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LUCANO

Appartiene all’età Giulio-Claudia e coltiva il genere epico, che era tradizionale e aveva i suoi punti di
riferimento nei poemi omerici e nell’Eneide di Virgilio; in età arcaica il genere epico di argomento storico
vedeva Nevio ed Ennio. Nella mentalità dei letterati era un genere mitologico che aveva un fine elogiativo.
Lucano riprende il genere epico in età Giulio-Claudia, quando anche lo stesso Nerone lo incitava, e a tal
proposito aveva scritto Troica. Lucano opera un rovesciamento dell’epica tradizionale: all’argomento
mitologico sostituisce quello storico, pur muovendosi nell’ambito della tradizione.
Lucano è di origine spagnola, nasce a Cordova, e appartiene ad una famiglia agiata, come Seneca: Seneca il
vecchio è il nonno e Seneca il filosofo è lo zio di Lucano. Frequenta la scuola storica di Anneo Cornuto e
successivamente si reca ad Atene per completare gli studi. Nerone lo accoglie nella propria corte e gli dà
l’incarico di questore, nonostante fosse giovane: nel 60, quando Nerone istituisce le feste in onore di se
stesso, Lucano recita in pubblico un carmen elogiativo nei suoi confronti. In un primo momento, vi era
quindi un buon rapporto amichevole tra i due, ma questa amicizia non dura a lungo: le cause di rottura
sono diverse, o per invidia letteraria, in quanto anche Nerone aveva manie letterarie, e Lucano, dietro sua
sollecitazione, aveva composto un poemetto “Iliacon” che trattava la stessa materia di Troica; Nerone,
quando constata le capacità letterarie di Lucano prova gelosia e invidia e la prima reazione è ‘interruzione
dell’amicizia e il divieto di pubblicare le sue opere. Lucano va su tutte le furie e scrive un carmen che
diffamava l’imperatore e dal 62 al 65 è in atto la congiura di Pisone contro Nerone, a cui Lucano prende
parte. Scoperta la congiura Lucano viene accusato di farne parte e viene condannato a morte. Un’altra
causa è quella di natura politica: Lucano era stato educato all’interno dell’aristocrazia senatoriale che
nutriva nostalgia per i valori repubblicani, quindi Nerone matura l’idea di mettere in atto questi ideali
repubblicani; intanto nel 62 Seneca si dimette dal ruolo di consigliere di Nerone e quest’ultimo mette in
atto un governo autocratico basato sulla megalomania. Nel 65 ha inizio la congiura di Pisone, quindi il
giovane Lucano matura l’idea di voler difendere gli ideali repubblicani, assumendo una posizione
antineroniana a difesa delle libertà repubblicane. Viene condannato a morte. Sin da giovane mostra una
passione letteraria: scrive diversi componimenti di varia natura, ma nulla ci è rimasto. Lucano è noto per la
Farsalia: i biografi la chiamano Bellum Civile, ma nella volontà di Lucano il titolo era Farsalia. È un poema
epico in 10 libri, ma molto probabilmente rimasero incompiuti perché il numero 10 era insolito per un
poema epico, solitamente di 12 o 24 libri. Lucano, però, opera un rovesciamento dell’epos tradizionale,
sostituendo l’argomento mitologico con quello storico, in particolare le guerre civili tra Cesare e Pompeo.
Da questo punto di vista egli continua a muoversi nell’ambito della tradizione letteraria: si tratta di un
ritorno al poema epico coltivato in età arcaica da Nevio, che nel Bellum poenicum canta la guerra Punica, a
cui aveva partecipato; riprende anche Ennio che negli Annales canta gli eventi romani in ordine cronologico.
In entrambi l’elemento mitologico non viene del tutto abbandonato, ma è presente in quanto si parte dalle
mitiche origini romane; al contrario, Lucano abbandona il mito e celebra l’argomento storico. Il
rovesciamento rispetto all’epica tradizionale non è solo il contenuto, ma egli opera quasi una violazione del
codice epico, in quanto anche Virgilio fa riferimento alle Guerre Civili, ma le considera, anche se eventi
dolorosi, quasi come una necessità nel logos provvidenziale per giungere alla ricomposizione dell’ordine
basato sulla pace, sulla giustizia e sulla pietas, mentre in Lucano le guerre civili sono presentate
esclusivamente come un crimine, come la causa che determina il crollo della repubblica e l’affermazione del
governo autocratico dispotico degli imperatori; in questo senso egli viola il codice epico, secondo cui il
genere epico doveva essere atto a celebrare ed elogiare la nazione; anche secondo la poetica di Aristotele
era una violazione in quanto l’argomento tragico e drammatico era estraneo al genere epico. Lucano viene
presentato come un anti-Virgilio perché quelle guerre civili, citate anche dallo stesso Virgilio che le
giustificava, vengono presentate come un crimine. In alcuni versi, come quelli del proemio, fa riferimento al
crimine diventato diritto, alle guerre civili che erano state combattute nei campi della Macedonia; la guerra
tra Cesare e Pompeo è ancora più atroce in quanto li lega un legame consanguineo: Pompeo aveva sposato
Giulia, la figlia di Cesare. Nella Farsalia sono continui i riferimenti all’Eneide di Virgilio, ma in senso
antifrastico, cioè con alcune espressioni messe a confronto con quelle usate da Virgilio. Sono presenti
eventi straordinari dovuti alle forze oscure della natura: tali digressioni non sono riconducibili all’intervento
degli dèi, non hanno una spiegazione eziologica in chiave mitica, ma Lucano dinnanzi a questo inserisce nel
proprio poema degli eventi terribili attingendo non dall’apparato mitologico, ma al mondo della stregoneria
e della magia. Spesso gli eventi, nel poema epico virgiliano, sono collegati tramite delle profezie che
collegavano il passato mitologico alla realtà storica; in Lucano sono presenti degli annunci profetici, ma non
come profezia di un futuro glorioso, bensì come una visione di morte e disgrazia. Nel poema di Lucano
manca la figura di un eroe unico intorno a cui far ruotare le vicende, come nell’Eneide. Nei primi 3 libri,
Lucano mostra ancora una posizione filo-neroniana che scompare negli altri libri, forse in seguito alla
rottura, o anche dopo che Seneca si è dimesso da consigliere di Nerone, quando questo ha sprigionato la
sua carica megalomane e il suo atteggiamento autocratico. Nella lotta tra Cesare e Pompeo sembra
inizialmente rimanere neutrale, mentre successivamente si schiera con Pompeo: Cesare è un eroe grande
in negativo in quanto in lui arde un desiderio di potere, che lo porta a diventare un tiranno; Pompeo è
l’altro grande eroe, un eroe tragico perché dall’apice dei suoi onori, delle sue imprese gloriose è un eroe in
declino; ma anche lui ha delle ombre in quanto responsabile della guerra; con la sua caduta segna la fine
della repubblica che si identifica con la fine della libertà repubblicana; un altro personaggio, un eroe in
positivo, è Catone che simboleggia la moralità; egli difende il mos maiorum, cioè i valori che porta dentro di
sé come saggio stoico, che non sono soggetti alla fortuna; egli merita quasi di essere posto sullo stesso
piano degli dei; egli è anche simbolo della coerenza stoica. Se sono presenti riferimenti alla corrente stoica,
tuttavia Lucano assume una posizione pessimistica, in quanto non ritiene esista il logos provvidenziale; a
reggere il mondo nella sua visione pessimistica è una forza malefica che si identifica con la fortuna
capricciosa, con un fato crudele, cieco, avverso a Roma. Motivo conduttore del poema sembra essere la
sconfitta, la morte, la mancanza di una qualunque speranza, individuale o collettiva, così come anche della
filosofia. Strettamente legata a questa sintassi fluida, armonica del poema virgiliano è lo scrivere crudele di
Lucano, in cui predominano la paratassi, le espressioni sentenziose; egli fa largo uso delle figure retoriche,
di espressioni dense di significato, di antitesi. Frequente è l’intervento del narratore lungo il poema.

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