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“UNDINE”, DE LA MOTTE-

FOUQUE'
L' ondina è uno degli spiriti elementali individuati da Paracelso e fa parte degli spirti dell’acqua. Si
tratta di creature fantastiche che vivono i laghi, i mari e i fiumi. Il loro aspetto è riconducibile a quello
delle sirene greche e possono essere malefiche o amichevoli con gli uomini.
Riassunto capitoli
Struttura libro: prima della narrazione del capitolo precede una formula che indica ciò che capita
nel capitolo.
PRIMO CAPITOLO
Nel primo capitolo del libro ci viene spiegato come il cavaliere.
Il capitolo si apre con la descrizione del luogo. Si tratta di un lembo di terra, una “penisoletta”
creata dalla penetrazione tra terra e acqua (ospitalità reciproca tra gli spiriti elementari/natura e
l'uomo) che assume le caratteristiche del locus amoenus in quanto si trova lontano dalla città e
dalla confusione. Su questa striscia di terreno è situata la capanna in cui vive il pescatore. Ogni
giorno, per portare il pesce fresco in città, il pescatore è solito attraversare un buio bosco in cui si
“dovrebbero” (uso di “sollen”; “Denn hinter der Erdzunge lag ein sehr wilder Wald, den die
mehrsten Leute wegen seiner Finsternis und Unwegsamkeit, wie auch wegen der wundersamen
Kreaturen und Gaukeleien, die man darin antreffen sollte” perchè così si dice, quindi in teoria si
dovrebbe) incontrare creature strane. Per non spaventarsi mentre lo attraversa, il pescatore usa un
escamotage: si accompagna con canti spirituali. Una sera, mentre si trova nel bosco, di ritorno
verso casa, sente un rumore (che prima scambia per il fruscio di un ruscello): si tratta di un
cavaliere in sella al proprio cavallo che avanza verso il pescatore e gli chiede ospitalità.
Arrivati alla capanna, davanti al focolare seduta su una sedia si trova la vecchia moglie del
pescatore. I tre iniziano a parlare ma i loro discorsi sono ripetutamente disturbati da dei rumori
provenienti dall’esterno e il cavaliere nota che è come se qualcuno schizzasse acqua contro i vetri.
Si tratta di Ondina (si presenta attraverso l‘elemento dell’acqua, in quanto “Wasserfrau”) che
viene introdotta al cavaliere dal padre, che ne prende le parti, difendendola per il gesto immaturo
compiuto e la descrive come una ragazzina infantile (sta per compiere i diciotto anni) ma di buon
animo. La madre è stanca del comportamento della figlioccia. FRASE = “du hast es mit Undinen
und ich mit dem See” dice il padre alla madre, personalizzando Ondina (che non è del tutto un
essere umano) = “tu devi combattere con Ondina come io devo con il lago”, vale a dire che il
pescatore vuole comunque “bene” al lago nonostante lo metta spesso in pericolo ma comunque gli
permette di pescare e di sostenere la propria famiglia, così come la madre vuole bene ad Ondina
(viene messa sullo stesso piano del lago, elemento naturale che la rappresenta). Ondina irrompe
nella capanna e conquista subito il cavaliere che rimane affascinato dalla sua figura. Ondina
mostra una gradìnde curiosità verso il cavaliere: gli chiede da dove viene, cos’è successo mentre
si trovava nel bosco e quali altre avventure ha vissuto. Il pescatore la interrompe ritenendo queste
questioni inopportune ma Ondina insiste: lei vuole sapere, non accetta negazioni alla sua volontà
(uso del verbo “sollen” perchè proibito da qualcuno di esterno “er soll nicht erzählen, Vater? Er
soll nicht?”). La madre e il padre la rimproverano per la sua insistenza e lei, offesa, sparisce.
SECONDO CAPITOLO
Il secondo capitolo racconta come Ondina è arrivata alla capanna del pescatore.
Sulla scena ci sono solo i due uomini: il pescatore e il cavaliere Hulbrand sono fuori dalla
capanna a cercare Ondina. Il cavaliere insiste nel cercarla (soprattutto perché crede che ella sia
stata solo una visione, come quelle che ha avuto mentre era nel bosco) ma il pescatore gli spiega
che è inutile perché non tornerà nell’immediato, così tornano in casa. I due si mettono a parlare e
a bere del vino davanti
al focolare della capanna (il cavaliere è seduto sulla sedia d’onore, ora vuota perché la madre non
si è preoccupata di Ondina ed è già a letto). I loro discorsi vengono interrotti da rumori esterni ma
di Ondina non c’è ancora traccia. Il pescatore si mette a raccontare come quella fanciulla è
arrivata nella loro dimora. Tutto ebbe inizio quindici anni prima del tempo della narrazione.
Prima di Ondina, alla coppia nacque una figlia (pescatore prova gratitudine verso Dio per il dono
ricevuto, data l’età avanzata di entrambi ma allo stesso tempo è triste perché pensa, che per il
bene della bambina, convenga lasciare quei luoghi e andare in città). Un giorno mentre era con la
madre sulla riva del lago, la piccola vede qualcosa nell'acqua e questa cade in acqua. Durante
questo brutto evento il pescatore si trova in città ma quando rientra la moglie gli va incontro per
annunciargli la brutta notizia: la bambina era morta nel lago. La stessa sera dell’accaduto, mentre
si trovavano nella capanna, sentirono degli schizzi d’acqua sulle finestre e improvvisamente
apparve loro una bambina di 4 anni circa, tutta bagnata (rimanda alla caduta della figlioletta nel
lago). La piccola era vestita con ricchi abiti, che indirettamente parlano della sua provenienza,
tantoché, quando riacquista i sensi, dice di ricordarsi di regge d’oro e di palazzi di cristallo, ma
tuttavia il pescatore non riesce a risalire alla sua origine. La prima preoccupazione della coppia è
il battesimo e, non avendo risposta dalla piccola, decidono di battezzarla. Inizialmente la voleva
chiamare Dorotea (che in greco significa “dono di Dio”) ma lei dice di chiamarsi Ondina. Si
tratta di un nome non cristiano che il sacerdote accetta comunque perché cede alla grazia della
piccola.
TERZO CAPITOLO
Nel capitolo 3 viene descritto il ritrovamento di Ondina.
Il cavaliere si guarda attorno e teme che Ondina si sia inoltrata nel bosco perché spinta dalla
curiosità, dal momento che egli non è riuscito a raccontarle cosa c’era. Il cavaliere si getta nel
ruscello perché sente una voce che assomiglia a quella di Ondina: risponde a questa voce che se
Ondina fosse stata solamente frutto della sua immaginazione allora lui non voleva più vivere. Poi
alza lo sguardo e la vede appoggiata ad un ‘isoletta che emergeva nel lago. La raggiunge e si
scambiano baci e abbracci ma il pescatore dalla riva del fiume lo richiama e gli dice di ritornare
con la sua figlioccia.
Inizialmente Ondina non cede alle lacrime del padre che la rivuole a sé perché dice che alla
capanna non ha libertà di volontà ma poi il cavaliere la convince, a patto che rincasati lui le
racconti cos’è successo nel bosco. Così tornano insieme e Ondina fu accolta dai genitori con
affetto, nonostante il capriccio. La mattina, durante la colazione, Hulbrand iniziò a raccontare ciò
che aveva vissuto.
QUARTO CAPITOLO
Nel capitolo 4 si racconta il motivo del perché il cavaliere si trovasse nel bosco.
Il cavaliere racconta che, prima di arrivare alla capanna e quindi attraversare il bosco, si trovava
in città in cui c’era un torneo. Qui incontrò una giovane, Bertalda che gli disse di essere figlia di
un potente duca. La donzella aveva puntato il cavaliere, che le fece da compagno per il ballo la
sera stessa e nei giorni seguenti della festa. Ondina morsica il cavaliere perché sdegnata dal suo
comportamento con la donzella. Ma Hulbrand la tranquillizza dicendole che lui stava al gioco
solo perché vedeva che lo preferiva agli altri cavalieri. Gli chiese anche il guanto e lei glielo diede
a patto che egli si recasse nel bosco temuto e le raccontasse cosa c’era. Il cavaliere accettò, non
tanto per il guanto ma per l’onore (una volta lanciata una sfida, non poteva ritirarsi). Il cavaliere
si incammina e si trova presto nel fitto bosco. Mentre Hulbrand racconta tutto ciò che gli è
accaduto: prima vede tra gli alberi una presenza scura di cui sente la voce, poi vede una figura
bianca che in realtà si rivela un ruscello poi incontra un piccolo uomo, un nano che gli si pone
davanti al cavallo e gli chiede del denaro, poi il fantasma dal volto bianco. Quando il racconto
finì, il pescatore iniziò a pensare al miglior modo per farlo tornare in città ma ciò non fu più
possibile: attraverso i suoi poteri, ondina aveva fatto diventare quella che prima era una penisola,
un’isola circondata da acqua così da imprigionare il cavaliere.
QUINTO CAPITOLO
Nel capitolo 5 viene narrata la vita del cavaliere sulla penisola.
Il capitolo si apre con un riferimento diretto al lettore (pausa narrativa) a cui viene chiesto se si è
mai trovato in un luogo di pace, dove si sentiva a casa, perché così succedeva a Hulbrand. Veien
raccontata poi la giornata tipo di Hulbrand, che lo vede sempre immerso nella natura. Hulbrand
si dedica alla caccia e Ondina se ne rattrista, delle volte, perché le dispiace vedere quelle
bestioline morte ma, se l’amato torna a casa a mani vuote lo disprezza perché sono così costretti
a nutrirsi di animali d’acqua. Monotonia della vita: spesso Hulbrand pensa al suo status, al suo
fidanzamento con Ondina e a volte vorrebbe tornare a svolgere le sue attività di cavaliere. Alla
capanna il cavaliere e il vecchio pescatore, che erano soliti accompagnare i pasti con il vino, si
rendono conto di aver finito le scorte. Ondina si offre di procurargliene e lo trova. I due uomini
escono increduli sotto alla tempesta, prendono la botte e tornano in casa.
SESTO CAPITOLO
Il sesto capitolo vede l’arrivo di un nuovo personaggio. Si tratta di un vecchio prete che è arrivato
fino all’isola su cui si trovata la capanna a causa di un naufragio: egli era partito dal convento per
recarsi in città a riportare le male condizioni in cui si trovava il convento e i fedeli dopo le
inondazioni. Arrivato alla capanna, bussa (Ondina pensa che sia Frescofonte e tutti lo accolgono e
lo assistono. Quand'egli finisce di raccontare le sue disavventure dovute alla “ribellione” degli
elementi naturali, il pescatore gli fa notare che le inondazioni hanno trasformato quella che prima
era una striscia di terra in una piccola isola, costringendoli ad essere isolati e lontani dagli altri
esseri umani. Hulbrand approfitta della situazione e del fatto che tra loro vi sia un prete per farli
unire in matrimonio. Ondina rimedia due anelli preziosi, dicendo che i suoi veri genitori glieli
procurano in precedenza e glieli cucirono su di un abito, lo stesso che indossava quando arrivò
dall’anziana coppia. Alla fine della cerimonia il prete chiede il perché loro gli avessero detto di
essere gli unici su quell’isola quando in realtà ha visto, così come Hulbrand, una figura umana
dalla finestra.
SETTIMO CAPITOLO
Nel settimo capitolo vengono raccontate altre vicissitudini successe durante lo sposalizio. In
particolare, di un episodio avvenuto in presenza del prete che rimprovera Ondina del suo
comportamento e dicendole che la sua “anima” deve essere consona a quella del suo sposo ma lei
confessa di non possedere un’anima. Tranquillizza il prete che si era sdegnato nel sentire quelle
parole dicendogli che le spiegherà il perché di quelle parole. Cerca di spiegarsi ma puntualmente
scoppia in lacrime (prima trasformazione di Ondina che assume caratteristiche degli esseri umani,
come appunto il pianto), tantoché il prete se ne va e la lascia sola con il suo sposo che gli chiede
perché, quando il prete bussò alla porta, lei ha fatto il nome di Frescofonte e cosa voleva dire
quando parlò degli spiriti della terra. Ma Ondina non risponde effettivamente al cavaliere, gli dice
che sono solo fiabe, lasciandolo così pieno di pensieri e dubbi.
OTTAVO CAPITOLO
La mattina dopo le nozze Hulbrand è “geloso” del fatto che Ondina stia dormendo beatamente di
fianco a lui quando egli ha passato tutta la nottata a fare strani incubi. Quando Hulbrand si alza
dal letto nuziale e si reca nella sala del focolare, dove gli altri tre (pescatore, moglie e prete) lo
aspettavano. Come videro lui furono sollevati perché sembrava allegro. Quando però fece
ingresso Ondina, notarono che c’era qualcosa di diverso in lei. Ondina chiede perdono al prete,
abbraccia e ringrazia i genitori addottivi e quando vede che la madre è indaffarata nella
preparazione di un pasto, prese il posto della madre perché a suo parere non spettava a lei fare
tutta quella fatica. Durante tutta la giornata non fu più ribelle, capricciosa e immatura ma gentile
e quieta. Verso sera dirige Hulbrand fuori dalla capanna e si incamminano verso la riva del
torrente: le acque erano calme e non più agitate come i giorni precedenti. Ondina rassicura
Hulbrand dicendogli che l’indomani le acque si sarebbero prosciugate di nuovo, in modo che lui
potrà fare quello che vuole. Preoccupata che Hulbrand la lasci, si dirigono su un’isoletta dove
Ondina gli racconta tutta la verità. Gli racconta che il mondo è animato da spiriti della natura
appartenenti al mondo antico. Dice che queste creature, di cui anch’essa fa parte, sono
avvantaggiati rispetto agli esseri umani perché possiedono la stessa sapienza e figura ma
lo svantaggio è che non possiedono l’anima. Essi vengono mossi dal loro elemento finchè
vivono mentre vengono ridotti in niente quando muoiono. Parla anche di suo padre, che è un
potente principe acquatico del mar Mediterraneo dicendo che egli voleva, per la sua unica figlia,
che ella possedesse un’anima e ciò era possibile solo mediante il matrimonio con un essere
umano. Dopo aver detto tutta la verità Ondina dà la possibilità a Hulbrand di abbandonarla per
averlo “usato” ma lui non vuole e la riporta alla capanna.
NONO CAPITOLO
Hulbrand si sveglia una mattina e Ondina non è di fianco a lui, tant’è che egli pensa che sia tutto
stato frutto della sua immaginazione. Ma poi Ondina arriva in camera dicendo che era stata a
vedere se lo zio (ovvero il ruscello) aveva mantenuto la promessa di ritirare le acque e così era.
Ondina dice che ora possono andare via da quel luogo ma Hulbrand non vuole abbandonare
quella pace e insiste per trattenersi ancora qualche giorno. Ondina lo asseconda ma dice che se ne
devo andare prima che i suoi genitori addottivi si rendano conto del fatto che ella ora possiede
un’anima, cosa che li farebbe morire dal dolore. Decisero allora di partire all’istante: salutano la
coppia che li guarda allontanarsi in lacrime e, insieme al prete, partono. Quando giungono nel
bosco, si accorsero di una presenza vicino a loro. Si tratta di Frescofonte, zio di Ondina, che si
trova lì per dare delle “istruzioni” alla nipote, che però si scansa e non lo vuole sentire per paura
che Hulbrand fosse spaventato dalle sue parentele.
Frescofonte svela di essere stato lui ad aver provocato il naufragio del prete in modo che egli
arrivasse alla capanna e li sposasse: lui era la tromba marina. Ondina gli chiese di allontanarsi ma
egli si sdegnò e fece impaurire Ondina che venne difesa da Hulbrand: egli sfodera la spada per
proteggerla ma lo zio era diventato una cascata. Uscirono dal bosco e si trovarono nella capitale,
in città.
DECIMO CAPITOLO
In città tutti sapevano dove si era avventurato Hulbrand quando si allontanò ma nessuno sapeva
quale fosse stato il suo destino. Anche Bertalda aspettava notizie di Hulbrand. Quando Hulbrand
ricomparse tutti furono lieti tranne Bertalda che capì, grazie alla presenza del prete, che i due
erano convogliati a nozze. Nessuno tra il cavaliere, Ondina e il prete volle parlare di ciò che era
accaduto e quindi tacevano l’argomento quando gli venivano chieste informazioni. Nel frattempo,
tra Ondina e Bertalda nasce un rapporto d’amicizia. Mentre una sera le due passeggiano insieme
ad Hulbrand, un anziano uomo si avvicina ad Ondina e in seguito si allontanano per parlare
privatamente. Ondina dimostra di essere gioiosa dopo aver parlato con quell’uomo ma non può
rivelare cosa si sono detti, almeno fino al giorno dell’onomastico di Bertalda. Hulbrand riconosce
e ha la conferma da parte di Ondina che quell’uomo fosse Frescofonte.
UNDICESIMO CAPITOLO
I personaggi si trovano seduti a tavola in occasione dell’onomastico di Bertalda, che aspettava di
sapere la notizia, così come Hulbrand. Attraverso una canzone Ondina svela ciò che Frescofonte
le aveva detto in privato: svelò a Bertalda che era stata adottata. Il duca, padre adottivo di
Bertalda, conferma l’accaduto. Ondina continua a cantare perché vuole raccontare a Bertalda
anche dei suoi veri genitori. Bertalda pensa che i suoi genitori siano nobili e ricchi e che forse si
trovino al loro cospetto in quel momento. Dalla folla uscirono i veri genitori di Bertalda, vale a
dire il vecchio pescatore e la moglie che in precedenza avevano accolto Ondina. Bertalda non
sembra essere molto contenta perché le sue aspettative sono deluse: pensava di arricchirsi
maggiormente, di appartenere a dei nobili mentre i suoi veri genitori sono due persone semplici
e povere. Ondina, davanti al comportamento di Bertalda le chiede se ella possedesse un’anima.
Ondina si difende dalle accuse di Bertalda, secondo la quale ella avrebbe mentito, raccontando
tutta la storia di Bertalda e dicendo che lei conosceva chi era stato a trascinarla nelle acque dalle
braccia della madre prima che il duca la trovò. Bertalda vuole andarsene ma i suoi genitori
adottivi vogliono sapere tutta la verità. La vecchia moglie del pescatore, per dimostrare che
quella fanciulla malvagia è veramente sua figlia, dice di conoscere un particolare fisico non
visibile a tutti: si tratta di una macchiolina fra le due spalle.
Bertalda, che non vuole denudarsi la spalla davanti alla folla, si dirige assieme alla madre adottiva
e
quella vera in una stanza per verificare la presenza della macchia. La versione di Ondina era vera.
DODICESIMO CAPITOLO
Hulbrand è orgoglioso di Ondina, del fatto che sia stata sincera (“le ho dato un’anima molto
migliore della mia”). Mentre stanno per salire sulla carrozza per abbandonare la città, si avvicina
alla coppia la figlia di un pescatore che poi si scopre essere Bertalda che rivela si esser stata
abbandonata dai genitori adottivi per il comportamento duro e violento che aveva avuto il giorno
precedente. Bertalda dice che doveva affrontare una prova che le aveva lanciato il padre vero:
per dimostrare all’anziana coppia il suo affetto, Bertalda avrebbe dovuto attraversare l’intero
bosco ma non sapeva come fare perché era impaurita. Chiede perdono a Ondina per averla
offesa, che le propone di seguirli a Ringstetten. Le dice inoltre di darle del “tu” come all’origine
e dice che i loro destini, che si erano incrociati quando erano piccole, dovevano continuare a
farlo. Arrivate al castello, Ondina ebbe l’opportunità di raccontare tutta la storia a Bertalda, alla
quale sembrava di essere una delle protagoniste di una fiaba.
TREDICESIMO CAPITOLO
Pausa narrativa e intervento dello scrittore che si rivolge direttamente al lettore. Dice che
spiegherà in breve un lungo lasso di tempo in cui Hulbrand si è allontanato da Ondina per
avvicinarsi a Bertalda, di come lei si lasciasse prendere da questo rapporto d’amore e di come
entrambi fossero spaventati dalla reazione che avrebbe potuto avere Ondina. Il narratore dice di
non voler fermarsi sui dettagli perché anche egli ha vissuto una vicenda simile, ovvero un amore
felice che per colpa di una terza persona si è trasformato in catastrofe. Quando il vecchio
pescatore scopre che Bertalda si trova presso il castello di Ringstetten, le fa visita per dirle che è
rimasto vedovo ma che preferisce rimaner solo nella capanna piuttosto che Bertalda vada con lui
e le dice di non far del male alla sua cara Ondina. Ondina, che presagiva una catastrofe, fece
chiudere il pozzo che si trovava nel cortile con una pietra, anche se dispiaciuta perché ora i servi
avrebbero dovuto faticare il doppio. Ma Bertalda interviene e non permette che il pozzo venga
chiuso. Ondina, che si ritiene la donna di casa, dice che spetta a lei decidere e fece posizionare la
pietra. Hulbrand le chiede il perché di questa sua decisione e Ondina dice di volerglielo dirlo in
privata sede, motivo per cui si dirigono in una stanza, lontani da Bertalda. Ondina rivela a
Hulbrand di aver voluto chiudere il pozzo per proteggere Bertalda e tutti loro da Frescofonte.
Sopraggiunge nella stanza Bertalda con dei servi, pronta a fargli togliere la pietra ma Hulbrand
comanda che quella rimanga lì dov’è. Al momento della cena, Bertalda non si presenta. I servi la
vanno a cercare nelle sue stanze e trovano un foglio indirizzato al cavaliere: Bertalda aveva preso
coscienza di essere figlia dei pescatori e dice di voler andare alla capanna e restarci fino alla
morte. Ondina pregò Hulbrand perché egli andasse a cercare la sua amica e il cavaliere, preso
dalla passione per questa, non esitò e partì verso la Valle Nera. Ondina si era accorta della
pericolosità e lo inseguì a cavallo.
QUATTORDICESIMO CAPITOLO
Il cavaliere si addentra nella Valle nera. Ha paura per l’atmosfera e perché teme di non trovare o
di non accorgersi di Bertalda. Ad un certo punto, sceso dal cavallo, nota una figura in lontananza
con delle vesti bianche, simili a quelle che Bertalda aveva indossato durante il giorno. Si avvicinò
a questa figura, dopo averla chiamata molteplici volte senza ricevere risposta, ma non riusciva a
vederle il viso a causa del buio. Quando un lampo illuminò la vallata si accorse che la figura era
Frescofonte e quando fece per colpirlo con la spada, questo si trasformò nuovamente in ruscello.
Hulbrand fa per tornare al cavallo e sente la voce di Bertalda che è si stava riparando su di
un’altura. La raggiunge e si incamminano verso casa, perché il cavallo era troppo spaventato da
Frescofonte per riprendere il galoppo. Bertalda è talmente sfinita che si accascia per terra e dice
di voler morire lì ma Hulbrand non l’abbandona. In loro soccorso arriva un uomo su di una
carrozza trascinata da cavalli che ha già passato quello che sta succedendo ai due disperati e ha
un metodo per tranquillizzare il cavallo di Hulbrand, che però era senza forze. I due allora
salirono sul carro dell’uomo, che doveva riportarli a Ringstetten e legarono il cavallo dietro per
trinarlo. Ad un tratto la carrozza si ritrovò sommersa dalle acque, che andavano disperdendosi e
crescendo in tutta la vallata. Hulbrand venne poi a scoprire che colui che guidava il carro era
Frescofonte e che ora stava cercando di annegare lui e Bertalda. Nel caos, si sentì la voce di
Ondina che parlò con le onde e fece tornare la calma. Li diresse poi su una montagnola per farli
riprendere e tutti e tre insieme fecero ritorno al castello.
QUINDICESIMO CAPITOLO
La vita dei tre riprese serenamente e in reciproca pace nel castello. Arriva la primavera (stagione
gaia che rispecchia i loro animi in quel periodo). I tre decisero di fare un viaggio a Vienna per
vedere il corso del fiume. Mentre si trovavano sul Danubio, Frescofonte iniziò a manifestarsi,
prima con degli scherzi che Ondina riusciva a placare dialogando con le onde, poi iniziò a fare
gli assalti. La sera, quando Ondina, sfinita per gli sforzi nel placare gli spirti delle acque, si
addormentò, il fiume si riempì di strane creature che affioravano e attirarono l’attenzione di
Hulbrand e dei servi, che iniziarono ad urlare svegliando Ondina. Hulbrand era arrabbiato perché
sapeva che tutto ciò non sarebbe successo se non avesse sposato una creatura del mare. In
dormiveglia, Bertalda prende una collana d’oro che le aveva regalato Hulbrand e per poterla
guardare meglio, si affacciò dal battello ma una mano che fuoriuscì dalla superficie, gliela rubò.
Ondina, per mantenere la calma, immerse la mano nell’acqua e le procurò un corallo ma
Hulbrand, in preda all’ira, gliela strappò di mano e la gettò altrove. Le disse inoltre che doveva
rimanersene lì, con i suoi parenti maligni e lasciare che loro conducessero una vita normale.
Ondina, profondamente offesa e triste, si dileguò ma chiede al cavaliere di restarle fedele pena la
sua sicurezza.
SEDICESIMO CAPITOLO
Il narratore interviene e si rivolge nuovamente al lettore dicendo che se anche gli uomini si
prefiggono di provare un dolore per sempre, questo non avrà per sempre la stessa intensità e così
succedette per il cavaliere. Inizialmente, dopo la scomparsa di Ondina, questo non poteva far altro
che piangere e Bertalda piangeva con lui, dimenticando la passione che provavano. Ondina gli
appariva in sogno ma gradualmente queste apparizioni iniziarono a scemare finchè il pescatore,
che era venuto a sapere dell’accaduto, non si presentò al castello. Egli era giunto lì per portare via
Bertalda, in quanto non voleva che rimanesse in un castello con un uomo che non era suo marito:
improvvisamente il dolore per la perdita di Ondina che provava Hulbrand lasciò spazio alla
passione che provava per Bertalda. Il pescatore che incolpava Bertalda della morte/scomparsa di
Ondina, alla fine concesse che lei e Hulbrand si sposassero. Mandarono a chiamare il prete che si
recò immediatamente al castello.
Appena arrivato nel cortile in cui vi erano i promessi sposi e il pescatore, il prete prelevò il
cavaliere e andarono in una stanza per poter parlare soli, anche se, come disse il prete, era bene
che tutti sapessero. Ondina non era morta: lo aveva visto in sogno, lei che lo pregava di impedire
le nozze perché era ancora viva. Il prete non era dunque giunto frettolosamente lì per sposarli ma
per far sì che ciò non avvenisse. Tutti e tre sentivano che quella era la verità ma non volevano
obbedire al volere del prete, perché convinti che nulla sarebbe comunque cambiato. Il prete se ne
andò e Hulbrand mandò a chiamare un altro sacerdote il quale promise loro che avrebbe celebrato
le nozze.
DICIASSETTESIMO CAPITOLO
Hulbrand, in stato di dormiveglia fa un sogno: inizialmente si trovava in mezzo ai cigni, poi uno
di questi lo prendeva sulle ali e lo faceva volare attraverso il Mar Mediterraneo, le cui acque ad
un tratto si trasformarono in cristallo e lui vide nel fondale che c’era Ondina, che piangeva e
veniva rimproverata per le lacrime da Frescofonte. Avviene un dialogo che serve da
ammonimento a Hulbrand (lo dice la stessa Ondina) durante il quale ella, al rimprovero fattole,
risponde che se anche ora la sua casa è sotto le acque, con lei c’è anche la sua anima e quindi ha
il diritto di piangere.
Frescofonte dice che ella dovrebbe uccidere Hulbrand perché, sebbene ancora vedovo, è
comunque legato ad un'altra donna con la quale si sposerà a breve. Il sogno si conclude là dove e
come era iniziato, ovvero i cigni riportano Hulbrand nel suo letto nel castello e questi si sveglia.
Un servo lo avvisa che il prete è ancora nei dintorni e dice di essere lì per altre funzioni religiose
e allude ad un futuro lutto. Le parole del prete non fecero però cambiare idea a Hulbrand che
riteneva le nozze con Bertalda come giuste.
DICIOTTESIMO CAPITOLO
Il narratore racconta che durante il matrimonio era come se mancasse “il personaggio principale”,
Ondina. Tutti gli ospiti erano sovrappensiero tranne Bertalda. Data l’aria triste della cerimonia,
Bertalda si ritira in una stanza con le sue ancelle per cambiarsi d’abito e mentre si sveste le fanno
notare che le stanno spuntando delle macchioline. Questa vuole eliminarle e l’unico modo per
farlo è lavarsi la pelle con l’’acqua del pozzo, che solitamente usava per schiarirsele. Una delle
ancelle esce e va a chiamare gli operai per rimuovere la pietra dalla bocca del pozzo. Una volta
rimossa con estrema facilità (come se una forza da dentro al pozzo li stesse aiutando), notarono
che l’acqua si era ridotta ad un piccolo getto d’acqua che man mano prese le forme di una figura
di donna, con un velo bianco che piangeva: si trattava di Ondina. La figura si introdusse nel negli
spazi del castello e arrivò alla stanza del cavaliere, dicendogli che era lì per ucciderlo. Ondina,
che sapeva della morte prossima del cavaliere, lo baciò e lo strinse a sé piangendo. Le sue
lacrime caddero sugli occhi del cavaliere e poi sul suo petto, procurandogli un forte dolore che lo
fece morire (“l’ho fatto morire col mio pianto”).
DICIANNOVESIMO CAPITOLO
Il prete Heilmann arrivò al castello appena venne a sapere della morte del cavaliere (mentre lui
arriva al castello, l’altro monaco che aveva celebrato le nozze scappava perché terrorizzato). Il
prete fa notare che non poteva andare diversamente e che l’unica addolorata della morte del
giovane Hulbrand era colei che lo aveva condannato a questa fine, ovvero Ondina. Durante il
corteo funebre, compare una figura bianca che si pose dietro e Bertalda e che la seguì fino al
luogo della sepoltura. Quando Bertalda se ne accorge la caccia ma questa alza le mani in segno di
preghiera per Bertalda: questo gesto le fa ricordare quando Ondina le donò il corallo sul Danubio.
Il prete chiede il raccoglimento nel silenzio e quando tutti finiscono di pregare si rendono conto
che la figura bianca era sparita e nel punto in cui si era inginocchiata, era nato un ruscello che
circondava la tomba del cavaliere e poi si gettava in un laghetto prossimo al cimitero.
Il libro si conclude dicendo che, nonostante siano passati degli anni gli abitanti di quel villaggio
hanno caro quel ruscello e pensano ancora che si tratti di Ondina, che continuerebbe ad
abbracciare il suo amato.
Analisi del testo
PERSONAGGI
 Ondina: creatura affascinante e capricciosa. È nata in un palazzo di cristallo nelle acque
del Mediterraneo ed è figlia di un potente re acquatico. È consapevole di essere uno
spirito elementale ma aspira ad una vita diversa da quella dei suoi simili: vuole avere
un’anima e per farlo si deve sposare con un umano. La natura, durante la vicenda, è
sempre in contatto con Ondina, a volte più di quanto ella non lo desideri. È dotata di una
bellezza ammaliante, con cui riesce a conquistare la benevolenza e il cuore di tutti (dalla
famiglia al cavagliere, dal prete a Bertalda);
 Cavaliere Hulbrand di Ringstetten: giovane e affascinante cavaliere appartenente ad
una ricca casata, incarna gli ideali e le virtù cavalleresche. Il suo cuore è diviso in due:
oscilla tra Ondina e Bertalda. È totalmente alienato e ammaliato da Ondina, la quale sarà
in grado di gestire il suo animo grazie alla sua bellezza;
 Frescofonte o Kuhleborn: è lo zio di Ondina, anche lui è uno spirito acquatico che
compare e scompare attraverso la narrazione sotto vari aspetti. Se da una parte è una
figura positiva, in quanto fa di tutto per proteggere Ondina, dall’altra non lo è, in quanto
la sua presenza terrificante agli occhi degli umani, costerà ad Ondina l’allontanamento
dal cavaliere;
 Bertalda: giovane donna dal fare altezzoso. È stata adottata da una famiglia di duchi e
quindi è abituata a vivere nell’agio, motivo per cui la sua vita verrà quasi totalmente
capovolta quando scoprirà chi sono i suoi genitori biologici. Lei è il motivo dell’incontro
tra Hulbrand e Ondina e anche della morte del cavaliere. Grazie alla “prova” lanciata a
Hulbrand (ovvero che doveva attraversare il bosco per avere la mano di Bertalda), questi
giunge alla capanna di Ondina. Al contrario, se non fosse stato per un suo capriccio
(decide di far togliere la pietra dal pozzo), Hulbrand probabilmente non sarebbe morto;
 Padre Heilmann (prete): è un’altra vittima dell’azione degli elementi naturali perché a
causa loro la sua nave naufraga. Dà l’imput ad Ondina a confessare la sua vera natura.
Lui si occupa di tutte le funzioni religiose della narrazione, tranne che del matrimonio tra
Hulbrand e Bertalda, il quale si rifiuta di celebrare;
 Pescatore e la moglie: genitori adottivi di Ondina e biologici di Bertalda. Vivono una
vita umile, nella fede cristiana e in contatto con la natura. Provano un bene immenso per
Ondina nonostante li faccia pensare con i suoi comportamenti. Il pescatore ha più
“visibilità” nel racconto perché ci tiene a ciò che accade ad Ondina e cerca sempre di
starle vicino, mentre la madre è ormai stanca e passiva al comportamento della
figlioccia, alla quale vuole comunque molto bene. Rimangono delusi dalla loro figlia
biologica Bertalda perché li sdegna a causa delle loro condizioni, ma comunque non le
volteranno mai le spalle (sono due persone di cuore);
 Spiriti elementali amici e parenti di Ondina: figure strane che vivono nei boschi e
nelle acque che di tanto in tanto appaiono agli esseri umani spaventandoli. Spesso hanno
volti e corpi umani ma la loro indole è imprevedibile. Gli elementi naturali non si
rassegnano al dolore di Ondina, che invece, in quanto umana, ha imparato a soffrire in
silenzio, e tendono a rimproverarla e a darle delle dritte.
LA TRASFORMAZIONE DI ONDINA
La trasformazione di Ondina comincia nel momento in cui ella, dopo essersi unita in matrimonio
a Hulbrand, piange (perché vuole raccontare la verità su sé stessa ma non ci riesce, cap.7). Il
pianto l’accompagnerà per tutta la narrazione ed è un emblema del personaggio in quanto si tratta
di acqua, ovvero l’elemento naturale che comunque, anche quando Ondina è “umana”, non
l’abbandona.
Il giorno dopo le nozze Ondina è totalmente diversa: se prima aveva un comportamento
“sovrannaturale”, ovvero era irrequieta e capricciosa, d’ora in poi sarà sempre quieta e gentile.
Si tratta di un “addomesticamento”: se prima Ondina non corrispondeva ai canoni di una
giovane che vive secondo precise norme sociali, d’ora in poi si trasforma in un angelo del
focolare, in una donna di casa.
Questo tipo di metamorfosi si può dire, riprendendo la teoria di Klaus Theweleit, essere una
“fantasia maschile”, in quanto la donna si trasforma da donna “rossa” (accezione negativa) a
donna “bianca” (accezione positiva). La fantasia maschile la ritroviamo anche nel “mito di
Pigmalione” che narra dell’omonimo scultore greco che, non riuscendo a trovare una donna
degna del suo amore, decide di scolpire una statua che incarni i suoi ideali e di questa si
innamora. Lo scultore chiede agli dèi la benedizione per sposare la statua che, dopo il
matrimonio, grazie a Venere, si trasforma in un’umana. Nel racconto Hulbrand, quando scopre la
vera storia di Ondina, si dice “felice come Pigmalione” perché ha reso possibile il processo di
umanizzazione di Ondina: non ne è spaventato e non la vuole abbandonare per quella che
veramente è.
CARATTERISTICHE ASPETTUALI
 Narratore in terza persona, onnisciente: sa come finisce la vicenda ma fa finta di non
saperlo. Interviene nella narrazione, riportando indirettamente i suoi pensieri o le sue
esperienze.
 “Fantastico” inteso come lo definisce Todorov; la critica riconosce l’Ondina come una
fiaba che però, in qualsiasi momento, potrebbe capovolgere in tragedia. La presenza di
situazioni drammatiche continue la fa oscillare in uno stato d’incertezza tra una realtà
razionale e spiegabile, che va secondo le leggi della natura e situazioni sovrannaturali.
In questo stato di incertezza, Todorov individua l’elemento del fantastico e il tema della
metamorfosi ne dà amplio sfogo.
 “Ironia romantica”; il narratore onnisciente gioca sulla finitezza del testo, ovvero
smonta l’illusione i qualcosa di infinito mostrandone la sua struttura e di
conseguenza diventa qualcosa di finito.

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