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Umberto Boccioni

Gli addii-Boccioni 1911-Prima versione esposta a Milano (Museo del Novecento)



Vita, influenze pittoriche e Stati
d’animo
Umberto Boccioni, pittore, scultore futurista e inventore del Dinamismo Plastico, nasce a
Reggio Calabria il 19 ottobre 1882, ma è costretto a spostarsi continuamente in più città, a
causa dell’occupazione lavorativa del padre.
Si trasferisce a Genova, poi a Padova nel 1888 ed in seguito a Catania, dove consegue il
Diploma all'Istituto Tecnico.

Nel 1899 va a vivere a Roma e frequenta la Scuola Libera del Nudo, lavorando presso lo
studio di un cartellonista.
In questo periodo, trascorso in quel di Roma, il giovane pittore, dallo stile molto realista,
conosce l'altrettanto giovane Gino Severini, con cui frequenta lo studio di Giacomo Balla,
(noto pittore italiano, amato per la sua modernità pittorica e la sua tecnica divisionista,
appresa a Parigi), da apprendista.

Nella primavera del 1906, per sfuggire dall’ordinarietà provinciale italiana, Boc-cioni si reca
a Parigi, dove rimane affascinato dalla modernità della metropoli e dai cubisti come Picasso.
Dopo una serie di viaggi in Europa, si stabilisce a Milano, una città dinamica, ben diversa
dall’Italia del primo Novecento, arretrata e con una visione artistica ancorata alle tradizioni
passate, per sperimentare varie tecniche, sotto l’influenza del Divisionismo, del Simbolismo,
dell’Impressionismo e del Cubismo.

Dal gennaio 1907 all'agosto 1908, Umberto Boccioni tiene un dettagliato diario nel quale
annota gli esperimenti stilistici ed i propri dubbi. Divisionismo, Simbolismo, Futurismo
(Autoritratto-1908), dipinti a carattere simbolico e qualche veduta di città (The Morning-1909)
si uniscono nella sua pittura, ancora incerta ed in cerca di un’identità unica.

Si avvicina poi al movimento avanguardista e, nel 1910 scrive, insieme a Carlo Carrà e
Luigi Russolo, il "Manifesto dei pittori futuristi" ed il "Manifesto tecnico della pittura
futurista", firmati anche da Severini e Balla.
Boccioni inizia così a modernizzare il proprio stile pittorico, utilizzando un linguaggio tutto
suo, mentre partecipa attivamente a tutte le iniziative futuriste, diventando il pittore più
rappresentativo di questa corrente.

L’artista suggerisce l’impiego, in una stessa opera, di materiali diversi, come il legno, la
carta, il vetro ed il metallo, (ricorda Picasso nelle sue opere di scomposizione, attraverso
l’uso di materiali diversi come il Mandolino del 1913).
Dal 1912, applica il concetto di "Dinamismo plastico" anche alla scultura, men- tre continua
lo studio del dinamismo del corpo umano e delle figure della modernità frettolosa e
stressante, come la locomotiva e l’automobile.

Con l’applicazione del Dinamismo plastico ai suoi dipinti, abbandona l'imposta- zione
tradizionale, dando alla sua pittura un movimento unico (una sorta di fusione di linee di
forza).
Il 17 agosto 1916 muore dopo una caduta da cavallo a Sorte (Verona), nel pieno della sua
rivoluzione pittorica che lo aveva portato dal Futurismo al Dinamismo Plastico.

Tra i quadri più noti di Boccioni, la serie Stati d’animo realizzata tra il 1911-12, dimostra
sicuramente in modo deciso il passaggio dall’iniziale tecnica di pittura, alla successiva, post-
incontro con il cubismo a Parigi. L’opera Stati d’animo è composta da un trittico di dipinti e
da due versioni. Dei diversi quadri analizzerò le due tele Gli addii.

La prima versione degli Addii, conservata al CIMAC di Milano, è realizzata attraverso


l’esagerazione della tecnica di scomposizione divisionistica. Le linee del quadro sono
ondeggianti e sembrano essere state disegnate in maniera compulsiva, una dopo l’altra,
senza un’apparente riflessione per quanto riguarda la col- locazione spaziale. Il dinamismo
delle linee nervose sulla tela, viene accentuato dall’idea di movimento, che nasce dall’intero
insieme della composizione. L’originaria struttura puntiforme dei suoi lavori precedenti,
(come in Autoritratto ad esempio), viene sostituita dal movimento di figure appena delineate, che
hanno l’aspetto di un’unica massa, realizzata con l’uso di molteplici tonalità cromatiche. Le
figure in stazione, che possiamo intravedere con uno sforzo e un po’ di fantasia, sono più
che altro delle ombre scure, nell’atto di abbracciarsi e salutarsi prima della partenza. Queste
figure misteriose, quasi trascinate in un vortice immaginario, creato dalle pennellate
energiche, trascinano a loro volta l’osservatore, nel tentativo di evocare ricordi ed esperienze
nella mente di quest’ultimo. Quest’opera, presenta senz’altro caratteri puramente
espressionisti, (l’uso del colore, anche se in questo dipinto risulta essere malinconico e quasi
incerto, dal momento che l’addio stesso è una fase difficile e triste), ed impressionisti (la
forma e la dinamicità creata dalle pennellate, che ricorda Van Gogh).

La versione successiva, conservata al MoMA di New York, risente invece dell’esperienza


cubista. L’artista abbandona la sintesi della forma e nonostante le fi- gure vengano
nuovamente rappresentate sulla banchina, nel momento del saluto prima di un’imminente
partenza; la scomposizione dei volumi dei singoli elementi del dipinto, in molteplici
sfaccettature, differenzia totalmente la seconda versione degli Addii dalla prima.

L’artista, facendo uso delle tecniche apprese a Parigi, indaga precisamente l’anatomia del
soggetto, ritraendolo in modo totalmente originale, approfondito, dall’aspetto quasi
stilizzato.
Il quadro, alla vista, risulta essere particolarmente complesso, soprattutto per la ricercata
divisione delle figure, ma con una analisi visiva si può capire come sia frontalmente
importante la figura centrale della locomotiva. Quest’ultima, immagine simbolica della
modernità, procede sui binari.
Si possono individuare il volume tondeggiante della caldaia ed il fumo, che fuoriuscendo si
scompone in un insieme di colori. In posizione quasi centrale, è presente il numero di serie
della macchina insieme al fanale posteriore rosso.
Nella metà di destra sono visibili diversi vagoni ferroviari, quasi intersecati tra loro, mentre
nella metà di sinistra appare l’immagine di un traliccio della corrente elettrica e la linea
ondulata delle colline. È il tipico paesaggio che si intra- vede lungo un viaggio in treno.
Il colore dominante è il verde, utilizzato in varie gamme, ma sempre su toni spenti. In
questo caso, a mio parere, il verde malinconico ha un valore espressionistico. Vuole
comunicare il triste stato d’animo dei futuri passeggeri del tre- no, che stanno per lasciare i
propri cari ed intraprendere una nuova avventura. In questo verde, Boccioni inserisce il
complementare rosso, sempre su tonalità spente e scure. Le linee ondulate sembrano voler
comunicare il senso di ondeggiamento del treno in movimento, che sembra influenzare il
movimento stesso della realtà circostante.
Tra gli elementi futuristi del periodo, in questa opera possiamo riconoscere: la molteplicità
della visione (l’insieme degli eventi, che sembrano sopraffare l’osservatore, sono strettamente
connessi alla vita moderna ed in continuo cambia- mento nella città), il dinamismo e la
sintesi tra visione mentale e ottica, attraverso l’unione tra percezione e comprensione.
La pittura diventa così un evento e non più la sola descrizione della realtà; rap- presenta
quindi essa stessa la modernità e l’avanguardia.

Nei quadri di Boccioni è spesso presente l’immagine della città in costruzione e della
modernità, riprodotta attraverso la figura del cavallo, metafora del movimento, della forza e
dell’energia e attraverso la locomotiva. I futuristi ponevano in questi oggetti le loro speranze
di poter rivoluzionare il mondo dell’arte e il mondo circostante dal culto del passato e
dall’ossessione per l’antico, così da rinnovare (come nel caso della prima guerra mondiale) la
società.

Personalmente, ritengo di dover aggiungere una considerazione importante: per gli artisti
europei del tempo, specialmente per quelli italiani, tra cui Boccioni, che vivono ancora in
una condizione di arretratezza economica, politica e di conseguenza sociale e che si
muovono verso un’arte evoluta e contemporanea; certamente il treno, rappresenta il mezzo
attraverso il quale raggiungere nuove visioni. Con il viaggio, l’incontro e il confronto tra
artisti diventa un rito quasi ordinario, capace di diffondere diverse tecniche di composizione
e diverse posi- zioni artistiche.

Ho eseguito un’analisi di entrambe le versioni, poiché reputo essenziale mostra- re come la


mentalità di Boccioni sia mutata nel tempo, soprattutto grazie allo scambio di ideali e vedute
con artisti appartenenti a realtà differenti.

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