
π
fn −→ g in Lp (R) .
n→∞ 2
6. Spazi Lp 217

Soluzione dell’Esercizio 6.8.


Da un calcolo diretto, notiamo che

kgn kp = kgkp ∀n ∈ N+ .

Pertanto {gn } non può convergere fortemente a zero in Lp (R) (salvo nel caso
g = 0 quasi ovunque). Mostriamo che, tuttavia, la successione converge a zero
debolmente. Per ogni ϕ ∈ Cc∞ (R) risulta
Z Z y
1
gn (x)ϕ(x) dx = n p −1 g(y)ϕ dy ∀n ∈ N+ .
R R n

Evidentemente, essendo p > 1,


1
y
n p −1 g(y)ϕ −→ 0 q.o. in R .
n n→+∞

Inoltre, supponiamo che supp ϕ ⊂ [a, b]. Per ogni n ∈ N+ e per q.o. y ∈ R si ha

1
 y   
−1
n ≤ max |ϕ| |g(y)| χ[a,b] (y) ∈ L1 (R) .
p

n
g(y)ϕ
[a,b]

Grazie al teorema di convergenza dominata


Z y
1
−1
n p g(y)ϕ dy −→ 0 ,
R n n→∞

quindi Z
gn (x)ϕ(x) dx −→ 0 .
R n→∞
0
Dato che la successione {gn } è limitata in Lp (R) e Cc∞ (R) è denso in Lp (R),
grazie all’Esercizio 6.1, deduciamo che effettivamente la successione converge
debolmente a zero in Lp (R).

Soluzione dell’Esercizio 6.9.


Osserviamo che la successione {fn }, essendo convergente debolmente, è limitata
in Lp (Ω). Perciò esiste C > 0 tale che

kfn kp ≤ C ∀n ∈ N .

Abbiamo:
Z Z Z

(fn gn − f g) dx ≤ fn (gn − g) dx + g(fn − f ) dx

Ω Ω
Z Ω

≤ kfn kp kgn − gkq + g(fn − f ) dx

Z

≤ C kgn − gkq + g(fn − f ) dx −→ 0 ,
Ω n→∞
218 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

da cui la tesi, visto che

kgn − gkq −→ 0 per ipotesi,


n→∞

mentre
Z
g(fn − f ) dx −→ 0 per definizione di convergenza debole.
Ω n→∞

Soluzione dell’Esercizio 6.10.


Notiamo anzitutto che

fn −→ 0 puntualmente in (0, +∞) .


n→∞

Inoltre,
Z +∞ Z log(n+1)
p p
|fn (x)|p dx = 1
∀n ∈ N+ ,

n 2 dx = n 2 log 1 + n
0 log n

che tende a 0 per n → ∞ se e solo se p < 2. Dunque, possiamo affermare che per
p ∈ [1, 2) la successione converge fortemente a 0 in Lp ((0, +∞)). Ora, siano p = 2,
e g ∈ L2 ((0, +∞)). Si ha:
Z +∞ Z log(n+1)

fn (x)g(x) dx ≤ n |g(x)| dx

0 log n
! 12 ! 21
Z log(n+1) Z log(n+1)
2
≤ n dx |g(x)| dx
log n log n

 12 ! 21
  Z log(n+1)
1 2
= n log 1 + |g(x)| dx .
n log n

Ovviamente  
1
lim n log 1 + = 1.
n→∞ n
Inoltre, poiché g ∈ L2 ((0, +∞)), grazie al teorema di convergenza dominata (op-
pure ragionando come nell’Esercizio 3.40), risulta
Z log(n+1)
lim |g(x)|2 dx = 0 .
n→∞ log n

Pertanto Z +∞
lim fn (x)g(x) dx = 0 ,
n→∞ 0
cioè, in virtù dell’arbitrarietà di g,

fn * 0 debolmente in L2 ((0, +∞)) .


n→∞

La convergenza non è tuttavia forte in base a quanto stabilito in precedenza.


6. Spazi Lp 219

Soluzione dell’Esercizio 6.11.


Notiamo anzitutto che

fn −→ 0 puntualmente in (0, +∞) .


n→∞

Inoltre,
Z +∞ Z n+ √1n
p p 1
|fn (x)|p dx = n 4 dx = n 4 − 2 ∀n ∈ N+ ,
0 n

che tende a 0 per n → ∞ se e solo se p < 2. Dunque, per p ∈ [1, 2), la successione
{fn } converge fortemente a 0 in Lp ((0, +∞)).
Ora siano p = 2, e g ∈ L2 ((0, +∞)). Si ha:
Z
+∞ Z
n+ √1n √

fn (x)g(x) dx ≤ 4
n |g(x)| dx
0 n
! 21 ! 12
Z n+ √1n √
Z n+ √1n
2
≤ n dx |g(x)| dx
n n
! 21
Z n+ √1n
2
= |g(x)| dx .
n

Poiché g ∈ L2 ((0, +∞)), analogamente all’Esercizio 6.10 deduciamo che


Z n+ √1n
lim g 2 (x) dx = 0 ,
n→∞ n

pertanto Z +∞
lim fn (x)g(x) dx = 0 ,
n→∞ 0

cioè, in virtù dell’arbitrarietà di g,

fn * 0 debolmente in L2 ((0, +∞)) .


n→∞

La convergenza forte, invece, non ha luogo poiché kfn k2 = 1 per ogni n ∈ N+ .


Soluzione dell’Esercizio 6.12.
Notiamo anzitutto che
fn −→ 0 q.o. in (0, 1) .
n→∞

Quindi, se {fn } converge fortemente in L2 ((0, 1)), il limite deve necessariamente


essere 0. Risulta:
Z 1 Z 21 + 12
n
2 2
kfn k2 = |fn (x)| dx = n2 dx
1 1
0 2 − n2
 
1 1 1 1
= n2 + − + 2 = 2.
2 n2 2 n
220 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Pertanto {fn } non può convergere fortemente in L2 ((0, 1)). D’altro canto, que-
sto stesso calcolo mostra che la successione è limitata, di conseguenza essendo
L2 ((0, 1)) uno spazio riflessivo ammette una sottosuccessione {fnk } debolmente
convergente a qualche f ∈ L2 ((0, 1)). Poiché limite puntuale e limite debole, se
esistono entrambi, devono coincidere (si veda ad esempio l’Esercizio 3.21), ab-
biamo che f = 0 q.o. e dunque fnk * 0. Dato che lo stesso ragionamento si può
ripetere lungo una qualsiasi sottosuccessione di {fn }, possiamo infine concludere
che l’intera successione {fn } converge debolmente a zero in L2 ((0, 1)).
In alternativa, la convergenza debole si può dimostrare anche con un calcolo
diretto come negli Esercizi 6.10 e 6.11.
Soluzione dell’Esercizio 6.13.

Siccome L∞ è il duale di L1 (a meno di isomorfismi), dimostrare che fn * 0 in
L∞ significa dimostrare che
Z 1
fn ϕ dx → 0 ∀ϕ ∈ L1 ([−1, 1]) .
−1

Questo è evidentemente vero, per convergenza dominata (fn → 0 q.o. in [−1, 1], e
|fn ϕ| ≤ |ϕ| ∈ L1 ([−1, 1])). Mostriamo ora che fn 6* 0 in L∞ . A tale scopo, occorre
esibire un funzionale lineare e continuo J : L∞ ([−1, 1]) → R (non identificabile
con una funzione di L1 ) tale che J(fn ) 6→ 0 in R. Definiamo per prima cosa J sul
sottospazio C 0 ([−1, 1]) delle funzioni continue su [−1, 1], ponendo

J(f ) := f (0) ∀f ∈ C 0 ([−1, 1]) .

Chiaramente J è lineare lineare, e continuo rispetto alla convergenza in L∞ (cioè


la convergenza uniforme). Per il teorema di Hahn-Banach, è possibile prolungare
J come funzionale lineare e continuo su tutto L∞ . Poiché fn ∈ C 0 ([−1, 1]), è chiaro
che J(fn ) = fn (0) = 1 per ogni n, ed in particolare J(fn ) 6→ 0 in R. Quindi fn 6* 0
in L∞ .
Soluzione dell’Esercizio 6.14.
Poiché le funzioni semplici sono dense in Lp ([0, 1]), è sufficiente mostrare che
possiamo approssimare funzioni semplici con funzioni a gradino. A sua volta, per
mostrare questo fatto è sufficiente verificare che possiamo approssimare qualsia-
si funzione caratteristica di un insieme misurabile con una funzione a gradino.
Siano dunque A ⊂ [0, 1] misurabile, ed ε > 0 arbitrario. Per la regolarità del-
la misura di Lebesgue, esiste un aperto V ⊂ R tale che A ⊂ U := V ∩ [0, 1],
e λ(U \ A) < ε. Ora usiamo il fatto che ogni aperto V è unione numerabile di
intervalli aperti disgiunti, e dunque

[
U= In ,
n=1

dove gli In sono intervalli disgiunti, In è aperto per ogni n ≥ 3, e I1 , I2 possono


eventualmente essere intervalli semiaperti contenti 0 e 1. Siccome S λ(U ) ≤ 1,
per l’additività della misura esiste un indice n̄ ∈ N tale che λ( n>n̄ In ) < ε.
6. Spazi Lp 221
Pn̄
Pertanto, definiamo f (x) := n=1 χIn (x), e mostriamo che si tratta di una buona
approssimazione per χA . Infatti
Z 1 ∞
p
X
p
kf − χA kp = f ± χIn − χA dx

0
n=n̄+1

p
Z 1 X∞
= χU − χA − χIn dx

0
n=n̄+1

Z 1 ∞
Z 1 X
p−1 p−1
≤2 |χU − χA | dx + 2 χIn dx
0 0 n=n̄+1
!!
[
= 2p−1 λ(U \ A) + λ In = 2p ε
n>n̄
P
(dove abbiamo usato il fatto che |χU (x)−χA (x)| e n>n̄ χIn (x) assumono soltanto
i valori 0 e 1, per ogni x ∈ [0, 1]). Essendo ε arbitrario, ciò mostra che qualsiasi
funzione caratteristica di un insieme misurabile si può approssimare, tanto bene
quando si desidera, con una funzione a gradino. Come osservato, questo completa
il punto (i).
(ii) Per mostrare che il risultato precedente non vale se p = ∞, sia A un insieme
misurabile in [0, 1] tale che

0 < λ(A ∩ I) < λ(I)

per qualsiasi intervallo I, la cui esistenza è stata dimostrata nell’Esercizio 2.28.


Allora è chiaro che kχA − χI k∞ = 1 per ogni intervallo I ⊂ [0, 1], da cui segue
facilmente che kχA − f k∞ ≥ 1 per ogni funzione a gradino f ; quindi, le funzioni
a gradino non possono essere dense in L∞ (R).
Soluzione dell’Esercizio 6.15.
(i) Per definizione

nb = qn T + rn , con qn ∈ N e rn ∈ [0, T ) .

Di conseguenza
qn T rn
=b− → b per n → ∞ .
n n
(ii) Sia b = 1, e siano qn ∈ N e rn ∈ [0, T ) come al punto (i). Per p ∈ (1, ∞), abbiamo
che
1 n
Z
fn − f¯ p p
p
f − f¯ dx

L ([0,1])
=
n 0
1 qn T 1 qn T +rn
Z Z
p p
= f − f¯ dx + f − f¯ dx
n 0 n qn T
Z T
1 rn
Z
qn ¯ p p
f − f¯ dx ,

= f − f dx +

n 0 n 0
222 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

dove si è usata la T -periodicità di f . Passando al limite per n → ∞, il secon-


do integrale nell’ultimo termine tende a 0, essendo rn ∈ [0, T ) e f ∈ Lp ([0, T ]).
Pertanto, ricordando che qn /n → 1/T in virtù del punto (i), per n → ∞ abbiamo

1 T
Z
fn − f¯ p p
p
f − f¯ dx

L ([0,1])

T 0
e, in particolare, {fn − f¯} è limitata in Lp ([0, 1]). Se invece p = ∞ è sufficiente
osservare che
fn − f¯ ∞ = fn − f¯ L∞ ([0,T ]) = fn − f¯ L∞ ([0,1]) ∀n > T .

L (R)

(iii) Se p ∈ (1, ∞), anche l’esponente coniugato p0 appartiene a (1, ∞), e quindi
grazie all’Esercizio 6.14 sappiamo che le funzioni a gradino sono dense in cia-
0 ∗
scun Lp ([0, 1]) ∼= (Lp ([0, 1])) . Ma allora, per mostrare che fn * f¯ debolmente in
p
L ([0, 1]), è sufficiente verificare che per ogni intervallo (a, b) ⊂ [0, 1] risulta
Z b Z b
fn dx → f¯ dx = f¯(b − a) per n → ∞ . (6.14)
a a

Dimostriamo quest’ultima affermazione. Se vale la (6.14), allora per linearità


Z 1 Z 1
fn ϕ dx → f¯ϕ dx per n → ∞ ,
0 0
0
dove ϕ è una arbitraria funzione a gradino. Sia ora ψ ∈ Lp ([0, 1]); per densi-
tà, esiste una funzione a gradino ϕ tale che kϕ − ψkp0 < ε. Pertanto, per la
disuguaglianza di Hölder,
Z 1 Z 1 Z 1
(fn − f¯)ψ dx ≤ (fn − f¯)ϕ dx + |fn − f¯| |ψ − ϕ| dx


0 0 0
Z 1
≤ (fn − f )ϕ dx + εkfn − f¯kp
¯


0
Z 1
¯

≤ (fn − f )ϕ dx + Cε → Cε

0

per n → ∞, dove abbiamo usato il fatto che {fn − f¯} è limitata in Lp ([0, 1]) (si veda
il punto (ii)). Per l’arbitrarietà di ε, concludiamo che il primo integrale tende a 0
0
per n → ∞, per ogni ψ ∈ Lp ([0, 1]), che prova la convergenza debole fn * f¯ in
Lp ([0, 1]). Dunque, non resta che mostrare la validità della (6.14). Essendo, per
ogni funzione misurabile f ed ogni (a, b) ⊂ [0, 1],
Z b Z b Z a
f dx = f dx − f dx ,
a 0 0

possiamo ulteriormente limitarci a verificare che


Z b
fn dx → bf¯ per n → ∞ .
0
6. Spazi Lp 223

Ponendo nb = qn T + rn , con qn , rn come al punto (i), ed usando la periodicità di f


come al punto (ii), si trova
Z b Z nb Z qn T Z qn T +rn
1 1 1
fn dx = f dx = f dx + f dx
0 n 0 n 0 n qn T
Z T
qn qn T ¯
= f dx + o(1) = f + o(1) → bf¯ ,
n 0 n

dove abbiamo usato la tesi del punto (i), ed abbiamo indicato


Rr con o(1) una quan-
tità infinitesima per n → ∞ (si osservi che l’integrale 0 n f dx è limitato in n, in
quanto rn ∈ [0, T ) e f ∈ L1 ([0, T ])). Questo, come osservato, mostra la convergen-
za debole fn * f¯ in Lp ([0, 1]) per p ∈ (1, ∞). Se p = ∞, in realtà, il ragionamento

è del tutto identico e mostra la convergenza debole∗ fn * f¯ in L∞ ([0, 1]), dato
che dobbiamo testare la successione con funzioni ψ ∈ L1 ([0, 1]), e la densità delle
funzioni a gradino vale anche in L1 ([0, 1]). Il caso p = 1 è più delicato, e verrà
affrontato (con un approccio leggermente diverso) nell’Esercizio 6.17.
(iv) Come esempio, possiamo considerare la funzione f definita da
(
se x ∈ 0, 21 ,
 
1
f (x) :=
−1 se x ∈ 12 , 1 ,


estesa per 1-periodicità su tutto R. La media è f¯ = 0, ma fn (x) = f (nx) non


converge a 0 in nessun punto di [0, 1], neanche a meno di sottosuccessioni, dato
che per ogni x e n abbiamo fn (x) = ±1.

Soluzione dell’Esercizio 6.16.


Posta
ni
b−a X 
y−a+(k−1)(b−a)

Fi (y) := f a+ ni ∀y ∈ (a, b) ,
ni
k=1

dimostriamo che
Z b
lim Fi − f (x) dx = 0, (6.15)

i→∞ a
L1 ((a,b))

da cui la (6.1) seguirà grazie al fatto che la convergenza in L1 implica la con-


vergenza puntuale a meno di sottosuccessioni. Poiché f ∈ L1 ((a, b)), in virtù del-
la regolarità della misura di Lebesgue sappiamo che, per il Teorema di Stone-
Weierstrass, esiste una successione {φh } ⊂ C 0 ([a, b]) tale che

lim kf − φh kL1 ((a,b)) = 0 . (6.16)


h→∞

Posta
i n
b−a X 
y−a+(k−1)(b−a)

Φi,h (y) := φh a + ni ∀y ∈ (a, b) ,
ni
k=1
224 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

abbiamo:
Z b
|Fi (y) − Φi,h (y)| dy
a
Z ni 
b − a b X y−a+(k−1)(b−a)
  
y−a+(k−1)(b−a)
= f a+ ni − φh a + ni dy
ni

a k=1
ni Z b 
y−a+(k−1)(b−a) dy
X   
y−a+(k−1)(b−a)
≤ (b − a) f a + − φ a +

ni h ni ni

k=1 a
ni Z a+ k(b−a)
X ni
= (b − a) |f (x) − φh (x)| dx
(k−1)(b−a)
k=1 a+ ni
Z b
= (b − a) |f (x) − φh (x)| dx ,
a

dove in ciascuno degli integrali abbiamo effettuato il cambio di variabili

y − a + (k − 1)(b − a)
x=a+ .
ni

Di conseguenza, per la disuguaglianza triangolare otteniamo:


Z b

Fi − f (x) dx

a 1
L ((a,b))
Z b

≤ kFi − Φi,h kL1 ((a,b)) + Φi,h − φh (x) dx

a 1
L ((a,b))
Z
b Z b
+ f (x) dx − φh (x) dx

a a 1
L ((a,b))
Z b

≤ 2 (b − a) kf − φh kL1 ((a,b)) + Φi,h − φh (x) dx .

a 1
L ((a,b))

Essendo ciascuna φh una funzione uniformemente continua, grazie alle proprietà


dell’integrale (di Riemann) è facile verificare che, per ogni h ∈ N,
Z b

lim Φi,h − φh (x) dx = 0,

i→∞ a 1
L ((a,b))

da cui
Z b
lim sup Fi − f (x) dx ≤ 2 (b − a) kf − φh kL1 ((a,b)) ,

i→∞ a
L1 ((a,b))

ovvero la (6.15) mandando infine h → ∞, ricordando la (6.16).


6. Spazi Lp 225

Soluzione dell’Esercizio 6.17.


(i) Per definizione di fn , abbiamo:
n Z k n
1 1
X n X Z
kfn kL1 ((0,1)) = |f (nx − k + 1)| dx = |f (y)| dy
k−1 n 0
k=1 n k=1
= kf kL1 ((0,1)) ∀n ∈ N+ .

(ii) Dobbiamo mostrare che, data un’arbitraria g ∈ L∞ ((0, 1)), vale l’identità
Z 1 Z 1 Z 1
lim fn (x) g(x) dx = f (x) dx g(x) dx . (6.17)
n→∞ 0 0 0
+
Fissato n ∈ N , abbiamo:
Z 1 n Z k
X n
fn (x) g(x) dx = f (nx − k + 1) g(x) dx
k−1
0 k=1 n
n Z
1X 1  
= f (y) g y+k−1
n dy (6.18)
n
k=1 0
Z 1 n
1 X  y+k−1 
= f (y) g n dy .
0 n
k=1

D’altro canto, dall’Esercizio 6.16 (con (a, b) = (0, 1)) sappiamo che esiste una
sottosuccessione {nj } ⊂ {n} tale che
nj Z 1
1 X  y+k−1 
lim g nj = g(x) dx per q.o. y ∈ (0, 1) .
j→∞ nj 0
k=1

Per ogni n ∈ N+ , abbiamo:



n
1 X n
 
y+k−1 1X
g ≤ kgk∞ = kgk∞ per q.o. y ∈ (0, 1) ;

n
n n

k=1 k=1

di conseguenza, grazie al teorema di convergenza dominata possiamo passare al


limite per j → ∞ nella (6.18) con n = nj , ottenendo la (6.17) lungo la sottosucces-
sione {fnj }. Ripetendo lo stesso ragionamento lungo una arbitraria sottosucces-
sione divergente {ni }, deduciamo che la (6.17) effettivamente vale lungo l’intera
successione {fn }.
(iii) Grazie al punto (ii) e al fatto che, se esistono entrambi, limite debole e limite
puntuale coincidono (questo è un fatto noto di teoria, ma per maggiori dettagli
si veda anche l’Esercizio 6.37), se esistesse una sottosuccessione {fni } conver-
gente puntualmente q.o. quest’ultima dovrebbe convergere puntualmente a una
costante c (ovvero l’integrale di f ). In particolare, dato che su insiemi a misura
finita la convergenza puntuale implica la convergenza in misura, avremmo che
per ogni ε > 0
lim λ({x ∈ (0, 1) : |fni (x) − c| > ε}) = 0 ; (6.19)
i→∞
226 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

tuttavia, siccome per ipotesi f non è costante, esiste ε0 > 0 tale che

λ(A) > 0 , dove A := {x ∈ (0, 1) : |f (x) − c| > ε0 } .

D’altronde, per come è costruita ciascuna fn ,


n  
[ k−1 A
{x ∈ (0, 1) : |fn (x) − c| > ε0 } = + ,
n n
k=1

e trattandosi di unioni disgiunte (ricordando anche le proprietà della misura di


Lebesgue rispetto a traslazioni e riscalamenti) otteniamo

n  ! Xn
[ k−1 A λ(A)
λ + = = λ(A) > 0 .
n n n
k=1 k=1

Applicando le ultime due identità lungo la sottosuccessione {fni }, giungiamo ad


una contraddizione con la (6.19) per ε = ε0 .

Soluzione dell’Esercizio 6.18.


(i) Poiché fn (x) = f (nx) con f (x) = sin(x) ∈ Lp (R) per ogni p ∈ [1, ∞], grazie
all’Esercizio 6.15 abbiamo che {fn } converge debolmente in Lp ((0, 1)), per ogni
1 < p < ∞, alla costante
Z 2π
1
f¯ := sin(x) dx = 0 .
2π 0

Quindi la convergenza debole ha luogo anche in L1 ((0, 1)): infatti, dato che
Lp ((0, 1)) ,→ L1 ((0, 1)), un qualsiasi funzionale lineare e continuo di L1 ((0, 1)) è
anche un funzionale lineare e continuo di Lp ((0, 1)) (al netto di un’operazione di
restrizione). Inoltre, {fn } non converge fortemente in Lp ((0, 1)), perché sempre
in virtù dell’Esercizio 6.15 sappiamo che
Z 1 Z 2π
p 1 p
|sin(nx) − 0| dx −→ |sin(x)| dx > 0
0 n→∞ 2π 0

per ogni 1 < p < ∞, ed è facile verificare che lo stesso vale anche per p = 1.
(ii) Come diretta applicazione dell’Esercizio 6.15, abbiamo che la successione {gn }
converge debolmente in Lp ((0, 1)), per ogni 1 < p < ∞, alla costante
Z 1
α+β
ḡ := ge(x) dx = .
0 2

Ragionando in modo del tutto analogo al punto (i), deduciamo che la convergen-
za debole ha luogo anche in L1 ((0, 1)). Dimostriamo ora “a mano” che non c’è
6. Spazi Lp 227

convergenza forte. Infatti, per ogni n ∈ N+ abbiamo:


Z 1
α + β
kgn − ḡk1 = gn (x) − 2 dx

0
X Z 2m+1
n−1
2n



α + β
Z 2m+2
2n

α + β
!

= α− dx + β − dx
m=0
2m
2n
2 2m+1
2n
2
n−1
X |α − β| |α − β|
= = 6= 0 ,
m=0
2n 2n

perciò {gn } non converge fortemente in L1 ((0, 1)), e quindi in nessun altro spazio
Lp ((0, 1)) ricordando nuovamente che Lp ((0, 1)) ,→ L1 ((0, 1)).
(iii) Esattamente come nel punto (i), si ricava che la successione {hn } converge
debolmente, ma non fortemente, in Lp ((0, 1)) per ogni 1 ≤ p < ∞ alla costante
Z 1
h̄ := (1 − cos(2πx)) dx = 1 .
0

Si osservi che, in questo caso particolare, essendo 1 − cos(2πx) periodica sull’in-


tervallo di integrazione, la quantità khn − h̄kp è costante:
Z 1 Z 1 Z 2πn
hn (x) − h̄ p dx =
p 1 p
|cos(2πnx)| dx = |cos(t)| dt
0 0 2πn 0
Z 2π
1 p
= |cos(t)| dt > 0 .
2π 0
(iv) La convergenza debole∗ in L∞ ((0, 1)), alla media di ciascuna delle funzioni
considerate, ha luogo sempre in virtù dell’Esercizio 6.15, dato che in tutti i casi
si tratta di funzioni uniformemente limitate. Tuttavia, è possibile mostrare che
la convergenza debole in L∞ ((0, 1)) non si verifica. Infatti basta considerare, ad
esempio, il funzionale Λ ∈ (L∞ ((0, 1)))∗ che “estende” la δ di Dirac centrata nel
punto x0 := 31 (definita nel sottospazio delle funzioni di L∞ ((0, 1)) continue in x0 ,
si veda per analogia la soluzione dell’Esercizio 6.13). Abbiamo:
(
n α se n = 3k + 1 ,
Λhn = 1 − cos 2πn
 
Λfn = sin 3 , Λgn = 3 ,
β se n = 3k + 2 ,

ed è immediato verificare che nessuna di queste tre successioni numeriche con-


verge. Si noti che le funzioni fn e hn sono continue, mentre gn presenta dei punti
di salto, ma è sempre continua in x0 se l’intero n è della forma 3k + 1 o 3k + 2
per qualche k ∈ N (il valore di Λgn sugli interi multipli di 3 è irrilevante ai fini di
quanto si vuole dimostrare).
Soluzione dell’Esercizio 6.19.
Per ogni n ∈ N+ , scriviamo n in modo unico come

n = 2k + m
228 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

per certi k, m ∈ N con 0 ≤ m ≤ 2k − 1. Siano


 
m m+1
En := k , , fn := χEn ∀n ∈ N+ .
2 2k

Si ha
1
λ(En ) = , k = blog2 nc .
2k
Inoltre, Z
2
|fn |p dx = λ(En ) ≤ −→ 0 .
E n n→∞
p
Dunque fn → 0 in L (E) per n → ∞.
D’altra parte, fn (0) = 1 se n = 2k per qualche k ∈ N, mentre fn (0) = 0 altrimenti.
Dunque {fn } non converge a 0 puntualmente in E.

Soluzione dell’Esercizio 6.20.


La conclusione è ovvia se p = ∞. Sia ora p = 1. Abbiamo:
Z Z Z

|(f ? g)(x)| dx = n f (y)g(x − y) dy dx

R n R n R
Z Z 
≤ |f (y)||g(x − y)| dy dx .
Rn Rn

Quindi, per il teorema di Fubini-Tonelli,


Z Z Z 
|(f ? g)(x)| dx ≤ |f (y)||g(x − y)| dy dx
Rn n Rn
ZR Z
= |f (y)| dy |g(z)| dz < +∞ ,
Rn Rn

che è l’asserto per p = 1.


Ora supponiamo che p ∈ (1, ∞). Sia q := p0 l’esponente coniugato di p. Per ogni
x ∈ Rn si ha:
Z Z
1 1
|f (y)||g(x − y)| dy = |f (y)| q |f (y)| p |g(x − y)| dy
Rn Rn
Z  q1 Z  p1
≤ |f (y)| dy |f (y)||g(x − y)|p dy .
Rn Rn

Quindi
Z Z Z p
p
|(f ? g)(x)| dx ≤ |f (y)||g(x − y)| dy dx
Rn Rn Rn
Z  pq Z Z 
≤ |f (y)| dy |f (y)||g(x − y)|p dy dx .
Rn Rn Rn
6. Spazi Lp 229

Perciò, ragionando come nel caso g ∈ L1 (Rn ), si ricava che


Z Z  pq +1 Z
p
|(f ? g)(x)| dx ≤ |f (y)| dy |g(z)|p dz
Rn Rn Rn
Z p Z
= |f (y)| dy |g(z)|p dz < +∞ ,
Rn Rn

cioè
kf ? gkpp ≤ kf kp1 kgkpp .
Soluzione dell’Esercizio 6.21.
Sia x0 ∈ Rn e sia {xm } ⊂ Rn tale che
xm −→ x0 .
m→∞

Poiché g è continua in R deduciamo che, per q.o. y ∈ Rn , cioè per tutte le y ∈ Rn


n

tranne quelle per cui f (y) = ±∞, che formano un insieme di misura nulla, risulta
f (y)g(xm − y) −→ f (y)g(x0 − y) .
m→∞

Essendo g nulla fuori da un compatto, g è anche limitata, cioè, per qualche M > 0,
|g| ≤ M in Rn .
Pertanto, per ogni m ∈ N e per q.o. y ∈ Rn , abbiamo
|f (y)g(xm − y)| ≤ M |f (y)| .
Dato che M f ∈ L1 (Rn ), per il teorema di convergenza dominata
Z Z
f (y)g(xm − y) dy −→ f (y)g(x0 − y) dy .
Rn m→∞ Rn
n
Di conseguenza, f ? g è continua in R .
Soluzione dell’Esercizio 6.22.
Sia f ∈ Lp (Ω). Osserviamo che, per ogni t > 0, posto
Ωt := {x ∈ Ω : |f (x)| ≥ t} ,
risulta
|f (x)|p
≥1 ∀x ∈ Ωt .
tp
Pertanto,
|f (x)|p
Z Z
λ({x ∈ Ω : |f (x)| ≥ t}) = 1 dx ≤ dx
Ωt Ωt tp
Z
1 1
≤ p |f (x)|p dx = p kf kpp ,
t Ω t
ovvero f ∈ M p (Ω) data l’arbitrarietà di t > 0.
Infine, non è difficile verificare che, per ogni p ∈ [1, ∞), la funzione
1
f (x) := 1 ∈ M p ((0, 1)) \ Lp ((0, 1)) .
x p
230 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 6.23.


Notiamo che C è convesso. Infatti, per ogni u, v ∈ C e λ ∈ [0, 1] si ha

(1 − λ)u + λv ≥ (1 − λ)f + λf = f q.o. in Ω ,

perciò anche [(1 − λ)u + λv] ∈ C. Ne segue che C è convesso. Quindi se mostriamo
che C è chiuso in Lp (Ω) in senso forte, otteniamo automaticamente che C è chiuso
anche in senso debole (si veda ad esempio [1, Theorem 3.7]).
Siano {un } ⊂ C e u ∈ Lp (Ω) tali che

un −→ u in Lp (Ω) .
n→∞

Pertanto esiste una sottosuccessione {unk } di {un } tale che

unk −→ u q.o. in Ω .
k→∞

Poiché
un ≥ f q.o. in Ω ,
dalla convergenza puntuale quasi ovunque segue che

u≥f q.o. in Ω ,

quindi u ∈ C. Pertanto C è fortemente chiuso.


Soluzione dell’Esercizio 6.24.
Dapprima dimostriamo che dall’ipotesi segue che
Z
u(x)g(x) dx = 0

per ogni g ∈ L∞ (RN ) con supp g b Ω compatto.


A tale scopo, poniamo
gn := ρn ? g ,
essendo {ρn } una successione di mollificatori (vedere [1, Propositions 4.18, 4.21])
tale che, per ogni n ∈ N+ ,
Z
∞ N

ρn ≥ 0 , ρn ∈ Cc R , supp ρn ⊂ B n (0) ,
1 ρn (x) dx = 1 .
RN

Allora esiste un compatto K b Ω, con supp g ⊂ K, tale che supp gn ⊂ K per ogni
n ∈ N+ . Si può verificare che (vedere ad esempio [1, Theorem 4.22])

kgn k∞ ≤ kgk∞ ∀n ∈ N+ ,

in L1 RN ,

gn −→ g
n→∞

e (grazie alle proprietà della convergenza L1 ) esiste una sottosuccessione {gnk }


di {gn } tale che
gnk −→ g q.o. in RN .
k→∞
6. Spazi Lp 231

Vista l’ipotesi (6.2), poiché per ogni n ∈ N+ abbiamo che gn ∈ Cc∞ (Ω), risulta
Z Z
u(x)gn (x) dx = u(x)gn (x) dx = 0 .
K Ω

D’altra parte, grazie alle proprietà della successione {gnk } e al teorema di con-
vergenza dominata,
Z Z
u(x)gnk (x) dx −→ u(x)g(x) dx .
K k→∞ K

Ne segue che Z Z
u(x)g(x) dx = u(x)g(x) dx = 0 .
Ω K

Scegliamo ora a piacere un compatto C b Ω. Sia

g(x) := sign[u(x)]χC (x) ∀x ∈ RN .

Dunque g è per costruzione limitata e supp g ⊆ C. Per quanto visto prima,


Z
u(x)g(x) dx = 0 ,

ovvero Z
|u(x)| dx = 0 .
C

Quindi
u = 0 q.o. in C .
Data l’arbitrarietà di C, segue la tesi.

Soluzione dell’Esercizio 6.25.


Notiamo anzitutto che g ∈ L∞ (Ω). Dunque, per qualche M > 0,

|f (gn − g)|p ≤ M |f |p q.o. in Ω , ∀n ∈ N .

Poiché M |f |p ∈ L1 (Ω), visto che gn → g q.o. in Ω per n → ∞, dal teorema di


convergenza dominata ricaviamo che

f (gn − g) −→ 0 in Lp (Ω) .
n→∞

Di conseguenza, sfruttando le ipotesi su {fn } e {gn },

kfn gn − f gkp = k(fn − f )gn + f (gn − g)kp


≤ kgn k∞ kfn − f kp + kf (gn − g)kp
≤ C kfn − f kp + kf (gn − g)kp −→ 0 .
n→∞
232 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 6.26.


Consideriamo una successione {fn } ⊂ A con

fn −→ f in Lp (Ω) .
n→∞

Evidentemente f ∈ Lp (Ω). Inoltre, poiché {fn } ⊂ A,

{fn } ⊂ Lp (Ω) ∩ Lq (Ω) , kfn kq ≤ 1 ∀n ∈ N .

Sappiamo che esiste una sottosuccessione di {fnk } ⊂ {fn } tale che

fnk −→ f q.o. in Ω .
k→∞

Applichiamo il lemma di Fatou alla successione di funzioni misurabili non nega-


tive {|fnk |q }. Otteniamo:
Z Z Z
1 ≥ lim inf |fnk (x)|q dx ≥ lim inf |fnk (x)|q dx = |f (x)|q dx .
k→∞ Ω Ω k→∞ Ω

Pertanto f appartiene anche a L (Ω) con kf kq ≤ 1, dunque A è chiuso in Lp (Ω).


q

Soluzione dell’Esercizio 6.27.


Per ogni k > C, definiamo

A := {x ∈ Ω : |f (x)| > k} .

Osserviamo che Z Z
p
|f (x)| dx ≥ k p dx = k p λ(A) .
Ω A
Dunque
k p λ(A) ≤ kf kpp ≤ C p .
Questo implica che  p
C
λ(A) ≤ −→ 0 .
k p→∞

Pertanto |f | ≤ k quasi ovunque, e quindi f ∈ L∞ (Ω).


Osserviamo poi che la funzione

f (x) := log |x| ∀x ∈ (0, 1) ,

appartiene a Lp ((0, 1)) per qualunque p ≥ 1, ma f 6∈ L∞ ((0, 1)).


Soluzione dell’Esercizio 6.28.
Forniamo due dimostrazioni. La prima fa uso del teorema di Egorov, la seconda
si basa su un argomento diretto.
Prima dimostrazione. Sia q ∈ [1, p), e sia ε > 0 arbitrario. Siccome Ω ha misura
finita e un → u q.o. in Ω, per il teorema di Egorov esiste un insieme misurabile
A ⊂ Ω tale che λ(Ω \ A) < ε, e un → u uniformemente in A. Di conseguenza
Z Z Z Z
|un − u|q dx = |un − u|q dx + |un − u|q dx < |un − u|q dx + ε
Ω Ω\A A Ω\A
6. Spazi Lp 233

per n abbastanza grande. D’altra parte, per la disuguaglianza di Hölder


Z Z ! pq
p−q q p−q
|un − u|q dx ≤ |un − u|p dx λ(Ω \ A) p ≤ Cpε p ,
Ω\A Ω\A

dove si è usato il fatto che


Z
p p−1 p p
|un − u| ≤ 2 (|un | + |u| ) =⇒ |un − u|p dx ≤ C
Ω\A

per un’opportuna costante C > 0, in virtù dell’ipotesi di limitatezza di {un }


in Lp (Ω) (e del fatto che u ∈ Lp (Ω)). Deduciamo quindi che, per n abbastanza
grande, Z
q p−q
|un − u|q dx < C p ε p + ε,

che per l’arbitrarietà di ε equivale alla tesi.
Seconda dimostrazione. Poiché la successione {un } è limitata in Lp (Ω) e u ∈
Lp (Ω), possiamo trovare M > 0 tale che

kun − ukp ≤ M ∀n ∈ N .

Sia k > 0 fissato a piacere. Abbiamo:


Z Z
k p λ({|un − u| > k}) ≤ |un − u|p dx ≤ |un − u|p dx ≤ M p
{|un −u|>k} Ω

per ogni n ∈ N. Fissato un qualsiasi q ∈ [1, p), risulta:


Z Z Z
|un − u|q dx = |un − u|q dx + |un − u|q dx
Ω {|un −u|>k} {|un −u|≤k}
Z ! pq
q
≤ |un − u|p dx λ({|un − u| > k})1− p
{|un −u|>k}
Z
+ |un − u|q dx
{|un −u|≤k}
 p(1− pq ) Z
q M
≤M + |un − u|q dx ,
k {|un −u|≤k}

dove la prima disuguaglianza è dovuta alla disuguaglianza di Hölder applica-


ta al primo integrale. Per n → ∞, visto che λ(Ω) < +∞, grazie al teorema di
convergenza dominata (usando g ≡ k come dominante) abbiamo
Z
|un − u|q dx −→ 0 ,
{|un −u|≤k} n→∞

da cui
Z  p(1− pq )
M
lim sup |un − u|q dx ≤ M q ∀k > 0 .
n→∞ Ω k
234 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Successivamente, mandando k → +∞,


 p(1− pq )
M
Mq −→ 0 .
k k→+∞

Ne segue che Z
lim sup |un − u|q dx ≤ 0 ,
n→∞ Ω
ovvero {un } converge a u in Lq (Ω).
Soluzione dell’Esercizio 6.29.
Poiché f ∈ L∞ (Ω), esiste C > 0 tale che

|f | ≤ C q.o. in Ω .

Inoltre, ricordiamo che, per definizione,

kf k∞ := inf{C > 0 : |f | ≤ C q.o. in Ω} .

Pertanto esiste una successione {Cn } ⊆ [0, +∞) tale che

|f | ≤ Cn q.o. in Ω , Cn −→ kf k∞ .
n→∞

Possiamo dunque trovare una successione di insiemi misurabili {En } ⊆ Ω tali


che
|f (x)| ≤ Cn ∀x ∈ Ω \ En e λ(En ) = 0 ∀n ∈ N .
S∞
Sia E := n=0 En . Allora λ(E) = 0 e

|f (x)| ≤ Cn ∀x ∈ Ω \ E ∀n ∈ N .

Mandando infine n → ∞, deduciamo che

|f (x)| ≤ kf k∞ ∀x ∈ Ω \ E ,

cioè
|f | ≤ kf k∞ q.o. in Ω .
Soluzione dell’Esercizio 6.30.
(i) Basta considerare λ < 0, a patto di scambiare λ con 1 − λ e y1 con y2 , se λ > 1.
Sia dunque λ < 0 fissato ad arbitrio, e poniamo
1 λ
t1 := , t2 := − .
1−λ 1−λ
Chiaramente risulta t1 , t2 ∈ (0, 1) con t1 + t2 = 1. Ora definiamo

ξ := λy1 + (1 − λ)y2 , η := y1 ∀y1 , y2 ∈ R .

Abbiamo che
t1 ξ + t2 η = y2 .
6. Spazi Lp 235

Poiché f è convessa, si ha
ϕ(t1 ξ + t2 η) ≤ t1 ϕ(ξ) + t2 ϕ(η) ,
ossia
1 λ
ϕ(y2 ) ≤ ϕ(λy1 + (1 − λ)y2 ) − ϕ(y1 ) ,
1−λ 1−λ
dunque
1 λ
ϕ(λy1 + (1 − λ)y2 ) ≥ ϕ(y1 ) + ϕ(y2 ) ,
1−λ 1−λ
cioè
ϕ(λy1 + (1 − λ)y2 ) ≥ λϕ(y1 ) + (1 − λ)ϕ(y2 ) ,
come volevasi dimostrare.
(ii) Poniamo anzitutto
Z  p1 Z  q1
p q
α := |f | dx , β := |g| dx .
E E
Applichiamo la disuguaglianza trovata al punto (i) con le scelte
 p  q
1 1 |f | |g|
ϕ(y) = ey , λ = , 1 − λ = , x1 = log , x 2 = log .
p q αp βq
Troviamo che
p
|g|q
 p  q
= e p log αp + q log βq ≥ |f | +
f g 1 |f | 1 |g|
. (6.20)
α β pαp qβ q
Integrando la disuguaglianza (6.20) su E, otteniamo
|f | |g|
Z Z Z
1 p 1 1 1
dx ≥ |f | dx + q |g|q dx = + = 1.
E α β pαp E qβ E p q
Dunque Z
|f g| dx ≥ αβ ,
E
che è la tesi, vista la definizione di α e β.
(iii) Sfruttiamo l’ipotesi che f e g sono non negative, assieme alla disuguaglian-
za di Hölder alla rovescia dimostrata al punto (ii). Ricordando che q denota
l’esponente coniugato di p, abbiamo:
Z Z
(f + g)p dx = (f + g)p−1 (f + g) dx
E
ZE Z
= (f + g)p−1 f dx + (f + g)p−1 g dx
E E
Z  q1 Z  p1
(p−1)q p
≥ (f + g) dx f dx
E E
Z  q1 Z  p1
(p−1)q p
+ (f + g) dx g dx
E E
Z  p−1 "Z
p
 p1 Z  p1 #
= (f + g)p dx f p dx + g p dx .
E E E
236 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Pertanto Z  p1 Z  p1 Z  p1
p p p
(f + g) dx ≥ f dx + g dx ,
E E E

che è la disuguaglianza cercata. Infine, per mostrare che tale disuguaglianza può
essere stretta, è sufficiente prendere due sottoinsiemi misurabili F1 , F2 ⊂ E tali
che 0 < λ(F1 ) = λ(F2 ) =: c < +∞ e F1 ∩ F2 = ∅, e considerare le corrispondenti
funzioni caratteristiche f = χF1 e g = χF2 . Se E è un aperto, si possono scegliere
ad esempio due palle disgiunte contenute in E, ma è comunque possibile dimo-
strare che tali sottoinsiemi esistono per un generico insieme E come nelle ipotesi.
Otteniamo quindi
Z  p1 Z  p1 Z  p1
1 1
p p p
(f + g) dx = (2c) > 2c =p p f dx + g dx .
E E E

Soluzione dell’Esercizio 6.31.


(i) Grazie all’Esercizio 6.30, possiamo dedurre che Np non è una norma su Lp (E)
perché, in generale, non vale la disuguaglianza triangolare.
(ii) Chiaramente d(f, f ) > 0 per ogni f ∈ Lp (E)\{0} e d(f, f ) = 0 se e solo se f = 0
q.o. in E, dalle proprietà dell’integrale di Lebesgue. Inoltre, per costruzione,

d(f, g) = d(g, f ) ∀f, g ∈ Lp (E) .

Ora, per qualunque b > 0 fissato, definiamo

ϕ(t) := tp + bp − (t + b)p ∀t ≥ 0 .

Abbiamo che
ϕ0 (t) = ptp−1 − p(t + b)p−1 > 0 ∀t > 0 ,
perché 0 < p < 1. Pertanto, ϕ(t) ≥ ϕ(0) = 0 per ogni t > 0, e, scegliendo t = a,
otteniamo:
(a + b)p ≤ ap + bp ∀a, b ∈ (0, +∞) . (6.21)
Ovviamente la disuguaglianza resta vera in [0, +∞). Infine, prendiamo f, g, h ∈
Lp (E). Grazie alla (6.21), si ha
p
|f − g|p ≤ (|f − h| + |g − h|) ≤ |f − h|p + |g − h|p .

Integrando su E, deduciamo che

d(f, g) ≤ d(f, h) + d(g, h) ,

quindi vale anche la disuguaglianza triangolare, e possiamo concludere che d è


una distanza su Lp (E).
Soluzione dell’Esercizio 6.32.
(i) Per ogni β ≥ 0, definiamo la funzione
p
ϕ(t) := (t2 + β 2 ) 2 − tp − β p ∀t ≥ 0 .
6. Spazi Lp 237

È facile verificare che

ϕ(0) = 0 , ϕ0 (t) ≥ 0 ∀t ≥ 0 .

Dunque possiamo inferire che, per ogni α, β ≥ 0 (si ponga t = α),


p
αp + β p ≤ (α2 + β 2 ) 2 .

(ii) Scegliendo nella precedente disuguaglianza


|a + b| |a − b|
α= , β= ∀a, b ∈ R ,
2 2
otteniamo
!p p
a + b p a − b p a + b 2 a − b 2 2
 2
b2 2

a
2 ≤
+ + = +
2 2 2 2 2
1
≤ (|a|p + |b|p ) ,
2
avendo sfruttato, nell’ultima disuguaglianza, la convessità della funzione x 7→
p
|x| 2 per p ≥ 2.
(iii) La prima disuguaglianza di Clarkson segue prendendo a = f (x), b = g(x) per
q.o. x ∈ Ω e integrando su Ω.
(iv) Ora, fissiamo ε > 0. Siano f, g ∈ Lp (Ω) con

kf kp ≤ 1 , kgkp ≤ 1 , kf − gkp ≥ ε .

Dalla precedente disuguaglianza di Clarkson deduciamo in particolare che


f + g p
 p
≤1− ε ,
2 2
p

ossia
f + g h  ε p i p1
2 ≤ 1−δ, dove δ := 1 − 1 − > 0.

p 2
Conseguentemente, Lp (Ω) è uniformemente convesso (e dunque anche riflessivo)
per p ≥ 2. Nell’Esercizio 6.33 vedremo che, in realtà, lo stesso vale anche per
p ∈ (1, 2). Tuttavia, è possibile dimostrare che, nei casi estremi p = 1 e p = ∞, i
relativi spazi Lp (Ω) non sono uniformemente convessi (a tale scopo è sufficiente
ragionare tramite opportune funzioni caratteristiche).
Soluzione dell’Esercizio 6.33.
(i) Per ogni t ∈ [0, 1] fissato, definiamo

ϕ(y) := 1 + y 1−q t (1 + yt)q−1 + 1 − y 1−q t (1 − yt)q−1


 
∀y ∈ (0, 1] .

Poiché (p − 1)(1 − q) = −1 e per t = 0 la disuguaglianza è chiaramente vera, la


tesi è equivalente a
ϕ(1) ≤ ϕ tp−1

∀t ∈ (0, 1] . (6.22)
238 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Osserviamo che
ϕ0 (y) = −(q − 1)t(y −q − 1) (1 + yt)q−2 − (1 − yt)q−2
 
∀y ∈ (0, 1] .
Poiché p ∈ (1, 2), abbiamo che q > 2. Pertanto
(1 + yt)q−2 ≥ (1 − yt)q−2 ,
quindi
ϕ0 (y) ≤ 0 ∀y ∈ (0, 1] .
Essendo y 7→ ϕ(y) decrescente, poiché
tp−1 ≤ 1 ∀t ∈ (0, 1] ,
deduciamo la (6.22).
(ii) Scegliendo, nella disuguaglianza del punto (i), t = b/a e moltiplicando per aq
ambo i membri, ricaviamo che
(a + b)q + (a − b)q ≤ 2(ap + bp )q−1 ∀a ≥ b > 0 .
Conseguentemente, si deduce facilmente che per ogni a, b ∈ R
q−1
|a + b|q + |a − b|q ≤ 2 (|a|p + |b|p ) .
(iii) Dal punto (ii) segue che, per quasi ogni x ∈ Ω,
q−1
|f (x) + g(x)|q + |f (x) − g(x)|q ≤ 2 (|f (x)|p + |g(x)|p ) . (6.23)
Notiamo che, ovviamente,
kf + gkqp + kf − gkqp = kf + gkqq(p−1) + kf − gkqq(p−1) .

Inoltre, ricordando che, come visto nell’Esercizio 6.30, per gli spazi Lθ (Ω) con
θ ∈ (0, 1) vale la disuguaglianza di Minkowski “alla rovescia” (in questo caso
θ = p − 1), abbiamo
Z 1
 p−1 Z 1
 p−1
q(p−1) q(p−1)
|f + g| dx + |f − g| dx
Ω Ω
Z 1
 p−1
q q p−1
≤ (|f + g| + |f − g| ) dx .

Quindi, utilizzando la (6.23), deduciamo che


Z 1
 p−1
p−1
kf + gkqp +kf − gkqp ≤ (|f + g|q + |f − g|q ) dx

Z 1
 p−1
p p
q−1
≤2 (|f | + |g| ) dx = 2 kf kpp + kgkpp .

(iv) L’uniforme convessità di Lp (Ω) per p ∈ (1, 2) segue grazie a quanto dimostrato
nel punto (iii), ragionando in modo simile alla soluzione dell’Esercizio 6.32.
6. Spazi Lp 239

Soluzione dell’Esercizio 6.34.


Notiamo anzitutto che, per ogni n ∈ N,
Z Z Z
kfn − f k1 = |fn − f | dx = (f − fn )+ dx + (f − fn )− dx .
Ω Ω Ω

Inoltre,

(f − fn )+ = max{fn , f } − fn , (f − fn )− = max{fn , f } − f .

Poiché, per ipotesi,

fn * f e max{fn , f } * f debolmente in L1 (Ω) ,


n→∞ n→∞

siccome 1 ∈ L∞ (Ω) e L∞ (Ω) è il duale di L1 (Ω), ricaviamo in particolare che


Z Z Z Z
fn dx * f dx , max{fn , f } dx * f dx .
Ω n→∞ Ω Ω n→∞ Ω

Quindi
Z Z Z
+
(f − fn ) dx = max{fn , f } dx − fn dx −→ 0 .
Ω Ω Ω n→∞

Similmente, si ottiene Z
(f − fn )− dx −→ 0 .
Ω n→∞

Pertanto possiamo concludere che

kf − fn k1 −→ 0 ,
n→∞

ossia
fn −→ f fortemente in L1 (Ω) .
n→∞

Soluzione dell’Esercizio 6.35.


Siano Y e W come suggeriti. Affermiamo che

X=Y .

È immediato verificare che X ⊆ Y. Mostriamo l’inclusione opposta Y ⊆ X. Sia


u ∈ Y . Supponiamo dapprima che f ∈ L∞ (Ω); poiché
Z
(u − f )ϕ dx ≥ 0 ∀ϕ ∈ W ,

si ha
u≥f q.o. in Ω .
Infatti, se così non fosse, esisterebbe E ⊂ Ω misurabile e limitato con λ(E) > 0,
tale che
u − f < 0 in E .
240 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Scegliendo
ϕ = χE ,
evidentemente risulta ϕ ∈ W , essendo f ∈ L∞ (E) e E di misura finita. Pertanto
avremmo Z Z
(u − f ) dx = (u − f )ϕ dx ≥ 0 ,
E Ω

ma questo è assurdo. Abbiamo dunque mostrato che se f ∈ L∞ (Ω), allora u ∈ Y


implica u ∈ X. Ora, più in generale, supponiamo che f sia solo misurabile. Per
ogni n ∈ N+ definiamo
An := {x ∈ Ω : |f (x)| < n} .
Siano ϕ ∈ W e ϕn := ϕχAn . Chiaramente anche ϕn ∈ W . Quindi, per qualunque
u ∈ Y si ha che
Z Z Z Z
uϕ dx = uϕn dx ≥ f ϕn dx = f ϕ dx .
An Ω Ω An

Poiché, per costruzione, per ogni n ∈ N+ abbiamo f ∈ L∞ (An ), applicando il


ragionamento precedente con Ω rimpiazzato da An risulta

u≥f q.o. in An ⇐⇒ uχAn ≥ f χAn q.o. in Ω , ∀n ∈ N+ .

Mandando n → ∞, otteniamo (si noti che χAn → 1 ovunque)

u≥f q.o. in Ω .

Dunque, anche in questo caso, u ∈ Y implica u ∈ X. Pertanto Y ⊆ X e perciò


X =Y.
Ora, affermiamo che X è (sequenzialmente) chiuso in senso debole∗ . Sia {un } ⊂
X una successione che converge debolmente∗ a u in L∞ (Ω). Dunque
Z Z
un g dx −→ ug dx ∀g ∈ L1 (Ω) .
Ω n→∞ Ω

Quindi, in particolare,
Z Z
un ϕ dx −→ uϕ dx ∀ϕ ∈ W .
Ω n→∞ Ω

Poiché X = Y , sappiamo in particolare che


Z Z
un ϕ dx ≥ f ϕ dx ∀ϕ ∈ W , ∀n ∈ N .
Ω Ω

Di conseguenza, passando al limite per n → ∞,


Z Z
uϕ dx ≥ f ϕ dx ∀ϕ ∈ W .
Ω Ω

Pertanto u ∈ Y , e per quanto mostrato prima u ∈ X.


6. Spazi Lp 241

Soluzione dell’Esercizio 6.36.


Poniamo anzitutto

F := {u ∈ L∞ (Ω) : u ≤ f q.o. in Ω} ,

G := {u ∈ L∞ (Ω) : u ≥ g q.o. in Ω} .
Evidentemente
X = F ∩ G.
Per quanto visto nell’Esercizio 6.35, gli insiemi F e G sono (sequenzialmente)
chiusi in senso debole∗ in L∞ (Ω). Dunque anche X è (sequenzialmente) chiuso in
senso debole∗ in L∞ (Ω). Poiché f, g ∈ L∞ (Ω), per qualsiasi u ∈ X si ha

−kgk∞ ≤ u ≤ kf k∞ q.o. in Ω .

Pertanto, per α := kf k∞ ∨ kgk∞ , abbiamo che

X ⊆ Zα := {u ∈ L∞ (Ω) : kuk∞ ≤ α} .

In virtù del teorema di Banach-Alaoglu, sappiamo che Zα è (sequenzialmente)


compatto in senso debole∗ in L∞ (Ω), dunque anche X lo è in quanto sottoinsieme
chiuso di Zα .

Soluzione dell’Esercizio 6.37.


Supponiamo inizialmente che Ω abbia misura finita. Fissato ε > 0, per il teo-
rema di Egorov esiste Ω0ε ⊂ Ω misurabile tale che λ(Ω \ Ω0ε ) < ε/2, e fn → f
uniformemente su Ω0ε . Inoltre, abbiamo che f ∈ Lp (Ω) grazie al lemma di Fatou:
infatti Z Z Z
|f | dx = lim |fn | dx ≤ lim inf |fn |p dx < +∞ ,
Ω Ω n→∞ n→∞ Ω
p
essendo {fn } debolmente convergente in L (Ω) per ipotesi. Ma allora |f (x) −
g(x)| < +∞ per q.o. x ∈ Ω, e quindi, come mostrato nell’Esercizio 2.15, esiste
Ω00ε ⊂ Ω misurabile tale che λ(Ω \ Ω00ε ) < ε/2, e f − g ∈ L∞ (Ω00ε ). Ora, ponendo
Ωε := Ω0ε ∩ Ω00ε , da un lato per convergenza uniforme in Ωε
Z Z
fn (f − g) dx −→ f (f − g) dx .
Ωε n→∞ Ωε

0
D’altra parte, per convergenza debole in Lp (Ω) (si noti che f −g ∈ Lp (Ωε ), essendo
una funzione limitata definita su un insieme di misura finita; equivalentemente,
0
(f − g)χΩε ∈ Lp (Ω))
Z
fn (f − g) dx
Ωε
Z Z Z
= fn (f − g)χΩε dx −→ g(f − g)χΩε dx = g(f − g) dx .
Ω n→∞ Ω Ωε
242 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Confrontando le precedenti espressioni, otteniamo


Z
(f − g)2 dx = 0 .
Ωε

Siccome λ(Ω \ Ωε ) < ε ed ε è arbitrario, si deduce facilmente che f = g q.o. in


Ω. Se ora Ω ⊂ RN ha misura non necessariamente finita, possiamo sfruttare la
σ-finitezza di RN per approssimare Ω con una successione esaustiva di insiemi
{Ωk } di misura finita. Per ciascun k ∈ N, applichiamo il ragionamento precedente
per dedurre che f = g q.o. in Ωk , da cui segue che f = g q.o. in Ω.
Soluzione dell’Esercizio 6.38.
Consideriamo la successione {fn } definita (per n abbastanza grande) da
(
n se x ∈ 0, n1
 
fn (x) :=
0 se x ∈ n1 , 1 .


È immediato verificare che sono soddisfatte le proprietà (i) e (ii). Inoltre,


Z 1 Z 1
|fn | dx = 1 = fn χ[0,1] dx .
0 0

La prima uguaglianza dimostra che fn 6→ 0 fortemente in L1 ([0, 1]); la secon-


da, che fn 6* 0 debolmente in L1 ([0, 1]), in quanto la moltiplicazione per χ[0,1] ∈
L∞ ([0, 1]) è un’applicazione nel duale (L1 (0, 1))∗ (si ricordi il teorema di rappre-
sentazione di Riesz in L1 ). Questo completa la prima parte dell’esercizio.
Per quanto riguarda la seconda parte, non è possibile trovare una successio-
ne soddisfacente (i), (ii), (iii’), (iv’). Infatti, diversamente da L1 ([0, 1]), lo spazio
Lp ([0, 1]) è riflessivo per 1 < p < ∞. Di conseguenza, ogni successione limitata
in Lp ([0, 1]) ha un’estratta debolmente convergente in Lp ([0, 1]), a una funzione
limite f (si veda [1, Theorem 3.18]). Poiché fn → 0 quasi ovunque, ne consegue
che il limite debole è necessariamente 0 per tutte le sottosuccessioni convergen-
ti (si veda l’Esercizio 6.37). Affermiamo che ciò implica che l’intera successione
{fn } tenda debolmente a 0: infatti, se per assurdo così non fosse, esisterebbero
0
una funzione ϕ ∈ Lp ([0, 1]) ed un’estratta {fnm } tali che
Z 1
fnm ϕ dx → ` 6= 0 per m → ∞ .
0

Per il ragionamento precedente, tuttavia, sappiamo che esiste un’ulteriore estrat-


ta di {fnm } che converge debolmente a 0, assurdo.
In conclusione, abbiamo mostrato che, se {fn } soddisfa (i), (ii), (iii’), allora fn → 0
debolmente in Lp ([0, 1]), e quindi non può soddisfare (iv’).
Soluzione dell’Esercizio 6.39.
È sufficiente considerare (per esempio) la successione

gn := fn + n χ(0, 1 ) ∀n ∈ N+ ,
n
| {z }
hn
6. Spazi Lp 243

dove {fn } è la successione costruita nell’Esercizio 6.17 a partire da una funzione


f essenzialmente non costante. Infatti, poiché hn → 0 ovunque, nessuna sotto-
successione di {gn } può convergere puntualmente quasi ovunque. Inoltre, dato
che {fn } converge debolmente in L1 ((0, 1)) ma nessuna sottosuccessione di {hn }
converge debolmente in L1 ((0, 1)) (è la successione che “converge” alla delta di
Dirac centrata nell’origine, si veda l’Esercizio 6.38), nessuna sottosuccessione di
{gn } può convergere debolmente in L1 ((0, 1)). Infine, osserviamo che {gn } è effet-
tivamente limitata in L1 ((0, 1)), poiché kgn k1 ≤ kfn k1 + khn k1 = kf k1 + 1 per ogni
n ∈ N+ .

Soluzione dell’Esercizio 6.40.


(i) La disuguaglianza è chiaramente vera per a = 0 o b = 0. Siano dunque a, b > 0.
Poiché
1 1
+ 0 = 1,
p p
posto t := 1/p ∈ (0, 1) si ha 1/p0 = 1 − t ∈ (0, 1). Ma allora, usando la concavità
della funzione s 7→ log s, abbiamo che
 0
 0
log tap + (1 − t)bp ≥ t log(ap ) + (1 − t) log(bp )
= log a + log b = log(ab) .
0
Questo implica che tap + (1 − t)bp ≥ ab, che è la disuguaglianza di Young. Siccome
poi il logaritmo è strettamente concavo, e t ∈ (0, 1), l’uguaglianza può verificarsi
0
soltanto se ap = bp .
0
(ii) Per f ∈ Lp (X), e g ∈ Lp (X), entrambe non nulle (se una tra f e g è nulla,
l’uguaglianza vale banalmente come identità), poniamo

f g
u := , v := ,
kf kp kgkp0

di modo che kukp = 1 e kvkp0 = 1. Grazie alla disuguaglianza di Young, abbiamo


che puntualmente in X
0
|u|p |v|p
|uv| ≤ + 0 , (6.24)
p p
0
con uguaglianza se e solo se |u|p = |v|p . Integrando su X, deduciamo che
0
kukpp kvkpp0 1 1
kuvk1 ≤ + 0
= + 0 = 1,
p p p p

cioè kf gk1 ≤ kf kp kgkp0 . L’uguaglianza si può verificare se e solo se c’è uguaglianza


in (6.24), quasi ovunque in X, cioè se e solo se
0
|f |p |g|p
p = 0 q.o. in X . (6.25)
kf kp kgkpp0
244 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale
0
Non è difficile verificare che questa condizione equivale a richiedere che |g|p =
λ|f |p q.o. in X, per qualche λ > 0. Infatti, se vale (6.25), allora chiaramente
0 0 0
|g|p = λ|f |p per λ = kgkpp0 /kf kpp . Se invece |g|p = λ|f |p , allora
Z
0
kgkpp0 = λ|f |p dµ = λkf kpp ,
X

0
da cui λ = kgkpp0 /kf kpp , e quindi vale la (6.25). Questo completa la dimostrazione.

Soluzione dell’Esercizio 6.41.


Procediamo per induzione su k. Sia k = 2, e consideriamo due qualsiasi funzioni
f1 ∈ Lp1 (Ω) e f2 ∈ Lp2 (Ω). Notiamo che |f1 |p ∈ Lp1 /p (Ω), |f2 |p ∈ Lp2 /p (Ω) e, inoltre,
p1 /p e p2 /p sono esponenti coniugati tra loro. Pertanto, per la disuguaglianza di
Hölder,
Z Z
|f1 f2 |p dµ = |f1 |p |f2 |p dµ
Ω Ω
Z  pp Z  pp
1 2
≤ |f1 | p1
dµ p2
|f2 | dµ = kf1 kpLp1 (Ω) kf2 kpLp2 (Ω) ,
Ω Ω

che è la tesi nel caso k = 2. Sia ora k > 2, e supponiamo di aver dimostrato la tesi
per l’indice k − 1 (ipotesi induttiva). Siano fi ∈ Lpi (Ω), i = 1, . . . , k, e sia
k k−1
1 X 1 X 1 1 1 1
= = + =: + .
p p
i=1 i
p
i=1 i
pk q pk

Notiamo che, per ipotesi induttiva, g := f1 · · · fk−1 ∈ Lq (Ω), e

kgkLq (Ω) ≤ kf1 kLp1 (Ω) · · · kfk−1 kLpk−1 (Ω) .

Ma allora, dal caso k = 2 e ancora dall’ipotesi induttiva, segue che

kf1 · · · fk kLp (Ω) ≤ kgkLq (Ω) kfk kLpk (Ω)


≤ kf1 kLp1 (Ω) · · · kfk−1 kLpk−1 (Ω) kfk kLpk (Ω) ,

come volevasi dimostrare.

Soluzione dell’Esercizio 6.42.


(i) Osserviamo che
Z Z
|f |r dµ = |f |αr |f |(1−α)r dµ ,
Ω Ω

|f |αr ∈ Lp/(αr) (Ω) e |f |(1−α)r ∈ Lq/(r(1−α)) (Ω). Pertanto, avendo scelto α ∈ (0, 1) di
modo che
αr (1 − α)r
+ = 1,
p q
6. Spazi Lp 245

per la disuguaglianza di Hölder deduciamo che


Z
(1−α)r
|f |r dµ ≤ kf kαr
Lp (Ω) kf kLq (Ω) .

(ii) È semplice verificare che k · kp,q è una norma in Lp (Ω) ∩ Lq (Ω). Dimostriamo
dunque che questa norma rende Lp (Ω) ∩ Lq (Ω) uno spazio di Banach. A questo
scopo, mostriamo che se {fn } ⊂ Lp (Ω) ∩ Lq (Ω) è una successione di Cauchy, allora
è necessariamente convergente. Poiché kf kLp (Ω) , kf kLq (Ω) ≤ kf kp,q , deduciamo
che {fn } è una successione di Cauchy sia in Lp (Ω) che in Lq (Ω), e questi ultimi
sono spazi di Banach. Di conseguenza, esistono due funzioni f ∈ Lp (Ω) e fe ∈
Lq (Ω) tali che fn → f in Lp (Ω), e fn → fe in Lq (Ω). D’altra parte, ricordiamo che
le convergenze forti in Lp e in Lq implicano quella puntuale quasi ovunque, a
meno di sottosuccessioni. Grazie all’unicità del limite puntuale, si deduce quindi
che f = fe quasi ovunque. Ma allora

kfn − f kp,q = kfn − f kLp (Ω) + kfn − f kLq (Ω) → 0

per n → ∞, come desiderato. Ci resta da dimostrare che l’inclusione Lp (Ω) ∩


Lq (Ω) ,→ Lr (Ω) è continua. A questo scopo possiamo usare il punto (i) e la
disuguaglianza di Young (con esponenti 1/α e 1/(1 − α)), per dedurre che
1−α
kf kLr (Ω) ≤ kf kα
Lp (Ω) kf kLq (Ω)

≤ αkf kLp (Ω) + (1 − α)kf kLq (Ω) ≤ max{α, 1 − α}kf kp,q .

Soluzione dell’Esercizio 6.43.


Ragionando come nell’Esercizio 6.26 ricaviamo che f ∈ Lq (Ω) con kf kq ≤ C, da
cui
kfn − f kq ≤ 2C ∀n ∈ N .
Ricordando l’Esercizio 6.42, per interpolazione, sappiamo che f ∈ Lr (Ω) per ogni
r compreso tra p e q. Se inoltre r 6= q,
1 α 1−α
= + per qualche α ∈ (0, 1] .
r p q

Dunque, grazie alla disuguaglianza di interpolazione (si veda sempre l’Esercizio


6.42), abbiamo

kfn − f kr ≤ kfn − f kα 1−α


p kfn − f kq ≤ kfn − f kα
p (2C)
1−α
−→ 0 .
n→∞

Quindi
fn −→ f in Lr (Ω) ,
n→∞

per qualunque r compreso tra p e q, con q 6= r.

Soluzione dell’Esercizio 6.44.


(i) In questo caso è sufficiente scegliere u ≡ 1, così da dedurre che ϕu = ϕ ∈ Lq (Ω).
246 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(ii) Introduciamo l’operatore T : Lp (Ω) → R definito da


Z
T u := ϕu dx ∈ R .

Per ipotesi, si tratta di un operatore ovunque definito, ed è ovviamente lineare.


Inoltre, è un operatore chiuso: se un → u in Lp (Ω), e T un → α ∈ R, allora è
facile dedurre che α = T u. Infatti, a meno di una sottosuccessione, abbiamo che
un → u q.o. in Lp (Ω), ed esiste w ∈ Lp (Ω) tale che |un | ≤ w q.o. in Ω, per ogni n.
Ne consegue che, lungo questa sottosuccessione,
Z Z
α = lim T un = lim ϕun dx = ϕu dx = T u ,
n→∞ n→∞ Ω Ω

per convergenza dominata, e quindi T è effettivamente un operatore chiuso. Per


il teorema del grafico chiuso, T ∈ L(Lp (Ω), R) = (Lp (Ω))∗ ; pertanto, in virtù del
0
teorema di rappresentazione di Riesz, esiste ψ ∈ Lp (Ω) tale che
Z Z
ϕu dx = T u = ψu dx ∀u ∈ Lp (Ω) .
Ω Ω
0
Deduciamo che ϕ = ψ ∈ Lp (Ω).
(iii) In questo caso generale, possiamo adattare lo stesso procedimento usato
0
al punto (ii), per mostrare che |ϕ|q ∈ L(p/q) (Ω). Introduciamo l’operatore T :
Lp/q (Ω) → R definito da Z
T v := |ϕ|q v dx ∈ R .

Per ipotesi, si tratta di un operatore lineare ovunque definito, in quanto


 q
|ϕ|q |v| = |ϕ||v|1/q , con |v|1/q ∈ Lp (Ω) .

Non è difficile verificare che si tratta di un operatore chiuso, e quindi limitato,


per il teorema del grafico chiuso. Pertanto, grazie al teorema di rappresentazione
0
di Riesz, si deduce come al punto (ii) che |ϕ|q ∈ L(p/q) (Ω).
(iv) Supponiamo per assurdo che ϕ 6≡ 0 in Ω. Allora esistono un punto x0 ∈ Ω
e ε̄ > 0 tali che |ϕ(x0 )| = 2ε̄, diciamo ϕ(x0 ) = 2ε̄ per semplicità. Per continuità,
esiste un intorno Bδ (x0 ) ⊂ Ω dove ϕ > ε̄. Consideriamo ora la funzione
N
u(x) := |x − x0 |− p .

Chiaramente, essendo q < p, abbiamo che u ∈ Lq (Ω) ma u 6∈ Lp (Ω). E d’altra


parte Z Z
|ϕu|p dx ≥ ε̄p |x − x0 |−N dx = +∞ ,
Ω Bδ (x0 )

cioè ϕu 6∈ Lp (Ω), che è l’assurdo cercato. La conclusione, in realtà, vale anche


senza l’ipotesi di continuità di ϕ, ma servono ragionamenti più fini.
6. Spazi Lp 247

Soluzione dell’Esercizio 6.45.


(i) Su [0, 1], abbiamo:

(a) f (x) = x−1/p ∈ Lr ([0, 1]) se e solo se r ∈ [1, p);


 −α
(b) per α > 1/p, f (x) = x−1/p log x2 ∈ Lr ([0, 1]) se e solo se r ∈ [1, p].

(ii) Su [0, +∞), abbiamo:

(a) f (x) = (x1/p + x1/q )−1 ∈ Lr ([0, +∞)) se e solo se r ∈ (p, q);

(b) per α > 1/p e β > 1/q,


  x  α  x  β −1
1/p 1/q
f (x) = x + x log ∈ Lr ([0, +∞))

2 2
log

se e solo se r ∈ [p, q];


−1
(c) per α > 1/p, f (x) = x−1/p (| log x|α + 1) ∈ Lr ([0, +∞)) se e solo se r = p.

Soluzione dell’Esercizio 6.46.


(i) Mostriamo che Z
(g − f 2 ) dx ≥ 0 (6.26)
E

per ogni insieme misurabile E ⊂ R. Da questo segue facilmente che g − f 2 ≥ 0


q.o. in R: infatti, scegliendo E = {g − f 2 < 0} nella (6.26), si deduce che
Z Z
0≤ (g − f 2 ) dx = (g − f 2 )χ{g−f 2 <0} dx ≤ 0 ;
E R

quindi tutte le disuguaglianze sono in realtà uguaglianze e, dal momento che


(g − f 2 )χ{g−f 2 <0} ≤ 0 q.o. in R, necessariamente

(g − f 2 )χ{g−f 2 <0} = 0 q.o. in R .

Ciò implica che, per q.o. x ∈ R, g(x) ≥ f 2 (x), che è la tesi. Dimostriamo quindi la
(6.26). Se E è un insieme misurabile, allora per convergenza debole in L1 (R) (e
ricordando che il duale di L1 è isomorfo a L∞ )
Z Z Z
2
(g − f ) dx = gχE dx − f 2 dx
E R E
Z Z
= lim fn2 χE dx − f 2 dx
n→∞ R E
= lim kfn k2L2 (E) − kf k2L2 (E) .
n→∞

Ma la norma è debolmente semi-continua inferiormente, e chiaramente fn * f


in L2 (E). Pertanto,
kf kL2 (E) ≤ lim inf kfn kL2 (E) ,
n→∞
248 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

che unita alla disuguaglianza precedente dà


Z
(g − f 2 ) dx ≥ 0 ,
E

per ogni E ⊂ R misurabile, come volevasi dimostrare.


(ii) Per mostrare che in genere la disuguaglianza è stretta, basta usare l’esempio
dato al punto (iv) dell’Esercizio 6.15 (notiamo che ogni elemento di Lp ([0, 1]) si
può estendere identicamente a 0 fuori da [0, 1], ottenendo una funzione in Lp (R)).
In virtù di tale esempio, evidentemente fn2 = 1 q.o. in [0, 1], per ogni n, da cui
g = χ[0,1] . Mentre f ≡ 0 su R.
Soluzione dell’Esercizio 6.47.
(i) Sia z ∈ D. Allora, per la disuguaglianza triangolare,
|(x − y) − z| = |x − y − z| ≥ |x − z| − |y| .
Passando all’estremo inferiore su ambo i membri rispetto a z ∈ D, troviamo che
dist(x − y, D) ≥ dist(x, D) − |y| .
Analogamente,
|(x − y) − z| ≤ |x − z| + |y| =⇒ dist(x − y, D) ≤ dist(x, D) + |y| .
(ii) Denotiamo con δ := dist(K, ∂Ω)/4, dove ∂Ω indica la frontiera di Ω e
dist(K, ∂Ω) := inf{|x − y| : x ∈ K , y ∈ ∂Ω} .
Notiamo che δ > 0, essendo K un compatto contenuto nell’aperto Ω. Si consideri
una famiglia di mollificatori, definita come è usuale nel modo seguente: per ζ ∈
Cc∞ (B1 (0)), con ζ ≥ 0 e RN ζ dx = 1, si pone
R

1 x
ζε (x) := ζ , ε > 0.
ε ε
Infine, siano Kδ := {x ∈ Ω : dist(x, K) < 2δ}, e χδ la funzione caratteristica di
Kδ . Mostriamo che
ϕ := χδ ? ζδ ,
dove ? indica il prodotto di convoluzione (si veda l’Esercizio 6.20), soddisfa le
condizioni richieste. Essendo convoluzione di una funzione C ∞ con una funzione
L1loc , abbiamo che anche ϕ è di classe C ∞ (si veda [1, Proposition 4.20]). Inoltre
ϕ ha supporto compatto in RN , dato che sia χδ che ζδ sono a supporto compatto.
Più precisamente, osserviamo che se dist(x, K) ≥ 3δ, allora ϕ(x) = 0. Infatti,
Z Z
ϕ(x) = χδ (x − y)ζδ (y) dy = χδ (x − y)ζδ (y) dy ,
RN Bδ (0)

dove si è usato il fatto che supp ζδ ⊂ Bδ (0). D’altro canto, se dist(x, K) ≥ 3δ e


y ∈ Bδ (0), per il punto (i)
dist(x − y, K) ≥ dist(x, K) − |y| ≥ 2δ =⇒ χδ (x − y) = 0 .
6. Spazi Lp 249

Di conseguenza, Z
ϕ(x) = χδ (x − y)ζδ (y) dy = 0
Bδ (0)

per ogni x tale che dist(x, K) ≥ 3δ. Ricordando che dist(K, ∂Ω) = 4δ, questo im-
plica in particolare che ϕ ∈ Cc∞ (Ω). Resta da dimostrare che ϕ(x) = 1 per ogni
x ∈ K. Per tali x, si ha in effetti che
Z Z
ϕ(x) = χδ (x − y)ζδ (y) dy = ζδ (y) dy = 1 ,
Bδ (0) Bδ (0)

essendo χδ (x − y) = 1 per ogni (x, y) ∈ K × Bδ (0). Questo dipende dal fatto che,
ancora per il punto (i),

dist(x − y, K) ≤ dist(x, K) + |y| = |y| < δ .

In conclusione, ϕ ha tutte le proprietà richieste.


Soluzione dell’Esercizio 6.48.
Anzitutto osserviamo che, dato un qualsiasi p ∈ (p0 , ∞), abbiamo:
p0 p0
p 1−
kf kLp (Ω) ≤ kf kL∞ (Ω) kf kLpp0 (Ω) , (6.27)

e mandando p → ∞ nella (6.27) (sfruttando la (6.3)) deduciamo che

lim sup kf kLp (Ω) ≤ kf kL∞ (Ω) . (6.28)


p→∞

Notiamo che tale disuguaglianza è banalmente vera anche se kf kL∞ (Ω) = +∞.
Ora cerchiamo di ottenere l’analoga stima dal basso per il lim inf. A tale scopo,
dalla definizione di norma infinito sappiamo che dato un qualsiasi valore 0 <
M < kf kL∞ (Ω) (possiamo supporre senza perdita di generalità che f 6≡ 0) esiste
un insieme misurabile AM ∈ M tale che

|f (x)| ≥ M per µ-q.o. x ∈ AM , µ(AM ) > 0 . (6.29)

Tornando alla definizione di norma Lp (Ω) per p ∈ [1, ∞), grazie alla (6.29) otte-
niamo:
Z  p1 Z  p1
p p 1
kf kLp (Ω) = |f | dµ ≥ |f | dµ ≥ M µ(AM ) p ,
Ω AM

da cui, mandando p → ∞,

lim inf kf kLp (Ω) ≥ M , (6.30)


p→∞

e poiché la (6.30) vale per un arbitrario M < kf kL∞ (Ω) , facendo tendere infine M
a kf kL∞ (Ω) ricaviamo la stima

lim inf kf kLp (Ω) ≥ kf kL∞ (Ω) . (6.31)


p→∞
250 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

L’identità cercata (6.4) è dunque una conseguenza delle disuguaglianze (6.28) e


(6.31).
Si noti che il risultato è del tutto generale: non serve alcuna ipotesi di finitezza
o σ-finitezza dello spazio di misura, né di finitezza della norma infinito di f .
L’unica ipotesi irrinunciabile, utilizzata nella prima parte della soluzione, è la
(6.3): d’altro canto, una funzione costante (non nulla) su uno spazio a misura
infinita ha norma infinito finita, mentre tutte le sue norme Lp (Ω), per p ∈ [1, ∞),
sono infinite, quindi la (6.4) non può valere.
Soluzione dell’Esercizio 6.49.
Grazie alla (6.5), per ogni k ∈ N esiste nk ∈ N+ tale che

X 1
an µn ≤ . (6.32)
n=nk
(k + 1) 2k

Senza perdita di generalità, possiamo supporre che la successione {nk } sia stret-
tamente crescente con limk→∞ nk = ∞. Si consideri ora la funzione f : R+ → R+
così definita:

f (x) := (k + 1)x se ank ≤ x < ank+1 per qualche k ∈ N , (6.33)

con f (x) := x se 0 ≤ x < an0 . Osserviamo che, per costruzione, f è crescente, e


fissato k ∈ N (arbitrariamente grande) vale la disuguaglianza
f (x)
>k ∀x ≥ ank ,
x
ovvero f è anche superlineare. Inoltre, grazie alle (6.32), (6.33) e al fatto che {an }
è strettamente crescente, deduciamo che

X 0 −1
nX X X−1
∞ nk+1
f (an ) µn = f (an ) µn + f (an ) µn
n=0 n=0 k=0 n=nk
0 −1
nX ∞ nk+1 −1
X X
= an µn + (k + 1) an µn
n=0 k=0 n=nk
0 −1
nX ∞
X ∞
X
≤ an µn + (k + 1) an µn
n=0 k=0 n=nk
0 −1
nX ∞
X 1
≤ an µn + < +∞ .
n=0
2k
k=0

Soluzione dell’Esercizio 6.50.


Per ogni fissato n ∈ N, poniamo

En := {y ∈ Ω : n ≤ |g(y)| < n + 1}

e
µn := µ(En ) .
6. Spazi Lp 251

Osserviamo che, essendo gli insiemi {En } disgiunti,


Z Z ∞ Z
X
|g| dµ = |g| dµ + |g| dµ < +∞ ,
Ω E0 n=1 En

mentre per definizione di ciascun En


Z
(n + 1) µn ≤ 2n µn ≤ 2 |g| dµ ∀n ∈ N+ ;
En

di conseguenza, possiamo dedurre che



X ∞ Z
X Z
(n + 1) µn ≤ 2 |g| dµ ≤ 2 |g| dµ < +∞ .
n=1 n=1 En Ω

Grazie all’Esercizio 6.49 (con an = n + 1), sappiamo che esiste una funzione
crescente e superlineare f : R+ → R+ tale che

X
f (n + 1) µn < +∞ . (6.34)
n=1

Possiamo inoltre supporre, senza perdere generalità, che f (x) = f (1)x per x ∈
[0, 1), dato che sia la validità della (6.34) che la superlinearità di f dipendono solo
dai valori di f (x) per x grande. In questo modo, dalla (6.34) e dalla definizione
degli insiemi En , otteniamo:
Z Z ∞ Z
X
f (|g|) dµ = f (|g|) dµ + f (|g|) dµ
Ω E0 n=1 En
Z X∞ Z
≤ f (1) |g| dµ + f (n + 1) dµ
E0 n=1 En
Z X∞
= f (1) |g| dµ + f (n + 1) µn < +∞ .
E0 n=1

Soluzione dell’Esercizio 6.51.


Sia B1 la palla (chiusa) di raggio 1 centrata nell’origine. Essendo quest’ultima
un insieme compatto, esisteranno una sottosuccessione {fk1,j }j ⊂ {fk } e una
funzione f (1) ∈ L1 (B1 ) tali che

lim fk1,j − f (1) 1 = 0.

j→∞ L (B1 )

Poiché la convergenza in L1 implica anche la convergenza puntuale quasi ovun-


que a meno di sottosuccessioni, possiamo supporre direttamente che

lim fk1,j (x) = f (1) (x) per q.o. x ∈ B1 .


j→∞
252 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Sempre grazie alla proprietà (6.6), data la palla chiusa di raggio 2 centrata nel-
l’origine B2 , esisteranno una sottosuccessione {fk2,j }j ⊂ {fk1,j }j e una funzione
f (2) ∈ L1 (B2 ) tali che

lim fk2,j − f (2) = 0 e lim fk2,j (x) = f (2) (x) per q.o. x ∈ B2 .

j→∞ 1
L (B2 ) j→∞

Essendo {fk2,j } una sottosuccessione di {fk1,j } e B1 ⊂ B2 , evidentemente {fk2,j }


convergerà anche a f (1) in L1 (B1 ), quindi necessariamente f (1) = f (2) in B1 (al-
meno quasi ovunque), cioè f (2) è un’estensione di f (1) . Iterando il ragionamento e
ponendo fk0,j := fj per ogni j ∈ N, possiamo quindi costruire una famiglia nume-
rabile (indicizzata da ` ∈ N) di sottosuccessioni {fk`,j }j tali che per ogni ` ∈ N+
si ha che {fk`,j }j è una sottosuccessione di {fk`−1,j }j ed esiste f (`) ∈ L1 (B` ) (dove
B` è la palla chiusa di raggio ` centrata nell’origine) tale che

lim fk`,j − f (`) = 0 , lim fk`,j (x) = f (`) (x) per q.o. x ∈ B` . (6.35)

j→∞ L1 (B` ) j→∞

Come sopra, osserviamo che necessariamente f (`) = f (`+1) in B` . Di conseguenza,


possiamo definire senza ambiguità la funzione f : Rn → R data da

f (x) := f (`) (x) se x ∈ B` per qualche ` ∈ N+ . (6.36)

Osserviamo che f è localmente integrabile: infatti, un arbitrario insieme com-


patto K b Rn è sicuramente contenuto in una palla B` per ` sufficientemente
grande, e sappiamo che f = f (`) ∈ L1 (B` ), quindi in particolare f ∈ L1 (K).
Definiamo ora la seguente sottosuccessione “diagonale”:

fkj := fkj,j ∀j ∈ N ,

ovvero il cui elemento di indice j corrisponde all’elemento di indice j della j-


esima sottosuccessione della famiglia precedentemente introdotta. Per costruzio-
ne, {fkj } è sottosuccessione di ciascuna sottosuccessione {fk`,j }j , per ogni fissato
` ∈ N. Di conseguenza, grazie alla (6.35) e alla (6.36), deduciamo che

lim fkj − f L1 (B ) = 0 e lim fkj (x) = f (x) per q.o. x ∈ B` ,
j→∞ ` j→∞

dato che le convergenze in L1 e puntuale si mantengono lungo sottosuccessioni.


Per concludere, come osservato sopra, poiché ogni compatto K b Rn è contenuto
in qualche B` , ciò implica la validità della (6.7). Per quanto riguarda la (6.8), è
sufficiente notare che le x per le quali la convergenza puntuale di {fkj (x)} non
ha luogo sono contenute nell’insieme

[
N := N` ,
`=1

dove ciascun N` ⊂ B` è l’insieme (di misura di Lebesgue nulla) in cui {fkj } non
converge puntualmente in B` . Deduciamo quindi che λ(N ) = 0, e perciò vale
anche la (6.8).
6. Spazi Lp 253

Soluzione dell’Esercizio 6.52.


(i) Per ogni g ∈ L∞ ((0, 1)), sappiamo che
Z 1 Z 1
lim fn (x) g(x) dx = f (x) g(x) dx .
n→∞ 0 0

Essendo F lineare affine, vale la (6.9), quindi


Z 1 Z 1
lim F (fn (x)) g(x) dx = lim (αfn (x) + β) g(x) dx
n→∞ 0 n→∞ 0
Z 1 Z 1
= α lim fn (x) g(x) dx + β g(x) dx
n→∞ 0 0
Z 1 Z 1
=α f (x) g(x) dx + β g(x) dx
0 0
Z 1
= F (f (x)) g(x) dx ,
0

ovvero {F (fn )} converge debolmente in L1 ((0, 1)) a F (f ).


(ii) Se F non è lineare affine, allora esistono necessariamente due numeri t0 6= s0
tali che
 F (t0 ) + F (s0 )
F t0 +s
2
0
6= . (6.37)
2
Consideriamo la seguente funzione:
(
t0 se x ∈ 0, 21 ,

g(x) :=
s0 se x ∈ 12 , 1 ,


e per ogni n ∈ N+ indichiamo con fn la versione (1/n)-periodica di g, definita


come nell’Esercizio 6.17. Osserviamo che
(
F (t0 ) se x ∈ 0, 21 ,

F (g(x)) =
F (s0 ) se x ∈ 12 , 1 ,


ed è facile verificare che la versione (1/n)-periodica di F (g) è esattamente F (fn ).


Tutte queste funzioni sono costanti a tratti, quindi chiaramente appartengono a
L1 ((0, 1)). Grazie al punto (ii) dell’Esercizio 6.17, possiamo quindi dedurre che
Z 1
t0 + s0
fn * g(x) dx = := f debolmente in L1 ((0, 1))
0 2
e Z 1
F (t0 ) + F (s0 )
F (fn ) * F (g(x)) dx = =: fe
0 2
debolmente in L1 ((0, 1)).
Tuttavia la (6.37) implica che F (f ) 6= fe, di conseguenza {F (fn )} non può conver-
gere debolmente a F (f ).
254 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 6.53.


0 0
Essendo Lp (Rn ) separabile, esiste una successione {gk } ⊂ Lp (Rn ) densa, ovvero
0
tale che per ogni g ∈ Lp (Rn ) si può trovare una sottosuccessione {gki } ⊂ {gk }
(eventualmente costante) che converge a g. Per ipotesi, per ogni k ∈ N esiste un
insieme Lebesgue-misurabile Nk ⊂ Rm tale che λ(Nk ) = 0 e
Z
f (x, y) gk (x) dx = 0 ∀y ∈ Rm \ Nk .
Rn
S∞
Evidentemente anche l’insieme N := k=0 Nk è Lebesgue-misurabile, soddisfa
λ(N ) = 0 e Z
f (x, y) gk (x) dx = 0 ∀y ∈ Rm \ N , ∀k ∈ N .
Rn

In particolare questa identità rimane vera lungo la sottosuccessione {gki }, da cui,


passando al limite per i → ∞, deduciamo la (6.12).
Come osservato nel testo dell’esercizio, si noti che la differenza sostanziale tra la
(6.11) e la (6.12) è che, a priori, il sottoinsieme degli y ∈ Rm per i quali l’identità è
verificata potrebbe dipendere in modo cruciale dalla funzione g considerata. Ciò
però a posteriori non si verifica, proprio grazie alla costruzione dell’insieme N .
0
A questo punto, data un’arbitraria funzione h ∈ Lp (Rn × Rm ), sempre dal teore-
ma di Fubini-Tonelli sappiamo che per quasi ogni y ∈ Rm la funzione x 7→ h(x, y)
0
appartiene a Lp (Rn ). Di conseguenza, in virtù della (6.12) e nuovamente del
teorema di Fubini-Tonelli, abbiamo:
Z Z Z 
f (x, y) h(x, y) dxdy = f (x, y) h(x, y) dx dy
Rn ×Rm Rm Rn
Z Z 
= f (x, y) h(x, y) dx dy = 0 .
Rm \N Rn

D’altro canto l’unica funzione f ∈ Lp (Rn × Rm ) il cui integrale contro ogni funzio-
0
ne di Lp (Rn × Rm ) vale zero è la funzione identicamente nulla (quasi ovunque in
Rn × Rm ).
Per p = 1 il risultato continua a essere vero. In tal caso il duale, ovvero L∞ (Rn ),
non è separabile rispetto alla topologia forte, ma risulta comunque separabile
rispetto alla topologia debole∗ . Ricordiamo che si tratta di un fatto generale: se
X è il duale di uno spazio di Banach separabile, in questo caso L1 (Rn ), allora
anche X ∗ è separabile rispetto alla topologia debole∗ (si può dimostrare come
conseguenza del teorema di Banach-Alaoglu e della metrizzabilità delle palle di
X ∗ nella topologia debole∗ , si veda ad esempio [4, Capitolo 15, Corollary 11]). Ciò
significa che esiste una successione {gk } ⊂ L∞ (Rn ) tale che per ogni g ∈ L∞ (Rn )
si può trovare una sottosuccessione {gki } ⊂ {gk } (eventualmente costante) che
soddisfa Z Z
lim f (x) gki (x) dx = f (x) g(x) dx ∀f ∈ L1 (Rn ) ,
i→∞ Rn Rn

e di fatto questa è l’unica proprietà che abbiamo utilizzato per risolvere l’esercizio
nel caso p > 1.
6. Spazi Lp 255

Soluzione dell’Esercizio 6.54.


Dimostriamo anzitutto che se I = 0 l’immersione non può essere continua. In
tal caso, esiste una successione di insiemi {En } ⊂ M tali che µ(En ) > 0 per
ogni n ∈ N e limn→∞ µ(En ) = 0. Consideriamo la corrispondente successione di
funzioni caratteristiche {χEn }, e osserviamo che
1
kχEn kL∞ (Ω) = 1 e kχEn kLp (Ω) = µ(En ) p ∀n ∈ N ,

da cui
kχEn kL∞ (Ω) 1
lim = lim 1 = +∞ ,
n→∞ kχEn kLp (Ω) n→∞ µ(En ) p
perciò non può esistere una costante C > 0 tale che

kf kL∞ (Ω) ≤ C kf kLp (Ω) ∀f ∈ Lp (Ω) .

Viceversa, dimostriamo che se I > 0 l’immersione è continua. Il caso I = +∞ è


banale, poiché le uniche funzioni appartenenti a Lp (Ω) sono quelle µ-quasi ovun-
que nulle, quindi possiamo supporre che I ∈ (0, +∞). Data una generica funzione
f ∈ Lp (Ω), osserviamo che per ogni M > 0, posto

EM := {x ∈ Ω : |f (x)| ≥ M } ,

abbiamo Z Z
p
|f | dµ ≥ M p dµ = M p µ(EM ) .
Ω EM

Si noti che, necessariamente, deve esistere M > 0 tale che µ(EM ) = 0, ovvero
f ∈ L∞ (Ω). Infatti, se così non fosse, avremmo µ(EM ) ≥ I per ogni M > 0, da cui
mandando M → +∞ otterremmo
Z
p
|f | dµ ≥ lim M p µ(EM ) ≥ lim M p I = +∞ ,
Ω M →+∞ M →+∞

una contraddizione dato che f ∈ Lp (Ω). Abbiamo quindi mostrato che se f ∈


Lp (Ω) allora f ∈ L∞ (Ω). Se f 6≡ 0, per definizione di norma infinito, per ogni
ε > 0 (sufficientemente piccolo) l’insieme Ekf k∞ −ε ha misura positiva e quindi
maggiore o uguale a I, perciò ripetendo lo stesso calcolo precedente otteniamo
Z Z
p p p
|f | dµ ≥ (kf k∞ − ε) dµ ≥ (kf k∞ − ε) I ,
Ω Ekf k∞ −ε

e mandando ε → 0 R p

|f | dµ p
≥ kf kL∞ (Ω) .
I
Ciò assicura che l’immersione da Lp (Ω) a L∞ (Ω) è continua con norma al più
I −1/p . Per far vedere che tale norma è esattamente I −1/p , è sufficiente prendere,
come sopra, la successione {χEn }, dove {En } ⊂ M è una successione di insiemi
tali che µ(En ) > 0 per ogni n ∈ N e limn→∞ µ(En ) = I.
256 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Si osservi che, come corollario di questo risultato, recuperiamo la ben nota con-
tinuità dell’immersione di `p in `∞ . Coerentemente, la norma di tale immersione
è 1, che coincide con la misura (conteggio) dei più piccoli insiemi di misura non
nulla (i singleton {n}).
Soluzione dell’Esercizio
P∞ 6.55.
Se la serie n=0 xn è convergente, allora in particolare la successione {xn } è
infinitesima, ovvero soddisfa limn→∞ kxn k = 0. In particolare, la successione delle
norme {kxn k} è limitata, di conseguenza

X ∞
(n) X (n)
a xn = a kxn k ≤ a(n) sup kxn k < +∞ ,

`1 n∈N
n=0 n=0
P∞
ovvero la serie n=0 a(n) xn è assolutamente convergente in X. Nel caso specifico
della successione (6.13), è facile vedere che la corrispondente serie è di Cauchy (e
quindi converge) in L∞ (R). Infatti, per ogni m1 , m2 ∈ N con m2 > m1 , abbiamo:
m m1
m
2 2
X χ[n,n+1) X χ[n,n+1) X χ[n,n+1)
− =

log(n + 2) log(n + 2) ∞ log(n + 2)


n=0 n=0 L (R) n=m1 +1 L∞ (R)
1
= −→ 0 .
log(m1 + 3) m1 →∞

D’altro canto, la serie non è assolutamente convergente poiché


∞ ∞
X χ[n,n+1) X 1

log(n + 2) = = +∞ .
n=0 L∞ (R) n=0
log(n + 2)

Fissato p ∈ (1, ∞) (il caso p = ∞ è banale perché basta scegliere la successione


{a(n) } identicamente uguale a 1), poniamo
∞ ∞
1 (n) p X 1
X
a(n) := p+1 =⇒ a = p+1 < +∞ ,
(n + 2) 2p
n=0 n=0 (n + 2) 2

cosicché {a(n) } ∈ `p . Abbiamo:


∞ ∞
X (n) χ[n,n+1) X 1
a = p+1 = +∞ ,

n=0
log(n + 2) L∞ (R) n=0 (n + 2) 2p log(n + 2)
P∞
quindi nemmeno la serie n=0 a(n) xn , in questo caso, è assolutamente conver-
gente.
7
Spazi di Hilbert

Prerequisiti teorici
• Spazi con prodotto scalare, identità del parallelogramma
• Completezza, separabilità
• Operatori lineari e continui

• Teoremi di Hahn-Banach e Banach-Steinhaus


• Insiemi convessi, proiezioni ortogonali
• Spazi duali (teorema di Riesz)
• Basi ortonormali

• Gli spazi L2 e `2

Per la teoria si rimanda ad esempio a: [1, Capitolo 5], [2, Capitolo 5], [3, Capitoli
4, 6], [4, Capitolo 16], [5, Capitolo 4], [8, Capitolo 1], [9, Capitolo 12].

7.1 Testi degli Esercizi


Esercizio 7.1.
Sia H uno spazio normato. Dimostrare che le seguenti affermazioni sono equiva-
lenti:
(i) la norma k · k in H è indotta da un prodotto scalare (·, ·);
(ii) per ogni f, g ∈ H vale l’identità del parallelogramma
kf + gk2 + kf − gk2 = 2 kf k2 + kgk2 .


Suggerimento: per dimostrare che (ii)⇒(i), definire


f + g 2 f − g 2

(f, g) :=

∀f, g ∈ H ;
2 2
258 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

per verificare la proprietà

(λf, g) = λ(f, g) ∀f, g ∈ H , ∀λ ∈ R , (7.1)

mostrare dapprima che


1
(f, g) =
(f, 2g) ,
2
poi che (7.1) vale per λ ∈ N, dopo ancora per λ ∈ Q, infine per λ ∈ R .
Esercizio 7.2.
Sia Ω ⊆ Rn un insieme misurabile, di misura non nulla. Verificare che:
(i) per ogni α, β > 0 si ha
2 2 2
(α + β) p > α p + β p per ogni 0 < p < 2 ,

mentre 2 2 2
(α + β) p < α p + β p per ogni 2 < p < ∞ ;

(ii) per qualunque p ∈ [1, ∞), con p 6= 2, risulta

kf + gk2p + kf − gk2p 6= 2(kf k2p + kgk2p ) ,

essendo A, B ⊂ Ω sottoinsiemi misurabili disgiunti di misura (finita) stret-


tamente positiva, e
f := χA , g := χB ;

(iii) Lp (Ω) non è uno spazio di Hilbert per ogni p ∈ [1, ∞] con p 6= 2.
Esercizio 7.3.
Sia H uno spazio di Hilbert. Verificare che H è uniformemente convesso (si veda
l’Esercizio 5.29 per la definizione di uniforme convessità).
Esercizio 7.4.
Consideriamo il sottospazio V di L2 ((−1, 1)) generato da {1, x, x2 }. Costruire una
base ortonormale di V utilizzando il procedimento di Gram-Schmidt. Notiamo
che con lo stesso procedimento applicato a

1, x, x2 , x3 , . . . , xn , . . .

si costruiscono i polinomi di Legendre.


Esercizio 7.5.
2
Su R, consideriamo la misura dµ := e−x dx, e sia H := L2 (R, L(R), dµ). Detto V il
sottospazio di H generato da {1, x, x2 }, costruire una base ortonormale di V utiliz-
zando il procedimento di Gram-Schmidt. Notiamo che con lo stesso procedimento
applicato a
1, x, x2 , x3 , . . . , xn , . . .
si costruiscono i polinomi di Hermite.
7. Spazi di Hilbert 259

Esercizio 7.6.
Siano H uno spazio di Hilbert e C1 ⊂ C2 ⊂ H sottoinsiemi convessi chiusi (non
vuoti). Verificare che
2
kPC1 (x) − PC2 (x)k ≤ 2 dist2 (x, C1 ) − dist2 (x, C2 )
 
∀x ∈ H .

Esercizio 7.7.
Sia {Cn } una successione di sottoinsiemi convessi chiusi di uno spazio di Hilbert
S∞
H, tale che Cn ⊂ Cn+1 per ogni n ∈ N. Sia C := n=0 Cn . Verificare che C è un
convesso chiuso. Dimostrare che, per ogni x ∈ H,

lim PCn (x) = PC (x) .


n→∞

Suggerimento: utilizzare l’Esercizio 7.6.

Esercizio 7.8.
Sia Ω un sottoinsieme limitato misurabile di RN con λ(Ω) > 0. Sia

C := f ∈ L2 (Ω) : f = c q.o. in Ω, per qualche c ∈ R .




Verificare che

(i) C è un sottospazio chiuso di L2 (Ω);

(ii) per ogni g ∈ L2 (Ω) risulta


Z
1
PC (g) = g(x) dx ,
λ(Ω) Ω

essendo PC (g) la proiezione ortogonale di g su C;

(iii) C ⊥ = {h ∈ L2 (Ω) : Ω h(x) dx = 0}.


R

Esercizio
 7.9.
Sia C := u ∈ L2 ([0, 1]) : u ≥ 0 q.o. in [0, 1] .

(i) Verificare che C è un convesso chiuso di L2 ([0, 1]). Si tratta di un sottospazio


di L2 ([0, 1])?

(ii) Determinare la proiezione ortogonale PC : L2 ([0, 1]) → C.

(iii) Calcolare la distanza di f (x) := 2x − 1 da C.

Esercizio 7.10.
Siano I := [−a, a] ⊂ R, a > 0, e

C := u ∈ L2 (I) : u(x) = u(−x) q.o. in I .




(i) Verificare che C è un sottospazio vettoriale chiuso di L2 (I).

(ii) Determinare la proiezione ortogonale PC : L2 (I) → C.


260 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(iii) Determinare C ⊥ , il complemento ortogonale di C.

(iv) Per I = [−1, 1], Calcolare la distanza di f (x) = x2 + 1 + sin(2πx) da C e da


C ⊥.

* Esercizio 7.11.
Sia X uno spazio vettoriale di dimensione infinita.

(i) Se X è uno spazio di Hilbert, dimostrare che esiste r > 0 tale per cui esistono
infinite palle disgiunte {Bn } di raggio r, tali che Bn ⊂ B1 (0), dove B1 (0)
denota la palla aperta di centro 0 e raggio 1 in X.

(ii) Se X è uno spazio di Banach, vale la stessa conclusione?

Esercizio 7.12.
Sia H uno spazio di Hilbert con base ortonormale {em : m ∈ N}. Siano {xn } ⊂ H
e x ∈ H tali che
(xn , em ) → (x, em ) per n → ∞,
per ogni m ∈ N (dove ( · , · ) denota il prodotto scalare in H).

(i) Mostrare che, se {xn } è limitata, allora xn * x debolmente in H per n → ∞.

(ii) Mostrare con un controesempio che {xn } può non convergere debolmente,
qualora non sia limitata.

* Esercizio 7.13.
Sia H uno spazio di Hilbert separabile di dimensione infinita. Siano B1 := {x ∈
H : kxk < 1}, ed S1 := {x ∈ H : kxk = 1}.

(i) Determinare la chiusura di S1 , e quella di B1 , rispetto alla convergenza


(forte) in H.

(ii) Per ogni x ∈ B1 , mostrare che esiste una successione {xn } ⊂ S1 tale che
xn * x debolmente in H per n → ∞.

(iii) Determinare la chiusura di S1 , e quella di B1 , rispetto alla convergenza


debole in H.

Suggerimento: per il punto (ii), può essere utile usare l’Esercizio 7.12.

Esercizio 7.14.
(i) Sia H uno spazio di Hilbert con base ortonormale {en : n ∈ N}. Mostrare che
{en } non ammette alcuna sottosuccessione fortemente convergente, ma converge
debolmente a 0 in H.
(ii) Più in generale, sfruttando l’Esercizio 7.11, si dimostri che se X è uno spazio
di Banach infinito-dimensionale e riflessivo, esiste una successione {xn } ⊂ X tale
che kxn k = 1 per ogni n, che converge debolmente a 0.
7. Spazi di Hilbert 261

Esercizio 7.15.
Con le stesse notazioni dell’Esercizio 5.43, diciamo che Λ
e è un’estensione di Λ
che preserva la norma se è un’estensione ed inoltre kΛkV ∗ = kΛkW ∗ . Il teorema
e
di Hahn-Banach assicura che Λ ammette almeno un’estensione che preserva la
norma. Mostrare che:

(i) se V è uno spazio di Hilbert, l’estensione che preserva la norma è unica (a


prescindere dalla densità di W );

(ii) se Λ ammette due estensioni diverse che preservano la norma, allora ne


ammette infinite.

* Esercizio 7.16.
Siano V := Lp ((a, b)), W ⊂ V un suo sottospazio e Λ ∈ W ∗ . Mostrare che:

(i) se p ∈ (1, ∞) allora Λ ammette un’unica estensione che preserva la norma,


nel senso dell’Esercizio 7.15 (si sfrutti la stretta convessità dei duali di tali
spazi);

(ii) se p = 1 oppure p = ∞ in generale possono esistere estensioni multiple che


preservano la norma (esibire degli esempi).

Esercizio 7.17.
Dati due spazi di Banach (X, k · kX ) e (Y, k · kY ), siano {Tn } ⊂ L(X, Y ) una succes-
sione di operatori lineari e continui e X0 un sottospazio denso di X. Supponiamo
che esista un operatore T ∈ L(X, Y ) tale che

lim Tn x = T x ∀x ∈ X0 . (7.2)
n→∞

Mostrare che:

(i) in generale, la successione delle norme {kTn kL(X,Y ) } potrebbe non essere li-
mitata (esibire un esempio ragionando in spazi di Hilbert), e dedurre che, in
tal caso, la (7.2) non si può estendere a tutto X;

(ii) per ogni x ∈ X esiste una successione {xn } ⊂ X0 tale che

lim Tn xn = T x .
n→∞

Esercizio 7.18.
Sia H uno spazio di Hilbert, e sia T ∈ L(H).

(i) Mostrare che, se T ∗ denota l’operatore aggiunto di T , si ha

kT kL(H) = kT ∗ kL(H) .

(ii) Mostrare che, se T è autoaggiunto, allora

kT k2L(H) = T 2 L(H) .

262 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Esercizio 7.19.
Sia H uno spazio di Hilbert, e sia T : D(T ) → H un operatore lineare definito in
un sottoinsieme denso D(T ) ⊂ H. Supponiamo che T sia simmetrico, cioè che

(T x, y) = (x, T y) ∀x, y ∈ D(T ) .

(i) Mostrare che T è chiuso in D(T ), nel senso seguente: se {xn } ⊂ D(T ), con
xn → x ∈ D(T ), e T xn → z ∈ H per n → ∞ (dove i limiti si intendono nella
topologia forte di H), allora z = T x.
(ii) Dedurre che, se D(T ) = H, allora T è continuo in H (questo in particola-
re dimostra che ogni operatore lineare simmetrico ovunque definito su uno
spazio di Hilbert, è ivi continuo).
(iii) Mostrare, mediante un esempio, che T non è necessariamente continuo in
D(T ) se D(T ) è un sottoinsieme proprio di H; più precisamente, esistono
successioni xn → x ∈ D(T ), tali che {T xn } può non convergere.
* Esercizio 7.20.
Introduciamo l’applicazione (·, ·)? : `2 × `2 → R definita da

X 1
(x, y)? := 2
x(m) y (m) .
m=0
(m + 1)

(i) Verificare che si tratta di un prodotto scalare in `2 . Denotiamo con k · k? la


norma associata.
(ii) Mostrare che B1 := {x ∈ `2 : kxk2 < 1} è relativamente compatto nello
spazio normato (`2 , k · k? ).
(iii) Mostrare che `2 , dotato del prodotto scalare (·, ·)? , non è uno spazio di Hil-
bert.
Esercizio 7.21.
Sia ϕ : [0, 1] → [0, 1] una biiezione continua. Consideriamo l’operatore T : L2 ([0, 1]) →
L2 ([0, 1]) definito da
Z ϕ(x)
(T u)(x) := u(t) dt .
0

(i) Verificare che T è un operatore lineare limitato.


(ii) Determinare l’operatore aggiunto T ∗ , distinguendo il caso in cui ϕ è crescen-
te, da quello in cui è decrescente.
(iii) Verificare che, se ϕ è crescente, T non può essere autoaggiunto.
(iv) Esibire una funzione ϕ decrescente tale che T sia autoaggiunto. Una tale
scelta di ϕ è unica?
Suggerimento: per il punto (iii), è sufficiente esibire una funzione u ∈ L2 ([0, 1])
tale che T u 6= T ∗ u su un insieme di misura positiva.
7. Spazi di Hilbert 263

Esercizio 7.22.
Sia H uno spazio di Hilbert. È noto che, se {xn } ⊂ H è una successione debol-
mente convergente a x ∈ H, con kxn k → kxk, allora xn → x fortemente in H (se
questa proprietà non è nota, darne dimostrazione per esercizio). Mostrare, con un
esempio, che l’ipotesi kxn k → kxk non può essere indebolita con kxn k → α ∈ R,
senza specificare che α = kxk. Precisamente, esibire una successione {fn } ⊂ L2 (R)
tale che fn * 0 debolmente in L2 (R), ma non fortemente, e kfn kL2 (R) = 1 per ogni
n.
Esercizio 7.23.
Sia (H, h·, ·iH ) uno spazio di Hilbert di dimensione ≥ 2. Dati due elementi h1 , h2 ∈
H, di norma unitaria e tra loro ortogonali, mostrare che
khkX := khkH + |hh1 , hiH | + |hh2 , hiH | ∀h ∈ H
è una norma equivalente a quella indotta dal prodotto scalare, ma lo spazio
(H, k · kX ) non è di Hilbert.
* Esercizio 7.24.
Sia (H, h·, ·iH ) uno spazio di Hilbert separabile, e sia {en } ⊂ H una sua base
ortonormale. Data una successione {hk } ⊂ H, mostrare che se esiste una sottosuc-
cessione {enk } ⊂ {en } tale che

lim inf hhk , enk iH > 0 (7.3)
k→∞

allora {hk } non può convergere fortemente. In generale, potrebbe convergere de-
bolmente?
Inoltre, è vero anche il viceversa, ovvero che se {hk } non converge fortemente allora
vale necessariamente la (7.3) per un’opportuna sottosuccessione {enk }?
* Esercizio 7.25.
Sia (H, h·, ·iH )) uno spazio di Hilbert. Si consideri l’applicazione
x
π(x) := ∀x ∈ H \ {0} .
kxkH
(i) Mostrare che π ha il ruolo di “proiezione” sulla sfera unitaria di H, ovvero
π(x) è l’unico elemento di norma unitaria tale che
kπ(x) − xkH = inf kv − xkH . (7.4)
v∈H: kvkH =1

(ii) Dalla teoria delle proiezioni negli spazi di Hilbert, si poteva dedurre a priori
l’esistenza di un unico elemento che realizza il minimo nella (7.4)?
(iii) Mostrare che la (7.4) vale anche se H è solo uno spazio normato, ma in
generale π(x) potrebbe non essere l’unico elemento che realizza il minimo.
Esercizio 7.26.
Sia H := L2 (R+ , L(R+ ), µ), dove dµ := e−x dx. Fissato il parametro α > 1/2,
poniamo  Z +∞ 
V := f ∈ H : f (x) e−αx dx = 0 . (7.5)
0
264 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(i) Mostrare che V è un sottospazio chiuso di H.


(ii) Mostrare che
n o
V ⊥ = g ∈ H : g(x) = c e(1−α)x per qualche c ∈ R , (7.6)

ovvero il complemento ortogonale di V è il sottospazio monodimensionale


generato dalla funzione x 7→ e(1−α)x .

(iii) Sfruttando il punto (ii), si calcoli PV h nel caso h(x) = x, ovvero la proiezione
ortogonale della funzione x su V .
7. Spazi di Hilbert 265

7.2 Soluzioni
Soluzione dell’Esercizio 7.1.
L’implicazione (i)⇒(ii) è una verifica diretta:
kf + gk2 + kf − gk2 = (f + g, f + g) + (f − g, f − g)
= kf k2 + 2(f, g) + kgk2 + kf k2 − 2(f, g) + kgk2
= 2 kf k2 + kgk2 .


Per dimostrare l’implicazione (ii)⇒(i), poniamo come suggerito


f + g 2 f − g 2

(f, g) :=
− ∀f, g ∈ H .
2 2
Verifichiamo che effettivamente è un prodotto scalare su H. Evidentemente

(f, g) = (g, f ) ∀f, g ∈ H , (7.7)

quindi vale la proprietà di simmetria. Inoltre,

(f, f ) = kf k2 > 0 ∀f ∈ H \ {0} , (7.8)

quindi vale anche la proprietà di positività (e annullamento se e solo se f = 0).


Ora osserviamo che, grazie all’ipotesi (ii),
2 kf + gk2 + kg + hk2 = kf + 2g + hk2 + kf − hk2 ,


2 kf − gk2 + kg − hk2 = kf − 2g + hk2 + kf − hk2 ,




dove anche h è un arbitrario elemento di H. Sottraendo membro a membro,


ricaviamo che

2 kf + gk2 − kf − gk2 + 2 kg + hk2 − kg − hk2


 

= kf + 2g + hk2 − kf − 2g + hk2 ,

cioè
1
(f, g) + (h, g) = (f + h, 2g) .
2
Scegliendo h = 0, si ottiene
1
(f, g) =
(f, 2g) .
2
Pertanto, per ogni f1 , f2 , g ∈ H, ponendo f = f1 + f2 nell’ultima identità e f = f1 ,
h = f2 nella penultima, deduciamo che
1
(f1 + f2 , g) = (f1 + f2 , 2g) = (f1 , g) + (f2 , g) . (7.9)
2
Applicando n volte tale uguaglianza con f1 = f2 = . . . = fn = f , si ricava anche
che
(nf, g) = n(f, g) ∀n ∈ N+ ,
266 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

da cui  
f 1
,g = (f, g) ∀m ∈ N+ .
m m
Pertanto, combinando queste due identità e il fatto che, per costruzione, (−f, g) =
−(f, g), otteniamo
(qf, g) = q(f, g) ∀q ∈ Q .
Siano ora λ ∈ R e {qk } ⊂ Q tale che

qk −→ λ .
k→∞

Quindi
kqk f − λf k = |qk − λ|kf k −→ 0 ∀f ∈ H .
k→∞

Di conseguenza, ricordando che la mappa H 3 x 7→ kxk è continua,


 
(λf, g) = lim (qk f, g) = lim qk (f, g) = λ(f, g) ∀f, g ∈ H . (7.10)
k→∞ k→∞

In virtù delle proprietà (7.7), (7.8), (7.9) e (7.10), segue che (f, g) è un prodotto
scalare su H.

Soluzione dell’Esercizio 7.2.


(i) Sia p ∈ (0, ∞), con p 6= 2. Per qualsiasi β > 0 fissato, poniamo
2 2 2
ϕ(t) := (t + β) p − t p − β p ∀t ≥ 0 .

Si ha
ϕ(0) = 0 ,
2h 2 2
i
ϕ0 (t) = (t + β) p −1 − t p −1 ∀t > 0 .
p
Quindi
ϕ0 (t) > 0 ∀t > 0 , se p < 2 ,
mentre
ϕ0 (t) < 0 ∀t > 0 , se p > 2 .
Prendendo t = α > 0, deduciamo quindi che
2 2 2
(α + β) p > α p + β p se p < 2 ,

mentre
2 2 2
(α + β) p < α p + β p se p > 2 .
(ii) Per ipotesi, i sottoinsiemi misurabili A, B ⊂ Ω soddisfano:

0 < λ(A) < +∞ , 0 < λ(B) < +∞ , A ∩ B = ∅ .


7. Spazi di Hilbert 267

Quindi, le corrispondenti funzioni caratteristiche f, g verificano


1
kf + gkp = kf − gkp = [λ(A) + λ(B)] p ,

perciò
2
kf + gk2p + kf − gk2p = 2 [λ(A) + λ(B)] p .
D’altra parte  
2 2
2(kf k2p + kgk2p ) = 2 [λ(A)] p + [λ(B)] p .

Scegliendo
α = λ(A) , β = λ(B) ,
grazie al punto (i) deduciamo che

kf + gk2p + kf − gk2p 6= 2 kf k2p + kgk2p .




(iii) La precedente relazione implica che non sia soddisfatta l’identità del paral-
lelogramma, per ogni p ∈ [1, ∞) con p 6= 2. D’altro canto, nel caso p = ∞, è
immediato verificare che il membro sinistro vale 2, mentre il membro destro vale
4, quindi nemmeno in questo caso l’identità è soddisfatta. In conclusione, Lp (Ω)
non può essere uno spazio di Hilbert per p 6= 2.

Soluzione dell’Esercizio 7.3.


Siano f, g ∈ H. Fissato ε > 0, supponiamo che

kf k ≤ 1 , kgk ≤ 1 , kf − gk ≥ ε .

Grazie all’identità del parallelogramma,

f + g 2
2 2
= 1 kf k2 + kgk2 − f − g ≤ 1 − ε .


2 2 2 4

Ne segue la conclusione, prendendo


1
ε2 2

δ =1− 1− .
4

Soluzione dell’Esercizio 7.4.


Come suggerito, applichiamo la procedura di√Gram-Schmidt per trovare una base
ortonormale {f1 , f2 , f3 } di V . Poiché k1k2 = 2, poniamo

1
f1 := √ .
2
Il secondo elemento della base f2 è quindi definito da

x − hx, f1 if1
f2 := vers(x − hx, f1 if1 ) := ,
kx − hx, f1 if1 k
268 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

dove h·, ·i indica il prodotto scalare in L2 ((−1, 1)) e k · k la corrispondente norma.


Osservando che Z 1
x
hx, f1 i = √ dx = 0 ,
−1 2
e
Z 1  12 r
2 2
kxk = x dx = .
−1 3
Troviamo dunque r
3
f2 = vers(x) = x.
2
Iterando il ragionamento (ricordando che per costruzione kf1 k = kf2 k = 1),
definiamo successivamente

f3 := vers x2 − hx2 , f1 if1 − hx2 , f2 if2 .




Si ha: √
1
x2
Z
2 2
hx , f1 i = √ dx = ,
−1 2 3
Z 1r
2 3 3
hx , f2 i = x dx = 0 .
−1 2
Perciò  
1
f3 = vers x2 − ,
3
e siccome
"Z 1  2 # 21 r
2
x − 1 2 1 2 2
= x − dx = ,
3 −1 3 3 5

deduciamo infine che √


5
f3 = √ 3x2 − 1 .

2 2
Soluzione dell’Esercizio 7.5.
Applichiamo la procedura di Gram-Schmidt per determinare una base ortonor-
male {f1 , f2 , f3 } di V , esattamente come nell’Esercizio 7.4. Per brevità, denotiamo
semplicemente con h·, ·i e k · k prodotto scalare e norma in L2 , rispettivamente,
calcolati rispetto alla misura µ. Anzitutto ricordiamo che

+∞  12

Z
−x2
k1k = e dx = 4 π,
−∞

e poniamo dunque
1
f1 := √ .
4
π
7. Spazi di Hilbert 269

Calcoliamo successivamente f2 , usando sempre la formula

f2 := vers(x − hx, f1 if1 ) .

Risulta Z +∞
x −x2
hx, f1 i = √ e dx = 0 ,
−∞
4
π
e (integrando per parti)
Z +∞  12 √
2 −x2
4
π
kxk = x e dx = √ ,
−∞ 2

da cui √
2
f2 = vers(x) = √ x.
4
π
Infine, abbiamo che

f3 := vers x2 − hx2 , f1 if1 − hx2 , f2 if2 .




Calcoliamo quindi
+∞ √
x2 −x2
Z 4
π
hx2 , f1 i = √ e dx = ,
−∞
4
π 2
Z +∞ √ 3
2 2 x −x2
hx , f2 i = √ e dx = 0 .
−∞
4
π
Di conseguenza,  
1
f3 = vers x2 − ,
2
e poiché
"Z
+∞  2 # 12 √
2 1 2 1 −x 2
4
π
x − = x − e dx = √ ,
2 2

−∞ 2 2
si ottiene infine l’espressione
√  
2 2 1
f3 = √ x − .
4
π 2

Soluzione dell’Esercizio 7.6.


Per l’identità del parallelogramma, per ogni u, v ∈ H si ha

ku + vk2 + ku − vk2 = 2 kuk2 + kvk2 .




Sia x ∈ H. La precedente identità con le scelte

u = x − PC1 (x) , v = x − PC2 (x) ,


270 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

k2x − PC1 (x) − PC2 (x)k2 + kPC2 (x) − PC1 (x)k2


= 2 kx − PC1 (x)k2 + kx − PC2 (x)k2


= 2 dist2 (x, C1 ) + dist2 (x, C2 ) .


 

Pertanto
2
PC1 (x) + PC2 (x)
+ kPC (x) − PC (x)k2
4 x − 1 2
2
= 2 dist2 (x, C1 ) + dist2 (x, C2 ) .
 

PC1 (x)+PC2 (x)


Poiché C1 ⊂ C2 , in virtù della convessità di C2 , si ha che 2 ∈ C2 .
Dunque
x − PC1 (x) + PC2 (x) ≥ dist(x, C2 ) .

2

Ne segue che

kPC1 (x) − PC2 (x)k2 ≤ 2 dist2 (x, C1 ) + 2 dist2 (x, C2 ) − 4 dist2 (x, C2 )
= 2 dist2 (x, C1 ) − dist2 (x, C2 ) .
 

Soluzione dell’Esercizio 7.7.


Sia

[
Γ := Cn .
n=0

Se x, y ∈ Γ, allora esiste n̄ ∈ N tale che x, y ∈ Cn̄ . Dunque il segmento di estremi


x, y è incluso in Cn̄ , e quindi in Γ. Pertanto Γ è convesso. Poiché la chiusura di un
convesso è anch’essa convessa, ne segue che C è un convesso chiuso.
Ricordiamo che, in virtù dell’Esercizio 7.6, se D1 ⊂ D2 sono convessi chiusi di H,
allora per ogni x ∈ H

kPD1 (x) − PD2 (x)k2 ≤ 2 d2 (x, D1 ) − d2 (x, D2 ) ,


 
(7.11)

dove per semplicità di notazione poniamo d := dist. Per ogni n ∈ N, poiché Cn ⊂


C, si ha
d(x, C) ≤ d(x, Cn ) .
Fissiamo ε > 0 ad arbitrio. Prendiamo y ∈ Γ tale che

d(PC (x), y) < ε .

Sia inoltre n0 ∈ N tale che y ∈ Cn0 . Allora, per ogni n > n0 ,

d(x, C) ≤ d(x, Cn ) ≤ d(x, PC (x)) + d(PC (x), Cn )


≤ d(x, PC (x)) + d(PC (x), y) ≤ d(x, PC (x)) + ε = d(x, C) + ε .
7. Spazi di Hilbert 271

Data l’arbitrarietà di ε,
lim d(x, Cn ) = d(x, C) .
n→∞

Grazie alla (7.11), applicata con D1 = Cn e D2 = C, otteniamo

kPCn (x) − PC (x)k2 ≤ 2 d2 (x, Cn ) − d2 (x, C) −→ 0 .


 
n→∞

Dunque
PCn (x) −→ PC (x) .
n→∞

Soluzione dell’Esercizio 7.8.


(i) Osserviamo che C è un sottospazio vettoriale di dimensione finita; in parti-
colare, ha dimensione 1 ed ha come base ortonormale il singleton formato dalla
funzione f ≡ 1. Quindi è un sottospazio chiuso di L2 (Ω).
(ii) Sia ora g ∈ L2 (Ω). Per la caratterizzazione della proiezione ortogonale, risulta

hg − PC (g), vi = 0 ∀v ∈ C ,

dove h·, ·i indica il prodotto scalare in L2 (Ω). Dunque, presa una generica funzione
v = c 6= 0 q.o. in Ω, si ha
Z
hg − PC (g), vi = [g(x) − PC (g)(x)] c dx = 0 .

Sapendo che PC (g) ∈ C è costante quasi ovunque in Ω, dividendo per c ne segue


che Z
λ(Ω)PC (g) = g(x) dx .

(iii) Infine, osserviamo che h ∈ C ⊥ se e solo se

hh, gi = 0 ∀g ∈ C ,

cioè se e solo se Z
h(x)g(x) dx = 0 ∀g ∈ C .

Sfruttando il fatto che g è una arbitraria funzione costante quasi ovunque in Ω,


deduciamo che tale identità è soddisfatta se e solo se
Z
h(x) dx = 0 .

Soluzione dell’Esercizio 7.9.


(i) C è ovviamente convesso. Per verificare che è anche chiuso, consideriamo una
qualsiasi successione {fn } ⊂ C convergente in L2 ([0, 1]) a un limite f , e mostria-
mo che f ∈ C. Siccome fn → f in L2 ([0, 1]), esiste un’estratta {fnk } convergente
q.o. a f . Pertanto, per q.o. x ∈ [0, 1] si ha che f (x) = limk fnk (x) ≥ 0, e quindi
f ∈ C. Tuttavia, C non è un sottospazio, in quanto la differenza tra due funzioni
non negative non è necessariamente non negativa.
272 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

(ii) Affermiamo che la proiezione ortogonale di f su C è la parte positiva di f :


(
+ f (x) se f (x) ≥ 0
(Pc f )(x) = f (x) :=
0 se f (x) < 0 .

Per verificare questa affermazione, ricorriamo alla caratterizzazione di PC f come


l’unico elemento di C con la proprietà che

(f − PC f, g − PC f ) ≤ 0 ∀g ∈ C .

In effetti, siccome f − f + = f χ{f <0} , e f + = 0 su {f < 0}, abbiamo che


Z 1 Z
(f − f + )(g − f + ) dx = f g dx ≤ 0
0 {f <0}

per ogni g ∈ C.
(iii) Siccome f + = f χ[ 1 ,1] , la distanza di f da C è data da
2

Z 1
2 1
dist(f, C) = f − f + 2 = (2x − 1)2 dx =

.
0 6

Soluzione dell’Esercizio 7.10.


(i) C è chiaramente un sottospazio vettoriale di L2 (I). Per verificare che è anche
chiuso, possiamo procedere esattamente come nel punto (i) dell’Esercizio 7.9.
(ii) Affermiamo che la proiezione ortogonale di f su C è

f (x) + f (−x)
(PC f )(x) = fe (x) :=
2
(è immediato verificare che fe ∈ C). Ricordiamo che, essendo C un sottospazio,
PC f è caratterizzato come l’unico elemento di C tale che

(f − PC f, g) = 0 ∀g ∈ C .

In effetti, osservando che f (x) − fe (x) = (f (x) − f (−x))/2 =: fo (x), ed essendo


quest’ultima una funzione dispari, abbiamo che
Z Z
(f − fe )g dx = fo g dx = 0
I I

per ogni g ∈ C, in quanto l’ultimo integrale è l’integrale di una funzione dispari


su un dominio simmetrico.
(iii) Mostriamo che il complemento ortogonale di C è il sottospazio delle funzioni
dispari:
C ⊥ = f ∈ L2 (I) : f (x) = −f (−x) q.o. in I .


Per prima cosa, ricordando nuovamente che l’integrale di una funzione dispari
su un dominio simmetrico si annulla, si verifica che C ⊥ contiene tutte le funzioni
7. Spazi di Hilbert 273

dispari. Viceversa, mostriamo che se f ∈ C ⊥ , allora f è necessariamente dispari,


ovvero fe = 0 q.o. in I. Abbiamo infatti che, per ogni f ∈ C ⊥ ,
Z Z
2
f 2 (x) + 2f (x)f (−x) + f 2 (−x) dx

4 fe (x) dx =
I I
Z
f 2 (x) + f (x)f (−x) dx

=2
ZI
= 2 f (x)(f (x) + f (−x)) dx = 0 ,
I

dove l’ultimo passaggio è conseguenza del fatto che f ∈ C ⊥ . Deduciamo quindi


che fe = 0 q.o. in I, come desiderato.
(iv) Nel caso in esame, è immediato osservare che fe (x) = x2 +1 e fo (x) = sin(2πx).
Di conseguenza,
Z 1  21
2
dist(f, C) = kf − fe kL2 (I) = kfo kL2 (I) = sin (2πx) dx = 1,
−1

e
Z 1  21 r
⊥ 2 2 56
dist(f, C ) = kf − fo kL2 (I) = kfe kL2 (I) = (x + 1) dx = .
−1 15
Soluzione dell’Esercizio 7.11.
(i) Poiché X è uno spazio di Hilbert, esiste un sistema ortonormale numerabile
{en }n∈N ⊂ X. Osserviamo che, per ortogonalità,

kei − ej k = 2 ∀i 6= j .

Posto allora e 
n
Bn := Br ,
2
osserviamo che le (infinite) palle aperte B1 , . . . , B√n , . . . sono interamente conte-
nute in B1 (0), e sono a 2 a 2 disgiunte, purché r < 2/4: infatti, se x ∈ Bi e y ∈ Bj
per qualche i 6= j, allora
ei ej e
i ej ei ej
kx − yk = x ± ± − y ≥ − − x − + − y

√ 2 2 2 2 2 2
2 ei √2
ej

≥ − x − − − y = − 2r > 0 ,

2 2 2 2
dove si è usata due volte la disuguaglianza triangolare. Infine, sempre grazie alla
disuguaglianza triangolare, abbiamo che kxk ≤ 1/2 + r < 1 per ogni x ∈ Bn , da
cui Bn ⊂ B1 (0).
(ii) La stessa conclusione vale anche se X è uno spazio di Banach. In questo caso
la dimostrazione poggia sul lemma “di quasi ortogonalità” di Riesz (si veda ad
esempio [1, Lemma 6.1]). Poiché X ha dimensione infinita, esiste una successione
di sottospazi {En } di dimensione finita (quindi chiusi), tali che En−1 ( En per
274 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

ogni n. Proprio in virtù del lemma di Riesz, per ogni n esiste en ∈ En , con ken k =
1, tale che dist(en , En−1 ) ≥ 1/2. Ma allora {en } è una successione di elementi di
norma 1 tali che kei −ej k ≥ 1/2 per ogni i 6= j. A questo punto è semplice adattare
la dimostrazione del punto (i).
Soluzione dell’Esercizio 7.12.
(i) Ricordiamo che, per il teorema di rappresentazione di Riesz, per ogni ϕ ∈ H ∗ =
L(H, R) esiste un unico elemento y ∈ H tale che

hϕ, xi = (y, x) ∀x ∈ H .

Pertanto, dimostrare che xn * x debolmente in H equivale a dimostrare che

(xn , y) → (x, y) ∀y ∈ H

per n → ∞. Iniziamo a supporre cheP y sia una combinazione lineare finita degli
k
elementi della base {em }, cioè y = j=1 αj emj , con αj ∈ R e mj ∈ N. Allora,
usando l’ipotesi, la bilinearità del prodotto scalare, e la linearità dei limiti, si
ottiene che
k
X k
X
lim (xn , y) = lim αj (xn , emj ) = αj lim (xn , emj )
n→∞ n→∞ n→∞
j=1 j=1
k
X
= αj (x, emj ) = (x, y) ,
j=1

ovvero la tesi. Per un qualsiasi y ∈ H, usiamo il fatto che esiste {yk } ⊂ H, dove
ciascuna yk è una combinazione lineare finita degli {em }, tale che yk → y in H
per k → ∞. Per ogni k fissato, usando ancora la bilinearità del prodotto scalare e
la disuguaglianza triangolare, risulta

|(xn , y) − (x, y)| ≤ |(xn , y − yk )| + |(xn − x, yk )| + |(x, yk − y)| . (7.12)

Sia ε > 0 arbitrario, e sia M := supn kxn k + kxk, che è finito dato che {xn } è
limitata. Poiché yk → y per k → ∞, esiste k̄ ∈ N tale che

|(xn , yk − y)| + |(x, yk − y)| ≤ (kxn k + kxk)kyk − yk ≤ M ε

per k ≥ k̄, dove si è usata la disuguaglianza di Cauchy-Schwarz. Dunque dalla


(7.12) deduciamo che, per ogni n ∈ N,

|(xn , y) − (x, y)| ≤ |(xn − x, yk̄ )| + M ε .

Passando al limite per n → ∞, e ricordando che yk̄ è una combinazione lineare


finita degli {em }, troviamo dunque che

lim sup |(xn , y) − (x, y)| ≤ M ε .


n→∞

Essendo ε arbitrario, concludiamo che (xn , y) → (x, y), per ogni y ∈ H, come
volevasi dimostrare.
7. Spazi di Hilbert 275

(ii) Consideriamo la successione (non limitata) {nen : n ∈ N}. È evidente che, per
ogni m ∈ N fissato, (nen , em ) → 0 per n → ∞. D’altra parte, sia

X 1
y := em ∈ H .
m=1
m

Si ha che (nen , y) = 1 per ogni n, ed in particolare (nen , y) → 1 6= 0 per n → ∞.


Il fatto che {xn }, se non è limitata, non converga debolmente, è del tutto gene-
rale. Infatti ricordiamo che una successione debolmente convergente è sempre
limitata.
Soluzione dell’Esercizio 7.13.
(i) Sia {xn } ⊂ S1 , con xn → x ∈ H. Allora chiaramente kxk = 1, per continuità
della norma rispetto alla convergenza forte in H. Quindi la chiusura (forte) di S1
è S1 = S1 . Un ragionamento analogo mostra che la chiusura (forte) di B1 coincide
con la palla chiusa B1 = {x ∈ H : kxk ≤ 1}. A tale scopo, si veda anche l’Esercizio
1.15.
(ii) Osserviamo innanzi tutto che, per le ipotesi su H, esiste una base ortonormale
numerabile {em : m ∈ N}. Ora, dato x ∈ B1 , vogliamo mostrare che esiste una
successione {xn } ⊂ S1 , con xn * x. Alla luce dell’Esercizio 7.12, è sufficiente
esibire una successione {xn } ⊂ S1 (quindi limitata) tale che
(xn , em ) → x(m) := (x, em ) per n → ∞ ,
per ogni m ∈ N. Consideriamo dunque
 v 
u n
X
u
xn := x(1) , . . . , x(n) , t1 − (x(k) )2 , 0, . . . , 0, . . .  .
k=1

Evidentemente
n n
!
X X
kxn k2 = (x(k) )2 + 1− (x(k) )2 =1
k=1 k=1

per ogni n, e (xn , em ) = x(m) per ogni n ≥ m. Quindi {xn } è la successione cercata.
(iii) Sia {xn } ⊂ S1 , con xn * x debolmente in H. Ricordiamo che
kxk ≤ lim inf kxn k = 1 . (7.13)
n→∞

Quindi la chiusura di S1 rispetto alla convergenza debole in H è contenuta in


B1 . D’altra parte, il punto (ii) mostra che la chiusura debole di S1 contiene B1 .
Quindi i due insiemi coincidono. Per quanto riguarda la chiusura debole U di B1 ,
dalla (7.13) segue banalmente che U ⊂ B1 . Inoltre, per definizione di chiusura
U ⊃ B1 , ed è chiaro che U ⊃ S1 , dato che per ogni x ∈ S1 la successione {xn :=
(1 − 1/n)x} ⊂ B1 converge fortemente, e quindi anche debolmente, a x. Ma allora
si conclude che la chiusura debole di B1 è proprio B1 .
Infine, osserviamo che (i), (ii), (iii) valgono in spazi di Banach qualsiasi. Tuttavia,
la loro dimostrazione è più complicata se viene meno la struttura Hilbertiana
separabile.
276 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

Soluzione dell’Esercizio 7.14.


(i) Siccome {en } è una base ortonormale in H, abbiamo che

ken − em k2 = ken k2 − 2(en , em ) + kem k2 = 2 .

Dunque,
√ due qualsiasi elementi di {en } (diversi tra loro) si mantengono a distan-
za 2, e non è possibile trovare alcuna estratta convergente (fortemente). Il fatto
che en * 0 debolmente in H è invece una semplice conseguenza dell’identità di
Parseval, in base alla quale

X
kxk2 = |(x, en )|2 ,
n=0

per ogni x ∈ H. Poiché la serie è convergente, abbiamo in particolare che (x, en ) →


0 per n → ∞, per ogni x ∈ H. Questo, per il teorema di rappresentazione di Riesz,
equivale a dire che Len → 0 per ogni L ∈ H ∗ , cioè che en * 0 debolmente in H.
(ii) In virtù dell’Esercizio 7.11, sappiamo che esiste una successione di palle
{Bn } ⊂ B1 (0) ⊂ X, di raggio r > 0, tra loro disgiunte. Denotando con {yn } la
successione dei centri di tali palle, evidentemente

kyn k ≤ 1 ∀n ∈ N , kyn − ym k ≥ 2r ∀n, m ∈ N : m 6= n .

In particolare, questa successione è limitata e ha la proprietà che nessuna sua


sottosuccessione è di Cauchy, quindi nessuna sua sottosuccessione può conver-
gere fortemente. D’altro canto, essendo X riflessivo, esiste un’estratta (che per
semplicità continuiamo a indicare con {yn }) debolmente convergente a qualche
y ∈ X, e tale che
∃ lim kyn − yk ∈ (0, +∞) ,
n→∞

poiché {yn } non converge fortemente e per ipotesi è limitata. A questo punto, è
facile verificare che la successione (per n abbastanza grande)
yn − y
xn :=
kyn − yk

soddisfa tutte le richieste.


Soluzione dell’Esercizio 7.15.
(i) Senza perdere generalità, possiamo supporre che W sia un sottospazio chiuso,
non proprio, di V (in caso contrario come abbiamo visto nell’Esercizio 5.43 Λ si
può estendere univocamente su W ). Dal teorema di rappresentazione di Riesz
(essendo anche W di Hilbert), esiste un unico wΛ ∈ W tale che

Λw = hw, wΛ i ∀w ∈ W =⇒ kΛkW ∗ = kwΛ k .

Mostriamo che l’unica estensione di Λ che preserva la norma è il funzionale


rappresentato da wΛ su tutto V , ovvero
e := hv, wΛ i
Λv ∀v ∈ V .
7. Spazi di Hilbert 277

Infatti, se Λ
b fosse un’altra estensione di Λ, allora sempre per il teorema di rap-
presentazione di Riesz esisterebbe vΛ ∈ V tale che
b := hv, vΛ i
Λv ∀v ∈ V =⇒ hw, vΛ i = hw, wΛ i ∀w ∈ W .

In particolare, dedurremmo che la differenza vΛ − wΛ è ortogonale a W , da cui


2 2 2 2
Λ V ∗ = kvΛ k = kwΛ k + kvΛ − wΛ k .
b

b preservasse la norma avremmo anche l’identità kΛk


Se inoltre Λ b V ∗ = kΛkW ∗ =
kwΛ k e quindi kvΛ − wΛ k = 0, ovvero vΛ = wΛ , ma questo significa proprio che
Λ
b = Λ.e
(ii) Supponiamo che Λ ammetta due estensioni distinte ΛeeΛ b che preservano la
norma. Per ogni α ∈ (0, 1), consideriamo il funzionale

e + (1 − α) Λ
Λα := α Λ b.

Chiaramente Λα è lineare ed è un’estensione di Λ, in quanto


e + (1 − α) Λw
Λα w = α Λw b = α Λw + (1 − α) Λw = Λw ∀w ∈ W .

Inoltre è un’estensione che preserva la norma:



kΛα kV ∗ ≤ α e
Λ V ∗ + (1 − α) b
Λ V ∗ = α kΛkW ∗ + (1 − α) kΛkW ∗
= kΛkW ∗ .

Tuttavia, ad α diversi corrisponde un diverso funzionale. Infatti, per ipotesi Λ


ee
b sono diversi, perciò esiste v0 ∈ V \ W tale che
Λ

e 0 6= Λv
Λv b 0,

e quindi la funzione reale



(0, 1) 3 α 7→ Λα v0 = α Λv
e 0 − Λv
b 0 + Λv
b 0

è iniettiva.
Soluzione dell’Esercizio 7.16.
(i) Sappiamo che ogni funzionale L ∈ V ∗ è univocamente rappresentato da una
funzione gL ∈ Lq ((a, b)), dove q := p0 = p/(p − 1), e kgL kq = kΛkV ∗ . In particolare,
se L ∈ V ∗ è un’estensione di Λ che preserva la norma, abbiamo

kgL kq = kLkV ∗ = kΛkW ∗ .

Di conseguenza, se Λ,
e Λb ∈ V ∗ sono due estensioni di Λ che preservano la norma,
sono rappresentati da due funzioni ge, gb ∈ Lq ((a, b)) che hanno la stessa norma. Il
funzionale
Λ0 := 21 Λe+1Λ
2
b,
278 Esercizi Svolti di Analisi Reale e Funzionale

che è a sua volta un’estensione di Λ che preserva la norma (come visto nel punto
(ii) dell’Esercizio 7.15), è rappresentato dalla funzione
1 1
g0 := 2 ge + 2 gb ,
perciò kg0 kq = kΛkW ∗ = ke
g kq = kbg kq , ovvero
1
ge + 1 gb = kΛkW ∗ = 1
ke
g kq + 1