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Apice LE MONOGRAFIE DI PAGINE DELLA DANTE

Per un umanesimo
militante.
Gramsci
e l’idea di critica
C O N T R I B U T O

Di Marco Gatto*

L a lezione di Gramsci in materia di critica


letteraria e di critica della cultura risiede
nel proporre un’alternativa teorica e politica
non paciicata, ma costantemente dinamica)
tra una dimensione, per così dire, settoriale
dell’agire intellettuale e una dimensione ap-
all’idea, non solo romantica e non solo cro- punto pubblica, dunque ideologica e politica
ciana, di un’autonomia dell’arte e della sfera dell’intrapresa culturale. Cosicché, nei termini
estetica. E la rilevanza – per non dire l’attualità restituiti dai Quaderni, il giudizio su un testo, su
– di questa lezione sta nell’allestimento di una una categoria estetica o su un problema cultu-
produttiva dialettica tra il riconoscimento del- rale si muta, al netto di una sua analisi condot-
la speciicità dei problemi letterari e artistici, ta attraverso lo strumentario della disciplina di
e dunque della necessità di un terreno di com- riferimento (la ilologia, ad esempio), nell’occa-
prensione disciplinare, e il loro inserimento sione politica di una trasformazione: da una
nel quadro di una proposta politica complessi- nuova idea dell’arte promana un’idea nuova di
va, che contribuisce a rideinirne i contorni, se civiltà, e dunque un nuovo modo di intendere i
non a potenziarne i presupposti. Lontano dalla rapporti sociali. Il giudizio estetico è una tappa
logica schematica dei “distinti” di Croce, an- importante per la costruzione dell’egemonia
che e soprattutto nel processo critico, Gramsci politica. E tale approccio non può prescindere
stabilisce una compenetrazione (ovviamente, dall’idea che non possa darsi, particolarmen-

*Il dott. Gatto è ricercatore del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria e autore di Nonostante
Gramsci. Marxismo e critica letteraria nell’Italia del Novecento, Quodlibet, 2016.

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te nell’orizzonte della modernità capitalistica, volezza problematica del necessario utilizzo di


se non in forme ideologicamente controllate e prestabilite categorie idealistiche, con tutti i ri-
programmaticamente alienanti, un’arte auto- schi di formalismo e provvidenzialismo a esse
noma. legati – ma proprio tale consapevolezza, per
Pertanto, l’idea di critica che Gramsci ha in dirla con le parole di un lettore attento delle
mente negli appunti programmatici di studio pagine gramsciane come Renato Solmi, espri-
e analisi di precise questioni culturali sem- me l’idea che “ciascuna delle nostre categorie
bra sostanziarsi nel doppio movimento di una contiene in sé, abbreviata e come in sintesi, la
critica dell’autonomia e di un riconoscimento propria storia, […] un mutamento reale”2, che
della speciicità. Sicché in Gramsci lo speciali- espunge da loro l’idea di issità e assolutezza.
smo autoreferenziale – da cui proviene, secon- Insomma, l’originalità di Gramsci consiste
do il lessico del pensatore sardo, il carattere di proprio nell’aver concepito, stringendo il nesso
casta degli intellettuali italiani – è disinnesca- tra critica degli esiti culturali e costruzione di
to nello stesso istante in cui sorge come ne- un’egemonia politica perennemente in autove-
cessità disciplinare, dal momento che la sua riica, e convertendo i risultati del crocianesi-
ragione d’essere non è esclusiva, ma inluenza- mo in una ilosoia sociale unitaria3, un modo
ta direttamente dalla lotta per una nuova idea nuovo di intendere lo storicismo e la lotta per
di democrazia culturale. Siamo cioè di fronte a una nuova idea di sapere, privo, certo, di com-

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una perenne autoveriica dei presupposti cri- promessi disciplinari e di iacchi trascenden-
tici, che autorizza a riconoscere Gramsci come talismi, ma anche immune da facili tentazioni
modello dialettico anche per il presente: il suo immanentistiche. Ne consegue che Gramsci
storicismo assoluto fa dell’occasione critica mai rinunci al giudizio estetico (e anzi ricono-
uno strumento di conoscenza delle condizioni sca la grandezza di opere letterarie pur lontane,
materiali entro cui l’atto di giudicare, interpre- almeno in apparenza, da una vocazione este-
tare e trasformare si colloca. È la lezione dello riormente politica) e alle competenze tecni-
hegelo-marxismo, al quale Gramsci guarda con che, bensì scelga di incorporare le due istanze
assoluta originalità, ofrendo un contributo es- in una critica della cultura in movimento, nel
senziale al concetto di dinamicità, secondo cui, nome di un umanesimo reale e storico in grado
per dirla con Nicola Badaloni, “il conoscere è il di porre sotto accusa, con costanza e acribia, l’i-
perenne modiicarsi della teoria in relazione al dea di una separatezza dell’arte dai destini so-
perenne modiicarsi della pratica”1. Nello stesso ciali, e dunque il suo sconinamento romantico
tempo, il controllo teorico al quale l’atto critico e idealistico nel non-razionale.
è sottoposto rimanda a un orizzonte ilosoico Si parte sempre, non a caso, dall’identiicazione
sì di assoluta storicizzazione delle categorie materialistica di un nesso problematico d’or-
ermeneutiche, ma di rilessione autocosciente dine storico e concettuale. Di fronte all’insod-
di uno sprofondamento orizzontale e annichi- disfazione generata da un modo di intendere
lente degli oggetti studiati su un piano storico l’arte eccessivamente individualistico – frutto
generale. In Gramsci è sempre viva la consape- di un’attitudine libresca e intellettualistica,

1
Nicola Badaloni, Il marxismo di Gramsci. Dal mito alla ricomposizione politica, Torino, Einaudi, 1975, pp. 137-138.
2
Renato Solmi, Ernesto de Martino e il problema delle categorie [1952], in Autobiografia documentaria. Scritti 1950-2004, Macerata,
Quodlibet, 2007, p. 55.
3
Cfr. su questo punto Roberto Finelli, Sull’identità di storia, politica e filosofia, in Rivista di studi italiani, anno xvi, i, giugno
1998, pp. 9-21, e Rocco Musolino, Marxismo ed estetica in Italia, Roma, Editori Riuniti, 1971, in part, pp. 33 e sgg.

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ed esito di un carattere di “casta” più simile al di difondersi agli strati più rozzi e incolti” (Q.
“sacerdozio”4 che a un percorso di conoscenza 21, 5, 2119), si oppone non un’arte esortativa e
critica –, Gramsci reagisce con l’intento di ri- limitatamente didascalica – una versione este-
costruire la prospettiva entro cui un determi- tica del meccanicismo volgare –, bensì un’arte
nato problema culturale si colloca, spesso di- e una cultura difusa in grado di porsi il proble-
mostrandone la sua origine di classe. Pertanto, ma della costruzione pedagogica di un senso
un certo modo di comprendere l’arte e la cul- comune nuovo, di un ainamento delle poten-
tura è proprio del carattere aristocratico degli zialità di comprensione dell’arte da parte delle
intellettuali italiani, più interessati alle sotti- classi sociali più povere, di un consolidamento
gliezze artiiciose di un qualche remoto poema dell’idea di emancipazione.
che alla vita morale dei reietti. Alla domanda Siamo pertanto su un territorio inesplorato
“Perché la letteratura italiana non è popolare (anche in seno alla rilessione marxista). La
in Italia?” (Q. 23, 1, 2108) – una domanda di lun- nota nozione di “nazionale-popolare” – del tut-
ga durata, che da Foscolo e Leopardi giunge in to fraintesa da chi ha voluto essere, con som-
questi termini a Ruggiero Bonghi5 – si rispon- mo successo nel nostro Paese, un censore del
de storicizzando adeguatamente i presupposti populismo letterario – non ha nulla a che ve-
della sua emersione, senza ricadere nell’unila- dere con un presunto abbassamento dei valori
teralità di una chiosa elitistica o solo culturale. estetici. Piuttosto è tesa a ribadire un’idea di
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Quando i nessi di ragionamento, dice Gramsci, totalità sociale in cui il fattore-arte, lungi dal
risultano “mal posti per l’inlusso di concetti pensarsi autonomo (giacché legato al dominio
estetici di origine crociana” o idealistica – qua- di una classe sulle altre), lavora politicamente
li il signiicato morale dell’arte, la sua forma all’ediicazione di un’umanità nuova, senza ri-
o il suo contenuto espressivo –, ne consegue nunciare alle sue speciicità, senza annullare
la diicoltà di “intendere concretamente che l’attribuzione valoriale accertata dalle scienze
l’arte è legata a una determinata cultura o ci- umane di settore, senza barattare Shakespeare
viltà, e che lottano per riformare la cultura si con la letteratura supposta popolare. Che sia
giunge a modiicare il ‘contenuto’ dell’arte”. Ed un umanesimo democratico, allargato e inclu-
è un lavoro politico che non si realizza “dall’e- sivo – per usare le parole di un lettore accorto
sterno (pretendendo un’arte didascalica, a tesi, di Gramsci che risponde al nome di Edward W.
moralistica), ma dall’intimo, perché si modii- Said6 – l’obiettivo, lo conferma il richiamo co-
ca tutto l’uomo in quanto si modiicano i suoi stante del prigioniero sardo al tema dell’inte-
sentimenti, le sue concezioni e i rapporti di rezza umana e del legame profondo che l’arte
cui l’uomo è espressione necessaria” (Q. 21, 1, intrattiene con la profondità dei problemi esi-
2109). È un luogo nevralgico della rilessione stenziali. L’educazione letteraria, rivolta ovvia-
gramsciana: all’inadeguatezza di una cultura mente ai più deboli, nulla ha a che vedere col
immobilistica che non sa penetrare nelle clas- consumo massivo di titoli facili e ammiccanti
si sociali meno abbienti, che non sa cioè farsi – in fondo è questo il punto d’arrivo delle ri-
garante di “un moderno ‘umanesimo’ capace lessioni gramsciane sulla difusione presso il

4
Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica a cura di Valentino Gerratana, 1975, Q. 12, 67, p. 1505. D’ora in poi
i riferimenti a quest’opera verranno indicati direttamente nel testo: all’indicazione del Quaderno (Q.) segue quella del
paragrafo e del numero di pagina.
5
Ruggiero Bonghi, Perché la letteratura italiana non sia popolare in Italia [1855], Milano, Sugarco, 1993.
6
Edward W. Said, Umanesimo e critica democratica. Cinque lezioni [2004], Milano, il Saggiatore, 2007.

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grande pubblico dei romanzi di appendice o di indirizzo e non può essere ancorato a facili au-
testi lontani dalla condizione sociale italiana tomatismi.
–, ma, al contrario, prevede un lavoro collettivo È in un passo ancora una volta dedicato al rap-
per agevolare gli strati più bassi nell’acquisi- porto tra arte e costruzione di una nuova so-
zione di una cultura universalmente condivisa, cietà, peraltro noto per la sua ferocia sarcasti-
che sappia dare risposte più profonde alle loro ca, che Gramsci chiarisce la sua posizione. “Il
esigenze, aggirando il rischio della distrazione rapporto artistico mostra – egli aferma – […]
amministrata. la fatua ingenuità dei pappagalli che credono
Per questo motivo, l’afermazione contenu- di possedere in poche formulette stereotipa-
ta in una lettera a Iulca del 5 settembre 1932, te la chiave per aprire tutte le porte. […] Due
nella quale Gramsci sostiene di poter “ammi- scrittori possono rappresentare (esprimere) lo
rare esteticamente Guerra e pace di Tolstoi e non stesso momento storico-sociale, ma uno può
condividere la sostanza ideologica del libro”7, essere artista e l’altro un semplice untorello”.
va intesa nella direzione appena descritta di Il motivo è presto detto: “Esaurire la quistione
un umanesimo critico che, non rinunciando limitandosi a descrivere ciò che i due rappre-
alla grandezza estetica dei capolavori, giudichi sentano o esprimono socialmente, cioè riassu-
le opere e le trasmetta nell’ottica di uno stori- mendo, più o meno bene, le caratteristiche di
cismo assoluto e nella cornice di una lotta per un determinato momento storico-sociale, si-

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l’emancipazione, entro la quale certi signiica- gniica non siorare neppure il problema arti-
ti possono ovviamente darsi come inservibili. stico” (Q. 23, 3, 2187). Dal momento che quest’ul-
Vale a dire che Gramsci qui enuclea un pro- timo, aggiungiamo, non può accontentarsi di
blema teorico di cui si farà poi carico György un così facile e meccanico rilesso. Il punto è
Lukács: l’idea che la letteratura si candidi a che la lotta culturale deve tenere avvinte sia
essere strumento di conoscenza della realtà la critica artistica che la critica politica, in un
proprio per la sua capacità di rilettere la com- modo così dialetticamente avvertito da scon-
plessità del consorzio sociale, a volte persino giurare lo svuotamento dell’una o dell’altra.
allontanandosi dai principi ideologici dell’au- Quando il contenutismo si sostituisce alla cri-
tore. Cosicché il legittimista Balzac si dimostra tica estetica, annullando le prerogative speci-
autore più utile alla causa del socialismo di iche di quest’ultima, si realizza, per Gramsci,
qualsivoglia propagandista di esibite creden- un arretramento delle conoscenze scientiiche.
ze rivoluzionarie. Bisogna tuttavia avvertire, al Così, allo stesso modo, quando il formalismo si
di là delle possibili implicazioni teoriche, che compiace di se stesso, preigurando orizzon-
il faro politico di Gramsci è la lotta per l’ege- ti di autonomia, decade l’obiettivo di una tra-
monia. Che si traduce, potremmo dire, in una sformazione attiva della società. Se invece si
pedagogia dal basso in grado di difondere se realizza quel nesso dialettico sopra evocato – se
non proprio la pratica umanistica, almeno il cioè, nel rispetto delle speciicità, gli apparati
suo sentimento, lungo tutto l’arco della società. critici si incontrano, in qualche modo negando
Il giudizio estetico sulle opere, pur riconosciu- la propria indipendenza disciplinare –, allora si
to come indispensabile, è pertanto parziale: dà vita a un lavoro critico-politico in cui lo stu-
deve integrarsi col momento politico. Ma an- dio delle grandi opere è funzionale alla crescita
che quest’ultimo, per Gramsci, non è di facile culturale delle masse, l’analisi della difusione

7
Antonio Gramsci, Lettere dal carcere, a cura di Sergio Caprioglio Elsa Fubini, Torino, Einaudi, 1968, p. 670.

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presso il popolo di certe forme d’arte è relativa nel mondo ‘civiltà’ e ‘bellezza’”8, che a, loro vol-
a una consapevolezza maggiore delle condi- ta, aggiungiamo, sono fattori politici nel qua-
zioni generali e la comprensione dell’interez- dro di una lotta per l’egemonia9.
za culturale di un dato momento storico ha il Il riconoscimento del nesso tra critica dell’au-
merito di ricostruire l’immagine della totalità tonomia e garanzia della speciicità artistica
sociale. non ha trovato accoglimento nella critica lette-
Ecco perché, anche e soprattutto sulla scorta raria italiana del Novecento, se non in sparute
dell’esempio di De Sanctis, Gramsci parla di un individualità. Si è preferito vedere in Gramsci il
lavoro culturale attraverso il quale realizzare campione di un’estensione indiscriminata del
i presupposti per un nuovo modo di intende- campo culturale, quando non il teorico supre-
re i rapporti umani. “Che si debba parlare, per mo della sovrastruttura, o addirittura l’ispira-
essere esatti, di lotta per una ‘nuova cultura’ e tore di manovre populistiche. In realtà, proprio
non per una ‘nuova arte’ – egli scrive – […] pare oggi, nel momento in cui la cultura si dimostra
evidente”. Si deve cioè “parlare di lotta per una articolazione propulsiva del sistema econo-
nuova cultura, cioè per una nuova vita morale mico dominante, la problematica gramsciana
che non può non essere intimamente legata a risulta attuale: all’estensione del simbolico a
una nuova intuizione della vita, ino a che essa tutti i campi della vita corrisponde un ritorno
diventi un nuovo modo di sentire e di vedere la feticistico della nozione di “autonomia” che co-
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realtà”, poi legato alle possibili e future emer- stringe la critica a forme (persino compiaciute,
sioni artistiche (Q. 23, 6, 2192). Pertanto, la lotta in taluni casi) di isolamento. Recuperare quel
per una nuova arte, che discende dall’allesti- nesso di problemi, rileggendo con pazienza i
mento di una nuova piattaforma culturale e moti del pensiero gramsciano, sarebbe forse un
che rappresenta l’obiettivo della critica esteti- primo passo per arginare il rischio – del resto,
ca ancorata alla “ilosoia della praxis”, pone un già realizzato – di un sapere troppo spesso ad-
ordine nuovo di problemi: il tentativo di con- domesticato.
quistare un’egemonia morale e politica capace
di infondere una libertà artistica forse più ge-
nuina, nel novero della quale sarà impossibile
scindere il contenuto dalla forma – una libertà
espressiva forse più rispettosa dell’artisticità
in sé di quanto lo possa essere una nozione solo
puristica o contemplativa d’essa. È insomma
l’irruzione dell’elemento politico-morale in un
quadro di problemi già crociano a scardinare la
logica dell’autonomia estetica, proprio perché
risemantizza quest’ultima. Ha ragione Bartolo
Anglani nello scrivere che “La socialità dell’ar-
te e dell’artista, per Gramsci, non discende per-
ciò da fattori contenutistici e/o ideologici, ma
è connessa alla capacità universale di portare

8
Bartolo Anglani, Egemonia e poesia. Gramsci: l’arte e la letteratura, Lecce, Manni, 1999, p. 124.
9
Per un approfondimento, mi si permetta di rinviare al mio Nonostante Gramsci. Marxismo e critica letteraria nell’Italia del
Novecento, Macerata, Quodlibet, 2016.

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