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Ministro Luigi Berlinguer dal 1996 al 2000

Il Ministro Berlinguer, alla guida dell’Istruzione dal 1996 al 2000, tenta di marcare
una discontinuità con la politica degli interventi spezzettati e parziali dei governi
precedenti. Pertanto, progetta una riforma dell’intero sistema di istruzione,
attuata attraverso la “strategia del mosaico” composta da un insieme organico di
interventi normativi capaci di delineare un nuovo percorso di studi che vada dalla
scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado alla formazione post-
diploma, all’educazione degli adulti, all’università.

Nello specifico, la Legge Quadro in materia di riordino dei cicli dell’istruzione,


legge n, 30/2000, del ministro Luigi Berlinguer mira al riordino dei cicli di
istruzione, riorganizzando l’intero ordinamento scolastico secondo una logica di
sistema.

Le riforme avviate, poi, da metà anni Novanta si sono basate sul concetto di
autonomia e sull’apertura della scuola al tessuto culturale del territorio e del
mondo, per superare la rigidità che da decenni ha caratterizzato il sistema
scolastico italiano.

Infatti, attraverso la Riforma Bassanini, legge n. 59/1997 e Legge n, 127/1997, si


è avviato un processo innovativo, con delega di funzioni alle Regioni,
accorpamento degli uffici, snellimento delle procedure, controllo delle funzioni e
non degli atti, ampliamento dell’apertura al territorio.

Nella scuola tale riforma ha trovato espressione attraverso il Regolamento


dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, il DPR n. 275/1999, che ha
comportato il riconoscimento dell’autonomia funzionale alle scuole,
contestualizzate nel territorio e dotate di autonomia didattica, organizzativa, di
ricerca, sperimentazione e di sviluppo.

La legge n. 9/1999 è intervenuta sul tema obbligo di istruzione, elevandolo da 8


a 10 anni e prevedendo che, durante l’ultimo anno dell’obbligo, andassero
promosse iniziative formative sui principali temi della cultura contemporanea.
Sono state, inoltre, potenziate le azioni di orientamento in vista del
proseguimento degli studi e/o dell’inserimento nella formazione professionale. 

La legge n. 9/1999 è stata, poi, abrogata dalla legge delega n. 53/2003.

L’obbligo formativo risulta assolto entro i 18 anni. L’art. 68 della legge n.


144/1999 prevede obbligo di frequenza di attività formative sino al compimento
del 18° anno di età, con la possibilità di assolvimento nel sistema di istruzione
scolastica, nel sistema della formazione professionale delle Regioni,
nell’esercizio dell’apprendistato, fino al conseguimento di un diploma secondario
o una qualifica.

Ministro Letizia Moratti dal 2001 al 2006


La XIV Legislatura affida il Ministero della Pubblica Istruzione a Letizia Moratti
dal 2001 al 2006, che per la scuola auspica un asse formativo facente perno
sulle tre “i”: Inglese, Impresa e Informatica.

In questi anni, matura, però, la riflessione sulla stesura della Indicazioni


nazionali per i piani personalizzati, in una prima versione nel 2004, poi rivista nel
2007, nel 2012 e centrata su Cittadinanza e Costituzione nel 2018. 

Altro incisivo intervento è stata la legge delega del 2003 attraverso cui il Ministro
Moratti ripresenta il suo progetto di riforma degli ordinamenti scolastici, ma sotto
forma di legge delega.

Viene così approvata la legge n. 53/2003 i cui decreti e regolamenti attuativi


hanno riguardato le norme generali sull’istruzione e sui livelli essenziali delle
prestazioni in materia di istruzione e di formazione professionale, l’istituzione di
un unico sistema educativo di istruzione e formazione, la valutazione degli
apprendimenti e della qualità del sistema educativo, l’alternanza scuola-lavoro.

In conseguenza di tale impostazione la legge n. 53/2003 ha sancito che il diritto


all’istruzione avrebbe potuto essere attuato, una volta ultimata la scuola media,
anche presso il sistema dell’istruzione e formazione professionale garantito dalle
Regioni, a differenza di quanto stabilito dalla riforma Berlinguer per la quale
l’obbligo scolastico era assolvibile solo nel sistema scolastico.

Sono gli anni in cui si passa dall’ “obbligo scolastico” al “diritto dovere
all’istruzione e alla formazione”.

Ministro Giuseppe Fioroni dal 2006 al 2008


Al Ministro Moratti succede Giuseppe Fioroni, in carica dal 2006 al 2008, che
cerca di smontare “con il metodo del cacciavite” quelle disposizioni che hanno
frenato o ostacolato i processi di trasformazione della scuola e promuovere quei
processi che abbiano come traguardo una maggiore efficienza ed equità.

Nelle misure della Finanziaria 2007, la legge n. 296/2006, ripartendo dalla legge
di Berlinguer cancellata dalla Moratti, ha portato l’obbligo scolastico a 16 anni
come compito dell’istruzione.

Inoltre, si è investito un forte impegno per personalizzare i piani di studio, ridurre


le responsabilità delle Regioni sull’istruzione professionale, promuovere una
didattica allineata alle direttive dell’Unione Europea basata sulle competenze
chiave di cittadinanza.

I provvedimenti che scaturiti sono stati i seguenti:


D.M. n. 4018/2006, sospensione del nuovo ordinamento della scuola


secondaria superiore introdotto dalla Moratti;

Legge n. 1/2007, modifica delle norme sullo svolgimento degli esami di


Stato, con un irrigidimento che prevede la non ammissione degli studenti
con debiti formativi nel triennio non saldati ed il ritorno delle commissioni
miste;

Legge n. 40/2007, riordino degli Istituti tecnici e professionali;

D.M. 2007, Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e per il


primo ciclo d’istruzione.
Legge n. 296/2006, trasformazione delle graduatorie provinciali
permanenti in Graduatorie ad Esaurimento (GAE) con lo scopo di
risolvere definitivamente il problema del precariato.

Ministro Maria Stella Gelmini dal 2008 al 2011


Dal 2008 al 2011, altro tentativo di riforma della scuola è stato portato avanti dal
Ministro Maria Stella Gelmini, con il prioritario impegno a contenere i costi con
conseguenti interventi di taglio al bilancio del ministero.

Dei suoi interventi rimangono in vigore l’insegnante prevalente, la possibilità di


scelta da parte delle famiglie di diverse proposte orarie di funzionamento della
scuola d’infanzia e primaria. Il d.l n. 137/2008, Disposizioni urgenti in materia di
istruzione e università, convertito nella legge n. 169/2008, ha previsto il ritorno
del voto di condotta nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, il sistema
decimale per valutare i risultati scolastici degli alunni della scuola primaria,
abrogato a suo tempo con la legge n. 517/1977.

Il pesante ed incisivo intervento di tale ministero è ricordato, purtroppo, per i tanti


tagli introdotti in collaborazione con il Ministero Tremonti che ha portato ad una
riduzione consistente di risorse nei settori di istruzione e formazione ed a una
riduzione significativa degli organici del personale docente e ata.

Accanto a tali azioni di razionalizzazione indiscriminata, va richiamata anche la


riforma della pubblica amministrazione portata avanti dal Ministro Brunetta, che
ha inciso anche nella scuola su alcuni temi in particolare: lotta all’assenteismo,
provvedimenti disciplinari, meritocrazia.

In realtà, la propaganda sostenuta dal Ministro Brunetta contro i


cosiddetti fannulloni, oltre ad essere fortemente lesiva della dignità dei lavoratori
della scuola, non ha risolto i reali problemi presenti nella pubblica
amministrazione e della scuola.
Ministro Francesco Profumo dal 2011 al 2013
Dal 2011 al 2013 il Ministro Francesco Profumo ha proseguito in una vasta
operazione di razionalizzazione del sistema di istruzione, con tagli sul personale
scolastico, riduzione del numero delle cattedre, dimensionando del tempo
scuola, eliminazione delle sperimentazioni che si sono andate accumulando nel
tempo in numero abnorme. 

Ministro Maria Chiara Carrozza dal 2013 al 2014


Una meteora può essere definito il mandato del Ministro Maria Chiara Carrozza,
dal 2013 al 2014 che, però, ha introdotto significativi interventi sulla definizione di
un organico maggiormente stabile per il sostegno.

Di questo periodo è anche la nascita del Sistema Nazionale di Valutazione


attraverso l’approvazione del DPR n. 80/2013.

Ministro Stefania Giannini dal 2014 al 2016


Velocemente succeduta da Stefania Giannini, in carica dal 2014 al 2016, che con
il Governo Renzi ha dato il via alla cosiddetta Buona Scuola.

Della stessa sono ancora in vigore l’alternanza scuola lavoro, ridefinita nelle ore
e ribattezzata “percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”
(PCTO), la card del docente finalizzata alla formazione del personale, i decreti
attuativi molti dei quali necessitano di un ulteriore decretazione secondaria per la
loro piena attuazione.

Cantiere sempre aperto?!


Negli anni successivi abbiamo, poi, una serie di interventi volti a rivedere e
sistemare la cosiddetta Buona scuola ed i relativi decreti attuativi senza
pianificare un ennesima riforma complessiva.

Il Ministro Bianchi, insediatosi a Maggio del 2021, nel proprio piano


programmatico ha anticipato l’intenzione di pianificare interventi di riforma su
alcuni temi in particolare: formazione iniziale e reclutamento del personale,
revisione degli organi collegiali.

Seguiamo gli sviluppi di queste proposte per ora solo nelle intenzioni.

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