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La verità (Jiddu Krishnamurti)

"La verità non è 'ciò che è', ma la comprensione di 'ciò che è' apre la porta alla verità"

Ci sono svariate cose di cui dovremmo parlare, come l'educazione, il significato dei sogni e se alla
mente sia mai possibile, vivendo in un mondo che è diventato così meccanico e imitativo, essere
libera. Possiamo accostarci al problema considerando se la mente possa essere libera da ogni
conformismo. Dobbiamo occuparci dell'intero problema dell'esistenza, non di una parte di esso, non
solo del lato tecnico della vita e del guadagnarsi da vivere, ma anche dobbiamo considerare l'intera
questione del come trasformare la società; se ciò sia possibile mediante la rivolta o se ci sia un tipo
diverso di rivoluzione, una rivoluzione interiore, che porti inevitabilmente a un tipo diverso di società.
Penso che dovremmo prima prendere in esame ciò e poi affrontare la questione della meditazione.
Perché - perdonatemi, se ve lo dico - non penso che sappiate che cosa comporti la meditazione. La
maggior parte di noi ha letto qualcosa su di essa o ne ha sentito parlare e ha tentato di praticarla. Ciò
che il vostro oratore ha da dirvi sulla meditazione sarà forse totalmente contrario a tutto ciò che sapete
o praticate o avete sperimentato. Non si può cercare la verità; perciò è necessario capire che cosa
significhi cercare. Sì, è una questione molto complessa; la meditazione richiede la più alta forma di
sensibilità, una formidabile qualità di silenzio, non indotti, non disciplinati, non coltivati. E ciò può
essere, o avvenire, solo quando comprendiamo, psicologicamente, come si vive, perché la nostra vita,
come la viviamo giornalmente, è in conflitto; è una serie di conformismi, controlli, repressioni, e la
rivolta contro tutto questo. C'è l'intera questione del come vivere una vita senza violenze di nessun
genere; perché, se non capite realmente la violenza e non ne siete liberi, la meditazione non è
possibile. Potete giocare con essa, andare sull'Himalaya per imparare a respirare e sedere
correttamente, fare un pò di yoga e credere di avere imparato la meditazione, ma tutto questo è
piuttosto infantile. Per scoprire quella straordinaria cosa chiamata meditazione, la mente deve essere
completamente libera da ogni violenza. Perciò vale forse la pena di parlare della violenza e vedere se
la mente possa effettivamente liberarsene, non scivolare romanticamente in una sorta di incoscienza
chiamata meditazione. Volumi sono stati scritti sulle cause dell'aggressività dell'uomo. Gli
antropologi danno delle spiegazioni e ciascun esperto dice la sua, contraddicendo o sviluppando ciò
che la maggior parte di noi conosce razionalmente: che gli esseri umani sono violenti. Noi crediamo
che la violenza sia semplicemente un atto fisico, andare in guerra e uccidere. Abbiamo accettato la
guerra come condotta di vita. E accettandola non reagiamo. Per caso o per devozione possiamo
diventare pacifisti in una parte della nostra vita, ma per il resto siamo in conflitto; siamo ambiziosi,
siamo competitivi, facciamo sforzi tremendi; tale sforzo implica il conflitto e quindi la violenza.
Qualunque forma di conformismo, qualunque forma di distorsione - di proposito o inconsciamente -
è violenza. Disciplinarsi secondo un modello, un ideale, un principio, è una forma di violenza.
Qualunque distorsione, senza capire realmente 'ciò che è' e superarlo, è una forma di violenza. E
tuttavia, è possibile far cessare la violenza in se stessi senza alcun conflitto, senza alcuna opposizione?
Noi siamo abituati a una società, a una morale, che si basa sulla violenza. Lo sappiamo tutti. Fin da
bambini siamo educati a essere violenti, a imitare, a conformarci - consciamente o inconsciamente.
Non sappiamo strapparci da questa morsa. Diciamo a noi stessi che è impossibile, che l'uomo deve
essere violento, ma che la violenza può essere fatta con i guanti gialli, signorilmente, e così via.
Quindi dobbiamo addentrarci in questo problema della violenza, perché, senza capire la violenza e la
paura, come ci può essere amore? Può la mente che ha accettato di conformarsi a una società, a un
principio, a una morale sociale che non è affatto morale, una mente condizionata dalle religioni a
credere - accettando l'idea di Dio o respingendola - può, questa mente, liberarsi senza alcuna forma
di lotta, senza alcuna resistenza? La violenza genera violenza; la resistenza crea solo altre forme di
distorsione. Senza leggere libri né ascoltare professori o santi, si può osservare la propria mente. Dopo
tutto, questo è l'inizio dell'autoconoscenza: conoscere se stesso, non secondo uno psicologo o un
analista, ma osservando se stesso. Si può vedere quanto la mente sia condizionata - c'è il nazionalismo,
la differenza di razza e di classe, e tutto il resto. Se ce ne rendiamo conto, diventiamo consci di questo
condizionamento, di questa enorme propaganda in nome di Dio, in nome del comunismo o quello che
volete, che ci ha modellati fin dall'infanzia per secoli e secoli. Diventandone consapevole, la mente
può liberarsi dall'autocondizionamento, da ogni conformismo e quindi avere libertà? Come si deve
fare? Come posso io, o voi, diventare consapevole, sapere che la mente è fermamente condizionata
non solo alla superficie ma nel profondo? Come si deve rompere questo condizionamento? Se ciò
non è possibile, vivremo eternamente nel conformismo - anche se c'è un nuovo modello, una nuova
struttura di società o un nuovo sistema di credenze, nuovi dogmi e nuove propagande, è pur sempre
conformismo. E, se si vuole un certo cambiamento sociale, ci deve essere un diverso tipo di
educazione - così che i bambini non siano educati a conformarsi. Così abbiamo questo problema: la
mente, come deve liberarsi dal condizionamento? Non so se lo abbiate mai pensato, se l'abbiate
scrutato a fondo, non solo al livello conscio ma negli strati profondi della coscienza. In realtà, c'è una
divisione fra i due? O è un unico movimento, in cui siamo solo consci del movimento superficiale
che è stato educato a conformarsi alle esigenze di una particolare società o cultura? Come abbiamo
detto giorni fa: non stiamo semplicemente ascoltando una sequela di parole, perché questo non ha
alcun valore. Ma, partecipando a ciò che si dice, condividendolo, lavorando insieme, scoprirete da
voi come osservare questo movimento globale, senza separazione, senza divisione, perché, dovunque
ci sia una divisione - razziale, intellettuale, emotiva, o la divisione degli opposti, il me e il non me il
sé superiore e il sé inferiore e così via - necessariamente, inevitabilmente essa porta al conflitto. Il
conflitto è uno spreco di energia e voi, per capire tutto ciò che stiamo discutendo, avete bisogno di
parecchia energia. La mente, che è così condizionata, come può osservare se stessa senza la divisione
in osservatore e cosa osservata? Lo spazio fra l'osservatore e l'osservato, la distanza, l'intervallo di
tempo, è una contraddizione e l'essenza stessa della divisione. Perciò, quando l'osservatore si separa
dalla cosa osservata, non solo si comporta come un censore, ma genera questa dualità e quindi, come
dicevamo, il conflitto. Può, dunque, la mente osservarsi senza la divisione dell'osservatore e
l'osservato? Capite il problema? Quando osservate che siete gelosi, invidiosi - un fattore molto
comune - e ve ne rendete conto, c'è sempre l'osservatore che dice: "Non devo essere geloso". O
l'osservatore adduce una ragione della sua gelosia, giustificandola - non è così? Abbiamo l'osservatore
e la cosa osservata; il primo osserva geloso e distaccato la cosa che cerca di controllare, di cui cerca
di sbarazzarsi; quindi c'è un conflitto fra l'osservatore e la cosa osservata. L'osservatore è uno dei
molti frammenti che noi siamo. Comunichiamo l'uno con l'altro? Capite ciò che intendiamo per
comunicare? È condividere insieme, non solo capire verbalmente, vedere intellettualmente il punto.
Non si tratta affatto di capire intellettualmente qualcosa; specialmente quando siamo interessati ai
grandi e fondamentali problemi umani. Così, quando capirete realmente la verità, che cioè la
divisione, di qualunque genere sia, inevitabilmente genera il conflitto, vedrete che è uno spreco di
energia e perciò è causa di distorsione, di violenza e di tutto ciò che deriva dal conflitto. Quando lo
capirete realmente - non verbalmente ma concretamente - allora saprete osservare senza l'intervallo
di tempo e lo spazio fra l'osservatore e la cosa osservata; saprete osservare il condizionamento, la
violenza, l'oppressione, la brutalità, le orribili cose che accadono nel mondo e in noi stessi. Lo state
facendo mentre parliamo? Non dite 'sì', perché è una delle cose più difficili osservare senza
l'osservatore, senza il verbalizzatore, senza l'entità che è piena di conoscenza, la quale è il passato,
senza lo spazio fra l'osservatore e la cosa osservata. Fatelo - osservate un albero, una nuvola, la
bellezza della primavera, la foglia novella - e vedrete quale straordinaria cosa sia. Ma allora vedrete
che non avete mai visto l'albero prima, mai! Quando osservate, osservate, purtroppo, con
un'immagine o attraverso un'immagine. Avete un'immagine, come la conoscenza, quando guardate
l'albero o quando guardate vostra moglie o vostro marito; avete l'immagine di ciò che lei o lui è,
un'immagine che si è formata nel corso di venti, trenta o quarant'anni. Così una immagine guarda
un'altra immagine e queste immagini hanno i loro rapporti; perciò non esiste un vero rapporto.
Riconoscete questo fatto semplicissimo, che noi guardiamo quasi ogni cosa nella vita con
un'immagine, con un pregiudizio, con un'idea preconcetta! Non guardiamo mai con occhio nuovo; la
nostra mente non è mai giovane. Dunque, dobbiamo osservare noi stessi - che siamo parte della
violenza - e l'infinita ricerca del piacere con le sue paure, con le sue frustrazioni, con il tormento della
solitudine, la mancanza d'amore, la disperazione. Osservare l'intera struttura di se stesso senza
l'osservatore, vederla qual è senza alcuna distorsione, senza alcun giudizio, condanna o confronto -
che sono tutto il movimento dell'osservatore, del me e del non-me - esige la più alta forma di
disciplina. Usiamo la parola 'disciplina' non nel senso di conformismo o coercizione - non come
disciplina ottenuta mediante il premio e il castigo. Per osservare qualcosa - vostra moglie, il vostro
prossimo o una nuvola - è necessario avere una mente molto sensibile; questa stessa osservazione
porta con sé la propria disciplina, che è nonconformismo. Perciò la più alta forma di disciplina non è
disciplina. Dunque, osservare la cosa chiamata violenza senza divisione, senza l'osservatore, vedere
il condizionamento, la struttura della credenza, le opinioni, i pregiudizi, è vedere ciò che siete; ecco
'ciò che è'. Quando l'osservate e c'è una divisione, voi dite: "È impossibile cambiare". L'uomo è
vissuto così per millenni e voi continuate a vivere in questo modo. Dire 'non è possibile' priva di
energia. Solo quando vedete ciò che è possibile nella forma più alta, allora avete pienezza di energia.
Si deve, dunque, osservare realmente 'ciò che è', non l'immagine che vi siete fatta di 'ciò che è', ma
ciò che realmente siete, senza mai dire 'è brutto o è bello'. Voi sapete ciò che siete solo attraverso il
confronto. Voi dite: "Sono ottuso", confrontandovi con qualcuno che è molto intelligente, molto vivo.
Avete mai cercato di vivere una vita senza paragonarvi a qualcuno o qualcosa? Che cosa siete,
dunque? Ciò che siete è 'ciò che è'. Allora potete superarlo, scoprire che cosa sia la verità! Così l'intero
problema di liberare la mente dal condizionamento sta nel come la mente osserva. Non so se abbiate
mai considerato attentamente che cosa sia l'amore, o se ci abbiate riflettuto sopra o l'abbiate
investigato. L'amore è piacere? L'amore è desiderio? L'amore è qualcosa da coltivare, una cosa resa
rispettabile dalla società? Se è piacere, come pare da tutto ciò che si è osservato - non solo il piacere
sessuale ma il piacere morale, il piacere della conquista, del successo, il piacere di diventare, di essere
qualcuno, che implica competitività e conformismo - è quello l'amore? Un uomo ambizioso, perfino
l'uomo che dice: "Devo trovare la verità", che persegue quella che ritiene la verità, può sapere che
cosa sia l'amore? Non dovremmo indagare intelligentemente su questo - cioè vedendo ciò che non è
- attraverso la negazione giungere al positivo - negando ciò che l'amore non è? La gelosia non è
amore; il ricordo di un piacere, sessuale o no, non è amore; il coltivare la virtù, lo sforzo costante per
cercare di nobilitarci, non è amore. E, quando dite: "Ti amo", che cosa significa? L'immagine che
avete di lui o di lei, i piaceri sessuali e tutto il resto, il conforto, la compagnia, il non essere mai solo
e timoroso di essere solo, il voler sempre essere amato, possedere, essere posseduto, dominare,
asserire, essere aggressivo - tutto questo è amore? Se vedete la sua assurdità, non verbalmente ma
concretamente qual è, tutte le sciocchezze che si dicono sull'amore - amore del proprio paese, amore
di Dio - quando vedete tutta la sua sensualità - non stiamo condannando il sesso, lo stiamo osservando
- quando lo osservate realmente qual è, allora vedete che il vostro amore di Dio è amore che nasce
dalla paura, che la vostra religione di fine-settimana è la paura. E osservarlo totalmente non implica
divisione. Dove non c'è divisione, c'è bontà; non avete bisogno di coltivare la bontà. Può, dunque, la
mente - la mente che comprende il cervello, l'intera struttura - osservare totalmente la cosa che chiama
amore, con tutti i suoi mali, con tutta la sua meschinità e la sua mediocrità borghese? Per osservarlo
è necessario negare tutto ciò che l'amore non è. Voi sapete, c'è una grande differenza tra la gioia e il
piacere. Potete coltivare il piacere, pensarci molto e averne di più. Ieri avete goduto il piacere e oggi
potete pensarci, rimuginarci sopra e volere che si ripeta domani. Nel piacere c'è un movente in cui c'è
possessività, dominio, conformismo e tutto il resto. C'è grande piacere nel conformismo - Hitler,
Mussolini, Stalin e gli altri obbligarono il popolo a conformarsi, perché in questo vi è grande sicurezza
e salvezza. Così, quando vedete tutto ciò, quando ne siete liberi - realmente, non verbalmente, mai
più essere gelosi, mai più dominare o essere posseduti - quando la mente ha spazzato via tutto ciò,
allora sapete che cos'è l'amore - non avete bisogno di cercarlo. Quando la mente avrà capito il
significato della parola amore, allora certamente domanderete: che cos'è la morte? Perché l'amore e
la morte vanno insieme. Se la mente non sa morire al passato, non sa che cos'è l'amore. L'amore non
appartiene al tempo, non è una cosa da ricordare - non potete ricordare la gioia e coltivarla; viene
senza essere chiamata. Che cos'è, dunque, la morte? Non so se abbiate osservato la morte, non
qualcuno morire, ma voi stessi morire. È una delle cose più difficili non identificarsi con qualcosa.
La maggior parte di noi si identifica con l'arredamento, con la casa, con la moglie o il marito, con il
governo, con il Paese, con l'immagine che abbiamo di noi stessi, identificandoci con qualcosa di più
grande - il più grande può essere un tribalismo più grande, cioè la nazione; o vi identificate con una
particolare qualità o immagine. Non identificarvi con il vostro arredamento, con la vostra conoscenza,
con le vostre esperienze, con le vostre tecniche e la vostra conoscenza tecnologica di scienziati o
ingegneri, mettere fine a tutta l'identificazione, è una forma di morte. Fatelo prima o poi e scoprirete
che cosa significa: non amarezza, non sfiducia, non disperazione, ma un sentimento straordinario -
una mente che è completamente libera di osservare e quindi di vivere. Purtroppo abbiamo diviso la
vita dalla morte. Ciò che ci spaventa è il 'non vivere' - questo 'vivere' che chiamiamo vita. E, quando
esaminate realmente che cosa sia questo vivere, non teoricamente, ma osservandolo con i vostri occhi
e le vostre orecchie, con tutto ciò che avete, allora vedete quanto sia pretenziosamente falso,
mediocre, meschino, superficiale; potete avere una Rolls-Royce, una grande casa, un bel giardino, un
titolo, una laurea, ma interiormente la vita è una continua battaglia, una costante lotta con
contraddizioni, contrastanti desideri, molteplici bisogni. Questo è quello che chiamiamo vivere e a
questo ci aggrappiamo. A tutto ciò che mette fine a questo vivere - a meno che non vi identifichiate
in misura straordinaria con il vostro corpo - diamo il nome di morte; tuttavia anche l'organismo fisico
finisce. E per questa paura di finire abbiamo ogni sorta di credenze. Sono tutte evasioni - compresa
la reincarnazione. Ciò che importa è come vivete ora, non quello che sarete nella prossima vita. Allora
il problema è se la mente possa vivere interamente senza il tempo. È necessario capire questo
problema del passato - il passato come ieri che attraverso l'oggi crea il domani da ciò che è stato ieri.
Può questa mente - che è il risultato del tempo, dell'evoluzione - essere libera dal passato - il che vuol
dire morire? Solo una mente che lo sa può impadronirsi di quella cosa chiamata meditazione. Se non
si capisce tutto questo, cercare di meditare è una pura fantasia infantile. La verità non è 'ciò che è',
ma la comprensione di 'ciò che è' apre la porta alla verità. Se non capite realmente 'ciò che è', ciò che
siete, con il vostro cuore, con la vostra mente, con il vostro cervello, con i vostri sentimenti, non
potete capire che cosa sia la verità.

Domanda: Tutto ciò che vi sento dire in questa sala, mi suona semplice, facile, comprensibile. Ma,
appena fuori, mi sento smarrito - e non so che cosa fare quando sono solo.

Krishnamurti: Signore, guardate: ciò che l'oratore ha detto è molto chiaro. Egli vi fa notare 'ciò che è'
- ciò che sta in voi, non in questa sala, non nell'oratore; l'oratore non fa propaganda, non vuole nulla
da voi, né la vostra adulazione, né i vostri insulti, né i vostri applausi. 'Ciò che è' è vostro, la vostra
vita, la vostra miseria, la vostra disperazione; questo dovete capire, non qui, perché qui siete messi
alle corde, vi trovate di fronte a voi stessi forse per qualche attimo. Ma fuori di qui, fuori di questa
sala, dove cominciano le dolenti note! Non stiamo cercando di influenzarvi, di spingervi ad agire, a
pensare, a fare questo o quello - che poi sarebbe propaganda. Ma, se avete ascoltato con il cuore e
con una mente conscia - non influenzata - se avete osservato, quando uscirete di qui, verrà con voi,
dovunque andiate, perché è vostro, perché avete capito.

Domanda: Qual è il ruolo dell'artista?

Krishnamurti: Gli artisti sono tanto diversi dagli altri esseri umani? Perché dividiamo la vita in
scienziati, artisti, massaie, dottori? L'artista sarà un pò più sensibile, osserverà di più, sarà più vivo.
Ma ha anche lui i suoi problemi come ogni essere umano. Produrrà quadri meravigliosi, scriverà versi
bellissimi, plasmerà oggetti con le sue mani, ma è pur sempre un essere umano, ansioso, spaurito,
geloso e ambizioso. Come può essere ambizioso un artista? Se lo è, non è più un artista. Il violinista
o il pianista che usa il suo strumento per far soldi, per guadagnare prestigio - pensateci - non è un
musicista. O lo scienziato che lavora per i governi, per la società, per la guerra, è uno scienziato?
Anche l'uomo che cerca di conoscere e capire è diventato corrotto come gli altri esseri umani. Sarà
meraviglioso nel suo laboratorio o si esprimerà magnificamente su una tela, ma dentro è logoro come
gli altri, è meschino, falso e pretenzioso, ansioso, spaurito. Senza dubbio un artista, un essere umano,
un individuo, è una cosa intera, indivisibile, completa. Individuo significa indiviso; ma noi non lo
siamo, siamo esseri umani rotti, frammentati - l'uomo d'affari, l'artista, il dottore, il musicista. E perciò
conduciamo una vita... Oh non devo descriverla io, la conoscete!

Domanda: Signore, qual è il criterio di scelta fra varie possibilità?

Krishnamurti: Perché scegliete? Quando vedete una cosa molto chiaramente, che bisogno c'è di
scegliere? Vi prego di fare attenzione. Solo una mente confusa, incerta, offuscata, sceglie. Non sto
parlando di scegliere fra rosso e nero, ma di scegliere psicologicamente. Se non siete confusi, perché
scegliere? Se vedete una cosa molto chiaramente senza alcuna distorsione, c'è bisogno di scegliere?
Non ci sono alternative; le alternative esistono quando dovete scegliere fra due strade fisiche - potete
prendere l'una o l'altra. Ma le alternative esistono anche in una mente divisa in se stessa e confusa;
quindi in conflitto, quindi violenta. La mente violenta dice che vivrà in pace, e nella sua reazione
diventa violenta. Ma, quando vedete chiaramente l'intera natura della violenza, dalla forma più brutale
alla più sottile, allora ne siete libero.

Domanda: Quando è possibile vederla?

Krishnamurti: Avete osservato un albero totalmente?

Domanda: Non so.

Krishnamurti: Signore, fatelo prima o poi, se siete interessato a una cosa di questo genere.

Domanda: Me lo sono sempre ripromesso.

Krishnamurti: Per addentrarci nell'argomento, cominciamo con l'albero, che è la cosa più oggettiva.
Osservatelo completamente, cioè senza l'osservatore, senza la divisione - il che non significa che vi
identifichiate con l'albero, voi non diventate l'albero, sarebbe assurdo. Ma osservarlo implica
guardarlo senza la divisione fra voi e l'albero, senza lo spazio creato dall'osservatore con la sua
conoscenza, con i suoi pensieri, con i suoi pregiudizi su quell'albero; non quando siete irritato, geloso,
o disperato, o pieno di quella che chiamate speranza - che è l'opposto della disperazione, quindi non
è affatto speranza. Quando l'osservate, vedetelo senza la divisione, senza quello spazio, e lo vedrete
nella sua totalità. Quando osserverete vostra moglie, il vostro amico, vostro marito o tutto ciò che
vorrete, quando guarderete senza l'immagine, che è l'accumulazione del passato, vedrete che
straordinaria cosa avviene! Non avete mai visto niente di simile nella vostra vita prima. Ma osservare
totalmente non implica divisione. La gente prende lsd e altre droghe per distruggere lo spazio fra
l'osservatore e l'osservato. Io non l'ho preso. Una volta cominciato quel gioco, sei perduto, ne diventi
schiavo per sempre ed è la tua rovina.

Domanda: Qual è il rapporto fra il pensiero e la realtà?

Krishnamurti: Che cos'è il pensiero in rapporto con il tempo, il pensiero in rapporto con ciò che è
misurabile e ciò che è incommensurabile? Che cos'è il pensiero? Il pensiero è la risposta della
memoria - ovviamente. Se non aveste memoria, non potreste assolutamente pensare, sareste in uno
stato di amnesia. Il pensiero è sempre vecchio, il pensiero non è mai libero, il pensiero non può mai
essere nuovo. Quando il pensiero tace, ci può essere una nuova scoperta, ma il pensiero non può
assolutamente scoprire niente di nuovo. Chiaro? No, no, non voglio il vostro consenso! Quando ci
fanno una domanda che ci è familiare, la nostra risposta è immediata. "Come ti chiami?" -
Rispondiamo immediatamente. "Dove vivi?" - Rispondiamo istantaneamente. Ma una domanda più
complessa richiede tempo. In quell'intervallo il pensiero guarda, cerca di ricordare. Dunque, il
pensiero, nel suo desiderio di trovare che cosa sia la verità, non fa che guardare nei termini del passato.
Qui sta la difficoltà della ricerca. Quando cercate, dovete essere in grado di riconoscere ciò che avete
trovato; e ciò che trovate e riconoscete non è che il passato. Dunque, il pensiero è tempo - ovviamente
- è così semplice, no? Ieri hai fatto un'esperienza molto gradevole, ci pensi su e vuoi che si ripeta
domani. Il pensiero che pensa a qualche cosa che ha procurato piacere, la vuole domani; perciò
domani e ieri costituiscono l'intervallo di tempo in cui otterrai quel piacere, in cui penserai a quel
piacere. Dunque, il pensiero è tempo. E il pensiero non può mai essere libero, perché è la risposta del
passato. Come può il pensiero trovare qualcosa di nuovo? Ciò è possibile solo quando nella mente
regna il silenzio assoluto. Non perché voglia trovare qualcosa di nuovo, perché allora quel silenzio è
prodotto da un movente e quindi non è silenzio. Se capite ciò, avete capito tutto e dato anche la
risposta alla vostra domanda. Vedete, noi non facciamo che usare il pensiero come mezzo per trovare,
domandare, indagare, guardare. Volete dire che il pensiero può conoscere che cosa sia l'amore? Il
pensiero può conoscere il piacere di ciò che ha chiamato amore ed esigere di nuovo quel piacere in
nome dell'amore. Ma il pensiero, essendo il prodotto del tempo, il prodotto della misura, non può
assolutamente capire o trovare quella cosa che non è misurabile. Così sorge la questione: come si può
far tacere il pensiero? Non si può. Forse considereremo la cosa un'altra volta.

Domanda: Abbiamo bisogno di norme per vivere?

Krishnamurti: Signora, non avete udito tutto ciò che ho detto in questa conversazione? Chi ha
intenzione di formulare quelle norme? Le Chiese l'hanno fatto, i governi tirannici l'hanno fatto, o voi
stessa avete formulato le norme per la vostra condotta, per il vostro comportamento. E voi sapete che
cosa voglia dire ciò - una battaglia fra ciò che pensate di dover essere e ciò che siete. Qual è più
importante: capire ciò che dovreste essere o ciò che siete?

Domanda: Che cosa sono io?

Krishnamurti: Vediamo un pò. Vi ho detto che cosa siete - il vostro Paese, il vostro arredamento, le
vostre immagini, le vostre ambizioni, la vostra rispettabilità, la vostra razza, le vostre idiosincrasie, i
vostri pregiudizi, le vostre ossessioni - voi sapete che cosa siete! E attraverso tutto ciò pretendete di
trovare la verità, Dio, la realtà. E, siccome la mente non sa liberarsi da tutto ciò, inventate qualcosa,
un agente esterno, o date un significato alla vita. Così, quando capite la natura del pensiero - non
verbalmente, ma ne siete realmente consapevoli - se vi capita di avere un pregiudizio, guardatelo e
vedrete che le vostre religioni sono un pregiudizio, che l'identificazione con il vostro Paese è un
pregiudizio. Noi abbiamo tante opinioni, tanti pregiudizi; osservatene uno completamente, con il
cuore, con la mente, con amore - prestategli attenzione, guardatelo. Non dite 'non devo' o 'devo' -
guardatelo solo. E allora capirete come si vive senza alcun pregiudizio. Solo una mente libera dal
pregiudizio, dal conflitto, può vedere che cosa sia la verità.

Londra, 27 maggio 1970

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